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DIZIONARIO
GENOVESE-ITALIANO
COMPILATO
DA
GIOVANNI CASACCIA
SECONDA EDIZIONE
accresciuta del doppio e quasi tutta rifatta
5e7358_
GENOVA
TIPOGRAFIA DI GAETANO SCHENONE
Via della Maddalena, 26
1876
. ... si àcficiant vires, audacia certe
Laus erit: in inagnis et voluisse sat est.
Prof. Lib. II. El. 8.
ALL'ONOREVOLE DEPUTATO
SIG. BARONE
CoMM. ANDREA PODESTÀ
GRAND'UFFIZIALE DELLA CORONA D'ITALIA
PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DI GENOVA.
Onorevole Sìg. Barone,
IN da quando io posi mano a questa seconda edizione del
mio Dizionario, mi feci ardito d'intitolarla all'On. S. V.
in testimonian:{a di quel profondo ossequio e stima, che
sempre ebbi ed avrò per la Stessa, che con tanta munificenza
promuove tutto ciò che può tornare ad utile della pubblica istruzione.
U On. S. V. con quella gentilezze^' ^ benignità, che sono pari all'altezze^
delle altre nobili qualità che La adornano, degnavasi di accettarne rumile
offerta. Ora che la pubblicazione è giunta al suo termine, adempio
all' 'obbligo mio ; eppertanlo con tutto quelV affetto più ardente e maggiore
ch'io posso consacro all' On. S. V. questo mio lungo e faticoso lavoro,
pregandola ad accoglierlo sotto il suo validissimo patrocinio.
Con che pieno della più alta ,osservan:^a mi professo
Della On. S. V.
Genova, addì i6 Aprile iSyó.
Umiìiss. e Dcvotiss. Servitore
GIO. CASACCIA.
La favorevole accoglienza che trovò la prima Edizione del mio Dizionario
genovese-italiano; il rapido smercio della medesima, essendone state in bre-
vissimo tempo esaurite tutte le copie in numero di fremila; le continue ricerche
che da più anni si fecero di quest' Opera, m'incoraggiarono a darmi tosto ad una
seconda edizione. Avendo io però ravvisato che la prima, quantunque benigna-
mente accolta, aveva in sé non pochi difetti e molto lasciava a desiderare, mi
sono studiato di farvi tutti quei miglioramenti che per me erano possibili ^ retti-
ticandone gli errori che mi vennero additati, e ampliandola di parecchie migliaja
di voci; dimodoché la presente é cresciuta del doppio.
In essa ho procurato di registrare tutte o quasi tutte le voci del dialetto, sì
di difficile come di facile versione, le varie loro inflessioni, le loro frasi, I modi
figurati, i motti, le sentenze, i proverbj , gh sbeffamenti, i dettati popolareschi
ed altri di familiare trattenimento, nonché i termini tecnici e volgari delle Scienze,
Arti e Mestieri, colla loro precisa corrispondenza italiana, descrizione o dichiara-
zione si voglia, giovandomi in ciò dei migliori e più estesi Dizionari della lingua
e di quelli de' suoi dialetti ; consultando molti uomini dotti , massime in fatto di
voci scientifiche, i quali tutti mi furono larghi di consigli e di note, e special-
mente il valente Agronomo Cav. Prof. Antonio Casabona, Direttore e Proprie-
tario dell' accreditato Giornale L' Orticoltore Ligure; ricorrendo finalmente a vari
amici domiciliati da molti anni in Firenze per quelle cognizioni che mi necessi-
tavano pel migUor andamento dell' Opera mia. Ho escluso soltanto e senza riserbo
da essa tutti i vocaboli e modi disonesti e fecciosi che non possono e non debbono
aver mai luogo nello stile più familiare e più basso, di tal che la stessa potrà
liberamente correr per le mani di tutti , senz' averne a temere quei danni che si-
possono incontrare in altri Vocabolari; come pure ho ehminati quelli del volgo
che nascono e muojono e cambiano di significato ad arbitrio dell' uso corrente.
— VI
A render poi più facile e con risparmio di tempo la ricerca dei vari significati
d' un vocabolo qualunque , i suoi più sentiti attributi , sia nel senso proprio che
nel figurato , siccome pure le frasi che ne dipendono , io , seguendo l'orme segnate
dal Chiar.""" Cav. Vittorio di Sant' Albino, compilatore dell' ottimo Graìi Di:(io-
nario piemontese-ifaliano , collocai questi in altrettanti alinea per ordine alfabetico.
Riguardo all'ortografia, io m'attenni a quella adottata dal compianto nostro poeta
Martino Piaggio, celebre autore del lepido e grazioso Almanacco // Sig. Regina,
siccome la più semplice, la più chiara, la più corretta, facendo però in essa
alcune piccole variazioni atte a facilitare la pronuncia del nostro dialetto, come
si vedrà negli Avvertimenti grammaticali da me premessi a quest'Opera.
Tali in breve son le basi sulle quali è fondata questa mia seconda Edizione,
intorno alla quale mi adoperai da più anni senza posa e senza perdonarla a fatica.
Io non pretendo di dare questo mio lavoro come perfetto e finito, anzi tengo
per certo che di molti falli ed ommissioni vada ancora cosparso (*) ; ma comechè
di questi non fu mai penuria in materie siffatte, oso sperare che dalla gentilezza
de' miei concittadini mi verrà usata discrezione , imperocché se mancarono le
forze, non mancò certo il buon volere.
(') Per quelli; ommissioni cJ errori che oocorsero nella presente Edizione, parte sfuyjgitimi nel correggerne le bozze e parte
statimi gentilmente notati dagli amici, vcdansi le Gh.xti c Correzioni poste in fine del Dizionario.
INDICE DEGLI AUTORI
dai quali si sono tratte le voci che hanno servito di base
alla compilazione della presente Opera.
Alberti, D'iT^ionario universale delia lingua italiana.
Arrivasene, Di:(ionario domestico.
Baldinucci, Vocabolario toscano dell'Arte del Disegno.
Bologna, Gran Dizionario, ecc., compilato da Costa, Cardinali, Orioli, ecc.
Bresciani, Saggio d' alcune voci toscane d' Arti, Mestieri, ecc.
Calvi, Catalogo d'Ornitologia.
Carena, Vocabolario domestico e d'Arti e Mestieri.
Cherubini, Di:(ionario milanese.
Dizionario d'Arti, Mestieri, ecc.
DuRAZzo, Degli Uccelli liguri.
Fanfani, Vocabolario della lingua italiana.
Gallesio, Pomona italiana.
Gargano, Di:(ionario domestico napolitano.
Giusti, Proverbi toscani. »
Grassi, Di:(ionario militare italiano.
Manuzzi, Di:(ionario della lingua italiana.
Pollini, Flora veronensis.
Ponza, Dizionario piemontese-italiano.
Ronconi, Di:(ionario d' Agricoltura.
Sant'Albino, Gran Dizionario piemontese-italiano.
Savi, Ornitologia toscana.
Stratico, Dizionario di Marina.
Tommaseo , Nuovo Dizionario de' Sinonimi italiani.
Tramater e C, Dizionario universale della lingua italiana.
ViviANi, Catalogo di Botanica (MS. dell'Autore).
Vocabolario dell'Accademia della Crusca, per Cura ddl'Ab. Cesari.
OSSERVAZIONI
^ INTORNO
ALL'ORTOGRAFIA GENOVESE
CAPO L»
DELL' ALFABETO E SUA PRONUNZIA.
Le lettere dell'alfabeto genovese sono ventiquattro: albc^clefg'lLij Imnop
qi-stnvxz; ed hanno quasi tutte lo stesso suono che nella lingua italiana, tranne le
osservazioni seguenti:
1* Il e, che si prepone soltanto alle vocali e i nelle sillabe derivanti dalle italiane ce ci, si pronunzia
come an'«; cosi ccddro, cedro, concerto, concerto, cinque, cinque, cighéugna, cicogna, ecc. si
pronuncieranno seddro, conserto, sinque, sighéugna, ecc.
2* La e si pronuncia regolarmente stretta , fuorché innanzi allV seguila da altra consonante, come
erba, erba, persa, maggiorana, inverso, rovescio, ecc. — Posta innanzi alle consonanti f l s t, eA
anche a st, ha un suono irregolare, pronunziandosi in molte parole stretta e in molte aperta. Non
polendosi dare intorno a ciò una regola determinata, si segnerà l'è aperta coll'accenlo grave su quelle
parole, le quali, pronunziale con e stretta, hanno un significato tutto diverso, come : letto, s. m. il letto;
lètto, Ietto, pari. pass, del v. leggere; pesta, colui pesta dal v. pestare; pésta, la peste j testo, la
tegghia, tèsto, il lesto, ecc.
5» La n, tanto in principio quanto nel mezzo delle parole, ha lo stesso suono che nella lingua
italiana; in (ine poi delle medesime si pronunzia nasalmente, e nel pronunziarla si perde in bocca per
metà, come: man, mano, sen, seno, biObin, dindio, tatlòn, ottone, ecc.
4* Allorché si trovano due »i scritte in questo modo tm-, il che avviene soltanto nella penultima
sillaba della parola, la pronunzia di queste è nasale, ed ambedue si appoggiano alla vocale precedente
con cui sembrano formar sillaba, pronunziandosi poi la vocale che segue totalmente slaccala dalle
medesime, come: campann-a, campana, tann-a, tana, Rosinn-a, Rosina, ecc.
3» L'o, alla stessa maniera dell'c, ha pur due suoni come nella lingua italiana, l'uno aperto ossia
largo', e l'altro chiuso. Si pronuncierà sempre largo, tanto al principio quanto nel mezzo della parola,
quand'esso non avrà sovrapposto alcun segno od accento; in fine della parola pronunciasi chiuso, così:
ommo, uomo, ficcotto, cazzotto, morto, morto, rosipiUa, risipola, ecc. si pronuncieranno come se
fossero scritte: òmmu, fìccòtlu, mòrlu, ròsipilla; si pronuncierà sempre chiuso, quasi fosse un u,
quando lo stesso avrà sovrapposta orizzontalmente una lineetta, come: bòtte, la botte, bOllitigo, solletico,
pSrsemmo , prezzemolo, rosso, cansòn, ecc.
6* La s ha pur essa due suoni : un dolce e un aspro. Chiamasi s dolce quella che pronunziandosi
rende il suono quasi d'una z; e ciò avviene quando nel mezzo o ncH'iiltima sillaba della parola essa
vien preceduta da una vocule non accentuala o da un dittongo, come: casa, tesou, difcisa, beséugno,
ecc. (*). Aspra all'opposto dicesi quell's che si fa sentire con mollo sibilo , e si pronuncia alquanto più
presto dell'* dolce, come: Sanson, sensd. Si pronunciano pure con s aspra le sillabe sa, se, si, so,
quando nel mezzo e nell'ultima sillaba della parola sono precedute da una vocale accentuala, come: fuso,
èse, casetta, sovvegnise , iinbóso , ecc.
(*) Qiiesla é la rrgola ^jenerale, come farilmenle si può conoscere dalla pronnnzia. Io però, per non capovolgere
lotalmenie l'orlografia adoperala dalDEFRANcHi, dal Piaggio e suoi sacressori, ho registralo or cplf* ed or colla ;
le parole secondo esse vennero samionale dall' uso.
2
7» La s seguila da due e, cioè scc, tanto al principio della parola che in mezzo di essa, si
pronunzia col lìschio di se, soggiungendovi poi il suono chiaro d'un'altra e, cosi: sccetlo , sedavo,
ìnasccio , si pronunzicranno come se fossero scritte sc-cetto, sc-ciavo, masc-cio.
8* Vu ha due suoni differenti, ora toscano come in punto, annunzio, muscolo, futta (stizza), ed
ora fianccse, e me in duo, condàto, dùbbio, ecc. A quest'ultimo si sovrappone per distinzione l'accento
circcnflesso. .
9» La X si pronuncia alla stessa maniera che la ; dei Francesi nelle parole jambon, jeton,
joli, ecc., così: xanno , dexe , eaxo , ecc.
10» La z ha pur essa due suoni, un dolce ed un aspro. Dolce, come in zeo, zìn, zutta, ecc.
Aspro, quando precede un diltopgo, come in ambizion, annunzio, ozio, e simili.
CAPO %"
DEGLI ACCENTI.
Gli accenti del dialetto genovese sono quattro : acuto ('), grave ["), circonflesso C) e dieresi ossia
trema (").
L'a'ccento acuto si mette soltanto sull'e in fine di parola, e serve a rendere la parola tronca e a
stringere la pronunzia dell'e, come: perché, poiché, zucche, a l'è cosci.
Il grave fa lo stosso uffizio che in italiano, cioè allarga la vocale cui vien sovrapposto; e ciò avviene
nella lettera e, quando trovasi in mezzo della parola, come ahbiam visto (V. Gap. 1, n. 2). Jlesso in
fine d'una parola che finisca per vocale, tronca seccamenLe la parola medesima, come: pappa, mammà,
caffè, cosci, però, viriti. Notisi che la pronunzia dell'ji sarà sempre alla francese , eccettuate le parole
Accaxù, Bixù, e poche altre derivate dal francese Acajou, Bijou ecc., che si pronunciano coH'm
accentuato toscano.
Il circonflesso ha nel nostro dialetto lo stesso valore che nella lingua francese, cioè strascica la vocale
a cui vien sovrapposto; così le parole andd, pappe, sia/fi, ecc., si pronunziano come se fossero scritte
andaa, puppec, stafjii, ecc. — Vò si pronunzia strascicato, ma sempre chiuso, e non si usa mettere
che in fine della parola, come: so, dottò, amò, parasó, ecc. — L'w come, dissi di sopra (Gap. 1, n. 8),
si pronuncierà come I'm francese, talora strascicato e talora no al principio e, nel mezzo delle parole,
come pùu, covilùlo, sciùto, cùbba, multo, dùbbio, ecc.; strascicato sempre in fine della medesima,
come in mìi, cu, pitlamù, ecc.
La dieresi ossia trema fa i seguenti quattro uffizi :
1» Ora serve a sciogliere il dittongo in poesia, come nella lingua italiana: E la lùnn-a rionda
tùtt'attorno Fava ra néutte ciwra comme un giorno ; E la luna splendendo a pieno corno Facea chiara
la notte al par del giorno. (Cav. Ballin ammarlellóu).
2° Ora serve, trovandosi in mezzo della parola, a strascicare la vocale, cui vien soprapposta, come
in bugio, polene, pum'ia , pula, ecc. — Si eccettua l'ò, il quale tanto a! principio che nel mezzo delle
parole e in fino di esse, si pronunzia sempre largo e strascicalo, come fò, tòa, scòso, òxello, ecc. —
Nelle due prepos. arlicol. co, col, collo, con lo, sciò, sul, sullo, e nel pronome lo, eglino o loro, si
pronunzia stretto.
3" Ora serve a distinguere il significato della parola o il tempo del verbo.
Distingue il significato della parola nelle seguenti voci , le quali scritte con accento circonflesso hanno
un senso diverso:
co prcp.
art. col, collo, con
Io
co, colore
dà II
dalla 0 darà a
orbo
dà, dare
pè II
per le
pé, piede
scia 11
sulla
scià, ella 0 signora
sciò 11
sul, sullo
sciò, fiore 0 signore
Sc'i II
sui, sugli
Sci, Siro
lo pron.
eglino 0 loro
lo, lupo
pà (verbo) pare o sembra
pà, pajo
dia "
dirà
did, ditale
dò II
darò
dò, dolore
fò II
farò
fé, fragore
so II
sarò
so, sole
sa t) sarà sa, sale.
d
3
Dislingue il tempo dal verbo: 1° in alcune terze persone del fui. sing. , le quali segnale coll'accenlo
circonflesso diventano tempo pres. dell' infinito, così: dà, fa, mangia, can(,'ià, ecc. valgono darà,
farà, mangierà , cangierà, ecc., mentre dà, fa, mangia, cangia ecc., valgono dare, fare, mangiare,
cangiare, ecc.; 2" nelle seconde persone del plur. del pres. dei modi indicativo, imperativo e congiuntivo
della quarta coniugazione, come: senti, dormì , maled'i, ecc., sentite, dormile, maledite, ecc., le quali
segnate coll'accenlo circonflesso diventano esse pure tempo pres. dell'infinito: tenti, dormì, maledi, ecc
sentire, dormire, maledire.
i" Finalmente serve a contrarre le seguenti preposizioni articolate :
o invece di a-a, alla
9ò 11 co-o, col, con il, con lo, collo
dà n da-a, dalla
né « nc-e , nelle
pe 11 pe-e, per le
scià n scc-a, su la, sulla
sciò II sce-o, sul, sullo
sci n sce-i, su i, sui, sugli.
CAPO 3.°
DEI DITTONGI, TRITTONGI E QUADRITTONGI.
I diltongi del nostro dialetto si dividono in propri ed impropri. I propri sono molti, e, come nella
lingua italiana, si suddividono in distesi e raccolti. I dislesi sono quelli che fanno sentire ambedue le
vocali in maniera che non appariscano quasi dittonghi, come àncoa, àncora, ziàrdoa, tròttola, peùxo,
bilico, naixe , narici, moesca, moresca, influì, influire, ecc. I raccolti sono quelli che si pronunciano
talmente uniti che la prima vocale perde molto di suono, e la seconda è principale, perchè sovr'essa
la voce si posa, come in ciave, chiave, cùggid, cucchiajo, pecciàse, tencionare, ecc.
GVimpropri sono tre: ce, éu, òu , e si pronunciano nel modo seguente:
ce, cioè ae unite insieme, vale un'e larghissima e strascinala, come: moe, mio o mia, bwga,
briga, imbricego, ubbriaco, parlce, parlate, ecc.
éu, che, per distinguere dal dittongo proprio cu, accentuato suU'w, come in peùxo, beùlo, ecc.,
si scrive coll'accenlo circonflesso sull'e, si pronuncia allo stesso modo che i Francesi nelle parole feu,
peu, heureux, così: féugo, fuoco, léugo , luogo, déulta, dote, ecc. — Gli antichi anteriori al secolo 16"
scrivevano oc: loego, foego, doetta; e quelli contemporanei al Cavalli, e i posteriori sino alla fine del
secolo 18°, adoperavano invece il trittongo oeu, attaccando insieme l'oe, così: laeugo, fceugo, dceutta, ecc.
óu vale o-u, ma pronunzialo con somma prestezza e con tuono enfatico facendo posare la voce sopra
Tu di pronunzia toscana, ma tronco, come scióu, fiato, ballóu, ripiano, alluóu, stordito, ecc. — Gli
antichi invece si servivano del dittongo ao, scrivendo sciao, ballao, l'Abbao , l'Abate.
Ha il nostro dialetto pure dei triltongi, come paeiva, sembrava, andieivò, ecc., nei quali il prin-
cipale suono poggia suH'ullima vocale; e dei quadritlongi, formanti due sillabe, come in rattajéu, trap-
pola, tortajéu, imbuto, scorsajéu, scorcialoja, ecc.
CAPO 4.'
DEL TRATTO D'UNIONE.
11 tratto d'unione (-) nel dialetto genovese si adopera a due nsi. Ora serve a rilevare la pronunzia
delle due n segnale a questo modo 7in-, come ho notato nel Gap. 1, n. 4; ora serve a congiungere
insieme le seguenti preposizioni coll'articolo :
a-o, al, allo co-a, colla, con la ne-i, ne', nei, negli
a-i, a', ai, agli co-i, co', coi, cogli, con gli pe-o, pel, per lo
a-c, alle co-e, colle, con le pe-i, pe', pei, per gli
da-o, dal, dallo ne-o , nel, nello pe-a, per la
da-i, da', dai, dagli ne-a, nella pe-e, e per sino, pè, per le.
rf»-c, dalle ne-e, e per sinc. ne, nelle
ABBRKYIATURE PRINCIPAII.
abus.
abusivo, abusivamente
pegg-
accr.
accrescitivo
p. es.
add.
addiettivo
per estens.
add. com.
addiettivo comune
per met.
add. dirti.
addiettivo diminutivo
per simil.
add. num.
uddi>'ttivo numerale
plur.
allrim.
altrimenti
poet.
al fig.
al figurato
posto avv.
amie.
anticamente
artiroTO
prep.
art.
pron.
ass.
assoluto
propr.
assol.
assolutamente
prov.
alt.
attivo
proverb.
alliv.
attivamente
s. e.
avv.
avverb'O
s.f.
awerb.
avverbialmente
s. m.
avvil.
avvilitivo
scherz.
com.
comune
comun.
comunemente
semplic.
conip.
composto
sign. alt.
cong.
congiunzione
sign. neut.
contr.
contrario
signif.
corruz.
corruzione
sin.
dim.
diminutivo
sinc.
dispr.
disprezzo
sincop.
disprezz.
disprezzativo
sost.
elim.
etimologia
strum.
femm.
femminino
superi.
fig. gramm.
figura grammaticale
T.
fig. relt.
figura rettorica
T. agric.
figur.
figurato
T. anat.
figurai.
figuratamente
T. ardi.
fior.
fiorentino, fiorentini
T. argent.
Fir.
Firenze
gen.
generale
T. arilm.
gener.
generalmente
T. ani Dìs.
grammal.
grammaticale
indecl.
indeclinabile
T. ani mccc
indec.
indeterminato
intr.
intransitivo
T. astr.
iron.
ironico, ironicamente
T. ballil.
Ual.
italiano, italiani
T. bot.
lat.
latino
T. boa.
loc. fig.
locuzione figurata
'T. cacc.
lomb.
lombardo, lombardi
T. cald.
tnoic.
mascolino
T. calz.
tn. b.
modo basso
T. capp.
metaf.
metaforicamente
T. carrozz.
m. avv.
modo avverbiale
T. cavali.
modo fam.
modo familiare
T. cesell.
modo prov.
mcdo proverbiale
T. chim.
n. p.
neutro passivo
T. chir.
num. plur.
numero plurale
T. comm.
num. sing.
numero singolare
T. cane.
pan.
participio
T. conf.
panie.
particolarmente
p. pass.
participio passato
T, cuc,
peggiorativo
per esempio
per estensione
per metafora
per similitudine
plurale
poeticamente
posto avverbialmente
preposizione
pronome
propriamente
proverbio
proverbialmente
sostantivo comune
sostantivo femminile
sostantivo maschile
scherzevole, scherzevol-
mente
semplicemente
significato attivo
significato neutro
significato
sinonimo
sincope
sincopato
sostantivo
strumento
superlativo
Termine
Termine d'agricoltura
Termine d'anatomia
Termine d'architettura
Termine degli argen-
tieri
Termine d'aritmetica
Termine delle arti del
Disegno
. Termine delle arti mec-
caniche
Termine d' astronomia
Termine de' battilori
Termine di botanica
Termine de' bottai
Termine de' cacciatori
Termine de' calderai
Termine de' calzolai
Termine de' cappellai
Termine de'carrozzieri
Termine di cavallerizza
Termine de' cesellatori
Termine della chimica
Termine chirurgico
Termine commerciale
Termine de' conciatori
Termine dei confettu-
rieri
Termine de' cucinieri
T. dipan.
T. dorai.
T. cccl.
T. farm.
T. ferr.
T. fis.
T. fond.
T. gen. Ani
T. geogr.
T. geom.
T. giojell.
T. giuoc.
T. gramm.
T. idr.
T. itliol.
T. lari.
T. leg.
T. macell.
T. magn.
T. mar.
T. mecc.
T. med.
T. mil.
T. miner.
T. murai.
T. mus.
T. noi.
T. ornil.
T. oli.
T. pese.
T. peti.
T. pili.
T. scult.
T. ricam,
T. scarp.
T. seient.
T. set.
T. si. nal.
T. slamp.
T. teol.
T. lini.
T. vel.
V.
V. a.
V. imp.
V. inir.
V. n.
V. rifl.
V.
V. coni,
vezzegg.
V. V.
volg.
Termine de' dipanatorl
Termine de' doratori
Termine ecclesiastico
Termine farmaceutico
Termine di ferriera
Termine di fisica
Termine de' fonditori
Termine generico delle
Arti
Termine di geografia
Termine di geometria
Termine de' giojellieri
Termine de'jjiuocatori
Termine grammaticale
Termine d'Idraulica
Termine d'ittiologia
Termine de' lanajuolì
Termine legale
Termine de' macellaj
Termine de' magnani
Termine di marina
Termine de' meccanici
Termine di medicina
Termine militare
Termine di mineralogia
Termine de' muratori
Termine di musica
Termine de' naturalisti
Termine d'ornitologia
Termine degli ottonaj
Termine de' pescatori
Termine de' pettinaj
Termine della pittura
Termine della scultura
Termine delle ricama-
trici
Termine degli scarpel-
lìni
Termine scientifico
Termine de' setaiuoli
Termine di storia na-
turale
Termine di stamperia
Termine di teoloj;ia
Termine de' tintori
Termine di veteriiaria
verbo
verbo attivo
verbo impersonale
verbo intransitivo
verbo neutro
verbo riflessivo
Vedi
Voce del contado
vezzeggiativo
Voce dell' uso
volgarmente.
AVVERTENZE
INTORNO AI SEGNI CHE S'INCONTRANO IN QUESTO DIZIONARIO
COLLA DIMOSTRAZIONE DELL' UFFICIO LORO.
1» Le virgolelle », die Irovansi sul margine a sinistra d'ogni colonna nel principio di linea, dinolano
che la parola testuale ha nuovo e diverso significato.
2* La lineetta orizzontale — se è posta in margine, indica la ripetizione della parola testuale che le
sia di sopra, sia questa distante d'una o più righe; se poi è messa dopo le virgolelte, indica la ripeti-
zione della parola, sia genovese che ilaliana, che le sta parimente di sopra.
3* Il paragrafo S indica la frase, il dettato. Il proverbio ecc. dipendenti dal verbo, nome ecc. primilivo,
a cui soggiaciono.
i» I due asterischi ** indicano che la parola è propria della plebe, né usasi nel parlare civile.
8' li segno f messo avanti ad una parola Indica che la stessa non ha pretta corrispondenza italiana
i
A.; A. Prep. semplice che si accompagna coi nomi di
3° caso sing. e pinr. d'ambo i generi, come pure
coir infinito de' verbi: A chi tùlio, a chi ninfe ;
A chi sorte, a chi sporte. A paga e a moi gh'é
sempre tempo; Alla morte e al pagamento indugia
- quanto puoi.
1) La. Art. che si prepone ai nomi di gen. femm. sing.
che cominciano per consonante, come : A mnce, a
figgia, a déutla; La madre, la figlia, la dote.
») Dopo un nome parimente di gen. femm. che faccia
l'uffizio di soggetto, usasi da noi come parola
riempitiva : A moce pietosa a fa i figgiéu li-
gnosi ; La madre pietosa fa la figliuola tignosa.
11 Preposta ad un verbo, fa le veci di pronome di 3*
persona del sing. di genere femm.; ed usasi ora
come soggetto, ora come complemento oggetto:
Quando a m'ha visto, a l'è scappa; Appena ella
mi vide, fuggì. Chi ha a rogna se a grulle; Chi
^ ha la rogna se la gratti.
A. 0 -A.-a; Alla. Prep. art. che si unisce al 3» caso
de' nomi di gen. femm. sing., che cominciano per
consonante: À gucera no ne nasce; Alla guerra
non ne nasce.
Aa s. f. Ala , al plur. Ali e Ale , poel. Vanni :
Membro che serve agli uccelli e ad alcuni insetti
per volare e reggersi in aria.
S Àe di pesci; Alette, Aliette, Pinne.
S Allarga i àe; Allargar l'ale o Allargar l'ale fuor
del nidio, figur. vale Uscir di pupillo, cioè Fare
a suo modo ; e talvolta Alzar le corna o la cresta
0 il cimiero, Insuperbire, Montare in alterigia.
S Asbascid iàe; Abbassar la cresta o le corna,
figur. vale Smettere l'umore e l'orgoglio.
% Aveì 0 Méltise i àe a-i pé; Avere o Jiletlersi
l'ale a' piedi, dicesi figur. per Correr velocemente,
Affrettarsi.
S Pttnta dell'aa; Sòmmolo: Punta dell'ala.
S No se péu sghéud sens'àe ; Non si può volar
senz'ale, dicesi figur. del i\on potersi far chrc-
chessia senz'averne i mezzi necessari a farlo.
S Sbatte i àe; Sbattere o Dibatter l'ali, vale Agi-
tarle, Scuoterle. Da quel movimento deriva il Frul-
lare, cioè il Romoreggiare che fanno i volatili ,
specialmente le pernici ed altri uccelli di ale curte.
g Taggià i àe; Tarpar l'ali : Propriam. Tagliar le
penne dell'ali agli uccelli, quando non si vuole
che alzino il volo; e figur. Indebolire alcuno. To-
gliergli le forze.
A.ag"iaiica s. f. Bàlia, Aliuzza, Pigliamosche
a collo bianco V. Bazanà do collo gianco.
A. "balba (Andà); Andare a mimmi. Modo bam-
binesco, e vale Andar a spasso, a dipovto.
A. Ibaeclxse; A bastonate, Amazzate. Posi. avv.
vale A colpi di bastone, di canna, di mazza.
-A. Tjacclietta; A bacchetta. Post. avv. col v.
Comandare, vale Comandare con suprema autorità.
A. I>sera a "Ibsera; A ruffa raffa, Alla ruffa
alla rafTa, A rùffola ràffala. Alla grappa. Posto
avv, col V. Fare, si dice Quando son molli intorno
a una medesima cosa, e ognuno cerca con preslez a
e senz'ordine o modo di pigliarne il più che può.
it A ruffa rafTa, per Quel giuoco puerile, quando gil-
tando un de' fanciulli- in aria alcuna quantità di
checchessia fanno a chi pili presto e a chi più ne
.. piglia-
A. Tbag-ax'da avv. Alla diavolala. Alla peggio,
A bioscio, A bue, e nell'uso tose. A cazzotti.
Accompagnato col v. Andare, dicesi degli affari,
dogi' interessi quando vanno malamente, nel peg-
gior modo possibile.
A Ibag-no; In molle. Posto avv. coi v. Met-
tere, Tenere ecc., vale Mettere, Tenere ecc. nel-
l'acqua 0 in altro liquore una cosa tanto che
addolcisca e venga trattabile. Parlandosi di botti,
tini, bigonce e simili , dicesi Mettere a stagno o
Stagnare, e vale Porvi dentro dell'acqua o bagnarli
altrimenti affinchè, gonfiatisi, non trapelino per
le commessure.
§ Andà a bagno ; Andar a basso, in fondo, in fascio,
a brodetto, alla consuma, in malora V. Andà.
A. l>ag'iioin.ai:*ia ; A bagnomaria o A ba-
gnomarie V. Ascàdà, Chcuxe.
A. Ibalixcco avv. A ribocco, A masse, A josa,
A bizzeffe, In chiocca, A fusone, A cafisso, A balle ,
A macca, A busso. Modi bassi e piuttosto scherzosi,
e vagliono In gran copia, Soprabbondantemenle.
A. Tbanclietta {Ésej; Essere alle strette V.
Banchetta.
Jv Ibancla; Alla banda. T. mar. Posto avv. col
v. Andare, dicesi dell'Andar le navi nell'acqua
non col loro corpo diritto, ma pendente; alirim.
Sbandare.
Il Andare alla banda. Per simil. dicesi degli Ubbriachi
che, non mantenendo il loro naturale equilibrio,
ora vanno a dritta, ora a sinistra; che anche
dicesi Andare a orza, a onde, Orzare, Ondeggiare,
Tracollare, Barcollare, Ciondolare, Ciancellare.
§ Fd ancia a banda; Far andare alla banda, vale
Imbriacare; e dicesi del vino o di liquori spiritosi.
§ Mette a banda tm bastimento; Mettere alla banda
0 sul fianco, o Abbattere un bastimento, dieono i
marini Quando col mezzo di alcune forze gli fanno
prendere un'inclinazione laterale, sicché resti sco-
perta una parte del siio volume affine di visitarla
^, e rimpalmarla.
A. Ibarlba; Alla barba. Posto avv. cogli addiett.
tua , sua, ecc., lo stesso che A onta, A dispetto,
Malgrado tuo, suo, ecc.
A. Tbassùa m. avv. A basso, Al basso. Al
chino, A valle, All'ingiù.
A. Ibastetta fPuntoj ;Vnnlo a filza V. Punto.
A Ibattag-g-ion V. sopra A balucco.
A Ibattoexinio; A battesimo. Posto avv. col v.
Tenere, vale Levare dal sacro fonte, Esser compare.
Albl>aclxiii s. m. Libréttine s. f. pi.: Piccolo
libricciuolo, sul quale s'imparano i primi ele-
menti dell'aritmetica; allrim. Abbaco.
ATbTbacciiiccón add. Abbattuto, Grullo,
ABÈ
ABB
Jlògio, Abbioscialo, Acquacchialo, Balògio; dicesi
di Chi è abbattuto o vinto da dolore, da infermila
0 da altra cagione.
A^Tblbaen s. m. Ardesia, epiùcomun. Lavagna:
Lastra quadra e sellile d'una pietra tenera e tur-
china, ad uso specialmente di coprire i tetti.
**A.l>lbàg'ia, V. Bàgià.
^Iblbaja^ s. f. Fungo mugnaio. T. boi. Agaricns
nitens. Fungo mangereccio e di grato sapore; na-
sce nei dintorni di Genova e specialm. in pri-
mavera.
A-Ibl^allotta v. a. Appalloltare, Appallottolare,
Rappailollolare: Ridurre in pallollole.
A.lb"ballottoà, v. a. Ballottare, Sballottare :
Maneggiare alla peggio; e comunemente usasi in'
Toscana per Tenere fra le braccia una persona,
specialmente un bambino, e baciarlo, facendolo sal-
tellare, e facendogli il pizzicorino ed altri atti di
amorevolezza. Dicesi anche più volentieri Sbal-
lottarsi una persona.
^Iblbaudóu s. m. Abbandono, Abbandona-
menlo, Derelizione.
— de forse; Prostrazione, Abbattimento: Mancanza,
Perdila di forze.
S In abbandon; In abbandono. Posto avv. coi v.
Lasciare , Mettere e simili , vale Abbandonare ,
Lasciare senza cura, senza custodia.
A.'b'baud.oxià v. a. Abbandonare, Mettere in
abbandono:' Propriam. Lasciar per affatto, e ta-
lora semplicemente Lasciare.
1» Abbandonare: Lasciar solo, senza cura, senz'aiuto.
— 0 mondo; Abbandonare il mondo: Ritirarsi dal
mondo. Rendersi religioso.
— 0 penscieo ; Abbandonare il pensiero : Porre giù.
Deporre ogni pensiero d'alcuna cosa.
S Abbandondse n. p. Abbandonarsi: Lasciarsi andar
senza ritegno; e talora fìgur. Sbigollicsi , Mancar
d'animo. Perdersi d'animo, Costernarsi.
Ablbarloceià v. a. Diguazzare, Guazzare,
Sciaguattare: L'agitare che si fa dei liquidi nei vasi
non del tutto pieni.
A-lblbarlùg-à y. a. Abbagliare, Abbarbagliare;
dicesi propriam. dell'Effetto che fa il sole od altro
corpo luminoso, quando ferisce negli occhi sì
che noi possono sostenere.
») Figurai. Sbalordire, Stordire, Intronare: Far ri-
manere uno allonilo, sbalordito, Renderlo balordo
per colpo 0 percossa.
— de parolle; Appallar con parole, ed anche assol.
Appallare, vale Confondere, Turbare ad alcuno
in modo l'intendimento e le idee da renderlo
incapace a dire e a rispondere ordinatamente.
— ùnn-a personn-a in t'ùn canto ; Sbatacchiare,
Stramazzar uno in un luogo, vale Geltarvelo
impetuosamente in modo ch'egli resti sbalordito,
e quasi privo di sentimento.
S Abbarlùgóu p. pass. Abbagliato, Abbarbagliato,
ecc. V. i vari significati del verbo. *
— dà miseia; Intronalo dalla miseria.
A.l>lbassà> v. a. Abbassare, Bassare, Sbassare:
Far andare o Recare in basso.
— I àe V. Aa.
— I arme; Abbassar le armi, figurai, vale Tarsi
per vinto, Rendersi prigioniero.
— i éuggi; Abbassargli occhi, Atterrarli, Chinarli.
% Abbassàsc n. p. Abbassarsi, Chinarsi ; e figurai.
Umiliarsi, Dichinarsi, Aggecchirsi; e talora an-
che Piegarsi a far qualche cosa.
ATbTbastai'di v. a. Ripudiare, Rifiutare: di-
cesi propriam. di quei padri che rigettano i loro
figli quasi e' fossero bastardi.
Il In signif. neut. Imbastardire, Baslardire, Bastar-
dare. Tralignare , Degenerare ; dicesi propr. (Ielle
piante che degenerano dal proprio loro essere.
A-lblbatin s. m. Abatino, Abatuccio, Abatuzzo,
e per dispregio Abaliicolo, Abalonzolo: Propriam.
si dice di Giovinetto che vesta l'abito clericale,
anche senza intenzione di farsi ordinar prete.
A"blbatte v. a. Abbattere, Atterrare: Gettar giù,
Mandar a terra ; e dicesi delle cose e delle persone.
I) Abbattere, figurai. Opprimere, Indebolire, Ac-
casciare ; ed anche Costernare , Sbigottire, Tórre
0 Scemare il coraggio.
Il Piegare, Inclinare : Far volgere una cosa alquanto
da una parte: Abbatteilo un pò a drita; Incli-
natelo alquanto dalla parte destra.
— a tenda; Abbatter la tenda. T. mar. Calarla.
— im bastimento; Abbattere un bastimento, Met-
terlo alla banda V. À banda.
S Lascìàse abbatte; Lasciarsi abbattere, figur. vale
Avvilirsi, Scoraggiarsi, Disanimarsi, Abbiosciarsi.
S 0 bastimento ò l'abbatte ;\\ bastimento abbatte.
T. mar. Dicesi in senso Jieut. Quando gira in-
torno al suo asse verticale.
S Abbàttise n. p. Abbattersi, figur. Sgomentarsi,
Smarrirsi, Perdersi d'animo, Avvilirsi.
— Inclinare: Piegare alquanto da una parte.
A-Tblbattimento s. m. Abballimento, Atter-
ramento.
w Abbattimento, melaf. e comunem. per Sfinimento,
Invilimento, Prostrazione d'animo e di forze,
Accasciamento.
-A.l>lbattùo p. pass. Abbattuto ; e figurai. Pro-
stralo d'animo e di corpo. Accasciato, Coster-
nato, Invilito, Sbigollito.
% Gran abbattùo; Grano allettato, dicesi Quello
che si trova in terra abbattuto dalla pioggia o
dal vento.
A.lblbattuzóii add. Accanagliato : Che usa
modi e tratti canaglieschi.
A.l>Tbeced.à,io s. m. Abecedario, Abbecedario,
Abicì e Abbici, Alfabeto: Libricciuolo sopra cui
s'insegna l'alfabeto e i principii del leggere.
A.lblbeg'óu. add. Abbechito. T. agric. Corroso
dal verme chiamato Beco, e dicesi propriam. delle
ulive V. Oiva.
-A.l>"belli v. a. Abbellire, Abbellare, Imbellire:
Far bello. Adornare,
g Abbellise n. p. Abbellirsi, Abbellarsi, Adornarsi,
Affusolarsi, Onestarsi : Farsi bello.
-A.lbl>ellÌMieiito s. m. Abbellimento, Abbelli-
tura ; L'alto e l'effetto dell'abbellire ed ornare.
V. Bellina.
Alblbex'ra v. a. Afferrare, Afgavignare, Ag-
guantare, Aggraffare, Aggraffignare, Acciuffare,
tiuffare: Prender con violenza checché si agguanta
e tener forte,
n Talora si usa per Strappar di mano V. Agguanta.
S Ahbcrràse n. p. Afferrarsi, Azzuffarsi, Accapi-
gliarsi, Acciuffarsi, Ghermirsi, Venir a zuffa.
A."b"berrùira v. a. Abbarruffare, Arruffare,
Scompigliare, Disordinare; e dicesi propriam. dei
capelli, della barba, delle matasse e simili.
S Abbcrrùffase n. p. Abbarruffarsi, Arruffarsi, Rab-
buffarsi, Accapigliarsi, e nell'uso tose. Abbirruc-
ciarsi. Abbatuffolarsi: Azzuffarsi insieme graffian-
ABB
ABB
dosi , guastandosi gli abiti e disordinandosi i
capelli.
j4Ll>Ì>esclxé"attà V. Beschéutfà.
A-l>t>essio p. pass. Aggranchiato, Intirizzito,
Intormentito, Assiderato V. Abbessise.
% Omino abbessto; Uomo torpido, intorpidito V.
Iinbess'io.
A.'bibessìae n. p. Aggranchiarsi, e nell'uso fior.
Ingronchirsi. Dicesi propriam. delle dita quando
per soverchio freddo si assiderano, e si piegano a
guisa delle gambe de' granchi, sicché non ponno
far pepe fpùgnettoj.
jA-l>toezéixg"nLa v. n. Abbisognare : Aver di
bisogno.
-A-Tbl>if*órcòix add. Infurfantilo, Imbricconito,
Appaltonato, Scapigliato.
§ Étiggi abbifòrchcB ; Occhi marrani V. Éuggio.
A.ljbig'g-i s. m. pi. Abbigliamenti, e scherzev.
Frónzoli : Gale caricate ed eccessive nel vestire,
specialmenle delle donne.
A.l>l»ig"lià, V. a. Abbigliare , Addobbare ; con
questa differenza, che il primo dicesi propriam.
della persona, e il secondo delle rose.
S Abbigliàse n. p. Abbigliarsi, Abbellarsi: Vestirsi
elegantemente.
Afetoig-liamento s. m. Abbigliamento, Ac-
conciatura, Acconciamento : Modo o foggia di ve-
stire; e più propriam. Abito, Vestimento, Veste,
ranni.
A'b'big'oela v. a. Awolgolare, Avvolgere, At-
torcere, Arrotolare: Ripiegare una cosa sopra sé
stessa a mo' di piccolo rotolo, e dicesi propriam.
di filo, carta tela e simili.
A.l>l>iiiclolón add. Guasto, Travialo, Imbric-
conito.
j<^1>1>ì nella, V. n. Binare: Partorire due figli a
un parlo.
-A.'b'bisca V. Avviscd.
A.l>l>ittà V. a. Abbinare. T. mar. Dar volta
alla gomena sopra le bitte, quando si è dato fondo
all'òncora.
Al> "bocca V. a. Abboccare, Gustare, Assaporare:
Saggiar colla bocca: 0 l'è un viti chi no sepèu
abbocca; É un vino che non si può abboccare.
% Abbòccdse con un; Abboccarsi , Accontarsi con
uno : Parlar insieme. Venir a colloquio, ad abboc-
camento. Conferire.
S Abbòccdse un bastimento ; Abboccare, Affogare,
Traboccare, Far cappello. T. mar. Dicesi in
senso neut. che abboccala nave, quando essendo
armala di molle vele, spinta dall' improvviso im-
peto del vento, e ricevuta l'acqua di sopra al
bordo, s'affonda.
A.l>l>oocam.ento s. m. Abtcccamenlo: Lo
abboccarsi , Conferenza di due o più persone per
IraKare insieme.
A-totoocclieive add. Abboccato: Aggiunto a
vino, vale Amabile, Soave al gusto.
A-l>l>oina ùnn-a veja; Burinare una vela. T.
mar. Tirar la vela verso prua per prendere il
vento di fianco quando é obbliqno e contrario alla
volla che si vuol seguire.
A.l>"l>5ii s. m. Abbi'ono, Bonificio, Bonificamento.
Voci dell' uso. Diminuzione di debito che fa il
creditore al debitore per anticipalo pagamento,
0 per altra cagione; altrim. Sconto.
-A.l>l>oiia v. a. Bonificare, Abbonare, Menar
buono. V. AbbòH.
I) Appaltare, e nell'uso anche Abbonare: Accordare
0 Concedere altrui qualche diritto o prerogativa,
come ingresso al teatro, lettura di libri, e simili,
mediante il pagamento d'una determinata somma.
S Abbondse n. p. Appaltarsi, e nell'uso anche Ab-
bonarsi. Parlandosi di teatri, lettura di libri e
simili, Pagare una data somma, in modo che la
slessa venga ad esser minore che pagando volta
per volta.
A.Tbl>oiiaineiito s. m. Appalto, e nell'oso an-
che Abbonamento: Accordo, Convenzione o Patto,
mediante il quale, pagando una determinata som-
ma, si gode di qualche esenzione, diritto, prero-
gativa, e simili V. sopra Abbona nel 2° signif.
-A.Tbl>oiiassàse n. p. Abbonacciare, Abbonac-
ciarsi, Abbonazzare, Abbonazzarsi, Rabbonacciare,
Rabbonacciarsi: Tornar in calma. Tornar tran-
quillo e queto, e dicesi propr» del mare.
A.lbl>oriclà v. n. Abbondare e Abondare: Aver
in copia, a dovizia, Essere in abbondanza di
checchessia; ed anche per Soprabbondare, Sopra-
vanzare, Eccedere: Far più di quello che sia
necessario.
A-l>Tbor<ia v. a. Abbordare. T. mar. Accostarsi
ad un vascello per combatterlo, per investirlo.
— ùnn-a pcrsonn-a; Abbordar uno; per similit.
Accostarsi ad uno per trattar seco lui di chec-
chrssia; che anche dicesi Andargli all'abbordo.
A.ibbordag'g'io s. m. Abbordaggio. T. mar.
L'azione d'una nave che incontra un'altra onde
poter combattere da corpo a corpo.
§ Andd all'abbordaggio ; Andare all'abbordaggio:
La manovra che si fa per andare all'abbordaggio
>A.lblbord.o s. m. Abbordo. T. mar. Accosta-
mento di due bastimenti.
S De facile (ébordo ; Dì facile abbordo: Aggiunto
ad Uomo, vale Affabile, Accessibile, Col quale fa-
cilmente si può parlare e trattare.
Al3l>ox-ri v. a. Abborrire: Aver in orrore.
-A-blbossà V. a. Abbozzare : Far la minuta di
una scrittura, Stendere i primi tratti di un di-
scorso e simili.
I» Abbozzare : Dare la prima form? così alla grossa
alle opere di pittura, scol:ura o cesello V. Sbasta.
n — e Bozzare. T. mar. Allacciare un capo delle
bozze a qualche manovra per impedire che tra-
scorra, e per ritenerla nello stato di tensione che
le si è dato.
— o cadenn-a, ecc.; Abbozzar la catena o la go-
mena. T. mar. Legarla alle bozze dopo gettata
l'ancora in mare, e filala la quantità necessaria.
— l'àncoa; Abbozzar l'ancora. T. mar. Ritenere
l'ancora pendente sotto la prua, mediante la bozza.
A.l>lbosso s. m. Abbozzo: Prima forma o figura
di checchessia non ripulita, né condotta a perfe-
zione ; altrim. Abbozzata, Abbozzatura, Abbozza-
menlo. Bozza, Bozzo, Sbozzo V. Sbòsso.
AJaliyòvL 9. m. Abate, Abbate, e per corruz. Abào.
Così chiamavasi anticamente in Genova Quegli
che vi rappresentava il popolo. Questa dignità
popolare si ridusse in seguilo alle Ire valli dèi
Bisagno, Folcevrra e Voltri, e in ultimo sola-
mente a quella del Bissgno; essa durò sino alla
caduta della Repubblica.
A.ìy\>T'Q,gQÌet v. a. Bi:acciare. T. mar. Mano-
vrare i bracci e far muovere con queste corde i
pennoni in senso orizzontale, secondo che ri-
chiede la direzione del vento.
ABB
ABf
ATblbrag-lxetta (GambèaJ; Tromba a crespe
V. Gambèa.
-A-Tblbrancà V. a. Abbrancare, Aggrai)pare, Ac-
caffare, Arrappare,: Strappar di mano o Prender
con violenza e tener fermo quel che si prende.
S Abbrancàse n. p. Abbrancarsi, Aggrapparsi, ecc.
**A'blbi'ascòii. add. Avido, Ingordo j e dicesi
propr. di Chi ha voglia smoderala di bere o di
mangiare.
A.lblbx'as(sa v. a. Abbracciare : Circondare e
Stringere colle braccia.
H Abbracciare: Comprendere nel proprio cerchio.
I) — Seguire, Preferire, Adottare: Abbrassà un
par fio; Abbracciare un pari ito.
5) Abbrassàse n. p. Abbracciarsi: Stringersi fra le
braccia ; che anche dicesi Far le abbracciale.
A.lblbi*assaiiieiito s. m. Abbracciamento,
Abbracciare, Abbracciata: Vicendevole abbrac-
ciarsi fra molli.
A-TbTbx-asso s. m. Abbraccio, Abbracciamento,
Amplesso: quest'ultima voce usasi per Io più nel p!.
A-lblbrassóu. p. pass. Abbraccialo V./166ro«sà.
») Figur. Sostenuto, Protetto, Favorito.
A.lbTbx*ettio avv. A macca, A macco, A bizzeffe,
A josa, A fusone, A ribocco, In chiocca, ecc., e
dinota Abbondanza: Da mangia ghe n'Ha ab-
breltio; Da mangiare ce n'era a josa.
« A catafascio, A pazzombroglio, A vanvera, ecc., e
segna Disoidine: Ammùggià abbrcllio; Khhnv-
care a catafascio.
Il Egualmente, Indifferentemente, Senza divario, e
nota Indifferenza: Vaddo abbrettio con tùtli ;
Io vo egualmente con chiunque.
« A babboccio, A caso, A casaccio, A fata, A ban-
diera, Al bacchio, Alla^ diavola, ecc., indica Poca
riflessione; Parla abbrettio: Parlare a casaccio,
inconsideratamente, Anfanare, Abbajare. Fa e cose
abbrettio; Farle a caso, senza pensarvi, senza
riflessione.
» A capriccio. Ad arbitrio, di Propria volontà : Scrive
abbrettio ; Ucr'w ere a capriccio. Vive abbrettio;
Vivere di suo arbitrio o volontà.
A.I>Tbre"vià v. a. Abbreviare, Accorciare, Scor-
ciare: Far più breve.
— o discorso; Abbreviare, Epilogare, Compendiare:
Ristringere il discorso, la narrazione.
S Pe abbreviala; Ad o Per Abbreviarla. Posto avv.
vale Insomma, Per conchiudere, Per farla breve.
A-fetore-viatùa s. f. Abbreviatura: Parola ab-
breviala de'suoi caratteri nello scriverla; ed anche
Legatura di più lettere insieme per più brevità.
A-Tblbreviaziòn s. f. Abbreviazione, Abbre-
viamento, Accorciamento; e propr. Epitome, Som-
mario 0 Ristretto d'un discorso,
•*AI>Tbrig-òela V. Abbigdeld.
■A.lbtori'vàse n. p. Abbrivare. T. mar. Dicesi
del Principiare a muoversi la nave prima che
essa abbia la sua uniforme velocità proporzio-
nala al vento o ai remi che la spingono.
A-Tblirivo s. m. Abbrivo. T. mar. Molo rapido
del naviglio spinto da vela o remi; onde Pigliar
l'abbrivo è Cominciare a muoversi; Aver preso
l'abbrivo, Camminare con tutta la velocità pro-
porzionata.
^iLib'bi'ùniiiJLÓii «dd. Verrinato. T. mar. Ag-
giunto che si dà al Legno roso o danneggialo dai
brumi V. Brùmma.
>l.]blt>ru8tolx V. Brustoli. ,
ATbTbi'u.tio add. Abbrutito: Reso stupido, insen-
sato, fatuo V. Abbrùtìse.
A-Tblbrùtise n. p. Abbrutirsi : Comunem. usasi
per istupidire, Divenir come insensato, fa'.uo, sto-
lido, ecc.
"A-Tblbùg-nóii add. Malfallo, Acciarpato, Ab-
borracciato, e dicesi di Lavoro : Travaggio ab-
bùgnòu; Lavoro malfatto, abborracciato, ecc.
A.Tblbu.rraiscó\x add. Burrascoso, Tempestoso,
Procelloso.
Aibdiica V.- a. Abdicare, Addicare; Rinunziare
ad alla dignità, e dicesi propr. de'Sovrani.
-A.lbclicazioii s. f. Abdicazione, Addicazione,
^, Rinunzia V. sopra Abdica.
A. 'bellaiiieg'io ; Alla meglio, Alla bella
meglio. Posto avv. vale Nel miglior modo pos-
sibile. Meno male che uom possa, Jlediocremenle,
Tollerabilmente, Così cesi.
S Accomoda ìinn-a cosa a bdlamegio; Rabber-
ciarla, Raffazzonarla, Rinfronzirla.
^^%Inzegnàse a bellanwgio; Far del suo meglio.
A. Iberlinn-a ; Alla berlina V. Berlinn-a.
-A-Tbeto s. m Abele, Abeto, Abezzo. T. boi. Abies
excelsa. Genere di piante della famiglia delle Co-
nifere: Albero ragioso e grande, il cui fusto ter-
mina in puma diritta; il tronco dà molla resina,
della Lagrima d'abezzoo Trementina fW.AbézioJ;
bar la scorza bianchiccia e fragile, il legno bianco,
molle e leggiero. Riesce ne'paesi freddi, e serve
alla costruzione di navi, di letti e ad altri usi.
-A. Tbéug-a Tbùg-ag-na; A slacciaburatta.
Posto avv. col V. Fare , dicesi di un Giuoco
fanciullesco che fassi in tal modo: Due seggono
l'uno incontro all'altro, si pigliano per le mani, e
tirandosi innanzi e indietro come si fa dello slaccio
abburattando la farina, vanno cantando una lor
frottola, che comincia: fieu^ia bùgagna, Martin
l'è andceto in Spagna, in Spagna in Spagnéu
dove canta 5 ròscignéu, ecc.
A. Ibeùletto fScàloaJ; Tabacchiera a bauletto
V. Scàtoa.
A. Ibezeffe avv. A bizzeffe, A ramata, In chiocca,
A josa, In buon dato. In gran copia, Soprabbon-
danlemente, ecc. V. A balucco.
A.lbézio s. m. Trementina, Terebentina, Lagrima
d'abezzo: Si;cco resinoso, che, naturalmente o per
incisione, esce da molle piante terebentinacee e
conifere.
-Agibilità V. a. Abilitare: Render uno capace a
conseguire alcuna cosa, col togliere gli ostacoli
che ne lo impediscono.
A-Tbilitse s. f. Abilità, Capacità, Idoneità, Alti-
tudine, Acconcezza, Perizia.
" Temerità, Ardire, Impudenza : 0 l'ha avùo l'a-
bilitce de.... Fu temerario a segno di...
g Personn-a u'abilitce; Persona di recapilo, cioè
d'abilità, capace di eseguire qualunque cosa.
A.Tbilita5BÌóii s f. Abilitazione: Abililà dichia-
rala e Lo abilitare.
A-lbiiixa V. a. Avvilire, Abbictlare, Deprimere:
Render vile, abbietto, spregevole.
A. Ibiscia; A serpicella, A zig zag, A spina
pesce. Posto avv. colv. Fare, vale In qua e in là,
„qnasi serpeggiando.
**JL Ibiscòclxin.ii-a avv. A bardosso. Ma-
lamente, Alla peggio, A bioscio V. A bagarda.
Aìyisso (Fa l'j; Far il diavolo e peggio. Im-
perversare, Tempestare.
à
ABO
ÀBR
Adibita. V. n. Abitare: Slar di casa, Aver domicilio.
— iusemme; Coabitare : Abitare insieme.
S Abitòu p. pass. Abitalo. Usasi anche per Ag-
giunto di casa o di paese, dove siano abitatori.
A."bitante s. m. Abitante, Abitatore : Chi abita.
A.l>ita.ziòii s. f. Abitazione, Casa, Domicilio:
Luogo dove si abita. Abituro o Abitacolo dicesi
d'L'n'abilazione misera.
A.'bito s. m. Abito, Vestilo, Vesta, Veste, Vesti-
mento V. Vesti.
« Abito, Abitualezza, Abituazione, Assuefazione, me-
taf. usasi per Quella qualità acquistata per un fre-
quente uso d'operazioni, che difficilmente si può
rinnovare.
— c'u fratte; Abito, Cappa, Cocolla.
— da Madontia; Abitino, Scapolare. Dicesi a Due
quadretti di panno coll'irrmagine della Madonna
del Carmine, attaccali a due nastri, che per di-
vozione della medesima portano al collo i devoti.
— de córte o de galla; Abito da spada.
— L'abito tion fa moìiaco; L'abito non fa il mo-
naco. La croce non fa il cavaliere, La toga o la
veste non fa il dotlorp, La barba non fa il filo-
sofo. Frov. (he significano L'apparenza esteriore
non è indizio delle qualità intrinseche.
A.1bitvi.à> V. a. Abituare, Assuefare, Accostumare,
Avvezzare.
S Abituàse n. p. Abituarsi, Accostumarsi, Avvez-
zarsi, Assuefarsi, Ausarsi : Trendere o Far abito.
Contrarre abitudine, Far natura.
^^bitùdine s. f. Abito Abitudine, Abituatezza,
Assuefazione, Costumanza; ed anche Vezzo, ma
per lo pili in senso d'abito men buono.
S Cattiva abitùdine; Abitacelo, MaFvezzo, Mendo.
S Fé perde l'abitùdine; Divezzare, Svezzare, Far
perdere il vezzo.
S Piggià l'abitùdine; Prendere o Far Abito, o l'a-
bito, Abituarsi, Contrarre abitudine.
A.'bjùra v. a. Abjurare, Far abjurazione: Negar
con giuramento qualche opinione credula prima.
A. Iblònda. (Punto); Punto a blonda V. Punto.
A, Tbócca m. avv. A bocca, A viva voce, vale
Presenzialmente, conlr. di A penna. In iscritto.
— averta ; A bocca aperta. Posto avv. col v. Slare,
vale Ascoltare con grande attenzione, senza far
motto, senza fiatare.
— de lo; A sgorbia V. Tenagge.
A. "bóccoli a "bòccòn ; A boccone a boc-
^ cone, A frusto a frusto, A brano a brano, ecc.
A. bodoniana; Alla bodoniana. Modo avv.
Sorla di legatura di libri fatta con semplice car-
tone fasciato di carta e lasciali i fogli intonsi;
ed anche per Una sorla di composizione tipo-
grafica, tutta quanta in caratteri lisci e senz'al-
cun ornamento, così della dal loro autore Bo-
doni, celebre tipografo.
A Tbòg-lio ; A bolo o Di bolo. T. dorai. Posto
avv, coi V. Dorare o Inargentare, Specie di do-
ratura 0 inargentatura V. Bàglio.
A-l)©!! V. a. Abolire, Sopprimere, Annullare.
A Ibòllse; A folate, A ràffiche, A rèfoli V. A
rùffcghe.
n A stormo, A folla, A branchi, In.quanlità, A molli
per volta.
A. toomtoé (Gamica); Tromba tesa V. Gamica.
A "bón. cónto; A buon conto, A buona cautela,
A buon essere. Posto avv. vale Frattanto, Intanto,
Se altro non fosse, Conlullociò, Nondimeno.
A l>óiin.-a; Alla buona. Posto avv. vale Sem-
plicemente, Schiettamente, Senza malizia e senza
cerimonie.
— de Dio ; Alla buona. Alla carlona , Alla grossa,
A slampa. Alla dozzinale, Alla sciamannala, Ne-
gligentemente.
§ Andatene a bònn-a; Andarsene alla buona: Ope-
rare con ingenuità e schiettezza; e talora an-
che senza cerimonie.
S Ommo a bònn-a, Gente a bònn-a; Uomo alia
buona. Gente alla buona, cioè Schietta, Senza
malizia; ed anche più frequentem.. Senza eti-
chetta. Alla piana.
A Ibónn'óa m. avv. Di buon'ora, A buon'ora,
Per tempo. Di buon mattino, contr. di Tardi.
A l>ón. patto m. avv. A buon mercato, A buon
prezzo, Per poco prezzo \. Accatta, Vende.
A Tbón pox'to ; A buon porto. Posto avv.
col V, Essere, vale Essere vicino al punto di con-
seguire una cosa o di averla compiuta.
A "bón px'exo V. sopra A bòn patio.
A "bordo ; A bordo. Posto avv. col v. Andare,
vale Imbarcarsi.
A. Ibojrdosso avv. A bardosso. Alla Peggio,
Senz'ordine, Sossopra, In confusione. In iscom-
piglio, e simili V. Dosso bardosso.
-A."borti v.n. Abortire, Abortare, Sconciarsi, Sciu-
parsi, Disperdersi: Partorire innanzi il termine
naturale. Parlandosi di bestie, i Fiorent. dicono
Freggiare.
§ Fd aborti un progetto; Sventare un progetto,
metaf. Farlo andar fallilo.
-A."borto s. m. Aborto, Sconciatura: Disgravida-
mento d'un feto, vivo o morto, avanti il tempo
legittimo del parto,
w Aborto: Qualunque frutto, fiore o altro prodotto
della natura che nel suo genere sia mostruoso,
n — Figurai. Qualsivoglia cosa falla alla peggio,
0 riuscita infelicemente.
Al>òtio add. Mogio, Grullo, Intorpidito: Di spi-
riti addormentati, conlr. di Desto e Vivace.
A "bótti; A balzi, Balzelloni, Saltellone. Posto
avv. col V. Andare V. Andd.
A Tbòtto (Accatta); Comperare a novello o in
erba V. Accatta.
A. Tbrag-liettóii (Porta); Uscio a brachet-
tone V. Braghettòn.
A "branclxse; A brancate, A manate. Posto
avv. vale Tanta materia quanta si può tenere in
una mano; e per estens. In gran copia.
A Ibra^ge ; A braccia. Posto avv. vale A forza
di braccia.
% Parla a brocce; Favellar a caso, a casaccio,
a fata, a bandiera: Parlare senza considerazione,
Anfanare, Abbajare.
S Predica a brocce; Predicare a braccia, vale Pre-
dicare senza aver preparato in iscritto la predica.
A "bra^^etto ; A braccetto, A braccio. Posto
avv. col V. Andare , vale Andare col braccio
infilato nella piegatura di quello accanto a cui tu
passeggi,
A "bra99'armi; Coll'armi al braccio. T. mil.
Sorla di posizione del soldato, in cui disteso il
braccio destro naturalmente, sorregge colla mano
il fucile appoggiandolo a piombo e strettamente
alla spalla. Indica il saluto fallo ai bassi uffiziali.
A Ibra^^e a'rerte; A braccia aperte. Modo
avv. e vale Colle braccia dislese : e figurai. Con
u
ACA
ACA
gran desiderio, Con gran piacere, Colia maggiore
soddisfazione.
A. 'breg-afolla (Punto); Punto a strega V.
Punlo.
A. l>rennetto (ZùgàJ; Fare o Giocare a
cruscarciia o a semboiino V. Zùgd.
A.l>rexé s. m. Compendio, Sunto, Transunto,
Sommario, Epitome : Ristretto d'un'opera. Voce
pretta francese Abrégé.
A. Tbug-g-in da strinea; Puntale V.
Agòggm,
A. Tbiilin; A bulino. Posto avv. coi v. Inta-
gliare, Lavorare, ecc. vale Col bulino, Per mezzo
del bulino.
A. "biiridda m. avv. In tocchetto, In guazzetto
V. Buridda.
A. Tbùstin. (Roba fwtaj; Vestito a bustino V.
Roba.
A.l>ùxivaMieiite avv. Abusivamente: Con
abuso, Per abuso; ed anche Ingiustamente, Im-
propriamente.
A.lt>ùxivo add. Abusivo: Detto o Fatto impro-
priamente, Contrario alle regole.
S Monceu abùx.'va; Moneta abusiva. Voce dell'uso,
e vale Moneta computata ad un prezzo maggiore
del legale , secondo le circostanze e gli usi , o
meglio abusi particolari d'un luogo.
-Al1>ùx;o; A bucciiiolo, A bucciuoli, A cannello,
A boncinello, A anellelto. T. agno. V. Insci.
AJyuxù, V. n. Abusare: Far cattivo uso, Usare
sopra il dovere. Usare alcuna cosa male e scon-
venevolmente. Eccedere i limiti del convenevole.
S Abùzàse ; n. p Abusarsi, lo stesso eh:; Abusare.
A.lbuzo s. m. Abuso, Abusione, Abusazione: Uso
perverso, Mal uso.
A feùzzai-onn-a; Alla diavolala, Alla peg-
gio, A bioscio, Malissimo, Jlalissimamenle, ecc.
V. A bagarda-
A^càcia s. f. P.obinia: Beiralbero dell'America
settentrionale, cosi chiamato in onore del bota-
nico Robin, che fu il primo a recarne il seme dal
Canada a Parigi nel secolo XVII. Coltivasi in
Italia da quasi due secoli per ornamento de'giar-
dini, e forma la delizia della nostra Acqnasola. Di-
cesi anche Acacia, Fseudoacàcia, Albero de' piselli.
A caccia; A caccia. Posto avv. col v. Andare,
vale Cacciar;'.
S Aveì a lesta a caccia; Aver il capo a tentone,
a zonzo. Aver il cervello sopra la berretta, va-
gliono Operare sconsideratamente, senza giudizio.
A cadello; In cervello, A martollo, A do-
vere, A segno, In corda. Posto avv. coi v. Tenere,
Fare stare, Stare, ecc. vale Far vivere o Vivere
con moderazione, non uscendo dai termini dovuti.
S Mette testa a cadetto; Metter cervello. Metter
giudizio.
A cadenetta (Punto); Punto a catenella
V, Punto.
A cag-ollo (Scaa); Scala a chiocciola o a
^ lumaca V. Scaa.
A camallesca; A mo' di facchino. Posto
avv. vale Sgarbatamente, Scortesemente, Villa-
nammte.
A. camniin ; A uopo, A dovere , In concio.
In acconcio, A deslro, Opportunamente V. Ande,
Vegni.
S Mette testa a camviin; Metter cervello, Metter
giudizio V. A cadello.
A caiicaig'naii (Zùgd); Fare o Giocare a
biccicalla V. Zùgd.
A canestx^ello (Pan); Pane a ciambella,
e assol. Ciambella V. Pan.
A cangrio m. avv. A cambio, A censo, A gua-
dagno, A interesse, A frutto.
$ Dà 0 Piggid dince a cangio; Dare o Pigliare
denari a cambio, vale Prestare o Tórre a prestito
danari con interesse.
§ Mette dime a cangio; Metter denari a cambio,
a interesse, ecc.
-A- cannònetti , A cannoncini : Aggiunto a
Gala (xiubò), Merletto e simili, vale Fatto a guisa
di cannoncini.
A. cappa (Méttise); Mettersi alla cappa. T.mar.
V. Cappa.
A cappellse ; A cappellate. Posto avv. vale
A josa, A fusone, In chiocca, A ramata, Ab-'
bondantemente. In copia, In quantità, ecc.
A. cappo; A capo o A capo di linea. Posto
avv. dicfsi dello Scrivere quando dopo un punto
fermo si ricomincia una nuova linea.
A. cappotto (Roba fceta) ; Vestito a vestina
V. Roba.
A cappÙ9§iiiu-a; Alla cappuccina. Posto
avv. vale Alla foggia, All'usanza dc'frati cappuccini.
§ Arve ti cappùccinn-a ; Scuretti V. Arva.
§ Tòì'ta a cappùccinn-a; Torta alla cappuccina
V. Tòrta.
§ Tòvaggia a cappùccinn-a ; Tovaglia alla cappuc-
cina. Modo scherz. e vale Senza tovaglia sulla
mensa, a foggia dei cappuccini ed altri claustrali
che non ne usano.
A capriolo; A capriccio. Posto avv. vale
Capricciosamente, Di S'ja testa , Di propria fanta-
sia, Di sua invenzione. Senza determinata regola.
A càreg"o; A carico. Posto avv. lo stesso
che Ad od in aggravio.
§ Ése a càrego d'ùnn-a persònn-a; Esser a ca-
. rico d'uno, vale Cagionargli spesa o incomodo.
A carlónn-a m. avv. Alla carlona, e vale
Trascuratamente, Alla buona, Alla grossa. Alla
semplii-e.
A carrse m. avv. A carri, A carra, A carrate,
A rifuso; e per estens. A barelle, A balle, A ce-
ste, A ramala, A fusone. In gran quantità.
A eai'te scùe; A carte coperte. Modo avv.
e vale Senza vederle.
I) Fig. vale A chins'occhi, Alla cieca, Senza cercar
oltre. Non andando più m là.
-A. cartolili (Punto); Punto passalo V. Punto.
A. cax'toccio; A cartoccio V. ^4 scartoccio.
A casetta (Lùmme); Lume a calza V. Lùmme.
A cataftiscio avv. A catafascio. All'imbrac-
ciata, All'Inviluppala, Senz'ordine, Alla peggio.
A catalaiin-a avv. A garganella , A can-
nella, A doccia. Accompagnato col v. Bere, vale
Bere senz'accoslare il vaso alle labbra, ma soste-
nendolo in aria, versando in bocca il liquore senza
pigliare il respiro.
A cattivo partilo; Alla mala parala. Po-
sto avv. col V. Essere o Trovarsi, vale Essere o
Trovarsi a mal partito, in mal punto.
-A. cavalla^ja ('Pó/Zas/rq;; Pollo all'arrabbiala
V. Pollastro.
A cavalliii; A cavalluccio. Posto avv. col v.
Portare, e simili, vale Portare altrui sulle spalle
con una gamba in qua e una di là dal collo.
ACC
ACC
11
A. eavallo; A cavallo. Modo avv. che si
adopera con vari verbi V. Cavallo.
A, ca-vallòn; A cavalcione, Arcavalcione ,
A cavalcioni, A cavallo. Posto avv. coi v. Star*,
Porre, e simili, vale Slare, ecc. sopra qualsivoglia
cosa con una gamba da una banda e una dall'altra.
A ca^'o; In capo o A capo. Modo avv. e vaio
Al fine, Al termine, e simili, e dicesi propriam di
un dato periodo di tempo : A cavo deiranno, d'un
meize,ecc.; In capo dell'anno, d'un mrse, ecc.
§ Vegni a cavo d'ùnn-a cosa; Venir a capo o a
flne di checchessia, vale Finirlo, Venirne alla con-
clusione. Ottener l'intento.
-A. eaxo avv. A caso, Per caso, Per so; te, Acci-
dentalmente, Casualmente, Com'ella vien-^;e talor.i
Fortuitamente, Fortunalmente.
— pensali; A caso pensato, vale Pensatamele, Con-
sideratamente, Consigliatamente, A posta.
S Parla a caxo ; Favellare a caso o a casaccio, a
fata, a gangheri, ecc.: Dirla com'ella viene, e non
pensare a quello che si favella.
A.caxù. s. m. Anacardo , Anacardio , Acagiù ,
Aeajon, Cagiù. T. hot. Anacardinm occidenlalc.
Albero che ha il tronco nodoso, le foglie ovato,
smussate, intere, simili a quelle deiralloro ; ì fiori
biancastri e ternjinali in pannocchie; il suo legno è
doro e. compalto. É originario dell'Asia meridion.
-A.cca s. f. Acca: Lettera ottava dell'alfabeto.
Il Acca, comun. usasi per Nulla, Cica, J unto. Un
frullo, Uno zero. In jota, Uno straccio, ecc. : ÌS'ó
me n' importa ùnn' acca : Non me n' importa
un' acca, un frullo, uno zero, ecc.
S Fd all'acca; Fare a mezzo, a metà, a comune,
a comunella, in comunaltà. Fare a combutta (voce
bassa), vale Accomunare, Far partecipe o Spar-
tire checchessia fra. due o tre in eguali porzioni.
S No ne savei ùnn'acca; Non saperne un' acca ,
Non ne saper boccicata o biracchio o uno strac-
cio, vale Saperne un bel niente.
« Nei pubblici incanti è voce che usasi gridare da!
banditore tre volle, distinte l'una dall'altra, annun-
ziando ad ognuna di esse le clTerle fatte dai com-
pratori, e deliberando alla terza Toggetlo esposto
in vendita al maggior offerente, così: A cai ùnn-a;
Offerta prima; Acca due; Offerta seconda; Acca
trae; Terza ed ultima offerta.
.A.cca'ban.nàse n. p. Abbuiarsi, Offuscarsi,
Farsi nero. Annerirsi, Rabbruscarsi, Rabbruzzare,
e in m. b. Far culaja; dicesi propriam. d;l Tempo
^ quando s' intorbida e minaccia tempesta.
Àccai (A-i tempi d'J; Ai tempi dei tempi,
vale Dalla più remota antichità.
.A.ccajà V. a. Allacciare, Aggruppare. T. murat.
Unire insieme e legare in cappio molti mazzi di
corda.
» Legare. T. agric. Stringere ed Unire insiem?
con fune o altro rami d'albero sparsi e cesti di
piante sparnicciati, ond'e' crescano uniti e ritti.
>\.ecalappia v. a. Accalappiare, Trappolare :
Ingannare con alcuna apparenza o dimostrazione
di bene, Sedurre.
A-ccamallòu. add. Facchinesco : Di modi e
tratti scortesi , incivili , propri di facchino.
Accampàse n. p. Accamparsi, Campeggiare,
Porsi a campo : Fermarsi coll'esercilo, e porre gli
alloggiamenti alla campagna.
«À.ccanag'g'iòix add. Accanagliato, Canaglie-
sco V. Abbattuzzòu.
-A.ecaiid.aca se n. p. Abbassarsi, Dichinarsi,
.\ccontarsi, Aggocchirsi ; quesfullima voce è an-
tiq. : Non curare il proprio grado, e discendere a
far lega con persone di minor condizione.
A-ccannònóu. add. A cannoncini V. A can'
nonetti.
-A-ccaparra v. a. Caparrare, Accaparrare, In-
caparrare : Fissare la compra d'una cosa, dando
0 ricevendo caparra; ed anche Fissare semplice-
mente sulla parola checchessia per uso proprio o
altrui , senza dar caparra : Ho accaparròu t «iin-
noei e a carossa; Ho accaparrato i suonatori e
la carrozza.
S Accaparrdse per tempo: Anticiparsi, Sollecitarsi,
Venir per tempo.
— l'animo d'ùnn-a persónn-a ; Conciliarsi, Catti-
varsi l'animo d'uno.
-A.ecapax'raiite add. Attrattivo. Dicesi di
Volto e di .Maniere che allettano, che piaciono:
Manieroso, Gentile, Grazioso, Simpatico.
-A-ccapi V. Capi.
A-ccapifa V. Capita.
-A-ccappóiià V. a. Capponare, Accapponare:
Castrare i polli, che poi così conci appelliamo
Capponi.
— l'àncoa; Capponar l'ancora. T. mar. Assicurarla
col gancio di cappone per alzarla o fermarla alla
sua grua quando si abbia salpato.
Aecappùssóix add. Accappuccialo. T. ca-
vali. A.L'giunto di cavallo che ha la testa corta.
A-ccasàse n. p. Accasarsi : Imparentarsi per
via di mairimonio.
A.ccaserm.a v. a. Accasermare, Casermare.
\oci dell'uso. Far prendere i quartieri a' soldati;
che anche dicesi Acquartierare.
S Accasermdse n. p. Casermarsì, Accasermarsi,
Acquartierarsi.
A.ccassettóu (Mento); Bazza. Dicono i Fior,
al Mento allungato e un poco arriccialo.
A.eeastellóix add. Accastellato, Gallulo, Di
molla madia. T. mar. Aggiunto che si dà a Quel
vascello che ha i castelli di poppa e di prua molto
elevali sopra la coperta.
A.ceatta v. a. Comperare, Comprare, e Accat-
. lare: quest'ultima voce è pochissimo usata.
— a bòn patto, a bòn prexo; Comperare a boon
prezzo 0 a buon mercato, cioè Per poco prezzo.
— o bòtto, a-o bòtto o a bròcco; Comperare a
novello, 0 in erba, vale Contrattare alcun frullo
prima che sia maturo.
— o dina: contanti; Comperare a contanti o por
contanti, cioè Col pagamento pronto.
— all'incetta; Comperare a balzello, vale Comprare
con mollo profitto per occasione straordinaria che
si offra.
— all'ingrosso; Comperare all'ingrosso, all' indi-
grosso, 0 all' in di grosso, cioè Irf gran quantità.
— o menùo; Comperare a minuto, cioè In poca
quantità, A poco alla volta V. A menùo nel 2»
significato.
— In crensa; Comperare a credenza, cioè Senza dar
subilo il prezzo.
— in fraoxo; Comperare per iscarriera: Comprar
fuor del traffico corrente, e quasi occultamente.
— 6 lardo da-i gatti; Andare alla gatta pel lardo.
Dicesi in modo prov. del Comprare checchessia
non all'origine, ma in seconda mano, e perciò sen-
z'alcun profitto, perchè fallo dal primo rivenditore.
12
ACC
Adtì
— un gatto in t'ùn sacco; Comprar la gatta in sacco,
vale Comprar checchessia senza vederlo prima.
S Accattasela; Meritarsela, Meritar così, Star bene:
Me l'ho accatta; Mi sta bene, Me la meritai.
S Accalldse e bceghe a dince contanti; Comprar
le brighe, o simili, a denari contanti, o a contanti,
fuor di proposito, o simili, vale Cercar le brighe a
bella posta, determinatamente, con piacere.
S L'accattò, ò mostra vende; Il comperare insegna
vendere o spendere.
A.ccattóix s. m. Compratore: Colui che compra.
Acca-xònà, v. a. Cagionare, Accagionare, Im-
putare, Accoipare, Incolpare: Attribuire altrui a
torto un detto o un fatto.
« Cagionare, Produrre, Arrecare, Esser cagione V.
Caxotid,
-A-^^eizo p. pass. Acceso V. Accende ne' suoi
varii significati.
t» Acceso , .detto di Colore, vale Allegro, Vivace e
ben vermiglio.
» — Dello di Conto o Partita, vale Non ancora
pagato, Non cancellato dal libro. •
A.^9eM.d.e v. a. Accendere: Mettere o Appiccar
fuoco a checchessia perchè scaldi e illumini.
» Accendere, Riscaldare eccessivamente; e figurai.
Muovere, Eccitare.
S Agcendise; n. p. Accendersi : Prender fuoco.
— in ta faccia; Accendersi, Infiammarsi nel viso.
Divenir rosso per isdegno o per altro motivo.
— ùnn-a guarà, ùnn-a lite, ecc.; Accendersi una
guerra, una disputa, esimili, vale Appiccarsi, Aver
principio.
A-Ccenna; v. a. Accennare: Toccare alcuna cosa,
0 di alcuna cosa, cioè Parlarne brevemente e su-
perficialmente, Far menzione. Notare, e simili.
A-ccenta v. a. Accentare. Il porre nelle scritture
gii accenti o altri segni d'ortografia.
A^QQex'tsL v. a. Accertare, Assicurare, Far certo,
sicuro V. Assegùd.
S Accertàsc n. p. Accertarsi, Assicurarsi, Chiarirsi.
A^cc&ttsL v. a. Accrespare, Crespare, Increspare,
Rincrespare,Lomb. Pieghettare: Ridurre in crespe
0 piegoline fccllej; e dicesi propriam. di pannilini,
come càmici, colle, rocchetti, gala e simili.
S Accettdse n. p. Accresparsi, Incresparsi, ecc.
A.59ettà, V. a. Accettare : Ricevere con animo
di ritenere.
M Accettare: Aggradire, Aver grata un'offerta, ecc.
H — Approvare, Consentire, Condi^endere, Am-
mettere, Menar buono.
— l'ereditce; Accettar l'eredità, dicesi del Pigliar
l'eredità dichiarandosi voler essere erede.
— l'invito; Accettare o Tener l'invito; e in term.
di giuoco Tener la posta. Tener l'invito, Toppare.
— ùnn-a cambiale; Accettar una cambiale: Promet-
tere il pagamento della somma compresa nella
medesima.
— un in t'ùn corpo; Accettare alcuno in un corpo,
Ascriverlo fra.... Annoverarlo nel numero di...:
Associarlo ad un corpo o ad una famiglia.
A.ccetta.ii.te s. m. Accettante , Accettatore.
» Accettante, lo commercio dicesi: Colui che accetta
una cambiale per pagarne il valore alla scadenza.
A.ccetta,zioii s. f. Accettazione, Accetta-
mento : L'accettare.
» Accettazione. In commercio dicesi l'Atto del trat-
tario, il quale promette in iscritto di pagare alla
scadenza la cambiale che gli viene presentata.
A.cclxéug'g'e v. a. Cogliere, Raccogliere, Rag-
granellare. Questi tre verbi hanno però una diffe-
renza tra loro: Cogliere, e per sinc. Córre, vale
Spiccare erbe o fiori o frutti o fronde dalle lor
piante; Raccogliere, e per sinc. Raccorre, vale
Pigliar checchessia levandolo di terra ; Raggra-
nellare vale Raunare insieme le granella sparse.
— e rè; Raccorre le reti, vale Ripiegarle, Ritirarle.
— j drappi; Stendere i panni. Raccogliere i panni,
conlr. di Tendere V. Destende.
— un cavo, ùnn-a gùmena, ecc.; Adugliare un cavo,
una gomena, ecc. T. mar. Disporlo in giro o
Raccoglierlo in duglie.
>kcclxittà.se n. p. Achillarsi (frane. de'Giuoc.
di Bigi), Dar l'achitfo, vale Giocare il primo.
A-cchitto s. m. Achitto (frances. de'Giuoc. di
Bigi.): La prima mossa della palla di colui che dee
giocar il primo, e che vince la mano al giuoco.
A.ecia, s. f. Raschiatoio T. co«c. Strum. di cui
si servono i conciatori per radere le pelli.
Acciacco s. m. Acciacco, Malore, iMagagna :
Mala disposizione di salute, e propr. Leggera in-
disposizione, che suole accadere nella vecchiaia e
talora accompagnarla.
§ Vegiopin d'acciacchi ; Vecchio chioccio, acciac-
coso, pieno d'acciacchi, di malori , ecc.
Acciaccòix add. Acciaccato, Acciaccoso, Mal-
saniccio, Jlalaticcio, Morbisciato, Cagionevole,
Valetudinario, Jlalescio.
Accianta v. a. Piantare : Propr. Porre dentro
la terra i rami dogli alberi acciocché e' vi si ap-
picchino, germoglino e fruttifichino.
Il Piantare, per simil. Conficcare o Affondar chec-
chessia con forza in qualche luogo.
Il Conficcare: Ficcar chiodi per unir cose insieme,
0 per altro effetto.
— in scià parmcea; Lasciar in asso o in nasso :
Lasciar solo e senza compagnia; e talvolta La-
sciar sul più bello;
— 0 zèugo; Piantare il giuoco, vale Lasciar di
giocare.
— ùnn-a personn-a: Piantar uno, vale Lasciarlo,
Abbandonarlo all' improvviso e contro il dovere.
§ Acciantàse n. p. Piantarsi, Conficcarsi.
Acciappà V. a. Chiappare, Acchiappare, Ag-
guantare, Aggavignare: Far presa di qualche cosa,
Pigliarla improvvisamente e tener fermo.
Il Raggiungere, Arrivare: L'ho acciappóu dall' Erco;
Lo raggiunsi alla piazza degli Archi.
Il Cogliere, Incogliere, Sorprendere altrui all'im-
provviso sul fatto : Pe ùnn-a volta ve g'hò ac-
ciappóu; Finalmente vi ci colsi.
Il Cogliere, Ferire, Percuotere nel punto : L'ho ac-
ciappóu in ta testa; Lo colsi, lo ferii nel capo.
Il Guadagnare, Vincere al lotto: Se gh'acciappo un
terno, no ghe zéugo maiciii; Se vinco un terno,
non vi giuoco mai più.
S Acciappàse n. p. Chiapparsi, Acchiapparsi, Ag-
guantarsi , Attaccarsi , ecc.
Acciattàse n. p. Appiattarsi V. Accuccidse.
A^^itlente s. m. Sincope, Apoplessia e Apo-
plesia , volg. Accidente: Infermila che consiste
nella repentina sospensione delle azioni vitali.
Il Accidente: Avvenimento, Accadimento buono o
reo che sia : De volte se dan di accidenti ....
Alle volte si danno certi accidenti....
Il — Mostro. Dicesi pure dal volgo per ischerzo al
volto di donna per mostrarne la deformità : Che
ACC
ACC
13
brutto accidente ! Che brutto accidente ! Che
brullo ceffo!
§ Èse un accidente; Essere un demonio, un dia-
volo, ecc., dicesi in modo basso di Persona irre-
quieta 0 terribile, ovvero destra ed accorta.
S Pe accidente m. avv. Per accidente, Per sorte,
A caso, Casualmente, Accidentalmente.
A.9§i<ieiitòvx add. Apopletico, e volgarm. Ac-
cidentato. Dicesi di Persona inferma d'apoplessia.
$ Moro accidentali; Ceffo brutto, Volto deforme,
mostruoso, orribile a vedersi.
S Travaggio accidentali; Lavoro arrangolato, cioè
Difficile, Malagevole, Faticoso.
A.cciecà; V. a. Accecare e non Acciecare : Me-
taf. si riferisce all'intelletto, e vale Offuscare,
Abbacinare, Allucinare, Ottenebrare, Affascinare,
Far travedere. ,
A-cciecóu. p. pass. Acciecalo, Abbacinato, Al-
lucinato, Affascinato) Illuso, Tratto in errore.
A-^giniLeuta v. a. Cimentare, Provocare, Isti-
gare, Irritare, Incollerire e simili. -
ti Muovere dispetto, avversione, Far rabbia: 0 l'ha
ùnn-a faccia chi accimenta; Egli ha un volto
che fa rabbia.
S Accimentàse n. p. Cimentarsi, Provocarsi, ecc.
A.99Ìniento s. m. Cimento, Rischio, Pericolo:
Passo periglioso,
S Méltise all'accimento; Porsi, Mettersi o Esporsi
al cimento, a rischio, a pericolo. Cimentarsi,
Arrischiarsi, Avventurarsi, Attentarsi.
A.9§im.eiitoso add. Cimentoso: Che provoca,
Che irrita; e talora Che muove dispetto,
A-Cción s, m. Manfanile. T. agric. Il maggior
bastone del correggiato (verzella), cioè quello che
è tenuto in mano dal battitore.
A-cclamà. v. a. Acclamare: Far a viva voce
elezioni, applausi e simili.
Acclanxazion. s. f. Acclamazione, Applauso,
Lode, e propriam. Grido d'allegrezza.
S Elezc un pe acclamazidn ; Elegger uno per ac-
clamazione. Jlaniera di far un'elezione a viva
voce, di comune consenso, senza mandare a
partito.
A.cclÌMia.tàse n. p. Acclimarsi, Acclimatiz-
zarsi (voci dell'uso) : Avvezzarsi al clima.
A.ccòeg"à. V. a. Coricare: Porre a giacere.
Il Abbattere, Allettare, e dicesi d'erba, di grano, e
simili: 0 vento 6 l'ha accoegóu tutto 5 gran;
Il vento ha abbattuto tutto il grano,
S Accocgàse n, p. Coricarsi, e fìgurat. Convenire,
Non opporsi : Son raxoin de accoegdseghe; Le
son ragioni da convenirne, da non opporvisi.
A-ccoinóu. add. Guasto dal curino o dall'ostro.
T. agric. Dicesi di Frutta o biade , le quali ,
soffiando il vento d'ostro, riardono e non alle-
gano V. Coin.
A-ccolla v. a. Accollare, Addossare: Affidar
l'incarico, l'incombenza, la briga, la cura, ecc.
S Accollàse n. p. Accollarsi, Addossarsi: Pren-
dersi la briga, l'impegno, l'assunto di fare.
— un debito; Accollarsi un debito, vale Addossar-
selo, Obbligarsi a pagarlo.
Accollatàio s. m. Accollatario: Colui che
si accolla pesi o debiti, o Colui a cui è accollato
un lavoro.
A-Ccollóu. p. pass. Accollato V. Accolla.
•t Accollato: Aggiunto di Vestito, dicesi Quello che
serra troppo al collo, contr, di Scollacciato.
S Scarpa accolla; Scarpa accollala: Scarpa che
calza molto sul collo del piede.
A-ceomand-a v. a. Accomandolare. T. 'tes$.
Rannodare o Rimetter le fila dell'ordito.
A.ccoMiancléu.a s. f. Bàndolo , Comàndolo.
T. dipan. Il capo della matassa che si lega per
ritrovarlo V. Lasso.
A.ccoiii.o<ia V. a. Accomodare, Assestare, As-
settare, Acconciare: Ridurre a buon essere, Met-
tere in assetto , in buon termine.
Il Accomodare, per Essere opportuno, Venir in ac-
concio: Quelli dince m'han molto accomodóu;
Quei danari mi accomodarono molto.
Il — Far comodo, Contentare uno d'una cosa : Va-
sciè>s5lo sciàporrieiva accomodarne; Ella sola
potrebbe accomodarmi.
H — e Comodare, in senso neul. per Tornar comodo:
Scià facce comme megio gh'accomoda ; Faccia
come meglio le accomoda.
Il Raccomodare, Racconciare, Rassettare, Rabber-
ciare, Rimberciare, Raggiustare, ecc.: Rimettere
in buon ordine, in buono stalo le cose guaste.
— o bellamegio; Rabberciare, Rinfronzire.
— a carne, o stocchefìscio, ecc.; Accomodare, Ac-
conciare, Conciare la carne, ecc. dicesi di Certa
maniera di cucinare in umido la carne, lo stoc-
cofisso e simili.
— un da-e feste V. Arrangia.
— tin gatto; Conciare un gatto. Assettarlo, e nel
Fior. Sanarlo, vale Castrarlo.
S Accomodàse n. p. Accomodarsi, Porsi a sedere:
Scià s'accomode ; Si accomodi, Segga, Favorisca
di sedere.
Il Accomodarsi, per Ricoverarsi, Adagiarsi : Me gh$
son accomodóu a bellamegio ; Mi ci accomodai
alla meglio.
„ — Adattarsi, Acconciarsi a checchessia; che an-
che dicesi Aver mantello a ogni acqua; Mi m'ac-
comodo a tutto; Io m'accomodo a tutto.
Il — Abbellirsi, Abbigliarsi, Raffazzonarsi, Azzi-
marsi, Rassettarsi, Rinfronzirsi, Affailarsi: /'rimma
eh' a se segge accomoda... Prima ch'ella siasi
accomodala, raffazzonata, ecc.
Il — Rappattumarsi, Pacificarsi, Conciliarsi; Ho
piaxeì che se séggian accomoda ; Son conlento
ch'e'siansi accomodali, rappattumali, ecc.
— S tempo; Racconciarsi o Riconciarsì il tempo,
vale Restar di piovere. Di torbido farsi nuova-
mente sereno. Rasserenarsi.
A-ccomod-atùa s. f. Conciatura; e dicesi
propr, delle Vivande.
Accoiiiod.éua s. f. Accomodamento, Racco-
modamento, Rassettatura, Racconcialura S.Ac'
comoda nel 5' significato.
Accòmpa a. v. Compitare: L'accoppiar delì«s
lettere o delle sillabe che fanno i fanciulli quando
incominciano ad imparar a leggere.
Accómpag'iia v. a. Accompagnare: Tenere
0 Far compagnia ad uno per onorarlo o per
iscortarlo.
Il Accompagnare, Congiungere, Unire, Metter in-
sieme; ed anche Accoppiare, Appajare, Appari-
gliare V. Accubbid.
Il — Condurre, Correggere alcuna cosa, la quale
movendosi, ove fosse abbandonata a se stessa,
precipiterebbe con impeto, così: Accompagnare
una porla affinchè non faccia rumore aprendosi
0 chiudendosi con impelo.
H
AGO
ACG
« — Suonare alcuno strum. al concerto del canto,
Accompagnare col suono chi canta.
— un morto; Accompagnare un morto: Fargli se-
guito nel portarlo alla sepoltura.
S E disgrazie van sempre accompagna;; Le di-
sgrazie non vengono mai sole, cioè Una tira l'altra.
S L'è viegio ese soli che ma accòmpagnw ; É
meglio essere solo che male accompagnato, Prov.
di chiaro significato.
§ Accònipagnàsc ; n. p. Accompagnarsi; ed usasi
anche per Congiungersì in matrimonio, Ammo-
gliarsi, 3Iaritarsi.
^ccdmpa.g'ua.m.eiito s. m. Accompa-
gnamento, Corteggio, Cortèo, Séguito, Comitiva.
« Accompagnamento: Quel suono degli strumenli
con cui viene accompagnata la voce di chi canta.
— d'un morto; Accompagnamento, Corteggio fu-
- nebre, Associazione: Accompagnamento d'un ca-
davere alla sepoltura.
A.coón.d.iscend.e v. n. Accotidiscendere ,
Condiscendere, Acconsentire, Annuire: Prestar
consentimento, Accomodarsi al sentimento altrui,
Concorrere nel parere, nell'opinione, nel volere,
nel desiderio altrui.
A-ccOusa^ s. f. Concia : Accomodamento che si
fa ai vini coll'infondervi checchessia.
H Concia: Parlandosi di Tabacco, dicesi di Quell'ap-
parecchio che si fa al tabacco naturale, prima di
- fumarlo o pigliarlo nel naso.
n — e Concio: La materia con cui si conciano le pelli.
% Dàl'acc5nsa;DaT la concia, Conciare V. .4 ccónsd.
A-ccóusà. v. a. Conciare, Acconciare, Dar la
concia.
n Conciare ; parlandosi di Vino, vale Accomodare
il vino con infondervi checchessia. - Governare il
vino , 0 Dare il governo al vino , vale Accon-
ciare il vino mescolandovi uve spicciolale e am-
mostate per farlo piii colorito e piìi saporoso.
« Pettinare, Conciare i capelli. Ravviarli; e dicesi
delle donne: Vaddo a fame accònsd; Vado a
farmi pettinare.
— a persa, 0 p5rsemmo,ecc.; SfogIÌ9re, e nell'uso
Pelare, vale Svellere le foglioline dal gambo per
• servirsene ad uso di cucinare.
rr- I còi,i faxéu, ecc.; Mondare o Nettare i cavoli,
i fagiuoli e simili: Togliere ad essi, prima di
farli cuocere, tutte quelle parti che sono o troppo
guaste 0 troppo dure a mangiarsi.
— i oive; Conciare o Acconciar le ulive, o simili,
vale Metterle a salamoja, o dar loro altra concia.
— un da-e feste V. Arrangia.
$ Accònsàse n. p. Acconciarsi , dicesi, ma per Io
più nel contado, per Abbellirsi, Adornarsi, Raf-
fazzonarsi, Azzimarsi.
S Pe cammin s'accònsa some; Per via, o cam-
inin facendo, si acconcian le some. Prov. che
significa In operando si superan le difficoltà.
AooGnseiLtì Y. n. Acconsentire, Consentire,
Aderire, Annuire, Accedere: Dare o Prestar il
suo consenso, Condiscendere nell'altrui opinione.^
H Acconsentire, Consentire: Cedere alla pressione'
0 percossa, e dicesi delle materie sode : Questa
mùagia a l'ha accònsentìo ; Questo muro ha
acconsentito.
S Chi taxe acconsente; Chi tace acconsente. Prov.
e vale Chi non s'oppone, si presume che dia il
suo Consenso.
S Erboo chi ha accdnscntìo; Albero che ha ac-
consentito, dicono i marini Quando per un grande
sforzo, 0 per una continuazione di sforzi, mutò
lo sialo suo primiero, e provò qualche disunione
parziale. -
-A.cconta.g'g'ia v. a. Appestare, Ammorbare:
Fieramente putire, e dicesi degli odori cattivi,
quasi che essi inducano morbo col loro fetore.
.Auccónto s. m. Acconto : Parte di debito che
si paga per farsela poi far buona nel saldo del conto.
-A-ccóppa V. a. Accoppare, Uccidere.
Accorda v. a. Accordare; propr. Tender le
corde d'uno strumento musicale in modo che esse
possano armonizzare; e quindi anche Unire e
Concordare strumenti e voci sì che consuonino.
I) Accordare, Concedere, Permettere: A m'ha ac-
corJóu quanto ho vosciùo ; Ella mi accordò
quanto le chiesi.
— ùnn-a personn-a; Acconciar'e, Allogar uno, vale
Metterlo al servigio altrui.
§ Accordàse n. p. Accordarsi: Cantare o Suonar
d'accordo.
n — Accordarsi: Intendersi insieme. Convenire,
Concordarsi, Mettersi d'accordo : Se son accordce
fra lo; E' s'accordarono fra loro.
t) Acconciarsi : Mettersi al servizio altrui, che anche
dicesi Andar a padrone.
Accordato s. m. Accordo, Convenzione, Patto.
"Accoi'd.io fD'j; D'accordo: Di bel patto V.
Accordo.
Accordo s. m. Accordo, Patto, Convenzione.
Il Accordo. Nella Musica vale Consonanza di voci,
Unione simultanea di due o più suoni, secondo
le regole dell'armonia.
t) — In Pittura, dicesi de' Colori quando sono bea
disposti e accordati.
§ D'accordo o D'accordio; D'accordo, Di bel patto.
Posto avv. vale Concordemente, Con accordo, Di
comune consenso.
§ D'amò e d'accordo; D' amore e d'accordo V.
Amò.
§ Ése 0 Andd d'accordo; Essere o Andare d'ac-
cordo, Andar di bello, Essere in detta con uno,
vagliono Concordare, Esser d'un animo mede-
simo; ed anche Essere in buona armonia.
g Mette d'accordo; Porre o Metter d'accordo. Ac-
cordare, Conciliare, Pacificare.
§ Méttise d'accordo; Mettersi d'accordo, Accor-
darsi, Concredersi, Indettarsi: Restar segreta-
mente d'accordo con uno di quel che si ha a
dire 0 a fare.
Accòrzise n. p. Accorgersi, Addarsi, Avve-
dersi, Avvisarsi, Presentire, Subodorare.
Accosta, V. a Accostare, Appressare, Appros-
simare, Avvicinare: Far vicino.
»! Accostare, Socchiudere, Rabbattere, Appoggiare
V. Arremba.
§ Accostàse n. p. Accostarsi , Avvicinarsi , Farsi
dappresso , Approssimarsi , Appressarsi , Trarsi
avanti.
it — Accostarsi. Nel giuoco delle bocce, vale An-
dar all'accosto.
— de ritorno ; Accostarsi di storno. T. del giuoco
delle bocce.
Accostùmma v. a. Accostumare, Costu-
mare, Assuefare, Avvezzare, Adusare, Ausare;
queste ultime due voci sono antiquate.
§ Accostùmmdse n. p. Accostumarsi, Assuefarsi,
Avvezzarsi, Adusarsi, Ausarsi.
à
ACC
AGI
rs
Accosto s. m. Accosto. T. del giuoco delle
bocce. ^
% Amia all'accosto; Accostarsi, Andar all'accosto.
T. del giuoco delle bocce.
**-A.cci:*aJàse n. p. Abbiosciarsi, Protendersi,
Proslernersi, Sdrajarsi, ecc. V. Arrcversàse.
**A.ccr'astà; Y. Crosta.
A.ccx'astonà v. ar Riiifrinzellare, Poltinic-
ciare, Inipoilinicciare. Voci famigl. del dialetto
fiorent. Fare un frinzello, un poltiniccio, cioè un
rimendo o cucitura acciabattata V. Craslon.
-A-ccredita v. a. Accreditare: Porre in islima ,
in concetto, in riputazione.
— ùnn-a somma; Accreditare una somma, vale
Metterla in credito o in conto, cioè Scrivere o
Notare nella parte del credilo alcuna partita.
— un ambasciato verso tmn-a Potensa; Accre-
ditare un ambasciatore presso una Potenza, Io
stesso che Autorizzare colla debita formalità la
sua missione.
A^ccresce v. a. Accrescere, Aumentare: Far
maggiore, Dar accrescimento.
-A-ccriccóu. s. m. Nasello: Quel ferro augnato
con un risalto o dente, nel quale entra la stan-
ghetta del saliscendo o del paletto a molla (cricca
d5 barcònj e naecavalcia per serrar l'uscio o le
finestre; altrim. Monachetto.
A.ccu"blbià V. a. Accoppiare, Appajare: Accom-
pagnare due cose simili, e diccsi propr. deca-
valli e de'buoi. L'accoppiare non richiede intera
eguaglianza come appajare. Due cavalli diffe-
renti di mantello o di statura si possono accop-
piare, ma non appajare; possono formare una
coppia, non una pariglia.
Accixccitìse n. p. Acquattarsi, Racquallarsi,
Accosciarsi, Accovacciarsi, Accoccovarsi, Acchioc-
ciolarsi, Accoccollarsi , Farsi o Porsi coccoloni ,
Accacchiarsi ; quest'ultima voce è bassa: Chinarsi
a terra il più basso che Tuom può per non es-
sere visto.
Accudì V. n. Accudire, Applicarsi, Attendere
a checchessia: e talora Badare, Guardare, Invigilare.
-A-ccùg-g-eita V. Arreccùggeila.
A.ccùrt£ V. a. Accorciare, Accoriare, Scorciare:
Far più corto, Scemar la lunghezza.
S Accùrtìsen.p. Accortarsi, Accorciarsi, Scorciarsi :
Farsi più corto.
Accusa s. f. Accusa, Accusamento, Accusa-
zione. Imputazione, Accagionamenlo.
n Accusa 0 Accusala. T. giuoc. Dicesi di quelle
verzicole che vengono accusate ossia dichiarate
dai giuocatori, a tenor delle regole del giuoco,
per ritrarne qualche vantaggio.
^ Atto d'accusa; Atto d'accusa. T. !eg. Quello
in cui presentansi le ragioni dell'accusare altrui,
e del doverlo il giudice condannare.
S Cappi d'accusa; Capi d'accusa: I punti princi-
pali, su cui fondasi l'accusa, per i quali l'accu-
sato vuoisi meritevole di condanna.
Accusa- V. a. Accusare: Denunziare alcuno,
3Ianifeslare in giudizio o altrove le altrui colpe
0 misfatti.
») Accusare, per semplicem. Incolpare, Accagionare:
Mi non accuso nisciùn; Io non accuso alcuno,
w — In term. di giuoco vale Dire le sue carte e
i punii e le verzicole che si hanno tra mano ; H
che anche dicesi Far l'accusata.
— a ricevùa d'ùnn-a lettera; Accusar una lettera,
0 la ricevuta d'una lettera: Dire per iscritto d'a-
verla ricevuta.
— a torto; Calunniare: Accusar falsamente.
S Acciisàserì. p. Accusarsi, Incolparsi: Dichiararsi
colpevole,
n Accusarsi, Manifestarsi, Dichiararsi.
— de so colpe; Accusarsi delle proprie colpe: Con-
fessare i peccali al sacerdole.
— fcMo; Dichiarare d'aver vinta la partita. T. giuoc.
A ^eiitaiiaea m. avv. A centinaja: A cento
per volta; ma usasi per Io più indeterminatamente,
e vale In gran numero.
Accusato s. m. Accusatore: Chi accusa.
A céa; Alla cera, All'aspetto, Alla sembianza,
Al sembiante, All'apparenza. Posti avv. vagliono
Per quanto pare.
S Tegnise e carte a cca; Tenersi le carte al petto:
Propr. vale Tenerle accosto alla persona, affinchè
non sian vedute dagli altri giuocatori.
«1 — In modo fig. diersi Guardarsi a' piedi, e vale
Esaminar bene la si^a coscienza prima di bia-
simare altrui.
^ ^ercliia; Alla cerca V. Andò.
A clxeita avv. All'impensata, Alla non pen-
sata, All'improvvistn, .Alla sprovvista, Alla sprov-
veduta , Impensatamente, Improvvisamente.
A clii fa meno V. A chi perde guàgna.
"A cliiflFo avv. A capello, A gitto, A vang%
Appuntino, Né più né meno.
A clxi pei*<ie g-ixàg-na (Zùgà); Fare
0 Giocare a vinciperdi o a rovescino V. Zùgd.
A cian m. avv. A piano, A livello.
— e rioso; Giri a rovescio. Giri rovesci. T. calzett.
Denominazione che. si dà a Un certo numero di
giri a magJie alternatamente diritte o rovesce
nel lembo superiore della calza, affinchè esso non
si rovesci, non s'incartocci.
% Èsc a cian; Esser saldi. Far saldo: Esser in
tanto quanto altri.
S Resta a cian o o cian ù'cegmi; Rimaner a
niente, Esser ridollo al verde.
A. cianjl-a (Andàsene) V. in Andà.
f A cià-vai; Al giuoco di Chiavari. Posto avv.
col V. Fare, Specie di giuoco fiinciiillesco, usalo
da noi soltanto, e che perciò non ha corrispon-
den'a italiana. Esso si fa gettando sur un piano
una manciata di noci , o nòccioli , o simili , e
poscia a forza di buffetti (viicellce) fare che l'un
nòcciolo, noce, ecc. vada a colpir l'altro.
Acidi s. m. plur. Acidi: Indisposizione dello sto-
maco, che cagiona rutti acidi; ciò che dottrinaliu.
dicesi Ossiregmia, sintomo di Gastrilide.
Acido s. m. Acidità, Acidezza : Sapore che par-
tecipa dell'agro e dell'aspro.
" Acido in forza d'add. vale Che ha acidità.
Aoiditse V. Acido.
A. cioxig-io; A piombo. Appiombo. Modo aVr
verb. e vale Perpendicolarmente, detto così dal
piombino de' muratori.
A ciù cavi (Mette); Addoppiare V. Cavo.
A ciù Ibreve; Al più curio, Per la più breve
0 corta, Alla stagliata, Alla ricisa, Alla spiccia.
Jlodo avv. 5 vale Per abbreviare, Per farla
„ più breve.
A ciù lunga; Alla più lunga, A] più lungo,
3Iodo avv. e vale AI più lardi.
A ciù no di m. avv. Olire ogni dire.
A ciù no poei ; A basta lena, A più potere,
m
ACR
ADD
A tutto potere , A più non posso. Modo avv. e
vale Per quanto basta la lena, Con ogni sua forza.
A. oÒa, eie ratto; A coda di topo V. In-
• ciongià.
A. c5a de rònd-ena; A coda di róndine
V. Incrastà.
A. collo d'oca; A sdrucciolo V. Mappa.
A. condizion; A condizione, A patto. Modo
avv. e vale Condizionatamente, Sotto certi patti.
-A- cong-reve fFùrgaoj; Razzo congreve:
Specie di Razzo, così chiamato dal colonn. Con-
grève, che ne fu l'inventore V. Fùrgao.
A. conto; A conto. Posto avv. coi v. Dare, Ri-
cevere, Tenere, e simili, vale Dare ecc. una por-
zione di denari per farsela far buona o bonificarla
nel saldo d'un credito.
S Andà, Èse o Fa ùnn-a cosa a conto d'ùnn-a
persònn-a; Andare, Essere o Fare checchessia
a conto d'uno, vagliono Attenere a lui l'utile e
il danno.
S Mette a cónto ; Mellere a conto o in conto, vale
Annoverare fra gli altri conti.
S Torìid a cdnto; Tornar conto oil conto, Tornar
bene, vale Esser utile, comodo o simile.
A. contrade avv. A rovescio. Alla rovescia,
A ritroso V. À reversa.
A. cSntrappeizo (Porla); Uscio a con-
trappeso V. Porta.
A cSntropei m. avv. A contrappelo: Fa a
barba a còntropet ; Andare a contrappelo, Ra-
dere a rovescio.
A. corda (Lùmme); Lume meccanico, Lucerna
meccanica V. Lùmme.
A cornetti (Pan); Pane a cantucci V. Pan.
A corpo e non a mezùa; A corpo,
non a misura: Esposizione o clausola, che in-
contrasi talvolta nei contratti di vendita, equi-
valente a In massa, cioè Tal quale si presenta
„ all'occhio, senza venire ad una speciale misura.
A. correa (Stivw); Stivali alla dragona V.
Stiva s. m.
A corsa; Alla corsa. Posto avv. vale Correndo.
A còsto de....; A costo di A o Sotto
pena di... A rischio o A pericolo di.... Se an-
che, Ancorché, Comunque.
Acqixaterna v. a. Aquidernare, Far l'aqui-
dernatura. T. cari. Ripiegare con una stecca
lunata per metà i fogli , mettendone un dentro
l'altro, cinque o sei, or più or meno, secondo
le diverse qualità delia carta.
Acqnerella s. f. Acquerella e Acquerello.
T. piti. Sorta di colore stemperalo coli' acqua,
col quale usano i dipintori toccare i disegni.
S Dipinze all'acquerella V. Dipinte.
Acq.nerellà v. a. Acquerellare. T. pilt. Toc-
care i disegni cogli acquerelli.
Acq^ueta v. a. Acchetare, Acquetare, Acquie-
tare, Quietare, Quetare, Tranquillare V. Attaxentà.
% Acquetdse n. p. Acchetarsi , Acquietarsi, Que-
tarsi, Tranquillarsi, ecc.
Acquista v. a. Acquistare, Far acquisto.
A. cricca (Ciavéuà); Toppa o Serratura a
colpo 0 a sdrucciolo V. Ciavéua.
S Ciavéua a cricca e stanghetta; Toppa o Ser-
ratura a colpo e mandata V. Ciavéua.
A croscè (Punto); Punto ad ago torlo, Punto
all'uncinetto V. Punto.
A croxe e a srx-iiFoj A palle e santi,
0 A santi e cappelletto. Posto avv. coi v. Fare o
Giocare, Sorla di giuoco che si fa gettando in alto
una moneta ed apporsi a dire da quale parte
resterà voltata. 1 Fiorent. lo chiamano così, per-
chè nelle loro monete fatte coniare dai Medici
v'erano da una parie le palle, che sono lo stemma
de'Medici, dall'altra l'imagine di S. Giambattista,
protettore di Firenze. Noi diciamo A croce e
grifo, perchè nelle nostre monete antichissime
da una parte era coniala una croce e dall'altra
U!i grifo che opprimeva una volpe, slemma dei
Pisani, col mollo: Gryphus ut hanc angit, sic
hosles Janna frangit. Oggidì essendo l'Italia
unita, e conseguentemente tulle le monete ila-
liane avendo da una parte lo stemma del Regno
e dall'altra l'effigie del Sovrano, non mi parrebbe
sconveniente il dire Fare o Giocare a test'arme,
come dicono tuttora in Piemonte,
A cu-ccio; Cuccia lì: Comando che si fa al
cane di coricarsi o di porsi a giacere.
§ Andd a cuccio; Andare a cuccia V. Andà.
Adatta v. a. Adattare, Aliare: Accomodare
una cosa ad un'altra, mediante la convenienza e
proporzione.
§ Adattdse n. p. Adattarsi, Acconciarsi, Accomo-
darsi, Conformarsi, Uniformarsi, ecc.; ed anche
Addirsi, Affarsi, Accordarsi, Attagliarsi, Con-
venir bene, Tornar bene.
— mdvoentèa a ùnn-a cosa; Masticar male alcuna
cosa : Adattarvisi male. Sopportarla mal volentieri.
Adattóix p. pass. Adattalo, Accomodalo, ecc.
Il Usalo come add.. Alto, Adatto, Abile, Capace,
Idoneo, Proprio, Opportuno, ecc., e dicesi di
persona.
Adaxetto avv. Adagino, Alquanto adagio, Pian
pianino. Bel bello, A passo passo.
Adaxin V. Adaxetto.
Adaxo avv. Adagio, Lentamente, A rilento,
Pian piano, A lento passo, Senza fretta. Con
agio. Con comodità; e figur. Con riguardo.
§ Parld adaxo; Parlar cacatamente. M. b. V. Parlò.
% Adaxo, barbe, che l'cegua a s'ascada V. JEgua.
Addamascóix add. Damascalo: Tessuto a
opera come il damasco.
Addelbita v. a. Addebitare : Metter a debito.
Il Addebitare, Incolpare, Accagionare di checches-
sia; ma è voce da non invaghirsene.
Addemòellón add. Atloso, Lezioso, Bac-
chinone: Colui che è di maniere e di costumi
bambineschi. Che si balocca e fa delle fanciul-
laggini.
Addenta v. a. Addentare, Mordere: Pren-
dere e stringere co' denti; Morsicare, Morsec-
chìare, Morseggiare.
Il Pungere, Appinzare, Pinzare, Far punture V. As-
sagòggid.
g A biscia a l'ha addentóu o ciarlattan; La bi-
scia 0 la vipera ha morso il ciarlatano. Dettato
prov. che dicesi Quando alcuno avendo tentalo di
ingannare altrui, rimase ingannalo egli slesso.
§ Can chi baja non addenta V. Can.
% Nò m'addenta can ch'o nò me meghe de so
pel V. Can.
S Addenidse a lengua; Morsecchiarsi la lingua.
Cucirsi la lingua, Infrenare o Raffrenare la lin-
gua, figurai, vagliono Fuggir le parole. Zittire.
§ Addentdse e die; Mordersi le mani o le dita
V. Dio,
J
ADD
ADD
17
A.d.d.enteu.a, s. f. .Morsicatura, Morditura,
Sforsecchiatura, 3Iorso, Morsura V. Denlà.
A-ddentòu. p. pass. Addentalo, Morso, ecc.
V. Addenta.
g Resta addentali; Esser ferito o punto nel vivo;
figur. vale Restar offeso. Rimaner adontato e
simili.
A.d.d.eiitrà.se n. p. Addentrarsi, Internarsi,
Penetrare.
.A-ddescià; v. a. Desiare, Svegliare, Svegghiare,
Risvegghiare, Risvegliare: Guastare o Rompere
altrui il sonno,
n Desiare, Svegliare, ecc., figurai. Ravvivare, Ec-
cilare: O g'ha addcsción l'estro; Gli ha sve-
gliato l'estro.
S Non addescid can chi dorme; Non desiare il
can che dorme V. Can.
S Addesciàse n. p. Destarsi, Svegliarsi, ecc.
« Svegliarsi, melaf. Divenir allento, Cominciare
ad operare: Finalmente o s'è addescióu; Fi-
nalmente si svegliò.
— spaventóu; Svegliarsi o Destarsi in sussulto, vale
Destarsi improvvisamente e spauralo.
A.ddestx*à< v. a. Addestrare: Render o Far
destro insegnando o esercitando. Ammaestrare,
Assuefare, e antic. Imburiassare.
— M« cavallo ; Addestrare un cavallo V. Cavallo.
S Addestrdse n. p. Addestrarsi : Procacciarsi, Ac-
quistarsi abilità a checchessia.
A.ddéixttà V. a. Dotare: Dar la dote, Asse-
gnar la dote.
A.ddéu.viàse n. p. Adoperarsi V.in Déuvià.
-A.ddicciòti add. Avventurato, Avventuroso,
Fortunato.
A^ddiziSn s. f. Addizione, Somma : La prima
delle quattro operazioni fondamentali dell'arit-
metica.
^ddolblbà. V, a. Conciare, Acconciare, Mettere
in concia V. Addòbbo.
S Addòbbàse n. p. Addobbarsi, Adornarsi, Abbellirsi,
Azzimarsi, ecc. V. Accomodàse, Accónsàse.
A.ddólblbo s. m. Concia: Tutlociò che serve
per condimento a qualche cosa.
S Mette in addòbbo ; Conciare , Acconciare, Metter
in concia. — Parlando di funghi, dicesi Metter
sott'olio: Funzj j'n nrfrfoéèo; Funghi sott'olio.
A.ddÓ9Ì V. a. Addolcire, Addolciare, Addol-
care, Indolcire, Indolcare, Raddolciare, Raddol-
cire: Far dolce,
n Addolcire, Raddolcire, figurai. Mitigare, Disacer-
bare, Appiacevolire, ecc.
— ùnn-a monta, ùnn-a stradda, ecc.; Imbonire,
Rabbonire, Abbonire una salila, una via'o simile,
vale Renderla più piana.
% Addócise n. p. Addolcirsi , Raddolcirsi, figurai,
vale Ammansarsi, Placarsi, Mitigarsi.
— 6 tempo; Addolcare o Raddolcare il tempo, di-
cesi Quando di freddo grandissimo esso si fa
più temperato: O tempo ò s'addógisce; Il tempo
addolca o raddolca.
A-ddoloróu add. Addolorato, Addoglialo, Ac-
coralo, Crucialo, Contristalo, Slesto, ecc.
A^ddomesteg-à/ v. a. Dimesticare, Dome-
sticare, Addimesticare, Addomesticare: Tòr via
la selvatichezza, Render domestico. Ammansare,
e dicesi propr. delle bestie; per similit. dicesi
anche delle persone, e figurai, della terra e delle
piante.
Casaccia, Dizionario Oenovete-Ilaliano.
g Addomesfegdse n. p. Dimesticarsi, Addimesti-
carsi, ecc.: Rendersi domestico, famigliare e simili.
A.ddoiiiiettóix add. Effeminato ed Effemmi-
naio: Di costumi, di modi o d'animo femminile.
A.ddox'm.eiità. V. Addormì.
A.ddox*ii].i (Fdj; Addormire, e comun. Addor-
mentare, Assonnare: Indurre e Conciliar sonno
in alcuno.
§ Fd addormì un brasso , ùnn-a gamba, ecc.;
Addormentare un braccio, una gamba, ecc.; fi-
gurai, vale Farli intormentire o indolenzire,
Renderli immobili e quasi privi di senso.
S Addormise n. p. Addormentarsi, Assonnare: Es-
ser vinto 0 piglialo dal sonno. Cominciare a
dormire; che in modo scherzevole dicesi anche
Legar l'asino, o Legarlo a buona cavicchia,
n Addormentarsi, figurai. Anneghittirsi, Impigrire.
— addosso a ùnn-a cosa; Dormire sopra una cosa,
figurai, vale Farvi lunga considerazione; e più
comun. Non trattarla con troppo fretta, e voler
pigliar tempo a pensarci.
— un brasso, ùnn-a gamba, ecc.; Indolenzire,
Indormentire, Intermeniire, Intormentire un brac-
cio, una gamba, ecc., dicesi Quando per freddo,
0 per essere slato tanto in postura sconcia, o
per lungo stropicciamento, si addormenta quasi
il senso di questo o di quel membro; dicesi anche
Addormentarsi, Indormentarsi, Inlormenlarsi.
$ Torndse a addormì; Raddormentarsi: Di nuovo
addormentarsi.
A.ddormig'g'iòvi add. Assonnalo, Sonno-
lente, Sonnolento, Sonnacchioso, Sonnoglioso,
Sonniglioso , Dormiglioso , Addormenlaliccio :
Mezzo addormentalo. Che ha gli occhi gravati
dal sonno.
uì^ddoiTiiiio p. pass. Addormentalo, ecc. V.
Addormì ne' suoi vari significati.
I) Addormentato, figur. per Pigro, Infingardo, Ne-
ghittoso.
A.ddossà> V. a. Addossare, Accollare: Appog-
giare altrui un'incombenza. Dar la cura, il ca-
rico, l'assunto.
M Addossare, figurai. Dar carico di colpa non com-
messa. Attribuire, Accagionare, Imputare, In-
colpare, Appioppare.
$ Addossàse n. p. Addossarsi: Pigliar sopra di
sé, Assumersi l'impegno, la briga, l'incarico, ecc.
A.ddx*èsso s. m. Indirizzo, Soprascritta, Ri-
capito. Dicesi nelle lettere Quello scritto che si
pone sopra alle medesime contenente il nome
di quello a cui s'indirizzano. Dal frane. Adresse.
A.'AilT'issà, V. a. Addrizzare, Addirizzare, Driz-
zare, Dirizzare, Raddrizzare, Raddirizzare, Riz-
zare: Far dritto il torlo o piegato; e figurai.
Rimettere in buon assetto. Ristabilire, Ridurre a
buono stalo materiale e morale.
« Addirizzare. Nelle Arti e Mestieri vale Pareg-
giare nella superficie qualunque lavoro.
§ Voci addrissd e gambe a-i storti; \ oler diriz-
zare le gambe a' cani o il becco agli sparvieri,
figurai, vale Imprender l'impossibile.
§ Addrissàse n. p. Addirizzarsi, Raddrizzarsi, Rad-
dirizzarsi, ecc.
H Rimpannucciarsi, figurai, vale .Migliorar le sue
condizioni, Rifarsi di qualche danno sofferto.
— I cavelli, ecc.; Arricciarsi o Ricciarsi i capelli, il
pelo, ecc. , dicesi Quando si sollevano e intiriz-
ziscono per subitaneo spavento.
^is
ADI
ADU
Ad.<iix§i V. Addógt.
Addùe V. a. Addurre, Allegare, Citare, Met-
iprc a campo, Porre avanti, Produrre.
A democratica m. avv. Alla democratica,
Alla carlona, Alla buona, Alla grossa. Alla semplice
V. À carlónn-a.
adempì V. a. Adempire, Adempiere, Com-
, piere: Mandare ad effetto, ad esecuzione.
-^ a promissa; Adempiere, Attenere, Attendere,
Mantenere, Osservar la promessa, Tener fede,
Tener parola.
A. denti scìùti o secchi; A denti
secchi 0 asciutti. Modo avv. e vale Senza man-
giare; e figurai. Senza Irar profitto alcuno da
dove si sperava.
A-dleri v. a. Aderire, Inerire, Annuire, Accon-
discendere.
A. <iex*i'u.à avv. Alla fracida, Alla peggio: Nel
peggior modo possibile. In modo malissimo.
A. derrùo avv. A trabocco, Trabocchevol-
mente. Senza ritegno, A ruina manifesta, Alla
scapestrcita , A flaccacollo, A rompicollo V. A
ròfnpicollo.
S Ciéuve a derrùo; Piovere a dirotto, a scroscio.
A. desinata avv. Alla dirotta. Alla dispe-
rata, A più non posso, Senza modo, rilegno o
riguardo.
A despèto; A dispetto, A onta, 3IaIgrado,
A disgrado, A malgrado; e con più forza A
marcio dispetto, A dispeltaccio.
— di santi; A dispetlc di mare e di vento.
— di maligni o so risjdende ; De'maligni a di-
spetto il sol risplende V. So.
§ No se péu andd in paradiso a despèto di santi;
Non si può entrare in paradiso a dispetto dei
santi. Modo prov. che significa Bisogna rasse-
gnarsi se la sorte è contraria.
A despia avv. Alla disperala, Disperatamente,
All'estremo, Col peggio de' peggi.
A desteiza; Alla distesa, A dislesa, A di-
lungo. Posto avv. col V. Sonare, vale Sonar le
campane continuamente, senza interruzione, ed
è contr. di Sonare a tocchi o a martello.
S Leze a desteiza; Leggere a distesa, vale Leg-
gere non compilando, ma pronunziando di se-
guito tutte le parole.
Adéu.g'g'ia V. Allìtnimà, Euggezzà.
A-dexioii s. f. Adesione, Aderimento, An-
nuenza. Condiscendenza, Assenso.
A dezéix-vio avv. Fuor di dovere, Fuor di
ragione, A mal modo: M'ei màttrattóu a de-
zéuvio; M'avete maltrattato fuor di ragione.
M Inutilmente, Senza vantaggio o profitto: Spende
a dezéuvio; Spendere senza profitto.
« Usasi talvolta per dinotare Abbondanza, e di-
cesi A macco, A balle, A josa, Abbondantemente,
A bizzeffe: Da mangiò, ghe n'Ha a dezéuvio;
Del mangiare ce n'era a bizzeffe, cioè Oltre il
convenevole, il necessario, ecc.
A di a "veitse V. sotto A di ò vèo.
A. dieta; A dieta. Posto avv. coi v. Stare,
Tenere e simili, vale Prendere o Somministrare
scarsamente il cibo V. Dieta.
A dila g-rossa m. avv. Per dirla larga,
A pigliarla ben larga.
A dinse contanti; A o In contanti. Coi
denari contanti, A denari contanti, A denari secchi,
cioè Col pagamento pronto, In moneta effettiva.
S Accattuse e bwghe a dinw contanti V. Accatta.
A diio; A dito. Posto avv. col v. Mostrare, vale
Additare, Indicare, Accennare.
A. di o -vèo m. avv. A dire il vero. Per vero
dire, >eramente, A dirla schiettamente.
A di poco m. avv. A dir poco, A poco dire,
Per non dir tutto, A farla stretta. Per lo meno.
A discreziòn. ; Ao Alla discrezione \.Di-
screziòn.
A. 0 Jv dita m. avv. A della, Secondo, Giusta:
Giusta il par,ere, il detto, il consiglio d'alcuno.
— de tutti 0 de tutto o móndo; A detta di lutti.
Secondo il detto generale o comune.
§ Stasene a dita d'un; Starsene a delta o al dello
d'uno, vale Rimettersi al parere o Credere al
dir di lui.
A dòg-g-io; A doppio. Posto avv. col v. So-
nare, vale Sonare con più campane a un tratto;
che anche dicesi Sonare a gloria , a festa.
A doniandà; All'accatto. Posto avv. col v.
Andare, vale Mendicare, Accattare V. Andd.
A-dora v. a. Adorare : Prestar ossequio di re-
ligione a Dio ; e figurai. Amare svisceratamente.
g Adoràsc n. p. Adorarsi, figurai, vale Amarsi
reciprocamente con isvisceralezza.
A-dorató s. m. Adoratore: Chi adora.
A^dorazión. s. f. Adorazione, Adoramento:
L'atto 0 L'effetto d'adorare. Omaggio reso al-
l'Ente supremo.
A dosso e Ibordosso; Sottosopra, In
confusione. L'uno sull'altro, e nell'uso fiorent. A
rifascio V. Dosso bardosso.
Adotta V. a. Adottare. T. leg. Ricevere in virtù
d'un alto solenne alcun per suo figlio, Inserirlo nella
propria famiglia e destinarlo alla sua successione.
Il Adottare, per simil. Ammettere, Approvare, Ab-
bracciare una tale opinione, parere, metodo, ecc.
A dovei ; A dovere. Posto avv. vale Debita-
mente, Convenientemente, Accuratamente, Dili-
gentemente, Esattamente, Con giustezza, ecc.
A dreitùa avv. A dirittura, Senz'altro, Senza
più. Senza intermissione. Senza frappor indugio,
Subito, Immantinente, Sul campo, ecc.
A drita m. avv. Alla destra, A destra mano,
A man destra, vale Dalla banda destra.
A. dna avv. A pari punti. T. del giuoco della
palla 0 pallone; e figurai. A pari condizione.
A dne ganasce ; A due palmenti V. A
quattro ganasce.
Adùggia un cavo, ecc.; Adugliare un
cavo, una gomena, ecc. T, mar. Disporlo in giro,
Raccoglierlo insieme V. Acchéugge.
A dni a dui; A due a due, A coppia. Posto
avv. vale A due per volta, Processionai mente.
A dixì, A. trei cavi, ecc.; A due, A tre,
A quattro capi, ecc., parlandosi di refe, lana, cotone
e simili, vale A due, A tre, A quattro fila, ecc.
A dixi visi; A due sommesse, A due ritti; e
dicesi di panni, drappi e simili.
Adula V. a. Adulare : Lodar fintamente; allrim.
Piaggiare, Placentare, Piagentare, Lisciare, Incen-
sare, e scherzosam. Dar roselline, Lisciar la coda.
Adulato s. m. Adulatore, Lisciatore, Piaggia-
tore, Piacentiere, Palpatore, Assentatore: Che
adula, liscia, piaggia, ecc.
Adùlaziòn s. f. Adulazione : L'atto e l'abito
dell'adulare; allrim. Piacenleria , Piagenteria,
Piaggiamenlo, Incensata, Lisciamento, Lusingheria.
AEG
AEG
19
^.d-ùlteirà. v. a. Adulterare : Quasi alterare, cioè.
Far che una cosa diventi come un'altra, Falsificare.
iEa s. f. Aja : Spazio di terra spianato e accomo-
dato per battere il grano e le altre biade.
— dell'óxelliia; Ajuola, Paretajo : Spianata ove si
tende l'ajuolo (sorchetto). - Dicesi Tesa il Luogo
acconcio per tendervi le reti.
S finpeigd Vcea; Stabbiare o Conciar l'aja, e nel
contado fiorentino Smerdinar l'aja. T. agric.
Inafilar l'aja con acqua in cui siasi stemperata
bovina fbéuzaj in quantità, aflìnchè, una volta
asciutta, non si levi polvere nel trebbiar le biade.
A. seg"iiafV>rte ; Ad acquaforte. Posto avv.
coi V. Incidere, Intagliare V. Incidde.
-A.-© Ibonn.-©; Alle Ijuonc, Colle buone. Posto
avv. vale Piacevolmente, Con dolcezza, Con bello
e cortese modo, Amorevolmente.
A-e cannie ; Alla callaja, Al fondo, Alla fine,
Agli sgóccioli. Posto avv. col v. Essere, vale Es-
sere al termine, alia fine di qualche cosa.
A.-e cattive ; Alle brusche , Colle brusche.
Posto avv. vale Con modo brusco, Aspramente,
Duramente, Ruvidamente.
-A.-© eùrte ; Alle curte. Alle brevi, In poche
parole. Posto avv. vale Insomma, Per finirla, In
conclusione. ^
-(Elg-a s. f. Alga o Aliga. T. bot. Zostèra marina.
Erba che nasce in mare, e che abbondantemente
trovasi nelle spiagge del Mediterraneo; appar-
tiene alla grande famiglia delle crittogame. Si
trova usalo anche Càliga.
A.-e grosse (Vegnì) ; Venir alle brusche:
Passare da semplice conlesa a parole aspre, pun-
genti, minaccevoli.
uEg-ua s. f. Acqua, antic.Aigua: Corpo semplice,
fluido ed umido, pesante, insipido e senz'odore,
composto d' idrogene e d'ossigeno. Presso i chi-
mici Ossido d'idrogeno.
)» Acqua, per Mare: In sce cegue de Còrsega; Sulle
acque della Corsica.
Il — Fiume: De là dall'cegua; Di là dall'acqua.
» — Pioggia: Unn-a giornd d'wgua; Una giornata
d'acqua.
1» — Bevanda : Dwme un gotto d'cegua; Datemi
un bicchier d'acqua.
n — Sugo acquidoso di frutto e d'altri vegetabili :
0 l'è un pei tùtt'wgua; É una pera tutl'acqua.
" — Orina : Vaddo a fé un pò d'iegua; Vado a
fare un po' d'acqua.
n — Sudore: Sòn tutto in t'ùnn'cegua; Son tutto
in un' acqua.
« — per Alcuni sieri del corpo umano.
H — per Quella materia che, stemperata con acqua,
si dà ai drappi per accrescere loro lucentezza e
distenderli : JSgua de gomma; Acqua di gomma.
M — Parlandosi di Gioje, dicesi La qualità della
loro trasparenza, più o meno limpida, o tinta in
alcun colore.
H ^giie; Acque, o Acque dell'amnio: Evacuazione
sierosa uterina prima del parto.
— abbrennà; Acqua cruscala: Acqua fatta bollire
con crusca.
— amaa; Acqua amara: Acqua entro cui sia stala
bollila della cicoria.
— appand; Acqua panala: Acqua dov'è stalo infuso
pane abbrustolito.
— appàtand; Acqua borra, Acqua limacciosa, Acqua
fangosa, Acqua grossa.
benedetta; Acqua benedetta. Acqua santa.
bògg'ia; Acqua bollila : Acqua che ha bollito. —
Acqua bollente vale Acqua che bolle. — Bollita
e Bollente si usano talora per sinonimi.
brutta; Acqua sùdicia o sùcida.
cada; Acqua calda, conlr. di Acqua fredda.
cicBa; Acqua chiara, Acqua limpida.
ciùvann-a; Acqua piovana: Quella che viene dal
cielo per la pioggia, e che, conservandosi nelle
cisterne, dicesi anche Acqua di cisterna.
còd; Acqua cheta. Acqua slagnante, dicesi di
Quella che slagna in un luogo, cioè che da sé non
corre. E melaf. dicesi d'Uomo finto e traditore,
che facendo le viste di non curarsi di nulla, pure
opera con somma accortezza.
con l'axóu; Acqua acciaia : Bevanda d'acqua mista
ad acelo.
corrente; Acqua corrente o corsiva: Acqua che
corre, conlr. d'Acqua stagnante.
d'àngei; Acqua d'angioli : Acqua di soavissimo
odore, con distillazione d'ambra, zibetto ed altre
rage e legni odorosissimi.
da beive; Acqua potabile: Acqua ordinaria pura,
da potersi bere.
da reginn-a; Acqua della regina: Acquarzente
distillala con cànfora , fiori di ramerino e fiori
d'arancio, ritrovala per medicamento da una Re-
gina d'Ungheria; e serve per levar le macchie e
profumare i panni.
de camamilla; Acqua o Scottatura di camomilla:
Acqua bollente che sia versata su fiori di camo-
milla.
de cisterna; Acqua di cisterna V. sopra ^gtia
ciùvann-a.
de Colonia; Acqua di Colonia : Acqua odorosa,
composta di essenze di bergamotta, ramerino, men-
ta , fiori d'arancio ed acqua di melissa spiritosa.
de condùto; Acqua di acquidotlo.
de fiùmme; Acqua di fiume: Quella che si at-
tinge da un fiume.
de Gulàr; Acqua vegeto-minerale di Goulard,
Acqua saturnina o di saturno: Usasi per uso
esterno ne' tumori, nell'emorroidi cieche, e in
forma d'injezioni nelle ulceri fistolose.
de posso; Acqua di pozzo: Acqua sorgiva che
si alligne dal pozzo.
de raxa; Acqua di ragia: Olio essenziale distil-
lalo dalle varie specie delle rage o resine del
pino, e si adopera nelle pitture.
de réuza ; Acqua rosa o rosata : Acqua tratta per
distillazione dalle rose.
de sciò de cetron; Acqua di fior d'arancio, Ac-
qua nanfa o lanfa : Acqua odorosa fatta per di-
stillazione di fiori d'arancio.
de vivagna; Acqua viva. Acqua di vena o di polla.
dò battaeximo ; Acqua del battesimo, Acqua
battesimale.
dóce ; Acqua dolce, contr. d'Acqua salata o salsa ;
e dicesi dell'Acqua di fiume o di fonte, per di-
stinguerla da quella del mare.
dóce con sùccao, ecc.; Acqua concia o acconcia:
Acqua falla con zucchero o altro per uso di be-
vanda. - Acqua cedrata dicesi L'acqua acconcia con
zucchero, sugo di cedrato e simili.
ferra; Acqua ferrata: Acqua dentro cui freddò
un ferro rovente. - Acqua acciajata, quella in cui
è infusa limatura d'acciajo.
forte; Acquaforte V. JEguaforte.
20
AEG
AEG
freida; Acqua fredda, coiilr. d'Acqua calda.
giassrì; Acqua gelala o gielata, Acqua agghiac-
ciata 0 ghiacciala, Acqua addiacciala o diacciata
0 diaccia.
guasta; Acqua corrotta.
imperiale; Acqua imperiale : Soluzione di cromor-
tarlaro in acqua con sugo di limone e zucchero.
in glasso, in ncive Y. sopra jEgua giassd.
leggera; Acqua sottile.
marsa; Acqua putrida.
matta ; Acqua pazzo, dicesi del Brodo lungo ed
insipido.
menùa; Acqua minuta, Acqua cheta, dicesi della
Pioggerella che viene senza strepito.
minerale; Acqua minerale o termale: Acqua na-
turale che contiene in dissoluzione alcune sostanze
straniere, gassose o saline e simili , e che d'or-
dinario s'adopera per medicamenti.
morta; Acqua morta, contr. di Acqua viva.
netta; Acqua pulita.
pesante ; Acqua grossa.
pùa; Acqua pura: L'acqua ordinaria.
rotta; Acqua temperata : L'acqua che si beve,
int'usavi qualche goccia d'un liquore qualunque.
sa; Acqua salata o salsa, Acqua di mare, contr.
d'Acqua dolce.
sccetta; Acqua pura.
stagnante; Acqua stagnante, Acqua cheta V. so-
pra JEgua eoa.
stòrhiu; Acqua torbida, Acqua alba.
tenta ; Acqyya tinta, Acqua avvinata, Acqua pazza:
Vino molto annacquato.
tepida; Acqua tepida o tiepida.
zed V. sopra jEgua giassd.
Sonovi inoltre molte Acque odorose, aromati-
che e medicinali che si ommettono per brevità.
A chi nò piaxe o vin , o Segnò o ghe leve
l'a;gua; A chi non piace il vino. Dio gli tolga
l'acqua. Prov. dei beoni.
Adaxo, barbe, che l'cegiia a s'ascàda; Piano,
barbier, che il ranno è caldo o il ranno cuoce
V. Barbe.
jEgna cada e servesià guariscian da ogni ma;
Acqua, dieta e serviziale guarisce da ogni male.
Prov. di chiaro significato.
Andd pe wgua; Andare per acqua, cioè A pren-
dere acqua.
A primm'cegua a l'è quella chi bagna; La prima
acqua è quella che bagna. Dettato prov. che signi-
fica I primi travagli sono quelli che più affliggono.
A primm'cegua d'agosto a rinfresca 5 còsto;
Alla prima acqua d'agosto il caldo s'è riposto.
Prov. e vale La pioggia agostina rinfresca subilo
l'aria.
Assòmeggidse camme due gocce d'cegua ; Essere
somigliantissimi.
Avei bevilo dell'cegua de Sòzeja ; Aver pisciato
in più d'una neve. Aver cotto il cui ne'ceci rossi,
Non esser uomo da uccellar a fave, dicesi scherz.
per Es;er pratico del mondo.
Avvenndse l'cegtia a un bastimento ; Far acqua,
Metter acqua V. sotto Fd cegua nel 1» signif.
Battezza d'ccgna de balletto; Dar un cappello
0 un cappellaccio, Cantar la zolfa o la compieta
0 il vespro. Risciacquare il bucato a uno. Dar-
gli una buona stregghiala, vagliono Sgridarlo
acremente.
Camalla d'cegua; Acqua jola, Acquarola, Acqua-
mela e Acqueruola : Colei che va vendendo l'ac-
qua, e la trasporta a pago.
Cangia l'cegua a-o canàio; Fare o Spandere
af'qua , Pisciare, Orinare. Modo scherz. e basso.
Chi é stceto brùxóu o scottoli dall'ceguo, cada,
ha pina da freida ; Il cane scottato dall'acqua
calda, ha paura della fredda, ovv. Chi dalla serpe
è punto, ha paura delle lucertole. Prov. che signi-
fica I pericoli passali fanno l'uomo cauto, od anche
Chi è casligato o ingannato, sia poi in cervello e
più non si fida.
Chi véli dell'cegua pùa vadde a sorgente; Chi
vuol dell'acqua chiara vada alla fonte. Prov. e vale
Chi vuol essere chiaro d'una cosa vada alla sor-
gente, la guardi cioè dal punto dond'cssa deriva,
0 la domandi a persona che più la sa.
Dà de bacchw in te l'cegua; Mettere stoppia in
aja. Far acqua in un vaglio. Pestar l'acqua nel
morlajo. Tender le reti* al vento, Dar l' incenso
ai grilli, vagliono Lavorare indarno. Ciliare il
tempo , Affaticarsi inutilmente intorno a chec-
chessia 0 a persuader chicchessia.
Dd dell'cegua; Dar acqua, Adacquare, Inaffiare,
Irrigare.
Dd l'wgiia; Dar l'acqua: Aprire i condotti donde
vien l'acqua.
Derrùo d'cegua; Rovescio d'acqua o di pioggia:
Subila e veemente caduta di pioggia.
Dilùvio d'cegua; Diluvio : Trabocco smisurato di
pioggia.
Doppo cent'anni l'cegua a torna a-o so mòin;
In cent'anni e cento mesi l'acqua torna a' suoi
paesi. Prov. che esprime la continua rivoluzione
delle cose.
Èse ciù grosso che l'cegua di maccaroin; Es-
sere più spesso che l'acqua de' maccheroni , si
dice d'Uomo scimunito.
Ése c'ùn pé a bagno e l'atro in te l'cegua;
Esser tra bajanle e ferrante, Esser tra il martello
e l'incudine: Aver mal fare da tulle le bande.
Pericolare per ogni verso.
Èse in cattive wgue ; Trovarsi nella mala parata,
Essere in duro astro: Essere a mal partito, in mal
punto, in cattivo sialo, in termine pericoloso.
Èse tutto iti fùnn'aigua; Esser tulio in un'ac-
qua, vale Esser tutto molle di sudore, Trasudare,
Slillare dal caldo.
Èse ùnn'cegua còd; Essere un'acqua cheta, di-
cesi figurai. d'Uomo che, benché stia cheto e noi
dimostri, opera con somma accortezza.
Fd wgua; Far acqua. Metter acqua, dicesi di Nave,
nella quale per qualche apertura entri l'acqua.
— Far acq''a: Provvedersi d'acqua dolce per
servizio delle navi, che anche dicesi Far acquala,
Battersi d'acqua.
Fa dell'cegua; Far acqua, vale Orinare.
Fd un pertùio in te l'cegua; Far un buco nel-
r acqua , vale Tentare un' operazione che non
riesca , Affaticarsi senza fruito.
F'ia d'wgua; Filo o Fil d'acqua : Un'acqua poca
e sottile che poi viene a fermarsi.
Guàgnd i dince còmme l'cegua; Far danari a
busso, Guadagnar qnattrini come rena, vale Gua-
dagnarne in abbondanza, copiosamente.
L'cegua a fa derrùd e mùage; L'acqua rovina
0 rompe i ponti, ovv. L'acqua fa marcire i pali.
Jlodo prov. usato frequentemente dai bevitori di
vin pretto, per dannare l'uso d'annacquare il vino.
ì
AEG
S L'cegua a lava; L'acqua lava. Modo di dire che
usiamo per isciisarci d'esserci imbrattati o d'aver
imbrattato alcuna cosa.
3 L'cegua a fa ma e o vin o fa canta; L'acqua
fa male e il vino fa cantare. Prov. e vale Un
ubbriaco parla agevolmente," dice le cose come
stanno, non può lacere.
% L'cegua a l'è appeiza; L'acqua è sospesa, vale
Sta per piovere.
S L'cegua a sch.'ssa; L'acqua stroscia, dicesi Quando
piove gagliardamente.
§ L'cegua cicea a non ammaccia; Acqua chiara
non macchia. Prov. simile all'altro Chi delitto
non ha, rossor non sente.
S L'cegua eòa a fa i baggiéu; Acqua cheta ver-
mini mena. Prov. e vale Gli uomini taciturni
covan malizia.
S L'cegua menùa a l'inganna o villan, pà che nò
ciéuve e a ghe bagna 5 cabban; Acqua minuta
gabba il villano, par che non piova e si bagna
il gabbano. Dellalo prov. simile all'altro Acqua
minuta bagna e non è creduta.
3 Lascia andd l'cegua in zìi e o vento in scià; La-
sciar andare l'acqua alla china', all' ingiù, ecc.,
vale Prendere il mondo come viene. Non si dar af-
fanno di nulla. Lasciar le cose com'elle vanno;
che anche dicesi Lasciar correre due soldi per
ventiquattro danari.
§ L'aze 5 camalla 6 vin e 5 beive l'wgua; L'asino
porla il vino e bee l'acqua V. Aze.
§ L'è megio ò vin cado che l'cegua freida; E me-
glio il vin caldo che l'acqua fredda. Prov. de' beoni.
S Méttise de l'cegua sotto; Acconciare il fornajo,
vale Assicurarsi d'aver a vivere a sufficienza.
S Mot in te so cegue ; Cuocersi- nel suo brodo, vale
Slar nella sua opinione con proprio danno e risico.
% Nega in V un gotto d'cegua; Affogare in un
bicchier d'acqua, Rompersi il collo in un fil di
paglia, Inciampar ne' ragnaleli, nelle cialde o nei
cialdoni , 3Iorir di fame in altopascio o in una
madia di stiacciatine colte, Ammemmare sul la-
stricalo, dicesi figurai. d'Uomo dappoco che si
avviluppi e si perda per ogni piccola faccenda.
S N5 bagna a bocca d'cegua; Non bagnar la bocca
d'acqua, dicesi di Chi non dà e non vuol dare
altrui assolutamente nulla.
S Nò gh'é mai stceto vento senz' cegua ; Non vi
fu mai vento senz'acqua.
3 Nò guàgnd l'wgua da lavdse a faccia; Non
guadagnar l'acqua da lavarsi le mani, vale Gua-
dagnar assai sottilmente, Guadagnar poco o nulla.
3 Ogni cegua a bagna; Ogn"acqua immolla, A ogni
sete ogn'acqua è buona. Prov. e dicesi per dino-
tare che Per poca o cattiva sia una cosa, può ad
ogni modo l'uomo servirsene avendone necessità.
3 Ogn' cegua ammorta ò féugo; Ogn'acqua spegne
il fuoco. Prov. simile al precedente Ogn 'acqua
immolla, e significa Alle necessità naturali ogni
cosa serve per cattiva ch'ella sia.
3 0 sangue 6 nò diventa mai cegua; Il sangue
non è acqua. Dicesi figurai, degli affetti de' legami
di parentela.
3 Pesta l'cegua in lo morta V. sopra Dà de bacchce
in te l'cegua.
3 Pin d'cegua; Acquidoso, Acquaiolo, dicesi princip.
de' Frutti che hanno in sé moll'acqua.
3 Porta de l'cegua a-o ma; Portar acqua al mare,
Portar il cavolo a Legnaja, Portar alberi alla selva,
AEO
21
Recare o Portar nòttole ad Atene. Modi proverb.
che significano Portar una cosa dove ne sia ab-
bondanza maggiore.
3 Quello chi vende cegua dùce; Acquacedralajo;
e se vende acqua gelata, nell'uso fior. Diacciatino.
3 Rammd d'cegua; Scossa, dicesi di Quella pioggia
di poca durata, ma gagliarda. Dimin. Scosse Ita,
Scossettina.
3 Róggio d'oegua; Getto d'acqua.
3 Savcì in che cegua se pesca: Sapere in che acqua
si pesca,- vale Sapere quel che uom fa.
3 Tid l'cegua a-o so moia ; Tirare o Recar l'acqua
al suo mulino, vale Aver maggior riguardo al pro-
prio interesse che all'altrui.
3 Travaggid sòtt'cegua; Lavorar sott'acqua. Lavorar
di straforo, vale Negoziare, Operare occultamente.
3 Tùtt'cegua chi va in md; Zucchero che cade sulle
fragole, dicesi d'Uomo ricco che diviene più ricco
per eredità o per altra cagione.
3 Vegnt zìi l'cegua a massette, a segge, ecc.; Pio-
vere a ciel rovescio, a catinelle, a secchi, a bigonci,
vale Piovere dirottamente.
3 Venn-a d'cegua; Vena, Rampollo, Polla, Scatu-
rigine.
3 Zèughi d'cegua; Scherzi d'acqua: Le diverse forme
e direzioni che si fan prendere agli zampilli arti-
ficiali d'acqua per mezzo de' cannelli.
JElsvLeti£ojrtQ> s. f. Acqua forte, Acquaforte, Ac-
qua sligia, Acqua da partire, e presso i Chimici
Acido nitroso, Spirito di vino fumante: Acqua che
si fa con sali e simili materie a effetto di partir
metalli o far altre operazioni possenti.
.^Eg-uassa s. f. Acquazzone V. Sguassòn.
./Eg-uavitta s. f. Acquavite, Acquarzente: Li-
quore composto d'alcool con più o meno d'acqua,
ed eslrallo colla distillazione da tutte le sostanze
alte a passare alla fermentazione vinosa. — Ac-
quavitaio dicesi Quegli che vende l'acquavite.
-^Eg-uetta s. f. Acquetta, Acquicella, Acquettina,
Acquerella, Acquolina, Acquitrina, Pioggiolina,
Pioggerella: Pioggia minuta.
)i Acquetta: Specie di veleno, così detta dalla sua
limpidezza. Si chiama pure Acqua tofana.
-<Eg-u.óix add. Annacquato, Inacquato e Innac-
quato, dicesi propr. del Vino, e vale Temperalo
con acqua.
A.-e moen 5 Alle mani, Alle prese. Posto avv.
col v. Venire, vale Capitare, Occorrere, Dar
nelle mani; e talvolta Azzuffarsi.
Aeng-o s. m. Aringa, e in alcuni luoghi Alìce.
T. Ittiol. Clupea harengus. Sorta di pesce che
si pesca nell'Oceano germanico, britannico, d'I-
bernia, di Norvegia e di Danimarca, e viene a
noi secco, insalato e affumato. Dicesi Aringa
di latte Quella che ha il latte, cioè una so-
stanza bianca e consistente come cacio tenero,
che si trova nei pesci maschi in certe stagioni,
e che si addomanda Latte di pesce. La femmina
ha le uova, onde si dice Aringa d'uova.
A.eiiiii s. m. Renella, Renuzza: Rena minuta di
mare. Renicelo dicesi propr. l'arena di fiume.
.A.eiiii-a s. f. Arena e Rena: Sabbia del mare
0 de' fiumi. Dicesi Renaio Quella parte del lido
del mare 0 del letto del fiume, rimasta in secco,
nel quale è la rena. Dicesi fienaiuolo 0 meglio
Arenaiuolo Quegli che per mestiere porta l'arena.
Renaccio è Luogo molto arenoso.
.<!kèo s. ra. Ariete, Montone : Il maschio della pecora.
22
AFE
AFF
A.-e spalle 5 Alle spalle. Posto avv. vale Di
dietro: A-e spalle da montagna; Alle spalle
della montagna.
S Caccidse ùnn-a cosa derré a-e spalle; Buttarsi
0 Gettarsi una cosa dietro le spaile, Postorgarla,
figiirat. vale Non curarla, Metterla in non cale.
§ Divertise a-e spalle d'ùnn-a persònn-a; Pi-
gliarsi 0 Prendersi buon tempo d'alcuno, Pigliar-
sene giuoco.
% Impara a-e spalle di atri; Imparare all'altrui
spese, vale Farsi saggio coH'esperienza d'altri.
S Vive a-c spalle d'ùnn-a persònn-a ; Vivere alle
spalle d'uno 0 alle spalle del CrociGsso, vale Vi-
vere a carico altrui. Vivere a ufo, senza propria
spesa.
A. èsse m. avv. A esse. Denominazione gene-
rica di Qualunque ferro ripiegato dalle due parti
alla maniera della lettera S.
% Gambe fcete a èsse; Gambe fatte a esse 0 a
balestrucci, dicesi per ischerzo delle Gambe storte.
i^-e streite; Alle strette. Fra l'uscio e il
muro. Posto avv. coi v. Essere 0 Trovarsi, vale
Essere costretto per forza,
n Essere 0 Trovarsi alle strette, vagliono anche
Essere in angustia, in istrettezze, poco men che
in miseria.
§ Andà 0 Vegnì a-e streite; Andare 0 Venire alle
strette 0 alle prese 0 a' ferri, vagliono Venire a
risoluzione e pronta conclusione.
S Mette un a-e streite; Mettere uno alle strette.
Stringerlo fra l'uscio e il muro, Serrargli il basto
addosso, vagliono Violentare alcuno a risolversi,
senza dargli tempo a pensare 0 replicare.
A.<-e tròsse; Ai fianchi. Ai crini. Dal frane.
Atix trousses. Posto avv. vale Appresso: O
gh'é sempre a-e tròsse; Glie sempre a' fianchi.
§ Caccidse 0 Mdttise a-e tròsse d'iin; Essere 0
Slare al fianco d'alcuno, Porglisi alle spalle,
vale Non lasciarlo di riposo finché non abbia
adempiuto quanto si vuole 0 si aspetta da lui ;
e talora Inseguirlo, Andargli appresso. Seguitarlo
per ispiare i fatti suoi.
A. éug-g-io m. avv. A occhio, A vista V. Èuggio.
A. éu.io; A olio V. Dipime,
% Làslrego a étiio ; Lastrico a olio. Voce dell'uso.
A. ffei-ccia scoperta, m. avv. A faccia sco-
perta, A viso scoperto, A fronte aperta, A vi-
siera alzata. Scopertamente, Palesemente ; e talora
Coraggiosamente, Arditamente, Senza riguardo.
A. Ibero eie cavallo; A ferro di cavallo.
Posto avv. vale Di forma tenente a quella d'una
porzione maggiore d'un ovato. I teatri sono le
più volte di tal forma.
A i^ro e a fèiig-o m. avv. A ferro e a
fuoco V. Fwro, Féugo.
Afao s. m. Afa, Nausea, Stomaco, Schifo: 0 mette
àfao; E' fa nausea, ribrezzo, schifo, stomaco.
A fb/rlbalà; A falpalà. Posto avv. vale A
modo di falpalà V. Farbalà.
A iferpa (Punto); Punto a felpa V. Punto.
A fest<5ii; A festone. Posto avv. vale Fatto
a festone V. Festòn.
A fette m. avv. A fette, e per estens. A pezzi
V. Fetta.
A féiig-g"e m. avv. A foglie, vale A maniera
di foglie, Con lavoro che rappresenti fogliame.
A féug-o lento; A fuoco lento, A piccolo
fuoco V. Chéuxe.
A féug-o vivo; A fuoco gagliardo, A gran
fuoco V. Chéuxe.
AflFal>ilitse s. f. Affabilità, Gentilezza, Cor-
tesia, Amabilità, Dolcezza, Piacevolezza: Soavità
di trailo, ed anche Bontà nel parlare.
AfTaccenclase n. p. Afl'accendarsi , Infac-
cendarsi, Impiegarsi, Adoperarsi, Affaticarsi V.
Infaccenddse.
Affaccencl^u. add. Affaccendalo, Infaccen-
dalo V. Jnfaccendóu.
AlTa^^ettà v. a. Affaccettare, Sfaccettare. T.
giojell. Lavorare' un corpo solido in maniera
che abbia piiì facce e piani diversi, che di-
consi Faccette, come si fa del diamante e delle
altre gioje.
Affaccia.se n. p. Affacciarsi: Mettere fuori
la faccia da qualche luogo per vedere V, Avnnsdse.
Affaclig-ón d^A. Faticato, Affaticalo, Stracco,
Stanco, Spossato; Affievolito di forze, Trava-
gliato dalla fatica.
Affseto avv. Affatto, Interamente, In tutto e
per tutto, Onninamente.
Affalla V. a. Mollare, Allentare. T. mar.\. Molla.
Affainig-g-ióvi. add. Con famiglia. Che ha
famiglia; usasi anche per Chi convive colla pro-
pria 0 coll'altrui famiglia.
AffamiM-óu. add. AfTamato, Famelico, e antic.
Faraulcnto : Che ha gran fame, Arrabbiato dalla
fame.
Affannase n. p. Affannarsi: Pigliarsi affanno,
ansietà, sollecitudine in far checchessia; e ta-
lora anche Inquietarsi, Tribolarsi, Turbarsi, Tram-
basciare, ecc. ;
Affanno s. m. Affanno, Ansima : Difficoltà di
respirare, e II respirare ansando.
1) Affanno , metaf. Afflizione , Ambascia , Ansietà,
Tormento, Fastidio, Travaglio, Agitazione d'a-
nimo, ecc.
§ Patì d'affanno; Ansimare, Patir d'ansima, di
affanno.
Aff'annòu. add. Affannato, Anelante: Ripien
d'affanno. Che ansa 0 ànsima.
Affai-e s. m. Affare, Faccenda, Negozio, Biso-
gna, Mena, ecc.
— imbroggióu; Pateracchio: Affaraccio, Faccenda
disgustosa e diffìcile a sbrigare.
§ Ascàddse in t'ùn affare; Pugnersi in qualche af-
fare: Infervorarsi 0 Riscaldarsi in farlo 0 trattarlo.
§ Aveì molti affari; Affogar nelle faccende. Aver
le faccende a gola, Aver più faccende che un
mercato, vale Averne moltissime.
§ Camme van i affari? Come van le faccende?
Diccsi per domandare ad alcuno se guadagna
molto 0 poco.
§ Fd affari; Far faccende. Dicesi dei Mercanti e
degli Artisti, i quali spacciano mollo delle loro
mercanzie 0 dei loro lavori.
§ Fd i affari de casa; Far la masserizia della
casa, Far le faccende domestiche, come spaz-
zare, rifare i letti, ecc.
g Fd i so affari 0 Fd un affaire V. Fd i so be-
zéugni in Bczétigno.
§ 0 l'è un affare /wn^o; Questa è una lunga mena.
§ Omino d'affari; Uomo 0 Persona di faccende,
cioè Atto e valente a far faccende.
Affaretto' s. m. Affaretto, Affarino, Affaruccio,
Faccenduola, Faccenduzza: Piccolo affare, Affare
di poco conto, di poco rilievo.
J
AFF
AFF
m
A-flPìarón s. m. Affarone : Grande affare, Affare
dimporlanza o di lucro.
A-ffermà. v. a. Affermare, contr. di Negare:
Asserire, Sostenere, Dichiarar per vero.
« Fermare, Arrcslare, Rallenere: Impedire ad una
cosa 0 ad una persona l'azione impresa V.
Ferma in tulli i suoi significati.
S Affermàse n. p. Fermarsi, Arrestarsi: Cessar di
andare, di agire, di far checchessia.
Afferra v. a. Afferrare, Aggavignare, Agguan-
tare V. Abbcrrd.
n Afferrare in senso neul. per Barbicare, Appi-
gliarsi: L'appiccare che fanno colle radici le
piante V. Piggià.
S Afferràse n. p. Attaccarsi, Appiccarsi ; e dicesi
dei Mali contagiosi quando s'avventano da uno
ad altro : 0 l'è un ma che s'a/fcera ; É un
male che s' attacca. - Usasi anche in signif. alt.:
0 m'afferróu e vuiéue; Mi appiccò le vajuole.
f A-ffestóix add. In isciopero, In festa. Dicesi
nell'uso di Chi nel dì successivo a qualche fe-
sta non ha voglia di lavorare e fa sciopero. - Lu-
nediare 0 Far la lunediana, nell'uso tose, vale
Far la festa nel giorno di lunedì, come sogliono
alcuni artigiani.
S San Tommóu, ben zazuùnéu e ma affestóu;
San Tommé non è guardato né da pan né da
bucato, né da tessitora di sul Prato, ma sarà
ben digiunato. Prov. fìorent. , il cui significato
è che Gli operai in quel giorno digiunano, ma
lavorano per essere prossimi alle feste di Natale.
Affetta, v. a. Affettare (coll'c stretta): Tagliar
in felle checchessia; e per simil. Tagliar gli
uomini a pezzi , che in questo signif. e in istile
men nobile, dicesi anche Farne rocchj o ciccioli
0 salsiccia.
AflFetta v. n. Affettare (coll'e larga): Cercare
in oprando troppa squisitezza, Usar soverchio
studio e artifizio in checchessia; ed anche Osten-
tare, Far pompa.
Affettaziòii s. f. Affettazione, Affettamento,
Affettalezza: Maniera di parlare o di operare,
la quale si diparte dalla naturalezza. Eccedente
ricercatezza. Artifizio smodato in checchessia,
nel vestire, nel parlare, nello scrivere.
Afifeziòn. s. f. Affezione, Affetto, Affettuosità:
Propensione o Amore o Volontà dell'animo, per
cui incliniamo a cercare e ad amare checchessia.
H Affezione. Presso i medici vale Stato morboso
del corpo o di alcune delle sue parti,
g Prexo d'affeziòn; Prezzo d'affezione, dicesi
Quello d'un oggetto di prezzo altissimo, datogli
non perchè veramente lo valga nell'intrinseco,
jna per l'affetto che altri può averci, o per la
sua rarità o per la sua singolarità , ecc.
Affeziona v. a. Affezionare: Rendere affe-
zionato.
% Affezionàse n. p. Affezionarsi: Prender affetto,
passione, Porre amore.
Affià V. a. Affilare, Raffilare: Dare il filo a'ferri
taglienti colla còte (còetta).
— e lerfe; Far greppo: Quel raggrinzar la bocca
che fanno i bambini quando vogliono cominciar
a piangere.
— i barbixi; Arricciar le basselte, vale Incollerirsi,
Stizzirsi.
~ i denti, i unge; Aguzzar i denti, le unghie.
— » oège; Appuntar gli orecchi, Star in orecchio,
Star cogli orecchi tesi o levati: Star intentissimo
per udire.
— 0 can V. Assia.
% Fa affià ùnn-a personn-a; Accileccare, Far la
cilecca: Mostrare di dare qualche cosa e non
la dare, Accennare di far qualche benefizio e
poi noi fare; che anche dicesi Affilare, Mettere
a filo, Inuzzolire, Inuggiolire.
§ A/fiàse n. p. Affilarsi, Inuzzolirsi, Inuggiolirsi.
AfflLtofeià V. a. Attribuire, Apporre, Addos-
sare, Accagionare, Imputare, Appioppare.
Afi^da V. a. Affidare, Fidare, Consegnare : Porre
in custodia. Dare in guardia, in cura, Commet-
tere all'altrui fede.
Afllg-g-inóa add. Affettatuzzo, Profumatuzzo,
Profumino, Galantino, e nel popolo fiorent. Co-
• glioso. In coglia. Dicesi di Giovane che vesta
elegantemente facendone ostentazione.
AflOLg-g-iuóu add. Attoso, Lezioso, Bacchinone:
Colui che è di maniere e costumi bambineschi
V. Addemoellóu.
Afia.òii s. m. Broncio: Certo segno di cruccio
che apparisce nel volto.
$ Piggià l'afpòn ; V\%\\sx il broncio, Imbronciare,
Entrar in valigia. Pigliar lo gnocco, Corrucciarsi.
Affìòiióvi add. Difilato, Affilato, Disteso: Ac-
compagnato coi V. Andare o Venire vale An-
dare 0 Venire con prestezza, quasi a filo.
AfflóuL p. pass. Affilato V. Afjià ne'suoi signif.
% Faccia affià; Volto affilato, vale Asciutto, Scarno,
fliagro; e per beffa Viso di stecco,
g Lengua affla; Lingua tagliente, che taglia e
fora, che taglia e fende; Lingua tabana, serpen-
tina, pungente, maledica , mordace, fracida ecc.
g Naso afflali; Naso affilato, sottile; e talvolta
per Naso diritto, ben fatto.
g Peizo afflòu; Peso a filo, Peso affilato V. Peizo.
g Provvista affla; Provvista a filo: Provvista li-
mitata, parca, appena quanto basta il bisognevole.
Affl.sso s. m. Affisso. V. U. Cartello, Bando,
Pubblicazione, che si affigge ne' luoghi pubblici.
Affjìtà v. a. Conciare. Dicesi delle pelli o cuojo,
e vale Ridurle ad uso di vesti , di calzari e di
molte altre cose usando la concia.
Affiitaja s. f. Concia: Luogo dove si conciano
le pelli.
AflS.tta V. Appixond.
Affl.izioii s. f. Afflizione, Affliggimento, Do-
lore, Affanno, Pena, Travaglio, Angoscia, Tor-
mento, ecc.; Mestizia, Tristezza, Melanconia.
A£Q.izze v. a. Affliggere, Dar afflizione, Ac-
cuorare. Addogliare, Travagliare, Amareggiare,
Addolorare, Cruciare.
g Afflizzise n. p. Affliggersi, Accuorarsi, Addo-
lorarsi, Travagliarsi: Darsi affanno, travaglio,
A£fog-à s. n. Infocare, Arroventare, Arroven-
tire, Roventare: Far rovente, Far divenir rosso
come di fuoco, e propr. dicesi di ferro o simile,
g Affogàse n. p. Arroventire, Arroventarsi, Arro-
ventirsi : Divenir rovente. Infocarsi.
1) — Infocarsi, figurai, vale Accendersi, Infiam-
marsi in checchessia.
— un bastimento; Affogare, vale Rimaner coperto
dalle acque, Empiersi d'acqua.
Affog"óa p. pass. Arroventalo, Arroventilo,
Rovente, Infocalo, Ignito,
ti Affogato, detto di bastimento V. sopra Affoga.
% Àia affoga; Aria infuocata, vale Aria caldissima.
%i
AFF
AFR
S Rósso affogóu; Infiammato, Acceso, Infocato,
figurat. vale Acceso in volto per eccessivo cor-
rere 0 per troppo operare.
A-ffóiiiae (Èuggi); Occhi grifagni, Occhi di
nibbio 0 di falco V. Eiiggio.
A-fiTollà/Se n. p. Affollarsi, Affollarsi: Concor-
rere in folla.
A-ffondase n. p. Affondarsi: Propr. Som-
mergersi , Andare a fondo ; e figurat. Adden-
trarsi, Internarsi.
A.flPond.e v. a. Fondere V. Fonde.
% A/fdndisc n. p. Perdersi, Smarrirsi, Imbucarsi;
dicesi della Palla o Pallone quando, giocando,
vien gettata in qualche luogo ove sia difficile o
impossibile il riaverla.
A-tPot^rnsi V. a. Afforcare. T. mar. Gettar una
seconda àncora dopo la prima, in maniera che
venga a fare con questa quasi una forca, talché
l'una scemi la forza dell'altra nel sostenere il va-
scello. Si dice anche Ormeggiarsi a due o a
barba di gatto.
A-ffortùnòu. add. Avventuralo, Avventuroso,
Fortunato, Affortunato V. Addiccióu.
$ Chi nasce bello, nasce affortùnóu; Chi nasce
bello, nasce fortunato, ovvero Chi è bello, non
è del tutto poverello V. in Bello add.
S Èse affortùnóu comme i chen in gexa; Essere
affortunato come un cane in chiesa. Modo prov.
e vale Essere sgraziatissimo, perchè ivi il cane
^ è sempre bastonalo, e si caccia come indegno e
importuno.
S L'è megio nasce affortùnóu che ricco; Meglio
nascere fortunato che ricco. Prov. di chiaro si-
gnificato.
A-flP5isciii.óix add. Ammartellato, Travagliato;
e per lo più dicesi di Chi è tormentato da pas-
sione amorosa.
A.fifj:*a.dLellà;ise n. p. Affratellarsi: Trattarsi
con dimestichezza di fratello, Dimesticarsi, Ad-
dimesticarsi, Famigliarizzarsi.
A.fii:*£i/U.catùa/ V. Infranchitùa.
A.flFrascóix add. Ammoinato, Daddoloso, At-
teso, Lezioso; Che è pieno di moine, di dàd-
doli, di lezii.
A.ffjrecciòii add. Trafitto, Punto, Tocco,
Frecciato; dicesi figurat. del Cuore appassionato,
quasi trafitto da freccia.
A.ffrei<lviòu. add. Affreddato, Infreddalo, Raf-
freddato: Pien di freddo. Preso dal freddo.
A-APrCntà, v. a. Affrontare: Farsi incontro ar-
ditamente 0 francamente o difilato ad alcuno.
Arditamente accostarsegli.
— ùnn-a carta; Affrontare una carta. T. giuoc.
Tirare in sorte una o più carte di valore.
8 Affròntàse n. p. Adontarsi, Pigliar onta: Offen-
dersi, Reputarsi offeso.
A.fPrxmza, e rùg-lxe; Strisciar le crespe
V. Ruga.
AlFùlblbia v. a. Affibbiare : Stringere con fibbia.
A-ffumnaa v. a. Affumare, Affumicare: Dar
fumo ad una cosa.
.A^iFuòu add. Avvampato, Arrabbiato ; e dicesi
propr. del Pane che, mosso a cnocere in forno
troppo caldo, abbronza di subito nella crosta, re-
stando incotto nella mollica.
A-fifuso p. pass. Fuso A . Affónde.
« Perduto, Smarrito, Imbucato; e dicesi di Palla
Q Pallone V. AffSndite in Affdnde.
§ Euggi affusi; Occhi affossati, infossati, incaver-
nali V. Éuggio.
Affusto s. m. Lavetta : Cassa sulla quale si adat-
tano i pezzi d'artiglieria; e nell'uso, omai ge-
nerale. Affusto. Dal frane. Aff'ùt.
A fi; A filo, Appuntino, A pelo, A pennello, A
corda. Posto avv. vale A dirittura, Per l'appunto,
Né pili né meno.
t) A filo, per In linea retta: A fi da mùagia: k
filo del muro.
— de spà; A fil di spada. Posto avv. coi v. Met-
tere, Mandare, o simili, vale Far macello o strage.
§ Èse a fi; Essere a filo, vale Esser pronto, le-
sto, in punto di far checchessia.
A. fin. m. avv. A fine. Alfine, Con fine, Con animo,
Con intenzione.
— de ben; A fin di bene. Per bene, A buon fine.
Ad onesta fine. Con onesta intenzione.
§ Vegni a fin; Aver fine. Finire, Mancare, Cessare,
,. Consumarsi: Tutto ven a fin; Ogni cosa ha fine.
A. fin m. avv. Alla fine. Alfine, Alla perfine. In-
fine, Finalmente.
— di conti; Al far de' conti, Alla fin fine. Alla fin
delle fini. Alla fin del fallo. Al ristretto, In-
somma delle somme. Finalmente, Al postutto,
A considerarla bene. In conclusione.
— di fwti , À fin di fin; Alla fin del fatto. Alla
fin delle fini. Alla fin fine. Finalmente, ecc. V.
sopra A fin di conti.
§ Nò vegni mai a fin; Non rìfinare, Non rifi-
nire, Non finare. Non restare. Non cessare.
8 Vegni a fin d'ùnn-a cosa; Venire a fine o a
capo di checchessia, vale Finirlo, Riuscire di
condurlo al suo termine.
A fióranxini ; A fiorami. Posto avv. vale
A maniera di fiorami. Con lavoro che rappre-
senta fiorami.
g Gotto a fìórammi; Ricchiere martellato V. Gotto.
Al. fondo m. avv. A fondo, Affondo, Nel fondo,
contr. di A galla V. A-o fondo.
§ Caccia a fondo; Mandar a fondo, a picco, vale
Affondare, Sommergere.
§ Conosce ùnn-a persònn-a a fondo; Conoscere
uno a fondo, figurat. vale Averne perfetta co-
gnizione.
§ Saveì a fondo ùnn-a cosa; Saper una cosa a
fondo, figurat. vale Saperla bene. Averne perfetta
nozione.
A farsa; A forza. Posto avv. vale Per mezzo.
Mediante-, Per virtù: A forsa d'impegni, de
dinw, ecc.; A forza d'impegni, di denari, ecc.
— de bòtte; A forza , A furia di percosse , cioè
Percuotendo fortemente.
— .'e vento; A forza di vento. Per impelo di
„ vento. Per forza che fa il vento.
A fran^eize; Alla francese, Alla francesca.
Posto avv. vale All'uso de'Francesi : Libbri ti-
gh(s a franceize; Libri legati alla francese.
% Micchetta a frangeize ; Panetto alla francese V.
Micchelta.
A iVesco; A fresco. T. piti. Posto avv. col
V. Dipingere, vale Dipingere sull'intonaco non
rasciutto.
§ Pittò a fresco; Frescante: Pitlor che dipinge
a fresco.
A frónte; A fronte, A petto. Posto avv. col
V. Stare, vale Stare a competenza, a tu per tu.
Star in gara.
AGG
AGG
2S
A. fSpùto m. avv. A frollo, A interesse, A gua-
dagno, A cambio, A censo, A usura.
A. f^lmina^nte ; A percussione V. Fuxin.
fA. funzetto (FunziJ; Funghi a funghctto.
Chiamasi così da noi Ina certa maniera di cu-
cinare i funghi, la qua! consiste in tagliarli a felle
sottili, e cuocerli con olio, régamo e sale.
A. fuzo; A fuso. Posto avv. vaie Fatto a fog-
gia di fuso ; che anche dicesi Affusalo, Affusolato.
A. g-a.lla, avv. A galla, A gallo, vale Sulla su-
perficie del liquido.
S A veifce a ven sempre a galla; La veritii sta
0 vien sempre a galla. Prov. che significa 11 vero
non si può mai tanto occultare che lardi o per
tempo non si palesi.
S Sta a galla; Slare a galla. Galleggiare: Star sul-
l'acqua, 0 sulla superficie di qualsiasi liquore,
come fauno le galle o le gallozzole dell'aria,
le quali vengono a rompersi sulla superficie dei
corpi liquidi.
»f — Slare a galla, figurai, vale Esser da più. Es-
sere superiore. Slare al di sopra.
A g-a;iixlbe levse ; A gambe alzale o levate.
Posto avv. col V. Andare, vale Andare col capo
air ingiù e colle gambe alzate all'aria; che an-
che dicesi Tomare, Tombolare, Capitombolare,
3Iazziculare.
I) Andare a gambe alzate o levate, mefaf. vale
Precipitar in rovina, in malora ; che altrim. di-
cesi Esser fritto, Rimaner grullo. Andar all'aria,
Far ambassi in fondo. Dar del culo in sul lastrone.
$ Corri a gambe leva;; Andar a furia. Correr
precipitosamente, a slascio.
A. g-a;iielliii; A ganellina. Posto avv. coi v.
Giocare, Sorta di giuoco mollo simile a' tarocchi,
raramente usalo fra noi V. GanelUn.
A ^etssettet fPunloJ ; Punto a occhiello o a
^ ucchielio V. Punto.
A.g'a.ta^ s. f. Agata: Pietra preziosa, ed è Una
selce di pasta più fina che non è la comune,
e di vari colori.
A g-enio ; A genio. Posto avv. col v. Andare
•►vale Andare a sangue, all'animo, a cuore, Tornare
a grado, Attalentare, e in m. b. Andare a pelo.
Ag-evola V. a. Agevolare , Facilitare : Far
agevole. Render facile, Appianare, Levar gl'in-
toppi. Dar modo di poter fare.
A-g-g-ailbl)» V. a. Aggàrbare, Ingarbare: Dar
garbo, grazia, Accomodare garbatamente.
» Abbigliare, Raffazzonare, Assettare, Mettere in
assetto.
« Accomodare: Far contento il meglio che si può
una persona.
S Aggaibbd un da-e feste; Conciar uno pel dì
delle feste V. Accotnudà.
S Aggaibbàse n. p. Acconciarsi, Affazzonarsi, Ab-
bigliarsi, Adornarsi; dicesi parlicolarm. delle donne.
'I — per Accomodarsi, Acconciarsi in un luogo alla
meglio che si può.
Ag-g-alléua s f. Cicatricula, Cicatricella , e
in alcuni luoghi Segno del gallo: Piccola mac-
chia 0 vescichetta bianca alla membrana del
tuorlo dell'uovo, in cui si scorgono le prime
tracce della formazione del pulcino. - Alone chia-
masi un Cerchiello bianchiccio, assai conspicuo,
concentrico alla cicatricula nell'uovo fecondalo,
alla quale dà quasi l'apparenza d'un occhio.
A-g-g-allòu add. Gallalo V, Emo.
Ag-g-étto s. m. Saper d'aglio; e intendesi
Quello che si dà al salame o altro, affettandolo
con coltello prima fregalo con aglio.
Aggiadda s. f. Agliata: Specie di salsa fatta
con aglio pestato e con aceto.
g Tempesta con l'aggiadiìa m. b. e fig.; Tempesta
imperversala, orribilmente furiosa.
Aggianellóu. V. Azzanellóu.
**-A.ggias8à V. Glassa.
A-ggio s. m. Aglio. T. hot. Allium saXivum.
Agrume di sapore acutissimo, le cui frondi sono
di bellissimo color verde. Il suo bulbo, che di-
cesi Capo, è formato a spicchi.
— de biscia; Aglio viperino o di serpe. T, hot.
Allium rosenm, ovv. Allium triquestrum. Spe-
cie d'aglio selvatico, che è indigeno ne' nostri prati.
— inrestóu; Aglio in resta.
— sensa spighi ; Aglio maschio. T. boi. Allium seo-
doprasum. Aglio che ha il capo intero e senza
spicchi.
— pejo: Aglio vano.
S Cào costa l'aggio; Costa caro, Costà salato.
Dicesi di Cosa che si compri a prezzo carissimo;
e figurai. Pagare un gran fio duo errore, d'una
imprudenza e simili.
§ £se verde camme l'aggio ; Esser verde come
un aglio: Esser di mala sanità.
S Fa mangia dell'aggio a ùnn-a persònn-a; Far
mangiar dell'aglio ad alcuno, e nel popolo fio-
rent. Fargli gàngola , dicesi figurai, del Fargli
cosa da rodersene egli di rabbia.
g Mangia dell'aggio; Mangiar l'aglio, Rodersi,
Attapinarsi, Arrovellarsi, Rodere il freno o i
chiavistelli, e in m. b. Schiacciare, Stiacciare
come un picchio, figurai, vagliono Aver grande
ira e non poterla sfogare a suo modo.
§ O l'è fèo camme l'aggio; Gli è un nabisso, un
fistolo, dicesi di Ragazzo impertinente, cattivo.
§ 0 morta o sa sempre d'aggio; Il morlajo sa
sempre daglio. Dettato prov. che significa Chi
ha un vizio non lo perde.
§ Pesta camme l'aggio; Dar come in terra, So-
nare a catasta, vagliono Percuotere senza discre-
zione.
S Quello chi vende aggio; Agliajo. Voce fiorent.
g Resta d'aggio; Resta d'aglio V. Resta.
g Spigo d'aggio; Spicchio d'aglio.
g Spùssd d'aggio; Saper d'aglio, Puzzar d'aglio.
g Testa d'aggio; Capo d'aglio.
g Tutto ven a taggio, finn-a i unge da peà l'ag-
gio; Tutto viene in taglio, fino le unghie a pelar
l'aglio. Prov. e vale Doversi tener conto d'ogni
minima cosa.
Aggio s. m. Aggio. T. comm. ta differenza che
c'è tra il valor nominale e quello reale delle mo-
nete, fra il denaro e le cedole di banco , fra la
moneta nazionale e le estere.
Aggiorna v. a. Aggiornare: Assegnare, Pre-
• figgere il giorno. Rimandare a giorno fisso; e
talora Differire, Prorogare, Rimettere ad altro
giorno; ed anche Sospendere, s'intende una de-
liberazione 0 simile.
Aggiudica v. a. Aggiudicare. T. leg. Asse-
gnare con atto giudiziario o amministrativo un
mobile od un immobile al miglior offerente od
ultimo licilatore, o un'opera a colui che propone
d'eseguirla a minor prezzo d'un altro.
Ag-S'iùdicataio s. m. Aggiudicatario. T.
afr
AGG
AGG
leg. Colui che diviene proprietario della QQsa
esposta in vendita, o che resta incaricato dell'e-
secuzione dun'opera.
Ag-g-iùclicaziòii s. f. Aggiudicazione. T.
leg. L'atto e i'eflelto di aggiudicare V. Aggiudica.
Ag'g-i'^stà; V. a. Aggiustare: Ridurre al giusto,
Pareggiare, Adeguare.
H Aggiustare, Adattare, Accomodare, Asses'.are, ecc.
»i ~ Comporre , Riconciliare , Metter d'accordo ,
Acconciar insieme.
— i conti; Aggiustar i conti, vale Saldarli.
— ò colpo; Aggiustare il colpo, vale Tirar diritta-
mente, Colpire dove si ha dritta la mira.
§ Agginstàse n. p. Aggiustarsi, Accomodarsi, Ac-
cordarsi, Venir a patti, Mettersi d'accordo, ecc.
A.g*g-iùsta,m.onto s. m. Aggiusiamenlo ,
Accomodamento, Composizione, Accordo, Patto.
$ L'è megio un aggiùstamenlo magro che ùnn-a
sentensa grassa; Jleglio un accordo magro che
una sentenza grassa. Prov. e vale Che il disa-
stro 0 la spesa della lite supera hene spesso il
pregio della cosa litigala; od altrimenti Esser
più utile di cedere qualche cosa che aver tutto
per via di piato.
A.g"g"iùstóu. p. pass. Aggiustato V. Aggiusta
nei suoi vari significati.
g Ommo aggiùstóu; Uomo aggiustalo, dicesi di
Persona che si governa nelle sue azioni con
misura.
A-g-g-iùttà, V. a. Ajutare, Aitare: Porgere o
Dare ajuto; ed anche Prestar soccorso, Soccor-
rere, Sovvenire.
" Ajutare, Assistere, Proleggere, Caldeggiare, Fa-
vorire, Adoperarsi pel bene altrui.
M — Concorrere a rinforzare, a ravvivare, a pro-
muovere checchessia.
S Gente allegre, 6 Segnò ó i aggiùtta; Gente
allegra , Dio i'ajuta. Prov. di chiaro significato.
S 0 diao 6 l'aggiùtta i so; Ai più tristi porci
vanno le migliori pere, ovvero A' porci cadon le
migliori pere in bocca. Dettalo prov. che signi-
fica II bene spesso tocca a chi meno Io merita.
% Aggiùttàse n. p. Ajutarsi, Ingegnarsi, Adoprarsi,
Industriarsi, Aguzzarsi ; e talora Arrabattarsi per
uscir di cenci, vale a dire del bisogno, di po-
vero slato.
» — un coti l'atro; Fare a giova giova: Giovarsi,
Aiutarsi, Soccorrersi vicendevolmente.
§ Chi s'aggiùtta, Dio l'aggiùtta; Chi s'ajula. Dio
I'ajuta. Chi no s'aggiùtta, nega; Chi non si
aiuta, s'annega. 0 Segnò 5 dixe: Aggiùftite che
Vaggiùttió; 11 Signore dice: Ajulati ch'i' t'ajulo,
ovv. Ajulati che sarai ajulato. Tutti proverbi
esprimenti la necessità che ha l'uomo di prov-
vedere più che può a se slesso.
■Aug-g-iùttante s. m. Ajutanle, Aiutatore:
Chi ajUla altrui nell'esercilare qualche uflìzio.
— de camera; Ajutanle di camera. Nelle Corti è
una Carica o Ufficio della Camera de' Princif i.
— de campo; Aiutante di campo. T. wii7. Ufficiale
che serve ai generali d'un esercito per portare
gli ordini ed assisterli in ogni occorrenza di
guerra o di servizio militare.
— maggio; Ajutanle maggiore. T. mil. Ufficiale
che ha certi speciali incarichi in ogni battaglione
del nostro esercito.
lAgg'iùtto s. m. Ajuto, Aita: Mezzo per il
quale si alleggeriscono o si scampano i mali o
si agevolan le operazioni; ed anche Soccorso,
Assistenza, Sostegno, Appoggio, Prolezione, Difesa.
Il Aiuto, nella Milizia vale Rinforzo, cioè Sussidio
di solda'.esche o di munizioni da guerra.
§ Ciammà aggiùllo ; Chiamar aiuto o Venir in
ajuto, vagì ione Ajutare, Soccorrere.
% Aggiùlto ! Aggiùlto ! Aita ! Aita! ed anche sem-
p'icem. Ajuto ! Soccorso ! Accorriamo ! Grido di
chi domanda soccorso.
-A-ggradLd.a v. n. Garbare, Attagliare, Atta-
lentare, Piacere, Soddisfare, e in m. b. Andar a
pelo: Confarsi al suo genio, al suo gusto.
A-gg-rad-ì V. a. Gradire, Aggradire, Aggra-
dare : Aver a grado o in grado. Aver in pregio,
Riuscir grato; e dicesi comunem. dell'Accettare
una cosa che ti viene offerta e mostrar che l'of-
ferta ti è graia.
A-g-g-ravà, v. a. Gravare, Aggravare: Render
più grave o pesante, Sovraccaricare; e figurai.
Opprimere, Angariare, Danneggiare e simili.
1) Gravare: Porre imposizioni, se riferiscesi al-
l'avere.
g Aggravàse n. p. Aggravarsi: Peggiorare nella
malattia.
A.-g-g"x*a"vóu. p. pass. Gravalo, Aggravalo, ecc.
V. Aggrava in tutti i suoi significati.
1) Aggiunto ad Età, vale Esser grave e molesta per
gli anni.
— de famiggia; Grave in famiglia, cioè Carico,
Aggravalo di molti figliuoli,
g Avet a testa aggrava; Esser grave di testa,
cioè Aver la testa piena di catarro, intasala, ot-
tusa, ecc.
Agg-ravio s. m. Aggravio, Aggravamento,
Aggravazione: Tutto ciò che aggrava; e figurai.
Peso, Carico, Disagio, Incomodo.
Il Aggravio, Gravezza, per Gabella, Imposta,
-A-gg-razià, v. a. Graziare: Far grazia, Assol-
vere, Condonare una pena.
A-ggraziòn p. pass. Graziato V. Aggrazia.
H Aggraziato, detto di Persona, vale Grazioso, Di
maniere graziose.
g Vestì aggraziòu; Vestito aggrazialo, Abito ben
fatto, dipinto, accorellalo.
■A-g-gregà, v. a. Aggregare: Unire o Aggiun-
gere al numero, Metter nel numero. Annoverare,
Associare, Arrotare, Ascrivere.
Ag-gregazion s. f. Aggregazione, Aggrega-
mento, Aggreganza: Lo aggregare. Riunione di
più cose che non hanno fra di loro una natu-
rai dipendenza o connessione,
n Aggregazione: Associazione ad un corpo o ad una
compagnia di persone o d'una famiglia.
A.g-g-r*edLì v. a. Aggredire, Assalire V. Assàtà.
A^gg-reppìse n. p. Allrappare, Attrappire,
Rattrappire, Ingronchirsi: Divenir allrappalo, Non
potersi distendere per riliramento di nervi.
A-g-g-rescióM. s. f. Aggressione, Assalimento:
L'azione di colui che è primo ad assalire in fatti
od in parole. Quando l'aggressione era commessa
sulle pubbliche strade, le leggi romane la chia-
mavano Grassazione.
A-ggrressò s. m. Aggressore, Assalitore: Chi
aggredisce, Che è il primo ad aggredire ed an-
che Chi assalisce i passeggeri alla strada con
animo di lòr loro la roba od ucciderli; che in
in questo significalo, secondo le leggi romane,
diccsi pur Grassatore.
AGI
AGO
n
A-g-g-rittàse n. p. Aggrovigliarsi, Aggrovi-
gliolarsi: Ritorcersi in se medesimo, e propr.
dicesi dell'Effetto che fa il filo quando ritorcesi
in sé p"r essere troppo torlo.
Il Aggrinzarsi: Ridursi in grinze, Corrugarsi, e
dicesi di carta , pergamena, e simili.
Il Attrappire, Rattrappire, figurai, dicesi di Per-
sona V. Aggreppise.
-A-g-g-rixellà, v. a. Aggraticciare : Formare
come un graticcio (grixella), Avvolgere e quasi
Intrecciar insieme.
A-g-g-ru-mmóvi add. Aggrumalo: Pieno di
grumi, Rappreso in grumi V. Grùmmo.
Ag-g-ru-ppa V. a. Aggroppare, Aggruppare,
Annodare, Allacciare : Propr. Legare o Stringere
con nodo o laccio: Aggruppwve e scarpe; Al-
lacciatevi le scarpe.
**ii Andar via, Svignarsela, Pigliar lambio, Scamojare,
Sbieltare, Sgatlojarsela : Appenn-a o m'ha visto,
5 l'ha aggruppali; Appena mi vide, se la svignò.
S Aggruppàse n. p. Aggruj>parsi , figurai. Ristrin-
gersi quasi in un gruppo.
A-ggr-uppiio add. Gruppito: Aggiunto di dia-
mante, e s'intende Quello che è lavorato sulla
sua naturai figura dell'ottaedro, cioè troppo alto
al confronto della sua base.
■Agguanta v. a. Agguantare: Pigliare e Te-
ner ferma alcuna cosa V. Acciappà.
" Arrivare, Giungere, Raggiungere alcuno tenen-
dogli dietro V. Acciappà.
n Afferrare, Barbicare, Alleficare, Attecchire. Usato
in senso neut. V. Afferra.
S Agguanldse n. p. Agguantarsi, Afferrarsi, Chiap-
parsi, Acchiapparsi, ecc.
S Agguantdse a-o vento; Agguantar sopravvento.
T. mar. Cercar di guadagnare quanto si può so-
pravvento, Navigar dalia parte del vento.
Aggiieità V. n. Far capolino: Affacciarsi de-
stramente e anche naturalmente per vedere al-
trui, e tanto poco che diffìcilmente si possa es-
ser veduto; altrim. Usolare.
Agguerrì v. a. Agguerrire: Ammaestrare
nella guerra, Render abile alla guerra. Avvez-
zare ai disagi della guerra, Indurire nel me-
stiere della guerra.
• Aghén s. m. Argentina V. Argentinn-a nel
2° significalo.
Agi V. n. Agire, Operare, Fare, Lavorare; e ta-
lora Fare il suo efTelto.
Il Agire, per Comportarsi, Maneggiarsi da... 0 l'ha
agio da galantommo ; Ha agito da galantuomo.
A gia'b'ba avv. A ufo, A isonne, A scroc-
chio, A scrocco, A sovvallo, A macca, A squac-
chera, A berlolpllo, ecc., vale A spese altrui,
Senza propria spesa, e si adopera coi v. Man-
giare e Bere.
A. giai-dini ; A diporto V. Andd.
Agiasio s. m. Agghiaccio, Ghiaccio, Barra del
limone. T. mar. Lungo legno fermato ad angolo
alla testa del limone, che si prolunga dentro il
bastimento in direzione inclinala poco sotto la
orizzontale, e serve per far girare il timone in-
torno ai perni o agugliolti, sopra i quali si regge.
**Agit>toa V. a. Ornare, Azzimare, Conciare,
Raffazzonare, ecc.
S Agibbdse n. p. Adornarsi, Azzimarsi, Affazzo-
narsi, Rinfronzirsi, ecc.
Agfil>l>o s. m. Arnese, Suggettino; dicesi iro-
nicam. di Persona, e prendesi in mala parte: 0
l'è un bell'agibbo; Gli è un bell'arnese, un bel
suggellino.
A gilFra l'ù.n; (Zùgà); Far a goffo e macào
V. Zùgd.
A giiTre (Lucchetto); Lucchetto a numeri, ^
lettere, a parole, e generalm. Lucchetto a com-
binazione V. Lucchetto.
A. gigin (Andd); Andare a mimmi V. A babà.
Agilitco s. f. Agilità, Destrezza, Scioltezza, Svel-
tezza: Facilità di muoversi, Prontezza di membra.
^^1 Cortesia, Gentilezza, Favore, Servizio.
A g-iorua d'anchéu; Alla giornata. Al
di d'oggi. Oggidì, Oggigiorno. Posto avv. vaie A
questi lempi, A questi dì. Al tempo che corre, ecc.
A giorni m. avv. A giorni , vale Fra breve
tempo; ed anche Qualche giorno. Quando sì e
quando no.
A gioi'no ; In giorno. Posto avv. coi v. Es-
sere 0 Stare, vale Essere informato di quanto
accade alla giornata; e talora semplicem. Es-
serne al chiaro. Esserne consapevole.
% Incascid a 'giorno; Legare a giorno. T. giojelL
V. Incascià.
§ Mette 0 Tegni a giorno un d'i/nn-a cosa;
Mettere o Tenere in giorno alcuno d'una cosa,
vale Informarlo, Metterlo al chiaro di checchessia.
§ Punto a giorno; Punto a giorno V. Punto.
Agita V. a. Agitare: Parlando d'una questione, di
un dubbio, ecc., vale Proporre, Mettere in campo,
Cavar fuori una questione, un dubbio, o simile.
g Agitdse n. p. Agitarsi, Commuoversi V. Scià'
tdse in Sciata.
Agitazion s. f. Agitazione, Agitamento, ftlo-
vimento V. Sciato.
Il Agitazione, Inquietudine, Sollecitudine, Ansietà,
Travaglio.
— de stéttmago; Agitazione di storoaco: Nausea,
Voglia di vomitare.
Agna s. f. Aragna. T. ittiol. Trachinus draco.
Pesce di mare molto stimalo, detto anche Trota
di mare, e più comunem. Ràgana o Raganella
velenosa.
Agnelletto s. m. Agnellino. Dirain. d'A-
gnello V. Ba;.
Agnellotti s. m. pi. Agnellotti: Mangiare
fatto di pasta di farina di grano ripiena di carne
trita, che si cuoce in brodo o si condisce con
sugo d'arrosto, psr far minestra, nel modo stesso
^, che si fa de' ravioli.
Ag-no s. m. Ragno, Aragno, Ragnatéle: Ge-
nere d'insetti forniti di otto piedi, che mandano
fuori dal loro corpo un filo, al quale si appen-
dono, e col quale formano come una tela, con
cui pigliano allri insetti onde si nutriscono.
g Gambe d'agno; Gambe spolpate, Gambe di fi-
nocchi, Balestri, Fuscelli, Due filidei , Cammina
su fuscelli. Dicesi per ischerzo di Chi ha le gambe
lunghe e sottilissime..
A gòse ; A gorgate. Posto avv. col v. Bere,
dicesi del Bere molto per volta ad un fiato.
A goffo; A goffo, A goffi. Posto avv. col v,
Giocare, Specie di giuoco di carte V. Goffo.
Agòggetta s. f. Infilacappio: Ago d'argento,
d'ottone, d'avorio, ecc., fallo a guisa di lami»
netta stiacciata, con cui le donne infilano le striu'
gbe , passamani o simili nelle guaine; allrìm.
Cmnelio, Fusellino.
28
AGO
AGR
« Drizzatojo, Addrizzatojo, Dirizzacrine, Discrimi-
nale, Ago crinale. T. pan: Strumento d'acciajo,
di ferro, d'osso o simile, lungo circa un palmo,
ma acuto da una banda por ispartire e separare
i capelli in due parti uguali.
A-g-Sg-g-ia s. f. Ago : Strumento piccolo e sot-
tile d'acciajo, puntato ad un'estremità e trafo-
rato all'altra, nella quale s'infila refe, seta o si-
mile per cucire, ricamare, far (appozzerie, ecc.
Dicesi anche Gucchia, Agocchia e Agucchia.
V Subbia: Specie di scalpello grosso S appuntato,
di cui si servono gli scultori per isgrossare i
marmi, e gli scarpellini per lavorare le pietre.
" Palo di ferro, Gucchia: Spranga di ferro simile
al Piede di porco, che però non ripiega da un
capo come questo, la qual serve a' meccanici e
ai muratori per forare la terra, i muri, e per
ismuovere pietre ed altri pesi.
— da ingratinà; Ago da ralinghe: Ago più forte
di quello da vele, che serve per cucire i bordi
delle vele alle ralinghe.
— da ligaballe; Ago da abballare: Ago d'acciajo
0 di ferro, lungo circa un palmo, rotondo dalla
parte della testa, triangolare e tagliente dalla
punta sino alia metà che è ben incavata; cosi
detto perchè serve d'ordinario a cucire collo spago
le tele, con cui s'abballano e s'involgono le merci.
L'Ago da sacco è alquanto più corto.
— da lùmmea; Fusellino.
— da preposto ; Fuso: Ferro lungo e sottile, di cui
si servono gli stradieri per forar sacchi, panieri
e simili , nel tentare se vi sia nulla da gabella.
— da recammo; Ago da ricamo.
— da strapnnlé; Quadrello: Grosso ago a tre canti
nella punta, di cui si servono i materassai per
cucir le materasse. Serve anche ad altri usi, co-
me a cucir sacchi, a vestir fiaschi, ecc.
— da sella o da basti; Ago da basti o da sel-
lajo: Aguglione di forma triangolare, che chia-
masi anche Quadrello.
— da veje; Ago da vele: Grosso ago triangolare
che serve per cucir le vele.
— pe fa e rè; Ago: Quello strumento di legno,
nel quale si adatta di molto filo, e fansi le reti,
la qual quantità di filo si chiama Agata.
— sensa foamme; Ago scrunato: Ago che non ha
la cruna o l'ha guasta.
— Agògge asciort'te ; Aghi in sorte: Aghi di tutti
i numeri, dall'uno al dieci e più, cioè Di ogni
grossezza.
n — da casette ; Ferri o Ferri da calzette : Aghi
con cui si fanno le calze.
« — da tricoté; Bastoncini : Bacchette d'osso di
balena o d'avorio, fatte a guisa di grossissimi
ferri da calze, de' quali si fa uso per lavorare di
maglia la lana filata.
S Carta d'agògge: Cartina d'aghi: Piccolo involto
di carta, in cui il fabbricante pone un numero
determinato d'aghi.
S Foamme dell'a gaggia) Cruna : Foro all'estremità
dell'ago, opposto alla punta.
% Infid l'agòggia; Infilar l'ago : Introdurre nella
cruna dell'ago refe o simile: Incrunare.
S Savel fd finn-a ò foamme all'agòggia : Far gli
occhi alle pulci ; dicesi figurat. d'Uomo industrioso
che sappia far cose difficili e quasi impossibili.
S Semend agSgge pe arrecchéugge pdf ceri ; Dare
un ago per avere un palo di ferro, ovv. Far
come le monache che danno un aghetto per avere
un gal!elto, vagliono Dar poco per riavere as-
sai; che anche dicesi Barattar galla a muschio.
A-g-óg-g-iìì s. f. Agugliata, e più comun. Gu-
gliata: Quella quantità di refe, sola o simile che
s'infila nella cruna dell'ago per cucire, di lunghezza
al più per quanto si può distendere il braccio.
't Agata: Colpo dato con ago.
-A.gSg'g-iajèu s. m. Agorajo: 11 bocciuolo
nel quale si tengono gli aghi; trovasi anche
Buzzo e Agajuolo.
A-g-og-gin V. sopra Agòggetta nel 1" signif.
Il Aghetto 0 Puntale: Punta d'ottone o altro che
si mette all'estremità delle stringhe, nastri o cor-
delline a guisa d'ago d'adìbbiare. - Aghetto propr.
è il puntale della stringa o simili, ma per estens.
significa l'uno e l'altro insieme. - La stringa per
altro può essere senz'aghetto in cima, e in tal
caso si direbbe meglio Stringa che Aghetto,
it Inescatojo o Innescalojo. T. minai. Strumento
sottile e lungo di ferro, che si adopera dai Mi-
natori nel mettere la polvere nel buco delia mina
affinchè essa non isfiati.
— da lùmmèa; Fusellino.
— do scciétippo; Spillo V. Spinghetta.
A-gógginà, V. a. Metter l'aghetto o il pun-
tale V. sopra Agòggin nel 1" significalo.
Il Inescare o Innescare V. sopra Agòggin nel 2» sign.
A-gòggiotti s. m. pi. Agugliotti. T. mar.
Ferramenti che fanno l'uflìzio di gangheri per so-
stenere e far girare il timone intorno alla ruota
di poppa.
Agòggiotto s. m. Paletto di ferro: Piccolo
palo di ferro V. Agoggia nel 3" signif.
Agoggión s. m. Spinoso, Scazone, Cane ma-
rino. Sagrì, Venez. Azio: Pesce della famiglia de-
gli Squali, che manca aflfatto di pinna anale, ed
ha poi spinose ed armate d'aculei le pinne dor-
sali. Havvene di quattro specie: lo Spi nax Blain-
vilii (Agoggióu russo o de stampa); lo Spinax
uyathus (Agoggióu de boccaneigra); lo Spinax
ucanthias (Agoggióu maccióuj e io Spinax ni-
ger (Agoggióu neigro o SpinoeloJ. È pesce in-
digeno dei mari europei, ed è munito in bocca
di tre ordini distinti di denti per ogni mandibola.
A gòglxin ; Alla buca. Posto avv. coi v. Fare o
Giocare, Giuoco fanciullesco che si pratica facendo
una buca in terra, e da una determinala distanza
lanciarvi dentro un nòcciolo, spingendovelo col
dito indice piegalo se al primo tiro non è entralo.
Ag-on s. m. Aguglia o Agucchia. T. ittiol. Be-
lone acus. Pesce di mare, di color turchino, con
finissima scaglia e col becco lungo simile all'a-
ghirone (aironj, sorla d'uccello.
Agósto s. m. Agosto; Nome dell'ottavo mese
dell'anno volgare.
§ A primm'oegua d'agosto a rinfresca 5 còsto V.
^gua.
§ Chi dorme d'agosto, dorme a so còsto\. Dormi.
Agòtttt V. a. Aggottare. T. mar. Cavar l'acqua
entrata nel navilio con islriim. alto a ciò, e ri-
gellarla in mare; allrim. Trombare.
A gi-an còrsa, m. avv. A corso, Di corso,
A gran corso, Di tutto corso, Di tutta carriera,
vale In tutta fretta.
A. g'raiKie; Alla grande. Posto avv. vale Splen-
didamente , Sontuosamente, Con magnificenza,
Da signore, A scaccafava.
AGR
AI
29
g Marciàijhe il fjnmde; Sfoggiarla, Far gala, Farla
da grande, Usar grandezza, Grandeggiare: Span-
dere mollo in cose di grande appariscenza, e
anche Vestir pomposamnnte e con lusso.
A. g'^'^M- g'aloppo; Di carriera, A gra:i
carriera, Di lui:a carriera V. Carriera.
A. g-ratis avv. A grato, Di grato. Gratis, Gratis
et amore, Graluilamenle, Senza ricompensa o
mercede.
A-g-razio s. m. Agresto: Propr. Uva acerba,
ed anche H liquore che si cava dalFagresto, il
^ quaie s'insala e si serba per condimento.
A. greca (Punto); Punto a occhiolino a due
ritti V. Punto.
Ag-rècco s. m. Audacia, Baldanza, Ardire, ecc.
S Dà i'agrècco a ùnn-u persònna; Dar garabcn3
ad alcuno, si dice per Dargli tanta confidenza,
che pigli quasi padronanza sulle cose nostre.
A.gT*etta s. f. Acetosa. T. botanico Acetosa,
Oxalìs. Pianta così chiamata per essere acida
come l'aceto. Havvene di molte specie, ma le
tre principali che si adoperano per alimenti e
per medicine sono: la Rumex acetosa, Acetosa
maggiore, Acetina, Erba perpetua, Sa'amoja, fa-
leggiola, Sollecciola, che è la più comune; col-
tivasi negli orli p?r fare salse acidule rinfre-
scanti e per insalala; VOxalis acetosella, Ace-
tosa, Acetosella, Li'jula, Fancuculio; si adopera
in medicina, e colle foglie di essa si levano le
macchie di ferro e d'inchiostro; e i'Oxalis corni-
culata, Carpigna alleluia, Pancucùlo, Panicubalo,
Trifoglio acetoso, Acetosa di pecora; alligna nei
campi e ne'Iuoghi arenosi; è la piìi acida di tutte
le Acetose, ha proprietà rinfrescanti, e ne man-
giano le pecore. Tutte queste tre specie conten-
gono l'assa'ato acidulo di potassa e di calce.
A-g-retto add. Agretto, Agrigno, Agrino: Che
ha dellagro.
-Agricolto s. m. Agricoltore.
-A-gricoltùa s. f. Agricoltura : L'arte di col-
tivare i terreni per renderli fertili.
-A.grif*éu.ggio s. m. Agrifoglio, Alloro spi-
noso, Pugnitopo maggioi*e , Ilice. T. boi. Ilex
aquifoUum. Pianta rustica, sempre verde, di
lenta vegetazione ed ottima per formar siepi. Dalla
scorza di essa, pestata e macerata, cavasi il vi-
schio, il legno è bianco e duro, e impiegasi da-
gli stipettai per i filetti bianchi.
A-gro s. m. Agro: Sugo che si spreme dalla
polpa de'limoni e di altri agrumi simili.
« Agro, metaf. Agrezza, Acerbezza, Durezza, Bru-
schezza, Asprezza, Rigidezza d'animo.
% Aveì dell'agro con un; Aver mal fiele contro
alcuno. Aver il sangue guasto con alcuno, va-
gliono Aver con lui mal animo. Esser adirato
contro di lui , Avergli odio. Odiarlo.
Agro add. Agro, Aghero, Acre e poel. Acro,
Acerbo, Brusco: Aggiunto d'uno de'sapori, conir.
al Dolce, proprio delle frutta non ben mature;
e dicesi anche del Vino.
« Agro, metaf. vale Brusco, Intrattabile, Aspro,
Duro, Arcigno, e dicesi di persona,
n — detto di Stile, parole e simili, vale Aspro,
Severo, Pungente, Ruvido, Mordace, Acerbo.
S Fcero agro; Ferro agro, crudo, vetrino \,Fcero.
S Penna agra; Penna vetrina V. Penna.
8 Tempo agro ; Tempo agro, Tempo brusco, vale
Tempo turbalo, rannuvolato, spiacevole, freddo, ec.
S Voxe agra; Voce stridula, cioè Acuta, penetrante,
opposta di Melodiosa, e come suol dirsi Pastosa.
Ag-rod-ò^e add. Agrodolce: Aggiunto che si
dà a Quelle vivande in cui l'agro e il dolce ri-
mangono insieme conlemperali.
f Agrodolce, metaf. e nel! uso diccsi da noi per
ischerzo di Persona nobile, ma povera e spiantata.
A-g-x'ùa s. f. Agro, Agrezza, Asprezza V. Agro
sost. nel 2" signif.
n Parlandosi di Tempo, vale Aria fredda, brasca,
rannuvolata, ventosa, ecc.
Ag-rùmiixi s. m. pi. Agrumi : Nome generico
che oggidì si dà ai limoni, ai cedri, alle mela-
rance ed altri frulli di questa specie. Presso gli
antichi davasi questo nome ad alcuni ortaggi che
hanno sapore forte ed acuto, come di cipolle,
agli, porri e simili.
A g-riippi; A gruppi, A nodi. Posto avv.
vale Nodoso, Gropposo, Fatti a nodi o gruppi.
Ag-ùé s. m. Chiodaiuolo : Propr. Quegli che fa i
chiodi, ma dicesi comun. anchs di Chi li vende.
Ag-ùeto s. m. Chiodetto e comun. Chiodino,
Chiavello, Chiovello, Agulello, Agulelto: Piccolo
chiodo. Piccolo agulo.
A. g-u-sera finia; A guerra finita. Posto
avv. vale Alla tìne della guerra; e per similit.
All'ultimo, Alla line.
Àgug-ia s. f. Biancone, Falco aquilino, Falco
lerzo d'aquila. T. ornit. Falco gallicus. Uccello
della famiglia de'Falchi, che ama le eslese bo-
scaglie e nidifica sugli alberi più elevali ; si ciba
di serpi e lucertole, di uccelli, e qualche volta
assale piccoli mammiferi.
— neigra; Astore, Falco cappone, Pojana. T. ornit.
Buteo vulgaris. Havvene una seconda specie
detta Buteo lagvpus, in ital. Falco calzato.
Ag-ùo s. m. Aguto, Chiodo, Chiovo : Ferro sot-
tile ed acuto con piccolo cappelletto a guisa di
fungo da una delle estremità, con cui si fermano
legnami con legnami e altre materie con altre
per servizio degli edifizi o d'altri lavori.
S Acciantà un agùo; Piantare o Conficcare un
chiodo.
$ Attacca i pensciei all'agùo; Attaccare i pen-
sieri alla campanella dell'uscio, vale Deporti.
§ Punta dell'agùo ; Punta. — Fusto dicesi La parte
Ira la capocchia e la punta.
§ Rebatle un agùo; Ribadire un chiodo V. Ribatte.
% Secco camme un agùo; Secco come un chiodo,
dice.«-i di Persona magrissima.
§ Testa dell'agùo; Capocchia, Cappello.
Ag-ùssa v. a. Aguzzare, Auziare, antic. Agu-
lare: Far aguzzo, /appuntare, Far la punta.
t) Aguzzare, metaf. vale Render più sottile, più pe-
netrante, e si riferisce all'ingegno, alla vista, al
drsiderio e simili.
% Agùssd Vappctitto; Aguzzar l'appetito, vale De-
siarlo, Svegliarlo, Accenderlo.
Ag-ùsso add. Aguzzo, Auzzo, Acuto, Appuntalo;
e metaf. Acuto, Sottile.
Ag-ixzzizi. s. m. Aguzzino, Auzzino : Colui che
è destinato alla custodia dei condannati alla galera,
n Aguzzino, metaf. dicesi d'Uomo crudele, che ti-
ranneggia; e per disprezzo a Chi è assai mane-
sco, cioè pronto a menar le mani, o percuotere
chi gli è subordinalo.
A-i; A', Ai, Agli. Prep. art. che si unisce col 5"
caso dei nomi di gen. masch. plur.
m
Aih.
AIA
j<%.ia< s, f. Aria, Aere, poet. Aura, e anlic. Aera,
Aira, Aire, Ajera, Ajera: Fluido elastico, pesante,
la cui massa totale forma l'atmosfera che circonda
e occupa la terra da tulle le parti. Nell'uso dicesi
anehe Temperalura, Clima.
M Aria, per Sembianza, Aspetto, Apparenza, Viso,
Fàccia, Cera.
n — per Piglio, Aspetto, Luchéra, Luchéria, Guar-
datura: 0 l'ha ùnn'àia de me n'infutlo; Egli
ha un'aria insolente.
« — per Canto a cui sono adattate le parole di
una canzone o di un piccolo pezzo di poesia can-
tabile; e dicesi anche La musica stessa, con la
quale si canlan le arie.
M — Nel numero dei più diconsi nell'uso Quei
drappelloni pendenti per intervallo dalla soffitta
del palco scenico, rappresentanti nuvolaglia, cielo
e simili.
» Albagia, Boria, Baldanza, Spocchia, Chiella, Fumo,
Vento, SofQoneria, Muffa, Fava, Altura, Alterigia
V. Sòsta.
— averta; Aria aperta, dicesi dell'Aria di campa-
gna, che è libera e non impedita dalle case, ecc.
— cattiva; Aria da mal tempo; ed anche Aria in-
salubre, malsana.
— còd; Aria colata, dicesi Quella che si respira
in luoghi stretti o chiusi, come Cortili, Gole dei
monti, ecc.
— crùa; Aria cruda, vale Aria rigida, freddis-
sima, ecc.
— do paize; Aria nativa.
— finn-a; Aria sottile. Aria gelata e cruda, spe-
cialmente la notte e la mattina di buon'ora; al-
trim. Brezza, Brezzolina V. Brixa.
S Addócìse Vàia; Baddolcare l'aria o il tempo,
dicesi Quando l'aria di fredda e cruda, diviene
placida e benigna.
S A mezz'aia; A mezz'aria, cioè Né troppo alto,
né troppo basso.
% Ande all'aia ùnn-a cosa ; Andar all' aria o a
monte o in fumo una cosa, metaf. vale Non
aver più effetto.
S Andò, co-e gambe all'aia; Andar all'aria. Andar
a gambe levate, oltre il proprio significalo, vale
figurai. Andar in rovina, in malora, in conquasso.
S Ando, per l'aia; Andar in aria o per aria. Sol-
levarsi, Volare; e figurai. Incollerirsi , Adirarsi,
Pigliar fuoco.
S Aveì dell'aia; Aver dell'aria, Render aria. Arieg-
giare, Rassomigliare; e figurai. Aver della chiella,
Aver burbanza, orgoglio, alterigia, albagia, ecc.
S Avei l'àja; Aver l'aria, Aver l'apparenza, Sem-
brare, Comparire.
3 Aveì tétta l'aia d'un tale; Esser tutto un co-
tale. Aver tutta l'aria d'un tale, vale Rassomi-
gliarlo perfettamente.
S Aveì sempre a pansa all'aia; Esser incinta
frequentemente. Modo figur. e scherzoso.
8 Aveì sempre e mocn all'aia; Aver sempre le
mani all'aria o per l'aria , dicesi di Persona che
quando discorre non può star senza che tocchi
0 palpeggi altrui.
$ Bezéugna aveì sempre a voxe per l'aia; Fa
d'uopo sempre gridare. Senza gridori non si fa
nulla.
S Caccia, all'aia; Gettar in aria; e figurai. Met-
ter sossopra, a soqquadro, in iscompiglio V. sotto
Fd andà (Ul'àia.
S Cangia àia; Cangiar aria: Mutar paese.
§ Capi e cose per l'aia; Intender per aria o di
volo 0 a volo, vale Capir subito e senza fatica.
g Colpo d'aia; Colpo d'aria: Flussione o Dolore
cagionato dell'essersi esposto ad una corrente d'aria.
S Dà dell'aia a ùnn-a stansa, ecc.; Dar aria ad
una camera. Arieggiare una camera, e simili,
vale Aprir le finestre, gli usci, ecc. per darle
aria, perchè l'aria vi circoli.
§ Ddsc àia a ùnn-a personn-a; Aver aria d'uno.
Arieggiar uno, vale Aver qualche rassomiglianza
con lui.
$ Dàse àia d' importansa ; Darsi aria o aria
d'importanza: Dar segno d'orgoglio e di vanità,
Star sull'onorevole.
§ Destende all'aia; Sciorinare: Spiegar all'aria
panni, drappi e simili.
§ £se basso d'aia; Essere in bass' acque, Esser
terra terra. Essere alle strette, figur. vagliono Es-
sere in angustia. Esser poco meno che in miseria.
§ Èse per l'aia; Essere o Stare per aria, figurai,
vale Non aver sufficiente fondamento; e talora
Esser per aria, vale Esser disordinato, in iscom-
piglio, ecc. A casa a l'Ha tutta per l'aia; La
casa era lulta per aria, cioè Non assettata, In
disordine, ecc.
% Èsighe di guai per l'aia; Esser fuoco nell'or-
cio, Esser turbato il cielo, Esser torbida e gon-
fiata la marina, Esser nero il tempo.
§ Èsighe quarcosa per l'aia; Bollire in pentola
qualche negozio o simile, vale Trattarsi un ne-
gozio, Esserne segreta negoziazione.
§ E slragce van sempre all'aia; I cenci o Gli
stracci vanno sempre all'aria, ovv. Le mosche si
posano su cavalli magri. Modi prov. che signi-
ficano li povero sempre soccombe.
g Fd andà all'aia; Metter a soqquadro. Metter
sossopra, figurai, vale Metter in confusione, in
iscompiglio, ecc.
g Fd dell'aia; Far del magno. Far del signore.
Modo figuralo.
g Fd di castelli in àia; Far castelli o castellucci
in aria o su pe' nugoli, e semplicem. Far castel-
lucci, Almanaccare, Fantasticare, Far de' lunari,
vagliono Far dei disegni vani e impossibili.
g Manda all'aia ùnn-a cosa; Mandar all'aria. Man-
dar in fumo 0 a monte. Sventare un affare , un
negozio, vagliono Guastarlo già cominciato a trat-
tarsi, Non concluderlo più.
g Pdscise d'aia; Pascersi d'aria, di vento, di ru-
giada, d'odore e simili, dicesi figurai. dell'Appa-
garsi dell'apparenza senza curarsi della sostanza;
e in modo scherz. Essere come il cavai del Ciolle.
g Piggid dell'aia; Pigliare o Prender aria. Aso-
lare, Pigliar àsolo: Stare in luogo aperto ed arioso,
per goder del fresco e dell'aria.
g Piggid e mosche per l'aia; Pigliar i mosche-
rini per aria, figurai, vale Pigliar punl'gli minuti,
leggeri, volanti; e talora Prender sospetto, Pi-
gliar ombra , dubbio d'ogni piccola cosa.
g Sta all'aia; Star all'aria: Slare a cielo scoperto
0 in luogo aperto. ^
g Std co-a pansa all'aia; Giacere colla pancia al-
l'aria, lo stesso che Giacere supino o supina-
mente; e figurai. Star in panciolle. Star con ogni
agio e comodità, e talora anche Stare poltrendo.
g Tegnì all'aia; Tener all'aria, vale Tener in luogo
scoperto, espoeto all'aria.
ALA
ALI
31
S Tid all'aia o per l'aia; Tirar in aria, Tirar di
volala : Sparare un'arma da fuoco per aria senza
prender di mira alcun bersaglio.
S Tid rfe//Vi/a;Brezzcggiare: Lo spirar della brezza
0 qualunque vento freddo.
S Vedde quarcosa per l'aia; Veder in o per l'a-
ria, figurai, vale Veder vicino l'effetto di chec-
chessia.
S Vive d'aia; Viver d'aria, Stiracchiar le milze:
Campar di poco, ed anche con poco o niente,
Viver miseramente.
A-'i arnii! Alle armi.T. milit. Grido di guerra,
col quale si chiamano i soldati a prender l'armi.
-A-ilbòI Oibò! Inlcrj. di disprezzo ed anche di
nausea, e talora semplicem. di negazione.
A-i estremi fÈseJ; Essere agli ultimi,
all' estremo , all' ora estrema , Esser vialà vialà,
Essere al lumicino, alla candela , al capezzale, ai
confitemini, Aver la bocca sulla bara, vagliono
Essere all'estremo della vita; e figurai. Essere
alla macina o per le fratte o in fondo o ài verde,
cioè Ridotto all'estremo della miseria.
-A.-Ì rxxee, a-i tò, a-i so g-iorni;
A' miei dì, A' tuoi di. A' suoi dì. Posto avv. vale
A mio, a tuo, a suo tempo, cioè Quando io, tu
0 egli era giovine o ricco o in fiore, ecc.
A.ietta s. f. Arietta, Aurettà , Venticello, Brez-
zolina: Piccola aria. Aria fina e sottile.
i> Arietta, Ariettina, per Canzonetta per musica, ecc.
V. sopra Àia nel i" signif.
Aig-a V. yEga.
A. imita (Zùgd); Fare al papasso V. Zùgd.
A. inter-esse m. avv. A interesse, A guadagno,
A frutto, A censo, A cambio V. A cangio.
A.-Ì oég-e (Vegni); Venir agli orecchi o alle
orecchie o ad orecchio V. Oègia.
^ioso add. Arioso: Propr. aggiunto d'Abita-
zione, la quale per essere spaziosa o situala in
luogo aperto è ricca di molt'aria o di molta luce;
e per similit. dicesi d'Ogni luogo aperto, esposto
e soggetto all'aria.
A.iirGx]. s. m. Airone o Aghirone, e volg. in Tose.
Sgarza o Ciuffetto. T. ornit. Ardea major. Uc-
cello di più specie che usa ne' luoghi acquosi ,
tenuto nobile per la sua caccia, e per le penne
nere di pregio che tiene sul capo.
'» Airone e comun. nell'uso con voce frane. Aigrette,
Quel pennino di penne bianche che i colonnelli
de' reggimenti portano per distinzione sul cap-
pello.
A-i sette Qé (Porta); Celebrar a cielo V. Ce.
.A.issà o can. V. Assia.
A. istig-aziòn ; Per istigazione, A persua-
sione. Per opera, A provocazione, cioè Slimo-
lato, Consiglialo, ecc.
-A^-i tempi d'àceai; A' tempi de' tempi V.
A ccai.
j!%.iùssas. f. Ariaccia. Peggior. d'Aria: Aria cat-
tiva. Aria da mal tempo.
j\.la s. f. Ala. T. mar. Voce di comando, che
equivale a Tira : Alaa gùmcna, o cavo, ecc.; Ala,
cioè Tira la gomena, il cavo o simile.
— de curasse; Parafango V. Parafango.
S Fa ala; Far ala, Fare spalliera: Disporsi in due
fila di qua e di là per far onore a chi passa.
A.lal>ax'd.a s. f. Labarda, Alabarda V.Z^a6an/o.
A-lalbardé s. m. Alabardiere V. Labardè.
A.lalbastro s. m. Alabastro: Pietra o Sostanza
calcarea della natura del marmo, ma trasparente
e più tenera. Ce n'è di varie specie.
A-lalung-a s. f. Alalunga, volg. Germone. T.
iltiol. Thynnuò alalunga. Pesce del genere de-
gli Sgomberi, che ha molla analogia nella con-
formazione col tonno. Vive nel Mediterraneo; la
sua carne è molto saporita; non giunge ordina-
^ riamente che al ppso di otto o nove chilogrammi.
Al. larg-a; Alla larga, Al largo, Da largo. Posto
avv. col V. Slaro, vale Star lontano o di lontano.
§ Mette a larga ; JFeltere alla larga. Liberar dalle
segrete : Togliere l'imputalo dalla detenzione se-
greta per farlo passare alle difese.
-A-llberg-a V. Allògid.
Allbin. s. m. Albino. Nome che si dà da' Natu-
ralisti all'Uomo che abbia la pelle bianca assai,
gli occhi tendenti anch'essi al bianco, d'ordinario
poco veggenti, e che mal sopportano la soverchia
luce, i capelli dilavati, di colore albiccio.
A.nbixm s. m. Albo : Libro sopra cui si pre-
giano persone celebri o dilette a scrivere o il
loro nome o qualche composizione, o a dise-
gnarvi, ecc. per serbarlo come ricordo o come
cosa preziosa. Voce d'uso originala AaW Album,
ch'era la Tavoletta o Registro in cui si scrive-
vano i nomi de'IVfagistrali ecc.
-A^lcliermes s. m. Alchermes: Specie di eli-
sire stomatico, che si mutò in un rosolio assai
ricercato, dun sapore delicato e molto aggrade-
vole. Deve il suo nome all'insetto chiamato Cher-
mes, il quale serve a colorirlo.
Aleatico s. m. Aleatico, e più comun. Lea-
tico: Vino squisito che fassi d'una sorta d'uva
che porta lo stesso nome.
Alemàno s. m. Alamaro. T. sart. Allaccia-
tura da abiti o da altro, falla con cordicella di
seta, d'oro o d'argento, ripiegala in guisa da for-
mare un ucchicllo fgassettaj, in cui entra il suo
riscontro, che suol essere un' ulivetta di bòssolo
ricoperla della stessa materia degli alamari, i quali
pure si distendono sul petto o in altre parti del-
l'abito in varii disegni. Usasi generalm. in plur.
A. léixg-o ; A sé. Posto avv. colla frase Tener
" le mani, vale Astenersi di toccar checchessia, ed
anche di percuotere alcuno.
A lettere eie scàtoa; A lettere di sca-
tola 0 maiuscole o di speziali o di appigionasi.
Posto avv. col v. Dire, vale Dire la bisogna
chiarissimamente, in modo che ognun l'intenda.
.A-lfiere s. m. Alfiere: Grado di milizia, ed è
quel di Colui che porta l'insegna V. Portabandèa.
« Alfiere. Nel giuoco degli scacchi è Uno dei prin-
cipali pezzi dello scacchiere, ed è il terzo che
fiancheggia il re e la regina, e si muove sempre
di traverso.
Alidadda s. f. Alidada. T. ingegn. Regoletto
mobile, impernialo nel centro d'uno strumento
per pigliar la misura degli angoli.
Aliena v. a. Alienare. T. giur. Trasferire in
altrui il dominio, e dicesi de' beni stabili.
g Alienàse n. p. Alienarsi, Allontanarsi, Separarsi,
Ritirarsi, Straniarsi da uno.
g Alienòu p. pass. Alienato; e in forza d'addielt.
Uscito del senno.
Alienazión s. f. Alienazione, Alienamenlo.
T. giur. Traslazione di dominio dun bene sla-
bile, 0 che si considera come tale.
— de mente; Alienazione di mente: Aberrazione,
32
ALL
ALL
Vaneggiamcnlo dello spirilo, Sregolamento della
ragione, Demenza, Pazzia.
^lixKLeutà/ V. a. Alimentare: Porgere alimento,
Pascere, Nutricare, Nutrire; e figurat. Mante-
nere 0 Tener vive certe cose materiali.
S Alimentàse n. p. Alimentarsi, Nutrirsi, Pascersi.
Parlando di persona, dicesi meglio Nutrirsi o
.. Cibarsi.
A. liscia< avv. Alla semplice, Alla buona, Alla
grossa: Senza cerimonie. Senza etichetta.
A. livello; A livello. Posto avv. vale Allo
stesso piano. Alio stesso grado.
1) In bilancia, In equilibrio. Posto avv. col v. Stare,
dicesi Quando il romano, se parlasi di stadera, o
i pesi fé peize), se parlasi di bilancia, contrap-
pcsano appuntino la roba che si pesa, cioè Non
pendono né di qua né di là.
" Appuntino, A dirittura, A fdo, A pennello, Né
più né meno.
Alizei (Venti); Venti alisei: Venti che soffiano
costantemente da N. N. E. o da S. S. E. tra
l'Africa e l'America, e che regnano ordinariam.
per 30 gradi da ciascuna parte dell' Equatore.
A.ll'accai (FàJ; Far a mezzo, a metà, a comune,
a comunella, a combutta V. Acca.
All'acquerella (Dipìnze); Dipingere al-
l'acquerello V. Dipinze.
A.llag-a V. a. Allagare, Dilagare, Inondare: Co-
prir d'acqua a guisa di lago,
n Allagare, dicesi figurat. di popoli , eserciti o si-
mili, che entrano improvvisamente in un paese
ad invaderlo.
S Allagàse n. p. Allagarsi, Dilagarsi, Inondarsi:
Distendersi in forma di lago.
All'ag-óg-g-ia; All'ago. Posto avv. vale Fallo
coll'ago.
S Casette (cete all'agòggia; Calze fatte co' ferri.
All'aia; All'aria. Posto avv. vale A cielo sco-
perto, In luogo aperto; e figurat. All'aspetto, Al
sembiante, All'apparenza, Per quanto appare.
— averta; All'aria aperta, vale A cielo scoperto.
A.lPamà; In alto mare. Dicesi in modo avv.
Ogni paraggio di mare dove si è fuori dalla vi-
sta delle terre.
All'ainljo (Zùgà) ; Giocare a tómbola, Fare
alla tómbola V. Ambo nel 3° signif.
AlPamlbvosiaua; Alla carlona V. À car-
lònn-a.
"Allag-nàse n. p. Prendersi ansietà. Star con
pensiero V. Lagno.
"Allameutase n. p. Lamentarsi, Lagnarsi,
Querelarsi V. Lamentdse.
All'amichevole avv. All'amichevole, Ami-
chevolmente, Da amico; ed anche Senza pialo,
In via privata. Per trattativa privala. Senza for-
malità od intervento della legge.
All'andata; All'andatura, Al portamento.
Posto avv. vale Secpndo il modo d'andare. Se-
condo il portamento.
Allandronòu add. Sciatto, Sciamannato:
In cattivo arnese. Sconcio negli abili e nella per-
sona.
All'annasto; Al fiuto, All'odoralo. Posto
avv. vale A giudizio dell'odorato.
Allausàse n. p. Allanciarsi, Slanciarsi, Sca-
gliarsi, Avventarsi V. Avmentàse.
All'autig-a; All'antica, All'usanza antica. Po-
sto avv. vale Secondo l'uso antico o degli antichi.
g Marcia all'antiga; Vivere all'antica, cioè Vi-
vere alla semplice. Alla buona, Alla schietta,
senza etichetta e senz'artificio.
**Allaiitóa avv. Allora, In quel tempo W.AllSa.
All'apparensa m. avv. All'apparenza, Ap-
parentemente, All'aspetto, Alla vista. All'esterno,
Alla faccia.
All'apostolica avv. All' apostolica , vale
Semplicemente, Senza ricercatezza; ed anche A
modo degli apostoli.
All'arlba; Sul far dell'alba, Allo spuntar del-
l'alba 0 del giorno, In sul far del dì V. Aì'ba.
Allardonóu add. Lercio, Sporco, Siidicio,
Intriso V. Inlardonòu.
Allarg'a v. a. Allargare, Dilargare, Slargare,
Dilatare , Ampliare : Accrescere per larghezza ,
Render più largo lo spazio, la capacità di chec-
chessia.
Il Allargare, contr. di Stringere: Allarghce e moen;
Allargate le mani.
— a braxa; Sbraciare: Allargare la brace accesa,
perch'ella renda maggior caldo.
— i àe; Allargar l'ale o l'ale fuor del nidio V. Aa.
— ùnn-a veja; Allargare una vela. T. mar. Spie-
garla sciogliendo le garselle che la tengono le-
gata, e lasciandola cadere su' suoi imbrogli accift
sia pronta per venir o bordata colle scolte, alzata
e distesa colla drizza.
— un vesti; Slargare un vestito V, Vesti.
$ Allargàse n. p. Allargarsi, Dilatars i. Distendersi;
e per similit. Protendersi, Abbiosciarsi, Dispia-
narsi, Sdraiarsi, Porsi a sedere con tutta como-
dità V. Iinpattaràse.
Il — Allargarsi per Allontanarsi, Scostarsi, Rimuo-
versi: Allarghwvene ciii chepoei; AUargalévene
il più che potete.
I! — Fn term. marinar, vale Allontanarsi da una
costa, da una nave, parlando d'una lancia, d'una
scialuppa.
— in sciò stéumago ; Abbracciare lo stomaco, si
dice di Revanda, o anche di cibo che conforti.
— in tò spende; Allargarsi nelle spese : Spendere
più dellusato.
— ò chèu; Allargarsi il cuore. Sbarrarsi il cuor nel
petto V. Chèli.
— 0 tempo; Allargarsi il tempo, l'aria, ecc.: Ri-
schiararsi, Rasserenarsi il cielo.
Allarg'a s. f. Allargata, Allargamento, Allargo;
e parlandosi di Vestili, Slargatura.
AlParg-àn. (Lùmme); Lume argante \.Ltimnie.
All'arma g-ianca; Alla schietta. Posto
avv. e in senso flgur. col v. Venire, vale Venire
schietto. Venir sincero v. Vegnì.
Allarma v. a. Allarmare ; Mettere in allarme,
.Mettere in apprensione, in affanno, in timore, in
sospetto.
§ Allarmdse n. p. Allarmarsi: Metters iin allarme,
in apprensione, Prender sospetto, timore per no-
vità impensata, e da cui temiamo alcun male.
Allasca v. a. Lascare, Allenlare, contr. di Te-
sare V. Molla.
All'attasto; Al tasto, A tastone, A tentone.
Posto avv. col V. Andare V. Anlà.
All'averta de porte; All'aprir delle
porte. Modo avv. e vale All'alba. Voce che trasse
origine dallo aprirsi in lal'ora le porte della città.
All'averto; All'aperto, All'aria aperta. Posto
avv. vale In luogo aperto, A cielo scoperto.
ALL
ALL
AJPa/Zza,i*d.o avv. All'azzardo, Fcrtuilamente,
A caso, A falò, Acciiienialmeote.
AJléa, s. f. N iale: Slradone o Strada diritta, lunga
e piana, fiancheggiala da alberi regolarmeule di-
sposti, per rendere più ombroso e grato il pas-
seggio.
.AJlléa.1 Voce, colla qnale i fanciolli facendo a
rimpiattino f^a scondillój, nascosti invitano I com-
pagni a cercarli, e vale Avanti, Venite, Trova-
temi e simili ; forse dal frane. Allez.
A.llea.iiisai s. f. Alleanza, Le^a, Confederazione,
Unione.
H Fede: Anello, nel qnale, invece di gemma, si
rappresenta un par di mani congiunte insieme.
.AJLleàse n. p. Allegarsi, Collegarsi, Far lega,
alleanza: L'nirsi con alcuno per reciproco interesse.
A.lleccà. V. a. Allettare, Aescare, Adescare,
Inescare, Alleccornire : Incitare o Tirare alcuno
alle sue voglie con lusinghe, con allettamenti, ecc.
% AUeccdse a ùnn-a cosa; Prendere il lecco, il
lecchetto, il gusto a checchessia.
All'eccesso avv. All'eccesso, Eccessivamente,
Fuor di misura, Olire modo.
AJleg-à, V. a. Allegare: Citare o Produrre l'al-
trui autorità o testimonianza a corroborazione
delle sue opinioni.
All^gra^zión s. f. Allegazione, Alleganza, Al-
legamento: Citazione d'un'aulorità all'oggetto di
appoggiare una proposizione.
I) Allegazione: Difesa fatta da avvocato in diritto
civile.
AJ.lesSGi^l V. a. Alleggerire, Alleggiare, Al-
leviare: Sgravare, Render leggero. Scemare il
peso ; e figurai. Sollevare, Confortare, Scemare al-
trui la fatica.
S Alleggerìse n. p. Alleggerirsi: Sgravarsi di un
peso ; ed anche Cavarsi i panni d'inverno, e met-
terseli più leggeri.
A-llegro add. Allegro, Lieto, Ilare, Giulivo, Fe-
stoso, Giocondo, Di buon umore,
n Allegro : Aggiunto di Sito, vale Piacevole, Ameno,
Delizioso,
n — Aggiunto di Colore, vale Gajo, Chiaro, Vi-
vace, Che appaga la vista,
n Aggiunto di Suono o Canto, vale Eseguito con
brio e con grazia. Che apporta allegrezza, op-
posto a Grave ; ed usasi anche assolutamente in
forza di sost.
— da-o vin; Brillo, Chiaretto, Albiccio, Alticcio,
Alletto, Ciùschero, Lùschero: Colui cui il vino
ha infuso straordinaria allegrezza, non però scon-
cia e compassionevole.
— camme ùnn-a pasqua; Conlento come una pa-
squa, dicesi d' l'omo contentissimo, lietissimo.
% Genie allegra ò Segnò o l'aggìùlla ; Gente al-
legra Dio l'ajuta, l'omo allegro il elei rajuta.
% Tegni allegro; Esilarare, Render ilare. Allegrare.
A.lleit£t V. a. Mungere e Mugnere: Spremer le
poppe degli animali per trarne il latte.
« Allattare: Nutrir con latte, come fanno le bàlie
e le madri i piccoli figliuoli.
— ùnn-a fèuggia; lòr via le costole ad una fo-
glia: Tirare giù colle due dita, indice e pollice,
le parti laterali della foglia per servirsene, e
giltar le costole.
**S Alleitàse ùnn-a persSntia; Allettare, Adescare
V. Alleccà.
AJleitùs>£L V. a. Gaalcire, Malmenare, Spie-
gazzare; e dicesi ordinariam. delle vesti da donna
V. Aslrofoggià.
A^lleòu. s. m. Alleato: Chi è in alleanza; ed osasi
anche come addietl.
A.ll'erta, avv. All'erta: Grido col quale si chia-
mano i soldati ai loro posti, e si tengono le guar-
die e le sentinelle vigilanti, equivalente a Badale,
Attenti, State in occhi e simili.
S Sta all'erta; Stare all'erta, Star in guardia, in
sull'avviso, sulle intese, a buon riguardo, a bello
sguardo, metaf. vale Star in guardia. Star vigi-
lante per non incorrere in pregiudizio e non es-
sere giuntato; ed anche per Andar cauto nel par-
lare e nell'operare, Usar cautela, circospezione, ecc.
A.llesti v. a. Allestire, Apparecchiare, Ammannire.
Il Terminare, Finire, Condurre a fine.
— un bastimento; Allestire un bastimento. T. mar.
Prepararlo per la navigazione. Corredarlo di quanto
è necessario si rapporto agli attrezzi come alle
provvisioni di bocca, per metterlo in istato dì
poter navigare.
S Alleslise n. p. Allestirsi, Sbrigarsi, Spacciarsi, ecc.
Alletta v. a. Allettare, Adescare, ecc. \. Alleccà.
**All'éu.io (ÈseJ; Essere in bernecche V. Éuio.
Alleva, v. a. Allevare: Dare al bambino appena
nato le prime cure, sicché viva e svolga tutte
le sue facoltà. Specialmente però si dice per Al-
lattare.
I) Allevare : Prender la conveniente cura di far cre-
scere e portare alla sua perfezione o morale o
fisica qualch'essere animale o vegetale; Nutrire,
Alimentare,
n Levare, per Imbarcare su lancia o altro battello
una 0 più persone per traghettarle a bordo d'un
bastimento o altrove.
Il Trovare il fondo, Giugnere al fondo. T. per lo
più di marina, e vale Giltarsi in mare o in an
pozzo, dove l'acqua sia molto profonda, ed ar-
rivare al fondo di essa.
— a levre; Levar la lepre, vale Scoprirla; e si dice
anche de' volatili fatti alzare a volo da' caccia-
tori, e degli altri animali terrestri fatti sbucare.
f Chi alleva di figgiéu, alleva nemixi séu; Prov.
che non ha corrispondenza italiana, ma a cui per
analogia si può sostituire i seguenti: Nutrisci il
corvo e ti caverà gli occhi, Nutri la serpe in seno,
li renderà veleno , L'asino quando ha mangialo
lo strame , tira calci al corbello, e significano :
Gl'ingrati, dopo ricevuto il beneficio, o non cu-
rano 0 bislrattano il benefattore.
■}- Chi alleva nevi e nesse, d so cu 5 ghe pende
pesse; Altro prov. di significato consimile al pre-
cedente, il quale pure non ha pretta corrispon-
denza italiana.
S Chi scampa s' alleva; Chi muore giace e chi
vive si dà pace. Prov. il cui significato è chiaro.
S Allevdse n. p. Allevarsi, Nutrirsi, Crescere.
Allevéua s. f. Cresciuto: L'aumento del nu-
mero delle maglie nel crescere della calza; ed
anche La parte slessa della calza, che così ri-
sulta, allargata.
Alliama v. a. Letamare, Letaminare, Conci-
mare, Stabbiare, Ingrassare. T. agric. Dar l'in-
grassamento a' campi.
Allilbra v. a. Allibrare : Mettere, Porre, Scri-
vere al libro. Registrare.
AUig'aziòii. s. f. Alligazione: Una delle re-
gole dell'aritmetica.
Casaoou, Diiionario Oenovese-Ilaliano.
u
ALL
ALL
A-Uig-Kx V. n. Allignare, Alleficare, Barbicare,
Provare, Far prova: L'appigliarsi dei vegetabili
nel terreno in cui sono piantati.
«Far lega: Detto di persone, vale Essere o Star
d'accordo. Star bene insieme, Vivere in buona
compagnia. Accordarsi.
— e bète; Allegar i denti: Quello stringimento di
viscere, che produce lo stridio d'un ferro o altro
metallo stropicciato sopra marmo o simile, ed
' anche L'effetto che fa un violino pessimamente
suonato. Alcuni dicono Far ribrezzo o caprezzo.
^—' i denti; Allegar i denti: Quell'effetto che fanno
■ le cose agre o aspre a' denti, le quali, morse, quasi
li legano.
n — Non mangiar di checchessia, dicesi figurai,
e scherzevol. del Non intendersi d'una cosa: O
latin o m'allighisce i denti; Del latino non ne
mangio, cioè Non intendo il latino.
**A.llim,oiiàle a un; Nojarlo, Seccarlo,
Fastidiarlo, Infastidirlo, Ammoinarlo, Importu-
narlo, Seccarlo, Muovergli il corpo.
A^lPimprowiso avv. All'improvviso, Al-
I improvvista, Improvvisamente, All'impensata,
Inaspettatamente; ed anche Senz' altro studio e
preparazione.
All'incontràio avv. Al contrario, AU'incon-
Irario, Per contrario. Per lo contrario, All'opposto,
Per converso, Di riverso ; A rovescio, A ritroso.
% Non aveì ninte all'incontrato; Non aver nulla
a ridire.
iLlPi]idipi:*esso aw. A un di presso, A un
di grosso. Circa, Incirca, Ad un bel circa.
UklPiudoma;!! avv. Al dimane, AI dimani,
Alla domane: Al giorno seguente.
allinea, v. a. Allineare. T. mil. Schierare in di-
ritta linea le diverse righe de' soldati in fronte di
battaglia; e dicesi anche del Disporre una serie
di cose a filo, a linea retta, sulla stessa linea.
S Allineàse n. p. Allinearsi: Mettersi sopra la stessa
linea.
f A-ll'infterno ; All'inferno. Così chiamasi da
noi Una certa maniera di cucinare i carciofi, che
si fa ponendoli a cuocere intieri in tegame con
fuoco sopra e sotto, ovvero su' carboni accesi,
tagliando loro prima le spine un quarto all'ingiii,
e slargatene le squame per introdurvi olio, sale e
pepe. Che se si fanno cuocere sulla gratella, di-
cesi meglio Carciofi a' ferri.
À^lPiug-leize (Andàsene); Andarsene insa-
lutato hospite, Partirsi senza dire a Dio, né ài
diavolo V. in Andà.
% Lùmme all' ingleize ; Lume inglese o all'inglese
V. Lùmme.
All'itL^roBso avv. All'ingrosso, Alla grossa.
In grosso, Indigrosso, In digrosso, A occhio e
croce, vale Grossamente, Senza minuta o esatta
investigazione.
S Accatta 0 Vende all'ingrosso; Comperare o
- Vendere all'ingrosso V. Accatta, Vende.
" S Mercante all'ingrosso; Jlercante all'ingrosso,
cioè Che vende all' ingrosso.
'A-ll* inverso avv. A rovescio , Al rovescio,
A 0 Di riverso, A ritroso: Dalla parte contraria
alla parte diritta.
^Ili-velia, v. a. Livellare : Mettere o Aggiustare
le cose al medesimo piano. Prendere il livello.
" » Imberciare, Imbrecciare, Imbrecciare, Imbroccare:
Colpir l'oggetto su cui è posta la mira.
A.11Ò avv. Prima, Avanti. V. del cont. : L'è vegio
chi méne allò; Vecchio chi muore.
A.llóa avv. Allora, In quel tempo. In quel punto,
In quell'istante; e talora anche In tal caso, In
quel caso: S'a l'è cosci, alida me ritratto; Se
la cosa è così, allora mi disdico.
% D'alida in sa, D'ailòa in poi; D'allora in qua.
D'allora in poi.
A^lloà; V. a. Stordire: Far rimanere attonito, stu-
pido, sbalordito o per rumore o per colpo che
abbia rintronato il capo o per qualche impensato
maraviglioso avvenimento; Intronare, Rintronare,
Sbalordire, Dicervellare.
M Seccare, Importunare, Infastidire: No m'alloce;
Non mi seccate.
% Alloà a testa; Accapacciare , Intronare il capo.
A.lPòccaxión m. avv. Al bisogno, All'uopo,
Occorrendo, In caso, All'occasione.
A-llocchetto s. m. Assiuolo. T. ornit. Strix
scops. Uccello di rapina notturno, simile alla ci-
vetta. Alberga per lo più ne' monti, ove pone
il nido negli alberi incavati, e vive d'uccelletti,
di topi e mosconi. Viene^ in primavera e vassene
entralo autunno,
A-lPoceorrensa V. All'òccaxiòn.
^lloeuziòn. s. f. Allocuzione, Arringa, Ragio-
namento: Discorso pubblicamente fatto ad una
0 più persone.
Alloeg-g-ióvi add. Allogliato, antic. Aggio-
gliato, Giogliato. T. cont. Aggiunto di grano o
altra biada, vale Che è unito a quantità di loglio
(locggio).
^llòg-ià. v. a. Alloggiare : Ricevere uno in casa
a dormire, acciocché si riposi e si adagi; Al-
bergare, Ospiziare.
H In signif. neut. vale Stare ad alloggio, ad albergo:
0 l'alldgia a lùcanda de Tros Corònn-e; Al-
loggia alla locanda delle Tre Corone.
— a ùnn-a cosa; Aderirvi, Accondiscendervi, e ta-
lora Stare al partito: 0 scemmo o gh'allògia;
Il gonzo sta al partito.
§ Chi tardi arriva male allogia; Chi tardi arriva
male alloggia, ovv. Chi tardi arriva trova il diavol
nel catino. Dicesi proverb. a Chi tardi arriva in
un luogo, dove non possa adagiarsi bene né di
mangiare, né d'altro.
§ Quello chi allogia; Alloggiatore, Albergatore,
Capite.
A-llòg-io s. m. Alloggio, Alloggiamento, Albergo,
Casa, Abitazione, Domicilio: Quartiere che si abita.
§ Cangia d'uU'ògio; Mutar d'alloggio, Cambiare
abitazione.
S Dà allògio; Dar alloggio, Alloggiare, Albergare.
A.U'òxxiìyx'Si^ All'ombra, Al rezzo, Al fresco.
All'uggia. Posto avverb. col v. Stare o simile, vale
Stare dov'è ombra, dove non batte il sole.
Il All'ombra, figurai, vale In carcere, In gattabuia.
In catorbia, In prigione, e nel gergo Alle bujose.
A.11ÓX1 ! interj. Su, Su su. Su via, Irana, Animo,
Andiamo. Dal frane. Allons. Modo con che uno
conforta o sollecita se stesso e gli altri per l'ope-
razione che s' intende di fare.
A^llontana v. a. Allontanare, Lontanare: Te-
nere lontano una cosa o una persona da un'altra;
Scoslare, Discostare, Rimuovere, Appar'are, ecc.
S Allontanàse n. p. Allontanarsi: Anelare, Stare,
Tenersi lontano ; Scostarsi, Discostarsi, Ritirarsi,
Appartarsi, ecc.
ALL
ÀLS
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A.ll'oppo9to V. A~o conlràio.
AJl'oi-betto avv. Alla cieca, A chins'occhi :
Cogli occhi chiusi ; e fìgarat. Senza considerazione,
A vanvera, A casaccio, Alla balorda.
S Zùgd aU'orbetto ; Fare a gatta cieca o a mosca
cieca. Giuoco fanciullesco, dove uno di loro si
benda e studiasi di chiappare uno degli altri che
lo' sfuggono , ed il chiappalo si Lentia egli, ecc.
A.lPoir<liiie (Tegni); Tener all'ordine o a or-
dine, Tenere a siepe, Fare arar diritto, vagliono
Fare stare a segno, a dovere, Tener sommesso,
ubbidiente, ecc.
AJPox*sa^; All'orza o A orza. T. mar. Posto
awerb. col v. Andare, dicesi Quando il bastimento
sbanda sotto vento e s'inclina; altrim. Orzare,
Orzeggiare.
M Andare a orza, Orzare, Ondeggiare, Barcollare,
Cianceliare, ecc. V. À banda nel 2° signif.
AJPoste (Zùgà); Fare al paga Toste: Sorla di
giuoco che si fa in più persone, avvicinandosi
ciascuno con una boccia al grillo (ballin)^ obbli-
gati però tulli i giuocalori a chiamarsi successi-
vamente.l'un Tallro chi deve tirare. Quegli che è
più discosto dal grillo o che si dimentica di chia-
mare il compagno , perde e paga la posta fissata.
.A^llùddLe v. n. Alludere: Accennare col discorso
a qualche cosa intesa e non ispiegata.
AJ-lùg-à, V. a. Riporre: Chiudere o Serrare alcuna
cosa per conservarla e nasconderla; altrim. Serbare,
n Figurai, vale Mettere in chiusa, cioè in prigione,
Incarcerare, Imprigionare:. L'han alLùgóu; Lo
misero in chiusa, Lo incalorbiarono.
S Chi alléuga, alléuga pe-o gatto; Chi serba,
serba al gatto. Prov. che, parlandosi di cose man^
gerecce, significa Chi serba qualche cosa, non la
•serba per sé, ma altri la gode.
% Chi alléuga, attréuva; Chi ben ripone, ben trova.
Prov. di chiaro significato.
**A.llùg'g'ià V. Allùmmà.
^llùg-g-iòu. add. Addornienlaticcio, e nell'uso
fior. Acciocchito : Quasi che addormentato.
.A.llùiriescellà/ V. Arrùmescelld.
AJ.Puiiiid.o; All'umido. Posto awerb. coi v.
Stare o Tenere, vaie Slare o Tenere in luogo ove
possa ritrarsi umidità.
Il In umido, In guazzetto. T. cuc. Dicesi di Certa
maniera di cucinare la carne, i pesci ed altre vi-
vande : Cotellette all'umido ; Coslolette in umido.
Allùminii-a. s. f. Allumina : Terra bianca ,
soffice al latto, che s'impasta coll'acqua, ma non
vi si scioglie; si attacca alla lingua ed ha molte
proprietà, le quali son dichiarale dai chimici; al-
trim. Ossido d alluminio.
**iVllùnimà V. a. Alluciare, Allumare, Occhiare,
Adocchiare, Alloccare: Affissar l'occhio inverso
checchessia col pensiero d'ottenerlo V. Éuggezzd.
A-llumine V. Aùme.
A-llùua^mento s. m. Alunamento, Arcatura,
Bolzone, Cozzone. T. mar. V. Bòsson.
A-ll'ùu e all'atro V. A giffra l'ùn.
A.llixiij^li.i V. a. Allungare, Slungare: Accrescere
una cosa col farla più lunga ch'ella non è.
M Allungare, per Prolungare, Far durare una cosa:
G'han allunghto a vitta, 5 permisso, ecc.; Gli
allungarono la vita, il permesso, ecc.
— 5 passo; Allungare il passo; Affrettarsi, Correre.
— 5 viti; Allungare il vino: Mettervi acqua o allro
liquore più debole.
— ti» vesti; Slungare un vestito.
S Allunghise n. p. Allungarsi, Distendersi, Pro-
tendersi.
AJlùnòu add. Lunatico, e volg. Allunato : Ag-
giunto che si dà al granchio od altri crostacei,
quando e' sono grassi o magri secondo il cre-
scere 0 il calar della luna; e per simil. si dice
di altre cose, come pesci, limoni, pietre, ecc.
A.11U.Ò1X add. Stordito, Stupido, Sciocco, Milenso,
Smemorato, Allogliato, ecc.
A.llùppòu. add. Allupalo : Che ha gran fame.
% Legnamme allùppóu; Legname imporralo, im-
porrilo, Infracidilo, dicesi Quello che ribollilo co-
mincia a guastarsi e a corrompersi V. Lùppa,
A.ll'ui*tliii.a modda m. avv. All'ultima
moda, A tutta usanza.
All'ùrtimo avv. All'ultimo, Ad ultimo, In ul-
timo, vagliono Ultimamente, Alla fine, Finalmente.
— di urtimi ; All'ultimo degli ultimi, vale lo slesso,
ma ha più forza.
— cian; A tetto: All'ultimo piano d'una casa.
S Aspètd all'ùrtimo; Ridursi all'olio santo o alla
sgocciolatura V. Aspètd.
A.llu.x:ióu s. f. Allusione : Figura rettorica, colla
qua!e si fa intendere la relazione o la convenienza
che si trova tra due cose, tra due persone.
A.llù.xi"vo add. Allusivo: Che ha allusione o
dell'allusione per qualche somiglianza di nome o
di suono.
A.lPù.zaiisa V. All'uno.
A.1PÙZO; All'uso, All'usanza, All'usato. Posto
avv. vale Secondo il solilo, Secondo che s'usa.
— dò paize; All'uso del paese. Siccome usa il paese.
jf^lmanacco V. Armanacco.
A-lmaviva V. Armaviva.
Aloè s. m. Aloe e Aloè. T. bot. Aloe perfoliata.
Nome d'un genere di piante carnose, sempre verdi,
il cui sugo è d'un'amarezza estrema, di granduso
nella medicina come purgativo. Ce n'ha di molte
specie,
it Aloe e Aloè, per il Sugo che si cava dalla pianta
medesima.
A.lsa V. a. Alzare: Levare in alto o ad alto; e
parlandosi degli edifizi, dicesi meglio Ergere,
Innalzare, Rizzare.
— a voxe; Alzar la voce: Gridar forte.
— e carte; Alzar le carte. T. giuoc. Il dividere che
fanno i giuocalori il mazzo delle carte in due,
dopo che un di essi le ha mescolate, quasi per
assicurarsi da ogni frode.
— de peizo ; Alzar di soppeso : Levare di terra
checchessia di grave , e specialmente un corpo
umano, colla sola forza delle braccia.
— 0 bòggio; Levare, Alzare, Staccare il bollore,
vale Cominciar a bollire.
— 5 gommio; Alzare il gómito V. Gòmmio.
§ Alsdse n. p. Alzarsi: Rizzarsi da sedere. Rizzarsi
in piedi. Sorgere.
Il — 0 vin; Levare il capo, dicesi del Vino al-
lorché nel bollire solleva la vinaccia.
S Chi troppo s' alsa presto s'abbassa ; Chi troppo
in alto \a, presto s'abbassa ; Chi monta più alto
eh' e' non deve, cade più basso eh' e' non crede;
Chi troppo in alto va, cade sovente precipitevo-
lissimevolmente. Prov. di chiaro significalo.
A.lsata s. f. Alzala d'ingegno : Discorso o interro-
gazione fatta apposta per tentar l'animo altrui, ec.;
e per estens. Tiro, Tirata, Stratagemma, Astuzia.
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ÀMi
AMA
A.ltéa; s. f. Allea, Bismalva, Jlalvavisco, Buon-
vischio, Ibisco, e in alcuni luoghi Benefischi. T.
boi. Allhea ofjicinalis. Pianta della famiglia delle
Malvacee, comunissima nei nostri climi. Coltivasi
per gli usi medicinali, ed è uno dei migliori emol-
lienti conosciuti; si fa uso specialm. della radice.
« Havvene un'altra specie, detta Allea rossa. Malva
rosea, I\[alva rosoni, Jfalvone, Rosa d'ollremare,
Rosa di Damasco, Rosa d'India, Bastone di San
Giuseppe (Althea o Alcea rosea), la quale è in-
digena della Siria; è trienne e rustica; si semina
in primavera ed autunno, e coltivasi unicamente
da noi per ornamento dei giardini.
A.ltera v. a. Alterare: Muovere o Mutare una
cosa dall'esser suo; e più propriam. Adulterare,
Falsificare V. Adùltera.
Il Alterare, Commuovere, Perturbare, Sconturbare,
Agitare, Far adirare.
§ Alferàse n. p. Alterarsi, Commuoversi, Pertur-
barsi, Sconturbarsi, Adirarsi, ecc.
A-lteraziSn s. f. Alterazione, Alteramento :
Mulazione delle cose d'una in altra qualità. Cam-
biamento, Tramutamenlo; ed in generale La de-
gradazione d'una cosa o 11 cangiare il suo slato
da bene in male.
it Allera/.ione, Falsificazione, Adulterazione, Con-
traffacimento.
M — Sdegno, Commozione, Agitazione, Perturba-
zione di mente, ecc.
A-lterig-g-ias. f. Alterigia, Alterezza, Boria,
Albagia, Orgoglio, Burbanza.
.A.ltex*iià. v. a. Alternare, Avvicendare^ Fare a
muta: Operare scambievolmente ed a vicenda.
§ Alternàse n. p. Alternarsi, Avvicendarsi.
A-lteróu. p. pass. Alteralo V. Attera ne' suoi
significati.
^— da-o vin; Alletto, Alticcio, Cotticelo, Albo, Al-
biccio: Alterato alquanto per lo soverchio bere
del vino.
A. lùmassa.; A chiocciola, A lumaca. Posto
avverb. vale Piegato a maniera di chiocciola.
% Scaa fceta a lùmassa; Scala a chiocciola. Scala
,, a lumaca V. Scaa.
-A- luug'a. V. A lung'andd.
A. lu.ng-'aii<ià avv. Alla lunga, Al lungo, A
lungo andare, A lunga andata. Coli' andar del
tempo, Col tempo. Con lunghezza di tempo.
A. lùnn-e (Andà); Esser lunatico, Esser un
girella, un girellaio; dicesi di Persona strava-
gante, che non islà ferma nel proposito, ecc.
V. Andà.
Al. lùssin (Manda); Sbusare, Far brullo. Ri-
pulire: Vincere ad uno tutti i quattrini del giuoco.
A lutto ; A bruno, A lutto. Posto avv. col v.
^ estire o simile, vale Usar quella vesta che si
usa per onoranza de' morti V. Lutto.
A xnà; A male, Per male. Posto avv. coi v. Re-
carsi, Avere, Pigliare, vale Ricevere con indigna-
zione checchessia e crucciarsene.
Anxèi, V. a. Amare, Diligere : Voler bene, Portar
amore, affezione,
ti Amare, per Volere, Desiderare: Ammo de sta
solo; Amo di star solo,
n — Esser vago. Dilettarsi, Piacersi in checchessia:
O l'awma molto a mùxica, ecc.; Egli ama mollo
la musica, ecc.
$ Chi lemme amma; Chi ama teme. Dettato prov.
>di chiaro significato.
§ Fase ama; Farsi amare: Aver grazia con al-
cuno, Dar nel genio.
§ Arnése n. p. Amarsi: Volersi bene, Portarsi
reciproca affezione.
Amatoiilitse s. f. Amabilità : Il carattere d'una
persona amabile; Gentilezza, Dolcezza, Grazio-
sita, ecc.
A macelxetto avv. A calca, A stiva, Stipato,
Pigiato: Aggiunto a Gente o simili, vale Stretto
insieme. Spremuto per troppa calca.
AixiSbè s. f. Linaria V. Lin sarvtego.
A luce danno m. avv. A mio danno o de-
trimento, A mio scapito, Con mio pregiudizio.
A ms» g-iudizio m. avv. A mio avviso,
A mio parere, Secondo la mia opinione, A cre-
der mio. Per quello che mi pare.
A mce rixod.d.0 m. avv. A modo mio. Come
mi pare e piace.
A xn.e& nòmme m. avv. A mio nome, cioè
Da mia parte, Da mia vece.
A.inaèta s.f. Amarella, Amaretta, Amareggiola,
Matrirale, Malricaria, Jlorella, Partenio. T. boi.
Matricaria parlhenium. Pianta della famiglia
delie Composte, d'un odor forte e piacevole, i
cui fiori nascono in bei corimbi terminali. Col-
tivasi negli orti e ne' giardini, e spontaneamente
nasce in vecchie mura e fra i rottami calcarei.
Coltivasi anche una sua proprietà a fiori bianchi
doppi, di bellissimo effetto, chiamata dai botanici
Malricaria parlhenium flore pieno.
Amaèto add. Amaretto, Amariccio, Amaro-
gno, Amarógnolo, Amarulenlo: Che ha un poco
dell'amaro.
A mag-g-ia; A maglia. Posto avv. vale A anelli,
A guisa di rete, Relicolatamente; che anche di-
cesi Agucchialo V. Maggia.
A mag-nse; A manate, A manciate. Posto
avv. vale In tanta quantità quanta ne può slare
nella mano: e figurai. Abbondantemente, A piene
„mani, A fusone, A josa. In copia.
**A. magnsera m. avv. Alla brava, Alla
,, sgherra, Alla sLricca V. Ma(,ncera.
A ixiainesca m. avv. Alla marinaresca: Con-
forme all'usanza de'marinaj: e da noi usasi co-
munem. di Una certa maniera di cucinare lostoc-
cofìsso e simili.
A malapeuu-a avv. Appena, Appena ap-
pena , A cara pena , A mala pena , Tosto che,
Subito che. Come prima.
A.iiialgaiii.à v. a. Amalgamare. T. chim. Com-
binare il mercurio con un metallo; e per similit.
Mettere insieme alla rinfusa cose diverse.
A m annua; A bàlia. Posto avv. col v. Dare,
vale Dare ad allattare bambini ad altrui fuor della
madre.
§ Tcgnisc ùnn-a cosa a mamma; Tener a bàlia
una cosa, fgurat. vale Indugiare mollo a sbri-
garla 0 a restituirla.
A man ; A mano. Posto avv. vale Colla mano,
Arlifizialmenle: Travaggio fato a man; Lavoro
fallo a mano o manofatlo.
— arìuà; A mano armala, Armata mano: Con mano
armala, Coll'armi in mano.
— drita; A destra, A mano destra, A mandritta,
Alla destra mano, cioè Dalla banda destra. Verso
la parte deslra.
— sarva; A man salva, A salvamano, vale Sicu-
ramente, Senza pericolo.
AMA
, AMA
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i
— scinistra; A man sinistra, A mano manca o stanca,
A mancina, A sinistra, cioè Dalla banda sinistra,
Verso la parte sinistra.
S Scritoa man; Scritto a mano, Manoscritto, cioè
,j Non istampato.
A. moiU ; Alla mano. Posto avv. vale In pronto,
Presto alla mano, Manesco.
S Avei à man un léugo,ùnn-a cosa, ecc.; Aver
alia mano un luogo o checchessia, vale Esserne
pratico, Conoscerlo pienamente,
§ Oinmo à man; Uomo alla mano, vale Uomo
trattabile, affabile, cortese, di facile abbordo, ecc.
A.iiiaiiiia^iKia<ii : Voce che si adopera nei
seguenti Ire significati:
1» In senso di timore: Amannaman o w'ac-
ciappa; Temo ch'ei mi raggiunga;
2° In senso d' ironia o di scherno: Amanna-
man che ti no pàsci; Guarda che tu non possa!
5" Finalmente accenna ad un pericolo che po-
trebbe incontrarsi : Va adaxo che amannaman
. ti cazzi; Va piano, se no potresti cadere.
A. mancinii-a; A mano manca, A man si-
nistra, A mancina, A sinistra. Posto avverb.
vale Verso la parte sinistra.
A-màudoa s. f. Màndorla, Amàndorla, Man-
dola: Frutto di buon sapore, chiuso in un guscio
come le noci, ma piìi piccolo; ve n'ha di sapor
dolce e' di sapor amaro. L'albero che il produce
si chiama Màndorlo (Amygdalus communisj.
— in erba; Caterina. Voce dell'uso flor. Màndorla
piccola, che non ha ancora granato, e si mangia
col mallo V. Amanduoto.
— sciacchasla; Màndorla prémice, e nell'uso anche
Màndorla spaccarella : Quella che ha il guscio fra-
gile, che si schiaccia premendolo colle dita.
A.iiia<ndòeta. s. f. Mandorletta, Mandorlina.
Dim. di Màndorla : Piccola màndorla.
w Mandorletta, Baccelletto. T. cald. Specie di ri-
lievo che si fa per ornamento in fondo delle sec-
chie di rame o simili, così chiamato per la so-
misilianza che ha colla màndorla.
» Màndorle al plur.: Quei vani in figura di rombo
che restano nella tessitura d'inferriate o ingra-
ticolati fatti con legni o canne.
— de casette; Màndorla: Fregio laterale delle calze
a guisa di ricamo, stretto e lungo, e viene dalla
noce del piede Ano su a mezza gamba ; dicesi
anche Fiore.
% Travaggio fwlo a amandoete ; Lavoro fatto a
màndorle, Lavoro mandorlato o ammandorlato,
dicesi Quello che è composto di lai figura.
A.ziia<nd.<Siii s. m. Mandolino, Amandolino:
Strumento musicale, che è una specie di chitar-
rino 0 di liuto, ma più piccolo e della stessa
forma. Si suona con una penna tagliata come uno
stuzzicadenti piano, ovvero con un pezzetto di
tartaruga o d'osso.
^znaiKluoto s. m. Calerà. Voce dell'uso fior.
Màndorla fresca e grossa, che ha già granato e
formato il suo guscio. Vendesi coperta del suo
mallo, che si getta assieme al guscio, mangian-
done soltanto l'anima.
.A.izia.iite s. m. Amante, Manto. T. mar. La
fune, per mezzo della quale i pennoni delle vele
sono sospesi, o si abbassano o si issano.
A.nia,xitexello s. m. Amanticello. T. mar.
Piccolo amante, che serve per attrazzare il pa-
ranchino dei terzaruoli.
^xua.ntig'g'i s. m. pi. Mantiglie, Manticchi.
T. mar. Quelle due corde che sostengono i due
capi di ciascun pennone, e servono a tenerlo oriz-
zontale in bilancia quand' egli è nella sua sta-
zione ordinaria, oppure a tenerlo più allo da una
parte che dall'altra.
A.iu.a;iitig>g-ia< dò Ibòme ; Mantiglia dei
boma 0 del ghisso. T. mar. È un paranco che
serve a sostenere l'estremità esteriore del ghisso
nei brigantini e altri bastimenti a vele auriche,
come geolette, slops, ecc.
A.tja.ei,n.tissiùj v. a. Amantigliare. T. mar.
Sospendere per mezzo delle mantiglie i pennoni
e bilanciarli.
^mào s. m. Amaro: Uno dei sapori contr. al
Dolce; Amarezza, Amaritudine.
Il Amaro, figurai. Cruccio, Rancore, Stizza, ecc.
§ Avei (ieU'amào con un; Aver mal fiele contro
alcuno. Avere il sangue guasto con alcuno, vale
Aver mal animo con lui. Esser adirato contro
di lui.
§ Avei dell'amào in to slénmago; Aver l'amaro,
il cruccio, la stizza nel petto.
S Doppo 0 dóce ven l'amào; Dopo il dolce vien
l'amaro, ovv. Non si può aver il mele senza le
pecchie o le mosche. Dettato prov. che sighiflca
Non v'ha gioja che non sia seguila da qualche
noja. Dopo le cose piacevoli seguono le spiacevoli.
S No gh'é dóce sens'amdo ; Non v'ha dolce che
non abbia l'amaro, ovv. Non c'è rosa senza spine.
Dettato prov. che significa Non v'ha cosa tanto
piacevole che non abbia dello spiacente.
A.iu.à<o add. Amaro: La qualità o il sapore di
ciò che è amaro.
— camme o téuscego o camme l'arfé ; Più amaro
del fiele, vale Amarissimo.
— de sa; Amaro di sale, vale Troppo salato.
S Avei a bócca amaa; Aver la bocca amara V.
Bocca.
S Chi ha a bocca amaa no péu spùd dóce; Chi
ha dentro amaro non può spular dolce, ovvero
Chi ha il fiele in petto, non può avere il miele
in bocca V. Bócca.
"S Merda amaa; Accattabrighe, Beccalite V. An-
goscioso nel 5» significato.
8 0 P^{l9'à 0 l'è dóce e 5 paga 5 l'è amào ; AI
pigliar non esser lento e al pagare non correre.
Dettato prov. che significa che Riesce comodo usar
maggior prontezza in riscuotere che in pagare.
A, maoxi m. avv, A flotti, A sciami, A tor-
me, ecc. V. A mùggi nel 1° signif.
A.na.skjxrsbXLto s. m. Amaranto: Pianta annuale
della famiglia delle Amarantacee, di cui sonovi
più specie. La più comune è quella cosi detta
Coda di volpe (Amaranthus caudatusj, che rin-
viensi in quasi tutti i terreni della Liguria, e
che da noi si conosce sotto il nome di Giox'ia
(V. questa parola). É propria a decorare i giar-
dini per la grandezza e singoiar colorito, rosso-
amaranto-violaceo, delle sue foglie ; 1 fiori sono
rossi, piccoli, disposti in pannocchiette caudate.
I» Amaranto : Sorta di colore porporino simile al
fior dell'amaranto; ed in questo signif. si usa pure
in forza d'addiett.
A.iiiai*ena s. f. Amarena, Amnrfna, Amarasca
e Marasca : Specie di ciriegia di sapore agro
mescolatovi alquanto d'amaro.
Ajnaretto s. m. Amaretto. Voce dell' nsoi
m
AMB
AME
Specie di offella, composta di fior di farina, zuc-
chero, màndorle amare, ridotta in forma di pa-
neliino, e biscottata in forno.
Ajoaairilli s. f. Amarilli o Amarillide; Pianta
della famiglia delle Amarillidee, che comprende
più di ^0 specie, di cui parecchie son coltivate
ne' giardini a motivo della rara bellezza de' fiori
cui va sovente congiunto gratissimo odore. La
più coltivata, e forse la più bella, è VAmaì'ylUs
formosissima, conosciuta in Francia col nome di
Lis de Saint Jacques.
A.rtxeiX'irsL v. a. Amarrare, Allacciare. T. mar.
Dar volta a un cavo intorno a qualche oggetto.
— un bastimento; Amarrare, Ormeggiare un basti-
mento V. Ormezzd.
A. martelletto (Féugo); Fuoco di fila. T.
mil. V. Féugo.
A. martello; A martello, A stormo. Posto
avv. col V. Sonare, sì dice Quando si dà alla cam-
pana un colpo per volta a guisa che il martello
fa sull'incudine, il che si fa quando si vuol rau-
nare il popolo, e siffatto suono dicesi Rintoc-
care; il contr. è Sonare a distesa.
8 Tià a martello; Tirar col martello. T. ar<)(en<.
ed altri, vale Distendere col martello, e dicesi
de' metalli.
A. massette (Vegni l'cegua); Piovere a ciel
rovescio, a catinelle, a secchi, ecc. V. jEgua.
A.màta v. a. Amaltare, Alberare, Inalberare.
T. mar. Mettere ai loro luoghi gli alberi mag-
giori, passarli per le loro mastre, e piantarli nelle
loro scasse, locchè si fa colla mancina o mac-
china da inalberar le navi.
A.matò s. m. Amatore: Chi è tirato dal pro-
prio genio a qualche cosa: Amante, Dilettante
V. Dilettante.
Aumlbascià s. f. Ambasciata, Imbasciata : Quel
che riferisce l'ambasciatore o altro mandato; e
talora anche per semplice Relazione.
A.m1>asciató s. m. Ambasciadore, Ambascia-
tore, Imbasciadore, Imbascialore: Ministro d'alto
grado, inviato con lettere credenziali e investito
di carattere rappresentativo , da principe a prin-
cipe, da stato a stato, affine di tratiare negozi
sotto la fede pubblica stabilita dal diritto delle
genti,
w Dicesi anche per ischerzo e familiarm. parlando,
ad una persona onde altri si vale per riferire
altrui checchessia.
% Ambasciato nò porta penn-a; Ambasclator non
porta pena. Dettato prov. che si dice per iscusa
di Chi riferisce altrui cosa spiacevole, e che possa
aversi per male.
A.m1>i V. a. Ambire: Desiderare onori, dignità
e simili.
S il mftjsed'wnn-a cosa; Vanagloriarsi d'una cosa.
Andare o Essere altero d'una cosa: Giubilarne,
Menarne vanto.
A.ml>iziG]i s. f. Ambizione: Soverchia cupi-
digia d'onori, di maggioranza, di far pompa o
mostra di sé.
A.ml>o s. m. Ambo : La vincita di due numeri
al lotto.
M Ambo, figurai, e per ischerzo usasi per Coppia,
e dicesi d'Un pajo di persone di egual indole e
carattere, ma sempre in mala parte: Miw che
bell'ambo! Guardate il bell'ambo!
S Zéugo dell'ambo ; Tómboli: Sorta di giuoco che
si fa con cartelle di IS numeri presi dall'I al
90, e nel quale vince quegli, a cui nell'estrarsi i
numeri, che sono in una borsa o urna, vengono
prima di lutti i \ S numeri segnati sulla cartella.
A-inlbra s. f. Ambra: Soslauia gialla e traspa-
rente, sommamente elettrica, di consistenza gom-
mosa e bituminosa, accendibile e di sapor resinoso,
n Ambio, Ambladura. T. cavali. Andatura di ca-
vallo a passi corti e veloci, mossi in contrattempo.
A.ml>retta s. f. Ambretta. T. hot. Centaurea
moscata o Centaurea amberboi. Pianta della
famiglia delle Composte, che cresce nell'Asia e
nell'America meridionale. 1 suoi germogli esalano
odor di muschio molto soave, quindi i nomi di
Abelmosch e di Grani muschiati, con cui Si
conoscono generalmente; con essi preparasi in
Oriente la polvere di Cipro usala per profumo.
Aoué s. m. Mele e Miele: Sostanza liquida e zuc-
cherosa, la qual si compone dalle api per mezzo
di ciò eh' esse raccolgono dentro a' fiori e sulle
foglie di certe piante, e del quale esse riempiono
le cellule de' loro favi.
— nostra o de Spagna; Mele vergine. V, U. Mele
puro, che cola naturalmente dalle cellette de' favi
tagliati 0 stritolati a tal effetto, e che di leggieri si
congela in masse granolose. Dicesi da noi Amé de
Spagna, perchè di là appunto ci viene il migliore.
— rosóu; Jlele rosato. Rodimele o Rodomele: De-
cozione di rose rosse, alle quali si aggiunge mele,
evaporandolo a consistenza di sciroppo.
— sùccaen; Mele zuccherino: Mele mescolato con
zucchero e reso a guisa di sciroppo.
— violóu; Mele violato, cioè Con infusione di rose.
-{• § il Son Miche, tutte e slragge san d'amé ; A
San Michele , tutti i cenci san di mele. Prov.
nostro, che non ha precisa corrispondenza ita-
liana, e vale Quando giunge il giorno di questo
santo, cioè il 29 di settembre, comincia a far
freddo, e qualunque abito, per vecchio che sia,
serve a ripararlo. I Toscani dicono A San Mi-
chele, il calor va in cielo.
§ Con l'amé se piggia e mosche; Col miele sì
pigliano le mosche. Prov. che vale Le cortesie
obbligano altrui.
^S Fd l'amé; Mellificare, Far il mele.
^mea s. f. Zia. Voce antica, usala tuttora in
^ qualche paese della riviera V. Lalla.
A. meitae; A metà, A mezzo, A combutta.
Posto avv. vale Per metà, A metà per uno.
— dò guàgno ; A mezzo guadagno , cioè Spartito il
guadagno per metà.
A. memòia; A memoria, A mente. Posto avv.
col V. Avere, Tenere o simili , vale Ricordarsi.
% Fd à memòia vnn-a cosa; Fare a mente chec-
chessia, vale Farlo senz'altro aiuto d'istrumento
materiale, ma solo della memoria.
§ Impard a memòia; Imparar a mente. Mandar
alla memoria, vale Mettersi nella mente alcuna
cosa da sapersi.
% Stùdid a memòia; Mandar alla memoria, vale
lo stesso.
A.mexL (In t'ùn); In un ammen, Tn un attimo,
In un subito. In un batter d'occhio, In un baleno,
cioè In quanto tempo s' impiega a dire un amen.
A. meno clie avv. Eccetto che, Fuorché, Se
non che, A meno che.
A. mente V. sopra A memòia.
'— quetct} Ad animo riposato,
I
AMI
AMI
39
A. menùo m. aw. A minuto, Per minuto,
Minutamente.
S Accatta 0 Vende a menùo; Comprare o Vendere
a minuto o al minuto o a ritaglio: Comprare
0 Vendere, non in grossa quantità, ma a libbre,
a once, a braccia , a palmi , ecc. — A ritaglio
però dicpsi soltanto di panni , drappi o simili.
A. me pa^ei ra. aw. Ma, Forse, Da quanto
pare, e consimili voci secondo il senso : A rae
paeì mincionnce; 3Ia voi burlate! A me paei,
ve creddeì che facce o laddro ; Da quanto pare,
voi credete ch'io faccia il ladro.
Al. meza. Ibucca.; A mezza bocca. Posto
aw. col V. Parlare, vale Parlare copertamente,
senza lasciarsi bene intendere.
A. iu.eza> ^a-mlba; ; A mezza gamba. Posto
aw. vale Alla metà della gamba: L'cegua a gh'Sa
a meza gamia; L'acqua c'era a mezza gamba.
M Figur. vale Abbondantemente, In gran copia, A
macca , A bizzeffe , A josa , A fusone, ecc. V.
Abbrettio nel 1» significato.
A, xtxezsL labnuua;; A mezza lama, A mezza
spada. Posto aw. col v. Venire, vale Venire alla
conclusione subitamente.
A. meza^uéutte; A mezzanotte. In sulla
m-^zzanotte. Posto aw. vale In sul punto della
mezzanotte.
A iiiiez'a>sta<; A mezzo, A metà, A mezza
via. Posto aw. col v. Lasciare, vale Lasciare
imperfetto, incompiuto un affare, un'impresa, od
altra cosa qualunque incominciata.
§ Bandèa a mez'asta; Bandiera a mezz'asta. T.
mar. Si pone a bordo la bandiera a mezz'asta
quando si vuole accennar lutto per morte avvenuta
dell'armatore, del capitano, ecc. ; e questa deve
essere la nazionale, la quale s'alza al picche alla
metà d'ella sua altezza dalla poppa della nave.
A mezo; sti*a<dd.a> ; A mezza strada , A
mezza via. Posto aw. vale A mezzo o A metà
del cammino.
A mezo; Innanzi, Fnora, Fuori, Fuore. Posto
aw. coi V. Venire, Uscire e simili, vale Mostrarsi,
Farsi al cospetto, alla presenza, ecc.
S Lascia a mezo ònn-a cosa; Lasciar fuori chec-
chessia , vale Non riporlo. Non chiuderlo.
% Mette a mezo; Metter fuori, Metter innanzi o
in campo, vagliono Produrre, Allegare.
S Tià a mezo ; Trar fuori. Cavar fuori, vale In-
ventare e Divolgare, e dicesi di chiacchierate,
ciarle e simili.
A m.ezog'iox'iio; A mezzogiorno, A mez-
zodì, A mezzo il dì. Posto aw. vale Alla metà
del giorno,
n A mezzogiorno , A mezzodì , AI meriggio, A so-
latìo, vale anche Dalla banda volta a mezzogiorno.
A mezùa. clxe m. aw. A misura che, Se-
condo che, A 0 Nel tempo che, Conforme che.
A. mezùa. de carlbón; A misura di
carbone. Posto aw. vale Abbondantemente, Più
del giusto. Senza badare al quanto.
Amia^nto s. m. Amianto : Sostanza lapidea di
una tessitura lanosa e setosa, che consta di più
fili 0 fibre longitudinali, per lo più bianche o di
color periato, dotato della mirabile proprietà di
resistere al fuoco, e di rimanere inconsunta nel
calore più intenso. Gli antichi ne formavano della
tela per la combustione de' cadaveri affine di
conservarne le ceneri.
Amicizia, s. f. Amicizia, Amistà, antic. Ami-
stanza: Scambievole affetto costante o operoso,
fra persona e persona, massimamente tra uomo
e uomo, nato da conformità di voleri e da non
breve conversazione.
•I Amicizia, per Cattiva pratica, Druda, Concubina,
Amasia.
S Fd amicizia; Appiccar amicizia, vale Contrarla,
§ Patti dosi, amicizia lunga; Patti chiarì ami-
cizia lunga , Patti chiari amici cari. Dettato prov.
che si dice per avvertire che II rimanere chia-
ramente d'accordo è mantenimento d'amicizia.
Àmido s. m. Amido: Sostanza che si ricava
particolarm. dai semi cereali, macerati nell'acqua
e che, stemperata nell'acqua, serve principalm. per
dar la salda finsùgàj alla biancheria V. Sugo.
Amig-a s. f. Amica : Colei con cui si ha stretta
amicizia; e preso in cattiva parte, vale Concu-
bina, Druda, Amasia.
Amig'o s. m. Amico: Chi sente e dimostra af-
fetto costante e operoso ad altra persona.
— da cassi ; Amico da starnuti , vale Amico di
buona ventura e per interesse.
% Amixi ! Amici. Con questa parola si suol ri-
spondere allorché, picchiando altri ad una porta,
chi è dentro domanda Chi è che picchia ?
§ Da boia amixi; Da amici, Da buoni amici.
Posto avv. vale Amichevolmente, All'amichevole.
S Dd dell'amigo; Far l'amico o dell'amico, vale
Slostrarsi amico.
S Èse amixi camme chen e gatti; Essere amici
come cani e gatti, Star come capre e coltellacci,
vagliono Essere nemici , Essere in discordia.
§ / amixi se conòscian all'óccaxion; Gli amici
si conoscono all'occorrenza, all'occasione , Al bi-
sogno si conoscon gli amici. Calamità scuopre
amistà. Prov. di chiaro significato.
% L'è ben aveì di amixi finn' a casa d5 diao ;
Gli amici sono buoni in ogni piazza; É bene
aver amici dappertutto. Dettato prov. di chiaro
significato,
g Roba da amixi; Cosa dall'amico, cioè Cosa degna
di essere data dall'amico; e si dice di Cosa squi-
sita nel suo genere e perfetta.
S Servi da amigo ; Servire o Dare checchessia
dall'amico, cioè Da amico.
S Va ciù un amigo che cento parenti; Val più
un amico che cento parenti. Prov. di chiaro
significato.
Amig'o add. Amico, Prospero, Favorevole, Utile,
Giovevole e simili.
Ajmig-òn s. m. Amicone: Amico stretto, ja-
trinseco, intimo. Amicissimo.
A mig'g'iaea; A migliaia. Posto avv. denota
^ Quantità innumerabile o grandissima.
A. milaneize; Alla milanese. Posto avv.
vale All'usanza dei Milanesi; e da noi dicesi
Una certa maniera di cucinare il riso e le co-
stolette, le quali più comunem. e assai meglio
diconsi Costolette panate.
A militare; Alla militare, Militarmente, Alla
soldatesca. Posto avv. vale Secondo le regole e
gli usi militari; e talvolta Imperiosamente, Bru-
scamente, Agramente.
Amitto s. m. Amitto e Ammitto. T. eccl. Pan-
nolino con due nastri da legare, che il sacerdote
si pone in capo o sulle spalle quando si para per
celebrare la Messa e per altra funzione ili chie».
40
AMM
AMM
AJn.JXì.eLCOSb v. a. Ammaccare : Alquanto meno
che Infrangere una cosa dandole dei colpi; o
piuttosto Soppestare checchessia con lai forza da
farlo cedere e da lasciarvi l'impronta del sop-
pestare.
S Ammaccàse n. p. Ammaccarsi.
Ammaccatùa s. f. Ammaccatura, Ammac-
camento: Lo ammaccare, ed anche 11 segno della
cosa ammaccata.
« Fitta , dicesi L'ammaccamento del corpo di qual-
che vaso di metallo, cagionato per lo più da
caduta o percossa V. Borio.
A,m.nxa,ccìèL v. a. Macchiare : Bruttar di mac-
chie; e figurat. dicesi della coscienza, dell'onore
e simili,
tt Macchiare, Tndanajare, e da qualche scrittore
anche Chiazzare: Spargere di macchie o Met-
tere su checchessia delle cose che il facciano
parere macchiato V. Ammaccióii nel 2° signif.
— rf' inoios^ro ; Inchiostrare : Bruttar d'inchiostro.
S Ammaccìdse n. p. Macchiarsi : Bruttarsi di
macchie.
ilLmiiiacciòu p. pass. Macchiato: Bruttato di
macchie.
M Macchiato, dicesi di un Corpo che sopra un fondo
d'un colore abbia macchie d'altro colore pili o
meno grandi. Dicesi anche Indamajato, Chiazzato,
Screziato, Brizzolato, Bilioltalo, Picchiato o Pic-
chiettato, Taccato, ma con questa differenza: In-
damajato vale Asperso di macchie tonde, come
la pelle del tigre, del lupo cerviere e simili; Chiaz-
zato, Sparso di pili colori a guisa di macchie;
Screziato o Scriziato dicesi quando la varietà
de^ colori viene non solo da natura, ma da ar-
tifiziale innesto dell'uno nell'altro; Brizzolato,
quando i due colori sono sparsi minutamente e
misti insieme; Biliottato, Asperso di macchie a
guisa di gocciole; Picchiato o Picchiettalo, che
noi diciamo Appittettóu, quando le macchie sono
quasi punti assai fitti sopra un fondo uguale; Tac-
cato, Pieno di tacche, cioè di macchie.
— de sugo; Lumacato: Aggiunto di pannilino insal-
dato e stirato, in cui si vedono macchie irrego-
lari provenienti da salsa mal d;ita.
j^.xn.niLa^ag'Ua.se V. Costippdse.
.A^mnxag'ag'iiòu add. Magagnato, Guasto,
Leso, Difettoso: Che ha dentro la magagna.
M Bacato, Bacaticelo, Cagionevole, Malsano V. Scia-
gagnóu.
M Scalmanato, Scarmanato, Infreddato V. Costippòu.
^jumag'ùiiase n.p. Allrislarsi, Contristarsi,
Affliggersi, Angustiarsi, Accorarsi, Addogliarsi.
Ajixxaaiuàv. a. Ammainare, Calare, Few. Mai-
nare. T. mar. Abbassare o Fare scendere un og-
getto; e propriam. dicesi delle Vele quando sì
fanno scendere insieme col pennone lungo il loro
albero sopra la coperta, ed anche d'un pollaccone
che non è legato alle antenne quando si cala in
barca perchè non prenda vento.
— a bandèa; Ammainar la bandiera, vale Calarla.
A^nimaisEiòu add. Accivettato, Astuto, Scal-
trito, Malizioso, ]\[ali7Ìalo.
S Oxello ammaiziòu; Uccello accivettalo, dicesì
di Quell'uccello, che, avendo dato altra volta nella
pània, è diventato cauto e fugge dippoi le insidie
de' cacciatori.
Ajtnmalloooa v. a. Abbatuffolare, Rabbatuffo-
!are: Confusamente e scompigliatamente avvolgere
insieme, e dicesi di vestimenla, panno, tela, carta,
e simili; Gualcire, Malmenare, Spiegazzare.
"A-mmanca V. Manca.
./Vjuniaiiidò s. m. Ammanidora s. f. T. cart.
Donna o Ragazza che nello spanditojo (spandiò)
ammannisce, cioè mette all'ordine, e separa a due
a due i fogli della carta incollala , e li porge alla
spanditora, la quale li riceve sull'aspetto (aspittoj,
e li pone sulle corde ad asciugarsi. Rasciugati, si
raccolgono e si portano alla bottega (Insciadò).
A-mmassa v. a. Ammazzare, Uccidere, e per
ischerzo Mandar a cena cogli angioli: Privar di vita,
n Ammazzare, fìgur. vale Opprimere, Aggravare,
Molestare: 0 l'è un cado chi ammassa; É un
caldo che ammazza.
Il — per Guastare, Rovinare: 0 l'ha ammassóu
quella tragedia; Ammazzò quella tragedia.
— de parolle; Ammazzar con le parole: Discorrere
sempre e noiosamente, Soffocare altrui con parole.
— e parolle ; Ammazzar le parole, vale Non termi-
nar di proferirle.
— 5 tempo; Ammazzare il tempo, vale Far qualche
còsa ad oggetto dì passar più brevemente il tempo.
— én travaggio; Abborrare, Abborracciare, Accia-
battare, Acciarpare: Far checchessia alla grossa,
senza diligenza.
— Travaggio, straiìda, ecc. chi ammassa; Lavoro
ammazzatoio, Strada ammazzatoja, dicesi nell'uso
di Lavoro, Strada o altro faticoso e da ammar.zarvisi.
§ Ammassdse n. p. Ammazzarsi, Uccidersi: Darsi
la morte.
— Ammazzarsi, per Far calca, Affollarsi: Tutti se
gh'ammassavan pe andd a vedde; Tutti vi si
ammazzavano, cioè vi si affollavano, per andare
a vedere.
— in t'ùnna cosa; Ammazzarsi in una cosa, vale
Darvisi tutto. Affaticarsi intorno ad essa, Constt-
marvisi per soverchio lavoro.
Ajtniuassag-atto s. m. Afazzagatti o Am-
mazzagalti. Voce dell'uso. Pistola piccolissima da
tenersi in tasca.
Aquinas Sasette e stréuppìa quattorze;
Ammazzasette, 3fazzasette, Bravaccio, Smargiasso,
Cospetlone, Spaccamonte, Spaccamontagne, Spian-
tamondi, Rodomonte, Gradasso.
A.ni.iiiassatòio s. m. Ammazzatoio: Luogo
dove si macellano le bestie bovine o pecorine ad
uso di mangiarne la carne.
A.in.massòu. p. pass. Ammazzato, Ucciso.
§ Fd da morto pe n'èse ammassóu ; Far lo sciocco
per non pagar il sale o Far il minchione per non
pagar gabella, dicesi di Chi sagacemente dissimula
alcuna cosa anche spiacevole, la quale potrebbe es-
sergli cagione di qualche briga, se rendessesene
inteso 0 ne facesse caso.
Ammenda V. Emendd.
A.mmeiiestra v. alt. Minestrare: Cavar la
minestra dalla pentola e metterla nella zuppiera,
nel piatto, nelle scodelle. - Minestrare e Scodel-
lare valgono Mettere la minestra nelle scodelle,
che anche dicesi Far le scodelle.
— càsci, pugni, ficcolli, ecc.; Menar calci, pugni,
punzoni, rusrioioni, cazzotti, ecc., vale Percuoter
con calci, pugni, ecc.
A.iiimei'm& v. a. Diminuire, Amminuire, Smi-
nuire, Scemare, Stremare, Menomare, Accortare,
Accorciare, Abbreviare : Ridurre a meno, Far più
corto, Far più breve.
I
AMM
AMM
41
— a penn-a; Alieviar la pena^ vale Renderla men
dura.
— e bòltigge; Scornar le bottiglie : Versar dalle bot-
tiglie troppo piene un po' di vino, afGnchè non resti
a contatto col turaccio.
— 6 féugo; Allentare il fuoco, vale Scemamela forza.
§ Aminermdse n. p. Scemarsi, Sminuirsi, ecc.; e
parlando d'Acque, vale Decrescere, Abbassarsi.
— Rientrare, Ritirarsi, dicesi della tela e de' panni,
quando si raccorciano per l'umido V. in Retid.
Ammersa. © carte ; Sceglier le carte.
Nel giuoco delle Carle, vale Separarle e Mettere
di per sé i quattro semi per distinguerli e giocarli
a dovere.
A-mmette v. a. Ammellere: Lasciar venire, Ri-
cevere in presenza,
n Ammettere, per Far biiono. Menar buono. Ricever
per valido; e dicesi di ragione, scusa e simili.
Amniia. s. f. Mira: Quel segno che si mette nel-
l'arme da fuoco, nel quale si affissa l'occhio per
aggiustare il colpo al bersaglio.
S Pigrjià l'ammta; Pigliare o Prender la mira.
Puntare, Appuntare, Mirare: Affissar l'occhio per
aggiustare il colpo al bersaglio.
Ammia v. a. Guardare, antic. Agguardare: Driz-
zar la vista verso un oggetto. - Mirare, vale Guar-
dar fissamente.
» Cu rdare; Esser vòlto verso ad nna parte. Rispon-
dere, Riuscire; e si dice di Luogo, di casa, o sim.
« — per Avvertire, Por mente, Radare, Astenersi
da quel che può nuocere: Ammioe de nò cazze;
Guardale di non cadere.
I» — per Procurare, Por cura, Ingegnarsi, Sfor-
zarsi: Ammiò de fa tutto 5 poscibile; Guarderò
di far lutto il possibile.
— co-a eòa dell'éuggio ; Guardare colla coda del-
l'occhio, vaie Guardar furlivamenle, dì nascosto.
— con l'éuggio dò porco; Guardar con Torchio del
porco, vale Guardar biecamente, con occhio bieco,
con mal piglio. Mostrarsi adirato verso qualcuno;
e più inlensam. Guardar In cagnesco.
— controjùxe; Sperare: Opporre al lume o alla luce
una cosa per veder s'ella traspare.
— de cattivo éuggio; Guardare a stracciasacco o a
squarciasacco. Guardar di mal occhio, con mal
occhio 0 a mal occhio, vale Non aver a grado,
Veder con disamore, con invidia.
— de sòtVéuggio; Guardar sotl'occhio. Guardar sot-
tecchi, sottecchi, soltecco, di sottecchi, di sollecco:
Guardar con occhio socchiuso. Guardar furtiva-
mente, in modo che la brigata non se ne accorga.
— fisso; Affissare, Guardar fiso o fisso.
— in la setiemann-a passa; Aver la guardatura lo-
sca: Aver gli occhi che guardano in diversa dire-
zione.
— in tò spende; Guardare a spesa: Aver parsimonia
nello spendere.
— sbrincio; Sbirciare: Socchiuder gli occhi per ve-
der con più facilità le cose minute, proprio di chi
ha la vista corta.
— storto; Guardar torlo. Guardar a stracciasacco o
a squarciasacco, Guardar in cagnesco. Far il viso
torlo 0 il viso dell'arme, vagliono Guardar bieca-
mente, Far viso brusco, Mostrarsi adirato.
8 Ammiàghe per menùo: Gaardare pel minuto o
pel sonile: Esser fisicoso o troppo considerato.
S Fase ammid appréuvo; Farsi scorgere : Far
parlar di sé, Farsi burlare o beffare.
S Non ammid a spende; Non guardare a spesa
0 a spendere: Spendere alla grande.
S Non ammid in faccia a nisciùn; 3Ienar la mazza
tonda, Gillar il giacchio tondo. Tirar giù la buffa,
metaf. Non aver riguardo ad alcuno trattando
tulli a un modo o alla pari, Por da banda i ri-
spetti.
S Non ammidghe tanto per m,enùo; Non la guar-
dar per la mmuta, Non la guardare in un Alar
d'embrici o in un filar di case, vagliono Non
por mente ad ogni minuzia.
S Ammidse n. p. Guardarsi, Mirarsi, Fissarsi,
n — in ta faccia un con l'atro; Guardarsi l'un
l'altro : Guardarsi per istupore o per maraviglia.
n — in tò spegio; Specchiarsi: Guardarsi nello
specchio.
»> — lo primma de critica i atri ; Guardarsi ai
piedi: Esaminar prima se stesso avanti che si
biasimi altrui.
§ Non ammidse; Non guardarsi , dicesi di Due
che tra loro c'è inimicizia, e non si bazzicano più.
Ajniiiiadó s. m. VedeUa, Specola, Osserva-
torio, Altana. Con questa differenza, che Vedetta
è Luogo allo donde si fa la guardia per isco-
prir chi viene; Specola o Osservatorio, Luogo
eminente o Parte alta dell'edificio che signoreg-
gia molto paese, e donde singolarm. coi telescopi
si osservano gli astri; Altana è una Loggia sco-
perta al di sopra del tetto d'un ediflzio d'una
casa, e anche La parte più alta della casa fatta
a foggia di torre.
**Aiiiirii]ia V. Mina.
Ai]iiuiiiistx*a v.a. Amministrare, Ministrare:
Aver il maneggio degli affari alimi, di qualche
amministrazione o pubblico stabilimento: Reg-
gere, Governare.
— I sacramenti; Amministrare o Ministrare i sa-
cramenti, vale Conferirli.
Aiiiiiiiiiistx*atò s. m. Amministratore: Che
amministra o Che è incaricalo della gestione de-
gli affari altrui.
Amministirazióii s. f. Amministrazione:
Maneggio degl'interessi d'alcuno, e specialm. del
pubblico, d'un luogo pio, di pupilli, ecc.
Aiiiiuiiscil>ile add. Ammissibile: Da am-
mettersi, Che si può 0 si deve ammettere.
A.rain.isciòii s. f. Ammissione o Ammessione :
Lo ammettere; Accettazione, Ricevimento, ed an-
che Facoltà d'entrare all'udienza di qualcheduno.
A-niiniseiòu. add. Jlal in arnese, Mal in or-
dine, cioè Jlalveslito, In cattivo stalo. Povero
in canna.
Ammoa v. a. Arrotare : Propriam. Assotti-
gliare il taglio de' ferri alla ruota; e per simil.
Stropicciare, Lisciare, Pulire: Gotto amtnuóu;
Ricchiere arrotato.
Ammoatùa s.' f. Arrotatura: L'alto e li ri-
sultato dell'arrotare.
Aiiiiiiol>ig'lià V. a. Mobiliare, Ammobiliare :
Fornire una casa, una stanza di mobili.
Ammoccà v. a. Smoccolare, Smocoare: Le-
var via la smoccolatura (mòcco), Tòr vìa quella
parte carbonaia del lucignolo che rimane sulla
candela o sulla lucerna accesa.
Amnioinàle V. Allimondk.
Ammolletta, s. m. Arrotino : Colui che ar-
rota gli strumenti da taglio ; altrim. Arrotatpre,
Arrotaforbice, Arrotacoltelli,
42
AMM
AMO
wA-xamoiix v a. Ammonire, Avvertire, Avvisare.
^iiiiiion.ìa<ca> s. f. Ammoniaca. T. chim. Al-
cali composto d'idrogeno e d'azoto, d'un odor
forte suo proprio.
A-iunioiiizióii s. f. Ammonizione : Ripren-
sione che si fa ad alcuno, prevenendolo di es-
sere più circospetto nell'avvenire, e di non ri-
cadere pili in fallo simile a quello per lo quale
viene ammonito, sotto pena d'essere castigato
con maggiore severità; alirim. Ammonigione,
Ammonimento, Monizione, Avvertimento.
A.xu.iiioir1bid.i V. Immorbidì.
A.xn.m.cnrtà, v. a. Spegnere: Estinguere il fuoco,
il lume e simili. Dicesi anche Estinguere, Am-
morzare, Smorzare e Ammortare; quest'ultima
voce trovasi non di rado ne' Trecentisti.
« Ammortare e Ammorzare, flgur. vale Sedare,
Placare, Attutire, Mitigare, Calmare.
— un canto; Smussare, Scantonare: Tagliar l'an-
golo 0 il cantone di checchessia.
S Ammortdse n. p. Spegnersi, Ammorzarsi, Smor-
zarsi, Estinguersi.
^iii.iii.ox*tizsEai V. a. Ammortizzare. Neol.
de'leg. Riscattare, Affrancare, Estinguere un li-
vello, un censo, un debito, un diritto qualunque.
A.iiiiiiox*tizza<ziòii. s. f. Ammortizzazione.
Niiol. de'leg. L'ammortizzare, Estinzione dun li-
vello, d'un censo, ecc.
AjxtrxiOTcrto add. Ammorto, Spento, Smorzato, ec.
S Canto ammorto; Canto ammorto. Smusso, Smus-
salo, Scantonato : Che ha il canto o l'angolo ta-
gliato.
A-iuiiiósta. V. a Ammostare: Propriam. Pi-
giar l'uva nel tino, nelle bigonce o altrove, per
farne uscir il mosto ; ed anche Rimcnar nel tino
l'uva pigiata, servendosi dell'ammostatojo; il che
si eseguisce allorché si è manifestata la fermen-
tazione e le vinacce son cominciate a gonfiare
ed alzare,
n Ammostare, per Intridere le mani o la faccia di
mosto.
— ùnn-apersonna; Rompere il muso ad uno: Far-
gli far sangue dalle narici o dal volto per per-
cossa datagli sul viso.
A.iu.ii].óstòii p. pass. Ammostato ^\ Amme-
sta nel ì° e 2° signif.
H Insanguinato : Imbrattato di sangue nel volto per
percossa o per caduta.
w Appiccicato, Impiastricciato, Imbrattato; e dicesi
delle mani quando sono intrise di cose viscose,
come il mosto: Ho e die tutte ammostce; Ho
le dita tutte appiccicate, impiastricciate.
A.iu.iiiottlt< V. a. Ammozzare, Ammozzolare,
Aggrumolare: Far come un mozzo, un grumo.
g Ammottàse n. p. Ammozzarsi , Ammozzolarsi ,
Aggrumolarsi.
**A.iiiiiincea/ v. a. Tacere, Ammutolire, Star
zitto: L'ho fceto ammuccà; Lo feci ammutolire.
Am mùg-g-ia. v. a. Ammucchiare : Far muc-
chio. Se parlasi di legne, dicesi meglio Abbar-
care, Accatastare; se di covoni del grano, di
paglia, di biade, Abbicare e Abbarcare; se di le-
tame, scoviglia (rumenta), fuoco e simili. Am-
montare e Rammontare; se di denari, Ammas-
sare, Accumulare, Raggruzzolare, Far gruzzo o
gruzzolo.
H Far saccaja, metaf. vale Covar dispiaceri senza
palesarli.
— ón in t'ùn canto, ecc.; Sbatacchiare, Stramaz-
zar uno in un canto, per terra, ecc. vale Get-
tarvelo impetuosamente sicché e' resti sbalor-
dito e quasi privo di sentimento.
§ Fa ammùggid e personn-e ; Far bella la piazza:
Attirare, Radunar gente o per grida o per risse
0 per altra cagione.
§ Ammùggidse n. p. Ammucchiarsi, Ammassarsi,
Affollarsi Radunarsi.
A.mnxùg'g'ióu. n. p. Ammucchiato, Ram-
mucchiato, ecc. V. sopra Ammùggid.
— in t'ùn canto; Rannicchiato, Raggricchialo, Ac-
cosciato, Accovacciato in un cantuccio, e dicesi
di persona.
A.iiiiiiu.tì]ia.se n. p. Ammutinarsi, Ammo-
tinarsi, Abboltinarsi, Tumultuare, Ribellarsi, Sol-
levarsi: Rivoltarsi contro i propri capi.
^mó s. m. Amore: Inclinazione d'animo verso
ciò che piace; e più propriam. Quella passione
inspirala dalla natura in talli gli esseri viventi,
da cui nasce quella specie d'attrazione dell'un
sesso verso dell'altro.
1) Amore per Affetto, Affezione, Dilezione, Bene-
volenza.
11 — per Tenerezza paterna, materna, filiale, fra-
terna, coniugale.
it — per Inclinazione d'animo, Tendenza, Pro-
pensione, Disposizione a cose appartenenti al-
l'ingegno.
I) — per Diligente studio. Sollecitudine inspirata
dall'amor della cosa presa a fare; e nel lin-
guaggio delle belle arti. La compiacenza e il di-
letto che prova l'artista nel fare un lavoro, e il
porvi quella diligenza che per lui si può maggiore.
— de Dio; Amor di Dio, che anche dicesi Carità:
Desiderio d'unirsi in ispirilo a Dio.
— de patria; Amor di patria: Quella costante ed
ardente affezione, che abbiamo pe' luoghi in cui
siamo nati, non che il desiderio della prosperità
de' propri concittadini.
— platonico; Amor platonico: Mutua affezione fra
persone di diverso sesso, scevra d'ogni sensualità.
— proprio; Amor proprio o Proprio amore: Il troppo
grande affetto d'un uomo a tutto ciò che appar-
tiene alla sua persona, e la troppo alta opinione
che l'uomo ha di se stesso, del suo ingegno, della
sua abilità; od altrim. Quel sentimento insito
della natura dell'uomo, che lo fa vegliare alla
propria conservazione, alla propria felicità.
^ Amò con amò se paga; Amore non si compra
e non si vende, ma in premio d'amore amor si
rende, ovv. Amore è il vero prezzo con cui si
compra amore. Dettato prov. di chiaro signif.
S Andd in omd; Andar in amore. Andar in frega
0 in fregola, Venire o Essere in caldo ; dicesi
degli animali quando si sveglia in essi l'appetilo
libidinoso. - Andar in frega o in fregola pro-
priam. dicesi de' pesci; se di piante, Andar in
sugo 0 in succhio.
S Avei ama; Aver amore, Amare, Portar affe-
zione.
S Aveì amò a ùnn-a cosa; Aver amore ad una
cosa, vale Tendere, Inclinare, Aver inclinazione,
disposizione naturale a una cosa.
S Chi non ha aìtió a-e bestie, nò Vha manco a-i
crestien; Chi non ha amore alle bestie, non l'ha
né anco a' cristiani. Dettato prov. di chiaro signif.
S D'amò e d'accordo; D'amore e d'accordo, Di
I
AMO
AMP
43
bel patio. Posto avv. vale Con reciproco accon-
senlimenlo, Amichevolmente, Senza contrasto,
Senza lite verona.
g Fd l'amò; Far all'amore, Amoreggiare, Vagheg-
giare, e nell'uso tose. Ganzare.
S Fd l'amò a ùnn-a cosa; Uccellare ad nna cosa:
Mostrar desiderio d'averla, ed anche Bramarla
ardentemente.
% L'amò e a tSssa nff péuan sta coverti ; Amore
e tosse non si può celare, e non si nascondono,
ovv. Il fuoco, l'amore e la fosse, presto si co-
nosce. Prov. di chiaro significato.
S L'amò ò l'è orbo; L'amore è cieco ovv. Affe-
zione acceca ragione.
S \o gh'é sabbo sensa so, camme figgia sens'amó;
Non v'è sabato senza sole, non v'è donna senza
amore, né domenica senza sapore. Prov. di
chiaro significato.
S Pe amò de...; Per amor di..., lo stesso che
Per rispetto di... Per cagione di...
§ Pe amò de Dio, Pe amò dò Ce, Pe amò de
Cinque daghe; Per amor di Dio, Per amor del
cielo, Per amor delle Cinque Piaghe: Formola
di pregare alcuno, e vale Di grazia. Per cortesia.
S Pe amò nò se sente dò; Chi soffre per amor
non sente pena. Dettato prov. di chiaro signif.
S Pe amò o pe (orsa; Per forza o per amore.
Volere onon volere; e dicesi di Chi se non fa
una cosa di sua volontà, vi è forzato da altri,
S Pe ama se fa de tutto ; Amor non sente fatica;
la significazione è chiara.
S Perde l'amò a tinn-a cosa; Disaffezionarsi ad
una cosa : Caderci dall'amore, dall'affezione chec-
chessia.
S Piggià amò a ùnn-a cosa; Mettere amòre a
checchessia, Affezionarvisi, Amarlo.
S Quando ciéuve e luxe 5 so, tutte e strie fan
l'aììiò ; Quando piove e luce il sole tutte le vec-
chie vanno in amore, ovv. Quando è sole e piove,
il diavolo mena moglie. Modo prov. che dicesi
per ischerzo, e non ha significato veruno.
AjÓiò cornùo s. m. Rigàligo, Fior cappuc-
cio, Sprone di cavaliere, Erba speronella, Del-
finio, Delfinella, Pie di lòdola, Calcatrippa, Cap-
pucci, Fióre a cappuccio, Spazzacampa?ne. T. bot.
Delphinium Ajacis. Pianta della famiglia delle
Banuncolacee, annuale e indigena, che produce
lunghe spighe di scherzosi fiori celesti, e varianti
al bianco e rossigno, e di piiì colori, doppi e
semidoppi. Fiorisce nel giugno, e coltivasi nei
giardini per vaghezza,
n Awene un'altra specie, delta Cornetta o Con-
solida reale ('Delphinium consolida), la qnal fio-
risce un mese dopo la precedente. Trovasi nei
campi tra' frumenti ; è più ramosa e più bassa,
e del resto affatto analoga alla prima. Serve pare
d'ornamento a' nostri giardini, ed usasi in me-
dicina in varie malattie.
.àuinoa. s. f. Boccale : Vaso di terra cotta, che
ha larga pancia con un manico e un becco, per
lo più dipinto dal vasajo; anlic. usavasi da noi
per Misura di vino e d'altri liquidi, e conteneva
32 once genovesi d'acqua comune,
« Per La misura de' liquidi in esso contenuti: Ven-
deime ùnn'àmoa devin; Vendetemi un boccale
„ di vino,
A. modda.; Alla moda. Posto avv. vale Se-
condo la moda o l'usanza che corre.
A. moddo ; A modo, A mo'. Posto avv. vale
Come, In guisa. In maniera: A moddo de bar-
chetta; A modo di barchetta.
" A modo, per Con moderazione; Andceghe a moddo;
Andateci a modo,
— de di; A mo' di dire. Per così dire. Per modo
d'esempio.
% Fd a moddo so o a moddo di atri; Fare a
modo suo 0 d'alcuno, vale Operare secondo la
volontà 0 il consiglio proprio o altrui.
-j- 0 vin piggiòu a moddo, 5 V é megio che 5
broddo; Il vino preso a. modo è migliore del
brodo. Prov. di chiaro signif. che non ha corri-
,, spondenza italiana.
A. mòdeiTiai ; Alla moderna. All'oso mo-
derno. Modernamente, Posto avv. vale Come si
usa ora. Secondo la moda d'oggidì.
A. moen zunte; A man giunte, A giunte
mani. Posto avv. vale Colle palme congiunte in-
sieme in atto di preghiera, aspettando, bramando.
j4.in.Sezzà. v. a. Amoreggiare, Vagheggiare,
nell'uso tose. Ganzare : Far l'amore o all'amore.
AjULÒezza.in.eiito s. m. Amoreggiamento:
L'amoreggiare.
A. momenti avv. A momenti : Fra brevissimo
tempo, Fra pochi momenti.
A monte; A monte. T.giuoc. Posto avv. col
V. Andare, dicono i Ginocatori quando annul-
lano il giuoco, 0 quando chi distribuisce le carte,
non avendole date bene le getta via, perchè siano
nuovamente distribuite.
11 Andar a monte dicesi anche per similit. d'altre
cose, e vale Non aver ^effetto. Rimaner senza ef-
fetto.
§ Manda a monte ùnn-a cosa; Mandare o Porre
a monte alcuna cosa, vale Non proseguire ne-
gozio 0 altro. Abbandonar l'idea. Lasciar la cosa
imperfetta, Metterla da parte. Non ne far altro,
Sconcludere.
A mordente; A mordente. T. indor. Di-
cesi d'una Maniera d'indorare o d'inargentare
senza brunitura, coprendo la cosa che si ha da
dorare o inargentare col mordente (V, questa
parola) , sul quale si attacca la foglia dell'oro o
dell'argento.
A.mSso add. Amoroso, Amorevole, Affettooso:
Pien d'amore, d'affetto.
A mósta>cciolo m. avv. A màndorle. Am-
mandorlato : Fatto a figura di rombo V. Mostac-
ciolo.
Ajnplià, V. a. Ampliare, Ampiare, Accrescere,
Dilatare.
Aonpólla^ s. f. Ampolla: Vasetto di vetro di
varie fogge.
— d'cegua; Sonaglio, Bolla, Gallozza; Quel globetto
che fa l'acqua quando piove o quando ella bolle,
— de savòn; Bolla, e comunem. al plur. Bolle di
sapone : Quelle bolle che si fanno da' ragazzi in-
tingendo l'eslremilà d'un boccinolo di canna in
saponata e sofiiandovi poscia dentro colla bocca.
— dò veddro; Bolla, Bollica, Pù'.ica, Pùliga, Sona-
glio, Vescica, Ampollina: Quello spazielto che
pieno d'aria s'interpone nella sostanza del ve-
tro 0 d'altre materie simili.
.A.mpólletta. s. f. Ampolletta, Ampollina. Dim.
di Ampolla: Piccola Ampolla.
« Ampolletta. T. mar. Orinolo a polvere che «ta
sospeso nei bastimenti per dar regola al cammìBO.
44
ANO
ANO
% Fa vedde 5 diao in te l'ampolletta ; Mostrar la
luna nel pozzo, Mostrar lucciole per lanterne, Dar
finocchio, vagliono Dar ad intendere altrui una
cosa ppr un'altra, e fargli veduto quel che non è.
Ajaipóllinn-e s. f. pi. Ampolline: Quel due,
vasettini di vetro, l'uno de' quali contiene il vino
e l'altro l'acqua, onde fanno uso i sacerdoti nella
celebrazione della Messa.
A-iiipóllositJ» s. f. Ampollosità: Gonfiezza
del parlare e dello scrivere, e per lo più vuota
di senso.
A.xiiùa> s. f. Amura, Mura, Contra. T. mar. Cavo
che serve a murar le vele, cioè a tirare e a
fermare dalla parte della prua o del davanti
' della nave la bugna o angolo di sopravvento
della vela, per disporla in modo che la sua su-
perficie interiore sia colpita dal vento quando
è obbliqna alla rotta.
AJii.ua/ e veje; Murar le vele. T. mar. V.
sopra Amùa.
A. mùg-g-i; A sciami, A storme, A stormo,
A branchi, A fiotti, In frotta. Posto avv. vale
A molti per volta; e talora A sacca, A carra,
- A carrate, A masse, A cumuli, A mucchi, A
catasta, A fusone, A bizzeffe, In gran quantità:
/ (lince gh' ean a muggì ; I danari e' erano a
sacca, a fiisone, a carra, ecc.
A. mùg-g-io; A mucchio. Posto avv. vale Am-
montatamente, A catafascio, Alla rinfusa. Senza
alcun ordine.
§ Andà a mtiggio; Andar a monte. T. giuoc. V.
A monte nel ì" signif.
S Mette a miiggìo; fletter a monte, Metter in
mezzo, yale Mettere in massa cogli altri.
A.mu.i>x*à, V. n. Investire, Arenare, Toccare,
Dar in secco. T. mar. Si dice quando la nave
è portata sopra un banco di sabbia o sopra un
luogo vicino alla costa, dove non è bastante ac-
^ qua per sostenerla a galla V. Arrenàse.
À. m.vLrrsL (Zùgà); Fare o Giocare alla mora
V. Mura.
A. muretti (Pan); Pane a cantucci o can-
,, tucciato Y. Pan.
À mùtta.; Alla mutola. Alla muta. Posto avv.
vale Tacitamente, Senza parlare, Senza far motto
altrui.
% Anelasene via a métta; Andarsene alla sorda
0 alla sordina, Andarsene insalutato hospite. Dar
un piantone. Dar un canto in pagamento. Par-
tirsi senza dire a Dio né al diavolo, vagliono
Andarsene senza far motto. Partirsi zitto zitto,
occultamente, di soppiatto.
A.]ia;lìxi s. f. Analisi. T. scient. Investigazione
di checchessia né' suoi principii procedendo dal
composto al semplice, dagli effetti alle cause,
per arrivare aduna cognizione più esatta del tutto.
Aua>lizzà. V. a. Analizzare. T. scient. Fare
quell'operazione che si chiama l'analisi Y.Analixi.
A.iia.iiàs s. m. Ananas, Ananasso, Ananasso.
T. bot. Bromelia ananas. Pianta indigena del-
l'America, ma coltivata nelle stufe in quasi tutta
l'Europa. Il suo frutto, che ha la forma di pina,
è soavissimo nell'odore, gustoso nel sapore, de-
j, lizia dello signorili mense.
•À. na-poleonn-a; (GipponettoJ-, Panciotto
V. Gipponetto.
A.nca> s. f. Anca : L'osso che è tra il fianco e la
coscia^ ed anche La carne che lo veste.
u Anca , per Coscia di volatile , ma ordinariam.
intendesi quella di pollastro.
§ Daghe dell'anca; Andar ancajone: Aggravarsi
p.ù sull'una che sul!' altr' anca nel camminare;
altrim. Arrancare.
A.n.ch.éxi avv. Oggi , antic. Ancòi : Questo pre-
sente dì.
g À giorno, d'anchéu; Al dì d'oggi, Oggidì, Oggi-
giorno, e nell'uso In oggi, In giornata, vale Nel
tempo 0 secolo presente. Nel tempo che corre.
§ Anche a in flgùa, do man in seportàa; Oggi in
figura domani in sepoltura. Modo prov. dell'uso,
che dicesi per denotare Essere incerta l' ora
della morte.
§ D'anchéu a dòman; D'oggi in domane, vale Da
un giorno all'altro, Di giorno in giorno.
I) — Da oggi in domane, vale Dal vedere a non
vedere, Da un momento all'altro. Fra non molto.
§ D'anchéu a éutto , D'anchéu a chinze , ecc.;
Oggi a otto, Oggi a quindici e simili, vagliono
Otto 0 Quindici giorni dopo oggi.
-A.MLclxin s. f. Anchina o Tela anchina : Tela
di cotone naturalmente giallastra , che ci vien
dall'Indie, e che ha tolto il nome da Nankin,
antica capitale della Cina.
-A.iiclxi!zze s f. Ancudine, Incudine, dim. An-
cudinuzza, Incudinetta: Grosso arnese di ferro o
d'acciaio, sul quale col mantello si batte il ferro
0 altro metallo per lavorarlo.
§ Èse fra o marco e l'anchizxe; Essere o Stare
fra l'incudine e il martello. Essere tra le forche
e santa Candidaj Trovarsi tra l'uscio e il muro
0 tra l'uscio e l'arca, vagliono Avere mal fare
da tutte le bande.
Ajxì-Gxsl s. f. Ancia. T. wjusjc. Due linguette di
canna, sottili assai nella loro estremità, poste oriz-
zontalmente runa sull'altra, assodate da un pic-
colo tubo di metallo, formano l'ancia dell'oboe,
del corno inglese e dd fagotto. L' esecutore le
mette nella bocca, e col mezzo del tremore che
eccita sulle medesime, l'aria cacciala nello strum.
acquista le vibrazioni necessarie per produrre il
suono. Nel clarinetto l' ancia ha una sola lin-
guetta attaccata al becco di quello strum. - Le
canne d'orbano con lingua son armate d' anele.
Aju.<sì.òsh s. f. Acciuga, Alice, antic. Apua. T.
iltiol. Engraulis euchrasicolus. Piccolo pesce di
mare, di cui abbondano le coste del Mediterraneo
in Italia, in Catalogna ed in Provenza; pescasi
in ma.sgio e in agosto, e ci vien salato in ba-
riglioni.
% Chi laoa mangia ùnn' ancióa e chi n5 laoa
ne mangia due; Chi fila ha una camicia e chi
non fila ne ha due V. Laod.
§ Leva a testa a-i ancioe ; Scapar le acciughe.
T. de' pese. Levar la testa alle acciughe prima
di salarle.
g O l'è secco ch'ò pà ùnn'ancióa; È un'acciuga.
Diccsi per ischerzo di Persona molto magra e
sfinita.
Àncoa s. f. Ancora. T. mar. Grosso strum. di
ferro a due uncini, cui si attacca la gomena, e
che si lascia cadere in mare a fondo, al quale
si aff'rra per ritener la nave nel sito ove si
vuol fermarla.
— a pennello; Ancora in pennello V. Pennello.
— appennelld; Ancora appennellala o impennellata
V. AppenMlld.
AND
AND
4è
— da speransa; Ancora di rispetto: L'ancora mag-
giore, onde si fa uso ne' più gravi perigli ; di-
cesi anche Ancora speranza.
— de posta ; Ancore di posta , al plur. : Le due
àncore che si portano sempre di prora alle grue,
dritta e sinistra.
— guardiann-a ; Ancora al largo : Quella che ò
a fondo verso il mare aperto.
— imbruggià; Ancora intrigala o che ha preso
delle volte. Dicesi generaim. Quando, pei molti
giri e moti della nave, la gomena o catena si
avvolge al ceppo o alle marre; colla distinzione
però (he avvolgendosi al ceppo, da noi dicesi
Ancoa inceppa; se alle marre, Ancoa impaild.
— impatta, inceppa V. sopra Ancoa imbroggià.
« Ancora. T. degli orol. Quel pozzo d'acciaio negli
oriuoli, così detto a cagione della sua figura , il
qual serve per far lo scaltamento degli orologi.
§ Accappona l'àncoa V. Accappona.
$ Anello dell' àncoa V. Ghirlanda.
§ Asta dell'àncoa; Asta, Fuso o Fusto.
S Ceppo dell'àncoa; Ceppo.
g Croxe dell'àncoa V. Croxe.
% Mare o Putte dell'àncoa; Marre o Patte V, Patta.
% Pescòu dell'àncoa; Rampicone V. Pescóu.
§ L'àncoa a l'agguanta o a l'immàra; L'àiicora
agguanta o immarra.
§ L'àncoa a l'è a picco; L'ancora è a picco. Si
dice Quando l'ancora pende verticalmente.
§ L'àncoa a l'ha lasciati; L'ancora ha lascialo.
Significa che l'ancora non morde più il fondo,
e se ne è staccata.
S L'àncoa a rastella 6 fondo; L'ancora ara il fondo.
Dicesi Quando, essendo ormeggiata, lascia il fondo
ed è tirata dietro la nave, e con la patta solca
il terreno del fondo.
% Sarpà l'àncoa; Salpar l'ancora, Levare l'ancora:
Ritirare l'ancora dal fondo del mare nella nave;
ciò che si fa quando si vuol mettere alla vela
0 cambiar di posto.
A.ncoà.se n. p. Ancorare e Ancorarsi, Dar
fondo, Fondeggiare. T. mar. Gettar l'ancora al
fondo del mare per fermare il bastimento.
A.xico£LSS£L s. f. Ancorassa : Vecchia e cattiva
àncora che non afferra bene il fondo.
.A.ncoa.ssae clxe ... Fortuna che, For-
tunatamente che, Per sorte che, Gran mercè che,
Non è poco, e simili modi secondo il senso.
A.IICÒ1Ì.11-SL s. f. Ancona: Tavola o Quadro
grande d'altare.
-A.iicu.oto da tónnezzo ; Ancorotto o
Ancora di rimorchio. T. mar. Ancora che serve
a dare un punto fermo per tirare il bastimento
al luogo, dov'essa è afferrata.
Aja^Lèb V. n. Andare. Verbo che ha molti signi-
ficati e molte inflessioni, di cui, per non rendermi
soverchiamente prolisso, noterò soltanto le più
usiiale nel dialetto.
H Andare, per Muoversi l'animale, mandando i
piedi avanti, Condursi da luogo a luogo, contr.
di htare; Ire, Gire.
ti — Detto di Avvisi, novelle e simili: E notizie
van dappertutto ; Le notizie vanno dappertutto.
« — Aggiunto agl'infiniti, precedente la particella A,
significa Muoversi per far qualche operazione:
Vaddo a leze , a studia , a dormì ; Vado a
leggere, a studiare, a dormire, ecc.
— Conjug. con certi p. pass. ovv. con certi addiett.,
piglia talora il valore del v. Essere, conservando
però sempre l' idea d'una tal progressione e con-
tinuazione nella cosa di che si tratta, oppure
acquista la significanza specificata da essi partic.
0 addiett.: Andà zembo, storto ecc.; Andare
gobbo, Andare storto, ecc.
" -~ per Recarsi presso alcuno. Portarsi in qual-
che luogo : Se 5 nò vegnià da mi, mi andio
da le; S'egli non verrà da me, io andrò a lui.
" — per Partirsi, Andar via: Andemmo che l'è
tardi; Andiamo che fa lardi.
" — Figurai, detto delle Jlacchie o allre cose simili,
e vale Essere cancellale: A se n'é andceta ed
spirito de vin; CoH'alcooI se n'andò.
" — per Muoversi o Esser mosso verso qualche
luogo, e dicesi delle cose inanimate: E nùvee
anlavan da levante a ponente; Le nuvole an-
davano da levante a ponente.
" — Parlandosi di Strade, vale Condurre, Menare,
0 Indirizza*-e altrui o Prolungarsi fino ad un
luogo determinato: Là gh' é ùnn-a stradda chi
va a Pònledeximo ; Là evvi una strada che va
a Pontedecimo.
" — per Trapassare, Scorrere, proprio del Tempo-:
0 va pe-i settanta; Egli va per i settanta (anni).
" — per Diportarsi, Vestire una qualità, un carat-
tere, ecc.: Che son andceto comme impiegóu;
Io vi andai come impiegalo.
" — per Succedere, Accadere : A cosa a nò poeiva
andct differentemente ; La cosa non poteva an-
dare altrimenli.
" — Detto di Strumenti, che abbiano molo arti-
lificiale, come oriuoli, mulini e simili: 0 mce
relétijo 5 nò va; Il mio orologio non va.
" Parlandosi di Negozio, bottega e simili, vale Con-
tinuare, Tirar avanti: A bùtlega a va sotto 5
mce nòmme; La bottega va sotto il mio nome.
~n — Per Rapportare una lite, una quislione : A
l'è ùnn-a causa chi andià da chi a sei meixi ;
É una causa che andrà da qui a sei mesi.
" — Usasi anche per termine di giuoco, ed è Io
stesso che Invitare, Prescrivere la somma che
deve correre per quella posta nel giuoco: Vaddo
a-o resto; Vado del resto. E in senso contr.
vale Non tener l'invilo: Mi me ne vaddo; Io
me ne vado.
— a babà; Andare a mimmi V. A babà.
— ci bagarda; Andar alla diavolata, alla peggio, ecc.
V. À bagarda.
— a bagno V. sotto Andd in te sbigge.
— a banda; Andar alla banda V. À banda.
— a bòn viaggio; Andare a buon viaggio: Andar
felicemente, con ogni prosperità.
— a bordo V. A bordo.
— a bòtti ; Aver le lune o le paturne , Essére a
luna, figurai, vale Esser lunatico, stravagante, leg-
giero, volubile.
— a braccetto V. A braccetto.
— abbrettio; Anfanare, Andar a zonzo: Andar qua
e là senza saper dove.
— abbrettio con tiitli ; AninT ugualmente con chic-
ch-^ssia, cioè Senza far distinzione di nascita , di
qualità, ecc.
— a cammin; Andar a uopo o ad uopo, in concio^
in acconcio, a destro, vale Andare a dovere.
— a canta in sciunn'atra carassa; Appigliarsi ad
altro partilo: Abbandonare un'impresa, Far nuovi
partili non riuscitigli antecedentemente.
46
AND
AND
— a cappo; Andar a capo o a capo di linea V.
A cappo.
— a cupricio; Andar a capriccio: Far checchessia
senza giusti molivi, per solo capriccio.
— a casa dò diao càsóii e vest'io; Andar a sua
posta a casa il diavolo in pianeliini o in pedule
a calze solate.
— a cavallo ; Andar a cavallo, vale Cavalcare, Es-
sere portato dal cavallo e simili.
— o cavallo a-e braghe o u-i càsoin; Spronar le
scarpe, Andar alla pedona. Modo scherz. e vale
Viaggiar a piedi.
— a cavallo de San Francesco; Andar sul cavallo
di San Francesco, Spronar le scarpe, vagliono
Viaggiar a piedi col bastone in mano.
— a cocco; Andar a caso, a fortuna, cioè Acciden-
talmente, Per sorte.
— a gercd 5 ma camme i meghi ; Andar cercando
il male come i medici, Cercare il male col ru-
scellino, vagliono Andar stuzzicando con pericolo
di portarne pregiudizio.
— d cerchia; Andar alla cerca, dicesi propriam.
- . de'Frati mendicanti quando vanno attorno a
raccorre la limosina dai loro benefattori.
— a conta i erboeti all'Accasséua; Andar merig-
gione : Andar ozieggiando, ecc.
— a conto d'ùnn-a cosa, d'ùnn-a personn-a; An-
dar a conto d'uno V. A conto.
— a cuccio; Andar a cuccia, figur. vale Andare a
letto, Andare a dormire; tolta la simil. da' cani.
— adaxo; Andar adagio. Andar bel bello, pian piano,
a bell'agio, a pian passo, con comodità, ecc.
— adaxo in t'ùnn-a cosa; Andare adagio o a ri-
lento in checchessia, vale Procedervi con riguardo
e cautela.
— addosso; Andar addosso, vale Investire.
— a domanda; Andar all'accano o a accattare o
accattando, Andar alla chicchera, alla busca, alla
questua, Accattare, Limosinare, ec. V. Domanda.
— a dormi; Andar a dormire. Andar a letto, e
scherzev. Andare a far conto col capezzale.
— a dormi all'oa de galtinn-e; Andar a letto come
i polli 0 all'ora dei polli, vale Andare a dormire
a buon'ora.
— A dui a dui; Andar a coppia, cioè Andar ac-
compagnato con altro di pari.
^■^ afda nanna; Andar a nanna. Voce bambinesca,
e vale Andar a dormire.
'— a fa a speiza; Andare o Ire a far la spesa,
vale Andare a comprar la roba da mangiarsi a
pranzo.
'— a fd ùnn-a cosa V. sotto Andd a-o còmodo.
— a fi ; Andar a pelo, a cappello, per l'appunto V.
A fi nel i" signitìcato.
— affidnóu; Andar a dilungo o di filo. Andar ti-
rato, disteso, affilato, difilato : Proseguire il cam-
mino per la via diritta e più breve, Andar con
prestezza, quasi a filo in un luogo, senza fermarsi.
— o gambe levce; Andar a gambe levate o alzate
V. A gambe Icvob.
— o genio; Andar a genio, ecc. V. A genio.
— a giardini; Andar a diporto, a spasso, a so-
lazzo. Diportarsi : Andar attorno per solo diporto.
— a glgin; Andar a mimmi V. A bàbd.
— a ingrascid a toera V. sotto Andd co-i ciit.
— a-i stùdii; Andar a studio o in istudio: Andare
ad alcuna Università o luogo dove si tenga studio
pabblico, ad oggetto di studiare.
— a lìcite V. sotto Andd a-o còmodo.
— a livello; Andar a pelo, a cappello, a corda, ec.
V. sopra Andd a fi.
— all'abbordaggio V. Abbordaggio.
— all'accosto; Andar all'accosto, Accostarsi. T.
del giuoco delle bocce.
— all'aia V. in Àia.
— aU'attasto V. sotto Andà a tastòn.
— all'infinito; Andar all'infinito o per l'infinito,
dicesi del Procrastinare una cosa troppo alla lunga,
Non terminare mai quello che si ha alla mano.
— all'opposto; Andar all'opposto. Andar al con-
trario, cioè Contrariamente al desiderio, al dovere.
— all'orbetto; Andar alla cieca. Andar a chius'oc-
chi, al bujo, figurat. vale Operar senza consi-
derazione.
— all'origine; Andar al fonte, alla sorgente, alla ra-
dice, alle fondamenta, vale Andar all'origine delle
cose, al principio di checchessia.
— all'orsa; Andare a orza o all'orza V. All'orsa.
— a lùnn-e; Essere a luna. Aver le lune o le pa-
tume : Essere lunatico , stravagante V. sopra
Andd a bòtti.
— a modda; Vestir alla moda, Andar galante: Se-
guir la moda o l'usanza che corre.
— a monte; Andar a monte V. A monte.
— a mùggio; Andar a monte V. A mùggio nel
2" significato.
— a nosse; Andar a nozze, figur. vale Far chec-
chessia con allegrezza, di buona voglia, di genio.
— a-o còmodo; Andar a zambra, a camera, al cesso,
a sella, al privato, al necessario, al luogo comune,
alla comodità, vale Andare a scaricare il ventre.
— a-o concorso; Andare a o al concorso, vale Sot-
toporsi all'esame in concorrenza d'altri per ot-
tener checchessia.
** — a-o cu; Andar dietro. Seguitare.
— a-o de là; Trascendere, Trapassare, Eccedere,
Soverchiare.
— a-o fondo; Andare a fondo o al fondo V. A'O
fondo.
— a-o fondo d'ùnn-a cosa V. A-o fondo.
— a-o léugo V. sopra Andd a-o còmodo.
— a-o scilo; Andar al bujo, all'oscuro, vale Andar
fra le tenebre, senza veder lume.
— a-o seguo; Andar al sicuro o alla sicura, vale
Andar senza pericolo.
— a-o son dò campanin; Andare a suon di cam-
panello. Andare a tavola apparecchiata, vale Vi-
vere a posta altrui, tolta la melaf. da' religiosi
claustrali , che vanno a mensa al sonare del
campanello.
** — a-o pòllezio V. A-o pòllezzo.
— a passeggid V. Andd a spazio.
— a pé; Pedovare, Andar a piedi; e scherzosam.
Spronar le scarpe.
** — a pescd d'in casa; Andar a bastonare i pesci.
M. b. e vale Andare in galera.
— a picco V. A picco.
— a pochi per volta ; Andare alla spicciolata, alla
spezzata, alla sfilala: Andare a pochi per volta
e non in ordinania.
— d posta; Andare alla posta. T. cacc. Porsi il
cacciatore in quel luogo o parte della selva, at-
tendendo che passino le fiere cacciale che vuol
pigliare. - Parlandosi di lepri, dicesi Andare a
balzello, ed è Aspettare la lepre che venga a
pasturare per ammazzarla.
AND
AND
^
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a possesso; Andar al possesso, Adire, vale Pren-
dere il possesso d'un'eredilà o simile.
apposta ; Andar a posta o a bella posta : An-
dare per quel solo effetto di che si tratta.
appréuvo; Andar dietro, Andar appresso, Andar
dopo, Tener diotro, vale Seguitare.
appréuvo a-i atri; Andar dietro, Andar colla
corrente, colla comune, colla piena ; figurai, vale
Seguitare l'altrui opinione.
appuntiti; Andar appunto, a filo, a sesta, a ca-
pello, a pelo, a penna e calamaio, vale Andare
esattamente, precisamente, né pìii né meno,
d randa V. À randa.
a reversa; Andar a rovescio, a ritroso, a tra-
verso, a contrario , figur. vale Andar contraria-
mente, Non camminar negozio, lavoro o simile
secondo il dovere o secondo il desiderio.
a rischio ; Andar a rischio , a repentaglio , a
pericolo : Correr rischio, Risicare.
a Romma sensa vedde 6 Pappa; Andare a Roma
e non veder il papa: Maniera nsitatissima a no-
tare Che d'una cosa si è tralasciato o non si è
potuto ottenere ciò che più importa.
o rompicollo; Andar a rompicollo, a fiaccacollo,
a scavezzacollo : Andar precipitosamente con pe-
ricolo di scavezzarsi il collo.
a ròtolo 0 de ròtolo; Andar a ruètolo o roto-
loni. Nel giuoco delle bocce significa Tirar una
boccia contro un'altra, rotolandola vivamente per
terra affine di cacciar quella dell' avversario.
a rotta de collo V. sopra Andd a rompicollo,
a rùbatton; Andar rotolone o ruzzolone, vale
Andar a precipizio, col capo all'ingiù; Ruzzolare.
- Usasi anche per Andar a fiaccacollo, abbandona-
tamente, a tutta corsa V. sopra Àndà a rom-
picollo.
a sarvamento; Andar a salvamento, vale An-
dar con felice esito.
a sàtetti; Andar balzelloni. Andar saltellone o
saltelloni: Andar saltellando, Camminare a pic-
cioli salti.
asbrióu; Andar ratto, Andar di buona gamba:
Andar frettolosamente.
a schenn-a nwa; Andar a bardosso o a bisdosso,
vale Andar a cavallo nudo, senza sella.
a secco; Andar a secco. T. mar. Dicesi del
Bastimenti, quando per un vento forte cammi-
nano con tutte le vele piegate.
à sestrinn-a; Andar a lira e soldo V. A se-
slrinn-a.
a sorgente V. sopra Andd all'origine,
a spazio; Andar a spasso, a sollazzo, a diporto,
Spasseggiare: Far gita a solo oggetto di sol-
lazzarsi.
a streit'éuggi ; Andare a chius'occhi, vale An-
dare cogli occhi serrati; e figur. Andar libera-
mente 0 senza pensiero d' inlopppo o d' oppo-
sizione; Operar senza considerazione e con fiducia.
a streppelli V. sopra Andd a pochi per votta.
a stréuppe; Andar a branchi, a torme, a stuoli,
in truppa, cioè A molti per volta, e dicesi degli
animali, come pecore, capre e simili. - Parlandosi
di persone, pare sia da preferirsi Andar a schiera,
a stuolo, a brigate, in frotta, a stormo, in folla,
in truppa.
a tastòn; Andare al tasto, Andar tastone o a ta-
stone. Andar tentoni o a tentone, Andar branco-
loni, Farsi lume colle mani V. A tastòn.
a tempo; Andar a battuta. T. mus. Andare o
Cantare a tempo di battuta.
- a tid di cosci a-o vento ; Andare a dar dei calci
al rovaio, vale Essere impiccato per la gola. M. b.
A fio ; Andar a tiro, vale Andar a tale distanza,
che il tiro possa arrivare al punto che si piglia
di mira.
— Andar a pelo, a cappello, a corda, ecc. Modo
figur. V. sopra Andd a fi.
a tòa; Andar a tavola, vale Andar a mensa à
effetto di cibarsi.
a tombolòn; Andar a tómbolo o a capitómbolo,
Tombolare, Tornare, Mazziculare, vale Andar col
capo alP ingiù.
— Figur. vale Andar rotolone, Correr di furia,
abbandonatamente.
a^^tZ/du; Andar lindo, attillato, abbigliato, vestito
di tutto punto.
a un per un; Andar a uno per uno, vale An-
dare a uno per volta.
avanti; Andar avanti o innanzi : Portarsi innanzi,
Precedere.
avanti e inderré ; Andar innanzi e indietro:
Aggirarsi a oggetto di far checchessia.
a véuo; Andar a vuoto. Andar invano: Andar
senza sortir l'esito per cui si andava; Non riuscire.
a vezo; Appollajarsi : L'andare che fanno i polli
a dormire.
a voti; Andar a partito, vale Essere messo al
partito ad effetto di approvazione o riprovazione
co' pubblici suffragi.
ben; Andar bene o a bene. Andar a vanga o
di rondone: Camminar prosperamente, e dicesi
di Negozio, lavoro, impresa, o simili.
— Andar bene. Talora vale Riuscir prospera-
mente, con felicità. Aver buon esito: A l'è andceta
ben; La cosa andò bene.
— Affarsi, Addirsi, Star bene. Tornar bene; e
parlando delle Vesti, vale Star bene addosso.
ben de sa; Esser giusto di sale.
cian; Andar piano V. sotto Andd adaxo.
ciannin; Andare a pian passo, cioè adagio, con
lento passo V. sotto Andd adaxo.
co-a corrente; Andar colla corrente, colla piena,
colla comune. Andar per la pesta, vale Seguitar
l'opinione, la moda ecc. che corre V. sopra Andd
appréuvo a-i atri.
co-a faccia scòverta; Andar col viso scoperto
0 a faccia scoperta. Andar colla fronte scoperta :
Maniera con cui si accenna di non aver vergogna,
rimorso, timore di checchessia.
co-a testa chéutta; Andare a capo chino o a
capo basso, vale Andare col capo inchinalo per
vergogna o per altra cagione.
co-a testa in tò sacco; Andar col capo o colla
testa nel sacco , figur. vale Procedere, Agire alla
cieca, Operare sbadatamente, senza considerazione
a casaccio; che anche dicesi Infilar gli aghi al
bujo. Imbarcarsi o Porsi in galea senza biscotto.
■ co-a vòrpe sotto l'ascella ; Andar col lepre sotto,
Andar sotto coperta, vale Andar con finzione.
co bacco 0 co bacchetto; Andar a mazza, cioè
Appoggiato alla mazza (bastone).
co chéu in man; Andar col cuore in mano o
sulle labbra. Andare a grembo aperto, vale Pro-
cedere con ingenuità e schiettezza.
. co-e bònn-e; Andar colle buone: Trattar altrui
con buona maniera, dolcemente.
48
AITD
AND
— co-e cattive ; Andar colle cattive, contr. di An-
dare colle buone.
— co-e gambe all'aia; Andar all'aria, Andar a gambe
levate o alzale V. A gambe levce.
co-e gambe sciarra; Andar largo, Andar a gambe
allargate o a gambe aperte, vale Camminar colle
gambe larghe.
— co-e màneghe ti(s sciù; Andare sbraccialo, cioè
Andar colle maniche rimboccate fino al gomito.
— co-e scarpe in paletta; Andar colle scarpe a
cianta, a calcagnino, a cacajuola, vale Andar colle
scarpe non tirale su dietro le calcagna.
— co-e scròssue; Andar a grucce o a gruccia, vale
Andar sostenondosi sulle grucce.
— co-i ciù; Andar tra qua' piiì, a babbo riveggoli,
a Buda, a Patrasso, a dar beccare a' polli del prete,
al cassone, al Signore, a miglior vila^ a vita eterna,
a Volterra, Andar a ingrassare i petronciani o
a rincalzar i cavoli, Dar le barbe al sole, Batter
la capala e simili, vagliono Blorire.
— co-i pé de ciongio; Andar coi calzari di piombo,
0 col calzare del piombo, vale Andar considerato,
con circospezione, Andar cauto, Operare con ma-
turità di consiglio.
— cdmme ùnn-a saèta; Andar come un razzo, come
un lampo, come un fu!minp, come se si avesse
il fuoco al culo 0 i birri dietro, vale Andar vc-
locissimamcnle.
— con cautela; Andar con cautela, riguardoso, guar-
dingo, cauto, circospetto, che anche dicesi Andare
pel fil della sinopia; figurai, vale Far checchessia
con grande considerazione e riguardo.
— con so còmodo; Andar a bell'agio: Andar con
comodità, pian piano, con grand'agio.
— contrai Andar centra, vale Ostare, Contrariare.
— contro a corrente; Andar conlr'acqua, cioè contro
la corrente dell'acqua, che figur. vale Far chec-
chessia contro all'uso ed alla opinione comune.
— co vento in poppa; Andar vento in poppa, Ve-
nez. Andare a fil di rada. T. mar. Si dice Quando
la direzione del vento coincide colla direzione
della chiglia; e figur. vale Essere in fortuna. Aver
le congiunture propizie. Succedere felicemente,
prosperamente; che anche dicesi Andar in poppa.
— c'ùnn-a scarpa sci e l'atra no; Ridursi sulla
corda o sulla stuoja. Modo di dire tose, e vale
Rovinarsi , Ridursi al verde.
— d'accordo; Andar d'accordo, Andar di bello, di
concordia, vale Andar concordemente. Concordare.
— da anchéu a doman; Andar doggi in domani:
Andar passando da un giorno all'altro, senza ter-
minar quello che si ha tra mano.
— da mcBxima; Andar* dello stesso piede, Battere
a un segno, vale Aver una medesima inclinazione;
ed anche Esser del medesimo parere. Convenire
in una sola opinione.
— da pào; Andare di pari, del pari o di pare:
Camminar con eguaglianza, Esser eguale; e dicesi
tanto in senso proprio quanto figurato.
— dattorno; Andar d'attorno, vale Girare intorno
a checchessia.
— da un estremo all'atro; Andare da Stremo a
stremo, vale Dare in eccessi.
— davanti; Andar davanti, cioè Alla presenza di
alcuno.
— da vexin; Accostarsi, Avvicinarsi, Appressarsi,
Farsi vicino.
— de balla; Andar a gara, Gareggiare V. Balla.
— de ben in megio ; Andar di bene in meglio:
Prosperare sempre più.
— de bocnn-a; Andar di b'ilina. T. mar. Navigare
con vento obbliquo, facendo uso delle bulino per
disporre le vele a ricever meglio il vento.
I) — • Andare a sghembo; figurai, e in m. b., par-
landosi di persona, vale Andar obbliquo della per-
sona per alcun naturale impedimento, o per qual-
siasi altra cagione.
— de bòtto; Andar di lancio, di punto in bianco,
vale Andar subilo.
— de caso in presso; Andar dietro passo passo,
Andar dietro alla lon!ana. Codiare, vale Andar
dietro a uno senza eh' e' se ae accorga, spiando
con diligenza quel che' fa o dove e' va. Neh'uso
dicesi anche Piedicare o Pedicare, Pedinare.
— declinando; Andar in declina/.ione o a dichino;
figurai, vale Andar in peggioramento, Ridursi in
cattivo stato.
— de conserva; Andar di conserva. T. mar. Dicesi
de' Bastimenti che navigano insieme e si tengono a
vista per difendersi o soccorrersi reciprocamente.
— de contropasso; Andar di trapasso. T. cavali.
Si dice d'una Particolar andaiura de' cavalli.
— de corpo; Andar de! corpo. Andar di sotto, Fare
gli uffici di sotto, ed assolut. Andare, vale Sca-
ricare il ventre.
— de cubbia V. sopra Andà da pào.
— de fuga; Andar in furia , Andar in foga o di
foga, vale Andar frettolosamente.
— de galoppo; Andar di galoppo, vale Galoppare.
— de md in pezo; Andar di male in peggio, vale
Aggravare nelle disgrazie, Peggiorare, Aggiungere
male a male.
— de passo; Andar di passo, vale Camminare con
passo naturale, e dicesi propriam. de' giumenti.
— de passo arrancóu; Andar di buon passo o di
buona gamba. Camminar presto, Andar ratto, vale
- Andar fretlolosamenle.
— de picca; Andar di picca. Andar a gara, Gareg-
giare : Contendere con altri per eguagliarlo o
superarlo in checchessia.
— de premmùa; Andar a fretta o in fretta, Andar
all'impresela: Andar frettolosamente.
— de punto in glanco; Andar di punto in bianco,
cioè A un tratto, subitamente.
— de ramma in sambùgo ; Andare o Saltar di trasto
in sentina: Non islar in proposilo, Uscir di tema.
— de riga; Andar in riga, a filo o in filo: Andar
di buon ordine cogli altri, Andar l'uno dopo l'altro.
— de rònsa; Andar a furia o di furia o di vela,
vale Correre, Andare con gran prestezza, precipi-
tosamente.
— derré; Andar di dietro; figur. vale Attaccar altrui
dalla parte di dietro, alla traditora.
— desbandellóu; Andare scollacciato, cioè Col collo
scoperto.
— descàso; Andare scalzo, cioè Coi piedi nudi.
— descollóu V. sopra Andà (' esbandellóu.
— de sòrva; Traboccare: Versar fuori per la bocca;
locchè avviene de' vasi, misure o altre cose simili,
quando sono piene di superfluo.
Il de sòrva quando bògge; Bollire a scroscio.
— de sótto; Andar disoUo o al di sotto, Andare a
capo rotto o col capo rollo, Andare colla peggio
0 col peggio, figur. vagliono Scapitare, Andar
perderne, Rimanere al disotto in una quistione o
in un affare.
AND
AND
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— de sprescia V. sopra Andò, de prcmmùa.
— de testa; Far di suo capo, vale Operare secondo
il proprio volere e senz'altrui consiglio.
— de trotto; Andar di trotto o al trotto, vale Trot-
tare; e dicesi tanto delle bestie, quanto di chi
vi sta sopra.
— d'incanto; .Andar a vanga o di rondone, Andar
a meraviglia, egregiamente, ottimamente, per l'ap-
punto: Succeder bene checchessia, Riuscir prospe-
ramente alcuna cosa.
w — Andare o Star dipinto, Essere a capello, a
pelo, afilo^ecc, dicesi di Vesti o d'altra cosa che
si adatti bene ad un'altra cosa.
— divinamente Y. sopra Ande d'incanto.
— drito; Andar diritto diritto, vale Andare senza
voltarsi né in qua né in là.
— drito all'inferno; Andar ritto ritto all'inferno,
dicesi di Chi per tristizie si suppone dovervi an-
dare di sicuro, a dirittura; e in senso opposto, par-
lando di Persona buona, Andar ritto in paradiso.
— drito in tò scrive; Regger la linea. Condurla
diritta.
— drito in tò laggiù; Tagliar per filo o di filo o
filo filo.
— drito in t'ùn léugo ; Andar afiìlato o difilato, o
affusolato o diritto come un fuso , Andar diritto
0 a diritto o di filo o tirato o a dirittura, vale
Andar per la strada diritta, senza torcersi o vol-
tarsi in altra parte che verso il luogo ove si vuol
arrivare.
— driio pe so cammin ; Andare alla sua via o la
sua via, vale Seguitare il suo cammino.
— duo; Andar pettoruto, Andar intero delia persona,
Andar tulio dun pezzo, Impettorirsi: Portare la
persona diritta in andando; e talora Andare in-
tonato, con sussiego.
— e cose tutte urite; Aver il vento in poppa o in
fil di ruota, e in ni. b. Nuotar nelle lasagne; di-
cesi dell'Andar altrui tulle le cose prospere, se-
condo il suo desiderio.
— fétta; Andar fuori, vale Andar in campagna, fuor
delia città, del convento, della casa e simili.
n — In terni, di giuoco, Aver vinta la partita.
— féua de cascia; Uscir de' gangheri V. Cascia.
— fétia de sé; Arrabbiarsi, Montar in collera, in
furore V. sotto Andd in bestia.
— féua do semenóu; Uscir del seminato o fuor
del seminato: Uscir di proposilo o Prevaricare
comecchessia.
— guardingo; Andar guardingo, riguardoso, cauto,
circospetto, ecc. V. sopra Andd con cautela.
— in uggiùtto ; Andare in ajuto , cioè Andare ad
ajutare.
— inajòu; Anfanare: Andare qua e là senza saper
dove, come fanno gli scioperali; e talora anche
Andar sopra fantasia, cioè Colla mente astratta.
— in amò; Andar in amore. V. Amò.
— in baracca; Andar in fascio, in baracca, in pa-
sta. T. stamp. V. Baracca.
— in barlùgòn V. sotto Andd in strambaelòn.
— in bestia; Andare o Montare in collera, 31onlare
0 Saltar sulla bica. Montare o Entrare in bùgnola
0 in valigia. Montare in bizza, vale Adirarsi, In-
collerirsi, Imbestialirsi.
— in bócca a-o lo; Andare in bocca al lupo o al
cane Y. Bocca.
— in broddo de taggiaen; Andar in broda o in
broda di sùcciole, Andar in brodetto, in visibilio.
Càsàccu, Dùioiiano Genovete-ItaNano.
Modi bassi, e vagliono Gongolar d'allegrezza,
Godere assai di checchessia, quasi Disfarsi, Li-
quefarsi pel godimento.
in careghetta d'òu; Andare a predellucce o a
predelline Y. Careghetta.
in cenila; Andar in dileguo, in consumo, Dar
in consunzione, Andarsene pel buco dellacquajo,
vagliono Smagrire, Dileguarsi, Struggersi insensi-
bilmente.
in cerchia; Andar in cerca, vale Cercare, Andtf
cercando.
in chnbalis; Andare in cimberli : Esser molto
allegro o per vino o per altro,
in collera Y. sopra Andd in bestia,
in conmminSn; Andar in dileguo, in consumo
V. sopra Andd in cenèta.
incontro a un; Andare alla volta d'uno, cioè
Verso d'alcuno.
inderré; Andar addietro, a retro, a di retro,
contr. d'Andare innanzi, Racculare, Rinculare;
e flgur. Peggiorare.
tn deschinà; Andare a china o alla china V.
Deschinà.
in dezéuvio; Andar in malora, in perdizione V.
sotto Andd in mulòa.
in dui tocchi; Spaccarsi, Spezzarsi, Rompersi,
in Emmaus; Andare in Càfarnau, in visibilio,
in fumo: Dileguarsi, Svanire, Andar perduto, ecc.
in erba; Andar in rigoglio, vale Crescere senza
frutto.
in estaxi; Andar in estasi, in visibilio; figurai,
vale Strabiliarsi, Strasecolarsi per la meraviglia
0 per la dolcezza.
in fascio; Andar in fascio, vale Andar in con-
quasso, in rovina.
in fregogge; Andar in briciole. In Ischegge, in
tritoli, in scamuzzoli V. Fregdggia.
in fùmme; Andar in fumo o in fummo. Con-
vertirsi in vento, vaile Svanire, Dileguarsi, Tornar
in niente.
in fùria ; Andar in furia, nelle furie o sulle fu-
rie. Saltar in sulla bica, in bestia, Andar in fi-
sima, in rabbia, Entrar in bùgnola, Andare o
Montar in bizza, in collera, Dar ne'lumi, nelle
stoviglie, nelle furie, nelle scartate, Insaccar nel
frugnolo, Indragare, Trarre i ferri per l'aria. Ar-
rovellarsi, Infuriarsi, Imbizzirsi, ecc. V. sopra
Andd in bestia.
in galissoppo ; Andare o Camminare a pie zoppo,
vale Andare o Saltare sopra un pie solo, tenendo
laltro alzato.
• in gattón; Andare carpone o carponi, Andare
in quattro: Camminare colle mani per terra a
guisa d'un animai quadrupede.
■ in giandòn; Andar girone o a girone. Andar a
zonzo 0 zonzoloni, Andar meriggione, vale An-
dar attorno perdendo il tempo.
• in flf/ornà; Andar a opera, vale Andar a lavo-
rare da ahrui per prezzo.
■ in lungo; Andar in lungo o alla lunga o per
le lunghe, vale Procrastinare; e talora Andar
nell'un vie uno, Andar nell'infinito, Non la fi-
nir mai.
- in malda; Andar in rovina, Guastarsi, Depe-
rire; dicesi di Qualunque cosa sia suscettibile di
deperimento. - Parlandosi di alimenti, bevande
esimili. Guastarsi, Infracidarsi, Imputridire, Pu-
trefarsi, Corrompersi.
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AND
AND
— in pellegrinaggio ; Andar in pellegrinaggio o in
romeaggio, vale Pellegrinare, Viaggiare in paesi
stranieri e lontani, per lo più a visitare i luoghi
santi.
— in personn-a ; Andar in persona, cioè Personal-
mente.
— iti punta ^de pé ; Andar in punla di piedi, cioè
Senza posar le piante dei piedi, ma solamente
la punta.
— in revezzSn; Andar in dileguo, Dar in consun-
zione V. sopra Ando, in ceneta.
— in riga V. sopra Andd de riga.
— in rovinn-a; Andare o Cadere in rovina. An-
dar in malora, in conquasso, a brodetto;, ecc.,
vale Entrare in malvagio stato, in estrema miseria.
— in scappin de casetta ; Andar in peduli o in
peduli di calze, vale Andar colle sole calze e
senza sctirpe.
— in scè furie V. sopra Andd in fùria.
— in scià bonn-a fede; Andar sulla fede, sulla pa-
rola, vale Fidarsi sopra la promessa. ^
— in sci éuve; Andar su doglia V. Éuvo.
— in sciù; Andare in su o ali'insiì.
— in sciti e in zìi; Andare in giìi e in su. Aso-
lare: Aggirarsi frequontemontc intorno ad un luogo;
ed anche Passeggiare semplicemente.
— in scòribanda ; Xagare, Vagabondare: Andar at-
torno consumando il tempo, come fanno gli scio-
perali.
— insemensa; Tallire, Fare il tallo; e dicesi delle
erbe qnando voglion semenzire.
— instecch'to; Andar impettito, impalato, intero,
intirizzato,'incamatito, tirato, dicesi di Chi cam-
mina diritto come un palo o un camato, quasi
sia tutto d'un pezzo.
— in strambaelBn ; Balenare, Barcollare, Andar bar-
colloni. Tentennare, Traballare: Quell'ondeggiare
che fa andando chi non si può sostenere in piedi,
0 per ebbrezza o per colpo ricevuto o per al-
tra cagione.
** — in struxa; Andar alla birba. Viver di birbn,
Birbonare, Birboneggiare, Baronare.
— in tcera; Andar in disuso. Disusare: Non usarsi
pili, Andar giù, Passare, Uscir di moda. Invec-
chiare, Dar nelle vecchie.
— in te moen; Andar in mano o nelle mani, vale
Andar in potere.
— in te sbigge; Andar in rovina, alla consuma, in
fascio, in malora, in conquasso, a brodetto, a
brace, a sbaraglio, in chiasso, in bordello, An-
dar del resto, ecc., dicesi di Chi, mancante d'a-
veri, trovasi spiantato e ridotto* alla miseria.
— in tanti tocchi; Andare in pezzi, in frantumi:
Spezzarsi, Esser infranto.
** — in to ballon; Andare in rovina, in malora, in
conquasso V. sopra Andd in te sbigge.
— in veggia; Andar in veglia: Andare a casa al-
trui a effetto di passar quivi le ore prima della
notte operando o conversando.
— in zìi; Andare in giù o alFingiù, alla china o
al dichino, Andare al basso, contr. di Andare
all'erta, all'insù.
— lindo; Andar sincero, schietto, aperto. Andare
col cuore in mano, vale Procedere con equità
e schieltozza.
— ma; Andar male, vale Andar fuori del deside-
rio. Riuscire a mal fine.
«:- matto perso d'ùnn-a cosa; Andar pazzo, matto.
cotto, perduto, ecc. di checchessia, vale Esserne
invaghito strabocchevolmente.
mdvoentèa; Andar di malavoglia, malvolentieri,
a malincorpo, di male gambe, contro stomaco,
Andar come la biscia all'incanto, vale Condursi
malvolentieri a far checchessia.
megio ; Andar alla meglio, vale Essere in mi-
gliore slato.
passo passo; Andar passo passo, vale Andar con
lento passo, Avviarsi lentamente.
pe cegua; Andar per acqua, cioè A prender acqua.
pe-a stradda drita; Arar diritto, Rigar diritto;
figurai. Portarsi bene nella vita, nei costumi, Far
checchessia con giudizio. Procedere con giudizio.
pe-e lunghe V. sopra Andd in lungo,
pe giustizia; Andare a o alla giustizia, Andar
in podesteria o dal podestà. Chiamare in giu-
dizio, vale Ricorrere ai Tribunali per farsi ren-
der giustizia.
pe i faeti so; Andar pe' fatti suoi, al fatto suo, per
le sue faccende, vale Andar facendo i fatti suoi.
pe-i so pé; Andar pe' suoi piedi, dicesi delle
Cose che vanno secondo l'ordine della giustizia
e della convenienza.
pe-i so venti V. Andd per so cammin.
pe-o mondo; Andar per lo mondo, vale Viaggiare.
per fi; Andar a filo: Seguitar la dirittura.
per lì; Andar in giro o gironi. Andar attorno,
in volta, al passeggio, a spasso, a spasseggiare;
e talora usasi per Andare in chiasso, in bor-
dello, in gattesco, Zambraccare, Bordellare, ecc.
per ma; Andar per mare, vale Navigare.
per so cammin; Andar per la sua via o alla
via sua. Andar pel suo cammino, vale Seguitar
la sua strada; ed è anche modo di Licenziare
altrui: Andoe per vostro cammin; Andate perla
vostra via.
pe tcera; Andar per terra, contr. di Andar per
acqua.
pe unn-a cosa; Andar per una cosa, vale An-
dare per prenderla, per farla, per eseguirla.
quaccio; Andar picciolino. T. cuce. Dicesi dei
Cani da caccia che si muovono lenti e stiacciati
a terra per non essere scoperti dall'animale che
puntano.
rango o ranghezzando; Andar zoppicone o an-
cajone. Andar rancando o ranchettando. Zoppi-
care , Rancare ; dicesi dello Storto andare de-
gli zoppi 0 sciancati, aggravandosi più sull'una
che sull'altra anca.
quaccio quaccio; Andar quatto quatto, quatto!
quattone, vale Muoversi leggermente per ispiare
senz'essere sentito o visto.
réddeno V. sopra Andd instecchio.
sciarróu V. sopra Andd co-e gatnbe sciarrce.
serróu; Andare stretto, cioè Unito, Accosto.
sótto ; Andar sotto o sotterra, dicesi del Tramon-
tar del sole.
sótto à balla o a-o ballon; Andar alla palla o
al pallone. T. giuoc. Jluoversi per dare alla palla
0 al pallone.
• sotto in t'ùn negozio; Andare sul prezzo, sul
mercato, sul trallato d'un altro; e genericam.
Dare il gambetto ad alcuno. Soppiantarlo.
• sped'io; Andar ratto, Andar di buona gamba,
vale Andar con prestezza.
via; Andar via. Partirsi.
■ via chéutto chéutto; Andar via o Partirsi basso
AND
AND
51
basso, colla testa bassa o col muso basso, An-
dar via grullo grullo, mogio mogio, catellon ca-
lellone, cioè Qual persona umiliala e avvilita,
ed a cui sia stala data qualche risposta'che non
le abbia troppo piaciuta; e scherzev. Andarsene
vìa colla coda tra le gambe.
* — via co òrignòn; Andar via corrucciato, incol-
lerito, imbizzito.
— via sensa salùd V. sotto Anddsene all' ingleize.
— zitlòu; Andar a gilto, a pennello, a capello,
a pelo, vale Andar appuntino, né più né meno.
- Parlandosi di Abito o Vestito, dicesi Vestilo
giusto 0 giusto alla vila V. Vesti.
— zù 0 cu a ùnn-a cosa; Sfondarsi V. Cu.
— zù lesta e cu; Andar a tómbolo, a scavezza-
collo, a fiaccacollo V. sopra Andò, a rompicollo,
a rùbattòn, a tombolon.
% Andàghe; Andarci: Bisognare, Far di bisogno.
Volerci, Spendere: Me gh'é andceto irei scùi;
Mi ci andarono tre scudi.
— dell'ònó, da salute, ecc.; Andarci l'onore, la
salute, l'interesse e simili, vale Scapitarvi nel-
l'onore, nella salute, nell'interesse, ecc.
— dG so; Andarci del suo, vale Kimeltervi.
« — pe inenùo; Andar per lìl della sinopia: Far
checchessia con grande considerazione e riguardo.
S Andàse asconde; Andare a riporsi: Non poter più
mostrarsi per aver perduto il credito; e suole an-
che dirsi a Chi per essere poco abile in chec-
chessia, e non poter reggere al paragone d'altri,
è ben che resti dal cimentarsi: Faopiaxeì,vatt'a-
scdnde; Fa il piacere, valli a riporre.
I) — a fd leze, a fa bùzancà , ecc.; Andare in
malora, in rovina, a fondo; e talora anche Morire.
% Anddsene; Andarsene, Partirsene, Pigliar il pu-
leggio, l-'ambio o l'ambulo, Levar le berze. Voltar
le calcagna, Truccar via, Andar con Dio.
»i Andarsene, per Partire da questo mondo, Morire:
0 se n'é andceto stanéutte; Kgli se n'andò stanotte.
n — In term. di giuoco, vale Non tener l'invito.
— a bónn-a V. À bónn-a.
— a carlònn-a; Andarsene alla carlona, cioè Tra-
scuratamente, alla buona, alla semplice.
— a ciann-a; Andar per la piana, vale Andar per
la strada e per gli mezzi più facili e usilali; e
anche Andarsene alla buona, alla liscia, schietta-
mente, senza malizia.
— all' ingleize; Andarsene insalutato hospite, Par-
tirsi senza dire a Dio né al diavolo, vale Andarsene
senza dir nulla, senza salutare.
— d multa V. appresso Anddsene a sòrdònn-a.
— a sòrdònn-a; Andarsene alla sordina, Andarsene
cheton chetone : Partirsi zitto zitto, occultamente,
di soppiatto.
— in sciò ciù bello: Partirsi in sul far del nodo
al filo, Lasciar sul buono.
— sensa di né aze e né bestia V. sopra Anddsene
all' ingleize, Anddsene a sòrdònn-a.
— via co-a eòa tramezo a-e gambe; Andarsene
via colla coda tra le gambe V. sopra Andd via
chéutto chéutto.
— de sprescia; Andar via di volo, Affibbiarsi le
scarpette. Mettersi la via tra' piedi, Darla a gambe,
anlic. Scamojare, e in m. b. Sculettare: Pigliar
la fuga, Partir.>i in fretta.
" — raccio raccio V. sopra Andd via chéutto chéutto.
S A lung'andd ; Alla lunga, a lungo andare V. A
lung'andd.
S A n'andià sempre cosci; Sempre non istà il mal
dov'ei si posa. Dettato prov. di chiaro signific.
S AndcB che ò Segna ò v' accompagno o 5 ve ne
mande; Andate in pace o alia pace di Dio, An-
date in buon'ora. Modo di licenziare altrui con
bella maniera, e per lo più i poveri, ai quali non
si può 0 non si vuol fare elemosina.
S Andce là ! Andate là o \ a là. Dicesi ironie, con
quel valore che pur diciamo per ironia: Non du-
bitate 0 Non dubitare, Fate o Fa pur la tal cosa,
Su via, Coraggio.
§ A tuti'andd; A tutt'andare. Posto avverb. vale
Al più, A rigore.
S Chi ha premmùa vadde adaxo; Chi ha fretta
indugi, Se hai fretta siedi V. Premmùa.
§ Chi va a casa nò se bagna; Chi va o sta in
casa non si bagna. Dettato prov. e vale Chi va
a suo cammino, va sicuro.
S Chi va a-o pasto sensa invio, l'è md visto e
md Servio ; Chi va alle nozze e non è invitato,
ben gli sta se n'é cacciato, ovv. torna a casa
sconsolalo V. Invìo.
§ Chi va in letto sensa (enn-a, tutta a néutte s»
remenn-a; Chi va a letto senza cena, tutta notte
si dimena V. Cenn-a.
§ Chi va cian, va san; Chi va piano, va sano,
Pian piano, si va sano. Prov. e vale Chi va adagio
non incorre pericolo.
§ Chi ta con fuga, nò mangia bón rosta; La
fretta fa romper la pentola, Presto e bene non
stanno insieme. La gatta frettolosa fa i gattini
ciechi V. Fuga.
§ Chi va c'ùn rango, a-o cavo dell'anno diventa
rango e soppo; Chi pratica lo zoppo, impara*
zoppicare, A ehi usa collo zoppo, gli se n'appicca,
Chi vive tra' lupi, impara a urlare, Chi si frega
col ferro, gli si appicca la ruggine, Dimmi con chi
tu vai e ti dirò chi sei. Prov. che denota che Nel
conversare con alcuno si apprendono e si piglian
le sue maniere ; ed usasi per ammonire alcuno che
non pratichi co' viziosi, perchè con tal pratica si
corrompono i buoni costumi.
§ Chi va de testa, paga de borsa; Chi giuoca di
pie, paga di borsa V. Bórsa.
g Chi va pe fèugo, perde léugo; Chi va al gioco
perde il loco V. Fèugo.
% Chi va pe ingannd, resta ingannali; Chi va per
uccellar, resta impanialo. Prov. di chiaro signif.
% Chi vèu vadde, chi no véu mande; Chi vuol
vada, e chi non vuol mandi, ovv. Non v'è più
bel messo che se stesso. Prov. e vale Chi vuol
ottenere una cosa, vada da per sé.
§ Comensd a andd; Cominciar a camminare,
Zampettare; e dicesi de' bambini.
§ Dove vceto, Martin ? Mi porto pesci; Dove vai?
Son cipolle. Si dice Quando alcuno domandato
d'una tal cosa, non risponde a tono.
§ Che sòn tante stradde pe andd a Ròmma ; Per
più strade si va a Roma.
§ Lascid andd; Lasciar andare, vale Dare il prin-
cipio del molo o Concedere il partire.
§ Lascid andd l'wgiia in zù e ò vento in sciù; La-
sciar andare lacqua alia china o all' ingiù N.Mgua.
§ Lascid andd un pugno, un berlendòn, ecc. La-
sciar andare un pugno, un manrovescio, ecc., vale
Menarlo, Darlo.
% Lascidse andd zù; Trasandarsi, Trascurarsi negli
abiti, nel vestire, Andar dimesso.
^2
ANÈ
ANÈ
§ Ve caltivo amia contro a corrente; É cattivo
andare contr'acqiia. Prov. e vale Non devesi osteg-
giare l'opinione comune, Bisogna seguitare la
moda, l'usanza che corre.
§ L'è megio andà a casa c'ùnn-a raxòn ma dita
che co-a testa rotta; É meglio cento beffe che
un danno. Prov. di chiaro significato.
S N5 se péli andò, in paradiso a despeto di santi
V. A despeto.
§ 0 careggio dò Fi o nò va drìto in S. Loenso
V. Careggio.
S Ognun va ramingo da so arte; Ognun patisce
del suo mestiere V, Arte.
§ Quando ti gh' andavi , mi ne vegniva; Quando
il tuo diavoi nacque, il mio andava diritto alla
panca. Dettato prov. che vale <ili uomini d'età,
come esperti, si possono difficilmente ingannare
dai più giovani, come inesperti.
% Savei dove andà; Aver dove andare: Aver si-
curezza di trovar luogo ove andar ad alloggiare.
% Torna a andà; Riandare: Di nuovo andare.
% Un ò vadde pe l'atro; Vada questo per quello:
Forma usitatissima ed ellittica, per dir Questo
serva per compensar quello, cioè Valga in com-
pensazione della cosà che si accenna.
S Fatt'a fa leze 1 Va al diavolo! Va alla malora!
Va via! Escimi d'attorno! Non mi seccare!
A.zid.à< s. m. Andare: L'atto dell'andare, ^L'atto di
chi va.
8 A lung'andà V. quest'espressione alla sua sede
alfabetica.
% A tùlt'andd; A tutt'andare. Posto avverb. vale Al
pili, A rigore j e talvolta Senza intermissione e
senza misura.
8 Coli' andà dò tempo; Coll'àndar del tempo. Col
tratto di tempo, Nel trascorrer del tempo.
A.xidla/èlo s. m. Nottolino. T. magn. Spezie di
leva interna nella toppa ^ctaucMo;^ infìssa a squadra
in un' aslicciuola, delta in genov. Erboèio, che
uscendo fuori del coperchio termina in presa
(maneggia).
^uda^meiito s. m. Andamento, Andatura; fi-
gur. Azione o Modo di procedere.
A.xida.iiiiiaj s. f. Andana: Spazio in lunghezza
tra due file, come d'alberi, di bastimenti e simili.
Il Corsìa: Negli Ospedali diconsi Corsìe gli Stan-
zoni ove stanno ordinatamente disposti i letti per
i malati.
A.zid.a<iite s. m. Andante: T. di musica che si
pone in capo delle composizioni per accennare
un moto moderalo, che non è né allegro né adagio.
Il Usato come add. vale Ordinario, Mediocre, Mez-
zano; e dicesi di cosa o di persona che non
ha in sé un pregio particolare.
S Passo andante; Passo andante, vale Passo or-
dinario, né troppo lungo, né troppo curto.
Aiida.ta< s. f. Andata , Andamento , Andatura :
Maniera di portarsi nell'andare, nel camminare, ec.
A-iidio s. m. Pràtica, Uso, Cognizione: Uso o
Facilità di recarsi in un luogo, acquistala per la
molta conoscenza del medesimo.
8 Piggià l'àndio; Pigliar l'uso, l'abitudine, Abi-
tuarsi, Assuefarsi.
A.xié1>olo s. m. Anemone. Voce di contado
V. Anemone.
A.nellette s. f. pi. Campanelle: Sorta di Cer-
chietti, per lo più d'oro, che portansi appiccati
agli orecchi; altrim. Orecchini. - Diconsi Cerchiel-
tini, e in Firenze Lunette, Quei piccoli orecchini
fatti a cerchietto, che si pongono la prima volta
alle bambine, e co' quali nello slesso tempo sì bu-
cano loro le orecchie.
A.iielletto s. m. Anelletto, Anellino, Anelluzzo.
Dim. di Anello: Piccolo anello.
g Anelletti dò busto; Càmpanelline, Magliette,
Anelli: Tubetti leggermente conici, di soltil la-
mina metallica, lunghi quanto è grossa la tela de!
busto, i quali s' introducono nei bucolini d'essa
tela, e vi si ribadiscono dalle due bande; così
l'aghetto (strinca) vi passa più agevolmente e
senza logorarsi, e i bucolini non si sfilacciano
per lungo uso.
^nellinn-a s. f. Anilina. T. chini. Alcali ar-
tificiale che si ottenne per la distillazione dell'in-
daco colla potassa liquida concentratissima. Agisce
come un potente narcotico, ed irrita altresì lo sto-
maco e gl'intestini. Da esso si ottengono i vari
superbi colori della serie del bleu e dei rossi, come
l'AzuIina, la Fucssina, ecc. Dicesi anche Fenilam-
mina, Fenilia, Cristallina, Benzidamia.
>\.iiello s. m. Anello, al plur. Anelli e Anella: Cer-
chiello d'oro, d'argento, di ferro o d'altra materia,
che si porla in dito per ornamento.
1) Anello e Campanella. T. gen. delle arti e della
marin. Qualunque cerchio o cerchietto di ferro,
di legno o d'altra materia soda, che serve a di-
versi usi.
— a rosetta; Rosetta V. Rosetta.
— chi ten ò battaggio da campann-a; Gruccia,
Cattivello, Ansola: Quell'anello o ferro a modo
di staffa, a cui s'appicca il battaglio della campana.
-— da ciave; Anello o Capo della chiave: Quella
parte della chiave che si tiene in mano nel ser-
rare 0 nell'aprire la loppa.
— da porta; Campanella della porta o dell'uscio, ed
anche assolutam. Campanella : Quel cerchio per
lo più di ferro, fatto a guisa d'anello, che si
appicca all'uscio per picchiare.
— de Saturno; Anello di Saturno. T. astron. Quel
cerchio luminoso che accerchia il pianeta Saturno
senza toccarlo (sebbene ora si è conosciuto che
l'Anello di Saturno non è unico).
— dò sposalizio ; Anello nuziale, matrimoniale, spo-
salizio.
— dò sùnaggin; Campanella.
— facccttóu; Anello affaccetlaio o sfaccettato, cioè
Che ha molti angoli o facce.
§ A nelli de tendinn-e; Campanelle, e se piccole, Cam-
panelline: Quei cerchietti di fil di ferro o d'ottone
attaccati alle cortine, portiere e simili, per farle
scorrere ; s' infilano in una orizzontale bacchetta.
Il — de tezoie; Anelli delle forbici: Quei fori, io
cui entrano le dila per far forza e tagliare.
S Dà l'anello ; Dar l'anello, vale Sposare, Confer-
mare lo sposalizio, congiungendo in matrimonio;
il che si fa comunemente col mettersi dallo sposo
un anello in dito alla sposa.
§ Poeto a anelli; Inanellalo: Fatto a foggia d'anelli.
8 Gambo dell'anello; Gambo V. Gambo.
8 Zèvgo dell'anello; Giuoco dell'anello: Sorla di
giuoco, che usasi per passatempo nelle famiglie,
e fassi in questo modo: Uno tiene un anello entro
le palme delle mani congiunte, quindi andando
in giro ad uno ad uno a quelli della conversa-
zione, lo lascia cadere nelle palme, parimente con-
giunte, di qualcbeduDo; domanda poscia ad uno
ANG
ANG
53
dei gìuocalori d'indovinare a chi ha dato l'anello;
se l'interrogalo indovina, acquista il diritto di ri-
cominciare il giuoco; se no, vien punito con un
leggero colpo di mesloletto sulle mani.
A-nelloin s. m. Campanelle: Grossi orecchini
fa'ti a cerchietto, che portano le contadine agli
orecchi.
Ajiéiii.on.e s. m. Anemone, Anémolo. T. hot.
Anemone coronaria. Pianta della famiglia delle
Ranuncolacee, che fiorisce in maggio e in aprile.
La specie tipo ha il flore paonazzo, ma diede ori-
gine a molte varietà a fiore doppio, che si coltivano
ne' giardini; si piantano i suoi tuberi in ottobre e
novembre; è originaria del Levante. Dicesi anche
Fagottino e Lindoro.
A. néuo; A nuoto, A galla. Posto aw. col v. Stare,
vale Stare sulla superficie di liquido V. A galla.
S Passa a néuo; Passar a nuoto, cioè Nuotando.
A. néutte; A notte. Posto avverb. vale Allo
imbrunir dell'aria per la sopravvegnente notte.
— avansd; A notte avanzata o inoltrata, A notte
buja, A notte ferma o fitta : Molto a notte.
A.xies:i s. m. Anici, Anace. T. hot. Pimpinella
anisiim, ovv. Apiinn aìiisum. Piccola pianta an-
nuale della famiglia delle Ombrellifere ; i suoi fiori,
di figura oblunga e lanuginosi, sono di sapore aro-
matico, caldo e molto grato; se ne fanno de'con-
feltini detti Anacini, Anici in camicia o Anici im-
brattati, (fenòggetli o ùnexi in camixaj, i quali
correggono il fiato e facililan la digestione; stillali
nell'acqua, danno l'Acqua d'anisi. Fiorisce in lu-
glio, è originarla d'Egitto, e nasce in Sicilia. Di-
cesi anche Anice, Anicio, Anacio, Anise, Aniso.
— stellóu; Anice stellato o stellare. T. hot. Illicium
anisatum. Grande arboscello originario della
China e del Giappone, appartenente alla famiglia
delle Slagnoliacee ; il suo tronco è grosso e ramoso
ed elevasi sino a metri tre; il suo frullo è una
capsula di forma stellala, poco voluminosa, di
color bruno ferruginoso, divisa in cinque a sette
raggi , contenente ciascuno un seme rilucente. 11
sapore ne è caldo, aromatico, mollo piacevole e si
accosta a quello dell'Anice. Serve a dare un gusto
aromatico a' liquori. Chiamasi pure Bondiano, II-
licio della China, Finocchio della China.
**AjxgSLGXG s. m. Ciarpa, Bégola, Scarabàltola,
Cianciafruscola, Chiappoleria, Ciammengola; ed
usasi per lo più al plur.: Oggetto di poco o niun
conto, Masseriziuola di poco pregio, come lellucci,
cassoni, seggiole e simili : Sòn tutti angaezi da
vende a-o repessin; Son tulle scarabattole da
vendere al rigattiere.
Ajag-ea. s. f. Angela ed Angiola ; dicesi figor. di
Donna che, per sua bellezza o virtù, pàja degna
^ d'essere affigurala àgli angeli.
Ang-eo s. m. Angelo ed Angiolo : Creatura pu-
ramente spirituale ed intellettuale, di natura su-
periore alla umana, rappresentato dall'arie in
forma corporea, di giovanile bellezza, con ali e
tra raggi di luce,
n Angelo ed Angiolo ; figur. dicesi d'una Persona di
illibati costumi, duna pietà straordinaria ; ed an-
che per esprimere Qualche perfezione straordinaria
di canto, di beltà, o simile : A canta comme un
àngeo; Ella canta come un angelo.
« Angeli ed Angioli. Nella Pittura sono detti talora
I putti volanti, che corrispondono in tal guisa
agli Amorini.
— custode; Angelo custode: Quello a cai è com-
messa la guardia degli uomini.
**g Angeì custodi; Birri. M. b. e del gergo.
% ^gua d'àngei; Acqua d angioli V. jSgua.
S iBa//e rf'àw^eo ; Angeli, Angelótti, Palle a angioli.
T. mar. Palle di cannone divise in due emisferi
attaccati con una spranga; si adoperano per rom-
pere gli alberi e il sartiame delle navi nemiche.
S Pescio àngeo; Pesce angelo, Squadro, Squa-
drolino pelle nera, Reina. T. ittiol. Squatina an-
gelus. Pesce di mare del genere degli Squali, così
detto a cagione delle sue alette ben conformate a
quel modo che si sogliono rappresentare gli an-
gioli. Abila nell'Oceano setlenlrionale, su molte
spiagge del quale viene adoperata la sua pelle a
pulire corpi duri, a guernire astucci e a coprire
foderi di sciabola o altro. Avvene un'altra specie
detta Squadro! ino pelle rossa CSqualus oculata).
% Travaggià comme un àngeo; Lavorare con tutta
squisitezza.
**$ Vesti d' àngeo ùnn-a persònn-a ; Far gonzo, Far
fare uno, vale Aggirarlo, Frapparlo, 3Iariolarlo,
Ingannarlo con parole e con fatti.
§ Zùgd aU'àngeo San Miche ; Fare coda romana.
É giuoco de' fanciulli che, ruzzando, corrono at-
torno appiccali colle mani a' vestimenti l'uno
dell'altro.
A.XLglLÌlla> s. f. Anguilla. T. ittiol. Murasna
anguilla. Pesce di mare senza scaglia, simile al-
l'angue, da cui ha preso il nome. La sua carne
è pingue, solida, squisita al palalo, ma facilmente
nauseante. Pescasi con molto frutto, ed in certi
luoghi in tal abbondanza, che fritto e marinato
(misso a scabeccioj forma l'oggetto d'un esteso
commercio.
Avvi anche l'Anguilla di terra o d'acqua dolce
(Anguilla vulgarisj; ess i sta volentieri in luoghi
motosi, e la sud carne è più floscia e meno saporita.
Il Anguilla. T. mar. Legno lungo incastralo oriz-
zonlalmente al di sotto della coperta, che par-
tendo da poppa a prua, e traversando per altri
legni che si chiamano bagli (bocei)^ serve a com-
metterli insieme.
— maina; Anguilla marinata, dicesi l'Anguilla ta-
gliala a rocchj e conciala in barili o altri vasi
con sale e aceto.
% Léugo pin d'apghille; Anguillaia e Anguillara:
Luogo pantanoso dove si trovano molle anguille.
^ Un 5 tìa scin a ciappa e l'atro ò piggia l'an-
ghilla; Uno leva (o scova) la lepre, e un altro
la piglia. Uno fa i miracoli e l'altro raccoglie i
mòccoli, Uno fa le voci e un altro ha le noci,
dicesi Quando altri si affatica intorno a qualche
opera, e un altro se ne gode il frutto.
S Zùgà all'anghilla ; Giocare a bruciafuoco: Spezie
di giuoco puerile, che si fa col nascondere un
fazzoletto o simile in qualche luogo invitando i
compagni a trovarlo ; se i giuocatori sono pros-
simi al luogo dove l'oggetto è nascosto, il com-
pagno grida Fuoco o Brucia; se sònne discosti,
Acqua 0 Mare.
-A-ng-ienette s. f. pi. Sfoine, Vezzi, Lezj, Dàd-
doli, Smiaci, Caccabàldole: Parole lusinghevoli
accompagnate con carezze per ottener l'intento
0 per entrare in grazia di chicchessia.
A.iig-iéto s. m. Angeletto, Angelino, Angeluccio,
Angioletto, Angiolino : Dim. vezzegg. di Angelo.
A.ng'izui-a. s. f. Angina. T. med. Infiammazione
54
ANI
ANI
delle fauci e delle tonsille con difficoltà di respi-
razione 0 d'inghiollimenlo; allrim. Schinanzia,
Squinanzia, Scheranzia, Sprimanzia.
Aja^iòvL s. m. Pèrgola, Pergolato : Ingraticolato
di pali 0 di stecconi o d'altro, a foggia di palco
0 di vòlta j sopra il quale si mandano le viti.
A-ng"oxiia s. f. Agonia e Angonia, ma meno
usato: L'ultima lotta del corpo e dell'anima, o
della vita colla morte; detto anche Articolo o
Punto di morte.
§ Sensd dell'angon'ia; Strozzino, Checcaio: Mezzano
vero 0 simulato di scrocchi o di altri simili af-
faracci.
A.ngrouiz2sa>XLte p. pres. Agonizzante : Che
agonizza o è in angonia, in punto di morte.
JLa^oscìsL s. f. Nausea, anlic. Naiisa, Stoma-
caggine, Stomacazio'ne, Abominazione: Rivolgi-
mento di stomaco, Sensazione disgustosa che an-
nunzia il bisogno di vomitare o che è vicino il
vomito.
« Nauseaj figurai. Dispiacere o Avversione che su-
scitano certi discorsi insipidi, o certe opere lette-
rarie mancanti di sapere e di verità.
S Aveì arigoscia pe-o ma; Mareggiare, Patir mal
di mare: Aver quel travaglio di stomaco, che
molti ricevono dal navigare.
^ng-oscià. V. a. Nauseare, Muover nausea, Sto-
macare, Fare stomaco, Fare abominazione.
») Melaf. vale Infastidire, Stuccare, Annoiare.
S Angoscidse n. p. Nausearsi; e figurai. Infastidirsi,
Tediarsi, Annoiarsi, Muoversi a nausea.
A.ng'oscìoiso add. Nauseante, Stomachevole:
Che nausea. Che fa stomaco,
ti Metaf. Noioso, Molesto, Spiacevole, Stucchevole,
Fastidioso, e nel Senese Appojoso.
M E talora Beccalile, Accattabrighe, Facimale, Com-
mettimale: Che cerca liti o commette del male.
A-Ug-ùstiàse n. p. Angustiarsi, Travagliarsi,
Affliggersi, Tribolarsi: Darsi affanno, pena, tra-
vaglio.
A-Uiiua^s. f. Anima: Il principio della vita d'ogni
creatura vivente; e detto di quella dell'uomo, poet.
Alma.
« Anima, figur. per Essenza o Parte principale, ove
si comprende la sostanza e il fondamento di chec-
chessia: A l'è l'anima do negozio; È l'anima del
negozio.
« — In senso simigliante per Forza attiva, prin-
cipale, conservatrice, senza cui mal potrebbe sus-
sistere checchessia : 0 sóò l'è l'anima dò mondo;
Il sole è l'anima del mondo.
n — per la Parte interiore di molte opere dell'arte
che serve per fortezza o fondamento; e per tras-
lazione anche di alcune opere della natura.
Il .1— per Persona : No s'è visto ùnn'anima vivente;
Non si vide anima viva. - In questo senso, e nel
nnm. del più diconsi gli Abitanti d'una città: Zena
a fa 135,000 anme; Genova fa cenlolrenlacinque
mila anime,
n — Parimente nel num. del più, si prendono per
l'Ombre de'morti: Anime dò pùrgatéuio, Anime
danna:, ecc. ; Anime del purgatorio. Anime dan-
nale, ecc.
« — per Quello spirito e vivezza e quell'espres-
sione che rende le figure scolpite o dipinte quasi
vive ed animate.
« — Ifel Violino e in alcuni altri strum. da corda,
Quel pezzetlo di legno, ch'è posto ritto sotto il
ponticello fscagnetto) fra la tavola e il fondo,
per mantenere sempre quelle parli nello stesso
grado d'elevazione.
it — Presso i Gettatori di metallo è La forma ri-
cavala dal modello.
Il — In term. d'Artigl., Il vuoto interno dell'armi
da fuoco, entro del quale si mette la carica.
— bònn-a; Anima di messer Domeneddio, dicesi di
Persona dabbene, timorata, pia, religiosa e simile.
— da scarpa; Anima, Tramezza. T. calz. Specie di
suolo più sonile, che per maggior fortezza si mette
tra il suolo e la soletta.
— de radicce; Anima : Parte legnosa centrale nella
radice della cicoria.
— lunga; Fuseragnolo , Spilungone, dicesi per
ischerzo a Persona magra e di assai alta statura.
— mce; Anima mia, si dice altrui per modo di ca-.
rezze e lusinghe, volendo esprimere sommo af-
fetto; sinon. di Cuor mio. Ben mio. Mia vila.
— ncigra; Anima nera , efl'erata , e nel Lucchese
Anima di leccio, dicesi di Persona crudele, inu-
mana, feroce e simile.
— persa; Anima dannala, dicesi di Persona empia,
malvagia in supremo grado.
— raxoncvole ; Anima ragionevole o razionale:
Quella che è il principio della vita, dell'intendi-
mento 0 pensiero e degli atti della volontà del-
l' uomo.
— sensitiva; Anima sensitiva : Principio che fa muo-
vere, crescere e sentire gli animali.
— vegetativa ; Axììmai vegetativa o vegetabile o ve-
gelevole : Principio, in virtù del quale si nutrono
e crescono le piante.
§ A bònn'anima de mce poce, de mce messiavo, ec;
Mio padre, Mio nonno ecc. di buona memoria,
cioè Defunti.
§ Aveì in sce l'anima ùnn-a persònn-a; Aver
sull'anima o sulla coscienza una persona, vale
Essere sialo cagione della morte o della rovina
di qualcheduno.
§ Aveì in te l'animM ùnn-a còsa; Aver nell'animo
alcuna cosa, vale Pensarla.
% Aveì l'anima o l'animo de fa énn-a còsa;
Aver l'animo, il coraggio, l'ardimento di fate
checchessia.
§ Aveì l'anima inversa; Esser croio, adirato, di
mal umore ; che anche dicesi Aver le lune o le
palurne. Aver la luna a rovescio.
§ Canta con anima; Cantar con anima, cioè Con
energia, con vivacità, con espressione.
§ Con tutta l'anima; Di tutto l'animo. Con tutto
il cuore, Con ogni efficacia. In ogni miglior modo.
§ Dà l'anima; Ravvivare, Dar la vita; e figurai.
Donar tutto quanto si può; che in questo senso
dicesi anche Dare il cuore.
S Dà l'anima a-o diao ; Dar l'anima al diavolo
0 al nimico, Darsi al diavolo, Darsi alle bertucce,
ai cani, alle streghe, vale Disperarsi.
§ In corpo e in iinima; In petto e in persona. Posto
avv. lo slesso che In persona. Personalmente.
% Lascia per l'anima; Lasciar per l'anima, cioè
Per suffragio dell'anima.
'*§ Leva l'anima d'in ta pansa; Sbudellare, Uc-
cidere. M. b. ed usasi per lo più a mo'di minaccia:
Te levo l'anima d' in ta pansa ; Ti sbudello ,
Ti uccido.
"S Mangia l'anima a un; Mangiar l'anima ad uno,
vale Ucciderlo, Ammazzarlo. M. b. che usasi come
ANI
ANN
55
il precedente a nio' di minaccia: Te mangio
l'anima; Ti mangio l'anima.
S Méltise in sce l'anima ùnn-a persònn-a; Met-
tersi uno sull'anima, vale Ucciderlo, Levarlo di
vita; ed anche .v>andarlo in rovina, Rovinarlo.
S Non aveì d'anima; Non aver d'anima, figurai. Non
aver sentimento, espressione.
S Nò se sentiva ùnn' anima; Non senti vasi uno
zitto, V'era un silenzio profondo.
§ 0 diao 5 l'ha perso ùnn'anima ; 11 diavolo ha
perduto un'anima , dicesi nell'uso di Chi dopo aver
tenuto una vita licenziosa si mette a fare il
bacchettone.
% O me fa rode l'anima; Mi fa dannare o Mi fa
dannar l'anima V. Danna.
% Pensa all'anima o per l'anima; Acconciarsi
dell'anima o Acconciare i fatti dell'anima sua,
vale Prepararsi alla morte.
S Raccomanda l'anima; Raccomandare l'anima,
vale Recitar l'ultime preci pe' moribondi.
S Rende l'anima a Dio; Render l'anima a Dio,
Trapas^^are, Uscir di vita, 3Iorire.
§ Sens'ani7na; Senz'anima. Posto avv. col v. Es-
sere , vale Essere indifferente , tiepido , disap-
passionato.
**S Vomita l'anima; Recere l'anima o il cuore.
M. b. e vale Aver vomito gagliardo.
.^uimà s. m. Animale : Ogni corpo organato ,
che ha vita, senso e si muove ; e più propriam.
dicesi a Quello che manca della parte razionale;
comunem. Bestia, Bruto.
n Animale, dicesi per ischerno a Persona, stupida,
senza ragione o giudizio; altrim. Bestia.
M Majale, dicesi comunem. da noi per evitare la
parola Porco; e inlendesi per lo piiì della carne
da mangiare: Carne d'anima; Carne di majale.
A.xiìxn.£L V. a. Animare: Dare o Infonder l'anima,
Vivificare, Dar vita.
w Animare, Dar animo, coraggio, Incoraggiare, Ina-
nimare, Inanimire; Eccitare, Incitare.
n — Rappresentare ciò che non ha anima in guisa
da simular che di anima sia dotato, di vita, di
affetti, dì loquela.
S Animàse n. p. Animarsi , Pigliar animo, Pigliar
coraggio, Inanimarsi, Incoraggiarsi.
A.uiiiia.la>sso s. m. Animalaccio. Detto a Per-
sona per ingiuria o disprezzo, vale Ceffone, Scioc-
cone, Gaglioffo, Babbione, ecc.
A-uimetta, s. f. Anima, Fondello: Parte interna
del bottone (pommello), quando è ricoperto di
panno o di fila intessule coU'ago, e suol essere
d'osso 0 di legno.
— da cròvi ò calice; Animetta, Palla : Quadrello
di finissima tela ben insaldata, ad uso di coprire
il calice.
.A^nimo s. m. Animo, Coraggio, Ardimento, In-
trepidezza, Bravura.
n Animo! Posto assolut. in forza d'interj. vale Sa!
Su via! Coraggio! Trana! All'opera! Alle mani! ec.
% Dà 0 Basta l'animo; Dare o Bastar l'animo,
cioè Aver coraggio, ardire, ecc.
A-uimositaB s. f. Animosità, Rancore, Mal
animo. Mal talento. Malevolenza, Risentimento.
A. nisciùu pa.tto m. avv. A patto nessuno.
Per nessun conto. In nessun modo.
Ajaixetta^ s. f. Acqua d'anici, e nell'uso anche
Anisette: Dicesi dell'alcool anaciato, il quale, tem-
perato coU'acqua, forma una bevanda gratissimà.
^!\.xiiià, s. f. Annata: Propriam. Lo spazio d'un
anno intero, ma da noi usasi comunem. per La
stagiona 0 temperie dell'anno, che anche si dice
L'annuale: L'annà a l'è stceta cattiva; L'annata
fu cattiva.
— de vuièue, de róssazxe, ecc.; Andazzo di vajuole,
di rosolia, ecc., dicesi del Tempo, delFAnnuaie, in
che simili malattie dominano, e corrono più del-
l'usato; altrim. Influenza.
% Se ciéuve o giorno delt'Ascensciòn, l'anno, a va
in perdiziòn; Se piove per Ascensione, ogni
cosa va in perdizione. Prov. di facile significato,
ma assai fallace.
A.xkiì.SLstsL V. a. Fiutare : Attrarre l'odore delle
cose col naso, ed è proprio delle bestie, e spe-
cialmente de' cani : altrim. Annusare, Braccare,
Braccheggiare,
n ùnn-a persònna; Annusare uno, lìgur. vale Co-
noscerlo, Avvedersi comegli sia: Creddo che
v'nggian an/ias^ÒM; Credo che vi abbian annusalo.
Anua-sto s. m. Fiuto: 11 senthnento dell'odo-
rato, ma dicesi propriam. degli animali, e spe-
cialmente del cane.
§ Conosce e personn-e a'I'annasto ; ConoscoT gli'
uomini all'alito, cioè Ad ogni piccolo indizio.
J^nnastùssa V. Annastd.
A^xjltxgssì e connessi ; Annessi e con-
nessi : Tutte le cose che necessariamente vanno
^ unite con quella di che si parla.
^.nnia. s. f. Anitra e Anatra: Uccello d'acqua
simile all'oca, ma più piccolo; ed è selvatico e
domestico. Appartiene al genere de' Palmipedi,
ed ha il becco convesso, ottuso, ed internamente
dentato.
— neigra o scùa; Codone. T. ornit. Anas fusca.
Specie d'anitra di lunga coda, detta anche Ger-
mano di mare o marino, e nel Romano Coda-
lancea.
Ajnnià. v. a. Annidare, Annidiare, metaf. Dare
ricetto, Accogliere.
S Annidse in t'ùn léugo ; Annidarsi, Annidiarsi,
Annidolarsi: Piantar la sede o Fermar la sua
stanza in alcun luogo; e talvolta Appiopparsi, Ap-
pollajarsi, cioè Cacciarsi in casa altrui e slarvi
senza discrezione.
A.nuiccià.se n. p. Annidarsi : figurai, vale
Eleggersi luogo per abitarlo.
— in t'ùn canto ; Nicchiarsi in un cantuccio : Col-
locarsi in un angolo della stanza od in qualche
bugigattolo 0 ripostiglio.
A.nnic]xilà; v. a. Annichilare, Annichilire, An-
nientare: Ridurre al niente. Rendere in nulla,
Distruggere ; e talvolta per Annullare.
A^nnientà. V. sopra Annichila.
A-Xi.xi.iiL s. m. Anitrino, Anatrino: Il pulcino del-
l'anitra. - Anilrella, Anatrella, Anitrocco, Ani-
troccolo, vale Anitra giovine.
A.nni"versaio s. m. Anniversario: Giorno
determinato, nel quale si rinnova ogni anno la
memoria di checchessia.
A.nnojà; V. a. Annojare, Nojare, Tediare, At-
tediare, Infastidire, Importunare, Molestare, In-
quietare, Seccare: Apportar noja, tedio, mole-
stia, ecc.
S ilnnojdsen.p. Nojarsi, Annojarsì, Attediarsi, ecc.:
Provai^- tedio o noja.
Ajanotaiziòn s. f. Nota, Annotazione: Os-
servazione che si nota per ricordo; ed anche
56
ANT
ANT
Commento, Interpretazione, Chiosa che si fa in-
torno ad un libro.
Ajmullà' V. a. Annullare, Annuliire, Cassare:
Render nullo. Dichiarar invalido e senza effetto;
e dicesi di processo, di contratto, di votazione,
e simili. - Parlandosi di Leggi, Decreti e simili,
dicesi meglio Abolire, Abrogare, Rivocare.
AJOLtioteL v.^i. Notare, Annotare: Fare annota-
zioni. Segnare, Far note.
« Annotare e Notare, per Ascrivere, Inscrivere, Re-
gistrare, Annoverare: Mettere in noia.
A.xi.iLU.xi2SÌà; V. a. Annunziare e Annunciare,
Nunziare e Nunciare: Dar annunzio, Notificare,
Far noto. Far sapere.
w Annunziare, per Predire, Prenunziare: Ve l'ho
annunzióu fin de vèi;ìo ve l'annunziai fin da ieri.
A^uniiiizie s. f. pi. Dinunzie: L'annunziare
che fa il prete all'altare i matrimoni che sono
per celebrarsi nella sua parrocchia, affinchè 1 fe-
deli ne denunzino gli impedimenti canonici che
loro fossero noti; altrim. Pubblicazioni.
S Caccia i anmmzie; Dirsi in chiesa: Far le di-
nunzie matrimoniali: Han caccióu i annunzie
da tale; La tale si è detta in chiesa.
A. uòu; A nolo. Posto avv. coi v. Dare o Pi-
gliare, vale Dare o Pigliare cose mobili o se-
moventi per tempo determinato e pel prezzo pat-
tuito. Ma nell'uso più comune si è l'Accordare
ppr un prezzo conveniente il servizio d'un ba-
stimento od il posto delle mercanzie condotte da
navigli.
A.nsa; fDdJ; Dar ansa, Dar occasione. Dar campo,
Dar adito; e comiinem. tra noi Dar baldanza,
ardire, rigoglio.
A-Uscia; s. f. Ansamento, antic. Ansata: Quel-
l'impeto e rumore che fa il respiro quando si
ripiglia il fiato frequentemente con affanno; e di-
cesi tanto degli uomini che de' bruii.
M Ansima V. Affanno nel \' signif.
S Pati d'anscia; Patir d'ansima. Ansimare.
A.nscià> v. n. Ansare: Respirare con affanno,
e con certo impelo e rumore, ripigliando il flato
frequentemente.
II Per semplicem. Alitare, Respirare, Aver vita,
Vivere: Finn'aoa ò l'anscia; Finora respira,
cioè Vive.
% Non anscid; Non far flato. Non fiatare. Non zit-
tire, Non far motto: Starsi chetissimo.
A.]isoiet£e s. f. Ansia, Ansietà : Ambascia, Af-
fanno, Travaglio d'animo.
S Piggidse anscietce; Mettersi in affanno, vale Darsi
cura, briga, pensiero.
S Sta in anscietce; Stare in ansietà: Aver pena,
travaglio.
A^nscietoso add. Ansio, Ansietato: Pieno di
ansietà, d'affanno.
Ansioso add. Ansioso, Bramoso, Desideroso.
A.iis{Slla. s. f. Cocciuola: Piccolissima enfiatura
cagionata per lo più da morsicature di zanzare,
ragni e simili.
Autecessò s. m. Antecessore, antic. Ante-
cessoro: Colui ch'è stalo avanti alimi nel me-
desimo grado 0 ufficio, per lo più immediata-
mente; opposto a Successore.
AnteciTÌsto s. m. Anticristo: Sedutlor de' po-
poli nella fine del mondo, predetto nella Scrittura.
Antennct s. f. Antenna: Propriam. Quello stile
che si attraversa all'albero delia nave, al quale
si lega la vela; e per similit. si dice d'Ogni le-
gno lungo.
A-ntermolla s. f. Stile, e più comunem. Abe-
tella. T. mar. Lungo fusto d'albero diritto e ri-
mondo, per lo più d'abete, che serve alle fab-
briche per formar ponti e per attaccarvi le taglie
ed alzar pesi.
A.n.tep5n.n.-e v. a. Anteporre, Antiporre, Pre-
porre: Porre o Mettere avanti, Far precedere, Pre-
ferire.
Ante-ved-de V. Prevedde.
A-nticàio s. m. Cicerone. Così chiamansi Co-
loro che nelle cillà servono di guida a' forastieri
e vanno loro mostrando e dichiarando le cose
più antiche, più rare e più nobili di esse V.
Servito de ciassa.
Anticàmea s. f. Anticamera : Propriam.
Quella parte d'un appartamento che è immedia-
tamente avanti la camera; ma comunem. si prende
anche per Quella stanza dove slanno i servitori
ed ove aspettano di esser ricevute dal signore
della casa le persone che vengono a visitarlo,
Q per cerimonie o per negozi o per altri motivi.
Anticliéu. s. m. Nausea, Stomaco V. Angoscia.
§ Fd vcgni l'antichéu; Far nausea. Nauseare, Sto-
macare.
A-nticliévià, v. a. Nauseare, Far nausea. Fare
stomaco. Stomacare; Appestare, Putir fortemente.
Questo verbo non usasi che di rado da noi nella
sola 3* persona del sing. del pres. : 0 l'anti-
chéua; E' nausea, Fa stomaco, ecc.
Anticipa V. a. Anticipare: Fare una cosa prima
del tempo necessario, vantaggiandosi in esso.
— ùnn-a personn-a; Anticipar uno, vale Prece-
derlo, Prevenirlo, Fare cosa prima di lui. Fu-
rargli le mosse.
— ùnn-a sómma, ecc. a ùnn-a persònn-a; Anti-
cipare una somma od altra cosa ad un», vale Dar-
gliela 0 Fargliela dare prima del tempo stabilito.
§ Antigipdse n. p. Anliciparsi, Prevenire, Anti-
venire, Venire avanti; ed anche Vantaggiarsi nel
tempo in far checchessia
Auti^ipaziòu s. f. Anticipazione, Anlici-
pamento: Lo anticipare.
Aja-tig-ag-g-ia s. f. Anticaglia. Nome gener.
di Cose antiche; ed anche per Cosa disusata, an-
tica, conlr. di Moderna, che anche dicesi Vec-
chiume; ma sì nell'uno che nell'altro significalo
usasi sempre in senso disprezzalivo.
Antig-amente avv. Anticamente, Nel tempo
antico, Per tempo antico.
Antighetto add. Amichetto. Dim. di Antico.
Antig-lxi flj; s. m. pi. Gli antichi, I vecchi,
Gli antenati, Gli antecessori, I progenitori; di-
cesi di Coloro che sono vissuti in età da noi
lontana.
Antighitse s. f. Antichità e Anliquiià, ma
meno usa!o: Astratto di Antico, e intendesi dei
Sfcoli 0 Tempi a noi remotissimi; e talora sem-
plicem. per Vecchiezza, Lunghezza di tempo.
Antigo add. Antico: Aggiunto di Ciò che è
passalo da secoli ; Ne-i tempi antifjhi; Ne' tempi
antichi.
I) Usasi talora semplicem. per Vecchio, Passato da
mollo tempo, opposto a Jloderno: A l'è ùnn-a
collann-a antiga ; È un monile antico.
S AU'antiga ; AWanlicA. Posto avverb. vale Secondo
l'usanza antica.
ANV
AOC
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Ajitig'otto add. Vecchiccio, e nell'uso Vecchi-
niccio: Aggiunto di Per.-ona, vale Che ha tanto o
quanto del vecchio, Che comincia ad esser vecchio.
^ntim.a.g'g-io s. m. Spina. T. boti. Piccolo
conio di legno duro, che i bottaj posano sopra
i cerchi di legno, e vi battono sopra col mazzo
(maggio) per cacciarli avanti affine di stringere
meglio insieme le doghe V. Persetlo.
A.jitipa>sto s. m. Antipasto: Quei camangiari
che si servono in sul bel principio del pasto, e
eh»; ora chiamano anche Principi].
Ajitipox*ta. s. f. Usciale, Bussola : Quella spe-
cie di paravento che si pone a capo delle scale,
ed anche all'entrala delle stanze o delle chiese
per difenderle dall'aria. - L'Usciale d'ordinario è
guernito di vetri; la Bussola per lo più è fa-
sciata di panno e a sdrucciolo, a cui fa battente
un telaio applicato alla parete. - Chiamano anche
Bussola Certa costruzione di legname fatta dalla
parte interna attorno alle porte delle chiese o
a quelle d'ingresso negli appartamenti. Codeste
bussole hanno talora tre usci, uno in mezzo e
due laterali.
Ajatiquàio s. m. Antiquario: Colui che at-
tende al'a cognizione delle cose antiche, ed an-
che Colui che ne fa negozio. - Medaglista dicesi
di Chi raccoglie e studia medaglie antiche.
.A^ntivig-ilia s. f. Antivigilia: 11 giorno pre-
cedente la vigilia.
ÀutoOi s. f. Anfora. T. bot. Aconiliim anihora.
Pianta della famiglia delle Ranuncolacee, i cui
fiori sono giallastri e le foglie d'un odore al-
quanto disgustoso, fetido, allorché si stropicciano.
Cresce spontaneamente nei luoghi montani e fred-
di, nelle Alpi, e fra noi in abbondanza nel monte
Antola e sue adiacenze. Dicesi anche Antilora e
Aconito salvatico.
^utoiuu-a, s. f. Satirio. T. bot. Sathyrium
hircinum. Pianta della famiglia delle Orchidee,
che ha un insopportabile odore di becco. Le sue
radici rappresentano due testicoli, e possono es-
sere succedanee al salep o salop. Le si attri-
buiscono grandi proprietà afrodisiache, e serve di
base al famoso elettuario diasatirio o diasatirione.
Chiamasi anche Satirione, Barbone, Fior cap-
puccio, Fior del cuculio. Ficcanaso, Testicolo di
volpe, Testicolo di cane.
"-A^ntoiiia (Rompi i); Romper la fantasia.
Modo basso, e vale Romper il capo o la testa,
Importunare, Tórre il capo. Infastidire, Stuccare ;
ed usasi ordinariam. colla particella negativa: Nò
me rompi l'anfonia; Non mi romper la fantasia.
S Avei atro o tùtVatro pe l'antonia; Aver tut-
t'altro pel capo, per la testa, per la fantasia.
A-ntremé s. m. Tramesso, Intramesso. Dal
frane. Entremets. Vivande che si mangiano tra
l'un servito e l'altro, oppure dopo l'arrosto, e
prima delle frutte.
A-H-trepó s. m. Deposito provvisorio. Dal frane.
Entrepòt.
Antùg-g-ia V. a. Antugliare, Impiombare, T.
mar. Unire l'estremità di due corde intralciando
i loro cordoni in modo che sembrino una corda
sola V. Inciongid.
A.nvelopp' s. m. Coperta da lettere. Soprac-
carta, e nell'uso Busta. Dal frane. Enveloppe.
Quella copertina in cui, riposta prima la lettera
da spedirsi, si fa la direzione della lettera slessa.
A.ri"vrieeu. s. m. Porcino, Porcino buono. Por-
cino bianco. Ceppatello buono di selva. T. bot.
Boletus edulis, B. bovinus, B. castaneus. Fango
mangereccio assai conosciuto, e impropriam. da
noi detto Funzo neigro. - Quello a lungo stipite
(B. edulis lungistipes) credesi dai critlogamisti
che sia una sua varietà.
Anzian. s. m. Anziano: Più vecchio e più an-
tico degli altri: e talvolta per Alquanto attempato.
Il Anziano per Un membro dell'Anzianatico, antico
Magistrato delle Repubbliche d'Italia.
Anziani tee s. f. Anzianità: Astratto di An-
ziano; ed anche Titolo che viene dal precedere
■ di tempo nell'esercizio di un officio o d'un di-
ritto. La priorità di ricevimento in una com-
pagnia, in un ordine civile, militare o religioso,
in un ufficio, in un corpo, ecc.
A-o; Al, Allo: Prcp. arlic. che si unisce al 3»
caso dei nomi di genere masch. sing. che co-
minciano per consonante : L'ho dito a-o barba;
L'ho detto allo zio.
A-o Tbag-òn (ZùgdJ; Fare al tocco V. BagSn.
A.-0 Tbattin (ZùgdJ; Fare o Giocare a bat-
timuro. Giuoco fanciullesco che fassi ordinaria-
mente in due a qiipslo modo: Un ragazio sca-
glia una moneta contro un muro ; il secondo vi
scaglia quindi la sua, e guadagna se lo stesso
avvicina quella dell'avversario non meno d'una
spanna che si misura con un fil di paglia.
A-o TbeccKello (ZùgdJ; Fare o Giocare
a butta buttino V. Becchello.
A-o Tbello; Al bello, Al buono. Nel buono,
Alla parte buona. Posto avv. coi v. Andare, Es-
sere 0 simili, vale Andare, Essere nella parte
più importante, di maggior interesse o rilievo
d'un discorso o simile: Aoa semmo a-o bello;
Ora siamo al buono.
Il Alla vittoria. T. di giuoco, e dicesi Quando fatti
due 0 più giuochi, secondo fu stabilita la par-
tita, e la vincita di essi essendo pari da ambe
le parli, si fa l'ultimo giuoco per decidere a chi
rimanga la vittoria della partita: Andemmo a-o
bello; Facciamo alla vittoria.
A-o Tbezéixg-iio ; Al bisogno. All'uopo, Al-
l'occorrenza. Posto avv. vale Abbisognando, Oc-
correndo.
A-o Ibòn V. sopra A-o bello.
A.-0 Ibótto; Al balzo V. Balla, Bòtto.
A-o carron (ZùgdJ; Giocare al carrone.
Chiamasi Giuoco del carrone una Sorla di giuoco
che si fa con un dato numero di dadi di legno,
su ciascuna faccia de' quali è segnata una figura,
come un cuore, un fiore, un quadrato o altro,
le quali figure sono egualmente disegnate sopra
un foglio di carta. Il giuocalore o giuocatori pun-
tano sopra una di dette figure. Quegli che tiene
il giuoco rimescola prima i dadi agitandoli dentro
un bossolo di latta, quindi li riversa sopra ona
tavola, e vince tre o quattro volte la posta colui
a cui viene la figura sulla quale ha puntato.
A^-o cartoccio V. sotto A-o scartoccio.
A-o ca"vo V. A cavo.
A.-0 clxéu. ; Nel cuore. Posto avv. col v. Dare,
vale Accorare, Affliggersi, Attristare.
S Piggidsela a-o ehéu; Pigliarsela al cuore, vale
Accorarsi, Affliggersi, Attristarsi.
A-o cieeo 5 Al chiaro. Posto aw. vale Dov'è
luce. . .
58
AOD
AOL
— da candcja d doggión d pà teja; Né femmina
né lela al fumé di candela V. Candeja.
— da lùnn-a; A lume di luna, Al lume della luna,
e nel contado fior. Al lampaneggio, cioè Dove
e qualora risplende la luna.
§ Èse d-o ciwo d'ùnn-a cosa; Essere al chiaro
d'una cosa, figurai, vale Esserne sicuro e chiarito.
§ Mette a-o ciceo ùnn-a persònn-a d'ùnn-a cosa ;
Far chiaro uno di qualche cosa. Fargli veder
lume in un affare, vale Farglielo conoscere chia-
ramente, Informamelo.
S Vcgnì a-o ciwo d'ùnn-a cosa; Venir al chiaro
0 a chiarezza d' alcuna cosa , vale Chiarirsene,
Venirla a conoscere, Verificarla.
A,<-o ciù. a-o ciù ; Al più al piiì, Alla piii,
Tutt'al più. Posto avv. vale Lo stremo di chec-
chessia si voglia fare o dire.
A.-0 ciùmmin fZùgàj ; Giocare al volano
0 al volante V. Ciùmmin.
A.-0 ciù tardi; Alla più tardi. Posto avv.
esprime Quel maggior tempo che una cosa può
tardare ad aver effetto.
A.-0 ciocco; Ai suono. Posto avv. vale Per
quanto apparisce o si sente dal suono.
A.-0 confTroiito; Al confronto o In con-
fronto, A petto. Posto avv, coi v. Mettere, Stare,
Reggere e simili, vale Mettere ecc. al paragone.
A.-0 consumino; A calo, A consumo. Posto
avv. coi V. Dare o Pigliare, vale Dare o Pigliare
checchessia per riaverlo o renderlo mediante pa-
gamento di quanto s'è consumato; e dicesi massi-
mamente della cera.
§ Piggià a-o consùmmo ùnn-a persònn-a ; Con-
sumar uno, figurat. vale Malignarlo, Tormentarlo,
Trattarlo con mdignità.
A.-0 continuo; Al continuo. Al continovo.
P. avv. lo stesso che Continuamente, Di continuo.
.A.-0 contràio; Al contrario, All'opposto,
A rovescio, A ritroso. Posto avv. vale Contra-
riamente, Nel senso opposto.
A.-0 cord-in (Zùgd); Fare o Giocare al cor-
dino in aria. T. di giuoco del pallone V. Cordin.
Al.-o corrente; Al corrente, In giorno. Po-
sto avverb. coi v. Essere o Stare, dicesi di Chi
spedisce alla giornata gli affari occorrenti; o piut-
tosto Essere informalo di tutto ciò che accade
alla giornata.
S Tegni un a-o corrente de lutto; Tener uno
al corrente o in giorno di checchessia, vale Te-
nerlo avvisalo, informalo di tutto ciò che ac-
cade alla giornata.
A.-0 còsto; Al costo. Posto avv. coi v. Dare
0 Vendere, vale Dare o Vendere una cosa per
quel che costa senza guadagno.
A.-0 coverto m. avv. Al coperto, A coperto,
A riparo, lo stesso che In luogo riparato dall'a-
ria V. A sosto.
A-^Q crio; A grido. Posto avv. col v. Ven-
dere, vale Vendere checchessia subitamente, in
un momento.
-A.-0 crò-va d.e fìeug-g-e ; Al cader delle
foglie. Posto avv. vale In sulla fine d'autunno.
**A-o cu. V. A-o Pane.
^-o de là ; Al di là, e meglio Di là da, Ol-
ire, Olire al termine. Avv. che indica eccesso.
S Andà a-o de là; Oltrepassare, Passar i limiti;
e figurai. Eccedere, Dar nel troppo, Uscir dal
eofivesiente.
A--0 descazze; Sul finire, Verso la fine.
Posto avv. coi V. Giungere, Capitare, Venire e
simili, vale Giungere, ecc. sul finire di chec-
chessia.
A.-0 de sórva avv. Al di sopra, Sopra.
u4.-o de sotto; Al disotto, A disotto, Disotto
a, Dalla parie di sotto.
§ Èse a-o de sotto; Essere al disotto, figurai. Es-
sere in iscapilo, in perdila.
^oè: Che! Oh! Davvero! Come! To! Badate!
Voce esclam. che dinota maraviglia.
A. oeg*io; A orecchio, A aria. Poslo avverb.
col V. Cantare, vale Cantare senza musica, ed
anche senza cognizione dell'arte, accordando le
cose colla melodia udita dall'orecchio.
-A. oexin (Punto); Punto a orlo V. Punto.
A.-0 f*à dò g-iorno; Allo spuntar del giorno,
In sul dì. In sul far del dì, Sul romper del giorno,
Neil' 0 All'aprir del giorno, Di buon mattino.
A.-0 fóndo; Al fondo, A fondo, Nel fondo.
Poslo avv. contr. di A galla.
§ Andà a-o fóndo; Andare o Colare a fondo o
a picco. Affondare, vale Sommergersi.
§ Andà a-o fóndo d'ùnn-a cosa; Andare al fondo
di checchessia, melaf. vale Ino'trarsi in checches-
sia, Riconoscerne i fondamenti, Andarne alia radice.
§ Caccia a-o fóndo un bastimento; Mandare a
fondo 0 a picco un bastimento, vale Affondarlo,
Sommergerlo.
A.-0 g-aloppo; A o Di galoppo. Posto avv.
col v. Andare, dicesi del Correr precipitoso dei
cavalli, ed anche del cavaliere che fa andar di
galoppo il destriero sul quale cavalca; e persi-
milit. vale Correre con velocità.
A.-0 g-ariccio (Zùgd); Fare o Giocare al
gariccio o alle bilie. Giuoco fanciullesco che
fassi con bilie di terra, grosse quanto una palla
da pistola. Un ragazzo getta in terra la sua bi-
lia ad una data distanza, e l'altro, a norma di
certe regole tra essi convenute, deve trucciarla
colla sua propria bilia, messa sull'unghia del dito
pollice e trattenutavi dall'indice ripiegalo, spin-
gendola poscia col pollice stesso.
A-og-iorno d'og-g-i V. i' giornà d'anchéu.
A.-0 gusto; Al gusto. Poslo avv. lo slesso
che Secondo il gusto o il palato.
A.-0 lammo (Resta); Rimanerci. Usasi dire
in toscano per Rimaner burlato o còllo a qual-
che chiapparello.
§ Piggià a-o lammo; Pigliar a mazzacchera o al
boccone, figurat. vale Tirar uno al suo volere
e desiderio per mezzo di regali.
A.-0 landSn; Al zimbello. Poslo avv. coi
v. Mettere, Prendere e simili, vale Mettere in
ludibrio, in beffe.
§ Fase mette a-o landòn; Farsi beffare o bur-
lare, Farsi mettere alla berlina, Far piazza dei
falli suoi, Mettersi da sé le ventaruole: Farsi
schernire pubblicamente.
A.-0 largo; Al largo. Poslo avv. vale In luogo
largo, spazioso.
A.-0 leva do so; ÀI levarsi del sole. Modo
avv. e vale Allo spuntare dei primi raggi del
sole sull'orizzonte, punto in cui cessa l'aurora. ,
A.-0 livello; A capello. Appuntino, A pen-
nello, A corda, A dramma. Poslo avv. vale Né
più né meno.
A.-0 lòu m. avv. A lato, Allato, Accanto, Accosto.
AOP
ÀOS
69
A.-0 liang-o V. À lunga.
A.-0 liing''aiid.a V. A hmg'andà.
A.-0 lùveg-o ; A bacio. Posto avv. vale Dalla
parte dove non batte il sole, A tramontana e sl-
mili; opposto A solatìo, cioè Parte o Sito che ri-
guarda mezzogiorno.
A.-0 manco V. sotto A-o meno.
A.-0 massetto fZùgàj; Fare al mazzolino
V. Masse fio.
A.-0 mastro (Zùgd); Pareo Giocare a mat-
toncello 0 alle murielle. Giuoco fanciullesco che
si fa ponendo in terra per ritto una pietra o
un mattone, detta il Sussi (maslro) , sopra la
quale mettono il danaro convenuto, e poscia al-
lontanatisi ad una certa distanza, ordinatamente
tirano una muriella (bccchello) per uno in quel
sussi, e chi ci coglie e fa cadere il denaro, gua-
dagna il denaro caduto che resta più vicino alla
sua lastra, e quello che resta più vicino al sussi
vi si ripone sopra. Dai nostri ragazzi usasi gio-
care con regole alquanto diverse.
A.-0 meno avv. A!meno, Almanco, Per Io meno.
Talora dicesi per Cosi, In questa guisa, In tal modo.
ìIl-o móndo; Al mondo. Alla luce. Posto avv.
col V. Dare, vale Partorire; e col v. Venire
vale Nascere.
S Talora usasi come ripieno: Nò gh'é omino a-o
mondo chi posse di.... Non v'ha persona al
mondo che possa dire....
A.-0 pàmpanof^Zw^o;; Fare o Giocare alla
domenica o alla settimana, e nel Piem. al mondo.
Giuoco fanciullesco che si fa disegnando in terra
col gesso una grandissima figura quadrilunga,
arcata dall'un de' suoi capi e intersecata inter-
namente da varie linee. 1 ragazzi saltando a pie
zoppo fin gaiissoppoj devono colla punta del piede
far passare un sassolino dentro le linee di essa
figura, secondo certe regole tra loro prestabilite.
A.-0 pane; Alle spalle, Addietro, Dietro, Ai
fianchi. Posto avv. col v. Andare, vale Seguitar
uno. Codiarlo, Andargli appresso, e quasi con
molestia e importunila.
S Aveì 0 féugo a-o pane; Aver il fuoco al culo,
ricesi figurat. d'alcuno cui preme alcun affare. Che
è pressalo istantissimamente, Che mostra fretta
e sollecitudine.
S Mette a-o pane ùnn-a pcrsonn-a; Metter uno
alle spalle; flgur. vale Far importunare con mezzi
0 per via d'amicizia: M' han misso a-o pane
questo sciùghin; Mi misero alle spalle questo
seccatore.
A.-0 passag-g-in (Zùgàj; Fare o Giocare
alla capriola V. Passaggin.
A.-0 pari ; Al pari. Al paro, Del pari, Egual-
raenie. Tanto quanto, Né più né meno, Non
meno che.
Il Al pari, dicono i Mercatanti, allorché ne' loro
traffici non corre cambio.
A-o pezo V. À pezo.
A.-0 pezo audà; Al peggio andare. Alla
peggio de' peggi. Alla più fracida. Alla più trista.
Posto avv. vale Alla peggio che possa succedere.
**A.-o póllezzo (Andd); Andar a letto. An-
dare a dormire. Modo basso derivalo per simil.
dall' Appollajarsi, ossia dell'Andare che fanno i
polli a dormire.
A.>po póutòn fZùgd); Fare o Giocare alle
eozzate V. PSntdn.
A.-0 presente avv. A4 presente, Di pre-
sente. Ora, In questa. In questo tempo, Presen-
temente.
A.-0 principio avv. Al principio. Da prin-
cipio. Sul principio.
A.-0 procinto ; Al procinto , In procinto ,
Nella necessità, Al punto. Posto avv. col v. Met-
tere, vale Incitare, Slimolare, Mettere al punto di
dover dire o fare checchessia; e per lo più a
danno proprio-od altrui.
A.-0 pnnto; AI punto. Posto avv. col t. flet-
tere, vale Aizzare, Cimentare, Istigare, Mettere
9I procinto di fare checchessia.
— de morte; Al punto di morte, cioè Vicino a
morire.
S Vegni a-o punto; Venire al punto, al procinto,
al termine. Essere in tale condizione da : Semmo
vegnùi a-o punto de scannàse ; Siam venuti al
punto di scannarci. - E talora per Trattare della
questione strettamente, senz'allontanarsi da essa;
che dicesi Venire al quia.
A.-0 redosso ; A ridosso. Al ridosso. Posto
avv. lo stesso che Al coperto. Al sicuro, A ri-
paro: A-o redosso do vento; A ridosso del vento,
cioè Posto in maniera che il vento non abbia forza.
A.-0 resto (Daghe); Far del resto, Dissipare,
Far repulisti. Dar fondo. Consumar l'asta e il tor-
chio: Mandare a male il suo avere,
ti Far del resto. In term. di giuoco, Giocare lutto
il restante del danaro ; e meiaf. Arrischiare tutto.
A.-0 rig-lxin (Zùgà); Fare 0 Giocare al fessu-
rino. Giuoco da ragazzi, che lo fanno gettando
in aria una piccola moneta; e vince colui la cui
moneta rimane sul fesso 0 più vicina al fesso
che risulta dall'unione di lastre 0 mattoni fra loro.
A-o scardùsso (Zùgà); Fare a butterarsi
la tròttola V. Scardùsso.
A.-0 scartoccio ; Nella carta. Posto aw.
coi v. Mettere 0 Arrostire, dicesi d'Una certa ma-
niera di cuocere le costolette, salsiccia 0 altro,
mettendole ad arrostire ravvolte entro un foglio
di carta oliala. Parlandosi di cappone, fagiano
0 simile, dicesi Affagianare.
A.-0 scicntera fÈseJ; Essere al siculera
(v. u.), Essere da capo alle medesime 0 al me-
desimo di sempre. Essere alla medesima can-
tilena. Essere sempre da pie come i funaj, vale
Essere nello stato di prima, Esser sempre come
si era da principio.
A.-0 scoverto; Allo scoperto. Posto avv.
vale In palese, Senza coperta.
S Resta a-o scoverto; Rimanere allo scoperto, figur.
vale Rimanere in danno.
A.-0 scrollin (Zùgà); Fare 0 Giocare a palle
e santi e in alcuni luoghi Far a gettar in aria.
Giuoco da ragazzi che fassi a questo modo :
Ciascuno dei ragazzi agita nel concavo delle
mani chiuse alcune piccole monete, in numero
di cinque 0 sei ; quindi le getta in aria, e vince
quegli le cui monete ricadono a terra voltate in
maggior numero da quella parte che venne tra
loro prestabilita.
A--0 scilo ; Allo scuro. Al bujo. Posto avverb,
vale Senza lume; e dicesi in signif. proprio e
figurato.
% Èse a-o scùo d'ùnn-a cosa ; Essere al bujo, al-
l'oscuro di checchessia, che anche di^^i Non sa-
per mezze le messe, flgur. vale Esser senza Iqme
«0
AOT
APE
0 cognizione d'alcuna cosa, Esserne per niente
informato, Non aver parte ne' segreti, Ignorare.
« Fd e cose a-o scùo; Far le cose al biijo, figiirat.
vale Farle alia cieca, a caso, senza considerazione,
senza norma.
S Teynì a-o scùo; Tener ai bujo, allo scuro; e
figurai. Far che altri non abbia lume o cognizione
di quello che si fa o si discorre.
S Vive a-o scùo; Vivere al bujo, vale Vivere a
caso, a casaccio, senza cognizione di checchessia.
A.-0 seg-no; Al segno. Al bersaglio. Posto avv.
col V. Tirare o Trarre, vale Tirare per esercizio
contro un obbietto determinato, o coli' armi da
fuoco 0 con altr'armi da tiro per farvi colpo degno.
A.-0 seg-ùo ; Al sicuro. In sicuro. Sul sicuro,
Alla sicura. Pesto avv. coi v. Andare, Mettersi, ec.
vale Andar sicuro, senza paura; e figur. Mettersi
a far qualche cosa con sicurezza ch'essa riesca
felicemente.
A.-0 sequeeo; Alle strette, A stretta, Fra
l'uscio e il muro. Fra l'incudine e il martello, ecc.
V. A-e slreite nel 1° significato.
A.-0 so; Al sole. Posto avverb. vale In posta al
sole. Ai raggi del sole, A solatio,
§ Aveì de tcere a-o so; Aver al sole o Aver dei
beni 0 del suo al sole, vale Posseder beni slabili.
§ Cònsùmmd comme a glassa a-o so ; Liquefarsi
come ghiaccio al sole, Consumarsi come il sai nel-
l'acqua, fig. vale Struggersi, Dimagrare, Intisichire.
§ Molle 0 Tegni a-o so ; Mettere o Tenere al sole,
Assolare, Assonnare, Soleggiare: Tener una cosa
al sole perchè si prosciughi,
g Bostise a-o so; Cuocersi le carni al sole, Ab-
bronzare.
S Sta a-o so ; Stare al sole, vale Essere in luogo il-
luminato dal sole per sentirne il calore, Assonnarsi.
A.-ÌO sòlito; Al solito. Posto avv. vale Nella
maniera solita, Secondo il solilo, All'usato, Al
consueto.
A.-0 spunta. d.ò g-iorno V. A-o fa dò
giorno.
A.-0 spunta dò so V. A-o leva dò so.
A."0 streixze di éuggi; Al chiudere
degli occhi. Posto avv. lo stesso che In fin di
vita. Alla morte.
A.-0 tag-gio (Vende); Dare o Vendere a
taglio, cioè Non l' intero capo di checchessia, ma
la parte tagliata dal tutto.
A.-0 teitetto fZùgàj; Giocare al pallottolajo
0 al tettino V. Teitetto.
A.-0 tintin (Ésej; Essere a un pelo, a manco
d'un pelo, Esser sul punto, vale Essere vicinis-
simo a far checchessia, Esser per farlo di mo-
mento in momento.
» Metaf. vale Esser alla candela, al lumicino, al con-
fitemini, cioè Vicino a spirare. In punto di morte.
A.-0 tio; Al tiro. Al bersaglio. Posto avv. coi
V. Mettere o Porre, vale Porre al segno dove i
tiratori drizzano la mira per aggiustare il tiro.
A.-0 tSmo; Al torno, AI tornio. Posto avv.
col V. Lavorare, dicesi di Ciò ch'è fatto con quel-
l'ordigno che chiamasi Torno, sul quale si fanno
diversi lavori di figura rotonda ed ovale.
S Paci fwla a-o tórno; Parer falla al tornio, di-
cesi di Cosa benfatta, di belle forme, aggraziata,
falla a pennello.
A-'O trotto; Di trotto, Trottone, Trottando.
• Posto avv. col Y. Andare, dicesi d'Una spezie degli
andari del cavallo, che è tra il passo comunale e
il galoppo; e figurai. Andare velocemente.
A.-0 trù-cco (Zùgd); Giocare al trucco V.
Trucco.
A.-0 "verde ; Al verde. Posto avv. col v. Es-
sere, vale Esser brullo di denari, Essere in mi-
seria, Essere al'a màcina.
A.-0 vivo ; Al vivo. Posto avv. vale Veramente,
Perfettamente, In maniera simile al naturale; e
dicesi per lo più della pittura.
A.-0 volo ; Al volo, Di volo. Posto avv. vale
Volando ; e figurai. In un attimo, In un subito,
Di colpo, Di brocco. Di posta. Con ogni possibii
celerità: Ogh'é andceto a-o vólo; E' vi andò di volo.
§ Capì e cose a-o volo; Intender per aria, Cono-
scer per aria, vale Capir velocemente checchessia.
A. oxelletto; All'uccelletto. Voce dell'uso.
Posto avv. col v. Mettere, dicesi d'Una certa ma-
niera di cucinare la vitella: Vitella a òxelletto;
Vitella all'uccelletto.
A.-0 zielo (Zùgd); Fare o Giocare a! frullino
0 alla ronzella V. Zielo.
A.' padiggióu. m. avv. A padiglione, A ca-
panna. Diconsi Le coperte degli edifizi alzale ad
angolo, le quali pendono da due lati; e per si-
mil. di altre cose.
% Cortinaggio a padiggiòn; Paralo a padiglione
V. Cortinaggio.
% Soffila a padiggiòn ; Soffitto centinaio , cioè
Curvo a foggia di vòlta.
A. pan (Èse); Essere allogalo o acconciato, Es-
sere a padrone V. Pan.
— • e cegua; A pane ed acqua. Posto avv. col v.
Tenere, vale Non somministrare altro cibo né
bevanda se non di pane e d'acqua.
§ Ce fceto a pan; Cielo a pecorelle V. Ce.
A. panclxéntto e menùetti; A mic-
cino, A spilluzzico, A spizzico, A spizzicone, A
pezzi e bocconi, A oncia a oncia, A tira tira.
Modo avv. e vale Poco per volta. Con istento,
Con risparmio.
A. pao; A paro, A par, AI pari. Posto avv. col
v. Stare, vale Stare a confronto, a petto, Esser
eguale: 0 péu std a pào de chissessas; Egli
può stare a paro di chicchessia.
A parmi ; A ritaglio. Posto avv. col v. Ven-
dere V. A mcnùo.
g / ommi nò se mezùan a partili ; Gli uomini
non si misurano a pertiche o a canne, ovv. Il
far dei cavalli non islà nella groppiera. Dicesi
proverb. per significare che II fondamento delle
cose non consiste nell'apparenza.
A parolle; A parole. Posto avv. col v. Venire,
vale Altercare, Contrastare, Contender con parole.
A. passetto a passetto m. avv. Passo
passo: Di passo, Adagio.
A pasto; A pasto. Posto avv. coi v. Mangiare
0 Bere, vale Mangiare o Bere solamente nel
tempo della colazione, del desinare e della cena.
A pé; A pie, A piede, A piedi. Posto avv. coi v.
Andare, Venire, Tornare e simili, vale Andare, ec.
co' propri piedi, non sostenuto nò portato da altri,
)i A pie 0 A piede, talvolta vale In fine. Da ultimo:
A pò de lista; A pie di lista, cioè L'ultimo.
— ciantóu; A pie fermo. Posto avv. col v. Tirare,
nel giuoco delle bocce vale Tirare nella boccia
dell'avversario restando fermo su due piedi, cioè
Senza far alcun passo innanzi.
kPÉ
APP
«r
— nùi; A pie igoudi, A pie scalzi, Sgambuccialo
V. Descàso.
— sciùti; A pie ascìntli, Con pie secco. Pos'o av-
verb. vale Seccamente, Asciuttamente, Senza ba-
gnarsi ì piedi.
w Figur. vale Impunemente, Senza castigo, danno
0 simile: Sciorttne ape sciùti; Uscirne illeso,
senza danno o castigo.
— zunti; A pie giunti, A pie pari. Posto avverb. col
V. Saltare, vale Saltare coi piedi congiunti insieme,
senza separare l'uno dall'altro.
S Piggià a pé in io cu; Pigliar a calci o Pigliar
a calci nel deretano, vale Scacciar uno percuo-
tendolo col piede.
§ Resta a pé; Restare a piedi, figurai, vale Rimaner
deluso nella speranza d'ottener qualche bene o
impiego che s'aspettava.
A- ^eg-óinn-a; Alla diavolata, Alla balorda,
A bioscio, A bue, A cazzotti, Alla peggio V.
A bagorda.
A. peizo ; A peso. Posto aw. coi v. Comprare
0 Vendere, vale Comprare o Vendere secondo
il peso.
— brutto; A peso lordo, e comunem. Al lordo,
dicesi di Pesi che non son netti di tara.
— d'òu; A peso doro, cioè Tant'oro quanto è il
peso della cosa comprata o venduta; e figurai.
A carissimo prezzo.
— netto; A peso netto, e comunem. Al netto, di-
cesi di Pesi che son netti di tara.
A. penna, m. avv. A penna. Colla penna. In
iscritto: Aggiunto di Testo, vale Scritto a mano,
Non istampato.
— corrente; A penna corrente, A tutto correr di
penna, cioè Con speditezza.
A. pennello; A pennello. Posto avv. col v.
Fare, vale Far con maestria, ottimamente, per-
fettamente. Appuntino, onde : Fa ùnn-a cosa a
pennello; Far una cosa a pennello, vale Farla
tccellentemente bene.
S Ancoa a pennello; Ancora in pennello V. Pen-
nello.
A. perffeziòn m. avv. A perfezione, A pen-
nello. Ottimamente; e talora A meraviglia, Ec-
cellentemente, A filo, A menadito.
A. pertùxelli (Punto); Punto a buchi V.
Punto.
A. pess£L (Punto); Suppunto V. Punto.
A. pessl 5 A pezzi, A brani, Brano a brano V.
A tocchi.
A, péto; A petto, Appetto. Posto avv. col v.
Slare, vale Stare a fronte, in confronto, a com-
petenza, in gara, a tu per tu. Essere uguale di
forze.
S Aveì un figgiéu a peto; Aver a petto un bam-
bino, vale Allattarlo.
S Monta a peto; Salita a(*clive, erta, ripida, ma-
lagevole a salire.
§ Piggiàselaa péto; Pigliarsela a petto, a cuore
V. A-o chéu nel 2° significalo.
% Ptggiàsela a peto per un; Pigliarla per uno,
vale Assumerne la difesa. Proteggerlo, Impe-
gnarsi per lui in alterco, rissa o simile.
% Scaa a peto; Saia orla o ripida, dicesi Quella
che ha poca pianta in proporzione della grandezza.
A. petton avv. A tradimento, Di bando: ed
usasi comunem. in questo significato: Mangia
G pan a petton; Blangiare il pane a tradimento,
frangiare il pan di bando, vale 3IangiarIo e non
guadagnarselo.
§ Mantegni un a petton; Sfanteuer Uno all'ozio,
senza far nulla.
A. peuxi (Porta); Porta a bilico V. Porta.
A. pezo avv. Alla peggio. Al peggio, Nel peg-
gior modo possibile.
— andd; Al peggio andare V. A-o pezo andd.
A. piaxel; A piacimento, A piacere, A pla-
cito, A libito, Ad arbitrio, A senno, A talento.
Posto avverb. vale Secondo la volontà. Quando e
come pare e piace.
§ A mce, a tò, a so piaxeì; A mia, A tua, A
sua posta, A mio, tuo, suo comodo. Quando mi,
ti, gli torna bene.
A. picclietto (Zùgd) ; Giocare a picchetto
V. Picchetto.
A. piceo avv. A picco. T. mar. La direzione
perpendicolare d'una cosa; cosi si dice L'ancora
è a picco, quando pende perpendicolarmente.
§ Andd a picco; Andar a picco o a fondo, Som-
mergersi. Dicesi d'una Nave quando si affonda.
§ Vira a picco; Virar a picco. T. mar. Virar di
bordo sull'ancora ridotta già a picco.
A, pig-na; A pina. Posto avv. vale A forma
di pina, A cupola.
A. pissaeù (Zùgd) ; Fare o Giocare a punta
e culo V. Zùgd.
A. pittin a pittin avv. A poco a poco,
A poco per volta, A grado a grado, A bel bello;
e lalora A miccino, A spilluzzico, A spizzico, A
leccarsene le dita, ecc. \.A panchéutto e menuetti.
A. pixón; A pigione, A fitto. Ad affitto V.
Pixòn.
A. poclii per votta; Alla spicciolata,
^, Alla spezzata. Alla sfilala, A pochi per volta.
A. porta; In grado, In istato, Nel caso. Posto
avv. coi V. Essere o Non Essere, vale Essere
0 Non essere in istato, in grado, in possibilità
di dire, di fare, ecc. V. A-o caxo.
**A. portopig-liéug-g-io avv. A caldino,
A solatìo. Al sole: Accompagnato col v. Stare,
vale Stare dove batte il sole affine di riscaldarsi,
Assonnarsi.
A. possesso (Andd); Andare al possesso.
Adire V. Andd.
A.postatà V. n. Apostatare : Rinunziare alla
„ sua fede. Partirsi dalla sua religione.
A posti^g:ionn-a (Stiva); Stivai duro,
Slival da postiglioni V, Stivd (nome).
A. postisso avv. A posticcio, Disacconcia-
mente, Con negligenza; e talora Finlamente.
A. posto; A posto. Posto avv. col v. Mettere,
vale Allogare, Collocare le cose dove richiede l'or-
dine e il luogo ad esse destinato.
§ Tegni e moen a posto ; Tener le mani a sé V.
A léugo.
Apostrofa v. a. Apostrofare: Propriam. Porre
nella scrillura apostrofi, Segnare con apostrofi,
t) Figurai, vale Pungere, 3Iotteggiare, Proverbiare,
Dir villanie ad alcuno.
■A-ppàdò s. m. Paratore : Quell'artefice che in
occasione di feste o sacre o profane adorna con
festoni , drappi , arazzi ed altro , le chiese o i
luoghi dove si fa la festa. Dicesi anche Festa-
iuolo e Festaiolo; ma questi è prcpriam. Quegli
che intraprende e dirìge gli apparali delle feste.
iA.ppci>egria Y. a. Apparecchiare, Preparare,
62
.A!^t>
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Apprestare, Approntare, Allestire, Ammaniiare,
Amraannire: Mettere in ordine, in pronto.
S Appaegidse lì. p. Apparecchiarsi, Approntarsi,
Ammannarsi, Ammannirsi, Mettersi all'ordine, ecc.
A-ppaeg-io s. m. Apparecchio, Apparecchia-
mento, Apparato: Preparamento di tutti gli og-
getti necessari per lo più di festa o di convito,
«t Apparecchio, Preparazione: Nelle Arti pigliasi
d'ordinario per L'effetto delia saida, colla, gomma
od altra materia, colla quale si fanno lisci i panni,
le tele o simili all'uscire della fabbrica, per cui
restano incartali e lucenti ; il che comun. chiamasi
Cartone, onde: Dà l'appaegio; Dar il cartone,
Rincartare, cioè Dare l'apparecchio , il lustro, ec.
« Apparato ed Apparecchio. T. chim. Così dicesi
ne' Laboratori di Chimica o ne' Gabinetti di Fisica
Tutto ciò che serve a denotare un sistema di vai i
ordigni, macchine e strum. necessari per intrapren-
dere e condurre a termine un qualche esperimento.
Appa^g-à V. a. Appagare, Render pago. Soddis-
fare, Contentare, Acquietare.
S Appagàse n, p. Appagarsi, Soddisfarsi, Conten-
tarsi, Acquietarsi, Acquiescere.
n — de raxòn; Pagarsi di ragione: Cedere alla
ragione, Acquietarsi.
A.ppa.iza.iiòix add. Zotico, Tànghero, Tozzo,
Grossolano: Di maniere scortesi e villane.
A.ppa.llià/ v. a. Palliare, Colorare, Mascherare
V. Pallia.
A-ppaltatò s. m. Appaltatore : Quegli che pi-
glia in appalto; e comunem. Impresario, Impren-
ditore V. Impresalo.
A.ppalto s. m. Appalto: Quell'incetta, e più pro-
pritìm. Quel monopolio, per mezzo del quale una o
più persone, unite in società, si fan soli padroni di
un traffico, d'una mercanzia, ecc. per venderla al
prezzo che loro piace d'imporre, pagando perciò
al pubblico 0 al principe una somma determinala.
I) Appalto. É anche un Contralto sinallagmatico, il
quale ha luogo quando si commette ad alcuno di
fare un lavoro mediante un prezzo, e ciò sia che
questi somministri soltanto l'opera od anche la ma-
teria; e diccsi anche Impresa V. Impreiza,
% Dà in appalto; Bar l'appalto o in appalto. Ap-
paltare: Concedere altrui i dazi pubblici, acciocché;
pagandone una somma determinata di danaro li
riscuota a suo rischio.
S Piggià in appalto ; Pigliar l'appalto o in appalto.
A-ppauà v. a. Panare: Rivoltare carne o altro
nel pane tritalo in mortajo o si)riciolato nella
grattugia, per poi friggerla.
.A.ppa.xióii p. pass. Panalo.
S .^gua appanà; Acqua panata V. jEgua.
A-ppannà v. a. Appannare: Coprir come di
un panno, facendo perder la lucentezza ai vetri,
ai metalli e altre cose lucide alitandovi dentro
0 altrimenti,
n Appannare, fìgur. si dice dell'Offuscare la vista,
ed anche il lume dell'intelletto.
% Appannàse n. p. Appannarsi.
A-ppara v. à. Paiare, Addobbare: Ornare con
parato le pareti dei templi o delle case.
% Apparàse n. p. Pararsi. Dicesi dei Sacerdoti
quando si adornano dei paramenti sacerdotali per
celebrarla messa o per altra funzione ecclesiastica.
A.ppax*ato s. m. Apparalo: Apparecchio for-
male per qualche pubblica festa, solenne azipne
0 altra cosà importante.
Il Apparato e Apparecchio V. Appaegio nell'ultimo
significato.
Il Parato, Paramento, Paratura, Addobbo: Quegli or-
namenti 0 drappi, co' quali si adornano le pareli
dei templi o delle case per qualche festa.
A-pparensa s. f. Apparenza : Quello che ap-
parisce ed è in vista.
II Apparenza, per contrapposto di Realtà, Sostanza;
ed usasi per lo più in cattivo senso: A l'è tutta
apparensa; Ell'è tutta apparenza,
u — Aspetto, Sembianza, Vista.
Il — Finzione, Simulazione, Velo, Manto.
3 All' apparensa; In apparenza. Apparentemente.
Posto avv. Per quel che appare in vista.
g De beli' apparensa ; Di bell'aspetto, Di bella pre-
senza. Appariscente, Compariscente, Vistoso, Vago,
Avvenente, Bello.
§ L'apparensa a l'inganna; L'apparenza inganna.
Prov. e vale Non bisogna fermarsi a ciò che mo-
strano al di fuori le persone e le cose per co-
noscerle bene.
§ Salva /'ap^jorerasa; Salvar l'apparenza: Condursi
in modo che nulla appaja meritevole di biasimo.
-A-pparì v. n. Apparire, Comparire, antic. Ap-
parére, Comparére : Farsi vedere, Presentarsi alla
vista altrui.
I) Apparire, Comparire, per Mostrarsi all' improv-
viso: G/i'é apparso a Madonna; Gli apparve la
Madonna.
A-pparizión s. f. Apparizione, Apparimento,
Comparsa, Comparizione : L' apparire.
Appartamento s. m. Appartamento, dì-
min. Appartamentino: Aggregalo di più stanze che
formi abitazione libera e separala dal resto della
casa. - Quartiere, dimin. Quartierino: Aggregato
di più stanze a uso di abitarvi una o più persone
insieme, ma che per lo più fa parte d'altra mag-
giore abitazione, né ha cucina in sé.
A-ppartàse n. p. Appartarsi, Tirarsi da parte.
Segregarsi, Separarsi, Dipartirsi, Sceverarsi, Sco-
starsi, Allontanarsi, Cansarsi.
Apparteg-ni v. n. Appartenere, Esser pro-
prio. Spettare ; e talvolta Risguardare, Concernere,
Toccare, Convenirsi, ecc.
Apparto! v. a. Partorire e Parturire, e nel
volgo fior, anche Scodellare: Dar in luce o al
mondo. Sgravarsi d'un bambino. Divenir madre;
altrim. Infantare, ma é voce antica e francese.
Appartóxi add. Appartalo, Separato, Diviso,
Discostalo, Riposto.
Appasciouàse n. p. Appassionarsi, Impàs-
sionarsi. Passionarsi : Prendere passione o dolore
di checchessia.
Appascionòu. p. pass. Appassionato, Pas-
sionato, Impassionato: Preso da passione; e sem-
plicem. Afflitto, Malinconico, 3Ieslo.
Appàtana (JEguaj; Acqua borra, Acqua li-
macciosa, fangosa V. jEgua.
Appattase n. p. Pattare, Impattare, Far patta
0 pace: Pareggiare le partite. Non vincere e non
perdere; e dicesi comunem. del giuoco.
Il Rifarsi, Rivalersi, Ricattarsi, Vendicarsi, Far ban-
diera di ricatto.
S Nò se péu né vince né appalta; Non si può né
vincerla, né pattarla, vale Non restar superiore,
né nel pari, ma al di sotto.
Appattumio add. Cupo, Pensoso, Taciturno,
Serio, Malinconico.
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Appaxenta/ v. a. i^ppaciarc, Pacificare, Pa-
ciare, Acchetare, Tranquillare, Calmare, ecc.
S Appaxentàse n. p. Appaciarsi, Pacificarsi, Tran-
quillarsi, Calmarsi: Deporre lo sdegno, la col-
lera, il furore.
-A.ppellase n. p. Appellarsi. T. ^imr. Richia-
marsi da una semenza, e domandar nuovo giu-
dizio a giudice superiore.
A.ppello s. m. Appello, Appellazione. T. giur.
Azione di ricorrere a un tribunale superiore per
far riformare o cassare un giudizio profferito da
un tribunale inferiore,
ti Chiamata, e nell'uso anche Appello. T. mil. Bat-
tuta di tamburo o Quel suono di tromba, al quale
si raccolgono i soldati in un luogo determinato
per la mostra o rassegna, o per chiamarli a bat-
taglia, onde: Fa l'appello; Fare o Battere la
chiamata, Far l'appello, vale Chiamar i soldati
pei motivi sopraddetti.
Il Chiama, e nell'uso anche Appello: Quello che si
fa dai professori alle scuole.
% Corte d'appello; Corte d'appello V. Córte.
** A-Ppenaccóu. V. Appaizanóu.
appende v. a. Appendere, Sospendere: Ap-
piccare in allo; e talora per Impiccare.
Appenn-a avv. Appena, A pena. Soltanto, So-
lamente; e talvolta accompagnalo col Che, vale
Subito che, Tostochè, Non appena, Quando.
•A-ppennella ùnn'àncoa; Appennel-
lare o impennellare un'ancora. T. mar. É dar
fondo ad un'ancora piccola davanti ad una mag-
giore, a cui questa è unita, per dividere il suo
sforzo, e ritenerlo nel caso che fosse per arare;
ciò che si pratica quando si prevede cattivo
tempo 0 aumento di vento.
Appensase n. p. Appensarsi, Por mente,
Far allenzione, Metter pensiero. Pensare.
A.ppeìStà V. a. Appestare, Ammorbare V. Ac-
còntaggià, Impesta.
A-ppeti V. a. Appetire, Appétere, Bramare,
Desiderare.
A-ppetitto s. m. Appetito, per corruz. Appi-
tito, e per ischerzo Appipito : Desiderio di cibo.
Appetito differisce da Fame. La Fame ha più
propriam. relazione al bisogno d'alimentarsi, sia
che venga da troppo lunga astinenza, sia che na-
sca dalla voracità naturale dell'animale. L'Appetito
ha'più di relazione al gusto, ed ha la sua causa
nella disposizione che hanno gli organi a trovare
del piacere nel mangiare, unita ad una grande
capacità di stomaco.
S Agùssà l'appetitto; Aguzzare, Conciliare, Ecci-
tare, Stuzzicare, Solleticare, Provocare l'appetito.
S B5n appetitto; Buon appetito: Augurio solito
farsi a chi s'appresta a mangiare o sta mangiando.
S Pe-a fabbrica dell' appetitto; A prò del pentolino.
S Perde l'appetitto; Perdere rapi)etito, il cibo, il
mangiare.
Appetittoso add. Appetitoso, Appetitivo,
Ghiotto, Gustoso: Che desta, aguzza ed eccita
l'appetito nel mangiare.
Appicca V. a. Impiccare, Appiccare, Appen-
dere, Impendere, Sospendere, Aorcare, Inforcare,
e scherzevolm. Mandare in Piccardia: Sospendere
alcuno per la gola con laccio o capestro sulle
forche per dargli la morte.
§ Appiccdse n. p. Impiccarsi, Appiccarsi, Appen-
dersi, Impendersi.
AppillA. V. a. Accalastare: Far calasfa, e dicesi
propriam. delle legna, ma persimilit. anche d'ogni
altra cosa che si ammassi o si ammonti: allrim.
Abbarcare, Abbicare; quest'ultima voce usasi per
Ammucchiare i covoni.
A.ppillotta V. a. Appiccicare: Fare con astu-
zia che alcuno pigli sopra di sé la cura, il pen-
siero, il carico d'una persona o d'una cosa.
A.ppissà o fèug-o ; Appicciare o Appic-
care il fuoco, vale Accenderlo.
Il Smoccolare, parlandosi di Lume V. Ammacca.
-A-ppissùo add. Acuminato, Appuntato, Pun-
tuto, Puntaguto; quest'ultima voce è disusata:
Acuto in punta.
§ Naso appissiio; Naso appuntato.
Appittettoa add. Picchiato, Picchiettato,
Brizzolato, Indanajato V. Pitfettóu.
A-ppittòà i òxelli; Allettare: Avvezzare
a beccare il cibo agii uccelli; che anche dicesi
Tirarli su a beccatene.
§ Appittoàòe ùnn-a persònn-a; Adescare, Allel-
lare, Ammoinare e Ammuinare : Incitare o Trarre
uno alle sue voglie con lusinghe, carezze o inganni.
Dal francese Appdter.
A.ppixona v. a. Appigionare, Affittare : Dare
a pigione o a fitto.- Appigionare si applica più pro-
priam. all'affìtto delie case o altri luoghi d'abita-
zione e di stazione; Affittare è più generico, e di-
cesi di terreni, mobilie, abiti, ecc.
ApplaiKii V. a. Applaudire, Applaudere, Plau-
dire: Far applauso o plauso, per Io più battendo
le mani ; e talvolta per Commendare, Encomiare.
Applica V. a. Applicare, Apporre: Adattare
una cosa sopra un'altra in modo che sia a con-
tatto; e dicesi anche dei rimedi esterni.
Il Applicare per Assegnare, Destinare : L'han appli-
cóu a-o Ministero; Lo applicarono al Ministero.
11 — per Riferire una cosa ad un'altra. Farne la
applicazione.
— iìnn-a penn-a; Applicare una pena, vale Inflig-
gere una pena dalla legge prestabilita ad un
dato delitto.
— ìin pugno, un scciaffo, ecc. ; Accoccare, Abbrie-
care, Appoggiare, Appioppare, Appostare, Sciori-
nare, Girare un pugno, uno schiaffo e simili,
vale Darlo, Blenarlo..
§ Appiicdse n. p. Applicarsi : Darsi o Mettersi a
qualsiasi cosa con tutto l'animo; ed anche Stu-
diare con attenzione.
ApplicaziÓM. s. f. Applicazione, Applica-
mento. Adattazione*: L'azione di applicare, di
adattare una cosa a un'altra, accostandola sì che
resti aderente; ed anche per Relazione d'una
cosa ad un'altra.
Il Applicazione, figur. Quell'operazione dell'intel-
letto, il quale è intento allo studio di qualche cosa.
A-ppog'g'ià V. a. Appoggiare V. Arremba.
Il Appoggiare, per Convenire, Acconsentire, Pre-
star assenso. Approvare.
Il Poggiare v. n. T. mar. Navigare colla nave che
penda ov'è legata la poggia, cioè a destra, il che
si fa quando il vento trae da sinistra, ed è pro-
priam. contrario di Orzare, Andare a orza, che è
Navigare colla nave pendente a sinistra, e avviene
quando il vento spira da destra.
— a labarda; Appoggiar la labarda, figurai, vale
Andar a mangiare a casa altrui senza spendere.
— ùnn-a persònn-a, wm-a raccomandaniSn, ecc.;
^4
A3»P
APP
Appoggiar uno, una raccomandazione, un ricorso
e simili, vaie Raccomandarlo, Caldeggiarlo.
§ Appoggiàse n. p. .Appoggiarsi : Posarsi su chec-
chessia, Valersi di checchessia per sostegno.
— a ùnn-a persónn-a; Appoggiarsi a uno, figurai,
vale Chiedergli appoggio, protezione, ajuto.
— in scià mùagia do vexin; Appoggiarsi sul muro
del vicino, vale Appoggiare il suo edilìzio al
muro di proprietà del vicino.
■A-ppog-g-iatùa s. f. Appoggiatura.'^, mus.
É una Nota adiacente, preceduta da una nota
qualunque, ed anco da una pausa, ma seguita da
una nota armonica, a cui deve aderire.
A-ppog-g-io s. m. Appoggio : Qualunque cosa
serva di sostegno a checchessia; e metaf. Ajuto,
Sostegno.
A-ppoDunellà v. a. Abbottonare: Fermare
con bottoni V. Appunta nel 1° significato.
A-ppoiMLinellòu. p. pass. Abbottonato : Fer-
mato con bottoni.
S Bòcchin appommellóu; Bocca da sciorre aghetti
V. Bòcchin.
•A-ppomiixóvi add. Non isbucciato, Chiuso; e
dicesi di fiori.
A.pp5iid.ev. a. Piantare V. Acciantà nelfsign.
« Affondare, Intromettere, Introdurre: Cacciare al-
cuna cosa in un'altra con qualche violenza per
farla penetrare quanto si vuole.
S Appòndise in ta bratta; Ammemmarsi, Am-
melmarsi, Affogarsi nella melma, Impantanarsi.
■A-pposta avv. A posta, A bella posta, A bello
studio, A bel diletto, Appositamente, Appostata-
mente, Espressamente.
Afppostà avv. Appostare, Far la posta. T. cacc.
Posta è Quel luogo dove si suol porre il caccia-
tore attendendo che passino le fiere cacciate che
vuol pigliare V. Andd a posta in Andà.
-A-ppòtronise n. p. Impoltronire, Anneghit-
tirsi, Impigrire, Infingardire, Infingardirsi: Divenir
lento, negligente, infingardo.
A.ppottifràse n.p. Impelagarsi, Incarognirsi,
Incarognarsi , Intabaccarsi : Perdersi o Radicarsi
profondamente in checchessia, ma per lo più nel
male.
■A-Ppottignòix àdd; Cisposo, Caccoloso; e
dicesi degli occhi V. Fuggi pottini in Éttggio.
■A-ppoacitamente \. Apposta nel 1" signif.
•A-ppoxito add. Apposito, Acconcio, Opportuno.
A.ppx*eiidista s. m. Apprendista, Appren-
dente, Apprenditore : Colui che impara o si eser-
cita in alcuna professione.
j(ìLppx*exiscióii s. f. Apprensione, Apprendi-
mento, Sgomentamenlo, Tema, Timore, o piut-
tosto il primo grado del timore.
S Mette in apprensciòn ; Dar apprensione, Metter
in apprensione: Indurre sospetto o timore.
S Std in apprensciòn; Star in apprensione: Du-
bitar temendo.
A.ppx*eseiitase n. p. Presentarsi, Appre-
sentarsi : Recarsi innanzi alla presenza. Affac-
ciarsi , Mostrarsi.
A.ppretta v. a. Pressare, Impressare, Impre-
sciare. Far pressa. Incalzare, Atfrettare, Costrin-
gere, Sollecitare, Stringere fra l'uscio e il muro.
A.ppréu.vo prep. Appresso, Dietro, Dopo, A
pruovo; quest'ultima è voce antiquata.
« Usato come avv. di tempo, vale Dopo, Poscia,
Di poi, Indi, In seguito.
S Andà appréuvo; Andar appresso. Andare, Ve-
nire 0 Tener dietro. Seguitare: e figur. Segui-
tare l'altrui opinione.
% Andà appréuvo a-i atri; Andar per la pesta,
Andarsene colla piena, Seguitar la comune. Modo
figur. V. Andd co-a corrente in Andà.
% Èse appréuvo a fd ùnn-a cosa ; Esser presso 0
dietro a far alcuna cosa, vale Starla facendo.
§ Fase ammià appréuvo; Farsi scorgere: Dar da
dire 0 da parlar di sé. Dar che dire. Far dire
di sé 0 de' fatti suoi. Far dire altrui o la gente.
§ Pcrdise appréuvo a unn-a personna; Intabac-
carsi, Incapestrarsi d'amore. Esser bacato o in-
tabaccato d'una persona. Perdersi dietro ad essa:
Invaghirsene perdutamente.
§ Sta appréuvo a ùnn-a personn-a; Star dietro
0 alle spalle d'uno, Serrare i panni o il panno
addosso alcuno. Essergli alle costole: Essergli
sempre dattorno, Sollecitarlo, Stimolarlo per con-
seguire checchessia.
-^PP'^®^^ V. a. Apprezzare, Prezzare, Stimare,
Valutare V. Stimma.
A:pproana v. a. Propagginare. T. d'agric.
Coricare sotterra i rami delle piante e i tralci
della vite senza tagliarli dal loro tronco, affin-
chè faccian pianta e germoglino per se stessi.
A-pprofitta V. n. Approfittare, Profittare: Fare
0 Trarre profitto, Far progresso. Acquistare, Gua-
dagnare, Avanzarsi.
§ Approfittàse n. p. Approfittarsi, Prevalersi, Gio-
varsi: Non perder l'occasione.
A.pprofV>iidl£ v. a. Approfondare, Approfon-
dire, Profondare: Scavar a fondo, Far più pro-
fondo.
§ Approfondìse n. p. Approfondarsi, Approfon-
dirsi, Profondarsi; figurat. vale Internarsi, Spe-
culare addentro, Andare al fondo delle cose, Stu-
diar a fondo.
-A-ppropria v. a. Appropriare, Appropiare:
Far proprio, Recare in proprietà. Attribuire.
§ Appropriàse n. p. Appropriarsi, Farsi proprio,
Impadronirsi, Far suo. Attribuirsi, Arrogarsi.
Appro8ciiM.ase n. p. Approssimarsi, Av-
vicinarsi, Accostarsi; Farsi dappresso, davvicino.
§ Chi rie dò ma di atri, ò so ò se gh'approsrima;
Chi ride del mal d'altri, ha il suo dietro l'uscio.
Prov. di chiaro significalo.
A-pproseimativament© avv. Appros-
simativamente, Per approssimazione, Poco presso,
A un di presso, Quasi.
ApproviÈt V. a. Approvare: Giudicar per buono.
Tener per buono o per vero. Ricevere, Accettare.
»i Approvare, per Autorizzare, Ratificare, Conva-
lidare, Confermare.
A.ppro"«^azi5ii s. f. Approvazione, Approva-
mento. Assenso, Consenso, Annuenza.
1) Approvazione, per Autorizzazione, Confermazione,
Ratificazione.
»i — Talvolta per Applauso, Aggradimento.
A-pprowixiona v. a. Approvvigionare,
Approvvisionare: Provvedere, Far le necessarie
provviste. Fornir di vettovaglie. Vettovagliare.
A.ppro'wixionam.ento s. m. Approv-
vigionamento, Approvvisionamento , Provvista,
Provvedimento, Vettovaglia, Annona. Dicesi co-
munem. per la Fornitura o Provvista di viveri
0 d'altre cose necessarie alla sussistenza d'una
città 0 d'un'armata.
APR
AQU
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^ppullii V. a. Infradiciare , Infracidare, Fra-
dieiare, Immollare: Bagnare eccedentemente da
capo a piedi.
S AppuUóu p. pass. Fracido, Fradicio, Fracido mezzo,
Bagnato fracido, vale Eccedentemente molle e
bagnato.
appunta. V. a. Abbottonare, Allacciare, Af-
fibbiare, Aggangherare: Fermar con bottoni, con
laccio, con fibbie, con gangherelle (corcclti).
« Appuntare, Far punto. In terni, di Comm. vale
Sosprndere le operazioni mercantili per riparare
danni avvenuti o pericolo di fallimento.
1' Sequestrare: Fermar un oggetto prezioso, ricor-
rendo agli orafi perchè ne siano avvertiti e ri-
tengano la cosa di mal acquisto.
— 0 cannòn; Puntare il cannone : Disporlo in modo
che, sparato, colpisca l'oggetto cui sha in mira.
Parlandosi di .Moschelteria, direbbesi Mirare.
— 0 fèuggio ; Impuntare il foglio. T. stamp. Met-
ter nel punto il foglio da stampare.
— ùnn-a carta; Puntare una carta. T. di giuoco,
lo stesso che Tassarla.
— ùnn-a parolla; Soffrir male un detto, Restarne
offeso.
— ùnn-a persònn-a; Appuntar uno : Far nota di
Chi non è andato a far l'ufficio suo, per rite-
nergli il premio, e fargli pagar la pena; il che
si dice anche Dargli un'appuntatura.
g Appuntdse n. p. Abbottonarsi, Allacciarsi, ecc.
V. sopra Appunta nel 1° signif.
n Appuntarsi, Arrestarsi, Affermarsi, dicesi di una
cosa che scorra e che per qualche accidente si
fermi nel corso; e parlandosi della corda della
carrucola (laggiù), quando uscita dalla gola della
girella più non iscorre, "dicesi Incarrucolarsi.
I) Adontarsi, Offendersi, Arrecarsi o Aversi a male,
Tenersi offeso.
— in (ò parla o in lo leze; Impuntare o Incoccarsi
nel parlare o nel leggere; si dice di Colui che
nel parlare o nel leggere s'arresta ed inciampa.
— 6 bòccòn in ta gòa; Far nodo alla gola. Sen-
tirsi far nodo; dicesi d'un Boccone che si fermi
in gola 0 slenti ad andar giù.
A-ppunto^meiito s. m. Posta, e nell'uso
anche Appuntamento: Accordo o Convegno fra
due 0 più persone di trovarsi in luogo stabilito
e ad ora determinata, onde: Dòse l'appunta-
menlo; Darsi la posta, vale Fermar luogo e tempo
per checchessia.
11 Appuntamento, per Stipendio, Paga, Onorario,
Assegnamento, Provvisione, Mercede.
Appuiitatùa s. f. Appuntatura: L'appuntare.
-A^ppuntella v. a. Puntellare, Appuntellare:
sostener con pu.telli; ed anche Metter uno o più
puntelli.
-A-ppuntin avv. Appuntino, Appunto, Per ap-
punto, A filo, A sesta, A capello, A pelo, A
penna e calamajo, Per filo e per segno, \è più
in qua né più in là, i\'è più su né più giù,
^è troppo né poto, iNè più né meno. Esalta-
mente, Precisamente, Compiutamente,
g Saveì ùnn-a cosa appuntin; Aver una cosa per
alfabeto, vale Saperla appuntino.
A.ppuso p. pass. Piantalo, Affondato V. Ap-
^ pònde.
A. préuva; A prova o Alla prova. Posto avv.
col V. Dare, vale Dar checchessia altrui perchè
ne faccia esperimento.
Casaccia, Dùtionario Genov^i.-'-TMìano.
S Mette a préuva; Mettere a prova o alla provi ,
vale Provare, Sperimentare.
§ Piggid à préuva; Tèrrea prova, vale Prendere
checchessia sotto condizione di farne prova, spe-
rimento, cimento.
A. x>réu.va de l>5ml>a; A bòtta di bomba.
Dicesi di Quegli edifizii, di quelle opere di for-
tificazione, di quelle armature difensive che resi-
stono alle bòtte della bomba; e figurai, si dico
anche di Persona incorruttibile, fedele, costante,
ecc. cioè Capace a resistere a qualunque assalto,
prova 0 cimento.
A. prexo; A buon mercato, A buon prezzo,
A basso prezzo, Per basso prezzo.
— fisso; A prezzo fìsso o fermo, e nell'uso tose. A
^ prezzo fatto, vale A prezzo inalterabile.
A. pi^iiniiia m. avv. Alla prima, -\lla bella
prima, Al bel primo, Sulle prime. Di primo ac-
chito, Dapprima, A prima giunta. Di primo tratto.
Di subito. Subito subilo.
A. priinin'aspetto V. A primma vista.
A pr'iiniiia vista m. avv. A prima vista,
A primo colpo, X prima fronte, A prima giunta,
A prima mano, Da principio. Sul bel principio.
Alla bella prima. Dapprima, Primieramente, ecc.
A priònns»; A sassate, A colpi di sassi. Po-
sto avverb. coi v. Mettere o Pren-Jere, vale Per-
cuotere altrui a colpi di sassi; e col v. Fare,
vale Percuotersi vicendevolmente co' sassi.
A proporzión m. avv. A proporzione, A
misura che, Di mano in mano.
A propoxitA ; A proposito. Posto avv. coi
V. Arrivare, Cadere, Tornare, Venire e simili,
vale Arrivare, Cadere, ecc. in acconcio, in ta-
glio, acconciamente, opportunamente, adatta-
mente, ecc.
§ A propoxito ! A proposilo ! Oh appui.to ! Ora
che mi risovviene... Locuzione rammcntativa che
s'introduce assai volte ne' discorsi, come sino-
nima di Giacché siamo sul proposito. Giacché cade
a proposilo il dire e simili.
ig Mal a propoxito o Fèua de propoxito; Mal
a proposito, A sproposito, Fuor di proposito, A
contrattempo, In mal punto, Fuor di luogo.
§ Parlò 0 Hispónde a propoxito; Faveilare o Ri-
spondere a proposilo, vaie Star ne' termini, Ri-
spondere secondo la materia proposta.
A pu-flFo; A credito, A credenza.» Posto avv.
vale Senza sborso istantaneo del danaro.
A pùg-ni ; A pugni , Alle pugna. Posto avv.
col V. Fare, vale Percuotersi vicendevolmente
colle pugna.
A punta de diamante; A punta di
diamante V. Diamante.
A punsBilanza fZùgàj; Faro o Giocare a
guaiicialiu d'oro V. Zùgà.
A quaddretti; A scacchi. Posto avv. vale
A forma di scacchi o di quadrelli,
g Vedde 5 so a quaddrelti; Vedere il sole a scac-
chi, figurai, vale Fssere in prigione.
A quaterno (Èsej; Fssere alla candela, al
lumicino, a'confitemini; dicesi dell'infermo che
sia vicino a spirare,
g Mette a quaterno ùnn-a persònn-a ; Metter uno
alle strette, vale Astringerlo per forza a fare una
cosa; e lahra Rovinare, Mandar uno in preci-
pizio, in rovina. Impoverirlo, Ridurlo all'eslre-
mo: M(e figgio o in ha misso a quaterno } MÌO
(^
ARA
ARB
figlio mi ha rovinato, mi ha mandalo in preci-
pizio.
A. q.uattr'éug'g'i ; A quattr'occhi, A teco
meco, lìocca a bocca, Testa a testa. Posto avv.
vale Da solo a solo : Bezéugna che ve parie a
guattr' éuggi ; Bisogna che io vi parli a quat-
tr'occhi.
A. quattro g-auasce (Mangia); Maci-
nare a due palmenti, Mangiare a crepapelle, a
crepapancia, a crepacorpo, fuor di misura. Me-
nar le mestole, Talliare, Cuffiare, Scuffiare, Di-
luviare, 3Iorfire, Sbasoffiare, Pacchiare, Strippare,
Empier il buzzo o lo Stefano, Stivar l'epa, Ca-
var il corpo di grinze.
A. q^izattro moeu; A quattro mani. T.
niiis. Aggiunto di Sonata composta per essere
eseguita da due persone sopra un medesimo pia-
noforte.
A. quest'òa; A quest'ora. Posto avv. vale
Ih quost'ora. Adesso.
Aq^uila s. f. Aquila: Uccello di rapina notis-
simo, di volo rapido ed elevato, di coraggio e
forza superiore a tutti gli altri volatili, per cui
fu chiamato il re de' volatili. É dotato d'una vi-
sta acutissima, vive sulle alture e perseguita gli uc- i
celli e i quadrupedi. Le quattro specie a noi note \
sono: L'Aquila red, AqnWa reale (Aquila chry- j
saetos), la qual abita i dirupi delle nostre gio- I
gaje e vi annida; 1' Aquila neigra, Aquila ana- ;
traia (Aquila naeviaj, di passaggio fra noi senza 1
porvi nido; l'Aquila de ma, Aquila di mare,
(Haliaetos albicilla), che di fftdo arriva alle no- ì
stre spiagge; e l Aquila pescajéua, Falco pe-
scatore (Pandion haliaetos), che all'inverno, sog-
giorna in riva dei nostri torrenti, ma non è ac-
certato che vi annidi,
g Cria comm'ùnn'aqiiila ; Gridar a testa o quanto
se n'ha in gola, vale Gridar fortissimo, a più
non posso.
S Non èse ùnn'aquila ; Non esser un' aquila ; metaf.
vale Non aver grandissimo ingegno, Essere di
mediocre ingegno.
Aq^vLÌlirL add. Aquilino: Aggiunto a Naso, vale
Adunco a somiglianza del becco dell'aquila.
Ai*a V. a. Arare: Rompere e Lavorar la terra
coll'aratro tiralo da' buoi o da altri animali.
Ajra"l>ica (Gomma); Gommarabica o Gomma
arabica Y. Gómma.
A, jrsB-p\na.to(Punlo);Vaxìlo incrunato V.Ptmfo.
A ràJtt'eg-lie; A ràffiche, A rèfoli, A folate.
. Posto avv. dicesi del Vento allorché viene tutto
ad un tratto, soffia con impeto maggiore e poi
manca.
Ajra^osta s. f. Aliusla, Arigusta, Locusta ma-
,. rina, Langosta, Astaco. T. ittiol. Palinurus vul-
garis. Specie di grosso gambero -marino, di corpo
lungo, quasi cilindrico, con coperchio rosso. Pe-
scasi abbondantemente nella Corsica colle nasse,
. e talora accidentalmente colla palamitara. La sua
carne è mollo stimata, e da noi tengonsi som-
mamente in pregio gl'individui giovani, siccome
più teneri e più delicati, che ci vengono prov-
visli dai pescatori di Boccadasse, paesello ma-
rittimo nella riviera di Levante.
A ranxmee ; A scosse. Posto avv. dicesi della
Pioggia che vien giù gagliardamente, non con-
„ linua, ma a riprese.
A -r&jxAsi, avv. A randa, Da vicino, Da presso,
Rasente, Accosto, Accanto, Allato, onde: Amia
0 Passa a randa; Andare o Passare a randa.
Rasentare, vale Accostarsi in passando tanto alla
cosa che quasi ella si tocchi.
Arasso s. m. Arazzo: Panno tessuto a figure
per uso di parare e addobbare V. Tappeto.
Aratro s. m. Aratro, Aratolo : Strum. campe-
peslre, col quale si ara la terra.
A i*aviévi (^Pjm^o^; Punto a smerlo V. Punto.
Arlba s. f. Alba, e poelic. Albóre: 11 tempo in cui
si scorgono i primi albóri della luce, Quel chiarore
che appare tra il mattutino e il levar del sole.
§ All'arba; Sul far dell'alba. Sullo spuntar del
giorno, in sul dì, In sul far del dì. Sul romper
del giorno. Allo spuntar dell'alba. Di buon mattino.
Arlba jéua (Uga); Uva albarola o bianchetta
V. Uga.
Arlbanella s. f. Alberello, e in qualche parte
della Tose. Alborella: Vaso più o meno grande
di forma cilindrica, di terra invetriata o di ve-
tro, per tenervi conserve e altre cose.
Arlbaxiia s. f. Brezza, Brezzolina: Venticello
•fresco, piacevole, che usasi più spesso allo spun-
tai- dell'alba, e anche sulla sera: Aura, Aurella.
I! Albagia, Boria, Altura, Orgoglio, antic. Algaria,
Alghei'ìa V. Sòsta.
Arlbaxo s. m. Albagio: Sorta di pannolano gro-
solano, che suol essere bianco, e conserva il nome
anche negli altri colori; allrim. Arbascio.
ArTbezza v. n. Albeggiare: Spuntar l'alba, Co-
minciare a farsi giorno.
Arlbicón. (Figo) ; Fico san-piero V. Figo.
Arlbitrase n. p. Permettersi : Pigliarsi la li-
cenza, la libertà, 'la facoltà, larbitrio, Agire ad
arbitrio. Farsi lecito, Osare.
Arlbo add. Bianco , Candido , e poetic. Albo, llavvi
però differenza tra Candido e Bianco. Candida è
quella cosa che insieme alla bianchezza ha un certo
splendore, come l'avorio; fimncn è quella che non
risplende, come la neve.
Arlbòs.m. Albóre, Bianchezza, Candidezza, Can-
dore. Con questa differenza che Albóre è un Sem-
plice biancheggiamento unito a splendore, ma più
d'ordinario esprime Quello splendore bianco di 1
cielo che apparisce quando si partono le tenebre
della notte; fim«c/j(-'Z2;a è propria m. Il color bianco,
quello che è simile alla neve ; Candidezza e Can-
dore dinotano Bianchezza unita a splendore ed
anche Bianchezza in supremo grado.
ArTboa s. f. Albera, Alborella, e generalm. Pioppo :
Albero d'alto fusto , che fa per Io più lungo i fiumi
ed altri luoghi umidi ed arenosi , ove cresce ra-
pidamente. Hav vene di più specie: Il Pioppo bianco
(Populus alba) , detto anche Gàttice e Gàltero; il
Pioppo nero (P. nigra); il Pioppo tremolo (P. tre-
mula), detto anche Tremolo o Tremula, perchè
le sue foglie sono tremolanti ad ogni leggerissin.a
aura che spiri; il Pioppo cipressino o libico o Al-
bera pino (P. dilatata vel fastigiata). Fiorisce dal
marzo all'aprile; e il suo legno (specialm. quello
del pioppo nero) , bianco , leggero e tenero , segasi
in tavole per fare casse, armadj e varii lavori di
legnaiuolo e d'ebanista.
Arlboa v. a. Alberare, Arborare, Inalberare. T.
mar. Alzar all'aria antenna, insegna o simili cose.
Arlboatùas. f. Alberatura, Arboratura. T. mar.
Nome collettivo che esprime Tulli gli alberi che
sono in una nave.
ARC
ARD
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AjE*l»iita.xi s. m. Buttafuori, Venez. Cazzafaori.
T. mar. Lungo bastone o pertica, col quale si
s'pinge e si sostiene il fondo dona vela fuori del
bastimento.
A.rca<iia s. f. Imbarazzo. Voce che usasi comu-
nem. da noi per dinotare un Arnese di casa, e
particolarm. armadio, cassettone, guardaroba o si-
mile, il quale per essere di soverchia grandezza e
nel tempo slesso di forma disadatta e tozza, serve
più d'ingombro che d'ornamento alla stanza; al-
trimenti Masseriziaccia.
S Fd ùnn'arcadia de parotle ; Far una lungagnata
0 lungagnola o lungheria, Far una stampita, vale
Far un discorso lungo, nojoso e spiacevole.
A-rcàng-eo s. m. Arcangelo e Arcangiolo: Spi-
rito celeste d'un ordine superiore a quello degli
Angeli.
A.i*ca<ta, s. f. Arcala, Arco, Arcale: Apertura a
guisa d'arco. - Arcovata dicesi Una serie di più
archi per uso di acquidolti e simili.
A-rcé s. m. Arciere. T. milit. Soldato del prevosto,
al quale sì commette l'esecuzione delle pene pro-
nunziate contro i soldati delinquenti.
-A.rclxebu.xa. s. f. Archibugiala o Archibusata,
Fucilata, Schioppettata : Colpo d'archìbuso o simile.
-A.rcli.elbu.xa v. a. Archibugiare, Fucilare V.
FuxiUà.
-Aj^clxelbùxé s. m. Archibugiere, Archibusiere:
Colui che lavora gii archibusi, gli schioppi e simili.
HA.rclxelbu.xo s. m. Archibugio, Ardii buso, Ar-
cobugio, Fucile, Schioppo: Arma nota da fuoco.
A.rclxetta s. f. Arcata: Toccata o Colpo d'arco
sopra le corde del violino o simile; allrim, Ar-
chfttnla.
-A.rclxetto s. ni. Archetto. Dimin. d'Arco: Pic-
colo arco.
H Archetto. T. magn. Sorta di lima piatta e sot-
tile, fermala in telajetto arcalo di ferro, con ma-
nichetto di legno, di cui si servono i fabbri per
far gì' ingegni (denli) alle chiavi.
— dò frappali; Archetto. T. magn. Spranghetta di
ferro fatta ad arco e immanicata, alle cui estre-
mità è fermala una corda di minugia, con cui
si fa girare la saetta del tràpano.
— dò violili, ecc. ; Arco, Archetto: SI rum. che, cor-
redalo di setole, serve a suonare il violino, la
viola e consimili strumenti.
-AjTolxig'g-éiia s. f. Tagliamare. T. mar. V.
Taygiamà.-
-A.rclxiòto V. sotto Archimtto.
-A.rclxitettà v. a. Architetlare : Formare nella
mente idi a o modello propriam. d'edilìzi ; e por
similit. di macchine o d'altro, secondo le regole
dell'architellura.
n Architettare, per semplicem. Disporre, Ordinare,
Combinare checchessia, ma per lo più con troppo
studio e sovenhia squisitezza.
-A.rclxitetto s. m. Architetto, Architettore : Co-
lui che esercita l'archilcltura.
-A.rclxitettùa s. f. Architettura : L'arte dello
inventare, disporre e ben edificare gli edificj pub-
blici e privati, per gli usi e comodi della vita. Divi-
desi in tre parti, cioè in Archilellura civile, mili-
tare e navale; l'ultima è comun. detta Costruiione.
-A.rclxitrave s. m. Architrave: Uno de' mem-
bri principali dell'architettura , detto da' Greci
Epistilio, e da altri Sopraccolonnio; ed è Quella
parte che seguita immediatamente sopra il capitello
delle colonne, cioè Quel sodo che si pone dall'una
all'altra colonna e pilastro sopra alcun vano, o vero
0 finto , per alzarvi su un muro o vòlta a mezza
bolle 0 altro edificio. *
— da porla; Architrave e volgarm. Coperta V. Co-
verta.
-A.rclxivSo s. m. Archivio: Luogo dove sì con-
servano le scritture, e segnatamente le pubbliche.
-A.rclxivi!sta s. m. Archivista: Colui che ha
cura dell'archivio, che presiede alla custodia, al-
l'ordinamento ed all'uso degli archiviì.
-A.r chinòtto s. m. Archivolto. T. d'Archit.
l'ascia larga che fa aggetto sopra il muro che va
da un'impostatura all'altra del prospetto d'un arco.
» Cavalcavia, Passavia: Arco o Altra simile costru-
zione a somiglianza di ponte, da una parte al-
l'altra sopra la via, per lo più fatto ad uso di
passare da una ad un'altra casa.
-A.x*9icoii tento add. Arcìcontento : Più che
contenio.
jA.r§id.iacono s. m. Arcidiacono o Archidia-
cono: Grado ecclesiastico nel Collegio de' cardi-
dinali e ne' Capitoli de' canonici.
A-rgidlùeca s. m. Arciduca, femm. Arcidu-
chessa : Titolo di principato ch'oggidì non è più
in uso , fuorché parlandosi dei principi della Casa
d'Austria.
-A.r^ipi-sove s. m. Arciprete: Quegli che ha
la dignità dell' arciprelato.
Arcivescovato s. m. Arcivescovato e Ar-
civescovado: Dignità suprema di chiesa metro-
politana; e Luogo dove l'arcivescovo ha la sua
giurisdizione, non che la sua abitazione.
-Arcivescovo s. ra. Arcivescovo, e anlic.
Arcivesco : Prelato metropolitano che ha diversi
vescovi sufifraganei sottoposti a lui.
A.rco s. m. Arco: Strum. piegalo a guisa di mezzo
cerchio per uso di tirar frecce o altro.
" Arco. In Archit. dicesi Quella parte d'una vòlta
che, partendosi di su le sue basi o beccatelli,
descrive un mezzo circo: Arco di ponte, Arco
di porta e simili.
— baien; Arco celeste. Arcobaleno W.Arcobalen.
— trionfale; Arco trionfale: Sontuoso edifizio ad ar-
chi che s'innalza all'entrare della città o delle piazze,
come monumento di qualche fortunato evento , o
per onorare l'entrala de' trionfatori.
Ai'col>aleii s. m. Arcobaleno , Arco celeste ,
Iri 0 Iride, e da' poeti L'ancella di Giove: Quel
segno arcalo di più colori che in tempo di pioggia
comparisce nell'aria rincontro al sole.
Argiciiao ^Fà /';; Fare il diavolo a quattro,
Fare il diavolo e peggio. Fare il diavolo in mon-
tagna, in un canneto o simili, vale Imperver-
sare grandemente; e talvolta Fare ogni sforzo per
avere o trovare checchessia.
**ArcòIla (Rompi /'^/Rompere il capo o la
tesla: Importunare, Infastidire, Annojare, Stuccare.
Ax'còva s. f. Alcòva: Luogo separato in una
stanza dal rimanente a uso di riporvi un letto;
la sua fronte è per lo più falla d'un arco , che
si chiude con cortine o portiere. Dicesi anche
Arcò va e Arc»''a.
Ardi s. m. Ardire, Ardimento V. Ardimento.
Ardi V. n. Ardire: Aver ardimento, coraggio,
Osare, Arrischiarsi. Usasi talora colle partic. Mi,
Ti, ecc.: N5 m'ardiscio de parldvene ; Non m'ar-
disco parlarvi di ciò.
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AKF
ARG
« Ardire, preso in mala parte, vale Essere teme-
rario, sfronlato, petulante.
A-rdimento s. m. Ardimento, Ardire, Ardi-
tezza, Coraggio: Potenza d'animo nell' intrapren-
dere cose difficili e pericolose.
H Ardimento, Ardire, preso in mala parte, vale
Temerità, Sfrontatezza, Baldanza, Impudenza,
Petulanza, Audacia, Sfacciataggine, Insolenza.
A.r*<liiiieiitoso add. Ardimentoso, Audace,
^Temerario. t
ÀrdLio V. Argio.
Ard-io add. Ardilo, Ardimentoso, Animoso, Co-
raggioso, Arrisehievole, Avventato, Temerario.
)) Ardilo, preso in mala parte, vale Insolente, Sfac-
ciato, Audace, Petulante, Temerario.
') Vispo, Brioso, Vivace, Svegliato, ecc.
A. r*elbig"lvi; A rabeschi, A girigògoli, A ghi-
rigori. Modo avv. e dicesi d'un Lavoro qualunque
fatto con intrecciature di linee tratteggiate a ca-
priccio.
A. relbócco avv. A ribocco V. A balucco.
A. red.osso avv. A ridosso, Al sicuro, Al co-
perto: Accompagnato col v. Mettersi, vale Ri-
pararsi, Ricoverarsi.
A. reizeg-o V. A rischio.
Arélà V. a. Raltorzolare, Raggomitolare: Rav-
volgere checchessia quasi a modo di gomitolo.
** — un in t'ùn canto; Stramazzare, Sbalordire uno
in un canto.
** — un zù da scaa; Rotolare, Ruzzolare uno giù
della scala.
S Arèlàsen. p. Raltorzolarsi , Raggomitolarsi, Ran-
nicchiarsi. E parlando di biscia o d'altro animale
che rattorcasi in se stesso, dicesi Arroncigliarsi.
Arente avv. Accosto, Appresso, Vicino.
§ D'urente; Da presso, Dappresso, Da vicino.
A-rentise V. Awixindse in Avvixinà.
A reo avv. In generale: Senza cerna, discer-
nimento 0 distinzione, Senza eccettuare persona
0 cosa alcuna, Come viene viene.
Arescoso (D'J V. sotto A rcscosònn-a.
JÌl rescosonn-a avv. Alla coperta , Alla na-
scosa. Alla celata, Alla sfuggiasca, Alla macchia,
A chetichelli. Di soppiatto, Di straforo, Occul-
tamente, Copertamente.
A respio; A respiro. Posto avv. coi v. Dare,
Comprare e simili, dicesi Quando il venditore
accorda al compratore uno o più termini al pa-
gamento del prezzo.
A rèste (Pan); Pane a picce: Unione di più
pani connessi insieme.
**A. reveise V. A rivedersci.
A re^versa avv. A o Al rovescio, Alla riversa,
A ritroso, A traverso, All'opposto, Al contrario.
% Amia a reversa; Andar a rovescio, a ritroso
ecc. V. Andà.
% Fa a reversa; Fare a 0 al rovescio, alla riversa
ecc. V. Fa.
Arf^ s, m. Fiele e Fele: Umore per lo più giallo
e d'amarissirao sapore, che sta in una vescica
attaccata al fegato ovv. La vescica stessa o borsa
del fiele. - Quello del corpo umano in term. anaf.
dicesi Cistifellea, da Cisti o Ciste che significa
Vescichetta 0 Sacchetta qualunque, la quale na-
turalmente 0 per cagion di malattia sia nel corpo
umano, e da Fiele o Fele.
% Citi amào che l'arfé; Più amaro del fiele, vale
Amarissimo.
Arg'àlia s. f. Algalia, Siringa, Sciringa e cor-
roltani. Scilinga. T. chir. Cannella rotonda, liscia,
eguale per lutto e concava a similit. d'una penna,
che s' introduce dentro la vescica per estrarne
l'orina.
Àrg-ano s. m. Argano : Sirum. di legname , per
uso di muovere, tirar in aito, calare al basso
materie d'eccedente peso. Esso per lo più è com-
posto d'un cilindro o Fuso, detto anche Anima,
perpendicolare all'orizzonte , il quale si fa muo-
vere in giro con alcune slanghe o leve, e così
vien tirata la fune cui è attaccato il poso, av-
volgendosi questa intorno al cilindro medesimo.
% Che véui àrgani: Ci vogliono gli argani, Fa d'uopo
tirarlo a forza d'argani, dicesi figurai, di Chi fa
qualche operazione per forza o di malavoglia.
Argentili add. Argentino : Di color d'argento
0 simile all'argento.
% Vóxe argenlinn-a; Voce argentina, così dicesi
La voce chiara e soave di alcuni cantanti, tratta
la similitudine dalla chiarezza e soavità che ha
il suono dell'argento.
Argentinn-a s. f. Lunaria. T. boi. Lunaria
cmnua o Lunaria inodora. Pianlicella bienne,
della Svizzera, appartenente alla famiglia delle
Crocifere. Da aprile a maggio è adorna di fiori
rossi disposti a grappoli, che alle volte son por-
porini 0 bianchi o anche variegali, a'quali suc-
cedono delle silique quasi rotonde e con tramezzo
di perla argentata, che si adoperano nei mazzi
di fantasia. Chiamasi anche Erba luna, Monetaria,
Moneta del papa, Moneta dei scudi.
»» Argentina. T. itliol. Argentina sphyrcena. Pesce
di mare lungo quasi un metro, e talvolta anrlie
di più, somigliante all'anguilla, ma stiacciato, che
ha la pelle senza scaglia veruna, liscia, di color
d'argento, velata di mavì.
Ar*geiito s. m. Argento, anlic. Ariento: Il me-
tallo più prezioso dopo dell'oro.
" Argento, per Moneta d'argento, a distinzione di
quella di rame o d'oro.
H Nel num. del più Argenti e Argenteria: Quan-
tità d'argento lavoralo, purché non sia in mo-
neta, ma in vasellamenlo, posate e simili.
— abuggin; Biglione: Argento di bassa lega.
— 6«^<Ho ; Argento battuto, vale Argento coniato,
monetalo.
— vivo; Argento vivo, Mercurio, Idrargiro : Me-
tallo bianco, liquido, col quale si fanno molte
preparazioni.
g Aveì t'argento vivo addosso; Aver l'argento o
l'ariento vivo addosso, dicesi figur. di Coloro,
e massime fanciulli, che non islanno un momento
fermi.
Ai-getto s. m. Truogoletto. Dimin. di Truo-
golo: Piccolo truogolo V. Argio.
» Beveratoio, Abbeveratojo \. Leccarda nel 2» si-
gnificato.
Argina v. a. Arginare. T. idraiil. Far argini ,
Difender con argini.
Ax'ginatùa s. f. Arginatura, Arginazione,
Arginamento. T. idraul. L'arginare, Formazione
degli argini.
Argine s. m. Argine: Propriam. Rialto o Ele-
vazione di terra posticcia falla sopra le rive dei
fiumi per tener l'acqua a segno. Se l'argine è assai
rilevato chiamasi Berga; se è di pietre. Pignone;
se di pali, Palafitta.
iRM
ARM
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n Argine, figur. Impedimento, Ostacolo: Fd ar-
^ gine; Far argine, vale Ostare, Opporsi.
A-rg-io s. m. Truogolo, Trogolo, Truogo, e nel-
l'uso tose. Albio : Quel vaso entro cui mettesi il
mangiare e il bere a' porci,
n Truogolo. T. arrot. Specie di cassetta, posta sotto
la ruota, nella quale cade o si raccoglie la lo-
goratura ossia rosume della ruota e de' ferri che
si arrotano , misto cell'acqua in ischizzo di pol-
tiglia.
A-rg-omenta v. n. Argomentare e Argumen-
tare: Addurre, Formare argomenti,
n Argomentare, per Ragionare, Discorrere per via
di ragione.
«1 — Arguire, Inferire, Dedarre, Desumere, Con-
getturare , Conchiudere.
Arg-omentazion s. f. Argomentazione: Lo
argomentare. La forma dell'argomento per per-
suadere altrui la proposizione che si difende, o
per combattere la contraria.
Ajr^ìxì v. n. Arguire, Argomentare V. Argo-
mt-nld nel 5" significato.
A. ri^cetti m. avv. A ricciolini, A anella, A
cincinni: Cavelli a riccetti ; Capelli a cincinni,
inanellali , ricciuti.
A. rig-oelón avv. Rotolone, Rotoloni, Roto-
^ landò.
j\. rin.fu.za avv. Alla rinfusa. Confusamente.
% Caregà a rinfùzu gran, ecc.; Caricare a cassa:
Maniera di caricare il grano o simili cose alla
rinfusa. .
A-ringa v. n. Aringare o Arringare : Far pubblica
diceria. Parlamentare.
A. rióso (Punto); Rovescino V. Punto,
A. rischio avv. A rischio, A risico, A pericolo,
A repentaglio.
A. rissose m. avv. A ciottolale, A sassate: A
colpi di ciottolo, di sasso V. A prionnoe.
A riva; A riva. T. mar. Posto avverb. coi v.
Andare, Salire e simili, vale Andare in su, in allo,
di sopra. Dallo spagnuolo Arriba.
A. rivedersci; A rivederci, A ben rive-
derci. .Maniera di salutare congedandosi.
A.rlicclxiii s. m. Arlecchino, Zanni, Truffal-
dino : Nome d'una maschera burlesca da scena
assai conosciuta , rappresentante un servo sciocco
bergamasco.
M Arlecchino: Specie di sorbetto, che trae il nome
dalla varietà dei colori che vi si veggono, per
essere composto di due o più gelati di diversi
gusti e colori. A Roma lo dicono Giardino.
S Fa l'arlicchin; Lazzeggiare, Far lazzi da arlec-
chino, Buffoneggiare, Far il buffone, cioè Far
atti giocosi che muovano il riso; e talora Fare
il bordello. Far baje, Scherzare, Ruzzare.
A-rliccliinata s. f. Zannata, Buffonata, Buf-
foneria, (ìiulleria: Azione o Detto di nian conto
e da buffone.
A^rma s. f. Arma o Arme, e nel plur. Arme, Armi :
Ogni arnese o slrumenlò, per lo più di ferro o
d'acciajo, per uso di difendere sé od offender
altrui.
« Arma: Mozzo naturale di offesa che hanno gli
animali: E unge san i arme di gatti; Le unghie
sono le armi de' galli.
« — Nella Milizia indica ]l corpo o La divisa del
corpo, a cui uno appartiene, quale sarebbe di
fanteria, cavalleria, artiglieria e simili.
Il — e Arme, per Stemma gentilizio, Insegna di
famiglia o di popolo.
— da fcugo; Arme da fuoco: Quella in cui si a-
dopera la polvere.
— da punta ; Arme da punta , come spada , lancia
e simili.
— da taggio; Arme da taglio , come sciabole , ecc.
S Abbassa i arme; Abbassar le armi, Por giù le
armi, figurai, vale Arrendersi.
§ A-i arme! All'armi! V. A-i arine.
§ Cìammd a-i arme V. Cria a-i arme.
§ Classa d'arme; Piazza d'arme: Luogo destinato
agli esercizi militari , vale a dire alla pratica del
maneggiar Tarmi, marciare, ordinarsi e simili.
g Cria a-i arme; Gridar all'armi, vale Dar cenno
d'impugnar l'armi.
S Fwto d'arme; Fatto d'arme: Azione onorevole
di guerra, cui la voce di Battaglia e quella di
Giornata non possono convenire.
§ Manezzd i arme; Maneggiar l'armi: L'adope-
rare, 11 trattar bene le armi che si portano, come
il fucile, la sciabola, la lancia, ecc.
§ Ommo d'arme; Uomo d'arme: Soldato o altri
che fa profession d'arme.
§ Passd pe-i arme; Passar per l'armi, vale Esser
fucilato.
§ Piggìd i arme; Prender l'armi , Mettersi in armi.
Dar di piglio all'armi, Armarsi.
S Porto d'arme; Porto d'armi. Voce dell'uso. Quella
polizza che dà licenza di portar armi.
% Presenta tarme; Presentar Parme: Onore che
rende il soldato ai superiori portando il fucile
innanzi a sé col calcio in fuori e la cartella alla
dritta sostenendolo con una mano all'impugnatura
del calcio , e coU'allra al di sopra della cartella.
Oggigiorno si fa in altro modo.
S Sens'armi; Inerme, cioè Che é senz'armi.
S Vegni all'arma gianca; Venire schietto , Venire
alla schietta V. All'arma gianca.
A-rmà v. a. Armare: Fornire o Corredar d'armi;
e propriam. Provvedere un esercito, una fortezza,
un paese d'armi e d'atlreizi militari. - Parlandosi
di vascello da guerra, vale Equipaggiarlo e Guer-
nirlo di tulio ciò che è necessario per combattere.
— e remme; Armare i remi. T. mar. Disporli tul
bordo della scialuppa , lancia o schifo , e pass&re
gli slròppoli 0 frenelli agli scalmi per essere pronti
a servire e a vogare al primo comando.
— un violin, un basso, ecc.; Incordare: Metterle
corde agli strumenti da suono.
S Armdse n. p. Armarsi, 3Ieltersi in armi; ed
anche Far armamento o apparecchio di guerra,
Allestirsi per la guerra.
H Armarsi, figurai, vale Provvedersi, 3Iunirsi per
difendersi da ciò che sia per riuscir molesto o
dannoso: Armdse de coraggio, de pazienta,
ecc.; .Armarsi di coraggio, di pazienza, ecc.
Arma s. f. Armala, Esercito: 3Iollitudine di sol-
datesca 0 gente armata per combattere. Dimin.
Armalella, Armatetla.
Il Parlandosi di Quella di mare, dicesi Armata na-
vale,' e comunera. Flotta, dimin. Flottiglia.
Armajetto s. m. Armadino, Armadietto. Di-
min. d'Armadio : Piccolo armadio.
A-rmajevi V. ArmaroUo.
Armaio s. m. Armadio, Armario: Arnese di
legno che tiensi per lo più affisso o accosto al
muro, per riporvi checchessia sui palchetti che
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ARM
ARO
vi son dentro, e serrasi ed aprosi a guisa d'u-
scio, con uno o due sporlelli. - Armadio in muro
dicesi Quello che consiste in uno o due spor-
telli, i quali chiudono una cavila fatta nella gros-
sezza del muro, e frammezzato per lo più da
alcuni palchetti.
— da balle: Sballone, Bubbolone, Sbracione, Ca-
rotaio, ecc.j dicesi per ischerzo a Chi dà ad in-
tendere cose che non son vere V. Cóntaballe.
— de casa; Vecchio squarquoio, disutile, Uomo ba-
calo, impotente e simili.
Ajriiia<iiieiito s. m. Armamento : Comunem.
dicesi Ogni apparecchio di guerra; e nella Bla-
rineria L'equipaggiamento d'uno o più vascelli da
guerra e l'imbarco delle truppe; il suo opposto
è Disarmamento.
A.i*ma<iia;Ccà> v. n. Almanaccare, Far alma-
nacchi, Far dei lunari; figurai, vale Andar vagando
coll'immaginazione, Jlulinare, Fantasticare, Ar-
picare, Bischizzare, Far castelli in aria.
A.x'iu.£i>]i£Lcco s. m. Almanacco, Lunario: Libro
in cui son notati tutti i giorni dell'anno, le feste,
le lunazioni , gli ecclissi ed altre simili notizie.
— da balle V. Cóntaballe.
Ajrm.CLX'ollo s. m. Armajuolo o Armaruolo, Ar-
chibusiere : Colui che fabbrica le armi , le rassetta
e le forbisce.
A.x*ina<tò s. m. Armatore. T. mar. Colui che
provvede la nave di quanto è necessario a viag-
giare, e per conto del quale va la navigazione
del baslimento, percependone egli i lucri e sop-
portandone le perdite.
A.nia.a>tù.eb s. f. Armatura o Armadura: Guer-
nimenlo d'arme che si porta per difesa della persona,
n Armatura. Presso alcuni artefici dicesi Tutto ciò
che serve di sostegno o di difesa delle opere loro,
e specialmente Quei legnami che si mettono per
sostegno delle fabbriche.
— d5 tetto; Armatura o Travatura del tetto. T. mu-
rai. Complesso di travi o di altri legnami che
reggono la coperta del tetto.
A.rmavi-va s. f. Almaviva. Voce dell'uso. Sorla
di mantello non troppo ampio, con maniche e
bàvero. É caduto in disuso.
A.x*iiiella< s. f. Seme : Semenza che trovasi nel
torso (roziggio) delle fruite, come di pere, mele
e simili, 0 anche dentro ai poponi, zucche, ecc.,
la qual seminata genera cose simili al suo sub-
bietto.
A-rmellette s. f. pi. Semini : Pasta per mi-
nestra, minuta e ovale, di forma e grossezza si-
mile ai semi del popone.
A-sriuellin s. m. Armellino o Ermellino. T. zool.
Mustela herminea. Quadrupede candidissimo, si-
mile nella figura alia màrtora , della cui pelle fan-
nosi pellicce bellissime.
— dell'ùga; Vinacciuolo V. Granella.
.Aj>iiiex*ìai s. f. Armeria: Luogo dove si ripon-
gono e conservano le armi.
A.r'niistizio s. m. Armistizio: Sospensione di
armi, Breve tregua. Cessazione temporanea delle
ostilità.
A.x*iiioa;Si9a s. f. Ramolaccio, Armoraccio. T.
bot. Raphanus sativus. Sorta di radice di pianta
da orto, bianca, talora schiacciala come la rapa,
ma più piccola, che dicesi propriam. Ramolaccio;
talora piccolissima, bianca , rossa, violetta o ro-
sea, che dicesi più comunem. Ramolaccino ; ora
allungata in coda che chiamasi Ravanello. Tutte
queste varietà mangiansi crude, intinte nell'olio,
0 anche solamente con sale.
§ Fd l'armoassa; Far l'amore o all'amore, Amo-
reggiare, Vagheggiare, in Tose. Ganzare.
A.x'mog'xiiii s. m. Albicocca V. Briccòcalo.
Armón. s. m. Corbezzola, Corbezza, Albalra,
Rosella: Frutto del corbezzolo (Arbutus unedoj,
rilondo , punteggialo , che gialleggia nella ros-
sezza, ed è grande come una grossa fragola.
§ Vin d'armòn; Albatrino: Vino fabbricato colle
corbezzole.
A.]:*i]a.oiiia> s. f. Armonia: Consonanza e Con-
cetto sì di voci che di slrum. musicali tanto da
corde quanto da fiato.
n Armonia, figurai, per Concordia, Unione d'animi.
Conformità di volere: Èse in bonn'artnonia; Es-
sere in buon'armonia , Andar d'accordo.
A.i*m.oiiica s. m. Armonica. Voce dell'uso.
Slrum. da suono assai nolo.
A.x*iixoiiizzà; Y. a. Armonizzare : Metter in ar-
monia; e in senso neutro Render armonia, Dar
armonia.
-A-rnxón p. pass. Armato: Fornito d'arme; e figur.
Corredato, Munito, Guernilo di checchessia.
— finn-a i denti; Armato sino alla gola, cioè Ar-
malo di lutto punto.
S A man arma; A mano armata. Armata mano.
Armatamente, Con armi.
§ Ande armóu; Andare armalo, vale Portar armi
addosso.
S Vascello nrmÓK; Vascello armalo, 'dicesi alloi-a
che È provveduto del suo equipaggio e di lutto
il bisognevole per la guerra.
-A-rneize s. m. Arnese: Nome generico di Tulle
le masserizie di casa, di navigli e simili, come
suppellellili , fornimenti, arredi, ecc.; gli slrum.
ed attrezzi d'agricoltura , d'arti o mestieri , e più
comunem. nel significato di Masserizie di poco
momento.
S 0 l'è un beWarneize ! Gli è un bell'arnese ! Nei
discorsi famigliari dicesi per ironia d'un Soggetto,
^,di cui non può l'onesl'uomo valersi.
**JLro s. m. Errore, Sbaglio V. Errò.
A. rollo (Mette); Mettere a ruolo, vale Mettere a
registro. Registrare ; e talora Arrolare V. Arrollà.
f A rollo a rollo ; A ruolo a ruolo : Chiamata colla
quale nel giuoco di rimpiattino (scondillo) si ra-
gunano i giuocatori sparsi qua e là, e vale Riu-
nitevi.
.A-i'omatizza v. a. Aromatizzare : Dar sa-
pore e odore d'aromato. Profumare con aromati.
A. rompi fZùgdJ; Giocare a scocciella W.Zùgd.
-A- rompicollo avv. A rompicollo, A flac-
cacollo, A scavezzacollo, Alla dirolla, A rovina,
A siaselo. Senza rilegno, Precipitosamente.
A. rosto; A rosto. Arrosto. Posto avv. coi v.
Mettere o Cucinare , vale Arrostire , Cucinare a
maniera di roslo, cottura che per lo più si fa
senz'ajulo d'acqua.
A. ròtolo (Anddj; Andar a ròtolo o rotoloni.
T. del giuoco delle bocce. Rotolar la propria boccia
contro quella dell'avversario affin di levarla dal
luogo dove trovasi.
A. rOtta d.e collo m. avv. A rompicollo,
A fiaccacollo, ecc. V. A rompicollo.
« Abbondantemente, A josa, A isonne, A bizzeffe
V. A balitcco.
ÀRR
ARR
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S Ciéuve a rotta de collo ; Piovere a flagello, a di-
rollo, a del dirollo, dirollameale, Venir giti la
pioggia a caleralle aperle.
S Travaggid a rotta de collo ; Lavorare a mazza
e stanga o coH'arco dell'osso o della schiena, cioè
Con ogni sforzo e potere.
S Vende a rotta de collo; Andar via la roba a
ruba. Dicesi dello Spacciar le merci tostamente
a gran concorso de' compratori.
% Vende o Dà zù a roba a rotta de collo; Ven-
dere a prezzo rotto, a prezzacelo, a mercato di-
sfatto, Far della roba ogni mal mercato, vagliono
Vendere a vilissimo prezzo.
A^rpa s. f. Arpa: Slrum. da suono assai noto.
S Sunna l'arpa; Sonar l'arpa, Arpeggiare: e me-
taf. Auncicare, Dar d'uncico, Arpagouare, Gio-
care 0 Lavorar di mano, Menar le mani. Be-
stemmiar colle mani. Modi di dire copertamente.
Esser ladro, Rubare, Portar via.
S Tid dell'arpa; Auncicare, Dar d'uncico, ecc.
Nel senso metaf. significa lo slesso che Sunna
l'arpa.
Ajrpà s. f. Ugnata, Sgraflìo, Sgraffione V. Gran-
fignd.
Ajrpag'Sn s. m. Arpagone, Pittima , Taccagno,
Pillacchera. Dicesi d'Uomo troppo attaccato al
denaro, spilorcio, avaro.
Ajrpetta s. f. Arpetla. T. pese. Canna , all'un
capo delia quale sono fortemente legati tre o
quattro ami, ed usasi per pescare i polpi. Voce
dell'uso.^
A.rpettà s. f. Ugnala, ecc. V. Arpa.
>lLX*pezzà/ V. n. Arpeggiare : Sonar l'arpa, e per
traslato si applica ad ogni sorta di slrum. mu-
sicale da corde, toccando con velocità le corde
l'una dopo l'altra , secondo le regole dell'armonia,
w Metaf. vale Auncicare , Dar d'uncico , Arpago-
uare V. Sunna l'arpa in Arpa.
Arpezzo s. m. Arpeggio, Arpeggiamenlo : L'ar-
peggiare, ossia Maniera di far intendere tutti i
suoni d'un accordo, e non però lutti insieme , ma
uno dopo l'altro, cominciando dal più grave, e
facendosi con tal ordine o tutla o quasi tutta la
scala.
A.x*pÌLa< s. f. Arpia, Arpagone, Pillacchera, A-
varo, Spilorcio, Pittima, Taccagno, Barbino,
Tarsia. Dicesi fìgur. a Persona sordida, bruttata
del vizio dell'avarizia.
» Arpia. Detto di Donna, vale Donna secca e brutta.
Ajrpòn s. m. Arpagone, Rampicone. T. 7nar.
Uncino 0 Graffio di ferro , col quale si fermano
le scialuppe, le lance, gli schifi e simili.
A.x*poiia V. a. Intaccare. T. d'arti e mest. Far
lacche o intaccature a chiodi, perni, ecc. V. Ar-
ponéua.
Aarponétia s. f. Intaccatura, Tacca. T. d'arti
e mest. Taglio o Tacca che si fa a' chiodi o
perni da un capo all'altro, cioè nella direzione
dalla lesta alla punta, per impedire che non
escano dal legno nel quale sono conficcali.
Ajrponòu (dòdo o Perno); Chiodo o Perno
a barbone. T. d'arti e mest. Specie di chiodo
0 pernio intaccalo dalla lesta alla punta per im-
pedire che non esca dal legno nel quale è coi-
ficcato V. sopra Arponéua.
A.z*jraffà V. a. Arraffare, Accàffare, Abbrancare:
Togliere a forza.
A.rrag-g'ià/se n. p. Arrabbiare, Arrabbiarsi,
Adirarsi, Stizzirsi , Incollerirsi , Arrovellarsi, Ar-
rangolarsi, Inciprignire, Imbizzire,Pigliar lo gnocco:
Montar in collera.
S Fd arraggià; Far montare il moscherino al naso.
Far arrabbiare.
AjTjra,in.SLSssk, v. a. Raccogliere, Raggranel-
lare: Metter insieme ragunando V. Arrecchéugge
nel 2" signiflcalo.
f A-rratnmòu. add. Che ha il verderame: Ag-
giunto che si dà a Quei vasi di rame slagnali
al di dentro, che per lungo uso che si fa degli
slessi hanno perduto Io slagno, e riescono per-
niciosi alla salute nel cuocervi dentro; e dicesi
anche delle Vivande c^tle o lasciate stare lun-
gamente in questi vasi.
A.]:*i*aiiipiiiase n. p. Arrampicarsi, Ram-
picarsi, Arpicarsi, Inerpicarsi, Abbriccarsi, Ag-
grapparsi, Arrapparsi, Arramparsi : Salire aggrap-
pandosi colle mani e coi piedi su per gli alberi ,
muraglie, balze e simili; e dicesi tanto degli ani-
mali che degli uomini. - Abbriccare dicesi par-
lando di piante, che salgono sugli alberi e sopra
i muri abbarbicandosi.
A-rranca v. a. Arrancare , Svellere , Svegliere ,
e per sinc. Sverre, Sradicare, Stirpare, Spiantare :
Propriam. Spiccar dalla terra piante, erbe e simili.
Il Arrancare: Il camminare che fanno con fretta
gli zoppi 0 sciancali, quasi che si tirino o si
strascinino dietro le anche ; ma dicesi anche dello
Affaticarsi nel camminare,
n — In term. marin. vale Andar a voga arrancala
0 forzata; e dicesi Quando i vogatori fanno molla
forza sul remo, e ne immergono la pala profon-
damente nell'acqua, prendendo un più largo tratto
per la voga.
— 5 cataro; Spurgare : Far forza colle fauci di trar
fuori il catarro dal petto ; Spurgarsi , Gettar fuori
catarro.
— 5 chéu; Spezzare, Strappare, Lacerare il cuore
V. Chéu.
— 6 dente ; Sballere il dente, Ugnere il dente V.
Dente.
— 5 passo; Affrettare il passo: Camminar presto.
— tirt dente; Cavare un dente V. Dente.
S Arrancdse a barba, i cavclli; Arrancarsi la
barba , i capelli , vale Strapparsela , Svegliersela.
A.irang'ia v. a. Accomodare : Dar sesto , flet-
tere in assetto, in ordine, Ordinare, Assestare,
Assettare.
M — Abbigliare, Adornare, Acconciare, Azziraare,
Far bello.
n Raccomodare, Racconciare, Rassettare, Raggiu-
stare, Rattoppare, Rappezzare, Rabberciare, Rat-
tacconare; Rimendare, Risarcire: Rimellere in
buon ordine, in buono slato le cose guaste.
n Accomodare , per Comporre , Riconciliare , Metter
d'accordo: Acconciare insieme una persona col-
l'allra.
— I cónti; Acconciare o Accomodar i conti, le par-
tile, vale Aggiustarli, Saldarli.
— I cónti co Segnò; Accomodar le cose sue con
Dio, vaie Disporsi bene a morire.
— un da-e feste; Conciar uno pel dì delle feste,
Rosolar uno, Abburattar uno per lo modo, va-
gliono Conciarlo male, Ridurlo a mal partilo,
in cattivo stalo.
— unn-a lite, ecc.; Accomodar una lite, una dif-
ferenza, ecc., vale Coinporla, Farla cessare.
n
ARR
ARR
— vnn-a pers5nn-a in t'ùn Icugo; Acconciar uno
in qualche luogo, vaie Accomodarlo, Ricoverarlo
in qualcha luogo; e talora Porlo a servizio al-
trui, Allogarlo.
% 0 tempo d l'arrangia tùlio; 11 tempo aggiusla
tutte le cose. Da cosa nasce cosa e il tempo la
governa. Dettato prov. di chiaro significato.
S Arrangiàse n. p. Accomodarsi, Aggiustarsi, Venire
a patti, Mettersi d'accordo. Convenire.
n Accomodarsi, per Rappattumarsi , Pacificarsi, ecc.
n — Abbigliarsi, Addobbarsi, Acconciarsi, Ador-
narsi, Azzimarsi, Raffazzonarsi , Rassettarsi, Rin-
fronzirsi, Affaitarsi.
M — Adattarsi, Acconciarsi a checchessia; che anche
diccsi Aver mantello à ogni acqua: Mi m'ar-
rangio a tùlio; Mi accomodo a tutto.
w Acconciare il fornajo o Acconciar le uova nel
panieruzzo, figurai, va'e Accomodar benissimo i
suoi affari : 0 s'è sapùo arrangia ; E' seppe ac-
conciare il fornajo.
A.x*x<a,iig>ia.nieiito s. m. Accomodamento,
Aggiustamento, Acconciamento: Accordo tra le
parli che sono state in discordia.
— de conti; Saldamcnto, Saldo.
A-rrappa v. a. Aggrinzare, Raggrinzare, Rag-
grinzire, Accrespare: Ridurre in grinze, in crespe.
S Arrappàsc n. p. Aggrinzarsi, Raggrinzire, In-
cresparsi: Venir pien di crespe o di grinze; e
parlandosi ^del Viso, difesi anche Affaldarsi.
-A-rrappÒTi p.pass. Aggrinzato, Grinzalo, Grin-
zoso, Grinzo: Pieno di grinze.
S Faccia arrappà ; Volto infrigno , infrignato ,
crespo, grinzoso.
A.rraxa- v. a. Camosciare , Svenare. T. ccsell.
Percuoter la figura che si vuol finire nel suo
panneggiamento con un martelletto sopra un ferro
a tutta tempra sottilmente granito in punta, perchè
così impronia una grana sottile, togliendo il lustro
e la pulitura all'oro e all'argento.
A-rjraxòix s. m. Ferro da camosciare, Svena-
tojo.- Granitoio chiamasi Quel ferrolino appuntato,
che serve per dimostrare i panni più grossi,
percuotendoli colle punte; ciò che nell'arte si
dice Granire.
A.i*r>a<2:zà, v. a. Radere : Levar il pelo col ra-
sojo 0 altro strumento.
— 5 panno; Cimare: Levar la cima o Scemare il
pelo al pannolano, tagliandolo colle forbici.
— un vascello; Rasare un vascello. T. mar. Le-
vargli una parte de' suoi castelli e delle opere
più alte; e talvolta Levargli an^he la sua bat-
teria superiore.
: n Radere un bastimento: Togliere o Portar via da
un bastimento qualunque le vele, gli alberi e
lutto ciò che tiene sulla coverta; il che avviene
per causa di burrasca o altra cagione.
-Ajrrazzóu p. pass. Raso, parlandosi di barba e
simili. - Cimato, parlandosi di panno V. Arrazza.
S Frexelto arrazzòu; Naslro a raso, cioè Liscio
e luTtro.
% Vascello arrazzali; Vascello raso. T. «mr. Va-
scello cui si è levata la batteria superiore, ed
è rimasto con la batteria bassa di cannoni di
grosso calibro, e con pochi di minore calibro
nel secondo ponte, ridotto ai castelli.
A.x*x*eoIxéug>^e v. a. Raccogliere e per sinc.
Raccorre: Pigliar checchessia levandolo di terra;
altrim. Ricogliere, e per sinc. Ricorre.
n Raccogliere, Mettere insieme, Raggranellare, Ra-
dunare, Adunare.
S Chi no semenn-a, non arrecchéu g gè ; Chi non
semina non raccoglie o ricoglie. Prov. di chiaro
significato.
§ E giastemme son cvmme e féugge , che chi e
caccia se i arrecchcuggc V. Fèuggia.
A.rrecom.an.d.a v. a. Raccomandare: Pre-
gar altri che voglia aver a cuore e proteggere
quello che tu gli proponi.
n Raccomandare, per Affidare, Commettere all'altrui
cura 0 custodia.
Il — Dare 0 .Mandar salute. Mandar a salutare: Ar-
recomandcemeghe tanto; Raccomandatemi a lui.
I) — Esortare, Consigliare, Avvertire, Prescrivere:
Ve raccomando de sta savii; Vi raccomando di
star cheti.
— l'anima; Raccomandar l'anima Y. Anima.
% Arrecomanddse n. p. Piaccomandarsi : Implorare
l'altrui protezione.
I) — a-c gambe; Giocare o Menare lo spadone a
due gambe. M. b. e vale Salvarsi colla fuga.
I) ■ — a-o terso e a-o quarto; Raccomandarsi a
mezzo il mondo: Supplicar lutti a suo prò. Aiu-
tarsi per via d'intercessioni e di mediazione per
ottenere ciò che si desidera.
A.i*recorii.aii<iaziòii s. f. Raccomanda-
zione, Raccomandagione, Raccomandamenlo, Rac-
comandigia, Raccomando : Il raccomandare ad al-
cuno cosa 0 persona a bocca o per lettera.
S Lettera d'arrecomandaziòn ; Lettera di racco-
mandazione 0 di raccomandigia, Commendatizia:
Quella che si dà per lo più aperta a chi viaggia
per metterlo sotto la protezione o procacciargli
l'assistenza di qualche corrispondente.
A-nrecùg-g-eitas. f. Raccolta: Il raccogliere;
e talora per Colletta, Raccolta di elemosine.
A.i*x*ecu.veà v. a. Confortare, Riconfortare,
Refrigerare, Rcfiziare, Ricreare, Corroborare,
Ristorare, Rinfrancare: Dar alleggiamento, sol-
lievo, conforto, (refrigerio, ristoro.
— ó stéumago; Abbracciare lo stomaco, si dice di
bevanda o anche di cibo che conforti.
% Arrecuveàse n. p. Confortarsi, Riconfortarsi, Ri-
crearsi , Rifocillarsi , ecc.
A-rreg-ordlà v. a. Ricordare, antic. Arricor-
dare, Avvertire, Avvisare, Ammonire: V'arre-
gordo d'undd a messa; Vi ricordo di andare a
sentir la messa.
A-rreg-ordo- s. ni. Ricordo, Avvertimento,
Ammonizione, Ammonimento, Lezione, Avviso.
§ Dà un arregordo a ùnn-a persónn-a ; Bar altrui
un ricordo o un lientamente, dicesi ironicam.
per Dar altrui o pugni o altro ad oggetto d'in-
durlo a tener a mente checchessia.
A.rx*ei V. a. Diradare, Allargare: Tòr via la spes-
sezza 0 la densità; e parlandosi di Frutta, vale
Coglierne e Tòme via qua e là , acciocché quelle
che rimangono restino più rade.
A.rreixa v. n. Abbarbare, Abbarbarsi, Abbar-
bicare, Abbarbicarsi, Barbare, Allignare: L'at-
taccarsi che fanno colle radici in terra le piante.
Il Usasi anche figurai, parlando di molte altre cose
sì fìsiche che morali, e vale Prendere origine,
radice , stabilimento.
A.ri'exiilbà v. a. Appoggiare: Accostare una
cosa ad un'altra per lo ritto alquanto a pendìo
acciocché sia sostenuta.
ARR
ARR
73
-— a porta, i arve, ecc.; Accostare, Rabballere,
Socchiudere Inscio, le imposte, ecc., vale Non
chiuderle interamenle.
S Arrembdse n. p. Appoggiarsi: Accostarsi come
ad appoggio; e figurai. Cercar favore, prole.:ione.
Aj^rembag-g-ia s. f. Bracciuolo, e in term.
gener. Appoggialojo: Quella guida o di le^no o
di ferro o di fune o di pietra, posta lungo il
muro delle scale a uso di lenervisi colla mano
per ajulo di salire, o per sicurezza nello scen-
dere. Dicesi anche Bastone se di legno, Ferro
se di ferro, Fune se di fune, Cordonato te è un
orlo tondo di pietra o di cotto.
A.rreinTbag'g'io s. m. Arrembaggio T. mar.
L'incontro di due navi che si accostano p.T com-
battere.
A.ri*eni."bo s. m. Appoggio: Usasi fìgur. e vale
Sostegno, Ajuto, Prolezione; e nel num. del più.
Fautori , Froleltori : 0 l'ha tanti arrembi che...;
Ila tanti (jutori o protettori che....
A-rremedià V. Remedià.
AjTenàise n. p. Arenare, Arrenare, Inare-
nare, Iiicigliare. T. mar. Dar in secco, e dicesi
de' baslimiiiti quando toccano o s'arrestano in
un fondo di sabbia o di fanghiglia.
S Arrena o Mette un co-e spalle a mùagia; Strin-
gere uno fra l'uscio e il muro, figurai, vale Vio-
lentare aL'uno a risolversi o a far checchessia
senza dari^li tempo a pensare. Metterlo alle strette.
A-rrenóu. p. pass. Arenato, ecc. V. Arena.
g Passa arenóu a mùagia; Rasentare il muro,
Passar ÌT sente il o al muro, vale Accostarvisi ,
in passai do, tanto che quasi esso si tocchi.
Arrenseniio p. pass. Aggranchialo, ecc. V.
Arrensei'.tse ne' suoi significati.
§ Dormì a rrensento; Dorm ir raggruppalo WDormi.
A.x*i*en& enìse n. p. Aggranchiarsi, Aggric-
chiarsi, Altrapparsi, Rallrappare, Rattrappire,
Ratlrapp rsi , Rannicchiarsi , Raggrupparsi , Con-
Irarsi: ristringersi in se slesso, Raccogliere in-
sieme le membra. Divenir inabile a muoversi
per fred lo o per contrazione muscolare,
n Aggrinzarsi, Raggrinzarsi, Incresparsi, e dicesi
di perganena e simili V. Arrappdse.
— e bète; Aggricchiarsi le budella.
A-rresta v. a. Arrestare: Fermare o Prender
per forza una persona per metterla in prigione
0 condurla ad esser giudicata.
« In signif. neul. vale Restare, Rimanere V. Resta
ne' suoi vari significati e inflesssioni.
w Stupire, Stupefarsi, 3Iaravigliarsi: Arresto che
me d'i questo; Stupisco che mi diciate ciò.
A.rresto s. m. Arresto, Arrestamento, Presa,
Presura, Cattura.
§ Mandato d'arresto; Mandato d'arresto o di cat-
tura: Ordine della competente autorità, perchè
si debba procedere all'arresto di quella persona.
S Mette a-i arresti ; Mettere agli arresti : Proibire
ad uno l'uscita d'un luogo, assegnandogli per
prigione la casa propria o altro luogo (fialunque.
Ax'retià V. Retid in lutti i suoi significati.
-A.rretrÓTX add. Arretrato: Rimaso indietro;
e nel num. del piiì e in forza di sost. Arretrati
diconsi I fruiti o Interessi decorsi e non pagali
al dovuto tempo.
Arre-ventàse n. p. Arrovellarsi, Acciappi-
narsi, Attapinarsi, Rodersi, Macerarsi V. Atta-
pindse.
A.rre"versase n. p. Abbiosciarsi, Sdrajarsi,
Brajarsi, Far la màndra : Gitlarsi a bioscio, Di-
•stendersi abbandonatamente in terra, sul letto o
altrove, come fanno le bestie.
A.rre'vei'teg'à v. a. Rimboccare X.Reddggid.
A.i*x*eze v. a. Reggere, Sostenere: Tener sopra
di sé , 0 in qualsivoglia modo Portare o Appog-
giar checchessia.
1) Reggere, melaf. Difendere, Proteggere, Sostenere,
Ajulare: ed anche Sostentare, 3Ianlenere in vita.
$ Arrézise n. p. Reggersi, Sostenersi, Jfanlenersi;
e suol dirsi anche dTn'impresa che si mantiene
in buon grado, senza volgere in rovina: Covim'a
va l'opera ? A s'arrese ? Come va l'opera ? Si
regge.
I) — per Reggersi a galla, al nuoto: Reggersi nel-
l'acqua nuotando, Cominciar a nuotare.
Arrezega v. a. Rischiare, Arrisicare, Av-
venturare, Cimentare: Mettere in cimento, in
pericolo, a repentaglio della fortuna.
§ Arrezegàse n. p. Arrischiarsi, Attentarsi, Av-
venturarsi, Cimentarsi.
Arrezilbrag-a s. m. Reggibraca. T. de'sellaj
V. Rezibraga.
Arrezipéto s. m. Reggipetto. T. de' sellaj
\. Sórvccollo.
Ar-rezitiéle s. m. Reggitirelle. T. de' sellaj
V. Rezitiele.
A.rrjià v. a. Ammainare, Calare. T. mar. Mandar
giù da allo a basso per mezzo della fune un
qualche oggetto V. Ammaina.
AitìccIlÌ V. Jnricchi.
Arrida v. a. Arridare. T. mar. Tesare una
corda per mezzo de" colatoj.
A.rriesci V. Riùsci.
A-rrig-à V. -a. Rigare: Tirar righi o "linee.
A-rrig-hezza V. Arrigo.
Arrigoa v. a. Rotolare e Ruololare : Spingere
una cosa per terra facendola girare.
§ Arrigoàse n. p. Rotolarsi e Ruotolarsi, Ruzzolare.
§ / dince san riondi e s'arrigóan; \ danari son
tondi e ruzzolano, cioè Si spendono facilmente.
Arrigoela V. Arrigód.
ArrigóuL p. pass. Rigato: Fatto a righi, Su
cui si tirano dei righi,
g Canna arrigd; Canna rigata : La canna del fu-
cile che è rigata da imo a sommo nella parte
interiore; si carica con palla calcata a forza.
Arrionda v. a. Tondare, Attondare, Roton-
dare: Ridurre in forma rotonda, Far divenir
rotondo.
— I cavelli; Tondare o Rotondare i capelli, vale
Tagliarli in sull'estremità in giro egualmente; e
talora semplic. per Tosarli.
— un bastimento; CaVàialare un bastimento. T.mar.
Rislopparlo tulio all'intorno , cominciando dal li-
vello dell'acqua sino all'insù V. Càfatd.
— un d'io; Troncare, Mozzare un dito, vale Ta-
gliarlo , Portarlo via di netto.
Arrischia V. Arrezegd.
Arrissa v. a. Arricciare: Propriam. dicesi dei
capelli , e vale Inanellarli con arte per abbellarsi ;
altrim. Fare i ricci.
« Cogliere, Colpire, Quasi dirizzare nel segno: Ghe
l'ho arrissóu in ta testa; Lo colsi nel capo.
« Rizzare. In term. mar. vale Fermar colle rizze.
— o cda; Arroncigliar la coda; si dice del porco
e della vipera quando la ritorcono.
74
ARR
ARR
— a lancia; Rizzar la lancia. T. mar. Metterla
in nave.
— » pennoin; Rizzare i pennoni. T. mar. Fermar
colle rizze i pennoni di rispetto, affinchè pei
movimenti del vascello non escano da' loro luoghi.
•— 0 pei tt-o panno; Accotonarlo: Arricciare il pelo
al panno lano.
** — Mwn-a/)er5ó«nffl; Acciuffare, Ciuffare uno, Gher-
mirlo, Acchiapparlo : Se t'arrisso... Se ti ciuffo...
A.x*i*is!sa>tu.a< s. f. Arricciatura: Il complesso
de' ricci e la disposizione di essi.
Ajrx*ìssoà< v. a. Acciottolare: Lastricare con
ciottoli.
Arrissòso add. Riccio, Ricciuto, Crespo: ed
è proprio de' capelli.
Aj:*j:*ìss6ti p. part. Arricciato V. Arrissà nei
suoi vari significati.
% Ciùmme arrmce; Penne arricciate: Penne la cui.
piuma è crespa e ricciuta; ed usanle le donne
per ornamento ai loro cappelli. — Tortiglione
dicesi Una penna di struzzo colla piuma incre-
spata lutt'all'inlorno della costola, ingrossata e
ripiegata nella cima.
A.rrivà v. n. Arrivare, Giugnere, Capitare : Per-
venire al luogo.
« Arrivare per Riuscire: Se arrivo a guàgnd un
terno ecc.; Se arrivo a vincere un terno, ecc.
w — per Giungere una cosa o una persona, cioè
Avvicinarla tanto da poterla toccare.
II — Parlandosi di età, vale Compire: 0 l'è ar-
rivòu a cent'anni; É arrivato a cent'anni.
w — Parlandosi di prezzo, vale Poter spendere:
No ghe posso arriva; Non ci posso arrivare,
w — per Andare a finire, a metter capo.
" — per Accadere, Avvenire, Succedere, ma in
tal senso è voce pretta francese e da fuggire:
De votte arriva che ecc.; Alle volte arriva (ac-
cade) che, ecc.
— àcheita; Sopraggiungere, Sopravvenire, Soprar-
rivare: Arrivare per lo pili improvvisamente e
quasi inaspettato.
— 0 Non arriva a fa ùnn-a cosa; Arrivarci o
Non arrivarci, vale Essere o Non essere abile
ad una cosa: Mi non arrivo a capilo; Io non
c'arrivo.
— a propoxito; Arrivare opportunamente o a gran-
d'uopo; che anche dicesi in istil famigliare Giu-
gnere più a tempo che l'arrosto.
— a piggià ùnn-a cosa; Arrivare una cosa o a una
cosa, vale Pigliarla, essendo alquanto lontana,
onde ci convenga allungare il braccio.
— a un graddo ; Arrivare o Pervenire ad un grado
0 simili, vale Ottenerlo.
— a un nùmero; Arrivare ad un tal numero, vale
Fare o Compire quel tal numero; In tutti non
arrivavan a cento; Fra tutti non arrivavano a
cento.
— da-e zenògge , da-e spalle, ecc. ; Dare alle gi-
nocchia, alle spalle e simili, vale Arrivare sino
alle ginocchia, alle spalle, ecc.
— in bon punto; Arrivare o Capitare a o in buon
punto, cioè Opportunamente, Fortunatamente.
— in t'ùn cattivo momento; Arrivare o Capitare
a 0 in mal punto, cioè Disavventurosamente.
% Chi tardi arriva, male allógia; Chi tardi ar-
riva, male alloggia V. Allògid.
A-rròlba V. a. Rubare, antic. Arrubare: Far
sua ingiustamente la roba altrui; aitrim. Deru-
bare, Furare, ma è voce piuttosto poet. ,, Lavorar
di mano. Porre cinque e levar sei, Cogliere o
Corre l'agresto, ecc.
— e gallinn-e; Sgallinare: Rubar le galline.
— in scià speiza; Far l'agresto. Dicesi di Quello
avanzo illecito che fa taluno nello spendere o fare
i fatti altrui.
— 0 chéu; Rubare il cuore, figurat. vale Far inna-
morare.
— 0 tempo ; Rubare il tempo : Metter a profitto
ogni minuto, ogn'istante d'esso.
— ùnn-a figgia; Rapire una fanciulla , Commettere
un ratto.
— un scrito, ùnn-a compoxizìon , ecc.; Plagiare:
Il rubare gli scritti altrui o Far proprio ciò che
si ruba in qualche libro; che anche dicesi Rubare.
§ Chi n'arròba n' ha de roba; Chi non ruba non
ha roba. Prov. di. chiaro significato.
§ L'è tanto laddro chi arròba camme quello chi
pìggia; Tanto è ladro chi ruba che chi tiene il
sacco , Tanto è tenere che scorticare ovv. Anche
chi tiene il piede ajuta a scorticare. Prov. che
significa Nello stesso modo pecca e va punito
chi fa il male che chi lo consiglia o vi consente.
Arrog-àse n.-p. Arrogarsi, Attribuirsi, Ap-
propriarsi.
A-rrolla v. a. Arrolare e Arruolare : Inscrivere,
Metter a ruolo, Assoldare, Far soldati.
S Arróllasexi. p. Arrotarsi o Arruolarsi per soldato,
Farsi soldato.
A-rrollanxento s. m. Arrotamento e Arruo-
lamento: L'arrolare.
**A.i'i'òjisa V. a. Trafugare, Involare, Arpa-
gonare. Sottrarre : Portar via di nascosto.
A-rròsà v. a. Ritirare, Rimuovere, Scostare:
Trarre da parte, Metter da banda; e figurat.
Trafugare, Involare, Rubar di nascosto.
§ Arròsàse n. p. Ritirarsi , Arretrarsi : Trarsi da
banda o indietro, Far largo, Far piazza, Scostarsi.
-A-rrostì v. a. Arrostire V. Rosti.
A-rrovina V. Rovina.
A.rru.lbattà v. a. Rotolare, Voltolare, Av-
voltolare: Far girare una cosa rotolandola per
terra o altrove,
ti Abburattare: Malmenare, Dibattere, Scuotere al-
cuno in qua e in là.
— un travaggio; Abborracciare, Arrocchiare, Ac-
ciarpare un lavoro, vale Gettarlo giù precipito-
samente con incuria , e per levarselo prestamente
dalle mani.
§ Arrùbattàse n. p. Rotolarsi, Voltolarsi: Vol-
tarsi in giro per la terra, sull'erba, nel letto,
e simili,
t) — su da scaa; Rotolare o Ruzzolare la scala,
Andar rotolone giù per la scala: Cader giù per
la scala rotolando.
i!Lrrù.flRà 5 naso, ecc.; Arricciare il naso,
il muso, le labbra, ecc. dicesi Quando con un
certo gesto raggrinzando e spingendo il naso e
la bfbca all'insù, si mostra d'avere qualche cosa
a sdegno e a stomaco, e se ne stizzisce.
A.rrùg'a v. a. Aggrinzare, Accrespare, Incre-
spare: Ridurre in crespe, in grinze, in rughe;
e dicesi propriam. de' panni.
— a fronte; Corrugar la fronte.
S Arrùgdse n. p. Arrugare, Aggrinzarsi, Accre-
sparsi, Incresparsi, Divenir rugoso; e dicesi più
che altro della pelle.
ARS
ART
76
A-rruimescella v. a. Aggomitolare; Far go-
milolo, Avvolgere il filo in gomitolo.
Aarrùmescellóiz p. pass. Aggomitolato;
Fatto in gomitolo.
» Figurat. vale Avviluppalo, Avvolto V. Allùme-
scellóu.
A.rrù.xenta v. a. Sciacquare, Risciacquare,
Diguazzare, Sciabordare, Sciaguattare. Nell'uso
son sinonimi; a rigor di termine lian senso di-
verso. Sciacquare e Risciacquare è Lavar leg-
germente, e per lo più dicesi di cose che non
abbisognano d'una lavatura più forte, p. e. si
risciacqua un bicchiere ov' altri ha beulo, una
pezzuola brancicala; ovv. è Dar l'ultima lavatura
in acqua pura a cose già lavate, p. e. lavale le
stoviglie nel ranno, si risciacquan nell'acqua pura.
Diguazzare o Sciaguattare valgono propriam.
Agitare i liquori ne' vasi non pieni (V. Abbar-
loccià) , ma si usano pure nel senso di Agitare
una cosa nell'acqua per lavarla (V. Sguassà).
Sciabordare è più forte di Sciaguattare, l tin-
tori p. e. non sciaguattano , ma sciabordano un
panno quando lo sbatton di forza in un truogolo,
in un rigagnolo o altro per levargli il ranno o
il soverchio colore che avesse contratto. In questo
.senso è voce tecnica.
M Sparecchiare, e in m. b. e plebeo Sconocchiare,
Far repulisti: Lasciar vuoti i piatti , Mangiar tutto.
— de dinceùnn-a per sonila; Sbusare e nell'uso tose.
Ripulire: Spogliar uno di lutti i denari che abbia
0 per vincila fatta al giuoco o per altro motivo.
% Arrùxentdse a bocca ; Risciacquarsi la bocca :
Leggermente lavarsi o pulirsi la bocca con acqua
0 simile.
AjE*i*ù:x:exLtà s. f. Risciacquata : L'atto e l'ef-
fetto del risciacquare. - Parlandosi di panni , di-
cesi meglio Risciacquatura.
A.rx*ùxeiitéua, s. f. Risciacquatura: Quel che
resta dell'umore , col quale si è risciacquato o fia-
schi 0 bicchieri o altro.
— de bòtte; Sciacquatura o Risciacquatura di bic-
chieri, dicesi scherzev. nell'uso a Vino lungo
lungo e di poco e mal grato sapore.
Ajrsell£L s. f. Arsella. T. zool. Mytilus edulis.
Specie di conchiglia bivalve appartenente al ge-
nere Mitola, più grande delle telline , col guscio
di fuori ruvido, e nell'interno lucido; altrim.
Tellina.
.Ajrsellixiii-a; s. f. Susina vecchietti o Catelana
morella: Specie di susina di buccia violacea, di
polpa giallognola, gentile, sugosa e d'un sapore
zuccherino e rilevato. Matura in agosto.
Ajfsellòu s. m. Draja. T. pese. Rete unita ad
un rastrello di ferro, che ha lungo manico, e
serve a radere il fondo del mare per pescarvi
conchiglie o altre cose che stanno in esso fondo.
Tutto ciò che si stacca entra nella borsa formata
dalla rete.
H Pescarsene, Arsellaio. Voci dell'uso. Colui che
campa la vita sul mestiere di pescare arselle.
Arsenà s. m. Arsenale: Luogo dove si fab-
bricano 0 si conservano armi, strum. da guerra
sì campale che navale ed attrezzi militari d'ogni
genere.
Ajrsenico s. m. Arsenico : Sostanza metallica
• corrosiva e velenosissima, assai nota.
Àjtsoìo V. sotto Arsùóu.
A^jcsòu ^. m. Arcione ; Quella parte della sella
che s'innalza in forma d'arco davanti e di dietro
al cavalcatore. 1 sellaj chiamano Sugheri i due
lati dell'arcione.
A-rsùa s. f. Arsura : Stato dell'atmosfera asciutto,
secco, arido.
Il Arsura: Privazione d'umido per l'effetto del ca-
lore inlerno che si sente nelle viscere per sete,
per febbre, o simile; altrim. Ardura, Arsione.
— de moen, di labbri, ecc.; Sétole al plur. : Al-
cune piccole scoppiature o fessure che si pro-
ducono per freddo nelle mani, nelle labbra, e pro-
ducono dolorosa sensazione.
Arsùóix add. Arso , Arido , Secco , Stecchito ,
Ristecchito.
A.irtà s. f. Altare , dimin. Altarino , Altaretto ,
Allarello : Mensa sopra la quale si offerisce a Dio
il sacrifizio.
% Artd ve già, nò se gh'a^ccnde ciù candeje; Ai santi
vecchi non gli si dà più incenso. Prov. toscano.
§ Sbaglia finn-a 5 prceve all'artd; Sbaglia il prete
all'altare o il contadino all'aratro. Prov. e vale
Tutti siamo soggetti a commettere sbagli.
A.rte s. f. Arte : Metodo o iMaestria nell'operare
secondo alcune regole stabilite; e dicesi sì delle
Arti liberali che delle meccaniche.
n Arte, per Compagnia d'artieri : Gh'èa tutta l'arte;
C'era tutta l'arte,
n — per Artifizio, Astuzia, Frodolenza e simili;
e pigliasi in buona e in mala parte.
— diabolica; Arte diabolica, Incantesimo, Strego-
neria, Sortilegio, Malia.
— liberale; Arte liberale: Quella nel cui esercizio
ha più luogo l'ingegno che la mano, come la
poesia, la musica, la pittura, la scoltura, l'ar-
«hitettura, ecc.
— magica; Arte magica: Arte di adoperare cose
mirabili o col soccorso della natura o dell'arte.
— meccanica; Arte meccanica : Quella, ove più opera
la mano che l'intelletto, come l'oriflceria, la pla-
stica, la vetreria, ecc.
— oratoria; Arte oratoria: L'arte di parlar bene;
altrim. Rettorica.
S Ad arte m. avv. Ad arte. Con arte, Artata-
mente, A bella posta, A bello studio; e talora
Astulamente.
g Chi fa l'arte e nò a conosce, i so dince di-
ventan mosche; Chi fa la mercanzia e non la
conosce , i suoi denari diventan mosche , ovv.
Chi fa quel che non sa, guasta quel che fa. Prov.
che significa Chi si mette a fare l'arte ch'e' non
sa, in cambio di guadagnare ne scapita.
§ Chi ha arte ha parte; Chi ha arte ha parte.
Arte dà parte, chi da lei non sì parte. Prov.
e vale Chi sa è recapitato e può campar da per
tutto.
§ Con l'arte e con l'inganno se vive mezo l'anno,
con l'inganno e con l'arte se vive l'atra parte ;
Con arte e con inganno si vive mezzo l'anno,
con inganno e con arte si vive l' altra parte.
Prov. che suolsi dire degl'Imbroglioni che se la
cavano abbindolando or questo or quello. - Avvi
pure un altro prov. consimile , ma adoperato in
buona ^arte, cioè: Con arte e con ingegno si
acquista mezzo regno. Con ingegno e con arte
si acquista l'altra parte; e vale L'arte e l'in-?
gegno conducono a qualunque gran fine.
S Fa arte d'ùnn-a cosa; Far arte o mestiere dj
una cosa, vale Essere avvezzo a fare, a dire, o
76
ART
ARV
Maneggiarsi con industria in checchessia affine
di guadagnarvi sopra.
% Ognun va ranimgo da so arte ; Ognuno pa-
tisce del suo mestiere. Dettato prov. e vale che
Gii artieri difettano per lo piiì delle cose proprie
dell'arte loro.
A-rtéa V. Alida.
A.rtefà/ V. a. Arlefare, Artificiare, Artifìdare: Far
checchessia con arte e con artifizio ; ma comun.
usasi per Contraffare, Adulterare, Falsificare.
Ajrtef^to p. pass. Artefatto, Artificiato, Ar-
tiflziato: Che è opera dell'arte o Fatto con arte,
opposto a Naturale; e figurai. AfTalturato, Faisi-
• ficaio, Adulterato, e dicesi specialm. del vino.
Ajrt&ia, s. f. Arteria: Vaso del corpo animale
che porta il sangue dal cuore alle parti tutie del
corpo, al contrario delle vene, che lo portano
dalle parti al cuore.
Ajrtetica s. f. Artetica, Artrite, Artritide: Ma-
lattia che attacca le articolazioni.
AjcteicsiTX s. m. Artiere, Artigiano, Artefice.
Questi tre nomi abbenchè si usino comunem.
l'uno per l'altro, pure rigorosamente parlando
hanno fra loro questa differenza: V Artigiano o
Artiere indica Colui che esercita per conto suo
proprio un'arte manuale, come l'arte del ma-
gnano, del legnaiuolo, del muratore e simili;
VArlefìce è Quegli che esercita un'arte mecca-
nica, ma con qualche effetto d'intelligenza; egli
congegna, combina, ordina, abbellisce, ecc.;
VArtigiano od Artiere è meno ^'Artefice e al-
quanto più A'Operajo.
A.x>ticolà< V. a. Articolare: Piegare, Muovere;
e dicesi propriam. delle gambe, delle braccia
e delle dita.
M Articolare, Pronunziare , Profferire : Mandar fuori
le parole.
Aj:*ticolo.ziò]i s. f. Articolazione : Nodo ,
Giuntura, Connessione delle ossa tra loro.
A.x*ticIocca. s. f. Carciofo e Carciofano : Frutto
d'una pianta simile al Cardo, detta Carciofo, e
dai Botanici Cynara scolymus , fatto a guisa di
pina, e formato di tante squamme, che diconsi
Sfoglie, buono a mangiare. Ce n'è di due va-
rietà: uno colle sfoglie senza spina, e dicesi
Carciofo domestico e in Toscana Jlazzaferrata ;
l'altro colle sfoglie terminate da spina, e dicesi
Carciofo salvatico. La pianta si moltiplica per
seme, e anche co' getti o polloncelli de' vecchi
carciofìjdetti Cardoncelli o Cardoncini (tettinotti).-
Diconsi Gobbi o Gobbe i Cesti dei carciofi co-
ricati e coperti di terra perchè imbianchiscano,
e si mangiano crudi. - Girello dicesi II carciofo
grosso a cui sien troncate le sfoglie e il gambo,
e si usa per vivanda. - Carciofaia, Carciofeto
0 Carciofolelo è II luogo piantato di carciofi.
— all'inferno; Carciofo all'inferno V. All'inferno.
— tocca in te l'eujo; Carciofo al pinzimonio. Di-
cono i Fiorentini II carciofo intinto in salsa fatta
con olio, pepe e sale.
Aj:*tifi.ziòu. add. Artificiato e Artiflzialo: Fatto
con artifizio,
S Féughi artifizioe o artifaiali ; Fuochi d'arti-
fizio, Fuochi artifiziati V. Féugo.
Artista s.m. Artista: Propriam. Colui che pro-
fessa alcuna delle belle arti o altra arte liberale.
Alcuni vi comprendono anche i Coreografi, i Vir-
tuosi, ecc.
t) Artiere, Artigiano, Artefice V. sopra Artexan.
A^jrtvLSi, s. f. Altura: Luogo alto.
A. rùlbatton. avv. Rotolone e Rotoloni, Ruz-
zolone e Ruzzoloni, Rotolandosi, Ruzzolando.
Accompagnato coi v. Andare, Correre e simili,
vale Andar a precipizio, col capo all'ingiù ; e
talora A fiaccacollo, A scavezzacollo, A tutta
briglia, A slascio, Senza ritegno. Abbandona-
tamente V. A rompicollo.
A. rùsteg-a avv. In rustico o Alla rustica. Di-
cesi d'Una sorta di legatura di libri , in cui questi
si lasciano intonsi , e si coprono di semplice car-
tone 0 cartapecora, senz'altro ornamento.
A.r"va s. f. Imposta: Legname commesso in piano
e che, girevole sui cardini, chiude l'apertura di
porta , uscio o finestra, r Dicesi Imposta a bande
ripiegato o a libriccino Quella in cui a una delle
bande, o a tutte e due, ne è unita un'altra con
mastiettatura, e perciò pieghevole.
— scùc 0 a cappùcci nn-a; Scuretti: Quelle imposte
da finestra , formate d'assicelle per lo più sottili,
che dalla parte di dentro volgonsì su gangheri
imperniati nel telajo a vetri.
% Fa d'ùnn'arva ùnn-a tavella; Far d'una lancia
un zipolo 0 un punteruolo, vale Ridurre il mollo
a poco, e di Materia atta a fare gran cosa, ap-
pena cavarne, per poco sapere o per trascurag-
gine, una piccola. In Toscana corrono anche i
seguenti modi proverb.: Bartolomeo Ingegno d'una
trave fece un fuso, ovv. Mastro Piallino d'una trave
fece un nottolino.
Ajt^I s. m. Aprile: Quarto mese dell'anno volgare,
e secondo dell'astronomico.
% Arvì, dui dui; Aprile una gocciola al die e
spesso tutto il die; dicesi a significare Essere il
mese di aprile per lo più sempre piovoso.
% Arvi, fa bòn dormi; Aprile, dolce dormire;
dicesi a significare che in quel mese si dorme bene.
§ Arvi 5 l'ha trenta, e se ciùvesse trentun , 5
nò faeiva ma nisciùn; Aprile ha trenta, se pio-
vesse trentuno , non farebbe mal nessuno. Prov.
dinotante che D'aprile l'acqua è sempre giove-
vole alla campagna.
§ Marso sciùto e arvì bagnóu, beato quello chi ha
semenóu; Marzo asciutto e aprii bagnato, bealo
il villan che ha seminalo. Prov. di chiaro signif.
A-rvi V. a. Aprire: Disgiungere od Allargare in
guisa le imposte degli usci e delle finestre che
si dia l'entrata e l'uscita; e dicesi d'ogn'altra
cosa che sia serrata.
I) Aprire, per Dilatare, Allargare: Arvi e maen;
Aprire le mani. Queste casette bezéugna avvile
chi in fondo; Bisogna aprir queste calze nel fondo.
Il — Fendere o Spaccare.
— a bocca; Aprir la bocca, oltre il signif. proprio,
usasi figurai, per Rompere il silenzio. Parlare:
Mi non ho averto mai a bócca; Io non ho aperto
mai bocca. Non ho mosso bocca, cioè Non ho
mai fiatato, Non ho mai detto una parola.
— a bócca e lascia andd; Aprir la bocca e sof-
fiare, figurai, vale Parlar senza considerazione.
— a stradda; Aprir la via o il passo, vale Agevo-
lare il cammino, e dicesi così nel proprio come
nel figuralo.
— a ùnn-a personn-a; Aprire ad alcuno, vale Aprir-
gli la porta di casa. Introdurlo a sé.
— a venn-a; Aprir la vena, vale Pungerla colla
Jancetlà per cavar sangue.
ASA
ASB
77
•— bùtlega; Aprir bolloga; vale Cominciar qualsi-
voglia arte in pubblico. Talora si ommetle il nome
generico bottega, e si pone invece il nome par-
ticolare dell'arte che vuole esorcilarsi, come:
Arvi unn'òstaja , un cn/fè, ecc.; Aprire an'o-
steria, un caffè e simili.
— e righe; Aprire le righe. T. tnil. Operazione
che si fa dai soldati disposti sopra due o più
righe, andando avanii o indietro secondo vien
ordinato dal comando. Le righe si aprono per
eseguire alcune parti del maneggio delle armi,
0 per dar luogo all'ispettore od a chi passa la
mostra del soldato; ha per contrario Serrare.
— 1 éuggi; Aprir gli occhi V. Éuggio.
— I éuggi a ùnn-a persònn-a; Aprir gli occhi ad
alcuno V. Énggio.
— o passo V. sopra Arvi a stradda.
— ò so chéu a ùnn-a persònn-a; Aprire o Spa-
lancare il suo cuore a qualcheduno, ed anche
semplicem. Aprirsi, vale Manifestargli j Palesargli
l'animo suo.
^ schéua; Aprire scuola, vale Mettersi a far il
maestro di scuola, Ammaestrare.
— ttfi libbro ; Aprire un libro, vale Schiuderlo per
leggerlo.
— un testamento, ùnn-a lettera; Aprire un testa-
mento, una lettera, vale Romperne i sigilli.
S Chi ben scerà, ben arve ; Chi ben serra, ben
apre. Prov. che significa Le cose ben chiuse sono
sicure.
S Un continuo arvi e scera; Un apri chiudi con-
tinuo, cioè Un frequente aprimento e chiudi-
mento di qualche uscio, finestra e simili. -
S Arvise n. p. Aprirsi, Schiudersi, Dischiudersi,
contr. di Chiudersi.
" — Aprirsi, Fendersi, Spaccarsi, Rompersi: 0
s'è averto a testa; E' si è aperto il capo.
" — Detto de' fiori , vale Dilatarsi sbocciando ,
Schiudersi, Sbocciare, che anche dicesi assolut
Aprire : E scioi no s'àrvan tutte a-o mcexivio
tempo; I fiori non aprono tutti ad un tempo.
w — Detto di muri, legnami e simili, vale Cre-
pare, Fendersi, Far gran fessure; e detto par-
ticolarm. de' muri , Sbonzolare.
— o pelle; Ricidersi la pelle. - Screpolarsi la pelle ,
vale Ricidersi in varie parti: Ho e moen tutte
averte; Ho tutte le mani screpolate.
— a tetra; Aprirsi la terra, vale Spaccarsi facendo
voragine.
• — da-o danze, da-o sbraggid, ecc.; Struggersi
dal piangere, Non far che gridare, ecc.
— un conto 0 di conti con qualche persònn-a;
Mettersi in briga. Accattar brighe, cioè Porsi
in imbarazzo, in pericolo.
S ^5 se scera mai ùnn-a porta che nò s'arvc
ùnn-a porta e un barcòn; Non si serra mai una
porta che non se ne apra un'altra. Prov. che vale
Da un male talora nasce un bene.
f Arzillo s. m. Arzillo. Voce nostra che non
ha precisa corrispondenza italiana : Sapore marino
e squisito, che acquistano quei pesci che vivono
ja iscoglio a differenza di quei che vivono in
mezzo al mare o in luoghi limacciosi; ed anche
la loro freschezza e bella apparenza.
S ^ «a d'arzillo; Sa d'arzillo, dicesi per simil. di
Qualunque altra vivanda che abbia un gusto pre-
- libato.
A.»&. s. m. Acciajo: Sostanza che ha per principal
elemento il ferro combinato ed unito in lega col
carbonio.
— grosso; Acciaioni al plur. T, mug. Nome che
si dà alle Grandi verghe d'acciajo dell' Allemagna,
che si trovano in commercio.
— , dò fùzo; Cuore della piramide. T- orol. Piastrella
d'acciajo infilala nell'asse della piramide (fùzo),
nella parte opposta alla base di essa, e avente
un becchetto, il quale arrestato dal guardacorde
(scontro) avverte che l'orologio è caricato.
A. sacchetto (Conti); Conti alla grossa, al
digrosso, a occhio e croce, cioè Fatti grossamente,
senza la debita esattezza.
Al. sang-ue cado m. avv. A sangue caldo,
-Nell'impeto della collera , Nel caler della passione,
cioè Quando bolle il sangue perturbato da qualche
violento ed improvviso affetto.
— freido; A sangue freddo, cioè Con animo po-
sato e cheto, Senziilterazion d'animo.
Asappo s. m. Tanghero, Bùfolo, Tarpano, Mar-
lignone, Allòbrogo: Persona grossolana e rustica.
Dalla voce turca Azap (soldato).
A sarsi tua (Punto); Punto a rimendo V.
Punto.
A sarvamento; A salvamento. Posto avv.
vale Senza danno, Sano e salvo.
A sascia© m. avv. A sassate, A colpi di sasso
V. A prìonnce.
A sàtalbùscag-g-ia (Zùgd); Fare o Gio-
care a salincerbio, e volg. A salta il cervio V.Zu</(i.
A sàtetti (Andd); Andar saltellone o saltel-
loni, Andar balzellone o balzelloni V. Atidd.
Asl>ascià V. a. Sbassare: Scemar l'altezza.
— I de; Abbassar la cresta, le corna ecc. V. Aa.
S Fd asbascid i àe; Abbassare altrui la cresta, l'or-
goglio e simili, figurai, vale Far scemare ad al-
cuno l'umore, l'alterigia, Sbaldanzirlo , Cavargli
il ruzzo del capo.
As1>asciaiu.e]ito s. m. Sbassamento: Lo
sbassare, Scemamento d'altezza.
As"birona (Faccia); Viso da cialtrona; dicesi
di Donna vile che abbia un aspetto sfaccialo.
Asl>orri v. a. Aver a scorno, a vile, in uggia,
Abominare, Disprezzare, Aborrire.
As1>ria v. a. Lanciare, Avventare, Scaraventare:
Scagliar con violenza, con impeto.
» Gettare, Cacciare, Sbalzare: Spignere quasi con
forza: M'han asbrióu in t'ùn canto; Mi caccia-
rono in un canto.
— un pugno, un sciaccadente , ecc.; Abbriccare,
Appioppare, Sciorinare, Appiccare, Scagliare,
Vibrare, Appostare un pugno, un mostaccione,
un sorgozzone e simili, vale Percuotere con aa
pugno , con un mostaccione , ecc.
S Asbridla a un; Accoccarla, Barbarla, Calarla
ad uno, vàie Giuntarlo, Ingannarlo, Mariolarlo.
S Asbridse n. p. Avventarsi, Lanciarsi, AUanciarsi,
Slanciarsi , Scagliarsi : Spingersi , Celiarsi con im-
pelo a checchessia.
II — addosso a un; Fogarsi addosso a uno. Nel
Pistoiese dicesi dell'Avventarglisi fieramente, Cor-
rergli impetuosamente addosso o per fargli danno
0 per impedirgli che Io faccia altrui.
n — in t'ùn scito; Corrervi alla dilagala, di foga,
Andarvi ratto, Sbaleslrarvisi.
Asl>riio s. m. Rincorsa: Quel dare indielro che
altri fa per saltare o lanciarsi con maggior impelo
0 leggerezza; allrim. Lancio, Slancio.
Té
ASC
ASC
S Corri d'asbr'io; Correr di foga, ad impeto, con
impeto, con furia.
S Piggid l'asbrto; Prendere la rincorsa.
A. scaTbeccio (Mette); Carpionare. Dicesi di
di pesci , e vale Cucinarli nel modo che si cu-
cina più comunom. il carpione, cioè Friggerli
e coprirli d'aceto, aggiuntivi spicchi d'aglio, buccia
0 fette sottili di limone, cime di salvia, ramerino
e simili. - Marinare è Conciarli con sale e aceto
in barili o in altri vasi. Questi due verbi però
si usano assai spesso l'uno per l'altro.
S Èse a scabeccio in t'ùn sci<o; Esservi fitti come
i pani in forno, Esservi in soppressa, vale Es-
servi pigiati, spremuti, ecc.
A. tsca^oclii; A scacchi o Scaccheggiato. Posto
avv. vale Fallo a forma di scacchi o quadrelli
dipinti 0 in altra maniera.
S Zùgd a scacchi ; Giocare a scacchi V. Scacco.
Àscàdà; V. a. Scaldare: Indurre il caldo in chec-
chessia.
«I Scaldare, metaf. vale Accender l'animo, Muovere,
Eccitare.
— e banche; Acculallare o Culattar le panche. Modo
basso, e dicesi del Sedere a lungo, e per lo più
oziosamente, sulle panche; e dello degli scolari,
Non imparare, Non trarre alcun profitto.
$ Ascàdàse n. p. Scaldarsi: Farsi caldo. Prender
calore j e metaf. Accendersi, Muoversi, Infiam-
marsi, Adirarsi, ecc.
n — Parlandosi di grano e di altre biade, dicesi
in neul. assol. Riscaldare , e vale Patire , Volarsi ;
e dello di farina, formaggio, fruita e simili, vale
Guastarsi , Corrompersi.
— o boccia, 5 sangue; Montare, Salire o Venire
il moscherino. Venir la muffa al naso, vagliono
Adirarsi.
— in t'ùnn-a cosa; Riscaldarsi in checchessia, Ac-
calorarvisi , Infervorirvisi : Prendervi calore, fer-
vore, come nel giuoco, nel discorso, ecc.; e in
senso contr. Pigliarsela a tre o quattro quallrin
la calala, cioè Procedere lentamente nelle faccende.
A-SCStdiGS. m.Guajo, Impiccio; e talvolta Danno,
Disgrazia, Sconcio, Sciagura,
n Paura, Spavento, Sgomento.
A. sca.g'g-e m. avv. A scaglie , A squame , Squa-
malo ; Fallo a guisa di scaglie o squame del pesce
0 del serpente.
**A.8eai8SÓii add. Scapestrato, Sfrenato, Dis-
soluto, ecc.
A. scanso avv. A scanso, A scansamento, cioè
A fin di scansare o sfuggire, A evilazione, A
risparmio, ecc.
A. scareg-albari (Zùgà) ; Fare a scaricaba-
rili V. Zùgà.
n Fare a scaricalàsino, figurai, vale Rimuovere da
sé la colpa d'alcun errore e ributtarla su altri.
A, scarpa m. avv. A scarpa, A pendìo; e di-
cesi delle mura , terra o altro che non sia elevalo
a piombo, cioè verlicalmanle, ma sporga più a-
vanli nella pianta che in cima.
A. scarso (Travaggià); Lavorare a collimo
0 in collimo, vale Lavorare non a giornale, ma
a prezzo fermo e convenuto da corrispondersi
terminalo che sia il lavoro.
% DA 0 Piggià un truvaggio a scarso; Dare o
Tórre un lavoro a collimo.
A. scartoccio; A cartoccio. T. magn., ar-
chib. e altri. Posto avv. e aggiunto a Lavoro
0 slmile, vale Lavoro di ferro ripiegato in giro :
Canna a scartoccio; Canna a cartoccio.
§ Tempea a scartoccio ; Tempera coperta o a car-
toccio. T. oriuoL, colteli, f magn. ecc. Maniera
particolare di dar la tempra all'acciajo o al ferro,
che si vuol temperare con diligenza.
Asociaei v. a. Schiarare, Rischiarare: Render
chiaro.
% Ascciaeise n. p. Rischiararsi, Rischiarire: Divenir
chiaro. Acquistar chiarezza.
)) — a vista; Rischiararsi la vista, vale Ricu-
perarla.
H — 6 fé, 0 tempo; Chiararsi, Rischiararsi il
cielo, il tempo, vale Rasserenarsi.
Il — o vin; Chiarirsi, Schiarirsi.
**A. scciancacaèli V. A beerà a beerà.
Ascciauiia v. a. Appianare, Spianare .'Ri-
durre in piano; e figurai. Agevolare, Facilitare.
— a mùagia; Spianar il muro, vale Renderlo liscio
collo sparviere o nellaloja V. Frettasse.
— e costile, Spianar le costure, vale Spianare col
ferro il rilevalo delle costure.
— e costile a ùnn-a pers5nn-a ; Spianar i mattoni ,
Riveder le costole a uno. Spianare o Ritrovar le
costure a uno, figurai, vale Bastonarlo, Dargli
delle busse.
— e rughe; Dare il mattone. T. sart. Dicesi quando^
ai panniiani con un mallon caldo, suvvi un cencio
molle, si lievaii le grinze, ecc.
— 0 scciéuppo; Spianar lo schiòppo o simile, vale
Abbassarlo e stenderlo in modo da tòr la mira
a sparare. Rivolgerne la bocca contro l'oggetto
che si vuol colpire.
Ascciauuameuto s. m. Appianamento,
Spianamento, Spiaiiazione: Lo spianare.
A-scciauuatùa s. f. Spianatura, Spianala,
Spianamento: La parie spianala.
A-Scciannòu s. m. Pianalojo. T. cese//. Specie
di cesello che si usa per appianare il melallo e per
fare gli scannellali. Senne di due specie: Piana-
lojo colmo e Pianalojo piano.
A. scciattapausa; A crepapancia, A cre-
papelle, A crepacorpo, A scoppiacorpo. Posto av-
verb. col v. Mangiare o simile, vale iVangiar così
smoderatamente che quasi la pancia crepi; allrim.
Stripparsi, Stipar 1' epa, Gonfiar l' otre, Cavar il
corpo di grinze, Sbasolliare, Impinzarsi, ecc.
Ascella s. f. Ascella, Ditello e nel piur. Dilella
e Dilelle: Quel concavo che è sotto il braccio nel-
l'appiccatura di questo colla spalla.
% Ande co-a vòrpe sotto l'ascella; Andar col lepre
sodo V. Ande.
Ascemmellòu. add. Scemo, Goffo, Fatuo,
Stupido, Giucco, ecc.
A-Scenanniio add. Imbecillito, Ingollilo, Imbarbo-
gito, Instupidilo: Divenuto imbecille, goffo, scemo,
stupido, ecc.
Ascendente s. m. Ascendente: Figurai, vale
Superiorità, Prevalenza, Predominio, Autorità, In-
fluenza, e s'inlende sopra o presso alcuno, onde:
Aver l'ascendente sopra uno, vale Poter molto
sopra l'animo di lui. Dominarne la volontà.
Ascenslón s. f. Ascensione: Posto assolut.
s'inlende L'ascensione al cielo del Redentore; e
talora pel Giorno nel quale si celebra questa fe-
stività.
§ Se ciéuve 5 giorno de l'Ascensiòn, l'annà a va
in perdin^iòn V. Anna.
ASC
ASE
79
A.scetta> s. f. Accetta (coll'e stretla): Strum. di
ferro fatto a forma di zappa, rra col piano curvato
a foggia d'arco verso il corto manico di legno.
Pianeggiasi con una sola mano, ed è principalm.
adoperato da' legnaiuoli per tagliar legni, e dai
bottai per assottigliare le doghe nella parte interna
delle botti, tini e simili.
A.scetta s. f. Asciala: Colpo dato coli' ascia o
coll'accetta.
A. sclxeriii-a d'aase m. avv. A schiena o
dosso d'asino, A basto rovescio, A comignolo, A
capanna.
A. sehenn-a, nùa m. avv. A bardosso, A
bisdosso, A cavallo nudo, cioè Senza sella, e for-
s'anco colla sola barda o gualdrappa.
A. scliittetti V. A schiltL
A. sclxitti; A balzi, A salti, Balzelloni, Saltel-
loni. Posto avverb. col v. Andare, vale Balzare
in andando.
A.SCÌ avv. Anche, Anco, Ancora, Eziandio, Pure:
Vegno mi asci; Vengo pur io.
»t Eppure : Asci ve l' ho dito; Eppure vel dissi V. Esci.
A.iscia s. f. Ascia : Strum. di ferro, di forma si-
mile all'accella (V. sopra Ascelta), ma pochissimo
curvato nel piano e col manico lungo. Maneggiasi
con ambe le mani, e si adopera nelle darsene e
ne' cantieri per assottigliare e squadrare grossi le-
gnami da costruzione, tenuti col piede dagli artieri.
% Meistro d'ascia; Maestro dascia \. Mcistro.
A.scià, s. m. Asse e comunem. Sala: Quel legno
0 ferro, intorno al quale si sostengono e girano le
ruote dei carri, delle carrozze e simili.
A. sciallo (Roba); Vestito a (ìsciù V. Roba.
A. sciamiiii m. avv. A folate: A molti per
volta; e dicesi propriam. degli uccelli.
A.scid.ià V. a. Importunare, Fastidire, Seccare,
Molestare ; e in senso neut. Venir a nausea, a noja,
a fastidio.
% Ascididse n. p. Annojarsi, Infaslidirsi, Seccarsi,
Tediarsi.
A.sci<iio s, m. Fastidio, Seccaggine, Noja, Im-
portunità,
it Seccafistole, Seccatore, Seccatura: Uomo impor-
tuno, molesto, nojoso, increscioso, fastidioso.
A.i9cidiòu. p. pass. Importunato, Fastidito, ecc.
V. Ascidid.
n Stufato, Ristuccato, Ristucco: Cui ogni cosa reca
noja 0 fastidio.
S Chéti uscidiòu; Cuore languido, oppressato.
A.scid.uitse s. f. Assiduità: Continuazione non
interrotta nel far checchessia.
A.scid.ixo add. Assiduo, Continuo, Incessabile;
e detto particolarm. di persona, Diligente, Esalto,
Indefesso, Perseverante, cioè Che non cessa di ap-
plicarsi a checchessia.
A-scimmiòu. add. Scimiesco, Da scimia: Fatto
a guisa di scimia, e dicesi specialm. di Volto so-
verchiamente magro e allungato, che abbia qualche
somiglianza col muso della scimia: Muro ascim-
^ mioù; Muso scimiesco o da scimia. Viso di stecco.
A. sciiiisti>a m. avv. A sinistra, A mancina,
A mano manca o stanca, vale Dalla banda sinistra.
A.sciortì v. alt. Assortire, Fornire : Provvedere
cose di varia foggia o natura, di sorta diversa e
bene scelle.
A.8ciortinxerito s. m. Assortimento: Quan-
tità di cose diverse ordinate secondo la qualità di
ciascuna, o la specie o sorte.
A-sciste v. n. Assistere : Star presente, Ritro-
varsi presente.
)i Assistere, per Accudire, Aver l'occhio. Invigilare :
Gh'ascistio mi; Vi assisterò io.
n — Usato alliv. vale Prestar assistenza, ajuto, soc-
corso, consiglio, Ajutare, Soccorrere, Proteggere,
Consigliare.
ilLScisteusa s. f. Assistenza : Lo assistere, Ajuto
dato colla persona o colle facoltà.
S Assistenza, per Cura, Vigilanza.
A-scistente p. pres. Assistente, Che assiste,
Che è presente,
it Assistente, Soprastante: Usato come sost. dicesi
Colui che è incaricato di soprantendere al lavoro
de' muratori.
S Mego ascistente; Medico assistente, o Medico in
secondo, vale Medico in ajuto del medico anziano.
A^scònd.© V. a. Ascondere, Nascondere, Niscon-
dere. Occultare, Celare, Sofficcare : Sottrarre chec-
chessia alla vista altrui.
% Tià 5 sascio e asconde 5 brasso; Trarre o Ciliare
il sasso e nasconder la mano. Modo prov. che si-
gnifica Far il male e mostrare di non esserne stato
l'autore.
S Ascòndise n. p. Ascondersi, Nascondersi, Niscon-
dersi. Celarsi, Occultarsi, Appiattarsi, Sofficcarsi.
Il — in t'ùn canto /Incantucciarsi, Rincantucciarsi,
Raccantucciarsi.
A. sconde Pang-lxilla (Zùgà); Giocare
a bruciafuoco V. Anghilla.
A. scòndillò fZùgdj; Fare a capo a niscon-
dere o a capanniscondere, Fare a rimpiattino, e
nel Romano Fare a nascondarello V. Zùgd.
A. scotto; A scotto, A cottimo, A do/zina. Posto
avverb. col v. Tenere , vale Tenere altrui in sua
casa, dandogli il vitto e ricevendo un tanto al mese.
§ Èse a scotto; Stare a dozzina, a scollo, a cottimo.
A.sc]:*azn.iiia]iase n. p. Rodersi, Macerarsi,
Acciappinarsi, Consumarsi dalla rabbia. Voce an-
tica e disusata.
A.scri"v© V. a. Ascrivere, Attribuire, Imputare.
A-scroccog-nàse n. p. Accosciarsi: Ristrin-
gersi nelle cosce abbassandosi; che anche dicesì
Accoccolarsi, Rannicchiarsi, Raggricchiarsi, Rag-
„ gruzzarsi. Raggruzzolarsi.
A scùdiera (Stivw) ; Stivali alla dragona V.
Stiva.
A.SCÙÌS© n. p. Abbujarsi: Farsi bujo, scuro; e
detto della vista. Annebbiarsi.
'*A.scùrti V. Accùrtì.
A. secco m. avv. A secco, AH' asciutto, cioè In
terra, contr. di In acqua.
% Maxind a secco; Murare a secco. Dicesi figurai.
e per ischerzo del Mangiare senza bere,
g Mùd a secco; Murare a secco, cioè Senza calcina
0 altro cemento.
g Mùàgia a secco; Muro a secco, cioè Non collegato
con calcina o altro cemento.
g Resta a secco; Rimanere in secco o a secco. T.
mar. Dicesi del Mancar l'acqua sotto alle navi o
altra simil cosa che galleggi,
g Terno o Quaterno a secco; Terno o Quaterne
a secco. Dicesi nell'uso quando al giuoco del lotto
si giuocano tre o quattro numeri di solo terno
0 quaterno senz'altro.
A. seg-g-e m. avv, A secchie, A bigonci, A ca-
tinelle; parlando di pioggia, vale Dirottamente, Io
gran copia.
80
ASO
ASP
A. seg-uì m. avv. A segni, A gesti, A cenni, vale
Con semplici segni di mano, di lesta o simile,
Senza parlare.
-A. seg-no ; A segno. Posto avverb. col v. Stare
vale Mare con rispetto, con timore, a ubbidienza,
a dovere, dentro i termini del convenevole V. A
cailello,
— che; A segno che. In guisa che, In tal modo.
Tal che, A tal che. Talmente, Così che.
% Aveì a testa a segno; Fsscre in cervello, Avere
il cervello seco, vale Essere disposto a capire le
ragioni e i discorsi che gii son fatti; e anche
generalm. Tornar colla mente chiara.
S Fd sta a segno; Fare stare o Tenere a segno,
^,vagIiono Costringere a ubbidire. Tener a dovere.
**A, sénn-a avv. A ciel scoperto. Alla scnperln,
Al sereno, A ciel sereno, Alla serenala. All'aria
„ aperta.
A. sestx*iu.ii-a< ; A lira e soldo, A bocca e
borsa. Posto avverb. coi v. Andare, Pareo simili,
vale Concorrere per rata eguale, e dicesi dei De-
sinari fatti in più persone, e dove ciascuno pagi
la sua parte.
A. settemezo fZùgàj ; Giocare a sette e
mezzo V. Zt'igà.
A. séix per séix m. avv. A falda a falda, A
strati, e nell'uso A suolo a suolo; dicesi di Materia
dilatala in figura piana, che posi distesamente e
per ordine l'una sopra l'altra.
A.e£U,lto s. m. Asfalto, Aspallo, Pece minerale:
Varietà di bitume che si rinviene parlicolarm. sulla
superficie del lago di Giudea, conosciuto col nomo
di Lago asfaltico, e perciò detto anche Bitume giu-
daico.
jLmfì.x.ìsL s. f Asfisia ed Asfissia. T. med. Abbat-
timento subitaneo di lulte le forze del corpo e
dello spirilo, per cui uno resta come morto. Pro-
viene da strangolamento, sommersione, inspira-
zione di gas impropri alla vita, irritanti o deleterii.
>\.sfi3cià< V. a. Asfissiare: Produrre asfissia. Col-
pire d'asfissia V. sopra Asfixìa.
A^sglieóa; V. Asgrejd.
Asg-reàa v. a. Sciupare, Sprecare: Dissipare le
cose, le sostanze.
A. sg-réuxo m. avv. A sfregio, Ad onta, In onta,
In avvilimento, A dispetto.
A. sg^uasso avv. A profusione, Profusamente,
Con prodigalità, Senza modo o misura; e talvolta
anche A bizzeffe, A josa, A isonne, A sovvallo.
In gran copia.
S Dipinze a sguasso; Dipingere a guazzo o a tem^
pera. T. pitt. Dipingere con colori stemperati con
acqua e con gommarabica o con colla di limbellucci
0 altre cose simili viscose e tenaci.
Aslung-a s. f. Allungo o Slungo, T. cah. Stri-
scia di cuojo che talora i calzolaj attaccano al di
dietro della forma per allungarla.
A-smodeo s. m. Caso, Accidente, Avvenimento
strano. Voce del volgo.
**A.Siri.ortà V. Ammorta.
Asinùg-g-ia V. a. Ammollare, Infnserare: Met-
tere in molle una cosa disseccata affinchè rinvenga.
S Asmùggiàse n. p. Rinvenire: Ammollirsi e Ri-
gonfiarsi le cose secche e passe messe nell'acqua,
come baccalà, stoccofisso e simili; altrim. Am-
mollarsi.
A. so comodo m. avv. A suo comodo, A suo
bell'agio.
A.-S0I0 s. m. A solo. T. mus. e dell'uso. Pezzo
di musica 0 di danza, eseguito da un solo con 0
senz'accompagnamento.
A so marso despéto m. avv. A suo di-
spetto, A suo marcio dispetto. Suo malgrado, Ad
onta sua.
A. so moddo m. avv. A suo modo, A suo
senno. Di sua testa, onde: Fa a so moddo; Far
a suo modo, figurai, vale Far di suo capo, cioè
Seguendo la propria opinione 0 capriccio.
A sSn de....; A forza di..., Per mezzo di...:
A son de centi, A son de di; A forza di lagrime,
A forza di dire.
A so piaxel m. avv. A suo piacere 0 piaci-
mento, A suo talento, A sua posta, A suo arbitrio,
. A suo beneplacito, A suo senno.
A sordSnii-a 5 Alla sorda, Alla sordina, Zitto
zitto. Chetamente, A chetichelli. Alla chetichella.
Posto avverb. col v. Andare, vale Andar via di
soppiatto, senza salutare 0 senza che alcun se ne
„ accorga.
A sorte m. avv. Alla sorte, Alla ventura, A for-
tuna e simili.
A sorsi; A zinzini, A centellini. Posto avv.
col V. Bere, vale Bere pochissimo per volta; che
anche dicesi Sorsare, Sorseggiare, Zinzinare, Cen-
tellare, Sorbecchiare.
A sórvegè (Cortinaggio) ; Paralo a soprac-
cieio V. Cortinaggio.
A sòrveman (Puntoj; Punto a sopraggitto
V. Punto.
A sosto avv. A 0 Al coperto, Sotto il tetto,
Fuor dell'aria.
» Figur. In carcere. In prigione. In chiusa: L'han
-misso a sosto; L'hanno messo in chiusa.
A so tempo m. avv. A suo tempo, A tempo
debito, Ad ora opportuna.
Aspa s. f. Aspo, Naspo : Strum. fatto d'un baston-
cello con due traverse in croce contrapposte ed
alquanto distanti fra loro, sopra le quali si forma
la matassa.
% Aspe dell'argano; Aspi 0 Aspe dell'argano. T,
mar. Legni squadrali e forti, che nelle grosse navi
hanno quattro 0 cinque pollici di grossezza, e, in-
trodotti noi fori del cappello dell'argano, servono a
far forza per girarlo.
A spa trseta m. avv. A spada tratta: In tutto
e per tulio, A dirittura, Afifatto, Apertamente: .^an
nemixi a spà tratta; Eran nemici a spada tratta.
A spazio; A spasso. Posto avv. col v. Andare,
vale Andare a diporto. Spasseggiare, Andare al
passeggio.
§ Èse 0 Rèsta a spazio; Esser 0 Restare a spasso,
vale Essere 0 Restare fuori di padrone; e dicesi
dei servitori che rimangono disimpiegali.
% Manda un a spazio; Mandar uno a spasso, Dargli
il cencio, vale Licenziarlo, Congedarlo.
Àspeo sórdo s. m. Aspide. T. zool. Coluher
aspis. Specie di serpente velenoso a denti mobili,
distinto dalla vipera comune per mezzo d'una stri-
scia di macchie nere longitudinali in sul dorso
a zig zag.
11 Lumacone, Soppiattone. Dicesi figur. e per i scherno
ad Uomo che agisce segretamente e non dice la
cosa come sia.
Aspersòio s. m. Aspersorio, Aspèrgolo, e nel-
l'uso Asperge 0 Asperges: Strum. per aspergere
coll'acqua benedetta; altrim. Scomberello.
ASP
ASS
SI
A-spertixe s. f. Sagacia, Sagacità, Accorlezza,
Destrezza.
A.spei*to add. Sagace, Avveduto, Destro, Ac-
corto; e preso in mala parte, Furbo, Astato, Scaltro.
^spéi*t^ii add. Diritlone, Diriltaccio, Furbone,
Furbacchione, Scalabrino, Volpone, Volpaccione,
ftfascagno. Mozzino, Cargo, Fagnone, Formicone,
Formicon da sorbo, Corbacchion da campanile.
Dicesi d'L'omo scaltro, accorto, furbo, sagace, che
sa il fatto suo ed è molto sperimentato nelle cose
del mondo.
A.spe!ssi V. a. Addensare, Condensare, Spossare,
Spessire, Raffittire: Far denso, spesso, fitto.
% Asppssise n. p. Addensarsi, Condensarsi, Spossarsi,
Spessirsi, Raffittirsi.
A.spétà< V. a. Aspettare: Propriam. Attendere,
senza muoversi da un luogo, finché sia giunta la
tal cosa 0 la tal persona.
» Aspettare, Interlenersi, Stare a bada, Indugiare
tanto che succeda checchessia: .4 «//e^o cAescgf^feì
lesto; Aspello che abbiate terminato.
— a balla a-o bollo: Aspettar la palla al balzo o
il porco alla quercia V. Balla, Bòtto
— all' ùrt imo; Ridursi all'ultimo o all'olio santo.
Ridursi alla sgocciolatura, figurai, vale Aspettare
a fare una cosa da ultimo quando non v'è se non
pochissimo tempo.
— a manna da-o ed; Aspettare a bocca aperta le
lasagne ovv. che le lasagne li piovano in bocca.
Dicesi figurai, di Chi vuol conseguire alcuna cosa
e non fa dal suo canto nulla per ottenerla.
— inùtilmente; Aspellare il corvo o il corbo, figu-
rai, vale Aspettare invano.
— ròcfox/on; Aspettar il tempo, Attendere la con-
giuntura.
S Aspèla aspéta a j/ii; Aspetta aspetta. Modo di
minaccia, usato per lo più co' fanciulli allorché
fanno alcun male.
S Chi a fa l'aspète; Chi la fa l'aspetti. Prov. e vale
Chi fa male altrui, aspetti di ricevere allreltanto.
S Chi ha tempo n' aspète tempo; Chi ha tempo
non aspetti tempo V. Tempo.
% Chi roba ha, mercante aspéta; A roba fatta
non manca compratore, ovv. Lavoro fatto denari
aspella. Prov. di chiaro significato.
% L'è giusto chi che t'aspètava; Qui ti voleva.
Costì mi cadde l'ago, cioè Tu sei caduto appunto
dov'io t'aspettava.
§ Ti ghe n'hce da aspètd; Tu puoi aspettare a gloria.
§ Tutti I tempi végnan, basta savnili aspètd;
Tempo viene chi può aspettarlo. Prov. che vale
Colla pazienza si conseguiscc l' intento.
S Aspèidse n. p. i^spottarsi , Attendersi: Aspettarsi
l'un l'altro a vicendn.
II Aspettarsi, figurai, vale Star a speranza o in timore
d' alcuna cosa che si crede possa accadere ; ed
anche Immaginarsi, Credersi, Figurarsi: M'aspè-
tavo tùtt'atro; lo m'aspettava tult'altro.
S A morte a vcn quando meno a s' aspéta; La
morte viene quando men sVpetla. Dettato prov.
di chiaro significalo.
§ Chi primma arriva s'aspète; Chi prima arriva
l'altro aspelli.
A-spèto s. m. Aspetto: Lo aspeftare: 0 l'è un
aspéto troppo lungo ; É un aspetto troppo lungo.
S Battùa d'uspeto; Battuta d'aspetto. T.mxis. Breve
sospensione di suono.
S Sala d'aspèto; Sala d'aspetto.
CasaCCU, DiaionariQ OenoveM-IMiano.
u4.spetta, s. f. Aspetto, Naspetto: Piccolo aspo
0 naspo V. Aspa.
n Mòdano: Legno biforcalo ad ambe le estremità,
sul quale si avvolge il filo per farne le maglie
delle reti, reticelle, ecc.
A^spettativa s. f. Aspettativa, Aspettazione,
Espetlazione : Aspellamento con isperanza di
buona riuscita.
§ Ese in aspettativa ; Essere in aspettativa, vaie
Essere in isperanza di succedere nell'altrui ere-
dità, uffizio, provento, ecc. ; e nella srilizia, detto
degli ufBziali, vale Aspettare di esser nuovamente
chiamalo al servizio, essendone stalo licenziato
per qualche motivo.
% Mette in aspettativa; Mettere in aspettativa:
Nella Milizia vale Congedare dal servizio quaicha
uffiziale, colla speranza al medesimo di rientrarvi
,, all'occorrenza.
A- spiccia avv. Alla spacciata, Alla spiccia,
Speditamente, Subitamente.
Al. spig-a m. avv. A spiga, cioè Fatto a spiga
(piccola pannocchia del grano, orzo o simile); e di-
cesi particolarmente dei tessuti.
A. spig-lii m. avv. A spigoli, Ad angoli, A can-
toni; e dicesi del canto vivo od angolo esteriore,
che presentano alcuni corpi solidi.
A-spio add. Aspro, Arcigno, Lazzo, Africogno:
si dice del Sapore delle frutta acerbe, che nei
mangiarle allegano i denti.
S Fd vegnì a bócca àspia; Aspreggiare, Allappare
od Allappare la bocca: Produrre quell'effetto che
fanno le frutte molto acerbe nel masticarle,Me quali
costringono la lingua e le altre parti della bocca.
§ Vin àspio; Vino aspro.
^ispira V. n. Aspirare: Desiderare o Pretender
di conseguir checchessia o per merito o per favore.
" Aspirare, Inspirare: Ritirare il fiato in dentro. In-
trodurre per mezzo del naso e della bocca l'arit
nei polmoni, contr. di Espirare.
A-spirante p. pres. Aspirante: Che aspira; e
usato come sosl. vale Candidato, Concorrente a
qualche carica, impiego o simile.
A.spijraaBiòn s. f. Aspirazione: Quell'asprezza
0 prolungamento di fiato, con cui si pronunziana
le lettere ; e per Quel segno anche onde in scri-
vendo si dinoia o accenna l'asprezza di fiato dft
pronunziarsi in pronunziando certe lettere.
I» Aspirazione e Inspirazione: L'alto d'introdurre
l'aria ne'polmoni per mezzo del naso o della bocca.
A.spitto s. m. Aspetto. T. cari. Gruccia di legno
a lungo manico, nella quale la spandente pone ri-
piegale per mela le coppie fchéupp'ej, e le mette
accavalciate sulle corde perchè si rasciughino, e,,
rasciugale, le raccoglie coll'aspetto medesimo e
ne fa prese o stive.
A-sprescia v. a Pressare, Far pressa: Sofli-
ciiare, Incalzare, Slimolare a far presto.
" In S' uso neut. vale Premere, Essere urgente, ne-
cessario, Non ammetter indugio: Un a/fare chi
asprescia; Un affare premuroso, pressante, urgente.
« Stringere, Ristringere: Accostare ben unito per.
far luogo.
§ Asprcscidse n. p. Stringersi, Ristringersi, Acco-
starsi, Farsi ben presso; ed indica latto che fa una
0 più persone per far luogo alle altre.
A.ssa s. f. Matassa: Certa quantità di fil di canape,
di lino, di lana, di cotone, di sela, ecc., avvolta
sull'aspo faspaj o sul Guìndolo (^hindaoj, e poi
ASS
ASS
annodata ne' due capi con nn nodo particolare, che
i tessitori chiamano Bàndolo faccomandéiiaj.
r— ingarbàggid ; Malassa. arruffata, scompigliata, in-
' ; garbugliala, cioè Matassa, le cui fila son disordinate.
S Desbroygid l'assa; Ravviar la matassa.
g Fa l'assa; Ammatassare: Ridurre in matassa.
.§ Spaghetto deU'assa; Laccetto della matassa: Pezzo
di spago annodato alla matassa, perchè non si
scompigli e pel quale s'appende.
A.ssee s. m. Assai : Lo stesso che il nome Molto :
Ghe sta 6 poco e l'assce ; C'entra il poco e l'as-
■,;. sai; dicesi di recipiente molto grande.
S Tanti pochi fan un assce; Molti pochi fanno un
assai, Un poco e un poco fa un tocco. Poco e
spesso empie il borsello. Prov. che significa Molte
piccole quantità adunate insieme formano un tutto
che è considerevole.
A-Ssee avv. Assai, iVlolto: 0 l'è assce zòveno; È
assai giovine. 0 fa assce a vive ; Fa assai a vivere.
«1 Assai per Abbastanza, A sufiìcienza, Quanto basta:
Mi n'ho assce; Ne ho assai.
§ Anco assce; Fortuna che, Gran mercè che, ecc.
V. Ancoassce.
S Ddne tante d'aveine assce; Dargliene una sa-
tolla. Dargliene per un pasto, e intendesi di busse.
S Ése assce; Esser assai, vale Bastare.
S Poco 0 assce; Alquanto, Un po' V. Pocoassce.
% Mi so assce ! M' importa assai ! Detto con di-
sprezzo e quasi inquietandosi, significa che d'una
faccenda nulla cale a chi il dice.
A.i9sa<eii s. m. Acciajo, Acciarino, Acciajuolo,
Focile, Fucile, Battifuoco V. Battiféugo.
« Acciajno o Acciarino: Strum. d'acciajo lungo e
tondo 0 fatto in altra forma, di cui si servono
molti artieri per affilare i loro ferri.
1) Fucile, Piastra, Martellina. T. archib. Quell'or-
digno deli'acciajno (fuxinj che sta sopra il focone
dell'archibuso, e nel quale batte la pietra focaia.
A.sssb fetida, s. f. Assa fetida. Assafetida, Asa-
felida, Assa: Gomma resina d'un giallo rossiccio e
marezzato, d'un odor forte e spiacevolissimo, di
sapor acre ed amaro, e di cui si fa molto uso in
medicina. Si estrae da una pianta della famiglia
delle Ombrellifere, chiamata Ferula assafoetida.
j!Vssa<g-óg-g-ià. v. a. Pungere, Morsecchiare,
Pinzare, Appinzare: Il mordere che fanno certi
insetti, come gli aragni, le vespe, le zanzare, i
tafani, ecc.
Assai v. a. Acciaiare, Inacciaiare. T. magn. Sal-
dare un pezzo d'acciajo all'estremità d'un pezzo di
ferro; e talvolta Dar l'acciajo o la tempera al ferro.
A^ssa>laj£t V. a. Salariare, Stipendiare Y.Salajd.
A.ssa.l<là. V. Assurda.
Assa/ldatùa. V. Assardatùa.
A.SSSÌIÌ V. a. Assalire, Assaltare V. Assàtd.
A.ssa.rdà, v. a. Saldare: Riunire, Ricongiungere
le aperture o fessure; e si dice piiì propriam. che
d'altre, di cose di metallo.
A.ssa<x*da.tùa< s. f. Saldatura: L'azione di sal-
dare. L'effetto di quest'azione e anche II luogo
saldato.
Assascin s. m. Assassino, Grassatore, Masna-
diere, Malandrino, Scherano : Colui che percorre
armato la campagna, assaltando e togliendo e vita
e roba a' viandanti.
% Méttise a fd l'assascin; Darsi o Gettarsi alla
strada.
Assascinà; v. a. Assassinare: Assaltare alln
strada i viandanti per uccìderli e tór loro la roba;
e per estens. Uccidere a tradimento.
Il Assassinare, per simil. dicesi d Ogni gravissimo
danno che si rechi altrui, che tenda a rovinare
chicchessia.
Il — per Dar pena, tormento, travaglio : Ballin solo
te tedia e t'assascinn-a; Ballin solo ti tedia e
ti assassina.
— un vestì; Rovinarlo, Guastarlo.
§ Assascindse n. p. Assassinarsi: Logorarsi la sa-
nità per troppo lavoro, o Rovinarsi nelle sostanze
in qualunque altra maniera.
A.ssasciiiaixi.e]i.to s. m. Assassinamento,
Assassinatura, Assassinio: Lo assassinare; e per
estens. Soperchieria grave, Scelleraggine, Perfìdia,
Ribalderia : Questo o l' é un assascinamento ;
Questo è nn assassinamento.
Assascinio V. sopra Assascinamento.
Assàtà V. a. Assaltare, Assalire, Aggredire,
Assassinare: Andar alla volta d'uno con animo
risoluto di svaligiarlo o di nuocergli.
**A.ssàtiii.a v. a. Acciabattare, Acciarpare, Ab-
. boracciare, Arramacciare, Arrocchiare, e nell'uso
fior. Rappiccicottare, Rimpiccicottare: Far un la-
voro qualunque alla grossa e senza diligenza.
A-ssàto s. m. Assalto, Assaitamento, Assaltare,
Assalimento, Attacco: Propriam. L'alto dell'in-
vestire una fortezza o i trinceramenti nemici per
impadronirsene di viva forza.
Il Assalto, per Quell'esercizio o studio che fanno
i giuocatori di scherma co' floretli.
S Dà l'assàto; Dar l'assalto: Muoversi con impeto
contro una fortezza, per montar sulle mura, ecc.
Assavoi v. a. Assaporare : Attendere a sentire
il sapore di ciò che si assaggia, senza consi-
derarne la qualità.
Assaxonòu add. Stagionato , Fatto, Maturo :
Condotto a perfezione; e dicesi delle frutta, biade
e simili.
Assazzà V. a. Assaggiare: Gustar leggermente
di checchessia per sentirne il sapore; impro-
priam. Saggiare.
Il Assaggiare, per Cominciare a gustar checchessia;
e dicesi così dell'animo come del corpo.
— avanti; Prelibare, Pregustare, Antiguslare, Far
saggio, Far la credenza, dicesi dell'Assaggiare
che fanno gli scalchi delle vivande o delle be-
vande prima di metterle in tavola al lor signore.
— l'òu, l'argento, ecc.; Saggiar l'oro, l'argento,
ecc., vale Cimentare, Provare, Far il saggio
della bontà e finezza dell'oro, dell'argento, ecc.
— 6 bastòn; Provare, Sentire il bastone; tìgurat.
vale Esser bastonato.
§ Dd da assazzd o Fd assazsd; Dare a saggio,
vale Far assaggiare.
% Torna a assazzd; Risaggiare.
Assazzso s. m. Assaggio, Assaggiamento, As-
saggiatura: Lo assaggiare.
Il Saggio: Piccola parte che si dà delPintiero: Ve
mando un assazzo da ma; frìtta; Vi mando
un saggio della mia fruita.
Il — La pruova, il cimento, la ricognizione della
bontà e finezza dell'oro o d'altri metalli, sebbene
per traslato dicasi anche d'altre cose.
Assazzòu s. m. Saggiatore: Colui che saggia
l'oro 0 altri metalli.
**Assecca v. a. Seccare, Importunare, Nojare
V. Seccd.
ASS
ASS
«9
A.sse<lià> V. a. Assediare, antic. Asseegiare, Porre
assedio, Stringere d'assedio: Fermarsi un esercito
intorno a luoghi muniti affine di prenderli.
— ùnn-a persònn-a; Assediar uno, figurat. vale
Essergli alle costole, Essergli sempre attorno per
conseguir checchessia, importunamente solleci-
tandolo.
A.issedio s. m. .Assedio, antic. Asseggio, Asse-
diamenlo: Lo accamparsi che fa un esercito in-
torno ad una piazza per conquistarla.
A-sseg-nàv. a. .Assegnare, Fermare, Destinare,
Fissare, Stabilire.
— ùnn-a causa o sentensa; Assegnar una causa
0 sentenza: Fissare il giorno, in cui il Magi-
strato dee pronunziare il merito della causa o
profferir la sentenza.
A-sseg-na^mento s. m. Assegnamento, As-
sedilo V. Assegno.
S Fd assegnamento in sciùnn-a cosa; Far asse-
gnamento sopra checchessia, vale Sperarne un
pronto conseguimento.
A.sseg"iiazión V. Assegnamento.
A-sseg-nos. m. Assegno, Assegnamento: Ragion
di credito che si cede altrui, acciocché se ne valga
a suo tempo; Trasporto, Cessione, Cedizione.
S Assegno , per Entrata , Rendita , Provvisione ,
Stipendio.
A-sseg-ixa v. a. Assicurare e Assecurare : Ren-
der sicuro , Far certo , Accertare : A m' ha as-
segùóu d'avello visto vèiseja; Elia mi assicurò
d'averlo visto jersera.
w Assicurare, per Affermare, Asserire, e piÈi in-
tensamente Asseverare : Quando ve l'assegùo mi,
creddeivelo ; Quando ve lo assicuro io, credetelo,
n — por Mettere checchessia in sicuro , levando il
pericolo di poterlo perdere : Assegùaeli in scià
Banca de Londra; Assicurateli sulla Banca di
Londra.
— a bandèa ; Assicurar la bandiera. T. mar Spa-
rare una cannonata neir inalberarla, la qual cosa
è, per uso stabilito, una dimostrazione che la
nave è di tal nazione quale mostra essere la
bandiera.
— a veja; Assicurar la vela. T. mar. Calare l'an-
tenna perchè la vela prenda meno vento per si-
curezza del bastimento.
— 5 cólpo; Accertare il colpo: Prendere aggiusta-
tamente la mira onde colpire.
— tn bastimento , ùnn-a mercanzia, ecc.; Assi-
curare un bastimento, una mercanzia, ecc., vale
Obbligarsi, mediante un prezzo convenuto, di rifare
i danni che posb^no accadere ad un bastimento,
ad una mercanzia, ad una proprietà qualunque.
— ùnn-a }:osa chi mescia; Assicurar una cosa che
vacilla, vale Fermarla, Assodarla, Appoggiarla
a sostegno, a puntello, Puntellarla.
% Assegùàse n. p. Assicurarsi, Accertarsi : Rendersi
certo.
« — d'ùnn-a persònn-a; Assicurarsi d'uno, vale
Porlo in luogo onde non possa fuggire o nuocere.
A.sseg"u.ató s. m. Assicuratore. T. mere. Colui
che risponde delle perdite e danni che possano
accadere ad una nave o al suo carico nel tempo
d'un viaggio di mare, mediante una somma che
gli viene pagata dall'assicurato.
• A-Sseg-iióii V. sopra Assegùató.
A.sseg-ùazión s. f. Assicurazione, Assicu-
ramento, Assicuranza: L'assicurare.
S Compagnia d'Assegùaziòn; Compagnia d'As-
sicurazione. T. mere. Instituzione di Società di
capitalisti, i quali, mediante un prezzo convenuto
e relativo al pericolo dell'intrapresa, consentono,
in caso d'infortunio, di sopportar la perdita, sbor-
sando la somma pattuita alla persona assicurala.
A.ssein.iixe avv. Assieme, Insiem'^, Insieme-
mente, e antic. Inseme, Insembra, Inserabre-
menie, Ensemora, Ensieme: Unitamente, Di
compagnia.
S Tùtt'assemme ; In u.ì tratto, In una volta: Quasi
in una tirala mpdesima: O se l'ha bevùo tùt-
t'assemme; Se l'ha bento in un tratto.
" — per In un subito. Di subito. Subitamente,
All'improvviso, Tutto a un tratto. In un tratto,
Di schianto: 0 l'è arrivóu tùtt'assemme ; Egli
giunse tutto a un tratto.
A-ssennòiz add. Assennalo, Assennito, Sen-
nalo: Pieno di senno, Savio, Giudi doso, Pru-
dente.
A-Ssensción V. Ascensiòn.
Assenta, v. a. Arrolare. e nell'uso Assentare.
T. milit. Inscrivere, Mettere a ruolo un soldato.
% Assentale lì. p. Assentarsi, Absentarsi, Allon-
tanarsi dal luogo ove ci ritien l'ufficio o la con-
venienza: Devo assentdme per pochi giorni;
Deggio assentarmi per pochi dì.
A^ssentio add. Ernioso: Che ha ernia, Che
patisce d'ernia; altrim. Rotto, Allentato.
A-ssento s. m. Arrolamento, e nell'uso Assento.
T. milit. Il registrare un soldato sui ruoli del-
l'armala.
Asseqixeóu. add. Stretto, Astretto, Coartato,
Messo alle strette. Serrato, Premuto.
Asserì v. a. Asserire , Affermare , Dar per cerio,
Assicurare, e con più forza Asseverare: Affer-
mare che la cosa è o sta come diciamo ; e nelle
campagne tose. Propriare e Propiare.
A.ssex*ziòxL s. f. Asserzione, Asserimenlo, As-
serto, Affermazione, e con più forza Asseve-
ranza, Asseveramento.
Assessò s. m. Assessore: Propriam. Giudice
dato a' Magistrali per risolvere injure; in ge-
nere Uffiziale aggiunto ad un Magistrato principale
per aiutarlo nel disimpegno delle sue funzioni.
A^ssestà v. a. Assestare : Dar spsto. Ordinare,
Mettere in ordine, in assetto. Disporre, Aggiu-
stare per Tappunlo ; Assettare, Rassettare, Conciare.
A.ssesto s. m. Assetto, Assettamento, Acco-
modamento, Ordine,
n Cesto, Cero, Fusto, Mobile, Suggellino; par-
landosi di persona, si prende per ironia in mala
parte e vale Uomo tristo e da tristi falli : O l'è
un l)eU' assesto; Egli è 'un bef mobile, un bel
suggellino.
Assestóix p. pass. Assestalo, ecc. V. Assesta.
% Casa assesta; Casa pulita, cioè Messa in ordine^
in assetto.
§ Omma assestóu; Uomo aggiustato, Uomo as-
segnato, di proposito, di senno, cioè Che si go-
verna nelle sue azioni con misura , con senno,
e con giudizio.
% Vesti assestóu; Vestilo buono, cioè Quasi nuovo;
e talora Vestito pulito.
Assaetta s. f. Matassina, Malassetta. Dimin. di
Matassa: Piccola Matassa. - Manetta, Specie di
piccola matassa a fili incrociati dal pollice aj
mignolo.
H
ASS
ASS
— de sòffranin; Matassina di zolfino.
A.issetta< v. a. Far sedere, Porre a sedere.
§ Assetlàse n. p. Sedere, Sedersi, Torsi a sedere.
Assidersi, e presso i classici anche Assettarsi;
quesfullima voce però esprime non un porsi a
sedere in qualunque modo, sì bene un mettersi
in assetto o comporsi sulla seggiola o simili, equi-
valente al nostro Accomodàse.
n — Assettarsi. In Archit. dicesi Quel calamento
ossia Quell'abbassarsi che fa talora un gran mu-
ramento fatto di fresco nel ridursi pel proprio
peso al punto della sua definitiva stabilità.
— in scè carcagne; Sedersi sulle calcagna. Porsi
0 Star coccoloni. Accoccolarsi.
A.ISI9Ì& V. a. Aizzare, Adizzare, e nell'uso tose.
Annizzare: Incitare il cane a mordere.
A.isisietta> s. f. Viròla. T. orivi. Nome che si
dà a Quei pezzi d'orinolo che ne sostengono
degli altri. Dal frane. Assiette.
.A.ISSO s. m. Asso. T. gmoc. -L'unità ne' dadi e
nelle carte da giocare.
A^ssocia/ V. a. Associare: Propriam. Ricevere
altri in società di negozio, d'un'impresa o simile.
S Associare, per Aprire un contratto d'associazione,
Prendere, Tenere il registro di chi si associa.
S As&ociàse n. p. Associarsi : Unirsi in società di
negozio 0 simile.
H — Associarsi: Sottoscriversi per l'acquisto dò-
pere letterarie, di belle arti, ecc. É voce d'uso,
e dicesi meglio Dare il nome, Scriversi o simile.
Il — Talvolta per Coincidere o Concordare nell'altrui
parere. Essere della stessa opinione.
A.issocìabZÌó]i s. f. Associazione : L'atto di
associare o associarsi formando come una società
0 compagnia; e piiì propriam. Contratto o Trat-
tato di società , per cui due o più persone s'u-
niscono insieme per operar di concerto ovv. per
maggior comodità di vivere.
Il Associazione: Contratto o Impegno di pagare una
certa somma per qualche intrapresa, ovvero per
ricevere alcun lavoro di lettere o d'arti, e II
prezzo stesso che si paga ricevendo l'oggetto,
per cui uno si è obbligato.
Associlo, s. m. Associato: Chi è stato rice-
vuto come socio d'una Compagnia di commercio,
di letteratura o simile. ■*
w Associalo, dicesi anche Colui che si soscrive
0 si associa per acquisto d'opere letterarie , di
belle arti, ecc.
u^ssòdà V. a. Saldare V. Assurda.
Il Assodare, Indurare, Consolidare.
S Assòddse n. p. Assodarsi, Addurare, Consolidarsi,
Indurirsi.
Il — Assodarsi, figurai, vale Mettersi sul sodo,
Divenir savio, Rinsavire, Fuggire gli scherzi.
A.i8isò<léua< n, p. Saldatura Y. Assardatùa.
A.i8sòdòu. s. m. Saldatoio. T. delle arti. Strum.
per saldare.
A-Sso^^ettà, V. a. Assoggettare, Assoggettire,
Soggettare, Sottomettere: Fare o Render sog-
getto, dipendente.
S Assoggettdse n.^. Assoggettarsi, Soggettarsi, Sog-
geltirsi , Sottomettersi : Rendersi soggetto, dipen-
dente, subordinalo; e talora Dichinarsi, Umiliarsi,
Abbassarsi.
A-Ssoiig-g-iàse n. p. Soleggiare, Star al sole:
Essere o Stare in luogo illuminato dal sole per
sentirne il calpre. '
A.iSsoldà V. a. Assoldare, Soldare: Incorporare,
Staggir soldati dando loro il soldo; ed anche
Ragunar genie a disegno di far una cosa.
A-ssolùtamente avv. Assolutamente: In
modo assoluto, Senza venir al particolare. Sen-
z'aver considerazione ad altro.
-AuSsolùtiscimamente avv. Assolutis-
simamente: Superi. d'Assolutamente.
Assoltì-to p. pass. Assolto, Assoluto. Dìcesi
d'un Accusato d'un delitto, che con sentenza de-
finitiva vien giudicato innocente.
Il Assoluto, per Isciolto, Slegato, Liberalo, Uscito
d'obbligo.
Il — per Libero, Non obbligato, Non limitato,
Indipendente: Son padròn assoluto de fd quello
che véiiggio; Son padrone assoluto di fare ciò
che mi pare e piace.
Il — per Prosciolto da' peccati.
A.ssolùtoria add. Assolutoria; dicesi d'Una
sentenza che pronuncia l'assoluzione d'un accusato.
A-ssolùziÓM. s. f. Assoluzione: Propriam. Re-
missione delle colpe. Perdono, Perdonanza, Scan-
cellamento d'errore, d'offesa e simile.
I) Assoluzione, per Quella che il confessore dà al
penitente dopo la confessione; altrim. Proscio-
glimento da' peccati.
§ Aveì l'assolùzion ; Aver l'assoluzione, vale Es-
sere assolto.
% Dà l'assolùzion; Dar l'assoluzione, vale Assol-
vere da' peccati.
Assolve V. a. Assolvere: Far grazia. Condo-
nare, Rimetter l'ingiuria, la pena, la colpa, ecc.;
e più comunem. Liberar dalle accuse per sen-
tenza giudiziaria.
Il Assolvere, per Isciogliere, Liberar dall'impegno,
dalla promessa , da un giuramento, da un voto, ecc.
Il — per Rimettere al penitente la colpa de' suoi
peccati.
Assomeg-g-ia v. a. Assomigliare, Assimi-
gliare, Rassomigliare, Rassimigliare: Far simile;
altrim. Paragonare, Comparare, Equiparare, Ag-
guagliare.
% Assomeggidse ; n. p. Simigliare, Somigliare, As-
simigliare. Assomigliare, Rassimigliare, Rassomi-
gliare, Assomigliarsi, Assimigliarsi, Rassimigliarsi,
Rassomigliarsi: Aver somiglianza. Esser simile.
Assopì V. a. Assopire, Sopire: Indur sopore,
Addormentare.
Il Sopire, figurai, vale Ammorzare, Calmare, Se-
dare, Reprimere, Rinluzzare; e dicesi così di
passioni del corpo come delt'anima.
S Assopise n. p. Assopirsi, Sopirsi: Addormentarsi
leggermente; e talora Cadere in assopimento, in
letargia, cioè in una specie di sonno morboso,
il quale, per qualunque siasi causa, si prolunga
più in là del termine ordinario.
Il Sopirsi, Assopirsi; figurai, vale Ammorzarsi,
Calmarsi, Sedarsi, Attutarsi, cioè Non entrar in
altro, Non proceder oltre. Quietarsi.
Assopimento s. m. Assopimento, Sopore,
Sonnolenza: Lo slato di chi è assopito; ed anche
Letargo o Letargia, cioè Sonno morboso accom-
pagnato 0 no da sintomi di reazione del sistema
circolatorio, e che per qualche siasi causa si
prolunga oltre il termine ordinario.
Assopito p. pass. Assopito, Sopito, Addormen-
taticcio : Preso da sopore ; ed alquanto più, Preso
da letargo.
I
ASS
AST
« Assopito, Sopito, figurai, vale Torpido, Pigro,
Lento, contr. di Svegliato, Vivo, Destro.
A-Ssorfcóix add. Fortunato V. Ackliccióu.
A-Ssostàse n. p. Riparare, Ricoverarsi, Ri-
fuggire, Ritirarsi; e per lo piiì dicesi per Jlet-
tersi ai riparo delia pioggia.
A.ssòtterr*à, v. a. Sotterrare, Interrare, Sep-
pellire: Metter sotterra, Metter i corpi nella se-
poltura; e per simil. si dice d'ogni altra cosa
che si riponga sotterra , o che anche si cuopra
con checchessia.
n — Sotterrare; fìg. vale Nascondere, Occultare, che
in questo senso dicesi meglio Seppellire: Han am-
mióu d'assótlerrà quanto hanposciùo; E' pro-
curarono di seppellire quanto poterono.
M — Usato pur figurai, e per esagerazione, vale
Immergere e quasi come Affogare in checchessia :
O ne gh'assòttcera in ti dince ; E' ci sotterra
ne' danari.
^ssottig-grià; v. a. Assottigliare j Far sottile,
Ridurre a sottigliezza.
— a stacca; Assottigliare la borsa, vale Votarla,
Asciugarla.
— l'arma; Assottigliar le schiere, l'armala, vale
Diradarle.
— 5 sangue ; Assottigliare il sangue , vale Renderlo
più scorrevole; e si dice di materie medicinali.
§ Assottiggidsc p. n. Assottigliarsi: Diventar sottile.
"A-Ssùcoa. V. Assùffà.
.A^ssizefà, Y. a. Assuefare, Avvezzare, Abituare,
Accostumare ; ed anche Ammaestrare, Addestrare,
Esercitare.
% Assucfàse n. p. Assuefarsi, Avvezzarsi, Acco-
stumarsi , Ausarsi , Abituarsi : Pigliar uso, vezzo ,
costume, abito.
A-Ssued^zióu s. f. Assuefazione^ Assueludine,
Abito, Abitudine: Qualità acquistata per fre-
quente uso.
A.sisnefì3eto p. pass. Assuefallo , Assueto , Av-
vezzo.
S Èse assuefceto; Costumare o Accostumare, Aver
in costume , Esser solito.
A^ssù-ftà V. a. Acciuffare, Ciuffare: Propriam.
Pigliar pel ciuffo , e per estens. Acchiappare, Ag-
guantare, Aggavignare.
S Assùffàse n. p. Acciuffarsi, Azzuffarsi, Accapi-
gliarsi, Venir a zuffa.
A^suLUiise n. p. Assumersi: Tòrsi la cura.
Addossarsi un carico, ecc., Intraprendere o Pi-
gliar a far una cosa.
A.ssùxin.u^se n. p. Sognare, Sognarsi: Far sogni;
e figurai. Fingere, Immaginarsi, Darsi a credere.
% Chi dorme s'asséunna; Chi dorme si sogna. Det-
talo proverb. di chiaro significalo.
A-ssùuneutòu. ad. Assonnalo, e nell'uso In-
sonnato : Che ha ancor sonno.
A-Ssuuta. {L'J; L'Assunta o L'Assunzione: La
salita di M. \'. al cielo e lì giorno in cui si
celebra questa solennità.
A.ssuiito s. m. Assunto, Carico, Peso, Cura,
Briga, Pensiero.
S Piggiàse l'assunto de fd; Pigliarsi o Tòrsi l'as-
sunto di fare, vale Assumersi, Accollarsi, In-
caricarsi di fare alcuna cosa.
.A.SSU.U.ZÌÓI1 V^. Assunta.
A.ssu.ppà< V. a. Inzuppare : Intignere nelle cose
liquide materie che possano incorporarle; e al-
quaolo meno Immollare; Ammollare, Bagnare.
§ Assùppdse ti. p. Inzupparsi, Imbeversi, ImmoK
larsi, Abbombarsi; voce non bella.
A-ssùppòu. p. pass. Inzuppato ecc. V. Assùppd.
Il Fracido: Eccedentemente bagnato V. Appulloù.
-A.issu.i*<iit0© s. f. Assurdità, Assurdo: Fatto
0 Detto non consentaneo alla ragione, al buon
senso, che non può stare, che ha dell'impossi-
bile 0 dell'incredibile.
A.ssvi.r<io s. m. Assurdo, Assurdità V. sopra
Assurdità;.
A-sta. s. f. Asta: Legno sottile, lungo e pulito,
di forma per lo piti rotonda, che si adopera a
vari usi.
Il Asta, per Una delle parli del compasso.
Il — per Quella parte de' caratteri ch'esce di riga
per di sopra; e nel plur. Quelle righe obblique
e parallele messe una accanto all'altra, come
tante gambe di m o di n.
— da bànsa; Stilo o Fusto: Quel ferro della sta-
dera dove son segnate le once e le libbre.
— da cascia do scciéuppo: Fusto: La parte supe-
riore della cassa dell'archibuso.
— da ciave ; Fusto : Quella parte della chiave ma-
schia ch'è tra l'anello e -il pallino; che se la
chiave è femmina, dicesi Canna.
— da lùmmé'a; Fusto V. Lùmmèa.
— dell'àncoa ; Asta dell'ancora : La parie retta del-
l'ancora compresa Ira la cicala e la congiunzione
de' bracci.
— de tendinn-e ; Freccia V. Tendinn-a.
— do còltellasso o dò cottellassin ; Bastone, But-
tafuori. T. mar. Quella specie di anlenella, alla
quale s'inferiscono i coltellacci o i collellaccini.
— dò pcegua; Asta o Canna V. Posgua.
— dò spòu; Asta del frullino V. Spàu.
— dò stantuffo; Asta o Fusto V. Pompa.
— dò tempo; Asta del tempo o della bilancia. T.
oriol. Asse della bilancia mobilissimamente im-
pernialo nella potenza e nel bracciuolo.
% Fa i a«^e; Asteggiare: Fare, scrivendo, le aste,
elemento delle lettere per primo esercizio di
calligrafia.
§ Vende all'asta; Vendere all'asta o sotto Pasta,
Subastare, e volgarm. Vendere alla tromba V.
Subasta.
A.jsta^g'ua. v. a. Stagnare : Coprire di stagno
le superficie de' metalli.
— ùnn-a bòtte, ecc.; Stagnare una botte, un lino,
ecc., vale Empierla d'acqua, facendo rinvenire
il legno acciocché ingrossi e non lasci sfuggire
il vino 0 altro liquore che gli sarà versato dentro.
— ùnn-a feria; Saldare una ferita.
§ Astagndse n. p. Stagnare, Stagnarsi, Ristagnare,
Il Ristagnarsi: Cessar di versare.
Il Saldarsi , e dicesi di ferite.
Il Assodarsi , Mettersi sul sodo , Divenir savio ,
Rinsavire; dicesi figurai, di persona.
A-stallù, V. a. Affrenare, Raffrenare, Contenere,
Reprimere, Tener a segno, Ridurre al dovere.
— a lingua; Porre a freno la lingua, vale Slar
avvertito nel parlare.
§ Astalldse n. p. Affrenarsi , Tornar a segno ,
Metter cervello, Metter giudizio.
JL stecca.; A slecchetlo. Posto avverb. col v.
Slare, vale Vivere miseramente, con istrellezza,
Usar gran parsimonia. *
S Mette a slecca V. sotto Asteccd.
S Tegni a stecca; Tenere a slecchetlo o a becca-
AST
AST
Ielle , Tener a crusca e cavoli , vale Tener altrui
col poco, magramente, con iscarsità di vitto,
di denaro o d'altro.
A.«tecca. v. a. Costringere, Astringere, Vio-
lentare, Coartare, Mettere alle strette, Mrigner
fra l'uscio e il muro, Pigliar di filo, vale Vio-
lentare alcuno a far checchessia, senxa dargli
tempo di pensare, di risolversi V. A-e strette.
A.stes"nise n. p. Astenersi, Contenersi, Tra-
lasciare, Far di manco. Non fare,
A-stélla. s. f. Coppone, Toppa: Scheggia che
gli slrum. da taglio fanno cadere dall'albero che
si atterra o dal legno che si melle in opera.
« Stcicche. Nel num. del più diconsi Quelle liste
di legno sottili usate da' chirurghi per mantenere
a po^lo membra, ecc.
^stellòvL add. Stellato. T. mar. Dicesi che una
Nave è molto stellala e di fondi fini quando
l' acculamento de' madieri è considerabile anche
verso il mezzo della lunghezza della nave.
**A.stiixtù, V. Estima.
** estiminoli V. Estimmóu.
A. stiz*iou.ii-'a< (Mette); Affagianare: Cucinar
polli, e snecialmenle anatre e tacchini, in modo
che prendano sapore di fagiano.
A.stiiss& V. a. Aizzare, Adizzare, Irritare, Isti-
gare, Fare stizzire, Incollorire e simili; e tal-
volta Stimolare a dire.
S Astissàse n. p. Stizzirsi, Adirarsi, Incollorirsi,
Incollerirsi, Agazzare : Montar in collera, ecc.
A.stò s. m. Bricconcello, Cattivello, Buonalana,
Fusto, Mobile, ecc.; dicesi di Persona mali-^iosa,
accorta; e talora detto anche ppr giuoco.
u^sti'a.celi s. m. pi. Astri della China. T. hot.
Asler sinensis, Callistephus hortensis. Bellis-
sime piante annuali che fioriscono la maggior
parte dell'anno. Si coltivano per ornamento delle
ajuole, e riescono anche egregiamente in vaso.
I Francesi le chiamano Beine Marguerite.
A. stracòlla ; A armacollo. Posto avv. coi
V. Portare, Tenere e simili, si dice di collana,
banda o simil cosa che, attraversando il petto e
le reni, scende da una spalla all'opposto fianco.
A stx'ag'^n s. m. Dragoncello, Targone T. boi.
Arthemisia dracunculus. Pianta vivace, origi-
naria della Siberia, della famiglia delle Corim-
bifere; si coltiva in tutti i giardini d'Europa, ed
usasi pel suo forte odore penetrantissimo per av-
vivare il sapore scipito delle carni bianche, degli
„ erbaggi o delle insalate.
A. stradda (Méttise); Darsi o Gettarsi alla
strada, vale Rubare i passaggieri per la strada,
Mettersi a far l'assassino.
Astx*àìse n. p. Astrarsi, Astraersi : Svolger la
mente, il pensiero da qualche cosa.
A. stramesci (Parla); Anfanare, Anfanare
a secco, Abbaiare, Abborracciare, Bociare in fallo,
Parlar a tastone, alla balorda, senza considera-
zione, Ciarlar da briaco senz'aver beuto.
A. s trapunte (Punto); Punto a stuoja V.
Punto.
A. strassoin ; A gran fiocchi, A larghe falde.
Posto avv. e aggiunto a Neve, dicesi quando
essa casca giù foltamente dal cielo.
A.stx*assoxiòu add. Cencioso. Dicesi d'Uomo
mal in arnese. Che ha indosso vesti stracciate
e consumate: allrim. Bruco, Galuppo,
Astrazi^u s. f. Astrazione : Alienamente della
mente da' sensi e Qssa applicazione a checchessia j
altrim. Astrazion di mente, Astrattezza, Astrat-
taggine.
Astreg"à v. a. Lastricare, Allasirfcare : Gene-
ralm. Coprire il suolo della terra con lastre con-
gegnate insieme, mattoni, ciottoli e simili. Dicesi
anche Selciare, Inselciare, Inseliciare, Acciottolare,
Ciottolare, Ammattonare, colla differenza che Sel-
ciare, Inselciare, Inseliciare usansi propriam.
per Lastricare con lastre di selce; Acciottolare
e Ciottolare per Lastricare con ciottoli (risséu);
Ammattonare vale Far i pavimenti con mattoni.
Astreg-atùa s. f. Lastricatura, Lastricamento,
Lastrico: Il lastricare.
Astreg-o s. m. Lastrico, Lastricato, Selciata,
Selciato, Inselciato, Acciottolalo, Ammattonato V.
Astregd nel differente uso delie sue voci.
§ Resta iti sce l'àstrego; Rimanere in sullammal-
tonato 0 in sul lastrico, figurai, vale Rimanere
senza nulla.
S Ridùe ùnn-a personn-a in sce l'àstrego ; Porre
uno al sole, Ridurlo al verde, in sul lastrico, in
sull'ammattonato, vale Ridurlo in estrema neces-
sità. Rovinarlo, Mandarlo in precipizio.
S Ridùise in sce l'àstrego ; Ridursi o Condursi in
sul lastrico o in sull'ammatlonato, vale Ridursi o
Divenire in estrema necessità.
Astreg-óu s. m. Lastricatore, Selciatore : Quegli
che lastrica le strade; lo chiamano anche Stradino.
A-streita s. f. Stretto e nel romano Calatura :
Operazione delle Calzajuole, con cui, infilando nel
ferro (agòggia) due maglie ad un tempo, ristrin-
gono il tessuto della calza.
A streit'éug-g-i m. avv. A chius'occhi o
Ad occhi chiusi V. Éuggio.
Astrenze v. a. Strettire: Diminuire lo spazio
0 l'ampiezza: Ristringere, Scemare, Rappiccinire.
— un vesti; Strettire un vestilo: Ricucirlo per ren-
derlo men largo.
S Astrenzise n. p. Ristringersi, Strettirsi, Dimi-
nuirsi, Scemarsi; e talora per Accostarsi stretta-
mente. Farsi ben presso l'uii all'altro V. Aspre -
scidse in Asprescià.
A. streppelli avv. Alla spezzala. Alla spic-
ciolata, cioè Senz'ordine, Un dopo l'altro, A po-
chi per volta.
§ Ande a streppelli; Andare sbrancali, dispersi,
sparpagliali.
% Beive a streppelli; Bere a scosse, cioè Bere
scompostamente, a riprese.
A. strèuppe m. avv. A slorme, A lurme,
A brigala, In frotta. In folla, e vale In quan-
tità, A molti per volta.
Astrióu. (Vegio) ; Vecchio scallro, scaltrito,
astuto , tristo , malizioso , furbo , mascagno, ecc.
Astròfóg-g-ia v. a. Sgualcire, Gualcire, e
nell'uso anche Ingualcire; dicesi delle Vestimenta
e di altri panni quando per disattenta portatura si
inducono in essi di brutte grinze e loro si to-
glie quella freschezza o buon garbo, che è effetto
dell' insaldatura o della stiratura.
1) Astr5fóggtdse lì. p. Sgualcirsi, Gualcirsi, Ingual-
cirsi.
Astruuuòu. add. Fesso : Propriam. dicesi
de'^vasi, e delle campane specialmente, che ab-
biano perduto il lor suono naturale e ne man-
dino un disarmonico e falso per essere fesse. -
Crocchiare dicesi il rendere questo suono.
ATI
ATR
87
$ Dùa ciù un gotto astrùnnóu che un néuvo ;
Dura più una conca fessa che una nuova, ovv.
Basta più una conca fessa che una salda. Modo
prov. e vale Talora vive più un mezzo malaz-
zato che un sano.
S O l'è un vaso astrùnnóu; É una conca fessa,
dicesi per simil. di Chi abbia poca sanità.
A. stùffóu. ra. avv. A stufato. Dicesi di Certa
maniera di cucinare carne o altra vivanda V.
Stùffòu.
% Èse a stùffòu in t'ùn léugo ; Esserci a stiva o
^ stipati 0 pigiati, Esservi fitti come i pani in forno.
A. su varò (Gambèa) ; Tromba tesa V. Gambèa.
A. tacca, a tacca (Zùgà); Fare o Giocare
a picchietto. Dicesi quando in una partita tra più
giuocatori due soli rimangono perdenti, e questi
giocano fra loro a chi de' due deve pagar Io scotto.
A, taffetà (Frexetto); Nastro alla manlìna V.
Frexello.
A tag-g-io ; A taglio, In taglio. Posto aw. coi
V. Cadere o Venire , vale Cadere opporlnnamente,
Cader bene, Attagliare.
% Tutto ven a t aggio, finn-a i unge da ped l'aggio;
Tatto vien in taglio, fino le unghie a pelar l'aglio.
Prov. di chiaro significato.
A. tambùo (Recammo); Ponto a tamburo V.
Recammo.
A tastóif ; A tastone, A tentone, Tentoni, Al
tasto. Posto avv. col v. Andare , vale Andar ten-
tando fra le tenebre colla mano affine di trovar
la via che conduce ad un divisato luogo, evitando
gl'inciampi; altrim. Farsi lume colle mani.
A teito m. avv. A tetto, cioè All'ultimo piano
della casa, Senz'altro palco che il tetto.
S Ròmlaninn-a teito a tetto porta l'éujo a San
Beneito; Per San Benedetto la rondine è sul
tetto V. Ròndaninn-a.
A tempo; A tempo. Posto avv. coi v. Dare,
Andare, Venire e simili, vale Dare ecc. oppor-
tunamente, a tempo debito, ad ora opportuna.
— e a léugo; A tempo e luogo, A luogo e tempo,
vagliono In congiuntura propria, Quando il tempo
e il luogo lo permettono.
— de mùxica ; A tempo di suono , cioè Secondando
e accompagnando il suono.
S Andà a tempo; Andar a tempo o a battuta,
vale Andare o Cantare a tempo di battuta.
S Cazze a tempo; Cadere o Venire in acconcio,
in proposito.
S Ése a tempo; Essere in giorno in giorno, dicesi
delle donne che sono vicinissime a partorire.
S Èse a tempo a fa ùnn-a cosa; Essere a tempo
a far checchessia, vale Esservi ancora tempo
^ prima che passi la congiuntura di farla.
A testa; Alla testa. Posto avverb. coi v. An-
dare, Essere, flettere e simili, vale Per il primo.
Nella prima fronte, Avanti alle schiere, ad una
moltitudine di persone , ecc.
S Dà d testa; Dar al capo o nel capo, vale Of-
fuscare la mente; e dicesi di vino, liquori, car-
boni accesi, odori troppo forti e simili.
A tiamolla; A tiramolla, A tira e allenta,
All'altalena. Posto avverb. col v. Fare, vale Non
andar risoluto a far checchessia; che anche dicesi
Tentennarla, Dondolarla, Ninnarla, Dimenarsi nel
mànico.
A txo ; A tiro. Posto avv. col v. Essere , vale
Essere dentro a quello spazio dove arriva il tiro
del moschetto, della pistola, del cannone e di
„ ognaltra arma che si scagli.
Ato s. m. Alto: Alto luogo. Luogo di sopra.
S A sdn d'àti e bassi; A forza d'altalenare, di
,, far all'altalena V. sopra A tiamolla.
Ato adi. Alto, Elevalo, Sublime, Eccelso, e si
aggiunge a luogo, edificj, piante, monti e simili,
contr. di Basso,
n Alto: Aggiunto di quaresima, dicesi di Quella
che comincia assai tardi, e per lo più nel mese
di marzo.
M — Aggiunto di prezzo, vale Caro, Grande.
" T Aggiunto di sole, vale Ora tarda.
$ Àto dà tcera; Alto da terra, si dice di Cosa
che si alza assai dalla superficie della terra.
g In àto ma; In alto. In alto mare, vale Lontano
^ dal lido.
Ato avv. Alto; A luogo alto, Altamente.
S De d'àto; Sopra, Di sopra: Dalla parte o Nella
parte di sopra,
g Fd d'àto in basso; Far alto e basso, vale Fare
a suo senno, a suo arbitrio, a suo modd.
-A. tóccafsero (Zùgà); Fare a birri e ladri
V. Zùgà.
A tocclxetti; A pezzuoli, A pezzetti, A mi-
nuzzoli , A bricioli , A tritoli. Posto aw. col v.
Fare, vale Ridurre checchessia in piccoli pezzi,
Minuzzare, Tritare,
g Parld a tacchetti; Parlare a spizzico o a spil-
luzzico, vale Dire checchessia a poco per volta,
a stento. •
A tocclxi; A pezzi, In pezzi, A brani, A boc-
coni. Posto avv. col V. Tagliare, vale Tagliare
in parti , e talora Uccidere : Me faeivo taggid
a tocchi; Mi farei tagliare in pezzi.
g Cazze a tocchi; Cascar a brani; parlandosi di
vesti e simili, vale Aver la veste ecc. lacera e
logora, che anche dicesi Non se ne tener buono;
e figurat. riferito a persona , vale Non poter reg-
gersi in piedi, Essere accasciato. Aver le membra
indebolite per età o per malattia.
A tocteo e nò tòcco; A tocca e non
tocca. Posto avv. coi v. Essere, Stare o simili,
vale Esser vicinissimo così di tempo come di
luogo.
A tonxTbolón ; A tómbolo, A capitómbolo.
Posto avv. coi V. Andare, Correre o simile, vale
Andare col capo all'ingiù; e figurat. Andar ro-
tolone. Correr di furia, abbandonatamente, ecc.
V. Andà.
A tòrsio 5 A dóndolo. Posto avverb. coi v.
Essere o Stare, vale Essere o Stare ozioso, disoc-
cupato, colle mani in mano; e talora Essere a
spasso, Essere fuori di padrone.
A torto m. avv. A torto. Ingiustamente, Senza
ragione.
— e a peccòu; A gran torto, Con gran torlo e in-
giustizia. Ingiustissimamente.
-A. tracòlla; A armacollo V. A stracòlla.
A traverso avv. A traverso, Di traverso,
In traverso, A sbieco, Obbliquamente, Trasversal-
^ mente.
A.trettaiito add. e avv. Altrettanto : Pro-
priam. vaie Quanto l'altro, Tanto quanto, ma da
noi usasi anche per significare 11 doppio, cioè
^ Due volte tanto.
^trimenti avv. Altrimenle, Altrimenti, Altra-
mente, Allramenli: In altro modo,DiYersameiite.
ATT
ATT
J^tro add. Altro: Che non è lo slesso, Che è
differente in qualsivoglia maniera a quelle cose
0 persone di che si parla o sintende: Alida
èan atri tempi; In allora correvano altri tempi.
n Altro, per correlativo del primo termine, cioè
di due, sia di persone, sia di cose : Un 5 vive,
l'atro ò l'è morto; Uno vive, l'altro morì.
1) — per Molto maggiore: 0 l'ha atro inzégno
che so {ree; Egli ha altro ingegno che suo fratello.
»t — per Restante, Rimanente: L'atro fvinj met-
teilo in te bòttiggie ; L'altro imbottigliatelo,
t) — Talora ha forza di sost. e vale Altra cosa : Ma
nS me poei di atro; Ma non mi potete dir altro.
S Atro ! Altro ! Modo d'accertare : Ohe n'èa dò
vin ?.... Atro! Ce n'era del vino?... Altro !
S Atro che; Altro che. Se non che, Fuorché:
N' ho visto atro che un atto ; Non ho veduto
altro che un atto.
S Gh'é dell'atro ! Altro ci è ! vale Eh ! ci è di
peggio.
§ Pe atro; Per altro, vale Quanto al rimanente.
8 Roba d'atri; Roba d'altri. Roba altrui, vale Roba
d'altra persona.
S Tùtl'atro; Tutt'altro, vale 11 contrario.
% Tétto l'atro; Tutto l'altro, vale Tutto il resto,
Tutto il rimanente : Tutto l'atro 5 l'è ninte ;
Tutto l'altro è niente.
JkJutebCtoèh V. a. Attaccare, Appiccare: Congiun-
gere insieme l'una cosa all'altra.
« Attaccare, per Affiggere: Attacca i manifesti;
Attaccare, Affìggere i manifesti.
« — Detto di bestie da tiro, vale Adattarle coi
mezzi da ciò al legno da trasporlo per modo
che lo tirino.
» — per Cominciare ; e dicesi di ! attaglia, di zuffa
6' simili: / nostri han attaccóu verso seja; I
nostri attaccarono sul far della sera,
w — J)etto di nemico, di fortezza e simili, vale
Andargli addosso. Investirlo.
" Attecchire, Appigliarsi, Abbarbicarsi, Afferrare;
ed è proprio delle piante.
— amicizia; Attaccar amicizia, vale Cominciarla.
— irfra^pi; Appiccare, e meglio Appuntare i panni,
vale Attaccarli col cucito a due o più pezzi in-
sieme per darli alla lavandaia.
— in sce l'ònó ; Intaccar nell'onore, tale Offendere,
Ferir uno nell'onore V. Intacca.
— : lite con quarchedùn ; Attaccar lite con qual-
cheduno, ed anche Attaccarla con uno, vale Venir
secolui a contesa di parole.
— un discorso ; Attaccare un discorso, vale Impe-
gnarlo, Cominciar a favellare.
S Attaccdse n. p. Attaccarsi, Appiccarsi : Tenersi
stretto a checchessia.
« Attaccarci, per Aggrapparsi : Gh'é riùscio d'at-
taccdse a ùnn'a gùmena; Gli riuscì d'attaccarsi
ad una gomena.
« — r per Trovar appiglio o prelesto a qualche cosa.
w — per Eleggere una cosa come la migliore: Mi
me san attaccóu a-i raviéu; Io mi sono at-
taccato a' ravioli.
t) — e talvolta Mangiar di checchessia non aven-
done di meglio : 0 s'attacca a-o pan; E' si
attacca al pane.
« — per Altercare, Rissare, Venir a contrasto di
parole.
..H-r- P^r Imprimere, Penetrare: A limma a nS
te gh'attaccai Lì lima non gii si attacca.
n Appiccicarsi, Appiastrarsi, Appiastricciarsi, Ap-
piaslriccicarsi ; dicesi di cosa morbida e viscosa
che si appicchi a checchessia.
Il — Detto di mali contagiosi. Appiccarsi, Affer-
rarsi V. Afferrdse in Afferra.
— a brocca, a-o fiasco, ecc.; Attaccarsi alla brocca,
al fiasco 0 simile, vale Metter la bocca alla brocca,
al fiasco, ecc. per bere.
— a-i spegi ; Attaccarsi agli specchi , al vetro, al-
l'intonacato; dicesi di Chi coglie qualunque più
strano o cavilloso pretesto per poter venire al suo
desiderio. Fondarsi su ragioni non buone, Cavillare.
— camme e sangue te ; Attaccarsi o Appiccarsi come
le mignatte o come la gramigna ; dicesi delle per-
sone nojose, da cui si dura fatica a liberarsi.
— 6 féugo ; Appiccarsi il fuoco, vale Pigliar fuoco,
Cominciare ad ardere.
§ E mósche s'attaccun a-e carogne ; Le mosche si
posano 0 vanno addosso a' cavalli magri. Prov. che
vale I meno potenti sono i primi ad esser puniti.
A-ttaccalite s. m. Altaccalile, Attacchino. Voci
dell'uso. Colui che di piccola cagione muove gran
lite 0 conlesa, e che a un bisogno cerca occasione
d'attaccarla; altrimenti Accattabrighe, Beccanti.
A-ttaccameiito s. m. Attacco, Attaccamento;
Forte affezione verso checchessia.
A-ttaecaticeio add. Attaccaticcio, Appicca-
ticcio, Appiccati vo : Che agevolmente si appicca;
e dicesi comunemente delle malattie contagiose.
attacco s. m. Attacco , Appicco : Relazione ,
Corrispondenza, Affinità.
" Attacco, per Affezione, Amore, ma è di cattivo uso.
Il — per Assalto di fortezza e simile; ed anche
per Battaglia, Zuffa.
Attaccóu p. pass. Attaccato, Appiccato, ecc. V.
Attacca ne' suoi varii significati.
— co spùo; Attaccato colla saliva, dicesi di Cosa
appiccata ad un'altra leggermente, e che con fa-
cilità possa disgiungersi.
— de peto; Attaccalo di petto. Infetto di tisichezza:
Che dà nel tisico. Che patisce di tisicume.
S Mei, Pei ecc. attaccóu; Pomo, Pera ecc. guasta,
magagnala, maculata, vale Guasta al di fuori per
caduta, grandine o allro.
§ Moen attacchce; Mani appiastrate o appiastric-
ciate, diconsi Le mani unte di materie tenaci
e viscose, come pece, vischio e simili.
A-ttàmassòu add. Bottacciiiolò : Grosso e
nano. Aggiunto di edilìzio o simile, vale Di goffa
apparenza e proporzione, contr. di Svelto.
II Tangoccio, Tozzo, Maccianghero: Aggiunto di per-
sona, vale Malfallo, Grossolano, Di figura goffa,
Che non sa muoversi.
11 Acciarpalo, Abborraccialo, Arrocchialo, Rappic-
cicotlato, Rimpiccicottalo; dicesi di lavoro mal
fatto, gettalo giù alla grossa.
§ Vesti attàmassòu; Vestilo disadatto, Veslitaccio,
e nel Fior. Vestito fatto in contumacia : Vestito
malfatto. Che non s'attaglia bene alla persona.
A-ttapinase n. p. Tapinarsi, Attapinarsi, Ac-
ciapinarsi, vale Affligersi grandemente, Tribolarsi.
**A.ttascia v. a. Tassare V. Tuscia.
Attasta V. a. Tastare, Atlastare, Toccare : Eser-
citare il senso del tasto o tatto. Toccare per cer-
care la cosa 0 la qualità della cosa.
Il Assaggiare, Atlastare: Gustar leggermente di chec-
chessia per sentirne il sapore V. Assazzd nel
1" signiflcato.
ATT
ATT
89
— 5 poso; Toccare o Tastare il polso, dicesi di
Quell'alto che fanno i medici colla mano sul polso
dell'ammalato per comprendere il moto dell'ar-
teria; e figurai, inlaccar uno a danari, Doman-
dare 0 Riscuotere danari da alcuno.
— ùnn-a persònn-a; Perquirere uno, e nell'uso Ta-
starlo: Visitar uno negli abiti per conoscere se
ei nasconde nulla da gabella, roba rubala, armi
proibite, ecc.
A.tt£Lsto s. m. Tasto, Tastala: Il tastare,
n Assaggio V. Assazzo.
S Andò, all'ut tasto; Andare al tasto. Andar tastone
0 tastoni V. Andà.
% Dà i aitasti o un attasto; Dare i tasti o le
tastate, Dare una tastata, Tastare: metaf. vale
Tentare cosi leggermente di sapere una cosa, Cer-
care di conoscere, d'intender per bella guisa.
A.tta.:x:eiità. v. a. Racchetare: Far restar di
piangere, di lagnarsi e simili; Tranquillare, Cal-
mare, Acchetare, Appaciare.
S Attaxenldse n. p. Acchetarsi, Racchetarsi, Cal-
marsi, Tranquillarsi, ecc.
A-ttempòu add. Attempalo : Che ha di molto
tempo. Che si accosta alla vecchiezza.
A-ttena^g-g-ià. v. a. Attanagliare; figurai, vale
Tormentare, Martoriare, Cruciare, Straziare, Af-
fliggere, Tribolare.
A.tteii<le v. n. Attendere, Badare, Accudire:
Applicarsi al proprio dovere. Fare i falli suoi,
w Tendere : Acconciar reti, lacci, trappole o altro
per uso di acchiappar animali e simili.
— a promissa; Attender la promessa, vale Man-
tenerla.
— a un posto , a un impiego , ecc. ; Concorrere ,
e si dice dei Candidati a qualche carica o dei
concorrenti a qualche premio.
— 5 gran; Inajare, fletter in aja. Voce del cont.
e vale Distendere i covoni sull'aja.
Attendente s. m. Concorrente : Che concorre
a qualche carica, impiego o simile.
A-ttenzión s. f. Attenzione: Applicazione di
animo per apprendere o operare; allrim. At-
tendimenlo.
A.ttei*rag-g"io s. m. Atterraggio. T. marin.
Luogo dove si viene a riconoscere la terra ri-
tornando dal mare dopo una lunga traversata,
nel tempo della quale se n'era perduta la vista.
Esprime anche L'azione ed il momento di rico-
noscer la terra,
g Èse all' atterraggio ; Essere all' atterraggio. T.
mar. Avvicinarsi alla terra, senza però vederla
ancora, quando si viene da un lungo viaggio.
A-t terrena v. a. Ammontare. T. agric. Metter
la terra intorno al pedale delle piante; locchè me-
glio dicesi Incalzare.
A-tterri v. a. Atterrire, Spaventare: Dare ter-
rore, spavento.
A.ttesà V. a. Tesare, Arridare. T. mar. Sten-
dere un cavo o una corda con forza, e renderlo
rigido con lo stirarlo.
A-ttesta Y. a. Attestare, Intestare. T. arti e mesi.
Eguagliar le leste ; e dicesi di cose materiali, come
di fogli di caria e simili, sicché le une non so-
pravanzino le altre,
n Attestare, per Confermare, Far testimonianza.
A.ttèsto s. m. Appicco, Appiccagnolo, Appiglio,
Sofisticheria, Al lacco, Prelesto: Ommo pin d'at-
testi; Uomo pien d'appicchi, ecc.
Atténseeg"a v. a. Attoscare, Attossicare, Tos-
sicare. Intossicare, Avvelenare: Dar il tossico, il
veleno; e per sirail. dicesi anche d'odore o sapore
cattivo: 0 l'ha un oda chi attéuscega; Ha un
odor che attossica, che avvelena,
g Attéuscegàse n. p. Attoscarsi, Attossicarsi, Avve-
lenarsi: Uccidersi col veleno.
"A.ttiàse V. Attiràse.
A.ttillàse n. p. Attillarsi: Porre ogni cura nello
abbigliarsi, Vestir attiilalamente.
Attillatùa s. f. Attillatura, Attillatezza : Leg-
giadra squisitezza degli abili.
A.ttillòu. p. pass. Allillalo : dicesi di persona die
abbia acconci e ben composti vestimenti addosso,
g Vesti attillòu; Vestilo attillalo, cioè Fatto con -
eleganza e squisitezza; e non che di vestito, di-
cesi di casamento o d'altro simile, come scarpa
attillala, ecc.
A.ttimo s. m. Attimo: Tanto mìnimo spazio di
tempo che non si possa misurare : O l'è steste
un àttimo a vegni;È stalo un attimo a venire.
g In t'ùn àttimo m. avv. In un attimo, In un ba-
leno, In un bacchio baleno, Senza batter polso,
Prestissimamente.
Attir*àse n. p. Attirarsi e per sinc. Attrarsi:
Tirare a sé; ed anche Tirare con allettamento
una persona.
A.ttissà V. a. Attizzare, Aizzare, Adizzare, In-
citare, Slimolare.
— 5 féugo ; Attizzare o Rattizzare il fuoco: Am-
massare e Accozzare i tizzoni insieme in sul fuoco
afBnch' egli abbrucino , ravvivandolo col soffio o
con altro.
— 5 lùmme; Stizzare il lume, vale Farlo più splen-
dido col farne cadere il fungo (bolla) o la moc-
colaia C macco J; allrim. Smoccare, Smoccolare
V. Ammacca.
A.ttiva v. a. Attuare e nelPuso Attivare : Ridurre
all'alto V. Attua.
Ajttxv\tee> s. f. Attività: Potenza d'agire,
n Attività, per Prontezza, Speditezza, Vivacità nel-
l 'operare,
g Èse in attivitce; Essere in attività, vale Operare,
Agire; e nella Milizia, detto di uffiziali. Essere
al servizio, Essere in funzioni.
g Mette in attività;; Mettere o Porre in attività,
vale Jletlere in islalo di operare.
A.ttivo add. Attivo: Che ha virili e principio
d'operare o Che opera alcuna cosa.
») Attivo, dello di persona, vale Spedito, Pronto,
Risoluto nelle azioni.
" — Aggiunto di rimedio, dicesi Quello che pro-
duce effetti non equivoci,
it — Aggiunto di verbo, presso i Grammat. dicesi
Quello che opera immediatamente sopra qualche
oggetto differente dal subbiello o agente del-
l'azione,
g Vitta attiva; Vita attiva, dicesi di Chi esercita
molto il corpo; ed è contr. di Sedentaria.
g Vòxe attiva e passiva; Voce attiva e passiva,
vale Diritto e facoltà di eleggere o di esser eletto.
A-tto s. m. Alto, Azione, Operazione, Opera.
it Atto, per Gesto, Costume, Maniera.
M — per Cenno; L'ho capto da-i atti; Lo intesi
agli atti,
n — Nel num. del piiì si dicono Quelle comparse
e altre scritture che si presentano da' liticanti
davanti al giudice.
9tO
ATT
AUM
n — Le deliberazioni o decisioni di un'assemblea
convocata per autorità pubblica.
M — Le storie di ciò che nelle Accademie si fa,
si dice, si scrive, si legge o si delibera.
» — Le principali parli in che sono divise le
commedie' ed ogni altro componimento dramma-
tico, ed anche i balli.
« — per Movimenti virtuosi e interiori dell'animo :
Atti de contrizion; Atti di contrizione.
« — per Le proteste che si fanno a Dio: Atti de
fede, de speransa, ecc.; Atti di fede, di spe-
ranza, di carità.
% Mette in atto pratico ; Mettere in atto o in atto
pratico, vale Mettere in operazione o Principiare
a fare.
A.ttó s. m. Attore :CqIuì che nel litigare domanda
e chiama altrui in giudizio, il cui avversario si
chiama Reo.
H Attore, per Colui che rappresenta persona o ca-
rattere in teatro.
A.ttox*]iià/ v. a. Attorniare, Intorniare, Accer-
chiare, Circondare, Ricingere : Chiudere e Strin-
gere attorno. Chiudere in mezzo.
A.ttoi*ti^]ià; v. a. Attorcere, Attorcigliare,
Attortigliare V. Intòrtignd.
A-ttiretoosL v. a. Afferrare. T. mar. Prendere
e ritenere con forza: Attracca 5 gaitello; Af-
ferrare il gavitello.
S L'àncoa a l'ha attraccóu; L'ancora ha afferrato
il fondo.
A.ttx>a<ppà V. a. TrufTare, Giuntare: Rubare
sotto la fede V. Birba.
A.ttx'SLSSSL V. Attressd.
A.ttjreLSSSLtvLet V. Attressatùa.
AjttirsLzioìX s. f. Attrazione, Attraimento: Lo
attrarre. Nella Fisica dicesi Quella forza che tende
a spingere i corpi gli uni verso gli altri, proprietà
che generalm. esiste nella natura delle cose creale.
A-ttraversa v. a. Traversare, Attraversare:
Porre a traverso ; e figurai. Impedire, Contrariare,
Apporre ostacoli alla riuscita d'un negozio o sim.
S Attraversdse n. p.- Traversarsi, Attraversarsi:
Stendersi o Mettersi a traverso : 0 s'è attraversóu
in mezo a stradda; Si attraversò in mezzo alla via.
M Attraversarsi, per Restare a traverso: Se gh'é
attraversóu un osso in ta góa ; Gli si attraversò
un osso in gola.
A-ttiressa V. a. Attrazzare e meglio Attrezzare.
T. mar. Guernire una nave di tutti gli attrezzi
necessari a metterla in islato di poter navigare.
A.ttx*essatùa s. f. Attrazzatura e meglio At-
trezzatura. T. mar. Guernimento d'una nave.
M Intrecciatura. T. delle calzett. Lavoro di maglie
scavalcate che forma l'estremo orlo delle staffe e
de' quaderletti quando la calza si fa senza pedule.
A.ttx*esso s. m. Attrazzo e meglio Attrezzo,
Arnese, Strumento. Usato per lo piiì nel num. del
plur. come termine collellivo, esprime Una quan-
tità di cose necessarie per certi usi, come per la
guerra, per la marineria, per le fabbriche e simili.
- Arnesi dicesi parlicolarm. degli slrum. appro-
priali alle arti , e delle cose che servono di for-
nimento alle abitazioni.
A.ttx*il>ui V. a. Attribuire, Ascrivere: Reputare
che una cosa sia propria di chicchessia ; e talora
anche Imputare, Addossare, Apporre, Accagionare
/^ttz*iì>ùto s. m. Attributo: Ciò che è proprio
e peculiare ad un ente, ad aoa persona, ad una cosa
e che serve a discernerla dalle altre; altrim. Pro-
prietà, Condizione, Qualità.
A.ttrilbùzion s. f. Attribuzione, Funzione,
Incombenza, Ufficio, Ministero, Carico.
A-ttrizion s. f. Attrizione: Contrizione imper-
fetta ossia Quel dolore che si ha d'aver offeso Iddio,
ma che nasce dal timore delle pene dell'inferno.
-A-ttròmlbóvi. add. Affiocato, Arrocato: Dive-
nuto fioco, roco; e dicesi per lo più di voce molto
affaticata.
-A-ttrova v. a. Trovare, anlic. Allrovare, Ri-
trovare, Invenire, Rinvenire V. Trova.
A.ttrovéixa s. f. Mancia: Ricompensa che dal
proprietario d'un oggetto smarrito si dà a colui
che, avendolo trovato, glielo riporta.
Attruppamento s. m. Attruppamento :
Gran frotta, Adunanza in truppa, Adunanza tumul-
tuosa; e talora Ammutinamento.
A-ttrùppase n. p. Attrupparsi : Mettersi o
Adunarsi in truppa. Affollarsi, Unirsi insieme molte
persone in qualche luogo. Dicesi auehe di uccelli
e di altri animali.
A.ttiià V. a. Attuare : Ridurre in atto , Mandare
ad effetto, Mandare in esecuzione.
Attualitee s. f. Attualità. Voce dell'uso. Tutto
ciò che corre in giornata.
A. tiitt' audà avv. A tutt'Andare , A tutto
passo, A tuito pasto, Continuamente, Senza in-
termissione, Senza fermarsi; e piiì parlicolarm.
Oltre misura, Fuor di misura. Oltremodo, Fuor di
modo, A pili non posso, A tutt'uomo. Eccessiva-
mente, ecc.
A. tirtti i conti m. avv. A marcia forza,
In ogni modo, Assolutamente, Risolutamente.
A. tutti i costi m. avv. Ad ogni costo, A
tutto Gosto, vale Non ostante qualunque danno,
Checché ne avvenga.
A. tutti i "venti (Vortdse); Voltarsi o Vol-
gersi a tutti i venti o ad ogni vento: figurai. Non
avere né stabilità, né fermezza, Esser incostante.
Al tùtt'oe m. avv. A tutte ore, A tutte le ore,
lo stesso che Continuamente.
A. tu per tu. ; A tu per tu. Posto avv. col v.
Stare, vale Non si lasciar soperchiare da uno in
parole, ma rispondergli a ogni minimo che.
Audacia s. f. Audacia, Sfrontatezza, Sfacciatag-
gine, Sfacciatezza, Impudenza, Temerità: Inve-
recondia nel fare e nel dire.
A-iida^ioso add. Sfrontato, Sfaccialo, Audace,
Temerario, Impudente.
A. u.flfo avv. A ufo, A isonne, A scrocchio, A
scrocco, A squacchera V. A giubba.
A.u.g-ùrà V. a. Augurare e Auguriare, antic.
Agurare: Far augurii. Desiderare, Pregare.
§ Augùrdse n. p. Augurarsi, Pregarsi, Desiderarsi.
Aùmà V. a. Alluminare. T. tint. Dar l'allume
ai panni innanzi che si tingano acciocché rice-
vano il colore; e in generale Immergere un corpo
in una dissoluzione d'allume nell'acqua od Impre-
gnarlo d'allume con qualsivoglia procedimento.
A."ixme s. m. Allume: Specie di miniera o sai mi-
nerale acido che lascia in bocca un sapore tra dolce
e lazzo, 0 aspro ed astringente. I moderni lo chia-
mano Solfalo d'allumina. Se ne fa grand'uso nelle
arti, e principalm. nella tintorìa.
— ftrMacòu; Allume bruciato. É l'allume deacquificato
mediante l'azione del fuoco; allrim. Allume calci-
nalo, Allume usto.
ÀUZ
AVA
91
— de fexa; Allume di feccia. Allume calina, oggi
Sotlocarbonato di potassa impuro: Sale artifiziato
il qual si fa di liscia fatta di cenere di soda, di
felci, ecc. ; altrim. Sai vetro, Sai alcali,
g Dd l'aùme; Alluminare V. sopra Aùmd.
A-umeutà v. a. Aumentare, Augumentare, Ac-
crescere V. Accresce.
A.iLiia. s. f. Anna: Jlisura di lunghezza ciré cor-
risponde a quattro palmi e Ire quarti dell'antica
misura genovese, o ad un metro e diciotto centi-
metri delia misura decimale.
A. un a, un m. avv. A uno, Ad uno per uno, vale
Uno per volta, Successivamente l'un dopo l'altro.
A. nn <iipx'esso avv. A un dipresso. Ad un
di presso. Circa, Incirca, Ad un bel circa.
A. un modclo m. avv. A un modo. In un
modo, A un pari, Egualmente : A va sempre a
un moddo; La va sempre ad un modo.
A. ùnn-a, cosa per votta; A una
cosa per volta, A cosa a cosa. Posto avv. vale
Una cosa dopo l'altra. Successivamente.
-A. ùnu-a voxe ; A una voce, Ad una bocca.
• Posto avv. vale Unanimemente, Di comun con-
senso, Di concordia,
A. un per un m. avv. A uno a uno, A uno
per uno, vale Distintamente, Separatamente l'uno
dall'altro.
A. un per votta V. sopra A -un a un.
AnsteritsB s. f. Austerità, Asprezza, Rigi-
dezza, Rigore, Severità.
A.utentiea v. a. Autenticare: Chiarire in forma
valida, autorevole, e con pubblica testimonianza,
Render degno di fede ; e per lo piìl si dice delle
scritture.
S Autenticdse n. p. Autenticarsi, Accertarsi, Assi-
curarsi: Uscir di dubbio, Chiarirsi, Cerziorarsi.
Antenticazión s. f. Autenticazione: L'au-
tenticare.
Antenticitee s. f. Autenticità : Qualità di
cosa autentica.
Auto s. m. Autore: Inventore di checchessia o
Quegli dal quale alcuna cosa trae la sua prima
origine; e per lo più dicesi degli scrittori.
» Autore, per Cagione, Origine: L'auto de tutto
questo ò l'è stceto le; Egli fu l'autore di tutto
quel che avvenne.
Autoritae s. f. Autorità: Facoltà o Podestà
data da Dio o dagli uomini o dalle leggi.
n Autorità, per Detto d'autore: 0 m'ha portóu
V autor itce dò Boccaccio ; E' mi portò l'autorità
del Boccaccio.
H — Oggidì diconsi così nell' uso Tutti quegli
individui che sono insigniti di cariche o gradi
superiori.
$ Fd autoritce; Fare autorità: Avere autorità da
poter servire di regola.
Autorizza v. a. Autorizzare: Dare autorità
a chicchessia di fare, di dire e simili.
Autorizzazion s. f. Autorizzazione: L'au-
^ torizzare ; altrim. Approvazione , Consenso.
A. ùzo l^estia m. avv. Alla bestia. Alla be-
stiale. Bestialmente, All'animalesca: A mo' di be-
stia, A guisa d'animale.
A. ùzo caceióu m. avv. Alla cacciatora:
All'usanza de' cacciatori, Come usano i cacciatori.
A ùzo paizan m. avv. Alla contadinesca,
Alla villanesca, Villanescamente , Rusticamente:
All'usanza de' villani, de'contadini; ed abbassan-
done il signiQcato, Villanamente, Rozzamente, Da
incivile, Scortesemente, Senza creanza.
A ùzo slbiro m. avv. Alla birresca: A modo
di birro.
A ùzo treitó m. avv. Alla traditora , Tra-
dilorescamenle , Proditoriamente : Da traditore ,
Con tradimento.
A ùzùa; A usura. Posto avv. coi v. Dare, Pre-
stare, ecc. vale Dare, Prestare, ecc. per guada-
gnarsi l'usura; e prendesi per lo più in mala
parte, cioè in senso di profitto esorbitante, illegale.
Ava s. f. Ape, Pecchia, anlic. Apa: Animaletto
volatile che fa il miele e la cera.
A-va V. a. Varare. T. mar. Quell'operazione, colla
quale si trasporta il bastimento dal cantiere in mare.
§ Chi n'ume n'avaa; Chi non ugne le carrucole
non tira su i pesi. Prov. che vale Chi non cor-
rompe altrui con donativi, non arriva a' suoi fini;
che anche assolutam. dicesi Unto alle ruote.
A"vaja s. f. Avarìa. T. mar. Il danno sofferto
nel viaggio da una nave o dal carico posto in essa.
" Imposta. Voce del contado. Imposizione di da-
naro da pagarsi al Comune : Paga i avaje; Pa-
gare le imposte.
Avajóu add. Avariato: Che ha sofferto avaria;
e dicesi delle mercanzie guaste o danneggiale dal-
l'acqua del mare.
Ava mposto s. m. Avamposto : Posto avan-
zato; e dicesi anche La sentinella avanzata che
tien l'occhio al nemico.
Avaug-uardia s. f. Avanguardia, Vanguar-
dia, Antiguardo: Quella parte dell'esercito che
va innanzi.
Avansà v. a. Avanzare : Mettere in avanzo ,
in acquisto. Acquistare, Accumulare.
Il Avanzare, per Risparmiare, Sparagnare: Ho
avansóu quuttr'oe de cammin ; Ho avanzato
quattr'ore di cammino.
1) — per Spingere, Portar innanzi : Avansae quello
tavolin; Avanzate quel tavolino.
Il — per Oltrepassare, Lasciar a tergo : / aveivimo
avansce de due miggia ; Gli avevamo avanzali
di due miglia.
Il — Usato in neut. assol. vale Andare avanti o
Farsi innanzi: Avansce sempre; Avanzate sem-
pre. Andate sempre avanti.
II — per Soprabbondare, Sopravanzare: Vorriesci
aveì quello che gh'avansa; Vorreste aver quello
che gli avanza.
Il — per Risaltare, Sportare, Sopravanzare, Spor-
gere in fuori, Uscir di linea, di livello, Non cor-
deggiare; altrim. Aggettare, Far aggetto.
» — per Restare , Rimanere : Se m' avansià dò
tempo; Se mi avanzerà del tempo.
— de di, de fd, ecc.; Avanzare, Restare, Rimanere,
Desistere dal dire o dal fare checchessia.
— di dince da ùnn-a persònn-a; Avanzare denari
da uno, vale Esser creditore verso alcuno di qual-
che somma ; e per ironia dicesi anche di busse,
ceffate e simili: 0 péu di ch'5 i avansa; E'
può dir d'avanzarle.
— i pé féua dò letto; Avanzare i piedi fuor del
letto 0 delle scarpe; dicesi di Chi non ha mai
messo nulla in avanzo.
S Avansdse a. p. Avanzarsi, Farsi innanli, Andar
avanti , Procedere innanzi , Inoltrarsi : Farsi pilli
vicino al luogo dove si deve arrivare: Q nenii^Q
0 s'avansava; Il neinico s' avanzava,
n
AVA
AVE
« — Avanzarsi per Affacciarsi, Mettere fuori la
faccia per vedere, come a finestra e simili.
n — per Far qualche avanzo, qualche risparmio,
Risparmiare, Civanzare, Accumulare: Aoa ch'ò
t'aveiva avansóti quattro sodi, 5 l'è morto; Ora
che si aveva avanzato quattro soldi, morì.
« — per Profittare, Progredire, Far progressi, An-
dar avanti acquistando, e s' intende nello studio
0 simile.
n — per Osare, Attentarsi, Prendersi l'ardimento,
la libertà: 0 s' avansa un pò troppo; E' si
avanza un po' troppo.
1) — Parlandosi di età, vale Andar in là cogli anni,
Invecchiare.
A.'va.usa^Tuento s. m. Avanzamento, Pro-
gresso, Profitto; e talora Promozione, Innalza-
mento a carica, grado, ecc.
A.'va.nso s. m. Avanzo: Quello che rimane di
una data quantità, d'un dato numero, dopo che
per uso fattone o per qualsivoglia cagione ne è
stata tolta la parte maggiore; Resto, Residuo,
Sopravanzo, 11 restante, 11 rimanente. - L'avanzo
della mensa dicesi Rilievo; AcWe pietanze, Ri-
freddo; della bevanda, Abbeveraticelo ; d'un bic-
chier di vino, Culaccino; d'una pezza intera dì
panno, Scampolo.
» Avanzo, per Acquisto, Risparmio, Guad gno: 0
l'ha fmto pochi avarisi; Egli ha fatto pochi avanzi.
— de forca, de galea, dò bòia; Scampaforca, Avanzo
di forca, di galera, Furfantone, Scapestro; dicesì
dì Pessimo soggetto.
— de Tròia; Avanzo o Rovina di Troja; dicesi
scherzosam. accennando a Donna già bella, ma
oramai invecchiata.
S D'avanso; D'avanzo. Posto avv. vale Più del
giusto, Più del dovere. Di soprappiiì: Ghe n'é
d'avanzo; Ce n'è d'avanzo.
S Fd di avansi; Avanzare, Mettere in avanzo,
Risparmiare, Sparagnare, Civanzarsi, Approvec-
ciarsi.
S Fd di belli avansi ! Far gli avanzi di Berta Cì-
riegia che rovinò la casa per vendere i calcinacci;
Far gli avanzi di Berto, che dava a mangiar le
ciriegie per avanzare i nòccioli ; Far il civanzo di
monna Ciondolina che dava tre galline grandi nere
per averne due nane e capellute, perchè eran briz-
zolate; Far l'avanzo del Cibacca che a capo d'anno
avanzava i pie fuori del letto; Far gli avanzi del
Gazzetta che bruciava il panno di Spagna per far
cenere morbidina; Far i guadagni del Zolla che
dava due pecore nere per una bianca. Son tutti
modi bassi che diconsi di Chi mettendosi con poco
senno alla mercatanzia fa piii scapito che guada-
gno, 0 di Chi facendo risparmi senza ragione ri-
trae da quelli più danno che utilità; Avanzar nulla
affatto. Scapitare, Disavanzare.
A.-vaus6vi p. pass. Avanzalo V. Avansd in tutti
i suoi significati.
« Avanzato; parlandosi di Tempo, come anno,
giorno, età, notte, ecc., vale Che n'è già tra-
scorsa una gran parte.
A-vansùg-g-io s. m. Avanzaticcio, Avanzume,
Avanzuglio: La piccola e peggior parte di quel
che avanza.
A."vaiitéi avv. ler l'altro: Il giorno innanzi ad ieri.
A."vao s. m. Abbrivo: La prima mossa con foria
del correre di checchessia, liberalo dal ritegno
che l'impediva di muoversi.
A. vapó m. avv. In un bacchio baleno, e per
corruz. In un battibaleno: Colla massima prestezza.
A-varoii s. m. Avarone, Avaraccio. Acer, e pegg.
d'Avaro; allrim. Spizzeca, Pillacchsra, Taccagno,
Jlignolla, Mignatta, Barbino, Cacastecchi, Pittima,
Sordido, Spilorcio.
A-varù-Sso s. m. Avaraccio. Pegg. d'Avaro.
A-^&si, V. Ruggio.
A.'vei; Avere. Verbo che generalmente dinota
possedimento. Si adopera in varie forme , e se
ne compongono molte maniere di dire. Io farò
cenno di quelle che sono più frequenti nell'uso.
Il Avere. Posto innanzi agli infiniti dei verbi colla
parile. Da, piglia forza di Dovere : Ho da scrive,
da leze, da mangia, ecc. ; Ho da scrivere, da
leggere, da mangiare, ecc. cioè Debbo scrivere,
leggere, ecc.
tt — Parlandosi di anni, vale Compiere: Quand'5
l'è morto 5 l'aveiva trent'anni; Quando mori,
egli aveva trent'anni.
Il — per Acquistare, Ottenere : Doppo tanto 8 l'ha
amo quell'impiego; Finalmante egli ebbe quel-
l'impiego.
Il — per Ricevere: Emmo avùo vostre notizie;
Abbiamo avuto vostre notizie, vostre lettere.
Il — per Sentirsi : Ti hce miga md ? Hai forse male?
Il — per Riputare, Stimare : L'emmo sempre avùo
pe un brav'ommo ; L'abbiam sempre avuto per
un uomo dabbene.
— o bòn patto, a bòn prcxo; Avere a buon mer-
cato. Aver a buon prezzo, vale Aver checchessia
con poco costo.
** — a caghetta V. sotto Aveì a diarrea.
— a cào; Aver caro o a caro, Tener caro, Tenersi
fortunato. Giudicar una fortuna : Aggicene a cào
eh' a segge andceta cosci; Abbiate a caro che la
cosa sia andata così.
- — o cigaa in scià canna; Aver la pera mezza.
Esser fiori e baccelli, ecc. V. Cigaa.
— a cònscensa netta; Aver la coscienza pura,
chiara, netta : Non aver macchia sulla coscienza.
— a diarrea; Aver la soccorrenza o la scorrenza,
la diarrea o la smossa di corpo. Scorrere il
ventre, e in m. b. Aver la cacajuola V. Diarrea.
— a drita; Aver la mano o la precedenza, vale Occu-
pare il primo luogo. Goder l'onore della precedenza.
— a-e moen ùnn-a cosa; Aver alle mani alcuna
cosa, vale Averla in pronto per servirsene.
— a faccia, a faccia bonn-a, Aveì a faccia cdmme
a battàa da balla, a faccia de di, de fd, ecc.,
Aveì a faccia franca, a faccia rótta, a faceta
tosta V. Faccia.
— affeziòn; Aver affezione: Portar amore, bene-
volenza.
— a freve mangicenn-a; Aver la pelatina; di cesi
per ironia ad Uno che mangi assai, e vuol far
credere d'essere amliialato.
— o gamba lesta ; Aver buona gamba : Esser agile
e presto nel camminare.
— a grigoa de due eoe; Aver la lucertola da due
code V. Grigoa.
— a lengua affià o in fi, a lengua desligd , a
lengua lunga V. Lengua.
— a lùnn-a imbòsa; Aver la luna a rovescio. Aver
i bachi e le palurne. Esser crojo, Essere in cattiva
luna, Sonar a mattana, e nell'uso fior. Aver le
lubégine, Aver il buco a rovescio, vagliono Aver
mal umore, Esser di cattivo umore.
AVE
AVE
93
■ a man; Aver la mano: Nel giuoco vale tssere
il primo a fare o cominciare il giuoco.
a man un léugo, ùnn-a cosa, ecc.; Aver alla
mano un luogo o checchessia, vale Conoscerlo
pienamente, Averne pratica, uso, cognizione.
• a memòia; Aver a o alia mente o alia memoria,
vale Ricordarsi, Rammemorarsi; e dicesi anche
dì scritto che si sappia a memoria.
- a mente; Aver a mente V. Avci a memòia.
— a merda a-o cu; Aver fretta, prescia, pressa,
premura. Modo basso e figurato.
■ amò; Aver amore: Portar affezione.
■ a-o chèli ùnn-a cosa; Aver a cuore o a petto
checchessia V. Chéu.
a pansa ci gòa ; Aver il corpo alla gola o il
corpo agli occhi ; dicesi delle donne che sono
vicine al parto.
a pansa chi scciéuppa; Esser pieno pinzo. Aver
il corpo tiralo come il fondo di tamburo, vale
Aver mangiato assai.
a pansa pinn-a; Aver la pancia piena, e scherzev.
Aver pieno lo Stefano, Aver gonfio l'otre, Aver sti-
vato l'epa, Aver alzato il fianco. Esser pieno pinzo.
a peixe a stacca; Aver il granchio alla borsa o
alla scarsella; dicesi dello Spendere malvolentieri
0 dell'esser lento a cavarne i denari.
■ a pélo; Aver a petto, vale Allattare; e dicesi
delie bàlie che allattano un bambino.
■ a pezo; Aver la peggio, vale Restar inferiore,
Esser vinto.
■ appetitto; Aver appetito, vale Aver fame.
• o spùssa d'una cosa; Aver fumo o sentore di
checchessia, vale Averne indizio, avviso, ma quasi
di nascoso e non ben certo.
■ a testa a caccia; Aver il capo a tentone o a
zonzo. Aver il cervello sopra la berretta, vagliono
Operare sconsideratamente, senza giudizio.
a testa a segno; Esser in cervello, Avere il
cervel secco o il cervello a parlilo, Aver senno:
Saper quello che si fa.
o testa dùa; Aver la coccia dura, Esser capoccio,
vale Non atto allo studio; ed anche in senso di
Essere di sua lesta, Esser aparbio, ostinato nella
sua opinione.
a testa véna; Aver la zucca vuota o la zucca
al vento , Essere una zucca da sale. Aver la testa
0 la coccia ripiena di pappa; dicesi figurai, di
Chi procede con poco senno e inconsideratamente.
o virtù dell' aze V. Aze.
a vista cùria; Aver la vista breve o corta: Veder
poco da lungi; ed usasi si nel propr. come nel fig.
o vista frusta; Aver la vista logora, stanca.
a vista slorbia ; Aver la vista offuscata, cali-
ginosa, oscura.
o vQxe; Aver la voce, vale Aver fama, Esser
tacciato.
aziòn; Aver azione: Aver ragione su qualche cosa.
bello dì, bello fd; Aver buon dire. Aver bel
fare, vagliono Aver agio, opportunità, ragione di
dire 0 di fare.
bello rie; Aver buona ragione di ridere.
bello 0 bSn zéugo; Aver bel giuoco, vale Aver
tanto in mano da poter giuocare, secondo le
buone regole, colla speranza di vincere.
bezéugno; Aver bisogno, Abbisognare.
bòn cavallo in stalla; Aver buon cavallo in
istalla; figurai, vale Essere agiato, ricco, dovizioso.
bSn j/wtof Aver buon j[uslc.
• bònn-a o cattiva opinion d'ùnn-a persònn-a;
Aver buona o cattiva opinione d'uno, vale Pensar
bene o male di Ini.
■ bònn-a manca ; Aver buona maniera, buon garbo,
bel modo, vale Esser manieroso, di bei modi,
Trattar affabilmente, cortesemenle.
• bònn-a man in tùlio; Aver buona mano in chec-
chessia, vale Esser solilo a riuscire in alcun affare.
bònn-a o cattiva vòxe ; Aver buona o Cattiva
voce; figurai, vale Esser di buono o di cattivo
concetto.
bòn naso; Aver buon naso o buon odoralo, vale
Dar nel segno, Apporsi.
bònn-e spalle; Aver buone spalle; dicesì figurai,
di Chi sopporta pazientemente le accuse che gli
si fanno senza cercare di ricattarsi e si accomoda
a tutto.
bòn senso; Aver buonsenso. Aver senno o cri-
terio. Aver il cervello a partilo: Saper quello che
si fa 0 si dice.
bòn tempo; Aver buono o bel tempo, vale Spas-
sarsi, Sollazzarsi, Stare allegramente, Godersela;
e talora Essere sulle baje. Piacevoleggiare, Scher-
zare, Burlare, Celiare, Buffoneggiare, Bergolinare.
gent'éuggi ; A.\cr gli occhi d'Argo, vale Star cauto,
oculato.
ciù debiti che a Màpaga; Aver più debiti che
la lepre, vale Esser mollo indebitato.
ciù poco Un in scià ròcca; Essere alle ventitré,
Piatire co' cimiteri. Avere un pie nella fossa,
Aver la bocca sulla bara, si dice dell'Essere per
vecchiezza o altro in grado di poter poco vivere.
coce; Aver voglia, volontà, desiderio, ecc.
coco de fa ùnn-a cosa; Aver voglia di far chec-
chessia ; e talora pulitam. per Aver voglia di sba-
razzarsi il ventre.
compasciòn; Aver compassione, Compatire.
comodo; Aver agio, comodità; e s'intende di Fare
in tempo e agevolmente checchessia.
coraggio; Aver cuore, coraggio, animo, ardire:
Esser coraggioso.
còrso; Aver corso, Correre; trattandosi di Mo-
neta, dicesi dell'Essere o Non essere ricevuta.
cùa; Aver cura, Aver a cuore. Tener conto. Curare.
da dà; Esser debitore, Dovere.
da fd; Aver a fare o che fare, vale Aver fac-
cende, occupazioni.
da fd con un ; Aver che fare con uno, vale Aver
con lui negozio, interesse, attinenza, parentela, ec.
da fd e' ùnn-a testa matta; Aver da fare con
uno stravagante, con un pazzo, con un cervel
balzano, bislacco, bisbetico.
da fd e da di; Aver che' ugnere V. Dì.
dà so 0 dà sa parte; Aver dal suo, cioè Aver
dal suo parlilo.
rfo sòsta, da superbia ; Aver gran fava , Aver
della chiella. Aver boria, albagia: Esser ambi-
zioso, borioso, superbo.
da testa ; Aver cervello : Esser uomo savio «
di giudizio.
davanti a-i éuggi ; Aver davanti agli occhi 0
sotto gli occhi, vale Aver in presenza. Aver esposto
alla vista.
da vive; Aver con che o di che o onde vivere,
vale Posseder mezzi suflìcienti da vivere senza
lavorare.
de baghe; Aver brighe, contrasti, risse, contese;
(Contrariare; Quistionare, Rissare. Riollare.
u
k^É
AVR
— de bonn-e speranse; Aver buone speranze, Vale
Sperar bene.
— de cattive intenzìoin ; Aver mal talento: Tener
cattive intenzioni.
— de certo, de seguo; Aver di certo: Tener per
certo 0 come cosa certa.
— de crSxi; Aver delle croci, Aver la croce o il
crocifisso V. Croxe.
— deU'affettóu; Aver dell'affettato, del ricercato, del
lezioso, del pomposo; dicesi di Chi usa negli atti,
nelle parole o negli abiti soverchio artifizio.
— dell'amào con un; Aver mal fiele contro alcuno,
Aver il sangue guasto con alcuno, vale Esser adi-
rato contro di lui.
— dell' aggiùtto ; Aver ajuto, vale Esser soccorso.
— dell'aia; Aver dell'aria. Arieggiare, Rassomigliare;
e flgurat. Aver burbanza, orgoglio, alterigia, ecc.
;— de parolle con un; Aver parole con uno, vale
Garrire, Altercare, Contendere.
— desdiccia; Aver disdetta: Provar disgrazia al
giuoco; e assolut. Essere sfortunato.
— de taire a-o so ; Aver delle terre, de' beni, del
suo 0 simile al sole, vale Posseder beni slabili.
— di crediti; Aver crediti, vale Esser creditore.
• — di crùzii ; Aver de' grattacapi, delle brighe, delle
cure, dei dispiaceri e simili.
— di debiti; Aver debili, vale Dovere, Esser ob-
bligato di dare o restituire altrui checchessia, e
s'intende per lo più di denari.
— di fastidii \. sopra Aveì di crùzii.
• — di obbligazioin; Aver obblighi, obbligazioni, do-
veri: Esser tenuto, obbligalo.
— discrezion; Aver discrezione: Procedere con di-
scretezza.
— di libi; Aver denari, Esser danajoso, danaroso,
addanajato. Modo basso e scherzevole.
— dò chéti; Aver cuore. Esser di cuore: Aver animo,
coraggio, ardire V. Chéu.
— dò credito; Aver credito, stima, riputazione; di-
cesi delle persone di stima e di valore, cono-
sciute dal popolo per tali.
— dò fiato; Aver fiato, vale Vivere.
— dò naso V. Aveì da sòsta.
•• — dò spago; Aver paura, timore: Temere.
— dò scióu V. sopra Aveì dò fiato.
— d'nnn-a cosa; Avere o Tenere di checchessia,
come dell'avaro, del villano, del galantuomo, ecc.
— d'ùzo; Aver in uso, in usanza, Aver usato: Aver
in consuetudine, in costume, Esser solito.
— e bellesse dell'aze V. Aze.
— e bracge liglm; Aver le mani legate; figurai,
vale Non poter operare.
— e bracce lunghe; Aver le braccia lunghe; dicesi
figurai, di Chi ha gran potenza, e vale Aver modo
d'operare da lontano.
— e casette zù pe-e gambe; Aver le calze a bra-
caloni 0 a cacajuola, cioè Increspate per non
essere tirate su bene.
— e porne in ta stacca e mettisele in testa; Aver
le corna in seno e mettersele in capo, dicesi
Quando uno manifesta i suoi disonori.
— effetto; Aver effetto, Effettuarsi: Ridursi ad ef-
fetto. Riuscire.
— - féua a parolla, ùnn-a promissa ; Aver fuori la
parola, una promessa, vale Averla data e do-
verla mantenere.
— féua di dince; Aver fuori de' danari : Averli sbor-
sati, per riaverli a tempo.
e gambe rotte; Essere sgambato, vale Essere
stracco per soverchio cammino,
e moen in pasta; Aver le mani in pasta: In-
gerirsi nel negozio di che si IraKa.
0 moen lunghe; Aver male mani o le mani fatte
a uncino; flgurat. vale Aver il vizio di rubare.
e scarpe in patella; Aver le scarpe a cianta ,
cioè Non tirate su dietro le calcagna,
e so croxi; Aver le sue corna o la sua croce,
vale Avere delle afflizioni.
fede 0 fidùcia in t'ùnn-a persònn-a ; Aver fede,
fiducia, fidanza in alcuno, Stare a fidanza d'al-
cuno, vale Fidarsi, Confidarsi in lui.
fin; Aver fine: Consumarsi, Finire.
fortùnn-a; Aver sorte, Esser in della. Aver il
vento in poppa, in fil di ruota, vagliono Esser
favorito dalla fortuna. Essere avventuroso.
futta, raggia, ghignòn con qualchedùn; Aver il
baco, il tarlo con uno. Averla con uno, Aver il
mal fiele con tr 'alcuno , vagliono Esser adirato
contro di lui V. sopra Aveì dell'amào.
grazia; Aver grazia, garbo, maniera, vale Aver bel
modo di far checchessia o di trattar colle persone.
i bòtti V. sotto Aveì l'axillo.
i dince a còffe, a sacchi, a mùggi ; Esser nell'oro
a gola, Star nell'oro, ed anche Misurar le doppie
collo stajo , Esser ricco sordo : Ave» denari in
abbondanza.
i éuggi attacchce; Aver gli occhi tra' peli; dicesi
di Chi, essendo svegliato di poco, è ancor son-
nacchioso.
i éuggi che fan cicebelle; Aver le traveggole:
Pigliar in guardando una cosa per l'altra, Tra-
vedere.
i éuggi in tò coppùsso; Aver gli occhi nella
colloltola 0 di dietro; figurai, vale Non vedere.
i fùmmasci a testa; Aver i bollori, Aver caldo
il cervello ; e talora anche Esser cotticcio, alticcio,
cioè Alquanto alterato dal vino.
in chéu; Aver in cuore, nel pensiero, nell'animo.
Pensare.
incòmbensa; Aver incombenza, commissione, ca-
rico. Tener ordine.
in concetto; Aver in concetto, in islima, in pregio,
in buono o in gran conto.
in conscideraziòn ; Aver in considerazione, vale
Avere slima. Far conto; e talora Considerare,
Tener conto.
- in cu; Aver a scorno, a vile, in lasca, a mo-
lesto, in urlo, in uggia, nella collottola, nelle code,
e in modo basso Aver sulle corna, in culo, nello
zero, in cupola, nel bel di Roma, nella tacca
dello zoccolo. Aver a carte quaranlollo una per-
sona 0 cosa, vagliono Dispregiare, Aver in nes-
sunissimo conio quella tal cosa o tal persona.
in custodia; Aver in custodia, in cura, in guardia.
in desdegno; Aver in disdegno o a sdegno. Aver
in ira, vagliono Sdegnare, Mal volare ad una
persona o cosa.
in erl'ia; Aver a schifo, a stomaco, a nausea.
in grilla; Aver a sdegno o in disdegno. Sde-
gnare; e dicesi soltanto di persone.
in man; Aver in mano, Tener in pugno, va-
gliono Aver in balìa, in potere.
in man tanto da ... Aver lanio in mano da ...
Aver buono in mano, valgono Aver tanto da poter
fare checchessia, ed anche Aver quasi sicurtà di
checchessia.
AVF2
AVE
05
■ in pegno ùnn-a cosa; Aver in pegno alcuna
cosa, vale Tenerla per sicurtà.
• in peto; A\er in petto; parlandosi de' cardinali,
si dice Quando il papa sospende la pubblicazione
d'alcuno già designato.
• in pmma da lengiia quello che s'ha, in t5 chéu ;
Aver sulla lingua quello che si ha nel cuore, vale
Essere schietto, Dire quello che si ha nell'animo.
in sce l'anima ùnn-a pcrsonn-a ; Aver sull'anima
0 sulla coscienza una persona V. Anima.
in scià cimma da lengua; Aver sulla punta
della lingua, si dice Quando si è per dire una
cosa che non risovvenga così in un subilo.
in sospetto ; Aver'in sospetto, in diffidenza: Non
si fidare.
■ in la slacca ùnn-a persònn-a; Aver uno nella
manica; flgurat. vale Averlo in sua balìa.
• in ta testa ùnn-a cosa; Aver in testa, in pen-
siero, Correr per lo capo. Andar per la fantasia.
— in te c'iote V. Aveì in te m,oen.
— in te corne V. Aveì in la testa ùnn-a cosa,
in te grazie; Aver in grazia o nelle grazie: Con-
servare in grazia.
— in te grinte; Aver nelle ugne o nell'ugna V.
Aveì in te moen.
■ in te l'anima; Aver nell'animo, nel pensiero,
nella mente o in mente. Aver in testa, vagliono
Stimare, Pensare; e talora Essere in risoluzione.
in te moen; Aver in mano o nelle mani, nelle ugne
0 nell'ogna nelle forbici, vale Aver in balìa, in potere.
— in ti unge V. Aveì in te moen.
• in td chéu; Aver nel cuore, Aver in petto, val-
gono Conservar nell'animo, nel pensiero; e tal-
volta Tener celata una risoluzione già presa.
invidia; Aver invidia. Invidiare.
■ in vista ùnn-a cosa; Aver in vista alcuna cosa,
vale Prenderla di mira. Avervi il pensiero sopra.
• i pappe netti; Esser netto; figurai, vale Non aver
colpa.
i pé dòsci; Aver i pie' teneri; dieesi di Chi
cammina adagio per aver i piedi malsani sia per
cagion di podagra che per altro motivo.
i pé zece; Aver i piedi assiderati, agghiacciali,
intirizziti dal freddo.
i scripixi; Aver i grilli al capo o il capo ai
grilli, vale Attendere a baje o a bizzarrie.
— i unge lunghe V. Aveì e moen lunghe.
■ l'aia; Aver l'aria, l'apparenza: Sembrare, Com-
parire.
■ l'anima de fa ùnn-a cosa V. Anima.
■ l'anima inversa; Esser crojo, adirato, di mal
umore. Aver le lune. Aver la luna a rovescio
V. Aveì a lùnn-a imbosa.
■ l'ardimento; Aver l'ardimento, l'ardire, il co-
raggio, la petulanza, la temerità, la sfacciataggine.
■ l'argento vivo addosso; Aver l'argento o l'ariento
vivo addosso V. Argento.
■ l'assolùzion ; Aver l'assoluzione, vale Essere
assolto.
• l'axillo; Essere o Stare in zurro, in zurlo, in
ruzzo, vale Aver qualche eccesso d'allegria, Aver
voglia 0 fantasia di ruzzare, di scherzare, di far
baje e simili.
■ l'éuggio addosso a ùnn-a persònn-a ; Aver l'oc-
chio addosso ad alcuno, vale Star attento a ciò
che uno faccia, Osservarne gli andamenti.
• l'oègia marsa; Aver indizio, fumo, seniore di
alcuna cosa V. Oègia.
l'ònò de fa, de di, ecc.; Aver Toflore, Recarsi
ad onore di fare, di dire, ecc.
l'uscita V. Aveì a diarrea.
ma; Aver male, vale Esser travagliato, oppresso
dal male, da infortunio, ecc.
md da mot; Aver mal da morire, e scherzev.
Aver male che il prete ne goda.
manèa; Aver maniera, garbo, grazia V. Aveì
grazia.
5 battichéu; Aver il batticaore, Aver paura, an-
sietà, ecc. V. Battichéu.
o brùxó; Cuocere, Dolere, Aver rincrescimento
V. Brùxó.
6 perciò a testa; Aver la spranghetta; si dice
di Coloro i quali, avendo soverchiamente beuto,
sentono gravezza o dolor di capo nello svegliarsi
la mattina seguente dal sonno.
o chéu contento; Aver il cuor nello zucchero
0 nelle viole, vale Esser lieto, contento, tran-
quillo, ecc.
6 chéu in te réuze V. sopra Aveì 5 chéu contento.
o coraggio, 5 sléumago, 5 peto, 5 fìgceto de....
Aver lardire, l'arditezza, l'ardimento, la petulanza,
Osare, Attentarsi, Dar l'animo di...
5 corpo V. sopra Aveì a diarrea.
5 crescentin; Aver il singhiozzo. Singhiozzare, e
all'ani. Singhiozzire e Singozzare V. Crescentin.
- 0 cu brutto ; Avere sporco il culo o la camicia.
Modo basso e flgur. V. Cu.
5 cu de paggia; Aver il cui di paglia, vale Es-
sere sospettoso, Paventare il male per qualche
delitto commesso.
- ò cu desfogónóu; Essere avventuroso, favorito
dalla fortuna, Andargli a seconda ogni cosa. Modo
basso e figurato.
5 desciù; Aver il sopravvento. Stare a vantaggio,
cioè Al disopra.
5 diao addosso ; Aver il diavolo o il gran dia-
volo addosso o in corpo, vale Essere indiavolato,
indiascolato, imperversato, infurialo V. Diao.
5 diao in te bracce ; Aver il diavolo nelle braccia,
vale Aver grandissima forza nelle braccia.
6 dùbbio; Aver il dubbio. Dubitare.
- ò féugo a-o cu; Aver il fuoco al culo; figurai,
e in m. b. vale Esser pressato islantissimamente.
5 granfio; Aver il granchio V. Granfio.
ò Icete in bocca; Aver il guscio in capo, Non
aver rasciutto il bellico o rasciutli gli occhi. Aver
il lalle sulle labbra, Saper di latte. Modi figur.
che si dicono a Giovine di poca esperienza è
giudizio, ma che parla ed opera male.
0 md da lùppa; Aver il mal della lupa; dicesi
discoloro che sempre hanno fame, o di Chi è
insaziabile nel mangiare; che anche dicesi Aver
in corpo la consuma.
5 md da mùa; Aver i pedignoni V. Md.
5 md de moce; Patire o Esser affetto d'isteri-
smo V. Md.
5 md de néuve lùnn-e; Aver il lattime V. ilfd.
o md dò padròn; Aver l'ipocondria V. Md.
ò md dò scimmiòn; Patir di tabe o d'atrofia
mesenterica V. Md.
ò md dò verme; Aver la rogna. T. veter. V. Md.
5 manezzo; Aver il maneggio, Aver la mestola
in mano o il baslon dei governo: Far da pa-
dròn. Padroneggiare.
o marmo; Essere in bernecche o in pernecche.
Modo basso, e vale Esser ubbriaco V. Marmo,
$g
AVF.
AVE
5 mdro de fd, de di, ecc.; Aver Viso di fare,
di dire, ecc., cioè Aver l'ardire, la petulanza, la
baldanza, l'arroganza di dire, di fare, ecc.
0 Non aveì testa a fd énn-a cosa; Avere o
Non avere il capo a una cosa, vale Avervi genio.
Aver voglia di farla, e al contr. Non avervi in-
clinazione.
5 pàxetto in corpo ; Aver la tremarella. Tremar
ad uno i pippioni, Fargli il cui lappe lappe; figarat.
dicesi di Chi ha paura che non gli succeda qual-
che cosa pericolosa.
5 presùmi; Aver la presunzione, la presumanza,
la presuntuosilà, l'arroganza, la tracotanza, la
pretensione, ecc.
5 ràncio ; Esser rancido o rancio. Sapere o pu-
tire di vieto V. Bàngio.
d santo in corpo ; Aver il santo in corpo. Dicesi
nell'uso di Chi essendo a cognizione di qualche
pratica, negozio, ecc., non se ne dà per inteso,
ma ha già pensato al modo di condarsi nella
medesima.
6 scciéuppo presso ò capod; Aver buon santo
in paradiso, vale Aver buon appoggio. Essere
ben sostenuto per poter dire, fare, ecc.
5 vento a fi de radda V. Avei o vento in poppa.
e vento in poppa; Aver il vento in poppa o in
fìl di ruota. T. mar. Navigare con vento favo-
revole ; e figurai. E?ser in detta, in fortuna, Aver
le congiunture propizie, Aver ogni cosa a seconda.
fi verme scimonin addosso; Essere irrequieto,
Esser un «abisso, un fìstolo, un frugolo, un ser-
pentello; dicesi figurai, di Quei fanciulli che non
istanno mai fermi.
paggia in becco; Aver paglia in becco V. Becco,
panno e tezo'ie; Aver la palla in mano o la vanga
pel manico. Aver la mestola in mano; figurai, va-
gliono Aver in sua podestà checchessia. Poter fare
checchessia a sua voglia, Essere in buono stato
di checchessia.
parte; Aver parte. Partecipare.
paziensa; Aver pazienza o pace: Sopportare.
pe-a testa; Aver per la testa o pel capo, Correr
per lo capo. Andar per la fantasia, vagiiono Aver
in pensiero, in animo, ecc.
pe-e moen; Aver per le mani, Trassinare, Ma-
neggiare.
piaxeì; Aver piacere, Compiacersi.
poca testa, poco gervello ; Aver poca testa, poco
cervello, poca levala, vale Esser leggieri. '
puia; Aver paura, Temere.
puta da so ombra; Aver paura de' bruscoli, delle
mosche o dell'ombra sua, vale Apprender per
grandi le piccole cose.
puta de lutto; Spericolarsi, Avere i conigli in
corpo : Esser timidissimo, Farsi paura d'ogni mi-
nima cosa. Temer pericoli in ogni dove.
pratica dò mMdo; Esser pratico del mondo, e
in m. b. Aver colto il cui nei ceci rossi, Aver
pisciato in più d'una neve. Aver lacciuoli a do-
vizia, vagiiono Aver lunga esperienza delle cose.
premmùa; Aver fretta, premura, prescia: Aver
in animo d'affrettarsi.
raxSn; Aver ragione: Essere assistito dalla
ragione.
retazìòn; Aver rapporto, correlazione, attinenza,
dipendenza o simile.
riguardo; Aver riguardo, Usar attenzione, COn-
Siderazione, rispetto.
— sempre e moen all'aia o per l'aia V. Àia.
— sempre a pansa all'aia V. Aia.
■J- — sette chéu e sette figoeti; Avere un cuor di
lione: Esser ardito, coraggioso, pronto ad affron-
tare pericoli, a soffrire sventure, dolori, ecc. Non
ha precisa corrispondenza italiana.
— speransa; Aver speranza, Speranzare.
** — tanti anni in scio cu; Aver tanti anni sul culo.
Modo basso e vale Essere nella tale età.
— tanto in man da... Aver tanto in mano da...,
cioè Aver sì buone ragioni da...
— torto; Aver torto: Esser dalla parte dell'ingiu-
stizia. Non aver ragione.
— treì dince in sciùn sodo; Esser lì li per rom-
perla. Mòdo prov. che dicesi da Chi è corrucciato
con altra persona quasi che poco gli manchi per
dichiararle aperta la sua inimici. Ja.
— ùdiensa; Avere udienza o audienza : Essere
ascoltato.
— un bello frontespizio ; Aver una buona sopra-
scritta; figurai, vale Aver una buona cera.
— un chéu ben fceto, un chéu da lion, un chéu
da peccetto, un chéu duo V. Chéu.
— un diao pe cavello; Aver un diavolo per capello.
Aver tanti diavoli addosso quanti capelli in capo,
Aver il diavolo o il gran diavolo addosso o in
corpo, vagiiono Essere arrabbiatissimo.
— ónno famme da luvi ; Aver una fame da lupi.
Allupare o Allupar dalla fame. Allampanare, Aver
una fame canina : Aver gran fame , Svenirsi o
Arrabbiar dalla fame.
— ùnn-a cosa in scià cimma da lengua V. sopra
Aveì in scià gimma da lengua.
— ùnn-a cosa in scià gimma de die; Aver una
cosa su per le dita o sulla punta delle dita.
— ùnn-a fu/fa; Aver una battisotlia o battisoflBola
0 cosoffiola. Aver la tremarella, vagiiono Temere,
Aver gran paura.
— ùnn-a lengua chi tuggia e cùxa; Avere una
lingua che taglia e fora, o che taglia e fende
V. Lengua.
— ùnn-a lengua da battòezo, da sciarbclla; Aver
buona ciarla, buona parlantina. Non morire a
uno la lingua in bocca V. Len'jua.
— vista; Aver vista, apparenza, Dar segno, indizio
V. Vista.
— vòxe; Aver voce, nome, fama.
— vòxe in capitolo; Aver voce in capitolo: Pro-'
priam. vale Poter render parlilo. Aver volo; me-
laf. Esser in credito. Aver influenza. Aver una
tal quale aulorilà sugli altri.
§ Aveila a-o chéu, a-o péto; Averla a cuore o
a petto, vale Aver passione, dolore, ecc.
% Aveila con un; Averla con uno, vale Esser adi-
rato con lui.
** S Aveilo in t'iin pc; Averlo nel fagotto; m. b.
che significa Andare una cosa contro a' desiderii
nostri; e ta'ora Esser rovinalo, perduto, ridotto
a cattivo stato, e dicesi lanlo delle sostanze che
della salute.
3 Aveise cita; Aversi cura: Riguardarsi, Attendere
alla propria salute.
S Aveisela a md o pe a md; Averla a male o
per male: Ricever con indignazione checchessia e
crucciarsene.
% Aveine assw; Aver assai d'una cosa, vale Averne
a sufficienza; e talora Averne fatto guadagno,
Uscirne con onore.
AVI
AVV
97
S Non avet ni de pesti ni da pesta; Esser povero
in canna, Esser brullo, Esser privo di checchessìa.
3 Non avet ninte da fa; Non aver che fare, vale
Esser disoccupalo, ozioso, scioperato, sfaccendato.
S Non aveì rosso, verghéugna ; Non aver vergo-
gna né faccia, Dispregiar la vergogna, Por da
banda il rispello, Tirar giù la buffa, Mandar giù
la visiera.
§ Chi ciit n'ha, citi ne vorrieiva; Chi più n'ha,
più ne vorrebbe. Dettalo prov. che dinota Es-
sere insaziabile la cupidigia dell'uomo.
S Chi l'ha dall'osso 5 porta a-o fosso; Vizio
per natura tino alla fossa dora. Prov. di chiaro
significalo.
S Chi n'ha ne versa: Chi ne ha ne versa. Dettato
prov. che dicesi di Chi spende prodigamenlo.
S Chi de vinti nò n' ha, de trenta no sa, maiciù
5 n'ha avùo e maicm o n'avià; Chi di venti
non h.i, di trenta non aspetti, ovv. Chi di venti
non è, di trenta non sa, e di quaranta non ha,
né mai sarà, né mai saprà, né mai avrà, ovv.
L'asino che non ha fallo la coda in trent'anni,
non la farà mai più. Prov. di chiaro significato.
A.-veiiiarie s. f. pi. Avemarie. T. de'pastai.
Sorta di pasta tagliata per uso di minestra, rasso-
migliante ai pallottolini della ccroncina (cònnclia).
-A.-veiin.-a V. Biava.
A. "ventoéla fZùgdj; Fare o Giocare al girello,
e in alcuni luoghi Giocare alla rotella o alla^for-
tuna V. Ventoéla.
A-verto pari. Aperto, Schiuso, Dischiuso.
I) Aperto, p°r Fesso, Spaccalo, Crepato, e simili:
Unn-a mùàgia averta, Un legno averlo da
cimma a fondo; Un muro aperto, Un legno
aperto da cima a fondo.
Il — Aggiunto di luogo, vale Spazioso, Ampio,
Esleso: Campa(jna averta; Campagna aperta.
S A bracce averte; A braccia aperte \. questa
locuzione al suo posto alfabetico.
% All'aia averta; All'aria aperta. Posto avverb.
vale A cielo scoperto.
% Conto averto; Conto aperto o acceso, dicesi II
conto non saldato, ed usasi anche in senso flg.
§ Roba auer^a; Veste aperta, cioè Slacciata, Scio'.la.
A^vertùa s. f. Apertura, Apritura, Aprimento:
Propr. Spaccatura, Fenditura, Fessura, Crepatura.
Il Apertura, Callaja, Vàlico, Adito: Quell'apertura
per cui si passa da una parte all' altra.
Il — per l'Azione o II tempo in cui si apre qual-
che pubblico stabilimento : L'uvertùa dò teatro,
dò caffè, ecc.; L'apertura del teatro, del caffè,
e simili.
Il — Nella Musica, dicesì della Sinfonìa, da cui
si dà principio al dramma o allo spettacolo.
— da camixa, de braghe, ecc.; Sparalo \. Spor-
ti ggéua.
A. véixo ; A vóto. Posto avverb. vale Vanamente,
Invano, Senza effetto.
A. vézo CAnddJ; Appollajarsi V. Andd.
A. "Via (Fcetoj; Fatto a vile, cioè A maniera di
vile 0 Attorciglialo a forma di vile V. Vìa.
>?L"vi<iitse s. f. Avidità, Avidezza, Cupidigia,
Cupidità: Desiderio ardente ed insaziabile; e di-
cesi tanto al proprio che al figurato. Dicesi an-
^ che Ingordigia, ma più comunem. del cibo.
A vista; Alla vista, All'apparenza, All'aspetto,
Alla faccia. Posto avverb. vale Per quel che appa-
risce all'occhio; e talora Alla presenza. Sotto gli
Casaccia, Dizionario Genovese-Ilaliano.
occhi, A veduta, A veggente, Palesemente, A vista:
À vista de tutti ; Alla vista o A vista di tutti.
A vista; A vista. Nel Commercio vale Subilo' e
dicesi delle Loltere di cambio, allorché debbonsi
pagare subito dopo veduta la lettera ; che anche
dicesi A veduta.
— de tcera, ecc.; A vista di terra o simile, vale Vi-
cino a terra o simile, cioè In luogo da cui è vista
la terra o altro sito.
— d'éuggio; A vista d'occhio, cioè Per quanto vede
lontano l'occhio.
A vitta ; A vita. Posto avv. vale Dorante la vita.
A viva itorsa; A viva forza, Per viva forza,
A marcia forza. Posto avverb. vale Forzatamente,
Con lutto il potere.
A viva "vòxe V. A vòxe.
A-voltòio s. m. Avoltojo, Avollòre: Genere di
uccelli di rapina che hanno il rostro diritto sino
verso l'estremità, la quale è uncinala, e la testa
nuda; i tarsi reticolati ossia coperti di piccole
squame; vola molto lentamente, e si pasce d'ani-
mali morti. Sulle nostre .\lpi ne soggiornano tre
specie, cioè l' Avoltojo detto Grifone (Vultur ful-
vusj; r Avoltojo nero (Aegypius cinereusj e
l'A voltolo barbuto (Gypactos barbatusj.
A-vorio s. m. Avorio o Avolio: Dente d'ele-
fante 0 d' ippopotamo. D'ordinario non gli si dà
tal nome se non quando è staccalo dalla mascella
dell'animale, ed è per esser mosso in opera.
S Neigro d'avorio; Nero d'avorio: Specie di colore,
il qual reso in polvere molto fina è adoperalo
dai pittori, pulitori, orefici, ecc.
A. voxe ; A voce, A voce viva. Di voce viva.
Posto avverb. vale Con parole, Per via dì di-
scorso. Oralmente, A bocca: A differenza della
comunicazione per iscrittura.
— generale, A vòxe de tutti ; A voce comune. Per
voce d'ognuno, cioè Con universal consentimento.
— persa; A quanto se n'ha in gola, A più non
posso; ed usasi avverb. col v. Gridare.
Avùo p. pass. Avuto V. Avei ne' suoi varii si-
gnificati,
g Chi n'ha avito n'ha avùo; Chi s'ha s'abbia, ovv.
Chi ha tenga e chi è ito suo danno, vale Far la
pace senza riparare i danni.
Avalla V. a. Ingollare: Inghiottire senza ma-
stiare. Dal frai:C. Avuler.
n Far l'avallo. T. comm. V. Avallo.
Avallo s. m. Avallo. T. comm. La girala d'una
cambiale. - L'Avallo non è altro che Far fare le
cedole o polizze di cambio a una terza persona con
obbligar se stesso in solidum; e passando la delta
cedola da uno in un altro in più persone, son tanti
avalli, e dal primo all'ultimo restano tutti obbligati.
Avvalora v. a. Avvalorare, Convalidare, Cor-
roborare.
Avr^ampà v. n. Avvampare, Divampare : Pi-^
gliar la vampa; e talvolta semplicem. per Ardere;
V. Brùxd.
Avvantag-g-ia v. a. Vantaggiare, Avvan--
taggiare, Migliorare, Accrescere, Aumentare; e
talora per Supprare, Avanzare, Divanzare, Sopra-
vanzare, Sorpassare,
n Vantaggiare, Avvantaggiare, usato in neul. assol.
vale Avere o Pigliar vantaggio: S'han creddùo
d'awanlaggià e g' han perso; Ei credettero di
avvantaggiare e vi perdettero.
S Awantaggidse n. p. Vantaggiarsi, Avvantaggiarsi,
98
AVV
AVV
Miglioriirsì : Acquistar miglior essere o miglior
fortuna.
A-waixtagig-io s. m. Vanlajrgio, Avvantag-
gio. UtiJf', rtilili\ l'rofitto, Guadagno; e talora
anche Superiorità, l\!aggioranza, Primato, Premi-
nenza: 0 l'ha l'avvankiggio in sce tutti ; Ila il
vantaggio da tulli.
S D'avvantaggio; Da o Di vantaggio. Posto av-
verò, vale Di più, Eccedentemente, Sopra il bi-
sogno: Che n'ho dasto d'avvantaggio; Gliene
diedi di vantaggio.
S Dà deWawantaggio a un ne-o corri; Dar van-
taggio ad alcuno nel correre, vale Lasciarlo andar
innanzi un tratto prima di porsi a seguirlo.
S Zùgóu d'avvantaggio; Giuocator di vantaggio:
Giuccatore astuto che cerca di guadagnare per
modi illeciii.
A-vvantag-g-ióu. p. pass. Vantaggiato, Av-
vantaggialo V. Avvantaggia ne' suoi significati.
g Pas^ot(vi>«n^a5'5'»a; Pasta vantaggiata. Voce del-
l'uso. Pasta per uso di minestra di miglior con-
dizione che l'ordinaria.
A-"V"vaiita ^ . Vanta.
S Chi s'uvvanta s'imbroggia; Chi si loda s'im-
broda, ovv. Chi fa il saputo stolto è tenuto. Prov.
e vale I-sser vituperevole la lode in bocca propria.
A-ward-a v. a. Guardare, Liberare, Scampare,
Difendere: Preservare dal male.
% Avvarda ! Guarda guarda ! Dicesi per avvertire
alcuno a prendersi guardia, a far attenzione, trarsi
in disparte e simili.
§ Da chi me fio m'avvarde Dio, da chi n5 me fio
m'avvardió io; Da chi mi fido mi guardi Dio,
da chi non mi fido mi guarderò io, ovv. Dagli
amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guarderò
io. Prov. di chiaro significalo.
S Da largo par l'io avvardime Dio; Dalle buone
derrale mi scampi il cielo, ovv. Alla buona der-
rata pensaci su. Prov. e vale Sotto il vii prezzo
spesso trovasi fraude.
S Dio me n'awarde ! Dio mi guardi o me ne
guardi! Dio me ne I beri ! Cessi Iddio! Guarda!
S Gramma quella pègoa chi nò sa avvardd a
so lann-a; Tristo colui che non cura i fatti suoi.
Prov. di chiaro significalo.
§ Non avvardd a spende ; Non guardare a spesa
V. in Ammid.
S Avvarddse n.p. Guardarsi, Prender guardia, Aver
l'occhio, Avvertire, Por mente, Badare, Star sul-
l'avviso, all'erta, ecc.
A.we<i<iise n. p. Avvisarsi, Accorgersi, Ad-
darsi, Avvedersi V. Accòrzise.
A-vveg-iornio add, Invecchiuzzito. Dicesi di
Giovane che nella cera apparisca vecchio.
A-vveg-nì s. m. Avvenire, Futuro: Che ha da
venire, Che ha da essere.
S Pe l'avvpgni avv. Per l'avvenire, In avvenire.
D'ora innanzi, Da quinc'innanzi. D'ora in poi.
A-we^ni V. n. Avvenire, Accadere, Succedere
V. liUvrvegni, Succede.
A-"V"velena v. a. Avvelenare e poetic. Avve-
nenare, Attossicare: Dar il veleno.
« Avvelenare, per Render velenoso, e dicesi delle
cose che si avveleniscono per avvelenare qualche
persona; altrim. Avvelenire,
« — per Appostare, Ammorbare, Putir fieramente:
Unn-a spùssa chi avvelena; Un puzzo che av-
yelena.
S Avvelenàse n. p. Avvelenarsi e poetic. Avve-
nenarsi, Attossicarsi : Uccidersi col veleno.
A.-VT^eleiaató s. m. Avvelenatore: Colui che
avvelena.
A.w©lloù (Frexetto); Nastro a raso.
A^wenase n. p. Incrinare : Incominciare a
rompersi; e dicesi propriam. di materie fragili,
come vasi, specchi e simili, quando sulla loro
superficie appajnno sottilissime crepature, e tal-
volta appena visibili.
Il Parlandosi di muri, dicesi Far pelo. Pelare, e
nell'uso tose. Crettare. - Crepolare, Screpolare,
Screpolarsi, Far crepolo o screpolo, dicesi quando
le crepature sono più larghe e visibili.
" Uscire, Spandere, Versarsi, e dicesi di liquidi:
Se gh'c avvennóu ò sangue da-o naso; Gli usci
il sangue dal naso.
A.-wenéua s. f. Incrinatura: Sottilissima ere- É
patura, e talvolta apprna visibile, sulla superficie '
di matirie fragili, senza che se ne separino le
parti, come d'un vaso, d'uno specchio e simili.
I) Parlandosi di muri, dicesi Pelo, e nell'uso tose.
Cretto. - Se la crepatura è più larga e visibile,
dicesi Crepa, Crepatura, Screpolatura, Screpolo
V. Crepatila.
A.weiitàse n. p Avventarsi, Spingersi, Get-
tarsi , Lanciarsi, Ailanciarsi : Scagliarsi con im-
poto e violenza addosso a checchessia.
A.weiitizii s. m. plur. Incerti : Alcuni pro-
venti casuali di qualcha carica o impiego, oltre la
paga V. Incerti.
A.wexitò s. m. Avventore V. Casann-a nel
i" significato.
A.-weu.tùrase n. p. Avventurarsi, Arri-
schiarsi, Allentarsi, Cimentarsi.
Aweràse n. p. Avverarsi, Verificarsi, Avve-
rificarsi: Riuscir vera la predizione, l'annunzio,
l'augurio. I
S E cattive notizie pe-o citi s'avvèran; Le male I
nuove sono sempre vere.
A-wersàio s. m. Avversario, Rivale, Emulo,
Antagonista, Impugnalore.
Il Avversario o Parte avversaria, nel linguaggio
del foro dicesi La parte contraria a quella che
è impegnata in un processo.
A-vvensción s. f. Avversione e Aversione:
Alienazione della volontà da checchessia; altrim.
Abominazione, Antipatia, Ripugnanza, e talora
Aborrimento, Odio, .Malevolenza.
A.wei*ten.sa s. f. Avvertenza, Precauzione,
Cautela, Prevedimonto, Circospe/àone, Riguardo.
S Avcì avvertensa; Awcr lire, Hadaie, Por mente,
Considerare, Riflettore.
S Std in sce l'avvertensa; Star sull'avviso. Star
in guardia. Star all'erta, citiè Oculato ed av-
vertito iiell operare e nel parlare.
A.wer*t£ v a. Avvertire, Ammonire: Dar av-
vertimento; e talora Avvisare, Render avvisato,
Far intendere. Far avvertito.
n Avvertire, usalo in senso neut. vale Guardarsi,
Far attenzione. Badare, Por mente, ecc.
A-wertiniento s. m. Avvertimento, Av-
viso, Ricordo, Ammonizione.
A-wia v. a. Avviare, Assuefare, Avvezzare, Acco-
stumare.
— S féugo; Avviare o Destare il fuoco.
S Avviàse n. p. Avviarsi, Assuefarsi, Avvezzarsi, ecc.
A.'V'viauieuto s. ra. Avviamento; comunem.
AVV
A2E
usasi da noi per Gnadacno, Ulililà, Proflllo, Af-
fluenza di avventori ad un negozio, bottega o
simile.
A.WÌ1Ì V. a. Avvilire, Invilire, Far vile, Ab-
bieiiare. Umiliare, D'^primcre.
S Avoilise n. p. Avvilirsi: Rendersi vile e spre-
gevole. Abbassarsi, A-'geccliirsi, Umiliarsi; e la'-
volta Invilirsi, Smarrirsi, Perdersi danimo, Ab-
biosciarsi.
A."v-viiióu. add. Avvinato; dicesi di botte, bi-
goncia 0 simil vaso ch^ sia aiisa'o dal vino.
S Botte avvina: Bolle avvinala, dicesi figurai, e por
ischerzo a Colui che p?r quanto bea molto vin;),
non s'imbriaca cesi f.cilmenle.
A.-WÌÓU part. Avvialo, Assuefatto, Avvezzo, Ac-
costumato.
S Bùttega avviò; Bottega avviata, incamminala,
dicesi Quella a cui concorrono di molti avventori.
S Daghe avvióu; F.avorar di premura. Far presto,
e np| popolo fior. Bordare.
.A^vvisà- V. a. Avvisare, Dar avviso, Avvertire :
Far intendere, Far sapere.
A.-v>^isa,tó s. m. Avvisatore. T. teatr. Quel-
l'attore che dal palco scenario suole avvisare la
commedia o tragedia da rappresentarsi ne' giorni
appresso.
A-wiscà. v. a. Accendere ; dicesi propriam. del
fuoco. Voce derivala dal pieniont. Visché, e da
noi ora rimasta soltanto nel contado.
A.WÌSÓ1X p. pass. Avvisalo V. Avvisd.
§ Qinìiio (ivoisòu mezo sarvàu; Uomo avvisato è
mezzo sa!vo o mezzo salvalo, ovv. Uomo avvertilo
mezzo munito. Pritv. che significa Chi è avvertito
del pericolo, pnò facilmenle salvarsi da sé.
A."V"vi8tà- V. a. Avvistare. T. mar. Vedere o
Scoprire da lontano un bastimento, una terra
od a!tro.
A-wixinà, V. a. Avvicinare: Far vicino. Ac-
costare, Appressare, Approssimare.
§ Avvixinnsc n. p. Avvicinai'si, Accostarsi, Appres-
sarsi, Approssimarsi: Farsi o Trarsi vicino o
presso.
A.^^'^vizióix add. Avvizialo, Invizialo: Divenuto
vizioso, guasto, corrollo.
A-Wocato s. m. Avvocalo: Colui che difende
in foro lo cause che gli vengono affidate; alirim.
Avvocalore.
n Avvocato, per Proiettore; e dicesi de' Santi che
ci protesigono.
S Fa l'uvv'icuto; Avvocare, anlic. Avvogadare : Far
l'avvocato, Fsercilar l'avvocatura.
S Passa avvocato; Avvocatare : i-rendere, mediante
esame, il grado di avvocato, per esercitarne l'uf-
ficio.
S Voeìla fa da avvocato; Salamistrare, Far il sa-
cenie o il ser saccente.
A.'v^voeatùa, s. f. Avvocatura, anlic. Avvo-
cheria, Avvocarla: L'esercizio della professione
d'avvocato.
Awòxa, ùmi-a, persònML-a; Dar la
voce a uno, Metterlo in fama, in grido, Famarlo:
Farne correre buon nome, ecc.
•{- Avvòxcemc che so dùxe; Datemi la voce e sarò
doge. Detlato prov. che diccsi ironicam. di Chi
vien messo in fama senza merito alcuno.
A.WÓXÓIX p. pass. Hinomalo, Vociferalo, Pre-
dicalo, Decantato, Accreditato, In grido, Cono-
sciuto per fama.
A.xillà, V. n. Ruzzare, Zurlare, Bajeggiare: Far
ruzzi, baje, Schermare, e dicesi generalm. del
Saltare e lasi'ivire de' fanciulli.
A.XÌII0S. in. Kuzzo, Zurro, Zurlo: Una certa alle-
gria smoderala che induce a far baje e scherzare.
S Avci l'uxillo; Aver il zurlo, il ruzzo. Essere
in ruzzo, in zurlo, vale Far baje, Bajeggiare,
Sih"r':are.
S Leva l'axilto a ùnn-a personn-a; Cavare il
ruzzo 0 il zurro. Cavare il ruzzo 0 il zurro dal
capo ad alcuno, vale Farlo stare a segno ed in
cervello. Tenerlo in timore col castigo.
S Perde ruxillo ; Uscir di ruzzo: Non aver più
„ voglia di ruzzare.
Ji-xima, s. f. Asima, Ansima, Ansa, Affanno:
Strettura di petto chf proibisce di respirare.
^ximàse n. p. AtTannarsi, Pigliarsi affanno;
e talora Impaurarsi, Spaurarsi, Spaventarsi.
A.XÌ111ÒU. p. pass. Affannalo, Anelante: Ripien
d'affanno. Che ansa 0 ansima V. Affannóu.
AxiuelltL s. f. Acino : Il granello dell'uva.
-A-xoa s. f. Acetosa: Bevanda fatta d'aceto e zuc-
chero; altrim. Ossizzachera, e più comunem. Suz-
zacchera.
Axoio add. Acelilo Inacetito, Inforzato, Infortito;
dicesi cnmunem. del vino, e vale Diventato acetoso.
A.XOXI s. m. Acelo: Vino diventato agro per ef-
fetto di una particolare fermentazione, 0 sponianea
0 procurata ad arte, e serve per condimento.
Fassi acelo anche con altri liquidi fermentati e
con frutte ammezzate (nisse), e si ottiene buono
e con poca spesa dalle gelse.
— di quattro laddri; Acelo de' quattro ladri : Acelo
acconcio con erbe aromatiche e odorifere, usalo
come preservativo in tempi di pesle.
S ^gua con t'axóu; Acelella, Fosca: Acqua con
acelo.
g A mom dell'axóu; La madre dell'aceto: La feccia
0 il fondigliuolo dell'aceto.
§ Mette in te l'axón; Carpionare, Accarpionare :
Soffriggere e tenere in molle in aceto il pesce
per conservarlo.
§ Piggid l'uxòu; Acetire, Inacetire, Inforzare, In-
fortire: Divenire acelo, e dicesi massimamente
del vino.
A. zazsBÙti m. avv. A digiuno, A corpo 0 A
stomaco digiuno: Avanti il mangiare, ossia Sen-
z'aver mangiato in quel giorno.
A-ze s. ro. Asino, Ciuco, Bricco, 3Iiccio, Somaro,
Somiere: Animale notissimo.
11 Asino, Ciuco, Somaro, melaf. e aggiunto ad Uomo,
vale Zotico, Scortese, Di rozzi costumi, ed anche
Di grosso intendimeito, Ignorante.
— rf'ò«; Asino col pelo d'oro 0 Asino coronato,
si dice d'un Ricco scortese e ignorante.
— sarvcego; Onagro: Asino salvatico, il quale è
comune nella Tarlarla orientale, nella Persia,
Siria, ecc. , e corre assai velocemente. Non dif-
ferisce dal domestico se non pel suo lungo pelo,
per la forza e per la velocità. Dicesi anche Asino
salvatico 0 selvaggio.
§ Atidd a cavallo all'aze; Asinare: Viaggiare a
cavallo dell'asii 0.
S A schenn-a d'aze; A schiena 0 dosso d'asino
V. questa locuzione al suo posto aìfabetico.
§ Avei a bellessa deU'aze; Aver la bellezza del-
l'asino, figurai, vale Non aver altro fiore nella
persona fuori della giovinezza.
100
AZE
AZE
„ _ a virtù dell'aze; Aver la virtù dell'asino,
figurai. Vale Esser paziente, tolleralor de' soprusi.
S Banca dell'aze-, Panca dell'asino, Panca del bia-
simo. T. delle scuole. Panca in cui si isolano
gli scolari riprovevoli od ignorami.
S Chi lava a testa all'aze, perde a lesc'ia e 5
savóri; Chi lava il capo all'asino, perde il ranno
e il sapone, cioè Mette di suo la fatica e il ca-
pitale.
S Cda d'aze; Coda d'asino. Coda di cavallo o ca-
vallina 0 equina. T. botan. Equisetum arvense.
Pianta indigena che nasce ne' terreni umidi argil-
losi ; ha i cauli fiorili, nudi, diritti, di 6 in 7
pollici; le guaine brune, profondamente divise
in denti acuti. Fiorisce nel marzo. Dicesi anche
Brusca, Asperella, Hasperella, Cucitoli, Marziuoli,
Pennacchine, Pincheri de' fossi. Setoline, Selolone.
S Co-i axi (jhe véu o torseòu; L'asino non va so
non col bastone; dicesi figurai, di Chi non si
muove ad operare se non vi è spinto a forza.
§ Dà ad intende che l'è sghéuóu un aze; Dar
ad intendere che un asino voli o che il mal sia
sano, cioè Una cosa impossibile ed affatto opposta
al vero.
§ Dà i fenòggetli o e confìttile all'aze; Gettar
le margherite o le perle o la ireggea a'por^i;
dicesi figurai, del Dar cose degne e preziose a
persone vili e idiote.
S Disputa dell'ombra dell'aze; Disputar dell'om-
bra dell'asino o della lana caprina; dicesi proverb.
del Disputar di cose frivole o di poca o nessuna
importanza.
S Ése un aze càsóu e vest'io; Esser un asino visu,
verbo et opere o un asino battezzalo, Esser un
asino 0 bue calzalo e vestilo, vale Essere igno-
rante 0 scortese in grado superlativo.
% Fé l'aze e ò boia; Esser l'asino, va^ Esser
continuamente gravalo di fatiche, Durar faliclie
da facchino, da àsino; Sfacchinare, Facchineg-
giare, Afl'acchinarsi, Tirar la carretta, Essere il
cavallo della carretta.
S Che n'é per l'aze e per chi 5 menn-a ; Ce n'è
per l'asino e per chi lo mena, ovv. Ce n'è per
il manico e per il mcslolo; si suol dire proverb.
di Due persone per dinotare che se l'una di esse
merita biasimo o castigo per qualche mancanza
commessa, l'altra, per esserne stala in qualche
modo l'origine, è pur meritevole di biasimo, di
castigo, ecc.
S / axi se conòscian a-o basto; Gli asini si co-
noscono a' basti, figurai, vale Le qualità d'uno
si conoscono dall'esterno.
S In mancansa de cavalli i axi tròttan; In man-
canza di cavalli gli asini trottano, A tempo di
carestia pan veccioso, A tempo di guerra ogni
cavallo ha soldo. Prov. che significa In tempo
di necessità si fa capitale d'ogni minima cosa,
per poca o cattiva ch'ella sia.
% Lava a testa all'aze; Lavare il capo all'asino,
Stropicciare gli orecchioni dell'asino, Gettar via
il sapone e il ranno ; dicesi in modo proverb.
e vale Far benefizio a chi noi conosce o non
ne fa capitale, ed anche Perdere il tempo e la
fatica in cosa che non sia per sortirne buon effetto.
% L'aze dove 5 cazze énn-a volta 5 nò ghe passa
ciù a segònda; L'asino dove inciampa o casca
una volta, più non vi passa, figurai, vale Non ca-
dere più negli stessi falli.
S L'aze 5 camalla 5 vin e 5 beive l'cegiia; L'asino
porla il vino e bee l'acqua, L'asino porla grano
e mangia paglia; diccsi proverb. di Chi si af-
fatica in prò d'altri senza profitto.
§ Liga l'aze dove véu 5 padròn; Lega l'asino
dove vuole il padrone, vale Fa quel che ti è
commesso, e pensivi chi commette.
S Mette l'aze a cavallo; Metter l'asino a cavallo,
vale Mettere una cosa vile sopra una di pregio.
§ Oègia d'aze; Orecchio d'asino, Consolida mag-
giore. Erba rustica. T. botan. Syniphylum offi-
cinale. Pianta delia famiglia delle Borragginee,
comune ne' prati umidi e negli orli. Si adopera
nelle ferite e fratture, ed usasi internamente come
alla a chiudere i tessuti degli organi nelle emor-
ragie e nelle altre perdite di sangue.
§ Fesso d'uze V. sollo Tòcco d'aze.
§ Pe un punto Martin 5 l'ha perso l'aze; Per
un punto Alartin perse la Cappa. Diersi in prov.
per significare che Jn negozi rilevantissimi tal-
volta i minimi accidenti ne tiran seco di gran
conseguenze. Questo prov. ebbe origine dal se-
guente fattarello : Frale Martino, priore nel con-
vento della Cappa, avea letto sopra la soglia del
suo monastero : Porta patens esto. Nidli clau-
datur honesto ; levò il punlo di là dov'era dopo
esto e lo mise dopo nulli, e fece leggere : Porta
patens esto nulli. Claudatur honesto. La cosa
fece tanto orrore, che l'abiite .Martino fu levalo
dal convento.
S Ragno d'aze nò va in ce; Raglio d'asino non
arriva in cielo. Prov. e significa che Le impreca-
zioni e le preghiere degli sciocchi e indiscreti
non fanno impressione e non sono udite.
S Sensa di ni aze ni bestia; Senza dire né ai
né bai, cioè Senza dir nulla.
S Tòcco d'aze; Pezzo d'asino! Asinaccio! Asino
della Marca ! Somaraccio t dicesi altrui per vil-
lania.
§ Trotto d'aze poco dùa; Trotto d'asino poco dura.
Dicesi in" prov. di Chi si mette a fare qualche
cosa oltre il suo potere, che non può durarla.
§ Vii ciù un aze vivo che un dottò morto; Val
più un asino vivo che un dottor morto. Dellalo
di filosofia poltronesca di coloro che aman viver
nell'ozio e nell'ignoranza; ovv. dicesi A chi troppo
studia e in modo da recar danno alla propria salute.
A. acemin. avv. In zimino: Sorta di particolare
tocchetlo in cui si mettono a cuocere alcune vi-
vande.
A.zeiiaja. s. f. Asineria, Asinaggine, Asinità;
ed usasi per lo più in senso di Sgarbatezza, di
Inciviltà e simili.
-A-zeiiajéix s. m. Asinajo: Guidator d'asini.
A.xGrì.ebSi^o s. m. Asinone, Asinaccio, Asino
della Marca, Somaraccio, Asino colle costole a
quattro larghezze; dicesi per villania ad Uomo
ignorante, villano, mal educato e simili.
A.zeiietto s. m. Asinelio, Asinelio, Asinino,
Ciuchino, Miccierello, Bricchetto: Asino piccolo e
per lo più di poco pregio. Melaf. vale Jgnorantello.
A-zeninu-a. s. f. Asinella, Asinina. Dimin. di
Asina.
§ Tossa azeninn-a; Tosse asinina o cavallina V.
Tossa.
S Mósca azeninn-a; Mosca cavallina V. Mósca.
A-zenon s. m. Asinone, Asinaccio V. Azenasso.
Il Asticciuola, Tirante, Prima corda. T. archit.
BAB
BAB
101
Quella trave orizzontale, che forma la base del
cavalletto del tetto e il sostegno dei puntoni
(montanti) V. Cavallo.
A.zi]iits3e s. f. Asinità, Asineria, Buassaggine,
Pecoraggine, Melc»naggine: Ignoranza crassa.
A. zig- zag- avv. A zig zag, A spinapesce,
A ghirigori, Tortuosamente.
A.ZÌÒI1 s. f. Azione, Atto, Operazione, Fatto.
" — Azione. Nella Fisica e Medie, dicesì La ma-
niera con cui un oggetto opera sopra un altro,
n — Nei Commercio, dicesi Quella somma di de-
naro, che somministra ciascuno degli Associati
per un gran nejiozio o altra impresa fruttuosa,
a proporzione della qual somma si entra in parte
degli utili che se ne ricavano. Con vocabolo
meglio appropriato dicesi Voce.
n — per Quell'attributo della pittura, che, bene
espresso dagli Artisti, è il fondamento di quella
che dicesi Anima o Spirito dell'arte,
M — per Rappresentazione teatrale, ma per lo più
coH'aggiunto di Comica, Tragica, ecc.
S Aveì aziòn in sciùnn-a coso; Aver azione sopra
una cosa, vale Avervi su ragione.
S Ognun é figgio de so azioin; Ognuno è figlio
delle sue azioni. Dettato proverb. di chiara si-
gnificazione.
S Tempo dell' aziòn; Tempo dell'azione o della
scena, dicono i comici Tutto quel tratto d'un'opera
teatrale in cui si sta in iscena rappresentandola.
A-zionista; s. m. Azionista, e più comunem.
Azionario : Colui che con molli altri contribuisce
una destinala somma di denaro per un negozio
0 per un'impresa fruttuosa, che richiede un ca-
pitale grandioso. Dicesi anche Associato.
A. zitto avv. A gillo, A pennello, A capello,
A dirittura. Per l'appunto.
-A-zug-g-io s. m. Assillo: Insetto alato, poco
maggioie che la mosca, il qual punge acutissi-
mamente e tormenta i buoi. Voce del contado.
**A.zzàiiellòix add. Bacalo, Intarlato : Guasto
da" bachi, e dicesi delle frutta, ma più propriam.
delle castagne V. Zànello.
A.zza,i*d.£L V. a. Azzardare, Avventurare, Ar-
rischiare, Cimentare: Mettere a rischio, a zara,
a cimento.
$ Azzarddse n. p. Azzardarsi, Avventurarsi, Ar-
rischiarsi, Attentarsi, Cimentarsi; e talora per
Osare, Ardirsi.
A.zza.x*d.o s. m. Azzardo, Rischio, Risico, Zara,
Cimento.
§ Pe azzardo avv. Per azzardo. Per sorte. Per
ventura, A caso, Accidentalmente.
§ Zéugo d'azzardo; Giuoco d'azzardo, di ventura,
di sorte: Giuoco in cui la sorte sola decide.
A.zza]:*d.oso add. Azzardoso, Rischioso, Ri-
sicoso, Zaroso.
Il Azzardoso: Aggiunto di Persona, vale Arrischiato,
Arrischievole, Che si arrischia, ed in senso più
esteso, Avventato, Inconsiderato, Precipitoso.
A-zzetoiblbòu. add. Passo, Appassito; e dicesi
comun. d'Uva divenuta passa come il zibibbo.
A-zzerlba v. a. Appratire. T. agric. Ridurre
a prato un terreno.
A.zzuiize V. a. Aggiungere e Aggiugnere: Unire
cosa a cosa, parli a parti, tanto omogenee che
eterogenee, di quantità continua o discreta.
n Aggiugnere, Aggiungere, per Pigliare in compa-
gnia. Accompagnare, Accoppiare: Gh'emmo az-
zunto quattr' ommi ; Vi aggiugnemmo quattro
uomini.
Il — per Aumentare, Accrescere: Azzunjeigheùn
■franco; Aggiungetevi un franco.
Il — per Seguitare un ragionamento, aggiungendovi
altre cose, Dire più avanti: E gh'azzunzo che...
E vi aggiungo che ...
Il — Rincappellare : Rimelter di nuovo in capo,
cioè Sopra, come fanno coloro che stringon le
vinacce per cavarne il vino, e le: ulive per ca-
varne l'olio, i quali, dopo aver dato qualche
stretta, allentano lo strettoio, e melton nuova
vinaccia o nuova pasta sull'altra che v'era prima.
— legne a-o féugo ; Giugnere o Aggiungere legne
al fuoco, figurai, vale Fomentare o Procurare di
crescere il male o Tira in altrui ; e propriam.
Aggiugnere al male nuova materia di peggiorare.
A.zzu.iita s. f. Aggiunta, Giunta: Qualunque
cosa che si aggiunga ad un'altra ; Aggiuozione,
Accrescimento.
A.zzu.T^a V. a. Aggiogare : Mettere il giogo ai
buoi, che si dice anche Giugnere.
B
Dal>à fAj; A mimmi V. A babà.
X^albazzón s. m. Babbaccio , Babbaccione,
Babbaleo, Babbano, Babbasso, Babbione, Babbuino,
Baccellone , Badalone , Bambagione , Bietolone,
Bighellone, Caparrone, Capassoue, Ciondolone,
Ghiandone, Gocciolone, Lasagnone, Martignone,
Mazzamarrone, 3Iellone, Mestolone, Moccicone,
Palamidone , Perlone , Pinchellone , Pincone ,
Sguscialasagne, Tambellone, ecc. ; dicesi d'Uomo
materiale e goffo.
■I3al>ilaii s. m. Avanollo, Baccello, Bacheca,
Bacheco, Bachiocco, Baciocco, Baggeo, Balogio,
Balocco , Barbacheppo , Barbalacchio , Barban-
drocco , Barlacchio , Besso , Capocchio , Ciofo ,
Ciompo, Cionno, Citrullo, Cuccio, Cucciolotto,
Frannònnolo, Gabbiano, Gnocco, Lavaceci, Man-
giafagiuoli, Marzocco, Pappaceci, Pappalardo,
Pascibietola , Serfedocco , Soro , Squasiniodeo ,
Zugo, ec; dicesi d'Uomo sempliciotto e inesperto.
Balbollo 0 Bar"bollo s. m. Lucciolato: Ba-
cherozzolo che luce come la lucciola, ma non vola.
M Gorgoglione, e comunem. Tonchio: Animaletto che
vuota le sementi di molle piante leguminose V.
Fratte.
f Babolti Diconsi da noi per ischerzo I confra-
tfclli delle Compagnie mortuarie quando e' sono
imbacuccati con cappa e cappuccio e vanno a
seppellire i morti.
102
BAC
BAC
Ba<'buccia< s. f. Pappuccia, e frequentem.
Babbuccia: Sorta di pianella da casa e pianella
da turchi. Il popolo toscano la usa per Panlnfola.
Bacca, s. f. Bastonata, -Mazzata, Bacchiala, Ba-
tacchiala: Colpo 0 Percossa di bastone, mazza,
bacchio 0 batacchio V. Bacco.
« Bastonata, e nell'uso fior. Bacchiata o Bacchia-
laccia; figurat. usasi por Perdita, Danno, Pregiu-
dizio: 0 l'ha avùo ùnn-a gran bacca; Egli ebbe
lina gran bastonata o una gran bacchiata o una
bacchiataccia.
% Bacchce da orbi; Bastonate o Mazzate o Fracas-
sate da ciechi, Mazzate sudice, cioè Stazzate
sode, solenni.
S Dà de bacchce in te l'agita V. in ^gua.
S Dòse de bacchce; Bastonarsi, Fare a'Ie bastonate:
Percuotersi vicendevolmente col bastone.
**JBacca(ja, V. Barbaggià.
Baccalà s. m. Baccalà. T. ittiol. Gadus ae-
giifìnus. Specie di pesce bianchiccio, appartenente
al genere Cado, molto somigliante al merluzzo,
ma alquanto più stimato, che si pesca nell'Oceano
settentrionale, donde ci si reca seccato al vento e
salato; altrim. 3IerIuzzo.
S Tid d baccalà; Faticare, Bistentare, Tirare la
carretta; figurai, vale Lavorare con istento per
vivere. Ni vere in disagio o bistento.
Baccau s. m. Sere, Padrone, Principale; e
talvolta anche per Padre. Voce dei volgo.
S Bosco de baccan; Chiasso, Bordello, e nell'uso
Diavoleto, Diavolìo. Dicesi per dinotare Un luogo
dove si faccia strepito grande, fracasso stuc-
chevole e noioso.
Baccauetto s. m. Padroncino. Diminut. di
Padrone. Voce del volgo.
Baccaun-a s. f. Padrona, e talvolta anche
per Madre. Voce del volgo.
Bacchetta s. f. Bacchetta, Mazzuola : Baston-
cello sottile, che si porta in mano per passa-
tempo, per segno d'autorità o altro.
— rfC scciéuppo, dapistolla; Bacchetta : Verga tonda
di ferro, d'osso di balena o d'altra materia, che
swve per calcare la polvere e il piombo dentro
quest'armi.
— de tambùo; Bacchetta: Piccola mazza di legno
con bottoncino da un capo ad uso di suonare
tale strumento.
S Comanda a bacchetta; Comandare o Governare
a bacchetta, cioè Con suprema autorità.
S Passa pe-e bacchette ; Fsser tanfanalo tartassato.
Modo figur. e vale Male conciato.
Bacclxetta s. f. Bacchettata : Colpo dato colla
bacchetta.
Baccliettiun-a s. f. Baccheltina, Bacchel-
luz a, Mazzettina. Dimin. di Bacchetta.
Bacclietto s. m. Bastoncello, Bastoncino,
Bastonetto. Dimin. di Bns'one: Piccolo bastone.
S Bacchetti da caréga; Piuolì: Quei legnetli che
servono per sostegno e per tener unite insieme
le gambe e la spalliera delle segjiiole.
— da gaggia; Posatoi, ballatoi: Quei fuscelli che
si mettono a traverso alle gabbie, perchè l'uc-
cello vi si posi.
— dò ghìndao; Stecchine V. Trappctta.
S Andd co bacchetto; Andare a mazza, cioè Ap-
poggiato alla mazza o bastone.
Bacclxezza v. a. Bastonare, Batacchiare,
Bordare: Percuotere con bastone o bacchio.
Baccliezzòix p. pass. Bastonato, ecc. V.
Bacchezzà.
**§ Via baccliezzùu; Vino artefatto.
Bàcciare s. f. plur. Uuhboie, Fandonie, Fa-
vole, Frottole, Foie, Baie, Ciancie, Panzane, Bag-
giane, Carole, Invenzioni.
§ Conia de bàcciare; Bubbolare, Panzanare, In-
zampognare, Froltolaro , Dar bubbole, favole,
panzan;», baggiane, cioè Chiacchiere per dar ad
intender altrui una cosa.
Bacco s. m. Bastone, nella Tose. Stazza : Arnese
di legno, di canna d'India o d'altro, di varia lun-
ghez/.a, pili o m:^no grosso, formio per lo più di
pomo alla testa, e di ca'ziiolo (punta) da piede,
che porlasi d'ordinar o in mano per appoggiarsi,
n Bastone, per Qua unqu^ fusto o ramo d'albero ri-
mondo, di -varia lun-h'^zza e gro.vse/za, secondo
l'uso cui si d(>slina, cdiie: Il bastone della gra-
nata (spassma), il bastone d'I pollaio, ecc.
— da orbi; Bacchio, Balacchio, Patocehio: Bastone
ferralo per lo pù in punta, col quale si fanno
strada i ciechi, ball 'minio in terra per farsi sentire.
— da scurrili; Bacchslto: Il manico della frusta,
sia esso lungo o curio, da postiglione, da vettu-
rino 0 da cocchiere.
— da spassma; Bastone della granata.
"S ^'"' A^^o co bacco; Vino artefatto. Dicesi per
ischerzo Quel vino, che per giunteria si arlefà
con vari ingredienti per lo più dannosi alla sa-
lme, senza che ci entri uva; e per simil. Qua-
lunque sorta di vino cattivo.
Ba^i s. m. Bacile, Bacino, Bacina : Vaso di me-
tallo, di terra o d'altra materia, di forma riionda
e cupa, per uso per lo più di lavarsi le mani e
il viso; se è di terra, dicesi più comunem. Cati-
nella, dimin. Catinellelta, Calin illina, Catinelluzza.
- Il Bacino serve pure a contenere altri vasi ed
a ricever danari.
" Bacino. T. mar. Luogo rinchiuso ed appartalo in
un porto, dove si raddobbano i baslimenli o si
mettono al coperto da' cattivi tempi o dal mar
grosso.
— da perrùcché; Bacile o Bacino da barbiere.
§ Treipé liò bacì; Lavamane, Lavamani, Porta-
bacile, Reggieali nella V. Treipé.
"Baciccia fDà o Piggiàj; Conciare o Esser
concialo pel dì delle feste
Baciccola s. f. Pacchina, Pacchetlina: Per-
cossa data leggermente, e quasi sempre per celia,
sul capo colla mano aperta.
Bacinetto s. m. Favino. Diminut. di fava:
Fava piccola e secca.
Bacillo s. m. Fava secca v. Bazann-a.
Basilica s. m. Bacino, Bacinella. T. de' ceraj.
Vaso in cui si fa passare la cera strutta nella
caldaja, che è dello anche Pozzetto.
Bacinetto s. m. Scudetto: Quello strnm. che
ne' fucili a pietra foeaja era posto sotto il focone
della canna, per ricevere il polverino dell' ine-
scatore V. Pa.ien.
Baciocco s. m. Snin*^o, Zerbino, Zeri inolio,
Boni. I alno; dicesi di l'ersona attillata con somma
caricatura per mostrarsi inclirala agli amori.
Bacòg-i s. m. Cuccio, ( iicciolollo, Soro, Cìr-
ciofo, Zugo, Avanotto, Pelapolli, Peslapepe, Bab-
bione, Polebbro, Né uli né puli, Bamboccicne,
Lavaceci, Citrullo, Balogio, ecc.; dicesi d'Uomo
sempliciotto e inesperto V. Bubilan.
I
BAG
BAG
103
!Ba>da<l\lflFìa s. f. Baruffa : Contrasto tra indi-
vidui, Coi lenzirne confusa tra gente d'ordinario
plebea; altrim. Sciarra, Sciarrata, Tafferuglio,
TafftTiiv'l:a, Subuglio, Mischia.
!Ba,der>iia, s. f. Bad'*rna. T. mar. Specie di
corda piatta fatta a mano di otto o dieci capi di
sfilacce intrecciale insieme a guisa di slnoja. Serve
per fasciare le gomene e le manovre dormienti.
Bs© s. m. Agnello, Pecorino: Parlo tenero della
pecora,
n Bè : Voce che manda fuori la pecora o altri ani-
mali s mili.
S Fd ùce; Belare V. Bced.
S Paxe c5mm'ùn bcs; Mansueto come un agnello.
BsB£L V. n. Belare: 11 mandar fuori della voce che
fanno la pecora e la capra; e melaf. e in m. b.
dicesi anche d'Una maniera di piangere de' bam-
bini, i quaii si lamentano imitando il belare delle
pecore e di Ile capre. - 11 bambino che è molto
facile a belare dicesi Belone.
Bseee s. f. pi. Chiappole, Chiappolerie, Lappole,
Bazzecole, Bazziche, Bazzicature, Cianciafruscole,
Beccatene, Ciammengole : Coserelle di poco va-
lore, di poco pregio.
Siedili s. m. Carato: Il seme della carruba, dal
quale forse ha preso nome il carato peso.
§ A^o vaet un bceJin: Non valere un'acca, un fico,
un lupino, un paracucchino, cica, niente, pinta,
Non montare un ago, un frullo, un bagattino;
dicesi figurat. di cosa, e vale Non essere in verun
pregio, Non aver alcun valore.
Sseg-a; s. f. Bega, Briga, Contrasto, Altercazione.
S Attacca bcega; Pigliar briga, Attaccar lite. Al-
tercare, Contrastare, Contendere, Quistionare.
Sseo s. m. Belo, Belato, Belamenlo: L'alto del
belare.
!B£e:xlii s. m. Spruzzaglia, Fior. Spruzzolo: Mi-
nutissima pioggia e leggera; allrim. Acquerugiola,
Acquilrina, Acquerella, Acquicella, Acquellina,
Acquolina.
— de Noè; Acquazzone, Diluvio. Dicesi per ischerzo
Un trabocco smisurato di pioggia, presa la simil.
dal Diluvio universale che venne al tempo di Noè.
Bsexinà, v. imp. Piovigginare, Pioviscolare,
Spruzzolare, Lamicare: Cader minutissima pioggia
e leggera.
Ba/ffi. s. m. pi. Baffi, Basette, Barbigi, Mustacchi:
Quella parte della barba, per Io più lunga e arric-
ciata che cuopre il labbro superiore V. Mustcuici.
Ba.g'a.g-^'i s. m. pi. Eagaglie, e al sing. Baga-
glia e Bagaglio, altrim. Fardaggio: Nome gene-
rico dell'" some, arnesi, masserizie che si condu-
cono appresso gli eserciti per olile e comodo dei
medesimi; e per simil. dicesi anche di Tutti gli
arnesi, (he porta dietro di sé chi viaggia per
servizio delia propria persona.
Bag-aS"Srio s. m. Bidente. T. agric. Stram,
di ferro con due denti a guisa di forca, e con un
occhio 0 foro nella parte che unisce tali denti o
punte, entro cui è fermalo un manico per im-
pugnarlo e adoperarlo come zappa.
Bag'a.i'illo s. m. Fanciullo, Ragazzo, Cilto,
Cittolo, .Varmocchio.
Bag-atella s. f. Bagatella, Inezia, Ciuffola, Fra-
scheria, Bija, Freddura, Ciancia, Corbelleria, ecc.:
Cosa di nessuna importanza, da non farne caso.
8 Bagatdla ! Bagalella ! Capperi ! Poter del mondo!
Poffare il cielo.' loterjezione di meraviglia.
IBsb^ebtto s. m. Bagatlo. T. giuoco. Nome che
si dà alla prima carta dei tarocchi.
Bag";*'ia,ti s. m. Baggiano, Babbeo, Pippione,
Piiich'Ilone, .Minchiona, Soro, Scioccone, Bom-
berò, Bietolone, ecc. \. Scemmellan.
■Ba^g'ia.iiata s. f. Baggianata, Baggianeria,
Pippionata, Sciocchezza, Mucciconeria, Balordag-
gine V. Scemmaja.
Bag'g'etto s. m. Rospetto. Dimin. di Rospo:
Piccolo rospo V. Saggio.
Bag-g-ièti s. m. Girino: Animaletto tondiccio,
con codetta stiacciata, di color alquanto nero, che
si vede nuotare nelle aeque palustri, il quale non
è altro che l'embrione nato dall'uovo della rana
0 del rospo; altrim. Cazzuola.
S L'cegua cod a fa i baggiéu; Acqua cheta ver-
mini mena. Acqui cheta mena cetani V. ^Egua.
S Ma baggiéu; 3Iu.2hetto V. Fanghello.
Bag-g-io s. m. Bolla, Rospo, Bufone; l'ultima
voce è antiq.: Animale tenuto come velenoso,
di forma simile ài ranocchio, assai corlo, grosso
e spesso bitorzoluto e bruiiamenle colorito. I
Tose, chiamano propriam. Rospo il maschio e
Botta la femmina.
Bàg-ia V. n. Sbadigliare, Sbavigliare, Badigliare:
Aprir la bocca raccogliendo il fiato e poscia man-
darlo fuori, ed è effetto di sonno , di noja, di
pigrizia 0 di fame.
Bàgiajaj s. f. Sbadigliamento, Sbavigliamento,
Badigliamento: Lo sbadigliar frequente.
Bagio s. m. Sbadiglio, Sbaviglio, Bsdiglio: L'atto
dello sbadigliare.
% Èse co bàgio a gòa; Avere le strette, Essere
astretto. Modo figur. V. A-e streite.
S Tid l'ultimo bàgio; Dar l'ultimo tratto, vale
Morire.
S Un bàgio de gallo; Un momento, Un brevis-
simo spazio di tempo.
Bagna, s. f. Intinto: La parte umida delle vi-
vande, in cai ordinariamente s' inligne il pane.
^ Dà 0 Piggid a bagna; Bagnare o E^ser bagnalo.
Bagna v. a. Bagnare: Propriam. Spargere acqua
sopra checchessia, ma dicesi pure d'ogni altra
materia liquida, come lagrime, sudore e simili.
« Bagnare, per Inumidire, Rinfrescare: Bagnceghe
a bócca d'axóu; Bagnategli la bocca d'aceto.
— a pasta; Dar acqua alla pasta.
— a sùppa; Far la zuppa: Ammollare il pane col
brodo.
— due 0 trce camixe de sùó; Sudare due o tre
camicie.
— e vpje; Bagnar le vele. T. mar. Gettar dell'acqua
sulle vele, affinchè si gonfino i fili della tela, e
quesla si condensi, con che si ritiene di piiì il
vento sulle stesse, onde se n'ha maggior prefitto.
— 5 becco; Immollare il becco. Mettere o Porre il
becco in molle, dicesi scherzev. per Bere vino.
% Bagnate n. p. Bagnarsi: Entrare in bagno, in
fiume 0 in acqua simile. Prendere un bagno;
ed anche Inumidirsi, Farsi molle.
§ Chi va a caia nò se bagna; Chi va o sta in
casa non si bagna. Prov. che vale Chi va a suo
cammino, va sicuro.
Baguetto s. m. Bagnetlo. Dimin. di Bagno:
Piccolo bagno.
» Abbeveratojo , Beveratoio, e volgarm. Beverino
e Berinolo: Quel vasello, per lo pili di terra
bianca, che «i tiene pieno d'acqua agii uecelti
104
BAG
BAJ
nelle gabbie o agli uccelli de'serbaloj, affinchè
abbiano comodità di bere,
IBa/g-ni s. m. plur. Bagni : Luogo dove siano
acque naturali o condottevi per artifizio manuale,
o per industria di sliumenti, aperti al pubblico
per uso di bagnarsi comodamente. - Diconsi.con
voce greca Terme i Bagni che han le acque ter-
mali, ossia certe naturali scaturigini d'acque calde,
che prendono la qualità di quelle miniere per le
quali passano, e che in diversi luoghi del mondo
si trovano a pubblica salute dell'uman genere,
e per curar leggermente i morbi é procacciar
la sanità, come i Bagni di Lucca, di Pisa^ di
Acqui, ecc.
Ba.g'no s. m. Bagno: L'immersione o il sog-
giorno pa?saggiero, più o meno prolungato, del
corpo 0 d'una parte di esso in un liquido, e spe-
cialm. nell'acqua semplice o tenente in dissolu-
zione differenti sostanze.
« Bagno, per Quel vaso di marmo, di rame, di
latta, ecc., in cui è contenuta l'acqua ad uso di
bagnarsi, che anche dicesi Tinozza.
M — per Quel luogo, entro al quale si tengono
coloro che per delitti sono condannati alla galera.
— a vapó; Bagno a vapore o Bagno vaporoso, dicesi
Quello, quando il corpo è immerso in un'atmo-
sfera di vapore che si eleva dall'acqua bollente;
e per similit. dicesi Bagno a vapore tutlavolla
che uno dall'eccessivo caldo slilla sudore.
— cado; Bagno caldo: Quello, la cui temperatura
segna da 30 a 5^ gradi R.
— freido; Bagno freddo: Quello, la cui temperatura
è minore di IS gradi R.
— tepido; Bagno tepido: Quello, la cui temperatura
è di circa 29 gradi R.
— /n/re^o ; Bagno intiero: Quello in cui s'immerge
ludo il corpo ad eccezione della testa.
% Mezo bagno; Semicupio: Quello in cui s'im-
merge la sola parte di mezzo del corpo, tenute
, asciutte le estremità inferiori e l'imbusto; altrim.
Bagno alla sedia.- Chiamasi pure Semicupio (Mezo
bagnoj il Vaso, del quale si fa uso per questo
bagno.
S Atidd a bagno V. nel v. Ando, la dizione Andd
in te sbigge.
S Fa di bagni; Far de' bagnnoli, dicesi comunem.
dei bagni locali che si fanno in qualche parte
del corpo o col tenerla sommersa, o col tenerla
bagnala. Se al capo, propriam. dicesi Far de' ca-
piluvii; se alle mani, Far de' maniluvii.
S Mette i pé 0 e gambe a bagno; Far un pedi-
luvio, dicesi dell'Immergere o Tenere per un tempo
più 0 meno prolungato i piedi o una parte delle
gambe in acqua semplice o carica di qualche so-
stanza medicamentosa.
S Mette, Sta o Tegni vnn-a cosa a bugno ; Jlet-
tere, Stare o Tenere checchessia in molle, Am-
mollare, Ammollire V. A bagno.
S N5 bagna a bocca d'cegua \. JEgua-
Sa.g|xióu p. pass. Bagnalo V. Bagna ne' suoi
varii significali.
**ii Brillo, Cotticelo, Ciùschero, Lùschero: Mezzo
briaco, Alquanto avvinazzalo. Voce del popolo.
S Pappe bagnòli; Carta sprecata: Dicesi nell'uso
di Scrittura che non abbia alcun effello o valore.
SO'g'xivLruiiiie s. m. Fracidume, Fradiciume.
Sa^g-óu s. m. Blatta, Tose. Piattola, Rom. Ba-
gherozzo, Napol. Scarafone; Specie d'insello che
si trova ne' forni, nelle cucine e in altri luoghi
caldi 0 sucidi. Ila il colore d'un bruno carico;
poco 0 nulla si serve delle sue ali, ma corre spe-
dilamenle; il suo odore è nauseoso e si comunica
a tulio ciò che tocca: durante il giorno si na^
sconde nei buchi delle pareti, solto le assi, ecc.,
ed esce poi di notte a fare i suoi saccheggi. - Sca-
rafaggio 0 Scarabeo stercorario fBagònJ, dicesi
Quello di campagna , che depone le uova nello
sterco dr cavallo o di vacca, e lo riduce in forma
di palla rotolandolo per terra , e conducendolo
dove vuol tenere o conservare le sue uova.
II Tocco : Specie di giuoco, che si fa alzandosi da
ciascuno uno o più diti a suo talento, e facendo
cader la sorte in quello, in cui termina la con-
tazione, secondo il numero dei diti alzati.
§ Zìigd a-o bagòn; Fare al tocco.
Sajo; s. f. Baja. T. mar. Specie di vaso o ti-
nozza fatta d'un mezzo barile, che serve a molli
usi nel baslimento.
•I Baja: Seno di mare nelle terre, più largo d'or-
dinario al suo mezzo che al suo ingresso.
B^Ja V. n. Bajare, Abbajare, Latrare: il mandar
fuori che fa il cane la sua voce a riprese ripe-
tendo bau bau. - Latrare, poco usato nella lingua
parlata, è più forte A' Abbajare: Un cagnolino
abbaja e non latra.
§ Bcijd: Belare, Gracchiare, Anfanare, Abbajare;
figurai, vale Favellare vanamente e leggermente,
Non saper quel che si dice.
§ Can chi baja non addenta; Can che abbaja, poco
morde. Prov. e vale Chi fa molte parole fa pochi
fatti.
Baichèlla s. f. Violacciocco giallo. Viola
gialla , Leucojo giallo , Ramo d' oro , Bastone
dorato. T. boi. Ctieirantus cheiri. Una tra le
varietà del Violacciocco, che produce [ìori d'un
giallo aureo, odorosissimi V. Baico.
Baiclxetto s. m. Violacciocchino, Violacciocco
piccolo, Violacciocco marino, Violacciocco di
Majolica, Viola o Giuliana di Maone, Jlillefiori.
T. boi. Cheirantus maritimus. Piccola pianta
annuale, che produce fiori rossi , lilacini , rosei
e bianchi, moslrantisi quasi tulio l'anno. Col-
tivasi in terreno leggero e impiegasi per orna-
mento delle ajuole.
Baico s. m. Violacciocco. T. boi. Cheirantus
fenestralis. Genere di piante erbacee, della fami-
glia delle Crocifere, che producono fiori semplici,
semidoppi e doppi, d'olezzo molto gradilo, e di
vari colori, porporino, bianco, rosso, giallo, incar-
nato, celeste e screzialo. Si coltiva per ornamento
de' giardini; fiorisce al principio di marzo, e riesce
ottimamente tanto in piena terra quanto in vaso.
I fiori si chiamano più specialmente Violacciocche.
§ Baico giano V. Baichèlla.
§ Baico rosso; Violacciocco rosso. T. hot. Ma-
Ihiola rincana.
Bajetta s. f. Bajellone e Baetlone : Sorla di
pannolano ordinario con lungo pelo, di color vario,
che usasi per lo più a soppannare gli abiti.
Baifardo add. Beffardo: Che beffeggia, Che
è solito a beffare.
Bajo s. m. Abbajo : Un bau non ripetuto dal
cane; Abbajamento, Abbajatura - Abbajo, Ab-
bajamento frequente e continualo.
Bajo add. Bajo: Aggiunto di mantello di cavallo
0 di mulo, il cui colore si avvicini a quello della
BAL
BAL
105
castagna più o meno carica. Secondo le sue dif-
ferenze si dice Bajo chiaro, scuro, castagno, fo-
cale, lavato, bruciato, dorato, ecc.
Sajóu s. m. Abbajone, Anfanalorc, Gracchiatore;
dicesi tìgurat. di Chi parla sempre e sconside-
ralamonle.
Baionetta s. f. Baionetta: Ferro appuntato
0 Lama triangolare ed acuta, che innastata alla
bocca del fucile serve ai soldato d'arma da punta.
**§ A (jhe balte dà parie da bajonetla; Egli ha la
picchierella o l'ai me di Siena. Modo scherzev.
e basso, e vale Egli ha un appetito che scanna.
S Virolla da bajonctta; Fascetta o Cerchio della
baionetta V. Virolla.
Baionetta s. f. Bajoneltata: Colpo o Ferita
di bajonelta.
Balausa s. f. Bilancia. T. de' carrad. Nome
d'un pezzo di legname, fermalo sopra il timone
delle carrozze e simili, sostenuto da due pun-
loncini di ferro, ed a cui sono raccomandati i
b lancini, acquali si attaccan le tirelle.
Balan^é s. m. pi. Bilancieri. T. mar. Sono Due
cerchi d'ottone, concentrici e mobili , i quali ten-
gono le bussole in equilibrio, sicché si manten-
gono sempre orizsontali nei movimenti della nave
agitala dal mare.
Balan^èlle s. f. plur. Bilancelle. T. pescai.
Pesca che si fa con due barche, le quali si ac-
costano per buttar insieme una rete, la cui ma-
nica è meno fissa di quella della rezzuola. Quindi
filano egualmente la sferzina, e danno volta cia-
scuno alla sua barca , e fatto pigliar fondo alla
relè, perchè non venga volando sovr'acqua, fanno
vela del pari strascinando la rete, e dopo corso
un tratto di mare si rovesciano, salpando la rete
col pesce che vi può esser preso.
Balan^iu s. m. Bilancino. T. carrad. Quella
parie della carrozza o simile, a cui si attaccano le
tirelle del cavallo.
S Balancin do reléuio V. Bilancili.
% Balancin do coltello ; Bilico V. Coltello.
Balaugiiin-e s. f. pi. Balanzuole. T. mar.
V. Amanliggi.
Baleuu-a s. f. Balena, anlic. Baleno. T. iltiol.
Balwna mysticettis. Mammifero di smisurata
grandezza, appartenente all'ordine de' Cetacei, e
che si pesca nei mari del Nord; altrim. Cete
0 Ceto, ma sono voci latine. - Balena si dice
anche delle Barbe della balena, di cui si fa uso
per intelaiare ombrelli, steccar busti, ecc.
— Balcnn-e dò busto; Stecche: Pezzi sottili e piani
d'osso di balena, di cui le donne si servono per
tener disteso il busto o la fascella.
n — dò pwgua; Asticciuole, Stecche V. in Can-
netta.
S Giunco de balenn-a; Bianco di balena: Liquido
nel capo dell'animale vivente ; si rassoda all'aria ;
purgato, diventa secco e friabile, e mescolato con
cera, serve a far ottime candele di bella trasparenza.
Balestra s. f. Balestra. T. slamp. Assicella in-
canalala nel vantaggio per polernela trarre a piaci-
mento, e trasportar la composizione sul marmo
per impaginare o per marginare.
Baleùstra s. f. Balaustrata ed anche Balau-
strato. T. archit. Ordine di balaustri , con un
proporzionato vano fra l'uno e l'altro, collegali
insieme con alcuni pilastrini posti in conveniente
distanza.
Baleùstx*o s. m. Balaustro. T. archit. Spezie
di colonnella lavorata in varie forme, che si ado-
pera per ornamento di parapetti, ballatoi, ter-
razzi e simili.
Balla s. f. Balla: Quantità di roba, per lo più di
lana o cotone, messa insieme e rinvolta in tela o
simile materia, p:>r trasportarla da luogo a luogo.
$ Fd e balle; Far le balle, Abballare, Imballare,
Abballinare V. Imballa.
Balla s. f. Palla: Corpo di figura rotonda, e
specialmente s'inlende di Quella da giocare,
ti Falla, per Quel corpo solido rotondo, che si mette
per finimento in cima a piramidi, cupole e simih'.
— addenta; Palla amala: Palla d'archibuso o di
cannone uncinala per lacerare.
— affoga; Palla rovente od affuocata: Una palla
da cannone che si fa arroventare sul fuoco, e
s'introduce nel pezzo.
— da cannòn; Palla da cannone: Quel globo di ferro
fuso, di diversa grandezza secondo i diversi ca-
libri, col quale si carica il cannone.
— da sccicuppo, da pislolla; Palla da schioppo,
da pistola: Picciol globo di piombo del calibro
stesso del fucile o della pistola che si sovrappone
alla polvere nel caricar quell'armi.
— de brescia; Palla lesina: Palla da giocare, co-
perta di cuoio, ripiena di borra, e cucita colla
lesina; diccsi anche Pillotta.
— de gomma làstica ; Palla di gomma: Palla da
giocare di gomma elastica e piena d'aria com-
pressa. Se ne fanno anche di gomma elastica ta-
gliala in sottilissime tìle e avvolte intorno l'una
sull'altra.
— de neive; Pallottola di neve.
— de pessa; Palla impuntila: Palla da giocare fatta
di cenci e cucita con punti fissi; se è ripiena
di borra e coperta di panno a varii colori, di-
cesi Palla bonciana e assolutam. Bonciana.
— dùa; Palla soda.- Detto metaf. vale Cacasodo,
e dicesi per ischerzo di Chi procede con più
gravila e con maggiore apparenza che non ri-
cerca il suo essere. E talvolta pure raelaf. usasi
per Ricco.
— molla; Palla floscia.
— Balle; Palle, Pallottole, osasi talvolta ai plur. per
dinc^tare 1 testicoli.
i> — d'àngeo; Angeli, Angelotti, Palle a angioli
V. Angeo.
n — d'òfèuggio, de cipresso, de lélloa, ecc.; Bacche,
Coccole, Orbacche. - Quelle del cipresso diconsi
anche Galle.
Il — incadence ; Palle incatenale : Due palle di
cannone congiunte insieme con una catena di
ferro lunga tre o quattro piedi, le quali nell'uscire
dal pezzo si distendono e rompono ogni cosa che
abbracciano. Non si usano più. - Palle ramate
si dicono Quelle palle d'archibuso unite insieme
per via d'un filo di rame.
Il — per vota; Palle, Pallotte, Ballotte: Quelle pic-
cole pallottoline di legno o d'altro, colle quali si ren-
dono i voli nei parliti; sono bianche, rosse e nere.
% Andd de balla con un; Esser di balla o di
ballala con alcuno, vale Esser seco d'accordo per
alcun segreto maneggio; e talvolta anche Andare
a gara, Gareggiare, Far competenza.
Il — sotto a balla; Andar alla palla: Muoversi
il giuocatore per dar alla palla.
S Aspètd a balla a-Q bOtto; Aspellar la palla a|
106
BAL
BAL
balzo, Aspettare il porco alla quercia; figurai,
vaie Aspettar il tempo e l'occasione favorevole
di far checchessia.
S Avei a faccia camme a battàa da balla; Aver
faccia di paliollola V. Faccia.
S Batte a balla; Ballcr la palla, si dice del primo
che vi dà.
S Carcgd con balla; Caricare a pal'a, dicesi d'Ogni
arma da fuoco che venga caricala con una palla,
a differenza d'ogn'altra carica us;ila in qiiostarmi.
S Cazze 0 Vcgnì a balla a-o bòtto ; Bal/ar la
palU 0 Balzare la palla in mano, figurat. vale
Venir l'occasione opportuna.
$ Dà à balla; Dare alla palla: Spingerla con mano
0 con islrnmento.
« — a balla de posta; Dare alla palla di posta
0 di colta, vale Darle innanzi ch'ella tocchi in
terra o in altro luogo percuota, sicché ancora
non abbia faito alcun balzo.
S Tid con balla; Tirare a palla: Scaricare armi
caricate con palla.
S Zùgd a balla; Fare o Giocare alla palla.
« — d balla d'ùnn-a persónn-a; Fare alla palla
d'uno, Pa leggiarlo, Pallonarlo, vale Farne il tra-
stullo, il zimbello; ed anche Strapazzarlo, Abu-
sarlo, Farne ogni suo piacere.
Ba>lla< s. f. Favola, Frottola, Fandonia, A' escica,
Bubbola, Bozza, Pastocchia, Panzana, Carota,
Fialia, Cantafavola: Cosa falsa. Trovato non vero.
8 Bilie! Bubbole! Frottole! Giuggiole! Zucche!
Zucche marino! Iiterj. con cui si accenna di non
credere, di non consentire, ecc.
% Conta de balle; Sballare, Dare o Cacciar biib-
boie, pa'^tinache, bozze, panzane, ecc.. Narrar fole,
fanfaluche, fandonie, frottole. Vendere vescich?,
Piantare o ficcar carote, ecc., Panzanare, Imbub-
bolare , ^Trottolare, Crrotare: Raccontare cose
sciocche e non vere, Dar ad intendere una cosa
per un'altra.
S Dà in balte, in ciampanelle ; Dar in fritture, in
ceci, in ciampanelle, in budella, in piattole: Far
delle minchionerie, ed anche Non corrispondere
né all'espettazione, né al desiderio.
Sa>llai s. f. Pallata: Percossa data con palla da
giuoco 0 di neve.
§ Tiàse de ballce de neive ; Fare o Giocare alla
neve : Tirarsi a vicenda della neve ridotta in palle.
!Ba>llà> v. n. Ballare, Danzare: Muovere i piedi
andando e saltando a tempo di musici; il che
fassi per semplice diletto e allegria, e anche per
altrui trattenimento. Dicesi anche Carolare, ma
questa voce significa propriam. Ballare a tondo,
ed usasi per lo piìi in poesia.
♦» Ballare; dicesi per similit. di Tutte le cose che
non istanno ferme dove sono collocate , e non
combaciano là dove dovrebbero: A bacchetta a
ghe balla drento; La bacchetta vi balla dentro.
— da-o freido; Tremare di freddo.
— drento 5 vesti; Affogar nell'abito, Disaccolare :
Dimenarsi agiatamente e alla larga come in un
sacco ; e dicesi per lo più di vesti troppo agiate.
— e scarpe in pé; Guazzare i piedi nelle scarpe.
— in scici corda; Ballare in sulla corda.
S Chi balla sensa san, l'è matto oppii minciSn:
Chi balla senza suono è un asino ben buono.
Prov. che dicesi di Chi fa checchessia senza es-
servi sollecitato.
% Fd balla i denti; Far ballare i denti, Sbattere
il dente, Dare il portante a" denti. M. b. e vale
Mangiare.
M — balla ùnn-a persòiin-a; Palleggiar uno. Cu-
culiarlo, Farne il trastullo; e takoita Aggirarlo,
Abbindolarlo, Dargli a credere cose non vere.
§ O balli eiva in sci ùnn-a punta de spd; E' bal-
lerebbe sulla trementina, dicesi di pt-rsona lesta
e destra.
§ Vesti chi balla indosso ; Vestilo largo: Quello che
è sovercb'amente abbondanle intorno alla persona.
Balla^lbile s. m. Ba'Iabile: Qnel.'a parte d'una
azione mimica che è destinala al ballo.
Bstlleo V. Bubilan.
Ballaenn-a, V^ Ballcrinn-a.
§ Ballcenn-a; Ballerina, tulretlola, Codizinzola,
Coditremola, Strisciajuola, Stiiscialtola, Boarina.
T. ornit. Molacilla boarula. Uccelletto del ge-
nere delle 31olacille, che per lo più si pasce di
moschf^ e di vermi , e posato in terra dimena
continuamente la coda. Soggiorna accosto de' no-
stri torrenti , e vi si rinviene in gran numero
ogni slagione ed in tutte livree.
Bai lai trai V. Barban.
Ballerin. s. m. Ballerino, Danzatore: Quegli
che balla o fa professione di ba lare.
— da corrfo; Ballerino da corda. Funambolo, ed an-
che al plur. Acrobati.
Ballerinn-a s. f. Ballerina, Danzatrice: Colei
eh'' balla o fa professione di ballare. '
Balletta s. f. Palletta, Pallina, Pallottola. Di-
min, di Palla: Piccola palla.
Il Usato in gen. masch. dicesi per vezzo a Piccolo
raga'.zo: Citto, Ciltolo, Marmocchio, Rabarchio.
— da ciuccd; Toiifetln. Voce fior. V. Ciocchetta.
— de bce; Pillacela, Orbacca, Pillola caprina; Ca-
carello delle capre e delle pecore.
Balletto s. m. Balletto. Dim. di Ballo: Piccolo
lallo; ma d'ordinario dicesi d'Una breve azione
pantomimica con musica e danza, di genere
semplice, pastorale o comico.
Il Ballotta, Sùcciola, Balogia: Castagna cotta allesso
colla sua buccia.
Il Boltonatojo V. Bottonóu.
**g Battezza d'aigua de balletto V, ^gua.
% Dà 5 balletto; Dar pasto. In tcrm. di giuoco si
dice del Lasciarsi vincere artatamente qualche
cosa per tirar su il giuocatore, e mostrare di non
ne saper più di lui, alfine poi di dargli la stretta.
Balle ttoin s. m. pi. Veccioni. Voce d'uso
tose. La qualità più grossa dei pallini da schioppo.
Ballezza v. a. Palleggiare: Fare alla palla o
al pallone fuori di partila. Mandare o Ribattere la
palla 0 il pallone per puro esercizio e trattenimento.
Il Palleggiare, per Farsi come sbalzar checchessia
sulle braccia o sulle mani.
— ùnn-a persònn-a; Palleggiar uno, (ìgnr. vale Te-
nerlo a bada, a dóndolo. Lusingarlo con parole.
Ballili s. m. Pallino, a! pi. Pallini: Munizione
piccola per uso della cai'cia. - Qu-^lla munizione
poi che è ancor più piccola, e che da noi chiamasi
Strixta [\'. questa pania), dicesi Migliarola.
— de bocce; Pallino: Quella piccola pa'la che serve
di lecco al giuoco delie bocce o del bigliardo.
Ballo s. m. Balio, Danza: Arte di muovere or-
dinatamente il corpo secondo il misuralo tempo
dell'armonia e l'Atto del ballare.
Il Ballo: Quell'azione drammatica rappresentata da
ballerini per mezzo del gesto e della danza.
BAM
BAN
107
5 Èse in 60//0 ,:Enlrare, Essere 0 Mettersi in bailo,
dicesi Quando uno si trova 0 comincia a entrare
in qua'che maneggio 0 impresa.
S Quando s'è in bullo bezéugna balla ; Chi si trova
in ballo ha da ballare , e vale Chi si trova in
impegno debfce insistervi finché ne esca a onore.
Ballóii s. m. Tallone: Sorla di palla grande
falla dì cur'jo, ripiana d aria, che serve a giocare.
» Scioccone, Babbione, Babbaleo, Bomberò, Bieto-
lone, Penlolone, Jtoccicone, Pappalasagne, Lava-
cpci, Bescio, Arsafallo, Barbandrocco , ecc. V.
Scemmellan.
— da fd pisselli ; Tómbolo: Arnese rotondo, sul
quale si fanno lavori di trina, merletti e simili.
— da tento; Pallone, Pallone pien di vento, Ca-
rotaio, Carotiere, Sballone, Sbracione, Bubbolone,
Favolajo, Parabolano, Gonfiavesciche, Scaricami-
racoli. Dicesi di Chi conta frottole, cioè Dà ad
intendere cose non vere e spropositale.
— volante; Pallone 0 Pallon volante, Areostato,
Globo areorlatico.
**% Andò. 0 Ése in tò ballon; Ubbriacarsi 0 Esser
ubbriaco. Modo basso e fgnrato.
Ba,llonà, s. f. Pallonata : Percossa data col
pallon?.
Badilone s. m. Pallaio e nell'uso Pallonaio e
Palioniere, ed anche Gonfìatore: Quegli che prov-
vede e che gonfia i palloni.
Ba^llonetto s. m. Palloncino. Dimin. di Pal-
lone: Pallone piccolo.
" raIlon<ini. Nel num. del più diconsi nell' oso
Certi piccoli recipienti di foglio, per lo più co-
lorilo, accomodati in guisa da tenervi entro il
lume, e eh? si adoprano in occasione di pub-
bliche luminarie.
Barilotto, v. a. Ballottare: Proporre per via di
bossoli e ballotte la deliberazione 0 la scelta di
una cosa; che anche dicesi .Mandare 0 Mettere
a partito, Squitlinare.
Ba<llotta,zioii s. f. Ballottazione, Scrutinio,
Sqniltmio: Il ballottare.
Ballotto s. m. Ballotto: Piccola balla di lana,
di cenci 0 altra mercanzia, abballata in un ca-
novaccio o simile a forma rotonda.
BOrllòttoa. s. f. Baja, Fanfaluca, Fandonia,
Bozza, B'ibbola, Frottola V. Balfa.
Ballotto». V. AhbulloUoà.
Ba.llòu. s. m. Pianerottolo, Ripiano: Quel piano
che è tra branca e branca delle scale.
"Ba-llusse V. Ballon nel 2' significato.
Ba<lsa<]iii-a, s. f. Bazuna: Quella striscia di
tela 0 d'altra stofTa che si cuce sopra la parte
increspata delle camicie, de' grembiali 0 altro, e
serve a tener ferme le crespe medesime.
« Balzana, per Quella striscia di tela, che fa parte
del guscio de' sacconi e delle materasse, cingen-
done inforno intorno i teli.
Ba^lùminsi s. f. Balùmina. T. mar. Il telo
più 1 Ur'o della vela latina.
Ba.tiil3a,xà, s. m. Rambagiajo e Bambagiaro:
NVndilore di bambagia.
Ba.iiil>a.s:in.ii-a, s f. Bamlagino: Sorta di
tela bianca falla di fil di bambagia.
Ba.iiil>a.x:o s. m. Bambagia , anlic. Bambagio :
Cotone filato V. Cotiòn.
Ba.m.'biii s, m. Bambino, e per vezzo Bimbo,
Bambo, Mammolo, Bamboceino, Naccherino, Par-
golelto, Infante: Pieeolo faociollo in fasce.
Ba>ml>ò s. m. Bambù. T. boi. Banibusa artm-
dinacea. Pianta indigena delle due Indie. I ba-
stoni che col nome di Bambù si usano, derivano
da' suoi polloni.
Banibocoia^ta, s. f. Bambinaggine, BàmboC-
ceria, Fanciullaggine. Fanciulleria V. Figgioaja.
Ba.iixt>ox>di v. a. Dar erba trastulla. Dar can-
zone, Tener a bada 0 a badalucco, .Menar per le
lunghe: Lusingare con isperanze, ma senza ve-
nire a conclusione.
Ba.iia,iiiio s. m. Banano, Musa, Fico d'Adamo.
T. boi. Musa para listaca.¥TQilo della famigha
delle Musacee, che rassomiglia ad un piccolo co-
comero bislungo, che si apre per lungo quand'è
maturo. La polpa è saporita e nutritiva, onde serve
d'alimento in Asia, in Africa ed in America.
Ba.iia.stx*a< s. f. Cestone. Dallo spagn. Banasta.
Quella particoIa'"e spezie di cesta grande e qua*
drata, tessuta di strisce d'albera (àrboaj, nella
quale si s'iole ordinariamente mettere vermicelli,
uova e simili per trasportare da un luogo all'al-
tro. - Cestone dicesi anche La cesta per someg-
giare V. Scarbassa.
Basilea, s. f. Panca, e in molli luoghi fuor di
Tose, anche Banca: Arnese mnvibile di legno,
sul qnale possono sedere insieme più persone. -
Pancaccia, Ogni panca in luogo pubblico, spe-
cialm. accanto a botteghe di caITè 0 simili, sulla
quale chi che sia vi siede per passatempo 0 per
conversare. - Panc((Cc/a«o , Pancacciere, Pan"
caccino, Quegli che si diletta trovarsi alla pan-
caccia.
— con spaltèa ; Panca a spalliera : Quella che da
uno dei iati più lunghi ha una spalliera 0 ap-
poggiatojo.
— de géxa; Panca da chiesa: Panca con ispalliera,
coll'appoggialojo e coli' inginocchiatojo.
— dell' aze; Panca dell'asino, Panca del biasimo
V. Aze.
— imbotita; Panca imbottita: Quella in cui il piano
è imbottito, cioè Riempilo di capecchio (rìvioj 0
di crino e non suole avere spalliera.
— Banche da cóu; .Manganelle: Quelle panche af-
fisse al muro nei cori dei religiosi, le quali ma-
stieltate s'alzano e s'abbassano. Quelle fisse a spar-
timenti ne' cori de' Capitoli, diconsi Stalli.
S Ascàdd e banche; Acculattare 0 Culatlar le pan-
che. Modo basso: Sedere a lungo, e per lo pia
oziosamente sulle panche. Noi lo diciamo spe-
cialm. di ( hi va alle scuole e non ne trae profitto.
S Passa sotto banca ùnn-a cosa; Mandar sotto
banca una cosa, vale Non curarsene.
Ba/iica, s. f. Ranca 0 Banca di sconto: Quel
luogo, dove una Compagnia di commercianti, con
beneplacito e sicurtà fatta dal Governo , tiene
grandi somme di denaro da mettersi in giro, e
dove si scontano cambiali e si barattano fogli di
commercio con danari 0 altri fogli, ecc.; dicesi
anche Banco.
Basilea, s. f. Pancata: Quella quantità di persone
che seggono sur una panca. - Pancale si dice II
panno col qnale si copre la panca per ornamento.
Basilea, s. m. Arcile. Chiamasi con tal nome dai
contadini una Cassa grossa ove e' ripongono ca?
stagne,, fichi secchi, pomi di terra, farina, ecp.
Banca/ s. m. Legnaiuolo, Falegname; il primo
è più comune nell'uso, il secondo è più nobile ;
Artefice eh« layora di lefnam*.
108
BAN
BAN
S Garsòn da banca; Marangone: Garzone del le-
gnaiuolo che lavora per opera.
Bancaòto s. m. Cambiamonete, Cambiava-
lute, Ciimbialore, Cambista : Colui che fa profes-
sione di cambiare, a seconda delle richieste degli
avventori, dischi monetati d'una data specie in di-
schi d'altra specie, di biglietti bancarii o di carta
monetata in moneta sonante o viceversa, e di
materie d'oro e d'argento in numerario conialo.
In Tose, dicesi anche Bancherotto.
Bancaròtta s. f. Bancarotta, Baiicarolto,
Banco fallito. Fallimento: Mancamento di denari
a' mercadanti, per cui non possono pagare i de-
biti a tempo.- Bancarotta e FaUimenlo abbenchè
si adoperino comunem. l'un per l'altro, propriam.
parlando differiscono molto fra loro, in quanto che
la Bancarotta è Lo stato di quel ne?;oziante, che
cessa i suoi pagamenti, non costretto da immeri-
tate sventure, ma per sua colpa o delitto; il Fal-
limento al contrario è Lo stato di quel negoziante
che, a cagion di perdite e disgrazie non prevedute,
è posto in grado di non poter soddisfare i suoi
creditori. - Bancarotta trae l'etimol. dal Rom-
persi il banco, che anticam. usavasi in Italia, di
quel negoziante che in malafede ingannava i suoi
creditori e fuggiva.
Bauclxetta s. f. Panchetta, Pancuccia, Pan-
chetto, Predella: Arnese di legname, sul quale
si siede, o sedendo si tengono i piedi.
— da barilce; Cavalletto: Specie di capra, sulla
quale come sur un banco il barilajo, seduto a
cavalcione, pareggia, col coltello a petto (cottello),
le doghe ed assottiglia le stecche di legno per
farne cerchi.
— da caga; Predella, Seggetta, Sella: Quella seg-
giola fatta a cassetta, con entro il càntero, e che
si tiene vicino al letto per caso occorra andar
del corpo la notte, senza recarsi allo stanzino.
S Esc a banchetta; Essere alla màcina o in fondo
0 per le fratte. Trovarsi in bisogno, in angustie,
alle strette, Non aver modo d'adempiere a' suoi
impegni. Modo figurato.
Banclxettiii s. m. Panchettino, Panchettina,
Predellelto, Predellino, Sgabelletto, Sgabellino:
Piccolo panchetto, ma intendesi sempre che sia
ad uso di appoggiarvi i piedi quando si sta se-
duti e per salire in letto.
— d'appoggio; Appoggiatojo. T. de'Torniai V. Ter-
saggio.
Bauoliettiiin-a V. Bamhettin.
Banchetto s. m. Panchetto, Predelletto, Pre-
dellino: Piccolo panco per sedere o per altri usi.
— da pètenw ; Panca. T. petlin. Arnese che ha una
lesta chiamata Torchio, su cui si fa qualunque la-
voro intorno a' pettini.
— da savaltin; Deschetto e corrottam. Bischetto:
Tavolino sopra cui i calzolai pongono tutti i ferri
e i materiali per lavorare le scarpe.
Banclxiere s. m. Banchiere e Banchiero: Chia-
mansi così I commercianti che tengono casa di
banca, facendovi il traffico cambiario, ricevendo
depositi, aprendo conti correnti, e compiendo altre
operazioni bancarie.
Banco s. m. Banco: Quella tavola, su cui i cal-
zolai, sarti ed altri artigiani distendono', o ta-
gliano 0 pesano o misurano la lor mercanzia.
« Banco, per Quella tavola, appresso la quale ri-
seggono i giudici a render ragione.
" — per Quella tavola, presso la quale stanno i
mercadanti a contare i loro danari o a scrivere
i lor conti; ed anche 11 luogo dove i Banchieri
custodiscono i denari ed esercitano la lor pro-
fessione.
1) — per Quella tavola che è disposta nella lar-
ghezza de' battelli, e su cui seggono i rematori
quando vogano.
Il — In alcuni giuochi, come al faraone, al biri-
bisso, al sette e mezzo ecc. è Quella somma che
colui che regge il giuoco, e che, siccome dicesi,
fa 0 tien il banco, deposita per far fronte alle
vincite che fanno gli altri giuocatori j e chiamasi
Banco anche Colui che lo tiene.
— d'aenn-a; Banco d'arena: Quell'alzamento Ine-
guale di rena nel fondo del mare (o de' fiumi),
che non lascia tanl'acqua che basti a sostenere
le navi d'una certa grandezza, e che si alza tal-
volta verso la superficie dell'acqua o la sormonta.
Vi sono de' banchi di sabbione e de' banchi di
sassi.
— da banche; Pancone: Quella panca grossa, sopra
cui i legnaiuoli lavorano il legname.
— da fraveghi; T.'ivolello: Piccolo banco su cui
lavorano gli orefici.
— da tolto: Prenditoria, Ricevitoria, e in alcuni
luoghi della Tose. Botteghino: La bottega ove
si giuoca al lotto.
§ 0 paga camme un banco; E' paga come un
banco, dicesi di Chi è puntualissimo nel pagare
i debiti.
Banda s. f. Banda : Una delle parti o destra o
sinistra, o dinanzi o di dietro; Canto, Lato, Parte.
1) Banda, per Paese e Parte del mondo: Da-e no-
stre bande; Dalle nostre bande, cioè Nei nostri
paesi.
« — per Truppa, Numero di persone, e dicesi per
Io più di malviventi o ladri.
I) — Quell'unione di suonatori salariati che accom-
pagnano 0 precedono, suonando, i distaccamenti
dei soldati in alcuna delle loro funzioni; che anche
dicesi Banda militare.
t) Stralisciatura : Quella guarnizione della stessa o
diversa roba, tagliata a schiancìo (de sbiascio),
che si pone esteriormente verso il lembo del
vestito delle donne.
— stagna; Banda stagnala, lo stesso che Latta V.
Lamma.
§ Andd a banda, Fa andd a banda V. À banda.
§ Dà banda; Da banda. Posto avverb. vale Da
una parte o In disparte: Ciammd dà banda;
Chiamare da banda, cioè In luogo separato ove
altri non intenda.
§ Da banda a banda; Da banda à banda, cioè
Da una parte all'altra.
§ Dall'atra banda; Dall'altra banda. Posto avverb.
vale Per lo contrario, D'altronde, Dall'altra parte.
§ Da ùnn-a banda; Da una banda. Posto avverb.
vale Da un Iato, In un verso, Da una parte.
S Lascia dà banda; Lasciar da banda, vale Om-
mettere. Non parlar d'una cosa.
*§ Mette à banda nn bastimento; Mettere alla banda
0 Abbattere un bastimento V. À banda.
$ Mette 0 Mettise dà banda; Metter o Mettersi
da banda, vale Mettere o Mettersi da parte o in
disparte; e parlandosi di denaro, dicesi Porre
in serbo. Far gruzzo o gruzzolo o peculio.
Baudadda s. f. Bordata; Fiancata. T. mar.
ÈAN
ÈAN
109
Lo sparo di tulla lariiglieria d'un fianco della
nave.
S Manda ùnn-a bandai' da ; Mandare o Fare una
bordata: S'parare tulli i cannoni che sono sul-
l'uno 0 sull'altro fianco del vascello.
!Ba.ii<léa< s. f. Ba-idie:a: Drappo legato ad asta,
dipintevi entro le imprese de' capitani o l'arme
de' principi, e si porla in battaglia; Insegna,
Stendardo, Vessillo.
« Bandiera, per Quel drappo di diversi colori o fogge,
con armi o altri segni indicanti la nazione delia
quale è la nave, e si porta fissata sopra un'asta
dirizzala sul castello di poppa.
— a mez'asla; Bandiera a mezz'asta. T. mar. V.
A mez'asta.
— de pai'iensa; Bandiera di partenza. T. mar.
Quella bandiera, che anticamente usavasi porre
sui navigli al trinchetto per segno di dover tosto
partire.
— in derno; Bandiera in derno. T. mar. Chiamasi
cosi l na bandiera, stretta insieme in tutta l'in-
testatura 0 ghindante, ovvero con un nodo verso
la metà di essa; si issa al pomo dell'asta, e si
lascia così sventolare; ed è quoslo un segnale
per domandar soccorso quando il bastimento tro-
vasi in qualche gran pericolo.
— vegia, onó de capilannio; Bandiera vecchia, onor
di capitano, ovv. Bandiera vecchia fa onore al
capitano. Prov. e dicesi per Io più di Ciascuno
che abbiasi quasi consumati gli strumenti della
su' arte, per averli adoperati assai.
3 Assegùd a bandèa; Assicurar la bandiera. T. mar.
V. Assegùd.
% Fa a bandèa; Far la bandiera. Dicesi de'sarli
che rubano del panno nel tagliare i vestiti.
% Porta a bandèa; Portar la bandiera: Essere il
primo.
% Porta via a bandèa; Riportare o Guadagnar la
palma. Modo figurato.
S Quello chi fa bandee; Banderajo.
§ Vortd bandèa; Voltar bandiera, Voltar cappa o
casacca, Cangiar mantello, vagliono Cangiar sen-
timento.
!Ba<iidei*òlla. s. f. Banderuola, Ventarola e
Ventaruola: Arnese di metallo che si volta a tutti
i venti, e ponsi ne' pili eminenti luoghi degli edi-
fizi per ornamento o per conoscere qual vento
soffia.
M Banderuola, per similit. dicesi ad Uomo volubile,
instabile, leggero V. Bandèta.
— da lùmmèa ; Ventola, Paralume : Arnese che serve
per parare il lume di lucerna o di candela af-
finchè non dia negli occhi. Ce n'ha di seta, di
vetro colorato e di porcellana bianca, Quest'ul-
time diconsi Ventole litofane.
— da sciuscià in lo féugo ; Soffietto. Voce fiorent.
Specie di rosta quadrangolare di latta o di cartone
con manico di legno, che serve a scuoter l'aria e
spingerla sui carboni nel fornello o nel braciere
per ravvivarne l'accendimento. In Toscana suol
essere di sala o di paglia, e rotonda.
Sa.iicLéta. s. f. Ventaglio: Arnese atto ad agitar
l'aria a uso di rinfrescarsi la faccia nella stagione
calda. Consta delle stecche (cannette) e de' ba-
stoncelli 0 stecche maestre (timoinj, tutte imper-
niate insieme ad un'estremità, e del \o%\\o (pappe) ,
che è una zona circolare per lo più di carta ad-
doppiata.
n Banderuola o Banderuola da campanile, Bèrgolo,
Farfalla, Girandola, Arcolaio; detto figurai, di
persona, vale Instabile, Leggiero, Mutabile di vo-
ionlà e di parere per ogni minima cagione.
— da para e mosche; Paramosche, Scacciamosche,
Rosta. •
Sa/Udétà s. f. Colpo di ventaglio
Bandétà s. m. Ventagliaio e Ventagliaro : Colui
che fabbrica e vende ventagli.
Ba/iidi V. a. Bandire V. Exilid.
1) Bandire, per Allontanare, Cacciare, Escludere, e
dicesi tanto di persone quanto di cose: L' ho
band'io da casa mce; L'ho bandito da casa mia.
— a cròxe addosso a ùnn-a persònn-a ; Bandir la
croce 0 le croci addosso a uno, vale Dirne male,
Far proposito di perseguitarlo.
§ Bandise da un lèugo; Allontanarsene, Non an-
darvi più. Non lasciarvisi più vedere.
Sa.n.ciio s. m. Bandito: Colui che, avendo com-
messo qualche delitto, per isfuggire alla sua pena
si è rido; lo alla specie degli assassini e si è fallo
malandrino.
Il Bandito, in forza di partic. vale Esiliato, Proscritto,
e talora Cacciato, Allontanato, Escluso V. Bandi.
% Corte bandìa; Corte bandita V. Córte.
% Tegnì loa band'ia; Tener tavola bandita, vale
Far convili ove può andare ognuno.
!Oa.iid.ò s. m. Cuffia, da notte, e più comunem.
Berretta e Berrettino da notte: Quella specie di
cuffia che, bianca e poco ornata, tengono le donne
in capo la notte. Dal frane. Bandeau.
S£LiidLoliex*a> s. f. Bandoliera: Quella traversa
di cuoio 0 d'altro, che si porta a armacollo, alla
quale stanno at'accate fiaschette di cuoio, che por-
tano i soldati ad uso di tenervi la polvere, o anche
la sciabola e la giberna.
Sa/Ud-óu s. m. Bandone. T. di magona. Larga
piastra di ferro, che è Una specie di lamiera, sta-
gnata da ambe le parli, e serve per fare vari ar-
nesi di cucina.
Sansa. 0 Bàuge; Bilancia e al plur. Bilance:
Slrum. in cui Pignolo peso d'un corpo viene a
farsi nolo dal vederlo slare in equilibrio con
altro corpo di peso conosciuto, ambedue sospesi
a eguale distan//a dal centro del movimento. La
bilancia ha due gusci o piattelli (còppe) sostenuti
da tre catenelle raccomandale superiormente ad
un uncino (gancio), che si appicca all'estremità
delle braccia (bracci) del giogo (asta). In uno dei
gusci si mette la roba che si vuol pesare, nell'al-
tro i pesi (e peize) che le fan contrappeso. Il giogo
consta di braccia eguali, ha da ambe le parti in-
torno al pernio due lenti (lenti) ossia due ingros-
samenti che rendono il giogo più forte, e fan sì
che né esse né l'ago (ombrisallo) freghino contro
la trutina (maschetta).
— a due porlce; Stadera a due portate V. appresso
Porld da bansa.
— da man; Stadera: Bilancia d'un guscio solo, con
cui si pcsan diverse robe sostenendole in bilico.
— Bdnse finn-e; Bilancia gelosa, dicesi Quella la
quale, per essere di squisita costruzione, dà ii
tracollo al minimo peso che rompa l'equilibrio.
I) — ordenàie ; Bilancia pigra: irconlrario di Bi-
lancia gelosa.
§ Asia da bansa da man; Stilo o Fusto: Quel
lungo braccio della stadera, su cui sono segnate
le libbre e le once.
Ilo
BAR
BAR
g Da (15 dìo a bànsa; Dar il tratto alia bilancia,
vaie Far che la bilancia pieghi da una parte.
S Ése in bànsa; Dubitare, Non si risolvere, SlJic
in dubbio. 3Iodo tìgurato.
S Grosso da bànsa; l'orlala maggiore, Lato grosso:
Quel Iato, le cui tacche (crenn-ej indican pesi di
una maggior denominazione.
S lUenùo da bànsa; Portala minore: Quel lato, le
cui tacche indican pesi d'una minore denomina-
zione.
S Porta da bànsa ; Portata della stadera : La mag-
gior quantità di peso ch'essa può indicare da un
lato dello stilo.
S Tegni un in bànsa; Tener a bada, Tener sulla
fune 0 sulla corda, sulla gruccia, in pastura. Dar
pasto, Badaluccare j figurai, vagliono Intertenere
altrui colla speranza, Tenerlo dubbioso e sospéso.
Dargli pena coll'indugio.
£(à.nsà. s. f. Una bilancia piena, cioè Quanto ne
può capire una bilancia.
8a.xi.sa. s. m. Biianciajo : Colui che fa o vende le
bilance: oggi Sladerajo.
"Bandèlle s. f. pi. Bilancelle V. Balancelle.
IBan^ette s. f p'.ur. Bilancelle. Dimin. di Bi-
lancia e Bilance. Chiamansi d'ordinario così Quelle
bilancelle che lengonsi in una cassettina di legno
onde pesare le monete d'oro e anche le gemme :
altrim. Saggio, Saggiudo.
— dell'óu 0 da fràveyo; Bilancia dell'oro o Bilancia
dell'orafo: Piccola bilancia, con cui si pesano mi-
nuterie d'oro e d'argento, gemme, perle e simili,
e anche moneta d oro.
Bansóu s. m. Staderone. Accresc. di Stadera :
Grossa stadera V. sopra Bànsa da man.
Sa.x*a s. f. Carrettone : Grosso veicolo a due ruote,
senza sponde, che serve al trasporlo di mercanzie
ne' lunghi viaggi.
— de (cero; Barra, Spranga, Verga di ferro: Lunga
asta di ferro quadrata, rotonda o piana che si la-
vora a vari usi.
iBa.x*a.cca< s. f. Baracca: Capanna d'assi, di fra-
sche 0 dallro, che si fanno i soldati o altri in
campagna per ripararsi dal sole e dall'acqua, o
per farvi bottega.
» Gozzoviglia 0 Gozzovigliata; dicesi figurai, e in
m. b. per Manicamento in allegrezza e in brigata.
— di burattin; Castello de' burattini: Quelli mac-
china mobile, in cui sta il buruttinajo a far ballare
i burattini.
— dò caro ; Copertino. Voce del contado V. Tambùo.
% Ande 0 Caccia in baracca; Andare o riandare
in fascio, in baracca, in pasta. T. starnp. Andare
0 Mandare in iscompiglio per negligenza o per
altro accidente la materia già composta.
% Fd 0 Acciantd e baracche; Baraccare. T. milil.
Rizzare o Piantar le baracche, Coprirsi con ba-
racche.
Ba.ira.oea.li s. m. Baracane: Sorla di panno fatto
di pelo di capra, simile al ciambellotto.
" Pastrano, Palandrano : Specie di mantello senza
maniche, con larga pistagna (colletlo) e lungo ba-
vero ftabarrinj; cosi detto perchè da principio era
fallo di baracane; in seguito però si adoperò altro
genere di panno secondo la moda.
!Bax*accliiii s. m. Ramino: Vaso di stagno, di
rame o di latta, con manico metallico, curvalo in
semicerchio, girevole in due opposti occhiellini ad
U90 di portar minestra o checchessia d'altro ai
soldati. Alcuni lo dicono Gamella o Gavetta, ma
que?la propriam. sarebbe Una scodella di legno,
in cui mangici no la zuppa i marinai e i soldati
a bordo de bastimenli da guerra.
Baraccòn. s m. l'etloja: Tello fallo in luogo
aperto soslenulo da pilastri, e ch'uso ordin;iriiimenlc
con cancelli di I -gno, sotto il quale si ripongono
per lo più legnami ed altre grosse masserizie.
Bai*"bas.m Zio: Fratello del padre od Ha madre,
correlativo di Nipote; aniic. Barba e Barbano.
S In casti d5 barba, chi rompe paga; Chi rompe
pagn Prov. di chiaro signifl'ato.
!Bax*1ba s. f. Barba: Nome collettivo dei pe!i del
mento e delle guimee nell'uomo; e per similit. di-
cesi di Quei ciondoli di pelo ch'i sogliono avere i
becchi e le capre soito il mento, che in questo
senso dicesi anche Cincinni.
— arruffa; Barbaccia, ed in isch^rno Barba d'Olo-
ferne: Barba folla ed arruffata.
— cùria e arrissà; Barbetta a cavolo. Voce dell'uso.
— d' arti ciocche ; Barba, Borra, Fieno: Quella lanu-
gine che è nel girello de' carciofi quando e'son
vecchi.
— dò gran; Resta e dottrinalm. Arista: Quel sot-
tilissimo filo simile alla sdola , appiccalo alla
prima spoglia del granello, ed è proprio del grano
e di alcune biade.
— dò spigo de granòn ; Barba, Ciuffo, Chioma:
Quelle fila che sono attaccate alla pannocchia del
grano turco.
— reca; Barba rada, Barba spiovuta.
— sparita; Barba a forfpcchina: Barba bipartita,
come pingesi nei profeti.
— succida; Barba piallolosa.
— Barbe; Barbe: Quelle radicene delicate e fila-
mentose che si trovano attaccale sulle grosse ra-
dici di qualunque pianta, e più propriam. Le fibre
molli e pendenti delle piante.
S A barba m. avv. Alla barba V. questa voce
alla sua sede alfa!;etica.
S A l'ha tanto de barba; Ila la barba. Si dicedi
Una novità, e vale Si sa da un p.-zzo, È vecchia.
S Fa 0 Taggià a burba ; Fare o Radere la barba,
ed anche assolutam. Radere : Levare il pelo dai
viso col rasojo.
% Fd a barba a ùnn-a persònn-a; Far la barba
a uno, figurai, vale Sopraslargli, Saperne o Es-
serne da più.
§ Insavonà a'barba; Insaponar la barba.
§ Nò gh'é barba d'ommo chi posse... ; Non v'ha
barba d'uomo che passa... Dicesi in astrailo per
dire Non v'ha alcuno per valente che sia che
possa fare una tal cosa.
S Ormezzàse in barba de gatto; Ormeggiarsi a
due 0 in barba di gallo. T. mar. V. Ormezzd.
$ Poca barba, poco giudizio; l'oca barba, poco
giudizio. Frov. e vale che 1 giovani non hanno
il senno delle persone già falle.
% Servi ùnu-a pcrsonn-a de barba e de perrùcca;
Abburatlare uno per lo modo, Conciarlo pel dì
delle feste. Conciarlo male. Fargli gran danno;
ed anche Aggiusiar uno, Trattarlo come merita.
Barl>al>ecco s. m. Barba di becco, Sasse-
frica, Raperoiizolo salvaiico, Tragopogono a foglia
di porro, Tragopogono comune. T. bolan. Tra-
gopogon porrifolium. Pianta che ha il fuslo di
circa centimetri 63, cilindrico, liscio, fistoloso;
le foglie abbracciami il fuslo, lunghe, strette.
1
BAR
BAR
111
appuntale, scanalale alla base; i fiori violetti,
solitari, terminali, che appajono da maggio a
luglio. Collivasi (la noi come orlaggio ed è succe-
daneo alla scorzone'a. Le sue barbe colle sono
buone in in>a!a[a.
Barbacio s. m. Canzone: Il cantare alla di-
slesa dell'usignuolo e d'allri uccelli.
Bairlbag-g-ià v. n. Cicalare, Cinguettare, Cia-
ramellare, Ciacciameliare, Anfanare, Taltamel-
lare, Berlingare, Scolteggiare : Ciarlare slucche-
volmenìe. Parlare a vanvera.
Bartoag-g-ión s. m. Cicalone, Cicaliere, Ci-
calaiore, .Aniaiialore, Gracchiatore, Ciaramella,
Tatlamel'a: Chi favella assai, senza fondamento
0 conclusione.
Sa]:*l>a]i s. m. Pau , Befana , Trenlavecchia ,
Trentapara, Trenlancanna, Biiiorsa, Orco, Ver-
siera: Nomi di larve imaginarie inventati dalle
bàlie, che hanno il malvezzo di spaventare i bam-
bini per icnderli ubbidienti.
Sax* Inanella s, m. Baggeo, Parbagianni, Moc-
ceca, .Moccicone, Bietolone, ecc.j dicesi ad Uomo
infilo e scempio.
Barbari tse s. f. Barbarie, Crudellii, Ferità,
Inumaniià. Spielatez a, Tirannia: Azione crudele.
Barbaròssa s. f. BarLarossa: Spezie d'uva,
con cui sì fa del vino di tal nome, delicato e
odoróso , ma di poco spirilo e di poco colore.
Barbasciùsci^I Cozzi gozzi! Interj. che
va e Non mai. Non .«ara mai vero.
Barlbassùo add. Barbuto: Che ha gran barba.
IBarlbè s. m. Barbiere: Quegli che rade la barba
e tosa i capegli. Voce oggidì pressoché e nfinala
in conlaJo V. Pertùcché. - Una volta p^r la
promiscuità dell'arte dicevasi Barbiere eziandio
Quegli che eserciiava la bassa chirurgia, il per-
chè in molli paesi della Liguria vige anche og-
gidì Barbe per Chirurgo.
S Adaxo barbe, che l'wgua a s' ascada; Piano
piano, barbier, l'acqua si scalda. Prov. che da noi
si usa quando si vuol presagire altrui il prossimo
castigo delle s;ie colpe. I Toscani invece dicono
Piano, barbier, che il ranno è caldo o che il ranno
cuoce; ma essi vcglion dire Che si faccia a bel-
l'agio e si vada bel b Ilo, ovv. Che non si vuol ac-
consentire che si faccia alcuna cosa in nostro danno.
]Bart>cng-a s. f. Guancia: Quel taglio del bue
0 della vacca vicino alla mascella nella regione
parnlidea. ,
JBarlbeotto s. m. Flebotomo: Chi cava san-
gue negli spedali. Barbierotto in Sfarineria chia-
masi Il servente del barbiere o chirurgo ne' ba-
stimenti.
Barbèra s. f. Barbèra ; Spezie d'uva, che si
raccoglie specialmente nella provincia d'Asti o in
quella d'Alba, la quale dà un vino eccellente che
porla lo slesso nome V. Uga.
Barbetta s. f. Barbetta, Barbaccia. Dimin.
di Barba.
— da /«/jc/a; Barbetta della lancia. T. »nar. Corda
sottile appartenente ad una lancia per darle volta
0 alla banda della nave o a terra, o per rimor-
chiarla.
Barbette s. f. pi. Bàrbule. T. di mascalcia.
Piccola escrescenza di carne, lunghetla e acuta,
che nasce nel palalo o sotto la lingua del cavallo
che gì' impedisce di mangiare.
M Barbine : Ciocche bislunghe di fiorellini artefatti,
Poste sotto la tesa del cappello delle donne, una
per parte e scendenti fino qnasi sotto il mento.
" Barbette; chiamano nell'uso i pescatori Quei fili
di seta da pescare raccomandati all'estremità delia
lenza ed a' quali sono allaccali gli ami.
Barbiu (Canj; Can barbane, e assolut. Barbone:
Sorta di cane col pelo lungo, folto, ricciuto, col-
l'orecrhie a palma, e che per lo piiì va all'acqua.
Barbixi s. m. plur. Balli, Basette V. Bu^.
— dò gallo; Bargigli o bargiglioni: Quella carne rossa
come la cresta , che p'^nde sotto il becco a' galli.
Barbixon. s. m. Basetlone: l'omo che porta
basette grandi e folle.
Bàrboa (Santa); Santa Barbara. T. marin.
Ricetto della polvere da guerra, sotto il ponte,
dalla parte di poppa.
Barbollo V. Babollo ne' suoi vari signif.
Bax'b'n s. m. Barbone: Colui che nutrisce la
ha. ha lunga.
Barbos^sa s. f. Barbozza: Quella parte della
lesta di'l cavallo dov'è il barbazzale V. Bardùssd.
Barbottà v. n. Balbettare, Balbezzare, Baibel-
ticare, Balbutire, Balbuzzare, Scilinguare, Tro-
gliare, Tartagliare: Pronmziar male o con diffi-
collà le parole per impedimento di lingua. Tar-
tagliare propriam. dicesi del Replicar pili volte
una medesima sillaba p^r non poter esprimere
ad un trailo le parole, e quelle specialmente un
po' difficili V. Checchezzà, Tarlaggià.
« Borbottare, Brontolare, Lifonchiare, Bofonchiare
V. Mòijògnà.
— di figgiéu; Cinguettare, Ciancicare, Linguetlare: Il
parlar de'fanciulii quando e' cominciano a favellare.
— ùnn-a lingua; Cinguettare una lingua, vale Par-
larla malamente e a stento.
Barbotto add. Balbo, Balbuziente, Bleso, Sci-
linguato, Troglio: Che balbetla, scilingua o Iroglia,
Che per vizio naturale o accidentale stenta a pro-
nunziar le parole. Bleso dicesi propriam. Colui
che per difetto di lingua non pronunzia schiette
certe consonanti, special m. le lettere /, r, *, o le
scambia involonlariam. con altre ; Scilinguato ,
Quegli che ha difollo nello scilinguagnolo (filetto),
e non potendo volgere la lingua colla debita agi-
lità non può profferire spedito e netto o pronun-
ziare certe lettere; Troglio, Quegli che ha la lingua
un po' grossa, ed è meno di Scilinguato.
Barbóuto s. m. Rondone o Rondine maggiore.
T. oriiit. Cypselus murarius. Specie di uccelletto
del genere de' Rondoni, che annida e dimora nsi-
tatamenle nelle alte nostre montagne, d'onde vo-
lando al basso lungo i torrenti e il lido del mare
viene prenunzialore di burrasche , e pasciutosi
quaggiù degl'inseltijChe afTollalissimi vi sono spinti
ed aggirati dalla bufera, torna in suirannoltare ai
propri nidi.
Barbùssa s. f. Barbuccia. Pegg. di Barba: Barba
lunga e arruffata.
Bax^ca s. f. Barca. Nome generico di naviglio di
non molla grandezza, per lo più da carico, quale
a remi e quale a vele e a remi.
— cannonea; Barca cannoniera; chiamasi una Barca
da guerra ch'^ ha un sol pezzo di cannone.
— de fen,de poggia, de legne, ecc.; Barca di fieno,
di paglia, di legne e simili: Gran massa di fieno,
paglia, ecc. falla a cupola, di forma circolare e
coperta con frasche, ovv. con letto di paglia so-
stenuto da travi.
ÌÌ2
BAR
BAR
— furlunn-a; Uomo da nulla, Che non tiene ia
sua parola.
— giòsu 0 grillaenn-a; Bèrgolo: dìcesi d'Una barca
che di leggieri sbanda e s'inchina, e manca di
stabilità.
— Barche ! Bubbole ! Frottole ! ecc. V. la voce Balla
nel signif. di Favola, Frottola, ecc.
§ Aggiùtld a barca ; AìMlareh barca, figurat. vale
Tener di mano al compagno in qualche nego/.io,
che anche dicesi Fare spalla. Far peduccio, Dar
braccio; e talora semplicom. Ajnlare, Sovvenire.
§ Piggid barca; Imbarcarsi, Stizzirsi, Incollerirsi,
Andare in collera, in bizza, ecc. Modo figur.
§ Tegni a barca drita; Mantenere o Tener la barca
dritta; dicesi figurai, del Governar bene, Avor
buona regola, buon governo delle cose di famiglia,
di negozio, di Stato.
!Ba.i*cà, s. f. Barcata: Quantità di roba o di gente,
di cui sia piena o quasi piena una barca.
Bareajéu. s. m. Barcajuolo, Barcaruolo, B;ir-
carolo. Navicellaio: Colui che colla barca tragh Ila
a nolo persone, mercanzie e simili.
Sa<x*ca.ssa. s. f. Barcaccia. Peggior. di Barca :
Barca vecchia, scassinata, cattiva e guasta.
Barclietta s. f. Barchetta. Dimin. di Barca.
Piccola barca; e da noi intendesi specialm. Quella
■che serve per andar a diporto sul mare; altrim.
Burchiello.
11 Perchia. T. ittiol. Serranus scriba. Pesce di sco-
glio, della grossezza all'incirca d'una piccola tri-
glia, di color rosso-cupo, che abita gli scogli.
Pescasi in primavera ed estate, e la sua carne
è di mediocre sapore.
' S Andd in barchetta; Andar in barchetta o a fare
una barcheggiata, vale Andare a fare una passeg-
giala sul mare in barchetta a remi.
Barclxettinn-a s. f. Barchettina e Barchrt-
lino. Uim. di Barchetta.
BarclxeaBza v. n. Barcheggiare: Andar in barca
per diporto. Voce poco usata ; dicesi meglio Far
una barcheggiala.
« Figurai vale Ondeggiare, Titubare, Essere incerto,
dubbioso, irresoluto, perplesso.
— ùnn-a •persònn-a; Palleggiar uno. Tenerlo a bada,
a dóndolo. Lusingarlo con parole.
% Barchezzdse n. p. Barcheggiare; figurai, vale De-
streggiare, Sapersi maneggiare con destrezza.
Baircliezzata s. f. Barcheggiala: Passpg->
giata fatta a diporto in barca a remi.
Saxrclii s. m. Fontana : Tutta l'opera d'archi-
tettura con cui si adornano le fontane artificiali
collocate a comodo de' citftdini in varie piazze
della città.
Bax*co s. m. Bastimento: Nome generico di Tutte
le navi di qualunque forma e grandezza, salvo le
lance o altri legni minori, da remo o latini.
BarcSn s. m. Barcone. Acer, di Barca: Barca
grossa e per lo più s'intende di Quelle che ser-
vono al trasporto delle mercinzie e simili.
Bai*c5ii s. m. Finestra : Apertura per Io più qua-
drangolare e talora arcata che si fa ne' muri per
dar aria e lume alle parli interne degli edilìzi,
e per afTacciarsi anche al di fuori dell'abitazione.-
Balcone, Finestra più grande della comune.
* — chi fa pandan; Fineslr-d che fa riscontro V.Panrfcoi.
— co-a ferra; Finestra ferrala.
— co-a ferra inzenSggid; Finestra inginocchiata
V. Ferra,
— co-a grixella; Finestra reticolata.
— co-i veddri: Finestra invetriata.
— con l'impannata ; Finestra impannata V. Im-
pannata.
§ Arve do barcòn; Imposte della finestra V. Arva.
§ Ciappa dò barcòn; Davanzale V. Cìappa.
$ Fase a-o barcòn; Farsi alla finestra, Affacciarsi.
§ Fio 0 Riga de barcoin; Fincstrato : Ordine di
finestre.
§ Mùd ùìi barcòn; Accecare una finestra V. Mùd.
§ Natale a-o barcòn e Pasqua a-o tissòn; Chi
fa il ceppo al sole, fa la Pasqua al fuoco, ovv.
Di Natale al gioco, di Pasqua al foco. Prov. di
chiaro significato.
§ Nò se sarà mai ùnn-a porta che nò s'arve
ùnn-a porta e un barcòn V. Arvi.
S Pàpèto dò barcòn; Parapetto del'a finestra V.
Pàpèto.
§ Serrd ò barcòn in ta faccia ; Fare una finestrata.
Dicon le donne toscane Quando, essendo alla fine-
stra, la chiudono stizzosamente e con forza per
segno di sdegno o di disprezzo verso alcuno che
passi per via o sia ad altra finestra dirimpetto.
% Sta a-o ijarcòn; Slare alla finestra: Trattenersi
affaccialo alla finestra; e talora figurai. Star aspet-
tando l'esito di checchessia.
S Tea dò ijarcòn; Telajo della finestra V. Ted.
Barconèa s. f. Finestrone: Finestra grande,
e per lo più dicesi di ^Quella delle chiese.
Barconetto s. m. Finestrino, Finestrella, Fi-
nestrella, Fineslruola, Fineslruccia, Finestruzza.
Dim. di Finestra: Piccola finestra.
Bard.acclxii3. s. m. Baldacchino: Arnese che
si porla 0 si tiene affisso sopra le cose sacre o
sopra i seggi de' principi o prelati in segno d'o-
nore. É per lo più di forma quadrata e di drappo,
con drappelloni o fregi pendenti intorno.
— da tendinn-e; Palchetto: Asse per lo più corni-
ciala davanti e lateralmente, e fermata sopra porta
0 finestra, la quale sostiene la bacchetta di ferro
da cui pende la tenda. 11 palchetto è sostenuto
da due lunghi arpioni ovv. occhi ingessali nel
muro.
Bar<lascia s. m. Ragazzo, Fanciullo; da noi
dicesi per ischerno a Giovinetto leggero e che
faccia delle fanciullaggini.
!Bax*clasciain.m.e V. sopra Bardascia.
Bardasciata s. f. Ragazzata, Ragazzeria,
Fanciullaggine, Fanciulieria, Bambocccria, Bam-
bocciata, Puerilità: Allo o Azione da ragazzo;
e talvolta Leggerezza, Cervellaggine, cioè Azione
da cervellino, fatta con poco senno.
Bardèlla s. f. Pedana : Quell'asse o lamina di
metallo, per lo più d'ottone o di ferro, collocata
in piano avanti la soglia del camminetto fcammìnj
per preservare dal fuoco il tappeto o il pavimento
di legno.
Bardellinn-a s. f. Bardella , Bardellelta :
Specie di sella con pochissimo arcione o senza,
ampia, imbottila e quasi spianala, di cui si ser-
vono i contadini, i mulattieri e simili per ca-
valcare.
Bàrdlena s. f. Bardana, Bardana maggiore,
Lappa, Lappa bardana, Lappa tomentosa, l,appola,
Lappolaccio, Lappolone, Cappelluccia, Personata
maggiore, Farfaiaccio. T. boi. Arctium lappa.
Pianta della famiglia de'Cardacei, indigena, co-
manissima, perenne. La sua radice, d'un sapore
BAR
BAR
113
dolcigno, è adopprala in medicina come antlsle-
rica, risoluliva. appriliva dello orine, sudorifera,
prtlorale, vulneraria e febbrifuga.
Bar-dig-lio s. m. Bardiu'lio: l^larmo misto bianco
e cpruleo,fhe dalBaldinucci fu chiamalo Bargiglio.
iBa^irclo s. m. Sordone V. Grix^òn.
]Ba.x*do add. Soriano: Aggiunto di color bigio e
lionato, serpaio di nero; e lai colore, benché si
dia in altri animali e in panni, non si dice se
non de' galli, forse perchè i primi galli di lai
colore vennero a noi di Soria: Gatfo bardo;
Gallo soriano.
S De néulle i gatti son bardi; Al bnjo tulle le
galle son bigie. Dellato prov. che significa II pas-
seggiar di notte è pericoloso.
Sa.i'd.òia. s. f. Baldoria: Allegrezza popolare,
tolta da' fuochi che fa il p-ibblico per alcuna fe-
licità presente o memoria delle passale; altrim.
Ziirro, Gazziirro, Festa, Tripudio, Gallòria.
$ Fa bardòia; Far baldoria, Far tempone: Spen-
dere allegramente, e darsi bel tempo consumando
il suo avere.
!Oa.i*d.otto s. m. Bardotto : 3Iiilo giovine, vi-
vace, pieno di brio.
S£i.i*diìssà, s. m. Barbazzale. T. cavetti. Cate-
nella ch^ va altaccala all'occhio diritto del morso
della briglia, e si coiigiunge col rampino che è
all'occhio manco, dietro alla barbozza del cavallo.
iBa^rella, s. f. Barella. T. murat. Arnese di legno
formalo di due piccole assi poste ad angolo rettan-
golo con due stanghe atlaccale, di cui si servono
i manovali per trasportare da un luogo all'altro
la calcina già spenta e mescolala con rena.
S Barella: Altro slrum. fallo a somiglianza di bara,
che si porla a braccia da due persone, per uso
di trasportare sassi, terra e simili.
Baréxe s. m. Ba^rege. Voce dell'uso tolta dal
frane. Buròge: MofTa sollilissima di lana, o di
laiia e seia, ed anche di cotone, poco dissimile
dal crespone.
Ba-x'exello s. m. Bargello: Nome che anti-
cam. davasi al Capo. di*' birri.
Bari s. m Barile: Piccola botticella falla a doghe,
cerchiala, di forma lunga e rilonda o bistonda,
secondo le materie che vi si mettono, per uso
di contener li;|uidi ed altri oggetti, come salumi,
farina, legumi, catrame, polvere da cannone, ecc.
- Il Barile ad uso de' salumi dicesi anche Bari-
glione
« Barile, per l'na specie di misura di liquidi , e
segnalamenle d'olio e di vino; e in questo senso
nel dialetto è di gen. femm. : IJnn-a bari d'éuio,
de vm, ecc.; l'n barile d'olio, di vino, d'acqua, ecc.
" — per La quantità della materia che capisce
nel barile.
— a-e gagge ; Bassi lerzernoli alle gabbie. T. mar.
V. Terso jéu.
Barila s. m. Barilaio: Quegli che fa barili , bi-
gonce, zàngole e simili.
Bariletta s. f. Barlolto, Barilotto, Bottaccio:
Quello che si dà pieno di vino in rigaglia ai
veìtnrali da vino.
Barilotto s. m. Bariletto, Barilotto, Barlelto,
e Barlolto. Dim. di Barile: Barile di mezzana
grandezza. - Barilozzo dicesi propriam. Quello
ad uso di tenervi polvere,
•t Tombolelto; dicesi Ogural. ad Uomo di bassa
statura ed alquanto tarchiato.
CàsàOCU, Dizionario Qcnoììese- Italiana
Baritono s. m. Baritono. T. mus. Una delle
voci della musica, fra il tenore ed il basso.
Barloccià v. a. Guazzare, Diguazzare V. Ab'
barlvccld.
Bax'lùgrón. s. m. Capogiro, Capogirlo, Gira-
capo, Vertigine V. Giamento de testa.
g Andò in barlùgon; Balenare, Barcollare, ecc. V.
Aniìd.
Barlùmme s. m. Barlume: Luce confusa, in-
cerlaj Lume tenue misto di bujo; e figurai. Leggera
apparenza.
3 Aveì un barlùmme de speransa; Aver un bar-
lume di speranza, cioè Qualche leggier motivo
di sperare.
$ Aveine un barlùmme; Averne una linfura, vaie
Aver suportìciale notizia o perizia di checchessia.
Baroccata s. f. Baroccata. Voce dell'uso. In-
venzione, Cosa che ha del barocco, ^Scostamento
da ogni regola consentila dal buon gusto; e per
simil. Stranezza, Stramberia.
Barocco add. Barocco. Voce dell'uso: Strano,
Irregolare, Difettoso.
3 Argomento barocco; Argomento in barocco, vale
Argomento strano. Cattivo raziocinio.
§ Mùxica barocca; Musica barocca, dicesi nell'uso
Quella dove l'armonia è confusa, caricala di mo-
dulazioni e di dissonanze, il canto duro e poco
naiurale, l'intonazione diflìeile ed il movimento
non naturale ed affetlalo.
§ Stile barocco; Stile barocco, cioè Strano, Strambo,
Bizzarro, Irregolare, Fantastico.
Barometro s. m. Barometro : Slrum. per mi-
surare il peso dell'atmosfera e le variazioni che in
essa succedono, e principalm. per determinare la
variazione del tempo. Dicesi anche Tubo torri-
celliano, dal famoso suo inventore Evangelista
Torricelli da Faen/.a, malematico del secolo XVII.
Baròn s. m. Barone: Ti.olo di nobiltà.
— {attuo; Barone con l'effe, e vale Briccone, Far-
fan'e, Forca, Gogna, Cialtrone, .Mascalzone: Per-
sona di mal affare.
Baròuda s f. Baraonda: Unione di gente che
procede confusamente e senz'ordine; altrim. Frotta,
Stormo, Turma.
Baronata s. m. Baronata, Bricconata, Bricco-
neria, Birboneria: Azione da barone, da bric-
cone, ecc.
Barrica v. a. Barricare: Impedire il passo ai
nemici attraversando le vie con carri, bolli, al-
beri ed altro; altrim. Asserragliare, Abbarrare,
Sbarrare,
g Barricàse n. p. Barricarsi, Asserragliarsi, Abber-
tescarsi: Fortificarsi, Ripararsi, Chiudersi, Ser-
rarsi dentro, puntellando le p;)rte e simili.
Barricata s. f. Barricala : Propriam. Riparo
di legname o d'altro attraverso alle vie per im-
pedire il passaggio a' nomici; e in senso di sol-
levazione per trattenere l'azione della forza legale,
t) Barricala, per simil. dicesi- di Più cose ammon-
ticellate che impediscano il passo.
Barsaminn-a s. f. Balsamina T. bot. Ma-
mord.cu balsamina. Pianta annuale, rampicante,
della famiglia delle Cucurbitacee, che produce
friitti cucumiformi dì color giallo-arancio, rotondi,
appuntali da ambe le parli, verrucosi, i quali quando
son m;iluri si aprono e mostrano i lorsemi involli
da una polpa rossa, la qual messa in bolliglìa con
olio d'oliva, ed esposta a Torli raggi solari, dopo
8
114
BAS
BAS
che sarà macerata si può adoperare come nn po-
lente balsamo vulnerano. Dicesi unche Carenza,
Melo santo, Momordica, Vilicella.
Bàrsamo s. m. Balsamo. T. farm. Combi-
nazione d'un corpo grasso e d'una sosianza re-
sinosa, cui il calor della mano Lasla a liquefare:
e per simii. dicesi di Qualunque olio o unguento
prezioso.
— dò Perù ; Balsamo del Perù, Balsamo nero : Bal-
samo che viene in commercio entro zucchelte o
piccoli cocchi ; è assai odoroso e di sovente si
adopera in medicina.
« — Cacalia compressa. T. hot. Cacalia ficoides.
Pianta indigena che ha le foglie compresse e di
odore aromatico, per il che falsamente fu chia-
mata Balsamo del Perii. Alcuni condiscono queste
foglie.
Barselletta s. f. Barzelletta, Celia, Facezia :
Detto faceto, Motto arguto e piacevole.
S Pin de harsellette; Motleggevole, Motteggioso,
Faceto, Scherzevole, Sollazzevole, Tutto facezie
S Mette 0 Piggià in barselletta iinn-a cosa; Met-
tere 0 Pigliare in barzelletta checchessia, vale
Farne poco conto. Stimare che sia detto per celia.
Tenere o Volgerlo in celia, benché sia detto sul
serio.
Barselletta v. n. Barzellettare, Celiare, Mot-
teggiare: Dir delle barzellette, Scherzare con
motti , Discorrere burlando e scherzando.
Baruffa s. f. BanifTa, BarabufTa, Tafferuglio,
Scompiglio V. Badalùffa.
Barnlé s. m. plur. Rovescie. T. calz. Quelle
liste larghe di cuojo, di color diverso, che all'im-
boccatura della tromba (gambèa) dello stivale
restano come rovesciate in fuori.
Basa V. a. Basare. Voce dell'uso : Fondare, Fer-
mare, Stabilire su checchessia i disegni, le spe-
ranze e simili-
% Basàse n. p. Basarsi. Voce dell'uso: Far fon-
damento. Assicurarsi, Far capitale.
Baseellcea s, /. Rastrelliera V. Vascellcea.
Bascetta s. f. Bassctta, Faraone: Specie di
giuoco di carte.
Bàscetto s. m. Violina. T. hot. Lychnis dioica
0 Lychnis flos cuculi. Pianta della famiglia delle
Cariofìlee, che trovasi ne' prati, e produce fiorel-
lini rossi 0 bianchi, senz'odore, disposti in pan-
nocchia bassa e poco guernila, i quali si mostrano
da giugno a settembre. Dicesi anche Licnide, Ve-
ronica de' giardini. Fior del cuculio, Margheri-
tina gentile rossa, Oculus Christi.
Basoià s. m. Bascià o Bassa, Pascià: Nome
presso i Turchi di dignità, che propriam. spetta
a' governatori di Stato, provincia o città, ma che
si dà pure ad altri ragguardevoli personaggi,
ti Bassa, metaf. dicesi di Chi esige ubbidienza cieca,
Che non vuol sentir ragioni, Despota, Prepotente.
Basette s. f. plur. Basette, Baffi, Mustacchi
V. Baffi.
Basig-àse n. p. Altalenare, Far all'altalena,
al dìndolo: Trastullarsi al giuoco dell'altalena,
del dìndolo, Domlolarsi V. Bàsigo.
S Bàsigd in l'ùn léugo ; Bazzicare, in senso neut.
vale Conversare, Praticare, Usare in un luogo.
« — ùnn-a persònn-a ; Tener uno a dóndolo, Te-
nere uno sulla corda o sulla fune, per aria, in
ponte, in pendente, in pastura, Tenerlo sulla gruc-
cia 0 in croce o a cresima, Badaluccarlo j metaf.
vagliono Tenerlo a bada, Mandarlo da oggi a
domani, Tenerlo a parole lungamente senza venir
punto a quel che importa.
Bàsig"o s. m. Dóndolo e Dindolo, Biciancole:
Giuoco fanciullesco che si fa sedendo sopra una
tavola tra due funi pendenti da allo, o in altra
guisa, e facendola ondeggiare si muovono così
ciondoloni, alzandosi ed abbassandosi, secondo
che li porta il movimento che lor vien dato.-
Un tal giuoco si fa pure in altra maniera, cioè
coll'atlraversare un legno sopra un'altro, ponen-
dosi due fanciulli, uno da un capo e l'altro dal-
l'altro, alzandosi ed abbassandosi a vicenda, ed
allora dicesi Altalena.
§ Èse in sciò bàsigo; Dubbiare, Dubitare, Slare
in dubbio. Non si risolvere. Jfodo ligur.
S Tegnì un in scio bàsigo; Tener uno sulla corda
0 sulla fune, ecc. V. sopra Bàs'igà ùnn-a per-
sònn-a in Bàsigàse.
Bassessa s. f. Bassezza, Tapinila, Meschinità,
Niltà: Azione bassa, meschina, vile.
Basig'a s. m. Bazzica: Giuoco di carte, che si
fa per lo più in due persone ed anche in quattro
e in cui le carte contano ciascheduna il suo nu-
mero, e le figure coniano dieci; il numero al quale
si dee giungere per vincere la posta suol essere
il 31, e se uno piglia tante carte che col loro con-
tare passino questo numero, egli dicesi Spallato
(sballóuj, e perde tulli i punti già fatti.
— giglid; Bazzica gigliata, ed in Tose. Bazzica con
giulè, dicesi Quando in mano d'uno de'giuocatori
sono due carte consimili, come due re, due re-
gine, due assi, ecc.
Bassig-g-ia s. f. Baciucco, Baciucchio, Finoc-
chio marino, Finocchio selvatico. Erba di San
Pietro, Frangisasso, Critamo, Critmo, Crilmo ma-
rino. T. hot. Chritmum maritimum. Pianta er-
bacea, della famiglia delle Ombrellifere, che cresce
in copia ne' luoghi sassosi, negli scogli e muraglie
al mare; le sue foglie hanno un sapore salato,
amaretto ed alquanto aromatico, e, prese in de-
cozione, sono buone per l'itterizia e le renelle.
— de munte; Peucedano. T. hot. Fceniculuin por-
cinum. Altra specie d'erba, dalla cui lunga radice,
allorché vi si fanno de' tagli, esce un liquor giallo,
d'odore aromatico e forle, e di sapore acre. Nasce
ne' luoghi paludosi, ombrosi, marittimi, ne' prati
umidi e sulle montagne, e fiorisce in luglio ed
agosto.
Basso s. m. Contrabbasso: Strum. in forma di
gran violino, che ha quattro corde, e si suona
coll'arco; allrim. Basso.
Il Basso : La voce più bassa della musica , conlr.
di Soprano.
Il — per Colui che ha wce di basso, e canta in
chiave di basso.
$ Fd 0 basso a un; Far il contrabbasso a uno, vale
Aiutarlo e Sostenerlo con le parole facendone
buono il detto.
Basso s. m. Basso : Luogo basso, Profondità ,
Parte inferiore.
S A san d'àti e bassi; A forza d'altalenare o di
f.ir all'altalena V. A tìamoUa.
% Èse in sciò basso; Aver del basso, dicesi del
vino allorché nella bolle è vicino a finire ond'è
che comincia a sentir di feccia.
S Fd d'àto in basso; Far alto e basso, vale Far
a suo senno, a suo arbitrio, a suo modo.
BAS
BAS
116
Basso add. Basso: Che ba poca altezza: Questo
letto 5 l'è troppo basso; Questo letto è troppo
basso.
n Basso, per Chino, Piegato, Vólto verso terra : 0
va co-a testa bassa , co-i éiiggi bassi; E' va
colla testa bassa, cogli occhi bassi.
M — per Inferiore , relativamente a cosa che gli
sia superiore e della slessa natura : A mce casa
a l'è a ciù bassa de tutte; La mia casa è la
più bassa di tutte.
M — per Abbietto, Umile, Infimo, Plebeo: Per-
s5nn-a de bassa condiziòn; Persona di bassa
condizione.
t) — per Codardo, Vile, Miserabile : A l'è ùnn-a
bassa vendetta; È una bassa vendetta.
» — Aggiunto di sole , vale Ora tarda , Versov il
tramonto del sole: 0 so ò l'è za basso; 11
sole è già basso.
" — Aggiunto di prezzo, vale Prezzo poco, Prezzo
vHe.
S Àia bassa; Aria bassa, Aria grave, soffocata:
Che soffoca, che impedisce il respiro, contr. di
Aria libera, aperta.
S Bassa gente; Gente bassa, vale La plebe.
S Basse veje; Basse vele. T. mar. Le vele di maestra,
di trinchetto e di mezzana.
8 Basso d'aia; Basso d'aria. Dicesi di luogo, stanza
0 simile che abbia poc' altezza.
ti — fònJo; Basso fondo. Parlando di fiume, mare,
ec, dicesi dov'è poc'acqua, Io stesso che Poco fondo.
n — uffiziale; Bass'uffiziale, Solt'uflSziale : Nome
di grado immediatamente inferiore a quello di
uffiziale, come i marescialli d'alloggio, i furieri,
i sergenti.
n — rilievo; Basso rilievo V. Bassorilievo.
« — ventre; Basso ventre V. Bassoventre.
$ Bastimento de basso bordo ; Bastimento di basso
bordo, dicesi Quello che non ha coverta, e che
va a vele ed a remi.
**S Ese zù do cu e basso d'aia; Esser ridotto al
basso 0 al verde di danari. Modo basso e dicesi
di Persona che sia in cattivo sialo di fortuna, che
parlandosi d'essa si direbbe: Le acque son basse.
S Fa man bassa; Far man bassa : Non dar quar-
tiere, Disfare interamenie.
S Gente de bassa man; Gente di bassa mano, di
basso affare, di bassa condizione V. Bassa gente.
S Messa bassa; Messa bassa, dicesi a differenza di
Quella cantala.
S Moddo basso; Modo basso: Frase plebea, Modo
di parlare del volgo.
S Oli basso; Oro basso o di ba.ssa lega, vale Oro
di minor perfezione, e dicesi anche dell'argento.
**S Paixi bassi ; Paesi bassi. Dioesi scherzev. per
Parli da basso, e comunem. le, vergognose: Ve
daggo un caso in ti paixi bassi...; \ i do un
calcio nei paesi bassi...
S Sta basso; Star cheto. Sfar umile. Tener la cresta
0 il cimiero basso. Modo fi^'iurato.
S Tegni bassa ùnn-a persòntn-a; Tener basso al-
cuno: Impedir che arrivi a' suoi disegni. Non
lasciar che uno estenda o allarghi le ali. Tenerlo
cheto, a segno, in soggezione.
S Te(,ni e moen basse; Tener le mani basse. Te-
ner le mani a sé, vaglio no Non alzarle, Non
impiegarle a pregiudizio altrui.
S Vdxe bassa; Voce bassa^ vale Voce ammessa,
Che poco si senta.
Sa.ssox'ilie'vo s. m. Basso rilievo : Quel la-
voro di scoltura ch'esce alquanto dal piano, ma
che non resta in tulio staccato dal fondo.
Sa,ssotto add. Bassotto: Di bassa statura.
Bassoventre s. m. Bassoventre, Venire in-
feriore, volg. Pancia, ed in term. med. Addome
e Addomine.
Bassùa s. f. Bassura, Basso, contr. d'Altura:
Luogo basso. Parte inferiore.
S A bassùa m. avv. A basso, Al basso, Al chino,
A valle, ecc. V. A bassùa.
Sasta s. f. Basta: Cucitura a punti radi e lenti,
che si fa solo per tenere al loro posto i pezzi d'un
vestimento che si sia facendo per poi cucirli a
buono,
ti Basta, Sessitura, Ritreppio: Piegatura che si fa
per lo pili da pie alle vesti, fermandola col cu-
cilo, per iscorciarle e poterle in seguito allun-
gare a misura del bisogno ; fassi anche per or-
namento.
Basta V. n. Baslare: Essere assai, a bastanza,
a sufficienza. Esser bastante, sufficiente.
— a paratia; Basta la parola, detto comuniss. e
vale A' galantuomini la parola data è come fosse
un contratto.
— /'onmo ; Bastar l'animo e il cuore, vale Aver ar-
dire. Dare il cuore (di fare o dire checchessia);
e talvolta Esser capace, Riuscir possibile: Nò m'é
baslÓH l'anima de trovalo ; Non fui capace. Non
mi è stato possibile. Non mi fu dato di trovarlo.
§ Basta 0 Busta cosci; Basta, Basta basta, Basta
così. Modo d'imporre altrui silenzio.
Bastardiu s. m. Bastardelle , Trovatello :
Fanciullo esposto.
Bastardo sost. e add. Bastardo: Nato d'il-
legiliimo congiungimento d'uomo e di donna. -
Usalo come ad liett. dicesi anche Spurio, Illegit-
timo; e non solo di persona, dicesi per simil.
di Tutto ciò che traligna e degenera,
n Bastardone. Poppajone, Succhione, Pollone falso:
Ramo rimessiticcio che nasce sulle piante; così
chiamalo perchè è infruttifero e si nutrisce a
spese degli altri rami.
§ Èse bastardo; Non esser di peso, Esser di undici
once; dicesi in Toscana dalla plebe ai Non le-
gittimi.
Bastardùmine s. m. Bastardume: Progenie
bastarda, Condizione o Macchia del bastardo; al-
trim. Bastardigia.
Bastéa s. f. Basto: Quell'arnese, che a guisa
di sella portano le bestie da soma, e sui quale
s'adatta il carico.
Bastée s. f. piur. Difese. T. mar. Pezzi di le-
gno, che hanno la (ìgura del contorno del ba-
stimento, e si applicano al bordo esteriore per
difenderne e garanlirne la bordatura dallo sfre-
gamento della scialuppa, del battello, delle botti
e di altri pesi, che s'imbarcano o si sbarcano.
Bas tetta s. f. Filza: Cucitura di punto an-
dante, nella quale i punti dalle due parti, di sopra
e di sotto, sono separati da intervalli eguali, e
i punti che sono da una parte corrispondono agli
intervalli che sono dall'altra.
§ Punto a bastetta; Punto a filza V. Punto.
Basti s. m. pi. Basti. T. mar. Due grossi pezzi
di legno, che dalla ruota di prua, secondando la
curva dell'opera morta, sono incastrati ne' riem-
pimenti ^ e vanno a terminare da una parte e
116
ÈAS.
BAT
dall'altra contro la ruota, servendo come d'orlo
alla prua.
iOa.sting-a.g'^io s. m. Bastingaggio. T. mar.
Specie di parapetto o barricala, che nei basti-
menti da guerra si fa lult' ali" intorno dèi bordi
per mt'tlere l'equipaggio al sicuro della moschel-
(eria del ni mico; questa difesa si fa con brande,
con veccliie corde, con sacchi pieni di stcìppa,
di borra, di terra, ecc. Nei bastimenti mercaniili
invece si forma di semplici assi, e serve a ri-
parare il meglio che si può la coverta dallo spruzzo
delie oi.de e dal vento.
Sa.stiuii-a.s.f Bastina: Specie di basto leggero.
iOa/Stióxi s. ni. Bastione: Riparo fatto di mura-
glia, 0 terrapieuato, per difesa de' luoghi contro
i nemici.
SO/Sto s. m. Basto V. Basica.
^ / uxi se cunòsctun a-o basto V. Aze.
% Mette ó basto; Imbastare, Mettere il basto.
Sa.stoii s. m. Bastone V. Bacco,
n Bastone, ligural. vale Aiuto, Appoggio, Sostegno:
. 0 té 0 bustón da mw vecciaja; Egli è il ba-
stone deila mia vecchiaja,
— da pellcgrin; Bordone.
— da spassoìa V. Bacco.
— da pollò, ; Bastone da pollajo. Dicesi figurai, e
per ingiuria a Persona sudicia, lercia, dall'essere
un tal bastone per lo più imbrattato dallo sterco
de' polii.
— dò pòild ; Bastone del pollaio , Posalojo : Quel
legno messo per lo lungo da un capo all'altro
entro il pollaio, su cui posano o dormono i polli.
— dò (lo ; Bastone di flocco. T. mar. Specie di al-
berello, d'una grossezza poco considerevole, che
è situalo sopra l'aibero di bomprrsso, sul quale
resta murato il flocco quando è alla vela, e sopra
cui si riposa.
■— dò pwgua; Asta o Canna: Quella mazza di legno,
con cai si tiene l'ombrello in mano.
— Bustòin di tarocchi; Bastoni de' tarocchi: Uno
de' semi del giuoco de' tarocchi e di altri giuochi
da carte.
S Assazza o Baxd 5 bastòn; Assaggiare o Pro-
vare il bastone, figur. vale Ksser bastonato.
S Tià de bastòn; Tirar di bastone. Voce deiiuso.
Imparare o Saper l'arte di maneggiare il bastone.
S Zùgà de bastòn; Giuocare di bastone, lìgur. vale
Bastonare.
Ba-stònà; s. f. Baslona'a, Mazzata, Bacchiata,
Batacchiala, Legnala : Colpo o Percossa di mazza,
bastone, bacchio, ecc. V. Bacca.
Sa/Stòuà. v.a. Bastonare, Abbaslonare, Legnare,
Batacchiare, Bordare, e scherzevol. anche Mandar
a Legnaia, a Querceto, al Pino, in Perticala, in
Castagneto, lutti villaggi del Fiorentino, e tutti
modi usati dal Buonarroti nella Fiera : Percuotere
con mazza, bastone o bacchio V. fìacchezzà.
§ A primma a se perdònn-a , a seconda a se ba-
stònn-a; La prima si perdona, alla seconda si ba-
stona, ovv. Alle tre si cuoce il pane o si corre il
pallio, 0 si dà il cavallo. Irov. di chiaro significato.
JStei^ttjita^^ìek, s. f. Pastinaca. T. boi. Pa-
stinaca suiévu. Pianta che ha la radice carnosa,
fu.siforme, d'acuto sapore, e mangiasi coita in in-
salala. Si coltiva come ortaggio nei terreni di
poca estensione, e come foraggio nella grande
coltivazione. Piace mollo agli animali cornuti e
j^ìi ingrassa; dicesi aucbe Pastinala e Baucia.
Batà, V. a. Barattare, Abbaraltare, Cambiare,
Scambiare, Permutare, Bazzarrare, Dar in barano,
Far baratto o a baia lo, Far la baiallina: Cambiar
cosa con cosa. Dare o Pigliare una cosa in cambio
d'un'allra.
§ Bàld qualche parolla cqn un; Barattar una pa-
rola con alcuno, vale Famigiiarmente discorrere
un po' con altri.
!Ba.tista< (Tiju); Tela balista, ed assolulam.
Balista 0 Battista: Sp'^cie di tela di lino finissima.
Sàto s. m. Baratto, Barallazione, Barattamento,
Cambio, scambio, Permuta, Bazzairo: Il barat-
tare, Il dare o pigliare una cosa per un'altra.
IBa-ttaexixiio s. m. Battesimo: Il primo dei
selle sacramenti della legge cristiana; Baltesmo,
Baltezzanienio.
% Tegni a battcexìmo V. A baftcexim,o.
Ba^tta/g-;»'! s. m. plur. Cióndoli, Dóndoli: Cose
chr* ciondolano o dondolano.
— dòrelèuio; Berlocchi. Dal frane. Bréloques. Quei
baiocchi 0 bagatelluzze, che si portano sospese
alle catena degli orinoli da tasca.
'BtSbttsLggì.si s. f. Battaglia, Fatto d'armi, Com-
baltimeiilo: Affrontamento d'eserciti nemici.
% Finta battaggia; Battaglia finta o simulata: Eser-
cizio di soldati in tulle le fazioni, mosse ed evo-
luzioni che occorrono nelle battaglie vere.
% 0 l'è 5 so cavallo de battaygia; É il suo ca-
vallo di battaglia. Dicesi Igurat. d'opera o la-
voro qualsiasi, nel quale uno abbia fallo le migliori
prove.
Battag-g-ia v. n. Sonare a festa, a gloria,
e dict'si (Ielle campane, allrim. scampanare.
Battag'g-iéa s. in Bàtto a. T. i e' mugnai.
Legno altaccato mobile al mulino, che col bat-
tere coiitinuamenie nella cassa del grano, dà in-
dizio al mugnajo che liitlora in questa evvi giano
da mac nare; esso si arresta qua.itlo non ve ii'è più.
Battag-gièue s. f. pi. Baitaglioie. T. murtn.
Stanti forcuti di legno o di ft'rro, che seivono
a sostenere i ripari o parapetti che si fanno in
un bastimento dappcrlnlto dove devesi prevenire
qualche accidenle o delle cadute pericolose, come
sui bordi, in capo ai castelli, sul contorno delle
coiTe. Questi parapetti chiamansi Filari o Fila-
relli di batlagliol'-.
Sattagg*io s. m Battaglio, Pattocchio: Quel
ferro aiiacialo dentro nella campana, che quando
è mossa, battendo in essa, la fa sonare; l'estre-
mità del battaglio dicesi Pera o Materozza.
3 Quello chi nò va in campann-a va in butt aggio;
Quello che non va nel manico va nel canestro,
ovv. Quel che non va nelle maniche va ne' ghe-
roni V. Campann-a.
Sattagg'iòu. {AJ V. A balucco.
Sattag-lion s. m. Baltaglione: l'n n'imero
determinalo di fanti, p:>r lo p:ù non minore di
cinquecento, né maggiore di mille, diviso in quat-
tro, sei od otto compagnie, <d in due pani eguali
che si chiamano mezzi-ballaglioni di destra e di
sinistra.
Sattandella s. f. Tabella, Bàttola, Crepi-
tacolo: Strum. di legno con maniglie di ferro,
0 palle di legno attaccale con corda, che si suona
la settimana sanla invece delle campane.
§ Aveì a Icnguach'apà ùnn-a baltundella; Esser
un ciarlone, un chiacchierone, dicesi di Chi parla
assai, e prendesi per lo più in cattiva parte.
BAT
BAT
117
Saette V. a. Baltere: Dar percosse, basse, pic-
ehia'e ad alcuna p'^rsoiia.
» Batl-re, ppr Vine<MT, Sconfiggere, Superare; e
dicpsi per lo più di nemici in ballagiia.
n — piT rrava;j|iarp: L'wgua a n'ha sempre bat-
tùo . o Zi-na a SavSnn-a; f/acqna ci ha inces-
sanlemenle balinii da Onova a Savona,
w — p^r Baccliiare, Abbacchiare V. sotlo Batte
e nòxp.
« — per Battere il grano o le biade V. sotto Batte
5 gran.
" — per Tendere, Mirare, Avere nn flne parti-
colare: VeiUo za duv'5 véu balle; Già m'av-
vedo dovVgli V'iol ba'lerp.
•1 — p°r Essere a cavaliere, Dominare: 0 Sperón
6 batte a cittce ; Lo Sperone batte la città.
n — Nelle Arti e Mestieri, vale Lavorare percno-
tendo il ferro, il rame, largento o altro metallo,
con martello, maglio o altro strumenio.
« — In Terni, marin. vale Portare, come: O va-
tcello 6 halle Cornelia d'ammiraglio, ecc.; Il
vascello balle !a cornetta d'ammiraglio o simile,
per dire Ch° la cornetta che sventola in cima
all'albero mostra tal grado di chi lo comanda.
« — Insistere, Durare, Perseverare, \on si ristare
di dire, di fare : Hd hatlm tanto che finalmente
ghe sòn rùscìo ; Ho battuto tanto che finalmente
ci sono riuscito.
» — Cammirujre: Doppo tanto batte, finalmente
ghe sòn arrivòu ; Dopo tanto battere , final-
mente ci son giunto,
— a balla, ò ballon; Battere la palla o il pillone;
sì dice II mandare la prima volta la palla o il
pallone in giuoco.
— a birba; Birbantare, Birboneggiare, Furfantare,
Essere o Andare in birba. Viver di birb.i, va e
\ ivere limosinando e ozieggiando; e talvolta
Scroccare, cioè Mangiare e bere a spese altrni.
— a campagna; Batter la campagna. T. mi Ut. Scor-
rer la campagna per ispiarne la sicurezza, per
iscoprire il paese; e fignrat. Star sulle volte, Star
sulle generali. Volteggiare, Saltar di palo in frasca,
Andar a' la parata o alle parate, dicesi di Chi con
destrezza cerca di evadersi da qualche risposta, e
non vuole entrar in materia per evitar impegni.
— a carena ; Calcare : Premere o Battere la polvere
e lo stoppaccio col battipalle o calcatore nel ca-
ricare le armi da fuoco.
— a cascia; Batter la cassa. T. mil. Sonar il tamburo.
— a cattolica; Vendicare all'accattolica , Reggersi
d'accatto, \ iver di limnsi-ia, Quesiuare.
— a diann-a; Batter la diana. T. milit. Si dice
del Sonare che si fa il tamburo o la tromba alla
punta del giorno per destare i soldati.
— a generale; Sonare o Battere a raccolta. T. milit.
Dare il segno ai soldati di raccogliersi in luogo
determnalo, ed anche a'qnartieri o alle insegne.
— a lann-a; Scamatare la Inna, Diveltare: Batter
la lana col camàto ossìa co. la vetta per disten-
derla e purgarla.
— a pelle di béu, de vacche, di vitelli, ecc.; Tam-
burare. Voce usala da' macellai, i quali quando
hanno ammazzalo nn vitello un bue. ecc., lo gon-
fiano, ed acciocché il vento passando dapperUitto
faccia spiccare la peMe dalla carn*», bastonano la
bestia con alcun-^ maz.e: altrim. Tambussare.
— o porta; Battere all'uscio V, Piccò.
— o pùa; Dar le pacche V. Pùa.
■ a ritirata; Battere la ritirata. T. milit. Dicesf
del Sonare i tamburi o le trombe in segno che i sol-
dati d bbano tornare a' loro quartieri o ritirarsi
da un comtìaitimenlo; e figurai. Recedere, Riti-
rarsi, Desistere da checchessia.
• a sella pe nò poeì butte ò cavallo; Batter la
sella per non batter il cavallo, Dare al basto per
non poter dare all'asino. Modo prov. e dicesi di
Chi no!ì potendo vendicarsi con chi e' vorrebbe,
si vendica con chi ei può.
• de moen; Batter le mani, Batter palma a palma,
vale Applaudire.
• rfi denti; Battere i denti, vale Percuoterli insieme
per tremito, freddo, rabbia od altro,
■ di éuggi ; Balter gli occhi o le ciglia: É quello
spesso percuotere delle palpebre che si fa in ser-
rarle ed aprirle.
■ di pé in tcera; Battere i piedi V. Pesta.
■ e nòxe, e castagne, ecc.; Battere, Bacchiare, Ab-
bacchiare, Batacchiare, Abbaiacchiare, vale Batter
con bacchio o pertica le fruite col giiscio, come
noci, nocciuole, castagne e simili, quando sono
sull'albero per farle cadere,
I giudei; Batter dell'uffizio. Si dice volgarm.
Q'iello strepito che si fa in fine dei mattutini,
detti di tenebre, nella settimana santa, quando si
scuote il crepitacolo o tabella (battunttella) o si
balte con bacchette sulle pan^h'^ per far rumore.
i òe; Battere le ore. dicesi Quando e se suo-
nano; altrim. Scoccar le ore. Sonar le ore.
I risséu d'ùnn-a slradda; Passare e Ripassare
continuamente per una via. Aliarvi di conlinnp.
Modo figur.
I vesti; Scamatare gli abiti V. Sbatte,
l'ungin; Pedovare, Camminare a piedi, e scher-
zevolm. Spronar le scarpe. Voce furbesca.
lungo; Mandar lungo. Tarlandosi della palla o
del pallone, vale Lanciarli assai lunsi in giuo-
cando. - In voce furbesca vale Far la spia, che
anche ilicesi Far la pera, la marachella.
mònwa; Batter moneta. Coniarla: Improntar me-
tallo dell'impronta (efiBgie o arme) di chi la fa
battere.
mòncea fàsa pei' un; Far carte false per uno ,
figurai vale Fare in suo prò o per amor suo qua-
lunque cosa: Per le ò batlieiva mòncea fàsa;
Per lui farebbe carte false.
ó chéu; Battere il cuore, Palpitare il cuore: Quel
muovere frequente che fa il cuore per qualche
passione.
ó (cero fin ch'o l'è cado; Battere il ferro men-
tr'egli è caldo, figurai, vale Non perdere né tempo,
né occasione,
5 féugo; Battere il fuoco. Batter l'acciarino: Per-
cuotere la pietra coll'acciarino per appiccare il
fuoco.
5 gran; Battere il grano, ed assolulam. Battere,
Trebbiare o Tribbiare : Cavarlo dalla paglia e dal
guscio percuotendolo con correggiato (verzella)
0 con altro.
5 laóu; Colpeggiare. T. tessit. Il battere e il
ribattere il polline contro il tessuto, alfine di rad-
drizzare e serrare ciascun nuovo filo del ripieno.
ò Un; Amagliare il lino: Percuotere il lino col
maglio, prima di scotolarlo, maciullarlo o gra-
molarlo, per diromperlo.
0 nemigo; Batter l'inimico. Nella milizia vaie
Rimaner superiore al nemico nel combattere.
118
BAT
BAT
— d pei pe fa i cappelli; Cordellare, Accordellare.
T. capp. Baliere coH'arco o a corda e sfìoccare il
pelo da far cappelli.
— 6 poso; Battere il polso. Dicesi di quel moto in
fuori che fanno le arterie, scorrendovi dentro il
sangue.
— 5 reverso; Contrariare, Opporsi, Contraddire,
Avversare: Dire cosa contraria a quello che si
vuole 0 si sta per fare.
— d so in qualche scj^o ; Battere il sole in alcun
luogo, vale Percuotervi co' suoi raggi, Arrivarvi
colla sua luce, Illuminarvi col suo splendore.
— 6 tambùo ; Battere, Sonare o Toccare il tam-
buro, Batter la cassa, Tamburare, Stamburare
V. sopra Balte a cascia.
— 5 tempo; Battere il tempo, si dice nell'arte mu-
sic. Il misurare il tempo.
— sodo; Star in sul sodo, Star in cervello, vale Fug-
gire gli scherzi. Non s'ingerire in cose frivole,
ma tenersi nelle importanti e opportune.
— stacchette; Batter la marina, la borra, i denti,
la diana, le gazzette. M. b. e scherzev. e vale
Tremar per soverchio freddo.
^ — ùnn-a gittce, vmn-a fortessa ; Battere una città,
una fortezza esimili, vale Percuoterla affine di
atterrarla, il che si fa comunem. colle artiglierie.
-— ùnn-a cosa in scia faccia a unn-a persònn-a ;
Batter checchessia altrui nel mostaccio o nella
testa, vale Ingiuriosamente avventargliela.
— ùnn-a b5nn~a o cattiva stradda; Correre una
via buona o cattiva, figurai, vale Tener buono
0 cattivo modo di vivere.
— un trillo 0 di trilli; Battere un trillo, Far trilli.
Nell'arte music, vale Far tremare la voce cantando.
S A batte fra dui, fra treì, fra quattro, ecc.;
La batte fra due, fra tre, fra quattro, ecc., e vale
La cosa si aggira fra due, fra tre, ecc., Non esce
che da due, da tre, da quattro, ecc.
S A farsa de batte ; A forza di battere, cioè D'in-
sistere, di perseverare.
S A lengua a batte dove 5 dente 5 déue; La lingua
batte dove il dente duole. Prov. che vale Si di-
scorre sempre volentieri di quelle cose, dove si
ha passione, ossia che dilettano o disgustano.
S A péu batte ciù pochi giorni; La può durare
più pochi dì.
S Capi dove a va a batte; Capire o Comprendere
dov'ella va a battere o a parare, vale Prevedere
e Conoscere il successo di checchessia.
S Bàttise n. p. Battersi: Combattere l'uno coll'altro
0 gli uni cogli aiiri, e dicesi anche degli ani-
mali. Se il combattimento sta fra due sole per-
sone dicesi pure Duellare, Far duello.
« Battersi, per Battere se slesso. Darsi la disciplina.
« Dibattersi, Contrastare, Disputare in prò e in
contra V. Scòmbattise.
— d'ùnn-acosa; Infischiarsi, Impiparsi, Farsi vento
di checchessia, vale Ridersene, Farsene beffe, Non
farne il minimo caso.
— 5 muccin d'ùnn-a cosa V. sopra Bàttise d'ùnn-a
cosa.
— 0 peto; Battersi il petto: Picchiarselo in segno
di compunzione.
S Bàttisea; Battersela, Córsela, Svignarsela, Sca-
mojare. Sbiettare, Mucciare, Far tela. Darla a
gambe, e in modo basso Battere il taccone. Bat-
ter la calcosa, vagliono Partirsi di fretta , Fug-
girsi, Trafugarsi.
Ba,tteute s. m. Battente, Battitoio: Quella
parte degli stipiti, dell'architrave e della soglia
d'una porla, eh' è battuta dall'imposta.
« Battente, Battitoio: Quella lista di legno attaccata
per ritto esleriormenle ad una delle imposte di
armadio, guardarobe o simile, chfi batte nell'altra
parte dell' imposta quando si serra.
— da porta; Soglia: La parie inferiore degli usci,
dove posano gli stipili. Dicesi Soglia intavolata
Quella che rialza alquanto e fa battente all'im-
posta; Soglia liscia, Quella che riesce a piano
del pavimento.
— da picca a porta; Battitoio, Battitore, Battente:
Quell'arnese, di ferro o d'ottone, fallo a foggia
di martello, che si attacca agli usci delle porte
per picchiare. Se è fatto in forma di cerchio,
dicesi Campanella V. Anello.
— da scàtoa; Battente: Risalto à squadra che fa
la fascia del fondo colla cerniera.
— Battenti dò bùgatlo; Bùtiole: Due o Tre pezzi di
legno, lunghi ire o quattro palmi per ognuno, i
quali, attaccati a qualche distanza fra loro nella
parie superiore del frullone, poggiano liberamente
sul burattello (ghìndao) e vi danno continue scosse
mentre gira, per far cadere la farina nella sot-
toposta cassa; allrim. Battagli.
Ba>ttei*ia. s. f. Batteria: Una quantità di can-
noni da campo o da muro con quanto occorre,
posti in atto di battere il nemico ;,e II luogo stesso
in cui sono disposte le artiglierie in allo di battere.
% In Marineria dicesi Quella serie di cannoni che
sono da poppa a prua in tutti e due i fianchi
delle navi da guerra.
Battestòn V. Scemmcllan.
Ba.ttéaa s. f. Battente, Battitoio. T. de' legn.
Scanalatura nelle imposte degli usci o finestre,
e Quella parte dell'imposta quando si serra; e
dicesi anche di altre cose che si aprono e si
serrano a modo delle imposte.
§ Battóna d'un spègio, d'un quaddro, ecc.; Batti-
toio : Quella parte d'uno specchio, d'un quadro o
simile, in cui s' incastra il quadro, il cristallo, ecc.
Battezza V. a. Battezzare e Batleggiare : Dare,
Amministrare il battesimo.
it Battezzare, per simil. Porre o Dare il nome di:
Battezzarla camme voeì; Battezzatela come più
vi piace.
1) — per Esser compare o comare,Tenere a battesimo.
n — Figurai, vale Bagnare o Gettare in capo ad
alcuno acqua o simile.
— d'wgua de balletto V. yEgua.
— 0 vm; Battezzare il vino, vale Annacquarlo.
Battezzag-gre s. f. pi. Confetti battesimali :
Confetti, Zuccherini o simili che soglionsi regalare
agli amici nell'occasione del baltesimo di un
bambino.
Battezzo s. m. Battesimo, Baltezzamento: Il
battezzare. Fa funzione del battezzare.
Battilballe s. m. Calcalore, Ricalcatoio. T.
de'bomb. Asta lunga di legno, che da un capo
ha una lunga capocchia, con cui si calcano la
polvere e il boccone nel cannone: altrim. Rical-
calore. Stivatore, Batticarica, Frugalore. - Batti-
palle dicesi quello del fucile, ed è La parte in-
grossala 0 capocchia della bacchetta.
Battilbirlba s. m. Birba, Birbone, Birbaccione,
Guidone, Gaglioffo, Galeone ; dìcesi d'Uomo scio-
peralo e poltrone che studia di cansar fatica e
BAT
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119
Tivere in un modo o nell'altro a spese altrai.
Talvolla vale anche Scroccone.
Sa^tticliéu. s. m. Biillieuore: Palpitazione di
cuore per eccessiva paura; e pigliasi anche per
La stessa paura.
S Avvi 6 battichéu; Aver il batticuore V. Aveì.
Sa/tticofFa. s. m. BalliCoffa. T. mar. Pezzo
di tela sul mezzo verso il basso d'ogni vela di
gabbia, contromezzana o velaccio, cucilo sopra
la stessa per rinforzare questa parie e difenderla
dallo sfregamento continuo della gabbia, contro-
mezzana 0 velaccio.
Sa<tticottòii s. m. Battitore a corda o ad
arco : Colui che balie e sCocca il cotone ed anche
la lana collarco.
Satticù. s. m. Batliciilo. T. mar. Cavo che si
passa sotto la rabazza degli alberi di gabbia o
di velaccio, allorché questi si ghindano per met-
terli al lor posto, onde serva d'aiuto alla ghin-
daresse (cavo bòn) e ritenga gli alberi nel caso
ch'essa si rompesse.
M Batticulo, per Qualunque grossa fune che si passa
dietro a nn corpo solido e pesante, e tirasi sul da-
vanti pei due capi per farlo avanzare nel trainarlo.
Ba,ttiféu^o s. m. Battifuoco, Acciarino, Ac-
ciainolo, Acciajo, Fucile o Focile: Piccolo strun»
d'acciajo, col quale si batte la pietra focaja per
trarne faville di fuoco che accendano l'esca.
Sa<ttifia>cca; s. m. Fiaccone, Badalone, Fuggi-
fa. ica: Dicesi d'Uomo indolente che va freddo a
far checchessia.
Sa^ttifia^nco s. m. Battifianco: Quella stanga o
asst* che si mette tra un cavallo e l'altro nelle stalle
presso la greppia, aflSnchè non si urtino fra loro.
Sa^ttilòu s. m. Battiloro: Nome che si dà a
Quell'artefice che ridfice l'oro in foglia per do-
rare. Nella Toscana dicesi anche a Colui che lo
riduce in lama per filare, che piiì propriamente
direbbesi Filaloro.
Saittimaje V. Battiséuxoa.
Sa/ttima/U s. m. Battimano V. Cioccata.
Sattima^ssa, s. m. Battimazza : Ajuto del
fabbro-ferrajo.
Sattinetta, s. f. Torpedine, Torpiglia, Tré-
mola. T. ittiol. Raja torpeilo. Pesce di mare del
genere Bacza, che ha facoltà di dare una scossa
elettrica alla mano e al braccio di chi la tocca,
intorpidendoli,
w Accattona: Chiamasi così da noi per dispregio
Una donna che, nata di condizione signorevole ed
agiata, caduta in povertà è costretta a mendicare
alluselo dei Signori, ma procura d'andar vestita,
per quanto può, secondo il suo primiero stato.
Battipa>li s. m. Battipalo : Macchina da pian-
tare i pali a percosse di maglio: altrim. Berta.
Sa>ttìséu.xoa> s. f. Battisuocéra. T. botan.
Pseudonarcissus. Pianta che appartiene alla fa-
miglia delle Amarillidee; i suoi fiori sono d'un
giallo leggero. Coltivasi una sua varietà a flore
doppio, ed altra il cui fiore è d'un bel giallo vivo.
Dicesi anche Falso narciso. Narciso a tromba o
iromlialo, N. romano, N. salvatico, Trombone,
Collo di cammello.
Sa<ttistèio s. m. Battistero e Battisterio, antic.
Ballisteo e Battez/.alorio: Luogo dove si battezza.
Ba.ttistr'a.dd.a s. m. Battistrada: Colui che
si manda innanzi a cavallo per le occorrenze di
cbi va in carrozza, e speeialm. de' signori.
SattSea. s. f. Battura. T. mar. Canale inta-
gliato ad angolo, tutt'a lungo della chiglia delle
ruote di poppa e di prora, per incassarvi i to-
relli e l'estremità de' majpri e delle incinte, af-
finchè s'uniscano meglio o siano stabilite pia
fermamente.
JBa^ttóezo s. m. 3Ièstola e Méstolo : Strum. di
legno adoperalo da certe lavandaje per battere i
panni affine d'estrarne con piìi facilità il sudiciume.
§ Lengua de battòezo; Lingua affinata, aga/.za,
dicesi ad Uomo cicalone, che favelli troppo; e
prendesi per lo più in mala parte.
10a>t tosta, s. f. Batosta, Carpicelo: Buona quan-
tità, e s' intende sempre di busse.
« Batosta per Contesa di parole.
«I — per Rotta, Sconfitta, Sbaraglio, Disfacimento
, d'esercito.
« — Figurai, vale Rovescio, Sinistro, Disdetta,
Danno, Perdita, Disgrazia: 0 l'ha avùo ùnn-a
battosta che,... Gli toccò tal batosta che, Ebbe
tale disgrazia che....
Sa.ttug-g>ia; s. f. Pattuglia: Un drappello di
soldati, comandati per lo più da un sott'ufficiale,
che scorre le vie d'una città, le vicinanze d'un
campo, ecc. per mantenere il buon ordine o pre-
venire e discoprire le insidie.
Sa.ttùg'g'ià, V. n. Pattugliare. Voce dell'oso:
Far la pattuglia V. Batlùggia.
Sattùinme s. f. Smallo: Un composto di
calcina e d'altre materie; come pozzolana, matton
pesto, polvere di marmo, ecc., mescolale con ac-
qua e rassodate insieme, che serve per fare pa-
vimenti nelle stanze; altrim. Battuto.
!Ba<ttòu s. m. Battitore a corda o ad arco V.
Batticottòn.
n Battitore. T. cari. Quel lavorante, per lo piò nn
fanciullo 0 una ragazza, che sottopone la pressa
della carta ai colpi del maglio.
— da gran; Battitore o Baltidore : Colui che col
coreggiato balle il grano e le biade sull'aja per
separarle dalle spighe.
Sattùa; s. f. Battuta. T. mus. La divisione in
più parti eguali della durata o del tempo, in cai
si &<;eguisce un certo numero di note; ed anche
La misura del tempo che dà il maestro della mu-
sica in battendo a' cantori.
M Battuta, per Quel ruotolo di caria, con cui i di-
rettori di musica battono la misura dei tempo,
che anche dicesi Battente.
n Fardata, Zaffata: Molto pungente verso alcuno: 0
g'ha desio ùnn-a battùu ; Gli diede una fardata.
— do balla, dò ballon; Battuta: Il luogo dove si
batte 0 donde si manda la pal.'a o il pallone; il
suo contr. è Ribattuta. - Se inlendesi l'Alto del
mandare la palla o il pallone all'avversario, di-
cesi Mandala, e in questo senso il suo contrario
è Rimessa.
S Aveì a faccia camme a battùa da balla; Aver
faccia da pallottola V. Faccia.
S Battùa d'aspSlo V. Aspèto.
— de poso; Battuta o Battimento del polso, Polseg-
giamento: Il battere dell'arteria del polso, e di-
cesi per dinotare tempo breve.
Ba/ttixso s. m. Baroncio, Baroncello, Monello.
Nome che si dà a Quei ragazzi sudici e sfor-
mali che si veggono birboneggiare per la città.
**Ba/ùssa v. a. Imbavare, Scombavare, Sbavaz-
zare: Imbrodolare di bava.
120
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**Sa>ùssou s. m. SLavazzone: Che s'imbratta
di bava.
"BaùssAu. pari. Imbavato, Scombavato, Sba-
vazzalo: Imbrattato di bava.
Baùta. s. f. Bautta V. Beuta.
Bauza. s. f. Bavosa. Livorn. Galeeto. T. ittiol.
Blennius ocellaris. Pesce di mare del genere delie
Biennie, delia lunghezza di du'^ decimeiri circa,
di color olivastro scuro simile a quello del ghiozzo
fghlggiónj; ha il corpo allungalo e compresso,
il quale è intonacato d"un umore o bava viscosa.
Abita le alghe e le buche degli scogli.
— di tersajèu; Impuntura. T. mar. Corda colla
qaale si lega l'estremila della vela all'estremità
del pennone, quando si prendono i lerzeruoli.
§ Lùmassa bauza; Lumacone ignudo: Lumaca si-
mile alla chiocciola, ma senza guscio V. Lùmassa.
Bauzetta s. f. Bavosella. T. ittiol. Blennius
variabilis o Clinus argentatus. Pesce di mare
somigliante in tutto alla Bavosa V. sopra Bauza.
Ba.^a s. f. Bava, Sbavatura: Saliva che cola dalla
bocca de' vecchi, che hanno perduto i denti, e
dei fanciulli che cominciano ad averli.
n Bava, per Quell'umor viscoso ch'esce per se mede-
simo dalle fauci deg'i animali, massime arrabbiati.
« — T. (Ielle Arti. Presso gli orefici, scultori, get-
tatori di metallo, ecc. dicesi Quella superfluità che
hanno i lor getti, cavati che son dalla forma, per
cui è necessario che l'artefice rimetta e pulisca
il suo lavoro.
— de vento; Bava di vento: Pìccolo soffio, che non
si distingue per altro che per un po' d'increspa-
tura che dà alla superfìcie del mare.
— di cócchetti; Bavella: Quel filo che si trae dai boz-
zoli posti nella caldaja, prima di cavarne la seta.
— dò pappe; Riccio: Quell'orlo ineguale, che hanno
intorno i fogli di carta a mano e non rallìlata.
S Perde e bave; Sbavare, Sbavazzare: Perder la
bava, Far bava dalla bocca.
Ba/Veen s. ni. Bavaglio e piìi comunem. Bava-
glino: Pannolino per lo pili addoppiato, e anche
imbonito e trapuntato che si lega al collo de' bam-
bini per preservarne le vesti dalla bava e dalle
imbrodolature. In alcuni luoghi della Toscana di-
cesi anche Babajola.
Bavceto V. sopra Bavcen.
Bàvao s. m. Bàvero V. Colletto.
Bavareize s. f. Bavarese : Chiamasi così Uno
scudo d'argento di Baviera o di Germania, del
valore di lire cinque e centesimi.
« Bavarese, per Una sorta di bevanda fatta di latte
e cioccolata con giulebbe.
M Pettina. T. sart. Quella rimboccatura dell'abito,
cappotto 0 simile, che scende dal bàvero sul da-
vanti V, Matelolte.
Bavette s. f. pi. Stringhette, e nell'uso Bavette:
Pasta da minestra a similit. di piccoli naslrini.
Bavettinn-es f. pi. Stringheltine, e nelluso
Bavetline. Dimin. di Stringhette V. sopra Bavette.
Baxà V. a. Baciare, anlic. Basciare: Appressare
le labbra chiuse a checchessia, e d'ordinario, pre-
mendovele sopra, poscia aprirle con qualche forza
in segno d'amore o di riverenza.
— a man o e móen a ùnn-a personn-a; Baciar
- la mano o le mani ad alcuno, per lo più in se-
gno di riverenza.
— ben insemmc ùnn-a cosa; Baciare, Combaciare,
Combaciarsi, dicesi in senso neut. dell'Essere due
corpi ben uniti insieme e talmente si tocchino
nella superficie, che non vi appaja nessuno sp:!zio.
— 5 bastón V. Baslon.
§ Bezéuijna piggid de botte e baxà ò brugo ; Bi-
sogna slar cheto e baciar la scopa, o semplicem.
Bisogna baciarla scopa; dinoia che Quando uno è
offeso da una persona della q'uile ha bisogno, non
solamente si dee soffrire con pazienza, ma anche
ringraziarla e mostrarsi contento; lolla la simili-
tudine dai fanciulli, che quando errano e son casti-
gali, si fa loro sputare la stiua e baciare la scopa,
colla quale sono stati puniti.
§ O dovieiva baxà a tcera dov'ò mette i pé ; E'
dovrebbe baciir la terra che (un tale) ca'pesla,
dicesi di persona che abbia grandi obbligazioni
verso ad un' altra.
^ Baxàse n.p. Baciarsi: Darsi scambievoIm.de' baci.
Baxa<loiiii.e s. f. Spadacciola, Pancacciuolo,
Monaciicce, Erba spadma. T. boi. Gladiolus com-
munis. Fiore che nasce da una cipolla, che tro-
vasi abbondantemente nelle nostre montagne.
Baxaicò s. m. Basilico e Bassilico. T. boi.
Ocymum basilicum. Pianta che ha le foglie ovate,
liscie, i calici cigliati. Ha odore di garofano e
di spezie, e ce n'ha di più qualità e nomi. Si
• usa per la cucina.
Ba:x:am.aii s. m. Baciamano : Il baciare della
mano altrui in segno di riverenza, d'omaggio e
simili.
Baxaprseve s. m. Lauro rosso o Lauro spi-
noso. T. hot. llex aquifolium. Frutice che cresce
in abbondanza nei nostri monti. II tronco ei suoi
rami sono flessibili, lisci, verdi , il legno bianco,
le foglie grandi, fitte, leggermente dentate, spinose,
i fiori ascellari, piccoli, bianchicci e filli assai.
Baxilica s. f. Basilica : Tempio o Chiesa
principale.
Baxilisco s. m. Basilisco, antic Bavalischio:
Anfibio che ha coda binga e fittamente squamosa;
alla nuca una cresta in forma d'aletla; sul dorso
ed al principio della coda parimente una cresta
in forma d'aletta Gli aniichi con un tal nome in-
tendevano Uno spaventevole animale, di cui non
dichiararono caratteri sii(ficie»iti per conoscerlo e
sopra del quale dissero molte favole, fra cui quella
che uccideva col solo sguardo.
Basili s. m. Basino : Specie di bambagino si-
mile al frustagno, ma più fino e più forte, e tal-
volta tessuto con mescoianza di fili di canapa,
n Bacino; d min. di Bacio.
— d'Albenga; Bacino d'Alben?a. Voce nastra. Sorta
di bozzolaio o pasta dolce che ci viene d'Albenga.
Baxo s. m. Bacio, ani. Basio: L'atto del baciare.
— de chéu o chi ciocca; Ba.'iozzo: Bacio dato di
cuore, e sodo e appiccante. Bacio che fa scop-
pio; mi è molo conladmesco.
— de Guida; Bacio di Giuda: Bacio o Carezza
che ti fa chi vuol Iradirli.
— freido; Bacio asciutto, cioè Senz'anima, Incon-
cludente.
— in cortexìa; Bacio alla francese: Sorla di tacio
che si fa stringendo lievemente le guance d'al-
cuno fra l'indice e il medio piegati, e poi ba-
ciandolo; ed è carezza da bambini.
% Èse un bòcchin da boxi; Essere un hacio, Es-
sere una bocca da baci, cioè Che invita a baci.
S Sùssd un da-i baxi ; Mangiarsi uno coi bacì,
vale Baciarlo e ribaciarlo frequentissimamente.
BEC
BEO
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Sa<zajotto s. m. Baradierc e Baratlioro : Colui
che recasi a bordo de' bastim^nli e comp-a o
baraita o'-rni sorta di m Tcaniiuole e cose di poco
prei-'io: allriin. Bazzarralore.
Ba/ZU/iia, s. m. Pigliamnsch'^. T. ornit. Musci-
capa, (ienere d'uccelli dell'ordine de' Passeri, così
chidmali perchè si pascono d'inselli, e parlicolar-
menle di mosch™. Hanno il becco depresso oriz-
zonlalnipnlo, guernitodi peli alla base, colla punta
più 0 meno curva. Ce nha di più specie; le più
coni"ni sono le seiinenli :
— d5 collo fianco; Bàlia 0 Pigliamosche a collo
bianco (Muscicapa albicollisj;
— dò pelo rosso; Pigliamosche p"llirosso (31. parva);
— grixo; Pigliamosche grigio (Muscicapa grisola);
— scùo; Bàlia nera, Pigliamosche nero (M. atri-
capilluj. Tulle e quattro queste specie di pas-
saggio annua e, più o meno abbondante secondo
la lor varietà. Arrivano iu primavera, partono
in agosto.
Sa>za<iiii-a> s. f. Bagiana : Fava fresca sgranata.
— mfe/^a; Baccello: Fava fresca non ancora sgranala.
— spella; Bai-'iana sbucciata: Fava fresca, alla quale
sia tolta la buccia.
S Campo de bazann-e; Baccellajo: Luogo semi-
nalo di fave.
S Scorsa de bazann-a; Guscio di bagiana o di fava.
Suza.un.-a; s. f. Bazzana. T. de'mojai. Pelle
di montone assai morbida, colla quale si usa co-
prire i libri quando si legano alla francese. I cal-
zolai si servono delle ba'.zane per foderare le
scarpe e gli stivaletti da donne.
Sa>za.iiotto add. Bazzotto, Guascotto: Quasi
collo, iXon totalmente collo. - Bazzotto dicesi
propria m. delle Uova, quando sono tra il sodo
e il tenero.
Sazài'a s. f. Befana, Befania, ecc.: Spauracchio
per intimorire i fanciulli V. Barbari.
!Bazetta<s. m. Mingherlino: Aggiunto a Giovine,
vale Giovine di piccola forma, di poca carne, de-
bole e quasi crealo imp^rfello; allrim. Seriale.
Seatifica v. a. Beatificare: Dare il cullo di
bealo dopo morte ad alcun servo di Dio, il che
si fa dal papa dopo lunga disamina.
Seatifioaziòn s. f. B^'alificazione: La fun-
zione che fa il papa nel dare il cullo di bealo
ad alcuji servo di Dio.
Becca (Nòxe); Noce malescia V. Nòxe
Becca v. a. Beccare: Pigliare il cibo col becco,
il che è proprio degli uccelli; e talvolta melaf..
dicesi degli altri animali in camb'o di Mangiare:
L'è vegnùo 5 gatto e 5 s'ha beccóu tutto; Venne
il gallo e si beccò tutto,
n Beccare, per Guadagnare o Acquistare con indu-
stria 0 con arte alcuna cosa : Ho beccóu treì
scili; Ho leccalo tre scudi.
— iìnn-a pcrsònn-a; Sbusar uno, vale Vincergli
tulli i suoi denari: / ho becchce tutti; Gli ho
sbusati tutti.
Becca s. f. Becca'a : Colpo che dà l'uccello col
bfcco; ed anche Quel tanto di cibo che piglia in
una volta col becco l'uccello. - Bezzicata, Bezzi-
catura, Beccatura vagliono L'alto d-^l bezzicare,
ed anche La ferita o margine che resta nel
bezzicare.
S Dà de bccchw; Dar beccate o bezzicale. Bezzi-
care, Sbezzicare, Dar di becco: Percuotere o
ferire col becco.
Beccafig*o s. m. Beccafico, Bigione. T. ornit.
Sy via horlensis. Uccello di grossezza come una
passera, di passaggio in settembre ed ottobre,
in quale stagione forma la delizia delle tavole.
— dò peto giunco; Sterpazzola (Sylvia cinerea).
"Beccalin V. Beccamorto.
Becca. morto s. m. Beccamorto, Becchino:
Coni che sotlerrii i morti.
Beccassa s. f. Beccaccia, Acceggia. T. ornit.
Scoli/pax rusticola. Tccello di passo assai noto,
che sia per lo più negli acquitrini, di colore e
grandezza simile alla starna; ha il becco lungo,
sottile e diritto, di punta ottusa e rugosa, e le
ali a proporzione del corpo piccole ed inette
al vo!o.
— de ma; Pittima piccola. T. ornit. Limosa rufa.
Altra specie d'uccello, che ha il becco rivolto in
allo; il timoniere con otto o nove fasce irasverse
nerastre; l'unghia del dito medio corta e non
dentala.
Beccassin s. m. Beccaccino. T. ornit. Sco-
lopux. Uccello di palude, minor della beccaccia,
col becco sottile e lungo. Ce nha di più specie.
— comune; Beccaccino reale, e volgarm. Pizzardella
(Scolopax gallinagoj.
— rfa eoa /arjfa; Beccaccino a coda larga (S.BrhemiiJ.
— mazzengo; Beccaccino maggiore, Pis. Crocco-
lon° o Coccolone, Bicnt. Pasqualino, (S. gallinula).
— sórdo; Beccaccino sordo, Pis. Frullino, Bient.
Pinzacchio (S. gallinula). É il più piccolo degli
ucce li di questo genere.
"Beccellan s. m. Babbaleo, Badalone, Tam-
bellone, Baggeo, Marzocco, Pappaceci, ecc. V.
Babazzòn.
"Becclxella v. a. Buscare, Buscacchiare : Pro-
cacciarsi od Ottenere checchessia con industria o
con arte ; allrim. Beccare o Beccarsi su una cosa.
Becclxella s. f. Sassatella , Sassellala. Voci
dell uso: Co'po di sassolino, Sassalello tiralo altrui.
Becclxelletto s. m. Sassolino, Sassellino,
Sassalello, Sassuolo, Ciottolino, Cioltoletto: Sasso
piccolissimo.
Becclxelléua s. f. Imbeccala: Mancia o Do-
nativo che si dà fuor del prezzo stabilito; ma
pigliasi per lo più in cattivo senso.
Becchello V. Becchelletto.
I» Portalinee T. stamp. Piccola lamina della stessa
lega de' caratteri, e talvolta anche d'ottone, leg-
germente uncinala ad un'estremità, che si colloca
successivamente sopra ciascuna riga della compO'
sizinne sul composilojo, quando non è interlineata,
afiine di tenerla ferma, ed anche di facilitare lo
sdrucciolamento delle lettere in esso composito/o.
§ Zùgà a-o becchello ; Fare o Giocare a butta bot-
tino: Specie di giuoco fanciullesco, che si fa tra
due 0 p ù lanciando da una data distanza un sas-
solino, cui si dà il nome di becchello, e un dopo
l'altro avvicinandovi una moneta. Quindi raccolte
tulle le monete lanciate, e accomodate l'una sul-
l'altra colla testa (griffa) dalla parte superiore,
i più vicini le percuotono successivamente collo
slesso sassolino, procurando per vincere di farle
voltare dalla parte opposta, cioè da quella del-
l'arme (cròxe).
Becclxezza v. n. Beccheggiare, Tangheggiare,
T. mar. Dicesi di Quel moto che fa la nave bar-
collando da puppa a prua, quasi che, alzandosi e(i
abbassandosi a vicenda, dia di becco nell'acqo^.
t22
BEF
BEI
3eccIi.ez2:o s. m. Beccheggio, Tangheggio,
T. mar. Il beccheggiare o tangheggiar delle navi.
Becco s. m. Becco : La parie dura, ossra, per
Io pili acuminata, che tien luogo di bocca agli
uccelli; ailrim. Rostro.
V Becco, chiamano gli arleflci Qualunque punta che
nelle loro manifatture abbia somiglianza col becco
degli uccelli.
— rf6 clarinetto; Becco: Parte del clarinetto, che
si mette nella bocca quando si vuol suonare questo
strumento.
— d5 gas; Becco di luce, o sempllcem. Becco: Il
foro ond'esce ed arde il gas.
S Aveì paggia in becco; Aver paglia in becco, si
dice Quando alcuno procede in modo da far co-
noscere che in un tal negozio egli ha nascosi
disegni con qualche promessa , e che già gli è
palese tutto ciò che «i tal negozio ci può essere
di celato.
§ Bagna o becco; Immollar il becco. Porre il becco
in molle, dicesi in ischerzo per Bere.
S De bon becco; Di buona bocca, dicesi di Chi
è assai di pasto e mangia di tutto.
% Fa 0 becco all'oca; Far il becco all'oca, figurai.
vale Conchiudere o Terminare il negozio che si
ha tra le mani. Dar compimento a checchessia.
Becco s. m. Becco: Il maschio della capra:
altrim. Capro, Caprone, Irco.
— contento ; H^tco contento. Becco agevole, Becco
cornuto, dicesi a Chi sopporta il disonor conjugale.
— fottùo; Becco con l'effe, Becco sciàvero, Becco
indiano. Becco zucco, Gran monello, Cavezza;
dicesi per ingiuria a Persona maliziosa, astuta,
sagace; e talora, parlando di ragazzo. Cattivello,
Tristanzuolo, Tristarello, Furbacchiotto, Facimale,
ed anche Insolente.
Beccociatto s. m. Mestolone, Palettone, Cuc-
chiajuola. T. ornit. Anas clypeata. Specie d'uc-
cello d'acqua, somigliante alla cicogna, così chia-
malo dall'avere il rostro slargato e spianalo a
guisa d'una paletta o mestola. Di passaggio da
autunno a primavera.
Beccofins. m. Occhiocotto sardo. T. ornit. Syl-
via sarda. Uccelletto che annida ed abita perma-
nentemente, e sta di continuo celato Ira i cespugli.
Beccostorto V. Beccotorto.
Beecotoi*to s. m. Crociere, Crocione, Pis.
Becc'a forbice o Becco storlo. T. ornil. Loxia cur-
virostra. Uccello di becco grosso, duro e nero,
ricurvo, e colle mandibole, a differenza di tulli gli
altri, che in punta s'incrociano.
Beccùa. s. f. Gancio, Gancetto: Spezie di serratura,
che si meile agli armadi o simili , ed è Una lamella
di ferro bucala da un capo, e dall'altro terminala
in un gancio o becco, la qual conficcata dalla parte
* del buco con un chiodo in una delle due imposte
dell'armadio dove battono insieme nel chiuderle,
accavalcia colla parte dov'è il gancio un ganghero
fissato neir altra imposta, e serve a serrarle.
Beduìn s. m. Beduino : Nome degli Arabi del
deserto, abitanti sotto la tenda.
Il Beco, Bedano, Tanghero, Tarpano V. Tàngao.
BefTe (Fdj; Far bocchi. Far muso, Coccare, Far
i visncci, Far boccaccia o le boccacce o le bocche:
Aguzzare e scontorcere le labbra inverso d'uno
in segno di dispregio.
§ Fase beffe d'ùnn-a cosa; Farsi beffe d'alcuna
cosa, vale Non istimarla, Non curarla.
Be£fezz£L V. Mincionà.
l^&^lx\ìx s. m. Bacchellone, Baciapile, Bacia-
polvere, Beiihino, Bighino, Bigotto, Bigozzo, Biz-
zoco, Bizzochero, Capilorzolo, Collotorlo, Gabba-
deo, Graffiasanti, Picchiapetto, Pinzochero, Schio-
dacris :i, Spigolislro: Di voto affettato, Falso di voto,
Ipocrita.
Beg'lxiuajoi V. Beghiniximo.
Beg-Iiiuisiiiiios.m. Bacchettoneria, Bacchel-
toiiismo, Bigollismo, Bizzocheria, Santocchieria:
Ostentamento di santità, Falsa divozione, Ipocrisia.
Beg'lxiun.-a/ s. f. Bacchettona, Biasciarosari,
Beghina, Bigotta, Bizzochi^ra, Pinzochera, Biz-
zoca, Santessa, ecc.: Falsa divota V. Beghin.
Beg-ùdda; s. f. Gozzoviglia: Mangiamenlo in
allegrezza e in brigala, fuor del consueto e dei
bisogno; e dicesi da noi Quella che suol farsi
ordinariam. dalla plebe; ailrim. Stravizzo, Cra-
pula, Bagordo.
Beg-ùddà, v. n. Gozzovigliare, Slravizzare,
Bagordare, Crapulare: Star in gozzoviglia., Faro
Stravizi, crapule, bagordi.
Beg-ùddón s. m. Crapulone: Chi è dedilc
alle crapule, alle gozzoviglie.
Beive V. a. e n. Bevere e più comunem. Bere:
Prender per bocca vino, acqua o altro liquore.
Il Bere ; usalo assolut. si prende per Bere del vino,
e per lo più soverchiamente, Ubbriacarsi : Mepii
che aggice un pò bevùo; Parmi che abbiate al-
quanto beuto.
Il — per Trarre a sé Tumore, Assorbire, Imbeversi,
Inzupparsi V. Sciòrbi.
— o catalann-a; Bere a cannella o a garganella,
Bere a doccia, vale Bere senz'accostare il vasc)
alle labbra, ma sostenendolo in aria versando in
bocca il liquore senza ripigliare il respiro.
— a gòce ; Bere a gorgale : Ber mollo per volla ad
un fiato.
— a-o fiasco; Abboccare il fiasco o la zinna del
fiasco, vale Soprapporre la bocca al fiasco per bere.
— a pittin a pittin; Bere a centelli, a centellini,
a cianlellini, a zinzini, Cenlellare, Cenlellinare ,
Zinzinnare, Zinzinare: Bere interroltamenle e a
piccoli sorsi. Bere pochissimo per volta.
— a sorsi a sorsi; Bere a sorsi, a sorso a sorso,
Sorsare, Sorseggiare V. sopra Beive a pittin a
pittin.
— a streppelli; Bere a scosse: Bere scomposlamenlo
e a riprese.
— co-e moen; Bere colle giumelle, cioè Col con-
cavo delle mani accostale insieme.
— camme ùnn-a terrassa, camme un tréuggio,
camme un turco; Bere come un lanzo. Bere ce!
secchio, Bere a josa, Azzuffarsi col vino e co' bic-
chieri, Tuffarsi nel vino, Far la zolfa per bimmolie,
Soffiare nella vetriuola, Caricar l'orza, Zizzolare.
Sbevazzare, Cioncare, Bombare, Trincare, Imbol-
lare: Bere in copia e largamente.
— e scòagie d'ìitin-a persònn-a; B?re l'abbevera-
liccio altrui, cioè Quel centellino che altri lascia
nel bicchiere.
— grosso; Ber grosso, dicesi figurai, di Chi nello
cose di suo interesse e anche di suo onore noji
la guarda lanlo pel sottile o ha pochi scrupoli
di coscienza.
S Beivise ùnn-a cosa; Bersi una cosa, Gabellarla.
Ingozzarla, vale Crederla quand'ella è della, ai-
corchè non sia vera V. in SciCrbi.
mi
BEL
123
S Chi ciù belve, meno belve; Chi più bee, meno
bee. Prov. e vale che Dai soverchio bere non
si vive a lungo.
S Chi n5 belve de viti; Astemio.
S Z>a éeìujso. Bevcreccio, Bevibile, Beibile: Da be-
versi 0 Che è gradevole al bere.
% Dà da belve; Dar bere o a bere o da bere;
Porgere da bere.
S Dà da belve a-e bestie; Abbeverare.
n — a-l vasi, a-e scloi; AnnafDare, Innaffiare i fiori.
% Dà i dince da belve; Dare il beveraggio, la
mancia, la benandata.
S Dee da belve a-o prave che 5 cego ò l'ha sce;
Dà bore al prete che il cherico ha sete, dicesi
Quando alcuno chiede per altrui quello eh' e' vor-
rebbe per sé.
S Fa bòn belve; Dar buon bere. Dar gusto al bere,
dicesi di cosa che mangiandola ci si beve su vo-
lentieri; il suo contrario è Dar cattivo bere.
S L'è bello sclgoà quanto i bèu no véuan belve;
Quando i buoi non vogliono arare o bere, non
serve fischiare, ovv. Quando il bue non può arare
tu puoi cantare, tu puoi cantare, dicesi Degli
nomini svogliali o restii in fare checchessia.
S Nò belve de vln; Essere astemio, e nel volg.
tose. Bere a sciacquabudella.
S 0 bevlelva l'Adda; E' farebbe a bere co' nugoli.
Modo figur. e dicesi di Gran bevitore.
S Torna a belve; Ribere, Ricioncare.
8 Versa da belve; Mescere: Versare il vino o
altro liquore nel bicchiere per dar da bere.
% Zìigà a chi belve clù; Gareggiare a chi più imbotta.
Séla. s. f. Budello, al pi. Budelle e com. Budella:
Canale che con vari avvolgimenti va dalla bocca
dello stomaco sino al sedere, donde conduce fuori
gli escrementi.
% Allighi e bèle; Allegar i denti V. Allighi.
S Cazze e Bèle; Cascar le budella, il fiato, le brac-
cia e simili, vale Perdersi d'animo, Scoraggiarsi,
Perdere il coraggio, Rimaner sbalordito.
S Dà de moen In te bèle; Dar nel cuore, Addo-
lorare, Dar cordoglio.
S Leva e bèle d'In ta pansa V. appresso Mette
e bèle a-o collo.
S Mette e bèle a-o collo ; Levar le budella o Met-
ter le budella in mano ad alcuno: Lo dice chi
irato contro un altro minaccia volerlo uccidere.
S Re mescla e bèle; Rimescolare il sangne, e as-
* solulam. Rimescolare: Prender rimescolamento,
agitazione e simili. Il Barbieri usa Rimesciar
l'anima; Ira ed jimor, gagliardi moti, in fondo
Le rimesciano l'anima potente. Le Stagioni, e. i.
S Sclùgà e bèle; Rompere il capo, Importunare,
Infastidire, Stuccare, Aver fracido un tale.
S Vomita e bèle; Recer le budella, dicesi in modo
basso di Chi sia molestato da continuo vomito.
"Bélesecelie s. m. Segaligno, Abbarberato,
Asciutto, Allampanato, Lanternuto, Secco com'un
uscio. Secco allampanato, dicesi in m. b. da noi
di Persona molto magra, di complessione adusta.
Sèlette s. f. pi. Budelllni, Budelline, Budella;
Budella d'agnello accomodate in umido per vi-
vanda. Voci dell'uso.
Sèlin s. m. 31ela di culàccio, dicesi da' macellai
Uno de' diversi tagli della coscia delle bestie che
si macellano, vicino alla coda.
Bella> s. f. Ganza, Manza, Amante, Bracciata,
Donna amata, Amica.
Sella de g-iorno ; Convòlvolo o Vilucchio
a tre colori, campanelle a tre colori, volg. Bella
di giorno. T. botan. Convolvulus trlcolor. Pianta
erbacea, annuale, che forma eleganti cespugli; bel-
lissima quando nell'estate apre i suoi fiori, i quali
hanno un contorno celeste, bianchi nel mezzo e
gialli nel fondo. Si semina in primavera, e riesce
ne' terreni normali alquanto sostanziosi.
— de nèutle; Gelsomino di notte. Gelsomino di Spa-
gna, Gelsomino brachettone. Maraviglia di Spagna,
e volg. Bella di notte, Fiore di notte V. VlntldSe.
— d'ùnz'òe; Ornitogalo, Aglio florido, Aglio salva-
tico. Cipollone bianco co' fiori a rappa. Latte di
gallina, Latte d'uccello, e volg. Bella di undici
ore. T. botan. Ornltogalum umbellatnm. Pianta
indigena che ha i bulbi numerosi, lo scapo più
corto dei peduncoli, i fiori in corimbo, in num. di
selle od otto, biancolattei internamente, verdi al
di fuori. Fiorisce nell'aprile e nel maggio, ed è
comune in tulli i campi o luoghi erbosi, dove
moltiplica eccessivamente.
Bella/donna, s. f. Belladonna, Erba bella-
donna, Solatro maggiore. T. hot. Atropa bella-
dona. Pianta erbacea e perenne che elevasi da
metri 1,30 a 1,S0; ha le foglie intere, larghe ed
ovali ; i fiori d'un rosso bruno, pendenti e solitari;
le bacche arrotondale, grosse come una ciliegia,
di colore eguale a quello de' fiori, e molto vele-
nose. Si adopera in medicina per le sue pro-
prietà narcotiche.
« Leandro, Oleandro, Alloro indiano. Alloro rosa.
Erba da rosa, e volg. .Mazza di S. Giuseppe, Mazza
d'asino. Ammazza lasino. T. hot. Nerlum olean-
der. Pianta arborea, che fa bellissimi fiori, rossi,
rosei, bianchi, screziati, doppi e semidoppi. Fio-
risce nell'estate e nel principio d'autunno. An-
ch'essa ha proprietà venefiche.
— d'autunno; Belladonna, Narciso belladonna. T.
bot. Amaryllls belladona. Pianta bulbosa, pro-
ducente in estale de' bellissimi fiori bianchi e rosei
secondo la varietà. Riesce in tutti i terreni, e re-
siste in piena terra nell'inverno se si ha la pre-
cauzione di coprirla.
— de sia; Amarilli a strisce. T. bot. Amaryllls vit-
lata. Pianta che ha lo scapo cilindrico, i fiori pe-
dicellali, bianchi, gradevolmente strisciati di rosso;
le corolle hanno cinque divisioni imbutiformi ; gli
stimmi solcali. Coltivasi come la precedente.
BfelPe toen. avv. In buon dato. Molto, Assai:
Che n'èa bell'e ben; Ce n'era in buon dato.
Bell'e Ibon. add. Mezzano, 3Iediocre, Passa-
bile: Discreto nella sua specie. Che, senza esser
ottimo, può bastare allo scopo.
Bellessoi s. f. Bellezza, Beltà, Bello, antic.
Bellore, Biltà, Biella : Parlandosi del corpo è La
esattezza delle proporzioni di tutte le sue parti;
parlandosi del Volto è La regolarità e finezza dei
lineamenti, nella freschezza e colorito della car-
nagione,
n Bellezza, per Belld persona, e specialm. parlan-
dosi di donna.
tr — per Piacere, Consolazione, Gioja : L' é ùnn-a
bellessa veddllo a cavallo; É una bellezza il
vederlo cavalcare.
II Bellezze al plur., Agi, Agiatezze, Dovizie, Facoltà,
ecc. ; Se nò fòsse pe-a moggé, ò nò saelva in scè
bellesse ch'o l'è; Se non fosse per sua moglie,
egli non sarebbe in queste bellezze.
124
BEL
BEL
S A grazia a confónde a bellessa: Ta grazia con-
fonde la bellezza, dicesi iroii camonte pirlaiido
di persona deforme e di maniere scortesi.
§ E bcUfSse nò se màngian, ovv. E bollesse in
ta jmgnatlu nò se ghe méltan; La bellezza non
si mangia o non si mette a tavola. Dettalo pro-
verb. e dicesi a Chi si marita senza dote ed è
senza patrimonio.
Belliom. mi s. m. p!ur. Begliomini. T. botan.
Itnputiens balsamina. Fianla erbacea, rhe hii lo
stelo t rosso e sugos , alto circa mezzo braccio;
le foglie lanceolate, den:ate, liscie, alterne supe-
riormente; i tiori ascellari, speronati, solitari, e che
variano ta ito pel colore quanlo per la grandezza.
Dicesi anche Balsamino, Sposa novella.
Sello s. m. Bello, Beltà, Bellezza, (Jrazia, Av-
venenza : E donne quando pérdan 5 bello da
iòvenlìi — Le donne quando perdono il bello
della giovenlìi
Il Bello, per Occasione, Tempo opportuno, Cosa di-
cevole, conveniente, importante, ecc. : 0 bello ò
saeiva d' acciappàlo in sciò (ceto; Il bello sa-
rebbe di coglierlo sul fatto.
% Andà a-o bello; Far alla vittoria V. A-o bello
nel 2" significato.
% Ani'à 0 Èse a-o bello d'ùnn-a cosa; Andare o
Essere al bello o al buono d'una cosa V. A-o
bello nel \° significato.
% Aoa ven o bello; Ora viene il buono.
S Cose scià fa de bello ? Che fa di bello ? Che cosa
si fa di bello ? Suole domandarsi a persona nostra
amorevole e famigliare, per sapere lo stato di sua
sanità, o in eh-; cosa presentemente si occupi.
% Dò bello m. avv. Un pezzo, Gran pezza, Un gran
pezzo, Lung'ora, 3Iolto tempo: L'è dò bello che
v'aspeto; É un pezzo che vi attendo.
Il Ri'erendosi a prez.o, vale Assai caro. Molto caro:
0 m'é costóu dò bello ; Mi è costalo assai caro.
n Talvolta usasi anche per Molta faiica, Molta dif-
ficoltà, 0 simile: Gh'é viisc(ùo dò bello afàghelo
andd; Ci volle del buono o Ci volle molla fa-
tica a farvelo andare.
% Èse in tò bello u'ùnn-a cosa; Esser nel bello
d'iyia cosa, vale Esser nel buono, nel fiore, nel
vigore di quella cosa : 0 l'èa in tò bello da
zòventù; Egli era nel bello della giovenliì.
$ Fd ò bello davanti e 5 treitò dcrré ; Ridere in
bocca ed accoccarla dietro. Fare il bello bellino,
0 il bellin bellino ad alcuno, vagliono Dissimu-
lare con esso, Fargli in presenza dimostrazioni
d'affetto per poi ingannarlo.
% Fàsenc dò bello; Ridersi, Infischiarsi di chec-
chessia, Non farne verun caso: Me ne fasso dò
bello; Me n'infischio.
S In sctò ciù bello V. appresso fn tò c?tt bello.
S In tò ciù bello; Sul bello, Sul pili bello, Nel
bello duna cosa, vale Nel buono, Nel mejilio.
Nel colmo di quella tal cosa; ed usasi comiinem.
coi V. Fariirsi, .Andar via, lasciare, .Vancare,
Guastarsi e simili. - Usasi anche in altro signifi-
calo: In tò ciù bello che i,he manche a nwnwnt
Ch'^ ! gli mnncheranno i d.inari ? Vuoi tu dire
che gli manch ranno i danari?
S O bello ò l'è che... Il bello è che... cioè La
cosa strana è che...
S 0 bello 6 piaxe a tutti; Il bello piace a tutti,
Le cose belle piaciono a tutti.
S Pe dò bello m. avv. Lungamente, Lunga pezza,
Lung'ora, Mollo tempo: V'ho ciammóu pc d5
bello; Vi ch'amai liii^ianiente.
Sello aild Beilo : Aggiunto di Persona, vale Che
ha belle/za, Vasio, Avvenente, Leggiadro.
Il Bello: Aggiunto di animali, vale Ben formalo nella
sua specie: Bello cun, Bello cavallo; Bel cane,
Bel cavallo.
I) — Aggiunto di cosa, va'e B"n proporzionato,
Apparente, Vistoso, Che ha in ogni sua parte la
debita corrispond nza.
Il — Aggiunto di colore, vale Fresco, Vivace: Un
bello cà; Un bel colore.
" — Aggiunto di suono, vale Che ricrea l'udito:
Un bello sòn; Un bel suono.
Il — Aggiunto di odore, vale Piacevole, Grato,
Soave: Sentì che bell'odó ! Sentile < he bell'odore!
Il — Aggiunto a pranzo, cena o simile, vale Lauto,
Sontuoso : Un bello disnà, Unn-a bella cenn-a;
Un bel pranzo, Une bel'a cena.
Il — Aggiunto di lempr», aria o simile, vale Buono,
Chiaro, Sereno: O tempo ò l'è bello; Il tempo
è bello. Anchéu l'è ùnn-a bdla giornd; Oggi
fa una bella giornata-.
Il — per Delizioso, Agiato, Grande, Spa/.ioso : Bella
villa, Bello giardin; Bella villa. Bel giardino.
I» — per Grazioso, Gentile, Nobile, Cortese : Pin
de belle mance; Pien di belle maniere.
" — per > ago, Gra.ioso, Acconcio: Bello stile ,
Belle raxoin; Bello stile, Belle ragioni.
» — per Frizzante, Arguto: 0 g'ha dceto ùnn-a
bella risposta; Gli ha dato una bella risposta.
»t — per Piacevole , Buono , Dolce : O l' ha un bello
naturale; Egli ha un bel naturale.
I» — per Limpido, Pulito: 0 l'è un bello vin ; È
un bel vino.
Il — per Mollo : Ghc n'è di belli che nò créddan
a guoera; Ce n'è di molti che non credono alla
gu 'rra. Quante scarpe ve frùstun i figjiéu f
Me ne frùslan de belle; Quante scarpe vi con-
sumano i ragazzi? Di molte.
Il — Generalm. dicesi di Tutto ciò che appaga la
visla, 0 che dotato di qualità eccellenti nel suo
genere,
n — Talora usasi com° parola riempitiva: Sei un
bell'aze; Siete un bell'asino. G'hò dceto un bello
scùo; Gli ht dato un bello scudo.
S Bella ! Bella ! Oh bella ! V. sotto Questa a l'è
bella !
§ Bell'arneize! Bell'arnese! Bel mobile! V. Arneize.
\ BeU'asiò ; Bricconcello , Cattivello , Buonalana
V. Asló.
% Bella comme ò so; Be la come il sole o come
un fiore, Un occhio di sole. Una Venere, dicesl
di donna ed esprime una singoiar bellezza,
g Bell'e ben V. Bell'e ben alla sua sede alfabetica.
§ Bell'e bón V. Bell'e bòn aila sua sede alfabetica.
S Bella giòia ! BMla gioja ! Modo ironico, con cui
tacciamo alcun di malizia o d'altro vizio o man-
camento.
S Bell'ommo] Bella donna! Buon uomo! Buona
donna! Buona femmina! Modi usati in parando
0 chiamando con persona di bassa condizione,
di cui non si sa il nome.
S Z;t'//'Mmd;Re:rumorp, Beliumore, dicesi propriam.
d'Uomo allegro e faceto.
S Andà a-o bello V. Bello snst.
S Aveì bello di, bello fd; Aver buon dire, Aver
bel fare, vagliono Aver agio, opportunità, ragione
BEL
BEN
125
di dire o dì far*-; e talora Non arrivare nell'intento,
benché tu abbi detto o fallo quanto bai potuto.
n — bello rie; Aver buon ridere, vale Aver buona
ragione di ridere.
ti — bello zèugo; Aver bel giuoco V. in Avei.
«1 — ùii^e//o/'ru/i<(j;;)(zo; Aver buona soprascritta,
figurat. vale Aver buona cera, Esser sano, vigoroso,
fresco.
I» — ùnn-a bella man; Aver una buona mano,
dicesi ordinariam. di Chi ha bella scrittura.
S Bel bello ni. avv. A bel bello, A bell'agio, Pian
piano, A pian passo, Passo passo, Adagio, Gomo-
damenle, ecc.
S Chi é bello e grazioso, chi é brutto é superbia;
Chi è bello è beilo e grazioso, chi è brutto è
brutto e dispettoso. Prov. di chiaro significalo.
S Chi iivid ctù bello fi, fa citi bella (eja; i hi avrà
pù bello refe, farà più bella tela, A chi meglio
meg'io. Riderà bene chi riderà ultimo V. Tcja.
S Chi ha bella moggé, a non é tùtfa a so; Chi
ha bella moglie, la non è tutta sua. 3Iodo prov.
di ch'aro significato.
% Chi nasce bella a l' ha a déutta con le; Chi
nasce bella nasce maritata, Chi ha le buche nelb>
gole si marita senza dote. Chi è bella non è del
tutto poverella. Dellali prov. che significano Le
donne belle agevolmente trovano marito.
S Chi nasce bello, nasce affortùnóu ; Chi nasse
bello, nasce fortunato. Chi è bello non è del tutto
poverello, ecc. ma dicesi propriam. delle doune
V. sopra Chi nasce bella, ecc.
S De novello tùlio é bello, de slugiSn lutto l'è bòn;
Di nove lo tulio è beilo, di stagione tutto è buono.
Prov. di chiaro significato.
S E belle sun aminice, e e bruite són piggice; Son
le b*'lle va-'heggiate, e le bruite maritale. Prov.
opposto all'altro Chi nasce beiia nasce maritala,
ma non sempre v^ro.
'*$ Fd a bella; Far l'u'lima partita. T. di giuoco
V. Anild a-o bello in Bello sosl.
n — bello; Far Lello, Abbellire, Abbcllare, Imbel-
lire, lìabbelliie. Rimbellire.
S Fdla bella; Far:a di qu.irla: 0 ghe l'ha fceta
bella; Gliela fece di quarta, cioè Gli fece cosa
da scollargli.
$ Fd ò bello; Far il bello, Pavoneggiarsi, Far mo-
stra di sé.
Il — 6 bello co-e donne; Far il beilo colle donne,
vale Far con esse il grazioso, \o spasimante.
" — 6 bello davanti e 5 treitó .erre V. Bello sosl.
n — ó bello sparito; Far il bello spirito: Mostrar
vivacjlà d' ingegno ed Essere di piacevole con-
versa zione.
n — 5 bell'urna; Fare il bell'umore: Mostrarsi
fastidioso, slravaganie.
S Fune de belle; Farne di quelle coU'ulivo, Farne
di marchiane o solenni.
% Fdse bello; Farsi bello. Adornarsi, Abbellirsi,
Azzimarsi, Rinfronzirsi, Allindirsi, Lisciarsi,
Strebbiarsi, Attillarsi; e parlandosi di tempo,
vale Farsi chiaro, sereno. Rasserenarsi.
n — bello da roba d'afri ; Farsi Lello di erse al-
trui : Aitrihuire a sé I ailrui opiTa/.ioni o fatiche,
Vantarsi d una cosa senz'averci merito.
Il — bello d'ùnn-a cosa; Farsi bello di checches-
sia, dicesi del Far mos ra delle cose sue.
$ L'è bello scigod quando i béu nò véuan beive
y. Beive.
§ A'ò l'è bello quello chi è bello, ma l'è bello quello
chi piaxe; Non é bello qu?l ih^ è bello, ma è bello
quel che piace. Prov. di chiaro significato.
$ Questa a l'è bella! Questa è di pezza! Quesl'è
col manico e coli' ulivo! vale Questa è strava-
gante, curiosa, grossa, massiccia.
§ Scappala bella; Scapparla bella: Uscire a sal-
vampnlo da un pericolo, ed anche Passarsela liscia,
senza danno, castigo o spesa.
S Sta bello; fcta bellino o su bellino, dicesi pro-
priam. a piccoli cagnuoli o altri simili animali
domestici, e vale Sta diritto. Sta sulla persona,
0 in postura bella a vedersi.
g Tutti i belli se fan prega ; Tu ti i belli si fanno
pregare, dicesi Qu.Mido alcuno è pregato a can-
tare 0 a far qualsiasi altro, se ne scusa leziosamente,
e ciò quasi per muoverlo a esser compiacente.
§ Un bello tuxe'i nò se péu scrive; Un bel tacer
non fu mai scritto V. Taxei.
Bèlo s. m. Budello, Intestino.
— cùd; Budel cu'are. Nome plebeo dell'Intestino retto.
— Bè i de stocchefiscio ; Budelli di stoccofisso. Voce
delluso.
Bélon. s. m. Budellone, Moccicone, Gocciolone,
Pecorone, ecc., dicesi in modo basso e avvilitivo
ad Uno stordito e dappoco.
Sèllua; 3. f. Donnola, e in alcuni luoghi anche
Bellula: Animaletto mammifero, che bianco nel
ventre e bruno nel res!o d'Ila pelle; la sommità
della coda è di color uniforme a quello de' piedi
e del dorso; abita in luoghi nascosti e segna-
tamente nelle rive de' fiumi ; si nutre di piccoli
animali e di serpi.
Bellùiia, s. f. Abbellimento, Abbellitura, Orna-
mento. - Parlandosi delle Gale cari -ale che usano
le donne nel vesiire, dicesi nel plur. Abbiglia-
men i, e scherzevolm. Frónzoli.
BelPùmó s. m. Bell'umore, Belhimore, dicesi
d'Uomo a'.legio, faceto, the ha fanl.isie graziose.
Belvedere s. m. Contrammezzana. T. mar.
V. Conlruviìiiezzann-a.
Ben s. m Bu': Ciò che si desidera e che, pos-
si duio, iippaga,e Quello che per se stesso si debbe
eleggere in quanto eh e utile ali umano consorzio,
e voluto da Dio.
Il Bene, per Amore, Affezione verso ura qualche
persona: Mi ghe véuggio ben; Le voglio bene.
Il — Grazia, Favore, Servizio, Benefizio: Om'ha
fasto sempre (.6 ben; Mi ha fililo sempre del bme.
Il — per Opere Luoiie, Opere virtuose, di pietà,
ecc.: Bezèugna ummid de fd dò ben ;B sogna
procurare di far del bene.
n — per Cnsa che porti suffragio alle anime dei
defunti: Quella roba vendetta, e faeghene di
tanto ben; Quella roba vendetela, e del denaro
fategliene dire tanto Lene,
n — ler Tutto ciò eh» è utile e di giovamento: A
schèugij'a a me fa ben; Il siero di latte mi fa bene.
% Ben chi dùa poco; Allegrezza di pan caldo, vale
Conlento passeggiero.
% Ben de Dio; Bene di Dio: Abbondanza di denaro,
roba e simili.
S Avei ben; Aver bene, pace, quiete, tranquillità: Da
doppo ch'ò l'è in casa, non ho avito c<ù ùnn'òa
de ben; Da dopo ch'egli è in casa, non ebbi più
un'ora di bene.
Il — per ben; Aver per bene: Ricevete in luogo
di favore.
m
BEN
BEN
S Chi fa dò ben s'aspète dò ma; Chi fa del benp,
si aspetti del male. Modo prov. di chiara intel-
ligenza.
S Chi me véu ben me fu danze, e chi me véu
ma me fa rie; Chi mi vuol bene mi lascia pian-
gendo, e chi mi vuol male mi lascia ridendo,
ovv. Chi mi vuol bene mi fa arrossire, e chi
mi vuol male mi fa imbianchire. Prov. che vale
I veri amici dicono il vero, benché talora di-
spiaciono, e i piaggiatori ungono gli stivali.
S Da un ma ne nasce un ben; Da un male nasce
un bene, ovv. Non vi è male senza bene.
S Di tutto 5 ben dò móndo d'ùnn-a persònn-a;
Dir mille beni d'uno, Levarlo a cielo.
« — ùnn-a cosa a fin de ben; Dire alcuna cosa
per bene, vale Dirla a buon fine, per buon rispetto.
S Dò ben tutti ne stan ben; Il bene fa bene a
tutti. Il bene è bene per tutti.
% Èse ben; EsSer bene, Tornar utile, Convenire:
Saeìva ben che ti siùdiasci; Sarebbe bene che
ti applicassi allo studio-
S Fé dò ben; Far del bene, vale Esercitare opere
di pietà.
« — dò ben a ùnn-a persònn-a; Far del bene al-
trui, Beneficarlo.
w — dò ben a chi nò se ò merita; Gettar le
margherite o le perle o la treggea a' porci. Pettinar
tigna, vale Far del bene a chi noi merita.
« — per ben o a fin de ben; Far per bene, vale
Far con buon fine o a fin di meglio.
S L'è ben avet di amixi finn-a a casa dò diao
V. Amigo.
S Mette ùnn-a parolla in ben; Metter una parola
in bene, vale Parlar vantaggiosamente per altrui.
S Nò lascia un momento de ben ; Non lasciar
ben avere, Cruciare, Noiare, Infastidire, Perse-
guitare V. sopra Aveì ben.
S Nò poeì fa de ben d'ùnn-a persònn-a; Non
poter aver bene d'uno. Farti egli inquietare, Darti
noja : Nò ne posso fd de ben; Non ne posso
aver bene.
S 0 ben ò l'è sempre ben ; Il bene è sempre bene,
L'elemosina è ben fatta anche al diavolo.
S 0 ben ò non e mai troppo; Il bene non è mai
troppo.
% 0 ben ò n'é ma; Il bene non è mai male, Il
bene è sempre bene.
S 0 ben ò vince ò ma, e ò ma ò f.... i schéuggi ;
II bene vince il male, e il mare batte gli scogli.
§ 0 tratta ben ò l'è ùnn-a mòncea chi se spende
dappertutto; Il buon tratto è apprezzato dovunque.
S 0 voeise ben ò nò còsta ninte; A volersi bene
non si è mai speso nulla.
S Piggid in ben o per ben ùnn-a cosa; Pigliar
per bene checchessia, vale Pigliarlo in buona parte.
S Rende ben per ma; Render bene per male.
% Voeì ben a ùnn-a persònn-a; Voler bene ad
uno, vale Amarlo, Portargli affezione.
S Voeise ben; Volersi bene: Amarsi reciprocamente.
Portarsi affezione reciproca.
!Beii avv.Bene, Ottimamente, A meraviglia: 0 l'ha
fasto ben a castigalo ; Ila fatto bene a castigarlo.
M Bene, per Rettamente, Secondo il conveniente,
il giusto, il dovere: O l'ha sempre trattóu ben;
Egli ha sempre agito bene.
" — per Acconciamente: 0 dixe ben; Egli dice bene,
n — per Agiatamente : O l'è persònn-a chi sta ben;
È persona che sta bene.
« — per a' sazietà : 0 l'è ben pasciùo ; È ben pa-
sciuto.
« — per Assai, Molto : 0 sta ben ma ; Egli sta
ben male.
n — per Prosperamente, Con buon evento : E cose
ghc van ben; Le faccende gli vanno bene.
I) — per Diligentemente, Con accuratezza: Un tra-
vaggio ben fceto; Un lavoro ben fatto.
Il — per Lautamente, Del buono, e specialm. ag-
giunto di Mangiare e Bere: Se ghe pitta ben;
Vi si mangia bene.
« — per Pulitamente, Ornatamente: 0 parla molto
ben; Egli parla molto bene.
Il — per Sicuramente, Senza pericolo: / dince san
stesti ben consegnce ; I danari sono stati ben con-
segnati.
" — per Strettamente, Fortemente : Lighcelo ben;
Legatelo bene.
Il — per Interamente, Affatto, Del tutto: Mice che
a bòtte a segge ben pinn-a; Procurate che la
botte sia ben piena.
Il — per Comodamente, Abbondantemente : Eì dor-
mto ben? Avete dormito bene?
§ Ammìa ben! Guardati bene! Avverti!
§ Andà ben; Andar Lene, Camminar bene, oltre
il signif. proprio usasi figurat. per Riuscir bene,
con prospero evento, felicemente : / affari van
ben; Le cose vanno bene.
Il — de ben in megio; Andar di bene in meglio,
vale Prosperar sempre più.
S Avvardd ben de fa ùnn-a cosa; Guardarsi bene,
Avvertire dal far checchessia.
S Bell'e ben V. Bell'e ben in ordine alfabetico.
§ Ben ben V. Ben ben in ordine alfabetico.
§ Ben con ben V. Ben con ben in ordine alfab.
§ Ben de spesso V. Ben ile spesso in ord. alfab.
$ Ben un corno ! Bene un fischio ! Esclamazione
di negativa e di sdegno ad un tempo.
§ Chi sta ben nò se descòmode ; Chi sta bene
non si muova. Chi sta in agio non cerchi disagio.
Chi ha buono in mano non rimescoli. Prov. dì
chiara intelligenza.
S De ben in megio; Di bene in meglio V. sopra
Andd de ben iti megio.
§ Di ben; Dir bene: Parlar con fondamento di
ragione e di convenienza.
$ Èse ben arrangióu; Essere acconcio pel dì delle
feste, cioè Ridotto a mal termine o simile.
S Fd ben; Far bene: Operar dirittamente, con giu-
stizia, con equità, con saviezza; e parlando di
rimedi, bevande e simili, vale Recar giovamento.
Giovare.
§ Fdla ben; Farla bene: Guadagnare o anche Pas-
sarsela bene: Con le ghe a fasso ben; Con lai
gliela faccio bene.
§ Fase ben voci; Farsi ben volere, vale Farsi amare,
Cattivarsi l'amore, l'affezione altrui.
$ Mangia o Beive ben; Mangiare o Bere bene,
vale Mangiare o Bere lautamente, del buono.
% Mette ben ùnn-a cosa a ùnn-a persònn-a; Blet-
ler bene a chicchessia qualche cosa. Tornar io
prò, in utile o comodo; ed anche Riuscire, Tor-
nar bene o in bene.
S Nò va ben, Nò sta ben; Non va bene. Non
islà bene, Sconviene, Disdice.
% 0 ben 0 md; 0 guasto o fatto. Maniera dino-
tante Esser la cosa a repentaglio, di dubbio evento,
cioè Comunque sia per riuscire o bene o male.
BEN
BEN
127
S Parla ben; Parlar bene: Parlar 'palitamenle,
ornalamcnie.
§ Passasela ben; Passarsela bene, agiatamente, ed
anche Star bene in salute.
S Pensò, ben ; Pensar bene, vale Pensar rettamente.
S Seìilise ben; Sentirsi bene, Star bene, vale Sen-
tirsi bene in salute.
S Sta ben ; Star bene : Essere in buona sanità, ed
anche Esser agiato, Essere in buono stato, Aver
agiatezze, sostanze, ricchezze, poderi. -Parlandosi
di Vestilo 0 simili, vale Esser aggrazialo, Tornar
bene indosso: Mìcb quella marscinn-a camme
a ghe sta ben; Osservate come gli sta bene
quell'abile.
S Sta ben a cèa; Adattarsi, Tornar bene al volto
V. Ce a.
S Sta ben c'ùnn-a persònn-a; Star bene con ano,
vale Essere in sua grazia.
S Tratta ben; Agir bene. Trattar rettamente, se-
condo il conveniente, il giusto.
« — ben ttnn-a persònti-a; Trattar bene uno, vale
Usargli ogni sorta di gentilezze; e parlandosi di
mangiare, vale Trattarlo lautamente, Dargli a
mangiare del buono e del bello.
S Vueì ben; Voler bene, Amare, Portar amore,
affetto, ecc.
S Voeise ben; Volersi bene, Amarsi, ecc.
XÌexL aecoiiiodLóix add. Ben accomodato,
Ben acconciato. Ben condizionato.
Be]ia.i:*d.a; s. f. Benarda. T. mar. Botte di lar-
ghissimo cocchiume, da potervi facilmente intro-
durre un vaso per estrarne il liquore rinchiuso.
BexLa,i:*dà> s. f. Zafardata : Colpo dato con cosa
intrisa o imbrattata di checchessia.
Seiia.x*doii s. m. Baggiano, Barhalacchio, Pa-
scigregge, Sermestola, Baccel da vedova, Ghian-
done, Baccellaccio, Barbacheppo, ecc., dicesi ad
Uomo goffo e scimunito.
Ben a,i<iiiòu. add. Ben armato : Armalo di
lutlo punto.
3eii arjrang-iòix add. Ben acconciato o
acconcio. Acconcio pel dì delle feste, vale Ri-
dotto a mal termine e simili.
Ben arrivóu. add. Ben arrivato. Ben venule:
Capitato in buon punto; ed anche Ben tornalo.
Ben Ikeii avv. Ben bene V. Bell'e ben.
l-Jen ciantóu. V. Ben complesso.
Ben complesso; Een complesso, Imper-
sonalo, Alliccialo, Tarchiato, Membruto, Pieno
di carne. Di grosse membra.
Ben. con Iben avv. Ben con bene, Bene sta :
Se ti ve(jni ben con ben, dunque ghe vaddo solo;
Se tu vieni, bene sia, altrimenti ci vado solo.
3en condLizionón add. Ben condizionato,
Ben accomodalo. Ben acconcialo.
Ben d.e spesso avv. Bene spesso. Molte
volte, Frequentemente.
Ben disposto add. Ben disposto. Ben in-
tenzionato. Ben inclinalo.
Ben dito add. Ben detto. Opportunamente detto,
Detto a dovere.
Bene : Bene ! Ottimamente ! A meravìglia ! Di-
cesi mostrando soddisfazione di quello che si è
detto e operato.
Benedi v. a. Benedire, antic. Benedicare, e alla
latina Benedicere: Compartir benedizione. Pre-
gar bene da Dio a cosa o a persona.
0 Benedire; parlando di Oratorii, pubblici o privati,
di Fonti battesimali, ecc., vale Consecrarli al cullo
divino con le cerimonie e preghiere prescritte
dalla Chiesa,
n — Parlando d'Armi, Bandiere, delle Tavole dei
campi e simili, vale Recitare alcune orazioni, e
far sopra quelle cose il segno della croce per
pregar loro bene da Dio.
•» — Parlando di Cose 0 di Tempo che ci richiamino
alcun bene ogran,soddisfazione, vale Commendare,
Lodare: Benediggo Ida e 5 momento che ecc.;
Benedico l'ora e il momento che ecc.
§ Manda un a fase benedi; 3[andar uno a farsi
benedire, si dice pulilamenle e quasi in modo
d' imprecazione a chi ci fa cosa che ci dispiaccia,
e vale I^fandarlo al diavolo.
% 0 Segnò 5 a benighe; Dio, Il cielo ecc. la be-
dica, vale La prosperi, La protegga.
Benedizi^n s. f. Benedizione : L'atto del
benedire.
§ Dà a benediziòn a ùnn-a cosa; Dar la benedi-
zione 0 la benedica a una cosa, figurai, vale Rinun-
ziarvi affatto. Lavarsene le maai. Non impacciarsi
né intrigarsi più d'essa.
Ben edùcóu. add. Ben educato. Ben costu-
malo, Ben creato: Educato nel buon costume.
Benefattó s. m. Benefattore, e nel femm. Be-
nefattrice e Benefattora: Chi o Che fa bene altrui.
Benefica v. a. Beneficare, antic. Beneficiare,
Benifìcare: Far benefìcio o bene altrui.
Benefizia s. f. Beneficiata : Serata teatrale de-
stinala a parlicolar benefizio d'un attore, d'una
cantante, ecc.; dicesi anche Serata.'
Benestante s. m. Benestante: Possidente di
case, di terre, di capitali; Facoltoso.
Ben fseto add. Ben fatto. Ben fatto, Propor-
zionalo, Bello, Di belle forme.
Ben fortùnóu. add. Ben fortunato, Benav-
venturato, Benavvenluroso, Felice.
Beneitin s. m. Pila dell'acqua santa: Vasca
di marmo, pietra o metallo, di più grandezze e
forme, che contiene l'acqua sanln.- Piletta e in
Lomb. Acquasantino chiamasi Quello, per lo più
di cristallo o dargenlo, che si tiene nelle case
accanto del letto. Secchiolina dicesi Quel secchio-
lino, d'argento o d'ottone, e con manico arcato,
dentro il quale si reca l'acqua santa e l'aspersorio.
Beneitosssel Ma Dio santo! Ma benedetto
Dio ! Ma per bacco ! Ma per dinci ! ecc. Escla-
mazione di sdegno, d'inquietudine o simile: Be-
neitossce ! sei sempre chi a fròsciame ; Ma
benedetlo Dio! voi mi seccate continuamente.
Beneitossce! voi sei sempre arraggióu! Mi per
bacco ! voi siete sempre imbizzito t
Beneixi V. sopra Benedi.
Beni s. m. pi. Beni, Averi, Facoltà: Possessioni
di più campi o prati, poderi, tenute, ecc - 1 Beni
possono essere mobili, immobili o stabili, dema-
niali, comunali, ecclesiaslici, dolali, parafernali o
sopraddolali , e allodiali.
Beniamin s. m. Cucco e volg. Beniamino;
dicesi nelle famiglie II figliuolo più amalo dal
padre e dalla madre. Si dice anche di Chi è il
prediletto d'un Superiore, d'un Professore, ecc.
Ben immaneg-óu. add. Ben combinato,
Ben ordito. Ben macchinato, ma dicesi per lo più
con astuzia o con frode.
Ben ing-iarmón add. Ben assetto. Addob-
bato, Lindo, Attillato.
12«
BER
BER
Senìscimo avv. Benissimo, superi, di Bene,
Ollimamenle.
Seu inteizo add. Beninteso-. Aggiunto di
lavoro, fabbrica, scollura o pittura, nei quaie si
riconoscano le dovute proprietà.
— che; Ben inleso che. Posto avv. vale Purché, A
condizione che. Con palio che.
Benna, s. f. Benna : Veicolo sulle ruote, fatto
per lo pù di vimini e buono a molti usi, fra i
quali è da contarsi anche quello del viaggiare.
Benone avv. Benone, Arcibene, Benissimo, Ot-
timamente.
Ben provvisto add. Ben provvisto, B n
fornito. Corredalo, Provveduto.
Bensci avv. Bensì e Bene sì: Modo afTerm.,
lo stesso che Sì bene. Sì.
Ben teg'nùo add. Ben tenuto: Aggiunto di
checchessia, vàie Ben custodito. Ben conservalo.
Ben tox*nóu add. Ben tornato. Modo di sa-
lutare altrui al suo ritorno.
Ben tra-va/g'g-ióii add. Ben lavorato : Ese-
guito con perfezione di lavoro.
Ben trovòix add. Ben trovalo: Modo di sa-
lutare incontrando alcuno.
Ben veg-nùo add. Ben venuto, Benvenuto,
Ben arrivalo.
Ben visto add. Beneviso, Ben visto, Accetto,
Gradito.
Ben voentéa, avv. Ben volenlinri. Molto vo-
lentieri, Di grado. Di buon grado. Di buona voglia,
Più che volentieri.
Beo s. m. Acquajo, Gorello. T. contaci. Quel solco
attraverso al campo, che si fa per r.cever l'acqua
digli altri solchi, e trarnola fuori.
Berbexin s. m. Cingallegra piccola. Fior. Po-
tazzina, Buloyn. Fratino, e in qualche luogo Cincia
e Parozzolino. T. ormi. Parus ccerulcus. Uccel-
letto del genere delle Cince, di color mollo somi-
gliarne alla Cingallegra maggiore (Partssùuaj, di
corpo assai piccolo, che annida e rinviensi in tutte
stagioni nei nostri monti. \e n'ha altre due va-
rietà, cioè: il Berbexin sù/fetto, Cincia col ciuffo
(Parus crislulusj, e il Burbexin eòa lunga, Co-
dibugnolo 0 Codilungo (Parus caudalusj, che pur
essi vivono e annidano nelle nostre montagne ,
d'onde nell'inverno scendono nelle pianure e ri-
covransi negli oliveli.
H Fignoletto; Piccolo ciccione V. Ciavello.
tt Grifo, Grifone. T. boi. Pulypurus frondusus. Spe-
cie di fungo mangereccio, assai grosso, di carne
bianchi.'isima, ma alquanto coriacea, e prrciò un
po' indigesto, che trovasi in settembre ed oltobre
al pie de' castagni e delle querce; il suo stipite è
diviso in molle diramazioni, le cui sommità sono
fornite d'un cappello carnoso, odoroso, di color di
cioccolaite chiaro, imitando n 'Ila forma una specie
di conchiglia chiamala aron a. Hawrne un altra
varietà detta C/auarm bolrytis, e^\r<ì\mettle grosso
e mangereccio, che nella forma imiia il pomo d'un
cavolo fiore, ed ha in cima agli stipili un piccolo
cappello bianco.
Beretta, s, f. Berrelta e Berretto : Copertura del
capo falla in varie fogge e di diverse ma'eiie,
— ciatta; Berretta a tagliere. Dicesi quella berretta
piatta e bassa, nella quale non si vede la forma
del capo.
— daprwve; Berretta o Berretta a spicchi: Quella
che portano i preti.
I» — Fusaggine, e volgarm. Berretta da prete. T.
boi. Eoonyinus curopceus. Arbusto della famiglia
delle Ramnf^e, il cui legno è giallo simile al bos-
solo, ma più tenero, e si adopera da' tornitori
per diversi lavori, specialmente per fusi da filare;
i suoi frutti si assomigliano ad una berretta da
prete, donde trasse il nome. Fiorisce nella stale
ed è comune ne' terreni umidi. Chiamasi anche
Silio, Berretta da cardinali, Fusaria, Fusario,
Fusaro, Evonimo.
n — Monacella, Fungo marino. T. hot. Helvella
mitra. Fungo buono a mangiare, che ha il gambo
bianco e il cappello a foggia di mitra intagliata
in diverse giiise di color vrrdaslro.
— dell'ùga; Fiòcina : La buccia dell'acino dell'uva,
specialmente quindo è vuota.
§ Levdse aberettu; Far di berretta, Trarsi dì ber-
retta, Cavarsi la berrelta ad alcuno, vale Scoprirsi
la testa in segno di riverenza.
§ Va citi ùnn-a bercila che cento scuffie ; Val più
una berretta che cento cullie. Prov. di facile in-
terpretazione.
Berettas. m. Berrettaio. Berretlinajo, nel femm.
Berrellaja, Berretlinaja : Chi o Che fa e vende ber-
rette.
Beretta s. f. Berretlala: Tulio quanto capisce
una berretta; ed anche Colpo dato colla berrelta.
Berettins.m.Berretlino: Berrelta piccola com-
baeiante al capo.
S — da ncutte; Berretta o Berretto da notte: Ber-
ret a di coione, fatta a maglia, che usasi portare
dagli uomini alla notte nel letto.
** — da ciceii; Zizzanioso, Commeltimale V. Ci'cb-
tezzoso.
% Lasctàse pìggià 5 berellln; Lasciarsi pigliar
addosso campo, rigoglio, baldanza, figurai, vale
Lajciar che altri ti usi sopt^rchieriè.
Bei*ettina V. Bereltà nel significato di Berret-
taio; notandosi però cha da noi con questa voce
iniendesi Quegli che fa berreite da pre e.
Berettinn-a s. f. Berrettina, Berrettuccia,
Bcrreiluola, Berriuola: Piccola berretta, e per lo
più dici si quella de fanciulli.
Berettón s. m. Berrettone: Accresc. di Ber-
relta: Berretto grande e alto, e per lo più con ro-
vescio; ed anche Quella coperta del capo, falla di
pelle d'orso, ch^ u.^avano portare i Granatieri.
Berg-amotto s. m. Bergamotto. T. bot. Ci-
trus auranliuiii bergamium. Albero che poco si
eleva ; i suoi rami sono lunghi e piegh-^voli ; le
foglie lungiimenie picciuolate, alale; i fiori bian-
chi; il Irullo piccolo, spesso piriforme, ed alle volte
ha un mimmeilone all'estreinilà. Ksso s'ingiallisce
nella maturità, e prende il colorilo del limone; la
sua scorza è liscia e sottile con polpa acre ed
amara. Coltivasi nelle Calabrie e più speciaim. in
Sicilia. Le vescich'^lte della scorza contengono un
olio essenziale d'odor soavissimo e piccante usato
dai profumieri,
" Bergamotta: Il f. ulto del bergamotto.
% Pei bergamotto; Pera bergamotta, o semplic. Ber-
gamotta : Sorla di pera morbida e sugosa, di cui
sonvi più varietà V. Pei.
Berlèa dia campann-a; Callivello:
Occhio da c:ii pende il ballaglio di'lla campana.
— (lòbattaggiodacampunn-o; *!aniglia: Quella parte
del battaglio opposta alla testa, per cui lo stesso
si appicca con una striscia di cuojo al callivello»
BEB
BES
129
Berlend-òn s. m. Manrovescio e Marrovescio :
Colpo grande dato sul viso colla parie convessa
della mano volgendo il braccio.
Berliccà v. a. Beccare V. Becca nel 2" signi-
ficato.
Berliun-a. s. f. Berlina, Gogna : Pena che già
davasi a certi colpevoli per aggravarne la condanna
col vitupero, esponendoli in luogo pubblico alla
vista degli accorrenti, e anche facendoli passeggiare
per la città, con iscritta appesa al collo indicante la
colpa che li macchiò.
w Berlina. Dal frane. Berline. Sorta di carrozza non
molto alla, a quattro ruote e quattro posti , che
ha la cassa raccomandata a due forti cignoni , e
lesi por modo da levare ogn incomodo di scosse
a chi vi è dentro.
S Èse a berlinn-a; Essere alla berlina, figurai, vale
Essere esposto allo scherno, alle beffe, al ludibrio
delle persone.
S Fase mette a berlinn-a; Farsi scorgere, Farsi
burlare o beffare.
% Mette un a berlinn-a ; Mettere uno alla berlina :
Schernirlo pubblicamente in pena di delitto; e figu-
rai. Sparlarne e Fare che sia schernito, che anche
si dice Battere la cassa addosso à uno.
Iiei*iiissà. v.a. .'^piaccicare; dicesi di Cosa mor-
bida, e vale Premerla colle mani, co' piedi o con
altro da renderla quasi come una panicela.
S Bernissdse n. p. Spiaccicarsi.
!Bei*iiisso s.m. Moticchio, Fanghiglia, Poltiglia:
Quel fango che si forma nelle contrade della città
quando cade pioggia minuta V. Bratta, Pastisso.
^ Fd ò bernisso «"«nn-a cosa; Mandar a male una
cosa, Sciparla, 3Iantruggiarla, Guastarla, Malme-
narla, e talora anche bpi;iccicarla V. Bcrnissà.
Berodo s. m. Sanguinaccio: Budello di majale
0 di vitello, ripien di sangue acconciato con vari
ingredienti, che collo si dà a mangiare. In parecchi
luoghi della Toscana, e specialm. a Lucca, lo dicon
Biroldo.
Bex'sag'g'ia v. a. Bersagliare: Propriam. In-
festare colle batterio. Colpire colle artiglierie; e
figurai. Tirare come al bersaglio.
Bersag-liere s.m. Bersagliere. Diconsi Ber-
saglieri i soldati che si mandano spicciolati e a
branchi fuor della fronte del battaglione o dell'e-
sercito ad esplorare il nemico, a tirare i primi
colpi, a tenerlo indietro con un vivo fuoco, o a
stamheggiarlo e pizzicarlo sui fianchi, ?cc.
Bersag-g-io s. m. Bersugiio, antic. Berzaglio:
Segno ove si drizza la mira per aggiustare il tiro
d'unarme.
M Bersaglio, figurai, vale Zimbello, Ludibrio, Tra-
stullo, onde: Ése o bersaggio d'ùnn-a persònn-a
d'ùnn-a compagnia, ecc.; lissere il bersaglio di
una brigata o di qualunque altro. Essere o Servire
per zimbello o di zimbello ad una brigala, ecc. ,
vale Essere l'oggetto di tulle le beffe e di tulli gli
scherzi che da quelli si fanno,
g Fu 5 bersaggio d'ùnn-a cosa; Far il trastullo, il
ludibrio, il zimbello d'una cosa; e talora anche
Malmenarla, Sciparla, Mandarla a male.
Bersò s. m. Capanno, Cupo'a, Copei lo: Quella spe-
cie di vòlte, che sogliono farsi nei giardini o ter-
razzi con legnami o ferri ingraticolali, sovra cui
si fa rampicare là verzura per coprirle. Dal frane.
Berceau.
Berta s. f. Gazza, Cazzerà, Cecca, Pica, Putta.
Càsàcou, Dùfionafio QaHOUtM-IiaUano.
T. ornil. Pica caudata. Uccello dell'ordine dei
Passeri, di color bianco e nero, della grandezza
quasi d'un colombo, atto ad apprender e imitar la
voce umana ove s'istruisca da piccolo.
^ Dd a berta; Dar la berta, la ciancia, la soja, la
quadra, l'allodola, la monna, la trave, Dar cacca-
baldole. Dar moine o roselline, vagliono Burlare,
Far paroline o per ingannare o per entrare in
grazia di chicchessia.
S L'è passÓH 5 tempo che Berta a flava; Non è
pili il tempo che Berta filava. Modo prov. e vale
I tempi son mutati, E' son passati i be' tempi,
Bertselo s. m. Bertovello. T. pese. Strumento
da pescare, ed è Una specie di gabbia col ritroso,
in tutto simile alla nassa, se non che è di figura
• quasi rotonda; serve a pescare i pesci di squama,
come orate, mòrmore, sparli, sarghi, ecc. Dicesi
anche Berlabello, Berloello.
Bertag-nas. f. Bretagna, Gran Bretagna o Gram-
brelagna. Giacinto doppio: Sorta di flore, ed è una
varietà del Giacinto V. Giacinto.
Bertagnin. add. Bertagnino: Aggiunto ad una
Specie di baccalà più piccolo dell'ordinario e te-
nerissimo.
Berteggi s. ra. plur. Verticchì, Bertocci, Pa-
ternostri. T.mar. Specie di palle rotonde di legno,
forate a guisa di palernoslri, che s'infilano con una
fune, onde formare le trozze, che facilitan l'ascesa
0 discesa de' pennoni In igo gli alberi.
Bertella eal pi. Bertelle; Bertelle, Bret-
lelle,Cigne, Stracche, ed a Siena Dande: Quelle due
strisce di panno, di pelle o d'altro, che si usano
per sostenere i calzoni, abbottonandone i capi al
davanti e al di dietro, e facendole passare in croce
per le spalle.
— dòscciéuppo; Cinghia, Cigna, Cintolone: Quella
che serve per portarlo ad armacollo.
Bertoeli s. m. plur. Cavolini : Bimessilliccì del
cavolo. Nel coni, di Fir. diconsi anche Broccolini.
§ Cos'ha da fa ò sùccao rozón co-i bertoeli? Che
ha da fare la luna co' granchi? Jlodo prov. che
dinota la gran differenza che passa da una cosa
all'altra; e per Io più si dice a Chi, continuando
un discorso, vi frammischia cose lotalmente estra-
nee all'oggetto di cui si tratta.
§ Mesccid 0 sùccao rozóu co-i bertoeli; Mescolar le
lance colle mannaje, vale Unire insieme cose di-
sparate.
Bescliéutta V. a. Biscottare: Cuocere il pane
0 altro a modo di biscotto.
Bescheùttà s. m. Cantucciajo: Colai che fa
caiiliirci 0 biscotti.
Bescliéiatto s. m. Biscolto: Pane colto più
lungamente, e più disseccato del pane ordinario,
atlìnchè si conservi mej,'lio nelle navi. Ciascun
pane di forma rotonda e piatta si chiama Casta-
gnola 0 Galletta V. Galletta.
« Biscolto, per riccolo biscotto a fette, di fior di
farina, zucchero e altro; altrim. Biscottino, Can-
tuccio. Ce n"ha di più falle e nomi, come Biscotto
della regina, l'iscolto reale, anicino, del Lagac-
cio, ecc.
§ Beschéulti de cavallo ; Cavallina , dicesi per
ischerzo allo Sterco del cavallo,
g Imbarcdse sensa beschéiilto; Imbarcarsi, Mettersi
in mare, o simili, senza biscotto, dicesi figurai,
del Mettersi all'impresa senza i debiti provvedi-
menti e senza i necessari riguardi.
130
BET
BEU
Bestasso CCóstd SJ V. Costà.
Ses tento fFòa d5J; Canzone o Favola dell'ac-
cellino, Canzone dell'oca, si dice Quando uno, fa-
vellando, torna sempre sulle medesime cose, e mai
non viene a fine.
Sestetto add. Malauguroso, Malaurioso, Malau-
roso, Di caltiv'uria: Aggiunto a Persona, vale Di
infausto, di cattivo augurio. Chiamasi così da noi
Colui che ha preso il latte della madre o della bàlia
dopo il parto d'un secondo figlio. A costui il volgo
attribuisce la proprietà di far andar male certe
cose che si fanno mentr'egli è presente.
Sestia. s. f. Bestia: Nome generico di Tutti gli
animali bruti, fuorché degl'insetti.
» Bestia, metaf. dicesi d'Uomo senza discorso, e
che abbia costumi e faccia azioni da bestie.
S Andd in bestia; Andare, Entrare, Saltare in be-
stia, Dar ne' lumi o nelle scartate, vagliono Andar
in gran collera, in ismanic.
S S'5 s'arraggia, 5 diventa ùnn-a bestia; Se gli
monta la slizza, egli è una bestia, cioè Furioso e
senza ragione. ■
!BestÌ£Llit£e s. f. Bestialità: Propriam, Azione
da bestia ; comnnem. usasi per Sciocchezza, Mat-
tezza, Goffaggine, Sproposito da cavalli, onde: Fd
de bestialitcd ; Far mattezze, sciocchezze. Ope-
rare scioccamente.
Sestiamnie s. m. Bestiame: Moltitudine di
bestie, ma dicesi comunem. delle domestiche.
Bestiassa s. f. Bestiaccia, Bestione, Asinone,
Asinaccio, Animalaccio; dicesi per ingiuria a Per-
sona rozza, indiscreta, dappoco, scimunita.
Bestiu s. m. Puzzo di bestino o di bestinaccio:
Quel fetore che mandano certi pesci ordinari, chia-
mali Pesci bestini, che non hanno squame, spe-
cialmente solto la pancia, come le razze, i polpi,
i calamai, ecc.; ed anche 11 puzzo degli animali
selvatici.
M Lezzo : Quel puzzo o tanfo di sudiciume che esala
dalle persone che non hanno veruna pulizia negli
abili, e mutansi radissime volte la biancheria; chj
anche dicesi Caprino: 0 spùssa de bestin; E' sa
di lezzo 0 di caprino.
Bestinn-a V. Bestiolinn-a.
Bestiolixm-as.f. Bestiola, Besliuola, Bestic-
ciuola, Beslioleila, Besliolina, Beslioluccia. Dim.
di Bestia: Piccola bestia.
Bestiou s.m. Bestione, Bestiaccia, Animalaccio,
V. Bestiassa.
Betord-o s. m. Mestolone, Navone, Minchione,
Rapa, Zugo, Soro, ecc. : Uomo di poco senno, di
poco intelletto.
Béttoa s. f. Bettola, Taverna: Osteria dove si
vende vino a minuto, ed anche da mangiare, e dove
capita solamente gente di bassa mano.
— dò pòntón; Batlello del fango. T. mar. Chiamasi
con tal nome Una barca destinala a ricevere e
trasportar fuori del porlo le materie eslratle col
cavafango (ponton) dal fondo del mare entro il
porto medesimo, per mantenerlo pulito,
n Barcaccia, per similit. e in senso avvilitivo dicesi
pure di Qualunque bastimento vecchio, e non più
atto alla navigazione.
S Frequenta e béltoe; Betlolare, Frequentare le
bettole.
Bettoante s. m. Bettolante, Bettoliere, Taver-
niere, Tavernaio: Che frequenta le bettole o le
taverne.
Bettou s. m. Smallo, Getto. T. murai. Com-
posto di calce viva mescolato subito con acqua e
sabbione o ghiaja, che cosi caldo si mette in opera
e fa presto presa e indurisce moltissimo. È quasi
Io stesso che il Calcestruzzo.
Bettouica s. f. Bellonica o Breltonica. T. bot.
Betonica o/ficinalis. Pianta notissima che cresce
ne' boschi, e le cui foglie e fiori erano anticamente
di grand'uso nella medicina.
§ Ese conosciùo citi che a bettonica; Esser noto più
che la mal'erba. Esser conosciuto come l'ortica,
dicesi di Chi è nolo universalmente a ciascuno.
Béu. s. m. Bue, antic. Bo e Bu, al plur. Buoi e Bovi:
Toro castrato e domato. Animale da giogo e da
macello.
— sarvcego; Bisonte e Bissonte: Bue selvatico dei
paesi settentrionali, che ha la barba sotto il mento,
la gobba sulle spalle, e la testa coperta di finis-
sima lana.
% Collann-a di béu; Giogaja, Soggiogaja, Paglio-
laja: La pelle pendente dal collo de' buoi.
%■ Èuggi de béu; Occhi di bue. T. marin. Grossi
cristalli semisferici, incastrati nella coverta del
bastimento per dar luce ai camerini, dispense,
stiva e luoghi oscuri di esso. I vapori e certuni
bastimenti gli hanno anche ne' fianchi, e questi
si aprono e chiudono in tempi di calma per co-
municar aria nelle camere.
**S Èuggio de béu; Scudo d'argento. Modo basso e
proprio del parlare furbesco: G'hò desto un éuggio
de béu; Gli diedi uno scudo.
% I béu pe come e i ommi pe-a lengua; Gli uo-
mini si legano per la lingua e i buoi per le corna.
Dettato proY. e vale La parola dell'uomo è un'ob-
bligazione.
S Lengua de béu; Biiglossa. T. bot. Anchusa of-
ficinalis. Pianta della famiglia delle Borragginee,
così chiamata perchè le sue foglie hanno la figura
e là ruvidezza della lingua d'un bue. Dicesi anche
Lingua di bue, Borrana selvatica, Ancusa.
§ Mercante da béu; Boattiere: Mercatante da buoi.
S Mette 5 caro avanti a-i béu; Mettere il carro
innanzi a' buoi, vale Fare innanzi quello che si
dovrebbe far dopo.
S Mette òzuvo a-i béu; Aggiogare i buoi, Giugnere
i buoi: Porre ad essi il giogo sul collo.
% Nò serve scigod quando i béu nò véuan beive
V. Beive.
% Serra a stalla quando i béu son scappos; Chiu-
der la stalla quando son scappati i buoi, vale Pi-
gliar rimedio quando non v'ha più tempo.
% Va tanti agnelli a Pasqua quanti béu a Dénd;
La morie non guarda solamente al libro de' vec-
chi, ovv. Al macello va più capretti giovani che
vecchi, ovv. iNon ha più caria l'agnello che la
pecora. Dettato facile ad ogni intelligenza.
Béug-a Ibùg-ag-na V. A béuga bùgagna.
Beùletto s. m. Bauletto. Dimin. di Baule: Pic-
colo baule,
g Scàtoa a beùletto ; Tabacchiera a bauletto.
Beùlo s. m. Baule: Sorla di cassa, tutta ricoperta
di pelle 0 senza, foderata di carta o tela, e raffor-
zala con rcgolini e con lamiera su coperchio con-
vesso. Serve a riporvi la roba massime per viaggio.
Il Panchina. T. murat. V. Coverta.
Il Burello. T. mar. Legno tondo, che serve a for-
mare l'impiombatura d'un carro collaltro.
S Fd i beiUi; Far i bauli, vale Disporsi a partire.
BEZ
èlB
181
» — òbeùlo; Far il baule: Adattarvi la roba da
portare in viaggio.
S Viaggia còmme vn beùto o camme i beuli; Viag-
giar come un baule o come i bauli, dicesi di Chi,
viaggiando, non osserva i luoghi pe' quali passa,
e i monumenti che gli si parano dinanzi, né i
costumi de' varii paesi, nulla insomma di tutto
ciò che può ammaestrarlo, e torna a casa più
ciuco di quando si mosse; ed è prov. pari a quegli
altri: Partir dentro una cassa e tornar dentro un
baule, Andar vitello e tornar bue, Andar mes-
sere e tornar sere.
Béug-g-io s. ni. Buco, Pertugio. Voce del coni.
**Beu.ssn, V. Bevùssd.
Séussa>i s. m. plur. Pruni: Nome generico di
tutti i frutici spinosi, de' quali si vagliono i con-
tadini per formare le siepi.
**ii In voce furbesca s'intende per Danari, Quattrini:
O l'è omino chi ha di béussai; È uomo che ha
danari, cioè É uomo ricco, facoltoso, ecc.
**B©ùssón V. Bevùssón.
Seùta. s. f. Fautta: Mantellina di seta con piccol
cappuccio di color nero ad oso di n^aschera.
Sexo V. Abeto.
Béutta^là. s. m. Bagattino, Pelacucchino, Para-
cucchino. Frullo, Lupino, Cica, Niente: Cosa di
nessunissimo pregio, ed usasi per lo pili in questa
0 simile locuzione: Nò ghe daeivo iin béuttalà;
Non gli darei un bagattino, un lupino, ecc.
Séuza. s. f. Bovina e i;uina: Fimo de' buoi e
delle vacche che, oltre al servir di concime, si
usa pure stemperato con acqua per coprirne l'aja
non lastricata, il che nel coniado di Firenze dicesi
Smerdinar l'aja, e nel nostro Impeigd l'wa \.Ma.
Séuziiiia^ V. sopra Bèuza.
Be'rand.a s. f. Bevanda: Ciò che si bee per
rinfrescarsi, por ristorarsi, ppr medicina.
iBeverag'g'io s. m. Beveraggio: Slancia per
bere, o II bere che si dà altrui per fatiche o ser-
vigi prestati.- In marineria dicesi Beveraggio La
mescolanza eguale di vino e d'acqua per la be-
vanda ordinaria delleqiipaggio.
Be'vioii s. m. Beverone: Quella bevanda com-
posta d'acqua e di crusca che si dà a' cavalli o
altri simili animali per ristorarli o ingrassarli.
Bevitò s. m. Bevitore V. Beviissòn.
Bevùsst*, V. n. Bevazzare, Sbevazzare, Sbevuc-
chiare, Sbeucchiare, Zizzolare: Bere spesso, ma
non in gran quantità per volta.
]Be^ùssa.ta> s. f. Sbevazzamento, Beveria: !l
bevazzare.
Se^vùssòn. s. m. Beone, Bevone, Bevitore,
Trincone, Trincatore, Trinca, Cioncatore, Pec-
chione, Cinciglione, Gorgione, Succiabeone, Mo-
scione: Chi bee assai ed a cui piace il vino, So-
lenne bevitore.
Seza.g-iiiiin.-a/ s. f. Erbajuola, Erbajola, Er-
barola, e volg. Cavolaja: Colei che vende o rivende
ortaggi, come cavoli, carciofi, rape, sèdano, ecc.;
nome da noi derivato dal torrente del Bisagno,
presso il quale sono orti, ove si coltivano esclusi-
vamente civaje ed erbaggi.
Beza'vo s. m. Bìshvo, Bisavolo, Bisnonno, Pro-
avo: Padre dell'avo o dell'avola.
Sezéug'iia v. imp. Bisognare, Abbisognare,
Esser bisogno o di bisogno o d'uopo, Occorrere,
Far di mestieri, Doversi.
Bezéug-no s. m. Bisogno: Mancamento di
quella cosa di cui in certo modo si può far senza,
e importa meno di Necessità, la quale è Manca-
mento di quello di cai non si può far senza io
modo veruno.
S Aveì bezéugno o de bezéugno; Aver bisogno.
Abbisognare.
§ Chi ha bezéugno de féugo, porze 5 dìo ; Chi ha
bisogno di fuoco paletta porti. Chi abbisogna s'ar-
renda. Chi abbisogna non abbia vergogna. Proverbi
che vagliono Chi ha bisogno domandi, ed anche
Chi ha bisogno non debb' essere superbo.
S Fd bezéugno o de bezéugno; Essere o Far bi-
sogno 0 di bisogno. Bisognare, Abbisognare, Es-
ser necessario; e talora anche Importare.
S Fd I so bezèugni; Fare i suoi agi: Andar del corpo.
S Quando ghe sa 5 bezéugno; Al bisogno. Occor-
rendo, Quando occorrerà o bisognerà.
Sezig-g-in V. Beziggio.
Sezig-^io s. m. Mignatta, Seccafistole, Jlosca
culaja, Frangicupola, Frangisedere, dicesi di Chi
sta sempre presso d'alcuno grandemente impor-
tunandolo.
IBeziiiscio add. Bolso. Dicesi di Persona mal-
sana per troppa umidità e ripienezza, e di colore
tra il verde e il giallo; e talora anche semplice-
mente per Gonfio.
Bezùg-o s. m. Occhione, Occhialone. T. ittiol.
Sparus pagrus. Pesce di color rosso, che ha una
macchia nera presso la coda, ed è così chiamalo
perchè i suoi occhi sono molto grandi relativa-
mente alla mole del corpo.
" Soro, Piccione, Babbaccio, Babbaleo, Moccicone,
Castrone, Tulipano, ecc., dicesi figurai. d'Uomo
scimunito e lalordo V. Babazzòn.
Siàncola s. f. Ballerina, Cutrettola, e volgarm.
Biancola. T. ornit. Motucilla alba. Uccelletto del
genere delle Motacille, che ha il becco nero, il
dorso cenerino e l'addome bianco. Pascesi d'in-
setti e fabbrica il suo nido nelle buche de' massi,
sotto le tegole de' tetti e negli editìzi semi-diruti.
Siancomaiig-ià. s. m. Biancomangiare: Vi-
vanda composta di latte, farina, uova, zucchero
e altri ingredienti che si dà a mangiare cotta;
altrim. Crema.
Biava f. s. Biada, Avena e comunem. Vena. T.
bot. Avena saliva. Cereale noto, il cui grano
dassi a mangiare a' cavalli.
S A menestra a l'è a biava dell'omino ; La mi-
nestra è la biada dell'uomo, cioè La vivanda più
soddisfacente e quasi necessaria.
S Mercante de biava; Biadajuolo.
Bia:xiiiià v. a. Biasimare, poetic. Biasmare,
Vituperare: Dir male della cosa di cui si parla,
e mostrando in essa sconvenevolezza e difetto.
Biasimo s. m. Biasimo, poetic. Biasmo: Il
biasimare; ed anche Nota, Macchia o Difetto che
•risulta dall'essere biasimato.
Bilbtoin s. m. Gallinaccio, Gallo o Pollo d'India
e volg. Tacchino: Sorta d'uccello domestico, e
alquanto piìi grosso del gallo, che ha la testa e
la parte superiore del collo coperta di pelle bi-
torzoluta, ora turchiniccia ed ora rosseggiante,
chiamala Caruncola, e sulla fronte una Carunco-
lella, la qual talora si allunga e gli pende sul becco.
In alcuni luoghi della Tose, dicesi anche Billo.
n Soro, Bescio," Zugo, Avanotto, Cucciolotto, Car-
ciofo, ecc. V. Babilan.
S 0 bibbin 6 fa da scignda; Il lacchino fa la ruota,
Ì32
BIG
BIN
dicesl quand'esso striscia l'ali e spiega la coda
a guisa di ruota come fanno i pavoni.
S 0 bibbin 0 fa glò già; Il tacchino gorgoglia.
§ Roba da fa rie i bibbin; Cosa da far ridere le
telline e i ranocchi, dicesi di Cosa ridicola al
maggior segno.
33ilblbiiiJX-a s. f. Tacchina: La femmina del
tacchino.
Bìlbita s. f. Bibita : Qualunque bevanda rinfre-
scativa; e comun. nell'uso intendasi Un bicchiere
pieno d'acquacedrata o altrimenti acconcia, che
si beve in ghiaccio nell'eslale.
DSilbliotecàio s. m. Bibliotecario: Quegli che
sopranlende alla biblioteca, e ne ha il governo.
Bicocca s. f. Catapecchia. Dicesi di Casa po-
vera, ridotta in pessimo s(ato, dove appena si
possa abitare; allrim. Casaccia, Tugurio.
Sidan s. m. Badile, r.^wm. Scalpello grosso ed
augnalo ad uso d'incavar il legno che si vuol ca-
lettare ; i Fioroni, dicono più comun. Scalpello.
Side s. m. Bidè. Voce dell'uso, dal frane. Bidet.
mobile fallo a guisa di cassetla, retto da quattro
peducci e coperchialo, con enlro una catinella
piena d'acqua ad uso di lavarsi le parti di sotto.
Bidello s. m. Bidello: Chi serve all'università,
in un'accademia, in un istituto, in un collegio, ecc.
Bidou s. Bidone. T. mar. Vaso di legno di forma
cilindrica e cerchiato di ferro, con un beccuccio
poslo lateralmente alla parie superiore, che usasi
a bordo de' bastimenti da guerra per mettervi le
razioni di vino de' marinai.
Il Bidone, per-Una specie di vaso di terra della forma
di un boccalone o d'una grossa brocca, contenente
• più litri, che usano a tener sul banco i rivenditori
di vino a minuto, per lo più sempre pieno, per
servir gli avventori. Voce dell'uso.
Biéte s. f. pi. Punte del mazzo. T. di cartiera.
Punle di ferro, simili a grossi chiodi, conficcate
nella base del mazzo, con capocchia a foggia di
piramide tonda, le quali servono a pestare i cenci
por farne caria.
Bif*órco s. m. Furfante, Forca, Mariuolo, Tristo,
31al bigatto. Mal soggetto, Impiccalojo; dicesi a
Persona di mal affare. Alle volle usasi in senso
meno cattivo, e sta invece di Facimale, Tristan-
zuolo, parlandosi di ragazzo.
Big-g-etto s. m. Biglietto o Viglietto: Sorta di
lettera breve, che si manda fra non lontani, come
da una casa all'altra, dentro la medesima citlà o
terra, e in cui lo scrivènte suole dispensarsi dalle
cerimonie ordinarie.
M Biglietto, per Qualunque piccola carta scritta per
memoria o simile.
— de banca; Biglietto di banca: Carta monetala
emessa dalla Banca Nazionale, autorizzala e ri-
conosciuta dal Governo.
— de teatro; Biglietto: Quello per cui si ha librerò
ingresso allo spettacolo.
— de vixita; Biglietto di visita: Piccola cartellina,
su cui si scrive o si fa incidere il proprio nome,
e che si lascia poi per segno di essere sialo a
visitare alcuno.
-r dò semenàio; Biglietto o Polizza del lotto: Quel
biglietlo a slampa che il Bolleghino (Piggióu),
dopo avervi scritto sopra i numeri giuocati, taglia
dalla matrice e rilascia al giuocatore in garantia
del pasamenlo nel caso di vincita.
Big'lie s. f. pi. Bighe. T. mar. Due legni gene-
ralmente rotondi, i quali rizzali e incrociati nelle
due estremità, dove legansi insieme fortemente,
servono per inalberare gli alberi maggiori d'una
nave. Chiamansi pure con questo nome Que' legni
che si mettono agii alberi maggiori per rinfor-
zarli, quando si vuol mettere in carena una nave.
Biglia^ s. f. Palla: Palle d'avorio, di circa tre
dita di diametro, rotondissime, lustre, ora di color
naturale, ora tinte uniformemente, or brizzolate,
le quali sul prato del biliardo, percosse colla stecca,
si urtano, si riurtano, si riflettono per venire in
fine a toccarsi in determinati modi, o esser cac-
ciate nelle bilie (bùscioej.
% Fa biglia; Far bilia V. Fd ficco.
Big-liardé s. m. Pallajo: Garzone che nei
luoghi pubblici allestisce il biliardo, dà le palle
ai giuocatori, ne segna i punti e le purlile, ne
risolvo i dubbi, ne compone le conlese.
Big-liardo s. m. Biliardo e Bigliardo : Nome
di giuoco così detto, non che del Luogo e della
Tavola dove si fa il detto giuoco.
§ Bùscioe dò bigliardo; Buche o Bilie: Le sei
buche, una per ogni angolo, ed una nella metà
di ciascun lato di fianco del biliardo, che diconsl
anche Buche o Bilie di mezzo,
g Cian do bigliardo; Prato: La tavola del biliardo
coperta di panno verde, eh' è compresa fra le
quattro mallonellc (spranghe).
§ Spranghe do bigliardo; Mattonelle: Le quattro
sponde che ornano la tavola, su cui si giiioca al
biliardo. La parte interna delle mattonelle, im-
bollila di ermo, e conro alla quale urlano le
palle in giuocando, chiamasi Battuta.
§ Testwn do bigliardo; Lati di battuta: I due lati
minori del biliardo, ove si principia ri giuoco.
Big-óelo s. m. Orlo filato. Rotolino. \ oci del-
l'uso. Orlo ripiegalo sopra se stesso a mo' di pic-
colo ròtolo, che si fa a fazzoletti, a pezzolti, a
guernizioni e simili.
t) Bigorello, T. mar. La ripiegatura del cucito dei
ferzi delle vele, dentro la quale va una corda,
che si chiama midolla.
Big-otta s. f. Bigotta. T. mar. È un lavoro di
bozzellajo, in forma di sfera stiacciata, traforala
nella parte pialla con un buco in cui entra lo
straglio, e con un solco nel suo contorno circo-
lare V. Mocca.
Bilancia, v. a. Bilanciare: Agginslare il peso
per l'appunto. Adeguare, Ragguagliare; e talora
anche per Considerare, Esaminare attentamente.
Bilancili (dò reléuioj s. m. Ciambella: Cer-
chietto d'ottone, che muovesi circolarmente in
doppio senso contrario a seconda degli allernati
opposti impulsi, che riceve l'asta della bilancia,
su cui è collocato mediante le crociere.
§ Cròxee dò bilancin; Crociere V. Cròxea.
Bilancio s. m. Bilancio : Rendiconto che il ne-
goziante fa a se slesso, o a' compagni o ad altri,
dell'esito delle faccende enlro un dato tempo per
conoscere e dare a conoscere se ci sia guadagno
0 perdita, e quale.
Bilico s. m. Stadera a ponte o Ponte a bilico:
Macchina per pesare mercanzia di gran peso e
volume.
.Bilión s. m. Bilione: Un milione di milioni.
BixL (L'anno de San); L'anno di S. Bellino o di
S. Bindo, la cui festa si celebra tre giorni dopo
il giudizio universale. Modo di dire che dinota Un
BIR
BIS
133
tempo che non verrà mai più : dicesi anche Per
la capra giovanna, o Per l'anno di capra Giovanna.
IBìnda. s. f. Fascia: Striscia di tela, di panno,
di lana, di flanella o d'altro simile tessuto, la cai
lunghezza varia da nno fino a dieci o dodici me-
tri, la larghezza da tre centimetri fino ad otto, e
che serve ad avvolgere le varie parti del corpo,
sì per contenerle, che per comprimerle, e final-
mente per tenere assicuriiti sopra di esse i rimedi
e gli apparecchi di cui si coprono. - Fasciuota,
dicesi comun. Quella che si adopera nei salassi,
n Binda. T. mar. Striscia di tela cucita all'intesta-
tura della vela parallelamente agli occhietti de' ter-
zaruoli per fortificarla; ed anche Una striscia di
tela cotonina o d'olona, con cui si fasciano alcuni
cavi per impedirne il fregamento e logoramento.
XSindón s. m. Bindone. Voce dell'uso. Specie
di feltnccia larga otto centimetri circa.
Sinello s. m. Binato, Gemello, e nell'uso an-
che Binello: Quegli che è nato con un altro in
un medesimo parto.
3io]idin add. Biondino, Biondetto, Biondello.
Veiz. di Biondo: Che ha i cappelli biondi.
Siondo add. Biondo, poetic. Flavo: Aggiunto di
Colore tra quello d'oro e il castagnino, ed è pro-
prio de' capelli o peli.
% Tià a-o biondo; Biondeggiare: Essere o Apparir
biondo.
iDxra. s. f. Birra : Sorta di bevanda fermentata, che
si fabbrica con frumento o con orzo, aggiuntovi
il luppolo, ed usanla per bevanda quei popoli che
ne'lor paesi non hanno vino. Usasi anche da noi,
ma per semplice gusto, e come bevanda rinfre-
scante, fuori del pasto.
Bix*l>a< s. f. Birba: Specie di carrozza scoperta,
a due posti e quattro ruote, guidala da chi vi siede
dentro; altrim. Calesse, Calesso.
S Batte a birba; Birbantare, Birboneggiare, Essere
0 Andare in birba, ecc. V. Batte.
Sìirlbà. V. a. Truffare, Giuntare, Barare, Mariolare:
Rubare sotto la fede,
!Oii"lba>iitaja. s. f. Birbanteria, Birbata, Birbo-
nata, Birboneria; e per estens. Bricconata, Bric-
coneria, Furfanteria, Ribalderia.
]3ii*l>a.iite s. m. Birbante, Birbone, Birbaccione;
e per estens. Briccone, Furfante, Cialtrone, Ga-
glioffo, Mariuolo, Ribaldo.
Kii*l>o s.m. Birba, Birbone, Birbante, Birbaccione:
Che fa la birba. Che birboneggia. - Usasi anche in
senso vezzegg. per Lionello, Birbantello, Briccon-
cello, Furfantello.
Biribi V. Birba nel 1" significato.
Siril^isci s. m. Biribissi e Biribisso : Giuoco di
sorte, il quale si fa tra un banchiere e quanti giuo-
catori si vogliono. A fare questo giuoco si sogliono
adoperare certe pallottoline forate per lo lungo, in
ciascuna delle quali s'introduce un numero dall'uno
in su progressivamente. Tali numeri sono, più o
meno, secondo le diverse usanze de' diversi paesi,
e corrispondono ad altrettanti segni sopra un ta-
voliere in separate caselle, dipinte a figure umane
e animalesche. Vincitore è quegli che, avendo
ir esso una moneta sopra un numero, ha la fortuna
che il numero medesimo sia cavato dalla borsa o
dall'urna, ove si pongono e si agitano le pallotto-
line suddette. É giuoco antichissimo.
Siriccliiii s. m. Birrichino e Birichino; suol
dirsi a Ragazzo tristo e facimale, insolente, arro-
gante e sfacciatello; e talora anche per vezzo, e
vale Furbetto, Monello, Bricconcello.
Bii*icclxiiia;ta> s. f. Birrichinata e Birichinata :
Aziono da birrichino, da monello.
Biroccio s. m. Biroccio: Spezie di carrozza a
quattro ruote, con carrino, sterzo o cassa a due
soli posti, la quale viene guidala da quello chs vi
siede dentro. Oggidì usasi por Qualunque legno
leggiero a due o a quattro ruote.
Bisbetico add. Bisbetico, Fantastico, Lunatico,
Stravagante; dicesi d'Uomo difficile a trattarsi.
S Cervello bisbetico ; Cervel balzano, Capo a can-
toni, cioè Stravagante, Bislacco; ecc.
Bisca. V. n. Brontolare, Borbottare, Taroccare,
Arrovellarsi, Dispettare ; dicesi di Quel borbottare
che fanno tra sé le persone disgustale o malcon-
tente, per aver ricevuto qualche danno o simile.
Bisca<eso s. m. Rotto: Quella parie della mo-
neta che avanza da un intero, o non arriva a
far un intiero.
Bisca;ixin.-ai V. Bùscaginn-a.
Bisca.iii1>ig'^ia< s. f. Briscola: Giuoco di carte
che si fa in due o in quattro, e che per vincere si
dee fare 61 punto, pigliando via via la carta mi-
nore con la maggiore; e briscole (in dial. trionfi)
si chiaman tulle le nove carte del seme di quella
che si mette scoperta in tavola, con le quali si
piglian le carte di altri semi, benché le siano
maggiori.
Bisca>ssa< s. f. Bisca, Biscazza e Biscaccia:
Propr. Luogo dove si tiene giuoco pubblico; ma
da noi usasi comunem. per Taverna, Bettola,
Osteria V. Béttoa.
Bisca,ssé s. m. Biscazziere: Propriam. Quegli
che tiene biscazza; ma da noi usasi per Tavernajo,
Bettoliere, cioè Quegli che tiene taverna o bettola.
Bisce s. f. plur. Bisce, Ombrinali di stiva. T. mar.
Intagli 0 Buchi fatti sotto ì madieri nel fondo di
una nave, per facilitare lo scolo delle acque sino
al pozzo delle trombe, che altrimenti si fermereb-
bero tra quei membri.
Biscel>a<^g-i (FA veddej ; Mostrar lucciole per
lanterne, Mostrar la luna nel poiio, Dar finocchio.
Far travedere, vale Dar ad intendere una cosa per
un'altra.
Biscia. )S. f. Biscia, Colubro: Specie di serpente
verde-giallo, comunissimo tra' boschi, senza ve-
leno, innocuo, e che giunge sino alla lunghezza
di tre 0 quattro piedi.
— de ma; Serpe marino. T. itliol. Ophisurus ser-
pens. Pesce di color bianco, più lungo del grongo
(brónco) e più liscoso, ma non se ne fa uso.
— òxellinn-a; Colubro uccellatore. Bacchio: Altra
specie di rettile simile alla biscia, così chiamalo per-
chè si arrampica sngli alberi per cercarvi le uova
ed anche gli uccelletti, de' quali si nutre ; il co-
lore del suo dorso è negro, variato di giallo, e giallo
è il colore del suo ventre ; neppur esso è velenoso.
S A biscia m. avv. A biscia, A zig zag, A spina-
pesce V. A biscia.
S A biscia a l'addenta 5 ciarlattan; La biscia o
la vipera morde il ciarlatano, ovv. si rivolta al
ciarlatano. Prov. e significa Che alcuno volendo
ingannare altrui, rimane ingannato egli stesso.
§ A biscia viva no ghe manca pertùzo; Biscia
viva trova buco. Prov. consimile all'altro A chi
ha testa non manca cappello, e significa Chi ha
cervello in capo si sa approvecciare.
194
BIT
BLO
% Erba biscia; Aro, Giaro, Gichero, Pie di vitello
0 vitellino, Erba rogna, ecc. V. Téuscego.
]3iscia>sce s. m. Sbiobbo. Voce dell'uso tose,
picesi di Persona piccola e colle membra storte
per rachitide, e che abbia un po' la bazza lunga.
Barbigi dicesi Uno che scilingua per accostare
troppo le labbra a' denti, facendo sentire come
nn certo strascico nella pronuncia delle lettere e,
g e se, onde si dice ancora Bisciola; e tali sono
quasi tulli coloro, che nascono colle gambe torte.
Siscòclxixixi.-a; {Aj V. A biscòchinn-a.
IIBiscóntin s. m. Soja: Specie d'adulazione
mescolata alquanto di beffa.
§ Z>d 5 biscontin; Dar la soja, Sojare: Adulare,
Piaggiare, Lodare smoderatamente o per adula^
zione 0 per beffa.
Bisoox>iiia> s. f. Bicornia. T. oref. e d'altri.
Specie d'ancudine d'acciajOj con due corni fatti
in varie fogge, di cui servonsi gli orefici, i lattai
ed altri per eseguire alcuni loro lavori.
]6isla>cco add. Bislacco, Strano, Stravagante,
Fantastico, ecc.
Bislung'o add. Bislungo : Che ha alquanto del
Inngo.
iBisogrii-OSO add. Bisognoso : Che ha bisogno,
Indigente, Povero, Mendico, Povero in canna,
Bruciato di denari.
S Bisognoso , per Necessario, Che è di bisogno, Che
bisogna. Bisognevole.
}9issa/cca> s.f. Bisaccia, e comunem. al plur. Bi-
sacce: Due tasche che portano sulle spalle f frati
mendicanti; altrim. Sacca.
M Bisaccia, usasi anche per Una specie di sacco
grande in cui si melte lana, cotone ed altra roba.
l^isteo s. m. Bistecca: Neologismo tolto dall'in-
glese^ e significa Una larga fetta di carne, tagliata
nella culatta od altronde, poco arrostita sulla gra-
tella, e che si mangia così guascotta.
Sistorin s. m. Bistorì, Bisturi, Bistorino, e
dottrinalm. Gammaulte. T. chir. Slrum. tagliente,
molto simile ad un piccolo coltello, che serve in
chirurgia a separar le parti molli del corpo.
ISisiuito add. Busunlo, Sudicio, Sporco.
% Unto e bisunto; Unto e bisunto: Molto unto,
Untissimo, Impiastrato con grasso o altra cosa
untuosa; e comunem. s'intende Molto sudicio.
Molto sporco.
lBitàeola> s. f. Chiesuola, Abitacolo. T. mar.
Cassetta o Armadio di legno situalo davanti al ti-
moniere, dove si tengon le bussole, e di notte un
lume per potersi regolare nel dirigere la nave.
]3ìtta/lò s. m. Bitlalò, Sperone, Freccia. T. mar.
Unione di molti pezzi di legno, che formano un
ago 0 una punta o una frescia molto sporgente
sul davanti di certi bastimenti del Mediterraneo,
come gli zambecchi, i pinchi, ecc. , nei quali tiene
il luogo di sperone o di bompresso.
IBitte s. f. plur. Bitte. T. mar. Pezzi di legno
lunghi e quadrati, piantati a guisa di colonne nelle
due bande della nave, e servono a dar volta alle
gomene e ad altri grossi cavi, per assicurare
qualche manovra forte nella nave.
Bittón s. m. Bilione. T. mar. É un pezzo di
legno forte riquadrato, e stabilito verlicalm. sul
secondo ponte delle navi grandi, alquanto all'in-
. i jàietro dell'albero di maestra saldamente tenuto e
inchiodato ai bagli del ponte inferiprs e del se-
condo pontff.
Bivacca, v.n. Serenare. 7. milit. Lo accampare
e il pernottare degli eserciti a cielo scoperto e
senza tende. Dal frane. Bivouaquer.
Bivacco s. m. Alloggiamento e Pernottamento
a cielo scoperto; e dicesi degli eserciti.
JSixa s. f. Filo d'aria: Quell'aria sottile che trapela
da una fessura d'imposte d'usci o di finestre, che
non bene combaciano insieme. Nello Stalo romano
dicesi Filatura d'aria.
Bixo s. m. Bigio. Voce dell'uso. Lana di seconda
qualitù, la qual viene dopo lo slame frefinj, così
delta pRr non essere totalmente bianca, ma mista
di bioccoli bianchi, neri e rossi.
J3ixotté s. m. Minnliere, e nell'uso Bigiottiere.
Dal frane. Bijouiicr. Orefice che fa e vende la-
vori d'oro minuti, gentili, di lusso, come vezzi,
anelli, orecchini, polsini e simili.
!Bix:ottex*ia s. f. Minuteria, e nell'uso Bigiot-
teria. Dal frane. liijouterie. Lavori gentili d'orili-
ceria, Galanteria, Mercanziuole di lusso e di lavoro
gentile.
BÌ3CÙ s. m. Gioiello. Dal frane. Bijou. Lavoro bello,
grazioso e di pregio ; e dicesi anche d'Ogni cosa
che abbia in sé pulizia, aggiustatezza, bellezza,
garbo, galanteria: Quella bùttega a l'è un bixv,;
Quella bottega è un giojello, cioè Una bottega
galante, Una vaghezza di bottega.
!Bizàx>o add. Buono, Eccellente; e dicesi tanto
delle persone quanto dei cibi.
Blag-àv. n. Smargiassare, Millantarsi, Trasoneg-
giare; ed anche semplicem. Chiacchierare, Anfa-
nare, A£.girarsi in parole vane e inconcludenti. Dal
frane. Blaguer.
Blag-liéux* s. m. Arcifànfano, Smargiasso, Mil-
lantatore, Spaccone, Trasone, Sbracione; ed anche
semplicem. per Ciarlone, Chiacchierone, Parolajo.
Dal frane. Blagueur.
BléuL add. Azzurro, Turchino, Cileslro : Aggiunto
di Colore. Dal frane. Bleu.
— cia!o; Mavì: Azzurro sbiadato o dilavato, Biadetto.
— scìio; Azzuolo: Azzurro cupo.
— turchin; Turchino: Turchino vivo.
S Co chi Via a-o ble'u; Turchiniccio, Azzurriccio,
Azzurrognolo: Che ha del turchino, dell'azzurro.
Bléussie add. Azzurro celeste, Azzurro vivo;
ed anche semplicem. Cileslro, Smeraldino. Dal
frane. Bleu-cìel.
Blocca V. a. Bloccare: Assediare alla larga, oc-
cupando tutti i luoghi che mettono ad una piazza
nemica, ed impedire così l'entrala delle vettovaglie.
— ùnn-a persònn-a; Attorniare, Circondare alcuno,
vale Stringerlo si da vicino chei non possa fu;:gire.
— M« ;)or?o ; Bloccare un porto. In Marin. vale Cir-
condare un porto con forze, e impedire che non
possano entrare né uscir bastimenti. Dal frane.
Bloquer.
Blocco s. m. Blocco, Bloccatura: Assedio posto
alla larga e fuor del tiro del cannone, per impe-
dire ogni accesso ad una piazza, che si vuole
espugnare affamandola.
Il Blocco: Pezzo grandissimo, e dicesì per lo più
di legname, come di mògàne, di radica, ecc.
Il Massa, Monte. Nome collett. che signilìca Più cose
considerate insieme, come mercanzie, derrate, ecc.
— de marmo; Masso, Ceppo di marmo: Pezzo grande
di marmo, non ancora segato o scarpellato.
§ Fd un blocco; Fare un taccio: Contrattare, Ven-
dere 0 Comperare in corpo, a un colpo, fenza
J
BOC
BOC
135
considerare parlitamento il valore dei vari og-
gpili formanti soggetto del contralto.
iBlonda. s. f. Blonda. Voce dell'oso. Specie di
merletto di seta fatto al tombolo (ballon), che
si usa mettere per guarnizione. Da! frane. Blonde.
S Punto a biònda; Punto a blonda V. Punto.
Slùsa^ s. f. Camiciotto, e comunem. Blusa: Sorta
di sopravveste di tela o altra stoffa, che va sino
ai ginocchi, con tasche in petto e ricinta a mezzo
il corpo con cintura. Portasi in casa invece di
veste da camera, ed anche per viaggio ad uso di
spolverina. Dal frane. Blouse.
I^ÒSL s. m. Boa. T. zool. Boa constrictor. Specie
di serpente, considerato il più forte di tatti; so-
vente arriva ad una lunghezza e grossezza straor-
dinaria, e si trova nelle Indie.
n Boa: Stretta e lunga striscia, di pelliccia fine, cu-
cita longitudinalmente in tondo, col pelo al di
fuori, così detta dal serpente di questo nome. Por-
tanla d'inverno le signore sulle spalle ad uso di
ciarpa, facendogli anche dare un giro o due in-
torno al collo V. Serpan.
V — In terra, marin. dicesi Quella botte o cassa
gallegaianlp nel porto, destinata per ormeggiarvisi
i bastimenti.
Soà. s. m. Gingillo, Gingillino, Ninnolo: Ogni co-
serella che si dia in mano ai bambini per trastallo,
benché non rappresenti la figura d'un oggetto de-
terminato, come a dire pezzetti di stoffe o di fogli
di vario colore, di nastri o altro simile.
S Bòa! Oh bello! Inter], di meraviglia propria del
bambini; e dicesi anche in senso d'ironia.
Sòcca. s. f. Bocca : Quella parte della faccia del-
l'uomo ond'esce l'alitc^ e la voce, e per la quale si
prende il cibo; e dicesi anche quella degli animali.
H Bocca, per similit. diccsi dell'Apertura di molte
cose, come di sacco, vaso, pozzo, forno, artiglierie,
campane, ecc.
n Persona: Ho trce bócche da tnantcgni; Ho tre
persone da mantenere.
— amaa; Bocca amara, dicesi Quando si sente nella
cavità della bocca una sensazione d'amarezza pro-
dotta da indigestione o malore qualunque.
— appòmelld; Bocca stretta, piccina, Bocchino, Boc-
chino da sciorre aghetti : Bocca naturalmente
stretta e graziosa.
— da féugo; Bocca di fuoco o da fuoco, Bocca d'ar-
tiglieria, si dice d'Ogn'arma da fuoco, come sono
le artiglierie, ed anche quelle che sono atte a por-
tarsi addosso, come archibusi, pistole e simili.
— da inferno; Lingua serpentina, dicesi a Persona
di lingua maledica, bestemmiatrice, oscena.
— de damma; Bocca di dama. T. confett. Specie di
pasta delicatissima, la cui sostanza è di màndorle,
zucchero e tuorli d'uva.
— de lion; Bocca di leone. T. bot. Anthyrrinum
majus. Pianta che cresce presso le siepi e nei
luoghi incolti, così chiamata perchè i suoi fiori
imitano in qualche modo la Locca di simile ani-
male. Oggidì vien coltivata ne' giardini, ove ha
dato molte varietà in tutte le gradazioni di co-
lori, eccetto nel turchino.
** — de manéu; Gabbiano, Pascibietola, Bigollone,
Ghiandone, Soro, donno, Citrullo, ecc., dicesi
d'Uomo scimunito e dappoco.
— dò ciuneWo; Buca: Incavatura angolare, che ai-
traversa il ceppo del pialletto o pialla (ciùnasaa), e
teriQijia inferiormente nella feriloja (imìbòccati^.
— d5 stéumago; Bocca dello stomaco, Forcella o
Fossetta dello stomaco : La parte superiore d'esso,
dove finiscon le costole.
— inùtile; Bocca inutile o disutile, si dice a Per-»
sona che mangi senza esser abile a guadagnarselo.
— sensa denti davanti; Bocca sferrata.
§ A bócca, A bócca averta, A bócca de lo \.A bócca.
S A cavallo dònóu nò se gh'ammta in bocca; A
cavai donato non gli si guarda in bocca V. Cavallo.
S Acciappd co-a bócca; Pigliar colla bocca, Ab-
boccare.
S A meza bócca V. sotto Di a meza bócca.
S Andd in bócca a-o lo; Andar in bocca al lupo
0 al cane, vale Andare in poter del nemico, In-
contrare il pericolo da se stesso.
% Arvi a bócca, Arvi a bócca e lascia andd V.
Arvi verbo.
S Aveì a bócca amaa; Aver la bocca amara V,
sopra Bócca amaa.
$ Cùxi 0 Cùxise a bócca; Cucire o Cucirsi la bocca,
figurat. vale Metter silenzio. Non parlare.
S De bónn-a bócca; Di buona bocca, Abboccato
V. sotto Èse de bónn-a bócca.
S Di a bócca V. sotto Parla a bocca. H
n — a meza bócca; Dir a mezza bocca ó a bocca
stretta: Dir fra' denti, senza lasciarsi intendere;
e talora Con perplessità, Timidamente, ed anche
Freddamente.
§ £se bócca ^ernùa; Esser boccuccia. Modo flgur.
e vale Esser di palato o di gusto fino e delicato.
» — de bónn-a bócca ; Esser di buona bocca o
abboccato, dicesi di Chi mangia di tutto ; e tal-
volta Esser di facile contentatura.
Il — de bócca finn-a V. sopra Èse bócca cernùa.
S Fd vegni a bócca àspia V. Aspio.
S Impìse a bócca d'ùnn-a cosa; Empirsi la bocca
di checchessia, vale Parlarne strabocchevolmente,
senza ritegno, e talora Millantarsene.
S Lavàse a bócca d'ùnn-a persónn-a; Tagliar le
legne addosso a uno, vale Sparlarne.
S Slette a bócca dappertutto ; iMettere o Por bocca
ad ogni cosa, vale Entrarne a parlare senz'averci
che fare.
% Mettise a bócca un fiasco, un gotto, ecc. ; flet-
tersi alla bocca un fiasco, un bicchiere, e simili,
vale Recarselo alla bocca per bere.
S Naso chi piscia in bócca; Naso che piscia in
bocca. Naso a pezzuola. Naso di civetta V. Naso.
S Nò bagnd a bócca d'cegua V. AEgua. 21
S A^ó mette bócca sciù; Non muover bocca, Non
parlare, Non fiatare.
S Non arvi bócca; Non aprir bocca. Non muover
bocca, vale Non fiatare, Non alitare, Non far verbo.
S Parld a bócca; Parlare a bocca o a viva voce,
vale Parlar di presenza, presenzialmente, contr.
di A penna. In iscritto.
M — co-a bócca streiia; Favellar colla bocca stretta,
colla bocca piccina, vale Favellar con rispetto,
timidamente,
n — pe aveì a lengua in bócca; Parlare e soflSare,
Parlare al bacchio, a vanvera, a casaccio: Non
saper ciò, né pensare a ciò di che si favella.
§ Portd in bócca cómme i chen barbin; Far la
pera o la marachella, Soflìare, Mangiare spinaci;
figurat, e in m. b. vale Fare la spia.
S Quello e' ho in bócca l' ho in tó chéu; Il mio
labbro non mentisce i sentimenti del cuore, e vale
Dico la verità, Parlo sinceramente.
136
BOC
BOC
S Resfd co-a bócca averta; Rimaner a bocca aperta,
vale Rimaner attonito, maravigliato, stupefatto,
Allibbire, Ammutolire.
S Saveì 0 Sentì ùnn-a cosa per bocca d'un; Sa-
pere 0 Ldire alcuna cosa da alcuno o per bocca
d'alcuno, vale Saperla o Sentirla da esso, o per
mezzo di esso.
S Sbatte da bocca; Batter la bocca o le labbra;
e per lo piiì in segno di dispiacere, di corruccio.
S Scappa de bocca ùnn-a cosa; Fuggir di bocca.
Uscir di bocca una cosa, vale Dirla senz'averne
intenzione o volontà.
g Sta co-a bocca averla; Sfare colla bocca aperta,
vale Ascoltare con grande attenzione.
S Storce a bócca; Far boccaccia: Mostrar segno
di dispiacere, di corruccio.
S Tappa a bocca a ùnn-a personn-a; Turar la
bocca a uno, vale Farlo tacere con ragioni con-
vincenti.
S Tenagge a bocca de lo ; Tanaglie a bocca di lupo
V. Tenagge.
S Un bello ìneì o va in bocca a un porco; A' più
tristi porci vanno le migliori pere. Ai porci ca-
dono le migliori pore in bocca. Dettato prov. e
dicesi di Cose beile o lucrose, che talora danno
nelle mani di chi meno le merita.
S Vegni 5 scciùmmasso a bocca; Venir la schiuma
alla bocca, figurai, e in m. b. vale Adirarsi gran-
demente.
Sòccà. s. m. Boccole: Vaso di terra cotta ad uso
di misura di vino o cose simili; ed anche per Là
misura stessa del liquido in esso contenuto.
iBScca;1bùscio ! Muci ! Buci ! Zitto ! Acqua
in bocca.
BSccaccia, s. f. Trombone, Spazzacampagna:
Specie d'archibuso curto di canna larga, che si
slarga poi di più alla bocca, e che si carica di
palline o dadi.
!05cclxèlla; s. f. Boccaccia. Peggior. di Bocca:
Bocca grande, svivagnata; e per simil. chiamansi
con tal nome I fichi, che dopo lunga pioggia si
rompono in larghe spaccature verso il fiore.
!Bc>cca<lìxi da^ lùmmea/ ; Luminello :
Quel piccolo anelletto, dove s'infila il lucignolo
della lui-erna.
— da sigari; Bocchino: Arnese di varie fogge, fo-
rato , da infilarvi il sigaro da una parte , e da
mettersi in bocca dall'altra, per fumare; ed anche
Quella parte della pipa che si mette in bocca.
— di ampollinn-e ; Beccuccio : Quel canaletto adunco
che hanno le ampolline od altri vasetti, onde ne
esce il liquore compresovi.
— do timòn; Cartoccio. T. de'carrozx. Cerchio di
ferro posto all'estremità del limone delle carrozze,
che ha due maniglie, una per lato, alle quali sono
attaccali i cavalli mediante correggioni fzuntej.
335ccaporto s. m. Boccaporta. T. mar. Aper-
tura quadrangolars fatta nei ponti delle navi, e per
la quale si scende nell'interno.
S Quarte dò boccaporto; Quartieri di boccaporta:
Coperchi di tavole unite, che servono a chiudere
le boccaporte d'una nave.
Socca^seiùtO/ s. m. Fagnone, Lumacone,
Merlo, dicesi di Persona astuta che finge d'esser
semplice; o di Chi sapendo le cose mostra di
non saperle, e mai non apre bocca a parlarne.
BSocette s. f. pi. Ampolle: Quelle boccette di
cristallo che si portano in tavola entro l'oliera,
contenenti una l'olio e l'altra l'aceto, per con-
dire l'insalata o altro,
ti Palle: Pallottole d'avorio, colle quali si giuoca
sul prato del biliardo V. Biglia.
§ Zùgd a-e boccette; Giuocare alle palle: Sorta di
giuoco simile in tutto a quello delle bocce, ma che
si fa sul prato del biliardo colle palle d'avorio.
Bocchetta s. f. Rocchetta, Scudetto: Piastra
di metallo traforala secondo la figura della chiave,
che si conficca sulle imposte per l'ornamento del
foro della serratura. Se lo scudetto è colmo, di-
cesi Borchia.
Bóccliiii s. m. Bocchino, Bocchina, Boccuccia,
Boccuzza. Vezz. di Bocca: Bocca naturalmente
stretta e graziosa,
n Bocchino : Piccolo scudetto concavo di metallo, o
d'avorio, o di legno duro, forato nel mezzo, che
si adatta all'imboccatura di alcuni strum. musi-
cali, come il corno, il trombone, il serpentone, ec,
e che serve per dar ad essi il fiato.
— appòmellóu; Bocchino da sciorre aghetti. Dicesi
di Quelle donne che per affettazione tengono la
bocca stretta, uè muovono i labbri di come se
li sono accomodali a'io specchio.
— da baxi; Bocca da baci, Bocchin d'amore, dicesi
per vezzo a Giovine bella e graziosa.
— da beschéutti; Bocchino da ciambelle, dicesi per
ironia di Chi fa il dilicato quando prima era grosso.
— da fighe V. sopra Bocchin appòmellóu.
% Fa ò bocchin; Far bocca stretta, Far bocca di
occhiello, Far bocchino: Accomodarsi la bocca
nel parlare, Far lezi, smorfie, ecc.
Boccia s. f. Pallottola, e comunem. Boccia:
Palla di legno o di cartapesta, grossa e piccola,
ad uso di giocare.
% Zùgd a-e bocce; Giuocare alle bocce.
g Zèugo da bocce; Pallotlolajo. Cosi chiamasi a
Firenze II luogo destinato a tal giuoco.
"Boccia s. f. Coccia, Capoccia, Zucca; dicesi
per ischorzo la Testa.
S Ascàddse a boccia; Montare, Salire o Venire
il moscherino al naso, figurai, vale Adirarsi, Mon-
tare in collera.
g Già a boccia; Girare il boccino o i corbelli, vale
Essere di tristissimo umore, Aver grandi cagioni
di dolersi ; e talvolta Perdere il cervello, Venir
pazzo, Impazzare.
Boccia s. f. Pallottolata, e nell'uso anche Boc-
ciala: Colpo dato colla pallottola o boccia.
Boccia V. a. Trucciare, Truccare, Trucchiare:
Levar colla sua la boccia dell'avversario dal luogo
dov'era.
— ùnn-a persònn-a; Dar il voto sfavorevole o con-
trario ad alcuno. Rimandarlo dall'esame per di-
fetto d'idoneità, o Rimuoverlo dalla sua carica e
simili ; e dicesi della ballottazione che si fa nel
mandare a partilo.
Bòcciu. s. m. Boccino, Vitellino, Vitello giovine,
Bucello, Torello.
Bocciòli s. m. Tòrtoro, e comunem. Strofinac-
cio: Un pugno (li paglia ritorta insieme, con cui
si stropiccia il cavallo quando è sudato; allrim.
Slruffo, FlnifTolo, Mriiffolone.
BScciòna v. a Stropicciare, Strofinare: Stro-
picciare il cavallo col. tòrtoro V. sopa Bòcciòn.
Bòccióu s. m Trucciatore, Truccatore, Truc-
chiatore. Voci dell'uso. Quel giuocatore di bocce
che ba molta abilità nel trucciar le pallottole,
1
BOC
BOG
13-7
Bòccola, s. f. Bòccola. Voce dell'uso, dal frane.
fiouc/e. Sorla d'orecchini per lo più senza ciondoli.
Bóccoli s. m. pi. Ricci, Anelli. Dal francese
Boucles. Ciocche di capelli inanellale.
BSccòn s. m. Boccone: Quella quantità di cibo
sodo, che in una volta si mette in bocca,
w Boccone, per Pezzetto, Pezzuolo, Brando, Bran-
dello, quasi come boccone,
w — per Pillola avvelenala.
— da prcevi ; Boccone da preti, dicesi per iseherzo
Il codione de' polli, siccome avuto per boccone
ghioKo; ed in generale Boccon scelto, squisito,
Boccone da leccarsene i baffi, da non rifiutare.
— de pan; Tozzo di pane.
— dò vergognoso ; Boccone della creanza, Rem. Boc-
cone della cerimonia, si chiama famigliarm. Il
piccolo avanzo d'una vivanda, che niun de' com-
mensali vuol prendere, o per non passare per
ghiotto, 0 per non toglierlo ad aliro.
— per belve ; Sciacquadenti : Il mangiare qualche
piccola cosa per bere con gusto.
— teologico; Boccon teologale, dicési per iseherzo,
e perchè approvato da' Teologi, Un pezzetto di
pane o simile, cui alcuni pretendono possa pren-
dersi, dopo la refezione e il pasto, ne' giorni in
cui la Chiesa comanda il digiuno.
% Bon bòccòn; Buon boccone: Boccone squisito, e
Boccone santo o di paradiso, oltre il signif. proprio,
vale Grosso partito.
M — V. Bònbóccòn.
$ Aveì 0 Dà ùnn-a cosa pe un bSccdn de pan;
Avere o dare checchessia per un pezzo o loizo
di pane, vale Comperarlo, Darlo, o simili per
nonnulla, per pochissimo costo, a vilissimo prezzo.
5 Conta i bòccòin che un 5 se mette in bocca;
Piatire il pane a uno, Rimproverargli i bocconi,
vale Fargli fare vita stretta.
S Dà 5 bòccòn V. Dà in ta gòa.
$ Dà ò bòccòn- a-i chen; Dar il boccone a' cani,
vale Dare ad essi un boccon ghiotto, nel quale
vi sia veleno, Avvelenarli.
S Fd ùnn-a cosa in tanti boctòin; Far checchessia
in bocconi, a bocconi, a pezzi, a brani, a bran-
delli, Abbocconare, vale Far una cosa in tanti
pezzi. Dividere, Spezzare, Appczzare.
S Fa 6 bòccòn; Far la pappa o Lastricar la strada,
figurai, vale Agevolar il mezzo di conseguire.
S I bòin bòccòin còstancài; I buoni bocconi eostan
salati, dieesi in prov. e vale Ciò che piace alla
bocca, sgusta alla borsa.
n — pidxan a tutti; I buoni bocconi piaciono
a tutti. Tettato prov. di chiara intelligenza.
S Levdse ò bòccòn dà gòa pe dòlo a-i atri; Tòrsi
il boccon di bocca per darlo altrui, vale Far di
tutto, e privarsi d'ogni cosa per amore altrui.
S Munyid in t'ùn bòccòn; Far di checchessia un
sol boccone.
S Mangia un bòccòn; Mangiar nn boccone, dicesi
del .van?iar poco e in fretta; e per esagerata
umiltà Desinare o Cenare.
S Piggid ò iiòccòn; Pigliar il boccone, o l'ingoffo
0 la palmata, figurai, vale Lasciarsi corrompere
con donativi V. Piggid in ta gòa.
BSccónà; s. f. Boccata : Tania materia quanta
si può in una volta tenere in bocca; ad alle volte
quanta n'esce di bocca: Bòccònà de sangue, de
bili, de fùmme, ecc.; Boccata di sangue, di bih,
di forno e simili.
n Morso: Quella quantità di cibo o altro, che si
spicca in una volla co' denti V. Denta.
Boccónetto s. m. Bocconcello, Bocconcino.
Dimin. di Boccone; ma comun. si usa per dino-
tare Cosa gustosa o appetitosa, Pocconciiio ghiotto.
— da speziCB; Bocconcino, Boccnncello, e in più
luoghi d'Italia Bolo: Preparazione fiirmaceotica
di una consistenza molle, che tiene il mezzo fra
quella dell'elettuario e quella delle pillole, e che
è destinata ad essere amministrata per la bocca,
senza masticare.
BSccùo add. Boccone e Bocconi: Chi stadi-
steso sul ventre e colla bocca sul piano dove
giace, contr. di Supino.
Bòdissòn s. m. Babbione: Uomo grassoccio,
ma buono a nulla.
Boseo s. m. Baglio. T. mar. Si chiamano Bagli
Le travi grosse messe a traverso della nave da
un fianco all'altro, nella parte della larghezza,
onde sostenere i tavolati dei ponti.
B5eì s. m. Badile. T. d'agric. e de'mur. Strnra.
di ferro con manico di legno, simile alla pala,
per cavar fossati e simili.
Bóen. s. m. Luì grosso, Pis. Beccafico finocchio.
T. ornit. Sylvia trochilus. Uccelletto del genere
delle Silvie, famiglia de'Muscivori, che ha il becco
bruno , le parti superiori di color olivastro e il
rimanente macchiato d'un bel color giallo-zolfino.
Trovasi nelle pianure a' suoi due passi, cioè in
settembre e in aprile.
BSenetto s. m. Luì, Luicchio. T. ornit. Sylvia
rufa. Altro uccelletto del medesimo genere e fa-
miglia che il Luì grosso (Bòen), col becco scuro,
le parti inferiori scuro-olivastre, e le inferiori
biancastre, macchiate di giallastro.
» Cucciolotto, Pollastrone, Pollastrello , Avanotto,
Paolino, Pascibietola, Zugo, e più comun. Cor-
dovano; dicesi ad Uomo semplicione, facile a cre-
dere 0 ad esser gabbato o ingannalo V. Babilan.
Boeuu-a s. f. Bolina e Eulina. T. mar. Cavo
che serve per tirare il gratile o ralinga d'una
vela quadra, allorquando il ve.ito non è favorevole.
S Andd de bòenn-a V. Andd.
Bòeta. s. f. Boeta. Dal frane. Botte. Specie di
bossolo posticcio, quadrato, fatto d'una sottilissima
foglia di piombo, ricoperta esternamente di carta,
e contenente una libbra circa di tabacco in pol-
vere. In alcuni luoghi della Tose, dicesi Slagnata,
e nello Stato romano Pacchetto.
Boéuo s. m. Uovolo, Ovolo, Cocco, Fungo rosso.
T. hot. Agaricus aurintianus. Spezie di fungo
mangereccio e di sapor squisitissimo, il cui eap-
pello è rosso ranciato al di sopra, e d'un bel giallo al
di sotto. Nella prima età è tutto coperto dalla volva
che lo fa somigliare ad un uovo V. Funzo rosso.
Bòfituo add. Rosso acceso; dicesi per lo più a
Persona che abbia finito di desinare e che sia
molto rossa nel volto.
Bòg-g-ì V. n. Bollire: Il rigonfiar de'liqnori quando
per soverchio calore lievan le bolle o i sonagli,
n Bollire: Pigliare o Avere in sé soverchio calore:
A tcera a bòggiva da-o cado; La terra bolliva
dal calore,
n — Melafor. vaie Esser commosso, agitato, infiam-
mato per ira, sdegno o altra passione,
ti — in senso alt. vale Far bollire o Metter a bol-
lire. - Lessare propriam. dicesi del Cuocere cheor
ebessia per lo più in aoqua.
13S
BOL
BOL
n Formicare, Brulicare; dicesi per metaf. del Muo-
versi d'innumerevoli oggeiti viventi a guisa del
brulicare delle formiche : 0 bqyge cla-i pighéuggi;
I pidocchi gii formicolano addosso.
— a pausa; Gorgogliare le budella o il corpo, Bor-
bodare, Ruggire, Bruire il venire, si dice Quando
gl'inlesiini o per vento o per altra cagione ru-
moreggiano.
-^ d'andà de sorva; Bollire a scroscio o a ricorsojo,
Crosciare, Scrosciare, vale Bollir nel maggior colmo,
— forte; Bollire gagliardamente; e se per molto
tempo, Bollire a sodo.
"- 6 sangue; Bollire il sangue. Locuzione colla quale
si dinota aver l'istinto del concupiscibile o del-
l'irascibile appetito.
— un fcero; Bollire un ferro: Roventarlo a un mag-
gior grado e modificarlo al punto che possa at-
taccarsi e unirsi con altro ferro parimente bollito,
battuti e massellati ambedue sull' incudine,
— troppo; Soprabbollire : Bollir di soverchio, Bollire
per troppo tempo.
S A bógge; La bolle. Si dice per accennare Che
presto è per seguire la cosa di cui si parla.
$ Comensd a bòggi; Grillare: Bollir leggermente,
Bollicare, Sobbollire, Levar un po' di bollorino. -
Parlandosi del Vino, dicesi anche Levare il capo
V. Alsà.
g Fàla bóggi e ma chéuxe ; Farla bollire e mal
cuocere: Far una cosa presto presto e senza con-
siderazione.
S L'è un pesso ch'a bógge; È un pezzo che bolle,
dicesi per accennare una vicina esplosione di
fatti 0 di parole.
S Se me bòggian.... ; Se rai adiro, Se monto in
collera; e talora Se mi salta il grillo. Se mi vien
la fantasia, il ghiribizzo, il capriccio.
Bòg-g-id-tìa s. f. Bollitura. T. magn., fab-
bri, ecc. L'atto di bollire il ferro o lacciajo.
JBògg'i mento s. m. Bollimento, Bollizione.
Usasi soltanto da noi questa voce parlando del
sangue, e vale Queir estuare ch'esso fa per ira
0 per altro movimento interno violento.
Bòg-g-iio part. Bollito V. Bóggi. - Lessato, Lesso,
Allesso, dicesi propriam. della Carne o d'altra
cosa cotta in acqua,
n Bollito, Lesso, usato come sost. dicesì della Cosa
lessata, e per lo piti s'intende della carne.
Sóggìo s. m. Bollore, dimin. Bollorino: Gon-
fiamento 0 Gorgoglio che fa la cosa che bolle.
,S Alsd 0 Erze 6 bòggio; Levare, Aliare, Staccare
il bollore: Cominciare a bollire.
S Dà un bdggio; Dar un bollore, una bollitura.
S Fa dà un o dui bòggi ; Bislessare, cioè Alquanto
lessare.
Bòggitùa, s. f. Bollitura : L' atto del bollire
per tempo proporzionato.
Sòglio s. m. Bolo: Sorta di terra bianca o rossa,
di cui si servono i doratori per mettere d'oro
0 d'argento.
S Indoà 0 Inargenta a bàglio ; Dorare o Inargen-
tare a bolo 0 di bolo, dicesi d'Una maniera di
dorare o inargentare, mettendo prima il bolo sulla
cosa che si destina ad essere dorala o inargentata.
IBòla,cc]xiii s. m. Calderollino. Dimin. di Cal-
derotto V. Bòlucco.
Sòlacco s. m. Calderotto: Vaso cilindrico di
metallo, con manico di ferro arcato girevole, di
forpa eguale al laveggio y, Lavezzo,
« Calderotto, per Quel vaso di rame con manico
0 senza, parimente girevole, largo nel fondo e
stretto alla bocca, entro cui i lattai mettono il
latte per recarlo in città.
Il Campanaccio, così chiamano in alcuni luoghi della
Liguria Quel campanello fatto di lama di ferro che
mettesi al collo delle vacche invece della squilla
V. Sùnaggio.
Bòlaecon s. m. Pollaccone. T. mar. Vela trian-
golare che si usa sui bastimenti latini a guisa degli
stragli nelle navi d'alto bordo.
Bola]:*iixeiio s. m. Bolo armeno, Bolarmeno,
Bolarmenico: Terra di color rossiccio, contenente
una gran quantità d'ossido di ferro, ed usasi in
Medicina come astringente.
Bolentiu (Pesca a-oj; Pescare a lenza morta,
e in Livorno Pescare alla correntina: Spezie di
pesca che si fa con una lenza, a cui sono attac-
cati pili ami, e che si tiene in mano invece di
lasciarla pendere dalla canna.
Bolla V. Ampolla nel 2» significato.
— d'agùo; Cappello, Capocchia o Cappellotto del
chiodo.
— de savon V. Ampólla nel 5° significato.
— d'inciostro; Scorbio e Sgorbio: Macchia d'in-
chiostro caduta sopra la carta.
— dò lùmme; Fungo: Quel bottone che si genera
nella sommità del lucignolo acceso nella lucerna
in tempo d'umidità.
S Stacchette co-a bólla; Bullette: Specie di piccoli
chiodini col capo tondo a guisa di bolla, di cui
si servono 1 calzolai ed altri.
Bolla s. f. Bolla: Impronta del suggello fatta per
contrassegnare e autenticare le scritture pubbliche,
ma particolarmente quelle de' papi.
Bólla V. a. Bollare, Marchiare, Improntare: Con-
trassegnare con bollo, con marchio, con impronta
0 suggello.
I) Bollerare. T. cono. Rimestare col bollerò l'acqua
del calcinaio, tuffandolo e rialzandolo con forza,
sì che ribolla tutto il bagno, e si alzi dal fondo
la posatura V. BóUóu nel signif. di Bollerò.
— ùnn-a persónn-a ; Bollar uno, Fiorirgli le spalle,
vale Segnar le spalle a' malfattori con marchio
di ferro infuocato, pena che venne abolita.
S Bollóse n. p. Tuffarsi, Cacciarsi nell'acqua; e figu-
rat. Ingolfarsi, Gettarsi a checchessia; Mettersi ad
un'impresa.
Bollatùa s. f. Bollatura: L'atto del bollare,
L'applicazione del bollo e II bollo stesso.
Bolletta 8. f. Bolletta e Bulletta: Polizzelta per
contrassegno di licenza di passare o di portare
merci, improntata col sigillo pubblico; ed anche
Contrassegno del pagamento d'un dazio qualunque.
»t Povertà, Arsura, Mancanza di denari, onde : £se
in bolletta; Essere arso o abbruciato di denari,
cioè Non averne o Averne pochi.
Bollettin. s. m. Bollettino o Bullettino: Polizza
0 Foglietto contenente una notizia pubblicata dal
Governo, sia d'operazioni militari in tempo di
guerra, sia d'altre cose.
— da lustra e scarpe; Cera o Ceretta o Nero da
scarpe o da stivali: Mistura nera e consistente,
colla quale si lustrano le scarpe, gli stivali e simili.
— ^ da teatro, festa da ballo, ecc.; Biglietto: Quella
cartellina che si vende alla porta del teatro, d'una
festa da ballo o simile, per aver ingresso 9II0
spettacolo, al ballo, ec^.
BOM
BON
139
3<Sllettiiiàio s. m. Bigliettaro. Voce dell'oso.
Quegli chi' alla porta del teatro o d'una festa da
ballo vende i biglietti per entrare allo spettacolo,
alla festa da ballo o simile.
Gòllezzumme s. in. Mareggio, Maricino:
Agitazione dell'acqua del mare prodotta dal vento.
n Agitazione, Snbnglio, Bolli bolli, e dicesi figurai.
di persone: Ho visto do bòUezzùmme e g'hò dceto
de gambe; Ho visto del subuglio e me la svignai.
!Bòllitig:à> V. a. Solleticare, Dileticara: Stuz-
zicare altrui leggermente in alcune parli del corpo,
che toccate incitano a ridere ed a squittire. - Ti-
tillare e Vellicare, è un Solleticare più dolce
e che produce piacevole e delicata impressione.
M Solleticare, figurai, per Eccitare, Stimolare.
Bòllitig-o s. m. Solletico, Diletico: Quellin-
citamenio nervoso che si risveglia in noi allorché
altri ci tocca in qualche parte del corpo,especiaIm.
nelle anche, e che ci costringe a causarsene, di-
vincolandosi e scontorcendosi e ridendo; altrim.
Solleticamento, Dileticamenlo. - Titillamento,
Titillazione, Vellicamento, Vellicazione è Un
solletico dolce, delicato, piacevole.
% Fa ò bòllitigo; Fare il solletico: Stuzzicare al-
cuno nel detto modo.
S Pali 0 bòllitigo; Temere il solletico: Non esser
abile a resistere a quei toccamenti delti di sopra;
e metaf. Esser facile a stizzirsi, Non soffrir burle
0 simili,
^òllo s. m. Bollo : Suggello , con che sì contras-
segnano e si autenticano molle cose; ed anche
L' impronta stessa che rimane nella cosa bollata,
che in questo significato dicesi anche Bolla.
M Marchio: Lettera o Segno, onde anticamente si
fiorivano le spalle ai delinquenti con ferro rovente.
«» Tuffo: L'atto del tuffarsi o cacciarsi sott'acqua.
— de ciccolata; Doglio, Pane o Panetto, Mattonella
di cioccolata : Quel mozzo di cioccolata della slessa
figura che le forme, nelle quali fa posto quando
la cioccolata era calda e molle.
— de lacca; Bacchetlina di ceralacca.
Sòllou s. m. Cappellotto, e volg. Bollone. T. di
magona. Specie di chiodo o pernio così chiamalo
dal suo larghissimo cappello, per lo più di forma
rotonda.
IBóllòu s. m. Bollatore: Che bolla. Nome che
per lo più si dà nelle dogano o in altri pubblici
' uffizi a chi appone il bollo alle mercanzie o si-
mili. - Marchiatore dicesi più propriara. Quegli
che marca nella zecca.
Sòllòu. s. m. Bollerò. T. conc. Strura. di ferro
con manico lungo, che serve a stemperar la cal-
cina ne' calcinai.
J3òiiil»a< s. f. Bomba: Grossa palla di ferro fusa,
vuota, che si riempie di polvere, e che, scagliala
dal mortajo, scoppia in molli pezzi, dopo essere
arrivata a determinala distanza.
— à tòrineizc; Bomba: Sorta di bevanda fatta di
semi di cetriuoli, melloni o màndorle dolci e zuc-
chero, che si tiene in un arnese di slagno qaasi
sferico, onde prese il nome.
S A préuva de bomba V. questa locuzione alla sua
s^de alfabetica.
S Dà fnigo à bómba; Dar fuoco alla girandola,
figurai, vale Cominciar risolutamente una cosa,
intorno alla quale altri sia sialo qualche tempo
in dubbio, Venire a risoluzione.- Alcune volle
dìcesi di Chi per ripetute ingiurie noo può più
contenersi, che in questo signif. dicesi anche Dar
fuoco alla bombarda.
S Tid de bómbe; Bombardare, Scagliar bombe V.
Bombarda,
!B5iiil>sea> s. f. Gialtanra, Iattanza, Millanteria,
Vanto, Vanteria. Vantainento, Vanagloria.
S Fa bòmbcea d'ùnn-a cosa; Millantarsi d'una cosa,
Farne jaltanza o giallanza, Menarne vampo o
rombazzo.
6oml>a.ir<la; s. f. Bombarda : Sorta di nave
da carico di basso bordo, non gran fatto diffe-
rente dalle grosse barche.
IBòiKi1>a<i'dà. V. a. Bombardare: Scagliar bombe
contro una piazza o simile, affine di distruggerla
e forzarla a sottomettersi.
I2òiiil>a<i'da>m.eiito s. m. Bombardamento,
Bombardazione: Il bombardare.
DSoiiil>ariTdé s. m. Bombardiere e Bombardiero,
Bombista: Colui che carica e scarica le bombe,
livella il moriajo e fa altre operazioni d'artiglieria.
Oggidì è voce disusata e dicesi Artigliere.
Bòiuba.r'd.oii s. m. Bombardone: Strum. a
fiato che fa parte delle bande musicali.
•j-Oóinljoin s. m. pi. Rintocchi: Quel picciol
numero di colpi, che senza il minimo intervallo
si danno l'un dopo l'altro col battaglio della cam-
pana in occasione ch'esca qualche processione.
Bòiii.1>óii s. m. Zuccherino. Dal frane. Bonbon.
Specie di dolce, composto di solo zucchero, a cui
però si aggiunge un qualche sapore aromatico o
spiritoso. Ce n'ha di varie guise.
% Dà 5 bómbòn; Dar pasto V. Dà o balletto nella
voce Balletto.
Bom"bònéa s. f. Portadolci : Arnese formato
di due 0 tre piatti o dischi di cristallo, di porcel-
lana 0 d'argento, tenuti paralleli a qualche distanza
l'un dall'altro, e tulli infilati generalmente in un
manico fallo verticale che sorge dal centro del
maggior piatto, il quale talora serve pure di base.
-Scatola da chicche dicesi Quella scatoletta di
tartaruga o altra nobile materia, in cui si tengono
zuccherini, tresgea e simili dolci.
Some s. m. Boma. T. mar. Pezzo di legno ro-
tondo, che ne' brigantini, ne le golette e in altra
specie di bastimenti serve per cazzarvi la randa
ovv. mezzana.
% Massa dò bome; Mazza del boma.
Sou s. m. Buono : Ciò che è bene e che si dee
appetire, opposto a Cattivo.
Il Buono, per Cosa di valore, come mobili od altro:
Gh'èa dò bello e dò bòn; C'era del bello e del buono.
n — per Uomo dabbene : Pe-i cattivi ne sdfre i
boin; Pe' cattivi ne soffrono i buoni.
« — In term. di Comm. dicesi Quel biglietto che
porta l'ordine di pagare una somma, ovv. ordine
ad alcuno per rilasciare in favore del latore un
oggetto in esso indicato.
« Chicca. Voce puerile V. Bònn-a.
^ Bòn per mi, Bòn per ti , ecc.; Buon per me,
Buon per te, ecc.. Felice me. Felice le, ecc.
S Avei de bòn; Aver di buono, dicesi di persona,
che tra molti difelli abbia qualche buona parti-
colarità : 0 l'ha de bòn in le che, ecc.; Egli ha
di buono che, ecc.
S Dì da bòn; Dir sul sodo o di vero o sul serio,
contr. di Parlare in burla.
S Dopo d cattivo ven 5 bòn; Dopo il cattivo yien§
il baoQO. FroY. di ctiiaro sìgaificato.
140
BON
BON
S Èsc in b5nn-a con un; Essere in buona o in
buono d'a'cuno, Essere in grazia d" alcuno o ad
alcuno, Aver grazia con alcuno, vagliono Dargli
nel genio, Possederne la benevolenza, l'affelto.
Il -^ in tò bòn dell'elee; Esser nel buono o sul
buono dellVtà V. Eiw.
S Fd bòn; Far'buono. In térm. di giuoco vale Im-
pegnare la fede, SoUoporsi a perdere maggior
somma di denaro di quella che si ha davanti.
% Fa da bòn; Far di buono, Far daddovero, vale
Operar davvero.
S Metlise 6 tempo in sciò bòn; Abbonarsi l'aere,
Farsi bello il tempo, Rasserenarsi.
S 0 Segnò ò ne a mande bònn-a; Dio ce la mandi
buona o simili, dicesi allorché si scorge pericolo
in qualche cosa quasi pregandolo che lo allontani.
S Parla da bòn V. sopra Dì da bòn.
§ Piggid co-e bònn-e o da-e bònn-e ùnn-a per-
sònn-a; Pigliar uno colle buone, vale Traitarlo
con buona e umana maniera, con dolcezza, amo-
revolmente.
S Poco de 66n; Mal bigatto, Mal tartufo. Mala sciarda,
Mala zeppa, Mala lanuzza, e nell'uso Poco di buono,
dicesi di Uomo tristo, di animo catlivo.
% Saveighe de bòn; Saperci di buono, dicesi di luogo
ove si cucinano pietanze buone e ben acconce.
S Zùgd da bòn; Giuocare o Far di buono, si dice
nel giuoco Quando interviene il denaro o simile,
quasi allora si giuochi da vero.
Bou add. Buono: Che è dotato delle qualità che gli
sono proprie secondo la sua natura : Bòn cavallo,
Bòn can, ecc.; Buon cavallo. Buon cane, ecc.
n Buono. In generale è aggiunto di vari significati,
ma che sempre dinota eccellenza e perfezione,
conlr. di Jlalvagio, Reo, Cattivo.
1) — Attribuito ad Uomo o a dote che gli appar-
tenga, vale Dabbene, Di buone qualità. Schietto, ,
Pio, Lodevole, Esemplare, Eccellente ; e talvolta
Bonario, Semplice.
n — per Valente in qualche arte o professione:
Bòn mùxico, Bòn mègo , Bòn meistro , ecc.;
Buon musico, Buon medico, Buon maestro, ecc.
H — Dello delle Cose artificiali o naturali, vale
Eccellente , Squisito nel suo genere : Bònn-a
lamina, Bònn'wgua, Bònn'àia, ecc.; Buona lama,
Buon'acqua, Buon'aria, ecc.
w — per Alto, Idoneo: Libbro bòn pe-i fìggiéu;
Libro buono per gli fanciulli.
" — per Gustoso, Saporito, Piacevole alla bocca.
»i — per Orrevole, Nobile: De bònn-a casa, de
bònn-a fami ggia ; Di buona casa, Di buona fa-
miglia.
M — per Piacevole, Lieto, Giocondo: Ho passóu
ùnn-a bònn-a giornd; Ho passato una buona
giornata.
» — p!>r fliolto grande. Vistoso: 0 g'ha dcBto ùnn-a
bònn-a dèutta; Le diede una buona dote.
« — per Giovevole, Salutare, Eflicace: 0 l'è un
bòn remedio; É un buon rimedio.
— a dà de parolle ; Buono a dare o a vender pa-
role, dicesi di Chi promette molte cose senza
venire a' fatti.
— anfan V. sotto Bòn fìggiéu.
r— a ninte; Buon da nulla V. sotto Non èse bòn
a ninfe.
— appelitto; Buon appetito: Formola d'augurio che
si suoi fare a chi mangia o sta per mangiare.
jpT- a tutto; Buon a tutto, Uomo da bosco e da ri-
viera, vale Esperto in ogni cosa, Atto a qualunque
cosa; e talvolta Capace di qualunque tratto, di
qualsiasi mai'azione.
— bòccòn; Buon boccone V. Bòccòn.
— coppo d'anno, Bònn-e feste, Bònn-a pasqua;
Buon capo d'anno. Buone fesle. Buona pasqua:
Sorta di saluto ed augurio di felicità nei detti tempi.
-^ còmme o pan; Buon come il pane, dicesi di Per-
sona di buon naturale, di eccellenti qualità.
— creslian; Buon crislianaccio. Buon pastricciano,
Pasticcione, Semplicione, dicesi d'Uomo di buona
pasta, fallo alla buona, bonario.
— da belve; Buono a bere, parlandosi di Vino, vale
Che è nella sua beva, ossia nel tempo di esser beuto.
— da mangid; Buono a mangiarsi, Mangereccio,
fliangiativo.
— da spende; Spendibile, Spendereccio: Che si può
spendere, Alto a spendersi.
— fìggiéu; Buon pastricciano, Buon compagno, Com-
pagnone, dicesi per lo piiì di Persona allegra,
gioviale, alla mano, fatta alla buona, di conver-
sazione, che sa conviver con tutti senza offen-
dere nessuno.
— giorno, Bònn-a seja, Bònn-a néutte ; Buondì
0 Buon giorno. Buona sera. Buona o Felice notte.
Modi di salutare altrui al principio del giorno,
sulla sera, nel tempo della notte.
— ommo; Bonuomo V. Bònommo.
— pacciòn; Bonaccio, Pasticcione, Buon pastricciano:
Di buon naturale. Di buona pasta; e talora per
Bonario, Che ha bonarietà. Buono, Semplice.
— peizo ; Buon peso, Peso traboccante.
— prò; Buon prò: Formola d'augurio che si suol
fare a chi mangia o ha mangiato.
— senso; Buon senso: Disposizione a fellamente
giudicare.
— tempo; Buon tempo, oltre il signif. proprio di
Ciel sereno, figurai, vale Allegria, Passatempo,
Sollazzo V. sotto Aveì bòn tempo.
— Bònn-a eèa; Buon viso. Buona cera V. sotto Fa
bònn-a cèa.
— gente; Buona gente, Gente alla buona, cioè
Schietta, Senza malizia. Senza cerimonie o lusso.
— man; Buona mano, Mancia, Benandata V.
Bònnaman.
— memòia; Buona memoria: Memoria fedele,
pronta, felice, fresca, viva, irenace.
— mezùa; Buona misura, lo stesso che Misura
piena, colma.
— parte; Buona parte, cioè Una gran parie, La
maggior parte degli uomini.
— Bònn-e parolle; Buone o dolci parole V. sotlo
Da de bònn-e parolle.
I) — speranse; Buone speranze V. sotto Dà de
bònn-e speranse.
§ A bòn conto V. questa voce alla sua sede alfab.
S A bònn'anima de ma; pace, de mce messiavo,
ecc.; Il fu mio padre. Il fu mio nonno, ecc., ovv.
Blio padre, Mio nonno di buona o felice memoria,
cioè Defunti.
S A bònn'òa V. questa voce alla sua sede alfabetica.
S A bòn patto, A bòn prexo V. queste VOCl alla
lor sede alfabetica.
% A bòn porto V. questa voce alla sua sede alfabetica,
% A 6ón rem/e ; A buon rendere. Al contraccambio.
% A bòn segno; A buon segno, A buon punto V,
sotlo Èse a bòn segno.
^ A bOn viaggio V. in Andd.
BON
BON
141
S Andd in scià bonn-a fede; Andar sulla fede, sulla
parola, vale Fidarsi sopra la promessa.
% Aveì a faccia bònna; Aver la faccia franca, la
faccia losta V. Faccia.
% Aveì bón cavallo in stalla, Aveì bón gusto,
bònn-a o cattiva opinion d'ùnn-a persónn-a,
bonn-a manca, bónn-a man in tutto, bónn-a
0 cattiva vóxe, bón naso, bónn-e spalle, bòn
senso, bón tempo, bello o bón zéugo, de bónn-e
sperarne W questi modi in Aveì.
S Aveì in bón o in cattivo concetto ùnn-a per-
sónn-a V. Concetto.
S Bell'e bón V. questa voce alla sua sede alfabetica.
S Dà a bónna seja, a bónn-a nèuttc; Dar la buona
sera o la felice notte, vale Augurar felicità in
quella sera o nel tempo della notte.
% Dà bón cónto da so persónn-a; Dar buon conto
di sé V. Cónto.
S Dà de bonn-e parolle ; Dar parole o buone parole,
Dar panzane, vale Lusingar senz'effetto, Tratte-
nere e non venir a' fatti.
S Dà de bònn-e speranse; Dar buone o lusinghiere
speranze, vale Fare sperar bene.
% Dà e bónn-e feste; Dar le buone feste: Augurar
altrui felicità in tempo d'alcuna festa, e inlendesi
per lo più di quelle natalizie; e talora vale anche
Dar la strenna o alcuna mancia che serva altrui
per passar bene le feste.
^ Ddó bón coppo d'antw; Dar il buon capo d'anno,
vale Augurar felicità in quell'anno.
$ Dàó bón giorno ; Dare il buondì o il buon giorno,
vale Augurar felicità in quel giorno.
§ £se a bòn segno ; Essere a buon segno o a buon
punto, vale Essere già molto avanzalo nel com-
pimento d'un negozio, d'un trattato, d'un lavoro
qualunque, mancarci poco più a terminarlo.
n — cm bòn che 6 pan; Esser me' o meglio che
il pane, Essere un zucchero V. Pan.
n — de bòn cibbo ; Esser di buon pasto V. Gibbo.
M — de bón gusto ; Essere di buon gusto o buon-
gustaio V. Gusto.
n — de bònn-a bocca; Esser di buona bocca o
abboccalo V. Bócca.
1) — de bònn-a famiggia; Esser di buona casa
0 di buona famiglia V. Famiggia.
ri — de bònn-a vòentce ; Esser di buona voglia
0 di buona volontà V. Vòentce.
H — in sciùnn-a bónn-a stradda; Essere, o simile,
per la buona strada V. Stradda.
$ Fa bònn-a vitta; Far buona vita. Far vita ma-
gna. Far bella vita V. Vitta.
« — bònn-a vitta con un; Viver con esso d'ac-
cordo, in buona armonia.
Il — bòn peizo; Far buon peso V. Peizo.
% In bònn-a fede; Di buona fede. Posto awerb.
vale Semplicemente, Sinceramente,JBonariamente.
§ Iri bòn punto; A buon punto, In buon punto.
Posto awerb. vale In buona congiuntura. Oppor-
tunamente.
% In tò ciù 6òw;NeI buono. In sul buono, Sul me-
glio, Sul bello. In sul bel conchiudere.
S Mònwa bònn-a; Buona moneta. Moneta legale
V. Mónwa.
§ Né bòn né cattivo; Né uti né puli, parlandosi
di persona, vale Non capace né di bene né di male.
S Non cse bòn a ninte; Essere un voto o un boto,
un chiurlo, una sferra, un uom da sùcciole, un
pan perduto, un ciccialardone, Essere buono alla
festa de'Magi , Non esser buono a levar un ragno
d'un buco, diccsi di Persona inetta, buona da nulla.
% Oinmo de bòn senso; Uomo di buon senso, cioè
Uomo pieno di senno, savio, giudizioso, assennato.
§ Opee bònne; Opere buone: Tutti gli alti interni
. ed esterni delle virtù cristiane.
S Tegnise de bòn; Stimarsi un gran fatto, Reputarsi
da molto, Menar vampo ; ed anche Star sul grave,
Andar con burbanza, Gonfiarsi sopra il dovere.
§ Testa bònn-a; Testa buona, dicesi d'Uomo d'in-
gegno, di capacità.
S TrcB volte bòn; Buono tre volte, vale Scioccone,
Dolce di sale, Navone, Cogliluva, Bietolone.
Bóulboccóu s. m. Catelana o Catelana gialla
0 genovese, volgarm. Buomboccone: Specie di sa-
sina molto grossa, di color giallo. Ilavvene un'al-
tra varietà, di color paonazzo, che dicesi Susina
vecchietti.
Sòuseg-ia. s. m. Buonavoglia. S'indicavano con
questo nome sulle galee di Genova e d'altri paesi
d'Italia coloro i quali per una certa somma di da-
naro vendevano la lor libertà e s'impegnavano a
servir sulle galee e a lavorare al remo, d'ordi-
nario per tre anni; essi erano alla catena come
i galeotti. Oggidì usasi da noi per Furfante, Ma-
riuoJo , Scampaforca , Capresto, Mal bigatto, ecc. ;
Persona di mal affare.
Bonarietse s. f. Bonarietà : Semplicità , Dol-
cezza e Benignità di natura.
Sóxia.ss£i s. f. Bonaccia e Bonazza: Lo stato del
mare in calma e in tranquillità.
!DQiiella.n. add. Bonario, Bonaccio: Di buon na-
turale. Di buona pasta, Pasticcione, Buon pastric-
ciano; e talora anche Sempliciotto.
Bonetto s. m. Bodino e Budino, Pasticcio, e
nell'uso Timballo: Vivanda fatta d'un intriso di
varie maniere e condimenti secondo i gusti, ri-
volta entro pasta e cotta in forno o fornello in
forme fatte apposta.
Il Bonetto e Bonctta. Dal frane. Bonnet: Berretto
di panno alla civile.
!Boiiii-a< s. f. Chicca: Voce puerile, con cui i fan-
ciulli intendono ciambelle, paste dolci, confetti,
frutta e cose simili.
Bònna^dorLiia. s. f. Levatrice, aniic. Alleva-
trice: Quella donna che assiste alla femmina parto-
riente e ricoglie il parto. Diccsi anche Mammana,
Raccoglitrice e Ricoglitrice e dottrinalm.Ostetrice.
!Bóiiiia<la,iiii-a; s. m. Bnnalana, dicesi ironie,
per Uomo trisio, ma più che altro in modo ca-
rezzevole.
Bòuna/iua;]! s. f. Buonamano, Mancia, Benan-
data ; quest' ultima voce usasi propriamente per
indicare Quella mancia che si dà al garzone che
ti ha servito all'albergo e ti dà il buon viaggio,
ed anche al vetturino che li conduce.
Bónnefig-liLe ; Spida : Voce usata ne' giucchi
fanciulleschi, dinotante sospensione di giuoco o
permissione di cessare o esentarsi alquanto da
esso senza pregiudizio.
Bòuommo s. m. Bonuomo: Uomo di garbo,
Persona dabbene. Di buona natura ; e talora per
Semplicione, Dolce di sale, .Minchione, ecc.
^Bónservì s. m. Benservito : Licenza che si dà
altrui per iscrittura con attestazione del buon ser-
vizio ricevuto.
Bòutee s. f. Bontà : Il buono e la buona qualità
che si ritrova in qualunque cosa.
l42
BOR
ÈOlS
n Bontà, per Dolcezza d'animo, Gentilezza, Cortesia,
AfTabiiilà; e talora per Condiscendenza, Compia-
cenza, Indulgenza.
Sòx*a>ccia/ s. f. Boracela e Borraccia, dimin.
Borraccina : Specie di fiasca, vestila per lo più,
coll'aperlura a foggia d'imbuto, che usano portar
seco i viandanti.
M Borraccia, per Quel vaso di latta, cilindrico e ter-
minante esso pure ad imbuto, entro cui i lattai
trasportano il latte.
« — per Quella specie di grossa fiasca, fatta di ve-
trici, internamente impegolata, portata dai frali
mendicanti nell'andar a cerca del vino.
IBòx*£eiia> s. f. Borace e Borrace. T. chim. Sale
composto d'aeido borico unito chimicamente con
una quantità di soda più grande di quella che si
richiederebbe per la saturazione dell'acido. Gli
orefici ed altri artefici se ne servono per saldare
e liquefare più facilmente i metalli.
jBSx*a<3Ca> s. f. Borraggine e coniunem. Borrana. T.
boi. Borrago officinalis. Pianta che ha lo stelo
ramoso, vólo, coperto di peli rigidi, le foglie lan-
ceolate, prolungate nel loro peziolo, alterne. Ila
i fiori ordinariamente celesti , ma qualche volta
carnicini o bianchi. Si coltiva dappertulto negli
orli perchè è ottima per minestra ed insalala. Fio-
risce nella primavera fino all'autunno.
iBòx*a;3CÌii s. m. Boraciere e Borraciere. T. oref.,
archib. ed altri. Spezie di vasetto, per lo più di
latta 0 d'ottone con un beccuccio, ad uso di te-
nervi la borrace ridotta in polvere.
BSrlbòg-g-io s. m. Bnrhoglio, Borbogliamento,
Bisbiglio, Biribissajo, Chiucchiurlaja, Uccellaia:
Romore e frastuono di-più persone che bisbigliano
insieme.
Sòrlboneize s. f. Borbonese. T. boi. Vihur-
num opiUus. Frutice bellissimo che alligna in quasi
tutti i terreni, caricandosi in maggio di tiori bianchi,
disposti in falsa ombrella globosa. Dicesi anche
Maggio, Pallone di maggio, Palla di neve, Sam-
buco roseo.
DordLà, v. a. Gallonare, Trinare, Frangiare, Fran-
gionare, Fregiare, Filettare: Orlare, contornare
l'estremità di checchessia con gallone, trina, filetto
e simili; adoperando però ciascun di questi verbi
secondo la cosa con cui s' orna l' oggetto. Dal
frane. Border.
— ùnn-a veja; Cazzare una vela. T. mar. Lo sten-
dere una vela per la sua parte bassa, sicché pre-
senti la superficie al vento, ciò che si la filando
0 mollando gl'imbrogli o alando sulle scolte.
JBox*d.a.dda< s. f. Bordata. T. mar. Il cammino
che si fa bordeggiando or per una parte, ora per
l'altra.
S Pìggid 0 Fià énn-a bordadda; Prendere una
bordala, dicono i marinaj quando dovendo andare
contro vonlo, si volge il legno in modo che la
Vela possa ricevere il vento; il che si fa gene-
ralmente coll'andar di bolina.
il&5x*da;tto s. m. Bordato: Tela di cotone a qua-
dratini e di color diverso; allrim. Vergatino.
i&òi:*d.a,tùa. s. f. Orlatura: Guarnizione o Fregio
con che si cigne intorno un lavoro per ornamento.
Dal frane. Bordure.
Bordello s. m. Bordello, Chiasso, Lupanare,
Postribolo.
M Bordello, per Chiasso, Baccano, Baccanalia, Bac-
caneria, Busso, Gianajo: Tumulto disordinato che
risulta per lo più dallo scherzare sconciamente e
simili.
% Andd in bordello; Andare in bordello o al bor-
dello, figurai, vale Andar in malora, in conquasso,
in rovina.
S Fa ó bordello; Far il bordello: Far baje. Scherzare,
n — 0 bordello appréuvo a ùnn-a persònn-a;
Farne il zimbello, il ludibrio, Prendersene tra-
stullo, Abburattarlo.
1) — un bordello dò diao; Far baccano. Baccheg-
giare, Sbaccaneggiare, vale Fare gran strepito, Far
un tumulto disordinalo, insolente.
§ Manda in bordello; Mandare al bordello, vale
Mandar in malora, Dar un cattivo commiato.
Bordetto s. m. Bordotlo, dimin. Bordotlino.
T. calaf. Specie di chiodo quadro, curio e grosso,
che Hsasi per la chiavagione de" bastimenti.
!Box*dez2:à> v. n. Bordeggiare, Star sulle volte.
T. mar. Navigare secondo il vento quand'è con-
trario, col girar la nave di tanto in tanto, per
prenderlo ora dalla banda dritta, ora dalla sini-
• stra, ond'acquistar cammino nell' aspettar che il
tempo si faccia favorevole.
— intorno a un léugo; Aliare, Asolare: Aggirarsi
intorno a un luogo frequenlemenle.
Bordig-it V. n. Frugacchiare , Frugolare , volg.
Rugare: Andar tentando con chiave, bastone o
simile, in qualche luogo chiuso o nascosto.
Bordig-otto s.m. Bugigatto, Bugigattolo, Stam-
bugio: Niccolo stanzino.
Bòrdisco s. m. Bordello, Chiasso, Baccano V.
Bordello nel 2° significalo.
Bordo s. m. Bordo. T. mar. Tutta quella parte
d' un bastimento, che da' fianchi sta fuori del-
l'acqua; e anche Tutto l'orlo sovrapposto agli
schermolti, il qual termina la batteria.
1) Bordo : Fregio, Fornitura a guisa di lista per ador-
.nare, arricchire vesti, arnesi ed altro; e talora
per Orlo, Lembo, Margine, e generalm. per Qua-
lunque estremità.
S Andd a bordo; Andar a bordo, cioè Sopra la
nave, Imbarcarsi.
% Dd 0 Fd un bordo ; Fare una bordata o un bordo:
Scorrere una delle linee che si va bordeggiando.
Far camminare verso quella parie serrando li vento.
% Già de bordo; Girar di bordo, molaf. vale Svi-
gnare, Battersela da un luogo dove si scorge pe-
ricolo 0 si sta a disagio.
% Persònn-a d'alto bordo; Personaggio o Uomo
d'alto affare, dalla condizione, d'alio paraggio,
dicesi figurai, di Chi trovasi nella società in grado
eminente sia per nascita, sia per carica o altro.
S Piggid 0 Fid un bordo; Prendere una bordala
V. Bordadda.
S Std 0 Èse in sc'i bordi; Stare sui bordi, vale
Bordeggiare veleggiando.
S Vira de bordo; \ irar di bordo. T. mar. È quando
avendo il vento contrario e che si bordeggia, si
fa virare il bastimento per cambiar di rolla, e
fargli prendere il vento dall'altra parie.
BòrdóM. s. m. Bordone: Bastone che usano i
pellegrini in vinggio per appoggiarsi.
Bórdòna s. m. Trave, e propriam. Trave
maestra: Legno lungo e grosso, riquadralo o tondo,
che si adalla negli edifizi per reggere i palchi e
i telli: amie. Bordonale e Bordone.
»i Figurai, usasi per Sostegno, Puntello, Appoggio:
0 l'è 5 bòrdond da casa; É il sostegno della casa. #
1
BOR
ÈOT
143
» Bordonaro. T. di pesca. Camera di rete, in cui
si rinserrano i tonni che vengono dal largo, e
donde passano ad altra camera detta di Ponente.
Bòrévio V. Boéuo.
Sòi*g-a,d.<la/ s. f. Borgata, Borgaggio: Tolto
qnp| popolo che abita nel borgo V. Bórgo.
Borg-lieize s. m. Borghese , Borghigiano :
Propriam. Abitatore del borgo; ma da noi pigliasi
per Cittadino, e inlendesi specialmente Quegli
che non è addetto alla milizia.
S Vestio a bòrgheize; Vestito alla borghese, op-
posto di Vestito alla militare.
Bórg-o s. m. Borgo: Villaggio che ha certe di-
pendenze da una città vicina; Strada o Buon nu-
mero di case, contigue alle mura d'una città, fuori
di essa; Strada fuor di città, e per lo più che
risponda o che cominci dalle porte: Borgo di
Incroxce; Borgo degl'Incrociati.
II Borgo, dicesi anche Una parte non centrale d'una
città, nella quale ora è compresa, forse per es-
serne slata allargata la cerchia : Borgo di Lane,
Borgo de S. Vicenza; Borgo de' Lanajuoli, Borgo
di S. Vincenzo.
!Bòx>idL<ia> V. Buridda.
Borlattou. add. Ammaccato, Contuso, Che ha
fitte V. Borio nel 2° significato.
Borio s. m. Bernoccolo , Bernocchio , Corno :
Quell'enfiato, che fa la percossa, specialmente nel
capo in cadendo.
M Fitta: Ammaccatura del corpo di qualche vaso
metallico, cagionata da caduta o da urto che vi
facciano avvallamento senza schianto o rottura V.
Ammaccatùa.
iBox*]iia> V. Sòsta.
Borra v. a. Borrare, e più correttam. Calcare.
T. mil. Battere col calcatore o colla bacchetta
la carica del cannone, dell' archibuso, della pi-
stola. Dal frane. Bourrer.
Bórsa/ s. f. Borsa: Sorla di sacchetto di varie
fogge e materie, a uso di tenervi il danaro che
ano porta addosso nelle tasche,
n Borsa, per Quel piccolo sacchetto, per lo più di
seta, a varie fogge, in cui anticam. gli uomini
si chiudevano i capelli del!a parte di dietro,
n — Presso gli Ecclesiastici dicesi di Quei cartoni
rivestili di drappo, in cui si ripone il corporale,
n — Nel Commercio, dicesi di Quella riunione che
ha luogo, sotto lauiorilà del Governo, dei nego-
zianti, capitani di mare, agenti di cambio e mez-
zani; ed anche II luogo dove i mercanti si riu-
niscono.
— da magniscarco ; Ferriera : Tasca o Bisaccia di
pelle 0 simile, nella quale si tengono i chiodi e
gli strum. da ferrare i cavalli.
— da perrùcché; Borsa: Borsa di pelle con vari!
scompartimenti, di cui i parrucchieri si servono
per riporvi pettini, rasoi, forbici e simili.
— di ballin; Paliiniera, Borsa de^ pallini: Quel sac-
chetto di pelle in cui si tiene la munizione per
la caccia.
— dò còppo ; Sacco, Borsa, Colpo V. Còppo.
— dò paslò 0 Erba bórsa; Borsa di pastore. T.
hot. Bursa pastoris. Pianta annua che ha i bac-
celli fatti quasi a forma di cuore; la radice pic-
cola fibrosa e bianca, da cui manda parecchie
foglie radicali che si stendono a terra in raggi;
i fiori bianchi, piccoli, con quattro pelali di slami
bianclù. Nasce quasi dappertutto, e per io più in
luoghi incolli e deserti. Fiorisce in aprile e fa
anche d' inverno.
% Aveì -a bórsa grossa; Aver buona borsa, vale
Esser ricco, Aver molli danari.
S Èse de bórsa stretta; Avere o Tenere la borsa
stretta, vale Essere avaro.
S Chi va de testa, paga de bórsa; Chi giuoca di
pie, paga di borsa V. Andd.
Bórsa, s. f. Borsata : Quanta materia può capire
in una borsa.
Bórsajéu. s. m. Borsaiuolo, Tagliaborse : Ladro
che si ficca nella calca per rubar borse, fazzo-
letti, ecc. V. Mundìlld.
Bórsellin V. Borsetta.
Borsetta, s. f. Borseta, Borsello, Borsellina,
Borsellino, Borsiglio. Dim. di Borsa V. Bórsa
nel 1° significato.
Bórxóà s. m. Borghese: Quegli che non è ad-
detto alla milizia. Dal frane. Bourgeois.
Kósclietto s. m. Frasconaia, Uccellaia, Uccel-
lare, Uccellatoio. T. caco. Ristretto di piante selva-
tiche concerto ordine e per modo acconcio che vi
si possano porre i vergelli impaniali, per uso di pi-
gliare alla pania gli uccelli e in particolare i tordi.
Bòsse s. f. pi. Bozze. T. mar. Corde corte, un
capo delle quali si ferma a qualche punto sla-
bile, e laltro si allaccia a qualche manovra, per
impedire che trascorra, o per ritenerla.
I) Bozze. T. archit. Pietre, le quali con maggiore o
minore aggetto sportano in fuori degli edifizi ri-
vestendone alcune parli esteriori. -Diconsi Bozze
a (juanciuletto quelle che son rigonfie a forma di
guanciale; Bozze piene o Bugne quelle che risal-
tano meno, acciocché non si faccia con esse scala
alle muraglie; Bozze a punta di diamante quelle
che han la fronte piramidale; Bozze punzecchiate
quelle che son punteggiate.
Bóssella s. m. Bozzcllaio, Girellajo : Colui che
fa bozzelli o girelle.
Bóssello s. m. Bozzello T. mar. I bozzelli son
macchine semplici comunem. note e di molto uso
nella marina. Sono formati d'una o più rotelle, che
si contengono e girano dentro una cassa o corpo,
la qual si dice anche Sciarpa.
Bóssetto s. m. Bozzello. T. piti. Schizzo in
piccolo d'un quadro in grande.
Bòssoìn s. m. plur. Mane, Mazzuole. T. cacc.
Quei bastoni che si attaccano alle reti del pare-
taio fsórchctioj e che servono ad alzarle per
coprir gli uccelli e pigliarli.
Bòssóu s. m. Bolzone, bozzone, Alunamento,
Arcatura. T. mar. la curvalura convessa che si
dà ad un tavolato, come quella che si dà a' ponti,
a' bagli, al Irigante della nave, sicché riescano più
alti nel mezzo di quello che ai lati.
Bósticca, V. a. Azzicare, Bucicare: Muovere
checchessia dal suo posto.
§ Bósticcàte n. p. Azzicarsi, Bucicarsi, Bazzicarsi,
Bulicarsi: Pianamente e con fatica muoversi e
dimenarsi.
Bòtta, s. f. Bolla, Colpo, Percossa: L'impetuoso
urlare d'un corpo violenlemenle gettato,
n Bolla. T. degli artisti. Colpo di pennello, di scal-
pello o d'altro, secondo l'arie o mestiere.
t> — Sparo d'armi da fuoco; Lo scoppio o fragore
che fanno le stesse nello scaricarsi, ed anche La
munizione che si mette in esse per caricarle,
che in qaesto significalo dìcesi pur Carica.
141
BOT
BOT
» — Motto arguto e piccante; altrim. Bottata, Bot-
tone, Zaffata, Cinghiala.
») Albagia, Boria, Superbia V. Naso, Sòsia.
n Usato al plur. vale Busse, Percosse, Picchiate, e
scherzev. Nespole, Pesche, Noci.
— dò lo; Colpo di riserva. Voce scherzevole.
— e risposta; Botta e risposta o Botta risposta, si
dice Quando ad un motto si risponde subito con
un altro di pari acutezza.
— reiza no fa preiza; Botta resa non fa offesa.
Dettato prov. che significa Niuno dee tenprsi per
offeso se altri con pronta risposta e pungente gli
rimbecca un motteggio lanciatog'i prima da lui.
8 A botta segua; A colpo sicuro. Modo avv. e vale
Con certezza. Senza paura di sbagliare.
S Bezéngna piggid de bòtte e baxà o brugo V.
Baxà.
S Dà de bòtte; Dar busse, Menar colpi, Percuo-
tere, Zombare, Bordare, Tamburare.
S Dà bòtte da chen ; Dar come in terra, Sonar a
martello. Dar pesche duracini, Dar picchiate che
hanno a pelar l'orso, vagliono Percuotere a mal
modo e senza riguardo.
$ Dà ùnn-a bòtta a un; Far un colpo a uno, vale Uc-
ciderlo 0 per vendicar ingiurie o per altra cagione.
S E bòtte despiàxan finn-a a-e bestie; Il giocar di
mani dispiace fino ai cani, ovv. Anche il somaro
ha per male le busse. Modo proverb. di chiaro
significato.
S Fa bòtte; Bussarsi , Percuotersi, Battersi, Pie-
chiarsi.
% In t'ùnn-a bòtta; Tuli' insieme, Tult'in una volta.
S Piggià de bòtte; Toccar delle busse, ed anche
semplicem. Toccarne, vale Essere battuto, pic-
chialo, percosso.
$ Scrolla e bòtte; Scuoter le busse. Scuoterle come
i cani, vale Non curarle, Non farne caso.
S Segno de bòtte; Bolla, Pesca, Monachino, Si-
gillo: Livido che resta sul viso o altrove, p-r
percossa riportata.
IBóttà s. m. Bottajo : Artefice che fa vasi di
legno a doghe, come botti, carralelli, tini, bigonce
e simili.
JBtàtteo^eL s. f. Bottarga e più comun. Potlarga:
Sona di caviale fatto d'uo\a di muggine, salate,
compresse fra due tavole, e seccale al sole; al-
irim. Botlarica, Butlariga, Buttarga, Boltagra,
Bultagra.
Botte s. f. Botte: Vaso tondo di legno fatto a
doght, cerchiato di ferro o anche di legno, circo-
larmente piano nelle due testate, che chiamansi
Fondi, serve a conservare il vino o simili li-
quori, e dicesi Botte a tenuta; ovv. a trasportar
di lontano robe asciutte, come farina, zuccaro,
indaco od altro, e dicesi Botte a mercanzia.
— avvina; Botte avvinala: Botte ausala dal vino;
e figurai, dicesi di Persona che per quanto bea
molto vino non s' imbriaca così Cacilmente. , '^
— chi ciocca; Botte che canta; Botte che percossa
manda suono, indizio che è vuota del lutto o in
gran parte.
— chi fa danno; Botte che versa o spande.
— chi stissa; Botte che slilla V. Stissà.
— chi sua; Botte che geme V. Sìid.
— insa; Botte manomessa, vale Botte da cui si è
comincialo a Ir.irre vino.
S A bótte a dà de quello vin ch'a l'ha; La botte
dà del vino che ha. Prov. e vale Ciascuno fa
azioni conformi alla sua natura ; e prendesi sem-
pre in cattivo signilìcato.
§ Arrùxentd a botte; Sciacquare, Risciacquare,
Sciabordare, SciaguaUar la botte.
§ Cercid a bótte; Cerchiar ìa botte.
S Cimmd a bòtte; Abboccar la botte, vale Em-
pierla fino al cocchiume.
S Dà ùnn-a bòtta a-o perciò e l'atra a bótte;
Dar un colpo al cerchio e uno alla botte, vale
Tirar innanzi più faccende ad un tratto, atten-
dendo ora all'una, ora all'altra, ed anche Dare
il torto e la ragione un po' a una parte e un
po' all'altra.
'S £se in ta bòtte; Esser ubbriaco. Modo basso e
del gergo.
8 Insà a bòtte; Manometter la botte V. Insà.
8 Leva ò fondo a bòtte; Sfondare la botte.
8 Mette 0 Tegni a bagno ùnn-a bòtte; Mettere
0 Tenere una botte a stagno. Stagnarla, Farla
rinvenire V. A bagno.
8 Nò se péu aveì a bòtte pinn-a e a mòggé im-
bricega; Non si può avere la botte piena e la
moglie briaca. Dettato prov. e vale Non è pos-
sibile aver cattivo ministro e buona amministra-
zione, 0 gran comodo senza alcun incomodo.
8 Pansa da bòtte; Uzzo V. Pansa.
§ Portello da bòtte; Mczzule V. Portello.
8 Se nò ciéuve d'arvì, nò s' impe né bòtte né bari;
Se non piove d'aprile, non s'empie né la botte,
né il barile. Prov. contad. di chiaro significato.
8 Se zenà ò V impe e fosse, settembre ò l' impe
a bòtte; Se gennajo empie le fosse, settembre
empie la botte. Altro prov. conlad. che significa
Quando piove in gennaio, buon raccolto d'uva
in settembre.
8 Stazza a bòtte; Stazar la bolle V. Stazza.
8 Tacchi da bòtte; Piumacciuoli V. Tacco.
8 Tappa a bòtte; Tappare, Zaffare la botte.
8 Tappo da bótte; Tappo, Zaffo V. Tappo.
8 Tegnùa d' ùnn-a bòtte; Tenuta o Capacità di
una botte.
8 Zmn-a da bòtte; Capruggine V. Zinn-a.
lióttexinn-a s. f. Bollicina, Botlicino, Bot-
ticella, Bollicello. Dim. di Botte: Piccola botte.
Sòttezzaj V. n. Balzare; Il risaltare che fanno
molli corpi percossi in terra, come la palla, il
pallone e simili V. Bòtto.
— a-e bocce; Arromanare, voce fior., e nel contado
Fare una romanella. Nel giuoco delle bocce di-
cesi d'Una certa maniera d'accostarsi, il che fassi
arrovesciando la mano e lanciar in alto la boccia
per farla baltere leggermente in terra, sicché poi
vada ad avvicinarsi al grillo fballmj.
— dà raggia; Dar nei lumi o nelle scartate: Dar
segni d eccessiva collera e dispiacere baltendo i
piedi correndo qua e lù o simile.
— dò cavallo; Andar groppoloni, dicesi d'una par-
ticolar andatura del cavallo, quando sconciamente
dimena la groppa.
Sòttezzo s. m. Romanella. T. del giuoco delle
bocce V. sopra Bòtfezzà a-e bocce.
Bóttig-g-etta s. f. Bottigliella, e più comun.
Boccetta. Dimin. di Bottiglia o Boccia.
— da òdoi; Boccetta, Boccettino, Bottoncino: Va-
setlino d'oro, d'argento, di cristallo, di smalto,
0 d'altro, entro cui si tengono acque odorose,
essenze o simili.
— Bòttiggette dell'éuio; Ampolle V. Boccette.
BOT
BOX
145
BSttig-gia, s. f. Bolliglia: Vaso di vetro quasi
scuro, di corpo cilindrico, grosso quanto slringon
le dui? mani, alto un palmo o poco piiì, terminante
in collo conico, con orlo presso alla bocca. Serve
comunem. a conservar vini prelibati o liquori.
— de cristallo; Boccia : Specie di bolliglia, ma di
cristallo non coloralo, ad oso di tenere in sulla
mensa Pacqua, e talora anche il vino.
— inlaccd; Bottiglia sigillala.
S Ammermd e ùOtligge; Scemare o Sbeccar le bot-
tiglie : Versar dalle boitiglie troppo piene un po' di
vino onde non resti al contatto col luraccio.
S Cu da bottiggia; Fondo della bottiglia V. Cii.
S Fini d'impi e bóttigge; Abboccar le bottiglie :
Riempiere a sufficienza quelle ch'erano stale em-
pite scarsamente.
S Impi e bòttigge; Empier le bottiglie.
S Inlaccd e bòKigge; Sigillar le bottiglie.
S iletle a scòd e bòttigge; Mettere a sgocciolar
le boitiglie: Bleller capovolte le bottiglie lavale
perchè sciughino.
S Mette in fresco o in giasso e bòttigge; Metter
in fresco 0 in ghiaccio le bottiglie.
S Pansa da bòttigyia; Ventre della bottiglia V.Pansa.
]3^ttig>g-io]i s. m. Boccione, e nell'uso anche
Bottigiioue: Grande boccia di vetro scuro, che ha
la capacità di più bocce o bottiglie, da tenervi
nonché vino o altri liquidi, anche caffè non tostato,
tabacco in polvere e altre cose simili. In quest'ul-
timo caso il boccione ha corto il collo e larghetta
la bocca, che si chiude con legarvi foglio o per-
gamena, OYV. con lappo di sughero.
ISòttiu s. m. Bollino : Preda propriam. che ì
soldati fanno in paesi nemici.
$ Dà 5 bóttin; Mettere a bollino, Saccheggiare.
Sòttinn-e s. f. plur. Ghette. Voce moderna per
indicare Quel calzamenlo delle gambe, fatto di
panno, e talora anche di cuojo, abbottonalo lungo
la parte laterale esteriore, e tenuto fermo da una
staffa di pelle che passa sotto la pianta della scarpa,
presso il tacco. Le ghette per lo piìi si portano so-
pra le calze, e servono a difender le gambe dal-
l'acqua, dal fango, dal freddo.
Bòtto s. m. Balzo : Quel rinnalzamento, che fa la
palla 0 il pallone percuotendo in terra; e per simil.
si dice di molte cose, che fan moto somigliante a
quel della palla.
S Andd a bòtti V. Andà.
S Aspètd a balla a-o bòtto; Aspettar la palla al
balzo V. Bulla.
S Aveì I bótti; Aver il razzo, il zurlo, Ruzzare,
Zurlare j Scherzare, Fare zurli, baje, Esser allegro.
S Cazze 0 Vegni a balla a-o bòtto; Balzar la palla
0 Balzar la palla in mano V. Balla.
S De bòtto avv. Di botto, Di balzo, Di lancio, In
un subito, A un iratto^ Subitamente.
S Fd bòtti; Balzare V. Bòttezzd nel 1° signif.
S In t'ùn bòtto m. avv. In un botto. In un subito,
A un trailo, Di balzo. Di lancio.
Bòtto s. m. Bocco. Così chiamano i fanciulli, che
giuocano a nocino o a nocciolino. Quella noce o
nòcciolo più grosso degli altri, col quale tirano alle
castelline (cullai).
n Tocco: Colpo del ballaglio nella campana. - Di-
cesi Rintocchi quando sono molti ed a colpi se-
parali : Dd i bòtti; Rintoccare, Dare i rintocchi.
Bòttòn s. m. Bottone: Accresc di Butte: uran
bolle, più propriam. chiamala Fasto V. Fiuto.
CitÀOOU, Disionario Genovete-IlalianCé
BSttSn. s. m. Bottone. In generale dicesi dagli
artcfii-i a Qualsivoglia parte di strum. o di alcuno
dei loro lavori, che abbia qualche somiglianza
co' bottoni da affibbiare.
— d'argento; Pie di cornacchia. T. bot. Ranuncìdus
aconiti fot ium. Pianta indigena e vivace, che tro-
vasi nelle montagne. Fiorisce in giugno, e produce
fiori bianchi terminali. Le sue varietà a fiori doppi
son di bell'effetto nelle ajuole de' giardini.
n — Margheritina, Pralellina, Fior di primavera
V. Margaitta.
— da brilla; Bottone della briglia: Sorta d'imboc-
catura della briglia del cavallo.
— de féugo; Bottone di fuoco : Strum. di ferro, che ha
in cima una pallottola a guisa di bottone, di cui, ar-
roventilo, si servono i chirurgi per incendere qual-
che parte dp| corpo. Dicesi anche Cauterio attuale.
— de scioi; Bottone, Boccia, Boccinolo V. Pómmo.
— dò cotiello; Bottone : Parie grossa e tondeggiante
che limita l'entrata del còJolo nel manico.
— do fioretto; Bottone del fioretlo: Cerchietto o
Palloilólina di ferro, che trovasi in cima al fio-
retto, perchè nel far di scherma non offenda.
— d'òu; Bottone d'oro. T. bot. Ranunculus acris.
Pianta indigena, che dal giugno sino all'agosto
adornasi di fiori d'un bel giallo vivo; è comune
nelle umide praterie, e nei giardini non coltivasi
che la varietà a fiori doppi col centro verde. Chia-
masi pure Spillo d'oro. Pomo d'oro, Pie di corvo,
Pie di gallo, Batrachio, hanuncolo agro.
Bóttònà. s. f. Colpo di bottone; e intendasi
comun. Quello dato col bottone del fioretto.
BóttónòvL s. m. Botlonatojo. T. di vari artef.
Dado d'acciaio incavato per dar rilievo alle piastre
di metallo.
Bottùa; s. f. Barbatella. T. agric. Dal francese
Bouture. Ramo staccalo dall'albero, e che essendo
posto in terra vi prende radice: allrim. Talea,
Tallo, Piantone, ma quest'ultima voce dicesi per
lo più degli ulivi V. Sccianca.
Bòu. Ibòu; Bu bu: Il latrato del cane.
Bòxax*daja. s. f. Menzogna, Bugia, Falsità:
Cosa falsa, contraria alla Verità.
Bòxa.iTd.o s. m. e add. Bugiardo, antic. Bugiadro:
Chi dice bugie ; Menzognero, Mendace, Mentilore,
antic. Menliero.
— comm'a lesela; Bugiardo come un gallo, si dice
di Chi frequenlem. è uso di mentire.
S Chi é bóxardo é laddro; Chi è bugiardo è la-
dro. Prov. di chiaro significato.
S Fd passd pe bòxardo; Sbugiardare, Smentire,
Dimentire: Convincere di bugia.
S Pe conósce un bòxardo, bezéugna (dio parla
trcB volte; Fai parlare un bugiardo e l'hai còlto.
Prov. che significa 11 bugiardo varia, ed è colto
in fallo perch'egli parla sempre a comodo della
presente utilità; onde l'altro proverbio: Il bu-
giardo vuole avere buona memoria.
Bò:xa.x*<lóii. s. m. Bugiardone, Bugiardaccio,
Più bugiardo d'un epitaffio o d'un gallo, Menti-
tore sfacciato, solenne, ecc.
Bòxiia/ s. f. Bugia, Menzogna, Mendacio: Detto
non vero, Cosa falsa, conlr. di Verità.
S A boxia a ghe scòa zù pe-o naso ; La bugia gli
corre su pel naso; e dicesi A chi dà colore d'aver
detto q'iaiche cosa non vera.
$ Di de bòxie; Dir bugie. Dir menzogne, Bugiare,
Bugiardare, Mentire: Dir cose non vere.
10
146
ERA
BRA
% E bòxie han e gambe cùrie; Le bugie hanno le
gambe corle, ovv. La bugia ha corta via, ovv. Le
bugie sono zoppe. Dell. prov. e vaie La verità si
scopre facilmente, e il bugiardo resta svergognato.
S In tempo de gucera ciù bòxie che (cera; A tempo
di guerra con bugie si governa. Prov. di chiaro
significato.
Tto-jgia. s. f. Bugia: Specie di candelliere senza
fusto, cioè Un piatteiiino metallico, tondo, con
boccinolo centrale per porvi dentro una non lunga
candela, e per lo più un candelotto CgeriottoJ ;
al piatteiiino che serve di base è unito un ma-
nichelto ovv. presa in forma di maglia o anello.
•I Bugia, dicesi anche Una specie di lucerna a foggia
di cassellina, per lo più di latta o di ottone,
grossa quanto aggavigna comodamente la mano,
bislunga, quadrangolare, talvolta tonda dalla parte
di sopra, ad uso di trasportarla qua e là senza
spander olio.
« Stretta : Quella piegolina, che si fa al panno per
istrettire un vestito.
8òzzoiLa<g'^ia> f. s. Bozzimaglia. T. tannar.
Carne sanguinosa che si leva tra la pancia e la
schiena del tonno, e si sala.
Bra§9è s. m. Bracciere: Quegli che dà braccio
altrui quando cammina; e si dice specialmente di
Colui, sul cui braccio si appoggiano colla mano
le signore quando vanno attorno.
!Bra99etto s. m. Braccetto. Dimin. di Braccio.
— da serpentinn-a; Contropotenza. T. oriuol. V.
Contrappotenza.
— dò registro ; Guida del rastrello. T. oriuol. Negli
oriuol i da tasca è Quell'arco circolare d'ottone,
poco maggiore del rastrello (rastello) cui cuopre
intieramente e ritiene in sesto.
S Andd a br aggetto; Andare a braccetto o a braccio
V. A hracgetto.
S Dà braggetlo; Dar il braccio, Dar di braccio:
Porgere un braccio per lo più a donna, aflBnchè
le sia sostegno nell'andare.
S Piggid a braggetto; Prendere a braccio: Attac-
carsi col proprio al braccio altrui per passeggiare
e discorrere.
!Bi*a9§ia, \. Abhraggià.
iBr'a.g-a. s. f. Braga. T. mar. Cavo, col quale si
circonda una botte o altro che non abbia in sé
luogo proprio dove incocciarvi il gancio d'un
paranchino per issare a bordo o per metter fuori
alcun corpo pesante. Usasi pure dagli Architetti,
Muratori ed altri nel medesimo significato.
t) Braca, Imbraca. T. valig. Quella parte del fini-
mento de' cavalli da tiro, che pende sotto la grop-
piera e investe le cosce.
— do cannon; Braca del cannone o Braca di rite-
nuta. T. artigl. Cavo che serve a ritenere il can-
none quando rincula nello sparare.
Si^a^g-lxe s. f, plur. Calzoni, Calzoni lunghi, e
neir uso Pantaloni : Quella parte di vestimento
dell'uomo, che copre dalla cintura insino a' piedi,
e sònne di due sorte, cioè: Pantaloni a loppino
(co portelletto davanti) e Pantaloni a sparalo
(co-a sportiggéuaj. - Brache oggidì suol essere
voce di celia ; e dicesi propriam. dei Calzoni curii,
cioè Che dall'anca scendono sino al ginocchio V.
Càsoin.
— molle V. BraghemoUe.
S Andd a cavallo a-e braghe; Spronar le scarpe,
Andar a piedi.
$ Èse dui cu in Vùn pd de braghe; Esser due"
anime in un nòcciolo, dicesi di Due fratelli a
amici cordiali e sviscerali si che uno faccia il
piacere dellallro.
g Fàscia in te braghe ; Farsela nelle brache o sotto"
0 ne' calzoni. Empiersi i calzoni. Modi bassi cher
figurai, vagliono Cacarsi sotto; e dicesi di Chi'
per timidità od altro si perde d'animo o esce di sé.
S Levàse e braghe; Sbracarsi, Trarsi le brache.
$ Mettise e braghe; Incalzonarsi, flettersi i calzoni^
g Perde e braghe; Aver le brache o i calzoni a
cacajuola o a bracaloni, si dice di Persona a cui
nell'andare sono tulli increspali i calzoni, per non
essere tirati su bene.
g Sta co-e móen in te braghe; Star colle mani a
cintola, a man giunte, cioè Ozioso, Senza far nnlla.
S Tiàse zìi e braghe; Calar le brache, oltre il signif.
proprio, vale Arrendersi, Darsi per vinto.
Bi:*a.g-ljLé s. m. Brachiere, Brachiere, Braghiere,
e più pulilamenle Fasciatura, Allacciatura: Fascia*
tura propria a contener le ernie inguinarie e crurali.
Il Bracone, Bracalone, Brachierajo, Cionno, Bacheca,
Barbalacchio, Ciampicone, ecc., dicesi figurai, e
per ischerno ad Uomo dappoco, A chi non cava
mai le mani di nulla,
g A l'è ciù antiga che 5 braghe de Giudda; È
più antica che il brodetto, dicesi di Detto o Fallo
antichissimo che li venga narrato quasi succeduto
poco tempo innanzi.
Rx'a.g-!h.e molle s. m. Bracone, Bracalone,
Cencio molle. Ciampicone; dicesi per ischerno a
Uno che sia troppo lento nell' operare.
!B]:*a<g-]xetta> s. f. Braghetta. Dimin. di Braga
V. Braga nel i" significalo.
Il Marmocchio, Rabacchio, Rabacchiolo. Nome vez-
zegg. che si dà a' fanciulli: Vegnichì, braghetta;
Vien qua, marmocchio.
Sx*a;g"lxettà, s. m. Brachierajo: Facitor di bra-
chieri.
Bx*a>g-lxette s. f. plur. Brachesse e Braghesse,
diconsi Quelle che portano ordinariamente le
donne sotto la veste.
Brag-liettón s. m. Brachcttone. T. archit.
Tulio quello che fascia un arco e ne fa l'ornato.
§ Porta a braghettón; Uscio a brachettone. Term.
legnai. Uscio fascialo esternamente da cornice o
stipite di legno, liscio o intagliato, che serve al
medesimo di batlilojo (battente).
Brajéua (Uga); Uva brachetto V. Uga.
'^jrsLrtcsL s. f. Branca V. Ciòta.
Il Branca e Branco: Quella massa di catene che sta
conficcala nel banco ove s'incatenano i forzati; ed
anche L'incalenamenlo dei medesimi a due a due.
Bx'a.ucà. s. f. Brancata, Manata, Manciata: Tanta
quantità di materia quanta si può lenere o strin-
gere in una mano: Branca de fen, de paggio,
d'erba, ecc.; Brancata di fieno, di paglia, d'erba, ec.
Branoaèta s. f, Manalella, Manellino, Ma-
nelio. Dim. di Manata: Piccola manata o brancata.
E(x*a.ncli.e s. f. plur. Candelabro : Candeliere a
più lumi, sostenuto da figure, fogliami e viticci. -
Viticcio dicesi propriam. Ogni bracciuolo del can-
delabro, che sostiene il candelollo (geriotto).
— da bànsa; Branche. T. bilanc. Quei ferri divisi
in tre piccoli bracciuoli, a eguali distanze, piegati
a mo' d'uncino, e altaccati alle due estremità dei
bracci dell'asta delle bilance, ai quali sono acco-
mandate le catenelle che reggono i gusci o bacini.
I
BEA
BRA
W
!Bz*a<ndL£L s. f. Branda, Amaca. T. mar. Pezzo
di tela forte, sospeso orizzontalmente con cordi-
celle attaccale a vari punii de' suoi margini, che
a bordo delle navi forma una specie di letto per
ciascun marinaio. Ora le brande sono in uso per
ogni genere, di milizia, ma sono di ferro e fatte
a tanaglie. ,
!Bx*a.n.clà< s. m. Capifuoco, Alare, e per lo più
nel plur. Alari (brandos): Arnese da cucina o da
camminetto, per Io più di ferro, e talvolta con
ornamenti d'ottone, bronzo o altro metallo, ad
uso di tener sospese le legna, ed anche lo spiedo
per l'arrosto. Il volgo toscano dice Arali.
Brasi s. m. Brasile, Brasile in corda, Tabacco
in corda: Specie di tabacco concio e ritorto a
guisa di corda ad uso di masticare o fumare.
[Brasiletto s. m. Brasile: Albero, il cui legno
è di color rosso, mollo pesante e duro, e serve
alle tinte.
Bx*assa. s. f. Braccia. T. mar. Misura lineare
di cinque piedi, colla quale si esprimono le di-
mensioni delle profondità del mare, delle lun-
ghezze delle corde, ecc.
!Oi*assa s. f. Bracciata, dimin. Bracciatella: Tanta
materia quanta in una volta può stringersi colle
braccia : Brassà de legne, de feti, ecc.; Bracciata
di legne, di fieno, ecc.
Brassadella s. f. Fascetta. T. archib. Quella
lastruccia di ferro, d'ottone o d'altro metallo, che
tien congiunta la canna alla cassa dell'archibugio.
Brassalla s. f. Colpo di bracciale V. Brassallo.
13rassalletto s. m. Braccialetto, Smaniglia,
Slaniglia: Cerchietto d'oro, d'argento o d'altro,
con cui !e donne cingonsi per ornamento i polsi.
!Bx*assallo s. m. Bracciale: Arnese di legno,
dentalo, di cui s'arma il braccio chi giuoca al
pallone.
Brassèu. s. m. plur. Bracciuoli. T. mar. Pezzi
di legname naturalmente ad angolo più o meno
aperto, l'uso de' quali è di commettere i bagli
dei ponti con le coste della nave.
!Bx*assi]i s. m. Bracciolino e al plur. Braccioline.
Dimin. e vezzegg. di Braccio: Piccolo braccio.
Bx*asso s. m. Braccio, al plur. Braccia: Membro
dell'uomo che deriva dalle spalle e termina colla
mano. Parlandosi dei rami della vite o di altre
cose inanimale, al plur. dicesi I bracci.
« Braccio, Misura lineare, comunem. di tre palmi
circa, che però varia secondo le diverse città
dell' Italia.
M — Nelle Arti dicesi di Qualunque ferro, legno
0 altro, che spiccandosi da una parte si estende
alquanto e serve a reggere o portar checchessia:
Brasso d'un lampión, d'ùun-a insegna, ecc.;
Braccio d'un lampione, d'una insegna, ecc.
— de fwro; Braccio di ferro, dicesi Quella prova di
destrezza e di forza che gli alteggialori sogliono
fare, abbrancando colle mani due staffe solidamente
fissate ad un'asta, e sollevato poi tutto il corpo fino
a che venga orizzontale, reggendosi cosi per sola
forza di braccia.
— de ma, de tcera; Braccio di mare o di terra:
■ Quello spazio lungo e stretto di terra o di mare
ch'entra Inno nell'altro.
— drito V. sotto Èse 5 brasso drito d'iinn-a per-
sonn-a.
11 Bracgc; Braccia al plur., dicesi assolutam. per La-
voranti, Braccianti : Se no gh'azzimzan de brocce,
5 l'è un affare chi va in lungo; Se non vi ag-
giungono delle braccia, è un lavoro che va per
le Junghe.
M — ao collo e gambe in letto ; Braccio al collo
e gamba in letto. Dettato prov. che ci avvisa come
dobbiamo regolarci nelle malattie degli arti.
n Bracci; Bracci. T. mar. Corde allacciate a' due
capi di ciascun pennone per muoverli ad oggetto
di presentar più vantaggiosamente la superflcie
delle vele al vento.
Il — da bànsa; Bracci della bilancia: Quelle due
parti dell'asta della bilancia, a cui sono attaccate
le catenelle che reggono i bacini o piatti.
i> — da scaa; Branche. T. archit. I pezzi d'una
scala interrotti da pianerottoli.
II — dell'àncoa; Braccia dell'ancora. T. mar. Specie
di rebbj, in cui si divide inferiormente il fusto
dell'ancora, i quali si curvano in fuori, e si rial-
zano in modo di gancio adunco.
u — d'ùnn-a cròxe ; Bracci : Le due parti che, at-
traversando il fusto, sporgono in fuori e formano
la croce.
% A brocce, A bracc'armi, A brache averte V.
queste voci alla lor sede alfabetica.
% Arranca d'in te brocce; Strappar di braccio.
% Aveì e brocce bònn-e; Aver le braccia buone,
vale Esser sano, robusto, capace a guadagnarsi
da vivere colle proprie braccia.
11 — e brocce lunghe; Aver le braccia lunghe, di-
cesi metaf. di Chi ha autorità e possanza grande.
% Cocciàse in te brocce d'ùnn-a pcrsónn-a; Get-
tarsi nelle braccia d'uno, figurai, vale Bicorrere
alla protezione di essa.
$ Corègo a brocce; Sedia a bracciuoli V. Corègo.
% Cozze e brocce; Cascar le braccia o il fiato o
il cuore, vale Scorarsi, Perdersi d'animo.
% Dà ò brasso; Dar il braccio o di braccio, vale
Porgere il braccio in ajuto, in sostegno V. Brac-
cetto nel 3" significalo.
S £se 5 bracco drito d'ùnn-a persónn-a; Essere
il braccio destro d'un tale, figurai, vale Esser
quello di cui quel tale si serve in ogni sua cosa,
Essere il suo primo ajuto.
§ Guàgndse d pan co-e so brocce ; Vivere o Cam-
par delle braccia, cioè Delle proprie fatiche e
de' propri sudori.
% Parla a brocce; Favellar a caso, a casaccio, a
fata, a bandiera, ecc. V. Abbretlio nel 5" signif.
% Piggid in brasso; Prendere nelle braccia. Levar
sulle braccia, Becarsi in braccio.
§ Piggid sotto 5 brasso ; Prendere a braccio V.
Braccetto nel 6" significato.
S Porta in brasso; Portare in braccio o in colloj
É tenore il bambino come seduto sul cubito, cioè
sulla parte anteriore del braccio, sorretta coll'altra
mano, e talora intrecciando le dita d'ambedue
le mani.
g Predica a irarce; Predicar a braccia V. A brocce.
§ Pregò co-e brocce in cròxe; Pregar colle braccia
in croce, vale Pregar umilmente e caldamente.
3 Riceive un a brocce averte; Ricever uno a brac-
cia aperte, vale Fargli lieta ed onorevole acco-
glienza.
§ Tegnìpe un brasso ùnn-a persònn-a; Tener al-
cuno pel braccio o per un braccio: Tenerlo af-
ferrato per quella parte.
S Tià 0 saseio e ascónde 5 brasso ; Trarre o Git-
tare il sasso o la pietra e nasconder la mano»
148
BRE
ERE
Modo prov. che vale Fare il male e mostrare di
non esserne slato l'autore.
!Bx*a.tta< s. f. Fango, Fanghiglia, Melma, Mola,
Loto, Belletta, roiligiia, Brago. Questi nomi, de-
signando egualmente una terra imbevuta d'acqua,
sono frequentemente impiegati come sinonimi;
ma le variate maniere, colle quali succede la pre-
detta composizione, ed i vari rapporti di luogo,
d'uso, ecc. fanno le differenze di tali vocaboli.
Il Fango è Una terra molto stemperala e quasi
liquida, piìi snperrici,ale che profonda, di cui si
copro)io le strade di campagna per le piogge. La
Fanghiglia dicesi Quel fango sucido ed etero-
geneo, che si forma nelle strade della città, e che
per la sucidezza del medesimo si distìngue dal
fango delle strade campestri. La Melma o Memma
è Quella terra che trovasi nel fondo delie paludi,
de' fossi, e de' fiumi. la iVota indica un fango
sucido e putido. 11 Luto è la terra de' campi, che
troppo inumidita dall'acqua non regge alla colti-
vazione. La Belletta è Quel sedimento che fa
l'a-qua torbida ne' vasi od in altri luoghi, che per
sottigliezza del suo strato differisce da melma.
La poltiglia è un nome generico che indica In
qualunque imbratto od intriso di materie ridotte
ad uno stato liquido. Il Brago è Quella poltiglia
0 sudiciume in cui s'intridono i porci. — La no-
stra voce Bratta deriva dalla voce lai. Blattea,
Schizzo di fango o Zacchera.
— do caffè; Posatura: Quel sedimento o residenza
della polvere del caffè, la quale pel cessato bolli-
mento, e pel riposo, cade in fondo della caffettiera.
— rio vin; Feccia.
S Leva a bratta da-t juannj;Spillaccherare: Levar
le pillacchere o zacchere.
Sx*a.ttùiiiiue s. m. Fango, Fanghiglia, ecc.
V. sopra Bratta.
Bravo add. Bravo, Onesto, Probo, Dabbene:
0 l'è un brav'ommo, ùnn-a brava persónn-a;
Egli è un brav'uomo, una brava persona, cioè
Uomo 0 Persona di garbo o di merito.
M Bravo, per Esperto, Perito, Eccellenle, Dotto, Che
ha sapienza, ecc.
S Bravo ! Bravo! Va bene! Benissimo! Voci tutte
da adoperarsi tanto in senso naturale che ironico.
Bravùa, s. f. Bravura, Valentia, Valore, Pro-
dezza: Impresa da prode, Azione da uomo bravo
e valoroso.
Bz*axa s. f. Brace, Bracia, Brage, Bragia, Bra-
scia: Carboni accesi ossia Fuoco senza lìamma,
che resta delle legne abbruciate.
S Allarga a braxa; Sbraciare: Allargar la brace
perchè renda miglior calore.
S Cazze dà poeta in te braxe; Cader dalla pa-
della nelle brace, o Uscir deila brace e rientrar
nel fuoco, figurai, vale Uscir di cattiva congiun-
tura dando in una pegg;ore.
8 Èse in te braxe; Star in sulla fune, figurai, vale
Aspettare con grandissimo desiderio e struggimento
che alcuna cosa accada o si faccia.
§ Bòsso cómm'ùnn-a braxa; Rosso come bragia,
Rosso come un verzino, o Rosso peggio d'un tac-
chino, vale Acceso, Infocato in viso.
Bz*a;xéa< s. m. Braciere, Caldano : Largo vaso a
basse sponde, per lo più di rame o di ferro, dove
tiensi la brace accesa per iscaldare o per iscaldarsi.
Brèclx s. m. Carrettone: Specie di carro cheserve
a domare ed esercitare i cavalli.
Breccia s. f. Breccia: Apertura ossia Rottura
di muri e terrapieni d'una fortezza o d'altre opere
di fortificazione, falla dal cannone o dalla mina del
nemico, per entrare dentro di quelle a viva forza.
§ Batte in breccia; Battere in breccia: Dirigere
i tiri delle artiglierie a furia contro un luogo dato;
e figurai. Baitere, Astringere qualcuno con forti
ragioni. Forzarlo a cedere.
§ Fd breccia; Far breccia, Far colpo, figurai, vale
Ottener l'intento; ed anche Far preda, Far acquisto,
Acquistare.
Breg-a v. n. Brigare, Brigarsi: Far diligenza,
Far opera, Procurare, Cercare, Adoprarsi, Inge-
gnarsi, Metter in opera checchessia per ottener
l'intento; e talora Brogliare, Far broglio, Intri-
gare onde procacciarsi favore.
Breg'adé s. m. Brigadiere: Sotl'ufiSciale che
comanda una squadriglia di carabinieri o di ga-
bellieri 0 di guardie di pubblica sicurezza.
Breg-adiia s. f. Brigala : Corpo di fanteria o di
cavalleria, formato di due reggimenti d'una stessa
milizia, comandata da un ufliziale generale, che di-
cesi Generale di brigata,
n Brigata, per Una Squadriglia di carabinieri, ga-
bellieri, ecc , comandata da un sott'ullìziale, detto
Brigadiere V. Bregadé.
Breg-ante s. m. Brigante: Uomo sedizioso, ri-
voltoso, perturbatore dello Stato, Borghese che
prende le armi per far guerra illegittima e sregolata.
II Brigante, per Blasnadiero, Jlalandrino, Scherano,
Assassino V. Assascin.
Breg-antin s. m. Brigantino: Bastimento di
basso bordo, che ha un albero di maestra, uno
di Ifinchetto ed uno di bompresso.
Breglxella s. m. Brighella : Antica maschera
teatrale, rappresentante un astuto servo cremasco.
1) Brighella, dicesi talvolta per ischerzo a Chi nel-
l'agire o nel parlare tenga dello zanni : 0 l'è un
breghella; É un brighella,
f Breg-óulo s. m. Povero dell'Albergo. Chia-
masi da noi con tal nome Quell'essere infelice, che,
0 vecchio od orfano o inabile al lavoro, vien ri-
coveralo per carità nell'Albergo di Carbonara, ma-
gnifico stabilimento fondalo nel 16a6 dal filan-
tropo Emmaniiele Brignole, patrizio genovese.
Breig-a s. fe Briga, Noja, Molestia, Fastidio,
onde: Dà breiga a ùnn-a persònn-a; Dar briga
ad uno, vale Dargli molestia, fastidio. Molestarlo,
Infastidirlo,
n Briga, per Impaccio, Imbarazzo : Se questa cosa
a ve dà breiga, à levio ; Se questa cosa vi dà
briga, la toglierò via.
I) Talora usasi semplicem. per Fatica: 0 me còsta
poca breiga; Mi costa poca fatica.
1) Perde a breiga e 5 scióu; Gettare il tempo e
la fatica, vale Affaticarsi invano. Non riuscir
nell'intento,
•j- Unzi e freiga poca breiga, ti guajce se ti por-
vice.... Dettato prov. che usasi dire in senso iro-
nico dal volgo a Chi perde il tempo e la fatica
in cosa che non sia per sortirne buon effetto.
Bremiuo s. m. Eremo. T. mar. Fune fatta di
una specie d'erba detta Sparlo V. Liban.
Brennadda s. f. Crusrata: Impiastro fatto
con crusca e aceto bollili insieme, che si applica
ad una gamba o ad un piede, quando per istoria
di piede 0 per altra malattia si cerca di risolvere
l'infiammazione della parte e di fortificarla.
BBI
BRI
149
3Bx*eiinetto CZùgà a); Fare o Giocare a cra-
schereila V. Zùgà.
IBrenno s. m. Cruscone : Crusca mollo grossa,
abburallala per mezzo d'un largo burattello o
slaccio, che lascia pas-are lulla la farina con la
crusca minore. - Cruscajo dicesi Colui che com-
pra la crusca per rivnderla.
— impastóu; 3IescoIone: Crusca inlrisa nell'acqua
e impaslala per cibo a' polli.
S A faenn-a du diao a va tutta in brenno; La
farina del diavolo va lulla in crusca, Quel che
vien di buffa in baffa se ne va di ruffa in raffa,
Di mal lollello (mal lolle) non si fa buon lavoro,
Diavol reca e diavoi porla via. Prov. che val-
gono Le cose malamente acquisiate in breve
vanno in malora.
Breve s. m. Breve, Brevino: Un involtino sodo
e schiaccialo, di forma ovale o quadrangolare,
ricamalo d'oro o d argento o di seta, aggiuntovi
dentro qualche segno di devozione. Si appende
al collo de' bambini mediante un nastro di seta,
specialm. quando si portano attorno,
n Breve: Sorla di lettera o mandato papale.
Brevetta v. a. Brevettare. Voce dell'oso. Dar
un brevetto, un diploma, una patente.
Brevetto s. m. Brevetto : Rescritto o Speciale
privilegio dato dal principe, col quale accorda
un dono, una pensione, un avanzamento, un ti-
tolo di dignità o qualunque altro privilegio o fa-
vore in forma particolare, e non di lettere patenti.
3 Brevetto d'invenziòn; Brevetto d'invenzione:
Quell'atto, col quale il Governo per ricompensar
l'industria d'un artista o autore qualunque, gli
accorda per un determinato tempo il diritto esclu-
sivo di fabbricare o di vendere gli oggetti, dei
quali gli è attribuita l'invenzione.
Brevettóu. add. Brevettato : Aggiunto di Chi
ha "brevetto o ha ottenuto un brevetto.
Breviàio s. m. Breviario, Breviale: Quel libro
ove son registrate l'ore canoniche e tutto l'uffizio
divino; e più parlicolarm. per l'Uffizio stesso che
si dee dire giornalmente dalle persone obbligate
a recitarlo; aniicara. Breviare.
Brevin V. Breve nel ì° significalo.
Brevità© s. f. Brevità: Astratto di Breve; e
dicesi per io più di tempo, di cammino, di scritto
0 discorso.
Bricca ; Nulla, Niente, Biracchio. Voce del con-
tado: Nò ne so bricca; Non ne so biracchio,
Non ne so nulla.
Bricchetti s. m. plor. Fiammiferi o Zolfa-
nelli fosforici 0 vulcanici : Quei fuscellini di le-
gno, intinti ad una estremità d'una mestnra, che
accendesi col fregarla bruscamente entro un corpo
aspro e duro; ce n'ha collo scoppio (bòtta) e
senza, e fassene anche di cera.
M Tronchelti: Pasta da vermicellaio per uso di mi-
nestra, e son penne (fide da penna) tagliale curie
quasi un dito; se un po' più corti diconsi Bruci.
% Scàtoa de bricchetti; Fosforiera.
Bricco s. m. Bricca, Brìccola, Balza, Dirupo,
Greppo: Luogo selvaggio, dirupalo e scosceso.
S Andd pe-i bricchi; Salir per le bricche, Arram-
picarsi per dirupi, per balze.
Briocòcalo s. m. Albicocca, Albercocca, Ar-
meniaca 0 Meliaca, e nell'uso Gorenl. Biricòcola:
Fratto dell'Albicocco (Armeniaca vulgarit) piut-
tosto grosso e rotondo, e alquanto schiacciato sui
Iati, polposo, rossiccio da nna parte, giallo dall'al-
tra; entro ha un nòcciolo liscio, coll'anima in alcuni
dolce, in altri amara; molto squisito a mangiarsi.
Bricolla v. a. Scapezzare, Scapitozzare, Sco-
ronare. T. agric. Tagliare i rami agli alberi insino
in sul tronco.
Briccòn add. Briccone, Furfante, Barone, Ri-
baldo: Uomo di malvagi e disonesti costumi.
Briccònajas. f. Bricconeria, Bricconata, Ba-
ronata, Furfanleria, Furfantaggine, Ribalderia, ecc.:
Azione da briccone, da furfante.
Brig-iassotto s. m. Brogiotto, Fico bro-
giotto: Specie di fico molto squisito, di grossa buc-
cia, che matura verso la fine di settembre V. Figo.
Brig-id-ònn-a s. f. Badalona ; dicesi per
ischerzo di Donna grande, grossa e mal formala.
Brigna V. Brignòn.
Brig-néu. s. m. Pruno selvatico, Pruno a frutti
neri, Prunelle, Prugnolo, Susino prugnolo. Susino
di macchia, Spino nero, Strigniculo. T. boi. Prunus
spinosa. Frutice con cui si costruiscono siepi so-
lidissime e impenetrabili.
Briguéu-a s. f. Prugnola, Susina salvalica:
Frullo del Prugnolo (v. sopra Brignéu), di forma
piccolissima, e molto aspro anche nella sua piena
maturità; tanto esso quanto il suo sugo conden-
salo è potentemente costreltivo, e come tale si
adopera nelle diarree.
Brig-non s. m. Pruna, e comun. Prugna, Su-
sina: Fruito del Prugno o Susino (Prunus do-
mestica), che ha nòcciolo ed è polposo e sugoso.
— sarvcego; Prugnola V. Brignéua.
n Brignoin; Geloni, Pedignoni: Infiammazione che
per cagion di freddo in tempi d'inverno si genera
nelle dita delle mani e de' piedi, e talora anche
nell'estremità delle orecchie. Geloni e Pedignoni
sono sinonimi, ma propriam. parlando, Pedignoni
diconsi quelli che vengono ne' piedi.
S Avet 5 brignòn; Aver le lune a rovescio. Aver
il broncio, il cimurro, la mattana, figur. vale
Essere imbronciato, corrucciato.
S Piggid ò brignòn; Impennarsi, Inalberarsi, Cor-
rucciarsi, e nell'uso tose. Pigliar lo gnocco (Piggià
0 petto).
Brig-oa s. f. Bolla: Quel rigonfiamento o ve-
scichetta che si fa sulla pelle degli uomini e degli
animali per ribollimento di sangue o per mali-
gnila d'umore; altrim. Brozza e Bògia, voci ant.
Brig-oelin. s. m. Frullino. Voce fior. Specie di
dado conico che termina in punta, con cui si giuoca
facendolo girare in un tondino e imprimendogli
il molo co' polpastrelli del pollice e dell' indice.
Brig-oelo V. Bigòclo.
Brig-oeta s. f. Bollicina, Bollicella, Bolliciat-
tola. Dimin. di Bolla: Piccola bolla.
Brilla s. f. Briglia: Slrum. col quale si tiene
in ubbidienza e soggezione il cavallo; ed è com-
posta della testiera, delle redini e del morso.
— dò còpresso: Briglia o Barbagianni di bompresso.
T. mar. manovra ferma, che serve a legar l'al-
bero di bompresso col tagliamare della nave più
a\%[ì che sia possibile, affinchè resista contro gli
sforzi dello straglio di trinchetto e di parrucchelto
che tendono a sollevarlo.
— dò scubamà; Briglia di scopamare. T, mar. Corda
per alzare o issare, gli scopamari , la qual s'an-
noda col pennone alla parte inferiore dello sco-
pamare, e serve di scotta p«r lo stesso.
150
BRI
BRO
S Leva a brilla; Cavar o Levar la briglia, Sbrigliare.
S Mette a brilla; 3Ietler la briglia, Imbrigliare.
S Molla a brilla a-o cavallo; Dar la briglia al
eavallo, Allentargli la briglia.
Il — a brilla a ùnn~a personn-a; Sciogliere la
briglia, Lasciar la briglia sul collo d'alcuno, vale
Lasciarlo in sua balia, Lasciarlo operar a suo senno.
§ Streppòn de brilla; Sbrigliata, Sbarbazzata, Strap-
pata di briglia.
S Tegnt a brilla a un; Tener la briglia ad uno,
Tenerlo a segno, a freno. Frenarlo, figur. vale Te-
nerlo sì ch'ei non trascorra.
S Tid a brilla; Tirar la briglia. - Sbrigliare, oltre
il signif. di Levar la briglia, ha pur quello di Scuo-
tere la briglia o tirarla con forza.
!3-rillà. V. n. Brillare: Tremolare scintillando.
Splendere con vivacità in modo che la luce ap-
pare tremolante.
Il Brillare, per simil. si dice anche delle gemme,
del vino, ecc. quando hanno grande vivacità; e
si applica anche a Coloro che sono compresi da
vivacità ardente.
II — Usasi anche da taluni per Spiccare, Compa-
rire fra l'altre cose, Distinguersi, Segnalarsi, ma
è un pretto francesismo.
^xrillsLrxtèt v. a. Brillantare. T. giojell. Tagliare
una gemma a faccette sotto e sopra, ed è pro-
prio de' diamanti e de' cristalli di monte.
!Bi'illa>u.te s. m. Brillante: Diamante brillan-
tato e incastonato in qualche lavoro.
i^rille s. m. Bastajo: Artiere che fa basti, bar-
delle, cavezze ordinarie, gabbie di corda o di
sparto da adattarsi al muso de' giumenti, e altri
simili arnesi e bardature a uso del someggiare.
- Brigliajo, dicesi Colai che fa o vende briglie.
Brindici s. m. Brindisi, e poetic. anche Brindis:
Invilo 0 Saluto che si fa a tavola col bicchiere
in bevendo.
S Fa un brindixi; Far un brindisi, Propinare:
Bere alla salute di qualcheduno.
S]rìuii-a< s. f. Brina : Goccioline congelate e
bianchissime, di cui si vede coperta la superfieie
della terra allo spuntar del giorno dopo le notti
fredde e serene del verno; altrim. Brinata, Pruina.
i6x*iuta> s. f. Brenta: Specie di mastello stiac-
ciato, portabile a spalle, della tenuta di SO litri,
ossia mezzo ettolitro, ad uso di travasare e tras-
portar vino.
Srisca; f. s. Brusca : Sorta d'erba che si adopera
nello spalmare i bastimenti.
Il Brisca. Voce dell'uso. Specie di carrozza a quattro
ruote, che oggidì più non s'usa.
Il Favo, Fiale: Pezzo di cera lavorata a cellette,
che le api a bella posta formano per deporvi le
loro uova e depositarvi il mele.
S Dà a brisca a un bastimento ; Bruscare un ba-
stimento V. Brisca.
Sriscà V. a. Bruscare. T. mar. V. Dà 5 féugo
a ón bastimento nella voce Féugo.
!Bj:>i^ca;tùa/ s. f. Bruscatura. T. mar. L'azione
dì bruscar la nave, e l'effetto che risultai tale
operazione.
Bx*ix:a. s. f. Brezza, dimin. Brezzolina: Piccolo
venticello, ma gelato e crudo, speciaim. la notte o
la mattina di buon'ora, e che regolarmente soffia in
certi tempi dell'anno; altrim. Sizzettina, Sizzolina.
BjrixGn s. m. Brezzolonc, Brezzone. Accresc.
di Brezza V. Brixa.
Brocca s. f. Brocca, antic. Broccia: Vaso di
terra cotta, a ventre rigonfio, con manico curvo,
pure di terra, fermato a due punti opposti della
bocca, e un beccuccio a boccinolo sotto l'orlo di
essa, ad uso di portare acqua o altri liquori.
Il Brocca, per La quantità della materia contenuta
nella brocca: Unn-u brocca d'cegua; Una brocca
d'acqua,
— de viovetta, de gazz'ia, de giàsemin, ecc.; Bappa,
Ciocca ; e se di maggiorana (persa), di ramerino,
di salvia e simili. Cima.
Brocca v. a. Sbroccare, Sbroccolare, Sbrucare:
Lo slaccar delle foglie che fanno colla bocca le
bestie dagli alberi.
Broccag-g-io s. m. Broccajo e Broccaglio.
T. magn. Slrum. che serve per segnare i buchi
e per allargarli.
Brocclxetta s. f. Brocchetta. Dira, di Brocca:
Piccola brocca V. Brocca nel 1" significato.
Il Bolletta e Bulletta: Piccolo chiodino che ha largo
cappello. Bullettone dicesi quello, che ha il capo
grosso, e affaccettato; e usasi dai contadini piantar
nei calcagnini (tacchi) degli scarperolti perchè
non si logorino tanto prestamente.
— da lavàse e tnòcn ; Jlesciacqua : Vaso di majo-
lica, cupo, più alto che largo, con impugnatura la-
terale, pure di terra, a uso di manico ; collo bre-
vissimo 0 nessuno, bocca larghetta, la quale dalla
parte opposta al manico è alquanto prolungata in
forma spasa, leggermente e uniformemente con-
cava, a più comodo uso di versare moll'acqua in
una volta nella catinella (baci) del lavamano. Ta-
lora serve a versar direttamente l'acqua sulle mani
allrur, tenute al di sopra della catinella per la-
varsele, stropicciandole l'una coll'altra in più versi.
Brocclriii s. m. plur. Scarponcelli, e nell'uso
anche Brocchini. Dai frane. Brodcquins. Scarpe
che calzano alquanto più su del collo del piede
e che si allacciano sul davanti con cordellina o
stringa passata entro ì diversi bucolini de' larghi
loro orecchi (óeginn-e).
Brocco s. m. Rama : Ramicello che nasce sui
rami dell'albero, e generalmente prendesi anche
per Ramo.
Bròccolo s. m. Broccolo, Cavolo broccolo. T.
t)Ot. Brassica oleracea cimosa. Sorta d'ortaggio
notissimo, che mangiasi cotto in insalata, od an-
che in minestra accompagnato colla pasta.
Broccóix add. Broccato : Aggiunto di Drappo
di seta tessuto a rami e fiorami.
BrodLd-à s. m. Brodajo, Brodaiuolo : Chi è ghiotto
del brodo.
Il Brodaiuolo, Brodolino, dicesi anche in senso di-
spregiativo a Persona ignorante e dappoco.
Brod.d.èlla s. f. Broda : Appellazione quasi
scherzosa e avvililìva di Brodo, per dire ch'esso
è cattivo, 0 in troppa quantità o inopportuno.
Brod-dag-g-ia V. Broddèlla.
Broddo s. m. Brodo: L'acqua in cui si cosse la
carne o altro commestibile, come paste, civaie, ecc.:
Brodo di cappone, di vitella, di rane, di pesce, di
maccheroni, di fave, ecc. Ma quando si usa sen-
z'altro aggiunto suol intendersi Brodo di carne.
— consiimmòu; Consumato: Brodo nel quale abbiano
bollilo polli 0 simile carnaggio, tanto che vi siano
consumati dentro; ed anche Brodo ridotto a pic-
cola quantità perchè divenga più sostanzioso V,
sotto Broddo ristreito.
BRO
BRU
151
^^ f(Bto; Brodo fatto: Quello che ha bollito colla
carne safficientemente da poter essere bevuto o al-
Irim. adoperato, benché il lesso non sia ancor cotto.
— fallo ; Brodo sciocco : Brodo in cui sia poco o
aulia di sale.
— in lavolctie; Tavolette di brodo: Brodo conden-
sato per lunga coltura, il qual poi versato in pic-
cole forme di latta o simile, una volta freddo, si
assoda e s'indurisce.
— lungo; Brodo lungo: Brodo di minor sostanza di
quello che dovrebb'essere per esservi soverchia-
mente d'acqua. - Brodo lungo dicesi anche figurat.
d'un Discorso lungo, scipito e nojoso.
— naturale; Brodo ordinario o naturale, cioè Non
ristretto, né consumato.
— ristreilo; Brodo ristretto, Brodo grosso; Quello
che si fa col cuocere molta carne in poc'acqua.
— scemmo ; Brodo dissavoroso, Brodo sciocco, in-
sipido; che allrim. dicesi Acqua pazza.
— semplice; Brodo semplice o puro, cioè Senza mi-
stura di savori, di colori, ecc.
— sostanzioso V. Broddo ristreito.
S Andd in broddo de taggiaen; Andar in succhio,
in visibilio, Imbietolire, e in m. b. Andar in broda
0 in brodetto, Andare o Andarsene in broda di
succiole, vale Non capire in se stesso dal piacere.
Compiacersi eccessivamente di checchessia.
% Èuggi do broddo; Scandelle V. Éuggio.
% Gallinn-a vegia fa bón broddo; Gallina vecchia
fa buon brodo. Prov. che usasi a poco onesto
proposito.
S 0 vinpiggióu a moddo 5 l'è megio che 5 broddo;
Il vin pigliato a modo é meglio assai del brodo.
Prov. di chiaro significato.
§ Scciinnind 5 broddo; Digrassare il brodo, vale
Levarne il grasso galleggiante in figura d'occhi
0 scandelle.- Schiumare e fior. Stumiare il brodo,
vale Levarne la schiuma.
Sroddoso add. Brodoso: Abbondante di brodo.
n Brodoso : Aggiunto di Scritto, vale Tessuto senza
arte, e soprattutto abbondante di vani periodi o
vocaboli, che il rendono soverchiamente lungo
e nojoso.
Dr*og-lia.sso s. m. Stracciafoglio: Quel qua-
derno che i mercanti tengono per semplice ri-
cordo, notandovi le cose alla rinfusa.
Brònclxi s. m. pi. Bronchi: Canali o Ramifi-
cazioni dell' asperarteria che si diramano nei
polmoni, servendo al trasporto dell'aria nella
traspirazione.
Bronclxite s. f. Bronchite e Bronchitide: In-
fiammazione della membrana mucosa dei bronchi.
Bronco s. m. Grongo. T. Ittiol. Muraena conger.
Sorta di pesce molto somigliante all'angnilla, ma
più grosso, di carne saporita e delicata al gusto,
massimamente quando è messa in tocchetto (a
buridda); dicesi anche Congro.
Sirònza. s. f. Carratello e Caratello: Specie di
bolle, di forma alquanto lunga, larga nel mezzo
e stretta alle due estremità, che serve a trasportar
vino sui carri.
Srònzin s. m. Cannella, e freqnent. nell'uso
Robinetlo. Dal frane. Robinet. Quello strum. di
ottone, formato d'un corto boccinolo e di una
chiave o mastio (masccio), terminata in anello
0 in gruccia, il qual s'adatta ad un tubo di piombo,
ad una fontana o simile per dar la via all'acqua
0 tenerla rinchiusa, secondo che si gira la chiave,
la qual entra perpendicolarm. in detto boccinolo
che é il tubo o canna ond'esce l'acqua.
Brònzinetto s. m. Piccola cannella, Piccolo
robinetlo V. Brònzin.
Bronzinn-a; s. f. Bronzina. T. delle Arti.
Qualunque piastra o spranga di bronzo, e talora
anche di ferro che si adopera per armatura di
checchessia; ed anche Qualunque dado o pezzo
di bronzo o di ferro su cui gira un bilico fpeùxoj
od altra rotondata estremità, che in questo signi-
ficato dicesi meglio Ralla,
n Bronzina. Chiamasi generalm. con questo nome
Una polvere di bronzo minutissima, chimicamente
preparata, di cui si servono gli Ornatisti, i Li-
tografi ed altri per dare il color di bronzo a certi
loro lavori, distendendola sopra i medesimi e sof-
fregandola quindi leggermente con cotone o altro
per renderla unita. Avvene pure di altri metalli,
e perciò di diversi colori,
n Lucerna. T. stamp. Pezzo circolare di bronzo o
d'ottone, incassato nel piano del torchio, e nel cui
centro è una cavità concava, destinata a ricevere
la punta del pirrone, quando colla maxza si ab-
bassa la vite.
— da carrosse ; Bronzina V. Bùscioa.
Brónzo s. m. Bronzo: Lega di rame, di zinco,
di stagno e d'una parte d'antimonio,
n Pajuolo. T. contad. Vaso di bronzo con tre pic-
coli piedi, fatto a foggia d'una marmitta, ed usato
da' contadini per cuocere la carne o la minestra
V. Puiéu.
S Aveì un chéu de brSnzo ; Aver un cuore di
bronzo, dicesi dTomo duro, fiero, implacabile.
% Co de brónzo; Bronzino: Aggiunto di Voltò o
di Pelle, vale Di color bruno e quasi simile a
quello del bronzo.
S Èse de brónzo; Esser di bronzo o di ferro, vale
Essere di tempera robustissima.
Brotti V. n. Germogliare, Germinare, e da ta-
luni Buttare T. agric. V. Btitlà nel 6" signif.
Brotto s. m. Brocco, Sprocco, Getto, Gettata,
Germoglio, Rampollo, Pollone : Il nuovo tallo che
la nuova pianta rimette.
Bròvetto s. m. Brodetto e piìi comunem. Cor-
diale: Tuorlo d'uovo sbattuto in brodo con zuc-
caro e alcune gocce d'acqua di fior d'arancio.
Brùg-à s. f. Scopata, volg. Stipala: Colpo dato
con un ramo o frasca di scopa o di stipa.
Brùg-lxéa s. f. Brughiera: Terra sterile ed
incolta, piena di pruni e d'altre piante spontanee,
detta in Tose. Scopeto o Stipeto, perchè ivi na-
scono le scope 0 le stipe.
Brùg-o s. m. Scopa, Scopa da granate, e dot-
trinalm. Erica. T. bot. Erica scoparia. Specie
di suffrutice, che serve a far granate da impie-
garsi ne' più vili esercizi, ad infrascar bachi da
seta, a far fuochi di breve durala, ecc. Fiorisce
nel maggio e nel giugno, ed è comune ne' boschi.
§ Bczéugna piggid de bòtte e iaxd ó brugo V. Baxd.
Brùmma. s. f. Bruma: Sorta di verme di mare
simile al baco da seta, ma alquanto più grosso,
con testa dura e mollo nera, che rode sott'acqua
le navi trivellando, o, come dicono i marinai, ver-
rinando i legni più annosi e più duri.
« Bruma, per Quella sorta di musco, che si genera
ne' vascelli sott'acqua V. Bùrcio.
« Avarone, Avaraccio, Pillacchera, Mignatta, PJUl-
ma, ecc. V. Avardn.
15!2
BRU
BRU
£(x*ixmmezzo s. m. Esca. T. pese. Cibo che
si sparge in mare per adunare i pesci , prima o
durante"Ia pesca. Esso componesi-di pane^^ salacche
e renuzza (aenin), ovvero di solo parie e cacio
guasto, pestali insieme.
Brùn add. Bruno, Oscuro: Di color che tende
a! nero.
Brunella s. f. Brunella e Brunello. Dal frane.
Prunelle. Sorta di panno-lano raso, misto con
seta e molto fitto.
!Bx*ùni V. a. Brunire: Dare il lustro al metallo,
per lo più con brunitoio.
Srùuia; s. f. Baràttolo: Vaso piccolo di terra o
di vetro per riporvi e tenervi conserve e simili.
Srùxxiòu. s. m. Brunitoio. T. delle arti. Strum.
col quale si bruniscono i lavori fatti, fatto d'ac-
ciaio 0 di denti d'animali o d'altre materie dure;
dicesi anrhe Prunitojo.
Brunito s. m. Brunitore : Colui che brunisce.
Brùnitùa; s. f. Brunitura: L'azione del brunire,
ed anche li lustro della cosa brunita.
**Brùnna s. f. Notte. Voce bassa e furbesca.
Brùscelle s. f. pi. Pinzette. T. di vari artisti.
Nome generico d'Uno slrum. d'acciajo o di ferro,
che si allarga e si stringe a piacimento per pren-
dere 0 collocare alcuna cosa in luogo, dove non
si potrebbe colle dita.
**Brù.sclxì V. n. Fare i suoi agi. Voce bassa, e
vale Andar del corpo.
Brusco s. m. Brusco, Bruscolo, Pugnitopo, Pun-
gitopo, Picca sorci, Ruschio, Ruschia, Spruneggio,
Spruneggiolo. T. bot. Ruscus aciUeatns. Pianta
perenne, che ha gli steli cilindrici, verdi, ramosi,
a cespuglio, le foglie numerose, acute, ovate, pun-
genti, d'un bel verde; i fiori piccoli, alquanto
bianchi; i frutti rotondi, polposi, d'un rosso vi-
vace. Fiorisce dal dicembre al giugno, ed è co-
mune ne' boschi.
Brusco add. Brusco : Di sapore che tien alPaspro,
non dispiacente al gusto.
« Brusco, metaf. vale Rigido, Austero, Aspro : Onimo
brusco. Faccia brusca, Parolle brusche; Uom
brusco, Faccia brusca, Parole brusche.
Il — Aggiunto d'Aria, vale Cruda, Fredda, Sfer-
ratoia.
n — Aggiunto di Tempo, vale Turbato e freddo,
g Co-e brusche; Alle o Colle brusche. Posto avverb.
vale In modo brusco, contr. di Colle buone.
% Fa a faccia brusca; Far il viso brusco, Far il
viso dell'arme, vale Mostrare sdegno, abbomina-
zione.
% Salsa brusca; Salsa acetosa, dicesì in genere
Qualunque salsa in cui entra dell'aceto.
S Vin briisco; Vino brusco: Vino di sapore che
tira all'aspro, ma non dispiacevole al gusto; che
anche dicesi Vino duro.
Br ùstia s. f. Brusca, Bussola : Spazzola a uso
di pulire i cavalli dopo la stregghialura; suol es-
sere di saggina o dì setole di porco.
Brustoli V. a. Abbrustolire, Abbrustolare, Bru-
stolare, Abbroslire; quest'ultimo verbo è un po'
piiH dei primi tre: Porre le cose presso il fuoco
sì che non ardano, ma si abbronzino. - Parlan-
dosi di Caffè, dicesi più propriam. Tostare.
% Bruslolise n. p. Abbrustolirsi, Abbrustolarsi, In-
cuocersi, dicesi per iperbole dì Chi troppo si espone
al fuoco si che ne rimanga come riarso.
BruMtolin s. m. Tamiiurlano; e nell'uso fior.
Tostino : Cilindro cavo di ferro, fallo a foggia di
tamburo, in cui si tosta il caffè.
Brustolilo p. pass. Abbrustolito, Abbrustolato,
ecc. V. Brustoli.
S Caffè brustol'io; Caffè tostato.
§ Faccia bruslolìa da-o so; Viso incotto, abbronzato.
S Fd piggid ò brustol'io; Rosolare: Far che le vi-
vande per forza di fuoco prendano quella crosta
che tende al rosso.
S Pan brustol'io; Pane abbroslilo.
Brustoliòu V. sopra Brustolin.
Brustolisci V. sopra Brustolin.
Brutta V. a. Bruttare, Imbrattare, Intridere, Lor-
dare, Insudiciare, Insozzare, Sozzare, Sporcare:
Mettere su checchessia sporcizia o lordura.
— in t'ùn léugo; Far bruttura. Sporcare, vale Fare
i suoi agi, Cacare in certi luoghi : 0 l'ha brùttàu
in letto; Ha sporcato nel letto.
g Brùtiàse n. p. Bruttarsi, Sporcarsi, Lordarsi, Im-
brattarsi, Insudiciarsi, ecc.; ed usasi anche in
senso figuralo,
g Chi nò se brutta nò se lecca; Chi non suda,
non ha roba. Chi fugge fatica, non fa la casa
a tre solai, A voler che il mento balli, alle man
gna fare i calli ( gna per bisogna ), Prov. chiaro
ad ogni intelligenza.
Brùttessas. f. Bruttezza e Bruttizia: Astratto
di Brullo, conlr. di Bellez/a.
Brutte tto add. Brultacchiolo, Bruttarello: Al-
qiianlo brutto.
Brutto adJ. Brullo: Che manca delle propor-
zioni convenevoli: Laido, Malfallo, Sproporzio-
nalo, Deforme, contro di Bello.
« Brutto, per Bruitalo, Imbrattato, Insudiciato, In-
triso, Sporco, Insozzato, ecc.
1) — per Sucido, Lercio, Gualercio, Guitto, Lordo,
Schifoso, Sozzo.
Il — Figurai, vale Disonesto, Turpe, Vituperevole,
Ignominioso, Obbrobrioso, Disdicevole, Sconve-
nevole : Brùtt'azión, Brutta figlia, Brutto vizio;
Brutt'azione, Bruita figura, Brutto vizio.
— co; Color sudicio o sucido, dicesi a Quel coloro
che è privo di quella vivacità che sogliono avere
tutti i colori schietti, ciascheduno per se stesso.
— camme 5 peccóu; Brullo come il peccato, vale
Bruttissimo.
— tempo 0 Tempo brutto; Mal tempo, Cattivo tempo,
Tempo nero. Tempaccio.
— Brutta copia; Mimldi: Bozza di scrittura da met-
tersi poi in pulito.
I» — vegia; Ancroia, Vecchia squarquoia: Donna
vecchia, deforme e sucida.
g Èse ùnn-a brutta copia; Scimmiare malamente
uno. Modo figurato,
g Fata brutta; Farla brutta o sporca, vale Fare
allrui un'azione poco lodevole,
g Giancaja brutta; Panni sucidi. Biancheria su-
dicia: Quella che è da porsi' in bucalo.
g 0 diao 5 non é tanto brutto camme 5 fan; Non
è il diavolo bruito quanto si dipinge V, Diao.
g Parolacce briil te ; ParoldiCCP, Parole sporche, su-
cide, laide, cioè Disonrsle, turpi, indecenti, lascive,
g Passala brutta; Uscire a stento di pericolo,
g Pei brùtl'e bòn; Pera roggia, Pera bugiarda, Rom.
Pera brutl'e buona, Lomb. Pera gnocca V. Pei.
g Peizo brutto; Peso bruito. Peso lordo, dicesi
di Peso che non è netto di tara.
$ Veddi$ela brutta; Vedersela brulla, Veder I«
BRU
BUD
153
mala parata, vale Conoscere d'essere in termine
pericoloso, a mal partito.
Bruttò s. m. Sudiciume, Sucidume, Lezzume,
Loja, Lordura, Lordezza, Lordaggine, Sporcizia,
Bruttura e anticBrutlore: Specie d'intonaco sporco
che cuopre la pelle, proveniente dall'esalazione che
si Ta alia sua superficie, e in parte dalla polvere
che vi si attacca.
M Porco, Forcone, dicesi per ingiuria a Persona di
porchi e disonesti costumi; e detto di Donna,
Troja, Trojaccia, Scrofa.
« Usato nel numero del più, dicesi da noi pulita-
mente invece di Pidocchi, che i Tose, dicono Fa-
stidii: 0 l'èa càrego de brùttói; Era pieno di
pidocchi, di fastidii,
n Usato come addiett. vale Codardo, Vile, Vigliacco.
Brùttonaja. s. f. Brutteria, Porcheria, Spor-
cizie: Cosa da porco.
Brùxà, V. a. Bruciare, Abbruciare , Ardere : Con-
sumare col fuoco; ed in signif. neut. assol. Esser
consumalo dal fuoco,
w Cuocere, Frizzare, Mordicare; usato in neut. assol.
dicpsi di Quel dolore cagionalo in pelle o da una
scottatura o da materia corrosiva posta sulle fe-
rite, sugli scalfitli, ecc., ovv. dalle percosse di
scopa e simili.
— e cervelle a un; Far saltare le cervella ad uno,
Mandargli le cervella all'aria, vale Ucciderlo spa-
randogli una pistola nel capo.
— da-o cado; Abbruciar dal caldo, vale Sentir so-
verchio caldo.
— de fd ùnn-a cosa; Ardere di far checchessia,
vale Desiderare ardentemente.
— t éuggi, a bócca, e m5en, ecc.; Sentir un fuoco
agli occhi, alla bocca, alle mani, ecc.
— 5 paggiasso; Bruciare o Abbruciar l'alloggia-
mento, vale Partirsi da un luogo senz' aver prima
soddisfatto la persona del dovuto ; che anche di-
cesi Marinar la paga. - Bruciare o Bruciar pa-
gliaccio di cesi nelluso tose, a Chi abbia man-
cato a un dato appuntamento.
— ò stéumago; Bruciar lo stomaco: Il sentire quel
ribollimento dello stomaco cagionato da indige-
stione 0 da altri motivi.
— ùnn-a boccia; Trucciare in pieno ona boccia,
vale Trucciarla con tanta maestria, che sparisca
come un lampo dal posto dov'era.
— ùnn-a persònn-a; Scottare uno, vale Dannificarlo,
Pregiudicarlo, e dicesi per lo più nell'interesse.
S Chi é stceto brùxòu dall'cegua cada, ha puia
da freida; Il cane scottato dall'acqua calda ha
paura della fredda V. ^gua.
% Chi non ha atro pan, ó fòrnd 5 gfte 5 brùxa;
A chi è disgraziato gli tempesta il forno V. Pan.
S Fa brùxà; Mordicare, dicesi di Quell'effetto che
fanno le materie di virtù corrosiva su qualche
parte sensibile del corpo, od anche la bocca man-
giando cose forti e piccanti, come peperoni, se-
napa e simili.
$ Fata brùxd a un; Scottare uno, vale Becargli
nocumento, gagliardo travaglio o dispiacere ec-
cessivo.
S Fase brùxd i éuggi de piotile di atri; Pigliarsi
gl'impafci del Bosso V. Éuggio.
S Brùxdghc a un; Cuocere, Dolere, figurai, vale Pro-
var dispiacere, rincrescimento, pena, cordoglio, ed
usasi sempre impersonalm. nel singol. : 5e te ghe
brùxa, sciùscighe; Se ti caoce, soffiaci sa.
S Brùxdse n. p. Scottarsi : Farsi cottura in qual-
che parte di^l corpo con fuoco, ferro caldo, li-
quido bollente o simile,
n — e ^ervelle; Farsi saltar le cervella. Mandarsi
le cervella all'aria, vale Uccidersi sparandosi una
pistola nelle tempie.
Bvu.xaljosclxi s. m. Truffatore, Truffiere,
Gabbamondo, Gabba l'oste: Che gabba o trulla.
Brùxacaffè V. Brustolin.
Uriixéu.a. s. f. Scollatura : L'effetto dello scot-
tare e La parte scottata.
Brùjcó s. m. Bruciore, Cociore: Dolore che è
cagionato da puntura o da scollatura.- Frizzo
e nell'uso Frizzore dicesi propriam. di Quel do-
lore in pelle che cagionano le materie corrosive,
n Dispiacere, Bincrescimenlo, Dolore, Pena: 0 ince
brùxó 5 l'è che; Il mio rincrescimento è che, ecc.
— de chéu; Brucior di cuore, e dottrinalm. Pirosi:
Sensazione d'ardore cocente nella regione epi-
gastrica.
% Avetghe 5 brùxó; Cuocere, Dolere: Provar rin-
crescimento, dolore, pena, ecc.
Brùxóix s. m. Abbruciaticelo , Bruciaticcio :
Puzzo 0 Sapor di bruciato, onde : Aveì o Piggid
5 brùxòu ; Avere o Prender l'abbruciatic^io. -
Saveìghe de brùxòu; Pulirci d'abbrucioticcio.
Bvu-xóti p. pass. Bruciato, Abbruciato, Arso,
poetic. Adusto, Inusto: Consumato dal fuoco.
n Scottato, dicesi di Quella parte del corpo dell'ani-
male sovra cui fu fatta coltura o con fuoco o con
ferro molto caldo, o con liquido bollente, ecc.
n — e figurai, dìcesi di Persona che abbia sofferto
qualche danno per inesperienza , la quale poi
falla accorta dal proprio danno diviene cauta.
n Parlando delle piante, dicesi Biarso, Incotto, Arido,
Adusto ; e detto della frutta, Afalo.
— da-i liquori; Bruciato da' liquori.
— da-o so; Abbronzalo, Incotto dal sole, e dicesi
comunem. del volto.
S Oa brùxd ; Ora buscata o rubata o bruciata, vale
Ora in cui si ha nulla o pochissimo a fare,
f Pan brùxòu; Pan bruciato, dicesi da noi La man-
canza degli alimenti da provvedersi dal creditore
al debitore carceralo, per la qual mancanza il de-
bitore vien tostamente rimesso in libertà.
S Testa brùxd; Impetuoso, dicesi di Chi tosto si
adira e che si lascia agevolmente trasportare dalla
forza del suo umore oltre i limiti della ragione
e della convenienza.
Srùzzi V. n. Sfuggire, Mugghiare, Mugliare: II
mandar fuori la lor voce che fanno gli animali
bovini.
ISz-ùzzo s. m. Sfuggito, Mugghio, Muglio: La
voce degli animali bovini.
Bua. s. f. Bna: Voce puerile che significa Male,
Doglia, Dolore, onde: Aveì a bua; Aver la bua,
dicesi dai bambini per Aver male, Sentirsi male.
Aver qualche doglia.
Bul>ù s. m. Bombo, Mommo: Voce colla quale
i bambini chiamano la bevanda.
Bùccole s. f. p . Buccole; dicesi nell'uso tose. Una
sorla di Pendenii che le donne portano agli orecchi.
Buccolica s. f. Buccolica o Boccolica, dicesi
per {scherzo II mangiare.
Bùddeg-assa s. f. Pescatrice V. Gianetto.
Bùddeg'o s. m. Boldrò o Pescatore marino.
T. iti. Lophius pitcatorius. Pesce di carne molle,
di color vinato sudicio, come quello delie raue
164
BUF
BUG
di pelle liscia. II suo capo è grossissimo a pro-
pozione del corpo, e la bocca larghissima.
Il Buzzone, Trippone, Pentolone, dicesi figurai, a
Colui che ha gran ventre.
]Ba<li*ié s. m. Budriere. Dal frane. Baudrier.
Larga fascia di pelle di bufalo o di cavallo posta
sulla spalla diritta, la quale attraversa da una
parte il petto, dall'altra la schiena del soldato, e
va a congiungersi al fianco sinistro, ove i due
capi si uniscono insieme per ricevere la sciabola.
Sudoa/ir s. m. Gabinetto da signora: Camerino
ov'ella scrive, legge, lavora e riceve anche visite.
Dal frane. Budoir. - AbbigHatojo o Stanzino
della toeletta dicesi La camera ov'altri s'abbi-
glia, s'adorna o s'acconcia il capo.
]BujOfà. V. n. Buffare: Soffiare gonfiando le gote,
Mandar fuori l'alilo con impeto e a scosse.
n Buffare e Soffiare: Respirar con affanno ripigliando
il fiato frequentemente o per caldo o per sover-
chia fatica 0 per aver corso tròppo celerementej
che altrim. dicesi Ansare, Ansiare, Anelare.
n — Nel giuoco della dama dicesi II soffiar su una
pedina e toglierla all'avversario per non aver egli
mangialo con quella la pedina o dama, che inav-
vertentemente o appositamente eran soggette ad
essere mangiate.
— dò gatto; Soffiare : Quell'atto che fa il gatto sof-
fiando minacciosamente colla bocca aperta.
— in coverta; Esser in caldo, Essere in prospero
stato, Sguazzare, Scialare, Viver bene, splendi-
damente. Trattarsi alla grande, Grandeggiare, Fi-
larla da signore.
% Tempo rósso, o che ciéuve o che buffo; Aria rossa,
0 piscia 0 soffia. Dicesi in prov. Quando al cader
del sole il cielo si dà a vedere infocato, la qual
cosa è segno che il giorno dopo sarà acqua o venlo.
Bu£fà, de "vento s. f. Buffo, Buffata, Folata
di vento: Soffio di venlo non continuato, che
sorge a un tratto, cessa e ritorna.
-<- de cado; Buffo o Vampa di calore.
Su£f)ELd.i]iii-a/ s. f. Leggero soffio. Leggera
buffala.
Sù^fiao s. m. Bufalo e Bufolo : Specie di bue nero,
grande e forte e quasi indomito, con lunghe corna.
Il Bufalo, Tanghero, Bue, dicesi ad Uomo grosso-
lano, materiale e d'ingegno ottuso.
!Bùffe s. m. Rinfresco. Dal frane. Buff'et. Appa-
recchiamento 0 di bevande congelate o di con-
fetti 0 di altri commestibili, che si fa in occasione
di qualche festa od allegria, fuor dell'ore dei
pasti ordinari.
Buffetto s. m. Buffetto : Specie di tavolino.
SùfiTetto add. Buffetto: Aggiunto che si dà a
Quel pane, che è sopra tutte le specie il piìi bianco
e del miglior grano e fatto di schietto fior di farina.
Buffo s, m. Buffo, Soffio : Soffio non continuato,
ma fatto ad un tratto : Dee un buffo a-o lùmme;
Date un buffo al lume.
BùfTo s. m. Buffo. T. mus. Cantante il quale
eseguisce le parti giocose dell'opera buffa.
BùlTo add. Buffo, Buffonesco, Giocoso.
S Opera buffa; Opera buffa: Specie di dramma
giocoso in musica.
Su.£fola/ s. f. Buffetlone: Colpo leggero che si
dà per burla sulle gole gonfiate d'una persona.
Sùfifóu s. m. Buffone, Giullare; Quegli che ha
professione di trattenere altrui con buffonerie o
cQse ridicole.
§ Fa 5 bùffon; Far il buffone, Far lo scurra, Buf-
foneggiare, Buffonare, vale Far azioni buffonesche,
ridicole.
OùfFonaitai s. f. Buffonata, Buffoneria, Zannata,
Arlecchinata: Azione da buffone.
Bu.g-a< s. f. Boga. T. itliol. Sparns boops. Pic-
ciol pesce che frequenta le spiagge del mare e
specialmente le imboccature de' fiumi. Ha il capo
piccolo con occhi grandissimi a proporzione del
corpo, il qual tondeggia, ed è coperto di scaglie
giallastre.
— de iimón; Buccia, fior. Bucchia: La metà d'un
limone, dalla cui polpa è già stato spremuto il sugo.
Bu^.à. s. f. Bucciala, fior. Bucchiata: Colpo dato
con buccia di limone.
§ Dì cose da fase mette a bughoe; Dir cose da
aranciate, cioè Da farsi tirar dietro le arance fra-
cide 0 le bucce del limone.
S Piggià a bughce; Mettere a bucciate o a bucchiate.
Bùg-a; s. f. Bucato: Rimbiancatura di pannilini
sucidi, fatta con cenere e acqua bollente messavi
sopra; ed anche per Quella massa e quantità di
panni, che s'imbucatano in una volta. - Bucatino
suol dirsi quando si mettono in casa pochi panni
in bucato, senza l'opera della lavandaja.
S Còncòn da bùgà; Conca da bucato, ed anche
assolutam. Conca V. Còncòn.
$ Fa bùgd; Far bucato o il bucato: Lavare o Im-
biancare i pannilini con sapone, liscia, ecc.
$ Leva a bùgd; Sconcare: Cavar fuori della conca
i panni quando si terminò di bollire il bucalo.
8 Mette in bùgd; Mettere in bucalo, Imbucatare.
g Netto de bùgà; Di bucalo, e dicesi dei Panni non
adoperali dopo che sono slati in bucato. Spesso
è anche sinonimo di Nettissimo.
Bug-aiisie s. e. Lavandaio e nel femm. Lavandaja
e Lavandara : Colui o Colei che lava i pannilini
a prezzo.
!Bùg>a<tta< s. f. Bambola, nel Romàno Pupazza,
nel Pislojese Fantoccia e a Siena Popa: Figurina
umana, vestita da donna, gradito e utile trastullo
alle bambine, anche già fatte grandicelle, perchè
imparano a rivestirle, a pellinarle e variamente
ornarle : fassene di cenci, di legno e di cartapesta.
Bùg-a/ttài V. a. Burattare, Abburattare : Separare
col buratto o frullone la crusca dalla farina, e
divider questa in vari gradi di finezza.
£Eùg-a<ttéua< s. f. Abburattatura : L'operazione
dell'abburattare, e La mercede che se ne riceve
0 se ne paga.
I) Cruschello, Tritello, Stacciatura, Farina di quarto
velo: La parte più minuta della crusca che ri-
tiene ancora non poca farina.
!Bùg-a/ttiiiu-a/ s. f. Boltoncino: Piccolissimo
involto di tela bianca assai fina con entro zuc-
chero 0 un mozzo di manna, legato con refe, che
ammollato nell'acqua calda si mette in bocca al
bambino che lo succhia ne' primi di che Don
poppa ancora.
Il Ceneretta, Ceneracciolo. Voci dell'uso. Una leg-
gera quantità di cenere fasciata pure in panno-
lino, e legata con spago o con refe, che si usa
mettere a bagno con civaje secche, affinchè rin-
vengano e diventino di buona cotloja (chèutta).
Buratto s. m. Buratto, Frullone: Slrum. di
legno a guisa di cassone, dove per mezzo d'un
baratlello di stamigna o di velo, scosso dal girar
una ruota, si cerue la farina dalla crosca. «i
BUL
BUR
155
Buratto presso iMugnaj dicesi anche II luogo dov'è
il frullone per abburallar la farina.
S Ghìndao dò bùgatto ; Burallello, Tómbolo, Rocca
(coll'o stretto) V. Ghìndao.
8 Swa do bùgatto; Buratto: Specie di velo varia-
mente rado, di cui è ricoperto il buraltcllo, che
secerne la crusca dalla farina.
Bug-g-r V. Bóggi.
-Bug-g'i'breig'a, s. m. Nabisso, Facimale, Fi-
stolo; dicesi a Fanciullo che mai non si ferma e
sempre procura di far qualche male; ed anche a
Giovine fastidioso, seccante, molesto.
Bug-g-évi s. m. Bugliuolo e Bugliolo: Vaso di
legno simile al bigonciuolo CsebOroJ, ma mollo
minore, con un manico circolare, ovv. con orec-
chie 0 senza, che serve a diversi usi, e d'ordi-
nario a bordo de' bastimenti per tenervi acqua
da bere ad uso giornaliero dell'equipaggio.
Bug-g-idùa V. Bòggidùa.
Biig-g-iiuento V. Bòggimento.
Bug-gin s. m. Ardiglione: Quel ferrozzo ap-
puntato che è nella fìbbia.
Buggxo s. m. Lesso V. Bòggìo.
Buggxo p. pass. Bollito V. Bòggìo.
Hixggio s. m. Bollore V. Bóggio.
Buggio s. m. Alveare: Cassetta, dentro a cui
le pecchie fabbricano il mele; dicesi anche Al-
veario, Alveo, Apiario, Arnia, Bugno, Copile, Co-
piglio, Coviglio, 3Ielario, Cassetta d'api.
Buggitùa V. Bòggitùa.
BuglL£ea s. f. Bogara. T. di pesca. Rete lun-
ghissima, con maglia d'un pollice di larghezza,
con cui si prendono le boghe, da cui deriva il
suo nome.
Buglxezzo s. m. Maretta : Piccola conturba-
zione del mare, ovvero quando il mare non è
grosso, ma fa le onde spesse e spumose, e tra-
vaglia assai il baslimento V. Maèta.
S Dd bughezzo; Dar noja, molestia, Dar da pen-
sare, Mettere in imbroglio, in confusione, dicesi
per similit. e in modo basso dal travagliare che
fa la maretta i bastimenti.
Bugna s. f. Bubone e Bubbone: "Tumore ac-
compagnalo da infiammazione, che ordinariam.
sviluppasi nel tessuto cellulare dell' inguine, del-
l'ascella 0 del collo: altrim. Bozza, Enfiato,
n Sconciatnra V. sotto Bùgnata.
•) Bugne; Bugne. T. mar. Gli angoli delle vele
quadre, specialmente gli inferiori.
S Sàgoa de bugne V. Contrascotta.
Bugna V. Brùzzi.
Bùgnata s. f. Sconciatura, Malafatta: Cosa
malfatta, falla alla peggio e che sia riuscita in-
felicomenle: Guazzabuglio, Pasticcio, Aborto.
Bugnato s. m. Bugnato. T. archit. La riu-
nione delle bugne (basse) che sporgono da un
muro V. Basse nel 2» signiflcato.
Bugno V. Bmzzo.
Bulacclxin V. Bólacchin.
Bulacco V. Bòlacco.
Buldog s. m. Molosso, ed ora comun. Dogo.
Dalla- voce ingl. Bull-dog. Cane feroce anzi che
no, che azzannando raramente lascia la preda.
Bùlgaro s. m. Bulghero: Sorta di cuojo, per lo
più rosso, di cui si fanno scarpe, valigie e simili.
Bulican s. m. Pellicano. T. chir. Strumento
per cavare i denti.
Bulicanu-a s. f. Rificolooa: Voce d'uso tose.
Pezzo di cartastraccia ritorta in se stessa, di
forma allungata, un capo della quale, intinto
nell'olio e acceso, serve per far lume all'oscuro
in mancanza di cerino.
Bulin s. m. Bulino e Bolino: Sorta di scarpel-
lello colla punta d'acciajo, col quale sottilmente
si scava o intaglia oro, argento, rame, cristallo
0 simili, per farvi caratteri, rabeschi e figure.
Usasi anche dai Fonditori di caratteri per inci-
dere certe più minute parti delle lettere, dove
vano riuscirebbe l'uffizio del contrappunzone.
« Bulino, per Incisjre: 0 l'é.ó ciù bravo bulin
de Zena; È il più bravo bulino di Genova.
S A bulin; A bulino V. A bulin.
S Travaggià de bulin; Lavorar di bulino. Bulinare.
Bulina s. f. Colpo di bulino.
Bulinn-a fDd a); Picchiare, Zombare, Tam-
bussare, Percuotere, Dar busse, picchiate, per-
cosse, e scherzev. Dar nespole o nespole secche,
Dar noci, Dar pesche, Dar le frutte, Sonar le
nacchere.
S Piggid a bulinn-a; Toccar delle busse, Essere
zombato, picchiato, percosso, ecc.
Bùllata s. f. Bravata, Braveria, Sraargiasseria,
Squartata; e talvolta .Millanteria, Spampanata,
Ostentazione, Ostentamento : Pomposa mostra ed
azione che si fa per vanagloria, burbanza e albagia.
Bulletta s. f. Bulletta: Piccolo chiodo con largo
cappello di cui si servono i calzolai ed altri Y.
Stacchetta.
Bùllezzà v. n. Sfoggiare: Correr dietro alle
mode; e talora Barberare, Braveggiare, Fare il
giorgio, il bajardino, il bravo, il bravaccio, il
fantino, lo spaccone, il rodomonte, ecc. V. Bullo.
Bullil>8e s. m. Buaccio, Fantonaccio, Fastellone,
Pollebbro, Cacacciano, Mestolone, Tambellone,
Zugo, Sabbione, Lavaceci, Tagliaricotte, ecc., di-
cesi in m. b. d'Uomo non buono a nulla e assai
dappoco.
Bullo s. m. Elegante, Bellimbusto; Uomo sfar-
zoso e fastoso, che sfoggia nel vestire e corre
ad ogni uso della moda: Fd da bullo; Far l'ele-
gante, il bellimbusto, Sfoggiare.
Il Bravo, Cospettone, Smargiasso, Tagliacanloni ,
Rodomonte, ecc.
n Usalo come aggeli., vale Eccellente, Bravo, Va-
lente in checchessia : Poeta bullo; Poeta eccel-
lente.
% Fd ò bullo V. sopra Bùllezzà nel 2* signif.
Bùx*a s. f. Borra: Ammasso di pelo d'alcune be-
stie, come buoi, vacche e cavalli, che raschiato
dalle lor pelli serve a riempir basti, cuscini e
simili.
» Borra, metaf. usasi per Ripieno o Superfluità di
parole nelle scritture, così detto perchè la borra
non serve ad altro che a riempiere.
S Impi de bùra; Abborrare : Metter borra, Riem-
piere di borra.
Bùi*a s. m. Zàngola V. Bùrèa.
Buraccia V. Bòraccia.
Burattin s. m. Burattino, Fantoccio : Figurino
0 Fantoccio di legno rivestito, ma senza piedi,
con molti dei quali i ciarlatani e simili rappre-
sentano commedie, facendoli muovere colla mano
cacciala sotto la veste dei medesimi. Il Fantoccio
che ha il corpo intero, dicesi Marionetta, e questo
si fa muovere mediante alcuni fili attaccali all^
varie parli del suo corpo Y. MammttQ.
166
BUR
BUS
8 Fantoccio, Fantonaccio, Zugo, Nibbiaccio, Uccel-
lacelo, ecc., dicesi ad Uomo stolido e da nulla,
che si lascia uccellare.
8 Baracca di burattin; Castello da burattini: Quella
piccola baracca di legno coperta di panno, entro
cui stanno ascosi i ciarlatani quando rappresen-
tano commedie co' burattini.
S Cfd fa balla i burattin; Bnrattinajo.
% Fa ó burattin; Far il chiassino, Far baj«, Ruz-
zare , Zurlare ; e dicesi per lo più de' fanciulli
che saltellano e tripudiano.
« — 5 burattin appréuvo a ùnn-a pers5nn-a ; Di-
leggiar uno, Beffarlo, Schernirlo, Farne il trastullo,
Metterlo in ridicolo, in canzona, Abburattarlo.
!Bu]:*a.ttiua;ta< s. f. Burattinata, Fantocciata,
Bambocccria, Ragazzata, Ragazzeria, Fanciullag-
gine: Cosa 0 Idea misera e sciocca.
Bur'a.xa. V. Bòraxa.
laureili s. m. plur. Rebbj. T. agric. I rami o le
punte della forca V. Forcafcera.
£Bùi*cio s. m. Bruma. T. mar. Specie d'erba o
musco che si genera sott'acqua, sugli scogli, sotto
i baslim^nti, ecc. V. Brùmma.
Bure CPeìJ; Pera butirra V. Pei.
Sùx*éa< s. f. Zàngola : Vaso di legno, nel quale si
dibatte la panna per farne il burro. Ha la forma di
un barile fatto di doghe connesse, più stretto in
alto che al basso, con un coperchio di legno fo-
rato in mezzo : nel foro del coperchio passa una
tìiazza 0 bastone, detto Manico (mescia), in fondo
del quale sta confitta una rotella pure di legno,
larga poco meno che la zàngola, ed ha alcuni
buchi pel passaggio della liquida panna e dell'aria.
]Bui*ia,ii]i-aj s. f. Buriana. T. mar. Nome d'un
certo vento procelloso; e talvolta per Burrasca:
Vedilo neigro a tramonfann-a, vorrià fa qual-
che buriann-a ; L'aria è fosca al nord, minaccia
qualche burrasca.
Surìooo s. m. Bricco, lo stesso che Asino, So-
maro, Ciuco.
Su.x*id.da> s. f. Pesce in guazzetto. Modo partico-
lare di cucinare i pesci : Pesce tagliato a pezzi e cu-
cinato in umido con olio, finocchi, càpperi, funghi,
prezzemolo ed altro. Si suol comunem. co.iciare
In questo modo lo stoccofìsso, il grongo (bronco),
Il boldrò (bùMego), il palombo (meanto) ed altri.
Burla, s. f. Burla, Baja, Beffa, Celia. Scherzo, Fa-
cezia: Detto 0 Fatto di niun valore e di nes-
suna credulità, manifestato soltanto per giuoco o
per riso; ed anche Detto o Fatto ingegnoso per
rendersi gioco Innocente contro d'alcuno.
% Di 0 Fa énn-a cosa in burla o pe burla; Dire
0 Fare checchessia per burla o da burla, per gioco
0 da beffe, vagliono Fare o Dire non da senno,
ma per ischerzo.
8 Féua de burle; Parlando sul serio, Lasciando
gli scherzi.
8 Sta à burla; Reggere alla celia, e nel volgo tose.
Reggere alla conia, vale Non averla per male, Non
alterarsi e Pigliar in burla qualche scherzo o motto
li sia fatto 0 detto.
Bùx*l& V. n. Burlare, Celiare, Scherzare: Fare o
Dire da scherzo. Non dire e non fare da senno,
Operar per Ispasso: Mìa che /.lùr/o; Ve' ch'io burlo.
— ùnu-a persónn-a; Burlare, Beffare, Berteggiare,
Corbellare, Cuculiare, Motteggiare, Sbertare, Sojar
uno. Minchionarlo, Deriderlo.
§ Fase bùrld; Farsi scorgere, Farsi burlare o beffare.
8 Bùrlàse d'ùnn-a persònn-a o d'ùnn-a cosa ; Bur-«
larsi duno o di checchessia, vale Non farne conto
alcuno, Infischiarsene.
Sùrlou s. m. Burlone, Burliero, Bajone, Celia-
tore: Che burla sovente e volentieri, Che ama
la burla, la celia, lo scherzo; e usato come add..
Sollazzevole, Giocoso, Faceto.
Bu.ro V. Bùtiro.
Barò s. m. Scrivania o Scrivania a ribalta: kv-
nese di forma mollo simile al canterano (comò).
Il quale, però termina superiormente in una specie
di stipo, tagliato a sehiancìo, e chiuso con ri-
balta, entro cui sono molti comodi di sportellini
e cassetlini ad uso di riporvi scritture importanti
0 minute cose preziose. Quando si apre, si tirano
le due mensoline laterali per sostener la ribalta,
eh 'è mobile sui mastietti.
» Ufiìzio, Ministero, Dicastero, Cancelleria, ecc.:
Luogo ove traltansi e spedisconsi i pubblici affari.
Busca, s. f. Busca, Busco, Brusco, Bruscolo : Mi-
nuzzolo piccolissimo e leggerissimo di legno, pa-
glia e simili materie.
8 Aveì de busche in ti éuggi; Aver un bruscolo
0 dei bruscoli negli occhi, dicesi Quando si vor-
rebbe parlare di eerte cose, ma se ne astiena
per esservi presenti o fanciulli o altri cui non
istà bene di sentirle.
8 Levdse ùnn-a busca d'in ti éuggi; Levarsi un
bruscolo di su gli occhi, vale Liberarsi da chec-
chessia a sé molesto.
8 Zùgd a-e busche; Giocare alle buschette o alle
bruschette V. Zùgd.
Busca s. f. Burattino. T. di caraterà. Legnetto den-
tato fermato all'estremità del virgolo CvigoJ. Sul
burattino 11 ponilore lien rizzata la forma per
lasciarla alquanto sgocciolare, poi ne distende il
foglio sui feltri della ponitora fponedéiija).
Busca V. a. Buscare : Acquistar cercando, Pro-
cacciarsi ed ottener checchessia con industria.
Busca V, a. Asciare: Propriam. Digrossar legni
coll'ascia. Usasi anche per Tagliuzzare, cioè Assot-
tigliare, Guastare ecc. un legno con coltello o altro
ferro tagliente.
Il Bruscare, Dibruscare, Dibrucare, e vale Spazzar
l'albero, cioè Ripulirlo, Rimondarlo, Tórre via il
superfluo.
Bùscag-^e s. f. plur. Toppe, Schégge, Copponf,
e in lerm. gener. Bruciaglia: Minuto legname da
far fuoco.
8 E bùscagge s' assdmeggian a-i ceppi; La scheg-
gia ritrae dal ceppo, ovvero II ramo somiglia al
tronco. Prov. e dieesi di Chi non traligna da' suoi
progenitori, e pigliasi sempre in mala parte.
Bùscag-inn-a s. f. Scala buscalina, e in Ve-
nez. Scala boscaina. T. mar. Scala di corda, guer-
nita di pinoli di legno a certa comoda distanza,
che formano de' gradini. Sospendesi al bordo del
bastimento, verso il mezzo della sua lunghezza,
e serve a' marinai per discendere dal bastimento,
e ascendere in esso.
Bùscetto s. m. Bassetto. T. de' calzol. Strum.
di bossolo, fatto quasi a somiglian/.a di fungo, col
quale i calzolai lustrano i tacchi delle scarpe dopo
averli tagliali col trincetto.
Bùscetto add. Vecchietto, Vecchiotto, Vecchino,
Attempatello, Attempatello, Attempatotto; dicesi
di Persona, e vale Che ha di molto tempo, Cbe ac*
costasi alla veccbiezza.
BUS
BDT
167
Bìj scili s. m. rrnni : Nome geDer. di Talli i frn-
fici spinosi.
DBùscliin. s. m. Sallimpalo, Sen. Fornajolo. T.
ornil. Suxicola ru6/co/o. Uccelletto di genere delle
Silvie, che abita laugo le siepi, sol margine dei
paduli, Ira le fessure degli scogli, ecc. Nidifica sulla
terra fra l'erbe alle e ordinariamente sui cigli delle
fosse. É sedentario.
•— da monti ; Passera scopino, Pis. Passera stipajola,
.Sèn. Passera sepajuola. T. ornit. Accentar modu-
laris. Uccello di genere degli Accenlori, che ha la
nuca e gola biancastre con macchie brune, gozzo
e petto rossicci con macchie bruno-nerastre, ven-
ire bianco appannato. Annida nelle alte nostre
montagne, nelle foreste di faggi, e vive sempre
ne' cespugli. Emigra molto lardi in ottobre e torna
in aprile.
3BÙSCÌO s. m. Bosso, Bossolo, Bosso. T. bolan.
Biixus sempervlrens. Arboscello di perpptua ver-
dura, il cui legno gialliccio durissimo è ottimo
per istrumenti da fiato, intagliarvi slampe, e spe-
cialmente per lavori da tornio.
M Ruota, e intendesi Qnel'a in cui si rimescolano
i numeri del lotto.
]Buscio add. Vecchio: Uomo pieno (fanni, grave
ppr gli anni V. Vegio.
3Bùscioa. s. f. Bussola, Portantina: Specie di
veicolo capace d'una sola persona, chiuso da tutte
le bande, e portato da due uomini, mediante due
cigne ad armacollo e due stanghe che s'infilano
ciascuna in due staffe fermate a ciascun lato della
portantina,
n Bussola. T. mar. Slrnm, di marina che serve in
allo mare a dirigere la rotta del bastimento, ed è
Una scatola quadra o tonda, dal cui fondo sorge
un perniuzzo o punta centrale d'ottone, in cui
sfa in bilico l'ago magnetico, sopra il quale è
iermata la rosa, e sopra questo un vetro che le fa
coperchio. Se ne attribuisce l'invenzione a Flavio
Gioja d'Amalfi verso l'anno 1300.
n Cassetta : Piccolo arnese di legno, di forma al-
quanto quadrilunga, che serve per accattar le limo-
sine. Se questa è d'ottone o di latta, e talvolta an-
che di legno, ma di forma cilindrica, dicesi Bossolo,
n Bùscioe; Bisce T. mar. V. Bisce.
« — dò bigliardo; Bilie V. nella voce Bigliardo.
.— da carossa; Bronzina. T. carrvzz. Tubo di fer-
raccio, oppure di bronzo che riveste il foro lon-
gitudinale del mozzo (pigna), e v'è tenuto fermo
da una esterna costola o aggetto longitudinale che
s'incastra nel legno stesso, la bronzina, inter-
namente liscia, diminuisce il fregamenlo colla sala,
liscia essa pure, agevola la rotazione e impedisce
l'incomodo scricchiolare della ruota.
— da riposo; Bussola da malati: Bussola che apren-
dosi dalla parte davanti e di dietro si distende a
foggia di Ietto, e serve per adagiare e traspor-
tare gli ammalati allo spedale.
S Camalli da bùscioa; Portantini: Coloro che por-
tano altrui nella portantina.
S Perde a bùscioa; Perder la bussola, la scherma,
0 la scrima, dicesi figurai, di Chi nelle sue azioni
si abbandona e non sa più che cosa si faccia.
Suscìoeta, s. f. Salvadanaio: Vasello di terra
colla, nel quale i fanciulli mettono per un piccolo
pertugio, ch'esso ha, i lor danari per salvarli, non
li potendo più cavare se non rompendolo.
33^)Sciolàio s. m. Paslelliere, ed oggi più
comunem. Pasticciere: Colui che fa ogni sorla di
paste dolci per vendere. Dicesi anche volgarm.
Bozzolaro. Bozzolaraj'o, Offelliere, Ciambellaio.
Bùscìolotto s. m. Bussolotto e Bossolollo:
Vaso di latta ad uso di bicchiere, con cai i
bagalellieri fanno vari giuochi di mano, facendo
comparire e scomparire sotto il medesimo pal-
lottole di sughero o altro,
n Bossolollo: Vaso di maiolica, in cui si serve a
colazione il latte o latte e caffè e simili.
Il — per Una specie di cassetta di latta o simile,
in cui i cesellatori ed altri usano riporre diversi
ferri della loro arte, come'bulini, pianaloi e simili.
Il — per Qualunque altra specie di vaso lungo e
cilindrico, ad uso di riporvi caffè, the e simili.
— dò con(/é; Boccinolo: Quella parte del candeliere '
che riceve la candela o il candelotto.
S Quello chi fa i zéughi di bùsciolotti; Bagatelliere,
Giocolare, Giocolatore, Giuocalor di mano, Giao-
cator di bussolotti.
S Fa i zéughi di bùsciolotti; Fare o Giocare ai
bussolotti, ed anchf Giocar di mano o di baga-
telle; e figurai. Bubbolare, Busbaccare, cioè In-
gannare con finzioni. Fare sparire o Portar via
con inganno checchessia.
Busco s. m. Incerto: Provento casuale di qualche
carica o impiego oltre la paga; per lo più si ado-
pera al plur. V. Incerto.
Xlusticca V. Bòsticcd.
Sùstìn s. m. Bastino. Dimin. di Busto V. Busto.
S Roba fata a bùslin; Vestilo a bustino V. Roba.
Sùstos. m. Busto. Imbusto: Parte del corpo umano
dal collo alla cintura; ed anche La statua scolpila
dalla testa infìno al petto,
n Busto, per Quell'arnese, armato di stecche fba-
lenn-ej, che le donne portano stretto alla vita
sulla camicia, allacciandolo davanti e di dietro
coll'aghetto (strinca).- Dicesi anche Fascetta e in
alcuni luoghi Bustina, ma essa è men grave del
Busto, men fortemente impuntita, e con meno
stecche e più sottili; ed è proprio delle citta-
dine, dove il basto è delle contadine.
— co-e balenn-e; Busto steccato V. Balenn-a nel
2° significato.
§ Pei'lùxelli do busto; Buchi o Bacolini.
S Spallassi dò busto; Spallacci V. Spallassi.
S Tascelli dò busto; Chiavi V, Tascello.
S Tìèta dò busto; Stecca V. Tièla.
JBùtiro s. m. Burro e Butirro, anlic. Buliro, Bi-
turo e Bilarro: La parie più grossa del latle, ossia
il fiore di esso, ridotta a consistenza col lungo
dibatterla nella zàngola (bùrSa); serve d'alimento,
ma più frequentemente di condimento.
— chi ha ò fortò; Burro o Butirro fortigno, cioè
Che principia ad avere il sapor forte.
— co ràncio: Burro vieto, cioè Stantio o ràncido,
Che ha* perduta la sua perfezione per la troppa
vecchiezza.
— d'antimonio ; Burro o Butirro d'antimonio. T.
chim. Una certa composizione di sai comune,
vetro d'antimonio, acido solforico e acqua, il tulio
distillato insieme, che si adopera in medicina per
cauterizzare.
— de Saturno; Burro o Butirro di Saturno. T. chim.
Acelalo di piombo unito coll'olio o col grasso,
con cui formasi una pasta atta a guarire i ge-
loni e le affezioni erpetiche.
S Pan de bòtiro; Pane di butirro: Certa quantità
168
BUT
BUT
di burro, come a dire d'una libbra, più o mono,
in forma di pane o altra consimile.
Sùtta> s. m. Incastro, Rósolo e Rósola. T. manisc.
Quel ferro piano e fatto a modo di paletta, con
manico di legno, di cui si servono i maniscalchi
per pareggiare le unghie alle bestie che si ferrano.
Sùttà^ V. a. Ruttare e più nobilm. Gettare: Lan-
ciare con forza ciò che si tiene nelle mani.
n Gettare, per Mandare che fanno fuori l'acqua le
fontane o simili: 0 bronzin 6 nò bautta; La
cannella non getta.
„ — Parlandosi di piaghe, vale Mandare o Menar
marcia.
„ — Parlando della penna da scrivere, vale Rendere
0 no l'inchiostro : A penna a nò béulta; La penna
non getta.
„ — Parlando di vulcani , dicesi quando mandano
fiamme: Quando béutta ò Vesuvio ecc. /Quando
getta il Vesuvio ecc.
„ _ Parlandosi delle piante e degli alberi, vale Pro-
durre, Dar fuori, che anche dicesi Mettere, Pul-
lulare, Germogliare, Germinare, Sbocciare. - Mi-
gnolare dicesi più propriam. degli ulivi e Gem-
mare delle viti.
« Urtare, Dar urtoni, spintoni: Spinger incontro con
impeto e violenza V. Spuncià.
— a fondo un bastimento; Colar a fondo. Mandar
a fondo un bastimento, vale Sommergerlo.
— ben; Far buona riuscita, Riuscir bene, dicesi fìgu-
rat. delle persone, e vale Dar buon saggio di sé.
Manifestarsi buono ; e parlandosi delle piante, di-
cesi Attecchire, Venir innanzi, Crescere, Prospe-
rare, Far buona prova, Far piede.
— di sospii; Gettar sospiri, vale Sospirare.
— ereixe; Gettar le radici, vale Stenderle nella terra.
— féua; Gettare, Recere, Vomitare, Cacciar fuori
V. Vomita.
— féugo; Gettar fuoco, dicesi delle eruzioni vul-
caniche ; e talora fìgur. per Essere in gran collera,
che in questo caso dicesi meglio Schizzar fuoco.
— t annunzio; Dire in 'chiesa V. Annunzie.
— in éuggio; Buttare in occhio o negli occhi o in
faccia. Batter negli occhi. Gettare al volto o in
faccia, vale Rinfacciare.
— in ma; Buttare o Gettare in mare o in acqua.
Far gel lo: Gettar in mare tutto il carico o una
parte d'esso per alleggerir la nave e scampar di
pericolo.
— in md un bastimento; Gettare o Lanciare una
nave o simile in mare, vale Vararla.
— md; Riuscir male, Far cattiva riuscita, dicesi
flgurat. delle persone, ed è contr. di Far buona
riuscita V. sopra Bùttd ben.
— ò scandaggio; Gettar lo scandaglio. T. mar. Ser-
virsi di questo strum. gettandolo in mare per sa-
pere l'altezza dell'acque sopra il fondo.
— via; Buttar via. Gettar via, vale Rimuover da
sé checchessia come inutile, superfluo, dannoso
0 nojoso; e talvolta per Dissipare, Dilapidare o
simili: 0 béutta via i dince a-o zéugo; Getta
via i denari al giuoco.
— via ò acióu; Gettar ranno e sapone, Soffiar in
legna verde. Sprecare il fiato.
— via ó tempo ; Gettar via il tempo, vale Perderlo.
— zù; Gettare, Mandare o Mettere a terra, Cacciar
a basso, vale Demolire, Abbattere, Atterrare, Di-
roccare; e dicesi proprism. delle fabbriche, muri
0 simili.
— zù da cavallo; Cacciare o Gettar uno da ca-
vallo, vale Scavalcarlo.
— zù di figgiéu; Sciorinar figliuoli, dicesi di Donna
che partorisca frequentemente.
— zù ne-o scrive; Scriver come la penna getta,
vale Comporre disapplicatamente. Scrivere senza
pensare a quel che si scrive, senza badare con
rigore a tutte le regole della favella.
— zù ùnn-a persónn-a; Scroccare : Far checchessia
alle spese altrui, e per lo più si dice del man-
giare e bere.
— zù un travaggio; Precipitare un lavoro, vale
Farlo di somma fretta e con pochissima diligenza;
che anche dicesi Abborracciarlo, Strapazzarlo, Ti-
rarlo giù. Farlo a pappaceci.
S A bótte a béutta sótti; La botte fila, dicesi Quando
ella, essendo quasi vuota, getta sottilmente.
S Bùttdse n. p. Urtarsi, Fare agli urtoni, agli spintoni.
I) — Gettarsi : Correr con impeto a una cosa : A
se m'é bùttd in te bracce; Mi si gettò nelle braccia.
n — Buttarsi, parlandosi degli uccelli, diccsi Quando
calano alla rete, all'esca o altro.
n — in twra; Buttarsi o Gettarsi a terra, vale
Dislendervisi, Sdrajarvisi.
n — in zenògge; Buttarsi o Gettarsi ginocchione
0 ginocchioni: Porsi in terra colle ginocchia.
n — tutto zù pe-a góa; Buttarsi, Ficcarsi, Cac-
ciarsi ogni cosa giù per la gola, vale Spendere
tutto per saziar l'appetito della gola.
II — ùnn-a cosa in ta testa o in te come V. in
Caccia.
Il — zù da un léugo; Buttarsi giù. Gettar da...,
vale Cacciarsi abbasso, Precipitarvisi.
^ O se béutta; 11 nibbio cala. Per traslalo degli
uccelli rapaci che si calano alla vista della preda,
dicesi di Chi a poco a poco s'accomoda, s'in-
duce a far alcuna cosa.
Bùtteg'a^ s. f. Bottega, antic. Boltiga e Buttiga :
Stanza a pian terreno dove gli artefici lavorano
e vendono le loro merci; e talvolta per Tutti
gli slrum. ed annessi della bottega.
— avvid; Bottega avviata, dicesi Quella a cui con-
corrono di molti avventori.
•J- Aveì a bùltega averta.... Si dice in-ischerzo di
Chi ha sbottonata la toppa de' calzoni.
§ Cazann-a de bùttega; Boltegajo, Avventore V.
Cazann-a.
S Fd andd ùnn-a bùttega; Far andar una bottega,
vale Farla tirare innanzi.
S Garsòn de bùttega; Garzone, Garzon di bottega.
Giovine di bottega. Fattorino.
S Bùttega ! Bottega ! Elissi comunissima per chia-
mare i fattorini de! Caffè, ecc.
Sùtteg-à, s. m. Bottegaio, nel femm. Bottegaia:
Colui 0 Colei che esercita e tien la bottega.
3ù.tte^lii]i s. m. caffè: Abbreviazione di Bot-
tega da caiTè, così detto per Io smercio continuo
che ivi si fa di questa bevanda.
— do sa e tabacco; Gabella o Gabella di sale e
tabacchi: Il luogo dove si vende il sale e il tabacco.
JBixtteg-l'Liiié s. m. Caffettiere : Il padrone di
una bottega da caffè.
BùttSn. s. m. Spinta, Spintone, Urtata, Urto, Un-
tone; e parlandosi della Spinta indietro che danno
le armi da fuoco nello spararle, quando son troppo
cariche, dicesi Rispinta.
S Andd a farsa de bùttoin; Andare a spinte,
cioè Per forza di spinte.
CAB
CAB
I5d
S Dà di bùttoin; Urtare: Spingere incontro con
impeto e violenza.
Sùitòu s. m. Ripieno, T. tessìt. Qnel filo col
quale si riempie l'ordito della tela, intrecciandolo
ad angolo retto colla spola; altrim. Trama.
Sùxa,cco s. m. Noce guasta, bacata. Voce del
contado,
Sùxilli s. m. Busilli e Basillis : Difficoltà, Im-
pacrio. Imbroglio, Cattivo passo e simili. Dicesi
derivata questa espressione da un chierico igno-
rante, il quale dovendo spiegare in un esame le
parole In diebus illis, dopo aver tradotto In die
per la parola Indie, non potè piiì continuare di-
cendo che quel bus illis era nn passo mollo oscuro
e difficile.
BiL-KO s. m. Boccinolo. T. agric. Parte di buccia
tra nodo e nodo d'un ramoscello estratta o che
si possa estrarre.
S Insei a bùxo; Annestare a bocciaolo, a bncciòlo,
a bucciòli, a cannello, a boncinello, ecc. V. Insei.
Sùzancà V. a. Rovinare, Guastare, Conquas-
sare, Conciar male, Jlandar a male.
S Anddse a fa bùzancà; Andar in rovina. Andar
a gambe alzate, Rimaner brullo, povero, ecc.
S Bùzancdse n. p. Rovinarsi: Ridursi in cattivo
stato di salute, mezzi o altro.
1) — d'ùnn-a cosa o persónna; Ridersi, Infischiarsi,
Non sapersi che fare di checchessia.
% VatCa fa buzancà; Va al diavolo, Va in ma-
lora. Va al boja, alle forche e simili. Modo di
imprecazione,
SùjBza>x*a/ V, sopra Bùzancà.
iBùzza.x*a.dda> ! Cagna! Cacalocchio! Caca-
sangue! Cacasego! Capperi! Cappita! Zucche!
Cospetto ! Catterà ! Esclamazione di sorpresa e
maraviglia.
!Bùzza/i*a.cldo add. Cattivello, Birbantello,
Bricconcello, Furfantello, dicesi scherzevolm. a
Fanciullo svegliato e vispo assai.
!Riizza;Z*£iJa, V. Mincionnaja.
Kùzzetto s. m. Buzzone : Agnello fatto che
ha già cominciato a pascolare.
« Tonfacchiotto, dicesi di Persona piccola e grassa.
Suzzo s. m. Acerbo, Immaturo: Non condotto
a malurezza, e dicesi propriam. delle frutte.
S Fin buzzo; Vino acerbo, cioè Fatto di uve acerbe,
conlr. di Mature.
n Imbronciato, Di mal umore, dicesi figurai, di
persona.
**!Bùzzo s. m. Buzzo. Voce bassa e significa II
ventre; onde tra la plebe Empiersi il buzzo, Aver
pieno il buzzo, si dice di Chi mangia o ha man-
giato soverchiamente.
Suzzòmmo s. m. Ormino. T. hot. Salvia
horminum. Specie di pianta del genere Salvia,
che ha proprietà afrodisiache e slimolanti. È in-
digena dell'Europa e fiorisce nell'estate.
**Bùzzóii s. m. Buzzone, Pancione, Trippone :
Colui che ha gran ventre; parlandosi di donna,
dicesi Buzzona.
Suzzùmiiii s. m. Frutta acerbe: Nome ge-
nerico che si dà a Tutta quella frutta, che non
è bene maturata, e che mangiandola può cagio-
nare soccorrenza o altro malore; altrim. Asprnmi.
C
Oà s. f. Casa. Voce contad. V. Casa.
OaxL s. f. Cera, Aspetto, Sembiante, ed usasi sem-
pre in significato men buono: 0 l'ha ùnn-a
eoa cattiva; Ha un aspetto tristo, ributtante,
cattivo.
n Cala: Pìccolo seno di mare dentro terra, ove
può trattenersi alcun tempo qualche piccolo navi-
glio, e mettersi al coperto della burrasca.
N — e Tratta. T. pese. Il trarre che si fa della
rete, ed anche la quantità de' pesci che si pi-
gliano colla rete ad .ogni traila.
S Andà in eoa; Andar in cala, vale Andar a pe-
scare, ed arrivare al posto dove si vuol pescare.
S Èse in scia caa; Essere in cala, dicesi Quando
una barca peschereccia è in atto di pescare.
Càloala, s. f. Càbala: Arte che presume indo-
vinare per via di numeri, lettere o simili.
% Fd a càbala; Far la càbala: Cercar d'indovi-
nare per via di numeri o lettere i numeri da
eslrarsi al lotto.
Oa,l3a>letta, s. f. Cabaletta. T. mus. Pensieretto
musicale melodico, ossia Cantilena semplice, atta
a blandire l'orecchio, la quale, mercè un rjtmo
ben distinto, imprimesi agevolmente nell'animo
dell'uditore, e per la sua naturalezza viene facil-
mente ripetuta, appena intesa e dagli orecchianti
fi dagli intendenti.
Oa.'ba.lista, s. m. Cabalista : Colui che fa le
cabale per indovinare i numeri al lotto.
Oa.lba/iiiia< s. f. Capanna: Ricettacolo costruito
di frasche o di paglia, ed alle volle anche murato,
dove i conladini ripongono gli strami , e dove
alloggiano le persone povere, specialm. quelle di
campagna.
— dò presepio; Capannuccia, dicesi Quella che si
fa nelle case o nelle chiese nella solennità del
Natale a imitazione della capanna dove nacque
Gesiì Cristo.
CaTbarinetta V. Cabannotto.
Oabanuotto s. f. Capannetta, Capannella,
Capannuccia, Capànnola, Capannuola. Dimin. di
Capanna : Piccola capanna.
Cablban s. m. Gabbano : Sorla di vestimento
che portano i contadini per ripararsi dal freddo
e dalla pioggia,
OaTbaré s. m. Vassojo: Specie di piallo d'ar-
genlo 0 d'altro metallo, o anche di latta verni-
ciata e colorita, di forma quadrangolare, tonda,
ovale, ecc., a bassissime sponde, che serve a porvi
sopra e portare da luogo a luogo un cerio nu-
mero di chicchere, di tazze da caffè, di bicchieri
e simili. Dal frane. Cabaret.
Oalbass^n. s. m. Calciniello.T. ìiHoX. Atherina
Boieri. Pesciateilo di mare, molto simile oeJU
iéó
CAC
CAD
forma e colore ad una piccola acciuga, ma di
sapore alquanto meno gustoso.
**Cal>il<ia, V. Cabiria.
**Oa.lbirdLa s. f. Combriccola: Compagnia o Con-
versazione di gente che consulti insieme di far
male o d'ingannare; aitrim. Confrediglia.
Oalbotag-g-io s. m. Cabotaggio. T. mar. Na-
vigazione che si fa lungo le coste del mare da
capo a capo e da porto a porto, in opposizione
di quella a lungo corso.
Oalbrag-lxe s. m. Calabràche: Sorta di giuoco
di carte che si fa in più persone. Messe in tavola
quattro carte del mazzo, e distribuite le restanti
ai giuocatori, ciascuno piglia dal tavolino quelle
carte, a cui ne ha di simili, come chi ha il setie
piglia il sette se è in tavola, o un cinque o un due
se vi sono, e in fine del giuoco si contan le carte
che ciascuno ha in mano, e chi piìl n'ha, quello
riesce vincitore.
Calbriolè s. m. Seggiola a bracciuoli; e se molto
grande, Seggiolone o Seggiolone a bracciuoii. Dal
frane. Cabriolet V. Carei,òn.
Il Cabriolè. Voce dell'uso, dal frane. Cabriolet. Spe-
cie di carrozza a due posti, abbarcata, con man-
tice, senza sportelli, né fiancate anteriori, e retta
sulle molle, e ha il carro a due stanghe e due ruote;
allrim. Calesse, Calesso.
Oacoà s. f. Cacca. Voce de'fanciulli e delle nutrici,
parlando di cose sùdìce, e specialm. della m
% Fd a cacca; Far la cacca. Voce fanciullesca e
vale Cacare.
Oaccàloa s. f. Galla, Gallozza V. Galla.
g Rompi 0 iìciùgd e caccàloe; Rompere il capo
0 la testa o le tavernelie, figurat. vale Infastidire,
Nojare, Importunare, ecc.
Oaccàvao s. m. Cacào e Caccào: Màndorla
0 Seme d'un albero dello stesso nome, chiamato
dai Botanici Theobroma cacao. Queste màndorle
sono ovali, violacee e della grossezza d'una pic-
cola ghianda; sono molto nutritive, e con esse,
dopo essere state abbrustolite e ridotte in pasta,
si forma la cioccolata.
S Grasso de caccàvao; Burro o Butirro di cacào, T.
chim. Sostanza grassa, più dura del sevo, bianca,
nauseosa, che si estrae dalle màndorle del cacào.
Oaccezzà v. a. Cacciare, Dar la caccia, Ap-
postare, Dar la posta \. Fd a caccia nella voce
Cuccia.
Oaccliezzà V. Checchezzd.
Oaccia s. f. Caccia : Perseguitamento delle fiere
selvatiche e degli uccelli d'ogni maniera, e inten-
devi per lo più col fine di prenderli o di stermi-
narli, od anche per semplice diletto,
w Caccia per Cacciagione, ossia Le fiere o gli uc-
celli che in cacciando si prendono o si possono
prendere,
ti — Term. del giuoco della palla, del pallone e
simili , e significa li luogo dove la palla o il
pallone si ferma o vien fermato dal giuocatore.
S Andd à caccia; Andar a caccia, vale Cacciare.
S Aveì a testa a caccia; Aver il capo a tentone o
a zonzo. Aver il cervel sopra la berretta V. Aveì.
^ Dà a caccia; Dar la caccia. Cacciare, Inseguire.
S Fa a caccia; Cacciare, Dar la caccia, Appostare,
Dar la posta : Osservare cauiamente dove si ri-
coveri 0 sia riposto checchessia.
S Scròvi e cacce; Scoprir gli altari o gli altarini,
flgorat. vale Dir cose che altri vorrebbe si ta-
cessero, per non essere di suo servizio che il
pubblico lo sapesse.
S Segnd o Mar ed e cacce; Segnar le cacce. T. del
giuoco della palla o del pallone.
Oacoia V. a. Buttare, Gettare v. Bùttd. - Molle
inflessioni di questi due verbi avendo un eguale e
identico significato, io qui le tralascio per amore
di brevità e per evitare una nojosa ripetizione.
— féua de casa; Cacciar di casa, Scasare: Obbligar
altrui a lasciar la casa dove abita.
— i annunzie V. Annunzie.
— in bordello; Mandar in malora, in rovina, in
bordello, a gambe alzate, Rovinare.
— in scè spalle ùnn-a cosa a un; Gettar la colpa
su uno, vale Incolparlo.
— in tó sacco; Mettere in sacco o in calcetto,
vale Superare nel sapere , nel valore; ed anche
Stringere o Convincere altrui con gli argomenti
in forma , eh' e' non abbia o non sappia che
rispondere.
— man; Cacciar mano. Metter mano V. Mette man
nella voce Man.
— zù; Demolire, Abbattere, Atterrare V. Butta.
§ Chi due levre caccia, ùnn-a a fùzze e l'atra
a scappa; Chi due lepri caccia, l'una non pi-
glia e l'altra lascia V. Levre.
§ Caccidse n. p. Buttarsi, Gettarsi V. Bùttd.
— a lengua derré; Metter la berta in gabbia, Cu-
cirsi la bocca. Far silenzio. Ammutolire : Trala-
sciar di parlare per paura o altro.
— in sciò letto; Buttarsi sul letto: Gettarsi nel letto
seduto 0 disteso, ma vestito.
— ùnn-a cosa derré a-e spalle; Gettarsi una cosa
dietro le spalle, vale Metterla in non cale. Non
farne caso alcuno, ed anche Dimenticarla.
— ùnn-a cosa in ta testa o in te come; Ficcarsi
0 Cacciarsi in umore o in capo o in testa una
cosa, vale Incaponirsi , Ostinarsi a crederla o a
volerla fare.
— zìi; Precipitarsi, Diroccarsi, Gettarsi giù: Preci-
pitar se stesso da allo in basso.
— zù 0 sótto ; Cacciarsi giù, dicesi di Chi si stende
nel letto, su cui prima era seduto.
Cacciavii© s. f. Cacciavite. T. delle arti. Pic-
colo siriim. da invitare o svitare una cosa.
Oacciéixa s. f. Cacciatora: Quel farsetto che
usano particolarm. i cacciatori quando vanno alla
caccia, perchè è fatta con molle comodità a tal uopo.
Càccioa s. f. Brocca. T. conlad. Canna divisa
in cima in più parti, e allargata per uso di co-
gliere i fichi.
Oaccióu. s. m. Cacciatore: Colui che va a cac-
cia 0 Che è vago di cacciare; ed usasi anche in
senso figurat.
§ A ùzo cacciàu V. questo modo alla sua sede al-
fabetica.
OàdLa s. f. Calda. T. de' fabbri e magn. L'ope-
razione del tenere il ferro o l'acciajo nel fuoco
perchè prenda quel grado di calore che è ne-
cessario a bollirlo, piegarlo e fabbricarlo.
— di oive; Pastone. T. contad. Una porzione di
olive macinate e ridotte come in pasta sotto le
màcine, da mettersi nelle busche.
S Piygidsene ùnn-a cada; Darsi o Pigliarsi un
caldo, cioè Scaldarsi leggerm'nle.
Oadauzi-e o Oàdannie s. f. plur. Sù-
dainini: Piccoli tumoretti che sogliono nascere
nella cute e cagionare un gran prurito.
CAD
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161
^àdarrosto s. m. Bruciataio, Caldarrosta jo e
Caldarrostaro : Quegli che fa e vende le brucialo
0 caldarroste (ròst'ie).
Oadastra, s. m. Custode del catasto : Colui
che è incaricato di custodire il catasto e farvi
le opportune mutazioni V. Cadastro.
Oadastro s. m. Catasto: Registro o Stima di i
beni stabili , la gravezza che ad essi s' impone
secondo l'estimo, e il libro in che si registrano
e si descrivono i beni stabili coi nomi de' loro
possessori.
oàd-àveo s. m. Cadavere e Cadavere: Corpo
morto, ma dicesi del corpo umano.
Oàdéa s. f. Caldaja, antic. Caldajo: Vaso di
rame, grande e cupo, con due maniglie, da scal-
darvi e bollirvi entro checchessia ; né solamente
è masserizia da cucina, ma serve ancora a mol-
tissimi artefici per lor diverso uso. In Marin.
dicesi Caldiera.
n Caldaja, per La quantità del liquore o altro con-
tenuto nella caldaja.
OàdLea s. m. Calderajo: Facilor di calderotti,
caldani, caldaje, secchie, scaldaletti ed altri lavori
di rame; allrim. Ramajo, Ramiere.
Oadello s. m. Catello, Pernio della stanga. T.
di cartiera. È un Bastone cilindrico di legno, il
quale tieiie imperniate tutte in una volta le stan-
ghe che sono in una stessa chiave.
S A cadellu V. questa voce alla sua sede alfabeli<a
Oadeuasso s. m. Catenaccio, Chiavistello,
Chiavaccio, Catorcio, ed a Siena Teschio o Pe-
stio V. Fwroìnorto.
" Boncinello V. Cainasso.
OadLenetta s. f. Catenella, Catenuzza, Cate-
nina. Dimin. di Catena : Piccola catena,
n Catenella: Specie di ricamo fallo sai vestimenli
a guisa di catena,
w — per Una specie di cucitura , fatta pure a ca-
tena, che i calzolai fanno alle scarpe rotte o ta-
gliale in qualche parte lungo il giiardione fgardónj.
— do reléuio; Catenella dell'orologio: Quella ca-
tenuzza d'oro, acciajo o simile, a cui s'attacc.-.
l'orinolo da tasca.
S Cadenette da lampa; Catenelle: Quelle che reg-
gono il corpo della làmpana.
S Punto a cadenetta; Punto a catenella V. Punto
Oadenn-a s. f. Catena: Legame per lo più dì
ferro, fatto d'anelli o simili, commessi in lungo
l'un dentro l'altro. Questi anelli comunem. di-
consi iMaglie.
« Catena, per Collana, Monile.
n — É anche Term. di ballo, ed è Una specie di
movimento che si fa in tondo intrecciando braccia |
con braccia.
«t Ordito. T. tessit. Specie di cotone inglese più
torlo della trama, che serve per ordire. |
— da féugo; Catena V. Chènn-a. j
— de montagne; Catena di montagne, Giogaja: Lun£.i
serie di montagne unite insieme.
— mi/jf are ; Catena militare: Sorta di pena a cui si
condannano i soldati delinquenti , così chiamata, \
perchè i condannati alla medesima si tengono inca-
tenati come i galeotti; non è però pena infamante.
S Cadenn-e da bànsa ; Catene: Quelle che sosten-
gono i gusci della bilancia.
S Ése ligóu camme un sedavo a cadcnn-a; Es-
sere come uno schiavo alla catena, cioè In gran
soggezione.
Casàccia, Dùionario Genovete-Ilaliano.
g Mette a cadenn-a; Mettere alla catena, vale In-
catenare.
S No tegnieiva e cadenn-e; Non lo terrebbero le ca-
tene. Modo di dire che significa Non v'ha ritegno
che vaglia a distorre uno dal fare una tal cosa.
Oàdeón s. m. Calderone, Caldajone. Accresc.
di Caldaja: Caldaja grande.
Oàdeonetto s. ra. Calderotto. Dimin. di Cal-
derone: Piccolo calderone.
Oàd-éta s. f. Calderuola, Caldajuola. Dimin. di
Caldaja: Caldaja piccola.
Cadlia V. sopra Càdeà.
Oadisea s. f. Pannello. T. macell. Quella rete
carnosa, che nelle bestie bovine divide il polmone
dai visceri.
Oàdion V. sopra Cddeón.
Oàdionetto V. sopra Càdeonetto.
Cado s. m. Caldo, Calore : Quel sentimento che
in noi vien prodotto dalla presenza del fuoco o
dall'aumento del calorico.
» Caldo e Calore, figurai, vale Fervore, Impeto,
Vigoria: In tò cado da zóventù, da battaggia, ec.
Nel caldo o nel calore della gioventù, ecc.
— e freido; Caldana, Scalmana, Scarmana, e nel-
l'uso Caldo e freddo: Infermità o Specie d'infred-
datura, c3giona(a da subito raffreddamento dopo
essersi riscaldato.
— naturale; Calor naturale: Quello che si sviluppa
continuamente dal corpo degli esseri viventi.
S Aveì cado; Aver caldo. Sentirsi caldo.
S Chi para freido para cado ; Quel che ripara Io
freddo, ripara lo caldo. Proverbio degli Spagnuoli,
i quali portano il mantello tutto l'anno. Pare un
paradosso, eppure è vero per cagion fisica. Una
casa colle mura grosse è buona egualmente per
l'inverno e per Testate ; chi porta lana addosso,
sente meno freddo l'inverno, e meno ealdo l'estate.
S Fd cado; Far caldo. Esser caldo, oltre il signif.
proprio, usasi anche figurai, e vale Esser alle mani,
Far guerra. Combattersi^ Picchiarsi, Percuotersi :
Ghe fa cado; E' si picchiano.
S Lampi de cado ; Vampi di caldo.
S Mette 0 Tegni in cado; Mettere o Tenere in
caldo, dicesi delle Vivande o simili, che si la-
sciano sulle brage per mantenerle calde.
S Non avei né cado né freido in t'ùnn-a cosa;
Non aver né caldo né freddo in una cosa, ow.
Non farti né freddo né caldo una cosa, vale Non
averci interesse alcuno. Non premerti, Esserli
indifferente.
S Non aveì manco de cado sotto a lengua; Essere
spiantato, Essere arso. Essere nell'estrema po-
vertà, Essere assolutamente privo d'ogni mezzo
di fortuna.
% O cado e 5 freido, i ratti nò se ó mangian;
Né caldo, né gelo restò mai in cielo. Prov. di
chiaro significalo.
Oado add. Caldo: Che ha calore, contr. di Freddo.
Il Caldo, metaf. vale Che ha il vigore, il brio e gli
ardenti effetti della giovinezza.
H — per Accalorato, Voglioso, Desideroso, Cupido.
n — per Accaldato, Messo in ardenza: Cado da-o
vin; Caldo dal vino.
— bòggto; Caldo caldo, cioè Recentissimo, Fatto
d'allora, ed anche Molto caldo, Caldissimo.
» — Usato come avv. vale Subitamente, Di subito,
Subito subito: O gh'é andceto cado bòggto; E'
v'andò subito subito.
162
CAE
CAF
S A sangue cado V. questo modo alla sua sede
alfabetica.
% Aveila cada; Averla calda, dicesi nell'uso del-
l'Amma'arsi e morire in brevissimo tempo.
% Batte ó fcero fin ch'5 l'è cado; Battere il ferro
mentr'egli è caldo V. Batte.
-{- Bezéugna piggiàne de cade e de freide; Bisogna
al mondo pigliarne delle calde e delle freddi\
Prov. nostro, che dicesi abbia avuto origine da un
colai Cicopero, ricco ed avaro patrizio, il quale
andando a passeggiare per la città solca caricarsi
di qualche pietra o mattone per valersene nelle
sue case, che un bel dì abbrancala una pietra, eh"
alcuni maligni avoano apprestala rovente al suo
passaggio, non ostante che si scottasse le mani e
malamente s'ingegnasse a tenerla sotto, non volle
lasciarla, borbottando a coloro che ridevano: Do-
versene al mondo "prendere delle calde e delle
fredde.
% Dàne ùnn-a cada e ùnn-a freida; Darne una
calda e una fredda, vale Dire la cosa ora in modo
da consolare, ora da attristare.
S Èse cado; Esser in caldo, vale Essere in amoro,
in lussuria, e dicesi de' cavalli, de' cani e d'altri
animali; parlandosi di Cagna, dicesi Essere a cane.
S / lenséu cadi fan mangia e sùppe freide ; 1 1
caldo de' lenzuoli non fa bollire la pentola, ovv.
II letto caldo fa la minestra fredda. Prov. chiaro
ad ogni intelligenza.
Oàdùa s. f. Caldura; dicesi propriam. della Sta-
gione 0 Tempo in cui fa caldo.
§ San Lorenso gran càdàa, SanVAnlogno gran
freidùa, l'ùnn-a e l'atra poco dùa; San Lorenzo
gran caldura, Sant'Antonio gran freddura, l'una
e l'altra poco dura. Prov. che significa 11 caldo
e il freddo passano presto da que'giorni in poi.
Oa>d.u.to (Ma); Mal caduco, Blal benedetto, Mal
maestro, Brutto male, Morbo sacro, e dottrinalm.
Epilessia: Sorta di malattia cerebrale, che soprav-
viene altrui all'improvviso e il cava di sentimento;
in guisa che a chi dà questo male, mancando in
un istante tutte le forze, cade.
% Chi patisce de ma caduto; Epilettico.
Oaèg-a, s. f. Incanto pubblico: Slaniera di ven-
dere 0 comprare checchessia per la maggior of-
ferta. Nel foro genov. antic. dicevasi Càlega.
Caeg-a s. m. Calzolaro e Calzolajo: Quegli che
fa le scarpe e gli stivali; trovasi anche Caligajo.
Dalla voce lat. Caligarius.
§ Bùttega da caegà; Calzoleria.
Oa/euu-a; s. f. Carena. T. mar. La parte di sotto
del naviglio fino all'opera morta, cioè L'opera viva
del bastimento dalla chiglia sino alla linea d'acqua.
— do féugo; Catena V. Chenn-a.
S Dà caenn-a; Dar carena, Carenare: Eseguire
tutte le operazioni necessarie per intonacare e
spalmare l'opera viva d'una nave con una mi-
stura di materie resinose e grasse, affine d'impe-
dire che l'acqua non penetri, e per facilitare il
corso della nave nell'acqua.
S Èse in caenn-a; Essere in carena, dicesi della
Nave che è messa alla banda per essere carenata.
**S Fd caenn-a; Esser sotto cura. Modo basso.
Oaèsa. s. f. Carezza, e per lo più Carezze al plur.:
Cordiale amorevolezza con atti o con parole; Lu-
singhe, Vezzi, Amorevolezze.
S Fd de cacse; Far carezze. Far vezzi. Accarez-
zare, Carezzare; Careggiare, ecc. V. Caezà.
f Oaeta s. f. .... T. culzol. Il residuo dello spago
impeciato, con cui si sono cucite le scarpe.
Caezà v. a. Carezzare, Accarezzare, Careggiare,
antic. Accareggiare: Far carezze, Far vezzi, Espri-
mere ad alcuno il suo alTetto con azioni e con
parole, o con le une e le altre.
I) Accarezzare, per Lisciare, Piaggiare, Palpare, Far
le lustre, cioè Secondare con dolcezza di parole
l'altrui opinione ad effetto di venir scaltramente
e quasi con inganno a fine del suo pensiero,
— un aze, un cóggión, ecc. ; Confettare imo stron-
zolo 0 una rapa: Far cortesie a chi è dappoco
e non le merita.
Oaezòn s. m. Cucco : Il piiì accarezzato della
famiglia V. Beniamin.
OàfU,tta V. a. Calafatare e Calefatare: Ristop-
pare i navigli cacciando sloppa a forza di maglio
nelle commessure o in qualunque parte potesse
penetrar acqua,
g Càf atta de pugni ; Ddx buon carpicelo di pugna,
Malmenar uno con pugna, ecc.
Càf^tto s. m. Calafato e Calafào: Colui che ca-
lafala o risloppa i navigli.
Oaffè s. m. Caffé : Frutto noto d'un albero ori-
ginario dell'Arabia, chiamato da' Botanici Coffea
arabica, di cui, tostato che sia e polverizzato,
si fa una bevanda, che pur si chiama Caffè.
t) Caffè , per La bottega, in cui si fa e vende della
bevanda.
— càrego; Caffè grave. Parlandosi del Caffè in be-
vanda, dicesi Quello che è più carico di colore,
e contiene maggior quantità del principio aro-
malico, per la maggior dose di caffè in polvere
che vi si è adoperata.
— leggeo; Caffè leggero, contr. di Caffè grave. -
— muxinóu; Caffè in polvere.
— piìsóu; Caffè posato: Quello che ha già fatto la
posatura.
§ Brustoli 5 caffè; Tostare o Abbrustolire il caffè.
§ Zuita do caffè; Posatura: Quel sedimento o re-
sidenza della polvere del caffè, la quale pel ces-
sato bollimento e pel riposo, cade in fondo della
caffettiera, o rimane nella calza ove si è colato.
Cafl'eaus s. m. Casina o Casino da caffè, e
nell'uso anche Caffeaos: Edifizio nel quale si beve
il caffè. Nelle ville si colloca ne' giardini, e gli si
dà forma di tempietto, d'anticaglia rovinosa, di
edifizio cinese, gotico, ecc.
OalTetté s. m. Caffettiere: Colui che in bottega
vende a tazze il caffè boll'e fatto, e vende pure
altre bevande acquose e spiritose.
OafTettéa s. f. Caffettiera : Vaso per lo più di
latta 0 di rame, in cui si fa bollire il caffè to-
stato e polverizzalo. - Presso i Tose, dicesi Bricco
0 Coccoma o Cuccuma Quella parlicolar sorla di
caffettiera o vaso stagnalo, panciuto e rigonfio in
basso, con coperchio maslieltato, in forma di guan-
cialino tondo. Il Bricco suol avere un canaletto
dello beccuccio onde versare il liquidi^, la Coc-
coma no.
— do Iwte; Lattiera. Voce dell'uso.
OaflFòn s. m. Cafro : Nero a modo de' Cafri.
Donde tragga origine siffatta voce noi so, se non
fosse dalla parola Caffa, provincia dell'Abissinia,
dove i Genovesi ebbero sede lunghissimo tempo.
Or siccome gli abitanti di quella contrada sono
neri, è cosa facilissima a credersi che i nostri
volendo notare la nerer.za di qualcheduno, lo
GAG
ÒAI
163
abbiano rassomiglialo ad an nativo di Ccffa:
Xeigro còmme un caffon; Nero come un cafro.
OafTónento add. Nero assai.
OafTusci V. Caffon.
iDugSL V. n. Cacare, Tortire, e in modo più palilo
Andar del corpo, Andar di sotto, Fare i suoi agi.
"li Cacare, per sim'lit. e in modo bassissimo usasi
per ra'torire: A Vha cagóu dexe figgiéu; Ila
cacalo dieci figli.
*• — t ciùmmoin; Cacar le lische dopo aver man-
giato i pesci, Costar salato, vale Pagare il fio di
qiialch? errore commesso.
•• — in là carfjon; Cacar in S. Giuliano. M. b. e
dell'ubo tose, e vale Venir in disgrazia di per-
sona che prima accordava prolezione e favori, e
ciò per villania fallale o dispiacere cagionatole.
** — l'anima; Andar a bocca di barile, vale Aver
una grandissima dissenteria.
**% Chi vive sperando méue cagando ; Chi vive a
speranza muore cacando, e più oneslam. muore
cantando, ow. Chi vive a speranza fa fresca la
dinza. Prov. che vale Esser vanità fondarsi nelle
speranze.
**S Lascióse caga in scio mòro; Lasciarsi cacare
in capo 0 addosso, Lasciarsi mangiar la lorla o
schiacciar le noci in capo, vagliono Lasciarsi fiir
onta e soperchicria, Comportar ohe ci sia falla
villania.
**S 0 no ('aciva manco de quello ch'5 caga; Non la-
scierebbe accendere un cencio al suo fuoco. Modo
bassissimo esprimente la somma avarizia d'alcuno.
**S 0 nò mangia pe no caga; É un brullo taccagno,
un mignolla, uno spizzeca. E' mangia le piattole,
dicesi di Chi vive a slento, miseramente per
avarizia.
**S P'99"^ "-0 ^^9'^ ùnn-a persónn-a; Consumar
uno. Malignarlo: Trattarlo malignamente o con
mal talento. Modo tasso.
•*g Cagdseghe; Cacarsi sotto, dicesi dì Chi per ti-
midità 0 altro nel trattar qualche negozio si sgo-
menta e si perd'', che anche dicesi Far fico, Dar
in nulla: 0 se g'ìiu cagóu; Si cacò sotto. Fece fico.
"Cag-adda s. f. Cacata, Cacatura: Il cacalo
d'una volta. Noce bassa.
•'Oag-ad-ò s. m. Caeatojo, e pili pulitam. Cesso,
Privato, Necessario, Destro, Agiamento, Latrina:
Luogo proprio ove deporre gli escrementi dei
corpo.
Cag-a<iùl>l>ii s. m. Cacadubbi, Cacapensieri,
Tentennone: Uomo irresoluto, dubiloso, che in
ogni cosa ravvisa difficoltà.
Oagra ìli nio s. m. Cucco V. Beniamin. -
Isasi anche per dinotare 11 figlio nato per ultimo
fra tulli i suoi fratelli.
**Oag'Iietta s. f. Cacajuola, Cacajola, Cacaj >,
Cacherella, e più pulitam. Soccorrenza, Smossa
di corpo. Diarrea, Flusso di ventre.
"S ^^ejn» « ca ghetta ; Venir la cacajola, Cacars-
sotto, figurai. v;le Aver paura.
**S Che te vegne a caghetta; Cacastecchi li venga.
Ti venga il cacasangue, Malanno li colga. Modi
bassi d'imprecazione.
Oag-na s. f. Cagna: La femmina del cane; e pa:*-
lando di Donna, vale Iniqua, Perfida, Traditrice,
e talora Senza cuore, Crudele, Aspra, Dura, Di-
sumana.
« Cane. T. boftoj. Slrum. per tener forte i cerchi
mentre che si pongono alle botti.
n Morsa. T. de' Sellai. Slrum. di legno, fra le cui
bocche si stringono i cuoi che si cuciono dal
lavorante.
$ Fd a cagna; Oziare, Ozieggiare, Calameggiare ,
Garabullarsi : Slare ozioso.
S Liga a cagna che ò can ó l'è casti góu; Castiga
la cagna che il cane starà a casa. Dettalo pro-
verb. che significa Togli l'occasione e non t' in-
coglierà danno.
S Oa da cagna; L'ora del dormicchiare, dicesi nel-
l'uso Quell'ora che segue dopo il pranzo, in cai
si perde ogni voglia di lavorare, essendo presi
dal S'^nno.
Oag'iiara s. f. Pippionata, Pappolata, Freddura,
Inezia, Sciocchezza, e nell'uso tose. Fregna e
Frigna, dicesi d'.Mcuna cosa che riesca sciocca e
scipita, e si direbbe di spettacoli , composizioni
e simili.
Oag-nassóu s. m. Lamia. T. itliol. Galeus
canis. Pesce marino del genere Squalo, conside-
ralo come il re de'p^sci cani. É ferocissimo e
voracissimo , avido di sangue ed insaziabile di
preda. Il colore del suo dorso è d'un cnerino
bruno, la parte infpriore del sno corpo d'un bianco
sporco; ha la testa piatta e terminante in un muso
alquanto arrotondalo; la bocca grandissima e ter-
ribile per molle fila di denti dentellati e appuntali.
Diventa lungo 20 piedi e del peso di iOOO libbre.
Oag-nastrón s. m. Baslracone : Uomo grosso
e forzuto. - Fantonaccio dicesi d'Uomo di sta-
tura grande, ma s' inten le in certo modo grande
e poltrone e disu:ile; che anche si dice La;a-
gnone, Merendone, Scioperone.
Oag-netta s. f. Cagnolina, Cagnuolina, Cagnuc-
letla, tagnuola, Cagnina. Dimin. di Cagna: Ca-
gna piccola,
n Grillotalpa, Zuccajola V. Sùccd nel 3° significalo,
n Cagnetta. T. legnai e dell'uso. Grosso fil di ferro,
piegalo ad anello, che a guisa di molla serve a
tener ferme le impiallacciature incollate di fresco.
Oagnetto s. m. Cagnoletto, Cagnuolello, Ca-
gnolino, Cagnuolino, Cagnaolo, Cagnuzzo, Ca-
gnuccio. Canino, Catello. Dimin. di cane: Cane
piccolo.
Oag-nin. s. m. Cagnino. Vezzegg. di Cane: Cane
piccolo e gentile.
Oag-nolìn. s. m. Pesce bove. Pesce manzo,
Lamiola. T. itliol. Heptranchias cinereus. Sorta
di pesce della razza de' cani marini, di color ce-
nerino, con denti grossi e di fattezze conformi
a qu ile del Lamia (V. Cagnassòn). Fra noi non
arriva che al peso di dodici libbre.
Oag'nùsso s. m. Cagnaccio. Pegg. di cane:
Cane brullo, e talora per Cane grande.
Càg-ollo s. m. Caragoo: Specie di picco'a chioc-
ciola falla a turbine, altra che tende al tondo,
altra all'acuto. Dallo spagn. Caracol, Chiocciola.
S Scaa a càgollo; Scala a chiocciola o a lumaca
V. Scaa.
**Oag-òn s. m. Cacalore : Colui che caca o che
caca sovente,
n Barbalacchio, Mocceca, Sloccicone, Magogo, ecc.,
dicesi per disprezzo di Persona sciocca, pigra e
dappoco,
n Merdellone, Slronzolino, dicesi di Giovine sbar-
batello, che vuol fare il saccenluzzo o pronunzia
cose superiori all'età sua.
Oaiccio s. m Caicco. T. mar. Piccola barca
164
GAL
GAL
di servizio d'una nave, pel trasporto d'uomini,
provvisioni, acqua, ecc., dalla terra al bordo, e
dal bordo a terra ; e si usa per istendere e sal-
pare le àncore d' afTorco.
Oainag"g"io s. m. Carenaggio. T. mar. Il luogo
dove si dà carena.
Oa-inasso s. m. Boncinello: Quel ferro b'jcadi
dall'un de' lati, messo nel manico del chiavistelio
e affisso in checché si sia per ricevere la stan-
ghetta dei serrami.
Oajòrno s. m. Velia, Avelia, Verla, Averla
T. ornit. Lanius. Genere d'uccelli di piccola molo,
ma coraggiosi, fieri e insofferenti. Cibansi d'in-
setti, che specoiano sulla cima degli alberi o dei
macchioni, e loro piombano addosso e li divorano
quando escono dai loro nascondigli. Sono comu-
nissimi fra noi nella primavera, state e principio
d'autunno. Nidificano per lo più sugli alberi o nei
cespugli, e ce n'ha di piiì specie.
.— foeslé; Averla o Verla forestiera (Lanius mc-
yidionalis).
Mi lomhtiTd'O ; Verla grossa o Velia grande, a Pisa
Averla grossd, a Siena Castorchia grossa, e in
altri luoghi Cazzavéìa e Cazzavelo (Lanius excu-
bitorj. È la specie piii rara.
mezzan; Agasella, a Fir. Velia cenerina, a Pisa
Verla o Ghierla gazzina, a Siena Castorchia o Ga-
strica tramontana (Lanius minor).
— nostra; Velia scopina, a Fir. Velia piccola, a
Siena Castorchia bigiarella (Lanius collurioj. È
la specie più comune di tutte.
— testa rossa; Velia capirossa, a Siena Gastrica
0 Castorchia capirossa, Capo rosso, a Volterra
Guaja rossa f^anms rufus). Non è tanto comun',
ed abita i luoghi piiì selvaggi.
Oaistrioso add. Carestoso e Carestioso: Ag-
giunto che si dà a' tempi e luoghi di carestia.
1) Carivéndolo. Comunena. usasi da noi come ag-
giunto di Negoziante, e vale Assai tenace nel
prezzo, Che vende a caro prezzo.
Oaitse s. f. Carità : Movimento d'animo onde si
ama Dio come nostro bene supremo, e il pros-
simo per amor di Dio.
« Carità, per Compassione, Commiseraiione, Senti-
mento di pietà del male altrui.
M — per L'effetto dell'amor del prossimo, che con-
siste nel sovvenire i poveri colla limosina o as-
sistere ad alcuno nelle sue necessità coll'islruzione
0 altro aiuto.
— pelosa; Carità pelosa. Carità di monna Candida o
di monna Agnola che masticava il zucchero agli
ammalati, dicesi Quando sotto specie di carità
verso altrui si tende al proprio utile.
S Frai da Caitce; Fratelli della Carità: Ordine isti-
tuito da S.Giovanni di Dio a servigio degl'infermi.
§ Séu da Caitce; Sorelle della Carità, Suore di Ca-
rità: Comunità di donzelle, istituite da S. Vin-
cenzo De Paoli coll'ajuto del sig. Le Gras per
assistere le inferme negli spedali e nelle case pri-
vate, per visitare i prigionieri, allevare i fanciulli
esposti, tenere scuole per le fanciulle povere.
Oaìzze s. f. Fuliggine e Filiggine: Quella materia
nera, che lascia il fumo su pe' camini o altrove.
S Pin 0 Brutto de caizze ; Fuligginoso, Filigginoso.
Oala V. a. Calare, Abbassare: Mandare giù da
alto a basso.
1» Calare, in signif. neul. e detto di Moneta, vale
Scadere, Essere scarso di peso.
I) — Parlando di Musica, dicesi Quando l'intuo-
nazione d'un cantante o d'un suonatore resta più
bassa di quello che dovrebb'essere.
§ Nò cala un ette; Essere a un capello, a un filo,
Essere appuntino,
g Calàse n. p. Calarsi: Venir da alto in basso,
Discendere.
Oala"bà s. m. Baccano, Baccanalia, Fiacca, Bu-
gila, Strepito, Schiamazzo: Rumore grande e
scomposto.
Oalalbertin s. m. Frulla, Frullo, Pelacucchino,
Paracucchino, Cica, Niente : Cosa vile e di niun
pregio. Cosa da nulla.
§ No vaeì un calabertin; Non valere un frullo,
una buccia, una fronda di porro, ecc., vale Non
valer niente.
Calalbrisella s. f. Calabresella : Specie di
tressette, che si fa ordinariamente in tre.
OaladdLa s. f. Calata : Pendio di terreno pra-
ticato per arrivare all'acqua, ed agevolare l'im-
barco e lo sbarco della mercanzia e delle per-
sone; Luogo fatto dall'arte per facilitare l'abbordo
delle scialuppe, lance ed altri piccoli bastimenti,
vicino ad una riva,
t) Buscherio: Chiasso o Frastuono fatto così per
allegria, come per diverbio; altrim. Scalpore,
Clamore, Gridìo, Cagnara, Cagnaja, Strepito, ecc.
Oalamlbur s. m. Calemborgo. Voce dell'uso,
dal frane. Calembourg. Giuoco di parole, che
nasce dal doppio significato d'una voce.
Oalan^iitta s. f. Calamita: Pietra minerale,
che ha la proprietà di tirare a sé il ferro, e, bi-
licala 0 messa in libertà, di rivolgersi sempre a
tramontana. Trovasi nelle cave del ferro o in
luoghi ad esse circonvicini.
Il Calamita , metaf. per Attrattiva, e ciò dalla virtù
che ha la calamita di trarre il ferro: 0 l'è a
calamitla di sciùgabèle; È la calamita degl'im-
portuni.
11 — per L'ago della bussola, per essere tal ferro
calamitato di sorta che ha presa la sua virtù.
Oalamittà v. a. Calamitare: Comunicare la
proprietà della calamita a un corpo, il che si ot-
tiene collo stropicciamento.
S Calamiltdse n. p. Calamitarsi : Acquistare la virtù
della calamita.
Oalanea s. f. Cala, Calanca. T. mar. PiccioI
ricovero o seno lungo una costa di mare, nel quale
possono entrare dei piccoli bastimenti e mettersi
al coperto da' cattivi tempi.
Oalancà s. m. Calancà o Calancar. T. mercant.
Tela stampata a fiorami e figure che ci capita>«
dall'Indie e fabbricavasi anche in Europa. La usa-
vano presso noi anticam.le donne plebee per gonne
e gamurrini (contùssij; oggidì è andata in disuso.
Oalaudx*a s. f. Calandra, Calandro, Calandrino.
T. ornit. Allauda calandra. Uccello del genere
delle Allodole. É uno de' più abili cantori che ten-
gansi in gabbia ; non ha canto suo proprio, ma
imita a perfezione tutti gli uccelli che ode cantare.
É uccello stazionario, e comunissimo nelle Bla-
remme; nidifica ne' campi di grano e ne' prati.
3 Canta camme ùnn-a calandra ; Cantare come
una calandra, come una sirena, o come un usi-
gnuolo, dicesi proverb. di Coloro che cantano
frequentemente.
Oa<laxid.i>iiiu-a (Erba); Camedrio, Quer-
ciola V. Erba calandrinn-a.
GAL
GAL
165
Oa.la.n.te add. Calante, Scemo: Che manca in
qualche parie della sua pienezza o grandezza:
Lùnn-a calante; Luna calante.
% Monoda calante; Moneta calante: Quella che è
scarsa e che cala dal suo legittimo peso.
GeLÌ-SL^trsL s. f. Calasira, Sedile: Quel sostegno
sopra il quale posan le botti. Se è di pietra o
di mattoni, dicesi Caiastra o Sedile murato.
Calca V. a. Calcare : Aggravare colla punta di
uno stile d'avorio o di legno duro i dintorni di
alcun disegno fatto sopra carta ordinaria o tra-
sparente, a effetto di far comparire, sopra altra
carta o tela o muro, esso dintorno, per poi farne
altro disegno o pittura.
« Calcare, per Premere cioè Stringere fortemente
una cosa o Aggravarsi sopra di essa V. Schissà-
Calcalettere s. m. Calcafogli, Calcalettere,
Calchino, e in alcuni luoghi della Toscana Fat-
torino V^. Prespapié.
Caleestru.sso s. m. Calcestruzzo o Calci-
struzzo: Mescolanza di calcina con altre materie
per accrescerle tenacità ; e serve per lo più per
murare condotti d'acqua, conserve o vasche di
acqua o simili.
Oalcolà v. a. Calcolare e Calcolare: Far cal-
coli, Far conti o computi.
M Calcolare, per Giudicare: De chi poeì calcola
quanto g'hò guàgno ; Da ciò potete calcolare
quanto vi guadagnai.
« — per Computare, Aggregare, Annoverare, Metter
nel numero : Calcolarne mi asci ; Calcolale an-
che me.
S Calcolò in sciùnn-a cosa o persòhn-a; Far di-
segno 0 assegnamento o fondamento sopra una
cosa 0 persona, vale Pensar di valersene.
S Nò calcola a speiza; Non far conto alcuno della
spesa, vale Non valutarla. Non istimarla.
Calcolo s. m. Calcolo: Computo o Ragione non
pur di numero, ma eziandio di quantità o gran-
dezza quali che sieno.
« Calcoli e Calculi al plur., ed anche Renella : Quelle
pietruzze che si generano nelle reni, onde : Pati
ma de calcoli; Aver i calcoli, Aver la renella,
Patir la renella.
S Fd calcolo in sciùnn-a cosa o pers5nn-a V.
Calcola nel i" significalo.
"" % Fd i so calcoli; Far i suoi calcoli: Calcolare,
Esaminare, Ponderare, Considerare.
Caleudàio s. m. Calendario, anticam. Calen-
daro: Tavola o Almanacco, che contiene la serie
de' giorni, delle settimane, de' mesi , delle feste,
le quali accadon nell'anno, colla notizia pel so-
lito del corso del sole e della luna e dei loro
accidenti.
S Aveì 0 Non aveì un in io so calendàio; Avere
0 Non avere alcuno nel suo calendario, figurai,
vale Aver uno in pregio o in odio, Tenerlo in
istima 0 disistima.
S Non ese in tó calendàio d'ùnn-a pers5nn-a;
Non essere nel calendario d'uno, vale Non es-
sere in grazia d'esso. Non essere amato o sti-
mato da lui.
Calende s. f. pi. Calende e Calendi : Il primo
giorno di ciascun mese presso gli antichi romani.
S Mandd ùnn-a cosa a-e calende greche; 3f an-
dare alle calende greche, vale Mandare un affare
all'infinito; p«rchè i Greci non avevano calende.
Calend-in s. m. Direttorio : Calendario che
serve di regola ai sacerdoti per la celebrazione
delle Messe e la recitazione dell'Uffizio.
Calepin s. m. Calepino: Vocabolario ampio ed
abbondante di voci. Dal nome di Ambrogio Ca-
lepino, compilatore di un lessico poliglolto di
molto pregio.
Calesso s. m. Calesse è Calesse V. Biroccio.
Calilbrà v. a. Calibrare. T. d'artigl. Misurare
la portata delle artiglierie, cioè il diametro del-
l'anima di qualche pezzo. Si calibrano pure le
palle, cioè si guarda se sono di quella data mi-
sura corrispondente al calibro della canna; al qnal
ufficio si adopra un cilindro vuoto detto Calibra-
toio V. Calibrato.
n Calibrare, presso gli Oriuolaj vale Dare alle ruote
od ai rocchetti o ad un corpo una determinata
dimensione.
Calibrato s. m. Calibratoio. T. d'artigl. Stru-
mento di rame o di legno, nel quale è fatto un
foro rotondo per riscontrar la grossezza delle palle,
affinchè siano proporzionale all'anima dei cannoni.
Calitoro s. m. Calibro. T. d'artigl. Propriam.
è II diametro dell'armi da fuoco; ma perchè le
palle debbonsi ragguagliare alla bocca della canna
chiamasi pur Calibro II diametro di tutti i proietti
e La lor proporzione colla detta bocca,
n Calibro, presso gli Oriuolai dicesi Uno strum. che
serve a determinare la grandezza delle ruote e
il luogo dov'esse devono essere rispettivamente
collocate; altrim. Pianta.
n — Figurai, vale Qualità e carattere della per-
sona: San tutti dò stesso calibro; E' son lutti
d'un medesimo calibro.
Calibe s. m. Calice: Quel vaso sacro che serve nel
sacrifizio della Messa alla consecrazione del vino.
— de scioi : Calice de' fiori: Quella parte che da
basso sostenta alcuni fiori, e per lo più li cir-
conda e gli abbraccia; e propriam. L'inviluppo
esteriore dei fiori, il quale quando circonda tulle
le parti di essi dicesi Perianto.
S Borsa dò calice; Borsa V. Bórsa nel 3» signi f.
S Gotto (ceto a calice; Calice, dicesi Quel bic-
chiere che ha la pianta Co péj come il calice.
Cali^eitto s. m. Calicelto, Calicino, Bicchierino:
Quel bicchierino di cristallo, fatto a foggia di pic-
colo calice, entro cui si mescono vini fini o liquori.
— di éuve; Uovarolo V. Portéuve.
Calicò s. m. Calicò. Voce dell'uso. Nome che
si dà alla Tela di cotone, per lo più fine, da
far camicie e simili.
Càllao s. m. Castellina, Casella, Capannella:
Tre noci o nòccioli o simili posti in triangolo e
un altro sopra di essi, in cui si tira da lontano
con altro nòcciolo, e vince chi coglie, onde: Zùgd
a-i cèUlai; Fare o Giocare alle castelline, alle
caselle, alle capannelle.
— bastardo; Casella o Castellina bastarda, dicesi
Quella che è formata di due nòccioli invece di
tre, e un altro sopra di essi.
"Callèvio add. Guascotto : Quasi cotto, Non
totalmente cotto V. Bazzanotto.
Callo s. m. Callo: Piccolo tumore duro e corneo,
che si sviluppa nelle parti sporgenti delle falangi
delle dita de' piedi, prodotto dalla pressione che
vi fanno le strette calzature; ed anche Pelle in-
durita per continuazione di fatica o per altro
accidente, che comunem. viene alle mani, ai piedi,
alle ginocchia.
166
GAL
CAM
M Callo. T. de'tonnar. Carne del tonno accanto alla
coda che si sala come la sorra (sùraj e lo spi-
nello (spinèllo).
n Grilianda T. di cartiera. Quella parte di sop-
pressa che è formala di due grossi dischi di le-
gno orizzontali, tenuti connessi e paralleli da
frapposti piuoli.
% Fa ò callo a ùnn-a cosa; Fare il callo a una
cosa, figurat. vale Assuefarvisi, Ostinarvisi.
Oa;liua> V. Carma.
Oa^lma/ V. Carmd.
Oa.liua.nte s. m. Calmante: Medicina semplice
0 composta, che ha la virtù di sedare le convul-
sioni, gli spasimi e simili angosce dell'ammalalo,
n Usato come addiett. vale Che calma. Che mitiga.
Oalmùcco s. m. Calmucco V. Carmùcco.
Oalomelan s. m. Calomelano. '/. farmac.
Sorla di medicamento preparato con sublimato
corrosivo e mercurio metallico. É purgativo, ver-
mifugo e leggermente antisifllitico: altrim. Aquila
alba, Protocloruro di mercurio. Cloruro mercu-
riopo, Mercurio dolce. Panacea mercuriale, ecc.
Oali5i*iia s. f. Caliorna. T. mar. Meccanismo
composto di due grossi bozzelli o taglie a tre
raggi ed una corda , che, fermala con un'estre-
mità allo stroppo d'una di dette taglie, passa e
s'ordisce con tutti gli altri raggi, e serve a tirare
0 sollevare de' grossi pesi V. Pànco.
Oalotta s. f. Berrettino. Dal francese Calotte.
Sorta di berretta che combacia al capo e senza
tesa (visiera).
— do reléuio; Calotta. Frane. T. degli oriuol. Specie
di cappelletto che serve di custodia al movimento
dell'oriolo; altrim. Coperchio.
Oalpesta v. a. Calpestare, antic. Calpistare,
Calpitare: Propriam. Percuoter co' piedi; ma da
noi usasi nel solo signific. figur. di Conculcare,
Opprimere, Oppressare, Oltraggiare, Vilipendere,
Tener a vile.
Oalsa v. a. Calzare : Mettere in gamba e in pie
calze e scarpe e simili; e più estesam. Vestire,
Coprire o simile.
»i Calzare, figurai, vale Quadrare, Tornar por l'ap-
punto. Tornar bene, Venir a proposito.
Oalsaute add. Calzante: Che calza; ma usasi
figurat. per Acconcio, Proprio, Che qua ira bene,
Che si affa alla cosa di cui si tratta.
Oalsatùa s. f. Calzatura, Cal.amcntJ: Tutto
quel che copro il piede e la gamba, così scarpe
come calze.
Oalùma v. a. Calare, Calomare e Calumare. T.
mar. Mandare giù di alto in basso. Abbassare per
mezzo d'una fune un qualche oggetto.
S Calùmàse n. p. Calarsi : Venir da alto in basso
mediante una fune o altro.
Oalùnnia v. a. Calunnia, Calunniamento, Ca-
lunniazione, antic. Calogna o Calonnia: Imputa-
zione falsa malignamente dala ad altrui.
S Piggid de calùnnie; Dar calunnie, Calunniare,
Apporre il falso.
S Pin de calùnnie; Calunnioso, Pieno di calunnie:
Vago di calunniare.
Oalùnnia v. a. Calunniare, antic. Calonniare
e Calognare: Accusare falsamente. Apporre altrui
malignamente qualche falsità.
Oalùnniató s. m. Calunniatore, antic. Ca-
lonniatore e Calognalorc : Chi calunnia; ijllrim.
Infamatore.
Oama s. m. Calamaio: Quel vasetto dove tiensi
l'inchiostro e inlingesi la penna per iscrivere.-
Dicesi Calamajo a guazzo quello in cui non si
mette stoppaccio (stòppetta), ma solo inchiostro;
Calamujo a stoppaccio, quello in cui si mette
stoppaccio, cioè stoppa, cotone o simil cosa ce-
devole; Calamajo a scrivanìa, quello che è fer-
malo sopra un vassoino, che sostiene pure il pol-
verino (pùetea) o altre cose relative allo scri-
vere; Calamajo da tasca, il calamaio che si può
portare in tasca.
H Calamajo. T. itliol. Sepia loligo. Specie di mol-
lusco, dell'ordine de' Cefalopodi, somigliante al
Totano, se non che è mollo più grosso, ed ha
il sacco più largo, di color vinato, e le due na-
tatorie più curie; ha sul dorso una sottile lamina
cornea in forma di spada o lancetta, da noi detta
penna, con una vescica di materia nera come
r inchiostro.
% Testa de càmà; Testa d'asino, Capo di becco
0 di bue. Capocchio, Cervel di gatta, diccsi di
Persona scimunita, balorda, senza senno; e talora
anche di Persona ostinala nella sua opinione, che
in tal signif. dicesi Testereccio, Teslicro, Testac-
ciuto, Capaccione.
Oamaleonte s. m. Camaleonte e Cameleonte,
femm. Camaleonlessa : Specie di serpentello qua-
drupede che nasce d'uovo come la lucertola (gr't-
gòa), di cui ha le fattezze, e che cangia spesso
di colore, piuttosto a suo piacimento che per co-
municazione degli oggetti vicini,
n Voltafaccia, figurat. dicesi ad Uomo che mula
discorso e maniere a seconda delle circostanze,
Uomo mutabile ad ognt evento.
Oamalla d'eog-ua; Acqua jola, Acquarola,
ecc. V. in ^gua.
Oamalla v. a. Facchineggiare : Portare pesi
sulle spalle o sul capo. Abbenchè questa voce non
sia registrata ne' Dizionari se non nel signif. di
Durar fatiche da facchino, p.ire trovasi usata dal
Manuzzi e dal Fanfani nella deilnizione di Por-
tantino (Camallo da bùscida).
— ben i anni; Portar bene gli anni, figurai, vaie
Esser prosperoso in età avanzata.
S L'aze 0 caniulla o vin e o bcive l'wgua V. Aze.
Camallag-g-io s. m. Facchinaggio. Voce del-
l'uso : La corporazione de' facchini ; e talvolta li
prezzo che si dà al facchino per avere portato
qualche cosa^ che in questo senso dicesi Facchi-
neria V. Camalléua.
Oamallata s. f. Villania, Scortesia, Mala-
creanza: Azione incivile, Tratto da facchino.
Oamallesco add. Facchinesco, Da facchino:
Aggiunto d'Azione, Tratto, Procedere e simili,
vale Sgarbalo, Scortese, Villano.
Oamalletto da posta s. m. Portalet-
tere: Colui che nella città porla le lettere della
posta a domicilio.
•— da Banca: Fattorino della Banca.
Oamalléua s. f. Facchineria : Fatica da fac-
chino, ed anche 11 prezzo che si dà al facchino
per aver portato qualche cosa.
Oamallo s. m. Facchino: Quegli che porla pesi
addosso per prezzo ; e generalm. si chiaman così
quelli delie dogane, dei banchi, di negozio, ecc.
Dicesi anche Portatore, Porlareca e Porlarecchia,
antic. Bastagio, e con voce lat. Bàjulo.
— da bùscioa; Porlantino, Seggellicre V. Bùsciga,
CAM
CAM
167
S Avei un fa da camallo; Aver an fare da fac-
chino, vale Aver modi incivili, sgarbali, scortesi.
Oama^milla. s. f. Camamilla e Camomilla. T.
boi. Matricaria chamoinilla. Pianta annuale che
nasce spontanea ne' campi, di odore aromatico,
e meno grato di quello dell' Appiolina Ccama-
ììiilla ronuma).
— romana; Appiolina, Camamilla di Germania o
di Boemia, Erba cotognina. T. bot. Anlhemis
uobilis. Altra specie che coltivasi ne' giardini per
l'odore che le sue foglie e i suoi verdi fusti fre-
gati esalano di mele appiole, d'onde ebbe anche
il nome à'Appiolina. I fiori sì di questa .come
dell'anzidetla specie servono a far decozioni giu-
dicate febbrifughe, antispasmodiche, stomatiche,
anodine, diuretiche, ecc.
CarnTbrè s. m. Cambragio, Cambra ja o Tela di
Cambrai: Sorta di tela finissima, così detta dalla
città dì Cambray, dove si fabbricava.
Oa'iulbùsaj s. f. Dispensa. T. mar. dal frane.
Cambuse: Luogo separato sotto il ponte de' ba-
stimenti, che serve a racchiudere i viveri e dove
se ne fa la dispensa.
Oain."bùsé s. m. Dispensiere, e vojg. Cambn-
giere. T. mar. Colai che dispensa o vende i vi-
veri a' marinai.
Carnè s. m. Cameriere : Quello tra i servitori
che ha la cura della camera e della persona del
padrone; e nelle Locande Quegli, il cui ufiìzio è
d'acconciar le camere d'alloggio e ordinare i letti.
Oaméa s. f. Cameriera : Colei che assiste ai
servigi della camera delle signore.
Oàmea s. f. Camera : Stanza fatta principalm.
per dormirvi.
M Camera, in Jlarin. dicesi II luogo destinato agli
ufliziali della nave: Càrnea do cupitaunio,dd chi-
rurgo, ecc.; Camera del capitano, del cerusico, ec.
— àta d'aia; Camera sfogata.
— da canna do scciéuppo ; Camera : Il fondo della
canna, che è la stanza della carica, ossia Pestre-
mità posteriore dell'anima.
§ Bassa càrnea; Camera, Cameretta V. Camerin
nel 3° significalo.
S Dà recatto a càmca; Far la camera, vale Ac-
conciarla ed ordinare il letto.
S Roba da càrnea; Veste da camera: Vestimento
agiatissimo che si usa solamente per casa, spe-
cialm. il mattino prima di vestirsi per andar fuori.
Oameadda s. m. Camerata, Compagno, Com-
pagnone, Buon compagno.
Canieclrio s. m. Camedrio, Qaerciola V. Erba
calundrinn-a.
Oamelia s. f. Camelia. T. botan. Camelia Ja-
ponica. Arboscello sempre verde, indigeno della
China, ed era coltivato con successo in Europa.
I suoi fiori, inodoriferi, somiglianti a rose, for-
mano uno de' più begli ornamenti delle sale pili
eleganti, reggendo al confronto de' più bei fiori
conosciuti. Ve n' ha delle bianche e delle rosse.
Oamelinii-a s. f. Camelina e Cammellina,
Camelino, Camamilla oleosa, Dorella, Miagro falso.
T. botan. Myagrum sativum. Pianta indigena ed
annuale. Si coltiva in alcune località, e segnata-
mente nella Normandia, per estrarne olio dai semi
buono da bruciare, da digrassar la lana e fab-
bricar sapone, e pel suo fusto che si macera e si
fila col lino, perchè da sé solo dà de' fili inferiori.
Oameotto s. m. Mozzo di camera. T. mar.
Dicesi a bordo Quegli che serve al capitano ed
agli altri uffiziaii.
Oaxti.ex*iii s. m. Camerino, Stanzino, Gabinttto:
Piccola camera,
n Camerino, per Quella stan'.a ne' teatri, ove i co-
mici 0 cantanti stanno per abbigliarsi e riposarsi
quando non sono in scena,
ti Camera, Cameretta: Lo stanzino ov'è posto il
cesso: Andd a-o camerin; Andare a camera,
cioè A fare i suoi agi.
Oameròn s. m. Camerone Aceresc. di Camera:
Camera grande.
Oanxiéta s. f. Cameretta, Camerelia, Camerina,
Cameruccia, Cameruzza. Dimin. di Camera: Ca-
mera piccola.
— da morti; Camera da morti o mortuaria. Chia-
ma\asi già da noi Quella stanza attigua alle chiese
in cui si deponevano i cadaveri prima di portarli
alla sepoltura, che ordinariamente soleva farsi in
qualche chiesa. Da dopo che fu statuito per legge
che i morti debbano essere interrali ne' pubblici
cimiteri, i cadaveri vengono per ordine de' Mu-
nicipii tolti dalle case e deposti alla casa mortuaria,
appositamente costrutta in luogo appartato della
città per quindi trasportarli al cimitero.
Oamixa s. f. Camicia e Camiscia : Veste ordi-
nariamente bianca, di pannolino o di cotone, che
portano nomo e donna in sulla pelle. Talora è
a colori, ma non usano portarla che i soli uomini,
ed è sempre di cotone. La camicia dell'uomo è
lunga per lo più sino alle cosce, e quella della
donna innanzi a mezzagamba o anche al malleolo,
n Panno : Quel velo o Trasudamento che fa d' e-
stale l'acqua fresca ne' vasi di vetro, rame e simili;
ed anche Quella posatura che lascia il vino nelle
pareti interne delle bottiglie.
— co xiabò; Camicia colla gala. Camicia galala
V. Xiabò.
— da donna; Camicia da donna. Le sue parti princi-
pali sono : Schiffitùa, Scollo; Gòenn-a, Guainetta;
jJ/dne^Ae cur/e. Maniche tronche; Tascelli, Ghe-
roni; Bulsann-a, Balzana; Redòggia, Rimbocco.
— da néutte; Camicia di notte: Camicia più sem-
plice e d'ordinario men fine, che suol portarsi
la notte.
— da ommo; Camicia da uomo. Le sue parti ed
acccssorii sono: Corpo, Cori^ o Vita, cioè Tutta la
camicia, tranne le maniche e la goletta; Sólin da
collo. Colletta, Collaretto, Collarino, ed anche So-
lino del collo; che se è posticcio dicesi più pro-
priamente Colletto; Màneghe, Maniche; Avertùe
de màneghe. Sparati delle maniche; Avertùe de
fóndo, Sparati di fondo; Sportiggéua, Sparo o
Sparalo del petto ; Sdlin da man. Polsini ; Ma-
nexclli, Manichini; Tasce//», Quaderlelti ; Tascel-
lelti, Gheroncini, Quaderletlini; Chéu, Cnoricino;
Dòggia, Doppietta; Ferma, Cinturino; Cette ,
Pieghe; Cette a cannònetto, Pieghe a cannoncino;
Cette co-e ciocche, Pieghe a gala; Cettinn-e ,
Pieghette o Crespe; Cettinn-epe refesso, Pieghette
0 Crespe a gala ; Cettinn-e a pé'toinn-a. Pieghe
in tralice o fatte a sghembo; Nòmme, Puntiscritto.
— de forsa ; Camicia di forza : Specie di veste, le
cui maniche sono chiuse e che si ferma dietro;
fatta d'ordinario di tela forte per contenere i ma-
niaci 0 i malati che sono in violento delirio,
**% A camixa a nò ghe tocca 5 cu ; La camicia non
gli tocca il calo. Dicesi in modo basso di Chi
1^
CAM
CAM
per troppa allegrezza non può contenersi di non
ne dar segno.
S Anexi in camixa; Anicini o Anici in camicia
V. Anexi.
S Despùggidse in camixa per un; Sbracarsi, Spa-
rarsi per alcuno, figurai, vale Far ogni possa in
servizio d'alcuno.
§ Èuve in camixa; Uova affogate V. Èuvo.
% In camixa; In camicia: Colla sola camicia e
senz'aura veste.
S In màncghc eie camixa V. In camixetta.
§ Meistra da camixe ; Camiciaja o Camiciara :
Quella il cui mestiere è di far camicie.
S Mettise a camixa; Incamiciarsi, Mettersi la
camicia.
§ Redoggiàse e màneghe da camixa; Sbracciarsi :
Rimboccar le maniche della camicia, sì che ri-
manga nudo il braccio od una parte di esso.
§ Resta in camixa; Rimanere in sull'ammattonato
0 in sul lastrico, fìgurat. vale Rimaner senza nulla,
§ Ridite un in camixa; Ridurre uno al lastrico,
figurai, vale Spogliarlo de' suoi averi, della sua
roba, Torgli il fatto suo, Rovinarlo, Mandarlo
in precipizio.
Oa<m.ixà< eie suo; Camiciata: Sudata gran-
dissima da inzuppar la camicia, onde: Far una
camiciata, vale Affaticarsi per modo da inzuppare
la camicia di sudore.
Camicetta (Inj; In maniche di camicia. Sca-
miciato. Posto avverb. vale Co' soli calzoni, il
corpetto fgippónettoj e la camicia.
S Mettise in camixetta; Porsi in maniche di ca-
micia, Scamiciarsi: Levarsi l'abito o il cappotto
0 simile, e rimanere colla sola camicia, i calzoni
e il corpetto.
Oamixéua s. f. Camiciuola: Specie di cor-
petto, per lo piiì di lana, che si porla sopra la
carne o sopra la camicia per difendersi dal freddo
V. Mariolo.
Oaixiiixiii s. m. Carnicino: Larga fascia di pan-
nolino assai fine, lavorato come il davanti d'una
camicia con solino da collo e sparato, la qual
usasi metter di sopra alla camicia per coprirne
la grossezza o il sudiciume.
t) Camicino , per Queir ornamento di tela fine e
bianca, che porlano le donne a uso di coprire sotto
al vestilo le spalle e il petto, e che talora esce
fuori dal collo in una bàvera ricamala, più o
meno larga che si rovescia sulle spalle.
Oaiiiì:s:iii]i-£L s. f. Camicina : Piccola camicia
ad uso de' bambini dell'uno e dell'altro sesso: e
talora anche Quel pannicello di lino che copre
l'imbusto de' teneri bambini e s'allaccia di dietro.
Càmixo s. m. Càmice, Camicio: Veste lunga
di pannolino bianco, liscia o increspala (accetta),
che porlano i preti nella celebrazione degli uffizi
divini, per significare il vestimento bianco che da
Erode in gabbo e derisione fu fatto indossar a G. C.
Camixotto s. m. Camicia fine.
Oammin s. m. Camminetto e meglio Cami-
netto: Quel piccolo cammino, dove si fa fuoco
nelle stanze per riscaldarsi ; ed anche L'ornato
medesimo di pietra, marmo o altro.
Oammiii s, m. Cammino, Strada, Via: Luogo
per dove si cammina: 0 cammin 5 l'è lungo;
il cammino è lungo.
»i Cammino, per II camminare stesso: Ilo (ceto quat-
tr'de de cammin; Ilo fatto quattr'ore di cammino.
— (agendo m. avv, Cammin facendo, vale Nel tempo
slesso che si cammina ; e dicesi d'una cosa che
si faccia o ci avvenga nel camminare; e metaf.
Di transito, Senza proposilo.
§ Andò, a cammin; Andar a uopo o ad uopo, in
concio, a destro, e talvolta A dovere: Tutto va
a cammin; Tutto va in concio, Tutto va a dovere.
I) — per so cammin; Andar per la sua via o alla
sua via, ecc. V. Andd.
§ Chi ha da fd cammin ammie ò tempo ; Chi ha
da far cammino guardi il tempo. Dettato prov.
e vale Che prima d'intraprendere alcun affare
bisogna riflettervi avanti.
$ Fd cammin; Far cammir|o, Camminare; e talora
fisr. Avanzare, Progredire, Profittare, Avvantaggiare.
g Mette a cammin ùnn-a cosa; Porre a destro,
in concio, a lavoro checchessia, vale Farlo ser-
vire all'uopo.
Il — testa a cammin; Mettere cervello, Mettere
giudizio, vale Cominciare ad usare prudenza.
g Mettise in cammin; Porsi in cammino, in via,
vale Incamminarsi, Avviarsi, Andar verso un luogo.
% Per cammin s'accónsa some; Per la via s'ac-
concian le some. Prov. e vale che In operando si
superan le difficoltà.
§ Vegnì a cammin; Venir all'uopo, in concio, a
destro: Venir opportunamente.
Oammina v. n. Caminare e meglio Cammi-
nare: Andar da un luogo all'altro movendo i piedi.
Il Camminare, per Affrettare il passo camminando :
Se cammince gh'arrivce a tempo ; Se camminate
(cioè se correte), vi giungete a tempo.
Il — In Marin. vale II muoversi e l'andare del ba-
stimento d'uno in altro luogo per forza di vele
0 di remi. Quando si dice che // bastimento cam-
mina, s'intende ch'esso avanza velocemente.
— a gambe; Camminar forte, vale Andar a gran
passi e sollecitamente.
§ 0 camminn-a ch'ò pà pagóu; E' corre che par
unto, dicesi di Chi corre velocissimamente, tolta
la comparazione dalle caruccole o pulegge, le quali
quando son unte con olio, sapone o altro, cor-
rono velocemente.
5 Ziigd a cammind; Far a corri corri.
Oaziimiiiad.0 s. m. Camminatore: Che cam-
mina, ma per lo più dicesi di Bastimento, che
naviga velocemente.
OàiMioa s. f. Tarlo, Tarma, Tignuola, Baco,
Beco, Tonchio, Gorgoglione, Punteruolo, Marmeg-
gia. Queste voci abbenchè pajano sinonimi, pure
hanno grandissima differenza fra loro. Il Tarlo è
quel vermicciuolo, che si ricovera nel legno e Io
rode; Tarlo e Tarlatura dicesi anche la rosura del
tarlo. La Tarma è quel vermicciuolo che rode di-
verse cose, tanto legno quanto altro. La Tignuola
è quella che rode per lo più i pannilani, della qual
rosura si alimenta, é si forma la casa, che è un
cannellino, il quale si strascica dietro in quella
slessa guisa che fanno del lor guscio le chiocciole.
Il Baco, dello anche Fucignone, è quello che gua-
sta le frutte. Il Gorgoglione o Tonchio è l'insetto
che rode e vuota le biade e i legumi. Baco della
crusca o della farina dicesi quel vermetto od
.insetto nericcio, che sussiste nella farina ammon-
tala, ed è il cibo graditissimo de' rosignuoli, in
Lomb. Càmola. La Marmeggia è quel verme che
si genera nella carne secca e la tarla. Il Beco è
quello che rode le olive V. Verme.
CAM
CAM
169
— de vujéue; Ballerò: Qoel segno o margine, che
resla allrui dopo il vajuolo o simili.
— di denti; Carie : Disfacimento e corruUela della
sostanza dell'ossa e dei denti.
Oàmoà; V. n. Tarlare, Intarlare, Intignare, In-
tonchiare, Ai)bechire, Cariare, ecc. Questi verbi
a guisa de' loro nomi hanno pure differenza tra
loro. Il Tarlare o Intarlare è proprio de' legnami
0 daltro; V Intignare dicesi de' panni, delle pelli,
della carta e simili; il Bacare, delle frutte; il Gor-
gogliare o Intonchiare, delle biade e de' legumi;
VAbbechire, delle olive; il Cariare, dell'ossa e
de' denti. Così si dirà un legno tarlato; il panno
intignato o che ha le tignuule; un frullo bacato;
il grano intonchiato ; l'uliva abbechita; un dente
cariato; il viso butterato; la carne che ha la
marmeggia, ecc. V. sopra Càmoa.
Oa<ixipà/ s. m. Campajo, Camparo, Guardia cam-
pestre: Colui che è preposto alla guardia de'carapi.
Oa^mpa^g-na^ s. f. Campagna: Paese aperto e
coltivato fuori di terre murale,
w Campagna, per Villa, cioè Villeggiatura: Posses-
sione in campagna con casa ove villeggiare,
w — In terra, milit. dicesi II tempo in cui dura
una gnerra : 0 l'ha foeto a campagna do 10,
dò 39, ecc.; Ha fallo la campagna .del 1810,
del 1859, ecc.
w — In term. mariti, s' intende II tempo che dura
la spedizione d'una nave da guerra o duna flotta;
quindi si dice Una campagna di sei mesi, di nove
mesi, ecc.; Far la prima, la seconda campagna, ecc.
§ Andd in campagna; Andar in villa, cioè An-
dare in campagna a villeggiare.
S Batte a campagna ; Batter la campagna V. Batte.
Oampag'iia.ta. s. f. Scampagnala : Spasso
che ci si piglia un giorno andando in campagna.
% Fd ùnn-a campagnata ; Fare una scampagnala:
Andare un giorno in campagna per sollazzarsi e
darsi buon tempo.
Oainpaiia s. m. Campànajo e Campanaro :
Quegli che suona le campane o ha cura di esse.
n Campanaro, per Colui che fonde le campane; che
in questo senso dicesi meglio Geltator di campane.
Oampanella s. f. Campanella e Campànula:
Genere di piante così chiamate dal loro fiore cam-
paniforme. Se ne distinguono bi specie. Le più
comuni fra noi sono: La campanella de' giardini
(Ippomcea purpurea), i cui fiori sono bianchi,
azzurri, porporini, rosei e variegati; la Campa-
nella selvatica (Convolvulus arvensisj, la quale
ordinariam. si trova ne' campi, negli orti, ne' ter-
reni incolti e nelle siepi ; nell'estate è adorna di
fiori bianchi con slriscie rosse, che hanno leggiero
odore di màndorla amara; altrim. Cibo delle le-
pri, Erba leprina, Vilucchio campestre, Viticchio
comune; la Campanella (Convolvulus sepiumj,
la quale si rinviene nelle siepi, e specialm. fra
i canneti. Essa pure nell'estate è adorna di grandi
fiori bianchi, imbutiformi, di bell'aspetto; altrim.
Campanella di siepe, Camicia della Madonna, Vi-
lucchio bianco.
Oampanetta; s. f. Campanella, Campanella.
Dimin. di Campana: Campana piccola.
Oampanin s. m. Campanile: Torre ove si ten-
gono sospese e si suonano le campane.- Cam-
panile a ve/o, dicesi Quell'arcuccio che s'innalza
sul muro d'una chiesuola o casa, ove si bilica una
campana.
n Campanello V. Sùnaggin.
— da gaggia; Cupola: Quella parte in cima delle
gabbie d'uccelli, falla a modo di cupolclla, e dov'è
un anello che serve a sospenderla in qualche luogo.
3 Andd a tòa a-o s5n dò campanin; Andare a
suon di campanello.
S Manda a gercd co campanin; Bandire, dicesi
Quando avendosi smarrito qualche oggetto, si
manda in giro una persona col campanello per
le mani a gridarlo, promettendo una mancia a
chi lo riporta V. Atfrovéua.
Oampann-a; s. f. Campana : Strum. di me-
tallo , fatto a guisa di vaso arrovescialo , il quale
con un battaglio di ferro, sospesovi di dentro, si
suona a diversi effetti, come a radunare il popolo
e i magistrali, a odire i divini uffizi e simil cose;
altrim. Squilla.
V Campana , per simil. dicesi ad Un vaso di cri-
stallo 0 simile per difender dall'aria o dalla pol-
vere checchessia.
n — per Un vaso di cristallo o simile ad oso di
distillare.
M — per Un vaso di vetro che si adopera ne' giar-
dini per riparare le piante dal gelo o concentrare
il calore del sole e delle caldine intorno a quelle
piante medesime. Dicesi Campana oscura quella
che serve a coprirle nella notte per garantirle dalle
gelate, e nel giorno dalla troppa vivacità del sole.
« — per Quel vaso o globo di cristallo smerigliato
che si mette ai lumi arganti (all'argan) o simili,
perchè rendan più chiaro.
n — per Quella parte dell'argano, dove si pone la
pasta da far vermicelli o altre paste.
f — Term. del giuoco del goffo V. sotto Fa cam-
pann-a.
— da pippa; Camminelto: Quel fornelletlo o pic-
ciol vaso, che è in capo al tubo o cannello della
pipa, in cui si mette il tabacco per estrarne il fumo.
— da pompa; Corpo della tromba, Bronzina: Ci-
lindro ordinariam. di bronzo o anche di ottone,
in cui muovesi strettamente lo stantuffo V. Pompa.
5 Andd de campann-a con un; Esser di balla o
di ballata con alcuno, vale Esser seco d'accordo
per alcun segreto maneggio.
S Berlèa da campann-a; Cali vello V. Berlèa.
5 Bezéugna sentile tutte e campann-e sunna; Bi-
sogna sentire le due campane, ovv. Fa d'uopo
udire sonar tutte le campane, vale che II giudice
dee udire tulle le parti prima di pronunziar la
sentenza, Ascoltar le ragioni d'ambedue le parti.
% Ciocco da campann-a; Tocco: Colpo di battaglio
nella campana.
S Èse de eampann-a \ .sollo Sta de campann-a ec.
% Èse in campann-a; Tentennare o Dimenarsi nel
manico: Slare fra il sì e il no, ed anche Non di-
chiarare apertamente il suo pensiero, ecc.
f Fa campann-a; Far campana. Dicesi da noi nel
giuoco del goffo Quel falso ridare sull'invito che
fa uno de' giuocatori, il quale avendo pochissimi
punti in mano azzarda una grossa posta affine di
intimorire gli altri a non tener l'invito. In Tose,
non si usa questa frase, perchè ivi giocasi a goffo
raramente, e diversamente da noi.
% Fd e campann-e; Fare a scaricabarili: Giuoco
fanciullesco, che si fa in due soli, che si volgono
le spalle l'un l'altro, e, intrigale scambievolm. le
braccia, si alzano a vicenda l'un l'altro.
S Fosto a campann-a; Campaniforme, Campanq'»
170
CAM
CAN
lato : Che ha la forma d'una campana,, e dicesi
per lo più de' fiori.
S Quello chi n5 va in campann-a, ò va in bal-
taggio; Quello che non va nelle maniche, va nei
gheroni. Dettalo prov. che significa Quello che
non si consuma in una cosa, si consuma nell'altra.
§ Sta de campann-a a ùnn-a personn-a; Fare
la posta ad alcuno, Appostare uno, vale Scortarlo
in alcun luogo.
S Sunna e campann-e a dòggio ; Sonar a doppio
V. A dòggio.
n — e campann-e a martello ; Sonar a martello
V. A martello nel 1" significato.
Oa<iiipa<n.òu s. m. Campanone. Accresc. di
Campana: Campana grossa.
Oa^mpezzà. v. n. Campeggiare, dicesi de' Co-
loni quando sono sparliti talmente che si spicchino
con vaghezza l'uno èlall'altroj e per simil. dicesi
che Una cosa campeggia in mezzo ad altre, quando
vuoisi dire Che fa tra molle altre gran mostra
di sé V. Spicca.
Oampión s. m. Campione: Porzione di chec-
chessia 0 Mostra per far conoscere la qualità di
qualche mercanzia.
1) Campione, per Difensore in campo, cioè Colui
che in istcccato combatte per la propria o per
l'altrui difesa.
§ Campiòin da fede; Campioni della fede, diconsi
I santi martiri.
Oampo s. m. Campo al plur. Campi e anlic.
Càmpora: Spazio di terra, ordinariam. piano, dove
si semina grano e simili.
M Campo, per l'Attendamento e l'Ordinamento del-
l'esercito in campagna, e gli Alloggiamenti del-
l'oste e l'Oste medesima o l'Esercito accampato
a combattere.
n — Metaf. vale Opportunità, Occasione, Tempo,
Agio, Comodo, Luogo, onde: Vd campo de fd
ùnn-a cosa; Dar campo di far checchessia, vale
Dar comodo, occasione, agio, ecc.
M — 3Ietaf. pure vale Subbietto d'occupazione. Ma-
teria di favellare, di scrivere e simile.
I) — In term. di Disegno, dicesi Lo spazio del quadro
0 del basso rilievo, sopra il quale sono distribuite
le figure o le cose scolpite o dipinte.
11 — In term. d'Arald., Quello spazio dello scudo, nel
quale si dipingon le imprese, gli stemmi o simili:
Cróxe róssa in campo giunco; Croce rossa in
campo bianco.
— . o marso; Maggese, Maggiatico e Maggiatica:
Campo lasciato sodo per seminarlo l'anno vegnente.
— de battoggia; Campo di battaglia. Campo d'arme:
li luogo nel quale si combalte, si fa la battaglia.
— de bazann-e ; Baccellajo: Luogo piantato di
baccelli.
— de poisci : Pisellaio e Pisellaja : Luogo in cui
coltivansi e germogliano i piselli.
— de s;)àra5ij; Sparagiaia : Luogo piantato di sparagi.
— santo V. Camposanto.
% A campo averto ; A campo , A campo aperto.
Posto avverb. vale In campagna aperta.
S Decidde in sciò campo ; Conchiudere sul campo.
% Fd campo raso; Far piazza pulita.
S Leva 5 campo; Levare il campo, Togliere gli
alloggiamenti. Levarsi da oste.
S Mette in campo ; Mettere a campo o in campo,
vale Metter fuori. Tirar fuori. Produrre.
Ca/inposaxito s. m. Camposanto e Campo
santo: Quel campo, per Io piii fuori della citlà,
cinto di mura o allro riparo, dove i cristiani
usano di seppellire i morti.
Oampùccio s. m. Campeggio. T bot. Hae-
maloxylum campechianum. Albero americano,
il cui legno è pesante e durissimo, e serve alla
tintorìa.
Oamùscio s. m. Camoscio, nel femm. Ca-
mozza: Animai mammifero che appartiene all'or-
dine de' Ruminanti; è grosso come un becco, ha
le corna lisce, rotondate e diritte, ma terminate
in uncino; il colore del pelo sul dorso ed ai fianchi
baio bruno; sta in luoghi montuosi ed alpestri.
Il Camoscio, per La pelle del suddetto animale, alla
quale si dà una parlicolar concia, che là rende
assai morbida.
Oan s. m. Cane; Quadrupede noto, il piiì fami-
gliare e il pili intelligente degli animali domestici.
Il Cane, figurai, dicesi ad Uomo per villania, e vale
Uomo senza cuore, disumano, avaro, tenace, che
làscierebbe perire il suo simile anzi che sovvenirlo.
„ — per Titolo di barbara signoria, come: Il Can
de' Tartari.
„ _ per Quel ferro dell'acciarino dell' archibuso
che tien la pietra focaia.
— ammaccióu; Cane pezzato, cioè Taccato, Scre-
ziato, Macchiato a pezzi grandi di piii d'un colore.
— american ; Cane americano : Specie di piccolo
cane senza pelo.
— harbin V. Barbin.
— bracco; Can bracco o semplicem. Bracco: Specie
di cane da caccia che fiuta, e tracciando trova
l'animale.
— buldog \. Buldog.
— chi addenta; Cane ringhioso. Cane che morde.
— co-i oegie taggice; Cane bertone, e se, oltre le
orecchie, ha anche la coda tagliata, dicesi Cor-
laido, lo slesso che il cavallo.
— coì'so ; Cane corso : Grosso cane bigio pomellato,
eccellente da guardia.
— da caccia; Cane da caccia: Cane che ajuta l'uomo
nella caccia.
— da ferma; Cane o Bracco da fermo: Quello che
veggendo, o sentendo per mezzo dell'odorato
starna, quaglia, o altro simile uccello, si ferma.
— da guardia; Cane da guardia: Cane che si tiene
perchè guardi la casa. - Cane da pagliajo dicesi
Quello che si tiene a guardia di casa rustica, e
suole avere per cuccia il pagliaio.
— da leva ; Cane da leva : Quello che scorre la
campagna per levare le starne e simili uccelli.
Cane da punta o da presa, quello che per breve
spazio di tempo si ferma quando vede o sente
vicino l'animale, poi corre per prenderlo. Cune
da corsa, un grosso cane e robusto', atto alla
caccia delle fiere, come l'alano, il mastino, il dogo.
— da levre; Veltro, Levriere o Levriero: Cane di
velocissimo corso , che anche dicesi Cane da
giungere.
— da maxello; Cane da macello V. sotto Can mastin.
— da pasto; Cane da pastore o da pecoraio. Ha
orecchie curie e diritte, lungo pelo a pezze bian-
che e nere, coda penzolante. Guarda le pecore
e le difende dal lupo.
— da pernixe; Bracco: Cane robusto, di mezzana
statura, muso grosso, ampie orecchie e pendenti,
pelo curio e per lo pili macchiato. Gli si suole
mozzare la coda.
I
CAN
CAN
171
— da posta V. sopra Can da ferma.
— ingleize; Cane inglese; Cane di pelo lungo pez-
zato, e talora no.
— mastin; Mastino. Ila statura grande, pelo curio
e per lo più fulvo gialliccio, muso grosso, ma
non corto né schiaccialo, coda ondeggiante e
non fioccosa.
— vmretto; Muffolino, Arlecchino, Mascherin da
bergamo.
— pamele; Cane volpino o pomerano. Dal lat. pu-
milus, nano, pigmeo. Ila statura men che mez-
zana, orecchie curie e diritte, pelo fulvo e nero,
curio sulla testa, lungo nel rimanente del corpo,
muso acuto, coda fioccosa, rialzata e attortigliala.
— puenter; Bracco. 3Io!to simile al cane da per-
nici; ne differisce soltanto per essere meno ro-
busto e per avere il pelo raso e la coda lunga
e sottile, a cui non si usa mozzarla.
— spinoso; Bracco spinoso o da acqua: É una va-
rietà del precedente, ed ha il pelo lunghetto,
e quasi caprino.
— volpiti V. sopra Can pòmmele.
% A can vecjio nò se yhe dixe cuccio; Chi è Slato
de' Consoli sa che cosa è arte, ovv. Chi vicn
dalla fossa sa che cosa è morto. Detlalo proverb.
che comunem. si dice a Chi vuoj dare ad in-
tendere una cosa a chi la sa meglio di lui.
§ Addescià can chi dorme; Destare o Stuzzicare
il cane che dorme, vale Suscitar qualche cosa che
possa anzi nuocere che giovare.
$ lìajà dò can; Abbajare, Latrare V. Bnjd.
$ Cun chi baja non addenta; Can che abbaja poco
morde. Prov. e vale Chi fa molle parole, fa pochi
falli.
S Chi dorme co-i chen, se leva co-e prùxe ; Chi
dorme co' cani, si leva colle pulci. Prov. e vale
Chi pratica co' viziosi si macchia de' lor vizi e
gliene incoglie male, che anche dicesi Chi tocca
la pece s'imbratta.
S Chi véli sta san, pisele spesso còmme ò can;
Chi vuol avere le membra sane pisci spesso come
il cane. Prov. chiaro ad ogn'intelligenza.
S Cuccio Lò can; Canile, Cuccia: Il letto del cane.
^ Dente de can; Dente di cane, Calcagnuolo Y.
Dente.
$ De vòlte bezéugna fa còmme can chi nega;
Alle volle conviene bere per non aCTogare. Det-
talo proverb. che significa In circostanze cattive
talora convien cedere.
S Èse chen e gatti; Esser amici come cani e gatti,
Star come capre e coltellacci, vagliono Essere in
discordia e nemici.
« — fortùnóu còmme i chen in gexa ; Esser for-
tunato come un cane in chiesa, vale Essere di-
sgraziatissimo, perchè ivi il cane è sempre ba-
stonalo, e si scaccia come indegno e importuno.
« — san Rocco e ò cun; Esser chiave e male-
rozzolo, Esser manico e scure, dicesi di Due che
vadano sempre insieme.
M — solo còmme un can; Esser solo come un cane,
vale Non aver niuno in sua compagnia.
S Fd ùnn-a fadiga da chen; Durar una fatica da
cani, vale Durar fatica grandissima.
**S Fotte ò can; Pigliar il puleggio, Parar via, Sca-
mojare, Fpuleggiare, Spulezzare, Sbiellarc, Slog-
giare, Scamojarsela, Battersela, Alzare i mazzi,
Andarsene, Fuggir via.
S Giappi dò can; Ghiattirc : Un modo particolare
d'abbajare del cane, essendo sulla passata della le-
pre.- Squittire, Squitterire, Bociare, dicesi dello
Stridere inlerrottamenle e aculamente che fa il
cane allorché insegue la lepre o la traccia di essa.
S Lesto còmm.e un can de marmo; Lesto come
una gatta di piombo, dicesi comunem. ad Una per-
sona che nell'andare o nell'operare sia lentissima.
% Liga a cagna che 5 can ò l'è castigóu ; Castiga
la cagna che il cane starà a casa V. Cagna.
% Ligà i chen co-e sàsisse in t'iin léugo ; Legar
le vigne colle salcicce in alcun luogo, si dice
del Vivervisi con gran dovizia e in ampia fortuna.
S Liìd dò ean; Mugo'are, Muggiolare, Uggiolare, Ga-
gnolare, Guaiolare, Guaire: Quel mandar fuori
d'una voce inarlicolata significante certo lamento
compassionevole, che fa il cane quando è alla
catena, e qualche volta anche per dolore.
§ Mògògnà dò can; Rugliare.
% Nò m'addenta can che nò me meghe dò so pei;
E' non mi morde cane eh' io non voglia del suo
pelo. Prov. che significa Ninno mai m'offende ch'io
in qualche maniera non ne voglia far vendetta.
S Non èse né can né lo; Non essere né uti né
puti, cioè Non essere persona da sperarne bene,
né da temerne male, Non essere né buono né
cattivo; che nell'uso dicesi anche Non esser né
cane né lupo.
S Pescio cun; Pesce cane. Nome d'un genere di
pesci marini, che comprende più specie. I cani
marini sono tutti armati di più filari di denti
acutissimi, e sono voracissimi. Quello da noi co-
nosciuto sotto tal nome è lo Squaltis carcharius
0 Carcharodon lamia, ed ha il dorso di colore
turchino.
S Stenta còmme un can; Stentar come un cane,
vale Durar fatica grandissima.
$ Travaggid còmme un can; Lavorare a mazza
e stanga, vale Lavorare di tutta forza.
Oa^nà, s. e. Canale : Luogo per dove corre o può
correr l'acqua ristretta insieme.
n Canale, per Uno spazio di mare fra due terre,
le estremità del quale terminano in un mare più
largo.
„ — per Qualunque scanalatura fatta sopra od at-
torno ad un corpo, come: A cuna du laggiù;
Il canale della carrucola.
u — Figurai, vale Modo, Mezzo, Via : Bczéugnava
passa pe un cand differente; Bisognava passare
per un canale differente.
— da bacchetta dò sccicuppo; Guida, Custodia:
Quella scanalatura nella cassa dell 'archi buso, entro
cui si mette la bacchetta.
— da fràvego s. f. Canale. T. oref. Strumento di
ferro o d'acciajo scanalato, in cui si versa oro,
argento o altro metallo liquefatto per renderlo
in verghe.
— da pómpa s. f. Doccia della tromba. T. mar.
Cilindro o Canale di legno, che dalla cisterna
delle irombe a ruota corrisponde fuori del bordo
per mandar fuori l'acqua che vien tirata su dalla
sentina.
— de buscioe s. f. Canale delle bisce. T. mar. Quei
buchi aperti sotto i madieri, perchè l'acqua nel
fondo della nave possa scorrere sino al pozzo
delle Irombe, e non restare stagnante fra i membri.
— de ciongio s. f- Canna: Quel tubo di piombo,
nel quale si fa correr l'acqua e il gas per man-
darlo a domicilio de' cittadini o altrove,
172
CAN
dAN
» — Canna, per Quel tubo, parimente di piombo,
annesso alla bronzina della tromba fcampann-a
da pompa), e che va pure a pescare nel pozzo.
Talora superiormente alla bronzina e da lato si
aggiungono altri simili tubi, che pur son chia-
mati Canne, e servono a elevar l'acqua delle
trombe a' piani superiori delle case.
— dò r espio s. m. Canal del respiro o della respira-
zione, Canna de' polmoni, Canna del fiato: Quel
canale per cui si respira, e comprende la laringe,
la trachea e i bronchi.
— dò riso s. m. Canale alimentare, e dottrinalm. Eso-
fago, dicesi da noi per ischerzo Quel canale che
porta gli alimenti dalla faringe allo stomaco.
— dò teito s. f. Doccia : Canale per lo più di latta,
tinto a olio, che si pone lungo l'estremo lembo della
gronda per ricever l'acqua piovana che viene dal
tetto, e tramandarla per una sola caduta. In al-
cune case rustiche si fa servire di doccia una
abetella risegata per lo lungo e incavata ango-
larmente con iscarpello.
— ^ riónda s.f. Cannoncini: Tubi di latta o d'altro me-
talloj i quali fermati contro il muro comunicano
colla doccia fcand dò teito), e ne mandano l'acqua
fin presso al suolo, o anche sotto di esso, in un
condotto sotterraneo.
S Cuna; dò letto s.f. pi. Canali, Guide: Sono due
regoli di legno sodo, con solco longitudinale, a
guisa di eanale a fondo piano, e nel quale scorre
ciascun pajo delle ruote semplici del letto.
S Fd cand; Far canale. T. mar. Attraversare un
canale, ed anche Navigare nell'alto mare, che in
questo significato dicesi Far rotta al largo.
S Fcero da cand; Ferro doppio V. Fcero da cà-
falto nella voce Fcero.
S Saveì ùnn-a cosa da bòn cand; Ritrarre di buon
loco. Aver da buona sorgente. Saper di buona
fonte, vale Aver d'una cosa certa e chiara notizia.
Oa;na<<là< s. m. Caradà: Sorla di tabacco, di
cui sono due qualità, cioè Caradà fiore e Caradà
foglietta.
Oana/en add. Giallo, e nell'uso Canarino: Co-
lore così chiamato per la somiglianza che ha con
quel del canarino.
Oauaeuu-a. (^i?r6a;; Centone, Centocchi, Morso
di gallina, Pavarina V. Erba canaenn-a,
Oa^ua.èto s. m. Canaletto, Canalino. Dimin. di
Canale : Piccolo canale.
Oa.uaig'g-esco add. Canagliesco. Voce dell'uso.
Proprio della canaglia, ed è aggiunto di Azione,
Tratto, Modo di procedere e simili.
Oa.ua.g'g-ia. s. f. Canaglia, Bordaglia, Bruzzaglia,
Marmaglia, Plebaglia: Schiuma di ribaldi, Gente
vile e abbietta.
S Usasi talora in masch. e vale Cattivello, Briccon-
cello, Birbantello e simili.
Oa.iia.iéiia> (Uga); Uva canajola V. Uga.
Oa^na^io s. m. Canarino, Canario, Passera di Ca-
naria. T. ornit. Fringilla canaria. Specie d'uc-
celletto gentile, che appartiene all'ordine de' Pas-
seri e al genere Fringuello, di color giallo, che
canta dolcissimamente, così detto dalle Isole Ca-
narie, donde fu portato in Europa.
s— incroxóu o bastardo; Canario spurio: Uccelletto
cjie nasce dall'accoppiamento d'una passera di Ca-
naria col cardellino, lucherino o verdone.
**^ Cangia l'ce§ua a-o canaio; Far acqua, Orinare,
pisciare. Modo scherzev. e basso.
Oa;Ua,pè «. m. Canapè o Canopè. Frances. del-
l'uso. Specie di letticciuolo o di lungo sedile con
ispalliera e bracciuoli, e col piano talora impa-
giiettato e talora imbottito, ad uso di seder tre
0 quattro persone in conversando: uno può anche
coricarvisi.
Oaneaèto s. m. Arpioncino, Arpioncello: Pic-
colo aguto uncinato, che si conficca in un muro
od in altro luogo per appiccarvi checché si sia.
Oancai^nan. fA); A biccicalla V. Zùgd.
Oàncao s. m. Canchero, Cancro, ed anche Can-
caro, ma raramente usilato : Tumore o Ulcere di
pessima condizione, così deito perchè suole es-
sere circondato da vene varicose slese a guisa
delle gambe del granchio, che pur chiamasi Cancro;
ha colore ordinariam. livido, duole assai, e va ro-
dendo lentamente o prestamente.
Oanca/rilblba s. f. Allegria, Tempone, e nel
volgo fiorent. Conia : Tutto ciò che è spasso, sol-
lazzo e anche un po' di crapula e di stravizio;
onde: Ommode cancan66a; Buontempone, Uomo
d'allegria, e fior. Uomo di conia, dicesi Chi di
buona voglia prende parte a' giuochi e sollazzi,
del quale anche dicesi Che sta alla conia.
Oaueaxèix s. m. Zafferano salvatico. T. botan.
Colchicum commune. Pianta reputata velenosa,
che fa un fiore di poca durala, il quale non ol-
trepassa per lo più due giorni. Essa sponla-
neamenle cresce ne' prati , nelle siepi e ne' pa-
scoli in luoghi umidi. La sua radice è acre e
caustica, e cagiona alla lingua di chi la gusta la
perdita del senso, con una specie di rigidezza
per pochi minuti. Presso noi trovasi abbonde-
volmente in Granarolo, Garbo, Torbella ed altrove.
Oancella V. Scassa.
Oaudalìssa s. f. Candelizza. T. mar. Ma-
novra a paranco, la qual serve a sollevar l'an-
cora quando nel salparla comparisce fuori d'acqua,
e a collocarla nel suo posto contro il bordo.
Candé s. m. Candeliere e Candelliere, antic.
Candelaio: Arnese in cui si ficcano le candele
per tenerle accese. Le parti del candelliere sono :
il piede 0 la pianta fpé), il fusto {canna), il
bocciuolo (bùsciolotto) , e il piatellino (padel-
linn-a).
»i Candellieri al plur., in termine di MJirina si dà
questo nome ad Alcuni pezzi di legno o di ferro
piantati in piedi e verticalmente sul discolato o
capo di banda, o in qualunque altro luogo del basti-
mento per sostenervi la tenda o altre simili cose.
— da scaa de bordo ; Candellieri di scala. T. mar.
Due sostegni di ferro colla testa rotonda, che
pongonsi ai due lati di ciascuna scala, ed ai quali
si ammarrano le corde che pendono sino all'acqua
per sollevare e insieme assicurare coloro, i quali
montano nella nave o ne discendono.
S Ése in sciò candé ; Esser sul tavoliere, vale
Essere nel trattato, Trattarsi una cosa.
$ Porta ò candé; Portar polli. Tirar il calesse:
Fare il mezzano V. Fd ciwo nella voce Ciceo.
S Servì da candé; Essere o Servire per candel-
liere, Esser pergola, dicesi figurai, di Alcuno, al
quale non si dà retta nelle deliberazioni, quasi
che si trova nell'adunanza per far numero.
Oa<xideà s. m. Ceraiuolo: Propriam. Quegli che
bianchisce la cera, e ne fa candele, ceri, tor-
chietti e simili. - Candelottajo dicesi Quegli che
fa candele di qualunque materia.
CAN
CAN
173
S Bùttega o Fabbrica da canàeà; Cereria.
Oa.iid.eeta> s. f. Candeletta, Candeluzza, Can-
delina. Dimin. di Candela: Piccolissima candela.
Oaiid-eja s. f. Candela: Cera lavorata, ridotta
in forma cilindrica, eoo {stoppino nel mezzo, al
quale si appicca il fuoco per uso di veder lume ;
e se ne fanno ancora di sevo, di stearina e di
altro: antic Candelo e Candella.
% A-o ciceo da candeja, 5 canevasso 5 pà teja;
Né femmina, né tela al lume di candela. Prov.
che vuol dire che Queste due cose si devono
guardare di giorno.
S Tempo in camìcja; Tempo asciutto, Tempo secco.
Oandeletta s. f. Candeletta. T. chir. Slrum.
di gomma o anche di metallo, fatto a similitudine
di candeletta, che i chirurghi introducono nel-
l'uretra per {slargarla ed aprire il passo all'orina.
Oaudeòto s. m. Ghiaccinolo, Diaccinolo, e
nell'uso tose. Gocciolotto: Quei pezzi di ghiaccio
che pendono talora dalle gronde del tetto o dalle
docce nell'inverno.
— a-o naso; Mòccolo. Voce bassa : Moccio pendente
dal naso.
Oandi v. a. Candire: Conciar frutte e simili,
facendole bollire in zucchero mescolalo con chiara
d'uova.
Oàndìa fPria de) ; Candia : Sorta di pietra che
ci viene dall'isola di Candia; è ottima per dare
il filo a' ferri di alcuni artigiani.
Oandià, V, sopra Canded.
Oandieea s. f. Candelaia, Candelara, Candel-
laja, Candelora: Giorno della festività della Pu-
rificazione della Madonna, nel quale si benedicon
le candele e si distribuiscono al popolo.
S A Madonna da Candicea (o frevajéuaj dall'in-
verno semnio (éua; a ciéuve camme a nevà,
quaranta giorni g' han da passa; Per la Santa
Candelora se nevica o se plora, dall'inverno siamo
fuora; ma se è sole o solicello, noi slam sempre
a mezzo il verno. Prov. contad. di chiaro signif.
Candiio s. m. Candito: Tutto ciò che è can-
dito, come frutte e simili cose. - Canditajo, Colui
che fa e vende oggetti canditi.
Oandiòto V. sopra CandeÒto.
Canestrelletto s. m. Ciambella, Ciambei-
letta, Ciambellina, Ciambellino: Cibo di farina
intrisa coll'uova, e alcune volte con zucchero e
burro. Ce n' ha di piìi sorte, ridotte però sempre
in figura circolare, o, per meglio dire, d'anello,
ora maggiore, ora minore,
w Ciambella o Campanella: Anello o Cerchio d'a-
vorio, di due 0 tre dita di diametro, che si ap-
pende al collo de' bambini in dentizione, per age-
volarla col frequente premersi che fanno con esso
le gengive.
Oanestrello s. m. Bracciatello : Specie di
ciambella grande fatta- di fior di farina.
M Redancia T. mar. V. Redancia.
§ Canestrelli sótto a goa; Pappagorgia. Voce fior.
Quel quasi secondo mento che per grassezza si
vede sotto la mascella inferiore ad alcune persone.
% Pan a oanestrello; Pane a ciambella: Pane di
forma circolare a guisa d'anello.
Oanetig-g-ia s. f. Canutiglia e Cannutiglia: Filo
metallico, vuoto all'interno, formato di striscioline
d'oro, d'argento, rame dorato o inargentato e si-
mili, state attortigliate ad an lungo e sottile ferro
rotondo; se ne serve ne' ricami e simili lavori.
Oàiieva. s. f. Canapa e Canape. T. botan. Can-
nabis saliva. Pianta, dalla cni scorza filamentosa
esce filo simile al lino, ma di minor finezza,
col quale si fanno tele, corde ed altro. I mer-
canti dicono Garzuolo (carzèu) la canapa più fine,
e Canapone (càneva sgrezza o da cordane) la
più grossa. - Canoprrjfa dicesi 11 campo dove sr
semina o sìa seminata la canapa.
Oanevasso s. m. Canevaccio e Canovaccio:
Sorta di tela grossa e ruvida, fatta di canape
V. Doggidn.
— da recammo; Filondente V. Rcetin nel 2° signif.
Oaue-^etta s. f. Canapetla: Sorla di tela di
canapa, grossetta, ma più fine del canovaccio.
Oanevin s. m. Canaparo e Canapajo : Colui che
assetta e vende la canapa, ed anche cordami fatti
di canapa.
Oài].fV>r*a s. f. Cànfora: Specie di resina, che
trasuda da un albero indiano, detto da Botan.
Laurus camphora, la quale purificata é solida,
bianca, trasparente, d'odor forte, aromatico e
spiacevole, grassa, untuosa al tatto, molto infiam-
mabile, ardente senza residuo, ecc.
% Erba cànfora; Erba cànfora, Artemisia canforata
V. Erba cànfora.
OanfV>róix add. Canforato: Mescolato con
cànfora.
Oang-ià. v. a. Cambiare, Cangiare, Mutare, Scam-
biare: Convertire una cosa in un'altra: 0 l'ha
canglón l'cegua invin; Ha cambiato l'acqua in vino.
M Cambiare,per Trasformare, Cangiare in altra forma,
Variare, Far differente : Han cangióu a facciata;
Hanno cambiato la facciata.
i> — per Barattare, Permutare una cosa con un'altra:
Nò cangieivo ò mce stato co so ; Non cambierei
il mio stato col suo.
w — per Lasciare o Abbandonare una cosa per pren-
derne un'altra: 0 g' ha cangióu S nómme ; Gli
cambiò il nome,
tt — Parlandosi di moneta, vale Risolvere in ispecic
minori una specie maggior di moneta, Ridurla
in spiccioli : Cangiceme un scùo; Cambiatemi uno
scodo,
n — In signif. neut. e detto di persona, vale Cam-
biar vita e costumi, e prendesi per lo più in
buona parte: 0 l'ha cangióu affasto; Egli cam-
biò totalmente.
« — Parlandosi del tempo, vale Farsi di buono
cattivo 0 viceversa,
n — Parlandosi di colori ed altre cose, vale Al-
terarsi.
— o guardia, a sentinella, a guarnixón, ecc.; Mu-
tar la guardia, la sentinella, la guarnigione e simili,
vale flettere altra guardia, sentinella, ecc. in luogo
di qoella che vi è; Dar la muta.
— a pelle; Mutare o Cambiar di pelle o di gasdff,
dicesi di alcuni animali.
— o vóxe; Contraffar la. voce.
— de casa; Mutare o Cambiar di casa,
— de co; Cambiare o Jlutar colore, Cambiarsi; e
parlandosi di persona, dicesi Allibbire, cioè Im-
pallidire per cosa che ti faccia restar confuso e
sbalordito per un subito timore o vergogna.
— de paizc; Cambiare o Molar di paese, vale Re-
carsi ad abitare in paese diverso da qoello ove
si avea la residenza.
— d'opinion, de sentimento; Cambiare o Mutare
d'opinione, di sentimento, di parere, d'avviso.
174
CAN
CAN
— e carte in tòa; Scambiare i dadi, Scambiar le
carte in mano. Maniera prov. che vale Ridire il
contrario di quello che si era detto altra volta,
e far comparire una cosa diversa da quella che è.
— j cavalli; Mutare i cavalli.
i denti; Mutare, Rimetter i denti: Quel venir fuori
i secondi denti in luogo dei primi, caduti o tratti.
•* — l'cegua a-o canàio V. Canàio.
— 5 carattere; Contraffar la mano o la scritturn.
— 6 ile dietro a-e casette; Rifare il di dietro, vaie
Rifare co' ferri la parte di dietro e inferiore di
una calza, tagliatane la parte rotta.
— registro ; Mutar registro, parlando di slrum. mu-
sicali, vale Mutar tuono o sonata.
— tòn; Mutar registro; metaf. vale 5!atar maniera
0 modo di fare in qualsivoglia cosa.
— vesti; Mutar abito, Mutar panni.
S A vorpe a cangia ó pei, ma i vizii mai; la
volpe 0 il lupo cambia il pelo, ma non il vizio
0 il vezzo V. Pei.
S Cangiando de lùnn-a, se cangia forfùnn-a; Chi
muta lato, muta fato. Prov. e si dice di Chi ta-
lora mutando paese migliora le sue condizioni.
S Cangiàse n. p. Cambiarsi, Mutarsi ; e detto as-
solutam. vale Mutarsi i panni.
n — 0 tempo, 5 vento; Cambiare o Cambiarsi il
tempo, il vento e simili.
Oa.iig-ìa;iu.en.to s. m. Cambiamento, Can-
giamento, Mutazione, Variazione: Il cambiare,
Il mutare, ecc.
— de frànte; Cambiamento di fronte. T. miiit. Voce
di comando e nome di una evoluzione, colla quale
uno 0 pili battaglioni voltano la fronte a destra
0 a sinistra, sia marciando avanti o indietro,
sia di pie fermo.
Oa/Ug-iante add. Cangiante: Che cangia, e
dicesi per lo più del colore delle cose, le qunli
viste sotto diverso angolo si mostran diversa-
mente colorite.
S Swa cangiante; Ermisino, ed anche Scangé:
Sorta di drappo di seta di color cangiante,
Oang-io s. m. Cambio, Scambio, Permuta, Ba-
ratto: Fd un cangio; Far un cambio, un ba-
ratto, ecc.
M Cambio. In term. comm. vale Traffico di monete
e di scritture o cedole.
« — per L'aggio o interesse che si dà o si ritrae
dal denaro cambiato.
— marittimo; Cambio marittimo: Specie di cambio
0 contratto, che si fa col dare danari a frutto
pagabili al ritorno del viaggio.
— militare; Cambio o Scambio: Colni che si co-
stituisce nella milìzia in luogo di un altro che
rimane libero; nell'uso diccsi anche Surrogato e
Rimpiazzo.
% Dà 0 Piggid dince a cang'o; Dare o Pigliare
denari a cambio o a guadagno, vale Prestare o
Tórre a prestito denari con interesse.
% Fd a segònda de cangio; Fare la seconda di
cambio, fìgurat. vale Incorrere nell'errore stesso
la seconda volta, e simile.
S In cangio; In cambio. In iscambio. Posto avverb.
vale Invece.
S Lettera de cangio ; Lettera di cambio, Cambiale.
S Piggid in cangio; Barattare, Far baratto: Cam-
biare cosa a cosa; e talora Cogliere o Tórre o
Pigliare in cambio, vale Pigliare una persona o
una cosa per un'altra.
S Questa a l'u a segònda do cangio; Questa è la
seconda di cambio, dicesi fìgurat. di Cosa spia-
cevole che sopraggiunga ad un'altra.
Oang-ista V. Bancaotto.
Canig-g-isea, s. f. Parielaria. T. boi. Parie-
taria o/ficinalis. Specie d'erba assai nota, così
detta perchè nasce per le pareti; altrim. Pari-
taria, Parietaria delle officine, Vetriuola, Erba ve-
triuola, ^ etriuola da mura, Murajuola.
Oanna s. f. Canna. Nome generico d'una pianta
della famiglia delle Graminacee e dei genere Arun-
do, il cui fusto è diritto, lungo, nodoso e vóto,
e di cui si conoscono molte specie. Si chiama
senz'altro aggiunto Canna YArundo rfonaa; quella
che diciamo Canna comune, la qual si adopera
a far conocchie, tessere stuoje, incannicciate, can-
nicci e simili. Nasce intorno a' tìumi e luoghi
stagnanti, e fiorisce verso la fine dell'estate.
» Canna, per Pertica, ossia Bastone lungo fatto di
canna.
I» — per Una misura di lunghezza di quattro braccia
fiorontine, ma che varia sr^condo i diversi luoghi
e talora anche secondo l'oggetto che si misura.
« — per Tutta la porte cava, che percorre inter-
namente il corpo degli strum. da fiato.
— da ciave; Canna della chiave : Il fusto della chiave
femmina V. Asia.
— da pesca; Canna: Una pertica di canna, ad-un
capo della quale si altacca la lenza cogli ami, e
serve a pigliar i pesci al boccone. - Mazzacchera,
dicesi Quella da pigliar ranocchi ed anguille.
— da piggid e fi(jhe; Brocca V. Càccioa.
— da sciuscià iti tò féugo ; Soffione: Canna trafo-
rala da soffiar nel fuoco colla bocca sen,',a scottarsi.
— de sùccao; Cannamele, Canna del zucchero. T.
bot. Saccarum officinale. Specie di canna, ori-
ginaria delle 'ndie, ma coltivata in Asia ed in
America, il cui culmo ripieno di midollo bian-
castro e spongioso rende alla spremitura un sugo
dolce ed abbondante, da cui con complicatissime
operazioni si cava lo zucchero,
— d'India; Canna d'India. T. boi. Calamus Sci-
pionum. Canna che nasce nelle Indie, di cui spe-
cialm. ci serviamo per farne mazze o bastoni da
portare in mano; i suoi fusti più piccoli servono
nelle arti a più usi.
" — Canna delle Indie, Canna d'India o indiana,
Cannacoro. T. bot. Cunnacorus ovathus. Pianta
che coltivasi ne' giardini per ornamento, sì per
le sue grandi foglie d'un colore verde bello, come
por la sua prolungala fiorilura.
— dò candé; Fusto.
— dò fùmmajdu ; Gola del cammino: Il condotto
che dal focolare o dalla cappa (<e vi è) guida
il fumo sino al a torretta o sopra il letto V.
Fùmm,ajéu.
— do scciéuppo, da pistolla, ecc.; Canna del fu-
cile, d''l!a pistola e simili, dicesi a Quel tubo di
ferro entro cui s'introduce la carica. - Canna
rigata dicesi Quella che è rigata dentro , e si
carica con palla calcala a forza.
S Canne dell'organo; Canne dell'organo: Tubi o
Canali falli per lo più di stagno, di forma qua-
drata, cilindrica o conica, di vario diametro e
di varia lunghezza , nelle quali si fa entrare il
vento che produce il suono dell'organo,
S Cannòn de canna; Boccinolo, Bocciòlo e Buc-
ciolo, Bubbolo: Pezzo di canna tagliata Ira un
CAN
CAN
175
nodo e TaUrc, ed anche taglialo in gaisa che da
un' estremità abbia il nodo e dall'altra sia aperto.
% Aveì a cigaa in scià mnna; Aver la pera mezza,
Esser fiori e baccelli V. Cigaa.
S Ése in te canne; Essere al verde, Essere all'abla-
tivo, alla màcina o alle mìicine, Esser povero in
canna, Esser brullo, vale Esser in estrema povertà.
S Gro) de canne; Cannajo, Canniccio: Graticcio
fatto di canne \. Grce.
% Nò saveì fa un 0 c'ùn cannòn de canna; Non
saper far un 0 con un bocciuol di canna, Non sa-
per accozzar tre palle in un bacino, vale Non saper
fare anche le cose facilissime.
Canna s. f. Cannala : Colpo di canna.
Oannag'g'io s. m. Cannaggio. Voce dell'uso:
Il numero delle canne, che tira una pezza di tela,
di bordato o altro tessuto; come anche II diffalco
de' palmi che suolsi accordare sul numero delle
canne alle tessitrici.
Oannella s. f. Ca nella : La seconda scorza
de' rami d'una pianta indiana dello stesso nome,
chiamata da' Botanici Laurus cinnamomum , la
qual disseccata e accartocciata si vende come aro-
mato. Dicesi anche Cinnamomo, ma da usarsi
soltanto nello stile grave e poetico.
Oannella s. f. Cannella: Sorta di misura che
serve a misurare il terreno, e contiene 12 palmi
in quadralo ossia Mi palmi genovesi,
n Cannella , per Un' altra misura da misurare le
pietre degli edifìzi; allora contiene quattro palmi
d'altezza, sei di lunghezza e dodici di larghezza.
Cannella s. f. Colpo di matterello V. Cannello.
Cannelletta s. f. Cannellino: Nome che si
dà a Certi confetti, che son pezzuoli di cannella
inzuccherati.
Cannelletto s. m. Mazza da lisciare. T. calz.
Bastone cilindrico di bossolo , lungo circa due
palmi, di cui si servono i calzolai per lisciare
la supprficie del suolo della scarpa.
Cannellìnn-a s. f. Erba cannella, Giranio
odoroso, Malva d'Egitto. T. boi. Pelargonium
odoratissimtim. Pianta perenne , della famiglia
de'-Ciranii, originaria del Capo di Buona Spe-
ranza, e trasportala in Europa, dove coltivasi nei
giardini pel soavissimo odor delle sue foglie e
per la bellezza de' suoi fiori bianchi piccoli. Fio-
risce in maggio e nell'estate.
Cannello da otneizoa; Matterello, Spia-
natoio: Legno lungo e rilondo che serve a spianare
e assottigliare la pasta per fame sfoglie (^cros/e;.
— da polenta; Matterello, e più comunem. Mestello:
Bastone parimente di legno, lungo un braccio e
ritondo, grosso quanto può aggavignare la mano,
che serve a mestare la polenla affinchè non sì
rappigli a mozzi (mòttij.
— de caxa; Bocciuolo di cassia, dicesi^ll baccello
della cassia.
S Cannelli; Diavoloni, Diavolini, diconsi famigliar-
mente Quei rotolelti di bambagia sostenuti da
un'anima di fil di ferro e coperti di seta straccia,
sopra i quali si avvolgono i capelli per inanel-
larli, che in alcuni luoghi diconsi Tufazzoli.
Cannetta s. L Cannuccia. Dimin. di canna :
Sottilissima canna.
w Canna da serviziale, e assolutam. Canna: Tubo
di stagno lungo circa due palmi, grosso appena
quanto aggavigna la mano, il cai vano, perfetta-
mente cilindrico, si riempie di liquido per cac-
ciarlo nell'intestino retto col mezzo dello stan-
tuffo. - Cannello dicesi II beccuccio della Canna,
ossia II tubetto di legno o d'avorio, che s' innesta
in cima alla canna, e per cui, inlrodotio nello
sfintere, passa nell'intestino il liquido sospinto
dallo stantuffo. Cannello torto dicesi II cannello
di slagno che termina in becco ricurvo, perchè
uno possa darsi da sé il lavativo.
— da assaldd ; Cannello da saldare. T. oref. Pic-
elo! tubo d'ottone, incurvato da un capo, ad uso
di mandare col soffio la fiamma d'un lume sul
lavoro che si vuol saldare.
— dapippa; Cannello e Cannella: Il tubo della pipa,
per lo quale il fumo passa per lo camminetto
(campann-a) al bocchino. Il Bocchino è la cima
del rannello, per lo più ripiegala e assottigliata
per tenerla più comodam. in bocca per fumare.
— da pria infernale; Cannello per la pietra infer-
nale: Certo slrum. d'argento, in cui i chirurghi
usano tenere la pietra infernale.
— dò lapis; Matitatoio: Slrum. piccolo di metallo,
fatto a guisa di penna da scrivere, nella quale
si ferma la matita, gesso o carbone ridotto in
punta, per uso di disegnare.
S Cannette da bandita; Stecche: Strette e sotlili
laminette di legno, d'osso, d'avorio, di canna d'In-
dia ovY. di tartaruga, le quali nella loro estremità
inferiore rifondata sono attraversale da un per-
nietto , e dal mezzo in su sono appuntate , ed
entrano fra raddoppiatura del foglio, una per cia-
scuna ripiegatura, e vi s no incollate,
n — dò ghìndao; Stecchine o Costole dell'arcolaio:
Quei legni verticali, intorno ai quali sì adatta la
matassa.
" — dò poegua; Baggi e comunem. Stecche: Bac-
chette, per lo più di balena, le quali dal nodo
dell'asta si diramano divergenti, e sopra di esse
è distesa la spoglia. - Asticciuole chiamansi quelle
del parasole.
Cannetto s. m. Cannello. T. tessit. Bocciuolo
di canna, taglialo di lai lunghezza da poter en-
trare nella spuola, affine di incannarvi sopra il
filo delle matasse di ripieno, con cui si tesse l'or-
dito delle tele, panni o drappi,
n Cannetto. T. cardai. Fascello di lana cardata per
filarsi.
S Fa I connetti; Far i cannelli: Avvolgere colla
spuola sui cannelli il filo di ripieno onde tessere.
Cànnie s. f. plur. Fiori : Quei minutissimi fram-
menti d'una certa specie di muffa bianca, che
è il panno che produce il vino quando è alla
fine della botte: Vin co-e cànnie; Vino fiorilo.
S Èse a-e cànnie d'ùnn a cosa; Essere agli sgoc-
cioli, Esser alla callaia di qualche cosa, melaf.
Ess( re al termine, alla fine, Bestartici poco più
della cosa onde trattisi.
Canniòu s. m. Canneto: Luogo dove sono pian-
tato le canne; dicesi anche Canniccio.
Cannòcciale s. m. Cannocchiale e Canoc-
chiale : Slrum. composto d'un tubo e di varie
lenti di cristallo collocale nell'estremità, e anche
per entro in guisa che servano ad ingrossare e
avvicinare gli oggetti lontani. Fu inventato l'anno
1609 da Galileo Galilei, pisano. Quello che serve
per le maggiori lontananze e per contemplar le
stelle, dicesi meglio Telescopio.
Cannòn s. m. Cannone: Pezzo d'artiglieria, git-
tato in bronzo o in ferro fuso, che serve a cac-
176
CAN
CAN
ciar projeltili di ferro calibrati al suo diametro
interno,
n — In terni, di Cavali, dicesi Quella sorta d'im-
boccalura di morso falla in forma di cannone,
da tener in bocca a' cavalli.
H — Presso gli Stampat. dicesi Un carattere chs
è maggiore degli altri.
— da incanna; Cannone: Boccino] di canna, lungo
mezzo braccio circa, sopra il quale s'incanna la
seta, la lana, il cotone o simili materie. Se è
di legno, dicesi Rocchetto.
— da penna : Cannoncello, Cannello : Quell'inferio-
rità estrema della penna, vola, trasparente ed ela-
stica, che si tempera per servirsene nello scrivere.
— de canna; Boccinolo, Bubbolo V. Canna.
— deWcegua; Cannella: Piccolo tubo di bronzo, di
ferro o d'altra materia, diritto o ricurvo, spor-
gente da fontana oda muro, donde l'acqua sgorga.
— rie piante; Tallo : La messa delle piante quando
voglion semenzire.
— do granon; Sagginale, Culmo: Gambo o Fusto
del formentone o saggina.
— dd màntexo; Canna. T. fabbri-ferr. Quel boc-
ciuol conico di lamiera, piantato nel mozzo del
mantice, e che, posalo direttamente sul fuoco,
serve a ravvivarlo coll'aria che vi passa sospinta
dal mantice stesso.
— pe-e trappette d5 visco; Cannone: Qualunque
canna forata ne' nodi, o tubo di latta, in cui si
ripongono, dopo usati, i panioni.
S Camiom da nepm; Cialdoni: Sottilissime faldelle
di pasta, confetta con zucchero, colla come le
ostie in forme appropriale, e rattorte a guisa di
cartoccio. Sogliono mangiarsi colla panna mon-
tala (fiocca).
— pe-e condùte d'cegua, gaz, ecc. ; Cannoni e Doc-
ciani: Tubi di ferro fuso o di terra cotta, che
imboccano gli uni agli altri, e servono a formare
i condotti dell'acqua, del gas, delle immondezze
del cesso; con questa differenza, che quelli per
l'acqua possono essere di ferro o di terra; quelli
del gas, sempre di ferro, e le cannonate del cesso,
ordinariamente di terra cotta.
S N5 saveì fa un 0 c'wn cannòn de canna V.
Canna.
Oa,uiioii£t s. f. Cannonata: Colpo, Tiro, Sparo
di cannóne.
— do léugo còmodo; Condotto del comodo : Ordine
di doccioni, imboccanti gli uni negli altri, che,
scorrendo lungo o dentro del muro, mena le im-
mondezze nel bottino o pozzo nero. Se il con-
dotto è di lavagna, dai nostri muratori dicesi
Gaggièu V. questa voce.
OaiUndn^in s. m. Cannoncino. T. stamp.
Carattere minore del Cannone.
Oa-nnonés. m. Cannoniere; Soldato d'artiglie-
ria; altrim. Artigliere,
w Cannoniero; in Marin. è Un ufficiale o Solt'uf-
flciale incaricato, nella nave, dell'artiglieria e di
tutte le munizioni che le appartengono.
Oa.uiion.éa< add. Cannoniera. T. mar. Aggiunto
di Barca, Lancia o Scialuppa, dicesi Una barca da
guerra che ha un sol pezzo di cannone.
Oa>uudiietto s. m. Cannonello, Cannoncino.
Dimin. di Cannone, e diccsi tanto d'Un picciol
pezzo d'artiglieria, quanto di Un qualunque altro
piccolo tubo.
— da casette; Bacchetta, Bacchellina: Legno tornilo
e foralo, che fermansi al lato destro le donne per
sostenere i ferri quando fanno le calze.
— da leva 5 róziggio a-e meje ; Cannello: Boc-
ciuolo di latta, che serve a levare il tórsolo alle
mele e a simili usi.
— da penne de [cero; Cannello, se vuoto dentro;
Aslicciuola, se massiccio: Quella bacchettina ci-
lindrica, entro cui si metlon le penne di ferro
per iscrivere. I cannelli sono metallici, le astic-
ciuole comunom. son di legno.
— da pigna dò siagnón da sciai; Boccinolo : Specie
di gambo vuoto della mela CpignaJ dell'annaffia-
tojo per annestarla all'estremità del beccuccio.
— do càmd; Pennaiuolo: Arnese nel calamajo a
scrivania (V. Càmd) da tenervi dentro più penne
temperate che si hanno a mano; e talora Un
astuccio cilindrico fermato a vile sulla bocca del
calamajo da tasca.
— do mòccalùmme ; Boccinolo: Quella parte dello
spegnitoio, che serve a fermarlo in cima d'una
. lunga pertica.
— dò pcegua; Cannello: Tubo metallico, che si fa
scorrere lungo l'asta, per ispingere o per tirar
le conlroslecche (vórpctte), e così aprire e chiu-
dere l'ombrello.
— dò scmsce/<o; Canna: Quel bocciuolo o tubo me-
tallico, da cui è falla uscire l'aria del manticetto.
% Cannónetti da negid; Cialdoni, Cialdoncini V.
Cannòin da negid nella voce Cannòn.
Il — da sccmjope^fa; Cannelli: Boccinoli 0 Tubetti
metallici fermali alla canna del fucile da caccia,
i quali sostengono quella parte della bacchetta
che non entra nella cassa.
Il — de scuffie; Cannoncini di creste o cuffie: Certe
piegature di creste o cuffie delle donne, fatte a
guisa di cannoni.
§ Fceto a cannónetti; Fatto a cannoncini V. A
cannónetti.
Oa^uuòiiezzà. v. a. Cannonare : Battere col
cannone un nemico o un sito occupalo dal ne-
mico. - Cannoneggiare, frequentativo di Canno-
nare, vale Spesseggiare i tiri del cannone; co-
munem. però si usano l'uno per l'altro. Scanno^
nezzare fu detto per ischerzo dal Caro.
Oanii5iie5Bzaiaen.tos.m. Cannonamento
e Cannoneggiamenlo : Sparo di molte cannonate.
Il battere con frequenti colpi d'artiglieria il nemico
0 un luogo da esso occupato.
Oanóeaso s. m. Canna, Cannaregghia, Strozza,
Gargozza e Gargozzo, Gorgozzule, Trachea: Il ca-
nale della gola. Aspera arteria o Canna dei polmoni,
la quale inferiormente si divide ne' due bronchi;
anlic. Slrozzule, Gargarozzo e Gargalozzo.
Oanonicato s. m. Canonicato, anlic. Caloni-
calo e Calonacato: Dignità e Prebenda de'canonici.
n Canonicato, dicesi per ischerzo d'Impiego, in cui
sia buona paga e poco da fare.
Oanonizza v. a. Canonizzare: Lo annoverare
un defunto tra' santi V. Cuncnizzazión.
OanonizzaziSn. s. f. Canonizzazione, antic.
Calonizzazione: L'alto solenne che fa il Papa nel
dichiarare un defunto degno d'essere annoverato
tra' santi.
Canotto s. m. Canotto. Dal frane. Canot. T.
marin.: Lancia lunga e sottile con pitture ed or-
namenti per trasportare gli ufficiali del bordo; nei
bastimenti mercantili è Quella destinala pel capi-
tano 0 altre persone di riguardo; altrim. Bargio.
CAN
CAN
177
Canson s. ni. Canzona e Canzone : Poesia lirica
di più stanze, che serbano per lo più un medC'
Simo ordine di rime e di versi, che la primiera.
3 Canta sempre a maxima canson V. Canta.
j) Dà zù ùnn-a cosa pe-a canson d5 carlevd;
Abbacchiar una merce, Celiar .via una merce, vale
Venderla a qualunque prezzo per frella di far denari.
§ Mette in catisón ùnn-a pcrsònna; Mailer uno
in canzone, in baja, in favola, in novella, Bef-
farlo, Sojarlo, Cuculiarlo, vale Metlcrlo in ridicolo.
S I^'o saveine ni nativa e ni canson ; Non saper-
sene nulla affatlo, Non averne nessuna notizia;
e dicesi di Persona che sia assente da qaalchc
tempo.
Oansónà, v. a. Canzonare, Berteggiare, Sojarc,
ecc. V. Mincionà.
Oansónetta s. f. Canzonella, Canzoncina,
Canzoncino. Dimin. di Canzone: Breve canzone.
g Canta de cansónetle ; Dare o Dire canzoni, figur.
vale Par parole invece di falli, e simili.
Canta v. n. Cantare: Mandar fuori misurata-
mente la voce, con modo ordinalo a produrre
melodia, e alquanto simile a quello col quale si
produce melodia ; ed è proprio dell'uomo e degli
uccelli.
n Cantare, dlcesi anche del gallo, dei grillo e della
cicala.
« — per Poetare, ed usasi attivamente : Canto a
gticera de bestie, ecc.; Canto la guerra delle be-
stie, ecc.
n — per Recitare i versi con enfasi e con accora
pagnamento di quella specie di cantilena, per la
quale la misura del verso s'intende meglio.
n — per Manifestare altrui, come fanno le spie,
qualche cosa la qual sarebbe da tacersi: GAV
stceto chi ha cantòu; Vi fu chi ha cantato.
— a nanna; Cantar la ninna nanna, dicesi di Quella
specie di cantilena o canzone, che si fa cantando
ai bambini che giaciono in culla per addormen-
tarli 0 per acquietarli.
— camme ùnn-a calandra V. Calandra.
— de gatlinn-e; Schiamazzare: Il gridare o il can-
tare delle galline dopo aver fallo l'uovo.
— destonnóu, Canta ma, ecc.; Cantazzare,
— d'oégio; Cantare a orecchio o ad aria, cioè Senza
cognizion dell'arte, ma solamente secondando colla
voce la melodia udita dall'orecchio.
— in ciave de basso, de tenó, ecc. ; Cantare in basse,
in tenore, ecc. , dinota la chiave o la parte sulla
quale si canta.
— messa; Cantar messa: Dir la messa cantala.
— sempre a nicexima canson; Essere sempre alla
medesima cantilena, Non saper fare il latino che
per gli aitivi , Dir la canzone o la favola del-
l'uccellino } si usa proverb. e dicesi Quando nel
discorrere si ripete sempre la medesima cosa,
0 di Chi non sa variare il suo parlare.
— sótto 5 nòmme d'un tale ; Cantar sotto il nomo
d'alcuno. T. comm. e vale Andar sotto il suo nome
0 sotto il suo titolo, e dicesi di Ragione, Negozi •
e simili.
— ùnn-a cosa in mùxiea; Far una cantala a uno,
liscia, chiara, senza passaggi, ere. Cantarla in
musica, figurai, vale Dire apertamente e con li-
bertà l'animo suo.
% A fd canta un orbo ghe véu un sòdo, a falò
taxcì ghe ne véu trei; Far come gli orbi di
Milano 0 dì Bologna, o Far come la vecchia di
CA9ACCIA, Dizionario Genovese-Italiano.
Vcroiìa, un qualirino a cominciare a cantare e
due a finire. Modo prov. che dicesi di Chi dopo
essersi fatto pregare a dir qualche cosa, dopo che
ha cominciato non vuol più terminarla.
% A primma gallinn-a a canta a l' ha (ceto l'éuvo;
La gallina che schiamazza è quella che ha fatto
l'uovo V. Èuvo.
S A-a sfja canta i ommi e a maltin canta i
òxelli; Alla sera leoni, alla mattina babbioni.
Prov. che dicesi di Chi alla sera essendo in ber-
necche cicaleccia e fa lo smargiasso; alla mattina
poi, cessali i vapori del vino, è mulo, abbiosciato,
invilito, più timido di conìglio.
-{- Canta Gnecco: Canta Gnecco. Modo prov. asso-
lutam. nostro, che dicesì abbia avuto origine da
on colai Gnecco, genovese, maestro dì musica e
poeta, il quale quando era brullo di denari, per
averne montava la scena e cantava egli stesso.
I Toscani usano dire E' non ce ne canta uno;
perchè dove non è denaro, la borsa non rende
suono.
g Carta canta e villan dormi; Carla canta e vìllan
dorme, Carta canti e villan dorma. Chi ben ìslra-
menla, ben s'addormenta, Lettere in carta, de-
nari in arca. Prov. che significa Quando i con-
tralti sono chiaramente spiegati in iscrìllo, si può
vivere tranquilli sull'efficacia degli stessi.
g Fa canta ùnn-a persónn-a; Far cantar uno, Ca-
vargli il passerotto o i calcetti. Dar intorno alle
buche a uno, vale Cavar di bocca altrui una cosa.
Fargliela dire con artificio mentre si stadia di
tacerla, Scavare il suo sentimento.
g Fd conto che un ò cante; Far conto che uno canti.
Lasciarlo zufolare. Far il dosso dì buffone. Fare
il formìcon del sorbo, vale Lasciar dire e tirar
innanzi. Non badare o Non far ìstìma delle pa-
role dì lui.
g / rfj'nfl? dò cappellan cantando végnan, cantando
van V, Cappellan.
g L'wgua a fa md e ó vin 5 fa canta V. JEgua.
g Lascid che un ó cante; Lasciar cantar uno, vale
Non gli dar retta. Non curare il suo detto.
g Nò se péli canta e porta a croxe; Non si può
portar la croce e cantare o suonar le campane.
Non si può bere e zufolare, Non si può stri-
gliare e tener la mula, Non si può tener la fa-
rina in bocca e soffiare. Non si può attendere
• alla casa e a' campi. Prov. che valgono Non si
può fare nello stesso tempo due cose contrarie.
Oantà s. m. Cantaro: Unità dì peso che in To-
scana e in Liguria è di laO libbre, ossia di sei
rubbi, ed equivale a i7 chil. S60 gr. del peso
decimale.
n Stadera: Slrum. col quale si pesano diverse robe,
benché gravissime e di gran mole, sostenendole
in bilico con un unico contrappeso, chiamato Ro-
mano 0 Piombino, fatto scorrere a debite di-
stanze lungo lo siile. Alla testa di questo stile
sono attaccali uno o due ganci, ai quali sì so-
spende la roba che si vuol pesare.
Caiital>r*ùiin-a s. f. Sifone, e coraonem.
Tromba da vino. Tromba da barile e assolulam.
Tromba : Tubo ricurvo, per Io più di latta, col
quale, mediante l'inspirazione, si fa montare e
venir fuora il vino o altro liquore da botte, ba-
rile, ecc. per raccoglierlo in allro sottoposto vaso,
e per lo più in fiaschi o bottiglie.
Oantado (Grillo); Grillo cantajuolo V. Grillo.
1%
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ÒA^
Cantaride s. f. Cantaride, Canterella, Canta-
rella: Specie d'insetto veirnoso somigliante ad un
piccolo scarafaggio, di color verde dorato e iu-
cetite, di odore acre e nauseante, il qua', disseccato
e ridotto in polvere, si adopera in medicina come
base dei vescicatorii. Trovasi nel frassino, ove ci-
basi delle sue foglie.
Oanté s. m. Cantiere: Luogo dove si fabbricano
i bastimenti.
Il Correnti al plur. T. de' murai. Legtii riquadrati
a foggia di travicelli, che s'inchiodano in Luon
numero su' puntoni tra cavalietto e cavalletto ,
parallelamente al comignolo del tetto. Diconsi
anche Piane.
Cantég-oa s. f. Nen'a, Cantilena: Cauto mo-
notrno, senza precisa articolazione di parole, che
noi villaggi i massai delle parrocchie, adunatisi
in numero di sei o più, sogliono fare, terminate
le \enden:im'e, a ciascuna abitazione de' conla-
dini per chiedere limosina a suffragio de' defunti.
Oàntia s. f. Cassetta : Recipiente quadrangolare
di legno con maniglia o pallino, che si cava e
si mette fuori ne' cassettoni (comò), armadi e
simili.
— da spùd; Cassetta da spniare: Cassettina di sot-
tili assicelle, quadrangolare, senza coperchio, con-
tenente segatura di legno; e tiensi nelle stanze
a uso di sputarvi dentro per non lordare il tap-
peto 0 il pavimento
— do cavallo; Conca: Specie di cassetta quadran-
golare di legno, nella quale il cavallo mangia la
profenda, sia essa crusca, cruschello o beverone.
**§ 0 l'è da càntia; Sta alla conia, É uomo di conia,
dicesì nel volgo fior, di Chi prende parte a giuo-
chi, a sollazzi, ecc.
Oantia s. f. Cassetta : Quanta roba cape in una
cassetta.
Oantia s. m. Canterano, e in alcuni luoghi della
Tose. Canterale: Arnese di forma simile al cas-
settone (comò), ie non eh è più alto, ed ha or-
dinariamente più cassette. Per la sua forma in
qualche vocabolario dicesi lo stesso che Cassettone.
Oantieta s. f. Cassettina o Cassetlino. Dimin.
di Cassetta: Piccola cassetta; e dicesi per Io più
di Quei ripostigli che si fan talora dentro alle
cassette o negli stipi, ecc.
•^ da oxelli; Beccatojo, Cassetta del mangiare: Una
scatoletta più lunga che larga, aperta al di sopra, en-
tro la quale si pone la scaglinola od altro becchime.
■'^ dò maxinin da caffè; Cassetta.
Oantilena s. f. Cantilena. Dicesi del Parlare
con un certo suono di voce monotono, senza
j)recisa articolazione di parole e slenlalamente,
come quella delle bàlie per addormentar i bambini.
% Fa sempre a maxima cantilena; Far sempre
la medesima cantilena, dicesi di Chi sempre ri-
pete le stesse parole, e per Io più di Chi sempre
si lamenta e brontola.
Oantin s. m. Cantino: La corda più sottile del
violino e d'altri strum. da corde, posta in ultimo
luogo, di suono acutissimo.
1) Cantino, presso i Fabbricanti di carta, diccsi La
carta di mezzo tra la pcrfetla e Io scarto, ossia
mezzetti.
% T6ccd un cantin ; Toccare un tasto o una corda,
figurai, vale Entrare in qualche proposito con
brevità e destrezza. Parlare così alla sfuggita di
p.n affare.
Oautiné s. m. Cantiniere e Cantiniero: Colui
che ha cura della cantina : allrim. Canovajo. -
Finiijo e Cunliniere dicesi Quegli che ha cura
di vendere il vino a minato nelle cànove (fon-
de(,hi) e nelle cantine de' privati.
— de reggimento; \i\andiere: Colui che vende le
vivande e il vino ai soldati.
Oantinotta s. f. Canlinetla. Dimin. di Can-
tina: Piccola cantina.
Oantiuu-a s. f. Cantina, Vèlia: Luogo, per Io
più sotterraneo, dove si conserva il vino.-Ce//a,
Cellajo, Celliere dicesi una stanza terrena dove
si tien il vino. Cànova ed anche Cantina, il luogo
dove si vende vino a mìnulo. Tinujo, II luogo
0 stanza dove si tengon le line. La cantina ove
tiensi l'olio, dicesi Coppaja; quella delle legna
Legnaja.
Oàntio s. m. Càntero, dimin. Canterello, Can-
terelto: Vaso assai cupo, cilindrico e leggermente
conico, a fondo alquanto minore della bocca, e
tiensi ordinariamente nella seggetta pei bisogni
corporali.
Oanto s. m. Canto: Armonia espressa con voce;
ed è proprio degli uomini e degli uccelli.
Il Canto, dicesi anche dello Stridere della cicala e
del grillo.
" — per l'Arte del cantare: Meislro de canto f
Maestro di canto.
Il — per Parte di poema :0 saà memota iprimmi
quattro canti dell' Eneide; Egli sa a memoria i
primi quattro canti dell'Eneide.
— dò gallo; Canto del gallo, detto anche Cuccurucù
0 Chicchirichì, pT imitazione di suono.
— fermo; Canto fermo: Canto ecclesiastico introdotto
da S. Gregorio nel principio del secolo VII, epoca
in cui il contrappunto non avea per anco regole
determinate; detto allora anche Canto gregoriano.
— figurali; Canto figurato: Quello in cui si prati-
cano delle note di misto valore, a differenza del
Canto corale o Canto fermo, composto di note
principali uniformi.
Oanto s. m. Canio: Spigolo o Cosla di chec-
chessia che finisca in angolo.
Il Canto, per Capo di strada, che anche dicesi Can-.
tone. Cantonata, Biscanto.
H — per Parte, Banda, Lato: A^5 so ciù da che
canto.gidme ; Non so più daqual canto voltarmi.
ti — metaf. per Luogo ritiralo, solingo, remoto.
Il Cantoniera : Sorta di piccolo armadio, il cui fondo
di dietro è unicamente rappresentalo dalle due
fiancale unite ad angolo retto, onde poterlo adat-
tare negli angoli delle stanze, e riporvi, su pa-
recchi palchetti, varie minute masserizie, che si
vogliono avere a mano.
— ammorlóu; Canto smusso o smussalo, cioè Canto
taglialo.- Biscanto dicesi Quel canto o lato rollo
e come taglialo a due, onde invece d'un canto
0 lato vengono a formarsene due.
— da rumenta^ dò carlwn; Buca della S) azzatura,
Buca del carbone: Quei vani che sogliono farsi
nelle cucine sollo il cammino per riporvi la spaz-
zatura 0 il carbone.
— de casa; Canto, Angolo, Cantuccio: Angolo in-
terno d'una stanza della casa.
§ Canti do cappello; Punte, Acque, Becchi, onde:
Cappello a dui o a treì canti; Cappello a due o
a tre acque, a due o a tre punte, a due o a tre
becchi, dicesi Quello che ha due o tr$ lese rialzale.
Gao
GAP
I7d
n — mutti; Canlino. T. di cari. V. Con/»» nel 2^
significalo.
S Ascòndise in t'ùn can<o; Rincantucciarsi, Ra^-
canlucciarsi, Incanlacciarsi: Riporsi in un canto,
Nascondersi.
S Da canto; Da canto o A canto. Posto avveri,
vale Dal fia .co, Allato, Presso, Vicino; e laiore
Da parte.
S Da canto mce, so, tò, ecc.; Da canto mio, tuo,
suo,ec., vale Per quanto spella a inr, a le, a lui, ec.
S Da vn canto; Da una parte, e laiora A parie,
In disparte. Da banda : 0 s'è retióu da un canto;
Si ritirò da una parte, in disparte.
§ Destende ùnn-a persónn-a in sciùn canto ; Di-
stender uno, Stenderlo morto a terra, Farlo ca-
der morto per terra, Ucciderlo.
g Già ò canto; Scamojare: Voltare al primo canto,
per non incontrare taluno che ci sia molesto.
g Lascia in t'ùn canto ùnn-a persomi -a ; .Non
farne alcun caso, Dimenticarla. Modorfigurato.
S Mettisc da canto; flettersi da canto, vale Far
avanzi. Avanzarsi nell'avere: O s'ha misso da
canto un miggid de scùi; Egli si mise da canto
un migliajo di scudi.
5 Sta sempre a canto a-o féugo ; Covare il fuoco
0 la cenere, dicesi di Chi sta di continuo presso
il fucco per iscaldarsi.
S Sùccao canto; Zucchero candito o candi X.Sùccao.
Oa^ntoiia. s. f. Cantorìa : Tribuna o Palco, dove
stanno i cantori in chiesa.
Oantón. s. m. Cantone, Cantonata, Canto, Angolo.
§ Èse de cantón; Far la posta, Appostare: Aspet-
tare il tempo, l'cccasione di coglier uno.
Oaiitònadda s. f. Cantonata, Cantone, Canto:
L'angolo esteriore delle fabbriche.
Oantòné s. m. Cantoniere: Quegli che è pre-
posto a qualche stradale, o ponte o simile, onde
farvi la guardia e tenerlo pulito o altro.
n Guardia municipale. Chìamansi così nelle città
Quelle persone che dal 5Iunicipio sono preposte
a sorvegliare che le vie della città siano sgombre
e pulite, che le vetture non corrano olire il do-
vere, che i bottegai diano il giusto peso ai com-
pratori, ed altro.
Oanùo add. Canuto, Fioccoso: Bianco di pelo
per lo più da vecchiezza.
S Cavetto canùo non é creddùo; Capei canuto non
è creduto V. Cavcllo.
Oanzellaja s. f. Cancelleria : luogo dove
tiene il suo uffizio il cancelliere V. Canzdlè.
Oanzelle s. m. Cancelliere: Quegli che ba cura
di far registrare gli atti pubblici dei magistrali.
Cao add. Caro: Che vale assai. Alto di prezzo,
Costoso, Di molla spesa.
n Caro, melaf. vale Che si stima mollo, Di gran
pregio, Prezioso ; e laiora Pregiato per gentilezza
0 amabilità di coslumi, Amabile, Amato, Ben ve-
duto. Gradito, ecc.: O l'è un zóveno cào; Éun
caro giovine.
S A cao prexo; A caro prezzo. Posto aw. vale
Caramente, A gran prezzo.
% Avci a cào; Aver caro o a caro, vale Amare.
Desiderare, Volere j e talora Aver in pregio, in
istima, Gradire.
S Cào còsta l'aggio: Costa caro, Costa salato V.
Aggio.
S Chi cào se ten, cào se vende; Le cose rare son
le più care, Cosa rara, cosa cara. Prov. che dicesi
per ischerzo A chi fa iì ritenuto, e non frequenta
gli amici.
§ Costà càa ; Costar caro , Costar salato , dicesi
melaf. del Riuscire in un'impresa con molto danno
proprio e molta fatica; e talora Pagar un gran
ilo d'un errore, d'un' imprudenza e simili.
n — cào; Costar caro o salato, vale Valer assai,
Valer gran prezzo.
§ Ése cào che... Aver caro o a caro che.... vale
Volere, Amare, Desiderare.
n — ciù cào che Aver più caro che vale
Amar meglio. Voler piuttosto.
M — 0 so cào; Essere il suo cucco, cioè li sao
prediletto, il suo favorito.
S Pafjd cào; Pagar caro, vale Far mal mercato,
Contrattare a caro prezzo.
g Tegnìse cào; Farsi caro. Far caro dì sé, figur.
vale Farsi ritenuto, Tener suo grado. Non lasciarsi
avere né vedere.
g Vende cào; Vender caro, cioè A caro prezzo.
**Oào s. f. Cavo V. Cavo. Voce bassa.
Cào d'éixvia V. Cuppomeistro.
Capage add. Capace: Che capisce o cape, Che
è atto a capire, a contenere checchessia; e di-
cesi delle cose.
H Capace, metaf., e detto di persona, vale Abile, Alto,
Idoneo, Che ha capacità per intendere, dire o fare
una qualche cosa.
ti — e talora per Atto a ricevere: 0 non é ca-
pace di sacramenti e ò nò se péu salva; Non
è capace de' sacramenti e non si può salvare.
n — Ta'ora usasi per Atto di minaccia , come in
questo 0 simili modi : Saeivo capace a dóve due
maschcB ; Sarei capace a darvi due schiaffi.
g Omino capace a fa de tutto ; Uom capace di
lutto. Prendesi comunem. in mala parte, e vale
Uomo di mal aCfare, capace di commettere qua-
lunque malvagia azione , qualunque delitto.
Oapagità v. a. Capacitare: Far capace, Ren-
der capace, persuaso. Appagar l' intelletto, Cavar
di dubbio. Indurre a credere. Persuadere, Con-
vincere.
g Capacitdsc n. p. Capacitarsi : Divenir capace ,
Rimaner appagalo, convinto, persuaso.
Oapagitee s. f. Capacità: Detto di cose, vale
Altezza a capire, a contenere.
n Capacità, metaf. parlando di persone, vale Alti-
tudine, Abilità, Intelligenza, Disposizione di na-
tura che le rende atte all'operazione.
Capàro s. m. Arra, Caparra: Parte di paga-
mento della mercanzia o d'altro pattuito, che si
anticipa per sicurtà, la qual si perde in caso che
la merce non si volesse, osi mancasse d'eseguire
il contrai lo.
11 Figurai, usasi per Pegno o Prova di sicurezza
nell'adempimento d'alcuna cosa.
Oaparra v. a. Caparrare, Accaparrare, Inca-
parrare V. Accaparra.
Capi V. a. Capire, Intendere, Comprendere col-
l'intelletto V. Accapì.
— a vólo 0 per àia; Intender per aria, Compren-
der di volo, cioè Prontissimamente.
— pe discreziòn; Intendere per discrezione o su-
perficialmente , Intendacchiare.
g 0 no capisce un corno; Intende ch"é un recere,
Non ha comprendiraenlo.
g Capise n. p. Capii"si, Intendersi, Comprendersi.
Capi età V. Accomandéua.
1^0
GAP
' GAP
Oapittt V. Accapild.
Capitale s. m. Capilale: II fondo, sopra coi
si fanno gli assegnamenti o le entrale, che sono
il fruito del medesimo fondo.
1» Capilale, per Qnrlia quantilìi di denari, che pon-
gono i mercatanti sui traffichi, che anche dicesi
Corpo,
n — pf'r Quel denaro, che si dà^allrui per trarne
interesse.
— morto; Capitale morto, vale Capilale infruttifero.
% Bello capitale t Bel capitale! Rei mobile! Dicrsi
in senso irrn'co e per dispregio di Persona che
si Ita in poca o nessuna slima, che anche direh-
hesi Mal Lignllo, J'alazeppa o I.annzza.
% Fa capitale in sciùnn-a persònn-a; J-'ar capi-
tale. Fare stima, conio, assegnamento sopra di
una persona, vale Conlarvi sopra, Pensare di va-
lersi ditssa, di ricorrere ad essa come al capilale.
Capitale s. f. Capilale: Città principale d'un
regno ed anche d'una provincia, dove sogliono
aver residenza i principali magistrati o il sovrano.
Capitale add. Capitale: Del capo.
,5; Delitto capitale; Delillo capilale: Quello che ne
va il capo, che merita la pena di morie.
% Nemigo capitale; Nemico capitale: Nemico prin-
cipale che perseguita il capo, cioè a dire la vita
deiravversario.
§ Peccóu capitale ; Peccato capitale, dicesi Ognuno
dei Siile peccali mortali.
§ Penn-a capitale; l^ena capilale, vale La pena
di morte.
g Vizio capitale; Vizio capilale : Vizio principale, il
quale è come il capo e il principio degli altri vizi.
Capitalista s. m. Capitalista. Voce dell'uso.
Colui che possedè molti capitali.
Il Capitalista, per Chi possiede parte del capilale 0
del corpo delle sostanze sociali in denaro 0 altro
rappresentativo circolante.
« — Nelle imprese commerc. dicesi di Chi som-
ministra il denaro, per opposizione a Chi presta
la sola industria.
Capitània add. Capitana. T. mar. Aggiunto
• di nave, dicesi Quella che porta lo stendardo,
sol lo del quale vanno le altre di quella squadra.
Capitànio s. ni. Capitano: Propriam. Capo,
Condottiero, Governatore di soldati. Oggidì dicesi
di Colui ch'è capo d'una compagnia di soldati a
piedi 0 a cavallo, ed ha sotto di sé tenenti, solto-
lenenti e kass'ulliciali.
— de bastimento; Capitano di bastimento: Quegli
a cui è aflìdata la condona d'un legno mercan-
tile, e la cura delle merci che vi sono caricale.
— de vascello, de fregatta; Capitano di vascello,
Capitano di fregata, vaie Comandante del vascello,
della fregata, ecc.
— do porto; Capitano del porto: Uffiziale di ma-
rina stabilito ne' porli ove siavi un arsenale di
marina, e che ha cura di sorvegliare alla sicu-
rezza del porto e de' navigli che vi sono entrati.
Capitello s. m. Capitello. T. d'archit. Membro
sovrapposto alla colonna, quasi capo e (ìnimenlo
di essa.
M Capitello, presso i Legatori da libri dicesi Quel
pezzo di carta finta 0 di tela, il quale addop-
piato s' incolla sulle due estremità del corpo del
libro, sopra ciascuna catenella, per tenerne me-
glio riuniti e più fermi I quinterni.
Capitola v. n. Capitolare. T. milit. Far con-
venzioni. Accordarsi, Convenire in certi patii; e
dicesi d'una piazza da guerra 0 d'un corpo di
esercito, che si arrende salve le vite delle per-
sone, ed a quelle altre condizioni, più 0 meno
onorevoli, che piace al vincitore d'imporre, 0 che
i difensori possono esigere.
Capitolato s. m. Capitolalo: Patti che co-
stituiscono 0 debbono costituire un contralto,'
specialmente parlando di contratti per appallo
od incanto.
CapitolaziÓM. s. f. Capitolazione. T. milit.
accordo fra' nemici, col quale si stabiliscono i ca-
pitoli por la resa duna fortezza, d'un posto, 0 per
la ritirata d'un corpo di soldati, ecc.
Capitolo s. m. Capitolo: Corpo de' canonici
d'ogni chiesa collegiata, e in particolare delia cat-
tedrale, e L'adunanza dei medesimi.
I) Capitolo, per Corpo 0 Parte di discorso, ed anche
per Ina dello, parli della scrittura, della così dal
ricomip.ciarsi da capo a scrivere, non che La ma-
teria 0 soggetto, di cui si traila.
« — Nel nuni. del più dicesi dei Patti e Conven-
zioni che si fanno a capo per capo.
§ Avet 0 Non avcì vòxe in capitolo ; Avere 0 Non
avere voce in capitolo, si dice dell'Avere 0 Non
avere in qualsivoglia negozio autorità, e per lo
più Avere 0 Non aver credito. Essere 0 Non es-
sere stimalo, consideralo, ecc.
§ Pcnscieri a capitolo ! Pensieri a capitolo ! Lo-
cuzione che si usa da chi abbia a rientrare in sé,
a raccogliersi, a internarsi, a profondirsi in ri-
flessioni, a pensare a' casi suoi.
Cappa s. f. Cappa: L'abito de' fratelli delle Con-
fraternite con buffa (cappùsso) da calare ed al-
zare, la quale si lira giù nell' uscire processio-
nalmcnte in pubblico.
« Cappa, per Un' ampia veste che si usa da' car-
dinali, vescovi e canonici: Cappa magna.
— dò fùmmajéu; Cappa 0 Capanna del cammino:
'Quella par, e fatta come una mezza tramoggia ro-
vesciala, cioè più stretta in allo che in basso, che
immediatamente dal focolare riceve il fumo per
condurlo alla gola 0 torrella.
S Figgin da cappa V. Coppetta.
% Sótto a cappa do ce; Sotto la cappa del cielo.
0 Sotto le cappe del sole, vale In questo mondo.
Cappa s. f. Cappa. T. mar. È la situazione d'una
nave, la quale per un vento forte, burrascoso e
contrario alla rotta di lei, è obbligata ad ammai-
nare tutte le sue vele, fuorché una 0 due delle più
piccole, mettendosi al più presso ed a traverso del
vento, con la manovella del limone tutta sotto
vento per lottare contro il mar grosso e il vento
forte, derivando meno che sia possibile, per non
discostarsi dal luogo, in cui si trova. Vi sono più
modi di mettersi alia cappa.
— dell'erboo; Capp.i 0 Jlanica dell'albero. T. mar.
Pezzo di tela cerata 0 catramata, che si applica
intorno alla gola 0 mastra, per cui passa il piede
dell'albero, e ciò aflinc d'impedire che l'acqua
della pioggia 0 quel'a scagliata dai colpi di mare
non s'introduca nell'interno della nave.
— dò capitànio ; Cappa del capitano. T. comm.
Un certo tal qual diritto 0 regalo, che i capitani
dei bastimenti son soliti di riscuotere per cia-
scuna tonnellata di merci caricala sulla lor nave
oltre il nolo slatilito, e ciò in premio della buona
cuslodia che debbono usare al carico.
GAP
GAP
181
S Èse a cappa; Essere o Stare alla cappa, Cap-
peggiare: La situazione e l'azione d'una nave che
è alla cappa.
S Meltise a cappa; Mettersi alla cappa, vale Serrar
tutte le vele, meno una o due, e talvolta tre, che
pigliano por ciò il nome di Vele di cappa, porre
la barra del limone tutta solto vento ed attendere
pazientemente che le circostanze che hanno co-
stretto a prender questa misura, vengano a mutar(!.
Oa-pp'a pe (Daj; Da capo a' pie o a' piedi
V. Cappa.
Oa<pp£i;ta.sso s. m. Trimate, Maggiorente,
Maggiorengo: Uomo principale, Che S'prasla agli
altri. Dicesi anche scherzev. Primasso, Bacalare,
Barbassoro, Capoccia; quest'ultima voce pi^rò in-
dica Il contadino capo di casa.
Cappella s. f. Cappella: Luogo nelle chiese
0 nelle case, dov'è situato l'altare per celebrarvi.
<• Cappella, per Una piccola chiesina od oratorio.
— de fumo; Cappello: La parte superiore del fungo,
perchè è fatta a guisa di cappello.
— do stoppiti dò lùmme; Fungo V. Bolla nel S"
significato.
g Meistro de cappella; Maestro di cappella: Quegli
che regola i musici destinati a suonare o cantare
in una chiesa.
Oappella s. m. Cappellaio : Fabbricante o Ven-
ditore di cappelli.
Oappella s. f. Colpo dato col cappello.
Il Cappellata. Voce dell' uso fiorent. : Tanta quan-
tità di roba quanta n' entra in un cappello.
S A cappella!; A cappellate V. A cappellai.
Oappellan s. m. Cappellano : Prete che ufliiia
cappella o è benefiziato di cappella; e dicesi al-
tresì di Quel prete stipendiato per dir la messa
in alcune case particolari.
— de reggimento ; Cappellano d'armata: Sacerdote
secolare o regolare, che istruisce i soldati nelle
cose della religione, amministra loro i sacramenti,
ed assiste ai loco estremi momenti, sì in pace
come in guerra. Ce n'era uno per reggimento:
oggidì sono soppressi.
% I dime dò cappellan cantando végnan, cantando
van; Quel che vien di salti, va via di balzi, ovv.
Quel che vien di ruffa raffa, se ne va di buffa
in baffa. Prov. e vale Del mal acquistato se ne
va poco innanzi.
Oappellauia s. f. Cappellania : li benefizio
che gode il cappellano.
Oappellasso s. m. Cappellaccio: Peggior. di
Cappello: Grande e cattivo cappello.
§ Cappellusci ; Lasagnotti, Lasagne inferigne : Sorta
di lasagne fatte con farina mcn fine, e di sfoglia
più grossa, che usano mangiare i contadini in
tempo di qualche loro solennità.
Oappellèa s. f. Cappelliera, Porlacappello :
Quella custodia di cuojo o di cartone, ove si ri-
pongono i cappelli specialmente per trasportarli
in viaggio.
Cappelle tta s. f. Cappelletta, Cappelluccia,
Cappelluzza, Cappellina. Dim. di Cappella: Pic-
cola cappella.
« Confortatorio, Conforteria. Chiamasi così da noi
Quella stanza nelle carceri giudiziarie, eretta a
piccola cappella, in cui si traducono e si tengono
ventiqnatt'ore prima dell'esecuzione i condannati
di pena capitale, per confortarli e prepararli a
subire cristianamente l'estremo supplizio.
' — dò pwgua; Ghiera, e piiì comunem. Viera: Quel
disco metallico o d'osso infilato nel puntale del-
l'ombrello e fermato alla base di esso. Serve ad
impedire che l'acqua non iscorra internamente
lungo l'asta, e anche fa fermezza al nodo (pigna)
che le sta solto.
Cappelletto s. m. Cappelletto, Cappelluccio.
Dimin. di Cappello: Piccolo Cappello. - Cappel-
luccio in senso avvililivo diccsi anche di Cap-
pello consumato e di poco pregio.
n Cappelletto. T calzai. Vn pez/,o di cuojo che si
aggiunge al tomaio della scarpa dalla parte che
va su; colio del piede V. Pistagna.
•I — per Una specie di malattia che viene al ca-
vallo nelle gambe di dietro.
— da bùsciaa; Cappelletto. T. mar. Cappellozzo di
àgata posto al cent-o dell'ago della bussola, e
che va a posarsi sopra u:i pernietto d'acciajo, sul
quale gira l'ago stesso.
— da ciavéua; Coperchio. T. de' fabbro- fcrr. Quella
lamiera di ferro ch'i copre da una banda gl'in-
gegni della toppa. Le toppe che si apron da due
bande, hanno il buco della chiave nel coperchio
e nel fondo.
— da- ròcca; Pergamena e Perganiina: Striscia di
cartapecora, ridotta in forma di cartoccio, che
tien fermo sulla rocca il pennecchio.
— de lampe, dò turibolo; Cappelletto : Quella specie
di scodellino rovescio, a cui sono attaccate da
capo le catenelle del turibolo e delle lampadi.
— dà /M??iTOe; Cappello: Specie di ventola, a cono
tronco, di metallo o di carta colorata, che a qual-
che distanza circonda la fiamma della lucerna, e
ne para la viva luce orizzontalmente all'intorno.
— do pagua; Cappelletto: Quel pezzo rotondo di
tela cerata che si mette in cima agli spicchi da
capo dell'ombrello, sotto la spoglia; ed anche Quel
pezzo rotondo della stessa stoffa della spoglia, il
quale sotto la ghiera (cappelletta), ma pili grande
di essa, copre la riunione centrale di tutti gli
spicchi, e concorre colla ghiera e coll'altro cap-
pelletto di tela cerata ad impedire il passaggio
della luce e dell'acqua.
— pe-i chen; Cappelletto: Un piccolo cerotto fatto
di pece distesa su cuojo, di forma ritonda, che
si appicca sul capo a' cani ed a' gatti, quando
sono affetti dal cimurro.
Oappellin s. m. Cappellino. Dimin. di Cap-
pello: Cappello piccolo e gentile.
H Cappellino, per Quel cappello fatto di treccia di
paglia , di trucioli di legno ovvero di stoffa , or-
nato talora di lìocchi, di galani, di fiori, di penne,
ecc., che si porta dalle signore, secondo il gusto
della persona e della moda.
Oappellìuu-a V. sopra Cappellin nel 2" si-
gnificato.
M Sellino. T. de' sellaj. Parte del finimento del ca-
vallo da tiro, che sta nel laogo della sella, ma
sul quale non si siede.
Cappello s. m. Cappello : Copertura del capo,
fatta per lo più di feltro, di forma emisferica o
cilindrica, o leggermente conica, circondato nella
parte inferiore da una falda o tesa, della stessa
materia e che fa solecchio.
« Cappello, per Quel vaso, per lo più di vetro, che
si adatta sopra le bocce quando si stilla.
Il — per Quella parte della campana da stillare che
cuopre la padella.
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GAP
„ _ Presso i Giornalisti è Quel breve discorso che
si pone innanzi a uno scritto altrui dal direttore
del giornale, per darne ragione a' lettori, o per
esprimere qualche sua particolare opinione su tal
soggetto, 0 per altra cagione.
— all'orsa; Cappello alla sgherra, e in Firenze Cap-
pello alla birrichina : Cappello portalo come lo
soglion portare i birrichini e gli sgherri, cioè
pendente da un lato.
— a Irei canti; Cappello a tre acque o a tre punte
0 a tre Lecchi V. Canio.
— da cardinale; Cappello da cardinale o cardina-
lizio: Gran cappello rosso, poco rilevato, con
cordoni e nappe di seta dello slesso colore, che
portano i cardinali.
— da donna; Cappello da donna o Cappellino. Si
fa di paglia, di drappo, di velluto, ecc., e la foggia
ne varia secondo la moda V. Cappellin nel 2°
significato.
— da portdse salto 5 brasso; Sotto braccìno o
Schiaccina. Voci d'uso a Firenze.
— da prwve; Cappello da prete o a tre punte; e
schcrzevolm. da' Toscani dello Nicchio V. Lùm-
mèa, Lùmincea.
— de paggia o de tressa; Cappello di paglia o di
treccia: Quello che è fallo di trecce di paglia.
— dS tordo; Cappello del torchio. T. stamp. Quel-
l'asse che tiene unite da capo le cosce del tor-
chio, e gli serve di finimento.
— montóu ; Cappello arriccialo : Quello che ha una
0 più parli della tesa rivolte all'insù.
S A chi ha testa no ghe manca cappello; A chi
ha testa non manca cappello. Prov. che significa
Chi ha cervello in capo si sa approvecciare.
S Ainigo de cappello; Amico di cappello, dicesi
di Persona con cui non si ha intrinseca amicizia,
ma si saluta per semplice conoscenza.
S Appende 5 cappello; Appendere il cappello, di-
cesi nell'uso di Chi avendo poche sostanze prende
in moglie una donna ricca.
S Canti dd cappello Punte V. Canto.
$ Cian do cappello ; Fondo o Cucuzzolo : La parie
superiore del cappello, sia essa piana ossia con-
vessa.
S Fd cappello; Far cappello. T. mar. Abboccare,
Capovolgersi, Rovesciarsi : Una nave, e specialm.
una lancia fa cappello, allorché per vento forte
laterale e troppe vele s' inchina tanto su d' un
fianco che beve, abbocca e si rovescia.
§ Fàda do cappello; Tesa o Vento: Quella falda
del cappello che è unita intorno alla base della
fascia e fa solecchio.
S Foddra dB cappello; Fodera: Tessuto per lo più
di sela, con cui si copre internamente il cap-
pello.
S Levdse ó cappello; Levarsi il cappello, vale Trarlo
di capo in segno di saluto o di riverenza; altrim.
Scappellarsi.
S Mettise S cappello ; flettersi il cappello, Incap-
pellarsi.
S Tegnì S cappello in man; Slare a capo sco-
perto, Stare in zucca.
S Teslea dò cappello; Fascia: Il corpo del cap-
pello, tranne la tesa e il cucuzzolo.
Oappellón s. m. Cappellone. Accresc. di Cap-
pello: Cappello grande.
n Cappelloni al piar., chiamàvansi così per ischerzo
da qoj i Gesuiti, dal loro cappello grande.
Oa^ppellùsso s. m. Cappelluccio. Peggior. di
Cappello: Cappello logoro e di poco pregio.
Oappetta s. m. Farfanicchio, e nell'uso fior.
Frustino: Misero ganimeduzzo che, non potendo,
pretende d'essere assai.
Oappin s. m. Cappi no. Dicesi nell'uso Quella
mantellelta che portano i canonici sulla cappa e
i preti della massa sopra la colla. Se il cappino
è di pelliccia, dicesi Gufo.
— da parroco; Bàtolo: Mantellella di sela che in al-
cuni luoghi deirilalia copre le spalle de'parrochi.
Oappo s. m. Capo : Titolo che indica superio-
rità relativa d'un individuo sopra alcuni altri posti
sollo di lui ; altrim. Superiore.
ti Capo, figurai, vale Guida, Scorta, Regolatore,
Principale: Ghe vorriciva un cappo; Ci vorrebbe
un capo.
ti ~ per Capitolo, Parte di discorso.
— d'accusa; Capo d'accusa: Articolo e Punto, circa
il quale altri è accusalo.
— d'anno; Capo d"anno: Il principio dell'anno.
— de casa; Capo di casa: Il principale della casa.
— d'opera; Capolavoro, Capo d'opera: Lavoro in-
signe, perfettissimo.
— de roba; Capo di roba: Un oggetto qualunque,
come merce o simile.
— de toa; Capo di tavola: Il luogo più degno della
mensa, ed anche La persona che in esso siede.
— d'un parilo; Capiparte o Capoparte: Capo di
qualche partito o fazione.
— per cappo; Capo per capo o A capo per capo,
Distinlamente, A cosa per cosa.
g A cappo; A capo, A capo di linea V. A cappa.
g Da cappo ; Da capo. Posto avverb. vale Da prin-
cipio.
§ Da capp'a pé; Da capo a pie, Dal capo al pie.
Da capo a' piedi. Posto avverb. vale Dal capo
sino al pie della persona.
§ Dà 5 bon cappo d'anno; Dare il buon capo
d'anno, vale Augurare felicità nel principio del-
l'anno nuovo.
S Èse da cappo; Esser da capo o da principio:
Ricominciare a far checchessia.
§ Squaddrà da capp' a pé; Squadrare da capo a'
piedi, figur. vale Squadrar bieco. Guardar alcuno
in atteggiamento di severità e di minaccia.
S Torna da cappo; Farsi da capo. Ricominciare.
§ Tra cappo e collo ; Tra capo e collo : Accompa-
gnato col V. Dare, vale Colpire senza discrezione.
Oappolbancia V. Cappomùxica.
Cappocaecia s. m. Capocaccia: 11 sopran-
lendenle alla caccia.
Oappocannoné s. m. Capocannoniere. T.
mar. Ufliziale di marina che comanda sopra lulla
l'artiglieria d'un vascello.
Oappoclxéu.g-0 s. m. Capocuoco : Il primo
cuoco in una casa o trattoria, dove ne siano degli
aftri.
OappocóflFa s. m. Capocoffa. T. mar. E un
bass'uflìciale o gabbiere anziano, al quale è affidala
la direzione de' servizi che si eseguiscono in cofTa.
Oappocomico s. m. Capocomico: Capo o
Direttore d'una compagnia di commedianti: altrim.
Capocommedianle.
Oappoconvog-lio s. m. T. mar in. È la
nave da guerra ed anche talvolta mercantile, in-
caricala di dirigere, scortare e proleggere un
convoglio,
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Oa.ppo de ca<sa<; Capofamiglia: Capo di
famiglia.
Cappo de lista.; Capolista: Colui il cui
nome è segnalo il primo in una lisla.
Oappo d'opera; Capolavoro: Lavoro per-
fellissimo. Dicesi nell'uso anche Capo d'opera,
ma è un francesismo da non imitarsi.
OappolUtobrica s. m. Capofabbrica: Quegli
che sopraintende o soprasla agli altri operai di
qcalche fabbrica od oflicina.
Oappofila s. m. Capofila: II primo della fila,
e dicesi propriam. de' solda'i schierali; e in iMarin.
della Nave che naviga a capo di allre disposte
in fila.
Oappoléug-o s. m. Capoluogo: Luogo princi-
pale, ma dicesi propr. delle provincie e dislrclti.
Oappo meistro s. m. Capomaestro, Capo-
maslro: Soprainlendente alle fabbriche, il quale,
ricevuti gli ordini dall'architello, li molle, per
mezzo degli uomini a lui solloposli, in esecuzione.
Oappomùxica s. m. Capomusica. Voce del-
l'uso. Colui che dirige i suonatori che accompa-
gnano gli eserciti nelle loro funzioni.
OappSn s. m. Cappone : Gallo castralo, perchè
divenga grasso e delicato,
n Cappono, Pesce cappone. T. ittiol, Scorpcena scro-
pha. Pesce di mare, di color rosso, la cui carne è
molto bianca e dilicata.
w Cappone. T. marin. Grosso paranco, il cui filo o
velia passa da un lato per le pulegge della grua
dell'ancora, e dall'altro per quello d'un bozzello
facendo arrecavo alla grua slessa ; esso serve ad
alzare l'ancora dall'acqua sino alla grua.
— de casette; Frinzello: Raccomodatura grossolana
fatta coll'ago V. Crastón, Molto.
— magro; Cappon magro. Voce dell'uso. Sorta di
vivanda gustosissima, che si mangia per insalala,
cosidelta perchè composta di ingredienti onnina-
mente magri, cioè biscotto, pesce taglialo a rocchi,
arigusla, funghi sott'olio, uova a fette, scorzonera,
mosciame, ostriche, gamberi ed altro, ogni cosa
disposta suolo per suolo, quindi condila con salsa.
OappSna V. Accappona.
OappGuadda s. f. Cappone in galera. Voce
fior. Specie d'insalata, che si fa di biscotto, messo
prima a leggermente immollare nell'acqua, e po-
scia condilo con olio, aceto, sale, alici salate, cap-
peri, mosciame, olive conce ed altro.
Oappònéa s. f. Capponaia, Stia: Grande gabbia
fatta a cancelli, dove si tengono i capponi ed altri
polli ad ingrassare
$ Mette in cappònea; Mettere in chiusa, in gabbia,
in catorbia, alle bujose, figurai, vale 3Ieltere in
prigione.
S Tegni in cappdnèa; Stiare polli o capponi, vale
Tenerli nella stia e governarli con scello e ab-
bondante becchime, per ingrassarli.
Oappopesso s. m. Capopezzo. T. mar. Primo
cannoniere d'un pezzo d'artiglieria. Quegli che
punta e dirige la manovra del proprio cannone.
Oapposquaddra s. m. Caposquadra. In
Marineria dicesi Quell'uflìziale generale che co-
manda una squadra, un distaccamento, ovv. una
divisione di vascelli. - Nella Milizia, Quegli che
comanda ad una squadra di soldati, cioè ad una
parte della compagnia chiamata Squadra; ed è
propriam. il caporale.
Oappoistazi^n s. m. Capostazione: Quegli
che dirìge i movimenti dei viaggiatori e delle
merci a grande e piccola velocità nelle stazioni
ferroviarie.
Oappostorno s. m. Capostorno. T. veter.
Malattia dei monofalangi che si manifesta ne' ca-
valli con decisi sintomi di vertigine, ora con accessi
furiosi, ora con coma. L'animale che n'è colpito
spingo quasi sempre la testa contro la mangiatoia
0 contro il muro.
Oappotairil»ùo s. m. Tamburo maggiore,
Tamburino maggiore. T. milit. Titolo di Quel
solfufliziale che in un reggimento di fanteria am-w
maestra e guida tutti i tamburini di esso, prece-
dendoli nelle marce, e ordinando loro le varie
batiule che hanno a fare, secondo ne riceve l'or-
dine od il segno da chi comanda.
Oappotimonè s. m. Capotimoniere. T. mar.
Bnss'ufficiale incaricato di lutto ciò ch'è relativo
al timone, alle bussole, ai sognali, alla corsa della
nave, ed ai fanali di banda e di posizione.
Oappotta s. f. Cappotta: Specie di mantello,
per lo più di pannolano, che le donne indossano
sopra le altre vesti n^ll'uscire di casa nella fredda
stagione.
Cappotto s. m. Cappotto: Veste da uomo con
maniche, bàvero, abbottonatura e falde, che pen-
dono per lo più fino al ginocchio.
» Cappotto, per Quella sopravveste di panno, per lo
più bigio, della quale si vestono i soldati in tempo
d'inverno.
I» — per Una sopravveste o mantello con cappe-
ruccio ad uso de' marinai ed anche de' galeotti,
per lo più di panno ruvido e grosso, che copre
loro la vita e la testa e li difende dal vento e
dalla pioggia,
t) Poltiniccio, Frinzello V. Cruslòn nel 2" signif.
3 Dà cappotto; Dar cappotto. T. del giuoco di carte.
Vincere in giuocando tutte le bazze, in guisa che
l'avversario non faccia alcun punto; e figurai.
Vincere, Superare, Sopravanzare.
% Taggià cappotti ; Tagliar le calze o il giubbone.
Tagliar i panni addosso a uno, figurai, vale Mor-
morarne, Dirne male essendo assente.
Oappovenere s. m. Capelvenere, Capel-
venero, Capovenere, Capello di fontana, Coriandro
del pozzo, Adianto, Adianlo nero. T. boi. Adian-
thum capiUus veneris. Pianticella assai nota, ap-
partenente al genere Adianlo e alla famiglia delle
Felci, la quale ordinariam. si rinviene ne' muri dei
pozzi e nelle grotte ove slilla l'acqua e che siano
difese dalla luce del sole. É molto pettorale e
diuretica, e se ne forma un conosciutissimo si-
roppo aperiente.
Oappoverso s. m. Capoverso e Capiverso:
Principio di verso o riga. Verso o riga ricomin-
ciala da capo.
Oappùsselle s. f. pi. Cappezzelle. T. mar.
Alcuni pezzi di legno squadrati, più o meno curvi,
ì quali entrano nella composizione delle coste o
membri della nave.
Cappuccetto s. m. Cappuccetto, Cappuccino.
Dimin. di Cappuccio: Piccolo cappuccio.
Oappix99Ìn. s. m. Cappuccino: Frale d'una
delle Regole di S. Francesco.
w Cappuccino, Bracciuolo cappuccino, Venez. Gam-
billo. T. mar. Il bracciuolo principale che unisce
il tagliamare alla ruota di prua.
I» — In terra, marin. dicesi auche La mura d'una
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vela di straglio: 5fùce o cappùcciti da veja do
strallo; Murale il cappuccino della vela di straglio.
« Fraschella volante, e volg. Cappuccino. T. stamp.
Pezzo di cartoncino con un becchetto praticatovi
nel centro per uso di tenerlo sospeso, il quale,
tagliato secondo la grandezza d'un vuoto scoperto
della forma in torchio, si sovrappone al mede-
simo appena dato l'inchiostro alla forma, per im-
pedire gli sporchi che possono cagionare 1 mar-
gini al foglio che si stampa.
0»ppÙ99Ìnii-a s, f. Cappuccina, Carda-
minto, Asturzio, Fiore d'asturzio. Fiore chiodo,
Fratino, Nasturzio d'India. T. hot. Tropaeolum
mo/us. Pianta rampicante che produce fiori grandi,
speronati, di vario colore, odorosi, che in molti
luoghi servono d'ornamento, ed anche per dar
sapore alle insalate. 1 semi raccolti si conservano
nell'aceto e si usano come i capperi (làppanij.
Ce n'ha di molte varietà.
Oappù§9Ìn.n-a add. Cappuccina: Aggiunto
di alcuni nomi come in appresso:
§ Lcitùga cappùccinn-a; Lattuga cappuccina o cap-
puccia: Quella che fa il suo cesto in forma si-
mile a quello detto del cavolo.
§ Razza cappùccinn-a; Razza cappuccina \. Razza.
g Scimia cappùccinn-a; Scimmia cappuccina : Spe-
cie di scimmia, il cui capo, mani e coda sono
di color nero, e il rimanente del corpo coperto
di pelo bruno.
Oappix^^iiin-a CÀJ m. avv. Alla cappuc-
cina V. À cappùccinn-a.
S Arvn a cappùccinn-a; Scuretti V. Arva.
S Torta a cappùccinn-a; Torta alla cappuccina
V. Tòrta.
S Tovaggia a cappùccinn-a; Tovaglia alla cap-
puccina V. À cappùccinn-a.
Oappix99inn-e s. f. pi. Cappuccine: Chia-
mansi così Certe monache, le quali osservano alla
lettera le Regole di Santa Chiara, siccome i Cap-
puccini quelle di S. Francesco. Vivono ritiratis-
sime, dedite affatto alla penitenza e alla contem-
plazione.
Oappùsso s. m. Cappuccio, Capperuccio, Cap-
peruccia, ed anche Scapperuccio, ma pochissimo
usato: Quella parte d'abito, di cappa o cappotto,
per la parte di dietro, con cui si copre il capo
per ripararsi dalla pioggia e dal vento. Quello
dell'abito de' frati dicesi propriam. Cappuccio e
Scapolare; quello de' vetturini, contadini e soldati,
Capperone ; e quello con cui si cuoprono il capo
i confratelli delle Compagnie mortuarie per non
essere conosciuti, Cappuccio, Capperuccia, Buffa.
— da filtra; Calza: Specie di cappuccio di panno,
con cui si filtra il vino o altri liquori.
Oapri^io s. m. Capriccio, Fantasia, Ghiribizzo,
Bizzarria, Ticchio: Pensiero fantastico.
— da matto; Cervellaggine: Capriccio strano e pazzo.
% A capricio; A capriccio. Capricciosamente. Posto
avv. vale Di sua testa. Di sua invenzione. Se-
condo detta la fantasia.
§ Amld a capricio; Andar a capriccio, vale Far
checchessia senza giusti motivi, per solo capriccio.
S Aveì capricio d'ùnn-a cosa; Aver capriccio di
una cosa, o Venir una cosa in capriccio, vale
Averne voglia.
S Fa capricio; Far capriccio, Incapricciare, Inca-
priccire, Invaghire; e talora per ischerzo, Far il
bello, il grazioso colle donne.
% Fa de caprigio ; Far di capriccio. T. dell'arti del.
dis. Operare di propria invenzione, senza esem-
pio, ed è opposto a Ricavare o Far dal naturale.
g Faccia chi fa capricio; Viso geniale, che dà nel
genio, Viso avvenente, simpatico, che ispira amore,
g Leva i caprici a ùnn-a persònn~a ; Scapricciare,
Scapriccire: Tórre altrui di testa i capricci, e ta-
lora Scaponire.
g Levàse un capricio; Scapricciarsi, Scapriccirsf,
Sbizzarrirsi. Sfogarsi, Sbramarsi: Cavarsi un ca-
priccio, una voglia V. Descapricidse.
g Piggid caprigio pe ùnn-a persònn-a; Incapric-
ciarsi, Incapriccirsi, Invaghirsi: Accendersi d'a-
more per essa V. Jncapricidse.
g Sàtd 5 capricio; Saltar il ticchio, la fantasia, il
capriccio.
Oapri^ioso add. Capriccioso, Bizzarro, Fan-
tastico, Stravagante, e dicesi propriam. di per-
sona. Parlandosi di cose, vale Di forma e figura
strana e particolare, fatta come a capriccio.
Capriola s. f. Capriola. T. cavali. Specie di
salto del cavallo.
Oapsùl s. m. Cappellotto : Quel picciolissimo
boccinolo di rame, il fondo del quale è spalmato
d'una composizione capace d' infiammarsi per ef-
fetto della percussione; e che si mette nel lumi-
nello dello schioppo, perchè battendoci il cane,
la faccia esplodere.
Oaralbine s. m. Carabiniere : Propriam. Sol-
dato armato di carabina. In Italia i Carabinieri
sono soldati appartenenti ad un corpo di milizia,
parte a piede e parte a cavallo, destinati a man-
tener il buon ordine ed a vegliare alla pubblica
sicurezza. Negli altri Stali chiamansi per lo più
Gendarmi.
Oaralbinn-a s. f. Carabina : Arma da fuoco
portatile, più corta del fucile, che si suole por-
lare da alcune milizie a cavallo pendente al fianco
sinistro da una tracolla di cuojo.
Oaralbottin s. m. Castello di prua o Castello
davanti. T. mar. Parte superiore nelle grosse
navi , che da prua termina vicino all'albero di
trinchetlo, e ne' bastimenti minori un metro circa
di poppavia . dalle grue delle àncore e in alcuni
dalle grue medesime.
Caracolla s. f. Caracollo. T. milit. Evolu-
zione di soldati a cavallo, i quali, marciando di gran
trotto 0 di galoppo voltano la fronte intera a destra
0 a sinistra tanto nell'avanzarsi che nel ritirarsi.
i> Caracollo, presso i Cavallerizzi vale Volta in tondo
0 mezzo tondo che si fa fare al cavallo col cam-
biare di mano.
Caracolla v. n. Caracollare. T. milit. Far
caracolli, Volteggiare V. Caracolla.
Caraffa s. f. Caraffa, Guastada, ma meno usato:
Vaso di vetro corpacciuto con collo stretto e lungo,
fondo parimente molto più stretto del corpo, e
per lo più alquanto concavo, ad uso di tenere
acqua; a Firenze dicesi Doccia.
Carafflnn-a s. f. Carafiìna, Caraffino, Caraf-
fetla, Guastadella, Guastadino. Dimin. di Caraffa:
Piccola caraffa.
Caramlbòla s. f. Carambola : Specie di
giuoco che si fa sul bigliardo, ed havvi la caram-
bola francese e la russa. La carambola francese
si fa con tre palle, duo delle quali bianche e una
rossa, ed ha le stesse leggi dell'altra detta a pallino.
La carambola russa, altrim. detta Carolina, si fa
CAR
CAR
185
con cinque palle, due delle quali bianche, una rossa,
una turchina o verde, ed una gialla, e tulle queste
palle sono prezzate il valore di tanti punti, così
che il giuoco consiste nel mandarle con certe dé-
termìDate leggi nelle buche del bigliardo, e chi
primo tante ne manda quante arrivino a quaranta
punti, ai quali d'ordinario va la partita, quegli
riesce vincitore.
« Carambola, dicesi ptire Allorché si viene a toc-
care colla propria palla o bilia le altre che sono
sul bigliardo.
Oarapig-na s. f. Sorbettiera : Vaso cilindrico
di stagno coperchiato, nel quale, circondato di neve
0 di ghiaccio contenuto in un bigonciuolo, si fanno
congelare i sorbetti. Dallo spagn. Garapegna che
significa Una particella di qualsivoglia liquore na-
turalmente 0 artifizialmente congelato.
Oax*assa s. f Broncone: Palo grosso con tra-
versi da capo, che si dicono cornetti o corni-
celli, ad uso di sostener le vili ; allrim. Tron-
cone. Dalla voce greca charas, che significa Palo,
n Archibuso, Schioppo. Voce furbesca, e intendesi
sempre quello di munizione.
§ Andò, a canta in sciùnn'àtra carassa; Appi-
gliarsi ad altro partito V. Andò.
Caratello s. m. Caratello e Carralello : Bol-
licina di varie forme, ma per lo più lunga e
stretta, ad uso di tener vino e liquori.
Carattere s. m. Carattere: Qualità propria
e particolare, per cui una cosa distinguesi essen-
zialmente da un'altra.
« Carattere, per Indole, Dote, Qualità, Naturale,
n — per Iscrilliira o Modo con cui si formano i
caratteri nello scrivere.
n — Presso gli Stampatori è lerm. gener. che com-
prende le differenti specie di lettere che si usano
per istampare libri. Ce n'è di più sorte.
— corsivo; Carattere corsivo, dlcesi dagli Stampai.
Quello che è simile allo scritto a differenza del
tondo. Esso chiamasi pure Carattere italiano,
perchè d'origine ilaliana, e serve per le citazioni
di testo, di lingua straniera, ecc.
— tondo; Carattere tondo: Quello che comunem. si
adopera nella stampa.
S Avei un bello carattere; Aver un bel carallere,
vale Aver buona mano di scrivere.
« — un bòn carattere; Aver un buon carattere,
figurai, vale Esser di buon naturale.
S Commedia di carattere; Commedia di carattere
V. Commedia.
% Èse in carattere; Essere io carattere, vale Ser-
bare il costume.
% Ommo de carattere; Uomo di carattere, vale
Uomo di conto, di garbo, d'onore o di riputazione.
Il — sensa carattere; Uomo senza carattere, Uomo
da bosco o da riviera, Tecomeco.
Caratterista s. ra. Caratlerisla: Nome che
comunem. si dà tra' Comici a Chi sostiene le
parti facete.
Caratterizza v. a. Caratterizzare : Dare o
Far conoscere il carattere o la qualità d'una per-
sona 0 d'una cosa. Qualificare.
Caratto s. m. Carato. T. oref. Ciascuna delle
2i parti eguali, in cui si suppone divisa la qua-
lità più pura d'un'oncia d'oro.
» Carato, per Un peso di quattro grani, con cui i
gioiellieri pesano le perle, i diamanti e le pietre
preziose.
1» — In Marineria vate La 24""* parte, in cui si
divide il valore del bastimento; e con questo
nome i proprietari indicano l'interesse che cia-
scuno ha in esso bastimento. Cosi se uno è pa-
drone d'un terzo del bastimento, si dice che ci
ha olio carati.
Cara vana s. f. Carovana : Voce venuiaci dal
Levante, e propriam. si dice d'Una compagnia
di mercatanti, viaggiatori o pellegrini, con sal-
raerie, che in quella regione per loro maggiore
sicurezza vanno di conserva per terra o per mare
ne' luoghi infestali da ladri o da corsali, o pei
deserti; e per similil. d'Ogni altra compagnia di
viandanti, condotta da bestie da soma e simili.
« Carovana. Chiamavansi già da noi con tal nome
Alcuni individui, nativi di Bergamo, ammessi per
la loro buona condotta e fedeltà a facchìneggiare
nel nostro Porlofranco. Oggidì furono sosliluili
dai nostri.
% Aveì fato e so carovane; Aver fallo le sue ca-
rovane, dicesi figurai, di Persona che abbia fatto
delle scappatelle, che abbia commesso qualche er-
rore nella sua giovinezza.
% Fu a carovana; Far la carovana, figurai, vale
Far il noviziato. Prender pratica in checchessia.
Cartoon s. ra. Carbone : Legno d'albero di bo-
sco, arso e spento prima che incenerisca, e che
serve per riaccendersi ad uso di cucina, fabbri-
che, ecc.; riacceso, fa gran calore, e non dà
fiamma né fumo.
w Carbonaia: Carcere oscuro ed angusto: Lhan
misso a-o carbon; L'hanno messo alla carbonaia.
— de pria; Carbon fossile o Carbone di terra: Ma-
teria infiammabile che si trova nelle viscere della
terra, e che è composta di terra, di pietra, di
bitume e di zolfo. Si estrae dalle cave, produce
un calore vivissimo e che lungamente conserva;
ed è molto usato per le fucine e per le mac-
chine a vapore.
— dóce; Carbon dolce: Carbone di legna dolce, cioè te-
nera e leggera, come di pioppo, d'ontano, di salcio.
— forte; Carbone forte : Carbone fatto di legna dura
e pesante, per es. di rovere, di cerro, di leccio
0 d'altra quercia.
% A mezùa de carbon V. questo modo alla sua
sede alfabetica.
**g Caga in tò carbon V. Caga.
g Cantinn-a dò carbon; Carbonaia: Stanza ove si
conserva il carbone ad uso di cucina.
S Canto do carbon; Buca del carbone V. Canto.
g Mòcco de carbon; Fumaiolo, e più comunem.
Fumacchio: Legnuzzo o Carbone malcotlo, che,
per non essere interamente affocalo, manda fumo.
g 0 l'è comme o carbon de nisséua,s'5 nò brùxa
5 tenze; È come il carbone che scolla o tinge,
dicesi proverb. di Chi per ogni lato fa male altrui.
Carlbòncio s. m. Carbonchio : Rubino giunto
agli estremi gradi di eccellenza e di perfezione;
risplende maravigliosamente come carbone acceso;
allrim. Carbone.
n Carbonchio, Carbone: Specie di Agnolo o di cic-
cione maligno e pestilenziale, detto così dall'es-
sere infocato e rosso a gaisa di carbone acceso.
n Carbone, Volpe e corrottam. Golpe, Filiggines
Sorta di malore nelle biade, per cui divengonq
marce e se ne vanno in polvere.
Carlbònè s. m. Carbonaio e Carboniere : Colui
che fa, vende o porla il carbone. - Facchino (/»
186
CAR
CAR
carbone dlcesì propriam. Quegli che porla il car-
bone a domicilio.
Oarlbónéa s. f. Carbonaia: Propriam. La buca
dove si fa il carbone.
» Carbonaia, per La stanza in cui si tiene il car-
bone ad uso di cucina V. Cantinn-a dò carbòn.
M — per La femmina del carbonaio.
« Carbonara. T. mar. Si dà volgarm. questo nome
alla Vela di straglio di mezzana.
C'artoònig-g'ia s. f. Carbonigia, Carbonella,
Carbonina, Brusta: Carbone minuto. - Brace di-
consi 1 carboni di legne minuti spenti che, cri-
vellati per separarli dalla cenere, servono per
riaccendersi ne' bracieri.
Oa>x*1>oxLÌzz& V. a. Carbonizzare: Ridurre un
corpo come il carbone, abbrucian:iolo.
Oci'X'l^óiiìzzazióii s. f. Carbonizzazione:
L'operazione per cui un corpo vien ridotto in
carbone. Trasformazione d'una materia vegetale
od animale in carbone.
Carca. s. f. Calca : Moltitudine di popolo stretto
insieme ; altrim. Folla , Folta , Serra , Stretta ,
Pressa, Ressa.
Oarca V. Calca.
Oarcalbag-g-i s. f. Succiacapre, Nottolone,
Fottivento, Pis. JNotlolo, Sen. Piattaione, Bologn.
Calcabotto. T. ornit. Caprimulgus europceus. Uc-
cello notturno dell'ordine de' Passeri, che ha il
becco nero, le penne superiori cenerine o ceciate,
screziate di nero, le inferiori o bianco-cenerine o
bianco-ceciate , i piedi scuro-carnicini. Cibasi di
farfalle, di scarafaggi e d'altri insetti che volano
0 passeggiano di notte. É uccello di passo; d'in-
verno sia in Africa, d'estate in Europa.
Oareag-na s. f. Scalcagnata. Voce dell'uso.
S Dà de carcagnw; Scalcagnare, dicesi propriam.
Quando nell'andar indietro a uno se gli pone il
piede sulle calcagna.
Oarcag-néu. s. m. Calcagno, Calcagnino,
Tacco V. Tacco nel 1" significato.
w Quartiere, e se in due pezzi, Quartieri : Là parte
laterale e di dietro delle scarpe.
M Calcagnuolo. T. mar. Quella parte esterna ed in-
feriore della ruota di poppa, che fa un angolo
ottuso e serve a far che il timone non esca dai
propri agugliotli quando la chiglia tocca il fondo;
od anche ad impedire, in un porto, che i cavi
e le catene non entrino fra il timone e il dritto
di poppa.
Oarcag-no s. m. Calcagno, al plur. Calcagni,
Calcagna e Calcagne: Parte deretana de' pie, così
chiamata perchè è quella che calca il suolo.
— da scarpa; Quartiere V. sopra Carcagnéu nel
2» significato.
— da chiggia ; Calcagno della chiglia. T. mac. La
estremità posteriore della chiglia, nella quale la
ruota di poppa è assicurata a incastro ed a ma-
schio, e che termina obbliquamente o ad angolo
acuto abbasso.
S Assettàse in sce car cagne; Sedersi sulle calca-
gna, Porsi 0 Star coccoloni, Accoccolarsi.
S Mostra e carcagne; Mostrare il calcagno o le
calcagna, Voltar le calcagna, Calcagnare , figurat.
vale Darsi in fuga. Fuggire.
OaiTcassa s. f. Carcassa, Carcame, Arcarne:
Propriam. Tutte le ossa d'un animale morto, te-
nute insieme da nervi e scusse di carne.
M Carcassa e Carcame, in Marin. djcesi Un basti-
mento non ricoperto dal fasciame, o prima eh",
questo vi sia applicato e dopo che dallo slesso
siasi staccalo; ed in senso dispregiativo anche
Un vecchio e cattivo bastimento.
— (/5/)oWa«/ro; Catriosso: Ossatura del cassero dei
polli 0 d'altri uccellami scussa di carne.
"g Lasciàghe a carcassa; Lasciarvi la vita. Morire.
Modo basso.
**% Schissà a carcassa a un; Picchiar uno, Zom-
barlo, Percuoterlo, Dargli delle busse. Modo basso.
Oair9é s. m. Carceriere, e nel femm. Carceriera:
Il 0 La custode delle «irceri.
Oàrcoa s. f. Calcola, e per lo più n?l plurale
Calcele. T. tessit. Ceni regoli appiccati con fu-
nicelle a' lacci del pettina, per cui passa la tela,
in sui quali il tessitore tiene i piedi, e ora ab-
bassando l'uno, ora aliando l'altro, apre e serra le
fila della tela e formane il panno.
« Calcola, per similit. dicesi da vari arteHci Quella
parte dei loro arnesi o ingegni, che mossa col
piede, fa lo slesso effetto delle calcele de'lessitoii.
Oarcola V. Calcola.
Oarcolo V. Càlcolo.
Oarclsen V. Curdcenn-a.
Oard-senn-a s. f. Cardellino. T. ornil. Frin-
gilla carduelis. Ucccllelto appartenente all'ordine
de' Passeri e al genere Fringuello, che ha il capo
rosso e le ali chiazzale di giallo e nero, e canta
dolcissimamente; altrim. Calderine, Calderello,
Calderugio, Cardelletlo, Cardello, Carderello, Car-
derugio.
§ / crovi nò fan cardcenn-e; Il lupo non caca
agnelli. Di vacca non nasce corvo, 11 mal corvo
fa mal corvo. Prov. che significa Dalle cose tristi
non nascon le buone.
Oard-inale s. m. Cardinale: Titolo di dignità
notissimo nella Chiesa callolica.
n Cardinale, per Una specie d'uccello americano,
appartenente al genere Lossia ed all'ordine dei
Passeri, così detto dal color rosso delle sue penne
(Loxia cardinalis).
« Cardinala : Specie di mantellelta lunga senza ma-
niche, che portan le donne sopra la roba.
S Cappello da cardinale V. Cappello.
Oàreg-a s. f. Carica, Uffizio, Impiego, Posto:
Cura di fare o amministrare checchessia,
n Carica, per Carico, Peso che aggrava alcuna cosa:
/ (anzi i ho missi in càrega; I funghi gli ho
messi in carica.
Il _ per Quella munizione che sì mette nelle armi
da fuoco per far colpo, ed anche La misura che
la contiene.
« — Nella Blilizia dicesi II movimento dell'eser-
cilo contro l'inimico per affrontarlo, assalirlo, ecc.
§ Passo de càrega; Tasso di carica. T. milit. Quel
passo acceleralo anzi che no, che usa un'armata
quando va per incontrare o assalire il nemico.
Oarég-a s. f. Sedia, e più comunem. Seggiola :
Arnese a più fogge, ordinariam. su quattro gambe,
per sedervi sopra,
n Semicupio V. Mé'zo bagno nella voce Bagno.
— chi scrdsce; Seggiola che sgrigiola, che sgricchiola
0 che scricchiola : Seggiola che adoperata o smossa
rende un suono molesto.
— co-a macchinetta; Seggiola meccanica V. Ca-
regòn co-e réue nella voce Caregón.
— da bragce; Sedia a bracciuoli : Quella che ha gli
appoggi per le braccia,
CAR
CAB
187
— da cegà; Seggiola a libriccino o a ìccassc: Seg-
giola che si piega.
— da parto; Tredella: Arnese sopra il quale si po-
sano le donne quando partoriscono.
— do jìorlà i viarutli; Seggetta: Seggiola con due
stanghe sa cui si portano gli ammalati, od anche
le persone sane per luoghi disastrosi.
— de pasgia; Seggiola di paglia: Seggiola, il cui
piano ha l' impagliatura di sala, che anche chia-
miamo Paglia.
— dcscavìggià; Seggiola spcrniata o sfilata : Seggiola
i cui pernii o stecchi lenteggiano, o son rolli od
asciti fuori.
— descòUà; Seggiola scollata: Seggiola, le cui parti,
ch'erano incollate insieme, si sono staccale.
— imbòUìa; Seggiola imbottita: Quella, il cui piano
(sétloj e talora anche la spalliera sono imbottiti
di crino, di lana, capecchio MvioJ o simile,
ricoperti di stoffa.
— ranga ; Seggiola zoppa ■ Seggiola che ha qualche
piede più corto degli altri.
— sconqiiascià ; Seggiola scommessa: Quella! cui
pezzi, come che sia, son disaniti.
— stroscia; Seggiola rotta.
§ Bàsigdse in scià caréga; Dondolarsi o Bilicarsi
sulla seggiola.
S Legnetti da caréga; Traverse, Mazze: Regoletti
0 stecche che sono al disotto della cartella Cspal-
linn-aj nella spalliera, e Ira gamba e gamba sotto
il piano della seggiola. Le mazze sottili e ver-
ticali che meltonsi nella spalliera di alcune seg-
giole, diconsi Pinoli.
S Sótto da caréga; Piano o Sedere: Quella parte
della seggiola su cui si siede. Se il piano è im-
paglialo, i Fiorent. lo dicono Impagliatura.
S Spallèa da caréga; Spalliera: Quella parte della
seggiola a cui s" appoggiano le spalle. Se la spal-
liera è vuota, dicesi Spalliera aperta; se non
ha apertura, ma è tutta di legno, o imbottita,
Spalliera piena.
S Tea da caréga; Intelajalara V. Tea.
Caregrà s. ra. Seggiolaio: Colui che fa o vende
seggiole, 0 Colui che semplicem. le impaglia.
Oareg-à v. a. Caricare: Porre carico sopra a
persona o animale o cosa per reggerlo e portare.
" Caricare, per Pesar troppo. Aggravare: Questo
peizo 5 ve careghià troppo; Questo peso vi ca-
richerà troppo.
" — Parlando d'armi da fuoco, vale Porre in esse
la polvere, la palla, i pallini o la munizione ne-
cessaria per fare il colpo.
w — In Marin. dicesi L'azione di calare abbasso
una vela di straglio od un fiocco; in generale è
sinonimo di Alare e Tirare con forza.
M Burlare, Voler la burla, la baja, Scherzare; e ta-
lora attivam. Corbellare, Canzonare, Cuculiare,
Dileggiare, Minchionare V. 3f indonna.
— o dose; Caricar nel discorso, figurai, vale Ac-
crescere in parlando una cosa di più di quello
che veramente sia nell' esser suo.
— a memòia; Caricar la memoria, vale Affaticarla
troppo.
— a pippa; Empier la pipa.
— a rinfùza; Caricar a cassa V. À rinfùza.
— de co; Caricare di colore, vale Colorire assai.
Aggravar di colore.
— «e cose; Caricar le cose in grande, vale Esage-
rarle, Amplificarle soprammodo.
— l'orsa, ecc.; Caricar l'orza o slmile, dicesl dai
marinai per Tesare, Stringere.
— 6 nemigo; Caricar il nemico. T. milit. Dicesl
dell'Urlarlo o dell'Andargli contro con gran forza.
— ó stéumago ; Caricar lo stomaco, vale Riempirlo
soverchiamente.
— <ro;)yo; Sopraccaricare, Sopraggravare, Opprimere.
— tift bastimento; Caricare un bastimento: Portare
in un bastimento delle mercanzie o effetti e di-
sporli nello stesso.
— un d'ùnn-a cosa; Caricare uno d'alcuna cosa,
vale Dargliene soverchiamente.
— un de villanìe, de legna;, ecc.; Caricar uno di vil-
lanie, di bastonale o simili, vale Ingiuriarlo molto.
Dargli molte bastonale, ecc.
— ùnritrceto; Caricare un ritrailo, dicono i Pittori
dell'Accrescere in esso, o in meglio o in peggio,
qualche parte della persona ritratta.
S 0 vento 5 càrega e veje; Il venlo carica le vele.
T. mar. Dicesi quando il vento soffia con gran
forza e gonfia molto le vele.
S Caregàsc n. p. Caricarsi, Aggravarsi ; e dello del
Tempo, Abbuiarsi, Rannuvolarsi; che in m. b.
dicesi anche Far culaja.
n — a cònscensa d'ùnn-a cosa; Caricarsi la co-
?cenza d'alcuna cosa, vale Doverne dar conto a Dio.
Oareg-ad-ó s. m. Caricatore : Quegli che fa
caricare mercanzie per suo conto sopra un ba-
stimento.
Oareg'alaze s. m. Sangioghello: Sorla d'uva,
aspra a mangiare, ma sugosa e che è di pienis-
simo vino.
Oareg-aniento s. m. Caricamento: L'ope-
razione che consiste a caricare un bastimento o
allro ; ed anche La lolaiilà degli oggelli o mer-
canzie che compongono un carico, che in questo
signific. dicesi anche Carico.
S Ddse caregamento; Darsi carico. In term. di
finanza vale Darsi debito. Obbligarsi, Rendersi
rispoDsabile d'una somma riscossa, Costituirsene
mallevadore, Farne debito proprio.
Oareg-ascotte s. m. Caricascolle. T. mar.
Imbroglio delle scotte d'una vela. Fune attaccala
alle bugne d'una vela e che serve ad alzarle sino
al pennone.
Oareg-atùa s; f. Caricatura, Affettazione: At-
titudine affettala. Attillatezza studiata,
n Caricatura, per Rappresentazione in figura d'una
0 più persone con atteggiamenti ridicoli e con
sembianze alterale e contraffalle si, ma che ser-
bano la somiglianza, acciocché la persona messa
in caricatura possa esser riconosciuta da talli ; il
che si fa col proposito di mettere altrui in beffe.
« Beffa, Soia, Dileggio, Dileggiamento, Coglionatura,
Minchionalura e simili.
S 0 l'è ùnn-a caregatùa; È una caricatura, dicesl
di Persona, i cai modi diano nell'esagerato o nel-
l'affettato; ed anche d'Uomo o Donna di grave
età, che, a forza di lisciarsi, tingersi i capelli, ecc.,
si crede parer più giovane, e invece pare più
ridicola e schifosa.
Careg-lxetta s. f. Seggiolina, Seggiolino : Di-
min, di Seggiola: Piccola seggiola per islarvi se-
duti i bambini ; ed anche per Quella piccola o
bassa seggiola a bracciuoli con foro in mezzo ad
uso di tenervi seduti un pezzo i bambini, per-
chè facciano poi i loro agi in sottoposto vaso;
aHrim. Seggettina, Predellina.
188
CAR
CAR
% Porta in carcghetta d'òu; Portar uno a predel-
line 0 a predellucce, si dice Quando due, intrec-
ciale fra loro le mani, portano un terzo che vi
Si mette sopra a sedere.
Oareg-Hiii s. m. Seggiolino, Seggiolina. Dim,
di Seggiola: Piccola seggiola, e dicosi per lo più
di Seggiola da bambini^ e col piano allo e piano
per sedere a mensa.
« Soja : Specie d'addiazione mescolala con alquanto
di beiia.
$ Dà d careghin; Dar la soja, SojarPj Dar l'un-
guento, Dar la monna, la quadra, la giarda. Bef-
fare, Dileggiare e simili : Adulare beffando.
Oàii'eg-o s. m. Carico: Quel peso che si pone
addosso o sopra a quel che si carica; Carica-
mento, e poetic. Carco.
.M Carico, per Tutta la roba di che si carica un
bastimento.
M — Metaf. vale Peso, Cura, Pensiero: 0 l'ha 5
care go da fumiggia; Ila il carico della famiglia.
» — Pure melaf. per Obbligo, Condizione onerosa :
B azzunzcighe o càrego de tusce; E aggiungete
il Carico delle imposte.
ti — per Danno, Scapito, Pregiudizio, Aggravio o
simile: Tùlio va a carego mw; Tutto va a mio
carico.
S Fase càrego d'ùnn-a cosa; Darsi carico, Darsi
cura, pensiero. Addossarsi, Prender sopra di sé.
Oà,reg"o add. Carico, Caricato : Che è aggra-
vato da peso.
M Carico, metaf. dicesi di Varie cose, come di de-
bili, d'aCfari, di peccati, di dolori, d'anni, di fi-
gliuoli, ecc.
— de co; Carico di colore, vale Colorito assai.
S Aveì 0 stéumago càrego; Aver lo stomaco ca-
rico, cioè Aggravato di cibo.
§ Tempo càrego ; Tempo nero. Tempo carico, di-
cesi allora che L'aria oscuratasi minaccia una
vicina procella.
Oareg-on s. m. Seggiolone. Accresc. di Seg-
giola: Gran seggiola, e per lo più intendesi Quella
a bracciuoli, che anche diccsi Seggiolone a brac-
ciuoli (Caregon da bracce).
— co-e réne; Seggiola meccanica, Seggiolone mec-
canico: Seggiolone a bracciuoli, sostenuto di dietro
da una ruota matta, cioè che si può volgere in
ogni verso, e lateralmente da due grandi ruote
che si fan girare colle mani da chi vi siede sopra.
— da bracge; Bajone, Burlone, Berteggiatone, ecc.,
dicesi figurai. d'Uomo che burla volentieri.
Oareg-òxi p. pass. Caricato, Carico, poet. Carco
V. Caregd.
« Caricato, per Affettato, Esagerato, Soverchiamente
ricercato: 0 t'ha ùnti' andata troppo caregd;
Ha un'andatura troppo caricata.
Oareg-ùssa s. f. Seggiolaccia. Peggior. di
Seggiola: Seggiola guasta, malfalla e simili.
Oax'ezzà s. f. Carreggiata : La larghezza d'una
carrozza, d'un carro e simili tra ruota e ruota.
M Rotaja: Il solco o laffossalura che fanno in terra
le ruote.
^ Andd féud de carezzd; Uscir di carreggiata.
Uscir della pesta, del solco, del segno, del se-
minato, figurai, vale Uscir di proposito o fuor
di materia; e talora Uscir de' gangheri, de' limiti.
|I?a>x>iàse n. p. Cariare e Cariarsi : Generar carie
o Diventar carioso, e diccsi propriam. delle ossa
le dei denti V. Camod.
Oarleva s. m. Carnevale e Carnovale: Quel
dì che precede il primo giorno di quaresima ; ed
anche Tutti quei giorni precedenti al giorno di
carnevale, ne' quali si dà bel tempo; antic. Car-
nasciale, Carnesciale, Carnassale.
« Baccano, Chiasso, Bordello, figurai, vale Remore,
Fracasso che risulta dallo scherzare sconciamente,
onde: Fd 5 carlevd; Far baccano, Far chiasso,
Baccheggiare.
S Fd carlevd; Carnevaleggiare , Carnovaleggiare,
Far carnevale: Far gozzoviglia, Darsi a' diletti,
Passar allegramente il tempo di carnovale ; antic.
Carnascidlare, Carncscialare, Far carnesciale.
S Fd ò carlevd d'ùnn-a Cosa; Sciuparla, Guastarla,
Rovinarla, Mandarla a male,
u — 6 carlevd d'ùnn-a pcrsónn-a; Farne il zim-
bello, il trastullo. Abburattar uno, dicesi figurai,
del Prendersene trastullo, aggirandolo con parole,
e con mandarlo ora a casa a questo, ora a casa a
quell'altro, che anche si dice Mandar da Erode
a Pilato.
Oarlin s. m. Carlino: Sorta di moneta napo-
letana, che valeva circa quaranta centesimi.
% Dd o resto do cariin; Dare il resto del carlino,
vale Dire o Fare altrui ciò che si è lasciato di
fare o di dire in altra occasione, e simili locuzioni.
OarlOnn-a fÀJ; Alla carlona V. A carlónn-a.
Oarma s. f. Calma: Pace, Tranquillità, Quiete
dell'animo.
Il Calma, per Bonaccia, Tranquillità di mare, e dicesi
Quando la sua superficie comparisce affatto piana.
Oarmà v. a. Calmare, Abbonacciare, Tranquil-
lare, Sedare, Appaciare, Pacificare.
§ Carmdse n. p. Calmarsi, Abbonacciarsi, dicesi
propriam. del mare; e figurai. Pacificarsi, Ras-
serenarsi , Placarsi , Appaciarsi : Deporre lo sde-
gno, la collera.
Il Parlandosi di dolori, di febbre, d'alterazioni d'u-
mori, vale Mitigarsi, Diminuirsi, Scemare, Cessare.
Oarmo add. Tranquillo, Queto, Placido, Pacalo,
dicesi di persona ; e parlando di Mare , Acque
correnti e simili, vale In riposo. In bonaccia,
opposto di Sconvolto, Agitalo.
Oarmo s. m. Carmine; Istituto de' Carmelitani,
così detto dal Jlonte Carmelo nella Siria, dove
nel 1182 ebbe origine: A Madonna do Carmo;
La 3Iadonna del Carmine.
Oarmùccos. m. Calmucco: Nome d'una spe-
cie di panno lano con lungo pelo, che perciò da
molti è anche chiamato Pelone. Ve n'ha de' lisci
e de' rigati d'ogni colore V. Pelùsso.
Oarnassa s. f. Carname: Quantità di carne
qualunque; altrim. Carnaccia.
Oarnaxón s. f. Carnagione: Colore dell'abito
esterno del corpo umano, e specialmente dicesi
del colorito del volto.
Oarne s. f. Carne: Quella sostanza molle e san-
guigna che è tra la pelle e l'ossa dell'animale.
Il Carne, per Corpo morto degli animali ammaz-
zati dal beccajo, e venduto dal medesimo a ri-
taglio per camangiare.
Il — Figurai, per Carnalità, Lussuria, Libidine: /
stimoli da carne; Gli stimoli della carne.
— accomodd; Carne accomodala, acconciala.
Il — co-i éuve, articiocche, ecc.; Piccaliglio.
— battùa; Carne battuta o frollala: Quella che fu
battuta sul tagliere o altrove per farle perdere il
tiglio. Si noti però che più comunem. in Toscana
GkU
Óktt
m
per Carne battuta intenJcsi Carne laglinzzala
minutamente col coltello o colla mezzaluna.
chi spassa; Carne stracca: Carne che puzza.
con l'erba; Carne che sa di mucido.
da tid co-i denti; Carne tirante: Quella cho, co-
munque cedevole in ogni verso, resiste sotto i
denti, e si ha a tirare per ispiccarne il boccone,
rfe béu; Carne di manzo. - Manzo non Bue di-
cono i Tose, parlando di Bue da macello.
de porco; Carne di porco, e or comun. Carne di
majale. - Il piccolo majaie o porcellino da latte in
lerm. di cucina da' Toscani suole dirsi Porchetta
de scóllonn a; Carne di giovenca o di manzolla
Giovenca o Manzotla è Giovine vacca che non
ha ancora portato.
de vacca; Carne di vacca o Vaccina. - La carnr»
di manzo o di vacca dicesi in genere Carne
grossa o vecchia.
de vitella; Carne di vitella. -Dicosi Vitella 11
giovine animale della sppcìe bovina, chp, già di-
vezzato, abbia cominciato a pascersi d'erba CVi-
téla da dente); dicesi Vitella mongàna o di
latte se tuttora è lattante (Vitella da Itete).
fresca; Carne fresca: Quella che è macella!a di
poco. Dicesi anche fresca in opposizione di so-
lata 0 conservata col sale.
frolla; Carne frolla e anche Carne trita: Quella
che ha ammollito il tiglio ed è diventata facile
a cuocersi e tenera a mangiare. - Carnè floscia
0 floccida dicesi Quella parte carnosa che age-
voimenle cede al latto.
ingiancMa; Carne fermata V. scilo Ingianchì a
carne.
marsa; Carne fracida.
meza cràa; Carne verdemczza, cioè Tra colta
e cruda.
sd; Carne salata , Carne secca V. Carnesd.
scotta V. sopra Carne ingianchìa.
stallìa; Carne stantìa: Carne macellata da troppo
tempo, contr. di Carne fresca.
st5]!pr)sa; Carne àlida, dura, tijjliosa : Quella carn"
che, por essere macellala da pochissimo tempo,
ha le fila che non bene si dispaccano, e perciò il
dente male la può masticare.
A carne nùn; A carne ignuda. Posto avverb.
vale Sopra la carne nuda.
A vai tanta carne camme un peccetto ; Aver poca
carne addosso, vaie Esser magro.
Co de carne; Color di carne. Carnicino, dicesi
da' Pittori Un corto color rosso dilavato, simile
a quello della carne umana j allrim. Incarnatino,
Scamatino.
Diao in carne; Diavolo in carne, dicesi d'Uomo
scelleratissimo.
Èse carne e coi con un; Esser carne e ugna,
0 pane e cacio con alcuno, Esser due anime in
un nòcciolo, vale Essergli molto congiunto d'in-
teressi e d'amicizia.
Èse in carne; Essere in carne, vale Essere al-
quanto complesso.
Fd piggid 5 co a carne; Rosolar la carne: Far
clic la carne per forza di fuoco prenda quella
crosta che tende al rosso.
In carne e in osso; In carne e in ossa. Posto
avverb. vale Corporalmente.
Ingiunchi a carne ; Fermare la carnej vale Dare
ad essa una leggera cottura, perchè non vada a
male quando si vuoi differire a cucinarla.
S Mette troppa carne a-o féugo; Mettere o Porre
troppa carne al fuoco, vàie Imprendere troppe
cose a un tratto.
S Non ese né carne né pescio; Non essere né carne
né pesce, dicesi di Chi è in istato d'ambiguità
nel'a sua condizione, e che non ha nulla di fermo.
§ IVò savei se ùnn-a cosa a l'è carne o pescio ;
Non sapere se sia carne o pesce, vale Non aver
duna cosa la benché minima cognizione.
S Remetlise in carne; Rimettersi in carne, Rin-
carnare, Rimpolpare, vale Ingrassare, Divenire
alquanto complesso.
S Sarvd carne e coi; Salvar la capra e i cavoli,
vale Di due pericoli non incorrere in nessuno, e*d-
anche Far bene a uno senza nocumento dell'altro.
S Scottd a carne V. sopra Ingiunchi a carne.
$ Tra carne e pelle; In pelle, Pelle pelle. Tra
polle e pelle, In pelle pelle. Posto avverb. vale
In superfìcie, Poco addentro, Senza profondarsi.
Oarné s. m. Carniere, Carniero, Carniera, Car-
naiuolo: Sorla di tasca, propria de' cacciatori, per
riporvi la preda.
Oarnesa s. f. Carne salata, Carne secca, Car-
nesecca : La carne del porco conservata nel sale.
S Zùgd a carnesd; Fare o Giocare al zimbello o
al bersaglio: Giuoco puerile che si fa coll'allac-
care una corda ad un muro, ed un de' giuocatori
tenerla per un capo con una mano, e coli' altra
procurar d'agguantare qualcuno fra gli altri, che
Io percuotono col giubbetto, fazzoletti pieni di
gruppi e simili.
Oamùceio s. m. Carniccio, Limbelluccio,
Limbello: Ritagli di pelle fatti da' conciatori,
guanlaj e simili, che servono a far la colla, della
perciò Colla di limbelluccio.
Cariiùeción s. m. Cìcciolo: Escrescenza di
carne che nasce sulle ferite o che si forma per
malattia.
Carnùssa s. f. Carnaccia. Peggior. di Carne :
Carne di pessima qualità.
Caro s. m. Carro, al plur. Carri e Carra: Arnese
con due ruote e un timone, il qual, tirato da
cavalli 0 da buoi, serve a portare pesi, carichi,
bagagli, ecc., e talora anche persone.
n Carro, per Carraia: Un caro de fen; Un carro,
cioè Una carraia di fieno.
« — In lerm. marm. dicesi La parte inferiore e
prodiera d'un' antenna.
" — Dagli aslron. dicesi Quella costellazione for-
mala di sette stelle assai chiare e belle, non guari
lontana alla tramontana, così detta perché quattro
di esse son poste in figura quadrata a modo che
è un carro, e tre distese nella guisa che è il ti-
mone ; allrim. detta Orsa maggiore.
— da carossa ; Carro della carrozza : Il complesso
de' legnami su cui si stabilisce la cassa (scocca)
della carrozza e simili. Il carro della carrozza si
divide in Carro di dietro (Caro) e in Carro da-
vanti (Cai-ria o Carretto).
— da morti; Carro funebre: Specie di carrettone
coperto, con cui si trasportano i morti al cimitero.
— da rumenta; Carrettone: Carrella grande a foggia
d'una gran cassetta, con coperchio a ribalta, posta
su due ruote e tirata da una bestia da soma, ad
uso di trasportar la scoviglia raccolta nelle strade
dagli spazzatura].
— dò lordo; Carro del torchio. T.stamp. QmUx
parte del torchio, su cui si pone la forma» e che
i90
CAR
CAK
per mezzo del manubrio si fa correre innanzi e
indietro per la tiratura.
— trionfale; Carro trionfale: Specie di trono cor-
rente usato ne' trionfi, nelle solenni entrale, ecc.
S Condùe o Guiddd 5 caro; Carreggiare, Guidare
il carro.
^ Fdó caro; Far il carro. T. mar. Far passare l'an-
tenna da destra a sinistra dell'albero e viceversa.
S Mette 5 curo avanti a-i béu; Jleltere il carro
innanzi a' buoi. Modo prov. che significa Far in-
nanzi quello che si dovrebbe far dopo.
% Tià ò caro; Tirar la carretta, figurat. vale Sten-
tare, Lavorare da mattina a sera per vivere.
OarSg-g-etto s. m. Chiassuolo, Chiassetto,
Chiassolino, Chiassatello, Chiasserello, Vicolo, Vi-
coiello. Diminuì, di Chiasso , di Vico : Piccolo
chiasso 0 vico.
OarSg-g-in V. Caròggetto.
OarSg'S'io s. m. Chiasso, Vico: Viuzza stretta,
più 0 meno lunga.
— c/o«o; Vico cieco: Vico senza riuscita.
S Connadecor5(;5!o;Ciaromengola, Donna di tri-
vio, e in Fin. Ciana: Donna dell'infimo volgo,
mal educala e di rotte maniere.
§ 0 curóggio dò Fi 5 no vd drilo in S. Locnso....
Dettato prov. nostro che dicesi quando si vuol
dinotate che Le cose non procedono a dovere,
anzi a rovescio di quel che si dovrebbe. 1 Tose.
direbbero E' vassi a, Roma per Mugello.
Oarog-na s f. Carogna: Propriam. Cadavere
dell'animale già corrotto e fetente; ma da noi
diccsi figurat. e in m. b. di Persona sucida e
sporca, massimamente di costumi e di vita.
n Talvolta in signif. meno ingiurioso dicesi ad Uomo
pigro e indolente, che non vuol applicarsi a nulla,
e dicesi Carnaccia, Fuggifatica, Scioperone, Spa-
rapane, Poltrone, Infingardo; ed eziandio ad Uomo
buono a niente, Carciofo, Zugo, Babbione, Soro,
Marzocco, ecc.
§ E mósche s'attaccan a-e carogne; Le mosche
si posano sopra le carogne, ovvero Ai cani e ai
cavalli magri vanno addosso le mosche. Prov. che
significa I meno potenti sono i primi ad essere
puniti.
Oai*og-nata s. f. Porcherìa, Corbelleria, Co-
glioneria, ecc.
Oax*Gliuii-a s. f. Carolina : Sorta di bordato
assai fine.
n Carolina, per Una specie di riso di qualità in-
feriore, e che tende al rossiccio.
w — Nel giuoco del Bigliardo, lo stesso che Ca-
rambola russa, che allrim. dicesi Giuoco alla russa
V. Carambola
Oalrossa s. f. Carrozza : Sorta di carro nobile
con quattro ruote, lavorato e ornalo finamente, ti-
rato per lo più da due cavalli, ad uso di portar
Uommi a sollazzo e diporto, ed anche per viaggio;
allrim. Legno, Cocchio, ma quest'ultima voce in-
dica propriam. Una carrozza di gala.
Il Carogna, dicesi di Persona in ischerzo e per modo
meno inurlano V. Carogna nel 3° significalo.
S Andd in carossu; Scarrozzare; Andar in carrozza.
Oax*osaa s. f. Carroz/.ala : Camerata di persone
che sono portale nella stessa carrozza , o che
riempiono una carrozza.
Oarossa v. n. Carrozzare, e in Tose. Scarroz-
zare: Far trottate in carrozza, Andar in carrozza.
Farsi portare in carrozza.
OafoSsa s. m. Carrozzaio, e meglio Carroz-
ziere: Artefice che fabbrica le carrozze.
Oarossalbile add. Carrozzabile: Aggiunto di
strada o simile. Da polervisi andare in carrozza.
Oax'ossata s. f. Scarrozzata : Lunga gita in
carrozza per sol diporto.
Oarossé s. m. Cocchiere: Colui che guida la
carrozza; allrim. Carrozziere, ma è voce antica
e fuor d'uso, ed usasi oggi soltanto per Artefice
di carrozze V. sopra Carossd s. m.
Oarossetta s. f. Carrozzella. Dimin. di Car-
rozza: Piccola carrozza; ma dicesi per lo più
di quelle ch« si fanno per divertire i fanciulli.
OarossesBZO s. m. Corso : Rigiro continualo
di carrozze ed equipagi:i che, nel carnovale o
per altre feste, si fa in alcune determinate vie
della città.
Carossiii s. m. Carrozzino, Calesse, Biroccio:
Qualunque legno leggiero a due o a quattro ruote.
Oarotta s. f. Carola. T. boi. Daucus carota.
Pianta bienne, le cui radici fusiformi e carnose,
di color rosso o giallo, si adoperano assaissimo
nelle cucine. Dicesi pur Carota la sola radice di
questa pianta.
Carpe V. Carpi.
OarpendLù CMeìJ; Mela carpendola o curii-
pendola V. Mei.
Oarpi s. m. Carpino, Carpine. T. boi. Carpi'
nus ùetulus. Albero d'alto fusto, il cui legno è
buon combustibile.
Oarpi v. a. Carpire: Pigliare con violenza e
improvvisamente.
Oarx'a s. f. Carrata : Quanto può in una volta
portare un carro.
§ A carro; V. questa voce alla sua sede alfabet.
Oarratté s. m. Carrettiere: Colui che guida il
carro o la carrella.
Oarrattéa add. Carreggiabile: Aggiunto di
strada, per cui si può andare con carri.
Carretta s. f. Carretta : Specie di piccolo carro
a due ruote, tiralo per lo più da un cavallo solo,
ad uso di portar legnami, calcinacci ed altre
materie vili.
— a man; Carriuo'a: Carretta con una ruota a due
braccia, che si mena da un uomo spingendola
innanzi, ed è utilissima ne' lavori delle fortifica-
zioni e dell'agricoltura.
— da camion; Carrella da cannone, e nell'uso Af-
fusto: Quella carretta su cui si posa il pezzo di
artiglieria.
Carretta s. f. Carrettata : Tanta materia quanta
ne contiene una carrella.
Carrettin. s. m. Carrellino. Dimin. di Car-
rello: Piccolo carrello.
Carretto s. m. Carrello. Dimin. di Carro:
Carro piccolo da tirarsi a mano o por trasportar
roba 0 per portar derrate da vendere.
« Carretto. T. battìi. Strum. per riquadrar l'oro
battuto.
Cax'rettón s. m. Carrettone. Accresc. di Car-
retta: Carretta assai grande.
Carx'iéix s. m. Carruccio : Arnese di legno con
quattro girelle, ove si mellono i bambini perchè
imparino a camminare. Se è fatto di vinchi, di-
cesi Cestino.
Carrin da carossa; Carro davanti alla
carrozza V. Caro.
Carro s. m. Ferro da Sarti; Ferro da spianare.
CAR
cAn
19l
Dal frane. Carreau. Ferro di cui si servono i
sarti per ispianare o ragguagliar le costure.
CarTÒn V. A-o carrón.
Carta s. f. Carta V, Pappe.
» Carla, parlandosi di Libro o Foglio stampato, dì-
crsi Ciascuna parte del foglio ripiegato, sulle cui
opposte superficie è o può essere stannpata una
pagina.
« — per Un piccolo quadralo di cartone sottilis-
simo e ben liscio, nel quale sono stampati da un
Iato diversi punti e figure, che diconsi Pali o
Semi (Merce); e l'aggregato d'un certo numero
di essi cliiamasi Mazzo, per uso di giocare a di-
versi giuochi.
n — Nel num. del più pigliasi anche colletivam.
per Certificati necessarii a chiunque viaggia, corai^
passaporto, attestati di buona condotta, carte di
sicurezza e simili.
— bolla; Carla bollata o da bollo.
— d'flpó^^e; Cartina d'aghi: Involtino quadrangolare
dì caria, per lo più turchina, nella quale il fab-
bricante pone qualche centinaio o allro deter-
minalo numero d'aghi.
— da navcgà; Carla da navigare o nautica, Carla
marina: Quella dove sono figurate le coste, gli
scogli, la profondità dell'acqua, ecc., e per cui
mezzo i naviganti riconoscono i loro viaggi.
— de mùxica; Carta di musica: Carla preparata con
quelle cinque linee nere, dette Rigo, che servono
a scrivervi sopra i caratteri della musica.
— de ir^cùa; Carta di procura, o semplicem. Pro-
cura: Scrittura colla quale si dà altrui autorità di
operare in nome e invece di se medesimo.
— de puntaiéu; Carla di spilli: Foglio ripiegalo più
volle su di sé, in cui sono p'ù filari di spilli.
— de sicùressa; Carla di sicurezza: Certificato che
il buon governo rilascia ad un individuo conte-
nente nome e descrizione personale, ecc., onde
all' occorrenza possa essere assistilo e protetto
dalla forza pubblica.
— dò miàcoo; Carla del miracolo: Nel giuoco delle
carte dicesi Quella che abbisognando al giuoca-
lore, ed essendo rimasta sola nel mazzo, appunto
gli viene.
— geografica; Carta geografica: Quella dove sono
figurali i paesi e le provincie.
— lùcida V. sotto Carta trasparente.
— moneta; Carla moneta o Carla monetata: Quei
biglietti, cui la legge ordina, in certi casi d'ur-
genza, di ricevere in pagamento in luogo di nu-
merario metallico.
— trasparente; Carla lucida, Carla gelatina: Cerla
sorta di carta sottilissima e trasparente che serve
a lucidare o calcare.
— ve/inn-a; Carta velala: Carla finissima, così della
perchè imita la bianchezza e levigatezza della
pergamena. Chiamasi anche Carla velina, deno-
minazione più immediatamente tratta dalla lin-
gua francese, nella quale Vélin vuol dire Car-
tapecora 0 Pergamena.
S Carta canta e villan dormi; Carla cauli e
villan dorma. Chi ben istrumenla, ben s'addor-
menta V. Canta verbo.
S Alsd e carte; Alzar le carte V. Alsà.
S Ammersà e carte; Sceglier le carie V. Am-
mersd.
% Appunta ùnn-a carta; Puntare una csria , in
lerm. di giuoco vaie Tassarla.
S Cangia e carte in tòa; Scambiare i dadi. Scam-
biare le carte in mano V. Cangia.
S Dà carta gianca; Dar carta bianca, Dar fo-
glio iu bianco, figurai, vale Rimetter l'affare nel-
l'arbitrio altrui.
S Dà e carte ; Dar le carte , vale Dispensarle a'giuo-
catori.
S Fabbrica de carta; Cartiera V. Cartea.
ti — de carte; Fabbrica di carte da giuoco.
% Fabbricante de carta; Cartajo V. Papped.
n — de carte ; Cartajo, Colui che fabbrica le carte
da giuoco.
S Fd carte; Far le carte. In lerm. di giuoco vale
Mescolarle avanti di darle a' giuocatori ; e talora
per metaf. dicesi di Chi più degli altri ciarla nelle
conversazioni, che in questo signif. dicesi anche
Tenere il campanello.
S Mette in carta; Mettere o Porre in caria, vale
Mettere in iscritto; dicesi anche Incarteggiare,
ma è voce antica.
S Mi son carta reale; Io son carta reale, dicesi
quando nel cominciar un discorso si vuol pre-
venire altrui di volergli parlar chiaro e senza
rispelli umani.
S Remescid e carte; Scoizar le carte, Batterie : Me-
scolarle avanti di darle ai compagni di giuoco.
S Tegnise e carte a cèa; Badare a sé, dicesi co-
munem. A chi vuol censurare altrui, mentr'egli
non è immune da difetti: Tegnìoe e carte a céa;
Biidale a voi stesso.
S Tegni sciìt e carte; Tener su le carte, in terra,
di giuoco vale Tenerle alquanto accostale al petto
per non lasciarne vedere i semi all'avversario.
§ Vortd a carta; Voltar la carta, figurai, vale Mutar
discorso.
g Zùgd a-e carte ; Giocar alle carte. Il giuoco delle
carte fu inventalo dal Grignoarl per divertimento
di Carlo VI re di Francia.
S Zùgàse ùnn-a carta; Giocarsi una carta, figurst.
vale Tentare un colpo.
Oartà s. m. Carlolajo: Colui che vende carta a
minuto, e più altre cose a uso dello scrivere, come
penne, inchiostro, ceralacca, ostie, libri bianchi
e simili.
S Bùttcga da carta; Cartoleria.
S Piggidse 5 7nd do Rósso carta; Pigliarsi gl'itn-
pacci del Rosso , dicesi proverb. di Chi pigliasi
le brighe che non gli toccano.
Oartalbou s. ra. Quartabuono e Carlabono. T.
de' legnai. Squadra di legno di più grandezze,
con cui da' legnaiuoli e da altri artieri si segna
un angolo semiretlo, cioè di iH gradi.
n Carlabono. T. de' maestri d'ascia. Squadra a lati
mobili come le punte d'un compasso ; essa serve
a pigliare e riportare angoli obliqui sui pezzi di
costruzione, ciò che dicesi Dare i carlaboni V.
sotto Piggid i cartaboin.
n Beccatello: Peduccio che si pone per sostegno di
trave, cornice o altro oggetto, ch'esce a dirittura
del piano retto ov'è affisso: allrim. Mènsola.
S Piggid i cartaboin; Dare i carlaboni. T. dei
maestri d'ascia. Operazione colla quale i mae-
stri d'ascia, valendosi del carlabono, giungono a
tagliare il legname con quelle inclinazioni che
sono indicate dal piano di costruzione.
Oax*tal>ùxa s. f. Gratlabugia e Grattapugia.
T. de' doratori a fuoco. Strumento composlo
di fila d'ottone accomodale insieme a goisa jj
m
ÒAÈ
CkU
' pennellello por pulirò le figure o altro IiiVoro di
metallo che si vuol dorare a fuoco, o che abbia
perduto col tempo il primo colore.
OarfcaTbùxin s. m. Avvivatojo. T. de' dorai.
a fuoco. Strum. formato d'una vcrghetla di rame
simile ad un matitatoio, fìtta in un manico di
legno, che serve ad avvivare il lavoro nel do-
rare a fuoco.
Oartapecora V. Curtinn-a.
Cartapesta s. f. Carta pesta e Cartapesta :
Carta macerata con acqua e ridotta liquida, poi
gettala nelle forme e rassodata.
§ Ommo de cartapesta; Uomo di cartapesta, Pan
perduto, Rastiapavimenti, Spulcialctti, Spoivera-
mura: Uomo da nonnulla.
Oartasciùg-a s. f. Carta sugante o succhian'e,
Carlasucchia: Quella carta che per essere sottile
e senza colla non è atta allo scrivere, ma distesa
sulla scrittura ne suzza alquanto l'inchiostro.
Oai*tassa s. f. Cartuccia. T. stamp. Foglio
straccio che si ma «da al macero. In ogni stam-
peria si raccolgono le cartucce per trarne profitto.
Oar tatùecia s. f. Cartuccia: Cartoccetto pieno
di polvere, con palla o senza, che serve per cari-
care lo schioppo. - Cartoccio dicesì Quello che serve
per caricare il cannone.
Oar tea s. f. Cartiera; Edilìzio ove si fabbrica
la carta: altri m. Cartara.
Cartella s. f. Cartella: Custodia o Coperta cho
si usa por conservare scritture, disegni o simili;
e j;pecia!m. Quella custodia di cartone o di pelle,
dove i ragazzi che vanno a scuola ripongono i
quinterni da studio, e che, avendo la tracolla, è
per lo più tenuta addosso.
n Cartella, per Quella cartolina o biglietto, che in
alcune feste da ballo a pagamento si paga per
poter ballare.
!» — por Ognuna di quelle cartelline su cui sono
stampati saltuariamente quindici numeri, e colle
quali si giuoca a tómbola (all'ambo).
— da appendighe i vesti; Gruccia e per lo più al
plur. Grucce: Quegli appiccagnoli di legno che
si mettono entro gli armadi e vi si appendono
ì vestiti.
— dSfuxin; Cartella. Presso gli archib. dicesi Quella
piastra dì ferro, incastrata nella cassa degli archi-
busi, pistole e simili, parallelamente alla culatta
della canna, e tenutavi ferma con due vili. Essa
serve di sostegno a lutti gli ali ri pozzi dell'ac-
ciarino Cfttxinj, tre de' quali, lo scodellino (bas-
sinetto), la marl^lina (ciappin) e il cane sono
esterni, gli altri interni.
% Cartelle dò reléujo ; Cartelle. T. orkiol. Quei due
dischi 0 lamine circolari d'ottone, parallele, le
quali, tenute in sesto da quattro colonnini, for-
mano ciò che si chiama Castello dell'orinolo.
Nella cartella superiore è fermata la mostra
(quadrante).
Cartellili s. m. Cartellino. Dimin. di Cartello:
Piccolo cartello.
n Cartellino, per Un pezzetto di latta o di cartone,
su cui è stampalo un numero o a'iro sogno, cho
si rilascia per contrassegno da chi riceve qualche
oggetto da accomodare, da soppressaro o simile,
come ombrelli, cappelli, pozzotti, ecc., al proprie-
tario del medesimo, acciò non gli venga barat-
tato nel ritirarlo.
n — per Un pezzo di piastra di metallo, o Un pic-
colo e Soltil disco dì logno legalo con ispago o
catenella all'anello d'una chiave, e sul quale è
l'indicazione del luogo dov'essa apre.
Cartellinn-a s. f. Cartellina. Dimin. di Car-
tella, ma usasi por Io più nel signif. di Biglietto
da visita, o simile.
Cartello s. m. Cartello: Foglio stampalo o
scritto che si attacca ne' luoghi più frequentali
della citlà per dare avviso al pubblico di qual-
che cosa,
n Cartello, per Una scritta a grosse leltere, al di
fuori della bolleiia, per indicare il genere di merce
che vi si tiene, giuntovi talvolta il nome del bot-
logajo.
— desfìdda; Cartello di disfida o semplic. Cartello:
Lettera di sfida a combattere in duello.
% Cantante do cartello; Cantante di cartello, vale
Cantante di fama, di grido, eccellente nell'arte sua.
Cartellón s. m. Cartellone. Accresc. dì Car-
tello : Cartello grande, e dicesi propriam. Quello
che serve per accennare al pubblico l'opera che
va in scena, e il giorno e l'ora in cui si apre
il teatro; ed anche Quello col quale s'annunzia
al pubblico opere letterarie o scientifiche.
Cartexin s. m. Carticino. T. stamp. Foglietto
di stampa, composto ordiuariam. di quattro pa-
gine, che si sostituisce ad un altro già stampato,
0 per esservi corso degli errori , o por cambiare
in alcun punto la materia. Se questo non eccede
le due pagine, dicesì Cartuccia.
Cartezza v. n. Carteggiare : Tener corrispon-
denza di lettere con altrui.
Cartezzo s. m. Carteggio : 11 carteggiare, Cor-
rispondenza di lettere con altrui.
Cartinn-a s. f. Cartapecora, Pergamena: Spe-
cie di carta fatta di pelle per lo più di pecora,
a uso di scrivere o altro; dicesi anche Carta di
pecora, Cartapccorina, Pergamina.
Cartoccio V. Scartoccio.
Cartolaio s. m. Cartolaro e Cartolare: Libro di
memorie o Cartone da tenervi scritture, fogli, ecc.
Cartolili V. A cartolin.
Cartolinn-a s. f. Cartella : Quelle cedole di
debito emesse dal Governo o da compagnie di
privati, e che han valore di danaro.
Cartòn s. m. Cartone: Composto di cenci ma-
cerati ridotto in foglio grosso che serve por vari
usi ; ed anche Più fogli di carta incollati e impa-
stali uno sull'altro, soppressali, spianali, lisciali e
talvolta lustrati.
n Cartoni al plur. T. pitt. Così ch'amansi I disegni
di figure falle dal pittore su grande foglio di carta
grossa per trasportarli poi sulla tela d'un quadro
0 sul muro por dipingerveli a fresco.
§ Faccia de cartòn; Faccia di pallottola, dicesi a
Colui che è sfrontato e non ha vergogna.
Cartónetto s m. Cartoncino: Specie di car-
tone più sottile del cartone comune.
1) Cartonelto. Dimin. di Cartone. Presso i pittori
vale Modello piccolo di pittura a fresco V. sopra
Cartòn nel 2" significalo.
Carul>l>as. f Carruba: Frullo dell'albero Car-
rubo 0 Carrubbio (Ceratonia siliqua), ed è Una
specie di baccello bislungo, spesso, tortuoso, schiac-
cialo, e mollo simile a quello delle fave, ma più
lungo e più schiaccialo; è ingrato al gusto mentre
è verde, ma secco è dolcigno ; è medicinale per-
chè racchiude una polpa zuccherina, e per lo più
CAS
CAS
193
se ne abbiadano i cavalli, asini e mali; altrim.
Caruba, Caroba, Caròbola. L'albero in Toscana di-
cesi anche Guainetla dalla forma del suo frullo,
molto simile a una piccola guaina.
M Nasone, e per ischerz. Nasorre: Gran naso.
Carutoin. V. Carubinn-a.
Oarutoina s. f. Carabinala: Colpo o Tiro di
carabina.
Oarulbinn-a V. Carabinn-a.
Oarzéix s. m. -Carzuolo, Grùmolo: Le foglie di
dentro congiunte insieme del cesio dell'erbe, come
di cavolo, lattuga o simili.
— da càneva; Garzuolo: La canape piiì fine.
— dò candé; Padellina: Altro pialtellino amovibile
di cristallo, o di sottil foglia metallica, o anche
di carta bianca a foggia di foglie crespe, che si
sovrappone al piattellino del bucciuolo (bùscio-
lotto) per ornamento o per maggior nellezza del
candelliere.
% Che bón carzéu ! Oh il bel mobile ! Oh il bello
arnese ! Che buona lana ! Dicesi figurai, e per di-
sprezzo d'Uomo cattivo e insolente V. Assesto.
Oasa s. f. Casa: Ediflzio di pietre, di mattoni,
di legno, a uso di abitarvi.
n Casa, per Appartamento, Abitazione.
M — per Un'intiera famiglia, cioè L'aggregato di
tutti coloro che abitano nella stessa casa.
n — per Casato, Stirpe, Lignaggio : O l'è de casa
nobile; È di casa nobile.
w — per Patria, Paese, ecc. : Son pardo da casa
ch'aveivo chinz'anni; Partii da casa nell'età di
quindici anni.
M — pel Guscio che portano seco le testuggini e
le chiocciole.
— civile; Casa civile: Una casa decentemente co-
strutta, a differenza d'una casacciaccìa, che pur
fosse in città.
— da manente; Casa rustica: Casa a oso de' con-
tadini.
— de campagna; Casa di campagna o campestre,
in opposizione a Casa di città ; e talora Casa in
campagna a uso di villeggiatura.
— de commercio; Casa di commercio o di negozio,
dicesi del Corpo d'on negozio con tutte le sue
appartenenze ; che anche dicesi semplicem. Casa.
— de Dio; Casa di Dio, Casa d'orazione, vale La
chiesa.
— de pappe — Casa pochissimo solida, Casa con
mura troppo sottili. Casa che ha più il modo di
parer fatta di carta che di pietra.
— distrùta; Casa rovinaticcia : Casa trasandata e
in malo stato.
— dò diao; Casa del diavolo, Casa maledetta, Casa
calda, vale L'inferno.
— grande; Casa grande, metafor. vale L'ospedale.
Voce dell'uso.
— reale; Casa reale: 1 principi del sangue reale.
— véua; Casa spigionata, vuota, disabitata.
S A casa mw; A casa mia. Jlodo avverb. e vale
Secondo me, A mio parere.
S Andd a casa d5 diao, Andd a casa dò diao
càsón e vest'io V. Andd.
**S Aveì 5 cu grosso comm'ùnn-a caso; Aver un
culo che pare un vicinato o una badia. Modo basso.
S Caccia a casa all'aia o sóttcsòrva; Sossoprar
la casa: Metter sossopra o a soqquadro la casa.
M — féua de casa ùnn-a persònn-a; Scasare uno,
vale Obbligar altrui a lasciar là casa dove abita.
Caiaocu, Ditionario Otnovese-Italiano.
% Cangia de casa; Mutare o Cambiar casa, Tra-
mutarsi: Trasferirsi in altra abitazione.
S Chi é mincidn se ne stagghe a casa; Chi è
minchione suo danno, Testa di vetro non faccia
a' sassi. Chi ha paura di passere non semini pa-
nico, I cordovani restino a Levante. Prov. che
valgono Chi è ben provveduto, non si metta a
pericoli.
S Chi va a casa nò se bagna; Chi va o sta a
casa non si bagna. Prov. che vale Chi va a suo
cammino, va sicuro.
S Dd reeatto a casa; Rassettar là casa: Metterla
in assetto, in ordine.
S De casa; Di casa, Casereccio: Appartenente alla
casa, e dicesi soltanto di cosa. - Casalingo di-
cesi di cose e di persone V. Casaengo.
S De casa in casa; Di casa in casa. Di porla in
porta, A uscio a uscio.
S Donna de casa; Donna casalinga: Donna che
sta in casa o die bada alla casa; che in qae-
st^ultimo signif. dicesi pure Buona massaja.
S Èse de casa; Esser di casa, vale Esser fami-
gliare, intrinseco in una casa; e talvolta Esser
casalingo, cioè Abbadare agli affari di casa.
n — de casa camme a spassata; Esser di casa
più che la granata, vale Esser famigliarissimo in
una casa.
II — de casa e de bùttega; Esservi a casa e a
bottega, diciamo figurai. d'Alcuno che frequenti
spessissimo qualche luogo.
% Figgia de casa; Innocentina, Trovalella, Esposta.
Chiamansi da noi Quelle giovani che per essere
state esposte neonate nella ruota (curio J dell'ospe-
dale di Pammatone, vi rimangono adulte e son
destinate ai servigi dell'ospedale medesimo.
% Ghe pà a casa do diao ; E' vi pare la casa del
diavolo, dicesi d'Un- luogo dove si faccia un gran
chiasso, un rovinìo, un baccano del diavolo.
S Gruppo de case; Ceppo di case: Aggregato di
molte case unite insieme.
S Guardian de casa; Casiere, e nel femm. Casiera:
Guardiano della casa.
S In casa dd barba chi rompe paga; Chi rompe
paga e porta via i ciottoli. Prov. che vale Chi
ha fatto il male, ne dee soffrire il danno.
§ In casa néuva, chi n5 ghe ne porta nò ghe n'at-
tréuva; Casa nuova, chi non ve ne porta non
ne trova. Prov. di chiaro significato.
% In gimma de casa; AH'nllimo piano della casa;
e figurai. Sommamente, Grandemente, A cielo, ed
anche A carissimo prezzo: 0 se fa paga in
cimma de casa; E' si fa pagare a carissimo prezzo.
•j- L'è megio andd a casa c'ùnn~a parolla ma dita
che co-a testa rotta Prov. nostro, che non
ha precisa corrispondenza italiana. I Toscani però
ne hanno de' consimili, e che esprimono la me-
desima idea, come: Sopporta e appunta un mal
chi non vuol giunta. Il sopportar non nocque mai,
É meglio cento beffe che un danno.
8 Leva de casa; Dismettere o Smettere casa, contr.
di Metter casa V. sotto Mette sciù casa.
% Manda via de casa; Cacciar di casa.
% Meistro de casa; Maestro di casa: Quegli che
soprintende all'economia.
8 Mette casa a ùnn-a pcrsónn-a ; Metter casa a
uno. Allestirgli la casa.
S Mette sciù casa; Metter su casa, Metter casa,
vale Provvedersi d'abitazione propria e fornirla
13
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CAS
CkB
di mobili. - Aprir casa, dicesi per Io più delle
Case di commercio.
% Non aveì né casa né tetto; Non aver casa, né
tetto, Non aver luogo, né fuoco, vale Esser ro-
vinato interamente. Non aver luogo ove poter di-
morare, Dover andar ramingo.
$ O de casa! 0 di casa! Modo di chiamare quando
si entra in una casa ove non si veda nessuno.
S 0 ghe vorrieiva poeì mette a casa in testa;
E' gli vorrebbe metter la casa in capo, dicesi
Quando essendo uno in casa d'un altro, questi
lo tratta lautamente e gli fa offerta di tuttociò
che ha in casa.
S 0 nd sa manco dóve a stagghe de casa; Ei nep-
pure sa dove la sta di casa, dicesi di Persona af-
fatto ignorante d'una scienza, disciplina o simile.
S Pan de casa; Pane casalingo, cioè Fatto in casa;
ed usasi pure figurai, per dinotare Una cosa
buona, eccellente.
S Porta via a roba de casa; Sgomberare, Sgom-
brare, Far lo sgombero: Portar via le masserizie
da luogo a luogo per mutar domicìlio.
S Remescià pe-a casa; Gingillare o Gingillare per
casa, vale Andar aggirandosi per la casa, occu-
pati in pili coserelle, tanto per far l'ora.
S Santi in gexa e diai in casa; Santi per la via,
diavoli in masseria. Dettato prov. e significa che
I santinfizza sono sempre intolleranti e perciò sono
insopportabili in famiglia.
% Sta a casa; Star a casa, vale Trattenersi nel pro-
prio paese.
fi — a casa dò diao ; Abitar in Chiarenna o in Chia-
ridadda,in orinci, cioè In luogo lontanissimo: Osta
fìnn-a a casa do diao; Egli abita in Chiarenna.
M — de casa; Stare di casa, vale Dimorare abi-
tualmente in una casa : Dov'ó sta de casa? Dove
sta di casa? E metaf. dicesi pure d'altre cose:
Da San Domenego ò vento 5 ghe sta de casa;
Sulla piazza di San Domenico^ il vento vi sta di
casa, cioè Continuamente vi tira.
« — de casa e de bùttega; Essere a casa e bot-
tega, lo dicono I mercatanti che hanno la bot-
tega nella stessa casa che abitano.
« — in casa; Star in casa, Star fermo in casa,
vale Trattenersi in casa.
M — in casa d'ùnna persònn-a; Star in casa d'al-
cuno, vale Avervi la sua abitazione.
S Stramùd de casa; Tramutare: Levar le masse-
rizie d'una casa che si abbandona, recandole in
altra che si va ad abitare; altrim. Sgomberare,
Sgombrare, Far lo sgombero V. sopra Porta via
a roba de casa.
S Unn-a donn-a a l'è a rovinn-a o a fortùnn-a
d'ùnn-a casa; La savia femmina rifa la casa e
la matta la disfà. Prov. e vale che L'una stabi-
lisce e moltiplica gli effetti di sua casa, e l'altra
li manda in malora.
S Vexin de casa; Vicino: Che è o abita presso
la nostra casa. -■ Casigliano cosi chiamansi in
Toscana Le persone che abitano la stessa casa,
ma non nella stessa famiglia.
Oa.sà; s. m. Casale: Mucchio di case in contado.
OAsà V. a. Calzare: Vestire il piede o la gamba
di scarpa, di calza o simile.
II Calzare, dicesi anche di vesti che accostan bene
alla persona : Questa scarpa a no casa ben;
Questa scarpa non calza bene, cioè Non si adatta
bene al piede.
M — In senso neutro, vale Quadrare, Tornar bene,
Adattarsi.
1» Cazzare v. a. T. mar. Tirare a sé una fune, Alare,
contr. di Mollare; usasi però particolarmente per
esprimere 11 tirare delle scotte.
I) — ùnn-a veja; Cazzare una vela. T. mar. Lo
stendere una vela per la sua parte bassa, sicché
presenti la sua superficie al vento, ciò che si fa fi-
lando e mollando gl'imbrogli e alando sulle scotte.
S Càsdse n. p. Calzarsi : Vestirsi i panni, Mettersi
le calze o le scarpe.
Ga,ssLCOSk, s. f. Casacca: Vestimento che copre
il busto come il giubbone, se non che ha di più
i quarti o le falde, ma assai corte.
S Fortd casacca; Volta bandiera. Voltar cappa o
casacca, Voltar la giubba V. Bandèa.
Oa.sa.ccli.iii s. m. Casacchino e Casacchina :
Vestitino delle donne che copre loro solamente
la vita e le braccia, ed è staccato dalla sottana.
Oa<sa;d.da. s. f. Casata e Casato: Cognome di
famiglia e La famiglia stessa.
Oa.sa.eng'o add. Casalingo : Aggiunto d' uomo
0 di donna , vale Di casa , Che sta in casa, Che
bada alla casa.
Il Casalingo: Aggiunto di pane, è II pane fatto in
casa, 0 per la famiglia, o secondo l'uso delle
case private.
S A casacnga; Alla casalinga. Posto avverb. vale
Alla domestica. All'uso famigliare.
Oasa-frùisto s. m. Fromba, Frombola, Sca-
glia, Fionda e antic. Fonda: Strum. fatto d'una
funicella, di lunghezza intorno a due braccia, nei
mezzo della quale è una piccola rete fatta a màn-
dorla, dove si mette il sasso per {scagliare.
S 0 fé un bello càsafrùsto ! Egli è un bell'arnese
0 un bel mobile o un buon ciaccherino ! Dicesi
famigliarm. di Persona maliziosa, accorta; e ta-
lora detto anche per giuoco.
Oa.isa>iia.a;tta. s. f. Casamatta : Sorta di lavoro
nelle fortificazioni militari, cioè Un luogo chiuso
all' intorno e coperto al di disopra a botta di
bomba, il quale ha una o più cannoniere.
Oasameuto s. m. Casamento: Lo stesso che
Casa, ma per lo più grande; altrim. Casaggio.
Oa.sa>iietta< s. f. Buonalana, Cecino, dicesi per
giuoco di Fanciullo malizioso ed accorto; altrim.
Bricconcello, Cattivello,
Oasanu-a. s. f. Avventore, Bottegaio: Colui
ch'è solilo ad andar a comprare ad una tal bot-
tega, 0 che presso un artefice continua a servirsi
dell'arte sua; nel femm. Avventerà, Bottegaia.
Il Monte di pietà. Chiamasi cosi da noi Quel luogo
pubblico, dove s' imprestano denari con interesse
a coloro che vi lasciano in pegno ori, argenti,
drappi ed altre cose di valore. Dalla voce turca
Chasana, Luogo dove il Sultano tiene il suo tesoro.
— d'agosto; Cecino, Ciaccherino, Bel mobile, ecc.
V. sopra Casanetta.
S Desgùstd e casann-e; Tirar sassi alla colombaia,
Sviar la colombaia, vagliono Disgustar gli av-
ventori.
% Perde e casann-e; Sviar gli avventori.
Oà,isa.jScotte s. f. Cazzascotte. T. mar. Pu-
leggia incassata nel bordo, o Pasteca stabilita sul
bordo, nella quale si passano le scolte delle vele
per cazzarle.
Oa.sa.i9sa> s. f. Casaccia. Voce dell'uso e nostra.
Chiamavansi Casacce o Case grandi alcuni
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Oratori! eretti in Genova fin dall'anno i200, in cni
sì radunavano alcnni sodalizi , delti dei Discipli-
nanti, a suffragar i defunti ed esercitare altre opere
pie. Questi confratelli col progresso del tempo,
obbliando totalmente le loro sante istituzioni, con-
versero in seriche cappe il sacco primiero, e co-
minciarono ad uscir processionalmente per la città
con pompa inusitata. Quindi a poco a poco crebbe
talmente lo smodato ed eccedente lor lusso, che
ne insorsero tosto invidie, gare, dissapori ed altri
inconvenienti sì pubblici che privati, motivo per
cui furono proibite.
Oàsa.tùa> s. f. Calzatura, Galzamento: Tatto ciò
che copre il piede o la gamba, così in scarpe,
come in calze.
Oaìscamorto s. m. Cascamorto. Voce che si
usa per lo più accompagnata col v. Fare, e dicesi di
Chi fa lo spasimato, l'innamorato d'alcuna donna.
Oa/Sca>ta> s. f. Cascata, Caduta, Cadimento.
— d'cegua; Cascata d'acqua, dicesi di Quell'acqua
d'un fiume o torrente che cade come per saito;
0 di Ramo d'acqua che scorre rovinosamente per
nn gran pendìo^ o per ostacoli frapposti al suo
corso.
Oa>scé s. m. Cassiere : Quegli che ha in custodia
i denari, Che tiene la tassa.
Oascetta s. f. Cassetta. Dimin. di Cassa: Pic-
cola cassa ; e sònne di varie specie e a diversi usi.
— da ascàdàse i fé; Cassetta, Cassellina, Casset-
tina da fuoco, Cassettina da piedi, Scaldapiedi:
Piccola cassetta con coperchio traforato, la quale
ne ha dentro di sé una di ferro più piccola, piena
di brace accesa, e che usasi nell'inverno per iscal-
darsi i piedi. Se invece di brace accesa vi si tiene
acqua calda, dicesi Stufetta.
— da fa i so bezéugni; Predella, Seggetta: Quella
seggiola fatta a cassetta , con entro il càntero, e
che si pone vicino al letto pel caso occorra d'an-
dar del corpo la notte, senza recarsi allo stanzino.
— da sd; Cassetta o Cassettina del sale; e se è di
forma rotonda. Bòssolo del sale.
— da viaggio; Cassettina da viaggio, Forzierelto,
Forzierino : Piccola cassetta maneggiabile, per lo
più di legno nobile, con coperchio che serrasi con
chiavetta. In opportuni compartimenti interni so-
gliono allogarsi boccetline d'acque odorose o gen-
tili masseriziuole d'oso personale, specialm. da
viaggio, come a dire arnesi di teletta, di cucilo,
d'ornamento femminile, e anche giojelli e denari.
1 Francesi chiaraanla Nécessaire.
— de limoxine; Ceppo: Cassetta delle limosine.
— do stéumago; Cassa dello stomaco: La riunione
delle costole, in cui sono chiuse le viscere del
petto e la cavità del basso ventre; allrim. Casso,
Cassero.
S Testa in oascetta; Soppressala V. Testa.
Oaseettin s. m. Casseltino, Cassettina. T. di
stamp. Diconsi Cassettini Quei numerosi spar-
timenti, ne'quali son divise le due casse degli Stam-
patori; e ciascuno di essi contiene più dozzine o
centinaia di ciascuna special lettera o altro segno
tipografico a uso del compositore V. Cascia nel-
Vìi° significato.
Oascettinn-a s. f. Cassettina , Cassettino :
Diminuì, di Cassetta: Piccola cassetta.
Oaseetto s. m. Cassetta: Quella parte della car-
rozza dove sta seduto il cocchiere per guidare i
cavalli; altrim. Serpe V. Scerpa.
Oasoetton s. m. Cassettone, e per lo più al
plur. Cassettoni: Compartimenti delle soffitte, che
sono regolarmente incavati come casse e proce-
dono dalle distribuzioni delle travi; debbono per-
ciò essere quadrali, sebbene entro il quadrato si
descriva talvolta altra figura.
n Cassettone, per Lo sfondato Irà i medaglioni della
cornice corintia, nel quale si pone un rosone, come
si fa pure alcuna volta nei cassettoni della soffitta.
w — per Una costruzione quadrala di legname per
murare a secco dentro le acque, come accade
spesso di dover fare ne' ponti di mare, ne'fiumi, ec.
Oasclxetto s. m. Caschetto: Berretto con vi-
siera e soggólo.
Oascia s. f. Cassa : Arnese per solilo di legno,
da riporvi dentro panni, vestimenti e simili, fatta
a diverse fogge, ma di figura quadrilatera, il quale
si apre di sopra sollevando un coperchio, che si
muove a maniera di battente, girando sopra una
foggia d'arpioni o d'altro simile ingegno.
n Cassa, in Commercio s'intende Un simile arnese
di legno rozzo, chiuso da tulle le parti per uso
di trasportar mercanzie; e talvolta intendesi delle
Mercanzie stesse contenute nella cassa, e secondo
la diversa lor qualità specifica Un dato numero
0 peso delle mercanzie medesime: Unn-a cascia
de siiccao; d'éndego, de veddri, ecc.; Una cassa
di zucchero, d'indaco, di vetri, ecc.
n — per Quell'arnese, in cui si rinchiudono i corpi
morti.
n — per Quel veicolo , con cui si portano le sacre
imagini a processione; che in questo signif. di-
cesi anche Barella.
n ~- per Una costruzione quadrata di legname per
murare a secco dentro le acque V. Cascett5n
nel 3» significato.
n — per Incavatura, nella quale sta o gira alcuna cosa.
n — Presso i Mercatanti vale Quel luogo dove si
tengono i danari; ed anche II danaro contante
che si tiene per uso del commercio.
w — per La stanza in cui il cassiere riscuote e paga.
n — per II danaro che altri ha a sua disposizione:
A mcB cascia a non arriva a mille franchi;
La mia cassa non arriva a mille franchi.
n — per Tamburo, onde: Batte a cascia; Batter
la cassa, vale Sonar il tamburo per far soldati.
— da stampoei ; Cassa : Gran quadrilungo di legno
a basse sponde, diviso in vari scompartimenti delti
Cassettini (Cascetlin), in ciascun de' quali sono
distribuite le diverse lettere di metallo, e donde
il compositore le trae per comporre ciò che si
vuole stampare. Le casse sono due, simili e unite
insieme, cioè una in alto, che chiamasi Cassa di
sopra (Cascia majùscolaj e che contiene le let-
tere maiuscole, le accentate e i numeri ; l'altra in
basso, detta Cassa di sotto (Cascia bassa), la quale
è più vicina al compositore, e contiene le lettere
minuscole, gli spazi e altro.
— da taggia, dò bóssello ; Cassa della carrucola ,
del bozzello: Quel pezzo di legno, nel quale è
fatto l'incavo per contenere la ruota o il raggio
della carrucola o bozzello, o i raggi se ve ne
sono più d'uno.
— de legne pe-o cammin; Camminiera, Cassina:
Certa cassa elegante, in cui si tengono i pezzi
di legna da ardere nel camminetto. Essa è di mo-
gano 0 d'altro legno gentile, coperta in parte da
una ribalta piana o concava, mastiettata all'attiguo
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piano, sulla quale si aggiunge talvolta uno scaf-
fale a pochi palchetti per comodo di leggere
accanto al fuoco.
— deU'cegua; Conserva dell'acqua.
—- dell'anello; Castone: Quella coppetta o casset-
tina metallica, saldata sul gambo dell'anello, e nella
quale è legata la pietra; dicesi anche Cassetta
dell'anello.
— dell' éuggio; Occhiaja : Luogo dove stanno gli
occhi, Cavità che riceve dentro sé il bulbo del-
l'occhio ; altrim. Cassa dell'occhio, Incassatura,
Coppo, Orbita.
— dell'organo; Armadio: Quella specie di scaffale
sportellato, ch'è guardia alle canne ed al conge-
gno fonico dell'organo.
— de risparmio; Cassa dì risparmio: L'uffizio o
L' istituzione, ove si depositano, p«r farle fruttare,
le piccole somme di danaro che gli assennati
risparmiano.
— dò dente; Alveolo V. Dente.
— dd reléuio ; Cassa dell'orologio : Quella specie di
custodia 0 scatoletta metallica, per lo più d'oro
0 d'argento, di forma fonda, più o meno stiac-
ciata, la quale racchiude il castello e le altre in-
terne parti dell'orinolo.
— dd scciéuppo, ecc.; Cassa dell'archibaso, pistola e
simili : Quella parte dell'archibuso, pistola, ecc.,
la quale è di legno, per lo più di noce o di
àcero, e sulla quale è incastrata e fermata la
canna, come pure l'acciarino.
— dò tea; Cassa del telajo. T. tessi t. Specie di in-
telajatura mobile, che serve a colpeggiare e bat-
tere il ripieno a traverso alle aperture delle fila
dell'ordito per far la tela e il panno serrato. Essa
è composta di due pezzi verticali detti Staggi, e
di due orizzontali, che tengono obbligato il pet-
tine, delti uno il Coperchio e l'altro il Travone.
— forte; Forziere: Sorta dì cassa di ferro o di le-
gno molto forte guernito di lamine di ferro, con
più serrature a secreto, dove si chiude il denaro
e ciò che si ha di più prezioso. In alcuni luoghi
chiamanla Cassa di ferro o anche semplicem. Cassa.
S Andd féua de cascia; Uscir de' gangheri, vale
Essere o Uscir fuor di cervello; che anche dicesi
Dar nelle girelle,
§ Deficit de cascia; Manco o Difalto di cassa: Da-
naro che dovrebbe, secondo i bilanci, esistere in
cassa e mancavi.
S Fdghc andd a cascia e i pèteni ; Consumare
l'asta e il torchio, Far del resto, Far ambassi in
fondo : Mandar male il suo, Fondere le sue facoltà.
% Fa ò conto de cascia; Fare il conto di cassa:
Riscontrare o Rivedere i conti della cassa per
riconoscerne lo stato.
S Fóndo de cascia; Fondo di cassa : Danaro che
si ha in serbanza nella cassa, che rimane dispo-
nìbile dopo averne diffalcate le somme pagate.
S Levd a testa de cascia ; Cavar il cervello, Ca-
var de' gangheri, ecc. V. Testa.
S Mei fi de cascia; Renetta o Renetta bìgia V. Mei.
OASOia^ s. f. Rozzima: Intrìso di stacciatura o
di cruschello, d'untume e' d'acqua, col quale sì
frega la tela in telajo per rammorbidarla; il che
dicesi Imbozzimare fDd a càscia).
Oa<soià< s. m. Cassaro e Cassa jo. Voci dell'uso.
Colui che fa le casse dì legno. - Cassettajo,
Colui che fa le cassette.
Oasoial^anca. s. f. Càssapanca: Panca per
lo più con ispalliera, il cui piano mastìettato serve
di coperchio ad una cassa. Le cassapanche sogliono
tenersi nella prima sala d'entrata a uso specìalm.
de' servitori, che vi tengono cerle masseriziuole
domestiche, come a dire granate, spazzole, spol-
veraccì e simili.
Oasciun-a. s. f. Capanna : Piccola stanza fab-
bricata di frasche o di paglia, ed alle volle an-
cora murala, dove ì conladini ripongono fieno,
paglia e strame, e dove alloggiano le povere per-
sone, particolarmente quelle della campagna.
Oascinotto s. m. Frascato : Coperto fatto di
frasche, aperto ne' lati , per cui è diverso dalla
capanna.
Oascio s. m. Cascio. T. di cartiera. Contratelajo
0 Coperta che sì applica sulla forma del foglio.
Oasción s. m. Cassone. Accrescìt. di Cassa:
Cassa grande.
— dò màngano; Cassone del màngano. T.de'wianjmn.
Quell'arnese in cui son posti ì pesi, e che si fa
* muovere innanzi e indietro per manganare.
^ Cascioin de póppa; Cassoni dì poppa. T. mar.
Quelle casse che sono fitte interiormente alla poppa
della nave, e che servono per mettervi il biscotto
0 altro.
S Prediche dò casciòn; Prediche del cassone, di-
consi nell'uso Quelle prediche alla grossa e piene
di luoghi comuni.
OasciSnetto s. m. Cassonetto, Cassoncello,
Cassoncìno. Dimin. dì Cassone : Pìccolo cassone.
f Oasciscìa . • . ■ Nome ideale che si usa nel
seguente modo : Testardo camme casciscia; Osti-
nato come un mulo.
Oaseo add. Legnoso, Spongioso: Aggiunto che si
dà ai navoni e alle rape quando, ita a vuoto la lor
carne, le fibre son ruvide e non buone a mangiarsi.
Caseize s. m. Calcese. T. mar. Testata di forma
quadra in cima all'albero di tal nome, nella quale
si contengon le pulegge per issare la vela Ialina.
Oaserma s. f. Caserma : Casa o Edificio per
alloggio dei soldati ; deriva da Casa e da Arme.
Oasermag'g'io s. m. Casermaggio. Voce
d'uso. Ogni spettanza di Caserma.
Oasetta s. f. Casetta, Casina. Dimin. di Casa:
Pìccola casa,
n Casella: Uno di quegli spazi quadri, dove gli
Aritmetici rinchiudono i numeri nel far i calcoli.
„ — ed al plur. Caselle o Cassetlini : Quegli scom-
partimenti 0 separazioni che trovansi nelle scansie
0 scaffali ad uso dì metter libri, scritture, let-
tere 0 simili.
Oasetta s. f. Calza, Calzetta, ed al plur. Calze,
Calzette : Specie di vestimento di gamba, fatto a
. maglie, ma di materia nobile, come seta, fila-
liccio, filo e cotone.
— fwte all'agóggia ; Cahe fatte co' ferri: Quelle che
son fatte a mano dalle donne, coi ferri senza
cucitura.
— fcBte a-o tea; Calze tessute: Quelle che son fatte
col telajo del calzetlajo, e son cucite in tutta la
loro lunghezza.
— inverse; Calze arrovesciale.
— sensa scappin; Calze a staffa o a staffetta : Quelle
che invece d'aver peduli (scappin) terminano in
una staffa.
« — strafoce; Calze traforate: Quelle cui, per or-
namenti , si lascian trafori, specialmente sul collo
del piede, siano esse fatte al telajo ovv. co' ferri.
CAS
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— zù pe gambe; Calze a bracaloni o a cacajaola.
Modo basso. Qaeiie che non legate ricadono verso
il piede, 0, mal legale, s'allentano e s'increspano
lungo le gambe.
% A-i paizen e casette de scea ghe spellan e gambe;
11 villano nelle piume sta a disagio. Dell. prov.
S Andd in scappiti de casette; Andar in peduli
V. Andd.
§ Èse sensa casette; Essere sgambucciato , cioè
Senza calze.
% Sfeze casette; Mezze calze: Quelle che arrivano
soltanto a mezza gamba.
S Scappin de casette; Pedule V. Scappin.
O&settà. s. m. Calzettaio: Colui che fa calze
0 altri simili lavori col telajo da maglia.
Oàsettaea; s. f. Calzettaia: Donna che per
mestiere rimenda le calze ; altrim. Rimendatrtce,
e più comunem. Rimendatora.
Oa/Settiii]i-a< s. f. Casettina, Casellina, Ca-
serella, Caserellina, Casinina: Piccola casetta,
Oàsett^u s. m. Calzerone : Calza ampia e
grossa, ma per lo più di lana ordinaria.
Oàsig'g^iSn. s. m. Gambo: Il fusto del fnngo
che ne sostiene il cappello.
S Casiggioin; Bordoni : Le penne degli occellì
quando cominciano a spuntare.
Oa.siiuix*o V. Caximiro.
CsLSin. s. m. Casino : Piccola casa. Oggidì pigliasi
per lo più per Casa di delizie in campagna,
w Casino, per Quell'appartamento, dove i nobili e
altre persone dei primi ordini della città sogliono
convenire per giuocare o per altro trattenimento.
1) — Chiasso, Bordello, Lupanare, Postribolo, e
nell'uso Casa di tolleranza.
— da caffè ; Casina o Casino da caffè V. Caffeaus.
Oà.sin.à> s. m. Calcinaio. T. conciat. Pila o Truo-
golo da porre o tenere le pelli o il cuojame in
calcina , onde poscia conciarli e ridurli atti ad
uso di vesti, calzari e di molte altre cose.
Oà.siiiajéii s. m. Fornaciaio, Fornaciaro: Co-
lui che fa ed esercita l'arte di cuocere la calcina
nella fornace.
Oa.siiia.sso s. m. Calcinaccio : Rottame di cal-
cina rasciutta e secca, già stata posta in opera
nelle muraglie.
Oàsiuiello T. de' contad. Arnese di
legno fatto a modo d'un V con due buchi nelle
aste, di cui si servono i contadini per istrin-
gere e serrar le funi, con le quali legano grossi
carichi di paglia, di fieno e simili cose.
Oà,siiiii-a< s. f. Calce : Pietra cotta e calcinata
per via di fuoco in fornace, la qual, lievitala a
poco a poco con acqua mescolala con rena, serve
a far la calcina da murare.
n Figurai, usasi da noi per Miseria : A l'è càsinn-a;
É miseria. Ommo pin de càsinn-a; Uomo pien
di miseria.
— grassa; Calcina grassa: Quella eh' è mescolata
con poca rena.
— magra; Calcina magra o magherà: Quella ch'è
mescolata con troppo più rena del convenevole.
— sciod; Calce spenta e in Tose. Calce sfiorata: Quella
che ha avuto l'acqua, Ch'è finita di fermentare.
— vergine; Calce viva: Quella che non è ancora
slata spenta coU'acqua.
n Cód a càsinn-a; Colare la calcina: Farla pas-
sare alla cola per separarne le pietruzze o altra
moDdiglìa.
$ Pasta de càsinn-a; Grassello: Calce spenta, non
ancor mista con rena, e perciò non per anco
ridotta in calcina.
S Sciod a càsinn-a; Spegner la calce, vale Get-
tarle dentro dell'acqua affinchè lieviti.- Sciod, Lie-
vitare, adoperato in senso neul. vale Quel rigon-
fiarsi, riscaldarsi, ammollirsi e disfarsi che fa
la calce viva, lasciata ammontata con poc'acqua
per qualche tempo nel truogolo, per rimenarla
quindi e stemperarla in maggior quantità d'acqna
e formarne il grassello (pasta) da ridursi poi io
calcina: A càsinn-a a scioa; La calce lievita.
Oà>so s. m. Calcio: Percossa che si dà col piede.
— dell' erboo ; Ceppo : Base o Piede d' un albero
qualunque.
S Dà di càsci a-o vento; Dar de' calci al vento,
al rovaio, all'aria e simili, vale Esser impiccato.
M — di COSCI a ùnn-a cosa ; Dar de' calci a chec-
chessia, figurai, vale Lasciar ire l'occasione di
poterlo avere, Disprezzarlo, Tenerlo a vile: 0
dà di càsci a-i dince; Egli dà de' calci ai danari.
S Fd càsci e pugni; Far a calci e a cazzotti, si
dice di cose che sono tra loro contrarie, e una
ripugna all'altra.
S Piggid a càsci ùnn-a persótm-a ; Prender a calci
un tale, vale Dargli de' calci. Percuoterlo a forza
di calci, che anche dicesi per ischerzo Mandar
a calcinaia; e talora figurai. Dar brusco com-
miato a uno, Cacciarlo fuori di casa o d'ofiScio.
S Tid di càsci; Tirar calci, Menare o Levar calci,
Calcitrare; e dicesi propriam. de' cavalli, mali,
e asini. Parlando di cavalli, dicesi meglio Scal-
ciare, Scalcheggiare, Calceggiare.
Oà-soin s. m. plur. Calzoni : Vestito da uomo
che copre dalla cintura al piede, spartendosi in
due come fa la forcata dell'uomo, per coprire
ciascuna gamba da sé, ed è diviso in due pezzi,
benché anche ad un sol pezzo dicesi Calzone V.
Vallónn-a.
— ciìrti; Calzoni curii , Brache : Calzoni che giun-
gono fin sotto il ginocchio V. Braghe.
$ Andd a cavallo a-i càsoin; Andar alla' pedona.
Pedonare, cioè Viaggiar a piedi.
§ Èse dui cu in t'ùn pd de càsoin; Esser due
anime in un nòcciolo V. Braghe.
g Fdsea in ti càsoin; Empiersi i calzoni, Farsela
nelle brache o sotto o ne' calzoni V. Braghe.
g Scappd da-i càsoin; Andarsene pel buco dello
acquaio, Assecchire, dicesi figurai, di Persona che
vada dimagrando e consumandosi insensibilmente.
Oasòn s. m. Casone. Accrescit. di casa: Casa
grande.
Oa.soiietti s. m. plur. Calzoncini : Piccoli cal-
zoni, e dicesi per lo più di quelli de' fanciulli.
Oa.sotto s. m. Casotto, dicesi comunem. Una
stanza posticcia, fatta per lo più di legname, per
istar coperto o per farvi bottega.
$ Casotti da gaggia di óxelli; Casottini: Giascnna
di quelle parli laterali della gabbia sporgenti in
fuori come due piccole gabbioline, in una delle
quali si mette il mangiare, nell'altra il bere.
OfLSOtto s. m. Calzerotto: Sorta di calza grossa,
di lana ordinaria e senza pedule, rimboccata per
lo più sopra al ginocchio, che usano i contadini,
mulattieri, vetturali ed altri per difendere le gambe
dal freddo e dal fango. In alcuni luoghi della To-
scana dicesi anche Calzinollo.
Omóu part. Calzato V. Cà$d.
198
CAS
CAS
$ 0 l'è un aie càsóu e vestio ; Egli è un asino
0 bue calzato e vestilo V. Aze.
Oaspita.: Cappita! Caspita! Capperi! Càp-
pìzzi ! Cagna ! Cazzìca ! Minchioni ! Esclamaz.
di maraviglia.
Oaspitinn-a ! Caspiterina ! Cappiterina ! Per
bacco! Capperi! Esclamaz. di maraviglia.
Oassa s. f. Romajuolo, Romajolo, Ramaiuolo,
Ramajolo, Mestola , Cazza : Strum. per lo più di
cucina, di ferro stagnato o di legno, fatto a guisa di
mezza palla vuota, con manico alquanto lungo
e uncinato per appenderlo. Adoprasi a prendere
minestra, brodo, ecc.
— da arrecchéiigge » dincB; Mestola : Strum. di latta
fatto a foggia di grosso cucchiaio, con cui si pren-
dono i danari sovra un banco.
— da frtti; Mestoletta o Meslolina da fritti, e sem-
plicem. Afestolina: Mestoletta per lo pili piana,
a uso di rivoltare il fritto nella padella, e di
cavamelo, fattone scolar l'unto.
— do peixc; Cucchiara. T. mar. Utensile di ferro
simile al romajuolo, nel quale si fonde la pece,
e con cui la si versa sui commenti dei ponti ,
dopo d'averli calafatati.
— da scciùmmd; Scumaruola o Scnmajuola: Pic-
cola mestola di ferro stagnata o forata ad uso
di levar via la schiuma dalle cose che si fanno
cuocere.
S Dà da cassa; Mestare, Tramenare : Agitare colla
mestola la minestra o altro che sta cuocendo,
affinchè non si attacchi al fondo della pentola,
casseruola, ecc.
Cassa s. f. Mestolata, Romajolata : Colpo di me-
stola 0 romajolo ; e Quanta materia si può pren-
dere colla mestola o romajolo.
S Aveine ùnn-a cassa ; Averne una buona bussata,
dicesi fìgurat. a Chi ha o ebbe qualche gran
malattia.
Oassaola V. Cassarolla.
Oassaola s. f. Casserolata: Tanta materia
quanta entra in una casserola; ed anche per Colpo
dato colla casserola.
Oassaolin V. Cassaolinn-a.
Oassaoliun-a s. f. Casserolina. Dimin. di
Casserola: Piccola casserola.
Oassax*£oa s. f. Mestola bucherala o sempli-
cem. Mestola: Strum. per cucina di rame, d'ot-
tone 0 simile, che ha qualche somiglianza col
ramajolo, ma è pochissimo concavo, bucherato,
e con manico lungo, e per lo più della stessa
materia, a uso di trarre checchessia dalla pen-
tola 0 caldaja, lasciatane scolare la parte liquida.
Oassax*olla s. f. Casserola, Casseruola e Caz-
zaruola : Vaso di cucina, di rame, di ghisa o di
terra cotta, concavo, con manico laterale, diritto,
lunghetto, fermo, nel quale si cuociono le vivande
in umido.
Oassaoiòdi s. m. Cacciatoja. T. falegn. Strum.
di ferro a guisa di scalpelletto, di grandezza per
ordinario d'un dito d'uomo, e più grosso da capo
che da piedi, il qual serve per cacciar ben ad-
dentro i chiodi nel legno, talmente che la testa
del chiodo ancor essa entri nel legno.
Oassacùuiiii s. m. Cacciatoja. T. stamp.
Pezzo di legno ossia Conio, che serve per aprire,
serrare e stringere le forme nel torchio da stam-
patori.
CÀniscio s. m. Cassero o Castello di poppa. 7.
mar. Mezzo ponte della nave, che prende dalla
poppa all'albero di maestra. *
Oassapunte s. m. Cacciapunte. T. falegn.
e dell'uso: Strum. di ferro, sottile, che serve per
cacciar le punte ben addentro nel legno, quasi
simile alla Cacciatoja Y. Cassaciòdi.
Oassazión (Corte de) V. Corte.
Oassetta s. f. Mestoletta, Meslolina, Romajo-
lino: Piccola mestola o romajolo. - Mestolo dicesi
Quel cucchiajo di legno, pochissimo incavato e a
lungo manico, che serve a rimestar roba nelle
casserole e in altri vasi.
1) Succhio, Foratojo, Trivella. T. mar. Strum. di
maestro d'ascia, fatto d'una verga di ferro ac-
ciaiala e tagliente a spirale in giro ad un'estre-
mità, dall'altra guernila d'un manico, che serve
a far de' buchi ne' legni per introdurvi chiodi ,
cavicchi, pernii nella costruzion delle navi. Ve
ne sono di varie lunghezze e dimensioni.
— da meneslra; Romajuolo da zuppa, e semplicem.
Romajuolo: Specie di cucchiaione da tàvola, d'ar-
gento 0 d'altro metallo, che serve a scodellar la
minestra.
— da merelli; Romajolino da fragole : Arnese per
10 più d'argento e bucherato, che serve a distri-
buire le fragole a mensa.
§ Mento de cassetta; Bazza. Chiamano i Fiorent.
11 mento allungalo e un poco arricciato.
Oasséua s. f. Cazzuola, Mestola: Strum. di
piastra di ferro torto, di forma triangolare, con
suo manico da tenere in mano, che serve a' mu-
ratori per maneggiar la calcina nel murare, in-
tonacare e arricciare.
1) Cocchiumalojo. T. de'bottaj. Sgorbia per fare il
cocchiume alle botti, ch'è la buca per dove queste
si empiono.
— d5 bùgatto; Cassetta: Quell'arnese ch'è sotto la
tramoggia (traméuia).
Oassezzà v. a. Mestare, Tramenare V. Cassa
nell'ultimo significato.
H Alle volle usasi per Minestrare, Scodellare, cioè
Mettere la minestra nelle scodelle,
n Ed anche per Cavar sovente minestra od altro
cibo dalla pentola.
Oassoa s. f. Cazzuolata : Quella quantità di cal-
cina 0 simile che si prende in una volta colla
cazzuola. Una cazzuola piena; e nell'uso Mestolata.
Oassottp s. m. Cazzotto, e più onestam. Co-
solto: Pugno forte dato sotto mano; altrim. Pu-
gno, Sgrugnone.
% Fa cassotti ; Fare a cazzotti, dicesi di Due o
più persone che tra loro si dieno de' pugni.
Oasta^ua s. f. Castagna: Frutto del Castagno
(Castanea vescaj, la cui scorza è di color bruno-
rossiccio, e la sostanza farinacea fornisce un buon
alimento.
— d'India; Castagna d'India: Frutto del Castagno
d'India fAesculus hippocastanumJ,mgi non buono
a mangiarsi a cagion della soverchia sua amarezza.
— marrdnn-a; Marróne V. Marrónn-a.
g Castagne secche; Castagne secche: Quelle fatte
seccare col guscio sul seccatoio. - Castagne bian-
che diconsi Le castagne secche battute e ripulite
dal guscio.
« — dell'argano; Castagne, Linguette, Scontri. T.
mar. Ferri, il cui uso è d'arrestare l'argano ed
Impedire che disviri o giri in contrario, per la
forza della gomena, quando si vuol sospenderne
CAS
CAS
199
l'azione; e in generale Qualunque scontro o tacco.
S Àcchéugge e castagne; Raccòr le castagne V.
Castagna.
g Cazze in castagna; Cader in fallo.
3 Co de castagna; Castagno, Castagnino, Casta-
gnòlo : Di color simile alla scorza della castagna.
S Z)ó ó faggio a-e castagne; Castrar le castagne:
Intaccar la scorza delle castagne con un piccolo
taglio aflSnchè nell' arrostire non iscoppiino.
S Derissà e castagne; Diricciare o Sdiricciare le
castagne V. Derissà.
% Fa castagna; Far la camiciaola, Io dicono in
Firenze I giuocatori di biliardo o di palle o di
altro giuoco d'abilità, quando ano di essi, indet-
tato con l'avversario, perde a bella posta per
vuotar le tasche a un altro con cui è in società,
spartirsi poi il suo denaro e goderlo alla barba sua.
% Lùggio da castagna; Peluia o Peluria V. Lùggio.
$ Ombrissailo da castagna; Bellico V. Ombris-
salto.
S Ped e castagne; Scorzare, Sgusciare, Sbucciare,
Mondar le castagne.
S Piggid in castagna; Trovar in fallo, Cogliere
in flagranti.
g Rissa da castagna; Riccio V. Rissa.
S Scorsa da castagna; Guscio o Scorza della ca-
stagna.
S Secchceso de castagne ; Metato o Seccatojo V.
Secchceso.
S Zanella da castagna; Baco V. Zanella.
C!a<sta<g'iià< v. n. Raccorre le castagne. Voce
del contado.
Oa^sta/g-nasso s. m. Castagnaccio V. Pa-
nella.
Oastag'nette s. f. pi. Castagnette: Strum.
fanciullesco il qnal si lega alle dita e rende suono
al dimenar delle braccia per lo percuotersi tra
loro de' pezzi, composti per lo piiì d'osso, d'avo-
rio, di legno o di gusci di noce.
— do cavallo; Calli, Ugnelle, Castagne: Quella du-
rezza eh' è situata nella parte di dentro sotto al
ginocchio delle gambe davanti del cavallo.
Oastag-néu. (Funzo); Róssola, Róssola mag-
giore V. Funzo.
Oastag>iiéua s. f. Castagnola. T. \ii\o\.Sparus
chromis. Pesce di mare, così detto dal suo colore
castagnino e che ha qualche somiglianza col pà-
garo. Distingnesi per le sue pinne azzurre, eccetto
le pettorali e le toraciche, che sono gialle.
w Castagnola. T. mar. Pezzo di legno fatto ad uso
di bietta, il qnal s' inchioda sovra un altro legno
cóme antenna, albero o simile, per dar volta a'cavi.
Oastag-uixLU-a s. f. Farina di castagna.
Voce del contado.
n Migliaccio : La farinata di castagna, la qual cuo-
cesi al forno come la farinata di cece, e ordi-
nariam. vien regalata d'olio , di finocchio agro
e pinocchi.
Oastag-no add. Castagno : Di colore simile alla
scorza della castagna, ed è aggiunto del pelo del-
Foomo e del mantello del cavallo; allrim. Casta-
gnino, Castagnòlo.
Oastag-uòu s. m. Castagnaio: Chi raccoglie
le castagne.
Oastellan s. m. Castellano: Capitano di ca-
stello 0 Signor di esso.
Oa<stella>sso s. m. Castellaccio. Peggior. di
Castello, cioè Castello grande e mezzo rovinato.
% Castellasso ! Cazzica ! Cappita ! Cagna ! Canchì-
tra! Cancherusse! Cacalocchio! V'oci d'esclam.
che si adoperano, per lo più in senso di sabito sde-
gno, pulitamente invece d'altra sconcia e plebea.
S jVS capi un castellasso; Non intendere un'acca,
Non capir nulla.
S Nò vaeì un castellasso; Non valere un fico, un
lupino, uno straccio, ecc.: Non valer nulla.
Oastelletto s. m. Castelletto. Dimin. di Ca-
stello: Piccolo castello, e propriam. Un forte io
forma per lo più quadra col cassero sulla porta,
e le torri ai quattro angoli, che si poneva per
sopraccapo alle città onde frenare gli umori dei
cittadini , o nel luogo più alto d'un gran castello
per allungar la difesa.
n Castelletto, nelle Arti si applica a Qaalsivoglia
ingegno composto di varie parti di legname o
di metallo a guisa di macchinetta acconcia a con-
durre alcun lavoro, come: Castelletto da otto-
najo, da legator da libri, ecc.
Oastello s. m. Castello: Terra murata e for-
tificata, entro la quale avevan la loro abitazione
gli antichi baroni e signori. Oggidì usasi per Ròcca,
Fortezza.
n Castello, nelle Arti dicesi Qualunque macchina
composta di ritti, travi, traverse, sproni e simili,
incastellati e congegnati insieme per diversi usi
meccanici.
— de póppa ; Cassero o Castello di poppa V. Càssao.
— de prua; Castello di prua o Castello davanti V.
Carabottin.
— dd reléuio; Castello dell'orinolo. T. oriuol. La
riunione delle due cartelle, che comprende (atto
il meccanismo dell'orinolo da tasca.
§ Fd castelli in àia; Far castelli o castellucci io
aria, o semplic. Far castellucci, Far castelli sa
pe' nuvoli, vale Pensare a cose vane e difficili;
altrim. Almanaccare, Far almanacchi, Far de' la-
nari. Fantasticare.
S 0 castello 5 tia sasci; E' non ce ne canta uno,
Non aver da far cantare un cieco : Modo di dire
con cui vaolsi esprimere Che si è al verde, alla
màcina, cioè Scusso di denari.
Oastig-à v. a. Castigare e Castigare, Punire;.
Dar pena conveniente al fallo commesso.
— a gòa; Castigar la gola: Temperarsi nel cibo,
Far astinenza.
Oastìg-amatti s. m. Castigamatti, Gastiga-
pazzi, dicesi metaf. di Sferza, Staffile o simile,
con cui si minacciano i fanciulli impertinenti; e
talora di Persona che può mettere altrui il cer-
vello a partito, che in questo signif. dicesi an-
che scherzev. Conciateste.
Oastigo s. m. Castigo, Castigo , Gastigamentó,
Punizione: Pena che si fa soffrire a colui che
ha fallato.
% Mette in castigo; Castigare: Assegnare alcanà
punizione a' fanciulli.
GaiStigòxL pàrt. Castigato, Pnnito.
— ne-o parld; Castigato- nel parlare, vale Corretto,
Pulito, Regolato.
Oastitee s. f. Castità : Quella virtù per la quale
l'aomo si astiene da ogni turpe libidine; e talora
Astinenza totale da' diletti sensuali.
Oastón s. m. Castone. T. giqjell. Casseltina me-
tallica, saldata sul gambo dell'anello, e nella quale
è legata la pietra.
Castòro s. m. Castòro e Castore: Animale
200
CAT
CÀV
anfibio, che produce il Castorio, e fa maravigliose
abitazioni nelle acque; altrim. Bìvaro, Bèvero.
S Panno, cappello, guanti de castòro; Panno,
cappello, guanti di castòro, diconsi Le suddette
cose fatte col pelo o colla pelle di detto animale.
Oa<su.£tlit8e s. f. Casualità: Ciò che è fondato
sul puro caso, II poter accadere o non accadere
una cosa.
Oa;SÙppa< s. f. Casupola, Casipola, Casolare: Casa
piccola e misera ; altrimenti Tugurio, Catapecchia.
OO'SÙ.ssa.s. f. Casaccia. Dimin. e avvil. di Casa:
Casa piccola e cattiva. Casa ridotta in pessimo
slato, dove appena si possa abitare.
Oatafti/rco s. m. Catafalco: Quell'edifìzio di
legname, fatto per lo più in quadro o piramidale,
che si circonda di fiaccole accese, dove si pone
la bara del morto.
4(Da>ta>lauu-a> CBeive a) V. Beive.
Oa<ta.letto s. m. Cataletto, Bara, Feretro, Ata-
ùto: Strum. di legname fatto a guisa di letto,
in cui si mette il. cadavere per portarlo alla se-
poltura.
Oatàx'o s. ra. Catarro: Superfluità d'umore che
ingombra il petto e la testa.
Oataroso add. Catarroso : Aggiuntò di persona
che patisce di catarro, ovv. d'Ogni cosa che ca-
gioni catarro.
OateolLiximo s. m. Catechismo: Insegna-
mento di quello che dee credere ed operare il
cristiano per ottenere la salute eterna; e dicesi
anche II libro che contiene detto insegnamento.
Oatecliizizà v. a. Catechizzare: Propriam. In-
segnare la dottrina cristiana.
Cattedrale s. f. Cattedrale : La chiesa nella
quale siede il Vescovo; altrim. Metropolitana. Usasi
, anche come addiettivo.
Oatex*atta s. f. Cateratta: Addensamento del-
l'umor cristallino che appanna e toglie interamente
la vista. Gli antichi la chiamavano SufiTusione.
"Oato V. Caratlo.
**Oatorlbia s. f. Catorbia. Voce furbesca, e vale
Prigione.
S Mette in catorbia; Mettere in catorbia, Incator-
biare, vale Mettere in prigione.
Oatran s. m. Catrame : Specie di ragia nera, la
quale si cava per via di fuoco dagli abeti e pini,
e serve specialmente a vari usi marinareschi, come
a spalmar le navi, impeciare e incatramare i cor-
dami per difenderli dall'acqua e dal sole.
**« Vino. Vóce furbesca: Ghe n'ea dò cafranf Ce
n'era del vino? 0 l'ha 5 catran; É ubbriaco.
Oattaiuetta s. f. Cavalletta, Locusta: Anima-
letto simile al grillo, ma di corpo più sottile ed al-
lungato, con ali lunghe. Ce n'ha di più colori, ma
da noi intendasi quello ch'è tutto verde.
Oattivàse n. p. Cattivarsi; ed usasi in questo
significato: Cattivàse l'animo d'ùnn-a persònn-a;
Cattivarsi l'animo d'una persona, vale Procacciar-
sene la benevolenza. Farsela amica.
Catti véla s. f. Cattivezza, Cattiveria, Cattività,
Tristizia, Ribalderia, Malizia, Pravità: Inclina-
zione a nuocere e mal fare.
Cattivo add. Cattivo: Aggiunto d'uomo, vale
Ribaldo, Tristo, Malvagio, contr. di Buono.
M Cattivo: Aggiunto d'animale o di cosa, vale Che
ha in sé alcun difetto o viziò essenziale; quindi
Cattivo paese, Cattivo vino, Cattivo cavallo, Cat-
. livl versi, Panno cattivo, ecc.
t» — Aggiunto di cera, vale Torbida, Oscura, So-
spetta, Che palesa un non so che di malvagio;
e talvolta Smunta, Sparuta, Che indica malsania.
Il — Aggiunto di risposta, vale Brusca, Scortese.
Il — Aggiunto d'aria, d'alimento, ecc., vale No-
civo, Pregiudizievole.
Il — Aggiunto di tempo, vale Che minaccia pioggia.
" — Aggiunto d'augurio, vale Sinistro, Infausto.
Il — Aggiunto di scrittura, vale Bruita e non leg-
gibile.
S Co-e cattive; Colle cattive. Modo avverb. e vale
Con modi severi e minacciosi.
S Doppo ó cattivo ven o bon; Dopo il cattivo ne
viene il buono. Prov. di chiaro significato.
$ Fd 0 eattivo; Cagneggiare, Fare il giorgio, il
bravo, lo squarcione.
Q/&,ttolìca (Batte aj ; 3Iendicare all'accattolica.
Reggersi d'accatto. Viver di limosina V. Batte.
Cattùa s. f. Cattura : Presura di alcuno, per or-
dine della Giustizia; ed anche L'ordine stesso
della presura.
Oattùrà v. a. Catturare: Il pigliare ed imprigio-
nare che fanno gli agenti della pubblica forza di
qualche delinquente o fallito.
Catu-lblba s. f. Tamburaccio: Strum. militare di
suono strepitoso, somigliante al tamburo, ma assai .
più grande in lunghezza e larghezza, che si suona
nelle bande con una mazza che ha in cima una
palla piena di borra e fasciata di pelle , quando
queste accompagnano e precedono sonando i di-
staccamenti di soldati in parecchie loro funzioni ;
altrim. Tamburone, Gran Cassa, Cassone.
Catùccetto s. m. Canterello, Canterello. Dim.
di Càntero: Piccolo càntero.
Catùccià s. f. Quanto cape in un càntero. Un
càntero pieno.
Oatùccio s. m. Càntero V. Càntio.
Caudatàrio s. m. Caudatario : Colui che so-
stiene l'estremità delle vesti prelatizie, detta Coda.
Causa; V. a. Causare: Esser causa, Produrre,
Cagionare.
Il Causare, per Incolpare, Por cagione V. Accaxdnd.
Cautéio s. m. Cauterio e Cautéro: Apertura
che si fa nella carne bruciandola con caustico
potenziale, per farne uscire i cattivi umori ; che
dicesi anche Roltorio, Fontanella e Inceso.
Il Cauterio, figurai, dicesi a Persona fastidiosa e
seccante, da cui sia difficile liberarsi; e talora
ad Uomo continuamente malatticcio, pieno d'ac-
ciacchi, di malori, ecc.
Cautela s. f. Cautela, Accortezza, Sagacità,
Diligenza : Maniera di procedere con avvedimento
e giudizio in alcuna cosa; anlic. Caltela.
S A cautela; A cautela. Posto avverb. vale Per
sicurezza, A ben essere.
Cautela, v. a. Cautelare, Assicurare.
Cauterizza v. a. Cauterizzare: Far cauterio,
Incendere.
Caute rizzazión s. f. Cauterizzazione:
L'atto del cauterizzare.
Cauziou s. f. Cauzione, Cautela, Sicurtà, Mal-
leveria.- Usasi anche per Mallevadore, cioè Colui
che si rende sicurtà per altri.
Cava s. f. Cava : Il luogo dove si cavano i me-
talli , le pietre, ecc. - La cava di pietre dicesi
anche Pelraja.
Cava s. m. Grascino. Chiamavasi già da noi Quel
ministro basso degli Edili, il quale avea special
CAV
CAV
201
obbligo d' invigilare a che si desse il giusto peso
ai compratori di derrate, che le grasce si ven-
dessero legittime, ecc. L'etimol. della voce geno-
vese sembra dal verbo latino Caveri, Guardar-
sene, Starne airerla ; ovv. anche dalla voce torca
Cavass, che in Costantinopoli equivale a Guardia
municipale o qualche cosa di simile. Oggidì ven-
nero aboliti e sostituiti dalle Guardie Municipali
V. Cantone nel 2* significato.
Oa-và V. a. Cavare : Far un buco nella terra con
arnesi da ciò, Scavare; e talora anche Zappare
attorno ad una pianta, che in questo significato
dicesi anche Scalzare.
n Cavare, per Levare una cosa dond'ella si trova,
Trarre V. Leva.
n — Detto di scritti, vale Copiare.
w — per Isvellere o Levar dal suo luogo con qual-
che forza una cosa che vi sia attaccata, come:
Cava i éuggi, i denti, ecc.; Cavar gli occhi, i
denti e simili, vale Svellerli, Strapparli.
— o «iòh/O) Smidollare: Tòr via la midolla dalle ossa.
— sangue; Cavar sangue V. Leva.
§ Cavdse da ùnn-a cosa; Cavarsi da checchessìa,
vale Liberarsene.
% Cavdseghea bell'e ben; Cavar buon viso da chec-
chessia, vale Riuscirne bene, Trarne vantaggio,
utile.
Oavadenti s. m. Cavadenti: Colui che fa l'arte
di cavare ì denti altrui. Dicesi anche nell'uso Den-
tista ; ma, propriam. parlando, il Dentista è Colui
che si occupa esclusivamente nel trattamento e
nella cura delle malattie de' denti.
Oavafe^ng-o s. m. Cavafango , Curaporli V.
Pdntòn.
Oavag-g-éo s. m. Cavaliere, Nobile, Gentil-
uomo: Uomo di nobile stirpe, Di condizione ca-
valleresca. Voce nostra andata in disuso.
S Tratta da cavaggèo; Trattare, Agire da cava-
liere, vale Trattar cavallerescamente, alla grande,
con lustro e da gentiluomo.
Oa'vag'iia s. m. Canestra, e a Firenze Paniere
bislungo, e, se molto grande, Panierone , Paniere
stretto e lungo con manico arcato in centro, da
portar pane, paste, fiaschi, bottiglie ed altre cose.
I Panieroni talora hanno due coperchi, uno per
parte, girevoli verticalmente per via d'una ma-
stiettatura, che li lega a una traversa intessuta da
due punti opposti alla bocca nella direzione del
manico, i quali possono fermarsi ciascuno al cor-
rispondente punto in sull'orlo con una staffa che
entra in una maglia.
— d5 disnd; Panierone da pranzo : Portavivande
fatto di vetrice, di forma cilindrica, a parecchi
piani, con isportello e forte impugnatura o ma-
niglia per di sopra, acconcio a portare alcuni
piatti di vivande da uno in altro luogo.
Ca-rag-na s. f. Cavagna, Paniere, Canestro pieno:
Quanto cape in un cavagno, paniere o canestro.
Oa-vag-netto s. m. Strenna pasquale. Voce
d'uso. Regalo che si suol fare tra amici nella Pa-
squa di Risurrezione, cosi detto da noi per l'uso
che sì ha di dare in quel tempo ai fanciulli un
canestrino fcavagninj di legno, fasciato di pasta,
con due o pia uova dentro.
OaT^ag-nin s. m. Canesirino, Canestrello, Cà-
nestretto, Canestruzzo, Canestruolo, e a Firenze
Panierino, Pancrino, Panieretto, Paneruzzolo:
Piceolo canestro o paniere.
— da ascàddse; Caldanino, Scaldino, e in Tose.
Laveggio, e comunem. per aferesi Veggio: Vaso di
terra cotta o di rame, con manico curvo elevato,
fermo a due punti opposti della bocca, e serve
per iscaldarsi le mani.
OaT^ag-ninu-a s. f. Canestrina, Canestretla,
Canestrella, e a Fir. Panìerìna, Panerina, Pàne-
ruzzola: Piccola canestra o paniera. - Panìerìna
traforata dicesi Una piccola ed elegante panìe-
rìna a larga bocca, intessuta a trafori, entro cui
le signore tengono i lor minuti lavori. Talora è
panciuta e a bocca stretta, e porlanla esse in mano
0 appesa al braccio a guisa dì borsa (saccanò)
da riporvi il fazzoletto, l'uffiziolo o altro.
Oavag^no s. m. Cavagno, Canestro, e a Fir.
Paniere: Arnese intessuto di fili di vetrice o altre
consimili vermene, di figura tonda o conica, e
a manico arcato in centro, onde comodamente
imbracciarlo o portarlo a mano : serve a riporvi
e a portar attorno robe non liquide. - Il Cavagno
delle Guardie del fuoco CPómpéJ è fasciato in-
ternamente di pelle 0 di tela incerata, e serve
a trasportar acqua per estinguere gì' incendìì.
S Rompi 5 cavagno in te vendegne; Rompere o
Guastar Fuovo in bocca o nel paniere, vale Gua-
stare ì disegni altrui presso alla conclusione.
Ca'valca V. Cavarcd.
Cavalcata V. Cavarcata.
Oavalcatùa V. Cavarcatùa.
Oavaleg-g-iero s. m. Cavaleggiere, Caval-
leggiere, Cavaleggiero, Cavalleggìero : Soldato a
cavallo, armato di leggiera armatura.
Cavaliere s. m. Cavaliere: Chi è insi{[nitD
d'alcun ordine di cavalleria,
n Cavaliere, per Cavalcatore, Che cavalca, Gavaliero.
— del dente; Cavalier del dente, Parassito, Becca
pranzi, dicesi per ischerzo dì Colui che fato
scroccone, che uccella a cene e a desinari. .
— d'indùstria; Cavalier d'industria, dicesì per di-
sprezzo d'Uomo che campa a spese altrui, scroc-
cando quel che può.
— servente; Cavalier servente : Colui che frequenta
una signora per servirla del suo braccio; altrim.
Bracciere.
Cavalla s. f. Cavalla, Giumenta: La femmioft
del cavallo.
S Cavalla; Ciortone, Certone, e nell'uso Cavalla.
T. ittici. Scomber colias. Pesce di mare simile
al Lucertolone marino (Zaxerto), se non che ha
gli occhi più grandi.
Cavallaja s. f. Cavalleria: Milizia a cavallo.
Dicesi Cavalleria leggera quella armata alla leg-
giera, come usseri, dragoni, ecc. ; Cavallerìa pe-
sante 0 grave o grossa, quella dì grave arma-
tura, come le corazze, ecc.
S Pollastro a cavallaja; Pollo all'arrabbiata: Pol-
lastro tagliato a pezzi e fatto cuocere presto presto
in casserola con burro e cipolla: vi si aggiun-
gono talvolta dei pomidoro.
Cavalleria V. Cavallaja.
Cavallerissa s. f. Cavallerizza: Luogo de-
stinato all'insegnamento o all'esercìzio del caval-
care ; e anche L'arte del maneggiare e ammae-
strare ì cavalli e dell'insegnare a cavalcare.
CQ>vallerisso s. m. Cavallerizzo: Colui che
ammaestra ed esercita i cavalli, e insegna aitnii
a cavalcare.
Cavctlletto s. m. Cavalletto, Trespolo: C^i
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strum. da sostener pesi, che sia fatto con qual-
che sirailil. di cavallo.
— da massachen; Capra: Arnese formato d'una
travetta piana o travicello posato per lo piano o
a pendìo sopra quattro piedi, a guisa di trespolo,
a uso di regger ponti o palchi posticci, che si
' fanno a chi dipinge muro o fa altro lavoro in-
torno agli edilìzi.
— da peU(B; Cavalletto: Specie di capra o banco
con due corti piedi da una sola parte, e perciò
molto inclinato, largo poche spanne, lungo tre
0 quattro volte tanto, convesso, cioè ritondo per
disopra. Serve a lavorare le pelli con appropriati
strum., cioè a pelarle, scarnarle, purgarle.
— da pittoi; Cavalletto, Leggìo, ma meno usato:
Strum. di legno da potersi abbassare e sollevare,
di cui si servono i pittori per regger la tela e
le tavole che dipingono. Il bastone movibile che
serve a tenerlo in piedi dicesi Staggio o Porcello.
— da sella; Reggisella : Specie di capra, sul cui dosso
s'alza un'asta sormontata da una gruccia girevole
a uso di sovrapporvi la sella nella scuderia.
$ Cavalletti dò letto; Cavalletti, Caprette, Trespoli
del Ietto: Pezzi di travetta o di piana lunghi
quanto è largo il letto, retti su due gambe con
piede a gruccia. Sopra due cavalietti, uno a capo
l'altro da pie del letto, si collocano per lo lungo
gli assereni (tòej.
Oavalléixa, s. f. Scavalcato, Accavallato. T.
delle calzett. Una sorta di stretto che risulta da
pili maglie scavalcate nel far le calze.
Oa^allin s. m. Cavallino, Cavalletto, vezzegg.
Cavalluccio: Piccolo cavallo.
S Porta a cavallin; Portar a cavalluccio, a pen-
tole, a pentoli ne ecc. V. A cavallin.
Oa.'valliuxi-a s. f. Cavallina: Puledra del
cavallo 0 Cavalla giovine.
ti* Cavalletta , Pedina, Soprammano, Coperchiella,
Inganno o Doppiezza, onde: Fd ùnn-a caval-
linn-a; Far una cavalletta, un soprammano, ecc.,
vale Ingannare con doppiezza e con astuzia.
Oa'vallo s. m. Cavallo: Animai quadrupede che
nitrisce, ed è proprio per portar l'uomo in sella,
come anche per tirar carrozze, carra e simili.
Dicesi anche Destriere e Destriero, Corsiere e Cor-
siero, Palafreno e Ronzino, osservando però che
Destriere è voce di stile nobile ed elevato, per-
chè dinota un Cavallo di battaglia, agile, sciolto
e vigoroso; Corsiere propriam. si dice un cavallo
che si distingue per la velocità, per la rapidità
del corso, ed usasi per lo più in poesia; Pala-
fretw oggidì s' usa per ogni cavallo da tiro, da
soma 0 da comparsa ; Ronzino è cavallo di poca
grandezza e di poco pregio.
M Cavallo, per Uno de' pezzi fatto a guisa di cavallo,
onde si gioca a scacchi, detto anche Cavaliere.
M — per Percossa data con nerbo o staffile sul
deretano; altrim. Spogliazza.
w — Cavallo, Cavalletto. T. d'archit. e mur. Com-
posizione ed aggregamento di più travi e legni
ordinati a triangolo per sostener tetti pendenti
da due parti.
— addestróu; Cavallo addestrato, ammaestrato, cioè
Reso destro, esercitalo a certi giuochi e a certe
operazioni.
— allegro 0 vivo; CayaWo tostano, cioè Vivo e bizzarro,
r- ardente; Cavallo ardente, cioè Impetuoso, Fo-
coso, Ipipazienle, Vivissimo,
a vola; Cavallo scàpolo o bilancino: Quello il
quale sciolto precede gli altri che tirano la car-
rozza 0 altro legno.
avvallóu derré; Cavallo sgroppato.
bajo; Cavallo bajo: Cavallo di mantello rosso-
bruno ; e secondo le sue differenze, Bajo chiaro,
scuro, castagno, focato, lavato, bruciato, dorato,
ecc. - Cavallo a specchietti dicesi II cavallo bajo
chiazzalo di macchie più bianche o più scure;
Zaino è aggiunto di Cavallo bajo scuro o mo-
rello, il quale in nessuna parte del corpo non
abbia pelo o segno naturale di bianco.
balsan; Cavallo balzano, dicesi Quel cavallo che,
essendo d'altro mantello, ha i piedi segnati di
bianco.
basso de quarti V. sotto Cavallo de pé affr'itellóu.
chi batte a man; Cavallo che batte alla mano.
chi é féua de marca V. sotto Cavallo chi ha
serróu.
chi ha a grappa; Cavallo allupalo.
chi ha serrati; Cavallo agnomone: Nome che si
dà a Quel cavallo, l'età del quale non può più
conoscersi dai denti.
chi peiza a man; Cavallo grave della mano:
Il cavallo che s'appoggia sul morso.
chi puntezza V. Cavallo rampin.
chi raspa; Cavallo che batte la polvere, dicesl
di Quel cavallo d'ordinario ardente che va cal-
pestando il terreno, quando non può correre per-
chè raffrenato.
chi s'arreze in sciò mòrscio V. sopra Cavallo
chi peiza a man.
chi seappùssa; Cavallo che scappuccia, che in-
ciampa.
chi se batte; Cavallo che fabbrica.
chi s'impenna; Cavallo che s' impenna, che si
inalbera, dicesi quando II cavallo, levando all'aria
le zampe dinanzi, si regge tutto sui pie di dietro.
chi «' intaggia; Cavallo mancino, Cavallo che si
attinge.
chi tìa; Cavallo che scalcia, che calcitra, che
spara calci, calcitroso, griccioloso.
co-a eòa taggid; Cavallo codimozzo, cioè Senza
coda. Che ha mozza la coda.
co-e balsann-e àte; Cavallo calzalo, dicesi Quel
cavallo il quale ha una macchia bianca, che dal
piede s'estende sino al ginocchio o sopra.
co-i oege e a eòa taggid; Cavallo cortaldo: Ca-
vallo a cui si sono accoriate o mozzate la coda
e le orecchie.
coronóu; Cavallo coronato: Cavallo che si scor-
ticò le ginocchia, o che perdette i peli in questa
parte, in seguilo ad una caduta, o fregandosi
contro il muro o contro la mangiatoja.
cornùo ; Cavallo cornuto : Quello le cui ossa dei
fianchi si alzano allo stesso livello della groppa.
da mónta; Cavallo da razza o da monta. Ca-
vallo da coprire. Cavallo di guadagno, Stallone.
da nòu; Cavallo da nolo o da vettura.
da fio; Cavallo da tiro o da traino,
de comparsa; Cavallo di comparsa: Cavallo' di
bell'apparenza; e figurai, dicesi a Persona, e vale
Uomo di figura e non da fatti.
de fadiga; Cavallo affatichevole , cioè Alto ad
affaticarsi, a durare, a sostener fatica.
dell'apocalisse; Rozza, Brenna, Cavallaccio, e
scherzosam. Alfana, Buscalfana, dicesi per di-
spregio di Cavallo cattivo, magro e molto lungo.
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de pé affritellóu; Cavallo basso di muraglia:
Cavallo che ha il pie largo.
derenòu; Cavallo spallato: Cavallo che ha lesione
nelle spalle cagionata da soverchio affaticamento
0 percossa.
de ritorno; Cavallo di rimeno: Quello che torna
al luogo donde è partito.
desciancóu; Cavallo sfiancato: Quel cavallo, i cui
fianchi sono cavi, non a livello delle costole e
delle anche, e come ritratti in su.
dóce de bócca; Cavallo di bocca fresca, cioè
Sensibile al freno.
duo de bócca; Cavallo sboccato, bocchiduro o
duro di bocca: Cavallo che non sente il freno,
che non cura il morso.
freido de spalle ; Cavallo atlrappato , cioè Che
non ha moto libero.
giunco; Cavallo bianco o leardo; e secondo le
sue differenze, Bianco o leardo pallido (giunco
brutto), rotato, pomato, moscato (tacchellàuj, ecc.
- Stornello è aggiunto del mantello del cavallo
di color bianco e nero.
grixo; Cavallo bigio o grigio; e secondo le sue
differenze, Bigio argentino, bruciato, focato, mo-
scato, pomato, scuro, sudicio (grixo-brùttoj.
inciòdóu; Cavallo inchiodato: Cavallo punto sul
vivo dell'unghia quando si ferra.
inscllóu; Cavallo sellato, cioè Che ha la schiena
che piega troppo verso la pancia. •
intrego; Cavallo intero, cioè Non castrato.- Quello
destinato alle razze domestiche dicesi Stallone V.
sopra Cavallo da mónta,
invianescóu; Cavallo guidalescato o guidalescoso,
cioè Che ha guidaleschi.
isabella; Cavallo isabella: Cavallo di mantello
giallo-lionato, misto con carnicino; e secondo le
sue differenze, Isabella chiaro, dorato, scuro, ecc.
tnocelo; Cavallo morello.
ombróso; Cavallo ombroso, ombratico, cioè Che
aombra.
quartóu; Cavallo quartato, cioè Ben complesso,
Tarchiato.
raJbican; Cavallo rabicano: Cavallo che abbia il
mantello con molli peli sparsi qua e là in diverse
parti del corpo.
rumpin; Cavallo rampino: Quello che nel cam-
minare, ed anche nello stesso riposo s'appoggia
quasi interamente sulla punta del piede.
ripreizo V. sopra Cavallo freido de spalle,
róan; Cavallo rovano o roano: Cavallo di mantello
grigio, che ha il crine e tutte le estremità nere,
tranne la testa; se anch'essa è nera, chiamasi Ro-
vano di testa moro. Se il mantello è misto di scuro,
dicesi Rovano vinato; se di bajo, Rovano bajo.
sauro; Cavallo sauro: Cavallo di mantello di co-
lore tra bigio e tanè ftané, color mezzano tra
bigio e nero). Secondo le sue differenze, si dice
Sauro bruciato, chiaro, comune, focato, lavato, ecc.
sbóccóu; V, sopra Cavallo duo de bócca,
sbórso; Cavallo bolso: Cavallo che con difficoltà re-
spira. Cavallo soverchiamente pituitoso o catarroso.
scappadó; Cavallo da corsa, Corsiere, Corridore.
scavesso; Cavallo scarico di collo, cioè Di colio
sottile, svelto.
sfìancóu; Cavallo scarico di fianchi.
stulléusso ; Cavallo stallio : Cavallo stato assai in
sulla stalla , senza essere stalo pè adoperato, né
cavalcalo.
— tacchellóu; Cavallo moscaio V. sopra Cavallo
giunco.
— frenante; Cavallo di ricambio o di rilasso: Quello
0 Quelli che si tengon di riserva per cambiarli
0 porli a un bisogno in luogo degli altri già stanchi.
— véuo V. Cavallo sfìancóu.
S Cavallo marin; Cavalletto di mare. T. itliol.
Syngnathus hippocampus. Pesciolino di mare,
cosi detto dalla forma del di lui- capo che ha
qualche somiglianza con quella del cavallo. Tal
somiglianza non ha luogo che dopo la morte, per-
chè allora si china la testa e si rotola la coda;
ma quando è vivo egli ha, come gli altri pesci,
una retta direzione.
S A cavallo; A cavallo. Posto avverb. coi v. An-
dare, Essere, Stare, ecc., vale Andare, ecc. sul
cavallo 0 altro animale che porti e su qualunque
altra cosa su cui stiasi a cavalcioni.
H A cavallo ! Segno da(o colla tromba a' cavalieri
di montare a cavallo.
$ A cavallo dónóu nò se gh'ummta in bócca;
A cavallo donato non gli si guarda in bocca. Det-
tato proverb. e vale La cosa che non costa, non
bisogna guardarla sì minutamente.
S A cavallo giastemmou ghe lùxe ó pei ; A cavai
bestemmialo gli luce il pelo. Dell. prov. che vale
Le imprecazioni non recano altrui danno alcuno.
S Addestra un cavallo ; Addestrare, Ammaestrare,
Scozzonare un cavallo, vale Domarlo, Ridurlo fa-
cilmente pieghevole, arrendevole. Avvezzarlo ad
ogni specie di cavallerizza e di movimento.
$ Andd a cavedio, Andd a cavallo a-i càsoin,
Andd a cavallo de San Francesco V. Andd.
S Arrend un cavallo; Raffrenare un cavallo : Ri-
tenerlo col freno.
S Aveì bón cavallo in stalla; Aver buon cavallo
in stalla , figur. vale Essere in buono stato, ricco,
dovizioso.
^ Dd a pennadùa o-o cavallo ; Forbirlo, Nettarlo,
Pulirlo.
w — de speròncB oro cavallo ; Dargli di sprone,
Spronarlo.
n — itn cavallo in sciò cii; Dar un cavallo, vale
Fruslare o Nerbare al culo sul deretano.
S Donna, cavallo e barca, sòn de chi e cavarca
y. Donna.
S Èse a cavallo; Essere o Stare a cavallo, oltre
il senso proprio, figurai, vale Esser fuor di pe-
ricolo, a buon porlo, in sicuro. Aver ottenuto ciò
che si desidera, Aver riuscito in qualche impresa.
5 Freve da cavulli; Febbrone, Febbre da cavalli:
Gran febbre. Dicesi anche Febbricone, ma è voce
dello stil famigliare.
S Imbrilldùn cavallo; Imbrigliar un cavallo: Met-
tergli la briglia.
S Immorscid un cavallo; Affrenare un cavallo:
Mettergli il freno, il morso.
S Inombrdse ó cavallo; Aombrarsi il cavallo.
§ Inselld 5 cavailo ; Sellare il cavallo : Mettergli
la sella.
S L'éuggio dò pudròn ò governa ó cavallo ; L'oc-
chio del padrone governa o ingrassa il cavallo.
Prov. che significa che Quando un padrone cura
egli stesso i suoi affari , questi gli vanno meglio
che se maneggiali da altri.
3 Matto cómme un cavallo; Malto da sette scotte,
vale Bizzarro, Collerico, Bilioso, Ghiribizzoso,
Bisbetico,
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S Meixinn-e da cavalli; Medicine da cavalli, vale
Medicine da bestie; e persimi!. Medicine forti,
potenti.
$ Meritdse un cavallo ; Meritare un cavallo, dicesi
di Chi ha fatto qualche sproposito, e si è portato
male in alcuna cosa.
S Mette a sella a-o cavallo V. sopra Insella 5
cavallo.
w — in tcera un cavallo; Abbattere un cavallo,
vale Rovesciarlo a terra per dargli fuoco, ca-
strarlo 0 altro.
« — l'aze a cavallo; Metter l'asino a cavallo W.Aze.
S Mettise a cavallo ; Mettersi a cavallo o a caval-
cioni, Cavalcare, Cavalciare: Essere o Mettersi
-sopra una cosa dove si stia a cavalcioni o che
si avvalchi come si fa al cavallo.
% Monta a cavallo; Montare o Salire a cavallo,
Salire in sella.
M — un cavallo; Montarlo, Cavalcarlo.
§ Ommo a cavallo, seportùa averta; Cavallo cor-
rente, sepoltura aperta. Prov. dinotante Essere
cosa pericolosa il correre a cavallo.
S Quando n5 se péu batte ó cavallo se batte a
sella, ovv. Se batte a sella per no poeì batte
5 cavallo; Si balte la sella per non battere il ca-
vallo. Chi non può dare all'asino, dà al basto. Det-
tato prov. che significa Chi non può vendicarsi
con chi e' vorrebbe, si vendica con chi e' può.
$ Sensd da cavalli; Cozzone.
S Servito a cavallo; Palafreniere: Servitore che
va a cavallo dietro il padrone o la Corte. Dicesi
, anche più comunem. Stafifiere.
8 SSrdatto a cavallo; Soldato a cavallo. Soldato
di cavalleria, contr. di Soldato a piede.
S Spropoxiti da cavallo; Spropositi, Errori da ca-
vallo, cioè Che non li farebbe un cavallo; che
anche dicesi Spropositi da can barbone. Spropositi
dell'ottanta, e vale Solennissimi, Bestiali.
Octva.llou (AJ; A cavalcione, Accavalcione ,
Accavalcioni, A cavallo V. A cavallón.
Oa<'va<llotto s. m. Cavallotto. Voce nostra.
Sorta di moneta antica genovese del valore dì
quattro soldi genovesi, equivalenti a 16 centes.
italiani. Chiamavasi con tal nome, perchè aveva
da una faccia l' impronta di S. Giorgio a cavallo.
Oa<^a<iiia;Cce s. m. Cavamacchie, Smacchia-
tore V. Levamacce.
Oa.'va^roà. v. a. e n. Cavalcare : Propriam. An-
dare a cavallo.
n Cavalcare, per Soperchiare, Avanzare, Sporgere
in fuori.
» — Per simil. dicesi del Mare che soperchia le rive.
w — per Essere sopra ogni altra cosa, dove si stia
a cavalcioni, e che si accavalchi come si fa al
cavallo, che in questo senso dicesi anche Acca-
valcare, Accavalciare, Cavalciare.
— a schenn-a ntia; Cavalcare a bisdosso o a bar-
dosso, cioè A cavallo nudo, senza sella.
— iinn-a mùagia; Trapassarla, Sormontarla, con
passare da una parte all'altra.
S Chi n'é asstiefceto a cavarcà 5 cu ghe spella;
Chi non sa scorticare inlacca la pelle. Prov. e vale
, Chi si mette a fare cose difficili e non sa, gliene
incoglie male.
S Cavarcàsc n. p. Accavallarsi: II gettarsi che fa
una cosa sopra un'altra.
Oai'vaiX'oaita. s. f. Cavalcata : Passeggiata a ca-
vallo, ed anche L'atto del cavalcare.
Oaivaroatùa. s. f. Cavalcatura: Bestia che si
cavalca o da cavalcarsi; si dice principalm. dei
cavallo.
Oavastivce s. m. Cavastivali: Arnese di le-
gno, dentro cui ficcando il calcagno, e facendo
forza di gamba, si cavano gli stivali; dicesi anche
Camerierino.
Oavastrag^e s. m. Cavastraoci: Strum. che
si adopera per cavar fuori lo stoppaccìolo dalla
canna dell'archibuso e simili.
Oavata s. f. Cavala. T. di mus. L'alto di trarre
con maestria il suono da uno strumento.
— de sangue; Cavata di sangue. Emissione di san-
gue. Salasso: Evacuazione artificiale d'una certa
quantità di sangue.
Oa'vatiuu-a s. f. Cavatina. T. di mus. Breve
aria musicale, colla quale si esprimono generalm.
sentimenti teneri ed affettuosi.
Oavelléa s. f. Cappellalura , Capigliatura: li
complesso di tutti i capelli che cuoprono il capo
umano. - Zazzera o Chioma dicesi La capellatura
tenuta lunga al piiì sino alle spalle.
Oa vello s. m. Capello, e al plur. Capelli e Ca-
pegli, antic. Cavello : Pelo del capo umano. II pelo
del capo de' Mori più volentieri si chiama Lana.
§ Cavelli a nazarena; Zazzera, Chioma V. Ca'
vellSa.
Il — a-o bùtiro; Capelli alla papigliotte. Diconsi
nell'uso I capelli ben avviali e spianati , unti con
pomata, e tagliati in tondo sin presso alla collot-
tola (coppùsso).
H — arrissosi; Capelli ricci, ricciuti, crespi.
»> — gianchi; Capelli canuti.
I) — ingarbùggicB; Capegli incerfugliati, intricati.
ti — lisci; Capelli lisci, distesi o spianati.
n — lunghi zi* pe spalle V. sopra Cavelli a na-
zarena.
Il — òndezzae; Capelli crespi: Quelli che non sono
affatto lisci.
Il — sciàtos 0 sparpaggice; Capegli arruffati, abbar-
ruffati, rabbuffati, scarmigliati, scarruffati.
S Abberrdo Acciappd pe-i cavelli; Acciuffare: Pi-
gliar pel ciuffo 0 pe' capelli.
5 Abberrdse o Acciappdse pe-i cavelli; Acciuf-
farsi, Accapigliarsi, Accapellarsi , Pigliarsi a ca-
pelli, Far a capelli, vale Tirarsi l'un l'altro i ca-
pelli azzuffandosi.
§ Addrissdse i cavelli; Arricciarsi i capelli, dicesi
di Quel rizzarsi che fanno i capelli per qualche
grande paura, per ispavento, per orrore, ecc.
S AgSggetta da sparti i cavelli; Dirizzatojo, Addiriz-
zalojo, Dirizzacrine, Discriminale V. AgSggetta.
S Arrissd i cavelli; Arricciare, Inanellare i capelli.
S Aveì un diao pe cavello; Aver un diavol per
capello , vale Esser accesissimo di sdegno e d'ira.
3 Cavello canùo non é credùo ; Capei canuto non
è creduto. Prov. che significa che I capelli bianchi
non indicano vecchiezza, stantechè molti incanu-
tiscono da giovani per malattia o per altro.
§ Fd vegnì i cavelli grixi o gianchi; Far mettere
i peli canuti.
$ Ligd i cavelli; Rannodare i capelli, Ricompor
le trecce, e parlasi di donne.
§ Nò ghe passa un cavello da un all'atro; Non
ci regge la grossezza d'un capello dall'uno al-
l'altro. Modo di dire che usasi in ogni congiuntura
di paragonare una cosa coH'altra, non solo in quan-
tità, ma anche nella qualità.
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S Nò storce un cavello a nisciùn; Non torcere
un capello a veruno, vale Non fargli il benché
menomo torto o dispiacere.
S Quando i cavelli fan gianchin, lascia e donne
e attacchile a-o vin; Quando la barba fa bian-
chino lascia le donne e lienli al vino. Prov. di
chiaro significato.
g Riga 0 Sparlìtùa di cavelli ; Spartizione, Scri-
minatura, Discriminatura, Addirizzatura, Diriz-
zatura, Divisa: Spartimento di capelli sul capo a
diversa direzione. - Dicesi Spartizione a punta
quella che si fa a mostaccioli ; e diconsi Capelli
all'impazzata \ capelli che non hanno divisa, ma
raccolgonsi lutti indietro lasciando nude le tempia
e la fronte.
S Spartì i cavelli; Scriminare, Dirizzare i capelli.
S Spassòìetta da cavelli; Setola da capelli V. Spas-
sotetta.
% Tià un pe-i cavelli a fa ùnn-a cosa; Tirar uno
pe' capelli a far checchessia, vale Indurvelo contro
sua voglia, quasi fargli violenza.
S Vegni i cavelli giunchi; Fiorire, Incanutire.
Oavessa s. f. Cavezza : Quella fune o cuojo,
colla quale si ticn legato per Io capo il cavallo
0 altra bestia simile, per lo più alla mangiatoia;
allr. Cavicciule, Cavicciuolo, Cavicciolo, Capestro.
— rfe mòu; Cavezza di moro: Una sorla di man-
tello di cavallo.
Oavessp s. m. Ordito. T. tessit. Unione di più
fili distesi per lo lungo sul lelajo, di lunghezza cor-
rispondente a quella che si vuol dare alla pezza di
tela, bordato e simili.
Oavessón s. m. Cavezzone : Cavezza di grossa
fune che si mette sopra il naso del cavallo per
domarlo, mansuefarlo e addestrarlo o maneggiarlo.
Cavia s. m. Caviale: Uova del pesce storione che
vengono salate in alcune bolli di Moscovia, d'Am-
burgo e di Costantinopoli.
Ca'vig'g'éa s. f. Fettuccia : Tessuto o Nastro di
lino, di cotone o di filaticcio.
«1 Caviglione, Stringa. T. ittiol. Cepula rubescens.
Pesce di mare, di color rossiccio, così chiamato
per essere lungo e sottile a guisa della fettuccia.
Oavig-g-etta s. f. Caviglielta. Dimin. di Ca-
viglia: Piccola caviglia.
Ca'vig'g'etto s. m. Caviglietto, Coccinello. T.
mar. Caviglia di legno tornito, che serve per al-
lacciarvi delle manovre correnti, onde assicurarvi
le mantiglie delle gabbie quando siansi ammainati
i pappafichi, ai quali queste servono come scotte.
Ca'vig'g'ia s. f. Caviglia, Cavicchia, Cavicchio:
Piccol legnelto a guisa di chiodo, che si conficca
nel muro, nel legno o simile,
n Caviglia, nome che in Marin. si dà ad Alcuni
pezzi di legno rotondi e sottili, tagliali apposta,
coi quali si uniscono i fasciami del bordo alle
staminare e scalmi,
n Cavigliatojo: Slrum. di legno, di figura cilindrica,
incastrato da un capo nel muro, o a dente in terzo
in un palo, e terminato dall'altro da una testa
di legno tonda, sopra di cui si torce la seta, il
filo, ecc.
— do incióngid; Caviglia da impiombare. T. mar.
Slrum. di ferro fatto a cono alquanto acuto per
aprire i cordoni delle corde che si vogliono im-
piombare.
— dd pé; Caviglia, Fibula, Fucile minore. T. anat.
Osso longitudinale, posto nella parte esterna della
gamia di fianco alla libia, cui serve d'appoggio.
Nell'estremità inferiore ha un rigonfiamento che
dicesi Jlalleolo esterno V. Ndxetta.
S Cuvigge da caréga; Stecchi: Legni tondi e leg-
germente conici, co' quali si raffermano le calet-
tature dell'intelajatura d'una seggiola.
11 — da fa pissetti ; Vìovnhmì: Alcuni legnetti la-
vorali al tornio, ai quali si avvolge refe, seta e
simili, per farne merletti, cordelline, trine, gi-
glietti e altri somiglianti lavori.
u — dò pianoforte; Pironi: Ognuno di quei fer-
ruzzi, che si conficcano ne' pianoforti, arpe e si-
mili, per avvoltarci intorno le corde.
I) — dò violin ; Bischeri : Legnetti congegnati nel
manico del violino o d'altro slrum. simile per
attaccarvi le corde, e stringerle o allentarle es-
sendo a quelli avvolte.
OaviSTg-iotto s. m. Cavigliotlo: Piccola ca-
viglia 0 bastone, che serve a torcere la seta, il
filo 0 simili.
Cavitse s. f. Cavità : Luogo cavo, scavato in-
ternamente,
Oavo s. m. Cavo. Generalm. sotto questo nome
si comprendono Tutte le funi, si piccole che
grosse, ad uso delle navi.
I) Cavo, per Quella grossa fune di canapa, di cui
servonsi i muratori ed altri per tirar su i pesi,
trasportarli, ecc.; la quale parimente dicesi
Cànapo.
Il Capo: Punta di terra che sporge in mare con
qualche altura : Cavo de Bònn-a Speransa; Capo
di Buona Speranza.
n — Presso i Tessitori è lo stesso che Filo: Fi
o dui cavi, a treì cavi, ecc.; Bete a due capi,
a tre capi, ecc., cioè A due fila, a tre fila, ecc.
— clan; Cavo piano : Grossa corda, bianca o inca-
tramata, più rotonda e più liscia delle altre corde
ordinarie, che si adopera ne' porli a fare delle
manovre che richiedono forza, come per abbat-
tere le navi io carena, alberare, imbarcare delle
àncore, de' cannoni, ecc.
— da remòrco ; Cavo da rimorchio : Cavo che si
dà da un bastimento ad un' altra barca, la quale
va a remi, per tirarla a qualche punto, ed an-
che per far viaggio.
— dell'assa; Bàndolo: Il capo della matassa che si
lega per ritrovarlo.
— dell'òmbrissallo ; Cordone ombcllicale, Funicolo
ombellicale , Tralcio : Quel legame proveniente
dall'ombellico del feto; dicesi anche Belliconchio,
ma è voce bassissima.
— de tònnezzo; Cavo di tonneggio: La corda che
essendo allacciala ad un punto fermo fuori della
nave, serve ad accostarsi a quel punto alando
sulla slessa nave.
— de vigna; Tralcio: Bamo di vite, menlr'egli è
verde ed ha le foglie. Se è secco, dicesi Sermento
V. Pòassa.
— dò rùmescello; Capo del gomitolo: L'estremità
del filo con che termina il gomitolo.
S Cavi da ga^sa; Ciondoli del cappio: I due capi
che pendono in giù sciolti dal nodo del cappio.
n — de sùcca; Cime di zucca : I pezioli della zucca.
Le parti più tenere dei medesimi si lessano e si
mangiano condite in insalata.
S A cavo, A-o cavo V. A cavo.
§ Adùggid un cavo, ecc. V. Adùggid.
S In cavo dd mondo; In capo al mondo, dìccsl
m
CAt
GAZ
figurai, per dinotare Uno spazio di grandissima
distanza.
S Trova 0 cavo dò rùmesccllo; Ravviare o Tro-
vare il bàndolo della matassa, o semplicem. il
bàndolo, vale Rinvenir l'origine d'un intrigo, di
an rigiro.
S Vegni a-o cavo d'ùtm-a cosa; Venir a capo o a
fin di checchessia V. A cavo.
Carv^jx s. m. Triglia di fango V. Treggia de
fóndo nella voce Treggia.
CSL'xek, s. f. Cassia. T. bot. Cassia fislula. Pianta
indigena dell' Egitto e delle Indie orientali. La
polpa delle silique di questa pianta si adopera
dai medici come purgativo.
Oai3CÌxuiz*o s. m. Casimiro. Dal frane Cache-
mire. Specie di pannina che si fabbrica in Francia
e in Inghilterra.
Oa.xo s. m. Caso : Avvenimento, Accidente che
sopravviene senz' alcuna necessaria o preveduta
cagione; e talvolta poelic. Fato, Destino, Sorte,
Fortuna.
n Caso, per Occasione, Opportunità: S'è dwto 5
caxo che ecc.; Si è dato il caso che ecc.
« — per Specie del fatto : Son quattro i caxi, pe-i
qua bezéugna ecc. ; Quattro sono i casi, pe' quali
bisogna ecc.
II — Presso i Grammatici vale Uscita, Termina-
zione, Cadenza, Desinenza del nome.
n Bossolo ; Quell'arnese, in cui si raccolgono i voti
allorché si ballotta per deliberazione d'alcuna cosa.
— de cónscensa; Caso di coscienza : Quel dubbio che
si promuove per decidere cosa la religione per-
mette 0 vieta in certe occasioni.
— de Stato; Caso di Stato: Cosa di gran momento.
Faccenda assai importante : D'ùnn-a cosa da
ninte n'han (ceto un caxo de Stato; D'una fri-
volezza ne fecero un caso di Stato.
— riservóu; Caso riservalo, e meglio al plur. Casi
riservati, diconsi Alcuni peccati, l'assoluzione dei
quali è riservata al Vescovo o al Papa.
8 A caxo, A caxo pensóu V. A caxo.
S Casco che ovv. In caxo che; Caso che, Posto
che, Dato che. Qualora.
$ Chi fa caxo de tutto; Casoso: Che fa caso di
ogni cosa.
S Coso da no fané caxo; Cosa non attendibile,
cioè Da non farne caso. Da non farvi attenzione.
S Dwto 0 caxo V. sopra Caxo che.
S Ddse ó caxo; Darsi il caso. Succedere, Avvenire.
S Ése in caxo; Essere in caso, cioè In istalo, in
grado di fare, d'operare o simile.
8 Fd caxo de tutto; Far caso d'ogni cosa, vale
Dar importanza a tutte le cose, anche piccole.
M — caxu d'ùnn-a cosa; Far caso d' una cosa,
vale Darle importanza, Farne slima; e in senso
opposto Non farne caso. Non badare a quello dì
che si tratta, Far conio che passi l' imperatore,
n — ùnn-a cosa a caxo; Far una cosa a caso,
vale Operare senza considerazione e senza la
guida dell'arte.
S In caxo de morte; In caso di morte d'alcuno o
simili, vale Se avverrà ch'egli muoja.
S In tale caxo; In lai caso. Allora.
% Mettemmo 5 caxo che; Pognam caso che. Sap-
poniamo che.
S Parla a caxo; Favellare a caso o a casaccio,
a vanvera, a fata, a gangheri, ecc. V. A caxo.
5 Personn-a da fané caxo o da no fané caxo;
Persona attendibile o non attendibile, cioè Di cui si
deve 0 non sì deve far caso, conto, stima e simili.
8 Sta in ti caxi so; Fare i fatti suoi, vale At-
tendere a sé, Non impacciarsi nelle cose alimi.
8 Supponemmo 5 caxo V. sopra Mettemmo 5 caxo.
Oaxoca vallo s. m. Caciocavallo: Una specie
di formaggio che si fa nella Sicilia e nella Sar-
degna.
n Cacciacavallo. T. mar. Lungo e grosso perno di
ferro, o chiavarda quadra, che passa per un buco
fatto nel piede o rabazza d'un albero di gabbia
€) di pappafico per mantenerla a suo luogo.
Oaxòu s. f. Cagione : Principio da cui dipende
l'essere d'una cosa; altrim. Causa.
8 Cagione, per Colpa: Dà caxón a ùnn-a pers5nn-a;
Accagionare, Incolpare, Accolpare, Impalare.
Oascóxià V. a. Cagionare: Produrre, Arrecare,
Esser cagione, Causare.
n Cagionare, per Imputare, Incolpare, Accagionare
V. Accaxdnd.
Oaasanetta V. Casanetta.
Oazauu-a V. Casann-a.
Oazassa V. Casassa.
Oazze V. n. Cadere: Venire da alto in basso
senza ritegno, portalo dal proprio peso; lo stesso
che Cascare.
H Cadere o Cascare, dicesi anche semplicem. di
Chi inciampando o urtato, o per altra cagione,
perde la naturai situazione e stramazza in terra.
« — per Incorrere, Trascorrere : Cazze in peccóu;
Cadere in peccalo.
M — per Incappare, Incorrere, Venire: Ol'écheilo
in to rattajéu: Cadde nella trappola.
1) — per Morire: 0 gh'é cheito da-o lóu; Gli
cascò da fianco.
n — per Ricorrere o simili : Dòman cazze a festa
de San Luigi; Dimani cade la festa di S. Luigi.
H Parlando di stile, versi e simili , dicesi Cascare,
e vale Non sostenersi con egual robustezza o con
egual armonia.
— a balla a-o bòtto ; Balzar la palla, e Balzar la
• palla in mano V. Balta.
— addosso; Cascar sopra, Andar addosso.
— a propoxito V. appresso Cazze a tempo.
— a tempo; Cadere o Venir in acconcio, in proposito.
— a tòcchi un vesti; Cascar a brani. Non se ne
tener brano, parlandosi di vesti o simili, vale
Esser 0 Aver la veste lacera o logora ; e figur.
parlando di persona, vai Non poter reggersi in
piedi, Esser accascialo, Aver le membra inde-
bolite per età o per malattia.
— ben; Calzare, Quadrare, Tornar bene V. Scazze.
— bòccùo ; Cader boccone o bocconi , vale Cader
colla faccia innanzi.
— co-a testa in zii; Tombolare, Capitombolare,
Tomare: Cader col capo air ingiù.
— da cavallo; Votar la sella, Cader da cavallo.
— da-e nùvee; Cader dalle nuvole, dicesi per di-
notar maraviglia, stupor grande.
— dà famme, da-o séunno ; Cascar dalla fame, dal
sonno, vale Avere gran voglia di mangiare, di
dormire.
— dà poeta in te braxe; Cascar dalla padella nelle
brace, Cascar dalle brace nel fuoco, figurai, vale
Uscir di calliva congiuntura dando in una peg-
giore; che anche dicesi Cascar di male in peggio.
— de poco 0 de poco erto; Cader di poc'alto, di-
cesi di Chi ebbe a subire qualche leggero scàpito.
CE
CEC
207
- d'indosso; Cascar di dosso; e dicesi di vesli-
menla, d'armi e simili, quando tornano male al
dosso di chi le porta.
- * bracge; Cascar il fiato, le braccia, le brache
e simili, figurat. vale Sbigottirsi, Abbandonarsi,
Perdersi d'animo.
- in castagna; Cader in fallo V. Castagna.
- in contraddizión ; Cader in contraddizione, Con-
traddirsi.
- tn desgrazia d'ùnn-a personn-a ; Cadere o Ve-
nire in disgrazia d'alcuno, vale Venirgli in odio,
in disprezzo.
- in man d'atri ; Cader in man d'altrui, vale Ve-
nire in suo potere, Venir in preda di quello.
- i ndetti; Venir il casco ad alcuno, Cadérgli il
cuore, Perdere il coraggio, Sbigottirsi.
- in pé cómme i gatti; Cader in pie come i gatti
0 come le gatte, dicesi proverb. e vaie Ottenere
da un cattivo accidente un bene impensato; che
anche dicesi Cascar ritti.
- in peccóu; Cader in peccalo, vale Peccare.
- in te moen; Cader alle o nelle mani o tra le
mani, figurat. vale Venir in potere; e talora Ve-
nir alle mani, Abbattersi.
- i punti tt-e casette; Scappar le maglie. Sma-
gliare.
- l'énio in scià fava V. sotto Cazze 5 formag-
gio in sci maccaroin.
- ò chéu; Cascar il cuore, si dice dello Sbigot-
tirsi per mala novella o per accidente imprevisto,
Venir il casco V. sopra Cazze i nòelti.
- d chéu d'ùnn-a cosa; Star sul cuore di fare o
avere checchessia, vale Desiderare di farlo, di
averlo.
- S formaggio in sci maccaroin; Cader il cacio
su' maccheroni , dicesi Quando avviene alcuna
cosa inaspettata, e che torna appunto in acconcio
a ciò che si desidera.
- sótto; Cader sotto, dicesi di Bestia che si ca-
valchi ; e figurat. vale Cader tra le mani. Venir
alle mani, Abbattersi.
S Càzzighc; Incappare, Cader nella rete, Incor-
rere, e inlendesi principalm. in insidie, in pe-
ricoli e simili.
S L'è megio cazze d'un scaen che d'ùnn-a scaa;
Egli è meglio cader dal pie che dalla vetta. Ma-
niera prov. che si usa per consigliare altrui ad
eleggere de' mali che non si possono fuggire, il
manco nocivo.
pé s. m. Cielo: Quell' apparente vòlta azzurrina
che coperchia la terra e perdcsi nell'orizzonte,
e nella quale i corpi celesti compiono i loro moti.
M Cielo, per Paradi.«o.
« — per Clima, Paese, Regione che differisce da
un'altra o per via delle stagioni o per qualità
di terreno, ed anche rispetto ai costumi degli
abitanti.
H — Per similit. La parte superiore di molte cose,
come: Ce da carossa, Ce dò fórno, ecc.; Cielo
della carrozza. Cielo o Vòlta del forno, ecc.
- da bócca; Palalo V. Bocca.
- dò letto; Sopraccielo o Soprallelto: Specie di
baldacchino piano, quadrangolare, della grandezza
del letto, fermato in alto presso alla soffitta della
camera.
- foBto a pan; Cielo a pecorelle.- Diconsi Peco-
relle Quei nuvolelti bianchi e radi che danno
figura d'un branco di pecore, onde il prov. to-
scano: Cielo a pecorelle, acqua a catinelle, che
corrisponde al nostro genovese: Quando ó ce 5
l'è fceto a pan, se nò ciéuve anchéu ciéuve,
dóman.
§ Di de cose che nò stan né in ce, né in tcera;
Dir cose che non istanno né in cielo, né in
terra, dicesi di Ragionamenti che non abbiano
del verisimile, né l'ombra di probabilità, o" stra-
vaganti da non darvi retta.
% Non ese né in ce, né in tcera; Essere o Stare
per aria, per l'aria, o in aria , figurat. vale Non
aver sufllciente fondamento.
S L'è cómme dà di pugni in gè; É come dare
un pugno in cielo, dicesi per esprimere l'impos-
sibilità d'una cosa.
% Porta un a-i sette ce; Lodare o Celebrare uno
a cielo. Portarlo al cielo. Mettere in cielo alcuno,
vagliono Esaltarlo sommamente.
S Ragno d'aze nò va in ce; Raglio d'asino non
arriva in cielo, o non arrivò mai in cielo, 1
ragli dell'asino non arrivarono al cielo V. Aze.
S Sótto e cappe dò ce; Sotto la cappa del cielo
0 del sole V. Cappa.
S Tòccd 0 ce co dìo; Toccare il cielo col dito,
dicesi dell'Esser lietissimo per il conseguimento
di cosa desiderata, Ottener cosa desideratissima
e fuor del nostro credere.
$ Vegni zù o f e ; Piovere a ciel rovescio, a ciel
rotto 0 dirotto o messo, Venir giù 1' acqua a
secchioni, dicesi Quando piove dirottissimamente.
Céa, s. f. Cera: Sembianza, Aspetto, Aria di volto;
ed anche semplicem. per Faccia, Viso, Volto
V. Faccia.
$ A-a cèa; Alla cera. Posto avverb. Io stesso che
All'aria del volto, All'apparenza, All'aspetto, Al
sembiante. Al volto.
S A megio pittanza a l'è un piatto de bdnn-a
cea; La vivanda vera è l'animo e la cera, di-
cesi di Chi si scu^a d'essere scarso nell'onorare
altrui.
§ Brutta cèa; Brutta cera, dicesi di Faccia che
dal suo cattivo colore indica poca sanità o grave
disgusto che, travagliando l'animo, affligge an-
che il corpo.
§ Cèa brusca; Viso brusco, arcigno, Viso del-
l'arme V. Faccia.
g Cèa contenta; Cera giojosa, Cerozza allegra,
gioviale, dilettosa V. Faccia.
§ Fd bònn-a o cattiva cèa a ùnn-a pers5nn-a;
Far buona o mala cera a uno, vale Mostrargli
col cambiamento del volto di accoglierlo volon-
tieri 0 mal volontieri. Far buona o cattiva ac-
coglienza.
S Nò guàgnd l'oegua da lavdse a cea; Non gua-
dagnar l'acqua da lavarsi le mani V. ^Egua.
g Se ghe vedde in ta cèa; Il viso lo dimostra,
cioè Egli é come apparisce.
S Sta ben a cèa; Adattarsi, Tornar bene al volto.
S Tegni a cèa bassa; Tener il viso basso: Stare
colla faccia inchinata per umiltà o vergogna.
|§ Tegnìse e carte a cèa; Badare a sé o a' casi
suoi V. Carta.
S Unn~a man lava l'atra, e tutte due a cèa;
Una man lava l'altra e ambedue il viso. Prov.
che dinota che Reciprocamente l'un dee com-
piacere e ajutar l'altro.
Oecitse s. f. Cecità, Cecaggine. Usasi da noi
soltanto in senso melaf. e vale Adombramento,
208
cm
GEI
Offuscamento dell'intelletto: Che cecità! Qual
ceci tà !
Oede V. n. Cedere: Concedere la preminenza,
Essere o Confessarsi inferiore.
n Cedere, per Arrendersi, Sottomettersi all'altrui
volere.
n — Dicesi anche delle Cose materiali , che son
dotate di cedevolezza, flessibilità, pieghevolezza.
n — per Avvallare: 0 terren 5 l'ha ceduo; Il
terreno cedette, cioè Avvallò.
M — Usato in signif. attivo, vale Rinunziare, Ri-
lasciare una cosa: Gh'avievo cesso a bùltega
se ecc.; Gli avrei ceduta la bottega se ecc.
— i arme; Porre giù l'armi. Arrendersi.
— d passo, 5 posto, 5 léugo a ùnn-a persònn-a;
Cedere il passo, il posto, il luogo a qualche-
duno, vale Lasciarglielo per rispetto o per civiltà.
S A^5 cèdila a nisciùn; Non cederla a chicchessia,
vale Stargli a fronte o del pari, ed anche Re-
sistere, Opporsi, Contrastare.
Cedronella s. f. Cedronella, Cetronella, Ce-
• droncella, Cedornella, Cetrina, Cedrina, Citrag-
f gine, Erba cedroncella, Erba limonina. Limona,
Limoncina, Appiastro, Jlelissa, Mela citola, Or-
tica salvatica. T. bot. Melissa officinalis. Pianta
perenne che trovasi nelle fosse e ne' luoghi fre-
schi; ha odore di limone, e se ne distilla un'ac-
qua per profumi, ed è adoperata nella medicina
come stomachica e antisterica.
^ed-dro s. m. Cedro. T. botan. Citrus me-
dica. Albero di perpetua verdura, che produce
un frutto giallo e di delicatissimo odore, chia-
mato egualmente Cedro o Cedrato, e che serve
per candire ; antic. Cederno.
OedLola s. f. Cedola: Generalm. dicesi Qua-
lunque scritta privata che obbliga, che esprime
obbligazione.
n Cedole al plur. diconsi comunem. Le cartelle o
Gli attestati del debito pubblico, ossia I Titoli di
obbligazione del Governo verso i suoi prestatori.
Oeg*^ V. a. Piegare: Parlando di panni, tela,
carta o simile, vale Porli a più doppi in certo
ordinalo modo; che anche dicesi Ripiegare.
» Piegare, per Torcere, Curvare, Incurvare al-
' cuna cosa.
»» — per Svolgere, Persuadere, Far cambiar pen-
samento, risoluzione V. Dòggid.
n — Usato in senso neut. vale Inclinare o Volgere
verso una delle parti.
n — Parlandosi d'Eserciti in battaglia, vale In-
cominciare a cedere, a dar indietro, che anche
dicesi Dar in piega, Esser in piega.
» Panneggiare. Term. della Piti, e Scnlt. col quale
sì esprime una delle principali azioni di quel-
l'arte, e vale Far panni, cioè Coprire di vesti-
menta le figure. E perchè nel Far ciò bene si
incontrano non poche difficoltà, di qui è che si
"dice Rene o male panneggiare: O l'è un pittò
chi ceiga ben; È un pittore che panneggia bene.
— e veje; Piegare o Stringer le vele, vale Racco-
glierle al pennone o all'antenna per sospenderne
l'azione.
— énn-a lettera; Piegar una lettera.
% Cegàse n. p. Piegarsi, Ripiegarsi, Torcersi, In-
curvarsi, ecc., secondo i detti significati.
M Basire, Ripiegar le bandiere o le insegne, figurai,
vale Morire.
CégSt s. f. Chierica o Cherica, e per sinc. Chierca
0 Cherca: Rasura tonda che si fanno i chierici
in sul cucuzzolo del capo; altrim. Corona.
Oeg'st'eso add. Pieghevole, Piegatile: Atto ad
essere piegato. Che può ripiegarsi.
Oeg-atA s. m. Piegatore: Colui che piega; nel
femm. Piegatrice, Piegatore.
Cég-lietto s. m. Chierichetto, Cherichetlo,
Chierichino e Cherichino. Dimin. di Chierico.
Oég"o s. m. Chierico o Cherico, e per sinc.
Chierco, Cherco: Propriam. Colui che, indiriz-
zato al Sacerdozio, non sìa per anco passato agli
Ordini maggiori sacerdotali, purché abbia la pri-
ma tonsura.
Il Cherico, dicesi comunem. Quel giovinetto, il
quale, vestito d'abito chericale, serve a messa e
ad altri piccoli servigetti della chiesa.
% Dee da beive a-o prceve che ò cègo 5 l'ha scb;
Da' bere al prete che il chierico ha sete. Modo
proverb. che usasi dire Quando alcuno chiede per
altrui quello ch'ei vorrebbe per sé.
^eg'g'ia s. f. Ciglio, e più comunem. al plur.
Ciglia: La parte del viso sopra l'occhio con un
piccolo arco di peli.
S Cegge azzunte; Ciglia raggiunte o sopraggiunte:
Quelle, in cui i peli sopra l'un ciglio si congiun-
gono a quelli dell'altro.
^eja s. f. Cera: La parte solida dei favi delle
api, conformata in celle esagone, nelle quali è
riposto il miele.
Il Cera, per Tutte quelle cose composte di cera e
bambagia per uso di ardere, come candele, torce
e simili.
— de Spagna; Cera di Spagna V. Lacca.
— giunca; Cera bianca: La cera imbiancata.
— ùsd; Cera arsa od arsiccia, dicesi delle Candele
0 delle torce, che già' sono state accese e che
perciò si comperano a minor prezzo; e anche di
Cera nuova che, adoperata per non lungo tempo,
si restituisce al ceraiuolo, pagandogliene il solo
consumo.
— vergine; Cera vergine. Cera gialla, Cera greggia:
La cera naturalmenle estratta da' favi , non an-
cora purgata, né lavorata.
S Ingianchi a ceja; Imbiancar la cera : Lo esporla,
ridotta in garzuolo (in sféuggiaj, all'alternata
azione della luce e della rugiada per farla di-
ventare bianca.
S Piggid a geja a-o consùmmo; Pigliare o Com-
perar la cera a calo o al consumo, vale Pren-
dere 0 Comperar le torce o candele per restituirle
, al ceraiuolo col solo pagamento di quanto esse
siano calate V. A-o consùmmo.
^eà alacca V. Lacca.
Oelg-a s. f. Piega: Raddoppiamento di panni,
carte e simili in se stessi : Piegatura, Piegamento.
Il Piega, per Quella riga che s' imprime nella cosa
piegala.
♦I Panneggiamento ed anche Pieghe, nella Pittura e
Scoltura dicesi Quel lavoro con cui l'artefice rap-
presenta la somiglianza de' panni, ossia le con-
venienti piegature de' medesimi.
% Piggid bònn-a o cattiva ceiga; Prender buona
0 cattiva piega, parlando di faccenda, negozio
0 simile, vale Incamminarsi & questa o a quella
riuscita o in bene o in male.
S Piggid ùnn-a cattiva ceiga; Prendere una mala
• piega, detto di persona, vale Inclinare, Avvez-
zarsi al male.
GEL
CEN
209
Oegr^sso s. va. Cbericaslro, Cbericazzo: Peg-
giorai, di Chierico.
^eimonia. s. f. Cerimonia, Ceremonia, Ciri-
monia: Nei num. del più diconsi Le forme este-
riori e regolari del culto religioso.
M — Cerimonie , per Quegli atti di regola che si
fanno dalle persone costituite in dignità nelle
funzioni pubbliche.
« — per Dimostrazioni reciproche, che si fanno
Ira loro per onoranza le persone privale.
» — Usato al sing. , per Formalità, opposto di
Realtà: 0 ghe l'ha dceto pe ceimonia; Gliel'ha
dato per cerimonia.
8 Chi sta in scè ceimonie; Cerimoniasle.
S Fé de qeimonie; Fare stoggi, dicesi di Chi mo-
stra con certi altucci repugnanza di fare o di
dire qualche cosa, sebbene sia internamente di-
sposto a farla o a dirla.
% Meistro de geimonie; Cerimoniere V. Ceimonie.
S /*m (/e f emoni e; Cerimonioso V. Ceimonioso.
% Sensa ceimonie; Senza cerimonie. Posto avverb.
vale Senza complimenti, Liberamente, Senza sog-
gezione. Alla baona.
^eimouié s. m. Cerimoniere, Ceremoniere,
Cirimoniere: Maestro delle cerimonie.
^eimonioso add. Cerimonioso, Ceremonioso,
Cirimonioso: Quegli che traila con cerimonie.
.^eittro s. m. Centina. T. mur. Armatura arcala
di legnami, sulla quale si costruiscono archi e vòlte.
Oeive s. f. Pieve: Chiesa parrocchiale che ha
sotto di sé Priorie e Rettorie, e per lo più di
ville e castella: allrim. Pievania, e anlic. Pi-
viere e Pivieri.
^eixao s. m. Cece. T. botan. Cicer artelinum.
Specie di legume o «ivaja adoperata per cibo,
ed è Un granello tondo ed alquanto appunlato.
Ce n' ha di bianchi, di rossi, di neri.
S Bòggi i ceìxai; Girar il boccino o i corbelli,
fìgurat. vale Esser turbalo, agitalo, Aver qualche
cosa che ci tenga inquieti e disposti ad alterarci
per lieve cagione.
S Co de ceìxao ; Ceciato : Ch'è del colore del cece.
Oelebrà, v. a. Celebrare : Esaltare, Magnitìcar
con parole od anche in iscritto.
« Celebrare, per Dire la messa od OlTerire il sa-
crifizio dell'altare; che anche dicesi Celebrare
la messa.
8 Celebra 5 matrimonio; Celebrar le nozze, vale
Farle colle debile formalità o cerimonie.
S Celebrdse ùnn-a cosa; Mangiarsi, Papparsi. Voce
figur. e bassa: 0 se l'ha celebróu tutto; Sei
mangiò tulio.
Oelelbrante s. m. Celebrante: Sacerdote che
celebra la messa; e dicesi anche di Qualunque
sacerdote impiegalo in una funzione ecclesiastica.
Oele1>i*a.ziòii s. f. Celebrazione , Celebra-
mento: L^azione di celebrare, di eseguire un
atto solenne.
Oelelbritse s. f. Celebrità: Astrailo di Ce-
lebre; Fama, Gran nome, Riputazione.
Oelestin»add. Celestino, Celeslrino, Cilestrino,
Cilestro 0 Celeslro: Aggiunto di colore, vale
Azzurro.
Oelia s. f. Celia, Schorzo, Burla.
Oelia V. n. Celiare: Non dire, Non fare da
senno, Burlare, Scherzare.
Oelidouia s. f. Celidonia, Chelidonia. T. botan.
Chelidonium mMju». Pianla che ha la radice fu-
CasacCIA, Dizionario Gtnovesg'Italiano.
sìforme, gialla, lo stelo alto un braccio, alquanto
peloso, le foglie picciolale e dentate, i fiori gialli
e numerosi. Nasce ne' luoghi ombrosi ed umidi,
fra le fessure de' muri, e fiorisce dall'aprile al-
l'agosto. Contiene un sugo giallo, acre, amaro
e corrosivo, cui si attribuisce la virtù di distrug-
gere i porri fpòrrinj e di guarire le erpeti, toc-
candone due 0 Ire volte la parie infetta. Chia-
masi anche Erba marchesita. Erba donna, Erba
gialla da porri. Cenerognola.
Oelo s. m. Guadagnala. T. di giuoco. Il confine
oltre il quale, passando e alzando la palla o il
pallone, si vince: Fd celo; Far guadagnata.
^ena v. n. Cenare: Far quel pasto che chia-
masi Cena, Mangiare da sera la cena.
^eneasso V. Ceniasso.
^enee V. Genie.
^eneen. add. Cenerino, Cenerognolo, Cinerizio,
anlic. Cenerugiolo: Di color simile alla cenere.
^eneeta/Olndó in;; Andar in dileguo V. Andd.
genetta s., f. Cenella, Genina, Cenino: Pic-,-
cola cena o Cena di pochi.
^eng'ia s. f. Cinghia e Cigna: Larga striscia
di pelle 0 Fascia tessuta di spago, che serve a
diversi usi, e propriam. a tener ferma addosso
alle bestie la sella, la bardella e simili.
« Cinghia o Cigna, per Quel passamano o gallone,
con cui si tirano su i cristalli della carrozza.
§ Cengie da caréga; Cigne: Quelle che sosten-
gono il piano imbollito della seggiola.
^eug-iòn. s. m. Cignone: Cinghia grande, e
propriam. è nome di Quelle due cigne di cuojo,
che sostengono la cassa della carrozza e simili.
^eniasso s. m. Cenerone, Ceneraccio: La ce-
nere sfruttata che ha servito al bucato e non
contiene più alcali.
^enie s. f. Cenere. Nel sing. poetic. si usa
tanto in masch. quanto in femm.; nel plur. è
sempre femminile: Quella polvere nella quale si
risolve tutto ciò che abbrucia.
— cada; Cinigia: Cenere calda mista per lo più.
con poca e minuta bragia. Si suol mettere nei
veggi fcavagninj, nella cassetta da piedi o al-
trove, dove occorra di avere un blando calore.
— santa; La cenere o Le ceneri: Quella cenere
particolare, con cui il Sacerdote segna la fronte
de' fedeli il primo dì di Quaresima.
% O gidi-no de Genie ; Il dì di Cenere o delle Ce-
neri : Il primo dì di Quaresima.
§ Amia in cenie; Andar in cenere, Diventar ce-
nere. Incenerirsi.
§ Dove gh'é stceto dò féugo, gh'é sempre da cenie
cada; Dove vi è slato il fuoco, vi sa sempre
di bruciaticcio V. Féugo.
^eniòu. s. m. Ceneracciolo : Grosso panno di
canapa, con cui si copre i panni che sono nella
conca del bucalo, e sopra il quale si versa la
cenere per fare il ranno, o si versa l'acqua bol-
lente con cenere.
^euu-a s. f. Cena: Il mangiar che si fa la
sera; ed anche Ciò che si mangia a cena.
— Domini; Cena Domini, Cena del Signore, Sacra
cena: La cena che il Signor Nostro fece co' suoi
Apostoli il giovedì santo, dopo aver loro lavali
i piedi, giorno precedente la sua Passione.
§ Chi va in letto sensa cenn-a, tutta a néulte
se remenn-a; Chi va a letto senza cena, tutta
notte si dimena, cioè Non dorme.
14
210
CEN
CEP
S Fa da gcnn-a; Far da cena, vale Preparare il
cibo per la cena.
S Litiga 0 disnà co-a cenn-a; Non accozzar la
cena col desinare, dicesi di Chi ha magrissimo
guadagno e non suflìciente alla vita.
S Mangia doppo cenn-a; Tusignare; e quindi Pu-
signo diresi 11 mangiare che si fa dopo cena.
Oensó s. m. Censore, Corretlore: Propriam. Chi
esamina , corregge e dà giudizio de' componi-
menti altrui.
n Censore, per Una specie di dignità delle Acca-
demie.
n — Preso in cattiva parte, vale Critico, e dicesi
di Colui che per inclinazione censura o critica
i delti e i fatti altrui.
Censùa s. f. Censura, Correzione, Riprensione,
. Sindacato.
« Censura, per Una sorta di pena ecclesiastica im-
• ■ posta dai canoni o dal Papa a coloro che non
obbediscono alle leggi della Chiesa.
Oensùz*». V. a. Censurare: Comunem. usasi da
-vuoi nel signific. di Sindacare, Criticare, Biasi-
• mare, Riprendere.
^enta s. f. Cintura, Cintola, Cintolo, ed anche
Cinta e Cinto, ma son voci pochissimo usate:
Fàscia di seta, di panno o d'altro, colla quale
si cingono le vesti al mezzo della vita.
— * da carossé o c'a maince; Fasciacca e Fusciacca:
-■'■ Cintura di seta o d'allro, che si portava cinta alla
vita per ornamento, e tuttora si porla alluci-
gnolata da' marinai, da' vetturini, ecc.
Mentana s. m. Centinaio, al plur. Centinaia :
Somma che arriva al numero di cento.
« Centenario: Quella cerimonia o solennità fatta
ogni cent'anni da un dato avvenimento, o per
onorare la memoria di qualche Santo o altroj
che anche dicesi Anno secolare.
S A cenlancea; A centinaia. Posto avverb. vale
A cen'o per volta, ma usasi per lo più indeter-
minatam. e vale In gran numero.
Oentaurea minò s. f. Centaurea minore.
T. botan. Centaurea minor. Erba medicinale
amarissima, che nasce comunem. nelle terre sec-
che e sabbionose, ne' monti aprichi e ne' boschi.
Fiorisce in giugno e luglio, e dà dei fiori somi-
glianti a quelli del garofano per l'aspetto e il
colore, ch'è però meno carico. É pianta annua,
ed è stimala malevole per togliere la febbre. Chia-
masi anche Cacciafebbre, Riondella, Fiel di terra,
Calcatreppo, Calcalreppolo.
^eiite:xiixio s. m. Centesimo e per sinc. Cen-
tesmo: La centesima parte; ed è anche Nome
nnmer. ordin. di Cento.
I» Centesimo, per Jloneta piccola di rame che vale
La centesima parte della lira.
Oenti s. m. plur. Pianti, Lagrime: Versamento
di lagrime per cagion del piangere.
^ento s. m. Cento : Numero contenente Dieci
decine j allrim. Centinaio,
n Cento, alle volte usasi come add. numer. : Cen-
t'omnii, Cento Zie, ec; Cent'uomini, Cento lire,ec.
» — ed anche per Numero indeterminato rife-
rente Gran quantità: Me pà cent'anni che... Mi
paion cent'anni che . .
S De semme in cento; Delle mille una volta, Di^
tempo in tempo. Di quando in quando, A volta
a volta, Alcune volte, Di rado, Raramente.
^eutog-ambe s. m. Centogambe, Millepiedi:
Insetto nero composto come di tanti anelli, a
ciascuno de' quali sono due picciolissime e sottili
gambe.
^entopelle s. m. Centopelle: 11 terzo sto-
maco degli animali ruminanti , quello cioè che
riceve il cibo dalla trippa e lo manda alla mol-
letta, detto in term. anatom. Omaso. Il Cento-
pelle de' piccoli ruminanti dicesi pure Rerrettini.
" Centopelo , chiamasi per ischerzo e bassamente
L'ano.
Oenti'alizza v. a. Centralizzare: Far cen-
tro. Volgere e Ridurre molte cose ad un centro.
Oeutiralizzazión s, f. Centralizzazione,
Accentramento, Concentramento V. Centralizza.
Oentro s. m. Centro : Punto nel mezzo del cer-
chio della sfera; ed anche II mezzo o La parte
pili addentro di checchessia.
— de gravita; Centro di gravità: Quel punto nel
quale appesi i gravi sfanno in equilibrio.
§ Ése ne-o so centro; Esser nel suo centro o nella
sua piscina, cioè Nel luogo dove maggiormente
si ama di slare.
§ Sta in ti so centri; Stare o Starsi ne' suoi cenci
0 ne' suoi panni, vale Non s'intricare con per-
sone di rango superiore. Non aver desiderii oltre
la propria sfera.
^entùa s. f. Cintura, Cintola : Il luogo dove la
cintura si cigno.
— da spà; Cintura della spada V. Centùròn.
— de chéujo; Scheggiale: Cinto di cuoio con fibbia.
— di càsoin; Serra, e più comunem. al plur. Serre:
L'estrema parte superiore de' calzoni , la quale
cucita ai dinanzi e ai didietri fa il giro della
vita, cignendo i lombi, e si abbottona sul davanti.
^entùrin. s. m. Cinturino, Cintolino. Dimin.
di Cintura.
^entùròn. s. m. Cintura della spada : Quella
fascia di pelle o d'altro che serve a tener cinta
al fianco la spada o simile.
^eottaja s. f. Cerotto, dicesi d'Un'opera d'arte,
come pittura o disegno, che sia fatta male e non
abbia pregio; e generalmente di Qualunque cosa
bruita e malfatta nel suo genere; altrim. Porcheria.
^eotto s. m. Cerotto: Composto medicinale
fatto di cera o altra materia tenace, perchè si
appicchi in sui malori,
w Cerotto V. sopra Ceottaja.
I) Lercio, Lezzone, Sudicio, Sporco, dicesi figurai,
di Persona di porchi costumi e schifa: A fé un
ceotto; EH'è una lercia, una lezzona.
^éppa s. f. Ceppaia: La parte del ceppo, alla
quale sono appiccale le radici dell'albero.
^eppà s. f. Colpo dato col calcio dell'archibu-
gio: O g'ha dcBto ùnn-a ceppa in tò stéumago;
Lo percosse nel pelto col calcio del fucile.
^eppo s. m. Ceppo , Toppo : Pezzo di pedale
grosso di qualunque albero atterrato, solamente
riciso, e serve a vari usi.
« Ceppo, per Quel legno, sul quale si decapitavano
colla mannaia i malfattori.
1) — Figurat. usasi per Origine di famiglia, Sti-
pite; tolta la metaf. dal ceppo degli alberi, ed
usasi per lo più in mala parte: 0 ven da un
geppo che ecc.; Egli viene da ceppo tale che ecc.
— Usato al plur. dicesi Quello slrum. col quale si
serrano i piedi ai prigionieri: L'han misso a-i
^eppi; L'hanno messo ai ceppi.
— tfa briìxà; Ceppo, Ciocco: Piede dell'albero o
CER
CER
211
di pianta cedua, separato dal fusto, spaccato in
pezzi, che chiamansi Cepperelli o Ceppatelli, e
serve per ardere,
— da canipann-a; Coppo, Mozzo, Cicogna: Quel-
l'armatura di {crosso legnaniP, in cui sono inca-
strate le trecce o maniche della campana.
— da maxelld; Desco, Descheria: Banco o Ceppo
sul quale si taglia la carne alla beccheria.
— da pesta e casta gne; Pestat(tjo: Ceppo sul quale
si lia:tono le castagne secche chiuse in un sac-
chetto per mondarle dalla buccia.
— da tramezi; Ceppicale. T. di cartiera.' Vezzo
di pietra fermato a fior di terra, con buca qua-
drangolare nella faccia superiore dov'è piantato
il tramezzo.
— dell' anchizze; Ceppo o Toppo delj'incudine: Quel
toppo di legno, su cui è fermata l'incudine.
— dcU'àncoa; Ceppo dell'ancora: Unione di due
pezzi di legno della medesima figura e taglio,
strettamente congegnati insieme mediante perni
0 caviglie di ferro o di legno, la quale rinchiude
0 incassa il fuso dell'ancora appunto sotto al-
l'occhio della cicala.
— d5 ciùnctfo; Ceppo del pialletto o della pialla
(ciiinassaj: Quel legno in cui è imbiettato il
ferro; la sua parte inferiore dicesi Piano.
— dò ghindai) ; Ceppo, Toppo dell'arcolajo: Quel
piede di legno o di marmo, nel cui mezzo è
conficcata un'asta di ferro, che serve a soste-
nere l'arcolajo.
— dò scciéuppo ; Calcio dell'archibuso: La parte più
grossa della cassa, in cui è incastrata la canna
dell'archibuso.
S Avei un bello ceppo de barba ; Aver una bella
barba, vale Aver barba folla.
S Chi veste un ceppo, o pd un vesco ; Chi veste
un zoccarello, ei pare un fanterello. Prov. che
significa che Una persona, abbenchè bruttissima,
quando è ben vestila, fa una bella comparsa.
S E bùscagge s'assòmeugiun a-i ceppi; La scheg-
gia ritrae dal ceppo V. Bùscaggia.
S Lcgne de ceppo; Legne pcdagnuole: Legne dei
boschi cedui, tagliale dal ceppo, e lasciate tonde
0 al più rifesse in due.
^erca v. a. Cercare: Adoperarsi per trovare
ciò che si desidera.
M Cercare, per Cercare tastando : Lascioeme cerca
6 poso; Lasciatemi cercar il polso.
« — per Scrutinare, Investigare: Ilo cercóu dap-
pertutto; Ho cercalo da per tulio.
t» — per Chiedere, Domandare: Ho gercóu d'ot-
tegni quell'impiego; Ho cercato dotlenere quel-
r impiego.
« — per Impacciarsi, Intrigarsi: MI nò cerco ni-
sciùn; lo non cerco nessuno.
« — per Tentare, Procurare: 0 l'ha cercóu de
scappa; Egli cercò di fuggire.
— dappertutto ; Braccare, Rimuginare, Rivilicare,
Fiutar tutti gli usci. Cercar ogni buco: Cercar
qua e là per ogni dove, dappertutto che o chic-
chessia.
— e prùxe; Dar la caccia alle pulci, Scuoter le
;' pulci, Spulciare; e in neut. pass. Spulciarsi, Tòrsi
le pulci d addosso.
— in testa; Cercar in capo, intendesi I pidocchi.
— ó ma cOmme i mcghi; Cercare il mal come i
medici, vale Cercare il pregiudìzio suo a bella
posta.
— 5 pei in te l'éuvo ; Cercare o Guardare il pel
nell'uovo. Modo proverb. e vale .Mettersi a con-
siderare qualunque minutissima cosa. Perdersi
in minutissime osservazioni.
— un per ma e per Itera; Cercar uno per mare
e por terra, o per mare e per monli, vale Cer-
carlo per tulio.
S Chi cerca attréuva; Chi cerca trova, ovv. Chi
cerca rogna, rogna trova. Prov. che significa Chi
stuzzica altrui, ha spesso delle nnje e de' fastidii,
g Cercdse n. p. Cercarsi; e talvolta parlando di
Servitori, vale Provvedersi di padrone.
^ercettin s. m. Cerchiettino, Cerchiellino ,
Cerchielletto. Dim. di Cerchietto.
II Cerchiptlino, por Anellino V. Cercetto nel 2' si-
gnificalo.
^ercetto s. m. Cerchiello. Dimin. di Cerchio.
Piccolo cerchio: altrini. Cerchiello.
1) Cerchietto, per Anello andante e uniforme nel-
l'intero suo giro, senza castone o altro.
— da lùmmèa; Nodo: Quel piccolo cerchietto me-
tallico, da cui pendono le catenelle, le smocco-
laloine (mòcchette), lo spegnitojo (campaninj e
il fusellino (agòggin).
— da piatti; Portapiatti, Cercine: Cerchietto di
vetrici 0 metallico, su cui si posano i pialli in
tavola.
— dò mànego dò cólollo; Viera, Ghiera: Quel
cerchiello che si mette intorno al manico del
coltello, quando questo non è metallico, accioc-
ché il legno non si fenda.
— do tovaggiéu; Cerchiello: Piccolo cerchio d'a-
vorio, di legno o simile, entro cui s'infila il to-
vagliolo ravvolto su di sé, dopo d'essersene
serviti.
Cerchia s. f. Cerca: Il cercare o L'atto di cer-
care: altrim. Cercatura, Ricerca, Ricercamento.
§ Andd a cerchia; Andare alla cerca, dicesi dei
Frali mendicanti quando vanno attorno per rac-
corre le limosine da' loro benefattori.
I) — in cerchia d'ùnn-a persónn-a, ecc.; Andar
in cerca d'una persona o cosa, vale Andarla
cercando.
% Fratte da cerchia; Cercatore, chiamasi con tal
nome Quel frale laico, eh 'è deputato a andare
raccogliendo le ìimosine.
^ercia v. a. Cerchiare : Cinger di cerchi, Legar
con cerchi vasi a doghe o allre cose.
^erciatùa s. f. Cerchiatura, Cerchiamento :
L'azione del cerchiare, ed anche L'assettamento
de' cerchi attorno a un vaso a doghe o allre cose.
perciò s. m. Cerchio, poetic. Cerco : Quello che
cinge, circonda e attornia qualsivoglia cosa.
11 Cerchio, per Quel legame di legno o di ferro,
piegato in forma circolare, che tiene insieme bi-
gonce, botti, tini 0 altri simili vasi.
Il — Nel num. del più diconsi Quelle sottane lar-
ghe, cerchiate di giunchi o di funicelle, che le
tengono intirizzite, cui porlan le donne per dare
vistosità alla loro persona.
— da lùnn-a; Ara, e comunem. Alone: Quella ghir-
landa di luce che si vede talora intorno alla luna.
— da pippa; Cerchio della pipa, dicesi Quel nero
che acquista il caminetto della pipa di gesso pel
continuo fumarvi dentro.
S Cerci dò siasso; Cassini e Cascini: Que' cer-
chi di cascina, che si adoperano per gli vagli,
slacci, ecc.
212
CER
n — di bùttafèua; Cerchi di buUafuori. T. mar.
Cerchi doppi di ferro delia forma di un 8, un
occhio de' quali abbraccia l'estremità del basso
pennone, l'altro resta libero, e serve a farvi pas-
sare il buttafuori del coltellaccio, quando si vuol
mettere fuori questa vela.
„ — di puntce; Cerchi di puntali. T. mar. Fasce di
ferro che circondano il piede e la testa de' pun-
tali 0 nella stiva o tra i ponti.
« — de testa de mou ; Collare di testa di moro.
T. marin. È un Semicerchio di ferro, che si
muove a cerniera sopra l'una delle sue estremità,
ed essendo posto davanti del suo cappelletto ab-
braccia l'albero superiore, lo mantiene al suo
luogo, vicino alla testala dell'albero inferiore, e
si ferma con una copiglia all'altra sua estremità.
§ Aveì un cercio a testa; Avere la spranghetta
V. Aveì.
% Dà ùnn-a bòtta a-o cercio e l'atra a bòtte ;
Dar un colpo al cerchio e uno alla botte V. Bótte.
% Schissd i cerei a ùnn-a persònti-a; Picchiare
uno. Zombarlo, Dargli un buon carpicelo di busse.
^erción s. m. Cerchione: Lastra grossa di ferro,
con cui si circondan le ruote delle carrozze, per
renderle piìi salde e più durevoli.
Oéreo s. m. Cero: Detto assolutam. intendesi
Il cero pasquale, ed è Una candela grossissima
di cera, che nelle chiese solennemente si bene-
dice il sabato santo.
^erin s. m. Cerino: Slo^pim CmvcchettoJ che
variamente ravvolto su di sé, ovv. ripiegato in
piccola matassa si adopera per farsi lume; in Tose,
dicesi comunem. Stoppino V. Mócchetto.
^eriotto s. m. Candelotto : Candela piuttosto
corta e grossa, che serve per le lumiere, per
le ventole e simili.
— da carossa; Candelotto dà carrozza: É più corto
e più grosso e poncsi ne' fanali delle carrozze,
quanc's non vi si arde olio.
^erne v. a. Cernere, Cernire, Scegliere e per
sinc. Scerre : Separare o Metter di per sé cose
di qualità diversa per distinguerle o per eleg-
gerne la migliore.
— e prùxe a ùnn-a personn-a; Riandare o Rive-
dere le bucce a uno, fìgur. ,vale Rivedergli se-
verissimamente il conto delie sue azioni.
— l'insalatla; Mondare o Nettar l'insalata, vale
Tòrie e gettar le parti men buone e cattive.
. — 5 riso, i faxéu, ecc.; Nettare il riso, i fagiuoli
e simili, vale Tòrgli e gettar via il mal seme o
altra mondiglia.
S Cernise n. p. Cernersi, Cernirsi, Scegliersi.
^erneg-g-ia v. a. Vagliare, Crivellare: Pro-
priam. Sceverare col vaglio da grano o biada il
^'mal seme o altra mondiglia.
^erneg'g'io s. m. Vaglio, Crivello: Arnese
di pelle forata, distesa sopra un cerchio di legno,
• e che agitandosi si adopera a mondar grano o
biade da cattive semenze o altre mondiglie.
pernia s. f. Cerna, Scelta : La cosa cattiva se-
parata dalla buona.
« Cerna, per Separazione o Divisione.
^eirtameute avv. Certamente, Di certo, Per
certo, Al corto. Senza dubbio: In modo da non
potersene dubitare; antic. Certanamente.
^eirtessa, s. f. Certezza, Certiludine, Certo,
antic. Certanza: Stato in cui si trova lo spirito
pllorchè non ha più luogo di dubitare.
CER
Oertid.u.11 pron. plur. Certuni, Alcuni, Taluno:
quest'ultima voce non sì adopera che nel sing.
Oertiflcà/ v. a. Certificare : Dare o Fare una
attestazione in iscritto. Voce dell'uso.
Oertificato s. m. Attestato, e nell'uso Certifi-
cato: Testimonianza in iscritto ad uso privalo o
pubblico.
^erto s. m. Certo, Io stesso che Certezza : San
tra 5 certo e l'incerto; Sono tra 'I certo e l'incerto.
% Lascia d gerto pe l'incerto; Lasciar il proprio
per l'appellativo, vale Lasciar le cose sicure per
le incerte e dubbiose.
^erto add. Certo: Ch'è secondo verità. Chiaro,
Indubitato, 'ncontestabile, e dicesi delle cose.
" Certo, parlando di persone, vale Che ha cer-
tezza, Sicuro, Accertato, Chiarito: Son certo che...
Sono certo che...
Il — Aggiunto a tempo, vale Stabilito, Fissato,
Convenuto, Determinato.
« — Alle volte si adopera come relativo di qua-
lità : Ghe son certe persónn-e che ecc. ; Vi son
certe persone che ecc. Gh'é vegnùo ùnn~a certa
insciaggia . . . Gli venne certa enfiatura...
S A l'è gerla e segua ; É certo, É indubitato.
% Aveì de gerto; Aver di certo. Tener certo, vale
Aver certezza, Aver di sicuro.
% Sta gerto; Star certo, Esser certo, vagliono
Esser sicuro.
^erto pron. Certo, Alcuno, ma comunem. usasi
al plur. V. Certidùn.
^erto avv. Certo, Certamente, Di certo, Per
cèrto V. Certamente.
§ Certo che; Certo che, Per certo che, Certa-
mente che.
Cervella s. f. Cervello, e al plur. Cervelle e
Cervella: Massa di sostanza molle, rinchiusa nella
cavità del cranio, e che è Uno dei principali or-
gani della vita: altrim. Cerebro, e antic. Celabro.
Cervella s. m. Cervellata e Cervellato: Com-
posto di grascia e di cervello di porco, triturati
minutissimamente, insalati e regalati d'aromi e
di cacio lodigiano grattugiato; il qual composto
si usa come condimento di brodi da zuppe, o
come ripieno d'altre vivande, e si vende insac-
cato in budelle tinte in giallo col zafferano, e
strozzate a lunghezza di spanna come i rocchj
de'saicicciuoli comuni o de' sanguinacci.
ipewelletto s. m. Cervelletto, Cerebello. T.
anat. La parte posteriore del cervello, ch'è Una
massa midoliosa situala nelle fosse inferiori del-
l'occipitale.
^ervellin s. m. Cervellino, Bell'umore, dicesi
figurai, ad Uomo bizzarro, stravagante, e talora
iutraltabile.
^ex-vello s. m. Cervello V. Cervella.
n Cervello, per Genio e L'uomo che abbia cosi
fatto genio, e al plur. dicesi Cervelli : Ghe son
gerii cervelli cAe. ..Vison di tali cervelli che...
n — per Intelletto, Giudizio, Ingegno, che anche
scherzev. in questo signif. dicesi Celloria.
S Aveì dò gervello ; Aver cervello, figur. vale Es-
sei-e savio, giudizioso, prudente,
n — 5 gervello a posto, a segno; Aver il cer-
vello a partito, vaie Aver senno, Sapere quel che
uno si fa.
n — 5 gervello chi vacilla; Aver il cervello bal-
zano. Aver il cervello fallo a orinoli o al tor-
nio, dicesi d'Uomo di cervello vago, incostante.
CET
CHE
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M — 6 gervello in te carcagne; Aver il cervello
nelle calcagna o sopra la berretta, dicesi di Chi
precede inconsideratamente, con poco senno.
n — tanto gervello quanto un mdscin; Aver meno
cervello d'un grillo o d'un'oca o d'una gatta, vale
Esser scemo di giudizio, Essere sciocco, privo
di senno.
S Dàse a fa accomoda 5 gervello; Darsi a rim-
pedular le cervella, figurai. Esser rimaso senza
giudizio, come s'è' si fosse mandato a racconciare.
S Fd perde 5 cervello a un ; Cavar uno di cer-
vello, figurat. vale Fargli girar il capo, Sover-
chiamente importunarlo.
§ Lambiccàse 5 cervello; Beccarsi o Stillarsi il
cervello, Mulinare, Fantasticare, Bischizzare, va-
gliono Affaticar l'intelletto, Arzigogolare intorno
a una cosa, Applicarsi a cose che affatichino
l'imaginazione.
S Senso cervello; Dicervellato, figurat. vale Senza
senno. Sciocco, Mentecatto.
^ei"VO s. m. Cervo, Cervio, Cerbio : Animai qua-
,. drupede boschereccio che ha palchi e corna ra-
morale , ed è velocissimo al corso. - Cerbiatto ,
Cerviallo, Cerbietto, Cervetto, Cervietto dicesi
Il cervo giovine ; Fusonc, il cerbiatto del secondo
anno, in cui gli spuntano le corna senza rami.
Oessài v. n. Cessare, Tralasciare, Restare, Ri-
stare, Finire : Non proseguire più avanti. Sospen-
dere un'azione.
— de vive; Cessar di vivere, vale Morire.
% Scnsa cessa; Senza ristare.
Oessazión s. f. Cessazione, Cessamente, antic.
Cessagione, Cesso: L'atto di cessare, Interru-
zione di cosa incominciata.
Oessiòu s. f. Cessione : Contratto, col quale un
individuo trasferisce in un altro i suoi diritti so-
pra una cosa qualunque, e segnatamente sopra
un credito.
Oessionàios. m. Cessionario : Quegli al quale
si fa la cessione.
^estìn s. m. Cestino: Sorta di paniere di figura
ovale colle sponde molto alte, intessuto per lo
pili di stecche o assicelle di castagno, per uso
di mettervi dentro roba da mangiare ed altre cose.
^èta* s. f. Ceretta, Cerino: Piccolo cannello di
pomata, che serve per darsi a' capelli.
^etjrou s. m. Arancia, Melarancia ed anche Po-
marancia: Il frutto dell'arancio (Citrus auran-
tiumj. Specie d'agrume, ordinariam. rotondo,
con buccia o corteccia grossa, d'un bel giallo
dorato o di zafferano, la polpa divisa in ispicchi
CgaeliJ più o meno dolce secondo le varietà. Ve
n'ha di più specie, come il Bergamotto, il Chi-
notto, l'Arancio forte ossia Melangola fMargait-
tin), l'Arancio mandarino (Mandarin), l'Arancio
di Portogallo (Portugà), ecc. V. le voci Ber-
gamotto, Chinotto, ecc.
S Co de getrón; Arancio, Arancioso, Aranciato,
e più comunem. Ranciato, Rancio: Color d'a-
rancia matura.- Arancione, Di color arancioso
molto acceso. -
. ^etzròua.tai s. f. Aranciata : Bevanda composta
d'acqua, sugo d'arancia e zucchero.
Oetta< s. f. Crespa, e più comun. al plur. Crespe:
Certe pieghe fatte apposta alle camicie e simili, o
per via di cucito o col ferro da stirare; ed anche
Quelle piegoline rilevate e angolari onde si arric-
ciano, specialm. in Genova, càmici, cotte e simili.
§ Cette a cannònetto; Pieghe a cannoncino.
it — co-e ciocche; Pieghe a gala; e sono per lo
lungo.
Oettinu.-a s. f. Piegolina, Pieghettina, Pie-
ghetta. Dimin. di Piega.
S Cettinn-e a pètoinn-a; Pieghe in tràlice: Pie-
ghe fatte a sghembo. .
n — pe refesso; Piegoline a gala; e sono trajs-
versaii.
^eù.ttro s. m. Centina V. Ceillro.
^evòlla s. f. Cipolla V. Ciaola.
Olxecclxezzàj v. n. Schiamazzare, e alla fior.
Stiamazzare: Propriara. Il gridar delle galline
quando hanno fatto o prima di far l'uovo.
« Tartagliare: Ripetere per impedimento di lingua,
0 per difetto di scieltezza nella pronunzia, le
prime sillabe prima di poter seguitare.
Oheim-a d.ó f^Bug-o; Catena da fuoco:
Quella catena pendente da una spranga di ferro,
che più in alto attraversa la gola del camino
nella cucina, per attaccarvi pajuoló, calderone
0 simile sopra la fiamma.
Oliéu. s. m. Cuore, e poetic. Core : Viscere prin-
cipale del petto, ch'è l'organo della circolazione,
nel quale le vene portano il sangue, e dal quale
riesce poi per le arterie a nutrire tutte le parli
del corpo. I macellai di Firenze chiamano Palla
II cuore degli animali bovini.
n Cuore, per similit. Centro, Mezzo: In t5 chéu
dell'inverno; Nel cuor dell'inverno.
M — Metaf. si prende sovente dagli amanti in senso
di Vita, esprimente svisceratezza d'affetto: Lunxi
da vof, mce chéti, còmm'hò da vive ? Lungi da
voi, cuor mio, come posso vivere?
n — per Animo, Mente, Pensiero: iViscJtin «a cose
m'agge in tò chéu; Nessuno sa quel ch'io mi
abbia in cuore.
ti — per Ardimento, Coraggio: Bezéugna fase dò
chéu; Bisogna farsi cuore.
•I — Presso gli Artefici dicesi Qualunque cosa falla
in forma di cuore: Un chéu d'argento, d'óu;
Un cuor d'argento, Un cuor d'oro.
— da camixa ; Cuoricino : Pezzetto di tela tagliato
a foggia di cuore, che talora si mette per for-
tezza all'angolo dello sparato del petto.
§ Aliar gàse 5 chéu; Allargarsi il cuore, Sbarrarsi
il cuor nel petto, vagliono Provar piacer gran-
dissimo.
§ A moddo de chéu; A cuore. Posto awerb. vale
In forma di cuore.
S Arranca 5 chéu ; Spezzare, Strappare, Lacerare
il cuore, Dispiacere in sino al cuore, figur. va-
gliono Dispiacere sommamente. Dar soverchio
dolore.
S Arrecuved 6 cAc'm; Confortare il cuore. Ricreare,
Riconfortar l'animo.
S Arvi 5 so chéu a ùnn-a persdnn-a; Aprire il
cuore 0 l'animo suo ad alcuno. Aprirsi con al-
cuno, vagliono Palesargli ogni più segreta cosa,
Parlargli candidamente.
S Arvìse o chéu; Scoppiare, Crepare, Spezzarsi
il cuore, vagliono Sentir sommo dispiacere o do-
lore : Ho 0 chéu chi se m'arve ; Il cuor mi si
spezza, Mi crepa il cuore.
§ Aveì a-o chéu ùnn-a cosa; Aver a cuore o a
petto checchessia, Star checchessia sul cuore, nel
cuore 0 in mezzo al cuore, vagliono Aver pas-
sione, dolore, ecc. per quella tal cosa.
214
CHE
CHE
n — dB chéu; Aver cuore, Esser di cuore, va-
gliono Esser persona coraggiosa, Aver coraggio,
forza, ardire.
» -^ in chéu; Aver a cuore, in cuore o nel cuore,
vale Aver nel pensiero, nell'animo, nella me-
moria, ecc. : Non avcivo atro in chéu che. . . Non
avevo altro in cuore che...
« — in scià lengua quello che s'ha in tò chéu;
Aver sulla lingua quello che si ha nel cuore, vale
Parlare o Trattare con sincerilù, senza finzione.
n — in tó chéu; Aver nel cuore o nel petto, vale
Conservar nell'animo, nel pensiero; e talvolta
Tener celata una risoluzione già presa.
» — 5 chéu contento; Aver il cuore nello zuc-
chero 0 nelle viole, vale Esser allegro, contento,
tranquillo, ecc.
1» — 5 chéu in te réuze V. sopra Aveì B chéu
contento.
n — sette chéu e sette figaeti V. Aveì.
Il — un chéu ben [ceto ; Esser di buon cuore,
vale Aver somma bontà.
M — Mn chéu da lion; Aver un cuor da leone,
vale Aver un gran coraggio.
n — un chéu da peccetto; Avere un cuore da
sgricciolo, vale Aver poc'animo, poco coraggio.
i> — un chéu duo; Aver un cuor duro o di ferro,
0 più duro d'un macigno. Aver un animo efferato,
vagliono Essere crudele, inumano, senza cuore.
% Batte 0 chéu; Battere il cuore V. Batte.
S Brùxó de chéu V. Brùxó.
S Cazze 5 chéu; Cadere o Cascare il cuore o l'a-
pinio, Perdere il cuore, vagliono Smarrirsi d'ani-
mo. Scoraggiarsi; e talvolta Sbigottirsi per mala
novella o per accidente improvviso.
.f> — ó chéu de fa ùnn-a cosa ; Star sul cuore di far
checchessia, vale Averne pensiero, desiderio, voglia.
5 Cianze 5 chéu; Piangere il cuore. Esser do-
lente à cuore, figurai, vagliono Provar gran do-
lore di checchessia. Esserne sommamente com-
mosso.
S Con tutto 5 chéu; Di tutto il cuore. Posto avverb.
vale Con tutta la volontà, Mollo volentieri, Cor-
dialmente.
% Costà d chéu 0 un pesso de chéu; Costar il
cuore 0 il cuor del corpo. Costar il cuore e gli
occhi, vagliono Costar moltissimo.
5 Crovd ò chéu; Cascare o Cadere il cuore V.
sopra Cazze 5 chéu.
S Dà a-o chéu; Dar nel cuore, vale Accorare,
Affliggere, Attristare.
i> — 6 chéu; Dare o Donare il cuore, vale Esser
generoso; e talora dicesi anche per espressione
d'amore, e vale Amar teneramente.
n — 5 sangue dò chéu V. sopra Dà ó chéu.
S De chéu; Di cuore o Del cuore. Posto avverb.
vale Con affetto. Cordialmente, Volonticri.
S Di in tò so chéu; Dir in suo cuore o fra suo
cuore, vale Discorrere fra sé, Pensare.
n — à chéu; Dire il cuore, vale Aver presagio
0 iiresentimento di alcuna cosa che debba suc-
cedere: O chéu ò me 0 dixciva; Il cuor me'l
diceva, I\:'andava per lo cuore. Io prevedeva.
% Dà de chéu; Dolore o Puntura di cuore, figurai,
vale Dispiacere, Disgusto, Travaglio, Amarezza,
Cordoglio.
S Èse de ben chéu; Esser di buon cuore, vale
Aver somma bontà; ed anche Esser liberale,
CQnlr. d'Avaro.
I) — de chéu; Esser di cuore, vale Esser persona
coraggiosa, magnanima, generosa o simile.
Il — de gran chéu; Esser di gran cuore o d'alio
cuore, vale lo stesso, ma in grado maggiore.
Il — un chéu serróu; Essere un golpone, un lu-
macone, un soppiattone.
$ Fa 0 Fase do chéu; Fare o Farsi cuore, vale
Pigliar animo, ardire.
§ Fa do chéu a ùnn-a persónn-a ; Far cuore. Far
animo ad uno, Am'marlo, Dargli coraggio, Inco-
raggiarlo.
Il — inette scili 5 chéu; Accileccare, Allettare:
Sedurre fingendo e mostrare di far benefizio o
vantaggio con animo di non farlo; ed anche
metter in succhio, in zurlo. Accender bramosia,
Far venir voglia altrui di checchessia.
Il — 0 chéu duo; Far cuor duro. Ostinarsi.
Il — róde 5 chéu; Far rodere il cuore.
Il — Mrt chéu da liòn ; Far cuor di leone o tanto
di cuore. Far del cuor ròcca, vagliono Pigliar
•grand animo.
Il — ìinn-a cosa con tutto ó chéu; Far chec-
chessia di lutto il cuore V. sopra Con lutto
0 chéu.
§ Laod da chéu V. sotto Travaggid da chéu.
§ L'è megio un dò de stacca che iin dò de chéu;
É meglio un dolor di tasca che di cuore. Det-
tato proverb. che significa Le perdite de' da-
nari non affliggono tanto quanto il travaglio del-
l'animo.
§ Levdse da-o chéu ; Levarsi dal cuore checchessia,
0 Levare il cuore da checchessia, vagliono Slac-
carne il pensiero, Non applicarvi piiì.
Il — 5 chéu pe ddlo a-i atri; Trarsi il cuore per
darlo altrui, dicesi per mostrare eccesso di affetto,
di generosità.
§ Lóntan da-i éuggi, lóntan da-o chéu; Lontan
dagli occhi, lontan dal cuore. Prov. che signi-
fica che Quando uno è lontano dalla cosa amala,
facilmente scorda l'amore.
S Manca 5 chéu; Mancar l'animo, il coraggio; e
talora Svenire, Venir meno. Richiudersi o Strin-
gersi il cuore, Perder le forze, il sentimenlo,
Io spirito V. Svegni.
§ Mancamento de chéu; Deliquio, Sfinimento, Sve-
nimento, Mancamento di spirito V. Svenimento.
S Mette in chéu; Ricordare, Rammentare, Far
sovvenire.
Il — sdii 5 chéu in t'ùnn-a cosa; Mettere. 0
Porre il cuore in una cosa, vale Mettervi l'ani-
mo, il pensiero, l'affetto.
§ Mettise 0 chéu in paxe ; Mettere il suo COOre
in pace, vale Tranquillarsi, Calmarsi.
§ Non aveì de chéu; Esser di povero cuore, vale
Aver animo vile.
S O chéu ó me o dixeiva V. sopra Di 5 chéu.
g Ommo de gran chéu; Cuor di Cesare, vale
Splendido, Generoso.
S Palpi taziòn de chéu; Palpitazione, Battimento
di cuore: Moto violento, sconcertato, frequente
e convulsivo del cuore , accompagnato da op-
pressione, da diflìcoltà di respiro, da abbatti-
mento di forze, e talora da deliquio.
S Passa ò chéu; Passare o Trafiggere il cuore,
Agghiadare: Melaf. Dar ambascia, affanno o
simile.
S Pati S chéu de nò fa iinn-a cosa; Star sul cuore
di far checchessia, Provar pena, rincrescimento,
CHE
CHE
215
dolore di non fare o dire checchessia, Averne
pensiero grandissimo.
S Piggidsela a-o chèu ; Pigliarsela al cuore, vale
Accorarsi, Affliggersi, Attristarsi.
S Prega da chéu; Pregar da cuore, vale Pregar
con grande istanza quanto uno può.
5 Quello c'hò in to chéu l'ho in bocca; Ciò che
tengo nel cuore ho sulla lingua, Vi parlo col
cuore sulle labbra V. sopra Aveì in scià lengua
quello che s'ha in tò chéu.
S Rodimento de chéu; Rodimento di cuore; e di-
cesi anche figurat. per Travaglio, Ambascia, Cruc-
cio interno.
S Scciùppd 5 chéu; Crepare, Scoppiare, Spezzarsi
il cuore V. sopra Arvise o chéu.
S Se un 5 l'è Cicchetta, l'atro 5 l'è S mce chéu
V. Cicchetta.
S Spinn-a de chéu; Puntura di cuore V. sopra
Dò de chéu.
S Std in scio chéu; Star a cuore o sul cuore,
vale Aver passione, pensiero, premura di fare,
di dire, ecc.
S Strenze 5 chéu ; Stringere il cuore, vale Met-
tere in angustie, in ambasce, in aCfanno.
S Tià sdito chéu; Ricreare, Riconfortar l'animo,
il cuore, Andare al cuore, all'animo, vagliono
Piacer fuor di modo, Far buon prò, Esser gra-
dita una cosa.
S Tocca 5 chéu ; Pungere o Toccare il cuore, vale
Commuovere, Convincere, Convertire.
S Travaggid da chéu; Lavorare a mazza e stanga.
Lavorar di gana o di buona gana, vagliono La-
vorar con tutta forza, colla maggior attenzione
e con gusto.
S Vegni co chéu in man; Venir col cuore in mano,
vale Venir con sincerità , alla buona.
w — in chéu; Venir in cuore. Cader in mente,
in pensiero; e talora Rammentarsi, Ricordarsi,
Rammemorarsi, Ridursi a mente.
diéug-g-e da, vxa; Pani della vile: Le
spire 0 anelli che girano intorno al cilindro
della vite maschia. Quelle della vite femmina o
madrevite, nelle quali s'insinuano e girano i pani
del mastio, diconsi Vermi V. Vìa.
Oliéug-o s. m. Cuoco, Cuciniere, Cucinajo, nel
femm. Cuoca, Cuciniera, Cucinaja: Colui che
cuoce le vivande.
Oliéuja, s. m. Cuojajo e Cojaro: Colui che vende
il cuojo.
Oliéujaiiiiixe s. m. Cojame: Quantità dì cuojo.
Olxéujo s. m. Cuojo, al plur. Cuoj e Cuoja :
Pelle d'animali concia per vari usi, e specialm.
per far le suola de' calzari.
§ Lascia 5 chéujo in t'ùnn-a cosa; Lasciar la
pelle in un'impresa, vale Morirvi.
S Piggid 5 chéujo a iinn-a pers5nn-a; Pigliar la
pelle a uno. Voce dell'uso, vale Ucciderlo, Am-
mazzarlo.
S Retaggi de chéujo; Cojacci, Cojattoli, Cojazzoli :
Ritagli d'ogni sorta di cuojo.
Olxéulloe s. f. plur. Rossori: Quelle macchie
rosse, che appariscono talvolta sulla fàccia, ca-
gionate da vergogna, o dall' aver beulo sover-
chiamente.
OHéumacco s. m. Ldtteruolo : Schiuma di
latte bollito, che si versa in un tondino con al-
quanto di gaglio, affinchè si rappigli, e cuopresi col
panno, che ha formato il latte raffreddato.
Olxéuuaos. m. Cornetto, Ven. Anguella, Sard.
Segreto, e in alcuni luoghi d'Italia Spillàncola.
T. iltiol. Alherina epsetus. Piccolo pesce di
mare , il cui corpo è quasi diafano , e la sua
carne è di buon sapore.
Oliévippia s. f. Coppia. T. di cartiera. Unione
di quattro o cinque fogli che si pongon l'un so-
pra l'altro ad asciugarsi.
Oiiéuscia; s. f. Coscia: La parte del corpo ani-
male dall'anca fino alia piegatura del ginocch io.
S Chéusce dò timón da carossa; Cosciali: Quei
pezzi di legno che mettono in mezzo il timone
della carrozza.
H — d5 tordo da ttampoeì ; Cosce o Cosciali
V. Tordo,
S Èse 0 Std sempre in te chéusce a unn-a per-
sónn-a; Essere o Star sempre a' fianchi d'alcuno,
Stargli continuamente d'attorno.
Olxéutta s. f. Colta: Certa quantità di roba
che si fa cuocere in una sola volta: Unn-a
chéutta de pan; Una cotta di pane.
Il Cotta, per L'atto del cuocersi o di far cuocere,
relativamente all'effetto che ne risulla, al tempo
e durata del cocimento, e in questo significato
dicesi meglio Cottura, Cocitura V. Cottùa.
» Carpicelo, Rifrusto: Buona quantità, e s'intende
sempre di busse: Ghe n'han dceto ùnn-a chéutta
da arregorddsene pe un pesso ; Gli diedero tale
un carpicelo da non scordarsene così facilmente.
— de neive; Stretta di neve : Abbondanza di neve
ch'è caduta o eh' è per cadere.
S Debonn-a chéutta; Cottojo e Cocitojo, Di buona
cottoja 0 cottura: Aggiunto di civaje e simili,
vale Facile a cuocersi.
S De cattiva chéutta; Di cattiva cottoja, Di cat-
tiva cottura 0 cocitura, dicesi di civaje e simili,
che sono difficili o tarde a cuocersi.
% Fdne de tutte e chéutte; Farne di mille cotte.
Voce dell'uso, e vale Operar male in mille ma-
niere ; dicesi anche Farne in quattro doppi colla
coverta. Farne di quelle marchiane o coll'ulivo.
S 0 n'ha avùo ùnn-a chéutta; Egli n'ebbe una
buona bussata V. Cassd.
Oliéutto pari. Cotto, dal v. Cuocere V. Chéuxe.
— da-o séunno; Cotto dal sonno, vale Addor-
mentato.
— da-o so; Colto, Scottato dal sole.
— e peóu; Brullo, Scusso, dicesi di Persona a cui
non è rimasto piiì niente. Privo e spogliato di
ogni cosa.
— sotto a genie; Soccenericcio : Aggiunto per Io
più del pane, vale Cotto sotto la cenere.
S Andd via chéutto chéutto; Andar via quatto
quatto, grullo grullo, catellon catellone V. Andd.
§ Chi a véu chéutta e chi a véu crùa ; Uno al-
lesso la vuole ed uno arrosto, figurat. vale Chi
la vuole in un modo e chi all'altro.
S 0 l'è chéutto ; Egli è colto, Egli è cotto come
una monna, dicesi d'Uomo ubbriaco, avvinazzato.
S Restd chéutto; Rimaner cotto, mutolo, senza
parole.
g Tcera chéutta; Terra cotta: Argilla fatta soda col
fuoco, come s'usa per le stoviglie, tegoli ed altro.
01i.eu.xe V. a. Cuocere: Propriam. L'azione che
fa il fuoco nelle cose materiali tra Io scaldare
e l'abbruciate; ma comunem. dicesi dell'Appre-
stare i cibi per mezzo del fuoco affine di renderli
più acconci al natrimento e più grati al palato.
me
CHI
CHI
M Cuocere, per L'azione fatta dal calor del sole nel
disseccar la terra, la pelle o altro: Gh'é un so
chi chéuxe e cervelle; VI batte un sole che
cuoce il cervello.
„ — Usato in senso neiit. dicesi dell'Essere una
cosa sottoposta all'azione del fuoco per farla ac-
concia a esser mangiata : A menestra a chéuxe;
La minestra cuoce,
— a féugo lento; Cuocere a fuoco lento o a pic-
colo fuoco.
— a féugo vivo; Cuocere a fuoco gagliardo o a
fuoco vivo.
— co féugo sótto e sòrva ; Cuocere col fuoco sopra
e sotto, Cuocere fra due fuochi , Cuocere sotto
tèsto 0 Sottestare, vagliono Cuocere colla bragia
posta sopra il tèsto fcóvercio de tceraj oltre
quella ch'è sotto il vaso.
— troppo asbriòu; Arrabbiare, dicesi delle Vivande
quando sono cotte in fretta e con troppo fuoco.
% Fdla bóggi e ma chéuxe; Farla bollire e mal
cuocere V. Bóggi.
8 Mette a testa a chéuxe; Mettere il cervello a
partito, vale Far senno e pensare di proposito
a' casi suoi.
Olii; Qui, Qua. Avv. di luogo che accompagnasi
tanto co' verbi di stato, quanto coi verbi di moto,
e vale In questo luogo, A questo luogo.
»i Qui, talvolta vale In questo fatto, In questa coso,
Intorno a ciò, e simili: Chi gh'é dell' intrigo;
Qui v'è dell'intrigo.
M Qua, talvolta usasi come ripieno per mostrare la
presenza o la vicinanza d'alcuna persona o cosa :
Questo chi 5 l'è mce figgio; Questo qua è mio
figlio.
« — Talvolta dicesi per ofTrirsi pronto al servizio,
soccorso e difesa altrui : Se occòre, san chi mi;
Se occorre, son qua io.
S Chi de dato, Chi de sotto, Chi zii. Chi dren-
to, ecc.; Qua sopra, Qua sotto, Qua giiì o Quaggiù,
Qua entro (e non Qui sopra. Qui sotto, ecc.) va-
gliono Nel luogo 0 parte di sopra, di sotto, ecc.
S Chi e là; Qua e là, cioè In questo in quel luogo,
Dall'una e dall'altra parte V. In sa e in là.
S Da chi a dòman, da chi a éiUto, a dexe, a
chinze giorni, ecc.; Di qui (e non Da qui) a
domane, Di qui o Fra qui a otto a dieci, a quin-
dici giorni, a un mese, ecc., vagliono Da quest'ora
al termine di domani, di otto, di dieci, di quin-
dici dì, di un mese, ecc. Avv. di tempo.
S Da chi a poco; Da qui a poco, vale In breve,
Fra poco. Avv. di tempo
S Da chi in avanti; Da qui in avanti, Da qui in-
nanzi, Quind' innanzi, D'or innanzi. D'ora in poi.
Avv. di tempo.
S De chi ; Di qua. Accompagn. co' verbi di sialo,
vale Da questo luogo. Da questa parte : De chi
nò se ghù vedde; Di qua non ci si vede.
M — Accompagn. co' v. di moto, vale Per di qua,
Per questa parte: Passce de chi; Passale di qua.
S Talora segna disianza da luogo a luogo, e in lai
signif. diccsi Di qui e non Di qua : De chi a
Tòrin ghe s5n novanta miggia; Di qui a To-
rino vi sono novanta miglia.
S Talora vale In questo mondo, In questa vita
V. De sa.
S De chi e de là V. De sa e de là.
S De chi li; Da qui a lì, vale Molto vicino, Assai
dappresso, A poca dislaoza.
Ohidxing'ez* s. m. Alchechengi, Alcacbingi,
Alicacabo, Vescicaria. T. botan. Physalis alcke-
ckengi. Pianta perenne, frequente per tutta l'Italia.
Il suo fiore, ranciato, rinchiude una bacca dol-
cigna, giallastra e grossa quanto una lazzcruola.
ClxìfFaro V. Chi/fel.
OJxiflPel s. m. Chiffel, Chiffello : Panetto di paisla
bianchissima, rattorto alquanto su di sé, ripie-
gato a foggia di mezza luna, e appuntalo alle
due estremità, il qual si adopera per inzuppare
nel cioccolatte, caffè e simili bevande.
Oliig-^ia. s. f. Chiglia, Ven. Colomba. T. tnar.
Trave lungo e diritto, che nel mezzo della carena
si prolunga da poppa a prua, e forma la base di
tutto il carcame e ossatura della nave; i fianchi,
le coste 0 membri della nave si adattano alla chi-
glia come le coste d'uno scheletro alla spina dor-
sale; all'estremità della chiglia sono indentate
le ruote.
Oliig'Ii.éiiiiiabO s. m. Cedrinolo o Cetriuolo,
Citriuolo e Cidriolo. T. boi. Cucumis sativus.
Pianta ortense simile alla zucca, i cui frutti sono
bislunghi, quasi cilindrici, verdi e bianchi e pieni
di bernoccoli, i quali si mangiano crudi e sottil-
mente affettali in insalala o in conserva.
Oliiiià, V. a. Chinare : Piegare al basso, al chino,
Abbassare, Inclinare, Inchinare.
— o pixòn; Diminuire la pigione o il fitto,
— a testa; Chinar la testa o il capo, vale Abbas-
sarla in segno di riverenza; talvolta Acconsentire
alle domande senza rispondere,, e talvolta Sol-
toporsi e Comportar con pazienza: Ho dovùo
china a testa; Dovetti chinar il capo o le spalle.
— i éuggi; Chinare, Abbattere, Abbassar gii occhi
0 le ciglia.
— 0 prexo; Diminuire, Calare il prezzo.
— zìi da un léugo ; Scendere, Discendere da un
luogo. Venir abbasso: Chince zìi de li; Scen-
dete di lì.
$ Chi ghe patisce, se fac^e chiné in twra; Chi
l'ha per mal si scinga. Prov. e vale La parola è
dura , peggio per colui che l' ha meritata,
g Chinàse n. p. Chinarsi: Piegare in basso tutta
la persona.
Oliiiicag-g'è s. m. Chincagliere: Venditore
di chincaglierie.
CìiìTLCSL^^ia, s. f. Chincaglie, Chincaglierie:
Ogni sorta di mercanziuole di ferro, di rame,
d'ottone, di latta, ecc., come coltelli, forbici, can-
delieri, smoccolaloje, tabacchiere e simili.- Chin-
caglieria dicesi La bottega ove si vendono chin-
caglierie.
Oliinetta s. f. Cunetta. T. milit. Un piccolo
fosso scavato nel gran fosso secco d'una fortezza,
entro il quale scorre l'acqua del continuo. La
cunetta ritarda al nemico il passaggio del fosso
ed impedisce Tavanzamento delle mine verso la
muraglia: E chinette dò Bezagno; Le cunette
del Bisagno.
OIlìhìu s. m. Chinina e Chinino. T. farmac.
Solfato di china, Sostanza alcalina, di color bianco,
amarissima, che serve di medicamento nelle feb-
bri periodiche.
Olxinu-a s. f. Culla e Cuna : Piccolo lellicciuolo
concavo, fermalo su due legni a guisa d'arcioni,
per uso de' bambini lattanti. Diccsi anche Zana,
ma colla differenza che la Zana è ovale e in-
lessula di vimini ; la Culla invece può avere
CHA
CU
«17
altra forma, ed essere iDtessuta di tavole o di
ferro.
S Lobbia da chitina; Arcuccio, Arcocchio, Cas-
setta V. Lobbia.
S Pé da chinn-a ; Arcioni : Due legni ricurvi fer-
mati sotto la culla per poter cullare il bambino.
Olxinn-a. s. f. China, China del Perii, China-
china, Chinchina. T. botan. Chincona ofjjicinalis.
Pianta esotica, la cui scorza è molto rinomata
per l'efiBcacia contro le febbri periodiche.
Oliinotto s. m. Arancina, Arancina della China:
Piccolo frutto dell'Arancio chinotto (Citrus bi-
garadiaj, che non mangiasi se non candito.
01iiiita.iiii-a> s. f. Puzzola, Putizza, Averno,
Mofeta, Fogna, Cloaca , dicesi così da noi Qua-
lunque luogo da cui esalano vapori fetenti e
pericolosi a chi li respira.
Okiuze s. m. Quindici e Quindeci : Nome numer.
composto di Cinque e dieci.
Ohinzenixa. ; Quindicimila: Àddiett. numer.
dinotante Quìndici migliaja.
Olxinzen s. m. Quindecimo, Quindicesimo : La
decima quinta parte.
01xiiizen.ii>a> s. f. Quindicina: Il numero di
quindici o II complesso di quindici cose della
stessa specie.- Qnindena dicesi propriam. Lo spa-
zio di quindici giorni.
Oliirie s. m. Gabbano, Pastrano, Palandrano:
Sorta di largo soprabito che anticàm. indossa-
vasi nell'inverno. Oggidì vi si supplisce col Pa-
letot, ma meno agiato e più corto.
Olii tara. s. f. Chitarra: Strumento musicale assai
noto.
ChiteLirjrsL s. m. Strumenlajo, e nell'uso anche
Chilarrajo: Colui, il cui mestiere è di far chitarre
e altri strumenti musicali di corde.
01iita[.r*i*iii s. m. Chitarrino: Piccolo strum.
da suonare, corredato di corde a foggia di chi-
tarra.
$ Nò me rompi 5 chitarrin; Non mi rompere
il chitarrino, dicesi ad Un importano per dirgli
che cessi dall' annoiarci; lo stesso che Non mi
seccare.
Olxitta^ v. a. Chitare. Verbo ani. venuto dal Pro-
venzale che vale Abbandonare: L'han chittóu in
scio cìù bello; Lo chitarono sul più bello.
M Chitare, per Quitare, Far la quitanza, Saldar le
partite, Liberar dall'obbligazion di pagare; ma è
voce anliq.
— 5 travaggio; Scioperarsi, Levarsi dall'opera.
OI].itta<xisa< s. f. Quitanza, Quietanza, Qnetanza:
Scrittura che si fa al debitore quando ha pagato,
nella quale il creditore si chiama e si dichiara
soddisfatto: antic. Chetanza, Quitazione.
OIxitta;nsà; v. a. Quietanzare, Quitare: Far
la quitanza.
Olxitto add. Saldo, Par pari : Unito col v. Es-
sere, vale Non aver con altri né debito, né credito.
Oiàccia^x'a. s. f. Chiacchiera: Discorso senza
proposito e senza conclusione. Vano cicaleccio;
allrim. Chiacchieramento, Anfanla.
n Chiacchiera, per Voce sparsa e non vera a ca-
rico d'una persona o cosa; Ciarla, Fola, Cian-
gola V. Ciarla.
»» — per Viva e smoderata loquacità; allrim. Par-
lantina V. Ciarlaxta.
S Aveì da gran ciàcciara; Aver gran chiacchiera,
vale Esser ciarlone, parolajo.
S Cónta de ciàcciare; Dar chiacchiere, Dar pa-
role: Intertenere altrui con parole. Discorrere
per non attenere.
S Pèrdise in ciàcciare; Perdersi in chiacchiere,
vale Perdere il tempo in cose vane e scipite.
S Sta a cónta de ciàcciare; Star a chiacchiera,
Star a crocchio, Chiacchillare , vagliono Perdere
il tempo a cicalare, a cianciare, a discorrere.
Oiacciara v. n. Chiacchierare: Parlar mollo
e vanamente. Avviluppar parole senza conclu-
sione ; allrim. Cicalare, Ciangolare, Ciaramellare,
Cinguettare, Cingottare, Ciarlare, Tattamellare ,
Berlingare, Taccolare.
g Sta a ciacciard; Slare a chiacchiera V. sopra
Ciàcciara nell'ultima inflessione.
Cia,cciarata s. f. Chiacchierala: Ragiona-
mento inutile, vano e confuso. Lunga diceria di
cose vane e inutili ; allrim. Chiacchieramento,
Chiacchieria, Cicalala, Cicalamenlo, Cicalerìa, Ci-
caleggio, Lungàgnola, Tiritera, ecc.
Oiacciarón s. m. Chiacchierone, Chiacchiera,
Cicalone, Ciambolone, Ciarlone, Cornacchione,
Gracchione, Ciaramella, Taltamella, Dicace, di-
cesi Colui che chiacchiera e cicala assai, Ch'è
soverchiamente verboso e linguacciuto.
Oiaetoella s. f. Lucciola : Spezie di mosca, la
qual si vede frequente ne' campi de' paesi me-
ridionali, al tempo delle messi, il cui ventre è
risplendente d'azzurra luce, che pare sia fuoco,
e chiude e apre questo fulgore secondo che sì
chiude e apre coU'ali quando vola, ed è perciò
annoverata fra i Fosfori.
§ Aveì I éiiggi che fan cicebelle; Aver le traveg-
gole V. Éuggio.
Oieeo s. m. Chiaro, Chiarezza, Lame, Luce: Tulio
ciò che illumina.- Tra le voci Lume e Luce ab-
benché frequentemente sì adoperino l'un^ per
l'altra, pure passa una gran differenza. La luce
propriam. è 11 corpo che illumina; il luvie è Io
splendor tramandalo; la luce è la sostanza, il
lume l'effetto,
n Lume, per Lacerna, Candela accesa e simili.
— d'éuvo ; Chiara o Chiara dell'uovo. Albume,
Bianco dell'uovo V. Éuvo.
— de lùnn-a; Lume o Chiaror di Iona o della luna,
Lampaneggio.
— e scùo; Chiaroscuro. T. di pitt. Pittura di an
color solo, che con due Unte, una chiara e l'altra
oscura, dello slesso colore, imita i rilievi e i
diversi gradi della luce e dell'ombra che si vede
negli oggetti.
— fàso; Lume falso, Conlrallume : Lume che non
si riceve addirittura, onde l'oggetto esposto a lai
lume non può mostrarsi nella sua bellezza.
% A-o cicco da candeja 5 doggión 5 pà teja; Né
femmina, né tela al lume di candela V. Candeja.
% A-o cicco de tùnn-a V. A-o cimo.
% Cìcbì de lùnn-a Usalo nel nura. del più e
in senso figur. vale Tempi difficili, cattivi, Cir-
costanze critiche, Guai, Miserie e simili.
S Ése a-o cicBO d'ùnn-a cosa; Essere al chiaro
d'una cosa, vale Esserne sicuro e chiarito.
S Fé ciaso ; Far chiaro. Far lume. Illuminare. Ta-
lora usasi per Tenere il lume. Servir da lucer-
niere 0 da candeliere; e figurai. Portar polli,
Fare il mezzano.
S Fase eicBo; Farsi giorno. Aggiornare, Sorger»
il dì, Albeggiare.
218
CIA
CIA
S Mette a-o cieeo ùnn-a pers5nn-a d'ùnn-a cota;
Far chiaro uno di qualche cosa, Fargli vedere
lume in un affare, vagliono Farglielo conoscere
chiaramente, Informarlo.
n — in ciceo ùnn-a cosa; Mettere o Porre in
chiaro alcuna cosa, vale Dilucidarla, Schiarirla
in modo che agevolmente e con verità si veda
com'ella stia.
S Se ti non hce atro ciceo, ti péu andd a dormì
a tastón; Se tu non hai altri mòccoli, puoi an-
dare a letto al bujo, ovv. Se non hai altri moc-
coli a modo di reticenza, e vale Se non hai
altri mezzi, altro assegnamento o altra abilità,
non arriverai mai al tuo desiderio.
S Tra 5 ciceo e 5 scùo; Tra luce e scuro, Tra lume
e bujo. Tra giorno e sera, Al barlume, Al buiccio.
S Vegni a-o ciceo d'ùnn-a cosa; Venir al chiaro
0 a chiarezza d'alcuna cosa, vale Chiarirsene,
Venirla a conoscere, Verificarla.
Oieeo add. Chiaro, Lucente, contr. di Scuro.
M Chiaro, per Puro, contr. di Torbido, che diciamo
anche Limpido, ma dinota più perfetta chiarezza:
JEgiia cicea; Acqua chiara.
« — per Manifesto, Evidente : A so rovinn-a a
l'è cicea; La sua rovina è chiara.
« — Aggiunto di voce, vale Intelligibile, Piana,
Sonora, opposto di Roca.
" — Aggiunto di favellare, discorso e simili, vale
Piano, Facile a capirsi.
fl — Aggiunto di colore, vale Poco carico, Poco
capo.
" — Aggiunto di cielo, aria, tempo, vale Sereno,
Senza nuvoli.
» — Aggiunto di giorno, vale Illuminato dal sole.
— cómme l'inciostro; Chiaro come l'inchiostro,
figurat. vale Torbo, Non liscio, Sotto cui sta
malizia o frode.
— còmme o so de mezogiorno ; Ch'aro come il sole
di mezzodì, vale Evidentissimo.
— lampante; Chiaro palpabile, Chiaro o Specchiato
com'ambra.
Oieeo avv. Chiaro; e si adopera ne' seguenti modi;
S Parla ciceo; Parlar chiaro: Parlar senza velo,
lìberamente. Dicesi anche nell'uso fiorent. Parlar
alla chiarozza.
« — ciwo e netto; Parlar schietto e tondo. Parlar
a bandiera levata o spiegata, vagliono Dire aper-
tamente e francamente le sue ragioni, il fatto suo.
Dir checchessìa fuor de' denti.
S Piscia ciceo e incàghite do mego; Piscia chiaro
e fatti beffe del medico. Prov. che usasi frequen-
tem. per dire Chi ha la coscienza pura e netta
non ha occasion di temere.
S Vedde ciceo; Veder chiaro, cioè Veder bene,
distintamente. Aver buona vista,
w — ciceo in t'ùnn-a cosa; Veder chiaro in una
cosa, figurat. vale Accertarsene, Levare ogni so-
spetto.
OisetezzEi v. n. Metter zeppe, discordie. Semi-
nar zizzanie, scandali. Eccitar piati, pettegolezzi;
^Svesciare, Spettegolé/.zare, Sfringuellare, ecc.
Oisetezzoso add. Novelliere: Colui che ri-
porta novelle, cioè Riferisce gli altrui ragiona-
menti, de' quali ne può nascere scandalose mala
soddisfazione.
« Zizzanioso, Commettimale, cioè^Che'semina ziz-
zania, discordie, Che eccita piati, pettegolezzi.
Oeeto s. m. Piato, Chiaito : Ogni sorta di lite,
di contesa o di differenza generalmente: Pe leva
da mezo tutti i ciceti; Per tór via tutti i piali,
tutti i chiaiti.
Il Pettegolezzo V. Pettegolezzo.
I) Guajo, Impiccio, Sbroglio, Scandalo e simili:
0 s'è trovati in t'ùn brutto ciceto ; Egli si trovò
in un brutto impìccio, in un pazzo guajo.
t) Fatto 0 Faccenda semplicem., ed usasi cornuneni.
nel num. del più: Conta i ciceti de casa; Bit
le faccende di casa. Mesccidse in ti ciceti di atri;
Mischiarsi ne' fatti altrui.
S Fd di ciceti V. sopra Cicetezzd.
f Oiseza V. n. Piatire, Litigare. Voce del eoo»
tado V. Litiga.
Oia.g'aj s. f. Piaga: Disgiungimento di carne fatta
per corrodimento o per ferita.
— chi bautta; Piaga che sfoga, cioè Che manda
fuori l'umore corrotto,
— de mù, ecc.; Guidalesco : Ulcere o Lesione che ti
fa nel dorso delle bestie da soma.
S Ése tutto ùnn-a daga; Esser lutto un'impia-
gatura, Esser tutto piagato o piagoso.
S Fa daga o Formóse ùnn-a daga; Far piaga,
Piagare, Impiagarsi.
S Pe amò de Cinque daghe; Per amor di Dio o.
del cielo, Per vita vostra. Di grazia, In grazia.
**S P^Sg^à l'éuggio do cu pe ùnn-a daga ; Pren-
dere un granchio o un granciporro, vale Pigliar
errore, equivoco, inganno. Modo bassissimo.
§ Serrdse a daga ; Richiudersi, Saldarsi o Rimar-
ginarsi la piaga.
Oiajlla.li s. m. Naccherino, Cecino, dìcesi per
vezzo ad Un fanciullo vezzoso o ad alcun piccolo
animale.
Oia.lla<xiu-a s. f. Pupa, Tota, Citta. Voci del-
l'uso. Dicesi per vezzo ad Una giovine leggia-
dra e di graziose maniere.
'*Oia.lù.iu.iua, s. f. Gozzoviglia, Gozzovigliata.
Voce bassa V. Ribotta.
Oia.iiilber*laiii s. m. Cìamberlano e Ciambel-
lano : Gentiluomo destinato al servizio d'intro-
duttore e di trattenitore nella corte de' monarchi.
§ Gran ciamberlan; Gran ciambellano: Grande
Uffiziale della Corona, che ha la soprintendenza
su tutti gli Ufiizìali della camera del monarca.
Oia-mbretta s. f. Lustrino : Piccola e sotti-
lissima gìrellina dì rame inargentato o dorato,
con un buchino in mezzo, che si métte per or-
namento sulle guarnizioni delle vesti ; dicesi an-
che Bisante o Bisanlino. - Paglietta dicesi H
lustrino non traforato.
Oiamljrottà. V. Ciarbottd.
Oiamma v. a. Chiamare: Dire ad alcuno che
venga a te, o Nominarlo a fine ch'e' risponda;
ed usasi anche in neut. assoluto : L'è mez'òa
che damino; È mezz'ora che chiamo.
Il Chiamare, si dice altresì della voce degli ani-
mali per far venire a sé alcuno della loro spe-
cie: A dossa a damma ipóllin; La chioccia
chiama i pulcini.
n — per Nominare, Appellare: Camme a damme»
questa scià ? Come chiamale questo fiore ?
Il — per Chiedere, Domandare : CiammcB S conto;
Chiamate il conto.
Il — per Gridare, Chiedere gridando o invocando:
0 ciammava aggiùtto ; Egli chiamava ajuto.
S Andd 0 Mandd a dammd ùnn-a pers5nn-a;
Andare o Mandare per uno.
CIA
Gli
21»
i*- o carta; Chiamar la carta. AI giuoco della Bas-
sella 0 ad altro vale iNominar la carta, sopra la
quale si vuol giuocare.
— a conti; Chiamar a conti, vale Stringere e For-
zare a render conti.
— a limòxina; Chieder l'elemosina, Accattare, Men-
dicare.
— 0 Fri ciamiiìM in giudizio; Chiamare o Far chia-
mare uno alla corte o in giudizio, vale Citarlo,
Farlo citare.
— de [élla; Chiamar fuori alcuno, vale Chiamarlo
a battersi, Sfidarlo.
— sótto vòxe; Socchiamare, Chiamar sotto voce.
S 0 Segnò o se l'ha ciainmóu; Dio lo chiamò
con sé, dicesi di Uno, volendo dinotare ch'egli
è morto.
% Ciammàse n. p. Chiamarsi, Appellarsi, Nomi-
narsi, Domandarsi, Aver nome: Cornine se dam-
ma 5 tale? Il tale come si chiama?
n — contento, fortùnóu, vinto, offeizo, ecc.; Chia-
marsi contento o per contento. Chiamarsi for-
tunato, vinto, offeso, soddisfatto, ecc., vale Dichia-
rare d'esser contento, fortunato, ecc.
% Ese ciammóu a ùnn-a cosa; Esser chiamato
ad alcuna cosa, vale Avervi vocazione: N5 ms
sentivo ciammóu a fa 5 fratte; Non mi sen-
tiva chiamato a far il frate.
Oia.iiiixia,ta> s. f. Chiamala, Chiamamento : Il
chiamare: antic. Chiama, Chiamazione.
» Chiamata : Quel segno che si fa per indicare il
luogo dove si dee fare alcun' aggiunta o cor-
rezione 0 annotazione in alcuna scrittura.
« — Presso gli Stampat. dicesi di Quella parola
che si mette a pie duna pagina e che è la pri-
ma della pagina che segue.
Oia/miiia;ti:>eì CZùgd oj; Giocare o Fare a
chiamare il tre: Giuoco di carte che si fa in
quattro, lo stesso che il Treselte, se non che
invece di dividersi i giuocatori in due contro
due al principio del giuoco, quegli che ha la mano
domanda un tre o altra caria di quel seme che
meglio gli comoda, e quegli che ha la carta do-
mandala resta suo compagno sino alla fine del
gi'ioco.
Oia^mpa^nelle fDd in); Dar in ciampanelle,
in cenci, in budella, in piattole: Incorrere in
debolezze, in falli. Far delle minchionerie.
Oiamiiro s. m. Cimurro: Infermila del cavallo,
del cane e d'altri animali, la quale avviene quando
ei sono stati nel capo assai infreddati, per la qual
cosa discende per le lor nari un flusso d'acqua
continuamente.
Oia^n s. m. Piano: Luogo piano, Superfìcie piana.
» Pidno, Pianura, per Silo piano in luogo elevato
e montnoso.
— da tòa; Piano V. Ciappa.
— de casa; Piano: Ciascuno degli ordini orizzon-
tali delle stanne che si conlan progredendo di
basso in aito: Primmo cian. Segando cian, Cian
nobile, Cian terren, ecc.; Primo piano, Secondo
piano. Piano nobile. Piano terreno, ecc.
— dò ciùnetto; Piano V. Ciùnetto.
— dò martello; Bocca o Piano del martello: La
parte larga del martello. Se la bocca è piana, il
martello dicesi 31ariello piano o a bocca piana.
Oia-u add. Piano : Che ha nella superficie egua-
lità in ogni sua parte.
$ Com cianf Cavo piano Y. Cavo,
Oia,ii avv. Piano, Pianamente, cioè Senza ru-
more, contr. di Forte: Fd cian; Far piano V.
Cianin.
% A cian, A cian e rioso, Èse a cian, Resta
a cian V. A cian.
S Chi va cian, va san; Chi va piano, va sano,
Pian piano si va sano V. Andd.
S fn cian; In piano, vale Orizzontalmente, In
luogo piano.
Oia<ticia>iiin. avv. Pian piano, Piano piano.
Adagio adagio, Bel bello, A lult'agio, Pianella-
mente; lo stesso che Piano, ma ha più di forza
V. Cianin in tutti i suoi significati.
Oiansea, s. f. Pianeta: Quella veste che porta
il prete sopra gli altri paramenti quando celebra
la messa.
Cianello s. m. Pianelto. Dimin. di Piano: Pic-
cola e breve superficie di terra piana. - Pianòro
chiamasi per le montagne Uno spazio piano tra
altura e altura.
Cianetto \ . Cianello.
Oianin avv. Piano, Pianamente, Senza rumore,
conlr. di Forte: Fd cianin; Far piano.
M Piano, talora vale Sommessamente, Con bassa e
sommossa voce: Parlce cianin; Parlale piano.
« — per Adagio, A pian passo. Con passo corto
e lento: Andd cianin; Andar piano.
Oiauu-a s. f. Piana, Tavola: Pezzo di terreno
dun orlo, ove si coltiva una sola specie di piante.
S À ciann-a; Alla piana. Posto avverb. vale Schiet-
tamente, Alla buona. Alla liscia, Senza malizia.
S Anddsene a ciann-a; Andar per la plana V. in
Andd.
Olanta s. f. Pianta : Nome generico d'ogni sorta
dalberi, d'arbusti o frutici, di suffrutici e d'erbe.
n Pianta, per Piantone o Pollone, spiccato dal ceppo
della pianta per trapiantare, e per lo più si dice
degli ulivi.
— dòmestega; Pianta domestica o saliva, dicesi
Quella che per collivamenlo si dimestica. Pianta
silvestre o selvatica è il suo contrario.
— foestèa; Pianta esotica.
— noslrd; Pianta indigena.
— dò pé; Pianta del piede: Tutta la parie infe-
riore del piede.
S De cianta; Di pianta. Posto awerb. vale Di
primo getto.
§ Fd ùnn-a cosa de cianta; Far cheechessia di
pianta o di sana pianta, vale Farlo da' fonda-
menti, lutto per intero, o simile.
S Piggid ùnn-a boccia de cianta o Piggid cianta
ùnn-a boccia; Truccarla in pieno V. Cianta
nel quarto significato.
Oiauta V. Acciantd in tulli i suoi significali.
— j cuggi addosso a ùnn-a persónn-a; Fissargli oc-
chi addosso ad uno, o per intimorirlo, o coli' inten-
dimento di leggere e penetrare nell'animo di Ini.
— ùnn-a batteria; Piantar una batteria, vale Disporre
acconciamente un terreno, col quale si vuol bat-
tere a fermo le opere nemiche.
— ùnn-a boccia; Truccare in pieno una boccia,
dicesi dello Scacciar la boccia dell'avversario dal
luogo dov'era e farvi restar la propria.
S Cianlàse n. p. Piantarsi , Stabilirsi , Collocarsi
in un luogo.
Oiantamalauui s. m. Mala zeppa, 31ala
bietta, Zizzanioso, Commettimale, si dice di Chi
mette male fra gli amici per disunirli, ecc.
220
CIA
CIA
Oiantapuffi. s. m. Ficcachlodi, Ficcacavicchie,
Scroccatore: Colui che va a mangiare o a bere
e non paga lo scolto.
Oiantastecclxi s. m. Pianlastecchi : Striim.
del quale si servono i calzolai per piantar gli
stecchi nella suola.
Olanto s. m. Pianto: Dà un cicmto d'ùnn-a
.cosa; Far il pianto o un pianto di checchessia,
vale Abbandonarlo, Non vi pensar più.
Oiautou s. m. Piantone: Dà un ciantòn; Dar
un piantone, vale Andarsene senza far motto.
Oiautotto add. Tarchialello, Fatlicciollo, Com-
pressocelo: Piccolo e tarchiato della persona.
Oiauùa, s. f. Pianura, Piano : Luogo pìano.-Pia-
nura per Io più impiegasi quando trattasi d'in-
dicare Luoghi molto vasti ed eslesi; ma quando
occorre accennare Luoghi poco estesi, suolsi d'or-
dinario adoperare il nome Piano.
danze V. n. Piangere e Piagnere: Gettare,
ti' Versare, Spargere lagrime, Lagrimare, Lacrimare,
e in modo basso Belare, Specorare.
u Piangere, in signif. alt. vale Lamentarsi, Ram-
maricarsi d'una cosa o persona perduta, o per
morte o per altra cagione: danzo i mai libbri;
Piango i miei libri.
« — Talora usasi in forza di sost.: Cose l'è questo
danze continuamente ? Che cos'è questo pian-
. gere continuamente .'
« Piangolare, Piagnucolare, Vagire: Il piangere dei
bambini,
n Uggiolare V. Lùd d5 can nella voce Can.
w Cigolare, Gemere, dicesi Quel rumore o suono
simile a un gemito che esce dalle legna verdi od
omide quando abbruciano. - Cigolare propriam.
esprime il rumore prodotto dal vapore o dall'aria
che va via ; Gemere esprime la cosa slessa, ma
eziandio più proprio il lento uscire che fa l'umor
acqueo dalle legna umide o verdi V. Sud.
*•» a nonna, a madonnava; Pigolare, Far marina,
e nell'uso fior. Far il piangi, si suol dire di Co-
loro che, ancorché abbiano assai, sempre si la-
gnano dell'aver poco e sempre chiedono.
•i— in t5 so chéu; Piangere dentro : Gemere in cuore,
>i Accorarsi.
-if làgrime de sangue; Piangere a cald'occhi. Modo
n figurato.
^ 5 chéu; Piangere il cuore, Esser dolente a cuore
V V. Chéu.
5 Aveì i éuggi che ciànzan; Aver la lagrimazione
0 la lacrimazione V. Lagrimazión.
S Chi me véu ben me fa danze, chi me véu ma
me fa rie V. Ben (sost.)
S Chi nB danze n5 tetta; Chi non piange non ha
poppa. Prov. che significd Bisogna chiedere e
fare il pigolone per muovere altri a donargli.
S Chi rie de venardì danze in domenega; Chi
ride in sabato, piange in domenica. Prov. di
nessun significato.
S Mettise a danze; Mettersi o Sciogliersi a piangere.
OianziuSu V. Cianzón.
Oianziuouna. s. m. Pigolóne, e nell'uso
fior. Piangi : Colui che sempre si duole di aver
poco e sempre chiede.
Oianzistéio s. m. Piagnisteo, Piagnistero:
Pianto lungo, nojoso, affettato, irragionevole. La-
mentazione che stucca; antic. Piangoleggio.
Oianzòiu s. m. Piangoloso, Piagnoloso: Che
per poco piange.
Oianzóu s. m. Piagnucolone, e per derisione
Belone , Pecorone, dicesi ad L no che piange assai ;
Piagnoloso, Piangoloso.
Oianzùssà v. n. Piagnucolare, frequent. di
Piangere: Piangere interrotto dal lamentarsi.
Oiappa s. m. Lavagna : Specie di schisto duro,
nericcio, e per lo più turchino, e in lastre, sopra
cui si disegnano nelle scuole figure d'aritmetica
e geometria; essa serve altresì a coprire i tetti
(V. Abbaen) e fasciar mura perchè non penetri
l'umidore, a far pozzi d'olio e allro.
Il Lastra: Ogni fetta di marmo, di legno, di cri-
stallo od allro, larga, di maggiore o minore gros-
sezza, e di superficie piana dall'una parte e dal-
l'altra: Ciappa de marmo, de cristallo, de veddro,
ecc.; Lastra di marmo, di cristallo, di vetro, ecc.
« Pescheria: Il luogo dove si vendono i pesci.
— da tòa; Piano: La parte superiore della tavola,
che serve a posarvi sopra checchessia.
— do barcòn; Davanzale: Quel piano superiore del
parapetto della finestra, che per lo più è una lastra
di lavagna, di marmo o simile, sporgente alquanto
in fuori sul quale si appoggia colle braccia chi
sia alla finestra.
— do barcBn di monesté; Bòtola e Bòdola.
— dObigliardo; Cartella: Quella lavagna, su cui si
notano i punti.
— dò cammin; Frontone: Lastra di ferraccio o di
terra (un tambellone, in dial. émfjrexo) fermala
a squadra sul piano del focolare contro il maro
del caminetto o del camino, affine di preservarlo
dai guasti che arrecano le legne, le molle e la
palella, ed anche il calore del fuoco, ecc. Talora
il frontone è di pietra arenaria, e dalla materia
dicesi pure Pietra.
— dd comò; Piano o Coperchio del cassettone: La
parte superiore orizzontale di esso, la quale per
lo più è di legno, talora di marmo.
— dò fuxin; Cartella V. Cartella.
— dò lavello; Lastrone dell'acquaio: Grossa lastra
di lavagna o di marmo; inclinala verso la pila
(tréuggio), scanalala ai quattro lati. Questo la-
strone non si vede nelle cucine toscane, perchè
ivi soglion rigovernar le stoviglie nella pila, ch«
hanno più grande della nostra, quadrangolare, e
meglio d'un palmo profonda.
g Dà dò cu in cm/);}o; 'Battere il culo sul lastrone
0 in sul petrone. Dar del culo in terra, tìgurat.
vagliono Fallire; ed è derivalo dall'uso antico
ch'era in Firenze, che coloro i quali fallivano,
andavano nel mezzo di Mercato Nuovo, dov'era
una gran lastra di marmo, e quivi posavano tre
volte il culo a vista del popolo radunalo ; e qu(j-
st'alto assicurava la loro persona dalle molestie
de' creditori , a favore de' quali s'intendeva ce-
duta la roba del debitore.
^ Un 5 Via sdii a ciappa e l'atro 5 piggia fan'
ghilla; Uno leva o scova la lepre, e un altro la
piglia V. Anghilla.
§ Zùgd a-e ciappe; Giuocare alle laslrucce: Giuoco
simile a quello delle bocce, se non che invece di
bocce si adoperano lastrucce, ed nn piccolo sasso
serve di grillo (ballin).
Oiappà; s. m. Lastra juolo: Artefice che lavora
intorno alle lastre, e più propriam. a quelle di
lavagna.
S Merlo ciappd; Passera solitaria V. Merlo.
Oiapp& V. Àceiappd.
CIA
CIA
m
Oia.ppaJéu s. m. Pesciaiuolo, Pescivéndolo :
Vendilor di pesci.
Oia.ppa<sséu. s. m. Lavagna rolla, Rottame di
lavagna, dicesi per lo più di Quelle lavagne, colle
quali si cnoprono i letti, e sono in pezzi più o
meno grossi slaccati e gettali sulle vie per forza
di vento o di pioggia.
Oia<ppella, s. f. Pianella: Una specie di mat-
tone più sottile, il qual si adopera solamente ai
tetti delle case, e murasi sopra i correnti.
Oiappelletta s. f. Pastìglia, Pasticca, e nel-
l'uso Caramella : Zucchero bjanco chiarito e cotto,
finché cavatone un piccolo saggio si rappigli e
prenda l'apparenza vetrosa e trasparente, e non
s'attacchi alle dita; allora si versa sopra una lastra
di marmo, unta con olio di màndorle dolci, a
grosse gocce, le quali fredde che siano si fasciano
in pezzettini di carta, e si vendono per tenerle
in bocca o per dilettare il gusto, o per rendere
odoroso l'alilo, o per medicina.
« Ciambelle al plur. : Ciocchelle di capelli inanel-
late a mano e rinvoltate in un pezzetto di carta,
le quali poi si stringevano fra le schiacce. Oggi
non si usano più.
— da vermi; Pastiglie da vermi o vermifughe o
solutive : Caramelle composte di cioccolalte, gia-
lappa, calomelano e scamonea , cosparse di se-
mentina nella loro superficie superiore, che si
danno come purganti e vermifughe a' bambini.
Oiappetta s. f. Lastruccia, Lastretta. Dimin.
di Lastra: Piccola lastra.
» Usasi ancora per dinotare Un mozzicone di pie-
tra lavagna, e allora dicesi Un pezzetto di la-
vagna.
— do fuxin; Martellina V. Ciappin. '
"Ciappettà v. n. Scorrer la cavallina o il
paese: Andar liberamente dove si vuole; e si
dice per lo più de' giovani nel significato di Far
la vita del discolo. In senso meno cattivo dicesi
Gironzare, Girandolare, Girellare, Gironellare.
Ciappetto s. m. Cantoniera, Baldracca, Me-
retrice, Berghinella, Ciccanlona: Donna di partito.
Oiappi s. m. plur. Cocci, Greppi: Rollami di
vasi di terra cotta ; e talvolta per Stoviglie, cioè
Tutti i vasi di terra per uso di cucina.
Oiappin s. m. Martellina. T. archib. Ordigno
dell'acciarino (fuxin) che ricopre lo scudetto, e
che all'urto della pietra focaja porlala dal cane
quando scatta, si rovescia e manda scintille che
accendono la polvere del bacinetto.
Oiàppoa s. f. Schiaccia o Stiaccia: Ordigno
per pigliar animali, e per lo più uccelli di becco
tenero, come tordi, rossignoli, ecc.; ed è Una
lastra di lavagna o simile cosa, sostenuta da certi
fuscellini posti in bilico, tra i quali si mette il
cibo per allettarli; tocchi scoccano e la pietra
schiaccia chi è'sotlo. Volendo pigliar gli uccelli
vivi, si fa un buco nella terra , sopra il quale
cadendo la lastra, non gli schiaccia.
Oiappùssà V. n. Acciarpare, Ciarpare, Ac-
ciabailare: Lavorar presto e malamente.
Oiappùssata s. f. Sconciatura, Lavoraccio:
Lavoro cattivo, malamente eseguito.
Oiappùsso s. ra. Acciarpatore, tiarpone,Ciar-
■; piere, Ciabattino, Cibaltone, Ciabattone, Cicciajo,
e più nobilm. Guastamestieri, Guastalarte, dicesi
d'Ogni cattivo artefice ed inetto, ed in generale
di Chi eseguisce qualunque lavoro malamente.
Oiax*l3ottà> v. n. Gracchiare, Cornacchiare,
Ciaramellare, Ciambolare, Ciambottare, Talta-
mellare, Anfanare, Cinguettare, ecc.: Aggirarsi
in parole. Parlare senza sapere che dirsi, Dir
cose inutili e vane.
Ciarl>otto s. m. Chiacchiera, Cicalìa, Ciar-
leria, Anfanìa: Detto inutile, vano e confuso.
Oiarlbottòn. s. m. Gracchione, Cicalone, Chiac-
chierone, Anfanatore, Cornacchiatore, ecc.: Che
favella senza fondamento o conclusione V. Ciae-
ciaron.
Oiai*essa s. f. Chiarezza, amie. Chiarità. Astr.
di Chiaro; Lucidezza, Splendidezza,
n Chiarezza, trattandosi di discorso, scritture e si-
mili, vale Agevolezza, Facile intelligenza.
» — Detto di vino, d'acque o d'altri liquori, vale
Limpidezza, conlr. di Torbidezza.
"Oiari V. n. Chiarire. In lingua furbesca signi-
fica Bere, e propriam. Ber vino, che in questa
lingua si appella Chiaro: 0 l'ha ciano; Egli ha
chiarito, cioè Ha beuto, e dicesi comunem. di
Chi è alquanto brillo dal vino.
Ciarla s. f. Ciarla: Vana loquacità ; altrim. Cian-
gola, Chiacchiera,
ti Ciarla, per Voce sparsa a carico di qualcheduno
V. Ciàcciara.
§ Dà de ciarle o da intende de ciarle; Dar chiac-
chiere. Dar parole, vale Discorrere per non ai-
tenere.
S Fd de ciarle; Far parole, chiacchiere, ciarle:
Ciarlare inutilmente.
§ Perdise in ciarle; Perdersi in chiacchiere V.
Ciàcciara.
Oiax*la s. f. Ciurlelto, Ciurloltino, Calandro. T.
ornit. Anthus campestris. Uccelletto della fami-
glia delle Motacille, che abbondantissimo giunge in
primavera, ove pon nido, e ne parte in autunno.
— grossa; Calandro forestiero. T. ornit. Anthus
Richurdii. Questa specie fu confusa colla pre-
cedente; è tra noi rara anzi che no, sebbene
ci ponga nido.
Oiarla V. n. Ciarlare, Chiacchierare, Ciambo-
lare, Ciangolare, Cicalare, Cornacchiare, Grac-
chiare: Parlare assai, ed anche Parlar vanamente
e leggermente, e talvolta per semplic. Discorrere.
Oiairlattan s. m. Ciarlatano: Venditor di ce-
rotti e d'altre bagatelle, così chiamato per le
molte ciarle ch'ei fa onde tentar gli astanti a
far compra delle slesse; altrim. Cerretano, Sal-
timbanco, Cantambanco, Ciurmatore, Ciccantone.
n Chiacchierone, Cicalone,Gracchione, Cornacchione,
dicesi figurai, ad Uomo che favella troppo e senza
considerazione.
S A biscia a l'ha addenfón 5 ciarlattan; La vi-
pera 0 la biscia ha morso il ciarlatano V. Addenta.
Oiarlatanata s. f. Ciarlataneria : Astratto di
Ciarlatano: Atti e parole da ciarlatano; altrim.
Cantambancala, Ciurmerla.
Oiax*latan.Ì3i:iiii.o s. m. Ciarlatanismo : La
qualità astratta e il procedere del ciarlatano, Cfc
di chi si governa come i ciarlatani. *
Oiai:*la:KÌa s. f. Parlantina: Viva e smoderata
loquacità; allrim. Ciarleria, Chiacchiera, Cica-
leccio, Garrulità, Anfanìa. - Chiacchierina in
Firenze dicesi II primo grado dell'ebrietà : N5
dia che ti fàsci imbricego, ma ti aveivi un pò
de ciarlaxia; Non dirò che la fossi briaco;
avevi un po' di chiacchierina.
222
CIA
CIA
Oiarlettoa, s f. Bigiarella. T. ornit. Sylvia
curruca o Curruca garrula, l'ccello della fa-
miglia delle Silvie, che ha il becco, i piedi e le
ali bruno-nere; la parte superiore della lesta e
guance di color piombato-cenerino cupo; supe-
riormente è giallastro, inferiormente bianco con
una leggera ombra carnicina. Costuma annidare
fra le siepi; migra in autunno e ritorna in pri-
mavera.
1) Chiacchierino, dicesi figurai, di Persona che fa-
vella continuamente, Che non rifina di cinguettare.
— nostra; Beccafico canapino. T. ornit. Ficeduta
hypolais.
Ciarlon s. m. Ciarlone, Chiacchierone, Cica-
Ione, Crocchione, Gracchione, Cornacchione, Ciar-
latore, Ciarliero, e nell'uso fior. Ciabone: Che
parla assai, e prendesi per lo più in cattiva parte.
Ciarné s. m. Bugliuolo per Tacqua. T. mar.
È una Specie di piccola lina che d'ordinario si
mette sul cassero, a babordo e tribordo dell'al-
bero di maf slra, per tenervi l'acqua da bere ad uso
giornaliero dell'equipaggio. Dal frane. Charnier.
Oiarnéa s. f. Cerniera Dal frane. Charnière.
Specie di masliettatura gentile formala dall'unione
di due 0 più cannelli di metallo, infilzati e fer-
mati da un perno, per aprire e serrare, e ren-
der mobili le due parti a cui sono saldati.
Oiarrùa s. f. Ruzzola, Girella. Voci fiorenl.
Ciottoletto 0 Pezzo di lavagna ritondala per farla
correre in aria.
Oìassa s. f. Piazza : Luogo spazioso, pubblico,
scoperto, circondalo di ediflzi.
») Piazza, per simil. Spazio grande e vuoto.
„ «_ por il luogo dove si fa il mercato,
n — In lerm. mercant. dicesi Tutto il corpo dei
mercanti che negoziano in ana città.
— d'arme; Piazza d'arme. T. milit. Dicesi di Città
0 Terra fortificala e presidiala; ed anche di
Piazza destinata a far le evoluzioni militari.
S Cose fa a classa ? Che fa la piazza ? cioè In
che pregio sono le mercanzie e i cambi?
g Donna de classa; Piazzina, Ciana. Voci del-
l'uso fior.: Donna plebea, mal educata e di rotte
maniere.
% Molte in ciassa ùnn-a pers5nn-a ; Svergognar
uno. Disonorarlo pubblicamente, Pubblicarne i
difetti e le mancanze.
S iVó semmo miga in ciassa; Non slam mica
in piazza, dicesi per significare Che non siamo
in luogo ove sia lecito far rumore.
Oiastsa s. m. Piazzale. Voce dell'uso: Piazza
innanzi alle chiese di campagna.
Oiassata s. f. Piazzala, Chiassala: Gran ru-
more. Strepilo da radunar la gente.
S Fa ùnn-a ciassata; Far una piazzata: Dar ma-
teria di parlare alla gente col pubblicarsi cosa
che saria stato bene tacerla.
Oiasséa s. f. Piazzajola. Voce dell'uso: Donna
che pesa le derrate del mercato, riscuotendo una
certa somma per ogni cosa che ha pesato; ed
ha l'appallo a ciò dal Municipio.
Oiassetta s. f. Piazzetta, Piazzuola. Dimin. di
Piazza: Piccola piazza.
Oiastra s. f. Friiiella ed anche Frìttello: Larga
macchia, specialm. d'untume, sulle veslimenla e
su altri panni.
Oiattas.f. Chiatta e Piatta. T. mar. Specie di ba-
stimento da carico , di fondo piallo senz'alberi ,
il qual nell'interno de' porti serve a trasportare il
carico che s'imbarca o si sbarca da' bastimenti
maggiori.
Oiattajéu. s. m. Chiatlajuolo e Piatta jolo : Colui
che attende a trasportare le merci sulla piatta.
Voce dell'uso.
Ciattaron s. m. Strillozzo, Pis. Stialtajone.
T. ornit. Emberiza miiiaria. Uccello del ge-
nere delle Emberize, che ha le parti sup:^riori
grigio-ceciale con una macchia sullo stelo, le
inferiori ceciate; il becco compresso, giallo-ce-
nerognolo; i piedi cenerino-carnicini. Nidifica
nelle aperte campagne delle pianure basse e nei
vasti stagni submarini rimasti asciutti in estate.
Cibasi di semi e bacolini cercali fra la terra.
Prendesi in gran copia allorquando cadono nevi.
Oiattèlla s. f. Piallone: Specie d'insetto che
per lo' più si ricovera tra i peli dell'anguinaia.
Fuori della Tose, comunem. si chiama Piattola,
ti Mosca culaja, dicesi figurai, di Chi sta sempre
presso ad alcuno nojandolo; Seccafistole, Seccag-
gine, Increscioso, Tedioso, Importuno.
Oiattèlla v. n. Contendere, Altercare, Qui-
slionare di parole V. Rattellà.
Oiatto add. Piatto : Di forma piana a guisa di
piattello; Spianato, Schiaccialo.
§ Bastimento de fóndo ciatto; Bastimento di fondo
piallo: Quel bastimento, nel quale il piano po-
salo de' madieri è retto e senza acculamento alle
sue estremila.
S Daghe de ciatto; Tirar di lungo, figurai, vaie
Rallentarsi in una cosa, Scemare il fervore nel-
l'operazione. Non prendersi soverchia premura.
S De ciatto; Di piallo, Di piallone. Posto avverb.
vale Colla parte piana dell'arme, conlr. di A taglio.
Oiattónà s. f. Piattonata : Colpo che si dà col
piano della sciabola o altra arma simile.
S Dà de ciattónce; Piattonare, Dar piattonate: Me-
nar colpi di piatto.
Oiava V. a. Chiavare. Voce derivala da Chiavo
(chiodo): Fermar con chiodi.
>— . un bastimento; Inchiavarlo. T. di costriiz. Sta-
bilirne e Fermarne solidamente i legnami con
grossi chiodi o chiavarde o chiavette.
— ùnn-a casa; Incatenarla: Fortificarla con catene
y. Ciave nel 9° signif.
S Èse ciavóu in fùn letto; Essere inchiodalo o
0 conficcato in un letto o nel letto, vale Non po-
terlo abbandonare per cagion di malattia.
Cia"var*d.a s. f. Chiavarda. T. delle arti. Grosso
pezzo di ferro con occhio da una testala che
serve per vari usi.
Oiavatua s. f. Chiavalura, Chiavagione, In-
chiodatura: L'inchiodare, Il chiavare; ed anche
Tulli i chiedi confitti e II luogo dove sono con-
fitti V. CiavHXÒn.
Cia^axon s. f. Chiavagiofje. T. di costrtiz.
Nome collellivo di Tulle le sorte di chiodi che
si usano per conficcare i bastimenti ; ed anche
per La slessa azione che si fa d' inchiodare o
fermare insieme i legnami d'un bastimento.
Olave s. f. Chiave: Strum. di ferro, col quale
voltolandolo dentro alla serratura si fa scorrere
la stanghetta per aprire e serrare.
« Chiave, figurai, usasi per Mezzo di fare o ac-
quistare checchessia,
n — e figurai, pure per Contraccifera onde si spiega
e intende la cifra; e in generale pel Modo di
C5IA
CIA
22S
intendere l'occnlto pensiero d'uno scrino, duo
racconto, d'on ingegno e simili.
» — per li luogo che sia sur una frontiera, che
tenga o possa tener chiuso il passo.
« — Nelle Arti si dice di Qualunque pezzo, per
Io più di metallo, che si adoperi per tener saldo
checchessia nel suo luogo.
u — per Quella figura musicale che dinota la va-
rietà 0 diversità de' toni.
« — per Ciascuna di quelle molle, che si adattano
ai buchi di certi strura. a fiato, e che si chiu-
dono e si aprono calcandole colle dita per ca-
varne varii suoni.
w — per Quell'arnese con cui s'accordano stram,
musicali da corda.
« — per Quella lunga e grossa spranga di ferro,
che tiene saldi due muri mediante un paletto
(stanghetta) conficcato nell'occhio a ciascun dei
capi; che anche comunem. dicesi Catena.
— deanùà co-i denti; Chiave snodata: Chiave dop-
pia con una snodatura nel mezzo per poterla
piegare e portare più facilmente in saccoccia.
— desnùd da fceromorto ; Bacchetta : Una sottile
asta di ferro, lunga un palmo e mezzo circa, che
verso il mezzo ha una snodatura, e dall'nn dei
capi l'anello o una gruccia. Introdotta la Bacchetta
in un foro dell'uscio che sovrasta all'asticciuola
del paletto d'assicurazione (ferrùggidj, casca la
anteriore parte di essa, la quale spinge il paletto
urtando contro Fasticciuo'a mentre si gira colla
mano l'anello o la gruccia.
— d5 discorso; Chiave del discorso, vale II prin-
cipio, la base principale del discorso, o simile.
— dòggia; Chiave doppia: Quella che, senz'anello
ha gl'ingegni Cdentij verso ciascuna delle due
estremità del fusto per due toppe diverse.
— fàsa; Chiave falsa, Conlracchiave : Chiave che
contraffa l'altra.
— femmina; Chiave femmina: Quella che ha cavo
il fusto, e riceve in sé l^ago della toppa.
— ingleize; Chiave, e nell'uso Chiave inglese: Uno
strum. d'acciajo, con occhio a più angoli da una
tastata ad uso d'invitare e svitare, cioè aprire
e serrare o stringere le viti ; ed anche Quello
stram, chirurgico da cavare i denti.
—7 tnasccia; Chiave maschia : Quella il cui fusto è
pieno, e per lo più termina in pallino (pòrrin).
S A ciave a nò zéuga; La chiave falla, cioè Non
volgesi diritta per la serratura.
S Anello da ciave; Anello o Capo della chiave:
Quella parte della chiave che si tiene in mano
nel serrare o nell'aprire la toppa.
S Avei a ciave d'un affare; ksex la chiave d'un
affare, d'un negozio, figurai, vale Esserne infor-
matissimo.
% Canna da ciave masccia; Fusto: Quella parte
della chiave maschia ch'è tra l'anello e il pallino.
n — da ciave femmina; Canna: Il fusto cavo
della chiave femmina,
— Denti da ciave; Ingegni : Quella parte della chiave
che serve ad aprire o serrare la toppa.
S Masso de davi; Fascio di chiavi.
S 3Iclte a ciave sótto a porta ; Pagar di calcagne,
Uccellar l'oste e il lavoratore, vale Sloggiare,
Andar via; e si applica ordinariam. a' pigionali
che, votata la casa delle robe loro senza pagar
la pigione, usano al padrone la gentilezza di la-
Kivgli almeno la chiave dell' uscio.
S Pórrin o Ziygio da ciave; Pallino : Specie di bot-
tone, in che termina il fusto della chiave maschia.
8 Serra sótto ciave; Chiudere 0 Serrare a chiave,
flettere sotto chiave.
CiaT^ello s. m. Fìgnolo, Ciccione, e in term.
med. Furuncolo: Infiammazione d'alcune cellule
del tessuto cellulare , che fa un enfialello dolo-
rosissimo.
Ciavellóso add. Fignoloso: Che ha flgnoli.
§ Ommo ciavcllóso, presto spòso; Qurst'anno fi-
gnoloso, un ali ranno sposo. Dettalo proverb. di
nessuna significazione.
Cia, vetta s. f. Chiavetta, Chiavicina. Dimin.
di chiave: Piccola chiave,
n Chiavetta, per Un pezzo di ferro a cuneo piatto
0 anche rifondo, che si mette nel foro bislungo
0 rotondo, aperto all'estremità d'un perno di ferro
per fermarlo e assicurarlo a suo luogo; dicesi
anche Copiglia.
— a breghé; Chiave alla cieca. T. d'orol. Sorta di
chiave che, piantata nell'orologio, si volge alter-
natamente a dritta e a sinistra, tenendola stretta
tra le dita. Questa chiave ha il fusto verso la
metà ingrossato in palla, e la palla divisa trasver-
salmente in due emisferi che imboccan l'un nel-
l'altro con denti a sega. Girando la chiave a dritta,
i denti d'un emisfero puntan contro quelli dell'altro
e si move l'intera chiave che fa perciò girar l'al-
bero e caricar l'orologio; girandola a sinistra, si
muove solo la parte supcriore, perchè i denti del-
l'emisfero superiore scorrono sulla convessità dei
denti dell'altro emisfero senza spingerli.
— dò reléuio; Chiave dell'orologio: Piastretlina me-
tallica di varie fogge, con mastietlo girevole ad
un de' capi, terminato all'altro capo in quadrello
d'acciajo da poterlo imboccare nell'albero della
piramide e farlo girare, e cesi caricare l'orinolo.
Ciavéna s. f. Toppa, Serratura: Sorta di ser-
rami, per lo più fatto di ferro, il quale conficcato
in uscio, armadio, cassa o altro simile serve a
serrarlo mediante la chiave. Le parti della loppa
sono: gl'ingegni (scontri), la stanghetta (stan-
ghetta), i piegalelli (digiunselle), la feritoja (im-
bóccatùa), il buco (pertùzo), lo scudetto ((boc-
chetta), la mandala (mandata o gio), la molla,
il calcio della molla (creo), l'ago (ómbrissallo),
il coperchio (cappelletto). Vedi queste voci alla
lor sede alfabetica.
— a a-icca; Toppa o Serratura a colpo o a sdruc-
ciolo: Quella la cui stanghetta, men sottile del-
l'ordinario, ha uno smusso in cima, pel quale
essa, nel serrare, battendo nell'orlo curvo e liscio
della bocchetta (goccia), vi entra da sé, caccia-
tavi da un'interna molla a chiocciola, e perciò
senz'ajuto di chiave, e sol che sia data una spinta
all'uscio, 0 questo cada da sé quando fosse sdruc-
ciolo.
— a cricca e stanghetta; Toppa o Serratura a colpo
e mandala: Quella che ha due stanghette, una a
colpo e l'altra a mandala; ovv. un'unica stan-
ghetta smussa, la quale prima si muove a colpo
per forza della molla, e poi a mandala mediante
la chiave.
— a dui gii ; Toppa a due mandate: Quella in cui
la stanghetta percorre in due volle un doppio
spazio per effetto dì due successive voltale di
chiave.
— co segretto; Toppa segreta o Toppa a segreti;
224
eie
eie
Quella in cai l'introduzione e il girar delia chiave
sono dipendenti da certi altri movimenti , pre-
paralorii o concomitanti, non noti ad altrui.
da incrasld; Toppa o Serratura da incanalare
0 alla piana: Quella che va tutta nella grossezza
dell'imposta o simili.
g Fd vedde ùnn-a cosa da-o pertùzo da ciavéua;
Mostrar checchessia per iirabicco, cioè Con gran
diflicoltà, gelosia o riserbo o per somma grazia.
S Maneggia da ciavéua; Presa.
S Quello chi fa ciavéue; Toppajuolo, Toppa!-
lacchiave.
S Sta a aggueitd da-o pertùzo da ciavéua; Stare,.
Guardare, Ascollare, cioè Spiare od Origliare al
buco dell'uscio ; e prendesi comunem. in senso
odioso, siccome azione raramente innocente, per
Io più indiscreta e sempre da riprovarsi.
Oia.zzai s. f. Spiaggia. T. mar. Terreno piano
lungo il mare e inclinato verso di esso, il quale
è coperto d'acqua solamente nelle grandi maree,
e dove si può sbarcare.
Oiazzà V. n. Arare, Chiassare. T. mar. Dicesi
dell'Ancora ed anche della Nave, quando, essendo
ormeggiata, un grosso colpo di vento fa che l'an-
cora lasci il fondo e venga tirata indietro alla
nave, e colla patta faccia come un solco nel ter-
reno.
^ilblbàse n. p. Cibarsi, Alimentarsi, Nutrirsi,
Prender cibo.
^ilblbla s. f. Bersaglio V. Sibbla.
^ilblbo s. m. Cibo: Qualunque cosa da man-
giare; Vivanda, Alimento.
S Èse de molto o de poco cibbo; Esser dì gran
pasto 0 di poco pasto, dicesi di Chi mangia
molto 0 mangia poco.
Oicatrizzà v. n. Cicatrizzare: Far la cica-
trice, Rimarginarsi la ferita.
Oicca s. f. Chicchera: Vaso piccolo a forma di
ciotolctta, per lo più di terra, per uso di ber
cioccolatie o altri simili liquori.
« Chicchera, per lo Liquore contenuto in essa:
Me n'ho piggióu due cicche; Me ne presi due
chicchere.
w Masticatura di tabacco. Dal frane. Cique. Chia-
masi così da' marinai e da' soldati Quella quan-
tità di tabacco ch'e' si mettono in bocca e la
masticano, senza però inghiottirla.
**»» Rabbuffo, Sbrigliala: Dà o Piggid a cicca ; Dare
0 Pigliare un rabbuffo. Modo basso.
**n E talvolta pure in m. b. Carpicelo, Rifrusto, e inten-
desi di busse: Dd o Piggid a cicca; Zombare,
Picchiare, o Essere zombato, picchiato V. ^m-
linn-a.
Oiccà, V. n. Masticare, e ìntendesi tabacco. Dal
frane. Chiquer. Mettersi in bocca una certa quan-
tità di tabacco in corda per masticarlo, senza
però inghiottirlo.
» Per simil. e in modo basso vale Mangiare, Pap-
pare: Ghe n'é da ciccai Ce n'è da mangiare?
« Usasi anche figurai, per Brontolare, Taroccare,
Dispettare, Arrovellarsi V. Biscd.
Oiccaròu s. m. Chiccherone. Accresc. di Chic-
chera: Grossa chicchera.
Oicclie-ciacclie ; Cicche-ciacche. Voce di
niun significato dinotante il suono che si fa nello
schiacciare, rompere o battere qualunque cosa.
Oiccixetta (Scià); La morte. Nome che le
si dà per ischerzo.
% Se un 6 l'è Cicchetta, l'atro B l'è 5 mae chéu;
E' vanno da galeotto a marinaro, dicesi generalm.
quando parlasi di Due tristi o di due accorti,
per dinotare che tra essi non passa alcuna dif-
ferenza.
"Oiccliettà V. n. Bere acquavite; e propriam.
Farne abuso. Voce del volgo.
"Oioclietta s. m. Bevitor d'acquavite. Chia-
mansi così dal volgo Coloro che sogliono fre-
quentare gli acquavitai e ubbriacarsi d'acquavite.
Dalla voce Cicchetto (V. appresso).
"Oicclietto s. m. Bicchierino, ma per lo più
Ìntendesi quello dell'acquavite; ed anche La te-
nuta di esso. Voce del volgo, dal piemont. Cichet.
Oiccia s. f. Ciccia: Vivanda di carne. Voce
bambinesca.
Oiccialai*d^]i s. m. Lercio, Gualercio, Su-
dicio, Sporco, Schifo, antic. Sugliardo; e dicesi
di persona.
Oiccig-ate s. f. plur. Frónzoli : Gale caricale
ed eccessive nel vestire delle donne V. Abbiggi.
Oiccio s. m. Cecino : Nome che si dà per vezzo
a fanciullo.
Oiccioà V. n. Bisbigliare, Pispissare, Far pissi
pissi: Favellar pian piano, Parlar basso, sotto voce,
— in ti oège; Sufolare .o Zufolare o Soffiar negli
orecchi ad uno, vagliono Favellargli di segreto;
ed anche Andarlo continuamente istigando.
Oiccioezo s. m. Bisbiglio, Bìsbigliamento, Pissi
pissi: Mormorio di voci che fanno più persone
che discorrono in segreto o sottovoce.
"Cicciollo s. m. Budello. Voce bassa e scher-
zevole.
— da cioulunn-a ; Bucciuolo : La parte della cipolla
opposta alla radice ; altrim. Scapo.
Ciccolata s. f. Cioccolata, Cioccolato, Cioc-
colate e Cioccolatle: Pasta o Confezione com-
posta di diversi ingredienti, tra i quali tengono
il maggior luogo il caccào abbronzato e lo zuc-
chero. Si prepara in diverse maniere, ma per
lo più sciolta in acqua calda per uso di bevanda.
Il Cioccolata, per La bevanda che si fa con la
detta pasta, pestandola e facendola bollire e di»
sfarsi nell'acqua.
— e caffè; Nera. Voce dell'uso fior.: La bibita di
cioccolata e caffè mescolati insieme.
S Bóllo de ciccolata; Bòglio, Pane, Mattonella di
cioccolata V. Bollo.
S Sbatte a ciccolata; Frullar la cioccolata, vale
Agitarla col frullino (móinello) acciocché spu-
meggi.
Oiccòun-a s. f. Ciaccona: Aria di ballo d'ori-
gine italiana; è di movimento moderatamente
lento, e per lo più di tre tempi. É pure il nome
del Ballo stesso, mollo usalo in Ispagna.
Ciccónn-e s. f. plur. Moine , Vezzi , Dad-
doli, ecc. V. Angiènette.
Oieeolatté s. m. Cioccolattiere: Colui che fab-
brica e vende la cioccolata.
$ Fd a figlia do ciccolatté; Far trista, cattiva,
meschina (ìgura.
Ciecolattèa s. f. Cioccolatliera : Vaso di rame
0 di latta in cui si bolle la cioccolata.
^icerò s. m. Cicero. T. Stamp. Nome d'una
specie di carattere da stampa, piutloslo grande,
così chiamalo dalla edizione delle Opere di Ci-
cerone fatta in Roma nel 1^58 da Uberto Gallio,
da' cui caratteri fu esso imitato.
CIG
CIM
225
Oiceron. s. m. Cicerone: Così chiamansi Co-
loro che nelle città servono di guida a' forestieri,
e vanno loro mostrando e dichiarando le cose
pili antiche, piìl rare e piìi nobili di esse.
Oioistoeo s. m. Cicisbeo, Vagheggino, Dame-
rino: Che fa il galante.
Oicoria V. fìadiccidn.
Oicùta. s. f. Cicnta. T. botan. Conium macu-
latum. Pianta erbacea e velenosa, molto simile
al prezzemolo, ma che ha i gambi rosei e tra-
manda un odore nauseoso. Applicata esterna-
mente in cataplasmi, dissipa gl'induramenti dei
gangli linfatici.- Havvene un'altra specie, la Cicuta
acquatica (Cicuta virosaj, che press'a poco pro-
duce gli slessi effetti.
**^iéttoa V. Civetta.
Oiéixve V. n.* Piovere: Cader l'acqua dal cielo,
w Piovere, per II cader della pioggia da' tetti : 0
tetto 5 ciùveiva in ciassa; Il tetto pioveva so-
pra la via.
« — Metaf. per Venire o Cadere di sopra a si-
milit. della pioggia: 0 l'aspèta che ciéiive a
manna da-o ce; Egli aspetta che piova la manna
dal cielo.
« — Per similit. vale Concorrere in folla, ma ge-
neralmente si dice di gente che dall'alto viene
al basso, o da monte a valle : Ghe ciéuve gente
da tutte e parti ; Vi piove gente da ogni parte,
w — per Sgorgare, Venire, Tramandare abbon-
dantemente: Ghe ciùveiva o sangue da-o naso;
Gli pioveva il sangue dal naso,
n — Detto delle palle, dardi, saette e simili, vale
Essere scagliate in gran copia,
n — Detto de' capelli, vale Cader giù distesi.
— a derrùo o a rotta decollo; Piovere a dirotto
0 alla dirotta, a ciel rovescio, a bocca di ba-
rile, Venir giìi l'acqua a rovesci, a secchioni, a
orci, a catinelle, a bigonci, ecc., vale Piovere
strabocchevolmente.
— in sa e in là; Piovere a paesi, dicesi Quando
non piove universalmente per tutto.
— in sciò bagnóu ; Piovere sul bagnato, dicesi fi-
gurai, e nell'uso Quando ad una disgrazia se ne
aggiunge un'altra, che anche dicesi Al mal fagli
male, e dal popolo fior. Agli zoppi grucciate.
S Nò ciéuve manco se l'cegua a fosse in t'ùn ca-
vagna; Non piove né anco a bucarlo, (e s'intende
il tempo, il cielo e simili). Modo fior, che usasi
dire Quando alcuno dice esser vicina la pioggia,
e noi vogliamo asserire che invece è lontanissima.
S Arvi, dui dui V. Arvi.
S Quando ciéuve e lùxe 5 so, tutte e strìe fan
l'ama V. Amò.
S Quando ò ce ò l'è (ceto a pan, se n5 ciéuve
anchéu ciéuve dòman V. Ce.
S Se ciéttve ó giorno dell' A scensiòn, l'annd a va
in perdiziòn V. Anna.
% Se no ciéuve de marso^ nò gh'é ni fen ni atro;
Quando marzo va secco, il gran fa cesto e il
lin capecchio, ovv. Se marzo non marzeggia,
aprii mal pensa. Prov. tose, di chiaro signific.
§ Tempo rosso, o che ciéuve o che buffo V. Buffet.
Oifutti s. m. Pollebbro, Cacacciano, Pacchiano,
Mestolone, ecc. Dalla voce turca Ciphut, che si-
gnifica Ebreo V. Bulliboe.
^ig-aa. s. f. Cicala e poetic. Cicada : Animaletto
0 Insetto volante che annoja col sno stridere
nella slate sulle ore calde.
Casaocia, Ditionario Gtìnovese-Italiano,
— de ma; Cicala di mare. T. illiol. Scyllarus
arctus. Specie di crostaceo di mare.
S Aveì a cigaa in scià canna; Aver la pera
mezza, Esser fiori e baccelli, Aver il ctìor nelle
viole 0 nello zucchero, vagliono Esser in buona
fortuna, Esser allegro.
$ Gratta ò cu à gigaa; Grattar il corpo alla ci-
cala, vale Dire per far dire, Provocar un lin-
guacciuto a parlare e a dir male.
^ig-liéug-na s. f. Cicogna. Genere d'uccelli
dell'ordine de' Trampolieri, composto tra le altre
specie della bianca e della nera. La Cicogna
bianca (Ciconia alba o Ardea ciconiaj ha -il
becco rosso-cinabro , la testa, il collo e il dorso
bianco, i piedi rossi come il becco, le unghie
color di carne. La Cicogna nera (Ciconia nigra
0 Ardea nigra) ha il becco eguale a quello della
Cicogna bianca, la testa, il collo e il dorso nero
0 nero-verdone , l'addome , i fianchi , le penne
delle gambe e sottocoda candidi , i piedi di color
eguale al becco, le unghie nere. É più rara della
Cicogna bianca; abita lontano dall'uomo, nelle
grandi foreste paludose,
n Hawene un'altra specie detta Cavaliere d'Italia
V. Gambclunghe.
^ig-liéug-na s. f. Mazzacavallo (quasi Mazza
a cavallo): Strum. che serve per attinger acqua
da' pozzi, ed è Un legno bilicato sopra un altro
e che si abbassa e si alza, e usasi per lo piii
negli orti; dicesi anche Altaleno e Ciconia.
S Nò me rompi a cighéugna; Non mi rompere
il capo, Non mi seccare. Modo figuralo.
Oig-lie s. f. pi. Ciglia V. Ceggia.
Oilindrà v. a. Passare al cilindro, e nell'uso
Cilindrare: Passare carta, stoffa od altra cosa
sotto un pesante cilindro o fra due cilindri per
lustrarla e assottigliarla.
Oiliiid.T*o s. m. Cilindro: Corpo solido lungo,
a basi piane e rotondo, il quale ha lo stesso
diametro in tutta la sua lunghezza.
— dò bagno ; Fornello o Tubo della tinozza : Quel-
l'arnese di rame, di latta o d'altro, fatto di forma
cilindrica, che si riempie di carboni accesi, e
di cui si fa uso per riscaldare l'acqua de' bagni;
diccsi anche Cilindro.
S Cilindro o Cappello a cilindro; Cappello a ci-
lindro, cioè Di forma cilindrica.
S Reléuio a cilindro; Orologio a cilindro: Oro-
logio, in cui il moto si fa principalmente per
via d'un cilindretto.
^ilizio s. m. Cilicio, Ciliccio, Ciiizio: Qua-
lunque arnese che si porti in dosso per cagion
di tormento e di penitenza.
^illà (Nòj; Non far zitto, Non fiatare, Non far
motto né tolto, vagliono Starsi chetissimo.
Oillan V. Ciallan.
Oillann-a V. Ciallann-a.
Oillo s. m. Citto, Piccino, Ragazzo, Fanciullo,
Marmocchio; e talvolta usasi anche come vez-
zeggiativo V. Ciccio.
^izuaxa s. f. Cimasa. T. archit. V. Simaxa.
Oiiiil>a>li (Andà 0 Èse in); Essere o Andare
in cimberli, vagliono Essere allegro o per vino
0 per altro.
^im.1>alo s. m. Gravicembalo, Clavicembalo,
Buonaccordo, Arpicordo ed anche Cembalo: Au-
lico strum. musicale di tasti colle corde di me-
tallo, di figura simile a un'arpa a giacere, ma
15
226
CIM
, col fondo di legno. Oggi venne sostituito dal
"*' Pianoforte V. Pianoforte.
Cimenta V. Accimentd.
Oiraitéio s. m. Cimitero e Cimilorio: Luogo
sacrato ove si seppoiiiscono i morti.
OÌJM-M12*' s- f. Cima, Sommità, \etta, Vertice,
Colmo: L'estremità superiore degli oggetti pian-
tati verticalmente, La pai te più alta di chec-
chessia.
n Cima, per Sponda, Estremità, ossia La parte
estrema onde una cosa finisce: In scià cinima
dò letto; Sulla cima del letto.
»» Cavo 0 Cima d'un cavo. T. mar. L'estremità
" d'un cavo, od anche Un cavo qualunque che si
getta altrui per agguanlarvisi o altro.
— da maschetta da bcinsa; Testa della trutina: Quella
parte della trutina (maschetta) a cui è attaccalo
il voltojo (guersèu), cioè l'uncino della trutina.
— da scaa; Cima, Capo: La parte superiore dove
termina la scala.
— ria testa; Cucuzzolo: Estrema sommità del capo.
— de còli; Cesto di cavolo.
— d'ommo; Cima d'uomo, dicesi ad Uomo che
sia veramente buono e di nessun biasimo, ed
anche di abilità e di riputazione, Capace di ben
eseguire qualunque cosa.
— rio teito ; Comìgnolo, antic. Cimajuolo : La parte
1 più alta del tetto.
— pinn-a; Pancetta ripiena j e se il taglio di carne
è nelle costole. Costole ripiene : Pancetta o Co-
stole di vitello, d'agnello o di capretto, entro
cui si caccia un ripieno d'uova, d'erbe e d'altri
ingredienti minutamente tritali e conditi, che poi
si cuce con refe all'intorno e si mette nella
pentola a bollire.
§ Da gimma a fondo ; Da cima a fondo, vale Dal
principio alla fine.
S Ése in scià cimma de fa ùnn-a cosa; Esser
lì li 0 sul punto di far checchessia.
§ In cimma de casa V. Casa.
^immà, v. a. Cimare: Levar via la cima a"
qualunque cosa; e parlandosi di panni, vale Sce-
marne il pelo tagliandolo colle forbici.
— un gotto, ùnn-a bottiggia, ecc.; Scolmare un
bicchiere, una bottiglia e simili, dicesi del Le-
varne il colmo affinch'essi non trabocchino.
'-^ ùnn-a bari, ùnn-a botte, ecc.; Abboccare un
barile, una botte e simili, vale Empirli sino al
cocchiume.
^imiiia.lbùsclLÌ V. Cimmacòsti.
^imiiiacusti s. m. Stiaccino Pis., Salt'in
vanghile Fior., Salt'in seccia, Saltancicci, Pia-
gnacela Sen., Scrocchino Bitnt. T. ornit. Saxi-
cola rubetra. Uccello del genere delle Sassaiuole,
che ha il becco nero e le penne quasi tulle di
color lionato con piccole macchie bianche, la
coda bianca e nera, i piedi neri. Annida sulle
alte nostre montagne, ove pone nido tra le zolle
smosse delle appianate lor vette.
^imnielli s. m. pi. Cime, Cimelle, dicesi Una
varietà della Lactuca sutiva, conosciuta in molte
località sotto il nome di Lattuga romana bionda.
Mangiasi cruda in insalata.
^iminello s. m. Cima, Cimetla, Pipita: Te-
nera punta dell'erbo e de' ramicelli. - Pollezzola
e Pollczzuola, La punta tenera de' polloni che
sono cresciuti innanzi tempo; e dicesi anche
del Broccolo delle rape.
CIO
— da pesca; Canna per pescare.
^immetta s. f. Bighero, e più comunem. Bi-
gherino: Sorla di merletto stretto e smerlato da
un lalo solo, con cui le donne usano guernire
le cuffie e altri lor vestimenti. - Bigherare è Or-
nare con bighero.
Rimossa s. f. Cimossa e Vivagno: L'estremila
de' lati del panno, della tela e simili.
Oiii s. m. Piccino, Citlo, Ragazzo, Fanciullo. Voce
sincop. da Piccin, ed usasi per chiamare un
fanciullo: Vegni chi, cin; Vien qua, piccino,
Vien qua, ragazzo.
Cincetto V. Cincia.
CinciamosohLe s. m. Ciondolone, Ninno-
lone, dicesi per ischcrno a Colui che non cava
mai le mani di nulla, Che anche nelle piccole
cose si trova impaccialo e le fa lentamente.
Oineiase n. p. Gongolare, Giojre, Godere,
Giubilare, Colleppolarsi : Commuoversi per una
certa interna allegrezza V. Recillàse.
Oinci s. m. plur. Moine, Lezj, Daddoli V. An-
gienelte, Cicconn-e.
Cincio s. m. Cotliccino, Pietanzina, Manica-
retto : Pollastro o Altra pietanza che usasi por-
tare con sé quando si va a fare qualche scam-
pagnala.
Oincislbècclie s. m. Similoro, Oricalco:
Lega di zinco e di rame, che piglia l'apparenza
d'oro V. Sciniilòii.
S Talvolta dalla plebe usasi anche per ischerzo in-
vece di Cicisbeo V. Cicisbeo.
Cinquanta; Cinquanta. Add. numer. indecl.
e vale Cinque decine.
^iiiqLu.axi.texixi-a s. f. Cinquantina: La som-
ma di cinquanta.
^inquanteximo ; Cinquantesimo : Add.
numer. ordin. di Cinquanta.
Il Cinquantesimo, usato in forza di sost. chiama-
vasi prima Quello spazio di cinquant'anni, nel
quale anticam. cadeva l'Anno santo.
^inq[u.e; Cinque. Addiett. numer. indecl., e
vale La metà di dieci.
Il Cinque, alle volte usasi come sost. masch., e
spezialm. parlandosi di dadi e di carte segnate :
Un cinque, Dui ginque, ecc.; Un cinque, Due
cinque, ecc.
Il Confetti da nozze o nuziali, e nell'uso anche
semplicem. Nozze: Que' confelli che gli sposi
sogliono regalare agli amici.
^inq^xe^ento 5 Cinquecento. Add. numer.
indecl. e vale Cinque centinaja.
Il Cinquecento, usato in forza di sost. dicesi del
Secolo XV, cioè dal 1401 al ISOO, secolo in
cui fiorirono in Italia le Lettere e le Arti.
Cinquemila 5 Cinquemila, antic. Cinquemilia.
Add. numer. indecl. e vale Cinque migliaja.
^inqueimio s. m. Cinquennio: Lo spazio
di cinque anni.
^iusa s. L Cencio, Straccio, Strambello, Sbren-
dolo V. Sinsa.
Cinsòn s. m. Brindellone, Brendolone, Strac-
cione V. Sinsòn.
Oiò s. ra. Chiù, Pis. Assiuolo. T. ornit. Otus
scops. Uccello del genere Strige, detto così dal
verso che fa, il quale è imitativo di tal voce.
Cibasi di scarabei, locuste, grilli, ecc.; depone
le uova nelle buche laterali degli alberi sopra
il terrìccio che vi trova, senza farvi nido.
CIO
CIO
227
n In voce furbesca usasi per Moneta, Danari ecc.: 0
l'épersònn-a chi ha dò ciò; É uomo che ha danari.
Oiocca s. f. Bolla, Galla, e se ampia, Vescica:
Rigonfiamento di pelle pieno di siero, cagionato
da scottatura o da altro.
— de cavelli; Ciocca di capelli : Piccola quantità
dì capelli separali dagli altri. - Le due ciocche
pendenti per la fronte diconsi Pendoni, e quando
risalgono e sgonfiano diconsi Sboffi; e se incre-
spano alquanto stiacciate a onde, si dicono Pen-
doni a stiacce.
% Ciocche; Anseri, Vecchioni: Castagne secche
lessate col gùscio V. Vegctte.
w — da càsinn-a; Bullette : Fa o Caccia de cioc-
che; Sbullettare. Dicesi ad un Certo gettare che
fanno gl'intonachi di calcina d'una porzioncella
di lor superficie, per Io più di figura tonda, si-
mile alla testa o cappello d'una bulletta, lasciando
un buco simile a quello che fa la bulletta o
chiodo nelle muraglie nel cavamelo fuori.
S Fd ciocca; Sgallare: Alzare la galla, detto del-
l'Azione prodotta sul nostro corpo da una forte
percossa, o da acqua bollente; onde la pelle così
irritata si alza e forma la galla o la vescica.
Ciocca v. n. Sonare: Render suono, e dicesi
propriam. di vasi vuoti, di moneta e d'altre
cose quando si percuotono.
— a scurrià; Chioccare, Schioccare la frusta, vale
Squassar la frusta fortemente in aria per farle
rendere suono; ed anche in senso neut. Lo stre-
pitare che fa una frusta agitata con forza per aria.
— deWcegua; Strosciare: Romoreggiare , e dicesi
propr. di Quel romore che fa l'acqua in cadendo.
■ — de móen; Batter le mani o delle mani, vale
Applaudire, Far segno d'approvazione battendo
palma a palma le mani.
— dinoe a ùnn-a persónn-a; Pagar in contanti, in
moneta effettiva, quasi facendone sentire il suono.
— un boxo; Schioccare un bacio, vale Dare un
bacio saporito e sonoro.
S Cioccala a ùnn-a persónn-a; Sonarla, Accoc-
carla, Barbarla a qualcheduno, figur. Farlo stare
a qualche partito, ovv. Fargli o burla o qualche
cattivo scherzo ch'e' non s' aspetti.
S Cioccale a un; Sonar uno, e nell'uso Chioccar
uno, vale Dargli delle busse, Picchiario, Batterlo,
Percuoterlo con pugna, bastone e simili.
S Cioccàghela in tò zéugo ; Barare, Giuntare, Far
il collo, dicesi di Chi ruba altrui nel giocare.
S Cioccasele; Battersi, Picchiarsi, Percuotersi vi-
cendevolmente.
Oioccata s. f. Battimano : Applauso che si fa
battendo le mani.
S Fd cioccata; Far un battimano, vale Applaudire
battendo insieme palma a palma le mani.
Oiocclxetta s. f. Tonfetto. Voce fior. Chia-
mansi così Quelle pallottoline formate di carta
con entrovi o sabbia o vetro trito o piccole
pietruzze e alquanto di materia fulminante, le
quali gettate fortemente a terra scoppiettano.
Ciocco s. m. Suono , dicesi per lo più di mo-
neta 0 di vaso vuoto percosso.
w Alle volta usasi per Ora: Un ciocco, Dui cioc-
chi, ecc.; Un'ora, Due ore, ecc.
— da campann-a; Tocco: Il colpo che dà il bat-
taglio nella campana.
— da scurrià ; Chiocco e Schiocco. Il suono della
frusta agitata fortemente per aria.
S A-o ciocco; Al suono. Posto avverb. vale Per
quanto apparisce o si sente dal suono.
Ciòccioa s. f. Chiòccolo : Strnm. d'ottone o
altro, di cui si servono i cacciatori per imitare
il chioccolar delle merle, afiine di tirarle a sé e
uccellarle; altrim. Fischietto o Richiamo da merli.
Ciòde V. Tappa.
CiodLo s. m. Chiodo e Chiovo, anticam. Chiavo,
Chiavello: Strnm. più o meno grande, di ferro
0 anco di altro metallo, aguzzo da una parte e
con capocchia dall'altra, per uso di conficccre.
— arpònóu; Chiodo a barbone V. Arpònòu.
— romano; Dorone: Specie di chiodo o rosone di
rame indorato, fatto in varie maniere, che si
mette a sostegno d'un quadro, di cortine o ad
altro ornamento.
— solare; Ticchio o Tic doloroso, e volg. Chiodo
solare : Dolore nervoso che viene ad intervalli in
varie parti del capo, e specialm. nell'arco soprac-
cigliare 0 nelle tempie, così chiamato perchè or-
dinariamente suole svilupparsi al levar del soie,
farsi più acuto sul mezzogiorno e decrescere al
tramonto. In term. med. Neuralgia facciale.
S Di roba da dodi; Dir cose da chiodi o da
fuoco: Dir cose strane, spropositate, terribili;
e riferendosi a persona, vale Dirne il maggior
male possibile.
S Gamba dò dodo; Fusto: La parte del chiodo
che è tra la capocchia e la punta.
"S Mangia dodi o di dodi; Arrovellarsi, Attapi-
narsi, Rodere il freno, ecc. V. Mangia dell'aggio
nella voce Aggio.
$ Rebatte un dodo; Ribadire un chiodo V. Re-
batte.
§ Scrolla un dodo pe arrancalo; Dimergolar»:
Dimenare un chiodo circolarmente colle mani
per trarlo da dove è conficcato.
S Testa do dodo; Capocchia, Cappello: La parte
superiore di esso, perchè fatta a guisa di cappello.
Ciòenda s. f. Chiudenda : Qualunque cosa o
riparo che si fa con siepe, pruni od altro ad
orti, campi coltivati e simili ; altrim. Siepe, Chiosa.
Cioma s. f. Chioma, Criniera: I crini del collo
del cavallo; altrim. Giubba.
S dòma de lión; Giubba.
Ci orna V. n. Crogiolare, Pigliare il crògiolo.
Cuocere a rilento : Stagionarsi a fuoco lento, Cuo-
cere pianamente, adagio.
— 0 Std a dòma in letto; Crogiolarsi, Covarsi o
Covar se medesimo, si dice di Chi sta mollo
nel letto, Starsi a poltrire nel letto.
— 0 Std a dòma da-o féugo; Covar il fuoco o
la cenere, dicesi di Chi si sta di continuo presso
il fuoco per iscaldarsi.
Cionca V. n. Cioncare, Tracannare : Bere scon-
ciamente.
Cióng-ia V. n. Piombare : Cader le cose fu-
riosamente da alto.
CiSng-iu s. m. Piombo e Piombino V. Cidngio
nel 2° significato,
n Piombino, usato in forza d'addiett., vale Che ha
la qualità o color di piombo.
Ciòng-io s. m. Piombo: Metallo di color livido
turchino, e molto arrendevole al martello, ed è
uno de' più pesanti fra' metalli. Dagli Alchimisti
chiamato Saturno, e da' passati mineralogisti Me-
tallo imperfetto e lebbroso,
n Piombo, per Quel piccolo cilindro di piombo,
228
CIO
GIR
legato ad una cordicella, di cui si servono i Mu-
raWi per aggiustar le diritture; che anche di-
cesi riombino.
Il _ per Sigillo espresso in piombo ; ed anche per
Quei piombi che dalla Dogana s'appongono ai colli
delle mercanzie prima di metterle in spedizione.
diveddri; Piombo filato: Strisce di piombo, dop-
pie, unite l'una all'altra lungo l'asse, aperte ai
due margini, fra' quali son contenute le lastre
contigue d'un' invetriata. Oggi è andato in disuso.
§ Ciongi; Piombini : Quei piombi che si attaccano
alle reti per farle dar giù.
% A ciòngio; A piombo, Appiombo. Posto avverb.
vale Perpendicolarmenie, A perpendicolo, A di-
rittura; e in term. marin. A picco.
S Andà co-i pé de ciòngio; Andar co' calzari di
piombo V. Andà.
% Batte a ciòngio; Battere a piombo, parlandosi
di artiglierie, vale Battere, Percuotere a perpen-
dicolo dell'oggetto al quale si mira.
S Cazzo a ciòngio ; Cader a piombo, vale Cader
le cose furiosamente da alto e a perpendicolo;
e in senso figur. vale e dicesi Cadere o Venir
in acconcio, in proposito.
S Co de ciòngio; Piombino V. Ciòngin.
% Èse a ciòngio; Essere a piombo o Piombare,
Essere o Stare a perpendicolo: Corrispondere col
disopra al disotto a linea retta perpendicolare.
Il — féua de ciòngio; Uscir di piombo, vale Uscir
del perpendicolo, del livello.
S Lavò, a faccia de ciòngio a ùnn-a persònn-a ;
Fucilar uno. Modo figur.
§ Mette a ciòngio; Piombare, Plombinare: Mettere
una cosa a perpendicolo.
Ciòso V. Tappóu.
Oiossa^ s. f. Chioccia : La gallina quando cova
le uova e guida i pulcini.
Il Gallinelle. '/. astr. Le sette stelle che si vedono
tra il Tauro e l'Ariele, così dette perchè son pic-
cole e in un mucchio. Nello stil sostenuto si dice
Le pleiadi.
Oiossà. V. n. Chiocciare e Crocchiare : Il man-
dar fuori la voce che fa la chioccia.
Oiossà. s. f. Covata : Quella quantità d'uova che
in una volta cova la gallina.
Oiostro s. m. Chiostro: Luogo chiuso da abitare.
Oggi si dice al Cortile de' monasteri, conventi e
canoniche cinto di logge e chiuso da tutte parti.
Oiòta. s. f. Branca: Zampa colle unghie da fe-
rire; e per simil. si dice della Mano che aCferra
qualche cosa: Se g/te metto e dote addosso...
Se gli metto le branche addosso
Il Usato metaf. e in m. b. vale Balìa, Potere, Potestà;
che anche in questo senso dicesi Ugna, Unghia,
Artiglio.
S Aveì ùnn-a cosa in te dòte: Aver alcuna cosa
tra le branche, fra gli artigli, nell'ugna o nelle
ugne, vale Averla in potere.
S Cazze in te dòte d' ùnn-a persònn-a; Cascar
nelle branche, nelle ugne d'alcuno, vale Cadérgli
in mano, in potere.
% Liberàse da-e dòte; Uscir dalle branche, dalle
.ugne, dagli artigli, vale Uscir dalle forze o po-
.lere altrui.
**Oiotà, V. a. Graffiare, Sgraffiare. Modo basso V.
Granfignd (verbo).
Oiòtà. s. f. Graffio , Graffiatura , Ugnata. Modo
basso V. Granfignd (nome).
^iòu.la< s. f. Cipolla. T. bolan. Allium caepa.
Pianta bulbosa, di odore e sapore forte, com-
posta di vari scogli o scorze sovrapposte le une
alle altre, che si adopera negli alimenti ed anche
in medicina; ve n'ha di varie specie e nomi.
Il Cipolla, metaf. e per ischerzo dicesi del Capo:
Ghe già a cióula; Gli gira la cipolla.
I» ^ e parimente per ischerzo dicesi dell'Orologio
da tasca : Che óa fa a vostra gióula ? Che ora
fa la vostra cipolla?
§ Fase brùxd i éuggi de póule di atri; Pren-
dersi gì' impacci del Rosso V. Piggidse 6 ma dò
Rósso carta nella voce Cartd.
S Mangia pan e cióule ; Mangiar pane e cipolla,
vale Mangiar male, poveramente.
% Quello chi vende cióule; Cipollaio. Voce del-
l'uso: Quegli che va a vendere le cipolle attorno.
S Donna, sùcca e cióula nò son grazia de Dio;
Donna zucca e cipolla non son grazia di Dio.
Prov. che non ha corrispondenza toscana; il si-
gnificato facilmente si capisce.
^iòuletta s. f. Cipollina, Cipollino , Cipolla
novellina: Quella che non ha fatto, né ingros-
sato il capo, e mangiasi fresca.
— sarvcega; Cipollino, Erba cipollina. T. boi. Al-
lium scoenoprasum. Pianticella che si trita nel-
l' insalata, detta anche Porro sottile. Da noi è
pochissimo usata.
^iòulònn-a s. f. Cipollone. Accresc. di Ci-
polla: Grossa cipolla; ma diconsi da noi i Cipol-
loni cotti interi nel forno.
^ipressinn-a, s. f. Cipressìna, Cipresso fem-
mina. T. bot. Cupressus fastigiata. Specie di
pioppo di forma eguale a quella del cipresso (V.
Cipresso), se non che i suoi rami sono orizzon-
talmente stesi. È indigena dell'Italia.
dipresso s. m. Cipresso o Cipresso maschio.
T. bolan. Cupressus pyramidalts. Albero alto,
diritto, che ha la forma di piramide e produce
delle coccole (balle); ha le fronde sempre verdi,
le quali per essere molto scure servono a parati
lugubri. Il suo legno, detto pure Cipresso, usasi nella
ebanisteria per costruzioni, e come combustibile.
Oircola v. n. Circolare, detto del sangue, vale
Il muoversi ch'esso fa continuamente ne' suoi
vasi; e detto del Denaro, vale II passare ch'esso
fa da persone a persone, o da luogo a luogo nel
commercio.
Oircolare s. f. Lettera circolare o Circolare
assolutamente : Quelle lettere che mandano i com-
mercianti a' loro corrispondenti per informarli di
qualche loro nuovo stabilimento, del principio o
cessazione di qualche Società, o per altra cagione.
Oii:*colazióii. s. f. Circolazione, detto del
sangue, vale 11 muoversi in giro ch'esso fa dal
cuore alle arterie, dalle arterie alle vene e dalle
vene al cuore ; e detto del danaro , è II corso
della moneta nell'uso del commercio.
OircSnciddLe v. a. Circoncidere V. Cir-
cóncisiòn.
Oiircòncisióii s. f. Circoncisione: L'alto del
circoncidere, ed è Quel tagliamento usato dagli
Ebrei e da altri popoli d'Oriente del prepuzio
ne' maschi e delle piccole labbra nelle femmine,
n Pel Giorno nel quale da' Cristiani si celebra la
festa della Circoncisione del Signore.
OircSudà V. a. Circondare, Attorniare, Ac-
cerchiare: Chiudere e Stringere intorno.
CIU
CIU
229
Oircondàio V. Circondario.
Oircònd-ario s. m. Circondario : Quelle terre
che sono attorno ad un paese; ed anche Quella
estensione d'un paese che è parte dun distretto
ed è sottoposta alla giurisdizione del magistrato.
Oircoscrive v. a. Circoscrivere: Limitare,
Porre i limiti, Assegnare i termini.
Oircospetto add. Circospetto e Circonspetto:
Comun. dicesi di Persona che ha caule'a e ri-
guardo; Guardingo, Caalo, Accorto, Riguardoso,
Prudente, Riserbato, Avveduto, ecc.
Oircospeziòxi s. f. Circospezione e Circon-
spezione, Prudenza, Cautela, Accorgimento, Ac-
cortezza.
Oix*costa<iisa> s. f. Circostanza: Qualunque
particolarità di luogo, di tempo, di modo, ecc.
che accompagni un fatto o una cosa,
w Circostanza, per Occasione, Opportunità di fare,
di eseguire un' azione.
S E circostanse d'ùnn-a persònn-a; Le circostanze
di uno, dicesi nell'uso e vale Lo stato, l'essere,
la fortuna, la condizione presente d'una persona.
Oix*costa<iizià< v. a. Circostanziare : Dire ,
Specificare tutte le circostanze, tutte le qualità
concomitanti.
Oircuncirca avv. Presso a poco , Presso
che. Poco più poco meno. All' incirca, A un
dipresso.
Oistema. s. f. Cisterna, antìc. Citerna: Ricetto
a guisa di pozzo, nel quale si raccoglie l'acqua
piovana.
^ità, v. a. Citare: Chiamare a' Magistrati per
mezzo de' ministri pubblici o in voce o in iscritto,
assegnando un tempo determinato.
« Citare, per Addurre, Allegare, Produrre l'altrui
autorità a confermazione delle proprie opinioni.
^itaizión. s. f. Citazione , amie. Citagione : Il
citare. Comandamento di comparire in giudizio;
ed anche La polizzetta, la quale si presenta ad
uno per citarlo; che in questo signìf. dicesi an-
che Citatoria o Lettera citatoria.
Cittadella, s. f. Cittadella : Fortezza attigua
0 vicina a città, da cui suol prendere il nome,
come: Cittadella di Torino, d'Alessandria, di
Mantova, ecc.
^ittadiu s. m. Cittadino: Colui che abita nella
città ; e propriam. Quegli ch'è capace degli onori
e dei benefizi della città.
Cittadinansas. f. Cittadinanza, antic. Citta-
dinatico: Ordine e Grado di cittadino.
^ittadiuu-as. f. Cittadella, Cittadetta. Dimin.
di Città: Piccola città,
n Cittadina, per Donna abitante di città.
« — Neil' uso diconsi Quei legni soliti fermarsi
bell'e allestiti sulle piazze o in altri luoghi delle
grandi città, pel prontissimo servizio di chi li
vuol noleggiare, a prezzo invariabilmente prede-
terminato a un tanto per corsa o a un tanto per
ora; altrim. Vettura di piazza.
^ittee s. f. Città: Grande adunamento di case
abitate da popolo più o men numeroso, diviso
in vie, piazze, quartieri, e per lo più cinto di
mura e fossi : poetic. Cittade e Citiate,
w Città, per Gli abitanti della stessa città.
**Oitto s. m. Centesimo V. Centeximo nel 2*
significato.
Oiù.; Più, e talvolta Piue, ma in poesia bernesca
e per forza di rima; anlic. Piua, Pinne, Piò,
Pioe, Pioi, Più, Plui, Plusore. Parola che si ado-
pera per avverbio, per nome addiett., per nome
sost., e che subisce varie inflessioni e significati
secondo le particelle alle quali si unisce.
« Più, talora vale Maggiormente, Sommamente:
A l'è a cosa che citi me piaxe; È la cosa che
più mi piace.
it — Talora denota Quantità continua e discreta :
Som qualtr'anni e ciò, che... Sono quattr'anni e
più che...
)) — Talora denota Tempo: Nò se péu ciù vive;
Non si può più vivere; e talora Quind' innanzi.
Da ora in poi, In avvenire: Certe cose nò e fò
ciù; Certe cose non le farò più.
Il — per Piuttosto: Ciù per vostra bòtUce che pe-i
so meriti; Più per vostra bontà, che pe' suoi
meriti.
« — Congiunto con diversi avv. o prepos. forma
diversi modi avverbiali, come: Ciù zìi, Ciù
sciù, Ciù in sa, Ciù in là, Ciù avanti, Ciù
inderré, ecc.; Più su, Più giù, Più in qua. Più
in là. Più innanzi, Più indietro, ecc.
Il — Aggiunto a' nomi addiett. dinota Maggior
quantità, in comparazione: 0 l'è ciù ricco che
voi; È più ricco di voi.
n — Talora dinota l'elezione d'una delle due cose
di che si tratta, e vale Meglio, Anzi, Piuttosto:
Me piaxe ciù 5 vin che l'cegua; Mi piace più
il vino che l'acqua.
Il — Preceduto dall'arlic. e accompagnato coll'add.
vale il superlativo relativo: A Ve a ciii bella
de tutte; É la più bella di tutte.
« — Accompagnalo coi nomi sost., allora è addiett.
e vale Molti: Son ciù giorni che v'aspèto; Son
più giorni che v'aspetto.
n — Preceduto dall'artic. del plur. diviene nome
sost., e vale La maggior parte : / ciù dixan che...
I più dicono che...
§ A-a ciù lunga; Alla più lunga, AI più lungo
V. A-a ciù lunga.
g A ciù nò poet; A più non posso, A più potere,
A lutto potere, ecc. V. A ciù nò poet.
% A ciù parte; Il più, La maggior parte, detto
di cosa ; e riferendosi a persona, vale 11 maggior
numero, I più.
% Andà co-i ciù; Andar coi più, vale Morire.
S Chi ha (ceto 5 ciù péu fd ò meno; Chi ha fatto
il più, può fare il meno V. Fd.
S Ciù che mai; Più che mai. Più che più, vale
Maggiormente, In modo maggiore.
§ Ciù che de spr escia; Alia più presto, Di tutta
fretta.
% Ciù filo; Più presto. Più per tempo. Con mag-
gior prestezza e sollecitudine ; e talora per Piut-
tosto: Ciù filo de fd questo Piuttosto, Più
presto di far ciò...
g Ciù spesso 0 Ciù de spesso; Più sovente, cioè
Spessissimo.
S Ciù tanto; Più tanto, vale Tanto più.
S Citt tòsto V. sopra Ciù filo.
% Ciù un pò; Un po' più. Poco mancò, Qaasi
quasi. Fu ad un pelo.
% Con ciù; Con più. Quanto più. Come più.
S Che ciù ? Che più ? Che bisognan più parole ?
S Da-o ciù a-o m£no; Dal più al meno, cioè
Incirca, Poco più poco meno.
S De ciù; Più o Di più, vale Inoltre, Oltracciò:
De ciù gh'azzunzo che Di più v'aggiungo
230
CIU
CIU
che... Talora vale Di soprappiù, Sopra il do-
vere, Sopra il concordalo e simili : 0 g'ha desto
de ciù vinti franchi; Gii diede venti franchi
di più ; e talora per Più innanzi : N5 posso andd
de ciù; Non posso andar di più.
S £se citi d'tin atro; Esser da più d'uno, vale Es-
sergli superiore, Essere in più vantaggioso stato
0 situazione di quello.
S Fceto S ciù, se péti fa 5 meno; Dove ne va
il più, ne può andare il meno, Dove va la nave,
può ire il brigantino.
S In t5 ciù ghe sta ò meno; Nel più sta il meno.
S Mai ciù; Mai più, D'ora in poi. In avvenire,
Quind'innanzi , ma accompagnalo sempre colla
negativa: A^Ò fò mai ciù; Noi farò mai più.
S Né ciù né meno; Né più né meno, vale Ap-
punto, Precisamente, Non diversamente.
S Nò poeine ciù; Non poterne più, Non poter
più reggere.
S 0 ciù dò tempo; 11 più del tempo, La maggior
parte del tempo.
S 0 ciù ò l'è... Il più importante si è...
§ 0 ciù 0 tta ò meno; Il più tira il meno.
g 0 de ciù; Il di più, cioè Quello che sopravanza.
S Pe-o ciù; Per lo più, II più delle volle.
S Poco ciù poco meno; Poco più poco meno,
vale Incirca, Senza guardarla pel sottile.
S Tanto ciù che; Tanto più che, Aggiungete che,
Notale che, e simili.
S Tùtt'a-o ciù; Tutt'al più. Alla più, Al più. Il più.
% Un pò ciù V. sopra Ciù un pò.
**Oiixcca s. f. Briachezza, Ubbriachezza, ecc. M.
b. V. Imbricegatùa.
**Oiuoco add. Ubbriaco : Colui che ha beuto so-
verchiamente vino 0 liquori spiritosi. M. b. V.
Imbricego.
**Oiu.ccón s. m. Ubbriacone V. Imbricegòn.
Oiùdéa; s. f. Sòffice. T. de' magn. e da' fabbri.
Dado di ferro traforalo che si pone sotto ad un
pezzo di ferro infocato, che si vuol bucare.
Oiùg>ia>n.u-a> ... Fumo addensato alle mura
che pel tempo umido si scioglie e cola.
Oiu.iKiiiia> s. f. Piuma e Penna : Ciò di che co-
pronsi gli uccelli e di che si servono per volare.
Quantunque questi due vocaboli alcuna volta si
confondano, pure le Penne differiscono dalle Piume
per la forza, per l'uso, pel luogo donde nascono
e per l'ordine loro. 1 pulcini prima si vedono
colle piume, poi con le penne. Penne propriam.
sono quelle delle ali e della coda, che nascono
dalla parte più interiore, e servono al moto ed
al volo dell'animale. Le Piume poi nascono dalla
cute più superficialmente, e servono non ad altro
che per difesa e copertura del corpo; e sono
le penne più corte, più morbide e più fine degli
uccelli.
— da penna; Barbe: La parte della penna, più
morbida e più fine ch'é attaccata alla costola,
e si dilata in fuori.
S Ciùmme; Piume. Parlando d'ornamento donnesco
da porsi in capo, soglionsi intendere Le penne
di struzzo e delle sgarze. - Salcio è Penna di
struzzo colle piume aggiunte due o tre volle
una in capo all'altra.
« — arrissa;; Penne arricciate, diconsi Le penne,
che servono pure ad ornamento donnesco, ma
le cui barbe son rese crespe e ricciute. Torti-
pitone chiamano poi Una penna di strusto colle
barbe increspate lutt'all'intorno delle costole, in-
grossata e ripiegata nella cima.
g Perde e ciùmme; Perder le penne, Spennarsi.
Olùmma/Ssétt s. m. Piumaccìuolo. T. chir.
Quel guancialino formato d'una pezzuola di pan-
nolino ripiegala a più doppj, che metlesi sopra
l'apertura della vena dopo l'emissione di sangue.
Oiu.iiiLiiia.sso s. m. Pennacchio e Spennacchio:
Arnese di più penne unite insieme, ritte o pen-
denti, che si porla al cappello o al cimiero dei
militari; dimin. Pen'nacchietto, Pennacchino, Pen-
nacchiaolo.
ti Piumino: Arnese fallo di più fili di seta od altro
legali insieme in guisa che formino un mazzoc-
chio, il qual serve per dar la polvere cipria ai
capelli.
— da leva a pùa; Pennacchio : Mazzo di penne
lunghe legate in cima ad un manico di legno
per uso di spolverare.
Oiiiixiiiietta s. f. Piumella, Piumina. Dimin.
di Piuma: Piccola piuma.
Oiunnniettinii-a; s. f. Piumolina. Dimin.
di Piumella: Piuma gentile e sottilissima.
Ciùminiero V. Ciùmmasso nel 1" signiflc.
Oitì-iiiiniii s. m. Peluria, Caluggine e Calugine :
Quella prima peluria che cominciano a mettere
gli uccelli nati di poco.
I) Piumino: Piuma fine, per lo più bianca, per ma-
terassi, guanciali e simili.
n — per Sorta d'ampio guanciale che si tiene in
Ietto sui piedi.
it — per Quella nappetlina di piuma, colla quale,
intrisa in fior di farina, s' impolveran, per tenerle
rasciulte, le parti incolte e ricise del bambino.
« — per Quella nappetlina di seta, colla quale,
intrisa in polvere di cipro, i barbieri usano im-
polverare la faccia, dopo aver fatto la barba.
— dazùgd; Volante e Volano: Piccolo strum. da
giuocare, rigirato con penne, che baltesi e ribat-
tesi siccome la palla con racchetta V. Racchetta.
Oiùiniiiiii add. Leggiero: Aggiunto che i ra-
gazzi danno alla trottola CmiardoaJ, quando, pre-
sala in mano mentre gira, è d'un leggerissimo
peso, quasi simile a quello della piuma.
"Oiùnnnoiii CCagd i); Cacar le lische dopo
aver mangiato il pesce V. Caga.
Oiùnà. V. a. Piallare: Lavorar di pialletto, di
pialla 0 di piallone V. Ciùnassa.
— pe drito; Piallar per ritto, cioè Secondo la di-
rezione delle fibre del legno.
— a refesso o pe re/"<?sso; Piallare a ritroso, cioè
In direzione opposta a quella dell'andamento na-
turale delle fibre del legno.
Oiùnà s. f. Piallala : Ogni colpo o passala di
pialletto, pialla o piallone, che si dà al legno nel
piallarlo.
Oiùnassa s. f. Piallone, ed anche Barletta :
Strum. di legno notissimo, con cui i legnaiuoli
assottigliano, spianano, puliscono e addirizzano
i legnami. Le sue parti sono il Ceppo (ceppo),
i manichi del ceppo, la buca (incava), la feriloja
(imbóccatùa), la bietta ossia il cuneo che tiene
il ferro (sciónco) e il ferro.
— o dui fceri; Piallone a due ferri. Con questa
pialla si fa un lavoro più pulito, e non lascia
traccia nel legno de' trucioli (riggi) che si trag-
gono in piallando.
Olùnetto s. m. Pialletto : Piccola pialla , la
CIV
co
231
qaale pnò adoperarsi con una sola mano ; allrim.
Piallino.
— a barchetta; Piallelto curvo o a barchella: Pial-
letlo, il cui ceppo piega in arco, e serve a pial-
lare l'interno d'un corpo rotondo.
— a denti; Pialletto, col ferro a denti: Pialletlo il
cui ferro è minutamente dentato, e adoprasi a
dar railima piallata ai legni sai quali si hanno
a incollare impiallacciature, perchè su di essi
così solcali e gralììati meglio si appiglia la colla.
— rioniìo; Incorsatojo V. Lengosa.
Oivippo 'V. Arboa.
Oiùrlo de xxx.sl ; Jlignattone Fior., Mignat-
lajo Pis., Ciurletto nero o marino Vccch., Chiurlo
Bient.T. ornit. Ibisfalcinellus. Uccello della fami-
glia del!e Beccacce, che ha il becco nero-olivastro,
le penne superiori d'un bel color marrone tendente
aJ rosso-cioccolata, le ali di color verdone. Chia-
masi in Tose. Mignattajo , supponendosi che si
nutra di mignatte; il suo cibo però è di chioc-
cioline acquatiche, d'insetti, di qualche lombrico.
Viene dall'Africa.
Oiùrlotto s. m. Ciurlollello. T. ornil. JVu-
menius temtirostris. Uccello della famiglia delle
Beccacce, che ha il becco molto più lungo della
testa, arcuato, le penne superiori nero-scuricce
con margine lionato sudicio, le inferiori candide
con macchie nero rotonde , le gambe lunghe, i
piedi nero-piombati, le unghie nere. É mollo co-
mune lungo il Tevere, nelle praterie amide; da
noi molto raro.
Oiixsa< s. f. Gora: Canale, per lo quale si cava
l'acqua de' fiumi mediante le pescaje, o si riceve
da' fossati che scendono da' monti per servigio
de' mulini e di qualsivoglia altra macchina mossa
0 guidala per forza d'acqua.
Oiùsma< s. f. Ciurma: Propriam. La torma dei
forzati che anticamente vogavano in una galea.
Oggi per simil. da noi intendesi Moltitudine di
gente vile : Ciurmaglia , Bruzzaglia , Bordaglia ,
Gentaglia, Canaglia, Geldra.
Ciùvaenn-a V. Ciùgiann-a.
OÌU.-VÙSSO s. m. Pioggerella, Pioggiolina: Quella
pioggia minuta e spessa, che, non lo mostrando,
bagna.
Rivetta s. f. Civetta, Coccoveggia, Luce. Cuc-
cumeggia. T. ornit. Stvix passerina. Uccello not-
turno del genere delle Strigi, che ha il becco
giallo-verdastro, le penne superiori cenerino-gial-
licce con macchie bianco-rotonde, la coda tron-
cata, le dita quasi nude verso la cima. Vive nelle
bache delle fabbriche vecchie, nelle cavità degli
alberi e ne' massi non molto lontano dall'abitato;
pascesi di grossi insetti, di rettili, di topi, di
passere, di ballerine, ecc. Ha per costume di gri-
dare alla notte ed anche in mezzo alle città po-
lliate; il suo grido talvolta è una specie di sordo
sgnaulìo, talvolta un gemilo flebile e prolungato,
e perciò creduto dalle deboli menti come indizio
di morte. Nonostante tutte queste prevenzioni, è
uccello domestico, e se ne allevano moltissimi
in Toscana e altrove per adoperarli nelle cacce
come zimbello. Da noi con altro nome chiamasi
Sbràzzoa.
n Civetta, figurai, e per iscberzo dicesi a Donna
ardita e vaga d'amoreggiare.
Oi'vllizza v. a. Civilizzare: Ridurre a vita
civile; e talora semplicem. per Incivilire, Ingen-
tilire, Render civile, manieroso, cortese, gentile,
ben educato e simili.
§ Civilizzàse n. p. Incivilirsi, Ingentilirsi : Diroz-
zarsi ne' costumi, Divenir civile.
Oivilizzazion s. f. Civilizzazione, Incivi-
limento: Il ridurre a vita civile e Lo stato di
chi è ridotto a vita civile.
Oiviltse s. f. Civiltà: Maniera di vìvere civile;
Urbanità, Costumatezza, Creanza, Gentilezza, No-
biltà di costumi.
Olacelxi s. m. plur. Calosce, e nell'uso Ciac-
che. Dal frane. Claques : Calzare che tien del
sandalo e dello zoccolo, e va sopra lo scarpe per
conservarle asciutte e nette dal fango.
Olandestiu add. Clandestino: Aggiunto per
lo pili di matrimonio, vale Contralto in segreto.
Olarinetto s. m. Clarinetto : Strum. a fiato
di bossolo, che si suona imboccandolo in cima;
dicesi anche Clarino e Chiarino.
Olassifica v. a. Classare , Classificare : Dis-
porre e Ordinare in serie, in classi le diverse
cose di un medesimo genere.
Olassificazión. s. f. Classazione, Classifi-
cazione: Disposizione metodica, secondo la quale
si ordina od esseri o qualunque altro oggetto,
in classi, generi, specie, ecc.
Olaiisùa s. f. Clausura : Divieto di entrare in
un convento o monastero di religiosi, relativa-
mente alle persone di diverso sesso.
01imatex*ico add. Climaterico, Infausto, Pe-
ricoloso ; e dicesi di Alcuni anni o periodi della
vita dell'uomo, ne' quali il corpo soffre una no-
tabile alterazione, che sovente conduce ad alcune
malattie e talvolta alla morte. '^'
Clinica s. f. Clinica: Il modo di curar le ma-
lattie insegnato particolarmente ai giovani al Ietto
del malato; e dicesi Clinica medica o Clinica
chirurgica, secondo se le malattie sono mediche
0 chirurgiche,
n Clinica, per II luogo dove stanno negli spedali
i malati scelto a questo fine d'insegnamento alla
medicina che si esercita al letto del malato,
nonché dell'ammalato stesso obbligato al Iettò.
Cloro s. m. Cloro. T. cAm.Una delle mate-
rie credule semplici dai Chimici, La base del
gas acido mnriatico ossigenalo.
ClorùjTO s. m. Cloruro. T. chim. Denomina-
zione di qualunque combinazione di cloro con
un corpo semplice combustibile, metallico o no,
da cui risulti un composto che possegga le pro-
prietà degli acidi.
Cltì.l> s. m. Club: Voce inglese che significa Croc-
chio, Ritrovo, Ridotto: Convenzione di più per-
sone che si riducono per sofiazzo in un mede-
simo luogo; e talora per Combriccola, Cricca,
Criocca, Conventicola, cioè Compagnia di per-
sone che consultino insieme segretamente, e pi-
gliasi per lo più in mala parte.
Co ; Col, Collo, Con lo : Prepos. art. di gen. masch.
del num. sing. formata dalla prep. sempl. Con e
dagli articoli II o Lo.
Co s. m. Colore: Impressione che la luce riflessa
dalla superficie de' corpi fa sopra l'occhio. I Co-
lori si distinguono in primitivi e in secondarli.
Diconsi Colori primitivi Quelli che sono pro-
* dotti dalla decomposizione de' raggi luminosi me-
diante il prisma, e sono selle: il violetto, l'in-
daco, l'azzurro, il verde, il giallo, l'arancio ed
232
CO
COA
il rosso. Diconsi Colori secondari Quelli che
risultano dalla combinazione d'un dato numero
de' precedenti.
•» Colore, per Ingrediente che si adopera per le
tinte e per la pittura. Di questi alcuni sono na-
turali, e questi sono per lo più di terre o di
pietre, che si adoperano tali quali senza veruna
preparazione, ed alcuni si fanno artificiosamente;
e gli uni e gli altri, mescolali fra di loro, ca-
gionano un numero infinito di colori secondi.
M — Figurai, usasi per Indole o Natura di chec-
chessia, ma più specialm. per indicare l'opinione
politica che uno professa: De che co l'è 5 tale?
Di qual colore è il tale? 0 l'è un giornale de
nisciùn co; È un giornale di nessun colore.
M — E figurai, pure, per Apparenza, Finzione, Si-
mulazione, Pretesto.
— bléu ciceo; Mavi, Azzurro sbiadato o dilavato.
Biadetto.
— bléu scùo; Azzuolo, Azzurro bujo, Turchino.
— bléu ttirchin; Turchino, Turchino vivo.
— cangiante; Cangiante V. Cangiante.
— càrego; Color carico, Color pieno, vale Colo-
rito assai.
— chi ten; Color che regge.
— chi n5 ten; Color che non regge. Color che smonta.
— crémexi; Chermisino: Color chermisi o cremesi.
— d'amaranto; Amarantino: Color d'amaranto.
— d'Avanna; Color lionato scuro: Color simile al
sigaro dell'Avana.
— de bsttiggia; Color verde-bruno.
— de California; Color giallo-scuro.
— de carne; Incarnato, Incarnatino, Scamatino.
— de gè; Verdazzurro o Color aerino o ajerino.
— de ciappa; Color di lavagna, Azzuolo, Tur-
chino bujo.
— de ceddro; Citrino o Zolfino: Color di cedro.
— decente; Cenerognolo, Cinerino, Cinerizio, antic.
Cenerugiolo: Color simile a quello della cenere.
— de cetrón; Arancio, Arancioso, Aranciato, e più
.. comun. Ranciato V. Cetròn.
— - de cidngio; Piombino: Color di piombo.
— de lillà; Gridellino: Color tra bigio e rosso.
— de ma; Glauco, Verdazzurro, Color verde di
mare, cioè Che è tra il bianco e il verde.
— de man pesto; Color di matton pesto. Color di
mattone, Rosso mattone.
— d'oiva; Ulivastro, Ulivigno: Color di uliva.
— de pei de ratto ; Color topino o soricigno, cioè
Simile al color di topo o di sorcio.
— de penscièo; Color violaceo scuro.
— deprùxa; Color tanè scuro: Del color delle puliei.
— de saffran; Croceo o Zafferanato.
— de sangue; Color rosso sanguigno.
— de sèxa; Color ciriegiuolo: Color di ciriegia.
rr- de tcera; Color terreo, interriate o interrato.
r^ de vin; Color vinato: Del color di vino rosso.
— de vidvetta; Color di viola mammola.
— diamantin; Bianco periato: Del color della perla
del diamante.
— fàso; Color falso: Color che smonta, che non regge.
— fdvé; Color di fava secca.
— gianco e late; Color bianco lattato o bianco
latteo, cioè Che somiglia nel colore al latte.
'^ isabella; Color isabella, Color falbo: Color giallo
lionato misto con carnicino.
— naturale; Color naturale V. sopra Co nel 2."
significalo.
— paggiwn; Color pagliato o semplicem. Pagliato:
Del color della paglia.
— pin; Color carico, Color pieno, vale Colorito assai.
— ponsò; Color di fuoco: Color rosso vivo.
— serio; Color modesto, quieto.
— smorto; Color abbagliato o abbacinato o smorto:
Color languido, poco vivace.
— sperso ; Colore sbiadito o dilavato, cioè Che ha
perduto molto della sua vivacità.
— vivo; Color vivo, Color acceso.
g Cangia de co; Cambiare o Cangiar faccia, Mo-
lar di colore, Allibbire: Diventar pallido per cosa
che ti faccia impallidire.
§ Faccia sensa co, o fàso o tradito ; Faccia senza
colore , 0 falso o traditore. Prov. nostro , che
equivale all'altro toscano Poca barba e men co-
lore, sotto il ciel non è il peggiore.
S Fd piggià o co a carne ; Far prendere il colore
alla carne, e a Siena Allazzerire. T. di cucina.
% Maxind i coi; Macinare i colori: Stritolarli mi-
nutissimamente sopra d'una pietra col macinello
e dippoi stemperarli con acqua o con olio di
noce 0 di lino, per renderli alti a poter dipingere.
S No legni o co; Smontar di colore V. Sperde.
S Roba, Mandillo, ecc., de co; Vestilo, Fazzoletto
e simili, di colore, cioè Di lutt'altro colore che
bianco e nero.
S Vegni de mille coi; Diventare o Mutarsi di
mille colori, dicesi quando Alcuno si trova al-
l' improvviso dinanzi a persona, verso cui abbia
fatto gravissimo fallo e ne tema castigo; od a
Persona da lui amata e tradita; o in altre simili
congiunture da doverne sentire grave turbamento.
Oo-a. ; Colla, Con la. Prepos. artic. di gen. femm.
del num. sing. formala dalla prepos. sempl. Con
e dall'art. La.
Oòa> s. f. Coda: Quel prolungamento più o meno
lungo della colonna vertebrale che si stende dalla
parte deretana dei quadrupedi e di alcuni rettili;
e Quelle penne più lunghe che spuntano dalla
parte deretana degli uccelli.
II Coda, per Quella parte di capelli, che si portava
in passato dagli uomini, raccolti di dietro e ri-
stretti insieme per mezzo d'un nastro; che an-
che dicesi Codino.
« — per Lo strascico del manto di principi, cardi-
nali, prelati, delle donne, ecc.
it — In term. milit. per L'ultima parte dell'eser-
cito quando e' marcia.
— da pómpa; Coda della tromba.
— da stanghetta do fuxin; Coda o Gambetta dello
scatto. T. degli archib. Estremità posteriore dello
scatto piegata a squadra, la qual riceve la pres-
sione del sottoscatto quando si spara.
— d'aze 0 de cavallo V. Aze.
— de comete; Coda, Crini, Trecce: Quella striscia
di luce che lasciano dietro di sé le comete.
— dò dragòn; Coda del dragone. T. astron. Il nodo
discendente della Luna.
— de lion; Coda di hoae.T.hotm. Phlomis frtk-
licosa 0 Leonatis leonurus. Specie di pianta che
appartiene alla famiglia delle Labiate ed al ge-
nere Phlomis. Ha il fusto fruticoso, tomentoso ,
le foglie ovali o ovali cordate rugose , appena
incise 0 crenate, i fiori gialli in verticilli folli
e distanti. É originaria della Spagna, della Ca-
labria e della Sicilia. Fiorisce per tutta la stat9
ed è sempre verde,
COA
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233
— deWéuggio; Coda dell'occhio: L'estrema parte
dell'occhio allato alle tempie.
— de ratto; Coda di topo. T. mar. È un modo
di terminare in punta un gherlino o altro cavo,
commesso due volle, sicché possa passare e ri-
passare per alcuni buchi senza guastarsi e sfilac-
ciarsi collo sfregamento.
— d'éuggio; Capidoglio V. Cóadéuggio.
— de vdrpe V. Amaranto.
— dò coltello ; Còdolo : La parte inferiore e sottile
della lamina d'un coltello, ch'entra nel manico.
— do scdpello; Còdolo: La parte più stretta dello
scalpello, ch'entra quasi tolta nel manico.
— dò sùnetto; Coda del sonetto: Quei versi che
sono in fine d'alcuni sonetti dopo i quattordici
versi onde si compongono.
— d5 viòn da canna do scciéuppo; Codetta del
vitone. T. degli archìb. Allungamento posteriore
del vitone, in forma di coda piatta, che s'incastra
nella parte superiore dell'impugnatura della cassa
e vi si ferma con vite accecata, cioè la cui ca-
pocchia non fa risalto (in dial. Vìa ciann-a).
S Inciòngiatùa a eòa de ratto; Impiombatura a
coda di topo. T. mar. É un modo d'impiom-
batura per unire i capi di due gomene, imitando
a ciascuna estremità il lavoro della coda di topo,
che si è descritta (V. sopra Cóa de ratto).
S À-a cóa; A coda o Alla coda. Posto avverb.
vale Dietro a tutti^ In ultimo luogo.
S A cóa de cavallo; A coda di cavallo. Posto
avverb. col v. Trascinare, Modo di supplizio, col
quale si legava ano alla coda del cavallo, e si
facea correre il cavallo finché fosse morto il legato.
»i — deròndcna; A coda di rondine. T. de'legnaj.
e fabbri. Quella calettatura che si fa con intac-
catura 0 incavo angolare, che é largo da una parte
e stretto dall'altra a somiglianza della coda di
rondine; e che si usa dagli Artefici per tenere
insieme parti di legno, ferro o simili , le quali
per la figura che si dà loro, che va dal largo
allo stretto, non possono facilmente disgiungersi.
% A ciii cattiva a spella a l'è a cóa V. sotto
In ta cóa ghe sta 5 venin.
S Ammid co-a cóa deWéuggio; Guardar colla coda
dell'occhio V. Èuggio.
S Amia a cóa; Far coda o codazzo: Andar dietro
altrui per corteggiarlo.
S Arrissd a cóa; Arroncigliar la coda, come il
porco od altro animale.
S Comensà dà cóa; Mangiare il porro per la coda,
figurai, vale Fare a rovescio, ed anche Comin-
ciare a fare una cosa da quello che si dovrebbe
far dopo.
S In ta cóa ghe sta ò venin; Nella coda sta il
veleno. Dettato prov. che significa Neil' ultimo
consiste la difficoltà o il pericolo.
S Mescla a cóa; Scodinzolare: Dimenar la coda.
S Mettise a cóa fra mezo a-e gambe; Mettersi
la coda fra le gambe, figurai, vale Aver grandis-
sima paura o confusione; tolta la metaf. da' cani.
S 0 diao 0 g'ha misso a cóa; Il diavolo ci ha
messo la coda, Il diavolo proprio ci ha messo
gli ugnelli. Usasi dire Quando nasce discordia tra
alcuno, ovv. Quando, cercandosi una cosa, du-
rasi fatica a trovarla.
S 0 l'ha a cóa ch'ó pà ùnn-a lóa; Allóra. Usasi
in Firenze lai voce dalla plebe per ischernir le
maschere.
S Questa cóa a non é dd mas gatto; Questo pie non
mi va da questa gamba. Modo proverb. che usasi
dire Quando uno vuol farci credere cose che non
possono stare e che si contraddicono.
S Saveì dove 5 diao 5 l'ha a cóa; Saper dove il
diavolo lien la coda, vale Esser sottilissimo ed
accorto. Saper il conto suo.
S Taggid a cóa; Scodare: Tagliar la coda.
Ooà. V. a. Colare : Il far passare cosa liquida in
panno o in altro, ond'ella esca sì sottilmente che
venga netta e purificala dalle fecce che avea in
sé. - Decantare dicono i Chimici II travasare da
un vaso in un altro leggermente i liquori , sì che
la feccia non si confonda col chiarificato.
— a càsinn-a; Colar la calcina: Farla passare alla
cola per separarne le pielruzze o altre mondiglie.
— i éuve ; Covare : Lo star degli uccelli in sull'uova
per riscaldarle acciocché elle nascano. - Covo è
L'azione del covare. Posta o Covata è La quaor
tità delle uova che si pongono sotto la gallina
covaticcia. Covata è altresì La quantità de' pul-
cini nati dalla stessa posta.
S Sta a eoa l'éuvo in letto; Covare il letto o
Covarsi in letto, dicesi di Quel poltrire buona
pezza nel letto senza più dormire, dopo aver ben
dormito tutta la notte.
Ooà s. f. Pasto, Paracuore: Polmone degli ani-
mali che si macellano, come di buoi, di castrali,
majali e simili. Paracuore dicesi più comunem.
Il polmone de' majali. La Corata, donde il term.
genov. Coà, significa Le parti intorno al cuore,
compreso il cuore stesso. Coratella dicesi H fe-
gato e gli altri visceri intorno al cuore de' piccoli
animali quadrupedi, come agnelli, capretti e si-
mili, che in dialetto diciamo Giamo e neigro
Ooà s. m. Porta cote. Astuccio o Corno da cote:
Quel bossolo o corno vaccino, che i contadini
portano a cintola, entro cui ripongono la cole
(V. Coèta) per aflìlar la falce, quando vanno a
falciar l'erba.
OAad.éixg'g'io s. f. Capidoglio e Capidoglia.
T. ittiol. Physeter macrocephalus. Specie di
mammifero appartenente all'ordine de' Cetacei,
così chiamato perché dalla testa del medesimo si
cava una prodigiosa quantità d'olio; altrim. Orca.
Ooadjiitó s. m. Coadiutore: Colui che è ag-
giunto ad un Vescovo o ad un Canonico, colla
sola ricompensa di succedergli neli'uflizio e nella
dignità.
Ooad.jiivà V. a. CoadjuvaVe: Porgere ajuto
altrui con mezzi diretti o indirelli a far qualche
cosa ; Cooperare, Operar insieme, Prender parte
all'opera sua.
Oose s. f. Voglia, Volontà, Appetito, Desiderio,
Brama.
« Voglia: Quella macchia o altro segno esteriore
nato all'uomo in qualche parte del corpo, e che
da alcuni stoltamente si crede nascere da sover-
chio appetito della madre nella gravidanza di
quel cibo o bevanda, che da quella macchia si
dice rappresentata.
— matta; Sosta, Fregola, Uzzolo, Cupidigia, Cupi-
dità: Appetito intenso, Voglia fervida.
S Aveì eoo de fa ùnn-a cosa; Avere voglia di
far qualche cosa ; e pulitamente dicesi anche per
Aver voglia di andar del corpo.
S Avei 0 Sentise ònn-a gran cow de dormi; Sen-
tirsi indosso una ^'an cascaggine, un gran sonno.
234
COA
eoe
S Levàse ùnn-a coce ; Cavarsi una voglia, vale
Soddisfare per una volta al suo desiderio.
S Levàse tutte e so cocb ; Cavarsi o Levarsi tutte le
sue voglie, vale Soddisfare a tutti i suoi desideri
0 capricci,
g Mette cow d'ùnn-a cosa; Far voglia, Far ve-
nire voglia di alcuna cosa, vale Suscitarne il
desiderio.
S Mot dà cow de fa énn-a cosa; Morire o Mo-
rirsi di voglia di far checchessia, vale Averne
veemente desiderio, grandissima voglia.
§ Perde a cow; Perder la voglia. Svogliarsi.
S Vegni cow; Venir voglia, Entrar in desiderio,
Desiderare, Bramare.
Ooag-etto s. m. Quaglio: Ventricolo o Abo-
maso degli animali di latte, i quali non abbiano
ancora pasciuto, donde si cava il caglio per ca-
gliare il latte V. Trippin.
Ooalè s. m, Corallajo: Negoziante e Lavoratore
di coralli.
Ooa>léa< s. f. Corallajà: Colei che lavora di
coralli.
Ooa/liu s. m. Peslellino : Pezzo di corallo o an-
che d'avorio, di pietra dura, di cristallo, di forma
allungala, tondeggiante e ingrossata all'un de'capi
quasi a foggia di pestello, che si appende ài collo
de' bambini in dentizione, perchè premano con
esso le gengive. Allo stess'uso serve il Bubbolino,
che è un Pestellino, alla cui parte sottile è adat-
talo un fischietto d'argento, e alla base di questo
sogliono aggiungersi alcuni sonaglini (V. Sùnag-
gìn); la Ciambella o Campanella, che è un
Cerchietto d'avorio, di due o tre dita di diametro
(V. Canestrelletto) ; il Dente o Zannina, che è
Una zanna o dente curvo di cinghiale o di majale
con guernizione e campanellina per appenderlo;
la Branca, che è un ramo biforcuto di corallo;
la Conchiglia, ecc. In qualche provincia d'Italia
tulli questi arnesi ed altri consimili, che servono
allo stesso uso, dlconsi con term. gen. Dentarolo.
S Poveo figgiéu ! dwghe 6 coalin; Povero bimbo !
dategli il pestellino o la chicca, ovv. Licenziale la
bàlia, il bambino si balocca, dicesi per ischerzo a
Giovane già adulto, il quale faccia delle bambinate.
Ooalinii-a/ s. f. Corallina o Muschio di Cor-
sica. T. boi. Fucus belminlhocorton. Pianta o
Alga marina che cresce sulle sponde del Medi-
terraneo 0 di Corsica- È in forma di mazzetti
ravvicinali e formati da numerosi filamenti car-
tilaginosi ; ha color rosso-bruno, odore di mare
e sapore salmastro. É mollo attiva contro i vermi
intestinali.
Ooa/lizzà/se n. p. Confederarsi, Collegarsi:
Unirsi in lega, in confederazione.
Ooa>lo s. m. Corallo. T. zool. Isis nobilis. Pianta
di sostanza pietrosa, che trovasi fìssa alle rocce
in fondo del mare. Finché sta sott'acqua è assai
morbida; uscita, indurisce e piglia il color" rosso
acceso. Ci ha però del corallo bianco e del nero.
Polverizzato, serve di dentifricio.
H Corallo, per Quella parte dura e di color rosso
acceso, come il vero corallo, che si scorge in
alcuni pesci.
8 Bamma de coalo ; Branca di corallo, dicesi Tallo
un ceppo di corallo che sia attaccato insieme.
06a>lu.iig>a/ V. Ballwnn-a.
Oòar^ssa a peto bléu; Pettazzùrro. T. ornil.
(Sy/v«rt 9vceÌQa. (iccellelto del genere delle Silvie,
famiglia de' Codirossi, che ha le parti superiori
di color bruno-scuro, un poco tendente all'oli-
vastro , la gola e il gozzo d'un bel colore azzurro
lucente, con una macchia grande nel mezzo d'un
bianco purissimo e sericeo. Nidifica fra' cespugli
e fra le radiche degli alberi state cavate dall'acqua.
— moa; Codirosso spazzacammino. T. ornit. Sylvia
tithys. Uccello dello stesso genere e famiglia del
precedente, che ha la parte superiore della testa
d'un bel cenerino-piombato cupo, la schiena dello
slesso colore, ma varialo di nero, le parli infe-
riori d'un bel color nero. In estate abita sopra
i monti. Nidifica negli spacchi di massi, ne' muri
rovinati, e qualche volta su' tetti e ne' campanili.
— mòntagninn~a ; Codirosso Pis., Culrosso Sen.
T. ornit. Sylvia phoenicurm. Uccelletto dello
stesso genere e famiglia de' precedenti. Ha la
parte superiore della testa di color cenerino, il
petto, i fianchi, il sopraccoda di color fulvo ac-
ceso, il sottocoda bianco-giallastro. Abita il mar-
gine de' boschi e i luoghi macchiosi ; nidifica vi-
cino alle abitazioni, nelle crepe de' muri o negli
ammassi di pietre o nelle buche degli alberi.
Oóaróssòii s. m. Codirossone, Codirosso
maggiore. Codirosso sassatile Fior., Sen., Codi-
rossolone Pis., Tordo marino Bient. T. ornil.
Turdus saatìlis. Uccello del genere delle Silvie,
famiglia de'Tordi rupestri, che ha la testa e il collo
di color turchjno-cenerino, le parti superiori di
color nero-bruno, con una gran macchia bianca
sulla schiena, le parti inferiori e la coda di color
fulvo acceso. Abita i colli sassosi e nudi; nidi-
fica nelle fessure de' massi e ne' cespugli.
Oòa>sso s. m. Mazzocchio : Chiamansi così I ca-
pelli delle donne legati tutti insieme in un mazzo.
Oòlbelletto s. m. Pasticcino: Sorta di dolce,
ed è Un piccolo vasettino fatto di pasta frolla,
di forma conica, allargato molto alla bocca, il cui
vuoto si riempie di marmellata di pere o di mele,
di latte 0 d'altro, che poi si copre con isfoglia
della stessa pasta, formandovi in giro sull'orlo
una specie di ricamo a smerlo, e, cotto in forno
nella sua forma di rame, si estrae dalla stessa e
si serve spolverizzato al disopra con zucchero fine.
Ooca.g'xia. s. f. Cuccagna: Nome d'un paese
favoloso pieno di piaceri; ma usasi comunem.
per Felicità, Contento, Piacere, Sollazzo, Baldoria,
Divertimenlo e simili: A còcagna a l'è finta;
La cuccagna è finita.
S Erboo da cocagna; Albero della cuccagna. Dicesi
ad Un altissimo albero fatto liscio ed anche in-
saponato, che si rizza nelle piazze o in qualche
altro luogo, in occasione di qualche festa popo-
lare, alla cui vetta si appiccano pollame ed altre
cibarie, come pure alcun orinolo o borsa con
denari a piacere ; tutta roba esposta alla gara di
chi voglia avventurarsi alla tombolata di quella
lisciatura , e a premio di colui che sa giunger
primo alla meta e agguantarla.
Oocoard-a s. f. Coccarda : Rosa di nastro che
altri porta per segno di servizio di un princjpe o
■ signore qualunque, o per simbolo della parte che
segue ; ed è formala de' varii colori scelti per
insegna o dalla parte o dal principe. Non è buona
voce italiana, tuttavia è usata generalmente; al-
Irim. Rosa, Nappa.
Oòoolie s. m. Cocke : Carbon fossile che ba
già servito alla formazione del gas.
COE
COL
235
OScclietto s. m. Filagello, Baco filagello, Bi-
gatto: Baco che fa la seta.- Còcchetto dicesi pur
Ira noi II bozzolo formalo da questo baco V.
Galletta.
Oòcclxiii (Vègio); Vecchio cucco. Voce dcl-
dell'uso, e vale Vecchio di poco senno, e che
attenda ancora alle cose amorose.
Oòccina s. f. Pronunzia, Accento : Suono sgra-
devole nel profferir parole; Maniera di profferirle
affettata ; ed anche Tuono speciale di pronuncia
d'un luogo rispetto ad altri parlanti sossopra la
stessa lingua o dialetto ;_ e si prende comunem.
in senso dispregiativo.
Oòccinelli s. m. pi. Coccinelli, Cavigliotli.
T. mar. Caviglie di legno tornito, che servono
per allacciarvi delle manovre correnti, onde
assicurarvi le mantiglie delle gabbie quando si
ammainano i pappafichi, ai quali questi servono
come scotte.
Oooco s. m. Cocco. T. botan. Cocos nucifera.
Uno de'più grandi ede'più begli alberi del regno
vegetale, appartenente alla famiglia delle Palme,
il qual produce un frutto, chiamato pure Cocco,
che è grosso quanto un popone, col guscio le-
gnoso durissimo e che racchiude in sé un liquore
di color bianco come il latte e di sapor dolce.
Chiamasi pure Cocco il guscio di questo frutto,
il qual serve a fare bei lavori.
— dò bilancin do reléujo ; Braccio della bilancia.
T. orinai. Ponticello tondo d'ottone, variamente
traforalo, ampio quanto la ciambella (bilancin),
che copre senza toccarla, e nel centro della quale
gira, un de' perni della bilancia.
Ooccodrillo s. m. Coccodrillo. T. zoolog.
Lucerta crocodilus. Animale anfibio in forma di
gran lucertolone, coperto di squame e formida-
bile per la sua forza e voracità. Abita ne' climi
caldissimi ed abbonda lungo il corso del Nilo;
altrim. Cuccudrillo, Cocodrillo e Crocodilo.
S Són làgrime de coccodrillo, ch'ò l'ammassa i
ommi e poi 5 i danze ; Le son lagrime di coc-
codrillo, che uccide l'uomo e poi lo piagne , si
dice di Chi avendo fatto altrui del male, poi
finge d'averne pietà.
Oòccoma, s. m. Còccoma, Cuccuma, Bricco
V. Caffettèa.
Ooccòn s. m. Cucco e Cocco. Voce bambi-
nesca, lo stesso che Uovo.
Oocré s. m. Bracciolino. Frances. degli orittol.
Pezzo d'orinolo da tasca, che sostiene il perno
dell'asta sul bracciuolo.
Oòdeg-liiii s. m. Cotichino e Codighino: Specie
di salame fatto di cotenna (cuiga), guancia (bar-
bengaj e matamà di majale, insaccali in budella.
Oodeg-ùg-uo s. m. Cuticugno e Coticugno:
Specie di veste da camera.
O^diu s. m. Codino, Coda V. Cóa nel 2" signif.
w Codino, chiamasi così nell'uso moderno Colui che
in politica si mostra avverso ad ogni idea di
libertà e di progresso ; lo stesso che Retrogrado.
Oo-e l>onn.-e 5 Alle buone, Colle buone V.
A-e bònn-e.
Oo-e cattive ; Alle brusche, Colle brasche
V. A-e cattive.
Oo-e ^amlbe nùe; Sgambucciato. Posto
avverb. vale Colle gambe nude 0 presso che nude.
Ooex*eu@a> s. f. Coerenza. Usasi da noi soltanto
in senso trasiato, e vale La connessione 0 di-
pendenza che hanno le une colle altre proposi-
zioni, le varie parti d'un sistema, d'un ragio-
namento e simili.
Coerente add. Coerente: Aggiunto di idee e
di proposizioni, vale Che hanno dipendenza 0
connessione con esse.
ti Coerente; Aggiunto a persona, vale Sodo, Stabile,
Che non muta nel suo fare, nel suo dire, ecc.
Ooéta, s. f. Cote: Pietra arenaria, di color ce-
nerognolo, colla quale, bagnata d'acqua, si raffi-
lano a mano i grossi ferri, come accette, falci,
pennati ed anche coltelli, fregandone con essi la
lama presso al taglio, con molo obbliquo, stri-
sciante e alternato, or sull'una, or sull'altra parte.
Voce del contado.
OoflFa. s. m. Corbello. T. de'murat. Vaso intes-
suto di vinchi, fallo a campana, con due ferme
maniglie in arco, entro cui il manovale (garsón
da massacanj porta al muratore pietre e mat-
toni. Usasi anche in Marina per trasportare la
zavorra, biscotto 0 simili, e allora dicesi Coffa.
1) Coffa. T. mar. Piano di tavole stabilito sulle cro-
cette degli alberi primari!, ai cui bordi si assi-
curano le sartie degli alberi sovrapposti, e dove
sta la vedetta, cioè l'uomo che fa l'ascolta.
S Camalld a co^a; Portare il corbellino, vale Far
il manovale.
fOofQn. s. m. Coffino : Segnale che si mette alla
Lanterna ossia Faro di Genova per avvisare la
scoperta di qualche bastimento mercantile. Mel-
tonsi al suo vento tanti coffini quanti sono i ba-
stimenti che da quella parte si sono scoperti ; se
il bastimento è da guerra, invece del coffino suole
mettersi una bandiera. Voce che viene dal latino
Cophinus, che significa Corba.
Cog'g'iòn V. Minción.
Cog'g'ioiià V. Minciond.
Oog-g-ionatùa V. Mincionatùa.
Oog-g-iouèlla s. f. Coglionella. Voce bassa
e dell'uso V. Mincionatùa. .
S Da n coggionèlla; Dar la fanferina. Voce del-
l'uso tose, e vale Burlare, Deridere, Corbellare V.
Minciond.
Oog'nac s. m. Acquavite di Cognac: Sorta di
acquavite cosi chiamata, perchè si fabbrica nel
paese di Cognac, nel dipartimento della Charente
in Francia.
Oog-niasión s. f. Cognizione, Conoscenza, Co-
noscimento, Contezza, Notizia.
S Vegni a cogniziSn; Venir a cognizione, a co-
noscenza, vale Venir a notizia.
Oog-nómme s. m. Cognome V. Parenlóu.
Ooin s. m. Curino, Corina, Vento d'ostro: Sorta
di vento perniciosissimo alle fruita e biade. -
Melume dicesi Quell'umor pernicioso e adusto,
che ne' tempi mollo caldi , cadendo a guisa di
sottilissima pioggia, nuoce assai alle vili ed an-
che alle piante e sementi,
w Colabrodo, Colino V. Passin.
Ooincid-de v. n. Coincidere: Concorrere nella
slessa incidenza, Adattarsi l'uno sopra l'altro.
Ooincid-ensa s. f. Coincidenza: Slalojdi due
cose che coincidono.
Oolan (PanlaloinJi Pantaloni combacianti ,
giusti, serrati, cioè Configuranti pienamente colle
forme degli arti che cuoprono.
Ooland.ro s. m. Coriandolo, Coriandro : Seme
d'una pianta ombrellifera, delta d^i Botanici
236
COL
COL
Coriandrum sativum, il qual quando è fresco ha
un certo sapor di cimice, ma secco è grato al
gusto, aromatico e tonico. I confettieri ne fanno
confetti; usasi per condimento ed anche ne'rataflà.
Oola<isso s. m. Colombaccio, Palombo. T. ornit.
Columba palumbus. Specie di colombo salvalico
che non differisce dal piccione torrajuolo o co-
mune se non per la sua maggiore grossezza e
. per un cerchio bianco attorno al collo. Annida
nelle foreste delle alte nostre montagne ne' ca-
stagneti e faggi. Emigra in novembre, ritorna
-in aprile.
Oolaiasiòii s. f. Colazione , Colezione : Quella
piccola refezione che si fa la mattina prima del
desinare.
%-Fd colazión; Far colazione, Asciolvere (verbo):
Mangiar la mattina innanzi desinare.
Oòlera s. m. Colera-morbus: Nome di malattia
molto acuta dello stomaco e degl'intestini, nella
-: quale d'improvviso insorgono vomiti, diarree,
sudor freddo alla fronte e all'estremità, sete mo-
lesta, sovente convulsioni ed altri cattivi sintomi,
che fanno perire qualchevolta l'ammalato nello
spazio di ventiquaitr'ore.
OoleiTOSo add. Colerico: Chi è attaccato dal
Colera-morbus.
Oòlica> s. f. Còlica : Dolore che si risente in una
•j|> parte qualunque dell'addome, ma specialm. in-
torno all'ombilico; che dicesi altresì Dolori colici.
Oòlissa. s. f. Guida, Canale, Scanalatura: In-
cavo per lo lungo d'un legno o altro, entro il
quale si fa scorrere altro legno o simile cor-
rispondente.
— d5 negistro dò rcléuio; Colissa o Guida del ra-
strello V. Braccetto.
Oolla; s. f. Còlla: Materia viscida e tegnente,
che serve ad nnire due cose, e specialm. di le-
r gno, affinchè una resti attaccata all'altra. Essa
^ricavasi con larga ebollizione dai ritagli delle
grosse pelli, dalle corna, dalle unghie, dalle ossa
» ecc. degli animali, così da' limbellucci d'alluda e
dai gheroncini di pergamena; altrim. Glutine.
— d'erboo; Gomma: Materia tenace, che cola e si
rappiglia intorno ai ciliegi, ai peschi, agli albi-
cocchi, ai susini, ecc., e talora anche intorno ai
loro frutti, tranne le ciliege.
— de pescio; Colla di pesce o Itticolla: Sostanza
gelatinosa che si ricava dalle vesciche d'alcuni
pesci ; e serve come vulneraria per fare il drappo
detto Taffettà inglese; e nelle cucine per asso-
dare le gelatine e simili.
S Dipinze a colla; Dipingere 'a 'colla , cioè Con
colori stemperati in colla.
Oollà> V. a. Inghiottire, Ingojare, Trangugiare:
Spingere, Mandare il boccone giù pel gorgozzule.
- Ingozzare, Mettere o Mandare nel gozzo.
— o saliva; Avere o Venire l'acquolina in bocca
0 alla bocca, dicesi Quando si appetisce grande-
mente checchessia, e specialm. cibo o bevanda,
onde , ricordandola , si accresce la secrezione
della saliva.
$ Collane de quelle; Mandar giù bocconi amari :
Sopportar dispiaceri senza lamentarsene.
S Collàse ùnn-a pers5nn-a; Inghiottire altrui, fig.
vale Sopraffarlo di molto, che anche si direbbe
Mangiar uno vivo.
« — <in affronto, ecc.; Inghiottire, Ingollare, In-
forzare» Trangugiare uo' ingiuria, un affronto o
sinàili, vale Soffrirlo con pazienza senza farne o
poterne far risentimento.
Oollajl>ox*a;tò s. m. Collaboratore, dicesi nel-
l'uso di Chi lavora insieme con altri, ma spe-
cialmente intorno ad opere d'inchiostro, e pìit
che altro, periodiche.
Oolla<eii s. m. Collare: Quella striscia di cuojo
0 d'altro che si mette intorno al collo alle be-
stie, e per lo più a' cani, o per ornamento o
per tenerli legati o per difesa loro.
— da prcevi; Collare, Collarino: Quella striscia di
cuojo, vestita di nero, con falda ugualmente nera,
e mezza poi coperta d'una striscia di tela azzurra
0 bianca, che portano al collo i preti.
S Caccia via 5 collaen; Buttare il collare su un
fico, dicesi comunem. di Quei oberici che si spo-
gliano l'abito ecclesiastico por fastidio presone.
S Mette sciti collaen; Mettersi il collare : Vestir
l'abito sacerdotale.
S Quello chi fa collaen; Collarettajo : Colui che
fa i collari da preti.
Oolla>xixi-ai s. f. Collana : Vezzo n Catena d'oro
0 di gioje che si porta intorno al collo o pen-
dente al collo sul petto; altrim. Monile.
— da cavalli, ecc.; Collare: Quell'arnese imbottito
e ferrato, che mettesi al collo delle bestie da tiro,
affinchè serva loro a far maggior forza bel trai-
nare con minor pericolo di lacerarsi la pelle.
— rft béu; Giogaja, Pagliolaja : La pelle pendente
dal collo de' buoi.
Oolla/udLà. v. n. Collaudare. Voce dell'uso: Ap-
provare V. CoUaudazion.
Oolla>uda;ZÌ^xi s. f. Collaudazione. Voce del-
l'uso : Approvazione d'un lavoro, d'un'opera stata
eseguita, fatta da un perito dell'arte, a ciò de-
legato.
Oollazionà V. a. Collazionare: Riscontrare
scritture o simili.
Oolleg-a. s. m. Collega: Compagno nel Magi-
strato 0 iieirufficio.
Oolleg-iale s. m. Collegiale, Collegiano: Al-
lievo 0 Convittore d'un collegio.
Oolleg-iata. s. f. Collegiata: Chiesa che ha
collegio 0 capitolo di canonici.
OoUégrio s. m. Collegio: Luogo dove si edu-
cano civili giovinetti.
« Collegio, per Congregazione o Adunanza d'uomini
che esercitano qualche scienza o professione libe-
rale, e formano un corpo morale sotto deter-
minati regolamenti,
n Chiusa, Catorbia, Prigione, ma dicesi scherzevol-
mente : 0 l'è stwto dui anni in collègio ; Fa
due anni in catorbia.
S Collègi elettorali; Collegi elettorali. Nei governi
rappresentativi sono Quelle assemblee comunali,
che hanno diritto di eleggere chi lo rappresenti
nell'esercizio del potere sovrano, che loro accorda
la legge fondamentale dello Stato.
OoUetta» s. f. Colletta : Qualunque soscrizione
che viene aperta onde raccogliere somme de-
stinate ad un determinato uso, per Io più filan-
tropico.
OoUetto s. m. Collaretto, Pistagna, Bàvaro e
Bavero: Quella parte della giubba, cappotto o
simile che sta intorno al collo. - Bàvaro o Bà-
vero dicesi propriam. Quello che è arrovesciato;
Pistagna, quella ritta, come nell'abito di spada,
nel ferrajuolo, nella sottana o simile.
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n Goletto: Fascinola di panno lino o altro, bianco
0 colorato, che serve di cravatta, ma fa un solo
giro del collo e aflìbbiasi di dietro. Il Goletto
ora è liscio, ora increspalo, e talora gli si rap-
porta sul davanti un fiocco delia medesima roba
per dargli somiglianza di croatta.
— a cannònetti; Gorgiera , dimin. Gorgierina e
Gorgierella: Collaretto di bisso o di tela lina
finissima, che portano le signore intorno al collo,
increspato a foggia di lattuga, che per ischerzo
e nell'uso dicesi in plnr. anche Le lattughe.
— da camixa; Collo, Colletto, Solino da collo V.
SóUin.
— da donne; Collaretto: Colletto di tela lina molto
fina, liscio o ricamato, e talvolta smerlato sul-
l'orlo, che si rimbocca sulle spalle.
Oollettó s. m. Collettore: Colui che raccoglie
le limosine in benefizio altrui.
Oollezi^n. s. f. Collezione, Raccolta: Aduna-
mento di cose, e per lo più di quelle che ap-
partengono a qualche scienza.
Oollinxà. V. n. Collimare, Coincidere: Tirare,
Mirare, Tendere ad un medesimo fine.
OollixinL-a< s. f. Collina: Sommità e Schiena
del colle; ed anche Colle piccolo. Poggio; dimin.
Collinetta.
Oollixiòn s. m. Collisione. Usasi da noi tras-
latam. per Urto, Conflitto, Contrasto, Contro-
versia 0 simili.
Oollo s. m. Collo: Quella parte del corpo che
unisce il capo alle spalle; scherzevolm. Giogaja.
1) Collo, per Carico o Fardello di mercanzie, e
propriam. di roba che si navighi o si vettureggi.
Il — per La parte piiì alta del fiasco, della bot-
tiglia, della boccia e di molti altri vasi e stru-
menti: al collo del fiasco dicesi anche Canna.
— da vesciga; Collo della vescica: La parte più
stretta di essa e la sua imboccatura coll'uretra.
— d'oca; Collo d'oca, dicesi comunem. dagli Ar-
tefici Qualunque cosa curvala o centinaia a ma-
niera del collo d'oca.
— dò pé; Collo del piede : La parte sopra di esso
dalla piegatura al fusolo.
— storto V. Collostorto.
% Acciappd pe-o collo; Prender pel collo o pel
collare, Aggavignare: Scaricarsi addosso a uno
e maltrattarlo.
S Allunghi o collo; Allungare il collo: Aspettare
con ansietà che venga l'ora del mangiare ; e tro-
vandosi in misero stato. Andar umile, abbattuto.
S Ciéuve a rótta de collo; Piovere a dirotto o
alla dirotta, a ciel rovescio, ecc. V. Ciéuve.
S Dà ZÌI a roba a rotta de collo; Vendere a
prezzo rotto, a prezzacelo, a mercato disfatto,
vale Vendere a vilissimo prezzo.
§ De collo cùrto; Sgolalo, cioè Con eolio o gola
corta.
S De collo lungo ; Collilungo : Che è di collo lungo.
S Lasciàse mette 5 pé in sciò collo; Lasciarsi
porre il calcagno sul collo o Lasciarsi schiac-
ciare le noci in capo, vagliono Lasciarsi sopraf-
fare, Cedere vilmente.
S L'osso dò collo ; Il nodo del collo : La congio»-
tura del capo col collo.
$ Mandino da collo; Fazzoletto o Pezzuola da
collo: Quell'arnese di velo, tela o altro che le
donne si mettono al collo per coprirsi il petto;
e gli uomini attorno al collo per cravatta.
$ Mette a corda a~o collo; Metter la cavezza
alla gola V. Mette 5 gancio a góa nella voce Góa.
11 — 5 pé in sciò collo a ùnn-a persònn-a; Porre
altrui il piede sul collo, figurai, vale Sopraffarlo,
Dominarlo, Tenerlo schiavo alla sua volontà.
S Nò saveise dà ùnn-a vòlta a-o collo; Non ac-
cozzare tre palle in un bacino, dicesi di Chi
per la sua dappocaggine non sappia fare le cose
anche più facili.
$ O se zùghieiva l'osso do collo; Si giuocherebbe
il nodo del collo, si dice di Chi per giuocare
è disposto a disertare tutto il suo e se medesimo.
S Pe l'osso dò collo ; Per forza, A viva forza, A
marcia forza. Forzatamente, Di riffa. Modo avverb.
che accompagnato col v. Fare o simile, vale Fare
alcuna cosa contro voglia e costretto dalla forza.
S Rompi 5 collo a ùnn-a novena; Affogare una
fanciulla, e nell'uso fior. Abbacchiare, si dice
figur. Quando ella a forza vien male maritala.
Il — 6 collo a ùnn-a mercanzia; Abbacchiare nna
merce , Gettarla via , vale Vender le cose per
manco che elle non vagliono.
S Rómpise 5 colto o l'osso do collo; Rompersi o
Fiaccarsi il collo, Rompersi il nodo del collo,
vagliono Morire cadendo precipitosamente da alto
0 da cavallo, ecc.; e metaforic, dicesi di Chi
da buono slato cade in pessima condizione, o
di Chi capita male, o finalmente in ischerzo di
Chi prende moglie.
S Sóllin da collo; Collo, Colletto, Collaretto, So->
lino da collo V. Sóllin.
§ Tid 5 collo a-i pollastri ; Tirare il collo a' polli,
vale Ammazzarli.
« — ó collo a ùnn-a persónn-a ; Impiccarlo , e
scherzevolm. Allungargli la vita.
Il — ó collo a ùnn-a cosa; Tirar il collo ad alcuna
cosa, dicesi nell'uso del Farne acquisto, sia per
buon parlilo stalo proposto, sia per qualunque
altro motivo; e parlando di Ragazze, vale Spo-
sarle, Prenderle in moglie.
S Travaggid a rótta de collo ; Lavorare a mazza
e stanga V. Travaggid.
S Vende a rótta de collo ; Andar via le merci a
ruba V. Vende.
% Vende zìi a rótta de collo V. sopra Dà zù a
roba a rótta de collo.
Colloca V. a. Collocare: Porre in un luogo.
Situare, Allogare, Accomodare.
— ùnn-a fìggia; Allogar una ragazza, vale Darle
marito. Collocarla in matrimonio.
Oolloquintida. s. f. Colloquinlida e Colo-
quinlida: Frutto, la cui polpa è amarissima e
violentemente purgativa.
Oollostorto s. m. Collotorto, Torcicollo, Bac->
chettone, Storpiccione, Santi nfizza, ecc. V. Beghin.
n Collotorto: Una varietà di susina.
Oolloverde s. m. Germano reale. T. omit.
Atias bosc/tas. Specie d'anitra salvatica, ed è il
più grosso degli altri uccelli della sua specie.
Oòlmà. V. a. Colmare. Usasi da noi soltanto nel
senso metaf. di Rendere altrui de' gran servizi :
Colmar uno di benefizi, di favori, di finezze,
di cortesie e simili.
OSlmo V. Córmo.
Oolomlbaja s. f. Colombario: Quell'ordine di
caselle o nicchie in un sepolcro o camposanto,
in ciascuna delle quali si ripone una cassa con-
tenente la salma d'un morto.
238
COL
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Oolómlbriiin-a, s. f. Colubrina: Sorta d'ar-
tiglieria pili lunga e più sottile che i cannoni
ordinarli.
Oolonia/O^^tto dej; Acqua di Colonia V. JEgua.
Coloniale add. Coloniale: Epiteto con cui si
suol distinguere Alcune mercanzie che ci ven-
gono dalle Indie orientali ed occidentali, e spe-
cialm. lo zucchero, il caffè, la cannella, il pepe
ed altre droghe simili.
Óolouua; s. f. Colonna : Membro d'architettura
notissimo, di marmo, di pietra o di legno, di
figura cilindrica, posto ritto a piombo dal piano
del terreno all'alto, destinato principalm. a reg-
gere le coperture degli ediflzi, ed anche a puro
ornamento. La colonna è liscia o scanalata o spi-
rale, 0 di più pezzi, 0 tutta d'un pezzo, ecc. Le
sue parti sono la base, il fusto o fuso o corpo
0 scapo, e il capitello,
w Colonna , metaf. usasi per Appoggio, Sostegno :
O l'è ùnn-a colonna da Gexa; É una colonna
della Chiesa.
M — per Quantità di materia fluida che ha un'al-
tezza ed una base determinata realmente o col
pensiero: Colonna d'aia, d'wgua, de féugo, ecc.;
Colonna d'aria, d'acqua, di fuoco, ecc.
M — Presso gli artefici dicesi generalm. Qualunque
lavoro 0 parte di esso, di figura cilindrica, che
serve come d'appoggio o sostegno di checchessia.
— de pagina; Colonna: Ciascuna delle parti in cui
è distinta la stampa d'una facciata in lungo di
un libro, sicché le linee non corrono per tutta
la larghezza della pagina, ma sono attraversate
e divise d'alto in basso, come, a cagion d'esempio,
ne' giornali.
— de sórdatti; Colonna: Una quantità di soldati
posti in certa ordinanza.
S Colonne doppie; Colonne binate o doppie: Co-
lonne che si alzano a due a due sopra un solo
piedestallo o una sola base e talora sopra due,
ma vicinissime.
— di battifianchi ; Colonnini: Pali a foggia di co-
lonne, che nelle scuderie reggono un de' capi del
battifianco V. Battifianco.
— dò bigliardo; Colonnini: Le gambe che sorreg-
gono il prato fcianj del biliardo.
S A cotonila; A colonna. Modo avverb. e dicesi
di Libri 0 Quaderni, dove la pagina è doppia in
ciascuna faccia; e si dice anche Scrivere a co-
lonna, quando, piegata in due la carta per lo lungo,
si scrive solo da una parte.
S Spazio tra ùnn-a colonna e l'atra; Intercolonnio.
Oolonnato s. m. Colonnato: Quantità e or-
dine di colonne disposte in una fabbrica ; che
anche dicesi Colonnata.
« Colonnato, per Una moneta spagnuola d'argento
del valore d'uno scudo e alcuni centesimi italiani;
che anche dicesi Piastra di Spagna o Pezzo duro.
Oolounello s. m. Colonnello : Titolo di grado
militare, e che comanda a più compagnie di sol-
dati e ai capitani di esse compagnie.
1) Colonnello, per la Scrittura d'una pagina di qua-
derno 0 simile fatta da una sola parte, essen-
dosi piegata in due la carta per lo lungo; dicesi
anche Colonnetto, Colonnino, Colonna.
Oolonnetta s. f. Colonnetta, Colonnello, Co-
lonnino. Dimin. di Colonna: Piccola colonna.
" Cippo: Quella mezza colonna senza capitello, per
solito con inscrizioni , per servir di confine, o
per additare la strada a' viaggiatori , o il luogo
della sepoltura d'un defunto.
§ Colonnette de platinn-e dò reléujo ; Colonnini.
T. or tuoi. Quei quattro pezzi che negli oriuoli
da tasca antichi riuniscono insieme le due car-
telle, e in mezzo a' quali sono situate le ruote.
Oolori V. a. Colorare je Colorire : Dar colore
0 Tingere con colore.
I» Colorire, figurai. Dare un bello e diverso aspetto
a checchessia di cattivo.
H — per Rappresentare alcuna cosa con aggiu-
statezza e con termini alfine di persuadere.
Colorito s. m. Colorito: Maniera di colorire,
cioè Quella perfezione di pittura , dalla quale
nasce la somiglianza al vero, a cui non paò giun-
gere il disegno.
Oólpa s. f. Colpa, Peccato, Fallo; e semplicem.
Errore, Mancamento in checchessia per difetto
d'avvertenza, di cognizione o simile.
t) Colpa, per Cagione: Tutto per cólpa vostra;
Tutto per colpa vostra.
§ Aveì cólpa o Ése cólpa d'ùnn-a cosa; Aver
colpa di checchessia o Esserne in colpa , vale
Averne dato cagione: Mi nò ghe n'ho cólpa; Io
non ce n'ho colpa. Chi n'é cólpa ? Chi n'è in colpa.
S Dd cólpa 0 a cólpa; Dar colpa o la colpa. Por
la colpa, e simili, vagliono Imputare, Incolpare,
Accagionare.
Oolpi V. a. Colpire : Dare o Avventare colpi, Per-
cuotere, Ferire; e fig. Far impressione nell'animo.
— da vixin; Dar rasente.
— in tó segno; Colpire, Dar nel segno: Cogliere
col colpo nel segno; e per Iraslalo Riuscire ad
altrui felicemente qualche suo fatto.
Oòlpo s. m. Colpo: L'impressione che fa un
corpo sopra un altro nel percuotere, ferire, la-
^gliare, ecc.; Botta, Percossa, Ferita.
« Colpo, per La carica, colla quale si fa colpo col-
l'armi da fuoco: Nò gh' aveivimo ciii che sci
cólpi; Non ci avevamo più che sei colpi.
II — per Colpo apoplctico. Sincope V. Accidente.
n — per Accidente impensato, che per lo più si
tira dietro conseguenze funeste o avventurose.
" — per I dolorosi effetti che sentiamo per una
sventura accadutaci : A morte de so moce a Ve
stceta per le un gran cólpo; La morte di sua
madre è stala per lui un gran colpo, od anche
un colpaccio.
— d'aia; Colpo d'aria.
— da meistro; Colpo da maestro o di maestro,
vale Un bel colpo.
— de camion; Colpo di cannone, lo slesso che Sparo
di cannone.
— d'éuggio; Colpo d'occhio. Francesismo che ora
signif. Occhiata, Sguardo, ora figur. Accorgimento,
Perspicacia, ora Veduta deliziosa, estesissima.
— de grazia; Colpo di grazia, dicevasi II colpo
ultimo che dava il boja agli arrotali.
— de ma; Colpo di mare: L'urto impetuoso d'un'onda
0 cavallone contro d'un bastimento.
— de man; Colpo di mano: Inganno, Artifizio; e
più comunem. Operazione, Negozio e simili, fallo
con artificio e destrezza.
— de partensa; Colpo di partenza. T.mar. Sparo
di cannone a polvere per dar avviso che si parte
dalla rada.
— de pennello; Colpo di pennello, nella Pili, lo
ste.sso che Pennellata.
COM
COM
239
— de so; Colpo di sole: Encefalite prodotta dalia
azione più o men prolungata dai raggi del sole
sul capo; dicesi anche Insolaiione, Solata, e me-
glio Solinala.
— ile vento; Colpo di vento. T. mar. Tempesta, la
quale agita bruscamente e con empito il bastimento.
— mortale; Colpo mortale, cioè Che cagiona la
morte; e flgurat. per Dolore eccessivo d'animo.
S A colpo d'cuggio ; A colpo d'occhio. Frances.
e dicesi A occhi correnti.
S A cólpo seguo; A colpo sicaro. Modo avverb.
cioè Senza pericolo di sbagliare.
S A-o primmo colpo; Al primo colpo, Di primo
colpo, Alla prima.
% Dà 5 colpo de grazia; Dare la stretta, si usa
comunem. in Tose, per Finire d'opprimere altrui,
Dargli il colpo mortale.
S Fa cólpo; Far colpo. Far còlta, Far breccia, Col-
pire; e figurat. Far impressione nell'animo, Far
dolorosa sensazione per qualche sventura accaduta.
S Fd un bello cólpo; Far un bel colpo, figurat.
vale Conchiudere un negozio con suo grande
vantaggio.
S Pe un colpo nò cazze un erboo ; AI primo colpo
0 Per un colpo non cade l'albero o la quercia.
Modo proverb. che signitìca Non doversi sbigot-
tire e abbandonarsi alla prima.
ColtÌT^a V. a. Coltivare e Cultivare: Fare o
Far fare i lavori necessari a render la terra più
fertile, ed a ridur migliori i suoi frutti.
» Coltivare, per similit. usasi per Ammaestrare,
Esercitare, contr. di Trascurare.
— a ìnemoia; Coltivar la memoria, vale Eser-
citarla.
— l'amicizia; Coltivar l'amicizia, vale Fare ogni
studiò per acquistarla o conservarla.
— ùnn'arte, ùnn-a sciensa, ecc.; Coltivare un'arte,
una scienza, le lettere, ecc. vale Attendervi, Stu-
diarle, ecc.
— iinn-a personn-a; Coltivar uno, vale Stargli at-
torno per guadagnarne la benevolenza.
Coltivato s. m. Coltivatore, Agricoltore: Che
esercita l'agricoltura. Che coltiva i campi; Cul-
tivatore.
Colti vaziòn s. f. Coltivazione: L'arte di ben
coltivar le campagne, ed anche L'atto e l'effetto
del coltivare; Cultivazione, Coltivatura e Culti-
vatura, Coltivamento e Cultivamento.
Coltivo add. Coltivo : Aggiunto di Terre che
si possono coltivare o che si sono coltivate.
Coltivòu. s. m. Coltivato: Luogo coltivalo;
altrim. Colto.
" Coltivato, part. del v. Coltivare V. Coltiva.
Colto add. Colto, dicesi di Persona che abbia
istruzione, contr. di Idiota; Dotto, Erudito, Ad-
dottrinato, ecc.
Coltùa s. f. Coltura e Cultura, figurat. vale
Allevamento dello spirito negli studj lelterarii.
Còma s. f. Comare e Comadre: Donna che tiene
altrui a battesimo o a cresima ; ed anche La
madre del battezzato rispetto a chi tiene al bat-
tesimo ; antic. Comalre, Comatrice.
Còmaenn-a s. f. Comarina, Comarozza, Co-
maruccia. Dimin. e vezzegg. di Comare: Gio-
vane comare.
Comanda v. a. Comandare, Ordinare, Im-
porre, Prescrivere, Decretare: Commettere espres-
samente che si faccia una cosa.
n Comandare, per Signoreggiare, Aver potestà di
comandare.
— a bacchetta; Comandare a bacchetta, cioè Con
suprema autorità.
— 5 pan; Comandare il pane , si dice allora quando
il fornajo ordina l'ora determinata, in cui è ne-
cessario che il pane sia lievito per poterlo in-
fornare.
— un travaggio; Commettere, Ordinare, Coman-
dare un qualche lavoro,
— «71 vascello, un reggimento , ecc.; Comandare
un vascello, un reggimento, un esercito, vale
Averne il comando, Esserne il capitano, il co-
lonnello, il generale.
S C/li comanda paga; Chi comanda paga. Modo
proverb. che suol dirsi Quando recandosi alla
taverna o simili a domandar bevande o cibi per
la brigata, il comandatore suol essere il pagatore.
% Chi nò sa fd, nò sa manco comanda; Chi non
sa fare, non può saper comandare. Prov. dì chiaro
significato.
Comandamenti de I>io ; Comanda-
menti di Dio, si chiamano I dieci precetti che
Dio diede a Mosè, come la sostanza e il som-
mario della morale.
— da Geaa; Comandamenti della Chiesa : Léggi fatte
dai Pastori della Chiesa in diversi tempi per ista-
bilirne l'ordine e l'uniformità nel culto e ne' co-
stami.
Comandante s. m. Comandante : Che co-
manda; e Grado di dignità militare sì di terra
che di mare.
Comandéna s. f. Comàndolo. T. tessit. Filo
ordito che s'innaspa sopra un "rocchetto posto
nell'alto del telajo da tesser panni o altro, e che
• serve a supplire i fili dell'ordito che si rom-
pono; detto perciò anche Ripieno.
Comando s. m. Comando: Autorità che si
ha sopra alcuao o sopra un corpo morale.
H Comando, per Decreto, Ordine, Ingiunzione.
I) — In term. mar. chiamasi Una funicella o tor-
sione semplice fatta a mano con un molinello
0 confezionala con filacci provenienti da vecchi
cavi fuori dell'oso. Il comando serve per fare
fasciature e legature momentanee di poca im-
portanza.
§ Aveì 0 bastón dò comando; Aver il bastone
del comando, figurat. vale Aver dominio, padro-
nanza, autorità.
§ Dà, Piggìd o Lascia ò comando; Dare, Pren-
dere 0 Deporre il comando, vaie Consegnare,
Assumere o Rinunziare l'autorità di comandare.
S Ese a-i comandi d'ùnn-a personn-a; Essere
ai comandi, ai comandamenti, agli ordini, ai
cenni d'uno, vale Essere pronto a ubbidirlo. Es-
sergli al servizio.
Comandòu part. Comandato, Imposto, Or-
dinato, ecc. V. Comanda.
n Comandato, per Chi riceve o ha ricevuto il co-
mando: Mi son stceto comandòu; Io sono stato
comandato.
§ Feste comandce; Feste comandate , Dì solenni
comandati: Quei giorni, ne' quali la Chiesa proi-
bisce le opere servili, e comanda che si oda la
Messa.
Còmltsea s. f. Colombaia e Colombara, antic.
Colombaio: Stanza dove stanno e covano i co-
lombi. - Dicesi AssercUo Qndla tavola o simile
940
COM
COM
fermala esternamente nel muro presso le buche
della colombaia.
Comlbatte v. n. Combattere : Il battersi che
fanno insieme gli uomini guerreggiando; altrim.
Battagliare, Far battaglia, Pugnare.
H Combattere, per Contrastare, Opporsi, Contrap-
porsi, Avversare: Combatte ùnti' opinion , un
scistema, ecc.; Combattere un'opinione, un si-
stema, ecc.
»t — per Agitare, Travagliare, Tempestare: 0 ma
combattilo da-i venti; li mare combattuto dai
venti.
— e pascioin; Combatter le passioni, vale Cercar
di domarle, di vincerle.
S Combàttise n. p. Combattersi : Venir alle mani ;
e talora figurai. Dibattersi, Quistionare , Dispu-
tare in prò e contro V. Scombàttise.
Oomlba^ttimento s. m. Combattimento:
Il combattere, Affrontamento d'eserciti nemici ;
'Pugna, Battaglia, Conflitto, Certame.
V Combattimento, figurat. vale Dibattimento, Di-
battito, Disputa, Controversia, Discussione.
Oomlba^xà, Ooxalba<xà.se; Combaciare,
Combaciarsi : L' essere due corpi ben uniti in-
sieme talmente che si tocchino nella superficie,
che non v'appaja nessun spazio; dicesi anche
Combagiare e Combagiarsi.
Oòmlbé s. ra. Colombiere. T. mar. Quella parte
degli alberi d'una nave, che ne hanno uno so-
vrapposto, compresa fra le due crocette di gab-
bia e la testa di moro.
Oóinlbin. s. m. Colombino, Piccione e Pippione
V. Picción.
— de gesso; Spia, SolTìone. V. furbesca.
Oomlbina v. a. Combinare: Propriam. Metter
a due per due. Accoppiare; e per estensione
Metter insieme, Confrontare, Congegnare piìi cose
• insieme coll'immaginazione o in effetto.
" Combinare, per Riscontrare, Corrispondere col-
l'originale.
S Combindse n. p. Combinarsi, Riscontrarsi ; e ta-
lora Convenire nell'opinione. Accordarsi.
Oomlbinaziòii s. f. Combinazione : Il com-
binare; ma comuncm. usasi per Caso fortuito.
Accidente: Ma se per combinazión mi nò poese
yegni? E se per combinazione io non potessi
■""venire ? S'è dwto a combinazión che ... Si die
il caso che... Il caso volle che...
"— Presso i Chimici dicesi L'unione di due o
più corpi, da' quali risulla un altro corpo omo-
geneo, e dolalo di proprietà particolari.
Oòxu'bo s. m. Colombo e Colomba: Uccello no-
tissimo, di cui sonovi più specie.
— da ròcche; Colombo torrajuolo, T. ornit. Co-
lumba livia. Colombo vagante, più piccolo del
domestico, e men casalingo, che suole nidificare
' nelle torri e nelle torrette bucherate a uso di
' colombaia.
— sarvcego; Colombella, Palombella. T. ornit. Co-
lumba oenas. Colombo salvalico, minore del
Colombaccio V. Galasso.
S Merda de còmbo; Colombina : Lo sterco di co-
lombo.
S MdgBgnd dS combo; Grugare, Tubare: Il su-
surrare che fanno i colombi. - Tronfiare dicesi
del colombo che gonfiando il gozzo e tubando
va pettoruto; il che dicesi pure Andar tronfio.
Ooiu.l>x*iccola> s. f. Combriccola: Compagnia
di gente che consulti insieme per far male ed
ingannare altrui ; Confrediglia, Conventicola, Con-
venticolo.
Oomlbùstilbile s. m. Combustibile: Nome
generico esprimente Qualunque materia suscetti-
bile di venir abbruciata collo scopo di ulilizzarne
il calore negli usi domestici ed industriali.
Oomensà v. a. Cominciare, Incominciare, Prin-
cipiare, Dar principio; anlic. Comenzare, Co-
minzare.
•I Cominciare, talvolta usasi in senso neul. e vale
Aver principio, Prender cominciamento: Comensa
a bcexind; Comincia a piovigginare,
n — Usato assolutam. vale Cominciare a parlare:
0 l'ha comcnsóu cosci; Ha comincialo così.
— dà eòa; Mangiare il porro per la coda V. Cóa.
— da-o principio; Cominciare dal capo: Raccon-
tare checchessia, incominciando dalla più rimota
origine.
% Chi comensa ma, finisce pezo; Quando si co-
mincia male, si finisce peggio. Prov. chiaro.
S O tutto 5 sta ne-o comensd ; Il più tristo passo
è quel della soglia. Dicesi proverb. per dino-
tare che La maggior difficoltà consiste nel co-
minciare.
§ Torna a comensa; Ricominciare, Ripigliare, Ri-
cominciar da capo.
Ooiiieziisa<xaeiito s. m. Cominciamento, In-
cominciamsnto, Principio: Il cominciare; anlic.
Comincio, Incomincio, Comincianza, Incomin-
ciata, Comenza.
Oomenso V. Comensamento.
Oòmentà v. a. Commettere, Congegnare, Ca-
lettare. T. de' Icgnaj. e simili. Collocare e Riu-
nire le parti sej)arale de' materiali in modo che
siano adeguatamente collocate al luogo e com-
bacino perfettamente.
Oòmento s. m. Commessura, Commettitura,
Calettatura, Congegnalura. T. de' legnaj. e simili.
L'operazione di commettere o calettare e Lo stato
della cosa commessa o calettala.
I» Commento. T. mar. 11 vóto che resta fra due
tavole, che formano il fasciame d'una nave, nel
quale i calafati cacciano a forza la sloppa affin-
chè l'acqua non penetri.
Comestilbili s. m. Comestibili: Nome ge-
nerico, col quale s'indicano in commercio le der-
rate alimentari; Cibo 0 Vivanda, Cosa qualunque
da mangiare.
Oometa s. f. Cometa. T. astrun. Dicesi di Certi
astri che si muovono intorno al sole, ma in or-
bile tanto allungale, che non sì fanno visibili
fuorché nella parte del loro corso più vicina di
quest'astro, onde ci pare che appariscano in cielo
accidentalmente. Il più delle volte si vedono con
una striscia di luce da un punto del loro corpo,
e si chiama Coda V. Cóa; anlic. Stella cometa,
forse Stella comata, ed anche semplic. Comata.
n Aquilone: Nome che i fanciulli toscani danno a
Quel balocco di carta, stesa sopra cannucce o
stecche, ch'essi mandano in aria quando spira
un po' di vento, allentando lo spago a cui è
raccomandalo, e che tengono in mano per ria-
verlo a piacimento. In alcuni luoghi d'Italia chia-
masi Cervo volante ed anche Cometa.
Ooin.in.ig-a, s. f. Viatico : Il sacramento del-
l'Eucaristia che si porta a quei che sono grave-
mente infermi e minacciano di morire.
COM
C50M
241
S Per Quel seguilo di persone che divotanienle e
recitando preghiere accompagna il Viatico.
Oomiui^ài V. a. Comunicare: Amministrare
il sacramento dell'Eucaristia; e talora per Dare
il viatico .V. Viaticd.
S Cominigàse n. p. Comunicarsi: Ricevere il sa-
cramento dell'Eucaristia.
**ii — ùnn-a persónn-a; Mangiar uno vivo, In-
ghiottirlo. Modo figur. e basso.
Oómiue; Come, e antic. e presso i soli poeti
Como, Com', Con' : Particella che usasi in vari
significati.
I» Come, per avv. comparai, e vale A guisa, In
guisa di, Siccome, In quel modo che, Secondo
che: 0 giastemma camme un turco; Bestem-
mia come un turco.
Il — Accompagnalo coli' interrogai., vale In che
guisa, In che modo: Camme posso fd? Come
posso fare? Gómme ti te ciommi? Come li chiami?
£ talvolta anche senza l'interrogativo: M n5 so
c5mme ti faggi a... Io non so come tu faccia a. . .
Il — per Quando, Poiché, Tosto che, Appena chp,
Subilo che: Gómme sii lesto, vegniò; Come sarò
allestito, verrò.
w — per Comunque sia. In qualunque maniera:
FcB cómme ve piaxe; Fate come vi piace.
I» — per Quanto: CSmm'a l'è bella! Com'è bella!
• Il — per Quel che, Quanto: Passo cómme posso;
Faccio come posso.
Il — per Colui 0 Colei che è: Cómme ommo, ó
péu fallì; Come uomo, può errare.
H — Alle volte ha signillcato determinativo: Voi
cómme voi, m doveivi anddghe; Voi come voi,
non dovevate andarvi.
Il — Colia giunta dell'arile, piglia la forza di sosL,
e vale Via, Modo, Verso e simili : Mi nò vaddo
a gercd né 5 cómme, né 5 quando ecc.; Io non
cerco né il come, né il quando ecc.
S Cómm'a ven, Cómm'a l'accapita; Com'ella viene,
Come vien viene, cioè Senza cerna o distinzione.
S Còmm'i fò; A modo, A verso, A dovere, Come
si deve. Appuntino. Dal frane. Comm'il faut.
S Cómme se; Come se, vale Quasi come. In quella
guisa: Ghe véuggio ben cómme s'ò fosse mos
frcp; Gli voglio bene come se fosse mio fratello.
S Gómme se ghe dixe ? Come si dice ? Locuzione
interrogativa al bimbo per rammentargli roccioso
ringraziamento a chi gli ha dato qualche cosa,
come chicca, fiore o altro.
S E cómme ! E come ! Dicesi quando si vuol lar-
gamenle confermare una data cosa.
S Ommo cómme se de ; Uom di garbo, di conto,
ragguardevole, riputalo, d'ogni eccezione V.
Ommo.
Oommedia» s. f. Commedia, e meno usato
Comedia : Composizione divisa in alti e insieme
in verso o in prosa, nella quale scilo diversi
abili e persone si esprimono gli accidenti della
umana vila, virtù, vizi e condizioni mondane in
ogni slato e nazione di genti, ma sempre nella
condizion famigliare. Il suo (ine è quello di pur-
gare i costumi.
S Gompónn-e commedie; Commediare, Fare o
Comporre commedie.
S Fd due parti in commedia; Far il tecomeco
V. Fd.
S Mette un in commedia; Mellere uno in com-
media, vale Contraffarlo salla scena o altrove;
Caiaooia, Ditionario O«nove$«-Itaìiano.
ed anche semplicem. Metterlo in burla, in can-
zona, in ridicolo.
S Scritto de commedie; Commediografo, Autore
comico 0 semplicem. Comico, anlic. Commédo,
e per disprezzo Commediajo.
Oox)iiiied.ia,iite s. m. Comico: Colui che
ha per professione di recitare su i teatri ; allrim.
Commediante, Recitatore, Attore.
Ooiii.iii.eiid.ai s. f. Commenda : Rendita eccle-
siastica data a godere a prete o a cavaliere.
Ooiiiiii.exida,tò s. m. Commendatore : Pro-
priam. Colui che gode una commenda.
•I Commendatore, per Grado distinto d'un ordine
cavalleresco.
Oomiixieutà. v. a. Comentare e Commentare :
Chiosare, Glosare, Interpretare un libro o altro,
Oommexito s. m. Comento, Commento, Com-
menlazione : Esposizione, Interpretazione, Chiosa,
Glosa.
S Fd i commenti a ùnn-a cosa; Far i coment!
a, Comentare una cosa V. Commenta.
Il — commenti in sce tutto; Chiosare, Glosare:
Interpretare ogni cosa sinistramente col censa-
rare o biasimar sempre.
Ooiiin3Lex*cià. v. n. Commerciare: Esercitare H
commercio o la mercatura; allrim. Mercanteggiare,
Mercalanlare, Negoziare, TraflBcare, Mercare.
Oona.nietta.g'g'io s. m. Commettaggio. T.
de' funai. L'arte o l'atto di commettere i cavi
V. Commette nell'ultimo significalo.
Oommette v. a. Commettere: Fare, Operare,
ma sempre in mala parte: Commette un delittOf
ùnpeccòu, ecc.; Commeltere un delitto, un peccato.
Il Commettere, per Comandare, Ordinare, Dar com-
missione, incombenza, carico ad alcuno di fare
qualche cosa, Incaricare, Incombenzare, ecc.
I) — Presso i Funai vale Riunire o Torcere gli
uni sugli altri piìi cordoni o legnuoli, o torti o
non torti , per farne un cavo o più cavi per
farne gomena, gherlino o altro.
Oomméuve v. a. Commuovere e Commo-
vere: Muovere l'altrui affetto o volontà; Toccare,
Intenerire, Destar pietà, compassione.
S Comméuvise n. p. Commuoversi e Commoversi,
Intenerirsi.
Oonunisciòi]. s. f. Commissione e Commes-
siono. Comando, Incombenza , Carico : Mandato
ad alcuno di far qualche cosa per nostro conto.
« Commissione, per Unione di persone per cono-
scere, discutere, giudicare, scegliere, stabilire, ecc.
intorno ad un dato oggollo.
Oommiscionà. v. a. Commettere, e nell'uso
anche Commissionare: Dar commissione. Incari-
care di qiialche affare o incombenza.
Ooiixiiiiscioiià.io s. m. Commissionario:
Colui che fa le commissioni per un altro; e nei
Commercio, Colui che fa atti di commercio in
suo nome proprio e sotto quello d'una ragione
speciale per ordine e per conto d'un committente,
mediante salario o provvisione.
Ooiiiiiiìse]:*a,ziGu s. f. Commiserazione,
Commiscramento, Compassione, Compatimento
V. Gompasción.
Ooiiiixiiissà.io s. m. Commissario e Commes-
sario: Nome generico di Tulli coloro, alla cui
fede è raccomandalo qualche pubblico incarico,
relativo alle funzioni di giustizia o di polizia, o
anche all'amministrazione degli eserciti.
242
COM
COM
— de gucera; Commissario di guerra. Chiamasi con
questo nome negli eserciti Qucll'uffiiiaie che am-
ministra e soprainlende alle spese militari, avendo
io particolar cura le vettovaglie, i foraggi, gli
ospedali, i quartieri, le vestimenta de' soldati, e
lutto ciò insomma che concorre alla parte eco-
nomica della milizia d'uno Stato.
— de leve; Commissario di leva: Quell'ulliziale, cui
si commette l'incarico di levar gente, di far sol-
dati in questa o in quella provincia o città.
— de polizia; Commissario di polizia: Quell'ufiì-
ziale che è incaricato di far osservare le leggi che
risguardan la sicurezza e la tranquillità pubblica.
Oommoziou s. f. Commozione, Commovi-
mento, Intenerimento: Sentimento di tenerezza.
Oomò s. m. Canterano, Cassettone : Mobile di
legno, nel quale sono collocale, una sopra l'altra,
Ire 0 qual'ro cassette lunghe che si tirano fuori
per dinanzi, ad uso di riporvi vestimenta o altro
che si vuol tener custodito, e tiensi in camera.
Dal frane. Commode.
OoruLoda; V. Accomoda.
Oomodìu s. m. Matta. T. del giuoco di Baz-
zica V. Póncin.
1» Ripieno. Dicesi figurai, di Persona che non è
adoperata se non a riempiere il vuoto che ri-
manga accidentalmente, onde : Servi de comoditi;
Servir per ripieno o per lucerniere, vale Inter-
venire in alcun fatto senz'avervi utile o interesse
proprio, ma per solo servizio o comodo d'altri
V. Tappapertùxi.
Oomoditee V. Còmodo.
Oòxn.od.0 s. m. Comodo, Comodità, Comodezza,
Agio: Tutto ciò che è di quiete e di soddisfaci-
mento de' sensi, ed acconcio a checchessia.
« Comodo, per Opportunità, Destro, Congiuntura
idonea. Tempo opportuno ad operar checchessia.
« — Per La prossimità de' luoghi, ove si può an-
dare per alcuni bisogni : Gh'é 5 còmodo deWcegua,
da cuxinn-a, ecc.; C'è il comodo dell'acqua,
della cucina, ecc.
M — per Cesso, Privalo, Necessario, Latrina, Agia-
mento.
% Andà a-o còmodo; Andar a camera, a zambra,
al cesso, ecc. V. Andà.
% Cerca i so còmodi; Cercare i suoi comodi , i
suoi agi.
^ Con mce, con so, con tò ecc. còmodo; A co-
modo tuo, mio, suo, ecc., cioè Quando farà co-
modo a me, a le, a lui, ecc.
S Piggiàsela con còmodo; Pigliarsela consolata,
dicesi dell'Imprendere a far checchessia con agio
e senza mollo affaticarsi.
S Sta con tutti i so còmodi; Stare agiatamente
0 in panciolle. Star in barba di gatto o di micio,
vagliono Slare con lutti i suoi agi.
Oòmodo add. Comodo, detto di persona, vale
Agiato, Benestante, Ricco; e talvolta il contr. di
Sollecito, cioè Tardo, Indugevole, Lento nello
operare.
« — detto di cosa, e specialm. di vestiario, vale
Che è largo e da starci bene.
S Léiigo còmodo; Luogo' comodo o comune. Cesso,
Privalo, Necessario V. Cagadó.
% Scià staggile còmodo; Non si scomodi. Non si
incomodi. Stia comodo. Modo di gentilezza con
cui s'invita a Non alzarsi da sedere, a non farsi
in là, a non cavarsi il cappello e simili.
Oomoèto s. m. Piccolo canterano, Piccolo cas-
settone V. Comò.
Oompà. s. m. Compare : Quegli che tiene il fi-
gliuolo a battesimo o a cresima; ed anche II padre
del battezzato rispetto a chi lo tiene a battesimo.
Il Compare, usasi anche per denominazione affet-
tuosa, che dinota famigliarità o intrinsichezza.
— boiardo; Bugiardo, Mendace, Menzognero, dicesi
per ischerzo a Chi ajuta il bugiardo nelle sue bugie.
S Fd cóm;)à; Far compare, dicesi nell'uso Quando
si prestano danari a uno,'e quei non li rende.
Oompa.g'iiià v. n. Impaginare. T. stamp.
Formar le pagine co' caratteri messi insieme dal
compositore.
Oompag-inatòs.m. Impaginatore. T.s/oTni».
Colui che è incaricato di metter le pagine in lun-
ghezza, e vi colloca i numeri, le note, i titoli, ecc.
Oompa.g'iiia^zióii s. f. Impaginatura. T.
stamp. L'operazione dell'impaginare, ed anche
L'esser impaginato.
Oonipa>g-xiia< s. f. Compagnia, antic. Com-
pagna: Adunanza di persone per conversare in-
sieme 0 per altro passatempo; Brigata.
" Compagnia, per Comunanza d' interessali in alcun
negozio 0 traffico mercantile ; detta altrim. Ra-
gione 0 Società.
tt — per Certa unione di commedianti, i quali per
prezzo vanno recitando in questo o in quel teatro
cambiando luogo per Io più ogni stagione.
" — per Un certo e determinato numero di sol-
dati sotto un particolare capitano.
n — per Qualunque numero di persone che si uni-
scano ad un fine o buono o reo.
ti — per Compagno : 0 gatto 5 l'è l'unica m(c
compagnia; Il gatto è l'unica mia compagnia.
n — per Accompagnamento, Accompagnatura: Ve
fasso compagnia finn'a Banchi ; Vi faccio com-
pagnia fino a Banchi.
S Andò, in compagnia con un; Andar in com-
pagnia d'alcuno, vale Andar insieme con lui.
% Fa 0 Tegni compagnia ; Fare o Tener compa-
gnia, vale Accompagnare qualcheduno, o Stare
insieme con lui.
S In compagnia 5 prceve 5 piggia moggé; Per
compagnia prese moglie un frate, ovv. Per com-
pagnia s' impiccò un lanzo. Prov. che significa
che Talvolta per contentare i compagni si fanno
cose che da soli non si farebbero.
Oompag-no s. m. Compagno : Quegli che ac-
compagna 0 fa compagnia.
— de disgrazia; Compagno di sventura: Quegli che
è caduto con noi nella stessa disgrazia.
— de guoera; Commilitone.
— de schéua; Condiscepolo.
— de toa; Commensale.
— d'u/fizio; Collega.
— de viaggio; Compagno di viaggio: Qjiegli eoa
cui si fa viaggio.
S Dòn compagno; Buon compagno, Compagnone,
dicesi d'Uomo gioviale, piacevole e di buon tempo.
Oompa/iiseg-o s. m. Companatico e Com-
panatica , si dice di Tutte quelle cose che si man-
giano col pane.
Oompsezo s. m. Comparatico, Comparaggio:
L'esser compare o L'azione per cui si diventa
compare.
» Figurai, usasi per Parzialità, Deferenza, Favori-
tismo verso una parte in pregiudizio dell'altra.
COM
COM
243
I
S Fd di compcezi d'ùnn-a cosa; Far parte alimi
di checchessia, dicesi in senso Iraslalo ed ironico
di Chi avendo qualche cosa in poca qaaDtilà, ne
regali più persone.
Compari v. a. Comparire, Apparire, anlicam.
Comparere, Apparerei Presentarsi all'altrui vi-
sta. Farsi vedere , Manifestarsi arrivando in al-
cun luogo.
« Comparire, per Presentarsi dinanzi a un giudice :
L'han [ceto cita, ma 5 non é comparso ; Lo
fecero citare, ma non comparve.
» — per Fare buona comparsa. Spiccare, Farsi
distinguere: Le 5 no ccerca atro che de com-
pari; Egli non si studia che di comparire.
S Tutti véiuin compari; Ogni gatto vuole il so-
naglio, Ogni cencio vuol entrare in bucato, di-
cesi proverb. di Chi vuole quello che la sua con-
dizione sovente non comporta.
Oomparsa. s. f. Comparsa : Il comparire, L'ar-
rivo, La venata; altrim. Comparizione, Compari-
gione, Comparimenlo, Apparimento, Apparizione,
anlic. Apparsione, Apparila, Apparente.
1» Comparsa, per Compariscenza, Appariscenza,
Comparila, Vista, Apparenza, Mostra.
M — per Quegli alti o scritture che si presentano
da" litiganti avanti al giudice.
« — per Qiielle persone mule che servono la scena
e che compariscono per semplice mostra.
S Cavallo de comparsa; Cavallo di comparsa V.
Cavallo.
% De bella comparsa ; Di bella appariscenza o
compariscenza, Appariscente, Compariscente.
Oompascion s. f. Compassione, Compassio-
. namento, Compalimenlo, Commiserazione: Sen-
timento di pietà del male altrui.
S Avet compasción ; .\ver compassione, commise-
razione, Compassionare, Commiserare: Muoversi
a pietà. Intenerirsi, Sentir pena del male altrui.
S Degno de compasción; Compassionevole: Che
muove compassione.
Oompasciona V. Compati.
Oompassa v. a. Compassare: Misurare col
compasso; e figurai. Far checchessia con estrema
precisione, quasi a misura di compasso.
— e parolle; Misurare, Pesar le parole nel discor-
rere. Parlar colle seste, vagliono Parlar con gran
cautela.
Oompassà s. f. Compassala: Colpo dato col
compasso.
Oompasso s. m. Compasso: Slrum. geome-
r trico composto di due aste o gambe, mastiettale
all'un de' capi, e finienli in punta dall'altro, con
cui sì misurano piccole lunghezze sul disegno
0 altrove, e si descrivono circoli o archi di cir-
colo; altrim. Seste. Ce n'ha di più sorte.
Oompativ. a. Compatire, Compassionare, Com-
miser^e: Aver compassione deirallrui male.
n Compatire, per Tollerare, Comportare con beni-
gna indulgenza l'incapacità, le debolezze d'al-
cuno, 0 cose simili.
1» — per Reputare stolto. Giudicar degno di com-
passione come stolto : Ve compatiscio ; Vi com-
patisco.
S A pansa pinn-a a no compatisce a véuu;
Corpo satollo, pieno, o simile, non crede al di-
giuno 0 all' affamato V. Pania.
S Fase compati; Farsi compatire, dicesi fami-
gliarm. di Chi nel voler dar prova di dottrina,
ha dimostrato la sua insufficienza; e talora anche
Fare delle sciocchezze, Farsi scorgere.
Oompcndià v. a. Compendiare: Ridarre in
compendio, in epitome, Ristringere, Raccogliere
in brevi parole, Ridire in succinto.
Oompeusà v. a. Compensare: Dar l'equi-
valente contraccambio. Ricambiare, Contrac-
cambiare.
I» Compensare, per Ricompensare, Rimunerare, Ri-
meritare.
Il — per Ragguagliare, Calcolare.
Oompete v. n. Competere : Stare o Venire a
competenza. Emulare, Gareggiare, Rivaleggiare,
n Competere, per Dispulare, Quistionare, Conten-
dere, Tencionare, Studiarsi di vincer la prova.
Pretender lo stesso.
« — per Appartenere, Spettare, Toccare; ed an-
che Convenire, Esser conveniente.
Oompeteusa s. f. Competenza: Il compe-
tere, Il gareggiar con altri ; Concorrenza, Emu-
lazione, Prova, Gara, ecc.
n Competenza, per Podestà di render ragione, di
giudicare su d'una data causa; e dice^ di Tri-
bunale, di Giudice, ecc.
S Èse de competensa; Esser di competenza, Com-
petere, Convenire, Esser conveniente: Non é de
mce competensa l'anddghe; Non è di mia com-
petenza l'andarci.
Oompetente add. Competente, Proporzio-
nato, Ragionevole, Giusto, Discreto, Congruo.
S Giùdice, Tribunale, ecc. competente; Giudice,
Tribunale ecc. competente, vale Che ha conve-
nevole e necessaria autorità di poter giudicare
su di una data causa.
Oonipetitò s. m. Competitore : Che compete.
Che gareggia. Che concorre al medesimo posto,
impiego, grado o dignità; Emulo, Rivale, Con-
corrente, Gareggiante.
Oompi V. n. Compire e Compiere: Finire, Dar
compimento; anlic. Accompiere, Accomplire, Ac-
comprire.
I) Compiere, Compire, per Venir a fine d'uno spa-
zio di tempo trapassato: 0 l'ha compio vinti
anni a-i quattro d'arvi; Ha compiuto vent'anni
ai quattro d'aprile,
n — per Osservar la regola, il dovere, ecc., Adem-
piere: 0 l'è andceto a compi Pasqua; È an-
dato a compiere il precetto pasquale.
Conxpiaxei v. n. Compiacere: Far la voglia
altrui, Far servizio, Far cosa grata; e semplic.
Contentare, Esser cortese. Cercar di far piacere
altrui.
S Compiàxise n. p. Compiacersi, Dilettarsi : Pren-
der gusto 0 piacere in una cosa o d'una cosa.
« — Compiacersi, per Degnarsi, Essere in piacere
ad alcuno il far checchessia : Scià se compiaxe
de vegni da mi ; Si compiaccia di venir da me.
Ooru.piaxen.sa s. f. Compiacenza, Compia-
cimento, anlic. Complacenzia, Complacibililà:
Gusto 0 Diletto che si sente nelle cose o azioni
proprie,
n Compiacenza, per Favore o Condiscendenza alle
altrui voglie; Bontà, Benignità, Degnazione.
Oompiaxente add. Compiacente, Condi-
scendente, Cortese, Grazioso, Obbligante, Ar-
rendevole.
Ooiupio p. pass. Compito e Compiuto V. Compi.
« Compito, usato come addielt. ed aggiunto di
244
COM
persona, vale Gentile, Obbligante, Manieroso,
Affabile, Che ha le qualità che si richieggono
in persona costnmata e gentile.
Oonxpilà V. a. Compilare: Comporre, Disten-
dere, ma raccogliendo la materia di qua e di là,
ed è, più che altro, lerm. degli scrittori.
Compilato s. m. Compilatore: Colui che
compila, Che raccoglie.
Oompilazi^n. s. f. Compilazione, Compila-
mento. Compilatura : Il compilare e La cosa com-
pilata.
Oompimentos. m. Compimento: Finimento,
Conducimento a fine; e talvolta Saldamente d'un
conto.
ComplesciÓML s. f. Complessione: Qualità,
Disposizione esterna del corpo, Stato del corpo.
Complesso add. Complesso : Pieno di carne,
Membruto, Tarchiato, Impersonato, Fatticcio, ecc.
Completa v. a. Completare. Voce dell'uso:
Metter a numero, Render compiuto, intero.
Completo add. Completo, Compiuto: Intero
in tutte le sue parti.
Complica V. a. Complicare, Implicare, Av-
viluppare, Inviluppare, Intricare, Intrigare, Im-
brogliare, Intralciare. •
Complicaziòn s. f. Complicazione: Adu-
namenlo. Ammassamento di più cose insieme.
§ Complicazione, parlandosi di malattia, vale La
riunione di molte malattie e di moIt€ circostanze
accidentali estranee alla malattia primitiva.
Complice add. Complice: Che è a parte co-
gli altri a mettere in esecuzione qualche fatto,
né si piglierebbe per avventura in buona parte.
Correo vale Complice nel delitto.
Complicità© s. f. Complicità. Aslr. di Com-
plice : Consorteria, Partecipazione in cosa cattiva.
Complicóu. part. Complicato, Implicato, In-
tricato, Intralciato, ecc. V. Complica.
8 Malattia complica; Malattia complicata, dicesi
Quella che si manifesta con sintomi d'altra di-
versa malattia.
S Mùxica complica; Musica complicata, dicesi
Quella, in cui Pintreccio delle parli è molto stu-
diato e ripieno d'imitazioni artificiose.
Complimenta v. a. Complimentare, Com-
plire: Far complimenti. Usar cirimonie. Espri-
mere suo affetto, suo ossequio gentilmente.
Complimento s. m. Complimento: Espres-
sione di stima, di riverenza, d'ossequio o di lode
verso altrui.
§ Passasela in complimenti ; Passarsela in vane
cirimonie.
S Pin de complimenti; Complimentoso: Che fa
molti complimenti.
S Sensa complimenti ; Senza complimenti, A non
far complimenti. Modo avverb. e vale Parlare
0 Operare schiettamente, chiaramente, alla libera,
alla buosa.
S Std in SCI complimenti ; Star sui convenevoli.
Complotta V. n. Macchinare, Tramare, Con-
giurare, Cospirare: Negoziare copertamente e
soltomano, Concertare un tradimento, un inganno,
una congiura, ecc.
Complotto s. m. Macchinazione, Trama, Co-
spirazione, Congiura: Meditato disegno tra più
individui di compiere un atto reo, stabilendone
i mezzi più spediti e più sicari per riascir nel-
l'impresa.
COM
CompSnn-e v. a. Comporre e Componere:
Propriam. Far checchessia coli' unione di varie
parti; ed anche Porre o Mescolare insieme va-
rie cose per farne una.
n Comporre, per Iscrivere e Favellare, inventando
in prosa, in versi o in musica.
« — Nelle Stamperie dicesi Quell'ordinare che fa il
compositore i caratteri sul compositoio per farne
righe, e con queste formare le pagine e i fogli.
Componimento s. m. Componimento,
Composizione: Ogni sorta di poesie o prose di
iuvenzione o recitate; e in lerm. di scuola, Il
tema che fa uno scolare su ciò che gli viene
dettato dal suo maestro.
Comporta V. a. Comportare, Sofferire, Tol-
lerare, Sopportare.
Il Comportare, in senso neut. vale Richiedere, Con-
cedere, Aver forza di poter fare : A mce etce a
nS comporta de... L'età mia non comporta di...
S Comportdse n. p. Comportarsi, Diportarsi, Con-
tenersi, dicesi della Maniera di procedere, di
trattare bene o male colle persone.
Compoxrta1>ile add. Comportabile, Com-
portevole, Tollerabile; e talora per Conveniente,
Confacente a checchessia.
Compostéas. f. Guazziera o Ciotola da guazzi.
Dal fratfc. Compólier. Vaso per lo più di cris-
tallo, en'ro cui si pongono le composte, cioè
fruite allo spirito, al rosolio e allo sciloppo, come
ciliege, arancine, ecc.
Composito s. m. Compositore e per sinc.
Composlore, Componitore: Colui che compone.
Il Compositore, nella Musica dicesi Quegli che com-
pone nuova musica secondo le regole del con-
trappunto ; che anche dicesi Componista.
M — Nelle Stamperie dicesi Colui che trae i caratteri
dalle cassette, e sì gli acconcia sul compositoio
che vengano a formare il disteso dell'opera che
si dee stampare,
n Compositoio. T. stamp. Arnese formato d'una
lamina di ferro, ripiegata a squadra per lo lungo,
chiusa alPun de' capi con un pezzo saldato e dal-
l'altro capo col tallone scorrevole, in cui si com-
pongono le linee ad una ad una, e serve a dar loro
la dovuta giustezza; dicesi anche Compositore.
Compoxizión s. f. Composizione: Unione,
Accozzamento, Mescolanza di cose; altrim. Com-?
posto. Compositura,
n Composizione, per Poesia o Altra simil opera
d'invenzione.
« — Nelle Stamp. dicesi Quel tutto insieme di
lettere, di filetti, di linee, ecc. che costituisce
il lavoro del compositore, destinalo ad essere
riprodotto sulla carta mediante la stampa.
Compra V. Accattd.
% Chi schersa cómpra; Chi biasima, vuol eom-
perare. Prov. che suole applicarsi a Chi coper-
tamente pe'suoi fini biasima ciò che desidera.
Comprato s. m. Compratore V. Accattàu.
Comprende v. n. Comprendere, Capire: In-
tendere pienamente. Concepire: Nò posso com-
prende cóvime. . . Non posso comprendere come...
Il Comprendere, usato attiv. vale Occupare, Cir-
condare, Abbracciare, Compigliare: 0 comprende
tutta a Liguria; Comprende tutta la Liguria.
0 — per Annoverare, Metter nel novero. Com-
putare, Conlare, Riunire: G'hò compreizo a
tnancia; Vi ho compresa la mancia.
(X)M
CON
245
$ Comprendise n. p. Comprendersi, Capirsi, ecc.
in tutti i significati precedenti.
Oompiressa. s. f. Compressa. T. chir. Pez-
zetta di panno lino usato, piegata a due o più
doppii, che serve a comprimere qualche parie del
corpo 0 ad altri asi chirurgici. Dal frane. Com-
presse.
Ck>ixipx*ixii.iiie V. a. Comprimere, Premere,
Calcare, Pigiare V. Schissd.
Oompromette v. a. Compromettere : Met-
tere a 0 in compromesso. Porre a rischio, a
pericolo, a cimento.
S Compromettise n. p. Compromettersi : Mettersi,
Esporsi a rischio, a cimento, Arrischiare di per-
dere il credito, l'onore e simili.
S A^5 poeise compromette d'ùnn-a pers5nn-a;
Non poter far a fidanza con alcuno, vale Non
potersene fidare, Non poter contare su di lui.
Ck>iiiù]i s. m. Comune, Comunità: Il corpo di
tutti i cittadini d'una città o terra ; ed anche II
circondario onde composto un villaggio; aolic.
Comuna, Comuno, Comunale, Comunaltà.
% Andd in cornuti; Andar a comune o in co-
mane: Appartenere egualmente a tutti gl'inte-
ressati, 0 Doversi spartire fra lutti.
S Chi serve 6 eomùn, nò serve nisciùn; Chi
serve il comune, non serve nessuno. Proverbio
che dicesi dì pubblici impiegati , i quali servono
il pubblico nelle bisogne riguardanti il loro uffizio,
senza essere menomamente obbligati al servizio
particolare di nessuno.
5 In comùn; In comune, A comune, In comu-
nità. In comunale, A combutta, A commuta. Po-
sto avverb. vale Generalmente, Universalmente,
In generalità. Fra tutti insieme.
S Mette in comùn; Far a comune, a comunella,
a combulla. Metter a o in comune, Metter in com-
balta. Accomunare, Far partecipe di checchessia.
§ Roba dò comùn, roba de nisciùn; Boba del
coman, roba di nessun. Prov. che dicesi par-
lando di pubblici stabilimenti o simili, de'qnali
il pubblico può usufruire i benefizi, ma nessuno
ba sovr'essi diritto o proprietà particolare.
S Sta 0 Vive in comùn; Star a comune, Vivere
in comune, cioè Tulli insieme e sotto le me-
desime leggi.
Oomùn add. Comune , dicesi di Quelle cose, di
cui ognuno partecipa o può partecipare; anlic.
Comuno.
S Léugo eomùn; Luogo comune, Necessario, Pri-
valo, ecc. V. Comodo sosl. nel i' significalo.
- § Senso eomùn; Senso comune : Quella facoltà, per
eoi il più degli uomini può giudicar sanamente
delle cose.
Oomùna/g'g'e s. f. pi. Beni comunali, Beni
compascui, Pascoli comunali, Comunanze, e nel-
l'uso Comunaglie: Chiamansi così Alcune terre,
la cui proprietà spella collellivamente ad uno o
più comuni ; e comunem. Que' campi , boschi ,
prati 0 simili, ove chiunque ha diritto di man-
darvi alla pastura le sue bestie, e talora di trarne
la legna.
Oomùnicà, v. a. Comunicare: Render cornane.
Fare partecipe, Partecipare, Conferire; e talora
Far noto,. Notificare, Annunziare.
•« Comunicare, usato in senso ncut. vale Conver-
sare, Praticare, Aver comunicazione, relazione
con aleoDo.
n — Detto di casa o simile, vale Aver comuni-
cazione, adito, passaggio, cioè Che dall'una casa
si può andare in un'altra senza interruzione che
ne impedisca l'accesso.
Oomunica/zión s. f. Comunicazione : II
comunicare, Comunicamento, Partecipazione, No-
tificazione.
n Accesso, Adito, Varco, Passaggio.
Oomùnion s. f. Comunione: L'atto di rice-
vere il sacramento dell'Eucaristia.
Oomùnitse s. f. Comunità, anlic. Comunaltà:
La comune delle persone.
n Comunità, per Un corpo di persone che convi-
vono a comune sotto una regola.
$ In comunità;; In comunità, In comune, A co-
mune, Tutti insieme.
Oonca^ s. f. Conca e comun. Calino: Vaso di
terra cotta, di rame o d'altra materia, di grande
concavità e di bocca assai larga, che si adopera
a molli usi, e per lo più a rigovernar le stoviglie.
n Giornello. T. murat. Vaso di legno quadrango-
lare, alquanto cupo, di cui si servono i muratori
per mettervi la calcina quando murano.
M Tozzo. T. cart. Una cassa o grosso cucchiaio di
rame, che adoprasi per votare le pile.
S Cónche; Fossette. T. veter. Quelle piccole ca-
vità poste al di sopra alle orbite del cavallo.
— awenà; Calino incrinato V. i4we«ase.
— cùxia; Catino risprangalo V. Cùxi.
— scciappd; Calino fesso.
S Fa cónca; Far conca. Voce dell'.uso: Incavarsi,
Esser concavo, e propriam. dicesi di Luogo o di
Cosa, la cui superficie interiore pieghi in arco.
Ooiica>teiià< v. a. Concatenare: Unire insieme,
Collegare, ed osasi per lo più melaf. V. Con-
catenaziòn.
Ooiica.teua.ziò]i s. f. Concatenazione, Con-
catenamento: Propriam. Connessione di cose a
modo di catena; metafor. Connessione e relazione
che alcune cose hanno reciprocamente fra loro.
Ooncai'vdtae s. f. Concavità, Concavo, Pro-
fondità: La cavità 0 profondità d'un corpo, contr.
di Convessità.
Ooncede v. a. Concedere: Dare, Accordare
checchessia, e dicesi per lo più di grazia, pri-
vilegio, favore, tempo, ecc.
n Concedere, in senso neut. vale Accordare, Per-
mettere, Dar licenza, facoltà di fare; anlicam.
Ollriare.
« — per Consentire, Ammettere, Menar buono.
Ck>nceiitr*à> v. a. Concentrare: Raccogliere
nel mezzo o nel centro; e talvolta Condensare.
S Concentrdse n. p. Concentrarsi: Propriam. Ri-
tirarsi, Ficcarsi nel centro ; figurai, vale Racco-
gliersi, Concentrarsi eolla mente in un oggetto.
Oonoentiróri p. pass. Concentrato V. Con-
centra.
n Concentrato, aggiunto di persona, vale Raccolto,
Cupo, Misterioso, Di poche parole.
Ooncepi V. n. Concepire e anlic. Concèpere:
Propriam. Impregnare, Divenir gravida.
Il Concepire, figurai, vale Entrar nell'animo. Com-
prendere, Capire, Arrivar a conoscere,
n — Usato attivam. vale Spiegarsi, Esprimere i
propri concelli in un dato modo : A prefaziòn l'ho
concepla eoscì; La prefazione l'ho concepita cosL
S Concepì amò pe ùnn-a pertBnn-a; Concepire
amor ad uno, vale AffezioDarseiIi, Portargli amore.
246
CON
CON
Oonoerne v. n. Concernere, Riguardare, Ap-
partenere: Aver relazione, attenenza.
Oon^erta v. alt. e n. Concertare: Unire o Es-
sere accordata l'armonia delie voci e degli stram,
musicali; altrim. Consertare,
n Concertare, figurai, vale Ordire fra due o più
persone, e disporre e ordinare checchessia perchè
riesca a un fine proposto.
S Concertàse n. p. Concertarsi, dicesi dell'Accor-
darsi che fanno insieme due o più voci o slrum.
musicali, affinchè l'esecuzione della musica riesca
uniforme; e figurai. Intendersi, Accordarsi in-
sieme di checchessia.
Oon^ertista, s. m. Concertista. Voce del-
l'uso, e significa Un sonatore, specialm. di vio-
lino, abilissimo ne' concerti.
Concerto s. m. Concerto. T. di mus. Con-
sonanza di voci 0 di suoni di strum. musicali;
altrim. Conserto,
w Concerto, per Trattenimento musicale, dove più
strumenti suonano in concerto.
— de pianoforte, de violili, ecc.; Concerto di pia-
noforte, Concerto di violino e simili, dicesi
Quando questi strum. fanno la parte principale
d'un concerto.
Oon^exrtóii p. pass. Concertato V. Concerta
ne' vari suoi significati.
1) Concertato, aggiunto a Pezzo di musica, vale Ese-
guito da molle voci e strumenti, a differenza di
quelli eseguiti da un istromento solo, o con sem-
plice accompagnamento: Messa conceria; Messa
concertata.
Ooucessiòu s. f. Concessione, Concedimento:
Il concedere, e dicesi particolarm. di dono, gra-
zia, privilegio, accordalo dal sovrano.
Ooncessiona/io s. m. Concessionario. T.
legale. Quegli a cui è fatta la concessione.
Oonoètto 5. m. Concetto : La cosa imaginata
ed inventata dal nostro intelletto ; Idea, Pensiero.
M Concetto, per Idea concepita, Opinione: Che con-
cètto v'eì formòli de quella personn-a; Qual
concetto vi formaste di quel tale?
•» — per Sentenza: 0 l'è un libbro pin de con-
cètti; È un libro pieno di concetti,
n — per Riputazione, e prendesi in buona e in
cattiva parte.
S Aveì in bòn o in cattivo concètto ùnn-a per-
sònn-a; Aver in buon conto o in concetto di
buono 0 di cattivo un tale, vale Averlo in stima
di buono 0 di cattivo.
S Ése in concètto de santi Ice; Essere in concetto
di santità, Essere in fama. Essere in odore di
santità.
Oonceziòn s. f. Concezione : Il giorno in cui
si celebra la- festa della concezione di Nostra
Signora.
Oonolxetta s. f. Conchetla, Cóncola, Cati-
nella: Piccola conca o Piccolo catino.
Ooncliettiii s. m. Calinelto, Calinello, Ca-
linuzzo: Piccolo calino.
OondxettirLxi-a; s. f. Catinelluzza : Piccola
catinella.
Oouclxéusce v. a. Concuocere, dicesi dello
stomaco che opera chimicamente sui cibi per
promuovere una buona digestione.
Oonoilià. Y. n. Conciliare, Unire, Accordare:
Concilia ùnn-a cosa con l'atra; Conciliare una
cow coH'allra.
— B sétinno; Conciliare il sonno, vale Indurre al
dormire.
5 Conciliàse n. p. Conciliarsi, Unirsi, Accordarsi,
Andar d'accordo.
« — a stimma, l'affetto ecc. d'ùnn-a persdnn-a;
Conciliarsi la stima, l'affetto, la benevolenza di
uno, vale Procacciarsela, Cattivarsela.
Conciliato s. m. Conciliatore: Che concilia.
Conciliazión s. f. Conciliazione, Concilia-
mento. Acconciamento, Aggiustamento, ecc.
OoncisiSn s. f. Concisione : Formazione d'un
discorso conciso, e Qualità del parlare e dello
stile di scrittore, il quale dice molto in poche
parole.
Oongittadiu s. m. Concittadino: Della me<
desima città.
Oonclù.d.d.e v. a. Conchiudere, Concludere:
Cavar da quello che si è dello di sopra, la sua
intenzione, Dedurre una cosa da un'altra.
H Concludere, per Venir a capo o alla conclusione
d'un discorso, ed anche Ridurre o Recar a fine
un negozio.
it — per Decidere, Deliberare, Determinare, Ri-
solvere.
S Nò conclùdde ninte; Fare alla neve, figurai,
vale Non conchiuder nulla, Perdere il tempo.
Oonclùxión s. f. Conchiusione e Conclusione:
Quella parte d'un ragionamento, con la quale ad
esso si dà fine, argomentando così o cosi dalle
cose dette innanzi.
i> Conclusione, per Fine, Termine d'un^operazione,
d'un discorso e simile.
S Conclùxioin do fisco ; Conclusioni del fisco. Voce
dell'uso : Avviso, Parere, Giudizio del fisco sulle
materie che gli vengono sottoposte.
S In conclùxiòn; In conclusione. Posto avverb.
vale Finalmente, Insomma, Al postutto. Al di-
stretto, ecc.
S Vegni a conclùxiòn; Venir alla conclusione, trat-
tandosi d'alcuna operazione, vale Dar fine. Ter-
minare, Conchiudere.
OòncSn s. m. Concone. Accresc. di Conca:
Conca grande.
% Còncdn da bùgd; Conca da bucato, ed anche
assolulam. Conca: Quella conca di terra cotta
che serve per fare il bucato. Ha in fondo un
bocciuolo (cannòn) per cui esce il ranno.
% Poeta cancàn; Poeta di fava, dicesi da noi per
dispregio a un Poeta da nulla.
OoncordLà, v. n. Concordare, Convenire, Esser
d'accordo.
II Concordare , presso i Grammat. vale Costruire o
Accordare secondo le buone regole i nomi tra
loro, 0 i nomi co' verbi.
Ooncordansa; s. f. Concordanza, Confor-
mità, Accordo, Armonia, Consonanza.
% Fa e concordanse; Far le concordanze o Con-
cordare V. Concorda nel 2° significato.
Ooncordato s. m. Concordato, Accordo: In
materia eccles. vale Convenzione tra la Corte
romana e qualche sovrano.
Il Concordato, nel Commercio vale Convenzione tra
i creditori del mercante fallito e lui intorno al
pagamento del suo debito.
Concorrensa s. f. Concorrenza, Compe-
tenza, Emulazione, Gara.
S Andd in concorrensa; Andar in concorrenza,
Far concorrenza, Concorrere, Gareggiare.
CON
CON
247
CJonoonri v. n. Concorrere: Proprìam. Ac-
correre, Correre, Andar insieme, Convenire; e
comunem. Attendere in compagnia ad altri ad
una carica, ad un impiego e simili.
— a /"à ùnn-a cosa; Concorrere a far checchessia
vale Cooperarvi, Avervi parie.
— ne-a speiza; Concorrere alla spesa, vale Unirsi
a spendere.
— nell'opinion; Concorrere nell'opinione, vale
Unirsi a credere nel medesimo modo.
CJJoncù'binii-a s. f. Concubina : Donna che
sta con uomo, cui non è congiunta per matri-
monio.
Ooncùsción s. f. Concussione: Angheria,
Estorsione, Prepotenza, Ingiustizia, ma propriam.
si dice L'azione d'un pubblico funzionario quando
ricusa ciò a che egli è tenuto, se non gli è dato
un compenso, ovv. quando esige per forza piiì
che non è dovuto.
Oóiid.a.11; Quondam, Fu: Aggiunto che si dà
a Persona che morì, dovendone far menzione.
Oonda^nna; s. f. Condanna : Il condannare, ed
anche Pena, Castigo che si dà altrui da' giudici
per misfatti commessi; altrim. Condannagione ,
Condannazione, Condannamento, e antic. Con-
dennazione, Condennagione.
Oond.a.imà' v. a. Condannare, Castigare, Pu-
nire, e Impor pena altrui de' suoi misfatti; antic.
Condennare.
Il Condannare, per Dichiarare per sentenza che altri
ha torto in una causa,
tt — per Disapprovare, Biasimare alcuno circa
qualche cosa ch'egli abbia detta 0 fatta.
— tn con/ù^nacm; Condannare in contumacia, vale
Condannare chi non è presente.
— un bastimento; Condannare nn bastimento. T.
mar. Dichiararlo incapace alla navigazione, sia
per la sua vetustà, sia pel cattivo stato delle sue
parti, che lo rendono incapace di resistere alla
forza del mare e de' venti.
Oondensà v. a. Condensare, Accondensare,
Addensare, Inspessare, Inspessire, Spessare, Spes-
sire: Far denso, spesso. Ristringere insieme, e
dicesi per lo più de' liquori iacendo loro acquistar
corpo per bollimento 0 per altra cagione.
S Condensdse n. p. Addensarsi, Condensarsi, vale
Divenir spesso, denso.
Ck>]i<leii!àa;tò s. m. Condensatore. T. di Mecc.
Vaso in cui, nelle macchine a bassa pressione,
va a ridursi di bel nuovo in acqua il vapore,
tosto che ha agito sullo stanluffo, sempre che
quella riduzione non si faccia nel cilindro slesso.
Odndi v. a. Condire: Perfezionare il sapor delle
vivande con condimenti; e in signif. più parti-
colare Tusiamo per Ugner la vivanda con olio
semplicemente.
« Condire, metaf. Rendere con alcun mezzo pia-
cente alcuna cosa, a quel modo che i condi-
menti rendon più grati i cibi.
« — Usasi anche famigliarmenle per Macchiare
altrui le vesti, specialm. con robe untuose: ed
anche per Appiccare il contagio venereo : A l'ha
còntlto bell'e ben; Lo ha condito a dovere.
Oondlmento s. m. Condimento, Conditura,
C:»ndito : Ciò che adoprasi a perfezionare il sa-
pore delle vivande, come olio, sale, aceto, spe-
ziijrìe, ecc.
I* Coadimento, metaf. dicesi dei Modo con cai si
dicono 0 si fanno certe cose, acciocché riescano
meno disgustose, ecc.
Oondiòu (Osso dò); Osso del conditojo, di-
cesi ironicam. e per ischerzo Qualunque osso,
di una certa grossezza, che sia totalmente spol-
pato dalla carne. Questo modo di dire è tratto
dai Còrsi, perocché fra essi nelle misere fami-
glie invece di carne usavasi a comprare un gran-
d'osso, che mettendolo a bollire in acqua ser-
viva a far brodo, imprestandosi di mano in mano
agli altri dopo che i primi se n'erano serviti.
Condiscende V. Accondiscende.
Oondiscendensa< s. f. Condiscendenza,
Condescendenza, Indulgenza, Compiacenza, Ar-
rendibilità.
Condiscendente p. pres. Condiscendente,
Condescendente: Che condiscende V. Compia-
xente.
Oondizión s. f. Condizione: Grado, Slato,
Essere, Qualità d'una cosa 0 d'una persona
)) Condizione, per Essere, Stato di fortuna: 0 se
Iréiiva in bònn-a condizión; E' si trova in buona
condizione.
'I — per Stalo dell'uomo riguardo alla nascita:
Persònn-a de bassa, de civile condizión; Per-
sona di bassa, di civile condizione,
n — per Patto, Limitazione, Clausola, Partito: Ve
5 daggo co-a condizión ecc.; Ve lo do colia
condizione ecc.
n — Nell'arte del Setificio é Un determinalo grado
d'asciuttezza che si dà alle sete da iraflQco, to-
gliendo loro col fuoco l'umidità soverchia al fine
d'averne il giusto peso con norma ferma e co-
stante, consentita dal commercio e autorizzata
da legge.
S A condizión; A condizione. Posto avverb. vale
A patto, Condizionatamente, Condizionalmente,
Sotto ceni palli.
S Co-a condizión che; A condizione die. Dove
però, Con patto che. Laddove.
S Persónn-a de condizión; Persona di condizione,
cioè D'alto grado. Di nascila nobile.
Oondizionà v. a. Condizionare: Dare ad
una cosa tulle le condizioni necessarie; e detto
di vivande, vale Apprestarle, Renderle saporite
e gustose, mettendovi tatto ciò che per questo
rìchiedesi.
— a scea; Condizionare la seta, T. de' seta j. Sot-
toporre la seta all'azione della condizione V.
Condizión nel 5° significato.
Oondizionòn p. pass. Condizionalo V. Con-
diziona,
n Condizionalo, osato come add. vale Sottoposto
a condizione, Che ha condizioni, conte. d'As-
soluto.
S Ben 0 Sfa condizionóu; Bene 0 Male condi-
zionato, vale Che si trova in buono 0 in cattivo
grado, bene 0 male in ordine, bene 0 mal tenuto.
Oondoirmlse n, p. Addormentarsi. V. Ad-
dormise.
Oondùe v. a. Condurre, Menare, Guidare; e
si dice non meno delle persone che delle bestie,
ed anche delle cose inanimate,
n Condurre, usalo in senso neut. e detto di strada,
vale Far capo, Andare a riuscire.
— ben un affare; Condur bene un affare, vale Re-
carlo a buon fine.
— ben un Iravaggio; Gondar bene un lavorio, vale
248
CON
CON
Lavorarlo con diligenza e maestria, e dicesi per
Io pili di pittura, scoltara, cesellatura, ecc.
rr- l'tBgua; Gondar l'acqaa, vale Farla andare in un
dato luogo per via di fossi, docce, condotti e
i simili.
-^. ùnn-a villa, un appartamento, ecc.; Condurre
una villa, un appartamento e simili, vale Tenerlo
. ,-« fitto.
S Condùise ben o ma; Condursi bene o male, vale
Governarsi lodevolmente, onestamente, o il con-
trario; ed anche Comportarsi, Regolarsi bene o
male in checchessia.
Oondùta. s. f. Condotta: La maniera di go-
vernarsi e di procedere nel vivere; altrim. Con-
tegno.
n Condotta, per Una quantità di bestie da soma,
che vettureggino roba o mercanzìa in alcun luogo
a nolo: Unn-a condùta de mù; Una condotta
di muti.
« — per Trasporto, Nolo, Vettura, cioè La mercede
che si paga pel trasporto di roba o mercanzia.
w — per Quel compromesso tra un dottore di me-
dicina 0 di chirurgia e un Municipio, per cui
il primo si obbliga a curare nelle malattie le genti
d'un circondario, e il secondo si obbliga a una
data responsione in denaro, onde Medico o Chi-
rurgo di condotta, Medico o Chirurgo condotto.
Dicesi anche del Circondario, dove il Medico o
Chirurgo esercita la sua professione.
jffH da cand; Canale: Tubo di latta saldalo alla doc-
; eia, che ne accoglie l'acqua e la conduce sot-
terra V. Grónda.
— deU'cegua; Condotta dell'acqua, lo stesso che
Acquidoccio.
OondLùto s. m. Condotto, Acquedotto, Acqui-
dotto, Acquidoccio: Canale apparente o sotter-
raneo, quello con uno o più ordini di archi, in
terreno ineguale e coperto al disopra, questo at-
traverso montagne o sotto la superficie della terra,
costruito di pietre o di muratura, per condurre
una certa quantità d'acqua da uno all'altro luogo.
m-. di cSniggi; Fogna, Cloaca, Condotto: Condotto
sotterraneo per ricevere e sgorgare acque e im-
mondizie.
Oondùttó s. m. Conduttore: Chi conduce; al-
trim. Conducitore, Condottiere, Guida.
n Conduttore, per Colui che prende ad affitto i
beni altrui.
n — In Fisica dieesi de' Corpi che hanno facoltà
di elettrizzarsi facilmente per comunicazione, e
di tramandare il calore e l'elettricità da una parte
all'altra della loro massa.
— de diligenza ; Conduttore di diligenza : Quello che
l'accompagna nella gita, e sotto la cui vigilanza
0 responsabilità è affidato il trasporto de' viag-
giatori e delle merci; e anche Quello che ac-
compagna e invigila i convogli delle ferrovie.
— (ifl parafùlmine; Conduttore , Corda V. Para-
fùlmine.
— d'ùnn-a trattoria, d'un caffè; Conduttore d'una
trattoria, d'un caffè, si dice Chi prende sopra di
sé quella data azienda, retribuendo al proprietario
un compenso stabilito ecc.
Oònetta. s. f. Coroncina, Corona: Quella filza
di pallottoline bucherate, di varie materie e fogge,
per novero di tanti paternostri e avemmarie da
dirsi a riverenza di Dio e della Madonna; dicesi
ftncb« Rosario.
Oòuettà. s. m. Coronajo : Colui che fa e vende
le corone, e propriam. quelle da dire il rosario.
Oònf^oii s. m. Stendardo: Quella insegna a
foggia di bandiera, che portano innanzi alcuni
Cleri quando vanno in processione, e le Confra-
ternite quando accompagnano qualche cadavere;
altrim. Gonfalone.
% Porta 5 cdnfaón; Tenere il gonfalone, figurai,
vale Primeggiare.
Oònfaoné s. ra. Gonfaloniere: Nome di an-
tica dignità.
Oonfàse n. p. Confarsi, Addirsi, Affarsi, Esser
conveniente, Convenire; ed anche per Corrispon-
dere, Consonare, Accordarsi insieme: Questo co
6 nd se confà co-i atri; Questo colore non si
confà cogli altri.
Oonfted.era,!se V. Còalizzdse.
Oonftederazión s. f. Confederazione, Con-
federamento. Unione, Alleanza, Lega; e per lo
più dicesi di potentati.
Confteri v. n. Conferire: Essere o Stare a con-
ferenza, a colloquio, Abboccarsi,
it Conferire, per Concorrere, Contribuire, Coope-
rare : Tutto conferiva a fàghe perde ò cervello ;
Tutto conferiva a fargli perdere il cervello,
t) — per Dar giovamento, Far prò, Esser utile, ecc.:
L'aia a nò me conferisce; L'aria non mi con-
ferisce.
II — Usato attiv. vale Dar cariche, benefizi, ecc.,
ed anche Accordare grazie, doni, privilegi di
qualunque spezie.
Oonfterma s. f. Conferma, Confermazione,
Confermamento: Il confermare, Corroborazione
di quanto venne detto o fatto.
Oonftermà, v. a. Confermare : Dare nuovi ri-
scontri e più precise circostanze di qualche av-
venimento che si era spacciato per vero ; ed
anche Recare nuove prove, nuove ragioni per
mostrare la verità d'un detto.
« Confermare, per Afforzare maggiormente, RafTer-
mare, Assodare,
it — per Mantenere , Approvare , Tener fermo :
G'han confermóu a sentensa; Gli hanno con-
fermato la sentenza.
« — Parlando di privilegi, cariche e simili, vale
Rinnovarli, Consolidarli.
S Con/'ermdaen.p. Confermarsi: Tener per fermo,
Persuadersi ; ed anche Assodarsi , Raffe rmarsi :
Tutti i giorni me vaddo sempre ciù confer-
mando ne d mcB propoxito; Ogni dì mi vado sem-
pre più confermando nel mio proposito.
Oon-ftermaasiòn s. f. Confermazione, Cre-
sima V. Cresima.
Oonfesciòn s. f. Confessione: Affermazione
di quello di che altri è domandato; Confessamente.
« Confessione, per La dichiarazione de' peccati fatta
dal penitente al suo confessore.
II — per II sacramento della penitenza; ed anche
L'autorità che ha il sacerdote di poter confes-
sare: G'han levóu a confesciòn; Gli fu levata
la confessione.
S Dì ùnn-a cosa in confesciòn; Dir una cosa in
confessione, vale Dirla con patto espresso e con
formale promessa che non sarà rivelata; e cosi
Averla in confessione, vale Non poterla rivelare.
Oonf^scionà/io s. m. Confessionale e Con-
fessionario : Bussola o Casotto, per lo più di legno,
dove i sacerdoti ascoltano le confessioni.
CON
CON
240
Oonfbssà. V. a. Confessare: Affermare ciò dì
che si è richiesto, Noa negare, Concedere.
n Confessare, per Palesare, Manifestare nn segreto,
ovv. Indurre altrui a confessarlo.
» — per Amministrare il sacramento delia peni-
tenza, cioè Stare a udire i peccati altrui per
assolvernelo (ulTìzio proprio de' sacerdoti).
— 6 so debito; Confessare il suo debito, vale Di-
chiararsi debitore.
S Confcssàsó n. p. Confessarsi : Dire a! sacerdote
i suoi falli, perchè ne dia l'asso'nzione.
S Me ghe saeiva confessóu; Io mi sarei confes-
sato da lui, si dice per esprimere d'Essere restato
deluso della buona opinione o aspettativa che si
avea d'alcuna persona.
Oonl^ssò s. m. Confessore, antic. Confesserò :
Colui che confessa, e s' intende il sacerdote che
ascolta i peccati altrui per assolvernelo.
— de mànega larga; Confessore di manica larga.
Confessore che lasciò gli scrupoli allo speziale;
dicesi scherzos. di Confessore facilissimo ad as-
solvere i peccati.
Oonfèto s. m. Confetto V. Confìttùa.
Confette s. m. Confettiere, e nell'uso anche
Confetturiere : Colui che fa e vende i confetti ;
antic. Confetfatore.
Oonfèzo V. n. Crogiolare, Crogiolarsi, Pigliar
il crògiolo, e in fiorent. Crogiolare, Crogiolarsi,
Pigliar il grògiolo: Cuocere adagio, Stagionarsi
a fuoco lento, a calor moderato V. Crocea.
— ùnn-a pers6nn-a; Confettar uno, vale Fargli
smisurate cortesie.
Oonf^zionà. v. a. Fare, Fabbricare, Con-
durre a termine. Dal frane. Confectionner.
Oonfiàse n. p. Confidare, Confidarsi : Aver fi-
ducia, speranza. Credere, Stimare: Me conftu
ch'5 nò gh'andià; Mi confido che non vi andrà.
— in sciùnn-a pers5nn-a; Confidare o Confidarsi
in alcuno, vale Mettere in esso la sna fiducia,
le sue speranze, ecc.
S Gonfia ùnn-a cosa a ùnn-a persdnn-a; Con-
fidare alcunché a taluno, vale Narrarglielo , Rac-
contarlo a lui, ma sotto fede di segretezza.
OonfidensO; s. f. Confidenza, Fede, Fiducia,
Fidanza, Confidanza: Bezéugna avet conf densa
in Dio; Bisogna avere confidenza in Dio.
» Confidenza, per Segretezza o Comunicazione che
si dà 0 si riceve d'un segreto,
n — per Dimestichezza, Famigliarità, Intima ami-
cizia.
S Avei eonfldensa con un; Aver confidenza con
uno, vale Esser suo famigliare, Averci dimesti-
chezza.
S Con confidensa; Con confidenza. Posto avverb.
vale Senza cerimonie, Alla dimestica, Famigliar-
mente; e talora Francamente, Sicuramente, Con
sicurezza.
S £se de confidensa; Esser di confidenza, Aver
la confidenza d'uno V. sopra Aveì confidensa ecc.
S Fd ùnn-a confidensa; Far una confidenza vale
Dire una cosa ad uno con patto che la ritenga
in sé, che non la palesi.
S In confidensa; In confidenza. Posto avverb. vale
In segreto, Segretamente, Mediante confidenza:
0 me l'ha dito in confidensa; Me lo ha detto
in confidenza.
$ Piggidse a confidensa con un ; Prendersi con-
0denz« 0 la confidenza eon uno, vaU Prendersi
la licenza. Fare con esso a sicurtà, Arrischiarsi
di trattarlo troppo alla libera, facendo anche cosa
che gli dispiaccia o Io urti.
Oonfidente s. m. Confidente: Colui di cui
altri si confida. Che gode l'altrui confidenza; ed
anche Amico strettissimo, a cui si confidano i
più segreti pensieri.
Oonfin s. m. Confine, antic. Confina e Confino:
Limite 0 Termine che circoscrive un paese, on
territorio, un podere, una casa, ecc.
S Manda o Mette a-i confin ùnn-a pers5nn-a ;
Mandare o Mettere a' confini uno, vale Sbandirlo,
Esiliarlo.
Oonfinà; v. n. Confinare: Esser contiguo. Con-
terminare, Servir di confine: Néuve a confinn-a
co Piemonte; Novi confina col Piemonte,
n Confinare, usato attiv. e detto di persona, vale
Relegare, Mandar in confine. Mandar a domi-
cilio coatto, cioè Assegnare per castigo un luogo
particolare di domicilio a persona che abbia com-
messo qualche delitto; antic. Terrafinare.
S Confindse n. p. Confinarsi, Rinserrarsi, Rinchiu-
dersi, 0 simile.
C/onfiiia.iite p. pres. Confinante: Che con-
fina, Contiguo, Vicino, Circonvicino, Vicinale,
Adiacente.
« Confinante, usasi anche comunem. a mo' di so-
stantivo: / confinanti San tulli brava gente;
I confinanti erano tutti buona gente.
OonfinÒTL part. pass. Confinato, Relegato: Co-
stretto a dimorare per castigo in luogo partico-
lare; ed usasi anche per similil.: Son sei meixi
ch'ó l'è confinóu in t'ùn letto; Son già sei mesi
ch'è confinato in un letto.
Oonfiscà, V. a. Confiscare: Applicare, Aggia-
dicare al fisco le facoltà d'un privato, e per Io
più de' condannati.
Oonfittùa. s. f. Confetto : Màndorla, pinocchio,
pistacchio, nocciuolo, coriàndolo, aromato o si-
mile, coperto di zucchero sriloppato e cotto.
S Dà i fenSggettì o e eonfittùe all'are; Gettar
le margherite o le perle o la traggea a' porci
V. Aze.
Ooiif<5iide V. a. Confondere : Mescolare insie-
me senza distinzione e senz'ordine.
n Confondere, per Non far distinzione tra diverse
persone o diverse cose, Scambiarle le une colle
altre.
» — Metaf. vale Rendere altrui incapace di ar-
ticolare parole ben ordinate, e turbargli in modo
l'intendimento e le idee ch'esse vengano come
a rimescolarglisi nella testa,
n — per Convincere altrui con tali ragioni da chiu-
dergli la bocca.
— a vista; Confonder gli occhi, vale Turbarne la
facoltà visiva, Renderli meno atti a chiaramente
vedere.
S Confóndise n. p. Confondersi: Restar soprap-
preso, ingombrato nell'animo, e perder la chia-
rezza delle idee in modo che non si sanno dire
parole ordinate ; e talora per Avvilupparsi in fatti
0 in parole, senza trovar modo di ben riuscirne;
- Abbacare, Anfanare, Avvilupparsi.
Ooiift>i*xn.à,se n. p. Conformarsi: Adattarsi
all'altrui volontà, esempio o costume; ed anche
Uniformarsi, Rassegnarsi, Sottomettersi : Confor-
mandome a-i vostri comandi ecc.; Conforman-
d«mi ti vostri comandi ecc.
250
CON
CON
OoiifV>rmita© s. f. Conformila, Conforraezza:
Forma per cui altro è simile, Somiglianza, Cor-
rispondenza : Conformitce de idee, de costùmmi,
ecc.; Conformila d'idee, di costumi, ecc.
« Conformità, per Modo, Maniera: Fcelo ne-a stessa
conformitce; Fatelo nella stessa conformità.
S In conformità!; In conformità. Posto avv. vale
Conforme, In ordine, Per esecuzione.
Oonf^ortà v. a. Confortare, Riconfortare: Al-
leggerire il dolore altrui con ragioni e con pa-
role piacevoli e affettuose, Consolare, Sollevare.
« Confortare, per Ricreare, Ristorare, Refrigerare
V. Arrecuved.
S Confortàse n. p. Confortarsi, Riconfortarsi: Pren-
der conforto, coraggio, Consolarsi, Darsi pace,
Entrare in migliore speranza.
Ooxift>rtatò s. m. Confortatore: Colui che
conforta, ma diconsi piiì particolarmente Quelli
che accompagnano i condannali al supplizio.
Ooiift>rtatòio s. m. Confortatorio, Confor-
teria V. Cappelletta nel 3" significato.
Oonfi>x'tiii s. m. Confortino : Pasta dolce fatta
di farina, mele e spezierie, come cannella, pepe,
zenzero e simili.
OoiifVa<te]:*iiita> s. f. Confraternita o Fra-
ternità: Compagnia, Adunanza, Congregazione di
persone per opere spirituali.
Oonfricaziòn. s. f. Confricazione, Frega-
mento, Strofinamento: 1! fregarsi, Lo strofinarsi
insieme di due corpi solidi.
Oonfìrontà v. a. Confrontare, Raffrontare,
Riscontrare : Paragonare una cosa coH'altra, quasi
mettere una a fronte dell'altra.
Oonfùso p. pass. Confuso, ed usasi in tutti i
signif. del suo verbo V. Confónde.
% Anddsene via confuso; Andarsene grullo grullo
V. Andd via chéutto chéutto nella voce Andà.
S In confuso ; In confuso. Posto avverb. vale Con-
fusamente, Alla confusa. Senz'ordine, Con con-
fusione.
OonnOità V. a. Confutare: Ribattere con sodezza
di risposte le ragioni d'un altro, Abbattere ra-
gionando l'altrui sentenza.
Oonftitaziou s. f. Confutazione, Confuta-
mento: Il confutare.
« Confutazione, per Quella parte d'un discorso ch'è
diretta a rispondere alle opposizioni dell'avver-
sario e a sciogliere le difficoltà.
OonftL-sión s, f. Confusione: Disordine delle
cose per non essere al loro posto ; altrim. Scom-
piglio, Caos, Disordine, ecc.
n Confusione, per Turbamento dell'animo. Smarri-
mento, Sbalordimento, Rossore, Vergogna.
n — per Moltitudine di persone. Folla, Calca,
Turba, Furia di gente.
Oong>é s. m. Congedo, Commiato e Comiato:
Licenza di partirsi data o domandata; e nelle
soldatesche. Facoltà di ritirarsi dalla milizia.
$ Dà 5 cdngé; Dar il congedo , Congedare V.
Congeda.
Oong'ed.a v. a. Congedare, Dar congedo. Dar
commiato , Accommiatare e Accomiatare : Dar
licenza di partire; e nella milizia. Licenziare i
soldati.
Oong-estión s. f. Congestione. T. med. Ac-
cumulazione di sangue o altro liquido in una
parte del corpo.
CTon^ettùa s. f. Congettura, Conghiettura,
Conjettura, e anlic. Conjectura: Indizio di cose
che si pensi passano essere o essere slate, fon-
dato su qualche apparente ragione.
S Fd de congetlùe; Fare o Formar conghietture.
Congetturare V. Congettura.
Oongrettùra v. n. Congetturare, Conghiet-
turare, Conjetturare: Supporre, Argomentare su
fondamenti apparenti, Giudicare per via di con-
getture. Arguire, Trarre argomento, Inclinare a
credere, Supporre.
Ooilg"iùa V. Congiura.
Oong-iuutùa s. f. Congiuntura : Occasione
opportuna di fare, Opportunità.
Oougriu^Lzióu s. f. Congiunzione. T. gramm.
Parte indeclinabile dell'orazione, colla quale si
unisce uno con l'altro membro o una con altra
Sentenza.
Oong-iùra s. f. Congiura, Congiuramento,
Congiurazione: Unione di più persone contro allo
Slato 0 alla persona di chi domina; altrim. Co-
spirazione, Sedizione, Ribellione.
Oong-iiira v. a. Congiurare, Far congiura,
Cospirare : Cospirare con una o più persone contro
lo Stato 0 contro il Principe.
Oou^iratulamento V. Congratùlazidn.
Ooiig-i*atulàse n. p. Congratularsi, Feli-
citarsi: Rallegrarsi con alcuno della sua felicità.
Oong'iratulaziòii s. f. Congratulazione,
Congralulamento, Felicitazione: Complimento che
si fa per dimostrare altrui il piacere che si prova
per la sua felicità.
OongT*eg"à,se V. lìadùndse.
Oong'reg-azìoii s. f. Congregazione, Con-
gregamenlo: Adunanza di persone, e dicesi più
parlicolarm. d'una Compagnia di persone religiose
0 secolari, che vivono sotto una medesima regola
e costituiscono un corpo; anticam. Congreganza,
Congrega.
Il Congregazione, nella Corte romana è Un'adunanza
di cardinali e di prelati per discutere certi af-
fari di Stato e dj Religione.
05n.j^r©"v© CÀJ V. A-a còngreve.
Oouià V. a. Coniare: Improntare le monete o
le medaglie col conio.
Oònig-g-io s. m. Coniglio. T. zoolog. Lepta
cunicuhis. Quadrupede timidissimo, che ha le
orecchie per lo più nude e i piedi più corti di
quelli della lepre comune. Ce n' ha de' selvatici,
i quali son grigi, ed abitano in tane che si sca-
vano come la volpe, e de' domestici, i quali sono
0 neri o bianchi o macchiati. - Conigliera di-
cesi La stanza ove si tengono i conigli.
Oònig'g-io s. m. Fogna, Fogno, Chiavica, Smal-
titoio: Condotto sotterraneo, sotto il selciato delle
vie, per raccoglier e menar fuori dell'abitato le
acque piovane e le immondizie. Si dà anche questo
nome agli Spiragli che lasciansi nel pavimento
delle strade per dar adito al colo delle acque e
delle immondizie.
Ooujùg-a V. a. Coniugare. T. de' gramm. Ri-
durre 0 Recitar per ordine i tempi e le persone
de' verbi.
Ooxi.jùg'azi<Sn s. f. Coniugazione. T. gramm.
Ciascuna delle maniere con cui si. coniugano i
verbi.
Oónlig-a' V. Ligd.
Oonnesoi^n s. f. Connessione, Connessila,
Conneltimento : Congiungimento, Attaccamsoto,
CON
CON
261
e dicesi propriam. di Qnella relazione che hanno
certe cose fra di loro.
Oonnesso p. pass. Connesso. Dal v. Connet-
tere V. Cannèlle.
S Annessi e connessi; Annessi e connessi : Tutte
le cose che p?r necessità vanno unite con quelle
di che si parla.
Ck>iiiiètte V. a. Connettere: Metter insieme,
Congiungere, Attaccare, e per lo più usasi al
figurato, e dicesi delle cose morali o intellettuali.
S N5 cannèlle; Non connettere, dicesi di Chi, per
infermità mentale, o per altre cagioni che lo tur-
bino, non è capace di ragionare ordinatamente;
che anche dicesi Non annodare.
OSnnio V. Ctinnio.
Ooiiiiota.ti s. m. pi. Connotati. Voce dell'uso:
Contrassegni, Segnali, Notizie che servono a de-
terminare l'identità d'una persona, e talora an-
che le sue qualità. Descrizione d'una persona.
Oonosoe v. a. Conoscere, antic. Canoscere,
Conosciere, Cognoscere : Apprendere o per mezzo
de' sensi >o in altro modo coli' intelletto l'essere
delle cose; e nonché delle operazioni dell'intel-
letto, dicesi ancora della maniera con cui i bruii
apprendono la diversità degli oggetti : O can 5
canosce 5 so padrón; Il cane conosce il suo
padrone.
«1 Conoscere, per Distinguere, Discernere: Ghe véii
poco a conosce 5 rammo dall'òu; Ci vuol poco
a conoscere il rame dall'oro.
« — per Riconoscere, Ravvisare, Raffigurare: A'ò
v'aveivo manco conosciùo; Non vi avevo nep-
pur conosciuto.
n — per Essere informato, Avere cognizione di
una cosa : Mi conoscio 5 so stato ; Io conosco il
suo stato.
n — per Aver pratica, perizia od esperienza di
certe cose. Intendersene: Conosce 5 móndo, i
ommi, ecc.; Conoscere il mondo, gli nomini, ecc.
■ — per Avere notizia o esperienza del valore,
delle virili, delle doli d'una persona: Se d co-
noscessan, nò ghe faeivan ò carlevd appréuvo;
Se lo conoscessero, non ne farebbero il trastullo.
« — per Sapere: Conoscio quanto 6 peiza; Co-
nosco quanto egli pesa.
n — per Avvedersi, Accorgersi, Comprendere, Venir
in notizia: Se conoscio che 5 fce pe despeto ecc.;
Se conosco che facciate ciò per dispetto ecc.
» — per Chiamare, Nominare: Tutti 5 conoscian
pe Ménego; Tutti lo conoscouo per Domenico.
S Chi fa l'arte e nò a conosce , i so dinoe di-
ventan mósche V. Arte.
% Conosce a fóndo ùnn-a persónn-a; Conoscere
alcuno addentro o a fondo, Sapere quanto corra
il cavallo d'alcuno, Conoscere alcuno di lunga
mano, vagliono Essere perfettamente informato
dei costumi e delle qualità d'una persona.
»» — all'odo; Conoscere al fiuto o all'alito: Essere
accorto e pronto conoscitore.
» — e so pègoe; Conoscere i suoi polli: Conoscere
la natura d'una data persona, e sapere come bi-
sogna trattarci.
» — l'erba V. sopra Conosce e so pigoe.
% Dd a conosce; Dar a conoscere. Dar a divedere,
3Ioslrare, Far conoscere, Far capace.
% Dòse a canosce; Darsi a conoscere, Farsi co-
noscere, vale Scoprirsi, Manifestarsi; ed anche
Far conoscere la propria abilità.
S E persónn-e se conoscian da-o tratto ; Le per-
sone si conoscono al tratto, cioè Gli alti esterni
palesano l'interno dell'uomo; e scherzosam. Gli
asini si conoscono al basto. A' segnali si cono-
scon le balle.
S Fd conosce; Far conoscere, Dar a conoscere,
Recare a conoscimento, vale Far fare la cono-
scenza d'alcuno, ed anche Dimostrare.
S Fase conosce V. sopra Dàse a conosce.
$ I fràveghi conoscian l'òu; Gli orafi conoscono
l'oro V. Oh.
S Nò conosce a so drita; Non conoscere il suo
prò, il suo diritto, e simili.
§ Nò conosce 6 pan da-e prie; Non conoscere il
pan da' sassi, ì tordi dagli stornelli, i bufali dalle
oche, i fagiani dalle lucertole, il dattero dai fico,
il melo dal pesco, il pruno dal melarancio, l'ac-
querello dal mosto, il vino dall'aceto, e simili,
vagliono Non distinguere da cosa a cosa, Non
discernere il buono dal cattivo e nocivo.
3 Nò se conosce 5 ben che quando 5 «' ha perso;
L'asino non conosce la coda se non quando e' non
l'ha. Prov. esprimente che II bene non si cono-
sce se non quando si è perduto.
S Nò se dd a conosce; Non darsi a conoscere,
Star incognito.
S Ogni òxello conosce 5 so nio ; Ogni eccello
conosce il suo nido.
S Tulli i òxelli nò conoscian a scaggiéua; Tutti
gli uccelli non conoscon il grano. Prov. e vale
che II buono non è sempre da ognun conosciuto.
S Vegni a conosce; Venir a conoscere o a co-
noscenza, vale Venir a notizia.
S Conòscise n. p. Conoscersi: Aver piena cogni-
zione di se stesso.
„ — con un; Conoscersi con uno, vale Aver co-
noscenza 0 amicizia collo stesso; e talvolta Es-
sersi provato, sperimentato con uno in guerra,
giostra 0 simile.
S Èse facile a conòscise; Esser di facile conosci-
tura, vale Esser facile ad essere conosciuto.
8 Se conoscemmo; Ci conosciamo, Conosco i miei
polli.
Oonoscensa s. f. Conoscenza, Cognizione,
Notizia, Contezza: Il conoscere, antic. Canoscenza,
Cognoscenza, Conoscenzia.
n Conoscenza, per Persona che si conosce: 0 l'è
ùnn-a mce antiga conoscensa; È una mìa an-
tica conoscenza.
n — per Famigliarità, Pratica con qualcheduno:
Mi nò g'hò nisciùnn-a conoscensa; Io non ho
con lui nessuna conoscenza.
S Fd conoscensa; Far conoscenza. Imparar a co-
noscere, Far amicizia.
Conoscente s. m. Conoscente: Che conosce,
ma usai da noi per Noto solamente d'amicizia.
Oonoscimento s. m. Conoscimento, Co-
gnizione, Conoscenza ; Il conoscere.
Oonosoitò s. m. Conoscitore: Che conosce,
^ Che s' intende. Che ha pratica, cognizione, espe-
rienza di certe cose.
Oonosciùo p. pass. Conosciuto, Noto, Pub-
. blico. Manifesto, Saputo generalmente V. Conosce.
S Èse conosciùo ciù che a bellonica; Esser più
noto che la mal'erba V. Bellonica.
S Léughi nò conosciùi; Luoghi non conosciuti, vale
Luoghi ignoti, non mai veduti o praticati.
Conquista v. a. Conquistare: Acquisl^ire, Jm-
252
CON
CON
padronìrsi, Far suo; e per solito si dice dello
Acquistare paesi coll'armi, o almeno contrastando
e affaticandosi.
Ooiiquista>t6 s. ni. Conquistatore : Chi con-
quista.
O^nsa» V. AccSnsa.
Gcmseicira, v. a. Consacrare, Consecrare, Con-
sagrare, Consegrare : Far sacro, Render sacro me-
diante le cerimonie da ciò; e non che di persoone,
$; dicesi anche di cose, come chiesa, altare e simili.
if Consacrare per Fare il sacramento dell'altare.
•M — per Volare, Promettere in voto.
f — per Destinare, Dedicare checchessia a qual-
I eheduno: G'han consacróu questo giorno; Gli
hanno consacrato questo giorno.
. « — per Render famoso, immortale colle scritture:
.9 Consacriò 5 vostro nòmme a posterilce ; Con-
.^.T sacrerò il vostro nome alla posterità.
% Consacrdse n. p. Consacrarsi : Dedicarsi, Appli-
carsi, Mettersi di proposito a qualche opera.
Oonsa.cx'a.zi^n. s. f. Consacrazione, Con-
s' secrazione, Consagrazione, Consegrazione: Il con-
? secrare,
-n Consacrazione, per Quell'azione del sacerdote che
fa il sacramento dell'altare per celebrar la messa.
O^nsoeusa^ s. f. Coscienza, antic. Conscienza,
Coscienzia: Quell'interior sentimento che abbiamo
- del bene e del male, da noi liberamente operato.
-^brutta; Coscienza macchiata.
— larga; Coscienza libera e larga.
S Avei a cdnscensa in le carcagne; Aver la co-
-'■'- scienza nelle calcagna. Voce dell'uso, e vale Non
aver coscienza, Non avere scrupoli.
5 Càrego de cGnscensa; Carico di coscienza.
S Dcsearegàse a cònscensa; Discaricarsi la co-
scienza. Levarsi gli scrupoli.
S Fase cBnscensa; Farsi coscienza: Adempire ad
una stretta obbligazione dettata dalla coscienza.
S In mce cònscensa : In coscienza , In buona co-
scienza, Per mia fé, In fede mia. Modo avverb.
che usasi per attestazione di verità.
^ Libertce de cBnscensa; Liberlk di coscienza:
^ Permissione di credere ciascuno ciò che vuole in
materia di religione.
% Ommo de cBnscensa; Uomo di buona coscienza,
vale Uomo retto. Uomo coscienzioso, dabbene.
Oonscidex'à. v. a. Considerare: Attentamente
osservare, Por mente, Ponderare, Riflettere.
» Considerare, per Notare appunto una cosa : Con-
aciderando ó giorno e l'òa ch'B gh'é andceto ecc.;
Considerando il giorno e l'ora che vi andò ecc.
« — per Reputare, Avere in concetto: Mi l'ho
''■' tempre conscideróu pe un galantommo ; lo l'ho
sempre considerato per un galantuomo.
OonsoideiraziÒxi s. f. Considerazione, Ri-
' flessione. Ponderazione: Attenzione nell'osservare,
'^ esaminare 0 ponderare la natura 0 valore di al-
'■ cuna cosa; antic. Consideramento, Consideranza.
» Considerazione, per Istima, Riguardo, Rispetto:
Ommo de conscideraziBn ; Uomo di considerji-
zione.
« — per Importanza, Rilievo, Momento, Peso: Roba
"'de nisciùnn-a consciderazión ; Cose di nessuna
- considerazione.
n — per Circospezione 0 Attenzione nel trattare
colle persone: Sens'avei niseiònn-a conscide-
tatìB» pe-o vexinato; Senz'aver neswna consi-
iderazione pel yicinalo,
S Aveì in conscideraziBn ùnn-a persBnn-a; Aver
in considerazione una persona, vale Averne stima,
Farne conto.
% Fa consciderazión; Far considerazione. Consi-
derare, Ponderare, Riflettere.
% In conscideraziBn de. . . In considerazione di. . .
Posto avverb. vale Per motivo di. In riguardo di.
Oonscimile add. Consimile: Che è quasi si-
mile ad un'altra cosa, che dicesi anche sempli-
cemente Simile.
Oonsoiste v. n. Consistere; Avere il suo fon-
damento, la sua essenza in ciò che si accenna.
Oonsoisteusa. s. f. Consistenza, antic. Con-
sistenzia : Il consistere; e comunem. usasi per
Densità, Sodezza, Spessezza : Panno chi ha molta
conscistensa; Panno che ha molta consistenza.
Oonscisteute p. pres. Consisiente: Che
consiste; e talora come addiettivo per Denso,
Spesso, Solido, Che ha consistenza.
OonsegrS'^ s.m. Consigliere, Consigliero, Con-
siliatore, Consiliario: Colui che dà consiglio; ne!
femm. Consigliera,
n Consigliere, per Nome di dignità 0 ufficio, più 0
meno alto: Conseggé de Stato, Conseggé da Corte
d'appello, Conseggé provinciate, ecc.; Consigliere
di Stato, Consigliere della Corte d'appello, Con-
sigliere provinciale, municipale ecc.
Oonsegr^^^^o s- ^- Consiglietto. Dimin. di
Consiglio: Piccolo consiglio.
« Minor Consiglio : Nome che anticamente davasi
in Genova ad Un numero di 100 nobili, nei
quali si concentrava la suprema autorità del Con-
siglio Grande , da cui venivano estratti a sorte
ogni anno.
Oouse^g-ià. V. a. Consigliare, Dar consiglio,
Dar parere : Proporre altrui alcuna pensata re-
gola da seguitare nel dubbio di dover fare 0 non
fare alcuna cosa.
n Consigliare, usato in senso neut. assol. vale Pro-
porre semplicem.. Suggerire : Mi conseggieivo a
fa questo; Io consiglierei di far ciò.
— ùnn-a cosa; Consigliare una cosa, vale Proporla
perchè si faccia.
§ Lasciàse conseggià; Lasciarsi consigliare, vale
Lasciarsi persuadere. Accettare il consiglio, In-
dursi.
% Conseggiàse n. p. Consigliarsi, Consultare, Con-
sultarsi: Pigliare 0 Domandar consiglio.
n — co spegio; Consigliarsi collo specchio, vale
Specchiarsi.
S E vdrpe se conséggian; Le volpi si consigliano,
ovv. Consiglio di volpi, tribolo di galline, dicesi
in prov. quando si veggono due persone scaltrite
parlare insieme di segreto.
Oonseg-g-io s. m. Consiglio : Discorso 0 De-
liberazione che si fa intorno alle cose incerte e
dubbie, che sono da farsi, il quale con ragione
elegge e risolve il più virtuoso e miglior effetto.
» Consiglio, per Parere 0 Avvertimento che si dà
altrui circa cosa ch'egli abbia da fare 0 da lasciare.
,1 — per Pubblica e solenne adunanza d'uomini che
consigliano ; ed anche II luogo stesso dove si ra-
dunano i Consìgli.
— de Stato; Consiglio di Stato. Dicesi presso varie
nazioni L'eccelso corpo che, formalo di eminenti
personaggi, è incaricato d'assistere il Governo
nelle gravi emergenze amministrative, di elabo-
rare e proporre schemi di lefge.
GO^
CON
253
— d'amministraziòn ; Consiglio d'amministrazione.
T. milit. Quel consiglio d'ufficiali d'uno stesso
corpo, il quale regola e distribuisce il danaro a
vantaggio e conto de' soldati.
— de disciplinn-a ; Consiglio di disciplina. T. mil.
Quello che veglia ne' corpi la stretta osservanza
delle regole della disciplina militare, e ne punisce
i trasgressori.
— de guaera; Consiglio di gnerra. r. mi7i7. Quello
che si raccoglie intorno al principe e presso i
suoi ministri, o nel padiglione maestro del ca-
pitano supremo per consultare e deliberare in-
torno alle cose della guerra.
» — Consiglio militare, e nell'uso anche Consiglio
di guerra. T. milit. Adunanza d'uffizìali d'un
corpo d'esercito, d'una divisione o d'una brigala
per giudicare i delitti commessi da persone mi-
litari, e le azioni contrarie alle leggi militari.
— di ministri; Consiglio di ministri : La radunanza
dei depositari del potere esecutivo, onde prov-
vedere agl'interessi dello Stato.
% Dà un conseggio, Dà per conseggio ; Dar un
consiglio. Dar per consiglio, vagliono Consigliare.
% Dà di conseggi a un matto; Consigliare un
pazzo. Man. proverb. che vale Gittar la fatica.
S Fd, Tegnì o Raduna conseggio; Fare, Tenere
0 Radunar consiglio, vagliono Adunar le persone
che debbono consigliare o consultare.
% Piggià conseggio da ùnn-a personn-a; Pren-
dere 0 Pigliar consiglio da alcuno, vale Consi-
gliarsi, Consultare.
Oonseg-ii^ V. a. Consegnare e Consignare :
Affidare, Dare in guardia e in custodia; e anche
per Dare semplicem.. Rimettere alcuna cosa a uno.
— un sordatto in quarte o in caserma; Conse-
gnare un soldato in quartiere o in caserma, vale
Non lasciarlo uscire dal quartiere o dalla caserma.
Oonseg-na^tàio s. m. Consegnatario. T.
comm. Quello al quale è fatta o deve farsi la
consegna d'una merce, d'una derrata, o d'un va-
lore qualunque.
Oonseg-ui v. a. Conseguire, Assegnire, Con-
seguitare: Ottenere, Acquistar ciò che si do-
manda 0 si desidera.
Oonsenti V. Acconsenti.
Oonseirea s. f. Conserva : Luogo riposto dove
si conservano e si mantengono le cose; dicesi
anche Conserba, ma è voce antiquata,
n Conserva, per L'atto e l'effetto di mettere in
serbo, Conservare.
9 — per Confezione di frutte, di fiori, d'erbe, di
radici d'erbe o simili composte con zucchero:
Conserva de cuxa, de réuze, de viovetta, ecc.;
Conserva di cassia, di rose, di violetta, ecc.
— de manna; Conserva di manna: Confezione di
manna con zucchero e chiara d'uovo.
— de tornate; Conserva di pomidoro, dicesi la
polpa de' pomidoro spremuta e purgata dal seme;
si serba pel tempo dell'inverno per condimento
delle vivande in mancanza di pomidoro freschi.
5 Amia de conserva; Andar di conserva. T. mar.
Andar in compagnia, e dicesi del Numero dei
navigli di più padroni, che navigano insieme a
conservazione l'un dell'altro.
Òonseir^st v. a. Conservare: Tener nel suo
essere, Mantenere, Serbare, Tener in serbo, in
■ guardia, in custodia.
S Qmaervd$e n. p. Conservarsi: Mantenersi in
buono stato. Rimaner nel sao essere. Non de-
teriorare.
S ConservcBve in salute ; State sano, Procnrate di
star sano. Abbiatevi riguardo, e simili. Modo di
saluto.
Oonservatò s. m. Conservatore: Che con-
serva, mantiene, difende; altrim. Conservadore.
n Conservatore, per Nome d'un Magistrato che an-
ticam. davasi in alcune repubbliche.
— do ipoteche, de gabelle, ecc.; Conservatore delle
ipoteche, delle gabelle, ecc., dicesi Quel pubblico
ufficiale 0 magistrato stabilito per la conserva-
zione di tali rami di pubblica amministrazione,
che cura la riscossione dei diritti dipendenti, e
decide le controversie ad essi relative.
Conservatolo s. m. Conservatorio : Nome
dato a Certi stabilimenti d'istruzione, d'educa-
zione e di beneficenza ; dicesi quindi Conserva-
torio di ciechi, di sordo- muti, d'allievi di canto,
d'arti e mestieri, ecc.; altrim. Gineceo.
Conseirvoei dio ma; Conservatori del
Mare. Così chiamavasi Un antico Magistrato della
Repubblica di Genova, creato nel 1604, che avea
l'incarico di sorvegliare a tutto ciò che riguar-
dava il porto.
Conservòu. p. pass. Conservato V. Conserva.
S Pittila, Medaggia, ecc. ben conserva; Pittura,
Medaglia, ecc. ben conservata, dicono gli Anti-
quari allorché tali cose sono ancora in buon es-
sere e ritengono tuttavia la loro freschezza.
ConservasBión s. f. Conservazione, Con-
servagione, Conservamento: 11 conservare e l'ef-
fetto di tale azione.
— di ipoteche; Conservazione delle ipoteche: Ufficio
in cui si tiene esatto registro dei debiti che gra-
vitano sopra i beni immobili dei cittadini.
'*OSn.so s. m. Console. Voce del volgo V. Con-
sole nel 3." significato.
Oonsociaasion s. f. Consociazione : Lega ,
Unione, ma dicesì di diverse Società collegate
insieme.
OonsòP s. f. Mensola. Dal frane. Console. Mo-
bile elegante di legno, che serve a reggere lo
specchio.
Oonsolà v. a. Consolare : Alleggerire il dolore
altrui, Dar consolazione, contento, conforto, ecc.
S Consolàse n. p. Consolarsi, Racconsolarsi, RicoB^
fortarsi: Darsi conforto, Pigliar consolazione.
» — con un; Consolarsi con uno : Rallegrarsi con
Ini di qualche prosperità.
Oonsolatò s. ra. Consolatore: Che consola,
Confortatore.
Oonsolazion. s. f. Consolazione, Consola-
mento, antic. Consolanza, Consolare, Consólo:
li consolare. Contento, Refrigerio, Conforto, Sod^
disfazione. Soddisfacimento, Appagazione d'animo,
n Consolazione, per la persona, dalla quale si ha
consolazione : O l'è a mce consolaziòn ; É la
mia consolazione.
% Dà a consolaziòn; Dar la consolazione. Con-
solare; ed anche Dar piacere.
Oonsole s. m. Cònsole e Consolo: Agente o
Delegato che il sovrano d'una nazione mantiene
in paese straniero, e principalmente nelle piazze
di commercio, per invigilare alla conservazione
dei diritti e privilegi de' suoi concittadini, non-
ché per adempiere a loro riguardo certe funzioni
amministrative e giudiziarie.
254
CON
CON
»i ConsoFe, per Capo d'alcuna Accademia,
n — pei Capo 0 Capi d'alcune arti o maestranze,
e di corporazioni di facchini, barcaiuoli , ecc.
— de marinn-a; Console di marina: Uffiziale del-
l'amminislrazione della marina incaricato di tulio
ciò che ha relazione ai servizio di mare, sia per
la navigazione, sia per la costruzione de' basti-
menti, pel loro armo ed equipaggiamento, pel
commercio marillimo, per la pesca, ecc. ecc.
Oousolidà. V. a. Consolidare: Render solido,
Assodare.
$ Consolidàse n. p. Consolidarsi: Divenir solido,
Assodarsi.
Ooiisolid.a.2si5u. s. f. Consolidazione, Con-
solidamento: L'atto e l'effetto del consolidare,
OomsoriLa; v. n. Consonare, e men correttam.
Consuonare: Propriam. Concordarsi il suono del-
^^' runa voce all'altra; figurai. Confarsi, Corrispondere.
-i- ùnn-a cosa a un; Consonare una cosa ad uno,
vale Restarne persuaso. Piacergli.
Onusta, v. imp. Constare : Apparire, Esser noto,
manifesto.
G&xxstsLteL v. a. Dimostrare, Accertare, Com-
provare, e nell'uso anche Constatare: Far con-
stare d'alcuna cosa. Render manifesto, evidente
checchessia.
Oousixltà/ v. a. Consultare: Ricercar uno del
• • suo parere o consiglio; e parlando di libri o
*■ codici. Esaminarne la lezione o studiarli comec-
chessia per trovar appoggio a qualche opinione
0 risoluzione di qualche dubbio.
S ConsùUdse n. p. Consultare, Consultarsi, Consi-
gliarsi: Far consulla. Discorrere, Esaminare qual
partilo si abbia a prendere nelle cose dubbie.
Oonsùlto s. m. Consulto: 11 parere legale
emesso da uomo di legge; ed anche Scrittura o
-^Consiglio dell'avvocato a favore del cliente.
m Consulto, per 11 parere che dà il medico ad un
« ammalato che va a consultarlo; Consulta, Con-
■ sultazione.
» — per La riunione de' medici chiamali ai letlo
• dell'ammalalo per deliberare sopra la malattia;
'■e talora anche II deliberamenlo scritto di questa
malatlia.
Gortsùltò s. m. Consultore e Consultatore: Che
consulla. Che dà consiglio.
n Consultore, per Titolo d'uomo che ha pubblico
incarico.
Oonsùmà V. a. Consumare, pjetic. Consù-
niere: Toglier l'essere, Distruggere, Dar fondo,
Ridurre al niente, Annientare.
n Consumare, per Logorare checchessia per uso
' ' troppo lungo e frequente.
♦»' — per Spendere, Dar fondo, Scialacquare, Man-
dar a male. Dissipare, e dicesi delle sostanze.
« — Melaf. vale Tormentare, Affliggere, Dar am-
bascia.
» — Usalo in senso neut. vale Decrescere, Sce-
marsi, Venir in declinazione, Abbassarsi, Calare;
■ e parlando di liquidi, dicesi Quando essi dimi-
nuiscono per soverchia bollitura.
— o poco per vòlta; Fare a miccino. Consumare
a poco per volta, Usar risparmio.
'^ C5mme a giassa a-o so; Consumare come il
•' ghiaccio al sole, o come il sai nell'acqua, vale
Andarsi distruggendo dell'intullo; e parlando di
persone. Struggersi , Dimagrare, Intisichire, An-
darsene pel buco dell'acquaio.
— 5 matrimonio; Consumare il matrimonio.
— 0 tempo; Consumare il tempo, vale Spenderlo,
Impiegarlo, Occuparlo.
S Consùmdse n. p. Consumarsi, Venir meno. Sce-
marsi, Disfarsi, Dislemprarsi ; e melaf. Struggersi,
Dimagrare, Intisichire.
« — tutto; Consumar l'asta e il torchio: Dissi-
pare, Dar fondo ad ogni sua facoltà.
Oonsùma^tò s. m. Consumatore: Che con-
suma; ma dicesi per lo più di Chi consuma cose
da bere e da mangiare.
Oonsùma^zion s. f. Consumazione, Consn-
mamento, Consumo, Consunzione, anlic. Consuma,
Consumanza; Diminuzione, Scemamento.
" Consumazione, per Fine, Disfacimento, Dissipa-
mento, Distruzione, Annientamento; e nell'uso
Il disirursi una cosa o per uso o per vetustà.
— dò matrimonio ; Consumazione del matrimonio.
— do móndo; Consumazione del mondo: La fine
del mondo.
— di secoli; Consumazione de' secoli: Tutta la du-
rala del tempo sino alla sua fine.
Oonsùmmo s. m. Consumo, Consumamenlo,
Consumazione, Scemamento, Calo : Diminuzione
di peso delle mercanzie o di q^ialunque altra cosa.
n Consumo, per Ciò che si consuma in una data
cosa.
ti Mignatta, Seccafistole, Mosca culaia, dicesì figurai,
di Persona grandemente noiosa, importuna.
S Andò, in consumino; Andarsene in consumo,
Consumarsi; e dicesi tanto delle persone che
delle cose.
% A-o consùmmo; A calo , Al consumo V. A-o
consùmmo.
S Dazio consùmmo; Dazio di consumo: Quello
che è imposto sulla consumazione delle cose, spe-
cialmente villuarie, determinale dalla legge.
S Piggid a-o consùmmo ùnn-a persdnn-a ; Con-
sumar uno V. A-o consùmmo.
Oousùmiuóii fAndd in); Andar in con-
sumo, Andar in dileguo, Dar in consunzione
V. Andd.
Oonsùmmòu. pari. Consumato : Usasi in latti
i signif. del v. Consumare V. Consùmd.
% Broddo consùmmóu; Consumalo V. Broddo.
S Ommo consùmmóu ne-o stùdio; Uomo consu-
malo nello studio, vale Uomo di molto studio.
OousùuziGu s. f. Consunzione, Consumazione,
Estenuazione: Decrescimento lento e progressivo
delle forze e del volume di tutte le parli molli
del corpo, che è comunem. mantenuto da qual-
che malattia cronica.
Oòntà V. a. Conlare, Numerare, Noverare, An-
noverare: Raccorre unità. Dar la serie, il nu-
mero di più grandezze, d'oggetti, d'individui, ecc.
ti Contare, per Pagare: G'hò cdntòu i so dina;
Gli ho contati i suoi danari.
ji — per Valutare, Dar prezzo : Quanto cdntce e
terrinn-e? Quanto contale le zuppiere?
n — per Far conto. Stimare, Riputare : 0 n5 me
cónta per ninte; Non mi conta per nulla.
»> — per Narrare, Raccontare, Dire : Cóntceme un
pd camme a l'è andceta ? Coniatemi un po' come
andò la cosa?
11 — Usato in senso neut. vale Aver credilo, au-
torità, Importare, Esser in conto: 0 l'è per-
sSnn-a chi cónta; E persona che conta.
» — per Disegnare, Disporre, Stabilire: Quando
COK
CON
255
contee d'andà a Firerue? Quando conlate di
andar a Firenze?
— cdniìne 5 sbiro a goffo; Contare quanto il due
a briscola, vale Coniar poco o nulla, e dicesi
di Chi in casa propria o anche in un pubblico
ufficio non ha autorità veruna.
— (le balle, de micce, de mincionaje, de vesce
V. Balla.
— I drappi a bùgaixe ; Riscontrare o Annoverare
i panni; il che fessi alla presenza della lavan-
daia quando li riceve o li riporta.
— 1 ciicti de pcrsònn-e ; Sbrodeltare, Sfringuellare,
Spettegolare: Manifestare indiscretamente i fatti
altrui, come fan le pettegole.
— in sciùnn-a persónn-a; Contare o Far conto sa
duno, Far disegno. Far assegnamento sopra al-
cuno: Collocar la sua fiducia in lui, Farne ca-
pitale.
— in sciùnn-a cosa; Confidare, Far fondamento,
Credere, Sperare.
— tiitlo; Svesciare, Rinvesciare: Ridire tutto ciò
che si sa o si sospetta, ancorché si debba tener
segreto.
S Chi nò ne fa, nò ne conta; Chi ne ferra, ne
inchioda. Prov. che significa Chiunque fa, può
errare.
S Confale grosse; Lanciar campanili o cantoni in
aria: Spacciar cose e frottole non verisimili o
impossibili.
S A'ò cónta; Non monta, Non imporla, Non serve.
8 Nò cónta ciù in sciùnn-a cosa; Far una cosa
andata, Averla per perduta.
S Nò savei conta trce bari in sciùn aze ; Non
saper accozzar tre pallottole in un bacino V. Bari.
% Roba da contùse a-o féugo; Cose da contare o
da dire a vegghia, cioè Vane, Senza sostanza,
Inverisimili.
$ Cónta cónta; Impinza impinza, dicesi ironicam.
ad uno, cui, mentre narra qualche fiaba, si mo-
stra di non prestargli fede veruna.
Ooiita,lba.lle s. m. Sballone, Bubbolone, Ca-
rotaio, Carotiere, Favolajo, Favolone, Cianciven-
dolo, Sbracione, ecc.: Narrator di fiabe, Che dà
ad intendere cose che non son vere.
Ooiita.l>ilitse s. f. Computisteria, e nell'uso
Contabilità: L'arte di tener i conti.
Oonta^cLin s. m. Contadino, dicesi ordinariam.
da noi Colui che lavora la terra V. Paizan.
Oouta/g-g-ià, V. a. Appestare, Ammorbare V.
Accontaggià.
Ooiita>g-g-io s. m. Contagio, Contagione,poetic.
Contage: .Male attaccaticcio, e dicesi segnatamente
della peste.
% Contaggio; Fistolo, Nabisso, dicesi figurai, a Quel
fanciullo che mai non si ferma e sempre pro-
cura di far qualche male; ed anche a Giovane
insolente, che guasta e chiappa.
Oonta.g'g'ioso add. Contagioso, Appiccatic-
cio, Attaccaticcio: Epiteto dato alle malattie su-
scettibili di comunicarsi per contatto, o di essere
trasmesse per mezzo di corpi intermediari.
Oo]ita<iiiicce V. Contaballe.
Ooilta;iiii]lcioiiaje V. Contaballe.
Contatto s. m. Contatto: Stato di due corpi
che si toccano.
S A conlatto; A contallo. Posto avverb. vale In
maniera che una cosa tocchi l'altra immediata-
mente.
S Mette a contatto òn con un atro ; Metter nno
a contatto con altro, figur. vale Jletterlo in cor-
relazione, in corrispondenza con un altro.
Oontavesce V. Contaballe.
Oonteg-ni v. a. Contenere, Capire, Racchia-
dere dentro di sé. Comprendere in un determi-
nato spazio.
«I Contenere, sì dice altresì delle diverse materie
corroborate ne' misti; ed anche delle materie dot-
trinali ed erudite che son comprese in nn libro,
in un trattato, in un discorso o simile.
S Contegnise n. p. Contenersi, Comprendersi, Rac-
chiudersi, Esser compreso,
n Contenersi, per Reprimersi, Raffrenarsi, Tempe-
rarsi ; e talvolta Regolarsi, Comportarsi.
Contég-no s. m. Conlegno, antic. Conteni-
mento: Portamento, Attitudine, Apparenza,
t» Contegno, per Portamento altiero e grave, Sus-
siego, Maestà, Gravità, Sostenutezza ; antic, Con-
tegna.
I» — per Condotta, Maniera di governarsi nel vi-
vere, di contenersi in un affare, ecc.
Oouteg-nùo s. m. Contenuto, Contenimento:
Ciò che si contiene in un vaso, in un'opera, in
uno scritto, ecc.
S Da-o contegnùo; Dal contesto.
Oonteiza s. f. Contesa, Contenzione: Il conten-
dere. Contrasto, Alterazione, Quistione, Disputa.
Oontemplà v. a. Contemplare : Affissar la
mente e il pensiero, Considerar attentamente cogli
occhi del corpo e dell'intelletto.
Oontemplatò s. m. Contemplatore: Chi
contempla.
OontemplaziSii s. f. Contemplazione ,
Contemplamento, antic. Contemplanza, Contem-
prazione: Il contemplare. L'atto della mente, con
cui l'uomo s'applica a considerare e a contemplare.
» Contemplazione, per Elevazione della mente a Dio,
Amorosa vista di Dio, come presente all'anima.
S In contemplaziòn de... X contemplazione di. . .
Posto avverb. vale A riguardo di, Per rispetto
di. Per amore di...
S Sta in contemplaziòn; Stare in contemplazione:
Contemplare, Tenere la mente fissa.
Oontentà v. a. Contentare, Accontentare;
Soddisfare, Adempiere l'altrui voglia. Far con-
tento, Render pago. Appagare.
S Contentdse n. p. Contentarsi, per Acconsentire:
Se ve contenta che vadde a Tòrin, ecc.; Se vi
contentale ch'io vada a Torino, ecc.
S Contentdse de poco; Esser di facile contenlalura,
Contentarsi facilmente.
S Ese facile o diffìcile a contentdse; Essere di
facile 0 di difficile contentatura, vale Cputentarsi
facilmente o difficilmente.
S Chi se contenta gode; Chi si conlenia gode.
Dettalo facile ad ogni intelligenza.
§ Nò scpéu contenta tutti; Chi fa la casa in piazza,
0 e' la fa alta o e' la fa bassa. Prov. che signi-
fica Esser cosa difficile il contentar lutti per la
varietà de' caratteri.
Oonteutin s. m. Vantaggino, e nell'uso an-
che Contentino: Un altro poco della cosa pia-
cinta per prolungarne il conlento; e comnnem.
dicesi di Quella giunta che si dà sopra una chic-
chera di cioccolata e simili.
Oouteuto add. Conlento, Soddisfatto, Appa-
gato; e talora Lieto, Allegro.
868
COIt
S Becco contento; Becco contento, Becco agevole
0 cornato V. Becco.
S Ciammàse contento; Chiamarsi contento© per
contento: Dichiarare d'essere soddisfatto.
S Contento mi, contento tutto ò mondo; Contento
io, contento il mondo. Maniera proverbiale.
§ Èse contento d'ùnn-a cosa; Esser o Star contento
a una cosa, vale Contentarsene, Tenersene pago.
5 Nisciùn Ve contento da so sorte; Nessuno è
contento della sua sorte.
Oontestà v. a. Contestare, antic. Contastare:
Contrastare, Contendere, Protestar contro, Opporsi .
Ooiiitesta.ziòu. s. f. Contestazione, anticam.
Contasta, Contasto: Il contestare, Opposizione,
Contrasto.
Oontetto s. m. Contarello, Conticino: Breve
0 piccolo conto.
Oouteuir d^ Sftiz ; Misuratore del gas :
Strum. 0 Cassetta metallica, con cui il volume
del gas è misurato di mano in mano che passa
ad ardersi ne' becchi.
Ooutezzà/ V. n. Conteggiare: Fare i conti.
Oontezzo s. m. Conteggio: L'atto del con-
teggiare; e più spesso il Resultamento di esso
conteggiare.
Oontiuensa; s. f. Continenza: Quella virtù,
per la quale l'uomo contrasta al senso, e supera
l'appetito de' diletti corporei.
« Umerale, e nell'uso anche Continenza: Quel drappo
serico ornalo di trapunti, che gli ecclesiastici pon-
gonsi sulle spalle, e le cui falde dinanzi servono
a coprire il calice o la pisside, o involgere le
mani nel portare l'ostensorio nel sacramento.
Oontinuà v. a. Continuare, Continovare, antic.
Continuvare: Seguitar a fare. Proseguire una cosa
cominciata.
» Continuare, usato in senso neut. vale Non cessare,
Durare: Continua a ciéuve; Continua a piovere.
H — per Venire appresso, di seguito; ed anche per
Andare di continuo a qualche luogo : 0 continua
a anddghe; Contìnua ad andarvi.
Oontinua^tò s. m. Continuatore: Chi conti-
nua, ma comun. si dice di Chi continua un'opera
V. Continuazion nel 2° signif.
Oon.tiuua.zió]i s. f. Continuazione, Conti-
novazione, Continuamento, antic. Continua, Con-
tinuanza: II continuare, L'atto del continuare, e
Il tempo che dura la cosa continuata.
— d'unnn'opera; Continuazione d'un'opera, si chiama
Quella parte di essa continuata a scrivere da altri,
perchè l'autore o è morto, o non ha potuto con-
durla a termine.
Oontiuuo add. Continuo: Che ha continua-
zione, Non interrotto, Perenne.
S A frevc continua a l'ammassa l'ommo ; La
febbre continua ammazza l'uomo. Prov. che figur.
si dice per esprimere che Le continue spese fanno
impoverire.
S A-o continuo; Al continuo o Al continpvo. Del
continuo o Del continovo, Di continuo o Di conti-
novo. Posti avverb. valgono Continuamente, Senza
interruzione, Senza intermissione. Sempre.
Oònto s. m. Conto, Calcolo, Computo, Ragione;
e presso i .Mercatanti II registro delle partite di
danaro da dare o da avere.
— o parte; Conto a parte. Conto separalo.
— averto; Conto acceso. Conto aperto: Il conto non
saldato.
CON
— corrente ; Conto corrente : Quello a cui giornal-
mente s'aggiungono partite, e dicesi propriam.
Il conto de' danari.
— dell'oste; Cartina o Cartina del conto: Il conto
che dà l'oste o simile dopo il trattamento.
— riandò; Conto intiero, giusto.
— saldóu; Conto spento, Conto saldato.
8 A bón conto; A buon conto V. A b6n cónto.
S A conti (ceti; A conti falli. Posto àvverb. vale
Ragguagliata ogni cosa, Pesato il prò e il contro,
In conclusione.
S A conto; A conto V. A cSnto.
% A fin di cSnti; Al far de' conti, Alla fln fine ecc.
V. À fin di cónti.
S A nisciùn cónto; A palio nessuno, In nessun
modo. Modo avverb.
S A tutti i cónti; A marciaforza, ecc. V. A tétti
i cónti.
S Andd a cónto d'un; Andare a conto d'alcuno,
dicesi di traffico, fondaco e simili, e vale Andar
sotto suo nome o a suo prò.
n — o cónto d'un ùnn-a speiza; Andar la spesa
a conto di chicchessia, vale Esser posta a conto
di lui.
n — 0 Non andà ben i cónti; Tornare o non
tornare bene i conti, si dice Quando non vi è,
0 sì, errore nel calcolo.
§ Arrangiò i cónti; Aggiustare i conti, vale Sal-
darli; ed usasi anche figurai, quando evvi alterco
0 quistione tra due persone.
S Arvì un cónto; Accendere o Piantar la partita,
cioè Far debitore o creditore al libro.
§ Arvise un cónto; Accattarsi una briga. Modo
figurato.
§ Avei- di cónti averti; Aver conti accesi. Aver
partite da aggiustare, da saldare e simili, figurai,
vale Aver brighe con qualcheduno. Dover ren-
dere soddisfazione a qualcheduno per cattive azioni
fatte al medesimo.
S Chi fa ó cónto sensa l'oste, bezéugna falò tra
vòlte; Chi fa il conto senza l'oste, gli convien
farlo due volle. Prov. che vale I disegni che si
fanno così da per sé, per lo più non riescono.
g Ciammd a cónti; Chiamare a' conti, Chiamare
a render ragione.
S Ciammd cónto V. sotto Domanda cónto.
§ Dà 0 Riceivo dince a cónto; Dare o Ricevere
denari a conto o a buon conto, vale Dare o Ri-
cevere d'un debito o credito una porzione di
denari per farsela far buona o bonificarla nei
saldo del conto.
% Dà cónto; Dar conto, vale Render ragione.
»i — cónto d'ùnn-a cosa; Dare o Render conto
d'una cosa, vale Dar ragione dell'operato , Render
soddisfazione, e talora -Darne avviso o notizia.
ti — cónto 0 bón cónto da so persónn-a; Dar
conio di sé, Dar buon conto di sé, vale Por-
tarsi come si conviene, da uomo onesto, da bene.
n ó so cònio a ùnn-a persónn-a; Dar ad alcuno
il suo conto, cioè Dargli ciò che gli si dee; e
figurai. Dargli soddisfazione, Trallarlo com'è'
merita, o simili.
% Dince piggiie a cónto; Denari ripresi, cioè De-
nari tolti a prestanza, ovv. a sconto di lavori
da fare.
S Domanda cónto; Domandar conto, vale Chia-
marlo a render ragione, Far render conto o sod-
disfazione, osemplicem. Cercar notizia d'una cosa.
i
CON
CON
857
S Fd conto; Far conto, Conlare, Divisare, Dise-
gnare, Determinare, Stabilire; e talvolta sem-
plicem. Figurarsi, Immaginarsi, Supporre: Fa?
cónto che ghe scgge stceto; Fate conto ch'io vi
sia stalo.
» — 0 Nò fd cónto d'ùnn-a cosa; Fare o Non
far conio d'ana cosa, vale Averla o Non averla
in pregio, in islima.
n — cònio che un 5 cante; Far conto che uno
canti, vale Non curare i suoi delti. Non far caso
delle sue parole.
n — i cónti; Far i conti, vale Conteggiare, Ri-
scontrar le ragioni o le partite.
•I — » cónti con un; Aggiustare i conti con uno
V. sopra Arrangia i cónti nel senso figurato.
w — md i so cónti; Far male i suoi conti, vale
Male immaginare. Pensarla male, Non curar il
suo interesse.
w — 0 cónto sensa l'oste; Far il conto senza l'oste.
Modo provcrb. e figur. e vale Determinare da
sé quello a che dee concorrere ancora la vo-
lontà degli altri V. sopra Chi fa 5 cónto sensa
roste, ecc.
n — un cónto a parte; Far un conto a parte,
cioè Separalo da un altro.
» — ùnn-a cosa a cónto d'un; Far checchessia
a conto d'uno, cioè A suo utile o danno.
3 Fase dd o rende cónto d'ùnn-a cosa; Farsi
render conto o ragione o soddisfazione, e dicesi
ordinariam. di qualche cattiva azione ricevuta
da uno.
S Libbra di cónti; Libro delle ragioni o de' conti.
g Slette in cónto ; Mettere o Porre in conto o a
conto, vale Annoverare tra gli altri conti.
S Non aveì ninte da di in sciò cónto d'ùnn-a
persónn-a; Non aver nulla a dir sul conto d'uno,
cioè A suo riguardo.
S Ommo de lón cónto; Uomo di buon conto, vale
Uomo di buona fede, sincero, leale, onesto.
S Pe cónto mce, Pe cónto tò, Pe cónto so, ecc.; Per
conto mio, tuo, suo, ecc., posti avverb. valgono
Per csgion mia, lua, sua, ecc.
S Persónn-a de cónto ; Persona di conto o da conto,
vale Pregevole, Da farne stima.
S Rende cónto; Render conto: Far vedere l'am-
minislrazìone, talora Render ragione dell'operato,
e talora Dar soddisfazione.
S Salda i cónti; Saldare i conti o le ragioni; ed
usasi anche tìiiurat. V. sopra Aggiusta i cónti.
§ Savei fd de cónto; Saper fare di conto, Saper
fare i conti, Saper conteggiare.
n — fai so cónti; Saper fare il suo conto, fi-
gurai, vale Operar con ogni avvedutezza.
n — ó so cónto; Saper il conio suo, vale Esser
accorto e da non si lasciar ingannare; ed anche
Esser dotto e valente in checchessia.
S Tegni cónto; Tener conto : Prender memoria o
ricordo; ed anche Riflellere, Abbadare, Osser-
vare: Tcgnì cónto de quanto ve diggo; Tenete
conto di quanto vi dico.
M — cónto d'ùnn-a cosa; Tener conto di chec-
chessia, vale Averne cura, riguardo, Conservarlo,
e talora Risparmiarlo: Bezéugna tegni cónto di
dinoe; Bisogna tener conto de' danari.
» — i cónti a ùnn-a persónn-a; Tener i conti
ad uno, vale Essere il suo computista, il conlahile.
S Torna a cónto ; Mettere, Porre, Tornar conto.
Tornar bene, Essere utile o conveniente.
CàMkOOih, iMMoMoHo <}*HOV0tt-Itali<mo.
S Trapaggid pe cónto proprio; Fare per sé. La-
vorare sopra di sé o sopra le sue spalle, Cucir
a suo refe.
Còntòar s. m. Banco : Tavola sopra la quale
i cassieri contano i danari che pagano o riscuo-
tono. Dal frane. Comptoir.
Ooutòr^ice n. p. Contorcersi, Scontorcersi,
dicesi di Quel rivolger di membra, che si fa ta-
lora 0 per dolor che si senta, o per vedere o
avere a fare cose che dispiacciano.
Contorcimeli tos. m. Contorcimento, Con-
torsione: Molo violento che contorce i muscoli
0 le membra d'una persona.
Contorna v. a. Contornare, Conlorniare. T.
de' Piti. Fare i contorni o i dintorni alle pit-
ture; e generalm. dicesi del Fare un contorno
a checchessia; altrim. Dintornare, Intornare.
Il Circondare, Attorniare, Accerchiare: Chiudere
intorno alla larga.
S Coniornàse n. p. Circondarsi, Attorniarsi, Ac-
cerchiarsi.
Contorno s. m. Contorno, Dintorno. T. dei
Piti. Linearaenlo esterno delle figure che si fanno
in disegno; e per similil. dicesi dell'Estremità
in cui si termina intorno intorno ogni altra cosa.
n Contorno, per Lo spazio circonvicino alla cosa
di cui si parla, e dicesi specialm. di paese, e
vale Vicinanze, Dintorni.
Contorsciòn V. Contorcimento.
Contra s. f. Contrada, Via: Strada di luogo
abitato.
ContraTbTbandLé s. m. Contrabbandiere: Que-
gli che fa 0 che è uso a fare contrabbandi, cioè
Che introduce mercanzie proibite e froda le ga-
belle V. Fruoxadó.
Contralblbandista s. m. Contrabbandiere.
T. mar. Si dice de' Bastimenti mercantili, i quali
fanno un commercio clandestino ed illecito di
mercanzie di contrabbando.
Contratolbando s. m. Contrabbando, dicesi
di Checchessia che si faccia contro ai bandi o
alle leggi, ma principalm. dell'introdurre mer-
canzie proibite o il celarle ai gabellieri per non
pagar gabella V. Fraoxo.
S De contrabbando; Di contrabbando. Posto avverb.
vale Furtivamente.
S Fd ùnn-a cosa de contrabbando ; Far checches-
sia di contrabbando o alla macchia, vale Far una
cosa furtivamente, nascosamente.
Contral^itte s. f. pi. Controbitte. T. mar.
Bracciuoli verticali che appoggiano e sostengono
le bilie dal lato verso cui devono fare resistenza.
Un ramo del bracciuolo è fissato al ponte e l'altro
contro la bitta.
Contratolbordo s. m. Contrabbordo. T.
mar. Coperta di tavole, che anticamente facevasi
al vivo d'una nave dalla chiglia sino alle incinte,
e serviva per conservare il bastimenlo.
Contraccang-ia v. a. Contraccambiare,
Ricambiare: Propriam. Cambiare una cosa in-
contro d'un'altra; e com.unem. per Compensare,
Dar contraccambio.
Contraccang-io s. m. Contraccambio e
Contracambio, ma pochissimo usato: Cosa eguale
a quella che si dà o si riceve. Concambio; e
comunem. per Compenso, Compensazione, Ri-
compensa, Rimunerazione eguale o adeguata.
Contraddansa sost. fem. Contraddanza e
17
258
CON
CON
Conlradanza: Specie di bailo fatto in più per-
sone, messe in fila sopra due linee.
OontraddLì v. n. Contraddire e Contradire:
Dir contra o il contrario, Contrariare comunque
sia, Opporsi; anlicam. Contraddicere e Contra-
dicere.
S Contraddise n. p. Contraddirsi e Contradirsi:
Dire il contrario di ciò che si è detto' Cader
in contraddizione.
Oontraddizión s. f. Contraddizione, Con-
traddicenza, Contraddicimento, Contraddetto, Con-
traddetta, voce usala dal Caro, antic. Contrad-
di ttura: L'atto di contraddire, di opporsi al parere,
al ragionamento d'un altro.
S Spirilo de contraddizion; Spirito di contrad-
dizione, dicesi d'Uno che ha per uso di con-
traddire ogni cosa.
Oontra-dormiente s. m. Controdor-
miente. T. mar. Lunghi pezzi di legno, che ri-
girano intorno intorno al vascello, sopra le testate
de' bagli fermate sul dormiente.
Ooiiti*a,e V. a. Contrarre e Contraere: Acquistar
cosa, con aver data cagione d'acquistarla, e in-
tendesi sempre di cose incorporali, come le chia-
mano i Legisti, cioè debiti, diritti, effetti, ecc.
n Contrarre, per Stabilire concordevolmenle, Con-
chiudere un accordo, un trattato, ecc.
— . matrimonio; Contrarre matrimonio, vale Le-
garsi in matrimonio.
Ooxiti:*a.irà v. a. Contraffare: Far come un
altro, Imitarlo per lo più ne' gesti e nel favellare.
M Contraffare, parlandosi di metalli, d'opere d'arte,
di scrittura e simili, vale Falsare, Falsificare.
S Contra/jfdse n. p. Contraffarsi, Trasformarsi, Tra-
visarsi, Trasfigurarsi, Travestirsi.
Oo]itx*a;lF£eto p. pass. Contraffatto V. Con-
tra/jfà.
n Contraffatto, per Brutto, Sformato, Deforme, Sfi-
gurato, Stroppiato della persona.
Go]itx*a<fra<zióii s. f. Contraffazione, Con-
traffatlura, Contraffacimento: L'atto e l'effetto del
contraffare, Imitazione fatta per l'appunto.
Oontira.g'a.lblbiòii; Contraccapione. T.mar.
Legno curvo, che serve di rinforzo al capione,
cui è applicato.
Ooiiti*£iio s. m. Contrario, antic. Contradio :
Ciò che è contrario. Cosa contraria. Cosa op-
posta : 0 fa tétto o contràio de quello che ghe
diggo; Fa tutto il contrario di quanto gli dico.
S A-o contràio; Al contrario. All'opposto, Al ro-
vescio V. A-o contràio.
8 Non aveì nintc in contràio; Non aver nulla
a ridire.
Oontirà^io add. Contrario, antic. Contraro, Con-
trarioso, Conlradio, Contradioso: Propriam. si
dice di Quelle cose che, poste sotto il medesimo
genere, sono in fra di loro in tutto e per tutto
opposte: O freido 5 l'è contràio a-o cado; li
freddo è contrario al caldo,
n Contrario, per Avverso, Sfavorevole, Sinistro:
Emma avùo ó vento contràio; Abbiamo avuto
il vento contrario.
« — per Avversario, Nemico: 0 s'è misso dà
parte contràia; Egli si mise dalla parte con-
traria.
« — per Opposto, Differente: Opinion contràia,
Effetto contràio, ecc.; Opinione contraria. Ef-
fetto contrarlo, ecc.
Ooiitjra>la,iide s. f. piar. Controlande. T.
mar. Gli anelli inferiori delle lande, che s'in-
chiodano a due incinte per rinforzarle.
Ooutx'a.ma.n.tìg'^i s. m. pi. Contramman-
tiglie 0 False mantiglie. T. mar. Corde semplici
che servono a raddoppiare le mantiglie de' bassi
pennoni, pe' tempi burrascosi e pei combattimenti.
Ooiiti*a.iii.eza/iin.-ai> s. f. Conlromezzana.
T. mar. Vela che si spiega all'albero di contro-
mezzana, che è quello sovrapposto all'albero di
mezzana; essa èia minore delle tre gabbie.
Oo]itx*a<iiiùa; s. f. Contromura. T. mar. Fune
che serve di rinforzo alla mura. Chiamansi pure
Contramure o Mure di rovescio quelle di sotto-
vento, ma non è esatto.
Oontrappeizo s. m. Contrappeso : Cosa che
adegua un'altra nel peso, e serve per lo più di
stram, a muover le macchine, sorreggendole che
non precipitino, ma si muovano coi moto che
vuole l'artefice.
Il Contrappeso, per Quell'asta Innga di legno, im-
piombata da ambe le estremità, di cui servonsi
gli acrobati per tenersi in equilibrio allorché bal-
lano e saltellano sul canapo teso.
S Contràppcizi da pèndola; Contrappesi: Quei
piombi avvolti con funicelle alle ruote degli orìuoli
per farli muovere.
Oontrappezà, v. a. Contrappcsare: Adeguare
peso con peso, Equilibrare, Bilanciare.
Ooiiti>a.ppoxiii-e v. a. Contrapporre: Porre
all'incontro. Opporre.
Ooutrappoteusa s. f. Contropotenza. T.
oriuol. Negli orologi da tasca, non però quelli
a cilindro, è Un pezzo fermato con vite alla po-
tenza , e serve d' appoggio a quel pernio della
serpentina che corrisponde al rocchetto di essa.
Ooxxtx*appviiitista> s. m. Contrappuntista:
Che sa il contrappunto.
Oontrappunto s. m. Contrappunto. T. mus.
L'arte del comporre di musica, e La composizione
medesima; detto così dai punti che già si se-
gnavano invece delle note.
Ooutx*airià/ v. a. Contrariare, antic. Contra-
diare: Far contro. Ostare, Opporsi, Intraver-
sarsi; ed anche Contraddire, Dir contro o il
contrario.
Oontrariets© s. f. Contrarietà. Astr. di Con-
trario: Opposizione, Ostacolo, Intoppo, Impedi-
mento, Impaccio, ecc.; ma più comunem. usasi
per Accidente sventurato, Traversia, Peripezia,
Avversità, Infortunio e simili.
Oontrascotta s. f. Controscotta. T. mar.
Scotta supplementare od altra fune che serve di
rinforzo ad altra scotta in tempo di combatti-
mento 0 per ragioni di navigazione.
Ooutirasseg-ua v. a. Contrassegnare: Far
segni, Segnare, Notare a riscontro.
Ooutx'asseg'iio s. m. Contrassegno: Segno
di riscontro ad altro segno ; ma vale per lo più
Semplice segno per riconoscere e distinguere una
cosa da un'altra.
Il Contrassegno, per Pegno, Testimonianza.
Oon.tx*aistxrallos. m. Controstraglio. T. mar.
Straglio di rinforzo, che si usa nelle navi da
guerra.
Ooutjcastà, v. n. Contrastare: Propriam. Star
contro, e vale Opporsi, Ostare, Resistere, Con-
trariare, antic. Contastare.
CON
CON
Ìtó9
H Contrastare, usasi frequentemente per Gareggiare,
Competere, Stare o Porsi a petto, al confronto,
a gara.
— in sciò ninte; Contrastar di nonnulla, Contra-
star da un soldo a dodici denari o dodici pic-
cioli: Contender d'una cosa da niente.
Oon.tx*a.!sta.xn.pà> v. n. Controstampare , di-
cesi da' librai, legatori , ecc. dei Fogli stampali
di fresco, quando macchiano o lasciano i segni
della stampa nelle pagine che sono a contatto.
Ooutx*a.ttài V. a. Contrattare : Trattare di ven-
dere, comprare e simili.
Oontrattempo s. m. Contrattempo. T. di
ballo, della scherma, ecc. Tempo contrario o
dilTerente dell'ordinario,
n Contrattempo, figurai, vale Ostacolo, Inciampo,
Contrarietà, Accidente inopinalo e contrario al
buon esito d'un affare.
Contratto s. m. Contralto: Convenzione,
Patto fra due o più persone disteso per iscritto
giusta la legge, onde nasce l'obbligazione e l'a-
zione de' contraenti. Ce n'ha di pili sorte. Con-
tralto aleatorio o di sorte dicesi quello, in cui
l'equivalente o correspeltivo dipende da un avve-
nimento incerto; Contratto bilaterale o sinallag-
matico, quello, in cui i contraenti si obbligano
reciprocamente gli uni verso degli altri; Con-
tratto oneroso, quello, in cui ciascuna delle
parli si obbliga a dare o fare qualche cosa.
S Fd contralto; Far contratto, vale Stipularlo.
S Serra o contratto; Fermare il contratto, vale
Conchiuderlo.
S Scrittila do contratto; Apoca: Scritta del con-
tratto.
Contravelacei s. m. plur. Controvelacci.
T. mar. Sono le più piccole vele quadre d'una
nave e si spiegano sopra ai velacci, coi quali
hanno comune la forma e la guarnitura.
Oontrav'reg'nx v. n. Contravvenire: Dis-
ubbidire alla legge o Mancare alla propria ob-
bligazione.
Oontravveleno s. m. Contravveleno: Ri-
medio che impedisce l'effetto d'un veleno; altri-
menti Antidoto, Alessifarmaco.
Oontrawentò s. m. Contravventore: Chi
disubbidisce alla legge; Trasgressore, Trasgre-
ditore.
Oontravvenzion s. m. Contravvenzione,
Conlravvenimento, Trasgressione, Disubbidienza;
e in generale dicesi d'Un'azione qualunque con
cui s'infrange una legge, un regolamento o simile.
S Piggid in conlravvenzión ; Córre in contrav-
venzione: Acchiappar uno nell'atto che disubbi-
disce al comando, alla legge, ecc.
Oon.ti*azióii s. m. Contrazione, Contrattura:
Raggrinzamenlo, Riliramenlo, e dicesi ordina-
riam. de' nervi e de' muscoli.
Oontre s. f. plur. Contre. T. mar. Le contre
eran pezzi di grosso cavo attaccati alle bugne delle
basse vele, le quali servivano a rinforzare le mure
e le scotte ed a tenere le bugne accostate alla
murata. Dal loro nome aveva luogo il vecchio
comando: Molla contre, issa bugne! rimpiazzato
poi da quello energico e bellissimo di Smura.
Oontritoux V. n. Contribuire: Concorrere colle
spese, colla fatica, cogli uffizi e simili a chec-
chessia; e per similit. Giovare, Ajutare, Con-
correre al vantaggio di checchessia.
Ooiit]:*i1bvi.zióxiL s. f. Contribuzione : In eco-
nomia politica sotto tal nome si comprendono
Tulli i tributi, imposte, tasse d'ogni maniera, si
dirette che indirette, che una nazione deve pa-
gare al suo Governo.
S Contribuzione, per Ciò che si paga o si sommi-
nistra in tempo di guerra da' paesi invasi dal-
l'inimico per andar salvi dal saccheggio o altro
pregiudizio.
Oontrito add. Contrito: Che ha contrizione,
Compunto, Pentito con dolore de' falli commessi.
Oontriziòn. s. f. Contrizione : Dolore spon-
taneo de' peccati commessi, nato da un principio
d'amor di Dio, con proponimento di non più
commetterli.
S Allo de contrizióni Atto di contrizione: Uno
degli alti della fede cristiana.
% Fé l'atto de contrizión; Far l'atto di contri-
zione. Maniera familiare, e dinota II prepararsi
alla morte che vediamo imminente.
ControTbordo s. m. Controbordo. T. mar.
Bordo opposto a quello che si sta facendo od a
quello di cui si parla navigando di bulina ; con
altri termini è La linea di bulina opposta a quella
che si percorre e sulla quale naviga un'altra nave
0 si va a navigare se stessi dopo aver giralo di
bordo.- Dicesi anche che due navi vanno a contro-
bordo allorché s'incontrano con direzioni opposte.
Ooiitr'obra99Ì s. m. plur. Controbracci. T.
mar. Cavi semplici , che servono a rinforzo dei
bracci de' pennoni bassi in un tempo burrascoso
0 in caso di combattimento.
Oontrotoraggià v. a. Controbracciare. T.
mar. Invertire la posizione de' pennoni da destra
a sinistra mediante i bracci, e che i marinai
sogliono dire Far tiramolla.
Oontrolbrilla s. f. Crontrobriglia. T. mar.
Nome d'una specie di manovra, che serve per
rinforzare il bompresso, ed è di ajuto alla bri-
glia 0 briglie.
Oonti*ocaiscia s. f. Contraccassa : Cassa che
ne circonda un'altra.
— dò reléuio; Sopraccassa : Seconda cassa d' un
orinolo da tasca.
Oon.troclxig'g'ias.f. Confrochiglia. T. mar.
Legni prolungati sulla chiglia esternamente affine
di preservarla nelle investiture.
Oontrocia-ve s. f. Contracchiave: Chiave
falsificata. Che contraffa l'altra.
Controcommisción s. f. Contraccom-
missione : Commissione opposta ad una commis-
sione già data.
Oontrocrosoie s. f. plur. Controcorsìe. T.
marin. Lunghi pezzi di legno posti sotto i bagli
nel verso della lunghezza della nave, specialm.
da una boccaporta all'altra, immorsali negli stessi
per rinforzare la loro unione.
Oontrodéutta s. f. Contraddote, Soprad-
dote e Sopraddota : L'aumento di dote, che fa il
futuro marito od un terzo alla sposa nella co-
stituzione della dote.
Controdjpag-ante s. m. Controdragante.
T. mar. La più alta barra o traverso nel quadro
di poppa, sull'alto della ruota che fa con esso
la figura d'una T. É posta sopra il dragante al-
l'altezza a un dipresso della soglia superiore dei
portelli posteriori.
Ooiltx*odx*Ìto de poppa esterno) Contrar-
260
CON
CON
ruota di poppa esteriore. T. mar. Pezzo di legno
che si unisce alla ruota di poppa per di fuori, e
intorno al quale si muove il timone.
— de pdppa interno ; Contrarruota di poppa inte-
riore. T. mar. Pezzo forte di legno che si unisce
per di dentro alla ruota di poppa.
— de prua; Contrarruota di prua o Contr'asta di
prua. T. mar. È un Pezzo di un solo legno, o
per lo più Un pezzo composto di pili legni curvi,
che si applicano interiorm. alla ruota di prua,
per fortificarla ed unirla saldamente alla chiglia
della nave.
OontroftmdLo do comò; Contraffondo. T.
de' iegnai. Asse orizzontale, dalla quale una cas-
setta (càntia) è separata da un'altra per tutta
l'ampiezza del cassettone (comò). I contraffondi
si pongono aflinchè chi ha accesso ad una delle
cassette, non l'abbia a quella che vi sta di sotto,
benché chiusa a chiave.
Oontrog-enio s. m. Contraggenio, Avver-
sione, Antipatia.
S Fa ùnn-a cosa controgenio; Far checchessia
malvolontieri, di malavoglia V. Controvéuggia.
Oontrollà. v. a. Controllare. Voce dell'uso ,
dal frane. Controler: Riscontrare, Rivedere, Ve-
rificare, Esaminare, Registrare.
Ooiitrollo s. m. Controllo. Voce dell'uso, dal
frane. Contróle: Riscontro, Confronto, Verifica-
zione, Rivista, Registro.
n Controllo, per Pubblico uffizio che esercita una
superiore censura sugli atti degli altri uffizi, ap-
provandoli 0 disapprovandoli, secondo la rego-
larità 0 irregolarità di essi.
Oontrolló s. m. Controllore. Voce d'uso, dal
frane. Controleur: Quello, il cui uffizio partico-
lare è di rivedere i conti e di registrarli.
— generale; Controllore generale: Uno dei prin-
cipali uffiziali dello Stato, incaricato di control-
lare e registrare tutti gli alti che si riferiscono
alle finanze.
OoMLtromarca, s. f. Contrammarca: Seconda
e terza marca sovrapposta a qualche cosa già
marcata prima.
Oontxronx.a/ircia; s. f. Contrammarcia. T.mil.
Marcia opposta a quella già prima incominciata,
voltando le fila da dritta a sinistra, o da sinistra
a dritta.
Oontrordine s. m. Contrordine e Contr'or-
dine : Ordine contrario o Revocazione d'un or-
dine; Conlrammandato, Contralleltera.
Oontropeì s. m. Contrappelo: Pelo al con-
trario. Il verso 0 la piegatura contraria del pelo.
% Dà 5 contropeì a barba; Dare e Fare il con-
trappelo. Radere il contrappelo, si dice del Bar-
biere che, dopo aver raso il pelo, rade il residuo
a rovescio.
Oontroprénva s. f. Controprova : Opera-
zione fatta a rovescio d'un'altra per riscontrare
con questo mezzo s'era fatta a dovere.
» Controprova, presso i Calcografi dicesi La slampa
impressa per mezzo d'un'altra appena tirata, af-
fine di veder meglio i ritocchi che debbono farsi
al rame, giacché la controprova presenta gli og-
getti come sono nel rame medesimo e non ro-
vesciati.
Ooutroirisposta, s. f. Contrarrisposla: Ri-
sposta fatta a una risposta.
Ooutrosoajrpa. s. f. Contrascarpa. T. di
fortif. La scarpa che chiude il fosso, così chia-
mata perchè rimane incontro alla scarpa della
fortezza.
Oontroscig-illà, v. a. Controsigillare. T.
delle Segret. Apporre il controsigillo.
Oontrosoig-illo s. m. Controsigillo: Pic-
col sigillo posto allato a un maggiore.
Controsenso s. m. Controsenso. Voce d'uso.
Senso d'una parola o d'un discorso contrario al
senso naturale.
S A controsenso ; A controsenso. Posto avv. vale
Al contrario, All'opposto.
Oontrospalléa, s. f. Controspalliera : Spal-
liera rimpetto ad un'altra, per lo piiì con un
viale che la tramezza.
Ooiitro"vel©iio V. Contravveleno.
Oontrovéug'g'iai avv. Controvoglia, Con-
trovolontà, Di malavoglia, Malvolentieri, Contro-
stomaco, A malincuore, A malincorpo, Contro la
volontà.
Ooiitx*o"voltig"éiia s. f. Controvoltigliola.
T. mar. É il nome d'un Pezzo di legno rotondo
a foggia di bastone, che fa parte dell'ornamento
dello sperone d'una nave.
Oontùrlbà v. a. Conturbare, Sconturbare, Tur-
bare, Perturbare, Alterare, Commuovere, Metter
in affanno. Inquietare V. Sciata.
S Contùrbàse n. p. Conturbarsi, Sconturbarsi, Tur-
barsi, Perturbarsi, Alterarsi, Commuoversi, In-
quietarsi, ecc.
Oontùrlbamento s. m. Conturbamento,
Conturbazione , Conturbagione , Perturbazione:
, Commovimento d'animo. Agitazione, Inquietudine.
Oontùsso s. m. Gamurra, dimin. Gamurrino:
Specie di veste da donna che cuopre la schiena
e il petto; volgarm. Petturina.
— da néutte; Camiciuola da notte, e più comunem.
con un gallicismo d'uso Corsetto o Corse, dal
frane. Corset: Specie di farsettino larghetto, ac-
collato, con maniche larghe, e che non arriva
oltre i lombi V. Spénser.
Oontùxion s. f. Contusione, Ammaccatura,
Ammaccamento: Lesione delle parti molli del
nostro corpo che risulta da un corpo contundente,
che si fa senza ferita apparente.
Convalescensa s. f. Convalescenza : Prin-
cipio di ricuperamento di sanità, ovv. Stato di
colui che esce da una malattia, e II tempo che
vi scorre onde ricuperare perfettamente la sanità.
Oon."valesc©iit© add. Convalescente: Che
entra in convalescenza, cioè Che è uscito no-
vellamente di malattia.
Oon-validLà v. a. Convalidare : Render valido,
Ratificare, Riconfermare ; e diccsi d'ordinario del
Rimettere in vigore un qualche atto o caduco
0 resosi mancante per qualche lato.
OonvalidaziòM. s. f. Convalidazione. Voce
d'uso: Il convalidare, Conferma, Ratificazione.
Oonveg-nx v. n. Convenire, Concedere, Ac-
cordare, Essere dello stesso sentimento: Con-
vegno che se poeiva fd megio; Convengo che m
si poteva far meglio. ■
n Convenire, per Pattuire, Stabilire: Emmo con-
vegnùo de ecc.; Abbiamo convenuto di ecc.
n — per Essere conveniente, vantaggioso. Tornar
bene. Non si disdire, ed usasi impersonalmente:
Me pà che convegnieiva scrivi ghc due righe;
Farmi ch'e' converrebbe scrivergli due linee.
COT^f
COP
J61
— con un; Convenir con ano, vale Esser del suo
parere.
S Nò convegni; Non convenire, Sconvenire, Di-
sconvenire, Disdire, ed usasi pure impersonal-
mente: Na convcn parla de certo cose; Non
conviene parlar di certe cose.
S Convegnìse n. p. Convenirsi , Accordarsi , Venir
nello slesso sentimenlo, Andar o Restar d'accordo,
w dB prexo; Convenirsi, Aggiustarsi, Accordarsi
del prezzo.
Ooxivég"n.o s. m. Convegno, Convenzione, ecc.
V. Convenziòn.
n Convenienza, Utilità, Vantaggio V. Conveniensa
nel 2» signif.
Oon'vegTJitì.o p. pass. Convenuto, Pattuito,
ecc. Dal v. Convenire V. Convegni,
n Convenuto, usato in forza di sost., dicesi nel
Foro Colui, contro il quale è proposta un'azione
ed è citato in giudizio per dir le sue ragioni.
Oonveniensa s. f. Convenienza, Decoro,
Decenza , Dovere , Ragionevolezza : Se non èa
pe-a conveniensa, me n'andavo; Se non era per
la convenienza, io me n'andava.
« Convenienza, per Utilità, Vantaggio, Giovamento
e simili: A^ó ghe tréuvo a race conveniensa;
Non ci trovo la mia convenienza.
« — Nel num. del più vale Cerimonie, Convenevoli.
Convento s. m. Convento: Luogo ove con-
vivono i frati 0 le monache ; e per li Frati slessi
che vivono in convento.
S Frce Piggia o sta in convento, e Frcs Dà 5
nò ghe sta drento ; Al pigliar si va a nozze, al
pagar si va al mortorio. Maniera prov. di chiaro
signiOcalo.
S 0 convento 5 no passa de ciit; Il convento non
passa altro, si dice Quando alcuno non conten-
tandosi del trattamento, massimamente del cibo
che riceve, si vuol significargli che quella è la
usanza che corre in famiglia, e che se non le
piace, se ne vada.
Oonvenzión s. f. Convenzione, Convegno,
Conventigia, Paltò, Accordo: Concordato fra due
0 più persone.
Oon-venzionale add. Convenzionale: Di
convenzione, Risultante da una convenzione.
Conversa v. n. Conversare: Usare e Trattare
insieme, Star in compagnia ; e talora per Inler-
tenersi.
Conversazión s. f. Conversazione, antic.
Conversanza : Usanza domestica tra amici e per-
sone che si conoscono ed amano per cagioni
oneste, utili e dilettevoli,
ti Conversazione, per La gente stessa unita ohe
conversa insieme, specialm. la sera per onesto
diletto.
S Andd in conversazión ; Andare a conversazione:
Andere nelle case dove si raduna gente per onesto
passatempo.
S Fd coìiversaziòn; Far conversazione, vale In-
tertenersi in alcun luogo a discorrere,
n — conversaziòn co-i morti; Conversare coi
morti, vale ■ Leggere, Studiare.
Conversciòn s. f. Conversione: Mutamento
da mala vita a buona, Il convertirsi.
M Conversione, nella Milizia dicesi Un movimento,
mediante il quale nn dato numero, più o men
grande, di soldati gira.
Ck>ii.T'eriiio s. m. Converso: Quegli cht porta
l'abito della religione nel convento, ed è laico V.
Terziàio.
Convertì v. a. Convertire e Convertere: Tra-
sformare, Trasmutare V. Scangid.
« Convertire, per Far rivolgere la mente dal bene
al male; e per similit. Far mutar pensiero, vo-
lontà, animo. Rimuovere alcuno dalla sua opi-
nione. Dissuadere.
S Convrtise n. p. Convertirsi, Cangiarsi, Tramu-
tarsi; ed anche Rivolgersi dal bene al male, o
da 'ina religione falsa alla vera.
Convince v. a. Convincere: Condurre altrui
per via di ragione o prove evidenti a credere ed
a confessar vera o falsa una cosa,
n Convincere, per Provare altrui il suo delitto.
% Convincise n. p. Convincersi: Rimaner convinto.
Convincente p. pres. Convincente, Con-
vincitivo: Che convince, Allo a convincere.
Convinzion s. f. Convinzione, Convinci-
mento : Il convincere, e più comunem. Il restar
convinto d'una tal cosa.
Convitto s. ra. Convittore ; Che convive con
altri in un collegio, seminario, spedale o simile.
Convive v. n. Convivere : Vivere insieme o in
comune.
Convoca v. a. Convocare: Chiamare, Invitare,
Radunare a parlamento, a consulta e simile.
Convog"lio s. m. Convoglio e Convojo: Ac-
compagnatura che segue checchessia per maggior
sicurezza, o per far onore ad alcuno.
n — Convoglio, trattandosi di spedizioni marittime,
dicesi d'Una compagnia di navi mercantili, scor-
tate da navi da guerra per difenderle da' corsari.
i> — Nelle Ferrovie, dicesi Un numero indetermi-
nato di vagoni carichi di persone o di merci,
tirati da una macchina a vapore; più comunem.
Treno.
— fùnebre; Convoglio funebre; L' accompagnatura
che si fa della salma d'alcuno che abbia ben me-
ritato delle lettere, delle arti, delle scienze o della
patria.
Convolo V. sopra Convoglio.
Convùlsción s. f. Convulsione: Moto contro
l'ordine di natura e involontario de'muscoli, ac-
compagnato da scosse più o meno violente, ca-
gionate da irritazione nervosa.
S Chi patisce de convùlscioin; Convulsionario.
S £se in convùlsción; Esser convulso, Esser preso
da convulsioni.
g Fase vegni e convùlscioin; Fingersi convulso.
Conzunze v. a. Congiungere e Congiugnere:
Mettere e Attaccare insieme una cosa coll'altra.
S Conz'unzise n. p. Congiungersi, Congiugnersi, Ac-
costarsi.
Coopera v. n. Cooperare, e per sino. Coo-
prare: Operar insieme, Giovare, Ajutar coll'opera.
Cooperazión s. f. Cooperazione, Coopera-
mento : Il concorrere all'opera e L'azione di chi
coopera.
Copail»e s. m. Coppaiba, Coppaiva, Copaìva,
Coppau. T- bntan. Copaifera o/ficinalis. Albero
del Brasile, da cui slilla, mediante incisioni fatte
nel tronco, una gomma resina liquida, di color
giallognolo, odorosa, aromatica, amaricante, al-
quanto acre, di virtù slimolante e diuretica, detta
Balsamo del coppaiba o assolutam. Coppau.
Copale add. Coppale e Copale: Aggiunto di una
specie di ragia odorosa, che stilla dà vari alberi
263
COP
COP
del Messico, e serve specialmente a comporre le
migliori vernici.
Oopella s. f. Coppella. T. d'ortf. Piccola coppa
0 vaso che serve a coppellare V. Cópelld.
S Ou 0 Argento de cópella; Oro o Argento di cop-
pella, vale Oro o Argento finissimo.
5 Ou de cópella ; Oro di coppella, dicesi metafor.
a Persona eccellente, perfetta.
Oòpellà V. n. Coppellare. T. d'orif. Separare
dall'oro o dall'argento i metalli stranieri, il che
comunem. si opera da' nostri orefici col riempire
a forza un vaso di terra di cenere d'ossa calci-
nale, macinate e stacciate, lasciandovi nella su-
perficie una specie di concavo, nel quale mellesi
l'oro e l'argento bruito, cioè misto ad altri metalli.
Posto questo vaso in fornello all'azione del fuoco,
quando l'oro e l'argento comincia a lavorare ossia
a liquefarsi , gettarvi sopra da quando a quando
alcune pallottoline di piombo lavoralo. La cop-
pellazione sarà terminata quando l'oro o l'argento
cesserà di lavorare ossia rimarrà fermo.
Oopellazión s. f. Coppellazione. T. d'orif.
L'atto e reffello del coppellare.
Oopia. s. f. Copia : La cosa copiata, cioè quella
che ritrae l'originale.
» Copia, parlando di pitture, sculture e simili, di-
consi Quelle che non si fanno di propria inven-
zione, ma si ricavano dagli originali.
n — per Esemplare, e dicesi di un'opera, libro,
incisione, ecc.: Me san associóu pe trai copie;
Mi associai per Ire copie.
— brutta; Minuta, e nell'uso tose. Copiacela: La
bozza 0 prima stesura d'uno scritto da esser poi
copiata a buono.
S Dà copia; Dar copia, parlando di scritture e simili,
vale Concedere o Permettere che siano copiale.
% Èse a brutta copia d'ùnn-a pers5nn-a; Scim-
miare alcuno malamente. Modo metaf.
S Piggià copia; Pigliar copia, Copiare, Far co-
piare, Trascrivere, Ritrarre.
Oopià, V. a. Copiare: Far copia. Ricavar dal-
l'originale. Far cosa somigliante a cosa fatta.
« Copiare, detto di scritture, vale Trascrivere, Re-
scrivere,
w — Parlandosi di pittori , scultori e simili, dicesi
Quando ei dipingono ecc. non d'invenzione, ma
coll'esempio davanti.
» — Per similit. dicesi di Qualunque imiti sover-
chiamente altrui in detti o in fatti.
% Copidse n. p. Copiarsi, Ripetersi : Ripeter le sue
idee già espresse altra volta; e talora II copiarsi
che fanno reciprocam. gli autori delle opere loro.
Oopialetteire s. m. Copialettere. T. de'merc.
e dell'uso : Registro delle lettere che si scrivono,
e di cui si vuol tener memoria per gl'interessi
occorrenti.
M Copialettere, per Una macchinetta o specie di
torchietto , di cui si fa uso negli scrittoi per im-
primere nel registro la lettera originale scritta
poco tempo prima con inchiostro fatto apposta.
Oopia,tùa. s. f. Copia, Copiatura, anticam. Co-
piamenlo: L'atto del copiare e La cosa copiata.
Oopista s. m. Copista: Colui che fa professione
di copiare musica, codici, carte legali, ecc.; altrim.
Amanuense, ma è voce che ha in sé idea di
dispregio.
» Copiatore , nelle Arti dicesi Colui che non lavora
di propria invenzione, ma coll'originale davanti.
S Cattivo copista; Copislaccio.
Oopisteria s. f. Copisteria. Voce d'uso co-
mune: Ollicina dove si copiano scritture, stampe,
e massimamente carte di musica.
Oóppa s. f. Coppa, Nappo: Vaso d'oro o d'ar-
gento 0 d'altra materia, con bocca spasa senza
piede, per uso di bere; altrim. Tazza, Ciòtola.
I) Bondiòla V. Mondiòla.
— da pùeta; Ciòtola: Coppa di legno, in cui tiensi
il polverino da mettersi sullo scritto fresco, acciò
non si cancelli fregando.
— di (^/nce; Ciòtola, Bacinella, Scodella da denari:
Quella coppa di legno, in cui i banchieri e i mer-
canti tengono i denari V. Vernigò.
— dò calice; Coppa del calice: Quella parte a uso
di coppa, in cui si mesce il vino e l'acqua pel
sacrifizio della Messa.
— do cùggià; Palla del cucchiaio: La parte con-
vessa del cucchiaio per cui si prende il cibo.
§ Còppe; Coppe: Uno dei quattro semi delle carte
da giuocare; dicesi anche Cuori, per esservi di-
pinte forme e figure di cuore.
— de bànse; Coppe, Gusci, Piattelli: Que' due vasi
di rame o d'ottone, or mollo, or poco cupi, in
un de' quali si pone la cosa da pesarsi, e nel-
l'altro il contrappeso.
"S Fa piggià 5 dui de còppe; Dar il puleggio, il
cencio, l'ambio, lo sfratto, Mandar via. Modo b.
S Fceto a còppa; Fatto a coppa, dicesi di Chec-
chessia tiralo a uso di coppa, cioè Concavo dentro
e convesso di fuori.
S 0 l'è ùnn-a còppa d'óu; Egli è una coppa d'oro,
diciamo figurai, di Taluno, quando vogliamo mo-
strare essere in lui o squisitezza o eccellenza,
cioè Persona da non apporgli alcun difetto.
**S P^99^à 6 dui de còppe; Svignarsela, Córsela,
Battersela, Andar via. Fuggire, Darsi alla fuga.
Modo basso.
S Rispónde còppe; Dar una negativa, Risponder
negativamente.
Oòpparéu-za. s. f. Copparosa e Cuperosa. T.
chim. Nome antico che si è dato a diverse specie
di Vetrioli o Solfati metallici, segnatamente a
quelli di zinco, di ferro o di rame. Dicesi Cop-
parosa bianca o Solfato di zinco la combina-
zione d'acido solforico coH'ossido di zinco; Cop-
parosa azzurra o turchina o Solfato di rame,
la combinazione d'acido solforico coH'ossido di
rame; Copparosa verde o Solfalo di ferro, la com-
binazione d'acido solforico coH'ossido di ferro.
OSppetta s. f. Coppella, e or comun. Ciòtola:
Vasetto da bere, di varie fogge, per lo più cor-
pacciuto e senza piede, di tenuta poco più d'un
comun bicchiere. Serve pure ad altri usi.
O^ppettin. s. m. Ciotolina e Ciololino. T.
degli artef. Scudellino che serve a diversi osi.
— da òxelli; Beverino, Bevirolo, Beverello: Vasel-
letto di terra colta per dar da bere agli uccel-
letti nelle gabbie.
— da recchéutti; Scodelli na da ricolte.
— dò calibe; Coppellino del calice: QucHa specie
di vaso staccato, in cui la coppa del calice sembra
esser contenuta.
O^ppettiuu-a s. f. Ciololina, Ciololetta:
Piccola ciòtola.
OCppetto s. m. Ciòtola: Una foggia di sco-
deHina senza orecchie ad u^o di pittori, smalta-
tori ed altri artefici,
COR
COR
263
S Còf petti; Cappelletti. Voce d'oso cornane: Sorta
di pasta da vermicellajo o casalinga , ed è Una
piccola lasagna fatta cupa quasi a foggia di un
piccolo cappello, la quale, lasciata disseccare, cuo-
cesi in acqua, e mangiasi condita col sugo come
le lasagne, tagliolini e simili.
O^ppin s. m. Giumella : Quanto cape nel con-
cavo d'ambedue le mani, per lo più accostate
insieme: Fa còppin; Far giumella.
Oòppo s. m. Scodella: Vaso cupo ad uso di
mettervi dentro varie cose, ma per lo più mi-
nesira con brodo V. Xatta.
* Tégola e Tégolo : Sorta di lavoro di terra cotta
lungo e arcato, che serve per coprire i tetti, ov-
vero anche le sole congianture degli imbrici V.
EmJbrexo.
n Rezzòla. Voce livorn. e term. de'pesc. Specie di
rete quadrata e molto grande , che ha nel sao
mezzo una manica, detta borsa o colpo; disten-
desi orizzontalmente da due barche sul mare, ed
aspettando che vi passino i pesci sopra si solleva.
Si pescano con essa muggini, sgomberi, sàragi,
acciughe, sardelle e altri pesci.
S Da-i còppi in sciù ; Dal tetto in sa. Modo fìgur.
che significa Per tutto ciò che non riguarda la
umana natura, ma che si riferisce a Dio.
O^polin V. Cupolin.
Ooppùo add. Cupo: Aggiunto di vaso o simile
vale Concavo, Profondo.
Ooppùsso s. m. Occipite, Occipizio : La parte
posteriore ed inferiore del cranio; dicesi anche
Coppa, Collottola, Nuca.
S Avet i éuggi in tò coppùsso; Avere gli occhi
nella collottola, vale Veder dappertutto, ed anche
in senso contr. per Non vedere le cose più vistose.
Oópresso s. m. Bompresso, Compresso. Term.
mar. Quell'albero della nave eh' è posalo sulla
ruota di prua, e sporge in fuori d'essa.
Oorag"S"io s. m. Coraggio, Cuore, Ardimento,
Intrepidezza, Valore,
n Coraggio! Usasi talvolta a mo' d'interjez. esor-
tativa, e vale Animo, Su, Suvvia, Via, ecc.
S Fa coraggio ; Far coraggio. Far cuore. Incorag-
giare, Inanimire.
S Fd perde o coraggio ; Scoraggiare, Scorare, Dis-
animare, Sgomentare, Avvilire, Tórre il coraggio.
S Fase coraggio ; Farsi o Pigliar coraggio, Farsi
cuore, Prender animo, Riconfortarsi.
% Perde 5 coraggio; Scoraggiarsi, Avvilirsi, Sbi-
gottirsi, Sgomentarsi, ecc.
Oorag-g-ioso add. Coraggioso, Animoso, Ar-
dilo, Ardimentoso, Intrepido, Valoroso, Bravo:
Che si pone con animo intrepido a malagevoli
imprese.
Oorallo V. Codio.
Oorassa. s. f. Corazza: Armatura del busto fatta
di lama di ferro; allrim. Corsaletto, Usbergo,
Lorica, Lamiera.
Oorassà v. a. Corazzare : Propriam. Armar di
corazza; ma nell'uso moderno usasi comunem.
per Fasciar di piastre d'acciajo una fortezza, un
vascello o simile, perchè resista maggiormente
ai colpi d'artiglieria.
Oox>1>a s. f. Corba, Cesta: Arnese a modo di
gran paniere, di sponde più o meno rilevate, di
forma ordinariam. ritonda, intessuto per lo più
di vimini, salici, vermene di castagno, e simili
meterie;, da tenervi o da portarvi entro robe.
n Corba, per La misura della tenuta di essa corba :
Unn-a corba de pan, de patalte , ecc.; Una
corba di pane, di palate, ecc.
% Aveì ùnn-a corba d'anni; Essere in là cogli
anni o Esser pieno d'anni , vale Averne molli ,
Esser vecchio.
Oor*1>à s. f. Corba: Quanto può contenere una
corba,
n Colpo di corba.
Oorl>elliii s. m. Corbellino. Dimin. di Cor-
bello: Piccolo corbello; altrim. Ceslellino.
Oòr"bello s. m. Corbello : Vaso ritondo tessuto
di strisce di legno col fondo piano; altriro. Cestello.
Oox*'betta s. f. Cestella, Cestola, Cestella: Pie-
cola cesta.
n Fattorino del foro: Chiamasi cosi da noi Quegli
che serve agli avvocati col portare in Tribunale
i libri degli slessi, necessari alla difesa delle liti;
forse così detto perchè anticamente usavano portar
questi libri dentro una piccola corba,
n Usasi anche da noi come voce di disprezzo, e
vale Ignobile, Plebeo, Maleducato e simili.
Oox'bettinn-a. s. f. Corbellino, Cestellina,
Cestoiina : Piccola cestella.
Oortoòn s. m. Corbellone: Acer, di Corbello:
Grossa corba.
Oor*l>otto V. Còffa nel 1" significcto.
Oòrcetto s. m. Gangherello, Cangheretto, Gan-
gherino: Piccolo slrum. di fil di ferro, rame od
ottone, adunco, con due piegature da pie simili
al calcagno delle forbici, che serve per affibbiare
invece di bottone, entrando nella Femminella o
Gangherella (còrcetto femmina).
% Appunta i còrcetti; Aggangherare: Infilare i gan-
gheretli d'un vestilo o d'altro nelle loro femmi-
nelle 0 magliette per tenerlo chiuso; il suo con-
trario è Sgangherare.
Oorda s. f. Corda : Nome generico che si dà a
più fila di canapa o d'altra pianta (talora anche
di metallo o d'altra materia) rattorle insieme in
vario numero, e in lunghezza indeterminata, a
uso di stringere, tirare o reggere checchessia;
dicesi anche Fune, ma questa è per Io più di
canapa, e alquanto grossa.
« Corda, per Un tormento, che anlicam. in tempi
meno civili e più crudeli si dava a' prelesi rei
col tenerli sospesi ad una fune colle braccia le-
gate dietro per cavar loro di bocca la verità;
allrim. Fune, Tortura, Colla.
« — Dagli Archil. e da' Geom. dicesi La linea retta
che va da un tratto all'altro d'un arco.
— da cricca; Corda del saliscendo, dicesi Quella che
sta appiccata al saliscendo per aprir l'uscio da via.
— da saera; Fune della sega.
— da taggia; Fune della carrucola.
— dell'àncoa; Grippia V. Grùppia.
— dS reléuio; Catena: Quella catenella, formata di
piastrelline d'acciajo imperniale le une nelle altre,
che dalla piramide d' un orinolo si scarica sai
tamburo, e finita di scaricarsi lascia inerte l'orinolo
se non è rimontato.
— dò sùnaggin; Corda del campanello: Funicella,
della quale uno de' capi, legalo al campanello e
pendente da una girella, serve a tirare e suo-
nare. Questa parte della corda, quando è pen-
dente dalla parete delle stanze, sia essa tonda o
fatta a nastro, chiamasi Cordone; se fuori della
porla, dicesi Corda.
264
COR
COR
n d5 tamhùo; Fune del tamburo: Cordicella
grossa a un dipresso quanto il dito mignolo, !a
quale passando alternalamente in fori di ciascun
cerchio, con direzione serpeggiante a modo di
affibbiatura di busto o fascetta, tende ad acco-
stare l'uno all'altro i due cerchj, e crescere di
altretlanlo la tensione delle due pelli , che così
diventano, colla percossa, sonanti.
— inctóngid; Corda impiombata, Corda senza capi,
e da'Neologi Corda perpetua o senza fine: Éuna
corda di canapa, e talvolta anche di minugia, i
cui due capi sono riuniti l'uno all'altro per in-
trecciamento , e perciò senza nodi sensibili. Si
adopera per far girare il frullone dell' arrotino
(réna dell' atnmoletta), il filatojo (curio), lo spiedo
(spiddo) ed altre macchine. Alla corda dello spiedo
talvolta si sostituisce una catenella.
S Corde armoniche; Corde, e nell'uso Corde ar-
moniche, diconsi generalm. Quelle fatte di mi-
nugia, di metallo, o di seta ravvolta di metallo.
Se queste corde sono fatte di budella d'agnelli,
di castrati e simili animali , diconsi propriam.
Minuge.
H — da bastimenti; Corde, Canapi, e più comun.
Cavi V. Cavo nel 1° significalo.
n — do collo; Corde del collo, diconsi I due nervi
del collo.
n — d6 panno; Corde del panno: 11 fondo del-
l'ordito; onde quando il panno è logoro ed ha
perduto il pelo si dice Mostrar tutte le corde.
«I — fascia: d'argento; Corde fasciate: Corde per
uso di suonare, di minugia o di seta, coperte di
filo di rame inargentato, e che servono pe' bassi
degli strum. da arco. Le corde fasciate del vio-
lino sono di minugia, quelle delia chitarra, di seta.
% Ballerin da corda; Funambolo: Ballerino da
corda V. Ballerin.
S Chi troppo Via, a corda a se streppa; Chi troppo
tira la corda, la strappa. Prov. e vale che Chi
vuoi troppo alla fine perde tutto.
S Dà a corda; Dar la corda o la fune. Mettere
alla colla. Collare V. sopra Corda nel 2° signif.
w — a corda a-o r elenio; Caricar l'orologio, vale
Rimetterlo su, girando le ruote, sicché abbia la
corda da restituirgli il movimento.
S Daghe da corda; Allungar la fune, metaf. vale
Conceder dilazione. Metter tempo in mezzo.
S Inciòngid ùnn-a corda; Impiombare una corda
T. mar. V. Inciòngid.
S Ligd con da corda; Legar con, fune, Infunare.
S Mostra e corde; Mostrare le corde, dicesi dei
panni e dei vestili quando son logori V. sopra
Corde dò panno.
S Tegni corda; Tenere o Reggere il lazzo. Tener
bordone, vagliono Secondare, Andar d'accordo.
Dire e Fare quel che vien dello o fatto da altri.
S Tid a corda; Tirar la corda, vale Aprir la porta.
Oox*d.a/iie s. m. Cordajo, Cordajolo, Cordaro,
e in Toscana più comunem. Funajo o Funajolo;
quest'ultima voce è meno usata: Colui che fa o
vende le corde. - Chiamasi Minugiajo Colui che
fa le corde di budella ad uso di suonare.
Oofdetta s. f. Cordella, Cordicella, Cordicina
V. Terragninn-a.
Oordià. s. m. Cordiera: Striscia di legno, di
avorio 0 simile, posta nell'estrema superiorità del
manico d'un violino, d'una chitarra, ecc., su eoi
posan Iff eorde.
Oord-iale s. m. Cordiale: Qualunque bevanda
che giovi a confortare il cuore.
Oordialitse s. f. Cordialità: Svisceratezza,
AlTetlo cordiale.
OordLig-g-ià, s. f. Sferzata con fune, Colpo dato
con una corda.
Oordin. s. m. Capestro : Laccio, Fune con cui
s' impiccano gli uomini.
n Cordino in aria. T. di giuoco e de/^ttso ; Quella
soltil corda che al giuoco del pallone, quando
questo si fa tra scelli giuocatori, si stend'? in
alto affine di dividere per metà lo spazio dove
si giuoca ; e fa lo stesso uffizio della linea che
comun. usasi far in terra, detta dai Toscani Cor-
dino a terra, e da noi Fallo V. questa voce. Perchè
il giuocatore non faccia fallo, bisogna che nel
mandare e rimandare il pallone, lo faccia sempre
passare al di sopra di questo cordino: Zùgd a-o
cordin; Fare o Giuocare al cordino in aria.
Oordon. s. m. Cordone : Corda alquanto grossa,
0 piuttosto, secondo luso comune, alquanto men
grossa e più gentile di quella che noi chiamiamo
Corda; suol essere di seta, di filaticcio, di lana,
di cotone, ecc.
n Cordone, Cingolo e Cordiglio : Quella cordicella,
con cui il prete si cinge sopra il càmice.
ti — per Quella funicella piena di nodi, che i frati
di S. Francesco ed altri a loro somiglianza, por-
tano cinta ai fianchi; comunem. detta Cordiglio.
M — per Quello che si adatta alle tende per aprirle
0 chiuderle tirando; e talora anche per tenerle
sollevate, e questa suol terminare in nappa (fiocco).
,1 — per Quello che si appicca alle leve de' cam-
panelli per sonarli tirandolo V. Corda dò sù-
naggin nella voce Corda.
ti — Presso gii Architetti dicesi Quel risalto a modo
di bastone o di corda sportante in fuori, con cui
si adornano e cingono d'ordinario i bastioni e
baluardi, facendolo posare sopra l'estremità della
scarpa de' medesimi.
ti — per Quella linea o Scavazione di terreno fatta
in occasione di sospetto di peste o d'altro, che
si guarda da'soldati, affinchè nessuno la oltrepassi;
che anche dicesi Cordone sanitario.
— da monwa ; Cordone della moneta, dicesi La cir-
conferenza 0 contorno della moneta, quando è
ricinta come d'un cordone.
— da scurrid; Cordone della frusta: Ciò che pende
dal bacchetto e serve a percuotere; è formato di
più fila di spago attorto o di cuojo intrecciato.
— dell'ómbrissallo; Cordone ombeilicale V. Cavo
neir8° significato.
— do can; Guinzaglio, Lassa: Striscia di soatlo,
cordoncino o simile che s'infila in un anello del
collare de' cani per condurli o tenerli legati.
g Cordoin da carossa; Stole. Voce dell'uso fiorenl.
Cigne alle quali si attacca il cacciatore o il ser-
vitore che sta ritto sulla sospesa.
n — de pria ; Cordoni di pietra : Quelle pietre
alquanto rialle che si pongono in testa de' padi-
glioni che si fanno nelle strade troppo ripide,
per rattenitivo de' piedi.
S Gran cordòn ; Gran cordone: Sorta di Titolo
cavalleresco.
Oord-onetto s, m. Cordoncino, Cordoncello,
Cordellina: Piccola corda di refe, seta o simile
materia, intrecciata, per uso per lo più di allac-
ciare le vestimenta.
COR
COR
MS
• Intrecciatura. T. delle ccdzctt. Lavoro di maglie
scavalcate, die forma l'estremo orlo delle staffe,
quando la calza si fa senza pedule.
» Sponderola a forcella. T. legnaj. Sorta di spon-
derola che ha un piccolo ferro col taglio concavo,
cioè rientrante, e serve per fare i bastoncini delle
cornici; nell'uso dicesi anche Cordonetto.
w Pettine da notte V. Pètminn-a.
Oòrezza s. f. Coreggia : Larga striscia di cuojo,
che i contadini, carrettieri e simili sogliono por-
tare affibbiala intorno alla vita a modo di cin-
tola. Se la Coreggia è doppia, e serve come tasca
per mettervi dentro danaro da portar su di sé
in viaggio, dicesi nell'uso Ventriera V. Venlrèa
nel 1° significato.
n Coreggia : Il suono di quel vento che si manda
per le parli di sotto.
n Cigna 0 Cinghia: Quella larga striscia di cuojo,
di cui si servono i portantini e i seggetlieri per
sorreggere e portar con maggior comodo la bus-
sola 0 la lettiga.
S Tià de carezze; Scoreggiare, Coreggiare, Trullare,
e in m. b. Sonar le trombe: Tirar delle coregge.
Córezasà s. f. Cinghiata : Colpo dato con cin-
ghia V. Carezza nel 3» significalo.
Oòrezzetta s. f. Coreggiuola, Coreggina.
Dimin. di Coreggia.
— di càsoin; Codino: Quel pezzo di panno o drappo
che si cuce saldamente alla serra de' calzoni dalla
parte di dietro, e a cui s'attacca la fibbia per
affibbiarli mediante la Coda.
— dò razò da burba; Striscia o Striscia da ap-
pendere: Pezzo di pelle concia e liscia, sul quale
si raddrizza il filo al rasojo.
S Corezzette de scarpe; Cinturini: Quella parte
delle scarpe a cui si attaccano le fibbie per af-
fibbiarle.
Oorezzin s. m. Coreggia, Coreggina : Striscia
di sovaltolo 0 cuojo a guisa di nastro, con che
gli nomini si cingono i lombi per sostenere i
calzoni invece delle bertelle V. Bertella.
— rficasoin; Cinturini: Quella parte de' calzoni curii
che si affibbia sotto al ginocchio, ossia Quelle
due liste di panno, ciascuna delle quali è cucita
al lembo inferiore de' calzoni, e fa finimento ai
medesimi. - Chiamasi Coda del cinturino l'estre-
mità che si prolunga libera e serve ad affibbiare
lo sparalo del ginocchio dopo che si è abbotto-
nato; e Codetta la parte più corta, cioè quella
che sta a rincontro della Coda, e riceve la fibbia.
'*Oórezzóii s. m. Coreggiere, Scoreggione: Chi
ha per uso di tirar coregge. M. b. V. Pe«ez25n.
Ooi>ista> s. m. Corista: Colui che nelle opere
di musica canta ne' cori.
OSrmo s. m. Colmo, Colmatura: La parte che
sopravanza della misura.
— dò tcito; Comìgnolo: Quello spigolo o linea nella
più alta parte del tetto, dove si uniscono due
opposti pendenti.
S Co conno; A colmo o Al colmo. Posto avverb.
vale A misura colma : Ghe n'ho dceto ùnn~a
xaita co còrmo; Gliene ho empiuto una sco-
della al colmo.
OSrmo add. Colmo, Traboccante, Sopràbbon-
dante: Mezùa còrma; Misura colma.
Oornà s. f. Cornata, Cozzata: Colpo di corna.
8 Dàse de cornee; Fare a cozzi. Cozzare: Il per-
caotersi degli animali cornati eolle corna.
Oornà s. ra. Cornio, Corniolo, Corniale, Cor-
naro, Cornaji, Crognòlo, Corgnòlo. T. boi. Cornui
mascula. Pianta appartenente alla famiglia delle
Cornee, la qual si trova e si coltiva ne' giardini
di quasi tutta l'Europa. Il suo legno è durissimo,
assai difficile a rompersi e suscettivo di bella
levigatura. I suoi frulli, detti Cornie o Corniole,
sono grossi come una nocciuola, di color rosso
e di sapore lazzo e afro ; si mangiano e servono
altresì a far composte, eccellenti confetti e liquori,
t» Lentaggine. T. botan. Viburnum tinus. Frutice
sempre verde, appartenente al genere Viburno e
alla famiglia delie Caprifogliacee. É adallo per
far siepi, ed usasi ordinariam. porre dove si uccella
colle ragne. Chiamasi anche Alloro lino, Lauro
lino 0 selvatico, Laurentina, Lagro selvatico, ecc.
Oorn.atoùg'g'ia s. f. Origano, e comunem.
Rogamo 0 Rigamo. T. botan. Origanum vulgare.
Pianta comunissima, e che si coltiva per condi-
mento delle acciughe salale e di alcune insalate.
Il suo odore è penetrante ed aromatico, il sapore
forte e alquanto acre; fiorisce sul principio della
state; altrim. Erba acciuga, Erba da acciughe.
Oorn.ag'g'etta s. f. Corvetto, Corvo de'cam-
panili fior, e pis., Gracchiòla bienlin., Cornac-
chlola vecchiano. T. ornit. Corvus monedula.
Uccello del genere de' Corvi, che annida per Io
più in Lombardia e ne' boschi lungo il Po. Ha
il pileo, l'ali e la coda di color nero cangiante
in violetto o in turchino chiaro; l'occipite, la
cervice e i lati del cgllo di color cenerino serìceo;
il dorso, le scapolari, il sopraccoda e tulle le parti
inferiori di color cenerognolo, leggermente can-
giante in turchino; i piedi neri. Non ama mollo
la carne; cibasi ordinariamente d'inselli, di frutti,
di semi. Nidifica nelle fabbriche elevale ed an-
tiche, e particolarmente nelle torri.
OoT'iiag'g'ia s. f. Cornacchia pis. e fior., Ma-
lacchia fior. T. ornil. Corvus cornix. Uccello del
genere de' Corvi, che ha il becco nero, colla estre-
mità della mascella superiore leggermente adunca;
testa, gola, parte media del gozzo e del petto,
ali e coda di color nero cangiante in violetto e
in porporino ; le penne di tutte le parti del corpo
di color bigio collo stelo nero; i piedi neri. Ni-
difica vicino a' torrenti, sovr'alberi altissimi e ben
fronzuti; comunissimo lungo la Trebbia.
Ooirnetta s. f. Cornicella, Cornicina. Dimin.
di corno.
Il Cornetta: Slrum. musicale da fiato fatto a guisa
di corno, che usavasi nelle truppe, ed a cui si
sostilni la trombetta; oggidì non sì adopera che
assai di rado e quasi esclusivamente da'postiglioni.
ti — per Un insegna pìccola e di forma quadra,
altre volte in uso nella Cavalleria; ed anche Colai
che portava la cornetta.
Il — In term. di Mar. è Una specie di bandiera
divisa in due punte. La Cornetta è il distintivo
dei Caposquadra o del Supremo Comandante della
squadra, e, secondo il luogo dov'è issata, indica
il grado di chi comanda il vascello, sia Ammi-
raglio 0 Contrammiraglio.
8 Batte cornetta; Batter cornetta. T. mar. Si dice
che Una nave batte cornetta d' ammiraglio o
simile, per dire che la cornetta che sventola in
cima all'albero mostra tal grado di chi la comanda.
Ooiruetto s. m. Cornetto, Cornicello, Cornicino.
Dimin. di Corno: Piccolo eorno.
266
COR
* Chiocciolina di mare, e nell'uso comune Nicchio-
lino 0 Nicchietto : Nome generico che abbraccia
tulle le piccole conchiglie formale a guisa di pic-
colo corno, e Ira le quali sia rinchiuso un in-
sello marino.
da puvee; Corno da polvere: Corno enlro cui i
cacciatori solevano lener la polvere V. Fiaschetta.
— da scarpe; Corno da calzare, e nell'uso florenl.
Cornelio: Pezzo di corno incavalo e ricurvo con
cai si calzano le scarpe; dicesi anche Calzatojo
e Calzatoia, ma questi due vocaboli valgono pure
Una striscia di cuojo che serve allo slesso uso
del cornetto.
— da sordi; Cornelio acustico: Strura. in forma
di piccola tromba o corno, che si adopera da chi
ha l'udito ingrossalo, e lo ajuta ad udire i suoni
coH'accoslarne la bocchetta all'orecchio.
fS Cornetti; Cornetti. Voce nostra. Pezzettini di
pasta allorcigliati a modo di piccolissimo corno,
e che da noi usansi per minestra.
Oomiòla. s. f. Corniòla : Selce flna o Specie
d'agata di color rosso sanguigno o carneo pal-
lido 0 gialliccio. Trovasi in alcune rocce in globi
0 palle 0 sotto forma stalaltilica ; è diafana e
prende un bellissimo pulimento.
Oornixe s. f. Cornice: Quell'ornamento di le-
gno 0 di metallo, per lo più di figura quadrata
0 rotonda, che si mette alle tele, tavole ecc. di-
pinte, agli specchi e simili.
Oornixón s. m. Cornice, Cornicione. T. di
archit. ìJìlìmo superior membro della trabeazione,
che sporge in fuori e fa corona alla cima d'un
palazzo, d'una chiesa o d'altro sontuoso edilìzio.
— de stanse; Corona: Quell'orlo rilevato che sporta
in fuori al di sopra delle pareli interne.
Ootuo s. m. Corno, al plur. Corna: Eminenza
conica e dura, che cresce sopra la tesla d'alcuni
animali quadrupedi, ai quali serve d'arme offen-
siva e difensiva.
M Nel nam. del più diconsi anche Quelle delle chioc-
ciole e delle lumache , che da' Naturalisti chia-
mansi Antenne.
— da caccia; Corno o Corno da caccia: Slrum. a
fiato d'ottone assai nolo, che usano i militari nelle
bande; al piar, fa Corni e non Corna.
— de cervo ; Corno di cervo : Sostanza ossea e non
cornea , che si rinnova sul cranio de' cervi. La
raschiatura o rasura di esso, come quello che
racchiude molta gelatina e fosfato di calce, usa-
vasi già in medicina come rimedio; minuzzato
serviva a preparar bevande mucilaginose; calci-
nato 0 privato della gelatina, fa parte del decotto
bianco di Sydenham, ed usasi anche dagli orefici
per pulire l'argento.
— dell'abbondansa ; Cornuccopia, dicesi figurai, per
dinotare Abbondanza di tutte le cose.
— dcll'anchizze o da biscornia; Corno dell'incadlne
0 della bicornia: Ciascuna delle punte dell'incu-
dine 0 della bicornia che si stendono oltre il piano.
— inglcise; Corno inglese od anche Voce umana:
Slrum. musicale da flato simile all'oboe. Il dia-
pason del Corno inglese è una quinta al di sotto
dell'oboe comune; quindi il suono più grave di
questo slrum. è il La; ed è rispetto all'oboe
• quello che la viola è al violino.
S Aveì e come in ta stacca e méttisele in testa;
Aver le corna in seno e mettersele in capo, di-
cesi Quando uoo manifesta i suoi disonori occaltl.
COR
S Caccia e come; Gettar le corna, dicesi de' Cervi
che le mettono ogni anno.
S Chi ha de crave, ha de come; Chi ha capre,
ha corna V. Crava.
$ Fd e come; Far le corna, dicesi Quell'alto della
mano che si fa in dispregio altrui stringendo il
pugno, e allungando il dito indice e il mignolo
a guisa delle corna, che portano in fronte i buoi,
le capre e simili.
S Fd porta e come; Fare o Por le corna o il
cimiero. Far le fusa torte, Far becco, vagliono
Romper la fede al marito.
% Lavata de come; Bravata, Rabbuffo, Gridata,
Rammanzo, Rammanzina, Grattacapo, Lavacapo :
Riprensione che si fa altrui con parole minaccevoli.
S N5 stimma o No vaeì un corno; Non istimare
0 Non valere un corno o un fico. Modo di vi-
lipendere checchessia, e significa Non istimare o
Non valer nulla; e talora Disprezzare o Essere
da disprezzare.
$ 0 no capisce én corno V. Capi.
§ Rompi 0 Scciappà e come a un; Rompere o
Fiaccar le corna ad alcuno, vale Dargli sul capo,
Rompergli il capo.
S Spunta e come; Metter le corna, Corneggiare,
dicesi Quando ad una bestia cornigera cominciaDO
a spuntar le corna.
S Sùnnd 5 corno; Buccinare, Trombettare, Metter
in grido. Bandire o Bandir su pe' canti, figurai,
vale Divulgare e Spargere alcuna cosa ridicen-
dola per tutto.
S Un corno ! Un corno ! Un cavolo ! Voce di sdegno
che rispondesi a seccatore indiscreto in luogo di
altra parola più sconcia.
Oornùo add. Cornuto : Che ha corna, o Che è
distinto a maniera di corno.
S Amò comùo; Rigaligo, Fior cappuccio, Sprone
di cavaliere, ecc. V. Amò comùo.
S Becco comùo V. Becco contento nella voce Becco.
Ooronà, v. a. Coronare, Incoronare V. Incorona.
— l'opera; Coronar l'opera, figurai, vale Perfezio-
nare, Condurre a fine con onore, Dar lodevole
compimento, Dar l'ultima mano ad una cosa.
Ooz*ózLii-a> f. s. Corona: Propriam. L'ornamento
di cui si cingon la testa i re ed altri personaggi illu-
stri in segno d'autorità o d'onore; altrim. Diadema.
H Corona, per Lo re medesimo o imperatore: 0
discorso da Corònn-a; Il discorso della Corona.
n — per 3Iaestà regia. Sovranità ed il Regno stesso:
Erede da Corònn-a; Erede della Corona.
n — per Serto o Ghirlanda di foglie, fiori o simili,
che si porla in capo per ornamento o in segno
d'allegria V. Ghirlanda.
« — per Quell'ornamento , che per ragion de' ti-
toli si pone sopra le armi o insegne.
n — Figurai, dicesi della Gloria che i Martiri acqui-
stano morendo per la Fede; che in questo caso
dicesi Corona del martirio.
n — Per similit. dicesi di Qualunque cosa che
cinge 0 circonda un'altra; e dicesi anche delle
persone che circondan checchessia.
u — per La suprema parte dell'unghie de'cavalli
e altre bestie, che confina coi peli delle gambe.
" — Nella Musica dicesi Un segno, chiamato an-
cora Fermata, il quale si pone sopra o sotlo una
noia 0 pausa per indicare un tempo arbitrario
di fermarsi o di fiorire la nota, ove così piaccia
al cantante o al suonatore.
COR
COR
t67
— de spinn-e; Corona di spine, chiamasi per ec-
cellenza Quella che fu posta in capo a Gesù Cristo.
— de stelle; Corona di stelle: Quella, di cai i pit-
tori cìngono il capo di Maria Vergine.
— de sùnetti; Corona di sonetti , chiamasi cosi Un
dato numero di sonetti composti intorno ad un
medesimo argomento, l'ultimo verso de' quali
deve servir per primo al sonetto seguente, e così
via via sino all'ultimo, il quale finisce col primo
verso del primo sonetto.
— d5 dente; Corona del dente: La sommità o l'orlo
con cui termina il dente.
S Fd cor5nn-a; Far corona, Accerchiare, Circon-
dare.
$ Réna a corònn-a; Ruota a corona, ed anche
assolutam. Corona, chiamasi così dagli oriaolaj
Quella ruota orizzontale, che imbocca nella ser-
pentina, e che annoverasi fra i secondi mobili
dell'orinolo da tasca.
OSrpa V. Cólpa.
Oorpa^coià; s. f. Corpacciata, Scorpacciata, e
nell'uso Gorent. Strippata, Mangiatacela: Abbon-
dante mangiata di checchessia.
S Fd ùnn-a corpaccio; Scorpare, Fare una scor-
pacciata.
Oor*pa.sso s. m. Corpone. Acer, di Corpo: Corpo
grande. - Corpaccio, peggior. di Corpo.
Corpettin s. m. Corpicino, Corpicello, Corpic-
ciuoio. Dimin. e vezzegg. di Corpo: Corpo piccolo.
n Camiciolina, Camiciolino: Piccola camiciuola da
bambino.
Oor*petto s. m. Corpetto V. CamixéitOf Ma-
riolo.
Oox*po s. m. Corpo, al plur. Corpi e anticam.
Corpora: Ogni sostanza materiale dotata di lun-
ghezza, larghezza e profondità.
n Corpo, per La parte corporea dell'animale.
« — Metaf. per Forza e Vigore di certi liquidi:
Viti chi ha dò corpo; Vino che ha corpo.
«I — per Consistenza, Spessezza, e dicesi per Io
più di tessuti.
ti — per La parte principale di alcune cose arli-
ficiaìi, la quale è come la base di tutta l'opera :
0 corpo da lampa, ecc.; Il corpo della làm-
pana, ecc.
n — per Là principale sostanza d'alcuna cosa non
materiale : 0 trovici ne-o corpo da lettera'j Lo
troverete nel corpo della lettera.
M — per Tutta la massa insieme di molte parti
ridotta in una: Corpo de cittce, Corpo de lezzi,
ecc.; Corpo di città. Corpo di leggi, ecc.
» — Nella Milizia, dicesi Ogni Membro dell'eser-
cito che possa star da sé, come un Reggimento,
Un battaglione Tutta la milizia degli arti-
glieri, tutti i soldati di fanteria, della cavalleria,
tutti gli uffiziali 0 i sott'uffiziali d'un reggim. ecc.
« — per Società o Compagnia di persone riunite
insieme: Gh'èa 5 Magistrato in corpo; C'era
il Magistrato in corpo.
— a corpo; A corpo a corpo, Corpo a corpo. Posto
avverb. vale A solo a solo. Testa a testa, e ado-
prasi coi v. Combattere, Battersi e simili.
— d'arma ; Corpo d'esercito : Un numero di divi-
sioni unite insieme, che formano un esercito.
— da camixa; Corpo o Vita della camicia: Tutta
la camicia tranne le maniche e la goletta.
— de guardia; Corpo di guardia: Un numero de-
terminato di soldati che fa la guardia, e il Lnogo
stesso ove qnesti soldati hanno stanza per fare
la loro fazione.
— diplomatico; Corpo diplomatico: La riunione di
tutti i ministri esteri accreditati presso una data
Corte.
— dS carattere; Corpo del carattere. T. degli stamp.
La grossezza del carattere compresa fra quelle due
facce del quadro, che corrispondono una al ver-
tice e Taltra alla base della lettera alfabetica.
— dS delitto ; Corpo del delitto : La cosa, il luogo
le circostanze, ecc., con cui è stato commesso an
delitto.
— franco; Corpo franco. Dicesi nella Milizia Un
reggimento, al quale si mandano i cattivi e in-
disciplinati soldati, che non hanno fatto buona
prova ne' reggimenti, essendole leggi di questo
Corpo severissime.
— legislativo; Corpo legislativo, dicesi in generale
Tutta l'assemblea nella quale risiede il potere di
formar le leggi d'uno Stato.
— morto; Corpo morto, vale Cadavere.
— santo; Corpo santo, vale II corpo d'un santo.
S Andà de corpo; Andar di corpo V. Andd.
S Aveì 5 corpo V. Aveì a diarrea nella v. Avel.
S ^veì d santo in corpo ; Aver il santo in f orpo
V. Aveì.
S Mette 5 corpo; Muovere o Smuovere il corpo,
dicesi del Far cacare, Indurre menagionc o fiosso,
cioè soccorrenza di corpo.
C5rpo V. Cólpo in tutti i suoi significati.
Corporale s. m. Corporale : Quel pannicello
di lino bianco, sul quale posa il prete l'ostia con*
sacrata nel dir Messa,
n Corporale, usato in forza d'addiett., vale Appar-
tenente al corpo: Penn-a corporale, Bezéugni
corporali, ecc.; Pena corporale, Bisogni corpo-
rali, ecc.
Oorporatùa, s. f. Corporatura: Tutto il com-
posto del corpo.
Oorporaziòu s. f. Corporazione. Voce d'uso
comune: Compagnia instituitn con facoltà di chi
governa, e formata di più persone, le quali vi-
vono sotto una regola o reggimento comune, in
quanto riguarda la loro professione.
S Corporazioin religiose; Corporazioni religiose:
Le comunità di frati o di monache, che vivono
ciascuna sotto una separata regola.
Oorpùo add. Corpacciuto, Corputo, Corpolento,
Corpulento: Grosso di corpo. Di gran corpo.
Oorpusdomini ; Corpo del Signore: La fe>
sta che si celebra in memoria dell'istituzione del
SS. Sacramento dell'altare dodici giorni dopo la
Pentecoste.
Oorré s. m. Corriere e Cornerò, antic. Cor-
rere, Correrò: Colui che correndo la posta porla
i pubblici dispacci e le lettere de' privati,
ti Correnti. T. mutai. Quei legni che nel formare
i ponti per le fabbriche, si mettono per lo lungo;
quelli che mettonsi per traverso e sportano in
fuori, diconsi Passanti.
Oorréa s. f. Corriera: Legno qualunque sia, si
di mare che di terra, che porla i dispacci e gli
avvisi.
Oorred-à, v. a. Corredare, Adornare, Arricchire,
Guarnire.
Corredo s. ra. Corredo, dicesi comunem. delle
Masserizie, abiti, biancheria e tutto ciò che si dà
ad una faocialla quando si marita o si fa monaca.
968
COR
COR
- Corredino suol dirsi in Tose, di Tolte le bian-
cherie e roba ad uso de' bambini nati di fresco.
Oorrelazión s. f. Correlazione: Relazione,
Attinenza reciproca, li reciproco riferirsi d'una
cosa ad un'altra.
Oorrente s. f. Corrente : Movimento progres-
sivo che ha il mare in varii luoghi, il quale può
accelerare o ritardare la velocità della nave, se-
condo che la direzione è quella stesso della nave,
oppure è contraria o di traverso; e si dice anche
dell'Acqua che corre e si muove secondo una di-
rezione determinata, in fiume, canale, lago, ecc.
« Corrente, metafor. usasi per Opinione o Usanza
comune, Andazzo, onde: Andà co-a corrente,
Seguita a corrente; Andar colla corrente, Se-
guitar la corrente, vagliono Seguitar l'opinione,
la moda, ecc.
M — Usato in gen. masch. vale Tutto ciò che si passa,
che avviene alla giornata, onde: Èse a-o cor-
rente de tutto; Essere al corrente d'ogni cosa,
vaie Saper quello che si passa, le novità che
corrono, Essere informato d'ogni cosa: Tegni a-o
corrente; Tener al corrente, vale Informar senza
dimora di ciò che succede.
n Dormiente o Pontuale. T. mar. Pezzo di costru-
zione, che cinge la nave inlernamenle e per lungo,
ffssato alle sue coste, e sul quale vanno ad inca-
strarsi ed appoggiarsi le teste de' bagli, a guisa
delle travi sopra alla cornice d'una sala.
— d'dm; Corrente d'aria, e nell'uso tose. Riscontro:
Un'apertura dirimpetto a un'altra, onde si fa una
corrente d'aria, che non solo incomoda, ma può
esser cagione di qualche malore.
Oorrente add. Corrente: Che corre, e dicesi
propriam. d'acqua, fiumi e simili, che vanno per
luogo declive; allrim. Corsivo.
« Corrente, aggiunto di persona, vale Pronto, Fa-
cile, Inclinato, Corsivo; e dicesi per Io più di
Chi è facile allo spendere. Che non è avaro.
w — Aggiunto di conto V. Cónto.
* — Aggiunto di moneta, dieesi Quella che corre
comunem. e con prezzo determinato.
M — Aggiunto di giorno, mese, anno, secolo, che
anche si dice Corrente assolutam. , vale Quello
nel quale si parla , o cui si riferisce il discorso.
« — Detto di versi e anche delle scritture, vale
Facile, Spontaneo, Che mostra essere fatto senza
sforzo.
S Scrive a penna corrente; Scrivere a penna cor-
rente, vale Scrivere andante, con {speditezza.
Corrente avv. Corrente, Correntemente, An-
dante, Con ispeditezia, ed usasi coi v. Scrivere
0 Leggere : 0 leze, 0 scrive corrente; Egli legge.
Egli scrive corrente.
Corretto s. m. Correttore, Correggitore : Che
corregge.
» Correttore : Nelle Stamperie dicesi Quegli che fa
ufficio di riveder le bozze per tòme gli errori
V. Correze nel 4» significato.
Oorreze v. a. Correggere: Far ravvedere.
Emendare, Ammendare, Rimettere sulla buona via.
n Correggere per Riprendere, Castigare, Rampo-
gnare, Sgridare, Ammonire.
M — Parlando di scritture, deliberazioni e simili,
vale Purgarle dagli errori, Emendarle, Rimo-
derarle.
» — In terra, di Stamp. dicesi II notare a penna
sul margina delle bozze i trascorsi «rrori di stampa
0 certi altri difetti, come sarebbero caratteri guasti
0 rovesciati o scambiati.
I) — per metaf. vale Mitigare, Purgare, Toglier via
la malignità o qualche difetto nelle cose naturali.
S Correzise n. p. Correggersi, Ravvedersi, Emen-
darsi, Ammendarsi : Riconoscere e lasciare i falli
commessi e i proprj difetti.
Oorrezión. s. f. Correzione, Correggimento,
Emendamento , Castigo , Punizione ; ed anche
Rimprovero, Ammonizione, Lavacapo, Sgridata,
Rabbuffo.
ti Correzione, in term. di Stamp. L'atto di coreg-
gere le bozze per lòr via gli errori del compo-
sitore; e Correzioni (nel plur.) diconsi I segni
medesimi che si fanno in margine delle bozze,
e co' quali si accennano le correzioni da farsi.
S Casa de correziòn; Casa di correzione o Erga-
stolo: Luogo dove si tengono a correzione i discoli.
Oorrezzilbilo add. Correggibile, Corregge-
vole, Emendabile, Emendevole: Atto ad essere
corretto, Che può correggersi o emendarsi.
Oorrx V. n. Correre : Andare con impeto ed
estrema velocità, e dicesi dell'uomo, de' cavalli
0 altri animali.
Il Correre, dicesi anche di cose inanimate, come la
luce, la palla del cannone, la carrozza, ecc., ed
anche degli enti di ragione, come il pensiero,
la fantasia e simili.
Il — per Andar alla china, all' ingiù, e dicesi dei
fiumi, de' ruscelli, del mare e di qualunque liquido.
» — Parlando delle mode e simili, vale Essere
in voga.
Il — Parlando di notizie, di scritti e simili, vale
Circolare, Andar attorno.
H — Detto di moneta, vale Aver corso, Essere
accettata.
— addosso a un ; Correre addosso ad uno , vale
Assalirlo, Investirlo.
— a gambe; Andar di corsa, Andar sollecitamente
0 a gran passi, Camminar fortemente.
— a gambe levce; Andar a furia, Correr precipi-
tosamente, a slascio. .
— a paga; Correr la paga, vale Essere dovala o
Darsi semplicemente.
— appréuvo a un; Correr dietro a uno. Rincor-
rerlo ; ed anche semplic. Tener dietro, Seguitare.
— appréuvo a-e ricohesse, a-i onoì, ecc.; Correr
dietro alle ricchezze, agli onori, ecc., vale Esserne
vago, Desiderarli o Procacciarseli con calore.
— a rompicollo ; Correre a rompicollo, a fiaccacollo,
a scavezzacollo, ecc. V. Andà.
— a v5xe o Corri wxe ; Correr voce, vale Esser
discorso tra le genti, Buccinarsi, Vociferarsi.
— burrasca; Correr burrasca o fortuna. T. mar.
Trovarsi in mare con burrasca.
— in aggiùtto; Accorrere, Venir in ajuto.
— i interessi; Correr gl'interessi ne'eambj, vale
Esser dovuti. Doversi pagare dal debitore.
— l'obbligo; Correr l'obbligo, vale Essere tenuto,
obbligato.
— rischio; Correr rischio, risico o pericolo, vale
Esser in pericolo o Portar pericolo o rischio.
—' 0 Nò corri ùnn-a moncea ; Correre o Non cor-
rere una moneta, dicesi dell'Essere o Non essere
ricevuta.
— ùnn-a burrasca; Correr una burrasca, figurai,
trovarsi in impiccio, in guajo o simile.
S Corrtghe; Correrei, Andarci di meizo, vale
COR
COR
269
Provare il danno, il pregiudizio, la pena di chec-
chessia, Pagar il fio, le spese e simili significali:
Chi ghe core son mi; Chi ci corre o ci va di
mezzo son io.
w — a vitto, l'ònó, ecc.; Andarci, Perderci la vila,
l'onore, ecc.
S Fd corri a voxe; Far correre la voce, Heller
voce, Dar lingua,
n — corri da moncea; Far correr del denaro, vale
Spenderlo.
S Fdghe corri ùnn-a pcrsònn-a; Farci pensar uno:
Fargli provare il danno, la pena e simile.
D — tutto; Dissipare, Dar fondo ad ogni cosa,
che anche dicesi CoRsumar l'asta e il lorchio:
Dissipare tulle le sue sostanze.
S Lascia corri; Lasciar correre: Lasciare che
una cosa continui a farsi in un dato modo, dis-
simulando quel che c'è di male; o anche Non
risentirsi e dissimulare se altri abbia fatto cosa
bruita, ecc.
Il _ corri 0 pescio; Lasciare correre V. sopra
Lascia corri ; e talora Non impacciarsi , Non
prendersi briga o impaccio di checchessia.
S Mettise a corri; Levarsi a corsa, Porsi o Cac-
ciarsi a correre.
S Nò corri tanto; Non correr tanto, si dice ad
Uno che troppo precipitosamente s'affretta a fare
0 a pensare o a sentenziare d'una data cosa.
S 0 core ch'ò pd pugòu; E' corre che par unto,
cioè Corre precipitosamente, in furia; tolta la
melaf. delle carrucole o pulegge, le quali , quando
son unte con olio e sapone o altro, scorrono
velocemente; dicesi anche E' corre che par s'abbia
i birri dietro.
S Zùgd a corri; Fare a corri corri: Gareggiare
nel correre.
OorridLó s. m. Corridoio, Corritojo, Corridore :
Andito tanto fuori che dentro agli edifizi, che
serve di stretto passaggio per andare da una parte
all'altra.
N Corridoio e Corritoio, in Marin. dicesi Un pas-
saggio angusto Ira gli scompartimenti inferiori
della nave, come il magazzino della polvere, ecc.
CorridLó add. Corridore: Che corre, e dicesi
d'ordinario di Cavallo veloce al corso.
Corrid-òeto s. m. Corridorelto : Piccolo cor-
ridoio, Stanza lunga e stretta a uso di passare.
Oorrispón.d.e v. n. Corrispondere : Confarsi,
Aver proporzione, convenienza.
n Corrispondere, detto di vocaboli, vale Avere la
slessa significazione.
w — per Render cambio per un benefizio ricevuto.
Compensare, Contraccambiare.
Ooririspòndeiisa. s. f. Corrispondenza:
Relazione, Rapporto, Vincolo d'amicizia o d'in-
teresse fra due o più persone,
w Corrispondenza, per Commercio di lettere o d'af-
fari tra persone lontane di domicilio l'una dall'altra.
S Avei corrispondensa con un; Aver corrispon-
denza 0 Corrispondere con uno: Carteggiare o
Tener commercio di lettere con altrui.
OorrispóndLexite s. m. Corrispondente,
dicesi presso i Mercanti Quegli col quale sono
soliti tener commercio di lettere o negoziare ; e
dicesi anche di altri fuori di traffico.
Oorrolbora v. a. Corroborare: Fortificare,
Dar forza, vigore, Rinvigorire; e melaf. Avva-
lorare, Convalidare, Confermare.
Corrolborante p. pres. Corroborante : Che
corrobora. - Corroborativo Che ha virtù di cor-
roborare, di rinfrancare, di rinvigorire.
Corrod-tì v. a. Corrodere : Consumar a poco
a poco.
CorrSmpe v. a. Corrompere: Guastare, Con-
taminare, Putrefare; e figurai, parlando di cose
morali, Depravare, Sviare, Far diventar cattivo
il buono.
— ùnn-a personn-a; Corrompere alcuno: Indurlo
con donativi o con altri mezzi simili a fare a
tuo prò quello che non conviene.
S Corrompise n. p. Corrompersi, Guastarsi ; e dello
della favella, vale Perdere la sua purità.
Corroxi-vo s. m. Corrosivo : Medicamento o
altra sostanza che corrode,
n Corrosivo, usato in forza d'addietl. vale Corro-
dente, Che corrode ; e si applica a Qualunque so-
stanza che distrugge le parti colle quali si mette
in contatto mercè l'azione chimica che esercita
su di esse.
S Sublimato corroxivo; Sublimalo corrosivo : An-
tico nome del Deulo-cloruro di mercurio.
Oorrùttó s. m. Corruttore: Che corrompe,
seduce, deprava, ecc.
Oorrùzion s. f. Corruzione: Il corrompere,
Depravazione, Corruttela, Corruzione di buoni
costumi.
OSrsa s. f. Corsa : Movimento impetuoso e breve;
altrim. Corrimento.
n Corsa, per La gara dì più corridori a piedi o a
cavalla o su carri, per vincere il prèmio pro-
posto; che in questo signif. dicesi anche Carriera.
— di cavalli; Corsa di cavalli: Spettacolo pubblico
di più cavalli, che corrono a gara per vincere
il palio.
— in ti sacchi; Palio de' sacchi: Corsa d'uomini
messo ciascuno in un sacco, dal quale rimane
fuori la testa e un solo braccio, e così saltellando
e sovente tombolando, con risa degli spettatori,
pervengono alla meta prefissa.
S Andd de còrsa; Andar a corsa o di corsa o di
corso, vale Andar correndo.
n — de tutta còrsa; Andare a lutto corso o di
lutto corso, vale Camminar furiosamente correndo;
e parlandosi di cavalli, dicesi meglio Andare a
tutta carriera o di tutta carriera.
S Piggid ùnn-a còrsa; Prendere una corsa o una
rincorsa, vale Mettersi a correre velocemente.
Corsa s. m. Corsale e Corsaro: Ladrone di mare;
altrim. Corseggialore, Pirata.
u Corsale e Corsaro, in Marin. davasi prima d'ora,
ma impropriamente, questo nome a Quel basti-
mento mercantile, il quale in tempo di guerra
era autorizzalo da un Governo di correre sopra
i bastimenti nemici e predarli; quest'autorizza-
zione dicevasi Lettera di marca.
Oorscivo add. Corsivo, Corrivo e Corribo:
Facile e disposto a credere; e talora anche allo
spendere V. Corrente add. nel 2" significato.
S Carattere corscivo; Carattere corsivo: Quello che
è più atto alla velocità dello scrivere; e presso
gli Stampai. Quello che è simile allo scritto a
difi'erenza del tondo.
Oòrso s. m. Corso: 11 correte, e dicesi comu-
nem. del Moto e scorrimento de' fiumi, torrenti
e simili, ed anche degli astri.
N Corso, per Spazio di tempo decorso o da decorrere.
«70
COR
OOS
n per Una serie conlinuala di lezioni in una
data scienza; ed anche 11 tempo che s'impiega
per impararla.
n — per I diversi stadii che percorre una malattia.
„ — per Nome di strade particolari o principali
in diverse città.
— de curasse V. Carossezzo.
S Andd in córso; Andar in corso, Corseggiare V.
Corsa nel 2" significato.
^ Fd ó so còrso; Fare il suo corso, dicesi pro-
priam. d'una malattia, e vale Progredire ordina-
tamente sino alla fine.
S Monoea in córso o fcua de córso; Moneta in
corso 0 che pili non corre, dicesi Quando è ri-
cevuta 0 non è ricevuta ne' pagamenti.
Oòx*so add. Còrso : Aggiunto d'una sorla di vino
di Corsica; ed anche di Cane V. Can.
05rte s. f. Corte: Palazzo de' principi e La fa-
miglia stessa del principe.
u Corte, per Luogo dove si tiene ragione, e per Gli
ministri ed esecutori di essa.
H — per Quello spazio scoperto in mezzo delie
case onde si piglia il lume.
— d'appello; Corte d'appello: Tribunale superiore,
cui è demandata la facoltà di confermare, riformare
e, a seconda de' casi, anche cassare la decisione
del giudice o tribunale inferiore.
— de cussazión; Corte di Cassazione: Quel supremo
tribunale, a cui è demandala la facoltà di annul-
lare una sentenza definitiva pronunciata da un
Tribunale d'un ordine qualunque, per infrazione
della legge.
S Andd a córte; Andar a corte, sì dice di Chi
0 per nobiltà o per grado sia ammesso nelle Corti
a trattamenti privati o solenni che danno i prin-
cipi regnanti.
% Fd a córte; Far la corte; se parlasi di donna,
vale Starle attorno servendola , e mostrarsele
devolo per ottenere il suo affetto, Corteggiarla,
Vagheggiarla, Fare il galante con essa; se parlasi
d'uomo, si dice per Mostrarglisi assiduo servi-
tore, Adularlo, ecc. per ottener favore.
Oorteize add. Cortese, Grazioso, Affabile, Com-
piacente: Che ha in sé cortesia.
Oox*texia/ s. f. Cortesia: Disposizione d'animo
a far benefizio o grazia senz'alcun proprio inco-
modo; e comunem. per AfTabililà, Gentilezza.
§ Baxo in corlex'ia; Bacio alla francese V. Baxo.
% Fd 0 Uzd de corlex'ie; Fare o Usar cortesie,
vale Prestar servizio, e talora semplicem. Usar
gentilezze.
S In corlex'ia; In cortesia o Per cortesia. Modo
avverb. col quale preghiamo allrui a farci alcuna
grazia; lo stesso che Di grazia.
Ooxrtezzà, v. a. Corteggiare, Far corte: Ac-
compagnare i gran signori, e Far loro serviti!
per onore, per debito o per altro.
« Corteggiare, per simil. vale Far all'amore, Vagheg-
giare, Cicisbeare V. Fd a corte nella voce Corte.
Oox*tezzo s. m. Corteggio, Corteggiamento,
Corteo, Codazzo, Coda V. Séguito.
Oortile s. m. Cortile : Corte grande, che è per
lo più ne' palazzi e nelle case grandi V. Córte
nel 3» significato.
Oortiua.g'g-io s, m. Cortinaggio: Nome col-
lettivo delle cortine d' un letto e de' loro ac-
cessoria - Parato dicesi Tutto l'addobbo, che
compone un letto a cortinaggio.
— a padiggión; Parato a padiglione : Paralo, le cui
cortine sono sospese a una corona o ad un'asta.
— a sórvegé; Parato a sopraccielo: Paralo, le cui
cortine pendono da un sopraccielo, cioè da una
specie di baldacchino piano e quadrangolare.
OSrvetta s. f. Corvetta: Specie di bastimento
da guerra della slessa forma, a un dipresso, e
attrazzatura che hanno le fregate , ma alquanto
più piccolo. Ve ne sono di due sorta, Corvetta
a batteria scoperta, e Corvetta a batteria coperta,
quella cioè che ha la batteria sotto coperta. Ge-
neralmente hanno da 2iJ a 24 cannoni.
f Oorzetto s. m. Corzetto o Corzetto stampato.
Voce nostra. Specie di lasagna tonda, su cui da
una parte è impresso un rabesco mediante una
slampa di legno; essa staccasi dalla sfoglia (cròsta)
col tagliapaste di legno, che è un disco alquanto
incavalo con orlo acconcio a tagliar la pasta.
S Corzetti lice co-e die; Corzelti alle dita. Voce
nostra. Piccoli e corti ruololini di pasta schiac-
ciati colla punta d'ambedue le dita indici, e ri-
dotti quasi alla forma di un 8. Fassenc ancora
alla macchina da'vermicellai, e mangiansi conditi
al sugo come le lasagne q i tagliolini. Tanto i
primi quanto i secondi non si usano in Toscana.
Oorzéix s. m. Crogiuolo e Coreggiuolo : Vasetto
di terra cotta, entro cui si mettono i metalli per
fonderli ; dicesi anche Colalojo.
Oòsa< s. f. Cosa: Nome generalissimo che dicesi di
Tulio quello che è in qualunque modo, Ciò che è.
« Cosa, per Fatto, Negozio, Affare e simili : A cosa
a l'è andceta cosci; La cosa andò per così.
n — per Roba, Arnese, Masserizia e simili.
Il — Pulilamenle si adopera per non nominare Lo
sterco, la merda.
$ Andd a fd ùnn-a còsa; Andare a zambra, a
camera, al cesso V. Andd.
n — pe ùnn-a còsa ; Andar per una cosa, cioè A
farla, a pigliarla o simile.
S Brutta còsa ; Cosa cattiva. Cosa brutta. Cosacela.
S Còsa che posse; Cosa che possa. Modo di rispon-
dere a chi domanda un servigio.
n — cicea cómmc o sa ; Cosa specchiata , cioè
Chiara, Evidente.
Il — da ninte; Cosa da niente, Coserella, Inezia,
Ghiarabaldana, Làppola, Chiappoleria, ecc. : Cosa
di nessuna importanza.
« — da nò daghe a mente; Cosa non attendibile,
cioè Di cui non si dee far caso.
ti — da principianti ; Imparaticcio.
n — fceta pe (orsa, a nò va ùnn-a scorsa; Cosa
fatta per forza non vale una scorza. Prov. chiaro.
n — pe còsa; Cosa per cosa, A cosa per cosa,
Cosa a cosa, vale Distintamente, A una cosa per
volta. •
S Còse a man; Cose manesche.
S Còse che no van ninte ; Cose che non vagliono
una lisca, una sorba, un corno.
S Da còsa nasce còsa; Di cosa nasce cosa, ovv.
Di cosa nasce cosa e il tempo la governa. Prov.
che vale II tempo aggiusta molte cose.
S Di e so còse; Dir le sue orazioni. Far le sue
preghiere.
S Èse a stessa o a mcexima còsa; Essere la stessa
cosa, Essere lo slesso.
$ Fd 0 Fce 0 Scià fagce ùnn-a còsa; Fa, Fate o
Faccia una cosa : Formola di chi propone o
consiglia.
cos
cos
271
% Fa e còse in sprescia; Far le cose a staffetta,
al bacchio^ Fare a ruffa raffa, vale Farle solle-
cilamente, ma con trascuratezza.
S Fd finta de fa ùnn-a cosa e fané ùnn'atra;
Accennare in coppe e dare in danari, si dice
proverb. di Chi mostra di voler fare una cosa
e ne fa un'altra.
3 Gran còsa; Gran cosa, Molto.
S In còsa che pòsse V. sopra Còsa che pòsse.
$ Pe a primma còsa; La prima cosa, Primiera-
mente, Prima di tulio. Innanzi tulio. Modo avv.
S Pe nisciùnn-a còsa; Per nulla, Per nessuna cosa,
Per cosa del mondo. Modo avverb.
S Poca còsa; Poca cosa. Poco.
S Un pò de quella còsa! Un po' di discrezione!
Un po' di prudenza ! Discrezione se ce n' è !
S Unn-a còsa per vòlta; A una cosa per volta
V. sopra Còsa pe còsa.
Oosci; Così, anlicam. Cosìe: Particella che ha
molli sìgnìGcali, e primieramente In tal guisa,
In questo modo, In quel modo: Chi v'ha inse-
gnóu a parla cosci f Chi vi ha insegnalo a par-
lare così?
n Così, per Tanto: In cosci trista condigiòn; In
così trista condizione.
n — Talora ha forza d'esclamazione, ed equivale
^WUtiHam dei Latini: Cosci fosse vèo ! Così
fosse vero !
» — Seguilo dalla pari. Come, esprime similitu-
dine 0 paragone: Cosci voi camme le; Così voi
come lui; e talvolta signiOca Siccome, Tal quale:
Cosci camme ve dixeivo; Così com'io vi diceva
« — per Benché, Tutto che. Quantunque : Cosci
vegio, ò g' ha ancòn testa f Così vecchio , vi
pensa ancora?
n — Talvolta usa per ripieno: L'ho dito cosci pe
rie; L'ho dello così per ridere.
M — Accompagnalo, col gesto dà idea di grandezza
0 di piccolezza, secondo esso gesto : 0 Cèa grande
cosci; Era grande così.
S A l'è cosci; Così è, Così la va, La è così.
S Cosci cosci; Così così, vale Poco bene, Non mollo
bene , Mediocremente : Comme ti sta: f Cosci
cosci; Come te la passi? Cosi cosi.
J Cosci che ; Così che. Tal che. Per modo che.
S De cosci ; Di così, lo stesso che Così, ed usasi
per ripieno: Ve diggo de cosci che... Vi dico
di così che . . .
S E cosci ? E così ? Biodo di domandare il risul-
talo di qualche ambasciala mandata a fare, o di
chieder risposta a chi indugia a darla.
S Li cosci; Così così V. sopra Cosci cosci. Ta-
lora usasi per Così, Circa, Là intorno: Da chi
un anno o li cosci. . . Da qui a un anno o così...
S Pe cosci; Per cosi. Modo avverb. che serve a
indicare un gran numero di persone o di cose:
Ghe n'èa pe cosci ; Ce n'era per così, cioè Molli.
Oosciee s. m. plur. Cosciali. T. de'carrad. Quei
due pezzi di legno, che mettono in mezzo il ti-
mone della carrozza.
» Cosce e Coscioli. T. murat. Quei travi o legnami,
su cui si costruiscono e posano gli scalini delle
scale d'un edifizio.
O^sción s. m. Còscio : La coscia della bestia
macellala, slaccala dal corpo e spellata.
OSsciotto s. m. Cosciotto, CoscettO: Coscia di
castralo, d'agnello o simile, separala dal corpo per
esser colta arrosto, tutta d'un pezzo V. Quartetto.
Ooscx>ito s. m. Descritto, e comun. Coscritto:
Ciascuno de' giovani compreso nella coscrizione.
- Leva dicesi II soldato di fresco levalo , ma si
adopera più frequenlem. al plur.
Ooscriziòn s. f. Descrizione, e comunem.
Coscrizione, Leva o Levata. Queste due voci, ab-
benchè si adoperino comunem. l'nna per l'altra,
pure differiscono in ciò che la Descrizione o
Coscrizione propriam. è L'inscrizione che si fa
nel ruolo di coloro che son chiamali alla milizia,
de' quali si estrae a sorte un certo numero pel
servizio militare; e la Leva o Levata al cou-
trario è La chiamata, colla quale dal numero di
tulli i descritti si raccolgono sotto l'armi quelli
che son necessari al bisogno presente.
Oòsettinn-a^ s. f. Cosettina, Cosolina, Co-
serella, Cosarelia, Cosettina, Coselluccia, Cosel-
luzza, Coserellina, Cosicciuola. Dim. di Coselta:
e per lo piiì vale Cosa da nulla.
Il Cosettina, dello ironicamente di Fanciulla, vale
Cattivella.
Oòsin. cà,o; Bel fusto. Bel cece, Bel cbiae-
cherino. Buonalana , dicesi ironicam. di Persona
maliziosa, cattiva e simile.
Oosinn-a. s. f. Cosina. Vezzegg. di Cosa.
Coso s. m. Coso. Voce bassa, che presso il volgo
signiGca Tutto ciò che si vuol dire ove non sov-
venga il vero nome di ciò che si bramerebbe
nominare: Dcemc quello còso; Datemi quel coso.
— cào V. sopra Còsin cào.
— fatto V. solto Còso mollo.
— lungo; Coso lungo. Lungone, Fuseragnolo, Fa-
slellaccio, dicesi di Persona lunga di statura.
— mollo ; Cencio molle, Bracone, Bracalone, Lonzo,
Agiato, dicesi a Uno che sia troppo lento nel-
l'operare.
GossonisgisL s. f. Cocciniglia: Materia colla
quale si tinge in chermisi e in scarlatto, che ci
viene dal ^lessico in minuti granelli, i quali non
sono altro che certi inselli cresciuti sopra una
specie di fico spinoso, scossi da delta pianta, im-
mersi nell'acqua calda e seccati al sole o fh forno.
Oosta. s. f. Costa, Costola: Uno di quegli archi
ossei, irregolari, lunghi, ricurvali in se slessi, ed
un poco appiattati, che si partono dalla spina e
vengono al petto, rinchiudono le viscere e danno
forma al torso dell'animale,
n Costa e Costola, per La parte più dura che è nel
mezzo delle foglie, e regge il tenero di esse.
— da penna ; Costola della penna : Tutta quella
più lunga parte del fusto, al di sopra del can-
noncello, e ne' cui lati sono le barbe.
— de cotello; Costola del coltello: La parte opposta
al taglio; e non che del Coltello dicesi anche di
altro strum. per tagliare o da altre operazioni.
— dò pètene; Costola del pettine: La sua maggior
grossezza, che è come la base de' denti.
S Aggiùito de costa; Ajulo di costa: Sovvenzione
data altrui oltre il convenuto.
S Andd de costa; Andar di rosta, vale Andar in-
torno, ed anche Andar per fianco, Non andare
di fronte.
S Aveì sempre a-e eoste ùnn-a persónn-a ; Aver
una mosca culaja intorno, Aver uno sempre dietroi»
da costa, a' fianchi.
8 De costa; Di costa. Posto awerb. vale D'allato:
Vegntme de costa; Venitemi di costa. E par-
landosi d'armi da taglio, vale Dalla parte della
vn
cos
costa, cioè Dalla parie opposta al taglio : O g'ha
doeto de costa; Gli diede di costa o di costola.
S Fasto a costa; Accostolalo, Lavorato a. costa.
S Mangia ùnn-a costa a ùnn-a persónn-a; Man-
giar una costola a uno, si dice alcune volte per
celia, e alcune volte per davvero, di Chi abusi-
vamente mangia alle spalle d'altri.
J Mette da gente a-e coste d'ùnn-a persdnn-a;
Mettere i cani alle costole d'alcuno, vale Met-
tergli persone attorno ond'egli sia spinto a far
qualche cosa.
S Mette in costa; Raggruzzolare, Far gruzzolo, e
nell'uso fior. Metter monete per ritto, melaf. vale
Metterle da parte, affine di tesaurizzare.
$ Mostra e coste; Mostrar le costole, si dice degli
animali, e specialm. de' cavalli, buoi e simili, che
sono secchi ed estenuati.
S Resta in te coste; Rimaner a carico, dicesi delle
mercanzie ed altre cose, che rimasero da vendere.
S Std a-e coste d'ùnn-a personn-a; Star alle co-
stole 0 a' fianchi d'alcuno, vale Stargli intorno;
e figur. Pressarlo affinchè e' faccia alcuna cosa.
Oosta. f. s. Costa r.Luogo o Silo di terra che abbia
del pendio; ed anche Confine della terra col mare.
Oostà, V. a. Costare: Valere, Montare; ma non
si dice del valore intrinseco, sì bene a riguardo
della compera e del prezzo che vi s'impiega.
— 6 bcstasso, Costà un diao e mezo, Costà un
pesso de chéti; Costare il cuore o il cuor del
corpo, Costare il cuore e gli occhi, Costare o
Valere un occhio, vagliono Costar moltissimo.
— ; cào; Costar caro, Costar salalo o amaro o sa-
porito, vagliono Costar gran prezzo; e metafor.
dicesi del Riuscir in una impresa con molto danno
proprio e molta fatica : A m'd costà caa; Mi è
costata cara.
— poco ìinn-a cosa; Costar poco alcuna, cosa, figur.
vale Averla a sua posta, a suo potere, a suo
arbitrio.
S Cào costa l'aggio V. Aggio.
Oósta;iixi-a< s. f. Trave V. Bordond.
Oosta^nsa. s. f. Costanza: Fermezza, Fortezza
d'animo, Stabilità, Perseveranza.
S Tcja de Costansu; Costanza e piìl comnnem.
Costanzina o Tela coslanzina: Specie di tela or-
dinaria ad uso d'intelucciare o fortificare le vesti
neir interiore.
Oosta^to s. m. Costato: Il luogo dove sono le
costole.
$ Èse dò costato; Esser de' protetti, de' favoriti,
Essere il buono e il bello di qualcheduno.
Oostéa> s. f. Costiera, Costa : Spiaggia, Riviera
e Paese o Regione contigua alla Riviera.
Oostèe s. f. pi. Costiere. T. mar. Pezzi robusti
di legname fissati ad angolo retto sulle traver-
siere colle quali formano un sistema che chia-
masi Croccile. Le costiere degli alberi maggiori
appoggiano sulle maschelte, e quelle degli alberi
di gabbia sopra un risalto o dente praticato al-
l'uopo sull'albero stesso.
Oostellaiziòn s. f. Costellazione: Aggregalo
di più stelle che compongono una figura imma-
ginaria.
Oostei*xia, v. a. Costernare e Consternare :
Atterrire, Sbigottire, Abbattere, Sbalordire, Spa-
ventare, ecc.
Oostex^na/Zióu s. f. Costernazione e Con-
»lflrnazioue, Coslernamento e Consternamento :
COS
Abbaltimento, Avvilimento, Sbigottimento, Smar-
rimento d'animo commosso.
Còstetti s. m. pi. Radicchio imbiancato: Talli
di radicchio domestico che si ottengono col se-
minare della cicoria (Cicorium intybusj in luogo
ombroso ed umido, e frequentemente inaffiarll.
Sono acquosi, teneri, ma quasi di nessun sapore;
si mangiano in insalata.
Còstetto s. m. Cespuglietto : Piccolo cespuglio.
Costezzà, v. n. Costeggiare, Andar terra terra:
Navigar lungo le coste, o senza perderle di vista.
Oóstig-g-iéu. s. m. Costerella, Piaggerella,
Poggelio, Poggetlino, Poggiolino: Piccola costa,
piaggia 0 poggio.
Costig-g-iéna s. f. Costoletta, Coslolina, Bra-
ciuola V. Cotelletta.
S Costiggiéiie fall'ie ; Costole false.
S Carne in te costiggiéue; Carne nelle costole 0
nel costato.
Oostippase n. p. Infreddare , Scalmanarsi ,
Scarmanarsi, Pigliare un'infreddatura, un'imbec-
cata, un brezzolone o il mal del castrone: Muo-
versi per freddo patito alcun catarro dalla lesta,
per lo pili con tosse.
Oostippazión s. f. Costipazione, Costipa*-
mento, Infreddatura, Scarmana, Scalmana: Infer-
mità cagionata dui raffreddarsi immediatamente
dopo essersi riscaldalo, accompagnata da tosse,
fiocaggine, ecc.
S Piggid ùnn-a costippazión ; Pigliar un' infred-
datura V. Coslippdse.
Oostippòu. p. pass. Costipato, Infreddato, Scal-
manalo, Scarmanato V. Costippàse.
Costituì V. a. Cosliluire: Eleggere, Stabilire
una persona in qualche grado o uffizio; altrim.
Conslituire, ma meno usato.
n Costituire, per Dar essere o fondamento o parte
inlrinseca o essenza, Comporre, Far essere, ecc.
— o déutta; Costituir la dote. T. de'Lcg. vale As-
segnarla, Stabilirla.
8 Costituìse n. p. Costituirsi, Constituirsi, Presen-
tarsi, Venir alla presenza, Comparire, e per lo
più Darsi prigioniero.
'I — in prexòn; Costituirsi in prigione, vale Pre-
sentarsi a chi vi li dee mettere.
Costituto s. ni. Costituto. T. de'Crim. L'esame
e le interrogazioni fatte al reo cosliluito davanti
al giudice e le sue risposte.
Costitùzión. s. f. Costituzione : Quell'atto con
cui si modifica o si restringe rautorità del go-
verno monarchico, ovv. Statuto fondamentale,
secondo il quale uno Stato si governa.
« Costituzione, per Legge che ordina e stabilisce
il regolamento d'una società politica o d'altro
modo; altrim. Statuto.
I» — per Complessione, Abito di corpo. Tempe-
ramento.
Costituzionale add. Costituzionale : Ag-
giunto di monarchia o governo, dicesi Quello in
cui il Sovrano governa secondo il dettame dello
Statuto fondamentale ossia Costituzione dello
Stato.
Còsto s. m. Costo, Spesa: Prezzo pagato o da
pagarsi.
$ A còsto da vitla, de l'ònó, ecc.; A costo della
vita, dell'onore, ecc. vale Anche ne andasse la
la vita, l'onore, ecc.
% Ad ogni costo o A tutti i còtti; Ad ogni costo,
GOS
COT
273
A tulio costo. Posto avverb. vale Non ostante
qualunque danno, Checché ne avvenga.
S A-o còsto ; Al costo V. A-o còsto.
Oòsto s. m. CpsIo: Pianta di frulice e d'erbe,
e propriain. dicesi di Quelle piante che sopra una
radice molliplicano molli figliuoli in un gruppo;
allrim. Cespo, Cespite.
S Fa ó còsto; Cestire, Accestire: Fare il cesto.
J5 A .primm'ccgua d'agosto a rinfresca 5 còsto
V. jEcfua.
Costreito p. pass. Costretto, Astretto, Stretto,
Obbligato, Sforzato, Violenlato, Necessitalo; e
talora seinplicem. Spinto, Sollecitato.
Oostrinze v. alt. Costringere, Costrignere,
Astrign-Tc, Forzare, Sforzare, Violen!are: Verbi
che si usano freqnenlem. come sinonimi, ma che
differiscono tra loro pel grado dazione: Forzare
è più di Costringere, e Violentare più di Forzare.
Oostx'ùe v. a. Costruire e Construire V. Fab-
brica.
« Costruire, presso i Gramm. vale Far la costru-
zione, Ordinar le parti del discorso.
Oostrùto p. pass. Costrutto V. Costruì.
% Ma cosirùto; SI)iIenco e Bilenco: Mal formalo
della persona, parlandosi del corpo.
Oostrùttò s. m. Costrultjrc: Che costruisce;
e propriam. Colui che è pralico nelKarte di co-
struire le navi, o che presiede alla costruzione
d'una nave.
Oostrùttùa s. f. Costruttura: Il modo e La
forma della cosa coslriitta.
Oosti-ùzion s. f. Costruzione: L'atto e II
risultalo dfl costruire. L'arte di ben disporre i
materiali nelle falibriche.
•1 Costruzione, in Slarin. vale Fabbricazione delle
navi.
" — Presso i Grammal. dicesi L'ordinamento del
discorso secondo le regole e l'uso della favella;
allrim. Coslrultnra, Costrutto.
Oostùa, s. f. Costura: Cncilura che fa cestola.
In generale nell' arte de' cuciti si dice Costura
Quel punto che si fa per orlare o rimboccar la
tela, i panni, ecc., che in alcuni luoghi dicesi
Sotto punto 0 Suppunto.
— averta; Costura aperta: Cucitura che si fa presso
i lembi, e parallelamente agli stessi.
— rcbattùa; Costura rivoltata: Quella che si fa ri-
voltando una parte sull'allra resa più stretta, e
poi cucendo a suppunto.
S Ascciannd e costùe; Spianar le costure: Spianar
col ferro il rilevato delle costure; e figurai. Pic-
chiare, Percuotere, Bastonare, che anche dicesi
Ragguagliare o Ritrovar le costure a uno.
Oostùma V. n. Costumare: Avere in o per
costume. Usare, Esser consueto a fare.
$ Costùmàsc n. p. Costumarsi, Usarsi, Solere, Es-
sere solito 0 Consuelo a farsi.
OostùmirLe s. m. Costume, Ct>sluman/.a, Uso,
Consuetudine; antic. Costuma, Costumo.
« Costume, per Abito naturale o acquistalo, per
cui l'uomo procede bene o male nelle sue azioni.
M — per Maniera particolare di vestirsi o d'abbi-
gliarsi secondo l'uso d'una nazione, dei tempi,
secondo la carica, la dignità, il carattere delle
persone.
— cattivo; Abitaccio.
§ Avcì 5 costumine o de costumine; Aver in 00-
slome, Esser solilo.
Cabacoia, Dition^rin Ct<^ììnr,<'.^f.-Jlaliano,
% Piggià 5 costumine; Pigliar l'uso, l'assuefazione,
l'abilo.
% Secóndo ò costumine; Secondo il costume, Com'è
il costume, Come si suol costumare.
Oòtella s. f. Coltellata, Ferita di coltello.
— a-o chèli; Coltellata, Trafitta, Puntura, metaf. vale
Dolor grande per cattiva nuova o per ingiuria
che si riceva.
§ Dà de còletlce; Accoltellare, Dar coltellate o delle
coltella. Ferir di co'Iello, Menare altrui del coltello.
Oòtellaja s. f. Coltelleria: Luogo ove si fanno
0 si vendono i coltelli.
Còtellassi s. m. pi. Collellacci. T. mar. Vele
lunghe e slrelle, che si aggiungono ai due Iati
di qua e di là sulle vele quadre d'una nave, per
pigliar maggior quantità di vento, e con ciò con-
seguire una maggior velocità.
Oòtellassin s. m. Collelhccino. T. mar. Pic-
cola vela che si adoper.i come i coltellacci V.
sopra Còtellussi.
Oòtellasso s. m. Coltellaccio. Peggior. di Col-
tello: Coltello cattivo o grtinde. - Co/<c//one, ac-
cresc. di Coltello, Coltello grande.
Ootellé s. m. Coltellinajo: Quegli che fa o vende
coltelli, rasoj, lancette e simili; allrim. Collellaro,
Coltellajo.
Oòtelletta s. f. Costoletta, Coslolina, Braciuola,
e nelluso di tutta Italia Coleletla, dal frane. Cote-
Ielle: Fotta di carne aderente ad una delle co-
stole dell'animale, la quale per lo più si cuoce
sulla gratella o in. umido o nella carta.
— a-i ((eri o in scià grixella; Coslolella alla gra-
tella, cioè Cotta sulla gratella.
— all'umido; Costoletta in umido, cioè Colla in le-
game con alquanto burro, pomidori e altri ingre-
dienti.
— d miluncize: Braciuola o Costoletta alla milanese,
ovv. Braciuola o Coslolella panala : Fella sottile
di magro di vitella, panata e colla in legame o
frilla in padella con poco burro.
— a-o cartoccio; Coslolet'a nella carta: Costoletta
arrostita dentro un pezzo di carta olialo, in cui
è ravvolta ; dicosi anche Costoletta in papigliotta,
ma è un francosismo da non imitarsi.
— de porco; Arroslicciana : Fella di carne o Co-
slolella di maj'ale arrostita alla dozzinale. - Car-
bonata dicesi Una fella di carne di porco insa-
lala cotta sui carboni o nella padella.
Oò teli etto V. Còtellin.
O^tellin s. m. Coltellino, Collellello: Coltello
piccolo.
ostello s. m. Collello, al plur. Collelli, Coltegli
e Coltella: Slrum. da tagliare, il qiale da un Iato
ha il taglio e dalTaltro la costola.
— ch'ó laggiù còmm'ò cùxe; Castraporcelli: Collello
di cattivo taglio, Che' taglia com'è' cuce.
— rfa c«e(;/tce; Trincetto : Strnm. per tagliar la suola,
0 per ritagliare e raflllar la suola delle scarpe, fatto
a somiglianza della falce, ma più piccolo e dritto
nel manico; dicesi anche Rafliialojo e Falcetto.
— da citxinn-a: Coltella da cncina: Quello che serve
per ispezzare o tagliar cose mangerecce in cucina.
— da maxellw; Squartatoio: Specie di coltella, colla
quale si tagliano e si appczzano le parli tenere
delle bestie,
— dameìzoa; Coltella della madia: Grosso ccllello
di lama larga e sottile che serve a tagliare i ta-
gliolini.
i8
^li
cot
cov
da dà ó faggio a-o castagne; Castrino: Quel
piccolo colleiiuzzo da castrar le castagne.
— da s'acca; Coltrilo da tasca, Coltello da serrare:
Quello, la cui lama è mobile e girevolmente im-
perniala sul manico, e su di esso è ripiegala
quando il coltello è serralo.
— fermo in lo màncgo; Coltello in asta o innastato;
Quello, la cui lama è ferma nrl manico e non si
ripiega, come sono i coltelli da tavola, da cucina
ed altri.
— multo; Coltello senza punta o spuntato.
— reverso; Coltello da scarnile, e da taluni Col-
tello inglese. T. conciai. Coltellaccio, col quale i
conciatori vanno scemando la carne di su le pelli.
— scannwso; Scannabecco: Specie di coltello con
la punta ritorta, con cui i macellari scannano
becchi e montoni. - Scortichino e Scorticatojo
dicesi Quel coltello che usano i beccai per buttar
giij le cuoja e lavorar le bestie all'ammazzatoio.
% lìulancin do cutello; Bìlif'o: Il bottone del col-
tello da tavola quando ha i lati sporgenti in modo
che impediscano alla lama di toccar la tovaglia.
§ Bòttcn do co t elio ; Bottone V. Bòttòn.
§ Ccrcetto do màncgo do còl elio ; Viera, Ghiera
V. Ccrcetto.
% Mangia pan e catello ; Mangiare pane scusso o
pane asciutto, cioè Senza companatico.
S Mette man a-o catello; Metter mano al coltello:
Impugnare il coltello per ferire altrui.
§ Mon a cótello; Mattone a coltello o per coltello,
diconsi Que' mattoni , che nel costruire qualche
mezzana o simile posano in terra non col piano
largo, ma col più stretto.
g Slùccio dò cótello o da cótelli; Coltellesca e Col-
telliera. La prima voce indica propriam. La guaina
del coltello; la seconda, la custodia di piti coltelli.
§ Td carne là catello; A tal coltello tal guaina,
dicesi proverb. Quando una cosa si avviene e
adatta bene altrui.
S Tesfwn do cótello; Cocchiglia: Quella specie di
bottone di metallo, con che si guarnisce da piede
il manico de' coltelli.
Cotellùsso s. m. Coltelluccio , Coltelluzzo ,
Castrino: Coltello piccolo e buono a poco.
Ootog'zio s. ni. Cotogno. T. botan. Cydonia vul-
garis ovv. Pyrus cydonia. Pianta, i cui frutti, detti
Cotogne, sono molto odorosi, di sapore costrettivo,
e utilissimi nelle diarree. Fassei.e la cotognata
ossia marmellata, la qual viene dai medici proposta
contro la debolezza di stomaco, e che tanto è
adoperala nelle offellerie. Se ne coltivano molle
varietà e specie ne' giardini.
OotSn s. m. Cotone: Nome di molte piante del
genere Gossyjtium, che producono una materia,
di cui, filandola, si fa la bambagia, che chiamasi
anch'essa Colone.
% Imbottito de co/o«; Imbottito di cotone, Cotonalo.
$ Teja de colon; Bambagino, Tela bambagina V.
BamJ)axinn-a.
Cotoiiinn-a s f. Cotonina: Tela grossa da vele
formata di solo coione, ed anche di filo di canapa
e cnlone.
n Bambagino V. Damlmxinn-a.
Cotoritta s. ni. Parrucchello, Papagallo. Voce
spagnuola.
Ootta s. f. Cotta : Breve sopravveste di panno
lino, e spesso a crespe, bianco, che portano nel-
l'csercitare i divini uffizi gli ccclesiaslici.
Oottùa s. f. ColUira, Cocitura: L'alio del cuo-
cersi 0 del far cuocere, relativamente all'effetto
che ne risulta, al tempo e durata del cocimento.
Oòu. s. m. Cavolo. T. botan. Brassica olcracea.
Pianla da mangiare che è assai fronzuta e ce-
stula, e sunne di più sorte.
— bròccolo; Cavol romano e nel Lucchese Cavo!
broccolo V. Bròccolo.
— garbùxo; Cavol cappuccio V. Garbùxo.
— lombardo; Cavol verzotto. Sverza (Brass. oler,
sabati aj: Sorla di cavolo che ha colore ver-
dastro, foglie crespe, le esterne aperte, le interne
serrale a palla.
— navón; Cavol navone CBr. oler. naptisj: Sorlaiì
cavolo colla radice grossa e carnosa.
— neigro; Cavol nero CBr. oler. acephalaj: Sorta
di cavolo di color verdastro assai cupo, colle fo-
glie aperte e mollo accrespate.
— scià ; Cavolo fiore e Cavolfiore fBr. oler. botrytis
. alba): Sorla di cavolo, i cui numerosi e fitti fio-
rellini formano una bianca nappa tondeggiante o
palla, la guai cotta mangiasi in insalata o in salsa
0 altramente.
— verdotlo V. sopra Con lombardo.
$ Ci mina de còti; Cesto di cavolo, o assolut. Un
cavolo, e per lo più intendiamo del Cavolo cap-
puccio 0 verzotto.
S Giunco do còti; Grùmolo e in Tose. Grùmolo,
Garzuolo V. Curzcti.
S Strùscio de con; Torso e Tórsolo: Il gambo o
fusto del cavolo.
§ Avcìghe da fa còmme i coi a menda o a me-
renda; Entrarci come i cavoli a merenda, vale
Non addirsi, Non esser a proposilo, Esser cosa
affatto disparala.
§ Èsc carne e coi con un; Esser carne e ugna,
Esser pane e cacio con alcuno V. Carne.
% I coi rescàdce fan dot a pansa; Cavolo riscal-
dalo non fu mai buono, flgur. vale Che un'ami-
cizia rotta e poi riconciliala non ritorna nel pri-
miero fervore.
§ Sarvcl carne e coi; Salvar la capra e i cavoli
V. Carne.
§ Son coi a menda o a merenda; E' son cavoli
a merenda, dicesi di Cose fuori di proposilo. I
Frane, dicono Moutarde après diner.
Oòu. s. ni. tloro: Parie rifonda dietro l'aliar mag-
giore delle chiese, ossia Quella parte d'una chiesa,
d'una cattedrale, ecc. dove il clero ed i coristi
0 cantori sono collocali, che ordinariam. è dietro
l'aliar maggiore. In Archil. Abside, Absida, Assida.
Il Coro, per L' obbligazione che hanno i canonici
ed altri religiosi d'intervenire in coro pei sacri
ufBzi: A l'è l'óa dò còu; È l'ora del coro.
Ot>"vercetto s. m. Coperchiello. Dimin. di Co-
perchio: Piccolo coperchio.
Oo-vercio s. m. Coperchio e Coverchio : Quello
con che si cuopre alcuna cosa, come vaso, arca,
cassa e simili.
I» Parlandosi di Vasi da cucina, il Coperchio suol
essere o di rame o di ferro o di terra; se è
di terra dicesi Coperchio di terra. Tèsto, e nel
danese ed Aretino Copertoio; dicesi Coperchio
piano fCJvercio cianj quello che si pone sem-
plicemente sulla bocca de' vasi per coprirla in
tutto ed in parte. Il Coperchio delle casserole,
quando è di rame o di ferro, suole avere il
manico diritto terminalo in occhio; quello delle
cov
CtlA
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pentole o caldaje snoie avere le maniglie ; se è di
terra, ha una presa fpòmmoj nel centro invece
di maniglie. Dicesi Coperchio da serrare fCòvercio
coU'incrasloJ quello, il cui manico è intorno in-
torno ripiegato a squadra, e calza bene alla bocca
agguantandola per di fuori, ovv. imbocca in essa
giusto giusto, se esso è di rame; e lente e age-
vole, se di terra con battente,
n Copertina. Voce duso in Tose, e dicesi di Per-
sona cnd'allri si vale per coprire le sue azioni
men che oneste, onde: Servì de còvercio a un;
Servire per copertina ad uno.
— da scàtoa; Coperchio della tabacchiera: Il pezzo
superiore di essa ; può essere mastiettato con cer-
niera al fondo di essa, ovvero totalmente staccalo.
— dS fortw; Chiusino V. Serraggio.
— do léugo còmodo; Coperchio del cesso, allrim.
Carello e Cariello: Pezzo circolare di grossa ta-
vola di legno o di lavagna o di marmo bianco,
il quale bene si adatta e chiude la bocca del cesso,
ed ha nel centro un'impugnatura per rimuoverlo
e per riporlo.
S 0 sòvercio ò rompe ò còvercio; li soperchio
rompe il coperchio. Prov. che significa Ogni ec-
cesso è dannoso; ed è simile all'altro Ogni troppo
è troppo CO troppo ó spande).
% 0 diao lì fa e pùgnatte , ma 5 nò fa de co-
verei: Il diavolo insegna a rubare, ma non sa
nascondere, ovv. Il diavolo le insegna faro, ma
non le sa disfare V. Diao.
Coverta s. f. Coperta e Coverta, dicesi in ge-
nerale di Cosa che cuopre, o con che si cuopre.
n Panchina. T. murat. La coperta di pietra d'un
parapetto o spalletta.
— da cari, da mù ecc.; Sàrgano, Sargì.a: Specie
di panno da coverte di carri, muli e simili.
— da (elio; Coperta da ledo. Ce n'è di lana e di
cotono. Dicesi anche Coltre, ma oggi questa voce
è poco in uso, se non in poesia e nello slil grave.
In Tose, si adopera solamente per signifìc.sre Quel
drappo, con cui si cuopre la bara V. Drappo.
— de lann-a ordonàia; Cdrpìla, Schiavina: Panno
col pelo lungo, e propriam. Coperta da letto vil-
losa, che si fa di panno grosso.
— • do bastimento; Coperta e più comunem. Coverta.
T. mar. Forte tavolato a modo di palco in tutta
l'estensione superiore della nave; dicesi anche
Ponte e aniic. Tolda.
— d'un libbro; Coperta V. Fascia.
— d'ùnn-a porta; Architrave, e volg. Coperta. T.
de' murat. Quella che posa sagli stipiti, opposta
alla soglia.
— e lenséu; Sliralojo: Panno lano coperto di tela
per stirarvi sopra la biancheria.
— imbotita; Coltrone : Coperta da letto doppia, cioè
Fatta di due pannilini, o altri, ma sempre sottili,
fra' quali è trapuntata bambagia o lana.
S Buffa in coverta; Esser in caldo, Essere in pro-
spero stato, ecc. V. Buffa.
Oovertajéxi s. m. Pezza da rinvolto, Soprap-
pezza: Un panno lino, lano o serico, più o meno
ornalo, nel quale si avvolge il bambino fascialo,
specialmenle nel portarlo attorno.
Oovertinn-a s. f. Copertina. Dim. di Co-
perta: Piccola coperta,
n Coverlina, per Quell'abbigliamento, che si attacca
alla sella delle bestie da cavalcare, e cuopre loro
il dorso.
— da letto; Coltrino, Coltretta: Piccola coperta da
letto.
Ooverfco p. pass. Coperto V. Crwi.
ti Coperto, usato in forza di sost. vale Luogo co-
perto, che ripara dalle ingiurie del tempo, del-
l'aria, ecc.. Riparo, Ricovero, onde: Ése o Met-
tise a-o coverto; Essere o Mettersi a coperto o
al coperto, vale Essere o Mettersi in luogo ri-
parato dall'aria, dalla pioggia, ecc.; ed usasi an-
che nel senso figurato.
« — Alle volle usasi in forza d'avv., e vale Coper-
tamente, Oscuramente, e simili, onde: Parla co-
verto; Parlar coperto, vale Parlar oscuro, am-
biguo, in modo non intelligibile.
Il Coperta. Nell'uso dicesi per Piatto, salvietta e
posala, che si apparecchia per ciascuno de' con-
vitati: Un disn4 de dòzze coverti; Un pranzo
di dodici coperte.
Oovertùa do teito ; Copertura del letto,
che anche dicesi soslantivam. il coperto: Deno-
minazione generica delle lastre, tégoli, embrici,
paglia 0 altro, che si ponga sopra la travalura,
a compimento del tetto.
"Crixia s. f. Capra V. Cràvia.
n Per similit. e in modo lasso diconsi da noi Le
gambe: 5 l' ha e crdie lunghe; Egli ha le gambe
lunghe.
Oirajéu. s. ni. Capréolo, Capriòlo, e più comu-
nem. Viticcio. T. agric. Quel rimessiticcio della
vite che si avviticchia inanellandosi e fa che si
appicfhi ai pali ed ai rami degli alberi.
Crannio s. m. Cranio: La riunione delle otto
ossa del capo, le quali cunprono e rinchiudono
il cervello e il cervelletto.
**ii Talvolta in modo basso usasi per lo Capo in-
tero: G'han dieta ùnn-a bóttiggia in sciò cran-
nio; G,'i percossero il capo con una bottiglia.
Orastà v. a. Castrare: Tagliare o Cavare i te-
sticoli. Parlandosi d'uomini, dicesi meglio Asset-
tare, Aggiustare, Evirare; se di porci, montoni,
vitelli, galli, ecc.. Sanare, Conciare, Governare
V. A eco mola.
— Mu scrito; Mozzare, Mutilare uno scritto, figur.
vale Troncargli alcune cose.
Crastòns. m. Castrone, Castrato: Agnello grande
castrato,
n Frinzello: Ricucitura falla malamente e senz'arte
veruna a vestimento d'uomo o di donna, per
modo che fa più brutto vedere che avendolo la-
scialo stracciato; Segno troppo visibile di ram-
mendatura 0 per essere slata malfalla, o per non
la poter far meglio.
" — per Una cicatrice sconcia e mal rammarginata,
- Gonga e Gongola dicesi propriam. La cica-
trice che resta nei collo dopo che le sue glandule
enfiate son venule a suppurazione.
Orastonettos. m. Caslroncino, Castroncello,
Casiralino, Castrino: Piccolo castrone.
Cra^^'a s. f. Capra, anlic Zeba: Femmina del
capro 0 becco. - Caprile o C tproja, La stalla
delle capre; Caprajo e Capraro, Il custode o
guardiano delle capre.
— sarvoega; Stambecco: Capra salvatica.
— zóvena; Toriccia: Capra giovine.
S Barba da cruva; Tettola V. Barba.
S Chi ha de crave ha de come; Chi ha capre
ha corna, ovv. Chi ha polli ha pipite. Prov. che
significa Non si ha utile senza fastidio.
276
GRE
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S Formaggetta de crava ; Raviggiuolo V. For-
maggetta.
Oravetta s. f. Capcclta e Cavrelta. Dimin. di
Capra: P cco!a capra
Ora-vetttt s. m. Agiicllajo : Colui che uccide
agnoili, capretti, castrati e simili, e ne vende la
carne. - Agnellaio dicono piìi comunom. i To-
scani Il venditore di carne d'agnello o di capretto
che porla in giro la carne sopra un carrettino,
e Macellaio (hi la vende a bottega, perchè ivi
nella stessa bottega suol vendersi la carne bovina,
pecorina, caprina e anche porcina, come pure tra
noi ne' paesi. In Genova il Macellajo vende solo
la carne bovina, e VAgneHujo solamente la pe-
corina 0 caprina, che la porcina Vendesi da' piz-
zicagnoli.
Oravetto s. m. Capreltg e Cavrctlo: Il figlio
della capra.
Oravia s. f. Capra: Macchina composla di tre
travi a piramide, della quale si fa uso per sol-
levare verticalmente oggetti assai pesanti.
§ Cruvie; Capre o Clavie. T. mar. Macchina por
alberare, la quale è drizzata sulla covcrla d'un
\ascello per poter sospendere gli alberi primarii
per collocarli a loro posto o pur levarli. Le clavie
si sostengono diritte mediante alcuni paranchini
detti Venti, fermali nella lor lunghezza tanto di
pruavia che di poppavia, e lesati a certa distanza
nel bordo del vascello.
Crea v. a. Creare, anlic. Criare: Trar dal nulla,
e in questo senso non si dice fuorché di Dio.
« Creare, prr Ingenerare: E chi o l' é chi v' ha
creóu? Qual diavolo v'ha creato?
1) — per Costituire, Eleggere, Ordinare novella-
mente : Ilan creóu ùnn-a Co inmisciòn ; Crearono
una Commissione.
» — Inventare, Immaginare, Comporre, e dicosi
per lo*più d'opere d'ingogno.
Oi'eansa s. f. Creanza: Costume, Maniera di
trattare o di proceder nel viver civile; e pren-
desi in buona e in mala parte.
Creansóix add. Creanzato: Di buona creanza,
Ben educato; altrim. Creanzuto.
S Ben creansóu; Don creato, si dice di Chi è di buona
creanza, Che è di tratto gentile, nobile, garbalo.
§ AJd creansóu; Mal creato. Screanzato, Rozzo,
Incivile, Sgarbalo: Che è di calliva creanza.
Oreatò s. m. Creatore: Che. crea. Che trae dal
nulla; e propr. a Dio solo s'attribuisce tal nome.
« Creatore, u.-alo come add. vale Inventore, Compo-
sitore, ecc.: Genio creato; Genio creatore.
Oreatùa s. f. Creatura: Ógni cosa creala; però
dicesi pili specialmente dell'uomo,
n Creatura, por Bambino appena nato: L'han fa'ta
battezza questa creatila? Battezzarono ancora
questa creatura?
« — per Colui che è sotto la disciplina d'alcuno,
allevato ed educalo da lui, e da esso molto amato:
0 l'è ùnn-a so creatùa; JÌ una sua creatura.
Creaziòn. s. f. Creazione, anlic. Criazione,
Creamenlo: Il creare, Formazione dal nulla.
Oreclensa s. f. Credenza e Credenziera, dimin.
Crcdenzelta, Crrdrnzina: Armario o Tavola o si-
mile, dove si ripongono le cose da mangiare, e
vi si distendono sopra i piattelli e altro vasel-
lame per sirvizio della tavola; e nelle case grandi
La stanza medesima, dove le suddette cose si
ripon{;ono.
Oredensé s. m. Credenziere: Colui che ha
cura della credenza.
Oredlde v. a. Credere : Prestar fede o credenza,
x\ver fede altrui.
n Credere, in senso noul. vale Aver opinione, Per-
suadersi, Darsi ad intendere, Pensare, Reputare
ed anche Slimar bene.
Il — Dotto assolutam. vale Tener la fede cristiana:
0 l'è un chi nò credile; É uno che non crede.
« — Nei lempi composti vale Esser in fede. Aver
credilo: Mi nóson creddùo ; Io non sono credulo.
— de sci 0 de no; Creder di si o di no: Creder
che sia o non sia una cosa che altri domanda :
0 gh'c l'avvocalo? Creddo de sci; C'è l'avvo-
calo? Credo di'si.
— in scià parulla; Creder sulla parola, si dice del
Credere senz' altra difficoltà che della promessa
di parola.
— lutto quello che dixan; Andarsene alle grida o
presso le grida: Credere quello che si è detto
sen/.a pensare ò cercare più in là.
§ Fa credde ; Far erodere, Dar a credere, vale
Persuadere per lo più il falso.
§ Fd fìnta de creddise ùnn-a cosa; Far le visle
di credere una cosa o di bersela, dicesi di Chi
appoggia i dotti altrui por piaggiarlo o per fare
che da altri si credano.
§ A'ó credde scusa vedde o tocca con man; Non
credere al santo se non fa miracoli, vale Non
credere che una cosa possa intervenire, finché
non si vegga seguire.
% Non ese da credde; Non esser credibile o cre-
devole o credilojo.
§ Se ti me creddi ; Se tu lo credi. É modo di
affermare: ^e ti me creddi, a l'è cosci; Se la
lo credi, la è così.
S Stenta a credde; Stentare a credere, Fare il
Calandrino o il Grasso legnaiuolo, dicesi quiando
uno dubita che altri voglia fargli credere una
cosa per un' allra.
g Creddise; Credere, Credersi, Pensare, Aver opir
nione: 0 se credde d'Use un grand' ommo ; Egli
crede o si crede d'essere un grand'uomo.
Oréclito s. m. Credilo: Quello che si ha ad
aver da altrui, e per Io più dicesi di moneta;
contr. di Debito.
Il Credilo, figurai, vale Buon nome. Buona fama,
Riputazione, Slima, Credenza.
I) — e figurai, pure vale Credenza, Fede.
— privilegióu; Credilo privilegiato: Credilo a cui
le leggi accordano un favor particolare, in con-
fronto del credito ordinario.
— pùbblico; Credilo pubblico, si dice della Confi-
denza che i capitalisti o i particolari accordano
al Governo, allorché esso incontra de' debiti pei
bisogni dello Slato
g Avei (,ò credito; Aver credilo o Esser in cre-
dito, vale Goder buona fama, Essere in istima.
Il — poco credito; Aver poco credilo, Essere in
discredilo, in disistima; e talora Non aver fede.
Non esser credulo.
§ Chi ha debiti ha crediti; Chi ha debili ha cre-
dilo. Prov. e vale che Chi si mostra zelante nei
suoi doveri, acquista slima e credilo.
§ Dd credito; Dar credilo. Dar fede: A'^ò daggo
gucei credito a-e so parotle; Do poco credito
alle sue parole.
S Dd credito o Mette a credito; Dar credito 0
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Metlpr in credito, presso i Commerc. vale Scri-
vere 0 Notare le parlile a' libri de' conti in cre-
dito d'alcuno.
% Perde o credito; Perdere il credito o la cre-
denza, Perder la slima, Cader in discredilo.
Credito s. ni. Creditore: Quegli a cui è dovuto
danaro.
Oredo s. m. Credo: II simbolo degli Apostoli.
S In t'ùn credo; In un credo. Posto avverb. vale
In tanto tempo che si reciterebbe un credo; e
per estensione In un attimo, In un batlcr d'occhi.
Crémexi s. m. Chermisi, Chermisi, Crèmisi:
Nome di color russo acceso che si fa col cher-
mes; ed è uno de' colori più apprezzali nell'arte
tintoria, specialm. pe' drappi, i quali così tinti
diconsi Tinti in grana.
S Co de crémexi; Cremesino, Cremisino, Cher-
misino: Di color di chermisi.
Cremma s. f. Crema, Fior di latte. Capo o
Cavo di latte, e or coinunem. Panna: La parte
pingue del latte, la quale col riposo si separa
dal latte, vi galleggia sopra, e serve principal-
mente a fare il burro. - Crema dicesi pure Un
composto di crema, tuorli d'uova e zucchero
dibatfuli insieme e rappresi al fuoco, equivalente
al nostro Lcele a spugnolla.
Oremòr de tàrtaro; Cremor di tar-
taro; La parte piìi pura cavata dalla gruma di
bolle ppr uso di medicina; dicesi anche Tartrato
acido di 1 Glassa o Sopra-larlrato di polassa.
Orena v. a. Intaccare, Far lacca: Fare in su-
perficie piccolo taglio, Sdrucire con ferro.
8 Crendse n. p. Screpolare, Screpolarsi, Crepolare,
Crettare, Far crepolo o scrèpolo, Far pelo, Pelarsi,
dicesi de' muri quando si screpolano o cacciano
delle fenditure V. Awendse nel 2" significato.
Oi-enatùa s. f. Crepatura, Fenditura, Fessura :
Piccola spaccatura lunga nel legname o altra ma-
teria dura.
§ Crenalùa dc^ mùage V. Creppatùa.
Orenn-a s. f. Tacca, Intaccatura: Piccolo ta-
glio, e dicesi di Quelli che si fanno nel legno
0 nelle pietre per collegarvi per entro alcuni
legni 0 pietre,
n Crina, Crino, Criniera: La cresta de' monti. Voce
del contado.
S Crenn-e de bànsc; Tacche: Intaccature o Tagli
segnali colla lima lungo lo stilo, corrispondenti
ad altrettanti determi na'i pesi di roba, co' quali
si equilibra il romano V. Roman.
Crensa s. f. Credenza : L'alto del credere o
fidar altrui sul credito.
% Chi fa crensa e vende assai, perde l'amicizia
e i dinw; Chi dà a credenza spaccia assai, perde
l'amico e i danar non ha mai. Prov. di chiaro
significato.
$ Chi fa crensa, despensa V. sopra Chi fa crensa
e vende assce, ecc.
% Dà in crensa ; Dar a credenza : Vendere senza
ricevere il prezzo subito.
S Fa crensa; Far credenza. Io stesso che Dar a
credenza V. sopra Dà in crensa. Talora usasi
anche da noi per Togliere o Pigliar checchessia
a credenza : Ho fceto crensa; L'ho tolto a cre-
denza V. appresso Piggid in crensa.
S Piggid in crensa; Togliere o Pigliar a credenza,
vale Comperare senza dare il prezzo subito.
S Vende o Accattd in crensa; Vendere o Com-
perare a credenza, vagliono Vendere o Compe-
rare senza ricevere o dare il prezzo subito, ma
per riaverlo o darlo in altro tempo; che anche
dicesi Vendere e Comp"rare pe' tempi.
Creppà V. n. Crepare, Blorire, Basire, Batter
la capala.
— da famme; Arrabbiare o Allampanar dalla fame.
Morir di fame, Cascar di fame, Esser scannato
dalla fame, vagliono Aver gran fame, Esser gran-
demente afTamato.
— dà s(e; Morire o .affogare o Ardere di sete, va-
gìinno Avere gran desiderio o bisogno di bere.
- dall' invidia: Creparfi o Arrabbiare d'invidia,
vagliono Esserne preso fieramente, Avtr gran-
dissima invidia.
— de salute; Abbondare di sanità: Esser vegeto,
robusto, Goder perfetta salute.
8 Creppe Vavarizia ! Muoja o Crepi l'avarizia! Di-
cesi quando uno, piuttosto aviyo o restìo nello
spendere, si mostra generoso in cosa di minima
importanza.
Oreppaohéix s. m. Crepacuore, Crepacore,
Crepamentodi cuore: Gran travaglio o cordoglio.
Dolore che, per così dire, fa crepare il cuore.
Creppapansa (.i) V. A scciattapansa.
Oreppatùa s. f. Crepa, Crepatura, Screpola-
tura, Crepolo, Scrèpolo, Cretto (voce dell'uso):
Fenditura che si fa ne" muri o p r debolezza o
per antichità. - Crepaccio dicesi La fessura molto
grande ; se è piccola, Crepàcciolo, Crepacciuoto.
Oreppo V. Creppón.
Oreppon s. m Schianto e Slianto: Subilo e
improvviso scoppio, Romore, Fracasso.
Cresce v. n. Crescere : L'aumenlarsi di chec-
chessia per qualsivoglia verso. Farsi maggiore in
qualità o in quantità. Prendere augumenlo.
n Crescere, per Divenir grande, Crescere in età.
— 5 duggio; Far due tanti. Duplicarsi, Addoppiarsi,
Crescere il doppio.
S Nò cresce ciù; Aver fallo il groppo, vale Non
crescer più della persona.
S Pasta 0 Riso chi cresce in lo chéuxe; Pasta o Riso
cresccvole, rendevole, alta a crescere cuocendo.
Crescente s. m. Lievito, Fermento, Formento:
Pasta soda, d'odore acidelto, che adoprasi per ec-
citare una fermentazione ne'la pasta da fare il
pane; essa si stempera in acqua tiepida, e si
unisce alla farina per comporne la pasta.
Crescentin s. m. Singhiozzo, e antic. Sin-
gozzo: Moto espulsivo del ventricolo con subila
e interrotta convulsione del diafragma, prodotta
per consenso dell'orificio superiore delio stesso
ventricolo irritato. Spesso il singhiozzo è cagio-
nato dal mangiare ingordamente.
S Aveì 5 crescentin; Aver il singhiozzo, Singhioz-
zare, antic. Singhiozzire e Singozzare.
"Cresciansa s. f. Crescenza, Crescimenlo:
Lo accrescersi, Slato di ciò che va crescendo.
Cresciòn. s. m. Crescione, Crescione acqua-
lieo 0 di fonte, Nasturzio acquatico, antic. Cer-
concello. T. hot. Sisymbrium nasturtium o Si-
symbrium aquaticum. Pianta che nasce per le
fosse attorno alle fonti e in tulli i luoghi acquosi.
Mangiasi in insalata, per Io più crudo ; eccita l'ap-
petito, fortifica Io stomaco, facilita il corso delle
orine e quello in genere dì tutti gli umori.
Cresoionetto s. m. Crescionelto, Erba can-
nella, Gargaleslra, Sedamina d'acqua. T. bot. Sium
278
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CRI
nodiflorum. Pianta della famiglia delle Ombrelli-
fero, die ha le foglie alale, lanceolate, appuntale,
dentale; i fiori bianchi, disposti in ombrelletle
ascellari, quasi sessi!!, opposte alle foglie. Trovasi
ne' ruscelli e ne' terreni umidi.
Oresima s. f. Cresima, e per sinc. Cresma ; Il
sacramento della Confermazione j allrim. Confer-
mazione.
$ Dà, a cresima; Dar la cresima, Cresimare V.
Cinesi ma nel !• significato.
Cresima v. a. Cresimare: Conferire il sacra-
mento della cresima; allrim. Confermare.
M Cresimare, metaf. e per ischerzo vale Schiaffeg-
giare', Percuotere e simili : » Ed ecco che un fac-
chin pieno di stizza mi ha cresimalo con una
panizza ". P. Serra, Novenviri liguri.
Orespo V. Crespo.
Oresta s. f. Cresta: Quella carne rossa a mer-
luzzi che hanno sopra il capo il gallo, le gal-
line ed alcuni altri uccelli.
H Cresta, per Sommità, Cima: In scià cresta dò
monte, Sulla cresta del monte.
— de gallo; Amaranto a cresta o eresiato, Fior di
velluto, e volgarm. Cresta di gallo. T. botan. A ma-
ranthus ceiosia o Ceiosia cristuta. Pianta della
famiglia delle Amaranlacee, così chiamata perchè
i suoi fiori sono disposti in forma di cresta, d'un
bel rosso amaranto vellutato; fiorisce durante tutta
l'estate. Se ne coltivano molte varietà, di color
più 0 meno rosso.
Orestian s. m. Cristiano: Che vive sotto la
legge di Cristo; Battezzato, Fedele, Credente;
femm. Cristiana.
« Cristiano, per Uomo semplicf^mente: 0 l' ha ciù
giudizio che un crestian ; Ha più giudizio di
un cristiano.
S Da crestian baltezzóu; Da cristiano, In fede
mia, SuH'onor mio: Sorla di giuramento.
% Èse un bòn crestian; Essere un buon cristia-
naccio, un buon piastricciano, dicesi d'Uomo fa-
cile e corrente, di buon naturale, di buona pasta,
e simile.
% Fd crestian; Far cristiano, Crislianare, Cristia-
nificare. Battezzare, Tener a battesimo : JJetler
nel numero de' cristiani.
§ Roba da crestien; Cosa da cristiani, vale Cosa
buona, adattata, convenevole.
Orestian add. Cristiano: Appartenente o Con-
cernente a cristiano.
Ox*estiaiie.i:ìxn.o s. m. Cristianesimo e per
sinc. Cristianesmo e Cristianismo: Istituzione o
Religione cristiana; ed anche L'universalità dei
cristiani, che in questo senso dicesi anche Cri-
stianità.
Oretin s. m. Cretino : Nome che propriam. si
dà ad Alcune persone mutole, insensate, e con
gran gozzo, che Irovansi frequentemente in alcuni
• paesi delle Alpi ; da noi per similit. dicesi d'Uomo
materiale e goffo : Ciofo, Gnocco, Gabbiano, Bu-
falo, Tanghero, Bue, ecc.
Oréti-viletto s. m. Copertoio : Coperta ampia
e lesgera, la quale si soprappone alle lenzuola e
le ricuopre largamente.
— co farbalà; Copertojo colla balza.
Oréxi-vimiséia s. m. Paraguai : Lo usa
spesso il popolo toscano per significare Un'ampia
veste da coprir quasi tutta la persona, e celare
posi i panni di sotto un po' miseri,
Orén-vioég-e s. m. Orecchìòlo : Ciascuna di
quelle liste che hanno certi berretti per uso di
coprire gli orecchi.
Oréuvipè s. m. Coltroncino: Piccola coperta
da letto, che cuopre solamente le gambe e i piedi.
Crèuza s. f. Traversa : Quella strada fuori di
città, che Iraver-ando dalla strada principale mena
per le ville.
Oréuzo da man ; Concavo della mano :
La parie opposta al dosso. Dal frane. Creux de
la main.
— dò barcón; Vano della finestra.
Cria s. f. Grida, Bando, Pubblicazione. Voce da
noi cadu'a in disuso, e rimasta nel contado.
Cria V. n. Gridare: Mandar fuori la voce con
suono allo, forte e strepitoso; Sclamare, Escla-
mare, Schiamazzare, Stridere, Strillare.
Il Gridare, per Garrire, Sgridare, Riprendere, Ram-
pognare, Rimproverare, Rimbrottare, Rabbuffare:
Ho puia ch'ó me crie; Temo ch'e'mi gridi.
§ Cria cómin ùnn'aquila ; Gridar quanto se n"ha
nella gola o nella strozza, Gridar a testa o quanto
se n'ha in testa. Gridar a cielo, vagliono Gridar
fortissimo, a più non posso.
§ Lascia ch'ó crie (filanto 5 véu; Gracchi a sua
posta, Lascialo gridare.
§ Ped a gallinn-a sensa fdla crid ; Pelar la gazza
e non farla stridere , Cavar l' uccello dal nido
senza ch'egli strida. Prov. che significa Far altrui
cosa spiacevole, ma bel bello, e in modo che
quasi non se ne accorga.
Cricli s. m. Martinello: Strum. di legno a guisa
di piccola colonnetta portatile, e cerchiata di ferro,
ed ha dentro di sé accomodata una vite lunga,
dentata, quasi per la lunghezza dello strumento.
Questa vite ha dalla parie superiore una gruccia,
pure di ferro, la quale nel girarsi a forza di leve,
messe in certi anelli, si va a poco a poco al-
zando fuori del legno all' insù con tanta violenza,
che sottomessa ad eccedenlissiflii pesi gli alza
facilmente; ha ancora nel fondo appiccata una
staffa di ferro come una zappa, destinata pure
ad uso d'alzar pesi.
Il Cricch 0 Cricche: Il suono del ghiaccio o del vetro
0 d'altro quando si .fende; ed anche II suono che
fa il cane dell'acciarino (fuxinj quando si mette
a lutto punto o a mezzo punto o quando scalta.
S Fd crich; Far cricch o cricche. Criccare, Cric-
chiare, Scricchiare.
Cricca s. f. Saliscendo e Saliscendi: Una delle
serrature deiruscio, che è Una stanghetta di ferro
fermata da un capo con una vite all'imposta del-
l'uscio, e dall'altro, accavalciando il monachelle
0 nasello faccriccàuj, serra l'uscio.
Il Saliscendi, per Un'altra specie di serratura, che
usa mettersi agli usci di strada, e che consta di
due spranghe imperniale nell'imposta. Tirando la
fune raccomandala all'occhio, una spranga preme
d'alto in basso sulTaltra, e ne solleva l'estremità
che è nel dente del nasello.
— do barcón; Paletto a molla: Quella serratura che
si mette nella parte superiore delle gelosie, fi-
nestre, ecc., e che si apre mediante un cordone
attaccalo ad un occhio del medesimo ; dicesi an-
che Paletto a mazzacavallo, e comunem. a Firenze
Mazzacavallo.
S Ciavéua a cricca; Toppa o Serratura a colpo
0 a sdrucciolo V- Ciavéua.
CRI
CRO
279
M — a cricca e stanghetta; Toppa o serratura a
colpo e maDdala V. Ciavéua.
C^^ricclietto s. m. No: telino. T. urìuol. Stretta
piaslrellina d'acciajo, la q ale, gircvolnifiile im-
perniata all'un de' capi, imbocca coli' altro nei
denti curvi d I ruolino e fa che questa non possa
girare se non in un solo verso.
Orin s. m. Crine: Peli lunghi che pendono al
cavallo dal filo del collo e dalla coda.
H Parlandosi del Crine morto, cioè reciso dall'ani-
male, e concio in modo particolare per diversi
usi, come imbottire cuscini, materasse, ecc., o
tessuto in s'offa per farne coperte di seggiole,
sgabelli, canapè, ecc., dicesi Crino.
Orina v. n. Screpolare. T. vernic. Quei fendersi
che fanno le vernici sopra tele o tavole per di-
pingere, a cagione de' composti non adattali a
tal effetto.
Oriuatùa. s. f. Screpolalara, Scrèpolo. T. ver-
nic. L'cffelto dello screpolare V. Crina.
Orinèa s. f. Criniera, amie. Crinaglia e Cri-
nata: I crini che cuoprono la parte superiore del
collo del cavallo; altrim. Chioma, Coma, Giubba
V. doma.
n Criniera : Quei crini del cavallo, che si lasciano
pendere dalla cima dell'elmo o del caschetto sul
dorso del soldato a cavallo.
Orinolin. s. m. Crinoline : Tessuto, il cui or-
dito è di lino 0 di fil di coione, e il ripieno
è di crino bianco a uso di farne cerla piccola
sottana che, per esser boCTice ed elastica, impe-
disce che il sovrapposto vestilo non istia mucido
e cascante, ma gonfio e rilevato. Oggidì è caduto
in disuso.
Orinoliiin-a s. f. Crinolina: Sottana larghis-
sima d'un tessuto di crine di cavallo, che la por-
tavano le donne sotto il vestilo per gonfiar mollo.
Oggidì vennero ad essa sostituiti i Cerchi V.
Cercio nel 3" significato.
Orio s. m. Grido, al p!ur. Gridi e Grida : Suono
strepitoso propriam. di voce umana mandalo fuori
per varie cagioni, come per paura, ira, ecc.;
altrim. Gridata, Gridìo.
« Rabbuffo, Sgridata, Rampogna, Canata, Sbrigliata,
Riprensione, ecc.
§ Dà 0 crio a ùnn-a persónn-a; Garrire ad uno.
Riprenderlo, Rampognarlo V. Crìa nel 2° signif.
§ Vende ùnn-a cosa a-o crio; Vender checchessia
a grido, vale Venderlo subitamente, in un mo-
mento.
Oristallizzà v. a. Cristallizzare. T. naturai.
Ridurre in cristallo. Congelare a guisa di cristallo.
S CristaUizzàse n. p. Cristallizzarsi, dicesi di quei
corpi che diventano solidi e trasparenti come il
cristallo, e che si riducono a concrezione di sale.
Oristallizzaziou s. f. Cristallizzazione.
T. chim. Operazione, per via della quale le partì
d'un sale o d'una pietra sciolte in un fluido si
condensano e formano un solido di figura re-
golare e determinata.
Oristano s. m. Cristallo, antic. Crestallo: Ma-
teria trasparente e chiara che si fa di terra si-
licea fondu:a con alcali, ossia Vetro bianco mollo
trasparente e di peso grave, nella cui composi-
zione entra l'ossido di piombo.
M Cristallo, per Lastra di cristallo, che si mette alle
vetriate, carrozze e simili.
— de ròcca; Cristallo di ròcca, di monte o dì mon-
tagna, Cristallo gemma: Pietra trasparente, bianca,
simile al diamante, che gli antichi credevano for-
malo di ghiaccio pietrificalo.
— do lùmme; CammineKo: Tubo di vetro sottile
e bianco, largo circa due dila, lungo un palmo
0 poco più, impiantato verlicalmenle intorno alla
base della fiamma dun lucignolo a calza, che la
rende più vivace e ne dirada il fumo per l'au-
mentala rapidità della corrente d'aria.
— dò reléuio; Cristallo: Vetro bianco circolare, più
0 meno convesso, incastrato nell'intaccatura cir-
colare della lunetta; serve di coperchio traspa-
rente per veder l'ora senz'aprire Toriuolo.
Oritelo s. m. Criterio : Norma e fondamento
per cui si forma un retto giudìzio; Senno, In-
tellello. Buon senso.
Oriticà V. a. Criticare: Giudicare delle cose
altrui notandone i difetti.
Orivellà v. a. Crivellare e poetic. Cribrare,
Vagliare V. Cerneggid.
I) Crivellare, per similit. vale Bucare a mo' di cri-
vello.
Orivellatùa s. f. Crivellatura, Vagliatura:
L'alio del vagliare e La mondiglia che si cava
in vagliando.
Orivelletto s. m. Crivelletlo, Vaglielto: Pic-
colo crivello 0 vaglio.
Ori-vello s. ni. Crivello e poetic. Cribro, Va-
■glio V. Cerneggio.
— da massachen; Vaglio, Crivello: Piccola cola a
mano a foggia dì staccio, con fondo a rete dì
fil di ferro, che adoperano ì muratori per ìsce-
verare le pielruzze dalla calce.
S Fabbricante de crivelli; Crivellajo, Vagliajo:
Facitore dì crivelli o di vagli.
Orocoa v. Crogiolare, Crogiolarsi V. Ciòmà,
Confèze.
Oroccante s. m. Croccante. T. pasticc. Sorta
dì pasta dolce composta per la maggior parte di
màndorle tosiate, così detta perchè nel mangiarla
scroscia sotto i denti. Dal frane. Croquante.
Orocco s. m. Stacca, Borsotlo Pisi., Boccìuolo
Fior. : Arnese di cuojo fallo a modo di bossolo
0 calzuolo, che metlonsì dinanzi coloro che nelle
processioni portano la croce o lo stendardo (con-
faònj, quando e'son dì grossa mole e troppo
pesanti. In questo boccinolo, che è fermato al
petto con cinghie, parimente dì cuojo, e che scen-
dono dalle spalle a guisa dì bretelle, sì fa entrare
il calcio della croce o dello stendardo, e serve
dì sostegno per sorreggerli più comodamente.
11 Crocco. T. di tonnara. Quel gancio inastato, con
cui sì tirano i tonni nel paliscalmo.
S Serra 5 crocco; Cessare, Finire: Desistere dal
fare un'operazione. Jlodo figurato.
Oròeifìsoiòii s. f. Crocifissione e Crucifis-
sione, Crucifiggimenlo : Il crocifiggere, e anche
Il supplizio della croce,
t» Crocifissione, pel Quadro o Bassorilievo o altra
opera d'arte rappresentante la Crocifissione di
Cristo.
Oròcifisso s. m. Crocifisso, Crucifisso e Cro-
cefisso: Detto assolut. L'immagine di N. S. Gesù
Cristo confitto in croce,
n — Usato come add., vale Confitto in croce.
Orooifizze v. a. Crocifiggere, Crucifiggere,
amie. Crocificcare : Conficcare in sulla croce.
Or oppa V. Gròppa,
m
ORO
CRO
Croscè s. m. Ago a tamburo, Ago torto. Un-
cinello: Ago fallo a guisa d'uncino ed assicuralo
in un manichello, adoperalo pél ricamo; il filo
è posto sotto l'uncino, e l'ag > è tiralo all'indielro,
portando seco il filo. Dal frane. Crochet.
% Punto a croscè; Punto ad ago torlo o ad ago
a tamburo o all'uncinoUo V. Punto.
§ Travaggio (ceto a-o croscè; Lavoro fatto all'un-
cinello 0 all'ago torto o all'ago a tamburo.
Oroscxe s. f. Corsìe. T. mar. File di majeri
0 panconi di forti dimensioni, che distendonsi
dall'avanti all'indielro sopra i bagli, per servire
agli stessi di legame, e formano i margini late-
rali di tulle le boccaporte. Oggidì più non si usano
facendosi le coperte tulle uguali.
Ox*òsta> s. f. Crosta: Quella coperta d'umori
riseccali, che si genera naturalmente sopra la pelle
rolla e magagnala; allrim. Schianza, SUanza e
dollrinalm. Èscara.
M Crosta, per similil. Tutto ciò che s'indurisce o
s'attacca nella siipfrflcie d'alcuna cosa.
» — Da'Piltori dicesi Ciò che si slacca dalle pitture.
**n Lenzuola, Lello. Modo basso e figur,: 0 l'è ancòn
sòllo a-e cròste; Egli è ancora a lello, cioè Sotto
le lenzuola.
— da rnùagia; Intonaco, Inlonico V. higurbà.
— da rógna; Piastra; Quella crosta che fa la rogna.
— de lasagne, tagglcen, tórta, ecc.; Sfoglia, dicesi
Un pezzo di pasta reso piano, largo e sottile per
mezzo dello spianatojo {cannello da meìzoa) ,
intorno a cui s'avvolge, il quale poi, taglialo in
differenti forme, serve per far lasagne, tagliolini,
corzetti, torte, ecc.
— dò formaggio; Crosta del caeio : Quella che ri-
copre la forma del cacio. Se è dura dicesi anche
Roccia, specialmente quando è coperta di sudi-
ciume morchioso; se è tenera si dice Buccia.
— dò pan; Crosta o Corteccia del pane : La parte
esterna del pane indurila dalla cottura.
S ^à 0 Tid a cròsta; Fare o Tirare la sfoglia
V. sopra Cròsta de lasagne, ecc.
S Leva u cròsta.; Scrostare.
S Pin de cròste; Crostoso, Crostalo: Pieno dì croste.
Oròstin s. m. pi. Crostini: Fettucce di pane
arrostile sulla gratella o fritte in padella, e poste
intorno all'arrosto, al fritto, ecc.
M Crostini, per Quelle fettucce di pane abbrustolile,
su cui si distendono ostriche, ricci marini fzinj,
dàtteri o simil frulla di mare. In Toscana chia-
mansi pure così Quelle fettucce di pane, su cui
si distende un composto d' acciughe e burro o
un battuto di rigaglie, e che si portano in ta-
vola al principio de' desinari.
— de pan; Orlicelo, dimin. Orlicciuzzo, Orlìccinz-
zino: L'estremità intorno del pane.
Orottón s. m. Carcere, Prigione: Stanza a
terreno, in cai si rinchiudono i militari che com-
mettono qualche mancanza.
Oròvà, V. n. Cascare, Cadere, dìcesi de' capelli,
de' denti, delle foglie degli alberi, degli abiti di
dosso quando e'son laceri e d'altro.
w — S chéu; Cascare il cuore V, Chèu.
OrS-vata s.f. Corvatta e meglio Cravatta, Cro-
vatla e Croatla; l'ultima voce è disusata: Pez-
zuola di roba fine, che si porta intorno al collo
allacciata sul davanti, i due canti opposti pen-
denti sul petto ovv. rannodali in cappio, oppure
in 0OCCO,
Cró-vi V. a. Coprire, Cuoprire, Covrire: Porre
una cosa sopra a checché sia che l'occulti e la
difenda ; ed altresì Porre una cosa sopra checché
sia in gran quantità: L'han coverto d'òu; Lo
coprirono d'oro.
Il Coprire, metaf. vale Nascondere, Occultare, Ri-
coprire: Crovi i difetti; Coprire i difetti.
Il — Per similil. Congiungersi il maschio colla
femmina per la generazione, ma dicesi proprio
delle bestie; allrim. Montare.
— co còvcrcio; Coperchiare: Soprapporre il coper-
chio,
— 5 fèugo; Coprire il fuoco: Ammucchiar cenere
sul fuoco rammonlalo; allrim. Velare o Addor-
mentare il fuoco.
— un impiego, ùnn-a càrega; Coprire un impiego,
una carica, vale Esercitare, Possedere un impiego,
una carica.
§ Cròvìse n. p. Coprirsi: Coprir se stesso.
Il Coprirsi , per Mettersi addosso panni gravi per
ripararsi dal freddo, o Stringersi al petto quelli
che uno ha.
it — per Mettersi in capo berretto o cappello, che
altri tenga in mano per alio di riverenza.
Cro'^^o s. m. Corvo e Corlio: Uccello grosso e
di color nero, che si pasce di carname, d'insetti
e di friitta. Ita il becco convesso e a forma di
coltello, le narici coperte con penne somiglianti
alle setole e rivolle innanzi, la lingua cartilagi-
nosa e biforcala. Ce n'ha di più specie: Crovo
impt'jà. Corvo imperiale (Corvus coraxj; Crovo
de becco giano, Gracchio (Frcgilus gruculus);
Crovo de becco rosso, Gracchio, Corvo corallino
(Pìrrhocorax pirrhocorax); Crovo de ma ceneen.
Berla maggiore cPuy^'nMS cinercus); Crovo de mù
neigro , Fringuello di mare fPu/fìnus obscurus).
§ / crovi nò fan cardcenn-e ; Il lupo non caca
agnelli V. Cardcenn-a.
$ Pesato crovo; Coracino, Corbacchio, Ombrina
loca, Ombrina di castro. T. ill'ol. Corvina nigra.
Specie di pesce che essendo coperto d'un bel
nero fu dagli antichi paragonalo al corvo, da cui
ebbe il nome.
Oròxassa s. f. Crocion^. Accresc. di Croce:
Croce grande e di gran peso; ed anche per Segno
di gran croce.
Oròxasso s. m. Crocione, Crosazzo: Sorla di
moneta d'argento austriaca, del valore di lire
ilal. cinque e cent. 68; cosi chiamala per aver in
una delle sue facce improntala una croce.
Oróxe s. f. Croce: Due legni attraverso l'uno
dell'altro, per salito ad angoli retti, nel quale gli
antichi uccidevano i malfattori, e sui quali patì
N. S. Gesù Cristo.
Il Croce, per Vessillo, Insegna de' Cristiani nelle
funzioni ecclesiastiche.
Il — per Segno 0 Dislinlivo, in forma press' ^ poco
di croce, onde sono insigniti i membri d'ordini
cavallereschi.
I» — per Ogni cosa formala a similitudine di croce.
II — per Quella parte della moneta ov'è coniata
l'a-'ma del sovrano o della città; e chiamasi così
da noi perchè anlicam. nelle nostre monete era
da una parte coniata una croce. Oggidì dicesi più
comun. Arma o Arme.
Il — Figurai, vale Tormento, Dolore, Tribolazione,
Afflizione, Affanno: 0 se fa de cróxi perch'Ó
véu; E' si fa delle croci perchè vuole.
GRÒ
cro
281
— dell'àncoa; Croce dell' àncora. T. mar. Quella
parte dell'ancora dove il fusto si divide in due
0 più braccia V. Brar^i dell'àncoa nella voce
BrassQ.
S A santa ciòxe; La croce santa, dicesi figurai.
La tavola dell'o b e, perchè si usa stamparvi una
croce da principio.
S Aveì de cròxi ; Aver delle croci, Aver la croce
0 il crocifisso. Jlodo fami!, tose, e vale Avere
grandi pene e travagli.
% Co-e bravce in cróxc ; Colle braccia in croce.
Posto coi V. Slare, Pregare e simili, vale Arre-
carsi le braccia al potto a guisa di croce, in segno
di grande umiliazione, di preghiera, ecc.
§ Cria a cròxa addosso a ùnn-a persónn-a; Ban-
dire 0 Gridare la croce addosso a uno o sopra
uno , vale Cercar di danneggiarlo nella fama o
neir interesse.
% Dà a c.óxe; Dar la croce, vale Conferire alcun
ordine di cavalleria.
S Dì due par olle in cróxe a ùnn-a personn-a;
Parlar ad uno secco, forte, risentito.
S Fd a cróxe co gómmio a ùnn-a cosa o a un
léugo; Far un crocione ad una cosa o ad un
luogo. Darle la benedica, vogliono Lasciarla se-
gnala e benedetta, cioè Con proposito di non vo-
lerne saper altro o di non tornarvi mai più.
§ Fa 0 Tid ùnn-a cróxe addosso a un debito;
Far la croce addosso a un debito, vale Condo-
narlo, Cancellarlo.
S Fd ùnn-a aóxe; Far una croce, vale Fare il
segno della croce, Segnar col segno della croce,
Effigiare una croce.
§ Fase de cròxi; Farsi delle croci, figurai, vale
Formarsi, Crearsi afflizioni.
S Fase ó segno dj, cròxe ; Farsi il segno della
croce, vale Segnarsi col segno delia croce; e
figurai. Prendersi maraviglia d'alcuna cosa. Re-
starne ammirato.
$ Gran cròxe; Gran croce: Grado cavalleresco,
maggiore di quello di Commendatore.
% Mette in cròxe; Porre in croce. Crocifiggere;
e figurai. Pressare, Sollecitar uno importunamente
a far checchessia.
S Nò saveì di due parolle in cróxe; Non saper
accozzar due parole.
S No se péu canta e porta a cròxe; Non sì può
cantare e portare la croce, Non si può bere e
zufolare. Maniera proverb. che significa Nel me-
desimo negozio non si può far due parti.
S Per questa santa cròxe! Per questa santa croce!
Specie di giuramento, anzi mezza bestemmia, che
usasi pronunciare dal volgo, incrociando le due
dita indici e baciandole per affermare di voler
fare una cosa.
S Prega co-e brache in cròxe; Pregar colle braccia
in croce V. sopra Co-e brocce in cròxe.
S Quello chi porta a cròxe; Crocifero: Colui che
porta la croce nelle processioni.
g Segno da santa cròxe; Segno di croce: Quel
toccarsi colla man destra in fronte, al petto e
sulle due spalle, che si fa da' Cristiani in prin-
cipio di orazione o per altro.
S Taggià in cróxe; Tagliar in croce, vale Tagliare
in modo di croce, cioè Per lungo e per traverso.
% Uà ùnn-a cròxe addosso a ùnn-a cosa; Far
la croce addosso a checchessia, vale Cancellarlo
V. sopra Fa o Tid ùnn-a cròxe, ecc.
S Tutti han e so cròxi; Ognuno ha le sue croci,
vale Ciascuno ha i suoi guai, le sue afflizioni.
8 Zùgd a cróxe e a griffo; Fare o Giocare a santi
e cappelletto V. A cròxe e a griffo.
Croxéa s. f. Crociera. Dicesi dagli Artisti a
qualsivoglia pezzo di legno, di metallo o simile
a foggia di gruccia (scròssua) o di croce per
diversi usi.
I) Crociera, in Marin. dicesi Quel paraggio dove
uno 0 più bastimenti da guerra incrocian il mare.
n — E parim. in term. marin. dicesi Quel pezzo
di legno quadro o tondo inchiodato a traverso
de' macellari del castello verso la prua.
— da stampoeì pp deslende i fcuggi ; Crociera e
più comun. Gruccia: Un'asla lunga con un legno
I in cima posto per traverso, della quale si servono
gli Stampatori per distendere sulle corde e fare
asciugare i fogli stampati.
— de stradde; Crocicchio, Quadrivio: Luogo dove
fanno capo e quasi incrocicchiansi le strade; al-
tri m. Croce, Crociala, Crociale.
— dò tea do tordo; Traversa, Sbarra. T. stamp.
Spranga di ferro amovibile, che divide per Io
mezzo il lelajo del torchio.
S Cróxee dò bilancin dò relcuio; Crociere della
bilao'ia. T. oriuol. Aslicciuole formanti un solo
pezzo colla ciambella (bilancin), disposte a mo^di
raggi equidistanti, nella cui riunione centrale passa
l'asta della bilancia (usta dò tempo).
Cròxe tta s. f. Crocetta. Diminuì, di Croce:
Piccola croce.
S Fd de cròxette; Far delle crocette o de'crocioni.
Modo basso che significa Star a denti asciutti,
Non aver da mangiare; detto così perchè quando
si sbadiglia per fame, da molti si costuma farsi
la croce col dito pollice incontro alle fauci.
Oroxette s. f. pi. Crocette. T. mar. Barre di
legno, che si dispongono a traverso delle costiere
(bare costèe) e pel verso della lunghezza della
nave per sostenere la piallaforma della gabbia.
Oruamme s. m. Corbame. T. mar. Il com-
plesso de' legni e del e coste che forma l'ossa-
tura dei bastimenti, cioè madieri, cappezzelle,
staminali, forcacci, ecc.
Orùdeltse s. f. Crudeltà, Immanità, Barbarie,
Spietatezza, Tirannia, Atrocità: Azione inumana,
conlr. di Compassione.
Orùi s. m. pi. Silici, e volg. Crudi. T. murat.
Chiamansi così Quei mozzi di calce viva, che
nello spegnerla non si ammollano né impastano
per non essere slati ben colti nel'a fornace.
Orùo add. Crudo : Tutto ciò che può cuocersi
e non è stagionato dal fuoco. Non collo,
n Crudo: Aggiunto di ferro, dicesi Quello che fa-
cilmente si rompe, perchè le sue parli non sono
bene collegale dal fuoco, e talora per non essere
stato ben affinalo dal fuoco e purgalo dalla scoria.
" — Aggiunto di filo, dicesi Quello che non è slato
bollito, imbucatalo, o che non gli si è data al-
^ cuna concia dopo la filatura.
n — Aggiunto di seta, dicesi Quella che non è
slata bollila con qualche ingrediente per renderla
alta alla tintura.
" — Aggiunto di tela, dicesi Quella che non fu
lavata e non imbiancata ; altrim. Tela rozza, Tela
greggia.
" — Aggiunto d'inverno, vale Rigido, Freddissimo.
" — Aggiunto di parola, vale Aspra, Dura, Pungente,
282
CU
CU
„ _ Aggiunto di vino, vale Aspro, Non maturo.
Non fililo.
S Chi a vcu chéutta e chi a véu cràa; Uno al-
lesso la vuole e l'altro arrosto V. Chéatto.
S Mezo crùo; GnascoUo, Mezzo cotto, ed anche
Verdomezzo, cioè Tra cotto e crudo.
Orùzia V. a. Cruciare, Affliggere, Tormentare,
Dar pena, dolore, fastidio V. Tormenta.
$ Crùziàse n. p. Cruciarsi, Affligersi, Angustiarsi,
Accorarsi, Prendersi affanno, tribolazione, fa-
slidio, impiccio , briga.
M Tormento, metaf. vale Persona molesta, nojosa,
che tormenta, che affligge.
% Aveì di crùzii ; Aver de' grattacapi, Aver degli
— aÉfanni, delle afflizioni, Aver molto da pensare.
Où s. m. Culo. Voce poco onesta : Quella parte
dei corpo, colla quale si siede, perciò delta an-
che Sedere; altrim. Dentano, Diretano, Pòdice,
Preterito, Natiche, e per ischcrzo Belvedere, Bel
di Roma, Culiseo, Cupola, Meleto, Utriiisque, Ta-
fanario, Culallario, Culabria.
I» Culo, per ^Quella parie che comunem. dicesi Ano
V. sotto Euggio ilo cu.
n — Per simil. Il fondo di checchessia, come Culo
della pentola, del bicchiere, della bottiglia, della
candela, ecc.
— de gotto; Brillo: Pasta artificiale vetrosa, che
negli anelli o in altri giojelli contraffù una gemma
0 una pietra dura; Falso diamante, Diamante con-
traffatto col vetro.
— dell' articiocca; Girello : Carciofo, a cui siano
troncate le squame e il gambo.
— dell'éiivo; Culo dell'uovo: La parte dell'uovo più
grossa opposta alla punta.
— de Parigli; Culo posticcio.
— de sigaro; Mozzicone di sigaro, e nell'uso fio-
rentino Cicca, Cicchetto : Quel resto di sigaro già
fumato che si getta via.
— d5 salamme; Culatta o Culaccino del salame:
L'avanzo d'una fila di salame.
— nùo, pansa de vellùo ; Corpo unto e panni strac-
ciati. Maniera prov. di chiaro significato.
**S Andà a-o cu; Andar dietro, Seguitare. M. b.
« — zù ò cùa ùnn-a còsa; Sfondarsi, e dicesi par-
lando di pentole, ceste, bigonce, ecc. .
t» — ZÌI testa e cu; Andar a scavezzacollo, a fiac-
cacollo, a rompicollo, a tómbolo V. Andà.
S Aveì a faccia camme o cà; Aver faccia di pal-
lottola Y. Faccia.
**ii — a merda a-o cu; Aver prescia, pressa, pre-
mura, fretta. Modo basso V. Aveì.
Il — in cu ùnn-a pcrsònn-a o ùnn-a cosa; Aver
uno 0 una cosa in culo, vale Non istimare quella
tal cosa, quella lai persona; che anche dicesi Aver
nell'anello, nello zero, in quel servizio, in cupola,
nel sedere, nel mezzo del quaderno, in tasca,
nelle code, a carte quarantotto, nella tacca dello
zoccolo, ecc.
n — 5 cti brutto; Avere sporco il culo o la ca-
micia, figurai, e in m. b. vale Essere in colpa
0 in difetto, Aver la coscienza macchiata o cal-
ieri la.
n — 0 cu dcpaggia; Avere il cui di paglia, vale
Essere sospettoso. Paventare il male per qualche
delitto commesso.
I) — ó CM mollo; Avere il cui mencio, floscio, non
consistente.
11—5 féugo a-o cu; Aver il fuoco al culo. M. b.
e dicesi d'Alcuno cui preme molto alcun affare,
Esser pressato instantissiraamente; Camminar ve-
locissimamente.
Il — un spago o do spago a-o cu; Aver la tre-
marella, Far il cui lappe lappe. Sudar di bel
gcnnajo, dicesi di Chi ha eccessiva paura.
Il — tanti anni in scio cà; Aver tanti anni sul
culo, in sul gallone, in sulle chiappr», vale Es-
sere della tale età.
S DeschéuUi in to cu; Cantucci nell'orliccìo.
g Chi ha ò cu de paggia, ha puìa ch'ò ghe pigge
fèugo; Chi ha il culo o la coda di paglia, teme
che gli abbruci, ovv. Chi ha la coda di paglia,
ha sempre paura che gli pigli fuoco. Prov. che
vale I tristi temono sempre.
g Chi non e assuefceto a cavarcd, 5 cu ghe spella;
Chi non sa scorticare, intacca la pelle V. Cavarcd.
*§ Chi parla de mi dcrré a-e mas spalle, parla
co mw cu; Chi mi dice mal di dietro, me lo
dice al culo. Modo basso V. Parla.
S Dà do cu in ciappa; Battere il culo sul lastrone
0 in sul petrone V. Ciappa.
„ — de palle in sciò cu; Sculacciare, Dare delle
sculacciate o degli sculaccioni. Dar delle mani
sul culo; il che fassi per lo piìi a' bambini.
§ Daghe dò cu; Dar del culo in terra, Battere una
culaia, Cimbellare, Cimbottolare, vagliono Cascare
dando del culo in terra.
g Dà un caso in tò cu a ùnn-a persònn-a ; Dar
un pie nel culo a uno, Dargli un calcio nel se-
dere, metaf. vale Licenziarlo da un ufficio con
modo brusco e risentito.
„ — un cavallo in sciò cu; Dar un cavallo V.
Cavallo.
g Ése dui cu in t'ùn pd de braghe; Esser due
anime in un nòcciolo. Essere anima e corpo con
uno V. Braghe.
it — zù d5 cu; Essere a mal partilo, Esser ri-
dotto alla miseria; ed anche Esser vestito con
panni laceri; e talora anche Essere o Star male
in salute.
g Éuggio do cu; Ano, Culo: L'orifizio della parte
deretana, dalla quale si evacuano gli escrementi;
e per ischerzo Cocchiume, Forame, Sesso, Buco
del culo.
g Fd vegni ó cu rosso; Far altrui il cui rosso,
Sculacciarlo, Dargli delle sculacciate.
g Gratta ò cu a cigaa; Grattar il corpo alla cicala
V. Cigaa.
g Loccià 0 Scrolla ò cu; Culeggiare, Sculettare:
Dimenar il culo camminando. - Qulettare e Scu-
lettare dicesi anche dal volgo fior, per Ballare.
'*% Mette 0 Pòsa 5 cu in t'ùn /ew^o; Annidiarsi,
Appollajarsi, Appiopparsi in qualche luogo, Fic-
care il capo in alcun luogo.
'*g Mette do spago a-o cu; Metter pensiero. Metter
in apprensione, vagliono Porre in timore.
'*g Nò poeì legni ò cu in nisciùn léugo ; Non poter
slare in alcun luogo; e dicesi per lo più di Chi
mula spesso padrone.
$ 0 cu 5 ghe fa pisselti; La camicia non gli tocca
il culo 0 l'anche. Non cape in se slesso, Gongola
dalla gioja.
g 0 l'ha è cu ch'ò pà un vexinato; Egli ba un
culo che pare un vicinalo o una badia: Iperbole
usitatissima che dicesi a Colui che ha un sedere
estremamente grande.
S Patte in sciò cu; Sculacciate, Sculaccioni V. PaWo.
CUB
CUC
283
**S P>99'<^ l'éuggio dd cu pe ùnn-a daga V. daga.
S Scrovise ó cu; Mostrare il culo, figurai, e in
m. b. vale Palesare i propri fatti.
**S Vegni zù dd cu; Venire a mal termine o a mali
termini, Venir al di sotto, al basso, Fare il la-
tino de' deponenti, Infilar le pentole, figurat. va-
gliono Cadere di buono in cattivo stato, Ridursi
in povertà, Andar in rovina; e talora anche Di-
magrare, Smagrire, Disfarai.
**S Forjd 5 cu; Dare o Voltar le spalle, Voltar la
faccia. Modo basso.
S Zùgd a pissa cu; Fare o Giocare a punta e
culo 0 a punta e capocchia V. Zùgà.
Oùa> s. f. Cura : Pensiero accompagnato da affetto;
Sollecitudine, Premura, Studio, Diligenza,
t) Cura, per Governo o Custodia di checchessia.
•1 — per Curazione o Medicazione delle infermità.
•1 — pel nome del Luogo dove, nel nostro Ospedal
maggiore, si curano i sifilitici.
S Avcì cita; Aver cura, Curare, Procurare, Por
mente, Darsi pensiero, sollecitudine.
„ — cùa d'iinn-a còsa; Avere o Tener cura d'una
cosa, vale Governarla, Conservarla, Tenerla guar-
data. Tenerla in serbo, Vegliarla.
S AvL'ìse cùa; Aversi cura, vale Riguardarsi, At-
tendere alla propria salute.
S Dà in cùa; Dar in cura, cioè In custodia.
S Ese sòdo cùa; Esser in cura o sotto cura, dicesi
de' malati quando si corano o si fanno curare per
qualche malattia.
S Mego da cùa; Medico della cara, Medico cu-
rante, e sempiic. Curante.
S Piggidse cùa d'ùnn-a persSnn-a o d'ùnn-a cosa;
Prendersi cura d'una persona o d'una cosa, vale
Interessarsene, Averne pensiero, sollecitudine.
Ouà V. Cura.
Ou.ag"etto V. Cóagetto.
Oùa.ssà< v. a. Acculare. T. de' ceraj. Far tondo
il culo delle candele.
Oua<sso V. Còasso.
Oùa>ta. s. f. Culatta: Parte deretana di molte cose.
I) Culatta, pel Fondo della canna d'ogni bocca da
fuoco, cioè La parte opposta alla bocca; dicesi
anche Culaccio.
S Cùuta de béu , de vacca , ecc. ; Culaccio , così
chiamano i macellai La parie deretana delle bestie
che si macellano separata dal taglio delle cosce.
Oùa<to V. Cùratto.
Où.a>ttà s. f. Culattata, Culata: Colpo di culo, o
Percossa del culo io cadendo.
% Piggià ùnn-a cùuttà; Battere ona culata, vale
Cascare dando del culo in terra; e generaloienle
Cimboltolare, Dare un cimboltolo.
Oùlblba s. f. Cielo: La parte superiore della
carrozza.
Oulblbìa s. f. Coppia, Pajo: Due persone o doe
cose insieme. - Applicato ad animali, la Coppia
non indica che il numero, il Pujo la somiglianza.
E se parlasi di cavalli da tiro, quando sono si-
mili nel mantello e nella statura, dicesi Pariglia
V. Accubbid.
S Andd de cubbia; Andar di pari, del paro o di
pare V. Andd.
OùlbeTbe s. m. Cubèbe : Pianta , il cui frullo
dicesi pure Cubèbe, ed è simile al pepe nero,
ma alquanto più grosso, di sapore aromatico, bru-
ciante e amarognolo.
Oùlbx^ 5. f. plur. Cubìe. T. mar. Quei fori dal-
l'una e dall'altra parte della roota dì prua, aperti
più in allo del primo ponte, per gli quali si fa
passare il cavo dell'ancora quando si dà fondo.
Oùlbito s. m. Cubito: Sorta di misura di lun-
ghezza, così chiamata perchè piess'a poco egua-
glia la lunghezza dell'osso cubito o del braccio.
OùTbo s. m. Cubo: Corpo regolare e solido, che
consta di sei facce quadrate ed eguali, ed i cui
angoli sono tulli retti e però uguali.
Oùcca s. f. Cocca : Piccolo ingrossamento nella
punta inferiore del fuso, dove si fa la cocca del
filo consistente in una specie di nodo.
$ Dd a cucca; Accoccare, Incoccare: Far la cocca
del filo sulla cocca del fuso.
Ouccetta s. f. Cocchiella. T. mar. Lellicciuolo
messo vicino ai bordi della nave per uso dogli
ullìciali; dicesi anche Capanna, e in questo signi-
ficato s'intendono Quei camerini falli di tavole
molto stretti, a foggia d'armadio, praticali nella
poppa e lungo i lati d'una nave ad uso di farvi dor-
mire gli ufficiali di marina o i passaggieri. Dai
frane. Couchette.
Ouccia s. m. Cuccia, Canile : Il letto de' cani. -
Cuccia dicesi anche melafor. per Lello, ed anche
per Covacciolo, Covo, Nidio, Ricetto : Luogo dove
si sta. Canile, parimente in senso metaf., per
Qualunque letto cattivo.
S A can vegio nò se ghe dixe cuccio; Chi è stalo
de' Consoli, sa che cosa è arte V. Can.
S Andd a cuccio; Andar a cuccia, figurai, vale
Andar a letto. Andar a dormire.
S Cuccio lì; Cuccia li: Espressione che si usa per
comandare al cane che si corichi.
S Stdsene a cuccio; Cucciare, figurat. vale Giacersi,
Starsene in letto.
S Fa o cuccio; Va a cuccia, dicesi al cane per
dire Va nel luo letto. Va dove sei solilo a giacere.
Oiiocio add. Quatto: Cheto, Senza muoversi.
Ou-cco; Cu cu e Cucù: Parola che accompagnala
dal gesto della mano e dal suono della voce usasi
per significare che altri invano si procura di vo-
lerci far danno o inganno, perchè siam pronti
a rintuzza. lo, o per significare che non siamo
mai per lasciarci vincere alle parole di chi vor-
rebbe indurci a fare cosa spiacevole. Lo fanno
anche le mamme e le bàlie a' bambini, n, scon-
dendosi dietro a qualche cosa e mettendo fuori
il capo e rinascondendosi, aflSne di svagarli.
Oùcco s. m. Cucco, Cùcùlo, Cucùle, Cuculio, e
antic. Cuccuino. T. ornil. Cuculus cancrtj»-. Uc-
cello grosso quanto un piccione, così chiamato
dal snono del suo verso eucu cucu. Ila il becco
scuro-cenerino con gli angoli gialli, le palpebre
nude, gialle, le parli superiori d'un bel colore
cenerino-piombato, leali cenerino-scure, i piedi
gialli. Annida ne' nostri monti; emigra in set-
tembre, ritorna in maggio.
Ouccòn V. Cóccòn.
OucuUi s. m. pi. Galletti, e da taluni in Tóse,
anche Còccoli: Frittura in pezzi, fatta d'altrettante
cucchiaiate di pasta non soda, per lo più di fa-
rina di ceci 0 di palale, la quale friggendo sgonfia
e riesce croccante.
OncuHo s. m. Faloppa: Nome che si dà in
Toscana al Bozzolo incominciato e non terminalo
dal baco, che morì nel lavorare.
Oucixnxèlla s. m. Spugna, Spugnòla, Spugnino:
Specie di fungo mangereccio V. Spunziéua.
284
CUG
CL'R
Ouciiritta Y. Cotoritta.
Oucurixccù; Cliiricchi. Voce falla por espri-
mere il caìito prolungalo del gallo.
OixiTa V. C^ffa.
Ou.ffl.ix V. Cò/fin.
Cug-g-ia s. f. Testicolo e Tesliculo, e in term.
basso Coglione: Parie genitale dell'animale ma-
schio, dove si fabbrica il seme.
1) Fiaba, Favola, Frottola, Vescia, Vescica, Bubbola,
ecc. : Cosa falsa. Trovalo non vero V. Balla,
— de bce i Ciiiffola, Bazzecola, Inezia, Cosa da nulla:
io/i veinùi nemixi pe ùnn-a ciig^jia de ha:;
Diventarono nemici per un'inezia, per un nonnulla.
% Conta 0 Spara <lc cugge; Sballare, Panzanare,
Imbubboliire, Dare o Cacciar bubbole, panzane, ecc.
S Dà in cugge; Dare in fritture, in ceci, ecc. V.
Dà in balle nella voce Balla.
, S Rompi e cugge; Infastidire, Annojare, Impor-
tunare, Stuccare, Moleslare, Rompere il capo.
Modo figurai, e basso.
g Cugge ! Zucche ! Zucche marine ! Bubbole ! Giug-
giole! Frottole! Interj. con cui si accenna di non
credere, di non consentire, ecc.
• Oùg"g"ià s. m. Cuccliiajo e Cucchiaro: Slrum.
noto di legno o di metallo, col quale si piglia
il cibo, specialmente se è liqu.do.
1) Cucchiaio, per Cucchiaiata, ossia Quella parte di
checchessia che si prende in una volta col cucchiajo.
Il Cucchiaia e Cucchiara. T. d'anig. Slrumenlo di
ferro o di rame fatto a forma di méstola fsàssoaj,
di cui si servono gli artiglieri per tòr via la ca-
rica dai cannoni.
$ Cùggice di pòntoin; Cucchiaie: Strum. di ferro
per uso di sgomberare le materie dal fondo del
mare V. Pòntón.
% Còppa dò cùggid; Palla del cucchiaio V. Còppa.
. S Màncgo dò cùggià; Ccdoio del cucchiaio V.
Mànego.
Oùg-g-iaen s. m. Cucchiaino e Cucchiarino:
Piccolo cucchiajo, e inlendesi per lo più quello
con cui si pone io zucchero nella tazza del caffè.
Oùg-g-iarin V. sopra Cùggiwn.
Cùg-g-iaron s. m. Cncchiaione e Cucchiarone:
Cucchiaio grande, e dicesi generalm. Quello con
cui si tira su la minestra dalla zuppiera.
Oùg-ianco d.e tsera; Culbianco, Mas-
sajola, Pis. Codibianco. T. ornit. Suxicola oe-
nanthc. Uccello del genere de' Tordi , famiglia
delle Maciòle, che ha il becco nero, le parli su-
periori di color cenerino-scuro, le inferiori di
color cedalo, le ali nere. Fa il nido negli spacchi
de' massi, dentro in qualche zolla o in qualche
buca del terreno con fili di paglia, radici, sot-
tili scorze, ecc. grossolanamente riunite. Emigra
in settembre, ritorna in aprile e maggio.
— d'aia; Balestruccio. T. ornit. Ilirundo tirbica..
Uccello del genere delle Rondini, che ha il becco
nero, il dorso e la coda nero-violetti, il groppone
bianco, i piedi coperti di piume fino alle unghie;
nelle femmine, la gola e il petto son di color
bianco sudicio. Annida ne' borghi e paesi più
popolati, e spesso sin dentro la Città sotto gli
sporti del tetto de' palazzi. Arriva in maggio,
parte in settembre.
Oùg-na s. f. Cognata: Sorella della moglie o
Moglie del fratello.
Oùg-nòu. s.'m. Cognato: Marito della sorella
0 Fratello della moglie.
Cuig-as. f. Cotenna, Cótica: La pelle del majale.
§ Leva a cuiga; Scotennare: Levar via la cotenna.
Ouin V. Coin.
Oujoso add. Curioso: Colui che ha curiosità,
e che bada a spiare i fatti altrui; eltrim. F.u-
tafatli, Fiottone.
1) Curioso, per Faceto, Piacevole, Lepido.
„ — per Particolare, Strano, Stravagante: 0 l'ha
un vesti cujoso ; Ha un abito curioso.
Il — per Fra strano e ridicolo: Ma ti ò-soe che
li è cujoso! Ma tu se' curioso sai?
Cuixitee s. f. Curiosità: Veemente desiderio
di vedere, d'intendere d'imparare cose nuove,
pellegrine, singolari, ecc., ed anche di sapere i
fatti altrui senza suo prò.
Il Curiosità, talvolta usasi per Novità, Cimelio, Cosa
rara, pellegrina e curiosa.
Cùletto s. m. Culetlo. T. de'giojell. La parte
inferiore del brillante opposta alla tavola.
Oùlto s. m. Cullo: Tributo d'onore e di vene-
razione che si rende a Dio con atti interni ed
esterni.
Ortnnieto s. m. Quadrello. T. de' guantaj.
rezznolo a rombo che ne' guanti è cucito nel
biforcamento delle dita. Oggi più non si usa.
Cumluìo s. m. Cuneo, Conio, Cogno, Bietta:
Pezzo di legno o di ferro o d'altra materia soda,
che ad una estremità è grosso, all'altra assolli-
~ gliato. Si adopera a serrare o stringere insieme
legni 0 altro; e talvolta a dividere, sei>arare e
fendere i medesimi , introducendolo a colpi di
màglio nel'a spaccatura.
— da ciùnassa, ecc.; Bietta V. Sciònco.
— da mònaca; Conio: Slrnm. di ferro, nel quale
è intagliata la figura che si ha da imprimere sulle
monete; allrim. Torsello, Punzone. Dicesi anche
Conio l'Impronta stessa delle monete.
§ Ctinnii da cannoin; Cuner o Conii: Quei pezzi
di legno che si ficcano fra la culatta ed il letto
del pezzo per alzarlo gradatamente e puntarlo.
1) — da stampoeì; Biette: Conii di legno di varia
grossezza, per islringere a colpi di martello gli
stecconi intorno alle pagine entro al telaio.
Il — pè lòtti; Zeppe : Qu^i pezzi di legno che
pongonsi tra i sedili (calastre) e le botti per
impedire ad esse il rotolare.
Oupe s. m. Cupè. Frances. dell'uso. Nelle grosse
vetture chiamate Dilinenze, che son composte di
due 0 tre gusci, uniti gli uni agli altri, dicesi
così H primo fondo dimezzato, come a dire Car-
rozza dimezzata. Mezza carrozza. Dal frane. Coupé.
Oùpola s. f. Cupola: Specie di vòlta di gran
rigoglio, cioè molto rialzata, che rigirasi intorno
a un medesimo centro, usata comunem. per co-
perta di chiese, di cappelle, di battisteri.
Cupolin s. m. Berrettino : Berretta piccola
fatta a cupola e combaciante il capo,; e ordina-
riamente inlendesi Quello con cui gli ecclesiastici
si cuoprono la chierica. In Roma e in Napoli
Scazzelta, in altri luoghi Solideo, in Firenze Ciiie-
rica e Cupolino; dicesi anche Calotta, ma è frances.
da evitarsi.
— da lanternetla; Cupolina, Cupolino, Cupoletta:
Il capannuccio della lanterna.
Ou.ppiix s. m. Giumella V. Còppin.
Oùra v. a. Curare: Medicare le infermila cogli
opportuni rimedi.
S Céràse n. p. Curarsi : Medicar se stesso, Prendere
cus
C0r
385
gli opporlnni medicamenti per goarire da nna
maialila.
Curassò s. m. fnracao: Sorla di liquore pre-
libalo, composto di spirilo di vino, di zucchero
e di tiicce d'arancio mandarino.
Oùratto s. m. Curalo, cliiamasi da noi Qaci
sacerdote iippicalo ad una parrocciiia, cìie sup-
plisce il parroco nella cura delle anmie.- Curalo
in Toscana lo s:esso die Parroco.
Oiircuma s. f. Cùrcuma o Cùccuma. T. hot
Curcuma longa. Sorla di pianta indiana, ciie fa
le radici simili alla canna, dalle quali si estrae
un sugo che serve per miniare, di color giallo.
Questa radice ha color di i:afi'erano, ed è usala
come condimenlo ne' paesi ove cresce. Ridotta
in polvere chiamasi Terra merita.
Ouria s. f. Curia: Uflìcio della Cancelleria ve-
scovile.
Ourléa s. f. Monaca rolaja: Quella che è de-
pulata a slare alla nuola (curio) per dare o ri-
cevere roba da quebi di fuori.
Cùx'letto s. m. Fiiatojo: Macchinetta da filar
lana, lino, seta e simili, che ha una mola, colla
qrale, girandola, si torce il filo, ecc.
Oùrlo s. m. Rnoia: Strum. in guisa duna cas-
setta rotonda, che, girando su un pernio nella
apertura di muro, serve a dare e ricevere robe
da persone rinchiuse, come monache e simili.
«1 Fiiatojo V. sopra -Cj/We/Zo.
% Melfe in tó curio un figgiéu; Esporre: Abhan-
don.ire un fanciullo nato di fresco mettendolo
nella ruota- dello Spedale o altrove, per liberarsi
dal mantenerlo.
Oùrto add. Corto e Curio, ma meno osalo: Di
poca lunghezza. Tale che non adegua una data
lunghezza, ma torna minore di quella.
« Corto, per Breve, Che poco dura : Quest'anno
0 carlcvd 5 l'è cùria; Quest'anno il carnevalo
è corto.
S A-e cùrie; Alle corte. Posto avv. vale Insomma,
e si usa generalm. intimando ad alcuno che faccia
nna cosa subitamente.
S Èse cùrfo de mòncca; Fsser corto a danari, vale
Aver poco o nulla da spendere, tanto che a fa-
tica basti per i bisogni,
n — curio de ifista; Esser corto di vista, dicesi
di Colui che mal vede gli oggetti alcun poco di-
scosti dagli occhi.
S Tuggid lùrlo; Andar per le corte,- nell'uso co-
mune vaie Venir tosto alla conclusione d'un di-
scorso, d'un trallalo. Venire al fallo senza molle
longaggini.
Cuscin s m. Cuscino, ed anche Cucino: Pic-
colo sacco ripieno di piuma, di crino, di lana, ecc ,
che ha sottosopra la forma d'un guancia'e (ocgéj,
e serve per sedervi sopra e per allri usi.
Ouscinetto s. m. Cuscinetto, Cncinelto, Guan-
cialino: Piccolo cu-cino.
— di puntujéu; Guancialino da spilli, Torsello: Pic-
colo guancialino o Sacchetto di stoffa, ripieno di
crino 0 anche di crusca, a uso di tenervi pian-
lati spilli ed aghi per averli pronl.imente a mano.
— pe cùxi; Guancialetto o Guancialino da cucire,
cuccino : Specie di c;:ssellina con sòpravi una
imbottitura, di cui sì servon le donne tenendolo
sulle ginocchia, per appuntarci i lavori quando
stanno cucendoli, ed anche per riporvi dentro i
vari arneselti per cucire. Dicesi Guancialino a
vite quello che non ha casselli.na, né liensi sui
ginocchi, ma si ferma con vite ad una tavola o
altro luogo.
§ Cuscinetti da sella; Paniolline. Voce dell'uso,
dal frane. Pannvaux: Quei due cuscini imbottiti,
posti a ciascun lato della sella, perchè non offenda
il dosso del cavallo.
*Ctistiòii V. Questión.
Oùstode s. m. Custode, antìcam. Cuslodo e
Ciis'.odio, Guardiano: Persona che custodisce e
che ha in custodia o guardia checchessia.
— de prexoin ; Carceriere : Custode delle carceri.
S Angeo custode; Angelo custode, Angelo guardiano:
Quello a cui è commesso il custodire gli uomini;
e figurai. Birro, Zaffo, Cagnotto, Satellite.
Oixsto<ii V. a. Custodire: Avere o Tenere in
in custodia, Guardare o Slare a guardia; ed an-
che per Conservare. Tener cura, S'orbare, Curare.
Oustodia s. f. Custodia : Guardia, Cura, Go-
verno.
n Custodia, per Quell'arnese fatto per custodire o
difendere cose di pregio e facili a guastarsi.
« — per Ripostiglio di cose sacre.
§ Dà in custodia; Dar in custodia: Dar checché
sia a custodire.
§ Esc sótto a custodia d'un; Essere alla custodia
d'uno, vale Essergli affidato in educazione.
$ Tegni in custodia; Tener in custodia, in serbo,
in guardia, Tener guardalo, Guardare, Custodire.
Oùxéuja s. f. Sartora e comunem. Sarta, anlìc.
Sarlessa , Sarloressa : La moglie del sartore , o
Colei ch3 taglia e cuce i veslimenti. - Sartora
0 Sarta da donna dicesi Colei che, prezzolala,
taglia, cuce, fa e rappezza le vesti donnesche.
Oùxi V. a. Cucire: Congiungere insieme pezzi di
di panni, tele, cuoj o altro con refe, seta, spago
0 simile, passato per essi per via dell'ago.
— drenlo e féua; Impuntare, Impuntire. T. calzai.
Cucire con punti mollo filli.
— un tondo, ecc.; R'sprangare, Rabberciare: Riu-
nire con fìl di ferro vasi rotti.
S Aveì ùnn-a lengua ch'a taggia e a cùxe; Aver
una ling"a che taglia e cuce V. Lengua.
$ Quella chi cùxe; Cucitrice e Cucilora : Colei
che cuce.
S Tuggid e cùxi; Rimpellarc. T. de'murat. Rin-
novare interamente o parzialmente un muro, senza
demolirlo tulio a un tratto, ma ripigliandone la
ricostruzione a pezzi dal basso in alto V. /?<'/on(^oa.
% Cùxìse a bocca; Cucirsi la bocca, figurai, vale
Starsi in silenzio, Tacere.
Ouxiu s. m. Cugino : Figlio di zio o di zia.
n Cugino, per Titolo d'onore che i monarchi con-
feriscono a principi e baroni, che per sangue e
dignità son loro prossimi.
Ouxinà V. a. e q. Cucinare: Apparecchiar le
vivande e stagionarle col fuoco.
Ouxinatto s. m, Cucinajo, Cucinatore, Cu-
niere e Cuciniero: Cuoco che cuoce le vivande
0 che fa la cucina; ma da noi dicesi per lo pili
del Frale che fa la cucina ne' conventi,
Oiixiuatùa s. f. Cucinalura: L'alio e l'effetto
di cucinare.
Onxiné V. sopra Cuxinallo.
Ouxinéa s. f. Cucinaja, Cuciniera, Cucinatrice:
Donna di cucina.
— de móneghe; Cucinaja: La monaca addetta al
servizio della cucina.
286
t)A
DA
Ouxinetta s. f. Cacinetla, Cocinazza. Dlmin.
di Cucina: Piccola cucina.
Ouxinn-a, s. f. Cucina: Luogo dove la vivanda
si cuoce.
Il Cucina, in Marin. è Una grossa cassa quadra di
di ferro o d'allra nvaleria, che serve di focolare
nelle navi per far la cucina.
S FA de cuxinn-a; Far la cucina, Cucinare,
Ou-xinn-a, s. f. Cugina: Figlia di zio o di zia.
Oùxitùa s. f. Cucitura: Congiuntura di due
cose, fatta col me^zo dell'ago o d'altro slrura.,
e con refe, seta, spago e simili. - Risprangatura
e Rabberciatura dicesi Quella che si fa a vasi
rotti con fil di ferro.
I) Cucitura, pel Modo particolare con cui una cosa
si cuce: Cùxilùa all'ingleize; Cucitura all'inglese.
I) — per La riunione delle ferite fatta con ago
e refe.
— via (cela; Pottiuiccio, Frinzello V. CrastSn nel
2» signilicato.
Cuxo s. m. Cugino. Voce del contado.
Oùxòu s. m. Sartore e comunem. Sarto: Quegli
che taglia i vestimenti e li cuce.
S Pria da cùxòu; Lardile, Pietra da sarti V. Pria.
D
Da; Della, e iu verso anche De la: Prepos. arile,
che si unisce col secondo caso di genere femm.
singolare, e si mette comunem. dinanzi a con-
sonante: / comandamenti da lezze de Dio; I
comandamenti della legge di Dio.
I) Da, prepos. sempl. o segno del sesto caso sing. e
plur. di tutte le voci masch. e fcmmin. che non
ammettono articolo.
Il — Davanti a' verbi, si coDgiunge sempre con l'in-
finito: A l'è ròba da danze; Si n cose da piangere.
t) — Talvolta usasi come avv., e vale A modo, A
foggia: O l'èa vestìo da donna; Era vestito da
donna.
II>a; Dalla, e in verso anche Da la: Prepos. arlic.
che si unisce al sesto caso dei nomi di genere
femmin. singoi che cominciano per consonante:
Vegno dà schéua; Vengo dalla scuola.
n Dnlla, usasi talvolta invece di Per: Tremmavo
dà futa; Tremavo dalla paura.
S Dà so; Dalla sua, cioè Dal suo partito.
ll>a v. a. Dare. Verbo frequentatissimo per la va-
rietà dei significati che esprime, e per la mol-
tiplicità delle maniere nelle quali si adopera. Io,
per non essere soverchio di troppo, ne nolerò
le principili.
n Dare, per Donare, Trasferire una cosa da sé in
altrui: Chi v'ha daeto questo libbra? Chi v'ha
dato questo libro?
it — per Percuotere: 0 i scorriva, 5 ghe dava,
d i ammassava; Gli inseguiva, dava loro, gli
uccideva.
t) — per Arrivare, Giungere, Toccare: Vmgua a
ghe dava a-e zenògge; L'acqua gli dava alle gi-
nocchia.
n — per Assegnare, Stabilire o Pagare per asse-
gnamento: Quanto g'han dcelo de déutta? Qmnio
le diedero di dote?
« — per Cogliere, Colpire: 0 dà in t'ùn gente-
ximo; Egli dà in un centesimo.
• Il — "per Conferire: G'han daeto a cròxe da ca-
valiere; Gli diedero la croce da cavaliere.
n — per Pagare, Dare in pagamento: 0 nò m'ha
vosciùo dà che vinti franchi; Non mi volle dare
che venti franchi.
» — per Concedere, Permettere, Accordare: Basta
nS daghe a confxdensa; Basta non dargli la con-
fidenza.
I» — per Porgere, Recare, Porre checchessia in
altrui mano, e dicesi di cosa presente o vicina:
Dceme iin pò 5 libbra di conti; Datemi un po'
il libro de' conti.
Il — per Vendere, Contraltare: Se me 5 dee ve
daggo un scùo; Se me lo date vi do uno scudo.
Il — per Attribuire: Che dun tanta importansa;
Gli danno tanta importanza.
«I — per Imporre, Metter sopra, Velare, Coprire :
Dceghe ùnn-a man de co; Dategli una mano di
colore.
« — per Urlare: Ho desto da pausa in tS ta-
valin; Diedi della pancia nel tavolino.
«1 — Parlandosi di fanciulla, vale Maritarla: L'han
data a un fràvego ; La diedero ad un orefice.
n — Parlandosi di sole, di lume o simili, vale
Battere, Ferire, Percuotere: 0 lùmme 5 me dà
in ti éuggi; Il lume mi dà negli occhi.
n — Parlandosi di titoli, vale Trattare altrui, in
parlando o scrivendo, con quei titoli: G'hò dcelo
dell' Eccellensa; Gli diedi dell'Eccellenza. E di-
cesi altresì vituperando: M'han dcelo dò laddro;
Mi diedero del ladro.
— à balla; Dare alla palla V. Balla.
— o benedizión a ùnn-a cosa; Dar la benedizione
0 la benedica a una cosa V, Benedizión.
— a berta,; Dar la berta, la ciancia, la- soja V. Berta.
— a bònnaman; Dar la buonamano, la mancia, la
benandata V. Bónnaman.
— o bàn patio, a bòn prexa ; Dare a buon mer-
cato, a buon prezzo V. A bòn patta.
— a bulinna; Picchiare, Zombare, Tambussare, ecc.
V. Bulinna.
— a caccia; Dar la caccia, Cacciare, Inseguire; e
talora Appostare V. Caccia.
— o accomoda 5 cervella; Dare a rimpedulare le
cervella V. Cervello.
— 0 cangio; Dare a cambio V. Cangio.
— a ciancia; Dar la ciancia, la berta, la burla, la
soja. Burlare. Talora significa Dar panzane, cac-
cabaldole, baggiane, pasto, pastocchie per ingan-
nare 0 per entrare in grazia di chicchessia; ed
anche Discorrere per non attendere.
— o cicca; Dar un rabbuffo, una sbrigliala, un ri-
piglio, ecc.; e talora anche Dare un carpìccio,
un rifrusto, e s'intende di busse V. Cicca negli
ultimi due significati.
Ì)A
DA
287
a coggionèlla; Dar la fanferina V. Co^(;ionè//a.
a condì'ziòiì, a patti; Dare a palli; Concedere
con condizione.
a conosce; Dar a conoscere V. Conosce,
a cónsa; Dar il concio o la concia, e dicesi di
peli-, di vino o cose simili, e vale Acconciarli
con vari modi proporzionati per l'uso.
a consolazión, u contentcssa ; Dar la consola-
zione, Dar il contento o !a contenlez/.a, vagliono
Consolare, Dar piacere, soddisfazione, allegrezza.
a cónto ; Dare a conio o a buon conto V. Cónto.
a corda a-o rcléuio ; Caricar l'orologio V. Corda,
a cròxe; Dar la croce V. Cròxe.
a cucca; Accoccare, Incoccare V. Cucca,
addosso; Dar contro, Far contro, Contrariare,
Contraddire, Obbiettare; e talora Pregiudicare,
Nuocere, Dar addosso.
a desdita; Dar la disdetta V. Desdita,
ad intende; Dar ad intendere, Dar intendere,
vale Persuadere, Dimostrare.
ad intende che l'è sghéitóti un aze ; Dar ad in-
tendere che gli asini volano V. Aze.
ad intende de micce, de verdinn-e, de vescighe
pe lanterne; Dar ad intendere lucciole o ve-
sciche per lanterne. Dar finocchi, vale Dar ad
intendere altrui una cosa per un'altra.
a discreziòn; Dare a discrezione, cioè Secondo
onestà ed equità, o Secondo par che convenga;
fd anche talvolta Ad arbitrio o volontà altrui.
a dived'e; Dar a divedere. Far intendere.
a dritu; Dar la precedenza. Dar la mano.
a-e mósche; Cacciar le mosche, antic. M escare.
a-e zenógge, a góa, ecc.; Dare alle ginocchia,
al!a gola, ecc. vale Arrivare sino alle ginocchia,
alla gola e simili.
aggiùtlo; Dar ajiito o aita, Ajutare.
a grascia; Far agio: Dar il gusto, il piacere
ad una persona.
a-i nervi; Dare sui nervi, Urlare il sistema ner-
voso, figurai, vale Cagionar pena, travaglio, ecc.
a libertce ; Dare o Concedere la libertà, vale
Far libero.
aU'éuggio; Dare nell'occhio V. Éuggio.
allogio; Dar alloggio. Dar albergo. Alloggiare,
Albergare, Ricettare.
d lùxe; Dar alla luce o in Ince, vale Pubblicare.
a mamma; Dare a bàlia V. Mamma.
a man; Dar la mano, ora vale Cedere il luogo.
Accordare la precedenza, ed ora Inipalmare.
a mancia; Dar la mancia: Regalar altrui che
ci ha rendulo un servigio o fatto cosa grata.
a man salva; Dare a man salva : Dare altrui
colpi 0 simili senza ch'e'si abbia modo di di-
fendersi 0 d'offendere.
« mente; Por mente, l'etler mente, Badare at-
tentamente. Considerare. Talvolta usasi sempli-
( emente per Osservare, Guardare; e talvolta per
Dare ascolto. Dar retta V. sotto Dà retta,
a mente in su e in là; Sguaraguardare, voce
ant. : Guardare in qua e in là.
o nèuvu, a notizia; Dar la nuova o la notizia:
Recare altrui notizie d'alcuna cosa o persona.
a nòu; Dar a nolo: Accordare per un prezzo
convenuto il servizio d'un bastimento per tras-
porlo d'effetti 0 mercanzie.
ansa; Dar baldanza, ardire, rigoglio, temerità.
a-o consùmmo ; Dare al calo o al consumo V.
A-o consùmmo.
a-o mondo; Dare al mondo, vale Partorire.
a paga; Dare il soldo o la paga; e dicesi dei
soldati.
a punchéutto e menuetli ; Dare a spizzico, a
spizzicone, a spilluzzico, a miccino-: Dar una cosa
poco per volta V. A panchéulto e menuetli.
a punnadùa; Forbire. T. cavali. V. Pannadùa.
a pasta; Inlonicare. T. murai. Dare una terza
ed ultima copertura più liscia e più pulita alla
muraglia arricciata ({rettassàj, specialm. quando
vi si abbia a far dipintura, sia a fresco, sia a
tempera, sia a olio.
àpréuva o in préuva; Dare a prova, vale Dare
alcuna cosa sotto condizione di farne pruova,
esperienza o cimento.
o primma m^n; Dar la prima mano, vale Dare
il primo principio ad alcuna cosa.
a purinn-a; Accecare una falla. T. mar. Ristop-
parla in modo che si possa chiudere stabilmente.
argomento; Dar argomento, vale Somministrar
tema, occasione, materia.
a Savoia; Dar vn cappellaccio, una canata, una
rammanzina, un rabbuffo, una strigliala, una sco-
patura, ecc.: Riprender con minacce, con asprezza
di parole V. sotto Dà ùnn-a lavata de lesta.
a scarso ; Dare a cóttimo, vale Dare nn lavoro
da fare non a giornale, ma a prezzo fermo.
a sciaccadda; Ballcre, Percuotere, Picchiare,
Zombare, Tambussare V. sopra Dà a bulinn-a.
a so paratia; Dar parola o la sua parola, vale
Obbligarsi, Promettere con sicurezza di fare.
a stiva; Dar la cala: Specie di castigo che si
usa dare sopra i vascelli ai marinai caduti in
qualche fallo, e consiste nel legarli in capo di
un'antenna, e così legati tuffarli più volle in mare,
a stradda a scera; Allicciar la sega V. Stradda.
a striggia V. sotto Dà ùnn-a lavata de testa,
a là; Far la tara, fig;ir. Non credere a tutto
ciò che è riferito.
a td a ùnn-a persónn-a; Far la tara a uno,
figurai, vale Calcolarlo quanto egli vale. Compa-
tirlo nelle sue debolezze. Soffrir con benigna in-
dulgenza le sue scempiaggini.
a legni ùnn-a cosa; Dar checchessia a guardia
0 in guardia, a serbo, in custodia : Affidare alla
custodia.
d testa; Dare al capo, vale Offuscare la mente,
e dicesi di vino, liquori, carboni accesi o simili.
a tra; Dar ascollo. Dar retta; e talvolta Por
mente. Badare. Voce del contado V. sotto Dà retta,
audacia ; Dar baldanza : Porgere animo, ardire,
temerità.
a un morto; Dare a un morto, vale Gittar la
fatica, Perdere il tempo.
autoritce; Dare autorità, Autorizzare.
a vergaida; Bacchettare V. Vergadda.
a villa; Dar la vita: Propriam. Offrirsi pronto a
spenderla per alcuno; e figurai. Apportar somma
consolazione, grandissimo piacere, utilità, ecc.
bacchce da orbi ; Dar bastonale o mazzate o fra-
cassate da ciechi. Dar mazzate sùdice V. Bacca,
bacciccia; Conciare pel dì delle feste.
bón beive; Dar buon bere, Dar gusto al bere,
dicesi di cosa che mangiandola ci si beva sa
volonlieri; il suo contrario è Dar cattivo bere.
bòn conto da so persónn-a; Dar buon conto di
sé, vale Portarsi come si conviene, da uomo
onesto^ dabbene.
288
DA
DA
— bòtte dà cheti; Dar come in terra. Percuotere
a rolla, forlemrnle, senza discrezione.
— braccetto; Dar il braccio V. Braccetto.
brcVga; Dar briga, fastidio, molestia, travaglio,
vale iMolesiare, Infastidire.
— hughexzo; Dar noj;i, molestia V. Bughozzo.
— cae/in-a; -Dar carena, Carenare V. Caenn-a.
— cumjjQ a fa ùnn-a cosa; Dar campo o agio a
far una cosa: Porgere rpporlunilà, comodo.
— capàro ; ì)nr caparra: Sborsare parte del prezzo
patinilo p<T fermare o stabilire il conlratlo.
— cappotto; Dar cappotto V. Cappotto.
— carta p/anc« ; Dar carta bianca o foglio in bianca
V. Carta.
— carte V. sotlo Dà e carte.
— cattivo exempio ; Dar mal esempio, cioè Di ope-
razioni caltivo, Dare scandalo.
— cuuziòn; Dar cauzione, sicurtà, vale Assicurare
con mallevadore o simili.
— compimento ; Dar soddisfazione. Soddisfare, Pa-
gare il debito.
— conseggio, ò conseggio, un conseggio o pe con-
seggio ; Dar consiglio, il consiglio, un consiglio
0 per consiglio, vogliono Consigliare, Far altri
avvisalo, avveduto.
— conto da so persónna V. sopra Dà bón cónto
da so persónna.
— cónto d'ùnn-a cosa ; Dare o Prender conto d'una
cosa, vale Render ragione dell'operalo.
— condro; Dar contro, vaie Contraddire; ed anche
Opporre od Opporsi ad alcuna cosa.
— cólpa; Dar colpa o la colpa V. Cólpa.
— da assóstàsc; Dar ricovero, albergo, ricetto, Ri-
coverare, Albergare, Ricettare.
— da ùeive; Dar da bere, Dar bere o a bere: Por-
gere da bere. Mescere, Apprestar la bevanda.
— da beive a-e bestie; Abbeverar le bestie.
— da beive a-i vasi, a-e scioi; Annaffiare, Innaf-
fiare i fiori.
— da beive a-o prwvc che 5 cego 5 l'ha sa;; Dà
bore al prete che il chierico ha sele V. Beive.
— da con/«; Allungar la fune; mclaforic. vale Con-
ceder dilaziono, Metter tempo in mezzo.
— da dì; Bar da dire, Dar che dire: Porgere al-
trui occasione di mormorare; e in qualche caso
Dar altrui da pensare, Esser cagione di grave
pensiero; e talora anche Infastidire, Dar molestia,
travaglio, disturbo.
— da di e da fa; Dar da dire e da fare: Occu-
pare, Tener impiegato, per lo più con affaticar
e tribolar altrui.
— da fa; Dar a fare o che fare: Occupare, Tener
impiegato, Dar faccende, Dar da lavorare, Som-
ministrare occasione di lavorare; e talora figurai.
Travagliare, Tribolare.
— da fd ùnn-a cosa; Dar da fare una cosa, vale
Commettere che altri la faccia.
— da mangia; Dar mangiare o da mangiare, vale
Porgore il cibo altrui porche mangi; o anche Te-
nerlo a niangare senza ch'egli spi nda.
— da mormoà; Dar da mormorare: Dar occasione
0 materia perchè si mormori.
— danno; Dar danno. Danneggiare.
— da penna aldosso a un seri to; Dar di penna,
Diponiiare, Cassare, Cancellare.
— da pensa; Dar grallacupi, Dar da pensare e da
vegghiare: Mettere in travaglio.
— da pùa in ti éuggi; Gettare o Bullar la polvere
negli occhi, figar. vale Usar mezzi per deludere
altrui.
da studia V. sopra Dà da pensa.
■ da testa; Dar di capo o del capo, vale Capitare
0 Arrivare; e figurai. Ricorrere o Appigliarsi a
qualunque parlilo.
da testa in ta mùagia;Dn\ del capo nel muro
0 ne' muri. Battere o Urlare il capo nel muro
0 al iiuro, vagliono Darsi alla disperazione.
da vixin; Dar rasente: Colpir vicino allo scopo.
de baccha;;ì)ar bastonate. Bastonare V. Bacca,
de baccha: in te Vwgua; Mettere stoppia in aja.
Postar l'acqua nel morlajo, Far acqua in un va-
glio V. JEgua, Bacca.
de bónn-e parolle; Dar buone parole, Dar can-
zoni, bossololli, erba trastulla, vagliono Discor-
rere per non attendere, Lusingare senza efTello,
Trattonere e non venire a' fatti.
fie bòtte; Dar busse o percosse, Dar picchiate,
Dar colpi, ecc. V. Bòtta,
de curcagnce; Scalcagnare V. Carcagnd.
de ciarle; Dar chiócchiere, Dar parole, canzoni
V. Ciarla.
de dcutta; Dar di dote, vale Assegnare o Pa-
gare por dote.
de foettw; Scudisciare, Scurisciare: Percuotere
collo scuriscio Y. Poeto,
de lecche ; Dar mostacciale, ceffate, gelate, cioè
Dar delle mani sul vollo altrui.
deirwgua; Dar acqua, Annaffiare, Irrigare.
del 'aia a ùnn-a .jtansa, ecc.; Dar aria ad una
camera, ecc. V. Àia.
dell'aze, nò birbo, dò la hlro, ccc ; Dar dell'asino,
del birbone, dol ladro o simile: Ingiuriare altrui
con dargli quei titoli ignominiosi.
dell'éuggio; Dar un occhio, vale Osservare, Star
allf nli a checchessia per conto altrui : Dwme un
pi) dell'éuggio il bùtteijo; Fatemi il favore di
darmi un occhio alla bolloga.
dell' incenso ; Dar incenso, propriam. vale Incen-
sare; e ligurat Adulare, l*iaggiare.
de lungannie ; Menare per le lunghe o per la
lunga 0 per lunga o a lungo o in lungo, Menar
il can per laja. Dar erba trastulla. Dar canzone,
Tener a bada : Lusingar con isperanze, ma senza
venir a conclusione.
de man; Dar di mano, Cacciar mano, Dar di
pìglio : figliare con prestezza, e con alcuna di-
mostrazione di forza.
de man a un travaggio; Dar di mano a un
lavoro, vale Cominciarlo.
de moen in te bète; Dar nel cuore V. Bela,
de parolle o de bónn-e parolle; Dar parole, Dar
ciancie, Pascer di parole, vagliono Inlerlenere,
Non venire a' falli, Discorrere por non attenere.
de patte in sciò cu; Seulacciare, Dare culac-
ciale 0 scnlaccioni V. Patta,
de vantaggio; Dar vantaggio ad alcuno nel cam-
minare, cioè Lasciarlo andar innanzi un tratto
prima di porsi a inseguirlo.
de zinzannie V. sopra Dà de lungannie.
di cusci; Dar calci: Trar calci.
di càsci u-o vento, Dà dì càsjì a ùnn-a cosa
V. Caso.
di denti in fa mùagia; Stare a denti asciutti
V. Dente.
di fastidii ; Dar fastidii, cure, brighe, molestie,
Dar grattacapi. Infastidire, Molestare.
DA
DA
289
— di pugni; Dar pagna. Menar pugna: Percuoter
con pugna.
— di pugni in ce; Dar pngna in cielo, Dar an
pugno in cielo, dicesi per esprimere rimpossi-
bililà d'nna cosa.
— di punti; Cucire: A l'è in casa ch'a dà di punti;
Ella è in casa a cucire.
— di punti in tò zéugo; Dar de' punti: Nel giuoco
del e bocce ed altri, vaie Dare alla parte contraria
il vantaggio di due, tre o più punii sul numero
a cui si deve arrivare per vincere il giuoco.
— dò cu in ciappa; Battere il culo in sul lastrone
0 in sul patrone V. Ciappa.
— do l'io a bànsa; Dare il tratto alla bilancia, e
nell'uso tose. Dar ranchetta alla bilancia V. Bànsa.
— do ino sotto; Dar la corda a uno. Tirar su le
calze a uno, Scalzarlo: Usar artifizio per cavargli
di bocca artatamente un segreto ; e talora Aizzare.
Indiare, Fomentare, Stuzzicare, Instigare.
— (ò figgiéu; Dare il latino, vale Trattare altrui
da fanciullo.
— do naso, Dà dò fMSO dappertutto \. Naso.
— dò sacco a li gaggia; Dar del sacco le corde
V. Ligaggia, Sacco.
— do sevo; Dar del burro V. Sevo.
— drito; Dar diritto: Cogliere per l'appunto il ber-
saglio.
— dò so ; Dar del suo o il suo, vale Dare le cose
proprie o appartenenti a chi le dà.
— dò ti, do voi, do le, ecc.; Dar del tu, del voi,
del lei, ecc., vale Usar parlando con alcuno di
questi titoli, secondo la maggiore o minore fa-
migliarità.
— e bónn-e feste, 5 bón cappo d^anno, ecc.; Dar
le buone feste, il buon capo d'anno, ecc., vale
Augurare altrui felicità in tali congiunture.
— e carte; Dar le carte, vale Dispensarle ai giuo-
catori.
— e confittùc aWaze V. Aze.
— e patte V. sopra Dà de patte in scio cu.
— e sedie; Sferzare; e intendesi delle sferzate che
si davano una volta da' parenti ed anche da alcuni
maestri ai fanciulli cattivi, irrequieti, negligenti.
— e spalle; Dar le spalle. Aver voltate le spalle,
dicesi dello Stare davanti a uno colle spalle voltate.
— e tócche V. sotto Dà i aitasti.
— exempio ; Dar esempio o esemplo : Essere il
primo a operare per dar occasione d'esser imitato.
— exito; Dare spaccio o esito a checchessia.
— fastidio V. sopra Dà breiga.
— féua; Dar fuora o fuori: riandare alla luce o
in luce V. sopra Dà à lùxe.
« — Dar fuori. T. scult. Fare prima un solco nel
marmo con subbia o scarpello , di poi batterlo
onde si spacchi da per sé.
— féugo; Dar fuoco, Appiccare il fuoco, vale Ar-
dere, Abbruciare; e parlandosi d'arme da fuoco,
si dice dell'Appiccarvi il fuoco per iscaricarle.
' — féugo a bomba V. Bómba.
-,- fóndo; Dar fondo. Dissipare, Scialacquare, Pro-
fondere, Dilapidare, Macinare, Dar la balta.
— fondo a un bastimento ; Dar fondo, Fondeggiare.
T. mar. Gettar l'ancora per ormeggiarsi.
— grazia; Dar grazia, vale Aggiunger vaghezza,
Conferire eccellenza.
— grosso 0 sótti; Render grosso o sottile, dicesi
della penna quando fa linee o troppo grosse o
troppo sottili.
Casaccia, I>if tonar io Genovese-Italiano.
i aitasti; Dar i tasti o le tastale. Tastare V.
Attasto.
i bòmòoin; Dar i rintocchi V. Bómboin.
i bòtti; Toccheggiare, dicesl delle Campane delle
chiese quando danno cenno degli uffizi divini o
di qualche sacra fun/Jone battendo a tocchi e non
a distesa; altrim. Rintoccare.
I ciocchetti V. sopra Dà i bòtti,
idea; Dar idea. Dar mostra, segno, Mostrare.
1 fenoggetti all' aze V. Aze.
imbarasso ; Dar impaccio, impedimento, imba-
razzo, Apportar briga.
importansa; Dar importanza, Dar grido, Dar
rilievo.
in appalto; Dar in appalto V. Appalto,
in balle, in ciampanelle, ecc.; Dar in budella,
in cenci, in ciampanelle, ecc. V. Ballai Ciam-
panelle.
in bàio; Dar in baratto. Barattare.
in crensa; Dare a credenza o a credito V. Crensa.
inderré; Dar addietro, Cedere, Piegarsi, Ritirarsi.
informazión; Dar informazione, Informare.
in fùrie; Dar nelle furie, ne' lumi, nelle scar-
tate. Entrar in valigia, Montar in sulla bica, in
collera, in bestia, in ismanie. Infuriarsi, Adirarsi.
in mattèia; Dar in frenesia. Dar nelle girelle.
Impazzare.
in scià testa; Dar in capo: Offendere alla volta
del capo. Colpire nel capo.
in scià vòxe; Dar sulla Voce o sulla bocca, vale
Interrompere l'altrui discorso. Far che uno taccia.
Sgridarlo acciocché egli taccia.
in séussia ; Dare a soccio , a sòccida, a capo
salvo, dicesi del Bestiame che si dà altrui a go-
vernare a mezzo guadagno e a mezza perdita,
in la góa; Dar l'ingoffo. Imbecherare, vale
Subornare o Corrompere altrui con donativi; al-
trim. Dare lo sbruffo.
in te bocce; Trucciare le bocce o le pallottole
V. Boccia.
0 Cazze in te dòte, in ti unge; Dar nelle un-
ghie. Cascar nelle branche, figurat. vale Venire
in potere V. dota.
in te gambe a ùnn-a persònn-a ; Darla alle
gambe d'alcuno, figurat. vale Attraversargli i suoi
negozi; e talora Diminuire, Scemare sul prezzo.
in te tnoen; Dar fra mano, per mano o nelle
mani: Mettere in podestà o balìa; ed anche sem-
plicem. Metter in mano, Dare, Consegnare,
tu ti éuggi; Dar negli occhi, parlandosi di lumi
0 altro chiarore, vale Offender la vista,
in ti tacchi; Bestemmiare, Adirarsi V. Tacchezzd.
in tò genio; Dar nel genio, nell'umore, Andar
a versi, a genio, Garbare, Venir a grado, Soddis-
fare, Piacere.
IH Ida; Dare, Mettere o Portare in tavola, in-
tendesi del Porre i piatti delle vivande sopra
la tavola apparecchiala.
tn tòrattajéu; Dar nella trappola, nel calappio,
nella ragna: Rimaner preso; e figurai. Cader
negl'inganni. Rimaner ingannato.
■ in tò segno; Dar in brocca, in brocco o nel
brocco. Dare o Trar nel segno, Imbroccare, Im-
berciare: Colpire nel mezzo del bersaglio. Usasi
anche figurat. e vale Apporsi, Indovinare il se-
greto d'un fatto. Pigliare il nerbo della cosa.
- t so recatti a un; Conciar uno pel di delle
fesle; ed anche Ucciderlo, Ammazzarlo.
19
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DA
DA
— l'cegua; Dar l'acqua : Aprire i condotti dove vipn
l'acqua.
l'aggrècco; Dar audacia, baldanza, Porger animo,
ardire.
— l'anello; Dar l'anello, vale Sposare V. Anello.
— l'anima, Dà l'anima a-o diao V. Anima.
— l'animo; Dar l'animo o il cuore, Bastar l'animo,
vagliono Aver coraggio o simile.
— l'arbitrio; Dar arbitrio, Concedere facoltà.
— l'assàto; Dar assalto o l'assalto : Assaltare, As-
salire.
-— ^ l'assolùzion ; Dar l'assoluzione, Assolvere.
— l'avào; Dar la mossa, la spìnta V. Avào.
— léugo ; Dar luogo, Dar occasione o causa : Som-
ministrare agio 0 comodità di far qualche cosa.
— léugo a raxòn; Dar luogo alla ragione, vale
Capacitarsi, o piuttosto Ravvedersi.
— l'éuio santo ; Dar l'olio santo, vale Amministrare
il sacramento dell'Estrema unzione.
— lezión; Dar lezione, vale Insegnare.
— lesze; Dar legge, Impor legge.
— licensa; Dar licenza, permissione: Permettere
che altri faccia.
— l'ultima man a un travaggio; Dar l'ultima
mano a checchessia, vale Finirlo, Perfezionarlo.
— lùxe; Dar luce o lume, vale Illuminare.
— majo 0 mar'io; Dar marito, Maritare.
— man; Dar mano o la mano: Accompagnar uno
lenendolo per la mano; ed anche Dar di piglio.
— mente; Badare; Attendere, Attentamente con-
siderare. Por cura, For mente; e talvolta sem-
plicem. Guardare, Osservare V. sopra Dà a mente.
— meza banda; Dar mezza banda. T. mar. Far
inclinare alquanto il bastimento da una parte per
nettarlo o spalmarlo.
— mòggé; Dar moglie, Ammogliare.
— motivo; Dar motivo, argomento, cagione.
— 6 balletto; Dar pasto V. Balletto.
— 6 battceximo; Dar il battesimo, Battezzare.
** — 6 biscontin; Dar la soja, Sojare V. Biscontin.
— 5 bòccòn; V. sopra Dà in ta góa.
— 6 bóccòn a-i chen; Dar il boccone a' cani V.
Bòccon.
— 5 bómbón ; Dar pasto : Lasciarsi vincere artata-
mente qualche cosa per tirar su il giuocatore,
e mostrar di non ne saper più di lui.
— o bòn giorno, 5 bdn viaggio, ecc.; Dar il buon
giorno, il buon viaggio, ecc., vale Augurar fe-
licità in quel giorno, nel viaggio o simili.
— 6 careghin; Dar la soja, Sojare, Dar l'unguento,
il giambo, la quadra, le quelle, la monna, la
cenciaia, I,i baja V. Careghin.
— òccaxiòn; Dare, Porgere, Somministrare occa-
sione, argomento.
— 6 chcu; Dare o Donare il cuore V. Chéu.
— 5 colpo de grazia; Dare la stretta V. Cólpo.
— ó còmodo; Dar il comodo o la comodità, vale
Concedere opportunità, agio.
— 6 consenso; Dare o Prestare il consenso, vale
Acconsentire.
— 6 {(Bromorto; Tirare il catenaccio, il paletto e
simili.
— 5 fèugo a un bastimento V. Féiigo.
— S fi; Affilare, Raffilare V. A/fìà nel 1» significalo.
— 6 giunco; Imbiancare, Scialbare: Stendere col
pennello il bianco sui muri.
— S gìo; Dar l'ambio, il puleggio; e dicesi del
Mandar via con buon garbo. Liberarsi da persona
importuna, facendole intendere in qualche ma-
niera che non è gradita,
ó Icete; Dare il latte, Allattare: Nutrire col pro-
prio lalle.
o lardò; Dare il chi va là: Grido di guerra,
del quale si servono le sentinelle per domandare
il nome di chi s'avanza.
5 lardo in guardia a-i gatti; Dar la lattuga
in guardia a' paperi: Dar in guardia alcuna cosà
a persona, da cui appunto bisogna guardarla.
5 lecco V. sopra Dà o bombòn.
5 liamme; Letamare, Letaminare, Concimare
V. Alliamà.
ò lustro; Dare il lustro, Lustrare: Parlando di
drappi, pietre, scarpe e simili, vale Farli più
lucenti.
ombra; Dar ombra, Dar gelosia,
ò nòmmc da-e feste a ùnn-a pcrsónn-a; No-
minare alcuno pel suo nome, vale Dirgli villania.
5 pattòn; Dare il guasto, Manomettere, Spogliare;
e nell'uso Spianare o Fare lo spiano in casa
d'altri, cioè Rilìnire e Consumare quello che colui
ha di commestibili in casa.
ordine; Dar ordine, Ordinare, Imporre.
o remórco; Dare il rimorchio o il rimurchio,
Rimorchiare, Rimurchiare, Rimburchiare V. Be-
morcà.
ò retto; Dar il riposo, vale Dispensare altri da
alcuna carica o uffizio, con conservargli le mercedi.
ò reverso; Contrariare, Contraddire, Opporsi.
0 riso co-a natta ;ì)are un rabbuffo, una sbri-
gliala, una scopatura, una strapazzata, ecc.; e ta-
lora anche Percuotere, Picchiare, Zombare , Dar
delle busse,
5 salàiu; Dare il salario, Salariare, Stipendiare.
0 sangue dò chéu V. sopra Dà o chéu.
5 segno; Dar il segno, il segnale.
0 so conto; Dare il conto suo : Fare altrui quello
che si conviene.
5 straccollo; Dare il tracollo: Far perdere l'equi-
librio.
0 strapuntin V. Sotto Dà un strapuntin.
5 faggio a-e castagne; Castrar le castagne V.
Castagna.
ò tettin; Dar la poppa, la zinna, la mammella,
Allattare.
0 fio; Dare un motto, Fare, Gittare, Toccare
motto d'alcuna cosa, vale Favellarne brevemente,
che anche dicesi Dare un tocco o il tocco V. T'io.
5 vaso; Andar via. Modo basso.
ò viavinli a ùnn-a pcrsònn-a; Dar il cencio
0 l'erba cassia. Dar l'ambio, il commiato, lo
sfratto, il puleggio : Mandar via, Licenziare,
ò zùamento; Dar il giuramento, vale Costrin-
gere a giurare altrui, e dicesi più spesso quando
ciòfassi con autorità pubblica.
parolla; Dar parola, vale Promettere per man-
tenere.
parte; Dar parte, avviso, notizia: Partecipare,
Far consapevole. Avvisare, Informare.
pe cònseggio; Dar per consiglio. Consigliare.
pegno; Dar pegno: Assicurare altrui col metter
pegno in sua mano.
pe-o naso; Dar nel naso, dicesi figurat. del Sen-
tirsi da chicchessia cosa che gli dispiaccia, o gli
ingeneri sospetto.
pe poco; Dar per poco, vale Vendere per pic-
col prezzo.
DA
DA
291
— piaxeì; Dar piacere, diletto, Dilettare.
— préuva; Dar prova, Provare.
— princi})io; Dar principio o cominciamento, Dar
capo a una cosa, vale Principiarla, Cominciarla.
— qxrnrté; Dar quartiere : Propriam. Salvar la vita
ai vinti; e talora semplitem. Non proseguire
d'incalzar chicchessia.
— querela; Dare, Porre o Sporgere querela: Que-
relare, Accusare in gindizio.
— recatto; Dar sesto, Assestare, flettere o Porre
in assetto, Assettare, Rimettere in buon ordine;
e talora Raccomodare, Riattare, ed anche Alle-
stire, Preparare, Ammannire.
— recatlo a càrnea, a casa; Far la camera o la
casa, vale Rimetterla in assetto, in buon ordine,
cioè Spazzare, rifare i letti, ecc.
— respio; Dar Iena, cioè Spazio di respirare.
— retta; Dar retta, Dar ascolto, Dar orecchi, Dar
udienza; e talora Por mente, Abbadare.
— riposo; Dar riposo, sosta, risquitto o resquilto,
queste ultime due voci sono antiquate: Conceder
riposo dopo la fatica.
— scaccomatto ; Dare scacco o scaccomatto: Nel
giuoco degli scacchi è quando si vince il giuoco
chiudendo l'andata al re; e figurat. Cagionare ro-
vina 0 perdita, ed anche Vincere, Superare.
— tempo; Dare spazio, indugio. Conceder tempo.
— torto; Dar torto: Giudicare in disfavore.
— tutti i so titoli a ùnn-a persónn-a ; Svillaneg-
giare, Ingiuriare alcuno: Caricarlo d'ingiurie, di
villanie. Modo figur.
— ùdiensa; Dar udienza o andienza, vale Udire,
ed è proprio de' Gran Magistrati o de' gran per-
sonaggi.
** — un caso in lo cu a ùnn-a persònn-a ; Dar un
pie nel culo a uno, Dargli un calcio nel sedere
V. Cu.
— xin cavallo in sciò cu V. Cavallo.
— ÓM cianto d'ùnn-a cosa; Far il pianto o un
pianto di checchessia V. Cianto.
— un fracco de legnce; Dar un flacco, un rovescio
0 una pastura di bastonate, vale Dar di molle
bastonate.
— un (jio ; Dare una giravolta , una corsa : Fare
una breve passeggiata. Andare alquanto attorno.
— iinn-a labardà; Dare un manrovescio, cioè Un
colpo dato colla parte convessa della mano. 3Iodo
figurativo.
— ùnn-a bònn-a striggia; Battere alcuno forte-
mente; e comunem. al figur. Dare una buona
strigliala V. srpra Dà a striggia.
— ùnn-a bòtta; Dar una bòtta, un colpo, vale Fe-
rire, ed anche Uccidere uno o p(r vendicar in-
giurie 0 per altra cagione. Talvolta vale Suonare
0 Cantare un pocolino.
— ùnn-a cosa a-o còsto; Dar una cosa pel capi-
tale, cioè Senza guadagno, Darla per quello che
costa a colui che la dà.
— ùnn-a cosa pe-a cansón dò carlevd; Dar una
cosa per un pezzo di pane, e nell'uso Bacchet-
tare 0 Abbacchiare una cosa, vale Venderla a
prezzo vilissimo per bisogno presente.
— ùnn'éuggid; Dare uno sguardo, un'occhiata.
— ùnn-a lavata de festa o de come; Dar un la-
vacapo, un grattacapo, una risciacquata, una slreg-
ghialura, una scopatura, una gridata, una sbri-
gliata, una rincanata, una sbarbazzata, una ri-
passata, un rabbuffo, un ripiglio, una spelliccialnra,
una strigliata, Cantar la solfa o la compieta o
il vespro a uno, Risciaquargli il bucato. Fargli
un rivellino, uno scapponeo, vagliono Fargli una
solonne e aspra riprensione.
• ùnn-a man; Dare una mano, vale Dar ajulo,
Ajutare.
- ùnn-a man de co; Dare una volta di colore a
checchessia.
- ùnn-a mona; Dare una fardata, un bottone, Sbot-
toneggiare: Gittare un mollo pungente verso
alcuno. Modo basso.
• ùnn-a patta in icera, in ta mùagia d'ùnn-a
cosa; Lanciare, Avventare, Scaraventare: Scagliar
con violenza, con impelo; ed anche semplicem.
Gettare, Cacciare.
■ 0 Piggià ùnn-a patta; Fare una cascata, una
caduta. Dare uno stramazzone, un cimbottoio,
Cimbotlolare.
• ùnn-a penna addosso a un serito V. sopra
Dà da penna.
■ ùnn-a repassd; Dare una ripassata, una rivista,
vale Tornare a vedere, a leggere, a considerare,
ad esaminare alcuna cosa.
■ un sciaccadenti ; Dare un sergozzone, un sor-
gozzone, un golino V. Sciaccadenti.
■ ùnn-a sciocca; Soppressare alquanto.
■ ùnn-a scòi'sa; Dare una scorsa, una letturina:
Leggere rapidamente un libro o una scrittura.
• ùnn-a stoccd de chéu; Dare una stoccata: Ca-
gionare dolore acerbissimo, dispiacere eccessivo.
• un slrapuntin; Dare una scopatura a uno. Dar-
gli un cappello o cappellaccio, Fargli una ripas-
sata 0 simile, vale Rimproverarlo, rinfaccian-
dogli i mancamenti di lui; e per lo più inten-
diamo Manifestare sotto maschera i difetti o
segreti di colui, a cui indirizziamo la parola.
• un slreppòn; Dare una strappata, una stratta,
Dare di strappo, e vale Tirare con violenza e
scossa. - Strappata di briglia è II tratto violento
di essa.
un travaggio da fd; Allogare un lavoro: Dare
un lavoro da farsi ad un artetìce; e propriam.
Assegnare un artefice per un dato lavoro e sta-
bilirne il prezzo.
via; Esitare, Spacciare, Smaltire. Talvolta signi-
fica Donare, Regalare ; e talvolta Dispensare, Di-
stribuire.
vòlta; Dar volta. Avvolgere, Annodare, dicesi
di cavo, fune o simile quando si allaccia intorno
a qualche cosa ferma o stabile. Parlandosi di
vasi, ed usalo in senso neutro, vale Abbattersi,
Rovesciarsi; e parlandosi di carrozze, dicesi Ri-
baltare V. Ribulld.
vòlta a-o cervello ; Dar la balta a! cervello, Dar
la volta al canto. Dar nelle girelle, ne' gerùndii,
vagliono Uscir di sé, Perder l'uso della ragione.
Impazzare, Ammattire.
zù; Dar giiì. Ridar giù. Andar giù, figurai. Far
calo, Disvenire, Declinare, Dimagrare. Parlandosi
de' fiumi, dicesi Abbassare de' fiumi, dell'acqua;
parlandosi delle fecce che fanno i liquidi lasciati
in riposo, dicesi Posare.
ZÌI a un travaggio; Precipitare un lavoro, vale
Farlo di somma fretta e con pochissima dili-
genza ; che anche dicesi Abborracciarlo, Strapaz-
zarlo, Tirario giù.
zù Vinsciaggia; Disenfiarsi: Andar via l'enfia-
gione.
292
DA
DAB
— zù ò so; Tramontare, Dar la volta o la balta,
. Inclinare all'occidente.
— zù ó viti ; Uscire il vino del capo, vale Cessar
l'ubbriachezza.
zù a ùnn-a mercanzia; Abbacchiare una merce,
vale Venderla a qualunque prezzo per fretta di
far denari.
§ Daghe a-o resto; Far del resto, Consumar l'asta
e il torchio : Mandar male interamente il suo
avere, Consumar ogni cosa; e in term. di giuoco,
Giocare tutto il restante del denaro; e melafor.
Arrischiare il tutto,
n — cómme o sciò Gicea; Dar in ceci o in cenci,
Dar in piattole, in ciampanello, ecc. V. sopra
Dà in balle; e talvolta semplicem. Sbagliare,
Prendere sbaglio, Dare in fallo, Fallire, Errare.
1) — de ciatto; Tirar di lungo, Indugiare: Usar
trascuragginc o negligenza, Non pigliarsi cura
0 pensiero.
11 — de gambe; Darla a gambe. Farsela a gambe
0 alle gambe, Dar delle calcagna, Raltere il tac-
cone, vagliono Partirsi in fretta, Fuggir velo-
cemente.
11 — deveje; Svignare, Battersela, Fuggire, ecc.
Il — dò stùdióu; Non far caso. Non far conto, Non
curare una cosa.
Il — do cu; Battere una culata, Dar del cufo in
terra V. Cu.
Il — do naso ; Darci dentro, Dar di cozzo V. Naso.
ti — drento; Darci dentro: Mettersi con tutto
l'animo ad un'operazione qualsiasi per condurla
comecchessia a compimento. Parlandosi di vi-
vande, dicesi comunem. in Toscana Darci sotto,
e vale Mettersi a mangiarle con voglia e finirle.
Il — là; Lasciar correre due soldi per ventiquattro
danari, Lasciar andare dodici denari al soldo,
Far orecchi da mercante. Non la guardar pel
sottile, vagliono Non s'inquietare per cosa che
detta 0 fatta sia men che bene, Mostrar non co-
ranza di ciò che altri dica.
§ Dàla lunga; Darla lunga, Procrastinare, Trac-
cheggiare.
S Dàle de marca maggio; Dar come in terra,
Crosciarle a macca, Darne altrui un rotolo, va-
gliono Percuotere a rotta, senza discrezione.
% Ddtie ùnn-a cada e ùnn-a freida; Darne una
calda e una fredda V. Cado addiett.
S Ddse n. p. Darsi, Battersi, Percuotersi a vicenda,
Venir alle mani.
Il — o conosce; Farsi conoscere V. Conosce.
Il — a credde, ad intende ; Darsi o Farsi a cre-
dere, vale Imaginarsi.
Il — a-e prùxe; Spulciarsi V. Prùxa.
11 — a-e mosche ; Levarsi le mosche o i moscherini
dal naso, figurai, vale Non si lasciar fare ingiuria.
11 — a man; Darsi la mano, Impalmarsi.
Il — afa de baronate; Darsi al briccone, al furfante.
» — àia; Aver aria, Arieggiare, Rassomigliare
V. Àia.
Il — aia d'importansa ; Darsi aria d'importanza,
Darsi l'aria d'uom 'da faccende.
11 — a-o diao; Darsi al diavolo, al nemico, ai
cani, alla versiera, alle streghe, alle bertucce,
vale Disperarsi.
Il — a-o Segnò; Darsi a Dio: Dedicarsi alla vita
spirituale.
11 — d slradda; Gettarsi alla strada, vale Porsi
a far l'assassino di strada.
Il — bon tempo; Darsi buono o bel tempo, Far
lemp. ne, vagliono Slare allegramente, Passarsela
in allegria, in divertimenti.
Il — da sappa in svi pé; Darsi della scure sui
pie, Darsi la zappa su' piedi, Rompersi le noci
sul capo. Darsi del dito nell'occhio. Darsi su per
l'unghie col martello, Murarsi in un forno, Ta-
gliarsi le legne addosso. Aguzzarsi il palo sulle
ginocchia, Tirar a' suoi colombi. Modo proverb.
che vale Recarsi pregiudizio da se stesso. Operare
a proprio svantaggio.
11 — dattorno; Darsi le mani attorno, vale Ma-
neggiarsi, Adoperarsi, Industriarsi, Prender briga
0 studio d'avere.
Il — dell' irnportansa ; Star in sul mille, Aver
gran fava. Aver della chiella: Riputarsi d'assai.
Il — l'appuntamento ; Darsi la posta o la ferma,
cioè Fermar luogo e tempo per checchessia.
1) — 5 caxo; Darsi il caso, la combinazione, Av-
.venire. Accadere, Succedere.
11 — 0 rossetto; Darsi il bellello, Imbellettarsi,
Scialbarsi, Lisciarsi V. Rossetto.
Il — 0 vanto; Darsi il vanto, Vantarsi.
Il — premmùa d'ùnn-a cosa; Darsi cura, briga 0
pensiero di checchessia, Brigarsi di...
Il — recatto ; SFetlersi in ordine. Allestirsi, Disporsi,
Apprestarsi, JMettersi in punto; e talora Curarsi
da qualche malallia.
S Ddsejjhe léugo; Darcisi motivo, occasione, ecc.
§ Ddseghepaxe; Darsi pace, Appaciarsi, Quietarsi.
g Dwghe u-o lo; Dàili dalli. Dagli dagli: Ciò di-
cesi quandi sopra una persona- vogliamo addos-
sare lutto il torlo, vogliamo incolparla.
§ Dwghea dceghca! Dalli dalli. Dagli dagli, Dàlie
dàlie. Maniera di dire per incitare ad arrestare
un ladro, o simile, come dire: Arresta arresta,
Ammazza ammazza.
§ Dceto ó caxo; Dato il caso. Dato che. Posto che.
g Dagghe, tocca e busticca; Batti, picchia e mar-
tella. Dagli, picchia e mena, Dùgli e tocca. Ma-
niera di dire per dinotare un'azione continuala.
g E dàgghea ì E dalli ! Si dice con un po' di stizza,
allora che uno insiste o ripete parole o alti che
non ci aggradano.
g Péu dòse; Può darsi. Può essere, Sarà: Forma
dubitativa che si dice per ammettere la possi-
bilità d'una cosa.
% Te 5 do mi; L'avrai a fare con me.
I>£t amixi V. sotto Da boin amixi.
Da Tbanda; Da banda. Posto avverb. vale
Da una parte o In disparte V. Banda.
— o banda; Da banda a banda, Da parte a parte,
Da una parte all'altra.
g Mette 0 Mettise da banda; Jleltere o Mellersi
da banda V. Banda.
g Passa da banda a banda; Passare da banda a
banda: Ferire facendo passare la punta dell'arme
dall'altra parte del corpo.
I>a Tbasso avv. Da basso. D'abbasso, A basso,
Al basso: In luogo basso. Dalla parte inferiore;
e talora per Di sotto, Per secesso.
r>albTbeii add. Dabbene, Da bene, Probo: Ag-
giunto d'uomo, vale Onorato, Pio, Onesto, Buono.
Parlando di donna, oltre il proprio significato,
vale anche Donna onesta.
I>a Iboin amixi ; Da amico, Da amici, Da
buoni amici V. Amiga.
Da "bon ; Da senno, In sul sodo, In sul serio.
DAE
DAM
293
Sul serio, Per da vero, Da buon senno, Da voro
senno. Posto avverb. coi v. Fare, Dire, Parlare,
e simili, vale Fare ecc. daddovero, seriamente,
conlr. di Da beffe, Da burla.
X>ai Ibravo; Coraggio, Animo, Su via. Ma-
niera d'incitare altrui al lavoro.
I>a.cca>iito avv. Accanto, Allato, A lato. Ap-
presso, Vicino.
I>a> eappo; Da capo e Daccapo, Di ricapo
V. Cappo.
r>a capp'a pé; Da capo a' pie, Dal capo
al pie, Dal capo a' piedi V. Cappo.
S Squaddrd da capp'a pé ; Squadrare da capo ai
piedi V. Cappo.
I>a simula a fiondo ; Da cima a fondo.
Posto avverb. vale Dal principio alla fine.
I>'aceor<io; D'accordo, Di bel patto. Posto
avverb. vale Concordemente, D'intelligenza, Di
comune consenso,
g D'amò e d'accordo; D'amore e d'accordo, A
buon C( ncio. In buon concio, lo stesso che D'ac-
cordo, ma ha più efficacia.
$ Èse 0 Andà d'accordo; Essere o Andar d'ac-
cordo V. Accordo.
% Mette d'accordo; Porre o Mettere d'accordo.
Accordare, Conciliare, Pacificare.
% Mettise i'accordo; Mettersi d'accordo, Accor-
darsi.
I>a chi a poclxi g-iorni; Di qui a
pochi giorni, cioè Fra breve, Fra pochi giorni,
Quanto prima.
I>a elii a poco tempo ; Di qui a poco.
Fra poco, In breve, Fra non molto.
I>a clxi in a>^anti ; Da qui o Da quinci
innanzi. Da questo tempo innanzi, Da ora in poi.
Da ora innanzi. Da ora avanti. D'ora in avanti,
Da oggi avanti, Da indi in là. Posto avverb. vale
In 0 Per l'avvenire. In avanti, In appresso.
Da clxi in là V. sopra Da chi in avanti.
I>a clii in sciù; Da indi in su, cioè Da
quel luogo o Da quel tempo in su.
I>a chi in zù; Da indi in giù o in giuso,
cioè Da quel luogo o Da quel tempo in giù.
I>adLdo s. m. Dado. T. mar. l'ezzo quadrato
di bronzo che s'incastra nel mezzo della rotella
d'un bozzello. Vi passa il pernuzzo intorno al
quale la rotella gira.
— da porta; Nocella, Rollino.
I>'a<ld.osso ; Da dosso. D'addosso, Di dosso.
Posto avverb. vale Di sopra la persona, Dalla
persona, Dal corpo.
S Levdse ùnn-a cosa o persònn-a d'addosso ; Le-
varsi 0 Cavarsi d'addosso una cosa o una per-
sona, vale Liberarsene, Sgravarsene.
I>à dlrita; A destra, A man destra, A man
ritta. Posto avverb. vale Dalla banda destra.
X>a-e; Dalle: Prepos. articolata che segna il sesto
caso plur. femm. innanzi a consonante.
I>ae s. m. Dado: Pezzuole d'osso o d'avorio di
sei facce quadre eguali, in ciascuna delle quali
è segnalo un numero, cominciando dall'uno in-
flno al sei, e che serve a diversi giuochi. - Da-
dajuolo dicesi Colui che spesso e volentieri giucca
a dadi.
S Zùgd a-i da;; Dadeggiare, Giocare o Fare a' dadi.
I>8etas. f. Data: Designazione precisa del tempo
e del luogo, in cui si fece un contratto o si
spedì una patente, si scrisse una lettera, ecc.;
ed anche L'indicazione del millesimo in cui fu
stampato un libro.
«I Data, nell'uso tose, significa ancora II tempo,
dal quale è cominciala alcuna cosa: Semmo amixi
de lunga dccta; Siamo amici di lunga data.
11 Detta. Voce dell'uso. Quella somma di più che,
allorché essendo slata falla una vendita all'in-
canto, e gli oggetti essendo stali comprali in
società da più individui, si aggiunge da ciascun
degli stessi all'importo della spesa effettuala, in
guisa che il maggior offerente ricompera il tutto
da solo, e sborsa la della accresciuta , la qual
si divide in egual porzione fra tulli gli altri socii.
I>Eeti s. m. plur. Dati, Documenti, lozioni, In-
dizi, Argomenti, Prove.
I>aflrse s. m. plur. Faccende, Affari, Negozi.
Dag-a s. f. Daga : Specie di spada corta e larga.
I^ag-aeso add. Manesco: Colui che è incli-
nalo e pronto al menar le mani.
Dàlia s. f. Dàlia e Dàlea. T. bolan. Dahlia va-
riabilis o Gcorgina variabilis. Pianta importata
dal Messico e introdotta in Francia nel 1800.
Ve ne sono di molte varietà e in tntte le gra-
dazioni di colori, eccettualo il turchino; serve
d'ornamento a' giardini.
r>a li a poco; Da indi o Da li a poco, Poco
dopo, Poco stante.
I>'allòa che ; Da poi che. Dappoiché, Dopo
che. Poscia che. Da quel tempo che.
r>'allóa in poi, O'allòa in sa;
D'allora in poi. D'allora in qua. Da quella in
poi. Da indi innanzi. D'allora innanti, Da quel
tempo in poi.
I>à lontan avv. Da lontano. Dalla lontana,
Alla lontana. Dalla lungi. Dalla lunge, In lonta-
nanza.
X>a lixnxi V. sopra Dà lontan.
I>a man a man ; A mano a mano, A lesta
a testa.
I>à mancinn-a; A mancina. Posto avverb.
vale A mano sinistra. Dal lato manco.
I>amàsclxina s. f. Susina dommaschina o
damaschina. T. bolan. Prunus damascwna. Sorla
di susina di gusto assai prelibalo, nominala cosi
da Dommasco, che è corruzione di Damasco,
città di Sona, la quale abbonda di perfettissime
prugne, e da cui ci furono portale le prime.
Damasco s. m. Damasco, Dammasco e Dom-
masco: Drappo di seta fatto a opera, cioè a fiori
e a diversi disegni, che anticam. ci veniva da
Damasco.
Damerin s. m. Damerino, comunem. dtcesi di
Chi è lezioso e nel vestire ricercato.
% Fd ò damerin; Far' i\ damerino: Vestirsi in gala,
Conversare e Andar attorno come dama.
Damixanetta s. f. Damigianelta: Piccola
damigiana V. Damixann-a.
Damixann-as. f. Damigiana: Vaso di vetro
in forma di grandissimo fiasco, vestilo d'ordi-
nario con tessuto di vetrici, per uso di conser-.
varvi 0 trasportar vino o altri liquori.
Damma s. f. Dama, Gentildonna : Donna di no-
bile condizione.
S Bócca de damma; Bocca di dama V. Bocca.
Damma s. f. Dama: Una specie di giuoco che
si fa sullo scacchiere (scacchèa) con alcune pic-
cole girelle di legno tonde, di due colori, e sono
di numero dodici per ciascun colore.
294
DAP
DAY
» — per Quella pedina che, a detto giuoco, arrivala
nell'ultima casella della tavola, è coperta con
un'altra, e può andare innanzi e indietro a suo
talento.
S Fé damma; Far dama, dicesi quando il giuo-
catore ha condotto una pedina sino agli ultimi
quadretti della scacchiera alla parte opposta, e
la fa coprire con altra pedina dell'avversario.
% Zùgà a damma; Fare o Giocare a dama: Gio-
care al detto giuoco.
Damma, v. a. Damare : Coprire con altra pe-
dina la pedina che è giunta sino agli ultimi qua-
drelli dello scacchiere alla parie opposta.
I>'amò e d'accord-O V. D'accordo.
I>'aiiolxéii avv. Di quest'oggi, Dentr'oggi.
S X giornd d'anchéu; Al dì d'oggi, Oggidì, Og-
gigiorno V. Anchéu.
S D'anchéu a dóman; Da oggi a domane o in
domane o in domani: Da un giorno all'altro,
Fra non molto.
'S D'anchéu a éulto, a chinte , ecc.; Da oggi a
olio, a quindici, ecc., vale Di qui a otto, a quin-
dici giorni, ecc.
I>aii<Ì0eiis. m.pl. Ghianderini. T. verviic. Sorla
di pasta tonda per minestra, fatta a forma di pic-
cole ghiande o di piccoli ditali.
Danna v. a. Dannare: Condannare al fuoco
eterno.
S Fd danna o Fa danna l'anima; Far dannare, o
Far dannar l'anima, lo dicono le donne special-
mente quando i fìgliuoli o le figliuole danno loro
spessa cagione di lamento o di dispiacere.
S Dannàse n. p. Dannarsi: Andar all'inferno per
gli peccati commessi; e figurai. Arrabbiarsi, Di-
sperarsi, Darsi alle streghe, alla versiera, al dia-
volo.
Dannaziòn. s. f. Dannazione, Dannamento:
Perdizione eterna; e figurai. Fastidio, Pena, Tor-
mento, Molestia, Travaglio, Martirio, Supplizio.
I>annezza v. a. Danneggiare, Dannificare,
Nuocere: Dare, Fare o Arrecar danno, detri-
mento, ecc.
Danno s. m. Danno, Danneggiamento, Nocu-
mento, Pregiudizio, Discàpito, Perdita, Jallura.
S Caxond dò danno; Arrecar danno V. sopra
Dannezzd.
S Fd danno; Spandere, Versare , dicesi de" vasi ,
i quali essendo incrinati lascian fuggire dalle fes-
sure il liquido che contengono. - Trapelare al
contr. si riferisce soltanto al liquore contenuto nel
vaso, e significa Lo scappare ch'ei fa da questo
uscendo per sottilissime fessure.
S Fdse dd danno ; Danneggiarsi, Pregiudicarsi : Far
danno a se stesso.
S So danno; Suo danno. Tanto peggio per lui.
Dannóu p. pass. Dannalo, Perduto: Condannalo
all'inferno.
8 Anima dannd; Anima dannala, dicesi d'Uno
scellerato.
Dante rPeWerfe;; Pelle di dante: Pelle di daino
0 cervo concia con olio V. Pelle.
Da-o; Dal, Dallo: Prcpos. arlicol. che segna il
sesto caso^sìng. masch. innanzi a consonante.
Da-o ciù. a-o meno ; Dal più al meno.
Poco presso, A un dipresso, Poco più poco meno,
All'incirca, Circa.
Da 0 Dà parte; Da parte, In disparte, Se-
paratamente,
— de Dio; Grazie a Dio, Alla fin fine, Per buona
ventura.
— dò Rè; Per parte del re, cioè D'ordine del re.
— «ICE, da parte tò, so, ecc.; Da parte mia, tua,
sua, ecc., vale Dal canto mio, tuo, suo, ecc.; e
talvolta In nome mio, tuo, suo, ecc.
— a parte; Da parte a parte, Da banda a banda,
Da una parte all'altra.
§ Lascia da parte; Lasciare o Porre da parte,
vale Omettere, Tralasciare : Lascemmo da parte
i complimenti ; Lasciamo da parte i complimenti.
% Mette dà parte; Torre da parte, vale Non far
conto, Non far capitale: Metto dà parte l'affronto
ricevilo; Pongo da parte l'oltraggio ricevuto.
% Meltise dà parte; Mettersi o Porsi da parte,
vale Avanzare o Ammassar denari : O s'ha misso
dà parte un miggid de scùi; Ei si mise da
parte un migliajo di scudi.
S Sld dà parte; Stare da parte, cioè Da sé, Se-
parato dagli altri.
S Tid un dà parte; Tirar uno da parte o in dis-
parte, Separarlo dagli altri.
Da poco in sa avv. Da poco in qua, Da
poco tempo in qna, Di fresco, Di recente. No-
vellamente.
Dappertutto avv. Dappertutto, Da per lutto.
Per tufo, In ogni parte, In tutti i luoghi.
Dappèu. avv. Dappoi, Dippoi, Da poi, Di poi,
Poscia, Dopo.
Dappresso avv. Presso, Appresso, Dappresso,
Vicino, Accosto, Da vicino. Allato; ed usasi an-
che come preposizione.
D'arente avv. Dappresso, Appresso, Da vi-
cino, Rasente, In vicinanza, Di poca o A poca
disianza, Accosto, ecc.
D'arescoso avv. Di soppiatto, Di nascosto.
Occultamente, Furtivamente, Alla celala. Alla fug-
giasca, Alla macchia, Copertamente.
Dàrsena s. f. Darsena : La parte più interna
del porto, cinta per lo più di muraglie.
D'assettón m. avv. Stando a sedere.
Dà testa a-i pé; Da capo a piedi, Dal
capo al pie. Modo avverb. e vale Per tutta la
persona, Dal capo sino al piede della persona.
D'àto; Da aito, Dalla parte superiore.
§ Fd d'àto in basso ; Far alto e basso, vale Fare
a suo senno, a suo arbitrio, a suo modo.
§ Poeì fd d'àto in basso ; Poter far alto e basso,
vale Aver facoltà di poter fare lutto ciò che ri-
guarda una data cosa.
Dàttao s. m. Dàttero e Dàttilo, antic. Dàttaro,
Andàttalo, Andàltero: Frutto della palma (Phoe-
nix dactyliferaj, che forma uno dei principali
alimenti degli Orientali. La palma dicesi anche
Dàttero e Dàttilo.
— de md; Dàttero di mare. T. de' Natur. Pholades.
Specie di nicchio bivalve, di sapore squisito, che
trafora gli scogli, vi si annida e vi cresce, cosi .
detto per una certa somiglianza col frutto della
palma. Chiamasi ancora dagli Scrillori Balano e
Folade.
Dattorno; Dattorno, D'attorno, Da torno,
Dintorno, Intorno.
§ Dàsc dattórno; Darsi le mani attorno; Pianeg-
giarsi, Industriarsi, Prender briga o studio d'avere.
D'a^vanso avv. D'avanzo, Davanzo. Posto av-
verb. vale Più del giusto, Più del dovere, Di
soprappiù.
DEB
DEC
295
I>a<v^a>utì s. m. Dinanzi: La parte dinanzi di
checchessia.
S / davanti di càsoin; I dinanzi de' ca'zoni: Le
due parli de* calzoni che coprono l'una e l'allra
coscia anteriormente.
II>a,-va;]iti prep. Davanti, Dinanzi, Alla presenza,
e si unisce coi 5" e col 6° caso.
S Sta davanti per un; Slare o Stare mallevadore
per uno, vale Promettere ed obbligarsi per altrui.
I>a, vixin avY. Da vicino, Dappresso, ecc. V.
sopra D'urente.
II>awei avv. Davvero, Daddovero, Da senno.
In verità, Veramente; conlr. di Da beffe.
I>a<zio s. m. Dazio, Gabella, Diritto: Ciò che
si paga al governo per le mercanzie che si tras-
portano 0 s'introducono nel paese.
— consumino; Dazio consumo o Dazio di consumo
V. Consumino.
I>e; Di. Prepos. sempl. che segna il secondo caso
sing. e plur. de' nomi e pronomi masch. e femm.
che cominciano per consonante.
I» Di, dinanzi a' verbi, si congiunge sempre col-
l'infinito.
M Delle: È anche prepos. articol. che serve al se-
condo caso dei nomi di gen. femm. plur. che
cominciano per consonante: 0 zéugo ó l'è a
ròvinn-a de famiggc; Il giuoco è la rovina delle
famiglie.
I>eTbà s. m. Dibattimento: Nei processi crimi-
nali è Quella parte dell'istruzione che si fa pub-
blicamente, e che consiste nell'alto d'accusa,
nell'interrogatorio che vien dato all'accusato, nel-
l'esame dei testimoni, tanto ad aggravio che a
difesa, nelle cause della parte querelante, nelle
requisitorie del Pubblico 3Iinistero e nella difesa
dell'avvocato, e termina col riassunto del Pre-
sidente del Tribunale. Dal frane. Bébat.
JDe 'ba.d.d.a. avv. Gratis, Gratuitamente, Senza
spesa; e talvolta A vilissimo prezzo.
I>e loalla, ("Anddj; Esser di balla o di ballata
con alcuno V. Balla.
!De 1ba;Ssa< inaili; Di bassa mano. Poslo
avv. e in forza d'addiett. vale D'amil condizione,
Di basso lignaggio.
Delbito s. m. Debito: Obbligazione di pagare
altrui qualche somma di danaro.
1» Debito, per Dovere, Obbligo di fare, di dire.
— pùbblico; Debito pubblico o dello Stato: Sotto
questa denominazione si comprendono I debiti
che contrae il Governo, sia col prendere un pre-
stito, sia per qualunque titolo, col riconoscersi
debitore, sia verso i propri concittadini, sia verso
Stati 0 cittadini stranieri.
S Accollàse 0 Addossàse un debito; Accollarsi un
debito: Recar sopra di sé il debito d'una cosa.
S Aveì ciù debiti che a giustizia; Aver pili de-
bili che la lepre. Aver debito il flato e la pelle.
Affogar ne' debili. Modi che esprimono Aver de-
bili in abbondanza.
S Cento pensctei nò pàgan ùnn'dnsa de debiti;
Cento libbre di pensieri non ne pagano una di
debili. Prov. di chiaro significalo.
S Dà debito V. sotto Mette a debito.
. S Ése càrego o pin de debiti V. sopra Aveì ciù
debiti che a giustizia.
S Èse 0 Trovàse in debito; Essere o Trovarsi in
debito: Propriam. Rimanere indebitato, e co-
monem. Trovarsi in dovere.
S Fd di debiti; Fare o Contrarre debiti. Indebitarsi.
S Mette a debito; Dar debito, Addebitare: Descri-
vere 0 Mettere in debito.
S Paga i debiti; Pagar i debili. Uscir di debiti,
Sdebitarsi, vale Soddisfarli.
S Perdona un debito; Perdonare un debito: Non
voler esser più pagato o soddisfatto di ciò che
altri era obbligato,
I>elbito add. Debito, Dovuto; e talora Conve-
nevole, Opportuno, Acconcio.
I>el»itò s, m. Debitore: Che è obbligato per
debito 0 ha contratto alcun debito.
Delbitùsso s. m. Debiluzzo, Debituolo : Pic-
colo debito, Debito di poca entità.
II>e Tbòemi-a (AndàJ V. Andà.
I>e Ibójm'óa; A buon'ora. Posto avv. vale
Per tempo, conlr. di Tardi.
I>e Ijotto; Di botto. Posto avverb. vale Im-
mantinente, Di colpo. Di subilo. Di balzo. Di
lancio. In un subilo, A un tratto. Subitamente.
I>el>ù s. m. L'esordire, dicesi Quel primo salire
sul palco scenico. Dal frane. Début.
r>eTbùtta v. n. Esordire: Salire la prima volta
sul palco scenico. Dal frane. Débuter.
I>eca]i s. m. Decano: Titolo di dignità eccle-
siastica; ed anche II capo o il piìl anziano di
diversi ordini di persone.
Oe can.cariTbl>a (Ommo); Buontempone,
Uomo d'allegria, e nell'uso fior. Uomo di conia
V. Cancaribba.
JDecautà v. a. Decantare: Divulgare lodando,
Celebrare, Predicare, Lodare, Encomiare, ecc.
« Decantare, in term. chim. vale Travasare da un
vaso alPallro leggermente i liquori sicché la fec-
cia non si confonda.
r>e caso in presso CAnddJ; Andar die-
tro passo passo, Andar dietro alla lontana, Co-
diare, Pedinare V. Andd.
I>e ciién m. avv. Di buon cuore. Di buon ani-
mo. Di buon grado. Con piacere. Volentieri. Per
tutte le altre inflessioni vedasi la voce Chéu.
r>e olii, II>e clii e die là, IDe olii
li V. Chi avverbio.
I>eolxiiiàse n. p. Dicbinarsi, Umiliarsi, Ab-
bassarsi, Avvilirsi.
r>e ci atto (Daghe) V. Ciotto, Dà.
Oecidde v. n. Decidere, Determinare, Delibe-
rare, Statuire, Risolvere.
— ùnn-a question, ùnn-a lite, ecc.; Decidere una
quistione, una lite e simili, vale Risolverla, Giu-
dicarla.
% Deciddise n. p. Risolversi, Determinarsi: Prender
partito. Deliberare.
S Deciddisea fra ùnn-a personn-a; Deciderla coq
alcuno, vale Finir la quislione con esso.
Decima s. f. Decima: Quella parte dei fruiti
della terra, che in alcuni luoghi si paga annual-
mente alla Chiesa.
Oeoimà v. a. Decimare: Levar parte di chec-
chessia, Menomare, Diminnire; traslato preso dal
lai. Decimare, che appo i Romani valeva Punire
i soldati colpevoli uccidendone d'ogni dieci uno.
Oecimazióu s. f. Decimazione : L'atto e l'ef-
fetto del decimare.
IDecisiòu s. f. Decisione: Risolvimento di qui-
stione. Definizione d'una cosa controversa,
n Decisione, per Risoluzione, Partilo, Determina-
zione ferma di dire o fare checchessia.
296
DEC
DEF
r>'eciso p. pass. Deciso, Definito, Giudicato,
Risolto.
« Deciso, aggiunto di persona, vale Risoluto, De-
liberato, Fermo a voler fare o dire.
I>e oiù avv. Più, Di piiì, Inoltre, ecc.; e tal-
volta Di soprappiù, Sopra il dovere, Sopra il
concordato, e simili V. Ciò.
Declama/ v. a. Declamare: Recitare ad alla
voce col tono e col gestir conveniente a ciò che
si recita,
n Declamare, per Inveire, Gridar contro: Declama
contro i abùzi, i vizii, ecc.; Declamar contro
gli abusi, i vizj e simili.
Declamazión s. f. Declamazione: Il decla-
mare, 0 L'arte di ben recitare orazioni, poesie
od altro in pubblico, accompagnandolo co' gesti
convenienti.
Declina v. a. Declinare, presso i Gramm. vale
Recitare per ordine i casi dei nomi coi loro
articoli.
n Declinare, nell'uso dicesi talvolta per Non voler
riconoscere: Declinn-o l'ond de...; Declino l'o-
nore di...
„ _ In senso neut. vale Abbassarsi, Calare,
n — Metaf. e pure in senso neut. dicesi di Chi
essendo in buono stato di sanila, di fortuna, ecc.
comincia a mancarne.
11 — per Trapassar del tempo, e di Chi dall'età
virile viene a vecchiezza.
„ — Presso i Fisici, parlandosi dell'Ago magne-
tico, vale 11 divergere di esso colla sua dire-
zione per un certo numero di gradi dalla linea
del meridiano astronomico.
Declinaziòn. s. f. Declinazione, presso i
Gramm. vale Declinare i nomi ecc.
" n Declinazione , presso gli Aslron. vale Abbassa-
mento, Dilungamenlo, o piuttosto Disianza d'una
stella, del sole o altro pianeta dall'equatore verso
mezzogiorno o tramontana.
S Andà in declinuzidn ; Andare in declinazione,
Declinare, Calare, Abbassarsi; e dicesi tanto in
senso proprio che figurato.
DecollazioM. s. f. Decollazione: Non si usa
generalm. che parlando del. Martirio di S. Gio-
vanni Battista, per dinotare la festa che si ce-
lebra in onore di questo santo Martire.
Decomponn-e v. a. Decomporre. T. chini,
e fis. Sciogliere un corpo, riducendolo con mezzi
chimici ne' suoi principii o parli che lo com-
pongono per farne l'analisi.
Decompoxizion s. f. Decomposizione. T.
chini, e fis. Il ridurre un corpo nelle diverse
parli che il compongono; lo stesso che Analisi.
Decora v. a. Decorare, Abbellire, Ornare, A-
dornare.
11 Decorare, Insignire, parlando di persona, vale
Conferirle le insegne di qualche ordine caval-
leresco.
Deooirazidn s. f. Decorazione: Nome gene-
rico indicante Ogni insegna d'ordine cavalleresco,
di cui altri sia fregiato.
% Decorazioin de scena ; Decorazioni teatrali :
Tutte le parti che concorrono ad ornare il palco
scenico.
Decòre v. n. Decorrere: Passare, e dicesì del
tempo.
De costa $ Di costa. Modo avvcrb. V. Cosla.
Decotto 5. m. Decotto, Decozione: Acqua o
Altro liquore, nel quale si son fatte bollire erbe,
frutte, somi, e simili, a uso di bevanda per lo
più medicinale. - Decozione dicesi pure la sud-
detta operazione.
Decòu s. m. Decoro: Convenienza d'onore pro-
porzionata a ciascuno nell'csser suo.
Decrepito add. Decrepito: Aggiunto a per-
sona, vale Di estrema vecchiezza: Vegio decre-
pito ; Vecchio decrepito.
Decreta v. a. Decretare: Ordinare per decreto,
Decrettéur s. m. Luslraslivali, ed a Fir.
Lustrino: Colui che sta per le vie facendo il
mestiere di lustrare altrui le scarpe e gli stivali.
Dal frane. Decrotlcur.
Decretto s. m. Decreto, Comandamento, Or-
dinazione, Sentenza, Legge.
De cix"lbl>ia (Andà) V. Amia.
Decrùttà e scarpe ; Lustrare le scarpe
0 gli stivali V. Lustra.
Dec^riSn s. m. Decurione: Nome cheanticam.
davasi a Ciascuno dei 60 Talrizi, che compo-
nevano il Consiglio Municipale, che poscia si
cangiò in quello di Consigliere municipale.
II Decurione, nelle scuole è detto così Quell'allievo,
che ha la vigilanza sulla squadra di scolari, delta
Decuria.
De d-'ato avv. Sopra, Di sopra V. Àio.
De derré avv. Di dietro V. Derrè.
Dedica s. f. Dedica: Offerta falla altrui di cosa^
durevole per attestalo d'ossequio. Parlandosi poi
di Quella lettera che si mette avanti alle opere
0 libri, ad effetto di dedicarli a chicchessia, di-
cesi meglio Dedicatoria.
Dedica v. a. Dedicare: Sacrare, Offrire e Do-
nare altrui qualche opera, e particolarm. chiese,
libri 0 statue, ponendovi il nome di colui a cui
s'intitola per onorarlo e per ottenere la sua pro-
tezione.
1) Dedicare, usasi anche semplicem. per Donare,
Offrire.
§ Deiiicdse n. p. Dedicarsi, Offerirsi, Sacrarsi; ed
anche Darsi, Applicarsi.
Dedicazión s. f. Dedicazione : L'atto di con-
sacrare un tempio, un altare, una statua, un luogo
all'onore della Divinità.
Dedùe v. a. Dedurre e Didurre : Trarre o Ri-
cavare dall'altrui operazione o discorso alcuna
noiizia 0 conseguenza.
Il Sbattere, Diffalcare, Detrarre, Sottrarre: Sbattere
da un conto una quantità di denaro.
Dedùzión s. f. Deduzione: Conseguenza che
si deduce col discorso; altrim. Illazione.
Il Nel Comm. vale Sottrazione, Diffalco, Diffalca-
mento, Defalco.
Deftjeti avv. In fatto. In fatti, Infatti, Di fatti.
Def*er£ ò zùamento; Deferire il giu-
ramento. Tcrm. for. Far giurare secondo pre-
scrive la legge.
Defìalcà V. Di/Talcd.
De féua avv. Di fuori, Di fnora, contr. di Dentro:
Sciorti de feua; Uscite di fuori.
11 Di fuori, usasi anche per Da paese straniero:
0 ven de féua; Egli vien di fuori.
Defeziona v. n. Abbandonare, Mancare, La-
sciare: Abbandonar la parte colla quale si slava
congiunto per dovere o per palli; Separarsi 1
sudditi dal loro sovrano, i soldati dal lor capi-
tano, gli alleali dalla lega.
DEL
DEL
297
I>e f xa ; Filo filo, Alla sfilata, Per filiera V. Fia.
Defila. V. n. Difilare, Sfilare. T. milit. Marciare
schieralo e a filo, cioè In difilla linea, parlan-
dosi di drappelli, di compagnie, di squadroni o
ballaglioni, i quali procedono gli uni dielro agli
altri perfettamente difilali e in ordine di parala.
Dal frane. Défiler.
r>efilé s. m. Difilamenlo, Lo sfilare. T. milit.
Marcia in colonna d'una truppa che difila davanti
ad un capo. Dal frane. Défilé.
I>e filo avv. Di filo 0 Ver filo, e nell'uso tose.
Di riffa. Accompagnato coi v. Avere, Fare e si-
mili, vale Per forza, Forzatamente.
§ De filo e de potensa; Per maledetta forza.
IDefini V. a. Definire, Diflìnire, Difinire: Spie-
gare, Dichiarare, Dar la definizione, la spiega-
zione di checchessia.
IDefinitos. m. Definilore e DiflBnitore. T. mon.
Nome che si dà a Colui che è preposto ad as-
sistere al Generale o al Provinciale nell'ammi-
nistrazione degli affari dellOrdine.
iDefiniziGn. s. f. Definizione, Difinizione, Dif-
finizione: Spiegazione, D chiarazione, Esposizione
dell'essenza, della natura dei principii d'alcuna
cosa mostrandone il genere e la differenza.
**I>efizio s. m. Cartiera. T. di Cari. Edifizio
dove si fabbrica la carta.
ll>e ftursa,; Di forza. Posto avverb. dicesi dai
Pittori II dipingere di maniera forte.
I>eftau.dLà v. a. Defraudare: Tórre o Non dare
altrui quel che gli si deve.
II>e ft*esco ; Di fresco. Posto avverb. vale Di
recente, Poco U, Poco avanti, Novellamente.
De fùg-a; Di fretta, A furia, In furia. Posto
avverb. vale Con gran prestezza.
% Anid 0 Corri de fuga; Andar di foga o in foga
0 in furia, Correre a furia, vale Correre cele-
remenle; e figurai. Operare sconsideratamente.
% Chi va de fuga, nò mangia bòn rosto ; La ra-
gna frettolosa fa i canini ciechi, ovv. La gatta
frettolosa fa i miccini ciechi V. Fuga.
Deg-enerà v. n. Degenerare, Tralignare: Es-
ser men virtaoso o men valente che i genitori;
e figurai, dicesi delle Cose che mulansi di bene
in male, o di male in peggio, e in particolare
dei frulli e delle piante.
I>eg^if*rà, v. a. Deciferare, Diciferare, e per sinc.
Dicifrare : Dichiarare qualsivoglia cosa difilcile ad
intendersi.
g Degif rósela con un ; Deciderla con alcnno : Finir
la quistione con esso.
II>e g-iorno ; Di giorno. Posto avv, vaie Mentre
è giorno.
I>e g-ir*oiu.ia; Di buon umore. Posto avverb.
co! V. Essere, vale Essere allegro, gioviale.
IDeg-nàse n. p. Degnarsi : Compiacersi per be-
nignità e cortesia, Compiacersi di far altrui grazia
0 benefizio; ed anche Mostrarsi di facile abbordo.
Oeg-radlà V. Dcsgradd.
§ Degradàse n. p. Digradarsi , figurai, vale Ab-
bassarsi, Avvilirsi, Umiliarsi.
I>eg'x*ad.azid]i s. f. Degradazione, Digra 'a-
zione: Pena infamante che nella Milizia consiste
nello spogliare alcuno del suo grado, accompa-
gnata per lo più da cerimonie ignominiose.
I>e là avv. Di là, contr. di Qua.
«» Di là, per L'altro mondo, a riscontro Di qua, che
vale Questo mondo : De land se porta ninle;
Di là non si porta nulla, ovv. L'ultimo vestilo
ce lo fanno senza maniche.
Il — Si dice anche da chi è in una stanza della
casa per accennare altra stanza: Va un pò de
là a piggiàme e leztìte; Va un po' di là a pi-
gliarmi le cesoje.
— da un Hugo; Dì là da un luogo, vale Dall'altra
parte di quel luogo : De là da-o fiamme ; Di
là dal fiume.
§ A-o de là V. questa voce alla sna sede alfab.
n — de là di mónti ; Di là dai monti, Oltremonli.
n — de là da-o ma; Di là dal mare. Oltremare.
% Èse ciìi de là che de sa; Esser più di là che
di qua, suol dirsi di Chi è in agonia.
I>elal>ré s. m. Sciatto, Sciamannato, dicesi di
Colui che è male in assetto, cioè Che è sudicio,
sconcio e scomposto negli abiti e nella persona ;
Bruco, e nel fior. Tribolato.
Deleg-à v. a. Delegare: Mandare alcuno'con
facoltà di fare, esaminare, giudfcare, ecc.; ed in
genere Commettere, Rimettere in altrui.
IDeleg-aziión s. f. Delegazione : Commissione
0 Facoltà data al alcuno di poler esaminare, sen-
tenziare, ecc.
Deleg-óu. s. m. D.^legato : Colui che con ispe-
ziale commissione è mandalo dal principe al go-
verno di qualche provincia, o da un corpo di
persone a trattare qualche negozio, ecc.
« Delegato, è anche Titolo dun ufllciale di pub-
blica sicurezza; lo stesso che Commissario di po-
lizia.
'*I>e léng-é avv. Di leggiere. Di leggieri, Di
legg;ero. Agevolmente, Facilmente, Con facilità.
Deifin s. ni. Delfino. T. ittiol. Delphinus del-
phis. Grosso pesce di mare, la cui pelle è liscia
e dura, il corpo allungato, il dorso alquanto ri-
curvo, la bocca grande, gli occhi grandissimi,
sebbene appena apparenti a cagione d'un'incre-
spatura di pelle che li ricopre.
n Delfino, aniic. era un Titolo del primogenito dei
re di Francia.
Deliljerà, v. n. Deliberare, Diliberare e per
sinc. Delibrare, Statuire, Risolvere, Determinare,
n Deliberare, usalo attiv. vale Concedere, Accordare
per via di deliberazione; ed anche per Allogare
un lavoro ad alcuno.
Oeliberazión s. f. Deliberazione, Dilibera-
zioìie, Deliberamento, Diliberamcnto, Delibera-
gione : Consultazione sopra alcun partito da pren-
dere.
n Deliberazione, per Risoluzione, Volontà deliberala
di far nna cosa.
•1 — Parlando di lavori, vale L'atto di allogarli ad
una persona.
Delicatessa s. f. Delicatezza, Dilicatezza:
Riservatezza ne' tratti e nel discorso; antic. De-
licamenlo.
Il Delicatezza, per Riguardo,
n — per Morbidezza.
„ — Parlandosi di opere di mano, vale Finitezza,
Sottigliezza, Leggiadria di lavoro.
Delicòu. add. Delicato e Dilicato, dicesi ge-
neral, di Qualsivoglia cosa squisita, gustosa, pia-
cevole, eccellente nel suo genere.
Il Delicato e Dilicato, per Morbido al tallo, contr.
di Ruvido.
i> — Parlandosi dì cose che si mangiano, vale Squi-
sito, Di buon gusto.
298
DEM
DEN
t, — Aggiunto di suono, vale Dolce, Armonioso,
Che percuote soavemente l'orecchio.
" — Aggiunto di persona, vaie Di genti! com-
plessione, ed anche Di sanitò poco costante, contr.
di Robusto.
„ — jn Pittura dicesi di ciò che è contrario al
ruvido, al forte, al gagliardo, al risentilo.
— de cònscensa ; DeVìcalo di coscienza, figurat. vale
Scrupoloso.
% Èse un affare delicóu ; Essere un affare delicato,
cioè Pericoloso, rischioso, dillìcile.
I>elig'S'ì^ V. n. Franare: Lo smuoversi che
fa la terra in luogo pendìo; altrim. Smottare.
X>eliiieà> v. a. Delineare ; da noi usasi figurai,
nel senso di Descrivere, Esporre, Mostrare, Pi-
gnere con parole.
IDelira, v. n. Delirare, Vaneggiare, Farneticare
V. Slralabià.
13elud.de v. a. Deludere, Ingannare.
I>e lung-o avv. Di lungo, Sempre, Continua-
mente, Di continuo: Senza fermarsi, Senza in-
terruzione.
I>elù"vià v. n. Dcluviare : Piovere strabocche-
volmente, a dirotta, a ciel rovescio.
Il Diluviare, flgur. e in m. b. vale Mangiare stra-
bocchevolmente,
g Delùvidse ùnn-a cosa; Diluviare una cosa, vale
Divorarsela, Mangiarsela con prestezza.
I>elù-vio s. m. Diluvio: Strabocco smisuralo di
pioggia.
Il Diluvio, per similit. usasi per Abbondanza di cosa,
it — Figur. per Lo strabocchevole mangiare: Gh'é
stceto un delùvio; Ci fu un diluvio,
I) Diluvione, Diluviatore; figurat. e in m. b. vale
Mangiatore eccessivo, Che diluvia. Che divora.
I>e iiia>iiiiiia<]i ; Di mano in mano. Mano
mano, Man mano. Alla mano alla mano. Alla
volta alla volta. Posto avverb. vale Gradatamente,
A misura che. Di persona in persona, Successi-
vamente, Secondo l'ordine, ecc.
II>eiiia;iiio s. m. Demanio, dicesi de' Beni, dei
quali lo Stato ha ad un tempo stesso la proprietà
e il godimento.
II>einette v. a. Dimettere: Deporre, Privar al-
cuno d'impiego, di carica.
S Demettise n. p. IHmeltersI: Rinunziar una ca-
rica, un Impiego, Dare la sua dimissione.
I>emisciòii V. Dimiscion.
I>eiu.òa< s. f. Balocco: Ogni cosa che si dà in
mano a' bimbi per baloccarli, come fischietti, mis-
sirizi, figurine, ecc.; che anche dicesi Baloccag-
gine, Baloccheria, Ninnolo, Gingillo, Trastullo. -
Giocattoli diconsi Gli oggetti di legno, di metallo
0 d'altra materia, i quali servon di trastullo ai
fanciulli, non tanto per ricreamento della vista,
come sarebbe un semplice balocco, quanto per
esercizio di corpo e di mente, come trottole,
palle, pallottole, frullini, pezzi di cartoncino di-
pinti per ricompor l'intera figura d'un edifizio,
cavallucci di legno, e cento altri consimili tra-
stulli.
» Passatempo, Spasso, Divertimento, Sollazzo: Trat-
tenimento di sollazzo e di piacere.
« Ciammengola, Bazzica, Bazzecola, Cianciafruscola,
ecc., per similit. vale Cosa di poco momento.
S Piggidsc a demóa; Prendersi lo spasso, il di-
vertimento, il trastullo.
I>euio& V. a. Baloccare, Trastullare : Trattenere
altrui con diletti vani e fanciulleschi; e figurat.
Tener a bada: Son treì meixi ch'5 me demóa;
Sono tre mesi ch'e' mi balocca, mi trastulla.
Il Spassare, Sollazzare, Trastullare, Dilettare: Dare
spasso, sollazzo, diletto, piacere, divertimento,
Intertenere piacevolmente.
S Demoàse n. p. Baloccarsi, Trastullarsi: Far ba-
gatelle e scherzi da fanciulli. - Gingillare e Nin-
nolare vale Trastullarsi con gingilli, con ninnoli,
e dicesi proprio de' bambini,
n Baloccarsi, per Divertirsi, Spassarsi, Sollazzarsi,
Diportarsi, Prendersi passatempo, Passar il tempo
in piacere,
g Stése a demod; Baloccare e Baloccarsi: Perdere
il tempo. Indugiare con perdita di tempo.
I>e moddo clxe m. avv. Di modo che, In
maniera che, In guisa che. Di tal che.
IDemoellà. ùnn-a; pei*sGiiiia; ; Ba-
loccar uno, figurat. vale Tenerlo a bada.
Demoèlo V. Demoèlón.
IDeinoélòn s. m. Bambinone, Bambolone, e
nell'uso tose. Daddolone: Colui che si balocca,
e fa scherzi e baje a guisa de' fanciulli.
Demolì V. a. Demolire, Atterrare, Abbattere
V. Caccia ZÌI nella voce Caccia.
Oemoralizza v. a. Demoralizzare. Voce
dell'uso: Render immorale. Depravare, Perver-
tire i costumi.
]Z>ei]fiox*a.lìzza/ZÌ^]i s. f. Demoralizzazione,
Corruttela, Depravazione. Voce d'uso.
demorde v. n. Desistere, Cessare; ed anche
Diminuire, Abbassare, Ridurre a meno le pretese
e simili. Nell'uso dicesi anche Demordere, ma
è un pretto francesismo (DemordreJ.
IDéuà s. m. Natale o Pasqua di natale. Voce del
contado V. Natale.
§ Va tanti agnelli a Pasqua quanti béu a Dènd
V. Béu.
Ojeneg-a v. a. Denegare, Dinegare, Negare, Ri-
cusare.
IDenéuvo avv. Di nuovo e Dinuovo, vale Da
capo, Un'altra volta.
Denso add. Denso, Spesso ; e dicesi per lo più
di liquori.
Denigra, v. a. Denigrare: Macchiar la fama
altrui con parole; Diffamare, Infamare.
Denta, s. f. Dentata, Morso, Morsura, Morsica-
■ tura, Morsecchiatura : Colpo di dente, L'addentare,
• Il mordere.
Il Morso, per La parte ferita col morso.
Il — per Quella quantità di cibo che si spicca in
una volta co' denti: Unn-a denta de pan; Un
morso di pane.
I) Morsecchiatura, e più comnn. Jlorsicatura, Il se-
gno che lascia il morso.
S Duse de dentw; Fare a morsi: Mordersi l'un
l'altro.
Dentajéu s. m. Licciaiuola. T. de' segai. Strnra.
di ferro fatto a guisa d'una bietta, sfesso da una
delle testale, del quale i segatori di legname si
servono per torcere i denti della sega.
S Funzo dentajéu; Steccherino V. Funzo.
Dente s. m. Dente : Osso particolare impiantato
nelle mascelle, e rivestito in parte delle gengive
per mordere,, masticare il cibo, regolar la voce
e bene articolar le parole. I denti si dividono
in tre ordini: Incisori, Canini, Mascellari o
Molari.
DEN
DEN
S99
« Dente, per similit. dicesi delle Parli di molli
stram., come lime, seghe, rastrelli, ruote di di-
verse macchine, ecc., per averne una qualche
somiglianza.
— camuóu, Dente guasto, Dente pertùzóu ; Benle
carioso o carialo, Dente tarlalo o intarlalo. Dente
magagnalo. Dente bucherellalo.
— chi fa >nd; Dente che duole.
— chi loccia 0 chi erotta; Dente smosso, Dente
che crolla, che tentenna, che vacilla.
— chi temine 0 patisce ò freido; Dente diaccinolo:
Dente che non resiste all'impressione delle be-
vande diacce.
— de can; Dente di cane o Calcagnuolo. T. degli
Seuil. V. Can.
— dell' éuggio; Dente occhiale o canino V. sotto
Denti canin.
— do cotello, do razó, ecc.; Tacca: Quel piccolo
mancamento che nasce nel filo de' ferri taglienti
per ruggine o per qualche colpo ricevuto.
— dò giudizio; Dente del giudizio o della sapienza:
Soglionsi distinguere con questo nome I due ultimi
denti molari, perchè son sempre gli ultimi a com-
parire, cioè dai 18 ai 20 e più anni.
— rótto; Dente scheggialo.
g Denti allighii; Denti allegali.
» — canin; Denti canini, e in term. anal. Denti
cuspidali: Denti di forma conica e in numero
di quattro, due per mascella, e ciascuno Ira gli
incisori e i molari. Han radice semplice, ma
che penetra mollo addentro nella mascella, spe-
cialmente i due superiori, i quali diconsi anche
Denti occhiali, perchè corrispondono perpendi-
colarmente agli occhi.
— da clave; Ingegni V. Clave.
— da fòrcafcera ; Rebbj o Denti della forca V. ap-
presso Denti da fórginn-a.
— da fòrcinn-a; Punte della forchetta o Rebbj; ma
questa 2* voce oggidì si adopera per dinotare I
rami o le punte della forca ffórcafceraj, dei for-
coni e simili arno?! dd stalla o da villa.
n — da Icete; Denti lattaiuoli: Denti che si co-
minciano a meltere quando si poppa.
— da mxetta do fuxln; Tacche della noce. T. de-
gli archib. Intaccature dalle quali vengono for-
mali due denti curvi nella parte convessa e in-
feriore della noce.
n — de ganasce; Denti mascellari o molari: Denti
più grossi degli altri, che stanno dai iali delle
mascelle.
— dS pètene; Denli del pettine: Le punte di esso.
— dò pètene da tesce; Denti del pettine: Le slec-
chine delle quali è formalo il pettine per tessere.
— dò scartòn o dò scarlasso ; Denti dello scardasso.
T. scardass. V. Scartòn.
n — finti; Denti posticci.
1) — davanti; Denli incisori: Quegli otto denti,
quattro per mascella, che hanno il lembo piallo
e tagliente per incidere il cibo.
I» — lunghi e rcei/Denli a bischeri, cioè Lunghi e radi.
H — marscl; Denli fracidi. •
n — neigri; Denli rugginosi: Quelli coperti di
materia putrida, di color simile alla ruggine.
n — sberci; Sopraddenti: Quelli che son nati fuor
dell'ordine degli altri.
% Cascia dò dente; Alvèolo: Piccolo ricettacolo
nelle gengive, nel quale sono incastrale le radici
del dente; che chiamasi anche Cassa del dente.
% Corònn-a dò dente; Corona del dente V. Co-
rònn-a.
S Dà de denti; Duolo o Mal di denli.
^ A lengua a core dove ò dente ò déue; La lin-
gua balle dove il dente duole. Prov. che vale
Si discorre sempre di quelle cose dove si ha pas-
sione, 0 che diiellano o disgustano; altrim. A
chi piace il vino parla sempre di vino.
g Allighi i denti; Allegare i denli V. Allighi.
g Armòu finn'a-i denti ; Armato fino ai denti, si
dice di Chi è armato di tulio punto da capo ai
piedi.
g Arranca ò dente; Sbattere il dente, Ugnere il
dente, figurai, vale Mangiare; e per lo più a ufo,
a scrocchio.
„ — un dente; Trarre o Cavare un dente, vale
Svellerlo dall'alvèolo.
§ Balla i denti in bócca; Battere i denli: Per-
cuoterli insieme per tremilo di freddo o di febbre.
g Bócca sensa denti o desdentd; Bocca sferrala.
g Cangia o Scangid i denti; Mutare o Rimettere
i denli : Quel venir fuora i secondi denli in luogo
dei primi, caduti o tratti.
g Cavaiier del dente ; Cavalier del dcBle V. Ca-
valiere.
g Crovd i denti; Cadere i dènti V. Crovd.
g Dd di denti in ta mùagia; Slare a denli asciutti,
vale Non aver da mangiare.
g Dot i denti; Dolere i denli. Avere il mal di denti.
g Èse a-i denti; Batoslare, Bisticciarsi, Bezzicarsi,
Altercare, Contendere. Modo figuralo.
g Fd balld i denti; Far ballare i denli. Sbattere
il dente, Ugnere il denle, Dare il portante a' denti,
e simili: Modi volgari che vagliono Mangiare.
g Fd i denti; Metterei denli; e parlandosi di ca-
valli, dicesi Dentare.
g Fd i denti a scera; Allicciare V. Scera,
g Frùgdse in ti denti; Stuzzicare i denli.
g Guastàse i denti; Cariarsi i denli.
g Mogògndse in ti denti; Ridirsi fra'denti. Fa-
vellarsi fra' denti, Dirsi checchessia fra' denti, o
fra denle e dente, vagliono Favellar in modo che
non iscappi fuori la voce. Parlar con voce bassa
e oscuramente.
g Mostra i denti; Mostrare i denti, figurai, vale
Mostrarsi ardilo e coraggioso, Risentirsi, e Rivol-
tandosi contro chi ingiuria o molesta , mostrargli
che non slam tali da soggiacere a prepotenza
veruna. Parlandosi poi di cani, che nel ringhiare
ritirano le labbra, e mostrano i denli, dicesi Di-
grignare.
g Nettezza i denti; Bianchire, Ripulire i denti.
g Non èse carne pe-i so denH; Non esser osso
de' suoi denli, Non esser terren de' suoi ferri,
vale Non esser cosa da lui.
g Nò toccasene manco un dente ; Non toccar l'u-
gola, dicesi de' Cibi troppo scarsi a paragone del-
l'appetito.
g 0 dente ò ganascia; 0 dente o ganascia, dicesi
figurai, e significa La volontà deliberata di esigere
da altrui una cosa quand'anche debba soffrirne
gravissimo danno, o II voler continuare a fine
un'opera incominciata, se pur ne debba seguir
danno.
g 0 Segnò ò manda ò pan a chi n'ha de denti;
Il grano va a chi non ha sacca, dicesi proverb.
Quando viene una buona ventura in tempo iq
cui non se ne può più godere.
300
DEP
DEP
S Parla féua di denti; Dir checchessia fnor dei
denti, vale Tarlar arditamente, liberamente, con
franchezza.
§ Parldse in ti denti V. sopra Mogógnàse in ti
denti.
g Póvee da nettezza i denti; Dentifricio: Polvere
da fregare i denti per ripulirli ed assodarli.
§ Resta a denti secchi; Rimanere a denti secchi
0 asciutti, vale Rimaner sen/a mangiare, e dicesi
fìgurat. anche di altre cose.
§ Ruggià i denti; Dirugginare i denti, vale Ar-
rotarli e stropicciarli insieme per segno d'ira o
d'altra passione.
% Sbatte ò dente; Sbattere il dente, Ugnere il dente,
Far ballare i denti, vagliono Mangiare.
§ Tegnila a-i denti; Durarla, Resistere, Reggefe;
ed anche Sopportare una fatica, un male, ecc ;
e talora Rivaleggiare, Slare a fronte, a petto.
% Tegnisela in ti denti ; Tenersela fra denti o in
sé: Non dire quel che si vorrebbe.
% Tià co-i denti ; Tirarla cogli argani o colle funi,
dicesi degli Argomenti stiracchiati d'un'applica-
zione molto impropria.
II>eiitéa. s. f. Dentatura: L'ordine de' denti di
ambedue le mascelle.
— fìnta; Dentiera: Quella rastrelliera di denti po-
sticci che si fa da chirurghi-dentisti per sovve-
nire al difetto de' naturali.
lI>eiitexo s. m. Dentice. T. iltiol. Sparus den-
tex 0 Dentex vulgaris. Pesce di mare molto sti-
malo, simile all'orala e al fragolino, ma il corpo
di lui è pili compresso. Nel numero de' suoi denti
se ne distinguono quattro canini più lunghi in
ciascheduna mascella, e da questo forse ha preso
il suo nome. Il corpo è bianco argentino, e le
pinne natatorie azzurro-rossicce. Trovasi nel Me-
diterraneo; suol divenire molto grosso; appartiene
alla famiglia degli Acantopterigi.
'*I>enteza!;à, V. Mangia.
Ineritili s. m. Dentino, Dentello, Denticello: Pic-
colo dente.
I3eiitista. s. m. Cavadenti, e nell'uso Dentista
V. Cavadenti.
I>eiiiixizìa, s. f. Denunzia, Dinunzia, Dinun-
ziamento, Dinunziazione: Accusa.
" Denunzia e Dinunzia, chiamasi così da noi Quel-
l'accusa, che si fa dalle Guardie a ciò destinate,
innanzi al Magistrato degli Edili de' trasgressori
agli ordini di esso.
Denunzia^ v. a. Denunziare, Dinunziare: Ma-
nifestare accusando, Rapportare.
r>e peizo; Di peso. Posto avv. vale Tolto sulle
braccia. Alto da terra, e simile; e si accompagna
coi V. Prendere, Pigliare, Portare e simili.
§ Ese de pei-zo a iinn-a persònn-a ; Esser di peso
ad uno, metaf. vale Essergli di aggravio, di ca-
rico, di pensiero, di noja.
% Monwa de peizo ; Moneta di peso, dicesi Quella
che niente cala del suo legittimo peso.
S Questa a l'è de peizo; Questa è marchiana, Que-
sta è maiuscola, L'avete detta grossa, o simile.
I>epelli V. a. D(>pellire. T. leg. .Rigettare, Ri-
spingere, Dichiarare inammissibile la domanda
d'alcuno.
I>e pianta avv. Di pianta: Di primo getto.
Dal primo principio, onde: Fd ùnn-a cosa de
pianta; Far checchessia di pianta, vale Farlo dai
fondamenti, lutto per intero, o simile.
De piantòn ; A piuolo. Posto avv. coi v. Stare,
Porre, Tenere e simili, vale Stare o Far aspet-
tare oltre il convenevole.
*I>e piarda V. De cancarihija.
De picca; A picca. Di picca, A gara. Posto
avverb. coi v. Andare o Fare, vale Garegaiare
a chi meglio o piìi presto fa una cosa ; e dicesi
per Io pili quando nella gara vi è un po' di stizza
0 di mal talento.
§ Mette de picca; Mettere a picca, vale Far ga-
reggiare.
% Piggiàse de picca; Entrare in picca, vale Ga-
reggiare.
Depónn-e v. a. Deporre e Diporre : II rispon-
dere che fanno coloro che sono esaminati in giu-
dizio, dichiarando e attestando secondo che sanno.
ti Deporre, per Privare d'una dignità, d'una carica.
I) — Figurai, per Abbandonare, Lasciare, Dimet-
tere, Smettere, Por giù: Depónn-e ò penscièo;
Deporre il pensiero.
I) Posare, parlandosi di vini o d'altro liquore, vale
Il deporre ch'essi fanno nel fondo de' vasi la parte
più grossa.
Deporta v. a. Deportare: Dare la pena della
deportazione V. Deportazidn.
Deportazión s. f. Deportazione: Pena al-
l'esilio perpetuo, in luogo lontanissimo fuori dello
Stato, con privazione de' diritti civili.
De posta (Daghe); Darle di posta o di colta:
Nel giuoco della palla o del pallone, vale Darle
innanzi ch'ella tocchi terra, o in altro luogo per-
cuota, sicché ancora non abbia fatto alcun balzo.
Depoxità v. a. Depositare e Dipositare, De-
porre e Diporre: Affidare altrui una cosa sotto
l'obbligo di conservarla e restituirla.
Depoxitàio s. m. Depositario e Dipositario:
Colui appo il quale si deposita alcuna cosa.
Depoxito s. m. Deposito: Quella somma di
danaro o altra cosa che si consegna o si affida
altrui perché la custodisca, finché se ne chiegga
la restituzione.
ti Deposito, nell'uso diccsi II luogo ove si tengono
mercanzie o altro in deposito,
ti — per Sepolcro, Urna o simile, ove si depositano
i cadaveri, ma per lo più dicesi di Sepolcro par-
ticolare.
§ Aveì 0 Tegnì in depoxito ; Avere, Pigliare o
Tenere in deposito: Ricevere a titolo di deposito
per rendere secondo le pattuite condizioni.
§ Mette in depoxito ùnn-a personn-a; Porre uno
a piuolo, vale Farlo aspettare oltre il convenevole.
Depoxizion s. f. Deposizione: Testimonianza
0 Attestazione che fanno in giustizia i testimoni,
ti Deposizione, per Quella parte di materie solide,
che depongono in fondo al vaso le cose liquide;
che comunem. dicesi Posatura, Sedimento, Fon-
data, Deposito, Residenza.
11 — In term. med. dicesi di Quell'afflusso o am-
masso di umori in qualche parte del corpo; clie
anche dicesi Sussidenza.
— do Cròxe; Deposizione di croce , dicesi da' Pit-
tori una Tavola o Pittura che rappresenta il modo
con cui Gesù Cristo fu deposto dalla croce.
Depravazión s. f. Depravazione, Deprava-
mento. Corruttela, Corruzione di costumi; altrim.
Dipravazione, Dipravamento.
Depravòu. add. Depravato, Corrotto, Goasto,
Malvagio: Di perversa intenzione.
BER
DER
301
I>e pròesca ; Di briccola. T. del giuoco di
bigliardo. Posto avverb. coi v. Prendere, Battere,
Giocare, vaie Colpire la palla dellavversario colla
propria che abbia prima tqccato una maKonella
0 sponda; che anche diccsi Battere di calcio, Far
mattonella.
De prepotensa; Di riffa. Modo avverb.
tose. Così la frase Campar di riffa vale Pro-
cedere con modi violenti acciocché tutto vada a
posta toa.
I>e pirininio slanso avv. Di primo lan-
cio, Subito, A prima giunta.
I>epixx prep. Davanti, Dinanzi: 0 me stadepuì;
Eg'i mi sta davanti,
w Dopo, ma usato dalla plebe : Depuì disnà, Depuì
dòman; Dopo desincire, Doman l'altro,
w E parimente in m. b. per Dietro: Depuì a-o canto ;
Dietro il canto.
I>e punto in. g-ianco; Di punto in bianco.
Modo avverb. e vale A un tratto, Subitamente.
ll>e punta (Cólpo); Colpo di punta, Puntala,
che anche dicono Stoccala: Colpo dato colla punta
dellarme.
II>epùtà V. a. Deputare e Dipntare: Eleggere,
Delegare, Cosiituire una o più persone con man-
dato di fare un'ambasciata, trattare qualche ne-
gozio, eseguire ordini o simili.
r>epùtazion s. f. Deputazione: Missione di
depulali con commissione speciale per trattare,
complimentare, ecc.; ed anche I depuiati slessi.
I>epu.tóii s. m. Depuiato: Colui che con ispe-
ciale commissione è mandato dal Principe o da
un corpo di persone a trattare qualche negozio,
a far un complimento e simili.'
— a-o Parlamento; Depuiato al Parlamento: Uno
dei membri eletti dalla nazione a suo rappresen-
tante per discutere in Parlamento intorno alle
pubbliche bisogne.
I>e relbótto m. avv. Di rimbalzo.
I>e rsseo avv. Di rado, Di raro. Radamente, Ra-
ramente, Poche e rare volle. Non frequentemente.
IDe recang-io m. avv. Di ricambio, In con-
traccambio, A rincontro. In corrispondenza.
r>e recatto ; Aggiustalo : Aggiunto a persona,
vale Che si governa nelle sue azioni con misura;
od anche Che è tale da far roba e mantenerla,
Che è provvida, di risparmio, e dicesi tanto di
uomo che di donna; in lai significalo dicesi Uomo
0 Donna di ricapito, Buon massa jo. Buona massaja.
II>e refesso ; Di traverso, A traverso, In tra-
verso. Per traverso. Posto avverb. vale Per il
iato delia larghezza.
I>e regratta; A gara. Posto avv. coi v. An-
dare 0 Fare, vale Gareggiare V. Regalia.
I>erena v. a. Direnare, Dilombare, Slombare:
Sfilar le reni, i lombi; e talvolta figurai. Inde-
bolire.
S Derendse n. p. S'ombarsi, Dilombarsi, Sfilarsi:
Sforzare i muscoli lombari, sicché dolgano.
IDerenón add. Direnato, Slombato, Dilombato,
Sciancalo, Sfilalo: Che ha i lombi o i reni offesi
0 sforzati; e figurai. Fiacco, Debolissimo della
persona.
r>e rescozón V. À rescozònn-a.
r>erfin V. Delfìn.
I>erfinèa s. f. Delfiniera: Sorta di fiòcina da
pescar delfini, balene ed altri pesci grossi.
I>e rimpetto avv. Di rimpelto, Dirimpetto,
A dirimpetto. In faccia. In prospello. Dal lato
opposto.
I>erissà v. a. Diricciare, Sdiriceiare: Cavar
le castagne dal riccio.
S A pésta chi te derisse; Il canchero li pigli o
ti colga. Ti venga il fistolo. Sorla d'imprecazione.
Deriva s. f. Deriva. T. mar. Il cammino di
fianco 0 scaronzo, che fa sotto vento una nave,
avanzandosi con vento scarso verso tal rombo;
dicesi anche Scaronzo.
S Quanto gh'é de deriva? Quanto v'è di deriva?
Domanda che si fa al piloto per sapere fa dif-
ferenza che v'è fra la rotta che fa il bastimento
effettivamente e quella che indica la prua di esso.
I>erÌT^a v. n. Derivare e Dirivare: fascere.
Avere 0 Trarre principio od origine; Procedere,
Provenire, Muovere, Discendere, Originarsi, Ram-
pollare,
n Derivare, Scaronzare. T. mar. Essere il basti-
mento in deriva, Cadere sotto vento alla rotta
prefissa, quando si va con vento scarso.
I>erivazión s. f. Derivazi ne: Il derivare,
Derivamento, Origine; e se dicesi di parole, lo
stesso che Etimologia.
IDerixión s. f. Derisione e Dirisione, Scherno,
Beffa, Dileggiamento.
S Mette in derixión ; 3Iettere in derisione : Far
in modo che uno diventi soggetto deiraltrni de-
risione.
S Piggid in derixión; Pigliare in derisione, io
stesso che Deridere, Beffare, Schernire, Dileg-
giare.
I>erlùio s. m. Piena. Voce dei contado: So-
prabbondanza d'acqua ne" fiumi cagionala da piog-
gia 0 da neve strutta.
I>ei*og-a V. a. Derogare: Togliere o Diminuire
l'autorità, la forza d'una legge, d'un contratto;
od Ordinare alcuna cosa in tutto o in parte con-
traria ad un'altra già stabilita.
I>erolla v. a. Smallare : Tòr via dalle noci il
mallo V. Rolla.
I>e ronsa fAnddJ; Andar a furia, di foga, di
vela V. Andd.
II>e ròtolo (Ande); Andar a ruoto lo, Andar
rotoloni V. A ròtolo.
I>erré prep. Dietro, contr. d'Innanzi.
% Usasi anche spesse volte in forza d'addiett. soslant.
e vale L'ultimo: Mi san ó derré de tutti; Io
sono l'ultimo di tutti. 0 derré dell'anno, lió
meize, ecc.; L'ultimo dell'anno, del mese, ecc.
S E talvolta come sostanf. e vale La parte opposta
a quella d'innanzi.
S / derré di càsoin; 1 dietrì, I didietri de' cal-
zoni : Le due parti de'calzoni, che copron le cosce
posteriormente e le natiche,
n — de scarpe; I quartieri: La parte laterale e'
posteriore del tomajo.
S Andd derré; Andare o Tener dietro, A.idar ap-
presso, Seguitare ; ed usasi anche figurai. WAndd.
% De rferre; Dietro, Di dietro; Dalla parte posteriore.
X>errèa add. femm. Ultima: Mi són a derréa;
Io sono l'ultima.
Derrùa v. a. Atterrare, Gettar giù. Gettar a
terra, Diroccare, Rovinare.
« Diroccare, Rovinare, Precipilare, usalo in s»nso
neal. vale Cader precipitosamente e con impelo
da alto in basso; e talora semplicem. Cadere,
Cascare.
m
tm
DES
S Derrùdse n. p. Diroccarsi, Precipitarsi: Preci-
pitar sé da alto.
S Ghe derrùa; E' v'abbaia la volpe, dicesi nel-
l'uso familiare d'Un luogo, dove non si possa an-
dare per qualche motivo.
I>errùo s. m. Dirupo, Dirupamento, Diripata,
Precipizio, Burrone, Borro, Scoscendimento, Sco-
scio, Balza: Luogo scosceso, dirupalo, dal quale si
può facilmente precipitare.
— d'cegua; Rovescio d'acqua, Acquazzone: Gran
pioggia, Pioggia strabocchevole.
S A (/errwo m.avv. A trabocco, Trabocchevolmente,
Senza ritegno.
S Ciéuve a derrtio; Piovere alla dirotta, a ciel di-
rotto, a scroscio, a secchioni, ecc. V. Ciéuve.
De sa ovv. Di qua, Da questa parte; e talora
per Quaggiù, In questo mondo.
^ De sa e de /ó;Di qua e di là. Qua e \h, Dall'una
e dall'altra parte, Da tutte le parti.
I>esalbig-lié ffnj; In abito negletto, In abito
da camera: Sorta d'abito succinto che le signore
portano in casa.
I>esalbitóu add. Disabitato : Vóto d'abitatori
e d'abitazioni, Deserto.
X>esa.iiclia. v. a. Sviare, Traviare, figurai, vale
Torcere altrui dal diritto cammino; Corrompere,
Sedurre, Trarre al male. Pervertire; e talvolta
Scioperare, cioè Levare chicchessia dalle sue fac-
cende, facendogli perdere il tempo.
Desand-iamento s. m. Traviamento, Svia-
mento: Il traviare V. Desandid.
IDesarlboa v. a. Disalberare, Disarborare: Trarre
l'alberatura a un bastimento. v
I!>esai*iii.a v. a. Disarmare: Tòr via le armi.
M Disarmare, presso i Murai., Archit., ecc., vale Le-
vare i sostegni delle vòlte, ragne e simili.
— e remine; Debordare i remi: Levarli dagli scalmi
e dai bordi della barca per metterli dentro quando
non si vuole servirsene.
— un vascello; Disarmare un vascello, vale Togliere
da un vascello, da una nave lutti i suoi attrezzi,
come alberi, vele, cordami, munizioni da guerra
e da bocca, e simili, licenziandone inoltre l'equi-
paggio.
II>esarmo s. m. Disarmamento, e nell'uso anche
Disarmo; L'alio di disarmare e Lo slato della
cosa disarmata.
•*I>esarta V. Diserta.
•*I>esartó V. Disertò.
I>e«aùg-g"iad<io V. Dezaùggiaddo.
IDesavia v. a. Divezzare, Disavvezzare, Disu-
sare, contr. d'Avvezzare V. Avvia.
S Desaviàse n. p. Divezzarsi, Disusarsi, Dismetter
l'uso. Lasciare, Perder l'uso.
X>eslballà v. a. Sballare: Aprire e Disfare le
balle; contr. d'Imballare.
I>eslbaxica v. a. Sbancare : Propriam. si dice
di Chi a un giuoco dove si tiene banco vince
tanto che supera la somma del banco slesso.
M Ripulire, nell'uso tose, dicesi comunem. per Spo-
gliar uno di tutti i denari che abbia, o per vincila
fattagli al giuoco, o per altro motivo; altrim.
Sbusare, Far brullo, Disertar uno.
r>es1>aiidellòu add. Scollaccialo, Spetto-
ralo, Spelloracciato: Col collo o col petto scoperto.
I>esi>ai«assa v. a. Sbarazzare, Disbarazzare,
Sbrattare: Tòr via gl'imbarazzi, gl'impedimenti
ia un luogo.
H Sgombrare, Sgomberare, Disgombrare: Vuotar di
masserizie, parlandosi di stanza e simili.
— un pollastro, ecc.; Sbuzzare un pollo, dicono i
cuochi del Levare a un pollo scannalo le inte-
riora senza spararlo; altrim. Volare. Se parlasi
di pesci, dicesi meglio Sventrare.
— MM vaso, ecc.; Votare un vaso, e simili.
§ Desbarassàse d'ùnn-a cosa; Sbrigarsi, Disbri-
garsi, Spedirsi, Spacciarsi d'una cosa, vale Le-
varsi d'intorno qualche briga, qualche impaccio
che tiene occupalo o che dà fastidio; e parlando
di persona-, Congedarla, Licenziarla.
I>eslbarca v. a. Sbarcare, Disbarcare : Cavar
dalla barca.
% Desbarcàse n. p. Sbarcare e Sbarcarsi: Uscir
dalla barca. Smontare di nave in terra; e per
simil. Smontare così di barca come di carrorsà.
I>esl»avca<iò s. m. Sbarcatoio: Luogo atto
a sbarcare uomini o anche le mercanzie, gli ar-
nesi, ecc., che sono ne' bastimenti; altrim. Sca-
ricatoio.
Deslbarco s. m. Sbarco: Lo sbarcare.
Delibasti v. a. Disfar le baste, Levar l'im-
bastitura V. Basta.
IDeslbata v. a. Disfare il cambio.
I>eslbatte v. a. Sbattere, Abbattere, Detrarre,
DifTalcare: Levar somma da somma.
I>esTbèla v. a. Sbudellare, Sventrare: Propriam.
Trar le budella di corpo a uno, o Ferire uno
in guisa che gli escano le budella; e talvolta an-
che Ammazzare.
I^eslbélóix p. pass. Sbudellato V. DesbSld.
**i) Sborrato, dicesi per similit. e in m. b. di palla,
cuscino, bardella e simile che perde la borra.
De slbiascio avv. A sbieco , In sbieco , A
schiancìo, Di schiancìo, Per ischiancio, vagliono
Non per diritto, Obbliquamente; e dicesi ge-
neralm. di tessuti di seta, di lino, ecc.
DesTbindLa v. a. Sbendare, Disbendare, Sfa-
sciare: Tórre la benda.
§ Desbinddse n. p. Sbendarsi, Disbendarsi, Sfa-
sciarsi.
Deslbóccóxi add. Sboccato, dicesi di persona,
e vale Soverchiamente libero e licenzioso nel
parlare.
S Parla desbòccóu ; Sboccare: Parlare licenziosa-
mente, sboccatamente o poco onestamente.
Deslbossa v. a. Sbozzare. T. mar. Sciogliere
la gomena o Levare le bozze che la tengono ferma
a qualche altra corda o a qualche altro oggetto,
come alla grua di cappone; contr. di Abboz-
— zare.
Deslbottonà v. a. Sbottonare : Sfibbiare i bot-
toni del vestilo; altrim. Sciorinarsi, e nell'uso
Scompannarsi, cioè Sciorinarsi dopo essersi ri-
scaldato.
Deslbrag"a v. a. Slacciare, Dilacciare, contr.
d'Allacciare. T. de' marin., murat. ed altri.
Sciorre il laccio.
DesTbrassàìse n. p. Sbracciarsi, figurai, e
in m. b. Adoperare in checchessia ogni forza e
sapere.
Deslbrig-a V. Sbrigd.
DesTbi*5g-g-ia v. a. Sbrogliare, Strigare, Di-
strigare, Sviluppare, Spastoiare, Sviticchiare, Di-
sviticchiare: Levar gl'imbrogli. Liberar dall'in^
trigo, dall'impaccio.
— I cavelli V. Desgarbùggid.
DÈS
DÈS
803
S Deshroggiàse d'ùmìr-a cosa; Sbrogliarsi, Spa-
stoiarsi, Strigarsi, Scatricchiarsi da checchessia,
vale Uscirne, Liberarsene, Trarsi d'impaccio.
I>esca,4le]ià< v. a. Scatenare, Discatenare:
Sciorre altrui di catena, Trar di catena.
5 Descadendse n. p. Scatenarsi, Discatenarsi: Sciorsi
0 Uscir di catena ; e figurai. Sollevarsi con furia
ed impeto, e dicesi per Io più de' venti, delle
tempeste e simili.
I>esca<ieiióix p. pass. Scatenalo, Discatenalo.
Dal V. Scatenare V. sopra Descadend.
S Èse un diao descadenóu ; Essere un diavolo sca-
tenato, dicesi di Persona furibonda, bestiale, per-
versa, indiavolala.
X>esca.iiii:scòu. add. Scamicialo: Spoglialo di
camicia o in camicia o coi soli calzoni.
"Descang'ia v. a. Cambiare, e dicesi comun.
di moneta: Cambiare una moneta d'oro o d'ar-
gento in allreltante monete, il valor complessivo
delle quali equivalga a quello della medesima. -
Spicciolare vale Cangiarla in tanti spiccioli fme-
nùaggiaj.
I>escaiicascia v. a. Sconquassare, Con-
quassare, Scassinare, Scommettere: Disfare opere
di legname o d'altro commesse insieme.
S Descancasciàse n. p. Sconqnassarsi, Scassinarsi,
Scommettersi, ecc.
I>escapita v. n. Scapitare, Discapitare: Per-
dere 0 Jleltere del capitale in un'impresa ge-
neralm. di mercatura. Metterci del suo, .Andarne
col peggio ; ed usasi anche figuralamenle.
I>escàpito s. m. Scapilo, Scapilamenlo, Di-
scapilo, Danno, Perdila.
I>escappellav. a. Scappellare: Cavare altrui
il cappello di capo.
S Desvappcllàse n. p. Scappellarsi : Cavarsi il cap-
pello per salutar alcuno; che anche dicesi Far
di cnppello.
Descappùssa v. a. Scappucciare : Levare
il cappuccio.
Descapri^iàse n. p. Scapriccìrsi, Scapric-
ciarsi: Cavarsi i capricci, Saziar il desiderio.
Sbizzarrirsi.
Descarcag-na v. a. Scalcagnare, Mandar
giù, e vale Pestare o Calcare altrui il calcagno
della scarpa andandogli appresso.
I>escàreg"a s. f. Scarica: Sparala di più arme
da fuoco in un tempo.
I^escareg-a v. a. Scaricare, Discaricare, e per
sinc. Scarcare, Discarcare: Levare il carico da
dosso.
•1 Scaricare, in senso neul. e per similil. vale Por
giù da barroccio e da una nave le mercanzie
caricatevi sopra.
— a testa; Scaricar la testa: Trarne per le narici o
altronde i soverchi umori con mezzi a ciò adattali.
— un scciéuppo, ecc.; Scaricare un archibuso e si-
mili, vale Farne uscir la carica col darvi fuoco
0 col trarnela fuori col cavaslracci.
S Descaregàse n. p. Scaricarsi, Discaricarsi, Sgra- _
varsi: Sollevarsi d'alcun peso, e dicesi lanlo in
proprio che in figuralo.
" Scaricarsi, parlandosi di fiumi, vale Sboccare le
acque loro in, altro fiume o nel mare.
— a conscensa; Scaricarsi o Sgravarsi la coscienza,
vale Scolparsi, Giustificarsi.
X>escàx*egro s- ")• Scarico, Discarico: Il di-
scaricare 0 L'atto dì scaricare le navi, some, ecc.
n Discarico, per Giustificazione, ScoIpamento,ed an-
che Quiete e Tranquillità.
— de cónscensa ; Discarico o Sgravio di coscienza.
I>escai*iia v. a. Scarnare, Discarnare: Levar
alquanto di carne superficialmente; e presso i den-
tisti Slaccare con ferro a ciò adallo la gengiva
dalla radice del dente per cavarlo con più facilità.
Oescàsase n. p. Scalzarsi: Tòrsi i calzari
di gamba o di piede. Voce del contado.
Inescasela v. a. Scassare: Cavar dalla cassa
le mercanzie o altre cose incassale; conlr. d'In-
cassare.
" Slegare, Sciogliere, Sfasciare, presso i Gioiellieri
vale Cavar la pieira dal castone o dalla cassetta.
IDeseasina v. a. Scalcinare, dicono i Murat.
11 togliere la calcina secca rimasta attaccata ai
mattoni già stali adoperali per nuovamente ser-
virsi dei medesimi nella più parte dei muramenti.
X>eseàso add. Scalzo, Discalzo, Scalzalo: A pie'
scalzi, Co' piedi nudi.
% De marso, chi nò péli andà cdsóuvadde descàso,
ma chi i ha, no e lascie in cà; Di marzo, chi
non ha scarpe vada scalzo, e chi le ha, le porti
un altro po' più in là, ovv. Di marzo, ogni villan
va scalzo, d'aprile, va il villano e il gentile. Prov.
facile ad ogni intelligenza.
I>èseazze v. n. Scadere, Discadere: Declinare,
Venire in peggiore stalo. Andare in basso.
— o ùnn-a persònìia ; Cascar di collo a uno, vale
Uscirgli di grazia.
^ A-o descazze o In sciò descazze; Sai finire,
Verso la fine. Posto avverb. coi v. Giungere, Ar-
" ri vare. Venire e simili, vale Giungere ecc. sul
finire del giorno, del pranzo e simili.
S Luscidse descazze; Piegare, Cedere, Declinare,
Acconsentire, Accondiscendere, Aderire.
IDeseeeg-à v. n. Spiegare, Dispiegare, Disten-
dere : Allargare le cose ristrette in pieghe; conlr.
di Ripiegare V. Cegd.
S Desccegdse n. p. Spiegarsi, Distendersi, Sdoppiarsi.
IDesceetta v. a. Screspare: Disfar le crespe
d'una cosa increspala.
X>eseeìaiita v. a. Sconficcare, Schiodare, Di-
schiodare : Cavar il chiodo confitto, Scommettere
le cose confitte.
ineseeiava v. a. Dischiavare. T. mar. Trarre
un perno confitto nel bastimento per cambiarlo o
per altro motivo.
I>esceiòd.e v. a. Sturare, Disturare V. De-
stappd.
— I oègc a ùnn-a persònn-a; Sturar gli orecchi a
uno, vale Dirgli il fallo suo apertamente, Par-
fargli arditamente, risentitamente.
I>esceión.g-ia v. a. Spiombare, contr. d'Im-
piombare: Cavare o Slaccare il piombo.
IDeseIxizLà s. f. China, Chino, Scesa, Discesa :
Via 0 Luogo che scende all'ingiù, contr. di Salila.
$ Andd in deschind; Andar a china o alla china,
a chino o al chino: Andare all'ingiù.
Deseidia V. Arrecuved. Voce del contado.
I>eseìg-illa v. a. Disigillare, Dissigillare, Disug-
gellare, Dissuggellare: Rompere il sigillo, aprendo
ciò che è sigillato.
S Descigillàse n. p. Disigillarsi, Dissigillarsi, ecc.:
Aprirsi, Distaccarsi per essere strutto o sciolto
ciò che tenea sigillalo.
IDeseiste v. n. Desistere: Cessar di fare, Far
sosta. Rimanersi.
304
DES
DES
Desciù s. m. Baldanza, Campo, Rigoglio, So-
pravvento, Superiorità, Preminenza, Maggioranza,
Autorità.
§ Aveì ò desciù; Aver il sopravvento, Stare svan-
taggio, cioè Al di sopra.
S P'99'^ ò desciù a tinn-o persònn-ft; Pigliar bal-
danza 0 animo o campo addosso a uno, Pigliar
il sopravvento, il rigoglio ad alcuno, vale Pigliar
ardimento da checchessia a soverchiarlo, Incu-
tergli tal concetto di te, che non sia più capace
di contrastarli.
IDe sciù avv. Di sopra, contr. a Di giù.
IDescollà V. a. ScolFare, contr. d'Incollare: Stac-
care d'insieme le cose incollate.
S Descolldse n. p. Scollarsi, Disgiungersi, Scon-
nettersi le parli d'alcunché per il non tener più
la colla che le univa.
r>escollóti p. pass. Scollato. Dal v. Scollare V.
sopra Descolld.
« Scollalo, Discollato, aggiunto di Veste che lasci
il collo scoperto; contr. d'Accollato.
1) Scollaccialo, Sgolalo, aggiunto di Persona che
abbia il collo o la gola scoperta.
g Scarpa descolld ; Scarpa scollata: Scarpa che non
sale molto sul collo del piede.
IDesconxmette v. a. Scommettere, Distor-
cere. T. mar. Togliere il torcimento alle corde
per disfarle e ridurle a fili o a cordoni.
IDescomoda v. a. Scomodare, Discoraodare,
Incomodare, Disagiare: Apportar incomodo o di-
sagio.
§ Descomoddse n. p. Scomodarsi, Discomodarsi, In-
comodarsi, Disagiarsi: Pigliarsi incomodo o disagio.
I>escòinod.o s. m. Scomodo, Discomodo, In-
comodo, Discomodità, Scomodità, Disagio.
I>escòiM.od.o addi Scomodo, Incomodo, Disa-
datto, Disutile.
I>escoinpag"iia, v. a. Scompagnare, Discom-
pagnare, Spajare, Dispaiare: Guastare il p?ijo, Di-
sunire 0 Separare cose o persone appajate.
IDescompónn-e v. a. Scomporre. T.slamp.
Il disfare una forma, separandone le lettere, e
disponendole di nuovo nelle casse, ciascuna nel
suo proprio nicchio.
I>esc«~nsà v. a. Spettinare. Voce d'uso tose:
Disfare la pettinatura. Guastare l'acconciatura del
capo; altrim. Scapigliare, Scarmigliare, Arruffare,
Scarruffare.
I>escoiiteiita v. a. Scontentare, Disconten-
lare V. Scontenta.
Descon tento àdd". Scontento, Discontento
V. Scontento.
IDescorag-grì v. a. Scoraggiare, Scoraggire,
Discoraggiare, Scorare, Discorare, Disanimare,
Sconfortare: Togliere altrui il coraggio,
S Descoragglse n. p. Scoraggiarsi, Di scoraggiarsi,
Scorarsi, Discorarsi, Sbigottirsi, Sconfortarsi, Sgo-
mentarsi : Perdere il coraggio. Smarrirsi d'animo.
X>escordLa/ v. n. Discordare: Il dissonar delle
voci e degli strum. musicali.
% Descorddse n. p. Uscire o Andar via di padrone,
dicesi di Servitore che abbandona il servigio di
alcuno.
I>e8Cord[òix p. pass. Scordato, Discordato: Ag-
giunto di voce 0 slram. musicale, vale Disso-
nante, Non accordato.
» Fuor di padrone, dicesi di Servitore non allogato
in servigio d'alcuno.
IDescòrpa s. f. Scolpa, Discolpa, Scolpaniento,
Discolpamenlo: Dimostrazione di non essere in
. colpa, Giustificazione.
r>esc5rptìse n. p. Scolparsi, Discolparsi: Mo-
strar la propria innocenza. Scagionarsi di colpa
attribuita, Giustificarsi.
Descostà V. a Scostare, Discoslare, Scansare:
Rimuovere o Allontanare alquanto la cosa dal suo
luogo,
g Descostdse n. p. Scostarsi, Discoslarsi, Scansarsi :
Allontanarsi alquanto.
Descredita v. a. Screditare, Discreditare:
Levar il credilo, la riputazione, Porre in disistima,
Denigrare, Biasimar pubblicamente, ecc.
iDescreclito s. m. Scredito, Discredito: Per-
dila del credito, del concetto, del buon nome.
Descrive v. a. Descrivere e Discrivere: Rap-
presentar con parole. Porre sotto gli occhi fa-
vellando 0 scrivendo.
I) Descrivere, dicesi anche della figura che i pia-
neti vengono a formare nel loro corso ; o di quella
linea che percorre per l'aria un corpo qualunque
lancialo.
I>esci*iziióii s- f. Descrizione: Esposizione di
checchessia.
I>esorovi v. a. Scoprire, Discoprire V. Scrovi.
I>escuTblbióxx add. Scoppiato, Spajàlo, Di-
spaiato, Sparigliato, dicesi di Due cavalli accop-
piali insieme, che siano differenti di mantello e
di statura.
II>escùxì V. a. Scucire, Scuscire, Discucire,
Sdrucire, Sdruscire: Disfare il cucito,
g Descùxise n. p. Scucirsi, Discucirsi, Sdrucirsi,
ecc. : Disfarsi il cucilo. -
IDescùxxo p. pass. Scelto, ecc. V. Descùxi.
§ Discorso descùxìo; Discorso o simili sconnesso,
cioè Disunito, Incongruente.
IDescùxitùa s. f. Sdrucito, Sdrucitura, Sdru-
cimento, Sdrucio, e nell'uso Scucitura : L'atto dello
sdrucire e II luogo sdrucito.
r>escla V. n. Disdare, Dar giù. Andar giù, di-
cesi di Chi perde gran parte della freschezza di
sanità; e più comunem. per Diven r magro, Di-
magrare, Dimagrire, Smagrare, Smagrire, ecc.
I>esd.aiiiin.àse n. p. Sdamare. Voce dell'uso.
Nel giuoco della Dama dicesi Quando il giuoca-
tore smuove una pedina dai primi quadretti dello
scacchiere.
DesdLaxo (In) m. avv. Disgraziatamente, Per
disgrazia, Senza intenzione d'offendere.
I^esdleg-no s. m. Disdegno, Aborrimento, Av-
versione, Uggia,
g Aveì 0 Piggià in desdegno ùnn-a persònn-a;
Aver 0 Prendere in uggia alcuno, vale Averlo
in odio, in fastidio, a schifo, a sdegno. Aborrirlo,
e simili.
X>es<leiitòii add. Sdentalo: Dicesi di Persona
che ha perduto i denti.
I>es<il v. n. Disdire: Essere sconvenevole, Non
esser dicevole. Non istar bene, Non addirsi,
g Desdise n. p. Disdirsi, Ridirsi, Sdirsi, Ritrat-
tarsi: Dir contro a quello che si è dello prima.
II>esd.iccia s. f. Disdet'a: Disgrazia, Malaven-
tura nel giuoco o in altro. .
I>esclicci«>vi add. Disdicciato, Sfortunato: Di-
sgraziato nel giuoco e in altre cose.
IDesdita s. f. Disdetta: Quell'alto, col quale il
proprietario o il principal locatore d'una casa, o
DES
DES
305
d'un fondo qnalnnqne: notifica al condaltorc che
egli deve lasciar libero il fondo locato nel ter-
mine indicalo in tal atto. Quell'atto può essere
fatto parimente dal conduttore verso il locatore,
quando egli vuol restituire la casa locatagli.
I>e seg-ixito m. avv. Di seguito, Successiva-
mente, L'un dopo l'altro; ed anche Continua-
mente, Senza interruzione, Senza fermarsi, Di
lungo, A dilungo.
I>e semme in ^ento; Di quando in
quando, Di tanto in tanto, Alcune volte. Talvolta,
Di rado, Delle mille una volta.
]I>e semme in. semme ; Da quando a
quando, Di tanto in tanto, A volta a volta. Al-
cune volle, Talvolta, Di rado.
II>eseiiteg^à/ v. a. Stirpare, Estirpare, Divel-
lere, Distruggere; ed anche Cacciare, Scacciare,
Mandar via.
I>esenteria s. f. Disenteria e Dissenteria:
Propriam. Soluzione o Flusso di ventre con san-
gue, accompagnato per lo piìi da dolori intestinali.
Usasi comunem. da noi per Qualunque flusso di
ventre anche senza sangue; Soccorrenza, Uscita,
Diarrea.
I>èser; Le frutta: L'ultimo servito della mensa.
I>esfa V. a. Disfare, Sfare : Distruggere il fatto
0 la cosa fatta; contr. di Fare.
« Disfare, per Guastare l'essere o la forma delle
cose.
» — per Dissolvere, Scioglile, Stemperare : Desfd
in io l'éuio, in te l'axóu, ecc.; Disfar nell'olio^
nell'aceto, ecc.
— a societce; Disfar la società. T. comm. Por fine
ad una Società, ad un negozio, sciogliendosi reci-
procamente dagl'impegni presi per tirarla innanzi.
— 5 letto; Disfare o Sfare il letto, dicesi Quando
si levano le lenzuola, le coperte, e si alzano le
materasse per poi rifarlo; e talvolta anche Dis-
ordinarlo V. Sciata.
— ùnn'armd; Disfare un'armata, un esercito, vale
Sconfiggerla, Metterla in rotta; e talvolta Scio-
glierla, Licenziarla.
% Fd e desfd l'è tutto travaggid; Fare e disfare
è tutto un lavorare, dicesi proverb. Quando al-
cuno, fatto un lavoro, è costretto a disfarlo.
S Desfàse n. p. Disfarsi, Sfarsi: Andar in pezzi, in
isconquasso, in rovina; e dicesi delle cose.
« Disfarsi, per Struggersi, Consumarsi; ed anche
Dimagrare.
w — per Dissolversi, Sciogliersi, Struggersi, Stem-
perarsi, Spappolarsi: quest'ultima voce si adopera
parlando di cosa morbida, la quale, toccandola,
sì disfà tra le dita.
— da-o rie; Disfarsi o Smascellarsi dalle risa, vale
Ridere smoderatamente. j
— d'ùnn-a cosa; Disfarsi o Riuscirsi d'una cosa, i
vale Alienarla da sé. Venderla.
— d'ùnn-a persònn-a ; Disfarsi d'una persona, Sga-
bellarsene, Liberarsene, Levarsela dinanzi.
I>esfbeto p. pass. Disfatto, Sfatto. Dal v. di-
sfare V. Desfd in tutti i suoi significali.
» Strutto, Consunto, Jlagro, ecc. |
S Parlandosi di vivanda troppo cotta, vale Sciolto, j
Distemperato, Poltiglioso, Strutto, Quasi liquefatto. :
I>esf^&t.cià/ v. a. Sfasciare, Disfasciare, contr.
di Fasciare : Levar le fasce, e per simil. Toglier
via una cosa che circondi checchessia, come del
Rovinare ed abbatter le mura d'una terra, ecc.
Càsàoou, Dizionario Genoveat-Italiano
S Desfascidse n. p. Sfasciarsi, Disfasciarsi: Levarsi
via la fascia; e talora Disfarsi, Rompersi.
I>esfUttoiià,se n. p. Distorcersi, dicesi della
seta, refe e simili, quando, essendo poco torti, le
fila facilmente si dislorcono e sdoppiano.
IDesfterrà v. a. Sferrare, Disferrare: Tór via
i ferri dallo zoccolo del cavallo.
% Desfcrràse n. p. Sferrarsi , dicesi de' cavalli o
d'altri animali quando si distaccano loro i ferri
da' piedi.
I>esfia V. a. Sfilare: Levare il filo da un ago.
S Desfìàsc n. p. Sfilarsi: Uscir il filo dalla cruna
dell'ago,
n Sfilacciarsi, Sfilaccicarsi, Sfilaccicare, dicesi del-
l'Uscir le fila da panno rotto o tagliato o slracciato.
Desfig-ùa v. a. Svisare: Guastare il viso,
n Raff^rarc, Ravvisare, Riconoscere. Modo basso:
Nò t'aveivo manco desfigùóu; Non t'avevo nep-
pure ravvisato, riconosciuto.
I>esfi.g"ùóiz add. Sformato, Disformato, e per
ischerzo Abbozzato, dicesi d'Uomo brutto e con-
traffatto.
I>esfòg-onóix add. Sfoconato : Che ha guasto
il focone, cioè Quella parte nelle armi da fuoco,
dov'esse son forate per darvi fuoco.
S Avet 5 cu desfógonóu; Essere avventurato, ven-
furalo, fortunato, dicesi in m. b. di Colui cui
sempre la fortuna sorride.
I>esfx5iidoà v. a. Dissodare. T. de' contad.
Rompere e Lavorare il terreno slato sin allora
sodo, cioè inculto; od altrim. Divegliere per la
prima volla le terre per ridurle atte alla colti-
vazione; che anche dicesi Scassare, Diveltare.
I3e.sf4ondu.ou. s. m. Divelto, Scasso. T. dei
contad. Terreno lavorato stato fin allora sodo.
I>esfómà v, a. Sfornare, Disfornare: Cavar
dal forno il pane o altro.
Desftu'tùnóu add. Sfortunato, Disforlonato,
Disgraziato, ecc.; e se nel giuoco, Disdiccialo.
I>esf*rattà.se n. p. Sfratarsi, Disfratarsi:
Uscir dal chiostro. Uscir dagli Ordini monastici.
I>esg'al>ella v. a. Sgabellare, Sdoganare : Li-
berar di dogana gli effetti, le mercanzie, pagan-
done la gabella o dazio. Questi due verbi abbenchè
frequentemente si usino come sinonimi, pur dif-
feriscono tra loro in quanto che le merci si sdoga-
nano pagando la gabella; lo sgabellare è il mezzo
di sdoganare; ma dove non è dogana si sgabella
e non si sdogana.
Desg-ag-g-inòu add. Scozzonato, Svelto,
Sveltito, Spigliato, Disinvolto e simili.
I>esg"ail>l>o s. m. Sgarbo, Disgarbo: Maniera
incivile, disobbligante, Mala grazia nel trattare con
alcuno; Sgarba(e7za,Sgarbataggine, Malgarbo, Sgra-
ziataggine, Inurbanità, Increanza, .Malacreanza, ec.
I>esg-ail>lbóu add. Sgarbalo, Disgarbalo, Sve-
nevole, Sgraziato: Senza garbo, né grazia; e ta-
lora Rozzo, Scorte?e, Incivile, Inurbano e simili.
Desg-anascìàse <ia-o rie; Sgana-
sciarsi, S;:angasciarsi o Smascellarsi dalle risa:
Ridere a sganascio, Ridere smoderatamente.
Oesg-ancià v. a. Sganciare: Sciogliere, Li-
berare una cosa inganciala.
Oess-arljùg-g-ià v. a. Ravviare : Riordinare
le cose avviluppate, come capelli, matasse e si-
mili; altrim. Sbrogliare, Strigare, Distrigare,
Sviluppare. Parlandosi de' capelli, dicesi anche
Scrinare, e nel Pistoiese Scatricchiare.
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306
DES
DES
Deag^enio s. m. Disgenìo: Genio contrario, An-
tipatici.
I>esg-lieviS'S"e v. a. Svolgere, Disvolgere:
Distondore le cose rinvolto, conlr. d'Avvolgere,
g 5 fi; Dipanare, Dinaspare: Raccorre il filo Iraen-
dolo dalla matassa e formandone il gomiiolo per
comodila d'adoperarlo. - Sgomitolare vale Svol-
gere il gomitolo.
Il Sgranellare, figurat. vale Dir varie cose, una dopo
l'altra : Se me metto a dcsghéugge. ... Se mi
metto a sgranellare
Desg'ia.ssà, v. n. Didiacciare, Dighiacciare,
Sdiacciare, Sghiacciare. Sgelare, e nell'oso Di-
moiare: Sciogliersi che fa il ghiaccio ed il ter-
reno ghiaccialo.
— a levrc; Scovar la lepre: Cavarla dal suo gia-
ciglio. T. de' cacciatori.
Deag-radLclà v. a. Degradare e Digradare: To-
gliere ignominiosamente la dignità o il grado ad
un ufficiale, sott' ufficiale o soldato in pena di qual-
che delitto.
S Desgraddd tmn-a cosa; Disgradare, Disgradire,
usato in senso neut. vale Non essere a grado,
Non aver a grado, e usasi comunem. colla partic.
Non: A no me desgraclda; Non mi disgrada.
I>esg'ra<id.azióii V. Dcgradazión.
I>esg-raiia v. a. Sgranare, Sbaccellare W.'De-
stegà.
— l'ùga; Sgranellar l'uva, dicesi Quando si slac-
cano dai grappoli colle mani o in altro modo i
granelli dell'uva per farne vino; se per mangiarli,
dicesi Piluccare V. Pitia.
S Desgranàse n. p. Sgranellarsi: Andare in pic-
coli granelli, e dicesi di marmo, terra e simili;
Tritarsi, Stritolarsi, Sgretolarsi, Smergolarsi.
Desg-rascia v. a. Digrassare: Levar il grasso
0 Spogliar della grascia.
II>e8g:razia s. f. Disgrazia : Accidente infausto,
Caso funesto che avversa altrui; Sventura, Scia-
gura, Infortunio, Disastro, Sinistro, Avversità.
II Disgrazia, per Disfavore o Perdita della grazia
0 favore altrui, onde : Cazze in desgrazia d'ùnn-a
persónn-a: Cadere o Venire in disgrazia d'uno,
vale Perdere la sua grazia, il suo favore, la sua
protezione.
S Pe desgrazia; Per disgrazia. Disgraziatamente,
Per isciagura. Modo avverb. e vale A caso, Per
caso. Per accidente.
I>esg"i*azióix add. Disgraziato, Sgraziato, Sfor-
tunato, Disforlunato , Disavventurato, Sciaurato,
Sciagurato.
JDesg-roscia v. a. Sgrossare, Digrossare, Di-
sgrossare: Dar principio alla forma, per lo più
d'opere manuali.
Desg-roisciii s. m. Pialla da disgrossare. T.
legnai. Sorta di pialla, più piccola del piallone,
che serve a disgrossare i legnami.
I^eag-ruppà v. a. Disgroppare: Disfare il
groppo; Slacciare, Dislacciare ,■ Sciogliere, Stri-
gare, ecc.
I^esg-ùscia V. a. Sgusciare, Disgusciare: Ca-
var dal guscio.
JDesg-ixeriiì v. a. Sguarnire e meglio Sguer-
nire, altrim. Sfornire. Disfare, Tòr via le guar-
nizioni, gli ornamenti.
Il Sguernire, in term. milit. vale Sfornire una for-
tezza, nn camp-^ delle cose necessarie alla difesa.
T^ess^stèt v. a. Disgjistare, Sgustare : Appor-
tare altrui disgusto. Dar dispiacere, Amareggiare,
Affliggere, Attristare.
S Desgùstàsc n. p. Disgustarsi: Prender disgusto.
Il — con Mrt/t-ajucrsónn-tt; Disgustarsi con alcuno,
vale Alterarsi, Adirarsi con esso.
Desg-ùstos m. Disgusto: Tutto ciò che a noi
0 ad altri può riuscire disgradevole; Dispiacere,
Afflizione.
I>eslaeca e Tbottig-^e; DisigiHar le bot-
tiglie: Tórre alle bottiglie contenenti vini parti-
colari, rosolii 0 altri liquori la ceralacca, con cui
era sigillato il turacciolo.
Deslamiuà v. a. Staccare o Levar dall'amo;
e dicesi de' pesci quando e' vi restano presi.
S Deslammdse; Liberarsi o Staccarsi dall'amo.
I>e slanso; Di lancio, Di brocco. Di botto,
Di colpo, In un attimo, In un baleno. Posto avverb.
vale Subitamente, Senza frammettere indugio.
Deslassàse n. p. Slacciarsi, Dilacciarsi, Di-
slacciarsi: Sciogliersi, Liberarsi dal laccio.
EJeslavóu. V. Slavóu.
IDosleng-ixàse n. p. Liquefarsi, Dileguarsi,
Struggersi, Disfarsi, Sciogliersi: Divenir liquido.
$ Fa deslengud; Liquefare, Struggere, Sciogliere,
ecc.: Far divenir liquido.
Deslig-a V. a. Slegare, Dislegare, Sciogliere,
Slacciare, Divincolare, e antic. Divimare, contr.
di Legare: Disfare le legature.
— a lengua ; Snodare la lingua, vale Cominciare a
profferir le parole, e dicesi de' bambini.
— 6 can; Sguinzagliare il cane: Sciogliere il guin-
zaglio al cane; che anche dicesi Far lassa al cane.
S Desìi gdse n. p. Slegarsi, Dislegarsi, Sciogliersi,
Slacciarsi, Divincolarsi: Liberarsi dalle legature.
IDeslog-ase n. p. Slogarsi, Dislogarsi, Scon-
ciarsi, Dinoccarsi, Lussarsi, dicesi delle ossa, al-
lorché per alcuno accidente si rimuovono dalla
naturale loro postura.
I>eslòg-ia V. a. Sloggiare, Diloggiare, Dislog-
giare. T. milit. Cacciar via il nemico da un luogo
che occupa. Forzarlo a ritirarsi; ed in signif.
neut. Partire, Abbandonare il luogo occapato, De-
campare.
I) Vagabondare di notte: Andar qua e là attorno
alla notte per ispassarsi, e prendesi per lo più in
mala parte. E talora in signif. meno sfavorevole.
Andar a diporto, a diletto. Girellare, Girandolare,
ma sempre di notte.
Deslog-io s. m. Gironajo notturno, Nottivago,
dicesi di Chi nella notte invece di andar a casa a
dormire, va girellando qua e là, ma osasi sem-
pre in cattiva parte.
I>eslòg"ion. V. Deslògio.
Desmag-g-ia v. a. Smagliare, dicesi da' pe-
scatori del Levar le acciughe o altri pesci dalle
maglie della rete, in cui sono rimasti attaccati
pel collo nel loro passo.
S Desmaggidse n. p. Smagliarsi: Il liberarsi che
fanno i pesci dalle maglie.
liesmaiieg-ase n. p. Uscir del manico, Per-
dere il manico; e dicesi di coltelli, scalpelli e
simili strumenti.
Desmantella v. a. Smantellare, Disman-
tellare, Sfasciare, Abbattere, Diroccare, Rovinare;
e dicesi propriam. di mura, di fortificazioni, ecc.
Xiesmascliera V. Smascherd.
Desinata v. n. Dematare. T. mar. Si dice che
Un bastimento ha dematato quando ha perduto
DES
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307
0 rotto i suoi alberi per nna burrasca o per colpi
di palle in un combattimento o per una cattiva
manovra.
§ A desinala V. A desinata alia sua sede aifab.
I>esiiieiiteg-à.se n. p. Dimenticarsi, Scor-
darsi. Voce dei contado V. Scorddse.
Desmette v. a. Smettere, Dismettere, Dimet-
tere, Tralasciare, Desistere, Cessar di fare; e ta-
lora Porre da parte o in disuso: Desmette un
vesti; Smettere un vestilo.
IDesmolbig-lià, v. a. Smobiliare. Voce d'uso:
Sfornir di mobili.
]I>esiiiolbig-lióu. add. Smobil-'ato, dicesi di
quartiere o casa senza mobili.
X>esin.òiità, v. a. Smontare, contr. di Montare.
T. delle Arti. Scommettere le parti d'una cosa,
separandole a una a una per ripulirle o racco-
modare alcuna di esse : Desmóntd un reléuio,
un scciéuppo , ecc.; Smontare un oriuolo, un
archibuso, e simili.
— 5 can dò scciéuppo; Levar da punto il cane.
— un cannón; Smontare un cannone, vale Tòrio
dalla sud cassa.
Desm.ùg'g'ià. v. a. Disgraneilare : Dicrescere
0 Diminuire i denari aggruzzolali; e talora Di-
sciogliere il mucchio.
Desmùo s. m. Bruno: Veslimenlo nero o d'altro
colore riputato lugubre, che si porla alcun tempo
per onoranza di prossimo parente o d'altra per-
sona ragguardevole morta di poco; altrim. Lutto.
S Ed anche Quel velo nero che si mette intorno
al cappello o al braccio per lo stesso motivo.
S Mette sciù desmùo; Prendere il duolo, Mettere
il bruno.
]I>esiiià< v. a. Snidare, Snidiare, Disnidiare: Cac-
ciar dal nido.
S In senso neiit. e per Iraslalo Uscir dal proprio
luogo. Abbandonerò forzatamente; Sloggiare, Di-
sloggiare, Diloggiare.
I>esiiùà V. a. Snodare: Slaccar le giunture.
Desolaziòn s. f. Desolazione, Desolamanlo:
Privazione o Mancanza di consolazione; Affanno,
Cordoglio, Amarezza, ecc.
I>eso]:*ien.tà V. Disorienta.
I>e sorveciù. m. avv. Di soprappiù, Di più,
Di vantaggio, Per soprammercato, Di soprassello.
Di giunta, Per giunta. Inoltre, Davantaggio.
IDesotterra v. a. Disolterrare, Dissotterrare,
Disseppellire : Cavar di sotterra, dalla sepoltura,
dal sepolcro.
* S Figurai. Trovare, Rintracciare, Scoprire una per-
sona 0 cosa nascosta.
I>esotteei*a.iii.ox*ti s. m. Poppamillesimi,
Rasiiarchivi : Antiquario, Facitor di genealogie,
e si suol dire in dispregio.
Desosisà. V. a. Disossare : Trarre le ossa della
carne.
I>èspa s. f. Caffo: Numero dispari che non si
può dividere in due parli uguali di numeri in-
teri; allrim. Dispari.
§ Zùgà a pd dèspa; Giocare a pari e caffo : Spe-
cie di giuoco che si fa comunem. in due, uno
de' quali sceglie il numero pari e, laliro il dispari,
e quindi , senza far molto , alzano cadurio una
mano con quante dita distese che loro pare, onde
ottenere fra ambi un numero pari o dispari, giusta
la scelta da loro /atta.
S Ghe de tutto in dèspa, a irei nd gh'arrivan;
Ogni cosa vi è in caffo e non arrivano a Ire.
Modo scherzev. per dire Non ce n'è che uno.
I>e sotto ; Di sotto, Sollo, Dalla parie di sotto.
S De sdito in sciù; Di sollo in su, dicesi di chec-
chessia posto in alto e visto dalla parie di sollo.
I>e sottog-amlba ; Di sotto gamba. Posto
avverb. vale Con una mano passala di sollo a
una gamba.
I>e sòtt' éug-g-io (Ammià) V. Ammid.
I>espacclietta v. a. Disfare, Aprire un pac-
chetto, un piego, un fascello di checchessia.
Despseg-io add. Disparato, Dissimile, Vario,
Differente, Diverso: Che non ha la medesima forma
0 la qualità medesima. - Spajato dicesi di Quelle
cose che si adoperano se non appajate, come:
Guanti despcegi, Casette despccgie, ecc.; Guanti
spajali. Calze spajale e simili.
I>e!sparà v. a. Sparare: Spogliare de' paramenti
alci:n luogo; contr. di Parare.
n Sparare, per Disparare, Disimparare, Disappren-
dere V. Desprcnde.
S Despardse n. p. Spararsi, dicesi de' Sacerdoti
quando, dopo aver celebrata la messa o fatta qual-
che altra funzione ecclesiastica, si tolgono di dosso
i paramenti sacerdotali.
Despascionàse n. p. Spassionarsi: Pro-
pnam. Spogliarsi d'ogni passione, e figurai. Spo-
gliarsi d'ogni preventivo partilo o interesse par-
ticolare, rendendosi imparziale, neutrale,
n Spassionarsi, per Dar corso ad una passione od
affetto con l'opera e con atti esterni; ed anche
per Isfogare i suoi affanni confidandoli altrui,
Despeàse n. p. Disperarsi : Darsi alla dispe-
razione.
S Comunem. usasi da noi per Lamentarsi dispera-
tamente; ed anche Arrovellarsi, Attapinarsi, Dar
l'anima al nemico, al diavolo.
^ Fd dcsped ùnn-a persònn-a; Far disperar uno,
vale Dare ad uno vera cagione di cruccio e di
dispiacere.
Despeazion s. f. Disperazione, Desperazione,
Disperamento , Disperalezza : Propriam. Perdi-
mento di speranza.
I) Disconforlo, Travaglio d'animo,
ti Miseria, Indigenza, Povertà : Son aU'ùrtima de-
speaziòn; Son all'ultima miseria.
S Alette à despeazion ùnn-a persònn-a; Metter
alla disperazione. Far disperar uno V. Despedse
nell'ultimo significato.
Oespeg-nà v. a. Spegnare, Dispegnare. Voci
d'alluso: Levar di pegno o dal Blonte di pietà
una cosa impegnata.
I>espeig-olla v. a. Spicciolare: Slaccare dal
picciuolo V. Peigòllo.
Despellissouàse n. p. Spollinarsi: Quello
scuotersi e levarsi di dosso i pollini (pellissoin)
che faino i polli spiumacciandosi col becco.
I>espelùccà v. a. Spicciolare, dicesi de'fiori,
e vale Spiccar le loro foglie; altrim. Spicciare.
I>espeiid.e v. a Abbassare, Calare : Tirar giù
a basso una cosa appesa; -contr. d'Appendere.
X>espeu.sa s. f. Dispensa: Stanza e lalora Sem-
plice armadio, ove si tengono in serbo le cose
da mangiare.
Il Dispensa, per Concessione o Privilegio derogante
alla legge, e per lo più a legge ecclesiastica;
Dispensazione, Dispensagione, Dispensamenlo.
« — Plesso i Librai .dicesi La parte d'unopera in
308
DES
DES
corso dì slampa che vien in luce a tanti fogli
per volta. Voce d'uso comune,
n Làscito, Lascio, Legalo: Donativo lascialo altrui
per testamento, che da quando a quando si di-
spensa ad alcune famiglie nominale nel medesimo.
I>espexistt V. a. Dispensare, Distribuire, Coni-
partire.
)) Dispensare, per Esentare, Fiancare, Liberare da
alcun obbligo.
§ Despensàse; Dispensarsi, Disobbligarsi, Esentarsi:
Liberarsi dall'obbligo di checchessia.
I>espeiisatò s. m. Dispcnsatore : Che dispensa,
Che distribuisce.
IDespensé s. m. Dispensiere e Dispensiero.
T. mar. L'uomo addetto al servizio della dispensa.
I>espeòiz add. Disperato, Povero, Jliserabile,
Spiantalo, Rovinalo.
I>esperde v. a. Sperdere, Disperdere, Smarrire.
§ Disperdise n. p. Smarrirsi: Errar la strada; ed
anche Perdere, Consumare il tempo intorno ad
una persona o cosa.
mesperso p. pass. Sperso, diccsi di Chi si
trova in luogo sconosciuto.
Il Sperso, dicesi anche in alcuni luoghi del Bam-
bino riportato dalla bàlia, il quale, da essa diviso,
mostrasi inquieto e piagnoloso.
IDespernàìse n. p. Uscir de' perni : Perdere
0 Rompersi i perni che servono a congegnare varii
pezzi dun lavoro.
I>espei:*ùccóri add. Sparruccato : Chi non ha
parrucca o A chi fu tolta la parrucca.
I>espessa v. a. Spezzare: Ridurre in pezzi.
r>espétadLd.o add. Dispettoso e nella plebe
fior. Cacadispptli: Che si compiace di far dispetti.
I>espéteiia v. a. Spettinare: Disfare la pet-
tinatura. Guastare l'acconciatura del capo.
% Despetenàse n. p. Spettinarsi.
I>espéto s. m. Dispetto : Offesa volontaria fatta
altrui affine di dispiacergli; e talvolta semplicem.
per Ingiuria scherzevole.
% A despèto de... A dispetto di, A disgrado dì, vale
A onla di, Contro voglia di.
Il — di maligni o so ó risplende V. A despèto.
Il — di santi V. A despèto.
% A tò, A so marso despèto ; A tuo, A suo mar-
cio dispetto. Posto avverb. vale Contro tua 0 sua
voglia, In tua. In sua onta.
S Fd di despeti; Far dispetti, Dispeltare, Esser
dispettoso.
% Fa ùnn-a cosa pe despèto ; Far checchessìa per
dispetto 0 in dispetto, cioè Per far dispetto.
S Nò se péu andd in paradiso a despèto di santi
V. A despèto.
I>espia."x:ei s. m. Dispiacere, Disgusto, Cor-
doglio, Rammarico, Afflizione, Dolore e simili.
S Dà di dcspiaxeì; Dar dispiaceri, Dar disgusti.
I>espia.s:eì v. n. Dispiacere, Spiacere, contr.
di Piacere: Recar noja, fastidio, disgusto.
IDespig-òg-g-ia V. a. Spidocchiare: Levar via
i pidocchi.
S Despigòggiàse n.' p. Spidocchiarsi: Levarsi di
capo 0 di dosso i pidocchi.
I>espig-olti V. Desfegd.
— 5 gran; Sgranellare, Disgranel'are: Cavar le
granella dalle spighe.
Despixòutiise n. p. Spigionarsi, contr. d'Ap-
pigionarsi : Andar via i pigionali da una casa.
I>eispix:^xi.òu p. pass. Spigionalo.
S 0 gh'inlra camme mezzan despixdnóu ; E' ci
enira quanto il cavolo a merenda V. Mezzan.
I>espoiM.ellà; v. a. Sbottonare, Sflbbiare V.
Despuntà.
I^espre lidie v. a. Disimparare, Disparare, Spa-
rare, Disapparare, Disapprendere: Scordarsi o Di-
menticar le cose imparate, Perdere la cognizione
di ciò che si è appreso.
t>e sprescia m. avv. la fretta, A fretta, Al-
l'in prescia V. Sprescia.
IDesprevàs© n. p. Spretarsi : Deporre l'abito
da prete.
IDesprexa v. a. Dispregiare, Schernire, 01-
irai-'gìare: tare scherno a diletto, e dicesi di
persona.
I) Avvilire, Invilire, parlandosi di merce, vale Sce-
marne il prezzo.
IDesprexadLcio add. Sprezzante, Maligno,
Beffardo, Sprezzatore, Schernitore.
I>espreaco s. m. Dispregio, Scherno, Onta, Di-
spetto, Villania, Affronto, Ingiuria, Oltraggio: Of-
fesa volontaria falla altrui afìine di dispiacergli.
Despùg-g-ia V. a. Spogliare, Dispogliare, Sve-
stire: Cavar i vestimenti di dosso.
Il Spogliare, metaf. per Privare, Svaligiare, Tòr via,
Rubare e simili.
Il Sbusare, e nell'uso tose. Ripulire V. Arrùxentd
nel 3» signif.
$ Despùggidse n. p. Spogliarsi, Dispogliarsi, Sve-
stirsi: Cavarsi i vestimenti.
§ Parlandosi degli alberi, vale Sfrondarsi, Depor
le frondi. Cader le foglie: A campagna a se de-
spéuggia; Gli alberi si dispogliano.
I>espu.ntà v. a. Sbottonare, Sfibbiare, Sgan-
gherare, Slacciare, Dilacciare, Dislacciare: Scio-
gliere le vesti legate o strette con bottoni, con
fibbie, con gangherelli (corcetti) o con laccio.
Questi verbi però differiscono tra loro. Si sbot-
tona od anche si sfibbia un abito quando è unito
0 stretto con bottoni; si sfibbiano i calzoni, le
scarpe che hanno le fibbie; si sganghera una
veste quando è unita o stretta con gangherelli;
si slacciano le scarpe, l'abito, il busto, l'elmo
quando son legati con laccio.
S Despuntàse n. p. Sbottonarsi, Sfibbiarsi, ecc. -
Sciorinarsi, Scialarsi, Spettorarsi , significano
Sfibbiarsi e Allargarsi i panni di dosso o per
troppo caldo o per altro motivo.
IDespuntella v. a. Spuntellare: Levare i
puntelli.
S Despuntelldse n. p. Spuntellarsi : Cadere i pun-
telli.
I>espùta V. Disputa.
I>espùta V. Disputa.
IDesquinterna v. a. Sqninternare, Scom-
bujare. Scombussolare, Sconquassare, Dissestare,
Sconciare, Mandar sossopra.
Destaccà v. a. Staccare, Dislaccare: Separare,
Disunire l'una dall'altra due o più cose attaccate
insieme; Spiccare, Scollegare, Scommettere, Di-
sgiungere.
Il Distaccare, figurai, usasi per Rimuovere uno da
una <;osa, da una persona per cui egli è appas-
sionato.
— e parolle; Spiccar le parole, vale Pronunziarle
distintamente.
— I cavalli; Staccar i cavalli, vale Levarli dalla
carrozza.
DES
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— un da un léugo; Distaccar uno da un luogo,
vale Costringerlo ad abbandonarlo.
— un picchetto, ecc.; Distaccar un picchetto, una
compagnia o simile, presso de' miiit. vaie Sepa-
rarlo dall'esercito o da un corpo di truppe e man-
darlo altrove per qualche particolare fazione.
S Destaccdse n. p. Staccarsi, Distaccarsi, Disgiun-
gersi, Scollegarsi, ecc.
« Scostarsi, Discostarsi: Allontanarsi alquanto.
S Parlandosi di Colori nella pittura quando son bene
sparliti talmente che si spicchino con vaghezza
l'uno dall'altro, dicesi Risaltare, Campeggiare.
S Destaccdse da ùnn-a persònn-a o da ùnn-a
cosa; Staccarsi o Distaccarsi da una persona o
da una cosa, figur. vale Allontanarsene, Lasciarla.
IDestaccamento s. m. Distaccamento. T.
milit. Una presa di soldati staccata dal battaglione,
dal reggimento o dall'esercito per qualche fa-
zione particolare.
IJestacco s. m. Distacco: L'atto di staccare
e Lo slato della cosa distaccala; allrim. Distac-
camento, Staccamento, Dislaccalura , Disgiungi-
mento, Separazione,
n Distacco, figurai, per Allenamento, Disamore,
Abbandono; e dicesi quando si divìde da una
persona o cosa a noi cara.
I>estag'iià; Y. a. Levar la stagnatura.
% Destagnàse n. p. Perdere la stagnatura.
IDestauà v. a. Stanare, Scovare: Far uscir dalla
tana o dal covo, e dicesi delle fiere.
1) Scovare, Scoprire, Ririvenire: Investigare, dopo
minuta ricerca.
Destappa v. a. Sturare, Dislurare, Stappare,
contr. di Turare 0 Tappare: Cavar il tappo dalle
bottiglie 0 altro che sia turato.
— I oège; Sturar gli orecchi V. Oègia.
% Destappàse n. p. Sturarsi, Disturarsi, Slapparsi.
I>esteg-à v. a. Sgranare: Cavar i legumi dal
baccello o guscio; dicesi anche Sbaccellare, spe-
cialmente parlando di fave.
S Deslegd de vesce; Sballare, Sballar favole, Snoc-
ciolar fiabe, fandonie, ecc.: Contar cose lontane
dal vero.
I>esteiza (ÀJ V. À desteiza.
I>et9teizo p. pass. Disteso, Steso V. Destende.
S Collo desteizo; Collo disteso, cioè Ritto.
S Lungo desteizo; Lungo disteso: Colle membra
distese Jn tutta la loro larghezza.
S Std 0 Èse desteizo; Stare o Essere disteso : Non
essere raggruppato, né ripiegato, e dicesi delle
persone e delle cose.
!Deisteiu.pea v. a. Stemperare, Stemprare:
Levar la tempera ai ferri.
I>esteude v. a. Distendere, Stendere: Allar-
gare 0 Allungare una cosa ristretta o raccolta
insieme e raggricchiata.
— t drappi, ecc.; Tendere i panni o il bucato, vale
Allargarli perchè sciughino.
— i fèuggi; Tendere i fogli. T. stamp. Quel di-
sporre in alto, in stecche o corde, i fogli di fresco
stampati, perchè s'asciughino.
— 1» sce l'osa; Inajare: Mettere in aja.
■ — ùnn'àncoa; Allungare un'ancora. T. mar. Por-
tare un'ancora con un gherlino al largo del ba-
stimento.
— ùnn-a persònn-a ; Distendere uno o Stendere uno
al suolo, Mandarlo disteso per terra, vagliono
Ucciderlo.
— un scrito; Distendere una scrittura, vàie Com-
porla, Stenderla in carta.
§ Destèndise n. p. Distendersi: Mettersi comoda-
mente a giacere.
Il Distendersi, per Allargarsi, Dilatarsi, Estendersi :
Occupare un dato spazio; e parlando di schiere,
di ordinanze d'esercito, ecc., vale Allargarsi, As-
sottigliarsi in lungo per occupare maggior quan-
tità di terreno.
Il Estendersi: Favellar a lungo. Allungarsi in parole,
Esser lungo nel ragionare.
I>estetta v. a. Spoppare, Slattare, Svezzare,
Divezzare: Tòr la poppa a' bambini. Disusare dal
lalte i bambini.
I>estillà v. a. Distillare, Destillare, Stillare,
Lambiccare V. Lambiccò.
Postillato s. m. Distillatore, Stillalore; Che
distilla, cioè Che cava l'umore di checchessia per
via di lambicco.
JDestillazión s. f. Distillazione, Destillazione,
Dislillamento, Destillamento, Stillazione, Stilla-
mento: Il distillare.
Il Rachitismo: Specie di malattia, in cui le ossa si
rammolliscono, si tumefanno e si curvano in una
maniera viziosa. >> vanno specialmente affetti i
fanciulli nati da parenti di guasto temperamento,
0 che hanno succhiato il latte di donna incinta
0 affetta di mal venereo.
IDestixi s. m. Destino, Sorte, Fato: Necessità,
Effetto che non si può fuggire od impedire; antic.
Distino, Destinata, Destinalo.
n Destino, nell'uso dicesi anche di Luogo o Im-
piego 0 simile, a cui uno è destinato.
„ — per Indirizzo, Ricapito: Manda ùnn-a let-
tera a-o so destin; Mandar una lettera o altro
al suo destino, vale Ricapitarla, Farla pervenire
in mano di chi, la debbe avere.
IDestiuà V. a. Destinare e antic. Distinare, De-
putare, Designare: Eleggere alcuno a fare.
§ In senso neut. vale Statuire, Determinare, Deli-
berare.
I>estiiiazio]i s. f. Destinazione: Il destinare,
ma coraunem. usasi per La cosa o II luogo de-
stinato, stabilito.
I>estìtui V. a. Destituire: Deporre, Rimuovere
altrui da un uffizio , senza provvisione o ricom-
pensa, e ciò per colpe commesse esercitandolo.
IDeistitùziòn. s f. Destituzione: Rimovimento
dall'ufficio V. sopra Destituì. '
I^estomag-à v. a. Stomacare, Fare stomaco,
Indur nausea V. Angòscid.
X>estoixiag'Otso add. Stomachevole, Stoma-
coso: Che commuove o perturba lo stomaco; ed
usasi anche figurai. V. Angoscioso.
r>est5nà v. n. Stonare, Stuonare ed anche Di-
stonare, ma meno usato : Uscir di tuono, Esser
fuor di chiave; che anche dicesi Cantar falso.
Destòuazióu s. f. Stonazione: Lo stonare.
Destórnà v. a. Distrarre, Distorre, Distogliere,
Sviare, Disviare, Sconcertare, Sturbare, ecc.
II>e strang-og-g-ión avv. In fretta; ed
usasi ordinariam. col v. Mangiare, e vale Mangiare
alla sfuggita, con poro agio, e in tanta fretta da
rimanerne quasi strangolalo; che anche dicesi
Mangiar collimbuto. Mangiar a strappabecco.
I>e strannio; Strano, Insolito, Stravagante.
Modo avverb. che usasi soltanto in questo modo
di dire: Me pà de ttrannio che.... E' mi pare
310
DES
DET
strano, E' parmi cosa strana, insolita, strava-
gante.
r>estrascio s. m. Travaglio, Briga, Disturbo,
Fastidio e simili.
IDestrig-a v. a. Strigare, Distrigare, Distri-
care, Sbrigare, Disbrigare, Spacciare, Spedire, ecc.:
Dar fine con prestezza ad operazione che si abbia
fra mani, Strigare una faccenda, un negozio, ecc.
•1 Strigare, per Sviluppare, Disciogliere, Dichiarare.
— unn-a persónn-a; Spacciar uno, figurai, vale
Ucciderlo.
S Destrigdse n. p. Sbrigarsi, Affrettarsi, Solleci-
tarsi, Spedirsi, Spacciarsi, Strigarsi, Avacciarsi:
Esser pronto, sollecito nel far le cose, Uscir presto
d'una cosa,
S Destrigàsela con un ; Strigarsela con uno, vale
Cavarsi d'impaccio, Trattar con esso una cosa
malagevole e rischiosa.
Destrùe V. Distrùe.
I>estùrlba v. a. Sturbare, Disturbare, Turbare :
Apportar disturbo, Interrompere le azioni, i di-
segni altrui. Metter inciampi. Impacciare, Impe-
dire, Sconcertare.
« Disturbare, per Incomodare, Disagiare, Recar in-
comodo 0 disagio.
§ Destùrbàse n. p. Disturbarsi, Incomodarsi, ecc.
r>estùrlbató s. m. Disturbatore, Slurbatore:
Che disturba.
I>estùrlbo s. m. Disturbo, Dislurbamento, Di-
sturbazione, Sturbo, Sturbamento, Slnrbazione,
Impedimento, Imbarazzo, Impaccio,
n Disturbo, per Incomodo, Noja, Pena, Fastidio;
ed anche Inq'.ietudine, Agitazione di spirito.
IDeìSÙmme v. n. Desumere, Ccn'ietlurare, Con-
ghietlurare.
I>esùiii V. a. Disunire, contr. d'Unire, Disgiun-
gere, Separare: Disseparare ciò ch'era unito; ed
usasi tanto al proprio che al figurato.
S Desùnise n. p. Disunirsi, Separarsi, Slaccarsi.
I>esùn.ión s. f. Disunione, Separazione; e per
melaf. Discordia, Dissensione, Scissura.
I>esùrpa v. a. Dissipare, Scialacquare, Pro-
fondere: Sciuparle sue facoltà, Consumare, Man-
dar male il suo.
IDesùrpató s. m. Dissipatore, Scialacquatore,
Sciupatore, Sciupone, Scialonc, dicesi di Chi pro-
fonde le sue facoitfi, e manda male il suo, che
fa diserto della roba.
I>esùrpo V. Desùrpató.
I>esvalixa v. a. Svaligiare: Spogliare altrui
violentemente delle cose proprie, Spogliare la per-
sona 0 l'abitazfone altrui d'ogni cosa.
« Smantellare, Dismantellare, Sfasciare, Rovinare.
I>esvan.tag'g'io s. m. Disavvantaggio, Di-
svantaggio, Svantaggio, Pregiudizio, Danno.
Desventa v. a. Dissuadere, Distogliere, Di-
storre, Storre, Stornare, Divertire: Rimuovere
alcuno dall'eseguire un disegno.
**I>es>^eM.teg'a V. sopra Desvcntd.
I>esverg"iiià v. a. Sverginare, Disverginare:
Tórre altrui la verginità, che anche dicesi Spul-
cellare, Spulzellare, Dispulzellare.
— ùnn-a cosa; Sverginar checchessia, per similit.
vale Incominciar ad usarlo.
I>esvia V. a. Svitare, contr. d'Invitare : Scom-
mettere le cose fermate con viti.
§ Desviàse n. p. Svitarsi: Il disunirsi delle cose
fermate con vili.
IDes-vira v. n. Disvirare, Stornare. T. mar.
La gomena o il viradore o qualunque altro cavo
disvira o storna dall'argano, quando questo cavo
retrocede invece di avanzare, e l'argano gira per
il verso contrario.
De tag-g-io (Cólpo); Colpo di taglio. Fen-
dente: Colpo di sciabola o d'altra simile arma,
vibralo per taglio, in direzione verticale o poco
inclinala.
I>eteg"iiùo add. Detenuto, Dilenuto; e dicesi
per lo più de' carcerali.
Deteriora v. n. Detcricrare, Declinare, Peg-
giorare: Andar in declinazione, Farsi peggiore.
Deteriorazión s. m. Deteriorazione, De-
terioramento, Peggioramento: 11 deteriorare.
Determixià v. a. Determinare, Stabilire, De-
liberare, Risolvere.
% Dctermindsc n. p. Determinarsi, Risolversi : Ap-
pigliarsi ad un parlilo.
Determinazión s. f. Determinazione, Ri-
soluzione, Decisione: Parlilo preso.
Detesta v. a. Detestare, Abbominare, Abor-
rire: Aver in odio, in orrore, in abbominazione.
De trceto in trseto m. avv. Di tratto
in trailo, Di tanto in tanto, Di quando in quando,
Di tempo in tempo, A olla a olla. Talvolta, A
diversi inlervalli.
Detratto s. m. Deìraltore, Maldicente, Calun-
niatore.
De tra^^erso ; A, Di, Da, In o Per traverso.
Modo avv. e vale Traversalmenle, Obbliquamente.
% Cólpo (le traverso; Colpo di traverso o Traversone :
Colpo dato lateralnifnle, e quasi orizzontalmente,
sia da dritta a sinistra, sia contrariamente.
De trinca (Néuvo); Nuovo di trinca. Voce
dell'uso tose, e vale Nuovo affatto.
Detronizza v. a. Spodestare, e nell'uso De-
tronizzare: Privar del potere, del trono, Deporre
un sovrano, Cacciarlo dal soglio.
Detronizzazion s. f. Spodestamento, e
nell'uso Detronizzazione: Il detronizzare, Il levar
dal trono.
De trotto; Di trotto. Posto avverb. vale Trot-
tando; e figurai. Prestamente, Velocemente V.
Trotto.
Detta V. a. Dettare: Pronunciare adagio e ad
alta voce le parole che allri dee scrivere.
H Dettare, alle volte si usa per Dottoreggiare, Ostentar
dottrina, Fare il saccente,
ti — e figurai, per Voler imporre altrui il proprio
volere ; che anche dicesi Dettar legge.
Dettaglia v. a. Particolareggiare, Parlicola-
rizzare, e nell'uso anche Dettagliare, ma è un
gallicismo da schivarsi : Riferire, Narrare chec-
chessia per la minuta, con tulle le più chiare e
precise circostanze.
Dettaglio s. m. Particolarità, e nell'uso an-
che Dellaglio, ma è un gallicismo da schivarsi :
Minuto ragguaglio.
g Vende in dettaglio; Vendere a e al minuto. Ven-
dere a ritaglio, vale Vendere a libbre, a once,
0 a braccia. - Vendere a ritaglio però dicesi
soltanto di panni, drappi o simili.
Dettatna s. f. Dettatura : Il dettare e II det-
talo slesso.
S Scrive sótto dettatila; Slare o Scrivere a detta-
tura : Scrivere le parole che un altro va dettando.
De tutto punto; Di tutto punto. Posto
DEZ
DI
311
avverb. vale Compitamente, Senza che nulla man-
chi: Éan vestte de tutto punto; Erano vestile
di tulio punto.
Oéug-g-e s. f. pi. Doglie: I primi dolori del parto.
I>éutta. s. f. Dole e Dola: Quella quantità di
beni 0 di denaro che il padre o altri assegna alla
donna, od ella a se slessa, quando va a marito,
per sostentamento del carico matrimoniale.
" Dole, melaf. usasi anche per Dono o Palrimonio
dato altrui graluilamenle o per benefizio asse-
gnalo ad alcun luogo, come Teatri, ecc.
IZ>'évivei; Giorno di lavoro o di fatica V. Giorno.
I>éu.via (Mette in); Metter in opera, Adope-
rare, Far uso, Servirsi ; e dicesi di persona, come
di cosa.
I>ènvia V. a. Adoperare, Adoprare, Aoperare,
Usare : Heller in uso. Servirsi, Giovarsi, Valersi
di checchessia.
% Déuviàse n. p. Adoperarsi, Impiegarsi, Industriarsi,
Avacciarsi, Affaccendarsi, Affaticarsi, Darsi le mani
allorno. Darsi sollecitudine, Tener modo o ma-
niera, fletter sua opera, sua cura per venir a capo,
a fine di checchessia.
I>evasta v. n. Devastare: Dare il guasto. Ro-
vinare, Desolare j e dicesi per lo più di provincie,
campagne e simili.
I>eveiità V. n. Divenire, Diventare, e anlìc.
Dovenire, Dovenlare: Venire, Farsi diverso da
quello che si era prima.
I>eT^ia V. n. Deviare: Uscir dalla regola, dal
modo, dall'ordine.
I>e "volo ; Di volo : Posto avverb. vale In un
subilo. In un attimo; e talora Alla sfuggila, Di
passaggio, Con prestezza, Con poco àgio e quasi
correndo.
I>e"volùo p. pass. Devoluto ; Ciò che è dovalo
0 si è acquistalo per diritto.
r>e -vòtte; aw. Alle volle. Talvolta, Talora,
Alcuna volla. Alla fiala.
% De vòtte sci e de vòtle nò; Ora sì, ora no. Al-
cune volle si, alcune volle no, Di lanlo in tanto,
Secondo che.
I^evoasiòn V. Divozidn.
I>exe; Dieci, e poeiic. Diece: Nome numerale
e vale Dieci unità.
I>exeiii1>x*e s. m. Dicembre, Decembre: L'ul-
timo mese dell'anno.
Dexemilla; Diecimila oDiecemila: Numero
comprendente Dieci volle mille.
I>exeiiii-a> s. f. Decina e Diecina : Somma che
arriva al numero del Dieci.
I>©xi<i©à V. Dexiderd.
I>exid.éio s. m. Desiderio, e poeiic Desìo,
Disio, Desire e Desiro: Moto dell'animo che non
posa finché la cosa a che lo muove l'inclinazione
vien conseguila, ed agita sempre intorno le cose
che mancano, e col possesso di quelle s'estingue.
Se il desiderio è ardente, dicesi Brama, Appe-
tito,^ Voglia^ Cupidigia, Sete.
]3e:x:id.ei*à. v. a. Desiderare, e poetic. Desiare,
Disiare: Accennar volontà o necessità dì cosa che
è lontana o che manca. - Bramare , Anelare ,
Agognare vagliono Desiderare ardentemente.
X>exidei*oso add. Desideroso, Vago; e con
più forza Voglioso, Avido, Bramoso, Cùpido.
I>eza>ùg'^ia<<l<lo s. m. Scioperone, Scio-
perato, Scioperatone: Amante dell'ozio, Che non
vuol darsi in alcun modo al lavoro.
I>eza,3CO (In) avv. In disagio, Disagiatamente.
I>eza.zzùiia.se n. p. Sdigiunarsi, Rompere
il digiano. Far lo sdigiuno: Pigliar alquanto di
cibo per la prima volla nel giorno.
I>ezeà; T. p. Sgelare, conlr. di Gelare: Sciogliersi
il gelo V. Desgiassd.
II>ezèu.vio (A) V. A dezéuvio.
.I>i; De', Dei, Degli: Art. del 2° caso plnr. mascb.
che si mette avanti &i nomi che cominciano tanto
per consonante quanto per vocale: O l'è amante
dilibhri; Hòpiggióu di òxelli; É amante de' li-
bri; Ho preso degli uccelli.
n Usasi anche da noi, per facilità di pronunzia,
mettersi innanzi ai nomi di gen. femm. che co-
minciano per vocale: O dixe di erexte; Egli dice
delle eresie.
n E talora come riempitivo : O scrive di romansi;
O l'ha stampàu di sùnetti; Egli scrive romanzi;
Ha stampato de' sonetti, ecc.
I>i v. a. Dire: Propriam. Manifestare il suo con-
cetto colle parole. Questo verbo ha inoltre varii
significali e inflessioni, delle quali ho notalo le
più comuni.
ti Dire, per Nominare, Chiamare: Gómme ghe di-
xanfCome gli dicono? cioè Come lo chiamano?
n — per Significare, Dinotare : Nò so cose véugge
di che.... Non so che cosa voglia dire che....
« — per Mormorare: Lasciceli di, basta che ne
tascianfd; Lasciateli dire, purché ci lascino fare.
« — per Far intendere. Notificare: 0 m'ha [ceto
di pe-a serva che... 3Ii ha fallo dire per la
serva che...
« — per Riferire, Ridire : Miw de n5 dito a ni-
sciùn; Guardatevi bene dal dirlo a chicchessia.
«■ — per Quasi comandare: Ve diggo che taxeì;
Vi dico che stiate zitto.
n — per Rispondere : Ghe son stceto e m'han
dito che... Fui da loro, e mi dissero che . . .
n — Figurai, per Mostrare : Mice cose dixe ò spe-
gio; Vedete Io specchio che cosa dice.
n — Alcuna volta per Domandare o Parlare con
uno: Mi nò diggo a voi; Io non dico a voi.
n — per Addirsi, Affarsi, Confarsi, Attagliarsi, Star
bene, ed anche Concordar bene una cosa coll'al-
tra: Quella cappellinn-a a ghe dixe ben a cèa;
Quel cappello le dice bene (cioè le sta bene) al
volto.
« — In lerm. di giuoco, esprime la somma che si
intende di far buona su una moneta, oltre alla
quale non sì vuol esser tenuto di più: Quanto
a dixe sta moncca ? Quanto dice questa moneta?
— a bócca; Dire a bocca, vale Favellare di presenza.
— addio; Dire addio o a Dio, vale Licenziare o
Licenziarsi; e talora anche Salutare.
— a lettere de scàtoa; Dire a lettere di scatola,
a lettere "di speziale, di appigionasi, di camera
di locanda. Dire alla spianacciata, cioè Chiaris-
simamente, In forma d'essere bene inteso.
— all'incanto; Dire all'incanto: Offerire sopra le
cose che si vendono all'incanto; e trattandosi di
altre vendile, Fare parlilo.
— a-o pan pan; Dire al pan pane. Dire alla gatta
galla, vale Parlar chiaro, liberamente, senza di-
rivieni. Dir la cosa com'è.
— a so; Dire la sua, vale Dire il suo parere, o
anche Fare il suo racconto.
— a so raxón a-i sbtri; Dire o Conlare le sue
ragioni a' birri: Gioslificarsi o Favellare con chi
B12
DI
DI
non può 0 non vuole ajulare o intendere, Buttar
le parole al vento.
avanti; Dir prima o avanti: Predire, Soprac-
cennare, Accennare precedentemente.
— a veitw; Dire il vero, la verità: Parlar secondo
verità, senza mentire.
— ben; Dir bene, vale Parlare con fondamenti di
ragione e di convenienza.
— ben d'ùnn-a pers5nn-a; Dir bene d'uno, vale
Lodarlo.
— cìceo e netto ; Parlare schietto e tondo, Spiatel-
lare, Spippolare: Dichiarare apertamente e fran-
camente le sue ragioni, il fatto suo.
— citi dò bczéugno; Dire di soverchio: Favellare
oltre il bisogno e la convenienza.
— con grazia; Dir pulito, vale Parlare con orna-
menti e con leggiadria.
— da bòn; Dire da senno. Dire in sul serio, Fa-
vellare davvero o sul sodo.
— de balle, de vesce, ecc.; Dire farfalloni, strafal-
cioni, scerpelloni, fiabe, ecc.: Dire cose grandi
le quali non abbiano del verisimile o sieno fuori
del senso comune.
— de cose che no stan né in ce né in tcera; Dir
cose che non le direbbe neppure una bocca di
forno, Dir cose che non ne tengono o vendono
0 hanno gli speziali: Dir cose che abbiano dello
strano, dello stravagante, che non possono slare.
— de lungo a mcexima cansòn; Esser sempre alla
medesima cantilena, Dir la canzone dell'uccellino
V. Cansòn.
— de nò; Dir di no: Dissentire, Negare, Ricusare.
— de sci; Dir di sì: Propriani. Consentire, Affer-
mare, contr. di Dir di no. Usasi anche per Le-
garsi in matrimonio; e talora in modo basso e
scherzev. per Cominciare ad addormentarsi, tolto
da quel movimento che fa la testa dell'uomo .son-
nacchioso, la quale si piega verso il petto, come
quella di colui che dice di sì; che altrim. dicesi
Inchinare o Far gl'inchini V. Tomba nel 2" si-
gnificato.
— de tùlio a ùnn-a persònn-a; Dire ad uno ogni
sorta di villanie, di contumelie. Svillaneggiarlo.
— e desdì; Dire e disdire. Essere banderuola di
campanile.
— forte; Dire forte: Dire checchessia con voce alta.
— grazie; Dire grazie. Dire mercè, vale Rendere
grazie, Ringraziare.
— in confidensa; Dire in confidenza, vale Confidare.
— in scio serio; Dire o Favellare in sul serio o
in sul sodo, conlr. di Da beffe o Da burla.
— in tò so chèli; Dire dentro di sé, vale Dire discor-
rendola nel suo interno senza pronunziar parola.
— ira dei d'ùnn-a persònn-a; Dir ira di Dio o
ira dei d'alcuno, Dir corna d'alcuno, Dirne le
sette poste, Levar i pezzi d'alcuno, Dare il cardo
ad alcuno, Dirne cose di fuoco, vale Dir male
fieramente d'alcuno.
— l'avemaria da burrasca; Dire il paternostro della
bertuccia, Dire della violina: Dir parole d'im-
precazione, Borbottare acerbamente fra sé; e tal9ra
Bestemmiare.
— md; Dir male, contr. di Dir bene; e talvolta
per Biasimare.
— md de tùlio; Apporre alle pandette o al sole,
vale Biasimar qualunque cosa per ottima ch'ella sia.
— mattùtin, compieta, ecc.; Dire mattutino, com-
pieta, ecc., vale Recitarli,
md còmme de stracge d^ ùnn-a pers5nn-a V.
sopra Di ira dei.
megio; Dir meglio: Volendo correggere il già
dello si usa talvolta questo modo: Pedi megio;
Per dir meglio o Piuttosto.
messa; Dir messa: Celebrare il sacrifizio della
messa.
5 so paci; Dire il suo parere: Manifestare Fopl-
nion propria.
ò so «rimo ; Dir l'ultima, Jlangiar l'ultima, va-
gliono Dire quanto si può.
pe burla o pe celia; Dire da burla, per ischerzo,
per celia, contr. di Dire da senno, in sul serio.
quello che vcn a bócca; Dire ciò che viene sulla
lingua, Aprir la bocca e soffiare, vagliono Par-
lare sconsideratamente, senza riguardo o ritegno.
roba da dòdi; Dir cose da chiodi o da fuoco
V. dòdo.
roba da féugo; Dire cose di fuoco o da fuoco:
Dir cose terribili, di maraviglia.
roba da pésta; Dir villanie. Svillaneggiare; e
talvolta Garrire ad uno. Rampognarlo, Sgridarlo.
sciù; Dir su: Narrare, Esporre, Dir fuora, Fa-
vellare; e talora per Cominciare, Dar principio
a parlare.
tùlio in poche parolle; Laconizzare, Esser la-
conico, Usar laconismi. Parlar conciso.
troppo; Dir troppo, vale Eccedere i limiti nel
parlare, e prendesi per lo piiì in mala parte.
tùlio 0 ben dò móndo d'ùnn-a persònn-a; Dir
mille beni d'uno. Levarlo a cielo.
ùnn-a cosa a fin de ben; Dire alcuna cosa per
bene, vale Dirla a buon fine, per buon rispetto.
tìnn-a cosa da arraggióu; Dir checchessia con
mal viso, vale Parlare altrui con volto che mo-
stra sdegno e rancore.
ùnn-a cosa e fané ùnn'atru; Accennar in coppe
e dar in bastoni, vale Dire una cosa e farne un'altra.
ùnn-a cosa in scappando; Dire alla sfuggita.
Dita còmm'a se ;?ensa," Dir com'ella s'intende,
vale Esporre liberamente e con sincerità il suo
concetto.
Dite grosse còmm'ùnn-a casa; Lanciar cam-
panili 0 cantoni in aria : Spacciar cose non ve-
risimili, Sbombardare.
Dine tante che basta; N òtare il sacco, Sciorre
la bocca al sacco. Scuotere il sacco pe' pellicini
V. in Còscio Vena o gòscio.
Disc; Dirsi, Vociferarsi, Buccinarsi, Correr voce,
Esser fama: Se dixe; Si dice.
Disele; Bisticciarsi, Proverbiarsi: Contrastare
pertinacemente con parole villane e dispettose.
A dita comm'a l'è; A dir la cosa per l'appunto
0 com'ella sta, A confessarmi giusto, A confes-
sare 0 ad accusare la ronfa giusta.
A dita in bòn zeneize ; A dirla schietta, A dirla
in buon linguaggio.
A dita sccetia ; A dirla schietta, A dirla chiara
e tonda.
A di poco; A farla stretta.
A ghe dixe; La fortuna gli dice buono o gli
arride, Ha la fortuna favorevole; e si dice se-
gnatamente della detta nel giuoco.
A 0 Pe moddo de di; Per cosi dire. Per modo
di dire, Come a dire, A cagion d'esempio.
A n'é manco da di; Le son cose di ragione,
Le son cose che vanno pe' lor piedi , Non oc-
corre parlarne,
DI
DIA
81S
S Avei bello di; Aver baoo dire, vale Aver ra-
gione di dire così rispetto a sé : Ti hw bello d{
ti che... Hai buon dire ta che...
« — da fd e da di; Aver che ognere : Aver mollo
da brigare, da pensare, da affaticarsi.
fi — sempre da trovò a di a tutto; Apporre alle
pandette o al sole, Esser fisicoso. Appellar a ogni
cosa, In ogni cosa trovar a ridire, Biasimar qua-
lunque cosa per ottima ch'ella sia.
S Chi tutto dixc, ninfe gh'arresla; Chi dice lutto
e niente serba, può andar con l'altre bestie a pascer
l'erba, ow. Chi dice quel che sa e dà quel che
ha, non gli resta nulla. Modi prov. di chiaro si-
gnificato.
S Cioè a di; Cioè, Cioè a dire, Vale a dire.
S C5mme saeiva a dì; Come sarebbe a dire, Po-
gnam caso o figura, Verbigrazia.
S Cornine saeiva a di? Che vorresti dire con ciò?
S CStnme se ghe dixe ? Come si dice ? V. Cómme.
S Cose diàscoa 5 dixe ? Che dic'egli ? Che armeg-
gia egli? Che annaspa egli?
S Dà da di; Dar briga, Infastidire; e talora Dar
altrui da pensare, Esser cagione di grave pensiero.
S Dà man a di V. sotto Mettise a di.
S Diggo 0 Parlo a ti, scuxoa^ che ti m'intendi,
néua; Dico a te, o figiiaola, perchè m'inlenda la
mia nuora V. Néua.
S Fa di ùnn-a personn-a ; Far dir uno, osasi ge-
neralm. per Farlo inquietare, Fargli pigliare il
cappello ma senza mal talento: L'ho {veto ap-
posta pe falò tin pò di; Lo feci appositamente
per farlo un po' dire.
S Fd di pe ùnn-a persónn-a; Far dir per uno,
vale Far intendere : 0 m'ha fceto di pe so {ree
che... Mi ha fatto dire per suo fratello che...
S L'è cómìn'a di; Che è quanto a dire, vale Che
significa, Che equivale, ecc.
S Mettise a di; Pigliar a dire, Cominciare a fa-
vellare.
S Non èssi ghe ninte da di; Non esser che dire.
Maniera che si usa quando si vuol affermare cosa
che non si può negare.
S N6 std a di quattro se ti n5 l'hcB in tò tacco;
Non dir quattro finché non è nel sacco V. Sacco.
S 0 u5 /'Aa diYo a sordi; E' non l'ha dello a' sordi
0 a sordo V. Sórdo.
^ 0 nò sa guelfo ch'ò se dixe; E' non sa ciò ch'ei
s'abbaj.
S Piggidse l'a di c'ùnn-a persdnn-a; Pigliarla o
Pigliarsela con alcuno, vagliono Adirarsi, Attaccar
briga con esso.
S Scià digghe? Dica? Senta?
S Se dixe; Si dice, Si buccina, Si vocifera.
% Sensa di né aze e ni bestia; Senza dire né ai,
né bai, cioè Senza dir nulla.
S Senso std a di né un né dui; Senza metter tempo
in mezzo, Isso fatto. Da vedere e non vedere.
S Torna a di; Ridire, Ripetere, Replicare, Tornar
a dire.
S Trovd a di; Trovar a dire, Biasimare, Censu-
rare, che i Senesi dicono Dare il sentecchio, e
i Fior, dissero già Dare il repele. V. sopra Aveì
sempre da trovd a di a tutto.
% Tutti dixan a so; Ognun dice la sua, cioè Ognun
parla a suo modo.
S Vegni a di; Venir a dire, Significare, Inferire.
S Voci di; Voler dire, lo stesso che Voler signi-
fleve.
Dia. s. m. Anello da cucire, e comunem. fuor di
Tose. Ditale: Strum. d'ottone, ferro o anche d'ar-
gento, fatto a foggia d'una coppetta, nella quale
si fa entrare la prima falange del dito medio per
ispingere l'ago nel cucire. Dicesi Anello coperto
quello ch'è chiuso in cima, e Anello scoperto
quello che in cima è aperto. Butteri diconsi Quei
cavetti tondi, di cui è coperta l'esterior super-
ficie del Ditale, i quali rattengono l'ago nello
spingerlo dentro la roba che si cuce.
I>isi, s. f. Ditata: Colpo dato colle dita: 0 m'ha
dceto ùnn-a dia in t'ùn éuggio; Mi ha dato una
ditata in un occhio.
« Dilata, per Impronta lasciata dalle dita o per via
di pressione o per essere sucide : Unn-a did d'in-
ciostro; Una ditata d'inchiostro,
n Alle volle usasi ancora per La quantità di chec-
chessia che puossi prendere con un dito, e in
tal significato dicesi nell'uso Un dito : Unn-a did
de pòrndy ecc.; Un dito di pomata e simili.
JDiacolón s. m. Diachilon e Diaquilonne. T.
farmac. Sorta di cerotto composto di pili ingre-
dienti, ma ordinariam. d'olio e litargirio, che serve
a guarire ciccioni e simili posteme.
r>ia<leiua> s. m. Diadema: Ogni corona reale,
e anche per Corona semplicemente.
S Per Quell'ornamento, per lo pili a foggia di pet-
tine curvalo in arco, la cui costola è d'oro o
ingiojellata, e portasi in capo dalle signore vestii»
in gala; che anche dicesi Pettine di gala.
I>iae s. m. plur. Maltagliati : Sorta di pasta da ver-
micellajo per minestra, così da noi chiamati, dalla
somiglianza che hanno coll'anello aperto da cu-
cire 0 ditale; e sono Cannelloni di diversa gros-
sezza tagliati più corti quanto sono men grossi;
i più lunghi non sogliono eccedere i due cen-
timetri. I Tose, dicono Denti di cavallo Certi
maltagliati che in grossezza e lunghezza somi-
gliano appunto un dente di cavallo.
Diamante s. m. Diamante, e poetic. e alla
latina Adamante : Gioja nobilissima, la più dura
che si conosca, in quanto che segna tutti gli allri
corpi, e non è intaccata da nessuno; è bensì rosa
dalla propria polvere, mediante il celere sfrega-
mento sulla mola del lapidario,
w Diamante. Term. de' vetrai. Strumentino che da
un capo ha incastralo un piccolo diamante, e del
quale si servono i vetrai per tagliare i vetri.
— a rétixa; Diamante a rosa: Quello che nella parte
inferiore è piano, e nella superiore è a punta ot-
tusa, formata da sedici faccette, ed è inoltre suf-
ficientemente aggruppilo.
— gmppio; Diamante aggruppilo: Diamante di lala
grossezza, la cui parte superiore è nolabilm. di-
stante dall'inferiore.
— lasco; Diamante lasco, contr. di Aggruppilo, ed
è aggiunto che i Gioiellieri toscani danno al dia-
mante sottile, cioè che abbia poca grossezza re-
lativamente alla sua larghezza.
§ A punta de diamante; A punla di diamante.
Term. esprimente una Sorta particolare di figura
aguzza a guisa di piramide quadrangolare.
Diamantin. s. m. Diamantino : Specie di co-
lore simile a quello del diamante, cioè Bianco
e leggermente azzurrino.
Diàmine V. sotto Diàscoa.
Diann-a s. f. Diana : Aggiunto che si dà alla
Stella che apparisce dinanzi al sole,
314
DIA
DIA
S Batte a diann-a; Batler la diana. T. milit. Suo-
nar il tamburo allo spuntar del giorno per risve-
gliare i soldati.
§ Corpo de diann-a ! Sangtie de diann-a ! Per
diana, Per diànora, Corpo di diana o di diànora,
Poffare Dio, Poffare il cielo o il mondo o il zio,
Corpo del mondo e simili. Interj. dinotanti me-
raviglia.
S ErOoo de diann-a; Albero di saturno V. Erboo.
I>ia<o s. m. Diavolo, antic. Diabolo, Diavlo, Diavle:
Nome universale degli Angioli cacciati dal para-
diso; altrim. Demonio, Satanasso, Lucifero, Bel-
zebù, Tentennino.
n Diavolo, figurai, parlandosi di persona, vale Cat-
tivo, Perverso.
I) — É anche parola che si dice riempitivamente
per modo di dispregio da chi è adirato, o per
meraviglia, aggiunto per altro a particelle am-
mirative: Ohdiao l Oh diavolo! Ma camme diao
d l'ha (ceto a..? Ma come diavolo ha egli fatto a..?
it — Nell'uso dicesi Un arnese di cucina da accender
il fuoco, fatto a foggia d'un grosso imbuto, di bocca
larga e bastante a coprire l'apertura del fornello,
con canna lunga due palmi circa e proporzionata
aHa larghezza della bocca. Quest'arnese, sovrap-
posto all'apertura del fornello, impedisce che l'aria
vi circoli sopra, e fa sì che quella ch'entra dallo
sportello del medesimo serva di mantice; il fuoco
si accende immediatamente, e la cucina non si
empie di fumo, giacché la canna di esso diavolo
lo porta dentro la cappa del fummajolo.
— descadenàu; Diavolo e Diavolo scatenato, Na-
bisso, Fistolo, Facimale, dicesi di Fanciullo che
mai non ha posa ed è vivacissimo.
S A faenn-a dò diao a diventa brenna o a va
tutta in brenna; La farina del diavolo va tutta
in crusca, La farina del diavolo non fa pane, Quel
che vien di ruffa in raffa, se ne va di buffa in
baffa. Prov. che significano che Le cose di mal
acquisto vanno malamente disperse. Del male ac-
quistato se ne va poco innanzi.
S A l'è un diao; È una diavola, una diavolessa,
dicesi a Donna insopportabile, molto impertinente
e riottosa.
S Andd a casa dò diao; Andare a casa del dia-
volo, vale Dannarsi, Andar all'inferno.
% Apào diao ; Par la befana o la befanaccia. Detto
di Donna brutta.
S Aveì {ceto patto co diao; Aver fatto il patto co!
diavolo, dicesi di Persona, cui ogni cosa torni
propizia.
S Aveì S diao addosso; Aver il diavolo addosso
0 in corpo o in testa, dicesi di Persona viva-
cissima 0 che mai non posa; e talora Essere in-
diavolato, imperversato, infuriato, Imperversare,
Essere nelle furie; che in questo signif. dicesi
anche Aver il gran diavolo addosso.
S Aveì travaggióu pe-o diao; Aver fatto la pa-
nata al diavolo: Aver guadagnato per altri.
S Aveì un carattere dò diao; Aver un carattere
indiavolato. Esser di mala cornatura.
% Aveì un diao chi porte; Aver un diavolo che
porti, vale Aver un protettore.
S Aveì un diao pe cavetto; Aver un diavolo per
capello, vale Essere accesissimo di sdegno e d'ira.
I» — ùnn-a farsa d5 diao ; Aver il diavolo nelle
braccia, vale Aver una forza straordinaria.
» — ùnn-a ptita d5 diao; Aver una grandissima
0 sgan^heratissima paura, Aver paura oltr'ogni
credere.
Chi fa limaxina a-o ricco, 5 diao 5 se ne rie;
Chi fa del bene al ricco, fa la pappa al diavolo.
Chi zazzùnn-a e atro ben no fa, a cà dò diao
drito ò ghe va; Chi digiuna ed altro ben non
fa, a casa del diavolo ritto se ne va. Proverbio
facile ad ogni intelligenza.
Costà un diaa e mezo ; Costare il cuore o il
cuore del corpo. Costare il cuore e gli occhi, vale
Costar moltissimo.
Dà l'anima a-o diao; Dar l'anima al diavolo
0 al nemico V. appresso Dàse a-o diao.
Duse a-a diao; Dar l'anima al diavolo o al
nemico, Darsi al diavolo, alle bertucce, alle stre-
ghe, a' cani, ecc., vagliono Impazientarsi, Arrab-
biarsi, Disperarsi.
E danne ne san ùnn-a ciù che 5 diao; Le donne
hanno più un punto che il diavolo. Le donne
sanno dove il diavolo tien la coda o donde casca
la ragia. Prov. che si dice per esprimere la sa-
gace malizia delle donne.
Èse ò diaa chi tenta; Essere il diavolo tenten-
nino. Essere il tentatore.
— 0 Èssi ghe un andd dd diao; Essere un mal
andare, una pessima strada.
— un bòn diao; Essere un buon diavolo, un
buon pastaccio, ecc. V. Bònellan.
— un diaa; Essere un diavolo, vale Essere cat-
tivo, perverso; e fìgurat. vaio Essere uomo di
gran sapere, ingegno, spirito o valore, che in
questo signif. dicesi Esser un demonio.
— un diaa descadenàu; Essere un diavolo sca-
tenalo, dicesi di Persona furibonda, bestiale, per-
versa, indiavolala ; e talora in senso meno cat-
tivo, dicesi di Fanciullo che mai non ha posa
ed è vivacissimo, che le donne fiorenl. dicono
anche Nabisso, Fistolo, Facimale.
Fa a sarsa a-o diao; Aver il diavulo nell'am-
polla, vale Esser maestro d'astuzie e trovali.
— legne in to basca dò diao; Andar a rubare
a casa del ladro o Rubare a casa del ladro, va-
gliono Mettersi a ingannare chi è più tristo di sé.
— limaxina a-a diao; Dar del suo al diavolo
e mandarlo via. Far limosina al diavolo, dicesi
prov. e vale Dar qualche cosa del suo a' tristi, agli
ingrati, Far conto di aver gettalo il danaro.
— 5 diaa; Fare il diavolo o il diavolaccio, vale
Imperversare; e talvolta Fare ogni sforzo per avere
0 trovare checchessia.
— 5 diaa a quattro ; Far il diavolo a quattro,
0 il diavolo a sei. Far il diavolo e peggio. Far
il diavolo in montagna, in un canneto, e simili,
vagliono un po' più che Imperversare, Entrar nelle
furie maggiori, Nabissare, Indiavolare; e talvolta
Fare ogni sforzo per avere o trovare checchessia.
— veddc 5 diaa in te l'ampolletta; Far vedere
altrui il diavolo nell'ampolla o la luna nel pozzo,
vale Dar ad intendere altrui una cosa per un'^altra,
Fargli veduto quel che non è.
Fessa dò diao; Cavezza, Forca, Versiera, dicesi
a Ragazzo malizioso, fastidioso e insolente.
Furbo Gómme 5 diao; Trincalo come il diavolo.
In tò bosco dò diao non se ghe fa legne; Non
si ruba a casa del ladro V. sopra Fd legne in
tò bosco dò diao.
L'è ben aveì di amixi fin a casa dò diao; Gli
amici sono buoni in ogni piazza V. Amiga.
DIA
DIE
815
% Manda a-o diao; Mandar al diavolo o alle birbe,
Dare al diavolo, vale Mandar via, Licenziare.
S Mcscciàseghe 5 diao; Entrarci o Inlromeltervisi
il diavolo, vale Nascere intrigo in qualche cosa
V. sotto O diao 5 g'ha tnisso a eòa.
% Nò gh'andieiva manco 5 diao; Non ci andrebbe
il diavolo per un'anima, Non vi salirebbero né
anche le capre, dicesi di Luogo disagioso e pe-
riglioso.
S 0 diao 0 fa e jmgnatte, ma o nò fa i coverei;
Il diavolo insegna a fare le pentole, ma non i
coperchi, Il diavolo insegna rubare, ma non sa
nascondere, Il diavolo le insegna a fare, ma non
le insegna a disfare. Prov. che dinota qualmente
I delitti 0 tosto 0 tardi si vengono a scoprire.
S O diao 5 g'ha misso a eòa V. Cóa.
^ 0 diao ó l'è sotti e 5 fìa grosso; Il diavolo è
sottile e fila grosso, significa che II pericolo è
maggiore ch'altri non pensa.
S 0 diao d l'ha perso ùnn'anima V. Aitima.
S O diao 5 se l'ha porta via; È andata al diavolo,
dicesi d'Una cosa quando si dura fatica a tro-
varla, e non si può sapere dove sia.
S O diao 5 n'é tanto brutto camme 5 fan; Il
diavolo non è brutto quanto si dipinge. Il dia-
volo non è sì brutto o nero come si pinge, Chi
vede il diavolo daddovero, il vede con men corna
e meno nero. Prov. che dicesi Quando un negozio
non è sì disperato come pare.
S Oh diao fatte fratte! Oh poter del diavolo!
Esclamaz. di maraviglia per dinotare Oh che mi
dite! Oh che sento!
$ O va che 5 diao 5 se 5 porta; E' va che il
diavolo lo porla, dicesi d'Uno che fugge velo-
cissimamente quasi paja portato dal demonio.
S Pelle de diao — Sorta di fustagno assai flne,
manganato e Incido.
S Pòveo diao ! Poverino ! Povero diavolo ! Povera
creatura ! dicesi di Persona volendola compatire.
% Roba caccia o-o dtao; Roba sciupata o gettata.
Modo figurato.
S Santi in gexa e diai in casa; Santi per la via,
diavoli in masseria V. Casa.
S Saveine ùnn-a ciit che 5 diao; Aver più un
punto che il diavolo, vale Esser sagace, accorto,
astuto, Saper il conto suo, ed anche Prevedere
astutamente ogni stratagemma.
S Scappa cdmme ò diao dall'cegua beneitu; Odiar
checchessia come il diavolo odia la croce.
S Soli nò se sta ben manco a casa dd diao; Soli
non si starebbe bene neppure in paradiso. Det-
tato assai chiaro.
S Sunna 5 diao in t'ùn scito; Suonarci o Esserci
un diavolìo o un diavoleto, vale Esservi un gran
rumore, un frastuono assordante.
S Un diao scaccia l'atro; Un diavol caccia l'altro,
si dice Quando si cerca di riparar un disordine
con un altro.
S Un diao tenta l'atro; Il diavol vuoi tentar Lu-
cifero, si dice Quando uno che è triste, cerca di
aggirare un altro più triste di lui.
S Va che ó diao te porte; Va al diavolo. Modo
d' imprecazione.
I>ia<pa.r'iiiai s. m. Diapalma: Cerotto astrin-
gente, compesto di diachilon semplice e di pe-
rossido di ferro polverizzato.
I>ia.riTe£t s. f. Diarrea e antic. Diarrìa: Eva-
coazione di materie più o meno liquide, che fre-
qnenlem. segue dalla parte dell'ano: Soccorrenza,
Uscita, Andata, Stemperamento di corpo, Flusso
di ventre.
]I>iàscoa> I Diàscolo ! Diàscane ! Diàschignì !
Diamine ! Diacine ! Esclam. di sorpresa e mara-
viglia che si usano per ischivare la parola Dia-
volo nelle conversazioni.
S Cose diàscòa 5 dixe ? Che dic'egli ? Che armeggia
egli? Che anfana egli?
% Fd 5 diàscoa; Fare il diascolo, il diavolo V.
Fa 5 diao nella voce Diao.
]Z>ia,spx*o s. m. Diaspro: Pietra dura, verdiccia,
di minor pregio tra le gioje.
I>ia<'vola'ja> s. f. Diavoleria, Diavolesimo: Cosa
diabolica, come incanii, sortilegi, operazioni ma-
giche per via d'arte diabolica; e dicesi anche degli
Effetti cattivi, di cui non si conosce la cagione.
» Diavoleria, metaf. per Malizia, Intrigo nojoso e
dispettoso ; ed Argomento sottile. Pretesto, Scusa
e simili.
lI>iavolotto s. m. Diavolino e Diavolone. T.
de' confctt. Dicesi più che altro in plur. d'Una
specie di zuccherini di sapore acutissimo, com-
posti principalmente collo spirito di cannella,
menta, garofani e simili.
r>ibà<ttise n. p. Dibattersi : Muoversi, Agitarsi,
Dimenarsi ; e talora Dispulare in prò e in contra,
Contendere, Contrastare.
I>iccia< s. f. Detta: Buona ventura, e principalm.
nel giuoco; il suo contr. è Disdetta (Desdiccia).
I>icoiarà, v. a. Dichiarare: Manifestare, Far
chiaro. Esporre, Interpretare,
n Dichiarare, per Determinare, Sentenziare.
— e mercanzìe a dùgann-a; Dichiarar le merci
alla dogana, vale Manifestarle.
— gucera; Dichiarar guerra, vale Intimarla.
— l'assensa d'ùnn-a persònn-a ; Dichiarar l'assenza
d'uno, vale Sentenziarne la lontananza, non aven-
dosene da molto tempo notizia veruna.
— nullo un matrimonio; Dichiarar nullo un ma-
trimonio, vale Annullarlo, Cassarlo.
— ùnn-a sùccession, ùnn'ereditce, ecc.; Dichiarare
una successione, un'eredità, ecc. vale Manifestarla.
S Dicciardse n. p. Dichiararsi : Spiegarsi, Palesarsi,
Manifestar l'animo suo; e talora per Protestarsi,
n Dichiararsi, nel giuoco delle carie vale Lo spie-
garsi che fa il giuocatore, dietro interpello fattogli
dall'avversario, di vincere tutte le bazze.
]I>iccia;X*arZÌóii s. f. Dichiarazione, Dichia-
ramento, antic. Dìchiaragione : Attestato, Attesta-
zione, Fede, ecc.
w Dicesi anche nell'uso per Quel manifestare che
alcuno fa l'amor suo ad una donna.
I>icer*ie s. f. pi. Dicerie, Ciance : Voci che cor-
rono per le bocche della gente.
I>icitùa> s. f. Dicitura: Maniera di dire o di
esprimere i propri concetti.
Dieta, s. f. Dieta : Regola di villo durante la
malattia e la convalescenza.
§ Sta à dieta; Far dieta o Stare a dieta: Cibarsi
più parcamente del consueto.
S Tegni a dieta; Tener a dieta: Somministrare
scarsamente e a slento il cibo; e dicesi anche
di altre cose.
r>iete s. f. plur. Dìtole. T. boi. Clavaria co-
ralloides ovv. Fungus ramosus. Fungo mange-
reccio, che ha il caule grosso, carnoso, a cespu-
glio, i rami ineguali, appuntati. É comunissimo nei
316
DIF
DIL
boschi. Varia dal bianco al giallo, al rosso. Dagli
Aretini e da' Sanesi sono dette Manine, per esser
simili, con moltissime dita, alla figura delle mani.
I>iifei25a s. f. Difesa, Dìfendimento, Difensione,
antic. Difensa, Difensimento: Riparo che si fa alle
ingiurie, ai pericoli, ai danni, agl'incomodi pro-
prii 0 d'altrui; Schermo, Riparo.
S Appaegiàse o Prepardse a difeiza; Apprestarsi
alla difesa.
S Pigola a difeiza d'ùnn-a persònn-a; Difender
alcuno.
S Mettisein difeixa; Porsi sulla difesa, Difendersi,
Schermirsi.
I>if4&ude V. a. Difendere : Salvare e Guardare
da' pericoli e dalle ingiurie, e Riparar dalle offese
0 da altro.
Il Difendere, per Guardare, Custodire, Preservare.
«> — per Ribattere con parole e ragioni le accuse
0 imputazioni.
" — Detto di ragioni o diritti , vale Sostenerli.
S Difendise n. p. Difendersi, Schermirsi.
S Èse dìfeizo de fa ùnn-a cosa; Esser difeso di
far checchessia, vale Esser proibito, vietato, ma
è pretto francesismo.
X>if^uis6 s. m. Difensore, Difenditore: Che di-
fende; e talora per Avvocalo.
X>ifettà; v. n. Difettare: Aver difetto, Mancare.
I>ijC*ettoso add. Difettoso e Difettuoso: Che ha
difetto. Imperfetto.
r>iira.loà, V, sotto Diffarcà.
I>i£fa/lco V. sotto Diffarco.
DifTa^mà. v. a. Diffamare, Infamare: Macchiare la
fama altrui con maldicenza; Disonorare, Screditare.
II>iflfa>ma.tò s. m. Diffamatore : Colui che dif-
fama. Che attenta all'onore e riputazione altrui.
IZ>i£Paiiiia<aRÌòxL s. f. Diffamazione, Diffama-
menlo: Il diffamare.
I>i£fa/i'oa V. a. Diffalcare, Difalcare, Sbattere,
Dedurre V. Dedùe.
.I>iiraroo s. m. Diffalco, Difalco : Il levare al-
cuna quantità di quantità maggiore; e dicesi mas-
simamente da coloro che fanno conti,
I>i£fex*euzià. v. n. Differenziare, Differire:
Esser differente, Dissimigliare, Variare.
I>iflPer'£ V. a. Differire: Rimettere ad altro tempo
il fare, il venire, il decidere.
S In neut. ass. vale Esser differente, diverso, Di-
versare.
IDifiOl^ile add. Difficile: Che non si può fare
senza fatica; Malagevole, Difficoltoso, Faticoso,
Che ha in sé difficoltà.
»» Detto di persona, vale Che dilficilmente s'induce
a fare checchessia.
S Tempi difficili; Tempi malagevoli: Tempi, in
cui è difficile vivere in pace e sicurezza, o a
condursi in modo da non incontrar disturbi e ves-
sazioni.
% Parla difficile; Parlar elegante, studiato. Voce
bassa e di conio moderno, ma di molta espres-
sione; che anche dicesi Parlar in punta di for-
chetta.
.IDifEL^iletto add. Difficiletto: Dimin. di Difficile.
I>if&9Ìlisciiiio add. Difficilissimo, Difficil-
limo: Superi, di Difficile.
.I>iffi.9ilin.eiite avv. Difficilmente, Disage-
volmente, Malagevolmente: Con difficoltà, A stento
Faticosamente.
I>ifll«olt«# s. f. piflieoltà e Diflieultà. Aalr. di
difficile: Malagevolezza od altro disagio che si
incontra a fare una cosa.
« Difficoltà, per Dubbio, Ripugnanza d'acconsentire
a checchessia, onde : Che difficoUcB gh'eì 7 Che
difficoltà ci avete?
S Fa de difficoltce; Fare difficoltà, Opporsi; e si
dice a Chi in ogni cosa trova pretesti per non
fare e per non lasciar fare.
% Pin de difficoltce; Difficoltoso, Cacadubbi, Ca-
capensieri : Uomo che in ogni cosa mette difficoltà.
X>i£Q.d.a v. n. Diffidare : Non aver fidanza. Non
si fidare, Dubitar dell'altrui fede, Temer d'esser
ingannato da persona che ben non si conosce,
Sconfidare.
S In sìgnif. alt. vale Avvertire, Avvisare, Preraonìre.
]I>i£S.d.aiuieu.to s. m. Diffidamento, Avviso,
Premonizione; e per lo pili si dice di Quell'avviso
che s'inserisce sui fogli officiali affinchè altri non
faccia pagamenti di sorta o affidi roba a persona
sospetta, quali pagamenti o roba affidata sarebbero
come non avvenuti e conseguentemente perduti.
I>iffi.de]isa s. f. Diffidenza, Dìffidanza, Diffida-
mento: Poca fede, Dubbio d'essere ingannato,
Sconfidenza.
I>iflP5iid.e v. a. Diffondere: Spargere largamente,
e dicesi figurat. delle cose morali.
S Diffondise n. p. Diffondersi, figurat. Parlare o
Scrivere a lungo di checchessia.
IDig-eri V. a. Digerire e Digestire, ma meno usato :
Concuocere il cibo nello stomaco, cioè Convertire
ciò che si mangia e bee in sostanza.
% Facile a digerì; Facile a digerirsi. Di facile di-
gestione.
S Stenta a digerì ùnn-a cosa; Non poter digerire
una cosa. Masticar male una cosa, vale Non po-
terla sopportare con pazienza.
IDig-estión s. f. Digestione, Digerimento, antic.
Digestizione: La triturazione e la concozione dei
cibi, che si fa prima nella bocca, poi nello sto-
maco, e poi nelle altre vie digestive, tanto che
essi cibi passino in nutrimento del corpo.
I>ig-iTesoiòii s. f. Digressione: Discorso di
cosa aliena dall'argomento principale, di cui siasi
preso a parlare.
Dilapida v. a. Dilapidare, Scialacquare: Dar
fondo. Mandar a male il suo.
I>ilapidaziòxi s. f. Dilapidazione: Atto od
Effetto del dilapidare.
X>ilata V. a. Dilatare, Allargare, Ampliare, In-
grandire V. Allarga.
S Dilatale n.p. Dilatarsi, Allargarsi, Occupare mag-
giore spazio. Distendersi; e figurat. Divulgarsi,
Diffondersi.
Oilatazions.f. Dilatazione, Dilatamento, antic.
Dilatanza: Alto di dilatare o Stato della cosa di-
latata.
I^ilazi^u. s. f. Dilazione, Indugio, Ritardo, So-
prattieni: Spazio di tempo preso o dato a far
checchessia.
I>ilazioxià V. a. Dilatare, e nell'uso anche Di-
lazionare: Indugiare, Prolungare, Ritardare, Pro-
crastinare, ecc.
Diletta V. a. Dilettare : Apportar diletto o piacere.
S Dilettàse n. p. Dilettarsi : Prender diletto, Aver
diletto,
n — d'ùnn'arte, d'ùnn-a sciensa; Dilettarsi di
un'arte o scienza, vale Studiarla con diletto: 0
19 dilttta dt mùxiea; E' si diletta di musica.
DIM
m
317
Dilettante s. m. Dilettante: Chi studia una
professione, o si esercita in una delle belle arti
0 simili, solamente per diletto, non por guada-
gnare, né per professarla; e più specialra. chia-
mansi Dilettanti coloro die recitano commedie
per solo divertimento.
IDilig'eiisa^ s. f. Diligenza : Squisita e assidua
cura. Accuratezza, Esattezza.
II Diligenza, per Una vettura più grande delle co-
muni, che fa gite regolari, a prezzo fìsso, sempre
da un luogo medesimo air altro, e con velocità.
S Punti de d/Z/^'ensa; Diligenze, diconsi nelle scuole
1 punti di merito che toccano al fanciullo in pro-
porzione dell'esattezza e precisione con cui ese-
guisce le cose di scuola.
Oilig-entà v. a. Diligentare: Eseguire con di-
ligenza, Render esatto, cioè Impiegare ogni mag-
gior cura e sforzo onde un lavoro o una cosa
qualunque riesca finita e perfetta il più possibile
nella sua esecuzione.
Dilucida; V. a. Dilucidare, Dichiarare : Render
più chiaro, più intf^lligibile il significato delle
parole e delle idee d'uno scrittore.
I>ilùcida>ziòn. s. f. Dilucidazione: Il diluci-
dare. Spiegazione, Dichiarazione.
I>ilu.iig-£ise n. p. Dilungarsi : Diffondersi, Esser
prolisso nel parlare o nello scrìvere.
Diluvia V. Delùvid.
Dilù."VÌo V. Deluvio.
Dig"ìiit£e s. f. Dignità : Nobile gravità ne' tratti,
nel contegno, nelle parole, che sforza all'ammi-
razione e al rispello.
1) Dignità, per Posto, Grado od Ufficio elevato.
Il — per Aspetto maestoso e signorile.
% Parla con dignitce; Parlar cen dignità, cioè Con
quella gravità e nobiltà che conviene alle per-
sone e alla materia di che si tratta.
Dimanda V. Domanda.
Dimensciòn s. f. Dimensione : Estensione di
un corpo considerato come miserabile.
Dimette V. Demette.
Dimenticàse V. Scordàse.
Diminuì v. a. Diminuire, Scemare, Stremare,
•Minorare, Ridurre a meno V. Ammermà.
Diminùziòns.f. Diminuzione, Diminuimento,
Sccmamenlo, Menomamento.
Dimisción s. f. Dimissione e Demissione:
Rinunzia spontanea o Licenziamento d'alcuno da
alcuna carica, da un ufficio e simili.
Dimiscionàio s. m. Dimissionario: Colui
che si è dimesso da qualche carica o uffizio.
Dimostra v. a. Dimostrare, Dichiarare, Pro-
vare; e in materia di Scienze, Provare la verità
d'alcuna proposizione in modo chiaro e convin-
cente per via di conseguenze necessarie derivate
da principii evidenti e incontrastabili.
Il Dimostrare, per Aver vista, apparenza di. Ap-
parire, Parere, Mostrar d'essere, d'avere, ecc.:
A dimostra cinquant'anni ; Ella dimostra o mo-
stra d'avere cinquanl'anni.
S Dimostràse n. p. Dimostrarsi, Mostrarsi, Farsi
vedere, Apparire.
Dimostraziòn s. f. Dimostrazione: Il di-
mostrare, e propriam. Ragionamento che serve
di prova evidente, irrefragabile d'una proposizione;
, Dimostragione, Dimostramenlo, ani. Dimostranza.
w Dimostrazione. Voce dell'uso. Mostra pubblica di
volontà popolare.
Dina s. m. Danaro e Denaro: La dodicesima
parte del soldo: altrim. Danajo, e in fior. Picciolo.
Il Danaro, per Sorta di peso conlenente la 24» parte
dell'oncia.
»» — per Moneta generalmente, ma in questo si-
gnificato usasi per lo più nel num. plur.; altrim.
Bezzi, Soldi, Moneta.
S Dinas; Danari, Quadri: Uno dei quattro semi
onde son dipinte le carte.
— da nòxe; Ceppo: Mancia che si dà per Io più
a' fanciulli nella solennità del Natale: Dà ó dina
da nóxe; Dare il ceppo.
— morto; Danaro morto o Danari morti: Quelli
che si tengono in cassa senza farli fruttare.
% A dinoe contanti V. A dince contanti.
$ Accattdse de bcB(,he a dince contanti V, Accattd.
S Ammùggià di dince; Raggruzzolare danari : Met-
tere insieme. Ammassar danari.
S Aveì irei dinoe in sciùn sodo; Esser 11 lì o sul
punto di romperla. Modo prov. che vale Esser
corrucciato con altra persona, quasi che poco vi
manchi per dichiararle aperta la sua inimicìzia.
S Chi fa l'arte e nò a conosce i so dince diveU'
tan mósche V. Arte.
S Co-i dina: s'arrangia tutto; 1 soldi fanno una
certa saponata che leva ogni macchia, Il martello
d'argento rompe o spezza le porle dì ferro. Det-
tato di chiaro significato.
^ Dà 0 Piggid dince a cangio V. Cangio.
S Fa dince; Far danaro: Vendere una cosa per
cavar danaro. ,
« — dince in sciìin schéuggio; Far roba o quat-
trini sull'acqua, dicesi d'Uomo alteulo, procaccino,
indus:rioso.
$ Gu'ignd i dince comme l'cegua V. ^gua.
S / dince dò cappellan cantando végnan e can-
tando van V. Cappellan.
n — d'un avaròn van in bocca a un strallatldn;
A padre avaro (o cùpido) figliuol prodigo, ovv.
Chi per sé raguna, altri per sé sparpaglia. Prov.
di chiaro significato.
M — fan faccia; I denari fanno la piazza. Dell,
prov. e vale Le facoltà rendono ardilo chi non è.
n — ghe brùxan in ta stacca; I denari gli scot-
tano in tasca , cioè Non ha un quatlrino che
subito Io spende.
n — nò bàstan, bezéugna saveìli spende; I denari
non bastano, bisogna saperli spendere. Dettato
proverb. di chiaro significalo.
n — sdn comme a rogna, chi l'ha se a gratta; I
danari sono di chi gli ha. Prov. chiaro.
1) — san fceti pe spende; I denari son fallì per
ispendere.
« — son ridndi e s'arrigóan; I denari son tondi
e ruzzolano, cioè Vanno via presto.
n — van co-i dince; L'acqua va al mare.
S Non èssi ghe dince da poeì paga ùnn-a cosa;
Non aver prezzo. Modo figurato.
S Nò pensa atro che a fa dince; Non attender
che a far roba o quattrini.
S Ommo chi ha di dince; Uomo danaroso, da-
najoso, denaroso, ricco: Che ha quattrini di molti.
S Paga Ita, sodo e dina; Pagar a lire, solii e
danari, Pagar il lume e i dadi, vagliono Pagar
del tulio, Non lasciar addietro nulla,
S Pe-i dince ò faeiva de tutto ; Per nn soldo ven-
derebbe l'anima, cioè E' farebbe checchessia per
danari.
did
DIO
DIO
S Presta dince in sciùnn-a cosa; Dare danari so-
pra checchessia, vaie Prestar danari coi pegno.
I>»incanto avv. Benissimo, Egregiamente, Ot-
timamente, A meraviglia.
I>iiidLaii s. m. Dóndolo: Sollazzo che prendono
i fanciulli, quando attaccando una palla a un capo
d'una corda che dall'altro capo sia legata in alto,
giuocano con quella palla battendola e ribattendola.
5 Poveo figgiéu! dwghe ó dindan; Povero bimbo!
dategli il dóndolo, dategli la chicca o il pestel-
lino V. Còalin.
Tyxn^Aecv^GJi avv. Daddovero, Da dovero, Da
senno, In verità V. Davveì.
Diudanà; v. a. Dondolare: Mandare qua e là
una cosa sospesa.
S Dindandse n. p. Dondolarsi : Muoversi qua e là
ciondolando ; e metaf. Consumar il tempo senza
far nulla.
« Barcollare : Non poter star fermo in piedi, e pie-
gare ora da una parte ora dall'altra, come una
barca nell'acqua.
Dinota. V. a. Dinotare, Denotare, Significare V.
Scignifìcd.
I>»iii pé m. avv. Stando in piedi V. Pé.
I>»intaiito intanto avv. Di tanto in tanto,
A otta a otta, Di quando in quando, Di tempo
in tempo, Talvolta, A diversi intervalli.
I>io s. m. Dito, al plur. Diti o Dita: Ciascuna
delle parti mobili, distinte e articolate, con cui
terminano le mani e i piedi dell'uomo; e dicesi
pure d'alcuni animali. Le dita della mano hanno
ciascuno il suo nome particolare : iì ì° dicesi
Pollice 0 Dito grosso COìo grossoj; il 2» Indice
perchè e quello con cui s'indica; il 5" Dito medio
(Dio de mczoj, perchè trovasi in mezzo delle
altre quattro dita; il i' Anulare o Dito anulare,
perch'è quello in cui comunem. usasi portare
l'anello; il b» Mìgnolo o Dito mìgnolo fDìo mar-
mellin), perchè è il più piccolo.
M Dito, per Misura della larghezza ed anche lun-
ghezza d'un dito: Àto un dìo, due die, ecc.;
Alto un dito, due dita, ecc.
— de pelle; Ditale: Parte del guanto che copre le
dita; e per lo più Quello che si ricide da un
guanto di pelle (o anche un dito di drappo nero
cucito apposta) per vestire un dito della mano
che sia magagnato, onde coprirlo da esserne offeso.
S Addentàse e die; Mordersi le dita o le mani.
Mordersi il dito, vale Pentirsi con rabbia e con
dolore di non avere fatto checchessia; e talora
Minacciare di vendicarsi.
S Arrióndd un dio; Troncare, Mozzare un dito,
vale Tagliarlo, Portarlo via di netto.
S Avei ùnn-a cosa in scià cimma de die; Aver
alcuna cosa su per le dita o su per le punte
delle dita, dicesi del Saperla benissimo. Averla
a menadito.
S Chi ha bezéugno de féugo porze 5 dio ; Chi ha
bisogno del fuoco paletta porti, Chi abbisogna non
abbia vergogna. Chi ha bisogno s'arrenda. Prov.
di chiaro signiflcato.
S Chi se mesccia con di figgiéu, s'imbratta e die
de m... V. Figgiéu.
S Dà dò dio a bànsa ; Dare il tratto alla bilancia
V. Bànsa.
S Dd dò dìo sótto V. Dà.
% Fa i conti co-C die; Contar sulle dita: Noverar
a memoria.
S Fd scrosci e die; Far scricchiolar le dita o le nocca.
S Leccdse e die d'ùnn-a cosa; Leccarsi le dita
d'alcun cibo o d'alcun'allra cosa, vale Trovarlo
gustosissimo 0 Provar somma compiacenza in
checchessia ; ed anche figurai. Aver dicatlo o di-
catti, cioè Reputar grazia singolare, Tenersi for-
tunato, Stimar gran sorte il posseder checchessia.
§ L'è mogio perde «n dio che a man; É meglio
perdere il dito che la mano, É meglio perdere
la pelle che il vitello, o la sella che il cavallo.
Dett. proverb. che significa Tra due mali deb-
besi scegliere il minore.
S Ligdsela a un dio ; Legarsela o Allacciarsela al
dito, vale Fissare nella memoria il torto rice-
vuto per farne vendetta a tempo opportuno; che
anche dicesi Cignersela.
§ Pansetta de die; Polpastrello: La carne della
parte di dentro del dito dnll'ullima giuntura in sa.
S Sciaccdse e uie c'ùnn-a persònn-a; Contrad-
dire, Contrariare, Nimicarsi V. Scontrd.
Il T— e die pe-i atri; Darsi gl'impacci del Rosso:
Pigliarsi briga o cura di ciò che non ci spetta.
S Segnd a dìo; Mostrare a dito: Drizzare il dito,
accennando verso alcuno che meriti d'esser no-
tato; e si piglia per lo più in cattiva parte.
« — co dìo; Additare, Indicare, Accennare, Mo-
strare.
§ Spelldse e die; Sbucciarsi le dita.
g Stròsciàse un dìo; Dinoccarsi un dito: Slogarsi
le nocca d'un -dito.
S Toccd ò ce co dio ; Toccare il ciel col dito V. Ce.
§ Tutte e die no san p(Bgie ; Tutte le dita non
sono pari o eguali. Prov. che dinota che Tutte
le nature non sono uguali.
Oio s. m. Dio, Iddio: Sommo Bene, Prima ca-
gione del tulio, Creatore e Conservatore dell'uni-
verso: L'Onnipotente, L'Eterno, L'Ente Supremo,
L'Increata Sapienza, Il Santo dei Santi, ecc.
11 — Nel signif. de' Gentili, Divinità, Deità, Nume,
e al plur. Gli Dei o Dii in poesia.
S À bònn-a de Dio V. questa voce alla sua sede.
% Chi s'aggiùtta, Dio l'aggiùlta V. Aggiùttd.
% Da largo partìo avvardime Dìo, Da chi me
fio m'avvarde Dio, da chi nò me fio m'qv-
vardiò io V. Avvardd.
S Di ira de Dio d'ùnn-a persònn-a; Dir core da
chiodi 0 da fuoco d'una persona V. Di.
S Dio me n'avvarde ! Dio me ne liberi! Guardimi
Dio! Tolga Iddio ! si dice per attestare che non
si vuol avere o non si è avuto parte in qualche
negozio.
S Dio ve mande ben; Dio vi mandi bene, Dio
sia con voi. Dio v'accompagni: Specie di saluto.
§ Dio véugge; Dio il voglia, Piaccia a Dio, Domin
fallo.
§ Donna, sùcca e gióula a n'é grazia de Dio V.
Cióuta.
g JEse ò so Dio; Essere il suo dio, il suo idolo,
cioè L'unico oggetto de' suoi pensieri.
3 Èssilo e conosciseo o l'è un dòn de Dio; Il
conoscere se slesso è un don di Dio.
§ Fd 0 Dd ùnn-a cosa pe amo de Dio; Fare o
Dari alcuna cosa por l'amor di Dio, vale Farla
0 Darla per nulla, senza mercede, e talora an-
che per elemosina.
S Grazio a Dio o Pe-a grazia de Dio; Per gra-
zia di Dio, Per la grazia di Dio, Grazie a Dio,
Per la Dio mercè, La Dio mercè, Mercè di Dio:
mP
DlS
319
Maniere che si frappongono in favellando per ren-
dere a Dio ossequio.
S L'ommo 5 propónn-e e Dio 5 disponn-e ; L'nomo
propone e Dio dispone, L'uomo pensa e Dio di-
spensa, L'uomo ordisce e la fortuna lesse. Prov. che
signif. I progetti degli uomini sovente riescono
lutto all'opposto di ciò che si pensava o si credeva.
§ Nò se mèuve fèuggia che Dio nò vcugge; Xon
si muove foglia che Dio non voglia. Prov. di
chiaro signiOcato.
S Pe amò de Dio; Per l'amor di Dio: Formola
pregaliva; ed anche Senza pagamento o mercede,
per limosina V. sopra Fd o Dd ùnn-a cosa, ecc.
S Quanta grazia de Dio! Oh vedi grazia di Dio!
E va come dire Oh vedi quante vivande! Oh vedi
quante belle donne !
S Vivcui'lio ! Viva Dio ! Sorla d'esclamazione con
la quale si cerca di accrescere efficacia o ad una
affermazione o al discorso in generale.
Dipartise n. p. Dipartirsi, Allontanarsi, Sco-
starsi ; e dìcesi tanto in signif. proprio che in
figurato V. Descoslàse.
I>ipeiid.e V. n. Dipendere e Dependere: *A?er
l'essere o il conservamenlo dà altri.
w — Dipendere, per Derivare, Procedere, Esser
soggetto, sottoposto all'altrui volere o dominio;
od Fssere subordinato semplicemente.
— da un de fd «7j«-a cosa; Restare per alcnno
che avvenga o si faccia una cosa.
% Nò dipende da nisciùn; Dipendere da se slesso,
Non dipendere da alcuno, vale Non esser sog-
getto a veruno, Esser libero.
I>ipeii<iente p. pres. Dipendente e Depen-
denle: Che dipende; e anche in forza di sost.
dicesi d'un Amico inferiore, che abbia qualche
dipendenza da alcuno.
I>ipi]ize V. a. Dipìngere e Dipignere, Fingere
e Pignere, Pitturare: Rappresentare per via di
colori la forma e figura d'alcuna cosa,
n Dipingere, per similit. Rappresentare e Figurare
con parole,
n — Descrivere e Far perfettamente, squisitamente
checchessia.
— a éuio; Dipingere a olio, cioè Con colori stem-
perati con olio.
— a fresco; Dipingere a fresco, cioè Sull'intonaco
non rasciulto.
— all'acquerella; Dipingere all'acquerello, cioè Con
colori stemperati con l'acqua.
— a sguasso o a iéinpea; Dipingere a guazzo o
a tempera, cioè Con colori stemperati in colla
di limbellucci o simili.
S 0 diao 5 n'é cosci brutto camme 5 dipinzan
V. Diao.
S Vesti ch'5 ven o ch'ò pà dipinto; Vestilo di-
pinto V. Festi.
Diploma^ s. m. Diploma : Alto emanato da un
Sovrano, col quale si accorda ad ano un diritto
0 privilegio,
tt Per Quella patente che si rilascia dalle Univer-
sità a coloro che prendono grado di Dottore, o
dalle Accademie a coloro che si creano Accademici.
II>ipoirtà.se n. p. Diportarsi, Comportarsi, Pro-
cedere: Portarsi bene o male.
Diporto fAj; A diporto. Posto avverb. col v.
Andare, vale Andar attorno per solo diporto, per
ispasso, ecc.
I>ix*a.dase n. p. Diradarsi : Parlandosi di nu-
vole, forno 0 simili, vale Disperdersi, Dissiparsi,
ed alquanto più Dileguarsi.
I>ix*aiKia v. a. Diramare : Diffondere, Spargere,
Divolgare, Pubblicare; ed anche Distribuire, Tras-
mettere.
S Diramàse n. p. Diramarsi , figur. Disgiungersi,
Separarsi in piiì rami a guisa degli alberi; e di-
cesi non solamente de' fiumi e simili, ma ancora
delle vene, delle arterie, de' nervi, ecc.
I>ix'aru.azióii s. f. Diramazione : Il diramare
0 11 diramarsi; e nell'uso Divolgazione , Diffu-
sione d'un ordine, di un decreto e simili.
Oirettò s. m. Direttore, femm. Direttrice e Di-
rellora: Chi o (he dirige, Che regola.
— spirituale ; Direttore spirituale : Confessore o Altro
sacerdote, sotto la cui direzione altri sì mette
per le cose dell'anima.
IDirezion s. f . Direzione, Indirizzamento : Lìnea
del cammin retto,
n Direzione, Regola, Governo, Condotta.
" — per Amministrazione o Governo d'un ufiBcìo.
I) — per Uffizio 0 Luogo, in cui risiede il cajK)
0 direttore di qualche Azienda.
§ Aveì 0 Èse a direziòn; Aver la direzione, Di-
rigere, Reggere, Regolare, Guidare.
Diirizze v. a. Dirigere, Indirizzare.
11 Dirigere, Roggere, Governare, Regolare, Guidare.
Z>isa,l>ilità V. a. Interdire. T. de' Giur. Pri-
vare alcuno dell'amministrazione de' suoi beni, in
caso di demenza, imbecillità, prodigalità, ece.
I>isa]bitòuL add, Disabilalo: Privo d'abitatori
0 d'abitanti , e dicesi di città o simili.
I>isappiro"va v. a. Disapprovare, conlr. di
Approvare: Non approvare, Riprovare, Biasimare,
Condannare.
I>isappr*ovaziòii s. f. Disapprovazione,
Disapprovamento, Riprovazione, Biasimo.
X>is arnia V. Desarmd.
r>isai*ino V. Desarmo.
Disattenziòn s. f. Disattenzione, conlr. di
Attenzione; Sbadataggine, Trascuratezza, Negli-
genza.
II>isceiza s. f. Discesa, Scesa, China, Calata:
Il luogo pel quale si discende.
r>iscen<ie v. n. Discendere, Scendere V. China.
Discerne V. n. Discernere, Scernere: Distin-
tamente conoscere; e dicesi così degli occhi del
corpo, come figurai, dell'inlolletto.
n Discernere, per Differenziare, Distinguere.
Discernimento s. m. Discernimento, Agar.
La facoltà di giudicare sanamente e L'atto me-
desimo deirintellello, con cui dislingue le une dalle
altre idee; Senno, Giudizio, Avvedimento, Ac-
corgimento.
Discijg'illa V. Descigilld.
Discimulà V. a. Dissimulare: Nascondere il
suo pensiero, Non dare a divedere di sapere al-
cuna cosa 0 d'essersi accorto di checchessia. Far
vista d'ignorare o di non avvedersi o simili.
Discipa v.a. Dissipare, Dilapidare, Scialacquare,
Dar fondo: Consumare i denari e l'avere.
S Discipàse n. p. Svagarsi, Dislrarsi.
Discipatò s. m. Dissipatore, Sciupatore, Spre-
calore. Scialacquatore : Che spende a profusione.
DiscipaziSns. f. Dissipazione, Dissipamento,
Scialacquamento, Sprecamento,
n Figurai. Disattenzione, Sbadataggine, Svagamento,
Distrazione, Spensieratezza.
d20
DIS
DIS
I>iisciplinàse n. p. Disciplinarsi: Percno-
tcrsi colla disciplina per allo di mortificazione o
di penitenza V. Disciplinn-a nel 1" signif.
Disciplinn-a s. f. Disciplina: Mazzo di fu-
nicelle 0 cose simili, coJle quali gli uomini si
percuotono per atto di penitenza.
Il Disciplina, per Regola, J!aniera di vivere a norma
delle leggi e costumanze d'una professione, d'un
istituto e simile.
— militare; Disciplina militare: Ammaestramento
della soldatesca, cioè Lo stabilire e mantenere
nell'esercito l'ordine, la subordinazione, i costumi,
il coraggio e l'onore, col prevenire e castigare
i falli e i delitti ; vale anche La stessa arte mi-
litare.
— ecclesiastica ;'D\sc'\p\im ecclesiastica: Quella parte
delle leggi della Chiesa, che si riferisce ai riti e
ad alcune prescrizioni, le quali non riguardano
propriam. il dogma.
I>isciplinóvi. add. Disciplinalo: Ammaestrato,
Istrutto; e nel mijit. Avvezzato alla disciplina
militare.
I>iscip(^ii p. pass. Dissipato, ecc. V. Discipd.
" Svagalo, Disaltenlo, Distratto, Spensierato.
I>iscolo add. Discolo: Di costumi poco lode-
voli, Licenzioso, Dissoluto.
I>iscorrì v. n. Discorrere: Ragionare, Favel-
lare con alcuno conversando.
5 Nò ne sta a discorri ; Non ne parlare, Non ne
favellare, dicesi di persona o di cosa, di cui non
si vuol sentire a parlare.
% Se a discorriemo; La discorreremo, Ci discor-
reremo 0 Si discorrerà. Modo di minacciare.
5 Evia discorrindo ; Va discorrendo, dicesi quando
si tratta d'una serie o numero di cose, e se ne
tocca solamente alcuna, quasi comprendendo le
altre nella detta espressione.
Discorscivo add. Discorsivo: Dotalo della
facoltà di discorrere; e piiì comunem. Parlantino.
II>iscrezióMi s. f. Discrezione e antic. Discri-
zione, Discretezza, Moderazione, Temperanza.
% A discrezion; A discrezione: Ad arbitrio, A vo-
lontà; ed anche Secondo la discrezione, Con one-
stà, Con equità.
J A discrezion a l'è a moce de virtù; La discre-
zione è la madre delle virtù ovv. la madre degli
asini, cioè Insegna a ciascuno quel che conviene.
S Andd in t'ùnn-a cosa scusa discrezion; Far
alcuna cosa senza discrezione: Eccedere nel farla.
S Anni dadiscrczión; Anni della discrezione : Quelli
ne' quali comincia l'uomo a saper usare per modo
la ragione.
$ Aveì un pò de discrezion; Aver un po' di di-
serezione: Procedere con moderazione.
S Beati i urtimi se i primmi fian discrezion;
Beati gli ultimi se i primi hanno discrezione. Prov.
che dicesi per celia a tavola nel servirsi delle
vivande.
J intende pe discrezion; Intendere per discrezione:
Intender per proprio accorgimento l'altrui mal
composto e oscuro discorso.
S Rdndise a discrezion; Rendersi o Darsi a di-
screzione, dicesi del Rimettersi liberamente le sol-
datesche 0 le piazze o simili , alla discrezione
del vincitore, senz'altri patti o capitoli.
J Sta a discrezion d'ùnn-a pcrsònn-a; Slare a di-
screzione d'uno: Esser sottoposto all'arbilrio altrui.
X>i«oùsoidu s. f. Discussione : Esame, Ricerca
esatta nel trattare o ragionare con chiarezza e
distinzione in materia di letteratura, di scienze,
di negozi, ecc., Contesa di parole, Dibattimento.
I>iscixtte v. a. Discutere e anlic. Discussare :
Esaminare o considerar sottilmente e diligente-
mente, 0 da sé, 0 insieme con altri, dicendo cia-
scuno la sua, un affare, un dubbio, un punto di
letteratura, ecc.
« In term. leg. Parlare alla presenza de' giudici e
della parte contraria intorno alla causa che si
difende.
X>iise^iia; V. a. Disegnare: Imitare o Rappre-
sentare qualche oggetto con la matita, con la penna,
0 comecchessia.
I>iseg-xia.tò s. m. Disegnatore: Colui che
disegna,
w Disegnatore: Colui che fa disegni di ricami; o I
disegni, che alcuna donna vuol poi in ricamo
eseguire, riporta, prepara sul panno o sulla tela
dove ha da esser fatto il lavoro.
]I>iieeirtà< v. n. Disertare e Desertare: L'abban-
donare vilmente la propria bandiera per recarsi
nelle file del nemico o al soldo d' un'altra po-
tenza, 0 per isfuggire ai doveri della milizia, tor-
nando alia propria casa.
liisertaziòn. s. f. Dissertazione: Ragiona-
mento sopra qualche materia, Trattalo intorno
a qualche argomento.
II>isertò s m. Disertore e Deseriore: Soldato
che abbandona furtivamente la milizia.
II>iserzi5ii s. f. Diserzione e Deserzione: Il
delitto del disertare.
I>xisette; Diecisetle e meglio Diciassette: Nome
numerale composto di Dieci e selle.
I>isette:xiiu.o; Diciasettesimo, Decimo set-
timo: Addiett. numer. che comprende Sette oltre
la decina.
I>isere<ià, v. a. Diseredare, Diredare, anlic.
Diretare, Diredifare: Privare dell'eredità.
I>isim.toor*so s. m. Disborso: Usasi comunem.
per Pagamento de' propri denari per doverli ria-
vere e non ancora riavuti.
S £se in disimbòrso ; Essere in disborso, vaie Non
essere ancora stalo rimborsato delle spese fatte
per altrui.
X^isimpeg-iiav a. Disimpegnare: Levar d'im-
pegno, e talora d'impiccio.
— un affare; Adempire, Eseguire, Compiere, Trarre
a fine un affare.
S Disimpegnàse n. p. Disimpegnarsi: Liberarsi dal-
l'impegno; e pili comunem. nell'uso, Riuscir bene
in una prova, e massimamente nel sostenere qual-
che parte e nel dare qualche esperimento dinanzi
al pubblico.
I>iisinipieg'òu. add. Disimpiegato. Voce del-
l'uso. Tolto dall'impiego o Che non ha verun im-
piego od ufficio.
JDisinitettà, V. a. Disinfettare: Purgare l'aria
0 con suffumigi o con altro dalle esalazioni pesti-
fere, ecc.; e dicesi pure delle vesti e d'allre cose.
I>ising'a.iixià; v. a. Disingannare, Disgannare,
Sgannare: Levar d'inganno, Trar d'errore.
S Disingannàse n. p. Disingannarsi, Disgannarsì,
Sgannarsi: Uscir dinganno, Mular la credenza.
Ricredersi.
X>ii9iiitex*essòu add. Disinteressato : Che
opera senza interesse, Che non cura il proprio
interesse.
DIS
DIS
321
IDisin-volto add. Disinvolto, Destro, Sciolto,
Spedilo, Franco, Spigliato.
X>isi]i>^oltua. s. f. Disinvoltura: Franchezza,
Destrezza, Scioltezza, Brio,
n Disinvoltura, per Contegno franco e che destra-
mente nasconda alcuna passione o intenzione o
mala azione eseguita.
]I>isnà. V. n. Desinare, Pranzare, e anticam. e
alla lai. Prèndere: Mangiare che si fa per solilo
in sul mezzodì, e da altri, massimamente nelle
città, più 0 meno verso sera.
S Èse a disnà ; Slare a desinare. Desinare, Pranzare.
S Fd da disnà; Fare il desinare o da desinare,
vale Apprestare il desinare.
S Invila a disnà; Invitare a pranzo, a desinare.
Ricevere a' convito.
X>isiià> s. m. Desinare, Pranzo: li maggior dei
pasti che si fa nella giornata V. sopra Disnà v.
S Doppo disnà; Dopo il desinare, Dopopranzo.
S Fa da disnà; Fare il desinare: Apprestare il
desinare.
g Guasta 5 disnà ; Guastare il desinare : Mangiare
avanti a segno che ne levi l'appetito.
S Litiga 5 distia co-a cenn-a V. Cenn-a.
S Un doppo disnà; Un dopo desinare: Un giorno
qualunque dopo il desinare.
]I>isii£ieto s. m. Desinarino, Desinaretlo.'e nel-
l'uso anche Pranzetto, Pranzellino: Piccolo pranzo
e gustoso.
Tyisixa,tsL s. f. Desinala, Desinare, antic. Desineaj
dicesi comunem. d'Un bel desinare,
g Aveìghe disnata; Averci pranzo, suol dirsi co-
munem. Quando in una casa si fa straordinario
convito a persone di qualche conto.
DisoTblblig-aiite add. Disobbligante, Scor-
tese, Incivile, Inurbano; e comun. Che non ti ha
né grado né grazia di verun favore e cortesia.
I>isoccù.póu. add. Disoccupato: Che non è
occupalo; e parlandosi di persona, vale Ozioso,
Sfaccendalo, Scioperato.
I>isòiLÒ s. m. Disonore e per sino. Disnore, Di-
sonoranza, conlr. d'Onore; Infamia, Vergogna,
Vituperio, Ignominia, Sfregio.
S Fa disònó; Far disonore, Disonorare: Esser ca-
gione che altri sia vituperalo, infamato.
I>iso]iorà V. a. Disonorare, antic. Disonrare,
Disorrare: Tórre l'onore. Contaminar la fama,
Mettere in disistima; Aontare, Adontare, Sver-
gognare, Sfregiare, Vituperare, Infamare.
I>iisord.ina V. n. Disordinare, dicesi comunem.
dell'Uscir dell'ordine dovuto e consueto dando nel
troppo, 0 in mangiare o in qualsivoglia altra cosa;
Far disordini, Viver senza regola.
I>isorien.tà v. a. Far perdere la bussola, la
tramontana, la scherma o la scrima, figurai, vale
Sconcertare, Turbare, Confondere, Levar di sesto.
S Disorientàse n. p. Smarrire o Perdere la bus-
sola, la tramontana, la scherma o la scrima, di-
cesi figur. di Chi resta senz'alcun indirizzo, o di
chiunque si confonda o non sappia dove sia o
dove si vada o quel che si faccia.
r>isossa v. a. Disossare : Trar le ossa dalla carne.
I^isparitse s. f. Disparità, Disuguaglianza, Di-
versità, Divario, Differenza, Dissimiglianza.
Dispensa V. Despensà.
I>ispera v. n. Disperare: Perdere la speranza.
I>ispei:*a.zióii s. f. Disperazione e Despera-
zione V. Despeazión.
Ca«àccu, Dizionario Genovese- Italiano.
I>isponilbilitcie (Mette in); Mettere in dis-
ponibilità, dìcesi d'un uHìziale, il quale viene
messo in islalo di riposo, salvo il richiamarlo,
0 dopo un tempo determinato, o quando il prin-
cipe 0 il governo lo crederà conveniente, all'ul-
terior disimpegno delle proprie funzioni.
I>ispóini-e V. a. Disporre: Mettere io buon
ordine, in assetto; Acconciare, Accomodare, Pre-
parare.
i> Disporre, per Stabilire, Determinare, Deliberare,
Risolvere; e detto di leggi, Statuire, Prescrivere.
Il — Persuadere, Preparare l'animo d'alcuno, In-
durlo a far checchessia.
— d'ùnn-a persmn-a o d'ùnn-a cosa; Disporre di
uno 0 d'una cosa, cioè Fare d'una persona o di
una cosa ciò che più aggrada.
S L'ommo 5 propónn-e e Dio o dispónn-e V. Dio.
§ Poeì disponn-e d'ùnn-a cosa; Poter disporre di
una cosa, vale Esserne padrone, Possederla.
S Dispònnise n. p. Disporsi, Accingersi, Apparec-
chiarsi a qualche cosa ; e talora semplicem. Ac-
comodarsi a farla, Adattarvisi.
]I>ispo:xizio]i s. f. Disposizione: Comparti-
mento ed ordine che si dà a checchessia.
n Disposizione, per Deliberazione, Ordine, Provve-
dimento: Ho dceto tutte e dispoxizioin necessàie;
Diedi tutte le disposizioni necessarie.
n — Natura, Inclinazione o Attitudine a far chec-
chessia. ^
n — Arbiirio, Facoltà, Libertà, Beneplacito di far
una cosa come si vuole.
S Bdnn-a o Cattiva dispoxizión; Buona o Cattiva
disposizione: Nelle Arti si dice secondo che un
lavoro sia bene o mal compartito e acconcio al-
l'uso che è destinato, e vi regni l'ordine e la
giusta collocazione delle parti.
§ Ése d dispoxizión d'ùnn-a personn-a; Essere
a disposizione o a condizione d'alcuno, vale Es-
sere alia mercè, in arbiirio d'alcuno; e iratlan-
dosi di semplice profferta, Essere a'cenni d'alcuno.
§ Mette ùnn-a cosa a dispoxizión d^ùnn-a per-
sònn-a; Mettere una cosa a disposizione altrui,
vale Tenerla pronta a ogni suo piacimento.
Oispùta s. f. Dispula: L'atto del disputare;
Dispulazione, Disputamento, Questione, Contesa,
Contenzione, Contrasto di parole.
IDispùtà V. n. Disputare: Impugnare Taltrui
opinione e difender la propria; altrim. Contendere,
Contrastare, Quislionare.
»i Dispulare, in signif. alt. vale Contrastare altrui
il dominio d'una cosa.
— ó vento; Disputare il vento. T. mar. Manovrar
in modo di guadagnate il sopravvento o il van-
taggio del vento, relativamente ad una nave o
ad una squadra che si ha in vista.
I>isseecà v. a. Disseccare, Seccare, Riseccare,
Risseccare V. Secca.
II>issixad.e v. a. Dissuadere, conlr. di Persua-
dere, Sconsigliare, Disconsigliare: Dislorre alcuno
dall'esecuzione di qualche disegno, Rimuoverlo
dal suo proposito.
Distilla V. Destina.
Distillato V. Destinato.
Distillazión. V. Destillaziòn.
Disting-ue V. a. Distinguere: Discernere per
mezzo della vista e degli altri sensi; e dicesi
ancora dell'operazione della mente che discerne,
che riconosce. '
%\
322
DIT
BIV
ùnn-a propoxnidn; Distinguere una proposi-
zione, nelle scuole vale Specificare i diversi si-
gnificati in cui può esser presa.
S pan da-e prie; Distinguere il fagiano dalle lu-
certole, il pesco dal melarancio, il mosto dall'ac-
querello, il pan da' sassi, il baccel dai paterno-
stri, ecc.: Dettalo che vale Far distinzione di cose
assai diverse fra loro.
§ Distinguise n. p. Distinguersi, Segnalarsi: In-
nalzarsi sopra gli altri, Farsi ammirare.
I>istixita> s. f. Distinta. Voce dell'uso: Nola
chiara, accurata, circostanziata.
I>istiiitivo s. m. Dislinlivo: Segno o Nola
che distingue.
§ Distintivi d'ònó; Distintivi d'onore, dlconsi Tutti
quei segni atti a dimostrare il merito che rende
illustre una persona.
DistinzióiiL s. f. Distinzione : Separazione
delle cose secondo la loro proprietà o per altra
cagione conceputa dall' intelletto.
I) Distinzione, per Atti e Parole che dimostrano
preferenza, stima, riguardo, rispetto verso alcuno.
S Persónn-a de distinziòn; Persona distinta, emi-
nente, riguardevole, degna di stima.
r>istra>e v. a. Distrarre, Svagare: Distogliere,
Stornare altrui la mente, l'attenzione, il pensiero,
g Dìstràise n. p. Distrarsi, Svagarsi, Divagarsi:
Diviar l'animo, Alienar la mente da ciò che si
opera; ed anche Non s'applicar di continuo a
checchessia, ma divertirsi in altre operadoni e
pensieri.
V Distrarsi, Ricrearsi, Prendersi alcun sollievo, ecc.
I>istr£eto p. pass. Distratto, Strallo, Astratto,
Svagato, Divagato, Sbadato, ecc.
I>istrazión. s. f. Distrazione, Svagamento,
Divagaiìflenlo: Diviamento d'animo, Alienazione
della mente da ciò che si opera,
n Dislnazione, nell'uso vale anche Giuoco, Spelta-
colo 0 altra cosa simile che serva a stornar la
mente dalie usate gravi occupazioni, ecc.
I>istri"bu.i V. a. Distribuire: Dare a ciascuno
la sua rata, Dispensare, Compartire.
N Distribuire, per Ordinare, Disporre: Distribuì e
guardie; Distribuire le guardie.
I>istri1bu.zióii s. f. Distribuzione: Il distri-
buire; Distribuimento, Compartimento, Dispensa.
n Distribuzione, in Archit. vale Ordinalo compar-
timento delle diverse parti e membri che com-
pongono il modello d'un edificio.
I>istriie V. a. Distruggere, Struggere, Consu-
mare, Eslerminare , Disfare : Ridurre al niente.
§ Distrùise n. p. Distruggersi, Esterminarsi.
iSistrùttó s. m. Distruttore, Distruggitore,
Slruggitore: Che distrugge.
I>istirùto p. pass. Distrutto V^ Distrae.
Il Distrutto, aggiunto a persona, vale Mal condotto
di sanità. Smunto, Emaciato, Consunto.
Distirùzion s. f. Distruzione: Il distruggere
Rovina, Disfacin.ento.
S Aveì 5 spirilo da distrùzion; Aver lo spìrito
della distruzione, dicesi comunem. in Tose, dei
fanciulli che lutto sciupano.
IDistùrlbà, V. Deslùrbd.
II>iistùi*1ba.tó V. Destùrbató.
X>istùt*lbo V. Destùrbo.
I>isu.1b1bid.i v. n. Disobbedire e Disabbidire:
Non ubbidire. Trasgredire.
X>itcif s. f. Della e Dello, o nel contado di quasi
tutta la Tose. Ditto e Ditlaggio: La voce che
tra il popolo si sparge d'una tal cosa.
§ Secondo a d'ita dò tale; A detta o Per della
del tale, vale Secondo il suo detto, Sopra il suo
detto. Sopra il suo avviso o parola.
S Stasene a d'ita d'un; Starsene a detta o al dello
d'uno, vale Rimettersi al parere e credere al
dir di lui.
I>xta, s. f. Dilla. T. mere. Società o Ragion di
negozio fra due o più persone che hanno la
medesima firma.
§ A dita a core sótto 5 nòmme dò tale; La dilla
canta sotto il nome del tale, cioè Sotto il suo
titolo.
I>xto s. m. Detto, Parola, Motto.
$ Da-o d'ito a-o (ceto passa un gran troeto; Dal
detto al fatto e' è un gran tratto, ovv. Dal fare
al dire c'è che dire. Prov. che signif. I discorsi
ci vuol poco a farli , ma venire a' falli non è
da tutti.
§ D'ilo (ceto ; Detto fatto. Modo avverb. che vale
Subitamente, cioè Facendo al dello seguitar su-
bito il fatto.
X>itta;iiio s. m. Dittamo. T. botan. Origanum
dictamnus ovv. Amaricus dictamnus. Pianta
odorosa e perenne, proveniente da Candia, che
coltivasi per lo più in vasi. Fiorisce in luglio e
agosto.
— gianco; Frassinella V. Frascinella.
I>ittatò s. m. Dittatore : Nome di supremo
grado nella Repubbl. romana, che si creava in
tempo di pericolo, ed aveva potestà assoluta senza
renderne a ninno ragione.
I>itta,tu.a< s. f. Dittatura : Dignità del dittatore.
HUvag-àuse V. Distraise nel v. Distrae.
1) Svagarsi, per Non s'applicar di continuo a chec-
chessia, ma divertirsi in altre operazioni e pen-
sieri; che anche dicesi Sciorinarsi e Sciorinare
il cervello; e talora per Ricrearsi, Prendere al-
cun sollievo 0 sollazzo.
I>iva-g-azioii s. f. Svagamento, Divagamento,
Distrazione V. Distraziòn.
I!>ivag"òii p. pass. Divagato, Svagato, Distratto.
)) Usato come addiett., vale Sbadalo, Disattento,
Disapplicato, ecc.
r>i-van. s. m. Divano. T. legnai. Diconsi nel-
l'uso Quei canapè bassi e senza spalliera, per lo
più di lusso, che soglionsi mettere torno torno
alle pareti di stanze alquanto grandi, a somiglianza
forse di quelli, su' quali seggono i membri del
Divano, cioè II Consiglio dei bassa e ministri
del Sultano.
I>ivecld.e v. a. Divedere: Vedere, Mostrare,
Dimostrare. Verbo che si usa solo preceduto dal
v. Dare e dalla prcpos. a, onde: Dà a divedde;
Dar a divedere, vale Dar ad intendere, Far co-
noscere.
II>i-ve^il£ V. Diventa.
IDiventa v. n. Diventare, Divenire : Venire a
stato diverso da quello che è o era prima una
cosa 0 una persona, variando nella sostanza e
negli accidenti.
I>iversoificà v, n. Diversificare, Variare,
Svariare, Differenziare V. Varia.
I>iver8ciòn s, f. Diversione: Rivolgimento
altrove.
« Diversione, nel Milli, dicesi L'atto di assalire il
nemico in un luogo ov'egli è debole e sprovveduto
DIV
DO
323
colla mira di fargli richiamare le sue forze da
un altro luogo.
"Oiverscitse s. f. Diversità, Differenza, Di-
vario, Svario, Distinzione.
Diverti v. a. Divertire, Ricreare, Spassare,
Sollazzare: Dar divertimento, spasso, sollazzo,
Far piacere. Piacevolmente inlerlenere.
S Divertise n. p. Divertirsi, Spassarsi, Sollazzarsi,
Ricrearsi; Pigliarsi spasso, piacere, divertimento.
— a-e spalle d'ùnn-a persònn-a; Pigliarsi o Pren-
dersi buon tempo d'alcuno, vale Pigliarsene giuoco
0 piacere.
I>i ver ti mento s. m. Divertimento, Spasso,
Sollazzo, Passatempo: Trattenimento piacevole.
Dividde v. a. Dividere, Separare, Spartire:
Disgiungere Tana parte dall'altra V. Separa.
n Dividere: Entrar di mezzo fra più persone ac-
ciocché cessino di fare zuffa V. Spartì.
n — Scompartire, Distribuire, Dar la porzione, la
rata V. Spartì.
n — e in Tose. Partire. T. d'aritm. II modo di
vedere quante volte un numero entra in un altro.
§ Dividdise n. p. Dividersi: Scompartirsi fra piiì
persone una cosa V. Spartìse.
ti — Me taf. dicesi del Separarsi le persone o per
vivere ciascuna da per sé o per altra cagiono.
r>ivid.eii<io s. m. Dividendo. T. d'aritm. Il
numero da dividersi, od allrim. Il numero nel quale
si cerca quante volte sia contenuto il divisore.
Il Dividendo, nel Commercio è L'interesse del fondo
d'una Compagnia, che é diviso tra coloro che la
compongono, e proporzionalo alla parte che cia-
scuno ha in tal fondo.
I>iviii add. Divino: Ciò che appartiene a Divi-
nità 0 partecipa di essa; e per similit. Singo-
lare, Eccellente, Perfetto nel suo genere ; Unn'o-
pera divinn-a; Un'opera divina.
Tyìrv\rì.\tee> s. f. Divinità: Essenza di Dio; e
talvolta si usa per Dio medesimo.
Il Poeticam. dicesi ancora ed abusivamente par-
lando di Donna bellissima.
Divisa s. f. Divisa : Abito, Vestimento militare,
di foggia e di colore distinto, onde sceverare i
propri soldati da quelli d'un altro Slato, e quelli
d'una milizia dall'altra V. Uniforme.
X>ivisà V. n. Divisare, Determinare, Deliberare,
Disegnare, Stabilire.
Divisò s. m. Divisore, e in Tose. Parlilore. T.
d'aritm. Quel numero che nell'operazione chia-
mata Divisione è contenuto tante date volte nel
dividendo.
Divixión. s. f. Divisione: Separazione d'una
quantità in parti ; allrim. Dividimento, Scompar-
timento.
M Divisione, figurai. Discordia, Disunione, Scissura,
Dissensione.
Il — In Arilm. é Una delle quattro principali ope-
razioni, della anche Regola del partire o Par-
tizione,
n — Presso ì Retorici, La distribuzione che fa l'ora-
tore del suo discorso in diversi punti,
n — Nel Milit. é Una parte dell'esercito composta
di cavalleria, di fanteria, col bisognevole d'ar-
tiglieria. I grandi eserciti si dividono in Corpi
d'armata, e questi in Divisioni, le Divisioni in
Brigate. Una Divisione non é mai minore di due
Brigale. Essa è comandata da un tenente gene-
rale, detto Generale di divisione.
n — Nella Marin. è Un certo numero di navi e
fregate che forma una parte d'un'armata, com-
posta d'ordinario di tre squadre.
Divoi*à v. a. Divorare : Mangiar con eccessiva
ingordigia, a modo delle bestie rapaci.
— o stradda; Divorar la strada o la via, fignr. vale
Farla prestissimo. Camminar in somma fretta.
— co-i éuggi ùnn-a cosa; Divorar cogli occhi noa
cosà: Guardare sì avidamente una cosa, che la
brama di quella apparisca per gli occhi.
— i libbri; Divorare i libri, figurai, vale Leggerli
prestissimo.
% Sentìse divora dà bile, ecc.; Divorare dalla bile,
dalla rabbia, ecc , vale Essere acceso dalla bile,
dalla rabbia o da altra passione.
S Divoràse n. p. Divorarsi, Mangiarsi, Inghiottirsi,
dicesi scherzev. di due sopraffalli da eccessiva
collera: Paeiva che se voessan divora; Parca
volessero divorarsi.
Divorato s. m. Divoratore, Diluviatore, Di-
luvione, dicesi di iMangialore eccessivo.
I» Divoratore, DistniUore, Distruggitore; Che con-
suma. Che distrugge.
Divoziòn s. f. Divozione e Devozione : Pia af-
fezione dell'anima verso Dio e verso le cose sacre.
Il Divozione e Devozione, Ossequio, Affetto rive-
rente verso altrui.
Il — - Nel num. del più, Orazioni, Preci.
^ Fd e so divozioin; Far le sue divozioni, vale
Confessarsi e comunicarsi.
**S iVó me sta a rompi a divoziòn; Non mi rom-
pere la devozione, m. b. che vale Non mi fra-
stornare, Xon mi rompere le lasche.
Divulg-a V. a. Divolgare e Divulgare: Far nota
all'universale una cosa che non si sapeva; allrim.
Diffondere, Disseminare, Trombettare, Dir pei
canti.
Dixéutto; Diciolto: Nome numer. che com-
ponesi di Dieci e otto.
Dixinéuve; Diciannove: Nome numer. che
compcnesi di Dieci e nove.
Dixing'axiilà V. Disinganna.
Dixiotteximo ; Diciottesimo: Nome numer.
ordin., che dicesi anche Decimo ottavo.
Disinvolto V. Disinvolto.
Dixinvoltùa V. Disinvoltùa.
Diziouàio s. m. Dizionario: Libro ove sian
raccolte ed esposte per ordine alfabetico le varie
dizioni d'una o più lingue; allrim. Vocabolario
e Lessico, ma quest'ultima voce usasi principalm.
parlando di Dizionari greci.'
Il Dizionario, dicesi ancora di Varie raccolte alfa-
beticamente ordinate sopra materie d'arti o di
scienze, ecc.
Dò ; Del, Dello : Prepos. artic. che serve al 2» caso
dei nomi di gen. niasch. sing. che cominciano per
consonante: 0 Creato dò mondo; 0 dovei dò sca-
ldo; 11 Creatore del mondo, Il dovere dello scolaro.
Do s. m. Dolore: Snnlimento penoso e tormen-
toso del corpo animale, cagionato da ferita, per-
cossa e simili.
Il — Riferendosi all'animo, dicesi Tutto ciò che lo
affliggo, lo affanna, lo attrista; Duolo, Doglia, Af-
flizione, Affanno, Cordoglio, Angoscia, ecc.
Il de chéu V. Chéu.
— de testa; Mal di capo. Dolor di capo.
— di pecchce; Dolore de' peccali: Il pentimento
ossia La pena che si sente d'averli commessi.
324
DOG
DOM
— dò diao; Dolore acuto, vivo, pungente, ecc.
S Dot còlici; Dolori còlici o Còlica: Dolori forti
dell'intcsìina o d'altri visceri dell'addòmine.
— de pansa; Dolori di corpo.
1) de parto; Doglie, Dolori del parto V. Déugge.
g L'è niegio un dà de stacca che un dò de chéu
V. Chèa.
§ Pe amò nò se sente dò V. Amò.
S Sàtà un dò; Prendersi o Pigliarsi una doglia,
vale Esser sorpreso da qualche dolóre.
I>ó Ibello V. Bello sost.
I>Ó9e s. m. Dolce, Dolcezza: Sapore che hanno
in sé le cose dolci.
— chi nausea; Dolce smaccato: Dolce che muove
a nàusea.
S Dòsci; Dolci V. Dòsci.
S Doppo 5 dòce ven l'amào V. Amào Sost.
% Nò gh'é dòce sens'amào V. Amào sost.
% Sentighe ò dòce; Gustarne il dolce: Metaf. vale
Tirar qualche profìtto dal suo lavoro.
IDóge add. Dolce: Aggiunto di quelle cose, il cui
sapore è grato al gusto e non ha nulla d'agro,
d'amaro o di aspro o di salato,
u Dolce, aggiunto di metallo, come ferro, rame, ecc.,
dicesi Quello che è agevole a lavorare.
I) — Aggiunto di pietra o sasso, dicesi dagli Scal-
pellini e Architetti Quella che si può tagliare con
facilità come il tufo.
«I — Aggiunto d'aria, clima o simili, vale Temperala,
cioè Che non è né troppo calda, né troppo fredda,
n — Aggiunto di salita o simili, vale Poco repente.
Che non é erta. Che si sale agiatamente.
S ^gua dòce V. jEgua.
S Aveì i pé dòsci; Aver i pie teneri V. Aveì.
% Fa vegni dòge; Addolcire, Indolcire; e figur.
Appiacevolire, Lenire, Disacerbare, ecc.
% Paste dògi; Paste dolci V. Pasta.
IDó^ementeavv. Dolce, Dolcemente, Con dol-
cezza. Affabilmente, Piacevolmente, Soavemente,
n Bel bello, Pian piano, Adagio, Placidamente.
r>ocilitee s. f. Docilità: Pieghevolezza, Arren-
devolezza agli altrui consigli, ammonizioni, ecc.
X>ocu.iiie]ità. V. a. Documentare: Corredare
di atti, scritture, ecc. checchessia, afTine di pro-
varne la verità.
I>òg-a< s. f. Doga : Una di quelle strisce, di che
si compone il corpo della botte o di simili vasi
di legno.
Il Cótica, Cotenna, dicesi da noi per ischerzo e in
m. b. Quella carne grassa che apparisce dietro nel
collo alle persone pingui.
I>S^g-ia. s. f. Piega V. Ceiga.
— da camixa; Doppietta: Striscia di tela adoperata
lungo Io sparalo del petto. Lungo la Doppietta
scorron le pieghe fcettej.
— de casette; Rimboccatura: Giri rovesci che hanno
le calze fatte al lelajo.
n Duglia. T. mar. Ciascun giro d'una gomena o
altro cavo raccolto in tondo, perchè occupi mi-
nore spazio.
I^òg'g'ià V. a. Addoppiare, Doppiare, Indoppiarc:
Crescere una cosa altrettanto ch'ella non è; e di-
cesi più propriam. di (ilo, di panno o altra cosa
quando se ne mettono due insieme o una in se
medesima si sovrappone.
« Piegare, Torcere, Curvare, Incurvare aldina cosa.
M — Figurai, per Isvolgere, Persuadere, Far cam-
biar pensamento, risolazione.
— e strapunte; Abballinar i materassi V. Strapunta.
— 5 fi da schenn-a; Lavorare, Faticare.
§ Dòggidse n. p. Piegarsi , Torcersi : O s'è dóg-
giòu camme ùnn-a canna ; E' si piegò come una
canna.
Il Piegarsi, dicesi figurai, di Chi, vincendo la ri-
trosia 0 la svogliatezza, si dà a un lavoro o pro-
fessione qualunque.
— e gambe ; Non reggersi in gamba o sulle gambe,
Non regger le gambe, vagliono Esser debolissimo.
IDóg-g-iatùa s. f. Piegatura, Curvatura, Tor-
cimento.
Oòg-g-io s. m. Doppio e Duplo V. Dóppio sost.
il Boccale: Sorta di misura antica genovese di vino,
contenente due amole; ed anche La quantità slessa
del vino contenuta in un boccale.
w Orinale V. Oinà (nome).
S Battaggià o Sunna e campann-e a dòggio V.
A dóggio.
'^ Fd 5 dòggio; Far il doppio, vale Fare due volte
tanto.
IDòg'g'io add. Doppio, contr. di Scempio.
n Doppio, aggiunto di flore, dicesi Quello, i cui
petali sono raddoppiati, conlr. di Semplice: Vio-
vetta dóggia; Viola mammola doppia.
§ Anna dóggia; Annata doppia, dicesi nell'uso di
Annata fertilissima, copiosissima.
§ Ommo de nervi dóggi ; Nerboroso, Nerboruto,
Nerbuto, Toroso: Che ha grossi nervi che dinotano
fortezza; Forzuto, Robusto quasi come un toro.
iDóg'g'ion. s. m. Canavaccio e Canovaccio: Sorla
di panno, per lo più di canapa, grosso e ruvido.
§ A-o ciceo da candeja ò dòggiòn 5 pà leja V-
Candeja.
Ì>oi V. n. Dolere : Sentire o Provar dolore in qual-
che parte del corpo; e figurai. Aver dispiacere,
Rincrescere.
§ Gratta dóve ghe déue; Dar dove gli duole, Toc-
car alcuno proprio dove gli duole, Dare in quel
d'alcuno : Promuovere un discorso sopra materia,
in cui altrf abbia passione.
3 Questo odo ò fa dot a testa; Quest'odore at-
tosca, dicesi d'Odore forte, gagliardo.
Doma V. a. Domare: Far mansueti e trattabili gli
animali; Addimesticare, Mansuefare, Ammansare.
11 Domare, figurai, per Umiliare, Sottometlere, Sog-
giogare, Vincere.
I>óin.a,ii; Dimani e Dimane, Domani e Domane:
Avv. di tempo che serve a dinotare II giorno
vegnente, cioè Quello che viene immediatamente
dopo il giorno che corre.
— a seja; Dimani a sera, Diman da sera, Diman-
dassera, Domandassera: La sera del giorno ven-
turo 0 Domani inverso la sera.
— mattin; Dimani mattina o Domattina: La mat-
tina del giorno vegnente o Domani inverso la
mattina.
S Da anchéti a dòman V. Anchéu.
% Da dòman a éutto, a chinze, ecc.; Domani a
otto, a quindici, ecc., vale Trascorsi otto o quin-
dici giorni dal giorno di domani.
% Manda da anchéu a dòman; Mandar da oggi
a domani, Dar erba trastulla, vale Mandar a lungo
una cosa a forza di bugie e fandonie. Tener a
bada.
X>oiiia>iid.a< v. a. Domandare, Dimandare, Chie-
dere: Ricercare altrui con parole d'alcuna cosa
0 persona.
DOM
DON
325
n Domandare, per Chiedere alimi una cosa che si
desidera ollenere : Domanda perdón; Domandare,
Chiedere perdono.
n Chiedere o Dimandar per Dio, vale 3Iendicare,
Chieder limosina.
— ùnn-a fìggia; Domandare, e più comunem. Chie-
dere una zitella in isposa.
§ Andò, a domanda; Andar all'accatto o accattando,
Accattare, Limosinare, Mendicare, Far accatteria
0 l'accattone, e scherzos. Andar all'accattolica:
Andar cercando limosina; e se per vizio, Birbo-
neggiare, Paltoneggiare, Baronare.
S Domanddse n. p. Domandarsi, Chiamarsi: Aver
nome così o così : Camme 5 se domanda ? Come
e' si domanda ?
§ A n'é m.anco da domanddse ; Non è da doman-
dare 0 Non se ne domanda, dicesl di Cosa nota
per sé 0 facile a immaginarsi.
I>oin.eiieg"ai s. f. Domenica : Giorno destinalo
alle pratiche religiose presso i cristiani, e prin-
cipio della settimana.
— da pùgnalta ; Domenica della pignatta, chiamasi
così da noi La prima domenica di quaresima,
perchè in tal giorno usasi a riempire di dolci o
simili una pignatta di terra cotta, la qnal poi
sospesa in aria con una corda si fa percuotere
da una persona bendata con un bastone fino a
che non si spezzi e cadano a terra i dolci in
essa contenuti.
Domeneg-à s. m. Dominicale. T. de'contad.
Abito dai dì delle feste.
I^omesteg-a s. f. Serva, Fante, Fantesca, e
nell'uso Domestica : Donna che sta a servigi altrui,
IDomesteg"^ V. Addomestegà.
Doniesteg'o s. m. Domestico, Servitore, Fa-
miglio; ma da noi usasi più comunem. volendo
dinotare Quel soldato che è addetto al servizio
d'un ufiiziale.
I>oiKiesteg-o add. Domestico e Dimestico:
Aggiunto di animali fuor della specie dell'uomo,
s'intende di Quelli che servono all'uomo senza
aver bisogno d'essere dimesticati.
'I Aggiunto delle piante o frutti, s' intende di Quelli
che crescon per coltura a distinzione de'salvatichi.
ti Aggiunto di campo, terreno, luogo o simili , vale
Coltivato, ed anche Abitalo.
]I>oxiiiciliàse n. p. Fissare il domicilio, la
stanza, l'abitazione.
I>omlciliòu. p. pass. Domiciliato. Voce dell'oso:
Che ha fissato il domicilio, la stanza; Stanziato.
Domina, v. a. Dominare, Padroneggiare, Signo-
reggiare, Donneggiare: Esser padrone. Far da
padrone, e dicesi per lo più di persone.
« Dominare, per Regolare a sua voglia, Tenere in
sua potestà o balìa, Governare.
« — In term. milit. vale Essere o Slare a cava-
liere, Soprastare, Signoreggiare; e dicesi delle
artiglierie e degli altri apparati di guerra, che
colle loro offese impediscono l'accesso d^un luogo
0 stando sopra d'una città o d'un'opera di for-
tificazione e la tengono in soggezione. Si dice
pure d'ogni opera di fortificazione che signoreggi
un'altra opera od i luoghi adiacenti: O Sperón
6 domina a cittae; Il forte dello Sperone do-
mina la città.
IDomlnò s. m. Dominò. Voce dell'uso. Legger
manto di seta nera o a colori, frangialo, con
piccol cappuccio ad oso di maschera.
n Dominò: Sorta di giuoco che si fa con 28 tes-
sere, le quali dalla parte di sopra sono d'osso
nero o d'ebano, e da quella di sotto d'avorio o
d'osso bianco, la faccia bianca delle quali è par-
tila come in due paginetle da un rigo nero ver-
ticale, e sopra ciascuna di esse paginetle è segnato
un punto fino a sei , ed otto ne sono lasciate
bianche, per modo che vi sia, per es. la tessera
da ambe le parti bianca, detta Doppia bianca, e
la Bianca asso, Bianca due, fino a Bianca sei ; e
cosi la Doppia asso. Asso due ecc., per modo che
in tulio vi siano otto bianche, otto assi, otto due
ecc. Si giocano mettendo in tavola la maggiore
e coprendo il numero col suo eguale. Chi prima
finisce le tessere o resta con meno punti, vince.
mommo s. m. Dnomo: La chiesa cattedrale.
I>oxià, V. Regalia.
I>oiiataio s. m. Donatario : Quegli al quale è
fatta una donazione.
Donato s. m. Donatore : Colui che fa ana
donazione.
Donazion. s. f. Donazione: L'azione del do-
nare; e propriam. Alienazione liberale, cortese
d'una casa, d'un podere, di gioje e simili.
Donna s. f. Donna: Nome generico della fem-
mina della specie umana; ma più propriam. di
Quella che abbia avuto marito,
n Donna, per Moglie, Sposa, Consorte.
Il — per Quella carta da giuoco che rappresenta
una regina.
— bònn-a da ninte; Mona cionna, Mona scocca 'I
fuso. Mona poco fila, dicesi per disprezzo a Donna
da poco e buona da nulla.
— chi core appréuvo a-i ommi; Donna carnalaccia,
libidinosa, lasciva, lussuriosa, ecc.
— chi fa servixi; Donna di servizi: Donna che,
fatte le masserizie in casa altrui, se ne torna
ogni dì a casa propria.
— chi petena; Pettinalora, Pettinatrice.
— chi stia giancaja; Stiratora, Insaldatora: Colei
che per mestiere slira camicie o altra biancheria
■ da dosso; dicesi anche Stiratrice, Insaldatrice ,
ma meno usate in Toscana.
— camme se de; Donna di garbo.
— da mòneghe; Servigiale , così chiamano le mo-
nache le loro serventi per non le chiamar Serve,
poiché come religiose sono tutte sorelle.
— da poco; Donnaccia, Donnacchera: Donna vile, su-
dicia, sciatta, sciamannata, e di non buoni costumi.
— de mondo; Donna o Femmina di mondo o di
partito 0 da conio o comune, Donna pubblica,
Femmina da guadagno, Cortigiana, Mondana, ecc.
— de recatto; Buona massaja.
— e madonna; Donna e madonna, presso i Notai
e Curiali vale Padrona assoluta.
— fresca de parto; Donna di parto: Quella che ha
di fresco partorito.
— reschéussa; Donna attempata, e per ischerzo
Carne di giovedì: Donna già avanzata in età.
— sùcca e cióula a n'é manco grazia de Dio
V. Cióula.
S Donne, scciùppette e libbri, nò se ne presta a
nisciùn; La moglie, lo schioppo e il cane non
s' imprestano a nessuno. Prov. di chiaro signif.
S A ùzo donna m. avv. Donnescamente: A modo
e costume donnesco.
S Da donna; Donnesco: Da donna o Conveniente
a donna.
326
DOP
DOR
S De néuite e donne sòn tutte pwgie; Al bnjo
tutte le donne sono a un modo, ovv. A lame
spento è pari ogni bellezza. Dettato proverb, che
significa Leva il lume, non c'è differenza dal-
l'una all'altra donna.
§ E donne ne san ùnn-a ciù che 5 diao V. Diao.
§ E donne són lunatiche; Donna e luna, oggi se-
rena, domani bruna.
§ / arme de donne son a lengua, i unge e e là-
grime; Le arme delle donne sono -la lingua, le
ugna e le lagrime.
§ Làgrime de donna, fóntann-a de malizia; La-
grime di donna, fontana di malizia.
3 Unn-a donna a Ve l' addrisso o ò descippo
d'ùnn-a casa; La savia femmina rifa la casa e
la matta la disfà.
Donna, s. ra. Donnajo, Donnaiolo e Donnajuolo,
Femminiero: Colui che volentieri pratica colle
donne.
II>oiiua<ssa> s. f. Donnaccia , Fcmminaccia :
Femmina grande e grossa.
lOoniietta s. f. Donneila, Donnicina, Femmi-
nella. Dimin. di Donna o di Femmina.
M Donnetta, usasi talvolta in senso dispregiativo:
Donnicciuoia, Femminella, Femminiicciola, cioè
Donna vile e dappoco.
S Ese un donnetta; Esser femmina o un donnetta,
parlando d'uomo, dicesi di Chi mostrasi debole,
timido, curioso, leggiero ecc. come le donne; o
Che s'immischia nelle faccende e nelle cure pro-
prie delle donne,
IDonnettaja s. f. Donnerìa: Fatto, Dello o
Costume di donnetta; ed anche Credulità sciocca
da femminella, Pregiudizio, Opinione falsa, ecc.
IDonuin s. m. Donnino. Vezzegg. di Donna.
n Donnino, dicesi anche per vezzo a Bambina, che
ha senno di donna falla.
S A l'è un bello donnin; È un bel donnine, dicesi
di Dònna piccola, leggiadra e graziosa.
II>ouniiin-a> s. f. Donnina. Dimin. vezzegg.
di Donna.
« — Alle volte usasi per chiamare una donna di
età avanzala, dì cui non sappiasi il nome: Mia;,
donninn-a ! Ehi, donnina !
I>oii]iòii s. m. Donnone: Donna grande e grossa,
fresca di carnagione e di bella apparenza.
I>oiLn.ùssa; s.f. Donnaccia, Femminaccia. Pegg.
di Donna, e dicesi per dispregio di Donna vile,
sùdicia, ed anche di pessimi costumi.
IDonòu s. m. Donato e Donadello: Nome d'un
piccolo libretto, Prima introduzione della gram-
matica Ialina, dello così perchè autore di esso
libro fu Donalo grammatico.
ll>òppia s. f. Doppia: Sorta di moneta d'oro,
di vario valore secondo gli Stati ; anlic. Dobla,
Dobra e Dobbra.
I>5ppio s. m. Doppio e Duplo: Due volle tanto.
% Fd 5 dóppio; Far il doppio: Far due volle tanto.
l35ppio add. Doppio, conlr. di Semplice V.
Ddggio add.
S Ommo doppio; Uomo doppio, figur. vale Uomo
fìnto, Non sincero, Simulato, Falso.
I>oppo; Dopo: Prepos. che serve comunem. al
4," caso, e dimostra ordine di luogo e di tempo
e vale Di poi, Appresso: Doppo a vegnùa de
Cristo, Doppo a morte de ma; mow; Dopo la
venuta di Cristo, Dopo la morte di mia madre.
I) Dopo, talvolta col 2° caso : Doppo de ti nò gh'é
slasto ciù nisciùn; Dopo di te, non vi è stato
più alcuno.
11 — Trovasi anche accompagnalo coli' infinito del
V. ausiliari Essere ed Avere e il parile, del v.:
Doppo aveilo mantegnùo pe treì anni . . . Dopo
averlo mantenuto tre anni . . .
n — In forza d'avv. vale Dietro, Poi: Primma
là, doppo ti; Prima lui, dopo le.
n — Usasi lalora nel signific. di Dietro: Doppo
i canonici vegnìva l'arcivescovo ; Dopo i cano-
nici veniva l' arcivescovo.
S Doppo che; Dopo che, Dopoché, vale Dappoiché,
Posciachè.
§ Doppo un meize, ùnn-a settemann-a, ecc.; Dopo
un mese, Dopo una settimana, ecc. vale Dopo
che fu passalo un mose, una settimana, ecc.
§ Poco doppo ; Poco dopo, Poco dappoi, vale Dopo
piccolo spazio di tempo.
Doppodiman avv. Posdomani, Posdomane,
Dopo dimani, Doman Tallro, cioè II giorno che
succede al giorno di domani.
I>oppo<iisn.à V. Disnd.
Do restante V. Dò resto.
Do resto; Del resto, Nel resto. Posto avv. vale
Quanto al resto. Quanto quello che resta a dire.
Dorin s. m. pi. Margheritine dorale.
Dormi V. a. Dormire : Esser immerso nel sonno.
1) Dormire: Detto di negozj o d'allro, vale Non
trattarsene al presente: Gómme va ó dizionàio?
0 dorme; Come va il dizionario? E' dorme.
— addosso a ùnn-a cosa; Dormire su una cosa,
figurai, vale Esser negligente a Irallarla, Non dar-
sene cura.
arrensento; Dormir raggruppato, rannicchialo,
raggricchiato, raggruzzato, cioè Colle membra in-
feriori raccolte.
boccùo; Dormir boccone o bocconi: Dormir gia-
cendo colla schiena all'insù.
— co-i éuggi averti; Dormir cogli occhi aperti,
figurai, vale Star cauto e vigilante.
camme un sùccón; Dormire come un lasso o
come un ghiro. Aver legalo l'asino e i buoi, va-
gliono Dormir profondamente.
— d'appoggióu; Dormir a gomilello: Dormire stando
a sedere dinanzi a un tavolino, e col capo ap-
poggiato sul gomito.
— de fianco; Dormir da lato o da fianco: Dormir
giacendo sopra uno de' fianchi.
— dcsteizo; Dormir disleso, cioè Col corpo allungalo.
de seùnno duo; Dormir sodo, Dormir come un
ghiro, cioè D'un sonno grave e profondo.
— leggiero; Dormir leggermente, cioè D'un sonno
leggero; Dormigliare, Dormicchiare, Sonnacchiare,
Sonnecchiare, Sonnifcrare.
— sórvin; Dormir supino: Dormir giacendo colla
pancia all'insù, conlr. di Dormir boccone.
— tutto d'un séunno; Dormire tutto d'un sonno:
Dormire un tempo determinato, senza mai de-
siarsi.
g Ande a dormi all'óa de gallinn-e; Andar a letto
quando i polli o all'ora de' polli, cioè Di buo-
nissima ora.
S Carta canta e villan dormi; Carla canti e vil-
lan dorma V. Canta.
§ Chi dorme co-i chen, se leva co-eprùxe\. Can.
% Chi dorme d'agósto , dorme a so còsto ; Chi
dorme d'agosto, dorme a suo costo. Prov. che vale
L'estate non è slagione da oziare pe' contadini.
DOT
DOZ
327
§ Chi dorme, nd pecca; Chi dorme, non pecca.
Prov. di chiaro significato.
3 Chi donne, nò piggia pesci; Chi dorme, non
piglia pesci. Prov. che vale Chi non è operoso,
e lascia fuggir le occasioni, non può far fortuna;
altrim. Chi dorme grassa mattinata, va mendi-
cando la giornata.
§ Levdse a coce o a véuggia de dormi; Dormir
tatti i suoi sonni, vale Dormir quanto piace.
§ Nò dormi o Nò sta a dormi; Non dormire,
figurat. vale Star vigilante e sull'avviso. Atten-
dere con diligenza a quello che si ha in mente
0 per mano; e famigliarm. Avere o Tenere l'oc-
chio 0 gli occhi a' mochì.
§ Veggid a lùnn-a e dormì a-o so, no s'acquista
né roba, ne ònó; Vegliar alla luna e dormire al
sole non fa né prò né onore V. Lùnn-a.
Dormi g'g'ioso add. Dormiglioso: Che dorme
assai, Che non fa o non sa far altro che dormire.
Oormitòio s. m. Dormitorio, DormitOro e Dor-
mentorio: Luogo dove stanno molti a dormire;
propriam. dicesi L'andito de' conventi e de' mo-
nasteri, dove son le celle de' religiosi.
I>orso d-'ùn lil>"bro; Dorso: Denomina-
zione che i Legatori da libri danno alla parte
posteriore del libro, dopo che colla pressione della
mano e con piccoli colpi di mazzuolo di legno
gli han fatto prendere nello strettojo una forma
convessa; alcuni lo dicono abusivam. Culatta.
JDose s. f. Dose e Dosa: Quantità determinata.
I>ósci s. m. pi. Dolci: Collettivo di Cose dolci,
come confetti, paste, zuccherini e simili com-
posizioni con zucchero e con miele.
% Spezia da dósci; Confettiere V. Spexià.
Dosso; Dosso: Voce che da noi non usasi se
non in questo significato: Vesti (ceto a so dòsso;
Vestito fatto a suo dosso, cioè Che torna bene
alla persona, per cui fu fatto.
Dosso "bordosso avv. A rifascio. All'invi-
luppata, Sossopra: Disordinatamente, ecc.
Dòsùmme s. m. Dolciume: Cosa di sapor dolce;
ma ordinariam. dicesi d'Un dolce smaccato e nau-
seante.
Dota. V. a. Dotare: Adornare e Privilegiare spe-
zialmente, ed è proprio di Dio e della natura,
come Dotar d'ingegno, di grazia, di bellezza, ecc.
»i Dotare V. Addéuttà.
Dottò s. m. Dottore: Colui che in un'Univer-
sità è stato onorato del grado e delle insegne del
Dottorato.
» In senso ironico, Salamistro, Soppolliere, Ser polla,
Ser saccente, Ser tutte sàlle, ecc.
— de collegio; Dottor collegiato.
— de lite pèrse; Dottor de' miei stivali: Dollore
da nulla.
% Dottoi da Gexa; Dottori della Chiesa : Quei Santi
Padri, la cui dottrina fu dichiarala degna di far
testo nella Chiesa.
% Fa 5 dottò ; Far il dollorello, il saputello, il ser
saccente, il quamquam: Dottoreggiare, Ostentar
dottrina e non averla.
S L'è megio un aze vivo che un dottò morto;
Meglio vale un cervo vivo che un leon morto.
Prov. di chiaro significato.
% Mezo dottò; Semidotlore; Che non è dottore se
non a mezzo.
% 0 parla cSmme un dottò; E' parla come una
sibilla.
Dottòa. s. f. Dottora, Dottoressa, Salamistra, Sop-
poltiera^ Salamona, dicesi per disprezzo a Donna
che vuol fare la sapula e metter la bocca in quel
che non le tocca.
Dottoressa V. sopra Doltòa.
Dottrinn-a s. f. Dottrina, Scienza, Sapere,
Erudizione.
1) Dottrina: Libretto, in cui sieno dichiarali i prin-
cipali articoli e misteri della religione cristiana.
% Ande àdottrinn-a; Andare alla dottrina, si dice
dell'Andare alla chiesa della parrocchia ad udire
la spiegazione che il parroco fa le domeniche dei
precetti cristiani.
% Fd a dottrinn-a; Far la dottrina: Insegnare gli
articoli e i precetti della fede.
Dottrinetta s. f. Dottrina V. Dottrinn-a nel
2° significato.
Dovei v. a. Dovere, antic. De vére: Esser de-
bitore. Esser obbligato a pagare.
1) Dovere, per Essere obbligato a checchessia per
forza di legge o d'onestà o d'uso o di conve-
nienza: Noi dovemmo rispetta i mei stri ; Noi
dobbiamo rispettare i maestri,
t) — per Esser possibile, in modo induttivo: Quello
lihbro 5 deve aveì scr'ito 5 Guerrazzi; Quel
libro lo dee avere scritto il Guerrazzi.
1) — In senso neul. per Bisognare, Esser neces-
sario, Giovare, Convenire: Dovei saveì che...
Dovete sapere che...
— aveì; Dover avere, vale Esser creditore.
— fd; Dover fare, Aver a fare.
Dovei s. m. Dovere: Ciò che l'uomo è dalla
religione, dalla morale, dalle leggi, dalla sua con-
dizione, dalla civiltà, ecc. obbligato di fare; e
talora usasi anche per Convenienza.
I) Compito : Quel tanto che il maestro impone agli
scolari da fare.
S A dovei m. avv. A dovere, Doverosamente, De-
bitamente, Conforme al dovere, ecc.
§ De dovei ; Di dovere. Doveroso, Dovuto, D'ob-
bligo, Conveniente.
$ Fd e cose a dovei ; Far le cose a dovere, cioè
Conforme al dovere, Secondo esige la convenienza.
g Sta a dovei; Star a dovere, Star a segno: Star
cheto. Esser buono, bravo.
Dòssze; Dodici e antic. Dozzi: Nome numer.
che contiene Dieci e due.
Dòzzen s. m. Dodicesimo: La dodicesima parte
d'un intero.
Dòzzeun-a s. f. Dodicìna e meglio Dozzina:
Quantità numerata che arriva alla somma di Do-
dici. Parlandosi d'uova, di pane, di pere, d'agli,
di cipolle e cose simili, nella Tose, e specialm.
nel Fior., dicesi Serqua.
S Da dòzzenn-a; Da dozzina, Di dozzina, Dozzi-
nale: Aggiunto di cosa, vale Dì .poco pregio,
quasi per dire Che è del numero delle cose, che
vendonsi a dozzina, le quali ordinariamente sono
delle più vili.
S Mettise in dózzenn-a; Mettersi o Stare in doz-
zina, vale Mettersi insieme, e per lo più dove
non si conviene.
^ 0 se véu mette in dózzenn-a camme i éuve
morse; Tutti i cenci vogliono entrar in bucato,
si dice d'Un prosontuoso che vuol intromettersi
ne' discorsi altrui , senz'averci che fare, e dire
cose a lui non convenienti.
§ Travaggio de dó^xenn-a; Lavoro dozzinale o
328
DEE
DRI
da dozzina, vale Lavoro comunale, ordinario,
grossolano, ecc.
I>ra/g"aiite s. m. Dragante. T. mar. L'ultimo
de' bagli o l'ultima iatla del vascello che serve
a tener salda tutta l'opera della poppa.
I^rag-o s. m. Drago, Draco, Dragone: Animai
favoloso, e che gli antichi dicevano aver la vista
e l'agilità dell'aquila e la forza del leone.
% Co do sangue de drago; Color di sangue di drago:
Sorta di color rosso assai carico, che si avvicina
al paonazzo.
l^rag-ÓML s. m. Dragone: Soldato d'una sorta
di milizia a cavallo, che tiene il mezzo tra la
Cavalleria grave e la leggiera, tanto pei cavalli ,
sui quali è montata, e per le armi che adopera,
quanto per le fazioni sue in guerra. Presso noi
abusivamente prendesi per Qualunque soldato a
cavallo.
I^rag-onn-a s. f. Dragona. T. milit. Orna-
mento di gallone o di passamano con frangia e
nappa, che, intrecciato nell'impugnatura della
spada 0 delia sciabola, viene usato per distintivo
degli ulTiziali, sottufìiziali o soldati scelti. Gli
uffiziali per altro l'hanno di filo d'oro.
I>z*à,ia. s. f. Draglia. T. mar. Corda fermala alle
due estremità e tesa, sulla quale si fa scorrere
alcuna cosa che vi sia appesa con vari anelli, come
una cortina alla verga di ferro, che la sostiene.
I>rapperie s. f. pi. Tappezzeria, e nell'uso
Drapperie: Paramento da stanza che generalmente
consiste in tessuti artifiziosi, pregevolissimo per
solidità e bellezza, e serve a parare le mura e
le finestre, le porte e i mobili di stanze signorili.
Drappi s. m. pi. Panni: Term. collelt. di Panni
bianchi, lini, canapi e bambagini, come camicie,
lenzuola, tovaglie, ecc.; dicesi anche Biancheria,
e Biancherie al plur.
— brutti; Panni sùdici, Biancheria siìdicia : Quelli
che per essere slati sufficientemente, ed anche
molto adoperati, si consegnano alla lavandaia per
ridonar loro la nettezza.
— da cuxinn-a; Panni o Biancheria da cucina.
— de bùgà; Panni o Biancherie di bucato, Bian-
cheria imbucatala: Quella che non fu per anco
adoperata dopo che fu messa in bucato.
^- ùmidi; Panni umidi. Biancheria umida: Quelli
che hanno in sé alquanto d'acqua.
§ Acchéugge i drappi V. Acchéugge.
% Attacca i drappi V. Attacca.
% Conta i drappi a bùgaixe V. Cónta.
% Annotta o Nola i drappi; Appuntare il bucato:
Prendere gli appunti, ossia Pigliar nota de' panni
che si danno alla lavandaja.
S Rende i drappi; Riportare i panni.
Drappo <ia morti ; Coltre o Coltra : Quel
panno o drappo nero, con cui si usa coprire la
bara nel portare i morti alla sepoltura.
Dreuto avv. Dentro, Entro: Nella parte interna.
11 Dentro, accompagnato coi v. Essere o Mettere,
vale Essere o Mettere in prigione: 0 l'è drento,
L'han misso drento; É dentro, Lo hanno messo
dentro, cioè In prigione, in carcere, in chiusa.
% Chi drento ; Qua entro o Quaentro: Dentro que-
sto luogo.
S Daghe drento; Darci dentro V. Dà.
S De drento ; Di dentro, cioè Dalla parte di dentro.
S Là drento; Là entro o Laentro, Dentrovi, Ivi
dentro: Dentro quel luogo.
Driita s. f. Destra : La parte che è dalla mano
destra, ossia Lato destro.
Il Destra, Fianco destro. Tribordo. T. mar. Parte
che corrisponde alla destra dello spettatore che
guarda da poppa la prua.
§ A ciù dr'ita; La diritta: La cosa migliore. Il
miglior partito: A ciiidrìla a l'è d'andàsene;
La diritta è l'andar via.
3 A-a dr'ita o Dà dr'ita; A destra. Posto avverb.
vale Dalla banda destra.
% Avet a dr'ita; Aver la precedenza. Aver la mano,
figurai, vale Aver il diritto di prendere il posto
innanzi agli altri o di precederlo in qualche pub-
blica cerimonia.
% Dà a dr'ita a ùnn-a persónn-a; Dar la diritta
ad uno, vale Farlo slare dalla tua parie destra
passeggiando o sedendo con esso, il che è segno
d'onoranza; e figurai. Dargli la precedenza, che
anche diccsi Dargli o Cedergli la mano.
% Saveì a so dr'ila; Saper il suo conto, il fatto
suo, vale Esser accorto.
r>rÌLti s. m. pi. Ritti; diconsi dagli Artefici Tulli
i pezzi di ferro, legname o altro, posti per di-
ritto ad uso di reggere e collegare altre parti.
— di ponti da massachen; Stili: Fusti d'alberi
lunghi e rimondi, di cui si servono i muratori
per fare i ponti in luoghi eminenti dell'edifizio;
diconsi più comunem. Abetelle.
Driito s. m. Drillo, Diritto: Qualunque dazio,
tassa 0 tributo, che si paga al Governo, al Co-
mune, a' Magistrati e simili.
Il Diritto, per Ragione che uno abbia sopra qual-
che cosa 0 persona.
— e inverso; Giri rovesci o Giri a rovescio: De-
nominazione che si dà a Un certo numero di giri
a maglie ailernamente diritte e rovesce nel lembo
superiore della calza, aflìnchè non si arrovesci,
non s'incartocci.
§ De giusto drito; Di giusto diritto, Di giusta
ragione.
% 0 pe dr'ito ò pe traverso; A diritto o a tra-
verso, 0 per diritto o per tralice, vale 0 in una
maniera o nell'altra.
§ Pc dr'ito; A diritto, In piano, opposto a Per
coltello: Chi i moin l'è megio mettili pe dr'ito
che pe coltello; Qui i mattoni è meglio metterli
a diritto che per coltello.
Il A diritto, Per drillo. Per diritto, vale anche Di-
rittamente, Per linea rella: Taggid pe drito;
Tagliar per dirilto.
S Pin de dr'ili e inversci; Pien d'arzigogoli, di
raggiri, di astuzie.
Orìito acid. Diritto, Dritto, Rilto: Per linea retta,
óie non piega da nessuna banda, Che non torce.
I II Dirilto, per Destro, contr. di Manco : Aggiunto
a lato 0 banda o ad altra cosa, dicesi della Parte
0 Cosa che è dalla mano destra ed ha relazione
a qaella: Pé drtlo, In sciò fianco drito; 'P'ieie
diritto. Sul fianco dirilto.
Il — per Accorto, Sagace, Astuto, Furbo : Ommo
dr'ito; Uomo diritto, Uomo astuto.
Il Erto, Ritto, Ripido, Scosceso: Monta drita; Sa-
lita ripida. Scaa drìta; Scala rilla.
Il Manrilto o Marritto, ma meno usalo, contr. di
Mancino.
— cornine un fùzo; Dirilto come un fuso, si dice
di Persona o Cosa dirittissima.
— e mancin; Ambidestro: Che si vale egualmente
DRU
DUG
329
dell'ana e dell'altra mano, cioè della sinistra con
la facilità medesima delia destra.
— in pé; Diritto, Ritto, Ritto in piedi, opposto a
Sedere e a Giacere.
S A man drita; A man diritta, A man dritta, ecc.
V. A man drita.
% Andà drtlo V. le varie inflessioni nel v. Andd.
S Da drilo; Da accorlo, Da astuto. Da furbo, Da ;
diritto, cioè Con accortezza, Con sagacità, Con i
destrezza, Destramente.
S Dà drtto; Dar diritto, cioè Per dirittura: Co-
gliere per l'appunto il bersaglio.
% Èse 6 brasso drilo d''ùnn-a personn-a V. Brasso.
g Man drita; Mano ritta, Manritta, 3Iarritta, ma
meno usalo, lo slesso che La destra.
S O careggio dò Fi o no va drito in San Loenso
V. Caróggio.
S Porta drita ùnn-a cosa; Portar diritta o pari
una cosa : Trasferirla in modo che non penda ;
e detto di Vaso pieno di liquido, che non versi.
S Sta drito; Star diritto o ritto, vale Stare colla
persona diritta e col capo elevalo.
S Stradda drita; Via diritta : Quella che non torce.
S Tegni drita ùnn-a cosa; Tener ritta o dritta o
diritta una cosa ; Tenerla in modo che non penda.
S Tcgnise drito a un Icugo; Tener ritto per quel
luogo, vale Avviarsi seguitando quel luogo.
S Tegnise drito in pé; Rimaner in piedi, fìgur. vale
Mantenersi in essere.
g Tid drito; Andar dritto o ritto ritto, cioè Senza
voltarsi, Senza fermarsi.
Driitón add. Diriltone, Diritlaccio, Furbone, Fur-
bacchione, Scalabrino, Mascagno, Fagnone, ecc.
V. Aspertón.
IDx-xtouaja. s. f. Furberia, Astuzia, Scaltrezza,
Scaltrimenlo, Sagacità. Accortezza, ecc.
I>rog'a s. f. Droga. Nome gener. d'Ogni sorta
di spezierie, d'aromali ed allre simili merci, che
ci capitano specialmente dai Levante e dalllndie
orientali.
Il In m. b e spiezzativam. usasi talora da noi per
Anticaglia, Vecchiume V. Antigaggia.
Drog-allo s. m. Drogallo. T. de' tonnar. Specie
di corda di sparto mollo fitta.
IDrog-lxés. m. Droghiere e Droghiero: Chi vende
droghe; anlic. Aromatario.
IDromedàio s. m. Dromedario : Specie di cam-
mello, il quale ha un solo scrigno o gobba sul
dorso e il pelo rossiccio grigio. Quest'animale
è capace a fare 100 miglia in un giorno.
]I>i*ùa< s. f. Molletta: Intestino o Budello polputo
delle vitelle da latte o dallri piccoli animali, che
assieme allo strigolo si cuoce in vivanda. La mol-
letta ridotta in vivanda si dice pure Lampredotto.
M In m. b. e scherzev. dicesi da noi anche per Gala
0 Lattughe V. Xiabò.
S Perde a drùa; Esser grasso sbracalo, m. b. e
scherz. e vale Esser grassissimo, quasi coperto
di -grasso, come di brache.
I>rù.l>etto s. m. Dobletto: Specie di copertina
da letto, scempia, fatta di tela di lino e di bam-
bagia , detta così da noi dal nome slesso della
tela, onde ordinariamente si suol fare.
"Drùelotte s. f. pi. Nicci o Necci V. Tesicele.
I>r*ùelotto add. Grossoccio, Grossolto: Al-
quanto grosso. Tendente al grosso V. Drùo.
Drùéto add. Grossetto, Grosserello. Dimin. di
Grosso V. Drùo.
r>irfì.o s. m. Grosso: La parte maggiore e più forte
di qualsivoglia cosa, conlr. a Sottile: Mi a vor-
rietvo in lo drùo; La vorrei nel grosso.
Orùo add. Grosso : Aggiunto di panno, tela e si-
mili, è conlr. di Fine; aggiunto di cosa materiale,
come tavole, muro e simili , è conlr. di Sottile.
Il Grosso 0 Di grossa pasta, melaf. detto di Per-
sona, vale Rozzo, Semplice, Materiale, Grossolano,
Ignorante, Coticone, Cotennone, ecc.
g Aveì i fianchi drùi ; Essere ancacciuto, dicesi
di Chi ha le anche grosse e pingui.
Dùà v. n. Durare : Occupare assai spazio di tempo,
Andar in lungo,
n Durare, Perdurare, Continuare, Reggere: Questa
vitta a no péu dùd; Questa vita non può durare,
ti — per Conservarsi, Mantenersi, Durare in istato,
in essere : San peje che no dùan; Sono pere che
non durano,
g A fuga di Zeneixi a dùa Irei giorni; Bando
di Ciompi durava tre dì, Legge veneziana dura
una settimana, Gli ordini di Torino durano dalla
sera al mattino. Foga genovese dura ire di. Prov.
di chiaro significato,
g Chi a dùa, a vince; Chi la dura o Chi più la
dura, la vince. Prov. e vale che Col tempo e
colla perseveranza si supera ogni difficoltà,
g Chi no se mezùa, nò dùa; Chi non si misura,
non la dura. Prov. il cui signific. è Chi non si
regola nello spendere impoverisce,
g Dùàla con un; Reggere con alcuno: Durare o
Star d'accordo con lui, Non si rompere con esso,
g Trotto d'aze poco dùa ; Trotto d'asino poco dori
V. Aze.
I>ua.iiixa< add. Duemila e Duemilia, antic. Damila
e Dumilia: Nome del numero numeralivo di Due
migliaia.
I>ùa,ta. s. f. Durata, Duramento, Durevolezza,
Durabilità, antic. Duranza : Il durare. Lo spazio
di tempo che dura una cosa,
g De dùata; Durabile, Durevole: Atto a durare,
g Vin de dùata; Vino serbevole: Vino che è atto
a serbarsi almeno oltre l'anno.'
I>ùa.xa> add. Duràcine e Duràcino: Aggiunto di
alcune fruite, il cui nòcciolo sta attaccato alla
polpa, da cui non si spicca.
I>ùlbita v. n. Dubitare, Dubbiare : Star In dubbio.
Il Dubitare, per Temere, Aver paura: Nd stce a
dubita de ninte; Non vogliate dubitar di nulla.
g No dubita de fa ùnn-a cosa; Non dubitar di
far checchessia, vale Ardire di farlo, benché vi
sia pericolo, infamia, ecc.
g Scià nò dùbite; Non dubiti, si dice per rassi-
curare la persona, colla quale parliamo, che noi
faremo ciò che abbiamo promesso.
I>ùcca s. m. Duca: Titolo di dignità e anche
di principato,
g Peje dò dùcca; Pere del duca, e in Tose. Pere
cento-doppie V. Pei.
r>ùcclxin s. m. Duchino: Figliuolo di duca.
Dùessa s. f. Durezza, Duro V. Duo sost.
Dùéto add. Duretto, Duriccio. Dimin. di Duro:
Alquanto duro. Piuttosto duro che no.
I>ùetto s. m. Duello: Canto o Suono di due voci.
Dùg-ané s. m. Doganiere, Gabelliere, Stradiere:
Quegli che ne' luoghi del dazio ferma e visita le
robe, per le quali dee pagarsi la gabella V. Prepóse.
X>ùg-a]izi-a s. f. Dogana, che anche da taluni
si scrisse Doana : Luogo dove si trasportano,
330
E
EBA
prima d' introdurle in città , le mercanzie per
mosirarle, gabellarle e pagarne la gabella.
I^ùg-o s. m. Gufo reale. T. ornit. Strix bubo.
Uccello del genere delle Strigi, e grosso quanto
un'oca, che ha il becco nero, due ciuffi lunghi
sulla testa, l'addome lionato con macchie nere
longitudinali, ed altre trasversali più strette, i
diti coperti di folle pennuzze lionate, con qualche
macchia nerastra, le unghie nere. Egli fa caccia
di lepri, di volpacchiotti, di gatti, d'altri mediocri
e piccoli quadrupedi, di grossi uccelli, ed anche
di rettili. É uccello molto forte e coraggioso; abita
nelle boscaglie de' monti, nelle grotte e negli edi-
lìzi rovinati; il suo grido, che fa sentire sol di
notte, è forte, rauco e spaventoso.
I>ii.i add. Due: Nome di numero, che seguita rm-
mediatamenle l'uno, cioè Che è il doppio del-
l'unità; nel verso, e per comodo di -rima, dicesi
anche Duo, Duoi, Dui e Dua.
M Due: Usasi pure in forza di sost. parlando del
Segno, che esprime il numero di Due,
S A dui a dui; A due a due V. A dui a dui.
§ A dui cavi, A dui visi V. queste voci alla lor
sede alfabetica.
Dulca^iua^r'a. s. m. Dulcamara. T. bot. So-
lanum dulcamara. Pianta fruticosa, che cresce
ovunque fra le siepi e i cespugli. Le sue radici
e stipiti si adoperano in medicina come risol-
venti, antisifiliiici, diaforetici, controstimolanti,
utili nelle malattie cutanee, nei reumatismi, nelle
malattie scrofolose, in polvere e in decotto.
I>uo s. m. Duro, Durezza, Sodezza: La parte più
dura 0 soda di checchessia.
g Trovàghe do duo ; Trovarci o Trovar duro, vale
Incontrar difficoltà, ostacolo, durezza.
I>ù.o add. Duro, Sodo: Che resiste al latto. Che
difficilmente può essere intaccato, penetrato; contr.
di Tenero.
H Duro, per Aspro, Faticoso, Stentalo: 0 l'ha un
siile troppo dito; Ila uno stile troppo duro.
« — per Difficile a capirsi : Questo libbro per mi 5
l'è troppo duo; Questo libro per me è troppo duro.
fl — Aggiunto di cuore, vale Inflessibile, Inesora-
bile, Che non sente compassione.
" — Aggiunto di verso, vale Che ha poca armonia.
" — Nell'arti del Disegno, vale Che manca di mor-
bidezza.
— camme ùnn-a pria ; Impelricato, Petroso, Duro
come pietra.
~ de bócca; Duro di bocca o Bocchiduro , dicesì
di Cavallo che non cura il morso.
— d'oègia; Sordastro, Di campane grosse o ingros-
sate, vale Alquanto sordo, Quasi sordo.
g A l'è dùa a colla; È ostica, É agra, È dura ad
inghiottire.
g Aveìa testa dùa; Aver la testa o la coccia dura
0 il capo duro. Esser capocchio o capassone, Esser
di dura còlica, vagliono Non aver buona appren-
' siva. Esser duro e tardo a comprendere.
§ Aveì i osse due; Aver le ossa dure. Maniera
duso, e dicesi di Chi essendo in età molto avan-
zata vive ancor mollo tempo.
g Aveì un osso duo da ròziggià; Tórre a rodere
un osso duro, vale Aver a fare una cosa difficile.
g Balla dùa; Palla soda V. Balla.
g Ciù duo che 5 marmo; Sodo più d'un masso,
Sodo come una màcina, figurai, vale Irremovi-
bile, Fermo nel suo proposito.
g Éuve due; Uova sode V. Éuvo.
g Gran duo; Grano duro V. Gran.-
g 0 l'è un osso duo da ròziggià; Egli è un osso
duro, ed anche assolul. Egli è duro, dicesi figurai,
di Chi sa il conto suo ed è difficile ad ingannarsi.
g Ommo de testa dùa; Uomo di dora còlica, di
capo duro, di coccia dura V. sopra Aveì a testa
dùa. E talvolta per Caparbio, Ostinato, Cervel-
loso, Cervicoso, Testa secca, Uomo di dura cervice.
% Marcia duo; Andar intero, vale Portar la per-
sona diritta; e talvolta per Non degnare. Andar
sostenuto.
% Sta 0 Tegni duo; Tener duro, Star duro. Star
fermo o sodo, Star alla dura, vagliono Persistere
nella sua risoluzione, né da quella rimuoversi.
Duplica V. a. Duplicare, Addoppiare, Raddop-
piare.
Oùplicatùa s. f. Duplicatura e Duplicato. T.
slamp. Dicesi delle Parole o Righe dal compo-
sitore inavverlentemente ripetute; contr. di La-
sciato V. Lasciatùa.
IDùxe s. m. Doge, che gli antichi dissero anche
Dogio : Titolo di principato e di Capo di repub-
blica, e specialmente di quella di Venezia e di
Genova.
g Avvóxceme che so dùxe V. Avvòxà.
iXxxseg-o s. m. Dogalo : Dignità di doge e Tempo
in cui regna.
I>ùxeiito add. Duecento, Dugento « Ducente :
Nome numer. di Due centinaia.
E
E 5 Le : Arlic. che si prepone ai nomi plur. di gen.
femm. che cominciano per consonante: E stelle,
e nùvee, e persónn-e; Le stelle, le nuvole, le
persone.
I) Le: Preposto ad un verbo, fa le veci di pron.
di 3* pers. del plur. di gen. femm., ed usasi sem-
pre come complemento oggetto: Se e vedttesci
camme stan ben ! Se le vedeste come stanno
^ bene !
È*? É? Usasi sempre in modo interrogai., e si-
gnifica Che vuoi? Cbe dici? Chi chiama? e si-
mili; così uno chiama Pietro, e quegli risponde:
È? cioè Che vuoi? Che cosa dici?
Elbauista s. m. Ebanista: Propriam. Chi fa
lavori d'ebano o anche d'altro legno prezioso,
per mobili di pregio, come stipi, ecc. Presso noi
usasi comunem. per Stipettaio V. Scagnetlé.
Elbauo s. m. Ebano e anlic. Ebeno. T. bot.
Diospyros ebenum. Albero che nasce nelle Indie
e altrove, il cui legno è dentro nero, e fuori del
color del bossolo; sodo, e di maniera pesante
cbe non galleggia nell'acqua.
ECC
EFF
331
El>l>en ; Ebbene, e nel contado fior, anche Ebbe:
Pariicella che accenna risoluzione a pigliare un
parlilo : Ti nò véu lexe ? ebhen, mi nò te daggo
da colazióni Tu non vuoi leggere? ebbene, io
non ti do da colezione.
»t Ebbene : Alle volte usasi come interrog., e vale
Or bene? Via su? Conta su e simili: Ebben,
cose gh'é de néiwo ? Ebbene, che ci è di nuovo ?
n — Usasi anche rispondendo ad una persona, come
per es. se alcuno dicesse: Son stceto da~o tale;
Sono stalo dal tale, e tu rispondi: Ebben? Eb-
bene? cioè Che cosa ti ha dello?
EJTbete add. Ebete: Che ha lingegno ottuso, Stu-
pido, Balordo, Scemo, Fatuo.
Ebreo s. m. Ebreo: Oitre il signif. proprio di
Israelita, dicesi figurai, e nell'uso per Usurajo, o
Chi vende a prezzo esorbitante le mercanzie.
Eccede v. n. Eccedere, Trascendere: Passar i
dovuti termini, Uscir del convenevole.
Eccellensa s. f. Eccellenza : Il maggior grado
di bontà o perfezione,
n Eccellenza, per Titolo onorifico, che si dà a tulli
quei signori che hanno altissimi uflSci, come Mi-
nistri, Governatori, ecc.
% Èse in eccellensa; Esser brillo. Detto scherze-
volm. vale Essere alquanto briaco.
% Per eccellensa; Per eccellenza. Posto avverb, vale
Ottimamente, A meraviglia.
Eccesso s. m. Eccesso: Trapassamenlo de" ter-
mini, Esorbitanza, Smoderatezza, Smoderazione.
% Dà in eccessi; Dare o Prorompere in eccessi:
Fare o Dire cose stravaganti ; e talora Eccedere
i limiti della ragione, della convenienza, del do-
vere e dell'onestà.
S Tutti i eccessi són cattivi; Tulli gli estremi son
viziosi, Il troppo e il poco guastano. Dettato prov.
che significa Esser commendabile la mediocrità
e vizioso l'eccesso.
Eccettua v. a. Eccettuare e anlic. Ecceltare :
Significare che una persona o una cosa non è
compresa ne! numero, nella regol», in cui sem-
bra che dovrebbe trovarsi; Eseludere, Non in-
cludere.
Eccezion s. f. Eccezione, Eccettuazione: L'ec-
cettuare.
S Fd eccezion; Far eccezione, Eccettuare.
S Féua d'ogni eccezion; Maggior d'ogni eccezione,
dicesi di Persona, circa il merito o la fede o
l'autorità della quale non si può addurre ecce-
zione veruna,
g Ogni regola a l'ha e so eccezioin; Ogni regola
ha la sua eccezione o patisce la sua eccezione.
Dettato di chiaro significato.
S Sensa eccezion; Senza eccezione, Senza riservo,
Senza riguardo.
Eccita V. a. Eccitare, Cagionare, Muovere, Su-
scitare, Provocare: 0 l'eccita ò véumito; Eccita
il vomito,
n Eccitare, per Far venir voglia. Infervorare, Sti-
molare: Spingere altrui a checchessia.
Ecclissa V. a. Eclissare, Ecclissare: L'oscurare
propriam. del Sole e della Luna, Impedire per
interposizione d'altro corpo ch'essi tramandino a
noi la loro luce; e si dice anche d'altri corpi simili.
« Ecclissare, per similit. vale Oscurare, Abbujare,
Ottenebrare, Offuscare.
S Ecclissdse n. p. Eclissarsi, Ecclissarsi, si dice
de' Corpi celesti, e propriam. del Soie e della
Luna, quando per interposizione d'un altro corpo
non tramandano a noi, la loro luce; e per simil.
Sparire, Disparire, Dileguarsi.
Economizza v. n. Economizzare, Far eco-
nomia: Amministrare con economia, Governarsi
con risparmio; e talora per Risparmiare, Spa-
ragnare, Avanzare.
Ecran s. m. Parafuoco fisso. Parafuoco a te-
jajetlo: Panno, per lo piiì serico, teso sur un
telajetto di legno, che s'incrasta in un piede a
due staggi, fra i quali scorre verlicalm. a canale,
e può fermarsi alla desiderata altezza, e parare
dal fuoco quasi intera la persona. Questo parafuoco
tiensi ritto sui suoi piedini e trasportasi dove più
occorre, presso il caminetto. Voce pretta frane.
Ed-ificà V. a. Edificare : Metaf. vàie Dar buon
esempio, Farsi specchio di virtù, Indurre buona
opinione intorno a' costumi e santità di vita.
g Edifìcàse n. p. Edificarsi: Tórre buon esempio.
Edito s. m. Editore: Colui il quale, o co' suoi
torchi 0 con quelli d'altrui, cura a proprie spese
la pubblicazione d'opera non sua.
Edizión s. f. Edizione : Pubblicazione d'alcuna
opera per via di slampa, in gran numero di copie
0 esemplari.
M Edizione, prendesi talora in senso collettivo per
Tutti quelli esemplari d'una cosa stampala: -Son
vinl'anni che a primma ediziòn a ré esaurta;
Sono ventanni che la prima edizione fu esausta,
cioè Tutta venduta.
Edùca V. a. Educare: Allevare, Istruire e Co-
stumare i fanciulli e i giovinetti.
EJdùcató s. m. Educatore : Chi educa.
Edùcazion s. f. Educazione: Governo di fan-
ciulli e di giovinetti, specialm. per ciò che si
appartiene ai costumi ed all'istruzione.
11 Educazione, dicesi anche nell'uso per Tratto ci-
vile, Il procedere verso tutti con modi civilissimi.
Il guardarsi dal fare o dire cosa che ripugni alla
civiltà e al buon garbo: 0 l'è un zòveno pin
d'edùcazion; É iin giovine pieno d'educazione.
Edùcou add. Educalo, dicesi di Chi procede
verso tutti e in ogni occasione con modi gentili
e cortesi, senza fare mai cosa che ripugni al
buon garbo.
EflFeminóu. add. Effeminalo ed Effemminato:
Di costumi, di modi o d'animo femminile.
Effetti s. m. pi. Effetti, Beni, Averi, Sostanze, ec.
Effettivo add. Effettivo: Che è in effetto.
S Mònoea effettiva; Moneta effettiva. Denaro effet-
tivo, Denaro conlante.
Effetto s. m. Effetto: Quello che riceve l'es-
sere dalla cagione, La cosa slessa cagionata,
n Effetto, per Successo, Fine, Scopo, Termine, Ese-
cuzione.
«1 — per Impressione sui sensi o sull'animo^ Sen-
sazione.
§ Dà effetto; Dar effetto, Abbadare, Dar retta:
0 nò me dà manco effetto; E' non mi dà neppur
effetto, cioè Non mi dà neppur retta.
% Fd effetto; Far effetto, Operare, Agire, e dicesi
per lo più delle medicine. Talora dicesi figurai,
anche di cosa che ferma gli altrui sguardi, l'al-
trui attenzione.
Effetton s. m. Effetlone : Grande effetto. Voce
d' uso.
Effettua V. a. Effettuare: Mandar ad effetto,
ad esecuzione, Eseguire.
332
ELE
EME
Effettùazion s. f. Effettuazione: L'effettuare,
L'alio di mandare ad effallo.
Effixxioja s, f. Effusione: Versamento, Spar-
gimento d'un fluido con qualche grado di forza;
e per Io più si dice del sangue.
Eg"viag-lia- V. a. Eguagliare, Uguagliare V.
Uguagltd.
Elastici s. m. pi. Laccetti elastici, o semplicem.
nell'uso Elastici: Sorta di cintoli, fatti di pelle
addoppiata o d'altro, con entro più fila parallele
di saltaleone o di gomma elastica, e servono,
con un solo giro sopra il ginocchio e mediante
un fermaglio metallico, a tener su le calze.
Elasticifcse s. f. Elasticità: Proprietà di certi
corpi, per virtù della quale resistono più o meno alla
pressione, e si rimettono nello stato in cui erano
appena che la forza comprimente cessa di operare.
Elastico s. m. Saltaleone: Sorta di filo d'ot-
tone, sottilissimo, avvolto minutissimamente a
spire sopra se st-esso, e per conseguenza elasti-
cissimo, che serve a vari «si.
Elefante s. m. Elefante, Liofante e Lionfante:
Animale notissimo, e il maggiore de' quadrupedi.
Il suo naso, che è fatto a guisa di tromba, si
chiama Proboscide o Tromba; i due gran denti
che gli sporgon dalle mascelle, diconsi Sanne o
Zanne, e sono la materia dell'avorio; la sua voce
dicesi Barrito.
Eiettò s. m. Elettore: Che elegge o Chiunque
ha il diritto di dare il suo voto per la nomina
di qualrheduno ad una dignità, ad un uffizio, ecc.
Negli Stati retti a costituzione, dicesi Colui che
ha il diritto di eleggere i membri della rappre-
sentanza nazionale.
Elettricità© s. f. Elettricità, Elettricismo:
Proprietà che hanno certi corpi, quando sono
strofinati, riscaldati, o anche messi fra loro a
contatto, di attirare a sé e subito respingere i
corpi leggieri, di lanciare scintille e fascetli di
raggi luminosi, di operare certe decomposizioni
e di far sentire certe commozioni più o men forti
al sistema nervoso.
Elettx*izzà v. a. Elettrizzare : Propriam. Co-
municare la virtù elettrica; figurat. vale Eccitare,
Commuovere, Accender l'animo e la fantasia altrui.
% Elettrizzàse n. p. Elettrizzarsi : Prender la virtù
elettrica; e figurat. Scuotersi, Eccitarsi, Avvivarsi,
Infiammarsi.
Elettrizzaziòu s. f. Elettrizzazione, Elet-
trizzamento: L'atto e L'effetto dell'elettrizzare.
Elevàse n. p. Elevarsi : Innalzarsi, Levarsi in
alto; e figurat. Nobilitarsi, Illustrarsi, Crescer di
grado, di dignitii, di fama.
Ele-vazion s. f. Elevazione, dicesi comunem.
L'atto del sacerdote, quando, celebrando la messa,
innalza l'ostia e il calice dopo la consacrazione.
Elevóu add. Elevato, Alto, Eminente : In léugo
molto elevóu; In luogo molto elevato.
S De mente eleva, d'inzegno elevóu; Di mente
elevala, d'ingegno elevalo, figurah vale Di mente.
D'ingegno sublime.
Eleze v. a. Eleggere : Scegliere fra più persone
quella che si giudica migliore per nominarla ad
una dignità, ad un uffizio, ecc.
— domicilio; Elegger domicilio. T. far. Fissare il
domicilio in qualche luogo certo e conosciuto per
l'esecuzione d'una qualche obbligazione, o per l'in-
Mmazioi)e d'uo atto e sinaili.
Elezlòu s. f. Elezione: Lo scegliere. Scelta,
Traseelta.
— de domicilio; Elezione di domicilio. T. for. La
destinazione d'un luogo diverso dal domicilio vero
e reale della persona che lo destina per l'ese-
cuzione di certi atti ed affari.
§ Fd l'elezión; Far l'elezione. Eleggere.
ElidLdLe v. a. Elidere; Rimuovere, Levar via.
Annullare; e dicesi per lo più delle vocali che
si sottraggono in fine o in principio d'una pa-
rola; allrim. Fognare.
§ Eliddise n. p. Elidersi. T. meco, archit. e gramm.
Distruggersi reciprocamente.
Elimina v. a. Eliminare: Cacciar via. Esclu-
dere, Allontanare.
Elixiòn s. f. Elisione. T. gramm. Lo elidere,
Sottraimento di vocale che finisce o principia la
parola, incontrandosi con altra vocale, che anche
comincia e termina altra parola vicina; altrim.
Fognatura.
Eliiscir s. m. Elisire: Liquore spiritoso o me-
dicinale estratto dal sugo di diversi vegetabili.
Elùd-dLe v. a. Eludere : Render vani i disegni
altrui 0 Render vano ciò che uno adopera verso
0 contro altri.
Emana v. a. Emanare : Produrre, Metter fuori,
Promulgare, Pubblicare: Emana un decretto;
Emanare un decreto,
t) Emanare, in senso neut. vale Trar sua origine.
Esser generato, Procedere.
Emanaziòn s. f. Emanazione: L'emanare e
La cosa emanata.
Emancipa v. a. Emancipare, antic. Eman-
ceppare: Liberare che fa il padre il figliuolo dalla
sua potestà dinanzi al giudice; ed anche Mettere
un minore in islato di godere delle sue entrate
all'età e secondo le forme determinate dalla legge.
Nel popolo tose, dicesi comunem. Manceppare,
Mancipare.
S Emancipàse daànn-a cosa; Disciogliersi danna
cosa, per similit. vale Cavarsene fuori, Libe-
rarsene.
Eman§ipazión s. f. Emancipazione: Atto
legale per cui un figliuolo vien emancipato, cioè
Liberato dalla patria potestà.
Emmans fAndd in) V. Andà.
Emlbrion s. m. Embrione: Feto che comin-
cia a prender forma nell'utero materno, Feto an-
cora informe,
n Embrione, figurat. e nell'uso si dice di molte altre
cose che incominciano a prender forma allora.
Emlbrexo s. m. Embrice: Tegola piana di lun-
ghezza di due terzi di braccio, con un risalto
ne' due lati più lunghi, che serve per copertura
de' letti, e si volta co' risalti all'insù, sopra i quali
si pongono tegole o tegolini, acciocché non vi
trapeli né entri l'acqua tra l'uno e l'altro; ma
questa tegola non si adopera da noi, usandosi
coprire i nostri tetti di sole lavagne.
I) Tambellone: Sorla di mattone grande, che serve
principalmente per uso di ammattonare i forni;
ed anche Quella lastra di terra fermala a squadra
col piano del focolare contro il muro del cami-
netto 0 del camino, affine di preservarlo dai guasti,
ohe arrecano le legne, le molle o la paletta, ed
anche il calor del fuoco, ecc.
Emenda v. a. Emendare, Ammendare: Cor-
reggere e Pargar dagli errori.
EQU
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333
S Emenclàse n. p. Emendarsi, Ammendarsi, Cor-
reggersi : Riconoscere e Lasciare i falli commessi
e i propri difetti, Cangiar tenore di vita, Rav-
vedersi.
Emetico add. Emetico: Che ha virili di far
vomitare; e si usa anche in sostantivo.
Emette v. a. Emettere: Mandar fuori.
Emigra v. n. Emigrare, Migrare: Partirsi dal
proprio paese e andare a stare in un altro.
Emigrazión s. f. Emigrazione, Jligrazione:
L'emigrare.
Emig-rÒTi s. m. Emigralo: Colui che ha ab-
bandonalo lo Stalo a cui apparteneva per andare
a stabilirsi in paese straniero. - Emigrati politici
poi diconsi Coloro che, complicali in affari po-
litici, hanno abbandonala la propria patria, tras-
ferendosi in paese straniero, per sottrarsi alle
persecuzioni e alle pene, in cui per tali fatti sa-
rebbero incorsi.
Emiseion. s. f. Emissione: Azione, mediante
la quale si manda fuori qualche cosa; e dicesi
nell'uso per lo più del sangue.
Emoziòn s. f. Emozione: Agitazione cagionata
nell'anima da qualche passione.
Empietse s. f. Empietà, Empiezza, Malvagità,
Scelleratezza ; ed anche Crudeltà, Ferità, Fierezza.
Emula. V. n. Emulare: Contendere con altri per
ottener checchessia; Concorrere, Gareggiare.
Emulazión. s. f. Emulazione, Gara : Desiderio
di eguagliare o di superare altrui, per lo piiì in
alcuna cosa lodevole,
Emùlscion s. f. Emulsione. T. farmac. Be-
vanda rinfrescali va e purgativa, composta di gomma
arabica, dolio di màndorle, di zucchero e d'acqua,
la quale si adopera nell' infiammazione degli or-
gani interni.
Encomia V. Loda.
Éndego s. m. Indaco: Materia colorante di co-
lore fra turchino e azzurro, solida, inodora, insi-
pida. Si ricava dalle foglie d'un arboscello, che
nasce nel Sud dell'America, detto dai Botanici
Indigofera titictoria , assoggettando le stesse,
quando son giunte a un certo grado di maturità,
a certa fermentazione; s'impiega nelle tintorie
^ per dare il colore turchino a' panni.
EiKiexo s. m. Endice, Guardanidio: Uovo di
marmo o d'altro, che si lascia nel nido delle gal-
line, quasi a dimostrar loro dove hanno ad an-
j dare a fare le nova.
Enfttxi s. f. Enfasi : Forza ed energia nell'espres-
sione, nellazione, nel gesto, ecc.
Enor mitae s. f. Enormità, Enormezza: Somma
malvagità, Eccesso di Atrocità; Nefandezza, Ne-
fandilà, Nefandigia.
Entitse s. f. Entità: Importanza, Conto, Peso,
Rilievo, Valore: Cosa de poca entitce; Cosa di
poca entità.
Eiitù^Eiasma v. ii. Entusiasmare. Voce del-
l'uso: Inspirar entusiasmo, Rapire d'ammirazione,
Infiammare e simili.
S Entùxiasmàse n. p. Entusiasmarsi. Voce d'uso.
Entùsiiasmo s. m. Entusiasmo: Quel solle-
vamenlo di menle che ci porta ad atti e a parole
di estrema maraviglia per cosa generosa, ec-
cellente.
Eq.xxató s. m. Equatore: Uno de' cerchi massimi
della sfera; dicesi anche Linea equinoziale.
Equaziòu s. f. Equazione: In Algebra è La
formola, in cui si esprime l'egualità esistente tra
varie quantità diversamente espresse. In Astron.
è La differenza tra il tempo medio accennato dal
pendolo e iHempo vero indicato dall'oriuolo solare.
Equililbra v. a. Equilibrare: Far equilibrio,
Metter in equilibrio. Bilicare.
S Equilibràse n. p. Equilibrarsi: Mettersi in equilibrio.
Equipag-g-ià v. a. Equipaggiare : Fornir di
equipaggio V. Equipaggio.
Equipaggio s. m. Equipaggio : Provvisione
di ciò che ci abbisogna, sia per trasferire la di-
mora da un luogo all'altro, sia per viaggiare;
altrim. Arredo, Corredo, Fornimento, Accompa-
gnatura, Bagaglio.
Il Equipaggio , nel Milli, vale Provvedimento di
tutto ciò che abbisogna ad un esercito in cam-
mino, tanto per le vettovaglie che per le imprese
militari, a differenza del Bagaglio, che non esprime
se non le cose necessarie a vestire ed a prov-
vedere d'ogni utpnsile e masserizia i soldati,
n — In Marin, sotto questo nome si comprendono
Tulli gli uomini che sono imbarcali nel servizio
della nave, officiali, cannonieri, marinai, mozzi,
operai, ecc.
Eq.uit0e s. f. Equità, Giustizia, Dovere, Retti-
tudine, Ragione.
Equivale! v. n. Equivalere : Esser di pregio
e di valore eguale.
Equivoca v. n. Equivocare : Sbagliare nel si-
gnific. delle parole e nella sostanza delle cose.
Equivoco s. m. Equivoco: Voce che serve
a più cose che fra loro sono diverse.
% Piggià un equivoco; Prender un equivoco. Pren-
dere un granchio o un granchio a secco o un
granciporro o un qui prò quo o un abbaglio, va-
gliono Ingannarsi, Sbagliare, Prendere una cosa
per un'altra.
Erl>a s. f. Erba: Quel vegetale tenero, molle,
che nasce in foglia dalla radice senza far fusto;
ed assolutam. detto, s'intende Quello che produce
la terra senza coltura.
— amaa V. Erba santamaja.
— biscia; Aro, Giaro, ecc. V. Téuscego.
— bórsa; Borsa di pastore V. Bórsa.
— calandri nn-a ; Camedrio, Camedrico, Calaman-
drea, Calamandrina, Erba d'ogni mese, Querciola,
Trisaggine. T. hot. Chamaedrys viiìgaris ovv.
Teucrium chamaedrys. Pianta perenne che ha
le foglie amare ed alquanto aromatiche; nasce
spontaneamente fra noi in luoghi aspri, aridi, sas-
sosi, nei boschi, nelle coIline.Vien usala dai medici
nelle febbri intermiltenli.
— canaenn-a; Centocchio, Cenlocchio rosso, Pape-
rina, Bellichina, Pizzagallina, Mordigallina, Erba
grisellina, Alsine comune, Anagallide silvestre.
T. hot. Anagallis arvensis. Pianta assai comune
fra noi, che nasce nei giardini, in luoghi ombrosi,
accanto alle siepi, vigne, strade, ne' campi fra il
grano e quasi dappertutto. Ristabilisce l'appetito
alle passere, canerini ed altri uccelli; li nutre,
li rinfresca ed è grata alle galline.
— cànfora; Canforata. T. hot. Arthemùia campho-
rata. Specie d'.Arlemisia così detta perchè tutte
le sue parti emanano odor di canfora. Vegeta
nelle colline, sui terrazzi, ne' giardini,
— cardaenn-a; Erba carderina. Erba uccellina, Car-
doncello. Calderugia, Fior d'ogni mese, Senec-
cione, CiIicìoQ«, T. bot. Senecio vulgaris. Pianta
334
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annua, avidamente mangiata dai cardellini, da cui
prende anche il nome. Cresce naluralm. dapper-
tutto, nelle vigne non coltivale, nelle muraglie
vecchie e negli orti, ai quali è di sommo pregiu-
dizio; verdeggia tutto l'anno ed ogni mese fiorisce.
— cetronwa; Cedronella, Cedroncella, Appiastro,
Èrba limona, Erba limonea. Limonella, Melissa,
Melifillo, Melofillo, Melino, Erba lupo. T. botan.
Melitlis melissophillnm. Pianta che ha odore di
cedro ; fiorisce nell'estate, ed è comune ne' boschi.
Le api ne estraggono da' suoi fiori avidamente
il miele.
— chi spùssa; Connina, Erba connina, Ficattola,
Diacciuola salvatira, Puzza di baccalà, Brinajola,
RugiadeJla. T. bolan. Chcnopodium vulvaria o
Chenopodimn /"oe/ù/Mm. Pianta annuale che nasce
ne' campi e negli orti. È slata stimata antislerica
perchè fetida.
— cocca; Pugnilopo, Slrinalopo, Piccasorci, Brusco,
Bruscolo, Rusco, Ruschia, Ipofillo, Spruneggio,
Spruneggiolo, Camemirsine. T. boi. Ruscus acu-
leatus. Pianta comune ne' boschi, che fiorisce dal
dicembre al giugno; le sue radici si annoverano
fra le aperitive, e si prescrivono in decollo nel-
l'idrope.
n Chiamasi pure da noi Erba cocca o Pan de bo-
sco 0 Bardo, e in italiano Borracina, Borracino
e Adianto aureo (Polylricum communej un Mu-
sco arboreo, che nasce su per gli pedali degli
alberi ne' boschi e che serve come tutti gli altri
muschi a mantenere fresche le radici e le piante
che si mandano da un luogo all'altro. I giardi-
nieri se ne servono por impedire che troppo si
riscaldi o si secchi la terra de' vasi.
— colombinn-a V. sotto Erba minscca.
— danna V. Téuscego.
— da pighéutjgi; Stafisagra, Stasifagria, Stafizzagra,
Slaflzzecca, Slafizzera, Slaflisaria, Slasiesaria, Sta-
fuagria, Stafusaria, Slrizzalupo, Tusano. T. boi.
Delphinium slaphisagria. Pianta, i cui semi hanno
un sapore amaro, acre, ardente, e sono adope-
rali ad uccidere i pidocchi, donde trasse il nome
genovese. Fiorisce dall'aprile all'agosto, ed è co-
mune nelle parti meridionali dell'Europa.
— da pòrrin; Verrucaria, Erba porraja. Dittamo
salvatico, Eliotropio maggiore. T. hot. Heliotro-
pium europwum. Pianta annua che si trova nei
luoghi sterili e fra' sassi; fiorisce in maggio; le
sue foglie furono credute efficaci per estirpare i
porri e le verruche, donde trasse il nome.
— de san Giambattista ; Erba sangiovanni. Caccia-
diavoli, Fugademonii, Perforata, Ipperico perfo-
ralo, Ippericone, Pilatro. T. boi. flypcricum per-
foratum. Pianta annua che fiorisce in osiate, ed
è comune ne' campi intorno ai luoghi freschi e
umidi, e ne' ciglioni de' poderi specialm. di col-
lina. Possiede qualità astringenti, ed è ad un tempo
aromatica. S'infonde nell'olio per uso medicinale.
— dragòn; Elloboro nero. Elabro nero, Erba nocca.
Pie di diavolo. Fava di lupo, Tortelli di lupo.
T. boi. llellcborus nigcr. Pianta, la cui radice
venne dagli antichi adoperala contro la pazzia;
oggidì usasi specialm. nella malattia detta // dra-
gone, che sopravviene alle vacche. La sua radice
è nera, amara e di cattivo odore. Nasce ne' luoghi
ombrosi di montagna.
— dragoncea V. Astrayòn.
— fenóggicea V. Fenóggicea.
— fùmmajéua; Sanguinaria, Sanguinella, Sanguinella
maggiore, Capriola. T. boi. Panicum sanguinale.
Specie di gramigna comunissima ne' campi e nei
luoghi erbosi , cosi detta perchè le sue spighe
introdotte nelle narici producono l' emorragia.
" Chiamasi pure da noi Erba fùmmajéua Una spe-
cie di pianta erbacea appartenente alla famiglia
delle Fumariacee, comunissima ne' campi e negli
orli, la qual fiorisce dal maggio all'agosto, e che
in Hai. dicesi Fumoslerno, Pie di gallo o di gal-
lina, Erba calderugia, Erba acetina, Feccia, Fiele
della terra, Fumaria, Fumaria minore (Fumaria
officinaiisj.
— gatta; Erba galla o Gattaria, Menta de' gatti,
Ortica pelosa. T. boi. Nepeta cataria. Nome
volgare duna pianta che nasce fralle rovine con
foglie tomentose e spiga composta di verticilli ,
che stimasi buona per la Clorosi, ed è così detta
perchè i gatti la amano quanto il Maro. É quasi aro-
malica ed ha proprietà cefaliche ed anlisteriche.
— giassà; Erba ghiacciata. Erba cristallina, Crislal-
lide. T. hot. Mescmbryunt hemum crystallinum.
Erba che serve d'ornamento a' giardini a cagione
d'una specie di ghiaccio ossia di cristallo, che
disperso si osserva nei gambi e nelle foglie; essa
non ha odoro, ma masticala ci dà un blando e
salso sapore, il quale lascia alla bocca un piace-
vole rinfrcscamenlo acquoso. Si semina in marzo
ed aprile; fiorisce in agosto e matura il seme io
settembre. É pianta annua.
— indoà; Aspleno, Asplenio, Cedracela, Celracca,
Ceteracca, Cidracca, Erba dorata. Capelvenere
doppio, Erba ruggine. Felce de' muri. T. bolan.
Asplenium italicum o Asplenium ceterach.
Pianta, le cui foglie sono liscie e verdi al disopra,
coperte al disotto di piccole scaglie, tra le q\iali
si sollevano dogli ammassi di capsule sferiche,
che contengono una polvere simile a quella delle
felci, ma piiì cupa, e quando sono esposte al sole
le fa comparire come dorate. Alligna nei climi
caldi, e trovasi abbondantemente presso di noi
in luoghi sassosi ed umidi, ne' muri vecchi e alle
radici delle querce; cogliesi in settembre, ed è
d'uso medicinale.
— liggiwa V. Téuscego.
— luisa; Aloisia, Cedrinola, Erba cedriola, Erba
cedrina, Erba limoncina.T. boi. Verbena triphilla.
Questa pianta che è d'ornamento a' giardini tanto
per l'odore gralissinio, quanto por la qualità di
crescere a guisa d'alberello e d'accomodarsi a spal-
liera, ha lo stelo diritto ed i rami lisci a quattro
facce; i fiori piccoli, quasi bianchi, in rada spiga
e terminanti. Le sue foglie pel loro aroma sono
impiegate per infusioni, come si fa del the, nelle
tossi e ne' reumi.
— marcajéua; Marcorella, Mercorella, Mercuriale.
T. boi. Mercurialis annua. Pianta che ha lo stelo
diritto, ramoso, angolato ; le foglie opposte, ovato-
laiiceolale; i fiori piccoli, d'un verde alquanto
giallo, in spighe gracili. Ila odore e sapore spia-
cevole e nauseoso, ed è utile applicata esterior-
mente a foggia di cataplasma e di fomento. È
comune negli orti.
— mcga; 3Iedica, Erba medica, Cedrangola, Lu-
cerna, Erba spagna, Fieno d'Ungheria. T. bot.
Medicago saliva. Sorla d'erba perenno, che ha
gli steli erbacei, diritti, lisci, angolati, ramosi;
i fiori violetti e porporini, che variano in giallo
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335
0 in celeste pallido, il legume con dne o Ire
spine, con molti semi reniformi. Fiorisce nel
luglio, ed è una delle erbe da pastura la più ec-
cellente ad ingrassar gli animali, specialmente i
bovini.
mei; Àppiolina, Erba cotognina, Camomilla ro-
mana. T. bot. Anihemis nubilis. Sorta di pianta
che si coltiva ne' vasi e tramanda un odore aro-
matico di mela appiola. Ha gli steli distesi e le
foglie pennate, mullifide, lineari, acute, un poco
pelose ; i fiori solitarii, terminanti a raggio bianco;
fiorisce nell'estate.
minscea; Erba sacra. Erba colombina. Bona bona,
Verminaca. T. bot. Verbena officinalis. Pianta
da noi così delta perchè applicala esteriormente
giova molto contro il male di milza. Nasce lungo
le strade, intorno alle siepi, alle muraglie e nei
luoghi incolti; è annua e fiorisce nell'estate.
peive; Erba pepe, Erba moslardina, Peperella.
T. bot. Lepidhnn latifoUum. Pianta annua che
si trova in molti luoghi acquosi ; essa, e specialm.
il suo seme, ha un sapore bruciante; le sue fo-
glie tritate si nsaiio per dar sapore alle insalate.
santamaja; Erba santa maria, Erba amara, Erba
santa, Erba costa, Erba di S. Pietro, Salvia romana,
Salvia selvaggia. Menta greca. T. bot. Tanacefum
balsamite. Pianta assai comune, coltivala negli
orti e nei giardini; ha le foglie più lunghe e più
larghe della salvia, simili quasi a quelle della bet-
lonica. É in ogni parte amara, costreltiva e d'odore
grave e acuto.
sensitiva; Erba sensitiva o Mimosa. T. botan.
Mimosa pudica. Piccola pianticella annua che ha
le foglie simili a quelle della gaggìa. Ha colai pro-
prietà che ad ogni semplice toccamento o solTio
riserra le foglie e rilira a sé i rami, ma dopo
breve spazio nel primiero stato ritorna, ond'è
della an he Vergognosa. Fiorisce neir eslate.
serpentinn-a; Serpentina, Lingua serpentina, Lin-
gua di vipera, Erba luccia, Erba senza costa. T.
bot. Ophyoglossum vulgatiim. Pianta, dalle cui
radici sorge una coda alta come la mano, la quale
sostiene una foglia sola non dissimile alia Pian-
taggine acquatica, d'un gusto alquanto dolce e
viscoso. Esce dall'alto della sua coda un frullo,
il quale, per la somiglianza che ha colla lingua
del serprote, diede il nome a tal pianta di Lin-
gua serpentina. Cresce sponlaneam. nei prati, nelle
paludi e in altri luoghi umidi. Nasce in primavera.
• serretla; Cerretta, Serratola da tintori. T. bot.
Serratula tinctoria. Pianta che ha i fusti e le
froncFi simili al lino; i suoi fiori sono gialli o
porporini, e il seme chiuso in un baccellello come
fa la ginestra. Fiorisce in agosto ed è comune
ne' boschi. I tintori se ne servono per tingere
di color verde o giallo i panni lani o di coloDe.
• sgùa V. Còa d'aze nella voce Aze.
- spd; Aloe americana. T. bot. Agave americana.
Specie di pianta, trasportata dall'America nellSGl
ed ora quasi naturalizzata in Italia, nella Pro-
venza e nella Spagna. Nasce spontanea nella Li-
guria occidentale lungo il mare; si coltiva in altri
sili per formar siepi ai vigneti ed ai giardini.
Ha le foglie larghe, robuste, dentale ai margini,
d'un tessuto fibroso, capaci a fornire una sorta
di canape. — Col nome d'Erba spd chiamansì
impropriam. da noi molte altre piante che hanno
le foglie ensiformi.
— spaghetto; Correggiuola, Centimorbia, Cenlinodia,
Poligono. T. bot. Poligonum majus. Pianta vol-
garissima, ohe ha la radice Innga, tortuosa, ser-
peggiante, lo stelo erbaceo, liscio, nodoso, disteso;
le foglie lanceolate, ovate, strette, piccole; i fiori
bianco-rossi, ascellari. Fiorisce dal giugno all'ago-
sto, e nasce ne' campi, negli orli, ne' luoghi in-
colti e secchi lungo le strade.
— stella; Erba stella, Corno di cervo, Coronopo.
T. bot. Pianta go coronopm. Pianta che ha le
foglie lineari, pennato-dentate, lo scapo e la spiga
gracili. Fiorisce in estate; trovasi ne' terreni ste-
rili e renosi, per le strade, e principalmente
vicino al mare, onde da taluni chiamasi Stella
marina (Stella maris).
% Amàndoe in erba V. Amàndoa.
S AnAd in erba; Andarsene in rigoglio: Crescere
senza far frutto.
S Carne con l'erba; Carne che sa di mucido.
S Conosce l'erba; Conoscre i suoi polli: Cono-
scere la natura dona data persona e saper come
bisogna trattarci. Modo figuralo.
S Crovi d'erba; Inerbare: Coprir d'erba.
S Dottò in erba; Dottore in erba, vale Dottore
che non ha ancora terminati i suoi sludi, presi
i suoi esami, ecc., Dottore che non sia ancora
ridotto alla perfezione ; tolta la metaf. dal Grano,
che si dice Esser in erba avanti che faccia la
spiga.
$ E bónn'erbe créscian filo; La mal'erba cresce
presto, dicesi da noi ironicam. per accennare un
Giovine di perduta speranza, che venga su bello
e rigoglioso.
S Fd erba; Far erba, vale Segarla per mangime
delle bestie.
% Fd d'ogn'erba fascio; Far fascio d'ogn'erba. Far
d'ogni lana peso, vagliono Far ogni sorta di ri-
balderie, senza riguardo veruno.
§ Faxéu in erba V. Faxéu.
S Fta d'erba; Filo d'erba V. Fta.
S Gran in erba; Grano in erba V. Gran.
% Leva I erbe inùtili; Diserbare: Sarchiare o Svel-
lere le erbe inutili che crescon negli orti o fra
le biade.
S Mamld e bestie all'erba; Aderbare: Metter le
bestie a erba, Governarle a frescume.
S Mangia l'erba; Addarsi, Accorgersi, Capire, Com-
prendere, Subodorare. Modo figurato.
§ Nasce l'erba in t'ùn léugo; Nascere l'erba in
un luogo. Mettervi l'erba, dicesi figurai, per Es-
sere deserto.
S Quella chi vende erbe ; Erbajnola , Erbarola :
Colei che vende l'erbe medicinali.
§ Senti nasce l'erba; Sentir nascer l'erba, dicesi
scherzevolm. e vale Aver sottilissimo l'udito.
Erlbag-g-i s. m. pi. Erbaggi: Term. collettivo.
d'ogni erba mangereccia; altrim. Camangiari.
Erlbeg-g-e s. f. pi. Robiglie: Sorta di legume
selvatico simile a' piselli, ma di colore scuro.
Erlbetta s. f. Erbetta, Erbolina, Erbicella, Er-
Ijjcciuola: Erba fina e gentile.
Erlbette s. f. Erbucce, Erbette, Erboline. Chia-
mansì così Certe piccole erbe odorifere e sa-
porite, che si adoperano per condimento, cioè
per dar savore, come il prezzemolo, la borranà
(buraxa), l'acetosella (agretta), la menta, la ne-
pitella (noèta), la salvia, il regamo (cornabùggia),
il timo, (tùmao), ecc.
336
B!ÈÈ
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Erlboettin s. m. Alberelluzzo, Alberelletto,
Alberellino. Dimin. di Alberello.
Erlboetto s, m. Alberello, Alberello, Alberino,
Arboscello, Arbuscello, Arbucello: Albero piccolo.
•1 Frutice: Nome generico di Quegli arbusli, die
tengono il luogo di mezzo Ira gli alberi e le erbe,
e che mellone molli rami dalle radici.
— dell'amicelo; Aslicciuola del nollolino V. Andcelo.
Erlboo s. m. Albero, Arbore, antic. Albero e
Albore : Nome generico di tulle le piante che
hanno un fusto ritto, grosso, legnoso, il quale nella
parie superiore si spande in rami a guisa di brac-
cia 0 in una chioma di frondi aperte.
H Albero, in Marin. dicesi Quel grosso e lungo pezzo
di legno, ordinariam. d'abete, di forma cilindrica,
alzalo sopra i bastimenti per portare i pennoni
e le vele.
M — Nelle Arti e Mestieri dicesi Una grossa trave,
la quale corredala di lieve o bocciuoli, col mezzo
d'una ruota, mossa per Io più a forza d'acqua,
serve a comunicare il moto a diversi ingegni.
— allùppóu; Albero fradicio: Quello che è slato
guasto dall'umidità.
— chi no fa frùto 5 se taggia; Alber che non fa
frutto, taglia taglia. Dettalo prov. assai chiaro.
— de diann-a; Albero di saturno: Cristallizzazione
del piombo a maniera di vegetazione, o piuttosto
di lamine aggruppate, ottenuta col precipitare que-
sto metallo dal suo acelalo per mezzo dello zinco.
— de famiggia; Albero o Albero genealogico, dicesi
per similil. alla Genealogica descrizione della fa-
miglia posta per ordine di discendenza.
— de Giùdda; Albero di Giuda, Albero di Giudea,
Siliquastro. T. boi. Cercis siliquastrum. Albero
che si distingue per le foglie reniformi, articolale
0 lisce. Il vivace colore dei suoi fiori dà gran
bellezza ai boschetti arlifiziali, non che alle foreste;
il suo legno, venato di nero e di verde, prende
buon pulimento. Nasce nella Liguria confinante
colia Toscana, nelle maremme sanese e pisana,
nei dintorni di Roma e di Bologna, e nel ter-
ritorio napolitano.
— dò franzóu; Albero del frantojo V. Franzóu.
— dS fùzo; Albero della piramide. T. degli oriol.
Pezzo d'acciajo, sulla cui estremità quadra su-
periore s'impianta la chiave per caricar l'orologio.
— do ghìndao dò bùgatto ; Albero del burallello
V. Ghìndao.
— dò moin ; Fiìsolo : Quel perno di legno che regge
la màcina del mulino.
— dò tambùo; Albero del tamburo. T. degli croi.
Aslicciuola cilindrica d'acciajo con più riprese o
scalini, la quale attraversa il tamburo nella dire-
zione dell'asse V. Tambùo dò relétiio nella voce
Tambùo.
S Briccona un erboo ; Scapezzare, Scapitozzare,
Scoronare V. BriccoUd.
S Dall' erboo se conosce i fruii; Gli asini si co-
noscono al basto. Dettato proverb. che vale Le
qualità dell'animo si conoscono dall'esterno.
8 Fa l'erboo ; Far quercia o querciola : Stab ritto
col capo in terra e co' piedi in aria.
S 0 nò tréuva erboo da impiccàse ; E' non trova
basto che gli entri, si dice di Persona che non
si contenta mai di nulla ; che qualunque partilo
gli si proponga, su tulli trova da ridir qualcosa;
0 che, andando in cerca d'un oggetto, noi trova
mai di qualità da mostrarsene soddisfatta.
S Pe un colpo nò cazze un erboo V. Colpo.
§ Bemdndd un erboo; Dibruscare, Dibrucare un
albero, vale Tagliarne i rami inutili e seccaginosi.
Erco s. m. Arco V. Arco nel 2° significato.
§ Erco da mòlla da ciavéua; Calcio: Ripiegatura
della molla contro cui la chiave striscia e preme,
e così mette in libertà la stanghetta mossa pur
essa dalla chiave.
Eredita v. a. Ereditare, Rodare, e pochissimo
usato Eredare: Succedere nell'avere lascialo da
chi muore, o in vigore delle leggi o per dispo-
sizione del testatore. Divenir erede; e dicesi pure
di cose astratte, come Ereditare la virtù, la gloria,ecc.
Ered.it«e s. f. Eredità, Retaggio, antic. Redi-
taggio, Ereditaggio: Ciò che tocca ad altrui per
via di successione o di lascilo del testatore; e
dicesi della parte principale d'un patrimonio.
Eredi tea s. f. Ereditaria: Colei che succede
nell'eredità di chi muore, o se vive ancora, si
presume dovergli succedere.
Erexia s. f. Eresia: Dottrina contraria al domma
e alla fede ortodossa; e per estens. Dottrina o
Massima contraria alle idee comunem. ricevute
ed approvate.
Eriziòn s. f. Erezione. In fisici, dicesi Lo slato
d'un organo che di molle e floscio diventa rigido,
duro, gonfio, per accumulazione di sangue.
Erizzise n. p. Erigersi in, Atlribuirsi qualità
di: 0 s'erizze a censo; E' si erige in censore.
Erlxa s. f. Uggia: Avversione, Ripugnanza na-
turale e istintiva, Noja, Inquietezza d'animo.
S Fa 0 Mette erl'ia; Fare o Metter uggia. Uggire:
Produrre avversione , ripugnanza e simili.
Erziiitag"g-io s. m. Eremitaggio, Eremo, Ere-
mitorio. Romitaggio, Romitorio, Romitoro, Ro-
mitojo: Luogo solitario dove abitano gli eremiti.
Ermitto s. m. Eremiti), Romito, Solilario: Per-
sona divola, ritirata in una solitudine per atten-
dere con più agio all'orazione ed alla contem-
plazione, e lòrsi di mezzo agli affari del mondo.
1) Romito, usato come add. vale Solilario, e dicesi
così di persona, come di luogo appartato e remoto.
S Fa ùnn-a viltà da ermitto; Far una vita ro-
mita 0 eremitica, ed anche Far vita romilesca
ossia di romita, o secondo l'uso de'romiti.
Ernia s. f. Ernia. T. chir. Sorta di malattia ,
ed è rUscire, e spezialm. dalle intestina, dal pro-
prio luogo naturale e dalla cavità che le contiene,
entrando in altra cavità artificiale che fa prelu-
beranza all'esterno.
Erode ; Erode : Nome proprio che ha dato ori-
gine alla frase Manda da Erode a Pilalto; Man-
dare da Erode a Pilato, cioè Mandare una cosa
0 una persona da un luogo all'altro, o da un
giudice a un altro, senza che si vegga conclusione
di nulla.
Erpete s. f. Erpete. T. chir. Malattia cutanea
mantenuta da umori viziati; ed ènne di più sorte.
Erra V. Falli.
Errò s. m. Errore, Colpa, Fallo, Mancanza, Tra-
scorso.
I) Errore, per Abbaglio, Sbaglio, Equivoco, Inganno.
Il — per Mancamento, Difetto nell'operare contro
le regole d'un' arte: Errò de slampa, d'orlo-
grafia, de grammatica, ecc.; Error di slampa,
d'ortografia, di grammatica, ecc.
— de penna ; Scorso di penna : Errore fatto per
inavvertenza nello scrivere.
ESC
ESE
— massiscio; Strafalcione, Svarione, Scerpellone,
Farfallone : Error solenne commesso nel parlare,
nello scrivere e nell'operare.
— no fa pagamento; Error non fa pagamento, Er-
rore non paga debito. Dettato di chiaro signif.
S Ése in errò o in t'ùn errò; Essere in errore,
in inganno: Prendere abbaglio, Ingannarsi.
S Salvo errò; Salvo errore, Se non isbaglio, e simili.
Ersci V. Redancie.
Erto add. Alto V. Àto.
Erùd-iio add. Erudito, vale Molto dotto, Versalo
nella cognizione delle storie, delle leggi, dei poeti, ec.
EvùdLizion s. f. Erudizione, Sapere, Dottrina.
Eirùzion s. f. Eruzione. T. med. Uscita subi-
tanea di bollicene alla superficie del corpo, pro-
cedente da vizio nel sangue.
« Parlando de' Vulcani, diconsi Le impelaose emis-
sioni dai loro crateri di fumo, di ceneri, materie
fangose, lava, ecc.; in questo significalo dicesi
anche Erutlazione.
Erxo s. m. Leccio, e poelic. Èlice ed Elee. T.
boi. Quercus iles. Specie di pianta del genere
Quercia, che ha il tronco che si eleva a mediocre
altezza, mollo ramoso, con la scorza screpolala;
le foglie^o vaio-bislunghe, piccole, coriacee, tomen-
tose al di sotto, persistenti, col bordo a denti radi ;
i fruiti simili a quelli della quercia comune, seb-
bene più piccoli. Fiorisce sul principio dell'estate.
Erze V. Alza.
Ei*ze s. m. Riallo : Qualunque loogo rilevato da
terra; e ordinariam, dicesi di Quelle dolci pro-
minenze, che s'incontrano talvolta nella pianura.
M Ciglione, Argine : Quel terreno rilevato sopra la
fossa che sopraslà al campo, e si fa per soste-
nere la terra, acciocché il suolo divenga o si con-
servi pianeggiante e non sia rovinato dalle acque.
Il Alzo. T. calz. Una o più strisce di cuojo, che
si aggiungono alla forma per gonfiare più o meno
il tomajo al collo del piede, e render più alta
la scarpa al piede cui dee calzare.
Ex*zùa, s. f. Soprammano: Colpo dato alla palla
colla mano alzata più su della spalla.
§ Fd ùnn'èrzùa o Dà d'èrzùa a balla; Dare un
soprammano alla palla.
Esa.g-eirà, v. a. Esagerare: Aggrandire con pa-
role. Iperboleggiare.
Esa,g-ei:*a,ziòii s. f. Esagerazione: Lo esa-
gerare. Discorso che esagera così in bene che in
male; Iperbole.
Esa;là V. a. Esalare: Mandar fuora disperdendo
intorno nell'aria; e in senso neut. Uscir fuori
salendo in alto e disperdendosi nell'aria, ed è
proprio de' vapori, degli odori, ecc.
Esa^la/ziòn s. f. Esalazione, Esalamento: Lo
esalare ; Evaporamento, Evaporazione, Effluvio.
Esagita; V. a. Esaltare: Magnificar con lodi, Lo-
dare grandemente.
Esa<ltòu. p. pass. Esaltato V. Esalta.
$ Mente, Spirito esaltóu; Mente, Spirito esaltalo,
vale Menle, ecc. entusiasmala, riscaldata.
Esa.iu.iiia, V. Examind.
Esaminato V. Examinàtò.
Esaimne V. Exammc.
Esatto s. m. Esattore: Riscuotitore delle pub-
bliche imposte,
Esauri V. Sciùgd.
Esci; Eppure: Pari, riemp. che aggiunge nna
certa forza per maggior evidenza.
Esclamazi^ns. f. Esclamazione: Grido, io
cui si pro«-ompe per allegrezza, per ammirazione,
por dolore, per isdegno, ecc.
Esclùdde v. a. Escludere, Eschiudere : Eccet-
tuare, Non ammetlero.
Esclùxiòn s. f. Esclusione: L'alto di esclu-
dere, d'impedire che una cosa non s'inframmetta
con allra ; e talora per Eccezione.
Esclùxivamente avv. Esclusivamente: In*
modo esclusivo, Escludendo, Eccettuando, Non
ammettendo.
Esclùxivo add. Esclusivo: Che esclude, Alto
ad escludere o Che porla esclusione.
Eserescensas. f. Escrescenza: Crescimenlo
sopra il piano solido; e presso i Chir. dicesi di
Qualunque cosa cresca e si a!zi naluralmeote o
,. per malattia sulla superficie del corpo.
Ese V. sost. Essere: Aver essenza o esistenza;
e propriam. esprime l'esistenza astratta e pura-
mente intellettuale, a differenza del verbo Esistere,
esprìmente l'esistenza positiva e reale,
n Essere, per Accadere : Cose gh'é stmto ? Che c'è
stato? cioè Che accadde?
Il — Consistere: A di/jicoltce a l'è... La dìRicoltà è...
n — Costare, Valere: Quest'anno l'éuio 6 l'è eoo;
Quest'anno l'olio è caro,
n — Derivare, Addivenire: Donde l'è che sei cosci
allegri? Dond'è che siete così allegri?
n — Esser vero: Quello che diggo l'è; Quanto dico
lo è, cioè È vero.
« — Passar divario, differenza: Dall' un all'atro
gh'é tanto cònime da-o Pappa a-obòia; Dal-
l'uno all'altro c'è tanto quanto dal Papa al boja.
n — Servire, Aver che fare: Cose «ón a /écen^o/ie.'
Che sono a lui, cioè Che servono a lui cento lire?
» — Riuscirti 0 Sembrarli: Questa a m'è néuva;
Questa cosa mi è nuova.
Il — Trovarsi: Allóa èo a Milan; Allora io eri
a Milano.
Il — dello di Tempo, vale Esser passato: San
quattr'anni che nò beivo de viti; Sono quattro
anni ch'io non bevo vino.
M — detto di Vento, vale Spirare, Soffiare: Gh'é
un vento chi allòa; C'è un vento che stordisce.
— a banchetta; Essere alla màcina o in fondo o
per le fratte V. Banchetta.
— d berlinn~a; Essere alla berlina V. Berlinn-a.
— a bón porto; Essere a buon porto, vale Esser
vicino al punto di conseguire una cosa o di averla
compiuta.
— a bdn segno; Essere a buon segno o a buon
punto V. nella voce B5n add.
— o cavallo ; Essere o Slare a cavallo V. Cavallo.
— a cian; Esser saldi V. A cian.
— a-e cànnie; Essere agli sgóccioli o alla callaja
V. A-e cànnie.
— a-e streite; Essere alle strette o a stretta o fra
l'uscio e il muro, ecc. V. A-e streite.
— a-e streite dò sacco; Essere al fondo del sacco
V. Sacco.
— a-e trasse; Essere o Stare alle spalle, ai fianchi
d'alcuno V. A-e trasse.
— a fi; Essere o Stare a filo V. A fi.
— a giorno d'ùnn-a cosa; Esserne chiaro. Esserne
consapevole, Saperla.
— a-i denti; Star punta a punta, si dice di Due
che stanno mal d'accordo insieme, e sempre con-
tendono e contrastano.
CxtÀOflU, Dizionario Oenoveta-Italiano.
338
ESE
ESE
— aWinsalatta; Essere all'insalala, figurai, vale Es-
sere alla fine d'una cosa.
a-o cicBo d'ùnn-a cosa; Essere al chiaro d'una
cosa V. Ciceo s. m.
— aU'cuio; Essere in pernecche, Esser ubbriaco;
e in senso più mite Esser ciùschero, avvinazzalo,
alleralo dal vino.
— a man ; Essere alla mano, dicesi di Persona che
sia affabile, trattabile, cortese.
— a-o scicuteru; Essere al sicutera V. A-o sci-
cutera alla sua sede alfabetica.
— u-o scrvtxo d'un; Essere a uno, cioè Al ser-
vizio d'alcuno.
— appréuvo a fd ùnn-a cosa; Esser presso o dietro
a far alcuna cosa, vale Star facendola.
— o punto; Essere a punto o in punto, dicesi degli
archibusi o altri ordigni che sono condotti sullo
scoccare.
— a scabeccio in Vùn scilo V. A scabeccio.
.— a scotto; Stare a scolto o a dozzina V. A scotto.
— a segno; Esser al punto o in punto, in prossima
disposizione, vicino, imminente; e talvolta Essere
in 0 all'ordine, in pronto, presto, preparato.
— a tempo; Essere in giorno in giorno, dicesi delle
Donne che sono vicinissime a partorire.
-r- a tempo a fd ùnn-a cosa; Esser a tempo a far
checchessia, vale Esservi ancor tempo prima che
passi la congiuntura del farla.
— a fio; Essere a tiro o al tiro o in tiro: Propriam.
Essere a tale disianza che il tiro possa arrivare
al punlo che si piglia di mira. - Essere a tiro,
metaf. vale Essere vicino alla conclusione o al
termine di checchessia.
— a tòa; Esser a tavola, vale Essere a mensa per
cibarsi.
— d toaletta; Essere alla teletta, Essere allo spec-
chio, Acconciarsi, Abbigliarsi.
— o tòcco e no tòcco ; Essere o Stare a tocca e
non tocca, vale Esser vicinissimo, così di luogo,
come di tempo.
— a tarsio; Essere o Slare a dóndolo V. A tarsio.
— a tutto; Accomodarsi, Acconciarsi ad ogni cosa.
— avanti in t'ùnn-a cosa; Essere innanzi in una
cosa, vale Averla già condona a buon punto, Es-
sere a buon segno o a buon punlo.
— basso d'aia ; Essere in basse acque. Essere alle
* strette. Esser terra terra V. Aia.
— carne e coi con un; Esser carne e ugna o pane
e cacio con alcuno V. Carne.
— carta reale; Esser carta reale: Quando si vuol
parlar chiaro ad alcuno e senza rispetti umani,
si comincia a prevenirlo cosi per dichiararsi che
siamo franchi e leali : Za ti sce che mi son carta
reale; te diggo che ecc.; Tu sai ch'io son caria
reale, e li dico che ecc.
— chen e gatti; Esser amici come cani e galli.
Star come capre e coltellacci V. Can.
— citi bòn che o pan ; Esser me' che il pane, Esser
un zucchero V. Pan.
— ciii de là che de sa; Esser più morto che vivo.
Modo figuralo.
— citi d'un atro; Esser da più d"un altro, vale Esser
supcriore altrui in qualsivoglia cosa.
— ciù grosso che l'cegiia di maccaroin V. ^gua.
— ciit imbroggióu che i pòllin in ta stòppa ; Esser
un pulcin nella sloppa o Esser impaccialo come
un pulcin nella sloppa V. Pòllin.
— co-a pausa a gàa ; Esser col corpo a gola. Avere
il corpo a gola o agli occhi, si dice delle Donne
gravide che son vicine al tempo del partorire.
co-i pé in tu fossa; Aver un pie nella fossa ,
Aver la bocca sulla bara, Tenere il piede nel
sepolcro V. Pé.
camme i laddri de Pisa, che a-o giorno se dan
e a néulte van a arròbd insemme ; Esser come
i ladri di Pisa che di giorno si leticano, e la
notte vanno a rubare assieme V. Laddro.
conosciùo ciù che a bettonica; Esser nolo più
che la mal'erba V. Bettonica.
con un; Esser con uno, vale Abboccarsi seco:
Aoa sòn con voi; Ora son con voi. E talora Esser
del suo partito, della sua opinione: Mi sòn con le;
Io sono con lui.
c'ùn pé a bagno e l'atro in te l'cegua V. y^gua.
cùrto de moncea; Esser corto a danari V. Cùrto.
da coppo; Esser da capo, da principio V. Coppo,
d'accordo; Esser d'accordo o di bel patto V.
Accordo.
dceto pe speJ'io du-i meghi ; Esser disperato dai
medici, dicesi dellliifermo quando è talmente ag-
gravalo, che i medici hanno perduto la speranza
di sanarlo.
da pào; Star a petto, Agguagliare, Pareggiare,
vale Esser eguale nelle forze o in altro.
da reo ; Esser un nabissn, un fistolo, un facimale,
una cavezzuola, detto di ragazzo, vale Tristo,
Cattivo, Che sempre procuri di far qualche male;
detto di persona adulta, dicesi Mala sciarda, Mala
lana, Cavezza, ecc. \ . Pelle grumma.
de bócca fìnn-a; Esser boccuccia V. Bócca,
de bòn becco, de bònn-a bócca; Esser di buona
bocca 0 abboccalo V. Becco, Bócca,
de bón cibbo V. Gibbo.
de bòn gusto; Esser di buon gusto o buongu-
staio V. Gusto.
de bònn-a fimiggia; Esser di buona casa o di
buona famiglia V. Famiggia.
de bònn-a lùnn-a; Essere in buona luna, vale
Essere d'umore allegro, gajo, piacevole, ecc.
de bònn-a voentce; Esser di buona voglia o di
buona volontà V. Voentce.
de cancaribba; Esser buon lem pone, Esser uomo
d'allegria, e in Fir. Esser di conia V. Cancaribba.
de casa ; Esser di casa : Esser famigliare, intrinseco.
de casa ciù che a spasso'ia; Esser di casa più
che la granata V. Casa,
de casa e de bùttega; Esservi a casa e a bot-
tega V. Casa.
do due facce; Essera due facce, detto di Per-
sona finta e usa a doppiezze e inganni V. Faccia,
de dui parlce; Esser bilinguo, dicesi di Colai
che non parla secondo verità, ma ora in un modo,
ora in un altro.
de giromìa; Esser di buon umore, Essere alle-
gro, gioviale.
de leva; Esser di levala, di parlila, di partenza:
Esser per andarsene.
de lùnn-a V. sopra Èse de giromìa.
de mànega larga; Esser di manica larga o di
maniche larghe V. Mànega.
de molto o de poco cibbo; Esser di gran pasto
0 di poco pasto V. Cibbo.
dui cu in t'ùn pd de braghe; Esser due anime
in un nòcciolo V. Braghe,
féua; Esser fuori. T. di giuoco. Al giuoco delle
Carte vale Aver vinta la parlila.
ESE
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339
féua de le; Esser fuori di sé, vale Esser fuori
del senno o Aver la mente sopraffalla per qual-
sivoglia cagione; e talora Essere addoloratissimo,
Esser fuori di sé pel dolore.
féua d'ùnn-u cosa; Esser fuori d'alcuna cosa,
vale Esser uscito di qualche intrigo.
fortùnóu cdmme i ihen in gexa; Esser forlo-
nato come un cane in chiesa V. Can.
fra 5 marco e l'anchizze; Esser fra l'incudine
e il martello V. Anchizze.
in ballo; Esser in ballo V. Ballo,
in bézeugno ; Trovarsi in bisogno, in istrettezze,
in penuria, in miseria.
in bolletta; Esser arso o abbrucialo di danari
V. Bolletta.
in bdn òse; Essere in buon essere, vale Essere
in buono stato, ben tenuto, non ancor guasto,
quasi nuovo.
in bónn-a con un; Essere in buona o in buono
d'alcuno V. Bdn s. m.
in cumpann-a ; Tentennare o Dimenarsi nel ma-
nico V. Campann-a.
in canleja; Esser asciutto o secco, e dicesi dei
tempo; O tempo 5 l'è in candeja; Il tempo è
asciutto 0 secco.
in carne; Essere in carne V. Carne,
in cattive cegue; Trovarsi nella mala parala V.
jEyua.
in cimbalis; Essere in cimberli, vale Esser al-
legro 0 per vino o per altro.
inderré d'ùnn-a cosa; Esser addietro dona cosa,
vaie Saperne poco.
inderré d'un travaggio; Esser addietro con qual-
che lavoro, vale Aver molto a finirlo.
in eccellensa ; Esser brillo. Essere in pernecche.
Modo basso V. Eccellensa.
in gamba; Essere o Sentirsi bene in gamba: Es-
sere 0 Sentirsi gagliardo, forte, robusto.
in gritta con un; Esser in ira con alcuno.
in là; Esser in là, vale Essere avanzalo,
in sce vintitrce óe e Irci quarti ; Essere al con-
filemìni, Essere alla candela o al lumicino, dìcesi
deirinfermo che sia vicino a spirare,
tn sci pissi de fa ùnn-a cosa; Esser sull'orlo
0 sul curro, Essere a un pelo di far checchessia,
vale Esser in punto o in procinto, Esser vici-
nissimo, Esser per farla da un momento all'altro.
in scio canJé; Esser sul tavoliere V. Candé.
in sciò basso; Esser sul basso o Aver del Lasso,
dicesi del Vino allorché nella bolle è vicino a
finire, ond'è che comincia a sentir di feccia.
in sciùnn-a bònn-a stradda; Esser per la buon»
strada, figurai, vale Esser ben indirizzato in chec-
chessia.
in sé; Essere in sé, conlr. di Esser fuori di sé,
e vale Esser sano di mente, Essere in cervello
in sugo; Essere in succhio V. Sugo.
■ in ta bòtte; Essere ubbriaco. .Modo basso,
in te canne V. SOlto Ése in te sbiyge.
in te l'atro mondo; Esser nell'altro mondo. Esser
altrove, vale Esser astratto col pensiero.
in te l'urna; Esser sopra pensieri, Essere astrailo,
in te HÙvce ; Aver rocchio a' nugoli, vale Es
sere astratto. Non badare,
in te sbigge; Esser perle fratte o alla màcina.
Essere al verde o all'ablativo, vagliono Esser con-
dotto a mai termine per la povertà.
in 15 ballon; Essere ubbriaco. M. b. V. Ballon.
in tò bón dell'etce ; Esser ne! buono o sul buono
dell'età, vale Esser nel bello, nel colmo, nel vigor
dell'età.
in trattato; Esser in pratica, in trattalo, Trattarsi,
in t'iìnn-a persònn-a a fa ùnn-a cosa; Esser
in uno a far checchessia, Esser nel suo stato,
ne' suoi piedi: Se fosse in té, ummòcchieivo; Se
io fossi in Ini, starei zitto.
iM vizio; Esser tisico.
lesto; Aver finito, Aver terminalo; e talora figur.
Èsser morto o disperato della vita.
lesto de man: Menar le mani come un berret-
taio, vale Essere inclinalo a rub-fe.
ttvóu; Esser alzato di letto.
li per fa numero; Esservi per ripieno.
liso V. Liso ne' suoi varii significali.
mattine; Esser buon levalore, e nell'uso tose.
Esser mattiniero: Alzarsi la mattina per tem-
pissimo.
menóu pe-o naso; Esser menato o pigliato pel
naso. Esser fatto fare. Esser fallo messere o cor-
dovano, vagliono Esser aggiralo, uccellalo.
ò figgio da galUnn-a giunca; Essere il figliuolo
dell'oca bianca V. Figgio,
ommo de so villa; Esser alante, robusto, co-
raggioso. Sapersi parar le mosche dal naso, ecc.
patt'e paghce; Esser lesti, Esser pace, dicesi
Quando, nel giuoco, uno de' giuocalori rimane
debilor con un altro, é poi, rivincendo, sconta
il debito, e vale : Tra me e le non c'è pili de-
bito; il quul modo per eslens. si trasporta a molle
altre congiunture.
per fa ùnn-a cosa; Esser per fare una cosa,
Esser sul punto di farla.
per l'aia; Essere o Slare per aria V. Aia.
per un; Esser per alcuno: Favorir le parti di
lui, Aiutarlo, Soccorrerlo, Servirlo, ecc.
pesante; Esser pesante, Esser grave, uggioso,
nojoso, fastidioso, figurai, vale Che fa venir l'uggia,
la noja, ecc. di star seco, di conversar con lui.
pin de lasci mesta; Esser pieno di dàddoli, di
smancerie, di s.magi, di smiaci, ecc.
portóu in par ma de man; Esser portalo in palma
di mano, vale Essere magnificato con lodi, ac-
creditato, messo in credito, in isiima presso il
mondo; e talora anche Essere amalo, proietto,
ben visto, ecc.
raozo; Aver i bachi o le palarne, Esser crojo.
Sonar a mattana V. Raozo.
sottovento ; Esser soltovento o sotto il vento V.
y^ento.
san Rocco e 5 can; Esser chiave e maleroz-
zolo, Esser manico e scure V. Can.
sempre a-i denti ; Esser sempre agli occhi, dicesi
di Due 0 pili persone che spesso contendano in-
sieme.
tutto d'ùnn-a pcrsònn-a; Esser lutto d'alcuno,
si dice dell Esser suo dipendente o intrinseco.
tùttùn; Esser lutl'uno, vale Esserla medesima cosa.
tutto in t'ùnn'cegua; Esser tulio in un'acqua V.
jEgua.
tutto in t'ùn tocco ; Esser d'un pezzo, cioè Intero,
tkn bandèta ; Esser un gerbola, un arcolajo, Fare
l'agno! di Bddia V. Bandèta nel 2° signif.
ùnn'ceguacod; Essere un'acqua cheta V. jEgita.
tutto ùnn-a cosa; Esser tutto una cosa, vale
Non pensare ad altro che a quella : 0 l'è lutto
gexa; Egli è lutto chiesa.
340
ESE
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tiitio un tale; Esser tiiltó nn cotale, vale Ras-
somigliarlo perfetlamcnte: 0 l'è tùUo so inoco;
Egli è tulio sua madre.
— ùnn-a brulla copia d'un; Scimmiare malamente
alcuno. Modo figurato.
— ùnn-a pasla d'òu; Essere una pasta di zucchero,
vale Esser di buona e di eccellente natura.
— un pe l'atro; Fare a giova giova: Ajutarsi l'un
l'altro.
— zù do cu; Esser alla màcina o in fondo, Essere
a mal partito V. Cu.
J Èssighe; Esserci o Esser lì: Trovarsi presente
ai fallo. Uno per es. nega che in un dato caso
si dovesse fare quel che un altro ha fatto, e un
terzo risponde per iscusar questo: Bezéugnava
èssighe; Bisognava esserci o esser li.
S Non é'se bòn a ninle; Essere un boto o voto,
un chiurlo, una sferra, ecc. V. Bòn add.
M — èse bòn né pe séua, né pe tomcea V. sopra
Non ese bòn a ninte.
M — èse né can né lo; Non essere né uti, né putì
V. Can.
w — ese in t5 calendàio d'ùnn-a persònn-a; Non
essere nel calendario d'uno V. Calendàio.
N — èse lì; Esser altrove, vale Essere colla mente
in altre cose.
n — né in ce, né in tccra; Essere o Slare per
aria, figur. vale Non aver sufficiente fondamento.
% Sa quello che sa; Sarà quel che sarà, dicesi quando
c'induciamo a prendere un'impresa, che, riuscendo
„ male, ci può tornare in grave danno.
Ese s. m. Essere: Forma e sostanza unita con
osservanza de'lermini naturali illesa; Essenza,
Esistenza.
« Essere, per Stato, Condizione: 0 l'è ancdn in
bòn èse; È ancora in buon essere.
« — per Stanza, Dimora: De stce in campagna
ghe fa un beU'èse; Di state in Campagna ci è
un buon essere.
S Dà l'èse; Dar l'essere, vale Dar la vita, la sus-
sistenza; e talora Creare.
JSseciitò s. m. Esecutore: Quegli che mette ad
esecuzione qualche progetto, sentenza o giudizio.
— de giustizia; Esecutore di giustizia. Giustiziere,
Manigoldo, Carnefice, Boja.
— testamentario; Esecutore testamentario: Quegli
che é nominato da un testatore per dar esegui-
mento alle disposizioni di sua ultima volontà, dopo
la sua morte.
Esecùziòn. s.f. Esecuzione, Eseguimento: L'e-
seguire 0 mandare ad effetto il suo pensiero o
l'altrui comandamento.
« Esecuzione, da' Legali dicesi Quell'atto giuridico
con cui, per via di mandato esecutivo, si stag-
giscono i Leni d'un debitore, o si fa cattura della
persona per costringerla al pagamento.
S Fa l'esecùziòn ; Far l'esecuzione, Esecutare: Stag-
gire i beni d'alcuno, Eseguire contr'esso ciò che
ordina la legge; e dicesi dei debitori che non
pagano il loro debito.
£]seg-ui V. a. Eseguire, Esseguire, Asseguire:
Mettere in o ad esecuzione, ad effetto; Adem-
pire, Adempiere, Effettuare.
£:iseiiipla,x>itse s. f. Esemplarità: Bonlà di
costumi^ degna di servire d'esempio agli altri.
Esenta, v. a. Esentare, Esenzioiìare: Far esente,
Liberar da qualche carico, Dispensare da alcuna
obbligazione.
S Esentàse n. p. Esentarsi, Esimersi, Dispensarsi.
EsenziSu s. f. Esenzione: Privilegio che di-
spensa da alcuna obbligazione.
Esercita v. a. Esercitare, antic. Esércere: Te-
nere in esercizio, Render abile a checchessia per
forza di esercizio.
« Esercitare, nella Milìzia vale insegnar gli eser-
cizi. Render abile alle armi.
— a memóia; Esercitar la memoria: Imparar so-
vente alcuna cosa a momoria per renderla tenace.
— a paziensa; Esercitar la pazienza, figurai. Ci-
mentare 0 Metter a pr-ova l'altnii pazienza, col
fare o dire cose capaci d'impazientarlo.
— ùnn-a càrega, un impiego, ecc.', Esercitar una
carica, un impiego, vale Esserne investito, Am-
ministrarlo.
S Esercitdse n. p. Esercitarsi: Addestrarsi, Im-
pratichirsi in una cosa,
n Esercitarsi: Far del moto, .Passeggiare, Darsi qual-
. che fatica per esercizio del corpo.
Esercizio s. m. Esercizio : La pratica d'una
arte o d'un mestiere.
1) Esercizio: Affaticamento, Moto della persona.
») — Nella 3Iilizia, La scuola pratica del soldato
nel maneggio dell'armi e nei movimenti neces-
sari 0 utili in guerra,
n — In Marin. dicesi degli Esperimenti che si fanno,
delle manovre o del cannone, per imparar ad
eseguir bene quei movimenti, che son necessari!
nell'usare il cannone e nel manovrare.
S Esercizi spirituali; Esercizi spirituali: Alcune
meditazioni e considerazioni per riforma della
vita, e che si fanno per lo spazio d'alcuni giorni
in luogo ritirato.
S Èse in esercizio; Stare in esercizio: Esercitarsi
continuamente in una data cosa.
S Èse fétta d'esercizio ; Esser fuor d'esercizio, si
dice del Non riuscir bene in una data cosa pel
lungo tempo che non l'abbiam praticata.
§ Fa dell'esercizio; Usare o Fare esercizio: Cam-
minare, Passeggiare, Muoversi, Agitarsi.
§ Fa l'esercizio ; Far l'esercizio, nella Milizia vale
Fare la scuola pratica del soldato.
Esig-g-e V. a. Esigere, dicesi propriam. del Ri-
scuotere che si fa per la via della giustizia,
w Esigere, comunem. usasi per Richiedere con forza
0 con autorità alcuna cosa, come dovuta o con-
venevole; Volere, Pretendere.
Esiminise n. p. Esimersi, Esentarsi, Sottrarsi.
Esonera v. a. E onerare: Esentare, Liberare
da un aggravio, da una spesa, da un uffizio, ecc.
Esordi V. n. Esordire: Propriam. Cominciare,
Dar principio; ma da noi usasi per Fare il primo
passo, e dicesi de' Cantanti o Attori, che si pre-
sentano per la prima volta in sulla scena V. Debù.
Esorta v. a. Esorlare: Cercar di muovere o
d'indurre alcuno con esempli o con ragioni a far
quello che tu vorresti.
EsortaziSn s f. Esortazione: L'esortare.
Il Esortazione, presso gli Ecclesiastici è Un breve
discorso cristiano e pio, in istil familiare, per
eccitare a divozione.
Espansciònde oliéu.; Espansione, Ef-
fusione di cuore : Nell'uso s'adopera per Larghezza
d'affetti.
Esplora v. a. Esplorare, Perlustrare. T. milil.
Andar con cautela e riguardo in un luogo, dove
si dubiti esservi il nemico, o per iscoprirlo o per
EST
EST
341
osservarne le mosse, o se vi abbia teso qnaicbe
imboscala, ecc.
£]sploxiòii s. f. Esplosione, Scoppio: Moto
siibilaneo, impetuoso e fragoroso, prodotto spe-
cialm. dalla polvere d'artiglieria o da altri chi-
mici composti.
£]spoiiii-e V. a. Esporre : Metter fuori. Metter
in vista,
w Esporre : Dire con parole ciò che si sente nell'idea,
n — Dichiarare, Interpretare, Manifestare il sen-
timento delle scritture o delle parole.
— a villa, e sostanse, ecc.; Esporre la vita, gli
averi, ecc., vale Avventurarli a pericolo di perderli.
— in véiulia; Esporre alla vendila: Mettere checches-
sia alla vista del pubblico per invitarci compratori.
— 6 Sanlisciìiw o ùnn-a reliquia; Esporre il San-
tissimo 0 una reliquia: Collocarlo in luogo visi-
bile dove sia esposto alla pubblica venerazione.
— ùnn-a persònn-a, ecc.; Esporre uno, un eser-
cito, ecc., vale Avventurarlo, Arrischiarlo, Metterlo
in pericolo.
S Espdnnise n. p. Esporsi, Avventurarsi ; ed anche
Sottomettersi, Offerirsi a checchessia.
Espoxitò s. m. Espositore: Chi espone.
Espoxizion s. f. Esposizione : L'atto di esporre
qualunque cosa all'aria, alla pubblica vista.
« Esposizione, per Interpretazione, Spiegazione, Di-
chiarazione.
n — Quella pubblica mostra, che si fa raccogliendo
in un luogo medesimo tatti i capi d'arte o d'in-
dustria d'un popolo.
— dS Sanliscimo Sacramento ; Esposizione del San-
tissimo 0 del Venerabile : Funzione ecclesiastica,
in cui si espone all'adorazione de' fedeli il San-
tissimo Sacramento.
Espresciòn s. f. Espressione: La significa-
zione de' concetti, mediante la favella o la scrittura.
« Espressione, parlandosi di parole, vale Forza,
Valore, Significato.
ti — Nella Pittura dicesi La rappresentazione viva
e naturale degli affetti e delle passioni.
n — Nella Musica è II modo di far sentire un senso
d'affetto determinato, abbellito dall'arte.
Espresso s. m. Espresso: 3Iesso o Messaggio
mandato a posta da un luogo all'altro per cosa
d'alta importanza.
Esprimine v. a. Esprimere, antic. Espriemere
e Sprimere: Manifestare il suo concetto con chia-
rezza e al vivo.
« Esprimere, per Significare, Dar a conoscere: Nd
posso esprimmive 6 dispiaxeì che ecc.; Non posso
esprimervi il dispiacere che ecc.
n — In Pittura, Scoltura e Poesia, vale Rappre-
sentare al vivo gli affetti e le passioni.
S Esprimmise n. p. Esprimersi : Significare o Spie-
gare i propri concetti.
Espropxrià, v. a. Espropriare : Privare altrui
delle cose proprie ; è dicesi specialmente di beni
immobili.
Espx*opr*ia;ZiònL s. f. Espropriazione : L'atto
col quale si priva altrui delle cose proprie.
— forsà; Espropriazione forzata, dicesi La vendita
giudiziaria dei beni immobili d'un debitore, fatta
sopra domanda de' suoi creditori.
Esta>3:i s. f. Estasi : Stato dell'anima alienata dai
sensi, Sospensione dell'esercizio de' sensi cagio-
nata da intensa contemplazione d'un oggetto stra-
wdiQario e soprannaturale.
§ Andà in estaxi; Andare in estasi. Estasiare,
Estasire: Esser alzato o rapilo in estasi.
M Andar in estasi o in visibilio, dicesi del Rimaner
sopraffatto dalla maraviglia o dall'eccesso del piacere.
Estende v. a. Estendere, Distendere, Dilatare,
Spargere, ecc.
— un comando, un ordine, ecc.; Estendere an co-
mandamento 0 simile, vale Far ch'esso obblighi
e comprenda un maggior numero di persone.
- un scriio; Distendere una scrittura, vale Com-
porla, Metterla in carta.
S Eslèndisen. p. Estendersi, Distendersi, Dilatarsi,
Spargersi, ecc.
— in lo discorso; Estendersi a dire, vale Favellar
a lungo. Esser largo nel ragionare.
Estenseión s. f. Estensione : L'atto di ciò che
sì stende, e La dimensione slessa d'una cosa con-
siderala nelle sue misure.
— de paize; Tratto di paese.
— de vòxe; Estensione di voce, detta dai Greci
Diapason.
S Per estenseión; Per estensione. Modo avverb.,
e dicesi d'alcune voci a significare che, oltre al
comune, si prendono anche in piii largo significato.
Esteusò s. m. Estensore, dicesi nell'uso Colui
che scrive articoli per giornali.
Esteuua^zión s. f. Estenuazione: Dimagra-
zione, Disparutezza, Macilenza, Debolezza, Ab-
battimento di forze.
Esteuiiòu add. Estenuato: Menomato di forze,
di complessione. Magro, Macilento.
Estex-mixià. v. a. Esterminare: Mandar in ro-
vina. Distruggere, Annientare.
Esterna, v. a. Esternare : Manifestare una cosa
che si ha nell'animo, Far conoscere la propria
volontà, desiderio o pensiero.
Estima. V. a. Stimare, Estimare, Apprezzare,
Valutare: Dar giudizio del valore d'una cosa,
Determinarne il prezzo; e dicesi propriam. di
case, poderi e simili.
Estimo s. m. Stima: Il giudizio del valore di
una cosa, ossia Quel prezzo che una cosa si crede
valere, e che da un perito è stalo determinato j
altrim. Perizia.
Estimòu. s. m. Stimatore, Estimatore, Perito:
Colui che fa professione di stimare case, poderi,
mobili e simili, e ne fa relazione.
Estiiig>iie V. a. Estinguere, Spegnere, Annul-
lare; detto di debito, vale Pagarlo o Per altra
via tòr di mezzo il diritto della riscossione.
§ Estinguise n. p. Estinguersi ; detto di famiglia,
vale Mancarne la successione, Non rimanervi pia
alcun discendente.
Estinziòns.f. Estinzione, Estinguimento; dettò
di debito, dicesi II pagamento, per il quale ri-
mane annullato esso debito.
— d'ùnn-a famiggia; Estinzione d'una famiglia, di
un casato, ecc., dicesi Quando non rimane più
alcun discendente della medesima.
Estirpa. V. a. Estirpare, Stirpare, Distirpare,
Svellere, Disvellere, Diradicare; e metafor. Di-
struggere, Dissipare, Dispergere, ecc.
n Estirpare, in Chir. vale Fare l'estirpazione d'un
tumore.
Estirpa,ziòn s. f. Estirpazione, Estirpamento:
L'estirpare.
I) Estirpazione, in Chir. è Un'operazione che con-
siste Del tagliare attorno attorno un tomore, che
342
ETÀ
EUG
sia nato in mezzo a parti sane, e portarlo via
tntto affinchè non rinasca.
Estorsción s. f. Estorsione : Esazione ingiu-
sta, talora con inganno, e quando con violenza.
Estràe v. a. Eslrarre: Cavar fuori.
I) Estrarre: Cavar fuori da un libro, da un regi-
stro 0 simili i documenti e le cose più rimar-
chevoli che fanno al bisogno.
« — Cavar alcuna cosa da un misto per mezzo
della Chimica.
Estrseto s. m Estratto : Materia più eletta cavata
fuori, per mezzo d'operazioni chimiche, da altra
materia.
« Estratto: Ciò che si estrae da un libro o da una
scrittura ; Ristretto, Sommario.
n — La vincita fatta al giuoco del lotto sopra un
numero giuocato spicciolato; ilqual numero diccsi
pure Estratto.
Estrag'òn. V. Aslragdn.
Estrazión s. f. Estrazione : Lo estrarre,
n Estrazione: Eiezione a sorte.
I) — per Nascila, Origine, Condizione, Schiatta,
ma non si dice se non in senso qnasi dispre-
giativo: Pcrsònn-a de bussa estrazi on ; Persona
di bassa estrazione, cioè Di bassa condizione,
n — Il tirare a sorte i numeri del lotto; e così
chìamansi anche I cinque numeri che si tirano
su al giuoco del lotto.
— de radici; Estrazione delle radici. T. degli aritm.
Il metodo di trovar le radici de' numeri o quan-
tità date.
Estremi tee s. f Estremità, Stremila: L'estrema
parte, La parte ove u:ia cosa finisce. Il termine
di qualsivoglia cosa.
« Estremità, diconsi da' Nolomisti Le braccia e le
gambe.
S Da ùnn'estremilce all'atra V. Da un estremo
all'atro nella seguente voce Estremo.
Estremo s. m. Estremo, Stremo: Il più alto
grado, L'ultimo segno al quale una cosa possa
giungere.
S Da un estremo all'atro; Da stremo a stremo,
Da una estremità all'altra, 0 asso o sei, si dice di
Chi nelle cose non conosce mezzo, ma va agli eccessi.
S Èse a-i estremi; Essere all'estremo o in estremo
od anche latin, in extremis, vale Essere agli
ultimi momenti della vita, Essor per morire,
n Essere agli estremi, vale anche Essere in somma
calamità, necessità o miseria.
Eistremo add. Estremo, Stremo, Ultimo,
g Estrema unzión; Strema o Eslrema unzione:
Uno dei sette sacramenti della Chiesa, ed è quello
che si amministra ai moribondi coll'olio santo.
Etee s. f. Età : Nome generale che si dà ai gradi
del viver dell'uomo, come all'infanzia, fanciul-
lezza, giovinezza, virilità e vecchiaia, e vale Nu-
mero d'anni, ecc.
1) Età, nella Cronologia e nell'Antichità si dice d'Un
determinato numero di secoli.
S D'etcB avansd; Di grande età, vale Vecchio.
S Da maxima elee ; Coetaneo, Coevo: Che è della
medesima eia o Che esiste ad un tempo.
S De bdnn'eta;; Di bella età, vale D'età malora,
ma fresca e robusta.
% De meza etce ; Di mezza età : Tra vecchio e giovine.
S Ése in tó bòn dcll'ctce; Esser nel buono o sul
buono dell'età o simile, vale Esser nel bello, nel
colmo, nel vigore dell'eia.
S Èse za d'etce; Esser d'età o d'elade, vale Es-
sere attempalo.
§ Maggio d'etce ; Maggiore, dicesi da' Legisti Colui
che ha l'età idonea per maneggiar le cose sue;
altrim. Blaggiorrnne.
S Mina d'etw; Minore, diccsi da' Legisti Colui che
non è ancor giunto all'età determinala dalle leggi,
affine di p' ter essere padrone di sé e della sua
roba; altrim. Minorenne.
Etaxé s. m Servo muto, Servitor di legno:
Piccolo scaffale o Tavolino a due o più palchi,
collocato sul pavimento, presso gli angoli della
tavola, a comodo dei commensali, per cambiarsi
da sé i tondini, prendersi pane o altro, quando
per questo uffizio non s'abbian servidori, o non
si vogliano presenti. Voce pretta francese.
Eterni tee s. f. Eternila, Eternalità : Misura in-
terminabile ed infinita di durazione che non ha
principio, né mezzo, né fine; e qualche volta che
ha principio, ma non ha fine.
§ .Amia 0 Passò, all'eternitce ; Andar a vila eterna.
Andar all'altra vita o all'altro mondo o di là.
Passar di questa vita, vagliono Morire.
Eternizacà, v. a. Eternare, Immortalare : Far
eterno, immortale.
% Elernizzdse n. p. Eternarsi, Farsi eterno, Im-
morlalarsi.
Etichetta s. f. Etichetla: L'osservanza esal-
tissima di tulle le cerimonie più minute nel con-
versare tra persone di qualità.
t) Bottello, Bottellino, e nell'uso anche Etichetta:
Quel cartellino che si soprappone a certe cose,
come bottiglie, alberelli o altri vasi scrittovi la
materia ch'essi contengono.
— d'un libbra; Cartellino : Quell'iscrizione del titolo
dell'opera, intero od abbreviato, solito apporsi
sulla parte superiore del dorso del libro, in
lettere a slampa, o anche impresse a mano,
in oro.
§ Sta in sce l'etichetta; Star sui convenevoli o
sui cerimoniali: Praticar con ogni cura le ceri-
monie e i complimenti.
Etixiia s. f. Elisia : Malattia, i cui principali sin-
tomi sono un'emaciazione di tutto il corpo, ac-
compagnata da febbre lenta detta Etica, la qual
termina generalmente colla morte.
Eug'g-etto s. m. Occhio: Una specie di chiodo
a punta o a vite o ad ingessatura, con un foro
in luogo di capocchia o cappello. Se è a vite,
dicesi Occhio a vite.
I) Occhietto. T. mar. Anello che si fa all'estremità
d^alcuna corda.
§ Éuggetti da molla dò reléuio; Occhi della molla.
Due fori che ha la molla dell'orologio alle due
estremità. Dicesi Occhio di dentro quello che si
appicca a un dente che è nella fascia dell'albero;
e Occhio di fuori, quello por cui l'esteriore estre-
mità della molla si appicca a un dente, che è
internamente nella sponda del tamburo.
Eixg"g"ezza v. a. Adocchiare, Aocchiare, Oc-
chiare, Allumare: Affissar lo sguardo per Io più
con desiderio inverso checchessia. Occhieggiare
vale Guardare con affetto e compiacenza.
Eixg-g-ia s. f. Occhiata: Sguardo di passaggio
per vedere o esprimere qua'che cosa. - Occhia-
taccia dicesi Quella sguardata con occhio torvo
ad alcuno che faccia cosa a noi spiacevole, e ciò
per atto di rimprovero, o per accenno che smetta ;
EUG
EUG
343
0 g'ha dato gerle iuggias che ecc.; Gli diede
certe occhiatacce che ecc.
n Occhiata, dicosi anche assoiatamente per Sguardo
0 L'alto (lei guardare.
Il — Pesce di mare, dei genere degli Spari (Sparus
melanurusj mollo abbondante nei Mediterraneo,
di colore argenteo ai iati e sotto del ventre, strialo
di nero sul dorso, e con larga macchia nerastra
in sulla coda da ciascun laloj dicesi anche Co-
dinero e Meianuro.
S Dàùnn'éuggià; Dare un'occhiata o una rivista:
Guardare di passaggio o aita sfu^rgila, e dicesi
per Io più di libro o altro simile.
•j-§ Va ciù ùnn'éuggià che cetìto pdjai... Prov. no-
stro che non ha corrispondenza ilal. e che da
noi usasi dire comunemente e scherzevolm. per
motteggiare uno che dia occhiatine amorose, sen-
suali, vivaci, penetranti.
Éug'g'iadinii-a s. f. Occhialina, Occhialella,
Sguardolino: Sguardo di passaggio.
'Fliig'g-iii s. m. Occhiello, Occhiolino, Occhiuzzo:
Dimin. e vezzegg. d'Occhio.
S Fd l'éuggin; Far l'occhietto, Fare agli occhi:
Dare sotto sotto d^g i sguardi amorosi, Vagheg-
^ giare, Far all'amore.
Eag'g'io s. m. Occhio : Parte nobilissima del-
l'animale, Organo delia vista; figur. e poelic. Gli
occhi diconsi anche Ciglia, Pupille, Raggi, Rai,
Lumi, Luci, Guardi.
I) Occhio, per La vista medesima. Sguardo : 0 g'ha
misso i éuggi addosso; Gli pose gli occhi addosso.
n — Nel signific. di Persona che osserva gli an-
damenti altrui : 0 l'é'a in meso a tanti éuggi;
Era in mezzo di tanti occhi, cioè Era da molti
osservato.
M — per La Cosa più cara che l'uomo abbia: 0
l'è i éuggi da so testa; È gli occhi del suo capo.
11 — Melaf. vale Intelletto e simili: GAc voeiva
un pò ciù d'éuggio; E' ci voleva un po' più
d'occhio.
M — per una Specie di Finestra rotonda o ovata,
che per lo più si suol porre nelle facciate o nelle
parti più alle della chiesa, e anche sopra le porte,
0 nella più alta parte della casa.
« — per Una delle parli dell'ancora.
« — Nell'uso dicesi generalm. di Qualunque aper-
tura che trovisi in una casa.
— da vigna; Occhio della vite. Gemma.
— de béu; Occhio di bue. Voce del gergo e del-
l'uso, e vale Uno sculo d'argenlo.
— de gatto; Occhio di gatta o di gatto. Bellocchio,
Asteria: Gemma assai dura, la quale ha in sé
una certa luce a guisa delle pupille degli occhi,
e getta fuori i suoi splendori quando da una e
quando da un'alira parte,
— tic mósca; Carattere microscopico o Diamante.
T. degli Sianip. Il carattere più minuto che si
usi nelle stamperie.
— rfi faxéu; Occhio o Viso: Ne'fagiuoli nostrani
dicesi Quella parte nera e dura onde germogliano.
— d5 carattere; Occhio. T. degli Stamp. La gran-
dezza della lettera alfabetica, non compresa l'asta
ch'essa avesse. L'Occhio può variare o per la sola
altezza, o per la sola larghezza, o per ambedue
i versi; così havvi l'Occhio ordinario, l'Occhio
grosso, il piccolo, il grasso e il magro.
— dò cu; Ano, Culo V. Cu.
— dò martello; Occhio del martello.
S Éuggi abbiforchce; Occhi marrani: Occhi furbi,
che danno segno d'astuzia.
— affòinoe; Occhi grifagni, Occhi di nibbio o di falco:
Occhi acuti ed accorti alla preda, come quelli degli
uccelli di rapina.
— affusi; Occhi affossati o infossali o incavernati,
cioè Affondati, Rientrati in dentro.
— bóllce; Occhi lividi, Occhiaje: Un certo lividore
che viene altrui sotto gli occhi.
— cotesti; Occhi cerulei, cileslri o cilestrini; e di-
cesi Occhi-glauco a Chi ha gli occhi celesti.
— che ammtan in ta settomann-a passa; Occhi
torli 0 loschi 0 guerci. Occhi fuor di sesto: Quel
difetto degli occhi, che fa che guardino in di-
versa direzione.
— che ciànzan; Occhi lippi : Occhi che lagrimano.
— che pertùzan; Occhi vivaci. Occhi di ramarro.
Occhi assassini o che uccidono: Occhi vivaci,
briosi, acuti, serpentini.
— che rtan ; Occhi ridenti o sereni o allegri o pieni
di letizia.
— cianzocnti ; Occhi imbambolati o lagrimosi o
piagnolosi o pregni di lagrime.
— da gatto; Occhi cesii o di gallo, diconsi Gli occhi
azzurrigni o Che tendono all'azzurro.
— de béu; Occhi di bue T. mar. V. Béu.
— de forchetto o de fóin V. sopra Éuggi affóinm.
— de féugo ; Occhi di fuoco o di bragia o abbra-
giati. Occhi ardenti o simili, diconsi Gli occhi
accesi da irn o da altra soverchia passione.
— de vista acùtiscima; Occhi di lince o lincèi:
Occhi di vista acutissima e perfellissima.
— dò broldo; Occhi: Gocciole di grasso o d'olio
galleggiante in forma di maglia sopra acqua o
altro liquore; se queste gocciole son minutissime
diciinsi Scandelle.
— fo Idra? de carne sd; Occhi foderati di prosciutto,
diconsi Quelli con le palpebre alquanto rovesciale
per malattia.
— furbi; Occhi furbi, Occhi marrani.
— inversci; Occhi scerpellati, sciarpellati, sciarpel-
lini, scerpellini, cerpellini e cespellini : Occhi che
hanno le palpebre arrovesciate.
— inveddrce; Occhi strabuzzali.
— mez'averti; Occhi a sportello, dicesi scherzev.
per Occhi mezzo aperti,
— pòrrin; Occhi di pernice, diconsi nell'oso Al-
cuni piccoli porri o verruche fibrose e dolorose
che si producono frammezzo alle dita de' piedi.
Essi vengono così chiamati dallo avere nel lor
centro esteriore una piccola punta nera simile
alla pupilla dell'occhio della pernice.
— pollini; Occhi cispi o cisposi o caccolosi, Occhi
lippi: Occhi pieni di cispa; che scherzevolm. di-
consi anche .Occhi orlati di tonnina o di savore.
— scripiliti V. sopra Éuggi inversci.
— smorti; Occhi languidi.
— stralùnce; Occhi stralunati, Occhi stravolti.
% Acciantd i éuggi addosso a fin V. sotto Ciantd
i éuggi ecc.
S A colpo d'éuggio; Ad un'occhiata. Alla prima
occhiala : Con un solo girar d'occhio ; dicesi anche
nell'uso A colpo d'occhio o In un colpo d'occhio,
ma son modi francesi da schivarsi.
S A éuggi sfreili V. sotto A streit'éuggi.
g A cuggio; A occhio, A vista. Posto avverb, vale
Prendendo regola dalla vista, Senz'altra misura
che della considerazione oculare.
m
EUG
EUG
S Ammid co-a eòa dell' éuggio, Ammià con l'éug-
gio dd porco, Ammid de cattivo éuggio, Am-
mid de sott'éuggio V. Ammid.
% Anddastreit'éuggi; Andana chius'occhi V. Andd.
g A quattr'éuggi ; A quattr'occhi V. A quattro
éuggi alla sua sede alfabetica.
S Avvi i éuggi; Aprir gli occhi, oltre il signif.
proprio, figurai, vale Divenir ravveduto e accorto,
Guardar bene il fatto suo, Por mente, ecc.
t) — i éuggi a ùnn-a persónn-a; Aprir gli occhi
ad alcuno, figurat. vale Disnebbiarlo, Illnminarlo,
Aprirgli l'intelletto, Farlo accorto, ravveduto,
Fargli intendere la verità, Levargli dal capo la
mal concelta opinione.
S A streit'éuggi ; A chins'occhi o Ad occhi chiosi.
Posto avverb. vale Cogli occhi serrati ; e figurat.
Alla cieca, Senza badare, Senza considerazione,
Con fiducia,
S Aveì ^ent'éuggi; Aver gli occhi d'Argo, vale Star
cauto, vigilante, oculato,
n — davanti a-i éuggi; Aver davanti agli occhi.
Aver sotto gli occhi, vagliono Aver in presenza.
Aver esposto alla vista.
« — rfe busche in ti éuggi V. Busca.
n — I éuggi ancòn attacchce; Aver gli occhi tra'
peli, vale Non veder bene, e dicesi di Chi si è
levato di fresco, e si mostra tultor sonnacchioso,
n — i éuggi che ciànzan ; Aver gli occhi che la-
grimano V. Lagrimazidn.
» — i éuggi che fan cicebe'le ; Aver le traveg-
gole. Travedere: Pigliar in guardando una cosa
per un'altra.
1) — t éuggi in tó coppùsso; Aver gli occhi di
- dietro o nella collotlr^'a V. Coppùsso.
ili — j éuggi ròsei; Aver gli occhi rossi : Jlostrare
segno d'aver pianto.
n — Véuggio addosso a ùnn-a persótm-a; Aver
l'occhio addosso ad alcuno, vale Stare allento a
ciò che uno faccia,
n — l'éuggio in sciùnn-a cosa; Avere o Tener
l'occhio a checchessia, vale Applicarvisi con at-
tenzione, Badarvi bene.
« — sempre davanti a-i éuggi; Star fitto negli
occhi: Esser sempre presente.
M — un gran cdlpo d'éuggio; Essere oculatissimo.
S Aveine ùnn-a pansd fìnn-a a-i éuggi; Fasti-
diare checchessia. Essere stucco o ristucco di
checchessia, Averne a nausea, ed anche Essere
a gola in checchessia: Avere gran quantità, copia,
abbondanza d'alcuna cosa.
S A vista d'éuggio; A vista d'occhio, cioè Per
quanto veda lontano l'occhio. Alle volte significa
In modo rapido e manifesto, e in tal signìfic.
dicesi A occhiate: 0 cresceiva a vista d'éuggio;
Egli cresceva a occhiale.
S Bùttd 0 Caccid in éuggio; Buttare in occhio
0 negli occhi o in faccia V. Bùttd.
S Cascia dell'éuggio V. Cascia.
% Cavd i éuggi; Cavar gli occhi, e scherzevolm.
Disocchiare, Sdisocchiare.
$ Cavdse i éuggi ; Cavarsi gli occhi , diccsi figurat.
di Due 0 più insieme adirali, che si vorrebbero
fare il maggior male possibile.
S Cazze sott'éuggio; Correr agli occhi, Venir veduto.
5 Chind i éuggi; Chinare, Abbattere, Abbassar
gli occhi 0 le ciglia.
S Chi non ha atro che un éuggio ; Monocolo,
% Ciantd i éuggi ttddosto a ùnn-a per»Snn-a;
Ficcar gli occhi addosso a uno, Affissarlo: Guar-
darlo fissamente.
§ danze i éuggi ; Lagrimar gli occhi, Aver la la-
grimazione V. Lagrimazión.
S Cólpo d'éuggio; Colpo d'occhio, Occhiata, Sguardo:
Rivolta 0 Batter d'occhio.
I) — Colpo d'occhio. Prospello, Veduta : Luogo onde
si veda molla campagna o simile.
S Comensd a lùxi i éuggi; Luccicare, Comin-
ciare a far gli occhi luccicanti, cioè Quando per
tenerezza o altro son quasi sul punto di lagrimare.
S Còstd i éuggi; Costare o Valere un occhio o il
cuore, dicesi d'una Cosa che costi carissima.
S Dd aWéuggio; Dar nell'occhio, dicesi di Cosa
vistosa e appariscente, e vale Colpire, Far im-
pressione; ed anche dicesi di Cosa che, veduta
0 udita, può far Cadore in sospetto di ciò che
si vuol nascondere : Mi me n'andieivo, ma ho
puta de dd all'éuggio; Andere' via, ma ho paura
di dar nell'occhio.
S' Dd da pùa in ti éuggi ; Battere o Gettare la
polvere negli occhi, vagliono Procurar d'ingan-
nare con vane mostre.
S Dd dell'éuggio; Dar un occhio V. in Dd.
g Dd in ti éuggi; Dar nell'occhio o negli occhi,
vale Offender la visla: O làmme 5 me dà in ti
éuggi; Il lume mi dà negli occhi.
% Dente dell'éuggio; Dente occhiale V. Dente.
% Esei éuggi da testa d'ùnn-a pcrsónn-a; Esser
l'pcchio 0 Esser l'occhio dritto o destro d'alcuno,
ville Essergli in gran favore.
S Èse tùtt'éuggi; Aver gli occhi d'Argo V. sopra
Aveì cento éuggi. ^
§ Éuve a éuggi de béu; Uova affogate V. Èuvo.
% Fdla in sci éuggi; Accoccarla a occhi veggenti.
§ Fd l'éuggio a ùnn-a cosa; Far l'occhio a una
cosa, vale Assuefarci l'occhio : Bezéugna fdghe
l'éuggio; Bisogna farci l'occhio,
g Fantinetta dell'éuggio; Pupilla V. Fantinetta.
g Fase brùxd i éuggi de cióulc di atri; Pigliarsi
0 Prendersi gl'impacci del Rosso, vale Pigliarsi
briga 0 cura di ciò che non ci spetta,
g Fd segno co-i éuggi; Far d'occhio. Dar d'occhio,
Ammiccare: Accennar cogli occhi, sovente chiu-
dendone uno.
g Fdse vegnì ó pottin a-i éuggi ; Imbambolare o
Imbambolarsi gli occhi; e si dice quando l'uomo
li ricopre colle lagrime senza mandarle fuora,
siccome accade per ogni minima cosa ai bambini.
g Formaggio co-i éuggi; Cacio cogli occhi od oc-
chiuto V. Formaggio.
g Frettdse i éuggi; Stropicciarsi, Soffregarsi gli occhi,
g Che lùxan i éuggi; Gli brillano gli occhi, dicesi
comunem. di Chi è alquanto avvinazzalo o cotticelo,
g Giunco dell'éuggio; Albugine, Bianco dell'occhio:
La cornea opaca dell'occhio,
g Imbarlùgd i éuggi; Abbagliare, Abbarbagliare
V. Abbarlùgd nel 1» significalo.
g Impi l'éuggio; Dar nell'occhio, e dicesi di cosa
che sommamente piaccia e si desideri,
g in t'ùn bdttidcuggio m. avv. In un batter d'oc-
chio, In un istante, In un subito,
g Lascid i éujgi addosso a ùnn-a cosa; Lasciar
gli occhi su una cosa, vale Non potersi saziare
di guardarla pel desiderio che se ne ha.
g L'éuggio dd padròn 5 governa S cavallo; L'oc-
chio del padrone o del signore ingrassa il ca-
vallo V. Cavallo.
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346
S L'éuggio 5 ne véu a so parte; L'occhio vuol
la sua parte, si suol dire per significare che In
Dna cosa non è buono guardar solo alla sostanza,
ma anche al buon aspello di fuori.
S Levdse un d'in sci éuggi; Levarsi alcuno dagli
occhi, figura!, vale Uccidnrio.
S Levàse 5 séiinno da-i cuggi; Cavarsi il tempo
dagli occhi, figurai, vaie Avanzar tempo, col ve-
gliar più del consueto.
S Ldnlun da-i éuggi, tóntan da-o chéu; Lontan
dagli occhi, lontan dal cuore V. Chéu.
% Lùxi i éuggi; Sfavillar gli occhi, Luccicar gli
occhi, Aver gli occhi luccicanti.
S Md d'éuggi; Mal d'occhi, e in term. med. Of-
talmia, Ofialmite, Otialmia e Ottalmite: Malattia
degli occhi, ed è Infiammazione d'alcune parti
di essi.
S Mangidse co-i éuggi ùnn-a persónn-a; 5Ian-
giarsi uno cogli occhi, vale Sopraffarlo con parole
0 bravate.
S Mangidse ùnn-a cosa co-i éuggi ; Divorar una
cosa cogli occhi, vale Guardare sì avidamente una
cosa, che la brama di quella apparisca per gli
occhi.
§ A'd leva t éuggi d'addosso a ùnn-a cosa o per-
tSnn-a; Non islaccar l'occhio da una cosa o per-
sona, vale Non si saziar di mirarla.
S Nò poei legni i éuggi averli; Il sonno vincer
gli occhi: Slcrire o Cascar di sonnoi'
S No streme un éuggio; Non chiuder occhio, vale
Non dormire.
% Pan co-i éuggi, formaggio sens'éuggi , e vin
chi sala a-i éuggi ; Pane cogli occhi, cacio senza
occhi e vin che salta agli occhi o che cava gli
occhi. Prov. con cui si vuol dinotare le qualità
che debbono avere queste tre cose per essere
eccellenti; che in altra guisa dicesi Pane allu-
minato e cacio cieco.
S Passa pe éuggio; Andar a picco, Sommergersi,
Colar a fondo. T. mar. Dicesl d'una Barca che
s'affonda Talora usasi per Perder d'occhio o di
vista.
S Perde d'éuggio ; Perder d'occhio o di vista : Non
veder più una cosa veduta per qualche tempo
innanzi.
S Piggid d'éuggio ; Pigliar di mira, vale Aver fisso
l'occhio e Taticnzione a cosa particolare; e detto
di persona, s'intende per lo più in mala parte,
cioè ad oggetto di perseguitarla, di nuocerle.
S P'gS'ó' l'éuggio dd cu pe ùnn-a daga ; Pren-
dere un granchio o un granciporro V. daga.
S Pin dell'éuggio; Globo dell'occhio: Tutte insieme
le varie parti che compongono l'occhio, che ha
forma di pallottola; altrim. Bulbo.
S Quattr' éuggi ; Quattrocchi. Nell'uso comune e
scherzevolm. si chiama così Chi porla gli occhiali.
S Remetlighe i éuggi; Rimettervi gli occhi: Stan-
car la vista senza profitto.
S Rie sotV éuggio; Rider sotto le basette: Sogghi-
gnar quasi di nascosto, e per lo più in segno
di disapprovazione o di scherno.
% Sàtd a-i éuggi; Avventarsi o Lanciarsi agli occhi.
S Scappd da-i éuggi ùnn-a cosa; Uscir degli occhi
alcuna cosa, vale Temere o Aver gran dispia-
cere di doverla perdere.
S Scentd da-i éuggi; Sparire, Disparire: Uscir di
vista altrui in un tratto, Dilegnarsi.
S Sehitsà 0 Sciaccd dell' éuggio; Strizzar rocchio
0 gli occhi, Far d'occhio, Dar d'occhio, Far l'oc-
chiolino, Ammiccare : Accennare vMrm o per farlo
accorto di checchessia o per segno d'amore, chiu-
dendo e riaprendo istantaneamente un occhio.
S Sciórbi co-i éuggi ; Mangiar cogli occhi, vale Guar-
dar fisso e con affetto sensuale e disordinato.
S Segna co-i éuggi ; Dar d'occhio. Far d'occhio,
Ammiccare V. sopra Fd segno co-i éuggi.
S Serrd i éuggi; Chiuder gli occhi, vale Dormire,
e figurai. Morire.
n — » éuggi a ùnn-a persònn-a; Coprire o Chiu-
dere gli occhi a uno, vale Assisterlo in punto
di morte.
S Spalancd i éuggi; Sbarrar gli occhi: Spalan-
carli, Aprirli largamente il più che si può.
S Spende i éuggi; Spender gli occhi, figurai, vale
Spender moltissimo.
g Slrenze i éuggi V. sopra Serra i éuggi. Usasi
ancora per Dissimulare, Far finta di non vedere.
S Slrenze un éuggio; Chiuder un occhio: Dissi-
mulare, Finger di non vedere cosa che altri fac-
cia; e dicesi più che altro quando un superiore,
non potendo conceder cosa anco leggera a un
sottoposto, gliela lascia fare, dissimulandola.
S Sld co-i éuggi averti o spalanchce; Star col-
l'occhio leso 0 cogli occhi aperti, Star a canna
badata, Tener gli occhi aperti e simili, figurai,
si dicono dell'Usar atlenzione, Por mente, Star
vigilante.
S Slralùnd i éuggi; Stralunar gli occhi: Stravolgere
in qua e in là gli occhi aperli il più che si può.
S Tegni d'éuggio ùnn-a pers5nn-a; Tener di vi-
sta. Guardar a vista uno, vale Fargli gelosissima
guardia, e quasi non gli levar gli occhi d'addosso
acciocché non fugga, ecc.
g Tegni i éuggi bassi; Tener gli occhi bassi: Te-
nerli vòlti a terra per timore, umiltà e simiH.
8 Vedde ciù quattr' éuggi che dui; Vedere più
quattr'occhi che due, vale Esser più diflScile che
altri s'inganni e sia ingannato operando in com-
pagnia d'alcuno che operando solo.
S Vin chi sàta a-i éuggi; Vino smagliante.
S Vedde de bón éuggio; Veder di buon occhio,
cioè Con affetto, con compiacenza, Voler bene, ecc.
^%Vortd i éuggi; Girar gli occhi.
Éviiamiii.e s. m. Oliarne. Voce dell'uso: Sapore
d'olio sgradito, ed anche Odor d'olio: Ghe sa
troppo d'éujamme; Ci pule troppo d'oliarne.
Éuio s. m. Olio ed Ogiio: Liquore grasso e un-
tuoso che si cava dalle ulive e da altre sostanze
vegetabili, o da animali. Ve n'ha di due generi :
l'Olio fisso e l'Olio volatile. Il primo si fa per via
della compressione, l'altro per via della distilla-
zione. Dicendo Olio senz'aggiunto, s' intende Olio
d'uliva. Gli altri Olii si distinguono indicando
qualche loro proprietà, come Olio volatile, essic-
cativo, ecc.; 0 la materia donde son tratti, come
Olio di lino. Olio di noce, di ricino, ecc.
— d'amàndoa dòge; Olio di màndorle dolci : Liquido
tratto per distillazione dalle màndorle; è quasi
senza odore, di sapore dolcigno, di colore gial-
lognolo, alcuna volta verdiccio; è ammolliente,
addolciente, vermifugo, purgativo.
— da brùxd; Olio da ardere. Olio da lumi: Olio
comune, cioè D'infima qualità.
— ch'ò l'ha a lann-a; Olio ammuffito, ammuffalo,
muffato, muffilo, colla muffa.
— de gdmmio; Stento o Fatica di braccia. Piceli
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per ischerzo di Lavoro che richiegga fatica e
continuo movimento di braccia , e per lo più
Fregarn pa?;Iiardamente, Stropicciare e simili.
— de Un; Olio di lino o di linsome: Olio che si
cava dai semi del lino, utile a molte arti, o per
tinte 0 vernici.
— de merlùsso; Olio di merluzzo: Olio che si cava
dal frgato del merluzzo; e fassene grand'uso in
medicina nelle ma'atlie di petto.
— de tìòxc ; Olio di noce, ed anche Noce assolu-
tamente: L'olio cavato dalle noci, il qual serve
a' pittori per dipingere, macinando e stemperando
con esso i colori.
— de pesciu; Olio di pesce : Olio che si cava dal
tonno 0 da altri pesci grossi, e serve ai concia-
tori di pelli ed untori per ugnere ed ingrassare
le pelli e i corami. Usasi ancora per guarire i
tagli ed altre ferite.
— de ravisson; Olio di ravizzone, di rapaccione o
di rapacelo : Olio cavato da' semi del ravizzone
fnapus sylvestrisj; il suo colore è giallo, il suo
odore non è spiacevole, ed è buono a man-
giarsi.
— de ricin; Olio di ricino: Olio purgativo di grande
uso in medicina, che si estrae dai semi del ri-
cino (ricinus communis); altrim. Olio di palma
Christi, e, secondo il Mattioli, Olio di cìcino.
— de ròvce; Bastonate, Legnate. Modo figur. e scher-
zevole: Pe astallàlo ghe véu dell'éuio de rovee;
Per ridurlo a dovere, ci vogliono delle legnate.
— de sascio; Olio di sasso, Olio petroleo, Nafta im-
pura: Liquore bituminoso e infiammabile che di-
stilla da alcune rupi, o si raccoglie alla super-
ficie di alcuni laghi. Ha un odore penetrante e
nauseante. Adoperavasi già per le frizioni, come
risolvente, stimolante, nei dolori e nella paralisi.
— de sèsamo; Olio di sesamo o di sisamo o di
giuggiolena : Olio buono a mangiarsi, che si cava
per via di compressione dai semi del sèsamo.
— de tàncoa; Olio di scorpione, dicesi Quello in
cui siasi fatto morire uno o più scorpioni ; ed è
tenuto dal volgo come rimedio alle morsicature
degli scorpioni, per guarire i tagli ed altre ferite.
— d'oiva; Olio d'uliva (comune, fino, sopraffino).
— santo; Olio santo o da infermi. L'estrema un-
zione: Quel sacramento della Chiesa che si som-
ministra ai moribondi, così: Dà l'éuio santo;
Dar l'olio santo, vale Amministrare il sacramento
dell'estrema unzione.
— vergine; Olio vergine: Quell'olio che si trae da
ulive non riscaldale.
S Aveì piggióu l'éuio; Esser di cattivo umore,
Aver la luna a rovescio, Esser crojo, adirato,
imbronciato e simili. Modo basso e figurato.
S Bottiggette dell'éuio; Ampolle V. Boccette.
S Brittto d'éuio; Oliato, detto di fiasco o bottiglia,
vale Rimasto untuoso per esservi stato l'olio.
S Cazze l'éuio in scià fava; Balzar la palla o
Balzar la palla in mano, si dice del Venir l'oc-
casione opportuna di far checchessia ; che anche
dicesi Cascar il cacio sui maccheroni.
S Ciaslra d'éuio; Frittella o Frittello V. Ciastra.
S Dipinze a éuio; Dipignere a olio V. Dipinze.
S £se ull'éuio; Essere in pernecche. Modo figur.
e vale Esser ubbriaco.
Il — - mezo all'éuio ; Esser alticcio, cotticcìo, brillo,
ciùschero: Esser alquanto alterato per aver so-
verchiamente bealo.
S Finché gh'é dell'éuio in tò lùmme; Finché c'è
fiato 0 vita. Modo figurato.
§ Md carmo comm'éuio; Mar zitto com'olio, vale
Jtar tranquillissimo, placidissimo.
§ Manca l'éuio in ta lanternctta; Essere al lu-
micino 0 alla candela, Essere la candela al verde,
dicesi figurat. per Essere prossimo a spirare.
§ Mette dell'éuio in tò lùmme; Rifornir la lucerna:
Rimettervi dell'olio.
**S Moi sansa sd e sens'éuio; Morir senza confes-
sarsi e comunicarsi, od anche Morir all'improv-
viso. Modo bassissimo.
S Nòxe chi ha l'éuio; Noce oliata o oliosa: Quella
guastala in modo che sembra essere inzuppala
nell'olio.
S Pelle d'éuio; Soggettino, Cavezza, Grama lana,
dicesi figur. d'Uomo astuto e ribaldo; e talora
in senso più mite. Pigro, Poltrone, Infingardo,
Fuggifatica.
8 Quello chi vende éuio ; Oliandolo : Colui che
vende olio al minuto; dicesi anche Ogiiaro, ma
meno usitato.
S Voci sta a galla camme l'éuio ; Star come l'olio,
dicesi figurai, del Volere sempre soprastare ed
essere a vantaggio.
S Tónno in te l'éuio; Tonno sott'olio V. Tónno.
Éuióix add. Oliato: Condito con olio.
Eutto; Otto: Nome numer. che segue imme-
diatamente dopo il Selle.
§ D'anchéu a éutto, Da dóman a éutto; Oggi a
olio, Domani a otto: L'ottavo giorno dopo oggi,
dopo domani, ecc.
Éutto^ento ; Ottocento: Nome numer. che
contiene Otto volte cento, Otto centinaia.
Eix-vei fD'^; Giorno di lavoro o di fatica V.Gtorno.
Eu.'vetto s. m. Uovicino, e meglio Ovicino,
Ovolino: Piccolo uovo.
Eu-vin V. sopra Emetto.
Évivo s. m. Uovo e Ovo, al plur. Uovi, ma me-
glio e più comunem. Uova ed Ova: Parlo di di-
versi animali, come di volatili, pesci, serpenti, ec,
bisognoso di perfezione eziandio fuor del ventre
della madre. Detto assolutam., s'intende per Io
più Quello della gallina.
— aggallóu; Uovo gallalo: Quello che è fatto da
gallina che abbia abitato col gallo, cioè che ne
sia stala calcata.
— chi tàccia o chi manca; Uovo scemo. Uovo che
guazza.
— de dui rosei; Uovo gemino: Uovo che ha dae
tuorli.
— fresco ; Uovo fresco : Quello che è pieno, e perciò
scosso non guazza, perchè la gallina lo ha de-
posto da poco, come a dire nello stesso giorno
0 poco più.
— marso; Uovo barlacchio o barlaccio, Uovo bo-
glio 0 bògliolo : Quello che scosso guazza forte-
mente, e rollo puzza.
— pòsóu; Uovo stantìo : Uovo nato da più giorni, che
ha perduto per evaporazione una parte della sua
sostanza e un corrispondente grado della sua bontà.
— scóaggióu; Uovo col panno: Quello che talora fa
la gallina senza guscio e coperto dal solo panno
0 membrana dell'albume. - Uovo nonnato dicesi
Quello che, senza guscio, e non per anco perfe-
zionato, è tolto dal ventre della gallina ammazzata.
§ Éuve a balletto o a éuggi de béu V. sotto Éuve
cheitc.
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w — a-0 piatto; Uova nel piatto: Quelle che si
fanno cuocere con burro o con olio in piatto o
tondino, di quelli che reggono ai fnoco, le une
accanto alle altre, senza tramestarle, sì che il tuorlo
rimanga intero e scoperlo.
n — a-o tian o a-5 tiancllo ; Uova in tegame o
in tegamino: Son colte nella stessa precedente
maniera, ma dentro un tegame o tegamino.
« — a-5 tianelto remescice; Uova in tortino, che
anche dicono Tortino d'uova: Uova che nel te-
game al fuoco si van tramestando fino a che ab-
biano una sufficiente sodezza.
« — ascàrlce V. sotto Éuve da sciSrbi.
n — b5g(jtc V. solto Euve due.
n — cheite ; Uova affogale: Quelle uova che dal
guscio scocciato, cioè spaccato in due, son lasciate
cadere e sommergere in acqua bollente, e colte
si racccolgono con mestola, e si condiscono con
burro, erbe ba'lute o altro. Si mettono anche
sopra la zuppa.
« — da sciwbi; Uova a bere o da bere. - Uova
bazzotte cbiamansi Le uova da bere, ma un po' più
cotte, sì che, reso sodo tulio l'albume, rimanga
tuttora semifluido il tuorlo.
« — de fumo rosso;\]o\ oli. Cocchi V. Punzo rdsso.
n — de mósche; Cacchioni V. Scagagge.
ti — due; Uova sode: Quelle che si lascian venire
pili dure delle bazzotte {y .so^t^ Euve da scidrbi),
e che, sgusciate, possono fendersi in due, e man-
giarsi coll'insalaia o condite in pietanza.
•I — frile; Uova in padella. Uova affrittellate:
Quelle che soiì fatte cuocere in padella con olio,
burro o strutto, con andar ragunando, ripiegando,
e a dir così rimboccando la chiara sopra il luorlo,
sì che questo ne rimanga inieramente coperto e
l'uovo intero ridotto a forma di frittella.
n — in camixa V. sopra ^Éuve cheite.
I» — remescice V. sopra Éuve a-5 tianelto re-
mescice.
« — sbattùe; Uova sbattute, dibattute o diguazzale
V. sotto Slitte i éuve.
n — sccioie; Uova sgusciate.
S A primma gallinn-a a canta a l'è quella chi
ha fwto l'éuvo; La gallina che schiamazza è
quella che ha fatto l'uovo V. Gallinn-a.
% Ando in sci éuve; Andar su doglia, cioè Con do-
lore per istrettezza delle calzamenta, per calli, ecc.
S Cerca 5 pei nell'éuvo; Cercare o Guardare il
pel nell'uovo, V. Cerca.
% Ciao d'éuvo; Chiara, Albume: Quella materia
semiliquida, viscosa, bianco-gialliccia, trasparente,
che involve il tuorlo ossia rosso, e che nel cuo-
cersi diventa soda, opaca e bianchissima.
S Cod i éuve; Covar le uova V^ Cod verbo.
S Dlscorrimmo d'éuve che l'è chi Pasqua; Par-
liamo d'uova che la Pasqua è vicina. Maniera
proverb. e dell'uso, e vale Parliamo d'altro, Mu-
tiain discorso.
8 Èse camme a sciórbi un éuvo fresco; Essere
come a bere un uovo fresco, dicesi di Cosa age-
volissima a farsi o a riescire.
S Fa l'éuvo; Far l'uovo, vale Darlo fuora. Partorirlo.
n — l'éuvo de dui ròsei; Far l'uovo gemino, di-
ccsi Ggurat. e per ironia di Chi crede aver fatto
cosa sorprendente, maravigliosa, inaspettata.
n — veyni i éuve due; Assodar le uova : Farle cuo-
cere tanto che divengan sode V. sopra Éuve due.
S Gh'é scciùppóu l'éuvo in 15 féugo ; Gli cascò il
cacio sui maccheroni, dicesi Quando avvenne a
taluno qualch" cosa inaspettata, e che tornò ap-
punto in acconcio a ciò ch'egli bramava; che
anche dicesi Gli venne la pasqua in domenica.
S Giamo dell'éuvo; Bianco dell'uovo: La chiara
dell'uovo rappresa V. sopra Ciceo d'éuvo.
§ L'è megio un éuvo anchéu che ùnn-a gallinn-a
dòman; È meglio un uovo oggi che una gallina
domani. Prov. che vale È meglio aver poco, ma
prontamente, che molto con indugio di tempo.
S Mette i éuve sótto a gallinn-a; Porre le uova:
Sottoporre alla gallina covaticcia un certo numero
d'uova affinchè essa le covi.
S Odo d'éuvo marso; Nidore, Puzzo nidoroso:
Odor simile a quello delle uova corrotte.
% 0 se véu mette in dózzenn-a coinme i éuve
viarse; Tutti i cenci vogliono entrare in bucato
V. Dózzenn-a.
S Pelle 0 Pelletta dell'éuvo; Panno o Pannume:
Quella pellicina bianca e sottile, della quale è
ricoperta immediatamente la parte interna del
guscio dell'uovo.
§ Pin cómme l'éuvo; Pieno zeppo, Pieno pinzo,
S'tivato, Pienissimo.
% Port'éuve; Uovarolo, Ovajuolo: Vasetto di por-
cellana, di cristallo o d'altra materia, della forma
di mezz'uovo e col suo piede, ad uso di tenervi
l'uovo <*a sorbire per non impiastricciarsi, né scot-
tarsi le mani.
g Quello 0 Quella chi vende i éuve; Uovajo, Ovajo,
Ovajuolo, e nel femm. Uovaja, Ovaja, Ovajuola:
li rivenditore o a La rivenditrice delle uova.
§ Rompi i éuve; Schiacciare o Scocciare le uova.
g Rósso d'éuvo; Tuorlo o Tòrio, Rosso o Rosso
d'uovo: Quella parte globosa, giallo-rossiccia del-
l'uovo che ha il suo seggio in mezzo all'albume.
S Sbatte i éuve; Sbattere, Dibattere o Diguazzar
le uova: Quel rimescolare la chiara e il tuorlo,
dibattendoli con forchetta entro un piatto, tegame
0 altro simile vaso.
§ Sciórbi éuve; Bere uova, Sorbirle.
g Scorsa dell'éuvo; Guscio dell'uovo.
S Spègid i éuve; Sperare le uova: Opporre le
uova al lume per vedere se sieno trasparenti o
no, cioè se siano fresche o stantìe.
§ Sprètnmise per fa l'éuvo; Ponzare: Far forza
per mandarlo fuori.
S Sùppa d'éuve; Zuppa all'uova, cioè Zuppa re-
galala d'uova affogate.
S Trippa d'éuve; Frittata trippata: Frittata sotti-
lissima, che, ripiegala più volte su di sé in forma
bislunga, si taglia a foggia di tagliatelli e si con-
disce in diverse maniere secondo gli usi parti-
colari de' paesi.
Evacua v. n. Evacuare: Andar del corpo,
3Iandar fuori le fecce.
I) Evacuare, in signif. alt. dicesi delle Milizie, che
per trattato o volontariamente abbandonano una
città, fortezza, ecc.
E vacuazión s. f. Evacuazione, Evacuamento:
Lo sgravio degli umori o escrementi per se-
cesso; altrim. Egeslione, ma poco usala.
Evaxion s. f. Evasione: Il liberarsi colla fuga
dalla prigione; altrim. Fuga, Fuggita.
S Dà evaxion a un affare; Dar evasione, Dar
corso a un affare. Spedire un affare.
Evaxivo add. Evasivo: Aggiunto di risposta,
dicesi Quella risposta onde per mezzo di parole
348
FA
FA
ambigue, o generali o oscure, si tenta di sfug-
gire la domanda.
Eventualità© V. Casualitce.
Evita, V. a. Evitare, Sfuggire, Scansare V. Schiva.
Evoluzión s. f. Evoluzione, di;;esi dei Mo-
vimenti che fanno gli eserciti per pigliar nuova
disposizione.
Esamina V. a. Esaminare, Disaminare: Dili-
gentemente osservare e prudentemente considerar
checchessia per darne giudizio; ed anche Discor-
rere consideratamente, Discutere, Ventilare, Far
l'esame d'una cosa.
M Esaminare: Interrogare giudizialmente.
1) — Sottoporre ad esame una persona per accer-
tarsi della scienza o capacità di essa intorno ad
una data cosa.
— a so cónscensa; Esaminarsi, Esaminar la sua co-
scienza, Esaminar se stesso.
Esaminato s. m. Esaminatore: Che esamina
(ricerca, interroga).
Escamme s. m. Esame, Esamina, Esamina-
raento, Esaminazione, Disamina, Disaminamento,
Disaminazione : Ricerca minuta o Discussione
esalta intorno a checchessia.
« Esame: Il rilevare col mezzo di relative inter-
rogazioni 0 quesiti la scienza d'una persona od
anche la sua capacità intorno ad una data cosa.
— de cónscensa; Esame di coscienza: Quel riandar
che si fa la propria coscienza per conoscere i
peccati onde si è resa rea.
— de testimonii; Esame di testimoni: Operazione
d'ascoltare i testimoni in giudizio.
S Piggtd i exammi ; Andar all'esame, Subir gli
esami: Soltoporsi ad essere esaminalo ad oggetto
di conseguire uffìzi, dignità, gradi, ecc.
Exaudi V. a. Esaudire, antic. Esaldire: Com-
piacere altrui in ciò che domanda.
Esempio s. m. Esempio, Esemplo, antic. Es-
se mpio, Essemplo: Azione virtuosa o viziosa,
che si para davanti per imitarla o sfuggirla.
» Esempio, per Esemplare, Modello.
w — Fatto narrato a prova d'un argomento o a
edificazione o terrore degli ascoltanti.
n — I passi d'Autori allegali da' grammatici e vo-
cabolaristi a confortar la posta regola o la data
dichiarazione d'una voce o frase.
S Dà bòn 0 cattivo exempio; Dar buono o mal
esempio, vale Tener una vita da cui altri possa
apprendere il male o il bene.
8 Dà l'exempio; Dar il buon esempio: Essere il
primo a fare alcuna cosa buona , perchè altri la
imiti.
S Èse portóu pe exempio ; Andar in esempio : Esser
addotto per esempio.
S Per exempio; Per esempio, Esempigrazia, Esem-
pligrazia, Verbigrazia: Formola dichiarativa, colla
quale ci disponiamo a proporre o citare chec-
chessia come esempio da con.forliire o rendere
più chiara un'opinione o simile.
S Piggid exempio da ùnn-a pers5nn-a; Tórre
esempio da altrui, vale Imitarlo.
Exilbi V. a. Esibire, Offerire, Profferire, Presentare.
S Exibise n. p. Esibirsi, Profferirsi, Mostrarsi di-
sposto a.
Exilbiziòn s. f. Esibizione, Offerta, Profferta.
E:xilia v. a. Esiliare: Mandar in esilio; altrim.
Bandire, Sbandire, Sbandeggiare, Proscrivere.
Exilio s. m. Esilio ed Esigilo: Scacciamento
dalla patria, Sbandeggiamento, non infamante, im-
posto dall'autorità sovrana o dalla legge.
S Manda in exilio; Mandar in esilio, Esiliare,
Proscrivere.
Existe v. n. Esistere: Esser attualmente, Aver
l'essere,
n Esistere, parlando di libri, quadri o simili cose,
vale Aversi, Trovarsi, ecc.
E:sistensa s. f. Esistenza: L'essere in atto,
Lo stalo presente di ciò che è,
II Esistenza, per Vita, onde: Dà l'existensa; Dar
l'esistenza, vale Dar la vita.
Esistente p. pres. Esistente : Che esiste.
Exita v. a. Esitare : Far esito, Vendere, Smer-
ciare, Spacciare, dello generalm. di merci,
n Esilare, in senso neut. vale Star dubbioso, irre-
soluto, perplesso, Non risolversi. Dubitare, ecc.
Exito s. m. Esito, Successo, Evento, Riuscita, Fine.
n Esito, parlando di merci, vale Vendita, Spaccio,
Smercio,
w — Parlandosi di aria, vale Sfogo, Libero pas-
saggio di essa.
S Dà exito a ùnn-a cosa ; Dar esito a una cosa,
vale Finirla, Compierla, Spacciarla.
Exordio s. m. Esordio, Principio, Prologo; e
dicesi generalm. della Prima parte d'un discorso
oratorio, diretta a conciliarsi l'attenzione degli
udilori.
Exoso add. Indiscreto, Incontentabile, Insazia-
bile: Che Don si contenta o non ha discrezione.
F
Fa, V. a. Fare. Il prototipo di tutti i verbi, come
quello che indica azione in generale. Io ne ac-
cennerò primieramente alcuni sentimenti più co-
munali e precisi, preso assolutamente di per sé;
quindi, per ordine alfabetico, i suoi varii signi-
ficali trovandosi accompagnato con altri vocaboli.
M Fare, per Accostarsi o Scostarsi: Fceve in sa,
Fave in là; Fatevi in qua, Fatevi in là, cioè
Avanzatevi o Scostatevi,
n — per Adoperarsi in prò d'alcuno : Ho fato per
le quanto ho posciùo; Feci per lai quanto potei.
n — per Adornare, Dar ornamento o perfezione:
A sola bellessa a nò fa a donna; La sola bel»
lezza non fa la donna,
n — per Affacciarsi, Farsi vedere: A s'è fata a-o
barcòn; Ella si fece alla finestra.
n — per Allignare: A vigna a fa dappertutto;
La vite fa dovunque.
n — per Apprestare, Apparecchiare ^ Fd da disnd,
da genn-a, ecc.; Far il desinare, la cena e simili.
FA
FA
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I, — per Bastare : Fan tanto a mi due Ite, quanto
a voi un scào; Fanno tanto a me due lire, qaanto.
a voi uno scudo.
n — per Cangiare, Trasformare, Far divenire: 0
l'ha fceto un omino; Lo fece un uomo.
M — per Comporre: 0 passa ò tempo a fa de
cansonetfe; E' passa il tempo a far canzonette.
» — per Creare : Chi ha fceto 5 mondo ? CIjì fece
il mondo?
I» — per Credere, Giudicare, Stimare: Mi ve fa-
rcivo morto; Io vi faceva morto.
9 — per Dedicare, Consacrare, Innalzare: G'han
fceto un bello monumento; Gli fecero un bel
monumento.
M — per Descrivere, Rappresentare : Ti me 5 fa-
ceivi cosci ricco che ecc.; Tu me'l facevi così
ricco che ecc.
n — per Effigiare, Figurare, Scolpire: O l'ha fceto
un belliscimo quaddro, ùnn-a belliscima sta-
tua, ecc.; Ha fatto un bellissimo quadro, una bel-
lissima statua e simili.
N — per Eleggere: L' han fasto prescidente; Lo
fecero presidente.
« ■ — per Eseguire : Ho fceto quello che m' han
ordinóu; Feci ciò che mi venne ordinato.
n — per Essere, e dicesi del tempo già scorso:
Vint'anni fa aveivo tùtt'atro pe-a testa; Venti
anni fa, mi frullava tult'altro pel capo.
n — per Essere cagione o Dar motivo: Ammioe
de no falò arraggià; Procurate di non farlo
arrabbiare.
M — per Esser utile, Giovare: 0 l'è un libbro
ch'5 fa per tutti; È un libro che fa per lutti.
M — per Fabbricare : Han caccióu zìi a gexa, e
g'han fceto un teatro ; Abbatterono la chiesa, e
vi fecero un teatro.
t» — per Formare : Stce allegro ch'eì fceto un bel-
l'allievo! Rallegratevi che avete fatto un bel-
l'allievo !
n — per Importare: Cose fa a voi ch'5 vadde
0 ch'5 stagghe ? Che fa a voi ch'egli vada o stia ?
n — per Nascere, Apparire, e dicesi della notte
e del giorno : Comensava a fa néutte ; Comin-
ciava a far notte.
» — per Operare attualmente : Cose stce chi a fàf
Che fate qui?
« — per Partorire : Doppo tanto a l'ha fcelo un
masccio; Dopo tanto, ell'ha fatto un maschio.
» — per Procurare: Foe ch'5 riesce ben; Fate che
riesca bene.
i« — per Produrre: 0 legno d'ona 5 fa poca genie ;
lì legno d'onlano fa poca cenere.
" — per Radunare: Han fceto gente; Fecero
gente.
w — per Rappresentare : 0 fa a parte dell'amo-
roso; Fa la parte dell'amoroso.
'n -s- per Servire: Se a nò ve fa, portaila inderré;
Se non vi fa, riportatela indietro.
« — per Spendere, Donare: A^ó posso fa de ciit;
Non posso far di più.
« — per Vendere, Dar prezzo : Quanto han fceto
dell'ùgaf Quanto fecero dell'uva?
M — Accompagnato col 6» caso precedente a sost.,
* vale Far cosa che non sia a lui propria: O fa
da mego; Egli fa da medico.
«• — Parlandosi di professioni , arti e mestieri ,
vale Esercitarli: Mi fasso 5 meistro; Io faccio
il maestro.
n — Parlando della luna, vale Cominciare alcuno
de' suoi termini o delle sue variazioni : A l'ha
fceto 5 primmo quarto; Ha fatto il primo quarto.
n — Parlandosi di tempo, stagione, giornata o si-
mile, vale Passar quella giornata, Consumar quella
stagione, Dimorare in quel dato tempo in un
luogo, ecc. : G'hò fceto tutta a stce; Vi feci tutta
ia state.
n — Parlandosi di spazio, significa Passare, Scor-
rere, Trapassare: 0 fa troe miggia all'óa; Fa tre
miglia per ora.
n — Trattandosi di numeri, si usa per significare
la somma prodotta dalla moltiplicazione dell'un
numero per l'altro: Cinque via dòzze fa sciù-
scianta; b via 12 fanno 60.
M — Parlandosi dell'orinolo, vale Segnar l'ora: 0
m,ce reléuio 5 fa quattr'óe meno ginque menùti ;
Il mio orologio fa quattr'ore meno cinque minuti.
— a barba, Fa a barba a ùnn-a pcrsònn-a V.
Barba.
— a bella V. Bello add.
— a caccia; Cacciare, Dar la caccia V. Caccia.
— a cagna; Donzellarsi, Ninnolarsi, Garabuliarsi,
Calameggiare. Ozieggiare V. Cagna.
— a chi piggia piggia o A chi ciappa ciappa;
Fare a ruffa rafia, si dice Quando sono molti
intorno ad una medesima cosa, che ognun cerca
con gran prestezza, e senza ordine e modo, di
pigliarne il piiì che si può.
— a córte; Far la corte, Corteggiare V. Córte.
— a cróxe co gòmmio a ùnn-a cosa o a un léugo
V. Cróxe.
— addormì; Addormentare V. Addarmi.
— addrissd i cavelli ; Far ricciare i capelli, Far
rabbrividire.
— cegua; Far acqua V. JEgua.
— a faccia , Fa a faccia bònn-a, a faccia franca,
a faccia brusca V. Faccia.
— a festa a ùnn-a persónn-a; Far la festa anno,
fìgurat. vale Ucciderlo.
— affla ùnn-a persónn-a V. Affla.
— a fia; Filare, Far filo o le fila V. Fta.
— a fin de ben; Far per bene V. Ben s. m.
— a gatta morta; Far la galla moria, Far l'ad-
dormentato, vale Fare il soro, il semplice e non
essere.
— ala; Far ala. Fare spalliera V. Ala.
— all'acca; Far a mezzo, a metà, ecc. V. Acca.
— alto; Far alto, vale Fermarsi.
— o lùnn-a; Farla luna, dicesi del Rinnovarsi la luna.
— a malafin d'ùnn-a cosa ; Scipare, Mandar a male,
Guastar checchessia.
— a meno d'ùnn-a cosa; Farne di manco o di
meno, Farne senza.
— a minuta; Far la minuta o la bozza V. ilfmiifa.
— a mùggio; Andar a monte V. A mùggio.
— andà all'aia; Metter a soqquadro, Metter sos-
sopra V. Àia.
— andd de sórva; Far traboccare V. Andà de sSrva
nella voce Andd.
— apposta; Fare a posta, a bella posta, a bello
studio, ecc. V. Apposta.
— a pelle a ùnn-a persónn-a; Pigliar la pelle a
uno. Voce dell'uso, vale Ucciderlo, Ammazzarlo.
— o pilla; Far la pilata: Ammonticellare le gab-
bie piene di pasta d'ulive sulla lucerna per pre-
merne l'olio.
— o pugni; Far alle pugna V. Pugno.
850
FA
FA
— a reutTsa; Fare a 0 al rovescio 0 arrovescio, alla
riversa, a riiroso, ecc., vale Operare in contrario.
— arraggià; Far arrabbiare, Far montare il mo-
scherino al naso.
— a sarsa a-o diao V. Diao.
— asbascià i ite V. Asbascid.
— a so moddo o a moddo di atri; Fare a suo
senno 0 a senno d'allri, vale Operare secondo
la propria o Tailrui volontà.
— aspelà; Far aspellare, Far altendere.
— a spia; Far la pera o la susina o la maracliella.
Pisciar nel conile, Mangiar spinaci. Modi fur-
beschi e vagliono Far la spia.
— a slento; Fare a stenle: Operar con lentezza
0 fatica.
— a taa; Far la tara, Tarare V. Taa.
— a toalella; Essere alla teletta, Essere allo spec-
chio, Acconciarsi, Azziniarsi V. Toalelta.
— a tressa; Far la treccia. Trecciare, Intrecciare
V. Tressa.
— a villa dò beato Ciullo; Far la vita di Miche-
laccio V. Vitta.
— badalùffa; Far baruffa V. Bailalù/fa.
— balla i denti; Far ballare i denti , Sbattere il
dente V. Dente,
— banco; Fare o Tener banco V. Banco nel S»signif.
— bàio; Far barallo, Barattare V. Bdto.
— beffo; Far bocchi. Far muso, ecc. V. Beffe.
— begùdda; Far gozzoviglia V. Begùdda.
— bello; Far bello V. Bello.
— bèllo 0 briitto vcdde; Far bello o brutto vedere,
lo stesso che Far bella o bruita vista*
— ben; Far bene V. Ben avv.
— belili; Far i bauli, Fur fagotti V. Beùlo.
— bòrnbwa d'ùnn-a cosa; Millantarsi d'una cosa.
Farne gialtanza V. Bòmbwa.
— bón; Far buono V. Bon s. m.
— bònn-a o cattiva cèa a ùnn-a persónn-a ; Far
buona o mala cera a uno V. Cea.
— bònn-a vitta; Far buona vita, vita magna, bella
vila V. Fitta.
— bón peizo; Far buon peso V. Peizo.
— bólle; Bussarsi, Percuotersi, ecc. V. Bòtta.
— breccia; Far breccia V. Breccia.
— bùgà; Far bucalo o il bucalo V. Bùgà.
— caladda; Fare strepito, scalpore, schiamazzo V.
Caludda.
— cammin; Far cammino V. Catnmin.
— campann-a; Far campana V. Cutnpann-a.
— canà; Far canale. T. mar. V. Cand.
— canta ùnn-a persònn-a V. Cantd.
— capitale in sciinn-a persònn-a V. Capitale s. m.
— carte; Far carte V. Carta.
— càsci e pugni ; Far a calci e a cazzotti V. Caso.
— castagna; Far camiciuola V. Castagna.
— castelli in àia; Far castelli o castellucci in aria
V. Castello.
— caxo de tutto, Fd boxo d'ùnn-a cosa, Fd ùnn-a
cosa a caxo V. Caxo.
— celo; Far guadagnala V. Celo.
— c/fcò; Far chiaro, Far lume V Cioeo.
— ciocca; Sgallare V. Ciocca nell'ultimo signific.
— co-e mòen e co-i pè; Far colle mani e co' piedi,
vale Lavorare, Studiarsi a tulfuomo,
— colaziòn; Far colazione V. Colaziòn.
•A- camme Tommóu, ch'ò l'andò pe minciond e ò
l'è slceto mincionón; Far come i pifferi di mon-
tagna, che andarono per sonare e furono sonati,
dicesi di Chi brava e minàccia e fa l'uomo ad-
dosso, e poi le busca, od ha il danno e le beffe.
■ complotti; Macchinare, Tramare, Congiurare V.
Complottd, Complotto.
conto , Fd 0 Nò fd cónto d' ùnn-a cosa , Fd
cónto che un ò cante V. Cónto,
cioccata; Far un battimano V Cioccata,
conversaziòn, Fd conversaziòn co-i morti V.
Conversaziòn.
coraggio; Far coraggio V. Coraggio,
corri a vòxe, Fd corri da moncea V. Corri,
crensa; Far credenza V. Crensa.
crich; Far crich o cricche V. Crich.
cucco; Far cu cu o cuccù V. Cucco,
cuppin; Far giumella V. Cuppin.
da alluóu; Far il bue alla capannuccia: Fingere
di non intendere, Far il minchione.
da asperto;VaiT lo scaltro, vale Presumere in astuzia.
da beghin; Far il collotorto, il pinzochero, il
bacchettone, il beghino, ed anche Far le marie
V. Beghin.
da bello; Far il bello: Pavoneggiarsi, Far mo-
stra di sé.
da bòa; Far di buono V. Bón s. m.
da bullo; Far l'elegante, il bellimbusto, Sfoggiare
V. Bullo nel 1" significato.
da caladda; Far chiasso, scalpore, rombazzo.
da cenn-a, da disnd; Far da cena, da desinare:
Ammannir la cena, il desinare.
da figgiéu; Far a' ragazzi o a' fanciulli V. Figgiéu.
da gallo V. sotto Fd ò gallo,
da grande; Far il grande o del grande, Filar
del signore, Far il magno, Grandeggiare, Sfoggiare,
vagliono Affctiar modi da grande, Far magnifiche
spese, ecc.
da lengiia; Far chiasso, schiamazzo, rombazzo,
scalpore V. sopra Fd da caladda.
da messe V. sotto Fd da scemmo.
damma; Far dama V. Damma,
da morto pe non é'se ammassali; Far lo sciocco
per non pagare il sale o il minchione per non
pagare gabella V. Ammassati,
da móscio; Far del magno. Filar del signore; ed
anche Star sul tirato.
danno; Spandere, Versare V. Danno nel 3" signif.
da pcntemin; Tener il cappon dentro e gli agli
fuori : Mostrar d'esser povero ed esser ricco; che
anche diccsi Far marina, ma da non imitarsi.
d'arescoso; Far di soppiatto, di traforo, di na-
scoso, a chetichelli, ecc. V. D'arescoso.
da scemmo; Far il gnorri, lo scemo, il nanni,
il calandrino, il nòferi, l'indiano, il nescio, il
fagnone. Far il bue alla capannuccia, vagliono
Fingersi malaccorto, ignorante, semplice, goffo, ec.
do scignda; Far la ruota, e dicesi de' tacchini
(bibbin) e pavoni che spiegan la coda a mo'di
ventaglio, quasi per far bella mostra di sé.
da sciò; Filar del signore, Far il signore: Tener
modi da signore, senza esserlo.
da scòrrossòn; Far del grosso, vale Star in con-
tegno, Mostrarsi adirato, imbronciato, ecc.
da so persònn-a; Pompeggiare, Far pompa di
sé stesso. Far falò di sé. Pavoneggiarsi, ecc.
d'alo in basso; Far allo e basso V. Àto avv.
de bczèugno; Far di mestieri o di mesliere. Far
d'uopo, di bisogno Y. Bczéngno.
de caese; Far carezze. Far vezzi, Accarezzare,
Careggiare V. Caesa, Caezd.
FA
FA
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— de ceimonie; Fare sloggi V. Ceimonia.
— de ciassate; Far piazzale V. Ciassatu.
— de ciocche; SLullellare V. Ciocca nel i" signif.
— de cróxette j Far delle croccile o de' crocioni
V. Cròxetia.
— de cuxinn-a; Cucinare, Far la cucina V. Cu-
xinà, Cuxinn-a.
— de di/ficollce; Far difBcoUù, Opporsi V. DifJicoUce.
— de fìygioaje; Far bambine o delle bambine, Far
bambinaggini, bambinerie, ecc. V. Figgioaja.
— de frange; Far la frangia, Cerrarc; figurai, vale
Magnificare o Esagerare una cosa, Aggiungere
alla narrazione del vero qualche cosa di falso o
favoloso; dicesi ancora per Abbellire, cioè Ornare
un discorso di fronzoli, onde riesca piìi gradilo.
— de gentilesse; Fare o Usar cortesie, Usar gen-
lilezze V. Cortexìa.
— de legne; Far legna, Far legne. Legnare, e a
Lucca Logneggiare: Tagliare o Raccor legne.
— dell'wgua; Far acqua, vale Onnare.
— dell'aia V. sopra Fd da lengua.
— de meno d'ùnn-a cosa ; Farne di meno o di
manco, Farne àltrimenli : Polerne far senza, Non
patirne bisogno.
— d^ necescitce virtù; Far delia necessità virtù,
vale Operar bene per forza della necessitò. Fare
per necessità ciò che per altro non si farebbe,
Cedere al tempo.
— de parolle; Altercare e nell'uso fior. Gattigliare:
Contendere con parole piìi o meno risentile V.
Ratlelld.
— de rappe; Prendere il grinze, Farsi grinzoso V.
Rappa.
— de scappadinn-e ; Fare scappatelle o scappatine
V. Scappadinn-a.
— de scene; Far scene o scenate, Fare delle scene:
11 risentirsi d"un affronto, con modi alti e parole
di rabbia, di gelosia o simili, per forma da dare
altrui 0 scandalo o maraviglia.
— dcslengud; Liquefare, Struggere V. Deslcnguà.
— de smorfie; Fare le quelle: Usare atti e modi
leziosi e smorfiosi; e talora Far le melarance, Far
delle smorfie. Essere schizzinoso, smanceroso, ri-
Iroso, ecc.
— do so; Far delle sue o Farne qualcheduna delle
sue, sottintendendosi Scioccherie, Debolezze e
simili, cioè Far delle sue solite scioccherie, ecc.
— de testa ; Far di capriccio, vale Operare secondo
mena la fantasia o il proprio volere.
— de trezze ùnze; Far ambassi in fondo, vale Man-
dar male il suo.
— di agili tee; Far cortesie, Usar gentilezze, favori, ecc.
— di angienette; Far moine, dàddoli, smiaci, ecc.
V. Angienette.
— di [ceti; Far di falli: Operare senza far parole.
— di fr exetti V. sopra Fa de frange.
— dinae in sciùn schéuggio V. Dina.
— di pe ùnn-a persònn-a; Far dir per uno V. Di.
— di puffi; Ficcar chiodi V. Puffo.
— di salammelècche ; Usar invenie, e nell'uso per
ischerzo Far de'salamalecche o de'salamelecche:
Usar atti e parole soverchie e leziose; ed anche
Inchinarsi profondamente.
— dò ben, Fd do ben a ùnn-a persònn-a ^ Fd dò
ben a chi nò se ò merita V. Ben s. m.
— do scialo; Far chiasso, busso, schiamazzo, stre-
pilo, baccano. Schiamazzare, Strepitare, ecc.
Il — Far chiasso. Nell'uso dicesi anche di Opera
scenica o di qualche invenzione che incontra il
genio universale, ed è sulle bocche di lutti.
— dò sangue ; Far sangue, Versar sangue V. Sanyue.
— due parti in commedia; Far il lecomeco, e nel-
l'uso Far due parti in commedia, dicesi dUomo
finto e doppio, che parlando teco ilice male del
tuo avversario e all'incontro.
— economia; Far economia, Far masseria: Usar
parsimonia di checchessia, Risparmiare, Avanzare.
— e come; Far le corna V. Como.
— e cose a reversa; Far le cose alla rovescia, cioè
All'opposto, Operare tutto al contrario.
— e cose ben; Far le cose a dovere. Far ogni cosa
per l'appunto.
— e cose in sprescia ; Far le cose a staffetta o al
bacchio V. Coso.
— e cose sens'ammiàghe ; Far le cose al bujo o
alla balorda o all'impazzata, che anche dicesi Arar
col bue e coll'asino.
— e desfd l'è tutto Iravaggid V. Desfd.
— e fìcche a ùnn-a persònn-a ; Fregarla a uno, vale
Fargli qualche ingiuria o con inganno o per di-
spetto; nell'uso dictsi anche Far le fiche.
— e fosse pe-a vigna; Soggrottare V. Fossa.
— erl'ia; Fare o Jlettcr uggia V. Eri'ia.
— fd; Far fare: Ordinare che altri faccia.
— faccende; Far faccende o delle faccende, dicesi
de' Mercatanti e degli Artisti, i quali spacciano
molto le loro mercanzie e i loro lavori.
— faccia; Far viso, vale Presentarsi.
— faccia tòsta; Far faccia tosta, vale Mostrarsi ar-
dilo, prosontuoso, sfacciato.
* — fceri V. sotto Fd fangotti.
— fallo; Far fallo V. Fallo.
— fangotti; Far fagotto. Far fascina, Far fardello,
Affardellare V. Fangotto.
— farla; Far falla o diffaìta V. Farla.
— festa; Far festa, vale Cessar di lavorare.
• — festa a ùnn-a persònn-a; Far festa a uno, vale
Fargli onore, Fargli lieta accoglienza. Festeggiarlo.
— féua; Trafugare: Trasportare nascosamente.
— féua ùnn-a persònn-a da ùnn-a cosa; Escludere,
Rigettare uno da checchessia, Non ammetterlo.
— féitgo , Fd fèugo de so legne V. Féugo.
— fià fi de trezze ùnn-a persònn-a; Far frullar
uno. Farlo filare, ecc. V. Fià.
— fiasco; Fare fiasco V. Fiasco.
Il — Fare fiasco, dicesi anche d'un'Opera dram-
matica o musicale, che non piaccia al pubblico
e sia fischiala.
— ficco; Far biglia V. Ficco.
— figgi e figgiaslri ; Parzialeggiare, Usar parzialità.
— filecche; Far cilecca V. Filecche.
— finta, Fd fìnta de nò vedde, Fd finta de fd
ùnn-a cosa e fdne ùnn'atra V. Finta.
— filo; Far presto: Affrettarsi, Sollicilarsi.
— fòW. Fa.
— fòghetti ; Far capannelli V. Fòghetto.
— forsa de veje; Far forza di vele. T. mar. Metter
fuori 0 Spiegare quante vele è possibile, e che
il bastimento può portare per affrettar la marcia
in qualche circostanza pressante.
— frce ùnn-a persònn-a; Far fare uno, Aggirarlo,
Bararlo, Giuntarlo, Mariolarlo, ecc. V. Frce.
— freida ùnn-a persònn-a ; Freddare uno, vale Am-
mazzarlo.
— frónte; Far fronte V. Frónte.
— fugonadda; Non fare, dicesi dell'armi da fuoco.
86S
FA
FA
allorché nello scallo del fucile non acccndesi che
la polvere messa nello scodellino.
— fùmme; Far fumo, Mandar fumo.
furò; Far furore, dicesi d'Opera drammalìca o
musicale che piace ed è applaudita nniversalm.
e quasi a furore.
— gambetta; Dar il grmbeUo o lo sgambetto: At-
traversare improvvisamente, alle gambe di chi
cammina, un piede o altro, per farlo cadere;
e figurai. Interrompere con modo non aspettato
gli altrui avanzamenti, che in questo senso anche
dicesi Far una pedina, una cavalletta a uno.
— gazibba a ùnn-a persònn-a ; Giuntare uno, Ma-
ndarlo, Frapparlo, Barattarlo V. Gazibba.
— gazzcea; Far gazzarra V. Gazzosa.
— ghignón; Destar antipatia, avversione, contrag-
genio; e talvolta Far rabbia V. Ghignón.
— ghiminn-a; Macchinare, Ordire, Tessere, Con-
certare; e si dice sempre d'insidie e simili cose.
— giustizia co picosso; Far la giustizia o le ra-
gioni coll'asce o coll'accella, Dare asciata. Dar
sentenze all'abbacchiala, vagliono Amministrar
la giustizia alla cieca o parzialmente, cioè Alla
peggio.
— góa; Far gola V. Góa.
— gòmmio; Far gomito, dicesi di muro quando fa
angolo ottuso.
— gorgia; Far bordone: Fare quel che altri fa.
— » affari de casa; Far la masserizia della casa
V. Affare.
— I aste; Far le aste, Asteggiare V. Asta.
— t Ifcùli; Far i bauli: Disporsi a partire.
— » conti, Fa i conti con un V. Cónto.
— t denti, Fa i denti a scera V. Dente.
— t féughi ; Far fuochi o i fuochi V. Féugo.
— t fratti; Intonchiare, Tonchiare: L'essere man-
gialo 0 roso da' tonchi ; e dicesi propriam. dei
legumi, e specialm. delle fave secche.
— t gattin; Vomitare, Recere, Rigillare V. Revedde.
— I lùmmctti; Far l'illuminazione, Far la lurainara
0 la luminaria V. lUùminazión.
** — imbrùmme; Far imbarazzo, Far impaccio. M.
basso V. Imbrunirne.
— immatti; Far ammattire: Dar altrui molle brighe
e molle noje da fargli quasi perdere il cervello.
— i mitri; Far muso o musoni, Far il broncio,
Portar broncio V. Muro.
— ingianchi a carne; Fermar la carne V. Carne.
— in manca che... Far in guisa che...
— in menissi; Far in minuzzi o in minuzzoli, in
bricioli, a tritoli, Minuzzare, Minuzzolare, Smi-
nuzzolare, Tritare, Tritolare, Stritolare.
— in tanti tocchi; Fare a pezzi, e con maggior
efficacia Fare a pezzi a pezzi : Ridurre in pezzi.
— t repassi; Rinverzare, Sverzare. T. mur. Riem-
piere con isverze o schegge di pietra il vano
che resta tra pietra e pietra nel murare.
— t sgréuxi a inin-a persónn-a; Sghignare uno,
Beflfnrlo, Jletlerlo in derisione.
— i so bezéugni; Fare i suoi agi, vale Andar del
corpo.
— t spùcti; Sputacchiare: Spular sovente, ma poco
alla volta.
— l'abisso; Far il diavolo e peggio V. Abisso.
-— l'amò, Fa l'amò a ùnn-a cosa V. Aìiió.
— l'argidiao; Far il diavolo e peggio, Far il dia-
volo a quattro o a sei. Imperversare.
— Varlicehin V. Arlicchin.
l'armoassa V. sopra Armoassa.
l'arte dò Michelasso; Far la vita di Miche-
laccio V. Arte.
l'assa; Ammatassare: Ridurre in matassa.
l'aze e ó bòia; Esser l'asino. Sfacchinare, Scor-
ticarsi, Straziar la vita V. Aze.
legne; Legneggiare: Far legna in qualche bosco
0 macchia.
legne in tò bosco dò diao; Andar a rubare a
casa del ladro V. Diao.
l'erboo; Far quercia o querciola V. Erboo.
l'éuggin ; Far l'occhietto, Fare agi i occhi V. Èuggin.
l'éuvo de dui ròsei; Far l'uovo gemino V.^muo.
lichin lichetta; Tener a bada, Dar canzone, Dar
erba trastulla V. Dà de lungannie nella voce Dà.
limòxina; Far limosina, Dar limosina.
limòxina a-o diao ; Far limosina al diavolo, Dar
del suo al diavolo V. Diao.
lippa; Traballare, Barcollare, dicesi dì Cose che
non posano bene e non istanno ferme sui loro
sostegni.
l'indian; Far l'indiano: Dissimulare, Fingere di
non sapere una cosa che si sa, Mostrarsi nuovo
di cosa a noi ben nota.
l'ommo d'importansa; Fare il quamquam, l'omac-
cione, Far il grande o del grande: Star in grandi
pretensioni, Usar maniere gravi e portamenti al-
tieri, Star in gravità ad imitazione de' grandi
personaggi.
l'orbo; Far la gatta di Masino, vale Far vista di
non vedere, a similitudine di questa galla che
chiudeva gli occhi quando i topi passavano.
md; Far male: Operar malamente; e talora Do-
lere, Sentir dolore in qualche parte del corpo.
md d'ùnn-a persónn-a ; Dolere di uno: Averne
compassione, Sentirne dolore.
md i so cónti; Far male i suoi conti V. Cónto,
macchetto; Accozzar le carie: Nel giuoco delle
carte, vale Unire insieme le carte maggiori, e pi-
gliarsene destramente nel dispensarle, per vincere.
man bassa; Far man bassa: Non dar quartiere,
Disfare inleramenle.
md prò ùnn-a cosa; Saper male d'alcuna cosa ,
vale Averne dispiacere. Rincrescerne.
mette sciù ó chéti; Accileccare, Mettere in suc-
chio, in zorro, Inuzzolirc, Far venire in uzzolo
V. Chéu.
móstra V. sopra Fa fìnta.
0 becco all'oca; Far il becco all'oca V. Becco,
ó bello V. sopra Fd da bello.
6 bello davanti e ò treitò derré; Ridere in bocca
ed accoccarla dietro V. Bello s. m.
6 bello spirito; Fare il bello spirito V. Bello add.
6 bernisso d'ùnn-a cosa V. sotto Fd ó bersaggio.
5 bersaggio d'ùnn-a cosa; Scipare, Mandar a
male, Guastare checchessia.
6 beùlo ; Far il baule : Disporvi la roba da por-
tare in viaggio.
6 bócchin; Far bocca d'ucchiello. Far bocchino,
Far bocca stretta V. Bócchin.
ó bóccòn pe-i atri; Far la panala al diavolo,
dicesi di Chi fatica perchè altri mangi il gua-
dagno. Lavorare perchè altri goda.
6 bordello, Fd 6 bordello appréuvo a ùnn-a
persónn-a V. Bordello,
ó bòtto; Fare il bal/.o, Balzare V. Bòtto.
6 burattin, Fd 5 buratlin appréuvo a ùnn-a
persónn-a V. Burattin.
FA
FA
353
• 3 callo a ùnn-a cosa; Fare il callo a una cosa,
iDcallire V. Callo.
■ 6 carlevd V. sopra Fd 5 bordello.
■ ó carlevd d' ùnn-a cosa, d'ùnn-a persònn-a V.
Carlevd.
• 5 cattiva; Fare il giorgio, il bravo, lo sqnarcione,
10 smargiasso, lo sqnarlavento, ecc. V. Cattivo.
• 5 chéu lippe tappe; Battere il cuore, Palpitare:
11 muoversi del cuore, allorcliè per qualsivoglia
passione del corpo o dell'animo si fa più spesso
coiai moto.
• 6 cmto sensa l'oste; Far il conto senza l'oste
V. Cónto.
S còsto; Fare il cesto V. Costo.
5 dezéuvio d'ùnn-a cosa V. Fd 5 bersaggio.
5 diao, Fd 5 diao a quattro; Fare il diavolo,
Fare il diavolo a quattro, Cic. V. Diao.
oé'ge da mercante: Far orecchie da mercante.
6 galletto; Sgallettare. Voce dell'uso: Far atti di
vivacità e di brio per parere amabile, spiritoso, ec.
• 5 gallo; Fare il gallo, Fare il dodda \. Gallo.
5 landon d'ùnn-a cosa V. sopra Fa 5 bersaggio.
5 letto; Fare o Rifare il letto: Metterlo o liimet-
lerlo in assetto.
ó marviaggio d'ùnn-a cosa; Far calze e scuf-
fioni 0 Far calze o scarpe d'una cosa V. Mar-
viaggio.
ómbra; Far ombra. Dar ombra, Ombrare V.
Ombra.
5 mòtto ; Far gruzzolo. Raggruzzolare V. Mòtto.
■ o nescio ; Far l'indiano, il gnorri, il nòferi, il
nescio: Fingere di non sapere, Fingere ignoranza.
• ò néuvo; Jlostrarsi o Fingersi nuovo d'alcuna
cosa, vale Fingere di non saperla. Maravigliarsene.
5 nòmme a-i mandilli, a-e camixc, ecc.; Far
il puntiscritto V. Nòmine.
0 pan; Fare il pane.
5 passaggin; Asolare, Aliare: Rigirare intorno
ad un luogo frequentemente.
6 passo citi lungo che a gamba V. Gamba.
5 pi-pi V. sopra Fd a spia.
ò piscin; Far la piscia; e dicesi ai bambini.
6 pù(jnetto; Far pepe V, Pùgnetto.
5 sutìto a ùnn-a cosa; Bubbolarla, Trafugarla:
Portarla via nascostamente. Se poi parlasi di per-
sona, dicesi Farle la festa, e vale Ammazzarla.
5 sappin; Far greppo: Quel raggrinzar delia bocca
che fanno i bambini quando vogliono cominciare
a piangere.
5 scemmo; Fare il nanni, il fagnone, il bue:
Fingersi semplice, goffo, balordo.
6 sciò; Filar del signore.
5 sordo ;¥are il sordo, si dice di Chi fa vista di
non udire o non vuole intrudere.
ó squaccin; Far l'inchino, dicesi per lo più delle
donne quando s' abbassano con certa grazia per
riverire altrui.
6 trèsto; Fare il diavolo e peggio V. Trèsto.
5 verme; Bacare, e dicesi delle frutta.
pandan; Far riscontro: Far corrispondenza di
parti, e dicesi di Due cose simili per dimensione
0 analogia di lavoro, specialmente parlandosi di
quadri, intagli, bassirilievi e simili.
pansa ; Far corpo, parlandosi delle muraglie, vale
GonGare e uscir della loro dirittura.
paradda; Far parata V. Paradda.
parli d'ùnn-a cosa ; Far novelle o parole o rac-
conti d'una cosa, vale Parlarsene da tatti. Se
dicesi di persona, Far gli encomj, le lodi d'uno,
Lodarlo, Encomiarlo, Esaltarlo, Predicarne il me-
rito, Levarlo a cielo.
— parte; Far parte, Partecipare, Aver parte.
— parte a un d'ùnn-a cosa; Far parte di chec-
chpssia ad alcuno, vale Far partecipe alcuno di
una cosa Ammetterlo alla partecipazione di essa.
— patta; Pattare, Far pace. Esser pace. Esser pari,
Pareggiare, dicesi Quando due gioocano insieme,
e avendo già vinto l'uno, l'altro rivince e così
non ci corre verona partita.
— patto co diao; Far patto col diavolo. M. basso
che si dice di Coloro, a' quali avvengono sempre
successi favorevoli.
— paxe; Far pace. Tornar a pace, Appaciarsi V.
Paxe.
— pe burla; Far celia, Celiare, Burlare, Non far
da senno.
— penezzd ùnn-a cosa; Far cascar d'alto una cosa,
vale Farsi pregar molto a darla, a dirla, a farla.
— per ben; Far per bene: Operare con buon fine.
— piaxei ; Far piacere. Compiacere ; e talora Ven-
dere a buon mercato.
— piggid a-i lòi ; Far mettere alle fischiate.
— piggid ò brustolto; Rosolare V. Brustolio.
— piggid ò portante ; Far prendere il portante. Voce
dell'uso: Far partire, Far andar via.
— pillo; Far fico. Dar in nulla, Bere bianco, vale
Non riuscire in qualche impresa, Andare senza
sortir l'effetto che si sperava. Parlandosi poi di
armi da fuoco portatili V. sotto Fd sappa.
— pómpa d'ùnn-a cosa; Far pompa d'una cosa:
Farne ostentazione, Menarne vanto.
— porla; Far portare. T. mar. Far che le vele rice-
vano alquanto più di vento, quando si va all'orza
raso, cioè Poggiare un poco affinchè il vento
possa gonfiare di più le vele.
— porta e come; Fare o Por le corna o il cimiero,
Far le fusa torte, Far becco V. Corno.
— preiza ; Far presa. Rappigliarsi, Assodarsi ; e di-
cesi propriam. della calcina, del gesso, della colla
e di altre materie, che si adoperano liquida, e
poi nell'asciugarsi o seccarsi si consolidano.
— pi'emmùa; Far pressa. Pressare, Affrettare, Solle-
citare, Sollicilare, Far fretta.
— prende 5 Icpte; Far cagliare o quagliare il latte.
Accagliare il latte.
— prò; Far prò, Toccare il cuore; e dicesi dei
Cibi quando nel mangiarli soddisfano interamente
l'appetito; e per similit. dicesi di altre cose.
— rancio o gamèlla; Far camerata. T. m,ar. Man-»
giare insieme.
— rèo; Far comparila, dicesi di Cose specialm. da
mangiare e da bere, le quali pare che, per man-
giarne 0 ppr terne, non si consumino, e che
sieno più abbondanti di quel che sono veramente.
n — Talvolta usasi per Bastare semplicemente:
0 l'è un onimo chi fa 5 reo de dexe ; Gli è
uno che basta per dieci.
— rie e gallinn-e; Far ridere le telline, dicesi figor.
di Cose 0 persone ridicole al maggior segno.
— roso; Far largo, Far piazza: Trarsi da banda,
Ceder di luogo.
— rotta; Far rotta. T. mar. e vale Navigare.
— sangue; Far sangue. Versar sangue, Sanguinare.
— santa nettezzinn-a; Far piazza pulita, dicesi
di Chi porta via tutto ciò che trova in un luogo,
0 di Chi mangia tatto ciò che è in tavola ; che
Casaccia. Dizionari» GanovMe-ItaliaHO.
U
354
U
VA
dìcesi anche Fare repulisti o il repulisti, Fare Io
spiano, Fare del resto.
— sappa; Far cicca, vale Seatlare a vóto, e dicesi
dello armi da fuoco, allorché nello scatto del
fucile la polvere non s'accende.
— saveì ; Far sapere, Far consapevole, Rendere av-
visato, Far conoscere. Informare.
— scentd 5 Icete; Far cansare il latte V. Lcete.
— scianpradda ; Scialare: Sfoggiare ad abiti, a pranzi;
ed tinche Far gozzoviglia o stravizzo, Gozzovi-
gliare, Straviziare V. Ribotta.
— sciato V. sopra Fa dò sciato.
— scignorìa; Far servo: Modo d'insinuazione ai
bimbi, perchè salutino qualcuno; locchèr essi fanno
collo stendere il braccio ed agitarlo dall'alto in
basso colla manina allargata e supina; altrim.
Fare santa.
— sciorti d'in scià speiza; Far agresto V. Speiza.
— scrosci e die; Far scricchiolar le dita o le nocca.
— scuffia; Far cappello V. Fé cappello nella voce
Cappello.
— scùo; Far bujo, Abbujare V. Sem.
— servì; Far servire. T. marin. Rimettere il vento
nella vela che sbatteva, ricevendo il vento in
ralinga. Un bastimento in panna fa servir le vele,
quando si rimette in corso.
— smangia a pelle; Pizzicare, Far pizzicare, Indur
pizzicore V. Smangia.
— so ; Far suo, vale Appropriarsi.
— spalla; Fare spalla: Dare appoggio; e prendesi
per lo più in cattivo significato.
— spicco; Fare spicco. Spiccare: Far bella com-
parsa, Far bella vista.
— stravedde; Far travedere, Dar finocchio. Ciur-
mare V. Stravedde.
— tanta tonninn-a; Far rocchj, metaf. vale Ta-
gliare a pezzi; e talora Uccidere.
— tanti squvexi; Fare tanti squasilli o smiaci o
moine: Far atti leziosi; e comunem. Muovere
dubbj, Far le meraviglie e simili.
— tanti tòcchi d'ùnn-a cosa; Far in pezzi chec-
chessia, vale Mandarlo a pezzi.
— tela; Far filetto V. Tela.
— tersajéu; Far terzaruoli. T. mar. Raccogliere
un terzo delle vele e legarle all'antennale.
— testa; Far testa: Resistere, Opporsi.
») Far testa, Far capo, dicesi anche Quando fra
più persone uno s'assume l'impegno di tutti.
Il Far testa. T. mar. Si dice d'un bastimento, che
presenta direttamente la sua prua al vento o alla
corrente, dopo aver dato fondo, e la sua gomena
comincia a tesarsi.
— toa; Far tavola, Intavolare, dicesi nel giuoco
degli scacchi o simili, Quando i giuocatori sono
ridotti a segno da non potersi superare l'un l'altro.
— tócca con man ùnn-a cosa; Far toccar con mano
una cosa, vale Farla chiaramente conoscere.
— • tòppica; Dar in budella. Dar in cenci: Non cor-
rispondere all'espettazione, Farsi corbellare.
— traghetti; Tramare, Ordire, Macchinare V. Tra-
ghetto.
— un blocco; Far un taccio V. Blocco.
— un bordo; Fare una bordata o un bordo. T. mar.
Scorrere una delle linee, che si fanno bordeggiando.
— un bóUezzo; Far una romanella V. Battezzo.
— un cólpo da mcistro; Far un colpo da mae-
stro: Operar con somma avvedutezza e sagacilà.
— un fascio; Far un fascio.
un fattoriso; Far un sorriso, Sorridere.
un giubileo a' ùnn-a cosa; Trombettare, Strom-
bettare, Strombazzare una cosa, Bandirla sa pei
canti, vale Divulgare e Spargere alcuna cosa
ridicendola per tutto.
un lotto d'ùnn-a cosa; Allottare: Mettere una
cosa al lotto, Farne un lotto, Farne una riffa.
ùnn-a cavullinn-a a un; Far una cavalletta,
una pedina, una coperchiella a uno, Dar il gam-
betto a uno: Interrompere con modo non aspet-
tato gli altrui avanzamenti.
ùnn-a cattiva figùa; Far cattiva mostra, cioè
mala vista, Far trista figura.
— Far una figuraccia V.sotto Fd ùnn-a fotti figùa.
ùnn-a cusa a caxo ; Far una cosa a caso o a
casaccio V. Caxo.
ùnn-a cosa cómìna sciòrbì un éuvo fresco ;
Bersi una coso come un uovo fresco, vale Farla
speditamente, colla massima facilità.
ùnn-a cróxe; Far una croce V. Cròxe.
ùnn-a fólti figùa; Far una figuraccia. Far una
trista figura: Scomparire, Far cose da doverne
arrossire, Rimaner con vergogna.
mm-a fr'ità; Abortire, Sconciarsi V. Abortì.
— Dar in iiulla, Ber bianco V. sopra Fa pillo,
ùnn-a remansinn-a; Far una rammanzina, un
rivellino, una risciacquala, ecc. V. Remansinn-a.
ùnn-a speiza; Incontrare una spesa, Farla.
ùnn-a vitta d'àngei, dx diai , d'Òu, da prin-
cipe, regola V. Viltà.
un pertùzo in te l'wgua; Far un buco nell'acqua
V. jEgua.
un sàsetto d'ùnn-a cosa; Abbatuffolare, Rabba-
luffolare. Gualcire V. Ammalloccà, Astrofòggid.
un scambelletta a ùnn-a personn-a ; Far una
pedina a uno, Dar il gambetto a uno, flgur. vale
Interrompere con modo non aspettato gli altrui
avanzamenti.
vedde ; Far vedere, vaie xMostrare, Insegnare, Far
conoscere.
vedde a lùnn-a in tó posso V. Fd vedde bi-
scebaggi.
vedde 5 diao in te l'am,pólletta V. A mpolletta.
vedde biscebaggi ; Far travedere. Dar finocchio,
J[ostrar lucciole per lanterne. Mostrar la luna
nel pozzo V. Biscebaggi.
vedde ó gianco pe neigro; Mostrare o Far ve-
dere il bianco per nero o per bruno : Dare ad
intendere una cosa per un'altra.
vegnì a bócca àspia; Allappare, Aspreggiare V.
Bócca.
vegnì a saliva in bócca; Far venir l'acqua sul-
l'ugola 0 alla bocca, Muover desiderio, Svegliar
l'appetito, Inuzzolire.
vegnì a lesta comme ùmi-a quarta; Far altrui
il capo come un cestone: Rompere il capo. Tur-
bare la mente di esso.
vegnì t'àfao; Far afa. Fare stomaco, Stomacare,
Nauseare V. Afao.
vpja; Far vela, Dar le vele, Dar le vele al vento:
Distendere le vele e andar via ; ed anche sempli-
cemente per Andarsene, Partirsene. .
vento; Far vento, vale Spirare o Soffiar vento;
e talora in senso att. Muovere l'aria. Agitarla.
vista; Far vista V. sopra Fd finta,
viltà; Far vita, Menar vita, vale Vivere.
vola; Il far tutte le bazze. T. di giuoco delle carte.
A nO fa e a nò fia; Non fa né ficca, si dice
FA
FA
355
di Cosa che non opera nulla, che non ha veruna
importanza, ecc.
S Avei da fd; Aver a fare o che fare: Aver fac-
cende, occupazioni.
n — da fd con un; Aver a fare con uno, vale
Avere con lui negozio, interesse, attinenza, pa-
rentela, ecc.
n — da fd e da di; Aver che ognere V. Dì.
% Chi a fa l'aspèta; Chi la fa l'aspetti V. Aspèld.
% Chi fa, fa a lo; Chi fa fa a sé. Prov. di chiaro
significato.
S Chi fa i conti sensa l'oste, bezéugna fdli trce
volte V. Cónto.
S Chi fa l'arte e nò a conosce, i so dince di-
ventan mósche V. Arte.
S Chi ha fwto 5 ciù, péu fd 5 meno; Chi ha fatto
il più, può fare il meno, Chi ha fatto trenta, può
far trentuno. Chi ha bevuto al mare, può bere
alla pozza. Prov. di chiaro significato.
S Chi nò sa fd, nò sa comandd ; Chi non sa fare,
non sa comandare , ovv. Chi non fu buon sol-
dato, non sarà buon capitano. Altro prov. di
chiaro significato.
S Comensd a fd; Por mano. Cominciar a fare.
S Dd da fd; Dar a fare, da fare o che 'fare: Oc-
cupare, Tener impiegato. Dar faccende, Dar da
lavorare. Apprestare o Somministrar occasione
di lavorare.
S Paghe andd o corri a cascia e i pSleni; Colt-
sumar l'asta e il torchio V. Cascia. ^
n — cor»'»' ùnn-a persónn-a; Farci pensar uno V.
Corri.
S Fdla a un; Farla a uno, Ficcargliela, Cigner-
gliela. Barbargliela, Accoccargliela, Appiccargliela,
Fischiargliela : Fargli qualche burla o mal tratto.
« — ben; Farla bene V. Ben avv.
« — brùxà a un; Scottar uno V. Brùxd.
I) — de due; Battere o Fare due chiodi o due bol-
lette a lina calda o a un caldo : Far due faccende
a un tratto.
n — finta; Farla finita: Cessare dal fare una cosa;
ed usasi anche in un certo significato, che accenna
l'ultima determinazione: Che daggo due maschce
e a fasso finta; Gli do due ceffoni e la faccio
finita.
M — franca; Farla netta: Uscir netto d'una cosa,
cioè Uscirne senza rilevar danno veruno.
I) — lùxì a wm-a persóMH-o; Regalar bene uno,
Mostrarsegli generoso, pili liberale del dovere j e
dicesi per lo più in senso ironico.
M — magra; Viver di bujo come le piattole. Far
pentolini o dei pentolini: Vivere sottilmente o
in miseria.
n — md; Farla male, vale Scapitarvi, Perdervi,
Rimettervi.
" — paga; Farla scontare, Far pagare il fio, le
pene, lo scotto d'alcuna cosa V. Pagd.
n — sciórbi; Dar a bere una cosa a uno, vale
Fargliela credere benché strana e non vera, gio-
vandosi della sua balordaggine.
n — vedde a un; Farla vedere altrui, Farla ve-
dere in candela: Condurre a fine una cosa a
dispetto altrui, Far che succeda una cosa contro
l'altrui desiderio; e talora Sopraffare uno.
S Famme ò piaxeì ! Fammi il piacere ! Suol dirsi
in modo stizzoso ad altri: Famme ó piuxei,
vattene; Fammi il piacere, va via. Ed anche a
modo di contraddizione, e per rimbeccare alcune
parole di millanteria : Famme ò piaxeì, nò e sta
a spara ciù grosse; Oh fammi il piacere! non
le dir più grosse.
§ Fdne de quelle; Farne di quelle o di quelle col-
l'ulivo, e si sottintende cose, burle, beffe e simili.
Il — rfe so; Farne delle sue : Procedere secondo
il suo solito, e intendesi per Io p:ù di cose ri-
provevoli.
n — de tutte e chéulte ; Farne di mille còlte V.
Chéutta.
»» — suvei ó naso; Pulire, Puzzare V. Naso.
I) — ùnn-a grossa; Fare una cesa coH'ulivo, Farla
grossa, marchiana, cioè Eccedente nel suo genere,
" — vegni coce fìnn'a-i morti; Farne venir vo-
glia ai morti. Modo iperbolico, e vale Indurre
una grandissima voglia in checchessia, Invogliare
grandemente.
S Fa ti, Fce voi; Fa tu, Fate voi, io slesso che
Mi rimetto in te, Mi rimetto in voi.
S Fa ùnn-a cosa; Fa una cosa. Modo di dire che
si fa precedere quando vogliamo confortar altrui
a far checchessia: Fa ùnn-a cosa, vànnighe a
di che pe anchéu nò posso ; Fa una cosa, vacci
a dire che per oggi non posso.
S Nò fd ni gamba e ni pé V. Gamba.
§ Nò fd nisciùn caxo o cónto de purolle ; Far
delle parole fango: fiancar di parola.
S Nò fd nisciùn caxo o conio d'ùnn-a cosa ; Non
fare verun conto o caso di checchessia, vale Non
averlo in prègio, in istima.
S Nò guasta chi nò fa ninte ; Chi ne ferra, ne
inchioda. Chi non fa non falla. Chi fa falla, e chi
non fa sfarfalla. Prov. che significa Tutti siamo
soggetti a mancare.
% Non aveìghe da fd ninte; Non averci a fare
0 che fare: Non averci interesse, e si dice di
negozi 0 parentela con alcuno ; od anche Non
aver la minima colpa in checchessia.
$ Nò poeì fd de ben d'ùnn-a persònn-a; Non po-
tere aver bene d'uno V. Ben.
% Nò voci fd ùnn-a cosa ; Non voler né dcmire,
né far la guardia.
S Fase n. p. Farsi , Divenire, Cangiarsi, Trasfor-
marsi: Fase brutto; Farsi brutto.
ti Farsi, per Formarsi, Acquistar perfezione : 0 w
fii a poco a poco; Ei si farà a poco a poco,
poco per volta, ecc.
n — per Affacciarsi, Sporgersi, Farsi vedere : A
s'è fasta a-o barcòn; Si fece alla finestra.
— a barba; Radersi la barba, vale Levarsi il pelo
dal viso col rasojo.
— avanti; Farsi innanzi. Accostarsi, Approssimarsi.
— beffe d'ùnn-a cosa; Farsi beffe d'alcuna cosa V.
Beffe.
— bello, Fdse bello da roba di atri, Fdse bello
d'ùnn-a cosa V. Bello add.
— ben voci; Farsi ben vedere V. Ben avv.
— brùxà i éungi de cióule di airi; Tòrsi gl'im-
pacci del Rosso V. Ci àula.
— bùrld; Fiirsi scorgere V. Burla.
— ciwo; Farsi chiaro, detto del cielo, aria, tempo
e simili, vale Farsi sereno.
— coraggio; Farsi coraggio V. Coraggio.
— dd ó nómme da~e feste; Farsi nominar pei sa»
nome V. Nómme.
— de cróxi ; Farsi delle croci V. Cròxe.
— dò chéu; Farsi cuore: Pigliar animo, ardire.
— dò nómme; Farsi nome, vale Acquistar fama^
356
FAB
FAC
— fresco d'ùnn-a cosa; Farsi fresco o VPnlo d'una
cosa, Infischiarsene, Ridersene, vale Fare niun
conto, Aver checchessia in non caie.
— giorno; Farsi giorno, Aggiornare, Aggiornarsi:
Principiare il giorno.
— inderré ; Farsi o Tirarsi indietro: Arretrarsi,
Scostarsi, Ritirarsi.
— ma; Farsi male: Restar offeso.
— ma vedde; Farsi mal vedere: Farsi veder di mal
occhio. Farsi odiare.
— md voci; Farsi malvolere; Farsi odiare, Farsi
voler male.
— metlc a-i loi; Farsi dar l'urlo, Farsi sonar la
furfantina V. Lòu.
— mincionnd V. sopra Fase burla.
— 5 segno da cròxe; Farsi il segno della croce
V. Cróxe.
— piccin; Appiccinirsi, Rappiccinirsi, Appiceolarsi,
Appicoiolirsi, Rimpicciolirsi : Farsi piccino.
— prceve; Impretarsi, Farsi prete.
— raxón; Farsi ragione.
— roso; Farsi largo, Farsi piazza.
— senti; Farsi sentire: Dire con forza le sue ra-
gioni; e dicesi altresì del caldo e del freddo,
quando sono in grado eccessivo.
— stradda; Farsi strada, iìgurat. Aprirsi la strada
ad un impiego o simile.
— tardi; Essere l'ora già larda.
— ùnn-a vignetta in t'ùnn-a cosa; Far bottega o
mercato sopra una cosa, vale Trarne utilità contro
il dovere e contro la convenienza.
— ùnn-a vignetta appréuvo a un murotto; Far
bottega sopra un infermo, dicesi di Un medico
0 d'un chirurgo che si studia di far allungare il
male per cavarne maggior guadagno.
— vegni o gòscio; Sbraitare V. Còscio,
— vegni 6 pottin a-i éuggi V. Éuggio.
S Fàscia; Farsela, Córsela o Cogliersela, Scanto-
narsela, Battersela, Svignarsela, Sgattojarsela, Net-
lare il pagliuolo, Sbiettare, Mucciare, Sgambar
via, e nell'uso toscano Far tela: Andarsene con
prestezza, e per lo più improvvisamente.
n — in te braghe o in ti càsoin V. Braghe.
n — sótto; Farsela addosso o Farsela sotto, An-
dare di sotto, dicesi dello Sgravare il ventre
nelle proprie vesti.
S Pàscne dò bello;' Ridersi, Infischiarsi di chec-
chessia: Non far verun caso d'alcuna cosa.
« — dò moscio V. sopra Pàscne dò bello.
S Zùgd a fàscia; Fare a farsela o a barbarsela,
Giocare di maccatelle: Fare suoi ingegni o fin-
zioni per beffare o ingannare altrui.
FèL s. m. Fare, Usanza, Costume: 0 l'è 5 mce fa;
É un mio fare.
% 0 Ve ò so fa; É un suo fare: Ad alcuno che
faccia le meraviglie sul contegno d'una persona
che a te preme difendere se l'impressione che
ha fatto in altri è cattiva, o di crescerle pregio
se è buona, rispondi semplicemente: 0 l'è ò so
fa; È un suo fare.
S 0 l'ha un certo fd chi nò me piaxc; Egli ha
un certo fare che non mi garba, cioè Fa gesti,
azioni, atti che non mi garbano, che non mi
quadrano punto.
Fa,l>torict\ s. f. Fabbrica, dimin. Fabbrichella,
Fabbricuccia, accresc. Fabbricone : Luogo dove
si fabbrica o lavora checchessia, come ferro, seta,
cera, lana e simili; altrim. Opificio, Officina.
Fa.l>lbrioà/ V. a. Fabbricare: Lavorare intorno
alle cose per ridurle alla forma ch'esse debbono
avere; e più propriani. dicesi delle case, delle
navi, ecc.; Edificare, Costruire, Construire,
3 Fabbricàse ùnn-a cosa; Fabbricarsi checchessia,
figurai, vale Immaginarselo, Inventarselo: 0 s'ha
fabbricóu un móndo de balle; Egli fabbricossi
un ammasso di scempiaggini.
Falblbrieante s. m. Fabbricatore, e nell'uso
Fabbricante: Chi fabbrica.
Falblbricaación s. f. Fabbricazione, Fabbri-
camenlo: L'atto e l'effetto del fabbricare.
Falblbricé s. m. Fabbriciere : Colui che so-
prantendc alla fabbrica, redditi ed arredi d'una
chiosa.
Faccendin s. m. Faccendiere, Faccendino,
e per ischerzo Faccendone, Affannone, Ser fac-
cenda: Impaccioso, che fu faccende, che s'inge-
risce ne' falli altrui, e v-iol parere uomo da fac-
cende; nell'uso fior. Ciaccino.
Faccetta s. f. Faccetta: Lato di un corpo
tagliato in molti angoli.
S A faccette; A faccette. Posto avverb. o in forza
d'aggiunlo, si dice di Gemma o d'altro, la cui
superficie sia composta di facce o piani diversi.
Fa9§ettà V. A /faccetta.
Faccliin. V. Camallo.
Faccia s. f. Faccia: La parte anteriore del-
l'uomo dalla sommila della fronte all'oslrcmilà
del mento; Viso, Volto, e per dispregio Ceffo,
Muso, Mostaccio, Grifo, Grugno V. Mòro.
I) Faccia, metaf. per Vista, Apparenza, Aspetto:
A faccia 5 pà un galantommo ; Alla faccia ei
pare un galantuomo,
it — per Arditezza, Sfacciataggine: 0 l'ha ancón
a faccia de vignime davanti ; Ha ancor la faccia
di venirmi alla presenza.
— arrappd; Viso grinzoso. Viso a saltero.
— usbironà; Viso da cialtrona V. Asbirond.
— bónn~a V. solfo Faccia tosta.
— brusca; Viso brusco, amarognolo. Viso dell'arni*.
Viso arcigno, bieco, torto, ecc.
— brutta; Viso da cembali. Ceffo da Saracino, Viso
brutto, contraffatto.
— contenta; Cera giojosa, Cerozza allegra, gioviale,
dilettosa.
— da bregante; Faccia da posali lì. Faccia d'as-
sassino.
— da imbriwgòn; Viso d'ubbriaco, Viso bitorzoluto.
— delied; Viso delicato.
— desfìgùà; Viso contraffatto, Viso abbozzalo.
— de tutto 5 giorno Espressione che suole dirsi
per ischerzo, ed anche talvolta per dimostrare
piacere che si risente alla vista d'alcuno.
— da maschvc; Viso da ceffate, da ceffoni.
— fàsa; Uomo infinto, fognalo, doppio, Tecomeco,
Tamburino.
— franca; Faccia franca. Viso aperto, cioè Franco,
Ardito.
— giana; Viso pallidti, giallo, impolminato; questa
ultima voce è poco usata.
— ncuva; Viso non più visto.
— pat'ia; Viso allampanato, Viso macilente, magro,
smunto, stenualo; Segrenna.
— proibìa; Viso da fariseo, Viso di Longino o di
cagnazzo, CefTautle, Faccia da scomunicato.
— rótta; Faccia o Fronte invetriata o invetrinata
0 incallita, Fronte di meretrice.
FAC
FAC
357
— rùstega; Viso- arcigno, lortf), bieco, aspro, acerbo,
severo.
— sciata; Viso Inrbuto, Viso spiritaticcio.
— tid; Viso di stecco, Viso segaligno, dello per
beffa a Viso magro rislecchito; Segrcnna.
— tosta; Faccia losla, cioè Senza vergogna.
§ Atidd co-C moen iti scià faccia; Andare colie
mani sul viso ad uno, vale Farglisi avanti mi-
nacciando.
S Aveì a faccia; Aver faccia: Aver Tardire, la
sfacciataggine.
n — a faccia bònn-a; Aver la faccia franca, la
faccia tosta: Non si smarrire, Non temere.
» — o faccia camme a battùa ila balla o
cornine 5 cu; Aver faccia da pallottola, Aver la
fronte incallita o invetriala o invelrinata, dicesi
di tbi per rimprovero o altro non muta colore.
n — a faccia de ut, de fa, ecc.; Aver viso o
faccia di dire, di (are, ecc., vale Esser tale da
reputarsi capace di fare, di dire, ecc.; ed ancbe
Aver l'ardire, la petulanza, la baldanza di fare,
di dire, ecc.
»« — a faccia franca, a faccia tosta; Aver fac-
cia franca. Aver faccia losla.
» — 0 Non avcì faccia de presentdse ; Avere o
Non aver volto da comparire , da mostrarsi e
simili, vagliono Avere o Non avere ardire, Es •
sere o Non esser degno di farsi vedere.
S Batte a faccia a ùnn-a persònn-a ; Dargli nel
volto. Schiaffeggiarlo.
•t — a faccia d'ùnn-a cosa a un; Battere chec-
chessia nel mostaccio, vale Darglielo ingiuriosa-
mente nel volto,
S Dà ùnn-a patta in scià faccia d'ùnn-a cosa a
ùnn-a persónn-a; Battere checchessia altrui nel
volto 0 nel mostaccio, vale Ingiuriosamente av-
ventarglielo.
S De due facce ; Di due facce : Aggiunto a persona,
vale Doppio, Fognato, Infinto, Simulato, Teco-
meco. Tamburino.
S Di ùnn-a cosa in scià faccia; Dir checchessia
in faccia o sul viso, vale Parlar liberamente e
risolutamente alla presenza di colui di cui si tratta.
$ Fd a faccia; Far faccia, Mostrare il viso, Pre-
sentarsi.
» — a faccia bònn-a ; Far faccia. Far faccia buona
0 tosta, vale Non aver soggezione, Non temere.
" — o faccia brusca; Far il viso brusco o il viso
dell'arme: Mostrarsi adirato, Guardare a straccia-
sacco 0 a squarciasacco.
n — o faccia franca; Mostrar il Viso od il volto:
Dimostrarsi ardito e coraggioso nel rispondere,
Mostrar coraggio e fermezza.
« — de facce; Far delle facciacce: Fare, costretto
dal bisogno, o mosso da alcuna passione, qual-
che sfacciataggine. Frase d'uso.
S Faccio con faccia; A faccia a faccia, A fronte
a fronte, A viso a viso, vagliono In presenza.
Riscontro l'uno all'altro.
S In faccia; A fronte. Di fronte, Rimpetto, Di-
rimpetto: In faccia a mi ghe sta o sciò N.;
Rimpetto a me abita il signor N.
S Faccia sensa co, o fàso o tradito V. Co.
S In faccia da Gexa ; In faccia della Chiesa o di
Santa Chiesa, cioè Nella Chiesa, e secondp i riti
e cerimonie della Chiesa.
S Non ammid in faccia a nisciùn ; Menar la mazza
tonda Y. Ammid.
% Non avei de faccia; Non aver faccia, vale Non
si vergognare.
S Nò gtiàgnà Vccgua da lavdse a faccia V. jEgua.
Jj Nò poeì mostra a faccia; Non poter mostrare
il viso, vale Aver soggezione.
§ Ommo de due facce V. sopra De due facce.
g Piggid ó vento in faccia; Pigliare o Prendere
il vento in faccia. '/. mar. Dicesi quando un ba-
stimento con le vele spiegate presenta diretta-
mente la sua prua al vento.
g Poeì mostra a faccia; Poter mostrare il viso,
vale Poter andare colla testa alta o levata, senza
verj-'ogna, rimorso o timore di checchessia.
S Se ghe vedde in ta faccia; Il viso lo dimostra,
Il ciuffo è nel ceffo, cioè Egli è come apparisce.
S Viva a so faccia, Viva a faccia do... Viva la
su' faccia, Viva la faccia del o di... Dicesi quando
vuoisi esaitare una persona per una risoluzione
da essa presa, o per un'impresa ardita qualunque,
la quale ci vada a genio.
Facciassa V. Facciòn.
Facciata s. f. Facciata : L'aspetto primo, e per
così dire La fronte o la faccia di qualsivoglia
fabbrica, ossia tempio, ossia palazzo, o altro ; e
dove per lo più è entrata.
Il Per ischerzo e in m. b. usasi talora per Faccia:
0 l'ha ùnn-a facciata... Ha una faccia...
— d'un libbro; Faccia, Facciata, Pagina: Ciascuna
banda del foglio.
Faccin s. m. Visino, Visetto, Visuccio, Visel-
lino. Mostaccino. Dimin. di Viso: Visetto gen-
tile e grazioso.
— d'ou; Musin d'oro, dicesi a Persona per espres-
sione d'affetto.
Facciòn s. m. Faccione. Accresc. di Faccia:
Faccia grossa.
Facciùssa s. f. Facciaccia, Visaccio. Avvil.
di Faccia : Viso contraffatto e di brulla apparenza.
Fàccola s. f. Cero, antic. Fàcola e Fàlcola:
Cera lavorata in forma cilindrica con istoppino
nel mezzo, ma più grossa della candela. I Ce-
raiuoli dicono Candela Quella che arriva al peso
d'una libbra circa; se lo sorpassa, la chiamano
Cero (Fàccola), e qiieslo può essere del peso di
più libbre. Torcia e Torchio diconsi Quattro
candele unite in quadro l'una contro l'altra V.
Torcia.
Facile add. Facile, Agevole, contr. di Difficile.
I) Facile, per Probabile: L'è fagile che vadde a
Rómma; È facile ch'io vada a Roma.
„ — per Agevole a essere inteso. Intelligibile: 0
l'è un latin troppo facile; É un latino troppo
facile.
„ __ per Pronto, Subilo, Repentino, Pieghevole:
0 l'è facile a rie, a danze, ecc.; É facile al
riso, al pianto, ecc.
— a fase; Facitojo. Voce bassa: Agevole a farsi.
— a impardse; Apprendevole, Apprensibile: Pos-
sibile ad apprendersi dalla mente.
g De facile abbordo; Pi facile abbordo V. Abbordo.
Facilità v. a. Facilitare, Agevolare: Levarle
difficoltà, Render facile, agevole. Dar modo di
poter operare, ecc.
Fa^ilitse s. f. Facilità, Agevolezza: Qualità di
ciò che facile a farsi, conlr. di Difficoltà.
n Facilità, nelle Arti vale Prontezza, Speditezza
nell'operare, contr. di Stento.
» — per Modo facile con cai sembra fatta una cosa.
358
FAE
FAE
Fagilitazióii s. f. Facilitazione: Alleggeri-
mento 0 Scemamenlo di prezzo, Vantaggio nella
compra che il venditore fa al compratore; altrim.
Agevolezza.
JPa^ilmeMLte aw. Facilmente, Di facile, Age-
volmente, Senza difficoltà, Di leggieri, Di leg-
giere, Di leggiero, Di bello,
ti Facilmente, per Probabilmente: Facilmente vaddo
a Puriggi; Facilmente vado a Parigi.
Facoltse s. f. Facoltà e Facultà : Autorità, Di-
ritto, Permissione o Privilegio di poter fare o
dire alcuna cosa.
« Facoltà: Nome che nelle Università si dà a Tutti
insieme quegli studi che occorrono ad imparare
una scienza o arte liberale: Facòltce de mei-
xinn-a; Facoltà di medicina.
Facoltóso add. Facoltoso e Facoltoso: Che ha
delle facoltà, cioè delle ricchezze; Ricco, Opu-
lento, Agiato di beni.
Fada s. f. Falda : Quella parte del vestito che dalla
cintura in giù cigne senza stringere.
— dò cappello; Falda e più comiin. Tesa: Quella
parte del ciippello che si stende in fuori sotto
al cucuzzolo, e fa solecchio.
Fadette s. f. pi. Sottana, Gonnella: Vestimento
donnesco senza vita, che portasi immediatamente
sotto il vestito, legato alla cintura. Le conladine
fiorentine la chiamano Camiciotto.
Fa<iig"a s. f. Fatica e Fatiga, e nel Senese Fa-
diga e Fadica: Affanno, Pena che si sente e si
patisce nell'operare.
M Fatica, per L'operare e L' opera stessa condotta
a fine,
n — per II premio o fi ulto della fatica.
— asgreid o caccia a-o diao ; Fatica gettata o sprecata.
% Fa ùnn-a fadiga inùtile; Lisciar la coda al dia-
volo, Pigliar ad ammattonare il mare, Mettere
stoppia in oja: Affaticarsi senza prò. Far una
vana e inutile fatica.
S Ommo de fadiga; Uomo da fatica, vale Gagliardo,
Atto a durar fatica; altrim. Faticante, Affaticante,
Fatichevole, Affatichevole.
Fadlig"à V. n. Faticare e Faticare : Durar fatica.
§ Fadigàse n. p. Faticarsi, Affaticarsi, Arrabat-
tarsi: Durar fatica, Darsi briga o fatica.
Fadig-Iiin s. m. Faticatore: Che fatica molto
e di buon animo; dicesi anche Fuggiletti, cioè
Schivo di riposo, Amator di fatica.
Fadig-òso add. Faticoso: Che apporta fatica;
Duro, Penoso, Difficile.
Fàdin da luarscinn-a; Falde: Quella
parte dell'abito o giubba (marscinn-a) che pende
dalle tasche o dalla cintura in giù; diccsi anche
Quarti.
Faenn-a s, f. Farina: Polvere piùo meno bianca,
morbida al latto che^i disfà nell'acqua, ed è ca-
pace di fermentazione; e si ottiene macinando
le biade, i legumi, le castagne secche, i lupini, ecc.
n Farina, detto assolutam. s'intende Quella del grano;
alle altre si aggiunge sempre il nome delle biade,
come Farina di ceci, di formentone, di segala, ecc.
— bassa; Robetta o Farina di terzo velo V. Bù-
gattéua.
— de primma qualitce 0 Sciò de faenn-a; Fior
di farina o Farina di primo velo, dicesi La fa-
rina più fine e più monda, e serve agli usi più
squisiti.
T- de segSnda gualilw o Faenn-a scgSnda, o sem-
plic. Fuenn-a; Farina andante o di secondo velo:
Quella che è -meno fine e meno pura del fiore.
— dòce; Farina dolce, dicesi La farina di castagne.
§ A faenn-a do diao a deventa brenna V. Diao.
3 A non é faenn-a dò so sacco; Questa non è
erba del suo orto, Questa non è farina del tale.
vale Non è detto. Non è fatto di colui di cui
si parla, Non è opera da, aver potuto far egli.
f§ De pczo faenn-a s'è fido gnocchi; Di farin»
peggior si fecer gjiocchi. Dettato prov. e nostro
che dicesi quando vuoisi scusare un lavoro o altro
che non sia fatto totalmente a dovere.
% Inciaslro de sette faenn-e; Impiastro di farina
mischia: Impiastro che si fa con farina di grano,
formentone, ceci, lenticchia, ecc. Suole adope-
rarsi dalle femminucce per guarir le risipole, far
venire a suppurazione i paterecci fpanerizij e
simili malori.
Fsero s. m. Ferro: Il più duro ed utile d'ogni
metallo, quello che si trova più abbondantemente
■sparso sul globo, e che ha maggior uso ; è mal-
leabile, di color grigio chiaro e splendente quando
è lavorato e pulito.
I) Ferro: Nelle Arti prendesi collettivamente per
Qualunque strum. proprio d'arte meccanica; e
individualmente si dice di Molti arnesi o lavori
di ferro, che non hanno nome proprio.
— agro ; Ferro agro, crudo, vetrino : Ferro che non
è malleabile, cioè Che non resiste al martello, e
facilmente si rompe.
— da arrissd i cuvelli ; Ferro da ricci, Calamistro
V. Ferretto nel 5° significato.
— da barila; o da bòi tee; Coltello a petto: Lama
lunga circa un braccio, tagliente da una parte
sola; a ciascun capo due manichetti di legno, e
talvolta senza. Il barilajo a cavalcione sul caval-
letto adopra questo coltello con due mani, tiran-
dolo a sé verso il petto. É usato anche dal For-
majo (Formetta) nel fare le fornie delle scarpe.
— da càfatto; Ferro di calafato: É uno scarpello
di ferro che serve ai calafati per aprire i com-
menti dei bastimenti, e per introdurvi a forza e
cacciar dentro le stoppe. Di questi scarpelli ne
sono di varie sorte, cioè il Ferro piatto o Pa-
letta fPuèluj, il quale nella sua estremità non è
tagliente, ma smussato, e serve a cacciar la stoppa
senza tagliarla; il Ferro tagliente fFcero da tag-
giàj, che serve per aprire i commenti e tagliar
la pece; il Ferro doppio (Fcero da candj, il quale
nella sua estremità ha una o più scanalature, e
serve per ribattere le stoppe nuove; il Becco
corvino (Maeùgioj, che serve per cavar le stoppe
vecchie dai commenti, ed altri,
— da fa a stradda a saira; Licciaiuola: Strum.
di ferro, a foggia d'una bietta, sfesso da una delle
testate, del quale i segatori di legname si servono
per torcere i denti della sega, per farle la strada.
— da peà; Ferro da pelare. T. conc. Ferro curvo
quasi a mezza luna, tagliente dalla parte concava,
e serve a levare il pelo alle pelli; maneggiasi
con due manichi di legno.
-^ da purga; Ferro da purgare. T. conc. Ferro di
forma quasi simile all'antecedente, e serve a to-
gliere alle pelli ogni residuo di calcina, passan-
dolo su d'esse primieramente dalla parte del buccio
0 fiore , poi nuovamente da quella della carne.
— da rejìà i libbri ; Ferro: Specie di scalpello ap-
puntato, tagliente dalle due parti, Incassalo qel
FÀE
FAE
359
piano inferiore del coscialelto (maschetta) mo-
bile del torcolello, e sporgente da esso quanto
basta a raDQIarne i fogli e separarne i trùcioli.
— da scarna; Coltello o Ferro da scarnare. T. conc.
Coltellaccio, di forma quasi simile a qnella del
Ferro da pelare (V. sopra Ftero da pcdj, col
quale i Conciatori vanno togliendo il carniccio
alle pelli già dipelate e ben lavale in acqua chiara.
— da sciaccd i rissi ; Schiacce o Sliacce. T. de'parr.
Arnese a forma di tanaglia a bocche curie e piatte,
tra le quali, sufficientemente riscaldate, si strin-
gono le ciambelle (V. Ciappellelle nel 5° signif.).
— do squaddrd i veddri ; Grisatojo. T. velr. Strum.
di ferro, col quale si vanno rodendo i vetri per
ridurli a destinali contorni ; dicesi anche Topo.
— da stanghe; Staffa. T. cart. Grossa piastra di ferro
triangolare, di cuiègneruita l'estremità anteriore
della stanga, sporgente alquanto oltre il mazzo.
— da stia; Ferro da stirare: Massiccia lastra di
ferro, della grandezza e della forma press'a poco
d'an piede umano, ridolta a pulimento nella parte
inferiore, e con suo manico, che, riscaldata, serve
a stirare biancheria o altra roba; altrim. Liscia.
Oltre il Ferro ordinario ci è il Ferro a cassetta,
ìd cui si mettono carboni accesi per conservarlo
caldo; ha sponde rilevale e un coperchio soste-
nuìo da colonnini a una certa distanza tra i car-
boni e una maniglia. Vi è pare il Ferro a anima,
che ha doppio fondo, entro cui si pone un'anima
0 lastra di ferro infuocata.
— dò ciùnetto; Ferro del pialletto. - Dicesi Ferro
ingordo quello che sporge mollo fuori del piano,
e porta via molto legno ad ogni piallata.
— da leva a braxa d'in tò forno; Tirabrace. T.
forn. Asta lunga di ferro ricurva alla sua estre-
mità, a uso di cavar la brace dal forno. Non
deve confondersi col Frugone (Lancetta), che
serve a sbraciare o allargare la brace accesa,
benché spesso ne faccia le veci.
— in féuggio; Ferro in lastre.
— in verga; Ferro in verga.
S Foeri; Ferri. Nel pi. dicesi a Quei ceppi e anelli
di ferro, entro i quali si conficcano le gambe
de' soldati delinquenti,
w — da cavalli, da mù ; Ferri : Quei guarnimenti
di ferro che si mettono a' piedi de' cavalli e dei
giumenti, conficcandoli con chiodi ribaditi nel-
l'unghione,
w — dò meste; Armi: Gli strumenti di ciascuna
arte o professione.
S A calamuia a tia 6 [cero; La calamita tira il
il ferro. Modo prov. che usasi a poco onesto
proposito.
S Aveì d chèli de [cero; Avere il cuore di ferro,
Esser di ferro, dicesi figur. di Persona spietata,
crudele.
« — ùnn-a memoi a de f cero ; Aver una memoria
di ferro, vale Aver la memoria tenacissima,
t» — un stéumago de (cero; Aver lo stomaco di
ferro, dicesi figurai, di Chi digerisce roba ad
altri grave e indigesta.
— ùnn-a testa de [cero; Aver una testa di ferro.
Esser incornalo più che gli asini , figurai, vale
Essere ostinato al maggior segno, Esser immu-
tabile nella sua risoluzione.
S Batte 5 {cero ; Massellare o Mazzigare il ferro :
Batterlo caldo, cioè rovente, in sull'incudine, a
più riprese, ripiegandolo col martello, e quasi
impastandolo, per piirgarlo, addensarlo, stivarlo,
onde riesca atto ai particolari lavori.
g Batte 0 {cero fin ch'ó l'è cado; Battere il ferro
mentr'egli è caldo V. Batte.
% Bóggi un (cero : Bollire un ferro V, Bóggi.
§ Èse de (vero; Essere di ferro, si dice d'Uomo
robusto, che resiste alle intemperie della stagione,
alle fatiche, ecc.
"S Fa [ceri; Far fagotto, Far fardello V. Fd.
S F(Bto a fcero de cavallo; Fatto a ferro di ca-
vallo V. A (cero de cavallo.
$ Mette a fcero e a fèugo; Mettere a ferro e a fuoco,
vale Fare strage e ardere, e dicesi di città o terre.
g Mette a-i fceri; Mettere in ferri o ne' ferri V.
sopra Fairi.
g 0 digerieiva 5 fwro; E' digerirebbe i coltelli, si
dice di Chi mangia assai senza provarne indi-
gestione.
g 0 l'ha ùnn-a salute de fcero; Ha una salute di
ferro, si dice di Chi ha fioritissima sanità e che
non si turba per cagioni che ad altri la tur-
berebbero.
g Penna de fcero; Penna metallica V. Penna.
g Perde i fceri; Sferrarsi: Il distaccarsi de' ferri
da' piedi del cavallo, del mulo, ecc.
"S ^'99'à a sporta e i fceri; Pigliare l'ambio o
l'ambulo. M. b. e vale Partirsi, Andarsene.
Fseroinorto s. m. Chiavistello, Chiavaccio,
Catenaccio, Catorcio e Catorchio, Perchio , e a
Siena Pestìo: Strum. di ferro lungo e tondo, il
quale ficcandosi dentro a certi anelli confitti nelle
imposte dell'uscio, le lien congiunte e serrate, ed
ha per lo più un manico dall'uno de' lati bucato
e schiacciato, nel quale mettesi il boncinello fcai-
nassoj per ricevere la stanghetta della toppa.
— ciatto; Paletto: Specie di chiavistello che invece
del bastone od asta tonda ha un paletto od asta
piatta, che si fa correre dentro i piegatelli fpa-
stechej V. Ferruggid.
— con Clave desnùd; Paletto d'assicurazione.
S Dd 6 fceromorto; Inchiavislellare, Incatenacciare:
Tirare il catenaccio, il paletto e simili.
Fseta s. f. Fatta, Foggia, Guisa, Modo, Maniera,
Sorta, Qualità, Volume, Grossezza, Grandezza,
Posta: De questa fceta; Di questa fatta, Di questa
misura. Di questa posta, ecc.
Fseto s. m. Fallo, Faccenda, Affare, Negozio.
— d'arme; Azione onorevole di guerra, L'alto stesso
del combattere. La battaglia. Il combattimento.
g Acciappd in sciò fasto; Coglier sul fatto o in
flagranti, Córre o Acchiappare in frodo: Soprag-
giungere 0 Cogliere altrui nell'alto che commette
una mancanza, un delitto e simili.
% A fai fceti so nò ghe vèu soggezión uisciùnn-a;
A fare i fatti suoi non s'imbrattan le mani. Det-
tato prov. chiaro ad ogni intelligenza.
% A fin di fceti; Al fin del fatto, Alla fin fine, Alla
fin delle fini V. A fin.
g Andd pe-i fceti so; Andar pe' fatti suoi, vale
Andarsene, Partirsene ; e talvolta Andar raccolto
senza dar fastidio ad alcuno.
g Assce parolle e pochi fceti ; Assat parole e poche
lance rotte, si dice del Mostrare di fare gran cose
e non ne conchiudere veruna.
g Dd mente a-i faeti so; Badare a' fatti suoi.
g Da-o dito, a-o fceto passa un gran trceto; Dal
detto al fatto v'è un gran tratto V. Dito.
S De fosti avv. In fatto, In fatti, Infatti, Difatti,
360
FAI
FAL
S D5 {ceto so ognun péu fané quello eh' 5 véu;
Ognun può far della sua pasta gnocchi, vale che
A ciascuno è permesso di far del suo ciò che
più gli aggrada.
S Ése un fasto; Constare, Esser manifesto, chiaro,
indubilaio, certo, incontestabile.
S Fceto sia; Fatto sta, vale L'importanza si è, Caso
è, In conclusione e simili: Maniera di conclu-
dere 0 di esporre in breve la somma della cosa
0 del fallo.
S Fd di fceti; Fare di falli: Operare attualmente
e con efficacia; ed anche Operare senza far parole.
n — j foiii so; Fare i falli suoi, vale Attendere
a sé, Non impacciarsi nelle cose altrui.
V — parla di fceli so; Far dire de' fatti suoi,
cioè di sé, Dar occasione di parlare di lui.
S / fcBli san mascci e e yarolle són femmine; 1
falli sono maschi e le parole femmine, dicesi
prov. per indicare che Dove bisognano i fatti le
parole non bastano,
' S In fceli avv. Iiifalti, In conclusione. In somma,
Finalmente.
S Mette a-o fceto; Mettere al fallo. Informare.
S 0 fceto mce, 0 fceto so, ecc.; Il fallo mio, Il
fallo suo, ecc., cioè Cosa che ad alcuno appartenga.
S Voci 5 fceto so fin a itn agòggin de slrincu;
Voler la parte sua fino al finocchio: Volere fino
a un puntino di quello che a noi si perviene.
F'seto p. pass. Fatto, dal v. Fare, Eseguilo,
Adempito.
» Fatto, in forza d'add. vale Allo, Acconcio, Appro-
priato: Mi nò son fceto per gerle cose; Io non
son fatto per certe cose.
» — Dicesi anche di Cl:i è al lutto nello da abili
viziosi: Mi nò so camme séggian fcete i oslàie ;
Io non so come sian falle le osterie.
— a amandoele \. sotto Fceto a mòstaccioli.
— a 6j>cm; Fatto a biscia, a sghimbescio, Tortuoso,
Serpeggiante.
— a denti; Dentellato: Tagliato o Fatto a foggia
di denti.
— à fcero de cavallo ; Fallo a ferro di cavallo V.
A fcero de cavallo.
— a gancio; Adunco, Uncinalo.
— a man; Fatto a mano, Manofallo e Manufatto.
— a mòstaccioli; Mandorlato, Ammandorlato.
— a ree; Reticolalo, Fatto a rete.
— a so dosso ; Fallo al proprio dosso, cioè Asset-
talo alla persona, e dicesi di vestilo.
— a zig-zag V. sopra Fceto a biscia.
— co-e gómmie; Fatto colle gomita, vale Fatto alla
peggio.
— camme; Fallo come, vale Tale quale, Simile a.
S Cavallo fceto; Cavallo fatto, vale Cavallo per-
fezionato, disciplinalo, ecc.
S Fceto pasqua, Fceto carlevd, ecc.; Fatto pasqua,
Fatto carnevale, ecc., cioè Passalo o finito che
sia la pasqua, il carnevale, ecc.
S Ommo fceto, Donna fceta; Uomo fallo. Donna
fatta, si dice di Chi ha passalo l'adolescenza, e
non è ancora pervenuto alla vecchiezza.
Faetòn s. m. Frullone: Calesse scoperto su quat-
tro ruote e con due sedili.
Fagrotto s. m. Fagotto: Sorta dì slrum. mu-
sicale a fiato.
Faina, s. f. Farinata: Vivanda di farina, ordina-
riamente di ceci, stemperala nell'acqua, e cotta
nel forno o in teglia con olio.
Faìnasso s. m. Spolvero, Friscello, Fuscello:
Sollilissima. farina (he, ove si staccia, si abbu-
ratta 0 si màcina, vola per aria, e si posa sol
corpi vicini.
Fainéa s. f. Farinajo ; Luogo ove si ripone e
si conserva la farina.
Fainetta s. f. Farinetta. Voce dell'uso: La fa-
rina del grano duro abburattala.
Fainóso add. Farinoso: Che produce molta
farina, Che ha in sé molta farina, detto di biade.
- Farinàcciolo, Che si disfà agevolmente.
Fainotto s. m. Farinaiuolo: Propriam. Colui
che vende farina; e siccome ordinariam. suole
vendere anche pane, dicesi pure Panatticre V.
Rcbùjéu.
Falampi s. m. Spaccone, Sbracione, Faloppa,
Faloppone, Millantatore, e nel volgo fior. Pot-
lajone; dicesi per ischerno di Chi fa gran vista
per parere ricco o di grand'affare.
Falla s. f. Chiarella : Spezie di ragnatura ne' tes-
suti, prodotta da alcune fila del ripieno, o man-
canti 0 più sottili , 0 non bene conformemente
colpeggiate colla cassa; altrim. Scacchino, Tra-
passelto, lAIalafatla e Malefatta.
>i Falla. T. mar. Fenditura, Buca, Apertura acci-
dentale, che si fa nella bordatura del bastimento
sotto 0 a livello della linea dell'acqua, per cui
essa si può introdurre nell'interno dello slesso.
§ Stagna ùnn-a falla; Stagnare una falla, si dice
0 per significare che l'azione delle trombe (pompe)
basta per far uscire dal fondo del bastimento
l'acqua che la falla lascia entrare, o per indicare
che con altri provvedimenti si è impedito l'in-
gresso dell'acqua nel bastimento.
"Fallatùtti s. m. Furbaccio, Furbo in cher-
misi, Furbo bollalo o trincalo.
Falli V. n. Fallire, Fallare, Errare, Mancare : Cora-
metler fallo o mancamento,
n Fallire, per Far fallimento V. Rompi.
— a boccia; Fallire o Fallar la boccia, vale Non
colpirla, Non truccarla.
— de stradda ; Fallir la via, vale Sbagliarla, Smarrirla.
~ 0 cólpo; Fallir il colpo: Non córre dove uno ha
mirato; e figurai. Condurre un'impresa a vuoto.
Far un buco nell'acqua. Far fico.
g Chi ubbidisce nò fallisce; Chi ubbidisce non falla,
Chi serve non erra. Prov. di chiaro significato.
§ Fallila; Fallirla, Sbagliarla: Ingannarsi nel far
checchessia.
g Tutti poemmo falli; Tutti siamo fallibili.
Fallo s. m. Fallo, Errore, Mancanza, Colpa, Pec-
calo; amie. Fallore, Fallura, Fallilo, Falligione,
Fallanza, Fallenza, Fallaggio, Falla, Faglia.
« Fallo. Al giuoco della palla o simile , dicesi II
trasgredimenlo e contraffacimenlo delle condi-
zioni del giuoco, ed è Quando si passa colla palla
il termine prefìsso, o non si arriva al tetto del
giuoco, 0 s'incontra la palla <^\ braccio, colla
vita 0 con altro fuori dello strum. da percuoterla.
— de stòppa; Gomitolo di sloppa. T. mar. Sloppa
ricavala dalle corde vecchie catramate e sfilac-
ciate, londeggiata e allungala a mo' di corda,
aggomitolata in forma bislunga, di cui servonsi
i calafati per calafalarc i bastimenti.
g Fd fallo; Far fallo: Trasgredire alle condizioni
del giuoco della palla o pallone V. sopra.
g Mette un pé in fallo; Mettere un piede in fallo,
vale Inciampare,
FAM
FAN
361
S Piggid 0 Acciappà in scio fallo ùnn-a per-
sòtm-u; Coglier uno in fallo, vale Sorprenderlo
nellalto del fallire.
S Scusa fallo; Senza fallo. Poslo avv. vale Senza
dubbio, Immanrabilmente, Infailibilmenle.
Fallóso add. Manchevole: Che manca. Da non
fidarsene; e dicesi ordinariam. de' facili, pistole
e simili.
Falò V. Faóu.
Falsarig-a s. f. Falsariga: Foglio rigalo che
si pone soilo quello su cui si scrive per andar
diritto colla mano.
Falsifica v. a. Falsare e Affalsnre, Falsificare
e AfTalsifKare: CnntrafTare checchessia per ingan-
nare, ed anche Corrompere la sincerila di chec-
chessia, colla mescolanza di cattivi ingredienti;
che in questo senso dicesi anche Adulterare.
Falsificato s. m. Falsatore, Affalsalore, Fal-
silìralore: ( hf^ falsa o falsiflca.
Faisificaziòn s. f. Falsificazione, Falsifica-
mento: li faisilìcare.
Falsi tee s. f. Falsità, anlic. Folsezza, Falsìa,
Falsidia, Falsnra : Menzogna, Bugia ; e talora per
Opinione o Sentenza contraria al fatto, a ciò che è.
Famig'g'ia s. f. Famiglia: Figliuoli che vivono
e stanno sotto la potestà e cura paterna, com-
prendendosi anche mogie, sorelle e nipoti del
padre, se li tiene in casa.
» Famiglia: Fili persone che vivono sotto la po-
teslà d'un loro capo, come sarebbero i frati in
nn convento.
" — per Ischialla, Stirpe, Casato: Èse de bònn-a
famiggia; Esser di buona famiglia, cioè Di ca-
sato orrevole, nobile, ecc.
" — Nella St. Nat. dicesi II complesso di generi
che hanno cariilleri comuni.
S A Sacra Famiggia; La Sacra Famiglia. T.pitt.
Così appellasi Un quadro che rappresenta N. S. G.C.,
la SS. Vergine, S. Giuseppe, e qualche volta
S. Giovanni. ?i dice anche figur. e scherz. al-
lorché vt Juiisi di brigata padre, madre e tulli i figli.
S Viti de famig-jia; Vino da famiglia, vale \ ino
di meno costo, e tale da potersi comprare da
chi ha molla famiglia.
S Vive in famiggia; Vivere in famiglia, vale Vi-
vere co' parenti.
Famig-liaritce s. f. Famigliarità, Familia-
rità, Dimestichezza, Intrinsichezza.
Faiiii^liai*izzàse n. p. Famigliarizzarsi
e Familiarizzarsi : Prender dimestichezza, Addi-
mesticarsi.
Famnie s. f. Fame: Bisogno e voglia di man-
giare. È pili urgente dell'Appetito, ma più facile
a contentarsi V. Appetilto.
n Fame, per Carestia: Ne-o tempo da famme; Nel
tempo della fame.
S A famme a fa fa de tutto; La fame caccia il
lupo dal bosco, dicesi in prov. e significa che La
fame riduce l'uomo a superare e a fare delle cose,
che per sua natura e' non farebbe.
% Avet ùnti'U famme da loì; Cascar di fame. Ar-
rabbiar dalla fame, Essere scannato dalla fame,
Allupare o Allupar dalla fame, e dalla plebe fior.
Aver una fame sagratina, vale Essere grande-
mente affamalo, Aver una fame da lupi.
% Cazze da famme; Cascar di o dalla fame. Morir
di fame, vale Aver gran fame.
S Fd pali da famrtie; Far piatire il pane.
S Leva 0 Levàse a famme; Sfamare o Sfamarsi,
va^liono Tórre altrui o a se slesso la fame.
S Mot dà fimme V. sopra Cazze dà famme.
S Morto dà famme; Morto di fame, vale Povero in
canna, Jliserabile: 0 nò s'urregorda ciù, guand'O
Vèa morto dà famme; Xon gli sovviene più quando
era morto di fame, cioè Povero, spiantato, ecc.
S Ho ùnn-a famme che a veddo co-i éuggi ; Ho
una fiime che non ci vedo, o Veggo la fame in
aria, dicesi per Avere una grandissima fame.
% Pati da famme; Patir di fame, vale Non aver
da mangiare.
Faninietta s. m. Morto di fame, Povero in
canna. Miserabile. 4'oce di disprezzo.
Fana s. m. Fanale: Quella lanterna, nella quale
si tiene il lume la notte in sui navigli, in sulle
torri de' portici, ecc.: e dicesi anche Fanale la
Torre stessa del porto, sopra la quale è posala
la lanterna.
— 0 lampiòn da carossa; Fanale da carrozza, e
nell'uso anche Lampione da carrozza V. LampiSn.
% Fanae da cominigar, processione ecc.; Fanali o
Fanali sull'asta: Quelle lanterne che porlansi in
cima d'un' asta per accompagnare il SS. Sacra-
mento 0 a processione dalle compagnie; allrim.
Lanternoni.
Fanatico add. Fanatico: Che s'immagina di
avere apparizioni, visioni, ispirazioni.
H Fanatico: Che è mosso da un eccesso supersti-
zioso di religione.
w — Che si appassiona eccessivamente per un'opi-
nione, per una setta, ecc.
Fanatismo s. m. Fanatismo e Fanalicismo:
questa 2* voce rarissimo usata : Entusiasmo ec-
cessivo e superstizioso, e spesse volle crudele
per una religione.
Fanatizza v. a. Render fanatico.
g Fanatizzdse n. p. Dar nel fanatico.
Fandonia s. f. Fandonia, Fiaba, Fanfaluca,
Frottola, Bubbola e Bùbula: Discorso o Credenza
non vera, oppure mista di vero o di falso.
Fanesci V. Fascemmi.
Fanetto s. m. Fanello, a Pisa 3Iontanello, o
Siena Gricciolo. T. ornil. Fringilla cannabina.
Piccolo Hccello della famiglia delle Linarie, che
ha il becco turchino-celestognolo, nerastro in cima,
il dorso lionato fosco o castagno, macchiato di
scuro, la gola bianca macchiala di scuro, la coda
forcuta, i piedi neri, le unghie nere; canta dol-
cemente, e diventa dimeslichissimo.
I — de Còrsega; Sizerino. T. ornit. Fringilla linaria.
Uccelletto dei:a stessa famiglia del precedente.
Ha il becco giallo, nero alla punta, il dorso lio-
nalo-pallido, macchiato di scuro; la gola nera,
la coda forcuta, i piedi scuri.
« Cecino, Buona lana, Buona lanetta, Tristanzuolo,
dicesi figur. di Persona trista e maliziosa.
Fanfara s. f. Fanfara: Nome d'una piccola
composizione di brillante carattere per trombe e
timpani, specialm. per servizio militare.
FanfVirin s. m. Fanfarino. T. mar. Grosso
paranco a tre pulegge per mettere in carena un
bastimento o per alzare grossi pesi.
Fanfìirón s. m. Fanfarone. Voce dell'uso: Colai
che fa gran vantazioni e rumorose senza pro-
posito, ed è in fondo codardo; altrim. Arcifàn-
fano, Spaccone, Sbracione, Faloppone, Smargiasso,
Millantatore, ecc
362
FAN
FAR
Fa.nf^x*ona.ta> s. f. Fanfaronata, Smargias-
sata, Millanteria, Jattanza, Burbanza.
Fetuffsi, s. ni. Fanga e meglio Fango, Melma,
Mota, Loto, Limaccio V. Bratta.
Fang-lietto s. m. Mughetto: Ulcerelta bian-
castra superficiale, che viene nella membrana
mucosa interna delia bocca ai bambini, quando
poppano.
Fang-o V. sopra Funga.
S Piggid i fanghi; Far i bagni a loto: Applicare
il loto d'alcune acque termali alle membra para-
litiche 0 indebolite.
Farig"oso add. Fungoso, Limaccioso, Melmoso:
Pieno di fango, di limaccio, di melma, ecc.
Fang-otto s. m. Fagotto, Fardello: Ravvolto
di panni o d'altre materie simili.
% Fa fangotti; Far fagotto o fardello. Affardellare :
Raunar la roba per portarla via, e andarsi con
Dio con essa.
« Far fardello, per simil. vale Partire da questa
vita. Morire.
Fang-ottón s. m. Sciatta, Sciattona, Sciaman-
nala, dicesi per ischerno di Donna scomposta e
che abbia gli abiti male adatti e aggiustati indosso.
Fantastica v. n. Fantasticare, Fantasiare:
Andar vagando colla fantasia per ritrovare o in-
ventare una cosa; che anche dicesi Ghiribizzare,
Fisicare, Arzigogolare, Girandolare, Mulinare, Al-
manaccare.
Fantastico adJ. Fantastico, al pi. Fantastici
e Fantastichi : Finto, Imaginario, Non vero, Che
non ha altro fondamento che quello della fantasia.
« Faniaslico, per Spettante alla fantasia.
« — Aggiunto di Persona, vale Stravagante, Fa-
lolico, Intrattabile.
„ _ Dicesi pure d'Ogn'allra cosa, che sia strava-
gante e strana, fuori del consueto.
Fantasia s. f. Fantasia: Facoltà imaginativa
dell'uomo,
n Fantasia, per Capriccio, Bizzarria: Invenzione
strana, Cosa fantastica,
ti — per Un pezzo di musica strumentale eseguilo
nel momento slesso che si compone.
% Travaggio de fantax'ia; Lavoro fatto di fantasia
0 di capriccio, dicesi da' Pittori, Scultori, ecc.
quando, senza modello o simili, vanno operando
di propria invenzione; ed opponesi al Ricavare
0 Fare dal naturale."
Fantàsima s. m. Fantasma e Fantasima (gen.
com.) : Segno di false imagini e spaventevoli, che
appariscono talora altrui nella fantasia; allrim.
Larva, Spettro.
Fante s. m. Fante. T. del giuoco di carte V. Sbtro.
% Schersa o Troppa co-i fanti e lascia sta i santi ;
Scherza co' fanti e lascia stare i santi. Prov. che
vale Potersi liberamente parlare e scherzare delle
cose degli uomini, ma non delle sacre.
Fantin s. m. Celibe, Scàpolo: Chi non è con-
giunto in matrimonio. - Nubile vale Da maritarsi,
e dicosi propriam. di Fanciulla.
Fantinaego s, m. Celibato: Lo stato di colui
che è celibe.
S Mcttise in fantinaego dicesi d' Uomo o di
Donna attempata che per desiderio di collocarsi
veste attillato e con soverchia eleganza,
Fantinetta s. f. Figurina : Piccola figura di
pasta che Vendesi da' cialdonai (negioB).
— deU'4\i^po; Pupilla: Quell'apertura che sembra
nera in mezzo dell'occhio, per la quale passano
i raggi della luce, che dipingono gli oggetti sulla
rètina.
Faolo s. m. Granchio. T. iltiol. Cancer pagurus.
Crostaceo di mare appartenente alla famiglia dei
Canceridi. Il suo coperchio clipaceo è duro, liscio,
calcare e di color rosso-scuro ; i suoi artigli sono
grossi, adunchi, interiormente guerniti di tuber-
coli ottusi; i suoi tarsi sono tulli conici. Abita
il littorale , e si nasconde fra gli scogli o nel-
l'arena delle spiagge.
Faòix s. m. Falò: Fuoco di materie che levan
gran fiamma, ma di breve durata, e suolsi fare
in occasione d'allegrezza.
$ Fa un faóu d'ùnn-a cosa; Farne un falò, vale
Abbruciarla, Darla alle fiamme.
Faraljulan s. m. Millantatore, Vantatore,
Arcifànfano, Spaccone, e nella plebe fior. Pot-
tajone: Colui che si millanta.
Farlbalà s, m. Falbalà, Falpalà, Balzana: Guer-
nizione della stessa o diversa roba, che si pone
esteriormente verso il lembo del vestito delle
donne, delle biancherie o simili, cucita per lo più
a crespe, a festoni, a sgonfietti, ecc.
Farete tte s. f. pi. Falche. T. mar. Tavole
sottili che si mettono a incassatura sul bordo dei
battelli, delle filuche e d'altri piccoli bastimenti
a remi nel Mediterraneo per rialzare il bordo e
chiudere le aperture destinate al passaggio dei
remi, onde impedire che l'acqua entri nel legno
quand'è alla vela, ed i remi sono ritirati in barca.
Farchetto s. m. Gheppio, Guglia, Pis. Pal-
chetto di torre, Sen. Acerlello. T. ornit. Falco
tinnunculus. Uccello di rapina della famiglia dei
Falconi, che ha il becco celestognolo colla punta
nera; le ali un quarto più corte della coda; il
dorso color di nocciòla, con macchiette nere
triangolari ; il petto, addome e fianchi isabellini,
con macchie nero-ovale appuntale; i piedi gialli,
le unghie nere. Trovasi in tutti i monti dirupali,
sulle alte ed antiche fabbriche. Vive cacciando
topi, pipistrelli, passere ed altri uccelli, e in man-
canza di questi, cibasi anche di rettili e d'inselli.
— ceneen; Barletta. T. ornit. Falco vesperlinus.
Uccelletto della medesima razza, che ha le penne
di color cenerino-cupo con lo stelo nero ; quelle
delle gambe, della regione anale e sottocoda, di
color fulvo-rosso; le unghie giallastre colla punta
nera. É di passaggio accidentale.
— da oxellelti; Smerlo, Smeriglio. T. ornit. Falco
wsalon. Altro uccelletto della medesima famiglia,
somigliantissimo nel manto al Gheppio (V. sopra),
ma di molto più bello. Egli, abbenchè sia un Pal-
chetto de' più piccoli, è dei più coraggiosi, fa guerra
a tulle le sorte d'uccelletti, e bene spesso le qua-
glie e le starne restano vittime della sua destrezza.
S Éug gì de f archetto ; Occhi grifagni, Occhi di nib-
bio 0 di falco V. Euggio.
Far^ì V. a. Infarcire e più comunem. Riempiere,
Riempire. T. de' cuochi. Cacciar in corpo de' vo-
latili 0 d'altro carname erba, uova ed altri in-
gredienti minutamente tritati e conditi.
Far^io p pass. Infarcito, e più comunem. Ri-
pieno: Pollastro fargia; Pollo ripieno.
Il Figur. vale Ristucco, Infastidito, Pieno di sover-
chio, ecc.
Faroo fireng-uella; Sparviere. T. ornit.
Falco nintu. Uccello di rapina delia famiglia degli
FAS
FAS
363
Astóri, che ha le parti superiori cinereo-lurchine;
l'addome biancastro, strialo per traverso di fulvo
nocciòla (adulto); le parli superiori scuro-bige,
e addome biancastro, strialo in traverso di scuro
(giovane); i tarsi sottili; le ali che giungono ai
due terzi della coda, la statura d'una gazzera
comune. Annida nei nostri monti, ed è lo spa-
vento e il distrattore dei piccoli uccelli; emigra
in autunno, ritorna in primavera.
— ceneen; Albanella. T. ornit. Falco cyanwus. Uc-
cello di rapina della famiglia de' Circi. Ha il becco
nero; la testa, il collo, il petto, il dorso, le sca-
polari, le ciiopritrici superiori, le timoniere medie,
cenerine; l'addome e i fianchi di color bianco con
qualche macchiuzza; la coda cenerina; i piedi
gialli; le unghie nere. Nidifica sulla terra vicino
all'acqua.
Fardo s. m. Fardo. T. mere. Balla o Collo ci-
lindrico di pelle colle tesiate rotonde, entro cui
è chiuso un sacco di tela ripieno d'indaco, caffè,
cannella e simili.
Faro s. m. Farro o Farre. T. bctan. Trilicum
spelta. Pianta che differisce dal grano comune
per le spighette piiì appuntale e sonili, e per le
valve più dure, i semi piiì grossi con la loppa
aderente. Generalmente non si màcina, ma si
mangia a quel modo per minestra.
Farfalla s. f Farfallii : Nome che si dà a Tutti
gl'insetti che hanno quattr'ali membranose, coperte
di minute squame a modo di polvere di colori
varii, secondo la specie, e talora vivacissimi.
•I Farfallino: Insetto volante che danneggia la farina
e il grano ammonticchialo quando riscalda.
Farfallinn-a V. Parpellelta.
Farfaniella s. f. Fàrfara, Fàrfare, Farfarella.
T. boi. Tussilago fàrfara. Erba che si alza poco
da terra, ed ha Io scapo bratteato, cotonoso con
un solo fiore giallo, raggialo; le foglie radicali
picciolate, cuoriformi, angolate, tomentose al di
sotto. Fiorisc da! marzo al maggio, ed è comune
ne' terreni argillosi ed umidi; giova alla tosse,
all'asma ed alle vomiche del polmone.
Farsa s. f. Farsa : Breve commediola, generalra.
da ridere, e da recitarsi dopo la commedia.
Farsetto s. m. Falsetto. T. mus. Piccola voce
acuta, pili di testa che di petto; e propriamente
Voce falsa.
Farta s. f. Falla, Difalla, Mancanza, Difello,
Bisogno.
S Fa farta; Far falla o diffalla, Daffallare, Difet-
tare: Far mancanza, difetto.
Fascettin s. m. Fascettino. Dim. di Fascelto.
Fascetto s. m. Fascelto, Fascialello. Dim. di
Fascio: Piccolo Fascio.
Fasceiumi s. m. Lumacone, Fagnone, antic.
Fagno, e nell'uso tose. Merlo, dicesi di Persona
scaltra, astuta, ma che s'infinge semplice, o che
sa le cose e mostra di non saperle.
Fascetta do sccìéuppo V. Brassadella.
Fascia s. f. Fascia: Dicesi di Tulle le cose
che circondano e difendono le altre.
» Porca, Ajuola: Quello spazio di terra nel campo
tra solco e solco, nel quale si gettano e si ri-
cuoprono i semi.
— dò pcegua; Fòdero: Guaina di tela o Astuccio
di cuojo, entro cui si ripone l'ombrello.
— d'un libbra ; Coperta : Ciò che ne ricgopre eslc-
riornjenle i fogli.
— d'ùnn-a lettera; Coperta o Busta da lettere, So-
praccarta V. Anvelopp'.
Fascia v. a. Fasciare: Circondare o Rivestire
intorno con checchessia per maggior forlez/a, per
ornamenlo o altro. i
Il Fasciare, per Cingere il barabi::o con più giri
spirali di fascia (fasciéua) dalle spalle sino a'piedi.
— un bastimento ; Bordare. T. mar. Rivestire le
coste e bagli d'un bastimento co'majeri o gene- .
ralmente col fasciame.
— un bastimento de rammo o de zingo; Fode-
rare di rame o di zinco una nave. T. mar. Ri-
vestir l'opera viva della nave di fogli di rame
0 di zinco 0 qualche altra materia , per impe-
dire che le tavole della bordatura siano corrose
dai vermi di mare.
— un cavo, ùnn-a gùmena; Fasciare un cavo, una
gomena. T. mar. Involgere o Ricoprire le gomene
0 altri cavi con vecchia tela, con isfilarze di vec-
chie corde o gomene disfalle, per preservarle
dal guasto derivante dallo strofinamento con altri
corpi duri.
S Fasciàse n. p. Fasciarsi, Avvolgersi, R involgersi,
Rinvollarsi, ecc.
S Fasciàse ben; Soppannarsi bene, vale Vestirsi
bene per difendersi dal freddo; che in m. b. e
scherz. dicesi iHiche Fasciare il melarancio.
Fasciamme s. m. Fasciame, Bordatura. T.
marin. Tulle le assi che vestono e ricuoprono
l'esterno del corpo o scafo di qualunque nave.
Fasciatùa s. f. Fasciatura : Il fasciare o La
cosa che fascia.
Fascicolo s. m. Fascicolo: Parte d'un'opera
in corso di slampa, che viene in luce a tanti
fogli per volta; altrim. Dispensa.
Fasciéua s. f. Fascia : Lunga striscia di forte
pannolino 0 canapino, col quale si fascia il bambino.
— travaggid; Fascia a cordcllino: Fascia tessuta a
lislarelle formale dai fili del ripieno or grossi,
or sottili.
Fascinn-a s. f. Fascina o Fascino ; Fascelto
di minuti rami d'alberi o di sermenti, legati con
ritorta (tòrtagna), che servono ad avviare il fuoco
affinchè facilmente si apprenda a legne più grosse.
S Fd de fascinn-e; Fascinare, Far fascine.
Fascinotto s. m. Fascinolto : Piccolo e corto
fascelto composto di stipa e di due o tre pez-
zetti di legno grossetto, che si adopera nei ca-
minetti e nelle stufe, acciocché piglino fuoco per
via di esso i pezzi più grossi.
Fascio s. m. Fascio: Qualunque co^a avvolta
insieme o legata, e di peso tale che uomo possa
portarla; e dicesi specialmente d'erba segala e _
legala con ritortola. '-
n Parlandosi di legne, stipa, paglia e simili, dicesi
meglio Fastello.
— d'armi; Fascio d'armi. T. mil. Tre fucili incro-
cicchiati per le baionette, i quali, premendo da tre
parli l'uno contro l'altro, servono di punto fisso
a cui vengono tulli all'intorno ad appoggiarsi in
un tempo gli altri fucili d'un drappello di soldati.
S Andd 0 Caccia in fascio; Andare o Mandare
in fascio, vale Andare o Mandare in conquasso,
sossopra, in confusione, in rovina.
S Fd un fascio; Affasciare, Affastellare; e metaf.
Accozzare alla rinfusa.
S Fd d'ogni erba fascio; F»»" d'ogni erba un fa-
lcio V. Erba.
364
FAT
FAX
F&so s. m. Falso, Falsità : Dello o Asserto con-
trario ai vero Ciò che non è vero.
S Èse 0 Posa in scio fuso; Essere o l'osare in falso,
diccsi de' Membri d'archilellura che stanno fuori
del perpendicolo e delle parti destinale a reggerli.
Faso adii. Falso, Non vero, Corrotio, Contraf-
fatto : Tinta fusa , Monaca fàsa ; Tinta falsa ,
Moiieta falsa.
« Falso ; Aggiunto di persona, vale Doppie, Simu-
lato, Inlinto, ecc.
— camme ò verderamvio ; Più doppio d'una cipolla,
dicesi d"Uomo non sincero, nò leale.
% Batte moncBa fàsa; Falsare la moneta o il conio
V. Ma lice a.
% Clave fusa; Chiave falsa, Conlracchiave: Chiave
falsificala, Chiave che contraffa Tallra.
§ Colpo fuso; Falso. Nella scherma dicesi di Colpo
0 Fendente accennato in un punto e dato in
on altro,
S Faccia fàsa; Uomo infinto, fognato, doppio, Te-
conieco, Tamburino.
S Porta fàsa; Porla falsa o Falsaporta: Porla se-
greta, nascosta. - Porta falsa dicesi anche da
noi Una seconda porla d'una casa medesima, la,
quale abbia diversa uscita.
Fassòu s. f. Modo, Maniera, Foggia, Guisa.
Dal frane. Facon^
»i Garbo, Fatlezza, Apparenza di qualsivoglia cosa.
% San fagon m. aw Stanza cerimonie. Senza compli-
menti, Alla buona. Voce pretta frane. Sansfacons.
Fsistìdià, V. a Fastidire, Infastidire, anticam.
Fastidiare: Inquietare, Nojare, Recar noja, fastidio.
Fa.stid.io s. m. Fastidio, Tedio, Noja, Molestia,
Importunità, Ricadìa o Recadìa, ecc.
w Fastidio, per briga, Cura, Pensiero, Grattacapo.
M — per Modo di procedere fastidioso.
S Dà di fastidii; Dar de' fastidii o dei grattacapi:
Dar delle brighe o cose da tenere in pensiero e
far grattare il capo.
S Dà fastidio; Dar fastidio, molestia, Molestare,
Fastidire, Infastidire, Ricadiare.
S Èse de fastidio; F.ssere a fastidio, Venir a fa-
slidio, a noja. Fare afa, Dar ricadìa, Ricadiare:
Essere stiicclievole, importuno, rincrescevole, ecc.
S Èse pin de fastidii ; Aver da pettinar lana sar-
desca, o semplicem. Aver da pettinare, Aver da
grattare, Aver de'graltacapi, vaie Essere in fa-
stidii, in grandi impegni o travagli.
Fastidioso add. Fastidioso, Feccioso, Nojoso,
Importuno, Tedioso, Rincrescevole, Stucchevole,
Ricadioso: Che reca fastidio, noja, ecc.
n Fastidioso, per Sdegnoso, Stizzoso; ed anche
Incontentabile, Ritro.so.
Fatali s. m. plur. Termine perentorio. T. for.
Spazio di tempo assegnalo per qualche alto giu-
diziale 0 amministrativo, dopo il quale non vi si
fa più luogo.
Fatalitse s. f. Fatalità : Necessità del destino.
Destino inevitabile; e dicesi d'ordinario di cose
tristi.
Fattessa s. f. Fattezza, Forma, Figura: Fa-
zione delle membra, ma sppcialm. dicesi de' li-
neamenti del volto; ed usasi più che altro nel
num. del più.
Fattetto add. Dolce di sale : Non salalo ab-
bastanza V. Fatto.
Fattil>ile add. Fattibile, Fattevole : Che può
farsi, Possibile a farsi.
Fatto add. Sciocco, dicesi propriam. di Brodo,
Vivande o simili senza o con poco sale; Insi-
pido, Scipido, Scipito, Dolce di sale.
S Còso fatto; Uomo dolce di sale, vale Di poco
senno, Scipito, Baggco; amie. Uomo fatuo.
Fatto s. m. Fattore, Castaldo: Quegli che ha cura
e soprantende ai negozi e alle possessioni altrui.
Fattola s. f Fattoria , Castalderia : Ministero
ed Ulììcio di fattore o di castaido in una pos-
sessione.
Fattóri s. m. Capitone: Sorla di seta più grossa
e più disuguale dell'altra, a uso comunemente di
ricamare.
Fattoriso s. m. Sorriso: Il sorridere, e pro-
priamente Quel molo gioviale che si fa conlraendo
leggermente la bocca al riso nel vedere persona
a noi cara o un obbiet'o di compiacenza.
Fattùa f. s. Fattura : iperazionc e L'opera stessa.
I) Fattura, per Manifattira: Il lavorare che si fa
intorno ad una masserizia o vestimento e simile;
ed anche il prezzo del lavorìo stesso.
Il — Presso i Mercanti diccsi La noia dei pesi,
numeri, misure, colori o altre distinzioni delle
cose, ch'essi commeUono, mandano e ricevono,
coi loro prezzi descritti.
Fatuo add. Fatuo. Aggiunto di Fuoco V. Féugo.
Faivtò s. m. Fautore, Favoratore, Favoreggiatore,
Proiettore, Partigiano: Che favoreggia, Che prende
parte.
Fava s. f. Fava : Sorta di legume assai nolo.
Noi però sotto questo nome intendiamo propriam.
la Fava secca, che in dialetto diciamo anche Ba-
cillo, distinguendola dalla Fava fresca, da noi
della Bazann-a V. questa voce.
S Cazze l'éuio in scià fava; Balzar Ja palla o
Balzar la palla in mano, Cascar il cacio su'ma-
cheroni V. Èuio.
FsxrvG add. Color di fava.
Fa vetta s. f. Favella, Faverella, Macco: Vi-
vanda grossa di fave secche sgusciale cotte nel-
l'acqua, ammaccale e ridotte in tenera pasta.
Favo s. m. Favore: Grazia che si conferisce
altrui. Dimostrazione di benevolenza. Cosa pia-
cevole e grata : Fa^fue 6 favo de vegni a disnà da
mi ; Fatemi il favore di venire a pranzo da me.
§ Giudica in favo d'ùnn-a persònn-a; Darla in
favore: Presso i Legisti vale Sentenziàire favo-
revolmente.
Favori v. a. Favorire, Favorare, Favoreggiare,
Secondare, Esser propizio; Assistere, Ajulare.
n Favorire, per Far grazia o piacere.
I) — per Andare a far visita.
Il — per Accettare una cosa che viene profferta.
Favorjio p. pass. Favorito, Favoreggiato, ecc.
1) Favorito, detto di Cosa, vale Che è più cara delle
altre: A damma 5 l'è 5 mcc zcugo f avorio;
La dama è il mio giuoco favorito.
Faxan s. m. Fagiano: Uccello salvalico, che
frequenta i boschi, di grandezza poco meno del
gallo, di piuma varia; la sua carne è di squi-
sito sapore.
— de montagna o neigro; Fagiano alpestre o nero
(Tctrao tetrixj.
— da Cliinn-a; Fagiano della China, Fagiano do-
ralo. Il maschio distinguesi per la sorprendente
bellezza delle sue piume.
Faxanotto s. m. Fagianotto: Fagiano gio-
vine, Piccolo fagiano.
FEC
FEM
365
Faxéu. s. m. Fagioolo e Fagiolo: Civaja nelis-
sima, ed è il seme della piaiila dello stesso nome,
di cui si conoscono molle specie e varieià.
— ballili. . . . Ctiiamansi così da noi I Tagiuoii o bian-
chi 0 rossi 0 grigìolali che sono rotondi a guisa
d3i pallini.
— barbacschi; Fa^'iuoli turchi. Sono grigiolati e nani.
— cinquanlin; Faginoli cinquantini. Sono nani.
— da còsto; Faginoli nani: Fagiuoli che poco si
alzan da torra, e perciò non s'infrascano.
— ria rum/m/; Fagiuoli scandenti o rampicanti: Quelli,
il cui stelo non si regge da sé, ma abbisogna di
un corpo vicino e alto, a cui possa attaccarsi od
avviticchiarsi e salire, ciò che d'ordinario si fa
con frasche, onde dicesi Infrascare i fagiuoli.
— deli' éuggiu nei grò; Fagiuoli dell'occhio: Quei
fagiuoli piccoli dì color giallognolo e con una
macchietta nera che si chiama Occhio o Viso.
— de Spagna; Fagiuoli della China o d Egitto.
— desteghce; Fagiuoli sgranali.
— d'India; Ricino. T. hot. Ricinus vuìgaris. l'ianta
da cui si trae un olio purgativo, detto Olio di
ricino V. Étiio.
— di pollastri; Fagiuoli, diconsi per ischerzo 1
testicoli de' galletti.
— gianchi; Fagiuoli bianchi o gentili.
— gnxi ; Fagiuoli grigiolati.
— m erba; Fagiuoli in erba V. Faxolin.
— lùmmè... Fagiuoli grigiolati rotondi o bislunghi.
% Éuggo dò fuxèu; Occhio o Viso: Quella parte
nera e dura, onde il fagiuolo germoglia.
5 0 l'è un faxéu dell'éuggio nei grò; E un fiirfan-
tello, un birbautello, un facimale, una cavezzuola,
dicesi di Fanciullo svegliato e vispo assai e che
procuri di far sempre qualche danno.
Faxosele s. f. pi Fagioli capponi: Specie di
fagiuoli bianchi e piiì grossi degli altri.
Faxolin s. m. pi. Fagiolini, si dicono così I
fagiuoli tuttora in erba, che sogliono lessarsi e
mangiarsi conditi a uso insalata, ovv. si pongono
per guarnizione de' guazzetti, eco; altrim. Fa-
giolini in erba.
Fazióu s. f. Fazione, Setta, Parte: Unione di
persone che, per gara o altro alTelto, si forma
in uno Stalo o in una città o in una compagnia
per sostenersi o favorirsi insieme contrallri di
geni# e d'interessi contrari.
« Fazione. T. mtl. Attuai servizio d'un soldato,
Sentinella.
% Èse de fuzión; F.sscre o Stare di sentinella, Far
la guardia o Stare di guardia: e por siniil. di
Chiunque stia in attenzione di checchessia.
Fazione s. m. Sentin;'lla: Soldato in un luogo
per un tempo determinato che fa la guardia in
armi.
Féa s. f. Fiera: Gran mercato dove si portano
merci d ogni sorta, e che ha luogo alcune volte
all'anno in tempi determinali.
S Piccola fé'a; Fierucola a Ferucola.
Feccia s. f. Feccia : La peggior parte di chec-
chessia
— dò popolo; Feccia del popolo, Plebaglia, Borda-
glia, Canaglia, l^farmnglia.
Feccio s. m. Feccio. Voce dell'uso : Sorla di
cassa, dentro la quale si manda a noi lo zncchcro,
lunga cinque palmi circa ed alta due e mezzo.
Feconda v. a. Fecondare: Fare fecondo, fer-
tile, abbondante.
Fecondazion s. f. Fecondazione: Il fecon-
dare, I,a fecondità ridotta in atto.
Feconditse s. f. Fecondila, anlic. Fecondia:
Virtù fecondante: e dicosi così d'animali, come
derLe e di piante.
Fede s. f. Fede, e poetic. Fé : Voce che in ge^
nerale significa Credenza ferma in alcuna cosa:
ma il pili sppsso, spccialm. tra i cattolici , vale
Quella virtù teologale, por la quale si credono
fermamente le veriliì da Dio rivelate.
n Fede, per Religione; e propriam. La religione
cri.Uia :a, anche senz'altro aggiunto,
n — per Fidanza o Fiducia presa suirallrnì: Ho
fede in voi; Ho fede in voi.
I» — per Lealtà o Promessa di lealtà : Stcevene in
scià mce fe!e; R posate sulla mia fede.
« — por Testimonianza in iscritto, Certificato, At-
testato: Fede de nascila, (e povertà;, ecc.; Fede
di nascita, di povertà, ecc.
S Andd in bónn-a fede; Andare in buona fede,
cioè Andar lealmente, innocentemente, ecc.
« — in scià bònn-a fede; Aiid.:r sulla fede, lo
stesso che Andar sopra la paro'a.
S Dà fé e; Dar fed". Prestare fede o credenza,
Aggiustar fode, vale Credere.
S Degno de fede; Fededegno, Degno di fede.
§ Fd fede; Var fede, testimonianza, Testificare,
.Mlcslare.
S Tid a fede; Trarre alla fode o a D'o, vale Ri-
volgere ui;a persona all'osservanza della religione
cristiana. Convertirla; e figurai. Persuadere, Far
persuaso.
Fedeltse s. f. Fedeltà, antic. Fedelità: Osser-
vamenlo di fede,
«1 Fedeltà, por Leallà, Sincerità, Schiettezza, Esat-
tezza.
Felice add. Felice, Benawenlurato: Che gode
felicità, Che poss<iede quanto può farlo contento,
ti Felice, per Fausto, Prospero, Che presagisce o
reca felicità,
n — Parlandosi di Cose spettanti all'ingegno o ai
costumi, vale Buono, Eccellente, Singolare nella
sua specie.
Felicemente avv. Feliccmenle, Prospera-
mente, Con buona r'uscita. In modo da esserne
contento.
Feli^itse s. f. Felicità: Bene perfetto e suffi-
ciente, che apps^ga, Piena contentezza, Beatitudine
umana, Prosperità, Benavvcnturanza.
Feli^itàse V. Conqralùlàse.
Feli^itaziòn s. f. Felicitazione, Congratu-
lazione.
Felpan V. Boa nel 2" significalo.
Feltro s. m. Feltro. T. capp. Sorta di panno
non tessuto, composto di lana compressa insieme
in maniera particolare, e che dee la sua consi-
stenza all'umor tenace, di cui è imbevuta,
n Feltro, nelle Cartiere dicesi Quel pezzo di panno
lano, su cui mottesi ogni foglio di carta, di mano
in mano che si va ricavando dalla forma; aUrim.
Pannello.
Felùa s. f. Feluca e Filuca : Piccola nave di
basso fondo, che è in uso sul Mediterraneo, e
che va a vele e a remi,
n In voce scherz. e del gergo chiamasi dalla no-
stra plebe con tal nome II cappello arricciato
(cappello montóuj.
Femmina s. f. Femmina. T. delle arti. Io
à66
FER
vm
molli arnesi e slrum. dlcesi Quello che ne riceve
un allro in sé.
dócórcello; Femminolla, Gangherella V. Córcetto.
S Ciave femmina; Chiave femmina, di dice Quella
che riceve in sé l'ago della loppa (ciavéua).
FenamiMiin. add. Femminile, Femminino: Di
genere di femmina.
Fen s. m. Fieno: Erba segala da' prali e risec-
cala per pastura dei bestiami.
% Barca de fen; Barca, Bica V. Barca.
Fenéa. s. f. Fienile e Fenile: Luogo dove si
ripone il fieno.
Feneàn s. m. Scioperone: Amante dell'ozio,
Che non vuol darsi in niun modo al lavoro;
altrim. Ferlone, Bighellone, Perdigiorno, Tempo-
perdi, Poltrone, ecc.
Fenestra V. Barcón.
S 0 mangia questa menestra, o sàta questa fe-
neslra; 0 bere o alTogare. Prov. diretto a Chi
siano proposti due parlili, e che sia forza ac-
cettarne uno.
Fenóg-getti s. m. pi. Anicini, Anacini, Anici
in camicia: Anaci confettati.
% L'è cómmc dà i fenòggctti all'aze V. Aze.
Fenòg-g-ia s. m. Pagliarolo. T. ornit. Sylvia
aquatica. Uccello della famiglia de' Forapaglie,
che ha il becco nero superiormente, giallastro
inferiormente; il dorso giallo e nero, le timoniere
unicolori, i piedi giallo-carnicini. Si pasce d'in-
setti; è comunissimo nell'agosto, settembre ed
anche ne' primi d'ottobre; sparisce d'inverno.
— grixo; Forapaglie macchiettato. T, ornil. Sylvia
locustMa. Altro uccelletto della medesima fami-
glia, e di color olivastro macchialo di nero. È
rarissimo.
Fenoggisea s. f. Finocchiaccio. T. hot. Fe-
rula nodiflora. Specie di pianta del genere Fe-
rula, distinto per le foglie arcicomposte, colle la-
cinie lineari acute; il fusto è strialo, e contiene
in cima dii fiori gialli disposti ad ombrelle con
involucro di molle foglioline lineari e frutti striati.
Fenòggio s. m. Finocchio. T. boi. Anethum
fceniciUuni. Pianta che ha gli sleli alti anche tre
braccia, ramosi, lisci, le foglie arcicomposte,
grandi con le divisioni setacee; i fiori gialli in
larghe ombrelle terminanti; il frullo ovato, striato,
senza membrane. Fiorisce sul principio dell'estate,
ed è comune negli orli, ove nasce anche spon-
taneamente. Si dice Finocchio anche II seme di
questa pianta.
— agro; Tinocchio forte.
— dorè; Finocchio dolce.
Feo add. Fiero e Fero, Efferato, Bestiale, Cru-
dele, Feroce, Spietato, ecc.
n Fiero, usasi talora per Cattivo, Spiacevole, Nojoso
in sommo grado.
S 0 l'è fò'o camme l'aggio V. Aggio.
Ferace s. f. Ferraccia. T. dorai. Dicesi dai
Dorai, a fuoco Uno slrum. di lamiera di ferro,
tirala quasi a foggia di scatolino senza coper-
chio, in cui si pone l'oro con che si deve dorare,
per incuocerlo prima di metterlo nel crogiuolo.
Feri V. a. Ferire, antic. Férere, Fiérere e Fe-
dire: Percuotere con ferro o altro sino all'effu-
sione del sangue; e spesso usasi fìgur. e vale
Pungere, Offendere con parole.
S Nò se sa dóve 5 vcugge andd a feri; Non si
sa dov'è' voglia andar a ferire, dicesi metaf. di
Chi ambiguamente discorre, né si conosce se il
discorso sia diretto a questo o a quel fine.
% Fertse n. p. Ferirsi : Ferir se stesso.
Feria s. f Ferita, antic. Feruta e Fedita; Per-
cossa , Taglio 0 Squarcio fallo nel corpo con
arme o con altro.
— mortale; Ferita mortale, dicesi di Quella ferita
0 percossa che reca morte a chi la riceve.
Ferio p. pass. Ferito.
^ Fra morti e ferii l'è cheito 6 berrettin a un
scc/aw; Mote parole e poche lance rotte, ovv.
Non ci si é azzoppata una gallina. Dicesi in prov.
per indicare Non essere in effeto succeduto a un
baloslarsi di parole alcun guajo corrispondente.
Feriòlo s. m. Ferrajuolo e Ferrajolo, Mantello,
Tabarro: Ampio panno con bàvero e senza ma-
niche, che si porla fuori di casa l'inverno sopra
ogni altro abito, per difendersi dal freddo; involge
tutta la persona, e pende dalle spalle fin oltre il
ginocchio.
Ferioletto s. m. Ferrajolino : Quella lista di
seta a pieghe o anche distesa, che i preti por-
tano legata al collo, e che loro scende lungo il
dorso dal bàvero della giubba o della zimarra
sino al tallone.
Feria s. f. Barbatella V. Bottùa.
Il Margotla, T. giard. Quella parte della pianta,
che essendo stata qualche tempo mezzo tagliata
e coperta di terra, acciocché producesse radici,
si svelle e t-apianla.
Ferma s. f. Ferma : Durata del servizio militare.
Il Pedana : Quella lista di roba men fine che si cuce
intorno intorno dalla banda interna e da piede
al vestito da donna e alla sottana de' preti per
rinforzo e preservazione di pronto logoramento.
— de scarpe; Toppa: Un pezzo che si melte al
lomajo rotto in qualche parte; altrim. Taccone.
— 0 Fianchetti (al plur.) Lunette. T. calzai. Due
pezzi di pelle sottile, die ricuoprono internam.,
da ambi i lati, la cucitura del lomajo co' quar-
tieri, e fanno soppanno anche ai becchetti (oe-
ginn-e de scarpe).
S Can da ferma; Cane da ferma, e più comunem.
da fermo o a fermo: Quel cane che tracciando
e fiutando trova l'animale, e gli si ferma in vi-
cinanza.
Ferma v. a. Fermare, Arrestare, Ritenere:
Impedire la continuazione d'un moto, il corso,
il progresso di checchessia.
S Ferma! Ferma! Grido d'accorruomo , onde si
arresti alcun delinquente e simili.
S Fermàse n. p. Fermarsi, Arrestarsi, Sostare:
Cessare d'andare, di muoversi,
n — a lutti i canti a discorri; Far come l'asino
del penlolajo: Fermarsi a ogni uscio o a cicalar
con lutti.
Il — in sce dui pc; Arrestarsi o Fermarsi di bollo
0 di colpo.
Fermacorde s. f. Alleila. T. croi. Quel
piccolo pezzo della piramide, che serve per ar-
restarla, quando è finita di caricare.
Fermenta v. n. Fermentare : Lo svolgersi
della fermentazione V. Fermentazión.
Fermentaziòn s. f. Fermentazione: Ebiil-
lizione naturale o arlifiziale delle materie vege-
tabili 0 animali, per cui mezzo le loro parli in-
terne si sciolgono per formare come un nuovo
corpo; altrim. Fermento.
FER
FES
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Fermentòii p. pass. Fermentato.
S Tabacco fermenlóu; Rapato di quarta qualità :
Tabacco da naso d'infima qualità.
Fernainljùcco s. m. Fernambucco. T. boi.
Cwsalpina echinala. Pianta che ha lo stelo grosso,
le foglie bipennate, con le foglioline ovale, ottuse,
smarginale, i fiori brizzolati di giallo e di rosso,
odorosi; si adopra da' tintori.
jFernello s m Frenello. T. mar. Fune di
cavo bianco, di caojo o di catena, che serve per
far agire la barra del timone.
Ferpa s. f. Ftlpa : Drappo di seta col pelo più
lungo del velluto.
Ferra s. m. Fabbro e Fabro, Fabbro-ferrajo :
Artefice che lavora ferri all'ingrosso, come zappe,
vanghe, cerchioni, ecc ; che se fabbrica ferri di
lavori minuti e di piccoli ingegni, come chiavi,
toppe, serrami, ecc., allora dicesi Magnano.
Ferra s. f. Ferrata e Ferriata, e più comunem.
Inferrata o Inferriata: Più pezzi di ferro rotondi
passati l'iin dentro dell'altro, parte verticali e parte
orizzontali, che così congegnali si murano dinanzi
alle finestre, a cui facilmente potrebbe arrivarsi,
per siciirlà della casa o di prigioni, ecc. Si fanno
anche di lastre di ferro disposte al modo mede-
simo; e si f, nno anche con disposizione diagonale.
— inzenòggià; Inginocchiata: Riparo di ferri fatto
in modo che i ferri sportino in fuori alle fine-
stre, alquanto ricurvi innanzi al davanzale di esse.
Ferra v. a Ferrare: Munire di ferro checche-
sia; e parlandosi di cavalli, muli, ecc. Confic-
care loro i ferri ai piedi.
Ferrando s. ni. Agarico lurido, Porcino ma-
lefico. T. bot. Boletus luridus. Specie di fungo
velenoso, che sovente giunge ad un' enorme gros-
sezza; il suo colore ordinario è verde cupo di
oliva, che in alcuni passa al color di bronzo.
Nasce in autunno ne' siti selvosi, forse di tutta
l'Italia. Hannovi anche di qnesta specie il Boletus
riibeolarius, da noi detto Ferrando da baggi,
che ha il cappello rosso di sotto, e di sopra del
colore del rospo,» il Boletus papilLsus, che ha
delle macchie ner^ sul cappello, e il Boletus
mutuans, Porcinetlo malefico.
Ferrassa s. f. Ferraccia. T. itliol. Pastinaca
marina aspera. Specie di razza di color gial-
liccio, la qnale ha sai ceppo della coda una langa
spina ossea, cui i Pescatori danno il nome di
Ferro, a cagione della sua gran durezza.
Ferratùa s. f. Ferratura: I/atto e II modo
del ferrare le bestie o d' armare di ferro qual-
sivoglia manifattura.
Ferrea s. f. .Magona : Luogo dove si lavora e
si serba il ferro; dicesi anche Ferriera, ma questa
voce dinota piuttosto II luogo dove il ferro si raffina.
Ferretto s. m. Paletto, dira. Palettino V. Per-
ruggià nel 1° significato.
— do cricca; Monachetto: Quel ferro, nel quale
entra il saMscendo e l'accavalcia per serrar l'uscio.
— da arrissd i cuvelli; Ferro da ricci. Calamistro;
questa seconda voce ò latina, né si adopera che
in istile elevato : Quello strum. de' barbieri che,
riscaldato, serve ad inanellare le basette o i capelli.
Ferròn. V. Ferrando.
Ferx'óu. p. pass. Ferrato: Munito di ferro.
S jEgiia ferra; Acqua ferrata V. jEgua.
Ferru.gfg'ia s. m. Paletto. T. de' magnani.
Str.nm. di ferro che si mette agli usci per lo stesso
servizio dei chiavistello, ma di forma schiacciata
a guisa di regolo.
— co-u truppa; Paletto: Piccolo catenaccio stiac-
ciato, con lunga asta di ferro, montato su d'una
cartella parimente di ferro, che fermasi vertical-
mente con viti nell'interno dell'uscio o finestra,
e si fa muovere spingendolo per un pallino che
ha in fondo dell'asta, la quale scorre liberamente
sotto due piccoli piegatelli (pasteche).
Ferrùzze s. f. Ferraccio: Massello di ferro
cilindrico o prismatico uscito dal forno nella
prima fusione.
Ferso s. m. Ferzo. T. mar. li telo della vela,
cioè Una di quelle liste, che, cucite pei loro orli,
formano la vela.
Fertili tae s. f. Fertilità, Fertilezza, Fecondità,
contr. di Sterilità.
Fertilizza v. a. Fertilizzare, Fecondare: Ren-
dere fertile, fecondo, fruttifero.
Fervo s. m. Fervore. Usasi da noi per lo più
in senso metaf., e vale Veemenza di passione,
di zelo, di divozione o siThile.
S Pin de fervo; Infervorato, Infervorito: Pieno di
fervore, di zelo, d'afTello, ecc.
Fessa do diao; Cavezza, Forca, Versiera
V. Diao.
% Fessa d'iniquitce; Schiuma de' ribaldi, vale Ri-
baldissimo. £ parlandosi di fanciullo, Nabisso,
Fistolo, Facimale, cioè Fanciullo che mai si fermi
e sempre procacci di far qualche male.
Festa s. f. Festa: Giorno solenne, festivo, e nel
quale non si lavora.
Il Festa, per Giubilo, Allegrezza.
t) — per Lieta e grata accoglienza.
Il — per Apparato e Spettacolo pubblico,
ti — per Luogo dove si festeggi.
— da ballo; Festa di ballo: Tialtenimento serale
di ballo; ed anche Veglia, Veglione, Festino.
— de precetto; Festa di precetto o comandata: Quei
giorno in cui è vietato il lavorare.
— mobile, e comunem. al pi. Feste mobili ; Feste
mobili: Quelle che non sempre ricorrono nei
medesimo giorno d'il'aiino o mese, abbenchè
sieno affisse ad un giorno slesso della settimana.
§ Arrangia un da-e feste; Conciar uno pel dì
delle feste \. Arrangia.
S Chi lemme e beffe, nò vadde a-e feste ; Chi non
vuole la festa levi 1' alloro. Modo prov. e vale
Che per iscansar quello che non si vorrebbe,
bisogna togliere l'occasione.
% Dà e bònn-c feste; Dir le buone feste; Augu-
rare altrui felicità nell'occasione delle feste, spe-
cialm. di Natale e di Pasqua,
S Dà festa o vacansa; Dar festa, figur. vale Li-
cenziare; e si dice comunem. dei lavoranti dai
lavoro, degli scolari dalla scuola e simili.
S Dà ò nomme da-e feste; Nominare alcuno pel
suo nome V. Dà.
§ Èse a festa d'ùnn-a persònn-a; Esser la festa
d'alcuno, cioè il giorno che la Chiesa festeggia
il Santo, del cui nome quel tale è chiamato.
^ Fa a festa a ùnn-a persònn-u ; Far la festa a
uno, vale Ucciderlo.
J) Fa festa; Fare festa. Guardare la fesla: Aste-
nersi dal lavorare per onorare il giorno festivo;
e talora semplicem. per Fare sciopero. Prender
riposo.
S Fa festa a ùnn-a persónn-a; Far festa a uno,
m
^ET
FEU
vale Fargli onore, cortesie, carezze, Fargli lieta
accoglienza, Fesleggiarlo.
S Giorno Jc festa; Giorno di fesla o festivo, Festa.
S Paga a festa; Pagar ia fosla: Dar mance, Far
regali, Dar pranzo o simili in occasiono della
propria fesla, ossia il giorno in cui ricorre la
fesla del Santo, di cui si porta il nome.
5 Secondo d santo, se ghe fa a festa; Qual bal-
lata, tal sonala: Dare secoi do si riceve.
S Tutti i giorni non e festa; Ogni dì non è festa,
Tutti i mesi non son di trentuno, Natnle viene
una sol volta l'anno. Modi prov. indicanti che
Non sempre si iia fortuna o vanno le cose se-
condo il desiderio.
S Vesti da-e feste; Vestito da festa o dal dì delle
feste: Quel vestito migliore che alcuni usano met-
tere ne' dì festivi, specialmente gli artieri, I con-
tadini, i braccianti.
S Vesti da-e feste ùnn-a persònn-a; Dirgli vil-
lanie 0 un carro di villanie, Nominarlo pel suo
nome.
S Vestise da-e feste; Vestirsi da fesla, vale Met-
tersi il miglior vesiito che si abbia, cioè quello
che usano portare ne' dì festivi i contadini e gli
artieri.
Festecco s. m. Tislacchio: Nome d'un frutto
che è Una specie di màndorla, il cui guscio è
vestito d'una tunica rossiccia, e il midollo è di
color verde e di sapore dolcigno. L'albero CPi-
atucia vera) ha lo stesso nome, ed è indigeno
nella Persia, nella Siria, ecc., donde fu traspor-
talo neirilalia per me/.zo delPiraperatore Vitellio.
S Co de fcstccco; Festichino, e meglio Color di
pistacchio.
Festetta s. f. Festicciuola, Festicina. Dimin. di
Festa: Piccola festa; e intendesi Quella di bal'o.
Festezzà. v. n. Festeggiare, Festivare, Fe-
slare; questa. ullima voce poco usata: Far feste,
giuochi, spettacoli.
» Festeggiare, in signif. alt. vale Solennizzare, antic.
Solenneggiare, una festa.
« — per Far carezze, Far onore.
« — per Venerare, Render culto.
Festezzórt s. m. Festeggiante, dicesi coaiun.
Colui che ticn fesla di balfo.
Festin s. m. Festino: Trattenimento di ballo,
per lo più fallo di nolle.
Feìsti-vitse s. f. Festività: Festa solenne che
celebra la Chiesa in onore della Vergine o di
alcun santo,
w Festività, per Eleganza, Lepore, così nelle parole,
come nel modo di porgerle e pronunziarle.
FestoM. s. m. Festone: Ornamento da festa, e
propriam. Fascio di ben ordinati rami, frulli e
fiori, 0 veri o finti, formati in ghirlande, e so-
spesi da due lati, col quale si adornano le mura
e i vani degli archi o porte, in occasione di
feste 0 apparati.
« Festone, per accresc. di Festa, non usasi se non
da noi, volendo indicare La vastità e magnifi-
cenza del luogo dove si danno feste di ballo :
0 festón du~i Giùstinien; Il Festone dai Giu-
stiniani.
S A fe&tòn; A festone. Posto avv. vale Fatto a
festone.
Festonetfco s. m. Festoncino. Dimin. di Fe-
stone.
Fetta, s. f. Fetta: Particella di alcuna cosa ta-
gliata sottilmente dal lutto, come di pane, di
cacio e simili; allrim. Calcila, Taglinolo.
— de mei, de pei; Spicchio di mela, di pera.
§ Taggià a fette; Fare o Tagliare a fette, Affet-
tare, Sfeiieggiare: Tagliare facendo in felle, Ri-
durre in fette.
Fettiiin-a, s. f. Fettina, Fettereila, Fettolìna,
Fettuccia. Dimin. di Fetta: Piccola fella.
Fetfcòu s. m Fellone. T. ve ter. La parte d^llo
zoccolo del cavallo, che sembra come un allun-
gamento ed un ripif'gamento dei due calcagni
dello slesso piede, che si uniscano e vadano a
terminare in un angolo acuto verso il mezzo
■delia snoia.
Féixa; Fuora, Fuori, e poet. Fuore. Prep. e ivv.
di luogo, ed è contr. di Dentro.
Il Fuori, per Eccello, Ecceltochè, Fuorché, Salvo-
chè, Toltone, Tranne: Gh'can tutti féua 6 sciò N.;
C'erano tutti fuori del sig. N.
— dell'immaginaziòn ; Fuor d'ogni credere, Sopra
p Oitre ogni credere.
— de man; Fuor di mano, vale Lontano dall'abi-
tato, Distante dalla strada maestra.
— de mezùu; A dismisura, Fuor di misura, Smi-
suratamenle, Ollremodo.
— de moddo; Fuor di modo. Talvolta usasi come
add. e vale Fm derato o simile: 0 l'è un parla
fèlla de moddo; Egli è un parlare fuor di modo.
Talvolta usasi come avv. e vale Fuor di ma-
niera. Soprammodo, Eccedentemente, Eccessiva-
mente, Estraordinariamente, Oltre misura: Sòn
tristo fèlla de moddo ; Sono tristo fuor di modo,
cioè Eccessivamente.
— d'ordine; Fuori d'ordine, eoe Fuori dell'ordi-
nario, Non secondo l'ordine.
— de sperunsa; Fuori di speranza: Privo di spe-
ranza.
— de stradda; Fuori di strada. Fuori di cammino,
-vale Lontano dalla comunale e batlula via, e,
come si dice, pe' tragetli.
— de tempo; Fuor di tenipo^ vale In tempo non
proprio. Intempestivamente.
— d'ùzo, dell'opinion, ecc.; Fuor dell'uso, dell'opi-
nione e simili, vale Diversamente dall'oso, dal-
l'opinione, ecc.
— di denti; Fuor de' denti, cioè Con asseveranza
e con libertà. Chiaramente, Senz'ambagi.
— via; Di fuora via, Per cerbottana, Indirettamente.
% Andd fèlla, Andà fèua de cascia, fèua de sé,
fèua do semenóu V. Andà.
S Aveì di dincB fèua, Aveì fènci ùnn-a parolla, ecc.
V. Aveì.
S nùttd fèua; Gettare, Recere, Vomitare, Cac-
ciar fuori V. Vomita.
S Dà fèua V. Dd.
$ De fèua ; Fuori, Di fuori : Sciortì de fèua; Uscite
fuori.
% Èse fèua, Ése fèua de sé, fèua d'ùnn-a cosa
V. Èse.
S Fd fèua, Fd fèua ùnn-a pers5nn-a da ùnn-a
cosa V. Fd.
S In fèuii; la fuori, contr. di In dentro.
S 0 de fèua; Il di fuori: La parte esterna.
$ Parla fèua di denti; Dirla fuor de' denti V.
Dente.
^ Sàtà fèua V. snllo Sciórti fèua.
S Saveì ùnn-a cosa fèua via; Intendere una cosa
per cerbottana, cioè Indirettamente.
FEU
FEU
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S Sciorti féua; Uscir fuori: Presentarsi, Farsi ve-
dere; e figarat. Introdurre nel discorso cose ina-
spettate e diverse da quello.
S Serra de féua; Forchiodere e Fuorchiudere : Chiu-
der fuori, Escludere, Vietar l'ingresso.
S Tià féua; Trarre o Tirar fuori, Cavar fuori:
Tórre una cosa dal luogo in cui è riposta; e
figurai. Inventare e divulgare, e dicesi di chiac-
chierata, ciarla e simili.
S Tià féua di dince per un; xVetter fuori denari
per uno, vale Sborsarli per conto di lui, aspet-
tando tempo a rimborsarsene.
% Vegni féua V. sopra Sciarli féua tanto al pro-
prio che al figurato.
Feudatàio s. m. Feudatario: Che ha feudo
0 Che è investito di feudo.
Féug'g-etta V. Fùgyetla.
Féug-g-ettinn-a V. FùggeWnn-a.
Féug-g-ia s. f. Foglia: Quella parie delle piante
erbacee che le adorna, e che lor serve per at-
trarre dall'atmosfera i principii vegetativi. Quella
dell'albero, de'virgulli o di pianta che abbia rami,
più propriam. chiamasi Fronda,
•t Foglia, senz'altro aggiunto, intendesi Quella dei
mori gelsi, della quale si nutricano i bachi da seta,
n — per similit. dicesi di Molte cose ridotte a
gran sottigliezza: Féuggia d'òu, d'argento, ecc.;
Foglia d'oro, d'argento, ecc.
— da fa ò setto a-e caréghe; Sala: Sorla d'erba,
della quale, secca che sia, s' intessono le seggiole
e si fanno le veste a' fiaschi.
— do fùmmd; Foglia o Foglietta da fumare: Fo-
glia di tabacco, trinciata e acconcia per fumare.
— da vigna; Pàmpano e Pàmpino: La foglia della vite.
■s- de granòn; Foglia, Cartocci: Foglie secche e
spicciolate del formentone, colle quali ordinaria-
mente si empiono i sacconi de' letti.
— de navòn; Erisamo, Erisimo. T. boi. Erysimum
vulgare. Sorta d'erba assai comune, che nasce
nei luoghi sassosi, intorno alle mura vecchie, nelle
siepi, lungo le strade, sulle piazze e negli altri
luoghi incolti, umidi e deserti abbondantissima-
mente. Fiorisce in maggio e giugno e la maggior
parte dell' estate : è adorna di piccoli fiori con
quattro foglie gialle disposte in croce.
S Butta e féugge; Fronzire, Frondire, ma poco
usato, Frondeggiare.
S Càrego o pin de féugge ; Foglialo, Foglioso, Fo-
gliulo. Fronzuto: Pieno di foglie o di frondi.
S Cròvd e féugge; Cader le foglie. Sfogliarsi, Sfron-
darsi: Perder le frondi.
S E giastemme san camme e féugge, che chi e
caccia se i arrecchéugge ; Le bestemmie fanno
come le processioni, cioè Ritornano a quella chiesa
d' onde partirono. Dettato proverbiale di chiaro
significalo.
S Fcelo a féugge; Fatto a foglie, Fogliato, Fogliato,
cioè A maniera di foglie. Con lavoro che rap-
presenti fogliame.
% Leva e féugge a vigna; Spampanare le viti.
% No méscia manco ùnn-a féuggia; Non islor-
Diisce fronda.
$ Nd se méscia féuggia che Dio nò véugge ; Non
si muove foglia che Dio non voglia. Dell. prov.
di chiara significazione.
S Tremmà camme ùnn-a féuggia ; Tremar come
una foglia, come un vetrice, come un giunco al
vento, come una bubbola. Tremare a verga a
Casaocia, Bizfrìiinrio 17 'nnv^S'-Tlnh'nno.
verga o come una verga: Tremar forte per paura
0 per soverchio freddo.
Féiig-g-io s. m. Foglio : Pezzo quadrato di carta,
d'una data grandezza, e piegato in due.
II Foglio 0 Foglio stampato. T. tipogr. L' unione
di tante pagine quante se ne hanno a slampare
0 sono stampale in un intero foglio di carta,
come viene dalla Cartiera, il qual poi dev'essere
ripiegalo su di sé una o più volte, secondo il
testo del libro.
Il — per Gazzetta, Giornale, Diario o Qualunque
foglio periodico.
— de rammo, de lattón, de zingo; Foglio di rame,
d'ottone, di zinco: Rame ecc. ridotto in sottile
lamina.
— per féuggio; A foglio a foglio, Foglio per foglio,
Distintamente, Minutamente.
— volante; Foglio volante: Foglio non congiunto
ad altri, sul quale sia scritta o stampata qual-
che cosa.
S Destende i féuggi; Tendere i fogli. T. tipogr.
V. Destende.
S Libbro in féuggio; Libro in-foglio, dicesi dei
Libri delia grandezza di mezzo foglio o di un
foglio ripiegato.
S Marca i numeri a-i féuggi; Cartolare: Porre
i numeri alle carte dei libri.
§ T(d zù i féuggi; Stendere i fogli. Presso gli
Stampatori è il coritr. di Tendere (Destende), cioè
è II raccorre i fogli slati tesi e rasciugali.
Féng'o s. m. Fuoco: Fluido impenetrabile, for-
mato di luce e di calorico, il quale riscalda, ab-
brucia, calcina, ammollisce, ecc.; ma dicesi spe-
cialmente del Fuoco che si fa con legne o altre
materie da ardere.
)i Fuoco, per Calore.
n — per Incendio.
Il — per Brio, Vivezza, Alacrità, Imaginazione,
ecc.: 0 l'è un zóveno pin de féugo; É un gio-
vine pieno di fuoco.
« — per L'unione de' raggi refralti dalle lenti di
vetro.
% Fuoco ! Fuoco ! Nella Milizia e Marineria è pa-
rola di comando, perchè si sparino le armi da
fuoco.
— a martelletto ; Fuoco di fila. T. mil. Quel fooco
continualo che fanno i soldati in battaglia, quando
disposti su d'una o più righe sparano alternati-
vamente fila per fila.
— artifìziale ; Fuoco arlifiziato o artificiale. Fuoco
lavorato, vale Fuoco che con artifizio si lavora
per valersene in guerra o in festa.
— de biscia} Fuoco sai valico rosso, Boleto o Clalro
da morii, Bolel» fetido, Puzzola. T. boi. Clathrus
cancellatus, C. ruber, C. volvaceus. Specie di
fungo fetenlissimo e velen)so, composto di so-
stanza carnosa, reticolala di color rosso scarlatto.
— de paggio,; Fuoco di paglia, dicesi figur. di Cosa
che poco duri.
— de Sant'Emo ; Fuoco di Sant'Elmo. T. mar. Fuo-
chi elettrici, che compariscono talvolta nelle notti
■ burrascose sopra le cime degli alberi o sulle punte
de' pennoni. Gli amichi li chiamavano Castore e
e Polluce, ed aveano su questi fuochi molte su-
perstizioni, che tra non pochi marini si conser-
vano ancora.
— d'inferno; Fuoco d'inferno. Fuoco di leone, vale
Fuoco gagliardissimo.
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FEU
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— eterno; Fuoco eterno: II fuoco dell'inferno.
fatuo ; Fuoco fatuo : Quello che in forma di fiam-
mella si alza nelle nolii, per lo piti sopra i prati,
le paludi e in altri luoghi umidi e grassi.
— fresco ; Fuoco fresco, vale Fuoco rinnovalo con
carboni o legna.
— lento; Fuoco lento: Fuoco non gagliardo, pic-
colo, tenue.
— sarvcego; Fuoco salvalico, Fuoco vago o volante:
Specie di malattia infiammatoria della pelle j al-
trim. Empeliggine, Volatica.
§ Accende 5 féugo; Accendere il fuoco: Mettere
fuoco a checchessia.
§ Ammorta o féugo; Spegnere il fuoco V. Am-
morta.
% Aììimùggià 5 féugo; Ammontare o Rammentare
il fuoco: Riunire insieme la bragia e i tizzoni,
quasi facendone monte.
§ Appissàóféugo; Appicciare o Appiccare il fuoco,
vale Accenderlo.
S Alt issa 5 féugo; Attizzare o Rattizzare il fuoco
V. Attissd.
% Avci 0 féugo a-o cu; Avere il fuoco al culo V. Cu.
g Avvia 5 féugo; Avviare o Destare il fuoco.
S Avviscà 0 Abbiscà 5 féugo V. Avviscà.
§ Azzunze legne a-o féugo; Gingnere o Aggìu-
gnere kgna al fuoco V. Azzunze.
§ Batte 0 Tra 5 féugo; Ratiere il fuoco, Ratiere
l'acciarino V. Batte.
§ Botlón de féwjo; Rottone di fuoco V. Bottón.
§ Bùltà féugo; Gettar fuoco V. Butta.
^ Chéiixe a féugo lento, a féugo vivo, co féugo
sótt'e sórva V. Chéuxe.
3 Chi ha bezéugno de féugo forze 5 dìo : Chi ha
bisogno del fuoco palella porti V. Dìo.
§ Chi ha cu de paggia, ha paia ch'5 ghe pigge féugo;
Chi ha il cui di paglia teme che gli abbruci V. Cu.
§ Chi va pe féugo perde léugo ; Chi va al gioco
perde il loco. Prov. e dicesi Quando alzatosi al-
cuno da sedere, altri ne occupa il posto, né più
glielo cede.
% Cróvì 5 féugo; Coprire il fuoco, Velare o Ad-
dormentare il fuoco V. Cròvt.
% Dà féugo, Dà féugo a bómba V. Dà, Bomba.
$ Dà d féugo a-i cavalli; Dar il fuoco. T.veter.
Rruciare cavalli e muli in quelle parli in cui
han doglia,
ti — o féugo a un bastimento; Bruscare, ecc.
% Di roba da féugo; Dir cose di fuoco o da fuoco
V. Di.
§ Dóve gh'é stailo dò féugo, gh'é sempre da cenio
cada; Dove è slato il fuoco, vi sa sempre di
bruciaticcio.
S Èse a-ò féugo; Essere al fuoco, vale Essere le
vivande al fuoco per cuocere.
§ Éugrji de féugo; Occhi di fuoco o infuocali, Occhi
di bragia, cioè Infiammati per ira a guisa di fuoco.
§ Fa cose da fé\igo; Far cose di fuoco: Far cose
grandi e Darsi gran premura per uscir in alcunché.
Il — féugo; Far fuoco, vale Accendere il fuoco;
e nella Milizia, Tirare col cannone o colla mo-
schelleria, Sparare.
») — féugo de so legne; Volar da sé: Non aver
bisogno di nessuno; e talvolta Recarsi pregiudizio
da se slesso. Operare a proprio svantaggio, che
in lai signif. si direbbe Aguzzarsi il palo sulle
ginocchia , Tirar a' suoi colombi. Darsi la zappa
sm\ pie e simili.
§ Fa i féughi; Far fuochi o i fuochi, dicesi Quando
si sparano fuochi lavorati in segno d'allegrezza
0 di festa.
§ Indoà a féugo ; Dorare o Indorare a fuoco, cioè
Col fuoco, Per via di fuoco.
S Mette a fcero e a féugo; Mettere a ferro e a
fuoco V. Faro.
Il — a-o féugo; Mettere o Porre al fuoco, vale
Mettere le vivande al fuoco per cuocerle.
% — troppa carne a-o féugo V. Carne.
% Non accende mai de féugo; Non mangiar mai
di collo. Mo(^o figuralo.
S Ogni cegua ammorta féugo ; Ogn'acqua spegne
il fuoco, Ogn'acqua immolla V. Mgua.
% Piggià féugo; Pigliar fuoco: Cominciare ad ar-
dere, Accendersi: e figur. Incollerirsi, Adirarsi,
Saltar sulla bica , Dar nelle scartale, ne' lumi, ecc.
% Scioà 5 féugo; Sbraciare: Allargare e Ritirare
la bragia troppo ammontala sopra le legna, per-
chè ardano meglio pigliando piìi aria.
§ iS7à o ciò ma a-o féugo; Covare il fuoco o la
cenere V. Ciòmà.
% Tegni féugo vivo ; Persistere , Non desistere ,
Non cessare. Continuare.
§ Tormenta 5 féugo; Stuzzicare il fuoco: Scuoter
colle molle le grosse legne per farne cadere la
parte più arsa, onde ardano meglio.
5 Unn-a legna sola a fa poco féugo ; Poca fiamma
non fa gran lume. Una noce sola non suona o
non fa rumore nel sacco, Con un solo bue non
si può far buon solco, Un bue solo mal tira il
carro. Prov. che vagliono Un solo non può con-
durre a fine quel fallo che ha bisogno di molli.
l^^exa, V. Frexa.
Fi s. m. Filo : Quello che si irae filando da lana,
lino, canapa e simili; allrim. Accia.
Il Filo, per simil. dicesi ad Ogni cosa che si riduca
a guisa di filo, come: Fi d'òu, d'argento, ecc.;
Filo d'oro, d'argento, ecc.
n — pel Taglio della spada, coltello, temperino, ecc.
Il — Melaf. La continuazione delle cose: Repig-
giando 5 fi do discorso, ecc.; Ripigliando il filo
del discorso ecc.
— ben ùnto; Filo agguaglialo.
— crùo; Accia cruda, Filo crudo.
— da cMXi/Refe: Accia ritorta insieme in più doppi,
per lo più per uso di cucire. Refajuolo dicesi
Chi vende il filo da cucire.
— da schenn-a; Fil delle reni o della schiena:
Quella serie d'ossa delle Vertebre, che si estende
dal capo fino all'osso sacro; allrim. Spina dor-
sale 0 assolul. Spina, e dagli anatomici Colonna
vertebrale.
— de grann-a; Filigrana: Spezie di lavoro fino in
oro 0 in argento, imitante larabesco; allrim. Filo.
— desfattonóu; Filo distorlo V. Desfattonàse.
— ferretto; Filo di ferro V. Fiferretto.
'* — gambe e chéusce; Filo ineguale o disuguale, cioè
Filo che in alcune parli è più grosso e in alcune
più sottile.
— ingiunchìo; Filo curalo.
— intortignóu; Filo aggrovigliato: Filo che si ri-
torce in sé per essere troppo torlo.
— morto; Filo morto. T. de'barb. Il filo del rasojo
che non taglia.
— pin de gruppi; Fil broccoso o brocculo: Filo che
ha molli brocchi, ossia ineguaglianze nel filato.
— purgati; Filo colto.
FIA
PIA
371
8 A fi avv. A filo V. A fi.
3 A gaggia de fi; Gugliata di refe V. A gaggia noi
1*^ significato.
S Avei a lengtia in fi; Aver la lingua affilata, ta-
gliente, cioè Di molla forza sia in bene che in male.
S Chi avià ciù bello fi, fa ciii bella teja; Chi
avrà più bel refe, farà più bella tela, ovv. A chi
meglio meglio, ovv. Riderà bene chi riderà l'ul-
timo. Nell'uso comune è Una specie di minaccia
di chi, gareggiando con altri, sente in sé di ri-
manere vincitore.
S Dà (le fi; Ferir di taglio, cioè Colla parte ta-
gliente dell'arma.
S Dòggid d fi da schenn-a; Lavorare, Faticare,
Stentare.
S Èse a fi; Essere o Slare a filo V. A fi.
% Fa fià fi d. ti ezze a ùnn-a pcì'sònn-a ; Fare
filar uno V. Fià.
$ Mandino de fi, Teja de fi; Fazzoletto di lino,
Tela di lino.
S 0 caròggio dò Fi 5 nò va drito in San Loenso
V. Caròggio.
S Passa a fi de spd; Mandare, Mettere, Tagliare
a fil di spada. Uccidere, Fare in pezzi ; e dicesi
proprio dei paesi e delle popolazioni dove dagli
inimici sono interamente uccisi tutti gli abitami.
§ Perde ó fi c!5 discorso; Pigliar vento, dicesi
figur. dello Smarrirsi in favellando, Impuntarsi,
Non raccapezzar più filo che conduca avanti.
S P-r fi; A filo, Per filo. Posto avv. vale Dirit-
lamente o Secondo la linea del filo. Alle volte
usasi per Obbliqiiamente, Di traverso. Per fianco
e sim.: L'ho visto per fi; Lo vidi a traverso.
S Piggid ó fi d'ùnn-a cosa; Pigliare il filo, melaf.
riferito alle operazioni, vale Trovare il modo, il
verso.
Fia s. f. Fila : Propriam. Numero di cose o per-
sone ordinate in modo che l'una dietro l'altra
si seguitino per la medesima dirillura o per lo
slesso cammino, o stieno a un pari. Parlandosi
d'alberi, di carra, d'artiglierie o d'altre cose
inanima. e, dicesi Filare.
»i Filo, per Vezzo o Collana scempia: Unn-a col-
lann-a de sei f'ie; Una collana di sei fila.
— d-wgua; Filo o Fil d'acqua V. Myua.
— da carne; Fibra, Filamento.
— de barcóin: Fincstrato: Ordine di finestre.
— d'erba; Filo d'erba: La foglia dolFerba ne' prati
perchè somiglia a filo.
— de montagne; Giogaja: Continuazione di monti.
— de perle, ecc.; Filza : Più cose infilzate insieme in
checchessia, come perle, coralli, margheritine, ecc.
— de ialamme; Filo o Fila di salame. Voce dell'uso.
— de spaga; Filo di spago.
— di stanse; Fuga, Sfilata, Riscontro di stanze:
Ordine di stanze in fila colla porta in dirillura.
— di legùìiimi; Filo: Filamento che hanno i bac-
celli di molli legumi lungo il congiungimento
delle due parli onde sono composti, o, come di-
cono i Botanici, lungo la sutura dorsale e ven-
trale delle due valve.
— dò legno; Fila del legno: La direzione delle
fibre del legno.
S Dà fìa; Alla fila, In fila. Posto avv. vale Di
seguilo, Successivamente, Senza intermissione, e
dicesi ordinariam. del tempo: Quattro giorni
dà fìa; Quattro giorni alla fila.
S De fìa; Fil filo, Per filiera. Posto avverb. vale
Successivamente l'uno dietro l'altro, e dicesi per
lo più di persone: Vegnivan zit de fia; \eni-
vano giù fil filo o per filiera.
% Fd a fia; Filare, dicesi del Cacio o d'ogni altra
cosa viscosa che faccia fila.
§ Taggid per fia; Tagliar a filo, vale Tagliare a
seconda della fila.
Fià, V. a. Filare : Ridurre in filo canapa, lino, lana,
(Olone, seta o altro.
— drito ; Arar diritto, Stare a martello, in cervello,
a dovere, fig. vale Proceder con giudizio, Viver
con moderazione, Non uscir de' termini dovuti.
— grosso o sotti; Filar grosso o sottile. Sono ter-
mini relativi alla maggiore o minor grossezza del
filo, indipendentemente dalla qualità della materia.
% A nò fa e a nò fia; Non fa né ficca, si dice
di Cosa che non opera nulla, che non ha veruna
importanza, ecc.
S Da da fid; Dar a filare. Far filare: Dar altrui
lino 0 simili, perchè lo fili, con mercede.
% Fd fid drtta ùnn-a persònn-a; Far filare o
frullar uno, Farlo arar diritto, Tenerlo a freno,
in briglia, a segno, cioè Dentro dei limiti del
convenevole.
S Fa fid fi de trczze a ùnn-a persònn-a; Far
filar uno. Farlo frullare, Farlo stare al fìlatojo,
Tenerlo a siepe, vagliono Farlo stare interamente
a tuo senno, Farlo star chelo per bella paura,
Tenerlo a segno, a dovere, ecc.
S Ftdne un fuso V. Fùzo.
S Ve passòu ò tempo che Berta a fìava; Non è
più il tempo che Berta filava. Non è più il tempo
di Bartolomeo da Bergamo. Modo prov. che signif.
Non essere più i tempi grassi di una volta.
§ Piggid da fid; Tórre a filare: Ricever lino o
altro, e filarlo por conto altrui.
Fià V. a. Fidare: Commettere all'altrui fede. Dare
altrui una cosa per fidanza ch'e' ne faccia il tuo
volere.
§ Fiàse n. p. Fidarsi : Aver fidanza, fede, opinione
di non essere ingannato, o Rimettersi in chi
l'uomo si fida.
§ Da chi me fio m'avvarde Dio, da chi nò me
fio m'avvardio io \. Avvanld.
Fiacca s. f. Sfacciatezza, Sfacciataggine, Sfron-
tatezza, Sfron'ataggine.
Fiàccola V. Fraxclla.
Fiad.0 s. m. Filatojo: Edifizio a uso di filar seta,
lino, cotone e simili; quello della seta, dicesi an-
che nell'uso Filanda.
Fiàg-no s. m. Anguillare : Diritto e lungo filare
di vili legale insieme con pali e pertiche. - Pan-
cata diconsi Due o più anguillari posti l'uno
vicino all'altro.
Fiamma s. f. Fiamma V. Sciamma.
Il Fiamma. T. mar. Banderuola lunghissima e molto
stretta che termina in punta ed è distintivo dei
legni da guerra. Ogni nazione ha la sua fiamma
particolare che corrisponde ai colori della ban-
diera naz onaìe. Questa fiamma inalberata sulla
cima dell'albero di maeslra , è il segno di co-
mando per gii uffiziali che non sono del grado
di generali. All'occasione dell'unione di più navi
da guerra, non v'è che il capitano più antico,
il quale inalberi la cornetta (V. questa voce);
tulli gli altri continuano a portare la fiamma.
Fiammante (Néu:o); Nuovo di pezza:
Nuovo che arde o che sfolgora, Nuovissimo,
372
FIA
FID
Fiaimueiig'liilla< s. f. Fiamminga, dimin.
Fiamminghetla: Piatto di forma ovale, ad uso di
porlar in tavola le vivande.
Fianca, s. f. Fiancata e Sfiancala: Colpo di fianco
Fianclxetti s. m. piur. Giro: Quel taglio in
tondo, parte nelle buste, parte negli schienali,
al quale é cucita la manica.
Fianeliezasà v. a. Fiancheggiare, figur. Fare
spalla, Spalleggiare, Sostenere, Dar ajuto. Pro-
teggere V. Spallezzd.
Fiancliin. s. m. Contraccartella. T. archib.
La parte opposta dell'acciarino del fucile, ossia
Piastra, ne' cui buchi son rattenule le capocchie
delle due viti che, attraversata la cassa, entran
nella cartella fciappa dò fuxin) per fermarla
contro la cassa.
Fianco s. m. Fianco: Quella parte del corpo
che è tra le cosce e le costole,
n Fianco : Regione del cavallo situata tra le coste,
i reni e le anche.
H — per Lato, Canto, Banda di checchessia: 0 gh'é
passóu da fianco; Le passò da fianco.
« — Parlando di Edifizi e Muraglie, s' intende Le
parti laterali, cioè Quelle che formano gli an-
goli de' medesimi edifizi.
n — Nel Milit. si usa per modo d'analogia per II
lato d'un battaglione, d'un esercito, ecc., a di-
stinzione del termine Fronte, Coda.
— da nave; Fianco della nave. T. mar. La parte
del bastimento che si presenta alla vista da poppa
a prua in tutta la sua lunghezza.
S De fianco; Di o Per fianco. Posto avverb. vale
Lateralmente.
S De fianchi grosci; Fiancuto: Che ha gran fian-
chi ; altrim. Ancacciuto.
S Èse sempre a-i fianchi d'ùnn-a pcrsónn-a; Es-
sere 0 Stare al fianco o alle costole d'alcuno, vale
Essergli indivisibil compagno; e figur. Rammen-
targli, Tenergli ricordata alcuna cosa; e comun.
Pressare alcuno acciocché faccia qualche cosa.
S Per fianco; Per fianco. Posto avv. vale Dall'uno
dei lati, Dalla parte de' fianchi d'una schiera, di
un battaglione, ecc.
$ Porla de fianco; Porta di fianco: Quella che non
è nella facciata principale, ma dall'uno de' lati
d'una chiesa o d'altro edifizio.
Fiàrsoe s. f. plur. Faldella: Quantità di fila
sfilate, per lo più di pannolino vecchio, dove so-
gliono i chirurghi distendere i loro unguenti.
n Filaccica, e più comun. Sfilaccica, Filaccia al plur.:
Le fila che spicciano dal panno rotto o stracciato
0 taglialo 0 anche cucito.
« Filaccia, Sfilarze, Sfilacciatura. T. mar. Fila di
vecchie corde disfatte per far delle trinelle, delle
trecce, cigne e simili.
Fiasca s. f. Fiasca : Vaso fatto a foggia di fiasco,
ma più grande e con veste più grossa, e di forma
schiacciala.
Fiaschetta s. f. Fiaschetta: Piccola fiasca.
» Fiaschetta e Fiaschino. T. caco. Quel vaso d'ot-
tone, di latla, di corno, ecc., fatto in figura quasi
di piccolo fiasco o di fiaschetta, dove i caccia-
lori tengono la polvere da caccia.
Fiaschettin. s. m. Fiaschetlino. Dimin. di
Fiaschetto.
Fiaselietto s. m. Fiaschetto. Dira, di Fiasco:
Piccolo fiasco.
Fia.sco s. m. Fiasco: Vaso rotondo, di vetro,
col collo slretlo e alquanto Inngo, senza piede,
vestito di sala; e talora usando il continente pel
contenuto, si adopera a significare Una quantità
di liquido uguale alla capacità d'un fiasco: Un
fiasco (le vin; Un fiasco di vino,
ti Fiasco. Voce dell'uso. Dàssi questo nome ad Una
impresa qualunque andata a male, e di cui altri
sperava uscirne con onore; e dicesi per lo più
de' teatri, quando l'opera, il ballo e gli attori
non corrisposero alla comune aspettazione o non
piacquero al pubblico e vennero fischiati.
§ Fa fiasco; Fare fiasco. Suole dirsi di tutte quelle
cose che altri intenderebbe di far bene, e non fa
0 fa malamente, a cui corrispondono i seguenti
mudi : Far un buco nell'acqua, Far fico. Pisciarsi
sotto, Dar in ceci o in tinche o in nulla o in bu-
della, Dar del culo in un cavicchio, Fiascheggiare,
Perdere la lisciatura. Ber bianco. Dare un tuffo.
Fiata V. n. Alitare, Fiatare : Respirare, e pro-
priam. riandar fuori l'alito a bocca aperta.
Fiato s. m. Fiato, Alito V. Scióu in tutti i suoi
significati e modi di dire.
§ Spùssd 0 fiato ; Esser fiatoso, Aver la bocca fia-
tosa 0 puzzolente, e più intensam. Aver un fiato
da avello o che ammorba.
Fiatò s. m. Filatore, Filatojajo, e nel femm. Fi-
latrice, Filatera: Colui o Colei che fila a prezzo
la lana, il {ino e simili.
Fiatùa s. f. Filatura : L'arte e l'atto di filar la
lana, la seta, il lino, ecc., per diversi usi; ed
anche II filalo medesimo.
Ficca V. a. Ficcare, Figgere e Figere: Mettere,
Cacciare o Introdurre una cosa in un'altra con
qualche po' di violenza.
— 5 ìiaso dappertutto ; Mettere il naso per tutto,
e nell'uso tose. Ciocciare, Fare il doccia o il
doccione : Cercare di spiare i fatti altrui, Immi-
schiarsi 0 Ingerirsi di cose che non ispettano,
Voler tutto vedere o sapere, ecc.
S Ficcala a un; Ficcarla, Accoccarla, Barbarla,
Appiccarla, Sonarla ad alcuno, vagliono Dargli ad
intendere cose false.
§ Ficcdse in t'ùn léugo; Ficcarsi, Intanarsi, Im-
bucarsi, Nascondersi, Accovacciarsi.
§ Ficcdse ùnn-a cosa in ta testa o in te come;
Ficcarsi o Cacciarsi in umore o in capo una cosa
V. Caccia.
Ficcanaso s. m. Ficcanaso (voce d'uso). Im-
paccioso, Fiulafatli,' e nell'uso tose. Cioccla, Cioc-
cione, dicesi d'Uomo intrigante e curioso che
mette il naso per tutto, che s'impaccia volentieri
ne' fatti altrui, che di tutto si vuol ingerire, ecc.
Ficclie (Fdle a ùnn-a persónn-aj ; Fregarla a
uno V. Fd.
Ficco (FdJ; Far bilia o biglia. T. del gihoco
del bigi. Cacciar la palla in una delle buche.
Ficcotto s. m. Punzone, e in voce bassa Caz-
zotto: Pugno dato forte sottomano.
Fidatessa s. f. Fedeltà: Osservamento di fede.
Fidato add. Fidalo: Aggiunto di Domestico,
vale Da potersene fidare sicuramente.
Fide s. m. pi. Paste, Vermicelli ; ma con questa
differenza che la prima voce è nome collettivo
d'Ogni pasta da pastajo ad uso di minestra, e la
seconda è nome collettivo di Diverse paste tonde
fatte a somiglianza di lunghi vermicciuoli.
— da fratti pertùzce; Vermicelli forali o col buco
0 da oste.
FIG
FIG
373
— da fratti sensa pertùzo; Vermicelli senza baco
V. Spaghetti.
— da penna; Penne: Vermicelli Innghl , forati e
grossi all' incirca quanto una penna 'da scrivere.
— sotti; Capellini: Vermicelli lunghi, tondi e sot-
tilissimi quasi capelli.
— sotti, sopra/fin o da éutto; Capellini fini o fi-
nissimi ; e sono quelli che soglionsi dare ai gra-
vemente informi.
— maen; Anfitrili. T. de'Natur. Genere di vermi
marini, che hanno il corpo teso e rotondo, e spesso
i tentoni contigui e attortigliati, ora a forma di
fili ed ora piamosi; i piedi tubercolosi, e sono
mancanti d'occhi.
Fidea s. m. Pastajo, Vermicellajo: Fabbricante
e Venditore di paste o vermicelli a uso di mi-
nestra. Nel femminile Vermicellaja.
Fidùcia s. f. Fiducia : Speranza di venir a capo
d' una cosa.
S Avei fidùcia; Aver fiducia, Confidare, Ripro-
mettersi.
Fiettà V. a. Filettare V. Filetta.
Fietti s. m. pi. Schienale. T. macell. Quell'ani-
mella bianca, molle e spugnosa che si trova nelle
vertebre che son lunghesso il dosso degli ani-
mali, che negli uomini si dice Midolla spinale;
altrim. Filetti.
— di càsoin, ecc.; Pistagnini. T. sart. Quelle strisce
della slessa stoffa, le quali sono cucile a ciascun
lembo laterale della toppa de' calzoni (portellettoj
e a quello de' taschini del panciotto.
Fietto s. m. Filetto V. Filetto nel 1» signif.
FiezsEà V. n. Villeggiare, Sorare. T. cacc. Vo-
lare a giuoco; e dicesi degli uccelli da caccia
quando vanno a spasso per l'aria volando,
n Fileggiare. T. mar. Movimento della tela delle
vele che ricevono il vento parallelamente alla
loro superficie e che sono prossime a prendere
a collo od a ritornare in portare.
Fifeiretto s. m. Filo di ferro: Ferro ridotto
sottilissimo nel passarlo per la trafila; e serve
a molti usi.
Fig'aeto s. m. Fegato : Organo secretore della
bile, ed il piij voluminoso di tatti i vìsceri del
corpo umano.
— dò pollastro, ecc.; Coratella, dim. Coratellina: Il fe-
gato degli uccelli, de'quadrupedi piccoli e de'pesci.
•j-S Aveì sette chéu e sette figaeti V. Aveì.
S Chi patisce ma de figaeto; Fegatoso: Chi pa-
tisce di fegato.
**% Fa spende l'anima e d figaeto; Fare spendere
il cuore e gli occhi , dicesi comun. dal volgo per
Fare spendere moltissimo.
Fig'ao s. m. Figaro. T. ittiol. Scia^na umòra
0 Chelidopteros aquila. Pesce di mare, di prima
qualità, che abita nel 3Iedilerraneo e giunge al
peso di 50 chilogrammi e piìi. La sua carne è
d'un sapore squisitissimo, e forma la delizia delle
mense signorili.
Fig'g'etta s. f. Ragazzetta, Ragazzina, Fan-
ciulletta, Donzelletta, Donzellina, e in vari luoghi
della Toscana Citta e Cittola.
Fig'g'ia s. f. Figlia e Figliuola: Cosi chiamasi
la femmina della specie umana relativamente ai
genitori,
n Figlia, Fanciulla, Ragazza, si dice semplicem.
per dimostrare il sesso femminile : A l'ha fceto
ùnn-a figgia; Ha dato alla Ince una figlia.
n Donzella, Palesila, Pulzella, Vitella: e dicesi in
opposizione a Donna maritata : De trent'anni a
i'èa ancòn figgia; Avea trent'anni ed era an-
cora zitella.
— da majo; Zitella o Fanciulla da marito.
— de casa V. Casa.
— ma majd; Zitella affogala o mal maritata.
— pòsa; Donzellona, Pulcellona: Pulcella che in età
avanzata non abbia preso manto.
§ Dixe a figgia de Tòrriggia, chi véu tutto ninfe
piggia ; Chi tutto vuole niente ha. Prov. di chiaro
significato.
S Fa da figgia; Far« il modesto, il vergoposo,
Mostrar soggezione, Peritarsi.
§ Nò gKé sabbo sensa so, camme figgia sensa
amò; Non v'è sabato senza sole, non v'è donna
senza amore, né domenica senza sapore. Prov,
di chiaro significato.
Fig"g"iastro s. m. Figliastro, e nel femm.
Figliastra: Figliuolo o Figliuola del marito avuto
da altra moglie, o della moglie da altro marito.
Figliastro dlcesi anche alla latina Privigno.
S Fd figgi e figgiaslri V. Figgiaslro.
Fig-g-iéix s, m. Fanciullo, Ragazzo, Putto, e in
vari luoghi della Tose. Citto, Ciltolo : Che è di
poca età. Che non è ancora entrato nel mondo,
Che non ha senno formato.
n Figliuolo e Fanciullo, per term. relativo a padre
e madre: A l'ha sei figgiéu da mantegni; Ha
sei figliuoli da mantenere.
n — per denominazione amorevole : Ti é ò mce
figgiéu; Tu se' il mi' figliuolo.
Il Ragazzo, dicesi di Persona che non abbia gran
senno, e sia tanto o quanto scapigliato : 0 l' é
un pò figgiéu, ma poi 5 l'è bòn; È un po' ra-
gazzo, ma poi è buono. E talora anche per di-
sprezzo; Sei sempre un figgiéu; Siete sempre
un ragazzo.
— affrascóu; Bambino cacheroso, mimmoso.
— da laete o da nasción; Bambino, Bambolo, Bam-
boccio, Bimbo, Infante, Fanciullino, Puttino, Par-
goletto, Marmocchio.
— insolente; Nabisso, Fistolo, Facimale; e dicesi
di Fanciullo già fatto.
— sarveghetto; Bambino scontrosetto, salvaticuzzo.
§ A moce pietosa a fa i figgiéu tignosi; La ma-
dre pietosa fa la figlia tignosa. Prov. che signi-
fica La madre troppo indulgente verso i suoi
figli, li rende disubbidienti e cattivi,
S Bòn figgiéu; Buon figliuolo, Buon piastricciano,
Buon compagno, Compagnone, dicesi d'Uomo bo-
nario e amorevole, che sa convivere con tutti
senza offendere nessuno.
S Chi se mesccia con di figgiéu, s^ imbratta e die
de m. ...; Chi sta col fanciullo s'imbratta la
camicia. Prov. che significa Che avendo a fare
co' ragazzi le cose non riescono mai a proposito,
perchè i fanciulli fanno e disfanno i patti a loro
capriccio; e parlando di persone adulte e mal-
vage, si direbbe : Chi si frega col ferro gli si ap-
picca la ruggine, Chi tocca la pece s'imbratta. Chi
s'imbarazza colle frasche la minestra sa di fumo.
S Fa da figgiéu; Fare a' bambini, a' fanciulli, a' ra-
gazzi : Non istare nel concertato , Barattar le
parole. Far le cose senza proposito, come fanno
i fanciulli,
n — de cose da figgiéu; Far cose da bambini,
FaQcìulleggiare, Pargoleggiare, Bamboleggiare.
374
FIG
FIG
„ _ di figgìcu; Menare o Far figliuoli : Generar
figliuoli, Parlorirli,
% Fascia i figgièu; Fasciare V. Fascia.
S Fin da figgicu m. avv. Dalle fasce, Ancor nel
guscio 0 Infin nel guscio.
S ^ fiag^^^'' rf^i'f" parla quando e gallinn-e pi-
sciun; I ragazzi debbono parlar quando piscian
le galline, cioè Devono stare sempre zitli quando
conversano gli uomini.
S Roba da fisgiéu; Bambineria, Pulteria, Earaboc-
ceria, Fanciullaggine.
g Sciammo de figgiéu; Fanciuliaja, Ragazzame,
Ragazzaglia, e nell'uso tose. Ragazzaja: Moltitu-
dine di ragazzi.
r'ig'g'iéiia s. f. Fanciulla, Ragazza, dim. Fan-
ciullina, Ragazzina, Ragazzelta, e in vari luoghi
della Tose. Citta e Giliola : Colei che è di poca
eia, tra l'infanzia e l'adolescenza; e talora an-
che per Bambina.
Fig-gin s. m. Gerbola, Frinfrino, Figurino, Zer-
bino, e nell'uso fior. Coglia: Giovine che veste
e s'acconcia elegantemente e secondo la moda.
^- da cappa V. Cappotta.
S Fa da figgin; Fare il coglia. Frase fiorentina.
Fig-g-inetto V. sopra Figgin.
Figgio s. m. Figlio e Figliuolo. Term. relativo
al padre e alia madre, rispello a coloro che da
essi son generati; ed usasi anche figurai.: Ivizi
san figgi dell'ozio; I vizi sono figli dell'ozio.
— adottivo; Figlio adottivo: Quello che è adottai',
cioè Eletto in figlio per adozione.
— legittimo; Figlio legittimo: Quello che nasce da
legittimo matrimonio.
— legittimóu; Figlio Icgiilimalo: Quello che si rese
legittimo per susseguente matrimonio o in qua-
lunque altro modo permesso dalla legge.
— naturale; Figlio naturale: Quello che nacque da
uomo e donna liberi, ma non maritati.
% Èse 5 figgio da gallinn-a gianca; Esser il fi-
gliuolo dell'oca bianca, vale Fsser fortunato, Aver
il vento in poppa, Aver ogni cosa favorevole e
seconda.
S Fd figgi e fìggiastri V. Figgiastro.
% Ognun é figgio de so azioin V. Azión.
S 0 l'é figgio de so pow; La scheggia ritrae dal
ceppo, Il lupo non caca agnelli, si dice figurai, di
Chi traligna da' suoi genitori, e inlendesi sempre
in mala parte.
IPig'g'ioaj a s.f. Bambinaggine, Bambinata, Bam-
bineria, Fanciullaggine, Fanciulleria, Bambocccria,
Ragazzata, Monelleria : Atti e Azioni da bambini,
da fanciullo, da ragazzo, o degna di ragazzo.
% Fd de figgioaje; Far bambine o delle bambine,
Fare bambinaggini, bambinerie, fanciullaggini,
Bamboleggiare, Fanciulleggiare, Pargoleggiare:
Far scioccherie, Far cose o azioni da fanciullo.
Fig-gioamme s. m. Ragazzo, Ragazzaccio,
Fanciullo V. Bardascia.
Figgioin s. m. Bimbo, Bambolino, Bamboluc-
cio, Màmmolo, Naccherino, Rabacchino, Rabac-
chiuolo, Marmocchino, Puttino, dicesi per vezzo
di Bambino vezzoso.
Figgiónn-a s. f. Bambolona, dicesi per
ischerzo di Ragazza sul fior dell'età, ma con idea
di beltà e di grassezza.
Figgiosso s. m. Figlioccio e nel femm. Fi-
glioccia: Appellazione data dal palrino e dalla
matrJDa alla persona da essi tenuta a battesimo.
Figo s. m. Ficaia, Fico e antic. Figo. T. bot.
Ficus carica. Pianta che ha il tronco con la scorza
alquanto grigia, le foglie alterne, picciolale, grandi,
d'un verde cupo, e che forale tramandano un sugo
lattiginoso, come pure le allre parti della pianta,
t) Fico, pel Frutto di essa pian!a, che è molle, assai
dolce, salubre e nutritivo, comunera. della gros-
sezza e forma de' peruzzi, di cui si annoverano
varie specie.
— arbicvn; Fico san-piero, a Pescia, Pistoja e Prato
Fico curbo, a Pisa Fico piombinese, a Massa Fico
nero, a Carrara, Jarzana e in tutta la Lunigiana
Fico rubicone : Fiorone (Figo sciò) grosso, lungo,
coperto d'un'epidermide, che nella maturità di-
venta quDsi nera, formandocisi due o tre scre-
polature longitudinali, le quali lasciano travedere
il bianco della membrana interiore. Ha una polpa
leggera e carnosa, es ernamente bianchiccia, in-
ternamente rossa, delicata e dolcigna. Matura sul
principio di luglio, e conlinu? in tutto il mese,
secondo le diverse località.
Dopo del Fiorone, la fir' San-piero porta un
altro fico che matura in autunno , e che dicesi
San-piero seròtino, il qual somiglia interamente
al fiorone, ma è piìi piccolo.
— averto; Fico aperto o colla bocca aperta.
— binel'etto; Fico binellello : Sorta di fico della
famiglia de' Dottati (Fighe napolitann-ej, ma di
metà pili piccolo dei medesimi. La sua forma è
ovata, oblunga ; la sua buccia liscia e lucente e
la sua polpa gialla, grassa e zuccherina. Matura
un po' più precocemente del Dottalo.
— brigiassotto; Fico brogiotto bianco o Brogiotto
genovese. É questo il re de' fichi per l'abbondanza
6' delicatezza della sua polpa e pel sapore gen-
tile che supera quello di qualunque altro fruito.
Si raccoglie in settembre e continua a maturare
per eccellenza sino alla metà d'ottobre.
— buzzo; Fico immaturo, acerbo, duro.
— co-a lagrima; Fico colla lagrima o colla gomma.
— co-a raxa; Fico colla gruma V. Raxa.
— coasco; Fico dattero o Fico vezzoso: Fico non
molto pregialo per mangiarsi fresco, perchè il
suo dolce è troppo mieloso; è invece stimatis-
simo quand'è disseccato, perchè in questo slato
conserva una morbidezza di polpa che lo rende
delicato e pastoso, e un zuccherino che piace.
Ve n'ha de' bianchi e de' neri.
— d'Adammo V. Bonanno.
— da fratti o duello; Fico duracine.
— d'Egitto; Fico d'Egitto, Sicomoro. T. boi. Slelia
azedurach. Pianta che volgarm. è della Albero
della pazienza, ed ha lo stilo arboreo, ramoso
nella sommità, con la scorza nericcia; i fiori di
un bianco mischialo di turchino e di violetto a
grappoli. Chiamasi anche con tal nome II frullo
dello slesso albero.
— d'India; Fico d'India e dal volgo fior. Frittella.
T. bot. Cactus opuntia. Pianta la quale cresce
senza fusto spuntando le sue foglie le une sopra
le allre, e sopra di esse il fruito assai insipido,
di color rossiccio, armalo di spine.
— fresco; Fico fresco, opposto di Fico secco.
— gianchetto ; Fico albo, a Napoli Fico bianchetto,
a Milano Fico nioscadello, a Bologna Fico gen-
tile, a Piacenza Fico d'oro, nella Lunigiana Fico
raattaro: Varietà di fico che trovasi tanto lungo
le coste del Mediterraneo, quanto in lutto il pendio
FIG
FIG
375
dell'Apennino lombardo. Ha la polpa bianca, in-
volta in un miele giallognolo, che appena la vela,
leggera, gentile e d'un sapore grazioso e senza
caustico. Matura sul principio d'agosto,
— napolitan; Fico dottato, e dal Mattioli Fico gra-
scello : Uno de' fichi più pregiati e più conosciuti
in Italia per la sua fecondità, per la carnosità de-
licata della sua polpa e per la dolcezza del miele
che chiude; ma il suo merito principale consiste
nella facilità con cui si presta alla seccagione,
e nella morbidezza che conserva in questo slato.
— ncgretlo; Fico moro: Varietà di fico assai co-
mune fra noi. La sua pianta è piutloslo bassa;
la buccia nera liscia; il color della polpa rosso-
vinato. Si coglie in agosto e continua a matu-
rare sino a tutto il settembre.
— paradiso; Fico paradiso: Fiorone grosso e lungo,
coperto d'una buccia verde sottilissima; ha la
polpa bianca appena sfumata di rosso, molle, de-
licata, senza caustico, ma di poco sapore. Matura
in settembre e dura assai poco.
— passo; Fico passo o appassito.
— pejo ; Fico vieto o afalo o annebbialo : Quello il
quale al colore o tenerezza par maturo e non è,
ma dalla nebbia è ridotto a tale come se fosse
maturo.
— pissulùtto; Fico pissalutto o Fico picciohito (per-
chè forse ha lungo picciuolo) : Il più gentile e
il più leggiero di lutti i fichi, del quale si possa
mangiare con più intemperanza senza pericolo.
Il colore della sua polpa è un rosso vinoso, che
la somiglia alquanto a quella del Fico cuore frà-
badoj; il suo gusto è assai dolce e solletica gra-
ziosamente il palato senza irritarlo; fatto seccare
è un fico de' più squisiti. Comincia a maturare
alla fine d'agosto e continua lutto il settembre.
Non si conosce in Toscana,
— rùbado; Fico cuore: Fico mollo slimalo come
frutto fresco, ed è de' più saporiti. La sua polpa
è róssa e d'un rosso vinoso assai carico; il suo
gusto è dolce, ma caustico; si presta alla secca-
gione e riesce assai buono. Matura gradatamente
in agosto e settembre.
— sarvcego; Fico salvatico, Caprifico: Ficaja che
nasce spontanea e che è abbandonata senza col-
tura sulle strade o ne' muri, perchè il frutto che
porla non è proprio al nutrimento dell'uomo.
— secco ; Fico secco e Ficosecco : Il frutto del fico
seccato al sole; allrim. Fico di barile o di filza.
— scioi al plur.; Fioroni, Fichi fiori o Fichi pri-
maticci, diconsi volgarm, I primi fichi che ma-
turan nell'estate, i quali sono più grossi dei set-
tembrini.
— verde passo ; Fico verdepasso : Fico piriforme,
ma compresso alla corona e con un collo che non
è quasi sensibile. Il verde della buccia degrada
in un verdastro giallognolo, e finisce per pren-
dere il colore dei fichi colti dal sole, allora egli
avvizza, ma non si screpola. La polpa è verdo-
gnola presso la buccia e giallo-chiara nel mezzo;
è morbida, gentile e saporitissima.
% Lcete de fighe; Latte, Lanificio : Quell'umore vi-
scoso e bianco come latte, che esce dal picciuolo
del fico acerbo, e da' rami teneri, e dal gambo
delle sue foglie verdi, e da ogni altra parte della
pianta quando è in succo, non che da tutte le
altre piante dette Lattiginose.
8 L'ommo de fighe; L'amico o II compare: Usasi
cosi chiamare per ischerzo dalla nostra plebe un
tale che non si vuol nominare pel proprio nome,
e pigliasi d'ordinario in mala parte ; Mentre stà-
vimo a discorri, l'è capitóu l'ommo de fighe;
Mentre stavamo discorrendo, capitò l'amico.
S Nò stimma o Nò vaeì un figo secco ; Non isti-
mare o Non valere un fico secco, un cavolo, un
frullo, un pelo, un bagallino, una siringa, un pa-
racucchino, una buccia di porro, un lupino, va-
gliono Disprezzare o Essere da disprezzarsi ; e
dicesi di Qualsivoglia cosa vile, di poco pregio.
S Sarvd a pansa pe-e fighe; Serbar la pancia o
il corpo ai fichi, vale Campar da morte; e dicesi
per ironia a Persona cauta e tranquilla che fugge
i pericoli.
Fig-ua s. f. Figura : Forma, Aspello, Sembianza,
Immagine, che risulla nella superficie del corpo
dal concorso de' lineamenti, i quali si scoprono
in essa; ed in generale La forma esteriore duna
cosa materiale,
• n Figura, per Persona, ma dicesi per lo più in senso
ironico di Persona trista e maliziosa che si di-
letta di burlare e gabbare altrui; altrim. Figu-
relta: So che figùa 5 l'è; Io so che figura o
flgurctta egli è, cioè Che arnese. Che suggellino,
e simili.
" — per Impronta o Immagine di qualunque cosa
0 scolpita 0 dipinta.
" — per Comparsa o Mostra: Se non atro, 5 fa
figùa; Se non altro, egli fa figura.
" — per Misterio o Significazione, che hanno in
sé copertamente le Sacre Scritture.
" — In matemat. Quello spazio che è circoscritto
da una o più linee. .
" — Dagli abbachisli si dice II segno de' numeri.
" — Nella retlorica, Quella maniera di parlare la
quale si parte dal modo comune.
" — Parlando di carte da giuoco, sono Quelle di-
pinte in figure, oltre il seme a cui s'accompa-
gnano; e sono tre per ogni seme, cioè un re,
una donna ed un fante.
" — Nel num. del più, I diversi movimenti o le
diverse linee che nel j)allo si descrivono colla
persona e co' piedi nel danzare, e la disposizione
che prendon le parti ballando : Metteive in figùa;
Mettetevi in figura.
S Anchéu in figùa, dòman in seportùa; Oggi in
figura e domani in sepoltura, Oggi vivo, domani
morto. Dettato prov. che dinota Essere incerta
l'ora della morte.
Fig-ùassa s. f. Figuraccia. Peggior. di figura :
Brutta figura V. Fóttifigùa.
S Fd a figùa do ciccolatté ; Far trista o calliva
0 meschina figura,
« — bella figùa; Far bella figura, Far bella mo-
stra, Essere appariscente, Far compariscenza o
comparsa.
„ — bònn-a o cattiva figùa; Far buona o trista
figura: Essere in buona o cattiva condizione, Go-
dere buona o cattiva rinomanza.
n — de primme figùe ; Primeggiare, Sostenere il
primato, Esser distinto, Distinguersi, e simili.
t) — de tristi figùe; Far delle triste figure, vale
Scomparire, Far cose non lodevoli, Rimanere in
vergogna.
« — ùnn-a brutta figùa; Far una figuraccia, o
simile, vale Far trista figura, Far cosa da do-
verne arrossire.
^76
FIL
FIN
Fig-ùéta s. f. Figuretla, Figurina. Dirain. di
Figura: Piccola figura.
S Studia a figùa; Studiar il disegno, vale Imparar
l'arte del disegnare.
S Travaggid in figùa o de fgùa; Figurare, La-
vorar di figura, vale Dipignere in figure.
Fig-ura V. n. Figurare: Far figura, comparsa,
Spiccare, Risaltare: ed anche Distinguersi, Esser
dislinlo, Esser in posto eminente: 0 figurava
a-i tempi de Carlo XII; Egli figurava a' tempi
di Carlo XII.
»i Figurare, nel Ballo vale Descrivere danzando al-
cuna delle figure diverse del ballo.
I) — In signif. att. vale Assomigliare, Raffigurare,
Paragonare : Mi ve figuro a un scemmo ; Io vi
figuro ad un mentecatto.
M — per Significare, Rappresentare: Abrammo 5
figurava a fede; Abramo figurava la fede.
S Figùrdse n. p. Figurarsi : Immaginarsi, Rappre-
sentarsi alla propria immaginazione.
S Figùremmose che... Figuriamoci che... Pognam
caso, Pognam figura che...
S FigùrcBve, Figurile ! Pensate voi ! Immaginate
voi ! Figuratevi ! Figurati ! Oh pensa !
Fig-ùrante s. m. Figurante, dicesi nell'uso
de' Ballerini, che s'inlroduiono ne' balletti teatrali
per rappresentare alcune parti necessarie nel ballo.
IF'ig'iìrin. s. m. Figurino o Figurino delle mode:
,. Quella figura colorita d'uomo o di donna che
ogni tanto mandan fuori i leggldatori della moda
per norma del vestirsi ed abbigliarsi.
« Figurino, per Giovine vanarello che veste sulle
mode; altrim. Gérbola, Bellimbusto, Cacazibetto.
Fig-ùrinn-a s. f. Figurina, Figuretla. Dimin.
di Figura : Piccola figura.
— de gesso; Figurina o Figurina di gesso: Certe
piccole statuette formale di gesso, e per lo più
colorite, che i figurinai vanno vendendo per le
strade.
S Quello chi vende figérinn-e de gesso ; Figuri-
na jo, Stucchinajo V. Cessarono.
Fig-ùròu p. pass. Figuralo: Espresso sotto fi-
gura, Misterioso.
»i FiguratOjper Assomigliato, Raffigurato, Paragonalo.
n — In retlorica dicesi del Discorso e dei Modi
di dire esposti con figure relloriche, onde: Stile,
Parla figùróu ; Stile, Parlare figurato, dicesi Quel lo
dove ricorrono figure grammaticali o rettoriche.
Fila V. a. Filare, Fileggiare, Alleggiare, Calo-
mare. T. mar. Lasciar o Far scorrere una fune
fciogliendola se fosse legala o trattenuta, ed aiu-
tandola 0 frenandola nel suo corso a seconda
de' casi.
« Filare, dicesi pure dell'Andare della nave rela-
tivamente alla sua rapidità: 0 bastimento 5 fila
, tante miggia per óa; Il bastimento fila tante
miglia per ora, vale Che la sua rapidità è di tante
miglia per ora.
— drito; Andar alla sua via, Seguitar la sua strada,
il suo cammino: Andar via senza far motto.
— in bando; Filare in bando. T. mar. Filare una
fune senz'accompagnarla né trattenerla in alcun
modo, Scioglierla e lasciarla andare. ,
— per éuggio; Filar per occhio. T. mar. Filare e
lasciar perdere la cima; e dicesi specialm. della
gomena o d'altro cavo d'ormeggio.
— per man; Filar per mano. T. mar. Filare una
faoe accompagaandola lentamente colle mani.
— pe sequceo; Filar per sequaro. T. mar. Filare
tenendo la fune avvolta con uno o due giri ad
una caviglia, ad un bilione od altro per poterla
arrestare a volontà.
S Filasela; Farsela, Battersela, Córsela, Scantonar-
sela, Svignarsela, Mucciare, Far tela, ecc.: Andar
via con prestezza e per Io più improvvisamente.
Filarsòn. s. m. Filaccione. T. de' pese. Sorta
di lenza con amo aescalo per pescare.
Filastrocca s. f. Filastrocca, Filaslroccola :
Ragionamento stucchevole per la sua lunghezza;
Tiritera, Tanlafera, Sciloma, Agliata, Cinforniata,
Lungagnola, Intemerata, Filatera, Filalèria, Stam-
pila, Bibbia.
Filecclxe (Td^; Far cilecca: Una certa burla
che si fa al bambino, mostrandogli chicca o altra
cosa, per invogliamelo, e non gliela dando cosi
presto, forse per accrescergliene il desiderio, forse
anche pel piacere che altri ha in vederlo ani-
marsi con istraordinaria vivezza.
Filetto s. m. Filetto: Ornamento sottile d'oro
' 0 d'altro a somiglianza di filo,
n Filetto: Presso gii Orefici, Collellinai ed altri
dicesi Un ornamento formato da una o due pic-
cole scanalature, che per lo più mettono in mezzo
un picciol tondo rilievo a guisa di sottilissima
bacchetlina.
11 — Da' Gioiellieri dicesi Quel solili filo d'argento
0 simili, che tien congegnata la gemma al suo
castone.
Il — Da' Macellai dicesi Quel taglio del culaccio
che resta sotto la groppa.
— da lingua; Filetto, Filello, Frenello della lingua,
Scilinguagnolo: Legamento membranoso posto nel
mezzo della parte di sotto della lingua, che con-
cilia alla medesima forza o fermezza, e che si
taglia a' bambini perchè alle volle impedisce il
parlare.
— do cavallo; Filetto: Un'imboccatura di ferro con
due corde tirate, che tengono alta la testa del
cavallo.
g Filetti; Schienale V. Fietli nel 1° significato.
— da stampoeì; Linee, e nell'uso anche Filetti: Liste
di piombo 0 di ottone lunghe e sottili, di cui
servonsi gli stampatori per diversi usi.
— de lettere; Filetti delie lettere, diconsi Quei sot-
tili tratti di penna, con cui si comincia a scri-
vere le lettere in asta.
Fillon s. m. Volpone, Pulla scodata, dicesi di
Persona maliziosa, astuta e scaltrita. Dal fran-
cese FiloH.
Fillònaja s. f. Furberia, Astuzia: Azione da
furbo.
Filo (De) avv. Di rififa.
Filtra v. a. Feltrare: Far passare un liquore
per panno, carta o bambagia, affine di cavarne
la parte più sottile; altrim. Colare.
Il Per simil. Trapelare, Penetrare, Trasudare, Stillare.
Filtro s. m. Feltro e Filtro: Pezzo di panno,
di tela, di carta o simile, formato o combinato
a modo d'imbuto che si adopera per feltrare o
passare i liquori ; altrim. Colatojo.
Fin. s. e. Fine: Quello che ha di necessità alcuna
cosa innanzi, né può averne altra dopo, opposto
a Principio; Termine.
« Fine, per Esito, Successo, Riuscita.
Il — La parte estrema.
•) — Meta, Segno, Oggetto, Quello a che hanno
FIN
FIN
377
rigaardo tntte le nostre operazioni : Con che fin
eì {ceto questo? Con qual flne avete fallo ciò?
« — per Morte.
S A fin, A fin, À fin di conti, A fin di [ceti, ecc.
V. A fin, A fin.
S Bónn-a fin e tnègio principio; Buona fine e
miglior principio: Angario felice che ci sogiiam
fare reciprocamente Tnitimo giorno delTanno.
S Èse a fin; Toccar della fine: Finire il ragiona-
mento 0 altro.
S Fa bSnn-a o cattiva fin ; Far buona o trista o
mala fine, vaie Finire bene o male; ed anche
Morir felicemente o malamente.
» — ùnn-a cosa per bònn-a o per cattiva fin;
Far nna cosa a buono o a cattivo fine, vale Far
una cosa con buona o cattiva intenzione.
§ In scià fin avv. Insomma, Alla fin fine, In con-
clusione.
S Nò vedde né principio né fin in t'ùnn-a cosa;
Non ne veder segno.
S Sansa fin; Senza line: Usato come addietl. vaie
Infinito; come avv., Infinitamente.
S Vedde a fin d'ù/in-n cosa; Ridursi o Esser al-
l'ultimo 0 al verde di checchessia.
S Vegni a fin; Aver fine V. A fin.
% Vegni o IVò vegni a fin d'ùnn-a cosa; Venire
a fine o a capo di checchessia; e in senso op-
posto Non rifinare, Non rifinire V. A fin.
Fin add. Fine, e più comunem. Fino : Che è sot-
tile e minuto, contr. di Grosso: Fovee finn-a;
Polvere fina.
n Fine 0 Fino: Di tutta bontà, In estremo grado
d'eccellenza.
n — Aggiunto ad oro od argento, vale Perfetto,
Puro, Senza lega.
w — Aggiunto a persona, vale Astuto, Accorto,
Sagace; e talora Di nobile condizione, contr. Di
condizione bassa e plebea.
% Aia finn-a; Aria sottile V. Aia.
Fin prep. Fino, 'n^no, Sino, Insino: Accompa-
gnasi coni;;iiom. col 3" caso, e talora con altre
particelle di luogo e di tempo : Fin chi , Fin
d'aoa. Fin d'allóa. Fin de vSi. ecc.; Fin qui.
Fin d'ora, Fin d'allora. Fin da jeri, ecc.
Fina^le s. m. Finale: Pezzo di musica che chiude
un allo dell'opera o un componimento di musica
strumentale.
n Finale, di cesi di Qualsivoglia cosa, con cui si dà
fine 0 compimento a checchessia.
Fina/Usa^ s. f. Finanza: II danaro o rendita
delio Stalo.
1 Usalo famigliarmente, vale Mezzi, Facoltà, So-
stanze, Fortuna e simili : E mce finanse nd me
permettan de Le mie facoltà, I miei mezzi
non mi permetlono di
Fiiia.tta.iito che; Finché, Fin che. Sinché
Sin che, Sino a che, Fino a che, Finattanto che,
Sino a quel tempo che.
Finessa; s. f. Finezza : Propriam. Stato e Qua-
lità di ciò che è fino, squisito, ottimo nel suo
genere.
n Finezza per Isquisitezza, Delicatezza di lavoro .•
Mice che finessa de travagjio ! Guardate che
finezza di lavoro !
M — per Accortezza, Sagacia, Sottigliezza.
« — per Accoglienza , Vezzi , Carezze e simili :
M'han (celo tante finesse che ecc.; Mi fecero tanlo
finezze cbe ecc.
w — per Cortesia, Favore, Grazia : Scià me facce
a finessa de di a so pappa che ecc.; Mi faccia
la finezza di dire al signor soo babbo che ecc.
Fini V. a. Finire: Condurre a fine, a termine,
Terminare, Dar compimento.
n Finire, Cessare,. Restare, Rimanersi dal fare una
cosa: Han fimo de fa tanto sciato; E' finirono
di far tanlo chiasso.
« — Uccidere o Finir d'uccidere chi è già ferito.
n — In signif. neut. Aver fine o termine : Quando a
finià questa vitta? Quando la finirà questa vita?
« — In grammatica. Avere la desinenza, la ter-
minazione.
— de vive, Fini i so giorni; Finir di vivere, Fi-
nire i suoi dì 0 i di della sua vita, vale Morire.
— d'inipì; Abboccare: Empier fino alla bocca.
— (/' impi e bòtti gge ; Abboccar le bottiglie : Riem-
piere a sufficienza quelle ch'erano slate empite
scarsamente.
% Finita; Finirla, Farla finita, si dice di Non tor-
nar pili su quel negozio che si trattava, o su
quel discorso che si faceva, Venire alla risolu-
zione; che anche dicesi Cavarne cappa e mantello.
S Finiscila ! Finimmola ! Fintla un pò ! Ti a
véu finita ? Finiscila ! Finiamola ! Facciamola
finita! Oh via finitela! Vuoi farla finita una volta?
Espressioni imperative che si usano volgendo il
discorso a chi alterca con altri o molesta toccando,
ovv. parla noiosamente, per dimostrargli che non
si vuole pili essere infastidilo dalle sue parole.
$ In sciò fini; Sullo scorcio: Prossimo a finire.
$ 0 nò a finisce mai; Mai non molla. Mai non
fina 0 non rifina, Mai di ciarlare non risia. Dàlie
dàlie dalla mattina alla sera.
S Tittti i salmi finiscian in gloria; Ogni salmo
finisce in gloria, dicesi di Chi ripete sempre la
cosa medesima, o insiste sempre sulla cosa me-
desima, come quella che gli sia a cuore.
Finimento s. m. Finimento : In generale nel
Commercio e nelle Arti s'intende Tutto ciò che si
melte in opera per corredare o abbellir checchessia.
n Finimento. Parlandosi d'adornamenti muliebri in
oro, s' intende gli orecchini, uno o due braccia-
letti, la collana, lo spillone da tenersi sul petto e
gli anelli, tutti d'una fattura medesima.
— da tòa; Finimento da tavola: Quantità di cose as-
sortite pel servizio generale o parziale della tavola.
S Finimenti; Finimenti, parlandosi di Cavalli da
tiro, s'intende Tulio ciò che serve per attac-
carli alle carrozze, carrette ecc., come sono le
tirelle, brache, reggipetto, groppiera, riécontri ecc.;
che anche dicesi Fornimenti.
n — Quei fregi d'ottone o d'altro che si fanno ai
fornimenti dei cavalli.
Finiio p. pass. Finito, Condotto a termine.
Il Finito e Fornito, Compiuto, Diligentato, Condotto
a perfezione, Perfetto: Travaggio ben finto; La-
voro fornito 0 ben finiio, perfetto, ecc.
S A l'è finta; Ella è finita. Ella è decisa, Ella è
battuta. Non v'è più rimedio.
Finn-a<; Fino, Infìno, Sino, Insino V. Fm prep.
n Insino, Per sino, Per fino, Anche, Pure: L'hù
visto finn-a mi; Lo vidi anch'io.
Finn'aoa/ avv. Finora, Fin'ora, Sinora, Sin'ora:
In sino a questo punto, Fino a qui. Sino al presente.
Finta, s. f. Finta, Fintaggine, Finzione, Fizìone.
n Finta. Nella scherma L'accennare di tirare il colpo
in on luogo per metterlo in un altro.
378
FIO
FIS
— davanti di càsoin ; Finta davanti: Li-ta della
medpsima stoffa, che si mette alla parte sinistra
dello sparato {sporti ggicuuj davanti de' pantaloni.
— de cavelli; Finta; Quantità di capelli posticci,
lunghi, distosi, la base di ossi cucita su un cor-
tissimo nastro. Fermasi con pettine nell'accon-
ciatura del capo delle donne, e serve a supplire
alla corta capellatura.
S Fd finta; Far fìnta : Far visla, Far veduta, Far
semianza, vagliono Fingere, Simulare.
1) — de nò vedde; Far la gatta di Masino, vale
Far vista di non vedere, a similitudine di questa
gatta, che chiudeva gli occhi quando i topi pas-
savano.
« Far gli occhi grossi: Non degnare altrui. Far le
viste di non vedere per superbia.
» — finta de fd ùnn-a cosa e fdne ùnn'dtra;
Accennar di sotto e dar di sopra, Accennar in
coppe e dar in bastoni : Mostrar di far una cosa
e farne un'altra.
Finto add. Finto, Fittizio, Non vero.
») Finto: Aggiunto di persona o di costume o di
azione volontaria, vale Simulato, Falso.
S Ricci finti; Fintino, Fintina: Piccola finta per
formar ricci, cascale, ecc.
Finze V. n. Fingere, Infingere, Infignere, Far
vista. Far finta: Proceder con finzione, Andare
finto; e talora Dissimulare.
S Quello chi finze; Fingitore, Infingitore: Che finge,
Che s'infinge, Che dissimula.
S Finzise n. p. Fingersi, Infingersi, Infignersi : Far
vista di checchessia.
Finacion s. f. Finzione, Fizione, Fingimento,
Infingimento: Il fingere.
w Finzione, per Simulazione, Doppiezza.
% Ande con finsiòn; Andar finto. Procedere con
simulazione, con doppiezza.
Fiocca s. f. Panna montata. Voce d'uso in tutta
la Toscana: Panna che, dibattuta in una catinella,
si rigonfia e si converte come in una spuma di
una certa consistenza, e si suol mangiare coi
cialdoni.
Fiocca V. n. Fioccare, si dice propriam. del
Cader la neve a fiocco a fiocco e in abbondanza.
E per simil. si estende anche ad altre cose che
vengono in gran quantità.
Fiocco s. m. Nappa, dimin. Nappetta, Nappina:
Massa di più fila di seta, di cotone, di lana, ecc.
pendenti in tondo da un gambo solo, quasi come
le setole d' un pennello. Le nappe servono per
ornamento sia dell'abbigliamento d'uomo che di
donna, sia d'altre cose ad uso di camera. In al-
cuni luoghi dicesi anche Fiocco.
— da spd; Fiocco della spada, Cicisbeo: Un doppio
cappio di nastro, per lo più riccamente ricamato,
con cui ornavasi l' impugnatura della spada civile.
S Dà ùnn~a lavala de testa co-i fiocchi; Far un
lavacapo, una sbrigliatura, un rovescio, ecc., vale
Fare una solenne riprensione.
S Fd ùnn-a cosa co-i fiocchi ; Far una cosa coi
fiocchi 0 coi festoni o a scaccafava, vale Farla
alla grande, con sontuosità o solennità, o sem-
plicem. Farla colla maggior perfezione possibile.
S Guernto de fiocchi; Infioccato: Ornato di fiocchi.
S Questa a ré co-i fiocchi ! Questa è col manico!
cioè Qjesta è madornale e curiosa.
Wiox'&tn.ixti (A); A fiorami V. À fiorammi
glia §U9 sede alfabelicQ,
Fiore s. m. Fiore V. Sciò.
I) Fioro, Buccio. T. cunciat. Quella parte della pelle
in cui è piantato il pelo,
it — Nel num. del più Uno dei quattro semi delle
carte da giocare.
S A fior d'cBfjua; A fior d'acqua, cioè Nella su-
perficie dell'acqua.
S In tò fior da zóventù; Nel fior della giovinezza,
Nell'aprile dell'età, cioè Nella più bella età del-
l'uomo.
% Truvaygióu a fiori; Affiorato, e dicesi di drappo,
seta e simili.
Fioretto s. m. Fioretto: Spada senza taglio
e senza punta , sostituito a questa un bottone
coperto di pelle per non offendere, nel fare di
scherma per ammaestramento o per giuoco; al-
Irim. Spada di marra.
» Fioretto, usato come addielt. e aggiunto a vari
oggetti, come drogherie, zucchero, carta, ecc.,
vaio Scelto, Di prima qualità.
S Fioretti; Fioretti, diconsi nella Musica Le grazie
e gli ornamenti del canto; e nella llettorica I
fregi del bello e ornato parlare.
Fiorettón s. m. Fioreltone. Voce dell'uso.
Aggiunto di salsapariglia ed altri oggetti di dro-
gheria, come pure di carta, vale Di sceltissima
qualità.
Fiori V. n. Fiorire V. Scioì.
I) Fiorire, metaf. vale Essere in fiore, in eccellenza,
in buono stato, ed anche Divenir in fama, Di-
venir glorioso.
Fiorin s. m. Fiorino: Moneta antica, così d'oro
come d'argento, battuta nella città di Firenze,
così detta dal giglio fiore impressovi dentro;
altrim. Gigliato.
" Fiorino: Moneta d'argento effettiva della Ger-
mania, già in corso in una parte d'Italia, del
• valore di lire tre austriache, pari a lire ital. due
e cent. SS.
Fioriio p. pass. Fiorilo V. Scioio.
<^ Stile fiorìo; Stile fiorito, vale Sommamente
adorno, Pieno di fregi. Artificiato.
Fiorista s. f. Fioraja: Quella che fa e vende
a bottega fiori finti per adornamento e guarnizioni.
Fioritùa s. f. Fioritura e Fiorita: Il fiorire e
Il tempo in cui le piante mettono fuori i fiori.
Fiosella s. f. Filaticcio: Filato di seta strac-
ciata; ed anche La tela fatta di simil filalo: Unn-a
roba de fiosella; Una veste di filaticcio.
Fiosella s. m. Fettucciajo, e nell'uso tose.
Nastraio : Fabbricante e Venditore di fettucce
0 di nastri.
Fi6ix s. m. Botte: Così chiamano i Vinattieri
Una botte la più grande di tutte, capace a con-
tenere cento e più mezzarole di vino.
Il Comando, Aghetto. T. mar. V. Comando nel
5» significato.
Firma s. f. Firma: Sottoscrizione autentica di
una lettera o di qualunque altro scritto od atto
pubblico; altrim. Soscrizione, Sottoscrizione. _
Firma v. a. Firmare: Sottoscrivere lo scritto
per renderlo autentico; altrim. Segnare, Sotto-
scrivere.
Fiscalezza v. n. Fiscaleggiare: Far il fiscale
e propriam. Sottilizzare ed Esaminare accurata-
mente, come i criminalisli.
Fisoe s. f. pi. Marche, e nell'uso Pisce, ma voce
da schivarsi : Quei seguali d'avorio, di madreperla,
FIS
FLE
379
d'osso 0 d'altro, dì più fornie, che in alcnnì giacchi
servono per segnare i pnnli.
Fisciù s. m. Fisciù : Specie di fazzolello da collo,
ma scempio, triangolare, con gala o altro goar-
nimento, con cui le donne si cuoprono il seno
e le spalle.
Fischia, V. n. Fischiare: Mandar faori il fischio;
dicesi anche Fistiare, ma è idiotismo fiorentino.
" Fischiare, usasi comunem. per Disapprovare con
fischi 0 altri segni di scherno un'opera messa in
pubblico, e dicesi così dell'opera come dell'au-
tore; contr. di Applaudire.
Fisclxietto s. m. Fìschìeilo: Pìccolo strom.
che serve per fischiare.
« Fischietto e Fraschetto. T. mar. Piccolo strum.
da fiato, che rende un suono acutissimo e serve
al capo dell'equipaggio per dare gli ordini, i quali
si comprendono dai diversi intervalli e modula-
zioni del suono.
Fischio s. m. Fischio: Suono acuto che si fa
colla bocca con varia postura di labbra e di lingua.
" Fischiata : L'han misso a-i fischi ; Lo presero
a fischiate.
Fisco s. m. Fisco: L'uffizio del Pubblico Mini-
stero, cioè Quello dell'avvocato procuratore fiscale.
Fissa, v. a. Affissare, Affisare, Fissare, Fisare:
Guardar fisso o attentamente, con occhio fermo.
« Fissare, per Determinare, Stabilire: Ha fissóu
cosci; Ho fissato così.
« — per Render fisso, Render sodo. Fermare,
Assodare.
« — per Far restare una cosa nello sialo in che
è e non farla procedere.
w — per Conchiudere, Annodare un contratto.
— t cavalli, i sùnnoeì, ecc.; Fermare i cavalli, i
suonatori, ecc.: Pattuirli per uso proprio o altrui.
— l'óa, ó prexo, ecc.; Fissar l'ora, il prezzo, ecc.
— ò giorno; Aggiornare o Aggiornare il giorno:
Assegnare il giorno.
S Fissàse n. p A!!;ssarsi: Gnardarsì fiso recìpro-
camente.
— m t'ùnn-a cosa; Fissarsi in checchessia, Osti-
narsi, Aver fitto o fermo il chiodo in checchessia,
è II perder la ragione non del tùlio, ma sì circa
ad una data cosa.
Fissazión s. f. Fissazione, Affiisazione, Fis-
sezza: La passione derivata da travolgimenlo dì
mente intorno ad una data cosa; altrim. Mono-
manìa.
•I Fissazione, in Chim. Operazione, colla quale sì
combina un corpo gassoso con un corpo liquido,
e dicpsi in genere di Tutto ciò che dì sua na-
tura è fluido, volatile e che resta fisso o consistente.
» Oilinazione, Caponeria, Caparbieria.
— do giorno; Aggiornamento, Assegnazione del
giorno.
Fisso add. Fisso, Fiso . Intento, Fermo, Immo-
bile a considerare o a riguardare.
» Fisso, per Fermo, Immutabile, Risoluto, Ostinalo,
Cocciuto.
»» — Detto di cose, vale Fermo, Stabile.
« — Detto di giorno, vale Determinato, Prefìsso..
S Ave'i ùnn-a cosa fissa in la testa, ecc.; Aver
una cosa fissa nel capo, nella mente, nella me-
moria, ecc., cioè Ben impressa e che mai non esce.
S Stelle fìsse; Stelle fisse: Quelle che costantem.
ritengono la stessa posizione e distanza, le une
rispello alle sltre,
Fisso avv. Fiso, Fisamente, cioè Con occhio fisso
0 fermo verso checchessia: Ammid fìsso; Guardar
fiso, Affissare V. Fissa nel I» significalo.
Fissù.a<s. f. Fessura, Fissura, Fesso, Fenditura :
Piccola spaccatura o crepatura lunga. - Spiraglio,
Fessura in mura o in tetto o in imposte d'usci
0 di finestre o in checchessia, per la quale l'aria
0 il lume trapela.
S Tappa e fìssùe ; Rinverzare: Riturar fissare di
legname con isverze; e detto dì muri. Turare con
isverze ossia schegge e con un po' di calcina ì
vani che rimangono nel muro, specialmente quando
è costrutto di rovinacci ovv. di ciolloli.
Fistola s. f. Fistola: Piaga o Ulcere vecchia,
cancrenosa e di difficile curazione.
Fxta s. f. Fitta, Trafitta: Dolore pungente e in-
termittente.
Fiitaja. 0 A.ffitaia s. f. Concia: Luogo ove
lavorano i conciatori di pelli.
Fxto avv. Presto, Prestamente, Con prestezza,
n Presto, alle volte usasi per Fra poco, In breve:
Vegniò filo; Verrò presto.
Fittavolo s. m. Fitlajuolo: Quegli che tiene
le altrui possessioni a fitto; altrim. Affittajuolo,
AffiUuale, Affittuario, Fitluario.
Fitto s. m. Fitto, Pigione V. Pixòn.
Fixica s. f. Fisica: Scienia delle cose naturali,
de' loro fenomeni, delle loro cause e de' loro ef-
fetti, ossia delle proprietà naturali de' corpi ; al-
trim. Filosofia naturale.
Fixicàse n. p. Fisicarsi, Ghiribizzare, Fanta-
sticare: Stillarsi il cervello.
Fixico s. m. Complessione, Costiluzìone, Tem-
peramento: Qualità e slulo del corpo umano: 0
l'ha un fìxico troppo debole; Ila un tempera-
mento troppo debole, É dì troppo debole com-
plessione.
Flacòn s. m. Boccetta, Oricanno : Vasello da
tenervi acque odorifere.
Flag-ellà v. a. Flagellare : Percuotere con fla-
gello; Battere, Frustare, Sferzare.
Flagrellazión s. f. Flagellazione, Flagella-
mento: Il flagellare. Il castigo del flagello.
— de Cristo; Flagellazione di Nostro Signore: Il
supplizio che ì Giudei fecero soffrire a G. C.
flagellandolo attaccato ad una colonna.
Flag-ellóix p. pass. Flagellato: Percosso col
flagello, e per estensione Coperto dì ferite.
Flanella; s. f. Flanella: Specie di pannina leg-
giera, tessuta dì lana fina; se ne fa generalm.
camiciuole e mutande.
Flato s. m. Flato, e comunem al plur. Flati:
Aria generala nel corpo dell'animale, e propriam.
Vento che si genera negl'intestini da fermenta-
zione del chilo 0 dagli acidi soverchi o da altro
che sia; Flaiuosilà, Flatulenza.
S Chi fa fa di flati; Flatulento, Flatulente, Fla-
luoso: Che genera flati, ventosità.
Flauto s. m. Flauto: Strum. musicale da fiato,
ritondo, diritto, forato e lungo meno d'un braccio.
S 5ùnndu (/e /ZaK<o; Flautino, Flautista: Suonatore
di flauto.
Flebòtomo s. m. Flebotomc, Flebolomisla:
Nome che si dà a Colui che fa salassi o cava sangue.
Flescitoile add. Flessibile, Pieghevole, Arren-
devole: Atto ad essere piegato.
Flesoibilitse s. f. Flessibilità, Pìeghevo'ezia,
ArrendevolezM,
380
FOD
FOG
FlùsciSn s. f. Flussione. T. med. Malattìa che
si credeva generata dal flusso ossia dai concorso
in alcuna parie del corpo di qualche umore, come
pituita, catarro e simili; oggi Reuma, Catarro.
Fò s. m. Faggio. T. hot. Fagtis sylveslris. Albero
che ha il tronco diritto, molto grosso che si eleva
a grande altezza, molto ramoso, con la scorza
unita, di colore grigio, i rami pendenti nella
gioventù, le foglie alterne, appuntate, acute, un
poco dentale, ondale, i fiori verso le estremità
de' rami. Fiorisce dall'aprile al maggio, ed è in-
digeno ne' luoghi montuosi.
Fò s. m. Remore: Suono disordinato e incomposlo,
indistinto e prolungalo, e dicesl comunem. del
fracasso che fanno le mine scoppiando e le ar-
tiglierie sparando.
— d5 tron; Schianto.
S Fa fò; Grillettare, Friggere, dicesl dell'Acuto
romoreggiare de' liquidi prima che sorga il bol-
lore: A pùgnatta afa fò; La pentola grilletta.
Il — Frullare: Il romoreggiare che fanno i vola-
tili coll'ale levandosi da terra.
Fòa, s. f. Favola: Cosa inventata o fìnta a simil.
del vero per ammaestramento o per ricreazione.
« Favola, per Falsa narrazione o Cosa falsa, inven-
tala per ingannare o per deridere alcuno; Fola,
Fiaba, Frottola, Fandonia, ecc.
~ dS bestenlo; Favola o Canzone dell'uccellino V.
' Bestento.
S Chi conta de foe; Favolatore, Favoleggiatore. -
FavolonCf Chi racconta fiabe e bugie.
S CSntd de fòe ; Favolare, Favoleggiare: Raccontar
favole; e talora Dar parole, cioè Trattenere e
non venire a fatti. Lusingare senz'effetto.
S Èse a fòa da cittce, ecc.; Esser favola al po-
polo. Essersi reso la favola del popolo, della
città e simili, vale Esser l'oggetto della derisione,
dello scherno, de' motteggi del pubblico.
Foee s. m. Fata: Donna favolosa, finta immor-
tale, di gran potenza e di buon genio, che s'in-
troduce nelle novelle da raccontarsi a veglia.
Foa,xKii]ie delPag-og-g-ia; Cruna del-
. l'ago: Foro nell' estremità dell'ago.
iPoapag-g-e s. m. Forapaglie. T. ornit. Sali-
cariu phragmitis. Uccello del genere delle Silvie,
che ha il becco nerastro, le penne del pileo
nere, marginate di lionato-verdastro; quelle della
schiena, delle scapolari, lionato-olivastre, nera-
stre sul mezzo ; la gola, il gozzo, l'addome e il
sottocoda, di color bianco, leggermente ceciato;
i piedi cenerino-olivastri. Abita sempre nell'in-
terno de' giunchi e de' paglioni; molto comune
nel settembre; parte ai primi d'ottobre e non
ritorna che in aprile.
FodLcira s. f. Fòdera, Soppanno: Quella tela o
drappo 0 altra simil materia, che si mette dalla
parte di dentro de' vestimenti per difesa o per
ornamento. - Il soppanno propriam. è La parte
della fodera che guarda il petto e la vita, e può
comprendere anche l'imbottito; ma non si direbbe
mai soppanno la fodera dappiede al vestilo.
— do scàtoa; Fodera: Materia rapportata onde son
rivestite interiormente alcune tabacchiere.
— dò cappello; Fodera: Tessuto per lo più di seta,
con cui si copre internamente il cappello.
Foddra v. a. Foderare, Soppannare : Metter la
fodera, il soppanno a checchessia per abbellimento
0 rinforzo,
S Foddràse n. p. Foderarsi, figur. e in m. b. vale
Impinzarsi, Empiersi di cibo.
Foddretta s. f. Fèdera: Sopraccoperta di
panno lino o simile, fatta a guisa di sacchetto,
nella quale si mettono i guanciali; dicesi anche
Federetla, ma è voce poco usata.
$ Leva a foddretla a-i oegé ; Sfederare: Cavar le
federe dai guanciali, conlr. d'Infederare.
S Mette a foddretta; Infederare: Mettere i guan-
ciali nella federa.
Foddrinn-a s. f. Anima: Tutta quella parte
dell'imposta che è compresa fra i baltitoj (bat-
tenti) e le spranghe, siano questi due o più. -
Anima liscia dicesi quella che è calettata al
pari, cioè tutta in un piano coll'intelajatura; Anima
formellata, quella che fa risalto o incavo, ri-
spetto al piano dell'intelajalura.
Foddro s. m. Guaina, Fodero e per sìnc. Fedro :
Strum. di cuojo o di ferro, entro il quale stanno
le lame della spada, della bajonetla, ecc.
Fpddròix p. pass. Foderalo, Soppannato V.
Fuddrd.
§ Avei a góa fuddrd de lamma; Essere una gola
lastricata, dicesi a Chi inghiolte con ingordigia
ogni cosa ancorché bollente senza mostrarsene
offeso.
S Éuggi foddrce de carnesd; Occhi foderati di pro-
sciutto V. Éiiggio.
Foesta V. Exilià.
% Foestàse n. p. Latitare, Nascondersi, Celarsi, e
per lo più per qualche delitto commesso.
Foesté s. m. Forestiere e Forestiero: D'altra
patria, D'altro luogo che di quello dove un si
ritrova; Straniero.
Il Forestiero, per Ospite, cioè Quegli che vien di
fuori di casa tua ad alloggiare o mangiare teco.
Foéta s. f. Favoletta: Favola breve.
F5ettà< s. f. Scudisciata e Scurisciata : Colpo dato
collo scudiscio.
S Dà de fòettce; Scudisciare e Scurisciare: Per-
cuotere collo scudiscio.
Fòetto s. m. Frustino : Bacchetta ricoperta di
strisce sottili di pelle, di cui si servono i ca-
valcanti per toccar il cavallo ; allrim. Scudiscio
e Scnriscio.
Il Palloncino: Arnese fatto di più fili d'ottone, fer-
matine i capi ad un corto manico di legno, con
cui si sbatte la panna per farla montare, ovv. a
diguazzare le chiare d'uova per farle spumeggiare.
Fog-lietto s. m. Focherello, Focolino : Piccolo
fuoco.
Il Capannella e Capannello: Radunanza d'aomini
discorrenti tra loro in luogo pubblico,
g Fd fóghetti; Far capannelle o capannelli: Radu-
narsi qua e là uomini a discorrere.
Fòg"lxista s. m. Razzajo : Artefice che lavora
razzi ed altri fuochi artifiziali ; dicesi anche
Fuochista.
« Fuochista: Colai che è addetto ad accendere e a
regolare il fuoco nelle macchine de' bastimenti a
vapore e delle ferrovie.
FSg'oa s. m. Focolare : Luogo nelle case sotto il
cammino, dove si fa fuoco per cuocere le vivande,
F5g"òn s. ni. Focone: Nell'armi da fuoco è li
luogo dov'elleno sono forate per dar loro fuoco.
I) Focone e Cucina. T. mar. Grossa cassa quadra,
formata di due pie dritti e cinta di forti tavole,
che serve di focolare nelle navi per fare la cucini.
FON
FON
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Fog-oso add. Focoso, Voemenle, Impetuoso,
Siibilano: D'animo caldo.
FSin s. m. Faina. T. zool. ilartes {dna. Specie
d'animale mammifero dell'ordme de' Carnivori ; è
della grandezza d'un gallo ; il suo pelo nereggia
nel rosso ed è bianco scilo la gola; freqaenla
le abilazioni e penelra ne'pollajc ne' colombai
e mena gran strage.
S Euggi de fòin o affóince V. Euggio.
Folletto (Spirito); Folletto: Propriam. Nomo
degli Spiriti, che si credono da alcuni che sileno
nell'aria e facciano agli uomini degli scherzi, ver-
sando talora scrosci di riso.
% Folletti; Balze: Chiamansi così Le cortine che
pendono dentro la carrozza.
S 0 l'è un folletto ; É un serpentello, un nabisso,
un fisltìlo, un diavoletto, dicesi di Fanciullo vivo,
brioso ed astuto.
Fomenta, v. a. Fomentare, Incitare, Promno-
vere, Provocare, Instigare.
Fónda v. a. Fondare: Erigere, Inslitnire per
la prima volta,
n Fondare, figurai, per Fermare, Collocare, Stabilire
su checchessia disegni, speranze e simili.
S Fònddse n. p. Fondarsi, figurai. Far fondamento,
disegno, capitale ecc. di alcuna cosa utile, gio-
vevole, con animo di valersene.
Fondamento s. m. Fondamento: Ciò che
serve di base e di principale sostegno; e figurai.
Quello su cui altra cosa posa e si fonda; Motivo,
Cagione, Ragione determinante ecc., onde: Parla
con fondamento ; Parlare con fondamento o fon-
datamente, cioè Con ragione, ecc.
n Usato nel num. del più Fondamenti e meglio
Fondamenta: Quel muramento sotterraneo, sopra
del quale si posano e si fondano gli edifizi.
S Fd I /"cndaHien^/; Fondamenlare: Fare o Gi Ilare
le fondamenta.
Fondato s. m. Fondatore, Istitutore : Colui che
fonda, che istituisce (dà principio o fondamento
a una cosa).
F^ndaziòn s. f. Fondazione, Fondamento:
L'alto di fondare (stabilire), e dicesi di Stabili-
mento durevole e permanente,
w Fondazione, si dice altresì dell'Erezione d'un ospe-
dale, d'un canonicato, d'una cappellania, d'un
collegio e simile.
Fónde v. a. Fondere: Struggere, Liquefare i
metalli mediante il fuoco.
Fóndeas. f. Fonda : Dovizia, Abbondanza, Copia,
Eccesso di checchessia; e comun. dicesi di frulli
e di fiori.
Fóndeg-lxé s. m. Vinajolo, Vinattiere, Cano-
vaio : Quegli che tien bottega o magazzino e ri-
vende il vino a minuto.
Fóndeg-o s. m. Cànova: Luogo dove si vende
il vino a minuto. - Terzineria dicono i Tose, la
Cànova ove si vende il vino a terzini , cioè a
fiaschetli che han la capacità d'un terzo del fiasco
comune; Mescita, la Bottega, ove si vende il vino
a bicchieri, ed anche rosolii, brodi, zuppe e simili.
Fonderia s. f. Fonderia : Officina dove si fon-
dano i metalli.
Fóndetto s. m. Dipanino, Anima, Fondello:
Viluppelto di carta o di cencio, snl quale si av-
volge il filo per formare il gomitolo.
» Fondo. T. gioiell. La parte inferiore del castone
quando la legatura non è a giorno.
Il Filondente V. Ba;tin nel 2" significato.
Fondenr V. Fóndita.
Fóndita s. f. Fusione: L'atto o L'effetto del
fonditore, Liquefazione di ciò che si fonde.
Fónditò s. m. Fonditore: Colui che fonde i
metalli per farne monete, artiglierie, campane,
caratteri, ecc.
Fóndo s. m. Fondo: La parte inferiore di chec-
chessia, e specialm. delle cose concave: Fondo da
bette, da pùgnatta, dò bastimento, ecc.; Fondo
della botte, della pentola, del bastimento, ecc.
it Fondo, per Centro o La parte piìi intima, la più
celata di checchessia: In tò fóndo dò chèa; Nel
fondo del cuore.
« — Parlandosi di luogo, dinota La parte più lon-
tana, più remota, ed anche la meno frequentala:
In fóndo da stradda, In t'ùn fóndo de prexòn ;
In fondo alla strada. Nel fondo d'un carcere.
n — per L'essenziale, Il capo principale, II punto
d'un affare, d'una lite, ecc.
n — Nella Pittura dicesi II campo in cui sono gli
oggetti d'un quadro.
— da scàtoa; Fondo della tabacchiera: Tutla la
parte inferiore della scatola, nella quale è con-
tenuto il tabacco. - Fóndo dicesi anche il Disco
inferiore della scatola, esclusa la fascia.
— de cascia; Fondo di cassa: Danaro che si ha
in serbanza nella cassa per usarne ne' bisogni
straordinarii.
— di diamanti; Fondo de' diamanti : Quell'appa-
renza che sembra rifletta la vista di chi vi si af-
fissa ; ed altresì La loro profondila e grossezza.
— dò cappello; Cucuzzolo: La parie superiore del
cappello.
— dò ma; Fondo del mare: La superficie della terra
sotto l'acqua del mare. Coll'aggiunto di Buono
0 Cattivo, serve a dinotare che la qualità della
terra sotto il mare è capace o no di ritener,
l'ancora.
— dò sciùscetto; Fondo del manticetto: Il palco
(tòa) inferiore dello stesso.
% Fóndi; Fondi, Beni slabili, Poderi, Capitali,
n — di càsoin, de braghe, ecc.; Fondi de' calzoni,
delle brache e simili vestimenti, si dice Quella
parie che alla forcalura dell'uomo corrisponde,
n — d'ùnn-a caso, d'un palasso; Sotterranei, e
comunem. in Toscana Fondi : Luoghi sotterranei
e molto interni, come cantine, ecc.
S A fóndo m. avv. A fondo, Affondo, Nel fondo,
conlr. di A galla.
S Andd a o a-o fóndo; Andare a fondo o al fondo
0 a picco, vale Affondare, Sommergersi,
n — a-o fóndo d'ùnn-a cosa; Andare al fondo di
una cosa, metaf. vale Andarne alla radice, Vo».
lerne sapere il vero, Approfondirla.
S Da cimma a fóndo \. questa voce alla sua
sede alfab.
S Dà fóndo; Dar fondo, Fondeggiare, Gittar l'an-
cora. T. mar. 11 fermarsi le navi sull'ancora.
§ £se de bón fóndo; Esser di buon' indole, di buon
carattere.
S Manìa a fóndo; Mandare a fondo o a picco,
vale Affondare, Sommergere.
S Non aveì ni fin e ni fóndo; Non aver né fine,
né fondo, vale Essere immenso, non compreso
da termine alcuno.
S O daeiva fóndo a un Slato; E' darebbe il fondo
ad una nave di sughero. Dettato che dieesi d'no
382
FOÈ
FOR
grande scialacquatore, cioè Glie metterebbe in
fondo una nave falla o carica di sughero (natta),
che por natura sta sempre a galla e non può
affondare.
§ 0 móndo 5 l'è riòn'o, chi no su navegà va a-o
fóndo; Il mondo è un coso tondo che rullando
va da sé, e chi svia la strada precipita. Prov.
facile ad ogni intelligenza.
§ 0 rùxenlà 5 tócca 5 fonilo ; II socchio rade il
fondo del pozzo, La candela si spegne, Siamo
al fondo del sacco: Dettato prov. che vale Essere
quasi in rovina, Aver più poco da spendere.
§ Savet ùnn-a cosa a fondo; Saper una cosa a
fondo, figurai, vale Saporla bene, Averne perfetta
nozione.
§ Sia a-o fóndo; Slare a o al fondo: Non gal-
leggiare.
§ Vedde ó f'mdo a ùnn-a cosa; Dar fondo a chec-
chessia, vale Dissiparlo, Mandarlo a male, Finirlo.
Fond-ua s. f. . . Crema fatta con cacio dolco,
stemperato e cotto con acqua e tuorli d'uova;
delta dal Pananti Cacio imperio, e da'Francesi
Fondite o Crème au fromage.
Fon<iùag',g"ia s. f. Fondigliuolo e Fondimo:
Propriam. Q^iel po' di liquore che rimane in fondo
a' fiaschi, bicchieri e simili, Rimasuglio di cose
liquide. - Posatura, Sedimento, Fondata, Fon-
daccio, Feccia, dicosi Quella parte che depon-
gono in fondo al vaso le cose liquide. Capomorto
presso i Chimici La materia che rimane ne' vasi
dopo la distillazione.
Fontanèlla s. f. F<!ntanella: Nome che si dà
alla Sommità del capo de' bambini, là dove si
riuniscono le suture.
Fontann-a s. f. Fontana e Fonte: Luogo dove
scaturiscono le acque.
Forag-gria v. n. Foraggiare. T. milit. Andare
al foraggio V. Foraggio.
Forag-gio s. m. Foraggio. T. milit. Vetto-
vaglia, e in generale Provvisione di paglia, fieno
e simili ad uso di alimentar le bestie.
Forca s. f. Forca : Patibolo dove s'impiccano
por la gola i malfattori; e talvolta si usa Forche
nel nnm. del più.
8 Accianlà e fórche; Drizzare, Rizzare o Piantar
le forche.
g Faccia de forca; Faccia di boja, ^ iso d'impic-
cato V. sotto Penlin de fórche.
% Manda in scè fórche; Mandare, Raccomandare
alle forche: Va in sce fórche; Va alle forch\
Maniera imprecativa e d'abborrimento, con cui
si licenzia o si discaccia altrui.
S Pcndin da fórche; Forca, Avanzo di forca, Im-
piccalojo. Capestro, dicosi di Giovine furfante
che merita e che è in età d'essere impiccato.
S f escio fórca; Pesce forca. T. ittiol. Peristedion
cataphractum. Pesce somigliante moltissimo al
Triglo Capone, ma che ha il muso terminante
con due ossa lunghe e piatte, ('i cui il complesso
somiglia non poco ad una forca. Abita noi mar
Mediterraneo e in quello che bagna le Moiucche.
Da alcuni chiamasi Pesce Cornetta.
Fórca s. f. Forcata: Tanta paglia, fieno e sim.
quanta sostiene e leva in un tratto una forca o
forcone.
Fòrcaftjera s. f. Forca, Bidente. 7". contad.
Asta, in cima alla quale è fitto un ferro con due
rcbbj 0 denti, che si aguzzano e piegano alquanto
e si adopera da' contadini per m ttere insieme e
rammentare letame, paglia, fieno e simili cose.
Se un tale strum. ha tre rebbj invece di due,
diccsi Forcone o Tridente.
Forcella s. f. Crocile. T. funaj. É un Palo
alto circa un uomo, con in cima una traversa,
sulla cui parie superiore son piantali vertical-
mente, a eguali distanze, alcuni pinoli o anche
chiodi. In ogni scalo ove si fabbricano cordaggi
sono più crocili a convenienti distanze, e tulli
servono a mantener separati e sollevati da terra
i fili da comporre poi i legnuoli, ecc.
Fór^elli-an-a s. f. Forcella o Sponderola a
forcella. T. legnaj. Sorta di pialla col ferro con-
cavo, cioè rientrante, e simile incavatura è in
tutta la lunghezza della faccia inferiore del ceppo;
serve per fare i bastoncini delle cornici.
Forchetta s. f. Forcina o Forcella : Spillo
doppio, piegato a guisa di mollette, che, appuntato
ne'capelli, serve a sostenere i ricciolini alle donne,
ti Forcella : Legno biforcuto a uso di sostenere al-
bori, viti ed altre piante; altrim. Broncone.
— da carossa; Forchetto: Lungo pezzo di legno
armato di due punte, attaccato alle stanghe della
carrozza, il quale si manda giù nelle salite, ac-
ciocché non possa dare indietro.
— dò guanto; Linguella : Striscetta cucila lateral-
mente a ciascun dito del guanto, tranne il pollice.
% Parla in punta de forchetta; Parlare in punta
di forchetta, cioè Leccatamente, Affettatamente,
Scegliere in parlando le voci e i modi più squi-
siti, il che rasenta od è affettazione.
Fòrchin. s. m. Fòrcolo: Strum. villereccio, e
sembra dimin. di Forca V. Fórcafcera.
Forcina s. f. Forchettata : Quanto si leva dal
piattello in una sola volta colla forchetta V.
Fòrcitin-a.
« Talora vale Colpo di forchetta.
Fòr^inn-a s. f. Forchetta e Forcina : Quel
piccolo strum. d'argento o d'altro metallo (e ta-
lora di legno) con rebbj, che più comunemente
diconsi Punte, col quale s'infilza la vivanda, che
si vuole con pulitezza portare alla bocca.
S Denti da fòrcinn-a; Punte V. Dente.
S Mdnego da fórcinn-a; Manico della forchetta,
non già Còdolo, come da alcuni viene erronea-
mente dello, essendo propriam. questa la parte
del coltello, del forchettone o d'altro strum. in
asta, che si ferma nel manico.
§ Stàccio de fórginn-e; Forchettiera.
Forgino», s. m. Forchettone: Quella forchetta
grande, per lo più a due sole punte, che serve
a tener fisse le grosse vivande che debbon ta-
gliarsi col trinciante.
FòrfV>a s. f. Fórfora e Fórfore : Escremento
secco, bianco e sottile che si genera nella cute
del capo sotto i capegli; dicesi anche Forforag-
gine, ma è meno usato.
Fórg-lxista V. Fóghista nel 1" significato.
FSrg-òn s. m. Forgone. Voce dell'uso: Specie
di carro coperto, a due o a quattro ruote, che
si usa specialm. fra gli eserciti per trasportare
robe di qualche valore; allrim. Carrettone.
Foi'nia s. f. Forma : Strutlura propria d'un corpo,
n Forma, per Immagine, Sembianza, Aspetto, Fi-
gura; Regola, Stile, Ordine; Maniera, Guisa, Modo.
H — Modello, Archetipo, Stampa, Cavo; e presso
ì Gettatori Plasma, cioè Modello in cui gettasi
vou
voti
383
qnalche metallo o altra materia scorrente da in-
durarsi, modellarsi e ricevere figura.
— da bonetti; Forma da budini, e nell'uso Budiniera.
— da fa ó formaggio; Cascino: Quel vaso o cer-
chio di legno o d altra materia, per lo piti ritondo,
in cui si mette la parte caseosa del latte, perchè
si prosciughi e prenda la consistenza del cacio.
— da fa 5 pappe; Forma. T. di cari. Cassetta qua-
drangolare, lunga e larsa quanto il foglio di carta
che vi si vuol fabbricare.
— do gelatinn-e; Compostiere e Compostiera.
— da gobdletti; Cappelletto o Forma da pasticcini.
— da scarpe; Forma da scarpe : Pezzo di legno
foggiato a modo di piede umano, e su cui si
cuce e si lavora la scarpa. Ce n"ha d'un pezzo
e di due pezzi.
Forma, v. a. Formare: Dare la forma o l'es-
sere, Creare o Fabbricare.
« Formare, per Comporre, Ordinare checchessia.
„ _ per Produrre, Concepir nella mente : Forma
un progetto, un disegno; Formare un progetto,
un disegno e simili.
S Formóse n. p. Formarsi, Generarsi, Esser pro-
dotto; e talvolta per Concepire, Immaginarsi.
» Formarsi , figur. dicesi del Corpo de' giovanetti
e delle donzelle, quando nel crescere comincia
a prendere la forma dell'età adulta..
Formag-g-etta s. f. Caciuola : Cacio pic-
colo, ordinariam. schiacciato e di forma tonda,
» Caciotta: Sorta di gelalo forte fatto a foggia di
una caciuola.
« Pomo dell'albero. T. mar. Quel pomo di forma
ritonda e schiacciata che si mette alia testata
dell'albero.
— fresca 0 mollunn-a; Cacctlo, Caciolino: Piccolo
cacio fresco.
S Formaggette de càusa da brùxd ; Formelle : Son
Ceiii panirci tondi e piani fatti della corteccia
polverizzala della quercia o del cerro, la quale,
dopo che ha servito alla concia del cojame, e
tuttora molle, vien ridotta in forme, come quelle
del cacio, d'un palmo di diametro, grosse circa
due dita, le quali servono ad ardere, atte spe-
cialmente a conservar lungamente il fuoco.
Foimiag'g'ia. s. f. Cacio: Una grossa forma
di cacio.
Formag-g-ia s. m. Pizzicàgnolo, Pizzicajuolo:
Colui che vende roba che pizzica e stuzzica, come
cacio, salame, salume ed altri comangiari; altrim.
Pizzicarolo, Pizzicherolo, Lardajuolo, e nell'uso
Salumaio. - Caciajuolo dicesi Colui che va ven-
dendo cacio attorno.
Formaggio s. m. Cacio, antic. Cascio : II
latte delle pecore, capre, bufale e vacche, ca-
gliato, cotto e salato, preparato nelle forme, per
lo che si dice anche Formaggio.
— co-a tà(jritna; Cacio che fa la lagrima, che goc-
ciola: Cacio che trasuda quando si affetta, e questo
trasudamento grasso è indizio di bontà.
— co-t grilli; Cacio inverminato o bacalo: Cacio,
in cui la fermentazione ha fatto schiuder molte
uova di moscherini, donde uscirono bacolini che,
dai salti che fanno, da noi si dicono grilli e in
qualche paese sdtceli (corruz. di salterelli).
— co-i éuggi; Cacio cogli occhi od occhiuto: Cacio
serbevole, nella cui pasta son molte cavità ton-
deggianti.
-— ch'O fa a f'ta; Cacio che fila o che fa le fila :
Cacio che scaldalo al fuoco, o posto grattugiato
sulle vivande, diventa filamentoso.
— co pessìyo; Cacio forte; Cacio che abbia acqui-
stato sapor piccante; alirim. Cacio sappiente.
— co scappin; Cacio sfracco : Quel cacio che ha
acquistalo un odore disgustoso somigliante al fe-
tore che produce in alcuni il sudore de' piedi.
— fresco; Cacio alla stagione, cioè Di fabbricazione
quasi recente. Cacio verdemezzo.
— gruttóu; "Cacio grattugialo o grattato.
— magro; Cacio sburrato o Cacio baccellone.
— piaxentin; Cacio parmigiano o lodigiano, e da
taluni Cacio piacentino. E qui si osservi che spesso
il cacio trae la denominazione particolare dalla
provincia o dallo Slat» ove si fabbrica; così di-
ciamo Cacio parmigiano o lodigiano, Cacio di
Sardegna, d'Olanda, di Chiavari, ecc.
— sbrinso; Sbrinzo o Cacio sbrinzo: Cacio insa'ato
che si fabbrica a Brienz nei Grigioni.
— scciazzo; Cacio senz'occhi o serralo: Cacio, la
cui pasta è compressa e senza pori.
— téneo; Cacio tenero.
S Amannaìuan ó me (evia 5 formaggio d'in scià
mencstra ! Oh forse ch'egli rincarerà il fi Ilo !
Modo di dire che vale Egli mi farà il peggio
che potrà? e usasi dire quando non si teme che
altri ci possa nuocere.
S Cazze 5 formaggio in sci maccaroiìi; Cascar
il cacio su' maccheroni, Piover lo zucchero sulle
fragole, Cascar le ulive nel paniere, dicesi prov.
di Alcuna cosa inaspettata, sopraggiunta a gran-
d'uopo.
§ Cresta do formaggio V. Cròsta.
5 Pan co-i éuggi, formaggio sens'éuggi, vin chi
sàta u-i éuggi V. Éuggio.
S Pessd de formaggio; Forma dì cacio, e anche
assolutam. Cacio.
S Fesso de formaggio; Taglio di cacio: Pezzo
piuttosto grosso di cacio separalo col coltello dalla
forma. - Dicesi Taglio fresco quello che fu ta-
gliato di recente.
S Promet'u ctù formaggio che pan; Frometler
Roma e toma, o mari e monti, vale Prometter
molte e grandi cose.
Formalitae s. f. Formalìlà : Forma, Maniera
formale espressa di procedere nell'amministrare
la giustizia.
I) Formalità, talora dicesi per Cerimonia, .\tli di re-
gola od officiosi che si praticano in certe solennità.
Forma.lizzàse n. p. Formalizzarsi, Mara-
vigliarsi, Stupirsi, ed anche Scandalezzarsi.
Formato d-'ùn lil3l>ro; Sesto d'un li-
bro: La lunghezza e la larghezza d'un libro; che
anche dicesi Forma e Formulo d'un libro.
Forrua-zion s. f. Formazione, Formamenlo,
Creazione, Composizione.
Formetta, s. m. Formajo: Artefice che fa in
legno forme da scarpe e gambali da stivali.
Formìgoas. f. Formica, Formicola: Piccolis-
simo insetto che vive l'inverno sotterra con quello
che con sollecitudine raguna la state; i maschi
e le femmine hanno le ali ; le così dette operajc
ne son prive.
§ Andd co passo da formìgoa; Camminare eoa
estrema lentezza.
5 Ma da formìgoa; Male dell'asino. T.veter. Specie
di maialila, che viene talvolta nel piede de' ca-
valli, ffl(\li, asini e vacdie; detta altrim. Tarlo
384
FOR
FOR
della suola o deil'ungbia, e in term. scieuiìfico
Necrosi dell'unghia o della suola del piede.
» . . . . Ulcere di diatesi erpetica che si ferma
lentamente nelle orecchie de' cani.
S Tann-a de formìgoe; Cova: Bucheralfolo dove
s'annidan le formiche; altrim. Nido, Tana.
Formig-Oa v. n. Formicolare, Formicare: Il
muoversi di innumerevoli oggetti viventi a guisa
del brulicare delle formiche; altrim. Brulicare.
Il Formicolare, Informicolare: Il sentirsi in tutta
la persona un formicolamento fastidiosissimo V.
Formi goamento,
— e mòen: Pizzicar le mani, vale Aver prurito di
battere o Sla'-e per battere una persona.
Fontiig-oameiito s. m. Formicolio, For-
micolamento, Informicolamento, Formicolazione:
Sentimento come di formiche, le quali cammi-
nassero dentro le membra.
Fonnig-oasso V. sopra Formi goamento.
Formi g-oinn-a s. f. Formichella, Formi-
cuccia, Formicu/za: Piccola formica.
Forinola s. f. Formola e Formula: Modello
d'un atto o Modo di dire stabilito dalla legge,
dall'uso, al quale è d'uopo o è solito attenersi.
Formixlàjo s. m. Formolario o Formulario:
Libro contenente le regole o modelli ovv. certi
termini prescritti e ordinati con autorità per la
maniera e forma d'un atto o di stendere un istru-
menlo, come contralti, donazioni, testamenti, ecc.
Fòrna s. m. Panicuòcolo: Quegli che per me-
stiere cuoce il pane allrui, cioè per ordine di
chi gli dà la pasta. - Fornajo in Firenze è Colui
che fa il pane per venderlo.
S Chi 7ion ha atro che un pan, 5 fòrnd ò ghe
5 brùxa V. Brùxà, Pan.
Fòrna s. f. Fornata, Infornala: Tanto pane o
allra materia quanto può in una volta contenere
il forno.
Fòrnacca s. f. Fornello. T. contaci. Specie di
capannnccia fermata col terreno del campo per
ricuocerlo e purgarlo dall'erbacce mettendovi il
fuoco sotto.
Fòmaxa V. appresso Fòrnaxe.
Fórnaxe s. f. Fornace: Edifizio murato, nel
quale si calcinano le pietre e si cuocono mattoni,
embrici, stoviglie, ecc., ed in- alcune, di foggia
alquanto diversa, si fondono vetri, metalli ed altro.
— da càsinn-a; Calcara, e dottrinalm. Forno cal-
cinatorio.
— da còppi; Tegolaja.
— da vcddri ; Vetraja.
FSrnaxin s. m. Fornaciaio: Chi fa od eser-
cita l'arte di cuocer nella fornace le pietre da
calce.- Mattoniere, Fornaciaio da mattoni ; Con-
^iatur di fornace, Fornaciaio che lavora nelle
fornaci del vetro; Stovigliajo, che fabbrica o
cuoce stoviglie; Tegolajo, Fornaciaio che fa tegole.
Fornello s. m. Fornello e comunem. al plur.
Fornelli : Quelle buche quadrangolari , fatte nel
focolare, le quali hanno a metà della parte iuterna
f^ssa una rote o graticola di ferro por porvi il
fuoco, e nella parte inferiore rimangono vuole
per ricever la cenere che casca e per dare l'aria
necessaria. - Fornelli dieonsi anche Quegli arnesi
di ferro fuso, pure a quattro facce e con grati-
cola di ferro che si fermano sulle dette buch^.
Fòrnetto s. m. Fornellino: Specie di vaso ci-
h'ndrico, di lamiera di ferro, a tre «piedi più o
meno lunghi, presso il cui fondo è una gratella
orizzontale che regge i carboni accesi, per to-
stare il caiTè nel tamburino e per altri usi ; nella
fascia del fornellino, tra il fondo e la gratella,
è uno sportello con usciolino per dar aria alla
bragia.
Fornì v. a. Fornire, Provvedere, Munire, Som-
ministrare e sim.: Mi l'ho fòrnìo de tutto; Io
l'ho fornito d'ogni cosa,
n Fornire, per Ornare, Guarnire,
n — per Tralasciare, Desistere, Cessare V. Fini.
S Fòrnìse n. p. Fornirsi, Provvedersi, Prendere
checchessia per proprio uso: Me són fòrnìo de
boin libbri; Mi sono fornito di buoni libri.
Fornimento V. Finimento ne' suoi vari si-
gnificali.
FSrnitò s. m. Fornitore: Colui, cui per appalto
spelta la cura di provvedere gli eserciti delle
cose necessarie al loro mantenimento; altrim.
Provveditore, Abbondanziere.
FSrnitùa s. f. Fornitura: Nel milit. è II for-
nire e provvedere gli eserciti delle cose neces-
sarie al loro mantenimento, il che si suol dare
in appalto.
Forno s. m. Forno: Luogo di figura ritonda fatto
in vòlta e con apertura semiovale o quadra, che
si chiama Bocca, per uso di cuocere il pane od
altro.
0 Forno, per La bottega dov'è il forno.
Il — Metaf. e nell'uso d'cesi di Luogo, ove sia gran-
dissimo caldo.
— de campagna; Fornello da campagna: Grossa
teglia di ferro a due palchetti, con coperchio pure
di ferro, da cuocervi paste o altro come in un
forno. Il fuoco si mette nel palchetto di sotto e
sopra il coperchio; e così la roba da cuocersi
rimane tra due fuochi, e viene ben rosolata.
S Ascàdd 0 forno; Scaldare il forno.
S Bocca do forno; Bocca del forno.
S Cian dò fórno; Piano del forno.
S Fa;ro dò forno; Tirabrace.
8 Portello dò fórno; Chiusino V. Serraggio.
Forsa s. f. Forza : Gagliardia, Robustezza di corpo.
Vigore, Lena.
it Forza, per Potere, Possanza; Virili, Valore,
n — Metaf. Balìa, Dominio, Potestà.
« — per Violenza.
•I — per Potenza di milizia e Potere assolutamente.
S A forsa a vinge a raxón; La ragione non ha
luogo contro la forza, non prevale alla forza.
% A viva forsa m. avv. A viva forza, A marcia-
forza, Di tutta forza, Con vigore, Con tutto il
potere.
S Con tutte e so forse; Coll'arco e col midollo
dell'osso. Posto avv. vale Con tutto il potere.
S Mancamento de forse; Prostrazione, Abbatti-
mento, Decadimento di forze.
§ Perde e forse ; Smarrir le forze, Mancar le forze :
Avere prostrazione di forze, Infralire, Indebolirsi.
S Unn-a cosa pe forsa a nò va ùnn-a scorsa;
Cosa falla per forza non vale una scorza. Prov.
che denota Quel che è fallo per forza o a con-
traggenio, non vale nulla e non ha merito alcuno.
Forsa V. Sforsd.
Forsad.d.0 s. m. Forzato: Chi è condannato
a' lavori forzati.
Forse s. m. Forziere e Forziere: Sorta di cassa
mollo afforzata per custodire «ose di pregio.
FOR
FOS
385
Forsellùo add. Forzalo, Gagliardo, Robusto :
Che ha molla forza.
§ Baròn forsellùu; Baron forcellulo, dicesi dal
popolo fiorenl. invece di Baron cornuto o allra
voce men onesla.
Forte s. m. Forte: Il migliore, Il nerbo della cosa.
») Forle: Posto forlificalo per guardare un passo,
un silo, una ciltà.
S Èse 5 so forte; Essere il suo forle, si dice di
Quella cosa dov'allri faccia la miglior prova: A
mùxica a l'è ó so forte; La musica è il suo forte.
S In lo forte da stce, da raggia, ecc.; Nel forle
della stale, della collera, ecc., vale Nel maggior
caldo della stale. Nel maggior impeto della collera.
Forte add. Forle: Che ha forza j e si eslejide
così alle forze dell'animo come a quelle del corpo.
it Forte, parlandosi d'oggetti, vale Sodo, Che ha
forza di poter resistere.
n — Aggiunto di vino o simili liquori, vale Ge-
neroso, Possente, Gagliardo.
— cdmme un tran; Alante della persona: Che ha
forte nerbo. Forzuto, Gagliardo, Balioso.
S Spirito forte; Spirilo forle, dicesi oggidì d"Un
libero pensatore.
Forte avv. Forte, Fortemente, Con forza: Quando
vegnt, sùnnce forte; Quando venite, suonale forte.
" Forle, per Ad alta voce: Se no parlce ciii forte,
nò v'intendo; Se non parlate pili forte, io non
v' intendo.
Fortessa s. f. Fortezza, anlic. Tortura : Virlìl
che fa l'aomo forte contro gli assalti delle av-
versità.
1) Fortezza, per Saldezza, Stabilità, Fermezza da
poter resistere : Fortessa do panno, da teja, ecc.;
Fortezza del panno, della tela e simili.
M — per Ròcca, Cittadella, Propugnacolo fatto con
forle muraglia armala d'artiglierie per difendere
sé e per tener lontani i nemici.
» — Nel linguaggio degli Artisti, Tntlo ciò che
serve a maggiormente assodare o fortificare una
cosa acciò resista lungamente all'uso ed agli sforzi,
cui debb'essere sottoposta.
» — Presso i Libraj, Quella striscia di carta che
s' impasta sopra un foglio stracciato o consunto
sulla piegatura per renderlo pili saldo; che più
comunem. dicesi Braca.
Fortifica v. a. Fortificare : Fare maggior forza;
Afforzare, Corroborare.
n Nel iMilil. vale Render forte una piazza od un
luogo qualunque con macchine, opere, armi, genti,
insomma con qualsivoglia difesa.
— dsiéumago; Fortificare, Corroborare lo stomaco,
Rinforzarlo, Rinvigorirlo.
S Fortificdse n. p. Fortificarsi : Divenir forte ; ed
anche Munirsi, Ripararsi, Afforzarsi, ecc.
Fortificaziòu s. f. Fortificazione, Fortifi-
camento: Opera costruita contro i nemici a difesa
delia città o del campo.
Fortin s. m. Fortino: Piccola fortezza isolata,
od allrim. Opera di fortificazione di campagna,
che differisce dal Ridotto per la maggiore sua
elevatezza.
Fortó s. m. Fortore e Forzore: Sapore forle,
come d'aceto, d'agrumi, di cipolle, ecc.; ed an-
che Puzzo che ha dell'acre o Odore come di
cosa inacetita.
Fortùnn-a. s. f. Fortuna : £ssere immaginato
dal volgo, ed al quale esso volgo attribuisce gli
effetti e gli avvenimenti improvvisi, inaspellali ,
contrarj ancora all'aspettazione senza cagione ma-
nifesta; quindi si prende per Avvenimento inde-
terminato, 0, come dicono i filosofi. Contingenza,
Caso, Avventura, Sorte.
Il Fortuna, per Avvenimento buono e felice; e io
senso opposto Avvenimento cattivo, Caso avverso,
Sfortuna, Disgrazia, Disavventura, Infortunio.
I) — per Beni di fortuna. Facoltà, Ricchezze, ma
usasi raramente.
§ À fortùnn-a; A o Alla fortuna, A o Alla sorte,
A caso, A bandiera.
% A fortùnn-a a va e a ven; La fortuna in an
punto e parte e torna. La fortuna fa dei saliscendi.
Fallace fortuna dà e toglie. Prov. di chiaro signif.
g A fortùnn-a se a femmo da noi; Ciascuno è
fabbro della sorte sua. Ognuno a sé di sua for-
tuna é fabbro.
g A sto mondo ghe véu fortùnn-a; Fortuna e
dormi, Chi ha da aver bene, dormendo gli viene,
L'uomo ordisce e la fortuna lesse. Assai ben balla
cui fortuna suona. Prov. di chiaro significato.
S Fd fortùnn-a; Far fortuna. Guadagnare, Ar-
ricchire.
1» — a fortùnn-a d'ùnn-a persónn-a; Far la sorte
d'uno 0 a uno: Dargli stalo, Avanzarlo in dignità
0 ricchezza.
g Fortùnn-a che ; Fortuna che , Sorte che , Per
buona sorte che, Buon per me.
g Portò fortùnn-a ; Avventurare, Prosperare, Fe-
licilare, Forlunare (usali altiv,): Arrecar fortuna.
g Sensa un pò de fortùnn-a no se fa ninte; Senza
beneficio di fortuna, e' non si fa alcuna cosa di
bene; i Siciliani dicono Ci vuol fortuna sino a
friggere le uova.
% Tegni a fortùnn-a pe-i cavetti; Tener la for-
tuna pel ciuffello, si dice di Colai a cai tutte le
cose vadan prospere.
Fortùnòu. V. Afforlùnóu.
"Fòscia; Forse, e men comunem. Porsi. Avv.
di dubbio.
Fóscina s. f. Fiòcina. T. pese. Slrum. di ferrò
a guisa di tridente, con cinque o selle denti o
lunghe punte d'acciajo, ciascuna delle quali ha
una barbuccia a foggia d'amo, quale slrum. si
adalla ad una lunga asta di legno e serve a col-
, pire e prendere i pesci che vengono alla super-
ficie del mare; dicesi anche Peltinella.
Fòscina s. f. Colpo di fiòcina.
Fossa s. f. Fossa, Buca: Luogo cavalo o Aper-
tura in checchessia, comunem. piìi profonda che
larga o lunga.
1) Fossa, per Sepoltura.
g Aveì i pé in tu fossa; Avere il pie nella fossa,
vale Essere presso a morie. ^
$ Fd e fosse pe-a vigna; SoggroUare: Lavorar le
fosse per piantarvi le vili, aggrottando la terra,
lasciandovela a ciglione.
Fossetta s. f. Fossetta, Fosserella, Fossicino,
Bucherella, Buchetta: Piccola fossa o buca.
— de inasche; Pozzetta: Avvallamento che si fa
nelle gote nell'atto del ridere.
— do mento; Galcsino. Voce dell'uso toscano.
g Zùgd- a-e fossette; Fare alle buche o Giocare
alle buchelle: Giuoco fanciullesco che si pratica
facendo diverse buche in terra, per Io più in
numero di cinque o sette; quindi ciascuno fra
i giuocator/ mette una somma eguale nella buca
Casaoou, Dizionario Oenovese-Italiano.
Ufi
386
FRA
FRA
di mezzo, e da una determinata distanza lancia
una pallottola, la quale se va a fermarsi nella
buca di mezzo, vince tutto il denaro degli altri;
se poi va in Una delie buche laterali, vince sol-
tanto la somma sborsata. Fassi questo giuoco an-
che con nòccioli invece di danari.
Fosso s, m. Fosso: Fossa grande,
I) Fosso, nell'Archit. milit. dicesi Lo scavamento
di terreno che si fa all'intorno d'una fortezza
tra la scarpa e la controscarpa, e ai fianchi e
sulla* fronte d'altre opere di fortificazione per
impedire l'accesso.
S Chi l'ha dall'osso o porta a-o fosso; Il lupo
cangia il pelo, ma non il vizio V. Osso.
§ Sia a cavallo do fosso; Essere o Stare a ca-
vallo del fosso, vale Esser pronto a più partiti.
**F'ossoéta, V. sopro Fossetta.
Fossóu. s. m. Fossato: Piccolo torrente.
§ / fossoeì no s'impan de ròzd; I pozzi non si
empiono di rugiada V. Rózd.
**Fótte V. a. Cacciare, Balzare, Ficcare. Modo
basso: L'han fòtfùo fcua de casa; Lo caccia-
rono fuori di casa. Te fólto zù do barcón; Ti
balzo giii dalla finestra. Te fóttiàn in prexdn;
Ti ficcheranno in domo Petri (cioè in prigione).
— 6 can V. Can.
— ùnn-apersònn-a; Frecciare : Richieder or questo
or quello che li presti danari, con animo di non
lì rendere, o Levar di sotto denari ad alcuno con
arti sottili e furbesche; che anche dicesi Dare
la freccia.
§ Fóttise d'ùnna cosa o persònn-a; Infischiarsi
d'una cosa o persona V. Imbrignàse.
% Follisene; Farla bene. Essere in buono stato,
Godere: 0 se ne fótte; Egli gode, Egli è in
buono stato.
§ Vatt'a fd fótte; Va al diavolo, Va alla malora.
FSttezzo s. m. Imbroglio, Intrigo, Viluppo.
n Bottello. T. stamp. Cosi chiamano gli Stampat.
Ogni breve lavoro di composizione tipografica che
non formi pagina intiera , e perciò sia da esser
impresso in un sol botto, cioè una sola tirata.
Fóttifig-ùa f. s. Figuraccia, Trista figura, onde:
Fa ùnn-a fóllifigùa; Far una figuraccia , vale
Far cosa da arrossire, da rimaner con vergogna.
Fóttig-nin s. m. Frùgolo, Frugolino, Frugo-
letto, dicesi a Fanciullo che non istà mai fermo,
e che vuole frugare e veder per tutto.
FSttre I interj. Cospetto ! Capperi ! Càppita !
Corpo della luna ! Corpo di diànora ! Per bacco !
Per dinci!
1) Usato come sost., vale Niente, Nulla: A nò va
un fòltre; Non vale un cavolo, un lupino, un
frullo, un fico secco, cioè Niente affatto.
Fóix s. m. Falò: Fuoco di stipa o d'altra materia,
che faccia gran fiamma e presta, e accendesi per
lo più in segno d'allegrezza; dicesi anche Ca-
pannuccio.
Fracassa, s. f. Fricassèa: Sorla di vivanda
fatta di cose fagliate a pezzetti e cotta in istufato.
— de pugni; Rifrusto, Carpicelo di pugna, cioè Una
buona quantità di pugna.
Fracassa v. a. Fracassare, Sfracassare, Sfra-
cellare, Sfragellare: Rompere in molti pezzi, cioè
Quasi interamente disfare, infrangendo.
% Fracassdse un brasso, ùnn-a gamba; Sciuparsi
un braccio, una gamba.
Fracasso s. m. Fracasso, Rumore, Strepilo;
Chiasso, Baccano, Schiamazzo; Rombazzo, Fra-
gore, Frastuono.
Fracandò V. FricanJò.
FracandLoliM. V. FricandoUn.
Fracco s. m. Fiacco, Rifrusto, Rovescio, Carico:
Buona quantità, e interìdesi sempre di legnale,
di bastonate.
Fraclx s. m. Soprabito V. Marscinn-a.
Fradellansa s. f. Fratellanza, Affratellanza :
Dimestichezza fralellevole. Intrinsichezza quasi
fraterna.
FradLellin s. m. Povero: Che ha scarsità e
mancamento delle cose.
Frses. m. Fratello: Nome correlativo di maschio
tra i nati da un medesimo padre e da una me-
desima madre; che anche si dice Germano o
Fratello carnale.
Il Fratello, per Compagno, Amico, Prossimo: Frce
cài, ve domando scùza se ecc.; Cari fratelli, vi
chieggo scusa se ecc.
I) — per Simile : Semmo tutti frce davanti a Dio ;
Dinanzi a Dio noi slam tulli fratelli.
" Fra, presso i Monastici è aggiunto che si dà ai
laici 0 a quei professi che ancor non sono or-
dinali: Frce Clemente, Frce Nicolla; Fra Cle-
mente, Fra Nicola.
— de Iwte; Fratello di latte. Collattaneo, cioè Che
fu allattato dalla medesima nutrice.
* — de legno; Fratello uterino: Quegli che sia nato
della medesima madre e di diverso padre.
— d'un otojo, ecc.; Fratello, e più comunem. Con-
fratello : Ognuno degli ascritti ad una slessa con-
fraternita 0 società spirituale.
— Piggia; Unguento da cancheri, dicesì d'Uno che
voglia sempre di quel d'altrui , e non mai dar
del suo.
§ Fd frce ùnn-a persónn-a V. in Fd.
S Fdladafrce; Accoccarla, Sonarla, Barbarla, vale
Fare star uno a qualche partito, o Far qualche
burla 0 scherzo cattivo a persona che non se
l'aspetta: 0 me l'ha fceta da frw ; E' me l'ha
sonala.
S Frce Piggia ó sta in convento e frw Dà 5 no
ghe sta drenlo; Al pigliar si va a nozze, al pagar
si va al mortorio. Prov. di chiaro significalo.
Frag-ilitae s. f. Fragilità, Fragilezza, ma meno
usalo, Fralezza, dicesi di Tutto ciò che è age-
vole a rompersi, a frangersi, o poco atto a re-
sistere.
11 Fragilità, figurai. Debolezza d'aiimo, Proclività
a cader in fallo.
Fraleggila s. f. Arcidiavolo, Fraggiracolo, Fras-
signuolo, Giracelo, Giragolo, Legno da racchette,
Loto ciriegio, Spaccasassi, ecc. T. boi. Celtis
australis. Albero di prima grandezza, con foglie
ruvide e appuntate. Nasce ne' luoghi montuosi,
dove profonda le sue radici anche fra gli strati
e fessure delle pietre e de' massi. Produce pic-
coli frutti a guisa di ciriege, ma con poca polpa.
Il suo legno è tenacissimo e i rami pieghevoli
e resistenti. Si torce bene in arco, e se ne fanno
cerchi da carratelli, racchette da giocare al vo-
lano ed altro.
Framlboase s. f. Lamponi: Frutto simile alle
more, ma di colore rosso-paonazzo, prodotto da
una pianta, chiamata da'Botan. Rubus idaeus,
della quale se ne trova delle spinose o senza spine;
il sapore è gratissimo. Dal frane. Framboise.
FRA
FRA.
3à7
Firama/SS^n s. m. Franmassone e Frammas-
sone, Libero muratore, Franco muratore: Membro
d'una Società grandemente estesa, specialm. nello
scorso secolo, ed a cui furono particolarmente
attribuite la piiì gran parte delle rivoluzioni che
scoppiarono in Italia ed in Ispagna. Dal francese
Franc-macon.
Framézo prep. Frammezzo, In mezzo, Fra,
Tra: Fra due o più cose.
Fi*a.iiiezzà V. Tramezza.
S Framezzàse n. p. Frammettersi, Frapporsi, In-
tromettersi, Interporsi: Entrare di mezzo, cioè
Entrar mediatore o mezzano.
Fran^eize add. Francese, Franzese, Franco,
Francesco, Francioso; l'ultima voce è anliq.«: Di
Francia; ed usasi anche come sost.
% A franceize m. avv. Alla francese, Francesca-
mente, Francesemente.
S Md franceize; Mal francese, Morbo gallico, Lue
celtica.
Francesismo s. ra. Francesismo, Gallici-
smo: Locuzione o Voce che ritrae dall'indole
della lingua francese, e non di quella in che si
scrive 0 si parla.
Franchili s. m. Susina catalana. T. botan.
Primus catalanica. Specie di susina grossa, ob-
lunga, ovale alla cima e degradante in un collo
quasi insensibile verso il picciuolo. La sua buccia
è coperta interamente d'un verdastro sudicio che
la rende opaca, e perciò non le dà aspetto ben
grazioso; e la polpa che la distingue fra la mas-
sima parte delle susine, è verde, d'un tessuto
molle e gentile e d"un sugo abbondante e sapo-
rito. Solita maturare dalla metà d'agosto sino ai
primi d'ottobre.
Francliixe s. f. Franchigia : Esenzione da
ogni imposta con soprappiù regalia di lire due-
centocinquanta, che dal sovrano accordavasi al
padre di dodici figli viventi, e la nascita dell'ul-
timo figlio era quella che ne lo francava.
Francispag-na s. f. Frangipana: Sorta di
pomata composta di varie essenze odorose. Dal
frane. Frangipane.
Franklin s. m. Franklino e anche Frankiina.
Voce d'uso tose: Specie di caminetto molto
sporgente nella stanza, costruito con tre o quattro
larghi tambelloni, e fatto in modo che il fumo
ridiscende e scalda prima d'andarsene per un
condotto nella gola d'un camino. Vien così dello
dal nome del suo inventore americano.
Franco s. m. Franco: 3Ioneta di Francia, di
identico valore colla lira italiana.
Franco add. Franco, Sincero, Schietto, Inge-
nuo, Leale.
« Franco, Risoluto, Ardito, Coraggioso, Senza timore.
it — Libero, cioè Esente da qualche ulTìzio, carica,
gravezza, vincolo, soggezione o simili.
— de porlo; Franco di porlo, dicesi delle lettere, in-
volli 0 sim., quando sono francati da chi li manda.
— e libero; Franco e libero: Espressione che ve-
desi ordinariam. apposta nei contralti di vendita,
per significare che i beni de' quali si traila sono
esenti da qualunque peso o ipoteca.
% Corpo franco; Corpo franco, si dice dei Corpi
di soldati formati per lo piiì deglindisciplinati,
e che non hanno fallo buona prova nei reggi-
menti, per rimanervi a punizione, essendo le
leggi di questo corpo severissime.
S Fàla franca; Farla nella V. in Fd.
Francolin s. m. Francolino. T. ornit. Te-
trao lagopus. Uccello del genere de'Tetraoni,
che ha la piuma molto bella, un collarino nota-
bilissimo di color rancio e la sua grossezza sor-
passa alquanto quella della pernice grigia. La fem-
mina è un poco pili piccola del maschio e i co-
lori della sua piuma sono più deboli e più variali.
Annida sulle alte montagne sopra Albenga, verso
il Colle di Tenda, ov'è sedentario. Dicesi anche
Pernice di montagna o alpestre.
Franella s. f. Flanella : Stoffa di lana bianca
fine e morbida e che lien mollo caldo; se ne fa
generalm. camiciuole o mutande; altrim. Frenella.
Frang-ia s. f. Frangia: Guarnimenlo all'orlo
delle tende e delle vesti. - Pènero dicesi comu-
nem. in Tose. Qualunque tessuto sfilaccialo che
si riduce a guisa di frangia, come sarebbe quello
degli asciugatoi (macramè), de' tovaglioli, delle
fasce de' bambini, ecc.
— a vermini o a giandette; Frangia a grillotti :
Quella frangia che invece di fiocchettini ha i gril-
lotti (vermini) od anche legnetti tornili o dorali
ovv. fasciati di fil di seta, qualunque sia la ior
forma.
§ Fa de frangie a un discorso; Far le frange:
Aggiungere al discorso cose inutili o favolose;
che altrim. dicesi Cerrare, Accerrare.
Frang-ista s. e. Frangiajo e nel femm. Fran-
giaja: Colui o Colei che fa e vende frange.
Franze v. a. Frangere, Infrangere : Macinare,
Acciaccar le ulive colla màcina per trarne l'olio.
Il Frangere o Rompere, in senso neut. dicesi del
mare che urta e si rompe contro gli scogli, secche,
spiagge 0 contro se slesso, onda su onda o onda
conlr'onda, producendo spuma, marosi e cavalloni.
Frangente s. m. Frangente : Accidente diflB-
colloso e travaglioso, Congiuntura ardua, difficile
ad uscirne senza danno.
Il Frangenti o Rompenti al plur. T. m.ar. Scogli
a fior d'acqua; ed anche Gli spruzzi ed i marosi
del mare che vi frange sopra e che ne svelano
l'esistenza.
§ Trovàse in t'àn brutto franzente ; Trovarsi in
duro astro, cioè In tristo o mal punto.
Franzóu s. m. Frantojo, Infranlojo, Fraltojo:
Il mulino, con cui s'infrangono le ulive.
Fraoxà v. a. Frodare: Celare alcuna cosa ai
gabellieri per non pagar la gabella.
Fraoxad.0 s. m. Frodatore: Colui che froda;
altrim. Contrabbandiere.
Fraoxo s. m. Frodo: La cosa celata a' gabellieri
per non pagar la gabella ; altrim. Contrabbando.
Frappino, v. a. Macerare: Picchiellare colla
marlellina (frappinn-a) una pietra dura in guisa
che abbia alcuni rialti.
Frappinn-a s. f. 3Iartellina: Sorta di mar-
tello col taglio dall'una e dall'altra parte, inlaccalo
e diviso in più punte a diamante, la quale serve
a' maestri di scarpello per lavorar le pietre dure
perchè macera la superficie smossa dalla subbia.
Frasaio s. m. Frasario : Raccolta di frasi (modi
(li dire) ossia Libro che istruisce intorno alle
buone frasi d'una lingua.
Frasca s. f. Frasca: Ra micelio fronzuto, per Io
più d'alberi boscherecci.
Il Frasca, per Quel ramo fronzuto che serve d' in-
segna a' tavernai V. Ramina.
388
FRA
PRE
S Fd e frasche; Far la frasca, vale Tagliare e Rac-
cogliere ramicelli fronzuti per darli in cibo alle
bestie. Quel che rimane dopo che furono sbroc-
cati si pone in serbo per ardere.
Frasca, s. m. Frascato : Quantità di rami colle
frasche legati insieme, che in campagna si ado-
perano a diversi usi.
Frasche s. f. pi. Moine : Specie di carezze di
femmine e di bambini a fine di farsi benevolo
ed acquistare la grazia altrui; e dicesi anche di
adulti che le facciano per ottener colle lusinghe
qualche intento, o per ricoprire un errore, ecc.
Fraschetta s. f. Fraschetta, dicesi di Donna
che usi troppi vezzi; e talora Leggera, Inclinata
a vita poco onesta.
» Fraschetta. T. stamp. Telajelto di ferro con varj
spartimenti di carta o simile, che meltesi sul foglio
da stampare, aftinché ciò che ha da rimaner bianco
non venga macchiato.
Frascinella s. f. Frassinella, Frassinelle,
Dittamo bianco. Limonella. T. hot. Dictamnus
albus. Pianticella perenne così chiamata per aver
le foglie simili a quelle del frassino (frascio).
Produce una spiga di fiori d'un bel roseo vivo
0 bianchi secondo la varietà, assai belli, con forte
odore che si accosta a quello del limone. É me-
dicinale, e si rinviene ne' siti montagnosi della
Francia meridionale.
Frascio s. m. Frassino, Frassine, Còstolo. T.
botan. Fraxinus excelsior. Albero comunissimo
nelle nostre regioni. Il suo legno è forte ed im-
piegasi nella costruzione di macchine, mulini ed
altro. La sua foglia è buona per pastura de' be-
stiami; i suoi semi o samare, son detti Lingua
di passera.
Frascòso add. Daddoloso : Chi fa o vuole che
gli sieno fatti de'daddoli, delle moine; Mimmoso,
Cacheroso.
Frastorna v. a. Infastidire, Tediare, Seccare:
Recar noja e fastidio.
Fratellansa V. Fradellansa.
Fratello s. m. Fratello, si dice negli Ordini
monastici a' conversi.
Fraternità© s. f. Fraternità, Fratellanza:
Concordia e Unione da fratelli.
Fraternizza v. n. Fraternizzare: Trattarsi
da fratelli; e talora Tirare ad affratellarsi.
Frattasso s. m. Frataccio: Peggior. di*"rate:
e talora Fratacchione, cioè Frate paffuto, carnac-
ciuto, e si dice per disprezzo e beffa.
Frattata s. f. Frateria: Cosa o Azione da
frate; ed usasi sempre in mala parte.
Fratte s. m. Frate : Uomo di chiostro e di re-
ligione e che soggiace ad una regola; detto così
dal vivere in carità e fratellanza.
H Frale. T. stamp. Chiamasi così Alcuna parte di
di stampa che rimase quasi bianca per non aver
ricevuto l'inchiostro.
— di bacilli; Gorgoglione e pili comunem. Tonchio:
Baco ch'entra nelle fave, ne' piselli ed altri legumi
e li vuota.
§ Fase fratte ; Farsi frate : Entrare in alcun Or-
dine religioso. Farsi monaco.
Frattin s. m. Fratino, Fraticino. Dimin. e
vezzegg, di Frate.
Frattón s. m. Fratone : Frate grasso e grosso.
Fràvego s. m. Orafo e più comun. Orefice:
Artefice che fa lavori in oro e in argento e lega
altresì le gioje. - Argentiere dicesi Quello che
fa soltanto lavori in argento, come posate, va-
sellami da tavola, candelieri, ecc.
§ / fràvecjhì conóscian l'oti; Gli orafi conoscono
l'oro, ovv. Chi è dell'arte ne può ragionare. Prov.
facile ad ogni intelligenza.
Fraxella s. f. Fiaccola, Facella : Fusto di pino
0 d'altro legno resinoso, o di qualsivoglia materia
accensibile unta di cera o d'olio o di bitume,
costrutta per far lume la notte.
Frazzà v. a. Scemare, Diminuire; e talora
Consumare, Sciupare.
Frazzo s. m. Scemo, Scemamente, Diminui-
mento: Che manca in qualche parte della pie-
nezza e grandezza di prima.
)i Calo : La diminuzione che subisce una merce, e
si dice propriam. de' liquidi avvenuta per vi,:io
proprio della cosa, per sua natura o per fatto
dell'uomo.
Frazzoso; Che ha del calo o Che è soggetto
ad aver del calo.
Freccia s. f. Freccia: Arma da ferire che si
tira coll'arco.
1» Freccia. T. mar. Estremità, Cima d'un alberetto
allorché é mollo allungata e sottile.
Frecciamme s. m. Minuzzame, Minuzza-
glia: Quantità di minuzzoli, di piccoli pezzuoli
di ferro, ed è lerm. proprio degli artefici del' ferro,
come fabbri e magnani, che così chiamano i ri-
tagli del ferro: e dicesi anche di Qualunque ferro
vecchio 0 rotto che sia inservibile; altrim. Fer-
raglia, Sferre.
Freg-adinn-a s. f. Fregalina, Fregazion-
cella: Leggera fregazione.
Freg-atta s. f. Fregata : Sorta di nave da
guerra, d'alto bordo, men grande che il vascello,
ma più spedita ài veleggiare, che ha tre alberi
a- coffe e tre gabbie e due batterie di cannoni,
una coperta e l'altra scoperta.
Fregaxón s. f. Fregazione e Frega : Lo stro-
picciamento che si fa colla palma della mano spal-
mata d'alcuna sostanza medicinale sopra qualche
parte dell'ammalato per divertirne gli umori,
onde: Fd e fregaxioin; Far le fregagioni o le
freghe, vale Stropicciare colla palma della mano
al detto effetto.
Fregòggia s. f. Bricia, B''iciola, Briciolo e
latinam. Mica: Minuzzolo che casca dalle cose
che si mangiano, ed è per lo più del pane.
§ Fd tante fregògge d'ùnn-a cosa; Sbriciolare, Sbriz-
zare. Sgretolare, Sminuzzolare, Tritare, Stritolare
una cosa, vale Ridurla in bricioli, in minuzzoli.
Fregoggià v. a. Sbriciolare : Ridurre in
bricioli.
S Fregóggidse n. p. Sgretolarsi, Stritolarsi, Tri-
tarsi, Sminuzzolarsi: Andar in minuzzoli, Disfarsi
in minuzzoli.
Fregòggin s. m. Briciolino, Briciolelta, Mi-
colina, Micolino. Dimin. di Briciola, di Mica.
Freidessa s. f. Freddezza, Frigidezza : Qua-
lità di cosa che è fredda.
« Freddezza, figurat. per Indifferenza, Disappassio-
natezza, Svogliatezza, Lentezza e simili.
Freidetto s. m. Freddarci lo. Dim. di Freddo.
n Freddarello e Freddicelo, usato come add. vale
Alquanto freddo.
Freid.o s. m. Freddo: Privazione, Allontana'
mento di calore; contr. di Caldo.
FBE
FRE
389
« Freddo, per Quella sensazione dolorosa che in
noi sentiamo per la mancan:;a del calore.
»i — per Qualunque tempo, in cui l'aria sia rigida,
ma più specialm. La stagione invernale.
— chi scciappa e prie; Algore, Stridore, Gelone,
Ghiado, Sido: Freddo eccessivo.
S Cado e freido; Caldana, Scalmana, ecc. V. Cado
sostant.
S Fd freido; Far freddo, vale Es5er freddo.
S Fd un freido do diao, Fd un freido da restdghe
secchi; Far un freddo che pela. Far un freddo
marmato, vaie Esser un gran freddo.
S Fd vegni freido o Mette freido; Rabbrividire,
Far venire i brividi, ossia Quel tremore che scorre
per le ossa cagionalo da ribrezzo o da orrore.
S Non avei né cado né freido in t'tinn-a cosa
V. Cado sost.
S 0 cado e 5 freido i ratti nò se 5 mangian
V. Cado sost.
$ Remòndd dd freido; Patir freddo, vale Essere
tormentato dal freddo.
S Tremmd da-o freido V. Batte stacchette nella
voce Batte.
S Zed da-o freido; Agghiadare, Assiderare : Sentir
freddo eccessivo.
Freido add. Freddo e lalinam. Frigido: Di qua-
lità e di natura fredda. Privo di calore.
M Freddo, figurat. per Disappassionato; e talora
Lento, Repugnante a far una cosa.
') — Aggiunto ad artista, dicesi Quello che non
vede e non sente quello che dee rappresentare.
« — Aggiunto a colorito, vale Debole, Mancante
di quella espressione che deve avere.
S A sangue freido V. A sangue cado.
S Bezéugna piggidne de cade e de freide V. Cado
addiett.
% Ddne ùnn-a cada e ùnn-a freida V. Cado add.
S / lenséu cadi fan mangid e sùppe freide V.
Cado addiett.
S Mezo freido; Freddetto: Alquanto freddo.
Freido avv. Freddamente, Con freddezza; e fig.
Pigramente, Lentamente, Quasi a mal in corpo.
S Risponde freido ; Risponder freddo, flgurat. vale
Dar poca speranza di checchessia.
Freidùa s. f. Freddura : Fatto o Detto senza
spirilo, brio o vivezza. Insulsaggine, Scipitaggine,
Scipitezza, Sciocchezza; ed altresì Cosa da te-
nerne poco conto 0 darsene poco fastidio.
M Freddura, Infreddatura V. Ra-ffreidé.
% San Loenso gran càdùa, Sant'Antogno gran
freidùa, l'ùnn-a e l'atra poco dùa V. Càdùa.
Fremine v. n. Fremere : Figurai. Esser com-
mosso da una specie di tremore, per cagion di
orrore, d'ira o d'altra forte passione.
— d'aveì ùnn-a cosa; Fremire nell'animo d'alcuna
cosa, cioè Ardere di desiderio, di voglia, Non
sapersi tenere dal tentarla.
Fren s. m. Freno, Morso V. Morscio.
S Tegni in fren V. Frena.
Frena, v. a. Frenare, Raffrenare, Tener a freno o
in briglia, Reprimere, Fare star a segno, Moderare.
S Frendse n. p. Frenarsi, Raffrenarsi, Moderarsi, ec.
Freuexiìa s. f. Frenesia: Delirio continuato
e furioso, prodotto da infiammazione di cervello.
Freng-uello s. m. Fringuello, Filungello,
Pincione. T. ornit. Fringilla ccelebs. Uccelletto
della grossezza d'una passera, ma di penne più
vaghe, con una macchia bianca apparente salla
nnca, formata da an nomerò di piarne di questa
parte; il becco nel tempo degli amori è ceruleo,
fuori di questo, nerastro. Annida fra noi comune;
sedentario in inverno, scende nelle vicinanze del
mare in numerose truppe.
— mdntagnin; Fringuello montano o montanino, in
Tose. Peppola. T. ornit. Fringilla montifringilla.
Sorta d'uccello di passo, che ha il dosso come
lo stornello. Annida di rado nelle vaste foreste
e più alte di faggi. Arriva in gran numero nei
più rigidi inverni. Il suo canto non è hiolto bello,
con tutto ciò è capace di apprender anche quello di
altre specie, come del fringuello, del calderino, ecc.
Frequenta v. a. Frequentare : Tornare spesso
ai medesimi luoghi, onde: Frequenta e gexe,
t teatri, e béttoe, ecc.; Frequentar le chiese, i
teatri, le osterie, ecc., vale Andarvi sovente. - Si
dice anche Bazzicare o Praticare, come : Io baz-
zico in quella casa. Io pratico quella famiglia, ecc.
Frequentaziòn s. f. Frequentazione :
L'alto di frequentare, cioè di vedere o praticare
alcune persone, cose, ecc.
Frescante s. m. Frescante : Pittore che di-
pinge a fresco.
Fresoliessa s. f. Freschezza : Astratto di
Fresco, ed usasi comunem. da noi per opposto
di Cosa stantìa.
« Freschezza, figurai, per Rigoglio della gioventù,
ti — Dìcesi da' pittori del colore e specialm. della
carnagione che ha tutta la bellezza delle carni
fresche e vive; e del colorito, le cui tinte sono
vivaci quanto l'oggetto naturale medesimo.
Freschettin V. Freschetto.
Freselietto s. m. Frescolino, e nell'uso Fre-
schino: Leggera frescura dell'aria.
Fresclxixe V. Freschessa.
Fresco s. m. Fresco, Frescura: Freddo tempe-
rato, quasi principio di freddo, Freddo piacevole
che ricrea; ed anche Temperamento del caldo
eccessivo, o per soffiar di venti o per luoghi
dove^non batta il sole.
S Dipinze a fresco V. Dipinze.
§ Fd fresco; Far fresco, vale Esser fresco, e di-
cesi della temperatura dell'aria.
S Mette a-o fresco; Mettere al fresco, dicesi iro-
nicam. per Mettere in prigione: L'han misto
a-o fresco; Vhanm messo al fresco, cioè in chiusa.
S Mette 5 vin in fresco; Mettere il vino in fresco,
cioè Porre le bottiglie piene di vino in acqua
fredda o diacciata.
S Piggid 5 fresco; Pigliare o Prendere il fresco,
vale Stare a passeggiare in luogo fresco e arioso,
in tempo d'estate, affine di ricrearsi.
8 Pittùa a /'resco; Fresco, vale Pittura fatta a fresco.
S Std a-o fresco; Stare al fresco: Stare a godersi
l'aria fresca.
Fresco add. Fresco : Che ha in sé freschezza,
Di natura e qualità fresca. ^
n Fresco, contr. di Stantìo: Euve fresche; Uova
fresche.
„ — per contr. di Passo : Faxéu freschi. Sciai
fresche; Fagiuoli freschi. Fiori freschi.
n — Trattandosi di persona, ancorché di matura
età, vale Sano, Gagliardo, Di buona cera, Vegeto,
Robusto, Vigoroso, Arzillo: Rósso e fresco camme
un mei; Rosso e fresco come una mela.
« — E talora per Non affaticato : G'han mandóu
da truppa fresca; \i spedirono della truppa fresca.
390
FRE
FRE
— cdmme ùnn-a rèma; Fresco come nna rosa,
vale Freschissimo.
— de malattia; Convalescente.
§ Carne fresca; Carne fresca, cioè Macellata di
poco tempo ; ed anche contr. di Secca o Salala.
S De fresco ; Di fresco. Posto avv. vaie Di novello,
Novellamente, Poco avanti, Poco fa.
S Fase fresco d'ùnn-a cosa; Farsi vento d'una cosa,
vale Ridersene, Infìschiarsene , Non farne conto.
S Pan fresco; Pane fresco, vale Colto di pochis-
simo tempo, cioè Della stessa giornata, raffermalo
e raffreddato che sia.
S Sta fresco ; Star fresco, si dice famigliarm. per
significare Che non si può avere quello che si
vorrebbe : 0 péu sta fresco che ó pàgan sùbito;
E' può star fresco che Io pagano di subito.
§ Vento fresco; Vento fresco, dicesi da' raarinaj II
vento disleso, ben sensibile, ma non ancor forte.
Frescùa s, f. Fresco, Frescura V. Fresco s. ra.
Fretta v. a. Fregare, Strofinare, Stropicciare j
e dicesi per lo più delle cose che si vogliono
ripulire o nettare.
M Frettare, in term. marin. vale Nettare colla fret-
tazza 0 frenatore la parte immersa o carena del
bastimento V. Frettasso nel 2° significato.
S Frettdse con ùnn-a pcrsónn-a; Fregarsi o Sof-
fregarsi intorno ad alcuno, vale Andargli attorno,
Accostarsegli raccomandandosi o offerendosi.
n — i éuggi; Stropicciarsi gli occhi: Fregarsi le
palpebre coli' indice.
Frettassà, v. a. Piallettare. T. murat. Pareg-
giare e lisciare l'arricciatura o l'intonaco col
pialletto V. Frettasso nel i" significato.
Frettasso s. m. Pialletto. T. murat. Assicina
quadra d'una spanna di lato o poco meno, at-
traversata nel mezzo d'una delle due facce da
un regoletto di legno a uso di presa. Il pialletto,
menato circolarmente sull'intonaco, serve a spia-
narlo e lisciarlo,
n Frettazza, Frettazzo, Frenatore. T. mar. Specie
di scopa di brugo legala o inchiodata su d' un
lungo manico, colla quale si può nettare la ca-
rena sino ad una certa profondità.
Frettoeli s. m. pi. Pasterelli: Quelle pallot-
tole di sudore appastato che spesso si formano
sulla persona di chi sta poco netto , massima-
mente se porta camiciuola di lana.
Freva s. m. Febbrajo: Nome del secondo mese
dell'anno volgare, e ultimo dell'astronomico.
S Frevd cùrto 5 l'è pezo che un turco; Febbrajo
corto (o Ferrajuzzo) peggio di tutti, ovv. Ferrajetto
è corto e maledetto. Prov. di chiaro signif.
Frevassa s, f. Febbrone ed anche Febbricone,
ma voce poco usata. Accresc. di Febbre: Gran
febbre.
Freve s. f. Febbre e Febre : Sconcerto delle
principali funzioni della vita, accompagnato da
cresciuta celerità de' polsi, da calore a cui pre-
cede talora il freddo, ecc., e ne sono di diverse
specie ed hanno diversi nomi, come Febbre acuta,
Febbre rossa o scarlattina, Febbre continua, ter-
zana, quartana, putrida, maligna, ecc.
n Febbre, melaf. vale Cosa che tiene altrui in agi-
tazione e in pena.
— da cavalli V. Frevassa.
S A freve continua a l'ammassa l'ommo; La
febbre continua ammazza l'uomo. Dettato prov.
il quale, oltre il significalo proprio, ha quello
figurato esprimante Che tutto ciò che nuoce du-
revolmente, alla fine porta mina.
§ Aveì a freve; Febbricitare: Esser compreso o
travaglialo da febbre, Essere febbricitante, feb-
brante, febbroso.
« -^ a freve mangicenn-a; Aver la pelalina V.^ueì.
% Èse co-a freve; Avere o Slare con la febbre,
figurai, vale Slare con grande timore e ansietà
per sapere qualche cosa, che si teme d'esito tristo.
§ Fd vegnì a freve; Far venire la febbre, yale
Nojare alcuno grandemente.
Frevetta s. f. Febbretla, Febbricella, Febbri-
cina, Febbruzza: Piccola febbre.
Frexa s. f. Felce. T. bolan. Pteris aquilina.
Pianta che cresce naturalmente nei luoghi sterili
e sui monti, che non produce fiore né frutto, e
le cui foglie son minutamente tagliuzzate e di-
stese a guisa dell'ale degli uccelli.
— de bòtte; Gromma, Gruma, Tartaro, Grcppola:
Crosta che fa il vino dentro alla botte. La gromma
della botte colla depurazione converlesi in Cre-
' mor di tartaro.
% Fd a frexa; Grommare.
Frexettà s. m. Naslrajo e nel femm. Nastraj'a:
Colui 0 Colei che fa e vende nastri.
Frexettà v. a. Abbellire, dicesi metaf. dello
Ornare un discorso di fronzoli afiìnchè riesca più
gradito; altrim. Cerrarc, Accerrare.
Frexetto s. m. Nastro di seta. - Nastro è
parola generica, e vale Tessuto di pochissima
larghezza e di lunghezza indeterminata a uso di
allacciare o di ornare. Quindi per determinare
la specifica qualità si dice Nastro di seta, di lino,
di cotone, di lana, ecc. A Siena per Nastro dello
assolutam. s' intende il solo Nastro di seta come
a Genova; ogni altro nastro, sia di refe o d'al-
tro, dicesi Trecciòlo (in genov. Piccaggia) , ag-
giungendo per intelligenza della specifica qualità
il nome della materia ond'è tessuto. Fettuccia
più non vige in Toscana, ma sì nelle Romagne
ed in Napoli.
Il Nastro, per Quella fettuccia di nastro che portano
all'occhiello i cavalieri per segno del loro grado.
Il Frónzolo e Frangia, metaf. vale Ornamento che
fassi al discorso alTinchè riesca più dilettevole
e bello, onde: Discorso pin de frexetti; Di-
scorso pien di frónzoli.
•— a ferpa; Nastro a felpa o felpato: Nastro che
somiglia alla felpa.
— arrazzóu; Nastro a raso, cioè Liscio e lustro.
— a taffettà; Nastro alla mantina, cioè Simile al
drappo di seta detto Manlino.
— avvellóu 0 sgarzóu; Nastro a velo, cioè Finis-
simo come il velo.
— co-e punlette; Nastro addentellato.
— do cappello; Cordone: Quel nastro che cinge
esteriorm. la base della fascia del cappello presso
la piega.
— liscio 0 andante; Nastro liscio.
Frezza s. f. Saettuzza. T. de' magnani, le-
gnai, '^'^^- Ferro acciajato, semitondo e di figura
conica, tutto intersecalo da linee spirali, che si
incastra nell'ingorbialura del trapano, e serve ad
allargare e ripulire i fori fatti col trapano in un
pezzo di metallo.
Il Sega circolare: Disco d'acciajo più o meno grande,
dentato lutto all' intorno della sua circonferenza,
il quafe, mosso per mezzo d'una macchina, serve
FRI
FRI
m
a segare legname o altro in falde più o meno
grosse. I fabbricanti di pettini se ne servono per
segar le lastre d'avorio o di corno ad uso dei
pettini ed anche per far la dentatura ai medesimi.
Fricand-ò s. ni. Stufato in umido o Stracotto
a stufato. Chiamano così i cuochi Lo stracotto
fragòj cotto non tutto d'un pezzo, ma a pezzi più
0 meno grossi.
Frieand-olin s. m. Braciuola. T. de'cuochi.
Stracotto fragòj in pezzi affettali alquanto sot-
tilmente.
Fricoi s. m. Frónzoli: Nastri o altri vani or-
namenti soliti portarsi dalle donne.
Friccià, V. a. Mugnere. Voce del contado V.
Alleitd nel 1" significato.
Frig-g-ia V. a. Fregare, Strofinare, Stropicciare
V. Fretta.
Frig-g-ia s. f. Strofinata. Stropicciala: L'alto
dello stropicciare: Dà ùnn-a friggici; Dare una
strofinata, una stropicciata.
Frigna v. n. Ninnolare: Perdere il tempo,
Trattenersi in cose di poco momento; e talora
Operar con lentezza.
Frignili s. m. Frùgolo, si dice per lo più ai
Fanciulli che non istanno mai fermi.
Frigògna v. n. Frugacchiare, Frugolare, ed
a Pistoja ed altrove Fruconare, Sfruconare : Fic-
care 0 Rificcare per il buco di qualche cavità
un palo 0 bacchetta più o meao grossa , o per
aprirsi la via nell'interno se è oppiiata, o per
cacciare animali se vi sieno, o per altra cagione.
Frillo s. m. Cartaccia: Nel giuoco delle carte
chiamansi così Quelle carte che non hanno alcun
valore, come il 5, il 6, ecc.
Friscella s. f. Cascino : Forma o Cerchio di
legno, nel quale si mette la pasta del cacio, af-
finchè pigli forma rotonda.
Frisciévi s. m. Frittella: Nome generico di
Vivanda fatta di mele, pere affettale, erbe bat-
tute od altro, intrise in pasta quasi liquida e fritte
nella padella con olio.
Friità, s. f. Frittata: Vivanda d'uova dibattute e
versate in padella con poco olio o burro o strutto,
cotte celeremente, in forma più o meno sottile,
larga e piana; gli antichi la dissero anche Pesce-
daovo 0 Pesceduova, forse perchè la ravvolta-
vano e riducevano in ruotolo, e così acquistava
forma come di pesce.
— co-i erbe; Frittala in erbe o erbata o erbolata
0 verde : Frittata che si fa aggiungendo alle nova
diguazzate erbe battute.
— co xambòn, lùganega, mortadella, ecc.; Frit-
tata con gli zoccoli 0 Frittata rognosa: Quella,
dentro cui si mette salciccia, fette di prosciutto
0 d'altra carne. Non si usa in Genova, sì in
molti paesi della Liguria orientale. - I Toscani
dicono Frittata in peduli o con le fette Quella
in cui mettono delle fette di pane.
S Fd ùnn-a frttd; Far una frittata. M. basso e
figurato che vale Non riuscir per imprudenza o
per dappocaggine in qualche impresa, Guastare
nn negozio, ecc.
n Abortire, Sconciarsi, Sciuparsi, Disperdersi V.
Aborti.
S Vortd a frttd; Rivoltar la frittata, oltre il si-
gnif. proprio, figurai, vale Cambiar sentimento o
modo di parlare. Ridire in altro modo quello che
si era detto altra volta.
Fritadinn<-a< s. f. Frittatina. Dimin. di Frit-
tata. - Frittata d'un foglio, Frittata sottile di
un solo uovo e ben rosolata. Frittata avvolta.
Frittata sottile che si ripiega più volte sopra di
sé in forma bislunga quando è interamente cotta.
Frittata avvolta o ripiena, Frittata sottile dentro
alla quale com'è quasi interamente cotta si rav-
volge un battuto qualunque, o pere cotte o altro.
Questa in dialetto dicesi Tòmaxella de magro,
Frito s, m. Fritto: Vivanda fritta in padella fa-
cendola bollire nell'olio, nel burro o nello strutto ;
altrim. Frittura.
Frxto p. pass. Fritto dal v. Friggere V. Frizze.
» Fritto, usato metaf. come addiett. vale Rovinato,
Perduto: Mi son bello frito; Io son fritto, cioè
Rovinato, ecc.
— e reffito; Fritto e rifritto, dicesi di Cosa o No-
tizia, delta e ridetta, e della quale altri si faccia
bello come di cosa nuova e trovata da lui.
Friitùa s. f. Frittura : L'atto e La maniera de!
friggere.
« Frittura, per Vivanda da friggere o solita a frig-
gersi. - Dicesi in Tose. Frittura bianca Quelle
sostanze animali solite a friggersi, che sono di
colore naturalm. bianco, come cervello, granelli
e simili. I fritti pigliano d'ordinario la denomi-
nazione particolare della cosa che si frigge, e
dicesi p. e. Frittura di fegato, di pesce, ecc.
Fritùmme s. m. Frittume, lo stesso che
Fritto 0 Frittura, ma per lo più vi si annette l'idea
di cose fritte, cioè del gusto, dell'odore, ecc.:
Gh'é ùnn-a spiissa de fr'itùmme chi ecc.; V'è
un odor di frittume che ecc.
Frixa s. f. Scigrigna, dicesi comunem. in Fi-
renze Quel segno che lascia sulla pelle o una fru-
stala 0 una slaflìlata o un colpo di scopa dato
con forza o una legatura troppo stretta. - Frego,
Fregio e più comunem. Sfregio vale Taglio sul
viso, tanto fresco quanto rammarginato.
Frixa V. a. Sfregiare e Fregare ; questa 2* voce
è antiq.: Far un taglio nel viso altrui; altrim.
Sberleffare.
Frixion s. m. Frosone, Frusone e Frisone. T.
ornit. Fringilla coccothraustes. Uccello men poco
grande del tordo, che ha il becco alla base grosso
quanto la testa, conico, rigonfio lateralmente; la
cervice di color cenerino-ametistino; la schiena
e scapolari color scuro, di terra d'ombra ; la gola
nera ; i lati del collo, il gozzo, il petto e l'ad-
dome, color carnicino-ametistino ; la coda pic-
cola troncata ; i piedi color carnicino. Abita nei
boschi d'alto fusto, e quasi sta sempre sulle fra-
sche. Di passaggio d'inverno, qualche anno nu-
merosissimo. Non si addomestica mai.
Frixo s. m. Fregio, Guarnizione: Fornitura a guisa
di lista per adornare o arricchire vesti e arnesi,
n Fregio, per Quel membro d'architettura tra l'ar-
chitrave e la cornice.
Il — per Quell'adornamento o Larga lista d'az-
zurro cupo che si fa all'estremità delle mura torno
torno alle stanze.
— dò sciallo; Balza dello scialle: Quel lembo dello
scialle fatto d'altro lavoro o colore.
n — Presso gli Stamp. dicesi Tutto ciò che nelle
pagine s'imprime per paro ornamento.
Frizze v. a. Friggere: Cuocere checchessialin
padella con olio o burro o strutto; e se parlasi
d'uova, Affrittellare.
392
PRO
FRU
« Friggere, in sìgnif. neut. vale Ribollire, Comin-
ciare a bollire a secco. •
„ per Un certo rammaricarsi che fanno i fan-
ciulli desiderando checchessia o sentendosi male.
« Frizzare : Lo stridere che fa il ferro o altro me-
tallo rovente tuffato in qualche liquido.
S Quella chi {vizze ; Friggitrice : Colei che per
mestiere frigge e vende la cosa fritta, come pe-
sci, uova, panicce esimili.
Frò s. m. Fiocco. T. mar. Vela aurica (riango-
lare che si stende a prora fra l'albero di trin-
chetto e quello di bompresso. I flocchi generalm.
sono tre, cioè Trinchettine, Fiocco e Contro-
fiocco, e vengono inferiti o su draglie o diretta-
mente sugli stragli mediante canestrelli o passarini.
Frollo add. Frollo: Aggiunto di carne da man-
giare «"he abbia ammollito il tiglio e sia diven-
tala tenera; contr. di Tiglioso.
n Frollo, alle volle vale Debole, Indebolito, Stanco,
Spossato e sim.: Ho e gambe frolle; Ho le gambe
frolle.
S Pasta frolla; Pasta frolla: Pasta fatta con fa-
rina, zucchero, burro e uova, della quale si fa
la crosta a' pasticci, pasticcini, ecc.
FrSnta s. m. Frontale. T. de' origliai , ca-
vali, ecc. Quella parte della briglia che è sotto
gli orecchi del cavallo e passa per la fronte, e
per esso passa la testiera o sguancia e il soggólo.
Frónte s. e. Fronte: La parte anteriore della
faccia sopra le ciglia.
n Fronte, in term. milit. La parte dinanzi d'un
esercito o d'una schiera.
S Abbassa ò frànte; Abbassar la fronte, figurai, vale
Vergognarsi.
§ Andà co fronte basso; Andar colla fronte bassa,
cioè Vergognosamente.
% Aveì ó frànte netto o spassati; Aver la fronte
netta, cioè Non aver motivo di vergognarsi. Non
aver rimorso o timore di checchessia.
S De frónte; Di fronte. Posto avv. vale In faccia,
Dirimpetto. *
S Fa frànte a speiza; Durare alla spesa.
w — frànte a-i so impegni; Soddisfare agli ob-
blighi, ai propri impegni.
8 P'99^^ ^^ frànte unn-a cosa; Prender una cosa
di petto.
g Poeì andà co frànte scàverto; Poter andar colla
fronte scoperta. Poter tenere alla la fronte, vale
Non aver rimorso, timore o vergogna di chec-
chessia.
S Poei sta a frànte d'ùnn-a persànn-a; Poter slare
alla fronte d'uno, vale Potergli stare a competenza.
FrSntèa. s. f. Frontiera: I confini d'un paese
0 d'uno Stalo, in quanto lo separano da un altro
paese o da un altro Stalo.
« Cercine ed anche Frontaletto: Specie di guan-
cialetto 0 di fascia imbottila e trapuntata, con
che si cigno 11 capo dei bambini, ovv. Specie
di berrettino guernilo intorno intorno di slec-
chine di balena curvale in arco, per impedire
che i cimbottoli non producano corno o pesca
(borio) al loro capo.
Fr6ntig:iian s. m. Fronfignano: Nome d'una
qualità di vino che si raccoglie sul territorio di
Fronfignano, città della Francia.
Fròntiu s. m. Parrucchino, Toppino: Mezza
parrucca che copre solamente la parte anteriore
del eapo. -,
FrSntón s. m. Frontone: Ornamento d'archi-
tettura fallo per lo più in triangolo, e che si
pone alla cima dell'ingresso d'un edifizio, sopra
le porte, le finestre, ecc. - Frontespizio o Fron-
tispizio, Membro d'architettura fatto in forma
d'arco, che si pone sopra porte, finestre e sim.
per difenderle dall'acqua piovana.
Frùg"à V. a. Frugare: Andar tentando con ba-
stone 0 altro simile in luogo riposto.
Il Rimuginare, Rovistare, Rovigliare, Rifruslare, ecc.
V. Ravattà.
% Frùgdse in ta stacca; Frugarsi in saccoccia,
figurai, e nell'uso vale Cavarne denari.
Il — in ti denti; Stuzzicare i denti: Cavar col den-
telliere le particelle di vivande rimaste fra' denti.
Frùg"a<lenti s. m. Curadenti, Stecco, Stec-
cadente. Stuzzicadenti, Dentelliere: Sottile e pic-
colo fuscello 0 simile slrum. con che si cava il
cibo rimaso fra' denti.
Frùg-aoég-e s. m. Stuzzicorecchi : Piccolo
.strum. d'avorio o d'altra materia, col quale si
nettano gli orecchi.
Frug-attà v. a. Frugacchiare, Frugolare: Fre-
quenl. di Frugare, ma il suo signif. diminuisce
e dà l'idea di azione fatta in fretta e sbadatamente.
Frunza o FruLUzoa s. f. Brocco, Sbrocco,
Sprocco: Rampollo che rimette dal bosco ta-
gliato. - Varmena, Sottile e giovane ramoscello
di pianta ; Marza, Piccolo ramicello che si taglia
ad un albero per innestarlo in un altro.
Fruscia s. f. Frussi e Frusso. T. del giuoco di
Primiera, e dicesi Quando le quattro carte che
si danno sono del medesimo seme.
Fruscia v. a. Nojare, Annojare, Seccare, Im-
portunare, Tediare, Inquietare, Frusciare; que-
st'ultima voce poco usata.
S Frtisciàse n. p. Seccarsi, Annoiarsi, Tediarsi, ecc.
Frusciata s. f. Seccaggine, Seccatura, Seccata,
Noja, Fastidio, ecc., dicesi di Persona o Cosa
che rechi noja o fastidio.
Fruscili s. m. Seccatore, Seccatura, Seccala,
dicesi di Persona importuna.
Fruscio s. m. Mal di pondi : Male, in cui con
gli escrementi del ventre si manda anche fuori
del sangue; dicesi nell'uso anche Flusso.
Frusta s. f. Frusta V. Scurrid.
Frusta s. f. Frustata V. Scuriatld.
Frusta V. a. Frustare, Logorare, Consumare,
e dicesi propriam. de' panni, ed anche della vista.
I) Frustare, per Battere o Percuotere con frusta o
sferza; ed anche per Una specie di castigo in-
fame che anticam. si faceva a' malfattori; che in
questo signif. dicesi anche Scopare V. Scàd.
— da-e bòtte; Picchiare, Zombare, Dar come in
terra: Percuotere malamente. Dar busse solenni.
§ 0 frùstieiva o fcero; E' sciuperebbe il ferro,
dicesi nell'uso di Ragazzo che in breve tempo
logora i vestimenti.
S Frùstdse n. p. Frustarsi, Logorarsi, Consumarsi ;
e figurai. Affaticarsi a prò d'uno.
Frustameli to s. m. Consumo, Consuma-
zione, Logoramento, Logoranza, Logoraiura.
Frùstauuìo s. m. Frustagnoe Fustagno : Spe-
cie di tela di bambagina, di colore per lo piiì
verdeggiante. Ce n'ha col pelo, colla spiga, ecc.
» Sciupone, dicesi dalle nostre donne di Ragazzo
che non ha cura delle vestimenla e presto le sciupa
0 le sgualcisce.
FRU
FRU
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ir'x>ùsta>penxielli s. e. Frastapennelli : Pit-
tore 0 Pittrice dappoco.
F'rùstaprexoin. Persona di mal af-
fare che frequentemente vien messo in gattabuia
per la sua cattiva condotta : Gogna, Forca, Scam-
paforca, ecc.
Frusto add. Frusto, Consumalo, Logoro, e si
dice più comunem. di panni.
ti Frusto, si dice anche di Persona molto avanzala
in età 0 logorata dalle fatiche.
n Stanco, Stracco, Trafelato.
S Medaggia frusta; »Iedaglia frusta, vale Medaglia
consumata in modo che a mala pena se ne pos-
sano diciferare i caratteri.
8 Vesti frusto; Vestito rifinito V. Vesti.
S Vista friista; Vista logora, slanca, consunta.
Frùstón V. sopra Frùstannio nel 2° signific.
Frù-ta s. f. Frulla e Frullo, al plur. Frulla e
Fruite: Il prodotto degli alberi e di alcune pian-
lerelle, ma inlendesi propriam. de' frulli che pos-
sono mangiarsi senz' altra preparazione, come pere,
mele, fichi, uva, ciliege, ecc.
n Frulla, nei Convili s'intende pel Messo o Ser-
vilo delle frulla, cioè L'ultimo che si melle alla
mensa.
— accdind; Frulla guasta dai curino o dall'ostro
V. Cdin.
— ammacca o attacca; Frulla ammaccala: Quella
che presenta alcune macchie livide o altro segno
cagionato da percossa o da caduta.
— buzza; Fruita acerba: Quella che, immatura, ha
.per lo più un sapore afro e lazzo, cioè astrin-
gente, e perciò allappa la bocca e allega i denti.
— co verme; Frutta bacata: Quella che fu rosa da
un interno baco o larva d'alcun insetto.
— da sarvd; Frulla serbaloja o serbevole: Frulla
da potersi conservare.
— d'autunno; Frulla autunnale (f d'autunno.
— d'inverno; Frulla vernina o da inverno: Quella
che, maturala in autunno o anche d'estate, è
lungamente serbevole nel susseguente inverno,
come certe pere, quasi tulle le mele, le sorbe
e le nespole.
— de stce; Frutta estiva o slatereccia o d'estate.
— magnùscà o remenà; Frutta mantrugiata o bran-
cicala : Quella di buccia liscia e sottile, la quale
per essere stata toccata e ritoccata ha perduto
il naturai suo fiore (raxa), cioè quella polvere
0 velo bianchiccio, di che alcune sono ricoperte,
come le susine, i fichi e alcune uve.
— matura; Frulla matura, fatta, stagionala; conlr.
di Frutta acerba.
— nitsa; Frutta mezza o ammezzila: Fruita che è
in uno stalo di mezzo tra il maturo e il fradicio.
Alcune frutte non sono mangiabili se non sono
in questo stato, come le nespole e le sorbe.
— passa; Frutta passa o appassita o vizza: Quella
che per mancanza d'umore o per eccesso di ma-
turità è divenula quasi rascintta e grinza.
— peja; Fruita afata: Fruita guasta dall'afa, cioè
dall'aria bassa, calda e soffocante; se ha alquanto
dell'afato, dicesi Frutta afaticcia. - Frutta anneb-
biata, dicesi quella guasta o mal concia dalla
nebbia; Frutta vuota, dicesi delle noci, delle
màndorle, nocciuole o simili che son prive di
seme; Frutta sfarinata, Frutta, la cui polpa,
senza cangiare notabilmente di colore, divenla
rasciatta; insipida e si disfà agevolmente.
— secca; Frutta secca o Seccume: Fratta seccata
per conservarla, come fichi, uva ed altro.
— staxònd V. sopra Frùta matura.
— tarata; Frutta tardiva o seròtine, conlr. di Fruita
primaticcia nel suo doppio senso V. appresso
Frùta tempota.
— tarata, frùta savoia; Frutta tardiva, frutta sapo-
rita. Dettalo prov. di chiaro significato.
— tempota; Frutta primaticcia o di primavera:
Quella che matura a buon'ora, cioè al principio
della beila stagione. - Frutta primaticcia dicesi
anche La fruita che matura in qualsiasi stagione,
ma prima della sua congenere.
S M6ndà a frùta; Sbucciare la frutta, vale Le-
varlene col coltello la buccia.
S Ossetti da frùta; Nocchi V. Ossetto.
S Pelle 0 Scorsa da frùta; Buccia V. Pelle, Scorta.
S Stansa da frùta; Fruita jo: Stanza ove si con-
servano le frutta.
Frùta V. a. e n. Fruttare, Fruttificare, antic.
Frultuare: Far frutto. Render frutto.
1) Frullare, melaf. per Render buon effetto, Dar pro-
fitto, Giovare, Esser utile. Recar qualche vantaggio.
Frùtarola s. f. FruUajola e Frullajuola : Colei
che vende le frutte.
Friitéa s. f. Fruttiera : Piallo grande in forma
di panierina, o diverso comecchessia da' pialli
ordinarj, nel quale si portano in tavola le frutte.
Fr ùto s. m. Frullo, al plur. Frutti : Il prodotlo
degli alberi e di alcune erbe ; ed in genere Tutto
ciò che la terra produce per alimento e sostegno
degli uomini e degli animali.
« Frutto, per Utile, Vantaggio, Profitto.
Il — per L' interesse o II merito che si trae dai
danari prestali.
n — Figurai, per II progresso, Gli avanzamenti.
L'intento di cosa sperala o desiderata; ed anche
L'effetto d'una cagione buona o cattiva.
— féua de stagión; Frullo fuori di stagione, oltre
il signif. proprio, dicesi figurai, di Cosa che si
faccia passata la opportunità e la convenienza.
S Frùti candii; Frutte candite: Fruite preparate
in lutto come quelle sciloppate (V. sotto Frùti
in t5 sciòpo) eccello che si fan ricuocere più e
più volte nello sciloppo, e da ultimo in sciloppo
più denso, il quale vi s'incorpora, e rasciulto
vi si cristallizza.
n — de ma; Fruiti di mare, diconsi Gli animali
marini che rappresentano qualche corpo terre-
stre, e più comunem. si dice delle arselle, telline,
ostriche e simili produzioni del mare che son
buone a mangiare.
n — in te l'axóu; Frutti conci o acconciali in
aceto, e anche semplicem. Frutti conci o accon-
ciati, Fruiti in acelo: Frulli d'ortaggi conci col-
l'acelo, come peperoni, capperi (tàppani), piccoli
cedrinoli (chighèumatj, ecc.
n — in t5 sciòpo; Frutte sciloppate o in dolce,
diconsi Quelle che, cotte prima in acqua, poi nello
sciloppo, si conservano in altro sciloppo rinnovato.
ti — in tò spirito ; Frutte in guazzo o assolnlam.
Guazzi : Quelle che colle in acqaa, poi nello sci-
loppo, sono conservate nello spirilo di vino op-
pure nel rosolio. Si mettono in guazzo pesche,
pere, susine, agriotle, ecc.; le sole ciliege si pon-
gono e si conservano crude nello spirito.
S Fd frùto ; Fruttare, Fruttificare V. Frùtd tanto
nei signif. proprio che nel figurato.
394
FUG
FUM
S Ogni frùto ò véu a so station ; Ogni fratto vuole
la sna stagione. Modo prov. che significa Doversi
fare ciascuna cosa quando è il tempo opportuno
e accettabile.
Fùlblbia s. f. Fibbia: Strum. di metallo o di
osso, di figura quadrata o circolare, sbarrato da
una traversa, dov'è alzala una o più punte dette
Ardiglioni (buggin), le quali si fanno passare in
un foro della cintura , che è termine dov' altri
vuol fermarle ; e si adopra a tener congiunte due
parti di cose flessibili.
Fùlblbiéta s. f. Fibbietta: Piccola fibbia.
Fùccao s. m. Volpone, Volpacelo, Volpacchione,
Fantino: Persona astuta e frodolenla; e per estens.
Imbroglione, Arruffone, Frappatore, Busbo, Bu-
sbacco, Busbaccone, Gargo, Aggiratore, Trafu-
rello, Gancio, ecc.
Fixcoiàra s. f. Inezia, Bagatella, Ciam mon-
gola, Ghiarabaldana, Chiappola, Lappola, Cian-
cia, Cianciafruscola, Bazzica, Bazzecola, Bazzi-
catura: Cosa da nulla, Di niun pregio, Da non
farne conto.
H Bazziche, Bazzecole, Bazzicature: Piccole mas-
serizie, Coserelle di poco pregio.
FixflFa s. f. Battisoffia, Baltisòffiola, Cosòffiola:
Paura e Gran rimescolamento, ma breve, che ca-
giona frequente alitare e soffiare, prodotto da ap-
prensione di qualche pericolo o simile.
Jfùg-a s. f. Furia: Gran fretta.
M Fuga. T. mus. Quantità determinata di note da
ripigliarsi nel suono o nel canto.
— de persónn-e, de popolo, ecc.; Furia di gente,
di popolo, ecc., vale Moltitudine.
— de stanse; Fuga di stanze: Ordine di stanze in
fila colle porte in dirittura.
S A fuga di Zeneixi a dùa treì giorni V. Dùd.
S Andd 0 Córri de fuga V. Andà.
\ Chi va de fuga no mangia bòn rosto; La ca-
gna frettolosa fa i catellini ciechi ovv. La gatta
frettolosa fa i mucini ciechi, La troppa fretta fa
rompere la pentola, Presto e bene non stanno
insieme. Proverb. che si dice Quando altri per
troppa fretta fa male alcuna cosa.
§ Fa ùnn-a cosa in fuga o de fuga; Far checches-
sia a furia o in furia, vale Farla con gran fretta.
Fùg-assa s. f. Focaccia, e per corruz. Cofaccia,
Schiacciata e Stiacciata: Pane schiacciato e messo
a cuocere in forno o sotto le brage o fra i testi.
Se ne fanno delle impastate con olio o con burro,
con bucce d'ulive , delle dolci, di quelle regalate
con crema, con màndorle, ecc.
S Rende pan pe fùgassa; Render pane per focac-
cia, Render frasche per foglie. Rendere i coltel-
lini, vale Render la pariglia, Farla pari o mag-
giore per un'ingiuria ricevuta.
Fùg-assetta s. ^. Focaccetla, Focacciuola/
Focaceina e per corrufz. Cofaccina, Schiacciatina,
Stiaccialina. Dimin. di Focaccia: Piccola focaccia.
— in ta poeta; Crespello: Frittella fatta di pasta
soda e stiacciata, la quale mettendola a cuocere
nella padella si raccrespa.
Fùg-assòuu-a s. f. Schiaccialona e Stiaccia-
tona. Acer, di Schiacciata: Grande schiacciata.
Fùg-g-etta s. f. Foglietta, Fogliuccia, Fogliazza.
Dimin. di Foglia: Piccola foglia.
n Foglietta, presso i Manifatt. di tabacco è Uno dei
generi di tabacco trinciato da fumare, od anche
in polvere da naso, di cui sono varie qualità.
Il — per Una gabella sopra le bevande fermentale,
ma propriara. sul vino che Vendesi a minuto.
Fùg-g-ettiun-a s. f. Fogliettina, Fogliolina,
dimin. di Foglietta.
Fu.g'g'etto s. m. Foglietto. Dim. di Foglio,
ma dicesi per lo più di un Mezzo foglio che pre-
senta due facciate in un libro o quaderno.
— d'avvisi; Foglietto d'avvisi o Foglietto assolul.:
Foglio 0 Fogli che si affiggono sui canti della
città, in cui s' inseriscono avvisi od annunzi al
pubblico.
Fùg-g-iamine s. m. Fogliame e Frondura,
ma poco usata: Quantità di foglie o di frondi.
Il Fogliame, per similit. Lavoro a foglie, ed è terra.
usato in pittura, scultura, orificeria e simili; che
anche dicesi Fogliametto.
Fu.g'g'iasso s, m. Slracciafoglio V. Scartar-
fascio.
Fu-g-onad-dla fFdJ; Non fare, ed a Firenze
Far cecca V. Fa.
Fùleg-a s. f. Fòlaga. T. ornit. Fuliea atra.
Uccello acquatico di piuma nera, col capo simile
a quello della gallina ; il suo becco è di figura
conica, e lateralmente compresso ; la fronte calva
e coperta d'una membrana callosa detta popolarm,
nel fiorent. La cherica, e le gambe nell'inferior
parte spogliate di piume. Di passaggio in aprile
e di raro in settembre, ottobre e novembre.
Filila s. f. Gualchiera. T. de' lanaj. Macchina
che , mossa per forza d' acqua , pesta e soda i
panni lani. Vi son due sorte di Gualchiere, una
co' mazzi o magli, e l'altra co' pestelli.
Il Gualchiera, per L'edifizio stesso che contiene una
0 più di codeste macchine mosse dall'acqua.
Il Folla: Nome che si dà alla Preparazione, colla
quale i panni o i tessuti di lana vengono pannati
per mezzo della gualchiera, ad oggetto di dare
loro maggiore uniformità testile.
§ ^gua da futla; Folla. T. de' cappell. Certa par-
ticolar acqua, in cui s' immergono le falde di pelo
imbastite da convertirsi in feltro per farne un
cappello.
Filila v. a. Gualcare, Feltrare, e più comunem.
Sodare. '/. de' lanaj. Sodare i panni alla gual-
chiera a guisa di feltro.
>i Follare. T. de' cappell. Il sodare vieppiù l'imba-
stitura mediante la simultanea azione del calore,
del continuato brancicare e del frequente pre-
mere col rivolgimento del rulletto frullinj le
falde imbastite, immerse di quando in quando
nella folla (cegua da fullaj.
S Fulldse a schéua; Salare o Marinare la suola:
Lasciar d'andare alla scuola. Andare a spassarsi
invece che alla scuola; i ragazzi nella Toscana
dicono Fare forca.
Fullano s. m. Forestiere, Straniero: Persona
che a noi non appartiene in alcun modo né per
parentela, né per amistade, e di cui poco o nulla
e' importa.
Fu-llòu. s. m. Gualchiera jo : Colui che soprain-
tende alla gualchiera per la sodatura dei panni
V. FuUa nel 1» signif.
Fùmelle s. f. pi. Femminelle. T. mar. Occhi
di ferro stabiliti nella ruota di poppa, in cui en-
trano gli agugliotti del timone, che lo tengono
sospeso.
Fùmento s. m. Fomento, Fomentazione : Ap-
plicazione d'una sostanza semplice e medicata
FUM
FUN
395
sopra ona parie del corpo, con panni iani ìd«
zuppati in essa sostanza generalmente riscaldata
e spremuta, il cui effetto è di calmare il dolore
0 recare alcun benefizio ad essa parte.
Fu-iniuà. V. n. Fumare e Fummare, ma men
usalo, Fumicare, Fumeggiare: Far famo. Man-
dare fumo.
« Fumare, per similit. dicesi dell'Effetto dell'ira,
della collera, ecc.: A ghe fùmma; La gli fuma,
cioè L'ira gli esala,
n — In signif. attivo usasi per Inspirare ed espi-
rare il fumo del tabacco o d'altra materia, cui
siasi appiccalo il faoco.
*'n Bubbolare, Trafugare, Rubare, Portar via: M. b.
e del gergo: 0 vi ha fùmmóu 5 mandìllo; E'
mi bubbolò la pezzuola.
S 0 tabacco 5 l'è montóu che i strònsci fùmman;
Tutti gli stronzi fumano e però piove, o anche
Passa la lepre, i cacherelli fumano, dicesi Quando
si vede un ragazzo col sigaro o colla pipa in
bocca, e ciò per mordere questo suo far da uomo
in così tenera età.
Fù]Xiiiia.d.dLa> s. f. Fumala: Segno, Contras-
segno, Cenno fatto col fumo; e Qualunque fumo
sollevalo per qualunque altra cagione.
Fùmiiiajéii s. m. Fumajuolo e Fummajuolo,
ma men osato : Bocca del cammino che esce dal
tetto per la quale esala il fumo; altrim. Ròcca,
Torretta del cammino.
FtÌTtimasci s. m. pi. Fumi, Fumèa: Vapori
che manda lo stomaco al cerebro.
S Aveì 0 Vegnì i fùmmasci a testa V. Aveì,
Vegni.
Fùmmató s. m. Fumatore, si dice di Chi
fuma il tabacco.
Fùmme s. m. Fumo e Fummo: Vapore che
esala per Io più da materie che abbruciano o
che son calde,
tt Fumo, figurai, per Superbia, Fasto, Albagia, Al-
terigia, onde : .1 vcì dd fùmmc ; Aver fumo, Aver
fava. Aver della chielia, Essere albagioso, altero,
dicesi di Chi presume di sé piti che noi consente
la sua condizione, i suoi talenti, i suoi mezzi, ecc.
S Andd in funivie; Andare, Convertirsi, Risolversi
in fumo, vale Svanirej Dileguarsi.
% Fa fumine; Far fumo. Mandar fumo.
S Meno fumine e ciù rosto; Manco fumo 6 pili
brace, vale Meno apparenza e più sostanza.
S Neigro de fàmme: Nero di fumo o Nerofumo:
Polvere nera tratta dal fumo di legni resinosi,
e più comnnem. dal pino, che si mescola con olio
0 altro per tingere di nero, e per farne inchio-
stro da stampatori o da incisioni in legno. Esso
cavasi pure dal fumo del carbon fossile nelle mac-
chine a vapore e da quello delle gole de' cam-
mini, ma è mollo più ordinario del primo.
% 0 fùmme ò non impe a punsa; Parere e non
essere è come filare e non tessere. Prov. e vale
Non basta l'apparenza dove bisognano gli effetti.
S Pin de fùmme; Pien di fumo. Fumoso, figur.
vale Albagioso, Vano, Leggero, e dicesi dX'omo
che presume di sé più che noi comporta la sua
condizione e il suo slato.
S Tanto fùmme e poco rosto ; Mollo fumo e poco
arrosto, Assai pampani e poc'uva, vale Molta
apparenza e poca sostanza.
Fnminister'no s. m. Famosterno. T. bot.
Fumaria officinalis. Sorta d'erba amarissima,
che cresce comunem. ne' campi, e giova a pa-
rificare il sangue. Chiamasi anche Pie di gallina,
Erba calderuccia, e da' contadini Famaslerre.
Funzéa. s. f. Funga ja: Luogo ferace di funghi.
Funziòn s. f. Funzione, Operazione,
n Funzione, per Incumbenza, Carico, Uffizio, Mi-
nistero,
n — In term. med. Azione de' differenti organi del
corpo eseguila conforme alla lor naturale desti-
nazione.
— da morti; Funzione funerale. Pompa funebre.
— sacra; Funzione sacra: Quella che si fa nelle
chiese e fuori per celebrare uflBzi divini o qual-
che solennità ecclesiastica.
S Èse in funzión; Essere in funzione: Far l'uffizio,
ilanlenere il carico, P incumbenza e simili.
Funziona v. a. Fungere : Esercitare un uffizio,
una carica, un ministero.
Funzionalo s. m. Funzionario: Chi è cosli-
luito in qualche dignità, posto, uffizio, carica, ecc.,
Impiegato pubblico, Uffiziale.
Funziona<ssa< s. f. Grande funzione; e ìn-
tendesi di Funzione sacra.
Fnnzetto s. m. Pungolino. Dim. di Fungo.
% Funzi a fumetto V. in Funzo.
Fmizo s. m. Fungo: Denominazione generale
duna singolarissima classe di piante crittogame,
cioè a generazione nascosta, basse, senza foglie
e senza fiori, di polpa carnosa, più o meno soda.
I funghi nascon da sé, cioè senza esser seminati,
in luoghi ombrosi; altri sono mangerecci, altri
malefici. Tra i mangerecci le qualità più comuni
sono il Porcino o Fungo nero e l'Uovolo o Fango
rosso. Alcuni sono ramosi come le Ditola (Diete);
i più hanno un gambo (càsiggiòn) e un cappello
(cappella). I funghi vecchi per lo più si seccano;
i giovani si mangiano freschi, si raellon sott'olio
0 in salamoia, si seccano affettali soltilmente od
anche interi.
de liamme o Inciostro ; Fungacelo di concio,
Pisciacane. T. boi. Agaricus extinctorius. Fango
bianco di mediocre volume e di specie cattiva.
dentajéu; Steccherino, Idno sinuoso. Dentino do-
ralo. T. boi. Hydnum repandum. Fungo di specie
sospetta, che ha il cappello convesso, largo circa
cenlim. S, sinuoso ed inegualmente diviso, d'un
giallo-arancio sùcido, e imenio armalo di denti
come lutti quei del genere. Trovasi ne' boschi,
e specialmente ai piedi delle roveri.
de pin; Agarico delizioso. Fungo delizioso, La-
pacendro buono. T. bolan. Agaricus deliciosus.
Fungo mangereccio che nasce ne' pineli ; ha il
color di mattone, immutabile, e che gocciola un
liquore color di zafferano. Se questo fungo è pi-
gialo diventa verde.
— de sarxo V. Gabaéu.
— de zìzzoa; Agarico color di giuggiola. T. bot.
Agaricus zizyphinus. Fango di mediocri dimen-
sioni e di specie sospetta.
— lùmassòn; Fallo impudico. T; bot. Phallus im-
pudicus. Fungo munito di volva e di cappello
ovoide sostenuto dallo stipite intero, traforato da
una quantità di piccoli forellini, coperto da un
lattice scorrente. È di pessima qualità, e quando
imputridisce esala un odore fetidissimo e insop-
portabile.
— mazzengo; Prugnolo, Frugnuolo, Prunòlo. T. bot.
^l^ortctw prvmeolus. Fango mangereccio, eh?
396
FUR
FUZ
cresce in mezzo ai muschi al piede degli alberi
e si riconosce facilmente ai piccoli stipiti, cilin-
drici, increspati, rigati nella lor base, che sosten-
gono de' piccoli cappelli globulosi; è di sapore
gralissimo e molto odoroso.
— neigro; Fungo néro, Fungo porcino o assolutam.
Porcino, nell'Aretino Ghezzo e nel Pisano Mo-
reccio. T. hot. Boletus edulis o Bolelus casta-
netts. Fungo mangereccio che trovasi abbondante
nelle nostre riviere e nel Piemonte in maggio e
giugno e nel principio dell'autunno. Ha lo stipite
bianco, carnoso, grasso, il cappello convesso piano,
largo, d'un color ferruginoso al di sopra, verde-
giallastro al di sotto, la carne bianca, solida e
di aggradevole odore.
r- peivie; Peperino lattajolo. Capra forte. T. botan.
A garicuspiperatus. Specie di fungo potentemente
malefico, di sapore acre e pungente e d'odor grave
e nauseante. In alcuni vi si sente l'agliaceo, in
altri l'acido prussico. Poco frequente nella Liguria.
— rósso; Uovolo, Ovolo, Cocco, Amanita vera o
buona o rossa. Fungo rosso. T. hot. Agaricus
aurantiacus. ovv. A. ccesareus V. Boéuo.
— téuscego; Fungo verdone, e in Tose. Colombina
verde. T. hot. Agaricus virescens. Fungo ma-
lefico, che ha il cappello color giallo d' ocra o
noccìuola pallido o verde-rame o verde-glauco;
il gambo nudo , senz'anello, grosso, corto, uguale,
gradatamente assottigliato verso la base, bianco
opaco, rugoso, striato ; le lamelle rosse, fragilis-
sime, bianche', strette. Nasce da giugno a no-
vembre solitario, solle alture popolate di querce
e castagni, all'asciutto.
S Funzi a funzetto; Funghi tartufati, cioè Tagliati
a fettoline come i tartufi (triffoli) e colti con
olio. Voce dell'uso.
» — in addobbo; Funghi sott'olio.
n — in sa; Funghi in salamoja o salati.
n — secchi; Funghi secchi.
» — velenosi; Funghi malefici, Funghi di rischio:
Funghi velenosi, di malvagia qualità.
S Da ogni óa nasce funzi; In una notte o In
un'ora nasce il fungo. Maniera prov. dinotante
Poter quella cosa avvenire in breve tratto.
Fùrlbajas. f. Furberia, Astuzia V. Dritonaja.
I^ùrlbo add. Furbo, Astuto, Scaltro; e in senso
più mite Destro, Accorto, Sagace, Avyeduto.
— cSmme 5 ma. do lampo; Furbo in chermisi,
Furbo trincato. Furbo alle mille, vale Furbo in
estremo grado. Accortissimo.
F'ùrfeòn. V. Aspertdn.
Fùrg-ao s. m. Razzo : Sorta di fuoco lavorato,
che scorre ardendo per l'aria, e si usa comunem.
in occasione di feste d'allegrezza, ed anche in
guerra per segnali; è di forma cilindrica, forte
legato dall'an de' capi, stoppinato dall'altro. Sotto
lo stesso nome comprendesi anche Qualunque
altra specie di razzo.
— da pesca; Delfiniera: Sorta di fiòcina a punta
con due aliette mobili verso la cima, colla quale
si feriscono delfìni, tonni, balene ed altri pesci
grossi; altrim. Rampone.
Fùria, s. f. Furia : Perturbazione di mente ca-
gionata da ira o da altra passione.
H Furia, per Impeto, Veemenza impetuosa.
Il — per Fretta grande. Prestezza eccessiva nel
far checchessia.
H — per Moltitudine, Grap quantità, Calca di genU.
n — Per trasl. si dice di Donna pessima infuriata.
S A fùria de popolo ; A furia di popolo, cioè Con
impeto, Con violenza di moltitudine.
§ Andd de fùria o còmme ùnn-a fùria; Andar
in caccia e in furia, cioè Con fretta grandissima.
)) — in fùria o in sce fùrie V. Andd.
Furlancia; s. f. Quarteruolo e Quattriolo : Un
pezzetto d'ottone ridotto a guisa di moneta, ma
di niun valore, come sono i brincoli (tanti) da
segnare nel giuoco di tómbola e in altri.
FuLrlauxi-a s. f. Furlana: Specie d'antica danza
che, per quanto pare, trae il suo nome dal Friuli,
dove fu inventata.
Furò (Fd); Far rumore, vale Aver grido, Dar
materia di discorso.
it Far furore. Far fanatismo V. Fd.
Fusto s. m. Botticello, Botticina, Botterella: Pic-
cola botte con cerchj di legno.
tt Fusto, per Pedale, Stipite, Tronco o Troncone
degli alberi, dal quale derivano tutti i rami.
1» — Si trasferisce anche alla Corporatura dell'uomo.
— da colonna; Fusto, Scapo, Tronco, Fuso della
colonna, in Archit. diccsi La colonna senza ca-
pitello e senza zoccolo.
Fùto add. Pallido, Sbiancato, Allibbito.
S Vegnì fùto ; Allibbire: Impallidire per timore,
paura, spavento o per altra cagione.
Futta s. f. Bizza, Bile, Stizza, Sdegno, Collera,
Cruccio, Rabbia.
S Avei fatta con un; Aver il baco con uno : Averlo
a noja. Esser adirato con lui.
S Sàtd a futta; Saltar la mosca o Saltar la mosca
al naso, Saltare o Venire o Pigliar la stizza, Mon-
tar in bizza. Andar in fisima. Venire il cosso,
Entrar in valigia o in collera. Incollerirsi, Stiz-
zirsi.
FuttSu s. m. Rabbiaccia: Gran rabbia.
Fuxilla V. a. Fucilare. Neolog. milit. e vale
Uccidere altrui a colpi di fucile.
Fixxillaziójx s. f. Fucilazione: L'alto e L'ef-
fetto del fucilare. Esecuzione della sentenza che
condanna alcuno ad essere ucciso a fucilate.
Fuxin s. m. Fucile, Focile, ed ora comunem.
Acciarino: Macchinetta sostituita sul finire del
secolo XVII alla mìccia e alla ruota degli archi-
bugi, che aggiustata alla cassa d'ogn'arma da fuoco
portatile, accanto al focone della canna, serve ad
accendere la carica mediante la pietra focaja o
il fulminante.
— a fulminante; Acciarino a percussione, dicesi
Quello che invece della martellina e dello scu-
detto (pmien) ha il luminello (sciamine).
Fuxiuii-a s. f. Fucina: Luogo dove i fabbri
bollono, fondono, colano e afiìnano il ferro.
FùxiSn s. f. Fusione: Propriam. Struggimento
0 Liquefazione di ciò che si fonde.
Il Nell'uso per Infusione, Infondimento: Lo infondere.
S Mette in fùxidn; Infondere : Mettere checchessia
dentro ad un liquore, acciocché ne estragga la
qualità.
Fùzàs. f.Fuso pieno: Unn-afùzà; Un fuso pieno.
Fùzà s. m. Fusajo : Colui che fa fasi.
Fùze da carossa ; Razze : Quei pezzi di
legno che nelle ruote delle carrozze e dei carri
partono dal mozzo (pigna) ove sono impiantati
e vanno a collegarsi coi quarti (roeli).
— dò bùgatto; Raggi : Quei legni che partono dall'al-
bero del buratello e ne sostengono i regoli (righe).
GAF
GAG
397
Fùzo s. m. Fuso: Stram, noto di lepo per uso
di filare; la sua parte ingrossata dicesi Ventre,
e le due estremità diconsi Punte.
— dell'argano; Anima: li pezzo principale dell'ar-
gano, intorno al quale si avvolge il cavo che
serve a tirare i pesi.
— dd cùrlctto; Fuso del filatojo: Strnm. fatto di
ferro, non per uso di filare, ma per infilare il
cannello , il rocchetto, ecc. , per avvolgervi sopra
il filo, la lana, il cotone e simili.
— d6 moin; Fuso o Fùsolo della màcina: Perno di
legno che regge la macchina del molino.
— da re/é«jo ; Piramide. T. orol. Largo cono d'ot-
tone, snlle cui spire si avvolge la catennzza, nel
caricare l'oriuolo.
S Asà dó'fùzo dò reléuio V. Asà.
S Drito camme un fùzo V. Drtto add.
S Erboo dò fùzo dò reléuio V. Erboo.
% Fiàne un fùzo; Mancar di parola, Non attener
la promessa.
§ Quello chi fa fùzi; Fosajo.
Fu-zsò s. m. Fuso o Linea finale, ^f- stamp. Pezzo
metallico, con coi s'imprime una linea orizzon-
tale, ingrossata nel mezzo e assottigliata ai due
capi. Ponesi talora a modo di fregio, e per fioi-
mento di capo, di libro o d'altra simile partizione.
G
0-al>a<éu s. m. Lumachino di prato. T. botan.
Agaricus polymices. Fungo mangereccio, che
nasce a folti cespugli dalle radici o ceppi morti
di diversi alberi, specialm. di salici, gelsi, olmi.
Vendesi sui mercati di Firenze sotto il nome di
Famiglia bianca leonala, e in quei di Pavia e
di iMilano sotto il nome di Gabareul.
Oa.'bà.i'a. s. f. Gabarra. T. mar. Spezie di grossa
barca destinala nell' interno de' porli al carico e
discarico de' bastimenti o a fare delle piccole tra-
versale di mare. Chiamansi anche Gabarre nei
porli di Ponente dei grossi navigli da carico a
tre alberi.
Oatolba s. f. Salicone: Specie di salcio, e pro-
priam. quello dello Salcio bianco o da pertiche.
Oalblbà V. a. Gabbare, Giuntare, Aggirare, Trap-
polare, Ingannare.
Cral>1badio s. m. Gabbadeo e Gabbaddeo, Gab-
basanti, Schiodacrisli, Graflìasanti, Bacchettone,
Ipocrita, ecc.
Oalb'baxn.óndLo s. m. Gabbamondo, Gabba-
compagno, Gabbaminchioni, Fraudatore, Avvilup-
palore, Bindolone, Gabbatore, ecc.
Oatolbian s. m. Gabbiano, Bighellone, Merlotto,
Pisellone, Baggeo, Babbione, Badalone, Pecorac-
cio, Bescio, Gocciolone, ecc., dicesi per ischerzo
ad Uomo rozzo e zotico.
Oal>i*iolé V. Cabriolè.
Oaccia s. f. Bocchetla: Specie di stafi'a che,
ingessala nei muro o conficcala nel legno, riceve
la stanghetta che si fa sporgere dalla feritoja della
loppa (imboccatùa da ciavéua) nel serrare.
Oaèlo s. m. Spicchio: Una delle parti, in cui si
dividono le arance o simili fruite sbucciate.
— de nóxe; Gheriglio: La polpa delle noci che sì
mangia, ed anche Una delle quattro parli della
polpa medesima, che pure dicesi Spicchio.
— dò tettin; Zezzolo e più comunem. Capezzolo:
Quella parte delle poppe ond'esce il latte.
S Gaèli; Stranguglioni e Slrangoglioni : Malattia
delle glandole della gola dette Tonsille, che porta
impedimento all'inghiottire.
OafiTa s. f. Gaffa. T. mar. Lunga pertica, alla
estremità della quale s' incassa a canna un ferro
che ha due rami, uno diritto e l'altro a gancio,
e serve a un marinaio il quale sta in piedi sai
davanti del battello, schifo o palischermo, per
afferrarsi a' luoghi a cui s" cpproda, a rallentare
la marcia della barca quand'è troppo abbrivala
e ad allontanarsi da una riva o da un altro ba-
stimento.
Il Grappa, Staffa : Spranga di ferro ripiegata da due
capi, che serve per collegar pietre o muraglie.
CJ-ag"g-é s. m. Gabbiere e Gabbiero. T. mar.
Chiamasi con questo nome II marinajo destinato
a stare sulla coffa o gabbia per aver cura delle ma-
novre alle, esaminare il guernimento, far la sen-
tinella e dare avviso di ciò che scopre da lontano.
Oag'g'etta s. f. Gabbinola, Gabbiuzza. Dim.
di Gabbia: Gabbia piccola.
Oag-g-ettìnn-a s. f. Gabbiolina. Dimin. di
Gabbinola: Piccolissima gabbia.
O-ag-g-ia s. f. Gabjbia : Arnese portatile di varie
grandezze e fogge per uso di tenervi dentro rin-
chiusi uccelli vivi. Le sue parli sono : Staggi
(legnetti) cioè Regoletli di legno che formano
l'ossatura della gabbia; Grétole (Bacchetti o Fi-
ferretti); Posatoi, Saltatoi, Ballatoi (Vèzi); Bec-
catoio (Canlièta); Beverino CCòppettinJ; Fondo
da scorrere (Tosta); Usciolino (Portelletto).
n Gabbia, dicesi pure Ógni altra cosa falla a similit.
per rinchiudervi per lo più dentro animali,
n — Melaf. dicesi per Prigione: L'han misso in
gaggia; Lo misero in gabbia, in domo Petri,
alle buiose, cioè In prigione.
«1 — ed anche Coffa, anlic. Gaggia. T. mar. Specie
u'i piattaforma, che ha nel suo mezzo un'aper-
tura quadrala, e che è situata verso l'estremità
di ciascuno degli alberi bassi da essa circondati,
formando come un palco, sul quale sta la vedetta,
cioè l'uomo che fa l'ascolta V. Gaggé.
n Vetrina : Scansia o Cassetta a vetro, a mo'di scan-
nello, dove i bottegai tengono in pubblica mostra
gioie, minuterie d'oro o d'argento, libri, drappi,
ecc. - Bacheca per Vetrina è andata in disuso
da più d'un secolo, e non se ne trova che aa
solo esempio nella Crusca.
— dò pollastro, ecc.; Catriosso: Ossatura del cas-
sero de' polli 0 d'altri uccellami, Scusso di carne;
e con term. più generico Carcame, Arcarne.
S Gagge; Cavoli cappucci primaticci : Sorla di cavoi
cappuccio che non fa il cesto sodo e raccolto,
398
GAI
GAL
ma colle foglie larghe distese; altrim. Cappucci
bislacchi.
§ Leva d'in ta gaggia; Sgabbiare: Cavare dalla
gabbia,
g Mette in gaggia ; Ingabbiare : Mettere in gabbia ;
e figurai. Rinchiudere, Rinserrare.
§ Testa gaggia V. sotto Gaggiamatta.
§ Unn-a gaggia de matti; Una gabbiata o Una
nidiata, Una manica o Una bella mano di pazzi
0 di matti, dicesi d'Una quantità di persone assai
allegre radunate in un luogo.
Oaig'^ià, s. f. Gabbiata : Tanta quantità d'uccelli
che stia in una gabbia.
d-ag'g'ià s. m. Gabbia jo : Facitor di gabbie.
Q-ag'g'iaiixatta, s. m. Cervel balzano, Cer-
vellino, Umorista, dicesi di Persona incostante,
varia, stravagante.
Q-ag-g-iata s. f. Stravaganza, Fantasticheria,
Fantasticaggine: Operazione capricciosa e che
tiene del pazzo.
^t^ Fanfaronata, Smargiassata, Millanteria.
Oag-g-iax-clo add. Gagliardo, Forte, Robusto,
Possente, Forzuto.
S Vento gaggiardo; Vento gagliardo, cioè Forte,
g Vin gaggiardo; Vino gagliardo, cioè Possente,
Generoso.
GJ-agg-ièn s. m. Trabiccolo : Arnese composto
d'alcuni legni curvati che si mette sopra il fuoco
per porvi su panni a scaldare o rasciugare.
1) Gabbia: Specie di sacchetta fatta di corda e a
maglie, che si adatta al capo a' giumenti, e com-
prende in sé il loro muso.
M Cavagnuolo: Il canestro che si mette alla bocca
delle bestie per impedire che mangino quando
si trebbia.
Il Condotto del comodo V. Cannona nel 2° signif.
Oagg-ioà s. f. Ganascino. Voce dell'uso: Atto
carezzevole, che si fa per lo più a' fanciulli, strin-
gendo loro mollemente una gota fra l'indice e
il medio piegali iu dentro.
« Comunem. e in m. b. vale Un pochino: Me a
dee ùnn-a gaggiod? Me ne date un pochino?
inlendesi di varie cose; e parlandosi di sonno: Me
n'ho piggiàu ùnn-a gaggiod; Dermii un pochino.
Oag-g-ión s. m. Gabbione. Accresc. di Gabbia:
Gabbia grande, e per io più divisa in stanzini,
ove si rinchiudono insieme più uccelli.
« Gabbione, dicono gì' Ingegneri ad Una macchina
intessuta di vinchi e ripiena di sassi o di terra
per riparo de' fiumi, e per alzare nelle fortezze
0 altrove parapetti, spalle, traverse ed ogni altro
trinceramento, per riparo de' cannoni.
O-aì s. m. Gaja o piuttosto Gaje. T. mar. Quel
'>! luogo nella stiva che rimane naturalm. da cia-
scuna banda tra il bordo e la cassa delle trombe.
Oailbetto s. m. Grazia, Garbatezza, Gentilezza,
Leggiadria : A l'è ùnn-a donna tutta pinn-a de
gaibctti; È una donna tutta grazie, tutta gar-
batezze, ecc.
8 Lezze dd Gaihctto; Legge del Garibetto, così
chiamavasi per ischerzo anticam. in Genova Una
legge fatta nel \ S47, perchè Andrea Doria, che
ne fu il promotore, voleva con essa dar garbo,
cioè sesto 0 componimento alle cose pubbliche.
Oaitoo s. m. Garbo: Leggiadria, Grazia, Avve-
nentezza, Bella maniera, Modi convenienti.
H Garbo, per Foggia aggraziata, Forma acconcia che
si dà alle vesti o a qualunque altra cosa artefatta.
§ Non aveì gaibo a fd ùnn-a cosa; Non aver garbo
a fare una cosa, vale Farla con malagrazia.
§ Ommo de gaibo ; Uomo di garbo, vale Onorato,
Dabbene, Galantuomo; e talora Uomo grazioso,
di stima, di proposito.
Graitello s.' m. Gavitello. T. mar. Pezzo di
legno 0 di sughero, o un plccìol barile vuoto che
si attacca all'estremità della grippia d'un'àncora
onde galleggi sull'acqua e mostri il silo ov'essa
è a fondo.
Oalaute s. m. Damo, e nel fior. Ganzo: L'a-
mante, L'innamoralo, Il vago. Nel femm. Dama,
Ganza, Amanza; quest'ultima voce è antiq.
^ Fd 5 galante; Far il galante, Galanteggiare, cioè
Far il bello, lo zerbino, l' attillato, Cicisbeare,
Donneare, Amoreggiare.
Gr-alantin add.Galanlino: Aggiunto di cosa, vale
Assai gentile. Falla con certa grazia e leggiadria.
O-alantinn-a s. f. Galantina. Voce dell'uso.
Specie di mortadella o Soppressalo di carne gen-
tile ed anche porcina, regalata di pistacchi, spezie,
aromi, ecc.
Oalautomìsmo s. m. Galanloraismo. Voce
dell'uso: Qualità di chi è galantuomo; Probità,
Lealtà, Onestà, Rettitudine, Candidezza.
O-alautomniasso s. m. Galantomone:
Gran galantuomo.
.CralaM.toiiiiM.os.m. Galantuomo: Uomo dab-
' bene, di garbo, aggiustato, onoralo.
S Da galantommo ; Da galantuomo: Modo affer-
mativo, e vale Da onesl'uomo, Candidamente,
Lealmente, Da quel ch'io dico.
S / galantommi han 5 pei in lo créiizo da man ;
Il galantuomo ha peloso il palmo della mano.
Dettalo prov. che si dice ironicam. a Chi vanta
troppa onestà.
S O tempo ò l'è galantommo ; Il tempo è galan-
tuomo. Dettalo assai comune che vale 11 tempo
viene o 11 tempo che si desidera non mancherà
pur troppo di venire.
S Rè di galantommi; Galantuomo di quel di seg-
gio. Fior de'galantuomini, vale Gran galantuomo.
O-aléa s. f. Galea e Galera : Sorta di bastimento
antico ad uso di guerra, di forma lunga e di
bordo assai basso, che andava a vele e a remi.
" Galera, per Quella spezie di pena, oggidì detta
Lavori forzali, perchè non essendovi più galee
armate, i forzati non servono più a vogare nelle
galee.
Graliòto s. m. Galeotto, Forzalo: Chi è con-
dannalo al remo; oggi ad ogni altro pubblico
lavoro.
I) Galeotto, dicesi talvolta altresì dal basso popolo
per ingiuria, e vale Guidone, Mariuolo, Furfante,
Manigoldo e simile.
Gralla s. f. Galluzza : Gallozzola d'una grandezza
d'una ciriegia prodotta dalla quercia o da altri
alberi simili, la qual' entra in alcune tinture ed
anche nell'inchiostro; altrim. Galla dìstria.
1) Galla. T. veter. Enfiato che vien ne' piedi a' ca-
valli, propriam. allato all'articolazione del piede,
ed è grosso come la metà d'un uovo di piccione.
S A galla V. A galla alla sua sede alfabetica.
GJ-alleria s. f. Galleria: Stanza lunga o Androne
da passeggiarvi, e dove si tengon pitture, statue
ed altre opere d'arte.
I) Galleria: Strada coperta e sotterranea.
— dò cammin; Ringhierina.: Piccola ringhiera di
GAL
GAL
ferro, che si tien davanti al caminello per im-
pedire ai bambini di troppo accostarsi ai fuoco
e preservar dalie fiamme le vesti delle donne.
0-a,lletta> s. f. Galletta: Pane intero di biscotto,
tondo 0 quadro e schiacciato, ad uso per lo più
di provvista pei viaggi marittimi.
n Bozzolo, e nell'uso anche Galletta: Quel gomitolo
ovato, dove si rinchiude il baco filngello, facendo
la seta.
Oa^lletto s. m. Galletto: Piccolo e giovane gallo.
ti Frinzello V. Crastón nel 2» significato.
— de marsu ; Bubbola, San. Puppola, Pis. Galletto
marzoio o Galletto di bosco. T. ornit. Upupa
epops. Uccello del genere delle Upupe, che ha
le penne del pileo lunghe, disposte in due serie
e formanti un bel ciuffo, che a volontà s'alza
e s'abbassa; queste penne son di color lionato-
cannella, biancastre verso la cima e terminate
da una bella macchia nera. La testa e il collo
son di color lionato-pallido, il dorso dello stesso
colore, ma tendente al nerastro. Quest'uccello ha
preso il nome di bubbola dal continuo suo grido
bu bu bu, bu bu, che manda in primavera con
voce assai forte e sonora. Vive ne' boschi, ed
è di passaggio periodico in settembre e marzo.
% Fa ó galletto; Sgallettare: Far alti di vivacità,
di brio, per parere amabile, spiritoso, ecc.
S Galletti da procesción; Fiori di ginestra: Quei
fiori gialli odorosi che comunem. si spargono
allorché passano le processioni.
Oallezzà. v. n. Galleggiare e Gallare, ma meno
osato: Star a galla, contr. di Stare a fondo.
Oallìuà, s. m. Gallinajo: Luogo dove stanno
le galline.
0-a.llixia.sso s. m. Pollina: Sterco di polli.
Oalliuetta. s. f. Gallinetta, Gallinella: Piccola
0 Giovine gallina,
n Gallinella, Pis. Acquatico e Merlo acquatico. T.
ornit. Ralltis aquaticus. Uccello del genere dei
Balli e famiglia de' Porciglioni , che ha le sue
parti superiori olivastro-giallognole; le penne
del sottocoda bianche; le remiganti scuro-nere;
i piedi scuri. Di passaggio in aprile e settembre.
— grixa; Voltolino e Sutro. T. ornit, Rallus por-
zana. Altro uccello del medesimo genere, ma
della famiglia delle Gallinole: ha le parti supe-
riori olivastre e nere con molle macchie bianche
e bislunghe; le penne del sottocoda ceciato-lio-
nate; le remiganti nero-scuricce; i piedi verdi-
pisello. Vive ne' luoghi coperti di folte erbe e
cespugli, corre velocemente sulla terra e sulle
piante galleggianti ; nuota e si tuffa con gran de-
strezza; vola lentamente e con fatica. Di pas-
saggio in aprile e maggio, raro in settembre.
— mezzann-a; Schiribilla, Pis. Puttanella. T. ornit.
Ballus pusillus. Uccello dello slesso genere e
famiglia del precedente, e molto somigliante allo
stesso nel manto e ne'cosinmi. Di passaggio eguale,
non mai in autunno.
— piccinn-a; Schiribilla grigiata. T. ornit. Rallus
Buillonii. Altra specie d'uccello somigliantissimo
ai precedenti.
"Torpedine V. Batlinetta nel 1° significato.
" Gallinaccio , Prunello bianco. T. boi. Merulius
undulatus. Sòrta di fungo mangereccio, che esala
un odor fragrantissimo d'albicocca.
Oalliun-a. s. f. Gallina: La femmina del gallo.
I contadini tose, la dicono Biocca.
— chi reciùmma; Gallina in muda o che muda:
Quella cui van cadendo successivamente le penne
vecchie, cacciate dalle nuove che spuntano.
— chi véu ciossd; Gallina covaticcia: Quella che
col cessar del far le uova, o per altri segni, si
mostra disposta a covare e a farsi chioccia.
— d'India; Gallina di Faraone o di Numidia o di
Guinea : Sorta di particolare gallina, che è ve-
nuta dalla Barberia; allrim. Meleagride.
— padòann-a; Gallina padovana: Specie di gallina
pili grossa dell'ordinaria, con poca cresta, ma
circondata di penne/con gran ciuffo in lesta.
— piccininn-a , a l'è vegia e a pà pollinn-a OVV.
Gallinn-a sarsaneize , a Vha treni' anni e a
móstra un ineize; Gallina mugellese ha trenta
anni e mostra un mese, dicesi di Donna min-
gherlina che mostra assai meno anni che non ha.
— vegia fa bòn broddo V. Broddo.
S A gaÙinn-a afa squaccin; La gallina s'acco-
vaccia, dicesi della Gallina che mansuetamente
s'abbassa, allargando le ale, quand'allri la vuol
prendere.
§ Andd a dormi all'óa de gallinn-e V. Dormi.
$ A primma gallinn-a a canta a l'ha fceto l'éuvo;
La gallina che schiamazza ha fallo l'uovo. Modo
prov. che significa Chi primo cerca di scusarsi,
per lo pili si scopre colpevole.
% Chi de gallinn-a nasce, in tcera rtiapa, ovv.
6 nò pcu s:d ch'o nò raspe ; Chi di gallina nasce
convien che raspi o razzoli. Chi nasce mulo,
bisogna che tiri calci. Chi nasce di gatta, piglia
i topi al bujo, ovv. Chi di gatta nasce, sorci
piglia 0 graCBa. Prov. denotanti che I figliuoli
somigliano i genitori nel costume, e dicesi per
solito in mala parte.
$ Esc 5 fìggio da gallinn-a gianca V. Figgio.
§ / figgiéu dévan parla quando e gallinn-e pì-
scian V. Figgiéu,
S Laddro da gallinn-e; Gallinajo.
§ Lcete de gallinn-a; Latte di gallina, dicesi di
Cosa squisita e quasi impossibile a trovarsi, per-
chè la gallina non ha latte.
S L'è megio un éuvo anchéu che ùnn-a gallinn-a
ddman V. Éuvo.
§ Ped a gallinn-a o l'oca sensa fata cria; Pelar
la gazza e non la fare stridere, dicesi figurai,
del Cavar altrui denari o altro senza strepilo o
disputa alcuna, usando destrezza.
g Raspa de gallinn-e; Baspare, Bazzolare: Quel
gettare indietro che fanno i polli o le galline
la terra, paglia od altro per iscoprirvi qualche
cosa da beccare. - Sparnazzare, Sparpagliare,
Sparnicciare diccsi L'effetto del razzolare.
S Scrive camme e gallinn-e; Scriver peggio delle
galline , vale Scriver malissimo e con caratteri
inintelligibili.
§ Vegni a pelle de gallinn-a ; Rizzarsi i bordoni,
Venire i bordoni, Raccapricciarsi, dicesi del Sen-
tire in sé un certo commovimento di sangue con
arricciamento di peli, che per lo piìi viene dal
vedere o dal sentire cose orribili, spaventose.
Oa<lli]iùssa. s. f. Gallinaccia : Gallina vecchia
0 brulla.
GS-allo s. m. Gallo : Il maschio fra le specie delle
galline. Esso è vestito di belle piume e di di-
versi colori, portando sulla testa un'ampia eresia,
sotto la gola le barbe, comunem. dette Bargigli
0 Bargiglioni, gli sproni ai piedi, la testa e la
400
GAM
GAM
coda in alto. Del gallo come della gallina varie
sono le specie, come Gallo cornuto, calzato, nano,
ricciuto, padovano, ecc.
— de montagna; Fagiano di monte. T. ornit. Te-
trao tetrix. Uccello del genere de' Tetraoni ; ha
il becco nero, l'iride celeslognola e un largo spazio
papilloso rosso sopra l'occhio ; penne della testa,
collo e petto di color nero-violetto; addome,
fianchi, scapolari, cuopritrici superiori dell'ali e
delia coda, remiganti e timoniere, nere; due lar-
ghe fasce traversano l'ali; coda larga forcuta;
diti ed unghie bruno-neri. Abita le regioni più
fredde delle alle montagne, in vicinanza alle nevi
perpetue; non alligna in Toscana, ed è seden-
tario sulle alte montagne sopra Albenga, verso
,11 Colle di Tenda.
— md accappònóu; Gallìone: Gallo mal capponato.
$ Fd 5 gallo; Far il gallo o il primasso: Voler
primeggiare, Pretendere d'imporre a tutti la legge,
e di mandare, come suol dirsi, la musica se-
condo la sua battuta; a Firenze, Pistoja ed al-
trove dicesi- Fare il dodda.
S Uh bugio de gallo V. Bugio.
Oa,lloccia, s. f. Galloccia, Castagnola V. Ca-
slagnéua nel 2" significato.
Oallon s. m. Gallone: Sorla di guernizione d'oro,
d'argento o di seta tessuta a mo'di nastro; al-
trim. Passamano.
M Gallone. T. mar. Una misura di liquidi conte-
nente quattro boccali o quarti, che è spezialm.
in uso nell'Inghilterra.
S Galloin; Galloni: Quelle strisce che sulle ma-
niche delle divise militari stan come distintivi
in chi le porta, del grado di caporale, se di co-
tone, 0 di sergente, se di tela d'argento.
G!-a>llouà, V. a. Gallonare: Ornar con galloni.
0-a.lloiié s. m. Passamanajo V. Passamanté.
O-a^lloiietto s. m. Galloncino: Piccolo gallone.
Oa^llùscio s. m. Stronzo e Stronzolo: Pezzo
di sterco sodo e rotondo.
Oallùaso s. m. Gallastrone: Gallo grande, ma
dicesi per lo piìl in senso peggiorativo.
Oalopp' s. f. Galoppe. Voce dell' uso : Specie
di ballo ungherese, cosi detto dall' imitar quasi
il galoppar del cavallo.
Oaloppa. s. f. Galoppata: Corsa di galoppo.
Oaloppà. V. n. Galoppare : Propriam. Il correr
precipitoso de' cavalli. Andar di galoppo; ma di-
cesi anche del cavaliere che fa andar di galoppo
il destriero sul quale cavalca.,
n Galoppare, per similil. si dice anche II correre
di chicchessia.
Galoppin s. m. Cursore, e nell'uso anche
Galoppino: Servigiale che corre qua e là a ser-
vigio altrui.
Gt-a.m.'ba, s. f. Gamba : La parte dell'animale dal
ginocchio al piede; e nell'uso tose. Cianca, Zanca.
— de foero; Gamba di ferro, dicesi per trasl. di
Chi è instancabile nel cammino.
— de legno; Schiaccia: Strum. che serve invece di
gamba a coloro che l'hanno manca o stroppiata.
-^ dell'anchixze ; Coda dell'incudine: Quella che è
opposta al piano e che posa sul ceppo e vi si
pianta.
— de scici; Peduncolo, Gambo, Stelo.
— d5 gran, d5 granòn, ecc.; Culmo : Stelo o Gambo
delle piante cereali.
— dS pomello; Picciuolo, Gamba V. Gambetta.
§ Gambe; Gambe, diconsi da molti Artefici Le parti
di molti oggetti che hanno qualche somiglianza
alle gambe dell'uomo.
Il — d'agno V. Agno.
Il — (le lettere; Gambe: Le aste delle lettere, e
specialm. Le linee rette onde son formate le let-
tere m n u.
Il — de tenagge; Branche: Quelle due partì, per
le quali le tanaglie si tengono in mano per ado-
perarle.
Il — in letto e bracce a-o collo; Gamba a letto
e braccio al collo. Dettato che c'insegna che i
malori delle braccia e delle gambe vanno curati
col riposo.
Il — sciarrce; Gambe aperte.
Il — sotti; Gambe affusate o affusolate, vale Gambe
sottili e fette a guisa di fuso.
« — storte; Gambe torte o storte o strambe. Gambe
a balestrucci. Gambe a bilia o assolutam. Bilie.
Chi ha questo difetto dicesi Bilenco o Sbilenco.
S Andd 0 Corri a gambe levw V. A gambe levai
alla sua sede alfabetica.
§ Aìidd co-e gambe sciarrce; Andar largo o a
gambe allargate o aperte. Andare a sciacquaba-
rili V. Andd.
§ Arrecdmanddse a-e gambe V. Arrecdtnandd.
$ Arrezise in scè gambe; Tenersi sulle gambe.
g Avcì a gamba lesta; Aver buona gamba o gamba
lesta: Esser agile e presto nel camminare.
Il — e gambe molle; Stare di male gambe, Reg-
gersi male sulle gambe, vale Non essere nel
proporzionale vigor del corpo.
Il — e gambe rotte; Aver tronche le gambe, e
scherzev. Star male sui picciuoli.
% Chi n'ha memòia, ha gambe; Chi non ha lesta,
ha gambe V. Memdia.
% Ddghe de gambe; Darla a gambe. Farsela a gambe.
Levar le berze, ecc. V. Dà.
% Dd in te gambe a ùnn-a persònn-a V. Dd.
% De sotto gamba; Di sotto gamba. Posto avv.
vale Con una mano passala di sotto a una gamba.
S E bòx'ie han e gambe cùrte V. Bòx'ia.
S Èse in gamba V. sotto Sentise in gamba.
S Fd ùnn-a cosa de sotto gamba; Far una cosa
di sotto gamba, vale Farla colla massima faci-
lità e speditezza.
S Lamentóse de gamba sann-a ; Dolersi o Ram-
maricarsi di gamba sana, Lamentarsi di brodo
grasso. Nicchiare a pan bianco: Lamentarsi di
buono stato.
S Mescid e gambe; Sgambare, Sgambettare, Menar
le gambe, e scherzev. Menar le seste: Camminar
di fretta.
S Mettise a eòa tra messo a-e gambe V. Cóa.
% Mettise e gambe in spalla; Mettersi le gambe
in capo (frase dell'uso). Mettersi l'alie, Mettersi
l'ali alle piante o l'ali al piede : Affrettarsi gran-
demente a correre.
S Non aveì citt de gambe; Essere sgambato, vale
Essere stracco per soverchio camminare.
S Nò fd gamba e ni pé ; Non procedere. Non
andar avanti. Modo figuralo.
S No s'arreze in scè gambe; Non si reggere in
gambe, vale Esser debolissimo.
$ Piggid ùnn-a gambd ; Fare o Prendersi una sgam-
bata, vale Fare una lunga corsa da un luogo
all'altro.
S Pórpa da gamba; Polpaccio.
GAM
GAN
401,
S Sciarrd e gambe; Aprir le gambe.
8 Sensa gambe; Sgambalo: Senza gambe.
3 Sentise in gamba; Sentirsi bene in gamba o in
gambe, vale Essere e Sentirsi gagliardo, forte,
robusto; ed usasi anche tìgurat.
S Voeì addrissd e gambe a-i storti; Voler di-
rizzare le gambe ai cani V. Addrissd.
Oaml^à, s. f. Gambata, Stincata: Percossa di
gamba, Percossa nello stinco,
it Sgambala. Voce dell'uso: Lunga camminata pe-
destre, e in genere Corsa lunga e faticosa.
Gràmlba^o s. m. Gambero: Animai acquatico del
genere de'Testacei, che, secondo l'opinion volgare,
dà i passi indietro. Ce n'ha d'acqua dolce e di mare.
3 Fd camme i gàmbai ; Far come il gambero o
Muoversi come il gambero, vale Dar addietro.
Oamlbéa, s. f. Tromba e Gambale: La gam-
biera dello stivale, cioè Quella parte che rile-
vando sopra la scarpa fascia la gamba fin sotto
il ginocchio. Chiamasi Tromba a crespe (Gambèa
abbragheltdj quando si lascia la pelle floscia, che
casca giù per la gamba a cerchj aggrinzati ; se
poi è soppannata e forte, si dice Tromba lesa ;
e se lo stivale ha in sommo la bocca una grossa
guiggia di cuojo con due aliucce aperte al di
dentro, domandasi Stivale alla dragona.
Il Gambale: Specie di gamba di legno, in più pezzi
separati, i quali si caccian dentro gli stivali per-
chè slian tesi, cioè non facciano grinze, né si
ristringano, ovv. anche per lustrarli più comoda-
mente. I pezzi del Gambale sono il Peduccio o
Forma tronca (Pessinj, che è nella pianta; la
Gambiera (Gambèa) che è divisa nello Stinco
(0 davanti) e nel Grosso (0 de dietro), allrim.
Polpa, e nella Bietta (Stecca), che fa bene acco-
stare le suddette tre parli allo stivale.
Graiiilbe<iùnxi-a s. f. Gambedona. T. mar.
Nome d'alcune funi, che servono a tener fermi
gli alberi di coffa.
Graiiilbelving"lxe V. Cighéugna (uccello).
Oam-Tbestorte s. m. Bilenco e Sbilenco,
dicesi di Chi ha le gambe torte.
Oamlbetta s. f. Gambetta, Gambina. Dimin.
e vezzegg. di Gamba.
— dò pomello; Picciuolo, Gambo: Quella codetta
metallica terminata in maglietta, per cui il bot-
tone è attaccalo al vestito. Certi bottoni non
hanno gambo meiallico, ma questo loro si fa con
punti di cucilo nell'alto di attaccarli al vestito.
S Fd gambetta; Dar il gambetto o lo sgambetto
V. Fd.
S In gambetta; Sgambuccialo, dicesi di Chi sia
senza calze, colle gambe nude.
Oam'biil V. Gambetta.
S Tid 5 gambin; Fare, Dare o Tirare i tratti,
Tirar le recate, e in m. b. Trarre il calzino, le
calze 0 le cuoja, Tirar l'ajuolo. Trarre alle anatre,
Ratire, Boccheggiare, Basire, vagliono Essere al-
l'estremo di sua vita.
Gamlbo dell'anello; Gambo.
Graiiil>ùssa s. f. Gambaccia. Pegg. di Gamba:
Brulla gamba.
Oaxnèlla s. f. Gamella. 7. mar. Catino di latta,
legno, ecc., in cui si pone la minestra, ecc., de-
stinata per ciaschedun dell'equipaggio sul mare.
Gràmisto s. m. Nevischio, Nevistio, Nevischia:
Neve minuta e di natura tra la neve e la grandine.
Oàmùstro V. sopra Gàmisto.
Casiccia, Dizionario Genoveso-Italiano.
Oanascia s. f. Ganascia, 3Iascella: Osso, nel
quale sono fìtti i denti.
§ Mangid a due ganasce; Macinare o ScufiBare a
due palmenti, di dice quando nel mangiare si
empion tulle e due le ganasce; e figurai. Gua-
dagnare nello slesso tempo e sulla slessa cosa
per due versi.
Il — a quattro o a sette ganasce; Scuffiare o Spa-
recchiare per dieci o per venti, e in m. b. Mor-
fire. Taffiare, Pacchiare, Sbasoffiare, Strippare:
Mangiare assai e ingordamente.
Il Macinare a due palmenti o Sganasciare, figurai,
vale Prender regali con iscapito del proprio do-
vere; e parlando d'Impiegali, vale Abusare della
podestà d'uffizio, Approvecciarsi d'indebiti lucri
olire allo stipendio. Pigliar l'imbeccata o l'ingoffo
0 il boccone. Guadagnar quel che fa la penna.
3 0 dente o ganascia V. Dente.
Cranascià V. Mangid.
Il Sganasciare, figurai. Prender regali con iscapito
del proprio dovere.
Granasoìata s. f. Mangeria , Malatolta, La-
dronaia: Guadagno, Utile, Profitto illecito.
Ganaseévia s. f. Ingoffo, Imbeccata: Dona-
tivo, Presente fallo altrui per subornarlo, onde :
Piggid a ganascèua; Pigliar l'ingoffo o l'im-
beccata, vale Lasciarsi corrompere da doni e
presenti.
Oanciaja V. appresso Ganciata.
Oanciata s. f. Tranello, Tranelleria, Trafo-
reria, Traforelleria, Bindoleria, Maccalella, Mac-
catelleria : Inganno malignamente e astulamenle
fabbricato.
Grancio s. m. Gancio: Strum. per lo più di
ferro e adunco per afferrare o ritener checchessia.
Il Gancio, per Volpone, Volpacchione, Fantino V.
Fitccao.
n Bilenco, Sbilenco, Gambe torte V. Gambestorte.
— dò posso ; Erre ed Erro : Nome d'un ferro che
si tiene attaccalo ai pozzi per raccomandarvi
le secchie. Talora vi si sostituisce un arpione
Cgàngao) od una caviglia.
S Mette un co gancio a góa; Bletler la cavezza
alla gola: Obbligare con forza o Violentare al-
cuno a far una cosa.
Grand ùg-g-ìa s. f. Glandola. Voce del contado.
Granellili s. m. Ganellino: Sorla di giuoco
mollo simile ai tarocchi.
GranéufTano s. m. Garofano o Viola garo-
fanata. T. boi. Dyanthus caryophillus. Pianta che
ha lo stelo articolalo, alto circa un braccio, le
foglie lunghe, strette, appuntate, scanalale intorno
alla base, opposte, i fiori solitari, che variano
dal rosso al bianco, al giallo. Fiorisce nel maggio
0 Ufi giugno, p, mediante la coltura, anche in
tulli i mesi dell'anno. In Firenze e in quasi tutta
la Toscana chiamasi Viola.
% Ganéiifani ; Garofani: Fiori non dischiusi d'un
arboscello dello stesso nome, indigeno delle Mo-
hicche, i quali hanno un sapore acre e piccante,
odore aromatico e piacevole. Diconsi pure Teste
0 Bottoni 0 Bullelle o Chiodi di garofano.
GS-àng-ano s. m. Gàngamo. T. pese. Specie di
relè della altresì Vangaiuola, la quale è fatta a
sacco, di maglia bm fina, lunga circa 16 piedi
e larga in circonferenza meno della metà della
sua apertura, dov'è attaccato un mezzo cerchio di
legno serrato dalla sua corda, e sottesa parimente
2G
40^
GAR
GAS
di legno, alla cui estremità è attaccata la fune che
serve a strascinar il gàngamo dietro al bastimento.
Questo strnm. è atto a prendere de' gamberi.
O-àug'a.o s. m. Ganghero, .\rpione: Ferro so-
pra il quale si giran le imposte delle porte e
delle finestre ; talora anche si conficca in un muro
ad altri effetti, cioè per appiccarvi checchessia.
Oa/Sn s. m. Gavone. T. mar. Parte estrema di
prora formata da una paratìa che la separa dalla
stiva, e serve di deposito delle legna da fuoco,
carbon fossile ed altri oggetti di poca importanza.
0-a.raiti.on. s. m. Garamone. T. stamp. Ca-
rattere di mezzo tra la Filosofìa e la Gagliarda
ossia Garamoncino.
Oa.xra<iuSikoìii s. m. Garamoncino. T. stamp.
Carattere minore del Garamone e maggiore del
Testino.
Gl-a>x*a<iiti V. a. Garantire, Garantire, Giiaranlire,
Guarentire, antic. Guarentare : Farsi mallevadore,
cioè Promettere per altrui obbligando sé ed il
suo avere.
S Garantise da-o freido, da-o cado; Difendersi
dal freddo, dal caldo.
G^eurTtyeL (Testa); Capo scarico V. Testa.
Oairlbà. v. n. Garbare, Garbeggiare, Atlagliare,
Piacere, Quadrare.
Il Bucare, Forare. Voce del contado.
Oa.]:rlba.tessa. s. f. Garbatezza, Garbo, Grazia,
Gentilezza, Leggiadria: Bel modo di trattare colle
persone o di fare checchessia.
Oarlbè s. m. Rigògolo. T. ornìt. Orìolus gal-
bula. Sorta d'uccello della grandezza d'un merlo.
Ha il becco scuro-nerastro; la testa, il collo e
tolte le penne del tronco, d'un bel color giallo-
dorato, a riserva d'un lineamento nero che va
dall'occhio all'angolo dell'apertura del becco; le
ali nere con alcune macchie gialle all'estremità di
quasi tutte le grandi penne; i piedi neri. Mangia
insetti e fruiti, e fra questi ultimi le ciliege e
i fichi gli piacion in modo particolare. Abita sem-
pre ne' boschi o ne' gruppi d'alberi e macchioni
che cingono i fiumi. Di passaggio annuale, qualche
volta abbondante in aprile e maggio, molto meno
comune in autunno. É uccello salvatico e poco
socievole.
Q-àrlbie s. f. pi. Stecche: Sottilissime assicelle,
per lo più dì faggio, che piegate in cerchio ser-
vono a far cassini (cerei) per vagli , slacci, cri-
velli e simili.
Oarlbo s. m. Foro, Buco. Voce del contado.
Oarlbùg-g'io s. m. Garbuglio, Viluppo, Ba-
tuffo. Batuffolo, Lecceto, Matassata, Imbroglio,
Impiglio, Intrigo, Confusione.
Gi-a]:*l>Ù3E:o s. m. Cavolo cappuccio. T. botan.
Brassìca oleracea capitata. Sorta di cavolo
bianco, che fa il suo cesto sodo e raccolto come
una palla; diccsi anche Gambugio, ma è voce
antiquata.
Oai:*d.eiiia s. f. Gardenia, ed irapropriam. Gel-
somii:o del Maiabar. T. boi. Gardenia florida
0 Gardenia grandiflora. Pianta che appartiene
alla famiglia delle liubiacee; ha le foglie persi-
stenti, ovali, lanceolato, lucenti e d'un bel verde;
i fiori semplici, scmidoppj o doppj, grandi, bian-
chi, di lunga durata e di odore soavissimo. Fio-
risce in giugno e luglio. \ e n'ha di piiì specie.
Gt-axrdetto s. m. Garzoncello, Garzoncino, Gar-
zonetto, Gillo, Citlolo.
CJ-ardig-g-ion s. m. Gorgozzule : Nelle bestie
da macello dicesi II principio dell' asperarteria
presso la laringe.
Oard-O s. m. Cardo. T. boi. Cynara cardun-
culus. Pianta originaria della Barberia, che non
dee confondersi col Carciofo (Cynara scolymus).
Si mangia imbianchilo tra la paglia o sotterra.
Il miglior cardo è bianco, a coste piene, gigante,
ed il nano di Puvis.
— santo; Cardosanto, Cardo benedetto. Erba turca.
T. boi. Centaurea benedicta. Pianta comunissima
nelle siepi, lungo gli stradali e nei terreni in-
colti. Fla i cauli pelosi, deboli, ramosi, lunghi
cent. 39; le foglie oblunghe, dentate, pelose, spi-
nose; i fiori gialli, terminali, circondali da brat-
tee. É buono a mangiarsi crudo in insalata, e
in medicina adoperavasi come diaforetico.
0-ard.6n. s. m. Guardone e Guardione. T. calz.
Striscia di cuojo che si cuce in giro in giro ai
quartieri e al tomajo delle scarpe, e alla quale
poi si congiunge il suolo (séua).
Grax*g-aiiella s. f. Garganello, Merlo-oca. T.
ornit. Anas querquedula. Uccello acquatico, al-
quanto minore dell'anitra, col becco piallo e den-
tato, il quale vive di pesci, e perciò raggirasi
intorno ai laghi e ai fiumi.
O-arg-arizzà v. n. Gargarizzare e Sgarga-
rìzzare : Risciacquarsi la canna della gola con
gargarismo , dello dal suono che si fa ritenen-
dolo perchè non passi nello stomaco.
Oarg-otta s. f. Bettola, Taverna V. Bétloa
nel 1» significato.
O-aritta s. f. Casotto: Piccola torretta tonda,
quadra o poligona, per lo più di legno, che serve
di ricovero ad una sentinella; allrim. Casino,
Casello. Dal frane. Guérite.
GJ-arson s. m. Garzone; Propriam. Giovinetto
in eia dai nove anni ai quattordici,
n Garzone : Quegli che va a stare con altri per
lavorare.
— da massacan; Manovale: Quegli che serve al
muratore portandogli le materie per murare. Se
è addetto specialm. a spegnere, colare e intri-
dere la calce, si dice più propriam. Calcinaio.
— de bùtlega; Fattorino: Ragazzo di bottega, di
cui si servono i padroni in piccoli minuti servizi.
— de cuxinn-a; Gualtero, Lavascodelle V. Lava-
piatti.
— de stalla; Mozzo di stalla: Colui che fa le in-
fime faccende della stalla.
§ Bòn garson V. Bón fìggiéu in B5n addiett.
GJ-arsonanxme s. m. Giovinastro, Giovana-
slro, Giovinazzo, Fancìullaccio: Giovane grande
di corpo, ma di poca età.
Gl-arsonetto V. sopra Gardetlo.
— de bùttega; Fattorino V. Garson.
Oax*sóiiii-a s. f. Ragazza, Zitella.
Oastsa s. f. Cappio, dimin. Cappiello, Cappio-
lino : Annodamento che, tirando l' un de' capi,
si scioglie. Fsso differisce dal nodo (gruppo) in
ciò che uno de' capi del nastro o allro entra non
scempio, ma addoppiato nel nodo, ed esce così
ripiegalo in forma di staffa.
ti Cappio 0 Staffa, per La parte stessa addoppiata del
detto annodamento ch'esce e pende giù dal nodo.
— dóppia; Fiocco: Cappio a due staffe, cioè Quello
in cui i due capi si fanno passare addoppiali, e
si scioglie poi tirandoli tatti e due in nn tempt.
GAT
GÀT
m
- Galam è Un fiocco di nastro di seta, ma a
quattro o più staffe e coi dae capi ugoali e carti,
che portasi dalle donne nei cappello o sai vesti-
mento per ornamento.
S Gasse; Cappelletti: Piccole e corte lasagne, strette
ancor fresche con due dita per lo mezzo, sì che
pigliano apparenza di cappj o galani. I cappel-
letti che usano in Toscana sono più piccoli dei
nostri, smerlati e con pieghe alquanto diverse.
Oassetta. s. f. Occhiello : Quel piccolo per-
tugio, che si fa per lo più nelle veslimenta, nel
quale entra il bottone che le afiSbbia. - Asola
propriam. è L'orlo di seta o d'altro Alo, che si
fa nelle due estremità dell'occhiello.
n Occhiello, Buco, Pertugio, per simil. e in modo
basso dicesi di Ferita fatta alimi nel ventre con
coltello, stilo 0 simile.
•I Girello, dicesi da' Macellai Quel taglio di carne
nella parte muscolare delle cosce, vicino alla
piegatura delle gambe: Carne in ta gasselta;
Carne nel girello.
G}-a>tt£ii s. f. Gatta, Micia : La femmina del gatto.
- Muda e Muscia dicesi propriam. Quella che
che è piacevole e mansueta.
n Bruco: Quell'insetto o verme che rode la verzura.
Il Ciniglia : Nastrino o Tessuto di seta vellutato, a
foggia di bruco, che serve per guarnizioni o per
ricami.
— di eòi; Buca, Eruca, Ruga: Verme di color verde
che divora i cavoli.
S Erba gatta; Erba gatta o Gattaria V. Erba.
% Fa a gatta morta; Far la gatta morta o il
gattone, Far l'addormentato V. Fa.
S Piggiàse de gatte lighce ; Darsi la gabella degli
impacci : Pigliarsi impacci senza proposito.
Grattili s. m. Gattino, Gattolino, Gattuccio: Pic-
colo gatto; e vezzegg. Muscino, Mucino, e più
comunem. Micino.
S Fa i gattin; Recere, Rigittare, Vomitare V.
Vomita..
Oa>ttiiin.-a< s. f. Gattina, Mucina: Piccola galla.
O-atto s. m. Gatto, e in modo famigliare Micio:
Animai quadrupede domestico, che si tien nelle
case perchèucci ia i topi. Il gatto si chiama co'haci,
cioè colla voce che mandiamo fuori facendo ite-
rali baci, e talvolta con Migno migno : Muci muci.
— bardo; Gatto soriano V. Bardo.
— bardo (pescio) ; Gatto pardo. T. ittiol. Squalus
ttcllaris. Nome che i pescatori danno ad Una
specie di pesce cane di pelle molto ruvida e pio-
chiellata di nero sul dorso.
— d'angòa; Gatto d'angora: Specie di gatto che
ritiene il nome del suo paese natio ; è alquanto
più grosso del nostrale ed ha più lungo il pelo
e più morbido.
— de refettòio; Gallone, Gatta di Masino, Gatta
morta, Pipistrel vecchio, Pulla scodata, Fagnone,
dicesi di Persona astuta e scaltra, ma per lo
più simulala.
— dò màntcxo; Animella, Chiusino: Pezzo di cnojo
Imbullettalo ovv. masticllalo contro uno de' lati
dello spiraglio (éuggèa), il quale or trovasi aperto,
or chiuso dal sollevarsi od abbassarsi dell'animella.
— maimòn; Gattomammone e semplicem. Mam-
mone: Specie di scimmia che ha la coda, detta
da' Naturalisti Simia o Papio maimon.
— spùsso; Puzzola. T. zoolog. Mustela putoriu*.
Specie di mammifero dell'ordine de' Carnivori ,
che ha la lesta grossa ed il muso acuto ; il pelo
di color di castagna bruno; la bocca ed il con-
torno delle orecchie di color bianco; è quasi si-
mile alla faina (fòinj. Abita dentro le vecchie
fabbriche e mangia volentieri uccelli e le uova;
tramanda un dispiacevole odore, da che trasse il
nome, onde la sua pelle non è dì grand'uso.
S Accatta 0 lardo da-i gatti V. Accatta.
$ Arrissdse 5 pei a-o gatto; Arroncigliarsi, dicesi
quando il gallo, o per paura o per porsi in difesa,
arriccia il pelo.
S Cazze in pé camme i gatti V. Cazze.
S Chi allèuga allèuga pc S gatto V. Allùgd.
% De néutte i gatti s5n bardi V. Bardo.
S Ese comme chen e gatti V. Can.
% Fa camme 5 gatto ch'o mangia e 5 rangSgna;
Far come il gatto o come la gatta che mangia
e miagola , dicesi di Coloro i quali , benché si
trovino in buono stato, sempre pigolano e si
dolgono come il gallo, che par si lamenti allor-
ché miagola mentre mangia.
S Memòia da gatti; Memoria infedele. Memoria
labilissima.
S Mette 0 sùnaggin a-d gatto; Appiccare il so-
naglio alla gatta. Modo proverb. e dicesi di Chi
per imprudenza palesa cosa che star dovrebbe
segreta.
S 0 ragna dò gatto; Gnaulare, Miagolare: 0 gatto
ò ragna; Il gatto gnaula, miagola.
S 0 rònfà dò gatto; Far le fusa, Tornire, dicesi del
gatto quando se ne sta in quiete, e nel respirare
fa un certo rumore simile al ràntolo o a fusa che
razzolino: 0 gatto ò rònfa; Il gallo fa le fusa
0 tornisce.
S Ormezzàse in barba de gatto; Ormeggiarsi a
due 0 in barba di gatto. T. mar. Gettare una
seconda àncora quando ve ne sia una prima.
S Pertùzo dò gatto; Gattaiuola: Buco nell'uscio,
acciocché il gallo possa passare.
S Quando o gatto òpassaggia, i ratti stan ascósi;
Quando la gatta é in paese, i topi si celano. Prov.
, che dicesi allorquando la brigata sta queta per
avere intorno coloro, de' quali ella ha paura. E
in senso opposto. Quando la galla non é in paese,
i topi ballano.
S Quattro gatti; Quattro galli, suol dirsi per Poca
gente: fn quello convento ghc son restce quattro
gatti; In quel convento ci son rimasti quattro gatti.
§ Questa eòa a non é dò mce gatto V. Cóa.
§ Testa de gatto; Gufo comune. T. ornit, Strix
otus. Uccello del genere delle Strigi, che ha due
ciuffetti di penne sulla lesta lunghe, erigibili, nere,
biancastre sul margine interno, lionate sulla base;
il colore di quasi lutto il corpo, lionato; le dita
coperte di penne, la statura d'una cornacchia.
Annida ne' boschi; si ciba d'uccelletti, topi, pi-
pistrelli, inselli , ecc. I a notte grida con voce
forte, lamentevole. Emigra in settembre, ritorna
in maggio.
S Vende o Accatta un gatto in t'ùn sacco; Ven-
dere 0 Comprare gatta in sacco o simili, vale
Dare o Dire una cosa per un'altra ad altrui, senza
ch'e' possa prima chiarirsi di quel che vi sia.
Oattòn. s. m. Gallone. Acer, di Gatto : Gatto
grosso.
S Andd in gattòn; Andar carpone V. Andà.
'*Oattor"bia s. f. Gallabuja. Voce del gergo,-
e vale Carcere, Prigione.
404
GAZ
GEN
O-attùsiSO s. m. Gatlaccio. Peggior. di Gatto.
I) Gattuccio, a Venezia Pesce gatto e nel Romano
Scorzone. T. iltiol. Squalus catulus. Pesce ma-
rino della spezie de' Cani , che ha la pelle co-
lorata e macchiata a guisa della vipera.
**GJ-a"ug"io V. Garbùggio.
O-auso s. m. Bigoncia, dimin. Bigonciuolo: Vaso
a doghe, largo tre palmi circa, alto circa due
volte tanto, per lo più tondo, cerchiato di legno,
fondo poco minore della bocca. Il prolungamento
di due opposte doghe, oltre l'orlo della bocca con
un foro circolare per ciascuna, tien luogo di ma-
nico 0 d'orecchie. Serve a' manovali e a' mura-
tori per portare acqua alle fabbriche, ed usasi
anche per someggiar l'uva premutavi al tempo
della vendemmia.
G-averna s. f. Gelata : Quell'acquerugiola che
nell'inverno si diaccia sugli alberi, che per lo più
non bastando al peso si squarciano e si rompono.
Gi-a vetta s. f. Mastello: Sorta di vaso per lo
più di legno, largo di corpo e più ancora di bocca,
fatto in tondo di doghe, di cui fassi specialmente
uso da' marinai e da' vinaltieri.
I) Gavetta. T. mar. Piatto di legno ove mangiano
i marinai e soldati che sono in un vascello o
altra nave.
Oavon s. m. Gavone V. Gaòn,
Gi-az s. nj. Gasse, Gas e Gaz: Denominazione che
si dà ad Una specie d'aria, cioè a Un corpo di-
sciolló nel calorico o materia del fuoco, e for-
mante con esso un fluido aeriforme permanente,
cioè da non perdere la fluidità né per diminuita
temperatura, né per aumentata pressione, come
accadrebbe al vapore acquoso.
Il Per Quel vapore infiammabile, che si adopera
per illuminare le città ed altri luoghi.
— a compteur ; Gas a misura.
— o óe; Gas a durata di lume.
g Becchi dò gaz; Pecchi: Quei fori ond'esce ed
arde il gas da illuminare.
S Compteur dò gaz; Misuratore : Meccanismo ond'è
misurato il consumo del gas.
§ Quelli dò gaz; Gassajuoli. Voce dell'uso: Coloro
che fanno i lavori necessari per la illuminazione
a gas, come mettere tubi, lanterne, accenderle, ec.
Oazeiis' s. f. Acqua gasosa, e comun. Casosa.
Oazilblba s. f. Giunteria, Tranello, Trappola,
Maccatella, Inganno, Frode.
§ Fd gazibba; Mariolare, Frappare, Barattare, ecc.
O-azzalbùg'g'io s. m. Guazzabuglio , Pia-
striccio, Pasticcio, Pottiniccio: Confusione, Me-
scuglio di cose materiali e anche non materiali.
Oazzeea s. f. Baccano: Rumore non piccolo
di gente che scherza e che ruzza o come che
sia si trastulla ; dall' ital. Gazzarra, che vale Stre-
pito 0 Suono di strum. bellici fatto per allegrezza.
Oazzanu-a s. f. Ghiandaia. T. ornit. Corvus
glandarius. Uccello del genere de' Corvi, di co-
lore ferrugineo screziato; ha il becco diritto, sub-
tetragono, nerastro; la coda troncata, nera; piedi
e unghie nerastre. É uccello garrulo, vivacissimo,
di carattere iracondo; spesso si batte co' suoi
compagni, ed è il primo ad insultare il barba-
gianni 0 la civetta quando compariscon nel giorno.
Si ciba con frutti, semi, insetti, uccelletti, piccoli
mammiferi, rettili, ecc. È comune ne'nostri monti.
O-azzetté s. m. Gazzettiere: Colui che scrive
le gazzette.
Oazzettìn s. m. Gazzettino : Piccola e breve
gazzetta.
O-azzia s. f. Gaggìa. T. bot. Acacia farnesiana.
Pianta che ha lo stelo quasi arboreo, con la scorza
alquanto nera, le foglie bipennate, glandulose, le
foglioline piccole, strette, d'un verde cupo, le
spine stipular!; i fiori a capolino, quasi sessili,
gialli, odorosi. Fiorisce verso la fine dell'estate;
è indigena nell'isola S. Domingo, donde fu por-
tata a Roma nel giardino del cardinale Farnese
nel i6H. Chiamasi anche con tal nome II flore
che la pianta stessa produce.
GJ-elatinn-a s. f. Gelatina: Vivanda fatta con
brodo rappreso, nel quale siano stati per lo più
cotti piedi, capo e cotenne di porco o altra carne
viscosa, e infusovi dentro qualche liquore, e po-
scia congelata.
O-elato s. m. Gelato, Pezzo duro V. Giasso
forte nella voce Giasso.
Oemello s. m. Gemello : Quegli che è nato
con altro in un medesimo parto.
I) In forza d'add. vale Che è doppio o simile l'uno
all' altro.
§ Gemelli; Letti gemelli: Due letticciuoli in lutto
eguali che, volendo, si possono riaccostare me-
diante le ruote, e comporne un solo a due posti.
Oeuà V. a. Incomodare, Impacciare, Molestare,
Dar noja, Tener a disagio ; ed anche Metter in
soggezione. Dal frane. Géner.
§ Gendse n. p. Incomodarsi, Annoiarsi, Tenersi o
Stare a disagio; Porsi in soggezione.
Oenera v. a. Generare e Ingenerare, Prolifi-
care: Dar l'essere naturalmente,
ti Generare, per Cagionare, Produrre, Far venire.
O-enerale s. m. Generale: Comandante supe-
riore d'un esercito o d'una parte di esso con
diversi gradi.
— de brigata ; Generale di brigata : Quello che co-
manda ad una brigata, ossia a due o più reg-
gimenti congiunti insieme.
— de cavalleria, infanteria, ecc.; GeTierale di ca-
valleria, d'infanteria, d'artiglieria, ecc.: Quello
che comanda a' cavalli, a' fanti, al treno, ecc.
— de divìxiòn; Generale di divisione: Quello che
comanda ad una divisione, ossia a due o più
brigate,
— d'un Ordine religioso; Generale de' frati: Capo
d'un Ordine religioso.
— in cappo; Generale in capo: Quello che ha il
comando d'un esercito o d'un gran corpo di esso.
Grenerale (Batte a); Sonar a raccolta: Dar
il segno a' soldati di raccogliersi in luogo deter-
minato ed anche ai quartieri od alle insegne.
GJ-eiieralisoiino s. m. Generalissimo: Il
primo. Il supremo capo degli eserciti d'uno Stato,
che comanda a tutti gli altri generali. D' ordi-
nario quest'alta dignità si conferisce a' soli Prin-
cipi del sangue.
Greneiralizza v. a. Generalizzare : Render
generale, comune una cosa.
§ Gencralizzàse n. p. Generalizzarsi: Usarsi ge-
neralmente, Rendersi comune una cosa; e talora
anche per Divulgarsi.
Oeneraziòn s, f. Generazione: L'atto di
generare.
Il Generazione, per Bazza, Stirpe, Schiatta, Progenie.
Gi-eiiex*ositee s. f. Generosità : Grandezza di
animo, Liberalità.
GEX
GHI
405
Generoso add. Generoso: Che ha generosità;
Liberale, Largo, Cortese, Benefico.
Grenu-a. s. f. Fastidio, Incomodo, Noja, Disàgio;
ed anche Soggezione, Servitiì,
Oenóu. p. pass. Molestato, Impacciato, Disagiato,
Posto in soggezione.
GS-enta,g-g-ia. s. f. Gentaglia, Gentaccia, Gen-
tame, Bruzzaglia, Bordaglia, Canaglia, 3Iarmaglia,
Schiazzamaglia: Gente abbietta e vile.
Oentilessa, s. f. Gentilezza: Nobiltà d'animo,
di tratto , Maniera nobile di trattare ; Cortesia,
Civiltà, Graziosita, Garbatezza.
« Gentilezza, per Amorevolezza, Favore, ecc.
Grentilommo s. m. Gentiluomo :Uom nobile.
« Per Uomo appartenente ad uffizio particolare
presso la persona d'un principe o d'un cardinale:
Gentilommo de camera; Gentiluomo di camera.
Oenixflesciòn s. f. Genuflessione, Inginoc-
chiazione, Inginocchiata: L'atto d'inginocchiarsi.
Oenuino add. Genuino, Schietto, Ingenuo,
Vero, Puro, Naturale.
Oerlo s. m. Gerla: Specie di gabbia, composta
di mazze, serrata superiorm. con una rete, dove
portasi attorno il pollame per venderlo,
w Gerla, per Un altro arnese, composto pure di
mazze, di figura conica o piramidale, aperto nella
parte più larga che è la superiore, e con due
cigne 0 simili, in cui i contadini fanno passare
le braccia per recarsela in ispaila e portarvi
della roba.
Oessa.i'ollo s. m. Gessajuolo : Propriam. For-
matore di statue, vasi o altro che si getta in
gesso. Da noi comunem. chiamasi con tal nome
Colui che va vendendo attorno figurine di gesso,
cera, ecc., che nell'uso toscano dicesi Figurinaio,
Stucchinaio.
Oesso s. m. Gesso, e in term. chim. Solfato di
calce : Combinazione naturale dell'acido solforico
con la calce che, ridotta in polvere e stemperata
con acqua, si adopera a vari usi di cementare,
di formare statuette, ecc.
« Gesso, per Ogni opera modellata in gesso.
— da preiza; Gesso da far presa o da muratori:
Quello che serve agli scultori e gettatori di me-
talli per formare i modelli delle opere che deb-
bono gettare, e per formare cose di rilievo.
S Cómbin de gesso V. Còmbin.
GJ-estx V. n. Gestire : Far gesti o movimenti della
persona che accompagnano un discorso o rap-
presentano un concetto.
Oéxa> s. f. Chiesa : Congregazione de' fedeli.
« Chiesa, per Tempio de' cristiani, dove Si cele-
bra il Sacrifizio e gli altri uffizj divini.
% Andà in gèxa; Andar in chiesa, vale Andare
a far le sue divozioni.
S Èse fortùnóu cBmme i cheti in gèxa V. Can.
% In {accia da gexa V. Faccia.
S L'ommo da gèxa; Scaccino. Voce fior. V. Ommo.
S Ommo de gèxa : Chiesolaslro , Chiesolastico :
Colui che frequenta continuamente la chiesa.
S Quando nò ghe n'e, a gèxa a ne perde; Quando
non ce n'è, la chiesa ne perde. Modo proverb.
denotante che Niente si può pretendere da chi
è povero in canna o da chi nulla possiede.
% Santi in gèxa e diai in casa V. Casa.
Oéxà s. m. Chiesa. Voce del contado : La par-
rocchia del luogo,
n Chiesa piena, ma allora usasi da noi in genere
femm. : Gh'èa ùnn-a gèxd de gente; La chiesa
era piena di persone.
Oèxetta s. f. Chiesetta, Chiesina, Chiesino,
Chiesuccia, Chiesuola, Chiesicciuola. Dim. e vezz.
di Chiesa: Piccola chiesa o rustica o povera.
— da fìggiéu; Altarino: Quel piccolo aliare che i
ragazzi per trastullarsi fanno per le piazze e con-
trade della città nella festa di qualche Santo.
G}-èxéu.a s. f. Chiesuola V. Bitàcola.
<3-éxù s. ra. Santino: Immaginetta divota stam-
pata in legno o in rame.
Gré:x:ùiii.a,ja< I Jesus-Maria! Gesumaria ! In-
terjez. di meraviglia.
GJ-lierlin s. m. Gherlino. T. mar. Cavo com-
messo alla maniera delle gomene, cioè commesso
due volte, ma meno grosso di quelle, e al disotto
di dodici pollici sino ai cinque esclusivamente.
— a eòa de ratto; Gherlino a coda di ratto, di-
cesi di Gherlino terminato in punta, onde poter
farlo passare facilmente per qualche buco senza
che si disfaccia per lo sfregamento.
Olxette s. f. Ghette V. Bòttinn-e.
Grliettiiiii-e s. f. pi. Ghettine, Mezzeghette :
Vestono la sola parte inferiore della gamba.
GUxetto s. m. Ghetto : Raccolto di più case ove
abitano gli EbTei in alcune città.
ti Bisca : Luogo ove si tien giuoco pubblico o altro.
GHxéuTblbo V. Zembo.
"Grliia s. f. Grazia : Avvenentezza di operare che
diletta: Ti nò g'hce gaibo e ni ghia; Tu non
ci hai garbo, né grazia.
"GUxiase n. p. Gongolare, Giubbilare, Godersi
V. BeciUàse.
Gt-Iiidón s. m. Gagliardetto, Pie di gallo. T.
mar. Piccola e lunga banderuola che è divisa e
termina in due punte, portata sopra una piccola
asta in cima de' calcesi delle golette, e serve di
ornamento.
Grlxig'g'ión s. m. Ghiozzo : Pesce di mare del
genere de'Gobj, di cui si conoscono due specie:
Il ghiozzo di scoglio (Gobius jozzoj, il quale vive
in mezzo agli scogli. Ha il corpo poco compresso,
la testa più larga del corpo, i denti piccoli, la
bocca grande ; il suo colore è bigio e punteg-
giato di bruno; e II ghiozzo di fondo (Gobius
capito), somigliantissimo al precedente, se non
che ha sul dorso una striscia longitudinale nera
ed abita il fondo del mare. Dicesi anche Ghiozzo,
ed a Firenze e Livorno Jozzo.
Gt-liig'liottìnxi-a s. f. Ghigliottina : Istru-
mento di supplizio inventato da un medico chia-
mato Guillotin, per troncare la testa mediante
un'operazione affatto meccanica.
O-Iiig-liottiiià V. a. Ghigliottinare : Troncare
la testa per mezzo della ghigliottina.
**Gi-Iiig'Xia s. f. Ceffo, Mostaccio, Luchéra, Lu-
chéria: Aria del viso. Aspetto, Un certo modo
di guardare; altrim. Piglio.
§ O l'ha ùnn-a certa ghigna ch'a nd me piaxe
ninte; Egli ha una certa luchéra o luchéria, un
certo aspetto che non mi va a sangue; e più
intensam. Egli ha un ceffo di tristo, un aspetto
che ributta, che incute terrore e simili.
Gi-Iilg'iiòii s. m. Avversione, Ripugnanza, An-
• tipalia. Contraggenio, Abborrimento ; e talora
Rabbia, Stizza, Bile, Dispetto.
S Fa 0 Mette ghigndn; Destar antipatia. Recare
avversione; e talvolta Far rabbia V. Fd.
406
GIÀ
GIÀ
Oliiminn-a f^/o;,- Macchinare, Ordire, Con-
certare, ecc. V. Fa.
Grlxiudà. V. a. Ghindare, Aghindare. T. mar.
Si dice degli alberi di gabbia e di pappafico, per
significare l'azione d'issarli e sollevarli quant'è
possibile, e per situarli nella posizione necessaria.
Obliid.a.o s. m. Arcolajo, Guìndolo, Bìndolo e
nel Modenese Dipanalore: Strum. rotondo, per
10 più fatto di canne rifesse o di stecche di legno,
sul quale s'adatta la matassa d'accia o d'altro
filato per dipanarla e farne gomitoli (rùmescelli);
è infitto in uno stilo di ferro fermato in uno zoc-
colo di legno o di marmo, e nello svolgersi la
matassa esso gira. Ce n' ha de' più gentili e leg-
gieri che mediante una piccola vite si fissano
dove torna comodo.
— dff bùgatlo ; Burattello, e da taluni Tómbolo,
Rocca (coll'o stretto), Frullone : Specie di cilindro
cavo, lungo poco men che il fcullone (bùgatto),
entro cui si volge su due perni. La superficie
del burattello è formata da un velo variamente
^ rado, per cui passa la farina che si abburatta,
volgendo una manovella esteriore.
GMiiudasso s. m. Ghindazzo, Ghindaressa.
T. mar. Manovra, volante o Cavo che serve a
ghindare o ad abbassare gli alberi di gabbia.
Gr!faLÌnea< s. f. Ghinea: Jioneta d'oro d'Inghil-
terra del valore di 20 scellini; detta altrim. Lira
sterlina, corrispondente a fr. 2S moneta di Francia.
01iix*iii.d.c»ii s. m. Tavolino da notte : Arnese
di legno, fatto appunto come un piccolo tavolino
che pareggia il letto in altezza, e tiensi accanto
ai letto per tenervi l'orinale. - Comodino o Co-
modino da notte diccsi Quello che tiensi pari-
mente accanto al letto, e serve al doppio uso di
Tavolino da notte e di seggetta.
OIxii*la<uda> s. f. Ghirlanda, Serto : Cerchietto
fatto di fiori d'erbe o frondi o d'altro, che si
pone in capo ad uso di corona.
— dell'àncoa; Cicala. T. mar. Grosso anello sta-
bilito nell'occhio dell'ancora, che si arma d'una
fasciatura di cavi, a cui s'ormeggia la gomena.
S Ghirlande; Ghirlande, Gole. T. mar. Pezzi grossi
di legname corvi o centinati, che si dispongono
a squadra sulla ruota di prua, sopra o sotto le
ruote di cubìe, per legare insieme le parti da-
vanti delle navi e connettere i madieri e forcacci.
Grliisa/ s. f. Ferraccio, Ghisa : Ferro fuso e non
ancora purificato, Prodotto della prima fusione
della miniera di ferro che si dà nella magona.
Oì s. m. Ghiro. T. zool. Myoxus glis. Animale
mammifero di colore e di grandezza simile al
topo, me di coda pannocchiuta , il quale senza
mangiare dorme tutto il verno e si desta di
primavera.
GHa Y. n. Girare: Rivolgere o Muovere in giro:
0 {ava già 5 bastdn; E' faceva girare la mazza.
" Girare, per Volgere: 0 giava i éuggi dapper-
tutto; E' girava gli occhi da per tutto,
w — per Circondare: 0 ma o già tutta a tcera;
11 mare gira tutta la terra.
« — per Aver tanto o tanto di circuito: Zeno a
già néuve miggia; Genova gira nove miglia.
n — per Andare attorno ad un luogo, Aggirarsi
per esso: Ho gióu tutto Zeno; Ho girato tutta
Genova.
n — per Drirrarcjil cammino: Da che parte B
V4 sióu? Da qnal parte e|;li girò?
tt — per Andare o Muoversi in giro : 0 ghe giava
d'intorno; Gli girava dattorno.
— a boccia; Girare il boccino o i corbelli V. Boccia.
— a testa; Girare il capo, oltre il significato pro-
prio, si dice Quando si vedono tutte cose din-
torno a noi come girare, onde perciò sovente
non possiam quasi reggerci in gambe.
— de bordo; Virar di bordo. T. mar. V. Vira.
" Girar largo: Allontanarsi da un luogo. Andarsene:
Appenn-a l'ho visto, ho gióu de bordo; Appena
lo vidi, girai largo.
— 5 canto; Volgere o Voltare il canto, vale Pie-
gare il cammino verso un canto di casa.
1) Svicolare, Scantonare: Entrare nel primo vicolo
che li si presenta per fuggire una persona che
non vuoisi incontrare.
— 5 cervello; Girare il cervello, Dar la volta al
canto 0 al cervello. Dar nelle girelle o nei ge-
rundi, vale Impazzare.
— 5 so co-e stanghe; Voltare il sole colle stanghe,
Voltar Arno in su V. Vortd.
— pe-a testa o in ta testa; Correr per lo capo,
vale Andar per la fantasia.
— un arco, ùnn-a vòlta; Girare un arco, una vòlta,
dicesi dagli Architetti per lo stesso che Voltare.
— ùnn-a cambiale; Girar una cambiale. T. comm.
Cedersi una cambiale dal girante a favore del
giratario.
% Fa già ùnn-a carta, ecc.; Far circolare una
carta o simile, vale Diffonderla, Pubblicarla. ,
% Ghe gtan; Gli girano o Gli gira i corbelli, di-
cesi d'Uno che sia di tristissimo umore, che abbia
grandi cagioni di dolersi o sim.
$ Già e regìa ; Gira gira : É modo che si usa co-
munem. per dire quel medesimo che Guardata
la cosa per ogni verso. Considerata ogni cosa o
simile.
S Giàse n. p. Girarsi, Volgersi, Rivolgersi, Voltarsi.
i> — a tutti i venti; Volgersi ad ogni vento,
figurat. vale Non avere né slabilità, né fermezza.
II — inderré; Voltarsi o Volgersi addietro V. Vortd.
Gria>cca> s. f. Biacca o Bianco di cerussa: Ma-
teria di color bianco, cavata per forza d'aceto
dal piombo; altrim. Carbonato di piombo.
Q-iacelié s. m. Giacchetta : Veste da uomo
fatta di panno o d'altro, con maniche e con petti,
ma senza falde, che cuopre il busto, e portasi
per lo più dalla plebe.
<3ria>ccb.etta< s. f. Farsetto, Giubbetto: Veste
consimile alla giacchetta (giacché), ad eccezione
che ha per di dietro due curie falde.
— da postiggión; Giacchetta da postiglione.
Gi-ia>cc]iettà> s. f. Colpo di giacchetta o dato
colla giacchetta V. Giacché.
Gt-iaccliettiii s. m. Farsettino, Giubbetlino,
Giubberello. Ha le falde ancora più corte del far-
setto (giacchetta).
O-iacclxettón. s. m. Farsetlone, Giubbone:
Abito da uomo, largo, foderato e forte, per lo
più di panno, che si usa in città , e da' marinaj
e barcaiuoli.
Gt-ia^into s. m. Giacinto e Diacinto. T. boi.
Hyacinthus orientalis. rianta che ha il balbo
coperto da molle tuniche, le foglie lisce, i fiori
odorosi di vario colore,
ti Giacinto, per Una sorta di perla preziosa.
O-ieea s. f. Ghiaja e Chiara : Rena grossa con en-
trovi mescolati sassuoli.
GIÀ
GIÀ
407
n Frómbola : Piccolo sasso di diYcrse figure pw-
talo da'fiomi o torrenti.
GS-iaea. s. f. Bieta e Bietola. T. bot. Beta cicla.
Erba da mangiare, di cui v' ha due specie prin-
cipali, la bianca cioè e la rossa V. Gicerava.
S Daghe camme 6 sciò Gicea Y. in Dà.
Oiaerava s. f. Barbabietola. T. bolan. Bela
vulgaris. Varietà della bietola comune, la cui
radice bulbosa e rossa si mangia cotta, e contiene
molte parti zuccherine. La radice di quella che
si coltira nei nostri orti ha la forma di rapa;
in Tose, se ne coltiva una varietà che ha la ra-
dice allungata come il navone.
0-iàla<pa< V. Xàlapa.
Oìa<ma.oco s. m. Giubbone, Casacca: Sorta
di vestimento per lo più de' conladini , assai
grande e senza quarti.
Gt-iamellai s. f. Hugherino, Gelsomino di Goa,
Gelsomino d'Arabia. T. bot. Jasminum sambac.
Arboscello rampicante, originario dell' India, dove
elevasi all'altezza di metri 3 SO a ^, e da noi
ben raramente a quella di m. 1 SO. Ha le foglie
cordiformi, persistenti ; durante l'estate è adorno
di fiori numerosi, semplici, semìdoppj o doppj
secondo la varietà, bianchi e di soavissimo odore,
specialmente la sera. - Havvene un' altra varietà
da noi delta Giamella straddggia, e conosciuta
in ital. sotto il nome di Gelsomino del Granduca
di Toscana. I suoi fiori si aprono malamente.
Oiamellotto s. m. Ciambellotto, Cambellotto,
Cammellotto, Cammellino: Drappo fatto antica-
mente di pelo di cammello, dal quale tolse il
nome; oggi di pelo di capra.
Oiamiu s. m. Stento, Fatica.
Oiaminà. v. n. Stentare, Faticare, Sfacchinare :
Durar fatica.
O-iamento de testa; Giramento di
capo, Vertigine, Capogiro, Capogirlo, Giracapo.
Oianoaja s. f. Biancheria: Ogni sorta di panno'
lino 0 canapino o bambagino, non tinto e già cu-
rato e ridotto per l'uso della famiglia. - Lingeria
per Biancheria è voce registrata con esempi del
Buonarroti e del Salvini, ma è poco usata e da
fuggirsi come inutile francesismo.
— do tda; Biancheria da tavola.
Oianelietti s. m. pi. Bianchetti, Tose. Ava-
notti, Nonnali, Cent'in bocca. T. iltiol. Aphya
vera. Picciolissimi pesciolini di mare, di color
bianchissimo e quasi trasparente, con gli occhi
come due puntini neri. Cbiamansi cosi da noi
dal color bianco che hanno quando e' sono lessati.
1» Radicchio imbiancalo V. Còstetti.
Oiancixetto s. m. Bianchetto: Tinta chiara
per lumeggiare i rilievi della pittura.
— da dà a-i gentùroin da sordatti; Terra di Vi-
cenza: Terra che serve per imbiancare le cinte
de' militari.
— da dòse à faccia; Biacca o Bianco di bismuto:
Quello che usano le donne per imbellettarsi.
— da pùli cristalli, posate, ecc.; Terra di MedoD,
e da taluni Bianco di Francia: Sorta di terra
bianca, la qual ridotta in polvere serve a pulire
i cristalli, le posate e simili.
O-ianoo s. m. Bianco : Uno degli estremi colóri
opposto al Nero,
n Bianco, per Quella materia, colla quale s'imbian-
cano le muraglie.
— de bahnn-a; Bianco di balena V. Balenn-a.
— de cSu, séllao, ecc.; Grùmolo, Garznolo: Le foglie
di dentro congiunte insieme del cesto dell'erbe,
come di lattuga, cavolo, sèdano e sifitatte.
— detl'éuggio; Albugine o Bianco dell'occhio V.
Èuggio.
— dell' éuvo; Bianco dell'uovo V. Euvo.
% Dà 5 giamo; Imbiancare, Scialbare V. Dà.
Il — 5 gianco addosso a ùnn~a cosa ; Dar di bianco,
vale Coprire con color bianco.
3 Lascia in gianco; Lasciar in bianco, vale La-
sciare spazio nelle scritture per potervi scrivere
a suo tempo.
S Mette 5 nei grò in scio gianco; Porre il nero
in sul bianco, vale Scrivere.
S Spara in gianco ; Sparare a vuoto, cioè Scari-
care l'arma da fuoco carica di sola polvere.
S Tià a-o gianco; Tirare al bianco, Albeggiare:
Tendere al bianco.
S Voei fa vedde 5 neigro pe gianco ; Voler mo-
strare 0 far vedere il nero per bianco (e viceversa),
vale Dar ad intendere una cosa per un'altra.
Oianco add. Bianco, e alla lat. Albo. - Candid»
dicesi per Bianco in supremo grado.
n Bianco, per Canuto, cioè Bianco di pelo per
vecchiezza: 0 l'èa tutto gianco; Era lutto bianco.
n — Aggiunto di volo o suffragio, vale Favorevole:
Mi g' ho dcBto 5 vóto gianco ; Io gli diedi il
voto bianco.
S Cavslli giunchi; Capelli canuti.
S Dà carta gianca a ùnn-a persdnn-a V. Carta.
S De punto in gianco V. questa locuzione alla
sua sede alfabetica.
% 0 l'è vegnùo gianco cdmme S pappe da scrive;
Diventò bianco come un panno lavato. Impallidì,
Allibbì.
§ Pan gianco; Pan bianco, dicesi II pane fine.
Il pane di tutta farina.
S Vegni all'arma gianca V. All'arma gianca.
S Vin gianco; Vino bianco, contr. di Vino ver-
miglio 0 nero.
O-iancIxessa s. f. Bianchezza, antic. Bian-
core : Qualità di ciò che è bianco. - Candidessa
vale Bianchezza in supremo grado.
Gt-ianclxezzà v. n. Biancheggiare: Tendere
al bianco.
O-ianoblnastro add. Biancastro, Bianchic-
cio, Bianchereccio, Biancolino, Albiccio, Albi-
cante: Tendente al bianco.
O-ianclilxe V. sopra Gianchessa.
Grianda s. f. Ghianda : Fruito della quercia, del
cerro, del leccio e simili, col quale s'ingrassano
i porci.
n Bruco. T. de' legai, da libri. L'attaccagnolo dei
segnali che si pongono ne' messali, breviarj o altri
libri; altrim. Portanastri.
Oiandai'iiie V. Xandarme.
Oiandetta s. f. Nappetla, Pappina, diconsi
Quelle che si mettono agli abiti per ornamenlo
e a foggia di bottoni.
I) Ghiandina : Quel vasetto d'avorio o d'argento in
forma di ghianda da serrarsi a vile, nel quale
si mette un poco di spugna inzuppata in qualche
essenza odorosa.
n Bruco V. Giauda nel 2" significato.
g Giundette da zùgd all'ambo; Ghiandine.
Gt-iandolin s. m. Palèo, Fattore, Stornello:
Strum. di legno di figura conica, che i faneioUi
fanno girare so una punta con una sferza.
408
GIÀ
GIÀ
Oiàndolo V. sopra Giandolin.
Griaiid.òii (Andò, in); Andar gironi o a zonzo
V. Andd.
Oia-udòua. v. n. Girellare, Girellonare, Girol-
loiare, Girandolare, Gironzare, Andar gironi o a
girone, Andar giostroni, Andar a zonzo, Zonzare,
Bighellonare: Andar attorno oziosameule, Andar
girando qua e là senza proposito, e per passar
tempo.
Grianello s. m. Rana Pescalrice. T, itliol. Lo-
phius piscatorius. Pesce di mare simile al Boldrò
(Bùddego), ma che perviene a grandezza quasi
doppia; è di carne meno bfiona, e lessato si scio-
glie quasi interamente nell'acqua; dicesi anche
Pesce giudeo.
Oiauetta. s. f. Balticoda o Cntreltola gialla,
Codizinzola o Codotrémola gialla, Pis. Striscia-
jola, Culti, Anguinella. T. ornit. Motacilla flava.
Uccello del genere delle Culrettole, che ha il
becco nero, la testa di color cenerino-cupo, il
dorso di color olivastro-giallognolo , la gola
* bianca, il petto e tutte le parti inferiori di co-
lore giallo-canarino vivacissimo, i piedi neri.
Frequenta i luoghi ove son acque morte, pra-
terie paludose, gronde degli stagni, ecc. Cibasi di
insetti che va a prendere attorno le vacche e
cavalli. É comunissimo nel suo passaggio di pri-
mavera in marzo, aprile e maggio.
GrianfSttre s. m. Briccone, Mala sciarda,
Mala zeppa, e simili, dicesi di Persona trista,
di cattivi costumi.
Oiano add. Giallo: Di colore simile a quello del
sole, dell'oro, del zafferano.
«I Giallo, per Pallido, Smorto.
% Tara giana; Giallo di terra, Giallo di Roma,
Ocrea V. Twra.
Criappà V. n. Cinguettare, Gracchiare, Cornac-
chiare, Ciarlare, Cicalare, Chiacchierare: Parlar
assai, Parlar vanamente e leggermente.
Griappì dò eau; Ghiattire V. Con.
Griara s. f. Orcio, Coppo: Vaso di terra inve-
triato, grande e alto, a bocca aperta e ventre
rigonfio, che serve specialm. a tenervi olio per
la cucina e per ardere. - Giara in lingua ilal.
è Sorta di vaso di cristallo, senza piede, con
due manichi, per uso di bere, e la voce fu por-
lata in Italia dagli Spagnuoli.
Oiarda s. f. Giarda. 7'. veter. È un Tumore
duro, che sì estende dalla parte posteriore ed
inferiore dell'osso del garello del cavallo sino
alla parte superiore e posteriore dell'osso della
tibia sopra il tendine llessorio del piede.
Oiardin s. m. Giardino, e alla lat. Viridario:
Luogo cinto di muro o di siepe, dove si colti-
vano fiori, alberi, ecc., per delizia generalmente
e non per guadagno.
" Giardini e Giardinetti al pi. T. mar. Quei cor-
ridori pensili ai lati del quadro di poppa.
Oiardiné s. m. Giardiniere, Giardiniero e
Giardinaio; quest'ultima voce pochissimo usata:
Quegli che ha cura del giardino e l'acconcia.
O-iardiiiéa s. f. Giardiniera: La moglie del
giardiniere.
Oiare tta s. f. Orciuolo, Orcetto. Dimin. d'Orcio:
Piccolo orcio.
Oiarettinn-a s. f. Orcioletto, Orciolino.
Dimin. d' Orciuolo, d' Orcetto.
Ct-iarròzi s. m. Grand' orcio, Gran coppo.
Griascia v. a. Masticare: Disfar checchessia
co' denti, e specialm. il cibo.
I) Per Mangiare semplicemente: O giascia tutto 5
giórno; E' mastica tutto il di.
"il Mangiare, Buscare, Profittare, Lucrare e simili.
M. basso: Gh'é da giascid poco; Ecci poco da
mangiare.
it Sbiasciare V. Giasciùgd.
— avemarie, paternostri, rosài, ecc.; Biasciare o
Masticar avemmarie, paternostri, rosari e sim.,
dicesi per similit. del Recitar avemmarie, ecc.
con voce sommessa, dimenando la bocca come
chi rimastica. Parlando di rosari, dicesi anche
Scoronciare.
— a brilla; Masticar la briglia. T. cavali. Dicesi
del cavallo di bocca dolce, il quale prendendo
gusto alla briglia, da per se stesso si alleggerisce
senza movimenti sgarbati.
— ben ùnn-a cosa; Masticar bene una cosa, figurai,
vale Esaminarla bene seco medesimo; e piti pro-
. • priam. Rugumare, Ruminare.
§ Fase giascid da-e persónn-e; Farsi tagliar le
calze 0 il giubbone, vale Far parlare malamente
di sé, de' fatti suoi.
3 Giascidse e pai-olle; Biasciare o Masticare o
Cincischiar le parole, vale Non profferirle chiare
e con scioltezza.
".^ Se giascia; Si buccina. Si bisbiglia. Corre voce.
"GriascialofFe V. Babbazzòn.
Griasciarosài s. m, Biasciarosari, Bacchet-
tone, Graffiasanti, Picchiapetto, Ipocrita V.BepAm.
"Griascio s. m. Cibo, Vitto: Il mangiare V. Pitto.
Griasciùga v. a. Cincischiare e Cincistiare,
Frastagliare : Il tagliar male e disugualmente come
fanno i ferri mal taglienti. - Sbiasciare dicesi
delle forbici che stringono senza tagliare, o perchè
difettose o perchè male adoperale,
n Gualcire, Sgualcire, Ingualcire V. Aslrofòggid.
Griaseiùg-lxéuja s. f. Cincischio e Cinci-
stio: Taglio mal fallo e disuguale che si fa con
forbici 0 altro ferro maltagliente.
Griàseiiiiii s. m. Gelsomino e poetic. Gesmino:
Arbusto sermentoso , che produce fiori bianchi
odorosi; e si prende anche pel Fiore della pianta.
— de Spagna; Gelsomino a grandi fiori, impro-
priam. dello Gelsomino doppio. T. bot. Jasmi-
num grandi (lorum. Ha il fusto diritto a rami
lunghi e diffusi; le foglie persistenti a 7 foglielte
oblunghe, ottuse; i suoi fiori grandi, bianchi, la-
vati di rosso nella parte di sotto, sono di ag-
gradevole odore. Se ne coltiva ne' giardini una
varietà a fiori semidoppj. Fiorisce dal giugno
all'ottobre.
— de Tùnexi; Gelsomino di Persia, Gelsomino di
Spagna, Lilac di Persia, Ruvistico di Persia, Ra-
vistico di Levante. T. botan. Syringa persica.
Arbusto di m. 2, ramosissimo; i suoi rami sono
gracili, pieghevoli, sottili e divergenti ; le foglie
lanceolate, appuntate, tagliuzzate, opposte, d'un
bel verde; i fiori d'un purpureo dilavalo, disposti
a pannocchie terminali ; si propaga per mezzo
delle barbatelle e margotte.
— sarvcego; Gelsomino bianco comune, Gelsomino
delle officine. T. bot. Jasminum officinale. Que- -
sta specie fu introdotta dalle parli temperate del-
l'Asia, partendo dal Caucaso sino nella China.
Essa serve per innestare quasi tulle le specie
di gelsomino a flore bianco.
GIÀ
GIN
409
Oiàsò s. m. Girasole, Tornasole, Clizia, Elitro-
pia, Elianlo. T. boi. Heliantus annuus. Pianta
alta più di tre braccia che ha gli steli grossi,
cilindrici, le foglie alterne, picciolate, quasi cuo-
riformi, scabre, a Ire nervi, i fiori col raggio
giallo molto grandi, solitarj, pendenti, che si vol-
gono sensibilmente dietro il corso del sole. Fio-
risce nell'estate, ed è originaria del Perù.
Gt-ia>ssa> s. f. Ghiaccio e Diaccio: Acqua con-
^ gelata dal freddo; dicesi anche Ghiaccia, ma è
voce antiq.
S Rompi a glassa ; Rompere il diaccio o il guado,
vale Essere il primo a tentar una cosa da altri
non tentala, o Parlar il primo d'una cosa onde
altri non s'attenta di parlare, o per appiccar
pratiche, o per ravvivare amicizie, ecc.
Oia^ssà. (Erba); Erba ghiacciata V. Erba.
OÌ£i>ssà; V. n. Ghiacciare, Diacciare, Gelare: Il
congelarsi dell'acqua o d'altra cosa liquida per
lo freddo; Agghiacciarsi, Aggelarsi, Congelarsi,
ti Usasi anche altiv. e vale Far divenir ghiacciato:
A neive a giassa 5 vin megio che 5 giasso;
La neve ghiaccia il vino meglio del ghiaccio.
— e mòen, i denti, ecc.; 3Iozzar le mani, i denti
e simili, si dice del Sentimento che produce in
queste parti il soverchio freddo dell'acqua, del-
l'aria, de' cibi e delle bevande gelate.
% Giassàse ó sangue addosso; Gelarsi il sangue
a uno: Provare esso tal dolore o spavento che
quasi resti sospesa la circolazione del sangue.
Oìa/Ssèa> s. f. Ghiacciaia e Diacciaja : Luogo
da serbarvi diaccio ; e per simil. Qualunque luogo
0 stanza freddissima.
G-ia/SSO s. m. Ghiaccio, Diaccio V. Giassa.
M Ghiaccio. T. cesell. Quell'appannatura che si la-
scia ne' lavori d'oro o d'argento per dar risalto
alla brunitura de' medesimi.
— forte; Gelato, Pezzo duro : Specie di sorbetto
interamente indurito dal gelo e a cui con forme
appropriafp <;' tlà una determinata figura, come
di pescij, u arancia, di pera, di fichi o altro; e
si serve in piattino.
% Rompi 5 giasso V. Giassa.
0-ia.ssòu. p. pass. Ghiacciato, Diacciato V.
Gia^sà.
S ^gua giassa; Acqua gelala V. ^gua.
S Chéu giassóu; Cuore ghiacciato, cioè Crudo,
Privò d'amore ; e con più forza, Cuore indurito,
fatato, impenetrabile.
S Veddro o Cristallo giassóu; Vetro o cristallo
diacciato o smerigliato, dicesi Quello a cui fu
tolto il lustro con polvere dì smeriglio od altra.
OiaiStemma. s. f. Bestemmia, antic. Biastema,
e alla lat. Blasfema: Detto ingiurioso all'onor di
di Dio 0 contro le cose sante.
n Bestemmia, per Jlaledizione , Imprecazione: 0
g'hapregóu mille giastemme; GÌ' imprecò mille
bestemmie.
S Di de giastemme V. Giastemmà.
S E giastemme són c5mme e féugge , che chi e
caccia se ì arrecchèugge ; La bestemmia gira
gira, torna addosso a chi la tira V. Féuggia.
Oia<steiiixiià; v. n. Bestemmiare, antic. Bia-
stemmare e Biastemmiare, alla lat. Blasfemare:
Profferire bestemmie; e scherz. Dire o Cantare
l'orazione della bertuccia, Attaccarla a Dio e ai
Santi, Attaccarla al cielo del forno. Tirar giù.
» Bestemmiare, usato altiv. vale Imprecare, Male-
dire: Giastemmo l'óa e 5 memento che ecc.;
Bestemmio l'ora e il momento che ecc.
Gria>steiiiiiión. s. m. Bestemmiatore, antic.
Biastemmalore, Biastemmiatore, alla lat. Blasfe-
matore e Blasfemo: Che bestemmia; e in peggior.
Bestemmiatoraccio.
Oiavartlo s. m. Chiavardo. T. veter. Piccolo
furuncolo che viene o alla corona del piede o
alla gamba del cavallo.
Griavotta, s. f. Giravolta: Movimento in giro,
Via fatta in giro.
Oitoerna s. f. Giberna, Tasca delle cartucce.
T. mil. Si)ecie di tasca, entro cui si tengono le
cartucce (cartatàcce) per caricar l'armi da fuoco.
- Cartocciere, Cassetta di legno, con cui si tras-
portano i cartocci nelle batterie mobili.
Griècclxe s. m. Giubbello: Abito corto da uomo
di panno o d'altro, assai largo, senza falde, e
con due ampie tasche, una per fianco.
— da caccioeì; Cacciatora, Carniera: Abito òurto
da cacciatori, generalmente di velluto, largo e
con ampie tasche nei dinanzi e un tascone che
ricorre orizzonla'mente di dietro V. Cacciéua.
Griéto s. m. Passeggiatella: Breve passeggiata.
Griffra s. f. Ghirigoro, Girigògolo, Giricòcolo :
Tratteggio o Intrecciatura di linee fatte a ca-
priccio colla penna.
S Lucchetto a giffre V. Lucchetto.
% Zùgd a giffra l'ùn; Far a goffo e macào V. Zùgà.
G^xg^Sb s. f. Giga: Specie di ballo vivo e spedito,
ed anche La sonata sulla quale si fa esso ballo.
Grig-in (Andà a); Andar a mimmi V. Andà.
Grig-lià (Ràsiga) V. Ràsiga.
S Carta giglià V. Gilè nel 2° significato.
Gi-i S'Olio s. m. Cosciotto di castrato, e nel-
l' uso Gigotto : Coscia di castrato separala dai
corpo per mangiare.
«I Gigotto, presso i Cuochi tose, dicesi Un pezzo di
magro di coscio di majale cucinato agro-dolce.
Oilè s. m. Corpetto V. Gipponetto.
n Giulé, ed oggi più comunem. Gilè : Somiglianza
di due carte nel giuoco della bazzica.
Grilecco s. m. Farsetto: Vestimento del busto,
come giubbone o camiciuola, e dicesi presso noi
per lo più da' contadini. Vien dalla voce tose.
Giulecco, Spezie di veste antica degli schiavi e
galeotti.
Grimiclxia s. f. Gran cosa. Cosa sorprendente,
Prodigio; ma dicesi in senso ironico a Chi crede
d'aver fatto cosa bella, grande e meravi|liosa :
Anace là eh' eì [ceto ùnn-a gimichìa! Andate,
che avete fatto una gran cosa, un prodigio!
Oinepro s. m. Ginepro. T. boi. Junipertis
communis. Frutice odoroso e sempre verde che
getta gran quantità di rami, e le cui bacche o
coccole, grosse come piselli , sono d' un sapore
piccante, aromatico, e servono a profumare l'ac-
quavite; fassene anche una conserva eccellente
per fortificare lo stomaco.
— rósso ; Cedro o Ginepro di Virginia. T. boi. /«-
niperus virginiana. Specie di ginepro che si
eleva sino a metri IS, di forma piramidale, le
cui bacche sono azzurrognole; serve per orna-
mento ne' giardini.
Griuestra s. f. Ginestra e Ginestre. T. boi.
Spartium junceum. Arbusto, i cui rami sono
simili ai giunchi, i suoi fiori d'un bel giallo,
assai grandi ed odorosi, a grappoli diritti fs
410
GIO
GIO
terminanti. Fiorisce dal giugno all' ottobre , ed
è comune ne' luoghi sabbiosi e montuosi. I rami
della ginestra servono a legare come i giunchi;
e per mezzo della macerazione danno un'abbon-
dante materia filamentosa, da farne grosse e
forti tele, dette comunem. in Tose. Panno gi-
nestrino; i fiori poi si colgono per ispargerli in
occasioni di solennità e processioni.
Oiio s. m. Giro, Circuito, Cerchio, Accerchiamento.
it Giro, usasi comunem. per Un viaggio, Una cam-
minata che si fa in diversi luoghi.
»» — e Girata, dicesi nel giuoco delle carte, delle
minchiate e sim. Il dare un determinato numero
di carte in giro a ciascuno de' giuocatori : Femmo
dui gii; Facciamo due giri.
— 0 Tórno da casetta; Giro: L'interna serie di
maglie, le une accanto alle altre, nel verso della
larghezza della calza.
— da ciave; Mandata: Tutto quello spazio che il
volger della chiave fa percorrere in una volta
alla stanghetta.
— de cavasse; Corso: Luogo pubblico dove passeg-
giano le carrozze.
-» de corda; Avvolgimento di fune.
— de mane g he ; Giro: Quel taglio in tondo, al
quale è cucita la manica.
— de parolle; Circonlocuzione: Circuito di parole
per esprimere ciò che non si vuol dire coi vo-
caboli propri; altrim. Perifrasi.
— d5 collo da caniixa de donne; Scollo.
S Andà in gio; Andar in giro, vale Andar attorno.
% Dà 5 gìo; Dar l'ambio, il puleggio V. Dà.
S De tutto ven 5 so gìo ; Tutte le cose danno la
sua volta.
S Fd un gìo; Dar una volta: Andare alquanto
attorno, Far una girata, una breve passeggiata.
S In gìo; In giro, In cerchio, A cerco, vale At-
torno attorno.
S Vegni o Tócca ó so gio a ùnn-a pers6nn-a ;
Toccar la sua volta ad alcuno, è Quando nelle ope-
razioni alternative, che si hanno a fare determi-
natamente ora da uno ora da un altro, s' aspetta
a lui l'operare, il dire, e talora anche il morire.
Oiòia> s. m. Gioja, Gemma: Pietra preziosa.
)i Gioja, figurat. per Cosa preziosa.
ti — Usato nel num. del più, è Denominazione
collettiva delle pietre preziose, de' diamanti e
delle perle.
n — Quel rinforzo di metallo che circonda la bocca
del cannone.
1) Buona uscita. Voce dell'uso tose: Quella somma
di danaro che talvolta si paga a chi cede una
bottega, un magazzino o simile: G'han dceto
mille franchi de giòia; Gli diedero mille fran-
chi di buona uscita.
§ Bella giòia ! Bella gioja ! dicesi ad uomo ironica-
mente quasi tacciandolo di malizia o di qualsi-
voglia altro vizio o mancamento.
S M(e giòia! Gioja mia! Cuor mio! dicesi talora
per esprimere la svisceratezza d'affetto.
Oidóellà. v. a. Gioiellare, Ingemmare: Ornare
di gioje 0 gemme.
Oiojellé s. m. Giojelliere: Quegli che conosce
la qaalltà delle gioje e ne fa mercanzia.
Gt-iC(jello s. m. Giojello: Pìccolo arnese ornato
d'una 0 più gioje, da portarsi per ornamento della
persona, o da porsi per ornamento in qualche
staoza,
n Giojello, si prende talvolta per La gioja stessa,
per Lavoro non di gioje, ma d'oro.
" — per Cosa graziosa e di pregio.
OiiSn s. m. Girone e Giglione. T. mar. Il ma-
nico del remo ossia La parte del remo, sia tonda
0 di quattro facce, su cui fa forza il rematore,
perchè la pala faccia il suo effetto.
0-i5]:*na< s. f. Giornata: Termine d'un giorno,
ma più propriam. Quello spazio di tempo che
trascorre dal levarsi del letto al coricarsi.
n Giornata, pel Cammino che si fa in un giofno,
I) — per la Mercede che si dà a un giornaliero
per un giorno di lavoro,
n Giorno: Giornd scùa, Giornd d' cegua ecc.;
Giorno scuro, piovoso, ecc.
S A giornd d'anchéu ovv. In giornd V, À giornd
d'anchéu alla sua sede alfab.
S Andà in giórno; Andare a giornata: Andare
alle case a lavorare di sua arte per un tanto il
giorno.
S Brutta 0 Cattiva giSrnà; Giornataccia, diccsi
comunem. Quando un dato giorno passa tutto o
freddissimo o burrascoso; e figurat. Quel giorno
nel quale ci avviene una grande sventura o si
corre grave pericolo: Anchéu ho passóu ùnn-u
brutta giórnà; Oggi per me ebbi una gran gior-
nataccia.
S Fd giórnà; Far giornata, vale Dondolarsi, Per-
dere il tempo in qualche luogo.
S Laoà 0 Travaggià in giórnà; Lavorare o Fare
a giornata, vale Lavorare per ricever la mercede
a un tanto il giorno.
S Meltisc in giórnà a fa ùnn-a cosa; Mettersi
a giornata a fare una cosa , vale Starvi un pezzo,
Starvi lungamente. Tirarla in lungo.
S Tutta a santa giórnà V. Tutto ó santo giórno
nella voce Giórno.
CtiStruekle s. m. Giornale: Libro, in cui di per
di si notano le partite de' negozi, delle botteghe
0 case per comodo di scrittura.
n Giornale, Diario : Foglio ove dì per di si notano
i fatti pubblici.
ti — Oggi più comunem. è Nome assai comune
delle novelle politiche o letterarie o scientifiche,
ecc., che si pubblicano in uno o più fogli perio-
dicamente a qualunque intervallo di tempo.
— de bordo; Giornale T. mar. Registro diviso in
più colonne, in cui il piloto o altro uffizìale prende
memoria giorno per giorno e d'ora in ora di tutti
gli accidenti che accadono, qual è il vento che
soffi, il corso della nave, la direzione che tiene,
le manovre che si vanno facendo, la latitudine
per osservazioni, il punto e simili.
Gi-iox*iia;listai s. m. Giornalista. Voce d'uso:
Scrittore di giornale politico, letterario, scien-
tifico, ecc.
Oi Situo s. m. Giorno , Dì : Quello spazio di
tempo che il sole sta sul nostro emisfero.
t) Giorno, Dì, pel Giorno naturale ossia Lo spazio
di 24 ore in che si comprende il giorno e la
notte; a differenza dell' artificiale, che è quello
che si prende dal nascere al tramontar del sole.
n — pel Tempo ossia Giorno prefisso della morte:
Quando vegnià ó mce giórno ; Quando verrà ii
mio giorno.
I) — per Termine, Tempo o simile: Fissce ó giórno;
Fermate il giorno.
»i — per Giornata, cioè ptr Lo cammino che si
GIO
Gì»
411
fa in un giorno: Éo distante treì giorni da
Tórin; Io era distante tre giorni da Torino.
" — Usalo nel numero del piii, vale Vita, cioè II
corso della vita, Il tempo in cui si vive: / tò
giSrni sSn stcBli brevi; I suoi dì furono brevi.
— ciit, giórno meno; Giorno più, giorno meno,
vale Fra breve.
— de bSn aw^jino; Giorno fasto, cioè Giorno che
è di felice augurio.
— de cattivo augùrio ; Giorno nefasto, cioè Giorno
]li cattivo augurio.
— d'éuveì; Giorno o Dì feriale o da lavoro o di
fatica, Giorno lavorativo.
— de magro (al plur.)j Giorni magri : Quelli ne'quali
la Chiesa vieta mangiar carne.
— e néutte; Dì e notte, Giorno e notte o Di dì
e di notte, Sempre.
S A giórni m. avv. A giorni, vale Fra breve
tempo, ed anche Quando sì e quando no.
S A giórno; A giorno V. A giórno alla sua sede alf.
S A giórno cicso; A gran dì, Di chiaro dì, A
giorno alto: Già levato il sole d'un pezzo.
S A-i mce giórni, A-i tò giórni, ecc.; A' miei
dì, A' tuoi dì e simili, cioè A' miei tempi, A' tuoi
tempi. Dappoiché io sono nato. Dacché tu sei
al mondo.
S A-o fa dò giórno, A-o spunta dò giórno V.
sotto In sciò fa dò giórno.
$ A-o giórno d'anche u V. À giórno d'anchéu.
S Ciù un giórno che l'atro; Pili l'un dì che l'altro,
In un momento all'altro, Fra breve j e talvolta
Ogni dì più: 0 l'è un diao ciù un giórno che
l'atro; È un nabisso più l'un dì che l'altro.
$ Dà ó bón giórno; Dare il buon giorno o il
buon dì, vale Augurar felicità in quel giorno
(saluto comunale).
S De giórno; Di dì. Di giorno: Mentre è giorno.
§ De giórno in giórno; Di dì in dì, Di giorno
in giorno, Giornalmente; ed anche Fra giorni,
Fra breve.
% Èse a giórno d'ùnn-a cosa V. A giórno alla
sua sede alfabetica.
S Faccia de tutti i giórni V. Faccia.
^ Fd de néutte giórno; Far della notte giorno,
vale Vegliare tutta la notte occupato di chec-
chessia; per contro a Far del giorno notte, che
vale Dormire per molto spazio del giorno.
g Fase giorno; Farsi giorno, vale Principiare il
giorno. Nascere o Spuntare il sole.
S Fissa ó giórno; Dare il di, il giorno ecc., Fer-
mare la giornata.
§ Jncascióu a giórno; Legato a giorno, è aggiunto
di diamante o simile, e vale Incastonato per
modo che vi passi la luce per traverso.
% In sciò fa 0 In tó fa dò giórno ; In sul dì del
giorno, Sul far del giorno, Nell'aprir del giorno,
Allo spuntar del giorno, All'apparir dell'alba. Al
romper del dì. Al sorger del sole. In sul far
bruzzo (nell'aprirsi il di).
S L'atro giórno; L'altro giorno: Qualche giorno
indietro. Voce dell'uso.
S Mette a giórno ùnn-a persónn-a d'ùnn-a cosa
\. A giórno alla sua sede alfabetica.
S Mettise a giórtio; Slare in giorno, dicesi co-
munem. dèlio Studiarsi di conoscere tutto ciò
che alla giornata si fa o si scrive, ecc.
$ 0 giórno avanti; Il giorno prima, Il giorno
jpiozi, La Yifilia,
S 0 giórno di Santi; La ognissanti, Il di d'ognis-
santi.
S 0 giórno doppo; Il giorno dopo. Il domani.
S Paci un giórno; Parer un dì, cioè Poco tempo.
S Punto a giórno; Punto a giorno V. Punto.
S Tegni a giórno ùnn-a persónn-a d'ùnn-a cosa
V. A giórno alia sua sede alfab.
§ Tutti i giórni; Ognidì, Ognindì, Giornalmente.
S Tutti I giórni che fa Dio; Ogni dì che cade
in terra.
3 Tutti i giórni ne passa un; Ogni dì ne va un
dì. Ogni dì ne passa uno, Ogni giorno passa un
giorno, si dice proverb. per dire che II tempo
passa presto, che invecchiamo e ci avviciniamo
alla morte.
S Tutti i giórni non é festa; Ogni dì non è festa,
Natale viene una sol volta l'anno.
S Ttitti i giórni nò son pcegi; Tutti i di non
sono eguali. Tutti i mesi non son di trentuno.
% Tutto ó giórno; Tutto il dì, Tolto il giorno, vale
Sempre.
% Tétto ó santo giórno; Tatto il nato dì, Tutto
l'intero dì. Dall'alba alle squille.
S Un giórno ; Un giorno. Posto assolai, si dice di
Un tempo indeterminato, ed è VOlim de' latini:
Un giórno me són trovóu ecc.; Un giorno mi
trovai ecc.
S Un giórno sci e l'atro nó; Di due dì l'uno,
cioè Un giorno sì e l'altro no.
S Vive de giórno in giórno ; Vivere dì per di o
dì in dì, di giorno in giorno, vale Non avere
assegnamento né provvisioni se non per un di,
e Non pensare e Non provvedere anticipatamente
a ciò che bisogna, ma giornalmente.
OÌL^so add. Geloso : Travagliato da gelosia.
Il Geloso, dicesi anche di Cosa importante, cioè da
maneggiarsi o da trattarsi con diligenza e can-
tela, onde: Affare gióso; Affare o Negozio ge-
loso, cioè dilicato, importante.
— dò so ònó; Geloso, Tenero, Curante dell'onor suo.
S Vegni gióso; Ingelosire, Divenir geloso.
Griovà, V. n. Giovare: Dare o Porgere ajuto,
Far utile, Far prò.
3 Giovdse d'ùnn-a cosa; Giovarsi d'alcuna cosa,
vale Servirsene, Valersene, Approfiltarsene.
Oiòxia. s. f. Gelosia: Passione o Travaglio di
animo degli amanti per timore che altri non tolga
loro le cose amate, e non ne goda; e figur. per
Qualunque timore o sospetto semplicemente.
Il Gelosia e più comunem. Persiana: Specie di chiu-
sura esterna delle finestre formata di due spor-
telli, attraversati ciascuno di spesse stecche,
girevoli 0 fisse , i quali contengono altri due
sportellini, uno per parte, da potersi alzare a
piacimento per dar più lume alla stanza, o per
meglio vedere nella via, mediante un registro di
ferro composto d'un gancio e scaletta, a uso di
tenere più o meno rialzati gli sportellini della
persiana.
— volante o a vento; Persiana da tirare, si dice
Quella a stecche libere, larghe e sottili, rattenate
parallele da altrettante staffe di trecciolo, cioè
nastro di grosso refe, e da potersi volgere t
varia inclinazione e raccogliere e alzare tutte
insieme contra l'architrave, mediante funicelle che
ricadono da lato contro gli stipiti della finestra.
Ora sono pressoché in disuso, essendo sostituita
a queste Una specie di tessuto di canne dlndif
412
GIÙ
GIÙ
tagliate in sottilissime stecchine colorate e cucite
con refe le une accosto alle altre.
M Coda di volpe V. Amaranto.
Oìppa; s. f. Giubbone, Giubbetto, Giubbello, Giub-
bercilo : Abito contadinesco.
O-ipponetto s. m. Corpetto, Panciotto: Sot-
toveste tonda, cioè senza falde, e senza maniche
e con due taschini sul davanti, che cuopre l'im-
busto e portasi immediatamente sotto il vestilo.
Oix*aj£Pa> s. f. Giraffa. T. zool. Cervus camelo-
pardalìs. Animai quadrupede africano ed anche
asiatico, il qua!, sebbene silvestre, si addomestica
e si cavalca. Ha le gambe dinan/J lunghissime;
fe cresce alla statura d'un mezzano camello. Il corpo
è nericcio, macchiato di strisce di color lionato;
dicesi anche Camelo pardo.
Oiranio s. m. Geranio e Giranio. T. hot. Pe-
largonium odoratissimum. Pianta che ha gli
steli grossi, curti, le foglie opposte, cuoriformi,
rotonde, dentellate, vellutate in dentro, d'un odore
penetrante, ma molto piacevole; i fiori piccoli,
bianchi, in piccole ombrelle sopra rami forcati.
Fiorisce dalla primavera all'autunno, ed è indigena
del Capo di Buona Speranza. Ha molte varietà.
0-ix*£iita/ d' ùnn-a cambiale ; Girata. T. mere.
Cessione d'una cambiale fatta dal girante a fa-
vore del giratario.
Oix*a>tà;io s. m. Giratario. T. mere. Colui al
quale vien fatta la girata o cessione d'una cam-
biale.
0-i]:>óiii.etta< (Cansòn da); Girometta e Giru-
mella: Sorta di frottola antichissima in lode di
tutte le parti del vestire d'una. Il principio era
questo : Chi t'ha {ceto quelle scarpette, che te
stati sci ben ? Girometta, che te stan sci ben ?
che te stan sci ben?
G-irrSvoiiet, V. De girómta.
Oirond-à V. Giandónà.
Q-iùTbila v.n. Giubilare e Giubbilare V.SctaWdse.
— ùnn-a persdnn-a; Giubilar uno, usato attiv. vale
Dispensar altrui da una carica od impiego, col con-
cedergli una pensione o ricognizione qualunque.
Olùlbila^zioii s. f. Giubilazione: Riposo o
Dispensa dal servizio con pensione.
O-iùlbileo s. m. Giubileo e Giubbileo: Piena
remissione di tutti i peccati, conceduta dal Sommo
Pontefice ogni 25 anni, ed anche più frequente-
mente secondo le occasioni ed i tempi.
S Fd un giubileo d'ùnn-a cosa V. Fa.
S L'anno dS giubileo; L'anno santo, L'anno del
giubileo.
Oiùdeo s. m. Giudeo, Ebreo, dicesi fìgurat. ad
un Usurajo, o a Chi vende a prezzo esorbitante
le mercanzie.
% Batte i giudei V. Batte.
0-iiid.d.a< s. m. Giuda (nome proprio).
% Bàxo de Giùdda; Bacio di Giuda V. Bàxo.
S Fàso c5mme l'anima de Giùdda; Soppiattone,
Tecomeco, Tamburino; e in m. b. Doppio come
una cipolla. Più bugiardo d'un epitaffio.
Gt-iùdica> V. a. Giudicare : Risolvere e Deter-
minare per via di ragione, dando sentenza ; antic.
Giuggiare.
n In signif. neut. Pensare, Reputare, Stimare, Es-
sere di parere, ecc.
OiùdLica>tùa> s. f. Giudicatura, nell'uso dicesi
Il Tribunale o Luogo dove risiede il giudice a
tenere o render ragione, cioè Ascollare, Giu-
dicare le cause de' litiganti ed amministrare la
giustizia.
Gl-iùd.i§e s. m. Giudice: Chi giudica o ha l'au-
torità di giudicare,
n Giudice, per Colui che senza pubblica autorità è
scelto per arbitro per decidere fra due o piiì con-
tendenti, 0 Colui che è capace di giudicare sa-
namente di checchessia; altrim. Giudicatore.
— de Mandamento, de Prefettùa, de Commercio,
ecc.; Giudici, i quali giudicano le cause- che son
di loro competenea.
Griùdizio s. m. Giudizio e Giudicio: L'atto
di giudicare , Determinazione del giusto e del-
l'ingiusto, Sentenza.
Il Giudìzio, per Tribunale o Luogo dove si giudica.
Il — Parere, Opinione, Avviso, Credenza, Consiglio.
Il — Senno, Saviezza, Prudenza, Accorgimento;
Discernimento, Criterio.
— temerario; Giudizio temerario: Opinione svan-
taggiosa ed infondata che si porta sul conto altrui.
— universale; Giudizio finale: Quello che avrà luogo
alla fine del mondo, appresso l'universale risur-
rezione de' morti.
g A mce giudizio; A o Per mio giudizio, vale
Secondo il mio parere.
S Andà con giudizio ; Andare col calzar del
piombo. Adagio a ma' passi.
§ Avei i anni do giudizio; Esser ormai adulto e
capace di ragione.
« — poco giudizio; Aver poca sessitura, poco
senno, Esser inconsiderato.
% Chi ha ciù giudizio o déuvie ; Chi ha più
giudizio più si adoperi.
S damma in giudizio ; Menar a giudice, cioè in
giudizio; Richiedere, Citare, Chiamar in giudizio.
g Comparì in giudizio ; Comparire: Appresentarsi
alla ragione, cioè davanti al giudice o ad altro
magistrato, innanzi al quale si è citato.
g Con giudizio ; Con giudizio. Posto avverb. vale
Giudiziosamente, Assennatamente, Saviamente,
Prudentemente, Avvedutamente, Ponderatamente.
g Dente do giudizio; Dente del giudizio o della
sapienza V. Dente.
g Fé mette giudizio a ùnn-a persònn-a ; Cavare
ad uno il ruzzo del capo, Aggiustargli il maz-
zocchio.
g Formóse un cattivo giudizio d'ùnn-a persònn-a;
Formarsi nella mente un cattivo giudizio o con-
cetto d'una persona o d'alcuna delle sue azioni.
g Mette giudizio; Metter giudizio. Far senno.
g 0 giorno do giudizio; Il giorno del giudizio:
Quello che avrà luogo alla fine del mondo.
g Spende con giudizio ; Spender con assegnatezza,
assegnatamente, cioè con economia, con ri-
sparmio.
Gl-iùdizioso add. Giudicioso e Giudizioso :
Che ha giudizio; Assennato, Prodente, Savio,
Avveduto.
O-iùg-o-GJ-iùg-o s. m. Bigia grossa. T. ornil.
Sylvia orphea. Uccello del genere delle Silvie,
superiormente grigio-cenerino; ha la coda sub-
troncata, biancastra esternamente; le penne ci-
gliari cenerino-cupe, la seconda remigante più
corta della quinta; i piedi cenerino-nerastri; la
statura non minore di quella del filungello. An-
nida fra noi ; emigra io settembre e ritorna in
maggio.
Oiùlio s. m- Giulio: Nonte di antica moneta
GtlT
GOA
4Ì3
tose, equivalente a Dodici soldi genovesi ossia a
Cent. i8 italiani.
Oiixiif ré s. f. Scaldavivande : Caldanino di terra
con bragia.
Oinnsèlle s. f. pi. Piegalelli. T. fabbro-ferr.
Staffe di ferro piegale a squadra, dentro le quali
è sostenuta e corre la stanghetta della toppa
CciavéuaJ.
O-iairda^ s. f. Fanghiglia, Mota V. Bratta.
— dell' éuio; Blorcia e Morchia: Feccia dell'olio ossia
La fondata dell'olio.
— in fóndo de robe; Panziera: Grande imbratta-
mento di mola nel lembo posteriore di vestito
lungo e largo, come quello delle donne.
Griùrisdizión s. f. Ginrisdizione, Giuridi-
zione e Jurisdizione : Potere o Birillo di rendere
altrui giustizia, per cui distinguesi da Competenza,
che è II diritto d'amministrare la giurisdizione
riguardo a certe persone e cose.
n Giurisdizione, dicesi anche pel Territorio, Città,
Luogo dipendente da nn tribunale, ovv. L'esten-
sione della sua competenza.
Oiùscello s. m. Brodetto, Cordiale: Brodo da
bere con uova e zucchero stemperati dentro, che
si dà alle puerpere o impagliale fpaggioaj.
Oiùstessa. s. f. Giustezza: Qualità di ciò che
è giusto.
ti Giustezza. T. slamp. La lunghezza della riga,
determinata dalla lunghezza del vano del com-
positoio e terminala dal tallone (castello).
n — In term. pure di Stamp. dicesi Un pezzo di
stecca metallica, con cui si regola l'uniforme al-
tezza delle pagine.
Oiùstifiea V. a Giustificare: Provare o Mo-
strare con ragioni la verità del fallo.
S Giusti ficàse n. p. Giustificarsi, Scolparsi: Mo-
strar la propria innocenza.
OlùstificaziSn s. f. Giustificazione: Pro-
vamento di ragione, Scolpamento, Scusa, Prova
che dimostra l'innocenza d'alcnno.
Oiùstizia s. f. Giustizia : Virtù morale, per
la quale si rende a ciascuno ciò che gli è do-
vuto, e per la quale si rispetta ogni diritto altrui.
it Giustizia, pel Tribunale sì civile che criminale.
n — Sbirraglia, Sbirreria, Famiglia.
S Amministra a giustizia; Amministrar ragione,
e per eslens. Rendere o Tener ragione: Ascol-
lare e giudicare le cause de' litiganti.
S Andd pe giustizia; Andarsene alla ragione, An-
dare a 0 alla giustizia, cioè ai tribunali ad effetto
di farsi render giustizia.
S Fd giustizia; Far giustizia: Amministrarla.
n — giustizia a-o merito ; Render giustizia o il
dovuto al merito, Dare il dovuto ad alcuno: Trat-
tare secondo il merito e il dovere.
« — giustizia co picosso V. Fd.
S Rende giustizia a ùnn-a persónn-a ; Fare o
Rendere giustizia ad uno : Attestare le lodi o il
biasimo che meritò. Apprezzare giustamente il
suo procedere e le sue qualità.
Oiùstizià. V. a. Giustiziare: Eseguire sopra i
condannali dalia Giustizia la sentenza che li con-
danna a morte.
Oiùsto s. m. Giusto, Giustizia, Equità.
$ Dà 6 so giusto; Dare il conto suo o il suo
giusto 0 il suo pieno o il suo dovere.
Oiùsto add. Giusto: Aggiunto a persona, vale
Che non si parte né si piega dai precetti della
ragione, Che opera con giustizia-, Retto, Leale,
Equo, ed anche Esatto, Puntuale,
n Giusto, aggiunto a misura, vale Che è esatto,
preciso, né più né meno.
^ L'è giìisto quello che vorrieivo ; Tu m' invili
al mio giuoco, Oh qua ti voleva.
S Quello che le giusto, l'è giusto; L'onesto vuol
la parte sua. Dal giusto non si ha a far man-
camento.
Oiùsto avv. Giusto, lo stesso che Appunto. .
g Andà giusto; Andar giusto, cioè con intera, con
scrupolosa esattezza.
GiS-la.iid.ola> s. f. Glandola, Gianduia, Ghiandola :
Corpo molle, soffice, per lo più bianco, che io
più parli degli animali si trova.
Olò g"lò; Glo glo: Voce di niun significato,
ma usala ad esprimere un rumore che fa un
fluido neir uscir dalla strettura del collo di un
fiasco per passare al gorgozzule di chi beve a
garganella fa catalann-a).
n Glo glo : Imitazione del vociare che fanno i tac-
chini (bibbinj, che dicesi dai Frane. Glouglouter
ed impropriam. da alcuni scrittori italiani Gor-
gogliare.
Grloriàse n. p. Gloriarsi , Vantarsi : Prender
gloria di se slesso o de' fatti suoi.
Olorifica V. a. Glorificare : Dar gloria, onore
0 lode ; e dicesi propriam. della gloria che «
rende a Dio e che Dio fa partecipare a' beati.
GJ-nacclxe'ra, s. f. >'acchera. T. zool. Gran
nicchio di mare del genere de' Bivalvi, fallo in
cono tondo dalla parte più larga e più sonile
del guscio, ed ottuso in punta. Da questa parte
esce una specie di cordone o fiocco di pelo forte
come seta, dello Pelo di nacchera, con cui l'ani-
mal vivente si attacca agli scogli per difendersi
dalle ondate del mare.
Grxiseg'iise 5 Fico lievito, Fico lesso; dicesi
nell'uso tose, di Persona che lutto fa svogliata-
mente, che anche nel parlare va lentamente, come
a chi manca il fiato,
n Gni gni gni ; dicesi per significare Uno che es-
sendo impedito nella favella, comincia a parlare
stentatamente senz'approdar nulla.
Ci-nsera s. f. Trullo: Coreggia tirata colla bocca
falcando il pollice e l'indice della mano sul lab-
bro superiore.
Gr]iàg>noa s. f. Mattana, Noja, Tedio, onde:
Passò a gnàgnoa; Passare o Fuggir mattana,
Cacciar le passere: Cacciar la noja, il tedio, i
pensieri nojosi.
Onàg-noe s. f. pi. Moine, Lezj e Lezie, ma
meno usato : Specie di carezze di femmine e di
bambini affine di farsi benevolo ed acquistar la
grazia altrui.
S Pin de gnàgnoe; Cacheroso, Mimmoso, Lezioso,
Smanceroso, Smorfioso, Alloso.
Onao; Gnao e Gnau, Miao e Miau: Voce che
fa il gallo quando gnaula o miagola.
Onaog-na v. n. Gnaulare, Gnagulare, Miago-
lare V. Ragna.
O-naognà s. f. Ugnata V. Granfìgnd (nome).
"Oniffra v. n. Biascicare: Mangiare svogliata-
mente, e con incivile svenevolezza mostrar ri-
pugnanza a mandar giù qualche cosa.
"OniflFramolla V. Gncegnce nel 1" signif.
**Grnisca V. Merda.
Gròa s. f. Gola : Il canale per dove passano i cibi
414
GOA
GOM
e le bevande dalia bocca allo stomaco; allrim.
Esofago.
Il Gola, per La parte dinanzi tra il mento e il petto.
Il — per Golosità , Ghiottornia : Peccóu de góa ;
Peccato di gola.
n — per Desiderio, Avidità di checchessia, Golo-
sità, Ingordigia: Co-a góa de piggid a bònna-
man; Colla gola d'aver la benandata.
% Cóe ; Gole. T. mar. Diconsi da' Costruttori na-
vali 1 bracciuoli interni o grosse curve , che
incrociano ad angolo retto la ruota di prua e
scalmi degli occhi delle gomene dalla sentina fino
al primo ponte a poppa e a prua.
— de lavello; Gola d'acquajo, dicesi di Chi mangia
mollo e d'ogni cosa.
— de lidn; Bocca di leone V. Bdcca de lion nella
voce Bócca.
— d'ùnn-a montagna ; Gola, Sena, Stretta, Forra:
Passo stretto nelle montagne.
S Aveì a góa fascia de fcero; Aver la gola fer-
rata 0 lastricala V. Fwro.
Il — a pansa a góa; Aver il corpo alla gola o
agli occhi V. Aveì.
S Cacciàse lutto zù pe-a góa; Mettersi, Ficcarsi,
Cacciarsi ogni cosa giù per la gola, vaglion Spen-
dere tutto in saziar l'appetito della gola.
S Canà da góa ; Gorga e Gorgia : Canna della
gola; allrim. Strozza.
S Canestrelli sótto a góa V. Canestrello.
$ Dà 0 Piggid in ta góa; Dare o Pigliare l'in-
goffo 0 r imbeccata o il boccone, vale Corrom-
pere altrui 0 Lasciarsi corrompere con donativi.
S Èse in te Vasgua fmn'à góa; Esser nell'acqua
sino a gola o alla gola, vale Star immerso tutto,
eccettaato dalia gola in su.
% Fd góa; Dar gola o Far gola, vagliono Indurre
desiderio o appetito.
II — tornd e parolle in góa; Far rientrare in
corpo. Romper le parole in bocca. Far pentire
delle cose delle, Ribadire le altrui parole, Far
disdire.
S Gruppo da góa V. Gruppo.
% Mette un co gancio a góa V. Gancio.
S Parldse in ta góa; Parlar in gola, Gorgogliar
in gola. Barbugliare.
S Piggid pe-a góa; Pigliare, Prendere, Chiappare
al boccone, figurai. Ingannare con allettamenti.
S Restd in ta góa; Restar a piedi: Rimaner deluso
nella speranza di ottenere qualche bene che si
aspettava.
$ Sotto à góa; Sotto il mento.
S Vcgni a góa; Tornare a gola, si dice di Quei
cibi che bene non digerendo lo stomaco, per un
po' di tempo ci fan sentire i loro noiosissimi flati.
Ooa> s. f. Corvo maggiore, Cornacchia nera. T.
ornit. Corvus corone. Uccello del genere de'Corvi,
che ha il becco nero , nn po' rigonfio e roton-
deggiante verso la cima; la mascella superiore
con la punta un poco rivolta in basso; latte le
penne di color nero cangiante in violetto o por-
porino ; la coda rotondata, poco più lunga delle ali ;
i^ jiedi neri. SI ciba d' insetti, semi, carogne, ecc.
Oóa s. f. Golino: Colpo dato altrui nella gola
col dito grosso e con l' indice aperti a modo di
forca. Voce d'uso.
Il Usato figurai, vale Mangiala, Pappata: Pe ùnn-a
gdd d faeiva de tutto; Per una mangiata am-
mazzerebbe suo padre.
Il Sorso, Sorsata: Quantità di liquore che si bee
in un tratto senza pigliar fiato.
S Beive a góce; Bere a gergale V. Beive.
G}-51belletto V. Còbellctto.
GFodLi V. a. Godere , Avere , Possedere : GSdó
unn' ottima salute; Godo un'ottima salute.
Il Godere, in signif. nenl. Pigliarsi diletto di quello
che si possedè.
Il — Giubilare, Gioire, Goder l'animo.
Il — per Ricevere utilità, vantaggio: //janrn le-
gnindoli all'aia glie gòdan; A tenderli all'aperto
i panni godono.
S Chi gusta gode, chi tappa cióde.... Prov. di
nessun significato.
S Chi se contenta gode; Chi si conlenta gode.
Modo prov. che si usa dire quando vediamo che
alcuno gode di cose che non sarebbero, secondo
il giudizio nostro, da menar tal effetto.
S Fra dui litiganti 5 terso ò gode; Fra due li-
liganti il terzo gode, ovv. I due contrarli fan
che il terzo goda. Dettato prov. che dicesi di
Chi approfitta dell'altrui dissensioni. Fu detto
ancora Per noi fanno armonia gli altrui sconcerti.
S Meschin chi gode tutto 5 so; Guai a chi gode tutto.
S Gòdtse n. p. Godere e Godersi: Pigliar gusto,
diletto, piacere; ed anche Darsi buon tempo,
Darsi 0 Far tempone, Sguazzare, Trionfare, Es-
sere in gaudeamus.
— ùnn-a casa, ùnn-a villa, ecc.; Godersi una casa,
una villa e sim., vale Averne le rendite o Pos-
sederne Pusufrulto.
Il — ùnn-a pcrsGnn-a; Pigliarsi a goder uno, vale
Farsene beffe tanto quanto, fingendo d'andargli
a versi, e in sostanza canzonandolo finamente;
Zimbellarlo, Corbellarlo, Dargli la soja.
' § A roba a non é de chi a fa, ma de chi se a
gode; La roba non è di chi la fa, ma di chi la
gode. Prov. di chiaro significalo.
S Godisela; Darsi buon tempo, Far tempone, ecc.
Oòéa s. f. Catenina di Venezia : Collana che
nella Liguria suol portarsi dalle contadine.
O-òeuu-a, s. f. Guaina: Certa addoppialura nei
panni , cucita in modo da formare come un bu-
dellino, entro cui, coli' infilacappio, si fa pas-
sare un nastro o altro simile, per istringere,
mediante l'increspamento di essa.
Gt-ofifo s. f. Goffo e Goffi: Sorla di giuoco di carte.
Ooflb add. Goffo, Scrocco, Inetto, Scimunito.
Gt-òg^lxiu (AJ; Alla buca V. A gòghin.
Ooletta, s. m. Goletta e Geolella: Piccolo ba-
stimento da carico, leggero e lesto alla marcia,
molto usato dagl'Inglesi e nei porti degli Slati
Uniti d'America.
Q-olSsitse s. f. Golosità, antic. Gelosia: Avi-
dità di gola.
Oolóso add. Goloso, Ghiotto: Che ha il vizio
della gola.
Oòmlbetta s. f. Quarluccio: Misura di legno
che contiene la 64.* parte dello stajo; si misu-
rano comunem. le noci e simili.
Opme s. f. pi. Scrofe, Scrofole e Scrofule, Gonghe
e Gòngole: Certi ingrossamenti delle glandole
linfatiche o conglobate delia parte inferiore della
faccia e della superiore del collo. Sono lentissimi
nel loro progresso, per lungo tempo non dolenti,
e vengono assai tardi a suppurazione, dopo la
quale si aprono piaghe pertinaci che si chiudono
tardi e con cicatrice deforme.
GOS
GOT
415
» Gonghe e Gòngole, per La cicatrice che resta
nel collo dopo che le sue glandole enfiate sono
venale a suppurazione.
S Pin de gòme; Gangoloso, Gavinoso.
0^miiia> s. f. Gomma : Umore viscoso che stilla
da alcune piante, il quale a differenza della resina
si scioglie nell'acqua. - Orich'cco e Orochicco
dicesi La gomma che stilla da alcuni alberi no-
strali, come dal susino, ciriegio, màndorlo e sim.
— arabica; Gommarabica e Gomma arabica: Specie
di gomma di color bianco, che ha preso il suo
nome da quella gomma che nell'Arabia esce dalla
scorza dell'albero detto Acacia, e da' Sistematici
Mimosa nilottica.
— copale; Gomma copale d'America: Specie di re-
sina buona da far vernici.
— elastica; Gomma elastica: Specie di resina che
è prodotta dall'albero detto in Botanica Ncvca
guianensis, per mezzo d'incisioni che penetrano
sino al tronco.
% Dà a gómma; Ingommare: Dar la gomma ai
pannìlini per farli star distesi e incartati.
OSmiuià. s. f. Gomitata: Percossa del gomito
0 che si dà col gomito.
Gt-òmmio s. m. Gomito, al plur. Gomiti e Go-
mita: La congiuntura e piegatura del braccio dalla
parte di fuori ; dicesi anche Gombito, ma è voce
anliq. e propria de' contadini toscani.
n Gomito, per Angolo ottuso di muro, di via, fosso
0 simile.
S Alsd 5 gSmmio; Alzare il gomito. Bombare,
Cioncare, Trincare, Sbevazzare, Pecchiare, Ca-
ricar l'orza col fiasco, Soflìare nella vetriuola:
Bere più del bisogno ed ubbriacarsi.
S Dormi appoggióu in scè gòmmie; Dormire a
gomitello, cioè Col capo appoggiato sul gomito.
S Buio de gdmmio V. Éuio.
% Fd a cròxe co gómmio a ùnn-a cosa o a un
léugo V. Cròxe.
S Roba fwta co-e gòmmie; Cosa falla colle go-
mita, cioè Mal fatta.
% Sta appoggióu in scè gòmmie; Star gomilone
0 gomitoni.
OSjrtRo s. m. Golfo : Parte di mare che s' in-
sinua fra due terre.
Oorg-ia fFàj; Far bordone V. Fd.
Oorg-ònzòla (Formaggio); Cacio di Gor-
gonzola: Specie di formaggio sfacchino assai
squisito e rinomatissimo , così detto dal nome
del paese ove si fabbrica.
Oòscià. s. f. Gozzaja : Raunamenlo di materie
fatto nel gozzo.
S Ascine ùnn-a gòscid ; Aver colmo o trabocco
il sacco, Aver colmo lo stajo, dicesi figurat. per
Aver voglia di parlare liberamente, di vuotar il
sacco, Non poter avere più sofferenza.
S Fdse de gòscice de rie; Far le risa grasse: Ri-
dere smoderatamente.
Oòscio 3. m. Gozzo e Gozza : Ripostiglio a
guisa di vescica che hanno gli uccelli a pie del
collo, dove si ferma il cibo eh' e' beccano, e di
quivi a poco a poco si distribuisce al ventriglio.
Il Gozzo, per simil. dicesi Quella malattia che con-
siste in un tumore insaccato e indolente, in al-
cuni soggetti mobile, senza cambiamento di colore
alla pelle, posto fra essa, la laringe e l'asperar-
teria , formato coli' aumento preternaturale del
corpo tiroide.
it Scerpellone, Strafalcione, Scempiaggine, Balor-
daggine, ecc.: 0 dixe tanti gòsci; E' dice tante
scempiaggini.
% Aveì 5 gòscio; Esser gozzuto. Aver il gozzo.
n — 5 gòscio pin; Aver gozzaja; e talora Aver
pieno lo Stefano, l'otre, la trippa, la peccia, la
pancia. Modi scberz. che vagliono Aver mangiato.
S Fdse vegni ò gòscio ; Sgolarsi. Voce d'uso : Gri-
dare perchè altri intenda cosi forte che quasi la
gola si guasti; Sbraitare.
S Impìse ò gòscio; Empiersi il gozzo, la peccia,
la trippa, vale Mangiare.
% Vèud ò gòscio-, Sciorre la bocca al sacco, Pi-
gliare a scuotere il sacco pe' pellicini. Sgocciolare
il barletto, vagliono Dire tutto quello che nom
sa e che ha a dire; ed anche Dire altrui senza
ritegno quello che si sa, Dir liberamente l'animo
suo, Sfogarsi.
OòsoiSu da. x>ìe; Uom sollazzevole, pia-
cevole, ridicolo.
d-Sssa s. f. Goccia, Gocciola, Gocciolo, Stilla:
Minima parte d'acqua o d'altra materia liquida,
simile a lagrima, per lo più cadente o in atto
di cadere.
Il Gocciola, per Poca quantità. - Zinzino vale Pic-
colissima porzione di checchessia, ed in parti-
colare di vino 0 d'altro liquore quanto ne sta-
rebbe nel fondo d'un bicchiere.
S Gòsse; Gocciole: Nome generico di Quei giojelli
in forma di lagrime o altri m. che si aggiungono
ciondolanti agli orecchini per maggior ornamento.
S A gòssa a gassa; A goccia a goccia. Posto avv.
vale Una gocciola presso l'altra.
Grassetto s. m. Battellelto: Piccolo battello.
G^<l!»sso s. m. Gozzo, Battello, Schifo, Palischermo :
Piccola barchetta che si mena pei bisogni del
naviglio grande.
d-òtazze s. f. pi. Orecchioni, Gattoni: Nome
volgare della malattia , che i medici chiamano
Parotide, consistente nell'infiammazione delle
glandole di questo nome collocate immediata-
tamene sotto gli orecchi.
GJ-ottin s. m. Bicchierino, Bicchieretto, Bicchie-
ruolp. Dimin. di Bicchiere: Piccolo bicchiere.
— daòxelli; Beverino, Beriolo, Abbeveratojo : Quel
vasetto di terra o di vetro, che si tiene agli uccel-
lini nelle gabbie o agli altri uccelli ne' serbatoi.
— da rosolio, ecc.; Bicchierino, Calicetto, Calicino
da rosolio, ecc. V. Caliqetto.
— dò ghìndao; Piattino: La parte superiore della
girella di sopra (pigna de sòrvaj dell'arcolajo,
allargata a mo' di scodellino o di ciotola , per
comodo di porvi il gomitolo quando occorre in-
terrompere l'azione del dipanare.
Ootto s. m. Bicchiere e Bicchiero : Vaso per lo
più di vetro, per uso di bere. - Gotto in Toscana
dicesi Un bicchiere più grande dell'ordinario.
Il Bicchiere, per Quanto liquore cape in un bic-
chiere, pigliandosi il contenente pel contenuto:
Un gotto d'cegua, de vin, ecc.; Un bicchiere di
acqua, di vino e simili.
— a fiorammi; Bicchiere martellato, cioè Lavoralo
a sgusci, a fiorami, ecc.
— ammuóu; Bicchiere arrotalo.
— appannóu; Bicchiere diacciato : Quello che ad arte
è appannato e scabro quasi a similit. di ghiaccio.
— co pé; Bicchiere a ferrajoolo o col piede, ed an-
che semplicem. Calice.
4Ì6
GRA
GRA
— ■ do bibite;, Gotto e comunem. Bicchierone; se ha
ia bocca più larga del fondo, si dice pure Bic-
chiere da acquacedratajo.
— da caccia . . . Specie di piccolissima navicella
fatta di cuojo, che i cacciatori si tengono in tasca
ripiegala, e di cui si servono, aperta che l'ab-
biano, per cavare da una fonte o da un rivolo
acqua da dissetarsi. É la Tasse pliante de cuir
de' Francesi^ la Borsa turca degli Spagnuoli, e
fors'anco il Bicchier di cuojo del Bino (nelle
Rime del Berni).
— da pompa; Mortaletto della tromba: Pezzo di
legno cilindrico e vuoto con una valvola nella
parte superiore, il quale vien messo quasi a mezzo
dell'anima della tromba, e serve per non lasciar
ricadere a basso l'acqua già tirala sa.
— da vin de Sciampagna; Bicchier da vino di
Sciampagna: Bicchiere a cono rovescio, con un
disco per piede, usato per versarvi lo Sciampagna
onde più spumi e zampilli.
— liscio; Bicchiere liscio.
— recammóii in òu; Bicchiere messo a oro.
— travaggióu; Bicchiere lavorato. Di siffatti bic-
. chieri altri diconsi lavorati o costole, altri a
cantoni, altri a liste, altri a reti o reticelle,
altri a nodi, ed altri dipinti, profilati, ecc.
S Bócca dò gotto; Bocca del- bicchiere.
S Cu de gotto; Brillo V. Cu.
H — dS gotto; Culo o Fondo del bicchiere. - Cu-
laccino è L'avanzo di vino o altro rimasto in
fondo del bicchiere.
% Dùa ciù un gotto astriìnnóu che un néuvo V.
Astrùnnàu.
S Fabbricante da gotti; Bicchieraio.
S Negd in t'iin gotto d'aigua V. Mgua.
% Orlo dò gotto; Labbra del bicchiere.
S Pansa dd gotto; Mascelle del bicchiere.
GJ-overna v. n. Governare, Reggere uno Stato,
una nazione.
Il Governare, per Mantenere di vitto e vestilo; e
detto di cavalli, polli, uccelli, ecc., vale Averne
cura dando loro mangiare e bere.
S L'éuggio dò padrón ò governa ò cavallo V.
Cavallo.
S Governdse n. p. Governarsi, Regolarsi, Condursi,
Aversi cura, Conservarsi.
O-overuante s. f. Governalrice: Colei che
ha cura di provvedere ai bisogni d'una casa, e
ne ha in custodia le masserizie.
Il Governante, per Quella donna che attende alla
educazione di qualche nobile fanciulla ; altrim. Aja.
GJ-overnatò s. m. Governatore : Che governa,
e dicesi pili particolarm. di Chi ha il governo
d'uomini e di città.
GJ-overnatòa s. f. Governalrice e Governa-
tora, ma meno usato: La moglie del governatore.
Q-overnatrice V. Govematòa.
**<a-overiiòix V. Governato.
Oradasso s. m. Cospetlone, Smargiasso, Bra-
vaccio, Bravazzo, Tagliacanloni, Spaccamontagne,
Spaccone, Rodomonte, Spezzacatenacci, Ammaz-
zasette, Spianlamondi e simili.
S Fdò gradasso; Smargiassare, Braveggiare, Far
il bravo a credenza.
Orad.<ios.m. Grado, Dignità, Posto, Condizione.
if Grado: Misura di prossimità o lontananza di pa-
rentado : Ctixin in terso graddo; Cugini nel terzo
grado.
I) — Misura di quantità, come in varii strum. detti
barometri, termometri e simili.
Il — Dimensione astronomica, ed è una delle 360
parti, in cui si divide il cerchio.
S A graddo a graddo avv. Di grado in grado, A
grado a grado. Grado per grado. Gradatamente.
S Dd un graddo; Graduare: Conferire alcun grado
0 dignità.
S Èse a-o graddo o in graddo de* fd ùnn-a cosa ;
Esser in grado di far checchessia, vale Esser
idoneo. Aver la possibilità di farlo.
S Mette in graddo; Mettere in grado, in istalo,
al caso: Rendere idoneo, allo, capace.
S Mónta de graddo; Montare in grado: Crescere
di condizione, di stalo.
Grrad-i V. Aggradi.
Oradin s. m. Gradino: Quell'arnese fallo a guisa
di scalino, che si pone sopra gli altari ad uso
di sostenere candelieri, palme e simili.
Il Gradino e Gradina. T. scult. Ferro piano a fog-
gia di scalpello a due tacche alquanto più sottile
del calcagnuolo o dente di cane Cdente de can),
e serve per andar lavorando con gentilezza le
statue, dopo aver adoperala la subbia e il cal-
cagnuolo.
Orad.ua v. a. Graduare : Conferire alcun grado
0 dignità.
G-raduazión s. f. Graduazione: Il graduare,
Il distinguere in gradi ; allrim. Gradazione.
II Graduazione, dicesi da' Legali L'ordine, in cui
ciascuno dei creditori viene slabililo, per la ma-
niera ed il tempo del pagamento relativamente
alla qualità e quantità del suo credito.
% Giudizio de graduaziòn; Graduatoria. T. leg.
Giudizio per la graduazione de' creditori.
Grradixóu add. Graduato, dicesi fra i militari
Colui che non è semplice soldato, ma che ha il
grado di caporale o caporal foriere o di sergente
0 di sergente foriere.
Il Graduato, presso i legisti, parlandosi di credilo
0 di creditore, vale Stabilito secondo l'ordine di
graduazione.
GJ-rce s. f. Graie, Graticcio : Solajo di bastoncelli
intessuli o di stecche ove si mettono a seccare
le castagne.
« Graticcio, per Quell'arnese fallo simile al prece-
dente, sul quale il materassaio scamata la lana
col camato (truppa). Più comunem. in Genova
i materassai diveltan la lana sopra un lastricato
e usano il coreggiato {verzhUaj.
Oraffa s, f. Grappa e Sgraffa. '/. stamp. Segno
formalo da una linea bistorta, figurata in guisa
di due S, una sotto Tallra, l'una pos!a pel suo
dritto, l'altra rivoltata lateralmente, cioè da dritta
a sinistra, formanti un beccuccio nel punto del
loro coniano. La sgraffa si pone verticale e indica
unione, ovv. una qualche comune condizione delle
parole o dei numeri che a destra ovv. a sinistra
corrispondono alla parte concava di tulla l'altezza
della sgraffa.
GJ-raffl s. m. pi. Ramponi, Rampiconi : Ferri che
si allacciano alle scarpe per non isdrucciolare
sul ghiaccio.
G-i*afIìS"na V. Granfignd.
O-raiHLo s. m. GralTiello. T. legnaj. Arnese per
segnare sul legno una linea parallela al margine
di esso, a una determinata distanza dal mede-
simo. É composto d'un'assicella riquadrata, lunga
GRA
GRA
417
e larga circa un palmo, il cni piano è trapas-
sato a squadra da un regolelto che vi scorre a
forza, in cima del quale è piantala perpendico-
larm. nna pnnta di ferro.
OragE-néiia s. f. Gragnuoia, Gragnòla, Gran-
dine : Pioggia, la quale rssendo congelala in aria
dal freddo, prodotto dalle scariche elettriche, cade
in forma di granelli più o meno grossi.
% Séuxoa e néua, tempesta e gragnéua; Suocera
e nuora, tempesta e gragnuoia. Dettalo prov. che
dicesi per dinotare che fra queste due persone
non può durare l'amicizia, la pace.
Giraiu.eg'iia s. f. Gramigna e men comnnera.
Gremigna. T. hot. Triticum repens. Erba indi-
gena, comunissima ne' campi, che mette molle
radici, lunghe, sottili e serpeggianti ; ha le spighe
alterne, sessili, nude o con veste. É nutritiva,
rinfrescante e molto adoperata in decotto. Chia-
masi pure Caprinella, Dente di cane o canino;
e ce n'ha di varie specie,
n Lebbra o Grandine de' porci. T. veler. Malattia
propria delle bestie suine, consistente in una con-
gerie più 0 meno numerosa di granelli vescico-
lari, della grossezza del miglio, di figura ovale,
biancastri, duri, ora aggregati e talvolta isolati,
sparsi ed impiantati sotto l'epidermide della faccia
interna della lingua e delle labbra, fra gli inter-
stizi 'lei muscoli e i fascicoli carnosi del cuore.
Oi*a;nii]io add. Gramo, Malsano, Bacato, e nel-
l'uso famil. tose. Barlaccio, dicesi di Chi si sente
alquanto indisposto di sanità; e per estens. Spa-
ruto, Smunto, Gracile, Scriato, Magro, Macilente,
Pallido, ecc.
<i Aggiunto di cosa, vale Di cattiva qualità. Di
poco 0 niun valore.
S Pelle ijramma; Mala sciarda. Mala zeppa. Mala
lanuzza. Cavezza, dicesi di Persona trista, mal-
vagia, di cattivo carattere, di cattive intenzioni
e simili.
O-ràmoa. s. f. Gràmola , Maciulla : Slrum. di
due legni, l'uno de' quali ha un canale, nel quale
entra l'aliro, e con esso si dirompe il lino o la
canapa per nettarli dalla materia legnosa.
O-ran s. m. Grano: Pianta, del cui frutto, che
pur dicesi Grano, si fa comunem. il pane; allrim.
Frumento, Fromenlo e Formenta. Le due specie
primitive del grano sono il Grano duro (Gran
duo), cioè il forestiero che ci vien portato per
via di mare, e del quale ci serviamo per paste,
e il Grano o Frumento gentile (Gran téneo), da
coi dipendono molte varietà distinte con diversi
nomi dagli agricoltori.
« Grano per Sorla di peso, che è la 876* parte
dell'oncia,
n — per Quel granellino doro o d'acciajo, che si
mette per rappezzatura nel focone dei fucili,
quando per l'azione del fuoco si è allargato di
troppo; quest'azione diesi Fare il grano. Met-
tere il grano ed anche Ringranare.
») — e Granello, figurai, per Qualsivoglia minima
cosa. Un minimo che: Un gran citi, un gran
meno, l'è 5 stesso; Un grano di più, ano di manco,
è la medesima cosa.
— abbattilo; Grano allettato: Quello che si trova
a terra abbattuto dalla pioggia o dal vento.
— chi ha 5 carbòncio; Gran volpato o filigginoso:
Quello che è infetto da volpe o da filiggine V.
Carbòncio nel 3» significato.
Casaccia, Dizionario Genovem-Tialiano.
— co loete; Grano in latte: Quello, il cui granello
è tuttora pieno di liquido mucoso e non ha preso
ancora veruna consistenza.
S Batte 5 gran; Battere il grano V. Batte.
S Cerca 5 pan mègio che de gran; Cercare mi-
glior pane che di grano, dicesi proverb. e vale
Non si contentar dell'onesto.
§ Busca 0 Busco dd gran ; Lolla , Loppa , Pala :
Il guscio del grano che rimane in terra nel batterlo.
S Tara da gran; Terreno granifero: Terra che
che produce o che è alta a produr grano.
S Tcera neigra fa bdn gran; Terra nera fa buon
grano. Modo prov. che usasi rispondere dalle
nostre donne a chi le motteggia d'essere brune
nel volto.
S Valla 5 gran pe levàghe a rùsca; Spulare il
grano.
G>-x*aiià s. m. Granajo: Stanza o Luogo dove
si ripone il grano.
CrX'anag'g'e s. f. pi. Biade e nell'oso Granaglie:
Nome gener. del frutto dì tutte le piante frumen-
lacee, come grano, orzo, vena e sim.già ricolto.
Oiranata s. f. Granata : Pallottola di ferro vaola,
la quale si riempiva di polvere e si scagliava a
mano, allumando prima la spoletta ond'era ar-
mata; oggidì tirasi coli' obice. Da questo nome
è derivato quello di Granatiere.
« Granata, per Quel pezzo d'ottone o di tessuto
rappresentante la figura d'una granata, che messo
in varie parti del vestimento dei soldati, serve
di distinzione a' granatieri.
„ __ per Una gioja del colore del seme del melo-
grano 0 del vin rosso, ma poco brillante; altrim.
Granato,
n — per Uno di quegli orecchini d'oro, che usano
portare le donne della plebe e le contadine, col
gambo superiormente sottile, e inferiormente
molto ingrossato e lavorato a varie fogge, detto
così perchè talora tempestato di piccoli granali
(perle) e talora d'oro soltanto.
' n Castagnuola : Sorta di razzo ossia Un involto di
carta grossa, con entrovi polvere da schioppo,
ridotto in forma di palla, e legato stretto eoo
ispago a più doppi o a più incrociature. Le casta-
gnuole servono per farle scoppiare dando lor
fuoco in occasione di qualche gazzarra.
O-jranaté s. m. Granatiere. T. milit. Soldato
che al tempo della sua istituzione scagliava gra-
nate a mano. Oggi i Granatieri sono soldati scelti
per alla statura, tratti sia dal fiore de' corpi di
fanteria che dai contingenti di leva e formano
più reggimenti ; e quindi per similitud. dicesi
Granatiere ad Un uomo grande e ben fatto.
0-i*aiiatiii. s. m. Granaiuolo e Granaiolo, Bia-
daiuolo: Mercante che compra grano e altre biade
per rivenderle; in Toscana comunem. lo dicon
Truccone.
Gri*anatiiiii-e s. f. plur. Crocchette : Pezzi di
roba pestata in mortaio, carne, pollo, palate, ecc.,
ridotti in forma ovale o sferica, intrisi in uovo
sbattuto, rivoltali in pane grattato o sottilmente
peste, e fritti in padella. - Somtnòmoli in To-
scana diconsi Le crocchette fatte con riso stra-
cotto, farina intrisa e nova dibattale.
OsTaiKle s. m. Grande: Titolo che si dà io
alcune corti, specialm. in quella di Spagna, ai
personaggi che per alcuna determinata preroga-
tiva si distinguono dagli altri.
»?
418
QRÀ
ORA
S Andd 0 Marcia alla grande; Andare o Mar-
ciare alla grande, vale Procedere con fasto, Far
magnifiche spese, ecc.
S Fd da grande; Fare il grande o il grosso, Gran-
• deggiare, Grosseggiare, Filar del signore, Far il
magno : Mostrarsi grande e non esserlo.
S Fase grande ; Farsi grande : Presumersi, Repu-
• tarsi da più degli altri; e talora Ostentar ric-
chezze, ecc.
8 In grande; In grande, vale Nella proporzione
grande, Nella proporzione maggiore: Un quaddro
in grande; Un quadro in grande.
M Abbondantemente, In gran copia, A josa, A
isonne, ecc.: Da mangia ghe n'é'a in grande;
Da mangiare ce n'era abbondantemente.
S Spende alla grande; Spendere alla grande, cioè
Spendere moltissimo oltre le sue forze.
S Vive alla grande; Vivere o Stare alla grande,
vale Trattarsi con magnificenza.
0-ira<]i<lesisa< s. f. Grandezza, Altezza.
«) Grandezza, Ampiezza, Capacità, Vastità,
n — Statura,
n — Altezza, Nobiltà di stato. Dignità, Eccellenza.
— d'animo; Grandezza d'animo. Nobiltà d'animo,
• Magnanimità, Grandigia.
Ox>a<udetto add. Grandetto, Grandicello, Gran-
dicciuolo (meno usato). Dimin. di Grande, e per
Io più dicesi per Adulto , Cresciuto negli anni.
Ox*a<iidiosit£e s. f. Grandiosità, Magnificenza,
Fasto, Splendidezza, Pompa, Generosità.
Ora^uelli s. m. pi. Granelli: I testicoli dei
- vitelli 0 dei montoni eccellenti a mangiarsi.
O'X'a.netta' s. f. Granello : Piccolo grano.
S Granette dell'axinella d'ùga; Vinacciuoli e Gra-
nelli: Quei granelletti che si trovano entro gli
acini (axinelle) delle uve.
G>-x*a<iifia< s. f. Granfia, Branca: Artiglio d'ani-
male rapace, Zampa armata d'agnoni; a quella
del gatto dicesi anche Graffa,
n Branca, per simil. dicesi della Mano dell'uomo
che afferra qualche cosa.
S Granfie; Branche: Quelle di certi animali ac-
quatici, come polpi, seppie e simili.
M Forbici: Le bocche degli scorpioni (tàncoe), dei
granchi, dei gamberi ed altri simili animali.
Oxra.nfig'uà. v. a. Graffiare, Sgraffiare: Lo
stracciar la pelle coll'unghie o con altra cosa a
. somiglianza di graffio.
1) Graffiare, Sgraffignare, Colleppolare, dicesi dal
volgo per Rubare, Portar via.
§ Granfignàse n. p. Graffiarsi: Lacerarsi la pelle
coll'unghie o con altra cosa.
<3|-xra.xi£Lg:ii£L s. f. Graffio, Graffiatura : Straccio
della pelle che fa il graffiare, ed anche II segno
•.• lascialo dalla graffiatura.
G'VeLiixtìsxì.òvLSL V. sopra Granfignd (nome).
'Oranfio s. m. Granchio: Ritiramento o Con-
trazione dolorosa di muscoli e tendini, che ta-
■ lora sopravviene al polpaccio delle gambe, alle
dita dei piedi o delle mani o per freddo o per
pienezza di sangue o per disagiata positura lan-
gamente protratta, ecc., e cessa finalmente col
fregamento o colla tensione della parte.
C>-x*a.xi.i V. n. Granare e Granire : Fare il gra-
nello 0 seme e maturarlo.
Oi:a,iiin. s. m. Granello, Granellino. Dimin. di
Grano; e per similil. Ogni minima particella di
fbecchessia.
d-ra/niio add. Granato e Granito, dicesi di seme
0 altro che di simile, e vale Giunto alla sua per-
fezione.
Il Granito, detto di cosa o persona, vale Gagliardo,
Forte, Sodo,: 0 ghe i ha dcete grame; Ei le gli
die granile, cioè Lo percosse fortemente.
CticsLJxlto s. m. Granito: Sorta di marmo, o,
come dicono i Naturalisti , di roccia primitiva
durissima e ruvida, picchiettata di nero e di bianco
e talvolta di rosso. Ne sono di molle varietà.
G-rann-a s. f. Grana : Parlandosi di metalli ,
pietre e simili, vale Scabrosità di superficie: 0
l'ha ùnn-a grann-a salti; Ha una grana fine.
— d'aenn-a; Granello di sabbia.
— de caffè, de gran, de meigrand, ecc.; Chicco;
a quel del grano dicesi anche Granello.
— de puvee; Granello di polvere (d'archi buso, can-
none e simili).
— d'ùga; Acino V. Axinella.
— pe grann-a; A grano a grano. Posto avv. vale
Un granello dopo l'altro.
% 0 l'è tmn-a grann-a de peivie; É di pepe,
dicesi di Persona scaltra, sagace, maliziosa.
OranSii s. m. Formentone, Grano turco. Grano
siciliano : Sorta di frumento che fa grosse pan-
nocchie, con grani assai grossi di color giallo,
della cui farina, parimente gialla, si fa polenta
e talvolta anche pane.
S Barba dò granón; Barba del formentone, diconsi
Quelle fila che sono attorno della pannocchia del
grano turco, che anche dicesi Chioma o Ciuffo.
S Féuggia dò granon; Foglia, Cartocci V. Féuggia.
S Spigo do granón; Pannocchia o Spiga.
S Spigod 6 granón; Spannocchiare: Sfogliare le
pannocchie del grano turco.
Orappa s. f. Acquavite di grappo.
Orascessa s. f. Grassezza : Lo slato del corpo
animale che è bene in carne ; altrim. Pinguedine.
O-rascia s. f. Grascia, Grasso: Materia nel
corpo dell'animale bianca, untuosa, priva di senso,
destinata a lubricare e a fomentare le altre parti.
— do rognòn; Sugnaccio: Quella parte di grasso
che è intorno agli arnioni (rognoin) degli ani-
mali, e specialm. del porco.
% Dd a grascia a ùnn-a persónn-a; Far agio a
uno, Fargli il gusto, il piacere,
n — zìi a grascia; Dimagrare.
S Scciùppd dà grascia; Non capire nella mostra :
Esser così grasso che paja volersi crepar nella pelle.
O-irasciu s. m. Grascino e Grassino. Voce del-
l'uso. Chiamavansi così da noi 1 facchini dell'olio.
Questa corporazione, i cui individui erano tulli
nativi di Locamo (Svizzera), venne ammessa in
Genova fin dall'anno 1595, e quivi coslantem.
mantenuta atteso la sua buona condotta e fedeltà.
Oggidì nella fusione generale del Facchinaggio,
avvenuta teslè in Genova, vennero confusi coi
facchini degli altri scali.
Orasciùa s. f. Ingrasso, Concime, Concio,
Grassime , Governo : Tutto ciò che si adopera
per ridare al terreno infiacchito e depauperato
la fertilità perduta. Sotto lai nomi generici vien
j compreso il fimo, il letame, lo stabbio, lo stal-
i latico, lo sterco, il guano, ecc.
GJ-raseiùmme s. m. Grassume: Materia
grassa.
Gi-z*assaziSii s. f.
fatto alla strada.
Grassazione : Assassinio
GRA
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Orasse s. m. Broccato : Drappo grave di seta
tessuto a brocchi o ricci. É per io più lavoralo
a rami e fiorami : e se è tesswto d'oro o d'ar-
gento, dicesi Broccato doro o d'argento.
C}-i*a,sso s. m. Grasso, Grascia V. Grascia.
« Grasso, per similit. dicesi delia Parte unlaosa
di checchessia.
» — per Cibi grassi, quindi : Giórno de grasso,
Fa de grasso, Mangia de grasso; Giorno di
grasso, Fare di grasso. Mangiar di grasso, va-
gliono Esser giorno in cui non è vietato dalla
Chiesa il mangiare carne, Cuocere o Mangiare
cibi grassi.
— de caccàvao; Burro o balirro di cacào V. Cac-
càvao.
0-x*a.sso add. Grasso, si dice di Tatti i corpi
animati, che sono carichi di grasso e pieni di
carne; allrim. Pingue, Adiposo.
Il Grasso, dicesi anche di Tutto 'ciò che ha in sé
una specie di untuosità o grassezza.
" — per Utile, Vantaggioso, Favorevole: G'hò
[ceto un grasso parilo; Gli ho fallo un grasso
partito,
w — Aggiunto di campo o terreno, vale Fertile,
Ferace, Fruttifero, Ubertoso; allrim. Pingue.
« — Aggiunto di discorso o parola, vale Discorso
0 Parola oscena, disonesta,
n — É anche aggiunto che si dà all'Ultimo giovedì
di carnovale e gli altri giorni che gli vengono
appresso. Il Giovedì grasso dicesi anche Ber-
lingaccio.
S A séu de zéuggia grassa; Berlingaccino: Gio-
vedì che precede al berlingaccio, cioè al gio-
vedì grasso.
S Fava grassa; Fabaria, Favaria, Telofio, Erba
da calli, Erba di S. Giovanni.
S L'è mcgio un aggiustamento magro che ùnn-a
sentensa grassa V. Aggiustamento.
S Fd zéuggia grassa ; Sberlingacciare : Andarsi
sollazzando, e specialm. il giorno di berlingaccio.
% 0 l'è grasso ch'ò s ce ié lippa ; È grasso ch'egli
schiappa, É grasso a crepapelle.
Orati s. m. Gratile, Gradile, Gralillo. T. mar.
Quel cavo che guernisce il fondo o piede della
vela quadra.
Oratiiicà v, a. Gratificare: Mostrarsi grato.
Ricompensare.
Oratifìcaziòn s. f. Gratificazione: Il gra-
tificare. Donativo. Fra gP impiegati del pubblico
è Quel regalo olire il soldo che vien fatto dalia
cassa del pubblico; altrim. Sottomano.
Orattà V. a. Grattare : Stropicciare o Fregar
la pelle colfanghie per trarne il pizzicore.
•1 Grattare, talora usasi per Raschiare: Gratta ùnn-a
paratia; Grattare, cioè Raschiare una parola.
— dóve smangia; Grattar dove pizzica. Solleticare
dove ne giova, si dice del Trattare delle raa-
lerie, nelle quali ha gusto o premura colui a
cui si discorre.
— 5 cu à cigaa; Grattare il corpo alla cicala V.
Cigaa.
— 5 pan, 5 formaggio, ecc.; Grattugiare e più
comunem. in Tose. Grattare il pane, il cacio e
simili, vale Sbriciolare il pane, il cacio, ecc.,
fregandolo sulla grattugia.
— ùnn-a persònn-a; Grattar la pancia a uno. Dar
intorno alle buche a uno. Tirar su le calze a
uno, Tastarlo, Scalzarlo, Subbillarlo per indurlo
a palesare un segreto, Procurare di cavargli ar-
tatamente di bocca quello ch'e' non vorrebbe dire.
— un istrùmento; Grattare uno strumento, vaie
Sonarlo malamente.
S / dincc s5n camme a rógna che chi l'ha se a
gratta V. Dina.
§ Grattàse n. p. Grattarsi.
w — a testa; Grattarsi la gnucca o la zucca: Atto
che suol farsi nello stare sopra pensiero ed irre-
soluto in una faccenda; ed anche da chi non
si ricorda d'una cosa.
S Stése a gratta a pansa; Grattarsi la pancia,
Star a grattarsi il colo. M. b. e vale Starsi in ozio.
Oxrattà s. f. Grattata: L'azione del grattare,
nella frase: Dà ùnn-a gratta; Dare una grattata.
Orattacù s. m. Ballerino, Grattaculo : Quella
coccola rossa che resta sulla rosa canina o sal-
vatica, 0 rovo canino, dopo cadute le foglie.
S Vegni un ^raWocu; Diventare un canchero. Voce
dell'uso: Figurai, vale Perdere il brio, la Veno-
sta, la freschezza.
Orattaenn-a s. f. Grattugia: Arnese fatto
di lamiera o di latta, bucherala, cui il riccio dei
buchi , chiamali Occhi , ronde ronchiosa da una
banda, e su questa banda si gratta cacio, pane
0 altro che si voglia ridurre in bricioli. - Grat-
tugino e Grattugina, Piccolissima grattugia ci-
lindrica, da tenersi in mano nel grattare su di
essa la nocemoscada, la buccia di limone, d'a-
rància 0 simile.
— dò confescionàjo ; Graticcia, Graticola V. Gri-
xella.
"Orattinéa s. f. Chiusa. Gattabuia, Prigione,
onde: Èse o Mette in grattinSa; Essere o Met-
tere in chiusa, in gattabuia, alle bujose, in domo
Petri, vale Essere o Mettere in prigione. M. furb.
Orattoar s. m. Grattino: Quello strumento
quasi simile al grattino degl'incisori, col quale
si raschia da una scrittura ciò che vi è di mal
fallo, ecc. Parola pretta frane, Grattoir.
Oratton s. m. Crosta : Quel che resta delia
cosa che si è grattugiata finché si potè senza
rischio d'offender le dita ; e suol dirsi specialm.
del cacio. Voce fior.
Ora'rallòii. s. m. Calabrone : Animale che
vola e ronza ed è simile alla vespa, ma alquanto
maggiore, ed anche ne sono dei neri.
Oravia add. Gravida, Incinta, Grossa, diceti
della Donna che ha il parlo in corpo. Dicesi
anche Pregna, ma solitamente delle bestie.
Oralità v. n. Gravitare , Pesare : Aggravare
colla sua gravità, Premere col proprio peso.
Ora^^itse s. f. Gravità: La naturale tendenza
de' corpi verso un centro.
n Gravità, figurai. Autorevole presenza. Conlegno
grave. Serietà, Sussiego, Sostenutezza.
Ora-vitazioa s. f. Gravitazione : Nome dato
dai Fisici all'Attrazione che si fa tra' corpi a
grandi distanze; eJ è la forza centrale conside-
rala ne' corpi che. ne risenton gli effetti.
Orazia s. f. Grazia, antìc. Graza: Bellezza e
Avvenenlezza d'operare, che alleila e rapisce al-
trui ad amare; Leggiadria, Vezzo, Garbo, Venustà,
n Grazia, per Amore o Benevolenza del superiore
inverso dell' inferiore ; Favore, Affetto, Stima che
altri ha per alcuno a cagione delle sue buone
qualità.
« — per Assoluzione della pena meritala, Perdono.
420
GRE
GRI
„ — ppr L'ajuto soprannaturale che Dio dà al-
l'uomo per operare la sua salvezza.
— a Dio ; Grazie a Dìo, Grazie al Cielo, Per grazia
di Dio, Con la o Per la Iddio grazia, Con o Per
la grazia di Dio, La Dio mercè, Mercè di Dio :
Maniere che si frappongono in favellando per
rendere a Dio ossequio di grazia intorno a ciò
che allora si ragiona.
— de Dio; Grazia di Dio, dicesi II pane, I beni
e i favori temporali.
— santificante ; Grazia santificante: Quella che ci
fa santi e dedicati a Dio.
S i4 so bónn-a grazia; La sua buona grazia, lo
dice per cortesia Chi, dando qualcosa a uno e
dimandato del prezzo, vuol significare che non
vuole altro prezzo che la buona grazia di chi
la accetta.
% A grazia d'ùnn-a persònn-a; Grazie a, vale
Per grazia di : A grazia so, A grazia do tale ;
Grazie a lui, Grazie al tale, ecc.
S Aveì bónn-a o cattiva grazia; Aver buona o
cattiva grazia, vale Essere manieroso, garbato,
cortese, gentile; e in senso opposto Essere sgar-
bato, scortese, malgradito e sim.
n — grazia a fa ùnn-u cosa; Aver grazia, modo,
verso, maniera a far checchessia.
$ Cólpo de grazia; Colpo di grazia V. Colpo.
$ Dà grazia; Dar grazia: Aggiungere vaghezza.
S De grazia ? Di grazia ? Interj. interrog. e vale
Mi faccia la grazia o il favore di dirmi o sim.
S Di grazie; Far grazie, Render grazie, Ringra-
ziare, dicesi de'fanciullini quando s'insegna loro
dj ringraziare.
S Ese in te grazie d'énn-a persònn-a ; Essere in
grazia d'uno, Essere bene nella grazia d'alcuno.
Essere in detta d'alcuno, vale Possederne la be-
nevolenza, l'affetto.
$ Fd a grazia; Far grazia o la grazia. Graziare,
trattandosi di pene, vale Assolvere, Liberare
dalla pena.
S Grazie ! Tante grazie ! Mille grazie ! Grazie!
Grazie tante! Tante grazie! Modo di ringrazia-
mento ; e talora anche ironicam. e detto con vi-
vezza quando ci vien fatto qualche scherzo o
burla spiacevole.
S Non aveì de grazia; Essere sgraziato, senza
garbo, svenevole, goffo.
S Nò di manco grazie; Non saper né grado, né
grazia, vale Non restar niente obbligato.
S Pe-a grazia de Dio V. sopra Grazie a Dio.
S Scià me facce a grazia de ecc.; Mi faccia la
grazia o il favore di ecc. V. sopra De grazia ?
dirsLXiia, V. a. Graziare, Far grazia o la grazia:
Assolvere, Condonare una pena.
G}-x*a<ziéta; s. f. Graziolina, Graziuccia, dicesi
vezzeggiativ. per Bel garbo, Avvenenlezza.
Ox*a.ziosit8e s. f. Graziosita, Gentilezza,
Amabilità, Affabilità.
Orazioso add. Grazioso : Che ha grazia, Gar-
bato, Amabile, Affabile, Gentile, Cortese, Cora-
piacente e simile.
Orélbano s. m. Tanghero, Martignone, Bùfolo,
Tarpano, Allobrogo: Persona zotica, villana.
Oreg-a, s. m. Grecale e Greco: Nome di vento
che soffia dalla parte di Grecia tra levante e
tramontana; ed usasi anche come addietlivo.
Ci-x*eiii.iuio add. Gremito, Spesso, Follo, Ri-
pieno, e dicesi propriam. d'un albero pieno di
frulli 0 d'Un luogo accalcato dì gente e anche
pieno d'uccelli, mosche e simili.
Oréixppia s. f. Mangiatoia, Greppia: Rialto
con isponda di legno, lungo un de' muri della
stalla, in cui sì mette il mangiare alle bestie
bovine e cavalline. 11 fieno per le bestie caval-
line pili comunem. si mette sulla rastrelliera V.
Rasteltea.
Oréuttai V. appresso Gréuttani.
Oréuttani s. m. pi. Smilacp. T. boi. Smilax
aspera. Pianta bastantemente noia fra noi , la
quale nasce ne' luoghi rozzi ed incolti, presso
alle siepi, sugli orli delle strade, sulle montagne
e nelle valli. Fiorisce nella primavera, ed il suo
frullo matura verso la fine della stale.
OriflFo s. m. Grifo, dicesi per ischerzo o scherno
Il viso delhiomo.
fti Grifo, chiamasi da noi con tal nome La parte
della moneta, dov'è impressa la lesta del sovrano.
Il — 0 Grifone: Specie di fungo mangereccio V.
Berhexin nel Z" significalo.
§ Zùgd a cròxe e a griffa V. A cròxe e a griffa.
GJ-riflfSn s. m. Grifo e Grifone: Animale biforme
e favoloso, la cui parte anteriore è d'aquila con
le ali, e la posteriore è di leone con quattro piedi.
GJ-rig-notto s. m. Sgrugno, Sgrugnone, Sgrn-
gnata V. Sgrùgnotto.
Grrig-oa s. f. Lucerla, Lucertola: Piccolo ser-
pentello oviparo, di color bigio, che ha quattro
gambe e lunga coda.
§ Aveì a grigoa de due eòe; Aver la lucertola da
due code, dicesi comun. di Chi è molto fortunato.
Gi-rig-oéta s. f. Lucerlolina: Piccola lucertola.
GJ-rigoin. V. sopra Grigoèta.
Orilletto s. m. Grilletto, Grillolino. Dira, dì
Grillo: Piccolo grillo,
n Friìgolo, dìcesi di Fanciullo che non istà mai
fermo.
— da giòxia; Nottolino della gelosia: Quel ferro
girevole sopra una vile, o fallo in altra maniera,
che si mura fuori delle finestre, e serve a tener
aperte e fermare le gelosie affinchè non si chiu-
dano 0 si sballano quando soffia foriera, il vento.
— pe l'insalatta; Insalatiera: Vassojo assai fondo,
a raodo di catinella, per condirvi e rivoltarvi
la insalala. Voce di uso.
— dò campanin; Lieva da tirare: Chiaraansi così
Certi ferri variamente ripiegati, imperniati ne!
muro, specialm. negli angoli delle stanze, e da per
lutto dove la corda ha da cambiar direzione per
arrivare al campanello, talora lontano, cui è legalo.
— dò fuxin V. Scrticcin.
Orillo s. ra. Grillo: Insetto che ha quattro zanne
filiforrai, le ali penzole, i piedi di dietro sana-
tori, e il suo verso stridulo e acnlo. Ne sono
di varie sorte, e cosi di colore corae di forma.
— contado; Grillo canlajuolo: Insello che ha qual-
che somiglianza colla cicala e stride cora'essa,
ma salta pili che non vola. Il suo colore è ne-
riccio; abita per lo più ne'boschi erbosi ed asciutti.
§ Grilli; Grilli al p!ur. figurai.. Fantasie e Ghi-
ribizzi stravaganti che saltano in capo, delti così
dal pazzo e curioso salto del grillo.
§ Andd a caccia di grilli; Andar a caccia a' grilli,
vale Far cosa inutile.
S Aveì i grilli pe~a testa; Grillare il capo o il
cervello, vale Averlo pieno di grilli, di fantasìe,
di ghiribizzi, Esser grìlloso. .
GRI
GRÒ
421
S Formaggio co-i grilli V. Formaggio.
S Quando tòrta quando grilli; 0 polli o grilli.
S Roba da fa rie i grilli ; Cosa da far ridere le
lelliDe, dicesi proverb. di Cosa ridicola al mag-
gior seguo.
S Schittd cornine un grillo; Saltabeccare, Salla-
bellare, Salticchiare, Saltarellare.
Gririt]ia<dello s. m. Grimaldello : Slrum. di
ferro ritorto dall'un de' capi, che serve per aprir
le serrature senza la chiave. - Gingillo è Un pic-
colo grimaldello proprio delle serrature gentili.
OrimaiSse CFd e); Far le boccacce o i visacci
0 i volti, vale Contraffare il volto torcendo la
bocca, gli occhi e tutti i muscoli della faccia
per far ridere. Dal frane. Grimaces.
Ox*ìirLÌa> s. f. Segrenna , dicesi in m. b. a Per-
sona magra, sparuta e di non buon colore; di-
cesi anche Viso di stecco, e vale Viso magro,
odioso, ristecchito.
Orinta flnj; A sdegno, In uggia. Posto avv.
coi V. Avere o Prendere, vale Aborrire, Sdegnare,
Schifare.
•*S Aveì in te grinte, Cazze in te grinte; Aver
nelle branche. Cascar nelle branche, vale Avere
0 Cascare in mano o in potere.
O-rippe s. m. Grippe. T. meJ. Malattia com-
parsa nel 1804 e ricomparsa nel 1833, la qual
consiste in febbre, tosse e dolori di gola con-
temporanei.
G-rippia s. f. Grippia. T. mar. V. Grùppia.
0-i*issiii s. m. pi. Grissini. Voce dell'uso : S^rta
di pane assai fine fallo a foggia di sottili ver-
ghette. Non si conosce in Toscana. Pare che si
potrebbe chiamarli Bastoncelli di pane o Pane a
bastoncelli. Pane a bacchette o a verga.
0-r*itta s. f. Granchio e Grancio: Piccolo cro-
staceo a corpo rotondato, stiaccialo, col capo poco
distinto dal corpo.
S Èse in gritta con un; Essere in ira con alcuno.
% Piggid in grilla un; Prendere- uno a sdegno
0 in uggia V. Grinta.
GS-ri-véa s. f. Panlerana. T. ornit. Alauda ar-
vensis. Uccello del genere delle Allodole, che ha
il becco lungo la mela della testa, le penne delle
parti superiori, lionato-grigiastre sul margine,
nero-scare nel mezzo; quelle delle ali, bruno-
nere; il petto ceciato con macchie scuro-nere
bislunghe; la coda mediocre, un po' forcuta; i
piedi carnicino-scnricci. Annida nei nostri monti
non in numero , abbondantissima nelle pianure
del Piemonte. Di passaggio numerosa in inverno
durante il tempo delle nevi.
« Grivera. Voce dell'uso : Cacio cosi delto^da Gru-
yères, villaggio nel cantone di Friburgo in Isviz-
zera, dove principalmente si fabbrica; se ne fa
pure in Francia, Savoja, Aosta ed in altri luoghi.
O-rixella s. f. Graticola, e più comunemente
nell'uso Gratella: Utensile da cucina, composto
di varie spranghette di ferro, intraversate sopra
un telajetto dello stesso metallo, sopra il quale
si arrostiscono carne, pesce e simili cose da
mangiare,
n Graticola, per similit. dicesi in generale nelle
Arti di Qualunque slrum. o ordigno fatto a guisa
delle graticole da cucina.
— da barcóin, porte, ecc.; Graticciata: Ingratico-
lato di 61 di ferro per chiosura di checchessia
senza impedire la vista o il passo all'aria libera.
— da mSneghe; Grata: Quelle inferriate dalle quali
si parla alle monache nel parlatorio.
— de legno o de canne; Mandorlato e Ammandor-
lato: Ingraticolato composto di legno o di canne,
i cui vani delti Màndorle sono in figura di rombo.
— d5 confescionàio ; Graticcia o Graticola del con-
fessionario : Quella latta bucherellata che è nelle
pareti de' confessionarj , tra il viso del prete e
quello del penitente , postavi perchè si possano
ascoltare, ma non veder l'un con l'altro.
— do fornello; Gratella: Quella che nelle buche dei
fornelli regge i carboni accesi per farvi cuocere
le vivande, e ne' fornellini per tostare il caffè
V. Fornello e Fornello.
S Grixelle de sartie; Griselle. T. mar. Quelle corde
disposte e legale orizzontalmente in tutta la lun-
ghezza delle sartie, le quali servono di scala ai
marinai per montare in alto.
« — dò boccaporto; Carabottini. T, mar. Specie
di graticolato, fallo di piccoli legni riquadrati e
lunghi, che s' incrociano ad angoli retti e s' in-
castrano gli uni negli altri per la metà della loro
grossezza, i quali poi si dispongono nei riquadri
delle boccaporte. e in altre aperture che si pra-
ticano nei ponti e nei piani del castello di poppa
e di prua, affine di chioderie senza impedire il
passaggio e giuoco dell'aria tra i ponti.
Q-rixo add. Bigio, Grigio: Colore oscuro ten-
dente al cenerognolo, con alcuna mescolanza di
bianco, e si dice per Io più di pelo o di piume.
•I Bigio e Grigio, detto di persona, vale Che co-
mincia a incanutire; altrim. Brinato, Semicannto.
» — per Iscrezialo, Brizzolato, Grigiolato, cioè
Picchiellato di macchierelle di vario colore: Gal'
linn-a grixa; Gallina brizzolata,
g Vegni grixo; Imbigiare, e figurai. Incanutire.
GS-jrixoffeero add. Grigioferro : Sorta di color
grigio tendente al bruno, e dicesi di panno.
Q-rixòn s. m. Sordone. T. ornit. Accentar alpi-
ntis. Uccello che ha il becco superiorm. nero, infe-
riorm. giallo colla punta nera; le penne del pileo
e cervice grigio-cenerine; la gola di color bianco
macchialo di nero; i fianchi fulvi con macchie
bianche; i piedi giallastri, le unghie nere. Abita
nelle regioni piìi elevale delle montagne; nidi-
fica in terra o nello spacco d'un masso o nella
impronta d'un piede di vacca o di cavallo, o
sotto qualche cespuglio, ecc. Di passaggio nel
massimo rigore dell'inverno.
Gi-ròm.ette s. f. pi. Orecchione. T. mil. Quelle
due strisce di cuojo ricoperte per lo più di sca-
glie 0 fatte a catenella , le quali pendendo da
ambi i lati del caschetlo o del casco (sciaccòj
vengono ad annodarsi sotto il mento, e ricuo-
prono le orecchie ed in parte le guance del sol-
dato. Dal frane. Gourmeltes.
O-rónda s. f. Gronda : Estremità del tetto che
esce fuora della parete della casa, perchè da essa
gronda e versa la pioggia.
S Cane da gronda o dò teito; Doccia V. Cand.
S Foìto a gronda; Fatto a gronda, cioè a simi-
litudine di gronda, e dicesi ordinariam. de' cap-
pelli, berrette o altre cose simili.
S Tid zù e grónde; Rizzar muso, Aggrondare,
Far cipiglio: Prendere aria di corruccio o di
sdegno per cosa spiacevole che ci sia detta o fatta.
OrSud-a v. n. Grondare e Grondeggiare, ma
meno usato : Propriam. Il cadere che fa l'acqua
422
GRÒ
GRU
dalle gronde. Nel senso Irasl. (che diventò più
comune del proprio) vale II venir fuori copio-
samente qualsiasi altro umore, come sudore, la-
grime, sangue.
Oi:>óiid.a;iiu-a. s. f. Gronda ja, antic. Gron-
dajo : L'acqua che gronda e II luogo ond'ella cade.
O-ròppa s. f. Groppa: La parte deretana del-
l'animai quadrupede, e principalm. di quelli da
cavalcare, la quale comprende le anche e la parte
superiore delle natiche.
« Groppa e Groppone : Quella parte che resta fra
le natiche e le reni, e si dice di tutti gli ani-
mali così quadrupedi come bipedi.
G-rSppé s. m. Groppiere : Quegli che assiste
al banco de'ginocatori, riscuote, paga, ecc. II
Groripier dei Francesi.
Oròppé»; s. f . Groppiera, Posolatura, Posolino :
Cnojo attaccato con una fibbia alla sella, al basto
od ai finimenti, che va per la groppa dell'ani-
male fino alla coda, la quale vien introdotta in
esso cuojo, onde tener ferma e non iscorra la
sella, il basto, ecc.
Oroscessa. s. f. Grossezza, antic. Grossura:
La circonferenza, La mole di ciò che è grosso.
Orosciolan. add. Grossolano : Di grossa qua-
lità, Rozzo, Materiale.
Ojrossa. s. f. Grossa: Quantità determinata di
cose che equivale a Dodici dozzine.
Orosso s. m. Grosso : La parte maggiore e più
forte di qualsivoglia cosa; ed anche La parte più
materiale e più grave di checchessia , ed usasi
sempre con l'articolo.
— da bànsa; La portata maggiore V. Bànsa.
— dell'arma; Grosso dellesercito, vale Tutto l'eser-
cito 0 La parte maggiore di esso.
Gt-x*osso add. Grosso : Aggiunto a cosa mate-
riale, vale Che ha molla circonferenza e molto
volume, contr. di Sottile.
« Grosso: Aggiunto a vino, vale Che ha molto corpo
e forza; ed è pure contr. di Sottile.
M — Agg. a voce, vaie Grave, contr. d'Acuta.
w — Agg. a fiume, vale Più pieno d'acqua del so-
lilo per le piove sopravvenute.
« — Agg. a mare, vale Gonfio per le iempesle o
per flusso e riflusso.
" — Agg. a dito, vale II primo ossia II pollice.
» — Agg. a esercito, vale Numeroso, In gran forza,
In buon numero.
n — Agg. a mercante, vale Ricco, Facoltoso, Che
negozia alla grande.
" — Agg. di città, borgo, ecc., vale Popolata, Co-
piosa di gente.
« — Agg. di campana, vale La maggiore.
« — Talora vale Grande, Copioso e simili : Grossa
speiza, Grosso salato, ecc.; Grossa spesa, Grosso
salario, ecc.
5 Dile 0 Sparale grosse; Dirle grosse o marchiane;
Dir cose spropositate , che non solo vere non
sieno, ma neanco verisimili,
S Èse grosso con un ; Andar grosso o Star grosso
con alcuno, vale Mostrarsi con esso imbronciato
e non favellargli.
S Èse di grosci in t'ùn léiigo ; Esser de' primati,
dei grandi, vale Eccedere gli altri in nobiltà,
ricchezze, cariche, ecc.
S Fa vegni a testa grossa cSmme ùnn-a qwirta;
Fare il capo come un cestone, vale Confondere
altrui il cervello.
S Questa a l'è grossa ! Questa l'è grossa ! Quest'è
col manico ! Quest'è marchiana o coll'ulivo ! Oh
questa è da infilare col palo di ferro!
g Vegnì a-e grosse; Venir alle brusche V. A-e
grosse alla sua sede alfab.
Orosso avv. Grosso, Grossamente; Molto, Assai.
§ Beìve grosso; Ber grosso V. Beive.
S Penna chi bèutta o dà grosso; Penna che rende
0 che getta grosso.
S Zùgd de grosso; Giuocar grosso o di grosso,
cioè In grossa somma.
GJ-rottin. s. m. Galestro V. Mattd.
Gf-rùa s. f. Gru, Grua, Grue, antic. Gruga. T.
ornit. Grus cinerea. Sorla d'uccello grosso, dal
collo lungo, di passaggio, che vola molto alto e
va a schiere. Il suo corpo è grigio e le penne
remiganti nere. É nolo pel dormire che fa reg-
gendosi sopra un sol piede. Di passaggio in
aprile e ottobre,
t) — Grua e Grue, per Una macchina da sollevar
pesi,
n — In term. marin. diconsi Due pezzi grossi
di legno che sporgono dall'una all'altra parte del
castello dell'ultima costa di prua. Le grue ser-
vono per levar l'ancora o leneria sospesa, quando
si vuol teneria pronta per dar^ fondo.
GJ-rùg-ui v. n. Grugnire, anlic, Grugnare: Il
mandar fuori la voce che fa nalnralmcnte il porco.
GS-rùg-no s. m. Grugno, Grifo: Parte del capo
del porco dagli occhi in giù; e per traslato di-
cesi anche del Viso dell'uomo, ma per derisione
e per ischerno.
Gl-ru.m.in.0 s. m. Bitorzo, Bitorzolo, Bernoccolo,
Brocco: Piccolo risalto o monlicello in snper-
ficie d'un corpo che Io rende ruvido.
Grrùppia delPàncoa; Grippia dell'an-
cora. T. mar. Quella corda, con cui si lega il
gavitello che galleggia e mostra il sito dov'è
fondata l'ancora.
O-ruppio (Diamante) V. Diamante.
Grr*vippo s. m. Nodo : Speciale allacciamento
che si fa con filo, nastro, corda o simile, a uso
di stringere. I due capi vengono da opposte parti
ad incrociarsi, formando come una maglia, e uno
di essi, dopo fatto un intiero giro su dell'altro,
si fa passare dentro la maglia, e, tirali ambedue
in senso contrario, il nodo è fatto.
I) Nodo, per Quel gruppo che si fa in fine della
agugliata, affinchè non si perda il punto nel cu-
cire e lo raffermi.
I) Ventricolo, e parlando di bestie da latte, Quaglio
V. Trippin.
— da gàa; Gorgozzule, e in ischerzo Nottolino:
Il capo della trachea o aspcrarteria, che è quella
parte di quel canale che fa apparire come un
nòcciolo nel mezzo del collo dalla parte davanti,
maggiore però negli uomini che nelle donne; che
volgarm. si chiama Pomo d'Adamo.
— da teja, dò panno, ecc.; Brocco, Sbrocco: Pic-
colo gruppo nella tela o nel drappo, prodotto da
certe ineguaglianze che Irovansi nel filo e che
risultano nel tessuto.
— de dince; Gruppo: Sacchetto o Involto ben ser-
ralo e pieno di moneta.
— de figùe; Gruppo: Quella quantità di figure in-
sieme e talmente disposte che l'occhio le abbraccia
tutte ad un tratto. ,
— de genie; Drappello, Brigata di persone.
GUA
GUA
423
— dell'ungia; Nodo in sai dito: Maniera d'anno-
dare i capi dei fili che usano i tessitori.
— de roba; Gruppo, Involto: Massa di cose rav-
volte insieme sotto una medesima coperta.
— de Salomon; Nodo di Salomone, dicesi di Un
certo intreccio a guisa di nodo, di cui non ap-
parisce né il capo né il fine.
— de vento; Gruppo o Nodo di vento, vale Tur-
bine 0 Quel giramento che fa talora in un subilo
il vento per l'aria.
— di erboi; Nocchio, Nodo dell'albero : Quella parte
più dura e rilevata del fusto degli alberi, indu-
rita e gonfiata per la pullulazione dei rami.
— dóppio; Doppio nodo: Un gruppo o Unione di
due nodi fatti uno sopra l'altro.
-- mollo; Nodo lento, contr. di Tirato.
— portali d'arescòso; Soffoggiata V. Morto.
§ Dose un gruppo a-o naso . . . Dicesi per ischerzo
A chi vogliamo si abbia a risovvenire a suo
tempo di checchessia.
S Desfd i gruppi; Sgroppare.
S Fi pin de gruppi ; Fil broccoso o broccuto V. Fi.
S Md dd gruppo ; Crup o Angina crupale : Ma-
lattia a cui vanno soggetti i fanciulli tra il terzo
e decimo anno^ questa ha la sua sede nella la-
ringe e nella trachea, ove sì forma ima mem-
brana che coir impedire il passaggio dell'aria
produce quasi sempre la soffocazione e la morte.
S Tutti i gruppi restan attacchce a-o pètene;
Ogni nodo viene al pettine. Tutte le volpi si
riveggono in pellicceria. Modo prov. che vale
Chi astutamente opera male, alla fine capita male.
Oliarci a^g-nà. V. Guàgnà.
O-ua.d.a/g'iio V. Guàgno.
Gt-uaei ; Guari. Avv. di quantità, di tempo e di
spazio, ed è posto comunem. colla negazione, e
vale Non molto, Poco: N5 gh'èa gucei da rie;
Non c'era guari da ridere. Da chi a ddman nd
gh'é gucei; Da qui a domani non c'è guari. OnS
m'ha (ceto guoei cea; Mi fece poco buona cera.
n Talvolta usasi come add. senza la negativa, e
vale Molto, Assai: V'ho da aspStd gucei tempo?
Deggio aspettarvi molto tempo? 0 gh'é ttceto
guai vòlte; C'è stato egli più volte?
1) Se me ne fce gucei ... Se mi mettete al ponto
0 al curro. Se mi stuzzicate . . . Modo di minac-
cia di voler fare o dire cosa che spiaccia altrui.
Gixeeira> s. f. Guerra : Dissidio fra due o più
regni o repubbliche, il quale, non potendosi de-
finire per via di giustizia, si definisce per quella
delle armi.
« Guerra, per similit. Disensione, Nimistà, Discor-
dia, Contrasto^ Rissa.
n — per Tutto ciò che ha sembianza di battaglia,
di contrasto così nelle cose morali, come nelle
materiali: A nostra villa a l'è ùnn-a continua
gucera; La nostra vita è una continua guerra.
— civile; Guerra civile: Quella che si accende fra
cittadini e popoli d'una stessa nazione, divisi
in fazioni.
— dicciard; Guerra rotta, cioè Aperta, Palese.
— difensiva; Guerra difensiva: Quella che non in-
tende che a difendere la propria integrità e con-
servazione, respingendo un nemico che ci attacca.
— offensiva; Guerra offensiva: Quella che si fa at-
taccando uno Stato che è in pace con noi, al-
l'oggetto di consepire an nostro reale o preteso
diritto.
S d gucera finta; A guerra finita. Modo avverb.
e vale Fino alla fine della guerra; e per similit.
Sino all'ultimo o alla fine.
S À gucera nd ne nasce; Alla guerra non ne nasce.
Delt. prov. che dicesi per significare il pericol»
di morte che si corre in guerra.
S Co-i Ònoì da gucera; Salvo gli onori militari.
§ Dicciard gucera; Bandire la guerra, Dichiararla,
Romperla.
S Fd gucera V. Guerrezzd.
n — gucera a ùnn-a persónn-Ur Far guerra a
uno. Giostrarlo, figurai, vale Perseguitarlo con
arie e malignità.
S In tempo de gucera ciù boxte che tcera; À tempo
di guerra con bugie si governa V. Bòxta.
Gt-uà.g'iià; V. a. Guadagnare, Lucrare, Profittare:
Ottenere danari e ricchezze con industria e fatica,
n Guadagnare, Acquistare, Ottenere qualunque altra
cosa in qualunque modo.
«1 — Vincere, Superare, Aver vittoria, Rimanere
al di sopra.
de man; Vincer la mano o della mano: Esser
prima dell'altro a far checchessia, Esser più di-
ligente. Prevenirlo.
de man do cavallo ; Guadagnar la mano, si dice
del cavallo che più non sente il freno: 0 cavallo
5 g'ha guàgnóu de man; Il cavallo gli guadagnò
la mano.
i dince camme l'cegua; Far denari a busso V.
/Egua.
in to stùdio; Guadagnare, Apprendere, Imparare.
5 tempo perso; Ristorare i| tempo: Riparare al
tempo perduto, Riacquistarlo, Ricuperarlo.
__ ó vento; Guadagnare il vento, dicesi in Marin.
dell'Acquistare il vantaggio del vento sopra un'al-
tra nave.
_ pe-i atri; Far la panata al diavolo: Guadagnare
per altri.
_ tempo; Guadagnar tempo: Avanzar tempo, Pre-
venire.
terren; Prender vantaggio di luogo o di4ratto,
sia per venire innanzi, sia per fuggire.
__ tutti I dinae a un; Sbusare nno, Ripulirlo: Vin-
cere altrui tutti i danari,
e Guàgndse a viltà o da vive; Guadagnare o
Guadagnarsi la vita, vale Industriarsi per campare.
„ — ùnn-a persónn-a; Guadagnar alcuno, vale
Farselo amico. Tirarlo dalla sua.
C Nò guàgnd l'cegua da lavdsc a faccia; Non
guadagnar l'acqua da lavarsi le mani V. ^gua.
e iVó guàgnd né perde; Levarla del pari, si dice
dell'Uscire e venire a termine di checchessia
senza scapito o guadagno.
S 0 guàgnd 5 l'insegna a spendè; Il guadagnare
insegna spendere. Maniera prov. dinotante l'as-
sennatezza con che dee spendere chi dura fatica
in guadagnare,
g Zùgd a chi perde guàgna; Fare o Gìuocare a
vinciperdi o a rovescino V. Zùgd.
O-u.ag'iio s. m. Guadagno, Lucro, Utile, Profitto:
Quello propriam. che l'uomo ritrae dal traffico,
da un'arte, dalle sue fatiche e dalla sua industria.
% Dd dò guàgno ; Dar guadagno o del guadagno :
Far guadagnare.
GJ-uag-no o GJ-viàgrnòu p. pass. Guada-
gnato: Quanto ò g'ha guàgno T Quanto vi ha
guadagnato ?
Gi-aaì V. Guari.
424
GUA
GUA
Guauté s. m. Gaantajo e Guantaro: Cbi fa e
vende guanli.
Ct-ua^xitéa; s. f. Gaantiera: Piccol bacino d'ar-
gento a mo'di vassojo ("cabaréj, in cai tnlicam.
si teneano guanti o altra cosa simile.
Gua>xiti s. m. pi. Gnanti : Vestimento delle mani
che calza ciascan dito separatamente. I guanli
si fanno di pelle, di maglia o anche di tessuto.
•^ cór^i; Guanti curii: Guanti che veston la sola mano.
r- despwgi; Guanti spajati : Quelli , di cui fu smar-
rito il compagno.
— lunghi; Guanti lunghi: Guanti che, oltre la mano,
vestono anche in tutto o in parte l'avambraccio.
Portansi dalle donne quando il loro vestito è a
corte maniche.
— strafòce; Guanti traforati: Quelli, nel cui dosso
sono lavori di traforo, o anche nel braccio se
son lunghi.
% Forchette di guanti; Linguelle V. Forchetta.
^ Dà 6 guanto; Giltare il guanto, lo stesso che
Disfidare alcuno a duello ; come Accettar il guanto
dinota Accettar la disfida V. Sfidila.
§ Levàse i guanti; Cavarsi i guanli.
§ Mettise i guanti; Mettersi i guanti, Inguantarsi.
Quindi Mani inguantate, Mani vestile di guanli.
§ Scàtoa da guanti; Guantiera : Cassetlina a uso
di riporre i guanti.
S Tatcelletti di guanti; Quadrelli V. Tascelletto.
Gua>o s. m. Guajo, e più comunem. al plur.
Guai: Avversità, Disgrazie, Calamità, Miserie,
Tribolazioni, Afflizioni, Strettezze, Malanni.
« Guajo, Impiccio, Imbroglio : 0 s'è trovóu in t'ùn
brutto guao; E' si trovò in un brullo guajo.
« — Quistione, Contesa^ Controversia, Contrasto,
-;, Allercazione e sim.
$ Guai a ti! Guai a voi! Guai a te! Guai a voi!
Locuz. di minaccia.
0-ua>iTda<lbosclii s. m. Guardaboschi o Guar-
dia forestale : Colui che è preposto alla custodia
dei boschi.
0-ua<x*<la>oa<ocia> s. m. Guardacaccia. Voce
d'uso: Colui che è incaricato di vegliare alia
conservazione del selvaggiume ed impedire che
altri cacci entro l'estensione del terreno aflìdalo
alla sua sorveglianza.
Oua.i'd.a.oiùx'ine s. m. Agazzino e Auzzino:
Quegli che è destinato alla custodia dei condan-
nati ai lavori forzati. Dicesi anche nell'uso Guar-
daforzali, e in term. burocratico Guardiano nei
Bagni marittimi.
Ou.ax*da<coeite s. m. Guardacoste: Ciascuno
di quella milizia che si dispone sulle coste nei
paesi marittimi per difenderle da ogni invasione.
Ou.a.x>d.a.in.a>ii s. m. Guardamano. T. di varj
artig. Arnese onde alcuni lavoranti si cuoprono
la mano, acciocché possano resistere alla conti-
nuazione del lavoro. In Tose, più comunem. si
dice Manòpola.
— do cùxì e veje; Guardamano: Piastra d'acciajo
circolare, nella quale son fatte molle piccole ca-
vila, di cui i lavoratori di vele si servono per
ispìnger l'ago nel cucir le vele; questa piastra
. è fermala sopra una lista di cuojo e resta per
mezzo della stessa attaccata alla palma della mano,
sai dorso della quale s'allaccia.
— da tpà; Guardamano, Elsa: Quella parte della
impagnatura della spada che è per gaardia e di-
fesa della mano.
— dò sciiéuppo; Guardamano, Guardamacchie. T.
archib. Lamina fermata contro la parte inferiore
della cassa, la quale verso il mezzo ha un in-
curvamento che fa riparo al grilletto, e questo
incurvamento è II guardamano propriam. detto.
La denominazione Guardamano, benché non re-
gistrata ne'Dizionarj sotto un tal significato, è
più comune di quella di Guardamacchie, che dal
Grassi é considerala come voce slranam. composta,
perchè naturalm. suona Custode delle macchie.
C}^u.a.r*d.a>pippe s. m. Guardapipa. Voce del-
l'uso : Astuccio 0 Custodia di legno o di latta,
adatto alla figura della pipa, entro cui si mette
la pipa per preservarla dal rompersi.
Oua>x>dLa;poirt5xi s. m. Guardaportone: Ser-
vitore che sta di guardia alle porle de' palazzi
de' gran signori , vestito a livrea, con una mazza
in mano a grosso pomo o palla d'argento, ar-
mato di spada sospesa a larga tracolla di panno.
Voce d'uso.
Grizardarotoe s. m. Armadio da guardaroba,
0 semplic. Armadio: Mobile di legno, ora affìsso,
ora semplicem. accostato al muro, che chiudesi
in avanti con uno o due sportelli, e serve a con-
servare vestili sospesi a grucce (cartèlle) per-
chè non prendano il grinzo, ovvero a riporre
biancheria o altro; e in questo caso l'armadio è
diviso orizzontalmente da alcuni palchetti o piani.
Il Guardaroba dicesi nelle case opulente Quella
stanza, nella quale si conservano le biancherie,
i vestiarj e le suppellettili di scorta.
« — Il custode della guardaroba; e ne' teatri Colui
che ha in custodia tutti i vestiarj ad uso del teatro.
OuairdLascig-illi s. m. Guardasigilli: Cu-
stode del sigillo. Ministro che sigilla le patenti
dei principi e le leggi.
0-viax*<laspalle s. m. Gagnolio , Bravo :
Quegli che, prezzolato, assiste alla difesa del suo
signore, ed è disposto a fare ogni rischiosa e
trista cosa per esso.
Gruax*d.ia s. f. Guardia: L'atto del custodire.
Custodia.
I) Guardia: Persona che guarda. Custode.
I» — Quell'astante che nell'ospedale alle ore asse-
gnate assiste agi' infermi.
H — Diciamo anche a Quella parie del morso che
non va in bocca.
n — Presso i Legatori di libri dicesi Quel foglio,
per lo più bianco, ripiegalo in due parli uguali;
nna di esse è unita con pasta a tutta la parete
interna della coperta; l'altra parte della guardia
è lasciata libera a maggior difesa del frontispizio
del libro.
« — Term. della scherma, e vale Positura o Alto di
difesa, onde: Mettise in guardia; Jlettersi o Porsi
in^guardia, si dice del Prepararsi alla difesa.
— ape; Guardia a piede: Quella parte della guardia
d'un Principe che veglia alla sicurezza del suo
palazzo.
— campestre; Guardia campestre o rurale, Guardia
comunale o comunilativa.
— civica; Guardia urbana V. sotto Guardia na-
zionale.
— de pùbblica sicùressa; Guardia di pubblica si-
curezza: Guardia incaricata di vegliare alla si-
curezza pubblica.
— municipale; Guardia municipale V. Cantone nel
2' significate.
GUA
GUI
435
— nazionale; Guardia nazionale: Il cerpo di tatti
i cittadini d'una nazione alti alle armi, levato
per difenderla e assicurarla. Questa milizia venne
io pili luoghi istituita per mantenere il buon or-
dine nell'interno del paese e supplire alle mi-
lizie regolari e stanziali; chiamasi anche all'armi
in grave e presente pericolo d'invasione. Quando
non si chiamano che i cittadini di questa o quella
città 0 comune, allora prende il nome di Milizia
cittadina o urbana (Guardia civica).
S Cangia a guardia; Dar la mula. T. mil. Cam-
biar le guardie.
S Corpo de guardia; Corpo di guardia V. Corpo.
S Desmdnld a guardia; Uscir di guardia. T. mil.
Terminare la fazione delle guardie.
S Èse de guardia; Essere di guardia. T. mil. Esser
per un dato tempo a far la guardia in un luogo.
^ Fa a guardia a ùnn-a cosa o persónn-a; Fare
la guardia, Guardare, Custodire.
«1 Far la guardia, in term. militare vale Fare la
sentinella.
S Piggidse guardia; Prender guardia, cioè Aver
cura, Pigliarsi pensiero. Usar cautela : modo più
francese che italiano.
% Sta in guardia; Stare in guardia, Tenersi in
guardia. Guardarsi.
Grixa.ird.ia.li s. ra. Guardiano: Quegli che ha of-
ficio e obbligo di guardare o custodire.
M Guardiano: Il capo o governatore d"un convento
di religiosi dell'Ordine di S. Francesco.
« — Presso gli Agric. Colui che ha in custodia le
bestie: Guardian de pègoe, di porcài, ecc.;
Guardiano delle pecore, dei porci, e sim.
Oua.irdiarLil-a< Ancoa V. Ancoa.
0-ua.ri V. a. Guarire, antic. Guerire: Restituire
la sanità; Sanare, Risanare.
w Guarire , usalo in senso neat. vale Tornare in
salute, Ricuperare la sanità, Rimettersi.
Gru.a,r*ix:òii s. f. Guarigione , Guarimento ,
antic. Gn"r-"- ;i ; n guarire, Il ricevere e resti-
tuire la ^ùill.à, e La slessa sanità ricevuta.
G}-u.a.i*iiixoii s. f. Guarnigione e Gnernigione.
T. milit. Quella quantità di soldati che sta per
guardia e difesa d'una città, d'una fortezza o
altri luoghi muniti; altrim. Presidio.
" — Pel Luogo slesso dove sta la guarnigione.
Grua.stà. V. a. Guastare: Togliere la forma e la
proporzione dovuta alla cosa, Ridarre a male o
io cattivo stato.
w Guastare, Depravare, Corrompere il gusto, i co-
stumi, ecc.
« — Sconciare, Confondere, Rovinare: Me Vhan
vosciùo correze e l'han guastòu; Me 'I vollero
correggere e lo guastarono.
-r- 5 disnà, a cenn-a; Guastare il desinare o la
cena, dicesi del 3Iangiare innanzi il desinare o
la cena, per modo che la cosa mangiata levi l'ap-
petito; dal che ne viene il prov. Chi nò man-
gia, ha mangióu; Chi non mangia a desco, ha
mangiato di fresco.
— un affare in tò ciù bello; Guastar la coda al
fagiano, Guastare per poco o sul buono: Con-
darre quasi una cosa a perfezione e poi abban-
donarla.
— un truvaggio; Sciattare, Rovinare un lavoro,
vale Mandarlo a male.
**% A guastando se va imprendando ; Guastando si
impara. Dettalo prov. del volgo che vale E' bi-
sogna fare, ancorché si faccia male, volendo
imparare.
S 0 formaggio 5 «5 guasta i maccaròin; For-
maggio non guasta sapore, ovv. Lo zucchero non
gnasla mai vivanda. Dettato prov. dinotante che
Il buono non mai dispiace. ,-;,
§ Un mei marso 5 ne guasta qìnto; Una pera
fradicia ne guasta un monte, Una pecora infetta
ne ammorba una setta. Modo prov. con cui si
mostra doversi fuggire la pratica dei malfattori.
g Guastdse n. p. Guastarsi: Guastar se slesso.
n Guastarsi, Infracidare, Putrefarsi, si dice della
roba 0 delle altre cose.
— a bócca; Guastarsi la bocca: Sciuparsela con
cattivi sapori o vivande.
— 5 stéumago; Guastarsi lo stomaco, vale Far per-
dere allo stomaco la buona condizione naturale.
— 5 vin; Avere o Fare i pie gialli, si dice del
vino q;>aado comincia a guastarsi.
3 Comeìisd a guastdse; Cominciare a guastarsi,
a corrompersi, a pulire, a puzzare , si dice pro-
priamente delle carni , de' pesci ed in generale
della cose mangerecce.
Gi-u.a.stad.0 s. m. Guastatore. T. mil. Soldato
impiegalo a spianare le strade, aprire i passaggi,
scavare le trincee, empier fosse ed altri lavori
di simil genere.
Gi-ua.sta.iu.es té s. m. Guastamestieri, Gua~
stalarle: Colui che si pone a far l'arte che non
sa; ed anche Colui che fa per poco prezzo i
lavori dell'arte sua, tanto che sconcia gl'interessi
degli altri artefici.
GS-ueime s. m. Guaime: Erba tenera che nasce
ne' prati dopo la prima segatura.
GJ-uemi V. a. Guernire e Guarnire : Munire chec-
chessia per fortificarlo,
ti Guernire e Gaarnire, per Corredare, Provvedere,
Fornire.
« — Comunera. usasi per Ornare con guarnizione.
Griierniziòii s. f. Guernizione e Guarnizione,
Guernimento e Guarnimento: Adornamento d'ar-
nesi e d'abiti.
Gt-uerrezzà. v. n. Guerreggiare, Far guerra :
Operare ostilmente contro un nemico in tempo
di guerra; altrim. Gaerriare.
Ghuerrezzé s. m. Guerriero, Guerriere, Guer-
reggiatore : Uomo d'arme, Uomo di guerra. Am-
maestralo nell'arte della guerra.
Grueirséix s. m. "Voltojo. T. bilanc. Uncino della
trulina (maschetla da bànsa) , il gambetto del
quale gira liberamente in essa, onde agevolarne
j movimenti.
G^vl.e^so add. Monocolo, Monocchio, Losco : Cieco
d'un occhio, Che vede solamente da un occhio.^-
Guercio vale Strambo, Che ha gli occhi stra-
volti, per cui guarda male.
S In taera d'orbi i guersci sòn scignori ; In terra
di ciechi beato chi ha un occhio. Dettalo prov.
che significa Chi sa poco, fa gran figura tra gli
ignoranti.
Oug-lié s. m. Sciarpelta: Curlissimo boa che
cinge il collo, e s'allaccia davanti con nastrini.
Gt-uidà. v. a. Guidare: Accompagnare alcuno per
mostrargli cammino a lui ignoto,
n Guidare, Condurre, Menare,
it — Governare, Reggere, Maneggiare , Regolare.
— i cavalli; Guidare i cavalli (colle redini o guide).
Gl-uidda s. f. Guida : Quegli che scorge altrui
426
IDO
ILL
avanti il cammino e mostra la via che si ha a
fare; altrim. Scorta.
« Guida, metaf. vale Consigliere, Ajo o simile,
n — Quel libro, ove sono indicati e descritti i
monumenti e i luoghi principali d'una città.
„ — Nelle varie arti e mestieri è 11 nome di varj
strum. che generalm. servono di guida o ajulano
Topera d'altri ordigni e strumenti, o che servono
comecchessia di norma agli artisti.
S Guidde; Guide: Le redini con cui si guidano i
cavalli da tiro.
t) Guide nel Milil. diconsi I sergenti d'ala.
» Mensoline: Due regoli, uno per parte, che si
muovono orizzontalm. nella grossezza della scri-
vania, e si tirano fuori a sostegno della riballa
quando si tiene aperta.
— dò tordo; Guide. T. stamp. Due travicelli di
legno sodo, ovv. Due forti spranghe di ferro,
parallele, orizzontali, fermate all'un de' capi al
mozzo inferiore, gli altri due capi sostenuti dalla
capretta.
Ouidòu s. m. Guidone. T. mil. Quel piccolo
stendardo di rascia, di color giallo, rosso, verde
0 turchino, che portavano i sergenti d'ala o le
guide generali del battaglione, e serviva di punto
di vista, onde allineare le guide sulla linea pre-
fissa. Oggi sono aboliti.
Ou.ig'S'io dò ca,n. V. Cotlaen nel 1° signif.
O-ùmeua. s. f. Gómena, Gòmona, anlic. Gù-
mina: La fune o canapo piiì grosso delle navi,
a cui si attacca l'ancora.
"Q-ùmmav. n. Sgobbare: Lavorare di tutta forza,
a tutto potere. Affaticarsi molto, Sfacchinare.
GùmiULe V. Gueime.
Oiix*ixiette V. GrSmette.
Oùstà, V. a. Gustare, Assaporare: Apprendere
0 Discernere per mezzo del gusto la qualità dei
sapori.
» Gustare, per Assaggiare semplicem., Delibare.
« — per Godere.
I) — In neut. assol. Piacere, Riuscir gustoso, Esser
gradito: 0 viti gianco 5 nB me gusta; Il vino
bianco non mi gusta.
Q-ù-steive V. Gustoso.
Grùsto s. m. Gusto : Uno dei cinque sentimenti,
per cui coraprendonsi i sapori.
<) Gusio, si trasferisce anche alia Parte inlelletlaale
ed a quella facoltà che prendendo piacere del
buono e del bello, lo sa riconoscere in tutte le
cose, onde: Aveì bdn gusto; Aver buon gusto
od Essere di buon gusto, cioè Assai intelligente,
Intendersi del buono e del bello.
tt — Diletto, Piacere, Gioja.
» — per Specie, Qualità, ecc.: 0 me n'ha fasto
di atre in sce questo gusto; Me ne ha fatto
delle altre su questo gusto.
S Aveì gusto d'ùnn-a cosa; Aver gusto d'una tal
cosa, vale Esserti in piacere ch'ella avvenga:
Avicivo proprio gusto de veddive ecc.; Avrei
proprio gusto di vedervi ecc.
Il — un gusto matto a ùnn-a cosa; Aver un
gusto matto a una cosa: Farla, Vederla, Ascol-
tarla, ecc. con sommo diletto.
S Confàse a-o gusto; Confarsi al gusto: Andar
a genio.
% Dà gusto; Dar gusto, Dilettare.
S Èse de bón gusto; Essere di buon gusto o buon-
gustaio, dicesi del Saper riconoscere e scegliere
il buono e il bello delle cose e delle persone.
S In scio gusto; Sul gusto, Sul piede. Sull'andare,
Simile a: Sùnetti in sciò gusto dd Petrarca;
Sonetti sul gusto del Petrarca.
S Ognun ha i so gusti, Tutti i gusti n5 sSn
pcegi; Ognnno ha i suoi gusti. Tutti i gusti son
gusti, suol dirsi quando veggiamo alcuno prender
diletto di cosa non dilettevole a nostro parere.
Gt-ùstoso add. Gustoso, Gustevole: Piacevole
al gusto, Di gusto soave, dilettevole.
I| I, Gli: Arlic. che si prepone ai nomi di gen.
mascb. plur. che cominciano sì per consonante
come per vocale: / libbri, I ommi; I libri. Gli
uomini.
S E talora per facilità di pronuncia anche ai nomi
dì gen. femm. comincianti per vocale: / éuve,
I oive, I erexte; Le uova, Le olive, Le eresie.
Idea V, n. Ideare: Formar nella mente l'idea di
checchessia, Immaginare; ed usasi anche attiv.
S Idedse^ n. p. Idearsi, Formar idea, Immaginarsi.
IdexLtifioa. v. n. Identificare : Comprender due
0 più cose sotto una stessa idea.
S fdentificàse n. p. Identificarsi, Immedesimarsi:
Farsi la slessa cosa con un'altra.
Identitee s. f. Identità: Stato e Qualità d'una
cosa che in tutto e per tutto è uguale ad un'altra,
con cui sia paragonata ; altrim. Medesimilà, Me-
desimezza.
Idolatra, v. n. Idolatrare: Adorare, Onorare
fli idoli.
t) Idolatrare, figurai, e in sign. alt. Amare perdu-
tamente e per lo più con amore disordinalo.
Idropisia, s. f. Idropisia, Idrope: Male con-
sistente nell'adunamenlo dell'umore acqueo e sie-
roso separato dal sangue, e versato o trattenuto
fuori de' proprj canali in qualche cavità del corpo.
L'idropisia del capo dicesi Idrocefalo; del ventre
Idropisia secca o Timpanite; del basso ventre
Ascile; dell'umbilico Idronfalo, ecc.
Ig'uorà V, a. Ignorare: Esser ignaro. Non sa-
pere. Essere al bujo o digiuno d'una cosa.
»» Ignorare, in sign. neut. usasi talvolta per Fingere
di non sapere.
Ig-norantón add.Ignorantone, Ignorantaccio,
Ignorante in cremisi, Pecorone, Buaccio, ecc.
Accresc. d'Ignorante.
Illecito add. Illecito, anlic. Ulicilo: Che'non
è lecito. Sconvenevole.
Illimitòu add. Illimitato: Che non è limilalo,
Che è senza lermttie o confine; contr. di Limitato.
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niùdde V. a. Illudere, Deiadere, Ingannare.
S lUùddise n. p. Illadersi : Ingannarsi per illusione
0 falso rappresentamento.
mùmiuà. V. a. Illuminare : Dar lume o lace
0 splendore a checché si sia; allrim. Alluminare,
Luminare, Allumare, Illumare, ma sono voci antiq.
n Illuminare, figurai. Svelare, Far chiaro, Tòr via
l'ignoranza col mostrare la verità d'una cosa.
» — e Lumeggiare. T. de' piti. Segnar i chiari
nel dipinto.
S Illùmindsc n. p. Illuminarsi: Istruirsi, Acquistar
conoscenza di checchessia.
]lllùiiiiiia<zióii s. f. Illuminazione : Apparato
di lumi, Quanlilà di lumi accesi,
n Illuminazione, Luminara e Luminaria: Festa di
lumi che si fa dalla popolazione sull'imbrunire in
occasione dì straordinaria allegrezza o solennità.
niutstirà. v. a. Illustrare : Render illustre^ rino-
mato, celebre, Dar onorata fama.
» Illustrare, per Metter in chiaro. Schiarire, Spiegar
un autore o qualche cosa appartenente alla let-
teratura ed alle scienze.
Illùstx*a.ziòn. s.f. Illustrazione, llluslramento.
Dichiarazione, Schiarimento : Spiegazione di luogo
d'autore.
Illùsti'isciiiio add. Illustrissimo. Superi, di
Illustre: Titolo che si dà alle persone riguar-
devoli per nobiltà o altro.
illùxiòn s. f. Illusione : Apparenza fallace, Rap-
presentamento falso, finto e ingannevole prove-
gnente dalla propria immaginazione o dall'altrui
artifizio.
Iml>a.cùooà> v. a. Imbacuccare, Incappuc-
ciare, Incapperucciare, Impappaflcare: Mettere
altrui il bacucco, il cappuccio, ecc.
n Figurat. Abbindolare, Aggirare, Avvolpacchiare
V. Imbroggià.
% Imbacùccdse n. p. Imbacuccarsi, Camuffarsi, In-
camuffarsi, Incappucciarsi, Incapperucciarsi, Im-
pappaficarsl: Coprirsi col bacucco, cappuccio,
capperuccìu o sim.
Imlba.g'ià. v. a. Socchiudere : Non interamente
chiudere, e dicesi di usci, finestre, in modo cioè
che vi resti uno spiraglio alla luce, all'aria, ecc.
A Pistoja e nel suo contado dicesi Soccallare.
Imlbàg-iòu p. pass. Socchiuso V. Imbàgid.
IT Melaf. detto di persona, Imbalordito, Abbarba-
gliato, Stupito, Baito, Sbaito, Attonito per lo
stupore.
Imlba-llà; v. a. Imballare : Metter in balle, J^egar
in balle, Far balle di checchessia; Abballare.
Im'ballag'g'io V. Imballatùa.
11X1130.110. tò s. m. Imballatore V. Ligaballe.
Inx'ba.llotùa; s. m. Imballaggio, Imballatura:
L'azione dell'imballare e La spesa a ciò bisognevole.
Im'bolliiià. . . . Dare un colpo con facile da
caccia carico di pallini.
Imballòu (Èsej; Impanarsi: Lo dicono igiuo-
catori di bigliardo, quando tra la palla propria
e quella dell'avversario ci sono i birilli (ommettij
0 altra palla o il pallino, per modo che non la
può battere e bisogna che tiri di calcio.
lixil>a,lloiià; V. a. Fare i balloni. T. di cari.
Il Ballone è Un collo di carta per lo più com-
posto di venti risme o due balle.
Iiiail>a;lsa<nio v. a. Imbalsamare: Vocabolo che
altre volte significava Ugnere con balsamo chec-
cbessie, ma che poscia applicossi più particoiarm.
alla conservazione del corpo umano con diversi
metodi e ingredienti.
« Talora vale Gettare, Rendere, Spargere buon odore.
— o bócca; Toccare o Morder l'ugola: Piacere estre-
mamente, e dicesi ordinariam. del vino.
Iiii1>a.lsa,ixia.tùa> s. f. Imbalsamazione : Ope-
razione che ha per iscopo di preservare i cada-
veri dalla putredine e dagl'insetti preparandoli
in particolar modo con balsami.
Im'ba.iid.iex'o v. a. Imbandierare. Voce del-
l'uso : Ornar di bandiere un luogo, una città in
occasione di qualche festa o pubblica allegrezza,
n Imbandierare o Pavesare una nave o un vascello,
in Marin. vale Adornarla di tutte le sue pave-
sate, ed inoltre guernire le estremità de' pennoni,
gli alberi, le sartie e tutte le sue parli che sono
più in vista con un numero indefinito d'ogni
sorta di bandiere, di fiamme e di banderuole;
il che si fa nelle occasioni o giorni di gala.
Imlosiijrsissa, v. a. Imbarazzare : Propriam. In-
gombrare una stanza o simile con arnesi ecc.;
e più largamente in modo figurat. Imbrogliare,
Impacciare , Intralciare , Intrigare , Disturbare ,
Dar briga.
— ó stéumago; Aggravare, Caricare, Imbarazzar
lo stomaco.
g Imbarassdse n. p. Imbarazzarsi, Impacciarsi, In-
trigarsi, Ingerirsi.
Iiul>a>ra<sso s. m. Imbarazzo : Propriam. Qua-
lunque cosa che porta impedimento ; Ingombro,
Intoppo, Impaccio, Impiccio, Inciampo, Disturbo,
Fastidio; e dicesi in senso proprio e figur.
— de stéumago; Gravezza, Peso di stomaco.
% Levàse dall' imbar asso ; Togliersi d'impaccio o
di mezzo, Spelagarsi.
Iiii1ba.x*co, V. a. Imbarcare: Jletler nella barca
0 nella nave, e dicesi di persone e di mercanzie,
w Imbarcare: Mettere alcuno in un'impresa. Indurlo
a pigliarla, a farla.
S Imbarcàse n. p. Imbarcarsi: Entrar nella nave,
Montar sulla nave per navigare,
ti Imbarcarsi, figur. per Montar in collera. Adirarsi,
Stizzirsi V. Piggid barca nella voce Barca.
— in t'ùnn^a cosa; Imbarcarsi in una cosa : Met-
tersi talmente in un'impresa da non se ne poter
strigare a sua posta.
— sensa beschéutto; Imbarcarsi o Entrar in nave
senza biscotto V. Beschéutto.
Iiiilba.x*ca<<lex>o s. m. Stazione : Queli'edifizio
ov'è l'uffizio della ferrovia, e dove si fermano
i convogli a caricare o scaricare le merci ed i
passeggeri.
Iml>a.x*oa;ZÌò]i s. f. Imbarco.'T. gener. che
comprende Tutte le navi ed anche piccoli legni
a uno 0 due alberi, destinati a imbarcarvi mer-
canzie 0 persone.
Iiiil>a>irco s. m. Imbarco: L'imbarcare, Il met>
tere in barca persone o mercanzie.
Iiii1>a>i*dellà v. a. Bardellare: Mettere la bar-
della ad una bestia da soma.
%''Jmbardelldse n. p. Imbardarsi,^Imbastarsi, per
sìmil. e scherzevolm. dicesi di persona, e vale
Mettersi in ordine, in|punto, in assetto.
Xixi1>a/i*ilà. V. a. Metter dentro a' barili.
Im1>ox'lùg-à> V. Abbarlùgd.
I]iil>a>stà; V. a. Imbastare : 3Iettere il basto.
$ Èse un aze eattivo a imbastd ; Essere ostinato,
testardo, lestereccio. Essere capone.
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TwtVfca.ati V. a. Imbastire: Unire insieme i pezzi
de' vestimenti o sim. con punii lunghi, per po-
terli acconciamente cucir di sodo; i quali punii
si dicono Baste
»i Imbastire, presso varii Artefici significa Dare il
primo ordinamento ai loro lavori.
— un affare; Imbastire, Ordire, Intelajare, Intavo-
lare un negozio, un trattato o sim., vale Dargli
il primo cominciamcnto.
— un cappello; Imbastire un cappello. T. cappell.
Cominciare a formarne la falda sulla catinella.
— ùnn-a bòtte'; Imbastire una botte. T. boltaj. Di-
sporre le doghe in modo di ricevere i cerchj che
la devono stringere.
Imlba^stio p. pass. Imbastito V. Imbasti.
§ Unn-a pessa ini bastìa a l'è meza cùxìa; Barba
bagnata è mezza rasa. Dettato prov. di facile
interpretazione.
Imlba^stitùa/ s. f. Imbastitura: Cucitura a
grandi punti, colla quale si uniscono i pezzi dei
vestimenti p>r poterli poi acconciamente cucire
di buono; altrim. Basta, Ritreppio, ma meno usato.
I) Imbastitura, presso i Cappellaj L'atto di dar forma
alla falda del cappello.
luilbàttise n. p. Imbattersi, Abbattersi, Incap-
parsi, Avvenirsi, Riscontrarsi : Dar in checchessia.
Imlba^tto s. m. Riflesso: Un muro bianco o
altro dove batta il sole e ofifenda la vista di chi
è dirimpetto.
Iiii.1be3:*rxissà; v. a. Inzaccherare, Impìllae-
cheraro, Imbrattare V. Imbratta.
Xxii.lbessxo add. Lento, Tardo, Pigro, Agiato:
Aggiunto di persona, vale Senza destrezza, di-
sinvoltura od attitudine; e sostantiv. Capocchio,
Oca impastoiata. Pentolone, Boto, Stìpite, Ceppo,
Moccicone.
Imlbestiàse n. p. Andare, Entrare, Saltar in
bestia, Dar ne' lumi o nelle scartate: Andar in
gran collera, in ismanie.
ImTbeviàse n. p. imbeversi, Imbersi, Inzup-
parsi: Impregnarsi d'umore.
« Imbeversi, figurai. Impressionarsi, Prender ira-
pressione: Figgersi in capo, Mettersi in capo
alcuna cosa.
% Lasciàse imbevici; Lasciarsi imbecherare, infi-
nocchiare, inzampognare, imbubbolare.
Iililbii3.d.à v. a. Bendare, Abbondare, Imbendare:
Avvolgere, Fasciare con benda; dicesi di chec-
chessia, e particolara. del Coprir gli occhi con
benda.
Imlbocoià; v. a. Trucciare, Truccare, Truc-
chiare. Term. usato in alcuni giuochi che si fanno
con palle, e vale Levar con la sua la palla del-
l'avversario dal luogo dov'era.
S Imbocciàla; Trarre o Dare o Imberciare nel se-
gno, Imbroccarla, figurai, vale Apporsi, Pigliare il
nerbo della cosa: L'ha imboccaci; Colsi o Diedi
nel segno, La imbroccai.
ItulbScoà. V. a. Imboccare: Mettere altrui il
cibo in bocca.
» Imboccare, figurai. Mettere in bocca altrui le pa-
role, che dee dire o Insegnargli quello che dee
fare, cosa per cosa.
« -r- per Entrare o Sboccare : Gh'é troppa vento,
no se péu imbocca; C'è troppo vento, non si
può imboccare.
« Imbeccare: Mettere il cibo nel becco degli uc-
celli, che non beccano ancora da sé.
— ó vento; Imboccare il vento. T. mar. Cogliere
il vento direttamente.
— iinn-a mùagia ; RinzafTare : Dare ai muri il
primo intonaco V. Imboccatila nell'ultimo signif.
Xiii.lb5cca;tùa; s. f. Imboccatura : Apertura
onde s' imbocca un fosso, valle, strada, fiume o
checchessia.
t) Imboccatura, per Ingresso d'una baja, d'un porto.
Il — Nella Musica Quella parte d'uno strum. da
fiato, a cui si applica la bocca per sonare; ed
anche La maniera d'adattarlo alla bocca, onde
dicesi Avere una buona o cattiva imboccatura.
n — per Apertura di checchessia fatta per rice-
vervi altre cose che si abbia da incastrare in
quella che ha l' imboccatura.
Il — per Quella parte della briglia che va in bocca
al cavallo.
— da ciavéua ; Feritoja : Apertura laterale della
toppa ond'csce fuori la stanghetta per entrare
nella bocchetta.
— dò ciùnetto ; Feritoja. T. legnaj. Stretta fessura
trasversale, da cui sporge alquanto il ferro col-
locato nella buca, il qual serve a piallare.
— d'iìnn-a mùagia; Rinzaffo, Rinzaffalura: Primo
intonaco alquanto scabro che si fa con calcina
e rena grossa e scaglie di mattoni per riempire
i vani delle commessure.
Imlbon s. m. Imbono e Imbuono. T. mar. Pezzo
di legname che serve a riempire gì' intervalli
tra le coste, tra i madieri o altri membri della
nave; dieesi anche Pezzo d' imbuono.
Iiiil>5iià^ v. n. Imbonare e Imbuonare. T.mar.
Riempire i vani tra i membri d'un vascello e
tra le coste con legni di riempimento.
'*Ira."b5ra/eciase n. p. Abborracciarsi, Avvi-
nazzarsi V. Iinbrìwgdse.
Iii).lbox><lellà< V. a. Imbarazzare, Impacciare,
Ingombrare; Imbrogliare, Scompigliare.
Iiiilb5i*sà V. a. Imborsare, Intascare: Mettere
in borsa, in tasca.
Imlbòsà, V. a. Capovolgere, Capovoltare, Capi-
voltare : Voltare a ritroso, sossopra; Rovesciare,
Arrovesciare.
'• — e lèrfe; Far la bocca brincia, dicesi di Quell'atto
che si fa prima di piangere.
— un vaso; Rimboccare un vaso, cioè Capovolgerlo,
Volgerlo sossopra ossia colla bocca all' ingiù; e
talvolta semplicem. Abbatterlo.
§ Fa imbòsd ùnn-a personn-a ; Crucciar uno,
vale Farlo adirare.
S hhbòsase n. p. Capovolgersi, Rovesciarsi.
n Figurai. Adirarsi, Crucciarsi, Montar la luna, ecc.;
e talora per semplic. Divenir di cattivo umore.
Iiiilbosca<id.a s. f. Imboscata, Imboscamento,
Agguato, Insidia.
.1 Imboscala, nella Milizia II luogo ove stanno le
truppe in agguato; ed anche L'azione stessa del-
l'imboscarsi.
Imlboiscàse n. p. Imboscarsi, nella Milizia
vale Nascondersi, Appiattarsi per offendere il ne-
mico con inganno e vantaggio.
Imlboso p. pass. Capovolto, Rovesciato, ecc.
V. Imbosd.
n Figur. vale Crucciato, Ingrugnato, Adirato e sim.
S Aveì a lùnn-a imbosa; Aver la luna a rovescio,
Aver i bachi o le palurne V. Aveì.
Xmloiattà, v. a. Imbottare: Mettere il vin» e
altro liquore nella bolle.
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IMB
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Iiiil»5tti V. a. Imbonire : Trapnnlare con ponti
filli 0 spossi vestili, panni, coliri e simili cose,
prima rien pili di bambagia o altro. - Fntehic-
ciare. Fortificare nna veste mettendovi lelncce
fra la fodera e il panno,
n Coppare. T. degli oref., stagna], ecc.; Ridarre
l'argento, il rame, la latta o altro metallo a foggia
di copra, ossia a forma concava.
**S Imbòllise n. p. Inciuscherarsi, Avvinazzarsi, Pi-
gliar l'orso, la scimmia, la bertuccia, la monna,
ecc. Sf. basso e figiir. V. Imbncegàse.
S Imbódise ben; Fasciare il melarancio, dìcesì
figurai, e scherzev. per Vestirsi bene affine di
ripararsi dal freddo.
n Usasi anche per Mangiare eccessivamente, e di-
cesi nello stil famigliare Abbottarsi, Gonfiar l'otre,
Empier l'epa, il buzzo, Io Stefano, Cavar il corpo
di grinze. Gonfiarsi come la botta fbaggioj, Scor-
pare. Strippare, Ingubbiare, Inzepparsi , Caricar
la balestra.
Imlkottig-g-ia. v. a. Imbottigliare. Voce del-
l'uso : Jlottrre il vino o altri liquori nelle bottiglie.
S Macchinetta da imbóttiggià; Calcaturaccioli.
Iml>òttio p. pass. Imbottito V. Imbòtti.
**« Cinschero, Avvinazzato, Ubbriaco V. hnbricego.
% Coverta imbótt'ia; Coltrone V. Coverta.
Imlbòttitùa^ s. f. Imbottitura: Ciò che s'im-
bottisce 0 L'azione dell' imbottire.
Ixn.1>ózzoTLÒu. add. Incrudelilo, dicesi delle
Civaje secche, quando essendo messe a cuocere,
sia per essere di difiicile cftlura, sia per altra
cagione, diventano dure e (oste senza prendere
la mollezza che bisogna loro ad esser buone a
mangiarsi,
n Incrudelilo, Inciprignito, dicesi por de' malori che
induriscono,
n Figurai, vale Imbroncialo, Ingrugnato, Adirato.
Im.'bi'a.g'à/ v. a. Imbracare. T. de'mar., murai,
ecc. Cinger checchessia con una braca (V. Braga
nel I" signif.) per applicarvi cavi, con cui si ha
da far forza per muoverlo.
• Imbracare, presso gli Uccellatori vale Metter la
braca agli uccelli che devono servire per richiamo,
n — Presso le bàlie, vale Rivoltare la pezza bianca
Cpattaelo) facendone passare i due canti inferiori
tra le cosce del bambino affine di preservarlo
dall' incuocersi 0 dal ricidersi.
S Imbragàse n. p. Legarsi: Cingersi di corda o
d'altro-, che nell'uso dicesi anche Imbracarsi.
Iiiil>i*a.g'a;tùa< s. f. Imbracatura : L'alto d'im-
bracare e Lo stalo di cosa imbracata.
Xiiilbx*a.ssa<llàse n. p. Mettersi il bracciale
V. Drassallo.
Iiiil>i*a.ttà. V. a. Imbrattare, Imbrunare, Soz-
zare, Insozzare, Lordare, Sporcare, Intridere.
S Imbrattdsc n. p. Inzaccherarsi, Impillaccherarsi:
Pr. priam. Imbrattarsi di zacchere o pillacchere;
e per eslens. Imbrattarsi, Imbruttarsi, Insozzarsi,
Lordarsi, Sporcarsi, Intridersi, ecc.
Inatu'iseg'à v. a. Im briacare, l" bbr iacare, Ubria-
care, Inobbriare,Inciuscherare: Far divenir briaco.
S Imbricegase n. p. Imbriacarsi, Ubbriacarsi, Ibria-
carsi, Inebbriarsi, Abborracciarsi, Inciuscherarsi,
Cuocersi, Imbromiarsi, Imbaccarsi, Pigliar l'orso,
la monna, la scimmia, la bertuccia. Perder l'erre:
Bere tanto vino che i fumi e gli spiriti salgano
al cervello e offuschino rinlellelto.
Im'briseg-a.tùa. s. f. Imbriacatura, Ubbria-
catura, Briachezza, Ubbriachezza, Ebbriachezzà,
Ebbrezza, Ebrietà: L'alto e l'abito d'ubbriacarsi.
Iniln'iseg'o s. m. Imbrinco, Ubbriaco, Ubriaco,
Briaco, Ebbro, Inebbrialo, Colto, Cionco: Chi ha
la mente turbala e l'inlelletlo offuscalo dai vino
0 da liquori.
— camme ùnn-a vacca 0 cSmme un porco ; Collo
0 Marcido come una monna, una scimmia, una
bertuccia. Sì colto che non può ruticarsi, buci-
carsi 0 azzicare: Ubbriaco alTnltimo segno.
S Ese sempre imbricego; Esser cece di cucina:
Ubbriacarsi sovente.
S Mezo imbricego; Brillo, Chiaretto, Colti ccio, Al-
terato dal vino.
S Parla da imbricego; Anfanare a secco: Cicalar
da briaco senz'aver beato.
Imbriseg-òn s. m. Imbriacone, Ubbriacone,
Briacone, Trincone, Cinciglione, Gorgione, Mo-
scione, Che berrebbe ottobre e S. Martino, Beone,
dicesi d'Uomo che spesso s' imbriaca , Che bee
mollo vino.
% Faccia da imbricegón V. Faccia.
g Pescio imbricegón ; Imbriacone o Pesce ubbriaco.
T. itliol. Lyra aldov o Trigla cuculus. Nome
volgare d'nn pesce di color rosso simile all'or-
gano, ma più tondo di ccM*po, con bocca e testa
più piccola.
Iintorig-nàsene n p. Infischiarsene, Impip-
parsene, e in m. b. Incacarne, lucacarsene. Ri-
dersi, Aver in non cale. Non far conto. Burlarsi.
Iml^i*!!!», v. a. Imbrigliare: Metter la briglia
al cavallo.
Inxtorod.d.à, v. a. Imbrodare e comunem. Im-
brodolare, Imbrodicchiare: Intridere o Imbrattar
di brodo.
% Imbroddàse n. p. Imbrodarsi, Imbrodolarsi, Im-
brodicchiarsi : Intridersi di brodo.
Im.brog'g'ià, v. a. Imbrogliare, Confondere,
Avviluppare,
n Impacciare, Imbarazzare, Ingombrare.
— un con de belle parolle ; Ciurmare, Menare con
0 per parole. Infinocchiare, Abbindolare alcuno.
— ùnn-a cosa a ùnn-a persònn-a; Imbrogliare
checchessia ad alcuno: O l'è un libbra ch'ó nd
va dui sodi, ma ammiò d'imbroggiàlo a qual-
chedùn; É un libro che non vale due soldi, ma
procurerò d'imbrogliarlo a qualcheduno.
— ùnn-a persònn-a; Abbindolare, Accalappiare, Ag-
girare, Incarrucolare, Busbaccare, Trappolare,
Irretire o Inretire, Avvolpacchiare, Giuntare, Ma-
.riolare ano, vale Ingannarlo con bugiarde e finte
invenzioni, o Condurlo con artifizio a far ciò
chei non vorrebbe.
— ùnn-a veja; Imbrogliare una vela. T. mar. Rac-
coglierla per mezzo di certe corde, detti Im-
brogli (V. Imbroggi), che !a ripiegano in allo
e ravvicinano ai pennoni il suo fondo ed i lati.
S Imbroggidse n. p. Imbrogliarsi, Avvilupparsi,
Confondersi, Inlrefolarsi, Ammelmare o Ammem-
mare. Impigliarsi, Armeggiare, Abbindolarsi, si
dice di Chi nell'azione o nel discorso s'inviluppa
a segno di non ritrovare né via, né verso di
riuscire.
— 5 tempo ; Rannuvolare, Annuvolarsi, Rabbuffarsi,
Rabbruscarsi, Turbarsi, Intorbidarsi, Rabbruz-
zarsi 0 Rabbruzzolarsi, Offuscarsi, Farsi bratto il
tempo. - Bagnare si dice quando veggonsi i nu-
voli venirsi allargando a guisa di ragna.
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IMI
IMM
S Chi s'avvanta s'ìmbroggia; Chi si loda s'im-
broda V. Amante.
S Nò voeise imbroggià in t'ùnn-a cosa; Non vo-
lersi imbrogliare in checchessia: Non volersene
impacciare, ingerire, inlrescare, impigliare.
Imlbx'Og'g^i s. m. pi. Imbrogli. T. mar. Tulle
le corde le quali servono a ripiegare le vele per
-, sospendere l'azione o per raccoglierle poi sui
loro pennoni ; e così chiamansi altre corde della
nave.
Iiu.lbx*og-g-io s. m. Imbroglio, Intrigo, Impic-
• ciò, Pecoreccio, Imbrentina, Viluppo, Ostacolo,
.-•■ Briga e sim.
S Leva un da un bello imbroggio; Cavar ono d'un
gran fondo: Liberarlo da un grande intrigo.
S Sciarli da un imbroggio ; Uscir del fango, Trarre
il cui del fango, Uscir del pecoreccio, Uscir di
intrigo, Trarsi d'impaccio o d'imbroglio: Venir
a capo di cosa intricata.
ImTbrog-g-iòii s. m. Imbroglione, Imbroglia-
tore, Avviluppalore, Bindolone,Busbaccone, Frap-
palore, Traforello, Ciurmatore, Aggiratore, Ar-
ruffamatasse, Arruffone, Viinppone.
- .1» Imbroglione, in senso più mite vale Appaltone,
»,s Mestatore , Ciarpiere, Impiccione, Impiglialore,
Intrigante, Affannone, Faccendone, Imbratta-
mondo, cioè Uomo inquieto, il quale vorrebbe
,ì. porre le mani in ogni cosa, senza che d'ordi-
. t: nario gliene riesca una, o le faccia tutte male.
Im'brog'g'ióu. p. pass. Imbrogliato, Avvilup-
palo, Imbarazzato, Intrigato, Impastoiato, Impi-
; glialo, Inzampagliato; e talora Perplesso, Am-
, 0. biguo, Irresoluto, Indeciso.
S Ancoa imbroggià; Ancora intrigata V. Ancoa.
% Ese ciù imbroggióu che un pòllin in ta stoppa;
Essere più impacciato che un pulcino nella stoppa
0 Essere più intrigato che non è il sartore a
vestire un gobbo, vale Non saper risolversi, né
cavar le mani di ciò che uno ha da fare.
Imbx'òiicà. i penuoiu; Imbroncare i
pennoni. T. mar. Abbassare il pennone di mae-
stra 0 di trinchetto lungo il suo albero, sino a
toccare i bordi della nave.
''Im'bx'ùiunie s. m. Imbarazzo, Impedimento,
Ingombro.
Xiiil»x*ùiiise V. n. Imbrunirsi e Imbrunarsi :
U'\i Farsi bruno, e dicesi per lo più dell'aria.
M Annottarsi, Farsi notte j Oscurarsi, Abbuiarsi,
Rabbruzzarsi o Rabbruzzolarsi, Farsi buio.
Iml3x*ù.ttà< ùun-a; cosa.; Guastare una
cosa, Sconcertarla.
§ Jmbrùttàse 5 tempo V. Imbroggiàse 5 tempo
nella voce Imbroggià.
Im.'bùo s. m. Pevera : Grosso imbottatoio di legno
per lo più a bocca bislunga, e tutto d'un pezzo,
con un foro nel mezzo, da cui scende un becco
0 tubo metallico, e serve ad empier di vino le
botti e simili; dicesi anche Imbottatoia, Imbot-
tavino, Imbollaina.
S Èse un imbùo o énu'-a testa d'imbùo; Esser
un capassone, un capo duro. Essere duro, dicesi
ad Uomo che non abbia buona apprensiva.
Imlbùscioà. V. a. Imbossolare: Metter nel
bossolo.
Im'bùzza.ra.seue V. Imlmgnàsene.
Imita. V. a. Imitare e Immìtare: Fare a somi-
glianza d'altri. Studiar di fare come fa un altro,
Prenderlo ad esempio; Contraffare.
Iiiiita.ziòu s. f. Imitazione e Immitazione, Imi-
tamento e Immitamenlo: L'atto d'imitare.
Imnia.g^iii£i. v. n. Imaginare e Immaginare:
Figurarsi nella mente qualche concetto, Formar
l'idea di checchessia. Ideare: ed usasi anche atliv.
S Immaginàse n. p. Imaginarsi e Immaginarsi, Fi-
gurarsi, Idearsi, Darsi a credere.
Imma.g-ina.tiT'a. s. f. Imaginativa e Imma-
ginativa: Potenza e Facoltà dell'anima, per cui
ella concepisce e forma idee delle cose; allrim.
Fantasia.
Irumaig'ixia.zi^ii s. f. Imaginazione e Im-
maginazione: Lo immaginare,
n Immaginazione, per Immaginativa.
" — Fantasia, Concetto, Pensiero.
Imma/iieg'à, ; Porre il manico a checchessia,
it Concertare, Ordire, Tramare: flgur. Combinare
una cosa, ma per lo più con frode.
Imiiia.iiettà. v. a. Ammanettare: Metter le
manette ad alcuno, Legargli le mani colle manette.
Iixiiii£i.scà,se n. p. Impostarsi: Spianare il
fucile per far fuoco-
Iin.]iia.scli.ei*à.se V. Mascheràse.
Iiiiiiia,ttx V. n. Immattire, Ammattire, Impaz-
zire 0 Impazzare, Insanire, Infollire, Dar la volta
al canto, e in m. b. Dar nelle girelle o ne' ge-
rundi, vale Divenir matto. Perder l'uso della
ragione.
S Fa immani; Far ammattire: Dar altrui molte
brighe, molle noie da fargli quasi perdere il cervello.
S A tòa nò s'invugisce, ma chi ghe sta troppo
s'immattisce ; A tavola non s'invecchia, chi vi
sta troppo impazza. Dettalo prov. dinotante che
A tavola si sta allegri, ma chi vi sta troppo corre
rischio d'imbriacarsi.
Imiiia.t ti mento s. m. Ammattimento: Dif-
ficoltà, Cure e Brighe che ci vogliono a fare una
tal cosa.
Imma.g-iua.io add. Immaginario: Che è solo
nell'immaginazione. Non reale, Finto.
Immedeximase n. p. Immedesimarsi:
Farsi una medesima cosa; e talvolta nel senso
di Porsi negli altrui panni, per dinotare che altri
piglia parte ai piaceri e dispiaceri d'un tale, come
se fossero capitali a se stesso.
Immensitae s. f. Immensità Grandezza,Esten-
sione immensa.
Immex*scióxi s. f. Immersione: L'alto d'im-
mergere alcuna cosa nell'acqua o in altro fluido.
Immolbilitee s. f. Immobilità : Lo slato di ciò
che è senza molo o che non si può muovere.
Immòudizio s. m. Immondizia, Immondezza,
Lordura, Sporcizia, Sozzura, Bruttura; e talora
anche Spazzatura.
Immoi*alitee s. f. Immoralità: Azioni, Pa-
role, Costumi contrari all'onestà ed alla buona
morale; Scoslumatezza.
Immóx*oxxà.se n. p. Rizzar muso: Prendere
aria di cruccio o di sdegno per cosa spiacevole
che si sia detta o fatta; altrim. Imbronciare, In-
grugnare e Ingrognare, Imbuzzire, Corrucciarsi,
Pigliare il broncio, il grillo. Entrare in cruccio.
Immoi-talitee s. f. Immortalità: Qualità e
Stalo di ciò che è immortale. Esenzione da morie.
Eternità di vita.
Immortalizzà. v. a. Immortalare e Immor-
talizzare: Fare o Rendere immortale nella me-
moria degli uomini; Eternare, Perpetuare.
IMP
IMP
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S Immortalizzàse n. p. Immorlalarsi : Farsi im-
mortale, e dicesi generalm. di Chi, per opere
famose o di mano o dingegno, resta sempre vivo
nella memoria degli uomini.
Immùiiitse s.f. Immunità : Esenzione da qual-
che uffizio, gravezza e sim.; allrim. Franchigia.
Impaccliettà v. a. Impacchettare, Invol-
tare: Involgere checchessia in carta o sim., Farne
un pacchetto, nn piego, un rinvolto.
M Per simil. e dal volgo dicesi per Ammanettare
V. ìmmanelld.
Iiu.pa,cciàse n. p. Impacciarsi, Imbarazzarsi,
Intrigarsi, Ingerirsi, Impicciarsi, Impigliarsi, Im-
pagliarsi: Prendersi impaccio od impiccio, Met-
tersi in qualche affare, briga, ecc.
Impa^ccio s. m. Impaccio, Impiccio, Fastidio,
Briga, Noja, Disturbo, Intrigo.
Im.pa.cciùg'à. v. a. Imbrogliare, Confondere,
Guazzabugliare, ecc. V. Pacciùgà.
S Inipacciùgóse in t'ùnn-a cosa; Impelagare o Im-
pelagarsi, figurai, vale Intrigarsi, Imbrogliarsi o
Intromettersi in checchessia in modo da non
potersene facilmente liberare.
Impadronise n. p. Impadronirsi : Farsi pa-
drone, Occupare, Appropriarsi, Impossessarsi, In-
signorirsi.
Impaelà. v. a. Immorsare. T. de' calaf. Unire
insieme due pezzi di legno sicché il maschio fatto
nell'estremità dell'ano entri nell'incastro fatto
nell'altro, oppure il dente fatto nell'uno sia rice-
vuto neirintaglio fatto nell'altro.
Xmpa^g-g-ettà; v. a. Impaglieitare. T. mar.
Alzare intorno al vascello una difesa di brande,
vele ed altro sostenuta da alcune reti di corde
destinale a tal effetto, per riparare l'equipaggio
dalla moschetteria del nemico in tempo di com-
battimento.
Impag-g-ettatùas. f. Impaglieitalara: L'ira-
pagliellàre V. sopra Impaggetfd.
Impala v. a. Impalare: Uccider gli uomini con
cacciar loro nella parte posteriore un palo e farlo
riuscire di sopra ; ed è supplizio già usato dagli
Ottomani.
Impallidì V. n. Impaludare, Impallidire : Di-
venir pallido, smorto; Discolorarsi, AUibbire.
Impalóu. p. pass. Impalato V. Impalò,
n Impalalo, in forza d'addielt. dicesi d'Uomo che
sta ritto e senza muoversi; che anche si dice
Ritto impalato o Impalalo come un cero.
Impana v. a. Panare: Involgere pezzetti di
carne o altra cosa nel pan grattato, prima di
cuocerli.
Impannata s. f. Impannata : Telajo o Chiu-
sura di legno che si mette all'apertara delle fi-
nestre per chiuderle , distesovi su pannolino o
carta affine di difendersi dall'intemperie e dal
sole senz'abbnjare la stanza.
Impara v. a. Imparare, Apparare, Imprendere:
Apprendere coH'inlelletto, Procacciarsi cognizione
nuova di checchessia.
— a fa ùnn-a cosa; Imparare a fare aicnna cosa,
dicesi ironicam. per Apprendere a non farla:
Unn'atra volta t'imparice a fullàte a schéua ;
Un'altra volta imparerai a marinar la scuola.
— a-e so speize; Imparar a vivere o far checchessia
alle sue spese, cioè Col proprio pericolo o danno.
— d memòia; Imparare o Imprendere a mente,
cioè Per forza e ajato di memoria.
Imparentaso n. p. Imparentarsi, Apparen-
tarsi : Divenir parente. Congiungersi in parentela.
Far parentado.
Impax*zialitae s. f. Imparzialità: Virtù e
Carattere di giudicare senza prevenzione e par-
zialità, Che non pende che al giusto,
n Imparzialità, per Neutralità.
Impassi V. n. Appassire, Appassare e Impas-
sire: Divenir passo, e dicesi propriam. dell'erbe,
fiori e frutti.
Impasta r. n. Impastare. Voce d'uso: Intri-
dere la farina e 3Ienar la pasta per fare il pane.
Il Impastare, figurai. Comporre, Mescolare più cose
insieme, Far un mescuglio.
Impastettà v. a. Impastare: Distender pasta
(farina intrisa con acqua) a guisa di colla, al-
l'uggello di appiccare insieme qaalche cosa, come
carta o simile.
Impastissà v. a. Impasticciare: Fare chec-
chessia abborraccialamenle e senz'arte.
I» Imbrogliare, Guastare,
w Imbrattare, Lordare, Insozzare, Intridere.
Impastoi! s. m. Calcinaio. T. murai. Mano-
vale parlicoiarm. addetto a spegner la calce, in-
triderla e ridurla in calcina da murare ; opera-
zione che il calcinaio fa colla marra (sappa).
Imi>attà fAncoa) ; kncor» intrigala V. Ancoa.
Impattax*àse n. p. Dispianarsi, Distendersi,
Allargarsi : Porsi a sedere con tutta comodità ,
Stare in panciolle.
Impazienta v. a. Far perdere la pazienza.
S Impazientdse n. p. Impazientarsi, Impazientirsi,
Spazientarsi, Spazientirsi: Perdere la pazienza.
Adirarsi alquanto.
Impeatò V. Imperato.
Impedì V. a. Impedire: Porre impedimento,
ostacolo. Contrariare, Contrastare, Opporsi.
» Impedire, per Impacciare, Imbarazzare.
Impedita add. Incinta, Gravida V. Incinta.
Impeg'nà v. a. Impegnare: Dare alcuna cosa
per sicurtà a chi ti presta danari.
— a parolla; Impegnare la fede, la parola, che an-
che dicesi Impegnarsi di parola o Impegnarsi
assolut., vale Promettere, Obbligarsi a fare.
— un a fa ùnn-a cosa; Impegnar alcuno, Metterlo
nell'obbligo, Indurlo a far checchessia.
S Lasciàse impegna ; Lasciarsi impegnare, Lasciarsi
indurre, Venir nel parere, nel volere altrui.
S Impegndse n. p. Impegnarsi, Obbligarsi, Pro-
mettere, Indursi a far cosa.
Impeig-à l'sea; Stabbiare o Conciar l'aja
V. ^a.
Impei:xa v. a. Impeciare, Impegolare : Impia-
strare di pece o pegola.
Impellissà v. a. Impiallacciare: Coprire i
lavori di legname dozzinale con piallacci. - Pial-
lacci diconsi Le sottilissime assicelle di noce,
d'ebano, granatiglia o altro legname, colle qoaJi
si cuopre altro legname più vile in far casset-
toni, stipi, tavole od altro.
Impellissadó s. m. Impiallacciatore: Chi
impiallaccia V. Impellissà.
Impellissatùa s. f. Impiallacciatura: Co-
pertura de' lavori di legname dozzinale fatta con
legno più nobile segato sottilmente.
Impennàse n. p. Impennarsi, Inalberarsi, di-
cesi del cavallo quando si regge sulle zampe di
dietro, levando in aria quelle davanti.
m
IMP
IMP
Imperato s. m. Imperatore e Imperadore:
Nome di suprema dignità temporale, Il capo, II
sovrano dun impero.
S Pescio imperalo o impeató ; Imperatore o Pesce
imperatore. T. ittici. Luvarus imperialis. Pesce
di gran tesla, gnernita di minutissime scaglie, oc-
chi grandi, pupille nere e l'iride color d'arancia.
Imperfteziòn s. f. Imperfezione: Manca-
mento, Difello, contr. di Perfezione,
t) Imperfezione, per Difetto corporale.
Iiiipex*ia.le s. m. Imperiale. T. carrozz. Cassa
0 Cesta grande, alta un palmo o poco più, co-
perta di corame, che sovrapponsi al cielo dei
legni da viaggio, per uso di chiudervi panni,
biancherie o altro.
Im.pex'xià. v. a. Impernare e Imperniare: Porre
sul perno. Mettere in perno.
Impex*ua.tùa. s. f. Impernatura: Modo con
cui una cosa è imperniala.
XinpeiTSOuìse n. p. Farsi impersonato: Cre-
scere grande e complesso.
Iruperùccón add. Imparruccato: Che ha in
capo la parrucca.
Impesta V. a. Appestare e Impestare, ma meno
usato: Appiccar la peste,
n Appestare, Ammorbare, Attoscare, Infettare V.
Accòntaggià.
Impettàse n. p. Pigliar il grillo, il grugno, il
broncio, Imbronciare: Entrar in cruccio, Adirarsi.
Impì V. n. Empiere, Empire: Metter dentro a
un recipiente tanta materia quanta vi cape; Riem-
piere, Riempire, Infarcire.
« Riempiere. '/. de' cuochi Cacciare o Mettere il
ripieno (pinj nel corpo de' volatili o altro car-
name da cuocersi, o in zucchettini, carciofi, ecc.
• — l'éuggio; Dar nell'occhio V. Èuggio.
— un léugo d'ùmi-a cosa; Riempiere la piazza, il
popolo, la città, ecc. di checchessia, vale Pub-
blicarlo per tutto.
S E paroUe non ìmpan a pansa; Le parole non
empiono il corpo V. ParoUa.
S Se zenà 5 l' impe e fosse, settembre 5 l'impe
a bòtte V. Bótte.
% Impise n. p. Empiersi, Empirsi, Riempirsi,
it — a bócca a'ùnn-a cosa V. Bócca.
n — de brìgoe; Imbollicare: Empiersi di bolle.
» — de pelùcchi; Impelarsi la veste o altro, vale
Atlaccarvisi su de' peli.
« — rfepjiyAéMpgi; Impidocchiarsi, Impidocchirsi:
Empiersi di pidocchi.
$ Impisela; Empiersi, Empirsi: Soddisfare coi
cibi all'appetito della fame; Mangiare.
— ben 0 tanto da scciùppd; Impinzarsi, Impip-
piarsi, Inzepparsi, Abbottarsi, Scorpare, Strippare,
Ingubbiare, Gonfiarsi come la botta (baggio), Ca-
ricar la balestra: Mangiare eccessivamente, a
crepapancia.
:S / {ossoci nò s' ìmpan de rozà V. Fossóu.
Impicca V. Appicca.
Impicciale V. Impaccidsc.
Impiccio V. Impaccio.
Impiega v. a. Impiegare, Porre, Collocare.
M Impiegare, detto di tempo, vale Consumarlo,
Spenderlo, Occuparlo.
« — dello di danaro, vale Renderlo fruttifero.
— ùnn-a pcrsònn-a: Impiegar uno, vale Collocarlo
a qualche impiego; e talora Occuparlo, Dargli da
fare, Metterlo o Tenerlo in opera, in faccenda:
Mi nò so in cose impiegdve; Io non so in che
cosa impiegarvi.
S Impicgàse n. p. Impiegarsi: Entrare in qualche
impiego. Ottener qualche impiego.
Impieg"0 s. m. Impiego, Uffizio, Carica, Mi-
nistero, Professione.
3 Andd all' impiego ; Andare all'uffizio, al telonio
e sim.; questultima voce dicesi solo per Iraslato,
essendo propriam. 11 telonio Ufficio di esazione
0 Ricevitoria, ed anche Ranco di cambiatore di
monete.
Impieg-ón s. m. Impiegone, Impiego colla
barba (Fagixjoli, Rime).
Impietrito add. Impietrito, Impietralo, Petrifi-
cato, Lapidefado: Divenuto pietra o come pietra. -
Impetricato vale Divenuto duro a guisa di pietra.
Impig-og-g-iàse n. p. Impidocchiarsi e Im-
pidocchirsi: Empirsi di pidocchi.
Impippàse n. p. Infischiarsi, Ridersi, Non
curarsi di checchessia: Aver checchessia in non
cale V. Imbrigndse.
Implora v. a. Implorare: Chiedere umilmente
e con preghiera ciò che si desidera.
Impònn-e v. a. Imporre, Comandare, Ordinare.
H Imporre, per Metter imposizioni o imposte. Porre
aggravi.
») — Incutere col parlare, col conlegno, coll'aria
del viso in altrui temenza e rispetto verso di
noi facendo o per natura nostra o ad arte ch'ei
ci supponga da più che non siamo.
Impòrpoàse V. Imbevidse nel 1° signific.
Importa v. n. Importare, Rilevare, Montare,
Calere, Interessare, Ksser d'interesse, Premere,
e si unisce col 3° caso espresso o sottinteso,
n Importare, per Ascendere a qualche somma o
valuta: Quanto ò l'importa sto conto ? Qmnlo
importa questo conto? cioè A quanto ascende?
S Nò me n'importa ninte; Non me ne cale punto,
A me nulla monta, A me non monta un frullo,
A me non frutta cica, A me non cale.
S Poco importa; Monta poco, Poco leva o rileva,
Poco importa, Poco conchiude e sim.
Importausa s. f. Importanza, Rilievo, Mo-
mento, Peso: Ciò per cui una cosa è di qual-
che rilievo, sia presa per se stessa, sia per le
circostanze che la accompagnano o sia per le
conseguenze che ne possono derivare.
S Duse dell' importansa; Star in gota contegna ,
Star in sul mille. Far il cacasodo V. Dà.
S De poca importansa ; Di poca levata, cioè Di
poca importanza.
S Ommo d'importansa ; Uomo d'importanza, vale
Personaggio ragguardevole.
ImportaaRióri. s. f. importazione. T. comm.
Il portare mercanzie dentro lo Stalo o Lo intro-
durre mercanzie da paesi stranieri ; contr. di
Esportazione.
Importo s. m. Importo, Importanza : La somma
a che monta una data cosa.
Importùn add. Importuno, Importunoso, No-
ioso, .Molesto, Fastidioso.
Impoi'tùn.a v. a. Importunare e Importunire,
ma meno usalo: Annoiare, Riuscir molesto, rin-
crescevole, Infastidire, Molestare, e per ischerz.
Stucchevolare.
I) Importunare, per Domandare con importunità,
Noiar chiedendo. Vessare, Tempestare, Serpen-
lare. Infestar con istanze, con domande importune.
IMP
IMP
433
Imposcilbile add. sostant. Impossibile: Che
non può essere in alcun modo , Che non paò
farsi; e per iperb; DifiQciiissimo.
S Fd l'imposcibile; Far l'impossibile: Modo di dire
iperb. comune a molli, e vale Fare in chec-
chessia tolto il possibile per riuscirvi ; che an-
che dicesi Colmare il sa 'CO, Dar il suo maggiore.
S Pretende o Voci l'imposcibile; Cavar l'olio di
Romagna, Essere come dare un pugno in cielo:
Tentare o Volere alcuna cosa impossibile.
'£mposcil>ilità v. a. Impossibilitare: Ren-
dere impossibile.
Imposciljilitse s. f. Impossibilità: Nega-
zione di Possibilità, Ciò che è impossibile.
I>iipossessà,se V. Impadrònise.
Imposi tà V. a. Impostare: Mettere a libro una
parlila di dare o avere.
n Impostare. T. d'archit. Posare o Appoggiare so-
pra alcuna cosa gli archi o le vòlte.
n — Mettere lettere o plichi alla Posta.
— e truppe, ecc.; Postare le schiere, l'esercito, i
soldati, vale Collocarle ne' loro posti.
§ Impostàse n. p. Appostarsi : Mettersi in qualche
luogo appunto per osservare ed ispiare chec-
chessia.
» Impostarsi , nel Giuoco del biliardo vale 11 di-
sporre la persona in modo, appoggiandosi alla
tavola colla stecca in mano, che si possa battere
con ogni e miglior agio la palla e far ogni giuoco.
Impostò s. m. Impostore, Calunniatore: Che
imputa falsamente altrui qualche delitto o altra
biasimevole cosa.
n Impostore, per Ipocrita, cioè Che inganna altrui
con false apparenze di religione, di saviezza, di
probità per essere tenuto in gran conto.
w — per Ciurmatore, Cerinolo, Ingannatore.
Impostùa. s. f. Impostura, Calunnia: Accusa
falsa.
M Ipocrisia: Finzione per mezzo di cui un uomo
nequitoso ostenta virtù.
Impòtrónxse V. Appótronise.
*'ljm.pottà V. Iinbroggià, Pacciùgd.
** Cmpotto s. m. Imbroglio, Pasticcio V. Pacciùgo.
**Impottòu. add. Imbarazzato, Impaccialo, im-
broglialo; e talvolta Lento, Pigro, Lonzo.
Impoxizión. s. f. imposizione, Imposia, Ta-
glia, Tributo, Gravezza: Tassa di danari da pa-
garsi al Governo annualmente.
Ijnipz*a/tic]xi v.a. Impratichire: Render pratico.
S Impratichise n. p. Impratichirsi : Farsi pratico.
Xmpxrecarzióii s. f. Imprecazione: Parole con
cui si augura e si prega il male contro chic-
chessia 0 contro se medesimo.
Ixiipreiza. s. f. Impresa : Quello che l'uom pi-
glia 0 si mette a fare o ha in animo di fare,
ti Impresa, talora dicesi per Appallo.
V P'99'à ùnn'impreiza ; Pigliar checchessia in ap-
palto. Pigliar l'appallo di checchessia.
§ Piggid ùnn'iiiipreiza difficile a eseguì; Tórre
a rodere un osso duro o a pettinare un riccio:
Pigliare a far cosa difficile o impossibile.
Imprencle V. Impara.
Impr*esà.io s. m. Impresario: Che imprende,
Che assume qualche impresa concernente il pub-
blico, come de' teatri, ecc.; ed è anche specie
di Appaltatore.
Xuipi*esciòii s. f. Impressione: Azione per
coi una cosa applicata sopra un'altra vi lascia
Casaooia, Dizionario Genovese- Italiano.
un'impronta, dei segni, ecc.; ed anche L'cfrelto
prodotto da tale azione,
n Impressione, figurai. L'effetto che una cosa qua-
lunque cagiona nei cuore o nello spirito: A m'ha
fwto troppo impresción ; Mi fece troppo im-
pressione.
Impi*esciózià.se n. p. Impressionarsi :
I rendersi impressione. Figgersi in mente.
Imprimi tu a, s. f. Imprimitura: Quello strato
di colore che si dà alla tela, al legno, al rame
ed altra materia sulla quale si vuole dipingere;
allrim. ^lestica.
Imprimme v. a. Imprimere, Improntare:
Formar impronta o effigie.
Impromette V. Promette.
ImpiTomissa. s. f. Fidanzata: Fancinlla che
è per tórre marito, Promessa sposa, e dicesi ri-
spetto all'uomo cui dee sposare; antic. Donna
giurata.
Impi*omisso s. m. Sponsali, Sponsalìzio:
Promessa delle future nozze, dopo il qua! atto
la persona promessa dicesi Fidanzato.
S Fd l'impromisso; Far gli sponsali, Fidanzare:
Promettere di dare o concedere in matrimonio.
Dar fede di sposo.
Impi*oiita^ s. f. impronta e Impronto: Imma-
gine impressa in qualsivoglia cosa. Quella delle
medaglie o monete dicesi anche Conio.
Imprónto s. m. Impronto. Voce dell'uso:
Quello scudo metallico o di cartone rappresen-
tante il Santo titolare d'una Confraternita, che
i confratelli della slessa portano attaccato alia
cappa quando escono processionalmente.
ti Ed anche Quella stampa che si dà ai fratelli di
una Congregazione, in cui, oltre l'effigie del Santo
titolare, è rescritto il nome e cognome del con-
fratello, col giorno della sua iscrizione.
Improvvisa v. n. Improvvisare: Far versi
all'improvviso, e talvolta Dire checchessia alla
non pennata senza meditarvi sopra; allrim. Prov-
visare, ma è voce pochissimo usata.
Impro"V"visata s. f. Improvvisata: Festa o
Convito, falla in onore altrui senza che esso o
ninno se Taspelti ; od anche Lo andare a pranzo
0 in villa di chi si sa che ci desidera, senza
ch'esso se l'aspetti: G'hò fceto ùnti' improvvisata;
Gli feci un'improvvisata.
Improvvisato s. m. Improvvisatore: Colui
che fa versi all'improvviso; dicesi anche Poeta
estemporaneo.
Impùg-na v. a. Impugnare: Stringer col pugno,
e propriam. si dice di spada o lancia.
Il Impegnare, per Contrariare con ragioni, parole,
ecc., il detto altrui ; Contrariare, Combattere, Op-
pugnare.
Impùg-natùa s. f. Impugnatura: L'atto di
impugnare o La parte ove s'impugna, cioè si
prende col pugno checchessia, specialm. spada,
archibuso, pistola, ecc.
— (la lansa; Resta.
— dell'archetto do viólin, ecc.; Bietta: Quel pez-
zetlo di legno o d'avorio che forma il pie del-
l'arco da sonare il violino, viola, ecc., il quale
è tenuto fermo da una vile, in cui mettono capo
le seloie dell'arco.
Impùnitae s. f. Impunità: Esenzione da pena,
accordata da chi ha potestà di punire.
S Piggid impùnitw; Pigliar impunità: Manifestare
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434
INA
INC
al Magistrato i complici d'alcun delitto, onde
procurarsi lo scampo della pena.
"Imptìrto s. m. Mangione, Pacchione, Pappone,
Pappacchione, Trippone, Diluvjone, Diluviatore;
e con piii forza Lurco, Lurcone, Fogna: Man-
giatore smoderato.
Imputa. V. a. Imputare, Incolpare: Dar colpa
altrui d'alcuna cosa.
Imputa ziòn s. f. Imputazione: Àttribuimento
di colpa, Incolpamento dato senza prova sufficiente.
Impùtòu s. m. Imputato: Colui che è stalo
accusato di qualche delitto, ma di cui ancora
non si è provata la reità.
In albTba,nd.ori m. avv. In abbandono V.
Abbandòn.
luag'X'i V. Inaspri.
Inajà V. a. Dicervellare, Confondere, Sbalordire:
Conturbar la mente, Cavar di cervello e sim.
Inaio V. Invexendo.
luajòu add. Sbadato, Disattento, Spensierato,
Astratto.
S Andà inajóu V. Andà.
Inammiscilbile add. Inammissibile. e In-
nammissibile: Che non si può ammettere.
Inandia v. a. Avviare, Incamminare: Indiriz-
<zare a qualsiasi arte, negozio e sim.
« Avviare, per Dar avviamento, Dar principio,
Indirizzare.
Il — per Assuefare, Avvezzare, Addestrare, Am-
maestrare.
— ón da-e feste; Conciar uno pel dì delle feste
V. Arrangia.
S Inandidse n. p. Avviarsi, Incamminarsi, Pigliar
le mosse. Mettersi in via.
n'Avviarsi, Prender avviamento, si dice nel Comm.
di Colui, i cui affari vanno aumentando con pro-
spero successo,
n Recarsi in concio, Mettersi in ordine, in assetto,
in punto; Prepararsi, Apparecchiarsi.
Iua]id.ia.mezito s. m. Avviamento, Incam-
minamento.
luandLióu. p. pass. Avviato, Incamminalo.
In apolline; In apolline. Posto avv. col v.
Stare, vale Mangiar lautamente e di buon gusto.
Frase derivjala forse dall'esser dedicata ad Apol-
line quella stanza, nella quale Lucullo faceva le
lautissime cene.
Inarca v. a. Inarcare, antic. Inarcocchiare, Cur-
vare: Piegare in arco.
S Inarcàse dò gatto; Arroncigliarsi, si dice del
Gatto che inarca la schiena, leva in allo la coda
e rabbuffa il pelo mentre soSìa minaccioso e si
mette in difesa.
Inax*g-entà. v. a. Inargentare e Argentare, ma
meno usalo: Coprir checchessia con foglia d'ar-
genlo, attaccatavi sopra con fuoco, bolo o mor-
dente 0 altra materia tenace; il che si dice anche
Metter d'argento.
Inai:*x*àse n. p. Sgarrarla: Prendere sbaglio,
errore. Sbagliarla: Se nò m'inàro; S'io non la
sgarro, S' io non erro. Se il creder mio non erra.
Inaspa v. a. Annaspare, Innaspare : Avvolgere
il filato sul naspo per formare la matassa.
In a.spettati-va>ri^«c e MettejX. Aspettativa.
Inaspri v. a. Inasprire, Inacerbare, Esacerbare,
Esasperare: Provocar a sdegno maggiore, Irritare.
S Inasprise n. p. Inasprirsi, Inacerbarsi, Esaspe-
rarsi: Divenir aspro. Irritarsi.
In a,sti*£eto m. avv. In astrailo. T. filos. Se-
parazione che fa lo intelletto di cosa che per sua
natura è inseparabile.
In àto m. avv. In alto, Ad alto, All'insù.
§ In àto ma; \n allo mare V. All'ama.
In aug-e fÈsej; Essere in auge. Essere nel
colmo della ruota, cioè All'apice, Al sommo
grado della gloria, degli onori, ecc., ed anche
Aver la fortuna in poppa.
Inaug-ùra v. a. Inaugurare: Dar principio
con solennità a qualche nuova istituzione.
Inaug-urazion s. f. Inaugurazione : L'atto
e la cerimonia dell'inaugurare.
In Ibansa, (Èse o TegniJ V. Bànsa.
In Ibarlùg-ón (Andà) V. Andà. ,
In l>en (Mette o Piggiàj V. Ben s. m.
In Ibòlletta, (ÈseJ V. Bolletta.
In Ibónn-a CÈseJ V. Bón s. m.
In l>òn punto m. avv. In buon punto, A
buon punto, A tempo, Opportunamente, In buona
congiuntura.
i In Ibrasso (Piggià e Porta) V. Brusso.
\ Incadenà v. a. Incatenare e Catenare : Met-
tere in catena. Legare in catena.
Il Incatenare: Tirare una catena a traverso per
impedire il passo; e si dice de' ponti e de' fiumi.
— e mùage, ecc.; Incatenar le muraglie, le vòlte
e simili, vale Forlificarle , Legarle con catene
(ciavij.
'Incag-àseuc ; Incacarne e Incacarsene, In-
fischiarsene V. Imbrignàsene , Imbùzzaràsene.
Incag-lia v. n. Incagliare: Fermarsi senza po-
tersi più muovere, e propriamente dicesi di navi
che danno in secco; e per Iraslato si estende ad
altre cose già avviate, come negozi, trattali e sim.
Incag-nise n. p. Incanirsi, Accanirsi, Inve-
lenire: Arrabbiarsi come cane, Inasprirsi, Adirarsi
fortemente.
Incag-nio p. pass. Accanito, Incanito, Acca-
nato, Accancggiato, Inasprito, Stizzito, Invelenito:
Arrabbiato come cane. Fieramente adirato.
— a-o travaggio, a-o stùdio; Accanito al lavoro,
allo studio, vale Indefessamente costretto al la-
voro, allo studio, ecc. dal proprio dovere, o
stimolato dalla propria volontà.
Inca>llàse n. p. Osare, Ardire, Dar l'animo.
Bastare il cuore. Allentarsi, Arrischiarsi, Avven-
turarsi: Aver faccia e coraggio di dire o fare
checchessia.
§ Non incallàse; Peritarsi: Esser timido. Non
aver ardire di far checchessia, Provare un mislo
di temenza, vergogna e rispetto.
Inca-mera v. a. Incamerare, Confiscare: Unire
i beni confiscali o d'altra qualità alla regia
camera.
In ca/mixa; In camicia: Colla sola camicia
e senz'aura veste. Per le altre inflessioni V.
Camixa.
In camixetta. V. Camixetta.
Incammina v. a. Incamminare, Avviare: Dar
avviamento. Indirizzare; ed anche Dar principio
V. Inandid.
S Incamminàsc n. p. Incamminarsi, Avviarsi: Met-
tersi in via, in cammino. Andar verso un luogo.
" Incamminarsi, figurai, vale Prendere avviamento.
Il — Nell'uso dicesi comanem. per Far valere le
sue ragioni davanti ai tribunali.
Incanorenise n. p. Cancrenare : Divenire
INC
INC
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0 Farsi cancrena ; altrim. locancherare, Incan-
cherire.
In cang-io avv. In cambio. In vece.
Incanna, v. a. Incannare, Accannellare: Av-
volgere il filo sopra i cannoni o rocchetti.
Incannai:x:e s. e. Incannatore e nel fenam.
Incannatora. T. tessU. Colui o Colei che incanna
il filo sopra i cannoni o rocchetti.
Incannatùa s. f. Incannatora. T. tessit.
L'alto e I! resultato dell'incannare.
Incannellà, v. a. Incanalare: Ridurre acque
scorrenti in canale.
Incanta v. a. Incantare, Subastare: Vendere
all'incanto, cioè pubblicamente a saon di tromba.
Il Incantare, per Ammaliare, Stregare, Affascinare,
Fare incanti.
» — Detto figurat. Sorprendere, Abbagliare, e quasi
Sbalordire per la maraviglia; e dicesi per lo più
delle cose che piaciono in sommo grado.
Incante:!K:inio s. m. Incantesimo, poet. In-
cantesmo, Incanto, Incantamento, Fàscino, Malìa,
Stregoneria, Fattucchieria.
Incantonàse n. p. Appostarsi V. Impóstàse.
lucantòu. p. pass. Incantato, Subastato V. Tn-
canld nel i" significato,
<t Incantalo, Ammaliato, Affascinato, Affalappiato,
Indozzato, Stregato,
n Figurat. 3Iogio, Stupido, Insensato, Abbagliato:
Sorpreso o Sbalordito per maraviglia.
Incapace add. Incapace, Inabile, Inetto, Non
idoneo; e talora Che è in tale disposizione o
stato di mente o di corpo, che non può sana-
mente giudicare o liberamene operare, come
Incapace di ragione, di muoversi, ecc.
n Incapace, talvolta si prende anche in buona parte
come : Incapace a di de box'ie , a manca de
parolla, ecc.; Incapace di mentire, di mancar
di parola, ecc.
Incapaci tee s. f. Incapacità: Difetto di forza,
di attitudine; Inabilità, Insufficienza.
Incappella v. a. Incappellare: Mettere il
cappello.
" Incappellare, detto di marosi o ondate del mare,
vale Coprire, Inviluppare, Rinvolgere e simili.
— e sartie, ecc.; Incappellare le sartie od altri cavi.
T. mar. Passare o Abbracciare con la gassa,
che è fatta all'estremila di queste corde, la testa
dell'albero per islabilirle al loro luogo e arraz-
zare il basamento.
Incappellag'g'io V. Incappellatùa.
Incappale V. Inciampàse.
Incappellatùa s. f. Incappellalura. T.mar.
Luogo dove le sartie sono incappellate.
Incappottòu add. Incappottalo. Voce del-
l'uso. Fascialo nel cappotto.
Incappùssase n. p. Incappucciarsi, Inca-
maffarsì. Imbacuccarsi V. Imbacùccàse.
Incapri^ia v. a. Ineapricciare, Incapriccire:
Far venire ad alcuno il capriccio, la voglia di
far una cosa.
« Invaghire, Innamorare, Accendere d'amore.
S Incapriciàse n. p. Incapricciarsi e Incapriccirsi :
Invogliarsi , Venir capriccio, voglia, Accendersi
di desiderio di checchessia,
n Incapricciarsi, Innamorarsi, Invaghirsi, Accen-
dersi d'amore.
Incaireg'a v. a. Incaricare: Dar carico o lo
incarico, la cara, i' incombenza di far una fac-
cenda, di trattare an negozio, di attendere ad
un ufficio, ecc.
S Incaregdse n. p. Incaricarsi: Assumersi l'inca-
rico, la cura, l'incumbenza, Prendersi l'assunto.
In careg-lietta d'òu v. Cureghelta.
Incàx*eg"0 s. m. Carico, Incarico, Cura, Uf-
fizio, Incumbenza.
S Piggidse l'incàrego; Assumersi il carico, l'incom-
benza. Incaricarsi, Prendere o Prendersi l'assonlo.
Incax*i v. n. Rincarire : Crescere di prezzo.
Incairnàse n. p. Incarnarsi: Prendere, As-
sumere carne, Farsi nomo; e s'intende dei Verbo
Eterno.
Il Incarnarsi, e più propriam. Incarnirsi, per Fic-
carsi, Penetrar nella carne; e dicesi propriam.
delle unghie.
Incai*natto s. m. Incarnato : Sorta di colore
simile alla carne, che è un color misto tra rosso
e bianco.
« Usasi anche come addielt., Incarnato, Incarna-
tino, Scamatino, Carnicino, Imbalconato.
Incai*naziòn s. f. Incarnazione: Lo incar-
narsi che fece il N. S., Il mistero dell'Incarna-
zione del Signore.
Incarog-nise V. Appottiffdse.
Il Incarognire, detto dell» malattie, vale Radicarsi
profondamente: Se ve a lascice incarognì in ti
osse, ecc.; Se fate che essa v'incarognisca nelle
ossa, ecc.
Il Anneghittire, Impoltronire, Impigrire: Divenire
infingardo, pigro, neghittoso, indolente, trascu-
ralo, ecc.
Incai:*tinàse n. p. Incrojarsi: Aggrinzarsi e
indurirsi come il cuojo bagnato e poi risecco.
Incai*tinòu p. pass. Incrojato, dicesi del icuojo
che per essere stalo presso al fuoco sia divenuto
duro, grinzoso e simile ad una cartapecora ab-
bruciacchiata. Parlandosi del panno, divenuto sodo
per untumi e lordure, dicesi meglio Incorezzato.
Incartoccia v. a. Incartocciare: Mettere nel
cartoccio.
S Incartoccidse n. p. Incartocciarsi : Ravvolgersi
in guisa di cartoccio.
Il Accartocciarsi, in Archit. dicesi L'avvolgersi che
fanno sopra di se medesime alcune parti d'or-
namento dette Cartocci.
Incartona v. a. Incartonare. T. delegai, da
libri. Attaccare il cartone ai libri cuciti, che si
voglion legare.
Incàsà v. a. Rincalzare. Voce del contado:
Mettere intorno a una cosa o terra o altro per
fortificarla e difenderla acciocché si sostenga o
stia salda; e per lo più dicesi degli alberi, del
formentone, delle patate, ecc.
Incascia v. a. Incassare: Mettere nella cassa.
f) Incassare, Incastonare, dicesi del Legar le gemme
nel castone V. Castòn.
— a giórno; Legare a giorno: Stringere una pietra
in castone o in cassetta senza fondo, si che la
gemma resli visibile anche dalla parte inferiore.
— a néulle; Legare a notte: Serrare una gemma
in castone o in cassetta che abbia fondo metal-
lico, e perciò opaco.
— dince; Incassar danari: Esigere, Riscuotere, Ri-
tirar danari; e per estens. Imborsare, Intascare,
Insaccare.
Incàscià V. a. Imbozzimare : Dar la bozzima
all'ordito delle tele V. Càscia.
436
INC
INC
Incasciatùa s. f. Incassatura: L'incassare
e 11 lavoro che ne risnlta. - Incastonatura Lo
incastonare e li lavoro che ne risulta V. Inca-
scid nei 2" significato.
1) Incassatura, per Serie di più cose incassate in-
sieme, p. e. le vertebre della spina dorsale,
lucaselo s. m. Incasso: Ciò che s'incassa di
danari a' teatri o altri pubblici ritrovi.
Incasina v. a. Incalcinare: Coprire con cal-
cina, Intonacare con calcina.
S Incàsindse n. p. Bruttarsi di calcina.
Incasinóu. add. Arso, Povero in canna, Pien
di miseria. Modo figur.
Incassilo add. Stizzito, Stizzalo, Imbizzito:
Pieno di stizza, di bizza.
Incassise n. p. Slizzare, Stizzarsi, Imbizzire:
Prendere stizza, 3Iontare in bizza.
Incatrana v. a. Incatramare: Impiastrare o
Impeciar col catrame.
"IncatranóuL p. pass. Incatramato V. In-
catrand.
« In voce furb. e in forza d'add. vale Ubbriaco
V. Catran nel 2» signiflcatp.
Incava s. f. Fiosso: Quella parte laterale e più
ristretta sì del suolo della scarpa presso al lacco,
sì della pianta del piede presso al calcagno, spe-
cialm. dal lato interno, dove quella incavatura
è maggiore. La scarpa destra ha il fiosso a sinistra,
e la sinistra lo ha alla destra. Le scarpe col
fiosso non si cangian mai di piede, e diconsi
Scarpe a due forme.
Incava v. a. Incavare : Far incavo.
§ Incavdse n. p. Incavarsi.
In cavallin; A cavalluccio V. A cavallin.
Incavatila s. f. Incavatura : Stato e Qualità
di ciò che è incavato, ed anche L'incavo stesso.
Inoavig'g'ia v. a. Accavigliare : Avvolgere o
Distender seta o altre cose filate sulla caviglia.
— un bastimento; Incavigliare un bastimento. T.
mar. Jlettere le caviglie ne' fianchi o fondo di
una nave per assicurarne il fasciame V. Caviggia
nel 2° signif.
Incavig-g-iòu. s. ra. Accaviglialore : Colui
che accaviglia.
Incavo s. m. Incavo: Cosa incavala. L'effetto
dell'incavare.
— dò barcòn; Strombatura, Strombo: Quello sguan-
cio nella grossezza del muro ai Iati della fine-
stra, per cui l'apertura di essa va allargandosi
nell'interno della stanza. Ciò fassi affinchè le im-
poste meglio spalancale dieno meno ingombro
e più lume. La strombatura si fa talora anche
alle porle.
S Travaggio d'incavo; Lavoro d'incavo, dicesi
Quello che si fa per via di ruota nelle pietre dure,
gemme, cristalli, non di rilievo, ma affondato, di
cui rimane l'impronta nella cera o altra materia.
In caxo C£sej; Essere in caso, cioè in istalo,
in grado di fare, di operare e simile.
— de morte; In caso di morte d'alcuno e simili,
e vale Se avverrà ch'egli muoja.
Ingeà V. a. Incorare: Impiastrar^» con cera.
In^ea (Tejaj; Incerato: Tela incerala per di-
fender checchessia dalla pioggia.
Ingeaclda s. f Incerata. T. mar. Tela inca-
tramala, con cui si copron le boccaporle, per
impedire che la pioggia o l'acqua del mare non
entri nella nave.
Incendia v. a. Incendiare, Incèndere: Appiccar
fuoco a checchessia affinchè levi incendio.
In 9eneeta(^.4«(/óyi;AndarindileguoV./4nrftó.
Incensa v. a. Incensare: Dar l'incenso, cioè
Spargrre il fumo dell' incenso, siccome fanno i
ministri sacri verso le cose sacre.
— ùnn-a persònn-a ; Incensar uno, vale Adularlo.
Incensad.d.a s. f. Incensata, Incensamento,
Incensazione: L'incensare.
" Incensata, Incensamelo e Incensatura, figurai.
vale Adulazione.
Incenso s. m. Incenso: Gomma resina che slilla
dall'albero arabico detto dai Botan. funiperus
lycia, e delia quale si fa uso per arderla nelle
cerimonie ecclesiastiche; altrim. Olibano.
S Dd dell'incenso ; Dar incenso, figurai, vale Adu-
lare, Lusingare, Piaggiare , Lodare oltre il do-
vere, ecc.
S L'è camme dd de l'incenso a-i morti; Gli è
come dare l'incenso ai morti o ai grilli, cioè É
cosa che non sprve a niente, É tempo gettato via.
§ Navetta dell'incenso ; Navicella V. Navetta.
Indenta s. f. Insidia, Agguato, Imboscata, Posta,
Trama.
§ Ingente; Incinte 0 Cinte. T. mar. Quelle file o
corsi di tavole esteriori più forti e più grosse
delle altre del fasciame, che circondano il ba-
stimento da un'estremità all'altra, sopra la linea
d'acqua dell'opera morta.
Inceppa CAncoaJ V. Ancoa imbroggid nella
voce Ancoa.
In^ertessa s. f. Incertezza, Incertitudine,
Ambiguità, Dubbietà, conlr. di Cetlezza.
Incerto s. m. Incerto: Ciò che non è certo.
La cosa che non si può sapere se si otterrà, se
si avrà, ecc.
g Incerti; Incerti: Quei guadagni che si fanno
eventualmente in un ufficio, o per regalie o per
diritti 0 per altro, sopra la provvisione.
In9erto add. Incerto, Dubbio, Non sicuro.
Il Incerto, detto di persona, vale Dubbioso, Am-
biguo, Irresoluto, Titubante, Perplesso.
S Èse incerto; Stare su' trampoli: Essere incerto
e dubbioso.
"Incervellà v. a. Rompere o Spaccar la fronte
0 la lesta: Ferire uno ntl capo con sasso o altro
di modo che faccia sangue e gli escano quasi le
cervella. Modo basso.
Incetta s. f. Incetta: Propriam. Compra di mer-
canzia per rivenderle poi a più caro prezzo; ma
da noi usasi comiuiem. nel signif. di Compra
falla con mollo profitto per occasione straordi-
naria che si offra.
" Incetta, figurai, per Acquisto, Guadagno: 0 l'ha
[ceto ùnn-a bella incetta; l^gli ha fatto una
buona incetta.
g Accaltd all'incetta; Comperare a balzello V.
Accatta.
Incetta v. a. Incettare: Comprare quanto più
uno può d'una mercanzia per rivenderla poi a
più prezzo.
Incliin s. m. Inchino: Segno di riverenza, che
gli uomini fanno piegando il capo o la persona,
e le donne piegando alcun poco le ginocchia.
Indxin&^se n. p. Inchinarsi, Abbassarsi, Umi-
liarsi.
— a ùnn-a pers5nn-a; Inchinar uno o Inchinarsi
a uno, vale Riverirlo.
INC
INC
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Inoia,s>à> v. a. Impiagare nel capo V. Incervelld.
In oia/mpa^nelle (DdJ V. Ciampanelle.
Inciampàse n. p. Inciampare, Inciampicare,
Incespare, Incespicare: Porre il piede in fallo,
0 Avviluppare i piedi in cose che impediscooo
l'andare.
I]icia.ppellà< v. a. Impianellare: Metterle pia-
nelle. Coprir di pianelle V. Ciappella.
**Inciarise n. p. Ubbriacarsi. Voce furbesca
V. Imbriwgàse.
Inciastrà, v. a. Impiastrare, Impacciucare e
Impacchiacare, Insudiciare, Inzavardare e Inza-
fardare: Imbrattare di cosa sudicia e tegnente.
H Impiastrare: Fra i pittori è modo spregevole
per esprimere la poca grazia di coloro che nel
dipingere non sanno maneggiare il colore, né
collocarlo a' suoi luoghi.
Il ninzaffare. T. murai. \. Imbocca nel 6°signif.
— dò pappe; Impiastrare carta, metaf. vale Brut-
tarla d'inchiostro scrivendo inutilmente.
S Inciastràse n. p. Impiastrarsi, Insudiciarsi, Im-
pacciucarsi, Impappolarsi; Inzavardarsi, Imbrodo-
larsi, ecc.
Iiicia<stz*a.pa>ppés. m.Impiastrafogli, Schic-
cheracarte; dicesi per invilìmento di Chi fa il
letterato, e non è, ed imbratta la carta scara-
bocchiando 0 scrivendo cose inette.
In.cia.sti*o s. m. Impiastro, Empiastro, Cata-
plasma: Medicamento composto o di farine di
varie qnalità o di midolla dì pane o di polpa
di zucca, 0 di altre materie, bollite nell'acqua,
nel latte o altro liquido, e ridotte in una pasta
assai molle che si distende su un pannolino, e
si applica sulla parte malata, tenendolo fisso con
una fascia.
« Impiastro, metaf. per Convenzione o Patto con-
cluso con imbroglio o all'impazzata, onde: Fd
un inciastro; Far un impiastro, vale Condurre
a fine qnalche trattato inconsideratamente,
n Imbratto, dicesi figurat. di Cosa malfatta o con-
fusamente racconcia.
n Dicesi pure figurat. di Persona senza vigoria,
senza salute o da nulla.
S 0 l'è un inciastro in sciùnn-a gamba de legno;
E' giova come l'incenso a' morti, cioè Giova a
nulla.
Incia<sti*5n s. m. Brodolone, dicesi di Chi
nel mangiare o nel bere s'imbrodola tutto.
•1 Usasi talvolta figurat. per Imbroglione, Impic-
cione, Mestatore, Ciarpiere, Imbratlamondi, ecc.,
cioè Che vuol porre le mani in ogni cosa, né
mai gliene riesce una, e le fa per lo più tutte
male.
IiiLCia.stx>òxià; V. a. Impiastricciare, frequentaL
d'Impiastrare.
S InciaslrSndse n. p. Impiastricciarsi, Insudi-
ciarsi, ecc.
Inoim'bx'icoià.se n. p. Cincinnarsi, Ricin-
cinnarsi, Rinfronzirsi, dicesi delle donne, e vale
Abbellirsi ricercatamente, Ornarsi di molti fron-
zoli, cioè di gale, nastri o altri fregi d'abbiglia-
mento donnesco.
Incid.de v. a. Incidere, Intagliare: Scolpire in
rame o in acciajo o in legno per istampare.
In 9imnia> avv. Sopra, Sovra, Su; In cima,
In vetta, In cocca.
— de casa V. nella voce Casa.
— de die o In tcià cimma de die V. Dìo.
Incinta, add. Incinta: Aggiunto a donna, vale
Gravida.
Inciòd.£L V. a. Inchiodare e Inchiovare, Chio-
dare e Chiovarc, Chiovellare, antic. Chiavellare:
Fermare o Conficcare con chiodi.
« Inchiodare, Inchiovare e Chiovare, dicesi de' ca-
valli e simili, e vale Punger la loro unghia sol
vivo quando si ferrano.
— i barcòin; Conficcar le imposte delle finestre.
— un in t'ùn letto; Inchiodar altrui nel letto:
Fermare alcuno nel letto, e dicesi delle malattie.
— «n pesso d'artiglieria; Inchiodare, Chiovare,
Conficcare un pezzo d'artiglieria: Renderlo ina-
bile ad essere adoperato col mettere un chiodo
nel focone.
Inciòda>tùa> s. f. Inchiodatura e Inchiovatara:
Quella ferita che fa il maniscalco al cavallo, mulo,
asino e bue, allorché nell'inchiovare il ferro sul
piede, invece di passarne soltanto la muraglia,
piinge e ferisce la carne viva.
Incióng-ià V. a. Impiombare: Fermar con
piombo, come i ferri nelle muraglie o altro.
— I denti; Impiombarci denti : Incastrare del piombo
0 simile ne' denti cariosi.
— t veddri; Armare i vetri delle finestre, cioè Com-
metterli coi piombi e sprangarli con bacchette
di ferro.
— ùnn-a corda; Impiombare una corda. T. mar.
Unire insieme due estremità d'una corda, intral-
ciando insieme e reciprocamente i cordoni scom-
messi d'una tra i cordoni scrati e commessi del-
l'altra, sipchè formino una commessione saldissima.
Inciòng'ia^tùa. s. f. Impiombatura : L' im-
piombare.
Inciong-inn-as. f. Bocco impiombato: Bocce
forato, vuotato e poi riempiuto di piombo fuso
V. Bòtto.
Inciostro s. m. Inchiostro: Materia liquida,
comunem. nera, colla quale si scrive.
— da stampoeì; Inchiostro da stampa: Composi-
zione nera, pastosa, colla quale si stampano libri.
S Ammaccid o pappe d' inciostro; Scorbiare e
Sgorbiare: Lasciar cadere l'inchiostro sulla carta
e macchiarla o sia a caso o sia a posta.
S Brutta d'inciostro; Inchiostrare: Bruttar d'in-
chiostro.
% Brutto d'inciostro; Inchiostrato, Inchiostroso.
Incipria V. a. Incipriare, Impolverare: Asper-
gere i capelli di polvere di cipri.
Incisión s. f. Incisione : Lavoro , Opera scol-
pita sul rame, suU'acciajoo sul legno per istampare.
Inciso s. m. Incisore : Colui che incide figure
0 altro sul rame o nell'acciajo ; dicesi anche In-
tagliatore.
"Inciucca v. a. Inciuscherare, Ubbriacare. V.
bassa e del gergo V. Imbricegà.
S Inciuccdse n. p. Inciuscherarsi, Imbriacarsi.
Inci'viltee s. f. Inciviltà, Inurbanità, Mala-
creanza, Scortesia: Atti o Parole contrari alla
civiltà.
Inclina, v. n. Inclinare: Aver altitudine, genio,
disposizione ad una cosa.
Inclinaziòn s. f. Inclinazione: Naturale di-
sposizione a cosa particolare; Propensione, Ten-
denza, Attitudine, Genio.
Incoccia, v. a. Incocciare, Inganciare.
— ùnn-a corda, ecc.; Incocciare una manovra, una
corda. T. mar. Attaccare una corda stabilmente
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INC
INC
a qualche parte della nave o del guernimerito.
- Incocciare si dice di quell'estremità delle ma-
novre correnti, che rimane sempre attaccata ad
uno slesso punto, e non delle manovre che si
levano e si rimettono, nel qual caso si dice
Amarrare.
§ incocciala; Imbroccarla, Imberciarla, Dar nel
brocco, Coglier nel segno, Apporsi, Pigliar il nerbo
della cosa: 0 l'ha incoccia; E' l'ha imbroccata,
Ei colse nel segno, ecc.
S Incoccidse n. p. Incocciarsi, Incaparsi, Intestarsi,
Ostinarsi, Incaponire, Aver fermo o fisso il chiodo.
Entrar nel gigante: Non si voler ricredere né
sgannare, Star ostinato nella sua opinione.
Incolla/ V. a. Incollare: Appiccare insieme le
cose con la colla.
Il Incollare: Nelle Cartiere vale Dar la colla alla
carta, perchè sia atta a ben ricevere l'inchiostro,
senza imbeversene e spanderlo.
Incollatùa s. f. Incollamento: Appiccamenlo
di due 0 più cose, fatto con la colla o per via
d'altro glutine.
I» Incollatura: Nelle Cartiere dicesi L'operazione
dell'incollare la carta.
Ineomlbeiisà V. Tncaregd.
IncomensSi, V. Comensà.
Incomeuso V. Comcnso.
Incomoda. V. Descomodà.
In. comùn V. Comùn s. m.
In comùnitse V. Comùnitw.
In conclùxion V. Conclùxiòn.
In consùmmón (Ande) V. Andd.
In contemplazion V. Contemplaziòn.
Incontra v. a. luci entrare. Rincontrare, Ri-
scontrare, Scontrare : Abbattersi in camminando
con chicchessia. Dicesi anche Intoppare, ma pren-
desi per lo più in mala parte.
M Incontrare, in senso neul. vale Incontrare il gra-
dimento, Esser gradito, Gradire, Piacere, Dare
nel genio. Trattandosi di qualche cantante, o sim.
Riportar applauso, Esser applaudito.
S Incontrdse n. p. Incontrarsi, Rincontrarsi, Ri-
scontrarsi, Abbattersi, Imbattersi, Dar in alcuno.
« — a caxo; Incontrarsi per abbattimento.
« — de genio; Esser simpatici. Incontrarsi nell'idea.
S S5n e montagne che no s' incontran ; Si scon-
trano gli uomini e non le montagne, A trovarsi
vanno gli uomini spesso e i monti fermi stanno,
Chi non muor si rivede. Dettato proverb. di
chiaro significato.
Incorag-g-ì v. a. Incoraggire e Incoraggiare,
Incorare, Inanimire, Inanimare : Dare o Far animo
0 cuore ad alcuno.
S Incoraggìse n. p. Incoraggirsi, Inanimirsi, Ina-
nimarsi: Pigliar coraggio, Pigliar animo.
Incorlba v. a. Incestare: Mettere nelle ceste.
Incordase n. p. Incordare : Perdere il po-
tersi piegare, Intirizzire per malore muscolare.
Incordaziòn s. f. Incordatura : Morbosa
contrazione di muscoli.
Incóre v. n. Incorrere, Incappare: Cadere in
cose di pregiudizio, di danno, di vergogna, ecc.;
e anche jn nisidie, in pericoli, ecc.
Incor*nix:a v. a. Incorniciare. Ornar di cor-
nice. Metter la cornice.
Incorona v. a. Incoronare, Coronare: Porre
altrui la corona in capo/ in segno d'onore, di
potestà regia, ecc.
Incoronazion s. f. Incoronazione, Coro-
nazione:.L'alto d'incoronare.
Inc5rpà v. a. Incolpare, Accolpare, Accagio-!.
nare V. Accaxonà nel 1° significato. ' "~
Incorpora v. a. Incorporare : Mescolare e
Unire insieme più materie formandone un- sol
corpo.
I) Incorporare, dicesi anche di paesi, provincie e
simili, e vale Unirlo ad altre come un sol corpo.
H — Nella Milizia vale Unire diverse truppe in
un sol corpo, ed anche Unire alcune truppe di
un corpo ad un atro.
'< Incorporàse n. p. Incorporarsi: Il mescolarsi e
confondersi di più corpi insieme formandone
un solo. .,
0 Incorporarsi , Trarre a sé checchessia e conver-
tirlo nella propria sostanza, Attrarre a sé una
sostanza. Imbeversi.
Incorporazion s. f. Incorporazione, In-
corporamento, Incòrporo: L'incorporare, Mistione,
Unione di più cose insieme, o II fare di più cose
un corpo solo.
I) Incorporazione, nella Milizia L'operazione d' in-
corporar le truppe.
IncSrrì V. lucóre.
Incrasta v. a Incastrare: Congegnare o Com-
mettere l'una cosa dentro dell'altra; ed usasi
anche nel neut. pass.
Incrasto s. m. Incastro, Incastratura, Cora-
mettitura, Commessura: L'incastrare e II luogo
stesso dove s' incastra.
Incriccase V. Incoccidse in Incoccid.
Incrosta v. a. Incrostare: Accomodare sopra
pietre, muro o simili cose marmi ridotti in falde
sottili e simili; altrim. Incrostolare.
Incróxà v. a. Incrociare, Incrocicchiare: So-
prapporre 0 Attraversar due cose a modo di croce,
1) Incrociare, in term. mar. diccsi delle navi ar-
mate allorché vanno e vengono senza discostarsi
da un paraggio determinato per osservare ciò
che vi si fa, e più sovente per dar la caccia ai
bastimenti nemici e intercettare le loro spedi-
zioni e convogli.
— e razze; Incrocicchiar le razze, vale Far ac-
coppiar animali di eguale specie, ma di diverse
razze, per ottenerne di nuove e per migliorarle.
S Incroxdse n. p. Incrociarsi, Incrocicchiarsi, In-
tersecarsi.
Incróxatùa s. f. Incrociatura e Incrocia-
mento , Incrocicchialura e Incrocicchiamento :
Attraversamento, Iniersecazione o Intrecciatura
fatta a guisa di croce,
flncróxinn-a s. f. Incrocina. Voce nostra
e dell'uso: Specie di bordalo così detto, perchè
tessuto a righe incrociate di più colori,
Incroxòu. p. pass. Incrociato, Incrocicchiato:
Attraversato a pisa di croce.
% Féiigo incròxóu; Fuoco incrociato, dicesi Quando
gli archibusi e le artiglierie traggono da varie
parli in guisa che i loro colpi s'incontrino ad
angolo retto, sopra nn dato punto a mo'di croce.
§ Punto incròxón; Punto incrociato V. Punto.
Incrudelì v n. Incrudelire: Divenir crudele,
Usar crudeilì»; Inferocire, Imbestialire, Infierire,
Indragarsi.
.Inculca V. a. Inculcare: Imprimere una cosa
nella mente d'alcuno a forza di ripeterla, Re-
plicarl? con veenaenza affinchè resti in memoria,
IND
IND
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Ind.a.g'à; v. a. Indagare: Invesligare, Cercar di
conoscere , di scoprire con ricerche materiali
quanto con intellettuali.
Incletoitóu. add. Indebitato : Che ha debili ,
Gravato di debili, Obbligalo per debiti.
Indebolì v. a. Indebolire, Debilitare, Affievo-
lire, Infievolire, Affralire: Tòr le forze, Affiac-
chire; allrim. Indebilire, Indebolilare, Affiebolare,
Affiebolire, Infievilire, Infiebolire, ma sono latte
voci antiche e cadute in disuso.
Indeg-nàse un pé, ùnu-a. ma<n;
Dinoccarsi, Dinoccolarsi un piede, una mano, vale
Slogarsene le nocche, cioè le ginnlnre.
Indeg-nitae s. f. Indegnità: Cosa indegna;
Enormità, Nefandità.
Indemonióu add. Indemonialo, Indiavolato,
Indiascolato, Insatanassalo, dicesi figurai, di Chi
ha del diabolico; Perverso, Imperversalo, Infu-
riato, Bestiale.
ludennitae s. f. Indennità : Quell'alto , con
cui uno promette di garantire o di mantenere
illesa altra persona da qualunque perdita o danno
che gli possa venire per qualche parlicolar mo-
tivo 0 ragione.
Indennizza v. a. Indennizzare: Rifar il danno,
Compensare il danno sofferto. Risarcirlo.
8 Indennizzàse n. p. Indennizzarsi : Rifarsi del
danno sofferto.
Indennizza^zions.f. Indennizzazione, In-
dennizzamento, Indennità: Risarcimento o Ri-
parazione del danno.
Indenta, v. a. Indentare. T. delle Arti e spe-
cialm. de' legna j. e costrutt. Commettere o Calet-
tare due pezzi per mezzo di denti e d'intaccature.
Inderré avv. Indietro, Addietro, e alla fior.
Addreto, Addrieto, l'opposto di Innanzi.
S Anta inierré; Dare addietro, parlando di ani-
mali, vale Dimagrare; detto di piante, Intristire,
Indozzare, Imbozzacchire, Non attecchire, Inca-
torzolire; detto di malattie cutanee, vale Scom-
parire 0 Sminuire senza fare il suo corso.
" — inderré o inderré camme i gàmbai; Andar
all'indietro, e scherzev. Far come il gambero,
vale Disimparare, Scordare ciò che uno sapeva.
S Ciammà inderré; Chiamar indietro, Richiamare,
Far ritornare.
S Dà inierré; Rendere o Tornare indietro, Re-
trocedere, Restituire; e talvolta Dare il resto:
A m'ha desto inderré trenta centeximi; Hi
tornò indietro trenta centesimi.
S Èse inderré; Esser indietro, figurai, vale Veder
poco. Intender poco, Esser ignorante,
" — inderré d'un secolo; Esser addietro o indietro
cenl'usanze : Non aver tutta la cognizione di ciò
che si tratta.
« — inderré con un travaggio; Esser indietro o
addietro con un lavoro, vale Averne fatto poco,
Averci molto tempo a finirlo.
S Fase inderré; Farsi indietro, Arretrarsi, Riti-
rarsi, Scostarsi.
S Fd torna inderré; Far tornar addietro, figur. vale
Rimuovere, Dissuadere, Sconsigliare, Dislorre.
S Lascia inderré iìnn-a cosa; Lasciar indietro una
cosa, vale Non farne menzione, Non parlarne.
S Non andd né avanti né inderré ; Non' progre-
dire né recedere: Starsi, Rimanere stazionario.
S N8 èse inderré de scrttùa; Esser saputo, Esser
gavio, iccorto, istruito.
S Punto inderré; Punto addietro V. Punto.
S Tegni interré; Tener indietro, vale Impedire
l'avanzamenlo; così al proprio come al figurai.
% Tiàse inderré V. sopra Fase inderré.
n — inderré da fa iinn-a cosa; Tirarsi indietro
dal fare una cosa, vale Lasciarla di fare.
§ Torna inderré; Tornar indietro : Tornare verso
il luogo ond'altri prima s'era partito; e talora
per Retrocedere, Ritirarsi,
n — inderré ùnn-a cosa V. sopra Dà inderré.
In desal>ig"liè V. Desahiglié.
In descliinà (Andà) V. Deschinà.
In desda.:s:o V. Desdaxo.
Indeterminòu add. Indeterminato: Che
non è determinato o fissato.
•) Aggiunto di persona, vale Irresoluto, Dubbio,
Perplesso.
g Problema inct^terminóu ; Problema indetermi-
nato, dicesi dai Geometri Quello, di ciii si ponno
dare più soluzioni.
S Quantità; indeterminà ; Quantità indeterminata,
dicesi pure dai Geometri Quella quantità di tempo
0 di luogo che non ha limili certi e determinati.
India>n fFd l'J; Far l'indiano V. Fa.
Indìa>nn-ai s. f. Indiana : Sorta di tela dipinta,
che dapprima ci capitava dall'Indie, e che oggidì
si fabbrica anche in varii paesi dell'Europa; di-
cesi anche Tela stampata, Tela indiana.
Indiai^volòu. V. Indemonióu.
Indica. V. a. Indicare, Accennare, Dinotare,
Mostrare.
Indica<tò s. m. Indicatore: Che indica.
Indica.ziòn s. f. Indicazione, Indicamento:
L'indicare.
« Indicazione, nell'uso dicesi anche per Indirizzo.
Indig'estión s. f. Indigestione : Male di sto-
maco 0 dei primi intestini, che procede dal non
poter digerire i cibi.
Indig-esto add. Indigesto : Non digeribile,
Difficile a digerirsi; e dicesi di cibo o di be-
vanda, che non si possa agevolmente concuocere
0 smaltire,
n Si dice figurai, di parole o cose che non si pos-
sano così facilmente inghiottire, cioè tollerare:
Increscevole, Duro, Amaro, Disgradevole.
i> Talora si usa parimente in senso figur. parlando
di qualche passo d'autore o sira. difficile a capire,
e vale Oscuro, Intricato.
Indix*issà. v. a. Indirizzare, Dirigere, Mostrar
la via, Stradare.
n Indirizzare, parlando di lettere, pacchi, gruppi,
ecc. vale Inviarli ad uno, scrivendovi sopra il
nome e cognome di lui, ed anche il luogo ove
si vuole che pervengano.
S Indirissdse n. p. Indirizzarsi, Dirigersi.
Indix*isso s. m. Indirizzo, Soprascritta, So-
praccarta, Recapilo V. Addresso.
Indisciplinòu add. Indisciplinato: Che non
riceve disciplina. Avverso alla disciplina.
Indisoreziòn s. f. Indiscrezione e Indiscri-
zione, Indiscretezza; Disorbitanza, Smoderatezza,
Sragionevolezza, Sregolatezza, Eccesso.
Indispettise n. p. Indispettirsi, Imbizzirsi,
Sdegnarsi V. Arraggidse.
Indisposto add. Indisposto, contr. di Di-
spcsto: Non apparecchiato.
n Indisposto, Ammalazzato, Malaticcio, Infermiccio,
Bacato: infermo di male non grave.
440
IND
INF
Indiispo:3CÌzÌ45]i s. f. Indisposizione : Leg-
giero incomodo nella sanità.
Indivia s. f. Indivia. T. bot. Cichorium en-
divia. Pianta che ha i fiori solitari, gambettati,
sessili, le foglie intere, aggrinzale, intaccate. Si
coltiva negli orti per mangiarsi in insalata.
Iii<li"vi<ivià V. a. Individuare: Ridurre all'in-
dividuo, Singolarizzare, Particolarizzare.
Indi vixi bile add. Indivisibile, Inseparabile:
Che non può dividersi, separarsi.
Indoà V. a. Indorare, Dorare, e poet. Inaurare,
Inorare: Distendere e Appiccar l'oro sulla super-
ficie di checchessia.
— a pilloa; Indorar la pillola V. Pilloa.
' S Manco se m'imioassan; Nemmeno se mi riem-
pissero d'oro, Né anche se mi facessero impe-
ratore. Maniera di negativa.
Indoatùa s. f. Doratura, indoratura : Il do-
rare e L'oro stesso acconcio in sulla cosa dorata.
Ind^entóu add. Indolito , Indolenzito : Che
duole, Che risente dolore. •
Indossa, v. a. Indossare, detto d'un abito, vale
Metterselo addosso.
— un libbra; Far la culatta a un libro. T. legai.
da libri. L'incollarne, dopo che il libro è cucito,
i quaderni dalla parte del dosso, e, disseccata
l'incollatura, fargli prendere colla pressione della
mano o con piccoli colpi di mazzuolo di legno
una forma convessa.
Indovin s. m. Indovino: Quegli che indovina
0 che pretende d'indovinare il futuro; altrim.
Indovinatore, Divino, Divinatore, Vate, Presago,
Pronosticatore, Ariolo.
% Chi foise indovin, nò aueiva mcschin; Chi fosse
indovino, sarebbe ricco, ovv. Fammi indovino
li farò ricco. Prov. di chiaro significato.
Indovinai v. a. Indovinare: Predire il futuro;
altrim. Divinare, Pronosticare, Vaticinare.
« Indovinare, in senso nent. Prevedere, Arrivare
a conoscere che una cosa avverrà , per via di
raziocinio, d'induzione, ecc.
» — per Apporsi, Dire chi ha fatto una cosa senza
averlo prima veduto.
S Indovinala; Coglierla: Far checchessia per l'ap-
punto. Riuscire felicemente in qualche suo di-
segno. Aver felice esito.
S Zùgd a indovina; Fare ad apporsi, Fare a in-
dovinare.
Indovinello s. m. Indovinello: Detto oscuro
che si propone altrui per indovinarne il sentimento.
« Lucia. Voce fior.: Specie d'insetto piccolissimo
del genere delle Coccinelle, che ha il corpo emi-
sferico, le ali assai dure, sparse qua e là di alcuni
punti neri. Ve n'ha di piiì specie, e dal vario
numero de' punti, de'quali è chiazzata, variamente
si chiama in entomologia : Coccinella bispunctata,
guinquepunctata, sepiempunctata , ecc.
Iiidx*ento avv. Indentro, Dentro, Di dentro.
Al di dentro: Nella parte interna. Nell'interno.
Indriito s. m. Ritto: La principale delle due
facce d'una cosa, cioè Quella che sta di sopra,
opposto di Rovescio.
S Ogni indrìto S l'ha 5 so inverso ovv. No gh'ó
indrìto senso inverso ; Ogni ritto ha il suo ro-
roj yescjo. Prov. che vale Tutte le cose hanno il
loro contrario.
Indùe v. a. Indurre; Muovere a fare, Recare
ano a' suoi voleri.
§ Indùise n. p. Indursi, Piegarsi, Ridursi, Con-
dursi : Muoversi a dire, a fare checchessia.
Indu-òu s. m. Doratore, Indoratore, Mettiloro,
Metlidoro: Chi indora, e nell'uso dicesi anche
Chi copre checchessia con foglie d'argento.
Indulto s. m. Indulto: Sorla di dispensa dalla
legge; Concessione, Permissione, e più comi. u.
Perdono.
Indùrise n. p. Indurirsi, Indurire: Divenir duro.
Indùstriàse n p. Industriarsi, Ingegnarsi:
Adoperarsi con industria per arrivare a qual-
che fine.
Xndùzión s. f. Induzione, per Una specie di
argomento, con cui si prova una proposizione ytv
via dell'enumerazione di varie cose.
Inezia s. f. Inezia, Bajata, Cosa da nulla, Ba'ii-
binata, Frascheria, Bagatella, Fanciullaggino,
Puerilità.
'I Inezie ni plur., Bagatelle, Ciammengole, Ghiara-
baldane. Bazzecole, Lappole, Chiappole: Cose da
nulla, di poco pregio o valore.
InfKinà, v. a. Infarinare : Aspergere di farina
0 Involgere nella farina.
% Infainàse n. p. Infarinarsi : Bruttarsi di farina.
Inj^inòu p. pass. Infarinato: Asperso di fariua.
0 Infarinato, dicesi fi},'urat. di Chi ha cognizione
di checchessia mediocremente.
§ Pighéuggio infainàu; Pidocchio riunto o rifatto
0 rilevato. Asino risalito, Villano rifatto o rive-
stito V. Pighéuggio.
luf^mau V. Diffama.
InfUmitae s. f. Infamità, Nefandità: Azione..
Cosa infame, nefanda.
I) Ingiuria, Villania, Improperio: 0 g'ha dito milL'
infamiti; Lo caricò d'ingiurie, di villanie, di
improperj.
Infja,ng-àse n. p. Infangarsi, Affangarsi : Em-
piersi, Imbrattarsi di fango; e per estens. Im-
pillaccherarsi, Inzaccherarsi, Ammelmare, Imbel-
lettarsi, Imbrodolarsi.
it Impantanarsi, Infognarsi, Impelagarsi, per simili'.,
vale Impacciarsi in cosa molesta o malagevde,
da non potersene facilmente liberare.
Inftmg-ottà V. a. Infagottare, Affagottar.',
Affardellare, Raffardellare: Far fagotto o Avvilu;»-
pare a guisa di fagotto, di fardello.
§ Infangoltàse n. p. Infagottarsi: Ravvolgersi i!i
una veste a guisa di fagotto; e talora Vestirsi
alla sciamannata, disadattamente.
Infarlà V. Stuccò.
Inf^stidiio add. Infastidito, Annoiato,. VìlLp
dal tedio.
Infatua v. a. Infatuare: Usasi comunem. per
Preoccupare uno in favore di qualche persona o
cosa che noi merita, e ciò sino a tal segno ch'ei
non può facilmente venire disingannato.
% hìfalùàse d'ùnn-a cosa o persónn-a; Infatuarsi
d'una cosa o persona: Andarne matto o Repu-
tarla bella, eccellente, ecc.
Infedeltà© s. f. Infedeltà, contr. di Fedeltà:
Mancamento di fede, Dislealtà.
Infelice add. Infelice, Sventurato, Sgrazialo,
Misero, Meschino, Non felice.
Infelicità© s. f. Infelicità, contr. di Felicitò;
Miseria, Disgrazia, Sventura.
Inf^i ùnn-a veja; Inferire o meglio In-
fiorire una vela. T. mar. Allacciarla al suo pen-
none, alla sua antenna o alla sua draglia.
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Infìenòg-g-ià. v. a. Infinocchiare: Propriam.
vale Aspergere di semi di finocchio; metaf. si usa
per Aggirar uno, Dargli ad intendere alcuna cosa,
logarabullario, Incarrucolarlo, In/.ampognario.
Inferi v. a. Inferire: Tirare una conseguenza
da una proposizione, da un fatto, ecc.
Infterió add. Inferiore: Che è al disotto d'un
altro per condizione, dignità, merito o sim.
" Inferiore, per Men degno, Di minor pregio o stima
Tnferiollase n. p. ciantellarsi. Ammantel-
larsi, Inferrajoiarsi, : Coprirsi col mantello, Rin-
volgersi nel mantello, nel ferrajolo.
Infamia ja. s. f. Infprmeria: Luogo o Stanza
dove si curan gli infermi. - Corsìe diconsi negli
ospedali Gli stanzoni ove stanno ordinatamente
disposti i letti per i malati.
Inferme s. m. Infermiere : Colui che negli
spedali invigila che gl'infermi siano ben serviti
dagli astanti. Il femm. Infermiera.
Infòrmitae V. Maotlìu.
Infermo V. Murotto.
Infervoróix add. Infervorato , Infervorilo :
Pieno di fervore, Voglioso, Ardente, Desideroso
di far checchessia.
Infesta v. a. Infestare: Danneggiare, Recare
nocumento, con ispessi -assalti o scorrerie.
« Infestare: Interrompere e Disturbare il commercio
per mare con far delle prede o altri danni a chi
naviga, come fanno i pirati o ladri di mare.
InfÌBttà v. a. Infettare: Indurre infezione. Am-
morbare, Appestare, Corrompere.
Infteziòn s. f. Infezione, Infeltaraento, Corru-
zione, Contagione, Putrescenza, Contaminazione.
Infia V. a. Infilare : Passare un filo o altra cosa
simile in checchessia che abbia foro; Infilzare.
w Introdurre, Metter dentro: Inficeghe a man, 5
boston, ecc.; Introducetevi la mano, la mazza, ecc.
— l'a gaggia; Infilare l'ago, Incrunare: Introdurre
nella cruna dell'ago refe o simile.
— : ùnn-a jìer.o'rìn a; Infilzar uno, vale Trafiggerlo,
Trapassarlo da un canto all'altro ferendo.
S Infiàse n. p. Imbucarsi : Entrare in qualsivoglia
luogo : Dove diàscoa 5 s'è infióu ? Dove dia-
scolo si è imbucalo?
•» — in i'ÙH caròggio; Infilar un vico. Voce di
uso : Introdurvisi, Entrarvi.
" — ùnn'agòggia, un puntajéu ecc. in te inoen,
in te die, ecc.; Infilarsi un ago ecc. nelle mani,
nelle dita ecc., vale Forarsi, Trapassarsi col-
Pago ecc. le mani, le dita, ecc.
Infiamma, v. a. Infiammare: Propriam. Ac-
cendere, Appiccar fiamma; ma comunem. usasi
nel senso figur. e vale Eccitare, Risvegliare qual-
sivoglia affetto 0 passion d'animo; Infervorare,
Accalorare.
it Infiammare, presso i Medici vale Cagionare la
malattia dell'infiammazione : 0 m'ha infiammóu
e zenzìe; M'infiammò le gengive.
S Infìammdse n. p. Infiammarsi, Accalorarsi.
« Infiammarsi, presso i Medici vale Prodursi l'in-
fiammazione.
Infiammaziòn s. f. Infiammazione e In-
fiammagione: Quel genere di malattia, per la
quale una parte del corpo si gonfia alquanto,
rosseggia, duole, si riscalda, diviene pulsante, ec.
— da pelle; Dermitide o Eritema. T. med.
— d'arteia; Arteritide. T. med.
— de brónchi i Bronchitide. T. med.
— de cervello; Encefalilide. T. med.
— de chea; Carditide. T. med.
— d'éuggi; Oftalmia e Ollalmia. T. med.
— de góa; Angimi, Scheranzia o Squinanzia. T. m.
— de minsa; Splenitide. T. med.
— de polmou; Pneumonia. T. med.
— de ren; Nefritide. T. med.
— de sléumago; Gastritide. T. med.
— de testicoli; Orchitide. T. med.
— de venn-e; Flebitide. T. med.
— de vesciga; Cislilide. T. med.
— di articolazioin; Artilride. T. med.
— d'inteslin; Enteritide. T. med.
— d'utero; Metri tide. T. med.
Infiasca v. a. Infiascare : Mettere il vino o altro
liquore ne' fiaschi.
In fèlla avv. In fnora. In fuori, contr. di In-
dentro.
« In fuori, talora vale Salvo, Eccetto : ì)a questo
in fèua; Da questo in fuori, cioè Salvo, Eccetto.
Infierì v. n. Infierire, Incrudelire.
Infin avv. Alla fine. Finalmente, Insomma.
Infinitae s, f. Infinità: Moltitudine innuraera-
bile: Unn' infinita de stelle, de pesci, de mó-
sche, ecc.; Un'infinità di stelle, di pesci, di
mosche, ecc.
Infinitesimo s. m. Infinitesimo, dicesi dai
Matematici per Quantità estremamente piccola.
Infinito CAll'j; All'infinito. Posto avverb. col
v. Andare, vale Crescere smisuratamente. Non
aver fine.
Inflescitoile add. Inflessibile, Non pieghe-
vole, ma usasi figurat. per Rigido, Inesorabile.
Inflesci^n s. f. Inflessione, Piegamento, ma
dicesi per lo più della voce per intendere Quel
cambiamento ch'essa fa nell'andare d'uno in al-
tro tono.
Influensa s. f. Influenza, Influsso : Infondi-
menlo di sua qualità in checchessia; e d'ordi-
nario s'intende Quella qualità, facoltà o virtù
che alcuni pretendono s' infonda da' corpi celesti
ne' sublunari.
M Influenza, trattandosi di malattie, diccsi del tempo
che soglion dominare e corrono più dell'usalo;
altrim. Andazzo.
« — Si dice ancora figurat. di Quel potere, che
una persona esercita talora su d'un'altra, piegan-
dola a' suoi desiderj.
Influensa v. n. Influenzare. Neolog. dell'uso:
Esercitare, Portare influenza. Aver potere sul-
l'animo di qualcheduno, Ridurre o Far piegare
con arte alcuno a' nostri desiderj.
Influi V. a. Influire, antic. Influere: L'operare
de' corpi celesti ne' corpi inferiori; e per estens.
L'operar d'una cosa sull'altra; Conferire, Con-
correre, Cooperare.
InfSnde v. a. Infondere: fletter checchessia
dentro a un liquore affinchè ne estragga le qualità,
n Infondere, figurat. vale Instillare, Trasfondere,
Influire.
Informa v. a. Informerei Dar intera notizia
di checchessia. Ragguagliare, Far consapevole.
S Informdse n. p. Informarsi : Pigliar notizia, Far
diligenza di sapere, ecc.
Infòrmag-g-ia v. a. Incaciare : Condire con
cario grattugiato le vivande.'
Inf5rmazi5n s. f. Informazione, Raggua-
glio: Notizia intera di checchessia.
442
ING
ING
Inforna v. a. Infornare: Mettere in forno.
In±*r*anclxx v. a. Francare, Affrancare: Far
franco, esente, Liberare.
— e lettere; Francar le lettere, vale Esentare chi
le riceve dalla spesa della Posta, pagandole colui
che le manda, per parte o per tutto il viaggio.
Infranchì tua s. f. Francalura: L'atto di
francar le lettere.
InfVazion s. f. Infrazione: Propriam. Fran-
gimeiito. Rottura; ma fìgurat. e più comunem.
Trasgredimenlo d'una legge, Violazione di un
trattato o simili.
Infucciaràsene ; Imbuggerarsene, e piti
onestam. Imbudellarsene, vale Non curarsi d'una
cosa 0 d'una persona, Tenerla per nulla e nulla
temerne o sperarne : Me n' infucciàro de le e
di so (ìincB; Me ne imbudello di lui e de' suoi
danari.
In fà-inme fAndàJ V. Andà.
Infùriase n. p. Infuriare e Infuriarsi, anlic.
Furibondare, Dar nelle furie, Montar sulle furie
0 in bestia. Dar ne' lumi, nelle scartate, ecc.,
vale Stizzirsi rabbiosamenie.
Infattàse n. p. Stizzirsi, Imbizzirsi, Andar
in fìsima, Montar in sulla bica. Entrare o Mon-
tare in bizza, Entrare in valigia, in bugnola, in
collera, Levarsi in barca. Imbarcarsi, Inciprignire
V. Arruggidse.
Infùxion s. f. Infusione: Lo infondere o an-
che I! liquore dove sia slata infusa una cosa.
Ing-ag-g-ia v. a. Ingabbiare: Mettere in gabbia.
Il Assoldare, Arruolare, Ingaggiare. T. mil. Impe-
gnare un uomo al servizio militare o della ma-
rina, mediante alcuni patti e un'anticipazione
di danaro.
% Ingaggiàse n. p. Assoldarsi, Arruolarsi, Ingag-
giarsi: Porsi volontariam. al soldo militare. Farsi
soldato mediante il gaggio ossia l'atto con cui
un uomo si obbliga di servir nella Jlilizia per
un determinalo tempo, con o senza un corre-
spettivo in danaro.
In g-alissoppo (Amia) V. Andà.
Ing'allùssise n. p. Ingalluzzarsi, Ingalluz-
zirsi, Ringalluzzire, Ingazzullire, Ingarzullire,
Ringarzullire: Mostrare una tal baldanza che per
modi e movimenti assomigli quella del gallo.
Ing-amlbàse n. p. Inciampare, anlic. Ingam-
bare V. Inciampàse.
In g-amtoetta m. avv. Sgambucciato V.
Gamlietta.
lug-anciàse n. p. Iiicespare, Incespicare,
Inciampare V. Inciampàse.
% Ingancid ùnn-a persònn-a; Busbaccare, Giun-
tare, Abbindolare, Imbrogliare uno Y. Imbroggià.
Ing-annà v. a. Ingannare: Operar con inganno
*. 0 frode. Mostrare o Dire una cosa per un'altra
' affine d'indurre alimi in inganno o in errore.
« Ingannare, dicesi anche delle cose che inducono
in qualche errore o inganno: 0 reléuio ò m'ha
ingannali; L'orologio mi ha ingannato.
— in ta mezùa; Fognar la misura, Frodar la misura.
— 5 tempo; Ingannare il tempo, figurai, vale Ri-
crearsi, Far checchessia per passatempo.
% Chi va pei- inganna resta ingannóu V. Andà.
S Ingannàse n. p. Ingannarsi: Prendere una cosa
per un'altra.
11.'— 'rfe pros5o; Ingannarsi a partito: Assoluta-
mente ingannarsi.
Ing'annatò s. m. Ingannatore: Che inganna;
Giuntatore, Aggiratore, Impostore, Traforello.
Ing-anno s. m. Inganno, Frode; e per eslens.
Trappoleria, Baratteria, Trufferia, Giunteria ; Ri-
giro, Aggiramento, Tranello, Cavalletta, Dop-
piezza, Decezione.
" Inganno, per Errore dell' intelletto. Illusione, Ab-
bagliamento d'opinione.
§ Con inganno m. avv. A, Ad o Con inganno.
Ingannevolmente , Fraudolentemente.
§ Con l'arte e con l'inganno se vive tutto l'anno,
con l'inganno e con l'arte se vive l'atra parte
V. Arte.
Ing-arlbà v. a. Intonicare, Intonacare, Dare
r intonico o l'intonaco. T. mwra<. Dar l'ultima
coperta di calcina sopra l'arricciato del muro.
Ing-arlbùg-g-ià v. a Ingarbugliare, Ingara-
bullare, Avviluppare, Intricare, Confondere, Di-
sordinare, Imbrogliare: Mettere in garbuglio,
. in confusione; Arruffare dicesi pili particolarm.
di capelli, matasse e simili.
— ùnn-a persònn-a; Aggirar uno, Avvolgerlo, Ga-
rabullarlo.
g fngurbùggiàse n. p. Ingarbugliarsi, Avvilupparsi,
Intricarsi, Imbrogliarsi; detto di capelli, matasse
e sim., dicesi piìi comuneiH. Arruffarsi.
In g-attón (Andà) V. Andà.
Ing-aùg-ià V. Ingarbùggià.
Il Presso i contadini, vale Avvolgere, Involgere,
Rinvolgere, Involtare, Rinvoltare V. Inghéugge.
— de purolle ; Ciaramellare, Tattamellare , vale
Chiacchierar molto. Avviluppar parole senza con-
clusione.
Ing-entili v. a. Ingentilire, Aggentilire, 6en-
lilire : Fare o Render gentile, Nobilitare.
§ Ingentilìse n. p. Ingentilirsi: Divenir gentile,
Nobilitarsi.
Ing-ennitse s. f. Ingenuità, Sincerità, Schiet-
tezza, Candidezza.
Ing-erise n. p. Ingf^rirsi, Impacciarsi, intro-
mettersi. Incruscarsi.
— di affari di atri; Impacciarsi negli affari altrui,
Porre o Metter la falce nella messe o biada al-
trui. Ingerirsi ne' segreti di santa Marta.
% No vocisene ciù ingerì; Non si voler pili im-
pacciar di checchessia. Lavarsi le mani e i pie
d'alcuna cosa. Non ne voler più sapere.
§ Voeise ingerì d'ogni cosa; Voler metter le mani
in ogni intrico o porre naso ad ogni cesso o
impacciarsi d'ogni cosa.
Ing-essà v. a. Ingessare: Fermare checchessia
con gesso.
Ing-essatùa s. f. Ingessatura : L' ingessare
qualche cosa nel muro o sim.
Ing-lxéug-g-e v. a. Avvolgere, Involgere, In-
voltare: Porre una cosa intorno ad un'altra in
giro quasi cignendola, ed è proprio di funi, fasce
ed altre cose simili.
Il Avvolgolare: Piegare come un ruotolo. Avvol-
gere una cosa sopra se stessa.
— 5 fi; Aggomitolare: Avvolgere il filo in gomi-
toli. - Raccogliere, Avvolgere, Aggirare sul fuso
la gugliata, tratta dal pennecchio, o sopra altro
un filo qualunque.
— 0 Tià scili e strapunte ; Abballinar le mate-
rasse V. Strapunta.
S Inghéuggise; n. p. Avvolgersi, Involgersi, ecc.
n Metaf. dicesi per Morire.
ING
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Ing-Iiig-nonàsé n. p. Inflispeltire e Indi-
speliirsi, Imbizzirsi, Montare ìd b zza, in istizza,
Sdegnarsi.
Ing-liig-nonóu. p. pass. Indispellilo; Che
ha preso stizza, sdegno, ecc.
Ixig-Ixìx*la.iidà; V. a. Inghirlandare e Ghirlan-
dart», ma poco n ato: Ornare con ghirlanda o a
modo di ghirlanda; ed anche Coronare di fiori.
IngrisLiK^Iii V. a. Imbiancare, Imbianchire,
Bianchire: Far divenir bianco.
« Bianchire. T. argent. Ritornar bianco l'argento
stato in fornace.
— a carne; Fermar la carne V. Carne.
— a seja; Imbiancare la cera: Farla divenir bianca
esponendola ridotta in garzuolo fin sféuggiaj
all'alternata azione della hicc e della rugiada.
— a teja; Curare la tela, vaie Imbianchirla con fre-
quenti lavature, e coll'azione alternata della ru-
giada e del sole, ajutata talora da un po' di calce.
- Curare a mezza cura, vale Imbianchire tela,
refe o altro, quasi per metà, cioè non intera-
mente, contentandosi di raincre bianchezza per
avere una fortezza maggiore.
IjiS'ia.n.cliiiiieiito s. m. Imbiancamento,
Bianchimento: L'alio dell'imbiancare.
« Bianchimento. T. argent. Materia, con cui si
bianchisce l'argento.
Zn g-ia>ildó]i (An'à) V. Anià.
Ing'ia.i'ixià.se n. p. Infagritarsi , Abbatuffo-
larsi: Mettersi molti panni addosso. Coprirsi so-
verchiamente e senza gusto.
•1 Talora usasi per Assettarsi , Jleltersi in as-
setto. Acconciarsi, Raffazzonarsi, Attillarsi, Abbi-
gliarsi, ecc.
In g-iórna; Alla giornata, AI di d'oggi, Og-
gidì, Oggigiorno. Posto avv. vaie A questi tempi.
Al tempo che corre.
S Andà in giSrnà, Mettise in giorno V. Giòrnd.
Ing-iotti Y. a. Inghiottire, ecc. V. Colla.
Ing-iunzi "il ?. f. Ingiunzione. Voce dell'oso:
Ordine, Comando con cui s'ingiunge ad alcuno
di fare o non fare qualche cosa, di soddisfare a
un dato pagamento o ad altro dovere.
Ingiùria V. a. Ingiuriare : Offendere con pa-
role ingiuriose o con ingiuriosi scritti.
Ingiustizia, s. f. Ingiustizia : Atto contrario
alla giustizia.
Ingiusto add. Ingiusto, dicesi di Tutto ciò
che non è conforme alle leggi della giustizia e
dell'equità.
Ingòa V. a. Ingoiare : Cacciar altrui checchessia
giù per la gola.
« Dar l'imbeccala, Dar l'ingoffo o il boccone, figur.
vale Corrompere, Subornare altrui con donativi.
S /n^óose n. p. Ingorgiarsi, Ingorgarsi: Farsi nodo
0 gruppo nella gola, per eccessiva voracità nel
mangiare.
" Ingorgarsi, Ringorgarsi, Otturarsi, Intasarsi, dicesi
degli acquedotti, canali, tubi, ecc. allorché per
qualche materiale ostacolo non possono più aver
corso le arque che per entro di essi decorrono:
0 lavello ò l'è inguòii; L'acqnajo è ingorgato.
Ingòlfase n. p. Ingolfarsi, Immergersi, Im-
pelagarsi, Tiiffiirsi, Profondarsi, Hgurat. vale In-
ternarsi soverchiamente in checchessia, sovente
da non potersene liberare; che anche dicesi Af-
fogare in . . .
Ingp5inl>àse n. p. Imbarcare e Imbarcarsi:
Incurvarsi nella larghezza, e dicesi comunem. di
assi 0 legni non molto grossi, che agevolmente
senza spezzarsi si piegano o volgono dopo che'
sono messi in opera.
Ingoml3atùa s. f. Imbarco, Imbarcatura:
j L'atto dell'imbarcarsi V. Ingòmbàse.
! Ingòmmiàse n. p. Appoggiarsi col gomito
! 0 colle gomita.
i Ingòrdiggia s. f. Ingordigia, logordezza,
I antic. Ingordìa: Somma avidità di cibo, di be-
' Vanda o d'altro.
; Ingordo add. Ingordo: Avido in estremo grado
di qualunque cosa che si appetisca, e specialm.
di cibo.
ì Ingòscia V. a. Impinzare: Riempiere a so-
i prabbondanza , e dicesi propriam. del cibo.
! S fngòscìdse n. p. Impinzarsi, Inzepparsi, Empiersi
I il gozzo a ribocco: Mettere o Mandare nel gozzo
j più cibo che non cape; e io gener. Affollarsi,
! Scuffiare, Ingubbiare.
n Mangiare coli' imbuto: Modo basso e vale Man-
giare in fretta senza masticare, come se il cibo
j a guisa di bevanda si cacciasse nello stomaco
I per la bocca o per le canne della gola quasi
come per imbuto.
j Ingrana v. n. Imboccare, Incastrare, e nel-
I l'uso Ingranare. T. di mecc. Dicesi dello En-
trare de' denti d'una ruota nell'intervallo di queUf
d'un'altra o d'un rocchetto.
" Ringranare o Mettere il grano. T. archib. Ri-
fare il focone per mezzo del grano V. Gran
ì nel 3» sii'nifìcato.
j Ingranaggio s, m. Incastratura, e nelPaso
j Ingranaggio, T. di mecc. Imboccatura de' denti
d'una ruota con un' altra.
; Ingrandì v. a. Ingrandire, Aggrandire, antic.
' Grandire: Far grande. Far divenir grande, Àl-
j largare. Ampliare, Dilatare.
' S Ingrandise n. p. Slargarsi, Dilatarsi, Estendersi,
Ampliarsi: Divenir ampio, Farsi più largo.
Ingrascià v. n. Ingrassare, Impinguare, Far
cotenna: Divenir grasso.
I) Ingrassare, usato attivam. e detto di terre, vale
Letamare, Alletamare, Letaminare, Stabbiare ecc.
V. Alliamà.
% Fd ingrascid ben, vitelli, ecc.; Sagginare e Sa-
ginare: Ingrassare ben bene buoi, vitelli e sim.
n — cappoin, pollastri, ecc.; Stiare: Tenere io
, istìa (capponea) il pollame per ingrassarlo.
; % Andd a ingrascid a taira; Andar a ingrassare
i i cavoli 0 i petronciani o l'orto del prete, m. b.
e vale Morire V. Andd.
Ingravia v. a. Ingravidare, Gravidare, Im-
pregnare, Ingrossare : Render gravida , pregna ,
incinta.
Ing-i^ediente s. m. Ingrediente : Ciò che
j entra nei medicamenti, nelle vivande e sim. e
I li compone; e per similit. Qualunque cosa che
; entra nella composizione di checchessia.
! In grinta V. Grinta.
I In gritta (Èse e PiggidJ V. Grilla.
i Ingroscia v. a. Ingrossare: Far divenir grosso.
Il 'Ingrossare, in senso neul. parlando di fiumi o
! sim. vale Divenir grosso, cioè più pieno d'ac-
' qua del solilo per le piogge sopravvenute: Cre-
scere, Gonfiare, Tumefarsi.
" — Detto degli umori e simili , vale Divenir
; più densi.
444
INN
INP
— e cose; Ingrandire, Aggrandire le cose: Magni-
ficar con parole. Esagerare.
Ing-rùg-nase n. p. Ingrognare e Ingrugnarc:
Pigliar il grugno, il broncio, il grillo V. hn-
mòrondse.
'*Iiig"ixà avv. A filo. Voce del coni. V. A fi nel
1" significato.
Ing-uento s. m. Unguento : Composto untuoso
medicinale.
5 Metti ghe a fessa e l'ingucnto ; Mettervi le pezze
e r unguento, si dice di Chi si affatica per altri
. e vi mette anche del suo.
Iiii"bi V. a. Inibire, Proibire, Vietare V. Proibi.
luilbiziòn. s. f. Inibizione, Inibita, Inibitoria:
Decreto che inibisce, che proibisce di fare alcune
cose ; allrim. Divieto.
Iuiiiiìg-à,se n. p. Inimicarsi: Divenir nemico,
Farsi nemica una persona.
Iniquitee s. f. Iniquità, Neqnità, Nequizia,
IMalvagilà.
S Fessa d'iniquitoe; Schiuma de' ribaldi V. Fessa.
Xuizià; V. a. Iniziare : Cominciare ad istruire
alcuno in checchessia e singolarm. nei misteri
della religione; ed usasi anche in neut. pass.
Inizia-ti-va; s. f. Iniziazione : L'atto e L'effetto
dell' iniziare.
Xiila;ccà, V. a. Sigillar con ceralacca.
— e bSttigge; Sigillar le bottiglie.
XulaixiixLàse n. p. Restar all'amo, e dicesi dei
pesci.
Inlardònase n. p. Imbrodarsi, comunem.
Imbrodolarsi: Lordarsi di brodo o d'altra roba
liquida.
InlardLònòu. add. Allardato, Unto e bisunto,
Lercio, Sporco, Intriso, Imbrattato.
lulassa v. a. Allacciare e Inlacciare: Legare
e Stringer con laccio.
lulassòu p. pass. Allacciato; ed usasi anche
metaf. : Resta inlassóu; Restar allaccialo o in-
lacciato, cioè Colto nel laccio.
In lontananza m. avv. In lontananza, Lon-
tano, Da lontano, Dalla lontana. Dalla lunga. Da
lungi.
In liing-o avv. In lungo, In lunga.
— e in largo; Per lungo e per largo.
S Andd in lungo V. Andà.
§ Tid in lungo; Menar in lungo. Menar per la
lunga, Tirare alla lunga. Protrarre, Procrastinare,
Prolungare, ecc., vale Mandar le cose in lungo.
I) — _ in lungo un discorso ; Farla lunga, vale Al-,
lungare il discorso, Far una lunga diceria da
non la finir mai più.
In malóa (Andd) V. Andd.
In man m. avv. In mano. In pugno; e metaf.
col v. Avere, vale Avere in balìa, in dominio,
in potestà, ecc.
% Aveì tanto in man da poeì di . . . Aver tanto
in mano da poter dire..., cioè Avere modi certi
di prova per alcuna cosa.
S Cresce in man; Crescere in mano.
S Portd in man; Portare in mano, cioè Portare
palesem. checchessia nella mano senz'altro ajuto.
In menissetti V. A tocchetti.
In menìssi V. A tocchi.
Innalza V. Alsd.
lunamóà v. a. Innamorare: Accendere di
amore, Invaghire.
§ Aveì un fa ch'intiamda; Innamorare de' suoi
modi cbiunqu». Invaghire de' nostri modi altrui :
Aver tratti , maniere che innamorano, cioè no-
bili, dolci, gentili, amabili, cortesi.
S Innamòdse n. p. Innamorarsi, Invaghirsi: Ac-
cendersi 0 Prendersi amore per alcuno.
— d'ùnn-a cosa; Innamorarsi, Invaghirsi d'una
cosa: Porre amore, affezione a checchessia; ed
anche Divenir vago. Accendersi di desiderio di
alcuna cosa.
Innamòamento s. m. Innamoramento :
Lo innamorarsi.
Innemig-àse V. sopra Inimigdse.
Innerva v. a. Immielare. T. mar. Riempire
tutto il vuoto che è lungo lo straglio.
Innervatùa s. f. Intregnatura. T. mar. Pre-
parazione che si fa ad una corda prima di fasciarla.
In netto; A buono'. Posto avv. col v. Copiare
e sim., vale Mettere al pulito una scrittura, di-
segno 0 simili.
Innova v. a. Innovare, Rinnovare: L'introdurre
novità, mutazione nelle leggi, negli usi, ecc.
Innovazion s. f. Innovazione, Rinnovazione:
Il fare o l'introdurre cose nuove.
In og'ni caxo V. In tutti i caxi.
Inoltràse n. p. Inoltrarsi e Innoltrarsi: Andar
più oltre, più avanti. Avanzarsi, Penetrare.
Inomlbra v. a. Adombrare, Aombrare, Om-
brare, Ombreggiare: Far ombra, Offuscare,
g Inómbràse n. p. Adombrarsi, Ombrare: Pigliar
ombra o spavento. Temere per cosa che paja
vedersi; e dicesi massimamente del cavallo.
H Adombrare, figurat. vale Pigliar sospetto. Inso-
spettire.
Inonda v. a. Inondare e Innondare: Lo alla-
gare delle acque i terreni, uscendo dei loro so-
liti termini.
II Inondare, per simil. dicesi di popoli e di qua-
lunque cosa che si spanda repente in un paese.
Inòndaziòn s. f. Inondazione, Inondamento,
Allagamento,
ti Inondazione, per similit. Incursione , Irruzione,
Scorreria di nemici.
Inorici V. a. Accecare : Privar della luce degli
occhi; ed usasi anche figurat.
Inorridì v. a. Inorridire: Apportare, Mettere
orrore. Desiare spavento. Raccapricciare.
I) Inorridire, in senso neut. vale Prendere orrore,
Raccapricciarsi , Atterrirsi.
In panchéntto e nxenùetti V. A
panchéutto e menùetti.
In parag-òn m. avv. A o In paragone, A
paraggio. In comparazione, Comparativamente,
In confronto. Appello.
In parma de man (Porla); Tenere o
Portare alcuno in palma di mano, vale Proteg-
gerlo, Accreditarlo, Porlo in credilo, in istima
presso il mondo.
In passando m. avv. In passando. Di pas-
saggio, Alla sfuggita. Incidentemente.
In patetta (Scarpe); Scarpe a cianfa, cioè
Non tirate su dietro le calcagna; dicesi anche
Scarpe a cacajuola.
In pé m. avv. In piedi. In pie, Ritto, Stante,
Sustante.
S Èse in pé; Essere in piede, vale Sussistere.
§ Mette in pé; Intavolare, Intelaiare: Cominciare
a trattare ; e dicesi di negozio, trattato e chec-
chessia,
INP
INS
Ì4$
S Nò poeì sta in pé; Non poter reggersi in piedi,
Non si regger diritto, Non si poter tener sulle
gambe; e talora Non poter tenere i piedi in
terra, Sdrucciolare.
S Paeì a morie in pé ; Parer la morìa. Essere
0 Parere un morto. Parer morto in piedi, dicesi
di Chi è scarno, pallido, stenualo da parere piut-
tosto morto che vivo.
S Sàfd sciù in pé : Balzare, Salire in piedi.
S Std in pé; Star in piedi, figur. vale Sostenersi,
Mantenersi, Stare nel suo essere, Reggersi; e
dicesi di scritti, d'opere e di lavori qnalunqne.
In penseiòn fÈsej; Stare a cottimo o a doz-
zina, vale Vivere con altri a tavola comune,
pagando la dovuta mercede; e talora per Averne
oltre il vitto l'alloggio.
S Tegni in penseiòn; Tenere a cottimo o a doz-
zina: Tenere altrui in casa sua, dandogli il vitto,
e ricevendo da esso nn tanto al mese.
In pevsònn-a m. avv. In persona o Di
persona, Personalmente, Da se medesimo,
n In persona, usasi talvolta per dire che Altri ha
un vizio in estremo grado, che è p. e. Invidio-
sissimo, Avarissimo e sim.: 0 l'è l'avarizia in
persònn-a; È l'avarizia in persona.
S Andd in persònn-a; Andar di persona, Com-
parir di presenza.
In pessi 0 In ta^nti pessi V. A tocchi.
In pin avv. Pienamente, Appieno, Interamente,
Affatto, Totalmente.
S Piggià in pin; Córre in pieno o in piena, si
dice Quando colpo o simile ferisce dirittamoite
0 colla parte più forte dell'arma o d'altro strum.;
che non andando per diritto si direbbe Córre
scarso.
In poche parolle m. avv. In poche pa--
role, In breve, Alle brevi, Alle corte. Per ab-
breviarla. Per conchiudere.
In praticai (Mette); Porre o Mettere in pra-
tica, in atto 0 in alto pratico. Praticare, Mettere
in effetto.
In px*essa m. avv. In soppressa, cioè Sotto
lo strettoio.
In primma avv. In prima. Imprima, Impri-
mamenle. In pria. Da primajo, vale Primiera-
mente, Da principio; ed anche Per lo addietro,
Per lo passato.
In pi*ininia man m. avv. Prima di tnlli,
Avanti d'ogni altro.
In privato m. avv. In privato. Privatamente.
In particolare.
In proporzion m. avv. A proporzione,
Proporzionatamente, A rata.
In pnlblblico m. avv. In pubblico, Pubbli-
camente, In palese, Palesemente, In presenza di
lutti, A pien popolo, A bandita.
In punta de pé ; In punta di piedi. Posto
avv. col v. Andare, vale Andare senza posar le
piante, ma solamente la punta; e per estens. Andar
cheto cheto, chiotto chiotto, catellon catellone,
quatto quatto, a chetichelli, cioè Pian piano per
non essere udito.
In punto de morte; Fn sulla morie. In
sul morire, In articolo o punto di morte, All'o
ID sull'estremo o All'ultimo della vita ; ed anche
Al lumicino, Al confitemini.
In punto d'óa (Vestise); Andar* in gala :
Vestirsi dei migliori abili che uno abbia.
Inquaddra v. a. Incorniciare: Metter la cor-
nice a un quadro, Armarlo di cornice.
In quantitce m. avv. In quantità, A dovizia,
In buon dato, Abbondantemente, A bizzeffe, A
sbacco. In gran copia, A ribocco.
In quattro e quattr'éutto avv. In
quattro e quattr'otlo, dicesi nell'uso d'una cosa
fatta in brevissimo spazio.
Inquieta v. a. Inquietare, antic. Inquielire: Tòr
la quiete, Molestare, Travagliare, Tribolare, ecc.
§ Inquietdse n. p. Inquietarsi. Impazientarsi : Dar
nelle impazienze. Far atti di stizza, di sdegno, ee.
Inquilin s. m. Inquilino: Che abita in casa
altrui. Se uno avesse ricevuto la casa a pigione
dall'inquilino, in allora direbbesi Subinquilino.
Inquixi V. a. Inquisire : Processare i rei in
causa criminale.
Inquixiio s. m. Inquisito, Imputalo : Proces-
salo, od altrim. Posto in istalo d'accusa.
Inquixitó s. m. Inquisitore: Chi presiedeva
al tribunale dell' Inquisizione.
Inquis:izidn s. f. Inquisizione: Tribunale del
S. UflBcio dove s'inquisivano i prelesi eretici.
Inrammà un Ibastimento; Imbo-
scare un bastimento. T. mar. Costruirne l'ossa-
tura principale e scheletro con i pezzi più grossi,
per rivestirlo poi della bordatura o fasciame.
Inrang'lii v. a. Azzoppare: Far divenir zoppo.
In rang-o m. avv. In fila. In ordine, Schie-
ratamenle.
Inraozìse n. p. Divenir uggioso, scontroso.
Mettersi di malumore V. Raozo.
In rata porzion ra. avv. A proporzione,
Per rata, Pro rata : Secondo quella parte che ad
alcuno tocca a pagare d'una data somma.
In realts© m. avv. In realtà, Realmente, Ef-
fettivamente.
In rescoson V. A rescosdnn-a.
Inresta v. a. Mettere in resta. In filza. Infil-
zare; e se dicesi d'aglio, Intrecciare V. Resta.
In re"vezzòn (Andd) V. Andd.
Inricclii V. a. Arricchire: Far ricco, dovizioso.
« Arricchire, usato in signif. neut. vale Divenire
ricco; che anche dicesi Inricchire e Irricchire,
ma poco usati.
In riònd.o m. avv. A o In tondo, A o in
cerchio. Circolarmente, In circonferenza, In giro.
InrSccà v. a. Arroccare, Appennecchiare e più
comunem. Inconocchiare: Mettere sulla rocca o
conocchia ciò che si vuol filare.
— 5 rè; Arroccare il re: Nel giuoco degli scacchi
vale Porre il rocco (tare) allato al re e far pas-
sare il re dall'altra parte accanto al rocco.
In sa; In qua, contr. di In là. Avv. di luogo,
e vale Verso questa parte. Vicino, Presso.
I) In qua, parlandosi di tempo, vale Insino a questo
lempo, con la comparazione peraltro a un punto di
tempo già passato : Nò l'ho ciit visto da un meize
in sa; Da un mese in qua non l'ho più veduto,
t) Alle volte usasi semplicem. per Qua : Da in sa
quello libbro; Date qua quel libro.
% Andd in sa e in là; Andar in qua e in là,
vale Andar vagando. Andar in volta, girone, in
giro, attorno, ecc.
§ Da poco in sa V. questa locuzione alla sua
sede alfabetica.
Insà V. a. Manomettere, Metter mano: Comin-
ciare a servirsi di quelle cose che a poco a poco
446
INS
INS
e a parte a parie si consumano; altrim. Incignare:
tnsà 5 fiasco, a bòtte, 5 salammo, ùnn-a pessa
de panno, ecc.; 3fanometlere il fiasco, la bollo,
il salame, una pezza di panno, ecc.
g Insala; Romperla, vale Dar cominciamenlo ad
una zuffa: Che Vinse? Ch'io la rompa?
Insa^ccà. v. a Insaccare: Mettere in sacco,
n Insaccare, per Cacciar la carne di majale battuta
e salala nelle budella per far salami, salcicce e si-
mili; altrim. Imbudellare,
n — per Ingoiare, Metter dentro: Mangiar molto
e con avidità ; clic anche dicesi per ischerzo
Scuffiare, Cuffiare, Ingurgitare, Ingubbiare, Ruf-
folare.
« Rinsaccare (neul.), Scuotere e Rimbalzare sulla
sella andando a cavallo per la scomoda andatura
del medesimo o per poca pratica di chi ci è
sopra: Mia còmm'ò l'insaccai Guarda com'è' la
rinsacca !
Imsa>la<tta< s. f. Insalata: Cibo di certe qua-
lità d'erbe che si mangiano condite con sale, acelo
ed olio, e per lo^ìiù erude; dicesi anche Insa-
lata verde, perchè fatta d'erbe, a differenza di
quella che sia di patate e d'altro. Mescolanza
0 Mescolunzina , Insalata de' cappuccini, Mi-
nutina o Minutina tutti odori. Insalata verde
di più sorta d'erbucce crude, saporite e odorose.
Insalata sudicia, chiamasi per antifrasi Quella,
nella quale si mescolano torli d'uovo spezzati,
acciughe e altre cose gustose.
S Cerne l'insalatla; Mondare o Nettare l'insalala,
cioè Tòrie e giltare la parte men buona.
S Ése all' insalai la ; Essere all'insalata, figurai.
vale Essere alla fine d'una cosa.
S Scuóu dell' insalatla; Scotitojo : Reticino o Vaso
bucheralo, entro cui si mette l' insalata per farne
colar l'acqua, scuotendolo.
lusa/lattéa. s. f. Insalatiera: Vassojo assai
fondo, a modo di catinella, in cui si suol con-
dire e porre in tavola V insalata.
lusala^ttiun-a. s. f. Insalalina: Piccola in-
salala. Insalata tenerella.
Insa;]ig'u.iiióu. add. Insanguinato, Sangui-
nato, Sanguinoso, Sanguinenle: Brnttato di sangue.
InsaiVÒuà. v. a. Insaponare: Soffregare una
cosa con sapone, che si va sciogliendo nell'ac-
qua, per lavare tal cosa e farla monda.
■»- a barba; Insaponar la barba: Bagnar la barba
con ischiuma di sapone per ammorbidirla prima
di raderla.
lusa-vòua/tùa; s. f. Insaponamento: Lo in-
saponare.
Iiislbx*a;g-g-ìnà/ v. a. Sgridare, Garrire, e alla
lai. Increpare: Riprender con rumore di parole
e di gesti.
Xu sca>ppà (Fa ùnn-a cosa); Far checchessia
fuggi fuggi 0 a scappa e fuggi, alla sfuggita,
fuggiascamente, correndo, di volo, vale Farla in
fretta, con poco agio, senza fermarsi.
In scappili d.e casetta (Anddj V.
Andd.
InscexaLini v. n. Infollire, Ingoffire, Imbecillire:
Divenir folle, goffo, imbecille, scemo di senno.
**Xuscià. v. a. Gonfiare : Empiere di fiato o di
vento checchessia. Far rilevare ingrossando.
— a faccia de pugni a ùnn-a pers5nn-a; Gon-
fiare il viso ad alcuno , vale Percuoterlo con
pugni nel volto.
— ùnn-a persónn-a; Gonfiare alcuno, figurai, vale
Adularlo, Blandirlo, Lisciarlo, Dargli incenso,
Granargli gli orecchi.
§ Insciàse n. p. Gonfiarsi, Enfiarsi, Tumefarsi:
Divenir gonfio per malattia, e dicesi pr( priam.
di carne di corpi animali e delle loro membra.
Il Gonfiarsi, Enfiarsi, figurai, vale Montar in su-
perbia , Insuperbirsi , Inorgoglirsi , Imbòriarsi ,
. Tronfiare.
— da-o mangia; Abbottarsi, Gonfiarsi come la botta,
Rimpinzarsi, Rimpippiarsi, Empiersi a ribocco, a
soprabbondanza, vale Empirsi più che mai di cibo.
— da-ò sbraggià; Non far che gridare.
In scia ^ixiixua d.a leng-ixa (Aveì
ùnn-a cosa) V. Aveì.
In scia ^imiua die die (Aveì ùnr^-a
cosa) V. Dio.
"Insciiag-g-etta s. f. Enfialino, Enfialello, En-
fialu/zo: Leggiera enfiagione.
"Insciag-g-ia s. f. Enfiagione, Enfiatura, En-
■ fiamenlo. Enfialo, Bozza, Tumore; Gonfiezza in
qualche parte del corpo.
§ Dà zù /' insciaggia ; Disenfiarsi : Andar via
l'enfiagione.
Inscidia v. a. Insidiare : Porre o Tender insidie.
Insciuùa v. a Insinuare: figurai. Mettere,
Infondere nell'animo, Inslillare, Indurre a fare.
" Insinuare : Registrare un alto, una convenzione
0 sim. sul pubblico 'registro a ciò destinato.
§ Inscinùdse n. p. Insinuarsi, Introdursi, Penetrare.
lusciniiatò s. m. Insinuatore: Colui che regge
'''l'ufficio d'Insinuazione e che registra e custo-
disce gli alti che vengono sottomessi ali" insinua-
zione V. Inscinuasion nel 3° significalo.
Inscinuaziòn s. f. Insinuazione, Esorta-
zione, Persuasione: A inscinuaziòn do tale; A
insinuazione del tale.
" Insinuazione, in retlor. Ragionamento fallo con
dissimulazione e circuizione per guadagnarsi
l'animo delL'uditore.
Il — Registrazione o Trascrizione in un pubblico
registro tenuto nell'uffizio dello d'Insinuazione,
contenente i documenti, le scritture e qualunque
alto che debba esser reso pubblico.
"Inscio add. Gonfio, Enfio, Tumido, Turgido.
M Gonfio, figurai. Tronfio, cioè Gonfio per superbia,
Vano, Superbo, Altiero, Pieno di vento.
In sciò far do g-iorno, d.a seja»
da néutte V. Giórno, Seja, Nétitte.
In sciò fseto; Sul fatto e alla lai. In flagranti.
% Acciappà in sciò feto V. Fwto s. m.
In sciò tardi m. avv. Al tardi. Al tardo,
In sul tardi, Ad ora tarda, avanzata.
§ In scio lardi i tnùzai tóccan V. Mùzuo.
Inscipido add. Insipido, Sciocco, Scipito: Che
non ha nessun sapore, contr. di Saporito.
Il Insipido, figurai, dicesi anche delle persone, e
vale Insulso, Sciocco, Fatuo, Scimunito.
In sex pissi; Sul punto. In punto. Posto avv.
col V. Kssere in prossima disposizione, A mo-
menti. Vicino, Imminenle a far checchessia.
Insciste V. n. Insistere, Instare, Persistere:
Star fermo e ostinato in alcuna cosa, Perseve-
rare a domandare, a volere una cosa.
Inscistensa s. f. Insistenza, Pertinacia, Osti-
nazione, Fermezza.
Inscistente p. pres. Insistente: Che insiste.
Pertinace.
INS
MS
-^
Jn sciù avv. Insù, In su, In snso, In soso, So,
e poelic. In sue, cioè Verso la parie superiore,
conir. di In giù.
S Andà in sciù; Insusarsi: Innalzarsi, Andar al-
l'insù.
In sconquascio m. avv. In conquasso, A
soqquadro, A sbarag'io, In disordine. In iscom-
piglio, Sossopra e Sozzopra.
Inscorrvissàse V. Scorrussàse.
Inscrive V. Scrive.
Inscx*iziòn s. f. Inscrizione e Iscrizione .
Scrina posla sopra muro o scolpila su marmo,
per conservare la memoria d'una persona o di
un fallo, e anche per indicare a che serve un
edifizio, ecc.
« Inscrizione, per Epilaffio.
n — Allo con cui si scrive o si fa scrivere un
nome, un dirillo o qualche altra cosa sopra un
registro a lai uopo deslinalo.
— ipotecaria; Inscrizione ipotecaria: La registra-
zione nei pubblici registri delle ipoteche, delle
istanze (note) relative agli alli che portano ipoteca.
In scùg'g'ià,; Sdrucciolo, Sdruccioloso, Sdruc-
ciolevole: Aggiunto a Luogo o Sentiero, vale Che
va alla china, dove con diiScollà si può andare
s?nza sdrucciolare.
" Talvolta vale semplicem. A pendio, A scarpa
V. A scarpa.
Inseg-na. s. f. Cartello: Scritta a grosse lettere,
al di fuori della bottega, per indicare farle che
vi si esprcila e il genere di merce che vi si
tiene, aggiuntovi per lo più il nome del bottegajo.
Iniseg'nà. v. a. Insegnare: Dare altrui precetti
intorno a qualche arie o scienza ; Ammaestrar!',
Istruire.
" Insegnare, per Indicare una persona o una cosa
0 il luogo dove una persona o cosa si trova;
Mostrare, Indicare, Far conoscere.
Inseg-ixi V. a. Inseguire : Dar dietro a chi fugge.
Insei V. a. Innestare: Incastrare o altrim. Con-
giungere marza o buccia duna pianta nell'altra
acciocché in essa s'alligni; allrim. Annestare,
Neslare, Inserire, Insertare.
— a bùxo ; Annestare a bucciuolo o a bacciuoll, a
cannello, a boncinello, a anellolto. T. a(,ric. In-
nestare eolla buccia della marza del frutto buono,
tagliala a guisa di bucciuolo di canna grossa ap-
punto come la marza del frullo cattivo, cui sbuc-
ciata quanto basta si adatta in modo che combaci
bene per tutto, e si fascia ben bene perchè si
rammargini.
Insella, v. a. Sellare : .Metter la sella al cavallo,
e generic. Bardarlo.
S Inselldse n. p. Insellarsi: Porsi in sella.
Insemnie avv. Insieme, Insiememente, As-
sieme, Unitamente, Di compagnia, Di conserva,
Di brigala. In uno. In una, Con esso.
— a mi, a ti, a le; Meco, Teco, Seco insieme.
S Atidd iusevime; Andar insieme, di conserva,
di brigala, in compagnia. Accompagnarsi.
S Mangia insemme; Pasteggiare, Mangiare insieme.
J5 AAescc/djHsemme; Commischiare: Mescolare in-
sieme cose diverse.
% Mette insemme; Mettere insieme, Adunare, Am-
massare.
" — insemme a poco a poco; Metter insieme a
scarouzzolo, a scampoli , cioè a forza di rispar-
mio, a piccole porzioni.
« — insemme di </i'n(B; Far grnzzo o gruzzolo o
peculio, cioè Raggruzzolare, Ammassar danari.
$ Parli insemme; Partir di brigala o di conserva,
cioè insieme.
Insemme s. m. Complesso :"Ciò che risalta
dall'unione di differenti par:i. Aggregato di più
oggetti o cose concorrenti a uno stesso fine. Il
tutto insieme: NeWinsemme nò gh'é ma; Nel
complesso non ci è malaccio.
Insenscil>ile add. Insensibile: Che non sente.
Che è privo^di^senlimento ; Apatico, Spassionato.
I» Insensibile, dicesi anche a Colui che non muo-
vasi a compassione degli altrui n;ali.
" — Aggiunto di cosa, che non apparisce al senso,
od in modo impercettibile.
Insensòu. add Insensato, anticam. Insennalo :
Che non ha senso inlelleltuale; Stupido, Stolto,
Mogio; e preso sostantiv. Boto, Beccone, Castrone.
Inserì v. a. Inserire: Mettere l'una cosa nel-
l'altra. Metter dentro. r
« Inserire, parlando delle opere d'intelletto, con-
, tratti, ecc , vale Scrivervi, Innestarvi ab una cosa.
" — per Introdurre alcuno a parlare in qualche
componimento o del nominarcelo comecchessia.
— un avviso in sciò giornale; Inserire un avviso
sul giornale.
Inserzion s. f. Inserzione: L'atto d'inserire.
In setton m. avv. A sedere sul leito, Mezzo
ritto sul letto.
§ Sta 0 Sàtd sciù in settón; Balzare a mezza
vila dal capezzale. Recarsi a sedere sul letto,
Levarsi a o in sedere.
Inso p. pass. Manomesso, Incignalo V. Insd.
Insolensa s. f. Insolenza, anlic. Insolenzia:
Qualità di ciò che è insolente; Impertinenza,
Arroganza, Tracotanza, Sfacciatagsine.
Insolente add. Insolente, Impertinente, Ar-
rogante, Tracolante : Che procede fuori del do-
vuto termine.
Insolenti v. n. Insolentire, Insolenteggiare :
Diveniar insolente, arrogante. Proceder fuori del
dovuto termine.
**lM.sòjnà v. a. Sojare, Berteggiare, Cuculiare,
Corbellare, Canzonare, Dar la soja, l'unguento,
la monna, la quadra, la giarda.
S Insòmàse n. p. Berteggiarsi, Corbellarsi, Can-
zonarsi, Dileggiarsi, ecc.
Insordì v. a. Assordare, Assordire: Offender
con soverchio rumore l'udito; Intronare, Stordire.
Insospettise n.p. Insospetlire, Insospettirsi,
Pigliar pelo: Concepir ombra, sospetto. - -'
In sostansa m. avv. In sosianza. In con-
clusione, Insomma, Alla fin delle fini. Alle corte,
In poche parole.
11 In sostanza. In realtà. In effetto.
In spalletta (Portd); Portare a cavalloc«io
V. A cavullin.
Inspaximàse n. p. Spaventarsi, Sperico-
larsi, Rimescolarsi, Spaurarsi, Impaurirsi: Pi-
gliarsi spavento, paura, rimescolamento. ^- »
Inspaxiuxón p. pass. Spaventalo, Spaurito,
Impaurilo. • --^ '/ •
Inspessì V. a. Inspessare, Spessore, Spessire,
Addensare, Condensare, RatTitlire; Fare spesso,
denso, fitto.
S Inspessise n. p. Inspessire, Inspessirsi, Spessarsi,
Addensarsi, Raddensarsi, Raffittirsi.
Inspettó s. m. Inspetlore e Ispettore: Quegli
448
INS
INT
che ha la soprantendenza, l'ispezione su qualche
cosa, ovv. Quegli che è deputato a sorvegliare
a qiiaicho si voglia ufficio.
InspeziSn s. f. Inspezione e Ispezione: Uf-
fizio, Attribuzione. Giurisdizione dell'ispettore.
« Inspezione, Appartenenza, UITlcio: A non e roha de
mce inspeziòn; Non sono cose di mia inspezione.
Inspirai v. a. Inspirare e Ispirare: Meller in
mente o nell'animo un disegno, un pensiero,
un affetto.
. — fidùcia; Inspirare fiducia.
I]ispix*a.zióii s. f. Inspirazione e lipira-
zione: Motivo interno della volontà che invita
a operare.
In sprescia m. avv. A fretta, In fretta, In
prescia, All'iraprescia, Ircttolosamente, Con pre-
stezza.
Inspx*it& V. Insbraggind.
Inspriìtòn add. Spiritato: Sopraffatto da ec-
cessiva paura.
Insta, v. n. Instare e Istare: Fare istanza, Insi-
stere nella domanda o preghiera, Non rifinir di
chiedere V. Insciste.
Insta.ccà. v. a. Intascare: Mettere in tasca,
in saccoccia.
Installa/ v. a. Installare : Mettere in posses-
sione. Costituire in un impiego; .iltrim. Inse-
diare, ma pochissimo usato.
Insta.lla>ziòn s. f. Installazione: L'atto di
costituire in impiego, in possesso; altrim. Inse-
diamento, ma pochissimo usato.
Instecca. v. a. Steccare: Ficcar nella carne
cime di ramerino, garofani, spicclij d'aglio e sim.
- Lardare e Lardellare vale Ficcar lardelli (pes-
selti de lardo) nella carne traforala con un ferro
appuntato che chiamasi Lardatoio.
Inst%(3cli.xo add. Intirizzato, Intirizzito, Im-
pettiw, dicesi comunem. di Chi sta troppo in-
tero sulla persona.
» Intirizzato e Intirizzito, dicesi pure dei cadaveri
quando il gelo della morte ha loro si irrigidite
le membra che a gran fatica possono esser piegate.
S Andà 0 Sta instecch'io V. Andd.
Instig-a V. a. Instigare e Istigare, antic. Inzi-
gare: Incitare, Eccitare, Stimolare, Inzipillare,
Subbillare, Sollecitare con istanza a far una cosa.
Instig^a.tò s. m. Instigatore e Istigatore : Che
istiga; Eccitatore, Incitatore, Sollecitatore.
Instig-aziòn s. f. Instigazione e Istigazione,
Instigamento e Istigamento, antic. Inzigamento;
Incitamento, Stimolo, Stimolazione.
Institui V. a. Instituire e Istituire: Dar prin-
cipio. Fondare, Ordinare, Stabilire.
— erede ùnn-a pers5nn-a ; Instituire erede alcuno,
vale Lasciare ad alcuno l'eredità.
Institùto s. m. Instituto e Istituto, Liceo:
Scuola superiore destinata all' insegnamento di
• scienze e lettere.
« Instituto, per Ordine religioso.
Institùzi^n s. f. Instituzionc e Istituzione :
Disposizione, Ordinazione, Cominciamento, Fon-
dazione.
Instraddà, v. n. Instradare, Stradare, Av-
viare, Guidare, Dirigere, Incamminare, Addiriz-
zare ed usasi tanto al proprio come al figurato.
In stramlbaelòn (Andò.) V. Andd.
In strang-òg-g-i<3u V. De slrangSggiòti.
XnstrepSnà, v. a. Imprunare. Voce del cont.:
Metter pruni sopra checchessia o Turare i passi
con pruni per difosa di qualsivoglia cosa.
Instùcca V. a. Stuccare : Riturare o Appic-
care con istucco.
Instruì V. a. Instruire e Istruire: Dar lezioni
0 precetti circa i costumi, le scienze, ecc.; Am-
maestrare, Addottrinare.
II Instruire per Ragguagliare, Informare: Mi l'ho
instruìo de tùlio; Io l'ho istruito d'ogni cosa.
— un processo; Instruire un processo, vale Com-
pilarlo, Formarlo.
Instrixio p. pass. Instruilo e Istruito, Instrutto,
Ammaestrato, Addottrinalo. Usato come addielt.,
Erudito, Dotto.
Ins t]:*u. menta v. a. Slrumcnlare. T. mus.
e dell'uso. Il comporre quella parte d'un'opera
in musica che debbessore sonala da varj stru-
menti, e farlo per modo che questa ben si con-
venga con la parte che debb'essere cantata.
Instr'ù.mentazión s. f. Mrumentazione.
T. mus. e dell'uso. Tutte le parti scritte degli
strumenti, in una qualche composizione musicale
che servono d'accompagnamento e d'ornamento
al canto.
Instr'ùnientòu add. Strumentato: Aggiunto
di canto, Quello scritto colla strumentazione ossia
colla parte degli strumenti.
Instrùttivo add. Inslruttivo e Istruttivo: Che
istruisce o è Atto ad istruire.
Instrùttò s. m. Inslrutlore e Istruttore: Chi
insiruisce, ammaestra, insegna; Ammaestratore.
§ Giùdice inslrùtló; Giudice inslrutlore: Quello
che informa ossia che forma il processo infor-
mativo. Nelle cause criminali Giudice inquirente,
cioè Quello che forma il processo criminale.
Ins trattoria s. f. T. leg. e di sempl. uso.
L'istruzione del giudice inslrutlore intorno a
qualche processo unilamcnle agli atti e scritture
dipendenti.
Insutoord-inazion s. f. Insubordinazione.
Voce dell'uso: La qualità di chi è insubordinalo;
Mancanza di subordinazione.
Insul>or<linòu add. Insubordinato. Voce
dell'uso: Che non rispelta né sta soggetto alla
autorità di chi è a lui superiore.
Insula. V. a. Inamidare, Insaldare e Saldare:
Dare l'amido o la salda ai pannilini prima dì
stirarli, attìn-^hc, passatovi sopra il ferro ben
caldo, restino ben dislesi e incartati.
Insulta V. a. Insultare: Far insulti, Far ingiurie,
villanie, soperchierie, Oltraggiare.
Insulto s. m. Insulto, Oltraggio, Soperchieria,
Affronto, Offesa.
Insùperlbise n. p. Insuperbire, Superbire,
Insuperbirsi, antic. Insuperbare e Insuperbiare:
Divenir superbo, Menar orgoglio. Gonfiarsi, Inor-
goglire, Invanire.
Insùppà V. Assùppd.
Insùppòu V. Assùppóu.
Insùrrezión s. f. insurrezione, Insorgimento,
Sollevazione: Il levarsi d'un popolo per far novità.
Insuscistensa s. f. Insussistenza : Qualità
e Stato di ciò che è insussistente, Mancanza di
fondamento, Vanità.
Insuscistente add. Insussistente: Che non
sussiste. Vano,
Inteero s. m. Sepoltura, Seppellimento, Sep-
pellizione: L'atto del seppellire un morto.
INT
INT
4tt
TMXtsLfixèt V. a. Ascondere, Nascondere, Celare,
Riporre.
S Inlafuàse V. Intandse nel signif. figur.
Inta^g'^ià V. a. ìnlagliare: Formar checchessia
in legno o ailra maleria col taglio degli scarpelli,
subbie, scorbie ed altri proporzionnli strumenti.
**n Ammascare, Conoscer l'imbeccala. Voce furbesca
e vale Comprendere: Tintaggi? Ammaschi?
Comprendi? Capisci?
luta.g'g'ia.d.ò s. m. Intagliatore, dicesi Colui
che intaglia in legno fogliami, cornici e simili,
ma non figure, perchè quello che intagli» figure
di rilievo, o di tutto rilievo o di basso rilievo,
dicesi Scultore.
luta^g-g-io s. m. Intaglio: Lavoro, Opera di
intaglio.
Intanàse n. p. Intanarsi, Rintanarsi, Imba-
carsi: Propr. Entrare o Nascondersi nella tana
0 nella buca; e figurat. Incavernarsi, SolHccarsi,
Appiattarsi, Nascondersi in qualche luogo.
lutairsià. v. a. Intarsiare: Commettere insieme
diversi pezzuoli di legnami di piìi colori a di-
segni d'ornato ed anche di figure.
Ixita.i*sia,dó s. m. Intarsiatore: Che esercita
l'arte dell' intarsiare.
Xuta>x*sia,tùai s. f. Intarsiatura: Commettitura
a lavoro di tarsia; Inlarsiamenlo, Intarsio.
Intavola v. a. Intavolare: Nel giuoco degli
scacchi dicesi L'ordinare tutti i pezzi sul tavo-
liere in principio di partita.
— un affare, un negozio, ecc.; Intavolare, Inte-
laiare un negozio, un trattalo o checchessia, vale
Darvi principio, Cominciarlo, Farne la pro-
posizione.
— ùnn-a lite; Intentare, Muovere una lite: Co-
minciare a litigare.
Intende v. a. Intendere: Apprendere coli' in-
telletto, Capire colla mente ascoltando o leggendo;
Capire, Comprendere, Afferrar bene il punto, la
verità.
n Intendere, per Udire, Sentire: Ti hoe inteizo
quello che t'ho dito? Hai inteso Ciò che ti ho
detto ?
« — per Giudicare, Stimare: Mi ve a diggo
cómme l'intendo; Io ve la dico come l'intendo.
« — per Aver intenzione, pensiero: M' intendeivo
de fa ben; Io intendeva di far bene.
— md; Frantendere: Non bene intendere, Intendere
al contrario di quel che è detto.
S Chi l' intende, chi nò l' intende, chi nò a véu
intende; Chi l'intende, chi non l'intende e chi
non la vuol intendere: Chi vuole, chi no, e chi
senza intendere è festereccio e non vuole.
S Chi md intende, pezo risponde; Chi male in-
tende, peggio risponde. Dettato prov. di chiaro
significalo.
S Dà ad intende; Dar ad intendere, vale Persua-
dere, Dimostrare; e talvolta Dire alimi cosa falsa,
Infinocchiarlo, Inzampognarlo.
n — ad intende che l'è sghèuóu un aze V. Aze.
S Dòse ad intende; Darsi ad intendere, Credere,
Credersi, Reputarsi, Pensarsi , Immaginarsi.
S Dila cómme a s'intende; Dirla come s'intende,
vale Dire apertamente la propria opinione.
S Fa intende; Far intendere, vale Significare.
S Fase intende da ùnn-a ptrsònn-a; Lasciarsi
intendere con alcuno, vale Parlargli chiaro in-
torno a checchessia.
8 Fntendise d'ùnn-a cosa ; Intendersi di checches-
sia, vale Averne esperienza e cognizione; dicesi
anche Conoscersi accompagn. col genit.
§ Intendisela con un; Intendersela con uno, Darsi
l'intesa, Indettarsi: Accordarsi segretamente con
uno di quello che si ha a fare.
S fntendeivela fra voi atri; Fatevela o Sbriga-
tela fra voi.
S Non intendise de ninfe; Avere studiato in
buemme. Essere dotto in buezio. Modi bassi e
scherzev. che significano Esser ignorante, Non
aver cognizione di checchessia.
S Nò vocila intende; Non volerla intendere. Modo
famil. e dell'uso che equivale a Non lasciarsi
persuadere. , j
S S'intende; S'intende, Certo, Appunto, Sicara-
menle, Non v'è dubbio, Senza dubbio, Ella va
de plano e sim.
S Semmo inteizi; Ci siamo intesi, usasi dire da
due nel separarsi quando hanno fermato tra loro
una tal cosa. :
^ Te a fò intende mi; L'avrai da far con me.
Modo di minaccia.
Intenex*x v. a. Intenerire, figurai, vale Toccar j
il cuore. Far provar compassione.
S Intenerìsc n. p. Intenerirsi: Lasciar la rigidezza, i
Commuoversi, Provar compassione. Impietosirsi.
"Intentazión V. Tentazión.
Intenziòn s. f. Intenzione, Intendimento, Pen-i
siero, Voglia, Divisamento: Fine pel quale l'uomo
si volge e si muove a operare.
S Fd con bónn-a intenziòn; Fare a buona in^j
tenzione. Operar con buon fine, per bene.
Intenzionòu add. Intenzionato : Che ha in-
tenzione. Disposto.
S Ben intenzionóu; Ben intenzionato: Favorevole,
Propizio. }
S Ma intenzionóu; Mal intenzionato: Avverso,
Contrario.
In te quello mentre avv. In quel men-
tre, In quello stante, In quel subilo, In quel punto,
In quello, in quella, In quel tanto. In quella volta.
In quel mezzo. In quell'atto, Frattanto.
Intercede v. a. Intercedere : Pregare peri
ottenere qualche grazia per alcuno.
Intercession s. f. Intercessione : Lo inter-
cedere, Priego. ; V jf
Intercesso s. m. Intercessore, Intercedilore :
Che intercede per un altro. i
Intercetta v. a. Intercettare : Impedire il
corso di checchessia. Fare ostacolo ad una cosa
affinchè non giunga al suo scopo; e dicesi di;
lettere acchiappate o dun corpo che impedisca
la veduta di un allro, ecc.
Interdi v. a. Interdire, antic. Interdicere: Proi-
bire, Vietare, Impedire.
n Interdire. T. de'leg. Vietare ad alcuno l'ammi-
nistrazione delie proprie sostanze per prodigalità
0 per incapacità.
Interdizlòn s. f. Interdizione, Interdetto,
Divieto : Proibizione fatta ad alcuno di far qual-
che cosa.
n Interdizione , presso i Legisti Proibizione giudi-
ziale della facoltà di amministrare i proprj beni
per imbecilliià, demenza, prodigalità e sim.
Interessa v. a. Interessare: Far partecipe,
Chiamare, 3Ietter a parte uno in un affare, di
un negozio e sim.
Gasaocia, Dizionario Qenovete-Italiano.
»
450
INT
mt
« Interessare, Importare, Premere, Calere, Essere
a cuore, Star a petto; Muovere a stima; Ecci-
tare amore, affezione, diietto, pietà.
S Interessàse per un; Interessarsi per uno: Pren-
dere cura d'un interesse altrui come se a sé ap-
partenesse; ed anche Prender parte agli altrui
infortuni col mostrarne rincrescimento.
Interesse s. m. Interesse : Utile o Merito che
si riscuote dei danari prestati o si paga degli
accattati ; differente in questo dall'Usura, che esso
è lecito ed essa no.
« Interesse, per Guadagno, Utile: Quando g'hò 5
mcB interesse, ecc.; Quando ci ho il mio inte-
resse, ecc.
1) — per Affare, Negozio semplicem;, onde: Ac-
cudì a-i so interessi; Badare a' suoi interessi,
vale Accudire a' fatti suoi.
§ Fd l'interesse d'ùnn-a persònn-a; Far l'inle-
resse o il giuoco d'alcuno, vale Far cosa che
torni in vantaggio di lui.
S L'interesse ó sia fra 5 poce e 5 figgio ; L'in-
teresse sta tra '1 ^adre e '1 tìglio. Il signif. è chiaro.
Interessòu. add. Interessato, Avido, Cupido,
e per estens. Arrotino, Sorbone, diccsi di Chi cerca
in ogni cosa il suo utile senz'aver riguardo all'alimi.
n Interessato, Cotnpartecipante: Colui che ha in-
teresse in un negozio o in alcun affare.
Interjezión s. f. Interjezione, Inlerghiezione,
Interposto. T. gramm. Parte del discorso espri-
mente qualche affetto dell'animo. ,
Interinti v. a. Interinare: L'approvare, Far re-
gistrare e far eseguire le provvidenze sovrane
dai s"premi Magistrati. Voce dell'uso.
Interinaziòn s. f. Interinazione: Approva-
zione che si dà presso di noi da' supremi Ma-
gistrali alle leggi e provvidenze sovrane, inse-
-«ndone copia ne' loro registri.
Znterlinea s. f. Interlinea. T. stamp. Piccola
iamina di metallo a mo' di nastro che si usa porre
ira una riga e l'altra delio stampato, onde riesca
più preciso e più comodo a leggersi, per la spal-
leggiatura che presta ai caratteri.
Interlinea v. a. Interlineare: Segnare con
linea o Scrivere tra verso e verso.
II Interlineare. T. stamp. Porre le interlinee fra le
righe sia nel comporre, sia dopo composto.
Interlocu-tó s. m. Interlocutore : Personaggio
che paria ne' dialoghi e nelle commedie.
Intermezàse n. p. Interporsi, Frapporsi,
Intromettersi : Mettersi o Entrare di mezzo.
lutermezo s. m. Intermezzo e Intermedio:
Ciò che si canta o si rappresenta tra un alto e
l'altro d'un dramma, d'un'opera, ecc.
In termini; In termini, Nei dovuti limiti.
Posto avv. col V. Stare, vale Non uscir del con-
venevole, delle convenienze dovute.
Interna.se n. p. Internarsi, Addentrarsi: Pe-
netrare nella parte interiore.
« Internarsi, parlando di terra, paesi e sim., vale
Estendersi in un dato luogo.
— ne-a parte; Internarsi nella parte, si dice d'un
attore che nella commedia o tragedia faccia la
sua parte con lutto il sentimento possibile, e
quasi senla i veri affetti della persona che rap-
presenta.
Interno s. m. Interno: Lo spazio che è den-
tro; e figurai. Il sentimento dell'animo non pa-
lesalo cogli atti esteriori.
Interpella v. a. Interpellare: Nell'uso Do-
mandare, Interrogare, Richiedere.
1) Interpellare: Chiamare con alto giuridico alcuno
onde interrogarlo od eccitarlo a spiegarsi sulla
verità o fa'silà d'un fatto.
Interpellansa. s. f. Interpellazione, Inter-
pellamontn ; Domanda, Interrogazione,
it Interpellazione, dicesi di Una domanda fatta da
un gmdiee o da altro pubblico ufficiale, per es-
sere informato o reso edotto di qualche cosa.
Interpetra, v. a. Interpretare e Inlerpelrare:
Esporre, Spiegare ciò che vha di oscuro o di
ambiguo in una scrittura, in una legge, in un
alto; altrim. Chiosare.
Interpetra,zi5n s. f. Interpretazione e In-
terpelrazion'^, Interpr.elamento e Interpetramento:
L'interpretare; Esposizione, Dichiarazione, Chiosa.
Interpetre s. m. Interprete e Interpetre :
Che interpreta, Che spiega il senso delle parole;
Espositore, Commentatore, Chiosatore.
it Interprete, Turcimanno, Dragomanno: Colai che
tra due che non intendono il linguaggio l'uno
dell'altro espone il colloquio a ciascuno nel suo.
Interrog-a v. a. Interrogare: Fare una do-
manda ad alcuno attendendone la risposta. Do-
mandare ad uno di alcuna cosa.
Interrogatolo s. m. Interrogatorio: Se-
quela d'interrogazioni,
ti Interrogatorio, pressa i Legali dicesi Quel pro-
cesso, in cui si sono registrale le interrogazioni
del giudice e le risposte dell'accusato, com'anche
L'azione del giudice che interroga alcuno così
per cause civili che criminali.
Interrog-aziòn s. f. Interrogazione: L'in-
terrogare e La domanda che si fa interrogando.
Interrompe v. a. Interrompere: Impedire
la continuazione di checchessia.
— ó discorso; Romper la parola o Rompere la
parola in bocca, Attraversare il discorso. Inter-
rompere il parlare.
Interrùación s. f. Interruzione, Interrompi-
, mento: Lo interrompere.
In tersa man; In deposito, In mano di
terza persona. Posto avv. coi v. Mettere, De-
porre, vale Affidare all'altrui custodia alcuna cosa,
finché dietro i palli stabiliti se ne cbiegga la
restituzione.
In terso m. avv. In terzo, dicesi di Qualunque
azione od operazione dove intervengano tre.
Intervallo s. m. Intervallo: Spazio tra due
termini di tempo o di luogo.
" Intervallo, nella Musica dicesi delle distanze che
occupano i suoni fra di loro, delle quali la più
piccola é il comma.
% Lùcido intervallo; Lucido inlervallo: Quello
spazio di tempo, nel quale il pazzo ricupera l'uso
della ragione.
Interveg"nì v. n. Intervenire, Avvenire, Ac-
cadere, Succedere : Còse v'é intervegnùo ? Che
cosa v'é intervenuto?
— in t'ùnn-a cosa; Intervenire in o ad alcuna cosa,
vale Ritrovarvisi presente, ed anche Avervi parte.
iEntervento s. m. Intervento, Intervenzione:
Lo intervenire.
Intesta v. a. Intestare: Registrar in nome o in
testa d'alcuno fondi, parlile, luoghi di monte, ecc.
ti Intestare. T. coslrutt. Mettere due pezzi a con-
trasto colle loro testale.
INT
ÌNT
m
S Intestale n. p. Intestarsi, Incocciarsi , Incaparsi,
Incaponirsi, Incaparbire, Impuntarsi, Ostinarsi:
Stare fermo ostinalo nella sua opinione.
Intesfcardise n. p. Incaparsi, Incaponirsi,
Ostinarsi, Intestarsi, Incaparbire, ecc.
Intestaziòn s. f. Intestazione, Intitolazione,
Titolo, Testa : Inscrizione che si pone in fronte
d'un libro o d'altro.
Intestili s. m. Intestino: Canale che con varj
awolgimenli va dalla bocca dello stomaco fino
al sedere, dove conduce fuori gli escrementi. Esso
si divide in più parli, ciascuna delle quali ha
una particolare denaminazione.
ìntima de «trapunte ; Guscio : La
fodera del materasso o del guanciale, per lo piìi
di traliccio o d'altra tela, la quale forma una
specie di sacco schiacciato, che riempiesi di lana
0 crino. Sopra il Guscio del guanciale va la fo-
dera (foddretta o sciéunia).
Xntimà v. a. Intimare, Indire: Far sapere o
intendere, Dichiarare o Notificare con autorità
di superiore o di giudice, e nei modi dalla legge
stabiliti, di dover fare, pagare, eseguire chec-
chessia sotto pena di esservi costretto.
— a gucera; Intimar la guerra: Nella Milizia vale
Dichiarare i motivi per cui si fa la guerra, e
chiamare l'inimico a patti, minacciandolo di rom-
pergli guerra.
— a reiza; Intimar la resa, dicesl di piazza as-
sediata, che si chiama alla resa, minacciandola
dell'assalto in caso di rifiuto o di resistenza;
dicesi anche Far la chiamata.
Intixuaación s. m. Intimazione: Lo intimare.
Intimidì V. Intimorì.
Intimorì v. a. Intimorire, Impaurire: Recar
timore, paura.
§ Intimorise n. p. Intimorirsi, Impaurirsi : Pigliarsi
timore, paura.
Intirissi V. n. Intirizzire, Intirizzare: Perdere
0 per freddo o per altra cagione il potersi piegare.
Intirissio p. pass. Intirizzilo, Intirizzato : Ina-
bile al piegarsi.
Intitola V. a. Intitolare e Intitulare: Dare il
titolo a un libro, a una commedia o a qualun-
que opera d'ingegno.
Il Intitolare, per Dedicare.
S Intitoldse n. p. Intitolarsi; Dare a sé un titolo.
Appellarsi.
Intitolazión s. f. Intitolazione, Intitola-
mento. Titolo: Inscrizione d'un libro o simili.
11 Intitolazione, per Dodicazione.
Inti^ciclii V. n. Intisichire e Intisicare, Inti-
sichirsi: Divenir tisico, e generalm. Consumarsi
per noja o per altro lungo fastidio.
In tò ciù Ibello m. avv. Sul bello. Sul più
bello, ecc. V. Bello s. m.
In to mentre avv. Nel mentre, Mentre che,
In quel mezzo tempo, Intanto, Frattanto.
Intona v. a. Intonare, e per viziala scrittura
Inluonare. T. mus. Dar principio al cauto, dando
il tono alla voce più alto o più basso.
« Intonare: Dare il giusto tono alla nota da so-
narsi 0 da cantarsi; contr. di Stonare,
n — per Cantare semplicemente.
— 5 stéumago; Accomodare lo stomaco, vale Met-
terlo in buon sesto.
Intonazión s. f. Intonazione e Inluonazione,
la 2» voce è viziata scrittura, Intonalura. T. mus.
Proprietà de' suoni, la quale fa si che diventino
toni, cioè che differiscano dal grave all'acuto.
11 Intonazione : Quel dato suono emesso da uno
strum., in cui risiedono i suoni naturali, come
da un corno o da un cembalo bene accordato sul
corista, 0 da un organo, a norma dei quali si
accordano tutti gli altri strum.
1» — Quel piccolo preludio sull'organo, il quale
serve ad indicare il tono del pezzo musicale,
cui deesi dar esecuzione.
" — Una voce colla quale vien indicalo il canto
intero del versetto d'un salmo o solo il principio.
Intoppa. V. Incontra nel 1" signif.
Intorlbidà v. a. Intorbidare, Intorbare, Tor-
bidare: Far divenir torbido.
§ Intórbiddse n. p. Intorbidarsi, Intorbidire: Di-
venir torbido.
Intortig-na v. a. Attorcere, Attorcigliare,
Attortigliare, Inlorticciare : Avvolgere una cosa
in se stessa, o più cose insieme, od una ad altra.
S Inlòrtigndse n. p. Attorcigliarsi, Attortigliarsi, ec.
11 Arroncigliarsi, dicesi propr. della serpe quando
percossa si ritorce in se stessa.
Il — 5 fi ; Aggrovigliarsi : Ritorcersi in sé, e di-
cesi del filo che essendo stato troppo torto, si
raggrinza.
Intòrtig-néua s.f. Attorcigliamento: L'at-
torcigliarsi e Lo slato della cosa attorcigliala.
" Grovigliola : Quel rilorcimenio che fa in sé il
filo quando è troppo torto.
iJitra V. n. Entrare, antic. Intrare : Andare e
Penetrare dentro; contr. d'Uscire.
" Entrare, talora usasi anche attivam. alla Ialina:
0 l'ha intróu e porte; Egli entrò le porte.
» — per Averci che fare: Le còmm'5 gh' intra?
Che c'entra egli? Che v'ha egli a fare?
— o parla d'ùnn-a cosa; Entrare a parlare o in
parole di checchessia, vale Cominciare a parlarne.
— a parte; Entrare a parte. Partecipare.
— in ballo; Entrare 0 Jlettersi in danza o in ballo,
figurai, dicosi Quando si ritrova o comincia a
entrare in qualche maneggio, negozio o impresa.
— fra mezo; Entrar^ di mezzo, parlando di con-
troversie, negozj 0 sim. vale Divenirne mediatore.
— in possesso; Entrare in possesso, in possessione,
in tenuta, vale Prendere possesso.
— in religión; Entrar in religione, vale Farsi re-
ligioso.
— in sacris; Entrare in sacris, vale Prendere il
primo degli Ordini religiosi.
— in sé; Entrare in sé, vale Tornare al senno.
— in ti fceti di airi; Entrare nei falli altrui, vale
Discorrerne, Impacciarci ne' fa'ti d'alcuno.
— ùnn-a cosa in ta testa ; Entrare, alcuna cosa ad
•uno, vale Capirla; e il simile si dice colla ne-
gativa per lo contrario.
$ A no me gh' intra; Qucsla non m'entra, non
mi cape, non la gabello.
S 0 gh' intra camme mezzan despixonóu; Egli
c'entra come il cavolo a merenda V. Mezzan.
Intra s. f. Entrala, Rendila, Reddito: Provento
che si trae da' terreni o da altri averi.
S Secondo l' intra se fa e speize ; Bisogna far la
la spesa secondo l'entrala, Bisogna distendersi
quanto il lenzuolo è lungo, e in ni. b. Bisogna far
il pelo secondo il buco. Prov di chiaro signif.
In tracolla V. A stracolla.
Intirapréiza V. Imprciza.
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INT
INV
Intraprende v. a. Intraprendere, Impren-
dere, Assumere: Pigliar a fare.
Intrata s. f. Entrala, Enlramento, Ingresso,
Aditi: Luogo onde si entra.
M Entrala, per L'alto d'entrare sempliccm., e talora
Latto d'entrare solennemente in un dato luogo.
N — per Rendita, Reddito V. Intra s. f.
n Entratura, dicesi delle cerimonie che si fanno
nel ricevere in monastero una donzella che è
per prendere l'abito di monaca.
M — per Quella rata che si paga in alcun luogo,
come arte, compagnia e sim., in entrando ad
esercitar quell'arie o essere in tal compagnia,
— e sdorila; Entrala e uscita, dicesi a Quel libro
dove si scrivono le rendite e le spese.
S Aveì l' mirata franca; Aver l'entrata spedita,
cioè Aver la facilità d' introdursi in un luogo,
S Dà l'intrala; Dare l'entrala, cioè Concedere
r ingresso.
S Diritto d'intrala; Dazio, Gabella: Diritto d'en-
trala che si paga per far entrare merci in una
città, in un regno.
S Fa l'intrala; Fare l'entrata: Entrare solenne-
mente in una città o sim,
S Paga l'intrala; Pagare l'entratura o Dare la
bene entrata, dicesi del Pagare una mancia nel-
l'entrare in alcuna compagnia o simile.
S Proibì l'intrala; Tener l'entrata, Vietar l'ingresso.
Intrante add. Entrante, Insinuante : Aggiunto
di persona che con maniera e galanteria s' in-
troduce'agevolmente presso chicchessia,
Tntreg-o add. Intiero e Intero: Che non gli
manca alcuna delle sue parti,
S Cavallo inlrego V. Cavallo.
Xntressà. v. a. Intrecciare: Collegare, Com-
mettere insieme. Unire in treccia.
Intressatùa s. f. Intreccio, Inlrecciatura ,
Intrecciaraenlo : Cosa collegala e unita a guisa
di treccia,
Intresso V. Inlressatùa.
n Intreccio : Quegli accidenti che intricano l'azione
d'una commedia, il. cui scioglimento è dello
Catastrofe.
JEntrig-ante s. m. Intrigante : Uomo che si
intriga, che si dà briga di avviluppare altrui e
di sapere gli altrui fatti in acconcio de'proprj;
Impacci(»ne.
Intrigàse n. p. Intrigarsi, Impacciarsi V,
Jmpaccidse.
Intrigrlxin s. m. Faccendino : Chn s' ingerisce
ne' falli altrui, e vuol parere uomo da faccende,
Intrìg-o s. m. Intrigo, Intrico, Intrigamento,
Intncamento, Imbarazzo, Imbroglio, ecc.
H Intrigo, Raggiro, Cabala,
Introdùe v. a. Introdurre : Condurre o Far
entrare in un luogo; Introducere.
n Introdurre, per Far favellare alcuno in iscritlura,
come in dialoghi e simili ragionamenti.
H — per Metiere in uso: //«nm/ro(/«i/oMnn'M2rrtnsa
ridicola; Hanno introdotto un'usanza chefii ridere,
— ùnn-a persùnn-a a ùnn'atra; Introdurre uno
ad uno, vale Condurglielo innanzi, Far che sia
ammesso appo lui.
S Inlrodùise n. p. Introdursi : Farsi avanti, Avan-
zarsi, Penetrare,
ti Introdursi, per Entrar in uso.
IntrodLùzión s. f. Introduzione, Introduci-,
mento: L'atto d'introdurre.
Il Introduzione, Principio, Cominciamcnto.
Il — Parlando di libri, Prologo, Proemio, Pream-
bolo, Prefazione.
Il — Entrala. '/, mus. Breve pezzo istrumentale
che precede il canto.
*Introg"g"ia V. Introita.
Introita v. a. Far entrare, e s' intende da-
naro nella cassa-. Esigere, Riscuotere.
Introito s. m. Introito, Riscossione, Esazione,
e dicesi di danaro.
Intromettise n. p. Intromettersi, Intramet-
tersi, Inframmettersi, Frammettersi, Interporsi:
Entrare o Mettersi in o di mezzo; e dicesi di
persona che volentieri si frapponga come media-
tore onde terminare qualche lite o differenza.
Intrù-d-ise n. p. Intrudersi: Cacciarsi o Fic-
carsi in qualche ufficio per vie non lecite.
Intruso add. Intruso, dicesi comunem. di Chi
s' introduce ove non dovrebbe, ovv. Non legitti-
mamente dello,
Intrùxión s. f. Intrusione: Non legittima
elezione.
In t'ùn amen V. Amen.
In t'ùn attimo V. Attimo.
In t'ùn Ibattidéug-g-io V, Éuggio.
In t'ùn credo V, Credo.
In t'ùn momento V. Momento.
In t'ùn sato V. Sàto.
In t'ùn sción V. Sción.
In tutti i caxi m. avv. In ogni caso, In
caso che. Posto o Dato che. Qualora, Ove mai,
Ad ogni conto. Comunque sia, In ogni modo.
In tutto e per tutto m. avv. In tutto
e per tutto, In tutto in tulio. Tra ugioli e ba-
rugioli, Con lutti gli annessi; ed anche Compu-
tando ogni più piccola cosa.
In ùltimo avv. In o Nell'ultimo, Da ultimo,
Da sezzo. Al da sezzo, Alla fine. Alla fin fine.
Finalmente.
Inumidì v. a. Inumidire, Umettare, Fare umido,
Ammollare.
Il Pillottare: Far gocciolare materia strutta sugli
arrosti mentre girano sugli spiedi.
— a giancoja; Inumidir la biancheria: Spruzzar
acqua su essa onde umettarla e disporla alla
stiratura.
Inùtile add. Inutile, Disutile: Che a nulla giova,
Che non reca alcun vantaggio.
Inùtilitce s. f. Inutilità, Disutilità: Qualità di
ciò che è inutile.
In ùzo; In uso. Posto avv. col v. Avere, vale
Usare, Costumare, Praticare, Esser solito,
Invadde un léug-o; Invadere un luogo,
uno Stato: Entrare per forza d'armi in un luogo;
Assalire ed Occupare armatamente ed improv-
visamente uno Sialo.
Invag-lxìse n. p. Invaghire e Invaghirsi : Di-
venir vago, Accendersi di desiderio o vaghezza
di checchessia, Innamorarsi.
Invasóu. add. Invasalo, figurai. Occupalo da
affetto, voglia o altra passione; Acceso, Infiam-
malo, Soprappreso.
Invaxión s, f. Invasione: L'invadere (assalire);
e non che drgli uomini dicesi anche delle bestie.
Ma dicesi per lo più dello Entrare d'uomini ar-
mati in paese altrui ; e figurai, d'ogni altra cosa
che arrechi grave ed esteso danno.
Inveddràse n, p. Incrislallare, e non dicesi
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se non degli occhi qnando sono accesi da interna
passione, e per lo piiì d'ira.
Xii'ves'i V. n. Invecchiare : Divenir vecchio.
S A tóa n5 s'invcgisce, chi ghe sta troppo s'im-
mattisce V. Iinmatti.
Invei V. n. Inveire: Declamar contro, Pur in-
vettive, Impugnar nel discorso veementemente,
Parlar contro con energia.
In "veiteo m. avv. In verità, In vero, Veramente.
Inveninàse n. p. Invelenirsi, Accanarsi, In-
viperirsi, Sliziirsi.
Inventa- v. a. Inventare: Essere il primo au-
tore di checchessia, Trovar qualche cosa di nuovo,
d' ingegnoso per mezzo della propria immagina-
zione, del proprio ingegno; trovasi anche In-
venzionare.
S Inventàse de balle, de micce, ecc.; Froltolare,
Contar frottole. Carolare, Piantar carote: Inven-
tarsi, Dar ad intendere cose false, stravaganti, ecc.
In'veutàio s. m. Inventario: Scrittura nella
quale son notati capo per capo tutti i beni sì
mobili che immobili, titoli, carte, ecc. apparte-
nenti ad ima persona o ad una società.
S Benefizio d' inventàio ; Beneficio d'inventario.
r. leg. Facoltà che ha l'erede di non pagare i
debiti della successione fuorché fino alla somma
di ciò che è registrato nell'inventario, quando
innanzi dichiari di accettare la detta eredità con
tal beneficio.
S Fa l' inventàio V. Inventarizzà.
Inventarizzà, v. a. Inventariare : Fare in-
ventano, Registrar nell'inventario.
Inventò s. m. Inventore e Inventatore : Colui
che in venia.
Invenzión s. f. Invenzione : Scoperta o Ri-
trovamento d'una cosa nascosta e non per anco
conosciuta o da altri immaginata,
n Invenzione, per Facoltà, Disposizione dell'inge-
gno ad inventare.
» — per Trovato, Finzione: A l'è stceta ùnn-a
mcB invenzion; È stata una mia invenzione.
« — per Una delle cinque parti della rettorica.
« — per Una delle cinque parti della musica.
— da Santa Cròxe; Invenzione della Ss. Croce:
Quella festa che si celebra dalla Chiesa il tre di
maggio sotto tale titolo,
Inverd-ùg-à, v. a. Accalappiare, Incalappiare,
Ingalappiare, Incaccabaldolare: Irretire alcuno per
via di caccabaldole, di moine, Tirarlo al proprio
volere con lusinghe, ecc.
— de balle V. Invescigd.
Inverd-ùg-ón p. pass. Accalappiato, ecc.
« In forza d'add. vale Azzimato, cioè Vestito con
pompa afTettata che fa andar altrui pettoruto.
Invex*na,d.<la. s. f. Invernata, Vernala, Verno:
11 tempo che dura l' inverno.
Invernila v. a. Inverniciare, Invernicare:
Dar la vernice, Impiastrar sottilmente checchessia
di vernice. Parlandosi di vasi di terra, dicesi
Invetriare.
Inverno s. m. Inverno, Verno: Quella delle
quattro stagioni dell'anno, la quale nel nostro
emisfero comprende il tempo impiegato dal sole
per riternare dal tropico del capricorno all'equa-
tore celeste. Essa comincia il 21 dicembre e
finisce il 20 marzo.
S Da inverno; Vernale, Vernereccio, Jemale:Del
verno.
S Frùta da inverno; Frutta vernina o da inverno
V. Fvàta.
$ In tò chéu dell'inverno; Nel cuor del verno,
Di fitto verno, Nel fondato verno, Di verno fon-
dato, Ne' maggiori stridori del verno, Alla più
algente bruma, Negli algori più stridenti.
§ Passa l'inverno in t'ùn posto ; Invernare, Sver-
nare : Far l'invernata in un luogo.
Inveroscimile add. Inverisimile: Cosa che
non è verisimile.
Invex'sà, v. a. Arrovesciare: Volger la cosa
al contrario del suo diritto; Capovolgere, Capo-
voltare, Capivoltare.
— e lev fé; Far la bocca brincia V. Imbòsà.
— un vesti; Arrovesciare un vestito, vale Rimet-
terlo al nuovo mettendo il rovescio del panno
dalla parte di sopra.
% Fa inversa ùnn-a personn-a; Crucciar uno, vale
Farlo adirare, o semplicem. Farlo divenire di
cattivo umore.
g Inversàse n. p. Arrovesciarsi, Rovesciarsi, Capo-
volgersi, ecc.
I) Figurat. vale Crucciarsi, Adirarsi, Montar la luna,
ecc.; e talora semplicem. Divenir di cattivo umore.
Inverso s. m. Rovescio: La parte contraria
ossia La facciata che sta al di sotto della prin-
cipale, opposto al Ritto; e dicesi propriam. dei
panni, vesti ed altre cose che hanno due facce,
la men bella delle quali sta al di sotto; altrim.
Riverso e antic. Riverscio.
§ Dall' inverso ; Da o A rovescio. Posto avverb.
vale Dalla parte contraria alla principale, e dicesi
di panni, vesti e simili.
§ Non aveì né indrìto né inverso ; Non aver né
capo né coda, e dicesi di Cosa sfatta, sformata,
disordinala, che non ha né principio né fine.
% Ogni indr'Ho o l'ha 5 so inverso V. Indrìto.
% Pin de drìti e inversci; Pieno di arzigogoli,
di raggiri, di astuzie.
Inverso add. Crojo, Adirato, Di cattivo umore.
S Aveì a lùnn-a inversa; Aver i bachi o le pa-
turne. Aver la luna a rovescio: Essere adirato,
0 semplicem. Essere di cattivo umore.
§ Levàse co-a lìinn-a inversa; Alzarsi dal letto
colla luna a rovescio. Levarsi colle palurne, Le-
varsi di mal umore.
Inversóu. p. pass. Arrovescialo, Rovesciato,
Capovolto.
§ Vestì inversóu; Vestito arrovesciato V. Inversa.
Invertì v. a. Invertire, Invertere : Stravolgere,
Arrovesciare, Volger sossopra, Scombuiare, Gua-
stare l'ordine.
Invescig-à, d.e "balle; Dar pastocchie.
Ficcar carote. Carotare, Infinocchiare, Inzampo-
gnare, Far cornamusa, vale Dar ad intendere
cose non vere, stravaganti, ecc.
Investi V. a. Investire. T. leg. Concedere il
dominio. Dare il possesso di Stali, di fondi,
benefici, ecc.
t> Investire. T. mar. Si dice d'un bastimento qnando
è portato sopra un banco di sabbia o sopra un
luogo vicino alla costa, dove non è bastante ac-
qua per sostenerlo a galla.
— ùnn-a cosa; Ficcarsi in umore, in lesta, in capo
checchessia, vale Ostinarsi in esso.
— ùnn-a pers5nn-a; Bravar uno, Increparlo, Dargli
una sbrigliata, vale Riprenderlo acremente. Mi-
nacciarlo ailieramente e imperiosamente.
464
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mz
— un carattere; Calzar bene un carallere, Qua-
drarlo, Tornarlo bene.
InT'estig-a v. a. Investigare : Diligentemente
cercare.
iBivestitua s. f. Investitura, Invcstigione,
Investimento: Concessione di dominio, di bene-
fìci, Immissione in possesso, ecc. fatta con certe
formalità.
Xnveteròii add. Inveteralo, Radicato, Invec-
chiato.
Invévig'g'ia s. f. Invoglia e Invoglio : Tela
grossa 0 cesa simile, colla quale si rmvolgono
balle, fardelli o simili.
In"vexeii<ia- v. a Confondere: Rendere altrui
incapace di pronunziare parole bon articolate, e
turbargli in modo l'intendimonto e le idee ch'elle
vengano come a mesco'arglisi nella lesla o per
impeto di violenta affezione o per altra cagione,
» Figurat. per Innamorare, Invaghire, Accendere
d'amore.
— a vista; Abbagliare W.Abbarlùgd noi 2" signif.
— de yarollc; Appallar con parole V. Abbarlùgd.
3 Invexendàse n. p. Confondersi, Anfanare, Anna-
spare, Armeggiare, anlic. Inlrcfolarsi : Aggirarsi
in parole, Non venir alla conclusione del discorso.
« Figurat. Innamorarsi, e in m. b. Imbertonare e
Imbertonire.
rnvexenclo s. m. Barbaglio: Rimescolamento
di persone, e propriam. Qnell'agitarsi confuso di
grande o picciol numero di persone insieme rac-
colte e fra loro rimescolantisi per qualche straor-
dinaria occasione, come di feste o spettacoli o
di popoloso tumulto V. Inaio.
M Confusione, per Quel tumulto di pensieri che
producesi nella mente dall' afifollarsi d'idee, di
cure che sovraggiungano iijsieme ad occupare
l'animo o a perturbarlo.
Il Batlibiiglio, Subuglio, Confusione, Scompiglio.
Invexexid.on s. m. Trafelone, Affannone,
Faccendone, Imbroglione: Uomo che opera senza
consiglio e scompigliatamente.
« Appaltone: Che appalla e sopraffa colle parole.
Invexend-óu. add. Infaccendalo, Affaccen-
dalo: Che ha molte faccende.
H Confuso, Agitalo, Perturbalo.
" figurai. Innamoralo, Invaghilo d'alcuna cosa o
persona.
Invia, v. a. Invitare, dicasi generalm. dagli Ar-
tefici per Serrare o Stringere la vile fv'iaj, conlr.
di Svitare (Desvià).
n Invitare V. Invita.
Inviaiiescóix (Cavallo) V. Cavallo.
Invidia v. a. Invidiare : Avere o Portar in-
vidia, Struggersi di dispiacere dell'altrui bene.
« Invidiare, talora usasi in buona parte, e vale
Desiderare un ben simile a quollo di che altri
gode senza provarne dolore : Mi invidio a so
sorte; Invidio la sua sorte.
§ Invidióse l'ùn con l'atro; Invidiarsi con alcuno:
Gareggiare per invidia o gelosia che suol destare
la gloria o prosperila altrui.
Invig-ila V. a. Invigilare, Vigilare, Vegliare,
Tener l'occhio: Badare altenlam. a checchessia.
Invig-orì V. n. Invigorire, Rinvigorire, Dar
vigore; Rinforzare, Fortificare, Avvalorare.
Invio s. m. Invito, Invitamenlo, antic. Invitanza,
Invitata: Lo invitare.
» Invito, nel giuoco di carte Quell'invito che si
è fatto al compagno affinchè giuochi una carta
maggiore.
S Chi va a-o pasto sensa invìo, l'è ma visto e
ma Servio ; Chi va alle nozze e non è invitato,
ben gli sfa se n' è cacciato, ovv. torna a casa
sconsolato. Prov. di chiaro significato.
Inviolalbilitse s. f. Inviolabilità: Una delle
principali prerogative della sovranità, e consiste
nel rendere la persona del regnante giuridicam.
immune, nel piìi allo grado, da qualsivoglia lesione.
Invii>erìse n. p. Inviperare e Inviperarsj,
Inviperire e Inviperirsi, Inasprirsi, Esacerbarsi,
Adirarsi, Stizzirsi, Arrabbiarsi, Arrangolarsi, In-
velenirsi.
Inviscà V. a. Invescare, Inveschiare, Invischiare,
Impaniare: Intridere o Imbratiare di vischio o
pània alcuna cosa, come ramicelli, canne, ecc.
Invita V. a. Invitare: Fare invilo, cioè Dire
0 Far dire allrui che tu vorresti ch'e' si ritro-
vasse leco 0 con altri a checchessia.
I' Invitare, trattandosi di giuoco di carte vale Giuo-
care una carta e invitare con picchiata il com-
pagno a giuocare un' altra maggiore.
I) — E parimente in terni, di giuoco. Accennare
0 Proporre quella quantità di danaro che si vuol
giuocare.
— a disnà; Convitare, Chiamare a convito.
§ Invitàse n. p. Invitarsi: Chiamarsi scambievol-
menle a far chocchess a.
Invito s. m. Convito: Splendido desinare o cena,
a cui sieno convitate più persone.
Invitòii s. m. Convitato: Colui che interviene
od è chiamato al convito.
In vitta m. avv. In vita , Durante la vita ,
Finché dura la vita. Nel corso della vita.
•I Talora vale Ritiratevi, Guardatevi la vita o sim.;
ed è modo che per Io più usano dire i facchini
alla gente per avvertirla di ritirarsi da una parte,
onde non essere urtata da essi e lasciare loro
libero il passo quando portano qualche grosso
peso: In villa, scignorii Signori, si ritirino!
§ Èse, Mantenni, Sta, Tegni in villa V. Vitta.
Invixi"bile add. Invisibile, Non visibile: Che
non può vedersi o Che non si lascia vedere.
In vixinansa m. avv. In vicinanza, Vicino,
A vicino. Per vicino.
Invoca V. a. Invocare: Chiamare in ajato pre-
gando, implorare l'ajuto allrui.
I) Invocare, talora dicesi per Allegare, cioè Produrre
la legge o l'altrui autorità a confermazione e ad ap-
poggio della nostra opinione o delle nostre islanze.
Invocazión s. f. Invocazione: L'atto d'in-
vocare, cioè di chiedere pietà, assistenza, ajulo, ec.
Invog-g-ia V. a. Invogliare: InJur voglia. De-
stare, Accendere nell'animo d'uno il desiderio
di checchessia,
g Invoggiàse n. p. Invogliarsi, Aver voglia.
Inzeg-nàse n. p. Ingegnarsi , Industriarsi :
Affaticarsi coli' ingegno e coli' arte per fare od
ottenere una cosa.
— a bellamegio ; Far del suo meglio.
Inzeg-né s. m. Ingegnere e Ingegnerò: Inge-
gnoso ritrovalor d'ingegni e di macchine; e più
spesso Chi professa la scienza di fortificare, at-
taccare e difendere le piazze, e quella della
caslrametazione degli eserciti.
)) Ingegnere, per Colui che, addottoralo o no in
matematiche, fa professione d'Architello.
IPO
IST
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Inzeg'iiéua. s. f. Gabbia riirosa o assolutam.
Riirosa : Specie di gabbia che serve per l'uccei-
lazione.coll'enlramenlo slrello e al di fuori am-
pio, in guisa che all'uccello che vi è enlralo vien
impedilo l'uscirne, per via delle punte aculissime.
Se ne fanno allre con differenti ingegni.
Inzég'iio s, m. Ingegno : Acutezza d'inventare
0 dapprendere checchessia.
ti Ingegno, per Strumento ingegnoso, Ordigno, Mac-
china, ecc.
S Bell' inzègno; Bell'ingegno, dicesi d'Uomo, il
cui ingegno è ornalo di cognizioni piacevoh ed
utili j ed anche dUomo d'ingegno svegliato, acuto.
S Oinmo d'inzègno; Uomo d'ingegno.
Inzeg-nùso add. Ingegnoso : Dotalo d'ingegno;
Industrioso, Acuto, Spiritoso, Perspicace, Pene-
trativo.
M Ingegnoso , talora dicesi anche delle cose che
mostrano dell'ingegno, dell'acume, della sagacità
in chi le ha falle.
In zenóg'g'e V. In zenòggiòn.
Xnzenóg-g-iàse n. p. Inginocchiarsi, Ginoc-
chiarsi, anticam. A^ginocchiarsi : Porsi in terra
colle ginocchia per sommissione o per fare ora-
zione ; Genuflettersi.
Inzenóg-g-iatòio s. m. Inginocchiatojo :
Arnese di legno per inginocchiarvisi sa e farvi
orazione; altrim. Inginocchialore, Altarino.
In zenòg-g-iSn; Ginocchione, Ginocchioni,
Inginocchione, Inginocchioni, A ginocchio, In
ginocchio. Poslo avv. vale Tosato sulle ginoc-
chia, Colle ginocchia in terra.
Inzettà. V. a. Coprir di sfasciumi, di rottami
V. Zetlo.
In zù avv. Giù, In giiì, All' ingiù, A basso. Verso
la parte inferiore; alla fìorent. In giue.
% Andò, in sciù e in zù V. Andò.
$ €o-a testa in zù; Capopiede, A rovescio, AI
contrario.
S Lascici andd l'cegua in zù e d vento in sciù Y.
^gua.
In zùamento; Affé, A fé. Posto avv. vale
Con giuramento.
Inzuncài v. a. Ingiuncare. T. mar. Serrar le
vele con giunchi, e dicesi specialm. delle vele
Ialine.
Inzunca;tùa< s. f. Ingiuncatura. T. mar. L'atto
d'ingiuncare e Lo stato della vela ingiuncala.
Ipocrixia s. f. Ipocrisia e Ipocresia, ma po-
chissimo usato, anticam. Ipocrita: Simulazione
di bontà, di virtù e di santità o Arte d'ingan-
nare sotto specie di virtù, di santità, ecc.
Ipoteca s. f. Ipoteca: Quel diritto reale, per
cui le cose immobili del debitore vengono par-
ticclarm. affette in favore del creditore per mag-
giore di lui sicurezza, all'effetto che non venendo
soddisfallo il debito nel termine stabilito, egli
possa su quella, col mezzo della giustizia, rea-
lizzare il suo pagamento.
Ipoteca V. a. ipotecare: Dare un immobile in
ipoteca, ossia Accordare sopra un immobile un
diritto reale a maggiore sicurezza dell'adempi-
mento d'una obbligazione; diritto che dà facoltà
al creditore, pel caso d' insoddisfacimento d'essa
obbligazione, di far vendere l'immobile per im-
borsarsi sul prezzo, in preferenza a tutti i cre-
ditori non ipotecar].
Ipotesi s. f. Ipotesi : Supposizione di cosa, sia
possibile, sia impossibile, dalla quale si deduce
una conseguenza.
Ira s. f. Ira, Mal talento, Sdegno, Slizza, Bile,
Collera V. Raggia.
S Aveì in ira; Aver in ira, Aver in uggia, Por-
tare odio.
S Di ira dei d'ùnn-a pcrs5nn-a V. Di.
Irreg-olaritse s. f. Irregolarità, inregola-
rilà : Mancanza di regola.
Irio s. m. Ghiaggiuolo e volgarm. Giaggiolo: Fa-
rina 0 Polvere odorosa ricavala dalle radici del
Giaggiolo CErba Spd), ossìa Vlris fiorentina dei
Botan. In Toscana si vende in pacchi (boete).
Irrita v. a. Irritare e Inrilare: Provocar a sdegno,
n Irritare, presso i Medici Produrre irritazione V.
Irritaziòn.
g Irritàse n. p. Irritarsi : Prendere sdegno, Adi-
rarsi, Incollerirsi, Scaldarsi d'ira. Stizzirsi, ecc.
Irritante add. Irritante e Inritanle. T. med.
Che ha virtù di produrre irritazione, Che pro-
duce irritazione.
Irritaziòn s. f. Irritazione e Inritazione, Ir-
ritamento e Inrilamento. T. med. Specie di tur-
bamento delle funzioni della vita, che non è
propriamente né essenzialmente accompagnalo da
eccesso o di/ello di slimolo o di rigore, e che
dipende dall'applicazione al corpo di potenze che
operano chimicamente o meccanicamente, pur-
gando, stirando, premendo, ecc.
Isa I Isa ! Issa ! Voce con cui si eccita altrui a
qualche movimento di forza e penoso; e dicesi
massimamente da chi alza gravi pesi, e nel mo-
mento proprio che vuol sia falla forza davvero
se specialmente sono in più; allrim. Alza! Mano!
Forza ! Su ! Animo ! e sim.
Isa Y. a. Alzare V. Alsd.
II Issare, T. mar. Sollevare, Alzare un albero, una
vela, un pennone, una botte ed ogni altra cosa
per mezzo delle manovre e paranchi in una nave.
Isalbella (Cavallo) V. Cavallo.
ìscioa s. f. Visciola : Ciriegia prodotta dal ci-
riegio visciolo. Visciolina è la specie minore di
detta ciriegia; Visciolona, la ciriegia maggiore
della visciola.
Isoa s. f. Isola : Paese o Territorio racchiuso
d'ogni intorno da acqua, Terra circondala per
tutte le parti dal mare.
tt Isola e Isolato, per Un ceppo di case staccato
da ogni banda per mezzo di pubbliche vie.
Isoà V. a. Isolare. Voce d'uso: Slaccare chec-
chessia attorno attorno da qualunque altro corpo,
n Isodse n. p. Isolarsi , nelP uso vale Staccarsi
dall' altrui compagnia , Fuggire ogni consorzio ,
Vivere in solitudine, Allontanarsi dal mondo.
Isola V. Isod.
Isolano add. Isolano: Abitatore d'isola.
Isopo s. m. Isopo e Issopo. T. hot. Hyssopus
olficinalis. Pianta' vivace aromatica, medicinale,
sempre verde, che nasce spontanea in molli luo-
ghi. Le sue foglie sono sessili, lineari, lanceolate,
i fruiti violelli a spiga. Fiorisce nell'estate. Fra
le sue varietà è notabile quella a flori bianchi,
e l'altra con le foglie di mortella.
— sarvwgo; Santoreggia V. Santorin.
Istòia s. f. Storia e Istoria: Propriam. Diffusa
narrazione di cose seguite; ed anche assolatatn.
per Successo, Avvenimento: Ve contiò l' istòia
da mcB gita; Narrerowi l'istoria della mia gita.
466
LAG
LAD
w storia, per Conto, Racconto, Novella, Favola:
Narrazione di fatti o cose immaginarie, non
avvenute,
n — Figurai, per Cosa lunga e intricata.
5 Cónta (le istòie a ùnn-a persónn-a; Menar uno
per parole. Dar parole, chiacchiere ad uno, vale
Mandare in lungo senza venir mai a conclusione:
Nò me cdntcB ciù de istòie; Non mi date più
chiacchiere.
3 Fa sempre a mcexima islòia; Non mutar verso,
consiglio, vita, vale Non cangiar mai modo di
vivere, di agire e sim.
% Fa mille istòie; Far mille storie, Far un monte
di storie o sim.: Modi dell'uso che valgono Fare
il restìo 0 lo scontento, Farsi pregare.
S L'istòia a l'è lunga t La è lunga! La va per
le lunghe! dicesi allorquando si è annojati del
dire 0 fare lungo e nojoso di chicchessia.
S Sensa tante istòje; Senza tanti riguardi, ceri-
monie, scrupoli, obbiezioni, precauzioni, maneggi,
raggiri, ecc.
Isuòto s. m. Isolotto, Isoletta: Piccola isola.
Isuòii add. Isolato: Staccato da tutte le bande.
Il Isolato, detto di persona, vale Solitario, Che sta_
solo.
Ita<lia/ii add. Italiano, Italo e Italico: D'Italia.
§ Tradite o Parla italiàn V. Italianizza.
Ita^lia^nizzà. v. a. Italianare: Fare italiano,
Ridurre all' iialiano.
1) Italianeggiare (neut. assol.). Parlare italianamente.
Ittevizia, s. L Itterizia. T. mecl. Malattia che
procede da spargimento di fiele, che viene in-
dicato da un color giallo o da un verde simile
a quello d'una foglia morta, che primieramente
manifestasi alla membrana che involge rocchio,
alla tempia ed al collo, e poi spandesi in lutto
il corpo. Talvolta è prodotta tale malattia dal
riflusso della bile nel sangue.
L
ICjalba/i'da. s. f. Labarda e Alabarda: Sorta di
arme in asta, guernila in cima d'un pezzo di
ferro lungo ed aguzzo, attraversato da un altro
pezzo di ferro fatto a foggia di mezza luna.
§ Appoggia a labarda V. Appoggia.
Latoarda s. f. Labardata e Alabardata: Colpo
di labarda.
Lalbard-é s. m. Alabardiere e Alabarda; di-
cevasi antic. Il soldato armalo di labarda. Oggi
dàssi da noi questo nome ad Un servitore che
usano tenere alcune Collegiate, vestito a livrea,
con un'alabarda in mano ed armato di spada
sospesa a larga tracolla di panno, il quale è de-
stinato alla guardia della chiesa e ad altri servigi.
**Xjalblbia s. f. Fame, Miseria: A l'è labbia; É
fame. Voce del volgo.
ILiaTberiiito s. m. Laberinto e Labirinto: Luogo
pieno di vie tanto dubbie e tanto intrigate, che
chi vi entra non trova modo ad uscire.
w Laberinto, metaf. Imbroglio, Intrigo, Inviluppo:
Confusione grande e malagevole a sbrigarsene.
w — Nel giuoco dell'Oca, Quel sito, dove chi ar-
riva torna addietro tre punti e paga.
Lalboratòio s. m. Laboratorio: Luogo dove
i Chimici tengono i loro fornelli ed arnesi per
le loro operazioni.
Lalbro s. m. Labbro e Labro, al plur. Labbri
e Labbra : Parte esterna e carnosa che circonda
la bocca, cuopre i denti e coopera alla forma-
zione de'suoni e ad articolar le parole.
Lacca s. f. Lacca: Ragia rossa che geme dalla
scorza del Croton lacciferum , bucacchiala da
certi insetti, la quale ridolta in lastrette serve
per far le vernici e la ceralacca,
n Lacca, per Una specie di color rosso che ado-
perano i dipintori, e si fa colla cocciniglia.
— da scigilld; Ceralacca: Composizione di resina,
lacca, spirilo di vino e vermiglione, che si ri-
duce in bacchettine per uso di sigillare.
S Bóllo de lacca; Bacchettina di ceralacca.
Laccetto s. m. Animella: Una delle parli dèi
corpo dell' animale bianca e di sostanza molle
e spugnosa, che dicesi pure alla lai. Gianduia.
I macellai distinguono l'animella della lingua,
della gola e del cuore.
— da lengua; Animellata: Quella porzione d'ani-
melle e di carne che nel taglio resta attaccata
alla lingua.
— dò chéu; Stomachino: Specie d'animella che sta
attaccala alla milza ed al fegato.
Lacche s. m. Lacchè: Servo perlopiù gio-
vane, che segue il padrone o la padrona quando
escon di casa. Antic. era Un servitore da corso
che correndo a piedi precedeva la carrozza del
suo padrone.
Traccia s. f. Sovvallo: Cosa che viene senza
spesa e per lo più da godersi in brigala.
Lacción s. m. Suggellino: Parlandosi di per-
sona, si prende per ironia e in mala parte : Che
lacción ! Che suggellino !
n Manfanile V, Accion.
g A l'ha piggióu 5 laccion — Diciamo di sposa
che siasi maritata a suo capriccio con uomo
cattivo e che le dia mala vita.
Lacùnn-a s. f. Lacuna: Mancanza di qualche
parola o riga o periodo in un'opera a penna o
a slampa.
Laddretto s. m. Ladroncello, Ladruccio, La-
drino, ma pochissimo usalo. Dimin. di Ladro.
Laddro s. m. Ladro : Colui che toglie la roba
altrui di nascosto.
I» Plagiario : Colui che ruba gli scritti altrui e se
li fa propri),
t) Moccaja e Moccolaia, presso varj Toscani chia-
masi così Quel (ilo di stoppino acceso che ripie-
gatosi all' ingiù, 0 slaccatosi, cade lungovia la
candela e la va struggendo.
— da bcstiammi; Abigeo. T. leg. Colui che si rende
reo d'abigeato, cioè Ladro di bestiami.
— da carte; Baro da carte; Colui che, giocando
LAE
LAG
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alle carte , fa il collo al contrario e con frode
gli vince boona somma di danaro.
— de campagna; Dannajuolo, Facidanno: Chi ru-
bando danneggia i boschi e le terre altrui.
— de md ; Pirata, Corsale. Corsaro, Ladro di mare.
S Chi é boiardo e laddro; Chi è bugiardo è ladro.
Prov. di chiaro signif.
% Daghe a-o laddro o a-i laddri ! Al ladro ! al
ladro! Ai ladri ! ai ladri !
S Da laddro a gallolo ; Da barcaiuolo a mari-
naro, ovv. Da galeotto a marinaro, dicesi co-
muncm. di Due tristi o due accorti , volendo
dinotare la nessuna differenza che passa da questo
a quello.
S Ése 0 Fd cómme i laddri de Pisa che a-o
giórno se dan e a néutte van a arròbà in-
semme; Essere o Fare come i ladri di Pisa che
di giorno si leticano e la notte vanno a rubare
assieme; così dicesi di Coloro che fingono ini-
micizia per potere a più bell'agio commettere
insieme azioni illecite e peccaminose.
% Fa ùnn-a viltà da laddri; Patir gran disagi,
Sopportare vita penosissima e faticosissima.
S L'è tanto laddro chi arròba cornine quello chi
piggia o chi ghe ten man V. Arrobà.
S L'òccaxiSn a fa l'omtno laddro; La comodità o
L'occasione fa l'uomo ladro, E' fassi all'infornare
il pan goloso, All'urna aperta il giusto vi pecca.
Dettato prov. e vale L'occasione prossima induce
sovente a pescare.
S Mamma da laddri; Racceltalore e Ricettatore :
Colui che nasconde o compera le cose rubate.
S Strassóu camme vn laddro ; Brindellone, Bren-
dolone. Straccione, Trito: Che ha le vesti che
cascano a brani o che non se ne tien brano.
!Lj£tddro]iaja< V. Laddronisso.
X^a/ddiTonisso s. m. Ladroneccio , Ladro-
neggio, Latrocinio, Ruberia, Furto.
JLia<ddi*oii s. m. Ladrone. Accresc. di Ladro:
Ladro famoso.
S Bón 0 Cattivo laddròn; Buono o cattivo ladrone,
diconsi Que' due ladri che furono messi in croce
col nostro S. G. C.
Juèh drento avv. Là entro o Laenlro V. Drento.
JLiaete s. m. Latte: Liquore bianco, opaco, che
si forma nelle poppe delle donne per nutrimento
del suo 0 dell'altrui bambino; e in quelle delle
femmine dei mammiferi pel nutrimento de' loro
parti.
— de fighe; Latte, Lanificio V. Figo.
— de gallinn-a; Latte di gallina V. Gallinn-a.
— de pègoa, de crava, de vacca; Latte pecorino,
caprino, vaccino.
— de pescio; Latte di pesce, dieesi Una sostanza
bianca e consistente come cacio tenero, che si
trova ne' pesci maschj al tempo della fregola, e
colla quale essi fecondan le uova che son get-
tate dalle femmine.
— de pólla; Latte di gallina, chiamansi I torli di
novo stemperali con acqua e zucchero e frullati.
— de vegia; Latte di vecchia: Nome d'uno squi-
sito rosolio.
— dóce 0 d spagnolla ; Crema : Un composto di
latte, torli d'uovo stemperati con acqua e zucchero,
dibattuti insieme e rappresi al fuoco.
— brutto; Latte grosso.
— preizo; Latte cagliato o quagliato, Latte rappi-
gliato, rappreso.
— pùo; Latte puro, schietto. Latte intero.
$ Aveì ancón 6 Icete in bócca; Aver il latte dllt
bocca, Non aver rasciutti gli orchi, vale Essere
troppo giovane e di poca esperienza.
§ Cd gianco e Icete; Color bianco lattato o bianco
latteo, cioè Che somiglia nel colore al latte.
^ Dà ò laete ; Lattare , Allattare , Dare il latte :
Nutrire con latte come fanno le madri e le bàlia
ipiccioli tìgliaoli.
% Ése in late; Essere in latte, dicesi volgarm. del
Grano quando è ancora ripieno di liquido tras-
parente e mucoso, e non ha preso ancora ve-
runa consistenza.
% Fé prende 5 ta;te; Far cag'iare o quagliare il
latte, Accagliare il latte.
S Fd scentd 5 Icete; Far causare il latte: Farlo
andar altrove. Deviarlo dalle poppe per non aver
da allattar figliuoli.
S Fé vegni 5 Icete a-e zenógge; Far venire il
latte alle ginocchia. Modo comunissimo in Tose,
e vale Essere nojoso e uggioso; Ristuccare, Sa-
ziare sino alla nausea.
S Figgiéu da Icete V. Figgiéu.
S Leva ò Icete; Divezzare, Svezzare, Spoppare,
Slattare V. Destettd.
S Mette a prende ó Icete; Porre il latte a cagliare
0 a quagliare.
S Piggià ò Icete; Poppare, Lattare: Prendere il latte.
S Prendise ó Icete; Cagliare, Quagliare, Quagliarsi
il latte: Rappigliarsi per l'azione del caglio.
S Scciùmma de leste; Crema battuta e or comunem.
Panna montata: Panna dibattuta col palloncino o
colla frusta, e ridotta in densa epuma, che si suol
mangiare co' cialdoni (cannònetti).
S Scciùmmd ò Icete; Spannare, Sfiorare, Disfiorare
il latte: Tòr via la panna al latte collo span-
natojo, che è una mestola bucherata o un ampio
passatoio.
% Scentd ó Icete; Causarsi il latte, dicesi quando
alle donne non viene piiì il latte.
S Sùccao de Icete; Zucchero di latte V. Sùccao.
S Vitello da Icete; Vitello di latte. Vitella mon-
gana: Vitello che ancora piglia il latte; altrim.
Lattonzo, Lattonzolo.
Hisexiiia; s. f. Lesina: Ferro appuntatissimo e
sottile, con manico di legno, col quale per lo
più si fora il cuojo per cucirlo.
« Lesina, figurat. dicesi dIJomo sordido e avaro;
Tirchio, Spilorcio, Scorticapidocchi, Pillacchera ,
Mignatta, Tigna, Tignamica, Spizzeca, Taccagno,
Taccagnone.
S Stùdid ò libbro da Icexina; Studiare il libro
della lesina, vale Usare un risparmio eccessivo,
Spendere sottilissimamente.
Z^eescinà. s. f. Colpo di lesina.
"Lsezo V. Lavezzo.
ILia^g'a.sso s. m. Lagaccio. Peggior. di Lago.
Lag-g'ión s. m. Ghiandone. T. itliol. Labrut
merula. Pesce di mare del genere dei Labri,
che ha molta somiglianza col Tordo (pesce), da
noi detto Tordo d'aiga (t. ittici. Labrus turdus),
se non che è più bislungo ed è screziato di co-
lori più vivaci, fra' quali risplenJooo alcune mac-
chie d'un rosso assai vivo. Frequenta gli scogli.
Xja^g-lietto s. m. Laghetto: Piccolo lago.
La.g'liéu. s. m. Ramarro : Specie di lucerla
verde-chiara nella parte superiore del corpo,
gialla nell'inferiore; fugge rapidamente ; li trova
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LAM
LAM
m
nelle siepi e nelle vigne, e compare nell'estate
solamente; aitrim. Lncerlolone.
« Pesce scarmo. T. itiiol. Smirus lucerla. Pesce
di mare simile al Lacerto, se non che lia il corpo
più sottile, la mascella inferiore alquanto pili
lunga della superiore, e varia nel colore, essendo
esso cenerognolo e punteggiato.
XjO/g'iia.xisa. s. f. Lamentanza, Doglianza, Qje-
rela. Querimonia, Rammarichio, Richiamo.
X^a.g'iià.se n. p. Lagnarsi, Lamentarsi, Dolersi,
Rammaricarsi, Querelarsi.
— d'ùnna persònn-a; Lamentarsi, Richiamarsi di
uno, vale Farne doglianze o richiamo.
ILta.g'iio s. m. Lagno, Ansietà, Cura, Pensiero,
Travaglio,
g Sta in lagno; Star con pensiero, con ansietà:
Aver l'animo travagliato.
I^ag-o s. m. Lago e poet, Laco: Rannata grande
d'acqua che mai non s'asciuga ossia perpetua, per-
chè alimentata per lo piiì da qualche fiume o
canale sotterraneo.
M Lago, per similit. Gran quantità d'umore: Gh'èa
un lago de sangue; C'era un lago di sangue.
I^àg'i'inia. s. f. Lagrima e Lacrima: Umore
che dislilla dagli occhi, nato da soverchio affetto
0 di dolore o d'allegrezza o anche da qualche
causa estrinseca.
tt Lagrima, dicesi la!or.a per Gocciola.
— CAris.'t; Lacrima Christi o semplicem. Lagrima:
Qualità di vino che si fabbrica nelle falde del
Vesuvio, che taluni credono meglio denominarlo
Erodano.
§ Làgrime de cocodrillo; Lagrime di cocodrillo,
vale Lagrime finte, simulate, donde il proverbio:
Làgrime de donna, làgrime de cocodrillo; La-
grime di donna, lagrime di cocodrillo.
Il — de Giobbe; Lagrime di Giob o Giobbe. T.
bolan. Lacryma Jobi. Pianta arundinacea dei
paesi caldi, che da noi coltivasi negli orti a ca-
gione del suo granello assai duro, liscio, lucido,
che s' impiega per far corone o rosarj.
§ Figo co-a làgrima V. Figo.
g Formaggio co-a làgrima V. Formaggio.
I^sti^x'ìnxet V. n. Lagrimare" e Lacrimare: Ver-
sare lagrime, ma comunem. per Essere affetto
dalla lacrimazione V. Lagrimaziòn.
IjagrrimaziÓML s. f. Lagrimazione e Lacri-
mazione: Infermità degli occhi, per la quale essi
lagriraano senz'alcuna interruzione.
JLàBbllsi. s. f. Zia : Sorella del padre o della ma-
dre, correlativo a Nipote.
Lamlbardlaii s. m. Lasagnone, Bietolone,
Bighellone, Ghiandone, Gnoccone, Ciondolone,
Tambellone, ecc.: Uomo grande e scipito.
Lamlbieca v. a. Lambiccare e Limbiccare:
Passare o Far uscire per lambicco.
ti Lambiccare, metaf. Esaminare accuratamente al-
cuna cosa, Ponderarla bene.
§ Lambiccàse 5 cervello V. Cervello.
JLtSLTn.ììÌGco s. m. Lambicco e Limbicco: Vaso
destinato alla distillazione dell'acqua, spirili ed
altri liquori chimici.
Iljamlbx*i]i s. m. Fregio: Ornamento di varie
lime fatto alla parte inferiore dei muri e termi-
nalo da linee rette. Se si forma dando prima un
colore uniforme, e poi macchiando con isprazzi
d'altro colore, per similit. si dice Granilo,
]Liarailbx*occia V. 4bbct,rloccid.
H^aznlbùg'g'io s. m. Mazzachera. T. pese.
Slrum. per pigliar le anguille, che si fa infilzando
una quantità di lombrichi in un filo, il quale poi
abbatuffolato si raccomanda ad una lenza e si
getta in mare.
X^amentàse V. Lagnàse.
— de gamba sann-a V. Gamba.
Laminoàr s. m. Laminatoio. T. orif. Mac-
china per ridurre le verghe d'oro o d'argento in
lamine, o qm^ste vicppiiì assottigliarle, facendole
passare fra due cilindri di ferro orizzontali, vi-
cinissimi, fatti volgere l'uno sull'altro in contrario
verso mediante la maniglia.
I^amma s. f. Lama, Làmina: Piastra di ferro
0 daltro melallo,
I) Lama: II. ferro d'una sciabola, d'una spada, d'un
coltello, d'un temperino, ecc.
Il Lama. T. iltiol. Lepidopus ensiformis. Pesce di
mare lungo, largo e sottile come una lama di
sciabola , dond' ebbe il nome. Il suo colore è
' argentato V. Argentinn-a.
Il Latta: Lamiera di ferro distesa in falda sottile
e coperta di stagno che si fabbrica in Germania.
— da pilli; Rasiera. T. legna j. Corta e larga lama
tagliente, colla qujie si ripulisce il lavoro, to-
gliendone le scabrosità lasciatevi dalla raspa, così
pure spianando le coste e i balzi, cioè quelle
ondate o inegualità che suol lasciarvi la pialla.
**§ Mangia a lamma; Intendere il gergo, Amma-
scare un discorso. Aver l'intesa, Comprendere
ov'eila va a battere. Conoscer l' imbeccata; Ad-
darsi, Accorgersi, Capire. Frase del volgo.
§ Vegni a meza lamma V. A meza lamma.
Lammetta s. f. Laminetla: Sottilissima falda
d'ottone, ferro e simili.
Hjammo s. ni. Amo: Piccolo strum. d'acciajo
da pigliar pesci, uncinato con punta a guisa di
àncora; legasi ad un filo o di setole di cavallo
0 di canapa o d'altro, che si chiama Lenza; in
esso s'infilza l'esca; venendo il pesce a ingojarla,
vi resta preso.
§ Piggid a-o Iwmmo, Resta a-o lammo V. A-o
lammo alla sua sede alfabetica.
I^ainpa s. f. Làmpada, Làmpade, Làmpana,
e poet. Lampa: Vaso senza piede, nel quale sì
tiene acceso lume a olio, e sospendesi per io
più innanzi a cose sacre.
**^ Unn-a lampa de vin; Un bicchiere di vino.
Modo basso.
Lanipadlaio s. ra. Lumiera: Nome che si
dà ora ad una Macchina per lo più di ferro,
guernita di vario-fogliati pezzi di cristallo, a
più bracciuoìi, ove pongonsi le candele, e serve
illuminar sale, teatri, ecc.
Lampante (CiwoJ; Chiaro e lampante, Chiaro
palpabile. Chiaro e specchialo com'ambra.
JLiaxupetta s. f. Lampanetta, Lampadaccia.
Dim. di Làmpana: Piccola làmpana.
Il Bicchierino: Vasetto di vetro simile ad un bic-
chiere comune, ma di fondo più stretto, entro
cui si mette olio e luminello, e serve per le
luminare»
ILiampezzà v. imp. Balenare, Lampeggiare:
Venire ed Apparire il baleno.
Xjaiupiòii s. m. Fanale, e or comunem. Lam-
pione: Quella Hanterna, che si mette alle canto-
nate delle strade, ne' cortili, sulle scale, ecc. per
illuminarle; ed anche Quella che si adalla alle
LAN
LAN
45»
carrozze od altri legni per far lame in tempo
di notte,
n Lanterna: Arnese a modo d! gabbia formalo di
asticciiio'e di ferro, coperto di velo bianco, che
il servitore porla dinanzi ai padrone per fargli
lume quando va attorno di notte.
Tja/xanioné s. m. Lampionaio: Colui che ha
l'ufficio di accendere i lampioni delle vie.
Xjampioiietti s. m. plur. Palloncini: Certi
piccoli recipienti di foglio, por lo più colorilo,
accomodati in guisa da tenervi entro il lume, e
che si adoprano in occasione di pubbliche lu-
minarie; altrim. Lampioncini.
I^a^mpista. s. m. Lampanaio: Colui che fa o
vende làmpane.
Uampo s. m. Lampo, Baleno : Quel chiaro e
momentaneo mostrarsi della luce prodotta dal
vapore elettrico, che trapassa da una parte al-
l'altra dell' atmosfera per meltersi in equilibrio.
» Lampo: Baleno o Splendore di fuoco rassomi-
gliante al baleno.
S Lampi de cado; Vampi di caldo.
S Furbo còmma 5 ma dò lampo V. Furbo.
]§ I/ffùn lampo; In un baleno, In un bacchio ba-
leno. Tosto avv. vale In un subito. In un at-
timo, In un bat'er d'occhio. Con somma prestezza.
S Piggid lampo camme a póvee; Accendersi, Pi-
gliar fuocoj Incollerirsi, Adirarsi subitamente.
« — 0 lampo; Allampare, Pigliar vampa: Alquanto
più di quel primo abbruciare che fa il fuoco nella
superficie ed estremità delle cose, che dicesi
Abbronzare.
I^a^nà/ s. f. Lanata. T. mar. Specie di grossa
scopa 0 pennello, di cui si fa uso per impeciare
ed insegare i commenti e il fondo d'una nave,
e soprallulto per isparmarla e distendere sopra di
essa il pattume quando si dà la carena.
I^SLXL^ettSb s. f. Lancella, Lancinola, Saetuzza :
Strum. col quale i Cerusici cavan sangue.
— d5 reléuio; Lancella, Indice: Quel ferro che
mostra le ore negli orinoli.
Hia^ngettà; s. f. Colpo di lancetta.
Ija/Xi^ettoxi s. ra. salasso. Saetta. T. veter.
Strum. con lancetta da cavar sangue ai cavalli
0 ad altre bestie.
JLiSLticìek, s. f. Lancia. T. mar. Schifo, Barchetta
al servizio delle grosse navi ad uso specialmente
di comunicarsi da nave a nave, o per andare
da esse a terra.
I^ande s. f. plur. Lande. T. mar. Spranghe o
Catene che prendono le bigotte, e inchiodate al
bordo contrastano lo sforzo delle sartie e dei
paterazzi.
]L<a,]id.ò s. m. Landò: Legno con carro a coda
e a quattro ruote, con cassa abbarcata, sulle molle,
a quattro luoghi, con isportelli e fiancate ante-
riori, con sedili pari d'ambe le parti, e con co-
perto che si può bipartire quando i sedenti amano
slarvi allo scoperto.
UaLndòu s. m. Zimbello, Trastullo, Ludibrio
V. A-o landón.
Xja;ii<lx*a> V. Landrònn-a.
Ija,]idx*óiiii-a< s. f. Landra, Landrona, Cial-
trona: Donna di mal affare. *
Ilja<xié s. m. Lanaiuolo: Artefice di lana. Che
fabbrica panni di lana. - Lanavéndolo, Vendi-
tore di lana.
X^anetta. s. f. Lanetta: Sorta di pannina, che
usasi a far vesti donnesche, à soppannare e ad
altri usi.
I^ang-ui V. n. Languire, antic. Langueggiare :
Mancar di forze. Venir meno. Perdere il vigore.
Infievolire.
]Lia<ng>uidessa; s. f. Languidezza, Langni-
mento. Languore, antic. Languidore, Langòre,
Langura; Debolezza, F'iacchezza, Lassezza.
— rie stéumago; Languore di stomaco: Quello che
proviene da svolazzi e ribollimenti di bile ama-
rissima dal d'iodeno allo stomaco.
ILiann-a. s. f. Lana: Propriam. Il pelo della pe-
cora e del montone o d'altri simili animali. -
Vello suol dirsi La lana attaccala alla pelle del-
l'animale. - Boldrone, La pelle secca di montone
con la pelle attaccata.
— arrissà; Lana crespa.
— brutta; Lana sucida o sidicia: Lana non lavata.
— d'agnello; Lana agnellina: Quella che si recide
dagli agnelli. Si adopera per mai-;lie, flanelle e
altri simili lavori fini.
— de pègoa morta; Lana morticina: Quella di pe-
cora morta da sé, di morte naturale.
— de Spagna; Lana merina: Quella che hanno le
pecore spagnuole, dette Merine, ed è di maggior
finezza.
— d'un anno; Lana di masserìa: Lana che è ri-
masta un anno intero sul. corpo dell'animale. -
Lana bistosa, Quella che vi è stala solamente
sei mesi.
— lava; Lana lavata: Lana digrassata nel lavatoio,
e poi risciacquata in acqua corrente.
— lunga; Lana alta, cioè di lungo tiglio.
— mazzenga; Lana maggese: Quella che si trae
dalle pecore, tosandole dal marzo al maggio.
— moria; Lana rappresa : Quella slata recisa da
pecora morta. Siol essere granellosa, ricciuta e
men candida.
— nostra; Lana ordinaria : Quella delle pecore
nostrane.
— settembrinn-a ; Lana settembrina: Quella che si
trae dalle pecore, tosandole da mezz'agosto al
settembre.
% Batte a lunn-a V. Balte.
Jj Cerne a lann-a ; Spelazzare : Cernere la lana
buona dalla cattiva, quasi pelandola.
S Éhìo ch'ò l'ha a lann-a Y. Éuio.
S Fasciàse de lunn-a; Indossar soppanni di lana.
§ Gramma quella pègoa ch'a no sa avvardà a
so lann-a V. Avvardd.
S Quello chi batte a lann-a; Scamatino, Divel-
tino, Battilano: Quegli che divetta, che scamata,
che balte la lana.
S Bòba de lann-a ; Panno lano e Pannolano.
X^ansa. s. f. Lancia : Strum. di legno, di lun-
ghezza intorno a cinque braccia con ferro in punta
e impugnatura da pie, col quale i cavalieri in
battaglia feriscono.
« Lancia, per Ogni sorta d'arme in asta,
it — Ogni ferro in asta o in punta, con cui sono
armali nell'estremità superiore i cancelli, le fer-
riate e simili chiusure.
Uansà. s. f. Lanciala: Colpo, Percossa o Ferita
di lancia.
luBLXiSGttet, V. Lancetta.
JLiausettà, V. Lancetta.
Xja>usettc»ii V. Lancettòn.
Iwausòiiii-a s. f. Lancioqe: Graq lancia.
460
LAP
LAR
Hianterna s, f. Lanterna: Strum. che è in
parie di materia trasparente, nel quale si porta
il lume per difenderlo dal vento. Ce n' ba di
varie forme e di vario congegno.
» Lanterna o Fanale del porto: Lume che si tiene
acceso la notte sulle torri dei porli. - Faro, La
torre sopra la quale è posto il fanale. Diconsi
Fari a ecdissi Quelli che hanno il fanale sog-
getto a una periodica diminuzione di luce, come
è quella del nostro faro.
— magica; Lanterna magica, dicesi volgarm. Una
macchina ottica, colla quale per via di refrazìone
s' ingrandiscono e si fanno apparire in disianza
figure dipinte come vere.
% Dà ad intende vescighi pe lanterne V. Dà.
]Lia<iitex*xià s. m. Lanternaio: Propriam. Colui
che fa e vende lanterne. Da noi però sotto tal
nome intendesi generalm. Colui che fa lavori
di latta, ed in tal signif. dicesi Laltajo.
Xja<ntex*iietta< s. f. Lanleruetta, Lanternino:
Piccola lanterna.
— da laddri o da sbtri; Lanterna cieca: Lanterna
tonda di lamina di latta o d'ottone, con vetro
davanti, con maniglia pieghevole che scuopre e
occulta il lume a piacere di chi la porta, il quale
può vedere senza essere veduto.
— da stacca; Lanternina da tasca: Piccola lanterna
che porta in tasca, per farsi lume da sé chi va
attorno la nolte.
S Cupolin da lanternetta; Cupolina.
$, Maneggia da lanternetta ; Maniglia.
**X^a,OSL V. Travaggià.
S Chi laoa mangia ùnn'ancióa, chi no laoa ne
mangia due; Chi fila ha una camicia, e chi non
fila ne ha due, Prov. che significa Molte volte
è rimuneralo chi meno lo merita; simile a quel-
l'altro Chi lavora fa le spese a chi si sta.
S Se, schenn-a, ti nò laoi, pansa, patisci \. Chi
n5 sappa nò lappa nella voce Lappa.
Xjaoaute s. m. Lavorante: Opera jo che lavora
presso alcuno o a giornata o altrimenti.
— da massacan; Manovale: Qiello che serve al
muratore portandogli le materie per murare.
I^aoeio s. m. Fabbrica: Luogo dove sì lavo-
rano oggetti d'arte, come ferro, argento, cera,
seta, lana, ecc.; altrira. Lavorìo, Officina.
**Ijaóu V. Travaggio.
Xjapassa s. f. Lapazza. T. mar. Tavolone di
abete taglialo ed incavato in forma di gorna, il
quale si applica per lungo e colla sua parte con-
cava ad un albero o ad un pennone psr forti-
ficarli, fissandolo ai medesimi mediante parec-
chie inshinalure.
I^apidà V. a. Lapidare e Allapidare: Percuo-
tere 0 Uccidere altrui gettandogli addosso sassi.
Xjapidario add. Lapidario: Appartenente alla
Lapidaria (Scienza delle inscrizioni), onde: Stile
lapidario; Siile lapidario, cioè delle iscrizioni.
X^apìdazióu. s. f. Lapidaiiione: 11 lapidare,
Supplizio usalo presso gli Ebrei,
w Lapidazione, così dicesi degli Artisti La rappre-
sentazione del martirio di Santo Stefano.
Xjapide s. f. Lapide e Lapida: Pietra posta su
d'un monumento con inscrizione; e più propria-
mente Quella pietra che cuopre la sepoltura, ossia
Lapide sepolcrale.
JLapis s. m. Lapis : Pietra naturale molto dura,
della quale si servono i pittori per fare i disegni
sui fogli lasciandovi il suo colore che è rosso; chia-
masi anche Mutila, Amatila e Cinabro minerale.
M Lapis, per Qudle aslicciuole di legno che ci
giungono d' Inghilterra, inclusavi entro la piom-
baggine.
— nei grò o scùo ; Matita nera. Lapis piombino,
ailrim. Piombaggine: Specie di matita falla ar-
tificiosamente, che tinge di color di piombo, e
serve per disegnare.
ILapislàzzolo s. m. Lapislazuli, Lapislaz-
zoli e Lapisiazzari: Pietra preziosa di color az-
zurro, sparsa per lo piiì di vene color d'oro;
solo la prima voce è oggi in uso, le altre sono
due idiotismi.
Lappai v. a. Lambire : Pigliare o Attrarre le
bevande colla lingua ed è proprio de' cani,
de' gatti e altri animali. - Lapteggiare dicesi per
indicare quel rumore che fanno i cani lambendo
l'acqua.
11 Figurai, vale Andare a rilento, e dicesi delle
navi in tempo di calma.
§ Chi nò sappa nò lappa; A voler che il mento
balli alla man gna (bisogna) fare i calli. Prov.
di chiaro significato.
Lappasùcche s. m. Lavaceci, Pappaceci,
Mangiafagiuoli, Pappalasagne, dicesi d'Uomo di-
sutilaccio, buono da nulla.
Lappe lappe (Fd ò cu); Far il culo lappe
lappe. Detto plebeo che significa Essere preso
da gran paura.
Làppoa s. f. Lappola. T. bot. Caucalis grandi-
flora. Pianta che ha lo stelo ramoso, le foglie
due 0 tre volte alate, intagliate finamente, i fiorì
bianchì: i frutti della quale sono armati d'unci-
netti che SI appiccano facilmente agli abiti di
chi vi si accosta. É comune ne' campi.
'*I-iar<i0ea s. f. Sciabola. Voce del gergo V.
Sciubbra.
Lardo s. m. Lardo e Lardone: Tutta quella
grossa falda di grasso che tra la cute e la carne
rìcuopre la parte superiore laterale del corpo
del raajale; ed anche Carne di porco grassa e
salata.
Il Per similit. vale Untume, Sucìdume, Sporcizia,
Lordura: 0 g'ha in sciò colletto trce die de
lardo; Egli ha sul bàvero l'untume alto tre dita.
— chi ha 0 rànsio ; Lardo vieto.
§ Accatta ò lardo da-i gatti V. Accatta.
"§ Perde o Spande i lardi; Essere grasso sbra-
cato, cioè Grasso assai, Crassissimo.
S Pesselto de lardo; Lardello: Pezzetto di lardo
che serve a lardare o lardellare V. Insteccd.
§ Scciappa de lardo; Blezzina di lardo: Ciascuna
melfi del lardo diviso in due parti per lo lungo.
Lard-ò; Chi va là? Grido di guerra, del quale
si servono le sentinelle per domandare il nome
dì chi si avanza.
§ Dà 0 tardò; Dare if chi va là.
Lardòn. s. m. Sudicione, Brodolone, Guitto,
Lercio, Sciatto.
Larg-lxè add. Largo, Liberale, Generoso, contr.
d'Avaro.
Larg-lietto add. Larghetto: Largo anzi che no.
Larg-lxessa s. f. Larghezza, antic. Latezza,
e alla lat. Latitudine : Una delle tre dimensioni
del corpo solido.
11 Lisciatura, Rimesso : Quella rivoltura di roba che
nel cucire le veslimenta si lascia libera dalla
LAS
LAS
461
banda interna pel caso occorra di slargarle o
slungarle.
Xja.i*g-lxezzà. v. n. Largheggiare : Usar libe-
raliià di donativi o d'altro.
Ija.rg'io s. m. Truogolo V. Argio.
I^a>i*^o add. Largo : Che ha larghezza, Spaziose,
Ampio, Esleso.
S Andò, co-C gambe targhe; Andar largo o a
gambe allargate o aperte, Andare a sciacquabarili.
S Ése de mùnega larga; Esser di manica larga
0 di maniche larghe V. Màncga.
« — largo de bocca e stretto do man; Esser largo
di cintola e stretto di mano, dicesi di Chi pro-
. mette mollo e poco attende, Largheggiar di parole.
S In lungo e in largo m. avv. In lungo e in largo,
Per ogni parie.
S Mette à larga V. À larga.
J5 Sta dà targa; Stare alla larga, vale Star lon-
tano, Non s' apprc'ssare.
S Vento largo; Vento largo o Buon vento, T. mar.
Dicesi II venlo che viene da poppavia del tra-
verso della nave.
S Vesti largo; Vestilo largo V. Vesti.
I^a^sa^g-na. s. m. Lasagnajo, nel femm. Lasa-
. gnaja: Colui o Colei che fa e vende lasagne.
I^a.sa.g-ua.ta» s. f. Lasagnata. Voce dell'uso:
Una bella quantità di lasagne.
T^&.ssk^gìXG s. f. pi. Lasagne: Pezzi qnadrango-
lari di sottile sfoglia di farina ai grano tenero,
pili 0 meno larghi, che si cuociono per mine-
stra asciutla, e si condiscono o con sugo d'ar-
rosto 0 di stracollo fragòj o di stufato, o con
battuto (pesto) o con burro, ecc.
— da fideà; Maccheroni: Chiamansi così in Tose.
Quelle lunghe e sellili falde di pasta di grano
duro, larghe sottosopra tre o quattro eenlimelri,
che vendono i pasiai e che si usano parimente
per minestra asciutla e si condiscono come le
lasagne. I nostri maccheroni nella Tose, diconsi
Cannelloni o Cannoncioni.
I^asag-nette s. f. pi. Strisce: Pasla da mi-
nestra, della così per essere fatta a mo' di tanti
nastri o strisce larghe un dito o così.
« Facciaole: Q ielle due liste di tela bianca insal-
data, che portano pendenti dal collo fino sul petto
i dottori, gli avvocali, ecc. quando hanno la
toga. Alcuni preti le usano portar nere attaccate
al collare.
I^ascà V. Allascd.
I^a^scia, s. f. Levriere e Levriero, Veltro, Can
da giungere: Cane che prende le lepri al corso.
Ha pelo corto, coda gracile, pendente, inferiorm.
ricurva, muso lungo acutissimo, fianchi scarni,
gambe sottili, lunghe, corpo snello; non leva la
lepre al fiuto, ma vedutala, la insegue con ve-
locissi^m^o corso, e, raggiuntala, l'addenta.
Uascià, v. a. Lasciare : Non tórre e Non por-
tare S( co, in partendosi, checchessia.
« Lasciare, per con ir. di Tenere V. Molla.
n — per Abbandonare affatto.
II — per Far erede o lasciti per teslamento.
« — per PerniPltere, Concedere: Lasciceme un
pò vedde; Lasciatemi un po' vedere.
« — per Tralasciare: Lascio de di quante volte
ecc.; Lascio di dire quante volle ecc.
— o mez'asta ùnn-a cosa V. A mez'asta.
— andd, Lascia andd l'cegua in zìi e 5 vento in
sciù, Lascia andd un pugno, ecc. V. Andd.
andd d'in prexón; Lasciar di prigione o anche
assolutam. Lasciare, vale Liberare dalla prigione,
Dare la libertà.
andd zerbo; Lasciar correre V. Zerbo.
che un 5 canto; Lasciar cantar uno V. Canta,
corri, Lascid corri 5 pescio V. Corri,
di, Lascid /"à;" Lasciar dire, Lasciar fare, vale
Non curare ciò che altri dica o faccia, Non
darsene pensiero.
dito; Lasciar dello, si usa in persona di Chi
parte da un luogo ed ordina che altri dica o
faccia per lui.
fd a ùnn-a persòun-a; Lasciar fare ad uno,
vale Lasciare a lui la cura di ciò che si parla.
inderrè; Lasciar indietro, vale Tralasciare.
inderré ùnn-a cosa V. Inderré.
in dùbbio; Lasciare in, forse, cioè incerto e
dubbioso.
in giunco; Lasciar in bianco V. Cianca s. m.
in ta penna-, Lasciar nella penna o in penna,
vale Tralasciar di scrivere alcuna cosa.
in te pèste; Lasciar nelle peste, vale Lasciare
ne' pericoli senz'ajuto o consiglio.
6 certo pe l'incerto V. Certo s. m.
ò comando; Gillar la bacchetta: Lasciar il co-
mando o la carica.
sta; Lasciar stare, vale Lasciar di fare checchessia.
std ùnn-a pcrsónn-a; Lasciar Stare alcuno, vaie
Cessar di nojarlo.
Lascidghe a carcassa, i osse, ù pelle; Lasciarvi
la spoglia, Ggural. vale Lasciarvi la pelle. Morire.
Lasco mmo e ceimunie; Bando ai complimenti.
Lascemmola lì; Finiamola, Tronchiamola, Non
ne facciamo altre parole.
Lascilo di; Lascia ch'ei gracchi, ch'e' zufoli a
sua posta, cioè Lascia ch'ei faccia o dica quel
che vuole, ch'io non ne vo' far niente o ch'ei
non farà niente o che non sarà niente.
Làscimo std; Lasciami slare, Non m'annojare.
A^ó lascid vivo ; Non lasciar vivere, vale Impor-
tunare, Tempestare, Molestare, ecc.
Lasciàse n. p. Lasciarsi, Abbandonarsi.
Lasciarsi, vale Ordinare per sé alcuna cosa nel
testamento dopo la morte, come messe, funzioni
e simili.
Slaccarsi, dicesi che II bambino si stacca quando
comincia a muover da sé i primi passi.
Lascidse abbatto; Lasciarsi abbattere. Avvilirsi,
Abbandonarsi, Disanimarsi, Mancare d'animo,
Sbigottirsi.
— andd zù; Andar sciatto o sciamannalo, cioè
scomposto 0 negligente negli abili.
— ingravid; Lasciarsi ferrare, figur. e in m. b.
Lasciarsi fare quello che altrf vuole.
— mend po-5 naso; Lasciarsi levare in barca,
. Lasciarsi menar pel naso V. Naso.
— pèpiccagge; Rompere o Strappare la cavezza
V. Piccaggia.
— persuado; Lasciarsi persuadere, Lasciarsi
consigliare.
— regold ; Lasciarsi menare, governare e sim.,
vale Regolarsi secondo i consigli altrui.
— scappa do man ùnn-a cosa; Lasciarsi uscir
di mano alcuna cosa, vale Permettere che altri
se ne faccia padrone ; e talora Trascurare o
Perdere l'occasione.
— scappd l'òccaxion; Perdere l'acconciatura,
cioè l'occasione di far ciò che altri erasi proposto.
462
LAT
LAV
„ — vedde da ùnn-a persònn-a; Lasciarsi vedere
ad alcuno, vàie Operare in modo che quello li
vegga, e per io più andandolo a visitare.
Lasciatùa s. f. lasciato, Lasciatura. T. stamp.
Ommissione d'una o più parole o righe, fatta
da! compositore per inavvertenza.
Lascimesta CPin de); Pien di daddoli, di
smancerie, di scede, di cazzuole V. Nonne.
Il Talora Pieno di lasciami slare. Sonare a ma-
lana, Esser maninconioso, di malavoglia, mesto,
taciturno, per lo più dal non saper che si fare.
Eiàscito s. m. Lascito, Lascio, Legalo: Dona-
tivo lascialo altrui per testamento.
Xjasciù; Lassù, Là su e poet. Lassuso. Avv.
di luogo, così di molo come dislato, che dinota
Luogo alto, conlr. di Laggiù.
S Quello de lasciti; Iddio.
Lasco add. Lento: Glie non è tanto tiralo o leso
0 stretto quanto dovrebbe o potrebbe esserlo ;
allrim. Rallentalo, Rilassato, Latino; in terra,
marin. detto di Cavo, dicesi Lasco.
ILiasso s. m. Laccio: Legame o Foggia di cappio
che scorrendo lega e stringe subitamente, e quanto
più si lira tanto più serra.
Il Laccio, metaf. per Ogni e qualunque sorta d'in-
ganno e insidia, la quale si tenda tanto all'animo
quanto al corpo.
— da cavalli; Setone. T. veter. FelUiccia di tela
0 Cordone di crini, di lana, di bambagia o di lino
per uso di medicare alcun malore de' cavalli (ed
anche de' buoi); si adopera facendolo passar sotto
la pelle e lasciandovelo stare per eccitarvi irri-
tazione e suppurazione. Si fa alcuna volta anche
all'uomo, ma con nastro o fila di bambagia.
— da impicca V. Corditi nel 1" signif.
— da óxelli; Lacciuolo: Cappio scorsojo fallo di
crine di cavallo, con cui si pigliano gli uccelli.
S Nò saveise dà un lasso a-o collo; Non sapere
accozzare Ire pallottole in un bacino, vale Non
sapere fare anche le cose facilissime.
Icàstica (Gómma) V. Gomma.
Icàstici s. m. pi. Laccetti elastici V. Elastici.
I^àstima s. f. Lamentanza, Lamentazione, La-
mentìo, Rammarichio, ecc.
HjSLst-va, s. f. Lastra : Pietra non mollo grossa
e di superficie piana, da lastricare e da altri lavori.
Il Lastra, per similil. Ogni làmina larga e non mollo
grossa a proporzione della sua larghezza; allrim.
Làmina, Piastra.
— de cristallo, de veddro , de marmo, ecc. V.
Ciappa nel 2" signif.
Lastreg-à V. A strega.
Ijastreg-atùa V. A stregatila.
Ijàstreg"0 V. Astrego.
Ijatixi s. m. Latino, Lingua latina: Linguaggio
una volta parlalo dagi' Italiani, e comune a lutto
il mondo conosciuto, ora perduto nell'uso, e im-
paralo soltanto da chi lo studia.
Il Latino, per Composizione tradotta da altro idioma
nel latino per esercizio di scuola.
g Parla latin camme ùnn-a vacca spagnolla;
Tirar le orecchie a Prisciano : Parlar per latino
grosso e non osservare le regole della grammatica.
X^atin add. Latino: Del Lazio.
Il Laiino, dello di cosa, usasi per Sdrucciolevole,
Scorrevole, Facile a scorrere,
n — Aggiunto a Bastimento di piccola navigazione
che porta vela triangolare o Ialina, cioè alla trina.
da cui per vecchio errore Vela latina, sebbene ì
Latini non abbiano mai avuto vele triangolari.
— de man; Laiino di mano, Manesco, Che facil-
mente percuote.
§ Èse de lengua latinn-a; Esser laiino di bocca
0 di lingua, vale Esser lubrico o troppo libero
nel parlare; Sboccato, Linguacciuto, Mordace.
Xjatiuetto s. m. Latinetto, Latinuccio: Com-
pnsizioncella scritta in laiino dai principianti.
ILtatiniista s. m. Latinista : Colui che sa e
scrive bene la lingua Ialina.
Hiatinitae s. m. Latinità: La lingua latina.
Hiatiuizzà v. a. Latinizzare : Dire in laiino,
Tradurre in laiino; od anche Usare latinismi.
Ijatitùdiiie s. f. Latitudine, Larghezza, Esten-
sione: Ampiezza. Talora dicesi per Arbitrio, Li-
bertà, Facoltà d'agire.
Il Latitudine, presso i Geogr. L'arco del meridiano
d'un luogo tra e.«so e Tequinoziale.
X^atr*i]in.-a s. f. Latrina: Luogo comune ove
si fanno gli agi corporali.
ILiatte s. f. plur. Latte. T. mar. Mezzi bagli.
Bagli di minor spessore de' suoi collaterali, Bagli
della stiva che sostengono il tavolato del corridore.
I^atticiuii s. m. Lallicinj: Vivanda qualun-
que falla di latte.
ILiattón. s. m. Ottone: Lega metallica compo-
sta di rame e zinco.
Hiattoné s. m. Ottonajo : Qnegli che lavora in
ottone; e siccome lOllonajo fa anche canne di
piombo per i condotti e va a metter su le trombe
da tirar acqua ecc., in tal signif. dicesi Trombajo.
'Laùg-g-ia s f. Proscia e Sbroscia, dicesi da
noi per ischprzo a Minestra falla con cattivo
brodo 0 malamente condita.
Laurea v. a. Laureare, Dottorare, Addotto-
rare: Conferire la laurea o il dottorato, Porre
nel numero de' dottori.
S Laureàse n. p. Laurearsi, Dottorarsi, Addotto-
rarsi: Prender la laurea. Farsi dottore.
Laureóu add. Laureato: Cui è slata conferita
la laurea o il dottorato.
Lauro ceraso s. m. Lauro ceraso. T. hot.
Prunus lauro cerasus. Arboscello originario di
Trebisonda, sulla costa del mar Nero, ed ora
coltivalo in Europa. I suoi fiori bianchi a pira-
mide hanno un odore assai grato, mollo analogo
a quello delle màndorle amare; adopransi da al-
cuni come condimento, però imprudentemente,
essendo creduti velenosi.
Lava V. a. Lavare : Far pulita e nella una cosa,
levandone la sporcizia con acqua o altro liquore.
— a faccia a ùnn-a cosa; Lavar il viso, dicesi
d'una pittura clie si lava, d'un muro che s'im-
bianca, ecc.
— a faccia de ciòngio V. Cióngio.
— o testa all'uze V. Aze.
— a testa a ùnn-a persónn-a; Lavar il capo a
uno. Risciacquargli il bucato. Fargli un rabbuffo,
Dargli una canata, ecc., vale Sgridarlo acremente
V. Lavata de testa.
— i piatti; Rigovernar le stoviglie: Lavare o Net-
tare le stoviglie imbrattale.
S Chi latta a testa all'aze, perde a Icsc'ia e 5
savón V. Aze.
§ Unn-a man lava l'atra; Una mano lava l'altrav
Dettato prov. che si dice del Giovarsi scambie-
volmente.
i
LAV
LEC
463
S Lavàse n p. Lavarsi: Lavare le parli del pro-
prio corpo.
« — a becca ;Vùnn-a cosa; Empiersi la bocca,
Vanlarsi di checchessia.
n — -a bocca li'ùnn-a pcrsóim-o; Lavarsi la bocca
d'alciino, vale Dirne male, Siarlarne.
« — <.ò gitto; Lisciarsi: L gallo si liscia colla
zampa che lecca trailo trailo por inumidirla di
saliva.
« — e moen d'ùnn-a cosa ; Lavarsi le mani d'al-
cuna cosa, si dice del Non se ne voler assolu-
tamente p ù impacciare, Non ne voler saper aliro.
Lavadente s. m. Sciacqiiadcnli: Il mangiare
qualche piccola cosa per bere con giislo.
Lavadó s. m. Pnrificatojo o Truogoli di sanse :
Truogoli dove si lavan le sanse , trailo V olio
dalle ulive. 11 Purificalrjo consta di molli truo-
goli l'uno sopra l'altro, rispondenti e com'inican-
tisì per gorette dall'alio al basso. Nel più alto
soglionsi rimescolare le sanse con una macchina
0 allrinienli.
Ua'vag'g'ia V. Lavatùa nel 2° sigi.if.
ILta'vag'xia s. f Lavagna: Specie di pietra te-
nera, nericcia e per lo più turchina e in lastre,
sopra cui si disegnano a' principianti le figure
geometriche, le operazioni d'aritmetira, ecc.
Lavandin s. m. Lavabo: L'acquajo ove nelle
Comunità e nelle sacrislie si lavan le mani;
allrim. Lavalojo.
lua'vapiatti s. m. Lavapiatti, Lavascodelle,
Gualtero: Il garzone di cucina, Quegli che lava
le scodello.
Lavata die testa o de come ;
Risciacquala, Grattacapo, Bravala, Slregghiatura,
Gridata, Sbrigliala, Rincanala, Sbarbazzata, Ro-
vescio, Rabbuffo, Ripassala, Ripiglio: solenne e
grave riprensione.
S Dà 0 Fa ùnn-a lavata de testa a ùnn-a per-
sdnn-a; Dar un cappello o un cappellaccio ad
uno. Cantargli la zolfa o la compieta o il vespro,
Rasentargli la scuffia, Fargli un rivellino. Dargli
una scopatura, Risciacquargli il bucalo ecc., vale
Fare ad uno una solenne sgridala. Sgridarlo
acremente.
Lavativo s. m. Lavativo, Servizialc, Crisléo,
Crislere, Crislero, Cristiere, Cristiero, Argomento:
Medicamento liquido che s'introduce nell'intestino
retto mediante la canna de' lavativi V. Cannetta
nel 2° significalo.
« Lavativo, dicesi anche nell'uso di Donna vecchia
e bruita che altri prenda per moglie, tirato dalla
sete del danaro.
S Mette 0 Piggid un lavativo; Dare o Pigliare
un lavativo, dicesi comunem. quando, o vendendo
0 comprando, si dà o si prende roba molto in-
feriore al prezzo che se ne sborsa o se ne riceve.
Lavatùa s. f. Lavatura, Lavamenlo, Lavazione:
L'azione del lavare o del lavarsi.
M Lavatura, per L'acqua nella quale si è lavata
alcuna cosa. - HI governatura, Lavatura di sto-
viglie; Risciacquatura, L'acqua in cui sì risciac-
! qua alcuna cosa V. Arrùxenléua.
Lavello s. m. Acquajo: Pila con suo condotto
per ricevere la rigovernatura e le acque, con cui
sono lavate le stoviglie.
S Condùto do lavello; Smallilojo: Condotto o Ca-
nale che dà esito alla rigovernatura de' piatti
dell'acquajo.
S Ciappa dò lavello; Lastrone V. Ciappa.
S Góa de lavello; Gola d'acqnajo, dicesi figurai,
di Chi mangia ingordamente o d'ogni sorla di cibi.
S Pertùzo dò lavello; Ruco della pila, pel quale
la rigovernatura passa allo smaltitoio.
S Trèuggio dò lavello; Pila dell'acqua jo.
I^avéua s. f. Lavatura V. Lavatùa nei 2" signif.
Lavezzo s. m. Laveggio: Sorla di vaso si-
mile al calderotto (bòlucco), che si usa dai con-
tadini per cuocervi dentro la vivanda invece di
pentola, ed ha il manico come il pajuolo.
% Grasso lavezzo, magro testamento ; Grassa cu-
cina 0 Grasso piallo, magro leslamento, ovv. A
grassa cucina povertà è vicina. Proverbio che
indica come' facilmente trae in rovina il vizio
del'a gola.
Laxerto s. ra. Sgombro, a Ven. Scombro,
a Roma Macarello, a Napoli Lacerto. T. iltiol.
Scoinber scombrus. Pesce di mare che ha la
testa allungata, il corpo rotondo, carnoso, mollo
assottiglialo verso la coda che è forcuta. La sua
pelle inferiorm. è di colore argentato, superiorm.
è coperta di tinte turchine e di verdi con alcune
linee trasversali nerastre, le une dirette, le altre
curve e lorluo-e.
Lazzaeto s. m. Lazzaretto e Lazzeretto: Chia-
mansi con questo nome Quegli stabilimenti de-
stinati a guarentigia della salute pubblica ne' porli
di mare, per ivi ritirare e guardare gli uomini
e le robe sospette di peste.
Lazzù; Laggiù e poel. Laggiuso: Avv. di luogo
che dinoia Luogo basso e inferiore al luogo
dov'è altrui.
Le ; Egli ed Ella. Pron. pers. d'ambedue i generi
e di terza persona del singol.; ne' casi obbliqui
fa Lui e Lei
Lealtse s. f. Lealtà, antic. Leellà, Leanza e
Lianza: Fedeltà, Blanlenimento di parola, Ret-
litiidiue, Probiià.
Lel>ecciadda s. f. Libecciata: Furia di
vento libeccio.
Lel>eccio s. m. Libeccio: Nome di vento che
soffia dai punto di mezzo tra ponente e mezzodì;
allrim. Affrico, Affricone, Garbino.
•Lecca s. f. Labbrata V. Lerfd.
Lecca v. a. Laccare : Leggermente fregare colla
lingua.
— ùnn-a persónn-a; Dar caccabaldole: Far moine
0 per ingannare o per entrare in grazia d' al-
cuno. Modo tìgur.
S Chi nò se brutta nò se lecca; Il miele non si
ha senza pecchie V. Brutta.
S Leccése e die d'ùnn-a cosa V. Dìo.
Lecca s. f. Leccata: L'atto di leccare.
**LeccaTbr'u.iiie s. m. Lecchino. 'Voce bassa
j e dell'uso. Dicesi a Chi fa lo spasimalo per le
I donne e continuamente pratica con esse..
i Leccaeso add. Leccone, Leccardo, Ghiotto;
I Amante di leccornie, cioè di cibi dìlicali, squisiti.
Leccaja s. f. Leccornia, Lecconeria, Lecco,
Leccardia, Leccume, Pappalecco, Gbiotlornia,
Ghiottoneria, e nell'uso Gbioltume: Vivanda da
lecconi e da ghiotti. Cosa appetitosa da leccarsene,
come suol dirsi, le dita.
"Leccalùmme V^ Lerfòn nel 2» signif.
Leccarda s. f. Ghiotta e nell'uso anche Lec-
carda: Quell'utensile di rame, ferro e simile,
di forma bislungo che si mette sotto l'arrosto
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LEO
LEN
infilzato nello spiedo, quando e' si gira, per rac-
cogliere il grasso che cola,
n Beveratoio, Abbeveralojo: Ciòtola o Vasetto che
si mette pieno d'acqua nella stia aócìoccbè beano
i polli.
LeccardlSn. s. m. Lecconaccio, Ghiottone.
Accresc. di Leccone V. Leccaeso.
ILteccIietta, de savoa; Rimasuglio,
Avanzuglio, Avanzaticelo di sapone: Pezzettino
di sapone, che è l'avanzo di maggior pezzo, di
cui si è servili per lavare checchessia.
Itecela, s. f. Leccia. T. ittiol. Scomber ancia.
Pesce di mare, di color verdiccio o azzurrino,
come l'Ombrina, con cui ha qualche similitudine,
se non che è senza scaglia, ed ha la lesta al-
quanto più aguzza. La sua carne è bianca, grassa
e d'ottimo sapore.
Ijecco s. m. Lecco, Lecchetto, Gusto, onde:
Piggià 0 lecco a ùnn-a cosa; Prendere il lecco,
.V il gusto a checchessia.
X^egito add. Lecito e Licito: Che è permesso,
Che si può fare con ragione, Giusto, Onesto,
Convenevole.
X^egralitse s. f. Legalità: Qualità di ciò che
è legale, cioè secondo la legge.
X^eg'alizza V. a. Legalizzare. T. far. Ren-
dere auienlica per autorità pubblica una scrittura
acciocché possa essere riconosciuta come legale
fuor del distretto della giurisdizione, in cui fu fatta.
ILieg'alizza.zióii s. f. Legalizzazione. T.for.
Autenticazione d'un alto, d'una scrittura, fatta
dalla pubblica autorità, da un ambasciatore e sim.
Ijegr^^àic» s. m. Legatario. T. far. Quegli in
prò di cui è fallo il legato V. Legato.
]L<eg'ato s. m. Legato: Lascio o Donativo la-
scialo altrui per testamento.
Ijég-io add. Leggero, Leggiero, Leggiere e Leg-
gieri: Di poco peso, Che non ha gravità; contr.
di Grave.
•I Leggiero, per Destro, Snello, Veloce,
n — Incostante, Volubile, Instabile, Vario, Mutabile.
Il — Lieve, Piccolo, Di poco momento, Di poca
importanza,
n — Parlando di cibo, vale Facile a digerire.
— de gervetlo; Cervellino : Di poco cervello o senno.
Leggiero.
S Std légio; Cibarsi parcamente, Non s'aggravar
con cibi. *
% Tegni légia ùnn-a persónn-a; Tener in filetto.
Tenere a stecchetto, a crusca, a cavoli: Trat-
tarlo magramente. Tenerlo a dieta.
S Vin légio; Vino leno, molle, debole, fiacco.
X.deg'ì^ii s. f. Legione: Corpo di soldatesca.
— d'ònà ; Legion d'onore : Nome d'un Ordine ca-
valleresco francese, così militare come civile,
crealo da Napoleone I, in cui i commendatori
' e cavalieri formano una legione e sono insigniti
d'una stella così detta della Legion d'onore.
I^eg-islatò s. m. Legislatore: Colui il quale
dà logiii 0 ordina o abroga le leggi d'uno Stato.
I^eg-netti <ia carég-a V. Caréga.
•^ da gaggia; Staggi V. Gaggia.
X^eg-netto s. m. Legneiio: Piccolo legno.
— da cappellai; Gruccia. T. cappell. Arnese per
lo più di legno, a uso di dare o di conservare
all'imboccatura del cappello, quando è nuovo,
quella figura ovale che è appropriala al capo.
La gruccia è composta di due archi, i qaali nel
mezzo della lor parte concava sono slabilmente
fermali a ciascuna estremila d'un fusto, formalo
di due pezzi che entrano a vile, uno in capo
all'altro, per poterlo all'uopo allungare o rac-
corciare.
Leg-no s. m. Legno: La materia soda degli alberi.
I) Legno: Nome generico di Qualunque specie di
carrozza e di Qualunque specie di bastimento e
massimamente dei grossi.
— allùppóu; Legno imporrito V. Allùppóu.
— qiiassio; Legno quassio: Legno che ci vien re-
cato dalla Gujana e da Surinam. É bianco, leg-
giero, inodoro e di sapore amarissimo. Si ado-
pera in medicina come deprimerne e anliseltico.
— santo; Legno santo e Guajaco. T. boi. Guaja-
cum officinale. Legno dell'albero così detto, che
cresce nelle Anlilie. É adoperalo nelle farmacie
e serve a curare il mal venereo.
$ Ogni legno 5 l'ha a so camoa; Ogni legno ha
il suo tarlo, dicesi proverb. per dinotare Non
esservi alcun senza difetto.
S 0 l'è un inciaslro in sciùnn-a gamba de le-
gno ; É lo slesso che lavare il viso al moro,
cioè É fatica gettata.
S Vin eh' 5 l'ha ò legno; Vino che sa di secco,
dicesi di Quel vino che nelle bolli ha preso
l'odore della parie del legno che resta asciutto.
Hjeg'ùmnii s. m. pi. Legumi, Civaje: Nome
gener. di Tulle quelle granella che, seminale, si
riproducono in baccelli e si usano per cibo degli
uomini, come ceci, piselli, fagiuoli, ecc.
— co fratte; Legumi tonchiosi: Legumi che han
tonchj. - Legumi intonchiati o tonchiaii, Le-
gumi ofifesi dai tonchj.
X^eita s. m. Latlajo, e nel femm. Lallaja (Lei-
twaj: Colui o Colei che vende latte, burro, siero
e sim. - Colui o Colei che vende unicamente
burro, dicesl più precisam. Burrajo e Burraja.
I^eitùg-a s. f. Lattuga. T. boi. Lactuca saliva.
Erba da insalata assai nota che si coltiva negli
orli. Ha le foglie sottili, lisce e un po' crespe,
ora erette e dislese, ora curve e serrate come
in palla.
— d frangeize; Lattuga romana: Specie meno de-
licata della lattuga cappuccia; le sue foglie sono
allungale e le costole grosse.
— cappùccinn-a V. Cappùcginn-a add.
Leitiìg-li.etta s. f. Lallughina, Lallaga non
nata: Lattuga cappuccia seminala folla e ancor
piccola.
luélloa s. f. Ellera ed Edera: Pianta sempre
verde che, non potendosi sostener da se slessa,
s'abbarbica in terra o su pei muri o per gli alberi.
Lème s. m. Cicerchia. T. bot. Lulhynis sati-
vus. Sorla di legume piccolo, ineguale, angoloso,
simile al pisello. Non è salubre per gli uomini,
ma è buono pe' colombi.
Il Moco. T. boi. Lat/iyrus cicera. Pianta legumi-
nosa simile alla cicerchia quanto alla pianla, e
alla veccia quanto al seme; ed è cibo proprio
de' colombi.
Il Lero, Veggiòlo , e in alcuni luoghi Capogirlo,
Moco salvatico. T. bot. Ervum eruiia. Pianta
simile al Moco quanto al seme, e alla lente quanto
alla pianla.
Xjéudena s. f. Lendine; Uovo di pidocchio.
S Figurai, dicesi ad Uomo spilorcio V. Lcndenin
nel 3° significato.
LEN
LEN
m
S 0 tpartieiva a léndcna pe piggiàghe ò pighéug-
gio; E' farebbe a scorticare un pidocchio, Scor-
ticherebbe ana pulce per venderne la pelle,
Scannerebbe una cimice per beverne il sangue,
Stillerebbe la nebbia, dicesi di Chi è sommamente
avaro o è grandemente avido di guadagno.
S Piti de léndene; Lendinoso.
ILendenin s. m. Lendinino, Lendinina. Dim.
di Lendine.
« Lendinelia. Voce plebea : Specie di pettine a
denti fittissimi per levar dal capo le lendini,
n Lesina, Spilorcio, Pittima, Taccagno, ecc., dicesi
Cgurat. e in m. b. ad Uomo troppo attaccato al
danaro.
X^eng-é (De) avv. Di leggiero. Di leggieri ecc.
V. De Icngé.
X^eng-ósa. s. f. Forcella. T. legnaj. Pialla col
taglio fatto a forma della lettera C per uso di
scorniciare.
X^eng^ua. s. f. Lingua : Membro che è nella
bocca degli animali, destinato principalm. alla
distinzione de' saporì e alla formazione della voce.
«I Lingua, per Idioma, Linguaggio, Favella,
u — per Loquela, Discorso (considerata come sola
origine del parlare).
n Lingua e più comunem. Sogliola. T. ittioi. Pleu-
ronutcs solea. Sorta di delicato pesce di mare,
cosi chiamato dall'essere molto stiaccialo e dal-
l'aver la figura d'una lingua.
— brulla; Lingua fecciosa, Linguaccia, dicesi di
Chi è sboccato, disonesto nel parlare.
— capivo, sacrilega, mascarsonn-a ; Lingua la-
bana, Lingua fràcida, nociva, serpentina, Mala
lingia, dicesi d'Uomo maligno e maldicente.
— de battòezo; Lingua affinata, aguzza V. BattSezo.
— de bò V. Lauro ceraso.
— de can; Lingua canina, Erba della Madonna,
Erba vellutina, Pisciacane, Cinoglossa. T. botan.
Cynoglossum officinale. Pianticella indigena che
ha il caule ramoso, lanuginoso, elevantesi circa
60 centiài.; le foglie larghissime, lanceolate, ses-
sili, ondose, molli, dolci al tatto, d'un verde
grigio; i fiori piccoli, rossicci, peduncolati, di-
sposti in nude spighe, pendenti e basse. Tutta
la pianta ha un odore fetido, e si reputa ano-
dino nell'uso medicinale.
— de castagna o Lengua d'erhoo ; Lingua di ca-
stagno, Fungo lingua, Melina, Carnesella. T. bot.
Fistulina hepatica. Sorta di fungo mangereccio,
ma forse il più indigesto. Nasce a' pie' dei ca-
stagni; ha colore biancastro, e la sua forma è
simile alla Vescia di lupo.
— de tcera; Lingua di terra, dicesi in Marin.Ogni
picciol tratto o altura di terra che si prelunga
sul mare e termina in una stretta punta.
S Addentàse a lengua; Mordersi la lingua, In-
frenarla.
S A lengua a core dóve 5 dente d déue V. Dente.
% A lengua a n'ha d'osso, ma a rompe Fosso;
La lingua non ha osso, ma rompe il dosso. Prov.
che vale che La lingua talvolta arreca dei gra-
vissimi danni.
S Aslalld a lengua; Tener la lingua a freno o
in briglia, Frenare o Raffrenar la lingua : Parlar
con riguardo e consideratamente.
S Avei a lengua affià o in fi; Aver la lingua
affilata, tagliente^ cioè Di molta forza sì in bene
che in male.
Camcou, DUionario Genovese-Italiano.
ti — a lengua desìi gà; Aver la lingua snodala o
in balìa. Aver la parlantina, Aver buona ciarla,
Aver Io scilinguagnolo rotto, sciolto, taglialo,
Non morire la parola in bocca o tra' denti, di-
cesi di Chi ha eccessiva loquacità.
« — a lengua ligd ; Aver perduto l'erre, dlcesi di
Chi per ebbrezza o altro sia impedito del parlare.
« — a lengua lunga; Aver la lingua lunga, figur.
vale Esser linguacciuto o lingiiardo; e talora
Essere sgolato, cioè Ridire facilmente le cose.
1) — in scià lengua quello che s"ha in tS chiù
V. Chéu.
n — lascióu a lengua a casa; Aver lasciata la
lingua a casa o al beccajo, si dice di Chi sta
senza parlare in compagnia d'altri oltre il dovere.
n — perso a lengua V. sopra Avei lascióu a
lengua a casa.
n — ùnn-a cosa in scià cimma da lengua; Avw
alcuna cosa sulla punta della lingua, si dice del-
l'Essere in sul ricordarsene, ma non la avere
così tosto in pronto.
n — ùnn-a lengua chC taggia e cùze; Aver una
lingua che taglia e fora o che taglia e fende, si
dice duomo maldicente.
**S Cacciàse a lengua derré; Mettere la berta in
gabbia, Cucirsi la bocca, Far silenzio, Tacere,
Ammutolire: Tralasciar di parlare per paura o
per altro.
S Èse de lengua latinn-a V. Latin add.
S Fé da lengua; Far chiasso, schiamazzo, ecc.
V. Fd.
S Filetto da lengua V. Fi7e«o.
% Che sua sotto a lengua ... Si dice per iscberzo
a Chi esagera le proprie fatiche.
8 / béu pe-e come e i ommi pe-a lengua V. Biu.
% Laccetti rfq lengua V. Laccetto.
S Mette a lengua dappertutto; Dar di becco in
ogni cosa. Metter la lingua o il becco in molle:
Voler fare il salamislro in ogni cosa. Entrare in
discorso senz'averci che fare.
S Non avei manco de cado sótto a lengua V.
Cado s. m.
$ Nò porta brutto in lengua; Dar le carte alla
scoperta, Favellar senza barbazzale : Dire il suo
parere liberamente, senza riguardo o ritegno,
con soverchia libertà.
§ Nò se péu legni a lengua a nisciùn; Non SÌ
può tener la lingua a nessuno.
% Sta ben a lengua in bocca; Aver buona ciarla,
buona parlantina , Essere buono o eloquente
parlatore.
S Tùlio 5 so forte 5 l'è in la lengua ; Ha il suo
in contanti nella lingua.
I^eug-uag-g-io s. m. Linguaggio: La favella
di ciascheduna nazione.
n Scilinguagnolo, Frenello, Filetto V. Filetto da
lengua nella voce Filetto: Bezéugna taggiàghe
ó lenguaggio perch'ó lette ; Risogna tagliargli lo
scilinguagnolo porch'e' poppi.
X^eng'uetta. s. f. Linguetta. Dim. di Lingua;
e figurai. Ciarla, Parlantina.
n Linguetta, Linguella: In genere si dice delle cose
naturali, come più spesso ancora delle manufatte,
le quali abbiano qualche somiglianza colla lingua.
I fabbricatori di carrozze, i sellaj, i valigiai, ecc.
chiamano così p. e. Ogni striscia di cuojo che
sporti dalle varie parti de' loro lavori, per ap-
puntarle e fermarle; e così altri artefici.
•0
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LEN
,9 Animella, Valvola: Ordigno dentro a checchessia,
' / il quale facilila e impedisce l'entrata e l'uscire
' '"' ' dell'aria o di qualche liquore.
. wLingueltaccia, dicesi spesso nell'uso per Persona
, , maldicente.
jj-, da lùmea; Linguetta, Linguella della lucerna.
^■^ da sanfornia; Linguella: Lastretta di ferro ac-
.,; ciajato fermata a un de'lati della ciambella dello
gj^V scacciapensieri (sanfornia), che si tiene fra le
^j^ le labbra appoggiata contro la rastrelliera dei
«jj' denti, sulla quale vibrando col polpastrello d'un
dito la linguella, e sopra questa spintovi l'alilo
jj- modulalo, ne esce fuori un suono assai soave.
'J>^ Lcnguctte ; Linguette. T. carpcnt. Conj di legno
V sonili, larghi e piatti, che formano un angolo
acutissimo; servono a vari usi cosi nell'attrazzare
^, le navi, e parlicolarm. nell'operazione di vararle.
^&iaiS^Gt,tiiìxt-SL s. f, Lingnettina. Dim. di
Linjf nella : e figurai. Tersoncina maldicente.
||L«eug-uiii s. m. Linguino. Dimin. di Lingua,
- detto per vezzo.
jLenguista. s. m. Linguista: Chiamansi così
"^ neiruso Coloro che, parlando per pratica più lin-
gue, servono da interpreti a bordo dei bastimenti
.^ stranieri.
jLeng-ùssa. s.f. Linguaccia. Peggior. di Lingua,
> , e dicesi comunem. per Mala lingua, Maldicente.
..ICeiiisa. s. f. Lensa e Lenza: Cordellina fatta di
crini di cavallo o di seta o di filo o di canapa,
alla quale si suole appiccare l'amo per pigliare
jjv i pesci.
'^*~» Acqua. Voce furbesca, e dicesi per lo più della
•pr . Pioggia che cade dal cielo.
■ S In lensa m. aw. A filo, A dirittura, Per l'ap-
. punto, Giustamente.
.Xienséu s. m. Lenzuolo e nel plur. Lenzuoli
e Lenzuola: Ciascuno dei due panni lini che si
tengono sul letto, e fra questi si giace.
. I) Lenzuolo, chiamasi anche Qualunque gran foglio
,.; stampato si appicchi alle cantonate, o sia esso
32 una legge, un decreto o un avviso di qualsivo-
3' glia fatta.
^ de due ieje, de trae leje, d'énn-a teja e meza;
^. Lenzuolo di due, di tre teli, d'un telo e mezzo
..^l V. Teja.
^;S / lenséu cadi fan mangia e sùppe freide V.
.-: Cado add.
a^eusiu s. m. Uncino : Quel rametto secco a
forma d'angolo, di cui un lalo è attaccato al
■^, paniere e coli' altro si appende agli alberi per
jg£ comodo di riporvi i frutti nell'atto di spiccarli;
^ altrim. Ranfìone.
jLeutia. s. f. Lentìa. T. mar. Cavo destinato
^; . a trattenere o rallentare il moto d'un oggetto al
Q \. quale è attaccato, ed impedire che sfugga di mano
tratto dal proprio peso o dalla velocità acquisita.
I«ienti da. 'Ì>£L]isa<; Lenti: Due ingrossa-
57, menti che rendono il giogo della bilancia faslaj
'r più forte, e fan sì che né esso né l'ago (om-
brissallo) freghino contro la trutina (maschstta).
ilLentig-g-ette s. f. plur. Lentine. T. de'pa-
Q,K staj. Sorla di pasta minuta, di forma e grossezza
i^: simile alle lenticchie da cui prendono il nome, e
j,£: si mangia in minestra.
jLeutig'g'ia. s. f. Lente, L^nte civaja, Lentic-
chia, aiitic. Lenta: Granello d'una pianta legumi-
nosa dello slesso nome (Ervum lensj, schiacciato
e convesso da ambe le parti, che serve d'alimento.
ì^tIj^^
n Lentiggine, Lintigglne, Litiggine,Lentiglia: Mac-
chiette rossastre, simili in colore, grandezza e
figura a piccole lenticchie , le quali sogliono
comparire sulle parti del corpo esposte al sole,
e più rade su quelle parti che sono dagli abiti
coperte.
% Pin de lentiggia V. LentiggiSso.
]L<eutig-g-idso add. Lentigginoso, cioè Che
ha lentiggini sparse sulla persona V. Lentiggia
nel 3° significato.
Uteppeg-o s. m. Loja. Voce d'uso tose: Su-
diciume mucóso, che rende lubrico il corpo al
quale aderisce, così dicesi : La loja della padella,
delle anguille, delle lumache, di alcuni scoglj
sott'acqua, de' funghi, ecc. Tuttavia parlando dei
funghi, dicono lojtt la mucilagine de' funghi crudi
e Moccolo la mucilagine che dan cocendo.
Ueppeg'oso add. I.ojoso: Coperto di loja,
Pieno di loja, Moccicoso.
X^epira. s. f. Lebbra, Lebra e Lepra: Sozzò male
cutaneo, che comparisce in croste, quasi squame
di pesce, su tulio il corpo o su qualche parte
di esso, accompagnato da pizzicore veemente e
da altri dolori.
Lepróso add. Lebbroso: Infetto di lebbra.
**Lerf*a s. f. Labbrata: Colpo dato nelle labbra
col dorso della mano.
"ILierJRo s. m. Labbro V. Labro.
' § Lerfe scinte ; Bocca chiusa, dicesi di Chi fa lo
gnorri e non apre mai la bocca a parlare.
% Jmbosd e lerfe V. Imbòsà.
LerfVSn s. m. Labbrone e Labrone, dicesi a
Chi ha grosse labbra.
Il Mostaccione, Ceffalone: Colpo di mano aperta
sul mostaccio.
Hiesca, s. f. Esca : Quella materia che sì mette
sulla pietra focaja perchè vi si appicchi il fuoco,
che se ne cava col fucile (assaen), la qual ma-
teria si fa con un fungo arboreo detto da'Boian.
Bolclus igniarius. ,
g Èse scinto camme a lesca; Esser asciutto come j
l'esca 0 Bruciar come l'esca, vale Non aver né «>
anco un danaro.
X^escajéu s. m. Escajuolo: Colui che , vende
l'esca, i zolfanelli e le pietre focaje.
„ — per Quel panieruzzo, in cui si tengono l'esfa,
la pietra focaja e il fucile per accendere il fuoto.
ILiescxa. s. f. Lisciva, Lasciva, Ranno: Acqua
passala per la cenere o bollita con essa.
Il Cenerata: Bollitura di panni o altro in acqua
con alquanto di cenere.
§ Boxardo c5mme a lesela V. Boxa/rdQ. \ ;.
% Chi lava a testa all'aie perde a lescjfaii^ A 5
savón V. Aze. ,> ;-
IL<esci£isso s. m. Fondata : La cenere che
resta nella caldaja dopo che ne fu tratto il ran^
per versarlo sul bucato.
Xjesti3ce s. f. Lestezza, Prontezza, Speditezza,
Celerilà, Sollecitudine. i.-g-v-ì
I^esto add. Lesto, Destro, Presto, Agile, Saellò,
Spedito, Sollecito: Che usa prestezza nell'operai^
Il Lesto, Allestito, Apparecchialo, Pronto. -
S Èse lesto; Esser fritto o rifinito, Esser ito. Aver
fatto il pane, figurai, vale Esser rovinato; e tf-
lora anche Esser morto o disperalo della vìlà.
N — lesto còmme un can de marmo V. Can.
n — lesto de fa ùnn-a cosa; Aver finito 0 ter-
minato di far checchessia.
I.ET
LET
«W
« — luto de man; Esser manesco, cioè Pronto
a menar le mani; ed anche Inclinalo a rubare.
S Lesti a vira ! Lesti a girare ! T. mar. Comando
dato perchè i marinaj si rechino ai posti ad
essi assegnali per girare di bordo.
Z^ettéa> s. f. Barella: Slrum. fallo a somiglianza
di bara, che si porta a braccia da due persone
per nso di trasportare checchessia.
il'wettex*a. s. f. Lettera: Carattere dell'alfabeto,
u Leitera: Foglio scritto che si manda agli assenti
0 per negozio o per ragguaglio; e dottrinalm.
Epistola. La prima che si manda dicesi missiva
0 invievole; qnella con cai si risponde, dicesi
responsiva.
rt Lettere al piar., I caratteri di cui si servono gli
stampatori.
— anonima V. sotto Lettera orba.
— appunta; Lettera per consegna: Lettera, ia cai
spedizione si fa attestare nei registri della Posta,
e non si consegna se non alla persona, eoi è
indirizzata.
— confidenziale; Lettera riservata.
— d'avviso; Leitera d'avviso. T. comm. Lettera, che
il traente d'ana cambiale scrive al trattario, per
avvertirlo della cambiale che ha tratta sa di lai.
— de cangio; Lettera di cambio o Cambiale. T.
comm. Chirografo fornito delle forme prescritte
dalla legge, mediante il quale ana persona or-
dina di pagare ad un'altra, in un luogo di-
verso da quello in cai l'ordine vien emesso, una
determinata somma di danaro a quello che è
indicato nel chirografo o a quello che sarà per
esercitare i diritti di questo.
— de marca; Leitera di marca V. Corta.
■— de raccomandazión ; Commendatizia, Lettera di
" " raccomandazione.
— maiuscola ; Leitera majuscola : Lettera o Carat-
tere dell'alfabeto maggiore delle alire.
— minuscola; Lettera minuscola: Lettera o Carat-
tere dell'alfabeto minore delle altre; opposto di
.:. Lettera majuscola.
— orba; Lettera cieca o anonima, cioè senza il
nome di chi la scrive, senza soscrizione.
S ^ lettere de scàtoa V. questa locaz. alla sua
sede alfabetica.
■ J Andd a scrive ùnn-a lettera; Andare a tu m'in-
tendi, dicesi fìgurat. e scherzevolm. per Andare
al cesso.
S Belle lettere; Belle lettere, dicesi Lo studio della
rettorica, della storia, della poesia, che fanno
l'uomo erudito e bel parlatore.
S Cegd ùnn-a lettera; Piegar una lettera.
S Ferma e lettere à posta ; Intercettar le lettere.
S Gamba de lettere dell'alfabeto; Asta delle lellere.
S Infranchì e lettere V. Infranchì.
I^etterin s. m. Leggìo: Arnese di legno o di
metallo sul quale si posa il libro in leggendo,
cantando, ecc.
lljette]:*iiiii-a> s. f. Letterina, Letterino, Lct-
terella, Lelleruccia, Letlernzza. Dim. di Leitera.
•TLiéttia, V. Lettera nel 2» signiGcato.
Iniettili s. m. Lettino, Leltuccio, Letticciaolo ,
Letlicello. Dimin. di Letto.
Xiótto s. m. Letto : Arnese nel quale si dorme
0 si riposa, ordinariam. composto d un fusto a
quattro gambe di legno o di ferro, sul quale
stanno saccone, materasse, capezzale, lenzuola,
coltrone, coperta, gaanciali, ecc.
»t Letto, per Qualunque luogo ove si mette a giacere.
— c6 cortinaggio; Lello a cortinaggio, Letto cor-
tinato 0 incortinalo V. Cortinaggio.
— da campagna; Lettiera pieghevole, a libro, a ic-
casse: Lettiera che consiste in due stanghe lunghe
qaant'è lungo il letto, sulle quali è fermamente
imbullettata una grossa tela ovvero molte cigne
trasversali, quella e queste tenenti luogo d'asse-
relle Ctòej. Ciascuna delle due stanghe ha due
gambe che s'incrociano imperniate nel lor mezzo
a foggia della lettera X, e si aprono regolarmente
quanto lo permettono le cigne o la tela.
— da dui 0 da due piasse; Lello da due posti,
e con denominazione elittica Lello a due: Letto
che ha la larghezza sufficiente a dae persone.
— da spozoeì; Talamo, Letto nuziale.
— da un 0 da ùnn-a piassa; Lello ad un poslo.
— da ùnn-a picLssa e meza; Letto ad un posto
e mezzo.
— d'avanso; Letto di compenso : Letto di soprapptù,
e da servirsene in caso di straordinario bisogno.
— de bestie; Lettiera: Quello strame o paglia che
si mette sotto alle bestie da coricarvisi ; altrini.
Impatto.
— dò ma, d'un fiamme; Letto del mare, di UQ
fiume, dicesi Quello ove si posano le acque.
S Andd in letto; Andar a letto. Andarsi a posare:
Mettersi a giacere nel letto, Coricarsi ; Andar a
dormire.
S A scada d letto; Scaldare il letto.
S Canoe dd letto; Guide o anche Canali V. Cand.
S Caccidse in sciò letto; Buttarsi sul letto, vale
Gettarvisi sopra assiso o disteso, ma coi panni
indosso.
S Ce dd letto; Sopraccielo o Sopralletto V. Ce.
S Chi va in letto sensa cenn-a, tutta a néttfte
se remenn-a V. Cenn-a.
% China zìi da-o l'etto; Scendere dal letto.
S Desfd 5 tetto; Disfare il letto, vale Togliere e
riporre le coperte e le lenzuola, talora anche la
materassa, o questa almeno rivoltarla su di sé
quando il letto per mollo tempo non ha a servire.
;n Fd ò letto; Fare o Rifare il letto: Rimetterlo
in assetto, cioè Rimcnare e Pareggiare le foglie
del saccone, sprimacciare la collrice o la ma^
terassa, dist-^ndervi e acconciarvi le lenzuola, ecc.
u Far letto, per simil. Preparare o Acconciare chec-
chessia in modo da renderlo atto a tale o tale
uffizio.
S Fd un pò de letto a ùnn-a pcrsónn-a ; Far un
po' di letto a uno, figurai, vale Metterlo in buona
voce e disporre in favor suo gli animi di coloro
presso ai quali dovrà andare.
S Figgio de primmo o de segando letto; Figlio
di primo o di secondo letto, cioè delle prime o
delle seconde nozze. _
S Inciódd un in t'ùn letto V. Inciòdà. — -
S Moi a so letto; Morire nel suo letto: Morire
di suo modo, cioè di morie naturale o di ma-
lattia che dia campo di morirsi.
S 0 péu piscia in letto e di ch'ò l'ha sùóu;~Eì
può pisciare nel lelto e dir che ha sudato. Modo
proverb. che dicesi quando si vuol dinotare che.
uno è siffatiamenle nelle grazie d'un altro, che
qualunque sgarbo o mancanza egli commetta,
questa gli vien da quello scusata.
S Pé dd letto; Piedi del letto.
$ Prepara 0 /e«o; Preparare, Acconciare il letto,
468
LEU
LEV
vale Riabbassarne la copfirla, tirandola giù dal
capezzale, fare la rimboccatura del lenzuolo di
sopra, porre i guanciali, i panni da nolle, in-
somma quanto occorre a chi ha da entrar in letto.
^ Retnendse pe-o letto; Dar le \olte pel letto,
Gii'are il letto : Quel dimenarsi per ogni verso
nel letto di chi è agitato e non può dormire.
S Sàtd ZÌI da-o letto; Gitlarsi dal lelto, Balzare
dal lelto.
S Scaffo do letto; Lettiera V. Scaffb.
S Sciàtd ó letto; Disordinare il Ietto: Spostare,
Metter sossopra le lenzuola e le coperte.
S Spallea dò lelto; Spalliera: La sponda da capo
della lettiera {sca/foj molto rilevala, di tal che
chi sta seduto in letto può appoggiare le spalle
e il capo, postivi tramezzo alcuni guanciali.
S Sponda d5 letto; Proda, Sponda del lelto: Lo
estremo margine laterale di essa.
S Sta a ciòmd in letto V. Cìòmd.
% Sta in letto; Guardare il letto: Frase moderna
senz'alcun fondamento usala da alcuni per indi-
care un malato che Ma costretto a stare a letto.
S Toc dò letto; Asserelle o Assereni: Assi sotti-
lissime, sulle quali ponesi il saccone del letto,
X^ettò s. m. Leltiire, Leggitore: Chi legge,
n Lettore, diersi anche a Dottore che legge in al-
cuno studio 0 accademia o comunità religiosa:
Letta de teologia, ile filosofia, ecc.; Lettore di
di leo'ogia, di filosofìa, ecc.
I^ettùa. s. f. Lettura: Il leggere.
D Lettura. T. stamp. Sorta di carattere per la
^ stampa, che da molti dicesi Filosofìa..
"ÌLeùdlo s. m. Liuto. T. mar. Bastimento di mi-
nima grandezza , che pesca poco e serve per
fare delle brevi traversate di mare. Si adopera
anche ne' porli per lo scarico e carico dei ba-
stimenti e per portare ad essi la zavorra. Ve
n' ha di quelli senz'alberi e senza vele, ed altri
che vanno a vele. Dicesi anche Libo, e in ter-
,., mine gener. Alleggio.
jLéug-o s. m. Luogo e poet. Loco: Spazio oc-
.>. cupaio da un corpo; Silo.
,5; Il Luogo, per Parte, Spiaggia, Paese, Possessione,
Podere.
■ — per Un posto determinalo: Mi son stccto
proprio in sciò léugo ; Io fui propriamente sul
luogo 0 sulla faccia del luogo.
Il — per Lo posto che altri tiene in qualche par-
lila, negozio, società e sim.: G'hò cesso 5 mcB
léugo; Io gli cessi il mio luogo.
ji.jti — per Impiego: Che saeivu un léugo per mi?
t". Vi sarebbe un luogo per me?
— còmodo; Luogo comodo, Luogo comune. Luogo,
Cesso, Camerino, Stanzino, Privato, Necessario,
Agiamento, Ritirata, ecc.: Luogo ove deporre il
soverchio peso del ventre.
— còmodo all'inglcize; Luogo all'inglese.
— de scr'ilùa, d'auto, ecc.; Luogo di scritlura, di
autore, vale Passo, Tratto del lesto di quell'opera.
— pio; Luogo pio: Isliiuzione "di pietà 0 religiosa.
S Lèiujhi santi; Luoghi santi: Chiamansi contai
, nome Alcuni lunghi della Falestina, dove i pel-
legrini concorrerlo da varie parti del mondo per
visitare i santi monumenti che in essi abbondano;
JJ-. diconsi anche Luoghi di Terra Santa.
§ A tempo e a léugo V. A tempo.
% Aveì léugo; Aver luogo, vale Aver effello.
Venire ad effetto, Effettuarsi, Riuscire.: À de-
manda a non ha avùo léugo; Non ebbe luogo
la domanda.
M Aver luogo per Venire a proposito.
S Cede 0 léugo ; Cedere il luogo , vale Dare ad
altri la precodenza.
§ Chi va pe féugo, perde léugo V. Féugo.
% Dà léugo, Dà léugo a raxón V. in Dà,
S Ddseghe léugo; Darcisi motivo, occasione, ecc.
$ In léugo m. avv. In luogo, In cambio. In vece.
S No fase léugo; Non farsi luogo, Non aver luogo,
Rigettare, e dicesi di petizione, di domanda ecc.
n Non farsi luogo, in materia crimin. vale Non
dar corso ad un processo, 0 perchè il reato non
esiste, 0 perchè l'imputalo non è riconosciulo
autore di esso reato.
§ Tegni e moen a léugo; Tener le mani a sé V. Man.
I^éug^oteneii4e s. m. Luogotenente : Che
tiene il luogo d'alcuno ed esercita l' ufficio in
sua vece.
lUe'va s. f. Leva e Lieva: Strum. meccanico a
foggia di stanga, un'estremità della quale si sot-
topone a corpi di gran peso per alzarli 0 muo-
verli di luogo.
11 Capra : Specie di cavalletto che serve per lavare
e racconciare le ruote delle carrozze.
— da pompa; Leva.
S Dà leva; Mettere 0 Dare a leva, vale Sollevare
alquanto con leva checchessia ad effetto di trarlo
dal suo luogo.
Leva s. f. Leva, Levala: Chiamata di soldati
all'armi per servizio d'uno Stato V. Coscrizidn.
S £se de leva; Esser di levata, di partita, di
partenza: Esser per andarsene.
S Ma de leva; Mare di leva. T. mar. Mare grosso
e lungo che viene dal largo.
% Tito de leva; Tiro di leva. T. mar. Tiro di
cannone a polvere assieme al quale si alza una
bandiera speciale od un fiocco, e dinota che la
nave si apparecchia a partire. Con esso si chia-
mano a bordo le persone dell' equipaggio che
fossero a terra.
Leva V. a. Levare, Tòr via, Togliere, Cavare,
Rimuovere, Portar via; conlr. di Mettere.
— o co(e; Tórre 0 Cavar la voglia.
— a Clicca; Scoccare, Disfar la cocca V. Cucca.
— a famme; Sfamare, Disfamare: Torre, Cavare
la fame.
— a pianta; Far la pianta , Levar la pianta d'una
città, d'un edifizio 0 sim. : Disegnare, Descrivere
colle proporzioni aggiustate d'ediflzj 0 altro.
— a ;pMa; Spolverare: Levar via la polvere. Ripulire.
— a repùtaziòn, l'Ònó, ò credito, ecc.; Toglier la
riputazione, il credito, il buon nome, la stima
d'alcuno.
— o rttzze; Dirugginare, Dirugginire: Nettare il
ferro dalla ruggine.
— a sw; Dissetare, Cavar la sete, Estingnere la sete.
— a testa a~i ancióe; Scapare V. Ancióa.
— a testa da léugo, de cascia; Tórre altrui il
cervello, Cavar di cervello. Cavar uno fuor di sé.
— a testardaggine; Scaponire.
— o villa; Toglier la vita ad alcuno. Togliere al-
cuno di vita, Spegnerlo 0 Spogliarlo di vita,
vagliono Ucciderlo.
— da mczo un conto; Spegnere un conto, Saldarlo.
— da mezo ùnn-a cosa; Levar di mezzo, Tór via :
LevcB da mezo questa caréga; Togliete via
questa seggiola.
LEV
LEV
m
— da mezo ùnn-a persònn-a; Levare o Togliere
dì iDPZzo alcuno, vale Farlo morire^ Ucciderlo ;
e talora anche Imprigionarlo.
— da-o móndo ùnn-a persònn-a; Levar nno di
terra, del mondo o sim., Affrittellarlo, Spegnerlo
di vita, Ucciderlo.
— da possesso; Levar di possesso, vale Tórre il
possesso, Privar di possesso.
— de mun o d'in te moen ùnn-a cosa a ùnn-a
persònn-a; Levare di mano nna cosa ad uno,
vale Privarlo di quello, Toglierglielo.
— de parto; Mettere in santo; ed osasi anche flgnr.
— de sótto ùnn-a cosa a un; Cavar di sotto chec-
chessia ad uno, vale Levarglielo con forza o
con arliGzio.
— de lòa; Sparecchiare: Levar vìa le vivande e
le altre cose poste sopra la mensa.
— d'in tó fórno; Sfornare, contr. d'Infornare:
Cavar dal forno.
'* — e bete e mettile a-o collo; Levar le budella
0 Metter le budella in mano d'alcuno V. Béla.
— e ciùmme a-i òxelli; Spiumare gli uccelli : Le-
vare loro le piume.
— e macce ; Levare o Cavar le macchie. Smacchiare.
— e rèsche; Diliscare, Levar le lische: Spogliare
delle lische.
— e rèsche a-o Un; Scapecchiare: Nettare il lino
dal capecchio.
— e scagge a-i pesci; Scagliare i pesci: Levare
loro le scaglie.
— e sckitte da bratta; Spillaccherare.
— i capricii a nnn-a persònn-a V. Capricio.
— f pelùcchi a ùnn-a persònn-a; Far le lustre ad
alcuno. Lisciarlo, Ugnergli gli stivali, vale Fargli
finte dimostrazioni d'affetto per ritrarne profitto.
'* — /'anima d'in ta pansa a ùnn-a persònn-a;
Trar l'anima dal guscio a uno. Modo basso e vale
Metterlo a morte, Ucciderlo.
— l'axillo V. Axillo.
— l'ordine; Conlrammandare, Rivocare la com-
messione.
— man; Levar mano, vale Cessar di fare.
— 6 campo; Levare il campo, vale Ritirarsi gli
eserciti dal luogo dov'erano accampati.
— ó chèa da ùnn-a cosa; Levar il cuore da chec-
chessia : Staccarne il pensiero, Non applicarvi piiì.
— S dùbbio; Levare il dubbio o sim., vale Farlo
cessare, Tòrio via.
— ó fondo a bótte ; Sfondare la botte, onde: Botte
sfondata è Rotte cui fa, tolto uno dei fondi, o
che ha guasto uno dei fondi o ambedue.
— 6 grasso; Digrassare: Tórre il grasso.
— 5 Icete; Spoppare, Slattare V. Lcete.
— 6 morbin a un; Cavar il ruzzo dal capo ad
alcuno 0 Cavargli il ruzzo semplic, vale Farlo
star a segno e in cervello. Tenerlo in timore
col castigo.
— 5 pan a ùnn-a persònn-a; Togliere il pane altrui,
vale Fargli perdere ì mezzi onde procurarsi la
sussistenza.
— 5 piano; Levar il piano: Far il disegno d'un
edlfizio 0 d'una piazza da guerra cogli strum.
geometrici, facendone comprendere tutte le sue
differenti parti.
— sangue; Cavare o Cacciar sangue, Salassare:
Bucar la vena per trarre il sangue afiìoe di me-
dicare alcuno.
— ùnn-a cosa d'in ta ttsta a (Uin-a p«r«0fin-a;
Cavare, Trarre, Tórre alcuna cosa del capo a
uno. Disimprimere uno d'alcuna cosa, vale Fargli
mutar opinione. Farlo ricredere, Dissuaderlo, Di-
singannarlo.
— un de penn-a, de prexòn; ecc.; Cavar ano di
pena, di carcere, d'uffanni, ecc. vale LiLerarnelo.
— vòlta a-i cavi; Levar volta ai cavi. T. mar.
Sciojiliere i cavi.
S Levàse n. p. Levarsi, Alzarsi, Uscir di Ietto,
Scorcarsi, Sorgere.
— a barba; Levarsi la barba, vale Radersela.
— o bercila, G cappello V. queste due voci alla
lor sede alfab.
— a cocb; Cavarsi la voglia, Sbramarsi, Saziarsi.
— o COCB 0 a véuggia de dormi V. Dormi.
— a famme; Sfamarsi, Disfamarsi: Cavarsi la fame.
— a maschera; Cavarsi, Deporre la maschera,
Smascherarsi, figur. Scoprire il suo sentimento
già tenuto nascosto.
— a muffa da-o chéti; Ricrearsi, Divertirsi, Pi-
gliar festa, Spassarsi: Prendere alleggiamento,
conforto e ristoro alle fatiche durate, agli stenti, ec.
* — a razze da-i denti V. sopra Levàse a famme.
— a sce; Dissetarsi, Cavarsi la sete.
* — a viltà 0 l'anima in Vùn travaggio; Lavorare
a mazza e stanga : Lavorare indefessamente, eoo
tutta forza.
— dà bócca ùnn-a cosa; Cavarsi alcuna cosa dalli
bocca, figur. Risparmiare, Sparagnare, privan-
dosi di ciò che è necessario.
— da léugo un osso, ùnn-a spalla, ecc.; Lussarsi,
dicesi delle ossa allorché per qualche accidenta
escono dal loro sito naturale.
— da-o chéti ùnn-a cosa V. Chéu.
— da Ida; Levarsi da tavola : Uscir da tavola.
— da un imbroggio, ecc.; Spelagarsi, Uscir del
pecoreccio, del gineprajo: Uscir d'imbroglio, di
intrigo. Venir a capo di cosa intrigala.
— do un léugo; Levarsi, Partirsi.
— de bòniscima óa; Levarsi di bonissim'ora, per
tempissimo, ecc.
— de bònn'óa; Levarsi o Alzarsi di buon'ora, di
baon mattino, cioè per tempo; e figurai. Esser
destro, avveduto, scaltro.
— de cappello, de bercila V. Cappello, Beretta.
— de parto; Entrare in santo o Andare in santo,
dicesi del Recarsi alla chiesa la prima volta dopo
il parto, per ricevervi la benedizione dal sacerdote.
— d'indosso ùnn-a cosa; Levarsi checchessia da
dosso, vale Allontanarlo da sé.
— d'in ta testa ùnn-a cosa; Cavarsi di capo al-
cuna cosa, Levarsela dal pensiero, Tòrsene giù,
Non vi pensar piìi; ed anche Sgannarsi, Disin-
gannarsi, Dissuadersi.
— I guanti; Cavarsi i guanti.^
— 0 séunuo da-i éuggi V. Euggio.
— ò so; Spuntare, Sorgere il sole.
— d vento; Levarsi il vento : Cominciare il venlo
a soffiare.
— un capricio V. Capricio.
— un d' in' sci àuggi V. Euggio.
— ùnn-a cote, Levàse tulle e so cocB V. Coa.
— ' un obbligo; Disobbligarsi: Liberarsi da ogni
obbligo di gratitudine, di convenienza.
S Andàse a fa leva de parto V. sopra Levdt»
de parto.
S Fdse leva iangue; Cavarsi sangne. Farsi cavar
sangue.
470
LEZ
LEZ
^Levile 0 Levate de chi; Levali o Levatevi di
: qui , Togliti o Toglietevi di qui. Modo imperioso
di licenziare altrui.
t*eva V. n. Lievitare e Levitare: Il fermentare
''' della pasta stata intrisa con lievito (crescente).
laevad-ó add. Levatojo: Aggiunto di Ponte, così
detto dal potersi alzare ed abbassare a piacimento,
^'<)nde dare o impedire il passaggio della porta.
Zifeva.d.óa> s. f, Levatora. T. cari. Quella la-
vorante elle, dopo soppressala la posta, ne separa
^-'- \ feltri da' fogli , ponendo questi sulla prédola
V. PrSdoa.
I^evaeso add. Levabile: Che si pnò levare.
Hievamacce s. m. Cavamacchie, Smacchia-
tore, Macchiajuolo : Colui che fa il mestiere di
cavar le macchie da' panni.
T^iT-a.Titft s. m. Levante, Oriente: Quella parte
■ -del cielo, dalla quale si leva il sole; contr. di
Ponente od Occidente.
1» Levante, dicesi specialm. delle Regioni, le quali,
ìi rispetto a noi, sono dalla parte donde si leva il sole,
n — Nome altresì di vento che spira dalla parte
- ? di levante ; altrim. Curo, ordinariam. detto Sci-
ci lecco V. Scioco.
T^ft-vnittin s. m. Levantina: Tessuto di seta,
cosi detto perchè ci venne prima di Levante.
Ijevéxvja V. AUevéua.
Ijevre s, f. Lepre: Quadrupede assai noto,
- paurosissimo e velocissimo al corso.
"5 Chi due levre caccittf ùnn-a a fùzze e l'atra
■''■-' scappa; Chi due lepri caccia, l'una non piglia
ii' e l'altra lascia. Prov. che vale Chi vuol essere
C" in più luoghi non è in nessuno, o Chi vuol fare
-i 'più cose ad un tratto, per lo più non ne fa nessuna.
]ti^"vrotto s. Leprotto: Lepre giovane; altrim.
' Lepralto, Leprellino, Lepricciuolo.
XjexixL s. m. Lezzino o Spago forzino. T. mar.
■ i Minuta cordicella fatta di due fili torli, della cir-
6* conferenza di due linee e mezzo a tre, e di nuovo
f* torli insieme. Si adopera per varie piccole legature.
Xjexióu s. f. Lesione: Danno, Pregiudizio che
' altri risente ne' contratti , Perdita che si soffre
pei fatto altrui o per qualche atto stipulatosi
inconsideratamente o per forza o per dolo.
£ieza s. f. Treggia, Traino: Veicolo rustico senza
ruote, il quale si strascica da buoi, fallo per uso
di trainare specialm. su per luoghi erti.
X^ezà s. f. Trcggiata, Traino: Quanto in una
* volta si trascina colla treggia o col traino.
Ijeze V. a. Leggere: Scorrere cogli occhi ciò
' che è scritto o stampato, e scorrerlo con sapere
il valore delle lettere e ricavar le parole dalla
lor tessitura, o tacitamente o pronunziandole.
*>m a vitla a un; Cantare a uno la zolfa, lo stesso
t' che Dare una sbrigliata o sbriglialura ad alcuno.
-<■ Modo -figur. e vale Riprenderlo, Dargli una ga-
gliarda rammanzina.
*s- corrente; Legger corrente, cioè con speditezza
i ■ V. Corrente avv.
*- in ta cèa; Leggere in fronte: Conoscere a'con-
- trassegni. Penetrar le intenzioni d'alcuno.
- in td chéu, in te l'anima; Legger nel cuore,
nel pensiero, ecc., vale Conoscere dall'esterno
e"- gli alTetii del cuore.
8 Manda un a fase Icze; Mandar uno a carte
- : ' quaranlanove , Fargli pigliare il cencio, Dargli
l'ambulo: Mandarlo via, Licenziarlo; e con più
forza, Mandarlo al diavolo, alla malora. :
S iVC saveì leze atro che in tò so messa; esser^
come il pievano Arlotto, il quale non sapea leg-
gere altro che nel suo libro; dicesi ordinariam.
degli ignoranti che sanno poco leggere, ed anchc-
degli ostinati nel loro proposito.
S Nd saveì ni leze e ni scrive; Esser illetterato,
Essere inalfabeto o analfabeto.
g Vatt'a fa leze; Va a lippa, lo dice spesso il
popolo fior, per mandar uno in quel paese.
ILiezenda; s. f. Leggenda: Propriam. Storiella
di poco pregio e per lo più favolosa.
Uezeud-àio s. m. Leggendario: Molte leggende
raccolte in un volume; e dicesi per lo più Quello
dei santi.
ILtezenn-ai s. f. Pilastro incassato: Specie di
pilastro che a] parentemente è in gran parte in-
cassato nel muro, ma in realtà non è che una
prominenza del muro stesso; altrim. Fascia,
Contraccolonna.
Ijiezi^u s. f. Lezione: Quella parte di scienza
0 d'arte insegnala dal maestro volta per voltai
I) Lezione, Compito: Quel tanto che il maestro
impone agli scolari di fare: Mdstrime un pò a
leziSn che t'ha dceto 6 meistro; Famtqi un po' ve-
dere la lezione o il compito che li diede il maestro,
n — Presso gli Ecclesiastici è Un breve capitolo
tratto dalle Scritture o da' Santi Padri, che si
recita a mailutino.
— dò semenàio; Estrazione: I cinque numeri che
si tirano su al giuoco del lotto. T
S Dà leziSn ; Dar lezione, vale Insegnare ad al-
trui, Fare scuola.
§ Dà ùnn-a leziòn; Dar una lezione, nell'uso vale
Castigare, Riprendere acremente. 71
X^ezze s. f. Legge : Regola stabilita dall'autorità
divina ed umana, che obbliga gli uomini ad al-,
cune cose, e ne vieta loro alcune altre affine di
pubblica utilità; od altrim. L'emanazione della
volontà d'un superiore, alla quale i soggetti deb-
bono pel loro bene conformare le proprie azioni.
« Legge, per Lo studio della giurisprudenza.
« — si prende anche figurai, parlando per Le te-:
gole e per L'ordine che la natura ha posto nel
compimento d'alcune cose, onde dicesi Le leggi
del moto, della refrazione, ecc.
— antiga; Legge antica o giudaica, chiamasi Quella
legge che Mese diede agli Ebrei dopo la fuga
dall'Egitto, per opposizione a Quella di Gesù
Cristo, che dicesi Legge nuova.
— divinn-a; Legge divina: Quella emanata dal divin
Legislatore, e che si conosce per mezzo della ri-
velazione e della retta ragione.
— ecclesiastica; Legge ecclesiastica : Ogni legge che
concerne la Chiesa e i suoi ministri, o le mi^
terie che hanno rapporto colla Chiesa.
— marziale; Legge marziale, così chiamasi Quella
legge che ordina l'uso della forza militare in tutti
quei casi, in cui la pubblica tranquillità è com-
promessa, e che l'azione ordinaria delle leggi è
troppo lenta o insufficiente al bisogno.
— naturale; Legge naturale: É una regola che la
retta ragione addila agli uomini per dirigere le
loro azioni e far loro conoscere ciò che è giusto
ed equo, sìa ch'essi vivano come particolari, sia
ch'essi formino parte d'un corpo.
— néuva; Legge nuova, dicesi della Legge di Gesù
Cristo per opposizione a quella di Mosè, che ai
chiama Legge antica,
LIB
tlB
471
-K^^maiux; Legge o Leggi romane: Il complesso
-jdeHe leggi, contenuto nel corpo del diritto ci-
i"TÌle, fatto compilare dall'imperatore Giustiniano.
-italica; Legge salica: Soprannome dato alle leggi
stabilite nel regno di Francia dopo che i Francesi
" s'impadronirono delle Gallie. Questa legge, nei
paesi in cui è adottala, esclude le femmine dalla
successione del trono.
S A necescilcc a non ha de lezze; La necessità
' non Jia legge, dicesi proverb. del Farsi lecito
por necessità ciò che per legge è illecito.
S Chi comanda fa lezze; Chi comanda fa legge,
- osasi dire comunem. da Chi è talvolta costretto
a far checchessia anche contro sua voglia, per
:■" esser ciò stato imposto da persona che può, ed
alla quale egli è sottoposto o dipendente.
$ Dà lezze a ùnn-a persónn-a; Dar legge ad
. ODO, vale Comandargli.
S L'uso 5 fa lezze; Uso fa legge: Modo di dire che
- vale Che la consuetudine acquista forza di legge.
X^ia> s. f. Lira: Jloneta d'argento del valore dì
: venti soldi. Il valore dei soldi però è stato vario
? :sccoDdo i tempi, ed è vario secondo i luoghi.
-*.l»' antica lira genovese corrisponde oggi a 80
"^'centesimi della lira italiana.
■ -Libbra, per Un peso comunem. di dodici once.
S Paga Ha, sodo e dina V. Dina.
S Spende a so Ita pe vinti sòdi; Spender la sna
' lira per venti soldi, vale Avere piiì che il conto suo.
Ijiamme s. m. Letame: Paglia o Foglie di
castagno o altra cosa simile infracidata sotto le
bestie e mescolata col loro sterco o stallatico.
S Dà 5 liamme V. Alliamà.
I^ia-mméa. s. f. Letamajo : Luogo dove si am-
: monta il letame.
JuVosLtt s. m. Libano: Cordame di ginestra di
Spagna o d'Africa, che serve a molti osi nelle
- navi; altrim. Stramba.
T^tlylorèt s. m. Librajo: Colui che vende libri.
» Librajo, in Firenze dicesi anche II legatore da
libri.
]Liil>lbi*aja> s. f. Libreria e Libraria: Stanza a
oso di tenervi raccolti insieme di molli libri,
-: disposti ne' piani o palchetti degli scaffali o scan-
sie. Dicesi anche con voce greca Biblioteca, ma
^' ftilamente quando è pubblica.
•» Libreria, per Bottega dove si vendono libri.
Xrfil>l>i:*ajetta> s. f. Libreriuccia: Piccola li*
breria o Libreria di poco conto.
X4Ìl>l>x*a.sso s. m. Librone. Acer, di Libro:
Gran libro.
I^ibl>x*ettiii s. m. Librettino, Libriccino, Li-
- ■ bricciuolo , amie. Libricolo. Dira, di Libretto.
Iji1>l>x*etto s. m. Libretto. Dimin. di Libro:
Piccolo libro,
il» Libretto, per Qualunque libriccino, ordinariam.
{-bianco, che serve a vari usi, sia per iscrivervi
~ il ben servito rilasciato ai servitori, sia per no-
* larvi le ricevute del fitto pagato, sia per ricordi,
annotazioni, ecc. specificatovi Puso a cui s'ado-
* pera, come: Libretto del benservito, del fitto,
* ^i ricordi , ecc.
'—-da messa, de divozidn; Libriccino da messa,
di divozione: Piccolo libro, in cai sono raccolte
le preci da dirsi in tempo della messa ed altre
-^^órMioofc _
•a lieil'apiBrai Libretto dell'opera: li libro dell'edera
e dei balli.
— d'ou, d'argento; Libro, dicèsi dai battilori, la
riunione di foglj di carta, incai si pone l'orò
e l'argento battuti.
r-iil>l>ro s. m. Libro: Quantità di foglj cueitt:
insieme o scritti o stampati o bianchi ch'egli sì
siano, e formanti un volume, coperto o di carta;
0 di cartoni o di tela, ecc.
H Libro, pigliasi anche per Un'opera d'ingegno
così in prosa come in versi, di tal modo d«^
formare almeno un volume,
n — per Una delle parti principali in cui è divisa
Un'opera,
n — per Registro, nel quale si scrive eia ehe «:
riceve e si paga, ciò che si compra o si vend^
— a bodoniana; Libro alla bodoniana V. À bo-
doniana.
— arrigóu; Libro rigato : Libro bianco e col rigar
— co-e carte indoce, marmaesche, sprùssce; Libro
in carte dorate, in marmo, spruzzale.
— curio; Libro cucilo: Libro, i cui fogli sono sem-
plicemente cuciti l'un contro l'altro, e coperti di
un semplice foglio.
— de cuxinn-a, de credensa, de cantinn-a; Qua-
derno di cucina, di credenza, di cantina, valgono
Nota di carico e scarico del cuciniere, del crr-
denziere, del cantiniere.
— de trenlesei pagine; Libro del quaranta, per
ischerzo dicesi del Mazzo di carte da giuocarer^
— di séunni; Libro de' sogni: Libro simile ad un
piccolo vocabolario, dove a ciascuna voce è as-
segnato uno dei novanta numeri che si gioocano
al lotto ; e la gente credula e stolta, quando ha
fatto alcun sogno, va e guarda nel detto libro
che numeri sono apposti alle cose che ha so-
gnalo, e qnelli giuoca al lotto, sperando di vincerR:
— d'òu; Libro d'oro: Chiamavasi al tempo delle
Repubb. di Genova e Venezia Quel libro in cor
erano registrale le Famiglie nobili di queste città.
— in brosciùa ; Libro legato alla rustica : Libro
legato senza raffilarlo ne' margini e senza farvi
ornamenti di pelli o dorature. JI
— in gianco; Libro bianco: Libro di semplice carta,
per lo più rigala, da scrivervi sopra.
— in quarto, in ottavo, in dózze, in texze; Li-
bro in quarto, in ottavo, in dodicesimo, in S€t
dicesimo: Libro, i cui foglj sono piegali in quattro
parti, in otto, in dodici, in sedici.
— interfùggióu; Libro interfogli;ilo: Libro fra Fcgi
foglj stampati son posti altrettanti foglj bianchi a
uso di privale giunte, correzioni, annotazioni, ecc.
— . meistro; Libro maestro, di'^esi comunem. Uno
dei libri principali nel tenersi dei conti.
§ Dosso d5 libbra; Dorso e Dosso: La parte op-
posta al davanti. I legatori dicono Culatta La
parte opposta al davanti nei libri legati, e Corpo
La parte opposta al davanti nei libri cuciti sola-
mente e non ancora coperti.
S Ligd un libbro; Legare un libro, vale L'nnire
insieme e cucire i fogli d'un libro, e attaccarli
tutti dentro una coperta rigida di cartone, aflBn-
chè non si raggrinzino e il libro lungamente si
conservi.
% Li gaio da libbri; Legatore V. Ligató.
$ Mette a libbio; Mettere a libro, vale Scrivere
al libro. Passar le parlile. -
% Parla cdmme un libbra ttampóu; Parlar ap-
pnntato e bene. - : ...:
S 5errd fi /i66ro; Ripiegare ihliiHro*
472
LIG
LIG
S Tegnt i libbri; Tener i libri, vale Scrivere i
. "conti ai libri.
]liil>l>x>ùsso s. m. Libressa: Libro sciocco e
di nessun pregio.
Xjilborà. V, a. Liberare, antic. Scapolare: Dare
libertà, Metter in libertà; Sciogliere, Prosciogliere.
» Liberare, Scampare, Trarre di pericolo. Salvare.
p — Francare, ^ Esentare, Esimere da un aggravio,
da una spesa, da un incomodo e sim.
S Liberdse n. p. Liberarsi : Porsi in libertà, To-
gliersi a un perìcolo.
V — do ùnn-a persdnn-a; Sgabellarsi d'alcuno,
Liberarsene.
X^i1bex>a<td s. m. Liberatore: Chi libera.
ILiÌlbe]:*tse s. f. Libertà: Immunità da sogge-
zione, Podestà di vivere, d'operare a suo talento.
n Libertà, parlandosi d'uno Stato, d'una provincia,
d'una città, si dice Quello che si governa da sé
"colle sue proprie leggi, ed anche Lo stato dei
cittadini che vivono in patria libera; contr. di
Schiavitù, Servitù.
M — per l'opposto di Prigionia, di Cattività.
» — per Lo stato d'un cuor libero, d'un cuore
scevro da passione amorosa.
n — per Maniera di trattar libera, familiare, ardita,
w — per La facoltà di fare e non fare. Permesso,
Concessione.
— de cdnscensa; Libertà di coscienza: Diritto che
altri ha di attenersi a quelle opinioni religiose
ch'egli repula conformi alla verità senza poter
essere molestato dall'autorità pubblica; il qual
diritto si concede in alcuni Stati e in altri no.
% A statua da libertm; La statua della libertà:
Donna con berretto frigio e che imbraccia un'asta
sormontata dallo slesso berretto; rappresenta una
Repubblica.
% Dà a libertw; Dar la libertà. Far libero.
S Erboo da libertce; Albero della libertà: Quel-
l'albero, in cui sta innalzato nn berretto frigio a
insegna di libertà.
S Piggiàse troppa libertce; Usar con soverchia
famigliarità, Prendersi alcune licenze.
Xjil>ex*tiii add. Libertino, Licenzioso, Dissoluto,
Scostumato, Cianghellino: Sregolato ne' costumi
e nei modi, Uomo dato al libertinaggio.
Iji§9i s. m. pi. Licci. T. tessit. Filo torto a uso
di spago, del quale si servono i tessitori per alzar
e abbassare le fila dell'ordito nel tesser le tele,
ù |Liiceiizià< V. a. Licenziare, Allicenziare, Ac-
* " commialare, Dar commiato, Congedare : Mandar
a spasso, Mandar via.
S Licenzidse n. p. Licenziarsi, Pigliar commiato,
Accommiatarsi, Congedarsi : Andarsene senza es-
. -" sere forzalo o cacciato.
I^icòx*i s. m. pi. Liquori e Licori: Chiamansi
con tal nome Tulle le bevande spiritose, come
rum, acquavite, rosolj, ecc.
Xjig^a; s. f. Lega, Unione, Collegamento.
Il Lega, Qualità, ed è proprio de' metalli, ma più
veramente si dice delle Mescolanze loro, secondo
diverse proporzioni, e dei composti che risultano
da queste mescolanze.
S Fd liga con ùnn-a pers5nn-a ; Far lega con uno,
vale Unirsi ad esso, Star bene con esso.
Iji^à. V. a. Legare e Ligare, ma pochiss. usato:
Stringer con fune o catena o altra sorta di le-
game checchessia o per conglungerlo insieme o
per rattenerlo, opposto a Sciorre.
» Legare, figurai, per Incatenare il cuore, Catlivarè^
Il — Usato in senso neut., vale Far lega. Star bene
insieme. Andar d'accordo: Lìgan ben fra de lo;
Legano assai bene fra loro.
^ e bestie ùnn-a doppo l'atra; Accodare, dicesi
delle bestie da soma, che nell'andar molte insieme
si legano in maniera che la testa d'una sia vi-
cina alla coda dell'altra.
— e moen a ùnn-a persònn-a; Legar altrui le mani,
figur. vale Impedirgli l'operare in alcuna cosa.
— e notte; Legar le note. T. mus. Eseguire più
suoni con dolce e non interrotto respiro, quasi
leggermente sdrucciolare colla voce da una 5I-
l'altra nota.
— i cavelli; Rannodare i capelli V. Cavello.
— j chen co-e sàsisse Y. Can.
— un libbra V. Libbro.
— ùnn-a pers5nn-a; Legare, Obbligare, Costringere
uno a fare 0 non fare checchessia.
— ùnn-a réua ; Razzare una ruota : Impedirle di
girare mediante una catena 0 corda attaccata al carro
e avvolta intorno a una delle razze d'essa ruota.
§ Liga a cagna che d can d l'è castigóu V. Can.
g Liga l'cize dóve véu 0 padròn V. Aze.
§ Ligdse n. p. Legarsi: Privarsi della libertà, e
dicesi generalmente di chi piglia moglie,
n Legarsi, Vincolarsi : Obbligarsi con alcuno 0 per
parole 0 per iscrittura, 0 per benefizi 0 per
cortesia.
S Ligdsela a un dìo V. D'io.
Xjig'a.lba.lle s. m. Imballatore : Quegli che im-
balla le mercanzie che debbonsi trasportare.
Ijig>a.d.ùe s. f. pi. Legature. T. mar. Passate
successive, vicine e strette, fatte con un cavo
intorno agli oggetti che si voglion legare.
Hiig-a.g-g'ia. s. f. Legacela, Legaccio, Legac-
ciolo: Qualunque cosa con che si legano balle,
fastelli e simili.
Il Calza: Strjsciolìna di panno cucita à una gamba
d'un pollo vagante per contrassegnarlo.
S Dd dd sacco a ligaggia; Dar del sacco le corde:
Dar altrui della cosa che gli spetta il minimo
che si può.
XjiS'aniiii.e s. m. Legaccio, Legacciolo: Quello
con cui si legano le cake cingendo la gamba;
allrim. Becca.
luig-a^tò eia lil>lbri5 Legatore e a Siena
Rilegatore: Colui che fa il mestiere di legar libri.
XAssLtixeh s. f. Legatura, Legamento : II legame
ed anche Quello spazio che è cinto dal legame,
n Legatura, presso i libraj L'atto di legare un li-
bro e La maniera ond'egli è legato. Ce n'ha di
più sorte come : La legatura intiera, in pelle, in
caria pecora, alla bodoniana, all'olandese, mezza
legatura, ecc.
Il — per Briga, Noj'a, e meglio per Qualunque cosa
che impacci la propria libertà: Mi n5 véuggio
de queste ligatùe ; lo non voglio siffatte legature.
I^ìg-azión V. Ligatùa nell'ultimo signif.
Lig-g-ia s. f. Greppo : Luogo dirupato e sco-
sceso; altrim. Balza, Dirupo, Bricca, Burrone.
I^ìg>uéu s. m. Legnuolo. T. funaj. Quel com-
posto di più fila attorte con cui si formano i cavi
0 canapi, che anche dicesi Cordone e Tréfolo.
— de cavelli; Ciocca di capelli, Mucchietto di capelli.
— de Un; Lucìgnolo: Una di quelle parti ond'è
composto il mazzo di lino.
"JLiigtiéxLeb s. f. Filo della sinopia: Filo intinto
LIM
LIP
478
nella sinopia (senéuioj, col quale i segatori e i
carpentieri segnano il pancone per segarlo o ta •
gliarlo coH'ascia.
S Ommo de lignina ; Uomo di garbo, di ricapilo,
di buon conio, degno di stima.
X^illà. s. m. Siringa, e volg. Lilla. T. bot. Sy~
ringa vulgaris. Bell'arbusto, ornamento de' giar-
dini, per l'eleganza e la fragranza de' suoi fiori,
che produconsi dal maggio al luglio. Havvene
an' altra specie detta da Linneo Philadelphus
coronarius.
% Co de lillà; Gridellino: Colore tra bigio e rosso.
I^illin V. Livio.
Xrfixnità. V. a. Limitare: Por limite, termine,
confine, Circoscrivere, Rislrignere.
S Limitàse n. p. Limitarsi, Ristrignersi, Moderarsi,
n — ne-a speiza ; Vivere assegnato, Usar parsi-
• monia, Parcheggiare.
JLiim.nxeL s. f. Lima: Slrum. meccanico di verga
d'acciajo, dentato e di superficie aspra, che serve
per assottigliare o pulire ferro, marmo, pietra,
legno e allre materie solide. Ve n'ha di più qua-
lità: Lime piatte, tonde, quadre, triangolari, a
sghembo o a coltello, a taglio, a raspa, a tra-
foro, trapezie, gentili, ecc. Gli oriuolai hanno
anch'essi le loro lime particolari, e per lo più ri-
tengono in italiano lo stesso nome che nel dialetto.
«I Lima, dicesi figurai. Il pulire e dare l' ultima
mano agli scritti proprj.
— sórda; Lima sorda, dicesi Quella che sega senza
far romore; e figurai, di Chi opera copertamente
e dissimulato.
Uimuià. V. a. Limare: Assottigliare o Pulire
" colla lima.
n Limare, flgur. Rodere, Consumare, Travagliare,
Crucciare.
- « — Pure metaf. Elaborare, Ripulire, Perfezionare,
e dicesi d'opera d'ingegno.
ILinimà. s. f. Colpo di lima.
IjiixLiiia.g'g-ia. s. f. Limatura: Quella polvere
che Cade dal ferro che si lima.
Xjlmiu.a.tùai s. f. Limatura : Il risaltato del
limare.
X.iixxi.niotto s. m. Limuzza da traforo : Specie
di lima rotonda e appuntata. Ve n'ha delle grandi
e delle piccole.
lL«iin.^rL s. m. Limone. T. hot. Citrus medica.
Pianta simile al cedro, che fa i fiori bianchi odo-
rosissimi ; il frutto più 0 meno bislungo, appun-
tato, e che pur dicesi Limone; anzi più volen-
tieri dicesi del frutto, cliè quando vuoisi dire la
Pianta, si dice p ù comunem. Pianta di limone.
— dSce; Lomìa e Lumìa, Lima : Specie di limone ber-
Boccolulo e di molta scorza, con poco sugo, ma
dolce e soave di sapore. La pianta, detta Limone a
frutto dolce, e dai Botan. Citrus limonum dulcis,
è di bello aspetto e mollo produttiva; i fiori sono
lavali di roseo cupo, le foglie d'un verde pallido
a lungo picciuolo, molto ottuse alla sommità.
S Agro de limdn; Agro di limone V. Agro.
\ Suga de limdn; Buccia ed a Fir. Bucchia V.
Bùga.
' S Quello chi vende limoih; Limonajo.
S Spremme i limoin : Strizzare i limoni V.
Spremme.
Ijiiii.dna.tai s. f. Limonéa, ed or comuném.
Limonata: Sorla di bevanda fatta con aeqaa, eqc-
ehero e agro di Unione.
Xjimonetto s. m. Limonello. T. bot. Citrtu
limonum parvus. Pianta di robusta vegetazione,
che riesce bene in spalliera ed alto fusto; i suoi
fruiti, piccoli, abbondantissimi e ricchi d'acido.
I^ixn.ox.iiiSL s. f. Limosina, Elemosina : Ciò che
si dà ai poveri o alla Chiesa per carità.
t) Limosina, per II danaro che si dà per la cele-
brazione delle messe.
S Andò, pe limoxina; Limosinare, Elemosinare:
Andar cercando limosina. Questuare, Mendicare,
Andar accattando e all'accatto.
S Chi fa limoxina a-o ricco 5 diao ò se ne rie
V. Diao.
% Fa limoxina; Far limosina, Dar limosina: Far
carità o la carità.
% Quello chi fa de limòxine V. Limoxiné nel
i" significato.
§ Vive de limòxine ; Viver di limosine, Reggersi
0 Campare d'accatto.
Xjini.o:x:iiié s. m. Limosiiiiere , Limosiniero,
Limosinario: Che dà o fa limosine.
n Limosiniere ed Elemosiniere : Nome di dignità
nelle Corti, e dicesi di Qaell'ufliziale, generalm.
ecclesiastico, deputato a distribuire, secondo giu-
stizia, quella quantità di danaro che i principi
destinano per soccorso dei bisognosi.
XjÌU. s. m. Lino. T. bot. Linum usitaiissimum.
Pianta, dalla quale, secca e maturata, si cava
materia alla a filarsi per far panni, detti per ciò
Panni lini.
— sarvcego ; Linaria, e volgarm. Lino salvatico. T.
botan. Anlhyrrinum linaria. Pianta che ha gli
steli diritti, le foglie strette, lineari, ammucchiate,
i fiori d'un giallo canarino, a spiga. Fiorisce
nell'estate fino all'autunno, ed è comune ne' campi
e ne' prati.
§ Aveì cìU poco Un in scià ròcca V. Aveì.^
S Éiiio de Un; Olio di lino odi linseme V. iSuto.
g Quello chi vende Un; Linajuolo.
S Semensa de Un; Seme di lino. Lino seme,
Linseme.
Xjìu^iia. V. Lengiia.
IL^ìnòu s. m. Rensa, Renso, Tela di rensa: Sorla
di tela di lino bianca e assai fine.
I^ión. s. m. Leone e Lione, la femm. Leonessa
e Lionessa. T. zool. Felis /eo. .Quadrupede della
famiglia de' Galli e dell'ordine de' Carnivori, chia-
malo comunem. Re delle fiere. È animale for-
tissimo, coraggiosissimo; di aspetto maestoso e
portamento grave; rugge con voce terribile; una
lunga chioma, detta Giubba, gli scende dalla testa
e dal collo, e gli cuopre la parte anteriore del
corpo. La femmina è senza chioma.
I) Leone, è anche il nome d'Uno de' segni celesti,
ed è il quinto dello Zodiaco.
S Aveì un chèu da U5n V. Chéu.
S Bocca de Uon; Bocca di leone V. BScca.
% Cóa de liòn; Coda di leone V. Càa.
S $ó in liòn; Solleone e Sollione: Il tempo in cui
il sole trovasi nel segno del leone.
X^iouf^ute V. Elefante.
Ijiopard.0 s. m. Leopardo e Liopardo. T. zoo!.
FeUs leopardtis. Animale nel corso velocissimo e
simile al tigre, di color leonino indanajato di nero.
Xjippa. s. f. Lippa: Mazzetta appuntala da' due
capi che serve ad un giuoco detto da' fanciulli
a Firenze Are buse; percaotesi con un* ma??a
più lunga e si fa saltare in aria,
iU
LIS
LIV
$ Vanni a zùgà a lippa; Va a giocare a'noc-
ejoli, si dice per disprezzo verso alcuno, e sl-
. ?gnifica : Tu non sai giocar punlo o vero, Tu non
t:ìm maggior giudizio di quei ch'abbia un fanciullo.
% Zàgd à lippa; Giocare alia lippa.
X>ìq.uidLa< v. a. Liquidare: Parlandosi di cre-
i;.diio 0 qualsivoglia altra cosa, vale Metterlo in
/dichiaro, Mostrare quale esso è in ciascuna parte;
i che anche dicesi Lucidare.
— ! a roba, i beni, ecc.; Metter la roba, I beni al-
:ii l'asta, Venderli, Disfarsene; nel senso per lo più
ed! Sciupare, Dar fondo a' suoi averi.
Xiiq.vLid.a;tò s. m. Liquidatore. Voce dell'uso:
Impiegato che accudisce a liquidare crediti e
debiti, assegnandone, per via di calcolo, ad ognuno
la giusta sua tangente.
Xjiquida^zìóii s. f. Liquidazione : In generale
è L'atto di mettere in chiaro, di determinare
6i qualche cosa. In diritto, dicesi della Riduzione
sylé fissazione in una certa somma o quantità di
una cosa, di cui il valore o la quantità non era
stabilito.
Xjiq.ui<lòii add. Liquidato, dicesi di Conto,
Debito 0 sim. messo in chiaro.
Xjiq.iiox*ista< s. m. Liquorista. Voce d'uso co-
mune: Colui che fa e vende liquori, come rum,
acquavite, rosolj, ecc.
Xjisca< s. f. Sala: Pianta palustre a foglie strette,
lunghissime, acute, lisce, tenaci , le quali seccate
e je serbate, poi all'uopo inumidite e attorte in
corde, si adoperano a impagliar seggiole e a vestir
f!)' -fiaschi.
it: Carice, Caretto, Sala di padule: Altra specie di
sJ'Tpianta, di cui i boitaj si servono per meglio si-
gillare le doghe delle botti.
Xjisoià V. a. Lisciare, Ligiare : Stropicciare una
cosa per farla pulita e bella e morbida.
«cLisciare, fgur. Adulare, Piaggiare, che anche di-
1 cesi Ugner gli stivali. Insaponare, Lisciar la coda.
%iLiscidse n. p. Lisciarsi, Imbucatarsi, Ripicchiarsi,
A Strebbiarsi, Allindirsi, Raffazzonarsi ; e dicesi per
lo più delle donne.
Uisciaitùai s. f. Lisciatura : Il lisciare o II
lisciarsi.
Itiselo (Piggià o); Pigliar l'ambio o l'ambulo:
Andarsene.
%:Fà piggià ò liscio; Dar l'ambio o l'ambulo:
Mandar via.
Xjìscì^ add. Liscio, Morbido, conlr. di Ruvido.
S A non é cosci liscia; Non è così liscia, dicesi
di Cosa che non sia schietta, sincera, ma sotto
cui si asconda malizia o frode.
S Passasela liscia; Passarla liscia, vale Passarsela
' jeggermente, senza danno o castigo.
ILiiso add Mal lievito o Mal levitato, e dicesi
di Pane.
•» Ragnato: Aggiunto a vestito. Quello che comincia
ad esser logoro e spera (stralùxe) in più luoghi.
**% Ese ancSn liso; Essere ancor digiuno, Non aver
t: ^ancora mangiato nulla.
Xuìsta. s. f. Lista e Listra, ma meno usato:
Striscia lunga di checchessia.
S Èse misso in lista; Andar in lista: Esser de-
scritto nella lista.
!§ In coppo de lista ; A o In capo di lista, cioè
■ 'f-'H primo a far checchessia.
S In fondo de lista; A pie o A piede o In fine
,'::éì Mb, cioè L'ultimo, -
^ Fd a lista; Tener la lista, dicesi nelle scuole
del Tenere la nota degli scolari inquieti e ne-
gligenti. CL.Z
S Mette in lista; Metter in lista: Numerare, Bac-
corre 11 novero.
X^itig-à; V. n. LUigare, Liticare, Liligiare, Pia-
tire: Contendere in giudizio.
» Litigare, in genere vale Contrastare, Disputare,
Contendere. : jr
— co-a morte; Piatire co' cimiteri, Aver h bocca
sulla bara, Aver un piede nella fossa. Esser vialà
vialà : Esser vicino a morire.
— 5 disnd co-a genn-a V. Cenn-a.
I.iitig|a<ute s. m. Litigante, Litigatore: Colai
che litiga.
S Fra dui litiganti B terso 5 gode V; Godi, ■:■
ILiitig'li.iii s. m. Litigone, Piatitore, Litigi.osc^
Lilicoso : Uom vago di litigare, che volentiecì
litiga.
IL4Ìtog'X*a<£a v. a. Litografare. Voce d'uso:
Dipingere o Scrivere sulla pietra per istampare
e rendere i disegni e i caratteri sulla carta.
Xjitro s. m. Litro: Unità delle misure decimali
di capacità, ed è un decimetro cubo; esso serve
ugualmente per le misure di capacità per te
materie asciutte che pei liquidi.
Xiivellà, V. a. Livellare : Misurare col livello,
cioè Riconoscere con esso se una serie di punii
una linea o un piano sono orizzontali o qaanU
ne sia l'inclinazione. :;
Xjivellaziòn. s. f. Livellazione, Livellamento:
L'atto di livellare un tratto di terreno o altro
per riconoscerne la pendenza. . ;
Ijivelletta s. f. Biffa : Asta che si con0c(à
in terra, con in cima un oggetto o scopo bianco,
come pezznolo di carta o simile, onde poterlo
osservare a notevole distanza per traguardare,
levar di pianta o fare altre operazioni di livel-
lazione, di agrimensura, ecc.
Livio s. ra. Mughetto, Giglio di maggio, Gljgli©
delle valli. T. bot. Convallaria majatis. Pian-
ticella comunem. coltivata sui bordi delle ajuple.
É vivace, serpeggiante; ha le foglie radicali, ovate,
accartocciate, appuntate con vene longitudinali;
i fiori pendenti a spiga per una parte, quasi glor-
bosi, peduncolati, bianchi, soavemente odorosi.
Fiorisce nella primavera.
I-iivoIlo s. m. Livello : Piano orizzontale,
n Livello : T. gener. d'Ogni strum. acconcio a, far
conoscere se una linea o un piano siano paral-
leli all'orizzonte, e quanta ne sia l'inclinazione.
— da massachen, ecc.; Archipènzolo o Livello a
pendolo : Triangolo di legno, dal cui vertice pende
per una funicella una pallottoletta di piombo, la
qual funicella col suo preciso adagiarsi in una
fessurina fatta a mezzo il lato di base del trian-
golo stesso, addita ai muratori, tagliapietre e sim.
il piano 0 il piombo esatto nei loro lavori.
S Èse a livello; Andare, Stare o Essere a livello
cioè allo stesso piano ; e fìgurat. Andar del pari.
S Ito a livello; Tiro a livello: Nell'arte della guerra
dicesi II tiro d'artiglieria parallelo al piano ; della,
altrim. Tiro di punlo in bianco.
Livello s. m. Livello. T. kg. Censo che si
paga al padrone diretto de' beni stabili da chi
ne gode il frutto ^ altrim. Enfiteusi, Cànone; .Z
« Livello, dicesi anche di Quel censi che sidpa-
gano per allri titoli, come queHi ehe si danno
LOA
LOD
475
- t monaci o- monache dorante la loro vita per
loro uso particolare.
XjÒ s. m. Barchetta. T. mar. Qael settore circo-
lare di legno che, attaccato ad nna sàgola divisa
in parli eguali, serve a misarare la velocità della
■ nave, ossia il cammino percorso; per estens. chia-
masi pure Barchetta il settore, la sagola ed il na-
■ spo 0 molinello- sul quale è avvolta, presi insieme.
1^6 s. m. Lopo. T. zool. Canis lupus. Quadrupede
del genere e della famiglia de' Cani e dell'ordine
' de' Carnivori: Animale voracissimo e assai destro
al predare; ha la coda coperta di lungo pelo e
la porta ora penzoloni, ora serrala tra le gambe.
Il color più comune del pelo è gialliccio-brano,
misto di bianco e grigio.
S Andd in bócca a-o lo V. Bócca.
$ Avei ùnn-a famme da lai V. Famme.
S Chi pSgua se fa d là ó se a mangia ; Chi pe-
cora si fa, il lupo la mangia, ovv. Chi canto si
fa, tutti i cani gli pisciano addosso. Prov. che
vale Chi non si risente delle ingiurie piccole dà
occasione che gliene sien fatte delle grandi.
S' Daghe a-o 16, ovv. Dceghe tutti ch'6 l'è 5 là
V. Dà.
% E pègoe cdntce 5 lo S se e mangia ; Le pecore
conte 0 annoverate le mangia il lupo, dicesi di
Cose che si contano e si ricontano, ma non si
custodiscono.
S Loffa de là V. sotto Vescia de lo.
S Mangia cdmme un lo; Abborracciarsi, Affollarsi,
t. Diluviare, Divorare, Fare guasto, Sbasoffiare, Scnf-
' Care, Mangiare a riciso, Lupeggiarsi checchessia.
S Non ese né can né là V. Can.
% O l'ha visto S là ; Ha veduto il lupo, o Egli è
«Citato veduto o guardato dal lupo, si dice Quando
e: Puomo è afflocato, essendo stato creduto da al-
' euni nei tempi d'ignoranza delle cose naturali
che chi è vedalo dal lupo prima ch'ei vegga lui,
affiochì.
% OlóBnS mangia de lo; Il lupo non mangia carne
-■■ del lupo, Cane non mangia cane. Corvi con corvi
-: non si beccano gli occhi. Prov. che valgono che
,i Le persone di eguale condizione non si recan
. danno fra loro.
5 Setto cSmme in bócca a-o lo; Bujocome in gola.
S Te chi 5 là chi te mangia; Ecco il lupo, lo
dicono le mamme per far paura a' bambini.
S Vescia de lo; Vescia di lupo, Vescia lupaja.
:-T. bot. Lycoperdon bovista. Specie di fungo di
-'forma rotondata; nella sua prima età è solido,
e mangereccio, ma insipido. Nasce in maggio, ma
i più abbondantemente in settembre e ottobre;
ff" trovasi nei boschi tra le erbe e specialm. tra i
il jnuscbj, riunito ad altri della sua specie in nn-
f r mero indeterminato. Quando è maturo si fende
-; al vertice, e dall'apenura che producesi lancia
: fuori la polvere seminale a guisa di fumo, la
qual diffondesi immediatamente nell'atmosfera,
lasciandone la sola pelle arida, vuota e fragilis-
sima ; questa polvere ha la proprietà d'arrestare
: le emorragie.
Xrfò; Eglino od Elleno: Pron. person. d'ambedue
1 generi e di terza pers. del plur. Nei casi ob-
bliqui fa Loro, riferendosi tanto al maschio che
alla femmina.
XaòebggÌQ s. m. Babbaleo, Seempione, Mellone,
i. Bietolone, Marzocco, Pappaceci, Balogio, Bescio,
e.'? jfcc., dieeii d'Uomo scimunito e goffo.
IjGa,sso s. m. Lapo marino, Tose. Ragno, Rom,
Spigola e Lopazzn. T. itliol. Labrax luptu. Pe-
sce di mare del genere de'Cenlropomi, che fre-
quenta l'Adriatico e tulio il Mediterraneo; ama
le foci de' lìumi e delie larghe fiumane, pressò
cui depone le sue uova. Ha la carne delicatissima,^
ed è perciò mollo ricercato per le imbandigioni
delle mense; è di color cileslro, nericcio sul dorso
ed una macchia nera gli si scorge sulla punta
esteriore d^gli opercoli. È arditissimo e voracis-
simo, motivo per cui gli venne dato il nome di
Lupo; nuota con frequenza mollo a fior d'acqua.
Si pesca tutto l'anno e con varie sorti di reti,
ma la stagione più favorevole per prenderlo è
comunem. al terminar delia slate.
l^ol>l>ia. s. f. Arcuccio : Arnese arcato fatto di
strisce di legno, che si tiene sulla zana a' bam-
bini per tener sollalzate le coperte che non gli
affoghino, o il zanzariere per difenderli dalle
zanzare e dalle mosche; dicesl anche Arcocchio
e Cassetta.
— d'un barco; Tenda : Riparo di tela che si di-
stende al disopra della coperta per difenderla dati
raggi del sole o dalla pioggia; perciò distinguonsi
le tele d'estate o pel sole, e le tende d'inverno^
per la pioggia. Le tende delle lance chiamansi
Tendaletti, come quella delie sentinelle.
ILiOca^lità s. f. Località, Posizione, Situazione.!
I^oca.tà.io s.m. Locatario: Chi prende adaffitlo.
Locato s. m. Locatore : Chi loca o dà a fitto
0 appigiona.
Location s. f. Locazione: Contratto, col quale
il proprietario di beni slabili concede altrui l'uso
dei medesimi per un tempo determinato mediante
un correspellivo.
« Locazione, per La scritta che contiene lo stessC
contralto.
ILiOCcià V. n. Tentennare, Trcballare; ma eoa
questa differenza, che Tentennare dicesi propr.
d'una cosa che non essendo ben fitta in un luogo
dà segno di muoversi e d'uscire; Traballare 6
Tentennare dicesi di quelle cose che mal posano
e non istanno ferme sui loro sostegni così : Ten--
lenna un chiodo; Trabalia o Tentenna una sedia.
•1 Tentennare, Traballare, Balenare, Barcollare, di-
cesi figurai, di Chi non si può tener in piedi o
per ebbrezza o per altra cagione: 0 loccia; E' ten-
tenna, trabalia, ecc.
n Guazzare, dicesi II muoversi che fanno i liquori:
in qua e in là ne'va,-i scemi, quando son mossi;
e parimente delle uova nel loro guscio.
— in tó mànego; Dimenarsi o Diguazzare o Ciur-
lare 0 Girare nel manico, Nicchiare, Tentennarla,
dicesi del Non andar risoiulo a far checchessia,
Stare fra il sì e il no di fare una cosa; e talorjL
Esser incostante, Non attener la promessa.
S Loccióse n. p. Dimenarsi, Dondolarsi: Muoversi
qua e là ciondolando.
» — ó cu ncWandà; Culeggiare, Sculettare.
Xjoeeio add. Sciocco, Scipito, Insipido, Sepza
sapore : Che broddo laccio ! Che brodo insipido!
Locciòix add. Tentennone, Tempellone, Cion-
dolone, dicesi di Chi è nelle sue operazioni ir-
resoluto. Che risolve adagio e conclude poco.
« E talora di Chi non è buono a nulla , che in
questo signiflc. dicesi Loccio, Lecco, Zugo, Bab-
biooe, ece. V. BulliboB.
I.IÒCI& V. a. Lodare e Laudare, Commendare,
476
LOM
LUC
Encomiare, e scherz. Dar l'allodola o Dar carne di
allodola: Dar lode, Tessere elogi, Dir in lode
d'alcuno.
n Lodare, per Approvare: Lodo molto 5 spesso
ùzo di lavativi; Lodo molto il frequente uso
de' cristei.
§ Loda 5 ma e tegnite a icera; Loda il mare e
._ lienli a terra. Dettato prov. che significa Loda
l'utile grande e pericoloso, ma attienti al piccolo
e sicuro.
S Lódàse n. p. Lodarsi: Lodar se stesso.
»> — d'ùnn-a persùnn-a; Lodarsi d'uno, vale Chia-
marsene soddisfatto, pago, contento.
% No (asso pe lodarne; Non fo per lodarmi.
ÌJòdei^e add. Lodevole, Lodabile e Laudabile,
Commendabile, Degno di lode.
Xjòdoa< s. f. Allodola e Lcdola. T. ornit. Alauda.
Sorta d'uccello assai noto.
— co sùfjfo; Lodola cappelluccia. Cappellaccia, Grac-
chiellaccia, a Fir. Allodola cappellaccia o cappel-
luta. T. ornit. Alauda cristata. Uccello del ge-
nere delle Lodole, che ha il becco più corto della
testa, grigiastro, superiorm. scuro-corneo; le penne
delle parti superiori di color grigio-lionato ten-
dente al rugginoso; quelle delle parti inferiori,
color bianco-ceciato sudicio; quelle del pileo, non
molto più lunghe delle altre, nere con sottil mar-
gine grigio-lionato; esse formano un ciuffo eri-
gibile; i piedi grigio-carnicini. É rarissimo fra
noi e di passaggio durante l'inverno; comune
nelle pianure d'Albenga.
XjOeg'S'io s. m. Loglio, Zizzania. T. hot. Lol-
liurn tumulentum. Pianta viziosa bastantemente
conosciuta da' contadini. É una specie di grami-
gna, che dalle sue radici fibrose getta fusti o canne
^.^all'altezza di tre o quattro piedi, simili a quelle
del frumento, o un poco più piccole, con quattro
0 cinque nodi, ciascheduno de' quali produce una
foglia, lunga, stretta come quelle della gramigna,
verde, grassa, cannellata, che abbraccia e ravvolge
il fusto colla sua base. Le sue cime hanno delle
spighe lunghe un piede ed una figura partico-
lare, imperocché sono divise in molte parti, messe
alternalam. in maniera che ciascheduna rassomi-
glia ad una piccola spiga o ad un fascio com-
posto d'alcuni stami che escono da un fondo di
calice scaglioso. Passaci questi stami o fiori, na-
scono de' frutti più minuti di quelli del frumento
che pur diconsi Loglio, poco farinosi, di color
rossiccio. É comune ne' campi, specialmente fra
'; l'orzo e il grano.
jLiofTa, s. f. Loffa e Loffia , Vescia : Vento che
esce per le parti da basso, ma senza rumore.
— de là V. Lo.
8 Tid de loffe; Trar vescie, Svesciare.
luoiròxi s. m. Babbeo, Babbaleo, Babbaccio, Goc-
ciolone, Lasagnone, Moccicone, Martignone, Sgu-
scialasagne, ecc. V. Babazzòn.
Xjòg-ia. s. f. Loggia : Edifizio o Parte d'èdifizio
0 Vòlta, che ha uno o più o anche tutti i lati
^, aperti e si regge su pilastri o colonne.
« Loggia. Voce dell'uso: Nome che anticam. da-
vasi alle^ diverse residenze de' Frammassoni.
I-iO^oràse 5 cervello; Stillarsi il cer-
vello V. Lambiccàse 5 cervello nella V. Cervello.
]LiO]]il>ajs-g-iiie s. f. Lombaggine : Reuma-
tismo ne' lombi.
Xrfftm'bo 5, m. Lombo ; L'arnion* CrognSnJ ve-
stito co' suoi muscoli e con tutti i suoi integu-
menti. - Lombata, Tutta quella parte, da cai
contengasi uno dei lombi, e dicesì per lo più
quando è staccata dal corpo dell'animale. Lom-
butello, dicono i macellai Ciò che divide il pol-
mone dal fegato, ed è Una delle parti che si ca-
vano dal taglio dei quarti di dietro. '-
XjòiKirin V. Dajetta.
ILióxi^olba.r'd.o s. m. Astaco, Lupicante. T.
iltiol. Homurus vulgaris. Specie di grosso gran-
chio simile all' aliusta (aragasta), di color vio-
lato, con due bocche grandi, l'una più grossa
dell'altra.
ILiòuta^ii add. Lontano, Remoto: Distante per
lungo spazio,
n Lontano, figurai. Diverso, Vario, Differente: 0
mce pensa 5 l'è lòntan da-o lo ; Il mio pensiere
è assai lontano dal tuo.
" — per Alieno da far checchessia.
— da-i éuggi, lòntan da-o chéu V. Chéu.
S Esine ciù lòntan che zend da-e mute ; Esserne
più lontano che non è gennaio dalle more, vale
Essere molto alieno da checchessia.
% Sia lòntan da unn-a cosa; Star lontano da una
cosa, figurat. vale Astenersi dall'uso o dall'eser-
cizio della medesima.
S Tegni lòntan; Teaer lontano: Proibire che altri
s' accosti.
TjGXtteLTX avv. Lontano, Lungi, Di cesso o Da
cesso, Discostamente,
§ Da lòntan; Di o Da lontano, Dalla lontana, Di
0 Da lungi, Da parte lontana.
§ Sld dà lòntan; Star di lungi. Star discosto:
Trattenersi in luogo alquanto discosto.
S Vcdde da lòntan; Vedere di o da cesso. Veder
discosto, lungi.
Il Figurat. Veder di là da' monti. Aver gli occhi
nella collottola: Essere accortissimo.
Ijònza^ s. f. Lonza. T. macell. Quell'estremità
carnosa che rimane attaccala alle costole degli
animali grassi che si macellano, ma specialm.
del porco; altrim. Arista.
Xjottà; v. n. Lottare, Lotteggiare: Giocare o
Fare alla lotta.
Il Lottare, figur. Cozzare, Contendere, Contrastare,
Disputare.
Trotto s. m. Lotto e nell'uso Lotteria: Ginoco
dove per polizze si estrae il premio.
n Lotto, oggi propriam. Quel pubblico giuoco, nel
quale i primi 90 numeri dell'abbaco sono posti
alla rinfusa dentro un'urna, donde poscia se ne
traggono a sorte cinque, e colui è vincitore, la
cui polizza contiene in parte o in tutto, secondo
certe regole, i numeri usciti.
^ Fd d lotto d'ùnn-a cosa; Allottare una cosa:
Metter una cosa al lotto, Farne un lotto.
ILiòu. s. m. Furfantina: Strano concerto di fischi,
urli e varii suoni fatti colla bocca, che si fa da
ragazzi per ischerno d' alcuno , onde : àlett$
a-i Idi ùnn-a persònn-a ; Sonar la furfantina
ad alcuno, vale Schernirlo con questo mezzo;
che anche dicesi Dare altrui l'urlo.
'*JuòvL s. m. Lato, Fianco V. Fianco.
X^ixeL V. n. Urlare : Piangere forte.
— dò can; Mugolare, Mnggiolare, ecc. V. Can.
]Liùoa.]ida. s. f. Locanda, Albergo: Luogo dove
s'alberga per danari.
]Liùoa.ndé s. m. Locandiere, Oste, AIbergator«:
LUG
LUM
A^
Colai che tiene albergo, che alberga altrui per
danari.
Ijùcclietto s. m. Lncchctlo : Piccolo serrarne
amovibile, che si applica a un baule, a una va-
ligia, ecc. Havvene di più specie, Lucchetto a
chiave 0 senza, a segreto, a cifera, a lettera, ecc.
I^ù^isLim-aj s. f. Papalina: Sorta di berretto
da uomo, che bene s'adatla a tutto il capo, e
talora scende a coprire alcun poco gli orecchi";
dicesi Papalina perchè simile al Camauro che è
il berrettino del Papa.
« Alle volte dicesi per ischerzo invece di Cuffia:
A l'ha a lùciann-a in testa; Ha in capo la cufiQa.
"Luccio s. m. Ubbriaco. Voce bassa.
Xjùcido s. m. Lucido : La qualità della cosa
che riluce.
-— da scarpe; Vernice da scarpe.
Ijùcido add. Lucido, Luccicante, Risplendente,
Brillante : Aggiunto di panni, le^ni o checchessia
d'altro che sia lustro.
I^ùcx*oso add. Lucroso, Lucrativo: Che reca
lucro, profitto o guadagno.
I^ùddria. s. f. Lontra: Animale quadrupede,
rapace, che vive di pesci, di grandezza simile
al gatto, di color volpino, con piedi palmati, per
cui nuota con somma facilità, e si ripara ne' laghi.
ILiùd.d.i>o s. m. Diluvione, Ghiottone, Lurcone,
Lupaccio, dicesi in modo basso di Chi mangia
' oltre misura.
Ijùg-a.in. s. m. Lucherino e Lucarino. T. ornìt.
Frin^illa spinus. Uccelletto della famiglia dei
Filungelli, che ha il becco grigio-corneo, le penne
del pil(0 e della gola nere con sottil margine
olivastro; la cervice, il dorso, le scapolari oli-
vastre, il groppone giallo-neraslro-, il gozzo, il
petto e i lati del collo, d'un bel color giallo,
ma leggermente tendente all'olivastro; le remi-
ganti nere, la coda forcuta, i piedi scuro-neri.
É uccelletto di gabbia; il suo canto è dilettevole
e vario; di passaggio in truppe numerose du-
rante l'inverno.
— còrso; Fringuello citrinello. T. ornit. Fringilla
citrinella. Uccelletto che ha il becco carnicino-
corneo alla base, nerastro in cima; il dorso
piombato-verdastro, la gola verde gialla, le timo-
niere nerastre, la coda forcuta, i piedi grigio-
carnicini, le unghie nerastre. La femmina ha i
colori pili sbiaditi. É raro fra noi; di passaggio
in primavera.
Xrfùg'aneg:^ s. f. Salsiccia e Salciccia: Carne
di majale minutissimamente battuta e messa con
sale e altri ingredienti nelle budella minute dello
stesso animale. In alcuni dialetti d'Italia è detta
Lucanica alla latina.
I^ùg-a.iieg-lxiii s. m. Salsicciotto e Salcic-
ciollo: Grossa salciccia serbevole divisa in rocchj
con legature di spago, e fatta in gran parte con
scella cotenna sminuzzata , condita talora con
- mollo aglio. A Firenze lo chiamano Rocchio di
i salsiccia, e nella Lombardia Luganeghino.
lu'ùg-a.o V. Lùgain.
I-*^g"S"ia' s. f. Lupia e Lopia. T. chir. Nome ge-
nerico di Que' tumori circoscritti senza manifesta
infiammazione, la cui sostanza è contenuta in un
involucro o sacco particolare chiamalo Cisti o Fol-
licolo; onde vengono detti ancora Tumori cistici,
freddi, follicolati. Il popolo fior, la chiama Natta,
n Figor. dicesi per Carota, Fandonia, Frottola, ecc.
I-<ùg>g>io s. m. Luglio: Nome del quinto mes«
dell'anno astronomico e settimo dell'anno volgare
0 cristiano.
— de castagne; Peliija: Buccia interiore e più sot-
tile che riveste immediatamente le castagne. -
Sansa dicesi Quel po' di buccia che rimane sujl«
castagna secca dopo la ventilatura V. Lurba.
— de ndxe; Anima : Tramezzo o Laminetta legnosa
e pieghevole che penetra fra gli spicchi (gaèli)
del gheriglio.
X^ùiiia,ssa< s. m. Chiocciola : Mollusco di più
specie, di sostanza molle e viscosa, il quale sta
ritirato in un guscio, ch'egli porta seco trasci-
nandosi, e stende dalla sua testa due specie di
corna, ch'egli ritira a piacimento; altrim. Lumaca.
— bauza; Lumacone ignudo o Lumaca semplicem.:
Verme simile alla chiocciola, ma senza guscio.
L'aggiunto bauza è corruzione di bavosa, per-
chè in esse lumache apparisce maggiormente che
nelle chiocciole quell'umore viscoso che dicesi
Sbavatura.
— lombarda; Martinaccio: Chiocciola di maggiore
grossezza delle ordinarie.
— poja; Chiocciola che ha il panno. Voce fior.
S Fd camme e lùmasse; Far come le chiocciole
vale Ritirarsi o Serrarsi in casa.
S Scaa fceta a lùmassa V. Scaa.
Hiùmassin s. m. Chiocciolino, Chiocciolina,
Chioccioletta ; Lun.achino , Lumachella , Lnma-
chetta.
ILiùma^ssòn. s. m. Lumacone. Acer, di Lumaca:
Lumaca grande.
Lùm© (Faxéu) V. Faxéti.
Hjùinéa/ s. f. Lncerna o Lucerna a beccucci:
Denominazione d'un Lume, tutto d'ottone, com-
posto d'un Piede, dal cui centro sorge l'Asta o
Fusto, grosso come il dito mignolo, lungo due o
tre palmi circa, nel quale sono girevolmente in-
filali, gli uni dopo gli altri, i seguenti pezzi : e
primamente il Pomo o Palla (pignettaj, che per
fregamento d' interna molla può farsi scorrere e
fermarsi alla voluta altezza, per sostenere la Coppa
(pigna) che contiene l'olio e il lucignolo, mu-
nita di uno a quattro Beccucci curvi (bóccalin),
gettati tutti d'un pezzo colla coppa; su di questa
va il Coperchio conico , poi il Nodo fcercettoj
che è una piastrella da cui pendono le Catenine,
cui sono raccomandati le Smoccolalojne fmòc-
cheltej, lo Spegnitoio (campanin) e il Fusellino
(agògginj ossia l'Ago per tirare su il lucignolo,
poi la Ventola (banderolla) e finalmente la Ma-
niglia (maneggia).
— de cristallo; Lumiera: Grosso arnese metallico,
guernìto di pezzi di cristallo variamente foggiali,
dal cui fusto si diramano più viticci (bracci)
che sostengono ne' loro boccinoli (canndnet'ti)
candele e simili.
X^ùmeà. s. f. Lucernata: Quella quantità d'olio
che contiene la lucerna.
Xjùinescello V. Remescello.
I^ùxaéta. s. f. Lucernina, Lucernetta, Lucer-
nuzza: Piccola lucerna V. LùmSa.
I^ùmétà. s. m. Lucernaio: Fabbricante di la-
cerne.
it Colpo di lucerna.
« Lucernata V. sopra Lùmeà.
Hi umetto s. m. Lunnelto,. Lonrioo,^^ LnmigjDQj*
Piccolo lume. ;uv. -. i ^ -.•c^^--^i!--
478
LUN
LUN
ria S Lùmetti; Luminara, Luminaria, Illuminazione:
. '-r Grande e straordinaria copia di lumi sulle fine-
stre 0 fuori di esse, in segno di speciale ono-
ranza 0 di pubblica esultazione religiosa o civile.
: C Fd i lùmetti, Far la luminara o l'illuminazione
;. V. Illùminaziòn nel 2» signif.
Xiùzaiu s. m. Lumino, Lumicino, Lumettino,
*v Lumetto: Piccolo lume portatile; od anche Pic-
colo lume, come di solili candeluzza o di lucerna
con sottile lucignolo.
<iN» da néutte; Lumino da notte: Quello *he di notte
si tiene acceso nella camera, specialm. in caso
di malattia. Suol essere fallo d'un piccolissimo
lucignolo incerato, infilalo perpendicolarm. nel
centro d'un piccolo disco di caria o di una gi-
rellina di suvero (V. Sexendé), che galleggia su
d'un poco d'olio dentro un bicchiere o in un
piattino.
Xtùiuìiiaea. s. f. Nicchio : Chiamansi così nel-
ì l'uso Quelle piccole lucernelle di terra colla a
" tre punte, che si adoperano nelle illuminazioni.
1» Nicchio, per similit. e scherzo dicesi 11 cappello
da prete.
**« Frittella, figurai. Macchia d'olio sul vestilo.
Ijùmìnàio dio teatro; Lumajo: Colui
che ha la cura di accendere i lumi nel teatro.
Xjùaiiuazìoii V. Illùminaziòn.
Uùmme s. m. Lume: Splendore che nasce dalle
cose che lucono.
« Lume, per Ogni Arnese, in cui una fiamma ali-
mentala da un combustibile dissipa l'oscurità.
^.« — Figurai, per Tulio ciò che illumina e guida
~ lo spirilo, Conoscimento, Sapere: Secondo i mce
pochi lùmmi; Secondo i miei scarsi lumi. Questo
S l'è d secolo di lùmmi; Questo è il secolo de'Iuml.
**n Danaro. Voce bassa e furbesca : Scnsa lùmme
n5 se fa ninte; Senza danari non si riesce a nulla.
— a casetta; Lume a calza o a calzetta.
— a corda; Lume a corda.
— all'argan; Lume argante.
— all' ingleize ; Lume inglese o all'inglese.
— o riverbero; Lume a riverbero.
— a stella; Lume a stella.
— da man; Lume a mano, Lumino.
— da néutte; Lumino da notte V. Lùmin.
■ S Ammacca o lùmme V. Ammòccd.
S Ammorta 5 lùmme V. Ammortd.
S Casetta da lùmmi; Lucignolo a calza o Calza
da lume, ed anche assolulam. Calza, se il senso
è chiaro.
$ Dà a corda a-o lùmme; Caricare il lume.
S Cappelletto dò lùmme ; Cappi Ilo V. Cappelletto.
% Cristallo dò lùmme; Camminelto V. Cristallo.
U Éuggice che tran /eimimt'; Occhiale fiere, Sguardi
rabbiosi.
S Fd lùmme; Far lume. Far chiaro.
$ Tegnì ò lùmme; Tenere il lume, figurai, vale
i»i" Intervenire in qualche maneggio, senza avervi
*T utile 0 faccenda, ma solo per servizio alimi V.
Fd cicBo nella voce Ciwo s. m.
lL<ùiià.io s. m. Lunario: Quel libriccino, in cui
si descrivono i mesi e i giorni dell'anno con le
variazioni della luna, gli ecclissi, ecc.; altrim.
Almanacco.
— da balle; Carotajo, Parabolano, ecc. V. Còntaballe.
$ Fd di lùnài; Far de'lunarj. Far almanacchi,
Almanaccare, Bischizzare, Fantasticare, Fare ca-
stelli in aria.
Xjùna,tico add. Lunatico, Stravagante, Bisbe-
tico, Fantastico, Uomo fallo a folate, Variabile,
Incoslanle.
ILjù]ia.zióii s. f. Lunazione, Lunagione, Lana-
menlo: Tempo del corso della luna.
**Xjùxiesdi s. m. Lunedi e Lunidi: Il secondo
giorno della seliimana.
ILiùnetta. s. f. Ugola e Uvola: Parte glandu-
losa e spugnosa all'estremità del palato verso le
fauci, in forma conica, che pende più o meno al-
l'ingiù, e si scorge quasi sempre iiatnralm. rossa.
% Che ti pàsci perde a lunetta ! Che ti caschi l'u-
gola ! Modo di leggera imprecazione.
S Nò tócca manco a lunetta; Non toccar l'ugola,
si dice di Quelle cose, delle quali si è mangialo
scarsamente o non a sazietà.
S Tòccd a lunetta; Andare a traverso o dì fra-
verso, dicesi del Deviar che fa un briciolo di
cibo 0 per lo più un gocciolo di bevanda, che
piglia per la trachea per la vìa de' polmoni, donde
si scaccia tossendo.
Ijùuetta. s. f. Lunetta. T. d'archit. Quello spa-
zio a mezzo cerchio che rimane tra l'uno e l'altro
peduccio delle vòlte, ove d'ordinario praticansi
finestre.
I) Lunetta. T. milit. Opera posta rimpetto alle facce
delle mezze lune o d'un angolo rientrarne della
strada coperta,
n — Cerchio superiore delle casse che reggono il
vetro degli oriuoli da tasca,
n — Parte dell'Ostensorio, cosi detta dalla sua
forma di luna crescente, in cui s'adatta l'Ostia
consacrala; dicesi anche Mezza lunetta,
n Mannaja a lunetta: Ferro a foggia di semidisco,
tagliente dalla parte curva, di cui fanno oso i
valigiai, sellai, ecc.
§ Lunette da bòtte; Lunette: Quei due pezzi di
fondo della bolle, che lian forma d'un segmento
di circolo, e mettono in mezzo la mezzana e le
conlromezzane, e compiscono il fondo delle botti
e de' tini.
ILtUUg-a.g'xiòii s. m. Spilungone, Fuseragnolo,
dicesi per ischerzo a Persona magra e di assai
alla stalura.
XjVLng>a,ii.uia> s. f. Lungàgnola, Lungheria,
Lungaja, Lungaggine: Discorso lungo e noioso.
« Tentennone, Tempellone, Ciondolone, dicesi di
Chi è lento, irresoluto, e talvolta pigro nell'ope-
rare. Che non si cava mai le mani di nulla.
S Dà de lungannie V. Dà.
Xjung-Iiessa. s. f. Lunghezza: Una delle tre
dimensioni del corpo solido.
I^ung-o add. Lungo : Che ba lunghezza, contr.
di Corto,
•t Lungo, Tardo, Lento, e dicesi non solamente di
persona, ma anche di cosa che tarda a venire.
„ — Prolisso, Diffuso, dicesi delle scritture.
— ciò, che a quaresima; Più lungo che la quare-
sima 0 che la settimana santa. Più lungo o Mag-
gior che il sabato santo, dicesi di Persona asiai
larda nelle cose sue.
— féua de moddo; Sperticato: Lungo a dismisura-,
Sproporzionato per soverchia lunghezza.
S À ciù lunga, A lunga, A lung'andd V. queste
voci alla lor sede alfabetica.
S A Ve lunga; La è lunga o L'è lunga la camicia
di Meo, suol dirsi con accento d'uggia e d'im-
pazienza quando altri, seccandoci con chiacchiere
LlIN
LUS
i4W
,i^r 0 aUrimenli , si vuoi fargli intendere che la
5 P unisca.
^ Andd in lungo; Andar in lungo o alle lunghe
_/ 0 per le lunghe V. Andd.
$ Anima lunga; Spilungone, Fuseragnolo V. Lim-
c*. gagndn.
S Brocldo lungo; Brodo lungo V. Broddo.
.. £ De collo lungo; Collilungo: Che è di lungo collo.
^ $ De lungo V. qucsla voce alla sua sede alfab.
, sS E cose ti(e in lungo «5 van mai ben; V in-
,j dugio è vizio.
.^S Jn lungo V. questa voce alla sua sede àlfab.
S In lungo e in largo V. Largo.
£f^-_ 0 nò a péu tid ciù gucei in lungo ; Non può
^t; menarla pili a lungo, si dice d'Uno die non
possa più vivere lungamente.
.j^ Per lungo; Per lungo o Per Io lungo: Per il
jl) ^verso della lunghezaa di checchessia.
^ Skiveila lunga; Saperla lunga, dicesi di Persona
^ socorla, istruita e da poterla diOìcilm. aggirare.
3 Tid in lungo, Tid in lungo uh discorso V.
,jj>/rt lungo.
99 y*^ iu»9o ; Vino lungo, si dice II vino an-
IjU^ nacquato.
JLiùuu-a. s. f. Luna: Il pianeta piiJi vicino alla
j,j-,terra, e più comunem. Il satellite della mede-
ijis sima; che anche dicesi Minor pianeta.
. m' Luna, per Tutto il tempo del suo corso, cioè
a <j Un. mese.
— ; imbòsa; Luna a rovescio V. sotto Aveì a lùnn-a
i^f imbòsa.
gjQ^iiie'uva; Luna nuova, Novilunio: Il tempo della
luna nuova; dicesi anche Luna tenera.
■^f tnn-a; Luna piena, Luna in quintadecima, Quin-
] Or^decima, Plenilunio^ dicesi Quando la luna è in
opposizione al sole.
;,fS A-o ciceo da lùnn-a V. A-o ciceo,
^,^.Andà a lùnn-e; Essere a luna o lunatico V. Andd.
i.% Aveì a lùnn-a imbòsa; Aver la luna a rovescio,
:, Aver i bachi o le palurnie, vale Esser di mal
umore V. Aveì.
» -rr a lùnn-a in quintadecima; Aver le lune 0
\%yiìè paturnie, vale Esser di mal umore, torbido,
malinconico, ecc.
.il — « mosche de lùnn-a; Parer una luna in quin-
loi- ladecima, vale Aver il viso molto grande e rotondo.
jjS Cjoj» de lùnn-a V. Ciceo s. m.
.^, £se de lùnn-a; Esser allegro, di buon umore;
.e talora Esser di vena, Essere in buona, cioè
Aver certa disposizione e talento vòlto a fare
j-; checchessia.
% Fd a lùnn-a; Far la luna, dicesi del Rinnovarsi
:i^ della luna.
w — vedde a lùnn-a in io posso V. Biscebaggi.
jìSe Inversàse a lùnn-a; Montar la luna, vale Mon-
:,- lare in collera.
S JUd de néuve lùnn-e; Lallime: Bolle con molte
.^-;: croste che vengono nel capo ed anche per la
.§ vita ad alcuni bambini lattanti.
jB^c^**» Ivnn-a; Mezzaluna o Lunetta V. Meza-
lùnn-a.
j^n- Mezza luna. T. mil. Un'opera staccata di forti-
ficazione fatta a guisa di rivellino, che si col-
«]:v loca innanzi alle cortina, ed è talvolta munita
di due aloni o fianchi.
.. S Non.èse de lùnn-a; Aver le lune o le paturnie,
vale Esser torbido, maninconioso ; e talora Non
esser di vena.
S Trova un de bSnn-a lùnn-a; Trovar uno in
buona luna , vale Trovarlo di buon umore ,
disposto a compiacerti.
S Veggid a lùnn-a e dormi a-o so, nS *' acqui-
sta ni roba, ni ònó; Vegliar alla luna e dormir
al sole, non fa né prò né onore. Prov. di chiaro
significato.
1-éTiii.xi avv. Lungi, Lontano, Discosto V. L5n-
tan avv.
S Da lunxi; Da lungi. Dalla lunge. Dalla lontana.
S Sld da lunxi; Star di lungi, vale Trattenersi
in luogo alquanto lontano.
XjÌio s. m. Mugolo, Mugolìo, Gagnolìo, Giiajo:
Quella voce inarticolata significante certo lamento
compassionevole che fa il cane quando è alla
catena e qualche volta anche per dolore.
« Guajo, Urlo, per Quella voce altresì la quale si
manda fuori per tormento o dolore, sospingendo
impetuosamente l'alilo con suono, il quale si senta
da lungi, ma non vi si discerna articolazione.
M Taccolo, figurai, per Cosa nojosa, Debito o altro:
Levdse un lùo; Levarsi un taccolo.
» Metaf. detto di persona, vale Seccatore, Nojosó
e sim. : Ma che lùo che set ! Ma il seccatore
che siete ! v
S Fa un lùo; Trarre un guajo, Guaire, vale La-
mentarsi, Gridare con alta e lamentevole voce.
ILiùpin s. m. Lupino. T. boi. Lupinus albus.
Pianta leguminosa, il cui stelo è ramoso, cilin-
drico, le foglie pelose, i fiori bianchi, grandi, a
spighe terminanti; i semi che pur diconsi Lupini
e volgarm. Ganajoli, rotondi, compressi. Sono
racchiusi ne' bacelli come le fave e d'un gusto
amarissimo. Fiorisce dal maggio al giugno. Questa
pianta si semina d'ordinario per sovesci da in-
grassare il terreno, - Lupinoja, Campo coltivato
a lupini; Lupinajo, Colui che vende lupini.
I-iùppa, fJUd daj; Jlal della lupa: Infermità di
coloro che hanno sempre fame ; altrim. Fame
canina.
ILiùppo 0 Xuùppùu s. m. Lupaccio, detto
per disprezzo ad Uomo, vale Ingordo, Ghiottone,
Diluvione, Mangione.
Xjuz>1ba<s. f. Sansa: Frantumi delle scorze e delle
peluje delle castagne secche V. Leggio nel 2° sign.
Vontolacchio, Il tritume quasi ridotto in polvere
delle scorze prosciugate e riarse delle castagne,
e da cui si ripuliscono prima di ridurle in farina.
**Ijùrcio add. Guercio, Strambo, Bercilocchio,
Bircio, dicesi dal volgo di Chi ha gli occhi scom-
pagnati V. Strambo.
luXLSOieL v. a. Abbinare o Far l'abbinatura. T.
■ cart. Operazione delle botteghine (lùsciévje)
che consiste nel togliere gli scarti, cioè i fogli
rolli 0 altrimente guasti, e nel pareggiare i buoni,
i quali son mandati al maglio {maggetto V. questa
voce).
IL<ùseia.dò s. m. Bottega. T. cart. Stanza nella
cartiera , dove le botteghine fanno l' abbinatura
e r acquidernatura dei fogli fV. Acquaternd) ,
quella avanti, questa dopo l'operazione del maglio.
Xjùsciéuje s. f. pi. Botteghine. T. cart. Donne
che lavorano nella bottega della cartiera V. sopra
Lùscid e Lùsciadó. ,
X^ùssao de una.; Luccio di mare. T. ittioi.
Eaox sphyrosna. Pesce di mare, che vive nel
Alediterraneo, non meno che nell'Oceano Aliane
tico. Ha denti piccoli ed appuntati, sparsi sopra
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LUV
LtJX
la lingua e presso l'esofago. I suoi varj colori ven-
gono rilevali dallo splendore della linea laterale,
la quale è un poco curva in giù. È voracissimo,
di rapina, snellissimo e rapido al nuoto.
XjÙsso s. m. Luccio: Pesce d'acqua dolce, che
ba la testa superiorm. alquanto piatta, la mascella
superiore piana, quasi simile al becco dell'anitra,
e più corta dell'inferiore; è fìerissimo di rapina,
non la perdonando agli altri lucci.
M Lusso, Sfoggio, Sfarzo: Pompa soverchia, Super-
fluità nel mangiare, nel vestire e altro, quasi a
dimostrazione di magnificenza.
S Carossa de lusso, Vestì de lusso; Carrozza di
parata o sfarzosa, Abito di gala, Sfarzoso.
S De tutto lusso; Di gran parata, A lutto sfarzo.
I^ùstirà. V. a. Lustrare, Forbire, Pulire, Far ri-
lucente, dicesi di checchessia capace di prendere
il lustro.
— e scarpe, i stivoe; Lustrare le scarpe, gli stivali :
Stendervi sopra la vernice o il nero da scarpe,
e strofinandole con un setolino farle diventar lustre.
— t vammi; Renare i rami.
JLiùsti^à. s. f. Lustratura, Pulimento, Pulitura:
L'atto del lustrare.
lLiùgttx*a<pia;iite s. m. Lisciapiante, T. calz.
Pezzo di bossolo bislungo, quadrangolare, talora
un po' ingrossalo ai due capi, che ha una gran
cocca con un rialto che sporge da un lato; stro-
picciandolo bene intorno alle labbra del suolo e
del guardione (gardónj delle scarpe o stivali, le
lustra mirabilmente.
X^ùstx*ìxi s. m. Lustrino: Sorla di drappo di seta.
ILiùstx*o s. m. Lustro, Lucentezza, Lucidezza:
Qualità di ciò che è lucente.
«I Lustro, Spazio di cinque anni.
— 0 BoUettin da dà a-e scarpe; Cera o Ceretta
0 Nero da scarpe o da stivali : Meslura nera e
consistente , colla quale si lustrano le scarpe e
gli stivali. - Cerettojo, Chi fa e vende le ceretle
per lustrare le scarpe.
— di panni néuvi; Fiore: Quel lustro che hanno
i panni quando sono nuovi.
H DA ó lustro a-e scarpe o stivoe ; Lustrare le
scarpe o gli stivali.
M — 5 lustro a-j/Jonnj; Incartonare i panni. Dare
il cartone, il luslro ai pannilani , Lustrarli,
n — 5 lustro a-o marmo; Dar il luslro al marmo:
Arenarlo, Farlo più lucente.
Xjùistx*o add. Luslro, Terso, Lindo, Liscio, Pulito.
— cSmme un spègio; Pulito o Netto come uno spec-
chio, cioè Ben forbito, Nellissimo.
Xdiùistiròu. s. m. Lustratore: Colui che dà il lustro
ai panni.
M Verniciajo, e nell'uso Lustratore: Colui che dà
il lustro ai mobili di legno con vernice.
Hiùtto s. m. Lutto, Pianto, Mestizia, Corrotto,
Corruccio: Duolo, Cordoglio per morte di persona
a noi cara.
« Bruno: Abito nero che si porla alcun tempo per
la morte di parenti, di principi, ecc. - Gramaglia
e al plur. Gramaglie, Abito lugubre, ed anche
Quei panni, co' quali si velano i catafalchi o si
addobban le chiese in occasione di mortorj.
. « — per Quel velo crespo di color nero che si
mette al braccio o al cappello in segno di lutto.
Irfùveg-o add. Uggioso: Aggiunto di Luogo fol-
tamente ombreggiato da alberi e macchie.
M Capo, Tetro, Malinconico, Scuro e sim., dicesi
di Appartamento, Stanza o Qualunque altro sito
che abbia poco lume.
S A-o lùvego; A bacìo V. questa voce alia sua
sede alfab.
Ijùxe s. f. Luce: Fluido imponderabile che emana
dal sole e dalle stelle fisse, il quale illumina gli
oggetti e li rende visibili.
II Luce , per Levata del sole : Appenn-a spunta
a liixe; Appena spunta la luce,
n — Presso i Pittori, La luce cadente a proposilo
0 mal a proposito sopra un'opera dipinta, onde
dicesi : Un quadro è in buona o cattiva luce o sim.
w — Dagli Archil., murat. ecc. dicesi il vano di
qualunque fabbrica, o armata o architravata, così
Luce dei ponti, ecc.
Il — Detto di Specchio, vale La sola lastra del
cristallo che sia alquanto grande, con la sua fo-
glia, esclusa la cornice e ogni altra intelajatura.
% Dà à lùxe; Dare o Mettere in luce o alla luce,
vale Pubblicare, e dicesi di libri, opere, ecc.
Parlando di persona, vale Partorire.
S Dà da lùxe; Dar luce, vale Illuminare.
S Vegni ó lùxe; Venire in o alla luce: Essere
pubblicalo, inventato o discoperto novellamente;
e parlando di persona, Esser nato.
ILiùxéa. s. f. Feritoia. T. archit. Balestriera o
Piccola e stretta apertura falla maestrevolmente
nelle muraglie di ròcche, cittadelle, torri, ga-
relte ed altre simili fabbriche da difesa. Questa
è larga di dentro e stretta di fuori per uso di
veder da lontano e trarre in occasione di guerra.
Il Feritoie, per simil. dicesi anche a Quei piccoli
buchi che son fatti nei capanni (oxellee), di dov?
rucceìlalore sta in agguato degli uccelli che passano.
ILiÙ3cez*iia< s. f. Lucerna. T. iltiol. Polyprion
cernium. Pesce di mare , il quale ha qualche
somiglianza col ragno (lòasso), ma è più pan-
ciuto, e comunem. assai più grosso, di colore
verdigno o piombino. Ha due alette al capo e
tre sulla schiena, le quali sono corredate dì acuti
e lunghi spuntoni; è privo di denti, ma ha la
bocca larga e come una segheltina. É pesce di
prima qualità.
Xjùxente add. Lucente, Splendente, Risplen-
dente: Che luce. Che risplende.
I.iùxex*iià s. m. Abbaino: Finestra sopra tetto,
la quale si fa con una certa alzata di muro co-
perto per dar lume alle stanze, le quali per altro
modo non Io possono avere, ed anche per nscir
fuori sopra i tedi medesimi.
Il Lucernario: Specie di torrioncino per dar lame
alle soltoposle scale, quando esse non hanno luce
laterale. Il lucernario è coperto di cristalli tenuti
a padiglione in un telaio di ferro, difesi talora
da rete metallica.
JLfùx:ì V. a. Lucere, Rilucere, Splendere, Rìsplen-
dere: Aver in sé e mandar luce. - Luccicart
propriam. Il risplendere delle cose lisce e lustre,
come pietre, armi e sim.
— t éuggi; Brillare, Luccicare gli occhi, Aver gii
occhi luccicanti o che luccicano, dicesi per lo
più di Chi è avvinazzato o colliccio.
% A cavallo giastemmóii ghe lùxe 0 pei; A ca-
vai bestemmiato gli luce il "pelo V. Cavallo.
S Aveì 5 pei chi ghe lùxe; Rilucere 11 pelo, fi-
gurai. Comparir benestante. Esser grasso • fresco
e in buono slato.
S Chi lùxe de néulte; Notlilaco.
MA
MA
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S Comcnsd a lùxti éuggi; Lnccicare gli occhi o Co-
minciare a far gli orchi luccicanti, dicesi Quando
per tenerezza o altro sono quasi sul punto di la-
grimare.
S Fata lùxi a ùnn-a persònn-a; Regalar bene ono,
Moslrarsegii generoso, più liberale del dovere;
e dicesi per lo più in senso ironico.
% Tutto quello chi lùxe d non é òu; Tutto ciò
che luce, riluce o risplende non è oro. Prov. al
quale possono far seguilo i seguenti: Ogni luc-
ciola non è fuocOj La castagna è bella al di fuori
e dentro ha la magagna, cioè Tutto ciò che ha
apparenza di buono non è sempre buono.
luùacingrci' s. f. Lusinga, Blandimento, Alletta-
mento : Falsa dolcezza d'atti o di parole per recar
l'animo altrui alle proprie volontà ed utilità,
w Lusinga, Speranza, Fiducia.
Tjùjcixì.gà, V. a. Lusingare : Allettare con false
0 tinte 0 dolci parole o con altro modo per in-
durre a sua volonià o in suo prò; e comunem.
Far che uno si pascoli di vane speranze, Ingan-
narlo con fargli vpIo alla verità.
S Lùxingàse n. p. Lusingarsi : Lasciarsi prendere
0 vincere da una mal fondata speranza, da un
ingannevole sentimento, da una falsa idfa che si
offre alia mpnte con apparenza diversa dalla verità.
l4Ù3cing-a,tò s. m. Lusingatore, Lusinghiero:
Chi lusinga.
M
ML&. s. m. Male : Tutto ciò che nuoce di sua pro-
pria natura; rispetto a noi riguardasi come male
Tutto ciò che si oppone alla nostra felicità o
privaci d'un q-ialche bene, od è vòlto alla no-
stra distruzione.
« Male, per Infermila corporale: 0 l'è un ma dif-
ficile a guari; É un male difficile a guarire.
" — per Danno, Disgrazia, Pericolo: 0 va in-
contro a un gran ma; Egli va incontro ad an
jgran male.
« — per Rovina, Guasto, Scandalo: Ne poeiva na-
sce itn gran ma; Ne poteva nascere un gran male.
w — per Peccato, Colpa, Delitto, Misfatto, Scelle-
ratezza, Pravità: Èse assùefceto a-o ma; Esser
avvezzo al male.
— attaccaticcio ; Male attaccaticcio o appiccaticcio
0 contagioso.
— baggiéu; Mu?hetto V. Fanghetto.
— caduto; Mal caduco, 3Ial benedetto ec. V. Caduto.
— cAi s'affvei'a V. sopra Ma attaccaticcio.
— da 'còppa . . . Malattia del garese del bue , pro-
dottavi dalla pressione del giogo. Voce del contado.
— da crava .... Dolori di stomaco svegliati, se-
condo la voJgare opinione delle donnicciuole, da
indigestione di fichi freschi e vino nel medesimo
pasto.
— da fioretta; Lombaggine: Mal deMombi che af-
fligge le bestie. Voce del contado.
— da forchetta; Zoppina. T. veter. Malattia che si
genera fra le unghie delle bestie dal pie fesso^
e specialm. le bovine e le pecorine.
— da formìgoa; Male dell'asino V. Formìgoa.
— do lappa; Mal della lupa V. Lùppa.
— da moi; Mal da morire, Male pericoloso, Male
che il prete ne goda.
— da mósca; Moscajola. T. veter. Erpete che a
preferenza affetta le gambe de' cani.
— da mùu; Pedignone: Infiammazione che per ca-
gion del freddo in tempo d' inverno si genera
ne' calcagni.
— da nò prega manco a-e bestie; Male che il eie!
ne scampi i cani.
— da pria; Mal di pietra, Calcoli V. Pria.
— da sitta . . . Erpete umido che afiligge i cani.
— rfa sulla; Glossan trace. T. veter. Male carbon-
Casacou, Dizionario Oenovestt-ItaliaHO.
chioso che si genera specialm. sulla lingaa dei
buoi, e talvolta anche nell'intestino retto.
da tarpa; Talpa. T. veter. Tumore d' inJole
cancrenosa, che si genera nel!a regione cervicale
degli animali equini.
d'éuggi; .Mal d'occhi V. Éuggio.
de famiggia; Male o Morbo ereditario od or-
ganico.
rfe fegato; Mal di fegato. - Fegatoso, Chi pa-
tisce ma! di fegato.
de góa; Mal di gola, Angina V. Anginn-a.
dell'erba; Coriaggine. T. veter. Sinloma d'alTe-
zione reumatica che attacca gli animali bovini.
de minsa; Male di milza.
de moce; Mal di madre, Mal di matrice, Mal
della donna, iMale isterico o uterino. Isterismo.
de nervi ; Mal di nervi : Malattia che attacca
generalm. le persone impressionabili, le quali
s'agitano ad ogni causa morale o risentono i
mutamenti atmosferici.
de néuve Itìnn-e; Lattime V. Lùnn-a.
de pausa; Mal di ventre, in terra, med. Termini:
Premili o Dolori del ventre. Dolori negl'intestini.
Quando i premiti sono accompagnali da evacua-
zioni alvina si chiamano Dissenteria; se invece
le evacuaztòni sono abbondanti e senza premiti,
diconsi Diarrea.
de peto; Mal di petto, in term. med. Pleorisia
e Pleurilide.
rfe ren; Lombaggine: Blal de' lombi,
rfe San Zane o de S. Giovanni V. 3ld caduto.
de S. Lazzao ; Mal di S. Lazzaro : Ulcerazione
generale della pelle.
de testa; 3Ial di testa, e dottrinalm. Cefalalgia.
de zunte; Artrite. T. veter. 3Ialatlia che attacoa
a preferenza le giunture de' vitelli da latte.
rfó cervo; Telano V. Tètano,
dò gruppo; Crup o Angina crupale V. Gruppo,
dò pudrón; Ipocondria, Affezione ipocondriaca:
Malattia cronica, a cui vanno soggetti gli nomini.
dò pei . . . Malattia che si fa manifesta nelle
donne entro i quarmla giorni del puerperio con
caldo e freddo, dolori di capo e febbre, cagionala
0 dall'essersi fortem. incollerite o dall'aver man-
giato cibi ad esse nocivi in tal periodo di tempo.
31
482
MA
MA
— dd per fi; Menorragia, Meirorragia: Emorragia
uterina.
— dd rospo ; Rhgnolo. T. veicr. Malattia che si ge-
nera sotto la lingua de'cavalii, muli, asini e vacche.
— d5 sciacco ; Slrufolo : Malattia delia pelle che si
manifesta sul mento e sulle labbra de' fanciulli
f in forma di crosta.
-— do scimidn; Warasmo, Emaciazione, Tabe me-
senterica: Malattia propria de' bambini, prodotta
ordinariamente dall' avere avuto un cattivo al-
lattamento. Essi diventano magrissimi; la faccia
prende aspetto quasi d'una scimmia; il ventre è
grosso, tumido; le estremità mostrano un note-
volissimo dimagramento come la faccia; le ar-
ticolazioni sono pronunziatissime.
— dò verme; Farcino, Mal di verme o Verme muro.
T. veter. 3Ialatiia del cavallo che ha per natura
tumori scirrosi, peduncolati, ed è contagiosa.
— ereditalo V. sopra Md de famiggia.
— franceize; Mal francese, Morbo gallico o celtico,
Morbo venereo, Lue venerea, Sifilide.
— incurabile; Male incurabile, insanabile, irrime-
diabile, senza rimedio.
— porchin ;'Rnso\ìù del majale, Fuoco di S. Antonio.
r. T. veter. Grave eruzione cutanea ne' majali.
— - renin V. s; pra Md da fioretta.
— rósso V. sopra Md porchin.
S Aveì md d'apparloi; Essere soprapparto.
$ Aveise a md o pe-a md ùnn-a cosa; Aversi
a male. Recarsi a male, Aver per male una cosa,
. si dicono del Ricevere con indignazione chec-
r chessia V. Aveì.
S Cerrd 5 md camme i meghi V. Cerca.
% Chi fa md, md s'aspSle V. appresso Chi fa md,
fjff s'aspele ben.
% Chi fa màf nò s' aspete ben; Chi ad altri in-
ganni tesse, poco ben per sé ordisce, ovv. Chi
altri tribola, sé non riposa. Prov. di chiaro signif.
S Chi ha fceto ò md, fugge a penttensa; Chi ha
fatto il male faccia la penitenza. Chi ha fatto il pi-
scio a letto lo rasciughi ovv. Chi piscia rasciu-
ghi, Chi imbratta spazzi. Prov. chiaro.
S Chi me veti ben me fa danze, chi me véu md
me fa rie V. Ben €. m. .
S Chi rie dò md di atri, 5 so se gh'approscima
V. Approscimd.
% Da un md spesso ne nasce un ben V. Ben s. m.
S Di md de tutto; Apporre alle pandette o al
sole, vale Biasimare qualunque cosa per ottima
ch'ella sia.
$ Fd dò md; Far del male, Commetter del male.
Essere malfaciente: Arrerar danno in parole o
in fatti, Danneggiare, Offendere.
S Fd md d'ùnn-a pcrsónn-a ; Dolere d'uno, Averne
compassione. Sentirne dolore.
S Fase md; Farsi male, Mestar offeso.
M — md da lo; Darsi il dito negli occhi, Darsi
la zappa sui piedi, Tagliarsi le legna sui ginoc-
chi, Schiacciarsi le noci sul capo: Farsi pregiu-
dizio da sé.
S In tutto (jh'é 5 so ben e d so md; Ogni ritto
hi il suo rovescio, Ogni farina ha la crusca.
Ogni cattivo ha alcun che di buono, Ogni buono
ha alcun che di cattivo.
S Mette md; Meiler male, Metter biette, Seminar
zizzania, discordie, scandali: Incitare, Irritare al-
trui contro chicchessia. E chi fa dett'uffizio di-
cesi Commettimale, Malabietta, Malazeppa.
S A'^5 fd md a nisciùn; Non torcere un pelo ad
alcuno : Non gli far torto o dispiacere alcuno
né in detti, né in fatti.
S Nò gh'é md; Non c'è male: Più che mezzanahi.
% 0 ben ó non è mai md, 0 ben ò vince, e 6
ma 5 f. . . . i schéuggi V. Ben s. m.
S 0 md ò ven in carossa e ò se ne va co-e
scrossue; Il male viene a libbre e vassene a
once, Il male viene alla francese e se ne va alla
spagnnola, cioè Viene in fretta e va via adagio.
S Vegni md; Svenirsi, Venir meno alcuno.
Ma avv. Male, contr. di Bene; Malamente, Con
mal modo, Iniquamente, Malvagiamente, Aspra-
mente, Con danno.
S Andd md; Andar male: Andar fuori del diriUo
e buon cammino, Andar fuori del desiderio, Riu-
scire a mal fine.
n — md nnn-a cosa; Andar male o a traverso
una cosa, Ir male : Far mala riuscita, Misvenire,
Aver mal esito.
Il — de md in pezo; Andar di male in peggio,
vale Aggravar nelle disgrazie. Peggiorare, Ag-
giunger male a male.
§ Bùttd md; Riuscir male, Far cattiva riascita
V. Bùttd.
S Di md ; Dir male, contr. di Dir bene ; e talora
per Biasimare V. Di.
S Fdla md; Farla male, vale Scapitarvi, Perdervi,
Rimettervi.
S Fd md; Mal fare, Misfare: Commettere male o
mal fatto, Operar malamente; e talora Dolere,
Sentir dolore in qualche parte del corpo. i
M — md I so cónti; Far male i suoi conti V. Cónto.
Il — màpró ùnn-a cosa; Saper male d'alcuna
cosa, vale Averne dispiacere.
S Fase md vedde, Fdse md voci V. Fd.
S Md chéutto ; Mal cotto , Guascolto : Noa del
tutto cotto.
S Md vestto; Male all'ordine, Male in arnése, vale
Mal vestito.
% 0 ben 0 md; 0 bene o male V. Ben avv.
S Std md; Star male: Essere in cattiva sanità o
in cattivo stato. Talora Disdire, Non convenirsi;
e parlando d'abiti o sim., Non tornar bene.
Ma s. m. Mare : Universal congregamento ddfe
acque che circondan la terra e che in più luoghi
la cuoprono; e più propriam. Quella parte del-
l'Oceano che s'interna nelle terre; e prende mol-
tissimi nomi diversi secondo i paesi che bagna.
I principali mari sono l'Atlantico, il Pacifico, il
Glaciale, il Baltico, il Germanico, il Mediterraneo,
l'Adriatico, il Caspio, il Rosso, l'Arabico, ecc.
II. Mare, per L'acqua del mare : 0 md ò m'ha tutto
bagnóu; Il mare mi ha bagnato da capo a piedi.
Il — per simil. dicesi dOgni grande abbondanza:
Md de ricchessc, de delizie, ecc.; Mar di ric-
chezze, di gaudii, ecc.
— carmo, Md carmo cómm'éuio V. Carme, ÉHtia.
— de leva; 3Iare di leva V. Leva.
— féugo e dontia san trce cose cattive; Marc, fuoco
e femmina, tre male cose.
— grosso; Mar grosso, Mar truculento, 3Iare in
burrasca o burrascoso : Mar fremente, imperver-
sato, che spuma e ribolle, Mar che frange, Mare
abbaruffato.
— sensa fóndo; Mare profondigorgo: Mare che in
sé involve gorghi profondi, abissi profondissimi,
e dicesi dell'Oceano.
MAC
MAC
Ì8S
S £gua de ma; Acqua di mare: Sorta di color
turctiino assai chiaro; ed anrhe Gioja di questo
colore, che pur si dice Acqua marina.
S Andà per md; Andar sopra mare, vale Navigare.
S Dùtlà in ma, Bàtta in ma un bastimento V.
Bùltd.
S Caccia in md un in t'ùn sacco c'ùnn-a pria a-o
collo; Jlazzerare: Gettare una persona in mare
legata in un sacco con entrovi una gran pietra.
S Cercò un pc md e pe tcera V. Cercd.
% De là da-o md; Oltre mare.
% Èsighe dò md ; Esservi o Far mare, Incontrare
0 Avere del mare, e intendesi sempre mare grosso
e molto agitato.
. S Fliìsso e riflusso do md V. Marea.
$ Loda S md e legnile a tcera V. Lòdd.
S 0 «IO 5 l'è in burrasca; La marina è turbata
0 gonfiata, lo diciamo figurai. Quando veggiamo
UDO in collera e pieno di maltalento.
S 0 md 5 comensa a fase senti; Il mare s'ab-
. baruffa, Comincia la burrasca.
i8 Pati 0 md; Mareggiare, dicesì L'avere quel
travaglio di stomaco ch'eccita il vomito, che
i., molti ricevono dal navigare.
S Portd dell' cegua a-o md V. ^gua.
<. % Spiaggia dS md; Spiaggia, Lido.
S Tùtt'cegua chi va in md V. ^gua.
^\<$^ Vento de md; Vento dal largo: Quello che viene
dal mare verso la terra j che anche dicesi Vento
b i dì sotto.
'% Viaggid per md; Viaggiare per mare.
TkLetoà, s. m. Macà o Macào: Sorta di giuoco da
carte che fassi in due, e si pratica nel modo se-
- gaente: Si prendono cinque carte per ognuno,
e, non facendo verun conto delle figure, si con-
tano soltanto le unità dei punti segnate nelle al-
tre, lasciando a basso le decine. Un numero di
punti che sia minore d'otto vince un sol punto;
Vin'sc è di otto ne vince due: di nove tre; di dieci
quattro, e finalmente di undici vince cinque punti,
che allora dicesi Far uno. Si noti che se le cinque
*. . carte date sono tutte figure, allora si vincono
..£ quattro punti, ed è lo stesso che Far dieci, loc-
chè dicesi Giffra.
AlIa.ca.cco s. m. Macacco. T. st. nat. Simia cyna-
molgus. Animale della famiglia delle scimmie, e
la più brutta tra esse. Ha il pelo bruno-verdiccio
nelle parti superiori del corpo, grigio-bianchiccio
. . nelle inferiori; ha una macchia bianchiccia fra gli
' : occhi, e la coda nericcia. La femmina si distin-
gue dal maschio per la faccia circondata da peli
- grigi, e per alcuni peli che sulla sua testa formano
.';- una specie di ciuffo. Abita nell'Africa meridionale.
» Figarat. Bertuccione, Babbuino, Caramogio, Fi-
gura da cembali , dicesi per improperio ad Uomo
brutto e deforme, e renda aria, per così dire,
al macacco.
llfaccaja s, f. Tempo umido, Tempo grasso.
Aria umida.
JtCaccax-óiu s. m. pi. Maccheroni, ed a Fi-
renze e in altri luoghi della Toscana Cannelloni:
Certe paste fatte a guisa di cannelli, che si man-
giano per minestra al brodo o asciutte, condite
con burro o sugo di carne e formaggio. - Macche-
roni si dicono a Firenze Quei larghi tagliatelli
da noi delti Picagge V. questa voce.
S Catze 5 formaggio in sci maccaròin V. For-
maggio.
S Èse ciit grosso che l' cegua di maccardin V.
^gua.
S 0 formaggio 5 nò guasta i maccardin; For-
maggio non guasta sapore V. Formaggio.
$ 0 neghieiva 5 pasto all'oste co maccardn in
scià barba; E' negherebbe il pajuolo in capo,
Direbbe che il biscotto non ha crosta o che la
neve non è bianca, dicesi di Chi nega un fallo
benché manifestissimo.
3£acoetta. s. f. Macchietta, Macchiuzza. Dira.
di Giacchia; altrim. Tecca, Teccola.
1) Bozza. T. piti. Quel modello o quadro che con-
ducono i pittori quasi principio di lavoro di pit-
tura, per poi farlo maggiore nell'opera.
Miaccettinn-a s. f. Macchiettina, Macchio-
lina, Macchierella. Dim. di Macchietta,
w Macchierella, per Piccolp abbozzo o disegno V.
Maccetta nel 2° significato.
Macclxetto (Aj V. A macchetto.
S Fd macchetto; Accozzar le carte, Far maccatella :
Mariolare, Far frode nel giuoco.
Miacdilnà v. a. Macchinare : Ordinare, Dis-
porre l'ingegno e l'arte agl'inganni, Tessere in-
sidie, Ordire frodi. Insidiare.
1» Dicesi talvolta semplic. per Abbacare, Mulinare,
Fantasticare; ma usasi d'ordinario in mala parte.
ACacclxiuetta s. f. Macchinetta : Piccola
macchina. . r. l
n Siringa V. Sciringa nel 2" signif. '- ?
M!acclxiiiicca s. f. Martinicca. Voce d'oso
fior. Così chiamano i carrozzai e i cocchieri Un
ordigno di piìi maniere, congegnato in modo che
quando il legno va alla china, si viene a met-
tere fra le ruote un ostacolo qualunque per éui
non possono girar libere; e così i viaggiatori
sono sicuri di non riballare. . *
]M[accli.iuisiiio s. m. Macchinismo: Il com-
plesso e il congegnamento di macchine.
M^accluiiiista s. m. 3Iacchinista: Colai che
inventa, fabbrica e fa muover le macchine,
n Macchinista: Artefice che provvede al buon an-
damento delle macchine, e all'uopo ne ripara
alcuni guasti accidentali.
limaccia s. f. Macchia: Segno e Tintura che
resta nella superficie de' corpi per qualsivoglia
accidente, diverso dal loro proprio colore.
M -Macchia, figur. per Tuttociò che offende comec-
chessia l'onore, la riputazione, la coscienza, e?c.
n — Usato al plur. diconsi dagli Astron. Certe
parti oscure che si osservano col telescopio nel
disco del sole, della luna ed anche di qualche
pianeta.
I) Macchia, per Selva spinosa, intralciata, folta.
— chi ha penetróu; Macchia rafferma, cioè vec-
chia, penetrata.
— chi nò va ciit via; Macchia indelebile..
— chi ven in scià pelle; Chiazza, Chiosa: Giacchia
ch'esce fuori della pelle e che viene altrui per
la vita.
— dell'éuvo; Occhio: Macchietta che è in un punto
della superficie del tuorlo e contiene l'embrione
del pulcino.
— d'èuio, de grasso; Frittella e Frittello V. Ciajstra.
— d'inciostro; Sgorbio e Scorbio: Macchia d'in-
chiostro sulla carta. . >
S Fd andd via e macce; Smacchiare, Cavar le
macchie.
S Impise de macce; Sfrittellarsi.
484
MA^
MAO
S Leva e macce; Cavar le macchie, Smacchiare.
S Sciorlì fénn e macce; 3Ianifcstarsi , Apparire,
Dare infuora le macchie.
§ Spùatùa da maccia; Gora: Quel segno circo-
lare che rimane intorno al luogo ov'era una
macchia che non sia stata ben levata.
IWCacco add. Denso, Spesso: Aggiunto d'inchio-
stro, vale Che bene non iscorre.
Miacilente add. Macilente, Macilento, Gracile,
Slenuato, Magro, Smunto.
M!a. contento add. Malcontento, Sconlenlo:
Non contento, Non soddisfallo, Disgustalo.
Ma cordi s. m. Mercoledì, Mercordi; Il quarto
giorno della settimana.
— scuoto; Mercoledì delle Ceneri : Chiamasi così
da noi tal giorno, perchè in questo sì puliscono
fse scùanj le stoviglie dal grasso di carnevale.
Macramè s. m. Asciugatoio, Sciugalojo, Asciu-
gamano: Pannolino tessuto a opera con pènero
e frangia, per rasciugarsi le mani e il viso quando
uno si è lavalo.
Ma creanHÒu. add. Mal creato, Screanzalo,
Mal allevato, Mal educato: Persona senza creanza,
rozza e villana nel procedere.
Madamina s. f. Madama : Nome d'onore che
si dà a Donna di grand'afifare.
•^ pataffla; BasofBona, Un diavol di monna cionna,
Mastaccona, dicesi per ischerzo a Femmina paf-
futa e conlegnosa, corpulenta, grassa e raggiunta.
Madonna s. f. Madonna, dicesi per eccellenza
■ La Ss. Vergine.
-^ da Candioea; Candellaja, Candellara, Candelora
V. CandicBu.
S Donna e madonna ; Donna e madonna , nei
contralti de' Nolaj vale Padrona assoluta.
M[adonna"va s. f. Ava, Avola, Nonna : La ma-
dre del padre o della madre; quasi Madonna ava.
S danze a madonnava; Pigolare, dicesi propriam.
di Coloro che, ancorché abbiano assai, sempre
si dolgono e sempre chiedono.
Madonniun-a s. f. Madonnetta, in signif.
d' Imagine deila B. Vergine,
n Dicesi talora per complimento. Angela, Angiola:
' Che bella mudonninn-a ; Oh viso angelico ! Oh
leggiadra angiolelta!
»i Tignosa, Bubbola maggiore: Sorla di fungo man-
gereccio V. Tignosa.
Maddre s. f. Madre: Titolo che si dà per ve-
nerazione alle monache.
S 3Iadre Badessa; Badessa, Abbadessa, Madre ba-
dessa: Grado superiore fra le monache.
Maddreperla s. f. Madreperla. T. si. nat.
Mylylus margaritiferus. Specie di conchiglia,
nella quale dicono generarsi la perla. Viene dalle
Indie, ed è come le ostriche composta di car-
bonato di calce, con materia animale.
'n Madreperla: Materia bianca periata rilucente,
formata dagli strati interni dei gusci di nicchj
marini.
Maddre^jìa s. f. Madrevite : Propriam. Quel-
r arnese che i magnani adoperano per formare
le viti.
« Cacciavite: Piccolo strum. da strignere le vili e
levarle.
Madrasso s. m. Madras. Voce d'uso: Stoffa,
il cui ordito è di seta e il ripieno di coione.
Mee s. m. Mio: La cosa di mia proprietà, di mio
dominio, 11 mio, Il fallo mio : Do mce ne véuggio
fa quello che véuggio; lo vo' fare del mio quel
che mi piace.
IVIoe; Mio e Mia, al plur. Miei e Mie: Aggplt.
possess. che da noi si usa indeclinabilm. senza
differenza di genere e di numero: Mce pow, mce
mow, i mce frce, e mce séu; Mio padre, mia ma-
dre, i miei fratelli, le mie sorelle.
M[a edùcòu. V. Ma creansóu.
JMEaen CF'idéj; Anfìirili V. Ftdé.
S Savei de muen; Saper di mare, vale Aver odore
e sapore d'acqua di mare.
M:aenn-a s. f. Marina, Mare, e talora Costa
di mare.
« Marina: Nome che abbraccia Tutto ciò che è
relativo al servizio navale d'uno Stalo, cioè i
materiali, le persone, la loro amministrazione e
la relativa contabilità; la direzione e il maneggio
di tutti i mezzi marittimi; in altre parole per
Marina s' intende La somma delle cose marillime
d'uno Stato, e si suddivide in Marina da guerra
e Marina mercantile.
Miaestse s. f. Jlaestà, anlic. Magestà: Appa-
renza che apporti seco dignità, venerazione, au-
torità e rispetto.
" Maestà, per Titolo d' imperatore e di re.
— divinn-a; Maestà divina, dicesi per eccellenza
Iddio.
§ Delitto de lesa maestce; Crimenlese, Delitto di
lesa maestà.
Miaèta s. f. Maretta : Piccola conturbazione del
mare, ovv. Quando il mare non è grosso, ma fa
le onde spesse e spumose e travaglia assai le navi.
Miaeùg-io s. m. Becco corvino. Uncino da
calafati, Maguglio : Quello strum. fatto a foggia
di gancio, di cui si servono i calafati per cavar
le stoppie vecchie dai commenti del bastimento.
Mseximo add. 3Iedesimo, poetic. Medesmo,
Slesso, Istesso : Che non è un altro. Che non è
differente.
§ Alle volle usasi assolulam. in senso neul. e vale
La medesima cosa: Mi ho fceto 5 maxima; la
foci il medesimo o lo stesso.
M:af£eto add. Malfallo : Fallo male, Senza pro-
porzione, Fallo colle gomita. -^
1» Malfallo, dello di persona, vale Deforme, Brullo.
Miàfiaddo add. Diffidente, Maledente, Sfidalo,
Sfiduciato: Che non si fida, Sospettoso.
Miag-ag-na s, f. Magagna, Vizio, Difetto; e
dicesi così del corpo come dell'animo.
Mag-ag-nase V. Ammagagnàse.
Mlagag-nóu V. Ammagagnóu.
M:ag'ara! avv. Magari! Jlagari Dio! Dio il
volesse! Così fosse! Domine fallo! L'utinam
dei Latini.
Miag-azzin s. m. Magazzino: Stanza ove si
ripongono le merci, le derrate e simili.
Miag-azzinag-g-io s. m. 3Iagazzinaggìo:
L'uso del magazzino e Ciò che si paga per avere
un tal uso, che diccsi Spesa di magazzinaggio.
Mag-azziné s. m. Magazziniere: Chi è pre-
posto alla custodia dei magazzini, o che, essen-
done proprietario, gli alliita altrui, e intendesi
per lo più di quelli dove si ripongono le biade.
Miag-g-etta s. f. Alzana, Alzaja, Maglietta. T.
mar. Cavo manesco della grossezza di tre o
quattro pollici per lo più ad uso di piccoli ton-
neggi od anche di rimurchio.
Mag'g'etto s. m. Maglio. T. cari. Pesante
MAGI
MAO
481
martello di ferro, a bocca piana, mosso dall'ac-
qua, e sotto il qual^ si battono e si lustrano i
quinterni della carta.
S Fccro dò maggetlo; Boga: Grossa fascia di ferro
che accerchia la stanga del maglio, e da cui
sporgono lateralmente due grossi perni, che per
una certa rassomiglianza son chiamati Poppe.
S jUàrmao dò maggetto; Pietra : Grosso cubo di
marmo, liscio e lustrato nella faccia superiore,
sulla quale, anzi sulla sovrapposta Presa di carta,
cade e batte il maglio.
Mag-g-ettòn s. m. Maglieltone. T. vmr. Cavo
piano della grossezza di nove pollici circa che
serve per tonneggio ed altri usi.
I^ag'g'ia. s. f. Maglia: Piccolissimo cerchietto
di ferro o d'altro metallo, de' quali cerchietti
concatenati si formano le armature dette di ma-
glia e le catene.
n Maglia, per similil. dicesi Ciascuna di quelle ri-
piegature di filo a foggia d'altrellanli cappietti
0 staffettine concatenate le une colle altre, col
mezzo de' ferri da calze o degli aghi da telajo.
» — per Ciascuno dei vani formali da ciascuna
ripiegatura nella calza, e dicesi anche parlando
di reti sì metalliche e si da corda, di spaghetto
e d'altro.
— cheita; Maglia scappala : Quella che per rottura
di filo trovasi lenta e allargata, e non più con-
catenata colle maglie vicine.
S Fceto a maggia ; Fatto a maglia, Arretito, Re-
ticolato, vale Fatto a anelli, Fatto a guisa di
reti, Che ha similit. colle reti.
S Scappata da ùnn-a maggia rótta, e per corruz.
da ùnn-a mùàgia rótta; Uscire pel rotto della
cuffia, dicesi dell'Aver commesso qualche errore
e liberarsene senza spesa o danno.
S Tià tciù e magge cheite ; Riprendere o Ripi-
gliare le maglie scappate è II riconcatenarle le
une colle altre, le inferiori colle superiori, fer-
mandone l'ultima con punto dato coll'ago.
S Travaggi de maggia; Lavori di maglia, diconsi
Quelli fatti di filo o sim. col mezzo di ferri,
come calze, camiciuole, ecc.
Mag-g-iéu. s. m. Magliuolo. T. agric. Sermento
il quale si spicca dalla vite per piantarlo.
Mag-g-io s. m. Jlaglio. T. calaf. Jlartello grande
di legno che serve a cacciare i ferri da calafa-
tare nei commenti e intervalli della bordatura
di un bastimento; i due lati sono guerniti di
di due ghiere di ferro.
" 3Iag io, per Altro martello di legno, di cui ser-
vonsi i bottnj per battere i cerchj alle botti.
« — QjelParnese appartenente alia macchina della
Berta o Castello, col quale si danno i colpi per
ficcare i pali nel fare le palafitte.
Mag-giò i. m. Maggiore. T. mit. Q.iel grado
nella milizia che è tra il Luogotenente-colonnello
ed il primo Capitano d'un reggimento, superiore
a questo ed inferiore all'altro, dal quale riceve
gli ordini per trasmetterli a tulle le compagnie.
n Maggiore, nel num. del piìi, Gli antenati, Gli avi.
n — Tutti quelli ai quali dobbiamo ubbidienza.
— de piassa; Maggiore di piazza o della piazza:
Quell'ufficiale superiore che nelle fortezze tiene
il primo luogo dopo il Governatore od il Coman-
dante, per soprantendere ad ogni particolare del
servizio che vi si fa dalla guarnigione.
— generale; Maggior generale: Titolo d'Uffiziale
generale negli eserciti, il quale fa presso il Ge-
neralissimo quelle stesse funzioni che il Maggiore
d'un reggimento presso il suo Colonnello, rice-
vendone gli ordini e curandone l'esecuzione in
tutti i loro prticolari.
IMag-gió s. f. Maggiore : Da' Logici si dice la
prima parte ossia La prima proposizione d'un
sillogismo regolare, ed è chiamala Maggiore per-
chè ha un più ampio ed esteso senso che la
proposizione minore come quella che contiene il
termine principale: A maggio a l'è insulsa, a
minò temeraria e a consegucnsa ridicola; La
maggiore è insulsa, la minore temeraria e la
conseguenza ridicola.
Miag-g-ió add. Maggiore , Più grande. Nome
compar. che indica Superiorità. In questo signif.
è stato ed è frequentem. usato nella .Milizia il
qualificativo di Maggiore, come aggiunto di grado
0 carica, la superiorità della quale sopra un'altra
dello stesso nome si abbia a distinguere esatta-
mente ; quindi gli appellativi di Sergente mag-
giore, di Ufficiale maggiore, di Cappellano mag-
giore, di Chirurgo maggiore ecc., che con questo
aggiunto vengono indicati nella loro qualità di
Superiori ai sergenti, agli uffiziali, ai cappellani,
ai chirurghi ordinar], ecc. - Notisi che nella .Mi-
lizia ogni qual volta il titolo di Maggiore viene
anteposto al nome, viene consideralo e adope-
ralo come sosl. e viceversa quand' è posposto.
ti Maggiore, per Colui che è più d'età.
« — Dai Legisti dicesi Quegli che ha l'età idonea
per maneggiar le cose sue; altrim. Maggiorenne
contr. di 3Iinorenne.
— d'etce; Maggiornato: Maggiore per conto di na-
scila; altrim. Primogenito.
g Artà màggio; Altare maggiore, vale L'altare
principale.
S Stato maggio; Stalo maggiore. T. mil. Un corpo
d'uffiziali, cui<si affidano importanti uffizi di guerra
ed anche Ogni aggregato di uffiziali fuori delle
ordinanze che sono destinati a vegliare le ese-
cuzioni di lutti i particolari del servizio militare
in una fortezza o in un quartier generale.
Magg-ioransa s. f. Maggioranza, Maggioria,
Superiorità, Preminenza,
n Maggiorità : La parte maggiore d'un dato numero
di persone o che sono in un consesso o che di-
scutono qualche cosa o che fanno uno squitlinio.
Mag'giordomm.o s. m. 31aggiordomo e
Majordomo: Colui che nelle case de' grandi e
nella corte di Principi ordina e soprantende.
Mag-g-ioritse s. f. Età maggiore, e nell'uso
anche Maggiorità, dicesi da' Legisti Lo stalo di
uno che ha compito gli anni 21 ed è reso ca-
pace di tutti gli alti della vita civile.
Il Maggiorità V. Maggioransa nel 2' signif.
— d'un reggimento; Sialo ciAoimeUo. T.mil. Nome
collettivo che comprende Tutti quegli uffiziali che
fanno parte d'un reggimento di fanteria o di
cavalleria fuori delle compagnie.
M!ag'istx*ato s. m. Magistrato: Adunanza di
uomini con podestà di far eseguire le leggi e di
giudicare,
n Blagistralo, si dice altresì di Ciascuna delle per-
sone che lo compongono.
Mag-isti*atùa s. f. Magistratura: Nome col-
lettivo di Tutti i membri che compongono il Ma-
gistrato.
m
MAG
MAI
« Magistratura: UDScio e Giurisdizione del Ma-
, -gislrato.
ì^[a,g-]ia. s. f. Jlanata e Manciata: Tanta quan-
' tilà di materia quanta si può tenere o strignere
^. con una mano.
;^ Botta data colla mano.
% Mane!Ia,ManelIo, Manipolo: Quella quantità d'erbe,
, jdi foglie, di paglia d'ogni sorta di cereali che
'^. il mietitore può abbracciare in una brancata e
..tagliare in un sol trailo colia falce.
' S .1 magnce m. avv. A manate, A manciate V.
,.; questa locuz. alla sua sede alfab.
% Dà ùnn-a magna a ùnn-a cosa; Ghermire,
!•". Aggrappare, Carpire: Il pigliare checchessia con
destrezza e velocità.
|^a<g-n8ex*ai s. m. Bravaccio, Cospettone, Co-
' speitaccio, Snavaldo e nell'uso tose. Sbarazzino:
, Quegli che nel porlamento, nelle parole e in
checchessia procede sfrontatamente e con maniere
avventate.
S À magnosra m. avv. Alla brava, Alla sgherra,
Alla sbricca, e nell'uso tose. Alla biricchina, Alia
^^.. sbarazzina.
S Fa da magncera; Far il bravaccio, il cospettone,
il cospeltaccio.
Afa.g'na.u V. Magnin.
iMEa.g'iia/iiixiiitae s. f. Magnanimità: Gran-
dezza, Altezza d'animo, Generosità.
M[a;g-ua.uìiiu-a;S.f. Sterpàgnola, Magnanina,
( Beccafico di Provenza. T. ornil. Sylvia provin-
cialis. Uccello del genere delle Silvie, che ha
p, il becco nerastro con la base della mascella in-
7; feriore gialliccia; iride castagno-rossiccia; margine
delle palpebre nudo e rosso; pileo, lati della lesta,
^j. cervice, dorso, scapolari e sopraccoda, color ce-
. nerino-cupo; penne dell'ali bruno-nere; piedi
giallastri. Annida assai raro in Polcevera nelle
vallale fresche e fosche di Borzoli. Emigra in
settembre e ritorna in aprile.
IMagXL&sco add. Manesco : Inclinalo e pronto
a menar le mani.
"M.agnesisk s. f. Magnesia, Ossido di magnesia.
T. farm. Terra alc^ina bianca, dolce al tatto,
insipida, insolubile nell'acqua, che inverdisce il
^•' siroppo di viole, attira l'acido carbonico dell'aria
l»r e non rinviensi pura in natura.
IjyCa.g-netizza/ v. a. Magnetizzare: Influenzare
,j uno colla forza della propria volonià, ossia Agire
"l' sul sistema nervoso dell'individuo sottoposto al-
terazione d'un altro.
Ma.g;*uetta. s. f. Manale. T. calz. Striscia di
pelle che fascia la palma e il dorso della mano,
a riparo di essa nello stringere fortemente i punii
tirando lo spago.
•^ .di {(Bri da stia; Presa: Panno lino o altro tes-
suto ripiegato a più doppj per tenere in mano
j,. i caldi ferri da stirare.
S Magnettc co-e meze die; Guanti a mezze dita:
^f Specie di guanti di lana o di pelle, le cui dita,
j,. aperte in cima, non vestono se non la metà in-
_{j„ feriore delie dita della mano, le quali così si
►ot fflino libere per iscrivere e per altri esercizi o
^^yijavori. - Mitléne o Mozxettine diconsi Quei
guanti senza dita, lavorali a traforo, che son
,■ portati dalle donne.
Miagruifioà, v. a. Magnificare, Esaltare, Su-
blimare; e per estens. Aggrandire con pwole,
Esagerare. " '■-■^■■:^\\ ^ ,
Magnifico s. m. Medico. Voce nostra antica
ed oggi caduta in disuso.
AdEag-uin s. m. Conciacaldaje, Concialavezzi V^,
Stagnacassarolle. --
M!ag-iiiscax*cos. m. Maniscalco e Maliscalco:
Quegli che ferra i cavalli; dicesi anche Ferra-
tore, ma è voce poco usata.
Miag'uolia; s. f. Magnolia: Genere composto
d'alberi e d'arbusti a foglie persistenti e cadu-
che. Biescono alberi grandi ed eminentemente
ornamentali la Magnolia grandiflora e le sue
varietà, cioè Voxoniensis, la strida, h longi'
folia, obtusifolia , microphylla ed altre; non
riescono che arbusti la Magnolia fuscata e la
ptimila. Fioriscono nell'estate e producono fiori
grandi , bianchi, odorosi, imitanti la forma d'un
tulipano.
Mag-nùscà, v. Brancicare, Stazzonare, anlic.
Mantrugiare: Bivolgersi checchessia per le mani,
malmenandolo e quasi insudiciandolo.
iMag-uùscóiii s. m. Brancicone : Che branca
tutto e lutto vuol toccare. '
Miag-oà V. Magnùscd.
Miag-òn s. m. Crepacuore : Gran travaglio d'a-
nimo; Accoramento, Disgusto, Patema, Rancura,
Afflizione.
Mag-ro s. m. Magro: Carne di vitella Q sim»
senza grasso intorno. -•>--'a
it Magro, per Cucinatura di cibi, ne' quali non entri
carne di animali terrestri o d'uccelli: Mangia
de magro, Fa de magro; Mangiar di magro,
Far di magro.
5; Giórni de magro; Giorni magri V. Giórno. -
Magro add. Magro, contr. di Grasso.
Il Magro, figurai. Piccolo, Tenue, Scarso.
— cdmme un picco 0 cÒmme un agùo; Magro
allampanato 0 lanternuto. Magro strinato. Viso
di stecco, Secco come una gratella, e scberze-
volm. Asciutto e ben condizionato, vale Magro
eccessivamente.
% Fàla magra; Viver di bujo come le piattole
V. Fd.
% Raxdin magre; Ragioni del venerdì, Ragioni di
pan caldo, Ragioni meschine.
$ Terren magro; Terreno magro, arido, brellq,
sterile, infecondo.
S Vegni magro 0 secco; Immagrire, Smagrare,
Dismagrare.
Il — magro 0 secco all'eccesso; Diventar come
un graticcio da seccar le castagne, Diventar una
strega magra 0 distrutta, 0 come una galla che
abbia mangiato lucertole, Non aver più che pelle
e ossa, Diventar trasparente. Stecchire.
MagrSn s. m. Palombaro: Chi va sott'acqua
per pescarvi 0 per cercar roba 0 per altra con-
simile operazione; altrim. Slarangone.
Il Marangone , Slergo , Smergo : Genere d' uccelli
acquatici, dell'ordina de' Palmipedi, che s'im-
mergono e nuotano sovente sott'acqua dove si
procacciano il vitto cibandosi di pesciolini e di
piccoli animali acquatici. Ve n' ha di più specie.
IMCaja V. a. Maritare: Dar marito alle femmine,
Congiungerle in matrimonio.
S Majdse n. p. Maritarsi, Prender marito.
Majagarsòu s. f. Sgualdrinella V. Scor-
lùssoa.
Maioiù avv. Noni mai, Non giammai, Nofr miti
più: In nessun tempo.
MAL
MÀM
487
MajeuLS. m. Madiere. T. mar. Il pezzo di mezzo
d ogni costa che forma il fondo del baslimento
e s'incassa nella chiglia ad angoli retti.
BdCajezzo s. m. Matrimonio: Contratto fra nomo
e donna di vivere insieme fino alla morte, Unione
legittima dell'uomo e della donna col vincolo
coiìjugale; altrim. Maritaggio, Maritamenlo, Spo-
salizio, Connubio, Nozze.
]IIaif*a.l>eiie s. m. Facimale, dicesi per lo più
di Fanciullo che mai non si fermi e procuri
sempre di far qualche danno; Furfantello, Tri-
stazzaolo. Detto di persona adulta, Furfante, Mal*
fattore, Mascalzone.
Maimòu (Gatto) V. Gatto.
McLÌuà; s. m. Marinaro e Marinajo: Colui che
fa professione di navigare, qualunque sia il suo
grado, la sua classe e la portala della barca con
cui si naviga. - Gerarchicamente dicesi Marinaro
0 Marinaro semplice Quell'uomo di mare che non
ha gradi o dignità.
S Mezo maina V. Gaffa nel 1' signif.
S 0 bón maina 5 se conosce a-o cattivo tempo;
Il buon marinaro si conosce al cattivo tempo.
, Prov. che vale L'uomo coraggioso si conosce al
,., tempo del perìcolo.
S Voti da maina; Voli da marinajo: Proponimenti
che durano quanto il pericolo.
]kla.iua,esoo add. Marinaresco: Aggiunto di
Tulio ciò che è relativo ai marinari, come Arte
marinaresca. Vita marinaresca, Lingua marina-
resca, Gente marinaresca.
S À mainaesca V. questa voce alla sua sede alfab.
MEaiuaJa s. f. Marioarìa e Marineria: L'insieme
di tutti i marinari, detti altresì Gente marinaresca.
M!a<iiia,sso s. m. Scirocco V. Sciòco.
A£à,ìii^xo avv. Malvolentieri, Di mala voglia,
Di mal cuore, Di male gambe, A malincorpo,
A malincuore, contr. di Volentieri.
**M[ado V. Mario.
**IW[a,izia V. Malizia.
**M!a.izìòso V. Malizióso.
**Maleed.i avv. Appena appena, A malapena,
Tosto che, ecc. Voce del coni. V. A malapenn-a.
Hfalafìn CFd a); Scipare, Mandare a male,
Guastare checchessia.
BdCa.lag'X'a.zia; s. f. iMalagrazia, Sgarbatezza,
4 , Sgarbo, Sgraziataggine, Svenevolezza, Rozzezza.
■ n Detto di persona, vale Sgraziato, Sguajalo, Sgar-
bato, Spiacevole, Disavvenevole, Rozzo, Incivile,
Senza garbo, Senza grazia. Disadatto, Zotico; e
soslanliv. Tànghero,
fidala udaeto add. Malandato, dicesì di Chi
per malattia ha perduto il colore e ha dato, come
, suol dirsi, nelle vecchie; altrim. Grullo, Pallido,
Smunto, Sparuto, ecc.
Malanno s. m. Malanno: Somma disgrazia,
n Malanno, per Malattia: Piggidse un malanno;
Pigliarsi un malanno.
« — per Uomo tristo, che commette male, che
tribola, molesta, ecc.: 0 tale 5 l'è proprio ttn
malanno; Il tale è un vero malanno,
n — Si usa anche per imprecazione : Che te pigge
6 malanno; Malanno ti colga. Malanno che ti
alloggi. Dio li dia il malanno, Canchero ti mangi,
Cacastecchi li venga, Ti mangi il vermocane.
Gavocciolo a te.
Malapag^a s. m. Mala piga, Mala detta: Cat-
tivo pagatore.
IMCalapenn-a (A) V. A malapenn-a.
IMCalattia V. Maolita,
Malaziòn s. f. Trista o Cattiva azione, Cat^
tiveria, Ribalderia, Tiro, Mal tratto, Ingiuria;
Offesa e sim.
Mialedi v. a. Maledire, Male dicere. Imprecare:
Pregar male, Abominare con parole, contr. di
Benedire.
M^aledizióu s. f. 3IaIadizione e 3Ialedizione:
Preghiera colla quale si pronuncia il male con-
tro alcuno, questo desiderando e imprecando,
contr. di Benedizione.
S Èse a maledizìBn in t'ùnn-a casa, ecc.; Es-
sere la maledizione in una casa, in un affare,
dicesi dell'Andar tutte le cose a traverso e non
riuscir secondo il desiderio.
IMCalefiziòu add. Ossesso, Indemoniato, In-*
diavolato; ed asasi talora anche come sost.
Malemmo s. m. Malemme, Cospellone, Co-
spellaccio, Bravaccio, Tagliacanloni.
Mialig-nà v. n. Malignare: Trattare maligna-
mente, Tribolare, Mo estare, Travagliare, Vessare,
Bistrattare, Angariare.
S Piggid a malignò, ùnn-a persónn-a ; Consumar
uno, Malignarlo, Vessarlo, Tormentarlo, ecc.
S Muligndse n. p. Malignarsi, Tribolarsi, ecc.
I^alig-nitsos. f. Malignità: Malvagità d'animò
disposto per propria natura a nuocere ailroi, an*
corchè non vi sia l'utile proprio.
Mializia s. f. Malizia : Invenzione attuale e men>
tale di usare e pensare ogni reità; Mala volontà,
Reo talento.
1) Malizia, per Astuzia, Arte ed Attitudine ad in-
gannare, Scaltrimento, Scaltrezza, Artificio ed In-
ganno, amie. Versuzia.
S Con malizia; A o Con malizia. Posto avverb.
vale Maliziosamente, Malizialmente, Astutamente,
Artatamente.
S Mette in malizia; Metter la malizia dove non
è. Scaltrire : Di rozzo e inesperto far altrui astutp
e sagace.
Malizióso add. Malizioso : Che ha malizia ,
Astuto.
]!^alòa (Andd in); Andar in rovina, Gnastarsi,
Deperire, ecc. V. Andd.
Malocco s. m. Balnffo, Batlnffolo, Strnffo,
Struffolo, Strufolo, Luffo; quest'ultima è vqC|6
anliq.: Qualunque piccola massa di roba ravvi-
luppata e ravvolta insieme malamente e senza
cura; e si dice di stoppa, di lino, di bambagia,
di panni e simili cose.
Maina s. f. Madre, Mamma; questa 2» voce dì-
cesi per lo più da' fanciulli.
Mani1>i*ùcca V. Manbrùcca.
Mlamma s. f. Bàlia : Donna che, salariata, allatta
ì figliuoli altrui; dicesi anche Nutrice, Allevatrice.
— da laddri; Ricettatore V. Laddro.
S Dd o mamma; Dare a bàlia, vale Dare ad
allattare i bambini ad altrui.
S Da doppo che l'ho da:to a mamma nS l'ha
mai ciù visto... Maniera di dire famigliare che
vale Noi vidi mai in vita mia o Noi conosco.
S Èse a mamma; Essere a bàlia, dicesi di fan-
ciulli che stanno in casa della bàlia per essere
quivi allattati.
S Satàio da mamma; Baliàtico: Prezzo che si dà
per allattare un fanciullo.
S TegnUe ònn-a cosa a mamma; Tener a bàlia
488
MAN
MAN
una cosa, fignrat. vale Indugiare molCo a sbri-
garla 0 a rcsliluirla.
marinma.; Bomba: Nel giuoco fancinllesco del
copanniscondere fa scónditlój è II luogo privi-
' legialo e dichiarato immune, al quale chi Ira i
-" gioocatori arriva e giunge a toccarlo senz'esser
*' prima fermalo da chi è stato sotto, resta esente
d'andar sotto egli slesso.
Ma.maia.g'i'a.nd.e s. f. Nonna, Àvola, Ava,
V. Madomuiva.
l!l£a<niiua>lùcco s. m. Mammalucco, Zugo,
Baggeo , Burbafrianni , Sguscialasagne , Stolido ,
Sciocco, Scimunito.
]|j[a,iiiiiii]i]i-a< s. f. Mammina, Mammuccia.
Vezzegg. di Mamma, ed è lo stesso V. Marna.
IMCampà. V. Alanpd.
AJEa^xL s. f. Mano, antic. Mana, nel plur. Le mani:
Quel membro del corpo umano che è congiunto
'"' all'estremità del braccio e che serve a varj usi,
"■ come Pigliare, Toccare, ecc.
» Mano, figurai, per Ajulo: Nisciùn m'ha desto
-** man; Nessuno mi diede mano.
» — per Forza, Antoritù: Ghe véu a man da
Giustizia; Ci vuole la mano della Giustizia.
,*i» — per Potenza o Virili: A man de Dio apéu
tùlio; La mano di Dio può ogni cosa.
flt|* — per Suolo o Coperta di checchessia: G'han
■^*'' dceto ùnn-a man de co; Vi diedero una mano
di colore.
«t>ti — per Carattere o Scrittura : 0 l'ha ùnn-a bella
!'''■-' man; Egli ha una bella mano.
*■'* — per Banda, Lato, Farle: 0 l' Sa dà man
dr'ila; Egli era a man destra.
'V — per Qiialilà o Condizione: 0 l'è troppo de
^- bassa man; E^ili è troppo di bassa mano.
'<• Volta, Fiala: Ghe son stato due moen dàf'ia;
Vi fui due volle consecutive.
'ft-t' d'o/jero; Jfano d'opera: Lavoro delle mani che
un manifattore pone nel fare una tal cosa, e mas-
simamente dicesi dai muratori: A sola man
d'opera a cèsta cento scùi ; La sola mano d'o-
pera costa cento scudi, cioè 11 puro lavoro delle
mani, senza i materiali ecc.
"^" drìta; Mano rilla, 3fanrilta e Marritta, ma meno
'^5:^ usato: La mano destra.
•— mancinn-a; Mano manca, Mano stanca, Mano
wt n)ancina o Mancina assolut. : La mano sinistra.
% Accompagna a man; Menar la mano, dicesi del
'^ ' Reggerla che si fa a chi mal sa o mal può farlo
per iscrivere.
^ S Alsà e moen-; Alzar le mani, vale Dare, Per-
'■' enotere: 0 Valsa continuamente e moen ; 'E,%\\
alza continuamente le mani.
S A man, A man arma, A man dr'ita, A man
•'^' sulva, A man scinistra V. A man alla sua
sede alfabetica.
' $ A moen zunte V. questa locuz. alla [sua sede
f" alfabetica.
^''$ Alto de man, troeto da uj7/a»; Gioco di mano,
gioco di villano.
2* *S' Aveì a-e moen ùnn-a cosa, Avei a man, Aveì
fii- & man un lèugo, ùnn-a cosa, ecc. V. Aveì.
» — 05nn-u man in tùlio, Aveì e moen in pasta,
Aveì e moen lunghe V. Avei.
« — bOn zéugo in man; Avere o Tenere buono
in mano, figurai, vale Esser in buono stato del-
l'affare 0 della cosa di che si parla (figura detta
dal giuoco delle carte). <:;?;, -jraìv;; -
I) — e moen lighce; Aver le mani legate, figur.
Non poter operare.
n — e moen nelle; Aver le mani vergini d'una
cosa 0 Esser vergine d'alcuna cosa, vale Non
avervi parte.
1) — e moen perlàio}; Aver le mani larghe, vale
Usar liberaliià, ed anche Esser largo nello spendere.
» — in man, Aveì in man tanto da.,.. Avei
in te moen V. Aveì.
I) — pe-a man un cavallo ; Avere o Tenere per
mano un cavallo, vale Guidarlo colla mano a piede.
« — pe-e mùcn V. Aveì.
t) — pe-e moen ùnn-a cosa; Aver tra o fra mano
0 le mani una cosa, vale Averla in pronto.
Il — sempre e moen all'aia V. Aia.
S Aveine quanti n'ho in man; Essere alla ma-
cina, Non ne aver un per medicina. Esser po-
vero in canna. Esser brullo.
S Batte de moen V. Batte.
S Baxd a man o e moen a ùnn-a persUnn^a V.
Baxd.
% Capita in te moen; Venire, Capitare, Pervenire
alle 0 nelle mani, vale Dare fra mano.
S Cazze de man; Cader di mano, cioè in terra.
I) — in man d'atri, Cazze in te moen V. Cazze.
$ Cede a man; Ceder la mano, vale Dar la pre-
minenza. Cedere il luogo.
§ Chi ha in man ha vinto; Chi tien tiene. Det-
tato prov. di assai chiaro significalo.
§ Ciocca de moen; Batter le mani, vale Applaudire.
§ Co-e moen scrollando ; A man vote, cioè Senza
alcuna cosa in mano.
§ Con tutte due e moen ; Ad ambe le mani , A
due mani.
S Cresce in man; Crescere in mano.
S Crcuzo da man; Concavo della mano: La parte
opposla al dosso.
% Dà a man, Dà a man salva. Dà a primma
man, Dà de man, Dà man a un Iravaggio,
Dà de moen in te bète. Dà in te moen, Dà
l'ultima man a un travaggio. Dà man V. Dà.
§ Dà mente a-e moen d'ùnn-a pers5nn-a; Aver
cura alle mani altrui, vale Osservare che altri
non rubi o fraudi.
S Dòse man; Darsi la mano, Impalmarsi.
S Dà ùnn-a man a ùnn-a pers6nn-a; Dar una
mano a uno, vale Ajularlo lauto o quanio in un
tal lavoro.
n — ùnn-a o ciù moen a ùnn-a cosa; Dar una
0 più mani a checchessia, vale Tingerlo o Co-
lorirlo 0 Impiastrarlo una o pili volte.
S De bassa man; Di bassa mano, vale D'umile
condizione.
S De man d5 tale; Di mano del tale, parlandosi
di Quadro o Pittura o altro, vale Dipinto da esso.
S De man in man V. De maniman.
§ De mw, de tò, de man d'un tale; Di mano
mia, tua ecc. di alcuno, parlandosi di scrittura,
vale Scritto da me, da te, ecc., da alcuno.
S Èso a man; Essere alla mano, dicesi di per-
sona che sia affiibile, trattabile, cortese; e talora
Esser comodo, vicino.
., — in te moen d'ùnn-a pers5nn-a ; Essere in
mano d'uno, vale Essere in potere altrui; e ta-
lora Esser diretto, regolato da uno.
1) — lesto de man; Menar le mani come un ber-
rettaio: Esser inclinato a rubare.
n _ streito de man; Essere stretto di mano, vale
I
MAN
MAN
48»
Essere avaro; che anche dicesi Aver la golia o
ipedignoni alle mani, Aver le mani aggranchiale.
S Ése de man; Aver la mano: Nel giuoco vale
Essere il primo a fare, a cominciare il giuoco.
S Fd co-e moen e co-i pé; Far colle mani e coi
piedi: Adoperare ogni maggiore possibile sforzo
in checchessia.
S FcBlo a man; Manofallo e Manufalto: Fallo a
mano.
5 Fa man bassa; Far man bassa: Non dar qoar-
liere, Disfare inleramenle.
S Féua de man; Fuor di mano, vale Lonlano dal-
i'abilato, Distante dalia strada maeslra.
S Formi goà e moen V. sotto Smaìigid e moen.
S Cuàgnd de man; Antivenire; Prevenire, Furar
le mosse: Esser prima dell'altro a far checchessia.
n — de man ò cavallo; Guadagnar la mano, si
dice del cavallo che più non sente il freno.
'*S Laod de man; Liivorare di mano, figurai, e in
m. b. Rubare.
S Lasciàse scappa de man ùnn-a cosa ; Lasciarsi
uscir di mano alcuna cosa, vale Permeilere che
allri se ne faccia padrone; e talora Trascurare
0 Perder l'occasione.
$-Lavdse e moen d'ùnn-a cosa; Lavarsi le mani
'"di checchessia, figurai. Non se ne impac-iar più.
S L'è mogio perde un dìo che a man V. Dìo.
S Leva man; Levar mano, vale Cessare di fare.
S Libbra a man; Libro a mano, vale Manoscrillo.
S i'igà e moen a ùnn-a per sònn-a; Legar altrui
te mani, Dar sulle mani, figurai, vale Impedirgli
d^operare in alcuna cosa.
S Manczzd e moen; Menar le mani, vale Dare,
Battere, Percuotere.
S Man per man va. avv. Di mano in mano, Suc-
cessivamente.
S Mescid e moen; Menar le mani, vale Lavorare,
■-!■ ed anche Affrettarsi in far checchessia.
S Mette a man contro o pertùzo; Apporsi al vero
vale Indovinare.
1 — a man in t'ùnn-a cosa ; Metter la mano in
alcuna cosa, vale Provvedervi, Rimediarvi.
n — e moen addosso a un; Porre le mani ad-
dosso allrni, vale Prendere uno, Pigliarlo, Cat-
lurarlo, Impadronirsene: e talvolta Percuoterlo.
1 — e moen in t'ìinn-u cosa; Metter le mani
ad una cosa, vale Impiegarvi l'opera sua.
» — in te moen; Metter o Porre nelle mani o
tra le mani o in mano, vale Dare o Conse-
gnare in potere.
" — man; Mettere o Por mano, vale Comipj;iare,
« — man a parla d'ùnn-a persónn-a ; Jlelter
mano in uno, vale Cominciare a parlar d'uno.
r» — man a ùnn-a cosa; Meller mano o Mano-
mettere, vale Principiare a servirsi d'essa ; e ta-
lora Dar di pii;lio: Han misso man a-e remme;
Misero mano ai remi.
S Mettise in te moen d'ùnn-a persònn-a ; Mei-
tersi nelle mani d'alcuno, vale Affidarsi alla sja
• direzione.
S ^'5 saveì quante die s'ha in te moen; Non
sapere quante dita si ha nelle mani, vale Non
saper quello che dovrebbe sapere ognuno.
S A'ó veddisene né in vian né in bócca; Finir
nna cosa in saggiuoli, vale Consumarla a spil-
luzzico senza trarne utile alcuno.
S Ommo a man; Uomo alla mano, vale Uomo tf-
•; fabile, cortese, gentile, grazioso.
S Parld co-e moen; Favellar colle mani, figurai,
vale Dare, Battere, Percuotere.
S Passd pe-e moen d'ùnn-a persónn-a; Passar
per le mani d'alcuno, dicesi dpgli affari, negozj,
ecc., che alcuno tratta ; e talora Aver parte in
alcuna cosa. Non potersi concludere senza di lui.
S Perde a man a ùnn-a cosa; Chi non usa disusa.
S Per man; Per mano, cioè Per m'zzo.
S Piggid a- man V. sopra Cuàgnd de man.
S Piggid(,he a man; Far pratica, Impratichirsi.
% Porld in man; Portare in mano, vale Portare
palesemente colla mano e senz'altro ajulo.
n — un in parma de man ; Tenere o Portare
uno in palma di mano, vale Proteggerlo, Accre-
ditarlo, Porlo in credilo, in islima presso il mondo,
Magnificarlo, Farne risaltare le qualità e i meriti.
S Porze a man; Andar pezzendo o accattando,
Limosinare.
S Remettise in te moen d'ùnn-a persónn-a; Ri-
mettersi nelle mani d'alcuno, vale Porsi nell'ar-
bitrio e nella volontà d'alcuno.
S Sbórsd a man ; Dare alla mano, vale Dare al-
trui di presente, e dicesi di danari.
% Scappd de man; Uscir di mano.
S Scrìto a man; Scritto a mano. Manoscritto, cioè,
Non istampato.
S Smangid e moen; Pizzicar le mani, fignr. vale
Aver prurito di battere o Stare per battere ana
persona.
S Std in man o in te moen d'un de fd^o d*
no fd ùnn-a cosa; Essere o Slare in mano altrui
di fare o non fare checchessia, cioè Stare in sua
facoltà, in suo arbitrio.
S Stdsene co-e moen in man o co-e moen in
scià pansa ; Starsi colle mani a cintola o colle
mani in mano o spenzolate o ciondoloni. Star cor-
tese, vale Stare ozioso. Non operare.
S Tegni a man serva a testa; Tener la mano o
le mani in capo ad alcuno, vale Aver l'occhio
che non erri, e dicesi di Dio.
M — e moen a posto o a léugo ; Tener le mani
a sé, vale Astenersi di 'occar checchessia, ed
anche di Percuotere alcuno.
n — man; Tener mano o di mano: Esser com-
plice 0 consenziente, Correr nel fallo; che anche
dicesi Reggere il lazzo, Regger la gatta.
S Tocca a man; Toccar la mano, Dare o Tórre
commiato.
n — Far santa, dicesi de' bambini Quando per
far mollo toccano la mano altrui.
n — Ugner le mani V. sotto Vunze e moen.
n — con man; Toccar con mano: Accertarsi di
checchessia con dimostrazione evidentissima.
Il — man; Dar la mano, Promettere.
S Ultima man; Ultima mano, vale Compimento,
Perfezione.
S Unn-a man lava l'atra, e tutte due lavan a
faccia; Una mano lava l'altra e due il viso.
Prov. dinotante Che reciprocamente uno dee com-
piacere e ajutare all'altro.
S Un trceto de man; Un tratto di mano, vale
Uno spazio lunso quanto andrebbe un projetlo
tiralo colla mano.
S Vegni a-e moen; Venire o Pervenire alle mani
0 in mano o fra mano o per le mani, vale Capi-
tare, Occorrere, Dar nelle mani. Presentarsi avanti:
O primmo libbra che m'é vegnùo a-e motni
Il primo libro che mi venne alle mani. ^
MAN
MAN
4 u_ Venir alle mani o alle prese, Azzuffarsi.
■5 Vunze e moen; Ugner le mani, si dice deiPre-
,.' senlare i giudici 0 altri ufTiciali per corromperli.
5 Zéugo de man; Giuoco di mano, vale Ghermi-
, Bella, Artifizio, Frode, Inganno,
3 Zùd a-e moen d'ùnn-a persSnn-a; Giurare nelle
u^mani ad alcuno 0 di alcuno, che abbia la pub-
blica autorità di ricevere il giuramento.
^$'^'Zùgd a man a man; Giuocare testa a testa,
vale Giuocare a solo a solo.
^s-^a man cada; Fare a scaldamane: Sorta di
in^igiooco puerile che si fa accordandosi in più a
porre le mani a vicenda una sopra l'altra, po-
Mi'àÉta la prima sopra un piano e traendo poi quella
di sotto, porla sopra tutte le altre, battendo forte
,.»c|)er riscaldarsele.
^^ Ztmze e moen; Giunger le mani, Chiader le mani,
vale Congiungerle, per lo più in atto di preghiera.
M!a>]ieea> s. f. Mannaja : Coltello grande, per Io
più con due manichi, e particolarm. Quello che
e osa il boja a tagliar la testa.
^iiC -Mannaja, Pestarola: Quella larga e lunga lastra
di ferro ben temperato ad acciajo e ben affilala
dalla parte di sotto, confitta in un cilindro di
A^ légno tanto più lungo di essa lastra quanto basti
per presentare due manichi. Si adopera a due
Ci 'mani e serve a pestare la carne di majale da
sfc far salsiccia, salami, ecc.
ld[aina<ma<n. V. Amannaman.
Ma.xia.te s. f. pi. Manaide. T. pescat. Sorta di
rete da prscar le acciughe.
"MieiJìlbrùcceb s. f. Gran carro: Carrettone a
r^ larghe ruote e di gran capacità, tirato da più
n^ ' Cavalli.
Bfanoà, v. n. Mancare: Far mancamento. Com-
metter errore, fallo, peccato, Peccare.
*^i» Mancare, per Non esser a sufficienza: Ne manca
d tempo; Ci manca il tempo.
«il". — Venir meno: G/ie manca 5 fiato; Gli manca
» f*il fiato.
'flé' — Venir meno della vita. Finir di vivere, Ve-
«y* Dire a morte, Uscir di vita, Morire : L'è man-
'I ' C(Ju un bravo poa: de famiggia; Mancò un buon
««^'? padre di famiglia.
«a» — Venir meno, Fallire: Chi 5 l'è chi ghe manca?
i^ Chi è che ci manca?
« — Scemare, Peggiorare di stato, di forza, di
ex vigore e sim.: Vaddo mancando de giorno in
giorno; Io vo mancando di giorno in giorno.
©» — Trasandare, Dimenticare di far qualche cosa:
f'5 JV5 manchiò de fa 6 «ice dovei; Non mancherò
di fare il mio dovere.
^5« — Restar di fare. Desistere, Cessare: 0 «<J 5
nS manca de lùxì dapperlùtlo ; Il sole non
elfi manca di splendere ovunque.
Bai; — Essere assente: Mancavan quatlr'ommi;
Mancavano qualtr' uomini.
iot — In term. marin. si dice Quando la nave non
-T. si presta prontamente alla maniera delle vele e
*!*' all'azion del limone per virar di bordo; e par-
iff". landosi di vento, vale Calmarsi.
A** a^i patti; Mancar di fede 0 della fede, Romper
£■- : la fede.
— all'appello; Mancare alla chiamata 0 all'appello
V. Appello nel 2» signif.
^•0-0 dovei; Mancar del dovere.
.««■a tehétia, a mesta; Marinare la scaola, li messa:
Tralasciar d'andarvi,' di adirla. . iìv^kotìi".
— o se mceximo ; Mancare a se stesso, vale Non
fare ciò che richiederebbe la propria fama, di-
gnità, convenienza e sim.
— de coraggio; Mancar d'animo 0 dell'animo, vale"
Perdersi d'animo.
— de fede; Mancar di fede 0 della fede e anche
assolutara. Mancare, Vegliare, Romper la fede,
Non attener i patti e le promesse.
— de paratia ; Mancar di parola 0 della parola, e
anche assolotam. Mancare, vagliono Non man-
tenere ciò che si è promesso. > ,r
— de speransa; Mancar di speranza, vale Perder"
la speranza, Diffidare totalmente. Disperare..
— de vitta; Mancar di vita, vale Morire. 1
-r> d'ùnn-a cosa 0 d'ùnn-a persònn-a ; Mancar di
luna cosa 0 d'una persona, vale Non averla, Es-
serne senza, Averne difetto; Me munca a mf-
ncea; Mi mancano i danari. ,. ■..^^
— .5 chéti; Mancar l'animo, il coraggio; e taìorif
Svenire, Venir meno, ecc. V. Chéu.
— 6 colpo; Mancare, Fallire il colpo, Andar a vuoto.
S Da mi n5 manca; Da me non manca, valfr
Non è colpa mia se. Non son cagione io sé,"
Da me non procede se non. ^r
g L'è mancali poco che; Poco mancò, Poco restò.
Restò da poco. Fu ad un pelo che, dicesi per
dinotare Fu vicina ad avvenire una data cosa^f
§ ^5 l'è mancati un ette che V. sopra L'è man-
cóu poco che.
S N5 manca chi facge, chi digghe ùnn-a cosa;
Non mancare chi faccia, dica 0 sim. una cosa,
vale Esservi chi fa, dice 0 sim. una cosa.
S N5 manca ùnn-a cosa in t'ùn Hugo; Non man-
care checchessia in un luogo, vale Èsservi: Son
stolto a un disnà dóve n5 mancava ninte; Fui
ad un pranzo dove non mancava nulla. ■
S 0 l'ha pula che ghe manche a tcera sótto i
pé; Teme che gli manchi il terreno, 0 il terreno
sotto i piedi, dicesi d'un Avaro ansioso della
sua fortuna e che sta sempre in timore di per-
. dere il suo.
IMEancamento d.e ob-éu; Deli(iuio,
Sfinimento, Svenimento, ecc. V. Chéu.
Miancausa s. f. Mancanza, Mancamento, Tra-
scorso, Colpa, Fallo, Errore, Peccato, Vizio,
Difetto.
tt Mancan«a, per Deficienza, Penuria, Difetto, Scar-
sità e simili. , .
g In mancanza de cavalli i axi troltan V. Aze.
l^Hancatò s. m. Mancatore: Che manca, e per
lo più dicesi di Chi manca di parola, di fede, ecc,
Manclxetto add. Monco: Senza mano 0 Con
mano storpiata; altrim. Monchino, Moncherino.
Miauciu s. m. Mancino : Che adopera natural-
mente 0 per assuefazione la sinistra mano in
cambio della destra.
S Drito e manein; Ambidestro, Mancino manritto:
Che si serve ugualmente d'ambe le mani.
Mianoin add. Mancino, Sinistro, contr. di Destro.
S Dà mancinn-a; A mancina. Posto avv. vale A
mano sinistra, Dal lato manco.
S Man mancinn-a; Man mancina 0 sinistra: La
mano opposta alla destra.
**g Parla dà man mancitin-a; Abbajare, Anfanare:
Favellare sconsideratamente e senza proposito,
Dire spropositi.
**% Ruba fceta dà man mancinn-a; Lavoro fatto a
bardosso, a occhio e croce, alla peggio.
MAN
MAN
in
BCan^inà/ V. Manezzd.
]M[a;Xiciiia.dd.o V. Mancin.
]M[a<iieiiiii-a< s. f. Mancina : Macchina di le-
gname 0 di ferro posta sul murato d'una riva
di porlo 0 sopra una calata (V. Caladda nel 1°
significato), che serve a sollevare ed abbassare
pesi gravissimi per imbarcarli o sbarcarli; come
pure serve a sollevare ed abbassare gli alberi mag-
giori d'una nave, sia per collocarli nelle loro
gole, sia per levarli quando si vuol disarmarle.
manco avv. Meno, Manco, ma usasi da noi sem-
pre colla negativa avanti : N5 e posso dà de
manco un centeximo; Non le posso dare di
manco un centesimo. Nò gh'é manco un prceve
da di messa; Non c'è manco on prete da dir
f la messa.
% A-o manco avv. Almeno, Almanco, Per Io meno.
]|£a.ncoiii.à> avv. Manco male, Meno male, Non
è poco. Gran mercè. Lodato sia Dio o simil cosa.
I» Talora per Appunto, Senza dubbio, S'intende,
Sicuramente, Certamente.
]|f anda. s. f. Chiamata : Asterisco, Numero o altro
segno che nelle scrittore rimanda a qualche ri-
messa, cioè a qualche aggiunta o correzione o
annotazione posta in margine o a pie di pagina
^0 in fine, e si ripete al principio della rimessa.
iMtandà^ v. a. Mandare: Comandare che si vada;
Inviare, Spedire.
« Mandare, usasi anche assolutam. senza esprìmere
' 'la persona o la cosa che si mnnda: G'hò man-
■' dóu a fé ùnn-a vixita; Mandai a fargli una
visita, a visitarlo.
» — per Concedere : Prego S Segnò ch'5 ve monde
fdrtùnn-a; Prego il Signore ohe vi m.ìndi ventura.
— a balla; Mandar la palla: Nel giuoco delia palla
si dice del Tirarla sul tetto o alla volta di quelli
con cui si giunca.
— a damma ùiin-a personn-a; Mandar per uno,
'■ vale Mandarlo a chiamare, Farlo venire a sé.
— orf esecùziSn ; Mandare ad esecuzione , vale
Eseguire.
— o di', o damma, ecc.; Mandar dicendo, Man-
dar chiamando e sim., vagliono Riandar a dire,
' Mandar a chiamare, ecc.
•— a fd Icze ùnn-a persònn-a V. Leze.
— a fóndo un bastimento; Mandar a fondo o a
picco un bastimento, vale Sommergerlo.
— a legneego; Jlandar a Legnago (paese del Ve-
" ronese), vale Percuotere col bastone. Bastonare
V. Bustina (verbo).
— all'atro mondo; Jfandar all'altro mondo aleuno,
vale Jfandarlo all'altra vita. Farlo morire.
— a lùssin V. questa lociiz. alla sua sede alfab.
iìi*" a picco V. sopra Manda a fondo.
— o posta; Mandare a posta, cioè Mandare alcuno
0 alcima cosa per qualche determinato effetto.
— a riveri; Mandare raccomandazione, Mandare a
riverire, a salutare.
-^ a sfiddd; Mandare il guanto, cioè il segno della
^ -disfida.
— co-e gambe all'aia; Mandar a gambe alzate o
■'^' levate. Mandar all'aria, figurai. Far andare altrui
in precipizio. Rovinarlo.
•2: co-i ciù; Mandar tra i più, vale Far morire.
-^ da Erode a Pilatlo; Mandar da Erode a Pilato:
Mandar alcuno da una persona ad un'altra col-
l'apparenza di giovarle, ma senza concladere.
— inderré; Rimandare, Mandar indietro.
— in exilio; Mandar in esilio. Esiliare, Proscrivere.
— in fùmme un progetto, ecc. ; Mandar in fura©
un progetto, un trattato e sim., vale Sventarlo,
Renderlo vano. :. ^
— in menissi; Mandar in bricioli, in minazzoli;
Sminuzzolare, Stritolare. :
— in paradiso; Mandar cogli angioli a cena, vate
Uccidere.
— in Piccardia; Mandare in Piccardia, figur. Far
impiccare.
— in rovinn-a; Mandar in rovina, in precipizio,
in esterrainio, in malora, vale Rovinare V. sopra
Manda co-e gambe all'aia.
~ in SCI e in là; Mandar allorno, vale Mandare
or qua e or là.
— in sce fórche; Mandare al diavolo, alle birbe,
alle forche, Dare il cencio, lo sfratto : Discacciare
da sé con vilipendio.
— un abito a stùdio; Mandar un vestito o simv:4t
leggere, a studio, vale Impegnarlo.
— via; Mandar via, Licenziare, Congedare, Dare
l'erba cassia, Dar il paleggio, il cencio o l'ambio
0 lo sfratto. ' t. '
— via tn sce dui pé; Mandar via in lrone0t»
— zit; 3Iandar giù, Ingojare, Ingollare, Inghiottire,
Trangugiare.
S And(B che 5 Segnò 5 ve ne mande; Andate in
pace 0 alla pace di Dio, Andate in buon'ora:
Modo di licenziare altrui con bella maniera ,j?
per lo più i poveri, ai quali non si paò o noa
si vuol fiire elemosina.
§ Chi véu vadde, chi nò véu mande; Chi Vjwrf
vada e chi non vuol mandi. Chi va lecca e chi
non va si secca, Non hai più bel messo che te
stesso. Prov. dinotanti che Chi vuol ottenere OM
cosa vada per sé.
% 0 Segnò 5 manda o pan a chi non ha de
denti V. Dente.
M;a>xida.r*iii s. m. Arancia mandarìna: Specie
d'arancia piccola e deliziosa', di polpa vinosa e
assai profumata. L'albero, chiamato da'Botan.
Citriis aurantium nobilis, è originario delle
Indie orieniali, ma da epoca antichissima accli-
matato in Italia, specialmente a Malta, nell'Italia
meridionale e nelle nostre riviere. Esso fiorisce
in maggio e giugno, ed ha le foglie d'un bel
verde e assai lanceolate.
» Mandarino, nell'uso dicesi Quegli che al gìaoco
del pallone getta esso pallone al battitore.
n!Ca,nda.iiiciito s. m. Distretto, e nell'oso
anche Mandamento: Estensione del territorio, in
cui un giudice esercita la sua ginrisdizione.
M!a.nda.tàio s. m. Mandatario: Colui che per
mandamento d'altri fa alcuna cosa.
Il Mandatario, comunem. presso noi dassi tal neme
a Colui che è al servizio d'una Congregazione
0 Confraternita.
]M[a,iidillà. s. ni. Borsaiuolo, Tagliaborse: Colui
che si ficca nella folla ppr rubare borse, fazzo-
letti, ecc. Noi lo diciamo Mandillà da Mandillo
(fazzoletto o pezzuola), e i Fior., anch'essi come
noi, lo dicono Pezzajuolo da Pezzuola (mandillo}.
M!a.ndillà s. f. Pezzolata: Tanta roba quanta
ne cape in una pezzuola.
Il Pezzolata, per Colpo dato colla pezzuola.
ma.ndilletto s. m. Pezzolina, Pezzoloccia;
dicesi anche Fazzoletlino, ma rarissimo nsato,
Dimin. di Pezzuola, di Faszoletto.
m
MAH
MAN
'*réa figgiéu; Bendacelo: Piccola striscia di panno
, lino che si tiene appiccata alia cintola dei bam-
bini per soffiarsi con essa il naso.
Itfa,ndillitl V. Mandilletlo.
]M[a<nd.illo s. ra. Fazzoletto, Pezzuola, Pezztiola
da naso: Pnnnicello di lino, cotone o seta, col
quale ci soffiamo il naso; dicesi anche 3Iocci-
' "''Chino, ma siccome quesia voce trae origine da
■!•' Moccio (in genov. sbróggio), i pili se ne aslen-
t>iigono come da voce poco pulita.
-M^da collo; Fazzoletto o Pezzuola da collo: Q'iel-
''''*1' arnese di velo, tela, drappo o altro, che le
'p^donne si mettono al collo per coprirsi il petto;
^té oggi dicesi anche a Quello col quale gli uo-
'^'mini si fasciano il collo.
T^i do suo; Pezzuola o Fazzoletto da sudore.
HS^etTO.ilx'stcoio s. m. Mandracchio, lo stesso
che Darsena.
Hfand.ra'ppa. s. f. Gualdrappa: Coperta che
stendasi sulla sella del cavallo per riparo o per
^ wnamenlo; ed anche per Quel drappo attaccalo
' ' alla sella, che copre la groppa del cavallo.
AIaild.x*in. s. m. Allargatojo. T. oriuol., armaj.
ed altri. Slrum. d'acciajo benissimo temperato,
.*• «he si adopera per allargare e ridurre un foro
*■ alla debita grandezza e liscezza, col farvelo girar
dentro. É quadrilatero, pentagono, esagono, ecc.
'^^* secondo il bisogno,
^rda tomoeì; Rocchetto: Cilindro comunem. d'ot-
tone, piantato orijzontalm. nei due toppi destro
'^'. "e semplice del tornio, il quale per mezzo d'una
t*j' (Corda che l'avvolge, proveniente da una pertica
0 ruota, e che va a legarsi in basso ad un'asta,
la quale, premula regolarmente col piede, dà il
'- movimento al rocchetto nei quale è piantato il
pe^zo da tornire.
^•Putita d5 mandrin; Lumaca, Coda di porco:
Punta conica vitata che sostiene ciò che si vuol
- tornire.
])£a<xiéa< s. f. Maniera: Qualità e Modo di pro-
' cedere operando-, Modo, Cnifa, Foggia, ecc.
^'Maniera: Qualità e Modo di procedere conver-
^' aando; Atto, Tratto, Procedere: O l'ha ùnn-a
^'■•■tnanèa ch'incanta; Ha tal maniera che incanta.
#'— Presso i Pitt., Scult, e Archit. intendesi Quel
> modo che regolarm. tiene, in particolare, qual-
"* sivoglia arteflce nell'operar suo.
'•y A tutte e manèe; In o Ad ogni modo o ma-
^ niera. Comunque vada la cosa.
''^ Che manèa l'è questa? Che maniera è questa?
* 8i dice Quando ci si risente del procedere altrui.
§ Con bella manca; A bel modo, Gentilmente,
''■'■'•■ Con dolci e grate maniere.
% De manèa che; Di maniera che. In guisa che.
S Pin de 6e//e manèe; Manieroso, Gentile, Gra-
zioso, Disinvolto.
nféLnegra. s. f. Clanica : Qi;^lla parte del vestito
che copre il braccio fino alla mano. - Manòpola,
Quella specie di manica che si scprappone alla
manica dell'abito per non guastarlo, e arriva dal
polso fino alla piegatura del gomito. Slanicottolo,
Manica die ciondola appiccala al vestire più per
- ornamento che per altro.
^da trSmha; Manica della tromba, Doccia della
^1 tromba. T. mar. Lungo tubo di tela incatramata,
^^ ch'essendo incordala cogli orli della sua apertura
*' ad uo baco aperto nel corpo o tubo della tromba,
ebiamato lumiera della tromba, riceva l'acqua
che si fa scendere per la stessa, e la porta con
dolce pendenza sino al di fuori della nave.
— da vento; Manica a vento. Manica danese. T.
mar. Spezie di vela a guisa d'imbuto, che serve
a rinnovar l'aria nella stiva delle navi; l'allodi
questa manica è piìi ampio ed attaccato ad un
piccolo pennone; il basso è di forma rotonda e
più stretto. 1
§ De mànega larga; Di manica larga o Di ma-
niche larghe, figurai, vale Largo di coscienza, e
dicesi di Quei confessori o moralisti che facil-
mente assolvono o scusano qualunque peccato.
§ Questo 0 l'è un atro pd de màneghe: Questo
è un altro par di maniche, significa nell'uso co-
mune Questa è una cosa diversa, In questi ter-
mini la cosa muta aspetto. '
S lìeddggid e màneijhe; Rimboccar le maniche.
S San ùnn-a mànega de laddri, d'axi, ecc.; E'
. sono una mano, un branco, una truppa di ladri,
di birbanti, d'asini, ecc.
3IIa<iieg-g-ia< s. f. 3Ianiglia: Quei pezzi di le-
gno, di ferro o di qualsivoglia metallo, che ser-
vono per alzare, sollevare una cassa, un baule,
ecc.; cosi Le maniglie d'un cannone, d'un'urna,
d'un vaso, ecc.
n Presa, Qualunque risalto nel centro del coper-
chio 0 nelle parti laterali d'un vaso o in che sia
altro per poterlo prendere, e che non sia né
manico, né maniglia.
— da pompa o da trómba; Menatojo : Grosso e
lungo pezzo di ferro, con cui si dà moto al ti-
rare delia tromba da attigner acqua da un pozzo
0 da una conserva, - Manubrio, Quella parte in
fondo del menatojo, falla a modo di gruccia, che
si piglia colle mani, per alzare ed abbassare lo
stesso menatojo nell'altigner acqua. -^'■'-
— dò cannòn da stùffa; Chiave.
— dò portello da bótte; Staffa.
— dò róman da bànsa; Arpione: La parte supe-
riore del romano assottigliala, che si fa scorrer
sulle tacche (cram-e) dello stilo.
g Manegge de tezdie; Anelli: Quei fori delle for-
bici, in cui entrano le dita per far forza e tagliare,
ti — da campann-a; Trecce.
IMCa/ueg-Iietta» s. f. Manichetta o Manica di
■ acqua. T. mar. Lungo tubo di cuojo o di tela
incatramata, fatto alla maniera di budella aperta
alle due estremila; si fa uso di questo per con-
durre l'acqua nelle botti che sono disposte in
fondo di stiva. I vinaltieri la usano anche per
empire le botti di vino.
Ma^iies'Ixiu 3. m. pi. Manichini, Polsini: Due
liste di pannolino o di altro finissimo tessuto, o
semplici 0 ricamale o altrimenti ornale, le quali
fanno sui polsi finimento esteriore V. Munexelti.
]M[a<iieg-Ixetto s. m. Manichello. Dimin. di
Manico.
Mlàneg-o s. m. Manico, antic. Manitengolo:
Quella parte d'alcuni strum. che serve per polerli
pigliar con mano e adoperarli; che per estens.
diciamo anche Impugnatura, Presa.
— da spassata; Bastone V. Bacco.
— dò cùgqid, da fòrclnn-a; Còdolo: La parte di
un cucchiajo o di una forchetta, con cui si ten-
gono in mano per adoperarli.
— dò martello; Manico.
n — co-e ma/);)e; Manico a piastrelle: Quello che
ba due lamine, le quali, ripiegate a un'estremità
MAN
MAN
sui ferro, allraversan l'occhio e sono imbullettate
sul manico.
» — insleccóu; Clanico imbiettato: Manico, nella
cui testala fu conficcata una bietta.
S Aveì a spà da-o mùnego; Aver la vanga pel
manico, Aver la palla in mano, vale Essere in
bnono stato di cbecchessia.
S Loccid in tò mùnego V. Loccid.
Hfanente s. m. Colono: Colui cbe coltiva il
campo altrui, e divide i fruiti col padrone; e
comunem. Contadino che serve ad anno, e che
abita nel podere.
M!a,iiette s. f. plur. ^lanette: Anelli di ferro
stretti ai polsi, e dei quali si valgono gli agenti
della forza pubblica per assicurare i catturali.
]|J[a.netto s. m. Gruccia: Quella maniglia cbe
ha lo sportello della carrozza, e che serve ad
aprirlo o serrarlo.
MAnéu-vra. s. f, Maneggio : Mossa od evolu-
zione di guerra.
« Manovra. T. mar. L'operazione o le operazioni
che si eseguiscono per dare alla nave un moto
progressivo od una direzione determinata.
H — Chiamansi egualmente Quelle evoluzioni di
tattica navale, colle quali si dispongon le navi
su linee determinate, per formarsi in tale o tal
altro ordine tattico o per cambiarlo.
u — Nome generico dei Cavi che guarniscono la
alberatura d'una nave: e distinguesi la manovra
corrente e la manovra dormente o fissa.
— d'armi; Maneggio d'armi: L'adoperare, Il trat-
tare bene le armi che si portano, come il fucile,
la sciabola, la lancia.
S Dà vòlta a ùnn-a manétivra; Amarrare una
manovra, vale Allacciarla a qualche punto.
Afa.nexello s. m. Manichino: Lista di pan-
nolino pili fine, increspata ovvero di trina, che
si cuce per ornamento attorno ai polsini della
camicia.
D In voce furbesca e nel num. del più dìconsi Le
manette: G'han misso i manexdli; Gli misero
le manette. Lo ammanettarono.
Jd.st.xi.exxa, v. a. Pianeggiare: Trattare o Toc-
care culle mani.
n Maneggiare, per Regolare, Dirigere: Lasciave
^i^tnanezzd da mi; Lasciatevi maneggiare da me.
« — per Trattare assolutamente, Esercitare: 0
manczza mollo ben a meixinn-a; Egli ma-
neggia assai bene la medicina.
« — per Adoprnre, Usare con arte uno strom. ,
un ingegno, un' arme o simile : 0 manezzava
quello violin che ecc.; Maneggiava quel vio-
lino che ecc.
« — Talora vale Adoperarsi per annodare o tirare
a fine qualche negozio: 0 l'è un affare che be-
i, zéugna munezzdlo con tutta a delicalessa; £
una tale faccenda, che fa d'uopo maneggiare con
somma delicatezza.
— e jnoen; Menar le mani V. Man.
— tin cavallo; Maneggiare un cavallo, è L'ammae-
strarlo e l'esercitarlo che fa il cavalcatore.
•^ Chi manezza, brammezza ; Chi maneggia, bra-
meggia. Prov. di chiaro significato.
S Munezzdse n. p. Maneggiarsi , Regolarsi : Com-
portarsi con prudenza ed accorgimento.
]IIa,nezzo s. m. Maneggio, Negozio, Traffico,
Affare.
^, Maneggio, per Governo, Amministrazione: G'han
dasto 5 manezza de tutto; Gli diedero il ma-
neggio d'ogni cosa.
" — per Trama, Raggiro, Disegno occulto e in-
gannevole: A farsa de manezzi 5 §h'é arrii
vóu; A forza di maneggi ei vi pervenne. _:,
n — Ammaestramento ed Esercizio de' cavaUi.
— d'armi; M.meggio d'armi V. Manéuvra.
M!a<iig-a,iià> v. a. 3Ianganare, Manganeggiare :
Dar il lustro alle tele col màngano.
Miàng-a.no s. .ni. Màngano: Strum. fabbricato
di pietre grossissime, mosso per forza d'argaai,
sotto il quale si mettono le tele e i drappi av-
volti sui subbj, per dar loro il lustro; e tali panni
e drappi così passati si dicono poi Manganati.
]M[a<iig-a,iiòu. s. m. Manganatore : Colai cbe
mangana. ._
JUa-ug-ià. v. a. Mangiare : Pigliare il cibo per
bocca e mandarlo masticato allo stomaco; ed oltre
all'att. usasi anche comunem. nel neut. ; allrip.
Magnare, ma è voce propria de' Romani e d'altri
popoli non toscani, Manicare e poetic. Manacare,
voci antiche; Digrumare.
n Mangiare, dicesi anche per estens. di molle allr^^
cose inanimate, che consumano, distruggono a
poco a poco ; Se t lascice scoverti, a pùa a se
i mangia; Se li lasciate scoperti, la polvere li
mangia.
it — Melaf. nel giuoco della Dama e degli Scac-
chi dicesi dell'Impadronirsi d'un pezzo dell'av-
versario e toglierlo via.
" Pii-'liar l'imbeccata o l'ingoffo o il boccone: Ap-
provecciarsi d'indebiti lucri, olire allo stipendio,
e dicesi degl'impiegati.
— adaxo; Mangiar consolatamente, a tutt'agio.
— addosso a ùnn-a cosa ; Mangiar sopra una cosa,
figurat. vale Farvi illecito guadagno.
— a due ganasce, a quattro o a sette ganasce
V. Ganascia.
— o giubba, a uffa; Mangiare a ufo, a macca, a
bertolotto, ecc. V. A giubba.
— o lamtnu V. Lamma.
— a pasto; .Mangiare a pasto: .Mangiare solamente
nel tempo del.'a colazione, del desinare, della
cena. - Mangiare o Fare a pasto nell'osterìa o
sim., vale Pagare un tanto per pasto senza con-
teggiare cosa per cosa.
— a scciattapansa; Mangiare a crepapancia, a cre-
papelle, a crepacorpo, ecc. V. A scciattapansa.
— e beive molto; Asere il pettine e il cardo o
Pettinare col pettine e col cardo, vale Mangiare
e Bere assai; che anche dicesi Essere al bere
infermi e al mangiar sani.
— e beive e nò pensa a ninfe; Mangiar col corpo
nel sacco o nella madia, figur. vale Vivere senza
prendersi alcuna briga del mondo.
— dòdi, Mangid dell'aggio V. Ciòdo, Aggio.
— con ingórdiggia; 3Iangiar con ingordigia o in-*^
gordamente, e in m. b. Pacchiare.
— co turlajéu; Mangiare coli' imbuto, vale AMangiar
in fretta, senza masticare.
— da due parti; Succiar da due poppe: Pelar due
persone ad un tratto.
— d'arescdso; Mangiar sotto la baviera. Boccheg-
giare, dicesi per ischerzo di Chi mangia di na-L
scosto e non vorrebbe esser veduto dai circostanti.
— da scciùppd V. sopra Mangid a scciattapansa.
— de bón; Ugnere il grifo o il dente: Mangiare
. del buono.
494
MAN
MAN
i^ de b5n appetitto; ^fangiar saporilamenfe, Pigliar
'• il pollo senza postare : Esser sano e mangiare
* ' con grande appplilo e di voglia.
^ de magro V. Magro.
ii- rfe repentto; Mangiare il pan pentito : Aver pen-
*'■ timenlo o rossor di checcliessia; che anche di-
** cesi Rodirsi o Mordersi le mani o le dita di
qualche cosa,
-i— de slrangoggión V. De strangoggión.
— d5 so; Mangiar del suo, Jfangiar a suo costo,
vale Farsi le spese da sé, Mangiare non a ufo
^^nh a spalle altrui.
-iJt. féua pasto; 3Iangiar fra pasto,
i— insemme; Convivare, Mangiar insieme, Accoz-
zare i pentolini, antic. Far tarisca : Mettere e
■ Mangiar in comune ciò che ciascuno ha portalo,
' Accordarsi a far da desinare e mangiar insieme.
— in t'ùn bóccòn V. Dòcc5n.
— l'anima a un V. Anima.
*^ merda de siiigao; Mangiar merda di galletto,
*''' dicesi a gabbo di Chi pretende indovinar le cose
folnre.
'^'^d pan a pettdn; Mangiare il^pane a tradimento
^•^ 0 di bando V. A pcttòn.
•^5 vitello in la pansa a vacca; Mangiarsi la
ricolla 0 il grano in erba V. Vitello.
0^ pan e cottello; Mangiare il pane asciutto o il
"''pane scusso: Non aver nulla che il pane.
•31' fan e spùo; Stare a stecchetto, Viver di lima-
tura: Viver industriosamente con ogni poco di
-^«^'cosa.
^«•^jpoco; Mangiar sottilmente o poco: Esser di poco
pasto.
'— sensa beive; Murare a secco.
■*>*• vn bdccòn V. Bóccòn.
'*f Bdn da mangia; Mangereccio, Mangiativo, Buono
a mangiarsi; e dottrinalm. Esculento.
i'5'^CAi ciù mangia, meno mangia; Poco si vive
* ^thi troppo sparecchia: Dettato che c'insegna che
"*^ Il troppo mangiar cagiona spesso anticipata morte.
^ Chi erba mangia bestia diventa... Dicesi per
^ «scherzo a Chi usa mangiare insalata cruda.
* J Chi mangia tutto, caga tutto; Chi la mattina
mangia il tutto, la sera canta il cucco. Chi mangia
"*'' la semenza, caca il pagliajo. Modo prov. di chiaro
'*•'' «ignif.
5 Chi «5 mangia ha mangiàu; Chi non mangia
® -t desco ha mangiato di fresco, dicesi di Chi
x'"* non mangia a tavola del suo consueto per aver
mangiato avanti.
^jt Con ciù S mangia ó ven sempre ciii secco; Il
W mangiare mangia lui, dicesi di Colui, che, man-
«^^"giando mollo, invece d'ingrassare assecchisce.
^*jFd o villa dò Michelasso, mangia, beive e andd
a spasso; Far la vita di Michelaccio V. Villa.
$ Fd camme 5 gatto ch'ò mangia e ò rangògna
*>I'- V. Gatto.
''S Mangia ti che mangio mi; Mangia tu, mangio
'*^' io, e mangiam talli bene mio o con desio. Del-
«^*j tato che si suol buttare in faccia agli ammini-
*^ alfatori venali e concordi nelle ruberie a danno
w--degli amministrati.
'•f Jft'no s'è a tòu ciù se mangia; Meno siamo
t*T'. a tavola e piti si mangia V. Toa.
% 0 lo 5 nò mangia de lo V. Lo.
S 0 mangia còmme i parchi; Ei grufola, dicesi
di Chi mangiando fa un certo suono di bocca
«ìniile a quello che fanno i porci.
$ 0 mangia questa mcncslra ò sala questa fé-
neslia V. Feneslra.
S 0 mangi eiva in scià testa a un tignoso; E'
mangierebbe sul carello, dicesi di Chi trae a
qualunque piccolo guadagno.
S 0 nò mangia pe nò caga V. Caga. l
^ 0 se mangieiva un béu co-c come e tutto;
Jlitngìerebbe un diavoi colto. Si papperebbe il
ben di selle chiese, Darebbe ricetto ad on'i^
fornata di pane. Mangerebbe la fin del Credo,
Non fa rosure, Egli è uno sparapane, an Tota«
madie, dicesi d'Un gran mangione.
S 0 pasclo grosso ò mangia S piccin; Il pesce
grosso inghiottisce il minuto o divora il piccolo:
Dettato (igur. che vale che II piJt potente op-
prime il meno potente.
% Roba da mangia; Cibaria, Commestibili, Robi
da mangiare o mangereccia.
S Mangidse co-i éuggi ùnn-a per sònn-a, Mangiasi
ùnn-a cosa co-i éiiggi V. Faggio,
n — e parolle ; Mangiarsi le parole, Biasciare,
Smozzicar le parole: Non profferirle distintam.,
ed anche Troncarne una qualche parte talmenli
che non sempre s'intendono,
n — tutto; Consumar l'asta e il torchio, Far re-
pulisti. Mangiar l'erba e la paglia, Far del resto,
Ridursi al verde. Rimaner sul lastrico. Essere
per le fratte, Aver preso il sacco pe' pelliccini^
Restar sul mattonato, Dar fondo a tatto il suo
patrimonio.
AJEa^ug-ià. s. m. Mangiare : L'alto del mangiare,
ti Mangiare, Cibo, Vivanda, Alimento.
" — Convito, Desinare, Cena. .1
Il Becchime: Pastura de' volatili domestici.
Il Mangime: Voce colla quale i contadini dinotano
Tutto ciò che serve di pastura al bestiame. . ..f
S 0 mangia ò l'insegna 5 beive; Il mangiare
insegna bere. Modo prov. figur. che significa II
bisogno insegna altrui operare.
Mia.ug'ia.eiixi-a; (Freve); Pelalina \. Àveì
a freve mangiaenn-a nella voce Aveì.
Mang-ia^eso add. Mangereccio, Mangiativo:
Buono a mangiarsi.
Maug-iaja s. f. Mangeria, Estorsione, Mala-
tolta, Ladronaia, Ruberia: Guadagno, ytile, Pro-
fitto illecito, ossia quello che malamente o in-
giustamente si toglie altrui.
IMEaug-iapan. s. m. Jlangiapane, .Mangiai»-
gnotle, dicesi a Persona disutile e dappoco, Che
non è buono che a mangiare.
Mlang-iapolenta s. m. Mangiapolenta,
Mangiapaliona : Uomo vile e dappoco.
Miaug-iata s. f. Mangiala, Pappala; Corpacciata
JMang-iéuja s. f. Mangiatoia, Greppia V.
Gréajipia.
Mlang-ión s. m. Jlangione, Pacchione, Pap-
pone, Pappacchione, Sparecchia, Diluvione, Di-
luviatore: Gran mangiatore.
Miaug-ìùssa v. a. Mangiucchiare; Mangiare
a stento e svcglialamente.
HyCang-rannìa s. f. Emicrania : Dolor di capo.
1 Zinghinaja: Abituale indisposizione di chi non è
sempre maialo, ma non è mai ben sano; allrim.
Indisposizione.
Manieróu. add. Manierato e Ammanierato.
T. pitt. Aggiunto che si dà a Quella pittura, io
cui r artefice , non istando tanto avviticchialo
al naturale si scorda del tutto di ciò che ba
Man
MAN
4é5
osservato nel più bello della natura e nelle opere
dei più sublimi maestri.
Bf anifa/ttùa. s. f. Manifattura : Opera di ma-
nifattore, Lavoro, Lavorìo, Il lavorare; ed anche
Il prezzo del lavorìo stesso.
manifesta, v. a. ^laniTestare, Far manifesto,
^tiioto, Palesare, Render palese; Dichiarare, Ri-
!J "^velare, Svelare, Scoprire.
SdCa-uifìestiii s. ra. Manifestino. Dimin. di
. Jlanifeslo V. Manifesto nel 2" signif.
HCamif^sto s. m. Manifesto: Polizza o Re-
lazione di mercanzie che fanno i ministri della
r:- dogana o simili.
a^cManifeslo: Scrillara fatta da chicchessia per far
-; pubbliche le sue ragioni, ana sua impresa, un
libro, ecc.
UCcLiiijpolà/ v. a. 3IanipoIare: Lavorare con
mano, e dicesi di cosa ov'entrino molti ingre-
»'~4ienlì, come latiovarì, unguenti, ecc. Voce che
usasi spesso nelle farmacie,
w Comnnem. usasi per Fatturare, Adulterare V.
Manipotazión nel 2° significato.
lkIa.nipola>ziò]i s. f. Manipolazione: Il ma-
nipolare V. Manipola nel 1" significato.
« Nel signif. comune vale Adulterazione, cioè L'atto
jy-ii falsificare o corrompere una cosa pura* con
' ■mescolanza di cose improprie.
Ikfanissa. s. f. 3Ianizza, Manubrio. T. stamp.
^'-'Arnese di ferro rivoltato, con manico di legno,
che serve a mandare il carro ed il timpano del
?^' torchio tipografico sotto il suo piano ogni volta
che si stampa un foglio.
ma.nle'và. v. a. Liberare, Affrancare, Sciogliere,
Esimere: L'ho manlevóu da un impegno; Lo
liberai da un impegno.
"MLanoòlaj s. f. Manovella, antic. Manovello:
Stanga di più maniere, che si caccia sotto a cose
pesanti per sollevarle, muoverle in giro o farle
scorrere.
-i— ila trómba; Manovella della tromba, Brimbala.
T. mar. Lnngo manico sostenuto a guisa di
vQii'asta di bilancia, ad un'estremità del quale è
attaccala l'asta della tromba, e all'altro si applica
-5 la forza degli uomini per muovere lo stanlulTo
■ 'e trarre acqua dal fondo.
i— dò timòn; Jlanovella del timone, Barra del li-
mone, Agghiaccio, Ghiaccio V. Agiaxo.
]M[a.noelà< s. f. Colpo di manovella.
]|fa.noscirito s. m. Manoscritto e Manuscritto:
Libro scritto a mano.
N Manoscritto, usato come add. vale Non islam-
pato, Scritto in penna.
Bdla.n.o'vr'à, v. a. Manovrare. T. mar. Eseguire
'■^ delle manovre, Far agire il limone, le vele, i
remi e le macchine in modo da dare alla nave
-"od alle navi i movimenti e le posizioni volute.
•C Manovrare, nella Milizia vale Fare evoluzioni,
cioè tutti quei movimenti ordinati che un eser-
-■' «ito od uno 0 più battaglioni o reggimenti pos-
sono fare in battaglia.
^Figurai, vale Far pratiche. Brogliare, Lavorare
* sott'acqua per riuscire in un affare, in un ne-
^ gozio; ma dicpsi per lo più in mala parte.
ACanpa, s. f. Scena, che in alcuni luoghi fuori
di Toscana chiamano Paravento: Arnese mobile
da porsi ritto qua e là sul pavimento delle stanze
per riparo dell'aria, o presso a un letto no» cor-
^ linaio, per toglierne insieme coli' aria la vista.
Quest'arnese è composto di quattro o più spicchi
cioè telai di legno, larghi ciascuno circa un brac-
cio, alti più che uomo, sui quali è tesa stoffa o
caria tinta, masliettati per lo lungo, da potersi
ripiegare interamente l'uno sull'altro quando si
vuol riporre, e da potersi aprire angolarmente
in linea serpeggiante perchè stia in piedi da sé
quando è allarga'o.
Il Muro a ventola, dicesi dagli Archit. e Murai. |
Muro che non regge nulla, e serve solamente di
tramezzo o#di divisorio.
M!anteca,to s. m. .Mantecato, in Tose. Sor-
betto: Sorta di liquido congelato, composto di
acqua, sciroppo e succo d'albicocche, arance e
altri frutti secondo i gusti che si richiede. I Tose.
a quello che noi diciamo Sciòrbetto dicono Gra-
gnolata 0 Gramolala, e iMantecato a quello che
da noi dicesi Glasso farle.
'M.SLXXtés^^ V. Arrembaggio.
B£axiteg:ni v. a. Mantenere : Dare il vitto.
Nutrire, Nutricare, Alimentare, Sostentare; talora
inlendesi anche il vestire, l'alloggio e sim.
n Mantenere, per Conservare, Sostenere, Sostentare:
Chi ne manlen in villa ? Chi ci mantiene in vita?
— a beschéulli; Tener in grasso. Dar latte di gal-
lina, Tener in panciolle: Nudrir lautamente.
— a parolla, a promissa; Mantenere, Attenere,
Adempiere, Osservare la promessa, la parola data.
— 5 zéugo; Seguire, Conlinuare il giuoco, contr.
di Piantarlo.
S Manlegnise n. p. Mantenersi: Sostentarsi, Nu-
trirsi, Farsi le spese per campare: Mi me man-
legno da mi; Io mi mantengo da per me.
n Mantenersi, Conservarsi, Reggersi, Sostentarsi,
Rimanersi in un certo stalo: 0 se manlen ròsta
e fresco camme ùnn-a réuza; E' si manlieue
rosso e fresco come rosa.
n Parlandosi di città, paesi, ecc. vale Governarsi,
Conservarsi in libertà, in indipendenza: Zena t
Venezia se són sempre manlegnùe da lo; Ge-
nova e Venezia si mantennero sempre sopra di jè.
]M[a>iiteg>iiimeiito s. m. Mantenimento:
Somministrazione del vitto aduna personale
talvolta quanl' altro occorra alla sussistenza.
Mantelle tta s. f. Manlelletta : Sorta d'orna-
mento di prelati ecclesiastici o d'altra dignità,
che cuopre le spalle e il petto.
Mantelleaeza v. a. Proteggere, Avere o
Tenere in protezione. Difendere, Dar favore,
Assistere, Sostenere.
BJCantellìnn-a da p]:*£evi; 3Iantellìpi:
Drappo sottile di seta, che i sacerdoti portano
dietro le spalle affibbiato al collo sul davanti,
quasi come mantello da estate o meglio come
ornamento.
]M[ante:x:ello V. Amanlexello. ,. ;
iMàntexo s. m. 3Iantice: Slrum. che per una
parte attrae Paria nell'essere alzato, e la maoda
poi fuori per una canna nell' esser lascialo an-
dare. Serve agli artefici che maneggiano fuoco,
e particolarmente a quei che fondono metalli e
lavoran ferro; ma vale ancora per tulle quelle
macchine che per via d'aria fanno le loro ope-
razioni, come sono per es. gli organi da suonare;
dicesi anche Maniaco, ma è voce antiq.
— dò calesso; Mantice del calesso. T. valig. Quella
parte che serve di coperta al calesso, la quale
si alza e si abbassa per via di certi ordigni.
496
MAR
MAÈ
S Tìà i mantexi; Ronfarp, Russare V. Rònfd.
M!a.iitij»'lia. s. f. Manliglia: Specie d'umerale
donnesco, per lo più di seta nera, di forma di-
versa che scende alle ginocchia.
IMLa^uto s. m. Manto, Ammanto: Specie di ve-
slimenlo quasi a foggia di mantello, che ricopre
le spalle e scende in bn«so , usalo p°r lo più
da gran personaggi; altrim. alla latina Pallio. Il
Manto talora è segno di suprema dignità, talora
fa parte di nobile vestire in ambi i sessi, onde:
Jlanto papale o Pallio, Slanlo r«ale o Clamide,
Dama in manto.
— dò formaggio; Roccia: Sudiciume aderente alla
crosta del cacio, specialm. del parmigiano.
Mantua.nii-a. s. f. Fiore, Màndorla: Fregio
laterale delle calze a guisa di ricamo, stretto e
lungo, che viene dalla punta superiore del qua-
derlello fln su a mezza gamba, e prende il nome
di màndorla o di fiore, secondo la forma che
ha in cima di rombo o di fiore.
IMCanua. s. m. Manfanile V. Acciòn.
AdCa^uùtenzióu s. f. Manutenzione: Mante-
nimento, Conservazione, parlandosi di strade,
case, edifizj, ecc.
Mia^nza. s. f. Manza, Manzotta, Giovenca : Vacca
giovine, Vaccherella.
IbiCanzo s. m. Blanzo, Giovenco: Toro castralo
che non abbia ancor passalo un anno. Bue giovine.
H II cuoco, lo scalco, il mangiatore intendono sem-
pre per questa voce così sola, Il manzo lesso.
]|j[a>ottia. s. f. Malattia : Disposizione del corpo
fuori dell'ordine della natura, per cui le opera-
zioni di esso restano offese.
S L'è pezo a rechcila che a maotlm; È peggio
la ricaduta che la caduta, si dice delle Malattie
recidive, che son pericolose.
ld[a.Ó3co s. ra. 3Iar(So, Cavallone: Quel gonfia-
mento delle acque del mare quando, per venti
0 per crescimento, si sollevano oltre l'usato.
S A maóxi m. avv. A fiotti, A sciami, A torme
V. A muggì nel 1" sigiiif.
Mai>ró (Fdj; Dispiacere, Rincrescere, Far rin-
crescimento, dolore, ecc.
Ma.ppa. s. f. Bandella: Spranga di lama di ferro
da conficcar nelle imposte d'osci o di finestre,
che ha nell'estremiià un ane lo, il quale si mette
nell'ago dell'arpione che regge l'imposta.
.« Mastietto: Una congegnatura di due .ferri a alle,
cioè allargali con snodatura iu mezzo, conficcati
l'uno negli sportelli, l'altro nel lelajo.
— dò libbra; Fermaglio.
IMEappetta d.ó vesti; Fermaglio: Bor-
chia che ticn fermo e affibbia vestimenti od al-
tro. - Fermezze, Fermagli formati di dne pezzi,
Uno dei quali entra nell'altro, e vi resta fisso
per via d'una molla. Servono a tenere uniti o
monili 0 braccialeili, ecc.
Mlairalbò s. m. MaraLù: Piuma mollissima di
una sgarza africana, di cui si servon le donne
per guarnizione e acconciatura o di cappelli o
di testa.
]MCa<reipicca s. f. Piccone V. Piccòn.
n In voce scherzev. diccsi il cappello arriccialo
(cappello m,oiilóuJ.
Marasso», m. Coltella da colpo: Quello strum.
di cui si servono i macella] per fendere le ossa
a colpi sul desco fgeppoj.
w Pappone, Diluvione, Arlotto V. Mangiòn.
Marca S. f. Marca o Marchio: Contrassegno
che si appone alle mercanzie ed alle opere degli
artefici, ed anche a' cavalli , per distinguerne il
luogo donde sono, il valore, ecc.
% Dàle 0 Schissàle a un de marca maggio ; Zom-
bare, Tarn bussare, Picchiar uno a tutto potere
0 a più non posso, valgono Percuoterlo forte-
mente, sen/.a discrezione. -
S Lettere de marca V. Lettera.
$ Marche da zùgà; Marche, Rrincoli, Gettoni,
Pisce V. Fiscc.
Marca, v. a. Marcare e Marchiare: Contrasse-
gnare improntando.
MEarcajéua (Erba) V. in Erba.
Marcantòg-no s. m. Scimmia di mare. T.
ittiol. Chimacra arctica. Pesce del genere delle
Chimere, che ha la bocca piccola, gli occhi gran-
dissimi, il corpo alquanto compresso ne' lati, e
che va assottigliando in modo mollo sensibile la
sua grossezza dalle pinne pettorali fino all'estre-
mità della coda, che termina come quella d'un
ratto. La sua pelle è pieghevole, liscia e nella
parte superiore di color cenerino con qualche
macchia bruna. Ila quattro pinne, due pettorali
e due anali, che son fatte a guisa di falce. Una
lunga giubba, che principia con un pungiglione,
parte dal suo collo e va a terminare alla coda. É
pesce non buono a mangiarsi.
Marclieìze s. m. Marchese: Titolo di signoria.
1) Mestruo, e in modo basso Marchese : Quella purga
di sangue che ogni mese hanno le donne.
Miarchexato s. m. Marchesato : Stato e do-
minio di marchese.
Mardxexin. s. m. Marchesino. Diminuì, di
31archrse: Jlardiese di piccola statura.
Miai'^ì V. n. Marcire, Infracidare, Infradiciare,
Infracidire: Divenir marcio, Putrefarsi.
I) Talora usasi iinche aitivam. : Un mei marso d
ne fu marci ùnn-a cascia; Una mela guasta ne
infracida cento.
— in prexòn ; 3Iarcire in prigione , vale Starvi
grandissimo tempo.
% Fa marci ò sangue; Far roder l'anima.
Marcia s. f. Marcia e Marciata : L'azione del
marciare, e propriam. dicesi degli eserciti quando
camminano.
it Marcia e Marciata, pel Suono delie bande o dei
tamburi per regolare e animare il passo degli
escrcili che marciano.
" — per Cammino, Viaggio, Strada.
— sforsà; Marcia forzata, raddoppiata.
S Marce; Càlcole V. Càrcoa nel 1» significalo.
Marcia v. n. Marciare: li muoversi e il cam-
minare degli eserciti e de' soldati,
ti Marciare per Andare semplicemente. Camminare,
Far cammino V. Andd.
Il — In term. marin. diccsi del molo con cui una
nave s'avanza e solca il mare.
**$ Eja marcia ! Va via, e sim., dicesi talvolta per
disapprovare l'altrui sentimento.
Marciapè s. m. Marciapiede. Voce dell'uso:
Quello spazio più alto a lato d'una strada o di
un ponte, dove può passare chi cammina a piedi
senza essere molestato da carri, carrozze e sim.
♦I Marciapiedi al plur. T. mar. Corde poste sotto
i pennoni, che servono a' marina] per posarvi i
piedi quando si tengono col ventre sul pennone
per serrare o sciogliere le vele, per prendere o
MAR
MAR
4^
sciogliere un terzeruolo, per ispignere o ritirare
i bultaruori delle boDette.
— d'ùnn-a carossa ; Pedana : Quel pezzo di legno
sa cui posano i piedi del cocchiere.
marcimento de setug-ue; Trava-
glio, Pena, Affanno; ed è senso figurativo.
AfaiTCO s. m. Marchio e Marco, ma meno osato:
Contrassegno, Impressione da marcare o mar-
chiare.
% Èse fra 5 marco e l'anchizzé V. Anchizze.
]ICa,x*còu. s. ffl. Marchiatore: Colai che appone
il marchio.
ACàre dell' àncoa,; Marre o Patte del-
l'ancora V. Patta.
]|£a,i*ea> s. f. Marea : Mare crescente, La corrente
del mare o Movimento regolare o periodico delle
acque dell'Oceano, per cui il mare s'alza e si
abbassa alternativamente due volte al giorno, e
forma due correnti in direzione opposta, che si
nominano Flusso e Riflusso.
]l!fa.x*éiKifiioa> s. f. Bendina, Maglia: Quell'in-
treccio di fili che si fa alla matassa affinchè non
si arruffi.
Marèu s. m. Marinaro, Marino: Uomo di mare
V. Maina nel suo ì" significato.
l^a.X'en.g'lilii V. appresso Marengo.
IkCa.reng'o s. m. iMarengo: Si suol cliiamare co-
munem. in Italia Le monete d'oro da venti franchi
perchè furono falle coniare da Napoleone I dopo
la battaglia di Marengo.
M!a,x*f*a<ttò s. m. Malfattore: Colui che misfà e
commelte male.
"Marfòtton s, f. Sciattona, antic. Manimòr-
cia : Donna sucida , sconcia e scomposta negli
abiti e nella persona.
Afax'g'aitta s. f. Margherita e più comunem.
Margheritina, Pratolina, Pratellina, Bottone d'ar-
gento. Fior di prato, Fior di primavera, Fior
gentile, Fior di pasqua. Primo fiore, Bcllide dei
prati, Bellide minore. T. boi. Bcllis perennis.
Sorla di fiore a raggio bianco che nasce ne^ prati
e ne' luoghi erbosi al principio di primavera. É
suscettibile d'alcune varietà, fra le quali la doppia
bianca, o rossa, color di rosa, o^isla.
n Margherita. T. mar. Specie di nodo, Apparecchio
funicolare che applicasi all'argano ed alla catena
per aumentare la potenza ed ottenere maggior
facilità a far distaccare un'ancora dal fondo.
]|£ai*g-aittiii s. m. pi. Jlargheritine: Quei
piccoli globetii di vetro, de' quali si fanno vezzi
ed altri ornamenti.
]|£a]:*^alttiii /^Ce/rón^,- Arancia forte, Arancia
amara, Melangola, Cilrangola: Sorla di piccola
arancia che ha la polpa amara; la soa corteccia
è odorosissima e sorve a preparare il Curacao.
M[ax*g-ina v. a. Marginare. T. stamp. Separare
co' margini, enlro il lelajo, le pagine della forma.
IMCai'g'iiiaziòii s. f. Marginalnra. T. stamp.
L'atto 0 L'effetto del marginare,
w Marginalnra: Nome collettivo di Tutti quei regoli,
per Io pili di lega metallica, di più grandezze,
che si pongono fra le pagine della forma, e fra
esse e i lati del lelajo, onde nel foglio impresso
restino i corrispondenti margini, cioè gli spazj
bianchi intorno a ciascuna pagina.
mài*g>iiie s. m. Margine: Quello spazio attorno
alle pagine de' libri che non è occupato dalla
scrittura.
O&uoaiÀ, Dizionario Genov«»e- Italiano.
n Margine. T. stamp. Ciascuno di quei regoli che
serve per marginare V. Marginazión nel 2° signif.
H Figurai. Campo, Laogo, Spazio o Tempo, che
sopravanza al compimento di una operazione
qualunque.
Miairg-otta s. f. Margotta V. Feria nel 2° signif.
Miairg-ottà v. a. .Margottare. T. agric. Far uso
e governo della pianta a modo di margotta. Si
suol margottare in più maniere.
M'ai'ià V. Maja.
Miariéla (Rompi a); Guasiar la porrata o la
matassa. Romper l'uovo in bocca, vale Esser
d'impedimento a chicchessia, Guastare i disegni
altrni.
]M[ax*in. V. Marèn.
]W[arin.ii-a V. Maenn-a.
I) Marina, chiamasi fra gli Artisti Una pittura rap-
presentante La veduta d'un lido del mare o cose
marinaresche.
IWtarxo s. m. Marito, Consorte: Uomo congiunto
in matrimonio.
S Dà viario; Dar marito. Maritare.
$ P'ggià marto; Andar a marito, vale Maritarsi,
Accasarsi, Collocarsi in matrimonio.
Miariolo s. m. Camiciuola. Voce del volgo V.
Camixéua.
M[ax>ionetto s. m. Marionetta, ed usasi co-
munem. al plur. Marionette: Fantocci interi di
legno, i quali rendono immagine d'attori scenici
su quei teatrini che da essi traggono il nome
V. Burattin.
% A pa un marionetta ; Pare una marionetta, di-
cesi nell'oso di Donna vestila con caricatura, che
faccia attucci e smancerie.
31!armà s. n^ Marmajo, Marmista: Lavoratore
di marmo, ma per cose usuali.
3£ax*iiiaesco s. m. Marezzo: Lavoro fatto a
onde, a similitudine del mare, ossia naturalmente
0 artificiosamente. Fallo dalla natura, si vede in
alcune sorte di legnami pieni di simili onde, seb-
bene tolte d'un medesimo colore ; dall'arte, ven^
gono tinti que' foglj ripieni d'onde di varj colori,
che perciò si dicono comunem. Marezzati.
% Cd viarmaesco ; A marezzo. Posto avv. vale
Marezzalo, Serpeggiato a onde.
% Dà 5 marmacsco; Marezzare, Amarezzare, Dare
il marezzo.
]\Xai*mag'g-ia s. f. Ragazzaglia, Ragazzame,
Fanciullajn: Moltitudine di ragazzi, di fanciulli,
n Marmaglia, Bruzzaglia, Minutaglia, Schiazzama-
glia. Bordaglia, Plebaglia, Canaglia, i rozzo: Quan-
tità di gente vile ed abbietta.
'IMEannella, v. n. Scamottar le dita. Voce del-
l'uso. Ne! giuoco della mora dicesi Quando uno
dei giuocatori, non essendosi apposto al noniero
delle dita alzate dal compagno, cerca d'ingan-
narlo 0 alzando qualche dito di più o stringen-
dolo di quelle alzale da esso.
Miai'iiiellata s. f. Cotognata: Conserva di
mele o pere cotogne colte con zucchero e ri-
dotte quasi in forma di pappa. Fàssene anche
di altre frutte, e con un francesismo dell'uso,
adoperato anche dal .Magalotti, dicesi Marmellata.
Miarmellia (Dìo); Dito mignolo o Mìgnolo
assolulam.: .Nome del .Minor dio si del piede,
sì della mano.
M!ax*mitta s. f. Ramina e Ramino: Vaso di
ferro fuso o di rame stagnato per di dentro,
498
MAR
r, • .al
MAR
a liso dì lessar carni, onorervì la mlnnslra o al-
^»" tro.- Usasi coimint ibl'iiIc dai Soldati pi't" cuocer
5. minrstra. ■
J^a.x'iuo s. m. Marmo: Piclfa viva e durissima,
s di molte quaiilà e colori.
9^ di savattin; S.isso d.i b,itlPre: Pezzo di marmo,
sopra cui, Iciitito sulle giiioccliia, i caizoliij e i
ciaballini bJliono col nuirlelio le s oli; per ad-
densarle e rassoJarle; dicesi anche JlarnioUo e
e • Marmotta.
e 8 Avui a testa dita còmme 5 marm o ; E^ser ca-
«;. paceio o capocchio, di cnpo o coccia dura, Ks-
i5>. sere un bue intronalo, Essere zucca ai vento,
h- Aver cervello di gatta o d "oca, vagliono Essere
e di dura apprensiva, smemorato ed incapace della
» menoma istruzione^
?^« — 5 marino; Fsser briaco. Frase furbesca ed
ita quasi in disuso.
S Chùu de marmo; Cuor di macigno, di smalto,
di ferro: Cuor duro che non si muove a com-
: passione.
.,5 Incroslalùa de marmo; MarmoratO (sosl): In-
r' x;rosla!ura di marmi.
]M[a.x*iiiotta. s. f. Marmotta e Marmolto. T. si.
-: nat. Mus marmola. Animale che ha la coda corta
- e coperta di lungo pelo; il poKice delle zampe
f^ anteriori è conico; il corpo di sopra è bajo-sciiro,
di sotto gialiiccio-ii'rinio; sta per le montagne e
« vì*e Ih letargo lui;o l'inverno. Fu detto anche
. . Topo alpino.
« Marmotta : Aggiunto ad uomo, vale Stupido, In-
f sensato, Tardo e da nulla.
sj Sta lì cómtn'ùnn-a marmotta; Starsene là come
nn musorno, cioè come uno stupido o insensato.
]|j[a.rniottón s. m. Pentolone, Tambellone,
Scioccone, Boto, Piofpo, ecc.: Uomo siupidaccio,
mogio, insensato.
SdEuro s. f. Sfaro. T. boi. Tcttcrittm maro. Sorta
d'erba aromatica, la q ale si assomiglia alla Persa
• mimila, bencli'ella sia di minor cesto e di più
-' sottili fusti , e di foglie minori e più rare, e di
odore e sapore più ellicace. Piace nullo ai gatti.
Maroceliin s. m. Marocchino: Polle di becco
0 di caliga passata in sommacco ossia in galla
■f e colorila sulla parte del liore.
B£a.i*5]in-a. s. f. Marrone: Specie di castagna
maggiore d.-li'ordinaria.
S£a.]:*on8Ìiii s. m. pi. Pinocchiali. Voce fior.
Specie di bcriciiocoli, di forma per* Io più rom-
;• boidale, falli di farina, miele e pinocchi, che
'■ vendonsi attorno da'cialdondj (nrgiw) ai ragazzi.
IUsLtrotto udd. Maialo, Ammalalo, Infermo: Che
ha male; ed usasi anche come sost.
IMLeLirssL s. f. Marcia, e in term. chir. Pus: Umor
• ^intrido che si genera nejjli rnfliiti e nelle ulceri.
]M[£ii:*sapa.>i s. m. Marz.rpnne : Pasta falla di
màndorle, di pistacdij, di cioccolatle e simili,
formala a forma di piccola sliacciatina.
]ML£Li*e«ciii)i-fvs f Citil)lia,ec(imnn<'m. in Tose.
Abito 0 /Uiilo da coiiversa/.ione: Quel vrslimenlo
• da nònio con pelli ette si sovrappongono o le
cui falde ciirprono snlanieiile la parie posteriore
dHle cosce lin verso la piegaHira del ginocchio.
BCa.t*«o 9. m. Marzo: Ni^me dei Terzo mese del-
l'anno V(,!gare rd il primo dellastronomico.
S De marso, rhi no pcu amia ciisàa vuilde de-
'' Meato, ecc. \. Dcscàso.
^ Se nO ciéuv9 de mano, nd ^/tV hi feti e ni
atro; Quando marzo va secco, Il gran fa cesto,
il lin capecchio. Irov. di chiaro siiinitìcalo.
MCarso s. m. Marcio: La parie marcia di chcc-
chissia.
n Marcio, in term. di giuoco, vale Fosla doppia,
onde: Perdere il giuoco m;ircio o Perderla marcia
va'e P('rdiT la posta doppia; il che avviene quaiidf)
non si arriva a quei dali punti siabilili dalle re-
gole del giuoco, 0 nou si fa punto veruno.
« Figurai, vaio Ruggine, 0 lio. Sdegno, Malan-mo:
Fra lo (jh'ca dò inurso; Fra essi v'era deità
ruggine, ecc.
S Da-o marso a muffa gh'é poco da leva; Da
galeotto a marinaro, Dal marcio alla muffa c'è
poco divario.
Marso add. Marcio, Marcido, Fracido, Putrido,
Putrefallo, Corroito.
n Marcio, talora vale Solenne, Sommo, In sommo
grado: A l'è ùnn-u marsa verghéugnu; È una
marcia vergogna.
^ A tò, a so 711 arso dcspclo; A tao, a SUO marcio
d spello V. Dcspclo.
S Lse marso d'ùnii-a cosa ; Esser fracIdo d' al-
cuna cosa, vale Esserne sazio, annojalo.
§ Perde un scugo marso V. Marso s. m. ueJ
2" signif. '
S Tixico marso; Tisico spolpo, Fradicio spolpo,
suol dirsi ad accennare che altri è Tisico proprio
all'ultimo grado.
M!a.i*suiiiiiie s. m. Marciume: Qualità di ciò
che è marcio; ed anche Cose niarce, pnlrefatte.
Marted-ì s. m. Martedì, anlic. Martii/ì: Nonig
del Terzo dì della settimana. '''''
Miartella s. f. Martellala: Colpo di martello.
]MCartellà> v. a. Martellare: Percuotere col mar-
tello.
n Martellare, figurai, vale Turbare, Agitare, Tor-
mentare.
u Usalo in signif. nenl., dicesi del Tormontare che
fa il dolor dell'ulcere quando genera la putredine:
Ho questo dìo chi me martella fortemente ; ilo
questo dito che mi martella follemente.
Martelletto s. m. MarieLetlo e Martellino.
Dim. di Martello.
% Fcugo a marlillctto; Fuoco di fila V. Féugo.
^ Mnrtdletti do piano-forte; Martelline.
Mai'tollinix-as. f. Martellina V. Frappinn-a:
— dò fiixin; Martellina V. Ciuppin.
Martello s. f. 31artcllo: Strumento assai notò
per uso di battere e di picchiare. Le sue parti
sono: Cm/2, Bocca, con la quale si balte; Èuggio,
Occhio, nel quale s' innasla il mànico; Penna,
Penna, che pur dicesi Taglio, e se è fessa, Gran-
chio; onde chiamasi Martello a penna, e se è
fessa, !\'arlelIo a dente. Ve li' ha di più sorte
e per "so di varj artefici.
— da parta; Martello, P.cchiotlo: Quell'arnese che
è appiccalo alla porla per uso di picchiare.
§ Sùnnd cumpnnn-a a murtillo; Sonare a maitelio
0 a stormo, Slormeggiare V. A martello.
S Tid a martello; Tirar col martello V. A mar-
tello.
"Martesdì V. Martedì.
Martin s. m. Girarrosto, Menarresto: Slriim.
da cucina che serve a far girare sopra di sé lo
spiedo e con esso la carne che vi è infilzata per
cuocerla arrosto. Havvi il Girarrosto a peso e
il Girarrosto a molla.
JliAS-^
499
u Mani nel Io V. Crich.
Hdart in «ralla, s. m. Mnrlin=:oIn. T. cavali.
Striscia di ciirjo elio da un capo si aliacra alle
cigne, e dall'allro a!la m'ismiola per incassare
e rimpltpr bella la lesla del cavallo, e parlico-
larm. onde non s'impenni.
]M[a.x*tiu pescòu. s. m. Uccei di S. Maria,
Fior. Piombino. T. ornit. Alcedo hispida. Uc-
cello del genere delle Alcrdin', che lia il becco
nero, con la base de la mascella inferiore giallo-
carnicina; pileo, cervice e lati del collo, di color
verde-olivaslro, con macchie d'nn b"! colore ce-
leste-verdaslro splendente; una fascia giallo-fulva
parte dalle narici e va verso l'occhio, un'altra
dello jtesso colore parte dall'angolo del becco e
si stende fino sopra all'orecchio. Ha il dorso,
il groppone e il sopraccoda verde-celeste splen-
dente; scapolari e àpalacci verd'-olivaslri; gola
e gozzo, bianco-giaraslri ; petto, addome, fianchi,
soitocoda, color lionato-'-upo; i piedi rosso-ca-
rnicini. Non emigra; ani ida lungo i torrenti dac-
qua limpida; si pasce di piccoli pesci, cioè vermi
ed iuselti acquatici. Cova nel maggio, e fra noi
la specie è piultoslo scar.«a.
mài'tio s. ni. JlJirtora e Minoro. T. st. nai.
Mustela murles. Piccolo animale di polo bruno,
lucentissimo, che ha una grjn macchia di color
giallo alla go'a, che estcndcsi al petto. Abita nei
grandi boschi; fa continua guerra agli uccelli,
agli scoiattoli, ghiri, ecc. É simile alla faina ({àinj,
e la sua pelle è ricercatissima.
]|J[a.i*tix*izzu. v, a. Mirtirizzarc: Tormentare o
Uccidere quelli che non si voglion ribellare dalla
fede di Cristo.
•• Martoriare; Tormentare i rei perchè confessino
i loro misfatti.
« Figurai, per Affliggere, Inquietai, Cagionar tra-
vaglio, Cruciare, Dare affanno, Addogliare, Tra-
figgere con disgusti. Tribolare.
S Martiri zzàsc n. p. Martirizzarsi, figurai. Darsi'
pena, affanno; e talora Stillarsi il cervello, Arpi-
carsi: A'ò ve slce a martirizza tanto; Non vo-
gliale la 'lo martirizzarvi.
]ma.rtùfro s. m. Tanghero, Bue, Sfarlignonc,
Bufolo, TarpJino: Persoi.a zotica e villana.
]|j[a<r"va.xia; s. f. Malvagia , Malvasia e Gre-
chetlo : Specie di vino assai delicato.
AJEat^'viug-g'io s. m. Jlalanno : Uomo tristo,
furfiiiite, birbante, mascalzone, ecc.: A senti
quello marviaggio , ecc.; A sentire quel ma-
lanno, ecc.
« Malviaggio! Alle volte usasi come esclamazione
imprecativa, d uso comunissimo, e sta per Jla-
ledetto, che anche dicesi Maladfggio, 3f^lannag>jio:
Marviaggio quello sensd chi n'ha fwlo di de sci !
Malviaggio il mezzano che trattò il nostro matri-
monio !
S Fd 5 marviaggio d'ùnn-a cosa; Miindar per mal
viaggio checchessia, Far calze e scullirini o Far
calze e scarpe d'una cosa, vale Mandarla a male,
Sciuparla.
Marze u. s. m. Pavoncella, Pis. Fifa. Scn. Mi-
vola. T. ornit. Vuneilus crislulus. Uccello che
nell'inverno ha il becco nero, il vertice e occi-
pite neri, leggermente cangianli in verdone tur-
chino. Nella parte posteriore dell'occipite nasce
un ciuffo di sedici o diciotto penne, che sono
ripiegale in allo, Ire delle quali sono in lunghezza
qnasi ugnali al piede. Schiena, scapolari, remi-
ganti secondarie interne, eli color verde, cangianli
in paonazzo; gola, gozzo e pello di color nero
cupo un poco can.u'iaiitft in violetto; addome e
fianchi, candidi ; cuopiirici dell'ali, color paonazzo
cangianli in verdone; sopraceoda, color fulvo;
sottocoda, fnlvo-lionalo; piedi ciirnicinc-cenero-
gnoli; unghie nere. In primavera ha il ciuffo
occipitale p ù lungo, e le parti superiori ornale
dì colori pili accesi. È abbondantissimo ogn'aniio
in marzo ed aprile; vola mollo alto ed anche
per un tempo assai lungo. 11 s io fischio è gi gi;
si pasce di lombrichi, ma, chiuso in gabbia, si
alimenta con budella tritate dì pollo o d'agnello.
— spilorso; Pivieressa. T. ornit. Squatarola hcl-
velica. Uccello di 1 genere delle Squatarole, che
ha il becco nero, il vertice ed occipite neri;
cervice cenerina macchiata di nerastro; penne
della schiena, delle scapolari e del groppone, nere
con macchie giallastre rotondale sui lati e mar-
ginale dì bianco; fascia sopraccigliare, gote,
tempie, lati del collo, gozzo e petto biancastri,
con macchiette lengiludinali nere; penne del so-
praccoda, le gnndi interamente bianche, le pic-
cole macchieliate di cenerino; piedi nero-carni-
cini. Varia livrea. Di passaggio quasi annuale in
aprile e maggio.
Marzocco s. ra. Jlarzocco : Uomo vile «
scimunito; e talora Fastello mal legato, e dicesi
di Persona disadatta e mal vestita.
iMasca s. f. Gola, Guancia: Ciascuna delle dae
parli del viso, che mettono in Dietzo la bocca
ed il naso.
§ Masche de lùnn-a V. Lùnn-a.
Il — da pùgnalla o de sciùsciariso; Gonfione,
dicesi comunem. in Tose, di Persona grassa e
paffuta che pare gonfi le gote.
Masca s. f. Colata, Guanciata, Schaffj, Stiaffo:
Colpo dato a mano aperta sulla gota o guancia.
Dicesi anche Ceffata' da Ceffo, per Faccia deforme,
n Schiaffo, por Iraslalo, vale Insulto, Ingiuria, Af-
fronto e sim : Per mi a l'è stmla ùnn-a ma'
scà; Ter me è stalo uno schiaffo.
\Mascal>aclo s. m. 3Iascavato: L'infima qua-
lità di zucchero rossaslro-scuro, d'un dolce tanto
più smaccato quanta è n aggiorc la quantilà di
nielazzo che contiene. Dallo spagnuolo Mosca-
bado, che vale il medesimo.
Mascaesso s. m. Soallo, Sovatlo, ed oggidì
pù comunem. Sovàtlolo: Specie di ciiojo, del
quale si fanno cavezze a giumenti, guinzagli |t
cani ed altro.
"IMàscao V. Maschero. y-jl
M^ascai-piii s. m. Mascarpina: Specie di .ri-
colla 0 meglio di cacio mollo usato nel Mila-
nese, eh') si fa cagliando la sola panna del latte.
Mascarsón s. m. Mascalzone, Briccone, Fur-
fante, Birbante: Persona di malvagi cosiumi;.»
talora dello di fanciullo, Facimale, cioè Che non
ìsià mai fermo, e procura sempre di far qual-
che danno.
Mascarsuuaja s. f. Bricconeria, Forfan-
lena. Ribalderia: Azione da briccone, da fur-
fante, ecc.
Mascoetto s. m. Bimbo, Bambolino, Mam-
molo, Naccherino, Rabacchino, Marmocchio, dicesi
per vezzo di Bambino vezzoso; e se è tra IMn-
fanzia e l'atfoiescenza, Fanciullo, Ragazzo, Ciltolò.
500
MAS
MAS
]|£asocio s. m. Maschio: Quegli che concorre
■ alla generazione colla femmina.
M Maschio e Mastio: Nelle Arti dicesi Ogni parie
di lavoro o strumento solido di metallo o d'altra
materia , foggialo in modo da poter entrare ed
esattamente occupare un incavo di simile figura
. fatto in altro metallo, legno o altro, che chla-
*t masi Femmina, ed alcune volte 3Iortisa.
^i,^ — per Quella parte dello slrum. dflla vile (vti-O)
^p, ed è Un cilindro di ferro inacciajato, in cui sono
^ 'intagliali i pani della vite maschia per invitare
V una madrevite, un dado o un galletto,
n Linguetta. T. legnaj. Sorla di dente fatto lungo
un legno coH'incorsatojo, per incastrarlo nella
incavatura d'un altro.
— da cavipann-a; Maschio della campana, chia-
mano i Gettatori ciò che dicesi Anima parlandosi
d'altra forma; esso è bucalo nel mezzo per ri-
cevere la marlia.
— da carossa; Mastio. T. carrozz. e magnani.
Grossa chiavarda di ferro che unisce lo parti
davanti del carro della carrozza co! carrino e
serve a farlo girare e con esso la carrozza.
— dò brónzin; Maschio: Quella chiave o chiavetta,
che è un pezzo sodo d'ottone, leggermente co-
nico, con un ampio foro trasversale, cioè per-
Y^' pendicolare al suo asse. La chiave entra nel cor-
'. rispondente buco della cassa, nel quale benissimo
j combacìa e vi può girare con grande giustezza
'/; volgendo la gruccia o l'anello, in che termina
h chiave slessa. Fluisce l'acqua quando l'asse del
, ; foro della chiave e quello della cannella sono
nella slessa direzione, e cessa l'efflusso quando
sono in direzione perpendicolare, cioè a squadra.
— dd timdn; Maschio o Atiima del limone. T. mar.
11 pezzo principale, alla cui testa sono i buchi
per le manovelle.
1,7- d'ùnn-a fortessa; Maschio e 3Iaslio : La parte
più forte e più elevata d'un castello, falla per
io più in forma di torre.
. S / (ceti s5n mascci e e parolle femmine; I falli
sono maschj e le parole femmine. Trov. che
significa Dove abbisognano i falli sono inutili le
parole.
]M[a.sccio add. Maschio: Di sesso mascolino.
« Maschio, per Nobile, Generoso, Che ha del virile.
S Ciave tnasccìa; Chiave maschia, chiamasi Quella
che non è trapanata, e per lo più è terminata
da un pallino (pòrrin).
MCa-scciotta. s. f. Masliotta: Suol dirsi a Una
ragazza non mollo delicata, ma bella e gras-
soccia ; che, se eccede un poco, si dice Mastiona.
: MCascciùsso s. m. Maschiaccio. Peggior. di
Maschio.
]Mta.scezzàse ùxm-a. cosa.; Suc-
^ chiarsi una cosa, vale Godersela a bell'agio.
.'-r-^ carie; Succhiellare le carie, si dice del Guar-
darle sfogliandole o tirandole su a poco a poco.
]M[a.scIi.ei*a. s. f. 3Iaschera : Faccia fìnta di
'"' coione, di tela, di cartapesta, di cera o di cosa
, simile, che si pone sopra il viso per nasconderlo;
allrim. Larva.
S Levàse a maschera; Gilla'" la maschera, Cavarsi
la maschera, Mandar giù la buffa, figurai, vale
Dire il suo parere alla libera, Scoprire il suo
sentimento già tenuto nascoso, Non finger più,
Parlar chiaro, cioè Lasciar d'operare nascosa-
mente, Operare a faccia scoperta.
$ Maschera, te conoscio ! Mascherina, ti conosco!
Dicesi a Persona che noi reputiamo finta e dop-
pia, per significarle che la sua malizia ci è nota.
5 Quello chi vende maschere ; Maschera jo.
Maschera v. a. Mascherare: Coprir con ma-
schera; e figurai. Fingere, Coprir con arte. ., .
S Mascheràse n. p. Mascherarsi , ImmascherarSr,
Ammascherarsi : Vestire in carnovale abiti. di
vario carattere, come d'Arlecchino, di Brigheila,
di Marchese, di Contadino e simili.
M!ascliei*ata s. f. 3Iascherata: Quantità di
persone in maschera.
Miasclxeirìiin-a s, f. Mascherina. Dimin.e
vezzegg. di Maschera, e dicesi volgarm. a DoBria
leggiadra e bellamente mascherata.
Maschero s. m. Maschera : Colui che è ma-
scheralo.
MlasclxeròiiL s. m. Mascherone: Quella testa
maccianghera, e per lo più deforme e ridicola,
falla a capriccio, che si mette per ornamento
alle fontane, ai pilastri o altrove.
M!asclxetta s. f. Guancia di vitella. T. maeell.
Le parti carnose laterali nella testa della vitella,
compresa la pelle.
M Mastielte e Maslietti al plur, T. mar. Pezzi di
rovere larghi e pialli, che si appongono agli al-
beri bassi, a livello della loro incappellalura ,
secondo l'altezza a cui si vuole stabilire la gab-
bia, onde sostengano le barre maestre della stessa.
— da bansa; Trulina. T. bilanc. Sorla di graffa
formala da due spranghelle di ferro, parallele,
le quali prendono in mezzo l'ago (ómbrissaìlùj
e le lenti del giogo fustaj; negli occhi della
trulina è sostenuto il perno della bilancia.
S Maschelle dò can dò fuxin; Mascelle. T. archib.
Quelle parti del cane dell'acciarino che stringono
e tengono ferma la pietra focaja. Oggidì, essendo
gli archibugi a percussione, non si usano più.
« — dò morscio ; Ganasce. T. de'magnani. Le due
pa-li superiori della morsa, fra le quali si stringe
il lavoro; una di esse parti è immobilmenle
fermata al banco; l'altra è mobile sull'inferiore
mastieltalura, e stringe mediante la vite.
I) — dò tordo da libbrw ; Cosciali. T. leg. libr.
Due toppetti quadrangolari, orizzontali, uno fermo
l'altro mobile; questo da potersi ravvicinare a
quello per mezzo di due vili. Il cosciale movi-
bile è liberamente attraversato da. due regoli,
chiamati Guide, piantati nel cosciale fermo. Le
viti si fanno prima girare a mano, poi per forza
d"un bastone di ferro, a modo di leva piantata
in fori della testata cilindrica di esse vili.
Mascima s. f. Massima : Proposizione che
serve di principio, di fondamento e di regola
in alcune arli o scienze, ed anche in materia
di costumi, di condotta, ecc. . ,.;
g Aveì pe mascima; Stimare, Credere, e tiri5(olt«
Aver costume, usanza: Mi ho per masfcìmn de
no fd md a ìiisciùn; É mio costume, ovvero
Ilo per massima di non far male a chicchessia.
Mascimamente avv. Massimamente, Mas-
sime, Specialmente, Particolarmente, Principal-
mente.
— che; Massimamente che, Tanto più che.
Mascinxe V. Mascimamenle.
Masoinio s. m. Massimo: La più gran parie
e coraunem. per II più: 0 mascimo che por"
rieivo fd ecc.; II massimo che potrei fare ecc.
MAS
MAS
6QJ
BCasoimo add. Massimo, Grandissimo.
IMEa/SOoliu add. Mascolino e Mascalino, Ma-
schile: Di maschio sesso.
HCàsoolo s. m. Maschio, Mastio, Morlaletto:
Strnm. che si carica di polvere e si spara io
occasione di feste.
HéisLaoì^xì. s. m. Gnancione, Ceffone: Guanciata
gagliarda e soda V. Mased.
mascotte s. f. pi. Pentole, dicesi comnnem.
in Tose, per Guance grasse; ed è modo più che
altro amorevole che si usa coi bambini : Am-
mta un pò che belle mascotte ! Guarda che
belle pentole !
lM[a>ssa>s. f. 3Iazza: Nome d'un Grosso martello di
ferro che da una parte è piano e dall'altra grossa-
mente appuntalo, ad uso per lo più di spezzar
massi e pietroni.
^ n Mazza: Strum. in asta d'argento o d'argento do-
. , rato con figure simboliche, qual insegna che por-
|.. tasi nelle pubbliche funzioni innanzi ai Magistrati
0 altri corpi collegiali per distintivo d'autorità.
- Mazziere dicesi Quegli che porta la mazza.
■ — da ferree; Mazza o Martello da battere: Grosso
martello da maneggiarsi con due mani, e la cui
penna ha la direzione a squadra con quella del
. manico : lo adopera il lavorante che in sull'in-
cudine batte il ferro rovente, tenutovi con ta-
naglia da altro lavorante che gli sta di faccia.
— da maxellce; Maglio: Quel grosso martello per
uso d'ammazzare i buoi e le vacche.
— dS home ; Mazza del boma o del home V. Bome.
jllassa< s. f. 3Iassa, Monte, Cumulo: Quantità
indeterminata di qualsivoglia materia ammontata
insieme,
n Massa, nella Milizia Colonna di truppe serrata
insieme.
» — E parimente nella Milizia, Somma di denaro
raccolta per uso di soldatesche, e che viene am-
ministrala da un Consiglio d'ufBziali d'ogni reg-
^ gimenlo per provvedere al soldato in quelle cose
"^ alle quali non provvede lo Slato.
S In massa; In massa. Posto avverb. vale Collet-
tivamente, Tulli insieme, Indistintamente.
StlekiSasL s. m. Massaro e Massajo: Custode di
cose iiiobili 0 danari appartenenti alle chiese del
contado.
Bd[a/Ssa>1>ecoo s. m. Mazzapicchio: Sorta di
strum. meccanico fatto d'un legno colmo, piano
nel fondo, e guernito in cima da due manichi
lunghi , dì cui si servono i manovali ed altri per
assodare i ciottoli, lastre e simili nelle lastrica-
zioni delle strade. Dicesi anche Pillone e Maz-
zeranga, ma questi variano nella forma, perocché
invece di due manichi non ne hanno che un
solo fitto in mezzo a pendio, ed usasi comane-
menle per assodar la terra nell'alzar argini, far
^. terrapieni e simili.
^|tfa.ssaca,n s. m. Muratore: Artefice che eser-
^, cita lane di costruire muramenti d'ogni maniera,
g.; commettendo insieme mattoni o pietre con cal-
^,'-; Cina, gesso o altro cemento.
j Garsòn da massacan; Manovale V. Garsón.
Mussa,cr*à/ v. a. Trucidare : Uccidere crudel-
mente con molle ferite, tagliando a ppzzi, ecc..
Fare scempio, strage, macello. Alcuni usano il
verbo Massacrare , ma è un pretto francesismo
da schivarsi,
n Figarat. Acciabattare, Abborracciare, Fare 9 stra-
piazzo: Far checchessia alla grossa e senza di-
ligenza: Massacra un /cauoiy^jo; Strapazzare,
Acciabattare ecc. un lavoro.
Miassaja. s. f. Masseria: Congregazione, Adu-
nanza, Corpo di massari V. Masfà.
n Masseria, per Piccolo podere.
Massaiiiòro V. Morréua. '
Miassaprseve s. m. Cavalocchio: Insetto di
molte spezie e di diversi e vaghi colori, che per
lo più s'aggira mollo intorno alle acque. Il suo
petto è ampio; il capo e gli occhi grandi e gra-
ticolati; il ventre assai lungo con sei zampe e
quattr'ali forti, risplendenti e quasi cartilaginee.
In Lombardia chiamasi Civettone, e secondo i
diversi luoghi è dello anche Caroculo, Bilancella,
Perla, a cagion degli occhi "che pajono perle; Li-
bella, perchè si libra penzolo in aria; Saetta,
perchè velocissimo al volo come saetta lanciata.
M!assetta s. f. Mazzetta : Sorta di martello
grosso, per lo più di legno. Avvene ancora di
ferro ad uso dei cesellatori, ma di forma alquanto
più piccola.
— da batticottdn; Sbattitojo: Quell'arnese di legno
di cui si servono i ballilori a corda per isca-
matare il cotone.
— da bigliardo; Mazza e Mazzetta: Specie di stecca
a culatta curia, piana, ripiegata ad angolo otiaso
per comodo di farla strisciare colla mano sul
prato del biliardo e spingerla contro la palla
che si vuol percuotere perchè questa vada ad
urtarne un'altra. Sogliono adoperarla le signore.
Massetto s. m. Mazzetto. Dimin. di Mazzo,
e quando si dice senz'altro aggiunto, s'intende
di fiori.
— de drappi; Mazzetto: Unione di piccoli panni-
celli tenuti insieme da un punto di cucito, e
formanti un' unità fra la roba che si conta alla
lavandaia.
S Fd i massetti di drappi; Appicciare i panni del
bucato, cioè Unirli col cucito per farne mazzetti.
g Zùgd a-o massetto; Fare al mazzolino: Sorta
di giuoco che fanno i fanciulli col prendere cia-
scuno d'essi il nome d'un fiore, fingendo volerne
fare un mazzo, e chi non risponde subito quando
vien nominalo il suo fiore, mette pegno e non
può riaverlo se non adempie ciò che gli s'impoiié,
locchè dicesi Far la penitenza.
IkCasséu. s. m. Mazzuolo : Quel martello di ferro
col quale gli scarpellini e gli scultori lavorano.
Miasséua s. f. Piazzuola e Mazzuolo di legno:
Specie di martello ad uso degli artigiani.
— da fascid; Mazzuola da fasciare. T. mar. Specie
di maglietto o martello cilindrico di legno con
una scanalatura lungo il sno lato, il quale Serve
per fasciare i cavi con commando, con fiJapci
od altro.
3£assiscio add. Massiccio, dicesi di Tolte
quelle cose che, dal peso, mostrano esser fatte
di materia stabile, solida, e non vnote o vane.
Masso s. m. Mazzo : Piccola quantità d'erbaggi
0 di fiori 0 cose simili legate insieme,
n Mazzo, per Quantità o Unione di checchessia,
come seta, canapa, Imo, ecc.: Un masso de fin,
de càneva, ecc.; Un mazzo di lino, di canapa, tcc.
n — 0 aiaglio, nelle Cartiere, Gualchiere (Fullej
e sim. dicesi Quella specie di grosso martello,
per lo più ferrato nella testata, e talvolta armato
di ponte, che, mosso dalle Jeye d'an albero o
602.
MAS
MAT
, slite, serve a pestar i cenci nelle pile, sodar i
panni, ecc.
— de carte da :ùgà; Mazzo di carie da pinocare;
Tntia quella quaniilà (li esse insieme die serve
per ginocayp, che scherzevolm. dicesi Libro d«l
; quaranta, Libro o Libriccino do! Paonazzi.
S Uassi da sUitnpneì; Mazzi: Quei palloncini di
pp|le di cane, imliollili di lana o di crino, con
manico di iepno da impugnarsi da! Lallilore e
distendervi l'inchiostro dimenandoli e stropic-
ciandoli l'uno contro lallro, per quindi spalmarne
le pagine. In oggi quasi generalm non sono più
in uso, essendo stali ad essi sostituiti i rulli,
che riescono di modo più agevole e più efficace.
S Cerne in tò masiso; Ricaparc: Pigliar la mi-
gliore fra alcune cose; Scegliere, Trascegliere.
lÙlassoà. s. f. Mazzata: Colpo di mazza.
Id[a.ssuccAse n. p. Infreddarsi, Inlasarsi: Lo
tffello dell' infreddatura di lesta, che il naso seni-^
Ira turalo dagli umori V. Slassùrco.
"MLetsaùcoo s. m. Corizza, Infreddatura di lesta.
Intasatura: Specie di malattia, nella quale vi è
intasamento nel naso, o distillazione di moccio
liquido,
3£{tssucoóu p. pass. Infreddalo, Intasato,
Itfàstice s. m. Màstice: Nelle arti Certa colla
che fanno i legnajuoli, in più maniere e di
varie sorte.
Mastiu (Cun); Mastino V. Can.
»• U-aio come addielt. e riferendosi a uomo, vale
Crudele, Feroce, Inumano, Di natura fiera.
Incastra» s. f. Jlaslra: Forte cassa di legno su
quattro robusti piedi, nella quale s'intride la fa-
rina e si fa e si rimena la pasta per farne pane;
antic. Matterà, Màttora. Albòne.
5 Mastre di boccaporti; Mastre delle boccaporte.
T. mar. Alcuni legni rilevati sopra la coperta
intorno alle boccaporte, affinchè l'acqua che si
sparge in coperta -non caschi a basso.
Mastrello s. m. Banco, T. cai t. Grosso le-
gno 0 pietra posta in piano sul suolo e serve
di base a tutta la soppressa, Snl Banco vien
collocala la Ponidora [Ponedéuja V. questa voce).
« Ceppo. T. oliar. Quella pietra quadrata su cui
preme il pancaccio (tolónj nell'acciaccar le ulive
per far l'olio.
Mastro s. m. Sussi, Jlattonccllo : Pietra o Mal-
tone che si pone in terra per ritto , e su cui si
mette danaro convenuto gioc; ndo al sussi,
S Zùgd a-o mnslro; l'are o Giocare a mattoncello,
al sussi 0 alle murielle V. A-o mastro alla sua
sede afab.
IMCasti-ug-a v. a. Biasciare, Biascicare: Ma-
sticare a stento e male, ed è proprio II masticare
di chi non hii denti, che non p;iò rompere il
cibo che ha in bocca; e talvolta Masticacchiare,
cioè Masticare con isvogliatezza.
9:£ai9ti*ussa v. a. Imbrogliare, Confondere,
Avviluppare V. Imhrugnià.
« Brancicare, Mantrugiare, Stazzonare V. Magnùscà.
Masti'ussé s. m. fniLrojilione, Imlirojilialore,
Avviiuppatore, Viluppone, Arruffjne, ArrulTama-
lasse,
BXasti*ùsso s. m. Imbroglio, Intrigo, Viluppo;
e per cstens, Bareria, Giunteria, Marioleria, Truf-
feria e siin.
Rfastrùss^n s. m. Brancicone V. Masnùte^n,
Mar«tùjp& V. sopra ifcM/ró^.
Mataffloin. s. m. pi. Mataflìnnì , Gaschelte.
T. mar. Funicelle a treccia molto flessibili che
servono per fare o per annodare i terzeruoli.
Chiamansi pure Malalfioni Le sàgole con cui le-
gansi le tende alle loro draglie o guide laterali,
Màtag-g-ise s. m. pi. Maltagli-ili. T. paslnj.
Cannelloni di diversa grosse.:za, tagliali più curii
quanto sono nien grossi ; : più hmi-'hi non so-
gliono eccedere i due centimetri. I Tose, dicono
Di'ìiti di cavallo Certi maltagliati che in gros-
sezza e in lunghezza somigliano appunto un dente
di cavallo.
Mateia s. f. Materia, Marcia, Purulenza, Pus
V. Marsa.
% Pin de mntèia; Marcioso, Purulento.
Matelotte s. f. pi. Pettine. T. sart. Le parli
estreme dei petti dell'abito (marscinn-a) dov'è
labbottonalura q'iando son rapportale, cioè fatte
con lista di panno cucita ad ambi i petti del
vestito.
IMCaterialo s. m. Materiale: Materia preparata
per qua!sivogia uso; ed al pi. I materiali si dice
di Tutto ciò che raccoglie o prepara uno scrittore
a fine di servirsene componendo un'opera.
H Materiali al pi. iiitendesi pure ordinariam. Quanto
è necessario perula costnuion:^ di fabbriche, edi-
fizj,ecc, come mattoni, tegole, embrici, quadrelli,
pietre, sabbia, ca'ce, ecc.
Materiale add. Materiale, Grosso, Grossolano,
e dicesi di Tutte le cose che non sono raggen-
tilite e r. pulite dall'arte.
H Materiale, ditto di persona, vale Grossolano,
Rozzo, Di poco ingegno. Ignorante; che sostan-
ti vam. direbbrsi Mazzamarrone, Francatrippe.
M:aterialitse s. f. Materialità, figurai. Roz-
zezza, Ottusità, Grossezz:!.
Ma tratta v. a. Maltrattare, Bistrattare, Slra-
nare. Strapazzare; Usar villanie, T.attar male.
Il Sgridare, Rabbuffare: Far un rabbuffo, Riprendere
coi) grida minaccevoli,
Matrieali V. Ma de moce nella voce Ma.
Matrice s. f. 5Ialr.ce e Madre: Nelle Arti dicesi
a Quella forma metallica, nella quale si gettano
i caratteri da stampa, ed anche Quella con cui
si coniano le monete, le medaglie e sim,
« Matrice, nell'uso dicesi a Quel registro che negli
ulfizii serve di madre agli altri, perchè questi
si formano da esso e ad esso si riferi.^cono.
Matricola, v. a. Matricolare: llcgistrare alla
Matricola,
M!atricolou p pass. Matricolalo V.^l/a/nco/d,
.1 Slalricolalo, Bollato: Aggiunto ad un sost., re-
lativo pure a persona, vale Tristo, Da galera,
Degno d'rssef bollato: 0 l'è un furbo, un birbo
r.iatricolòii, ecc.; È un furbo, un birbone bollai»,
matricolalo, ecc.
Matrónn-a s. f. Matrona : Donna autorevole
prr età e per iiobiltà.
Matrimonio V. Mcjozzo.
% Scusa da iinilrivwuj ; .Malrimoniajo, Mezzaro
di malrimonj, ed anche Paraninfo; sebbene questi
propriam. fosse ( (dui che accompagnava lo s|0Sp
allorehò questi menava a casa la nuova sposa.
Matta s. m. Calcsiro. 7". asric. Specie di ter-
reno magro che è poco meno che sasso schietto,
il quale aman le viti.
Mattaxnà s. m. Spicchio di petto. T. m<u>ell.
Stallo di carne solto la spalla.
ì^^
diattéia s. f. Malterìa, 3Taìlezza, JfaiUa, ìrf-
saiiia, Paaìa, Demenza, Follia,
ti Manìa , Giallezza , ecc.: Cose , Azioni , Pvole da
malto.
S Fd de mattèie; razziare, Pazzeggiare, Folleg-.
giare: Far pazzrrie o mallcrìe o pazzie o scar-
tate. Uscir ilei seminato.
3(Ìa.ttcùssos. m. M;iiterello, Mattaccino, Paz-
zcrello, P.i/.zprello, diersi di Chi si mostra cer-
7 veflino, capriccioso o sim., ed anche di Chi dice
0 fa cesa mcn chf ragionevole.
3.1a.ttill V. Miillinn-a.
^lattina, s. f. Maltinata: Tolto Fo spazio delia
mattina, come Giornata si dice diTut:o io spazio
del giorno.
Mattine s. m. Mattiniero, dicesi nelì'nso Colai
che la mattina suol alzarsi per tempissimo.
Matti iin-a. s. f. Mattina e 3Iattino: La parte
del giorno da! levar del sole sino al mfzzodì.
S Dà mallinn-a a scja; Dall'alba alle squille, Dalla
mattina alla s^ra.
3Xatto ^d. Slatto, Pazzo, Stolto, In«ano, Folle,
Demente, Mentecatto; e per bisticcio Matlcmalico.
Usasi anche talora come sost.
I» Pazzo, fignral. Incostante, Vario, Variabile, Stra-
vagante, Bislacco.
Il Malto, si lisa talora per indicare malattia di qual-
che membro, ma specialm. di Gamba: Gumba
malta; Gamba matta.
» — Usato come sost., per Carta da tarocchi o
minchiate, che è Figura di conto, la quale si
■ "confà con ogni caria e con ogni numero, e non
poò ammazzare, né essere ammazzala.
— da ligà; Pazzo da catena: Pazzo assai e che
per soverchio di pazzia mprila d'essere incate-
nato; Pazzo a liandiera. Matto spolpalo, Matto
'da SPtie cotte, Pazzacchione.
— furioso; Frenetico, 3Ianiaco.
§ Avri ùnn-a tacca de malto; Avere o Sentir
dello scemo, Avere nu bel ramo di pazzo o una
vena di pazzia.
§ Chi nasce malto nò guarisce mai; Chi nasce
mallo 0 pazzo non guarisce mai, si dice per
dimostrare Esser vnoXo difficile il mutare i co-
slunii stravagaiili.
% Co-i matti jAe véu 5 brugo; A popol pazzo
prete spiritalo. Deilato prov. e figiir. dinolante
Doversi dare il castigo meritato a chi se lo cerca
in bella prova, ed è prov. simile ai seguenti:
A carne di lupo zanne di cane, Qual guaina tal
" coltello.
S Da matto m. avv. Da pazzo, All'impazzata,
Pazzamente, All'avventata.
S £sc multo camme un cavallo ; Esser pili pazzo
che nn can da rete, dicesi di Chi non ha fer-
mezza, né siabiliià.
li — f?j(i//o da-o piaxeì; Esser ebbro di gioja,
Nrn capire in se slesso o nella pelle.
»— matto e perso pe itiin-a cosa; Essere o
■ Andar malto (ìi checchessia, vale Desiderarlo,
Amarlo ardentissimamente.
i Fd veCjHì mnito; Trar di mente, Dementare,
Dlmentare, Far •mpazzire.
S Cli'è viisciuo i suvii e i matti per fàghe fd eco ;
Ci vollero gli argani, Ci volle del buono, cioè
Abbisognò di mollo prr far fare altrui una cosa.
S ^ìé'comme un malto; Sbracciarsi a ridere, Sga^
Msciarsi, Smascellarsi, Scoppiare dalle rìsa.
MAV
m
% Roba da fd tfrgnt matto; Cosa da far girar gli
arcolai o da fjr impn/zar Salomone.
S Unn-a gdfjgia de matti; Una g.'ibbiata o Una"
nidiata o l'na magica di pazzi o di matti. '
% Vegni mallo; Ammanire, Impazzare, tnsanfre.
Dar la volta al canto, Uscir del suolo, Dar aellé
girelle o nei germidj. _' ""'^r"^
S yvt'i un tnn multo a firtn-0 J9rt*iffhn-a ; Yofipre '
nn ben matto ail uno, vale Amarro ardenremenie.
Miatto s, m. Jlallìii, Mutezza, ecc. V. Mutldia.
]Mattr>n s. m. Cavolfiore bastardo.
AXattutin s. in. Maitniino: Qii. i s-Imi e qnelle
preci che un tempo si dice\ano la mattina in-
nanzi giorno da' sacerdoti, e che tuttora si dicono
in alcune chiese.
Matùrti V. n. Maturare: Il venir de' frulli .a
P'Tfezione.
n Maturare^ metaf. Fare alcuna cosa considerata-
mente e con malurilik di consiglio.
M — Si dice anche delie aposteme, cecche sfa»-,-
vicinano al loro maggiore aumento, cioè a quello
stato di suppurazione che o si aprono da sé, o
abbisognano di lieve puntura per iscaricarsi della
marcia.
S Co tempo e a paggìa se malùran e nèspoe;'.
Col tempo e la paglia si malorano le sofbe o
le nespole. Prov. che vale che Col tempo si
perfezionan le cose.
Mauma s. f. Prodezza, Prodigio, dicesi per fó
più in senso ironico, e vale Un bel colpo riu-
scito a caso.
M[à ved.de v. a. Jlalvedere: Veder di mal oc- "
chio, Odiare, onde: Fase màved.le; Farsi mal-
vedere, Farsi vedere di mal occliio, Farsi odiare.
Maveg-gria s. f. Maraviglia e Meraviglia;
Comnjozione d'animo sorpreso da oggetto iiisoi*
lito; Ammirazione, Stupore.
1 Maraviglia, (Jer Cosa meravigliosa, sorprendente:
A lèddìlo 5 l'è ùun-a màveggiu; É una me-,,
raviglia a vederlo. ;' " '
% Andd de màveggia ùnn-a co«/i; Procedere a
meraviglia chcchessia, vale Miccedere bene; che
au'he dicesi Andar di rondone.
S De màvrggia m. avv. A maraviglia o A meravi-
glia, Maravigliosamente, D'incanto, .\ pennello, ecc.
S £se iinii-a màvrg'iia; Essere una meraviglia,
ciité Cosa grande da fare stupore.
S E sette mavcgge dò móndo; \,p sette meraviglie
del mondo: Presso gli antichi erano Selle opere
che superavano tulle le atre in bellezza e ma-
gnificenza, cioè II faro d'Alessandro, ?,e piramidi
d'Egitto, Le mira e i giard.ni di Fahilonia, Ur.
statua di Giove Olimpio, Il colosso di Rodi, lì "~
tempio di Diana in Efeso e II sepolcro di Mausolo.
Alcuni aggiunsero L'EsCiiIapio d'Epidauro, La
Minerva d'Atene, L'Apollo di Delo, Il tempio
d'Adriano di Cizico. ;^
S Fd màveggia; Dare, Apportare o Far méravr-"^
glia: Cagionare ammirazione, stupore.
^ Fase màvi-gqia V. A/àvcggiflse.
Maveg-griùse n. p. M.iraviprarsi e Méràvi-
gliaisi: Farsi, Prendirsi maraviglia. Rimaner at-
toiito, Sliij)ire.
— fcuii de moddo; Strabiliare, Slralitlfre^ Traseco-
lare, Andar in visibilio ;'BI.i'avit:1iar.si.ollremodo,
Uscir quasi di sé, per, ni era viglia., . , .
IMfa-i^egr&icS.^O add: MaravTgntfsÒ e Mera'vf-'
glioso : Che ap{>orta meravìgìia.
504
MAZ
MEG
Mà.T^sto p. pass. Malvisto: Veduto di mal
occhio, Odiato.
M'avoentéa V. Màinvìo.
Mavoeì v. a. Malvolere : Voler male, Odiare,
onde: Fàsemavoeì; Farsi malvolere, Farsi odiare.
Miaxéa s. f. Maceria, Macera, Macìa, Muro a
secco: Muro posticcio a secco, fatto di pietre o
sassi per sostenere la terra o per altri usi. Ma-
ceria è più nobile; Macìa più comune nella lingua
parlata, e talvolta significa Maro diroccato o Muc-
' chio di sassi.
M!a>3cei v. a. Maturare, dicesi delle frotta ed
^' ' osasi col V. Mettere. Voce del contado.
o^Maxellà s. m. 3Iacellajo e Macellaro, Beccajo
Of ' e Beccare : quest'ollime due voci di suono più
et ignobile: Colui che uccide gli animali quadrupedi
'?* per oso di mangiare.
<>^lM[axella v. a. 31acellare: Ammazzar bestie per
venderne le carni alla macelleria.
'iUjaxello s. m. Macello, Macelleria, a Firenze
Beccheria: Luogo dove si uccidono le bestie e
si vende la loro carne per mangiare. - Scanna-
tojo e Ammazzatoio indicano soltanto II luogo
dove le bestie si macellano.
« Macello, figurai, vale Scempio, Strage, Uccisione
''" grande d'uomini.
Bf a.3cévL add. Sfarinato. Voce del coni, e dicesi
propriam. delle frutte, la cui polpa senza cam-
biare notabilmente di colore, diventa rasciutta
- e insipida e si disfà agevolmente.
IMEaxiua s. f. Macinazione, Macinamento: L'atto
del macinare. - Macinato e Macinatura, La
cosa macinata.
•^Bdaxiiia v. a. Macinare: Ridurre in polvere
•^' checchessia con màcine, e particolarm. il grano
e le biade. Presso qualche scrittore trovasi anche
' - Molendare.
« Macinare, dicono i Pittori Lo stritolare minatis-
simamente i colori sopra d'una pietra col ma-
cinello, e di poi incorporarli con acqua o con
olio di noce o di lino per rendergli atti a poter
dipingere.
a secco; Macinare a secco o a mulino secco,
Murare a secco, dicesi scherzevolm. del Mangiare
senza bere.
grosso; Macinar alto, conlr. di Macinar basso
*' V. appresso Maxind sdllt.
— sótti; Blacinar basso, vale Macinare il grano o
le biade colla màcina di sopra fméua de sdrvaj,
'>' che i mugnaj dicono Coperchio, molto ravvici-
i' ' nata alla màcina inferiore, che i mugnaj dicono
'f Fondo, onde si ha la farina più sottile.
«'Hfaxiniii s. m. Jlacinello e Macinella: Ogni
piccolo strum. che serve a macinare.
— da caffè; Macinello, Macinella, Macinino: Mac-
chinetta per polverizzare il caffè tostato.
• — da coi; Macinello: Strum. di cristallo, di por-
fido, di marmo, con cui si macinano i colori sopra
Dna pietra larga, piana e liscia, detta Màcina.
— da siampoeì; Macinella: Pezzo di legno fatto a
^'S' modo di fun?o o simile, di cui si servono i tor-
*• colieri per distendere e regolar Pinchioslro sulla
*f pietra.
iifl£a>zzeng>o add. Attempato: Che ha molto
<*- tempo. Che si accosta alla vecchiaia; e dicesi
di persona.
S Formaggio mazxengo; Cacio vecchio, dicesi del
Cacio parmigiano, e vale Della migliore qualità;»
Mazzin add. Maggese: Aggiunto che dagli agri-
coli, si usa per dinotare Quelle cose che si ricavano
dalla coltura nel mest; di maggio, come: Ulive
maggesi. Lana maggese, ecc. >'
S Fimzo mazzin; Frugnuolo o Prugnolo nostrale.
T. hot. Agarictis albellus. Specie di fungo man-
gereccio, di grato sapore, die nasce in primavera
ne' luoghi erbosi , ed abbondante nelle valli di
Trebbia, di Seri via e di Staffora.
M!azzo s. m. Maggio: Il terzo mese dell'anno
secondo gli Astronomi , e il quinto secondo l'oso
comune.
H Citiso delle Alpi, Laburno. T. bot. Citisus la-
burnum. Albero di terza grandezza che al mese
di maggio produce dei bei fiori gialli a grappoli,
che hanno on leggero e grato odore; volgarm.
Majo. Il Citiso di Virgilio è la Medicago arborea,
comune nelle campagne partenopee e in altri luoghi
meridionali d'Italia; volgarm. Majo, Majella, Mag-
giociondolo.
— sciùto, bón per tutto; Maggio asciutto, gran per
lutto. Prov. contad. di chiaro signif.
— ventóso , anno abbondiSso ; Maggio ventoso ,
anno fruttuoso. Altro prov. contad. egualm. dì
chiaro signif.
% Né pe mazzo ò pe mazzdn w5 levate 5 ptl-
lissòn; Né di maggio o di maggione non ti levare
il pelliccione. Prov. che dinota Non doversi in
tal mese ed anche più in là alleggerire degli abiti,
giacché il freddo ordinariamente suol ancora
continuare.
Medag>g>ia s. f. Medaglia: Impronta o Impréìsa
d'uomo illustre e di un Santo, fatta in oiro, in
argento, in bronzo o in altro metallo, di forma
simile alle monete e di diverse grandezze,
« Medaglione. T. d' Archit. Ornamento di mezzo
rilievo e di figura rotonda, in cui sia effigiato
il capo d'un principe o d'un altro personaggio
illustre ò qualche impresa memorabile.
Meda^g-i5ii V. Medaggia nel 2" signif.
Il Picchiapetto: Quella medaglia d'oro che usano
portare le donne della plebe o le conladine al collo
pendente sul petto.
Mediato s. m. Sensale, Mediatore, Mezzano
V. Sensà.
Mediazióu s. f. Senseria, Mediazione V.
Senstija.
Mediocritse s. f. Mediocrità : Slato e Qualità
di ciò che è mediocre.
Miedita v. a. Meditare: Considerare attentamente
coll'intellello alcuna cosa, Fermare la mente sopra
qualsivoglia materia speculativa.
M!editazi5ii s. f. Meditazione, Medilamcnto:
Operazione delia menle applicata alla ricerca e
conoscimento delle verità nascoste colla scorta
della propria ragione.
II Meditazione, per Considerazione de' Misteri e
delle grandi verità della Religione cristiana.
Mèg-a (ErbaJ V. alla voce Erba.
Még-a V. a. Medicare, antic. Mediclnare: Curare
le infermità con le opportune medicine.
« Medicare, figurai. Rimediare ad alcun male o di-
sordine: Che l'han mSgd con da moniza; Gliela
medicarono a forza di danari.
S Mègàse n. p. Medicarsi, antic. Medìcinarsi: Me-
dicare se stesso.
Melassi s. m. pi. Tórsoli o Tùtoli dì gran
ciciliano: Le spighe o pannocchie der grano
MEG
MEI
MS
ciciliano o torco, toltine i granelli. Servono a far
bragia da mettere ne' caldani o nelle cassette da
piedi.
Afég'Iietto s. m. Medichino: Medico dì poco
valore, e anche smilzo e piccolo o troppo giovine.
ACég'io avv. compar. Meglio ed anche Me' col-
r apostrofo, vale Pili bene: Dormiò megio sta-
néuUe; Dormirò meglio quest'altra notte.
«I Meglio invece di Pili: 0 l'è mègio edùcou che
■ ^,i airi; È meglio educalo degli altri.
•• — per Più, In maggior quantità: Questa villa
a nh ve péu rende de mègio; Questa villa non
vi può rendere di meglio.
« — per Più facilmente: E pe poeighe megio ar-
rivò ... E per poterci meglio arrivare . . .
S À bellamègio V. questa locuz. alla sua sede alfab.
% De ben in mègio; Di bene in meglio. Posto avv.
■i^.. espone il passaggio d'ana in maggior prosperità.
S Fé mègio; Far meglio: Operare in forma mi-
gliore : Chi 5 critica, facce mègio; Chi lo critica,
faccia meglio.
$ Sta mègio; Star meglio, vale Essere in migliore
stato, e comunem. Esser guarito da ana malattia:
Cómmc sta 5 Sciò Luigi ? 0 sta mègio ; Come
sta il Sig. Luigi? Sta meglio.
M — mègio ùim-a cosa a ùnn-a pers5nn-a; Star
meglio una cosa a chicchessia, va!e Convenirgli
maggiorm.: Quest'impiego 5 sta mègio a voi che
a mi; Quest'impiego sta meglio a voi che a me.
S Zùgd a chi fa mègio; Fare a chi meglio meglio,
cioè Gareggiare a chi può far meglio.
JMEég'io add. comp. Meglio , vale Più buono, ed
è lu stesso che Migliore: Sensa vantarne, 5 mce
B l'è mègio dò so; Senza vantarmi, il mio è
meglio del suo.
n Meglio, accompagn. coH'articolo vale Ottimo, II
migliore: 0 l'è ó m^gio béti da stalla; È il mi-
gliore fra tutti.
Még-io s. m. Meglio: Cosa migliore, La miglior
cosa : 0 mègio 5 saeiva anddsene tutti; Il meglio
sarebbe andarsene vìa tutti quanti.
n Meglio, per La parte migliore d'una cosa: 0 t'ha
tegnùo ò mègio; E' si tenne il meglio.
S Fd 5 mègio d'ùnn-a persònn-a; Far il meglio
, d'uno, vale Far ciò che più gli torni a conto:
Ho ammioù de fa 6 vostro mègio; Procurai
di fare il vostro meglio.
S L'è megio andd a casa c'ùnn-a raxòn ma dita
che co-a testa rótta V. Casa.
H — mègio cazze d'un scaen che da ùnn-a scaa;
È meglio cader dal piede che dalla vetta ovv. É
meglio cascar dall'uscio che dalla finestra. Prov.
di piana intelligenza.
« — mègio èsc invtdice che compatii; È meglio
esser invidiati che compatiti. Alodo proY. assai
chiaro.
n — megio èse padrBn d'ùnn-a sàssoa che ca-
pitannio d'ùnn-a nave; É meglio esser capo di
incertola che coda di dragone, ovv. esser capo
> di gallo che coda di leone, ovv. capo di laccio
che coda di storione. Prov. e vale È meglio esser
il primo a casa sua che il secondo a casa d'altri.
n — mégio èse soli che md accòmpagnce \. Ae-
cdmpagnd.
. n — mègio 5 poco che ò ninte; É meglio tal quale
che senza nulla slare, É meglio qualche cosa che
nulla, É meglio scàlbatra che nulla pesce. Prov.
chiaro.
tt — fnegio ò vi'n cado che l'agtta fresca; É meglio
vin lorbo che acqua chiara. Prov. de' beoni.
» — mègio perde un dìo che a man V. Dio.
n — mègio tardi che mai; È meglio tardi che
mai 0 una volta che mai. Prov. che si applica
molto spesso al correggersi, al rinsavire.
M — mègio un aggiustamento magro che ùnn-a
sentensa grassa V. Aggiustamento.
n — mègio un dò de stacca che un dò de chiù
V. Chéu.
11 — mègio un éuvo anchéu che ùnn-a gcUlinn-a
dòman V. Éuvo.
n — mègio un peccetto in man che un tórdo o
ùnn-a pernixe per l'aia; È meglio un uccello
in gabbia che cento per aria. Un uccello in mano
ne vai due nel bosco, Val più sqaincione in man
che tordo in frasca. Prov. dinotanti Che devesi
più far capitale sul poco e sicuro che sol molto
ed incerto.
H — mègio vegni ròsei che ncigri; È meglio di-
ventar rosso che livido. Prov. che vale É meglio
nmiliarsi a domandare l'altrui soccorso che morir
di fame.
$ 0 faeiva mègio a taxeì; Farebbe il suo meglio
a starsi zitto.
S 0 mègio 6 sta sempre a-o fóndo; I pesci grossi
stanno al fondo: Il meglio per lo più viene in^ne.
$ Se ti nò g'hcB de m^gio ... Se non hai di me-
glio, e comicam. Se non hai altri moccoli.. .
IMEeg'ioà. V. a. Migliorare e più comunem. Mi-
gliorare: Ridurre in migliore stalo.
n Migliorare, in signif. neut. Acquistar miglior essere
0 miglior forma, Prosperare.
w — Ricuperar le forze. Alleggerirsi dalla malattia,
Rimettersi, Riaversi, Riprendere o Pigliar forze
e vigore.
I^eg'ioaimento s. m. Meglioramento e più
comunem. Miglioramento: Il migliorare.
JtS.éso s. m. Medico: Dottore in medicina e Quegli
che cara le infermità.
— da cùa; Medico cnranle.
— grammo; Medico da succiole, MedicastroDZolo,
Medicastro: Medico di poca scienza o valore.
— vegio e chirurgo zóveno. . . Prov. che e' insegna,
pel bene degli ammalali, dover il medico esser
vecchio, ed il chirurgo giovane, perchè più pronta
e sicura è la mano nella gioventù, e maggiore
è l'esperienza ne' vecchj.
S Cerca 5 md cómme i mèghi V. Cercd.
% Piscia cicco e incàghite dò mègo; Piscia chiaro
e fatti beffe del medico ovv. ed abbi in tasca
il medico. Detto prov. che significa che I sani
non hanno bisogno del medico; e figurai. Abbi
pura e nella la coscienza e non temere.
SJCég^o s. m. Assenzio. T. bot. Àrthemisia absin-
thium. Pianta di steli diritti, ramosi, biancastri
nella gioventù; i fiori piccoli rotondi, pendenti,
giallastri e terminali a grappoli; le foglie alterne,
picciolate, composte, molto fesse, e adoperate in
medicina come toniche e slimolanti.
Mei s. m. Mela, e nell'oso comune Pomo: Frutto
del melo, detto dai Botan. Pirus malus. Ha la
forma per lo più globosa, talvolta bislunga, ma
sempre più grossa verso il picciuolo; la boccia
per lo più liscia, rilucente; la polpa soda, poco
acquosa: il picciuolo piantalo in un avvallamento
0 pozzetta conica, cortissimo, per lo più sottile;
le celiale dal tórsolo (rBzig$%o) eartilagiRM, doN
»Ww*
MEI
MEI
«lasliche. Havvene di più sprclc ohe prendono
diversi nomi dei paesi (ive nascono e erescono.
e ve ne sono anclie dei pn^prj in ciascun luogo.
. Io ne descriverò le principali e lepù noie, Iraltó
6 della Pomona italiana del Conte GaUesio.
— C'irlo; Mela caria: Sorta di mo!a che, tranne la
Renetta, non h;i altra ciin la paregui, ed a hnon
drillo si può chiamare la regina delle mele croc-
• cinti. Essa è squisita ed unica che possa far dì
'. sé bf^lla mostra sulle tavole di lusso e presso le
persone d'oitimo jjii.sto. La liuccia è liscia, hianca,
,'con una macchia di bellissimo porp rino. É man-
igìabile dal momento in cui è colla sino alla
-rprimavera, e in tulla questa stagione è sempre
KS^qnisitissima, ora pel croccante della sua polpa,
*fora pel suo butirroso, ora per l'aroma die profuma
.'U palalo, ora pel sapore che lo delizia, senza che
B«fa facile a determinare in qual punto sia da pre-
"ferirsi. Col finir dell'inverno perde le proprielà
che la rendono così preziosa, e diventa insipida.
— carpitndù; ìli'ìa carpendola o curtipéndola: Surta
di mela delle più .'pprezzate a polpa carnosa. Ha
una grossez/.a media, è compressa alla base e non
-.Vijevaia alla corona ; la sua forma è regolare se-
mibf'Tica, e pende da un picciuolo corto e sottile.
ola buccia è verdastro-nigginea , qualche volla
flfumaia dì rosso, ma di rado, liscia quando si
coglie, masi raggrinza nella maturità senza cangiar
di colore; la po'pa è carnosa, ma lina, tenera,
^-sdelicata, dolcissima. É molto apprezzata nel Pie-
monte.
— cotogno; Mela cotogna: Sorla di mela grossa,
lanugirrosa e alquanto lunga, di color gialliccio,
di sapore per lo più afro e ; cetoso, e di odore
assai acuto. Usasi specialmenie per far le cotognate
'■ fmarmellatc).
— dall'orto; Meta panaja o flagellala: Sorta di mela
grossa, tondeggiante, nn poco compressa alle ilu"
estremità, coperta d'una buccia giallastro, screziala
più 0 meno di rosso sanguigno in liste confuse
irregolari, e contenente una polpa croccante, me-
diocremente fina, un poco acidula e d un sapore
, assai invaio. Si raccoglie in ottobre e dura tutto
l'inverno.
— •ginncht'tto; Mela bianchclta : Porta di mela assai
1 stimabile fra le crocranli; essa è tonda e mollo
rassomiglianLe nella tiiiura alla Mela caria. La sua
} buccia, verde a principio, diventa biancn-jiial-
logiioìa nella maiuriià, ed ha sulla sup"rlìcìe una
marchia di porporino sfumato; la polpa è carnosa
e d'un gusto Sipiisiio. Si- coglie in settembre e
dura tutto l'inverno.
— napiolo; Jlda appiola: Sorla di mela mediocre-
mente Slimata fra qnelle di polpa carnosa. È d'una
grossezza regolare; la sna buccia è tinta d'un bel
giallognolo quando è matura; la polpa croccante,
idura ed ha un dolce non ismaccato. Non è mollo
sngosa. Si coglie nel mese d'agosto. e dura a lutto
"^étlobre. *
— pipiti; Mela pnpina o poppina : Sorla di mela
che in Italia tiene uno dei pnmi posti fra le mele
carnose. La su;i forma varia fra il rotondo e il
turbinato; la buccia, in principio verdastra, si
*Volg^ in giallo nel maturare, rd è variala so-
vntte da «n p V di ruggine e da una macchia di
rósso spicraniissimo. La polpa è carnosa, mor-
bida e gftntile, e ba uoa doicezea ch« supera'
le altre senza essere smeeeata. L« daraW é la
S
qnaHlà cfie la distingue; comincia ad essere miin-
giabiìe ili dicembre e va maturando continuamente
dal geunajo all'aprile.
— rùzzeneiìto; Mela ruggine o roggia: Sorta di mèla
che ha la buccia nsjira al tatto e inelegante alla
vista; quando si raccoglie è tinta d'un verdastn^
sudicio, tigrata da un bruno chiaro che appena
si distingue dal verde; in proporzione che avanza
in maturazione il verde si volge in un rosso por-
porino vivissimo, e il bruno che la copriva si cangi»-'
in un roggi iie() scuro che lascia traspirate il rosso
( ve a niaccliift ed ove velato, e che ha l'aspetto
d'un marmoralo grazioso. In settembre è dura,
aspra e acida ; a poco a poco si ammorbidisce
e diventa mangiabile. In dicembre è dolce, sugosa
e gentile.
Sonovi inoltre altre specie di mele, come Le
nane, Le ros", Le campo. Le sampieidarena, ecc."*
che ritenendo lo stesso nome sì in italiano che
nel dialetto, io le tralascio per amore di brevità
ed anche perchè non le trovai seguale nell'opera
indicata.
3 Dònn-e parolle e meje nissc nS rdmpan a testa
a nisciùn .... Dettato prov. che non ha cor-
rispondenza italiana. Vi si potrebbe sostituire que-
st'altro tose, siccome quello che più lo ravvicini
nel s gnitìcato, cioè Le buone parole acconciano
i mal fatti, che vale Dando buone parole si mitiga
altrui il dispiacere d'alcuna cosa molesta.
S Un mei murso 5 ne guasta cento; Una mela
guasta ne infracida cento, Una pera fradicia ne
guasta un mont^, Una pecora marcia (o rognosa)
ne guasta un branco. Una pecora infetta n'am-
morba una sel'a. Dettato prov, dinotante che Un
solo tristo è capace di far venir tristi molli, con-
versando con esso.
'*Meicà<lo s. m. Cilindro o Cappello a cilindro,
dicesi per iseherzo dal volgo.
]>Iei;ari:*a;iià, s. m. Melagranala e più comnn.
Melagrana: Frullo del Melagrano, chiamato dai
Bolan. Punicuin gi\:nn/uin, buono a mangiare
che racchiude in sé molti granellini rossi delti
Chicchi, d visi da nna pellicola gitila detta Cica.
Havvene di più f;itle, le Unici, le forti e le vi-
noxe dette in Toscana 3Jelagrane vajane.
]M[eistx*a< s. f. Maestra: Macslressa di scuola, -
e ne' Monasteri Maestra delle novizie.
n Jlaestra. T. stamp. Propriam. non è dltro che Un
segno qualunque posto all'un dei lati del timpano,
onde regolare la gius a impuntatura dei fogli che
sticcessivameiile si stampino, e ottenere in essi
l'uniforme uguaglianza dei margini in pie di pagina,
e render possibile il registro.
— da giuncaja; Cucitora in bianco: Donna che cuce
biancheria.
— da robe ; Sarta da donne ; Colei che, prezzolata,
taglia, cuce e fa vesti donnesche.
§ ErboQ da meisira; Albero di mneslra. T. mar.
È il maggiore degli alberi d'una nave; ed in quelli
di tre albiTi è il medio e porla la vela di maestra.
% Vcja di' meistra; Maestra o Vela maestra o Vela
dì maestra. T. mar. É la maggiore delle vele, ed
è portala dall'albero di nia''Slra.
Meiisitra, s. m. Maestrale e Maestro: Vento che -^
spira tra la tramontana e il ponente; chiamasi
pure Nòrd-ovest.
Meisttraiiaà. i. f. .Maeitrania : Propriam. Mol-
titudine di maestri die intendano ad an lavorb;
MEI
MEM
607
e generalm. nella Marineria e nella Milizia titlte
.: le classi d'operai che presiano l'opera loro negli
arsenali o ne' lavori prescelti dagl'ingegneri e in
. quelli dell' arliglieriH, come Jlaeslri d'ascia, Cala-
fati, Falegnami, Fabbri-ferrai, Muratori e sim.
M!eist]:*etto s. m. Maestrino. Dimin. di Mae-
stro, ed è dello per lo piìi a Maestro giovine,
- A/aestronzulo e JUucsliùcolo, Maestro di poca
abilità.
]l£eìsti*o s. m. Maestro: Uomo ammaestrato e
dotto in qualche arie o scienza,
n Maestro, per Colui che insegua qnalche scienza
od arte.
•I — e per sinc. Mastro: Titolo d'oomo perito in
qnaUhe arte o mestiere.
— d'ascia; Maestro d ascia: Quegli che lavora ai
bastimenti sulla marina.
— de camera; Maestro di camera, dicesi II prin-
cipal cortigiano del principe.
— de coppella; 5Iaestro di cappella: Direttore dei
musici delia cappella; ed anche Compositore di
musica.
— de cuna; Maestro di casa. Maggiordomo: Quegli
che sopranlenile all'economia.
— de ceivionie; Maestro di cerimonie: Colui che
sopranlenile e regola le cerimonie ecclesiastiche;
altrim. Cerimoniere.
— de ihùxica; Maestro o Maestro di mnsica: Com-
positore di musica si sacra che profana, e ne
f dirige l'esecHiione.
—t de posta; Maestro di posta, Postiere: Colai che
: (tiene i cavalli da posa.
—t,4ramonkinn-a; Maestro-tramontana: Nome di
g^Pflto che spira tra il maestro e la tramontana;
che pur dicesi Nord-nord-ovest.
5 Cólpo ila meislro ; Colpo da maeslro o di maestro,
dicesi Quando uno fa o dice qualche cosa con
maestria e sagacilà, Bel colpo.
% Dall' òpea se conosce d meislro; L'opera loda
• il maeslro, cioè La bontà del maestro si conosce
dall'opera.
S Nisciùn nasce mcistro; Nessuno nasce maeslro.
S l'oncnle-meislro ; Ponente-maestro: Vento che
spira tra il ponente e il maestro; che anche di-
cesi Ovefl-nord-ovest.
M[eisti*o add. 3Iaeslro: Dotto, Che sa operare:
Truvogijio fwfo da wton meislra; Lavoro fallo
■ da mano maestra.
n Maestro per principale; Slradda mcistra, Porta
. meitlra: Strada maestra, Porta maestra.
% Cavo meislro: Cavo maestro: Gomena maestra
cioè La maggiore di tulle.
$ Ciùmme meislre ; Penne maestre: Le penne più
grandi e più importanti, Le principali dell'ale.
S Lihbro vieistro; Libro maestro o mastro V.
Libbra.
% ilùugia meistra; Muro maestro: Jluro principale
d un edilìcio.
S Réua meislra d'in reléuio; Ruota maestra 0
principale d'im orologio.
S Fe«/j-a meislra ; Vena maestra : La vena prin-
cipale del garello del cavallo, del Lue o sim.
"Meita V. ilcrttd.
IMLejóu s. m. Popone: Sorta di frutto assai grosso,
molto acquoso e di buon sapore, di buccia tra
verde e bianca, reticolata e bernoccoluta, lalvoila
. -I spicchi, di color* al di dentro reesign» e Uk
lora Ì)ianeo, a
I t
— ehi pa sùeea; Poponella: Popone vano il quale,
per essere insipido e spiacevole, è detto anche
Zucca.
Miei tao s. f. 3Ielà: Una delle parli di checchessia
tra loro eguali, che unite insieme compongono
il tutto,
g A moB meitce; La mia metà, dicesi famigliarm.
pf'r Mia moglie.
Meiza^nn-a, s. f. 31elanzana, Petronciano e
Petonciano. T. boi. SoUmnm utsanum. Pianta
che si coltiva n"gli orli ed ogn'anno rinasce dal
suo seme. Produce un frutto grosso come una pera,
talvolta bislungo e talvolta cilindrico, di color vio-
letto, il qual mangiasi collo in più maniere. Fio-
risce nell'estate ed è originario delle Indie. - In
Firenze diconsi per simil. Uovoli Le petronciane
bianche, le quali non si vedono sui nostri mercati.
■j-Meiacao s. m. 3fésero. Voce nostra che non
ha corrispondenza italiana: Q'iella gran pezzuola
di pnnno lino o di cotone, con campo stampato
a varj disegni e colori , che usano portare fra
noi le donne di bassa condizione e scende giù
per le spalle.
]!^eize s. m. Mese: Una delle dodici parti del-
l'anno,
n Mese, per Mesata, ossia La paga od II salario
dun mese: Ve l'hunpagàu 6 meizeì Ve l'hanno
pagalo il mese?
S 0 pnmmo dò meize; Il capo mese.
% Quanti n'emmo dò meize? A quanto Siam noi
del mese?
IMCeizia V. appresso ileizoa.
Meìasoa s. f. Madia : Specie di Tavola quadra
con rialti da tre sponde per uso d'intridervi dentro
la pasta da far il pane od altro.
Melas&io s. m. Melazzo: Sostanza liquida, di
sapor dolce smaccato, non crisialli^zabile, che
trovasi misto con lo zucchero quand'è trailo dai
vegetabili, e dal quale vien poi separata colla raf-
finazione.
Afélo s. m. Fragola V. Metello.
]M[el«>n V. Mi'jì^n.
Meml>r>ann-a s. f. Membrana, Tunica,
Buccia, Pellicola.
n Membrana, in Anatom. è Nome generico dato a
Certi tessuti organici slesi largamente sopra i
visceri o disposti a foggia di lunghi tubi, che
stanno collocati gli uni nell'interno e gli altri
aTesterno del corpo.
Miemòia s. f. 3Ierooria: Facoltà, per mezzo della
quale l'anima conserva e ridesta in se stessa la
ricordanza di checchessia; Reminiscenza, Ricor-
danza, Rimembranza.
H Memoria, per Ricordo, Annotazione, Istoria e sin.
n — per La riputazione buona o cattiva che dopo
morte resta d'alcuno.
M — per Cosa data o lasciata in contrassegno di
checchessia per ricordare.
— da galli; 3Iemoria labile, infedele: Alemoria che
non riliene.
— debole; Memoria debole, cioè infievolita o in-
fralita da malattia o ('a altro.
— de {cero; 3Ienioria tenacissima.
S Aveì a memòia; Aver a o alla mente o alla
memoria, vale Ricordarsi, Rammemorarsi, e di-
cesi anche di scrìtto che si sappia a memoria.
S BBnn-m memòia; Memoria Jedeie, provala, felice,
fipMOi, viva, tente». .s^ r^Mes
108
MEN
MEN
% Chi non ha de memòia ha gambe; Chi non ha
testa ha gambe , dicesi prov. Quando essendosi
dimenticata una cosa in qualche luogo da cui si
è partiti, bisogna ritornarvi per prenderla.
§ De b6nn-a memòia; Di buona, Di cara, Di fe-
lice, Di santa memoria e sim., si dice per ono-
rare la ricordanza de' morti.
S Fase memòia d'ùnn-a cosa; Farsi memoria di
checchessia, vale Prenderne ricordo, Farsene
. noia.
$ Grattate a memòia; Grattarsi la memoria, Farsi
g, risovvenire.
i Libbretto de memòie; Libretto da ricordi.
jS Manca a memòia; Venir meno, Scemare, Fal-
lire, Mancar la memoria.
^ Mette in memòia; Ricordare, Rammentare, Far
a sovvenire.
'^^ 3aveìà memòia; Saper a mente o alla memoria
^ V. sopra Aveì a memòia.
S Tegni a memòia; Tener a mente o a memoria,
vale Aver alla memoria, alla mente. Ricordarsi,
Rammemorarsi.
I^enà. v. a. Menare: Condurre da un luogo a un
altro; e dicesi tanto d'uomini che di bestie.
« Menare, parlandosi di strada o sim., vale che
1^. per essasi va al tal luogo: Questo strazetio «5
menn-a a gexa; Questo tragello mena alla chiesa.
9f: a pasta; Rimenar la pasta, Dimenarla, Agitarla.
9^ a spasso; 3Ienar a spasso: Condurre altrui a pas-
seggiare.
—, bòn; Menar buono: Approvare, Concedere, Far
buono.
«^ e salacche; Menar le gambe o le seste. Menar
delle calcagna, vale Camminar velocissimamente,
ed anche Fuggire.
— pe'O naso ; Menar pel nase : Condurre uno a suo
talento, Far girar uno a suo modo. Abbindolare,
Aggirare alcuno, Carrucolarlo.
<^ ònn-a vitla b6nn-a o cattiva; Menar una vita
santa, onesta, o scandalosa, ecc.
S Che n'é pe l'aze e pe chi 5 menn-a V. Aze.
S Lascidse mena pe-o naso; Lasciarsi aggirare
t come un arcolajo, Farsi girare come un palèo,
Lasciarsi levar in barca, Lasciarsi ferrare.
mènda, s. f. Merenda : Il mangiare che si fa tra
• il desinare e la cena.
$ S5n eòi a menda; Sono cavoli a merenda V. Còu.
BdCéndà. v. n. Merendare: Mangiare tra il desi-
nare e la cena.
Atendicà v. a. Mendicare, Limosinare, Accat-
ìb lare, Questuare.
n Mendicare: Procacciare , Ricercare con solleci-
U tudine checchessia quasi a modo di chi supplica,
come fanno i mendicanti.
— de scùze, di pretesti; Andar cercando o men-
dicando scuse, pretesti.
Bdeudiooo add. Mendico: Quegli che è ne-
cessitalo ad andare accattando e limosinando per
sostentarsi.
•• Mendico, metaf. Mancante, Che scarseggia di
checchessia.
BdCenestra. s. f. Minestra: Vivanda composta
0 di pasta o di riso o di pane o d' erbe o di
legumi 0 di parecchie di queste cose mescolate
insieme colle in mollo brodo o in acqua condita;
} «llrim. Micca, Basina, Basoffia, ma sono voci
0', basse ed aoliq.
— broddota; Minestra brodosa.
— co-a mescciùa V. Mcnestrdn.
— in tò grasso o in 15 broddo; 3Iinestra al grasso.
— . in tS magro; Minestra di magro.
— sciùta; Minestra asciutta.
— verde; Minuto.
S A meneslra a l'è a biava dell'ommo V. Biava.
^ 0 mangia questa mencstra ò sàta questa fe-
no.stra V. Fenestra.
I^euestz*à> s. m. Minestraio, Mangiaminestre:
Uomo che ama assai la minestra.
3J[enestx*ìiiii-a. s. f. Minestrina. Diminuì,
di Minestra : Minestra leggerissima che si di a
mangiare a' malati, onde: Vive de mcnestrinn-e ;
Stare a minestrine, dicesi di Chi, essendo malato,
non può, né deve mangiar altro che minestre
leggerissime.
]M[eiiesti*ì>ii s. m. Minestra maritata: Minestra
di pasta o dì riso cotta con mistura d'erbaggi
e di civaje. I toscani dicono Minestra maritata
a quella fatta di varie qualilà di paste mescolate
fra loro.
IMCenissà. v. v. Minuzzare, Minuzzolare, Smi-
nuzzare, Sminuzzolare: Far in minuzzoli, Ren-
dere in piccolissime parli, in minutissimi pezzi.
AdCenissetto s. m. Minuzzolo, Minuzzolino.
Dimin. di 3Iinuzzo.
IMCenissiu Y. Menissetto.
Mieuiseio s. m. Minuzzo, 3Iiuuzzolo, Tritolo:
Minutissima parte di checchessia: e non usasi
che accompagnato col v. Fare: Fa in menisti;
Far in minuzzoli, in tritoli, in braffl, ecc.
Mienu-a. s. f. 3Iena, Qualità, Guisa, Sorta, Fog-
gia: Gh'èan òxcUi de diverse menn-e; V'erano
augelli di diverse mene.
JMCóuoao s. f. Ménola. T. iltiol. Sparus mcena.
Pesce del genere degli Spari, il cui color generale
è biancastro, con islrisce longitudinali numero-
sissime, strette ed azzurre; tulle le pinne rosse
ed una gran macchia nera da ciascliedun lato,
a un dipresso sopra il pòdice. La sua carne è
sovente magra, duiu, :n<:ipida: nondimeno quando
è ingrassalo, il sapore non disgrada. É pesce
fecondissimo. Vive nel 3Iediterraneo, annida nel
mare Adriatico e particolarm. presso Venezia, dove
se ne piglia gran quantità colla lenza e colla rete;
vi si vende a mucchj e salar si fa in gran numero.
'Menóu. s. m. Menalojo. T. cart. Arnese di legno
di varie fogge, a uso di agitare il pesto fpistoj
nel tino per impedirne il sedimento.
IMCenta, s. f. Menta : Genere di piante, della fa-
miglia delle Labbiate, di cui sono piiì specie: le
principali sono La menta ortense e La piperilide.
La Alenta ortense, delta anche Menta volgare,
Menta ortolana, Menta domestica (Mentha viri'
disj, ha gii steli numerosi, lisci, ramosi; le foflie
sessili, lanceolate, appuntate con i denti radi; i
fiori, alquanto rossi a spighe gracili, lunghe. Fio-
risce nell'estate ed è comune negli orti.
La Menta piperilide, della anche Menta peperitf,
Menta pepe. Menta peperina. Menta viperina {Men-
tha Piperita), è una specie comune ne'giardini. Ha
l'odore della Menla volgare, ma molto più forte
e di sapore bruciante. Da essa si distilla un'ac-
qua e olio volatile utilissimi per gli profumieri
e confettieri, non che per la medicina. I suoi
cauli sono quadrali, diritti leggerm. pelosi, ele-
vaniisi circa cent. 'iO, glabri alla base ; le foglie
picciolate, ovali-oblunghe, appuntate, deoUte in
MER
MER
«HA
sega; i fiorì alqaanto rossi, a spighe corte, ci-
lindriche, smassaie in cima. É indigena dellìn-
ghillcrra e fiorisce nell'estate.
]!kIenta<is»o o Mientastiro s. m. MelT=
taslro, Mentone, Menta salvalica, Incensaria. T.
[^ iwl. Mentha sylvestris. Pianta che ha gli steli
*' diritti, cotonosi, le foglie sessili, ovato-rotonde,
grinzose, grosse, nn poco dentate, cotonose al di
sotto, i fiori carnicini, in spighe gracili lunghe.
Fiorisce nell'estate ed è comune ne' fossi.
llf enti V. n. Mentire: Dir bugia, Non dire il vero.
M!ento s. m. 3Ienlo: Parte estrema del volto
umano sotto la bocca.
— de cassetta; Bazza V. Cassetta.
— dd cavallo; Barbozza: Quella parte della testa
del cavallo dov'è il barbazzale.
ÌMEenùag'g-ia. s. f. Spiccioli ai pi.: Moneta
piccola spezzata, contrapposta a Moneta d'oro e
d'argento : N5 g ho atro che ùnpo de menùaggia;
'Non ci ho altro che alcuni spiccioli.
BCeuzi^ii. s. f. Menzione, Rammemorazione,
Rammentazione , Nominazione.
S Fd menzión d'ùnn-a cosa; Far menzione di
•'•'. checchessia, Nominare, Mentovare, Jlenzionare.
Ikfenùetto s. m. Slinnetto: Danza composta
d'un solo passo rinnovato sulla stessa figura. Ballo
semplicissimo tuttora usato fra' contadini.
Bfenùo da. 'bausa.; Portata minore V.
Bànsa.
menùo add. Minuto: Che ha poco di grossezza,
di circonferenza o dì volume.
« Minuto, aggiunto di persona, vale Di membra
assai delicate e sottili. Gracile, Magro, Scriato,
Esile.
^'# •— Aggiunto dì popolo, vale Minuale, Di bassa
condizione. Di plebe.
" — Aggiunto di spesa, vale Tenue, Di poca im-
portanza: Questi sSn pe-e speize menùe; Questi
(danari) sono per le spese minute.
» — per Preciso, Particolare: G'hò [ceto a de-
scriziSn ciù menùa de quanto l'è successo ; Gli
feci la più minuta descrizione di quanto accadde,
ti — Aggiunto di danaro, vale e dicesi Spicciolo,
Spezzato: N6 ghe n'ho de menùi; Non ho mo-
neta spicciola.
" — Aggiunto di bestie, sì dice delle pecore, capre
0 sim., a differenza delle bestie grosse, come
'>»''■' buoi, vacche, ecc.
S Pe menùo; A minuto. Per minuto o Per Io mi-
nuto. Posto avv. vale Minutamente, Sottilmente;
e figurai. Attentamente, Diligentemente, A parte
a parte.
S accatta 0 Vende a menùo V. A menùo.
"Mienùto s. m. Jlinuto V. Minuto.
BJCenùzia s. f. Minuzia: Cosa dì poca Impor-
tanza-, Bazzecola, Chiappola, Bagatella, Ciammcn-
gola, Cianciafrnscola.
Me paei V. A me paeì.
M!ex*cansia, s. f. Mercanzia , Mercalanzia ,
Merce: Gii effetti che si trafficano.
' « Mercanzia, figurat. dicesi d'Ogni sorta di cosa,
ancorché incorporea: A l'è ùnn-a certa mer-
cans'ia che ecc. ; É una certa mercanzia che ecc.
S Fd mercansta d'ùnn-a cosa; Far mercanzia o
mercato d'una cosa, vale Trarre utile contro il
dovere o contro la convenienza da alcune cose
sacre o reverende, Farvi su illecito guadagno.
Mercante s. m. Mercante, Mercatante, Mérca-
danle: Quegli che esercita la mercatura, Traffici-
tore. Negoziante.
— da béu ; Boattiere : Mercante da buoi. '
— da gran V. Granatttn. *
— da panni ; Panniere , Pannaiuolo : Mercalièp ÌU
panni. ^'^
— da tosa; Setaiuolo: Mercante dì seta. '"
— da stoffe de swa; Drappiere : Mercante di drappi,
di stoffe dì seta.
— da teja; Telaruolo: Mercante di tela, Che vénde
telerie. • '
S Fa oège da mercante; Far orecchie dì mercante.
Modo prov. che vale Far le viste di non sentire,
a gnisa che fa il mercante quando il prezzo della
mercanzia non gli piace.
Mer^e s. f. Jlerce, Mercanzia V. MercaHsìa.
— de carte; Seme: Una delle quattro diverse serte,
nelle quali son divise le carte da giuocare, cioè
Cuori 0 Coppe, Quadri o Danari, Fiori e Spade.
S Andd da mcexima o da mexima merce; An-
dar dello stesso piede, Andar di pari o del pari.
Esser d'un pelo o d'una boccia. Battere a un
segno, figurat. valgono Avere una medesima io^
. clinazione.
Mercoledì V. Màcordì.
B£ercóti s. m. Mercato: Luogo dove si tratta
di mercanzia, e dove si compra e vende.
n Mercato, dicesì più specialm. nelle città o grosse
terre Quella piazza dove si vendono lotte le
qualità di cose mangerecce; antic. Mercatale.
S A bdn mercdu; A buon mercato. Posto avv.
Per poco prezzo, A basso prezzo.
Mercùio s. ra. Mercurio, Argento vivo, Idrar-
giro: Metallo bianco, liquido, col quale si fanno
molte preparazioni.
Mex>da s. f. Merda : Escremento dì cibo, sce-
verato per concozione e digestione, che si manda
fuori per l'ano; altrim. Sterco.
« Jlerda, usasi talora qoesta voce per dispregio o
avvilimento di checché si tratti.
— de cavallo, d'aze, ecc.; Stallatico. - .
— de còmbo; Colombina. -» ^
— de orava, de pègoa; Caprina, Pecorina, Pillàceola.
— de gatlinn-a; Pollina.
— de vacca, de béu; Bovina e Boina V. Bèuta.
S Brutta, Imbratta, Inciastrd de merda; Smer-
dare, Sconcacare: Bruttar di merda.
S Chi se mesccia con di /iggiéu s'imbratta e die
de merda V. Figgiéu.
**S Ése cujoso camme a merda; Dar di naso per
tolto. Modo basso, e vale Esser curiosissimo di
sapere, di vedere, ecc.
S Mangid merda de singao; Mangiar merda di
galletto V. Mangid.
Merdajén s. m. Jlerdaiuolo. Voce dell'uso:
Colui che va attorno raccogliendo escrementi o
umani o ferini per dar l'ingrasso agli orti. ' ^
Mieirdamài V. AngSscidso nel 3» signif.
M!ex*dang-^scia V. Ang5sci5so nel 2» signif.
M!ex*de tta s. m. Merdelloiie, dicesi per disprezzo
a Ragazzo arroganlello, prosontuoselto; che anche
direbbesì Un po' di merda su due fascellini.
Merdocco s. m. Merdocco: Unguento atto a
far cadere ì peli; in term. doltrin. Depilatorio,
Psilotro, Dropace.
Mex*ing-a s. f. Marenga: Specie di marzapane
formato di due parli concave, contenenti fra loro
della crema. '^-^'M A'i^Ai-fiil ,^%-
wm
MER
ma
^Jkt,etritiòa s. m. Merinos. Voce spapiì.: Panno
J di lana di merino o di merin,'i. Il merino è un
montone di razza spagnuola, e la melina è la
perora della sussa ra^za.
IkdEejrità. v. a. Meritare, e per sinc. RFerlare, ma
usalo solamente in poesia: Esser degno di bene
0 di male secondo le operazioni.
M Meritare, talora per Far meritevole o Acquistare
altrui una cosa: A so bónn-u conriuta u g'ha
merUóu un bSn impiego ; l.a sua buona condotta
gli meritò un impiego lucroso.
— a penn-a; Meritare il prezzo, cioè il conto, la
t-B pena. Esser prezzo dell'opera: Frase poco dis-
^.c simile dalla seguente. •
— o speisa; Francar la spesa, Tornar conto, Esser
4 ; utile.
S Chi «5 me veu, nd me merita; Chi non mi
S»; vuol non mi merita, ovv. segno è che non mi
h. merita. Prov. di piana intelligenza.
T-sg iferildse n. p. Bierilare.
J5 0 »e 5 merita; Ci sta a dovere, Ben gli sia.
skerliu s. m. Merlino. T. mar. Funicella di tre
— cordoncini che si adopera per le cuciture delle
«' tende, per le capezziere delle brande, e simili
^ usi. Havvi il Merlino bianco e il catramato che
ji> usasi per legature.
lf;e]:*lo s. m. Jlerlo e Merla. T. ornit. Sy'via me-
tìi tuia. Uccello del genere delle Silvie, famiglia dei
V- Tordi, che ha il becco e le palpebre gialle, l'iride
nera, lutto le penne d'un bel color nero, i piedi
scuro-neri. La femmina ha il becco scuro-cenerino,
le palpebre scure ; tutte le parti superiori di colore
i scuro-nero-olivastro; la gola, il gozzo e il petto
biancastri, con macchie irrego'ari scure; l'adilome
color cenerino-cupo. Annida dappertutto ne' nostri
monti ; sedentario in molti luoghi; emigra in gran
numero in ottobre e novembre, ritorna in marzo
e aprile.
— ciappd; Passera solitaria. T. ornit. Turdus rya-
ncetis. Uccello del genere delle Silvie, famiglia
di Tordi rupestri, che ha il becco nero, l'iride
scuro-nera; tulle le penne, ecceiiuale le remiganti
e le timoniere, di color lurchino-celeslognolo,
quelle della parte superiore della testa, delle gote
della góla e del gozzo, di color più vivace; penne
dell'ale, bruno-nere; timoniere di color nero, leg-
germente tendenti al ceruleo. Annida ne' nostri
monti nelle lìssure deKe ròcche o case abbandonate
0 muraglie; canta con voce soavemente melan-
conica e per lo solito poco dopo il nascer del
sole. Emigra in massimo numero in settembre,
ritorna in marzo; in qualche distretto sedentario.
— móntun V. Còarossòii.
— pescòu; Merlo acqiiajolo. T. ornit. Cinclus
i : aquaticus. Uccello unico del genere dei Cincli.
Ha il becco nerastro, l'iride di color di nocciòla
scuro; le parti siperiori della testa e cervice,
color filiegine; penne del dorso, del sopraccoda
f e scapolari, cenerino-tiirchinicce, marginale di
nero; gola e gozzo e petto, color bianco-candido;
addome casta}; no-rossastro ; fianchi, ali, coda e
piedi, bruno-cenerini. I giovani differiscono. An-
nida ne' torrenti de' monti alti che han sempre
. acque limpide e fresche, dove ordinariam. tuffasi
per cercare gl'insoUi onde nutrirsi. Se sia ferito
si nasconde sott'acqua, ov'è capace di tenersi
molto tempo senza respirare; è sedentario; non
viene mai alla pianura.
Merltìssò s ni. Bacca!à,ì\rer!nz2o V. Sacrala.
$ Èuio de merlùssn ; Olio di merluzzo \. Éaio.
Mefsa, s. m. Merciajo, ani. Merciadro: Colui
che tien bottega di merceria. — Mcrciajuolo,
Merciajo di poche merci e che va attorno ven-
dendole.
IMCeiscciu. v. a. Mescolare: Confondere, Mettere
insieme cose diverse; alirim. Mecccre, Meschiare,
Mischiare, Mestare.
— 5 sùccao rozóu co-i bertcèli V. Berloeli.
S ilAesccidsen.p. Mescolarsi, Mischiarsi, Meschiarsi:
Confondersi insieme; e talora Impacciarsi, Inge-
rirsi di checchessia.
S Chi se mesccia con di figgiéu, s'inciastra ecc.
V. Figgiéu.
lUCesccio add. Misto, Mischio, Mistio, Meschio,
Mescolato, Mischiato, Mescolato V. ihsccià.
« Mischio e Mistio: Aggiunto di panno, marmo e
sim., vale Di diversi colori V. Misccio.
I^escciùa, s. f. Mfslura, Mistura, Mischiamento,
Meschiamento, M^'SColan/.a, Mescolamenti, Mosco-
lato, i:nl.MischÌHnza: li mescolare più cesc insieme
e L'aggrfgato delle cose mescolai?.
1) Jlislura d'erbaggi , da noi intendesi Quella me-
scolanza di patate, cavoli, fagiuoli, petronciane,
zucca , navone ed altri che si fa cuocere con
pasta 0 riso per farne minestra V. MmestrSn.
M[escli.in adii. Meschino, amie. Mischino, Mi-
sero, Miserello, Tapino, Tapinello, Infelice.
— chi mangia tutto 5 so; Guai a chi gode tutto.
S Chi foise indcvin, no saewa meschin V. In-
dòvin.
S Meschinn-a quella cà che de vegio a n8 sa;
Trista 0 grama quella cà che di vecchio iton sa.
Prov. opposto a quell'altro Beala quella cà che
di vecchio sa, ovv. Beala quella casa dov'è carne
secca. Prov. che vale che Nelle famiglie dote
mancano i vrcchj, per lo più manca il senno, la
prudenza, il consiglio.
M!escliig-firi^ s. f. Mistura, e presso i conta-
dini tose. Mi'schiglia; Il grano alterato per me-
scolamento di biade d'inferiore qualità: Pan de
mcschiqgia; Pan di mistura o di meschiglia.
AJCescola^iisa. s. f. Mescolanza, Mescolalo,
Mescuglio, Miscuglio: Mescolamenlo di più cose
iisieme.
« Mescolanza, Blescolanzina: Più sorla d'erbe me-
scolate insieme per farne insalata V. Insalatta.
n Frittura: Quella mescolanza di pesciolini di varie
qualità che si friggono per vivanda.
Móscia, s. f. Manico della zàngola: Sfazza o Ba-
stone di legno, in fondo del quale sta conlìlta una
rotella pure di legno, larga poco men che la
zàngo'a (bùrca) e bucherata in varj luoghi per
dar passaggio alla liquida panna ed all'aria. 11
manico, tenuto verlicalmente entro la z; ugola,
passa liberamente in un fondo centrale di-l co-
perchio di essa e si dimena su e giù entro la
massa che si ha ad addensare il burro.
— f/5 Impano; Saeltu/za: La punta del trapano
colla quale si fora o pietra o metallo o legno dei
lavori sentili.
MiescÌLix s. m. Messia: Così vien chiamalo, se-
condo la legge vecchia. Gesù Cristo, il quale è
il mandato di Dio, secondo le antiche promesse
fatte a' palriarchi ed a' profeti.
S Aspgfd 0 mescla; Aspettare il messta, dicesi di .
Chi aspetta con d>»iderio ardentissimo: Pd ch'é
MES
ME7
Wi
l'aspSte 8 mescia ; Par che aspetti il messia^;
xììf anche diersi Aspptiare a gloria.
j|k£escìrt V. a. Jliiovcrc e Movere, Mescrre, Dar
.molo: Lovare da un lungo e poiroin un alino.
' w Muovere, in si}:iiif. nrui. vale Aver molo: Te
duggo tunle huctha: pntitnlo che le vedilo mescid;
Ti do tante Lastoiiaic quanto io li vt'ggia muovere.
— egumhc ; Sgambare, Sj;air.bellare, Menar le {;amLe,
e sciierzevolm. Menar le sette: Camininare di
frena. '
% Mesciàse n. p. Muoversi: Darsi o Pigliar molo
Far mossa, Dar segno di muoversi, Bucicaisi,
Azzicarsi.
u Muoversi, per Andare, Camminare: Animo, me-
tciceve ! Su, muovetevi J
J N6 mesciàse d^' chi lì pe ùnn-a cosa ; Non si
muovere da qui a lì per una cosa, vale Non dar-
sene briga, Non eurar ciie sia Taila o no e sim.
S N6 mescia ùun-a fi uggia , I\6 se mescia ùnn-a
féuggia che DiO nò vèugge V. Fèttggia.
S Stenla a mesciàse; llulicarsi : Muoversi ienla-
menie e con fatica.
Mesciata. s. f. Mossa: Nel giuoco di dama,
^^,degli scacchi e sim. vale II muovere le pedine,
""ì pez/i.
SJCossa. s. f. Messa: I! sacriGcio dell'altare.
-rr bassa ; Messa piana : Quella che si dice senza
_ -, cantare, e le cui preci solo son recitale.
— canta; Messa cantata: Quella cantala da' coristi
^jjia alcune sue parti e che si celebra con diacono
è suddiacono; dicesi anche Messa grande.
— chi serve o nò serve; Messa valida o non valida.
— nfwva; Messa novella. Prima messa: La messa
^che si celebra la prima volta dal novello sacerdote.
J^.Andd a messa all'aria; Uscire la nessa: L'an-
1; dare che fa il prete all'aliare per dire la messa.
j Appltcd a messa; Applicar la messa: Dir la
messa per l'anima d'alcuna data persona o per
alcuna data intenzione.
S Canta messa; Cantare messa: Celebrare la messa
non piana, ma cantala.
S Móstra di messa a Prce Zane ; Menar i passeri
a ber l'oche, Insegnare n».lare a pesci o volare
agli uccelli, dicesi del Pretendere di far il dottore
con chi ne sa più di lui.
% Perde a messa; l'erder la messa: Non interve-
nire al sacriticio delia messa; ma prcpriam. Non
giungere in tempo a sentir la messa.
S SóH messe dite; È afTar frillo, Eil'è spacciala.
Non v'ha più speranza.
Messa, s. m. Jlessale: Libro in cui sta registralo
%^^iò che si appartiene al sacrificio della Messa,
^; e lutto ciò che dee recitarsi dal sacerdote o sotto
.jr.yoce 0 a voce alla.
fi Messale, nell'uso dicesi anche per accennare Un
r libro grande qualunque.
% Nò suveì leze atro che in td so messa V. Leze.
Messe s. m. Meritino, Pippionaecio , Colombo
da pelare, Navone, Mii.cliione, Babbione.
^ Chcmessét Che snmp'iciiine! ditto ironicamente.
§ Fa da missé; Far il iiannì, il ea'andrino, il nò-
feri, il fagnone, Far il bue aia capili uccia:
.^Fingersi ignorante, semplice, pr ff,), ecc.
» — messe ùun-a pirsoun-a; Giuntare uno, Ag-
, girarlo, Bararlo, Mariolar.'o, ecc.
Messia, vo s. m. Avo, Avolo, Nonno: Padre
del padre o della madre. -
Mesauia s. f. Falce: SliOm. di ferro corvo
come la zanna del cinghiale, col quale si segaflo
le biade e l'erba: alirini. Falce messoria o da
mietere. , .a
3Xessuiu, s. f. Falciala: X^olpo di U\fJtc\q
M^estè s. m. Mestiere e M^stiero: Eserciriffffi
opera manuale, senza nessun soccerso d'ingegno.
S liiùttu mvsic; Meslieraccio: Calli vo mestiere,
dov'allri s'hlTilira mollo e guadagna poct),
S Quello cht scangia de meste ogni momento ;
Scopa mestieri.
S Fd de meste; Far di mestiere o Esser di me-
sliere, vale Bisognare..
I» Far per mestiere: Operare come se fosse suo
mestiere: 0 l'è un chi 5 fa de meste; Gli è ano
che lo fa per mestiere.
JMEeta s. f. Tariffa: Nota de' prezzi assegnati a
chi vende commestibili o combustibili.
Metafisica s f. Melafisica : Scienza rhe tratta
delle Jacolià dell intendimento umano, dei primi
principi delle nostre cognizioni e delle idee uni-
versali.
Metirag-g-ia s. f. Meiraglia e Mitraglia: Uni
quantità di palline in ferro bailulo, di numero e
peso determinalo, collocate entro un tubo di latta
che si sovrappone al sacchetto di polvere nelle
cariche o cartocci delle artiglierie. Dicesi Scaglia,
allorquando inveci; di palline, vi si supplisce eòa
ischrgge e rottami di ferro, chiodi e sim. che
si pongono in un saccheiio per caricare il cannone;
onde in questo caso dirassi Caricare a scaglia
invece di Caricare a mitraglia.
Metropoli taua«a add. Sletropolitcna :
Aggiunto della chiesa principale d'una cita; ed
usasi talora come sost. '
Miette v. a. Jleliere: Verbo vario di signific«lo
e Copioso di maniere, onde a maggior comodità
se ne trarranno fuori ordiualamenle molti senti-
menti e molle frasi.
« Mettere, per Porre, Situare una persona o un»
cosa in un luogo determinato: Mette in prvxón;
Mettere in prigione. Mette a brilla a-o cavallo;
Metter la briglia al cavallo.
n — per Proporre ad effetto di mandar a partito:
Voeivan mette a gabella in sci funzi; Volevano
mettere il dazio sui f-jnghi.
» — per Impiegare, Adoperare : G'hò misso tutta
a mce abiUiw; Vi misi tutta la mia capacità.
« — per Consumare, Impiegare: O g'ha misto
Irei giorni a fd un sùneito; Ei vi messe tre
giorni a comjtorre un sonetto.
w — per Misurare. Paragonare: Voeì mette i votivi
versci co-i so f Volete mettere i vostri versi
co' suoi ? —
n — per Conlare, Annoverare, Metter nel novero:
3J'han misso in ti scordce; Mi misero fra gli
scordati.
H — per Iiidiirre, Far nascere: 0 m'ha mistoputa;
E' mi messe paura.
n — per Iscomnii nere, Metter pegno: Che metto
a viw exislcnsii ; Vi meito la vita.
« — per Segnare, Notare : 0 lunato ó mette mitiia;
Il lunario mette miseria.
n — per Contribuire a filmare una somma, ana
collella 0 simile: Mi g'hò misio cinque frundiis
lo vi msi cinque franchi. *
» — Seguilo dalla particella Per, vale Imputare,
Ascrivere: A'5 metto pe delitto esc despeàu;
Non metto per o a delitto resaer povero.
S13
MBT
MET
— Parlandosi di vestimenti, vale Vestire, Indos-
sarli: Metteive 5 feriolo; Mettetevi il ferrajuolo.
— per Affermare, Dire, e si usa parlando di
qualclie avvenimento che uno scrittore assegoa
piuttosto a un tempo che a un altro: A che anno
6 Canlù 5 mette l' invenzión da stampa ? A
che anno il Canlù mette l'invenzione della stampa?
a bagno V. A bagno alla sua sede alfab.
a banda un bastimento V. A banda,
a bandèa in derno; Mettere la bandiera in
derno V. Bandèa.
a lerlinn-a ; Mettere alla berlina V. Berlinn-a.
a bócca dappertutto; Mettere o Por bocca ad
ogni cosa, vale Entrarne a parlare senz'averci
che fiire.
a brilla a-o cavallo; Metter la briglia al cavallo,
Imbrigliarlo.
a cangio; Metter a cambio, a interesse, ecc., e
dicesi di danari.
a cavallo; Mettere a cavallo, vale Acconciare
altrui sul cavallo.
a Clave sótto a porta V. d'ave.
a ciù cavi 5 fi; Addoppiare : Avvolgere insieme
sullo stesso gomitolo due o più fili di due o più
matasse o fusi o rocchetti.
a corda a-o collo; Metter la cavezza alla gola
V. Collo.
a credito; Dar credito, Metter in credito V.
Credito.
a despeaziSn \^ Despeaxiòn.
a-e streite; Metter uno alle strette V. A-e streite.
a foero e a féugo, Mette a-i fceri V. Aero.
U'i loi ùnn-a pers5nn-a V. Lou.
a léugo o a posto un brasso, ùnn-a gamba,
ecc.; Riporre un braccio, una gamba, un osso
lussato, ecc., dicesi Quando si rimettono le ossa
slogate dal loro sito naturale,
o libbro; Mettere al libro V. Libbra.
o//'tncan/o; Metter all'incanto, all'asta o sotto l'asta
Subastare.
all'ordine; Metter a ordine o in ordine, vale
Acconciare, Mettere in assetto.
a lùxe; Dar fuori, Mettere alla luce, comunem.
per Isiampare, Pubblicare,
a man contro 5 pertùzo V. Man.
a mezo; Mettere in campo, Recar in mezzo,
Cavar fuori, Produrre, Metter in proposito.
a mùggio; Mettere in mazzo, a comune, vale
Accomunare.
a-o confronto; Mettere a petto, Porre al confronto,
vale Confrontare.
- a-o cu; Mettere alle spaile, dicesi in m. b. del
Far importunare con mezzi o per via d'amicizia:
M'han misso a-o cu questo sciùghin; Mi misero
alle spalle questo seccatore.
a-o féugo ; Mettere o Porre al fuoco, vale Metter
le vivande al fuoco per cuocerle.
• a-o landdn; Metter al zimbello V. Landón.
a-o lotto ; Mettere al lotto : Correr la sorte del
lotto, pagando la somma dovala per tal effetto.
■ a-o móndo; Mettere al mondo. Partorire , Fi-
gliare, Dare alla luce; ed anche Far nascere.
• a-o passo ùnn-a persSnn-a; Far filar uno, Farlo
arar diritto: Tenerlo a segno, a dovere, dantro
i limiti del convenevole.
• a-o procinto; Metter al o in procinto V. Procinto.
■ a-o punto; Mettere al punto o al curro, vale
Aizzare, Istigare.
— a-o so; Soleggiare, Assolinare, dicesi del Porre
il grano o qualsiasi altra cosa al sole ad oggetto
di asciugarla.
— a pansa pe tcera da-o rie; Sganasciarsi, Sma-
scellarsi, Scompisciarsi, Scoppiare, Crepare dalle
risa, Dar nelle risa a piene ganasce esira., vagiiono
Ridere smoderatamente o eccessivamente.
— ape; Mettere in terra, vale Fare smontare ; Met-
tere a piede, vale Scavalcare, Gettar giù da cavallo.
— a perde o a perdiziSn; Far dannare o Far dannar
l'anima V. Danna.
— a póvee in t5 pSvien; Innescare: Porre nello
scodellino la polvere che, accesa dalle scintille
dell'acciarino, comunica il fuoco alla carica.
— a prende 0 Icete; Porre il latte a cagliare o a
quagliare.
— a préuva; Mettere alla pruova, vale Provare,
Sperimentare.
— a profitto; Cavare, Trarre profitto, Approfittarsi,
Vantaggiarsi, Giovarsi.
— a prua in rótta; Metter la prua in rotta. T. mar.
È il Drizzare il corso che si vuol tenere.
— a rischio; Mettere a ripentaglio, Porre a risico
0 a rischio, vale Arrischiare.
— a scabeccio; Marinare V. A scabeccio alla sua
sede alfab.
— a scód e bóttigge; Mettere a sgocciolar le bot-
tiglie V. Bóttiggia.
— a sella a-o cavallo; Sellare il cavallo.
— a sosto; Mettere in prigione, in chiosa, in gat-
tabuia, Imprigionare, Incarcerare.
— a stanga a porta; Stangare la porta, vale Af-
forzarla colla stanga.
— a stecca V. Asteccd.
— a stùffòu; Mettere a stufato V. Stùffóu.
— a testa a cammin, a segno, a partìo ; Metter
cervello V. Testa.
— attenzióni Metter cura. Badare, Por mente. Far
attenzione.
— a ùnn'urte; Metter uno ad alcun'arte: Metterlo
ad esercitarla.
— a vitta; Metter la vita, vale Darla, Sacrificarla
per altrui prò.
— o zemin; Mettere in zimino V. Zemin.
— ben; Mettere bene, Far buon ufficio. Cooperare
in favore. Farsi autore di bene, Rappacificare.
« — Figurat. detto anche delle persone, vaie Far
buona riuscita, Dar buon saggio di sé, Manife-
starsi buono.
« — E talvolta Essere utile. Tornar in acconcio: 0
zéugo ó g'ha misso ben; Il giuoco gli ha messo
bene.
— casa a ùnn-a persdnn-a; Metter casa a ano:
Allestirgli la casa.
— co-C spalle a mùagia; Strigner fra l'uscio e il
muro, vale Violentare alcuno a risolversi, non
gli dando tempo a pensare.
— compasción ; Metter compassione, Muovere a
compassione, Far pietà.
— crescente; Metter il lievito V. Crescente.
— dà banda; Porre da parte o da un canto o da
un lato. Mettere da banda, vale Deporre, Trala-
sciare; e talvolta Risparmiare, Avanzare, Am-
massar denari.
— d'accordio; Porre o Metter d'accordo, Accor-
dare, Conciliare, Pacificare.
— dà parte V. sopra Mette dà banda.
— dappresso; Mettere appresso, vale Paragonare.
MET
MET
513
davanti; Mettere innanzi, vale Collocare, Porre
innanzi.
davanti a-i éuggi ; Mettere innanzi agli occhi,
cioè in vista, Spiegare, Far presente, Rappresentare.
de féua V. Scarta.
de guardia; Mettere in guardia, Porre a gaardia;
e presso i militari vale Gnarnire.
deU'ofgua; Far buon ufficio, Sedare le dissensioni,
Metter bene tra alcuni, Rappacificare gli spiriti,
Spegner le ire. 3Iodo figuralo.
de sótto; Mettere al disotto, vale Deprimere j
e talora anche Saltare addosso.
de sótto ù)in-a persónn-a; Mettere o Por piede
innanzi a qualcuno, vale Superarlo, Vincerlo di
valore o di virtù.
de sótto un de mòncea ; Cavar di sotto danari
a ano, vale Avere da uno artifiziosamente danari
ch'egli per altro non li darebbe.
dò so; Metter del suo, parlandosi di copie, scrit-
ture 0 simili, vale Porvi, Innestarvi parole di
sua testa, di suo capriccio.
do spago in corpo ; Metter pensiero, Mettere in
apprensione, vale Porre in timore,
e gambe a bagno; Far il pediluvio.
e manette ; Porre le manette, Ammanettare V.
Manette.
e mócn addosso ; Porre le mani addosso, vale
Afferrare alcuno per offenderlo, Offenderlo colle
pugna 0 sim.
e veje in cà e l'atro; Fare il carro con la vela.
T. mar. É quando si fa passare T antenna da una
parte all'altra dell'albero.
féua; 3Ietter fuori, Emanare, Produrre, Pubblicare.
futta, raggia, ghignón; Indispettire, Far rabbia.
Desiar antipatia V. queste tre voci.
giudizio; Metter cervello, vale Cominciare ad
usar prudenza.
t denti; Dentare, Mettere, Spuntare, Nascere i
denti.
I éuve sótto a gallinn-a; Porre le nova. Porre
la chioccia V. Èuvo.
i lagci; Mettere i lacci, vale Stringere i polsi
con lacci, ed è proprio delle guardie di sicurezza
pubblica, per assicurare i catturali.
impegno a ùnn-a cosa; Porre impegno. a una
cosa, vale Applicarvisi altenlamente.
in addòbbo; Conciare, Acconciare, Mettere in
concia V. Addòbbo.
in bócca e parolle; Imboccare, Imbeccare, Slet-
tere in bocca le parole : Insegnare altrui che
cosa debba dire.
in bùgd; Mettere in bucato, Imbucatare.
in cansón ùnn-a persónn-a; Mettere uno in
canzone, in baja, in favola, in novella V. Cansón.
in coppo de lista; Mettere in capo di lista:
Mettere il primo a far checchessia.
in carta V. sotto Mette in scrito.
■ in chéu; Ricordare, Rammentare. Far sovvenire.
in ciaio ùnn-a cosa; Mettere o Porre in chiaro
alcuna cosa V. Cicco.
in Classa ùnn-a persónn-a; Svergognar uno,
Disonorarlo pubblicamente V. Ciassa.
in compromisso; Mettere in compromesso: Met-
tere in cimento.
in comùn; Mettere a o in comune. Mettere in
combutta. Accomunare, cioè Servirsi d'alcuna
cosa in cornane,
in cónto; Mettere o Porre in conto V. Cónto.
CAtAoau, JHxionttrio Oenovtse'Jtaliant.
— in costa; Raggruzzolare, Far gruzzolo V. Costa.
— in cróxe ; Porre in croce : Propriam. vaie Cro-
cifiggere; figurai. Travagliare, Importunare, Mo-
lestare.
— in depoxito ùnn-a persónn-a ; Porre uno t
piuolo, vale Farlo aspettare oltre il convenevole.
— in derixión; Porre o Mettere in deriso, in deri-
sione, in giuoco, vale Deridere, Beffare, Schernire.
— tn derótta; Mettere in rotta, in volta, Dare scoa-
fitla. Sconfiggere.
— in desgrazia; Mettere o Porre in disgrazia: Far
perder l'altrui benevolenza o favore.
— in déuvia; Metter in opera. V. Déuvia.
— in dùbbio; Recare in dubbio. Addurre in forse,
Metter in dubbio. Tener sospeso.
— in esecùziòn; Porre in esecuzione, in opera,
in alto. Eseguire, Operare, Attuare.
* — in gattorbia V. sotto Mette in prexón.
— in giasso; Mettere in ghiaccio: Porre vino od
altro in bocce, bottiglie e sim. dentro un recipiente
ove sia ghiaccio o neve per rinfrescarlo.
— in grazia; Mettere in grazia: Far acquistar la
benevolenza o il favore d'alcuno.
— in lista V. sotto Mette in notta.
— in mczo; flettere in mezzo: Porre fra due o più
cose; e figurai. Accalappiare, Giuntare, Ingannare,
Marìolare alcuno.
— in mùxica ; Mettere in musica, vaie Disporre al
canto con note musicali.
— in netto un scrito ; Mettere al pulito o in nello
uno scritto, dicesi del Ricopiar per bene le scrii-
ture, facendo che non vi sieno sgorbj, correzioni
e cancellature.
— in natta; Mettere in nota. Metter in lista, vale
Notare, Descrivere.
— in ordine; Metter in ordine, Acconciare, Acco-
modare, Metter in punto, in appunto, in assetto,
in sesto. Ordinare.
— inpaxe; Jlelter in pace, vale Acquetare, Calmare,
Placare.
— inpenn-a; Mettere in affanno: Dar pena, affanno.
— in pratica; .Metter in pratica, in alto o in alto
pratico : Principiare a fare , Praticare , Usare ,
Esercitare, Eseguire.
— in prexón; Mettere in prigione, in carcere, in
galtabuja. Imprigionare, Incarcerare.
— in raxón; Mettere in ragione o alla ragione,
vale Fare stare a dovere; ed anche Metter d'ac-
cordo. Rappacificare, Calmare.
— in repùtazión; Mettere in riputazione, in credilo,
in isiima, Accreditare.
— in rivolùzión; Metter a soqquadro, Melter sos-
sopra 0 sozzopra V. Mette sóltesórva.
— in sa; Salare, Insalare: Aspergere checchessia
di sale per conservarlo.
— in sciò lotto V. sopra Mette a-o lotto.
— in sciùnn-a bónn-a stradda ; Melter per la
buona strada : Indirizzar bene altrui in chec-
chessia.
— inserito; Melter in carta, in iscritto, in iscrittura,
enti e. Incarteggiare, vale Scrivere.
— in scùéuja; Mettere a sgocciolare, a sgrondare.
— internine; Metter insiemo. Accozzare, Radunare,
Raccogliere, Ammassare; e detto di danari. Rag-
gruzzolare.
t» — Mettere insieme, Congegnare, Compaginare:
Parlandosi di legnami, pietre e simili cose, vale
Congiungere insieme tulli i pezzi, in modo che,
«14
MET
MET
Bna volta riuniti e collocati, tornino bene e com-
bacino perfettamente.
i- tn soggezióni; Mettere in soggezione V. sotto
■ Mette in verghéugna.
— i« speransa; Mettere in speranza, Fare sperare.
— in stradda; Mettere in o per via, vale Blostrare
?" il modo, il come si possa aver checchessia; ed
fs" anche Avviare, Incamminare.
— in ta testa a ùnn-a persònn-a; Metter nel capo
ad alcuno, vale Farlo capace d'alcuna cosa, e
talora Persuaderlo : No ghe a posso mette in ta
testa; Non gliela posso metter nel capo.
;— in te moen; Mettere o Dare nelle mani, vale
— Dare o Consegnare in potere.
;à— in tòa; Metter in tavola: Portar le vivande in
-^"tavola; e figurai. Metter in campo. Recar in
'^ mezzo.
>— in tò libbra di scorda}; Metter nel dimenticatojo,
Porre in dimenticanza, Dimenticare.
— in tordo; Metter in torchio. T. stamp. Collocare
e serrare entro il telajo sul piano del torchio le
'o}£? pagin« che hanno a comporre la forma.
-u in to sacco; Mettere in sacco, in un calcetto,
": tìgurat. vale Superare nel sapere, nel valore; ed
anche Stringere o Convincere altrui con gli argo-
menti in forma ch'e' non abbia o non sappia
■ rispondere.
— in ùzo; Metter in uso. Usare.
— in verghéugna; Mettere in vergogna: Far arros-
sa Sire altrui per lo più collo scoprire o col rim-
-Svl-'.proverargli i suoi difetti.
— m vìx'ia; Metter in vedetta. T. mar. Mettere
»ii< un marinajo sol più alto dell'alberatura acciocché
osservi da lontano e dia avviso per tempo di
'-J'- ciò che possa scorgere di rimarcabile.
— i pé; Metter piede, vale Entrare in un luogo.
i— l'aze a cavallo V. Aze.
— ma; Metter male, dicesi dell'Incitare altrui contro
chicchessia, Metter discordie, Metter zeppe, Se-
""«' minar zizzanie. Soffiar nel bossolo; e talora per
' ' Non tornar utile, Recar danno, conlr. di Metter
bene: 0 séugo ó g'ha misso ma; Il giuoco gli
messe male.
— man, Mette man a botte, a ùnn-a cosa, a
parla d'ùnn-a persdnn~a, ecc. V. Man.
v«w« S caro avanti a-i béu; Metter il carro innanzi
' a' buoi V. Caro.
— 5 caxo; Por caso, Supporre, Presupporre.
** — 5 CM in t'ùn léugo; Annidiarsi, Appollajarsi ,
Appiopparsi in qualche luogo.
.— 0 formaggio; Metter il cacio, Incaciare: Condir
u »; con cacio grattugiato le vivande.
— d naso dappertutto ; Dar di naso per tutto. Metter
il naso per tutto, figurai, vale Ingerirsi di quello
che non si dovrebbe, di quello che non ispetta.
— 5 pan de Natale in sciùnn-a cosa; Porre al
hbro dell'uscita alcuna cosa, figurai. Far conto
ne; d'averla perduta.
-^ S pé in sciò collo a ùnn-a persònn-a; Porre
•si-} altrui il piede sul collo V. Collo.
i**^ 6 sòrchetto; Tender l'ajuolo V. Sòrchetto.
*— ò aùccao; Inzuccherare : Asperger di zucchero.
— 5 sùnaggin a-o gatto; Appiccare il sonaglio
an,..alla gatta V. Gatto.
— S taggiSn; Bletter la taglia: Prometter prezzo
e rimunerazione a chi ammazza banditi e ribelli.
— pe servito; Metter per servitore: Porre alcuno
al servizio altrui.
- pietce; Metter pietà. Far pietà, compassione.
- pina; Metter paura, Far paura, Impaurire.
- sciù; Metter su, Scommettere; e talora Metter
fuori denari per giuocare.
- sciù carossa e cavalli; Metter su cocchio e
cavalli, vale Cominciar ad usarne.
- sciù casa ; Metter casa. Metter su casa V. Casa.
- sdii di pé a ùnn-a cosa; Porre piede a chec-
chessia, vale Non farne più mollo, né caso, Al-
lontanarne da sé la memoria , Fare che non se
ne parli più.
- sciù lutto; Vestire a lutto, Metter la gramaglia,
Prender l'abito da doglia.
- sciù naso; Alzar le corna, la cresta, vale Insu-
perbire.
- sciù ò chéu a ùnn-a cosa ; Mettere o Porre il
cuore in alcuna cosa, vale Mettervi l'animo, il
pensiero, l'affetto.
- sciù pansa; Far cotenna o buona cotenna, vale
Ingrassare, Impinguare.
- sciù ùnn-a persònn-a; Metter su alcuno, vale
Istigarlo e stimolarlo a dover dire o fare alcuna
ingiuria o villania dicendogli il modo come debba
farla o dirla. Talora pigliasi in buona parte, e
vale Sollecitar alcuno a far checchessia.
- sòttesòrva; Mettere o Mandare sossopra, Sgomi-
nare, Trambustare, Mettere a soqquadro, in di-
sordina, in iscompiglio, in confusione. •
- testa a cammm; Metter cervello, Metter giudizio.
- tòa; Metter tavola, vale Apparecchiare, Accon-
ciar la tavola per mangiare.
- troppa carne a-o féugo; Mettere o Porre troppa
carne al fuoco V. Carne.
- ùnn-a prùxa in te oSge ; Mettere una pulce
nelle orecchie. Mettere una zanzara nella testa,
un calabrone nell'orecchio, un cocomero in corpo,
cioè Dire cosa che ponga in confusione, in so-
spetto 0 dia da pensare,
- un spago a-o cu; Metter pensiero, Mettere in
apprensione, vagliono Porre in timore.
S Mettighe; Metterci, Consumarvi, Impiegarvi, e
intendesi di tempo: 0 g'ha misso quattr'óe a
veslìse; E' vi messe quatlr'ore a vestirsi.
I) — o passa e l'inguento; Mettervi le pezze e
l'unguento V. Inguento.
n — un tanto per un; Andare o Fare a lira e
soldo 0 a bocca e borsa V. À sestrinn-a.
S Mettise n. p. Mettersi, Porsi.
- ó cappa; Mettersi alla cappa. T. mar. V. Cappa.
- a eòa fra mezo a-e gambe; Mettersi la coda
fra le gambe V. Cóa.
- a fa ùnn-a cosa; Mettersi a fare una cosa,
vale Darsi, Porsi a farla, Imprenderla.
- a fa ùnn-a cosa da chéu; Metlervisi coll'arco
dell'osso 0 della schiena, vale Mettersi a fare
alcun'operazione con tutte le sue forze.
- all'impegno de fa ùnn-a cosa; Mettersi in
impegno di far una cosa, vale Proporsi di farla.
- o man a-o peto; Mettersi la mano al petto,
figurat. Giudicar d'una cosa come se si dovesse
giudicar di se stesso.
- a nevà; Mettersi neve, vale Cader dal cielo la neve.
- a-o bon; Mettersi al buono, detto del tempo,
. vale Fiirsi bello. Rasserenarsi, Abbonarsi l'aere.
- a redosso; Mettersi a ridosso, a coperto V. A
redosso.
- a rischio; Mettersi a rischio, a repentaglio, in
avventura, Arrischiarsi, Avventurarsi,
MEU
MEZ
m
— a scappa; Mettersi alla foga, vale Fuggire.
— a stradda; Gettarsi alla strada, Tale Porsi a
far l'assassino di strada.
— o toa; Porsi a tavola.
— à veja; Jlettersi a o alla vela, Dare o Com-
metter le vele al vento, vagliono Spiegar le vele
per far cammino, Partire.
— con un; Mettersi o Stare a petto o a fronte
d'uno, figurai, vale Bleltersi a paragone con lui :
Ve vorriesci mette con le ? Vorreste mettervi o
stare a petto di lui ?
— deU'cegua sótto ; Acconciare il fomajo V. JSgua.
— e gambe in spalla; Mettersi le gambe in capo,
Mettersi l'alie V. Gamba.
— j guanti; 3Ietlersi i guanti, Inguantarsi.
— in ballo; Mettersi in ballo, figurai, vale Mettersi
a qualche maneggio, negozio, impresa, ecc.
— in camixelta; Porsi in maniche di camicia,
Scamicia''si V. Camixetta.
— in cavimin; Mettersi in via o in cammino, vale
Incamminarsi, Avviarsi, Andar verso un luogo.
— in fantincego V. Fantincego.
— in guardia ; Mettersi in guardia , Guardarsi ,
Schermirsi, Star all'erta.
— in moto; Mettersi in moto, Muoversi; ed an-
che Avviarsi.
— in riga o de riga; Schierarsi, AflBIarsi, Met-
tersi in fila.
— in sce l'anima ùnn-a persónn-a; Mettersi uno
sull'anima V. Anima.
— in sce l'omino; Metter cervello: Cominciar ad
osar prudenza.
— in scià negativa; Porsi, Mettersi o Star in solla
negativa, vale Persistere a negare. ,
— IH settòn; Mettersi a sedere, per lo più inten-
diamo del Sedersi in sol letto V. In settòn.
— in ta testa; Porsi in cuore o in animo, vale
Proporsi, Deliberarsi.
— in ta testa ùnn-a cosa ; Ficcarsi o Cacciarsi
in umore o in capo o in tesla una cosa, vale
Incaponirsi, Ostinarsi a crederla o a volerla fare.
— in te brocce d' ùnn-a persònn-a ; Rimettersi
nelle braccia o alla mercè altrui, cioè in arbi-
trio 0 alla disposizione altrui.
— 5 vento; Mettersi vento, vale Cominciare a sof-
fiare 0 tirare il vento.
— pe amia in t'ùn lèugo ; Mettersi ad andare in
un luogo, vale Avviarsi per esso.
— ùnn-a cosa sótto i pé; Mettersi sotto i piedi
alcuna cosa, vale Disprezzarla.
ACettedò s. m. 3Iarcitojo. T. cari. Specie di
truogolo 0 vasca di mattoni con fondo di pietra;
in esso si fa la marcitura de' cenci.
Miéix s. m. Molo : Lavoro massiccio di muramento
coslroilo di grosse pietre, fondale in mare o in
linea retta o in arco, davanti a un porto per
mettere i bastimenti al coperto dagl'impeti de\
mare. Si fa talvolta sulla punta del molo una
Torre o Faro per iiiaminare le navi in tempo
di notte.
M!éua. s. f. Màcine e Màcina, Mola : Pielrone di
figura circolare, piano di sotto e colmo di sopra,
bucalo nel mezzo per uso di macinare, che si
muove con ordigni adattati, per forza di vapore
0 d'acqoa o di giumenti o di vento,
n Mola: La ruota da affilare e arrotare coltelli e
simili; che anche dicesi Ruota,
n Mola e Pesce mola. T. iUiol. Tetraodon mola.
Pesce, il cai capo è tondo e molto maggiore
del corpo, dal quale la sua larga coda si d;slin-
goe appena. Egli ha due ali grandissime, una di
sopra e l'altra di sotto. Da alcuni è detto Pesce
luna, e da altri Bollazzo e Tamburo.
M!éua<iito s. m. Palombo, Sbriglio, Milandro.
T. illiol. Syualus galcus. Grosso pesce della fa-
miglia degli Squali, assai comuae, e temuto nel
3Iediterraneo. Il suo corpo è allungato; la saa
coda voluminosa e robusta; le sue pinne petto-
rali sono di grandezza mediocre; è di color
cinereo sul dorso e bianiaslro di sotto al ven-
tre. Questo pesce, detto anche Lamiola, perchè
(eccello le sue dimensioni piti piccole del gran
Lamia, in tutto il resto gli somiglia), molto si
distingue dagli altri generi per le sue aperture
brauchiali assai larghe in numero di sei, e per
gli suoi denti triangolari in allo e deoteliali a
sega in basso.
**]Méuja V. Matura.
"Miéujo y. Maturo.
Mieùuo s. m. Abisso : Chiamano con questo
nome i fabbricatori di candele di sevo Una pie-
cola vasca in forma di madia, nella quale pon-
gono il grasso fuso, onde tuffarvi dentro i luci-
gnoli per far candele, com'essi dicono, a bacchetta.
Miéuve V. Mcscid in tulli i suoi significali.
»i Muovere, melaf. per Indurre, Persuadere.
» — per Commuovere gli alTelli.
— un dùbbio, ùnn-a questiòn, ecc.; Muovere nn
dubbio, una questione, ecc., vale Proporre, Met-
tere innanzi dubbj e quistionì.
— lite a ùnn-a persónn-a; Muover lite ad ano,
vale Cominciare a litigar contro di Ini.
M!é:xiiiii-a. s. f. 3Iediciua: La scienza e Parte
del medicare e del conservare la sanità.
n Medicina, per Tutto quel che si adopera a prò
dell'infermo per fargli ricuperare la sanità; Ri-
medio, Medicamento.
« — Figurai, per Tutto ciò che serve a portare
riparo, provvedimento o compenso a qualche
inconveniente, a qualche sventura o simile.
— da cavalli; Jledicina da cavalli, oltre il proprio
signific. vale 3Iedicina forle, polente.
M!eza, s. f. Mezzetta, Metadella: Vaso di terra
invetriala che serviva per m surare il vino; essa
conteneva la metà d'>^un boccale, e il soo peso
d'acqua comune era di sedici once genovesi.
Oggidì è abolita, essendo cangiate le misure.
» Bocchetta. T. magnani. Specie di staffa che, fer-
mata con viti ad una delle imposte dell'uscio,
serve a ricevere le stanghette della serratura a
colpo 0 a colpo e mandata V. Ciavéua.
M!eza.l>a.x*i s. f. Mezzobarile : La metà di
qi.anlo contiene un barile V. Bari nel 2» signif.
M!eza,ca.iiiia. s. f. Passetto: Sorla di misura
antica ch'era la mela della canna, equivalente
a quattro palmi e mezzo o cinque , secondo
l'oggetto che si misurava.
]M[eza, casetta, s. f. Blezza calza : Calza che
arriva soltanto a mezza gamba. - Calzino, Calza
piccola di filo per lo più sottile, che copre non
più che dal piede a mezzo stinco.
]!^ezacasséua Dicesi di Muratore
non totalmente esperio nellarte sua.
Miéz'àie s. f. pi. Mezzanini : Tutto quell'ordine
di stanze, che sono immediatamente sopra al pian
terreno, o anche tramezzo ai piani superiori
MEZ
MEZ
quando esse stanze sono notabilmente più basse,
e le corrispondenti finestre sono più piccole di
quelle dei piani, fra i quali si trovano i mez-
zanini.
]M[ezajéu.a< s. f. Mezzaruola: Misura di vino
contenente due barili, ciascuno de' quali è di 90
boccali genovesi, corrispondenti a 80 litri.
Bfeza, la.iiix]ia> fAj; A mezza lama, A mezza
spada V. questa voce alla sua sede alfab.
]|£eza<la.uu-a< s. f. Mezzalana : Panno fatto di
lana e di lino; altrim. Accellana.
]M[eza<lùxiii-a> s. f. Mezzaluna: Strum. fatto
a cerchio, a similitudine della luna falcata; è di
ferro acciajato tagliente, con manico da ambi i
Iati, e si maneggia a due mani; la usano i cuochi
per minuzzar le carni, erbucce e simili; dicesi
anche Lunetta e Coltello da minuzzare.
1) Mezza luna. T. milit. V. Lùnn-a.
— tb. còffa; Cerchio di gabbia. T. mar. Lastra di
ferro piatta e sottile, che serve a guarnire tutto
all'intorno la gabbia e a formarvi un risalto che
ricuopre i buchi quadri pei quali passano le lande
di gabbia.
IdCezaiiuùza. s. f. Chiurlo piccolo V. Sarapicco.
!M[eza;Uéutte s. f. Mezzanotte: Il punto della
metà della notte.
« Tramontana, Settentrione, Nort e Norie: La plaga
del mondo sottoposta al polo artico, od altrim.
Quella parte del mondo che è opposta al mezzodì:
Campo ecc. esposto a mezzanotte.
lkleza<tezita> s. f. Mezzatinta: Specie di colore
che è fra il chiaro e l'oscuro.
Bfezeug'óu s. m. Topo ragno. T. coni. Topo
di color rossiccio scuro, cangiante in bigio e
nero; la sua coda è lunga la metà del suo corpo
ed è coperta di corto pelo,
BCezetta. s. f. Mezzeltino. DimiD. di Mezzetta
V. Meza.
Bf ezetti s. m. pi. Mezzetti. T. cari. Fogli or-
lati, strappati, ragnati o altrimenti difettosi, che
soglionsi mettere in principio e in fine della ri-
sma, quando questa si lega in croce con spago. I
mezzetti preservano la carta dal segno della lega-
tura, il quale rimane tutto su di essi. Oramai
vanno in disuso, dacché le risme, anzi che
legarle, s'incartano, cioè s'involtano in foglio
di carta più grossa.
IMEezin Y. Mezetta.
Miezo; Mezzo: Voce usata in forza di sost. e ta-
lora d'add. come pure d'avv. e in diversi signi-
ficati, come dimostreranno gli esempj: La metà,
ossia Una delle due parti tra foro eguali , che
unite insieme compongono il lutto: Vorrieivo
mezo de quello pan; Vorrei mezzo di quel pane.
« Mezzo, per Quel punto o luogo che è egualmente
distante da'suoi estremi e dalla sua circonferenza,
La parte di mezzo, Centro.
" — Figurat. vale Potere, Facoltà di fare una cosa,
n — per Ajuto, Interposizione, Mediazione.
" — per Modo, Maniera, Via, Verso da riuscire
ad un fine.
« — Adoperato al plur., vale Sostanze, Facoltà, Ric-
chezze, Agi, Danari e sim.: Cdmme o fa a vive
sensa mezi? Come fa a vivere privo di mezzi?
n — Usato come add., vale La parte di mezzo:
Meza etce; Mezza età. E talora Mediocre:" 0
l'ea de meza statua; Era di mezza statura.
Il _ Usato come avv. e posto innanzi a varj addictl.,
vale Quasi: Mezo imhrioego, Mezo matto^ecc;
Mezz'ubbriaco, Mezzo matto e sim.
— aWèuio; Cotticelo, Atticcio, Brillo, Ciùschero,
cioè Alquanto alterato per aver soverchiamente
beuto,
— bagno; Semicupio V. Bagno.
— brùxóu; Abbruciaticelo, Arsicciato: Alquanto
arso, consumato dal fuoco.
— busto; Mezzo busto e Mezzobusto V. ilfe^oèws^o.
— chéutto e mezo crùo; Verdemezzo: Tra cotto
e crudo.
— co; Mezzo colore e Mezzocolore V. Mezocó.
— dò bigliardo ; Corda: Quella linea che s'imma-
gina tirata da mattonella a mattonella ai due quarti
di cima e di fondo del biliardo, al di qua della
qual linea dee stare chi s'acchila, o chi s'imposta
per battere la palla dell'avversario.
— e mezo ; Mezzo e mezzo, Mezzo mezzo, A mezzo
a mezzo, Mezzanamente, Alquanto, Né poco né
molto, Così così. Né bene né male, Tollerabil-
mente, Passabilmente.
— grixo; Semicanuto.
— mandino; Mezzo fazzoletto: La metà d'un faz-
zoletto tagliato per traverso , con cui le donne
usano coprirsi il collo e le spalle.
— matto; Pazziccio, Mezzo matto, Che non ha tutti
i suoi mesi.
— morto; Semivivo, Mezzo morto.
— nùo; Semignudo, Mezzo nudo.
— ommo; Mezz'uomo, dicesi per ischerzo d'Uomo
piccolo; antic. Piccinaco, Piccinàcolo.
— panno; Zefiro e Zelfiro V. Zefir.
— peóu; Semicalvo.
— piatto; Mezzo piatto V. Piatto.
— quarto; Mezzo quarto, Un ottavo.
— secco ; Verdesecco, Mezzo secco, Soppasso : Quasi
appassito.
— soprano; Mezzo soprano e Mezzosoprano. T. mus.
Voce che sta di mezzo tra il contralto e il so-
prano.
— termine; Mezzo termine e Mezzotermine V.
Mezotermine.
— tòn; Mezzo tuono, lo stesso che Semituono.
S Anddghe de mezo; Andarne di mezzo, vale
Patirne, Rilevarne danno, pregiudizio e sim.
S Da-o mezo in «cm, Da-o mezo in zìi; Dal
mezzo in su. Dal mezzo in giù, vale Dalla parte
di mezzo sino in cima o in fondo.
S De meza etce; Di mezza età , cioè Tra vecchio
e giovine, Che non è né vecchio né giovine.
$ De meza stagidn; Di mezzo tempo, cioè Di pri-
mavera 0 d'autunno.
S Ése de mezo in t''ùnn-a cosa; Esser di mezzo
in una cosa, vale Esser mediatore, Aver impegno
che si effettui ciò di che si tratta.
ti — fra mezo a-o marco e l'anchizze V. An-
chizze.
S In mezo; In mezzo. Posto avv., vale Dentro
Quasi nel centro: In mezo a-o féugo, a-i ne-
mixi, ecc.; In mezzo del o il fuoco, In mezzo
dei 0 i nemici.
% In mezo a tutto questo; Con tutto questo. Non
pertanto. Non ostante a ciò, Ad onta di questo.
% Leva da mezo un conto, ùnn-a cosa, ùnn-a
persónn-a V. Leva.
S Levdse da mezo; Togliersi di mezzo, vale Tòrsi
dal luogo dove si è. Cessare d'esservi.
S Mette a mezo. Mette in mezo V. Mette.
MEZ
in
517
S N5 di ùnn-a meza parolla; Non dire una mezza
parola o una parola, vale Non fiatare, Non aprir
bocca.
S Piggid a stradda de mezo; Pigliar la via di
mezzo, figurai, vale Temperare, Accomodare.
8 Tegni a stradda de mezo; Tener la via di mezzo,
figarat. vale Star neutrale. Non inclinare in al-
cuna parte.
S Tid a mezo ; Cavare o Trar fuori, vale Levare,
Tórre una cosa dal luogo in cui è riposta; e
detto di chiacchierata, ciarla o sim., vale Inven-
tare e divulgare.
]|£ezol>ùsto s. m. 3Iezzo busto e 3fezzobnsto:
Busto dimezzato, e si dice delle Statue fatte in
tal maniera tronche e senza braccia.
fldCezocò s. m. Mezzo colore e Mezzocolore: Color
di mezzo tra due de' principali colori, come del
vino, quello che è tra il bianco e il rosso.
MezofSeixg'g'io s. m. Foglietto. T. stamp.
Un mezzo foglio di stampa.
]IIezog-iòx*iio s. m. Mezzogiorno, Mezzodì:
Il punto che divide egualmente il giorno tra il
levare e il tramontare del sole,
n Mezzogiorno e Mezzodì, per II batter dell'orologio
che annunzia tal punto di tempo.
n — per Una delle quattro regioni del mondo, quella
che è verso il polo antartico, e con voce olandese
Sud, opposto di Nord o Norte (settentrione).
S A mezogiSmo ; A mezzogiorno, A mezzodì, Al
meriggio , A solatìo. Posto avv. vale Verso la
parte meridionale.
BCezotermine s. m. Mezzo termine e Mez-
zotermine : Ripiego, 3Iodo scaltro e poco apparente
da uscir da un impiccio.
BCezùa. s. f. Misura: Distinzione determinata di
quantità, e Strum. col quale si dislingue,
n Misura , per Termine , Regola , Modo , Ordine
prescritto alle operazioni e alle cose.
w — per Mira : Han piggiàu tutte e m£zùe po-
tcibili; Hanno preso tutte le misure possibili,
n —Parlandosi di versi, si dice del Numero e Col-
locamento de' piedi o solamente delle sillabe con-
venienti a ciascuna specie di verso; altrim. Jlelro.
— cSrma; Misura colma, cioè pienissima, traboc-
cante, soprabbondante.
— scarsa; Misura scarsa : Quella che è minore del
giusto.
S A mezùa che, A mezùa de carb5n V. queste
locuz. alla lor sede alfab.
S Arrobà in ta mezùa; Fognar la misura: Lasciar
con arte del vóto nella misura.
S Bònn-a mezùa; Buona misura, Slisora ingorda,
vale Misura colma, piena.
S Ése tutti taggioB a ùnn-a mezùa; Esser tutti
tagliati ad una misura o Esser tulli d'una buccia :
Maniera che dinoia egualità di costumi; e pigliasi
per lo pili in mala parte.
S Fd bònn-a mezùa ; Far buona misura, vale Esser
largo nella misura, Dare le cose abbondantemente.
S Féua de mezùa ; Fuor di misura. Olire misura,
Senza misura, Oltre modo, Smisuratamente, Gran-
dissimameote.
S Piggid e so mezùene-o fd ùnn-a cosa; VigMdiTe
0 Prendere le sue misure in far checchessia:
Provvedere a' mezzi e pesar le proprie forze.
BCezùà n. a. Misurare e alla lat. Mensurare:
Trovar la quantità ignota d'una cosa per mezzo
d'altra già nota, che chiamasi Misura.
n Misurare, per Contrappcsare, Far paragone.
— I bóccoin a tinfi-a persónn-a; Sminuzzare o
Tagliare i bocconi a uno, vale Somministrargli
appena con che sussistere.
f— 5 ponte de Cavignan; Misurare il ponte di Ca-
rignano, figurai, vale Precipitarsi da esso.
— ùnn-a scaa; Misurare la scala, figurai. Ruzzo-
lare lutti i gradini della scala, Tombolarli.
— un scciaffo, un pugno, ecc.; Misurare uno schiaffo,
un pugno e sim., dicesi per Far l'alto del darlo.
$ Mezùase n. p. Misurarsi : Non ispendere pia di
quello che comporta il suo avere ; che anche
dicesi Far il passo secondo le gambe.
— un vesti ecc. ; Misurarsi un vestilo o sim. , si
dice del Provarlo che fa il sarto per vedere se
torni bene indosso.
§ Chi nò se mezùa, no dùa; Chi non si misura
non la dura V. Dùd.
§ / ommi nò se mezùan a parmi; Gli aomini
non si misurano a canne o colle pertiche. Dettato
prov. che significa Dalle esterne qualità non si
può venir in cognizione dell'altrui abilità e talento.
S Poeise mezùd con un; Poter stare a petto ad
uno, figurai, vale Essergli eguale di forze.
HCezùetai s. f. Misurino : La parte aliquota
d'una misura da olio, nominala Libbretta V.
Quartion.
MEezùòii s. m. Misuratore: Colui che misura:
Mezùóu da gran, da carbòn, ecc.; Misuratore
di grano, di carbone e sim.
Mezza<ii s. m. Mezzano: Una o più stanze da
abitarvi una o più persone, ossia Piccolo appar-
tamento d'una casa che non abbia pian nobile
V. Appartamento, Mez'àie.
]|f ezzane tto s. m. Mezzanetto: Piccolo mez-
zano.
JHezzaiUiii s. m. Mezzule. T. bottaj. La parte
di mezzo del fondo dinanzi della botte, dove si
accomoda la cannella V. Tempagno.
SdEezzann-a; fErboo de) ; Albero di mezzana.
T. mar. Quello che è collocalo più a poppa degli
altri due, nelle navi a tre alberi.
S Veja de mezzann-a; Vela di mezzana o d'ar-
timone, ed anche assolutam. Mezzana : La randa
di fortuna o Piccola randa che si sostituisce alla
randa ordinaria allorquando il vento è molto im-
petuoso.
]|£ì ; Io : Pron. person. e nominai, di prima pers.
di num. sing. e d'ambo i generi; ne' casi obli-
qui dicesi 3Ie.
— còinm.e mi; Io per me, A me come me, cioè
Secondo io penso, ed anco Per quanto da me
dipende : Mi còmme mi nò gh'andieivo ; Io per
me non ci andrei.
S Da mi a ti; Da me a te, cioè A quattr'occhi:
Te parliò da mi a ti; Ti parlerò da me a te.
S Fra mi o Fra de mi; Fra me. Meco stesso,
Jleco medesimo. Nel mio dentro, Nel mio in-
terno : Ho dito fra mi; Dissi fra me.
§ iVi5 savei ni de mi e ni de ti; Essere sciocco,
cioè senza sapore, scipito.
S Quanto a mi; Quanto a me, Io per me, tal-
volta vale Per quanto io giudico; talvolta Per
quanto da me dipende, e talvolta Per ciò che
mi spetta.
S Secóndo mi; Nel mio me, Secondo me, A me
come me, A mio parere, A mio giudizio, Secondo
ciò ch'io penso e sim.
518
MIG
MIL
lidia.; Mila: Plur. femm. del nome numer. Mille,
che accompagnasi sempre con altro numer. mes-
sogli avanti, come: Duamìa, Trcemta, Centomta,
ecc.; Duemila, Tremila, Centomila, ecc.
Mia. V. Ammid.
M!ià.coo s. ra. Jliracolo: Allo o Opera del Poter
divino fuor delle leggi conosciute della natura.
» Miracolo, figurai, taso grande, maraviglioso,
sorprendente j Portento, Prodigio.
S Fa miàcoi; Far miracoli: Far cose degne d'am-
mirazione. Superare l'espeltazione: Cose s'ha da
di? 5 fa miàcoi; Che si ha a dire? e' fa miracoli.
S Fase miàcoo de tutto; Far miracolo di checches-
sia, dicesi di Chi trova portento in ogni cosa
ordinaria e naturale, Maravigliarsi d'ogni cosa.
Attribuir checchessia a miracolo.
5 Per mi 5 péu fé miàcoi , ma nò ghe creddo;
Per me può far miracoli, ma io non gli credo,
si suol dire per significare che ad una persona
non le abbiamo né affetto né fiducia per qualunque
cosa essa faccia.
S Saveì a vitta e i miàcoi d'ùnn-a persònn-a;
Conoscere appieno i suoi polli, vale Essere in
cognizione d'ogni minima cosa pertinente ai co-
stumi e alle qualità d'alcuno.
S Trova pe miàcoo; Rinvenire a caso.
BJEiàg-nà. v. n. Miagolare, Gnaulare V. Ragna
nel 2" signif.
Miiàg'no s. m. Miagolata, Gnaulala V. Ragno
nel 2" signif.
3J[iao s. m. Miao, Gnao V. Gnao.
IMEioca; s. f. Filone, chiamasi a Firenze Un pane
che abbia forma bislunga; Pagnottella,
n In modo basso vale Faccia tosta, ardila, sfron-
tata, ed anche Faccia brulla. Ceffo, Grifo.
M^icclietta s. f. Filoncino. Dim. di Filone:
Piccolo filone V. Micca nel suo primo signif.
— ó franceize; Panello alla francese: Panetto bis-
lungo, di pasta soffice e salala che ha siiperiorm.
un taglio per lo lungo. Non si usa in Toscana.
IMCiccìa/ s. f. Miccia: Corda di lino o canapa
concia col salnitro per dar fuoco alle artiglierie;
altrim. Corda cotta.
n Favola, Fiaba, Frottola, Fandonia, ecc.: Són tutte
micce, 0 nò cónta che micce; Le son tutte fiabe,
E' non narra che fandonie V. Balla sotto questo
significato.
S Pittò da micce; Pittor da chiocciole o da sga-
belli, Pillor da voti, Pittor da taverna, da boccali,
da fantocci, Dipinloruzzo, Piltorello, Impiastra-
tore, dicesi di Cattivo pittore.
Micco s. m. Micco: Animale de! genere delle
scimmie.
*'» In modo basso, e per dispregio dicesi di Colui
che vestendo da chierico presta il servizio in
qualche chiesa; Chericu/.zo, Chericaslro.
llficellà s. f. BtifTelto ed a Siena Boccetlo: Colpo
che si dà con un dito, ordinariam. coll'indice o
col medio, fallo scoppiare di sotto al dito pollice.
IMEiclxelasso s. m. Michelaccio: Nome proprio
che si usa in un dettato assai comune quando
si vuol parlar d'trno che non vuol darsi altro
pensiero che di campare allegramente e senza
fastidi: Fd l'arte do Michelasso; Far la vita del
Michelaccio.
Migr^^S Mica e Miga, ma meno usala: Non, Non
già: Particella riempitiva che si accompagna colla
negazione per enfasi dei discorso ed anche per
maggior efficacia di negare: Nò gh'é miga da
rie; Non ci è mica da ridere.
]W[ig"g"ià/ s. m. Migliaio: Nome numer. di somma
che arriva al numero di Mille, e nel plur. ter-
mina in aja, come Centinaia, Paia e sim.; dicesi
anche Migliaro e al plur. 3figliara, ma sono voci
antiq, : Un miggid de scùi , Due miggiaea de
persònn-e , ecc.; Un migliaio di scudi. Due mi-
gliaia di persone, ecc.
11 A miggicea; A migliaia. Posto avv. dinota Quan-
tità innumerabile e grandissima : Ghe corriva e
persònn-e a miggicea; Vi accorrevano le persone
a migliaia.
Mig'g'io s. ra. Miglio e nel plur. Miglia: Ogni
lunghezza press'a poco di tre mila de' nostri passi:
e secondo la nuova misura metrica Due chilom.
quattrocento sessanlasei metri, ossia Due chilom.,
quattro eltom., sei decam. e sei metri.
Mig'g'io s. m. Miglio. T, bot. Panicum mi-
liaceum. Pianta rada, pendente, che ha i fiori
d'un verde giallo o violetto, il seme piccolo, ro-
tondo, lucido, che varia dal bianco al giallo, al
nero; le foglie derivanti da ciascun nodo detto
stelo, guainanti, larghe da 4 a 8 pollici con un
nervo bianco nel mezzo, irsute nella guaina; le
radici fibrose, alquanto bianche, dalle quali escono
tre 0 quattro steli diritti. É originaria dell'India.
— sarvcego; Miglialsole. T. bot. Lilhospermum of-
ficinale. Pianta che nasce spontaneamente in luo-
ghi aridi ed incolti, accanto alle strade e vicino
ai fiumi e luoghi umidi. Havvene nel monte An-
tera, ne' luoghi umidi della Casella ed altrove.
I suoi semi, duri, puliti e rilucenti, simili nella
figura alle perle, minuti, quasi rotondi o ovati,
e lisci al tatto, hanno il sapore farinoso, vi-
schioso ed alquanto astringente. Fiorisce in mag-
gio e in giugno, ed è pianta perenne.
Mig-nann-'j.o Miig-ninn-as. f. Muscia,
Maccia, Micia, Muscina, Micina, Gattina: Voce
con cui i fanciulli invitano e carezzano la gatta.
M!ig-]iiii s. m. Mucino, Muscino, Micino: Voci
fanciullesche che valgono Piccolo gatto, Gallino. i
Mlig-uo s. m. Micio: Voce bambinesca che va! n
Gallo.
— migno; Muci mucì : Voce colla quale si chiama
il gatto.
Mig-nonetto s. ra. Amorino o Amorino d'E-
gitto. T. bot. Reseda odorata. Pianta che ha gli
steli un poco prostrati, quindi risorgenti, appena
angolati; le foglie semplici, divise in due o tre
lobi 0 intere, tenere, lisce, ottuse nella sommità,
cuoriformi alla base; i fiori per lo più con sei
petali biancastri, con le antere d'un giallo aran-
ciato, i peduncoli muniti alla base d'una brattea
acuta, membranosa, circa due terzi più corta di
essi. Questa pianta si coltiva in tulli i giardini pel
grato odore del fiore, che lo ha simile alla pesca.
Mlig'n.oiine s. m. Mignona. T, stamp. Sorta di
carattere di stamperia, che è tra la Nompariglia
e il Testino. Dal frane. Mignonne. |
Milan s. m. Nibbio, Forbicione. T. ornit. Falcus -|j
milvus. Uccello del genere dei Falchi e famiglia
de' Milvi, che ha il becco nero, la cera gialla,
le penne della fronte, gote e gola bianche, con
una nera striscia longitudinale; quelle del vertice,
colloltola e lati del collo, acuminate, fulve con una
stria nera longitudinale; penne del dorso e sca-
polari, scoro^nere; parti inferiori « caoprHrici
MIN
MIN
«1%
dell'ali fulvo-accese, macchiate di nero: remiganti
primarie, nere, secondarie, eslreraamente cene-
ricce; coda più lunga delle ali, mollo forcuta;
piedi gialli, unghie nere. É uccello comunissimo;
il vecchio è raro. Nutresi d'insetti, reiliii, topi,
uccelletti; i pulcini piaciono a lui moltissimo; è
vile e si lascia battere per Qno da' corvi ; nidifica
sugli alberi molto alti.
]l01ia< add. Ottimo. Voce araba. 0 l'è un viti
milia; È un ottimo vino.
ll£ilia>x*d.o s. m. Bilione, ed anche Miliardo 0
Migliardo. Voce pretta francese: Mille milioni,
Migliajo di milioni, ossia Dieci volle cento milioni.
Btlilión s. m. 3IilioRe; Nome numer. che di-
nota la Somma di mille migliaja.
n Milione, talora usasi per Numero indeterminato:
Ghe són stceto un tnilión de volte; Vi fui un
milione di volte.
BdCiliouà/io add. Milionario. Voce dell'uso:
Ricco di milioni, Ricco sfondato, Ricchissimo.
lUillexinio s. m. Millesimo e per sinc. Mil-
lesmu: Lo spazio di mille anni,
n Millesimo, per La data apposta ai pubblici mo-
numenti, sebbene maggiore o minore di mille
anni: 0 milleximo d l'è scassóu; Il millesimo
è cancellato.
n — Alle volte sta in forza d'add. ed è nome numer.
ordinai, di Mille: Me contentieivo da tnillexima
parie; Io sarei contento della millesima parte.
1d.iixa, v. a. Minare: Far mine (in signif. di Cavo
0 Buco) sotto le mura d'una città, d'una fortezza,
sotto un'opera di fortificazione, ecc.
t» Minare, figur. Distruggere insensibilmente chec-
chessia per via di cabale e raggiri , Lavorar sot-
t'acqua 0 di nascosto onde render vane le altrui
opere, gli altrui progetti o sim.
]M[ina,ocià< v. n. 31inacciare: Promettere altrui
0 castigo 0 vendetta ecc. con alto o movimento
severo di mano o di testa o con parole aspre.
li Minacciare, in senso figur. dicesi altresì di Cose
inanimate, le quali danno indizio o lasciano scor-
gere qualche imminente disastro, danno o rovina:
Quella casa a minaccia de vegni zù; Quella
casa minaccia rovhia.
]M[ìna,tò s. m. Minatore: Colui che scava le mine,
Che lavora intorno alle mine.
minción add. Minchione, Mestolone, Squasi-
modeo. Uccellacelo, e men modeslam. Coglione:
Uomo balordo, sciocco, gaglioffo.
% Àveì ria fd con di minciùin; Aver a fare con
gente sciocca , Aver da mangiare la zuppa coi
ciechi.
S Chi balla sensa sdn, 5 l'è matto oppù min-
ción V. Balla.
S Chi è mincidn se ne stagghe a casa V. Casa.
S Chi foise cosci mincidn ! Chi fosse sì corbellone !
S Mincióni ! Minchioni ! Esclamaz. di sorpresa ,
maraviglia e sim,, lo stesso che Capperi ! Cap-
pila! Corbezzole! Zucche 1 Cospetto!
S Non èse minción; Non esser uomo da uccellare
a fave , si dice dUomo che opera con riflessione
e con secondo fine.
% Ogni fedele mincidn; Ogni fedel minchione,
vale nel comune uso Qualunque persona, anche
la più semplice e da poco, ma che non sìa stu-
pida affatto.
S Tocco de mincidn; Pezzo d'asino.
SdCiULoionà; v. a. Minchionare, Corbellare, Can-
zonare, Cuculiare, Dileggiare, Deridere, Burlare^.
Beffare, Pigliar a gabbo, Giambare, Berteggiarè,-
e men modestam. Coglionare : Pigliarsi giuoco
d'alcuno, Burlarsi di checchessia.
" Pigliasi anche per Tranellare, Abbindolare, Ginn-,
lare, Far baratteria, Trappolare, Truffare; ed in;
senso più mite Eludere, Illudere, Deludere.
S Fd cómme Tommóu, cKò l'andò pe mincionà
e ó l'è stceto mincionóu V. in Fd.
S Fase mincionà; Farsi scorgere o corbellare.
S Minciondse n. p. Burlarsi, Cuculiarsi, Berteg-
giarsi, ecc.
Minoionaja; s. f. Minchioneria: 3Iotto, Detto
giocoso.
Il Minchioneria , per Cosa da poco e di ninn mo-
mento ; Bdgatella, Bajuca, e men modestamente
Coglioneria.
I! — Errore, Sproposito, Corbelleria, Coglioneria,
ti — Fandonia, Bubbola, Frottola, Fiaba.
]MCiiiciona>tùa< s. f. Slinchionatura, Corbel-
latura, Canzonatura, Dileggiamento, Derisione,
Beffa, e men modestam. Coglionatura : L'atto del
minchionare.
Miuéa^ s. f. Miniera: Luogo sotterra dove gia-
ciono e donde si possono levare metalli, mine-
rali e certe pietre preziose.
Il Miniera, figurai, per Luogo o Cosa abbondevole.
Ikliiiei*a,le s. m. Minerale : Materia qualunque
che eslraesi da una miniera.
Il Minerale, usato in forza d'addiett. vale Appar-
tenente a miniera o che partecipa della natura
dei minerali.
S jEgue minerali; Acque minerali: Quelle die
trovansi impregnate d'alcune sostanze straniere,
gasose, saline, che per ordinario si adoperano
per medicamento.
Miìnià. V. a. Miniare: Dipingere con acquerelli
cose piccole in sulla cartapecora ovv. sull'avorio.
lMLiiLÌSk.tò s. m. Miniatore: Colui che minia.
Il£iiiia,tù.a> s. f. Miniatura: L'arte del miniare,
Genere di pittura in piccolo, in cui s'impiegano,
sulla cartapecora o sull'avorio, colori stemperati
nell'acqua di gomma, si punteggiano solamente
le carni, e si dipingono a guazzo i fondi e i
panneggiamenti.
n Miniatura: Pittura miniata od Oggetto dipinto
in miniatura.
$ In miniatùa; In miniatura. Posto Hvy. vale In
piccolo.
M!inin V. Mignin.
IMEiuio s. m. Minio : Ossido di piombo, tra rosso
e giallo, tendente allo scamatino, e serve per
lo più per dipignere.
Miinno minno V. Migno migno in Migno.
Mliiiii-a. s. f. Mina : Quel cavo o buco che si
fa nel terreno, nelle mura o nel sasso, per em-
pirlo di polvere affine di disunire, rompere f
mandar in aria le indicate materie.
Mlii]i«a< s. f. Mina : Sorta di misura con coi si
misurano le biade, il grano, la farina, il sale e
sim. ; e significa ancora La quantità della cosa
misurata.
Minò s. m. Minore, presso i Legisti dicesi Colai
che non è ancora giunto all'età determinata dalle
leggi da poter esser padrone di sé e della sua roba.
•I Minore, dai Logici si dice La seconda propo-
sizione d'un sillogismo regolare, ed è di genere
femm. V. Maggio s. f.
S20
MÌ8
MOC
IMQnò add. Minore: Più piccolo, contr. di Mag-
giore.
M Minore è anche aggionlo di Ciascuno del primi
quattr'ordini, che dee ricever colui che vuol di-
i i ventare sacerdote.
«-tìu d'etw; Minore d'età, Più giovine, parlandosi di
6 '; fratello cadetto.
iS.ln.osL s. m. Mìnotto o Mijollo. T. mar. Si dà
4'- questo nome a Due legni collocati quasi orizzon-
talmente, uno per parte dello sperone, che spor-
* gono sul davanti della nave, ad un certo angolo
colla direzione della chiglia, per procurare da
ambedue i lati un punto fermo onde murarvi il
«•' trinchetto, la scotta del quale passa per una ro-
''■' Iella posta all'estremità della gruella.
IMCinollo s. m. Zavorrante. Voce dell'uso: Chia-
mansi così da noi Coloro che portano la zavorra
ai bastimenti.
]IIiii.ox*a;iisa< s. f. Minorità: il numero minore
~ tra più persone d'un consesso, ecc.
BCinoritee s. f. Minorila: Stato di chi non è
giunto all'età maggiore V. Minò s. m.
JkUxLaa, s. f. Milza : Viscere molle, posto nell'ipo-
condrio sinistro fra lo stomaco e le coste spurie.
"*' S Aveì md a minsa; Sentir della milza, vale Aver
male alla milza.
Miinseea. (Erba) V. la voce Erba.
IMCinsonà V. Nomina.
BCinùtaj s. f. Minuta: Abbozzo di scrittura.
• minuto s. m. Minuto: La 60°'^ parte d'un'ora,
e dicesi pure Minuto primo.
— secóndo; Minuto secondo: La 60"* parte d'un
■f-^' minuto primo.
-i'iiij In t'ùn minuto m. avv. In un attimo, In un bat-
ter d'occhio, In un subito.
B£xòxi V. Milión.
BCìope s. m. Miope: Colui che vede distintamente
gli oggetti vicini, ma confusamente i lontani; il
contr. del Presbite.
ACisa<nti*opo s. m. Misantropo : Uomo di cat-
tivo umore che schiva di trovarsi in società cogli
^'1 altri.
Bffisocio V. Mesccìo.
*^I!M[iscio add. Arso, Asciutto, Abbruciato di da-
naro.
'Bfiisoiòn s. f. Missione: Il mandare che si fa
"5- de' sacerdoti a predicare la fede di Cristo tra
' i popoli barbari o ad istruire i cristiani, onde :
-i Andà in misciSn; Andare in missione, vale
(,'■>'■■ Andare a predicare.
RCiscioua<io s. m. Missionario : Sacerdote spe-
dito per le missioni.
B£isé s. m. Momento, e dicesi di Quel brevissimo
V • spazio di tempo che si occupa nel recitare un
àAt" miserere: No passa un mise ch'6 no me frusce;
«■'*;' Non passa un momento ch'e' non mi tedii.
'>'Af iséia< s. f. Miseria, Povertà, Indigenza, Bisogno,
• *=?• Necessità.
n Miseria, fìgurat. per Cosa da nulla, di niun conto
'" 0 considerazione, Bagatella, Inezia, Frascheria.
< ^ Cdntd de misèie; Cantare delle sue miserie.
Cantare il miserere: Fare il miseracelo, Fare il
lamentone, infingendosi più povero che un non
sia.
«fl.i'J Èse all'ultima misèia; Essere alla màcina o
ia fondo, Essere per le fratte. Essere ridotto al
verde, in rovina, agii estremi della miseria.
— proprio ùnn-a misSià; Essere una compassione.
Mispéz>seg'o s. m. Pesealoggia, Pescamelata,
Pescaciriegia, Pescanoce: Chiamasi così Una va-
rietà della pesca comune. Ve n'ha delle grosse,
delle medie e delle piccole; altre hanno la buc-
cia e la polpa gialla, ed altre bianca; tutte però
di sapore squisito.
Missa s. f. Servito, Mandata, e antic. Messa e
Messo: Muta di vivande.
AdCitig'à. V. n. Mitigare: Far mite. Placare, Ad-
dolcire, Temperare, Disacerbare, Moderare V.
Calma.
% Mitigàse n. p. Mitigarsi : Deporre l'ira, lo sdegno,
Calmarsi, Placarsi, Abbonacciarsi.
AJEòa s. f. Blora : Donna nera V. Mòu.
IMCoae s. f. Madre, antic. Matre: Femmina che ha
figliuoli. Genitrice.
i> Bladre, figurat. si dice di Tutte quelle cose, dalle
quali per qualunque si voglia modo si tragga ori-
gine.
-^ dò vin; Bladre: Il fondigliuolo. La feccia o Letto
del vino quando è nella botte; e non che del vino
dicesi anche dell'aceto.
% A moce pietosa a fa i figgiéu tignósi V. Figgiéu.
S Assòmeggiàse a moce; Madreggiare: Essere nei
costumi simile alla madre, ed antfae Somigliar
la madre nelle fattezze.
S Md de moce; Mal di madre, Mal di matrice V.
Md.
IMCoaelo add. Paonazzo, Pavonazzo, Pagonazzo:
Aggiunto di colore tra azzurro e rosso j simile
a quello della viola mammola.
Moaré add. Marezzato; Aggianto di panno e
drappo cui sia stato dato il marezzo, ossia, quel-
l' ondeggiamento di color variato prodotto sui
drappi dall'azione del màngano.
JMColblba s. f. Trama, Inganno, Marachella.
— d'amixi; Combriccola, Confrediglia V. Cabirda.
Miolbile s. m. Mobile, Arredo, Suppellettile V.
Mobilia.
ti Mobile, per Facoltà e Avere mòvibile, onde:
Beni mobili; Beni mobili diconsi Quelli che,
salva la loro sostanza, possono trasportarsi da
un luogo all'altro ; per opposizione a' Beni im-
mobili 0 stabili che sono quelli che non possono
mutar di luogo, come case, poderi, ecc.
§ Bello mobile ! Bel mobile ! Bel cero ! Bel cece !
si dice ironicamente ad Uom dappoco o tristo.
Miolbile add. Mobile, Mòvibile: Che è atto a
muoversi o ad esser mosso,
g Feste mobili; Feste mobili V. Festa.
Mobilia s. f. Mobili;» : Tutto ciò che nelle case
è adornamento di stanze, come sedie, cassettoni,
tavole, armadi, scansie, quadri , ecc. - Tutto ciò
che appartiene alla cucina, alla cantina, alla bot-
tega, all'agricoltura, dicesi Masserizia di cucina,
di cantina, ecc., ma più particolarm. Arnesi, Stra-
menti, Utensili.
AJColbilia V. a. Mobiliare, Ammobiliare V. Am-
mobiglid.
Moca s. f. Ralla: Quell'untume nero che si
forma dentro i mozzi delle ruote delle carrozze
per il continuo girare sui ferri della sala, ecc.
Voce d'uso comune in Toscana.
M!ocoa s. f. Bigotta e comunem. al plor. Bigotte.
T. mar. Pezzi di legno di forma sferoidale con
tre 0 più fori a gola in direzione dell'asse mi-
nore che fanno uffizio di girelle. Due bigotte
con un cavo che passa successivaminta da una
MOD
MOD
S^l
all'altra pe'suoi fori formano una specie di
paranco, che serve per tesare le sartie, i paterazzi
e spesso pure gli stragli V. Bigotta.
Alocca^lùmme s. m. Spegnitoio: Arnese di
latta, fatto a foggia di campana, con un boccinolo
laterale entro cui si ferma una pertica o canna,
e serve comunem. nelle chiese per ispegnere can-
dele 0 altri lumi posti in alto. - Accenditoio,
chiamasi La pertica o canna quando ha in cima
un moccolo o stoppino (mòcchetto) per uso di
accendere candele o lumi posti in alto o discosto.
MScchiette s. f. pi. Smoccolatoje : Strum. col
quale si smoccola, fatto a guisa di cesoje con
due manichetti imperniati insieme, e con una cas-
settina da capo, nella quale si chiude la smoc-
colatura. Sogliono avere tre piedini, e si posano
per lo più sopra un piattellino metallico.
— da lùmea; Smoccolatojne V. Lùmea.
Mòcclietto s. m. Stoppino, dicesi ad Alcune
fila di bambagia a guisa di lucìgnolo, coperte di
cera, delle quali altri si serve per accendere i
lumi, ed anche per far lume, specialmente an-
dando qua e là per la casa; altrim. Cerino V.
Cerin.
— de candeja ; Moccolo : Candeletta sottile, della
qnale sia arsa la maggior parte; se cortissima,
dicesi Mozzicone.
S Tià(H mòcchetti; Gittar motti, Motteggiare, vale
Pungere, Incitar co' motti.
B£5coo s. m. Moccolaia: La parte del lucignolo
CstóppinJ da smoccolarsi perchè troppo incarbo-
nita. - Fungo chiamasi Quel bottone simile al
cappello d'un fungo, che si genera nella sommità
del lucignolo acceso (V. Bolla nel b'.signif.). -
Smoccolatura, Quella parte del lucignolo o stop-
pino acceso, stata recisa colle smoccolatoje.
— de carbón ; Fumajuolo e più comunem. Fumac-
chio V. Carbón.
3f od<la< s. f. Moda : Usanza cbe corre, passeg-
giera, introdotta dal gusto presente o dal capriccio;
djicesi del vestire, de' mobili, dell'acconciarsi, ecc.
S À modda ; Alla moda. Posto avv. vale Secondo
l'usanza che corre.
§ All'ìiltima modda; A tutta usanza, All'ultima
moda.
S Èse de modda ; Essere andazzo : Essere in moda
0 in usanza, Usarsi.
§ Mercante da modde; Modista: Chi ha bottega di
robe di moda.
Mioddo s. m. Modo, Maniera, Guisa, Via, Mezzo.
•1 Modo, per La maniera con cui si fa qualche cosa :
Questo moddo de scrive 6 nò me piaxe; Questo
modo di scrivere non mi piace.
M — per Rimedio, Ripiego,
w — per Volontà, Piacimento: 0 fa sempre a mce
moddo; Egli fa sempre a mio modo,
n — Presso i Grammatici si usa per significare le
differenti maniere di coniugare i verbi giusta le
differenti azioni od affezioni che si hanno da
esprimere.
S A moddo de ; A modo dì, vale Come, In gnisa
dì: Fceto a moddo de barchetta; Fatto a modo
di barchetta.
$ Ad ogtii moddo; Ad ogni modo, vale Tuttavia,
Per altro: Ad ogni moddo 6 ghe guàgna; Ad
ogni modo egli vi guadagna.
% Andà, a moddo in t'ùnn-a cosa; Andar a modo
in una cosa, vale Andarvi con moderazione.
S A tutti i moddi; In ogni mo' o modo, lo stesso
Che comunque vada la cosa: A tutti i moddi
véuggio veddighe dentro ; In ogni modo io vo' ve-
derci dentro.
§ i4 ón moddo; A un modo. Allo stesso modo,
cioè Similmente, A un pari, Egualmente : Semmo
tutti (ceti a un moddo; Noi tutti siamo fatti a
un modo.
S De moddo che; Di modo, che, vale lo stesso
che Tal che. Sicché, In guisa che.
$ Fa a so moddo o a moddo di atri; Fare a
suo senno o a senno d'altrui, vale Operare se-
condo la propria o l'altrui volontà.
S Féua de moddo; Fuor di modo, di maniera,
di misura, vale Grandemente, Eccessivamente,
Estraordinariamenle, Smodatamente.
% In 0 A nisciiìn moddo; In nessan modo, A
patto nessuno.
S In certo moddo; Per certo modo. »i^
S 0 vin piggióu a moddo S l'è megio che 5 broddo
V. Broddo.
S Pe moddo de di; A mo' di dire. Per modo di
dire. Per così dire, Per modo d'esempio. Esem-
pigrazia.
S Trova ó moddo de... Veder via di... Trovar modo
di, cioè la maniera di condurre a fine alcuna cosa.
M^odellà, v. a. Modellare. T. scult. Formare
con terra molle o cera il modello d'un'opera che
si vuole eseguire in marmo o in altra materia.
S ModellAse n. p. Prendere a modello, a norma,
a regola. Governarsi, Regolarsi secondo le altrui
operazioni, preso sempre in buona parte.
]|fodellatò s. m. Modellatore: Chi modella.
Miodello s. m. Modello : Rilievo in piccolo del-
l'opera che si vuol fare in grande.
" Modello e Mòdano : Misura colla quale si rego-
lano gli artefici in fare i lavori loro, ed è diverso,
secondo le diverse loro professioni.
n — Fig. Esemplare, Archetipo.
n — Si dice a Uomo o Donna che, nell'accademia
del disegno, nudo o vestito, sta fermo per essere
da' giovani studenti o da' maestri dell'arte per
loro studio ritratto al naturale.
— d'un bastimento ; Garbo, Garbato o Sesto ? Mo-
dello che si fa per la costruzione d'un bastimento.
Modera, v. a. Moderare: Ridurre al convene-
vole. Modificare, Temperare: Reprimere gli ec-
cessi in checchessìa.
% Moderàse n. p. Moderarsi , Temperarsi : Repri-
mere l'impelo della collera o d'altro affetto,
Contenersi ne' ristretti limiti dell'onesto.
Ikf odex*a<ziòii s. f. Moderazione, Moderanza,
Moderamento : Regola, Modo e Misura nelle cose.
Modestin s. m. Modestina: Striscia di panno
lino lunga un palmo o poco pia, con qualche
guernizione nel lato superiore, e portanla sopra
il seno le donne, specialmente quando il vestito
è molto scollato o aperto sul davanti; altrim.
Scollino.
Modifica, v. a. Modificare, Moderare, Tempe-
rare: Produrre cangiamento, Cambiare il modo
di essere d'alcuna cosa.
S Modificàse n. p. Modificarsi.
Miodificazión s. f. Modificazione: li modi-
ficare, Il cambiare tanto o quanto l'essere d'una
cosa 0 la forma di essa.
Modista s. f. Modista. Voce dell'oso: Colei
che fa eappelli, coffie e altre accooctatare d«
tm
MOI.
MOI
£: donna secondo la moda corrente; altrimenti
. Crestaia.
M^exiii-a> s. f. Morena e Marena. T. ìltiol.
.y Jturvena helena. Pesce del genere delle Mure-
di: nofidi, che ha molta somiglianza ai serpenti per
ohia sua forma quasi cilindrica non meno che per
le sue proporzioni sottili. É svelto, forte, fles-
9»t£ibile nelle sue parti, e a guisa che ii colubro
striscia e s'arronciglia sulla terra; egli nuota e
ih muovesi in giro nell'acqua. Ha le due mascelle
fornite di denti acuti e lontani l'uno dall'altro;
jR;ba denti sul palato; il corpo e la coda sono sparsi
^^v.di macchie irregolari, grandi, ed accompagnate
e coperte in parte di macchie più piccole. Un
t9()4>more viscoso e copiosissimo, dì cui è intonacata
.|n£Ìa pelle, dà all'animale la facoltà dì sdrucciolare
A facilmente in mezzo agli oslacoli, e di non es-
ifersere trattenuto se non con molta fatica. La sua
carne è grassa, bianca, dilicatissima; cibasi di
gratichj e di pesci, ma i polipi sono il suo pasto
singolare; si pesca con nasse e con lenze.
]l£oesca< s. f. Moresca: Sorta di ballo antico,
così detto perchè usato da' Mori, e da loro pas-
sato a' nostri avi, che forse in qualche parte
corrisponde al saltare coli' arme degli antichi.
S Batte a moesca; Far la moresca.
]M[oéto add. Moretto, Brunetto, Brunotto, Bra-
nazzo : Che ha alquanto del moro, del bruno.
]li!òg'a,ne s. m. Jlogogane, Mogogon, e volgarm.
"iQ Mògano: Albero americano, il cui legno, di color
ih fiallo-rossìgno, è molto pregiato, e serve per far
mobili di riguardo.
'Sd-H^^G s. f. Moglie, Consorte: Femmina con-
1^: giunta in matrimonio; altrim. Mogliera, Mogliere,
no e per idiotismo fior. Moglieri.
!t^ Chi ha bella mòggé, a non é tutta a so ; Chi
io! ha bella moglie, la non è tutta sua.
aiì$ In compagnia 5 prceve 5 piggia mòggé V. Corn-
isi'- pagnia,
ftJiS Nò se péu avei a mòggé imbricega e a bótte
j*:" pinn-a V. Bòtte'.
» 5 Ommo chi ha due mòggé; Bigamo.
S Piggià mòggé; Pigliare o Menare o Tòr moglie,
vagliono Ammogliarsi.
S Se voeì astallàlo, dceghe mòggé; Dagli moglie
-3 f ed halo giunto, dicesi proverb. per dinotare l'in-
comodo, che apporta seco il prender moglie.
Biloi V. n. Morire e Morirsi : Uscir di vita. Partir
di questo mondo, Trapassar di questa vita, Cessar
^&i'di vivere. Dare l'ultimo addio. Andare a' piedi
Dio, Serrar le pugna. Render l'anima a Dio; e
. scherzevolm. Dar beccare a' polli del prete, An-
.ifer;dare a sentir cantare i grilli. Porre il capo dove
il nonno ha i piedi, Far gheppio. Basire, Crepare,
,«|r.Tirar l'ajuolo. Batter la capata,
n Morire, figurat. Mancare, Consumarsi,
fl — Finire, Terminare.
— a so letto; Morir nel suo letto. Morir di suo
CI' male o di sua morte: Morir di morte naturale.
— - co-e scarpe inpé .... Maniera del volgo, e vale
Esser ucciso o Morir di morte improvvisa.
mr- cSnime e mósche; Esser grandissima moria o
-e:; mortalità.
— dà famme; Morir di fame, Allampanare dalla
fame. Essere scannato dalla fame, vagliono Aver
,^gran fame; e talora Esser mendico.
Jtdà famme, dà sw, da-o freido, da-o séunno,
v. Ì<w.*%Morir di fame, di sete, di freddo, di sonno
e sin., vale Aver gran bisogno di cibo, di be-
vanda, di riposo, ecc.
— dannàu; Morir dannato o nell'ira di Dio, vale
Morir empiamente da peccatore.
— da-o cado; Stillarsi dal caldo: Soffrir soverchio
calore.
— da-o rie; Morir dalle risa, si dice del Ridere
smoderatamente.
— dà raggia, dà futta, ecc.; Morir di rabbia, di
sdegno o simili, si dice dell'Essere da sifiTatte
passioni grandemente agitato e commosso.
— de parto; Morir di parto o nel parto o sopra
parto, vale Morire a cagione del parto.
— in te so oegue ; Cuocer nel suo brodo V. ./Egua.
— 6 chéu d'ùnn-a cosa; Assevare, Morir di vo-
glia di checchessia. Averne veemente desiderio.
— santamente; Morir in Dio o nell'eterna pace di
Cristo, cioè santamente.
' — sensa sd e sens' éuio , . . . Morir improvvisa-
mente e senza i conforti della religione. M. basso.
— vergine; Morir colla ghirlanda o colla corona:
Morir vergine.
8 A còsto de moi, véuggio falò; Né dovessi io
morire, il vo' fare.
§ Chi ben vive, ben méne ; \A vita il fine , il di
loda la sera.
**S Chi vive sperando méne cagando V. Caga.
\ Fa moi ùnn-a persònn-a; Giustiziare uno.
§ Moieiva ciù filo a vacca d'ti/i pòveo diao;
Quando uno è nato per far tribolare non dilefia
mai, I tristi non muojono mBi.
§ 0 véu moi; E' vuol morire, si dice Quando si
vede un avaro regalare qualche cosa ad alcuno
0 fare qualche larghezza contro la sua natura.
Il — Vuol morire, dicesi pure nell'uso di Chi ha
una malattia mortale.
S Quando s'ha da moi, a moi ciù d'un md che
dell'atro l'è 5 stesso; Infine per lo gregge è
poi lo stesso esser preso dal lupo o dal custode.
S Primma de moi bezéugna véddine de belle;
Mentr'uno ha denti in bocca, e' non sa quel che
gli tocca. Modo prov. die dicesi per dinotare la
varietà della fortuna.
S Se sa dóve se nasce, n5 se sa dóve se méne;
Ognun sa dov' e' nasce o pasce , ma nessun sa
dov'ei debba morire.
Mòieg-ua; s. f. Matrigna e Madrigna: Moglie
del padre di colui a cui sia morta la madre.
Moìu s. m. Molino e Mulino: Edifizio composto
di slrumenli che serve per macinare le biade.
— a due, a trce réne; Molino a due o tre pal-
menti, dicesi quando ha due o tre màcine.
— a vento; Molino a vento o da vento: Sorta dì
mulino che va per forza di ruote messe in moto
dal vento.
S Chi é primmo a-o mSin, màxina; Chi è primo
al mulino, primo macina. Modo prov. che vale
Chi è pili sollecito, esce primo di briga.
S Doppo cent'anni l'ccgua a torna a-o so mBin;
In cent'anni e cento mesi l'acqua torna a' suoi
paesi V. ^gua.
% Erboo dò mòin; Albero o Fùsolo.
S Tià l'cegua a-o so mòin ; Tirare o Recar l'ac-
qua al suo mulino V. .£gua.
Moina, s, m. Mugnajo: Quegli che esercita l'arte
di ridurre i cereali in farine; dicesi anche Mo-
linaro, Molinajo, Mulinaro, .Macinatore.
Mi^ineUo s. m. Molinello e Malinello. T. mar.
MOL
MOL
Àrgano orizzontale con cui si salpa l'ancora ed
eseguisconsi altri lavori di forza.
n Bùrbera: Altra specie d'argano orizzontale, gi-
revole a' due capi su dae pernj, ano di questi
(o anche ambidae) prolungato e ripiegato in ma-
novella. Serve a tirar in alto pesi per le fabbriche,
estrarre il minerale dalle cave , attinger acqoa
da^ pozzi e simili.
n Bullo, e comunem. Rulli al piar.: Cilindri di legno
duro, non mollo lunghi, i quali si mettono sotto
alle pietre o ad altre cose di gran peso per muo-
verle facilmente col rotolarle; altrim. Curri, Ci-
lindri.
11 Cilindro, Rotolo, Rullo: Strum. di legno d'un
sol pezzo, liscio in forma di colonna, bucato nel
mezzo per lo lungo ove s'introduce un perno di
ferro su cui gira allorché si fa passare sul ter-
reno dopo «eminato per comprimere la semente.
n — per Un altro strum. in tutto eguale al pre-
cedente, ma di marmo invece di legno, che serve
per ispianare e lisciare i pavimenti alla veneziana.
— da sbatte a ciccolata ; Frullino : Asticciuola tonda
di legno, cui in basso è inserito nn ingrossamento
mazzocchiuto variamente intagliato e traforato,
aftinché nel suo molo vorticoso molt'aria si fra-
mescoli colla cioccolata nel frullarla e la renda
schiumosa.
— dò tordo da stampoei; Rocchellone: Cilindro dì
legno posto orizzontalmente sotto le guide, alla
sinistra del torcoliere, girevole sur un asse di
ferro , con manubrio da volgere, per far andare
il carro del torchio avanti e indietro.
^ Fa 0 mdinello ; Fare il mulinello. T. degli scher-
mii, ed é Quella ruota che, per difendersi, fanno
coll'arme intorno al corpo.
Mióinii-a; s. f. Matrina: Denominazione che dà
il baitezzato a Colei che lo ha tenuto a battesimo;
amie. Sàntola.
]|fole»tà. V. a. Molestare: Dar molestia V. Fru-
sciò.
AfollO; s. f. Molla : Strum, per Io più d'acciajo,
che, fermo da una banda, si piega agevolmente
dall'altra, e, lasciato libero, ritorna nel suo primo
essere ond'egli fu mosso, e serve a diversi usi
di serratura e d'ingegni.
« Molla, figurai, dicesi di Qualsivoglia cosa che
abbia virtù di far muovere l'animo.
— (i5 reléuio; 3IolIa: Solili pezzo d'acciajo ben
battuto e temperato, raggomitolalo in un casset-
tino cilindrico che con distendersi fuori mette le
ruote e tutta la macchinelta in moto.
Molla. V. a. Lentare, Allentare, Rallentare, Rilas-
sare: Render lento, e si applica alle cose che sono
susceiiibili di tensione o di rilasso, come i fili,
le funi e simili, contr. di Tendere. Dicesi an-
che Mollare, ma è meno nobile, ed usasi più
particolarmenle in marineria, e vale Sciogliere,
Levar vnlia, Cessare di trattenere, Disormeggiare,
Disfare un nodo, ecc.
" Usato in signif. nent. vale Cedere, Avvallare:
0 terrcn ó molla; Il terreno cede, avvalla.
«Cedere, dicesi anche dello Sformarsi d'un muro
0 sim.; Rovinare, Sfasciarsi.
— a brilla a-o cavallo, a ùnn-a persónn-a V.
Brilla.
— 5 con ; Lasciare il cane: Scioglierlo da guinzaglio.
— 5 prexo; Rinviliare, Dar giù, gcenjare di
pre^zOi^ i" — -^ '■- - ^~-'>^y -j. -'. s.^l-[
— d vesti; Allentare il vestito: Slacciarlo onde sia
meno ristretto.
— un pugno, un scciaffo, di cosci, ecc.: AbbrfC*^
care, Appiccare, Appioppare, Appostare, Appog-
giare, Azzeccare un pugno, ano schiaffo, un
mostaccione. Sprangar calci, ecc. vale Lasciarlo
andare, Scagliarlo.
3 Comensd a molla a scotta V. appresso Molldse
pe-e picagge.
$ Mollàse n. p. Allentarsi: Farsi lento, cootr. di
teso,
n — pe-e picagge; Rompere o Strappar la cavezza,
dicesi di Colui che, perduto ogni ritegno d'onestà,
comincia a fare mancanze.
]lk£olla<nixuLe s. m. Mollame: Parte carnosa
che agevolmente cede al tatto , ed é propriam.
quella che è sopra il fianco.
Id[olla>iiii-a> s. f. Fitta: Terreno che sfonda
e non regge sotto i piedi.
S Formaggetta mollann-a; Cacetto, Caciolino:
Piccolo cacio fresco e tenero.
Mollette s. f. pi. Molle, Molli e Mollette: StrolKi
di ferro da rattizzare il fuoco.
Molle:xin add. Molliccio, Hollicello: Alquanto
molle.
Mollezza, v. n. Molleggiare: Essere arrende-
vole, Slollemente piegarsi, e dicesi della punta
della penna e delle dita che slringon la penna
mentre si scrìve.
Mollo add. Floscio, Flaccido, Mencio, Molle, Di-
legine: Aggiunti che si applicano a quei corpi di
natura fibrosa o nervosa, che hanno perduta la
naturai consistenza. Hanno però fra loro le se-
guenti distinzioni: Il floscio o flaccido è per
difetto di tensione; il mencio è quello che non
ha più quella elasticità, quella fresca morbidezza
che lo fa resistere al tatto, ma, comprimendolo,
cede subito e non ripiglia la sua forma al cessare
della compressione; così un vestito che sia senza
salda sì dirà mencio, non mai floscio; il molle
usasi per Pieghevole, Flessibile, ecc. come: Cera
molle; dilegine vale Dì poco nervo. Facile a
piegarsi, ma per lo più dicesi di carta, drappi
e simili,
n Molle, Vincido, Mucido : Aggiunto di quelle cose
che per umidità perdono in buona parte la du-
rezza 0 consistenza naturale.
„ — Aggiunto di persona, vale Debole, Spossato,
Floscio, Lonzo, Snervalo; e talora Tardo, Indo-
lente, Che non sa darsi partito. Che sta irresoluto;
Tempellone, Bracone, Ser agio.
S Gruppo mollo; Nodo lento, contr. di tirato.
S Polenta molla; Polenta tenera, contr. di soda.
S Roba mxilla; Mollame.
% Vin mollo; Vino leno o lene: Vino debole,
Mollacelo.
Moltiplica Y. a. Moltiplicare, Multiplicare:
Accrescere di numero e di quantità.
» Moltiplicare, pi-esso gli Aritm. vale Ripetere nn
numero tante volte quante vi sono unità in un
altro dato numero.
I^oltiplica^tò s. m. Moltiplicatore. T. aritm.
Quel numero, per via di cui si fa la moltiplica-
zione ; che anche dicesi Fattore.
Moltiplica,zi5ii s. f. Moltiplicazione e Mul-
tipiicazione, Moltiplico, Moltiplicamenlo: Il mol-
tiplicare e La slessa quantità moltiplicata.
fi MoIlipHcaxione, in Aritm. Quell'operaaione, per
824
MON
MON
,:, via di cai un nomerò vien replicato altrettante
'. volte quante sono le unità d'un altro numero dato.
Tlf f^l t.i aoimo ; Moltissimo : Àvv. superi, di
Mollo.
B£5n. s. m. Mattone: Pezzo di terra cotta, di forma
quadrangolare per uso di murare. Ha diversi nomi
secondo le diverse forme.
— a cotello; Mattone a coltello o per coltello V.
Catello.
— ferriéu; Mattone inferrigno o ferretlato : Mattone
stracotto nella fornace, e diventato durissimo e
SI quasi vetrificato.
% Quello chi fa móin; Mattoniero: Artefice che
fa i mattoni, Fornaciaio di mattoni.
BJCÒxLà/ s. f. Colpo di mattone.
8 Dà ùnn-a mona; Dare una fardata o un bottone,
figurai, vale Gittare un motto pungente verso
alcuno.
SJCóuaeai s. f. Moneta: Jlelallo coniato per uso
mr di spendere. Le sue parti sono: Faccia o Tipo
:^r e Rovescio; Esergo, Quello spazio diviso da una
U' linea che è nel tipo della medaglia o moneta,
ove ponsi l'inscrizione, ed il Contorno.
— abùxiva; Moneta abusiva V. Abùxivo.
— bdnn-a; Moneta buona, Moneta legale.
««^ calante; Moneta scarsa: Quella che non è di
, 5 ' giusto peso.
m. corrente; Moneta corrente: Quella che corre co-
.B • munemente e con prezzo determinato.
— d'argento ; Moneta d'argento o bianca, a distin-
.' zione di quella di rame o d'oro.
— d'ou; Moneta d'oro.
— de peizo ; Moneta di peso: Quella che niente
cala dal suo legittimo peso.
*— de rammo; Moneta di rame.
(Nir effettiva ; Moneta sonante , reale , effettiva , in
,/) contanti.
iti* erosa; Moneta erosa (dal latino oerosus, abbon-
'^ dante di rame): Moneta allegata con rame. Moneta
di biglione, cioè Moneta di rame, a cui sia misto
alquanto d'argento.
— fàsa; Moneta falsa : Quella cioè che non è battuta
nella zecca pubblica, e non sia di metalli e del
peso prescritto dai regolamenti dello Stato. -
Stagnoli si dicono Le monete d'argento falsificate
con io stagno ; Incamiciate o Bratteate, le fal-
sificate con lamina d'oro o d'argento.
— néuva; Moneta ardente, nuova di zecca.
— retaggio; Moneta tosa o tosata: Quella che è
tagliata o limata sull'estremità in giro.
— scassa ; Moneta liscia, Moneta frusta.
— spessa; Moneta spezzata, Moneta spicciola, Mo-
t. neta minuta, e a Fir. Moneta assolutam. : Denari
spiccioli.
S Batte mòncea; Battere o Coniare moneta V.
Batte.
n — mSncea fàsa; Far moneta falsa, Falsare la
moneta o il conio, vale Fabbricare, Coniare mo-
neta falsa, Falseggiare.
S Non ho de móncea ; Non ho di spiccio, cioè Non
ho di pìccola moneta in saccoccia.
S Paga da mcexima mòncea; Pagar uno di quella
moneta ch'ei merita, figur. vale Contraccambiare,
Ricambiare, Ricevere tal misura quale si fece
li altrui.
S Paga de bónn-a o de cattiva mónwa ; Pagar
di buona o di mala moneta: Maniera figur. e
vale lo slesso che Corrispondere o Non corri-
spondere coi portamenti a chi altri sia per qual-
che verso obbligalo.
S Paga de mòncea lunga; Farsi tirar per il fer-
rajuolo, dicesi di Chi si riduce a pagare piiì tardi
ch'e' può, e vantaggiandosi pili ch'e' può.
§ Remescid da mòncoa; Acciottolar quattrini, vale
Dimenarli, Farli suonare, Armeggiare con essi
come se fossero ciottoli.
Miòudà. V. a. Mondare: Tòr via col coltello ad
un frutto la buccia, il tórsolo e in generale le
parti guaste o superflue. - Sbucciare o Dibuc-
ciare valgono Tòrgli via soltanto la buccia. -
Mondare un uovo, dicesi del Levargli il guscio
quando è lessato.
]M[òxi.<la>g'g'ia< s. f. Mondiglia : Spazzatura di
grano che si dà per cibo alle galline ed uccelli
grossi ; altrim. Vagliatura.
Moudiòla. s. f. Bondiola: Specie di salame
fatto di carne di majale non trita, insaccala in
grosso budello di manzo o sim.
IMEòndo s. m. Mondo: Il cielo e la terra insieme
a ciò che si racchiude in essi; Universo.
» Mondo, più particolarm. dicesi II globo terrestre,
cioè La terra sola.
Il — Figurai, preso, vale il genere umano, Tutti
gli uomini in generale.
Il — La società degli uomini, con cui si dee con-
vivere 0 Parte di essa società.
Il — Gran numero di persone, ed altresì Quantità
grande di checchessia.
— néuvo , Mondo nuovo : Macchina, dentro cui sono
adattate delle vedute di diverse parti del mondo,
le quali sì veggono ingrandite mettendo l'occhio
ad una lente che corrisponde dalla parte di fuori.
S Andà in cattivo mSndo; Andare in mal mondo,
cioè air inferno.
n — S móndo sóttesòrva ; Andare il mondo in
carbonata o sottosopra, Essere finimondo, Seguire
rovina irreparabile.
n — pe~o móndo; Andare pel mondo o per Io
mondo, vale Viagg:arp.
S A-o móndo; AI mondo: Modo dì dire che si
usa in alcune frasi per ripieno, accrescendone la
forza: Nò gh'é ommo a-o móndo chi ecc.; Non
v'è uomo al mondo che ecc.
S A st5 móndo nisciùn l'è necessàio; Nessuno
al mondo è necessario, e vale Tutti ci possiam
giovare, ma ognuno di noi può fare di manco
dell'altro a un bisogno; e Io diciamo per mo-
strarci noncuranti d'alcuno, e le piiì volte per
rintuzzarne l'orgoglio se ci vuol fare il collo,
reputandosi che non possiam fare senza di lui.
S Conosce 6 móndo ; Sapersela, Non aver bisogno
di mondualdo, Aver pisciato in più d'una neve:
Esser pratico delle cose del mondo.
§ Dacché B móndo ó l'è móndo ; Da che il mondo
è mondo, Da poi che l'acqua bagna, Da poi che
il fuoco scalda, Da poi che gira intorno il cielo,
A memoria d'uomo, A' dì de' nati, cioè Dai tempi
antichissimi fino al presente.
S Dà a-o móndo; Dare al mondo o alla luce,
vale Partorire.
§ Derrùe ó móndo; Rovini il mondo, suolsi dire
per mostrare il deliberato proposito di far una
cosa, senza curare ostacoli o pericoli: Derrùe
S móndo, stasseja parto pe Milan ; Rovini il
mondo, stasera parto per Milano.
S Di un móndo de villanie a ùnn-a pert5nn-a;
m»
MON
Dir altrui nna carta di villanie, d'ingiarie o sim.,
vale Dirgli molle villanie.
S Donna de m5ndo; Donna di mondo, Mondana,
Meretrice V. Donna.
S Èse in te l' atro móndo o in tò móndo da
lùnn-a; Esser nell'altro mondo, vale Esser fuor
di sé, Essere astratto,
n — pe-o móndo; Essere per il mondo, si dice
di Chi erra in qua e in là senz'arte né parte.
S In cavo dò móndo V. Cavo.
% L'atro móndo V. sotto 0 móndo de là.
% Lascia 6 móndo cómm'ó se tréuva; Lasciar il
mondo come si trova : Lasciare le cose ceme
stanno senza mutarle.
S Leva da-o móndo ùnn-a persónn-a V. Leva.
S Mette all'ónó dò móndo; Mettere all'onore del
mondo.
" — a-o mdndo V. Mette.
S Nisciùn l'è conlento « sto móndo ; Ognuno ha
il suo diavolo all'uscio. Quisque suos patitur
manes. (Virg.)
% Nò conosce 5 mdndo; Non conoscer il mondo,
Esser soro, inesperto del mondo, novizio.
S 0 gran móndo; Il gran mondo, si chiama La
gente nobile, litolata e ricca, che spende e pom-
peggia.
S 0 móndo de là; L'altro mondo o II mondo di
là, vagliono Paradiso o Inferno o Luogo dell'al-
tra vita.
S 0 móndo 5 l'è bello perché 5 l'è vario ; É bello
il mondo, perchè é pien capricci e gira tondo.
Solo per variar natura è bella,
S 0 móndo ó l'è de chi se ó piggia; Il mondo
é di chi se lo piglia, e vale Gli arditi otten-
gono ciò che vogliono o sim.
S 0 móndo 5 l'è {ceto a scaa, chi mónta e chi
caa; Questo mondo è fatto a scale, chi le scende
e chi le sale, ovv. è fatto a scarpette, chi se le
cava e chi se le mette. Dettato prov. che vale
che A taluno è propizia, a taluno è contraria
la fortuna.
S 0 móndo 5 l'è rióndo, chi nd sa navegd va
a-o fóndo V. Fóndo.
S Pà ch'ó vegne dall'atro móndo; E' si mostra
delle cento miglia, Ei cade dalle nuvole, cioè Si
mostra nuovo di checchessia.
S Paci tutto ó móndo; Parere tutto il mondo:
Parere un gran che.
S Pe tutto l'òu dò mótido; Per cosa del mondo
(si usa colla negai.), e vale In alcun modo, In
nessun modo affatto.
S Piggid ó móndo cómm'ó ven; Pigliar il mondo
come viene : Acconciare l' animo via via alle
mutazioni che avvengono senza darsene gran
briga.
S Roba dell'atro móndo; Cose dell'altro mondo:
Cose grandi, straordinarie, strepitose.
S Savei sta o vive a-o móndo; Saper del mondo:
Conoscere come vi si deve regolare.
S Sta in cavo dò mondo; Stare in capo al mondo,
vale Abitare in parte lontana.
S Tutto ó móndo ó l'è paize; Tutto il mondo è
paese o sim. Prov. che vale che Per tutto si
può vivere , e per tutto s' incontra del bene e
del male.
8 Vegni a-o móndo ; Venire al mondo, Nascere.
BdEòneg-^ s- ^- Monaca : Religiosa secolare.
S Batte a mdnega; Segar la monaca: Rumore o
fracasso che alla metà della quaresima si usa fare
da' ragazzi battendo con bastoni, pietre o sim. le
porte delle botteghe e delle case. Dicesi così iit
Firenze perchè quivi vendevasi una stampa chia-
mata La quaresima, dove «rano descritti tutti f
giorni della stessa, ed alla metà di questa era di-
pinta una figura che rappresentava una monaca con
una sega póstale a traverso del corpo, quasi per
segarla.
S Serva de móneghe; Servigiana: Donna secolare
che serve le monache ne' loro affari del monastero.
Mióneg'lietta. s. f. Cincia bigia o Cinciallegra
cenerina. T. ornil. Parus palustris. Uccello del
genere delle Cince, che ha il becco nero; pileo,
cervice e gola di color nero ; collo e parti ini
feriori biancastre; dorso, scapolari e sopraccoda,
di color cenerino, leggerissimamente tendenti al-
l'olivastro; remiganti e timoniere del medesimo
colore sul margine, ma più brune nella parte
media ; timoniere esterne col margine esterno
quasi bianco; piedi cenerino-neri. Le femmine
hanno il color nero meno puro. Abita i boschetti
e le macchie de' monti d'elevazione mediocre;
nidifica negli alberi cavi. Di passaggio in inverno
non in ogni anno; qualche volta numeroso.
— fàsa; Monachina infilzata, suol dirsi a Chi si
mostra umile e rispettoso, timido nel parlare,
ma che sotto sotto ha tanto o quanto di malizia
0 gli se ne vuole attribuire; Mozzina, Mammamia,
Fagnone, Ipocrita, ecc.
S Móneghette dò pappe brùxòu; Monachine: Quelle
scintille di fuoco che nell' incenerirsi la carta a
poco a poco si spengono.
]!k£Òxieg>]iiiixi-a. s. f. Monachina. T. ornit.
Recurviroslra avocetta. Uccello, forse l'unico del
genere delle Avocette , che ha il becco nero ,
l'iride rossa; pileo, cervice, scapolari interne,
piccole e medie cuopritrici e remiganti primarie
nere; remiganti secondarie interne scaro-nere;
timoniere bianco-periate; tutte le altre penne
candide; piedi cenerino-periati; le unghie nere.
Vive in prossimità del mare, negli stagni d'ae-
que basse, alle bocche fangose de' fiumi. Cibasi
di piccoli insetti, vermi ed uova di pesci, che
becca sull'acqua e fra la mota. É uccello mollo
agile, vola con forza, corre velocemente e nuota
benissimo; di passaggio rarissimo.
Miòuèlla, s. f. Quadruccio: Mattone più grosso
degli altri.
AdCòuesté s. m. Monastero, Monasterio, Moni-
stero, Monisterio, Munistero e Munislerio: Abi-
Inro di monache.
MEònfterrà s. m. Vino monferralo: Sorta di
vino nero, sciolto, leggiero, e di cui si può bere
con intemperanza senza pericolo (quando però
non sia adulterato).
]|I<^iif4Bx*z*i]in-a> s. f. Monferrina. Voce del-
l'uso: Sorta di ballo così detto dal Monferrato,
donde se ne diffuse l'usanza.
Mióntà s. f. Montala, Salita, Erta, Ascesa : Laogo
per lo quale si va all' insiì.
— drita; Salila o Montata acclive, scoscesa, ripida.
Monta. V. a. Montare, Salire, Ascendere, Pog-
giare: Andare ad allo.
n Montare, figurai. Salire in alto stalo. Crescer di
fortuna,
n — Ammontare, Importare, Rilevare, Formare,
Ascendere, dicesi del raccolto o somma d'un
526
MON
MOR
j?" conto di più partile, o del Costare o Valere di
1' checchessia.
M — per Rincarire, Crescere di prezzo.
ti — Il congiangersi degli animali, il maschio colla
(i femmina.
» — Presso gli Artefici, vale Metter su. Mettere
8( insieme le diverse parti di checchessia, ed è
,,9'i contr. di Smontare.
<*• a cavallo; Montar o Salire a cavallo o in sella.
— a guardia ; Montare la guardia , dicesi dei
-< soldati, e vale Andare a far la fazione delle
guardie.
*>i o pix5n; Rincarare il fitto o la pigione.
— de graddo; Montare in grado: Crescere di con-
dizione, di stato, di dignità.
^ di còcchetti; Andare o Salire alla frasca o al
bosco, dicesi dei Bachi da seta quando vanno
alla frasca per essere messi già in punto di co-
minciare il lavoro del bozzolo.
t* I cannòin; Incavalcare le artiglierie, dicesi quando
-"' si assettano sulle loro casse; ha per contr. Sca-
valcare.
— in sci pé; Montar su' piedi.
— tn aciùnn-a cosa; Montare so checchessia, vale
Salirvi sopra.
4^ S scciéuppo; Armare o Montare lo schioppo, ed
' anche Armare il cane, cioè Tirar su il cane del-
l'acciarino sino all'ultimo grado di tensione, al
tutto punto 0 sullo scatto.
-* un diamante; Incastonare, Incassare, Legare un
diamante.
<** ùnn-a casa; Arredare una casa : Fornirla d'ar-
..t redi e d'ogni altro occorrente.
••^ ùnn-a lamma, ùnn-a spà; Montare una lama,
«" nna spada, vale Armarla de' suoi finimenti.
— un reléuio; Montare un orinolo, vale Metterne
Insieme le varie parti.
— un tià; Armare un telajo.
IMIozita.g'uà; s. m. Montanaro: Uomo di mon-
tagna, Che sta nelle montagne.
]M[oxi.ta;g']liil (FrengucUo) V. Frenguello.
A£on.ta<uti s. m. pi. Puntoni. T. murai. Quelle
travi d'un cavalletto, che dai lati vanno ad unirsi
nel mezzo, formando angolo acuto.
Monta^tùa; s. f . . . . Tutte le parti principali
i^' componenti un arnese qualunque, come Mon-
talùa d'iin scciéuppo, d'ùnn-a pistolla; Cassa
d'un archibugio, d'una pistola. Mvnlatùa d'un
letto; "Là lettiera e tutto l'addobbo che occorre
per renderlo compiuto; e così dicesi di qua-
lunque altra cosa.
mCònte s. m. Monte, Poggio, Colle.
— de pietce; Monte di pietà: Pubblico presto, dove,
mediante un pegno, si prestano danari.
?j Andd a monte, Manda a monte ùnn-a cosa
V. A monte alla sua sede alfabct.
]M[5iitecIxìnxi-a. s. m. Saliscendi. Voce del-
l'uso: Luogo montuoso e pien di scese e salite.
]li[dn. tetti u s. m. Monticcliino, Monticelletto,
Poggeltino, Poggiolino. Dim. di Monticello.
MiGntetto s. m. Monticello, Monticino, Mon-
liccìuolo, Poggetto: Piccolo monte o poggio.
W- Monticello, Monticino, per simil. Piccolo mucchio.
ACfintón s. m. Montone: Il maschio della pe-
" ecra, il qual serve per far razza.
n Montone e Montonina, per La pelle del montone.
S Sàto dò mòntSn; Salto dei montone, dicesi Quel
salto che fanno i cavalli spiccandosi in alto e
scalciando co' piedi di dietro, piegando le reni;
salto pericoloso al cavaliere.
Montóu. p, pass. Montato, Salito, ecc. V. Monta
in tutti i suoi signif.
§ Ben montón; Ben montato, Ben corredato; e
talora Attillato , Con acconci e ben composti
vestimenti.
S Cappello móntóu; Cappello arricciato V. Cappello.
M;òxLtùa> s. f. Montura: Divisa militare, o piut-
tosto term. gener. di Tutto ciò che serve a ve-
stire ed a coprire il soldato dal capo alle piante.
É un pretto gallicismo, ma d'uso comune.
S Meza montila .... T. mil. Diccsi di Chi in-
dossa 0 i soli calzoni o il solo giubbetto coerente
all' intera divisa.
]M[oz*a.le s. f. Morale : La Scienza o Dottrina
de' costumi.
1) Morale, per Costume buono o cattivo.
Il Detto scherzev. da noi intendesi per Danari, Pe-
cunia: 0 l'è ommo chi ha da morale; É uomo
danaroso, pecunioso, ricco.
Mioiralitae s. f. 3Ioralità : Costumi lodevoli.
Il Moralità, pel Senso morale che è chiuso sotto
il velame dell'allegoria o della favola.
]M[ox*a.lìzzai, v. n. Moralizzare, Moraleggiare:
Parlare di morale, Far riflessioni morali. Ridurre
a morale.
Morlbid-essa s. f. Morbidezza e Morvidezza,
Trattabilità, Dilicatezza: Qualità di ciò che è
manoso e dolce al tatto.
Il Morbidezza, nella pittura L'esser morbido e pa-
stoso. Pastosità.
Miorlbido add. Morbido e Morvido: Piacevole
al tatto. Manoso, Dilicato, Trattabile, contr. a
Ruvido.
MiorTbin s. m. Zurlo, Zurro, Ruzzo.
§ Levd 0 mòrb in a ùnn-a personn-a ; Cavar ii
ruzzo 0 il zurlo a uno, o Cavare il zurro o il
zurlo di capo a uno, vale Fare stare altrui a
segno 0 in cervello, Tenerlo in timore col
castigo.
Mordente s. m. Mordente: Composto di di-
versi colori 0 altre materie, col quale si coprono
quelle cose che si vogliono dorare o inargentare
senza brunitura o lustro.
II Mordente. T. mus. Ornamento della melodia che
si fa esprimendo due suoni in una nota , ma
all' ingiù, e distanti un solo mezzo tono, colla
differenza che tale doppio suono non dee durare
per intia la nota, ma solo per una parte.
More adi s. f. pi. Emorroidi, Moroidi, Morici:
Enfiamento delle vene dell'ano, nato da super-
fluità di sangue, che per infiammazione concorre
in quelle parti. Diconsi cieche o chiuse quelle
che non consistono che in un gonfiamento del
vasi emorroidali, e aperte quelle che colano.
MorfiuuL-a, s. f. Morfina : Estratto d'oppio. É
veleno potentissimo.
MiSrinoa, s. f. Mormillo e Mòrmilo. T. Ittiol.
Sparus mormyrus. Pesce della famiglia de' Pà-
gari, il quale si distingue dai medesimi per avere
i denti molari disposti a doppio ordine, molto
piccoli ed i suoi denti incisivi più sottili e nu-
merosi, così che il suo muso più allungato ofifre
ben diversa fisionomia. Il Jlormillo poi si di-
stingue dalle altre sue specie più vicine, perchè
ha delle strisce larghe verticali nere sopra un
fondo di color d'argento.
MOB
MOB
9X9
]l£óx*inoà V. n. Mormorare: Dir male d'alcnno
quando non è presente, Detrarre alla fama di lui.
IkIòz*moa.zioii s. f. Mormorazione, D^'lra-
zione. Maldicenza : Discorso che ha per oggetto
il disonore e la diffiimazione del prossimo.
MSmiSg-g-io s. m. Bisbiglio e Bisbiglìo, Pas-
seraio: Bisbigliamento, Susurro prodotto dal ci-
caleccio 0 favellamenlo fatto piano da più persone.
Morón s. m. Mora, 3Iorajuo!a, Gelsa, ed anche
.Moragelsa: Frullo del gelso o moro.
Morréua s. f. Slazzamurro: Tritume o Rot-
tame di biscotto (galletta).
Morsce s. f. pi. Morse: Pietre o Mattoni, i
quali sporgono in fuori dai lati dei mori, lascia-
tivi aflQne di potervi collegare nuovo muro. La
intera serie delle morse dicesi anche Addentellalo.
Morscella s. f. Morsello, Blorselto: Quella
quantità di cibo, ma per lo, più di pane, che si
spicca in una volta co' denti,
n Colpo di morsello: Castigo che a bordo dei ba-
stimenti si dà a chi commette mancanze V. Mor-
scelli in Morscello.
Morscelletto s. m. Morselletlo. Dimin. di
Morsello: Bocccncello Y.Morscelld nel 1° signif.
Morscello s. m. Morsello : Bocconcello, Pez-
zettino di pane.
% Morscelli ; Morselli. T. mar. Pezzi dì cavo tal-
Yolla fatti al anello, coi qnali fannosi delle le-
gature provvisorie, specialmente alla gomena od
alla catena per fissarla al cavopiano.
M!oi*scetto s. m. Morsetto e Morsetta. T.
delle arti. Piccolo strumento simile alla morsa
(morscio) da tenersi in mano per lavori sottili.
]M[ox*scià> de pa.n; 3Ior;o dì pane, vale
Un boccone di pane.
AdEorscià. s. f. Morso. Il mordere e 11 segno
che lascia il morso ; Morsura , Morsicatura.
— de pan; Morso di pane osim.. vale Quella quantità
di pane ecc. che si spicca in una volta co' denti.
S Dà de morscice; Dar di morso, vale Mordere.
Mioirscio s. m. Morsa : Strum. di ferro o di
legno a guisa dì grossa tanaglia , col quale i
fabbri , gli orefici ed altri artefici stringono e
tengon fermo il lavoro ch'eglino hanno tra mano
per lavorarlo.
— dò cavallo; Jlorso: Quell'arnese dì ferro che sì
mette in bocca ai cavalli; allrìm. Freno. Esso
dividesi in imboccatura, che è la parte là quale
va in bocca al cavallo, e in guardia, che è la
parte la quale non va in bocca; dicesi voltojo
la parte ove son le campanelle, alle qoali sì
attaccan le redini.
**S Morsci; Denti. Voce bassa, e dicesi per lo più
dì Denti lunghi e che sporgono all' infuori.
M!orta s. m. Mortajo, dimin. Morlajello : Vaso
di metallo, di pietra, di marmo, di legno, di vetro,
entro il quale col pestello s'ammaccano, si pe-
stano, si acciaccano varie cose.
— da bómbe; Morlajo: Bocca di fuoco in bronzo,
che riposa sopra due orecchioni, e che si punta
sotto un angolo più aperto di qnello del cannone.
S 0 morta 5 sa sempre d'aggio V. Aggio.
% Pesta l'cegua in tò morta V. ^gua.
"M-ortèt (Peccón); Peccalo mortale: Peccalo grave
che è cagione dell'eterna dannazione dell'anima.
M!oi*ta.<lella. s. f. Mortadella e Mortadello :
Specie di salcìcciolto di carne meno scella.
MortaJetto V. Mùscolo.
Moirtalitse s. f. Mortalità , Morìa , dicesi
Quando muojono in breve spazio di tempo molti
viventi.
Morte s. f. Morie : La cessazione della vita di
qualunque animale; e parlandosi dell'uomo, più
propriam. Separazione dell'anima dal corpo.
1 Morte, per La figura con cui si rappresenta la
morte, che è uno scheletro umano armato di falce,
n — Nel giuoco dell'oca Quel sito dove chi arriva
paga e ricomincia da capo.
— improvvisa ; Morte subitanea : Quella che accade
tutta ad un tratto, come d'apoplessia e sim.
— naturale; Morte naturale, si dice di Chi è morto
di suo male, cioè d'infermità o dì vecchiaja.
S A morte a l'arremedia a tutto; La morte pon
fine a talli ì guai, La morte medica tulli i mali,
Chi muore esce d'affanni.
S A morte a l'arriva quando meno se ghe pensa;
La morte e l'acqua vengono presto.
S A morte a non amvi'ta in faccia a nisciùn;
La morte è cieca, cioè La morte atterra iodi-
stintamente e giovani e vecchi.
S Èse co-a morte a góa; Essere colla morte in
bocca 0 Essere in bocca alla morte , cioè ìq
grandissimo pericolo di morire.
n — in pericolo de morte; Tener l'anima coi-
denli : Essere in pericolo dì morte d per infer-
mità 0 per decrepitezza.
n — in punto de morte; Essere in punto o in
articolo di morte. Essere al lumicino o al con-
fìtemini, vale Essere in sull'estremo della vita.
S Fd ùnn-a bònn-a o ùnn-a santa morte; Far
buona morte: Morir bene, con sentimento di pietà.
S Megioamtnto da morte; Miglioramento della
' morte : Crisi larvala che spesso lascia a sperare
riavimento di salate alla vigilia di morire.
% Odia a morte ùnn-a persdnn-a ; Odiare ano a
morte, cioè ìnfino alla morte.
S Paeì a morte; Parer la morte o la morìa, di*
cesi di Chi è estremamente estenuato.
S Sentensa de morte; Sentenza dì morte, Sen-
tenza capitale.
^Mortifica v. a. Mortificare, Confondere, Umi-
liare, Scornare, Smaccare, Svergognare, Avvilire,
Ferir nell'amor proprio o sim.
« .Mortificare: Reprimere gli appetiti disordinati
coll'austerità.
»i — Bintuzzare il vigore, Macerare.
S Morti ficàse n. p. Mortificarsi : Far privazioni ,
Praticar penitenze corporali. Macerarsi.
Mortifìcaziòn s. f. Mortificazione, Confu-
sione, Umiliazione, Smacco, Scorno, Affronto.
«I Mortificazione e Morlincamenlo : Rintuzzamento
della propria sensualità, Asprezza di vita, Peni-
tenza, Austerità, Privazione d'ogni maniera onde
tener a freno le passioni.
Mortin. s. m. Mortella, Mortine, Mortina, Mor-'
line. Mortelo, Mirto. T. boi. Myrthus communis.
Pianta che ha lo stelo legnoso, ì rami naraerosi^.
flessibili, drilli, frondosi, nella gioventù alquanto
rossi, quadrangolari, le foglie opposte, quasi sesrl
sili, lanceoldlo-ovate, integerrime, coriacee, lu-
cide, i Cori bianchi, peduncolati, solitarj, ascel-
lari, i frulli piccoli, ovoidi, d'un colore porporino,,;
quasi nero. Fiorisce nell'estate, ed è indigena
nella maggior l'arte dell'Europa, nell'Asia e nel-
l'Africa. Ve n'ha di varie specie.
Morto s. m. Morto^ Cadavere.
528
MOR
MOS
n Morto, dicesi di Chi è passato all'altra vita, De-
funto, Trapassato.
M — Postema, Gruzzolo^ figarat. dicesi di Danaro
nascosto, onde: Trova ò morto; Trovare il morto,
vale Trovare una borsa o gruppo di danaro na-
scosto.
H Soffoggiata : Fardello o Cosa simile che si abbia
sotto il braccio, coperta dal mantello, e quasi
nascostamente si porti via.
S Accompagna un morto; Andare al morto, vale
Andare ad accompagnare il cadavere dei morto
alla sepoltura.
S Fd conversaxidn co-i morti V. Conversazidn.
% Fd da morto pe n'èse ammassóu V. Ammassóu.
S Fra morti e ferii l'è cheito 5 berettin a un
sedavo V. Feria.
S Mettise pe morto a fd ùnn-a cosa; Mettersi
per morto a far una cosa, vale Forvisi di pro-
posito e senza abbandonarla.
S 0 giUrno di morti ; Il di de' morti , o anche
assolutam. I morti, dicesì Quello, in cui la Chiesa
fa la commemorazione di lutti i defunti.
% Parla de morti a tóa; Ricordare i morti a ta-
vola, vale Dir cose non proporzionate al tempo
e al luogo j ed usasi negativamente a modo di
precetto.
% Sciò da morto; Fior di morto. Fior indiano,
Puzzola V. Sciò.
% Sùnnd da morto ; Sonare a morto, vale Sonare
in maniera funebre. Sonare per avvisare al po-
polo il mortorio.
S Veggid un morto; Guardare un morto, vale
Vegliare in sua guardia.
IMCorto add. Morto: Uscito di vita, Trapassato,
Defunto.
w Morto, talvolta vale Smarrito d'animo per grave
ed improvviso accidente avvenuto: Son restóu
morto; Restai morto.
§ JSgua morta; Acqua morta, cioè ferma, sta-
gnante.
S Ciceo morto; Lume languido, morticelo.
S Ciassa morta; Piazza morta, dicesi La paga che
si riscuote da uno che non sia in ufficio.
S Dind morto; Danaro morto, cioè non impiegato,
che non frutta.
S £se morto a-o mondo ; Essere morto al mondo,
a' piaceri, ecc., vale Aver rinunziato alle vanità
mondane.
S Gamba morta,' Gamba mortificata, cioè resa in-
sensibile.
S Lengua morta; Lingua morta , dicesi Quella che
più non si parla dal volgo, e che si trova solo
ne' libri.
S Mezo morto; Semivivo, Mezzo morto, Malvivo.
8 Morto dà sa:, da-o freido, da-o séunno, ecc.;
Morto di sete, di freddo, di sonno, ecc., vale
Sommamente travagliato per tali cagioni.
« — dà famme; Morto di fame V. Famme.
M — mi, m'imbùzaro de chi ghe resta; Morto
io, arda il mondo. Morto io, vada il mondo in
carbonata, Morto io, la terra mischisi col fuoco.
Prov. di chiara significazione.
8 Opca morta; Opera morta. T. mar. Tutta la
banda delia nave dalla coperta in su.
S Spùssd za de morto; Puzzar di becchino, fi-
gurat. vale Essere al lumicino, al confitemini.
Avviarsi per le poste.
S Voeì vedde mwta ùnn-a persònn^a; Voler uno
in gelatina, cioè rovinato, disfatto, in rovina,
in precipizio: 0 me vorrieiva vedde morto ; Ei
mi vorrebbe in gelatina.
Afortòio s. m. Mortorio e Jlortòro, Esequie,
Funerale : Onoranza e cerimonia nel seppellire i
morti. Comunem. però da noi usasi per Catafalco
V. Cala far co.
» Mortorio, figurat. e nell'uso comune dicesi Un
ritrovo 0 Uno spettacolo senz'allegria, dove la
gente sia trista e tacita quasi assistesse ad un
mortorio.
AdCòscai s. f. Mosca : Sorta di piccolo insetto vo-
latile, molto importuno e nojoso, e molto cornane
nella calda stagione.
" Mosca, Neo o Jlacchia sul volto con pelo; e si
mettevano anticam. anche posticce per ornamento.
— azcnìnn-a o cagninn-a; Mosca cavallina, Asillo:
Insetto alato maggiore delle mosche, il quale si
attacca fortemente alla pelle degli animali, come
buoi, cavalli, cani, ecc., e con un forte e lungo
pungiglione li pugne succhiandone il sangue.
— de Milan; Mosca di Milano: Pasta vessicatoria
che si adopera a uso di medicamento.
§ Con l'amé se piggia e mósche V. Amé.
S Dd a-e mósche; Cacciar le mosche, antic. Mo-
scare.
' % E mósche s'attaccan a-e carogne V. Carogna.
§ Mot camme e mósche V. Moi.
§ Piggid e mósche per l'aia V. -^«u.
8 Repàse e mósche da-o naso; Levarsi le mosche
0 i moscherini dal naso o d'intorno ai naso, fi-
gurat. vale Non si lasciar fare ingiuria.
8 Scagagge de mósca; Cacchioni V. Scagaggia.
^ Restd c'ùnn-a magnd de mósche; Restar colle
mani piene di vento, Restare smaccato.
Mioscà; (Nòxe); Noce moscada V. Nòxe.
Mioscàrd-in s. m. Polpo muschiato. Seppia
muschiata. T. iltiol. Swpia moschata. Uno dei
generi de' Molluschi, delia classe dei Cefalopodf,
che ha una fila di ventose lungo ciascun piede.
É comunissimo nel Mediterraneo, ed è conosciuto
principalmente pel suo forte odore di muschio.
t) Moscardino, Zerbino, Ganimede, Tulipano, Mu-
ghetto: Persona attillata per mostrarsi inclinata
agli amori.
8 Neigro dò moscardin; Inchiostro : Quel liquore
fuligginoso che i tòtani, le seppie ed i polpi
spaventati spandono per intorbidar l'acqua onde
non esser veduti.
M:osca,tellai fUgaJ; Uva moscatella o mo-
scadella V. Uga.
IMCosca^tello fVinJ; Vino moscatello o mo-
scadello V. Vin.
MIoscezzà. v. n. Filar del signore. Far del
magno, Grandeggiare; Largheggiare, Sguazzare,
Prodigai eggiare.
Miósolxèa. s. f. Moscaiuola e Jloscajola: Specie
di cassa o d'armadio pensile, fatto di regoli in-
telaiati in quadro, impannata di tela rada o di
rete fitta di fil di ferro, con alcuni palchetti al
di dentro per riporre carne o altro affine di pre-
servarlo dalle mosche. Tiensi sospeso in aria per
renderlo anche inaccessibile ai cani, gatti, topi, ec.
IMCòsclietta, s. f. Pizzo : Quel ciuffetto di pelo
che scende sul mento; il quale se è piccolo,
dicesi anche Moschetta.
n Mosca: Quel ciuffetto di pelo che alcuni si la-
sciano crescere sotto subito al labbro inferiore.
MOS
MOT
52f
S Èse un moschetta; Essere schifo o schifiltose,
dicesi figurai, di Chi è difficile a contentarsi,
specialmente in cose di gnsto e di sapori.
IMEòscin. s. m. Moscino, Moscerino. Moscherino,
Moscherelio, Jloscarino (poco usato): Piccolis-
simo insetto volatile.
— dò viri; Moscione e volgarm. anche Jloscino:
Insetto che sta intorno alle botti o tini^ e per
lo pili nasce nelle tinaje al tempo del mosto.
M!5scio add. Agiato, Benestante; ed anche Ben
pasciuto.
% Fa ò móscio V. Mòscezzd.
S Che véu dò móscio; Ci vuol poco, Non ci vuol
molto.
S Me ne véuggio fa do móscio; Poco m'importa.
Ikl^scitee s. f. Agiatezza, Abbondanza, Opu-
lenza, Dovizia: Stato di persona agiata, bene-
stante.
BdCòscòu s. m. Moscone. Accresc. di Mosca :
Mosca grande.
Mlòsconà. V. Mugugna.
mòsso V. Mucciaccio.
MSstacciolo s. m. Mostacciiiolo : Pezzetto
di pasta di forma romboidale, regalata di zuc-
chero, di droghe ed altri ingredienti, cotta nei
forno.
M Maltagliati (al plur.) V. Màtaggia.
$ A mòstaccìolo V. questo modo alla sua sede
alfabetica.
BJEòsta/i'dla. s. f. Mostarda, Sapa, Defruto: Mo-
sto duva, cotto e ridotto a due terzi mediante
evaporazione , il quale resta condensato , della
consistenza del miele, e serve di condimento.
— forte 0 co-a senapa; Mostarda o Mostarda forte:
Mosto cotto, nel quale s'infonde seme di senapa
polverizzato, rinvenuto in acelo, e ridotto come
il savore e la salsa, de' quali ha il medesimo uso.
— de Cremònn-a; Mostarda di Cremona: Confe-
zione più 0 meno mordace o dolcigna, secondo
che ha in sé più o meno senapa o zucchero,
nella quale sono acconce, o intere o affettate,
varie fruite, come poponi, limoncelli, arancini
e bucce d'agrumi, cedri, ecc. Questa confezione
si fabbrica a Cremona, e si ha generalmente per
la più squisita.
S Aveì da mostarda; Aver fumo, superbia, alte-
rigia, albagia. Modo fignr.
S Vasetto da mostarda V. Móstardèa.
M[òsta,i*<lea> s. f. Mostardiera : Vasetto coper-
chiato di majolica, porcellana o cristallo, che si
mette in tavola con entro sapa o mostarda. Di-
cesi anche Senapiera, che è Un vasetto come
il precedente contenente senapa intrisa; ma es-
sendo d'ordinario due i vaselli, Inno contenente
la sapa e l'altro la senapa, confondesi per ciò
sovente Mostardiera con Senapiera.
IMEòstaiSsà, s. f. Rinfacciamenlo, Rimproccio,
Rimprovero, Smacco, Rabbuffo; Affronto.
M!òsto s. m. Mosto: Sugo recente dell'uva pi-
giata 0 spremuta e che non ha ancor bollilo. -
Presmone , Mosto colante dalle uve prima di
pigiarle; Crovello, Mosto che si trae dalle uve
fermentate, ma non ispremule.
S Chi véu aveì dò mósto, sappe a vigna d'agósto;
Chi vuole aver del mosto, ^appi le viti d'agosto.
Prov. di chiaro significato.
S De settembre e d'agósto, beivi 6 vin vegio e
lascia sta S mósto; Di settembre e d'agosto,
CàMUSOik, Dizionari» Oenowte-Italiano.
bevi il vin vecchio e lascia stare il mosto. Altro
prov. chiaro.
Móstra s. f. Mostra : Piccola parte che si leva
dall' intero per farne prova o mostra.
« Mostra, Finzione, Dimostranza.
" — per Quel luogo delle botteghe dove si ten-
gono le mercanzie perchè sian vedute, e Le
mercanzie stesse messe in mostra per tal cagione.
« — Usato al plur., diconsi Quelle rivolte di panno
che si sogliono fare a molte vesti si da uomo
e sì da donna, e sono per lo più di color dif-
ferente da quello delle vesti medesime; altrim.
Mostreggiature.
— de vin; Saggio e Sagginolo: Fiaschetta, Boccetta
0 sim., in cui si porta il vino o altro liquore
perchè altri ne faccia il saggio; ed anche Una
piccola parte di vino, d'olio o simile, che si dà
0 si piglia per mostrare o per farne saggio.
S Fd mostra; Far mostra, Far finta. Far vista o
le viste, Far sembianza, Fingere, Simulare.
Il — móstra de fd ùnn-a cosa e fané ùnn'atra;
Accennar in coppe e dar in bastoni. Accennar
di sotto e dar di sopra.
I) — móstra de ninte ; Non badare, Non far caso.
Non risentirsi d'un torlo, d'un pregiudizio che
ti sia fatlu; che anche dicesi Passarsela in leg-
giadrìa.
— móstra de nò vedde; Far la gatta di Masino:
Far la vista di non s'accorgere di checchessia;
e talora Far gli occhi grossi, cioè Non degnare
altrui. Far le viste di non vedere per superbia.
]\£òstx*à, T. a. Mostrare: Porre l'oggetto dinanzi
alla vista.
Il Mostrare, per Indicare una persona o una cosa
0 il luogo dove una persona o cosa si trova.
Il — per Insegnare, Istruire, Dar altrui precetti
intorno a qualche arte o scienza.
n — per Dar prova. Provare, Far vedere: G'hò
mòstróu co fceto ecc.; Gli mostrai col fatto ecc.
II — per Dare o Porgere checchessia ad uno af-
finchè lo esamini: Móstrceme i Itbbri, i pappe,
ecc.; Mostratemi i libri, le carte, ecc.
H — Usato in signif. neut., vale Dar segno, indizio.
Far apparire; e talvolta Fingere, Far vista. Far
credere : 0 mostrava d'èse allegro ; Egli mo-
strava d'essere allegro.
— di messa a proe Zane V. Messa.
— e corde; Mostrar le corde, dicesi dei panni e
vestiti quando sono logori.
— i denti; Mostrare i denti V. Dente.
— 1 tacchi; Dar delle calcagna, Battere il taccone,
Levar le berze. Darla a gambe, vagiiono Partirsi
in fretta. Fuggire velocemente.
— 6 cu ; Mostrare il culo, e più pulitamente Mo-
strare il culiseo, il più bel di Roma; ed in altro
significato Esser cencioso. Cascar altrui le vesti-
menta di dosso.
S A'ò poeì mostra a faccia V. Faccia.
S Mòstràse n. p. Mostrarsi, Farsi vedere, Apparire.
Mlóstriu dio reg-istro; Mostrino del
registro. T. orol. Porzione di disco o Semplice
lamina in forma di trapezio dove sono le lettere
A ed R, iniziali di Atmnzare e Ritardare, per
indicare la direzione in cui si dee girare la lan-
cetiina per accelerare o allentare il movimento
dell'orologio.
Motiva V. a. Dare i motivi, Fare il motivo,
e nell'uso anche Motivare. T. de'for. Addurre !e
MUA
MUà
ragioni d'una sentenza dala, Ail<'gare ragioni e
molivi per cui in una causa si è agito p;ù ad
una che ad un' altra maniera.
Mottetto s. m. Mottetto. T. mvs. Breve com-
posizione in musica di parole spiriluali latine.
IMEotto s. m. Mozzo (pronunc. coilO largo e la
Z dolce): Pezzo d'argento, terra, pece, cera o
simile materia, spiccalo dalla sua massa.
. n Gruzzo, Gruzzolo, Peculio: Quanlilà di danari
raggranellati e radunati a poco a poco.
« Sobbaggiolo: Qualunque rialzo che si veda sopra
le vesti a cagion d'altra roba che sia sotto d'esse.
n Poltiniccio : Cucitura o Rimendalura mal falla.
« Svarione, Scerpellone, Strafalcione, Sc^nip ag-
gine: Dftlo spropositato V. Còscio, Sguurròn.
— de sùccao; Zolletta di zucchero.
S Motti da polenta; Bozzoli: Quei grumoietti che
talora trovansi nella polenta per non essere stata
ben rimestata. I Lucchesi li chiamano volgarm.
Bioccoli, e per celia Pulcinelloni; ì Parmigiani
li dicono Farinelli.
S Polenta co-i motti; Polenta bozzolosa.
IktCòtùa; s. f. Mulenda e Molenda : Il prezzo che
si paga della macinalura'al mugnajo o in farina
0 in danaro.
BJEòu. s. m. Moro: Uomo nero d'Etiopia.
• Moro, usalo in forza d'add. Mauro, Morato, Nero.
S Testa de mòu; Testa di moro. T. mar. Grosso
pezzo di legname robusto , di forma sensibil-
menle eguale a quella di un tamburo eliltico e
mollo corto, cerchialo in ferro e con due fori
od incastri, uno quadralo e l'altro rotondo. Esso
serve a collegare un albero inferiore col supe-
riore, del quale sembra il prolungamento.
Miòula. s. f. Midolla : Quella parte del pane o
cacio contenuta nella corleccia. A quella del
pane dicesi anche Mollica, e anlicam. Molsa.
S Pin de móula; Midolioso.
IMEóuletta. s. f. Moliichina, Midollina. Vezzegg.
di Mollica e di Midolla.
Sdóulo s. m. Midollo e Midolla : Grassezza senza
senso contenuta nella concavità dell'osso, che più
comunem. dicesi, senz altro aggiunto, Midollo.
Gli antichi dissero anche Merolia, Merollo e Mi-
rolla, voci che tiiltora sono in uso presso alcuni
popoli ddla Toscana.
IMEù s. m. Mulo, antic. Burdone : Animale nato
d'asino e di cavalla, o di cavallo e d'asina.
» Dello per metaf. vale Caparbio, Ostinato, Restio,
Provano (poco usato); e sostantivam. Capone,
Capaccio, e si dice ad Uomo ostinato, che non
desiste dalla sua opinione.
— da dinoe; Ricco sfondalo o sfondolato, Riccone.
BJEùcL s. f. Mula : La femmina del mulo.
»i Mura, Amura, Centra. T. mar. V. Amùa.
Miùa, V. a. Murare: Commettere insieme pietre
e mattoni colla calcina, per far muri e cdifìzj.
w Murare, per Rinchiudere con mura : Lhan mùòu
in t'ùnn-a slansa; Lo murarono in una stanza.
•» Figurai. Porre a piuolo. Far aspellare uno in un
posto pili eh' e' non convenga: il/' /um mùòu
c/li; Mi posero qui a piuuio.
— a secco ; Murare a secco, cioè senza calcina o
altro cemento,
— e veje; Murar le vele V. Amùd.
— fl vm; Tramutare il vino V. Slramùà.
— itnii-a porla, un barcòn, ecc.; Accecare nna
porta, una finestra o sim., vale Turarla con maro.
g Mìidse n. p. Mutarsi: Cambiarsi i panni. Voce
del contado.
]W[ùag-etta s. f. Muretto, Murello, Muricelo,
Miiricino, Muncciuolo e Muricciòlo: Piccolo muro.
" Miiriceiiiolo, 3Iiirello, dicesi più particolarm. di
Quelli che si vedono costrutti accanto alla porta
d'alcuni vecchi palazzi o nei pubblici passeggi
per uso di sedervisi la gente. Talora il muric-
ciuolo è coperto d'una panchina, cioè d'una la-
stra di pietra V. Coverta nel 2» signific.
M!ùa,g-ia, s. f. Muro, Muraglia, Parete e Pariete:
Sessi o Mattoni commessi insieme con calcina
l'uno sopra l'altro. Debbonsi però fare le osserva-
ziimi seguenti : i» Muro, al plur. fa Muri e Mura,
ma non usato promiscuamente. Si dice Muri
se non comprendono l'intero circuito d'un luogo,
e A/wm quando invece comprendono l'intero cir-
cuito; così dirassi I muri della casa e Le mura
della citià ; :2» Muraglia è. talvolta un edilìzio
di per sé; si suppone più grossa del muro, e
fatta a difesa, a fortificazione; il muro è soltanto
a divisione o a recinto; 5* Parete o Pariete
suol dirsi più specialm. dei muri interni delle
case, e non che di pietra o di mattoni, può es-
sere di stuoja, d'assi o di graticci.
— andante o liscia; Muro andante: Quel muro che
non ha interruzione né di vani né di risalti od
altro aggetto, cioè di «psa che sporti in fuori.
— a scarpa; Muro a scarpa, cioè a pendio: Quello
che non sia elevalo in piombo, cioè verlicalm.,
ma sporga più avanti nella pianta che non in cima.
— a schenn-a d'aze; Muro a cresta o a dorso
d'asino.
— o secco; Muro a secco, cioè Non collegato con
calcina o altro cemento.
— avvend; Muro che fa pelo V. Avvenàse, Av-
venéaa.
— chi fa punsa; Muro che fa corpo, dicesi Quando
è gonfio ed esce dalla sua propria dirittura.
— chi se scrosta; Muro che scanica.
— de divixión; 3Iuro di divisione o divisorio:
Quello che separa le case contigue, e suol es-
sere comune fra i due padroni. In questo caso
ciascuno di essi ha il diritto d'appoggio.
— de moin; Muro di colto: Muro di mattoni, qua-
lunque sia la sua grossezza. - Muro soprammat-
tone, vale Muro di mattoni grossi quanto la lar-
ghezza d'un mattone. Di questa foggia sono nelle
case alcuni muri di tramezzo.
— de viòin in costa; Muri di mattoni in coltello
0 per coltello: Muro di mattoni che posano so-
pra un lato V. 3J5n a catello nella voce Cotello.
— de pria picca; Muro di pietra concia, cioè di
pietra scarpellata o spianata.
— in càsinn-a; Muro a calcina.
— meistra; Muro maestro : Il muro principale di
un edilìzio.
% Citi duo che ùnn-a mùagia; Sodo più d'un
masso, Saldo come una màcina, figurai, vale
Fermo nel proposito.
. S Dà da testa in la mùagia; Dar del capo o
il capo nel muro V. Dà.
S E mùuge pàrlan; Le muraglie stesse parlano,
Ogni parete ha un delatore nel seno, diccsi
Quando sono in nn luogo molli rapportatori, che
spiano gli andamenti alimi per riferirli.
% Èse 6 stesso che parla co-a mùagia; Egli è un
dire al muro, figur. vale Parlare a chi non ci bada.
MUG
MUL
531
$ Imbocca ùnn-a mùagia; Rinzaffare an moro
V. Imbocca.
S Slatte co-e spalle a mùagia ; Stringer fra Fascio
e il muro V. Mette.
S Schivala da ùnn-a mùagia rolla; Salvarsi per
una gretola o pel rotto delia cuflìa, Essere stato
a un pelo di rimanervi, vale Uscir da un pe-
ricolo senza danno.
S Serra fra quattro mùage; Chiudere tra quattro
mura, detto di fanciulla, vale 5fetterla in mo-
nastero.
S Te daggo ùnn-a mascd che a mùagia a te ne
dàùnn'atra; Ti do un ceffone ciie il muro te
ne rende un altro, cioè cosi forte da farti bat-
tere nel muro.
]M!ùa,^ià. V. a. Murare: Circondar di mura.
>Xùag'ióii s. m. Muraglione: Grossa muraglia.
]|dlùa.ii<le s. f. pi. MtiiandH: Specie di Brache
di panno Imo, lana o bambagino, che porlansi
sotto i calzoni a maggior riparo dal freddo ed
anche per pulitezza; altrim. Brache, Sottocalzoni.
Mùaté s. m. Mulatiere: Quegli che guida i muli.
mucciaccio s. m. Mozzo : Ogni ragazzo che
sulle navi serve il capitano ed altri ufSziali, ed ha
l'incombenza di spazzare la coverta, tener conto
delle sfìlarze, trincile, gaschette ecc. per darle ai
marinari quando ne hanno bisogno, far insomma
lutti i piccoli servigi che si richieggono a bordo.
BJEuccin V. iluccio.
**J| Battise 5 muccin d' ùnn-a cosa; Infischiarsi,
Impiparsi, Farsi vento di checchessia, vale Ri-
derseup, Farsene beffe, Non farne il minimo caso.
Sfaccio s, m. Mazzocchio V. Cdasso.
JMLucco add. Grullo, vale Cheto, Confuso, e dicesi
di Coloro che stanno pensosi senz'alzar la lesta.
S Andò, via mucca mucco; Andar via grullo grullo.
Andar via mogio mogio. Andar via o Partirsi col
muso basso, ecc. V. Andà via chéutto chéullo
in Andò.
Mùdria. s. f. Mutria: Viso arcigno, Viso di
chi vuol mostrare stizza ed arroganza ; e talora
per Faccia tosta.
Mlùeto s. m. Muletto: Piccolo mulo; Muletta è
la femmina.
Scuffia s. f. Muffa : Specie di vegetazione che
nasce sa tutte le sostanze vegetali ed animali
che si putrefanno, a e li comunica un odore spia-
cente, specialmente sugli alimenti.
§ JDa-o marso a muffa gh' é poco da leva V.
Mar so s. m.
% Levàse a muffa da-o chéu ; Ricrearsi, Diver-
tirsi, Spassarsi, ecc. V, Leva.
% Odo de muffa; Tanfo: Fetor di mnffa.
S Piggià a muffa; Muffare, Muffire: Divenir muf-
fato, Esser compreso da muffa.
« — Figurai. Star pulcelloni, e dicesi delle Gio-
vani che stanno senza marito oltre il tempo
convenevole.
S Suvei de muffa; Avere o Sapere o Tenere di
muffa, Intanfare, Pigliar di tanfo.
MiniToa. s. f. Manicotto: Specie di sacchetto,
lungo circa due palmi, coperto esteriormente
per lo piìi di pelliccia, aperto ai due capi, a uso
d' introdurvi le mani quando si esce di casa,
p?r ripararle dal freddo; ed usanlo le signore.
mug'g'etto s. m. Mucchielto, Monticino: Pic-
colo mucchio.
BdEùs'g'io s. m. Macchio : Quantità di cose o di
persone ristrette e accumulate; Monte, Ammasso,
Cumulo, Bica.
— d'ove, ecc.; Gomitolo : Pecchie o sim. accumulale
insieme.
— de case; Coppo di case.
— de dincc; Gruzzo, Gruzzolo, Postema.
— de pen/ii/L. Frolla, Torma, Mazzocchio.
— de legne, de fen; Catasta di legna, di fieno. .
— de prie; Mora, Petra ja.
S A mùggi V. questa locuz. alia sua sede alfab.
S Andò, a mùggio V. A mùggio.
$ Mette a mùggio; Mettere a o in mazzo o io
monte: Mettere in massa cogli altri.
S Tutto fa mùggio; Ogni prun fa siepe, vale Si
dee tener conto d'ogni minimo che.
SdEug-no add. Musone, dicesi a Chi sta cheto col
vìsl) basso, e che dà segno di broncio o di mal-
conlento.
SXug-ug>iia< v. n. Brontolare, dicesi di Coloro
che, malcontenti di ciò che non va loro a verso,
si lagnano con un lungo mormorio di parole;
altrim. Borbottare , Bofonchiare , Bifonchiare ,
Fiottare.
— dò can: Rugliare, dicesi del Fremito che fa il
cane, o altri animali, quando è sdegnato o mi-
nacciato.
$ Mugugndse n. p. Bucinarsi: Correre od Esser
voce 0 sentore: Se mugugna che ecc.; Si bucina
che ecc.
n — in ti denti; Ridirsi fra' denti V. Dente.
]M[ug-ug>]iiu s. m. Pigolone : Colui che sem-
pre si duole dell'aver poco ancorché abbia assai.
l^ug-ug-no s. m. Brontolìo: Rumore confuso
di chi brontola; altrim. BorboUio, Fiottio.
Afug-ug-nòn s. m. Brontolone : Persona che
ha per abito il brontolare; altrim. Borbottone,
Fioitone.
B Brontolone, dicesi anche Colui che sempre trovasi
malcontento degli altri e li riprende senza ragione.
IMCuìa. s. f. Mora, e piiì comunem. Sfora prugnola
0 Jlora di siepe: Frutto del rogo.
S Èse ciù lóntan che zend da-e mute V. Ldntan.
Miuià, s. m. Slerpazzolina. T. ornil. Sylvia pas-
serina. Uccelletto del genere delle Silvie, comu-
nissimo fra noi, che annida ed abita permanen-
temente; sia per lo piiì celato Ira folli cespugli.
M!uieg'iia< V. Mòiegna.
M!uietta< s. f. Lamierina : Ferro assottigliato
in lamina sottile col maglio o col laminatoio.
Mluin V. Mòin.
!M!uiiià, V. Moina.
Miiiinello V. Mòinello.
Mluinii-a. V. Móinn-a.
M!vLla.tto add. Mulazzo e Molallo, dicesi di Chi
è generalo da un Europeo e da una Mora, o da
un Moro e da una donna bianca, il cui colore
partecipa del nero e del bianco.
Miùnamia. s. f. Mummia : Cadavere umano che
ha la carne appiccata sulle ossa, seccatavi sopra
da balsami, bitumi e aromi,
n Mummia : Quei cadaveri che si trovano seccati
sotto la rena d'Etiopia,
n — Per similit. e in ischerzo dicesi a Persona
estremamente magra e secca.
Multa, s. f. Multa: Condannagione, Pena di
danaro.
M!ùltà v. a. Mallare: Condannare a pagar ans
multa.
532
MUR
MUS
IMEùni V. a. Munire, Guarnire : Provvedere del
necessario a conservazione e difesa ; ed anche
Fortificare.
§ Mùnise n. p. Munirsi, Provvedersi, Fornirsi: Mù-
nive d'un passaporto; Munitevi d'un passaporto.
IMEunizion. s. f. Munizione : Provvisione di
tulio ciò che è necessario ai soldati tanto per
mangiare che per fare la guerra.
S Pan de munizión; Pane di munizione: La pa-
gnotta che serve ad alimentare il soldato per
due giorni.
S Scciéuppo de munizión; Fucile o Archìbuso di
munizione, cioè del calibro voluto dai regola-
menti militari.
M!ui*a> s. f. Mora : Giuoco noto che si fa in due,
alzando le dita d'una delle mani, chiamando il
numero e cercando di apporsi che numero siano
per alzare tra tulle e due. Questo giuoco fu chia-
malo dal Pulci nel Morganle Giuoco delie corna.
M!u.i*à; fPiggid ùnn-aj; Battere il ceffo, Dare il
ceffo, il mostaccio, il muso (in qualche luogo):
Ho piggiòu ùnn-a mura in ta mùagia; Diedi
il cfffo nel muro.
Murag-g-e s. f. pi. Morsa: Strum. col qnale
si piglia il labbro di sopra al cavallo, e si stringe
perchè stia fermo e cheto nel ferrarlo , o per
qualche ailra operazione.
Miurcia. s. f. Morchia e Morcia , e alla lat.
Amurca: La feccia dell'olio.
Muriaggio s. m. Museruola e Musoliera :
Arnese di cuojo o di filo metallico, con cui si
serra il muso ai cani perchè non mordano o
non mangino.
M[ux*ixiL s. m. Musino : Piccolo muso, che anche
dicesi Mostaccino, Faccetta, Volticello, Visino.
]M[ux*iò]l V. sopra Muriaygio.
M!iix*o s. m. Muio, Ceffo: La testa del cane dagli
occhi all'estremità delle labbra; e si dice anche
d'altri animali. Il ceffo del porco dlcesi Grugno
e Grifo.
Il Muso, Ceffo, Grifo, Grugno, Mostaccio, per si-
railil., ma per ischerno e disprezzo, dicesi an-
che li volto dell'uomo.
— brullo; Viso da cembali, Ceffo da Saracino.
— da masc/io}; Viso da ceffate, da ceffoni.
— giano; Viso pallido, giallo, impolminato.
— tióu; Viso allampanalo. Viso di stecco. Viso
segaligno.
S Aveì d muro de fa, de dì, ecc.; Aver viso di
fare, di dire, ecc., vale Aver la petulanza, la
sfacciataggine, l'ardire di fare, di dire, ecc.; ed
anche Esser cece di fare, di dire, ecc., cioè Es-
sere capace.
S Aveì i muri; Aver il grugno, Tener broncio
V. appresso Fd i muri.
S Fa i muri; Far muso, musone o musata. Pi-
gliare, Fare, Portare, Tener broncio, Far buzzo.
Andar grosso con alcuno, Esser imbroncialo:
Mostrare malcontento, malumore, dispetto.
S Dà ùnn-a patta in sciò muro d'ùnn-a cosa;
Battere checchessia altrui nel ceffo, nel mostac-
cio, vale Ingiuriosamente avventarglielo.
S Di ùnn-a cosa in sciò muro; Dir una cosa in
faccia 0 sul viso, vale Parlar liberamente e ri-
solutamente alia presenza di colui di cui si tratta.
S In sciò muro m. avv. Sul viso, In presenza.
S Sld co muro duo; Star col viso fermo, Star
in cagnesco, Far viso arcigno.
Il — co muro in sen; Star col viso basso, cioè
colla faccia inclinala o per umiltà o per vergogna.
IMCuròn. s. m. Moròne, 3!oròna, Marrone. T.
iltiol. Cenlrolophus pompilus. Pesce di mare
assai raro e il piti stimalo della Liguria. La sua
carne, bianca come il latte, è d'un gusto squi-
sitissimo, somigliante a quello della crema la pili
delicata. Il color della sua pelle è di castagno
marrone ; la larghezza del corpo si estende a
centim. 21) e la lunghezza fino ad un metro.
Pescasi dai palamitari in primavera lungi otta
0 dieci miglia da terra.
M!ux*ta .... Le foglie dell'albatro o corbezzolo
(armon), che si adoperano dai Conciatori per
conciar le pelli.
AJCusco s. m. Muschio, Moscado : Materia odo-
rifera, che è un escremento della Capra gazzella
(Moscus moschiferus ) , che lo produce in un
certo tempo dell'anno, intorno al bellico, come
in un' apostema. Il muschio è una secrezione
prima liquida e poi solida che assume color bruno
carico; è di odore fortissimo, ma insipido.
Afusoolatùa s. f. Muscolatura: L'aggregalo
de' muscoli. Voce d'uso comune,
n Muscoleggiamento. T. pili, scull. ecc. La for-
mazione e l'ordinamento dei muscoli d'una per-
sona 0 d'una statua.
Muscolo s. m. Muscolo, Musculo e Mescolo:
Quelle parli del corpo degli animali che sono
composte di fibre dotate della facoltà di contrarsi,
e servono ad eseguire i suoi varj movimenti.
Il Muscolo: Specie di Conchiglia bivalve apparte-
nente alla divisione de' molluschi. Havvene di
due specie: gli uni stanno attaccati ai bastimenti
e gli altri vivono nella sabbia.
BJEùseo s. m. Museo: Propriam. Luogo dedicato
alle muse, cioè alle arti ed alle scienze; oggidì
Qualunque luogo destinato a conservare cose in-
signi e rare, relative alle arti ed alle scienze;
altrim. Galleria.
IMCussà V. n. Spumeggiare, Spnmare; e con piiì
forza, Brillare, Schizzare, Spicciare, Zampillare:
Quell'effetto che fa il vin generoso nel perder la
schiuma schizzando fuor del bicchiere. Nelle
tavole toscane dicesi generalm. Mussare, ma è
un gallicismo da schivarsi.
I^ussolinn-a s. f. Mussolina e Mossolina,
Mussolino e Mossolino, Mussolo : Sorta di tela
sottilissima di bambagia, così delta da Misul o
Mossul, cillà della Mesopolamia sul Tigri, donde
in prima fu portata in Europa.
— scioà; Mussolina velata.
IMCvistascetti s. m. pi. Basette V. Mustasci.
iMuNtasci s. m. plur. Mostacchi e Miislacchj,
Baffi, Basette: Quella parte diesi lascia crescer
sul labbro superiore. Fra queste tre voci evvi
però questa differenza : le Basette sono meno
dei Ba/fi, e queste men dei Miislacchj. Le prime
possono essere un velo di tenue lanugine; i se-
condi abbracciano soltanto la parte superiore del
labbro; i mustacchi vanno più in là, e son di
ordinario arricciati.
Mustella s. f. Mostella, Muccìga, e da tainni
Pesce ignudo: Pesce mollo simile al nasello, ma
di forma schiacciata e col capo assai deforme.
Havvene di due specie, cioè quella di fondo detta
dagP litio!. Phycis btennoides, e quella di sco-
glio, Phycis tinca.
NAB
NAI
533
BtCutilà. v.a. Mutilare: Render mutilo, Mozzare,
Troncare al corpo alcuno de' suoi membri, una
qualche lor parte; e figurai, dicesi anche delie
opere d'intelletto.
]IIùtila.ziò]i s. f. Mutilazione, Matilamento:
Il mutilare.
I^ùta. s. f. Muta : Ciò che si tiene in serbo per
mutare.
— de cavalli; Muta di cavalli : I cavalli uniti alla
carrozza per tirarla.
— de diamanti, de perle, de pomelli, ecc.; Muta
di diamanti, di perle, di bottoni e simili, vale
Finimento, Fornimento di diamanti, ecc.
$ Ddse a muta; Darsi la muta, dicesi dello Scam-
biarsi che fanno i soldati nelle loro fazioni.
SdCutta. s. f. 3Iutta. Voce dell'uso: Sorla d'an-
tica moneta piemontese, oggi tolta di mezzo.
Blutto add. Spuntato : Senza punta, e dicesi
particolarm. di coltello.
S Canti multi; Canti guasti. T. cari. Chiamasi
così Quella carta, i cui fogli sono ragnati o guasti
sui canti, a differenza della carta detta Mezzetti,
stracciata qua e là in qualunque parte del foglio.
BCùtto add. Muto, Mutolo: Che non parla per
esser sordo dal nascimento o impedito in altra
guisa nella favella; ed usasi talora anche in forza
di sostantivo.
n Mutolo, si dice altresì di Chi non favella per
dispetto, per vergogna, per timore, ecc.
S À mùtta, Anddsene a multa V. À multa.
S Me l'ha dito un multo; Me lo ha detto un
mutolo. L'ho inteso da un mutolo e sim., dicesi
per vezzo allorché non vogliam palesare da chi
sappiamo una tal cosa, ovv. quando vogliamo
rimbeccare altrui di qualche notizia che abbia
dell' inverisimile.
S Personaggi multi; Persone mute, diconsi dai
Comici Quelli che intervengono nella scena senza
parlare.
% Ti é multo? Hai tu la pipita? Hai tu lasciato
la lingua al beceajo ? Non parli ?
Mlùtuo s. m. Mutuo : Imprestilo di danari a
merito, cioè con obbligo d' interesse, e con ob-
bligo altresì di restituzione alla scadenza del
tempo stabilito.
$ Chi dà dincB a mùtuo; 3Iutuante. Quello chi
I piggia; Mutuatario.
Bd[ùxica> s. f. Musica : Scienza della proporzione
della voce e de' suoni ; Arte di formar co' suoni
la melodia e l'armonia. L'Armonia consiste nel-
l'espressione di più suoni in un tempo islesso;
la Melodia consiste in più suoni espressi l'un
dopo l'altro.
n .Musica, talora dicesi figurai, per Contrasto, Con-
lesa, Discorso nojoso e sim. : Finimmo un pò
questa mùxica; Finiamo nn po' questa musica.
S Canta ùnn-a cosa in mùxica V. Canta.
S Mette in mùxica; Mettere in musica : Disporre
al canto con note musicali.
S Ve l'ho da canta in mùxica ? Quante volte ho
io da ripetervi questa cosa? La volete intender
una volta ?
M!ù.3cica.iite s. m. Musicante: Colui che fa
parte d'un corpo di Musici, ma dicesi propriam.
di Chi suona qualche strum. nella banda musi-
cale de' reggimenti; altrim. Suonatore.
Mùsico s. m. Musico: Che sa o Che eseguisce
la musica; Suonatore, Cantante.
Mùza. s. f. Musa : Propriam. Xome di Deità
preposta alla poesia e alla musica ed alle altre
arti liberali,
ti Cornamusa, Piva : Strum. musicale da fiato, com-
posto d'un otre e di tre canne, una per dargli
flato e le altre due per sonare.
S Sta sciù co-a mùza; Star in sul grave, sullo
intonato, in sul duro, in conlegno, vale Usar
portamenti e maniere gravi, Vivere con gravità;
e talvolta Essere imbronciato. Far muso.
Mùza-g-i^^nde s. f. Chiurlo o Fischione mag-
giore. T. ornil. Numenius arquata. Uccello che
ha il becco nerastro; penne del pileo, gole, cer-
vice. Iati del collo, gozzo e petto, di color ceciato-
fulviccio, con una macchia nerastra sullo stelo;
penne della schiena e scapolari, nere sui lati;
parte posteriore delia schiena e groppone candidi;
remiganti nere; piedi nero-cenerini; unghie ner«.
Di passaggio in aprile molto raro.
]M[ùza,o s. m. Muggine, a Roma Cefalo, e se-
condo i moderni Naturalisti Cavedine. T. illiol.
Mugil. Pesce del genere de' Jluggini, che ha la
testa larga , benché compressa ; l'apertura della
sua bocca stretta; ha ciascheduna delle mascelle
armata di picciolissimi denti, la lingua ruvida,
il fegato grosso, lo stomaco piccolo, carnoso e
coperto d'una membrana rugosa, facile a stac-
carsi ; il dorso bruno, il ventre argentino, ed il
color delie pinne azzurriccio. Abita quasi tutti i
mari; si pesca colle reti e colla lenza; la sua
carne ha un gusto delicato. Ve n'ha di varie
specie: Mùzao deU'òu; Jluggine orifrangio (Mugil
auratus); Mùzao lùxento o dell'éuio; Muggine
d'olio f Mugil laico); Mùzao janpd ; Acuccolto
(Mugil capito); Mùzao masson; Muggine ca-
parello, e in alcani luoghi della Toscana Pesce
mazzone (Mugil cephalus); Mùzao neigro; Scio-
rina (Mugil cheto).
N
*Na<; No. Avv. di negazione, adoperato spesso
dall' infimo volgo : Ghe sei stceto da-o tale ?
Mi na ; Siete voi stalo dal tale ? Io no. Ve
diggo de nò e de na; Vi dico di no e poi no.
*Ne&sek, s. f. Natica, Chiappa, Mela; le ultime
dne Yoei men nobili della prima V. Sceiappa.
Naixai s. f. Nare, Narice, e comanem. al piar.
Nari e Narici: I meati e buchi del naso, per
cui gli nomini e parecchi animali respirano. -
Ali 0 Pinne del naso diconsi Le parti laterali
di esso.
n Nari e Narici per Tatto ciò che viene a foraare
534
NAS
NAS
quella parte del naso, come le ali o pinne e il
tramezzo cartilagineo che divide una nare dal-
l'altra.
— dB cavallo ; Froge.
**S Addrissà e naixe; Rizzar muso: Prender aria
di cruccio 0 di sdegno per cosa spiacevole che
sia della o fatta.
**S Arruffa e naixe; Arricciare il naso, il muso,
le labbra, ecc. V. Arruffa 6 naso.
S Punta de naixe dò cavallo; Moccolo: Punta
del naso del cavallo.
'Waixa V. Odoà nel i' signif.
— tabacco; Tabaccare. Voce dell'uso: Prender ta-
bacco da naso.
"IVaixà, s. f. Nasata V. Nasa sost.
« Fiuto, Fintata: Lascicemene piggià ùnn-a naixd;
Lanciate che io ne pigli una fiutata. M. Lasso.
'*N'aixóii s. m. Naso a pozzuolo: Chi ha narici
larghe assai.
» Tabaccone, dicesi per ischerzo a Chi per uso
piglia mollo tabacco, e ne ha lorde le narici e
le vesti; dicesi anche Tabacchisla, ma è voce
poco usata.
N'alia. ; Nanna: Voce adoperata da chi sta nin-
nando il bambino nella culla per farlo addor-
mentare, ed anche lo esprimere sia il suo dor-
mire, sia la culla slessa, onde le locuzioni se-
guenti :
S Ande a fa a nana; Andare a nanna, vale An-
dare a dormire.
$ Fd a nana; Far la nanna, vale Dormire.
S Mette a fd a nana; Mettere a nanna: Metter
il bambino nella culla perchè e' dorma.
S Ndnd ndnd, puppòn ; Ninna nanna. Ninna
nanna: Cantilena che si va cantarellando al bam-
bino che giace nella culla per addormentarlo o
acquetarlo.
Napolion s. m. Marengo V. Marengo.
Napoli tauu-a. s. f. Napoletana. Voce del-
l'uso: Nel giuoco del treseltc dicesi da noi L'asso,
il tre e il quattro d'ano stesso seme, che capi-
tano riunite nelle mani di chi giuoca. Nella Tose,
invece contasi l'asso, il due e il tre.
"Nappia s. f. Nasone, Naso sperticato, e nel-
uso tose, anche Nappa: Gran naso.
Nasa s. f. Nasata : Colpo di naso in checchessia
Urto dato altrui col naso. .
n Fiuto, Fiutata V. sopra Naixd nel 2» signif.
Nasasso s. m. Nasaccio. Peggior. di Naso:
Naso grosso e deforme.
Nasca s. f. Conizza. T. hot. Erigeron viscosum.
Pianta della famiglia delle Corimbifere che ha il
caule erbaceo, peloso, viscoso; le foglie lanceo-
late, dentate; i peduncoli, inseriti nell'assella delle
foglie, portano un sol fiore giallo; tutta la pianta
esala un odore nauseante. Fiorisce in agosto e
setlembre; nasce In luoghi sassosi, incolti, nel
letto del torrente Bisagno e lungo le mura della
Cava; dicesi anche Enula.
Nasce v. n. Nascere: Venir al mondo, Uscir
alla luce ; e non che delle persone, dicesi degli
animali e dei vegetabili.
n Nascere, Sorgere, Spuntare, Apparire, dicesi del
giorno e de' corpi celesti V. Spuntd.
n Avvenire, Succedere, Accadere, Seguire: Ne na-
tciàn di scandali; Ne nasceranno degli scandali.
« — Presentarsi, Offerirsi : Se naseià l'dcaxiSn...
S« pascerà l'occasione . . .
Il — Scaturire, e dicesi de' fiumi e delle fontane :
Questo fiamme 5 nasce a-i confin da Spagna;
Questo fiume nasce ai confini della Spagna.
S Che nasce quello e' ha da nasce; Accada che
vuole 0 che sa. Vadane che vuole.
S Da ogni óa nasce fumi ; In un' ora o in ana
notte nasce un fungo V. Fumo.
§ Fd nasce l'idea; Desiar l'idea, Far nascere
il pensiero.
S L'è megio nasce affurtùnóu che ricco V. Af-
fortùnóu.
§ Pe tutto quello che posse nasce; Pei casi che
nascer possono sempre, A cautela, Per buon go-
verno, Per buon rispetto, A buon essere.
NasciSn (Figgiéu da) V. Figgién.
Nascùsso s. m. Piombaggine o Erba Sant'An-
tonio. T. boi. Plumbago europosa. Sorla d'erba
che ha del caustico.
Naséa s. f. Museruola: Quella parte della bri-
glia, cioè Quel cnojo che passa sopra i porta-
morsi per la lesliera e la sguancia.
Nasello s. m. Nasello, Asello. T. itliol. Gadus
mcrlangus. Pesce di mare tra i più conosciuti
d'Europa alle sue Unte brillantissime color d'ar-
gento sotto al ventre, olivastro sul dorso e ne-
riccio sulle pinne pettorali. La sua carne è molto
bianca, di sapore squisito e leggiera allo stomaco.
Nasetto V. Nasin nel suo 1" significato.
— da ciavetta do reléuio ; Quadrello: Cilindretto
d'acciajo con foro quadro nel verso del suo asse
e che forma la metà inferiore d'ogni chiave di
oriuolo, che s'imbocca nell'albero della piramide
(erbòo dò fuso) per caricar l'oriuolo.
— da cricca; Nasello, Monachetto V. Acriccóu.
Nasin s. m. Nasino, Nasetto, Nasello, Nasuccio.
Dim. di na.so. Nasino è il pili vezzegg. di tulli;
Nasetto comincia ad esprimere picciolezza non
bella; Nasello e Nasuccio, secondo il favellare
d'oggidì, indica piccolezza inconveniente e de-
forme.
H Metaf. dicesi di persona, e vale Superbello, Su-
perbuzzo; e talora anche Schifiltoso, Schifo V.
Moschetta.
Naso s. m. Naso: Quella parie prominente del
volto che è tra la fronte e la bocca e che co-
slitnisce l'organo dell'odoralo.
— appissùo; Naso appuntalo.
— aquilin; Naso aquilino: Naso adunco a somi-
glianza del becco dell'aquila.
— ben fceto; Naso affilato o profilato.
— chi piscia in bocca ; Naso che piscia in bocca,
dicesi in m. b. di Naso aquilino, perchè ha la
punta torta inverso la bocca, e pare che vi coli
dentro.
— chi pà un pevedn; Naso come un peperone, o
assolutam. Peperone : Naso grosso e d'un color
rosso acceso.
— chi stissa; Naso che gocciola, Naso rampollante.
— da papa gallo V. sopra Naso chi piscia in bdcca.
— da punscinella; Naso da pulcinella, cioè lungo
oltre m S'irà.
— grosso; Nasone, Nasorre, Naso da fiutar poponi.
— rispettabile ; Naso badiale.
— sciaccóu; Naso schiacciato, camoscio, simo, rin-
cagnato.
S A bóx'ia a ghe seda zit pe-o naso V. Bdxìa.
S Arrùffd 6 naso V. questa locuz. alla sua sede
alfabetica.
NAT
NAV
535
§ Avei bon naso; Aver buon naso o Aver naso,
figurai, vale Esser sagace, saporilo, giodiiioso,
di fino accorgimento, Preveder le cose da lontano.
— 5 naso doso o tappóu; Aver inlasalo il naso,
vaie Averlo stoppato per raffreddore.
S Dà dò naso; Incappare, Inciampare, Cadere, ecc.
n — dò naso in t'ùn strùscio; Dare in nna mela
fmerdaj; Maritarsi male dopo aver preteso ad
alto luogo, senz'averne ragionevole adito, o
dopo aver farfalleggiato assai tempo senza prò,
ricusando il bene per àmbito del meglio."
n — pe-o naso ùnn-a cosa a un; Dar nel naso una
cosa a uno, dicesi figurai, del Sentirsi da chic-
chessia cosa che gli dispiaccia, o che sia da di-
spiacere 0 gì' ingeneri sospetto.
S Lascidse menù pe-o naso; Lasciarsi menar pel
naso. Lasciarsi levar in barca, figurai, vale La-
sciarsi aggirare.
S Mandillo da naso V. Mandillo.
S Menù pe-o naso; Jlenare pel naso V. Mena.
S Mette ò naso dappertutto V. Mette,
n — scià naso; Alzar il viso, la cresta; Levarsi
in boria, in supprbia. Insuperbire.
S Parlàse in td naso ; Parlar nel naso : Aver
pronunzia nasale.
S Repdse e mósche da-o naso V. Mosca.
S Resta c'ùn parmo de naso; Rimanere o Restar
con un palmo di naso: Restare scornato, deluso
0 Rimanere con danno e colle beffe di cosa de-
siderata e non conseguita.
S Taggid S naso; Dinasare, Snasare.
N'O'SÓn. s. m. Nasone, e per iscberzo Nasorre:
Gran naso e deforme.
IVassa s. f. Nassa. T. pese. Arnese ossia Pic-
cola cesta di vinchi o di guncbi , modellala a
guisa di gabbia a ritroso, coll'aperlura stretta
internamente e al di fuori larga, in guisa che al
pesce che vi è entralo viene impedito l'uscirne
per via delle punte de' vinchi che gli si presen-
tano; dicesi anche Bertovello.
'^IN'a.stùssà. V. Anastùssd.
lNsLtal& s. m. Natale: La solennità del nasci-
mento di Cristo, ed II giorno ed il tempo in
coi cade tale solennità; che anche dicesi Pasqua
di natale o Pasqua di ceppo, Pasqua di natività,
La festa del Natale.
— a-o burcón e Pasqua a-o tissòn V. BarcSn.
Nativitse s. f. Natività, lo stesso che Nascita;
ma usasi principalmente parlando dei santi ,
come La natività dì S. Gio. Ballista, di Maria
Vergine , ecc.
^atta. s. f. Sùghero e Sùvero: Corteccia d'un
albero ghiandifero che ha il medesimo nome
(nel dialetto Sùgao); è leggerissima, grossa,
molle e spugnosa, e serve a tener a galla, a
turar bottiglie e ad altri usi.
**S Dà S riso co-a natta V. Dà.
INeittellQ s. m. Luminello : Quell'arnese di fil
di ferro, in cui s' infila il lucignolo, ed ha at-
torno pezzetti di sughero per metterlo a galla
nell'olio delle làmpane.
Natùa s. f. Natura : Voce che abbraccia tulle
le forme delle cose, l'essere e le cagioni; Tutte
le cose create. L'universo.
» Natura: Ordine, per cui tutte le cose create
hanno principio, moto, incremento e fine: ed in
più stretto significato dicesi degli Effetti che ri-
saltano da on tale ordine, in ogni persona.
n — Proprielà od Essenza particolare d'alcuna cosa.
» — Tendenza, Impulso, Istinto, per cui l'uomo
propende per le cose che giovano alla propria
conservazione.
» — Complessione, Temperamento.
— divinn-a; La natura divina: Iddio creatore e
conservaore dell'universo,
— umana; La natura umana: Il genere umano.
Gli uomini.
S Istinto de natùa; Istinto di natura, lo stesso
che Tendenza, Impu so V. sopra nel i" signif.
Naturale s. m. Naiuralp, io stesso che Na-
tura, in signif. di Genio, Indole, Inclinazione,
Propensione,
n Naturale, Carattere, Qualità.
" — Temperamento, Complessione.
!Natùx*ale add. Naturale: Di o Secondo natura.
M Naturale, in signif. di Semplice, Senz'arte,
n — Dicesi anche delle cose mangerecce, in sF-
gnific. di Sincero, Schietto, Non artificiato, né
falsificato,
n — Ovvio, Ordinario, Consuelo, Comune, Usuale,
Probabile.
$ Fa 0 Dipinse a-o naturale; Naluraleggiare :
Fare o rappresentare al naturale. Dipingere o
Ritrarre al naturale.
IVatùralessa s. f. Naturalezza, Naturalità:
Qialiià di ciò che è naturale, conforme colla
natura; Semplicilà, Schiettezza, Ingenuità.
^Naturalista s. m. Naturalista: Professore
di scienze naturali,
n Nituralista, fra' Pittori dicesi Colui che non si
applica che a disegnare dal naturale.
IVatùralizza v. a. Naturalizzare : Accor-
date ad un forestiero il diritto di naturalità,
Far naturale del paese , Ammettere alcuno a
compaesano.
ZVatùralizzazión s. f. Naturalizzazione:
Diritto di naturalità.
Naixfrag-à v. n. Naufragare: Far naufragio,
Rompere in mare.
IVauseà V. Angoscia.
Navassas. f. Navaccia. Voce dell'uso: Grande
cassa fatta a modo di nave, che serve a tras-
portar le uve. In Toscana non si usa, supplen-
dovi co' bigonci (sebbrij.
Navata s. f. Navata, dicesi Qiella parte d'an-
dito di chiesa o d'altro edifizio che è tra il muro
e i pilastri o tra pilastro e pilastro; aitrim. Nave
0 Navicella.
— de ìuuzo; Navata o Nave macgiore o di mezzo.
N'aveg^a v. n. Navigare e Navicare, ma meno
usato : Viaggiare ppr mare.
n Navigare, figurai. Governarsi, Regolarsi.
— secóndo 5 vento ; Navigare secondo i venti.
Detto prov. vale Ubbidire agli accidenti e fare
della necessità virtù.
§ 0 mondo ò l'è riandò , chi nò sa navegà va
a-o fóndo V. Fóndo.
Naveg-azión. s. f. Navigazione e Navica-
zione, ma meno usato: Sotto questo nom* s'in-
tende ordinariam. Un viaggio di mare, ed anche
la via che la nive ha spguto ed il modo come
l'ha percorsa. L'arte di navigare dicesi propriam.
Nauiica.
Navetta s. f. Navicella: Quell'arnese d'argento
0 d'ottone, fatto a foggia di pìccola nave, io cai
nelle chiese tiensi l'incenso.
936
NEC
NEG
Na"vSii s. m. Navone e Napo. T. boi. Brassica
oleracea nopobrassica. Sorta di rapa assai nota.
S Féuggia de navSn; Erisamo, Erisimo V. Féuggia.
Nazarolla. s. f. Lazzcruola, Lazzarola, Az-
zeniola, Tuberà: Sorta di frutto tra agro e dolce,
più grosso che le ciliege, di cui ha la figura, e
contiene tre nòccioli assai dnri. L'albero dicesi
Lazzcruolo , Azzeruolo , Tubero fMespilus aza-
rolaj.
^azión s. f. Nazione: Generazione d'uomini
nati in una medesima regione, provincia od
estensione di paese, che parlano la stessa lingua
e sono d'ordinario sotto un medesimo governo.
IVazionalitse s. f. Nazionalità. Voce dell'uso.
^ Dà a nazionalttcB; Nazionalizzare. A'oce del-
l'uso: Accordare il diritto di nazionalità,
Krel>"bia s. f. Nebbia: Ragunata di vapori ac-
quosi che escono da stagni o simili luoghi, più
■ 0 meno densi, che intorbidano la trasparenza
dell'aria e non differiscono dalle nubi, se non
perchè occupano gli ultimi strati dell'atmosfera,
cioè più prossimi alla superficie del globo.
S Aveì ùnn-a nebbia davanti a-i éuggi ; Aver
caligine di vista, Offuscarsi o Aver offuscala la
vista: Lo alterarsi degli umori degli occhi, e
specialm. del cristallino che impedisce il vedere.
Nelblbién s, m. Uva spana, Uva nubiola, e
volgarm. Nebbiolo : Vitigno proprio della falda
d'Alpe che circonda il Piemonte. I suoi grappoli
variano di forma, ma la più comune è la pira-
midale; sono appuntati nella cima, lunghi alla
base e spesso alati, piuttosto uniti che spargoli.
Gli acini sono tondeggianti, d'un nero cliiaro, e
velati da un poline bianco che li rende indachini.
Il vino, chiamato esso pure Nebbiolo, è vermiglio,
leggero e fragrante, e nello stesso tempo asciutto,
generoso e serbatojo, ma austero. Se è fatto coi
metodi ordinar] e coll'uva fresca, è vino da pa-
steggiare; se poi si sceglie l'uva, si sgrappola e
si mette della cura nella vinificazione, riesce un
vino fine da darsi agli arrosti e somiglia al Bel-
letto di Nizza. Coltivasi pure nei territori d'Ivrea
e ne' paesi viniferi della Val d'Aosta.
IVecescitae s. f Necessità, anlic. Necistà e
Nicistà; Estremo bisogno che violenta. Tutto ciò
che è assolutamente necessario e di cui non si
può far senza.
M Necessità, Miseria, Povertà estrema.
S A necescitce a non ha de lezze; La necessità
non ha legge V. Lezze.
S De necescilw; Di necessità, Posto avv. vale Ne-
cessariamente.
$ Èse de necescitce; Esser di necessità, vale Essere
sommamente necessario,
n — de necescitce de mezo ; Essere di necessità
di mezzo, diccsi da' Teologi di Quei misteri per
l'ignoranza de' quali altri, sebbene sia senza sua
colpa, non può salvarsi; a differenza di quelli di
precetto, che può salvarsi, purché sia senza sua
colpa, anche ignorandoli.
S Fd de necescitce virtù; Fare della necessità virtù
V. Fd.
S Tnivrìse a neciscitce d'ùnn-a cosa o dt- fd ùnn-a
cosii ; Es.,ei-ft in necessilà d'nnn cosa o di fure
unii cosa, vale Aver sommo bisogno di averla o
di farla.
Pfeoessaio s. m. Necessario: Ciò cfiéJi ne-
cessario per vivere e mantenersi.
M Necessario , Cesso , Agiamenlo , Cameretta V.
Léugo còmodo nella voce Lèugo.
IVecesssàio add. Necessario: Che è di mestieri,
d'uopo. Bisognevole, Di cui non si può far meno,
Indispensabile.
— cdmme o ciù che o pan; Necessarissimo, Arci-
chenecessarissimo.
S A sto móndo nisciùn l'è necessàio V. MSndo.
% Erede necessàio; Erede necessario. T. de' Legisti.
Quegli che succede necessariamente nell'eredità
di chi muore.
IVeg^a V. a. Negare : Dire che non è vero quello
che altri afferma.
» Negare, per Non concedere, Ricusare, Dinegare.
I) Usato in senso neut., vale e dicesi Soffocare, Sof-
fogare, Strangolare, Strozzare V. Strangòd.
— a so voenlce ; Annegare se slesso. Negare la sua
volontà, vale Non secondarla.
— de fd ùnn-a cosa; Negare di far una cosa, vale
Sottrarsi, Ricusar di farla.
— in fùn gotto d'cegua V. ^gua.
— 5 so de mezogiòrno; Negare il sole di mezzodì,
vale Negare cosa evidentissima,
S Chi nò s'aggiùtta nega V. Aggiùtld.
% 0 neghieiva 5 pasto all'oste co maccarón in
scià barba; E' negherebbe il pasto ad un oste,
Negherebbe col furto in mano V. Maccarón.
IVeg-ativa s. f. Negativa, Negazione: Il negare;
ed anche Rifiuto, Ripulsa, Ricusa.
S Mettise 0 Sld in scià negativa ; Mettersi 0 Stare
sulla negativa , vagliono Negare o Persistere a
negare.
IVég-ia s. f. Cialda : Composizione di fior di fa-
rina, la cui pasta fatta quasi liquida si strìnge
in forme di ferro e cuocesi sulla fiamma.
— da scigillà e lettere; Ostia, nel Lomb. Obbiadino,
% 0 negid eh' ò facce negie V, Negid.
!N"eg'ia s. f. Nebbia, Voce dei contado V, Nebbia.
Neg'ia s. m. Cialdonaio: Quegli che fa e vende
cialde e cialdoni; dicesi anche Ciambellaio, Be-
ricuocolaio, perchè fa e vende ciambelle, becicuo-
coli, pinoccliiati, confortini e simili.
§ 0 l'è cómme i negice; Egli è come l'alloro, dicesi
d'Uomo che va a tutte le feste, a tutti i trovali,
S 0 negid ch'S facge negie; L'offelliere faccia of-
felle. Al villano la zappa in mano, Prov, dell'uso
e vale che Ciascuno dee fare l'arie sua,
IN'eg'iasso s. m. Nebbione, Voce del cont.
Nebbia folta e che si estende a molta altezza,
iNeg'lig'entà v. a. Negligentare : Far con ne-
gligenza 0 disattenzione, Trascurare, Non pigliarsi
cura 0 pensiero, Trasandare.
IVeg-lixé (Inj; In abito negletto, In veste ne-
glella; il contr. di Abito in parata.
IN'eg'ozià V. a. Negoziare: Fare o Trattare af-
fari mercanteschi ; Mercantare, Trafficare, Com-
merciare.
I) Negoziare, dicesi anche II trattare affari di Stalo
ed altri affari fuor della mercatura.
— balle de fùmme; Imbottar la nebbia, vale Ciliare
il tempo.
IVegroziante s, m. Negoziante : Chi negozia;
Tritlìiciiiilc, Comuierciaiite.
ISfc;^-retto aild, Nereilo. Dim. e vezzegg. di
Nero: Che pende al nero,
jj Figo negrcllo; Fico moro V. Figo.
Negri*» s, m. Livido, Lividore, Livideiza., Li-
vidura : Quella nerezza che fa il sangue venuto
NER
NES
m
alla pelle, cagionato per lo più da percosse. -
Pesca e SigtUo dicesi II lividore che resta sul
volto per percossa; Calamo j ed Occhia je, Qnei
lividori che vengono sotto gli occhi per colpi
0 altro.
NfeigTo s. m. Nero: L'nno degli estremi colori
opposti al Bianco.
» Negro, Moro: Uomo nero d'Etiopia V. Mòu.
— da, seppia, di móscardin, ecc.; Inchiostro V.
MSscardin.
— d'avorio, Neigro de fùmme V. Avorio, Fàmme.
— deU'éuggio; Iride: Quel cerchio di varj colori
che circonda la pupilla dell'occhio; dicesi anche
Pupilla, ma impropriamente V. Fantinelta del-
l'éuggio nella voce Fantinelta.
5 Fa vedde ò neigro pe giunco; Mostrare altrni
il nero pel bianco, vale Dar ad intendere cose
false, Mostrargli una cosa per on'alira.
5 Mette 0 neigro in sciò gianco ; Por nero o il
nero sai bianco, nello stil famigliare significa
Scrivere.
S No stimma un neigro d'ungia; Non istimare
un fico secco, nn frollo, un paracucchino, vale
Non far conto alcuno.
S Vesti de nei^o; Vestir di nero: Vestir di roba
che è di color nero; e talora Vestir a bruno,
per cagion di lutto.
Neigf^^o add. Nero e Negro: Aggiunto di corpi
limi, di color nero o quasi nero; Fosco Bruno,
Oscuro.
Il Nero, figurai. Malvagio, Iniquo, Reo, Empio:
Anima neigra ; Anima nera, cioè malvagia,
iniqua, efferata, ecc.
n — figurat. pure vale Fortemente sdegnalo: 0
l'èa neigro; Era nero.
5 Èse neigro con quurchedùn; Esser nero con
alcuno, nell'oso comune vale Esser con esso cruc-
cialo forte.
S Fdne de quelle nei gre : Farne di quelle nere,
usasi per Far opere triste e spropositate.
S Tià a-o neigro; Nereggiare, Esser nericante.
Pfcive s. f. Neve: Pioggia che, rappresa dal
freddo nell'aria, cade in terra in fiocchi bianchi
e leggeri.
— menùa; Nevischio, Nevislio, Nevischia: Neve
minuta che cade in poca quantità.
S Chéulta de neive; Stretta di neve.
^ Retid a neive; Spalare la neve.
S Strassòin de neive; Falde o Fiocchi di neve.
S Tidse de ballce de neive; Fare o Giocare alla
neve, vale Trarsi a vicenda della neve ridotta
in palle.
N^emig'O s. m. Nemico, Nimico, Inimico: Che
odia , che disama o che desidera di offendere.
n Nemico, Inimico, al plur., dicesi di Coloro che
si fanno guerra.
N^emig'o add. Nemico, Nimico, Contrario, Av-
verso; Infausto.
Neo s. m. Neo: Piccola macchia nericcia, che
nasce naturalmente sopra la pelle dell'uomo.
« Neo, per similil. Piccolo difetto, Imperfeiionrella.
« — Nel nnm. del più. Quei pezzetti di talfflià
nero preparato, che altre volle si adattavano le
donne sul volto e sul pelto ppr Ur credere che
fosse un n'>o naturale, e perchè più spiccasse la
binnchez7.a della lor carnagioue.
N'erga, s. f. Nervata e Nerbala : Colpo di nervo.
Neirretto s. m. Nervetto, Nerviecioolo, Ner-
bicino, Nervolino, Nerbolino, Nervoxzo. Dimin.
di nervo: Piccolo nervo.
Nervettin. s. m. Nerveltino. Dim.di xNervctlo.
^Nervo s. m. Nervo e Nerbo : Parie del corpo
dell'animale, simile a cordicella, la qual confe-
risce ai membri la forza di muoversi e del sentire,
n Nervo , figurat. Forza , Importanza ; ed anche
Pegno 0 Sostegno principale.
S Md de nervi; Mal di nervi V. Ma.
S Ommo de nervi dSggi V. Ddggio add. tr
PiTesciaja. s. f. Fagiolata, Pappolata, Scemphig-
gine. Melensaggine, Bessaggine , Melonaggine,
Sciocchezza, Scioccheria, Baccelleria, ecc.
n Usato nel num. del più. Scede, Daddoli, Smor-
fie, Lezj: Movimenti sregolati o affettali.
ilVescio s. m. Mocceca, Moccicone, Gocciolone,
Peslapepe, Baccellone, ecc.
S Fa 5 nescio ; Far il nesci o il nescio, l'indiano,
il gnorri, il nòferi : Dissimulare di non sapere,
Fingere ignoranza.
N'escìo add. Insulso, Scipito, Sciocco: Discorso
nescio; Discorso insulso.
Nescio V. Nesciaja nel 1» signific, ma osasi
comunem. al plurale.
Nèspoa s. f. Nespola, dimin. Nespolina: Fruito
del Nespolo (Mespilus germanica), che ha in
sé cinque ncccioli e il fiore a forma di corona.
— dò Giappòn; Nespola del Giappone o giapponese.
S Co tempo e a paggia se matùran e néspoe
V. Matura.
S Nò sta a mSndd nèspoe; Non mondar nespole,
dicesi che Altri fa checchessia colla stessa ope-
rosità e forza, o più che un altro già nominato.
IVessa. s. f. Nipote e Nepote: La figliuola del
fratello o della sorella, o anche del figlinolo o
0 della figliuola. Trovasi pur Nezza, ma è voce
antiquata.
% Chi alleva nevi e nesse, ò so cu ò ghe pende
pesse V. Alleva.
Nessetta. s. f. Nipotina e Nepotina. Dimin.
di Nipote : Nipote in tenera età.
Nettezza, v. a. Forbire, Nettare, Pulire: Verbi
che abosivam. si usano come sinonimi, ma che
hanno una distinzione fra loro. Forbire propriam.
è Levare le immondezze dalle superficie de' corpi
col mezzo di qualche arredo, così :- Forbire il
naso col moccichino, Forbire gli occhi, la fronte,
la faccia col fazzoletto; Nettare ha significazione
più estesa, ed è Far netta una cosa in più modi,
Astergerla, Mondarla; Pulire, oltre la generica
nozione di levar gl'imbratti, include altresì quella
di Rendere col mezzo degli strofinaloj le super-
ficie de' corpi così nitide che diventan grate alla
vista. Propriam. parlando si può Nettare e non
Pulire, cioè si può Nettare un corpo col togliergli
il sudicio e nulla più. L'azione del pulire non
si ferma a questo, ma fa che il corpo nettato
acquisti una certa lucentezza; altro è nettare le
scarpe altro è pulirle.
— f denti; Bianchire, Ripulire i denti.
— ùnn-a persònn-a; Sbusare, Ripulire uno V. iir-
ritxentà (verbo) nel 3» signif.
— vn piatto, un tóndo, ecc.; Terminare un piallo,
ecc., figurai, dicesi del Mangiar lutto quanto in
es«o si trova.
S Nettezza e n. p. N'tiarsi, Pulirsi, Ripulirsi.
Nettezza, s. f. Nellalora : L'atto e L'eftsUo dei
nettare, dal pulire.
sm^
NET
NEV
IVettixe s f. Nettezza, Pulitezza.
Netto add. Netto, Pulito: Senza macchia o lor-
dura, contr. di Sporco.
S Aveì a cSnscensa netta; Aver la coscienza netta:
Non aver lacche.
S A dita sccetla e netta ; A dirla schietta, A dirla
chiara e tonda.
%Fdla netta; Farla nftta: Uscir netto d'una cosa,
cioè Uscirne seaza rilevar danno veruno; e tal-
volta Ingannar con destrezza e senza pericolo,
% Mette in netto; Porre al netto, Mettere ai pà-'
lilo V. Mette,
S Peizo netto ; Peso netto : Peso della roba pe-
data, difTdlcato quello di (ulto ciò ond'era accom-
pagna'o, come corda, sacco, canestro, ecc.
S Porla via netto; Portar via netto, cioè affatto,
interamente, in un tratto.
Nettò V. Nettixe.
Néua. s. f. Nuora: La moglie del figliuolo, ri-
guardo ai genitori di lui.
S Parlo a ti, séìtxda, che ti m'intendi, néua;
Dico a te, o figliuola, perchè m' inlrnda la mia
nuora. Prov. che vale Chi ha da intendere intenda.
S Séuxoa e néua, tempesta e gragnéua V. Gra-
gnéua.
Néuo CAJ; A nuoto, A galla V. A néuo.
*'n Talvolta in m. b. vale Di sopra, cioè In cima
a tutte le altre cose: Arv'i S guardarobe, e
trovici che 5 cappotto 5 l'è a néuo; Aprite il
guardaroba e di sopra troverete il cappotto.
Neùtx*a.lit8e s. f. Neutralità: Slato di chi è
neutrale, cioè di Chi non si dichiara per alcuna
parte; Indifferenza.
Néutte s. f. Notte: Quello spazio di tempo che
il Sole sta sotto l'orizzonte.
$ A néutte avansà; A notte avanzata o inoltrata,
A notte ferma, A notte buja, A gran notte, Di
notte profonda, cioè fitta, molto a notte.
S A néiitte a l'è a moce dò pensamento; La notte
è la madre de'consiglj. La notte assottiglia il
pensiero.
S Bdnn-a néutte ! Buona notte !. Formola con cni
si saluta chi è per andare a Ietto o ci si licenzia
da esso la sera.
1» — Buona notte ! si dice anche per significare
che una cosa o una persona è spacciata.
^ Dà a bSnn-a néutte; Augurare, Dar la buona
notte: Modo di salutar altrui nel tempo della notte.
g De néutte tempo; Di notte tempo o Notte tempo;
Ne! tempo della notte. Durante la notte.
S De néutte i gatti sòn bardi; Al bujo tulte le
gatte son bigie. Chi va di notte ha delle bolle.
Dettato prov. che significa che II passeggiar di
notte è pericoloso.
S De primma néutte; Di prima notte. Posto avv.
vale nelle prime ore della notte.
S Fd de néutte giórno e Fa de giórno néutte;
Far della notte giorno e Far del giorno notte,
vagliono Vegliar tutta la notte, e al contr. Dor-
mire per molto spazio del giorno.
S Fase néutte; Farsi notte. Annottare, e propriam.
Essere tramontato il sole.
S In tò chdu da néutte ; Nell'alta notte, Nel CDor
della notte, A notte calda o ferma o ben avan-
zata, Di notte profonda.
S Giorno e néutte; Dì e notte. Posto aw. vale
Continuamente, Sempre. ^ '^'1
Nett^zsinn-a (Fd tanta) y. Fa.
Néu-va s. f. Nuova, Novella, Avviso, Notizia.
% Oxello de cattiva néuva; Corvo o Corbo delle
male nuove, diccsi a Chi sempre suol presagire
disgrazie.
Néu-ve; Nove: Nome nnmer. indeclin. che se-
gue immediatamente dopo l'Otto.
Néuvegento; Novecento: Nome numerale
indeclinabile che comprende Nove volte il cento.
Néuvatuente avv. Nuovamente, Novamente,
Di nuovo. Da capo, Un'altra volta.
I) Nuovamente, usiamo anche questa voce per ri-
salutare alla breve.
Néuvo add. Nuovo, e poetic. Novo: Fatto no-
vellamente 0 di fresco,
n — Nuovo, per Non adoperato, Che non è stato
ancora posto in uso : Cappello néuvo , scarpe
néuve; Cappello nuovo, scarpe nuove.
« — per Inaspettato, Insolito, Inusitato, Non più
udito, Non più veduto. Che desta maraviglia,
w — Parlandosi di persona, dicesi di Chi entra o
di fresco è entrato in un ufficio, contr. di Vec-
chio, che dicesi di Chi ne è uscito: 0 néuvo
Scindico; Il nuovo Sindaco.
» — E così dicesi di leggi, ordini, ecc. introdotti
di fresco: Man fasto iìnn-a néuva lezze; Hanno
fatto una nuova legge.
« — Parlandosi di concetti o di produzioni del-
l'ingegno, vale Non più detto, Non più trovato:
Néuvo metodo pe impara a lingua franceize
in dSzze lezióin; Nuovo metodo per imparare
la lingua francese in dodici lezioni,
n — Parlandosi di passioni e d'affetti, vale Non più
provato. Non più sentito: Un néuvo despiaxei;
Un nuovo dispacere.
— de trinca; Nuovo di trinca, vale Nuovo affatto.
— fiammante V. Fiammante.
% Arriva néuva ùnn-a cosa; Giunger nnova al-
cuna cosa, vale Non averla saputa innanzi.
S Ese néuva ùnn-a cosa a ùnn-a persònn-a; Esser
nuova ima cosa a uno, vale Non averla per lo
innanzi fatta, provaia, «enlila o sim.
n — néuvo d' ùnn-a cosa; Esser nuovo d'una
cosa, vale Esserne inesperto, mal pratico, ignaro.
ti — in t'ùn scagno, in t'ùn impiego, ecc.; Es-
sere nuovo in alcuno studio, impiego o simile,
vale Esservi da poco tempo.
S Fd da néuvo ; Mostrarsi o Farsi nuovo d'alcuna
cosa, vale Fingere di non saperla, Maravigliarsene.
S Lùnn-a néuva; Luna nuova, dicesi Quella che
ha fatto di fresco. Che è nella sua prima appa-
renza 0 fase.
S Questa a l'è néuva ! Oh questa è di nido ! Oh
questa è nuova di zecca! Dicesi di Cosa nuova
e strana.
S Vesti de néuvo; Vestir di nuovo, vale Vestire
di roba nuova, di abiti nuovi.
Neva V. imp. Nevare, e più comunem. Nevicare
e Nevigare: Il csder che fa la neve dal cielo.
S Mettise a nevd; Mettersi la neve, vale Comin-
ciare a nevicare.
Nevad.da s. f. Nevata, Nevajo, antic. Nevazio
e Nevazzo: Il nevicare abbondantissimamente, e
La neve caduta in abbondanza.
IVevéa s. f. Neviera : Luogo da conservarvi la
neve V. GiassSa.
Nevetto s. m. Nipotino, Nepotino: Nipote in
Nevo s. ffl. Nipote e Nepote: II figliuolo del
NIN
NIO
63»
fralello e della sorella, o anche del figlinolo o della
figliuola. Trovasi anche Nievo, ma è voce anliq.
Pfià, s. f. Nidala e Nidiata: Tanti uccelli o allri
animalelli che faccian nido, quanti nascon da una
covala.
**]N"il>l»a ; Niente, Nulla. Voce siciliana , e presso
noi usala, ma raramente, dall' inMrao volgo:
Quanto a te còsta sta pippaf Nibba; Quanto
ti costa questa pipa ? Nulla.
Xil>'bio ca.ppÙ99ixi ; Falco di padule. T.
ornit. Fulco rufus. Uceelio del genere de' Falchi,
famiglia de' Circi, che ha il becco nero, l'iride
giallo-nerastra, la cera giallo-verdastra; penne
del vertice, del collo e del petto, giallo-lionate
con ana macchia net mezzo scuro-nera, longitu-
dinale, acuminala; quelle dell'addome, de' fianchi
e delle gambe, dipinte nel modo stesso, ma di
color fuivo-cannella; quelle dei d)rso, scapolari
e piccole cuopriirici delle ali, colore scuro-cioc-
colata, molte delle quali hanno il margine mac-
chiato di fulvo; l'angolo delle ali è macchiato di
lionato; coda appena ritondata, eguale alle ali;
piedi gialli, unghie nere. Varia di colore. S;a po-
salo sovra i pali o cespugli; è co'^aggioso, assale
gli Dccelli acquatici e qualche volta anche piccoli
leprotti. Di passaggio da noi accidentale.
Niccia V. iS'tccto.
Niccio s. m. Nicchia: Q'iel vóto o incavatara
che si fa nelle muraglie o altrove ad effetto di
mettervi statue o simili.
S Tid i nicci; Tirar i capelli, e intendesi per Io
più di quelli che scendono delle tempia. Modo
sfherzev.
N^ìccetto s. m. Nicchietta. Dimin. di Nicchia
V. Nìccio.
Nieolo s. m. Niccolo: Pietra a falde o strali di
colore diverso onde si fanno cammei.
N'inna; s. f. Ninna, Bimba, Mimma : Termini di
yeiii e di carezze, che si usano colle fanciulle,
qnasi dimin. dì Bambina.
"Pupa. Tola, Citta V. Ciallann-a.
Ninna v, a. Ninnare e Cullare: Verbi che si
usano frequentemente ppr sinonimi, ma che hanno
distinzione fra loro. Il Ninnare propriam. signi-
fica Conciliare il sonno a' bambini col canto o
col cullarli o col dondolarli sulle ginocchia ov-
vero tra le braccia; il Cullare poi soltanto si-
gnifica Dimenar la culla sopra gli arcioni. Si può
Cullare senza Ninnare, e a vicenda.
S Ninnàse in le l'andd; Gingellarsi. Voce dell'uso.
Jj Stdse a ninna in t'ùnn-a cosa; Nmnarla, Ten-
tennarla, Dondolarsela : St.)re irresoluto tra il sì
e il no, Non sapersi risolvere. Far molto adagio.
N'inno s. m. Nino: Voce vezzegg., forse accor-
ciata da Carino.
" Naccherino, Cecino V. Ciallan.
IVinte 5 Niente, Nulla, Punto, Fiore, Cica, Boc-
cicata, e con voce bassa Non covelle: Voce che
dinota privazione o negazione,
n Niente, .Nulla: Quando si usa per via di doman-
dare 0 di ricevere o anche di dubitare ha senso
affermativo, e talora vale Alcuna cosa: A/ice un
pò se in ta slacca gh'avesci ninte ? Vedete un
po' se aveste niente in saccoccia .'
— afficeto ; Niente affatto, Niente del lutto, Né punto
oè poco, Nientissimo.
— ninfe che...; Nulla Dalla che... Niente che...
S Oimme ae niiUe fette; A ficeia fresca.
S Da ninte ; Da niente. Da nulla, usato in forw
d'addiett. vale Che non è buono a niente, Che
non vale niente: 0 l'è un ommo da ninte; Egli
è un nomo da niente.
S Dixe a figgia de TSrriggia, chi véu tutto ninte
piggia V. Figgia.
$ Jn t'ùn ninte; In un attimo. In no momento,
In un baller d'occhio. Di subilo : Vaddo e vegno
in t'ììn ninte; Vo e ritorno in un attimo.
% N5 capi ninte; Non intender boccicala, Non
intender nulla; e talora Non aver comprendimento.
l Nò conclùdde ninte; Dar in nulla o in nonnulla.
Non conchiuder niente.
S Nò cSntà a ninte ; Esserci per niente. Tale Non
contar nulla. Non avere alcuna autorità: Le 6
nò cónta a ninfe; Egli ci è per niente.
S Non èse bSn a ninte; Esser rapace a nolla.
S Nò fd do ninte d'iinn-a cosa; Non far nnlla dì
checchessia , vale Lasciar andar checchessia •
vuoto. Non farlo.
S Nò fa ninte; Non imporla, Non serve.
% N5 fd 0 Nò fdse ninte ; Non fare o Non farsi
fiato. T. dei botteg., mercanti ecc. e vale Non
vendere, Far poche faccende: A l'è ùnn~a ùùt-
tega chi nò fa ninte: È una bottega che non
ha fiato. N6 se fa ninte; Non fassi fiato.
S Nò servi a ninte; Non servire a niente, a nulla,
vale Non giovare, Esser inolile: / vostri conseggi
nd me servan a ninte; I vostri consiglj non
mi servono a niente.
» — Talora Non bastare, Non esser sufficiente:
Un franco a-o giorno ó nò me serve a ninte;
Un franco al giorno non mi serve a niente, cioè
Non mi basta.
• — Ed anche per Non importare. Non montare,
Non rilevare: Nò serve a ninte ch'6 cric; Niente
sprve 0 monia ch'ei gridi.
S Nò se ne fd ninte d'ùnn-a cosa o pers5nn-a;
Non se ne curare, Non se ne importare.
§ Nò saveì ninte d ùnn-a cosa; Non ne saper
punto, Non ne saper e ca.
S Nò legni per ninte ùnn-a cota o pertSnn-a;
Tener per nulla una cosa o persona, vale Non
la stimar nulla.
S Nò vaei ninte; Non valere un Inpino, un fico
secco e sim., vale Non essere in vernn pregio.
S 0 l'è vegnùo sdii da-o ninte; Egli è venuto sa
dal nulla, dicesi di Persona che di bassissimo
sialo è salita in grado e riputiziooe.
S 0 ninte ò l'è bònpe-i éuggi; Il niente è buono
per gli octhi.
S Per ninte; Per niente, Per nulla. Modo aw.
che vale In nessun modo ; e talora per Pochis-
simo prezzo, ed anche Gralnilamenie.
% Se ninte ninte... Se niente. Se nulla nulla, Se
alcun poco: Se ninte ninte m'accorzo che ecc.,
Se nulla nnlla m'accorgo che ecc.
S Sensa di ninte; Senza far motto, Senza far zitto.
Senza dir nulla.
Nio s. m. Nido e Nidìo: Piccolo covacciolo di
diverse materie fatto dagli uccelli e da altri pic-
coli animaletti da covarvi dentro le loro nova
e allevarvi ì figliuoli.
n Nido, dicesi anche degli Uccelletti che stanno nel
nido.
« •— Figurai, per Luogo o Stanza dove posarsi ; e
per sìmilit. li letto.
— dt rcUti; Topaja.
540
NOB
NOM
S Ogni oxello ainma 6 so nto; Tristo a quell'uc-
cello che nasce in cattiva valle. Sentenza prov.
■la qiiain viene a dire L'amor del luogo natio,
ancorché vi si stia male, non ci lascia partirne
affine di migliorare stato.
]VisciCLn pron. Nessuno, Nissuno, Niuno, Nenno
(poco usai»), Veruno, antic. Gnuno, Ignuno: Né
. per uno. Non si usa al plur.
M Nessuno, usasi anche come addiett. : IVisciùn
ommo, Nisciùn amigo; Nessun uomo, Nessun
amico.
M — per Alcuno, allorché si adopera per modo
di dubitare o di domandare : Gh'é stceto nisciùn f
Ci è stato nessuno?
S Chi serve 5 comùn, nS serve nisciùn V. Comùn.
S Ruba ii5 comùn, roba de nisciùn V. Comùn.
S Un pò per un no fa ma a n sciùn ; Un po' per
uno non fa male a nessuno.
Nissa V. a. Ammaccare, tìgurat. vale Far con-
tusione percuotendo fortemente una persona :
G'han nissóu a faccia da-i pugni ; Gli ammac-
carono il viso colle pugna.
S IVissdse n. p. Ammezzare, Ammezzire, Immez-
zire: Essere tra il maturo e il fradicio, e dicesì
propriam. delle fruite.
M — Ammaccarsi, per similit. dicesi di persona
allorquando cadendo si fa contusione: Nissdse e
scciappe; Ammaccarsi le natiche.
IVisséuai s. f. Avellana, Nocciuola, Nocciòla,
a Siena Nicciuola , e in alcuni luoghi della
Tose. Nocella: Frutto del Nocciuolo o Avellano
(Corylus avellana), che é come una piccola noce,
tonda 0 bislunga, contenente una màndorla che
si lascia dividere in due parti eguali, coperta da
una roccia (pelle) da non potersi agevolmente
levare se non a pezzi.
— sarvcega; Nocciuola salvatica, Bacuccola.
— verde; Nocchia: La nocciuola quando é ancor
verde, ed è rinchiusa nello scoglio (sguscia),
cioè quel ricettacolo verde, erbaceo, caliciforme,
a bocca fimbriata, cioè frastagliata.
S Nisséue brustol'ie; Nocciuole tostate.
% Resta de nisséue; Filza, Resta, e da taluni an-
che Corona.
S Tempo de nisséue; Mese de' cipollini, chiamano
così in Firenze gli operaj Quella stagione che
offre ad essi minor copia di lavoro; e per Iras-
lalo in tulle le Arti dìcesi II tempo in cui hanno
s: esse meno da fare.
IViisséua. s. f. Nocciuolo , Nocciòlo. T. iltiol.
Squalus muslelus. Pesce assai comune nel Me-
diterraneo, della famiglia degli Squali, di cui si
conoscono due specie, ma d'entrambi la carne
assai molle e poco saporita.
»f9ia&o add. Mezzo (pronunc. colla Z aspra e coll'E
stretta), Ammezzilo, dicesi delle Frutte che sono
in uno stato di mezzo tra il maturo e il fradicio:
Pei nitso; Pera mezza. - Frutte maculate o
ammaccate diconsi Quelle alquanto guaste al di
fuori per caduta, colpo, grandine o altro.
"Nitri v. n. Nitrire, Annitrire, Anitrire: Il mandar
fuori della voce che fa il cavallo.
N'ol>iltae s. f. Nobiltà, antic. Nobilezza, Nobollà:
Chiarezza e splendore anticato nelle famiglie per
ricchezza o per dignilà.
« Nobiltà, per Unione o ìJniversilà di nobili: Gh'èa
tutta a nobiltà de Zeno; V'era tutl« la nobiltà
di G«D0T8.
n — per Virtù dell'animo propenso ad azioni no-
bili 0 virtuose. Generosità, Genlilezza.
»» — per Eccellenza o Valore di qualunque si
voglia cosa: Nobiltce de coslùmmi; Nobiltà di
costumi.
— de concetti, de pensciei; Nobiltà di concetti, dì
pensieri, dicesi di Quell'eccellenza e dignità che
si vede espressa nelle opere di pittura, di scul-
tura e d'architettura.
]>irol>ilita> V. a. Nobilitare : Far nobile, Anno-
bilire.
Il Nobilitare, Annobilire, figurai. Illustrare, Render
illustre, dignitoso, rinomato, celebre, Dare ono-
rata fama; Ingentilire.
S Nubiliidse n. p. Nobilitarsi: Rendersi chiaro o
per dignilà o per titoli o per azioni nobili.
IVoéla s. f. Nepitella. T. boi. Melissa nepcta.
Erba odorifera e di sapore pungente, che nasce
spontaneamente in luoghi incolti, lungo le vie
pubbliche, appresso alle siepi e ne' luogiii sassosi
e montani. Fiorisce all' estate e continua nel-
l'autunno. É stomatica, incisiva, risolvente, e
praticasi tanto internamente quanto esternamente.
Chiamasi anche Nepela e Calamento.
Noèlo add. Novello : Recentemente nato, sorlo,
apparito e sim.: Insalalta noela, Pollastro noèlo,
ecc.; Insalata novella. Pollo novello e sim.
INoetto s. m. Nodello: Congiuntura delle ossa,
Articolazione.
— de die; Nocca V. Zunchelto.
% Cazze i noetti; Venir il casco, Cascar l'ovaja
V. Cazze.
Noézà V. a. Noleggiare: Prendere o Dare in
affilio un bastimento per certo tempo o viaggio
a un prezzo convenuto.
IVoézatò s. m. Noleggiatore: Quegli che no-
leagia un bastiniento.
IVoézo s. m. Noleggio: Il noleggiare; e talora
Il prezzo che si paga per il noleggiare V. Nòu.
Noi; Noi. Voce del maggior numero del pron.
Io nel caso retto e negli obliqui d'ambedue i
generi.
S A dita chi tra noi; A dirla qui fra noi.
S A noi ! A noi ! Su via ! Su presto ! Animo I
Specie d'elissi, ed è come dire Tocca a noi,
Facciam cuore, Facciamo animo; locuzione ec-
citante se slessi e i compagni.
N"ojà V. Annojd.
*']Voitse s. f. pi. Scede, Lezj, Smancerie V. Nonne.
INomeiiclatùa s. f. Nomenclatura: Nomi-
nazione ed ordine o serie di vocaboli; ma per
. lo più Collezione di parole o termini parlicolari
d'una scienza o d'un'arle.
"Nomiag-grio s. m. Soprannome. Voce del
contado V. Sorvcndmme.
INTomina s. f. Nomina: Nominazione o Presen-
tazione a qualche grado o dignità.
Pl'oixLinà V. a. Nominare, Nomare, Mentovare :
Fare il nome d'alcuno,
n Nominare, Dar la nomina: Proporre uno per es-
sere assunto a qualche grado di dignità, o per
essere ammesso in qualche luogo.
INomiuata s. f. Nominanza, Nomèa, Nome,
Fama , ed usasi così in buona come in cattiva
parte, onde: Aveì bónn-a o cattiva nominata;
Aver buona o rea nominanza, vale Aver buona
0 mala fama.
Ndnune s. m. Nome: Vocabolo, col quale lì
NOS
NOT
541
appella alcuna cosa o persona; Appellazione,
Donominazione.
n Nome, presso i Gramm. Quella parte dell'ora-
zione che ammelle numero e genere.
» — per Faina, Gricto, Rinomanza.
n — per Vece, Cambio, Parte: A mw, a tò, a so
ndmme, A nòmine do tale, ecc.: A mio, a Ino,
a suo nome, A nome del tale e sim., vale Da
parte mia, tua, sua, ecc.
— de buttaximo ; Nome dì battesimo : Quello che
s'impone a' cristiani nel battesimo.
— de camixe, di mandillì, ecc.; Puntiscritto e Pon-
tiscritto (quasi scritto con punti): Quelle leUere
iniziali, che con filo d| colore, per lo più rosso
0 torchino, si fanno in qualche parte delle ca-
micie e in generale alle biancherie per conoscerne
il padrone.
— fàso; Pseudonimo.
— pe nomme; A nome per nome, Nominalamenle,
cioè A uno per uno preso per nome.
— proprio; Nome proprio: Nome che appartiene
solo aglindividui, come Antonio, Tevere, Genova.
S Avei bSn nomme; Aver buon nome, vale Aver
buona fama.
» — cattivo nómmc ; Portar mal nome di sua
persona, vale Aver mala voce, mala fama.
S Chi ha 5 stesso nomme; Omonimo: Che ha un
medesimo nome; e talora Che importa lo stesso.
S Ciammd e cose pe-o so nómme ; Chiamar la
gatta gatta o il pan pane, vai Dir le cose come
stanno senza reticenza o riguardo.
§ Dà 6 nòmme da-e feste V. Dà.
S Fase d5 nòmme; Farsi nome: Acquistar fama.
S 0 giórno Vs so nòmme; Giorno onomastico.
S Piggid 5 nómme da ùnn-a cosa o persònn-a;
Pigliar il nome da una cosa o da una persona,
vale Nominarsi da quella.
S Sensa nòmme; Anonimo.
S Spende ò nòmme d'ùnn-a persònn-a; Spendere
il nome d'alcuno, vale Affermare, Promettere
checchessia a nome di quello.
S Va ciit un bòH nòìnme che tutti t dince d6
móndo; Molto meglio è un buon nome che una
mala ricchetza.
lyonne s. f. pi. Lezj, Scede, Smancerie, Smiaci,
Daddoli, Cazzuole; Smorfie sciocche, Modi pieni
di mollezza ed affettazione usali da donna per
parer graziosa, o da fanciulli usi ad esser vez-
zeggiati.
S danze a nonna o a madonnava V. danze.
Nfiiipa<i*is'lia> s. m. Nompariglia. T. stamp.
Nome d'un Carattere da stampa più piccolo del
Mi!:nnna.
Noscigfnor, ISoscigrioi'a ; No si-
gnore , No signora : Maniera di negativa verso
persone civili.
iNosse s. f. pi. Nozze: Propriam. Matrimonio,
Maritaggio, Sposalizio; ma più comuoem. usasi
per Gli conviti che si fanno nella solennità degli
sposalizi.
S Òhe pà d'andd a nasse; G\ì pare d'andar a
nozze, dicesi fìgnrat. di Chi prova sommo pia-
cere nel far checchessia.
S Passa a-e secónde nosse; Passare alle seconde
nozze, vale Rimaritarsi o Riammogliarsi.
N'ostrà add. Nostrale e Nostrano : Persona o
Roba della nostra città o paese, eontr. di Straniero.
Nostx*ommo s. m. Nostromo. 7. «mr.-II
primo fra i marinaj che comanda all'equipaggio
e sopranlenileagli attrezzi - Nelle navi da guerra
dicesi più propriam. Nocchiero e Nocchiere, ed
è II primo basso ufficiale che reca all'equipaggio
gli ordini delluffiziale comandante e veglia alla
loro esecuzione e la dirige. Comanda colla voc€
e col zufolo; l'attrezzatura del vascello j:li è spe-
cialm. affidala. 11 suo grado militare corrisponde
a quello di Maresciallo del corpo de' Reali
Carabinieri.
IXotà, V. a. Notare: Comunem. osasi per Iscri-
vere, Registrare : Nota a libbra; Notare a libro.
« Notare, per Por mente, Avvertire, Considerare :
NotcB ben quanto ve diggo; Notale bene quanlo
io vi dico. i
— i drappi ; Appuntare il bucato V. Drappi. ^
— ùnn-u cosa; Notare una cosa, vale Prenderne
nota 0 ricordo: Notce ò giórno che san vegnùo;
Notate il giorno eh' io venni.
IVotificà, V. a. Notificare, Far noto, Significare.
n Notificare, presso i Legali dicesi Quel presen-
tare per mezzo del cursore un atto qualunque
alle parti interessate V. Scigni fica.
]SotiflcaiaKióii s. f. Notificazione, Notifica-
gione, Notificamento: Il notificare.
Il Notificazione, si prende opgi comunem. per Bando
0 Decreto di pubblici Magistrati che si affigge
per le vie a notizia di tutti.
Notta, s. f. Nota, Ricordo, Scritto: Ho fcetò
natta de tutto; Presi nota d'ogni cosa.
» Nota, per Annotazione fatta sopra un testo af-
fine d'illustrarne o criticarne alcuna parte: Ac-
cattcemc un Orazio co-e notte dò Massùcco;
Compratemi un Orazio colle note del Massùcco.
n — per Osservazione, Considerazione semplice-
mente: Chi in fondo gh'é ùnn-a natta; Qui
in calce evvi una nota.
n — per Sunto espresso con brevità : Fceve dà
l'Accinelli e piggioe natta da giuera dò 46;
Fatevi consegnare l' Accinelli e prendete nota
della guerra del 1746.
1» — per Registro, Indice, Catalogo, Lista : Dceme
a natta de tutti i sodi; Datemi la nota di tutti
i socj.
S Notte de mùxica; Note: Quei caratteri con che
i Musici notano e scrivono le forme del canto
e del suono.
S Aveì in natta ùnn-a persònn-a; Aver ano sol
libro verde, vale Averlo in nota, cioè Averne
mal concetto.
S Mette in natta; Mettere in nota, Notare, De-
scrivere.
N'ottetta. s. f, Noterella. Dimin. di Nota.
Pfottòa,]! s. m. Ortolano. T. ornit. Emberiza
hartulana. Uccello del genere delle Zie, che ba
il becco carnicino; pilco, cervice e tempie, di
color giallo-olivastro, finamente strisciato di nero;
penne cigliari e fascia sopraccigliare, di colore
giallo; dorso e scapolari, coler castagno-giallo-
gnolo, con grandi macchie bislunghe nerastre;
groppone, castagno-giallognolo ma senza macchie;
gola e lati del collo, gialli ; gozzo, color d'oliva-^
giallastro; l'addome, i fianchi e le penne del
sottocoda, dello stesso colore, ma più tendente ai
giallo; piedi carnicini. La femmina ha i colori
più pallidi ed è più piccola. Annida ne' nostri
monti; emigra in agosto e ritorna in maggio.
Il bnon sapore della carne e la facilità che
mn
NOX
mjv
ba d' ingrassare rendono quest' occello ricer-
catissimo.
NottSann-a s. f. Nottata e Nottolata: Lo
spazio intiero d'una notte.
S Aveì ùnn-a bónn-a o cultiva nottòann-a ; Aver
una buona o cattiva nottata o nottolata, vale Pas-
sare la notte con bnona o con rea ventura.
JNTòu. s. m. Nolo : Propriam. Il pagamento del
porto delle mercanzie ed altre cose condotte da
naviglj ; ma si dice anche del Pagamento che si
fa per l'uso conceduto d'alcuna cosa. Nel primo
significato dicesi anche Naulo e Nàvolo.
N'ovantenn-a s. f. Novantena: Quantità
numerata che arriva al numero di novanta. -
Dicesi anche Novantina e più comunem. , ma
accenna il numero di novanta a un bel circa:
Mi diggo che 5 Pippo 5 l'ha ùnn-a novantenn-a
d'anni; Io dico che il Giuseppe ha una novan-
tina d'anni.
IVovantézxiiiio; Novantesimo: Nome nùm.
ordinat., L'ultimo in ordine di novanta.
N'oveun-a s. f. Novena: Lo spazio di nove
giorni consecutivi, nei quali si fa delle preghiere
a onore del Signore e della Vergine, o di qual-
che Santo per impetrare il suo soccorso; e No-
vena si dicono anche Le orazioni che si reci-
tano in que' giorni.
Novità© s. f. Novità: Cosa nuova, insolita e
che avviene improvvisamrnte.
NSsce s. f. Noce : Il frutto dell'albero Noce (Juglans
regia), chiuso in nn guscio o nòcciolo coperto
da una scor/a detta Mallo (rolla).
— becca; Noce malescia: Noce di peggior qualità,
i tramezzi della quale sono così legnosi e ade-
renti al guscio duro che non si può cavarne il
seme se non a pezzetti.
— cAt ha l'éuio; Noce oliala o oleosa V. Éuio.
— fresca; Noce fresca, Noce recente.
— grosscea; Noce madornale, Noce campana: Noce
grossissima, di guscio grinzoso, che oitiensi dal-
l'albero Juglans regia fruclu maximo.
— mósca; Noce moscada o Nocemosrada: Fruito
simile alla nostra noce, prodotto da un albero
delle Molucche chiamato collo stesso nome, e da
Linneo Myrislica moscata. Fra il mallo e la
noce si trova una spoglia reticolata, mollo aro-
matica e di sapore acre, della Mace o Jlacis, che
Vendesi in commercio separata dal fruito, e sotto
la forma di sacchetti intagliali a maglia. Colla
distillazione di essa ottiensi un olio essenziale.
— ppja; Noce vuota.
— tciaccacla; Noce gentile o premice o sllaccia-
mane : Quella, il cui guscio si stiaccia facilmente
comprimendolo colle mani.
— véumica; Noce vomica: Frutto o piulloslo Seme
dello Slricnos nux, che cresce nelle isole del-
l'Arcipelago indiano. I Botan. la dicono pure Noce
canina, perchè fu già usata per avvelenare i cani.
S Balte e nòxe; Abbacchiar le noci V. Batte.
8 Derollà e nóxe ; Smallar le noci : Tòr via dalle
noci il mallo V. Rotta.
S D^ind da nSxe; Ceppo V. Dina.
S Éuio de ncxe;^0\io di noce od anche Noce
assohitam. V. Éuio.
S Gdèlo de nóxe; Gheriglio V. Gaèlo.
% Lùggio da nóxe; Anima V. Lùggio.
% Mi ho e vóxe e i atri han e nóxe; Io ho le
voci e an altro ha le noci, Io sono il trinca e gli
altri beono. Modo prov. che significa Io ho la
cosa in parole, in voce, ed altri in effelto.
§ Mónda 0 Desgùscià e nóxe; Mondare o Sgusciare
0 Disgiisciar le noci: Tòme il gheriglio dal guscio.
S Pan e nóxe, mangia da spose Dettalo in-
dicante quanto siano saporite le noci accompa-
gnale col pane. I Tose, hanno invece Cacio, pane
e pere, cibo da cavaliere.
S Pelle da nóxe; Pellicina, Cica : Pellicina o Buccia
ond'è coperto il gheriglio, dal quale facilmente
si stacca quando è fresco.
S Rolla de nóxe; Mallo V. Rolla.
g Sciaccd e nóxe; Schiacciare o Stiacciare, Ac-
ciaccar le noci, cioè Romperne il guscio per
tramo il i^heriglio.
S Scorsa o Sguscia da nóxe; Guscio.
j; Zùyd a-e nóxe; Fare a nocino V. Zùgà.
]N"óxse>a o ]Noxèlla V. Fruscinella.
IVóxetta d.5 pé ; Noce o Noce del piede,
e diigli Anatom. Malleolo esterno: Quell'osso che
spunta in fuori dall'inferiore estremila della fi-
bula (caviggia); Noce o Noce del piede o Mal-
leolo interno, Q'>c'lo che spunta in fuori dalla
estremità inferiore della tibia (schinco).
— dò fuxin; Noce. T. archib. Quella parte interna
dell'acciarino che fa scattare il cane.
!Nù§L v. n. Nuotare e Notare: L'agitarsi che fanno
gli animali nell'acqua per andare e reggersi a
galla,
n Nuotare, per semplic. Star a galla.
— cómme un pescio ; Nuotar bènissimo.
— in ta roba; Nuotar nell'unto, nel grasso, nel
lardo 0 nelle lasagne, figurai, vale Abbondar di
tulio.
Nùcca s. f. Nuca: Parte posteriore del collo,
ossia La parte supcriore della collottola.
I) Nuca; L'estremila superiore della testa del ca-
vallo, dietro le orecchie.
Nuddo s. m. Nudo. T. piti. Dipintura o Scul-
tura rappresentante una figura ignuda.
S Schéua do nùddo; Scuola del nudo: Quella ove
s'impara a disegnare i corpi nudi, standovi a
modello la persona ignuda.
Numera v. a. Numerare V. Cónta nel fsign.
Nùmerazioii s. f. Numerazione: 11 nume-
rare e il Porre i numeri alle pagine.
3VÙO add. Nudo, Ignudo : Quegli che non ha ve-
stimento addosso che gli ricopra le carni.
1) Nudo, per simil. dicesi di Qualunque cosa che
sia svestita de'suoì arredi, orniimenti, coperte, ec.
„ _ Figurai, per Semplice, Schietto, Sincero : Ecco
a veitae nùa; Ecco la nuda verità.
Il — Parlandosi di ferro o d'arme, vale Fuori del
fodero: Co-a sciabbra nùa; Colla sciabola nuda
0 ignuda.
— cómme ó Segnò 5 l'ha (ceto; Ignudo nato o
Ignudo come Dio l'ha fallo, cioè Nudo afTallo
come si esce dal corpo della madre.
— e cvùo; Nudo affatto, ma usasi per lo più figur.
Nùvea e Nu-via s. f. Nuvola, Nuvolo, Nu-
gola, Nugolo e poet. Nube: Una quiinliià insieme
di vapori innalzali nell'aria, cui adombrano, e
che per lo più si risolvono in pioggia.
Il Nuvolo e Nugolo, figurai, per Subbisso ossia
Quanlilà grande di checchessia, e propriam. di
volatili, che in questo senso diccsi meglio an-
cora Folata 0 Stormo d'uccelli.
« Nuvolo e Nuvolame, per sintii. si dice di Quello
OA
OBB
ìHS]
intorbidamento che si genera ne' liquori per
qualunque cagione.
" — ppr Quell'annebbiamento che discende dalla
pupilla nell'occhio e ne ofTnsca la vista, che più
propriam. dicesi Bagliore.
*n In no. b. e del gergo dicesi per Pastrano, Fer-
rajuolo, Mantello: Anchéu 5 s'ha viisto a nùvia;
Oggi s'è messo il mantello.
S Cazze da-e nùvie; Cascar dalle nuvole, dicesi
figurat. per dinotare gran meraviglia di cosa av-
venuta contr'ogni nostra espettazione.
S Èse in te nùvie; Aver l'occhio a' nugoli, Ogur.
vale Essere astmlto, Non badare.
S Quando e nùvie van a-o ma, piggia a sappa
e va a sappd ; quando e nìivie van a-o bosco,
piggia 5 cabban e caccitelo addosso; Quando i
nuvoli ovv. Quando l'oche vanno al mare, to'
ona vanga e va a vangare; quando i nuvoli
vanno in su, to' una seggiola e siedi sa. Prov.
confad. che vale Le nuvole spinte dai venti al
mare sono presagio di serenila , e viceversa
quando vengono spinte verso i monti.
S Quantità; de nùi^ie; Nuvolaglia.
Nùviassa, s. f. Nuvolone, Nugolone, e in senso
pecgKir. Nuvolaccia: Nuvolo grande.
N'ùviétO; s. f. Nuvoletta, Nuvolelto, Nugoiptta,
Nugoleito, NuvolU2Zo, Nugoluzzo. Dimiuat. di
Nuvola.
IVùvio add. Navolo, Nuvoloso, Nubiloso, An-
nuvolato : Pieno di nuvoli, Oscurato e ricoperto
da' nuvoli, e dicesi di tempo, di cielo, ecc.
$ Fase nùvio; Annuvolarsi, Rannuvolarsi il tempo,
il cielo, ecc.
$ L'è niivio ; È nuvolo o nugolo : Il tempo è nu-
voloso, Il cielo è coperto di nubi.
§ Duppo 5 uùvio ven ó sin; Dopo la pioggia torna
il ciel sereno, figurai, vale Dopo il cattivo viene
il buono.
0
,W
òa. s. r. Ora: Ciascuna delle 2i parti, in che è
diviso il giorno naturale.
n Ora, talvolta si prende per Un determinato tempo
del corso del giorno, della vita umana e sim.:
In te l'óa dò disnà; Nell'ora del pranzo.
— brùxà; Ora bruciata, dicesi Quella in cui si ha
pochissimo 0 nulla a fare, ed auche Quella, io
cui per fare una cosa è passato il tempo op-
portuno 0 ha dell'inusitato il farla in un dato
tempo.
— da cagna; Ora del dormicchiare V. Cagna.
— d5 pitto; Ora della buccolica o boccolica, dicesi
in gergo L'ora del mangiare.
— fissa; Ora appuntata.
S A bònh'òa o De bònn'óa; A buon'ora. Di buon'ora.
Posti avv. vagliono Per tempo, La mattina presto.
S À mcexima óa; Ad un'ora. Alla stess'ora. Posto
avv. vale A un tempo, In un punto, In un me-
desimo tempo.
S Atidd a dormi all'óa de gallinn^e V. Dormi.
% A so óa; La sua ora, vale II punto della morte:
Quando ven a so óa; Quando viene la sua ora,
cioè La morte o II punto della morte.
S A ùnh'óa; All'una, Al tocco, vale All'un'ora dopo
il mezzodì o dopo la mezzanotte.
S A ùnn'óa de néutle; All'un'ora o All'ordinotte,
dicesi in Tose, per antonomasia La prima ora
di notte.
S Da ùnn'óa all'atra; Da un'ora all'altra, vale
D'ora in ora : Da ùnn'óa all'atra 5 péu mot;
Da un'ora all'altra e' può morire.
$ Èse in scè vintitrce òe e tret quarti V. Èse.
^ Féua d'óa; A contrattempo, A pazza ora, A ora
strana, A ore rotte, In ore spostate.
S Fissa l'óa; Appuntar l'ora.
S fu punto de trce, de quattro óe; Al tocco delle
tre, delle quattro ore, ecc.
S L'ùltim'óa; L'ultima ora, s'iutende II punto della
morte.
S ^ó vtdde l'óa e 5 momento ; Non veder l'ora
-'V5
0 Parer un'ora mille, vale Aspellare con grande
ans età ed impazienza l'avvenimento.
% Saeiva l'óa... Sarebbe ora. Mi parrebbe ora....
suol dirsi Quando una cosa incomincia a inTasli-
dirci e vorremmo che cessasse: Saeiva óa che ti
a terminasci; Mi parrebbe ora che tu smettessi.
S Sànnd i óe; Battere o Scoccare o Sonar l'ore.
S Ùnn'óa de relcuio; Un'ora d'oriolo, usasi per
dire che In una cosa ci va spesa o ci è stata
un'ora intiera: G'hò misso ùnn'óa de relcuio ;
Ci ho messo un'ora d'oriolo.
Oà> s. f. Orata. T. ittiol. Sparus aurata. Specie
di pesce del genere degli Spari, eslimata in fra
tutte la migliore dagli antichi e da' modrroi. Vive
in tulli i mari e perfino nelle acque dolci. I Ro-
mani la conservavano nei loro laghi interni, e
specialmente nel famoso lago Lucrino. La deno-
minavano Ciysophris (Sopracciglio d oro) a mo-
tivo d'una benda di color d'oro, ebe si estende
da un occhio all'altro.
Osea. s. f. Ovaja: Organo in cui sono rinchiuse
le uova nella femmina degli animali ovipari; e
parlandosi della femmina de' mammiferi significa
Ciascuno di quei due corpi glandulosi posti presso
le reni, al di sopra dell'utero, e che si suppone
facciano le medesime funzioni.
% Cazze l'ocea ; Cascar l'ovaja, figurat. si dice di
Chi si perde d'animo o s'abbatte o rimane sba-
lordito V. Noelto.
01>l>ed£ V. Ubbidi.
Obl>iezioii s. f. Obbiezione o Obiezione : Op-
posizione che si fa all'altrui opinione o ragione.
Ofeljlig-a V. a. Obbligare e Obligare : Astrin-
gere, Costringere, Mettere in obbligazione,
n Obbligare: Legare l'animo altrui o per parole o
0 per iscrittura o per benefizi o per cortesia,
Rpuder obbligato,
n Impegnare, Eccitare, Indurre, Jfuovere.
S Obbligàse n. p. Obbligarsi e Obligarsi: Addos-
sarsi un'obbligazione.
544
OCA
OCH
H — IH parolle; Dar parola, Promettere, Obbligarsi.
tt — in solido; Obbligarsi in solido, cioè ciascuno
per l'intero; e si dice ancora di debitori ob-
bligali insieme egualmente.
Ob'blig'a.nte add. Obbligante, Cortese, Ser-
vizievole, OflBcioso, Gentile, Di modi cortesi.
O'b'blig'aizióxi. s. f. Obbliga/Jone, Obbliga-
gione, Obbligo, Debito, Dovere: L'atto con cui
nna persona si obbliga o è obbligata da un'altra
a far checchessia.
Il Obbligazione, nel signiT. legale Quell'atto privato
con cui uno si obbliga di pagare ad un altro
denaro, o di dargli oggetti di valore, ecc.
n — Riconoscenza, Gratitudine.
% Avei di obhligaziòin a ùnn-a persònn-a; Aver
obblighi, obbligazioni, Esser in obbligo ad alcuno
vale Esser tenuto, obbligato ad alcuno per be-
nefìzi ricevuti.
Ol>l>lis:o V. Obbligaziòn.
% Avet l'obbligo; Incombere, Spettare, Appartenere.
Oblblig-ón p. pass. Obbligato V. Obbliga nei
suoi varj significati.
% Aja obbliga; Aria obbligata. T. mus. Qnella,
in cui il cantante è obbligalo a seguire il suono.
S Parte obbliga; Parte obbligata. T. mus. Quella,
la quale è necessaria alla composizione e sostenta
nn pezzo principale.
Olbioe s. m. Obice, Obizo. T. artigl. Specie di
cannone corto, incamerato e largo di bocca, che
si carica a granate reali, e fa parte delle bat-
terie di campagna.
Olboe s. m. Oboe, e con nome antico Dolzaina:
Strum. musicale da fiato nolissimo.
Oca^ s. f. Oca : Specie d' uccello acquatico piiì
grosso dell'anatra. Ve n'ha di più nomi e spe-
cie, cioè: Oca ciappwa; Gabbiano reale; Oca
de md; Mugnaiaccio; Oca domestega; Oca do-
mestica, uno de' più utili uccelli; Oca de spalle
neigre; Mugnajo, Martinaccio; Oca mezzann-a;
Zafferano o Gavino; Oca sarvcega; Oca gra-
naiola. É grigia cenerina nella parie superiore
del corpo, di sotto più pallida, e al collo è se-
gnata di strisele.
N Oca 0 Giuoco dell'oca: Sorta di giuoco che si
fa con due dadi sopra una tavola dipinta in 63
caselle in giro a spirale, in parecchie delle quali
sono dipinte alcune figure, come Ponte, Oca,
Osteria, Pozzo, Laberinto, Prigione, Morte.
Passi con diverse leggi e pagamenti.
S Èse anc5n in 15 próu di oche ; Essere in mente
Dei 0 nella mente di Dio ! Modo scherzev. che
vale Non essere ancora nato.
^% Mappa a collo d'oca; Bandella a sdrucciolo.
Oca>xi5]i s. f. Occasione: Idonea opportunità
di fare o non fare checchessia; Congiuntura,
Agio, Comodità, Destro.
— proscima de peccóu ; Occasione prossima di
peccato, 0 assolulam. Occasione prossima, dicono
i Teologi Quella che è presente o che facil-
mente può indurre altrui a peccare.
S Bezéugna leva l'òcaxiòn; Chi non vuol la festa
levi l'alloro, Bisogna levare il vino a' fiaschi o
da' fiaschi, cioè Per iscansar quello che non si
vorrebbe, conviene togliere l'occasione.
S L'òcaxiòn a fa l'ommo laddr,o V. Laddro.
% Ogni minima ocaxiòn; Ogni occasioncella.
S Presentdse l'òcaxiòn; Venir il destro, cioè il
comodo, l'opportunità.
S Servise o Vaeise deW ocaxiòn; Usar l'occasione,
Valersi dell'occasione. Profittarne.
Occialetto s. m. Occhialino , Occhialelto :
Lente o Cristallo di forma rotonda o quadrata ,
incastrato in oro, argento, tartaruga e sim., che
portasi per lo più appeso al collo con nastro o
cordellina, e serve ad ajutar la vista debole.
Occiali s. m. Occhiali: Strum. composto di dae
cristalli 0 vetri legati in filo d'argento, ottone o
altro metallo incastrati in cerchietti di tartaruga
0 simili, che tengonsi sul naso davanti agli oc-
chi, per aiutar la vista o confortarla quando è
disgregala o affaticata. - Occhiali di conserva
sono Quelli muniti di lenti piane colorite di verde.
" Occhiali 7". pese, e de' tonnarolli. Nome che si
dà alla Gota o Guancia del tonno, la quale è
unita al contorno dell'occhio, e si sala.
I) Paraocchi. T. cavali. Ciò che si mette a' cavalli
per riparo degli occhi.
Il Bruciaculo. Voce fior.: Quell'incallimento che sì
fa alle natiche di coloro che sogliono andare fre-
quentemente a cavallo.
Occialin V. Occialetto.
Occòre 0 Occorri v. n. Occorrere, Ac-
cadere, Avvenire, Succedere : Cose l'è occórso T
Che è egli occorso?
I) Occorrere per Bisognare, Far d'uopo. Far me-
stieri 0 di mestieri : Non occòre che ghe tòme ;
Non occorre ch'io vi torni.
S Occorrindo; Occorrendo, Ove occorra. Per caso
che. Qualora che, Al bisogno, In caso di bisogno,
Ad uopo.
S Pe tutto quello che posse occòre; A ben essere.
Posto avv. vale Per abbondante cautela.
Occupa V. a. Occupare: Illegitlimamente usur-
pare l'altrui, mettendosene al possesso; e talora
Impadronirsi legittimamente o Prender quello che
non appartiene ad alcuno.
1) Occupare, per Impiegare, Dar lavoro. Tenere
occupato: Occupalo a scrive de lettere ; Occu-
palo a scriver lettere.
I) — per Sottentrare in luogo d'un altro : 0 l'oc-
cupa ò posto de so poce; Egli occupa il posto
di suo padre.
II — Parlando di cariche, uffizi e sim., vale Averle,
Esercitarle.
« — Detto di tempo, vale Spenderlo, Impiegarlo,
Consumarlo.
Il — Detto di spazio, vale Ingombrare, Tener luogo.
— ùnn-a casa; Occupare una casa, vale Abitarvi.
S Occùpdse n. p. Occuparsi, Impiegarsi, Attendere,
Dar opera.
OccùpaziSn s. f. Occupazione : Ciò in che
si occupa alcuno; Impiego, Lavoro, Faccenda,
„ Briga.
Ochin s. m. Papero, Paperino, Paperello: Oca
giovine.
— de ma; Gabbiano: Uccello acquatico volgar-
mente detto Mugnaio, il quale in tempo dì
tempeste si vede frequentare le spiagge e gli
stagni marittimi. Ve n' ha dei bianchi e de' ce-
nerini, e secondo le diverse specie e varietà son
chiamati con diversi nomi , come :
— cappùgqin; Gabbiano mezzano.
— geneen; Gabbiano gavina.
— de md mezzan; Gabbiano mezzamosca.
— fratlin; Gabbiano morella.
— gianco; Gabbiano terragnolo.
OEG
OEG
545
— grosso de spalle nei gre; Gabbiano goairo.
^ — testaneiyra; Gabbiano corallino.
Oclxiiietto s. m. Gcibbicineiio: Uccello del ge-
nere dei Giil'liiani, che si irova sui iajihi all'im-
boccaliira de' fiumi. Fra noi di passaggio raro.
Odia. V. a. Odiare: Aver in odio, rollar odio,
Aver in n?Kia o a uggia j e più inlensani. De-
leslare, Abbominare, Abborrire.
8 Odiàse n. p. Odiarsi.
n — a morte; Odiarsi a morte, cioè altamente,
implacabilmente , irreconciliabilmente.
Odiositae s. f. Odiosità, Odievolezza, Astio:
Qualità di ciò che è odioso.
Odiòu. p. pass. Odiato: Avuto in odio, .Malveduto.
S Èse odtóti (la tutti; Esser fuggilo più che la
„ mal erba.
Odo s. m. Odore: Esalazione di sottilissime parti
de' corpi, le quali esercithno una particolare azione
piacevole o d spiacevole sul senso dell'odorato.
« Odore, per La sttssa materia odorosa.
— de òrùxóu; Odor di bruciato \. Brùxóu s. m.
— de serróu; Sito di rinserralo, Puzzo di rinchiuso.
8 Aveì di òdui addosso; Esser profumato con
acque odorose o con manteche odorifere.
S Bòn duo; Odor buono, soave, Fragranza, Olezzo,
e scherzev. Odorone.
S Bòltiggefla da Òdoi V. Bdltiggetta.
% Cattivo odo; Fetore, Pu/.zo, Malodore.
S Cuscinetto da òdoi; Polviglio: Gubncialello ri-
pieno di spigo 0 d'altri odori, per tenersi sui
tavolini da lavoro delle donne , e appuntarvi
spilli, ecc.
% Dà l'odo; Inodorare, Dar odore.
S Manda òiió; Dar odore. Olezzare: Rendere,
Spirare, Esalare odore. Odorare.
S Ròha chi manda un cattivo odo; Roba grave-
olenle.
Il — chi manda un odo troppo forte ; Roba
grav espirante.
,,S Sinsa odo; Inodorifcro, cioè Privo d'odore.
Odoà V. a. OJorare, Annasare, Fiutare: Attrarre
l'odore delle cose col naso. - Fiutare dicesi più
propriam. delle bestie, e, detto d'uomo, ha nn
non so che di spregio e di scherzo.
w Odorare, usato in senso neutro, vale Spargere,
Spirare , Esalare odore. - Olezzare , Spargere
grato odore.
Odor-in s. m. Ghiandina V. Giandetta nel 2'
significato.
Oég-é s. m. Guanciale, Capezzale, Origliere: Nomi
che abusivam. si adoperano per sinonimi , ma
che mollQ diffiTiscono tra loro. Il Guanciale è
Un piccolo cuscino, per lo più quadrato, ripieno
di lana o d'altro, che si mette in capo del letto
e su cui si posa la guancia per dormire; il Ca-
pezzale è Un cuscino simile al guanciale, ma di
forma più lunga, ed occupa tutta la larghezza del
letto; l'Origliere poi è Quel guanciale o cuscino
di cuojo 0 d'altro che usasi tenere ne' lettucci
per le camere (canapé J ov' altri s'adagia o si
distende il giorno senza spogliarsi.
Oèg-ia; s. f. Orecchia, Orecchio: Organo del-
l'udito collocato in ciascun lato della testa. Si
divide in esterno ed interno. L'orecchio esterno
dicesi anche Padiglione, e termina inf'^riormpnle
nel Lobo [Pèxm V. sotto); l'orecchio interno
è quella parte dell'orecchio che consta del Meato
uditorio (Pertùzo dell'oègiaj, della cavità del
Gasaoou, Dizionario Genovese-Italiano.
timpano e del lahcrinfn, il quale ultimo sola-
mente è da alcuni chiamalo Orecchio inferno.
w Orecchio, per similit. si dice alla Parte promi-
nente di molte cose, p; p le quali s'impugnano,
si appendono, s'infilzano, ecc.
— d'aze; Orecchio d'a-ino V. Aze.
S Oé'ge de crava; Pclracciuola, Piantaggine. T. hot.
Plantugo major. Pianta coraanissima che fa nei
luoghi erbosi, e il cui stelo produce una spiga
copiosa di piccoli semi; fiorisce in maggio.
" — deU'àncoa; Orecchie dell'ancora. T. mar.
Sono Le parti più larghe delle marre dell'ancora,
ed ogni marra ha due orecchie.
» — d'orso; Trecchie d'orso. T. boi. Primttla
alpina. Pianta alpina che coltivasi ne' giardini
all'ombra come la primavera (fiore) per la bel-
lezza e varietà dei fiori, i quali compariscono
in febbrajo e marzo.
Il — di pesci; Branchie: Aperture branchiali vicine
al capo, che nei pesci sono organi della respp
razione.
Il — dò sacco; Pellicini: Quei quallro, come quasi
orecchi d'asino, che si lasciano o cuciono nell'e-
stremità dei canti delle balle, due da ogni parie,
affin ch'elle si possano meglio pigliare o più
agevolmente maneggia* e.
S Affìd i oege; Appuntar gli orecchi V. A/jià.
$ Avei l'oègia ìnarsa; Aver indizio, fumo, sen-
tore: Aver avviso di qualche cosa quasi di na-
scosto 0 non ben certo.
I) — bón oègio; Aver gli orecchi armonici, Aver
buon orecchio; e cosi il suo contr. Aver orec-
chi disarmonici, Aver poco orecchio.
n — l'oègia finn-a ; Esser d'acuto sentire, antic.
Esser senlacchio o sentacchioso.
% Canta d'oiyio; Cantare a orecchio V. Confà.
S Ciccioà in ti oege; Sufolare, Zufolare o Soffiar
negli orecchi V. Ciccioà.
% Descciòde o Destappd i oège a ùnn-a persònn-a
V. Descciòde.
S Di ùnn-a cosa in te l'oègia ; Dire una cosa
all'orecchio o all'orecchie o negli orecchi, vale
Dirla sottovoce, accostando la bocca all'orecchio
dj colui a cui si parla; e fìgur. Dirla in segreto.
3 Èse f/iio d'oèyia; Aver le campane grosse o in-
grossate. Aver male campane: Essere alquanto
sordo.
S Fa oège da mercante; Far orecchi da mer-
cante: Far le viste dì non intendere.
5 Mette ùnn-u prùxa in ti oège ; Mettere nna
pulce nell'orechio: Mettere in apprensione o so-
spetto per cosa che si dica o s ascolti.
3 0 pessu Citi grosso 5 l'è iinn'oèyia ; Il pezzo
più grosso ha da essere nn orecchio , sì dice
comunem. per modo di fiera minaccia ed iper-
bolica, quasi inferendo che si vuol trucidare un
tale e farne come polpette.
S Pertùzo dell'vègiu; Tromba o Meato uditorio,
S Pèxin dell'oègia ; Lobo o Lobulo: La parie in-
feriore esterna delle orecchie, che alle bambine
si suol perforare per introdurvi orecchini e sim.
S Porcaja di oège; Cerume.
$ Sfigod i oège; Comare o Fischiare gif orecchi,
dicesi del Sentirsi dentro alcun sufolamento o
fischio; e si suol dire per baja, che ciò avviene
quando altri dice male di quel tale.
S Tid I oège a ùnn-a pci-sónn-a; Tirar gli orecchi
ad uno, vale Tirarglieli per castigo o per ricordo.
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546
OFF
OFF
S Twta d'oèfje; Orecchiala, e nell'uso tose. Oroc-
chiaè'nolo: Tirata d'orecchi.
S Veynì a-i oeye; Giungere, Venire o Pervenire
agli orecchi o all'orecchie, vale Sentir dire.
OéS'iMn-a (Tid l'J: Tirar gii orecchi o Tirar
. gii orecchi al diavolo, vale Giocare alle carte.
Oég'i'i^"® de scarpe; Bccheiti, e a
Fir. Orecchioli : Due lingnelle che sono in molle
scarpe all'eslremilà dei quartieri, e si allacciano
co' legaccioli che attraversano i buchi falli colla
£ stampa (sgorbia) o con altro, e rafforzali per lo
i più con campanelline fandleltij riballiite da ambe
le parti. - Cinturini, Lingue o Alette più lunghe
de' becchelli che servono ad alTibbiare le scarpe
V. Corezzetta.
OégióMi (Std in); Star in orecchio, Stare cogli
h orecchi levali o lesi, vale Slare inlentissimo per
e sentire.
Oéiiu-a> s. f. Orina e Urina: Liquore escre-
i menloso, per lo pù di color citrino, fallo dalle
reni, e che da queste per due canali membra-
nosi, detti Ureteri, si trasfonde nella vescica, e
di là viene spinto fuori ad intervalli più o meno
lunghi. Dicesi anche Piscio e Piscia, ma sono
% voci non mollo oneste.
!t-^ Rilcnsciòn d'oenn-a; Slranguria. Dissuria : Dif-
ficoltà e frequente incitamento d'orinare j Riten-
zione d'orina.
S Aveì rilensción d'oènn-a; Slranguriare : Patire
di slranguria.
Oèta s. f. Oretta. Dim. d'Ora: Ho dormìo un
pd d'oéle; Dormii un par d'orette.
Oéta s. f. Ovatta : Colone allargalo in falde e
,1 spalmalo con chiara duovo, che si pone ira il
panno e la fodera in alcuni vestiti, acciocché il
— verno lengan più caldo.
Oéta V. a. Ovattare : 3Ieller l'ovatta ne' vestili
, V. sopra Oèta.
OéxixL s. m. Orlo: Lembo di tela, panno, ecc.
rivoltato in tondo sopra di sé, poi cucilo a sop-
punto (punto a pessu) per impedire alla tela,
al panni), ecc. lo sfilacciare. - Rimbocco, Specie
d'orlo mollò largo e piano.
— de pan; Orliccio e Orlicela, ma meno usalo:
LVslrema corteccia del pane intorno intorno, o
anche Un pezzo di esso. A Roma dicesi Crostino.
- Cantuccio, L'estremità o cnlatla d'un pane
bislungo.
Oéxinetto <ie pan.; Orllciuzzo, Orli-
cello, Orliciuzzino. - Cantuccino, dimin. di Can-
„ luccio Y. sopra. Oexin.
Oféug-g-io s. m. Alloro e poeti*. Lauro: Al-
bero sempre verde che produce una bacca nera,
amara e quasi simile all'oliva.
— spinoso; Lauro rosso o Lauro spinoso V. Ba-
xaprcBve.
S Bulle d'òféuggio; Bacche, Orbacche, Coccole,
Oflfeiza s. f. Offesa, anlic. Offensa, ( ffensione^
OlTesanza: Oltraggio di falli o di parole; Af-
fronto, Danno, Ingiuria, Aggravio, Torlo.
— fceta a Dio; OfTrsa fatta a Dio, Colpa, Peccato.
OfTeude v. a. OfTondere: Far ingiuria, onta,
oltraggio, Ollraggiare; ed anche Pungere, Mor-
dere, Far torto, Toccar sul vivo. Far villania.
« Offendere, Far male, Far danno, Nuocere.
— Dio; Offendere Dio, Peccare.
S Offendise n. p. Offendersi, Recarsi a male. Re-
carsi ad ingiuria, Adontarsi, Tenersi offeso.
Offerta s. f. Offerta, Profferta, Esibizione; L'of-
ferire, Ciò che si cffi^risce in pagamento d'una
cosa che si vuol comprare.
" Offerta, Oblazione: Quella specialmente che si fa
a Dio, alla Chiesa, ecc.
OlTertòio s. m. Offertorio: Quella parie della
messa, nella quale il sacerdole fa l'offerta a Dio
del pane e del vino prima di consacrarlo.
») Offertorio: Antifona recitata dal sacerdole o can-
tata dal coro, che precede immediatamente l'of-
„ feria nella messa.
Ofiizià v. a. Officiare, Ofiìziare, Ufficiare e
Uficiare, UHiziare e Ufiziare: Celebrare nelle
chiese i divini ulììzj.
Ofiiziale s. m. Officiale , Oficiale , Ofiziale ,
Ufficiale e Uficiale, UlTìziale e Uliziale: Chi ha o
esercita uffizio in servigio altrui.
)) Uffiziale, nella .Milizia è Nome generico d'Ogni
persona graduala dal sottotenente in su; e perciò
i sollolenenti, i luogotenenti, i capitani, i mag-
giori, i tenenti-colonnelli, i colonnelli, i gene-
rali sono tulli uffiziali, con quest'avvertenza per
altro che tulli i graduati dal grado di generale
d'armala sino a quello di maggior generale, chia-
mansi Ufflziali (jenerali; tulli gli altri dal co-
lonnello sino al maggiore, U/fiziaii superiori, ed
Uffizinli inferiori quelli che sono dal capitano
al solloienenle.
S Buss'offiziale. ; Basso nffiziale : Nome generico
degli Ultimi fra i gradi e le cariche della mi-
lizia, immediatamente inferiori a quello d'uffizialc.
OjQazialìtee s. f. Gli uffiziali, ossia II corpo
d'-gli ulliziali militari.
0£a.ziatùa s. f Ufficialura e Uficialura, Uf-
tìzialiira e Ulìzialura : L'uffiziare V. Offizià.
f Òflaziéu Quel cerino raggomitolalo o for-
malo a guisa d un uffiziuolo o libriccino da di-
vozione, che suolsi abbruciare nel dì de' morii,
ppr lo più da' ragazzi.
OfiOLzio s. m. Officio o Oficio,- Ufficio e Utìcio,
Uffizio e Ufizio : Quello che a ciascuno si aspella
di fare secondo il proprio impiego o grado; Do-
vere, Obbligo, Carico, Cura, Impiego, ecc.
1) Uffizio, ecc., per Ministero, Dicastero, ecc.: Luogo
ove Irallansi e spedisconsi pubblici affari.
it — per Le ore canoniche che si cantano in chiesa
0 altramente si dicono dagli ecclpsiaslici ; e I
sacri e i divini uffizj sono Le sacre funzioni
della Chiesa slessa.
I) — per Libro contenente salmi, inni ed altre
preci in onore di Dio e della Beala Vergine e
dei Santi. *
— da morti ; Uffìzio de' morti , diconsi Gerle
preghiere della Chiesa in commemorazione dei
defunti.
S Di l'uffizio ; Dire Io ore o le sue ore o le ore
canoniche.
^S Sant'uffizio; Santo Uffizio, così chiamavasi Un
tribunale che giudicava gli eretici; alirim. In-
quisizione V. Inqnixiziòn.
OlTri v. a. Offerire, Offrire, anlic. Offerere e Of-
ferare : Presentare o Proporre una cosa ad al-
cuno affinché l'accetti; alirim. Esibire, ProlTerire.
n Offerire, per Dare o Dedicare a Dio; ed è voce
di religione; V'o/ferisc'O, Segnò, giusta pre-
ghea; lo v'offro, o Signore, questa preghiera.
S Offrisc n. p. Offerirsi, Profferirsi, Esibirsi: Of-
ferire se slesso.
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« — de fa; OfTerirsi di fare, vale Prender l' im-
pegno, Promellere.
Os'iiùn; Ognauo, Ciascuno, Ciascheduno: Pron.
di generaiilà.
— pense per sé; O.inun per sé e Dio per tulli,
vale Ciascuno pensi per sé senza ingerirsi dei
fatti allrui; e si dice anche per significare Che
non si vuole star in compagnia d'altrui, ma si
vuol fare vita da^sè.
O^^Gxxò, \. Éuggezzd.
Og-g-ià V. Éitggid.
OJiu I Ehi! Modo di chiamare alcuno, di cui
non si sa il nome , e solo direbbesi verso per-
sona di bassa mano.
Oinà, s. m. Orinale e Urinale: Vaso tondo, per
lo più di majolica, con una presa che fa le veci
di manico, che serve alle necessilà corporali, e
ordinariam. a quella sola d'orinare.
Oinà. V. n. Orinare e Urinare: Mandar fuTi la
urina; allrim. Far acqua, e volgarm. Pisciare,
ma è voce non molto onesta.
Oiva. s. f. Oliva e Uliva: Coccola verdiccia, ma
che nel miilurare nereggia, e dalla quale, m.iln-
raia, cavasi l'olio. L'albero dicesi Olivo e Ulivo
fOlea europoBo).
% Oive co vrrine; Ulive abbechile V. Abbegóu.
it — de Spagna; Ulive orfane: Sorla d'ulive più
grosse delle comuni , non da far olio , ma da
mangiare acconce in salamoja.
n — in sarmoia; Ulive conc^ o acconce: Ulive
tuttora verdi, cioè rmmaiure, tonile quache
tempo nel ranno o nell'acqua di calce per in-
dolcirle, poi in acqua frequentemente rinnovala,
quindi conservale in salamoja.
n — secche; Ulive salale: Ulive raccolte quando
son vaje, salate e disseccate.
% Franze o Mnxinà i oive; Frangere, Infrangere,
.Macinare: Acciaccar le ulive colla màcina. - Di-
cesi Infrantojata e anrhe Macinala Quella quan-
tità d'ulive che s' infrange in una volla.
S Pastòn d'oive; Paslo, Pastone: Ulive macinate
e ridolle come io pasta.
S Verme di oive; Beco: Piccolo verme che rode
e guasta le ulive.
Oiva s. m. Fallojo, Trappelo: Luogo dove si
fabbrica l'olio. Le su> parli sono il Frantojo,
che è il Mulino in cui s'infrangono le ulive;
Io Sliettojo, che è un Torchio fatto a vile per
islringere le ulive infrante e cavarne il sugo;
il Palco, che è un Tavolalo, su cui si pone la
infranloJHta prima di macinarla; il Cammino,
che è una Buca in forma di pozzo ove ripon-
gonsi le ulive e serbansi per quindi macinarle.
Olonn-a s. f. Olona: Tela di canape forle e
grossa, di cui si fanno le vele.
Oltrepassa, v. n. Oltrepassare: Passar oltre,
^ Avanzarsi, Ollrarsi, Inoltrarsi.
Oml>z*ella s. f. Ombrellino : Quello che si
porla celle sacre cerimonie per servire al Sacra-
^ menlo quando si trasporta da luogo a luogo.
Oin.l>rezzà v. a. Ombreggiare. T. pili. Far
• quei lavori ch'essi chiamano ombre, cioè colori
più 0 mt>no scuri per dare alla pill"ra il dovuto
^ rilievo; dicesi anche^ Ombrare.
Onibrezzatùa s. f. Ombreggiatura: L'alio
. e TrlTeito dell'ombreggiare.
Otubrezzo V. Ombrezzatùa.
Óiubrig-o s. m. Lombrico: Genere di vermi
ane'idi, dell'ordine degli Àbrachi. La specie più
comune è il verme terrestre, di color rossastro
lucente, semi-lrasparenle, che vive entro la terra,
di cui si pasce.
Oiiil>r*ii].se s. m. pi. Ombrinali. T. mar. Fori
0 Aperture dalle bande della nave per dove si
vuota l'acqua che si raccoglie sopra i ponti per
le ondate o per la pioggia.
Om.l>riiin-a s. f. Ombrina. T. illiol. Um-
brtna cirrosa. Pesce di dilicato sapore che ha
la testa corta e tutta scagliosa ; la membrana
branchiale con sei raggi; il dorso con una cavità
in che è contenala l'aletta dorsale. Trovasi nel
Mediterraneo.
Omlkirissallo s. m. Bellico, Ombcllìco, Om-
bilico, Umbilico : Quella parte del corpo che nella
maggior parie degli animali è nel mezzo del
ventre, e per cui il feto nel seno della madre
riceve il nutrimento.
— da bansa; Ago: Quel ferro della stadera die
stante a piombo mostra l'equilibrio.
— da ciislagna; Bellico: Quella parie della baccia,
per cui la castagna sta iitiaccala al riccio.
— da ciavéua; Ago: .Aslicciuola chp, parteiido dal-
l' interno della toppa , entra nella canna delia
chiave femmina. Dicesi Ayo fermo qoel che è
tondo e non gira; Ago mobile, quello che è an-
goloso, e gira insieme colla chiave in cui entra.
— damsséun; Bellico: Quella parte della nncciuola,
per cui è aderente al fondo dello scoglio, ossia
del calice erbaceo che l'abbraccia.
Omette v. a. Omettere e Ommellere V. Tra-
lascia.
Oaxisciòn s. f. Omissione, Ommissione ed
anchf Ommessione, ma meno usalo: L'alto del-
l' omptlere ed anche La cosa omessa j Trala-
sciampnto.
S Peccóu (t'omisción; Peccalo d'ommissione, presso
i Teologi Qticl peccato che consiste nel non fare
ciò che è comanda'o.
Ommetto s. m Omino, Ometto, Omettolo,
Omicciuolo , Omicialio, Omiciattolo, Omicello.
Dimin. d'Uomo: Uomo piccolo.
S Ometti da uppen e i vesti; Beccatelli: Quei
pioletti di legno che son infissi ne' cappeilìnaj
per uso d'attaccarvi panni.
" — dò bigliardo ; Birilli : Cinque piccoli rulli di
legno 0 d'avorio, falli al tornio, ritti nel mezzo
del biliardo, pnsli in quadralo, ano di essi nel
centro, a tal d. stanza che appena la palla ci passi
tra Inno e l'altro. Giocando si dà ne' birilli, ma
non colla palla propria, e per la caduta di uno
0 più, si conta un certo numero di punti.
Ommo s. m. Uomo, anlic. Omo: Animale do-
talo di ragione e dì favella, fallo ad immagine
e somiglianza di Dio.
« Uomo, per Ciascuno : G'han dceto un franco
pe ommo; Diedero loro un franco per nomo.
w — per Marito : £> visto 6 moe ommo ? Avete
visto il mi' uomo?
n — per Drudo, Bertone.
tt — per Agente o Colui che fa i fatti e che tratta
i negozj di qualcuno.
n — per Soldato.
n — per L'immagine dell'uomo, Figura rappresen-
lante un nomo: Un ommo de tcera, de legno,
de ceju, ecc.: Un nomo di terra, di legno, ecc.
— a cavallo; Uomo a cavallo, Soldato a cavallo.
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'■ni*<:
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— a cavallo, sepdrtùa averla; Uomo a cavallo,
sppollura aperta, ovv. Chi corre in posla, scherza
colla morte. Prov. .dinotarne Essere cosa peri-
colosa lo andare a cavallo.
— à man; Uomo alia mano, vale Uomo corlese,
affiibde.
i— asperto ; Uomo raffinalo, vale Sagace, Accorto.
— avvisóu mezo salvóu V. Avvisóu.
— bón a ninte; Pan perduto, dicesi d'Uomo che
~ sia buono a nulla.
— brillio camme 5 peccóu; Bertaccione : Uomo
' brutto e contraffatto.
*^ capage a fa de tutto V. Capace.
— cattivo; Uomo di mal affare, vale Scellerato,
Malvagio.
■ — che ghe piaxe ò divertìse ; Uomo de' suoi piaceri.
— • chi fa poche parolle V. Ommo de poche parolle.
— chi ha da testa ; Uomo di buona lesta , vale
Persona di consiglio e prudenza.
— chi ha do chéu; Uomo di petto, si dice ad Uno
che sia costante, prode, coraggioso, ed atto a
sostenere qualsivoglia difficile impresa ed a riu-
scirne con onore.
— ehi se ne va a bónn-a; Uomo alla buona, dicesi
d'Uomo schietto, senza malizia e senza cerimonie,
nemico del lusso e delle borie.
— ehi se ne va ull'anliga; Zazzerone: Uomo di
costumi all'antica.
— camme se de; Uomo aggiustato, savio, regolalo,
ammodato, prudente, discreto, considerato.
ii- d'ahlitw; Uomo di recapito, cioè d'abilità e di
ripuiaz., Capace di ben eseguire qualunque cosa.
— da appende i vesti; Attaccapanni, Attaccavesiiti,
Servitore, Cappellinajo. In Firenze dicesi comun.
Servitore l'Atiaccapanni che è formato di grucce
(cartelle) conficcale in un'asta che si regge su
tre 0 quadro piedi j e CuppelUnajo r.Allaccapanni
che si affigge al muro ed è munito di pinoli ed
anche di grucce, cui s'appendono i cappelli o
, i vestiti.
^ da cùxoeì; Uomo da sarti: Macchina di legno
in figura quasi d'uomo, su cui i sarti provano
così alla gressa gli abili da uomo.
— da gexa; Scaccino: Chi per le chiese è depu-
tato a spazzarle, aprirle e serrarle, tenere in
ordine le panche, scacciar cani (da che prende
il nome) e far altri minuti servigi. Voce d'uso
^ toscana.
"<— de bón chéu} Uomo di buon cuore, vale Som-
mamente buono, ed anche Liberale, conlr. d'Avaro.
— de bdn fóndo; Uomo di buon'indole.
— de bónn-a pasta; Uomo di buona pasta. Uomo
d"Iee: Che è di benigna e docile naiura.
— de bónn-a testa; Uomo di buona testa, vale
r Persona d' ingegno.
— de bau naso; Uomo che ha buon naso o che
ha naso : Uomo sagace che prevede le cose da
lontano.
— de cartapesta; Rasliapavimenti, Spulcialetti, Sac-
cardello, Spolveramura: Uomo vile e dappoco.
— de cònsccnsa ; Uomo di buona coscienza, vale
. Uomo retto, coscienzioso, dabbene.
2— de consriderozión ; Uomo di considerazione, di
Slima, di rijjnardo, di rispetto.
— de conio; Uomo dì conto, Uomo di pezza, vale
Uomo da farne stima. Persona autorevole,
— de due facce; Tecomeco, Tamburino, Uomo di
du3 facce V. Faccia.
— de elee; Uomo d'età, Uomo attempato, cioè Che
si accosta alla vecchiezza, Longevo, Mollilustre.
— de fcero; Uomo di ferro, vale Uomo di natura
gagliarda e robusta. Uomo instancabile.
— de gaibo; Uomo di garbo V. Gaibo.
— de gexa; Chiesolastro, thiesolaslrico : Colui che
frequenta continuamente le chiese; altrim, San-
tése, Luslrapredelle,
— de gran chéu; Cuor dì Cesare, vale Splendido,
Generoso.
— de lignéua ; Uomo assestalo, aggiustato, di garbo,
di buon conto, di recapito, ecc.
— de ma; Uomo di mare, vale Che è usato a na-
vigare.
— de mondo; Uomo di mondo o scaltrito; e co-
munem. Persona conversativa, Uomo di lieta vita.
— de montagna; Uomo di montagna, Montanaro.
— de nervi dóggi V. DSggio add.
— d'ònó; Uomo d'onore,
— de paggio; Uomo di paglia, propriam. Uomo
che non è in sostanza, ma che vien finto; figar.
dicesi di Uomo da nulla, che anche dicesi Uomo
di fieno, Uomo di stucco o di vetro. Barba di
capecchio.
— de paratia; Uomo della sua parola,- vale Che
mantiene la sua promessa.
— de paxe; Uomo di pace, vale Uomo pacifiw),
quieto, amator della pace.
— de poche paratie ; Uom cheto , Uom di poche
parole, cioè che favella poco. -
— de reeatto; Uomo aggiusiato, d cesi dì Qà si
governa nelle sue azioni con misura e senno,
Uomo regolato.
— de so vitto; Uomo di sua vita, cioè robusto,
coraggioso, che sa pararsi le mosche dal naso.
•— de testa cada; Uomo rotto, impetuoso, vale Pre-
cipitoso e sìibito nell'ira.
— de testa quaddra V. sopra Ommo chi ha da
testa.
— de villa; Uomo di contado, Contadino.
— fceto; Uomo fatto, cioè che ha passalo l'adole-
scenza, ma non è giunto alla vecchiezza.
— lindo; Uomo schietto, vale sincero, leale, non
finto, ingenuo, aperto, libero, candido, semplice,
senza simulazione, ecc. *
— mezo matto; Uomo aromatico, cioè fantastico,
stravagante.
— regaggio; Uomo prosperoso V. Regaggio.
— regulóu; Uomo assestalo, Uomo ammisurato.
— retióu; Uomo ritiralo, cioè che conversa e usa
poco cogli altri,
— sarvcego; Sornione: Uomo aspro, ruvido, e poco
inclinato a fare servizj.
n — Uomo salvalico : Scimmione grosso e che
molto va su ritto come l'uomo.
— sccetto V. sopra Ommo lindo.
— testardo; Uomo di testa, Uom testercccio, l«-
stacciuto, cocciuto, ostinato, caparbio.
— traverso; Uomo atticciato, tarchiato, fatticcio,
vale Di grosse membra. Ben complesso.
S Bell'ommo ! Buon uomo ! Modo di chiamare qqq
di cui non si sappia il nome.
S Dòn ommo ! Buon uomo, vale Uomo dabbene;
e talora per ironia dicesi ad Uomo scipito, di
poco senno, che anche si dice Uomo dolce o
dolce di sale,
S Cimma d'ommo; Cima d'nomfi V, Cimma.
S Èse un ommo; Essere nn uomo: Esser persona
m
ON
ONS
M
di stima o di conto, Esser eccellente, Aver molta
abilità.
$ Fd da ommo; Fare da nomo, vale Operare
virilmente.
S Fa un ommo ; Far nn uomo , vale Condarre
ano alia perfezione.
S Fase ommo; Farsi nomo, vale Diventar uomo; e
talora incarnarsi. Prender la natura umana, e di-
cesi più spesso della Seconda Persona della Trinità,
w — un ommo; Farsi un uomo, vale Diventare
uomo di conto, savio, esperto, valoroso, ecc.
S / omini nd se mezùan a parmi V. Mezùd.
% l béu pe-e come e i ommi pe-a lengua V. Béu.
S L' ommo e o porco 5 se peiza quand'd l' é
morto Prov. che non ba corrispondenza
ilal., e che osasi dire Quando una persona cre-
duta ricca in vita, allor che è morta si viene a
conoscere l'opposto: Al batter del martello si
scuopre la magagna. Il fine dimostra la cosa.
.$ Meltise in sce l'ommo ; Metter cervello, vale
e Cominciare ad usar prudenza.
rS Mez'ommo; Semi -uomo ; e talora Piccinaco.
$ So gh'é nisciùn ommo a-o mondo chi ecc.;
Non avvi uomo nato che ecc. , cioè Non avvi
nessuno.
% O l' é un ommo da nò fané capitale ; Non è
terreno da porci vigna, cioè Non è uomo da
farne capitale.
$ Perla d'ommo; Perla d'uomo o Perla di ga-
lantuomo (oso tose). Uomo specchialo. Uomo
quadralo.
^%Tùtt'ommo; Tutt'uomo, Ciascuno, Chicchessia.
Oxk.Sk s. f. Ontano. T. boi. Alnus glutinosa. Pianta
che ha lo stelo diritto, arboreo, ramoso, con la
scorza liscia, le foglioline glutinose, quasi rotonde,
smarginate nella sommità, con le ascelle delle
vene pelose, i peduncoli ramosi. Fiorisce nel
luglio, ed è comune lungo i torrenti. Il suo legno,
per essere incorruttibile nell'acqua, slimasi assai
proprio per le fondamenta degli ediiìzj che nelle
acq'ie si fanno; la scorza tinge la lana di colur
bigio e nero; e adnpransi la scorza e le foglie
per tingere il cuojo in nero.
Ondezzà, v. n. Flollnare, Mareggiare: Muo-
versi in onde, cioè gonfiandosi e ritirandosi come
fanno i liquidi nel muoversi.
Ondezzòii add. Marezzato : Serpeggiato come
le onde del mare; e dicesi de' drappi, delle
t. stoffe di seta e sim. V. Moaré.
Onestse s. f. Onestà: Virtù, per la quale ci
guardiamo da tulle quelle azioni o parole che
sono contrarie al dovere e all'onore; e più co-
manem. si usa a significare La virtù delia pudicizia,
ti Onestà , per Convenevolezza , Ragionevolezza ,
Discrezione, Equità.
Onestili s. m. Soggólo: Quel velo o panno
che per lo più le monache portano sotto la gola
o intorno ad essa.
Onó s. m. Onore : Rendimento di riverenza in
.. . testimonianza di virtù e in riconoscimento di
maggioranza e dignità; Ossequio, Rispetto,
n Onore, per Istima, Fama che altri gode nel mondo:
Ghe core dò iìub onó ; Ci va del mio onore,
n — per Grado, Dignità, Titolo onorifico, ecc.:
Doppo e ricchesse se ^ercan i ònoi; Dopo le
ricchezze sj ambiscono gli onori.
» — per Gloria e Lode : QìteiC opera a me fa
onó; Quest'opera mi ti onore.
n — Parlando di donna, vale Pudicizia, Onestà.
n — Parlandosi di Divinità, vale Cullo, Venera-
zione: Rende gloria e onó a Dio; Rendere
gloria e onore a Do.
S Onoi de gucera; Onori di guerra: Tutte quelle
pompe, colle quali si concede ai vinto di sgom-
brare da un paese, da una piazza, ecc.
n — militari; Onori militari: Dimostrazioni che
si fanno dai soldati alle persone poste in dignità
secondo il grado loro.
% Aveì Vónó de Jà ùnn-a cosa; Avere l'onore,
Onorarsi di fare checchessia, vale Pregiarsi,
Vantarsi.
S Èse l'ònó d'ùnn'arte, d'un paise, ecc.; Esser
l'onore d'nn'arle, d'un paese e sim., vale Esserne
il pregio, l'ornamento.
S Fd onó; Far onore, Onorare. ^^
n — onó a un ne-o riceivilo; Far onore nel tri»
cevere un personaggio, vale Andargli magnifi-
camente incontro e festeggiarlo con qualche sin-
golare apparato.
S Fase ònó; Farsi onore: Acquistar lode in chec-
chessia.
n — Farsi onore, si dice di Chi tratta splendida-
mente; e parlandosi di mensa, vale Mangiare
tanto a tavola senza soggezione o riguardo.
S Levd l'ònó; Disonorare, Disonestare.
S L'ònó ò l'è de chi se ò fa; L'onore è di chi
sei fa. Dettato prov. di chiara signficazione.
S Mette all'ònó dò móndo; Mettere all'onore del
mondo, vale Sollevar di grado. Innalzare, Ran-
nobilir chicchessia.
S Omino d'ònó; Uomo d'onore, vale Uomo ono-
rato, onesto.
S Parolla d'ònó; Parola d'onore: Modo di giurar
sull'onore: Ve daggo a moB parolla d'ònó ; \ì
do la mia parola d'onore.
S Pe ònó da firma; Per onor di lettera.
S Perde l'ònó; Disonorarsi, Disonestarsi.
S Punto d'ònó; Punto d'onore: Ciò che si repatt
riguardante l'onore. Ciò che si (iene come cosa
da cui dipenda l'onore.
§ Retuie ònó; Render onore: Onorare con dimo-
strazioni estrinseche.
S Restituì l'ònó ; Render l'onore : Dar la soddisfa-
zione opportuna per risarcir l' altrui offesa ri-
putazione.
S Sciòrtine con ònó; Uscire o Riuscire a onore
d'alcuna cosa," vale Condurla a fine onorevolm.
Onora, v. a. Onorare, alla lai. Ooor-ifieare, antic.
Onrare: Fare o Rendere onore. Riverire, Osse-
quiare; ed è propriam. Un atto di rispello del
minore verso il maggiore.
« Onorare, usasi anche per Quell'atto di cortesia
che il maggiore usa verso il minore: Se scià
m'onora da so presensa; Se ella degna ono-
rarmi della sua presenza.
S Onordse n. p. Onorarsi, Pregiarsi, Vantarsi, Glo-
riarsi: Reputarsi a onore.
Onsa< s. f. Oncia: La duodicesima parte della
libbra nostrale.
n Oncia, per Sorla di misura che comprende tanto
spazio di lunghezza quanto è l'ultima falange del
dito grosso della mano.
S Va citi ùnn'òiisa de pratica che ùnn-^ Ita de
sciensa; Val più un'oncia di pratica che una
libbra di scienza. Prov. chiaro.
» — ciU ùnn'dnsa de repiUagidn che un rùbbo
650
OPÌ
ORA
d'òu; Vili più un'oncia di ripalazione che mille
libbre fl'oro. Prov. chiaro.
it — ciù ùnn'ónsn de sòn sòn che cento Vie d'èa
ia; Dimmi chi sono e non mi dir chi ero. Prov.
tose, quasi consimile ai nostro, e di chiaro signif.
M — ciù ùnn' onsa de sorte che cento Ite de
■ saveì; Val più un'oncia di fortuna che una lib-
bra 0 cento libbre di sapere. Prov. che signif.
La fortuna giova talora più del senno.
Opà.le s. f. Opale e Opalo: Pietra preziosa, il
cui colore ordinario è il bianco azzurrognolo
latteo, ma, guardata solfe diffennli aspetti, pre-
stMita i colori più belli e più vivi dell'inde.
òpea< V. Opera nel X" significato,
i— viva, Open morta; Oppra viva. Opera morta.
^ T. mar. Chiamasi Opera viva Tutta la carena
e parte del fianco del vascello sino al suolo della
baltpria inferiore, ed Opera morta Tutta la parte
superiore.
S Opee pie; Opere pie V. Opera.
S Dall'òpea se conosce 5 metslro V. Meistro.
Opera, s. f. Opera e poetic. Opra : Vocabolo
generico dO^'ni operazione dell'uomo; Azione,
"'Fatto, Lavoro, Esercizio.
« Opera, per Cosa fatta dall'operante, come scrit-
''-''' tura, pittura, fabbrica, edific o e sim.
M — per Rappresentazione teatrale, per Io più in
"'''. musica.
% Cappo d'opera; Capo d'opera, Capolavoro: Opera
insigne, eccellente, perfetta.
S Fd opera; Far operazione, in term. med. Il far
evacuare il corpo, e si dice de' purganti.
S Man d'opera; Mano d'opera V. Man.
§ Opere pie; Opere pie: Gli stabilimenti creati o
eretti ad uso di soccorrere i poveri.
S Pe cBmpi l'opera; A coronar l'opera, A colmar
Io slajo. Per ristoro; ma dicesi in senso ironico.
Opera, v. a. Operare e poetic. Oprare: Impie-
gare il sapere, la fatica e l'esercizio in chec-
chessia,
w Operare, Far operazione; dicesi delle medicine
V. Operazidn nel 2* signif.
— ben 0 md; Operar bene o male, vale Tenere
buona o cattiva vita.
Operàio, s. m. Operajo : Quegli che lavora
per opera; Artigiano, Lavorante.
Operato s. m. Operatore, dicesi per antono-
masia Il chirurgo dato alla pratica delle opera-
zioni di chirurgia.
OperasBÌon s. f. Operazione, Operagìone (men
osato), Operamento, Operato : L'operare e L'opera
che resta fatta.
« Operazion'', in Medicina dicesi dell'Azione e del-
l'Effetto d'un rimedio.
— chirùrgica; Operazione chirurgica: Qualsivoglia
taglio 0 qualsivoglia altro effetto che i chirurgi
producono colla mano e con ferri sul corpo degli
infermi.
S Fa operaziSn; Far operazione, Operare; Il far
evacuare il corpo, e si dice de' purganti.
Operositse s. f. Operosità: Qualità di ciò che
è operoso, Diligenza, Assiduità uell'operare. At-
tivila.
Opin», V. n. Opinare, Pensare, Immaginarsi.
Opini^in. s. f. Opinione e Oppinione: Accon-
sentinieiilo dell' iiiiclicito infoi no alle cose dub-
bie, mosso da alcuna apparente ragione,
t» Opinione, Parere, Avviso, Giudiiio, Sentimento.
§ Avnì b5nn-a o cattiva opinidn d'ùnn-a per-
sònn-a; Aver buona o cattiva opinione d'alcuno,
vale Averne grande stima, o Pensarne male.
11 — troppa opinion de sé stesso; Aver grande
opinione di sé. Sentir dì sé altamente, sì dice
d'i Chi presume assai.
S Ése d'opinion; Essere d'opinione, Portar opi-
nione, vale Credere, Stimare, Opinare.
Oppio s. m. Oppi-^ e Qpio. T. farmac. Sacco
Citncrelo e resinoso che si ottiene dalla pianta
Papavcr somni forum; od aitrim. Specie di son-
nifero che si estrae dal sugo dei capi o delle
foglie del papavero bianco.
Oppónn-e v. a. Opporre: Addurre incontro.
Contrapporre, Obbiettare.
S Oppònise n. p. Opporsi, Contrastare, Contrariare,
Contraddire.
Opportùnitae s. f. Opportunità, Occasione,
Taglio: Punto, Congiuntura idonea ad operare
checchessia.
Oppoxito s. m. Oppositore: Che oppone. Con-
tradditore, Impugnatore.
Oppoxizión s. f. Opposizione, Opponimento,
OlijeAJóne, Contraddizione, Impugnazione.
1) Opposizione, per Atto giuridico, in vigore del
quale si frappone ostacolo a qtialche cosa.
Oppresciòn. s. f. Oppressione, Oppressura:
li opprimere e L'essere oppresso; Angariamento,
Aggravio, Tirannia, ecc.
— de siéunugo; Oppressione, Ambascia, Aggrava-
mento di petto: Sentimento di peso doloroso al
' petto, nei quale stato la respirazione patisce mo-
lestia, e si fa penosamente.
Oppresso s. m. Oppressore: Che opprime,
aggrava, tiranneggia.
Opprimine v. a. Opprimere, Oppressare:
Aggravare con superiorità di forze gì' inferiori, »
e impedir loro il poter risorgere ; Aggravare,
Angariare, Tiranneggiare.
S Scntise opprimme ; Sentirsi solTocare.
Orag-an s. m. Uragano e Uracano: Tempesta
orribile e violenta, Colpo di vento pericolosis-
simo, accompagnalo d'ordinario da piogge forti
e continue, che a certe epoche dell'anno suc-
cede in alcuni paraggi, parlicolarm. in quelli
che sono posti fra i tropici od in vicinanza agli
slessi. I temporali di quesa sorte non sono di
lunga durala, ma estremam. pericolosi per le navi.
Orang-òtàn s. m. Orang-oulang. T. zoolog.
Grossa scimmia, che ha alquanto di rassomig''>nza
all'uomo, per la sua organizzazione interna )0i
suoi caratteri esteriori; aitrim. Uomo sai". : lo.
Orato s. ra. Oratore, Dicitore, Arring* 'e:
Quegli che ammaestrato nell'arte del dire fi. : ib-
blici discorsi.
Oraacion s. f. Orazione: Preghiera indili., ata
a Dio 0 alla Vergine o a' Santi affine di of 3re
qualche grazia.
« Orazione, dicesi anche La scriltura, nellu mie
si contenga quello che si dee dire oraiid.
« Orazione delle /«O ore, dicesi I/esposizic;.e che
si fa del .Ss. Sacramento ogni 40 ore, ora in una
ora in altra chiesa della cillà, secondo vien de-
signato dairOidiiiario.
Il Orazione, Ragionanienlo secondo i precetti della
relorica,
n _ Presso i Grammatici vale Lo favellare sem-
plicemente, Il discorso : 0 nJmwic 6 l'è ùnn-a
ORD
ORD
m
parte dell' oraziSn , chi ha generi, nùmeri e
taxi ; li nomp è una parte dell'orazione, che ha
generi, numeri e oasi.
— menlalo; Orazione mentale: Quella che si fa
colia menle contemplando.
% Fa 0 Sld in orazión; Fare orazione, Stare in
orazione, ecc.: Star ginocchione orando, Orare,
Pregare, Raccomandarsi a Dio.
Ox'l>etto fAU'j \. questa locuz. alla sua sede
alfalietica.
Orljin. s. m. Ciecoiino. Dim. di Cieco, e dicesi
di Piccolo giovinetto privo della vista.
Orbixan s. m. Losco e Lusco, Balnsante,
Bircio, Bornio, quest'ultima voce è antiq.: Q'iegli
che per sua natura non può vedere se non le
cose dappresso e guardando rislrigne e aggrotta
le ciglia.
Oi*l>o s. m. Cieco : Colui che è privo del vedere;
alirira. Orbo.
^ A fa canld un orbo ghe véu un sodo ecc. V.
Canta.
S Avei da fd con di orbi; Aver da fare co'
ciechi, figurai, vale Aver a tratiare con balordi.
§ Bacchce da orbi; Mazzate da ciechi V. Baccd.
8 Fd l'orbo; Far la gatta di Masino V. Fd.
S In (cera d'orbi i guersci san scignori V. Guerso.
§ Non avet da fd con orbi o Non aveì da mòndd
nèspoe con orbi; Non aver a fare con orbi o
Non aver a mangiare cavoli co' ciechi, flgnrat.
vale Aver da fare con gente accenta e difficile
ad ingannarsi.
Orbo add. Cieco, Accecato,
w Cieco, figurai, vale Preso da eccessivo aiTelto che
non permette di veder ragione.
S Lettera orba; Lederà cieca o anonima.
^ Me$té orbo; Mesl'ere cieco o coperto, dicesi
Quello che rende un guadagno maggiore di quello
che apparenlemf'nle dimostri.
Órca s. f. Orca. T. mar. Specie di baslimenlo
olandese da madieri pialli, grosso ventre e poppa
tonda. Ha un albero di maestra a pible, con due
e talvolta con tre vele quadre; un altro albero
di mezzana con una vela a ghisso ed un paro-
cbello di fuga, nn bompresso assai lungo, una
vela di civada e Ire o quattro fiocchi.
Oroliesta s. f. Orchestra : Luogo ne' teatri od
altrove , ove sono collocali i suonatori. Nelle
chiese dicesi Tribuna,
n Orchestra, dicesi pure di Tutti i suonatori presi
insieme che suonano in un teatro.
Ordenàio s. m. Ordinario: Ciò che si fa per
l'ordinario, continuamente, Cosa solita, consueta.
n Razione: Quella porzione di viveri che si di-
stribuisce giornalmente a' soldati e marinari.
S D'ordcnàio; D'ordinario o Per ordinario. Modo
avv. e vale Ordinariamente, Comunemente.
Ordeuaio add. Ordinario, Solilo , Consueto ,
Usiialo, Comune, Ovvio,
tt Ordinario, aggiunto a persona vale Di bassa qua-
lità, di vii condizione. Dozzinale, Triviale e sim.
" — aggiunto a panno, tela e simile, vale Grosso,
Rozzo, Materiale, conlr. di Fine.
» — aggiunto di pelle, vale Rovida , conlr. di
Morbid3, Dilicata. Liscia.
N — aggiunì.0 a lavoro, vale Grossolano, Dozzinale,
Materiale, Rozzo.
Ordéu-vre s. f. pi. Antipasto, in Tose. Principi
e dal volgo Cominci o Cominciari Y. Antipatto.
Orcli v. a. Ordire: Distendere e Mpttere in or-
(I nft le fila sull'ordilojo per fabbricarne la tela.
« Ordire, figurai. Macchinare, Tramare, Ordiuarfi,
e si dice sempre d'insidie e simili cose.
Ordina, v. a. Ordinare: Disporre le cose di-
stintamente a suo luogo e per ordine.
» Ordinare , per Imporre, Comandare, Decretare
V. Comanda.
« — per Commettere, Comandare un lavoro o sim.
" — per Dare gli ordini ecclesiastici. -%.
S Ordinàse n. p. Ordinarsi : Prendere gli ordini
ecclesiastici.
Ordiuansa s. f. Ordinnnza, Ordine, Ordina-
mento, Deliberazione, Statuto, Bando, Editto.
« Ordinanza: Decreto giudiziale, e si dice perjó
più di quelli dati per l' istruitoria d'una eausa.
n — Nella Milizia, dicesi Quel snidato di fanteria
0 di cavalleria che porta gli ordini, le lettere,
i pieghi, o che si man'la ad un generale per
diirgli avviso delle operazioni dp| nemico.
% Compagnia d'ordinansa; Compagnia dista'cata:
Compagnia che non fa parie d'alcun reggimento.
S Truppa d'ordinansa; Milizia d'ordinanza, dicesi
Quella regolar*», stabile o stanziale, per distin-
guerla da quella provinciale o collettizia.
S Vesti d'ordinansa; Assisa de' soldati e degli
ufficiali.
Ordinaziòn s. f. Ordinazione. T. eccles. Am-
ministrazione 0 Ricevimento degli^ ordini eccle-
siaslici.
Ordine s. m. Ordine: Disposizione e Colloca-
mento delle cose a loro luogo; Regola, Modo,
Sesto, 3lisnra.
n Ordine, Commissione, Comando.
» — Sfera, Classe, Categoria.
n — In Architeli. Quella proporzionata disposi-
zione, che dà l'artefice alle parli dell' edifizio,
mediante la qcale ciascheduna ritiene il suo silo
in quella grandezza che si richiede. Gli ordini
di Archileiiura sono diversi, e oggidì sono cinque
approvali e posti in uso, cioè il Toscano o Ru-
stico, il Dorico e il Jonico, il Corintio ed il
Composilo 0 Composto, dello ancora da taluni
Italico 0 Latino.
n — Uno dei selle Sacramenti della Chiesa, Quello
cioè che costituisce la facoltà di fare le funzioni
ecclesiastiche.
n — Congregazione di religiosi, che anche dicesi
Regola.
S Ordini sacri; Ordini sacri, diconsi I! sacerdozio,
il diaconato e suddiaconato, a dilTerenza degli
ordini minori.
S Dd ordine; Dar ordine, Ordinare, Comandare,
Commettere.
S De volte da un disordine ne nasce un ordine;
Talvolta d'un disordine ne nasce un ordine. Da
uno sconcio nasce un acconcio, cioè D'un danno
altri talora ne trae insegnamento per meglio
governarsi ; Dai mali costumi nascono le buone
leggi.
S Èsc all'ordine; Essere in o all'ordine, in punto,
in appunto, in concio, a filo, in grossima dispo-
sizione, cioè pronto, apparccchiblo per far chec-
chessia.
Il — all'ordine d5 giórno; Esser di moda, in oso,
in vigore, in fiore.
g Leva l'ordine; Conlrammandare: Rivocar la
commessìone.
662
ORI
ORR
S Mede in ordine; Mettere in o a ordine: Met-
tere in punto, in acconcio, in asselto.
„ — in ordine i so affari; Rincavallarsi : Rimet-
tere in buon ordine i suoi affari. Rimettersi in
buon sesto, Riordinar le cose sue.
S Mettise in ordine; Mt-ltersi in ordine, in ap-
punto, iu arnese, cioè Ordinarsi, Allestirsi, Ap-
: parecchiarsi, Disporsi.
•;> % Pe-o bòn ordine; Per l'ordine, Per comune
*'• quiete e sicurezza.
-i % Sta a-i ordini; Stare agli ordini, ai comandi,
Ubbidire.
**Ord.io s. m. Orzo. Voce della plebe.
Ox*<iio s. m. Ordito: Unione di più fili distesi
sul telajo, di Inuiibezza corrispondente a quella
che si vuol dar alla tela o altra pezza di panno
0 drappo.
Oi*<liòa s. m. Orditnjo: Quello strum. sul
quale si ordisce, ed è Una specie d'aspo posato
verticalmente, il quale serve a formare le pajuole
dell'ordito; altrim. Cannajo.
Ojcditùa. s. f. Orditura, Ordimento: Il disten-
dere e mettere in ordine le fila suU'orditojo per
s tessere la tela o altro.
- w Orditura, per similit. Unione ordinata di più
t" cose insieme.
Ordixe (L'J s. e. Orditore, e nel femra. Or-
ditore: Colui 0 Colei che ordi.'ce.
Oi'g'a.ud.izze s. f. Organdise. Voce pretta
frane: Sorta di mussolina di tessuto assai raro.
Ox*g"an.etto s. m. Organrtlo: Piccolo organo
portatile , the si suona per mezzo di una ma-
j. novella, cui alcuni poverelli o scioperali portano
SI attorno per la città, suonando con esso , onde
.* procacciarsi la vita.
Ot— de canne; Fistola, Siringa: Strum. simile ad un
piccolo organo o ala di uccello, composto di sette
0 più canne di diverse lunghezze e grossezze,
» congiunte insieme con cpra e lino, che si suona
É: ponendoselo a bocca e soflìando d'antro alle canne.
'Org-tinismo V. Oiffnnizzaziòn.
Oj:*g'£Liiist£i. s. m. 0 ganisla: Suonator d'or-
ge no.
Ox>^a>ii.izz;& v. a. Organizzare: Formare gli
organi del corpo dell'animale.
« Organizzare e Organare: Metaf. Ordinare, Sta-
bilire 0 Regolare l'interno d'un corpo politico,
d'un' amministrazione, ecc.
Ox'g'aiiiizza.zióii s. f. Organizzazione, Or-
,'. . ganizzamenlo, Organamento, Organismo : Forma-
zione degli organi del corpo dell'animale o La
maniera, con cui un corpo è organizzato: e per
estens. dicesi anche della Tessitura delle piante,
tt Organizzazione, nell'uso Riordinamento, Oidine,
Disposizione.
Org-ano s. m. Organo: Complicalo ed inge-
gnosissimo strum. musicnle, il cui snono è pro-
dotto da canne di varie materie e di diffi'rente
diamttro e lunghezza; serve principalm. e quasi
esclnsivam. per le chiese caltoliohe. Le sue parti
principali sono: Canne, Canne o Tubi; Manlcxo,
Mctnlice; Condùltó deWàia, Poi invento; Regi-
stri, Registri; Pedali, Pedali; Tastèa, Tastiera;
Ciiscia deWiirgano, Armadio.
« Organo, T. illiol. Tryjla lyra. Specie di pesce
di mare, di color rosso, in tutto simile al pesce
Cappone, ma più piccolo.
Ox*igrinà< V. a. Originare: Dar origine; ma più
comunem. usasi in signif. neut. e vale Prender
origine.
Orig'in.ale s. m. Originale, si dice a Quella
scrittura od Opera di pittura, scultura o simile,
che è la prima ad esser fatta e dalla quale ven-
gono le copie.
« Originale, detto d'uomo, vale Uomo singolare,
strano, bizzarro, stravagante, fantastico, saivatico.
Or*izzoiitàse n. p. Raccappezzarsi : Kicono-
scersi , Trovar il tìlo di checchessia. Tornar in
cervello.
Orla v. a. Orlare: Far l'orlo..- Riorlare, Rifar
r orlo.
Orlatùa s. f. Orlatura : L'orlare e L'orlo stesso.
Orlo s. m. Orlo: Qualsivoglia estremità general-
mente; Lembo. Falda, Sponda, Margine, Proda.
I) O.lo: L'esiremità di qualunque panno cucito.
— de parcelle; Nepilello : L'orlo delle palpebre
dell'occhio.
;— de scarpe; Orlo, Orlalura: Pelle sottile o Nastro
cucito in modo che ricopra l'estremo lembo del
soppanno, del tomajo e dei quartieri.
Òrma s. f. Orma, Pedata, Traccia : Impressione
che in andando si fa col piede.
S Trova l'orma; Chiappar l'orma, dicesi de' cani
che annusando si scorgono della traccia della
lepre o daltra cacciagione.
Òr mezza v. a. Ormare, Ormeggiare: Pro-
priam. Seguire le orme altrui,
t) Ormare : Andare i cacciatori dietro all'orma della
fiera per rintracciarla,
n Ormeggiare, in term. marin. Dare fondo due
0 più àncore; ed anche Arrestare la nave colle
àncore e con ormeggi legati a terra per resi-
stere ai venti ed alle correnti V. Amarra.
% Ormezzàse in barba de gallo ; Ormeggiarsi in
barba, o in barba di gatto, Ormeggiarsi a due.
Afforcare V. Afforsd.
Il — in quarto; Ormeggiarsi in quarto: Ormeg-
giarsi con due àncore da prora e due poppesi
a terra.
Òrmezzo s. m. Ormeggio. T. mar. Astratto
di Ormeggiare, Modo cui una nave è ormeggiata;
Oppra/.ioni che si fanno per ormeggiarsi; Fune
0 Catena che serve ad ormeggiarsi.
S Ormezzi; Ormeggi: Tutti gii attrezzi necessari
che servono per ormeggiarsi, come gomene,
àncore, ecc.
« — Ormeggi, presso i Tonnarotti diconsi Quei
cavi che da un capo sono attaccati alla tonnara,
e dall'altro alle àncore che la tengono ferma ai
suo luogo.
Ormo s. m. Olmo. T. hot. Alnus campestris.
Pianta che ha la scorza grinzosa, i rami nume-
rosi, le foglie alterne, ovate, scabre, seghettate,
ineguali nella base, picciolnte, i fiori lungo i rami
scagliosi , in gruppi sessili, d'un colore alquanto
bianco. Fiorisce nell'aprile prima della comparsa
delle foglie. Essa serve di sostegno alle viti, e
talora d'ornamento lungo le strade e nei pub-
blici passeggi.
Orrò s. m. Orrore: Certo ribrezzo, che altri
sente alla vista o narrazione di cose orrende,
crudeli, spaventevoli, ecc.; altrim. Raccapriccio,
Ribrezzo, Riprrzzo.
Il Orrore, per [spavento o Eccessiva paura che
nasce da male che sia quasi presente.
$ A fa orró; È un orrore, si dice d'Una persona
OSM
oss
553
sommitmente bratta o sozza, o d'una cosa som-
m.i mente deforme o difettosa nel suo genere.
Ox*S£t> s. f. Orza. T. mar. Quella corda che si
lega nel capo dell'antenna del navilio da man
sinistra quando noi siamo colla nostra faccia
verso la prua.
— d banla! Orza alla banda! Comando per co-
minciare la manovra di girare di bordo in prora.
— tutto! Orza tutto! tornando dato al timoniere
perchè spinga la barra dei timone tutta sotto-
vento, quanto può andare.
S Andd all'orsa; Andare all'orza o a orza, Or-
zare, Orzeggiare V. All'orsa.
Órso s. m. Orso, dim. Orsacchio, Orsalto, Or-
setto, Orsicdlo, Orsacchiotto: Quadrupede peloso,
carnivoro e molto feroce, assai nolo, che abita
nelle alte montagne dell'Europa e dell'Asia. Ve
n'ha di due specie,
n Sornione, Susornione, dicesi figur. dIJorao scor-
tese, intrattabile e che tiene in sé i suoi pen-
sieri, né si lascia intendere.
S Piggid l'orso; Pigliar il grillo. Pigliar lo gnocco,
Imbronciare, figurai, vai .Arrabbiarsi, Stizzirsi.
Ortag-g-i e Ortag-g-ia; Ortaglia, Or-
taggio, Erbaggi : Le erbe che si coltivano negli
orli ad uso di camangiari.
Ortiga s. f. Ortica. T. botan. Urtiea virens.
Pianta che ha lo stelo corto, quasi strisciante,
ramoso, le foglie opposte, ovato lanceolate, se-
ghettate, i fiori in spiga bislunga. Fiorisce nel-
l'estate, ed é comune ne' luoghi incolli. Questa
pianta, pungendo colle sne piccolissime e acutis-
sime spine, depone un liquore velenoso che ca-
giona dolore e coccinola ("ciocca).
Ortiggèu s. m. Orticino: Striscia d'orto vi-
cino al muro, cinto d'una piccola muraglia poco
elevata per sostenere la terra, in cui possono
allevcirsi le primizie e gli oriaggi più delicati.
Orto s. m. Orlo: Campo chiuso da muro o siepe,
nel quale si coltivano erbe mangerecce e piante
da frulla.
S 0 pé dell'ortoan ò nò guasta l'orlo V. OriSan.
Ortòan s. m. Ortolano : Quegli che lavora e
coltiva e custodisce l'orlo.
S 0 pé dell'ortoan 5 n5 guasta l'orto; Il piede
dell'ortolano non guasta l'orto. Prov. che vale
Chi sa operare, opera saggiamente e senza suo
danno.
Orza s. f. Lattata e comnnem. Orzala: Bevanda
fatta con màndorle dolci o semi di popone
pesli, stemperali con acqua e colati, e zucchero;
a Roma dicesi Semata.
Orzéu. s. m. Orzajuoio: Bollicina che viene tra
i nepitelli degli occhi Corti de parpelle).
Osca 9. f. Calefalma. T. legn«j. e sim. Quella
conimetiiiura che si fa con uno o pili df-nli a
squadra internati nella femmina che li riceve.
Osca V. a. Calettare. T. legno j. e sim. Com-
mnltere il legname a dente o altrim , sicché tulli
i pezzi che separati son fuor di squadra , riu-
niti insieme tornino bene e sieno al pari.
Oscenitae s. f Oscenità, Disonestà, Lascivia;
„ ed anche Azione oscena.
"Osci; Si: Avv. d'affi'rmazione : Ti gh'é stceto
a schéua ? Osci ; Sei stalo alla scuola ? S V. Sci.
Oscia; 0-<sia, Ovvero, 0: Panie, separativa.
Osaié s. m. Oisimele: Liquore composto d'aceto,
mele e acqua.
Ospitali tae s. f. 0<:pitalità: Liberalità nel
ricevere i forestieri, coll'ilbergarli o provvederli
di q'ianlo possa loro occorrere.
Ossatùa s. f. Ossatura: Ordine e Componi-
mento delle ossa.
1) Ossatura , per simil. dicesi anche di altre cose,
e vale Ordine, Componimento di checchessia.
» — Nelle Arti . Tutto quel legname che forma
soslanzialm. un' iitiposla, il piano d'nna tavola o
altro, sia che esso si mostri lutto andante, sia
che le sue parli estreme in allo, in basso e la-
teralmente sieno coperte d'armatura.
— d'un bastimento; Ossatura di un bastimento:
Unione robusta di grosso legname che forma il
corpo d'un bastimento.
Osserva v. a Osservare : Notare, Por mente,
Dilig'ntemente considerare.
« Osservare, .Mantenere quel che nomo promette,
n — Spiare gli altrui andameuti.
n — Parlandosi di leggi , precelti e simili , vale
Obbedire, Non trasgredire.
Osservaziòn s. f. Osservazione, Osserva-
gione, Osservamento: Allenta considerazione che
si pone neir esaminare una cosa fisica o morale.
Il Osservazione, per Esame di cose letterarie, Ri-
sullamento di tal esame e Lo scritto che si fa
per significarla altrui.
S Fd 0 Nò fd osservazión ; Fare o Non far caso^
Osservare o Non osservare, Fare o Non fare
osservazione a checchessia.
Ossetto s. m. Ossetlo, Ossicello, Ossicino, Os-
sicolo, O.sserello: Dimin. d'Osso.
S Ossetti da (ruta; Nocchj: Certi quasi osserelli
che si generan nelle frutte e che le rendono in
quelle parli più dure e men piacevoli a mangiare.
Ossidàse n. p. Ossidarsi, dicesi d'un corpo
semplice, il quale rimane combinalo coll'ossigeno;
e dell'azione per cui si opera siffatta combinazione.
Osso s. m. Osso, al pinr. Ossi e Ossa : Parte
solidissima del corpo dell'animale, bianca e priva
di senso, che serve a unire e sostenere tutte le
parli del corpo,
n Osso. T. dc'pettin. Sotto questo nome si com-
prendono Le corna, l'avorio o simili, di cai sì
formano i peilini.
— da chéuscia; Fèmore, Osso della coscia: L'osso
il più grande fra tutti quelli del corpo, ed è con-
giunto coir ìschio e colla tibia.
— dafrùta; Osso e più comunem. Nòcciolo: Quel-
l'osso che si genera nelle frutte, come pesche,
albicocche, ciliege, susine e sim., dentro al quale
si conserva l'anima o il seme onde nasce l'al-
bero; che se parlasi del seme che è rinchiaso
dentro a questo nòcciolo, dicesi Anima.
— de seppia ; Osso di seppia : Osso che ha la sep-
pia, e che viene adoperalo dagli orefici per gel-
tare le minuterie de' loro lavori.
— dò brasso; Focile, Osso del braccio; ed evvi il
maggiore e il minore. Il maggiore vien chiamalo
Ulna, ed il minore Radio; vdci ora poco usale.
— do collo; Nodo del rollo: La congiuntura del
capo col collo; altrim. Catena del collo.
— dò condióu; Osso del conditojo V. Condióu.
— dò fianco; 0>so scio, Ischio.
— dò prscetto; Cannella. T. ?/i(ice//. Quell'osso pien
di midollo che è attaccalo alla polpa della co-
scia e della spalla. Ma quei della spalla dai ma-
cella] genov. è detto 0$so da ciave da spalla.
554
OST
OTA
•— dò peto 0 dS stéurnago ; Sterno : Osso piano o
piuttosto Colonna ossea, in cui s' inseriscono le
sette coste superiori, alle quali serve di punto
' d'appoggio.
— sacro; Osso sacro; Osso di forma triangolare,
ripiegalo in avanti e situato alla base della spina
■ dorsale.
J A lengua a n'ha d'osso, ma a rSmpe l'osso
•ì.l V. Lengua.
1% Aveì a pótronoja in ti osse; Aver l'osso del
poltrone, vale Esser di natura pigro, infingardo.
M — t osse uùe; Aver le ossa dure, dicesi di Chi,
essendo in età molto avanzata, vive ancor molto
tempo; e talora Essere di buon osso, cioè Ga-
. glìarao. Robusto.
=-3 — ùnn-a cosa in ti osse; Avere alcuna cosa
'- nelle ossa, vale Essersi in uno convertilo in na-
tura qualche vizio: 0 l'ha in ti osse; E' l'ha
j nell'ossa.
3iii — un osso dito da roziggià; Tórre a rodere
,5;- un osso duro, Tórre a pettinare un riccio. Aver
'7 da pellinar lana sardesca, figurai, vale Pigliare a
r fare una cosa difficile e pericolosa; e relativam.
ad Uomo, vale Aver da fare con chi sa il conto
. suo, che è potente e difficile a superarsi.
-^J Chi l'ha dall'osso, ò porta a-o fosso; Vizio
J^: per natura fino alla fossa dura. Chi da giovine
isL ba un vizio, in vecchiaia fa quell'uffizio, Il lupo
cangia il pelo, ma non il vìzio o il vezzo. Prov.
.'<; che significa Che l'uomo abitualo nel vizio, per
«.ir qualsivoglia muiazione eh" e' si faccia, difficil-
i^hi- mente se ne rimane,
■■-'-:% Èse pelle e osso; Essere ossa e pelle, dicesi di
:'; Persona che sia magrissima.
'5 Che zéugo l'osso dò collo se a non é còsci;
• A rifarci del mio se non la è così.
^r% Leva i osse dà carne; Disossare.
i % Lt'vàse un osso da léugo ; Lussarsi , Slogarsi
«f'^ un osso.
-0$ Rompi i osse; Fiaccar le ossa, figurai, vale
^f Bastonar a mal modo.
S Ròmpise l'osso dò collo; Fiaccarsi il collo.
S Sentise i osse rótte; Aver frangi mento d'ossa.
,. Modo figurato.
- $ Un sacco d'osse; Ossaccia senza polpe.
Osta. s. f. Osta. T. mar. È una fune, che s' al-
laccia ai bracotli della penna della vela; serve a
/.; tirare qua e là l'antenna più o meno verso poppa.
S Bragotlu dell'osta; Bracollo o Bragollo dell'osta:
La fune addoppiata cui s'allaccia l'osta.
Ossoscxrosso s. m. Ossncrozio, T. farmac.
Sorta di cerotto composto dì più e diverse ma-
terie, che anticamente stimavasi buono a ossa
'■:'.'■ dislogale e a siffatti mali. Oggi è andato in
disuso.
(Ostaja. 8. f. Osteria : Luogo dove si mangia e
'iti si alloggia con pagamento.
*■ S fa òstaja; Fare o Tenere osteria: Esercitare
-C l'arte dell'oste.
Ostajetta. s. f. Ostorietta. Dimin. d'Osterìa.
Ostajussa. s. f. Osteria a mal tempo, cioè
Osteria puvera, mal agiata, e da non vi capitare
se non per pura e pretta necessità.
[sOste s. m. Oste: Quegli che dà bere e mangiare
e alberga altrui per danari; altrim. Ostiere e
•• Ostiero.
% Chi fa 5 cónto sensa l'oste, bezéugna falò IroB
VOtU y. Cónto.
S O ncghieiva ò pasto aWoste ed maccaròn in
scià barba V. Marcarón.
S Zàgà all'oste; Fare al paga l'oste V. All'oste.
Ostensòio s. m. Ostensorio: Arredo sacro,
con cui si fa l'esposizione del Ss. Sacramento.
Ostenta, v. n. Ostentare: Mostrare con osten-
tazione. Far pompa.
Ostentazióu s. f. Ostentazione: Ambiziosa
dimostrazione, Pomposa mos ra.
Ostilitae s f. Ostilità: Alo ostile, da nemico,
n Ostilità, nella Milizia L'azione della guerra ed i
fatti ed ì combattimenti, co' quali essa guerra
s' incomincia.
Ostiurtse n. p. Ostinarsi, Perfidiare: Diven-
tare ostinalo. Stare ostinato.
Ostinazión s. f. Ostinazione: Fermezza nel
suo pruprio sentimento; Pertinacia, Caiparbielà,
Pervicacia.
Ostinoli add Ostinato, Pertinace, Perfidioso,
Protervo: Chi* sta troppo pertinacemente nel suo
proposito, Che non si muta; e si dice non che
delle persone, degli affetti dell'animo, de' morbi
e simili.
Ostreg-a s. f. Ostrica, antic. Croccia : Genere
di miil.usco acefalo contenuto in un guscio bi-
valve, che comprende molte specie.
Il O'irica. dicesi anche famigliarm. per Sornacchìo,
Scaracchio, Ciabattino, ossia Sputo catarroso,
dalla similitudine che questi hanno colla polpa
delle ostriche V. Scràccao.
Ostreg-ante s. m. Ostricaio: Colui che va
a pescare ostriche o che le vende.
H Ostraiega o Beccaccia di mare. T. ornil. Hac'
mafopus ostralegus. Uccello di ripa che ha il
beoco rosso-arancione, contorno degli occhi nudo
e di questo slesso colore; iride rossa ; lesta, collo,
petto, schiena, scapolari , piccole e medie cuo-
prilrici dell'ali, di color nero cangiante in vio-
letto; sollo l'occhio una piccola macchia bianca;
piedi rosso-arancion', unshie nere. Ab. la quasi
di continuo sulle rive del mare, sugli scoglj,
sulla spiaggia lasciala scoperta dalla marea calante.
Cibasi di piccoli crostacei, di molluschi nudi e
di molluschi bivalvi, i eoi gnsci apre facilmente
introducendo nella fessura, che li separa, la punta
del suo becco. É uccello mollo comune in To-
scana e rarissimo fra noi.
Ostruzion s. f. Ostruzione : Nome dì ona
malattia che viene al fegato, alla milza e a qual-
che gianduia, colla quale essi visceri ingrossano
e fauno male le loro funzioni. Si dice pure di
un vaso, d'un canale o cavità organica, la cui
apertura o capacità è riserrata da qualsivoglia
cagione.
Otarda s. f. Otarda o Starda maggiore. T. orn.
Oiis tarda. Uccello della statura d'un'oca, che
ha il becco nero-celeslognolo ; due penne lunghe
e sottili alla base della mascella inferiore ; testa,
allo del collo, gozzo, alto del petto, angolo del-
l'ala, color cenerino; dorso « scapolari, nere con
strie trasversali ceciato-lionate; basi del petto e
addome, bianche, leggermente tendenti al cene-
rino; coda color dì nocciòla, striala trasversal-
mente di nero, bianca in cima; remiganti nere;
piedi grigio-carnicini. È uccello rarissimo, corre
velocemente e molto basso.
Otard.inu-a s. f. Gallina pratajola o Fagia-
nella. T. ornit. Otit tetrax. Uccello non più
ou
OXE
555
grosso d'un fagiano, che ha il becco grigio-
sniro; pcnn'? del pileo nere con una stria lio-
nata sullo stelo; dorso ornato elegantemente di
lineette angolose, le une nere, le aitre fulvo-
rossicce; lati della testa e gola, di color fnlvo-
bianchiccio ; parte superiore del collo nera;
addome bianco; coda corta, composta di dieci
timoniere; penne delle gambe bianche; piedi
grigio-scuri. É uccello raro , molto comune in
,, Sardegna.
Otòio s. m. Oratorio: Luogo sacro dove si fa ora-
zione, Edilìzio o Slan.a destinata a far orazione.
Otta.ate s. m. Quante. T. mar. htrumenlo a
rifli'ssione per misurare la distanza angolare degli
astri dall'orizzonic o tra di loro.
Ottanteiiii-a. s. f. Ottantina: Qnantilà nu-
merala che arriva al numero d'ottanta.
Otta^ntexiiiio add. Ottantesimo, antic. Ot-
taiitagesimo: L'ultimo in numero d'ottanta.
Ottsfvstio s. m. Oliavano : Spazio di olio
giorni consecutivi dopo una festa, ne' quali si
fanno delle preghiere a onore del Santo celebrato
nella festa medesima.
Otta.vin s. m. 0:tavino, Flautino: Strumento
simile ai flauto, ma più corto ed accordato una
ottava più aita di esso flauto.
Ou. s. m. Oro: Il più nobile e il più prezioso dei
metalli, ed il pù duttile e pesante di lutti.
H Oro, per Moneta d'oro, Oio coniato: O l'ha
pagòu in UuiC'òu ; Lo ha pagalo in tanl'oro, cioè
io tanta moneta d'oro.
9 — Figurai, vale Ricchezza: 0 l'è in te l'du
finn'a-i éuggi ; E" sia nell'oro tino alla gola.
n — Dicesi altresì II filo d'argento dorato, del
quale si fanno gnlloni, frange, cordoni, drappi e
simili: Teja d'òii, Cullón ci'òu, ecc.; Tela doro,
Gallone doro e sim.
S Oi; Ori (al i,\\ìr): Denominazione collettiva degli
Abbigliamenti d'oro, come collane, smaniglie, ecc.
- Orerie, Più Cose d'oro lavoralo.
— basso; O'o basso: L'oro dai venti ai dieci ca-
rati; e talora Oo bianco, cioè Oro legalo in
in gnm parte coll'argento.
— de cupellu ; Oro di coppella. Oro di paragone,
0;"o di a cdraii, vale Oro sopraffino, Oro pu-
rissimo e senza lega d'altri metalli.
— de secchiti; Oro di (lucalo V. sopra Ou de eopella.
— - fuso; Orpello, Similoro V. Scitnilòit.
— in ffuggia; 0"o in foglia, dicesi L'oro balluto
lanio sotiilmenie che è ridotto in foglia come di
tarla, e s^rve per dorare soffine, cornici di qua-
dri, suppellettili, ecc.
— massiscio; Oro sodo, vale Oro massiccio.
S £se giusto cornine Vòu; Essere d'oro in oro,
figurai, vale Essere integerrimo, giustissimo.
n — in te l'òu finn'a-i éuggi; Essere o Stare
nell'oro a gola, figurai, vale Aver grande abbon-
danza d'ogni cosa, Essere danaroso, opulento,
Ricco sfondalo.
« — ùtin-a pasta d'òu ; Essere una pasta di zuc-
chero, vale Esser di buona e di eccelienle natura.
S Eia' dell'ott: Eia dell'oro. Aurea età. Secolo d'oro,
propriamente dicesi II favoloso secolo di Saturno;
e figurai, sì prende per Tempo felicissimo, sic-
come Eia di ferro o del ferro, per Tempo ca-
lamitoso, iniquo, infelicissimo.
S Fase d'òu; Farsi d'oro. Voce d'uso: Guadagnare
inoltissimo in un' impresa qualunque.
S / fràveghi cnnóscian l'du V. Fràvego.
^ Lihbro d'ou; Libro d'oro V. Libbra.
S 0 ré òu rótto; È oro rotto, £ oro sodo, di-
cesi parlando di qualche cosa, di cui si può aver
danaro contante quando che sìa; Danaro sicuro.
S 0 l'è ùnn-a còppa d'òu V. Coppa.
\ 0 va tant' òu quanto 5 peiza ; E' vai lant'oro
quanto pesa. E' vale cento ceoli, E' vale un tesoro.
S Pe tutto l'òu do móndo o Pe tutto l'òu che
uscàda a-o sa; Per cosa del mondo W. Móndo.
S Porta in cari-ghetta d'òu V. Careghetta.
S Tutto quello chi lùxe 5 non é òu V. Lùxt.
Oiicco s. m. Gufo selvalieo o Allocco comune.
T. ornit. Slrix aluco. Uccello del genere delle
Strigi che ha il becco biancastro-verdognolo ;
l'iride nera-turchiniccia; faccia cenerina, mac-
chiala di nerastro; penne del vertice, dorso,
scapolari e cuoprilrici superiori, bianco-cenerine,
con leggera sfumatura in varj punti; una fascia
nero-cenerina longitudinale nel mezzo ; penne
delle parti inferiori, bianche; remiganti primarie,
scuro-nere, macchiale di biancastro; coda roton-
data, grigio-nerastra; p^nne che ricoprono i tarsi
e i diti, bianche, macchiate di cenerino nerastro;
unghie nere. Abita sempre i boschi, e specialra.
ne' tronchi forati degli alberi di vecchio casta-
gno. Si citia dì topi, uccelli, ecc., ma dei primi,
e particolarmente dì quei di campagna e dei
leltajoli, fa grandi stragi.
— giunco; Barbagianni o Allocco bianco. T. ornit.
Stnx flaniììiea. Uccello dello stesso genere del
precedi'ntp. Ha il becco bianco-gialliccio; l'iride
nera; la fronte bianca; parli superiori, giallo-
lionate, con macchiette nerastre rotondate sparse;
parti inferiori, bianco-nivee o bianco-ceciate,
ordìnariam asperse di macchiette nerastre, ro-
tondale; coda lionata, macchiettata di cenerino
verso la cima; i diti coperti da setole sonili e
rade; le unghie color di carne. Spessissimo gridi
nella notte ; la sua voce è fioca e debole, e pro-
duce per lo più un rumore simile a quello che
fa un uomo russando fortemente. Dimora nello
buche 0 nelle crepe delle falibriche semidirule,
nelle soffitte o fra le travi degli antichi edifizj.
Annida nelle pianure della Lombardia, in To-
scana, in Romagna. Di passaggio fra noi acci-
dentale.
Òxellà. V. a. Uccellare: Tendere insidie agli
^ uccfjii per prenderli.
0:xella.iiiiue s. m. Uccellame: Quantità di
uccelli insieme, e per lo più s' intende d'uccelli
,, morti.
0:xella,sso s. m. Uccellacelo. Peggior. d'Uc-
cello; e dicesi propriam. d'Uccelli che si pascono
„ dì carogne.
Ojcelléa. s. f. Capanno, diminuì. Capannello,
Capannuccio : Capanna falla dì frasche o di
paglia dove si nasconde l'uccellatore per pigliare
gli uccelli al parelajo o colle reti aperte. - Uc-
celliera dìcesì jJroprìam. Il luogo dove si COB-
„ servano vivi gli nccelli.
Ojcelletto s. m. Uccelletto, Uccellino, Augel-
leito, Augellino. Dimin. dì Uccello.
S Vitella a Òxelletto S.A òxeltetto alla sua sede]
alfabetica.
Oacello s. m. Uccello e poetic. Augello: Nome
geDerico di Tutti gli animali aerei e pennuti:
e quantunque si dica nel gen. mascb. luto al
«66
PAC
PAD
maschio quanto alla femmina, pnre trovasi usato
alcuna volta colla terminazione femminile: u E
prendo assempro a quella savia uccella Che vide
l'erba leiieretla e bella. Fav. Esop. n
— da zéugo; Zimbello: Uccello legato alla Ileva
della iimbelliera (trappdloj, colla quale, tirata
con uno spago, si fa svolazzare per allettare gli
altri uccelli a calarsi.
— de becco fin; Uccello di becco gentile o fine.
— de bosco; Uccello silvano o boschereccio.
— de cattiva néuva; Corbo o Corvo delle male nuove,
dìcesi a Chi sempre suol presagire disgrazie.
— de passaggio; Uccello di passo, dicesi Quello
£bi<ebe passa in certe determinale stagioni.
— deposto; Uccello statino o fermicelo o sedentario:
Quello che vive permanentemente in an paese.
— de reciamtno; Uccello cantajolo o cantajnolo,
dicesi di Quegli uccelli che si tengono in gabbia
per cantare ed allettare gli altri uccelli , acciò
si calino all'uccellaja, al paretajo o sim.
S Disegno fcpto a vista d'òxello; Disegno a ve-
duta d'uccello, cioè veduto d'alto in basso.
J Ogrii oxello 5 conosce d so nto V. Nìo.
S Tutti i òxelli nò conòscian a scaggiéua ; Tutti
gli uccelli non conoscono il grano. Dettato prov.
che significa il buono non è conosciuto da lutti.
Os^ellou. s. m. Uccellone, Uccellacelo, figurai,
dicesi di Uomo scempiato, semplice, scìqcco,
minchione.
Òxellòu s. m. Uccellatore : Colui che fa pro-
fessione di prendere uccelli; ed anche Colai che
vende accelli.
I*a s. m. Pajo e Paro, al plur. Paja e Para : Due
d'nna cosa sola.
" Pajo, dicesi anche a Una cosa non divisibile,
ma composta di due pezzi nniti insipme: Unpà
de tezoie, de bànse, ecc.; Un pajo di forbici,
un pajo di stadere, ecc.
**S £se dui cà in t'ùn pà de càsSin; Esser due
anime in nn nòcciolo, e in m. b Kssere una pe-
verada, si dice di Dne inirinsechissimi amici, e
eh*' sien come una medesima cosa.
S Zùgà a pà e dèspa ; Giocare a pari e caffo
V. Dèspa.
Pa.a< s. f. Pala: Strum. maneggevole , di ferro o
di legno, che finisce in un piano, e che serve
particolarm, per tramutar le cose minute e che
si tengono insieme, come rena, biade, terra, npve
e simili. Serve anche per infornare e sfornare il
pane, che in tal senso dicesi pnre Infornapane.
« Pala : La parte appianata e allargata del remo,
colla quale si spinge l'acqua nella direzione op-
posta a quella del cammino della scialuppa, bat-
tello e simili.
» — Quella parte della ruota che fa volgere il
mulino,
n Palata : Tanta quantità di roba quanta cape sulla
pala.
» — Colpo di pala del remo nell'acqua.
— d6 tinión; Pala del timone: Parte poppiera del
timone, Il timone stesso considerato nella sua
dimensione nel senso della chiglia.
I*al>or<ii s. m. pi. Parabordi. T. mar. Difese
che si fanno al corpo del bastimento per di
fuori, affinchè gli urli, che riceve dall'accostarsi
d'altre barche, non lo danneggino.
Paoclietto s. m. Pacchetto. Dim. di Pacco;
Involtino, Invogliello, Invogliuzzo.
S Tempia a pacchetto; Tempra a cartoccio.
I*a,cciòn. s. m. Pastricciano, Buon pastricciano,
Buon uomo, Uomo di buona pasta : Uomo bo-
naccio 0 bonario o alla mano, di natura beni-
gna, docile e semplice.
Pa,cciox*uia, s. f. Flemma, Tardità, Lentezza,
e nell'uso tose, Fiaccon» : Agiamenlo nel fare e
Bel dire,
Pa.coiùg>à, V. a. Imbrogliare, Intrugliare, Gaaz-
zabugliare : Far gnazzabuglj , inlruglj.
n Impasticciare : Acconciare o Far checchessia ab-
borracciatamente, alla grossa e senz'arte ; Abbor-
racciare, Arrocchiare, Acciabattare, Acciarpare,
Arramacciare.
I*a.cciu.gra s. f. Rinzaffattura, Rinzaffo V. fm-
6acca<ua nell'ultimo significato.
Paooiùgp'O s. m. Intruglio, Imbratto, Imbro-
glio, Garbuglio, Guazzabuglio: Strana mescolanza
di cose diverse; e metaf. trasportasi ad Affare
maliziosamente imbroglialo, perchè non si ritrovi
il capo, 0 a cose simili.
M Intruglio, Pacchiuco, Pasticcio: 'Vivanda mal cu-
cinata, falla alla peggio.
I^acoìùg-on s. m. Intruglione, Imbroglione,
Imp'gliatore, Imbrallamondo V. Imbroggión.
Pacoiiira V. sopra Pacciornia.
I*acoo s. m. Pacco, Involto : Massa di cose
ravvolte insieme sotto una medesima coperta.
I^accotig-g-ia s. f. Paccotiglia. T. mar. Una
certa quantità di mercanzia imbarcata da uh
passaggero o qualche altro per farne commercio
per proprio conto, o per metà con quello che
gliel'ha affidala.
I»aofòii Composizione metallica, che imita
alla grossa l'argento, riuscendo però di color ros-
signo, e della quale si fanno posate, guantiere
e simili. }
Pacifica v. a. Pacificare, Appaciare, Metter
pace, Acchetare, Placare, Riconciliare, Rappat-
tumare.
Pad-clre s. m. Padre: Titolo che si dà per ve-
nerazione ai religiosi claustrali, e specialmente
ai loro superiori: Paddre Provincia, Paddrt
Guardian, ecc.; Padre Provinciale, Padre Guar-
diano, ecc.
— nobile; Padre nobile, si chiama nelle Compagnie
comiche Colui che suol fare le parli di vecchio
grave e dignitoso.
Padèlle tta s. f. Visiera: Quel pezzo di tesa
di cnojo 0 dalira materia rigida, di forma semi-
lunare sulla parie anteriore del caschelto (be-
retta) che fa solecchio e riparo agli occhi.
PAE
557
— dd candé; Padellina: Scodellino di cristallo o
d'altro per ricevere la cera che sgocciola da tor-
cetti e sim.
S Padellctte de stacche; Finte: Liste di panno
cucile poco sopra Taperlnra delle tasche a copri-
primenlo di quelle, quando sono lateralm. nelle
falde. Talora le finte si pongono ivi per sola
apparenza, e la vera apertura delia tasca è po-
steriormente fra la piega longitudinale delle faide.
Pa.dis'griòn s. m. Padiglione: Arnese di
panno, drappo o simili, che, appiccato nelle ca-
mere al palco, cala sopra il letto e circondalo,
n Padiglione, nella Milizia è Una specie di tenda
qaaflrata, sotto la quale stanno ne' campi ì capi
supremi dell'esercito.
% A padiggidn V. questo modo alla sna sede alfab.
Padig-liSn V. Padiggidn.
I*a<iiTiii s. m. Padrino, Padricello. Dim. e vezz.
di Padre, in significato di Religioso, claustrale e
si usa comanem. parlando di Religioso giovine,
di bassa statara,
n Padrino e Patrino: Quegli che mette io campo
il cavaliere nel duello ed assistelo.
Pa.<Lróii s. m. Padrone : Chi ha dominio e pro-
pri* tà di qualche cosa,
n Padrone, nella Marina mercantile è il titolo del
Capitano duna barca o navicella che esercita la
navigazione costiera, ed il suo grado è imme-
diatamente inferiore a quello di Capitano di se-
conda classe.
S Ese padròn de fa e desfd; Poter far alto e basso
a suo senno. Aver carta bianca.
S Fàla da padrSn; Padroneggiare e nell'uso Spa-
droneggiare : Far da padrone in un luogo senza
averne il diritto.
S Fate padròn; Impadronirsi, Insignorirsi.
S L'è mggio èse padrón d'ùnn-a sàssoa che ca-
pilannio d'ùnn-a nave V. Mègio.
5 L'éuggio d5 padròn 5 governa ò cavallo V.
Cavallo.
S Ligd l'aze dóve véu 5 padròn V. Aze.
S Md dò padròn; Ipocondria Y. Md.
S A'ow èse padròn de fd vnn-a cosa; Non esser
signore di poter fare alcuna cosa, vaie Non aver
libertà o possanza di farla.
Pa.<lx*ona.iisa. s. f. Padronanza, Padronaggio,
Padronato, Dominio, Signoria, Superiorità; antic.
Padronìa.
n Padronanza, per Arroganza, Tracotanza compor-
tabile solo in chi è padrone.
Padronetto s. m. Padroncino, e nel femm.
Pddroncina. Dimin. e vezzegg. di Padrone e Pa-
drona ; e talora pel Figlio o Figlia del padrone.
!|^a.d.ròxiii-a, s. f. Padrona: Signora e Fem-
^ mina del padione.
S Pala da padrònn-a ; Donneggiare : Far da pa-
drona in un luogo senz'averne il diritto.
Padù s. m. Limaccio: Mota, Melma, Fanghiglia,
e Quella porcheria che generano le paludi.
Paeg-io add. Pari, Eguale, dicesi di Cose che,
paragonate fra loro, risultino non essere differenti
in natura o in qualità o in quantità; dicesi an-
che Parecchio, ma è voce antiquata.
% Tutte e die nò san pcege V. Dìo.
S Tutti i giorni nò san paegi V. Giórno.
Paeg-ua, s. m. Ombrello, e in alcune provincie
Paracqua e Parapioggia: Arnese da potersi allar-
gare in forma di cupolelta, coperto di drappo
di seta, e presso i contadini di tela di cotone o
incerata, rafforzata con islecche, e portatile in
mano con una maz^ia fermata nel centro a uso
di pararsi la pioggia, la neve ed anche il sole.
Le sue parli sono : Asta o Canna (Asta), Ma-
nico (Mànego), Puntale (Punta), Molleltine
(Molle), Ghiera o Viera (Cuppellelta), Nodo
(Pigna), Stecche (Cannette), Puntali delle stecche
(Puntinn-e), Conlrostecche (Vòrpette), Cannello
(Cannonetto), Nodo (Pignòn), Spoglia (Veste),
Spicchi (Tascelli), Cappelletto (Cappelletto) e
Fodero (Fascia).
uà s. m. Ombrellaio : Facitore o Vendi-
tore d'ombrelli.
Paegaa, s. f. Ombrellata : Colpo dato con nn
ombrello chiuso, e anche aperto, se per caso con
la punta d'una stecca si urti dovecchessia.
Psteì s. m. Parere, Opinione, Avviso. Sentimento,
Giudizio; e talora per Consiglio: Pj^jicb 6 mcB
paeì; Prendete il mio parere.
S A me paei V. questa locaz. alla sua sede alfab.
S Ése de paeì ; Esser di parere, d'avviso, di sen-
timento, d'opinione, vale Slimare, Pensare, Cre-
dere, Esser di credere: Mi són de paei che
l'wgua a faqce ben; Io son di parere che l'ac-
qua sia salutevole.
S Secondo o mcB, o lo, 5 so paei; A o Al mio,
al tuo, al suo parere, Al parer mio, tao, ecc.,
vale Per quello che ne pare a me, a te e sim.
Paei V. n. Parere, Sembrare, Apparire, Avere
apparenza , aspptto , sembianza, ecc.: Paeivan
tanti laddri; E' parevano tanti ladri.
« Parere, Giudicare, Stimare: Te pà d'avei (ceto
ùnn-a bell'azióni Parli egli d'aver falla una
bell'azione ?
« — per Giudicare opportuno, Creder conveniente:
Se ve pà de piggid moggé, piggicela; Se vi par
di menar moglie, menatela, ammogliati vi.
n Sembrare, Somigliare, Rassomigliare, Aver somi-
glianza : 0 paetva tutto so frae ; E' sembrava
tulio suo fratello.
— e non èse, sòn due cose diverse; Parere e non
essere è come filare e non tessere, si dice pro-
verbialm. per dinotare Che l'apparenza non basta
dove bisognano gli effetti.
— imposcibtle; Parer impossibile: Credersi che non
possa essere, che non possa darsi.
— mtll'anni che nò succede ùnn-a cosa; Parer
milP anni o ogn' ora mille che segua alcuna
cosa, vale Aspettare con grande ansietà d'im-
pazienza l'esito d'alcuna cosa. Non veder l'ora
eh' ella sia.
— tutto ó móndo; Parere tulio il mondo: Parere
un gran che.
— un atro ; Parere un altro, suol dirsi di Chi es-
sendo molto miglioralo nella sua condizione o
fisica 0 morale, ha come mutato natura, dive-
nendo lieto e fiorito, di triste ed abbattuto ch'era.
— un tniàcoo; Parere un miracolo: Apparire una
cosa miracolosa.
§ Fd paei ùnn-a cosa pe ùnn'atra; Far parere
una cosa per un'altra, vale Ingannare col mo-
strare e dare alle cose apparenza diversa dal
vero esser loro.
S Pe nò paeì; Per non parere. Posto aw. vale
Dissimulando.
Paela s. f. Paletta, Ferro piatto. T. calaf. Ferro
il quale nella sna estremità non è tagliente^ ma
tèB
PAG
PAG
smnssato, e di cui si servono i calafati pT cac-
ciare la stoppa ne' com menti senza ta^'llarla.
**3Paentèlla V. Parentela.
**I*a©iltóu. V. Parenióu.
Paeta. s. f. Paletta : Piccola pala di ferro, con
che si tramula cenere, brace, carbone, e si ado-
pera nel focolare.
n Paletta o Mestichino. T. stamp. Slrum. di ferro
f a guisa di piccola pala, con cui si prende i'in-
^~ chiostro da' barili e si mette nel calamajo dei
torchj.
— de spalle; Paletta, chiamasi volgarm. Quell'oss»
della spalla che da' Notomisti è detto Scapula.
S Paete di aste do tempo; Palette delle aste. T.
oriol. Le aliette che formano la .«quadra sopra
un fusto cilindrico per imboccare ne' denti della
serpentina.
Paeta s. f. Palettata : Tanta brace o tanto fuoco
0 simile quanto ne sta nella paletta.
»i Palettata, per Colpo dato colla paletta.
Paetiiin-a s. f. Palettina. Dimin. di Paletta:
Paletta piccola.
— da stia; Cucchiaja: Slrum. che serve a stirare
gale, cannoncini, sgonfielti e increspature dei
vestiti da donna.
Paezà. v. a. Paleggiare: Tramutare con pala,
Sventare o Rivolgere il grano o altre biade colla
paia affinchè non riscaldi o patisca; a:trim. Spalare.
Paeacóu s. m. Paleggiatore, dicesi nell'uso Quegli
' che rivolge il grano colla pala; allrim. Spalatore.
Pafsero s. m. Palo o Palo di ferro | Slrum,
/' di ferro in fondo sottile e in cima più grosso,
'* con alquanto di testa augnala, e serve a varj
usi, come forare il terreno, percuoter massi,
muover pesi o altro.
S Semend agògge pe arrechéugge pàfceri V.
A gaggia.
Paferrin s. m. Piccolo palo di ferro.
Pag-a- s. f. Paga: Quantità determinata in mo-
neta da darsi in mercede a chi serve; e propriam.
Ciò che si dà ai soldati per mercede, Soldo.
S Da-e cattive paghe bezèugna sciortine cornine
se péu; Dal mal p;igatore o aceto o cercone, si-
gnilica che Dai cattivi pagatori bisogna aspettarsi
di vedersi dare, invece di danaro, merce o trista
0 guiisla, ed è meglio pigliar quella che niente.
% Mala paga ; Mala paga : Tristo pagatore.
S Tid a paga; Tirar la paga, vale R cevere una
data provvisione per ruffi/.io che si presta.
Pag-à, V. a. Pagare: Dare il prezzo di quel che
ad altri si è tenuto, U.>cir di debito,
n Pagare, dicesi anrhf^ delle persone o cose che
sono soggette a qualche imposta : Quanto pàgan
i pesci de gabella ? Quanto pagano i pesci di
gabella?
— da mccxima moncea, Paga de bdnn-a o de cat-
tiva moncea, Pugà de moncea lunga Vj Moncea.
-* d'ingratitudine; Far come l'asino al corbello,
che quando ha mangiato lo strame gli dà un
■ calcio. Pagar di mala moneta: Mostrarsi ingrato
ai benetì^j ricevuti.
— - /fa, sodo e dina V. Dina.
„5 A paga e a moi gh^é sempre tempo; Alla morte
' e al pagamento indugia quanto puoi.
S Chi comanda paga V. Comanià.
S Chi paga avanti l'è ma Servio inderré; Chi
"vuol lavoro mal fatto lo paghi innanzi Iralto,
•TV. Chi paga innanzi è servito dòpo.
§ Chi rompe paga ovv. In casa do barba chi
r'mpe paga; Chi rompe paga V. Barba.
$ Chi va de testa paga de bórsa; Chi giuocà dì
pie paga di borsa. Prov. e vale Che spesso vo-
lendo soddisfare i proprj capricci si scapita e si
procura male a se stesso.
S Fdla paga; Far pagare il fio, la pena, io scotto
d'alcuna cosa, vale Soffrire il danno, la pena
meritata per quella.
8 Nò èssighe dincc dn pneì paga ùnn-a cosa;
Non aver pago o prezzo, Non esservi danari da
pagare checchessia , dicesi di Cosa rarissima e
che non abbia prezzo che eqnivaglia al suo valore.
S 0 piggià 5 l'è dóce e ó paga 5 l'è am,ào V.
A man add.
S 0 Segnò 5 nò paga a-o sabba, ma 5 paga a-i so
tempi; Domenedio non paga il sabato. Modo
prov. significante Che benché il peccato indugi
talvolta la punizione, non pertanto può fuggirla.
% Pagàia; Scontarla; Pagare il fio o la pena di
alcuna cosa, e scherzosam. in modo figur. Cacar
le lische dopo aver mangiato i pesci.
S Ti me a pughice; Te la vo' far pagare, Ella
t'ha a costar cara.
S Uun-a a-e paga tutte; Una le paga tutte, ovv.
Una ne paga cento.
S Voeì ese pagóu fin all'ultimo dina; Voler
la parte sua fino al finocchio.
S Pagàse n. p. Pagarsi : Prendere da sé quello
che altri dee dare.
Pag-ad-ó s. m. Pagatore: Colui che paga.
Jj 0/fiziale pagadó; Ufficiale pagatore: Colui che
dà le paghe ai soldati.
Pagrao s. m. Pàrago. T. ittiol. Pageltus ery^
thrinus. Pesce di mare che vive nel Mediter-
raneo ed anche nell'Oceano. Ha gli occhi grossi,
la nuca larga e rotonda , il color generale del
corpo rossastro mescolato con giallo, il ventre
argentino, e ci:;scnn fianco strisciato di giallo per
lo"lun.s)!o. Si pasce d'animali conchilli. ^
§ Va ciii ùnn'éuggid che cento pagai V. Euggid.
Paggetta s. f. Pagliuzza, Pagliuca, Pagliu-
coia: Un pezzolino di paglia.
S Ziigd a-e paggette o a-e busche; Giocare alle
bruschette o alle buschetle V. Zùfld.
Pag-getto s. m. Primaccino: Quel ravvolto
di panno, cuojo o altro, pieno di paglia o sim.,
che mettasi sulle spalle da chi porta dei pesi,
per salvarle djllofffsa del pfso. Il vocabolo ge-
novese viene da paglia (paggio), il vocabolo
italiano da piuma, che Piimaccino è corruzione
di Pinniaccino. - Cercine è Un ravvolto di panno
a foggia di cerchio usato da chi porla dei pesi
in capo V. Sótlesto.
1) Paglietto, T. mar. Largo tessuto a guisa di trec-
cia, del genre delle cinghie, fatto di commando
0 di trefoli di vecchi cavi, che u^asi per difen-
dere i cavi dagli effetti dello sfregamento.
— de gSsso, lancia, ecc.; Paglietto: Specie di cer-
cine 0 di guanciale, fatto di grossi cenci o di
vecchie corde, che ponesi esleriormenle in una
0 in ambedue le estremità dui a barchetta a ri-
paro dell'urto di essa- contro lo sbarcatoio o di
allri corpi duri.
Pag-gia s. f. Paglia: Filo o Fusto di grano
0 d altre biade, da che cominciano ad esser da
mietere o sono mietute.
— da fa eappelli; Cascola: Grano di due specie
PAG
che si semina per lo più a cagione della paglia
da far cappelli. La cascola bianca produce la pa-
glia più sullile, lucente e bianca; la rossa è di
granello e fusto p ù grosso e più rossiccio.
— da fa eurèyhe; Sala: Pianta palustre, a foglie
ensiformi, cioè strette, lunghissime, acute, lisce,
tenaci, le quali seccale e serbate poi all'uopo,
inumidite e attorte in corda , si adoperano ad
impagliar seggiole e vestir fiaschi. Le seggiole si
impagliano pure con foglie di Ci^nna.
tntnùa; Pagiiccio : Paglia minuta; Pagliaccio,
Paglia trita ; Pagliariccio, Tritume di paglia.
— pogge da varèya ; Corde: Foglie di sala o di
canna, raitorte spiralmente a mano in numero
di due, tre o più, aggiuntene sm cssivamente
delle altre, per una Innghe/.za indelerminala, onde
impagliare le seggiole o il lelajno di esse.
S Aveì 5 CM rfe poggia V. Cu.
n — poggia tn becco V. Becco.
S Cuppelh de poggia; Cappello di paglia o di
treccia.
% Carighe de pagaia; Seggiole di paglia.
S Casa de pugyta; Casa pagliaresca.
S Chi ha cu de poggia ha puta ch'5 ghe pigge
féugo V. Cu.
S Co de poggia V. Paggicèn.
§ 60 tempo e a poggia se matùran e nèspoe;
Col tempo e colla paglia si maturan le nespole
% Durmi in scio poggia; Dormire a pagliajo, cioè
sulla paglia.
S Féugu de poggia; Fuoco di paglia, si dice di
Cosa che duri poco,
g Omino de poggia; IJoma di paglia V. Ommo.
IPag'g'ia s. m. Pagliajo : Gran massa di paglia
ammontala a guisa di cupola e sorretta nel mezzo
da uno stile, che chiamasi Stollo.
Pa.g'g'isBii add. Pagliato: Del color della paglia.
I*a-g:»'^s®^*'^ S- ^- Pagliacciata. Voce del-
l'uso : Allo 0 .Mollo inconvenienlemenle buffo-
nesco ; alirim. Zannala , B iffoneria, Baccf lleria.
rag'gri^sso s. m. Saccone, Pagliericcio e
Pagliaccio V. Succòn.
<• Pagliaccio, Buffone.
S Brùxà 5 paggiusso ; Bruciare 0 Abbruciare l'al-
loggìamenio , e nell' uso anche Bruciare il pa-
gliaccio V. Brùxà.
I^ag-g"-^"- s. m. Cordonala: Certo sdrucciolo
a pendio, talora semicircolare, talora rettilineo,
a due spigoli e ire padiglioni, senza scalini, ser-
vendo in luogo di quelli alcuni cordoni di pietra
per raltenitivo de' pipdi di chi vi sale e scende.
Questa cordonata è frequente avanti le porle di
strada in molle città iialiane. £ chiamala anche
Bramantesca, perchè crcdesi che il Bramante ne
sia stalo l' inventore,
■j-rt Pagliòlo. Voce nostra: Quel mattonato che già
da noi si faceva dinanzi alle soglie delle botteghe
0 simili. Credesi che questa voce possa derivare
dall'uso antico di tener foglie 0 paglia dinanzi
alle porte di strada quando le vie non erano
ancora selciate,
n Faglinoli (al plur.). T. mar. Tavolati a piani co-
strulli d'ordinario di legno di pino 0 d'abete,
sostenuti da bagli, travi e Iravicelli de\o stesso
legname, per servire alle diverse distribuzioni di
eff»'iii e di viveri nella stiva delle navi.
« Pagliuolaio. T. mar. Suolo della sentina formalo
da tavoloni posti gli uni accanto agli altri; ed
PAL
anche Qneì tavolalo mobile che si fa nel fondu
del battello.
S Fa pasid e paggiéu; Dar l'ambio 0 l'ambulOj ■■
figurai, vale Mandar via. £-*
% Pana 6 paggiéu; Pigliar l'ambio 0 l'ambolo^
figurai, vale Andar via.
§ Sburassà 6 paggiéu; Nettare il pagliuolo, Yale
Levarsi via, Fuggire.
Fas^ìosl s. f. Donna di parto. Puerpera: Donna
rhe è n*>l puerperio. Dicesi anche in alcuni luoghi
Impagliala.
I>ag'iiotta, s. f. Pagnotta : Pane (ondo.,;j __
n Pane di munizione V. fìeziòn nel 2" signlf.
I»aì v. a. Digerire. Smaltire. Voce della plebe e
del contado V. Digerì.
I*ajo p. pass. Digerito, Smaltito,
g Lìtinassa puja ; Chiocciola che ha il panno.
Voce fior.
I*aisag:g:io s. m. Paesaggio e Paese. T.pitt.
Quadro che rappresenta una campagna aperta
con alberi, fiumi, monti e pianure e altre cose
da campagna e villaggio
I*aìsag'g'ista s. m. Paesista. T. più. Pit-
tore (he dipinge paesi e vedute di campagna;
dicpsi anche Paesanle.
I*aisan s. m. Contadino, Paesano, Villano, Cam-
pagnuolo, Forese : Colui che lavora la terra, che
abita il contado, la villa, la campagna,
n Villano, usalo in forza d'addiett. , vale Zotico,
Scortese, Di rozzi costumi; che anche dicesi
Conladino.
Paisanata s. f. Sgarbo, Sgarbatezza, Villania,
Malacreanza, Inciviltà: Atto 0 Parola scortese e
propria d'un villano.
Paisanetta s. f. Contadinella , Villanella,
Foresella, Foresozza, Forosella. Voci vezzegg. dì
Contadina, ecc.
Paisanetto s. m. Conladinello, Villanello^
Foresozzo, Forosello.
Paisann-a s. f. Contadina, Villana: II femm.
di Ctmladino, di Villano.
Paisanotto s. m. Conladinollo: Contadino
di bella statura e di bell'età, 0 di belli corpo-
ratura.
Paisanùsso s. m. Conladinaccio, Villanzone,
Villanaccio : Peggior. di Contadino, di Villano.
Paise s. m. Paese, Regione, Provincia; e talora
assolutam. anche per Patria.
% In che paise li vte, ùza camme ti tremi ; Paese
che vai, usanza che iniovi. Maniera prov. che
si usa per ammonire che Ciascuno dee accomo-
darsi all'usanza e a' costumi de' luoghi dove va
0 dimora.
% Paixi bassi; Paesi bassi, diconsi per onestà Le
parti pudende.
S Tùlio ò mondo 5 l'è paise V. Móndo.
Paisettin. V. Paiseito.
Paisetto s. m. Paisello, Paesino, Paesello.
D min. di Paese: Piccolo paese.
Paisotto s. m. Paesolto. Modific. di Paese:
Paese di mediocre grandezza.
Paisùsso s. ro. i'aesuccio: Paese piccolo e.
di poca importanza 0 bellezza.
Palanca s. f. Soldo: 3Ioneta di rame, ed è
La ventesima parte della lira italiana.
Palassinu-a s. f. Palazzina: Bella casa che
tenga come il mezzo tra un palazzo e una mo*
desta casa.
560
PAM
PAN
I*a.lasso V. Palazio.
I*a-la-to s. m. Palalo: Propriam, Il cielo della
b(icca; figurai, usasi per Gusto o Senso del gusle.
§ Aveì 0 pulufo fin ; Essere buon suslnjo.
n — 5 palato cattivo; Aver il palale» corrotto.
S Non aveì de palalo; Non gustare, Non com-
prendere i sapori.
Pa.la.ziai s. m. Sbracione, Spaccone, Arcifàn-
fano, Miilantalore, e nel volgo fior. Poilajone
V, Falampi.
Palaziata s. f. Sbraciata, Spacconata , Mil-
lanteria, e nel volg. fior. Pollata : Alto o Detto
di persona che vuoi pare re da più di quei che è.
Palazio s. m. Palazzo e Palagio, accr. Palaz-
zone, dim. Palazzello, Palazzino, Palagello, pegg.
Palazzaccio: Grande e niagnilica casa, generalm.
isolala , falla per principi o gran personaggi o
ricchi signori, o per ulTìzj.
Palolietto V. -Parchetlo.
Palco V. Parco.
Palesa, v. a Palesare, Manifestare, Scoprire, ecc.
Palestiuu-a s, f. Palestina. T. stamp. Sorla
di carattere grosso che è fra il Testo e il Can-
noncino.
Palinodia s. f. Scilòma, Tiritera, Lunghiera,
Liiii»càgnoia, Stampila: Stravagante lunghezza di
ragionamento.
Pallia V. a. Palliare: Ricoprire ingegnosamente
una cosa malvagia, Cercar di scusarla dandole
un'apparenza, un color favorevole; Colorare,
Mascherare, Velare, Orpellare, Inorpellare,
w Palliare, presso i Medici vale Addolcire il male
senza curarlo, Guarire in apparenza.
Palliativo add. Palliativo: Aggiunto di cura,
dicesi Quella che addolcisce il male, ma non lo sana.
Pallio s. m. Paliollo : Quel pezzo di drappo
di vario colore , secondo il tempo delle eccle-
siastiche solennità, che copre il dinanzi dell'altare
e che è cinto da cornice; dicesi anche Palio e
Frontale.
Palpa, e renarne; Palpare. T. mar. Di-
cesi de' remi, ed è L'azione di tenerli fermi col
girone alzato e. colla pala di taglio ed immersa
in. mare; il che si fa quando si vuol trattenere
la lancia o sim. che non cammini.
Palpita v. n. Palpitare: Frequentemente muo-
versi, ed è proprio Qjel battere che fa il cuore
per qualche passione.
Palpitaziòn s. f. Palpitazione: Moto vio-
lento, sconcertato, frequente e convulsivo del
caore, accompagnato da oppressione, da diflicollà
di respiro, da abbattimento di forze e di deliquio.
Pa.mag"S"ìo s. m. Pomerio : Fosso che ri-
cigiie la città, ed è bpazio fra il terrapieno e
le abitazioni.
Pamenta s. m. Tappezziere : Colui che ad-
dobba le stanze con tappezzerie, mette parali ai
letti, ricuopre mobili, mette su le tende, fa e
riballe materasse, ecc.
Pamezzà s. m. Paramezzale. T. mar. Pezzo
' di coslnrzione per forma e dimensione presso-
ché eguale alla chiglia stessa e che slrigne fra
sé ed essa tulle le piane o matere ; dicesi an-
che Carlinga, ma è lerm. frane.
Pàtuiia s. f. Palamita. T. illiol. Pelamis sarda.
Pesce dì mare del genere dogli Sgomberi, quasi
simile al tonno, ma molto più piccolo, di color
turchino cupo e rigato.
Pamiti s. m. plnr. Palamite. T. pese. Lunga
funicella detta Trave, a cui sono annodale molle
funicelle p ù corte delle BracciuoU, ciascheduno
dei quali è armalo di forte amo con esca, e che,
gettato in mare la notte, si rilira la mattina coi
pesci che vi sono presi.
Pampalùg-o s. m. Pascibietole, Pacchiano,
Palamidone, Pincone, Mocceca, .Moccicone, Sgu-
scialasagiie, ecc., dicesi d Uomo sciocco, capace
a nulla V. Bezùgo nel 2» signi f.
Pàmpano s. m. Pompano : La foglia della vile.
n Fànfano, T. illiol. Naucrates ductor. Pesce dì
mare che ha la pelle listata all' intorno del corpo
di bianco e turchino.
% Zvugo dò pampano ; La settimana : Sorta di
Giuoco fanciullesco, che si va delineando in terra
una figura quadrilunga con semicircolo in cima,
e divisa in tante caselle quanti sono i giorni
della settimana, ognuna delle quali ha il nome
. di lunedì, martedì, ecc., ovv. di uno, due e tre
e via discorrendo sino al sette, che è la Dome-
nica. I ragazzi che giuocano vanno tra loro alla
sorte a chi debba cominciare il giuoco, che si
pratica così: Colui, cui spelta ad essere il primo,
lancia nn sassolino nella prima cassila, e, lanciato
che l'ha, deve a pie zoppo fin galissoppoj e colla
punta del piede farlo passare ordinatam. per tulle
le altre caselle, procurando di non toccare col
piede le righe, o di far sì che sulle stesse non
abbia a fermarsi il sassolino ch'egli spinge ; se
manca a queste due condizioni , s' arresta dal
giuoco, e allora comincia a far lo slesso il com-
pagno; che se pur egli fallisce ne' due casi sud-
detti, libera il primo che seguita a giuocare.
Pampanotto V. Lùxerna.
Pan s. m. Pane: Alimento fatto di farina di grano
0 d'altre biade, impastala, fermentata, divisa in
pezzi di varie forme e cotta in forno.
Il Pane, per Ciascuno dei diversi ammassi in che
suole partirsi la farina ridotta in pasta per farne
pane, e in questo senso acompagnasi coi nume-
rali, e dicesi Uno, due, tre pani, ecc.
Il — Dello assolutam. s'intende per Tutta la vet-
tovaglia, e per Lo vitto necessario: Me guàyno
do pan; 3Ii guadagno del pane, cioè da vivere.
Il — per Una certa quantità di zucchero, di burro,
di pece, d'argento, di piombo e d'altre cose
sifTalie.
— abbeschéultou ; Vane biscottato, cioè Cane cotto
due volle.
— a canvslrelln ; Pane a ciambella, o assolutam.
Ciambella: Pane di forma circolare e forato nel
mezzo a guisa d' anello da potersi infilare con
una corda, con le braccia o altro, secondo la
grandezza dei pani. Si dice anche Pan francese
0 alla Lorencse, forse perchè persone di là ve-
nute l' introdussero in Toscana.
— affuòu; Pane avvampato, Pane arrabbiato. Pane
ripreso dal forno V. Affuòu.
— a fi'unceize V. sopra Pan a canestrello.
— o muretti o a cornetti ; Pane a cantucci o
canlu'ciato.
— ben levòu; Pane ben lievitalo o ben lievito.
— bruslulìo; Pane abbrustolilo.
— brùxòu; Pane brucialo V. Brùxóu.
— buffi-Ito; Pan bufTctto, vale Pane sopraffine.
— cado; Pan caldo: Quello che, di poco cavalo
dal forno, ne ritiene tuttavia il calore.
PAN
PAN
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chéullo; Pan collo, Pan bollito V. Panchéullo.
co-a sd; Pan salalo. In Tose. Pan francese.
co crescente; Pan lievito: Pane di pasta lievi-
tata V. Crescente.
co-i éuggi; Pane alluminato, bucalo, bucherato,
cogli occhi, cioè rigonflo, spugnoso e pieno di
cavila, che è il caraltere del buon pane.
co-I éuggi, formaggio sens'éuggi, viti chi sàta
a-i éuggi V. Euggio.
co-i rebighi; Pane a pizzicoUi : Pane con cui
si pizzicò la superficie prima di cuocerlo.
da tràpola; Pane de' forni pubblici.
de bosco V. Erba cocca nella voce Erba,
de bùliro; Pane di burro o di butirro V. Bùliro.
de casa; Pane casalingo, cioè fatto in casa; ed
usasi pure figurat. per dinotare Una cosa buona,
eccellente.
de mescciùa; Pane mescolo, Pane mischio o
mislio; Quello che è fatto con farina di frumento
mescolata con quella di ségale o altra.
de munizión; Pane di munizione V. Rezi5n.
de pasta molla; Pane di pasta molle.
de pasta soda: Pane mas^iccio.
de revi'zzéu; Pan di cruschello o di tritello V.
Revezzéu.
de sciò (le faenn-a; Pane a burallello. Pane di
fior di farina.
de Spagna; Pane di Spagna : Pasta falla con
zucchero, rossi d'uovo, farina, ogni cosa mestata
insieme e che poi si unisce alle chiare d'uova
fatte spumeggiare, o, come dicono, montare. É
lo slesso che La pasta reale, con questa differenza
che e&so è formalo a pani grandi o alti o lunghi,
per dispensarsi taglialo a felle per lo più tra ì
dolci alla fine delle mense.
de tuUa pasta; Pat.e a tutto slaccio. - Pan
inferigno . dicesi al Pane fatto di farina mesco-
lala con istacciatura e cruschello.
de sùccao; Pane di zucchpro: Zucchero rafiSnato
e assodalo e ridotto in forma di cono.
dòge; Pan dolce alla genovese o Pan di Natale:
Sorla di Pane che comunem. presso di noi si
mangia nelle feste del ^S. Natale, e s'impasta
con burro, farina, acqua nanfa, zucchero, pi-
nocchi, uva di Corinto fù(jhettaj e talora col
zibibbo.
e nòxe, mangia da spose V. Nóxe. .
fatto co-i pé; Pan calcialo.
fresco ; Pan fresco : Pane colto di poche ore o
di un dì, raffermato e raffreddato che sia.
giancu ; Pan bianco , dicesi Quello che è fatto
di sola farina.
grattóu; Pan grattalo, vale Pano ridotto per
mezzo della grattugia a somiglianza del semo-
lino, e collo in brodo.
inso ; Pane manomesso : Pane che non è piìi
intero, e di cui si è già tagliato qualche ppzzo.
- Pane sbocconcellato è aggiunto di pane o di
altra vivanda, da cui sia stalo spiccato co' denl:
0 altrimenti qualche boccone.
liso; Pane mal lievitato o mal lievito.
ma levòu V. sopra Pan liso,
neigro; Pan nero o bii-io o bruno.
purchin; Pan porcino. T. boi. Cyclamcn curo-
pceum. Sorla d'erba che produce radici grosse
e tonde come cipolle, e foglie simili a quelle
dell'ellera; dicesi anche Pan terreno.
poso 0 pòsòu; Pane raffermo, vale colto da più
Casaoou, Dizionario Genovese-Italiano.
d'un giorno; se collo da più giorni, dicasi Pane
stracco, Pane stantìo.
— riandò; Pan tondo, cioè di forma rotonda.
— santo; Pan santo, Pan doralo: Piccole fettncee
di pane intinte nei brodo, rinvolte nelle oova
sbailnte e poi fritte.
— sciocco; Pane scilo o sòflBce, vale Pane leggero,
morbido.
— sciùto; Pane asciutto. Pane arido, Pane scusso,
cioè Pane mangiato senza companatico.
— sensa crescente; Pane azzimo, Pane senza lievito.
$ Aveì 0 Dà ùnn-a cosa pe un bòccòn de pati;
Avere o Dare checchessia per un pezzo o tozzo
di pane V. Bòccòn.
S Ce fwto a pan; Cielo a pecorelle V. Ce.
^ Chi non ha atro che un pan, o fornà ò ghe d
brùxa; A chi è disgraziato gli tempesta il forno.
Prov. che vale Le disgrazie seguono le disgrazie.
S Cròsta dò pan; Crosta, Corteccia.
§ Dì a-o pan pan; Dire al pan pane V. Di.
S Èse a pan; Esser acconcialo, impiegalo, Esser
al servizio d'alcuno.
n — ci'ù bòn che 5 pan ; Esser me' che il pane.
Essere ano zucchero, dicesi di Persona eccellente
e di buon'indole.
$ Fd ò pan ; Fare il pane, vale Impastar la farina
ad effetto di ridurla in pane per cuocerlo.
S Fetta de pan rost'io; Crostino.
^ Frcgògge de pan; Bricie, Briciole, Miche.
% Mangiò, ò pan a pettòn, Mangia pan e cotello.
Mangia pan e spùo V. Mangia.
S Mette ò pan de Natale in sciùnn'a cosa V. Mette.
g Mòula de pan; Mollica, Midolla.
% Nò distingue ò pan da-e prie V. Distingue.
S Oexin de pan; Orlicelo.
§ 0 pan di atri ò l'ha sette eròste, chi no mangia
nò conosce; 11 pane degli altri ha sette croste
ovv. Il pane degli altri è troppo salalo. ProT.
di chiaro significalo.
§ 0 Segnò 5 manda ò pan a chi n'ha de denti;
Chi ha denti, non ha pane, ecc. Y. Dente.
S Panèa dò pan; Paniera del pane V. Panca.
S Quando 6 ce 6 l'è fasto a pan, se nò ciéuve
anchéu ciéuve dòmun V. Cp.
S Rende pan pe fùgassa V. Fùgassa.
S Resta de pan; Fil di pane: Tre o più pani
nniti insieme in linea retta. - Filare (s. m.) di-
cesi in Tose, di Più pani insieme attaccati per
linea retta, i quali, secondo l'abbondanza o la
carestia, sono di maggiore o minor peso, ma
sempre d"un prezzo costante; e quei filari che
sono il doppio di peso e di prezzo, diconsi Fi-
toni. - Piccia, dicesi di Due o più file di pane
atlaccale insieme per Iato , o di p.ù pani , di
qualsivoglia ragione, attaccati insieme qualunque
siane il modo.
S Resta a pan dòmandóu; Restar in sull'ammat-
tonato 0 sul lastrico, vale Rimaner povero, senza
niente, o anche Esser ridoito a vivere d'accatto.
$ Toccàseghe ò pan; Esser di peggio in checchessia.
Scapitarci.
$ Tùlio é sùppa còmme pan bagnòli; Tutto è
zuppa come pan molle, É tutta fava. Modo prov.
che vale É tutta una medesima cosa.
8 Vive a pan e cegua; Cibarsi di solo pane ed
acqua.
Pa,]ia,tté s. m. Panaltiere: Quegli che fa o
vende o ha io custodia il pane.
m
PAN
PAt?
g lìùlleqa da panatté; Panalleria.
I*aiiclxéiitto s. m. Tappa, Pan collo^ Pan
bollito : Minestra di pane sminuzzalo e collo ne!
brodo 0 nell'acqua.
S A panchéutto e menùetti V. questa iocoz. alia
sua sede alfabetica.
Panco V. Paranco.
Paridàii s. m. Riscontro: Corrispondenza di
parli , e propriam. dicesi di Due cose simili
per dimensione o analogia di lavoro, specialm.
parlandosi di quadri, intagli, bassirìlievi e sim.
Dal frane. Pendant.
S lìurcóH chi fa pandàn; Finestra che fa risconlro.
Pane s. m. Paniere: Arnese nolo, fallo di vin-
chi 0 di vetrici di varie grandezze, per Io pù
di forma rotonda, e colle sponde poco rilevale;
allrim. Canestro V. Cavagno.
I) Sedere : Voce che si usa oneslamenle per dino-
tare il Deretano.
— co còvercio ; Paniere coperto.
**S Scrovise 5 pane ; Mostrare il culo, figurai, e In
ni. b. Palesare i proprj fatti.
I*anéa s. f Paniera: Arnese uguale in tutto al
paniere, se non ohe è di forma bislunga od ovale.
- Spasu dicesi Quella cesia piana e assai larga
per uso di sostener robe da comparsa.
— de Ifgne; Piniera delle legna, Paniera da cam-
minello: Arnese o Recipiente di vimini, di ve-
trici 0 di vinchi sbucciali, profondo, assai più
lungo che alto, ad uso di tenervi ogni sorla di
roba da ardere.
— dò pan; Paniera del pane. - Panaltiera, Vaso
in che alla mensa de' grandi si pone il pane per
loro uso; e presso i pastori toscani La lasca in
cu ripongono il pane.
I*aiiea s. m. Panieraio e Panerajo: Artefice che
lavora e vende paniere, canestri, ceste e sim.
Panella s. f. Castagnaccio : Intriso di farina
di castagna che si cuoce in forno entro legghia,
e viene come una stiacciala.
Smanerà s. f. Panna, Crema, Fior di latte V.
Cremma.
I*anei*isso s. m. Panereccio e più comuncm.
Patereccio e Palei écciolo: Malore che viene al-
trui alle estremità delle dita o alla radice delle
unghie; ed è un' infiammaz. del tessuto cellulare.
I*aiiéta s. f. Panierina e Panerina. Dimin. di
Paniera: Piccola paniera.
I*aiiétiii s. m. Panieruzzo, Panieruzzolo e Pa-
neruziolo. Dimin di Panierino.
I*auéto s. m. Panierino e Panerino, Panieretto.
.Dim. di Paniere: Piccolo paniere.
I*aiietta s. f. Pènero e Penerala: Quella parie
dell'ordito che rimane senza esser tessuto.
I*ariettiML s. m. Panellino, Panatello: Picco-
lissimo pane.
^Panetto s. m. Panello : Piccolo pane.
S Panetti de S. iVicolla , de Sant'Antonio, ecc.;
Panellini benedetti. Se ne fanno delle picce (V.
Resta) e si distribuiscono per le feste de' Santi
in alcuni luoghi a lor dedicali.
Panìg'o s. m. Panico. T. boi. Panicum ita-
licum. Pianta che ha la spiga composta di spi-
gheitine aggruppale, mescolale con sétole o reste,
i peduncoli irsuti, le foglie simili a quelle della
canna, lisce, lanuginose nell'ingrasso della guaina,
la radice librosa, il culmo diritto, i semi lisci,
che variano di colore dal bianco al giallo, al
giallo-rancia lo, allo scuro. Si coltiva principal-
mente per alimento degli uccelli canterini.
Fanissa s. f. Panicela: Polenta di farina di ceci,
che si mangia calda condita con olio e pepe, o,
ridotta in punicei e freddata, si taglia in fette
per condirla come l'insalata o per friggerla o
per conciarla con soffritto.
Panissà s. m. Mocceca, Moccicóne, Coticone,
ecc., dicesi d'Uomo slordilo e incapace a far
nulla; e talora d'Uomo lento, pigro, lardo, ecc.
Panna s. f. Panna. T. mar. Posizione d'una
nave, le cui vele sono disposte in modo ch'essa
non avanza né retrocede , ma soltanto deriva
lentamente pel suo Irsverso, onde: Èse o Mette
in panna un bastimento; Essere o Mettere in
panna un bastimento, vagliono Essere o Mellere
il bastimento in della posizione.
*Pann-a s. f. Pacca: Colpo dato colla mano
aperta. Voce della plebe.
Pannadùa fDàla a un cavallo) ; Forbire an
cavallo. T. cavali. Lisciare il cavallo con un
pezzo di panno lano, dopo averlo stregghialo e
ripulito colla brusca o bussola (brùstia).
Panno s. m. Panno, Panno lano, Tela di lana.
H Panno nel numero del più dicesi per Veslimenli
di qualunque materia si sieno; ma é voce usala
nel contado.
— arrigóu; Vergalo: Panno vergato, cioè a liste
di diversi colori.
— arrazzóu; Panno cimalo.
— ben fullóu; Panno sodalo, ben feltrato.
— camuóu; Panno tarlato, tarmalo o intignato.
— de Sedàn; Pagnone: Aggiunto di Panno finis-
simo di Francia, che si fabbrica a Sedano, dal
nome dfl suo antico fabbricatore.
— incartonio da-o bruttò ; Panno incorazzalo :
Panno divenuto sodo per untume e lordura.
— pastóso; Panno manoso, morbido.
— scciazzo; Panno fitto, contr, di rado.
— scùo; Panno bujo.
— taggióu aoa dà pessa; Panno levato della pezza,
cioè nuovo.
— tento in lann-a; Panno tinlilano o linlillano:
Panno tinto in lana.
— tento in pessa; Panno tinto di pezza.
— ùzóu; Panno domo o domalo.
S Aveì panno e tezo'ie V. Aveì.
% Cimòssa d6 panno; Cimossa, Vivagno.
S Falla dò panno; Scacchino, Chiarella, Trapas-
selto. Malafatta V. Falla.
§ Mettise in ti panni d'un atro; Vestirsi i panni
altrui. Mettersi ne' panni o ne' piedi d'alcuno,
figurai, vale Mettersi nella sua condizione, nel
suo stato.
§ Mezo panno; Panno sottile.
§ Nò vorrieivo èse in ti so panni; Non vorrei
essere ne' suoi panni, cioè nella sua condizione.
S Pessa de panno; Pannina: Ogni sorta di panno
lano in pezza.
S Stasene in ti so panni o in te so stracce;
Starsi ne' suoi panni o ne' suoi cenci, figurai, si
dice dello Starsi da sé con quello che l'uomo ha,
senza cercar di cosa alcuna o dar fastidio a veruno.
Panna s. f. Pancia e Panza : Parie del corpo
dalla bocca dello stomaco al petiignone , nella
quale si rinch udono gì' intestini; allrim. Ventre,
Epa, e nello stile famigliare e bernesco Buzzo,
Feccia, Cagno, Stefano, Trippa, Valigia.
PAN
l>At»
563
n Pancia, per La pelle delia pancia ; e si dice co-
mtinem. delle Pelli degli animali, le quali si ado-
perano per fodere.
— de strùsso; Ventre di struzzolo, si dice in m. b.
di Persona che mangi assai e d'ogni qualità di cibi.
— (le sùcca; Midollone, Buzzo: Il midollo intimo,
La parte spugnosa delle Ciiciirbitacee, della quale
si fa getto, come di parte poco buona.
— d'ùnn'àmoa, d'una brocca, d'un vaso, ecc.;
Ventre.
— molla; Pancia smilza o Trippa guizza, cioè flo-
scia, molle, cascante.
— pinn-a a véu riposo; Corpo satollo, anima con-
solata, si dice di Chi appena mangiato si batta
giù a dormire.
S A pansa piiin-a a no compatisce a véna; Corpo
satollo, pieno o sim. non crede al digiuno. Det-
talo prov. che significa Chi è nell'abbondanza
non crede alla miseria.
S Andà co-a pansa pe tcera; Correre a carriera
0 di tutta carriera, a tutta briglia, a briglia sciolta,
a redini abbandonate, a tulio corso, ecc.
S Avet a pausa; Esser incinta, ed in ischerzo
Aver la valigia, dicesi parlando di donne.
ti — a pansa pinn-a ; Aver pieno lo Stefano.
SI. b. e vale Aver la pancia piena.
S Bòggì a pansa; Gorgogliare il corpo V. Bòggi.
S Co-a pansa all'aia; A pancia all'aria, vale
Sdrajato quanl'uno è lungo, e supino, e dicesi
generalm. di Chi sta così per ozio o per diletto.
% E parvlle non tmpan a pansa ; Le parole non
empiono il corpo V. Parolla.
§ Ése co-a pansa a goa; Essere col corpo a gola,
Avere il corpo a gola o agli occhi, si dice delle
donne che sono vicine al tempo di partorire.
S Fd pansa; Far corpo, dicesi delle muraglie
quando gonfiano ed escono dalla lor propria di-
rittura. Parlandosi d assi o d'altro legname, che
per l'umidità e la siccità si piegano, dicesi Im-
barcarsi, Far ventre, Ingonibare V. Ingòmbàse.
% Impise a pansa; Empiersi lo Stefano, Gonfiar
Tolre, Caricar l'orza, Alzare il tianco, Abbottarsi:
Blangiare e bere abbondantemente.
S ilelle sciù pansa; Far cotenna o buona co-
tenna, vale ingrassare. Impinguare.
S Sana a piinsa pc-e fighe; Salvar la pancia o
il corpo a' fichi V. Ftgo.
^ Se a schenn-a a nò laoa, a pansa a patisce
V. Laoà.
S Stése a gratta a pansa ; Grattarsi la pancia o
starsi a graitar la pancia, vale Starsi in ozio.
S Stasene cv-e vioen in scià pansa; Star colle
mani a cintola o colle mani in mano o spen-
zolate 0 ciondoloni, Star cortese, vagliono Starsi
ozioso, Non operare.
Pausa, s. f. Spanciata, Sventrala, Corpacciata,
scorpacciata. Strippata: Grossa, Abbondante man-
giata di checchessia, ed anche duna cosa sola:
M'ho fccto vnn-a pansé de fighe; Mi son fatta
una corpacciata di fichi. Dicesi anche Satolla,
ma è alquanto meno di Spanciata, Sventrata, ec,
giacché essa non significa che Tanta quantità di
cibo che saiolli.
n Spanciata, Sventrala, per Colpo dato colla pancia,
Caduta fatta in avanti battendo la pancia.
S Avcine ùnn-a pansé; E-^sere stucco, ristucco,
stuccato di checchessia, figurai, vale Esserne an-
nojalo, infastidito, Non poterne più.
$ Dà 0 Picca ònn-a pansé; Rimpecciare, Dare
di petto. Batter la pancia, vale Urtar colla pancia.
S Fase ùnn-a pansé d'ùiin-a cosa; Fare o Pren-
dere una buona satolla. Fare una corpacciata di
alcuna cosa, valr Mangiarne in quantità; e per
simil. Cavarsi la voglia, Sfogarsi in checchessia,
come quando altri canta, giuoca o fa altra cosa
abbondantemente.
I IP a^n salotto s. m. Mora, Gelsa : Fratto del
gelso 0 moro (Morus alba) V. MòrSn.
Pausetta. s. f. Pancetta e Panzetta : Pìccola
pancia.
— de die; Polpastrello: La carne della parte di
dentro dei dito dall'ultima giuntura in sa.
Pansin. s. m. Ventricolo: Quel viscere mem-
branoso in forma di sacco o di cornamusa, che
è situato obliquamente nell' ipocondrio sinistro
sotto del diafragma tra il fegato e la milza, in
cui discende per l'esofago il cibo e la bevanda.
% Tremmà ó pansin a ùnn-a persónn-a ; Aver
la tremarella, Tremare i pippioni ad alcuno, di-
cesi del Vivere con paura, Aver timore che suc-
ceda qualche cosa pericolosa.
Panson s. m. Pancione, Trippone, Bazzone:
Uomo che ha gran pancia.
Pansùssa s. f. Ventraccio, Epaccia. Peggior.
di Ventre.
Pantaloiu s. m. pi. Calzoni, Calzoni lunghi,
e neiruso anche Pantaloni V. Braghe, Càsoin.
— co-a sportiggiéua ; Calzoni a sparato.
— co portellctto davanti; Calzoni a toppino.
— co-i tianti; Calzoni colle staffe.
PantalóxL s. m. Pantalone: Specie di ma-
schera rappresentante il Veneziano.
Pautoiiiiiiii-a s. f. Pantomima: Azione sce-
nica, dove ogni cosa si rappresenta per via di gesti,
n Pantomima, dicesi anche nell'uso per Una cosa
fatta simulatamente per ingannare altrui o per
celare la propria intenzione: A l'è staeta ùnn-a
pantom.inn-a; Essa fu una pantomima.
PantùfToa s. f. Pantòfola e Pantùfola: Cal-
zatura di piedi che si tien per casa l'inverno,
ed è fatta di striscioline di panno lano, intes-
sute sur una forma. Nella paniufola si appuntano
bioccoli di lana, perchè tengan caldo al piede,
e la pianta di essa si rafforza con sottile suolo.
- Pianella, Calzamento sottile da tener per casa.
Le pianelle soglitm essere di pelle tinta o an-
che di stoffa operata o ricamata; sono senza fib-
bie, senza laccetti e senza tacco elevalo.
Pào fAj; A paro, A par. Al pari V. A pào.
S Ande da pào; Andar di pari o del pari V. Andd.
$ ise da pào ; E;ser pari o del pari, Star a petto.
Agguagliare V. Ése.
Papà s. m. Padre: Voce colla quale le persone
civili chiamano il padre loro. Dicesi anche Babbo,
ma per lo più da' bambini.
— grande; Avo, Avolo e familiarm. Nonno: Il pa-
dre del padre o della madre.
Papàveo s. m. Papavero, volg. Pappardolo,
aniic. Pappardo. T. hot. Pupaver somniferum.
Pianta che fa gran fiori di quattro pelali, ed il
cui sugo ha virtù sonnifera.
— sarvwgv: Rosolaccio. T. bolan. Papaver rhceas.
Pianta che nasce per lo più ne' campi fra le biade,
cosi delia perchè fa il fiore di color simile alla
rosa vermiglia; dicesi anche Papavero erratica
0 salvalico, e dottrinalm. Heas.
504
PAP
PAP
I*apeto s. m. Tarapplto: Quella muraglia, per
lo pù meno alla della slalura deH'nomo, che si
fa lungo l'alveo de' tinmi dall'uno allallro canto
dei ponti, ai terrazzi, ai ballatoj, pozzi, (ìnesire
e simili; e dicesi così perchè sulla sponda si
appoggia i! petto.
Il Parapetto. T. fortif. Difesa e coperta sull'estremo
del ramparo o d'altra opera, che serve a coprire
i soldati ed il cannone dal fuoco dell'inimico.
I*apig'liotti s. m. piar. Diavoletti : Quelle
ciocchette o Que' ricci de' loro capelli, che le
donne la notte avvoltano in certe cartucce, per-
chè conservino la loro piega.
I*appa, s. m. Papa: Sonniio Pontefice de' cat-
tolici ; altrim. Pontefice, Sommo Pontefice, Vi-
cario di Cristo in terra, Capo visibile della Chiesa
cattolica, Sommo Sacerdote, Santo Padre, Bea-
tissimo Padre, Sua Santità.
S Andà a Rómma scnsa vedde 5 pappa; Andar
a Roma e non vedere il papa: Maniera usita-
tissima a dinotare Che d'una cosa si è trala-
sciato 0 non si è potuto ottenere ciò che più
imporla.
S Morto un pappa, se fa un pappa e un cardi-
nale; Dopo un papa se ne fa un altro.
§ Sordatlo dò pappa; Soldato da chiocciole o del
Tinca, di cui volevansi trenlasei a cavare una
rapa, cioè Soldato di poco o di nessun valore.
S Sta camme un pappa; Star come un papa. Modo
familiare e vale Stare ottimamente e da non po-
tare desiderare di meglio; Star in apolline o in
apollo, Starsi alla pasciona.
Pappa, s. f. Pappolata: Farina intrisa con ac-
qua e zucchero, che si fa pe' bambini quando le
madri non hanno latte da nutrirli.
Pappa V. n. Mangiare : Voce che da noi dicesi
solo da' pìccoli fanciulli e ancor balbuzienti, e
da coloro che con essi favellano.
Pappag-allo s. m. Pappagallo, femm. Pap-
pagallessa. T. ornil. Psiltucus severus. Uccello
assai noto delle Indie, ed è di più colori e gran-
dezze e impara a imitar la favella umana.
— da oind; Slorta, ed in alcuni paesi d'Italia Pap-
pagallo: Vaso di vetro, di corpo triedro, cioè
di tre facce, non mollo grande, fondo rientrante
che gli serve come di base, collo storto, ripie-
galo quasi a modo della slorta da stillare. Serve
a certi malati, cui riesce incomodo l'uso del-
l'orinale ordinario.
S Parla camme i pappagalli ; Favellare come i
pappagalli : Parlare sen/.a che chi parla sappia
egli medesimo quel che si dica; Anfanare, Cia-
ramellare, Abbajare.
Pappafig'o s. m. Pappafico. T. mar. La più
alla delle tre parti che formano l'altezza del-
l'alberatura d'una nave.
Pappajéu. s m. Cartoccino: Piccolo recipiente
fatto di caria ravvolta in forma di cono.
PappamÒHclie s. ra. Ragno vagabondo, e
in Fir. Salterello. T. zool. Aracnea venntrix.
Bellissima specie e fra tutte le altre agilissima
delle Aracnidi, che non fa tela, né aspella fissa
nella sua dimora la preda, ma ne va in traccia
notte e giorno, e la ghermisce saltandole sopra
sii' improvviso.
Pappardella s. f. Passio; Fogliaccio scritto
lungo e nojuso; altrim. Stampila, Lungheria, Lun-
gbiera, Lungàgnola.
Pappata s. m. Pappata, Mangiala; e per estens.
Spanciala, Scorpacciala.
Pappe s. m. Carta : Composto per lo più di
cenci macerali in acqua, ridotto in foglia sotti-
lissima per diversi usi, e principalm. di scrivervi
sopra e stamparvi.
Il Carta, talvolta usasi per Scrittura d'obbligo o
pubblica 0 privala; Memoria, Titolo, Documento:
Fceve fa un pappe; Fatevi rilasciare una caria.
Il — E talvolta anche nel num. del più per Cer-
tificati necessari a chi viaggia, ecc. V. Carta nel
i" significato.
— a due teje; Carta a filone. T. cart. Quella, in
cui rimangono visìbili i segni dei filoni e delle
vergelle delle forme.
— d macchina; Carla alla macchina ó senza fine:
Quella che si fabbrica d'ogni grande voluta lar-
ghezza, ma d'una lunghezza indeterminata, me-
diante un meccanismo mosso dall'acqua corrente
0 dal vapore.
— a man o fcelo a man; Carla alla forma, cioè
fabbricata in forme manesche, e colle stesse di-
mensioni che debbono conservare i foglj negli
usi ordinarj.
— a velèn; Carla velala, e in alcune provincie con
voce frane. Carla velina. T. cari. Specie di carta
finissima fatta colle forme coperte superiormente
con tela 0 velo d'ottone; riesce lìscissima e senza
impronta di vergelle.
— chi spùa ; Carla che succia o suga : Carla, sulla
quale non si può scrivere per essere senza colla.
— con colla; Carla incollata.
— corrente ; Carla corrente : Carla di terza qualità.
— da fasciò; Carla da invoglj.
— da filtra; Carla emporetica , Carla da feltrare.
— da formaggice; Fogliacci: Quella carta, o scritta
0 stampata, che non è buona ad allr'uso, che
per involgere cacio, salame e sira.
— da quatlorze; Carla da protocollo o da 1^ lib-
bre (peso della risma). T. di cartiera.
— da 60 He; Realone o Carta da 60 libbre (peso
della risma). T. di cartiera.
— de segònda; Carla di seconda, cioè di seconda
qualità. T. di cartiera.
— de strassa; Carta straccia: Qualità di carta cat-
tiva e senza colla, fatta di cenci i più ordinarj
0 d'ogni fibra vegetale, che non è acconcia a
scrivervi, ma si a fare viluppi.
— fleto 0 fioretto; Carla fioretta: Carta di prima
qualità. T. di cartiera.
— impejd 0 da 100 Ite; Carla imperiale o da
cento libbre (peso della risma). T. di cart.
— marmaesco; Carla marezzala o amarezzala: Sorla
di carta tinta a onde con fiele di bue, da una banda
sola, e serve per coprir libri o altro.
— mezzun o da 30 He; Carla mezzana o da trenta
libbre (peso del'a risma). T. di cari.
— mollo; Carta dilegine: Carla floscia, di poco
nervo, facile a piegarsi.
— ordenàìo; Carta ordinaria : Carta d' infima qualità.
— protocollo V. sopra Carta da quatlorze.
— rea o, da 50 Ite; Carla reale o da cinquanta
libbre (peso della risma). T. di cart.
" — bastardo; Carla reale bastarda: Carla alquanto
più piccola della reale, e del peso di 40 libbre
la risma. T. di cart.
— rcalòn V. sopra Carta da 60 Ite.
— sensa colla; Carta senza colla.
PAR
PAR
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— smeriglióu; Carta da brunire.
S Avel I pappe netti o in regola; Esser nello,
figurai. Non aver colpa.
Il — 1 pappe brutti; Aver la camicia sudicia,
figur. vale Esser reo o complice di qualche reato.
i*a<ppea s. m. Carlajo: Colui che fabbrica carta,
^'ollsi che in term. di cartiera II carlajo nel
dial. chiamasi Fabbricante, e Pappeà II lavo-
rante di cartiera.
PAppétin s. m. Carlicella, Cartina, Cartuccia,
Cariuzza: Pezzuolo di carta, in cui sia avvolto
checchessia.
Pappéto V. sopra Pappètin.
Pa.ppeta.xi .... Specie di zanzara che punge
senza ronzare,
n Pappataci, si dice in m. b. a Chi soffre cose
vituperevoli e tace, perchè mangia o ne cava il
suo comodo.
Paracadute s. m. Paracadute: Macchina o
Siruro. adottato dagli areonauti, che serve per
sostenersi nelle discese.
Paracalli s. m. Paracalli: Anelletto formato
di bambagia e coperto nella parte inferiore di
taffetà, il quale, applicalo sulla parte dov'è il
callo, serve a ripararlo o renderlo men doloroso
nel cammina'"e.
Paracammiii s. m. Paracamminello, e nel-
l'uso tose. Paravento : Quella specie di quadro o
arnese di tela dipinta o sim., con cui chiudesi
stabilmente l'apertura o bocca del camminetto
che guarda nella stanza, allorché non vi si fa fuoco.
Paracàro s. m. Paracarro, e in Tose, scherz.
Pisciacani : Specie dì Pinoli di pietra, piantati a
regolare distanza presso i margini delle strade
ordinarie fuor di città, a preservazione di essi
contro il guasto delle ruote de' carri. - Pinoli,
Quei coloniiini dì pietra che si mettono all'in-
torno delle piazze o alle porte o alle cantonate
de' palazzi, affinchè non siano danneggiati dalle
vetture.
Para^enie s. m. Paracenere: Quella parte del
cammineiio che serve a tener raccolta la cenere.
Paradda s. f. Parata, Mostra: Comparsa di
soldati in arredo per far onore al principe od
a qualche ragguardevole personaggio o per fe-
steggiare qualche giorno solenne,
w Parata: Voce della scherma, ed indica L'azione
colla quale si oppone il ferro a quello dell'av-
versario che assalta, per distogliere il colpo; quindi
Pursi in parata vale flettersi in atto di difesa.
Paradiso s. m. Paradiso: Soggiorno de' beati,
chiamalo dal Dante Beato chiostro,
n Paradiso, fi^. Qualunque luogo ameno e delizioso.
— terrestre; Paradiso terrestre: Il luogo delizioso
dove primamente Iddio collocò Adamo ed Eva.
$ Nd se péu andd in paradiso a despèto di Santi
V. A despèto.
S Oxello de paradiso; Uccello di paradiso. Delle
penne di quest'uccello si fanno pennacchi de' più
pregiati, ed ognuno di essi è formalo dì quasi
intero l'uccello.
Paraeg-ua V. Pcegua.
Parafa v. a. Parafare: Voce d'uso in alcune
farli d'Italia: Firmarsi con cifra o ghirigoro,
ed è proprio de' Nolari quando appongono la
propria firma ai loro atti.
Paraf^ng-o s- ^- Parafango : Quel cuojo che
cuopre la parte davanti d'an calesse o altro si-
mil legno, per difender dal fango e dalla pioggia
le persone che vi sono dentro.
Parafèug-o s. m. Parafuoco V. Rràn.
— u man; Ventola: Quel parafuoco a mano, per
lo più di cartone, coperto di carta tinta, munito
d'un soltil manichetlo per pararsi il fuoco chi
sta presso il camminetto. I Veneziani con voce
più propria lo dicono Paraviso.
Parafrasa v. a. Parafrasare : Ridurre in
parafrasi, ossia Spiegare od Interpretare on lesto
in termini più chiari e più ampj.
Pai-afulmine s. (. Parafulmine: Strum. in-
ventalo da Franklin per difendere gli edifizj dai
fulmini; altrim. Palo elettrico.
Parag-ón. s. m. Paragone, Comparazione: Con-
fronto che si fa d'una cosa con un'altra per co-
noscerne il divario.
S Fd paragón V. Paragona.
S In paragón; In o A paragone. Comparativamente;
ed in forza di prepos. A confronto.
S Mcttise 0 Sta a paragón; Sjltoporsi al paragone;
e talora Stare a petto.
§ Pria dò paragón; Pietra di o del paragone, o
anche Paragone assointam.: Sorta di pietra, su
cui fregando si dà prova all'oro o all'argento per
distinguerne la qualità.
Paragona v. a. Paragonare: Far paragone.
Comparare, Confrontare una cosa coli' altra.
S Puragondse n. p. Paragonarsi : Porsi a paragone,
a confronto.
Paràlixi s. f. Paralisi e Paralisìa : Sorla dì
malattia, nella quale alcuna parte del corpo perde
il spnsoo il moto, e talvolta l'uno e l'altro eziandio.
Paralizza v. a. Render paralitico; e figurai.
Render vano, inuli.e, infruUuoso, irrito, inva-
lido, nullo.
Paraman s. m. Manòpola, e nell'uso anche
Paramano : Quella lista trasversale , che è fini-
mento rivoltalo delle maniche in tutti i vestili.
Ove il Paramano fosse d'altro colore del vestito,
direbbesi Mosireggiatura. - Sopraggirello , Una
specie dì Mostreggialura bianca alle maniche di
vestilo nero in segno di bruno grave e solenne.
Paramento s. m. Paramento: Tutte le vesti
che dal sacerdote e dagli altri ministri della
Chiesa si adoperano nelle funzioni sacre; fra le
altre la pianeta, le dalmatiche, i piviali, ecc.
Paramosclie s. m. Scacciamosche o Cac-
ciamosche ed anche Rosta a mazza: Tiuciolini
di legno bianco o Listerelle di foglio legate in
cima di soltil mazza, che si dimena e si fa sven-
tolare sulla mensa per cacciarne le mosche.
" Parainosche o Moscaiuola da mensa: Specie di
coperchio emisferico od ovale, fatto di rete me-
tallica, il quale sovrapponesi a ciascun piatto di vi-
vanda servila in tavola per ripararla dalle mosche.
Paranco s. m. Paranco. T. mar. Unione di
due taglie ad uno o più raggi ordite con corde e
vette, che servono a formare una potenza mec-
canica 0 in alcune parti delle manovre o per
innalzare dei pesi.
Parangón s. m. Parangone. T. sfamp. Ca-
rattere di m<^zzo tra l' Ascendonica e il Testo.
Paransèlla s. f. Paranzella. T. mar. Na-
vicella «on vele latine, in uso snile coste del-
l'Italia meridionale, e specialmente nel Tirreno
e nell'Eolio.
Para.pi^S'^a s. m. Parapiglia : Sùbita e
566
PAR
PAR
nomerosa confasione di persone; Disordine, Tu-
multo, Tafferuglio, Chiassala, Trambusto e ^im.
I*ai:*ascito s. m. Parasite e Parassito: Colui
che mangia il più spesso che può alla mensa
altrui; alirim. Beccapranzi, Cavaiier del dente.
Parasó s. m. Parasole, Ombrellino: Arnese
come l'ombrella fpceguaj, ma alquanto piiì pic-
colo e più leggero, che portano le signore per
pararsi il sole.
I*a,i:a,txe s, f. plur. Paratìe. T. mar. Separa-
zione di tavole o di tela a poppa o a prua sotto
coperta per riporvi i cordami e simili arredi, o
per comodo de' marinaj.
I*arolietto s. ra. Palchetto e Palco: Nome
di ciascuno di Quegli stanzini o logge a più or-
dini d'un teatro, ne' quali si stanuo a veder gli
spettacoli.
Parco s. m. Palco : Tavolato posticcio per
islarvi sopra a vedere gli spettacoli o altro.
— da Coronn-a o dò Re; Palco reale: 11 maggior
palco de' teatri, Il palco regio che per solito sta
di fronte al palco scenico.
— scènico; Scena, Palco scenico : La parte del teatro,
dove gli attori agiscono dinanzi al pubblico.
I*ar*eritela s. f. Parentela, Parentado, antic.
Parentaggio: Stirpe o Legnaggio; Congiunzione
' per consanguinità o per affinità.
M Parentado, per Nome collettivo di Tutti i parenti.
Pai*ig'iuii-a s. m. Parigéno. T. stamp. Un
de' più piccoli caratteri da stampa , il quale è
minore di un punto del Nomparìglia.
I*aKÌ8séua s. f. Cinciallegra, Cingallegra, a
Fir. Cincinpòlola, a Siena Cingallina e Perlonza.
T. ornit. Puras major. Uccello del genere delle
Cince, che ha il becco nero, l'iride nera; pileo,
collo, parte media del petto e dell'adome, d'un
bel color nero lucido, leggermente cangiante in
violetto; regione dell'orecchio, di color bianco
purissimo; nuca bianca, cervice giallastra; penne
del dorso e scapolari, verde-olivastre; groppone
cenerino con qualche sfumatura verdiccia; lati
del petto, fianchi e lati dell'addome, d'un bel
color giallo; remiganti bruno-cenerine, un poco
tendenti al celestognolo, col margine più chiaro;
penne del sopraccoda, cenerino-celestognole. La
femmina ha i colori m?no vivaci. É uccello co-
munissimo in tutti i siti e in tutte le stagioni.
Annida nei fori de' vecchi alberi; è molto pre-
coce nella propagazione. Si pasce d'aragni, e se
nna persona ha l'inavvertenza di lasciare sulla
finestra una caciaola (formaggetta), è sicura di
farne parte alle cinciallegre delle vicinanze.
Parissoin. s. m. Cinciallegra minore. T. orn.
Parus ater. Uccello del medesimo genere che
l'antecedente. Ha il becco nero; cervice, gola,
gozzo e petto, dì color nero tendente al violetto;
le tempie e le gote, bianche; una larga macchia
bianca sulla cervice; le parti inferiori, bianco-
sùdice; i piedi nero-violetti. La femmina diffe-
risce dal maschio solo per aver la macchia nera
del gozzo e le bianche dei Iati del collo meno
estese. Annida ne' fori degli alberi nelle selve di
faggi delle alle montagne; alquanto raro.
— c6a lunga; Codibùgnolo, a Pisa Cincia codone,
a Siena Paglianculo, Codilungo. T. ornit. Partis
eaudalus. Uccello dello stesso genere del primo,
e della famiglia de' Codoni. Ha il becco nero;
ie penne del plico, della gola, del gozzo e del-
l'addome, color bianco sùdice, debolmente mac-
chiato di scuriccio; le tempie color del pileo,
ma striale di nerastro; nuca e lati del collo, neri;
schiena e scapolari, color cenerino-piombato, con
qualche macchia ameiislina; groppone, fianchi e
sottocoda, color amelistino-carnicino; cuopritrici
dell'ali, nere; piedi neri. Annida ne' nostri monti;
ne' rigidi inverni discende negli oliveti verso il
mare. É piuttosto raro.
Parità© s. f. Parità: Egualità, Relazione Ira
due cose pari.
Il Parità, per Paragone : 0 l'ha portóu ùnn-a pa-
rifce; Addusse una parità.
Parla s, m. Parlare: L'atto di parlare e La
parola stossa. Nel plur. dicesi I parlari.
S Ése do dui puri(s; Esser di due lingue, dicesi
figurai, di Chi parla ora in un modo, ora in
un altro.
Parla v. n. Parlare, Favellare: Profferir parole,
Jlanifeslare ad alcuno i concetti dell'animo me-
diante le parole.
Il Parlare, vale anche Manifestare i proprj pensieri
in iscritto: 0 me parlava in ta lettera de certe
cose che aoa nò me sovvegnan ; Ei mi parlava
nella lettera di certe cose, che ora non ricordo.
Il — Dicesi figurai, di Qualunque cosa chf ha o
sembra avere una specie di lingua : A l'è ùnn-a
statua ch'a parla; É una statua che paria.
Il — Talvolta per Trattare: De cose ò parla sto
libbra ? Di che parla questo libro?
'I — Usasi talora anche atliv. : 0 parla molto
ben a linijua tedesca; Egli paria assai bene la
lingua tedesca.
— a bocca; Parlar a bocca o a viva voce, vale
Parlar di presenza.
— a bracce, abbrettio, a caxo ; Favellar a caso
0 a casaccio, a fata, al bacchio, a bandiera, a
vanvera, a gangheri, alla burchia, alla carlona:
Parlar senza considerazione. Dirla com'ella viene
e non pensare a quello che si favella.
— adaxo e poco; Parlar a miccino, a spillozzico,
a spicchio, e iu m. b. Parlar cacatamente: Fa-
vellar adagio e quasi a scosse.
— a mùagia o co-a mùagia; Predicare a' porri o
tra' porri. Dire al muro, metaf. vale Favellar a
chi non intende o s'infinge di non intendere.
— a quattr'éuggi ; Parlar a quattr'occhi , cioè da
solo a solo, segretamente.
— a stramesci o camme e prie da batte o lùmme
V. A stramesci.
— a tocchelti; Favellar rotto, cincischiato, adden-
tellato, smozzicato, vale Parlar a pezzi.
— ben; Parlar bene, cioè pulilamenle, ornatamente.
— ciceo, Parla ciceo e netto V. Ciwo avv.
— ciannin \. sotto Parla sdltovSxe.
— co-a bocca streita V. Bócca.
— co-a foddra; Battologizzare, Usar battologia: Ri-
petere alla fine la prima o le due prime parole
già dette: T'ho dito che ti stagghi savio, t'ho
dito; T'ho detto di star cheto, t'ho detto.
— co-e moen; Favellar colle mani, figurat. vale
Dare, Battere, Percuotere.
— comme i pappagalli V. Pappagallo.
— cómme un dottò; Parlar cujusso, Salamistrare,
Favellare in sul quamquam.
— camme un libbra stampòu; Parlare come OD
libro stampato : Parlar saggiamente e appuntato.
— con bella mané'a; Parlar in bel modo.
PAR
PAR
567
— con gravilce ; Parlar in sol grave o con gravila,
Favellare in sul quamquam, Prosare. i
— da arraggióu V. sollo Parlò riscntto.
— d'atro; Entrar in altro, vale .Muiar ragionamento,
— da bòli V. sollo Parla in sciò serio.
— da lo; Parlare da per sé o seco: Parlare da
sé senza dirigere ad alcuno il discorso.
— da matto o da imbricego; Anfanare a secco,
Aprir la Locca e sofiBare, Bociar in fallo, Parlar
senza considerazione, Cicalare da briaco senza
aver bealo.
— da omino; Parlar assennalamenle.
— difficile; Favellar in gramatica o in gramuffa,
vaie Parlar quasi in modo da non voler essere
inleso allro cbe da genie dolta; e talora Parlar
elegante, studialo, in punta di forchetta.
— d'ùnn~a cosa o persònn-a; Parlar d"una cosa o
d'una persona, vale Ragionare, Tener discorso
intorno ad una cosa o persona.
— féua de propoxito; Annestar in sul secco, figur.
vale Favellar a sproposito o fuor di proposito.
— féua di denti; Dir checchessia fuor dei denti
V. Dente.
— fraticeise, ingleise, tedesco^ ecc.; Parlar fran-
cese, inglese, tedesco, ecc., vale Parlar la lingua
del popolo francese, inglese, tedesco, ecc.
— franco; Parlar a sicurtà. Parlar con franchezza.
— in punta de forchetta; Parlar in pania di for-
chetta V. Forchetta.
— in sciò serio ; Dire o Favellare in sul sodo. Dir
da senno, cioè daddovero, contr, di da scherzo.
— in ti oige ; Favellar all'orecchio. Dir pianamente
all'orecchio.
— latin cómtne ùnn-a vacca spagnolla V. Latin.
— md ; Parlar laido o sihifoso : Parlar contro
l'onestà del costume, Essere sboccalo.
— md d'ùnn-a persònn-a; Tagliar le legna ad-
dosso altrui , Sonar le tabelle o le campanelle
dietro ad alcano, Cardarlo, Cardeggiarlo.
— pe aveì a lengua in bócca V. Bócca.
— risenlìo; Parlar risentilo. Parlar forte, Dirla fuor
fuori, vale Parlar con risentimento.
— risei vóu; Parlar riserbato, cioè circospetto e
cautamente.
— sbòccóu; Parlare sboccalo, Esser largo di bocca,
vale Parlare senza riguardo e rispetto.
— sccetto ; Parlar alla libera , vale Dire la cosa
come sta.
— sens'avet riguardo a nisciùn; Dar nel fango
come nella mota: Favellar senza distinzione e
senza riguardo, così degli uomini grandi come
de' piccoli.
— iSttovòxe; Parlar sottovoce. Parlar basso o piano
0 sotl'eco, vale Parlare con voce bassa, sommessa.
— unn-a lengua de pésta; Cianciugliare, Ciangot-
tare una lingua, vale Parlarla malam<'nle
— zer'jo; Parlar in gergo o gergone, Parlar furbesco,
vale Parlare oscuramente in guisa cbe non s'in-
tenda se non fra quelli cbe son convenuti fra loro.
**S ^'*' po'"'» d^ mi derré a-e mas spalle, parla
co mce cu; Chi mi dice mal di dietro, me lo
dice al culo. Modo basso di chiaro signiGcato.
S Con chi parlo? A chi dich'io? Parlo io al vento?
Intendete il parlar volgare ? Dico a le sai ? Ma-
niere che si usano specialm. co' fanciulli allor-
quando non obbediscon ai nostri ordini alla prima.
% È mùagie parlan V. Màagia.
% Fa farla de lo; Far parlare di sé, vale Dar
occasione cb'e'si parli di sé, e pigliasi per Io
Io più in mala parte.
S f fijS'^^ dévan parla quando e gallinn-e pi-
sciali V. Ftggièu.
% L'è cómme parla co-a mùagia V. Màagia.
S Moralmente parlando m. avv. Di ragione, Se-
condo ragione.
S A'ò ne parlemmo citi; Non se ne parli pili,
Metiavìsi il pie su per sempre, Sia dimenticato.
S Nò ne voet senti parla; Non volerne intender
sonata o Non ne voler saper bricia.
S Nò parla a cuxo ; Non parlare al bacohio. Parlar
nnn sine qnare, Parlar non senza ragione.
S Nò parla con un; Non favellar ad uno, vale
Esser adiralo secolai.
S O non ha purlóu con sórdi; E' non l'ha detto
a sordi 0 a sordo V. S'ardo.
S 0 parla perchè ò l'ha ò scióu; E' favella come
i pappagalli.
S Parldse n. p. Parlarsi vicendevolmente, cioè
l'uno coH'altro.
w — in ta góa V. Góa.
n — in ti denti V. Dente.
« — in tó naso V. Naso.
S Parlemmo d'éuve che l'è chi Pasqua; Ragio-
niamo d'Orlando o della madre d O^'lando, dicesi
Quando le cose, delle quali si parla, non ci pia-
ciono 0 sono pericolose, però desideriamo che
si muti ragionamento.
S Parli me da crestian; Parlami cristiano, cioè
nella mia lingua se vuoi ch'io l'intenda.
S Parlo a ti, s^uxoa, perché ti m'intendi, néiM
V. Néua.
g Parlo miga tedesca f Parlo io tedesco ? Favello
io greco? dicesi Quando altri non ci dà retta
0 tìnge di non intendere.
§ Questo sci ch'ó se damma parla ! Questo è
parlare da nomo di garbo!
§ Se n'é parlóu dappertutto ; Ne fu an gran dire
0 Ne fu un dire per ogni dove.
S Tale quale parlai voi, parlo mi; A botta, ri-
sposta.
I*ai*lameiitaio s. m. Parlamentario: Colai
che va a parlamentare. Nome dato a' nostri
tempi a Quel messaggero militare che sotto pub-
blica fede viene inviato da' suoi capi ai capi della
parte avversaria per proporre, traiiare o fermare
qualche patto o accordo fra le due parli.
Parlata, s. f. Parlala, Discorso.
— da solo; Soliloquio: Parlala che uno fa da sé
solo; allrim. con v. gr. 3Ionologo.
Parlato s. m Parlatore, Parladore : Chi parla
mollo; ed anche per Dicitore, Oratore.
Parlatolo s. m. Parlatorio: Luogo dove si
favella alle monache, a' carcerali od altri.
Parli (Fd parli d'ùnn-a cosa o d'ùnn-a per-
sónn-aj V. Fd.
Parma s. f. Pa'ma. T. boi. Phoenix dac/yli-
fera. Pianta che ha il tronco allo anco 1 3 brac-
cia e pili, coperto di squame, avanzi delle foglie
antiche già cadute, con un ampio fascio di foglie
nella sommità, le quali sono della lunghezza di
cinque braccia per lo meno, pennate, con molte
foglioline spadiformi, acute, ripiegate, i flori a
pannocchia, piccoli, sessili. È indigena dì ter-
reni sabbionosi dei climi caldi, come nella Spagna,
nel Levante, nelle Indie Orientali, ecc.
n Palma, si prende anche per Vittoria, Onere o
568
PAR
PAR
Gloria guadagnala in bene operare, perchè le sue
foglie davansi aiiticam. a' vincitori in segno di
vittoria e d'onore: Chi ha avùo a parmu ? Chi
riportò la palma?
S Porta un in parma de man V. Man.
rarmé s. m. Palmizio: Ramo dj palma lavo-
rato, ossia Lavoro fallo di foglie di palma va-
riamente intrecciale, che si benedice la Domenica
dell'Ulivo, e si tiene per devozione appeso ac-
canto al letto 0 altrove.
Pa;j:*iiièlla> s. f. Scaramella. T. pellaj. Slrum.
di legno o di metallo, lungo circa un piede e
largo sei pollici, piano da una parte e riiondo
* dall'altra, traversalo nella sua superficie rotonda,
nella sua lunghezza, da scanalature parallele,
che formano una specie di denti lunghi, e guer-
nito nella sua parte piatta da una manizza di
cuojo. Se ne servono i pellaj per dar la granitura
alle pelli.
Pa,i*ixi8ea< s. f. Cavo. T. mar. Fune che lega
il battello a terra.
S Accianld in scià parmosa V. Acciantà.
I*a.mio s. m. Palmo: Spazio di quanto si può
distendere la mano dall'eslremilà del dito grosso
a quella del mìgnolo; Spanna.
S / ommi no se mezùan a parmi V. Ommo.
Pa<x*iiiùsso da> )u.a>ix; La palma della
mano vicina al nodello.
I*a,rolla s. f. Parola : Voce articolata d'una o
piiì sillabe che esprime un concello; Voce, Vo-
cabolo, Verbo, Dizione, poel. Accento.
M Parola, per La facollà naturale di parlare, Loquela.
n — per Nome , Jlolto che si dà negli eserciti per
. riconoscersi V. Santo.
' Il — per Molto o Risposta : Unn-a sola parolla
ch'ó me digghe ecc.; Una sola parola ch'egli mi
dica ecc.
n — per Fede: Ve B zùo in scià mce parolla;
Ve lo giuro sulla mia parola,
w — per Promessa : G'hò desto parolla ; Gli diedi
parola.
— da n5 fidsene; Parola da non se ne fidare, poco
attendibile, da non se la veder mantenuta.
— de Dio; Parola di Dio, divina e sim., si dicono
I discorsi, Le prediche che si fanno per ispiegare
la Sacra Scrittura.
— d'onó, da Rè, ecc.; Parola d'onore. Parola da
Re e sim., vale Parola da osservarsi senz'alcuna
eccezione.
— pe parolla; Parola per parola, A parola a pa-
rola, vale Una parola dopo l'altra; e parlandosi
di tradizioni, significa Secondo il senso di cia-
scuna parola.
— pnnzente; Parola, Motto pungente.
S Purolle ! Parole t A modo d'inlerjez. lo slesso
che Ciance!
t» — affetloe ; Parole affetlale, appuntale, ricercale.
n — inscie; Parole gonfie, ampollose, sesquipedali.
Parolone.
«I — inùtili; Parole oziose, vane, inutili.
» — rótte; Parole rotte, addentellale, cioè inter-
rotte e non continuale.
n — tronche ; Parole tronche, cioè non del tulio
intelligibili.
n — lurchinn-e; Parole turchine: Parole segrete
che abbiano grandissima cfiìcacia e viriù; e suoi
dirsi ordinariamente quando vogliamo per burla
parlare d'incanlesimi o di prodigi, ecc.
% Abbrevia e parolle; Abbreviar le parole, Recar
le molle parole in una, Conchiudere il discorso.
g Ammassa e parolle; Ammazzar le parole, vale
Non terminar di profferirle.
§ A ndd in scià parolla d'ùnn-a persònn-a ; An-
dar sopra la parola d'alcuno, vale Assicurarsi sotto
l'altrui fede di non dover essere offeso, Fidarsi
sopra la promessa.
§ Arranca e parolle co tirabùsciòn ; Cavar di
bocca le parole colle tanaglie.
% Ascàddsc de parolle; Riscaldarsi di parole, vale
Venir a parole.
S AsscB parolle e pachi fasti V. Faito s. m.
g Altuccdse a-e parolle; Pigliar in parole o sim.,
vale Attaccarsi a una parola del parlar d'alcuno,
stravolgendo il senso di sua intenzione, o abu-
sandosi indiscretamente dell'altrui sincero e di-
screto discorso per tenerlo obbligalo.
§ Avuì de parolle con un; Aver parole con al-
cuno, vale Contender seco.
S Bónn-e parolle e mcje nisse nò rompan a
testa a nisciùn V. Mei.
% Caccia via e parolle; Perder le parole,. Celiar
le parole al vento e Gettarle assolulam., vagliono
Parlare invano.
% Con de belle parolle ; Cm belle parole, vale Con
parole lusinghiere, Bellamente, Ingannevolmente.
% Dà de purolle o de bónn-e parolle; Dar parole.
Dar ciance. Pascer di paro'e, vagliono Non ve-
nire a' falli, Discorrere per non attenere.
S Dà parolla o a so parolla; Dar parola o la
sua parola, vale Obbligare, Promettere con sicu-
rezza di fare.
§ Dì dice parolle ; Far quallro parole, vale Fare
un breve discorso.
§ Dìse de cattive parolle; Proverbiarsi, Ingiuriarsi:
Dirsi villanie o parole torte.
% E parolle non ìmpan a pausa; Le parole non
empiono il corpo V. Pausa.
% Èse citi de parolle che de (ceti; Esser pili di
parole che di falli, si dicp di Chi molto discorre
e opera poco; Assai pampani e pocuva.
% Èse de parolla; Esser |;li parola, vale Mantener
la promessa.
% Fa parolle o de parolle; Venir a parole, vale
Venir a rissa, a conlesa di parole.
ti — parolla *d' ùnn-a cosa; Far parola d'una
cosa, vale Trattarne, Discorrerne brevemente.
% Giuscià e parolle ; Biasciar le parole, vale Ten-
tennare a profferirle.
§ / fwti sòn muscci e e parolle són femmine ;
I falli sono maschi e le parole femm ne V. FwJo.
§ hnbroggià un con de parolle; Menar per parole
0 con parole, vale Aggirare, Indurre altrui nella
propria opinione.
§ Inàirissà a parolla a ùnn'U persònn-a; Ri-
volger la parola a uno, cioè il discorso.
% In parolle ; A parole, A voce, si suol dire a Uno
che millanta per significare Che a' falli non riu-
scirebbe.
S ìnvexendd de parolle; Stordire con parole, vale
Far rimanere sbalordito a forza di parole.
S Manca de parolla; Mancar di o della parola,
Venir meno della parola, vale Non attener la
promessa.
% Mancato de parolla; Mancalor di fede, della
promessa, della parola.
S Mangiate a parolla; Sdire, Disdire.
PAR
PAR
« — e parolle; Mangiarsi le parole V. Mangia.
S Mette in bócca e purulle V. Mette.
» — ùnn-a paratia in ben; Interporsi per lo Itfne,
Frammellersi, Intercedere.
% Moi a parulla in bócca ; Morir la parola ira
i denti, si dice di Chi o per timidità o per igno-
ranza non sa comiDciare o terminare il discorso
cominciato.
S iVó di ùnn-a parolla o ùnn-a mesa paratia;
Non dire ana parola o una mezza parola, vale
Non fiatare, Non aprir bocca.
S Nò fa purolla d'ii/m-a cosa; Non batter parola
di checchpssia, vale Non dirne nulla.
S N6 mantegni a parolla; Non mantener la pa-
rola, la promessa.
S A'ó savci di due parolle in cròxe; Non saper
accozzar due parole.
S A'5 stimma ninte a paratia; Far delle parole
fango, \ale Non attener la promessa.
S Omino de parolla; Uomo di sua parola V. Ommo.
S l'ussà a parvità; Fassar la parola, Pur parte-
cipe; ed anche Dar lingua, Dare o Mettere voce
di checchessia.
n Passar la parola, in lerm. milit. Far sapere un
ordine del comandante supremo a tutto l'esercito
con dirla s"ecessivamenle l'uno all'altro senza
rumor di voci o mutar posto.
n — ùnn-a purolla pe ùnn-a persónn-a; S\)('li<ier
parole per alcuno, vale Parlare in prò di lui.
S Pesa e paratie; Pesare, Misurare le parole,
Parlare per filo della sinopia. Parlare a punto,
vagliono Parlare con gran cautela.
S Piggid a parolla; Pigliar la parola, si usa in
sentimento di Rispondere o Dire il proprio pa-
rere in un'assemblea dopo che altri si è taciuto.
Il — e paratie in bócca a ùnn-a persónn-a ; Pen-
dere dal viso 0 dalla bocca d'alcuno, vale Slare
attento ai movimenti o al parlare d'alcuno.
« — in parolla; Prender in parola, vale Fissar
nn negozio sulla parola altrui.
S Piggirìse de paratie; Prgliar parole Y. sopra
Fd parolle 0 de parolle.
% Pronunzia ben e parolle; .Articolare, Scolpir le
parole, vale Pronunziarle distintamente.
S Qucstión de parolle; Questione di parole o slm.,
si dice di Controversia o d'altro, che solo con-
siste nella formalità delle parole e non nella
sostanza del negozio.
S Schiva e paratie; Fuggir le parole, vale Scansar
d'abboccarsi, di ragionare o di coniendere.
S Spende a parolla d'un; Spacciar la parola d'al-
cuno: Parlare o Promettere a prò d'alcuno.
S Tutte belle parolle; Tutte caccabaldole, Tutta
soja, Tutto lecchPt!o o lecchetlino, Tutte cacherie.
Tutte parole lisciate, melate, leccdle, ecc.
S Tutte e purolle no véuan o nò nurilan risposta ;
Ogni parola non vuole risposta, cioè Non bisogna
tener conto o levarsi in collera d'ogni minima
cosa che li sia detta.
S Unn-a parolla; Una parola, suol dirsi cosi elil-
licamente ad alcuno invece di Ascoltale alcuna
cosa ch'io voglio dirvi e sim.
S Unn-a paratia a tia l'atra; Una parola lira
l'altra, vale che II discorrere fa discorrere; ma
si dice p ù propriam. del Proverbiarsi con in-
giurie scambievoli.
S Zùgd in scià parolla: Giocar sulla parola, cioè
sulla fede.
P*arolletta, V. appresso Parollinn-a.
I*a,rolliiin.-a s. f. Parolina, Parolelta, Pa-
roluccia, Paroiuzza. Dim. di Parola.
I*a,roù. s. m. Parone. T. peitign. Slrnm. a due
taglj e due manichi per disgrossar le ossa e le
corna da fare i pettini.
Pax'pa.g'js^iéua, s. f. Parpajola: Antica moneta
genovese che valeva due soldi. .
§ Dà ò resto da parpaggiéua; Dar ad alcuno il
resto 0 il suo resto. Dare il resto del carlino,
figurai, vale Cantar la zolfa, Dare una gridata,
un rabbi^ffo ad alcuno.
I*arpagj"g"ióii s. m. Farfallone, Papilione,
aiilic. Parpaglione: Con questa denominazione
generica s' indicano Tutte le specie di farfalle e
di falene, purché grandi.
— da mùà; Grappa o Chiodo a zampa: Sorla di
Chiodo, che nella parte della capocchia è stiac-
ciato a forma di zampa ovv. a triangolo, con
coda dall'un degli angoli, che si conficca nelle
muraglie, e serve a tener fissi scaffali, guarda-
robe e simili.
Parpella s. f. Palpebra, anlic. Palpebro: La
pelle eh' copre l'occhio.
— dò scòpetlo; Bottone: Risallo che limila l'en-
trata del còd Io dello scalpello nel manico.
S Orli de par pel te; N<'pitelli.
S Pei de purpelte; Làppole: I peli che sono sugli
orli delle palpebre. Voce comune a Lucca, a
Pistoja ed altrove.
IParpella v. n. Battere gli occhi, dicesi Quello
spesso percuotere delle palpebre che si fa in
serrarli od aprirli,
n Bollicare, Sobbollire, Grillare: Bollir leggermente,
Levar un bollorino.
I» Brillare, dicesi dellUccelIo quando, non volendo
volare a dilungo, ma reggersi fermo sulle ali,
le muove frequentissimamente.
S A'ò parpelld; Non batter occhio, Non muover
ciglio.
Parpelletta s. f. Farfallina, Farfalletla, Far-
fallino. Dimin. di Farfalla.
Parroclvetto s. f. Parochetto. T. mar. L'al-
bero della gabbia di trinchetto, ed anche La vela
che si adatta allo slesso.
JE*ar*r*occli.ian s. m. Parrocchiano e comun.
al plur. Parrocchiani : Le persone e il popolo della
parrocchia.
Parte s. f. Parte: Quello di che è composto il
tntio, 0 nel quale il tulio si può dividere.
« Parte, per Membro o Luogo del corpo: Me fa
md da tutte e parti; Mi duole da ogni parte,
n — per Lato o Banda: Andae dall'atra parte;
Andate dall'altra parte.
» — ppF Luogo 0 Regione: fn che parte dS m4mdo
ó se tréuva f In qual parie del mondo egli si
trova ?
n _ per Via: Fceto passa da ùnn'atra parte;
Fatelo passare da un'altra parte.
Il — per Fazione o Setta V. Partio.
n — per Luogo o Articolo d'un libro: Ho tòsto
tetto a segónda parte; Ho quasi letto la seconda
parte.
n — per L'uno dei due litiganti, combattenti o
sim.: Emma fccto cttd a parte contràia; Ab-
biamo fatto citare la parte avversa,
n — per Officio, Obbligo, Doveft : Mi ho fceto (f
nue parte; Io feci la mia parte.
$70
PAR
PAR
„ — per Partilo o Risoluzione : N5 so che parte
piggià; Non so a qua! parie appiglia-rni V. Purlìo.
„ — por Stregua ossia Qieila raia cbe tocca al-
trui nel pagar la cena, il desinare o simili alire
spese falle in comune: Mi pago a mw parie ;
Io pago la mia parie.
w — Usato senza l'artic. o coll'arlic. indetermin.
Una, vale Alcuni, Un numero, Una quantità in-
determinata : Patte san anlceli a Milan, parte
a TSrin; Parie andarono a Milano, parie a Tonno.
— istrùmcntale ; Parie islrumeutaie. T. rnus. Quella
parte che eseguisce un suonatore.
— vocale ; Parte vocale. T. inus. Quella che ese-
guisce un cantante.
S A ciù parte; La più parte, vale I più.
S A mve parte; La mia parte. Posto avv, vale
Mollo: Mi ho viaggiali a mce parte; Io viag-
giai la mia parte.
§ A parte; A parte. Posto avv. vaio Separata-
mente: Scrivcime ùnn-a lettera a parte ; Sci'i-
vetemi una lettera a parte.
S Dall'atra parte; Dall'altra parte, Dall'altro canto,
D'altronde.
S Dà parte; Da parte, vale In disparte: Vegni
dà parte; Venite da parte.
S Da parte a parte; Da parte a parie. Posto avv.
vale Da una banda all'altra.
S Da parte mce, Da parte tò, so; Da parte mia,
tua, sua, ecc., vale Da canto mio, tuo, suo.
§ Dà parte d'ùnn-a persònn-a; Da parte o Per
parte d'alcuno, vale In nome, Per ordine, Per
commissione.
S Dà parte; Dar parte, vale Dar avviso, Dar no-
tizie, Partecipare, Far consapevole,
S Da tutte e parti; In ogni parie, D'ogn' intorno,
Per tutto.
S Dividde iti due parti ; Scommezzare : Dividere
pel mezzo.
M — in irce parti; Sterzare: Dividere in terzo.
$ £se à parte.; Essere al!a parte. T. mar. Si usa
quesl' espressione Quando il capitano e i pro-
prietarj del bastimento son convenuti coi ma-
rinai ch'essi abbiano parte del guadagno dei
viaggio, la quale debba servir loro di paga.
n — a parte con un; Fare a parte con uno, vale
Far società per dividersi gli utili.
M — a parte d'ùnn-a cosa; Essere a parte d'ai-
cuna cosa, vale Esserne conscio, consapevole.
% Fd a so parte; Far la sua parte, vale Fare il
suo debito, Operare come si conviene a ciascuno.
M — bónn-a o cattiva parte d'ùnn-a persónn-a
presso ùnn'atra; Far buona o cattiva parte di
uno appo altri, vale Dirne bene o male.
« — due parli in commedia V. Fd.
w — e parli ; Far le parli, vale Dividere per di-
stribuire 0 Distribuire le porzioni divise.
»i — e parli d'ùnn-a persònn-a; Far le parli di
alcuno, vale Operare per lui, Essere in sua vece.
M — parte a un d'ùnn-a cosa; Far parte di chec-
chessia ad^ alcuno, vale Ammetterlo alla parte-
cipazione di essa.
S Gran parte; Gran parie. In gran parte. In boona
parte e sim. Posto avv. vale In quantità, Per
lo più, Mollo: Gran parte l'ho cnpióu da-o
Petrarca; Gran parte lo copiai dal Petrarca.
S In parte; In parte. Posto avverb. vale Non in-
teramente, bi qualche parte: In parte ó l' ha
raaSn; Io parte e^li ha ra|;ioDe,
S L'éuggio S ne véu a so parte V. Èuggio.
§ Melte a parte; Mettere a parte: Parlecipare ,
Far partecipo. Comunicare con alcuno checchessia;
"e talora Significare, Render nolo.
Il — dà parie; Porre da parte, vale Non far conto,
Non far capitale.
S Mettise dà parte; Mettersi da parte o da banda,
parlandosi di danari, vale Avanzare danari.
3 N5 saveì da che parte vortàse ; Essere impac-
ciato in gravissimi debiti o in brighe assai pe-
ricolose. Non sapere come uscir di guai.
S P'!J9'<i parte o e parti d'ùnn-a pirs'nn-a;
Pigliar Irf parte d'alcuno, vale D. fenderlo, Scusarlo.
n — in bònn-a o in cattiva parte ùnn-a cosa;
Pigliare o Recarsi una cosa in buona o in mala
parte, vale Prenderla in bene o in male.
it — parte; Pigliar parte o parlilo, vale Parteg-
giare, Dichiararsi per l'uno o per l'altro dei
contendenti.
S Sta dà parie; Star da parte, cioè Stare da sé,
separato dagli altri.
S Ttd dà parte; Tirare da parte, cioè in disparte,
separalo dagli altri.
I*a.i'te§ipà, v. n. Partecipare o Participare :
Aver parte o porzione in checchessia.
Il Partecipare, usalo altivam. vale Far partecipe,
Notificare, Dar avviso, Comunicare ad alcuno
checchessia.
— d'ùnn-a cosa; Partecipare di checchessia, vale
Tener della natura di checchessia.
I*arti V. n. Partire e Partirsi: Andar via.
— da questa viltà; Partirsi di questa vita, del
nondo e sim., vale Morire.
I*artxa s. f. Partita: Quantità di cose o persone.
Il Partita, presso i Negoz. Quantità più o meno
granile di certa merc.nzia : G ho ùnn-a partia
d'éuio; Ci ho una parila d'olio.
n — Nola 0 Memoria che si fa di debito o cre-
dilo in sui libri de' conti.
Il — Talvolta è lerm. di i-''"noo, onde: Fa ùnn-a
partia; Far una partila, U.c s. ;1'1 Giocare alle
carte, al pallone, alla palla o a simili altri giuo-
chi , ne' quali abbisogna un tal determinato nu-
mero di persone , che in alcuni giuochi sono
tanti per parte.
n — per Lo giuoco stesso : Vince ùnn-a o due
parile, ecc.; Vincere una, due ecc. partile, vale
Vincere uno, due o più giuochi.
— d'amixi ; Brigata d'amici.
S £se a so parità ; Esser la sua parlila, nell'uso
vale Esser quel ramo d'arte o scienza che altri
conosce a menadito o per eccellenza.
g Fd meza partia; Fare bazzicotto. Nel giucco
della Bazzica dicesi Quando uno dei giuocalori
al principio della posta ha in mimo tre carte
eguali, cioè tre assi, ire due, tre tre, tre re, ecc., o
solamente due eguali e la carta maUa fpóncinj; con
queste carte si vince la metà de' punii del giuoco.
H — partia; Vincer la partila.
•I — ùnn-a partita ; Far una partila : Porsi a giuo-
care un tal determinato numero di persone.
S Zùgd in parità; Fare in partiti.
Particola, s f. Conìunichino, Parlicnla : Quel-
l'ostia onde si amministra ai fedeli il Sacramento
dell'Encaiislia.
I>articola s. m. Particolare: Individuo, Per-
sona privata, a differenza di Persona pubblica e
di alto grado.
PAR
PAS
571
r
Particola add. Parlìcolare e Particolare, Pe-
culiare, Speciale : C+ie apparlien'' ad un solo,
conlr, di Comune, di Generale, d'Universale.
•I Privato, conlr. di Pubblico: Schcua particola;
Scuola privala.
S In particola m. avv. In parlìcolare, Particolar-
menle. Segnatamente, Specialmente.
S Vili particola; Vino scelto.
Particolari tee s. f. Particolarità e Parti-
cularilà : Ciò che è proprio e particolare d'al-
cuno; Sin«folariià, Specialità, Proprietà.
Particolarizza v. a. Pariicolarizzare ,
Particularizzare, Paiticolareggiare : Distinguere
con particolarità; Specializzare, Circostanziare,
Dettagliare, ^'arrar minutamente con tutte le più
prerise circostanze.
iPartiio s. m. Partilo, Via, Modo, Mezzo, Guisa;
Ripiego, Spediente, Rimedio.
n Partilo, Patto, Condizione, Accordo: 0 m'ha
(telo un bònpartìo; Egli mi fece itn buon partilo.
» Risoluzione , Determinazione : Piggice quello
purlio che tnegio ve piaxe; Prendete il partito
che meglio vi asgrada.
n — Stalo, Termine, Condizione; 0 m'ha misso
a-o parlìo de bàltilo ; Ei mi pose al partito
di batterlo.
n — Occasione o Trattato di matrimonio: 0 l'è
un parlìo da nò lasciàse scappa; È un par-
tito du non lasciarsi sfuggire.
« — Fazione, Sella, Parte: De che parlìo set?
Di qual partito siete voi ?
n — É anche term. di Giuoco, e vale Accordo
che si fa quand'uno, benché al disopra, non sia
sicuro di vincere.
S Cerca de fase dò parità; Brogliare, Far bro-
glio : Andar attorno onde procurarsi favore.
§ Da largo parlìo avvurdime Dio V. Awardd.
S £se 0 Trovdse a cattivo partto; Essere a mal
parlilo, Trovarsi a tristo partito, vale Essere in
grave perifolo.
S Fa parlìo; Far partilo, in term. di Giuoco,
vale Accordarsi ad alcuna condizione. Proporre
accordo, Venir a patti: 0 g'ha (ceto un bello
parlìo; Gli fece un bel partilo.
S Piggid 5 partto ; Pigliar punito. Prender per
parlilo, Risolvere, Deliberare.
§ Tid parlìo da ùnn-a cosa; Cavar costrutto d'al-
cuna cosa, vale Ricavarne vantaggio, prolìllo.
I*artion s. m. Parlilone. Accrcsc. di partita
di giuoco.
« Bazzicotione: Nei giuoco della Bazzica è Quando
l'uno' de" due giuocatori ha in mano quattro carte
eguali, cioè quattr'assi, quattro due, quattro tre,
ecc., ad eccezione delle figure quando coniano
dieci punti per ognuna, ovv. ne ha solamente
Ire eguali e la carta malia (pòncinj; allora vince
la partita.
Parto s. m. Parlo : Il partorire e La creatura
partorita.
■ Parlo, figurai, dicesi di Qualunque produzione
0 azione dell'uomo.
S Fresca o Ténea de parto; Tenera di parlo,
dicesi di Donna che di fres:o ha partorito, dot-
Irinalm. Puerpera.
$ Levdse de parlo V. Levò.
% 3Joi de parto; Morir di parto o sopra parto:
Morire io cagione del parto.
S Tempo dò parlo; Puerperio.
Parzialitae s. f. Parzialità: Lo slato e li
qiialilà di chi è parziale, Quella passione che fa
piegar l'i.nimo più in una parte che in un'altra,
benché forse giusta non sia né convenevole.
S Fa de parzialitce; Parzialeggiare: Esser parziale,
Mostrar parzialità.
Pàsartie s. m. pi. Parasartie. T. mar. Chia-
mansi con questo nome Certi lunghi e grossi
tavoloni posti orizzontalmente fuori del bordo e
destinali a far quartiere alle sartie, appoggian-
dosi ad essi le bande, a cui sono attaccate le
bigotte e perciò le sartie slesse. Sonovi due pa-
rasartie per ogni albero, uno a dritta e l'altro
a sinistra, e si chiamano i parasartie di trin-
chello, di maestra e di mezzana. I parasartie,
chiamansi pure Bancacce.
Pasce V. a. Pascere, Nutrire : Dar da mangiare.
§ Pàscise n. p. Pascersi, Nutrirsi.
,1 — d'aia; Pascersi d'aria, di vento, ecc. W. Àia.
Pascio s. m. Passio (v. lai.): La passione scritta
di G. C; ed anche Quella parte dall'Evangelio
in cui si narra la passione di G. C.
Il Passio, dicesi nell'uso di Una lettera o altra
scrittura, lunga e uggiosa.
Pascioll 0 Pasciolin s. m. Pasciolì.
T. boi. Pogostemon patchouly. Pianta apparte-
nenle alla famiglia delle Labiale, assai rimar-
chevole pel suo fiore, d'un color violetto pallido,
interessante per l'olio essenziale, soavemente odo-
roso, che contengono le sue foglie, le quali si
impiegano come profumi. É originaria dell'lndo-
China.
Pasciòn s. f. Passione: Affetto dell'animo com-
mosso da qualche oggetto; Inclinazione partico-
lare per alcuna cosa.
n Passione, per Opinione favorevole o disfavore-
vole d'alcuno: 0 parla pe pasciòn; Egli parla
a passione, cioè Sopr' animo e lasciandosi vin-
cere dalla passione.
Il — diesi De' patimenti e travagli sofferti daG. C.
per redimere il genere umano; ed anche La pre-
dica che si fa comunem. il dì del Venerdì Santo
sopra il mistero di q'iel giorno.
it Fior di passione. Passiflora, Granadiglia. T. boi.
Passiflora ccerulea. Pianta che ha la radice
traccianle, lo stelo sarmenloso, quasi semplice,
capreolato, le foglie alterne, picciolale, a cinque
digitazioni ovaio-bislunghe, intere, d'un verde
cupo; i fiori solilarj, peduncolati, ascellari, glan-
dulosi, bianchi, con una corona frangiala, celeste
nell'eslremità, porporina alla base, con un cer-
chio biai.'co nel mezzo; il frullo d'un colore aran-
ciaio, della grandezza d'un uovo. Fiorisce nel-
l'estaie. I suoi tralci sono acconci a coprir pergole
e cupole in poco tempo.
S Aveì 0 Piggià pasctòn a ùnn-a cosa; Avere
0 Prendere passione a una cosa, vale Avervi
affetto 0 inclinazion naturale.
Pasción s. m. Palo: Legno rotondo e lungo,
che per lo più serve per^sostenere de' frulli e
delle vili.
Pascionéa s. f. Semenzaio e Piantonaio. Nel
S'^menzaio si serj.inann le piante, le quali quando
sono grandicelle si trapiantano in altro luogo,
dove son poste rade e cun qualche regolarità;
e questo è il Piantonaio.
Pasci^itse s. f. Passività: Qualità e Slato
di ciò che è passivo.
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I*ascivo add. Passivo, conlp. d'Attivo : Ag-
giunto per io più di patrimonio, i cui debiti
superano i crediti.
n Passivo: Che non agisce, ma sente passione e
divien paziente, vale a dire è oggetto dell'al-
trui azione.
S Aveì voxe attiva e pasciva; Aver voce attiva
e passiva, vale Aver diritto o facoltà di eleggere
0 di esspre eletto.
Pascola. V. n. Pascere, Pascolare: Il tagliare
che fanno le bestie co' denti l'erba o altra ver-
zura per mangiare.
n Pascere, Pascolare : Guidare al pascolo le bestie.
Pasqualinu-a. (Torta); Torta Pasqualina.
Voce nostra e dell'uso : Specie di Torta cosi chia-
mata da noi, perchè ordinariam. si usa mangiare
nella Pasqua maggiore.
Pasquèta/ s. f. Epifania. Voce greca che si-
gnifica Apparizione: Giorno festivo, la cui so-
lennità si celebra a' 6 di gonnajo in commemo-
razione dell'apparizione miracolosa delia stella
che guidò i Re magi dall'Oriente al presepe di
Gesii bambino. Dicesi anche corrottam. Befania,
e presso gli antichi Pifania.
Pa,ssà. v. n. Passare : Verbo che dinota moto
per luogo.
11 Passare, per semplicem. Andare o Andare in-
nanzi: De chi nò se passa; Di qua non sì passa.
» — per Entrare: Fcelo passa; Fate ch'ai passi,
Fatelo entrare.
N — per Cessare, Finire, Svanire: 0 l'è un dò
chi passa filo; È un dolore che passa presto.
M — per Decorrere, Trascorrere, e dicesi di tempo.
n — Parlandosi di fiume o sim. vale Scorrere.
M — per Promuovere : 0 l'è passóu tenente; Passò
tenente, Fu promosso tenente.
M — Figurai, per Superare: Uò passóu tante di-
sgrazie ecc.; Ho passato tante disgrazie ecc.; e
figurai. Avanzare, Esser maggiore d'un altro.
n — Dicesi anche delle cose liquide che si fanno
colare a traverso d'nn panno, d'uno staccio o sim.
M — Parlandosi di divario, vale Essere.
n Far passo, in lerm. di ginoco, vale Non voler
per allora legar la posta, Non tener la posta.
— addosso o sòrva imn-a cosa; Passar sopra una
cosa, vale Non giudicarla severamente come si
meriterebbe. Dissimularla, Non badarvi.
— o gnàgnoa, a malinconia, ecc.; Passar la mal-
tana, la nnja, la malinconia, vale Addormentarla,
Rintuzzarla, Scacciarla.
— a néuo, a cavallo, ecc.; Passar a nuoto, a ca-
vallo ecc, vale Pasrar nuotando, cavalcando e sim.
■— a néulte, a giorno, ecc.^ Passare la notte, la
giornata e sim., vale Consumarla, Terminarla.
— a parolla; Passar la parola V. Paratia.
— a revista; Passare la rivista. T. milit. Lo esa-
minare che si fa da' colonnelli, dai maggiori e
dagli ajutanti maggiori, dei soldati che debbonsi
mandare ad una fazione, ad una guardia, ad una
parata, per vedere se nulla manca al loro ve-
stimento ed al loro armamento.
— avanti; Precorrere, Passare innanzi, Dipassare;
e figurai. Avanzare, Superare, Esser maggiore,
M( ttere o Por piede innanzi ad alcuno.
— a viltà; Passar la vila, vale Vivere: 0 passa
ùnn-a vittu (elice; Egli passa una vita felice,
cioè Vive felicemente.
■- da ùnn-a parte all'atra V. Parte.
— da ùnn-a viltà all'atra; Passare di vita o a
miglior vita. Passar di questo mondo o di questo
« secolo, Passare a Cristo o al Signore, vagliono
Morire.
— de talento, de bellessa, ecc.; Passar di sapere,
di bellezza o in sapore e in bellezza, e anche
Passare assoiutam., vale Avanzare, Superare.
— dottò; Addottorare, vale Promuovere al grado
dottorale; e in signif. neul. Esser promosso al
grado dottorale.
— i limili; Passare i termini, vale Non si con-
tentare del dovere. Uscir del convenevole.
— l'anima, 5 chéu; Passar l'anima o il cuore,
figurai, vale Dar eccessivo dolore.
— 5 dò, ò magón, ecc.; Passare il duolo, il ram-
marico e sim., vale Cessare il duolo, ecc.
— 5 tempo; Passare il tempo, vale Consumarlo
con qualche diletto o in qualche occupazione.
— pe-a testa; Passar per la mente, Venir in mente.
Andar per la memoria,
— pe-e bacchette V. Bacchetta.
— pc-i arme; Passar per l'armi V. Arma.
— pe ricco, pe dotto, pe poeta, ecc. ; Passar per
ricco, jer dotto, per poeta e sim., vale Aver
fama di ricco, di dotto, ecc.
— pe iin Icugo o da un léitgo; Passare per nn
luogo 0 da un luogo, vale Andar per un luogo
senza fermarsi per arrivare a un altro: Andando
a Cavi, semmo passce dà Bocchetta; Andando
a Gavi, passammo per la Bocchetta.
— sotto silenzio iiiin-a cosa; Passar tacitamente
una cosa : Non farne motto.
— un fìùinm.e, ùnn-a stradda, ecc.; Passare un
fiume, una strada e simili, vale Andar da ana
banda allaltra di essi.
— ùnn-u cosa ; Passar alcuna cosa, vale Concederla
senza conlraddire: Pe aoa scià me a passe;
Per ora me la passi ; e dicesi anche delle Leggi
autorizzale, ecc.
— un razó in scià pria; AfTìlare nn rasojo, Dargli
il filo.
— ùnn-a somma o atro a ùnn-a pers5nn-a; Pas-
sare una somma o altra cosa a uno, vale Dar-
gliela 0 Somministrargliela del proprio: So frce
5 ghe passa SO franchi a-o meize; Suo fra-
tello gli passa SO franchi al mese.
S A péu passa ; Può passare , dicesi nell' uso di
una cosa tollerabile.
S Fd passa l'axillo; Cavare il ruzzo o il zurlo
del capo V. Axillo.
n — passa ó pagglèu V. Paggiéu.
S In passando m. avv. In passando, Di passaggio,
Di volo, In fretta.
S Passa; Passa, quando si ragiona di quantità di-
screte, vale Più che. Anche più: 0 gh'uvià perso
dùxento passa He; Ci avrà perduto passa due-
cento lire.
1) — via; Passa via, dicesi per cacciar da sé un cane.
S Passasela; Passarsela, vale Vivere, Star di sa-
lute, di mezzi, ecc. : Camme ve a passce f Come
ve la passate?
n — ben; Farla 0 Passarla bene, vale Vivere
agiatamente.
„ — in complimenti; Passarsela in complimenti:
Perdere II tempo in vane cerimonie senza toc-
care la soslan/.a del negozio.
n — liscia; Passarla liscia V. Liscio add.
S Tutti i giorni ne patta un V. Giórno.
PAS
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!Passal>a,lle s. m. Passapalle. T. mil. Cer-
chio di ferro pel quale si fanno passare le palle
da cannone per esperi menlare la loro grossezza.
Pa.ssa.g-g'é s. m. Passaggiero, Passegjiiero,
Passeggiere: Che è di passo, Non isianzialo.
" Passeggiere, in Marin. dicesi Ogni individuo che
viaggia per mare senza far parte dell'equipaggio
0 dell'armo d'una nave.
Pa.ssa.g-^ià, v. n. Passeggiare: Andar a pian
passo per diporto o per far del moto ; aitrim.
Spasseggiare.
Pa,ssa.g-g-ixi. . . . Sorta dì giaoco fanciullesco
non usato in Toscana, e che si fa col mejlprsi
molti ragazzi in fila, con qualche distanza fra
l'uno e l'altro, e saltando sorpassarsi vicende-
volmente colle gambe larghe.
% Fa 5 possaggin inturno a un léugo; Asolare,
Aliare: Rigirare intorno ad un luogo freqnenlem.
Pa.ssa.g'g-io s. m. Passaggio, Passata, Pas-
samenio : li passare da un luogo ad un altro;
aitrim. Transito, Tragitto.
n Passaggio, in Marin. Nolo che paga nn passeg-
giere per aver passaggio in una nave.
— di oxelli; Passo: Il passare degli uccelli emi-
granti. Dicesi Venula La loro prima annuale appa-
rizione; Ripasso, La seconda venula per tornare
alle regioni, da cui s'rran primamente partiti.
Pa.ssa,lizio s. m. Passaggio, Passo: Luogo
dove si passa.
Passa, aia.li té s. m. Passamanajo: Colui che
fa e vende passamani, galloni, frange, spinette,
cordoncini, fiocchi, ghiande, cinture ecc.; aitrim.
Spineltaio.
Passante s. m. Bottoni gemelli : Due bot-
toni fermati in un gambo comune destinati ad
affibbiare due opposti ucchielli (gassetle).
n Passanti al plur. T. valig. ecc. Sottili strisce di
cuojo , nelle quali si rimettono gli avanzi dei
cuoj che passan per le fìbbie.
« Traverse ai plur. T. mnrat. Legni che cntran
dall'un dei capi ne' buchi del muro, oppure son
sostenuti dagli stili (drttij, sottopostivi talora
gli ascialoni fsciònchij, che son pezzi dì legno
a foggia di mensola, inchiodati negli stili.
Passéa s. f. Passatojo: Qualunque argomento
da passar fossati o fiumicc Ili, e specialmente Quel
filare di grossi ciottoli che si pongono a traverso
la corrente per mettervi su i piedi e non s'im-
mollare valicandola. - Palàncola, Tavolone o
Pancone o anche Una trave spianata di sopra,
posta a traverso d'una gora o d'altro simile ca-
nale d'acqiia per passarvi i pedoni.
Passetto s. m. Fioretto, Spada di marra V.
Fioretto.
Passeg-g-iata s. f. Passeggiala, Spasseggiata.
Passin s. m. Colabrodo, Colino: Vaso di rame
stagnalo o di latta, a fondo bucheralo, ovv. fa'to
di reticella di filo di ferro o d'ottone o anche
di tela metallica; serve a colare brodo o sugo
per separarne ossicini, ciccioli o altre cose sim.
Passo s. m. Passo: Quel moto de' piedi che si
fa in andando dal posar dell'uno al levar del-
l'altro; e pigliasi anche per Spazio compreso
dall'uno all'altro piede in andando,
n Passo: Il luogo dove sì passa e L'alto stesso
del passare.
» — per Misura, e più propriam. Lo spazio tra
i due piedi delPaomo che cammina.
n — É ancbe term. di ballo, ed ha diversi ag-
giunii, come Passo andante, semplice, piegato, ecc.
n — É anch' termine di giuoco.
— de càrega; Passo di carica V. Càrega.
— ordenàio; Passo ordinario.
— passo; Passo passo. Passo innanzi passo, Di
passo. Adagio.
S ^^//HfijAi a yasso; Allungare il passo: Affrettarsi,
Correre.
$ Andd a fa dui passi; Andare a far due passi,
Andar a pigliar un po' d'asolo, vale Andar un
poco a diporto dopo essere sialo occupato.
n — a piccoli passi ; Andare a pian passo, cioè
a corto passo, lentamente; ed usasi anche figur.
n — co passo da formìgoa ; Camminare con
estrema lentezza.
« — de passo, Andd de passo arrancóu V. Andd.
S Còjitd I passi; Annoverare i passi, figurai, vale
Camminare assai lentamente.
^ Dd 5 passo; Dare il passo: Concedere facoltà
i\\ passare.
S Ése de passo lungo; Aver buon passo, Fare
passi lunghi da natura; e parlando di cavalli,
Andar di trapasso.
S fa dui passi in sciùn man ; Far due passi sur
un mattone, dicesì di Chi cammina lentissimam.
n — 1 passi necessài pe ottegni ùnn-a cosa;
Far le pratiche: Maneggiarsi o Raccomandarsi
per conseguir checchessia.
n — 5 passo citi lungo che a gamba; Far il passo
pili lungo del piede o della gamba, Distendersi
più che non è lungo il lenzuolo, figurai. Tentar
cose oltre le proprie forze. Far cosa superiore
a' nostri mezzi o Spender più che l'uomo non può.
n — passi da gigante; Camminar a passi da gi-
gante, figurai, vale Fare grandi progressi.
n — 5 passo adatlóu a gamba; Fare il passo
secondo la gamba.
t» — un passo avanti e dui inderré; Far no passo
avanti e due indietro.
n — un passo fàso ; Far un passo falso, fignrat.
Dare in fallo, e dicesi di Chi piglia male le sue
misure in far qualche cosa.
^ L'ultimo passo; L'ultimo passo, figurai, vale
La morte.
S itetle a-o passo ùnn-a persònn-a V. Mette.
S 0 ciù cattivo passo 5 l'è ò primmo ; Il più
duro passo è quello dell'uscio o della soglia. Prov.
e vale che La diflìcolià sta nel cominciare.
"S Ogni caso in tò cu 5 fa andd un passo avanti;
Ogni prun fa siepe, Poco rampollo fa fiume.
S Sbaglid 6 primmo passo ; Dar male i primi
passi: Sbagliare di prima, Fallare il primo passo.
S Tornd un passo inderré; Tornar addietro un
passo, figurai, vale Interrompere il filo del di-
scorso per annestarvi le cose pretermesse.
S Un passo doppo l'atro se va avanti; Un passo
alla volta si va a Roma.
Passo add. Passo, si dice dell'erbe e delle frutte,
quando per mancamento d'umore hanno comin-
ciato a degradare e a venir grinze; aitrim. \ izzo.
Pàssoa s. f. Passera, Passere e Passero : Sorta
d'uccello assai noto, di color grigio, che annida
fra noi nei fori degli edifi/j, nei campanili, nei
cammini; comune, abbondantissimo e sedentario
dappertnlto; e ve n'ha di più spezie, come:
— de passaggio; Pàssera oltramontana fPcuser
domesticusj ;
574
PAS
PAS
— mdntagninn-a; Passera famposlre, Passera mat-
Ingia 0 mallenigja o migliariiia, a Fir. Passera
minuta , Passerello , Passera sarciria (Passer
monttmus) ;
— nSsird; Passera grossa, Passera reale (Passer
cisalfinus) ;
— sarda, Passera sarda (Passer salicarius).
Pa.ssoéta< s. f. Passerella, Passerina. Diniin.
di Passera.
Pa.eisoin s. m. Grillello. 7'. archib. Neirarmi
da fuoco dicesì Quel ferrello che, toccalo, fa
scattare il fucile.
I*»ssu.òn. s. m. Passera lagia o alpestre. T.
ormi. Passar petrunia. Uccello che ha le penne
della schiena grigio-cenerine dal lato esterno,
nerastre dal lato interno, bianco-sùdice in cima;
sui gozzo nna larga macchia giallo-canarina ; ti-
moniere nerastre, con soltil margine grigio-bian-
castro, ed una larga macchia rotonda, bianca-
stra dal lato interno; coda piccola, subtroncala;
piedi grigio-carnicini; unghie nerastre. Di pas-
saggio in inverno.
I*assu.òto s. m. Passerotto: Passera giovane
che non esca di nido o che sia uscita di poco.
JE*eLStsL s. f. Pasta: Farina intrisa coli' acqua e
resa soda e duttile col rimenarla.
« Paste (al plur): Tutte quelle che si fanno dai
pastaj (fìdicej a uso di minestra, le quali si di-
vidono in tonde, in pialle e in tagliate. Nelle
paste tonde si comprendono i cannelloni (mac-
caroin), le penne (jidé da penna), i tronchetti
(bricchetti), i mallagliati (màtuygio'J, i vermi-
celli forali (fide da fi atti), i vermicelli senza buco
(spaghetti), i capellini (fide sotti), ecc. Nelle
piatte si comprendono i niiiccheroni (lasagne da
fideàj, le strisce (tasagnctle), i iiaslrinì (regi-
nette), le siringhe (ircnelte), le slringhelte (ba-
vette), ecc. Nelle paste tagliale si comprendcno
ì paternostri, le avemmarie, le lenline (lenlig-
gettej, la grandine (poisceitt), le puntine (pun-
tene), i semini (armellette), le campanplline
(roète), le stelline (stellette), ecc. Le paste tonde
0 sono piene o forale, col zafferano o senza ; come
pure sono col zafferano o senza alcune altre delle
piatte. Le pasle senza zafferano se sono fine di-
consi Paste bianche; se ordinarie. Paste nere,
n Pasta. T. giojell. Mistura, colla quale si con-
traffanno le gioje e le pietre dure.
Il Grassello. T. murai. Calce spenta e colata, ma
senza mistura di rena.
— da sféugyi; Pasta sfoglia o a sfoglia : Pasla de-
licatissima falla con farina, burro, uova e zuc-
chero da manipolarsi a falde soililissime sovrap-
posta l'una all'altra, e da cuocersi in forno.
— frolla; Pasta frolla: Pasla falla con farina, zuc-
chero, burro e uova, della quale si fa la crosta
a pasticci, pasticcini, ecc.
— red; Pasta reale e Pastareale V. Pasfareà.
— sciringa; Pasta siringa: Pasta di farina, zuc-
chero, chiare d'uova, ecc., ben manipolata e
leggiera; così detta perchè si spinge fuori d'una
siringa nella padella dove si frigge.
S Paste dòp ; Paste dolci. Terra, gener. di Varie
composizioni fatte con farina, burro, zucchero,
uova e diverse droghe o ingredienti ad uso di
confettura.
S Aveì e moen in pasta; Aver le mani in pasla:
Ingerirsi nel negozio di che si tratta.
$ Dda pasta a ùnn-a mùagia; Intonicare V. Dà.
S £se de bònn-a pasla; Esser di buona pasta,
figurai, vale Esser di benigna e buona natura,
indole, carnllere, e dicesi di persona,
n — tùiti d'ùnn-a mwxima pasta; Esser lutti
d'un pelo, d una buccia, della medesima pannina,
vale Essere de' medesimi costumi o natura, e
pigliasi per Io più in mala parte.
Il — ùnn-a pasta d'òu; Essere una pasta di zuc-
chero, vale Esser di buona e di eccellente natura.
I*astarea s. f. Pasla reale e Pastareale : Cibo
fallo con farina, zucchero e uova; e per lo p.ù
si taglia in fette.
JE*asté s. m. Pasliere. T. mar. Pezzo di legno
inchiodalo alla sua mela entro la murala o sulla
coperta , il quale serve come caviglia p^r dare
volta ai cavi; esso ha la forma di due piccole
, corna di bue unite insieme alfoccipite.
I*a-steca s. f. Pasleca. T. mar. Una taglia, la
cassa di-Ila quale è aperta da una delle sue fac-
ciate, sicché si può levare dal di sopra della
ruota la corda ond'è guernila, senza elle sia ne-
cessario ripassar questa corda sino alla sua estre-
mità. Questa taglia serve essenzialm. nelle navi
alle grandi boline; è anche d'uso nell'interno
de' porli.
— da cricca; Staffa: Quel ferro piatto piegato in
quadro, enlro cui sia la sprangheiia del saliscendo,
e ne regola e limila il movimento.
S Pasleche dò fairomorto ; Anelli : Quei ferri
piegali in tondo e confitti nelle due imposte
dell'uscio, enlro i quali scorre il bastone del
chiavistello.
I*asteco s. m. Pace, dicesi Una tavoletta, con
enlrovi qualche sacra imagine , che si porge a
baciare nelle chiese cattoliche.
S lìaxà 0 Fa baxd ò pasleco ; Dar la pace: Fun-
zione ecclesiastica che si fa o col far segno di ba-
ciarsi, 0 col porgere a baciare una tavoletta sacra.
Pastello s. m. ."astello, diconsi da' pi tori Quei
rocchielli di colori rassodali, co' quali, senza ado-
perar materia liquida, coloriscono e dipingono
sulla carta le figure.
Pastenà, v. a. Pastinare. T. conlad. Rivoltar
la terra prcfondamenle, Diveglierla.
Pastetta s. f. Pasta: Un intriso d'acqua e di
farina di grano, o d'acqua e amido, fallo bollire
finché divenga ben tegnente; e se ne servono i
libraj per tenere uniti foglj Ira loro, e altri arlefici
per unire tra loro varie cose secondo il bisogno.
Pastezza v. n. Pasteggiare : Far pasto.
S Um da pastezza ; Vino da pasteggiare, si dice
Il vino non tanto grave, uè scelto, tale insomma
da poterlo bever lulla la famiglia tra '1 pasto.
Pasti^^é V. Rùsciolàio.
Pasticceria s. f. Pasticceria: Bottega del
pasticciere, ove si vende ogni sorta di pasle
dolci e confetture.
Pasticcile 0 Pastig-lie s. f. plur. Pa-
stiglie, Pasticche e Pasticcili: Piccola porzione
di pasta di varie forme, composta di zucchero e
d'aromi, che si tengono in bocca (> per dilettare
il gusto 0 per rendere odoroso l'alilo.
Pastissa V. Impuslissd nel 1» e 2° signif.
Pastisso s. m. l'asliccio: Vivanda colla enlro
a rinvolto di pasta.
Il Pasticcio, per Vivanda mal cucinala o falla alla
peggio; allrim. Pacchiuco, Intruglio.
PAt
PAT
575
n — per Opera fatta alla peggio o per ignoranza
0 per malizia.
« — Figurai, per Imbroglio, Intrigo, Avviloppa-
mento, Cagno, Raggiro.
— pe-e slradde; Moliccliio V. Bernisso.
% Fa di pasticci; Far de' pasticci, figarat. vale
Far un gran* miscuglio e guazzabuglio di molte
cose insieme; e parlandosi di giuoco, di contralti
e sim. s' fnlende Far dfgl' imbrogli, che per lo
più sogliono essere iniffcrie.
§ Un pastisso de discorso; Una tantafera, Una
rbiucrhinriaja, una salsiccia.
Pastissón s. m. Pasticcione, Armeggione,
Imbroglione V. Imbroi.gìon.
Pa,sto s. m. Paslo: Desinare, Cena o Altro qua-
lunque cibo 0 alimento, di cui uno si pasca e
basti a saziar l'appetito.
— de «osse;* Pranzo nuziale.
S Chi va a-o pasto sensa invìo, l'è md visto e
md Servio V. Invìo.
S Mani,id a pasto; Servare i pasti: Non mangiare
in allr'ora che in quella destinata ai singoli pnsli.
S 0 neyhieiva ò pusto all'oste co maccarón in
scià barba V. Aluccaroiu.
Pasto s. m. Pastore: Colui che cnstodisce greggi e
armenti; Caprajo, Pecora jo, Mandriano, Mandriale.
M Pastore, metaf. vale Pontefice, Vescovo.
Pa.st6a; s. f. Pastora: Il gen. femm. di Pastore:
Donna che custodisce i greggi.
Pastón s. m. Pastone : Pezzo grande dì pasta
stuccala dalla massa, dalla quale si impiccano poi
altri pezzetti di pasta per formare il pane.
— di oive; Pastone e Pasta : Ulive macinale e ri-
dotte come in pasta.
— pe-i óxelli; Pastone, Pastello da ingrassare, di-
cesi Un rocchio di pasta fatto per lo pili di semo-
lino di giano turco, il quale grattaio si dà per
lo più agli uccelli icnuiroslri, cioè di becco tenero.
Pastoi*ale s. m. Pastorale, anlic. Pasturale,
e più ccmunem. Baston pastorale o vescovile,
altrim. Rocco: Bistone ritorto in rima usato dai
vescovi, ed è una delle loro insecne.
Pastorella, s. f. Pastorale e Pastorella : So-
nata che suol farsi coll'organo in (hifsa per le
novene del Santo Natale, e per la .Messa della
mattina di essa Festività.
Pastoso add. Pastoso: Morbido e Trattabile
come pasta.
■ Pasioso, nella pittura dicesi di Qnel colorito che
è lontano da ogni crudezza o durezza; altrim.
Morbido, Carnoso.
Pastùa s. f. Pastura: Laogo erboso, dove le
bestie si pascono e II pasto slesso,
n Pastoja. T. cavali. Quella fune che si mette ai
piedi delle bestie da cavalcare per far loro ap-
prendere l'ambio, e perchè non possano cam-
minare a loro talento.
n Impastura e Pasturale: Quella parte del pie del
cavallo, dove si legano le pastoje, ed è tra lo
stinco e la corona della gamba.
Pataccon s. m. Pataccone : Moneta d'argento
ameiicana del valore effetl. di Lire 5, 20 ital.
Patan. s. m. Pantano, Fango, Loto, Luto, Bel-
letta: Voci che sebbene si adoperino come si-
nonimi, pure differiscono alquanto nel loro si-
gnificato. Il pantano è il luogo pien d'acqua
ferma e di fango; il fango o loto è la terra
inteDerila dall'acqua; la belletta o melletta è
terra molle e fangosa lasciata dai fiumi alle rive,
quando dopo le piene si ritirano nel loro ordi-
nario letto , che poi si prende per lo Fango";
Luto è la terra molle, di cui si servono gli scul-
tori e i vasaj per i loro lavori , ed anche i chi-
mici per turar vasi.
Patai:*asci s. m. pi. Paterassi e Paterazzi.
T. mar. Funi che scendono dagl'incappellaggi
delle gabbie e dei velacci sino ai parasartie e
servono a trattenere l'alberatura verso poppa e
lateralmente.
Patai:*assa s. f. Patarasso. T. calaf. Specie
di scalpello che serve ai calafati per cacciare a
forza la sloppa nei commenti delle navi.
'*Patasci V. sopra Palarasci.
Patatta s. f. Palata. T. boi. Solanum tuhe-
rosum. l'ianla che si coltiva per la sua radice
tuberosa, la quale si mangia cotta, e, ridotta in
farina, se ne fa pane ed amido. É originaria della
\ irginia, paese dell'America seltentrionale; dicesi
anche Pomo di terra, ma è un francesismo.
Patatucco s. m. Babbaccio, Minchione, Pac-
chiano, Balordo, Allocco, Fagiuolo, Montone, Pi-
sellaccio, Caprone, Corbellone, Moccolone, Bab-
bione, ecc., dicesi per disprezzo d'Uomo gonzo,
roz/.o, e per lo più a forese o conladino.
Pateca s. f. Cocomero. T. boi. Cucurbita ci-
tru lus. Specie di Grosso mellone acquoso, di
buccia verde e liscia, e di sapore dolcigno, che
si mangia nella st^^gion calda per rinfrescarsi; ha
la polpa rossa e '1 seme nero. In molti luoghi
d'Furopa chiamasi Anguria. É Indigeno nella Si-
cilia, nella Calabria, ecc., e generalm. coltivalo
nella maggior parte dai paesi meridionali del-
l'Kuropa.
Patefjroa a. m. Pasticcio freddo. Voce pretta
frane. Pàtc-froide.
Patella s. f. Palella: Nicchio univalve che sta
appccalo agli scogj come una lastra squamosa
di sasso, e perciò dai Greci dello Lépade, quasi
Squama.
Patèna s. f. Falèna : Vaso sacro a somiglianza
di piattello, che serve a coprire il calice, e sul
quale si tiene l'Osi ia che serve al sacrificio.
Patentà v. a. Dare o Accordare una patente:
Dare una qualche carica o privilegio con lettere
patemi.
Patentóu. s. m. Patentato:. Colui che ha una
patente o licenza scritta da poter fare checchessia.
Paternale o Paternata s. f. Pater-
nale: Grave ed ac(rba rampogna falla a persona
di minore età o grado, come un padre potrebbe
farla a un figlinolo; Rammanzo, Sgridata, Ri-
sciacquala, Lavacapo, Rabbuffo.
Patemi tee s. f. Paternità: Lo stalo e qua-
liià di padre.
n Paternità, per Titolo che si dà a' religiosi clan-
strali, e propriam. al Padre Provinciale.
Paternostri s. m. plur. Paternostri: Spe-
cie di pasta da paslajo tagliata, che usasi per
minestra , detta così perchè somiglia ai grani
d'una coroncina.
I! l'alernoslri o Berlocci. T. mar. Pallottole di legno
infilzale nelle trozze a modo de' palernostri d'un
rosario, le quali facilitano l'ascesa e la discesa
de' pennoni lungo gli alberi.
Patesciò s. m. Pasticcio caldo. Voce pretti
frane. Pdte-chaude.
576
PAT
PAT
I*a,tetta Clnj m. avv. A cìanla, e nel contado
fiorent. anche A cacajiiola, e dicpsi delle scarpe
quando nel portarle non sono tirate su dietro
le calcagna.
Pati V. n. Patire: Soffrire, Provar afflizione, do-
lore, molestia, rincrescimento.
11 Patire, dicesi anche di Checchessia che riceva
patimento e danno in se stesso : A campagna,
5 gran, a mùayia a l'ha putto; La campagna,
il grano, il muro ha patito.
« — Per Essere o Andare soggetto : Questa re-
gola a nò patisce eccezion; Questa regola non
paté eccezione.
•I Guastarsi, e dicesì di vivande e simili. Parlan-
dosi di carne, Immezzire, Immezzare, Invietire,
Invietare: Divenir vieto, rancido, stantìo.
— d'un ma; Patir d'un qualche male, come di
stomaco, di renella, di malcaduco, ecc., vale Es-
sere sottoposto ad una di quosle malattie.
— 5 chéu de fd ùnn-a cosa; Star sul cuore di far
checchessia, vale Averne pensiero grandssimo.
— 5 freido, ò cado, a famnie, a sw, o séunno;
Patir il freddo, il caldo, la fame, la sete, il
sonno e simili, vale Essere afflitto e incomo-
dalo da essi.
— per ma; Mareggiare, dicesi d'Aver quel trava-
glio di stomaco, che molti ricevono dal navigare.
% Chi ghe patisce se fugce china in taira; Chi
l'ha per mal si scinga V. China.
S Patìghe; Aver a male o per male, vale Rice-
vere con indignazione checchessia, Averne di
spiacere.
S Vegni da pati; Venir meno, Svenire: Smar-
rire gli spiriti.
I*atx s. m. Slìnimento, Svenimento: Smarrimento
di spiriti, Abbandonamento di forze.
"I*atie V. Paratìe.
Pa.tio p. pass. Patito, Sofferto, ecc. V. Pati v.
S Faccia pat'ia; Viso asciutto, allampana:o, ecc.
V. Faccia.
Patimento s. m. Patimento, Sofforimenlo:
L'atto del patire; Pena, Male, Dolore, Travaglio,
Tormento.
Patiretto s. m. Languore : Mancamento di
fur^a. Afflizione cagionata da infermità, Sflni-
mento leggero.
'*Pa tiscimiiii s. m . Permaloso. Voce del volgo:
Che s'adonta d'ogni minima cosa V. Peamaoso.
Patito s. m. Damo, e nel volgo fior, anche
Patito, vale Amante.
Pati*ioto s. m. Patriotlo: Amante della patria.
Il Patriotlo, Compatriota, Compalriolla, Compa-
Iriotto, Compaesano: Di una medesima patria,
D'un medesimo paese.
Patrocina v. a. Patrocinare: Difendere le
altrui cafise davanti ai giudici o contro chiunque.
Patta s. f. Cimbollo e Cimboitolo : Colpo che
si dà in terra cascando; a Livorno Pallone.
« — Talora usasi per Zampa o Piede d'alcuni ani-
mali : Damme la patta; Dammi la zampa.
S Patte in sciò cu; Scnlacciale, Sculaccioni: Per-
cosse che SI danno colla mano aperta sul sedere;
e fassi per lo più a' bambini,
n — de bulinn-a; Palle o Branche di bolina. T.
mar. Alcune cordicelle stabilite in alcune bose
0 maglie della rilinga, e disposte in maniera che,
tesata la bolina, corda legala a queste patte, si
viene a tesare quasi il terzo della rilinga verso
la bngna che, senza l'artifizio di dette palle, non
potrebbe tesarsi se non con piiì corde.
11 — dell'dncoa; Palle dell'ancora. T. mar. Due
pezzi di grossa lamina di ferro, di figura trian-
golare, annesso uno a ciascuna estremità delle
marre.
S Dà de patte in sciò cu ; Sculacciare : Battere
sul sedere colla mano aperta.
11 — ùnn-a putta pe tcera o in ta mangia d'ùnn-a
cosa; Lanciare, Avventare, Scaraventare: Sca-
gliar con violenza, con impeto; ed anche sem-
plicemente Gettare, Cacciare.
S Èsc patt'e paghce; Esser lesti, Esser pace V. Èse.
S Fd putta; Pattare, Impattare, Far palla o pace
V. Fd.
$ Piggid énn-a patta; Cimbo(lo!are, Cimbellare,
Dare un cimbotlolo per terra.
Patta s. m. Magnale, Primate: Che sopraslà
agli altri.
— dòpaise; Maggiorente, e per ischerzo Primasso:
Il principale d«'l villaggio.
Pattaèlo s. m. Pezza bianca: Panno lino qua-
drangolare, in cui si rinvolge il bambino prima
di fasciarlo. - Pezza è denominazione d'Ogni
panno, lino o lano, in cui si rinvolgono i bam-
bini in fasce.
Pattamine s. m. Panconcelli: Assi sottili, colle
quali cuopronsi le impalcature, e fansi altri lavori.
Patte s. m. Pannaiuolo, Panniere: Mercatante
di panni.
Pattiu s. m. pi. Pattini : Certe scarpe o galosce
armate per di sotto d'una spranghotla di ferro
longitudinale e rilevata a uso di sdrucciolarsi
sul ghiaccio.
Patto s. m. Patio: Convenzione particolare,
Contratto, Accordo.
S A bòn patto; A buon mercato, A buon prezzo,
A gran derrata, Per poco prezzo.
S A nisciùn patto; A patto nessuno, in nessun modo.
g Con patto che; Con o A palio che, A condizione
che. Purché.
S Fd i patti avanti; Far i palli innanzi: Patteg-
giare avanti di concludere.
1» — i patti cicei; Far i patti chiari: Palleggiar
chiaramente,
n — putto co diào; Far palio col diavolo V.Fd.
11 — patto de nò fd ciù ùnn-a cosa; Stabilire,
Determinare, Fermare.
S Manca a-i putti; Rompere i palli: Contravve-
nire alle condizioni pattuite.
% Patti ciwi, amicizia lunga V. Amicizia.
% Sta a-i putti; Slare ai patti, Servare i patti,
Tenere il patto: Mantener la parola, la fede data.
Pattòn. s. m. Spiumacciala : Colpo dato colla
mano aperta, ma che faccia rumore a gui^a di
quelli che si danno in sulla coltrice o in sul
pr maccio ; che anche dicesi Sprimacciata.
^ Dà ò putión; Dar il guasto. Manomettere, Spo-
gliare, Fare lo spiano V. Dà.
Pattòun-a s. f. Fattoria: Specie di panicela
soda falla di farina di castagne; alirim. Polenda.
Pattuì v. n. Pattuire, Pattovire, Palleggiare:
Far p:illo, Convenire, Accordarsi.
Pattùmme s. m. Pattume. T. mar. Mestura
di sego, zolfo, cerussa o biacca, ragia o calrame,
olio di pesce, ecc., che si distende e si spalma
solla parte della nave, che dcbbe stare immersa,
quando le si dà carena.
PAX
PE
«77
Pavimento s. m. Pavimpnlo: Nome gene-
rico d'Ogni sorla di coperta fatta soda o stabile
9 sopra i paìchi o sopra le vòlte o sul terreno,
per poter camminare comodamente, o nelle stanze
0 nelle vie V. Astrego.
1*3,^011 s. m. Pavone, Paone e Pagone. T. orn.
Puvo crisiaius. Uccello assai grande e bello, a
noi venuto dalle Indie orientali. Ha lungo il collo,
la testa picco'a con suvvi un pennacchio; le penne
della coda lunghe ed occhiute che si spiegano
a guisa di ventaglio, quando egli fa la ruota
(ó fa da scignòa).
Pavonezzàse n. p. Pavoneggiarsi e Pago-
neggiarsi: Il mostrarsi o rimirarsi con piacere,
come fa il pavone.
n Pavoneggiarsi , melaf. Gloriarsi, Boriarsi, Com-
piacersi di se stesso.
I*a,xe s. f. Pace: Stalo tranquillo d'un regno,
d'una repubblica o d'un popolo, che non si trova
In guerra con alcun nemico, conlr. di Guerra.
»i Pace, per Tranquillità interna d'una famiglia e
sim., conlr. di Discordia.
I) — per Tranquillila di spirilo, conlr. d' Inquie-
tudine, dAffanno.
Il — per Trattalo di pace; e coll'agginnlo di citlà,
si esprime II luogo, in cui è stalo conch uso il
Irailalo di pace, come La pace di Weslfalia,
La pace d Utrecht, ecc.
% Cun so puxe; Con sua pace, cioè Con sua grazia,
Con sua soddisfazione.
S Dàseghe paxe ; Darsi pace, Aver pazienza, ecc.
S Fd paxe; Far pace, Rifar la pare, Tornar a
pace. Rappaciarsi, Rappacifìcarsi, Rappattumarsi :
Deporre l'inimicizia, Tornar in concordia.
II Far pace o patta, in term. di giuoco vale Pat-
tare, Esser patta o pace o del pari.
S Fd fd paxe; Rappaciare, Rappacificare, Rap-
pattumare: Ridurre in concordia uno con un
altro. Far loro smettere l'inimicizia.
S A'ó poeiseghe dà paxe; Non ci si saper dar pace.
S Omino de paxe; Uomo pacifico, Uomo della pace.
S Piggidse ùnn-u cosa in santa paxe; Pigliare
0 Portare alcuna cosa in pace o in santa pace,
vale Sopportar checchessia senza rammarico o
risentimento.
§ Tanto pe godi a paxe; Per amor di pace. Per
la pace. Per aver la pace di casa. Per essere o
Per islare in pace.
Paxe add. Mansueto: Aggiunto d'animale, vale
Docile, Maniero, conlr. di Selvaggio e Feroce
fPàxetto s. m. Palazzetto. Chiamavasi cosi
aiilicain. da noi Qa^'l pa'azzo laterale al Palazzo
Ducale, dove si radunava la Ruota e si condan-
navano i rei. Da ciò ebbe origine la frase: Avei
5 pàxetlo in corpo; Aver la tremarella. Tre-
mare i pippioni ad alcuno, e in m. b. Fargli il
cui lappo lappe, cioè Aver gran paura the non
gli succida qualche cosa pericolosa; come appunto
dovevano averla i colpevoli tradotti in quel luogo.
■j-Pàxo s. m. Palazzo, dicesi per anlonom. Il pa-
lazzo, dove anticamente abitava il Doge e con-
venivano i capi della Repubblica : oggidì sede
della primaria Autorità governativa in Genova.
% Talora osasi anche per Corte, dal tenersi in que-
sto palazzo ragione e amministrarvisì la giustizia.
S Gente de Puxu ; Genie di corte o del foro,
ÌDlendonsi I forensi, ma dicesi per Io pia in
disprezzo.
CjLSkaoiA, JHziomtn'o Genovtte-Italiano.
Pàzetta s. f. Paraso e Parazzo. T. iUiol. Clu-
pea lululus. Pesciolino di mare assai piccolo ,
di carne delicata e poco grassa.
Pé s. m. Piede e sincop. Pie : La parte del corpo
dellanimale congiunta coli'estremilà della gamta,
che gli serve a reggersi e a camminare.
I) Piede, per Estremità o Radice di monte : / pé
d'ùnn-a montagna; I pie d'un monte.
Il — ppp Sostegno, Base, ed anche La parte in-
feriore di checchessia : 0 pé a'ùn calice, d'ùnn-a
lùmèa, ecc.; Il pie d'un ca'ice, d'una lucerna, ecc.
n — per Sorta di misura, che è diversa nei di-
versi paesi.
ti — per Misura de' versi, composta di due, tre,
quattro o pili sillabe lunghe e brevi.
>i — Figurai, per Tenore, Regola, Andamento.
— da chmn-a; Arcioni V. Chinn-a.
— (le gallo; Pie di gallo, P'è d'oca, Balrachio. T. boi.
Gera.vuin molle. Pianla che ha gli steli ramosi,
sottili, alti poco più d'un palmo; le foglie radi-
cali numerose, pelose, rotonde; i fiori porporini.
— de montòn; Stira e volgarm. Pie di montone.
T. conciai. Slrum. di ferro, che serve a levar
via la grana alle pelli.
— de póllo: Pie di pollo. T. mar. Bottone che si
fa all'estremità d una fune, dislorcendo i suoi
legnuoli per ripiegarli e innestarli tra quelli che
son commessi, serrandoli poscia con una legatara.
— de porco; Pie di porco: Palo di ferro, che da
una parte si ripiega a guisa di zampa, e che,
introdotto fra grosse pietre, serve a rimuoverle
dal loro sito.
— dò baci ; Lavamane e Lavamani, Portabacile,
Rpggicalinella V. Portataci.
— dò letto; Piedi del letto.
— d'ortoan nò guasta l'orto V. Ortoan.
— d'un busto, d'ùnn-a statua; Peduccio: Piccola
base lunga, quadrata o tonda, in isminuimento con
modanatura, che serve a sostenere un basto o sim.
S Acciantd in sce tuipé; .abbandonar in tronco,
Lasciar in asso. Piantar di botto.
S ^-1 pé; A piede, Appiede, A pie, Appiè: Dalla
parte inferiore, Da ultimo, Infine: A-i pé da
cróxe , dò letto, da mónta, ecc.; Appiè della
croce, del letto, della salila, ecc.
S Alsdse in pé ; Levarsi o Recarsi in piedi, va-
glion Rizzarsi, Sollevarsi colla persona in so' piedi.
S Ammìdse a-i pé; Guardarsi a' piedi , figurai.
Esaminar prima bene la sua coscienza avanti
che si biasimi altrui.
S Anild a pé; Andar a piedi o co' suoi piedi. Pe-
dovare, vaie Non e.^ser condotto o portato da altri.
Il — co-i pé de ciòngio in V ùnn-u cosa V. Andd.
n — dò ntcBximo pé; Andar dello stesso piede,
vale Aver una stessa inclinazione, Esser di co-
stumi eguali, e pigliasi per lo piiì in mala parte.
Il — in punta de pé Y. Andd.
Il — pe-i so pé ùnn-a cosa; Andare o Cammi-
nare pe' suoi pirdi ch'cchessia, dicesi delle cose
che vadano secondo l'ordine della giustizia o
delia convenienza , Progredire secondo la sua
natura, Non uscir del dovuto e del consueto.
S A pé, A pé nifi, A pé sciùti, A pé zunti V.
A pé alla sua sede alfabet.
§ Attrnvd o Truvd scarpa da so pé ; Trovare
carne pe'suoi denti, e in m. b. Trovar culo al suo
naso, vale Trovar chi resista e non abbia paura
di bravate.
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878
PE
P^k
g Aveì i pé in ta fossa; Aver il pie nella fossa,
Tenere il piede nel sepolcro, Aver la bocca sulla
bara, dicesi di Chi per vecchiaia o malsania par
che non possa andar mollo in là.
M — i pé dòsci, Aveì i pé zece V. Aveì.
n — puta che manche a twra sotto i pé; Te-
mere che manchi il terreno solto i piedi, vale
Temere che manchi il necessario, e dicesi per
lo più d'un avaro ansioso della sua fortuna,
e che sta sempre in timore di perdere il suo.
'*S Aveilo in t'ùn pé ; Averlo nel fagotto S.Aveì.
S Baxà i pé; Baciare i piedi: Atto di riverenza,
con che si venera il Pontefice romano o altro
grandissimo personaggio.
S Cacciàse a-i pé d'ùnn-a persònn-a ; Cadere ai
piedi ad uno, vale Prostrarsegli davanti ginoc-
chioni.
S Cazze in pé comme i gatti V. Cazze.
S Chi va a pé: Pedestre, Pedone.
S Collo dò pé; Collo del piede V. Collo.
S Conosce de che pé sòppega ùnn-a persónn-a;
Conoscere da qual piede uno zoppichi, cioè qual
sia P inclinazione e i difetti d'alcuno.
% Da capp'a pé V. questa locuz. alla sua sede alf.
S Dà di pé; Dar de' piedi, vale Percuotere col
piedi.
n — dd pé a ùnn-a scaa; Inclinare alquanto una
scala , per renderla più agevole a salirla e a
scenderla.
n — in ti pé; Avvenirsi, Abbattersi in uno.
S Dàse da sappa in sci pé; Darsi la scure o la
zappa sui piedi V. Dà.
% Dà testa a-i pé; Dal capo al pie, Da capo a
piedi V. Da capp'a pé.
S Èse in pé; Essere in pie o in piedi, vale Ri-
trovarsi nel suo essere, intiero e non distrutto.
Parlandosi di quistioni, di contrasti, di liti, ecc.
dicesi di quelle che non sono ancor terminate,
non ancor definite.
n — in pé de bònn'óa; Essere ÌD pie a buon'ora,
vale Levarsi per tempo.
% Fd co-e moen e co-i pé; Far colle mani e coi
piedi : Adoperare ogni maggiore possibile sforzo
in checchessia.
S Fermo in sce dui pé; A pie fermo, Di pie fermo.
S Gente a pé; Genie a piede e sim., vale Fanteria,
Soldati pedestri, Pedoni.
S In pé; In piede o In pie, usato in forza d'ag-
giunto vale Ritto.
S In punta de pé; In punta di piedi, vale Senza
posar la pianta, ma solamente la punta.
g In sce dui pé; Su due piedi. Maniera dinotante
All'improvviso, Subito.
§ Isàse in pé V. sopra Alsdse in pé.
S Lascia in pé ; Lasciar in piedi, trattandosi di
edifizj, vale Non li rovinare.
g Manda via in sce dui pé ; Mandar via in tronco.
g Marca oò pé; Orma, Pedata: Impressione che
in andando si fa col piede.
g Mette i pé a bagno; Far un pediluvio.
M — i pé in t'ùn Icugo ; Mettere o Porre piede
in un luogo, vale Entrarvi.
w — pe-i pé; Metter tra' i piedi, vale Proporre,
Porre innunzi.
n — sciii di pé a ùnn-a cosa; Porre piede a
checchessia V. Mette.
S Mettise ùnn-a cosa sótto i pé; Mettersi alcuna
cosa solto i piedi, vale Dìsprezzarla.
**g Moi co-e scarpe in pé V. Moi.
g Nò fd né gamba e né pé ; Non procedere, Non
andar avanti.
g Nò poeì sta in pé ; Non reggersi ritto o in
piedi 0 Non reggersi assolutam., Non si poter
tener sulle gambe, vale Essere spossato, ecc.
g Nòxotta dò pé V. questa voce alla sua sede
alfabetica.
g Pesta di pé ; Battere i piedi o de' piedi, oltre
al sentimento letterale, vale anche Dare in gran-
dissima escandescenza, Dar segni di eccessiva
collera e dispiacere.
g Pianta di pé; Pianta del piede, anlic. Piota:
Tutta la parte inferiore del piede.
'*g Piggid a pé in tò cu; Pigliar a calci o Pigliar
a calci nel deretano, e in gergo Mandar a cal-
cinaja, vale Scacciar uno percuotendolo col piede.
n — ò pé addosso a ùnn-a persònn-a; Pigliare
■ baldanza o campo addosso a uno V. Desciii.
n — pé; Pigliare o Prender piede, vale Assodarsi,
Fortificarsi, Pigliar forza, Invigorire.
g Rastellà di pé pe tcera; Scalpicciare, Camminare
striscioni, cioè stropicciando e fregando il ter-
reno nel camminare.
g Resta a pé ; Rimaner a piedi, si dice del Non
essere in tempo a farsi trasportare in dato luogo
da carrozza o diligenza o sim.
" — Restar a piedi, figurai, vale Rimaner deluso
nella speranza d'ottenere qualche bene o impiego
che si aspettava.
g Scciannd ò pé ; Pareggiare il piede o l'ugna.
T. manisc. Operazione di mascalcìa, la quale
consiste nell' assottigliare il snolo coli' incastro ;
(butta) per preparare il piede del cavallo ad
esser ferrato.
g Sciarti a pé sciùti da unn-a cosa; Cavarsela
netta, Andar netto, Uscir netto d'alcuna cosa, vale
Andarne illeso.
g Spìtssd i pé ; Puzzare i piedi.
g Squaddrd da capp'a pé; Squadrare da capo a
piedi V. Squaddrd.
g Sta in pé; Star in piedi, vale Star ritto, Esser
ritto, Non giacere, contr. di Sedere.
Il Figurai, vale Reggersi, Stare nel suo essere,
Mantenersi.
g Taggid l'erba sótto i pé ; Rompere o Guastare
l'uovo 0 l'uovo in bocca, figurai, vale Guastare
i disegni altrui, Nuocere ad alcuno con cattivi
ufiìcj. Dicesi anche Dare il gambetto per Inter-
rompere con modo inaspellalo gli altrui avan-
zamenti, e talora Dare la gambata, cioè Esclu-
dere alcuno dal matrimonio col sostituirvi an
altro, Soppiantare alcuno.
g Tegnt in pé ; Tener in pie o in piede, vale
Reggere, Conservare, Mantenere in isiato, in es-
sere, Non distruggere j e talora Mantener in vita.
n — ò pé in due scarpe; Tenere il pie in due
0 più slafTe , vale Star preparato a due o più
parlili , Tener in un medesimo negozio pratica
doppia, per terminarlo con più vantaggio. Atten-
dere a due fini diversi. Star a cavallo del fosso.
g Tornd a mette i pé in t'ùn léugo ; Riportare
il piede in un luogo, vale Ritornarvi.
g Vegni in ti pé; Cader tra' piedi alcuna cosa,
vale Abbattersi in checchessia; e dicesi anche
di persona.
I*eà s. f. Mondina V. Pia (nome).
Peà, v. a. Pelare, Spelare: Levare, Svellere il pelo.
PEC
PEG
ano
n Pelare: Togliere le penne ai volatili per cuocerli;
allrim. Spiumare, Spennare.
n — Dicpsi parimenle Quando l'acqua o ranno
scolla assai, che leva via il polo, facendolo ca-
dere senza svellerlo da per sé; così si peiano
le lesiicciuole, i peducci e altre pelli d'animali,
tuffandole in acqua bollente.
n — Metaf. vale rsufrnlluare e Trarre dalie per-
sone il più che si può e senza riguardo.
— e castagne; Sbucciar le castagne.
I*eag:allo s. m. Grongo, e nel Napol. Capi-
tone. T. ittici. Conger verus. Pesce di mare
che ha molla somiglianza col vero Grongo, ma
di color bianco V. Rrònco.
I*eaiiiaoso add. Permaloso: Che ha per male
ogni cosa, die piglia per male gli altrui d»^tti, ecc.
I*ecca V. n. Peccare: Commettere peccato.
Trasgredire la legge di Dio e della Chiesa.
— da ùnn-a parte; Zoppicare da nn lato, da una
parte, Da un piede, ecc. vale Mancare da quella.
S Chi dorme nò pecca; Chi dorme non pecca.
Prov. di chiaro significato.
S O giusto ò pecca sette volte a-o giorno ; Il
giusto cade sette volle al giorno. Prov. dinotante
che Tutti siamo soggetti a peccare, a fallire.
Pecca tasso s. m. Peccalac?io. Peggior. di
Peccalo: Peccalo gravissimo. Colpa enorme.
Peccato s. m. Peccatore : Chi pecca o ha
ppceato.
Peccatóa s. f. Peccatrice: Che pecca o ba
peccalo.
I*eocetto s. m. Pettirosso, Piltirosso e nel
Sanese Pelliere. T. ornit. Lusciola rubecula. Uc-
celletto del genere delle Silvie, che ha il becco
scuro, gli occhi grandi e neri; pileo, cervice e
dorso olivastri; ali e coda dello stesso colore,
ma meno tendente al verde; fronte, gote, gola,
gozzo, petto ed anche nna porzione dell'addome,
d'un bel colore arancione vivace, tenderne al
rosso; fianchi tinli leggermente di verdastro;
addome e sottocoda, bianchi; piedi scuro-rossa-
stri. Annida nelle siepi.
I*ecciàse n. p. Pizzicarsi, Bezzicarsi, Bistic-
ciarsi, e dicesi di persone che sempre garriscono
e conlendono fra loro.
I*eccóii s. m. Peccato: Trasgressione volon-
taria della legge di Dio e della Chiesa; Colpa,
Offesa di Dio.
« Peccato, Mancamento, Errore.
— confessóu, mezo perdonò»; Peccalo confessato,
mezzo perdonato, vale Che il peccato riconosciuto
e confessato merita più perdono che il tenuto
occulto.
— d'omisciòn; Peccato d'ommissione V. Omisciòn.
— morta; Peccato mortale: Quel peccato più grave
che è cagione dell'eterna dannazione delTanima.
— originale; Peccato originale: Peccato col quale
tulli nasciamo.
— vegio, penitensa neum ; Peccato vecchio, peni-
lenza nuova, k colpa vecchia, pena nuova. Prov.
che si dice del Portar la pena di peccato che
sì credeva fosse andato in dimenticanza.
— veniale; Peccato veniale, cioè che facilmente
oltiene perdono, non togliendo l'amicizia fra
l'uomo e Dio.
S A torto e a prccóu m. aw. A gran torto, Con
gran torlo e ingiustizia. Ingiustissimamente.
S Brutto cornine 5 peccóu; Bruito quanto o come
il peccato. Più brutto del peccato mortale, vale
Brunissimo.
S £se peccóu a fa ùnn-a cosa; Esser peccato a
far checchessia, olire al seniimenlo proprio, si
usa anche per dinotare sconvenienza o disordine
in fare alcuna cosa.
" — un peccati; Essere un peccato, si dice Quando
una cosa o persona bella e buona soffre detri-
mento, per mostrarne dispiacere; e dìcesì tn-
che per esclamazione : Peccóu ! Peccato ! Che
peccalo !
S Fd peccóu; Far peccato, vale Peccare.
Pecontro s. m. Perconlra. T. mar. Pezzo di
costruiione, sol quale vanno ad appoggiare tutte
le t< sie de' baglj che vi sono incastrate ed in-
chiodale con grosso perno. Le perconire chia-
mansi pure Pontuali e Dormienti.
I*e contro avv. Rimpeito , Di rimpetto.
"I*e da l>oii m. aw. Da senno, Sul serio,
coiilr di Per burla. Per ischerzo: Ma 6 dì pe
da bòn ? Ma lo dite sul serio ?
Pedann-a s. f. Pedana: Quella specie di cas«
sella di legno falla a riballa che si suol porre
solio la scrivania per posarvi i piedi.
^ — da carossa; Bottino: Quella specie di cassetta
nelle carrozze da viaggio fermata alla pianta
della assa, che chiudesi con boccaporto o spor-
tello, sopra cui posano ì piedi coloro che sono
dentro alla carrozza.
— da sóttann-a; Pedana : Quella lista di roba meno
fine, che si cuce intorno la soltana de' preti per
rinforzo e preservazione di pronto logoramento;
alirim. Orlo finto, Rimbocco finto.
Pédestallo s. m. Piedestallo, Pìedisfallo,
Piedistilo: Quella pietra quadrata con base e
cornice, che srstiene la colonna, e che è diffe-
rente nei diversi ordini d'Arcbitettnra; allrim.
Dado 0 Stereobate,
n Piedestallo, dìcesì pare Quello che sostiene statue
0 altro.
Pedilùvio s. m. Pediluvio: Bagno de' piedi,
e per lo più in acqua carica di qualche sostanza
medicamentosa.
**Pediniia (FdJ; Far noja, ubbìa, vale Recare
fastidio, nausea e sim.
Pediun-a s. f. Pedina e Pedona : Uno di quei
pezzi che nel giuoco degli scacchi si collocano
nel loro ordine innanzi agli altri , ed è il più
piccolo di tulli.
Il — Pedina, per Una di quelle girelline, con cai
si giuoca a dama o a filetto ftelaj.
n — Dicesi per ischerzo a Donna di bassa con-
dizione, in contrapposizione di Dama.
$ Aveì 0 Mette ùnn-a pe.dinn-a a-o pane; Avere
0 Mettere un astóre intorno. Modo fior, e vale
Avere o Mettere attorno una persona che faccia
girare il capo.
% Buffò, Mangia ùnn-a pedinn-a V. Buffa, Mangia
nel 3" significato.
Pedòn s. m. Procaccio e Procaccino : Colai
che porta lettere o altro, da luogo a luogo, fa-
cendo la strada per lo più a piedi.
Pedré s. m. Petriero. T. artigl. Nome parti-
colare d'Un morlajo, del quale si faceva uso per
iscagliar pietre; allrim. Periera.
Peg"a v. a. Imbrumare. T. ìuar. Dare alcune
leggiere pennellale di pece sulle tavole del bordo
del bastimento prima dì dar la brusca.
580
PEI
Pfil
I*eg'oa, s. f. Pecora : Animale lanuto, ed è La
fmimma del nionloiie.
— segna; Gallo marchialo, dicesi figurai, di Per-
sona trisla 0 maliziosa.
S Chi pègoa se fa ò lo 5 se a mangia V. Lo.
% Conosce e so pègoe ; Conoscere i sii'i polli,
fifiural. vale Conoscere con. chi si ba a fare, e
inlendcsi sempre in mala parte.
S Grununa 0 Mi schiun-a quella pègna chi n5 sa
avvorud u so luiin-a \. Avvardà.
S 0 l'è ùnn-a hònn-a pè'(;oa; Euli è una buona
lamella, un bel tomo, dicesi di Persona scaltra,
maliziosa e sim.
I^eg-oa s. m. Pecora jo e Pecoraro, ma meno
usalo: Guardiano di pecore.
« Pecorone, figiir. dicesi d Uomo scimunito, sciocco.
I*eg-oétta s. f. Pecorella, Pecorella, Pecorina.
Dim. di l'ecora.
n Soggettino, parlandosi di persona si prende per
ironia in mala parte, e vale Uomo tristo o da
tristi falli.
— dò md; Pecorelle: Piccoli marosi spumarti e
bianchi che ciioprono il mare, che somiglia un
prato coperto da pecore bianche.
i>es'oiiiii-a (Àj V. questa locuz. alla sua
s<de alfabetica.
I*ei s. m. Pelo: Ciascuno di q-ei filamenti sot-
tilissimi che germogliano e crescono sul a cute
degli animali e in diverse parli del corpo umano.
n Pelo, usasi anche colleiiivamente per accennare
Tulli i peli d'un animale: 0 l'ha un can co pei
lungo; Ila un cane col pelo luni^o.
n — per Capigliatura e Barba dell'uomo: 0 l'è
de pei rosso; È rosso di pelo.
n — per Quella peluria che hanno i panni lani
ed i velimi.
n Peluria: Il pelo che rimane sulla carne degli
uccelli pelali, ed anche La prima lanugine che
spunta negli animali nel metter le penne o i peli.
— de gnàcchcra; Pelo di nàcchera V. Gnàcchera.
— gatttn; Cangine e Caluggine, Lanugine e La-
nuggine: Quei peli morb di che cominciano ad
apparire ai giovani sulle guance.
g Aveì 6 chéu con tanto de pei; Aver il cuore
con tanto di pelo o col pelo allo sei dita, Aver
il pelo sulla Coscienza, figurai, vale F.ss'T infles-
sibile, inesorabile, implacabile, crudele e sim.
v — 6 pei stcco; Aver sete. Modo scherz. e fig.
§ A cavallo giaslemmòu ghe lùxe 5 pei V. Cavallo.
§ A vòì-pe a cangia 5 pei, ma i vizii mai V.
Cangia.
S De pei rosso manco hònn-a vitella; Rosso, mal
pelo. Dellato prov. che dicesi per dispregio di
Persona di capelli e di peli rossi ; n.)n è però
sempre vero.
§ Cmd ò pei in te l'éuvo V. C-rcd.
§ Lùxi 5 pel; Rilucere il pelo, si dice dell'Es-
sere grasso e fresco e in bucno stato
S Aon èse ciù dò primmu pi-i ; Non fsser più
di primo pelo, vale Essere alquanto avanzato in
età, Non esser più giovine.
% Nò m'addenta can ch'ò no me meghe dò so
pei V. Can.
% Pi'je de parpelle; Nepitelli.
g Prrde ò piì ; Spelarsi : Perdere il pelo,
. S Villào a Irti pn ; Velluto a tre peli V. Vellùo.
X*eì s. m. Pera. Frullo del Pero ( Ptrus com-
tntmisj, mollo buono a mangiare, per lo più di
figura oblunga e che va diminuendo verso il
gambo. Ve n'ha di molle e varie regioni e sorte.
Io ne descriverò le spezie principali e le più
note fra noi, tratte dalla Pomona italiana dei
Conte Gallesio.
angelico; Pera angelica, nel Faentino Pera li-
mona, e in vari altri luoghi Pera fico. La sua
bnccia è giallognola nella maturile, ma sfumata
d'un rosso vinoso, ch*^ nel lalo del Sole si spiega
in tante macchiette rotonde punteggiate di grigio,
che risaltano singolarmente e che la distinguono
da liille le altre pere conosciute. La polpa è bianca,
gentile, butirrosa insieme e croccante e piena di
nn sugo abbondante e saporito che la rende gra-
ziosa e la fa gareggiare colle pere più squisite.
Comincia a maturare sul finir di settembre, con-
tinua tutto Tottobre, e qualche volta ancora al(|
meà Hi novembre.
brùtt'e hòn; Pera bugiarda: Una delle migliori
pere eslive del clima italiano. Ha la buccia ver-
dastra ma d'un verde sudicio, che va diventando
più scuro in proporzione che s'avviMna alla ma-
turile^. La polpa è giallognola, composta d'una
pasta morbida e fina e piena d'un sugo dolcis-
simo, che si scioglie in bocca e il cui sapore
ha più zuccherino di qualunque pera di estate,
e non la cede in ciò che alla Pera angelica.
É mollo soggetta ad ammezzire e non resiste
mollo ai trasporti. I Lombardi la dicono Pera
gnocca, i Romani P. brutt'e buona, e i Napole-
Rlni P. mal vestita. Non si conosce in Piemonte.
bùrrè; Pera butirra o Butirra estiva, in Fir.
Pera burrona : La regina delle pere, che colti-
vasi a preferenza d'ogni altra in tutta l'Europa.
Ha la buccia verde-grigia sino a che è acerba,
diventa giallognola nel maturare, ma d'un giallo
canarino assai grazioso, che si carica un poco
nella m<tssima maturità, e che è rollo sovente
da un numero indeterminato di macchie rugginee
più 0 meno grandi, più o meno brune, secondo
i diversi individui. La sua polpa è un vero bu-
tirro; bianca delicata e gentile, essa si scioglie
in bocca in una pasta morbidissima mista ad un
sugo abbondante e grazioso, che vince anche in
sapore quello di qualunque altra pera. Non an-
nebl ia mai; matura sulla pianta, ma si perfe-
ziona meglio nella dispensa e vi sviluppa più sugo.
Avvi anche La pera butirra grigia o Butirra
d'aMtunno o Butirra invernale. Ha la buccia grezza,
verde-scura quando si coglie, e d'un verde mislo
al rosso e al bruno nella maturità. La sua polpa
è dun bianco verdognolo, finissima, liquescente
e ripiena d'un sugo grazioso, sebbene acidoio;
si coglie in settembre e matura nella dispensa.
cainòggm; Pera perla, nel Lucchese Pera ca-
moglina Sorta di pera delle razze più preziose
che si coltivino nel suolo italiano. Il frutto è di
una grossezza mezzana e fallo a zucchetta, ovale
alla base, con collo un poco allungalo e confor-
milo con regolarità e con grazia. La buccia, che
è liscia e come lucente, ha il fondo d'un color
canarino chiaro, rilevato talvolta da una sfuma-
tura di rosso leggero, che si sviluppa dalla parte
del sole quando vi è ben esposto. La polpa è
bianca, più croccante che morbida, ma gentile,
sugosa e d'un gusto dolce e gagliardo. Matura
sul principio di luglio e succede immediata-
mente alle Pere moscate e alle Pere bianchette.
PEI
PEI
m
da inverno; Pera vernina. Nume generico delie
Pere clie maturano in inverno. La più connsciuia
Ira noi è la Pera sjn-germana o Pera spadona
vernina. Ha la buccia d'un verde grigio, inter-
fono da diverse macchie rugginee, più o meno
dense, e sempre più cariche verso la corona e
presso il picciuolo, che nel corpo del frutto. Si
conserva in questo stato tutto il mese ili no-
vembre, mese in cui si comincia a mangiarne
delle mature ; esse sono nella loro pi-rfe^ione
in dicembre e gennajo, e se ne mangiano delle
baone ancora al febbrajo. Quando è matura, la
buccia si rischiara e volge al gia!lo; la polpa si
intenerisce e diventa morbida e liquescente, sic-
ché nel mangiarsi si scioglie in un sugo acidulo,
ma grazioso, che -punge il palato senz'offenderlo,
e che vi lascia una sensazione piacevulìssima.
d6 Dùcca; Pera del Duca e in Tose. Pera '•enlo-
doppie. Ha la buccia rozza, aspra al tallo e coperta
d'un verdastro tigrato di bruno. Nell'avvicinarsi
alia maturità il verde si cangia in giallo e il
bruno si schiarisce e prende un impasto di ros-
siccio scuro, che lo assomiglia alla rliggine. La
polpa è bianca, aspra sino a mezza maturità,
croccante e gentile nella maturità compaia, senza
acido, e ricca d'un sugo abbondante. Difficilmente
riesce ad acquistare questo punto di pt-rfezione;
per lo più s'avvizza senza maturare e resta dura e
aspra, o ammezza, e diventa dolciastra e nauseosa.
gianchetto; Pera bianchetta: Sorla di p^ra^pic-
cola, tondeggiante alla corona, poi rilevata rego-
larmente e degradante con grazia in un collo
allungato, in cui è impiantato il picciuolo. La
buccia è liscia e d'un color bianchi-giallognolo;
la polpa è croccante, d'nna fibra grossolana e
mediocremente gustosa, ftlalura in giugno e dura
sino ai primi di luglio.
limouin; Pera virgolala: Sorla dì pera campa-
niforme, la cui buccia è liscia, verdastra qiaiido
si coglie, e si cangia nel maturare in un giallo
citrino generale e senza velatura veruna ; la pò pa
è bianca, fina, gentile, butirrosa e piena dì un
sugo acidulo, ma grazioso che la rende gratis-
sima. Si coglie sul principio di ottobre, e tiensi
a maturare nella dispensa sino al gennajo.
murtin ; Pera martin-spcco : Una delle poche
varietà di pere che possano figurare egualmente
tra la frutta da coltello e fra q iella da compo-
sta. La sua buccia è gre/.za, coperta d'un rosso
impastato d'un ruggineo chiaro che lo rende p ù
0 meno opaco in propor/,ione che vi domina.
La polpa è bianca quando si apre, ma cangia
di tìnta al contatto dell'aria, e prende un livido
opaco che la rende come sudicia. É croccante,
granellosa e un poco aspra, ma sugosa e sapo-
rita. Sbucciata e messa a cuocere con un pnco di
acqua e di vino, diventa rossa come la buccia,
e prende ona morbidezza particolare, ed il suo
sugo condensato coll'umìdo che vi si unisce forma
un siroppo rossiccio e dolce che lo rende come
giulebbato. Matura nell'inverno.
pasciàn; Pera spina o spinosa, e in Lomb. Pera
spina-carpi : Sorta di pera assai grossa , molto
pregiata nel Genovesaio, e delle migliori fra le
pere vernine. É depressa sulla corona, decre-
scente verso il peduncolo , e si può dire fatta
a campana, ma con la superfìcie irregolare. La
buccia, aspra al latto, verdastra quando si co-
glie, e qualche volta velata da un Iato, si tin^e
nella muiurità d'un gia!!o sparuto. La polpa non
ha la morbidezza delle Pere burrone fbùrréj,
né il croccante delle Pere campane fsùccottej,
ma é dolce, dilicata e senza la minima appa-
renza d'acido. Il tempo della sua raccolta si può
stabilire fra il fkiir di settembre e il cominciar
d'ottobre. É di molta durata.
— red; Pera reale: Una delle migliori fra le pere
estive dell'Italia. È d'una grossezza mezzana,
ovata dalla parie della corona, più grossa nel
centro e degradante verso il picciuolo La buccia,
a principio verdastra, si colorisce nella massima
maturità d'un giallo sparuto , che è coperto dà
un lato da una sfumatura di ros.so leggero e pun-
teggiato da una quantità di macchiette giallo-
cineree, circondate da una areola rossa, che le
danno della somitilianza colla Pera angelica. La
polpa è bianchissima e d'un tessuto croccante
che si frange sotto i deuli come il ghiaccio e
che sviluppa nel rompersi un sugo abbondante
e fresco, che non è senza sapore, ma che manca
di rilievo. Matura sul principio di luglio; not
regge a trasporti , pprchè ammezza facilmente.
É una delle migliori pere a mangiarsi colta di
fresco, ed una delle più belle per ornar le tavole.
— spadòn; Pera spadona. Varietà di pera estiva
che dura stno all'autunno. È di figura oblunga,
ovale alla corona, poi rilevala e finita in seguito
da un collo graduato che s' attacca ad un pic-
ciuolo mediocre. La buccia è verde anche nella
maturità; ma se è in l^iogo aprico si vela dal
lato del sole duna macchia di rosso roseo, che
le dà del risalto. Ln sua p Ipa è bianca, d'una
grana finissima, gentile e liquescente. il sugo, in
cui si scioglie, è piacevole senz'essere rilevato,
e non ha acidità, come non ha aromato. Nei
paesi vicini al mare si stacca sul finir della state
e nialura nella dispensa, ove si conserva lutto
il mese d'asjoslo e talora anche in settembre;
alla montagna essa rilarda la sua maturazione,
e dura fino all'ottobre.
— sùccotto; Pfra campana e a Bologna Pera bat-
locrhia : Sorla di pera molto grossa ne' paesi
meridionali e un poco meno nei paesi freddi.
La sua b ccia, sempre liscia e giallognola, è in-,
terrotta sovente da una g:ande macchia di rosso,
che ne' luoghi aprichi viene vivissimo e che ne
ciiopre qualche volta quasi la metà. La polpa è
croccante, d'una fibra grossolana, ma gustosa, e
che abbonda nella m iturità d'un sugo saporitis-
simo. Non matura che al declinare della state.
É fruito di s rbo, dura mollo nel magazzino e
regge ai trasporti.
§ Bónn-e parolle e peje (o tnrje) nisse nff rompati
a testa a umciùn V. Mei,
I*eì 9ervin s. m. Spin cervino. T. botan.
Rhnmnus inficlorius. Pianta che ha il (ronco
liscio, diritto, coi rami irregolari, spinosi Snella
sommità; le foglie picciolate, ovato-rotonde, se-
ghettate, lisce, con molti nervi paralleli ; i fiori
piccoli , alquanto bianchi, in ciocche ascellari, la
bacca nera con quattro semi. Fiorisce nel mag-
gio, ed é comune ne' boschi , ne' luoghi incolti
e fra le siepi.
I*eja s. f. Pipita: Filamento cutaneo, che^si slacca
da quella parte deila cute che confina colle QO*
ghie delle dita delle mani.
ss%
PEI
PBt
M Pipila : Pellicella biancastra, callosa e morta, che
talora copre la punta della lingua de' polli egli
impedisce di bere, di mangiare e di cantare.
Curasi con istrapparnela.
••I^eigr** s. m. Pericolo. Voce bassa e per lo più
del contado, ed usasi in questo significato: Nò
gh'é peigo che ecc.; Non c'^ pericolo che ecc.,
cioè Non c'è il caso, Non è probabile.
I*eig'oléa s. f. Pegoliera. T. calaf. Specie di
Barca vecchia, nel mezzo della quale ewi un
luogo adatto a mettervi un fornello per farvi
cuocere e riscaldare la pece ed altre materie
servibili a dar carena ai bastimenti.
I*eig:óllo s. m. Picciuolo: Quella parte assot-
tigliala, or legnosa, ora erbacea, per cui le frutte
sono attaccate ai rami delle piante; altrim. Gambo.
— do teiga de buzunn-e , fuxéu, ecc.; Gambo:
Quella parte per cui i baccelli (teighe) delle
fave, de' fagiuoli e simili civaje sono attaccate
• alla pianta.
— de sexe; Grappa.
% Leva 6 peigòUo; Spicciolare.
I*eào add. Annebbialo, dicesi delle Fruite e delle
biade che offese dalla nebbia riardono e non al-
legano. Che se parlasi di Fruiti col guscio, come
noci, nocciòle, màndorle e sim., dicesi Vuoto :
Nóxc peja; Noce vuota.
I*ei"vie s. m. Pepe: Picciol seme disseccalo,
grosso quanto un pisello medio, rivestilo d'una
corteccia nera o bruna, alquanto dura e compstla,
il quale, polverizzato, si adopera per aromatiz-
zare le vivande. Ci vien portato dalle Indie.
§ Èse co peivie; Esser di pepe, parlandosi di per-
sona, vale Essere scaltro, lesto, malizioso.
S 0 l'è ùnn-a grann-a ile peivie che ecc.; Egli
è un tal cece che ecc., dicesi pure di Pt^rsona
scaltra, maliziosa e chp abbia alquanto del Insto.
I*eixe s. f. Pece, l'égola: Sostanza molle, re-
sinosa, d( tla anche Rngia di pino, che si ottiene
abbruciando i legni de' pini, e parlicoiarm. del
Ptnus picea, alla quale si dà poscia, mediante
la cozione, una conveniente consistenza. Non
differisce dal Catrame se non perchè questo con-
serva la fluidità, cui possiede nell'istante che
scorre dal fornello.
— grega; Pece greca o Colofonia; Pece secca che
rimane dalla distillazione della trementina co-
mune. La pece liquida e grassa, stillala, dà per
prodotto l'acqua di ragia e lo spirito di tremen-
tina; il residuo è la Colofonia, la qual si adopra
a varj usi, e i suonatori di slrnmenli d'arco se
ne servono per fregare le fila o crini dell'archello.
— neigra o da savuttin; Pece nera: Resina nera,
lucente, friabile quando sia mollo secca, ed alta
a rammollirsi colia mano.
S Avei a pcìxe a-i (lince, a stacca V. Avei.
S Mette in peixe ; Mettere in pece. T. cesell. Fare
un letto di pece alle piastre che si debbono ce-
sellare (punsonà).
Peiza. s. f. Peso e più^comunem. al plur. Pesi :
Pezzi metallici legalmente marchiali, i quali si
contrappongono in uno dei gusci della bilancia
alla roba da pesarsi posta nell'altro guscio.
Peiz£Lf ùmme s. f. Uom fisicoso : Colui che
va troppo pel sonile in checchessia, e per lo più
in cose da nulla; alirim. Cacadubbj, Cacapensieri.
Peizo s. m. Peso: Proprietà de' corpi, per cui
tendono al centro; Gravità, Gravezza,
Il Peso, per La cosa stessa che pesa. Carico, Fa-
scio, Soma: Arrese, Porta un peizo; Sostenere,
Portare un peso.
n — Figurai, per Aggravio , Gravame , Gravezza
di cura, di pensiero.
Il — per Imposta, Dazio, Balzello; ed anche Ob-
bligo, Condizione onerosa.
t) — por Importanza: Nò ghe stce a dà tanto
peizo; Non gli date tanto peso.
— brutto; Peso brullo V. Brutto add.
— de legne; Peso di legna: Sorla d'antico peso
genovese che equivaleva a cinque canlara.
— d'ùnn-a porta; Contrappeso o Pendaglio da porla:
Peso che pende da una funicella, il cui capo è
racccrpandato all'architrave, dopo d'esser passato
su d'una girella infissa nell'alto dell'imposta, o
in un foro fatto in casa; il qual peso, gravitando
sulla cordellina a cui è attaccalo, fa chiudere
l'uscio da sé senza ostacolo.
— metrico o decimale; Peso metrico o decimale.
— netto; Peso nello V. Netto add.
g A peizo, A peizo brutto, A peizo d'òu, A peizo
netto V. A peizo alla sua sede alfabetica.
5 Ese de peizo; Esser di peso, figurai. Dar pen-
siero, Dar noja, cura, molestia; ed anche Esser
d'aggravio, di carico o sim.
S Fa bón peizo; Far buon peso, si dice Quando
coloro che vendono cose a peso fanno il peso
vantaggiato, cioè quando, dopo aver pesata la
cosa, ce ne mettono un poco di più.
S Moncea de peizo; Moneta di peso V. Moncea.
S Piggid 0 Porta de peizo; Pigliare o Portare
di peso, vale Pigliare o Portare checchessia sol-
levalo da terra.
Pella s. m. Conciatore, Pelacane, ed a Firenze
Ppjlajo : Colui che concia le p' Ili.
Pellamine s. m. Pellame: Quantità di pelli.
Il Pellagione: Colore e qualità della pelle, Carna-
gione V. Curnaxòn.
Pellandroii s. m. Scioperone, Ciondolone,
Badalone, Fuggifatica, Carnaccia, si dice di Chi
è indolente e trascurato in ogni sua cosa, di Chi
è sciolto e scomposto nella sua persona e che
di nulla vuol occuparsi.
Pellandlrona v. n. Vagabondare, Ciondo-
lare, Andar a zonzo: Andar attorno senza un
fln« e senza saper dove come fanno gli scioperali.
Pellandrónii-a s. f. Berghinella, Ciam-
mengola, Cianghella, Landra, Baldracca, Bul-
driana: Donna vile e di mal affare.
Péllànteg-a s. f. Pelle, e per maggiore svi-
limento Pellaccia , dicesi comunem. da noi della
Carne da mangiare, quando questa è smilza di
polpa e rassomiglia quasi a pelle.
Pelle s. f. Pelle: Membrana che avviluppa e
copre esteriormente tutte le parti del corpo umano
e degli animali.
1) Pelle, pei Cuojo concio degli animali, che si
adopera a varj usi.
„ _ per Vita: Gh'é ò rischio da pelle; C'è il
rischio della pelle.
— da biscia; Scoglia e Scoglio: La pelle che getta
ogni anno la serpe.
— da {ruta; Buccia: La parie sottile che copre la
polpa d'alcune frutte. Parlando di Fichi, a Fir.
sogliono dir ««(Cui quella de'fichi freschi e Pelle
quella de'fichi secchi.
— d<i niiséuà; Roccia V. Nisséua.
PEL
PEN
583
— da ndxe; Pellicìna, Cica V. N5xe.
— da passa i razòi; Striscia: Banda di pelle concia
e liscia, sulla quale il parrucchiere raddrizza il
filo a' rasoj. Dicesi Cojetto, quando questa pelle
è distesa e incollata sopra una tavoletta di legno
e concia con alcuni ingredienti terrosi.
— da vin, da éuio ; Otre e Otro : Pelle tratta in-
tera dall'animale, e per Io più di becchi o di
capre, che serve per portarvi dentro olio, vino
e altri liquori.
— de dante ; Pelle di dante : Pelle di daino o cervo
concia con olio.
— de diào Sorla di fustagno assai fitto, man-
ganato e lucido.
— dcll'éuvo ; Panno V. Euvo.
— 0 Beretta deU'ùga; Fiòcine V. Bercila.
— de squceo; Sagrì o Zigrino: Pelle ruvida e gra-
nulosa de' pesci cani, la quale serve a pulire il
legno e l'avorio; alirim. Pelle di pesce.
— gramma; 3]ala lana, Mala sciarda, Fante della
cappellina, dicesi d'uomo, e vale Astuto e ribaldo;
e con più forza, Capresto, Inopiccatojo, Ghiotto
di forche, Capo da sassale.
S Arvìse a pelle ; Ricidersi la pelle V, Avvi v.
S Ése pelle e osso ; Essere ossa e pelle V. Osso.
% Fd a pelle a ùnn-a persònn-a; Pigliar la pelle
a uno, nell'uso vale Ucciderlo.
S Lascia a pelle in t'ùnn-a cosa; Lasciar la pelle
0 la vita in checchessia, vale Morire per quella
tal cosa.
S No pueì sta in ta pelle; Non capire o Non
potere slare nella pelle, dicesi di Chi mostra
eccessiva allegrezza per qualche fortunato acci-
dente sopravvenuto.
S Piggid a pelle a ùnn-a pers5nn-a V. sopra
Fd a pelle ecc.
% Sarvà a pelle; Scampare o Salvare la pelle,
vale Liberare o Liberarsi da pericolo di morte.
5 Tra carne e pelle V. Carne.
S Vegnt a pelle de gallinn-a V. Gallinn-a.
I*elleg'i*in s m. Pellegrino o Peregrino: Colui
che va per divozione alla visita de' luoghi santi.
. S Bastòn da pellegrin; Bordone.
I^elleg-rinà, v. n. Pellegrinare e Peregrinare:
Andar per gli altrui paesi. Correre il mondo.
■PellegTinag'g'io fAndd in); Andare in
pellegrinaggio: Andar a visitare i luoghi santi.
I*elleg"riini-a s. f. Pellegrina : Bàvero che
cuopre largamente le spalle e anche le braccia
e il petto, di figura simile al sarrocchino, cioè
a quel vestimento di tela incerata, senza maniche,
che si porta da' pellegrini per coprir le spalle.
P*elleild.óll V. Pellandrnti.
Pelietta, s. f. Pelletta, Pellolina, Pellicola, Pel-
licina, Pelluzza. Dim. di Pelle: Pelle piccola e
sottile.
Pelléua. s. f. Fischietto, Richiamo ed a Fir.
anche Pispola: Piccolo strum., per lo più d'ot-
tone 0 di latta, della forma d'un bottone cavo,
piatto da un lato e convesso dall'altro, il quale si
tiene in bocca da' cacciatori per imitare la voce
d' alcuni uccelli. Quello che si adopera per le
quaglie è dì forma alquanto diversa, e dicesi
Quagliere e Quaglieri.
Pellican s. m. Pellicano: Uccello bianco che
nasce nell' Egitto. E di due specie: l'una usa
alle riviere e vìve di pesci; l'altra ai boschi ed
ai campi, pascendosi di lacertole e di serpi. Per
un' apertura o falso esofago, che ha nell'inferior
parte del collo tra le clavicole, cava fuori dallo
stonilo i cibi quasi digeriti, e di questi alimenta
i suoi nati; il che ha dato origine (Ira le altre
favole che di lui si narrano) a quella la qual
dice ch'egli si ferisce il petto e pasce delle sue
carni i proprj figliuoli, e per la quale esso pe-
licano è il simbolo dell' amor paterno.
Pellissa; s. f. Pelliccia: Pelle d'animale, come
di pecore, capre, màrtore, vaj e sim., che abbia
lungo pelo, la qual, concia, serve a molti usi e
fassene anche veslimenti.
S Lasciàghe a pellissa; Lasciarvi la pelle, cioè
la viia, Morire.
S 0 l'è ùnn-a bella pellissa; Egli è una buona
lana, dicesi ironicam.di Persona scaltra, maliziosa.
<J Sarvà a pellissa V. Sarvd a pelle in Pelle.
IPelIissà s. m. Pellicciaio, Pellicciare, Pellic-
ciajuolo. Pellicciere : Chi prepara e vende pellicce.
Pellissaja. s. f. Pellicceria : Luogo dove si
vendono le pelli e La strada dove stanno i pellicciai.
Pellissou s. m. Pelliccione: Pelliccia grande
e di lungo pelo.
S Né pe mazzo o pe mazz^n nd levate 5 pel-
lissSn V. Mazzo.
I*ellissc>n s. m. Pollino: 11 pidocchio degli
animali volatili,
g Faenn-a co pellissdn; Farina stantìa, vieta, che
sa di rancidume.
S Scrolldse i pellissòin; Spollinarsi,
P*elloiiil-a V. Pellandr6nn-a.
I*elottòii s. m. Plotone. T. mil. Drappello
di soldati d'un determinato numero, minore della
Compagnia.
I*elù.ccà v. a. Piluccare: Levar pochissimo
da alcuna cosa pianamente e con gran riguardo;
alirim. Spiluzzicare.
tj Piluccare, per Mangiare a poco a poco,
n — Andar attorno e darsi da fare per aver qual-
che cosa da mangiare da questo e da quello; e
melaf. Cavare o Tórre guadagno di qua e dì là.
I*elùcco s. m. Pelo, Peluzzo: Pezzettino di
sfilaccico, pènero o altro che aderisce ai panni.
S Impi de pelacchi; Impelare l'abito o la veste,
g Impise de pelacchi; Impelarsi l'abito o la veste,
g Leva i pelùcchi a ùnn-a persónn-a V. Levd.
g Pin de pelùcchi; Tuli' impelato.
Pelùsso s. m. Peluzzo: Sorla di panno gros-
sissirao con lungo pelo. - Pelone, Panno simile
al peluzzo, ma con pelo più lungo.
Pena v. n. Penare: Patir pene.
I*enacca V. Pennaccd.
I*eiiaoclxetta V. Pennacchetta.
I*©iiaccin V. Pennaccin.
I*©iiacco V. Pennacco.
I*©n.<iag'^io V. Pendalocco.
I*en.<ias'g'iòn. s. m. Ciondolone, dicesi per
ischerno di Chi è sciatto nel tener le cose sue;
0 talora anche per Scioperone, cioè Amante del-
l'ozio, Che non vuol darsi in nessun modo al
lavoro,
I*©n<ialocco s. m. Pendagliaje Pendaglio,
Pendolo, Penzolo,'Ciondolo : Cosache pende o
ciondola,
g Pundalocchi dS reléuio; Berlocchi S.Battaggi.
[Pende v. n. Pendere, Penzolare, Spenzolare,
Penziglìare: Star sospeso o pendente in aria; cl^e
anche dicesi Ciondolare ò Dondolare.
PEN
PETT
ti Pendere, per Non islar dirilto torcendosi dalla
situazione in cui si trova,
w — Parlandosi di lite o di questione, vale Non
essere ancor decisa,
w — Parlandosi di colore, vale Tenere dei colore
di cui si parla, Essere quasi di quel colore.
— verso ùnn-a cosa; Pendere inverso alcuna cosa
0 sim., vale Essere \ò.to, Inchinare, Avvicinarsi
a quella o parteciparne.
Pendili ,s. m. Orecchino, e più comnncm. al
pliir. Orecchini : Quell'ornamento che per lo più
le donne portano appeso all'orecchio; dicesi an-
cora Pendenti.
— (la fórche; Forca, Milera, Impiccalojo, Capestro,
Avanzo di forca V. Forca. *
— di cravetii; Bargiglioni: Quella carne a similit.
di testicoli che pende sotto il gozzo ai becchi.
Pèndola, s. f. Orologio a pendolo: Orologio
a peso 0 a molla, il quale abbia per regolatore
un pendolo ossia una verga metallica munila
verso il fondo d'un poso che dalla forma dicesi
Lente. Quanto p:ù s'alza o s'abbassa la lente,
tanto più si fa camminare o tardar l'orologio.
I*eildù s. m. pliir; Penzoli. T. mar. Pezzi di
cavo (issi e pendenti dagl' incapellaggi degli al-
beri maggiori, dai langoni o dal bordo, termi-
nati al capo inferiore con un occhio o radancia,
nel quale si può incocciare un paranco, cucire
un allr'occhio o legare la ba' beltà d'una lancia.
I*en.eize s. m. Penese. T. mar. Chiamansi
così Quei marinari che nelle navi da guerra sono
ÌDcaric.iti dt coadjuvare un bass' iiflBziale nella
custodia e ordinamento dei principali depositi o
magazzini d'una nave; tali sono quelli del noc-
chiere, del capo cannoniere, del capo stiva ed
altri. A bordo de' bastimenti mercantili il Penese
è considerato come un secondo Nostromo.
Penella V. Pennella.
Peuellessa. V. Pennellessa.
Penelletto V. Pennellctto.
Perielio V. Pennello.
Penetra v. a. Penetrare: Passare addentro
alle parli interiori,
n Penetrare, figurai. Entrar, Passar per ogni dove.
« — figurat. pure per Comprendere, Arrivare a
conoscere.
PenetraasiSn s. f. P*^netrazione: Il pene-
trare; ma usasi (ignrat. nel solo sigriif. di Facoltà
e Attitudine che uno abbia a conoscere il vero
senso nascosto delle cose.
Penezza (Fa penezzd vnn-a cosa); Far ca-
scar d allo una cosa, vale Farsi pregar molto a
darla, a dirla, a farla.
Penisoa s. f. Penisola : Luogo quasi in isola.
Ampiezza di terra circondala da Ire parti dal-
l'acqua e da una attaccala al conlinenle per mezzo
dell'istmo; d;i?li antichi fu delta Chersoneso.
Penitenziàio s. m. Penitenziario: Luogo
di pena per i condannali alla reclusione, dove
si fanno lavorare in varie arti.
Penitenzié s. m. Penitenziere e Penilenziero:
Confessore e propriam. Quello che ha autorità di
assolvere da casi riservali.
Penna s. f. Penna: Strumento col quale si
scrive, 0 sia penna d'uccello o d'allro.
-^ agra; Penna vetrina: Penna che scn scia sotto
la lama del temperino e il cui spacco non vien
diritto.
— eh' a schitta o a fa i schittetti; Penna che
schizza: Penna mal temperala, che ha troppo
lungo 0 troppo sottile e acuto alcuno dei baffi,
e questo geiia spnizzetti sulla carta.
— de fcero; Penna metallica.
— dò martello; Penna o Coda: La parte assotti-
gliata del martello, opposta alla bocca. Le penne
del martello hanno diversi aggiunti secondo le
diverse forme, p. e. se è leggermente incurvata,
dicesi Penna dolce; so volge largamente e con
crudezza, dicesi Penna grossa; se tondeggia,
dicesi Penna tonda ; se è rifessa e alquanto
curva, dicesi Penna a granchio, ecc.
— dùa; Penna dura,
— molla; Penna morbida.
S A penna; A penna, detto di Libro o Testo,
vale Scrino a mano, Non islampato.
S A piinna corrente; A penna corrente: A tutto
correre di penna.
% Aveì ùnn-a bònn-a penna V. sotto Manezzd
ben a penna.
§ Bònn-a penna; Bncna penna, dicesi metaf. per
Valente scrittore: 0 l'è ùnn-a bènna penna; É
una buona penna.
S Bùlfà da penna; Celiare o Rendere, cioè Ren-
, der l'inchiostro per formare i caratteri: A penna
a no bèulta; La penna non getta.
% Cannón da penna; Cannoncello V. CannSn,
% Cané^nelto da penna V. Cannónetto.
$ Costa da penna; Costola: Tutta quella più lunga
parte del fusto, al di supra del cannoncello, e
ne' cui lati sono le barbe (ciùmmej.
S Dcuvid 0 Manezzà a penna; .Menar la penna.
§ Enó de penna; Scorso di penna : Errore fatto
per inavvertenza nello scrivere.
§ Ése ùnn-a bònn-a penna V. sopra Bònn-a
penna.
S Lascia in ta penna; Lasciar nella penna o in
penna , vale Tralasciar di scrivere alcuna cosa,
Passar solo silenzio.
% Manezzà ben a penna; Esser bravo per la penna,
dicesi di Persona che esercita valentemente l'uf-
ficio 0 di scrittore o di computista.
S Mollezza da penna; Molleggiare (v. n.): Quel-
l'agevole piegarsi del becco della penna, a se-
conda della pressione impressa da chi l'adopera.
S Oinmo de penna; Uomo di penna: Uomo che
esercita professione, in cui si richiede lo scrivere,
§ Piggià a penna o a penna in te moen ; Dar
di piglio alla penna, vale Mettersi a scrivere.
S Punta da penna; Punta della penna. Se è di-
visa in due collo spacco (taggetto) dicesi anche
Becco.
S Ritocca a penna; Ritoccare la penna: Raggin-
stare alcune parti della temperatura senza rin-
novarla interamente.
§ Schissà a penna in td scrive; Pigiare la penna:
Premer troppo la penna in scrivendo.
S Taggetto da penna ; Spacco, Fesso : Taglio che
divide in due la punta della penna.
§ Taggetto pe fa S taggetto a penna; Taglieretto:
Strum. di varie materie per uso di spaccarvi
sopra la penna e troncarne la punta.
S Taggià a punta a penna; Spuntare la penna:
Riccorciarne la punia ne' giusti limiti.
§ Tuggio da penna; Taglio.
Il — a smusso; Taglio a smusso: Quel lungo e :
largo taglio, un poco sbieco, con cui si recide
PEN
PEN
MS
la parie snppriore del cannnnHIo , qoasi nella
stessa (liri^iioni d'^l suo asse Talora al laghn a
smusso si fii precedere il Truncameitlo o Taglio
di troncamento , che è In taglio obliquo con
cui si inmca la p'iuta del cani-onoello.
« — de fianco; Tiiglio di lalo o laterale o a
scarpa. Dicesi Scur/ja La forma risuilanle dai
due tagli laterali. L-> p'iiiie con molta o lunga
scarpa ries'on più aeconce al molleggiare.
% Temped a pi-nna ; Temperare la penna.
S Tócca a penna in te l'tnciuslro; Intingere la
penna nell'inchiosiro.
Peuii-a< s. f. Pena: Castigo di misfatti, Sup-
pluio, punizione.
« Pena, per AtBiiinne, Affanno, Cordoglio, Dolore, ec.
•I Sincope V. A>cidente nel sio primo sgn f,
— a villa; Pena la vita o Sotto pena deila vita
0 della lesta, vale Cnsliluila la pena della lesta,
del'a vita a chi non fa la cosa di cui si parla.
— de tista ; Mal di capo, Dolor di capo.
S Amhuscintò nò porta penn-a V. A rnhascintó.
S E peiin-e dell'inferno, il5 pùrgatcuio ; Le pene
dell'. nferiio, del pnr^ialorio, presso i Teologi vale
Ciò che 1 daiincii paiiscr.no nell'inferno e le
anime elette nel purgai rio.
S Nò merita a penn-a; Non valer la pena, Non
meritare il prezzo. Non tornar conto, Non francar
la spesa. Non esser prezzo dell'opera.
5 Oh Dio che penn-ul (th Dm che siriiggimenlo !
the noja ! Che pena! Espressione d'impazienza,
di tedio e sim.
S Paga e penn-e; Portar la pena o le pene, Pagare
il fio, vale -coniare il castigo.
§ Piygirìse a penn-a de fu ùnn-a cosa; Darsi la
pena o Preielersi la pena di far alcuna cosa,
vale Darsi cnra o briga.
§ Sta in penn-a; S-lar in pena o in pensiero,
vale Sture in affanno, in angoscia, per timore di
danno a cosa o p'TSona a noi cara,
n — 1» penn-a u'ùnna cosa; Slar con pena di
alcuna cosa, vale Esserne in pensiero, Averne
so lecitndine.
g Tutto ghe i!à penn-a; Tutto gli dà fastidio.
Penna, s. f. Pennata e Imp'^niiata: Tctnlo in-
chicslro qnanlo ne può conlenere una penna.
« Pennata, per Colpo dato colla penna.
S Ttd de pennw ; Scrivere.
^ Tid sciti ùnn-a penna a un ser'ito; Dar di
penna , Cassare : Cancellare una scrittura colla
penna.
Penna^coA; s. f. Colpo di pennato V. Pen-
IIIICCO.
Pennacclietta s. f. Pennalella, Róncola:
Sm la di picco o p< nnalo /^pennnccoj o coltello
adunco da tasca ad uso d asricolliira.
Penuaccin s. m. Bnllafuori dall'albero di
bompresso. T. ninr. L'mga pertica che incoc-
ciala alla cima del bompresso, ca'a da esso per-
pendicolarmenlej e serve ad airidare il bastone
di fiocco.
Pennacco s. m. Pennato: Slrum. di ferro
adunco e tagliente, il quale serve p'^r potar le
vili e tagliare agli alberi i rami inutili e dan-
nosi : ailrim. Sé-'olo.
n 'lan.L'hern, Tarpano, dicesi per dispregio a Per-
«Jona sro^Sitiana e rustica.
Pennella, s. f. Pennellala, Penneiiatura : Ti-
rala 0 Colpo di penneiio.
Pennellessa s f. Pennellessa. T. dorai. E
un p"iiii"llo di pelo di màrtora, fallo a mo' di
paletta , poslo sopra la ciin:i di dite pezzi di
cartone o incastralo nella latta, di cui si ser-
vono i doratori per prender la foglia d'oro onde
applicarla sulle cose che vogliono dorare.
Pennelletto s. m. Pennellello, Pennellino.
Dini. di P'n lello.
Pennellin V. sopra Pennelletto.
Pennello s. m. Pennello: Slrum. setoloso
che adoprano i pittori a dipignere, gl'imbian-
catori a imbiancare e sim.
Il Pennacchio T. mar. Specie di Girandola com-
posta diin bastone, nell'alto del qnale è allac-
calo un filo, che attraversa a distanze eguali
a'cnni tagliuoli di sughero (natta), alle circon-
ferenze de' quali sono pianiate delle piume leg-
giere. Il bastone inferiorm. è quadro e si pianta
al bordo del bastimento assicuralo da due ganci
di ferro filli nella bordatura inferiore del cas-
sero. Il filo gira secondo il vento, e serve al
timoniere e al 'ufficiale di quarto per vederne la
direzione quando la vista delle banderuole ò
impedita dalle vele, specialm. nelle grosse navi
da guerra.
— da inassacnn; Pennellone o Pennello inastato:
Grosso pennello, di cui si servono gl'imbianca-
tori per dar il bianco alle pareti e ai muri, ecc.
— do insavònà a liarba; Pennello da barba.
S Ancoa a pennello; Ancora a pennello. T. mar.
Dicesi q-iando 1' àncora è capponala e sospesa
al a -gme di cappone e le marre pendono in mare.
S Fd ùnn-a cosa a pennello ; Fave alcuna cosa
a pennello V. A pennello nel Di/.ion.
S Tegni l'éuggio a pennello ; Avere o Tener l'oc-
chio al pennello o alla penna, figurai, vale Slar
ca"to. Guardarsi, Badare allenlamenle.
Pennoaele s. f. pi. Pennole, Anlennelle. T.
mar. Peiinoncini delle vele delle lance.
Pennòn s. m. Pennone. T. mar. Lunga trave
rotonda e ras remala ad ambi i suoi capi, ed
assicurala per la sua metà all'albero mediante
la trozza e sostenuta dalle drizze e dai mantigli.
Sui pennoni vengono infiorile le vele.
Pensa v. n. Pensare: Rivolgere la mente a più
idee 0 a più cose per conoscere quello che sia
più conveniente a un divisato fine.
» Pensare, Slimare, Immaginarsi, Avvisarsi, Darsi
ad intendere, Credere: Me pensavo che fàsci
morto; lo pensava che foste morto.
n — per Determinare, Stabilire: Ho pensóu de fd
cosci ; Ho pensalo di far così.
— all'anima o pell'anima V. Anima.
— a-i cuxt so; Badare a sé. Guardarsi a' ptedi.
— a ùnn-a cosa; Pensare in alcuna cosa, vale
Averci desiderio, come Intendere in donna: L'è
dò bello che penso a voi; È già molto lempo
che p'nso a voi.
S Chi g'ha da fd, ghe pcnse; Chi ci ha a pensar
ci pensi, dicesi Quando si fa checchessia senza
pensale alle conseguenze, e quando la cosa tocca
più altri che noi.
% Chi rnd fa, ma pensa, e Chi md nd fa, ma
nò pensa; Chi m;il fa, mal pensa, e in senso
opposto Chi mal non fa, mal non pensa. Prov.
di chiaro signif.
S Dd da pensd; Dar da pensare. Mettere o Porre
jfl pensiero, Dar che pensare, Ficcare o Metter?
686
PEN
PER
nel pensatoio: Indurre la mente in apprensione,
Wellere in sosppllo di male, Mettere in travaglio.
S Nò pensa cìù a ùnn-u cosa; Far fuoco d'una
cosa, vale Perderne la speranza, Tòme il pen-
siero, Non pensarvi più.
3 Ognun pensa a so moddo; D'opinioni e di sassi
ognun può caricarsi.
S Ognun pensa per sé \. Ognun.
^ 0 pensa ó ven da-o poco savei . . . Prov. chiaro,
ma che non ha precisa corrispondenza italiana.
S Sensa pcnsàghe; Senza guardar pili là o pili
avanti. Senz'entrar in altro riguardamento; Sba-
datamente, Inconsideratamente, A caso.
I*eM.sam.ento s. m. Pensamento, Pensiero,
amie. Pensalo V. Penscieo nel 4° signif.
S A nèutle a l'è a moce dò pensamento V. Néutte.
I*eiisciéo s. m. Pensiero e Pensiere, antic.
Penserò: L'atto particolare, con cui l'anima per-
cepisce, considera, riflette, osserva, immagina,
si ricorda, giudica, ragiona.
» Pensiero, per Quella lieta o trista affezione di
animo che nasce dal pensare.
!) — Cura, Diligenza, Affetto dell'animo inteso a
checchessia.
Il — Inquietudine d'animo. Affanno, Pena, Solle-
citudine.
n — Prima idea, Schizzo, Disegno d'una compo-
sizione, ecc.
« Orecchino V. Pendin.
n Viola del pensiero, Viola di tre colori o trico-
lorata, Fior di Giove, Minuti pensieri. Suocera
e nuora. T. hot. Viola tricolor. Pianta, la cui
radice è fibrosa ; manda delle foglie che nel na-
scere sono tonde e dentate come quelle dell'edera
terrestre, che nel crescer poi s'allungano; ha i
fusti serpeggianti triangolari e di dentro concavi,
ne' quali per intervallo sono alcuni nodi, dalla
cui concavità escono i ramoscelli che producono
i fiori somiglianti alla Viola mammola, composti
egualmente di cinque foglie di tre colori , cioè
turchino , porporino e bianco-giallo ; essi non
hanno odore. É pianta annua.
S Cangia penscieo; 31alar pensiero: Rompere il
proponimento.
S Cento l'ie de pensciei nd pàgan ùnn' ónsa de
debiti; Cento libbre di pensieri non ne pagano
una di debili. Prov. chiaro.
5 Depònn-e ò penscieo a'ùnn-a cosa; Levarsi dal
pensiero una cosa, Farne fuoco. Non ci pensar piìi.
§ Èse sórva penscieo ; Essere o Stare sopra pen-
siero 0 appensalo: Profondarsi soverchiamente
ne' suoi pensieri. Essere assorto, immerso nei
medesimi.
5 / pensciei fan vegni vegi avanti 5 tempo; I
troppi pensieri fanno mettere il pel canuio, Ac-
celeran la vecchiaia i rei travagli. Abbreviasi
la vita negli affanni.
§ Levàse da-o penscieo ùnn-a cosa o persSnn-a
V. qui avanti Depònn-e ò penscieo ecc.
iPenscieroso add. Pensieroso , Pensoso ,
Appensato, Impensierito, Cogitabondo: Assorto
in gran pensieri.
PeusciÒu s. f. Pensione: Stipendio, Salario
0 simili, che si dà ad alcuno che ha servito
per più anni.
n Retta : Il prezzo che altri paga per islare in casa
altrui ad abitare e pascersi.
% Èse in pensciSn; Stare in retta o a dozzina,
vale Stare in casa altrui mobiliata, ricevendo da
essa il vitto e pagando un tanto al mese.
§ Tegnì in penscidn; Tenere a dozzina, a cottimo,
in retta: Tenere altrui in sua casa, dandogli il
vitto e ricevendo un tanto al mese.
I*ensciouà v. a. Pensionare: Dare una pen-
sione a chi ha servito per più anni.
Peusciona^ute s. m. Dozzinante: Colui che
sta a dozzina in una casa.
I*enscionóu s. m. Pensionarlo, e nell'uso
Pensionalo : Colui che gode pensione.
I*©MLSO s. m. Imposto, Compito. T, di scuola.
Aumento di lavoro che si esige da uno scolaro
per sua punizione.
I*ent©miii s. m. Pittima, Avaro, Taccagno,
CacbSlecchi , Petecchia.
% Fa da pentemin; Tenere il cappon dentro e gli
agli fuori : Mostrar d'esser povero ed esser ricco.
I*©ntìs© v. n. Pentirsi e Péntersi : Aver vero
dolore, vero rincrescimento d'av<r faflo o non
aver fatto checchessia ; e singolarmente dicesi
dei peccati che uno ha commesso.
H Pentirsi: Mutar d'opinione, di volontà, Rimuo-
vere da sé il proponimento di fare, ecc.
I*er "bacco I Per bacco! Per bacco e bac-
chissimo ! Corpo di bacco ! Corpo di diànora !
Cospetto ! Interi, di meraviglia.
I*©rd.© V. a. Perdere: Restar privo d'alcuna
cosa già posseduta; dicesi anche Smarrire, ma
nel senso di Perdere non sen/.a speranza di riavere.
n Perdere, per contr. di Vincere: Restar perdente,
e s'intende tanto del giuoco quanto di qualun-
que altra cosa che si faccia a concorrenza,
n — per contr. di Guadagnare, quando si parla
di traffichi e mercanzie, cioè Mettervi del ca-
pitale, Scapi larvi,
n — per Consumare invano, Gettar via: Ho perso
5 tempo, a fadiga, i passi, ecc.; Ho perso il
tempo, la fatica, i passi e sim.
— a breiga e ò scióu; Gdii.r i! tempo e la fatica.
a bùscioa; Perder la bussola o la tramontana
V. Bùscioa.
— a memoia; Smeraorare'(n. assol.).
— a messa; Perder la messa V. Messa.
— o testa; Perder il cervello o le staffe del cer-
vello: Perdere il senno per soverchio conturba-
mento; ma dicesi più propriam. per Perdere il
senno. Impazzare.
— a verghèugna; Aver mandato giù la buffa: Per-
dere la vergogna, il rossore, Aver posto da banda
ogni riguardo e rispetto, Divenire sfacciato.
— dà spinn-a e da-o tappo .... Aver danno da
tutte le parti.
— de vista; Perder di vista o d'occhio: Non veder
più una cosa veduta per qualche tempo innanzi.
— e staffe; Perdere la staffa, Siaffeggiare, dicesi
Q laudo a chi cavalca esce il pie dalla staffa; e
fii;urat. Uscir di sé.
— fnn-a a camixa; Far a perdere colle tasche
rotte: Straperdere in giuoco.
— l'appetitto; Perder l'appelito, il cibo, il mangiare.
— l'ùzo; Divezzarsi, Perdere il vezzo: Lasciare
l'uso. Mutare il costume preso.
— 6 fi dò discorso V. fi.
— 6 rispetto a ùnn-a pvrsònn-a; Perdere il ri-
spetto ad alcuno, vale N )n aver per ini il dovuto
riguardo, la dovuta stima, Offenderlo incivilmente
con atti e con parole.
PER
PER
587
— 6 scigod; Perdere l'urlo, fignrat. vale Non esser
più nello slato di prima. Essere a mal termine.
— ò tempo inùl il melile ; Imbollar nebbia, figurai.
Perdere o Consumare inulilmcnle i| tempo, Ope-
rare invano.
— 0 tempo appréuvo a de inezie; Chicchirillare,
Fare a te le : Trattenersi perdendo il tempo in-
torno a cosa di niuna conclusione.
S A vòrpe a perde ó pei ma i vizit mai V. Cangia.
S Chi lava a testa all' use perde a lescta e 6
savÒH V. Aze.
% Lascia perde; Lasciar andare, metaf Mettere in
non cale. Negligere, Trascurare, Non dar rella,
Nt'U far caso, Non avvertire.
S L'è mèyio perde 5 poco che l'assce ovv. L'è
mSgio perde un dio che a man V. Dio.
S L'è mègio perdilo che ut trovalo; È meglio per-
derlo che trovarlo, Egli è un tale arnese che è
meglio anche lontan che in paese , si dice di
Persona dappoco e con la quale non c'è, come
suol dirsi, da fare un posto buono.
S Mette a perde; Far dannare o Far dannar l'anima
V. Danna.
% Pe un punto Martin 5 t'ha perso l'aze V. Aze.
8 Pertse lì. p. P<M'dersi, Sparire.
« — Perdersi, i-marrirsi, Errare la strada.
« — Naufragare, Far naufragio.
n — Perdersi, al giuoco del bigliardo vaie Cac-
ciare la propria biglia o palla in una delle buche
ovv. Farla saltar fuori del bigliardo, o finalm.
Abbattere con essa i birilli (ometti).
— appréuvo a ùnn-a cosa; Perdersi in fare chec-
cht'ssia, vale Consumare il tempo oltre il dovere
nel far checchessia.
— appréuvo a ùnn-a persónn-a; Perdersi con al-
cuno: Amarlo fieramente.
I*èx*<iia s. f. Perdila. Perdimento: Il perdere.
Avvenimento sfavorevole avuto in qualche im-
presa, Danno, Scapilo,
n Perdila, d cesi singolarm. parlando delle persone
ond'allri è resiaio privo per morte.
I*er*d.il>rag'lie s. m. Brachlone: Quegli a
cui ricascali le brache. Il popolo tose, quando
vede uno a cui penzolan le brache o i calzoni,
dice per btffa: Il tempo fa cu'aja, doman piove.
Il Bracalone, Bracone, Cencio molle, Mocceca,
Barbalacchio, ecc., dicesi talora per ischerno ad
Uomo da nulla.
l'ei'd.i^inge s. m. Brindellone e Brendolone,
diccsi (1 Uomo malvestito o lacero, Straccione.
I*erd.iel Perdinci ! Perdicoli ! Esclamazione di
sdegno per non dire Perdio !
I*ei:*d.iesaiiii-a V." sopra PerJte.
I*erd.ig-iorrii s. m. Perdigiorno, Perdigior-
naia, l'erione, Fruslamatloni, vale Ozioso, Scio-
perato.
P^erdig-iorni s. m. Sgarza, Airone e Aghi-
rone. T. ornit. Ardea. l ccello acquatico che ha
il becco lungo, aguzzo e tagliente, il collo lun-
ghissimo, come pure le gambe, che ora sono
interamente nude nella metà inferiore, ora solo
nel tarso, ora inleramenle coperte di penne; le
unghie lunghe, ardale, appuntale; quelle del dito
medio seghcitale dal Iato inferno; le ali piuttosto
grandi. Si ciba di pesci, di rettili, d inselli ac-
quatici ed anche di picc li mammiferi; ha la voce
forte, rauca e monotona; nidificai sugli alberi ove
3la a pollajo facilaieole e stabilmente in grazia
delle lunghe sue dita. Ve n'ha de' bianchi, dei
cenerini, de' neri, de' b.gi, de' gialli, e secondo
le diverse spezie e varietà son chiamali con
diversi nomi , co ne :
— ceneen ; Sgnrza cenerina , a Pisa Nonna , nel
Vecchiano B"rta grossa (Ardea cinerea);
— giunco; Sgarza bianca o Airone maggiore ^i4r-
rfeu alba);
— grixo; Tarabuso, Tarabugio, a Fir. e Siena Cap-
pon di pódule o Capponaccio (Ardea stellar is);
— neiyro; Nitticora o Nonna col ciuffo, a Pisa
Pavoncella di palude (Ardea nycticorax) ;
— paggKBn; Sgarza ciuff-'tlo (Ardea cornata);
— piccin; Tarabugino, Nonnollo, nel Vecchiano
Cannajola, nel Bienl. Pennacchino, Guacco (Ar-
dea minuta);
— 7'òsso ; Rinocchiaja, Granocchiaja, Becca ranoc-
chie, Ni^nna rossa, Berta rossa (Ardeà purpurea).
I^erding-olinn-a I Per bacco ! Per dià-
nora! Cospetto! Iiilerj. di maraviglia e di sdegno.
I?erd.isTbr*og-g-io s. m. Moccolone, Mocci-
cone, Mocceca: Uomo dappoco, quasi non si
sappia nettare il naso da' mocci.
Perditempo s. m. Perditempo: Vano im-
piego del tempo, Tempo mal consumato.
P*erdizioii s. f. Perdizione, Danno, Rovina.
•1 Perdizione, per Dannazione.
% Mette a perdiziòn; Far dannare o Far dannar
l'anima V. Dannò.
I*erdon s. m. Perdono, Perdonanza, anlicam.
Perdonazione: Remissione dell'offesa ricevuta o
della pena che si merita per la colpa.
Il Perdono e Perdonanza, per Indulgenza conce-
duta da' Sommi Pontefici a chi visita luoghi pii:
All' UspicBto gh'è 5 perdòn; Allo Spedai dei
cronici v'è il perdono o la perdonanza.
n Perdono, per Breve preghiera che si fa entrando
in chiesa, onde: Andd a piggid ó perdòn; An-
dare a prendere il perdono, vale Andare in qual-
che chiesa per farvi una breve preghiera.
» — per Scusa: Ghe domanlo perdòn; Le chieggo
perdono, compalimenio, .Mi perdoni. Mi scasi.
— 0 Con perdòn; Mi perdoni, La mi perdoni, La
mi scusi, dicesi in m. avv. per civiltà a chi per
alto 0 movimento che si fa, si teme d'incomo-
dare 0 d'aver incomodalo.
Perdona v. a. Perdonare: Dar perdonanza o
perdono, Condonare: R metter la colpa. Assolvere
dalla pena, Riporre in grazia obbliando le offese,
it Perdonare, per Risparmiare: A morte a nd a
perdónn-a a nisciùn; La morte non la perdona
a nessuno.
— un debito; Rimettere un debito, Perdonarlo,
Rilasciarlo.
S A primma a se perdónn-a, a secSnda a se
liastònn-a V. Bastona (verbo).
§ Perdonceme, Scià perdònn-e, ma Perdona-
temi, Mi perdoni, ma.... Modo di contraddire
altrui dolcemente e con urbanità.
S Scià perdònn-e ! Perdoni ! Scusi ! 3Iodo urbano
che comunem. si usa premettere nel chiedere
altrui notizia di qualche cosa o persona.
S Segnò, p.-rdonceme ; Dio me la perdoni, dicesi
dasl' ipocriti quasi chiedendo in certo modo li-
cenza a Dio di fare un peccato impunemente.
Perffezion s. f. Perfezione : Lo stalo e la
qualità d'una cosa perfetta j e in grado supremo
Ecceilen^.
588
PEfi
PER
» Perfezione, per Fine, Compimnnlo: Porla à per-
fezión ùnn-a cosa; R'Ciire a pei fe/.iotip, a (ine
una cosa, vale Finirla, T rminaila, Pi-rfi-zionaria.
I*erf*e2SÌoiià v. a. Pt^rfczionare: Uidurre a
perfezione, Dar perfezione, Recare al sommo^
S Perfezionàse n. p. Perfezionarsi : Comniiemenle
usasi per Rendersi esporlo, abile in checchessia.
I*eri V. n. Perire, Morire, Jjan are, Capitar male,
IPericola v. n. Pericolare: Correr pericolo,
rischio
I*ei*ifrasà v. a. Perifrasare : Spiegare con
circonlocuzione.
i^erigrordiii .... Sorla d'Antico ballo dal
Périgurd in Francia.
I*erin tende v. n. Sentir bncinare, Pervenire
all'orecchio, Aver seniore: Intendere vagamente.
IPerito s. m. Perito: Colui che. essndoaciò
matricolato^, si sceglie dal tribunale o dalle parti
per istimare alcune cose o beni, e farne la sua
relazione, da servire di base a'Ia sentenza.
I*erizia s. f. Periza V. Estimo.
Perizia v. a. Slimare, Eslimare, ec. V. Estima.
I*erla. s. f. Perla e alla lai. Margarita : Concre-
zione calcarea, d'ordinario tonda, che si forma
nella faccia interna d'alcune conchiglie.
n Perla, figurai, vale Cosa pregiala e ottima.
— patta; Perla morta: Perla che per natura o per
mala conservazione è ingiallila e non ha bella
perlagione,
— scaraìnassn ; Perla scaramazza: Perla che non
è ben tonda e non ha bella pprlairlone.
— viva; Perla viva: Perla che rifrangp profonda-
mente e riflette vivamente una bella luce.
S Collie de perle; Vezzo di perle.
S Èse ùnn-a perla; Essere una perla o un giojello,
dicesi di Persona illibata, integra, specchiala, cui
non s'abbia a rimproverar nulla
5 Tutto guernio de perle; Imperlato : Adornato
di perle,
I*erleccàse n. p. Leccarsi: e pia comnnem.
Leccarsi le labbra, i baffi, i mustacchi d'alcun
cibo, si dice Quando piace estremamente in guisa
che se ne leccano e rileccano le labbra dopo
averlo mangialo,
»t Fignr. vale Compiacersi, Prendere, Sentir sommo
gusto e compiacenza nelle cose o nelle azioni
proprie.
I*erleiig"ua v a. Affascinare, AfTaiurare, Af-
fatappiare, Ingozzare, Stregare: Q 'el nuocere che
il volgo ignorante un dì credeva che le stresihe
con visla invidiosa e nociva facessero a' bambini.
S Perlengudse n, p. Consumarsi, Struggersi. An-
dar in dileguo, in consumo. Dimagrare, Smagrire.
I*erlisciase n. p. Strebbiarsi, Rinfronzirsi,
Azzimarsi, Aiiinciirsi, Raffusnlarsi , Hipicchiarsi ,
Cincinnarsi, Ri^incinnarsi: Tulli verbi che piti
0 meno signitìiano Abbigliarsi, Adornarsi, Ab-
bellirsi ricercatamente, e dicesi per lo più delle
donne,
Penuesso s. m. Permesso: Voce adottata in
quasi tutta l'Italia, e intendesi Quella permissione
di vacanza o di assenza temporanea, che dà un
capo ufficio a' suoi impiegali, ovv, un colonnel.o
0 nn generale ai soldati del suo reggimento o
corpo, onde: Anià in permesso; Andare in
permesso, dicono i militari l/andare alle proprie
case, con un congedo dalle insegne per a lerapo.
Permette t. a. Pertnelicre, Concedere: La-
sciar fare, Dar facoltà, licen 'a, arbitrio di fare,
ecc ; Acconsentire, Co'idiscendere,
§ Periueltise de fu, ùnn-a cosa: Prendersi la li-
bertà, la facoltà, l'aibilrio di far checchessìa,
I*er*inisoi5n V, sotto Pcrmisso.
PermiHiàO s, m. Permisso, Permissione, Per-
messione : Il permettere, Concessione, Licenza,
Facoltà,
Pernixe s. f. Pernice: Sorla d'uccello grosso
qnanto un piccitme, e mollo ricercato per la
bontà della sua carne. Ve n'ha di p.iì specie,
ma da noi non se ne conoscono che due so'a-
menle , cioè La coturnice o Pernice maggiore
(Permxe com'iceuj. Ha il becco rosso, tulle le
parti superiori di color cenerino-celesiognolo; la
gola bianca, cinta da ogni lalo da una fa^^ia nera
che si estende attraverso l'occhio fino al becco,
e ne ricopre la parte superiore; i piedi rossi,
le unghie nere. É assai rara nelle nostre vici-
nanze; trovasi Sulle montagne verso l'Altare e
sopra Albenga, non che sulle scoscese velie del
Bracco, che fan spoi da al mare. É sedentaria.
- L'altra specie, che è La pernice comune (Per-
nixe de gnmhe rósse), ha il beco TOSSO, il cuQ-
lorno degli occhi nudo e di color rosso; fronte
cenerognola; vertice, occipiie, schiena e spalle,
color marrone eh aro, tendente al porporino; gola
bianca, marginata di nero; pptto, cenerino-ame-
tistino, macchiato di nero; remigami, bruno-nere
col margine esterno lionato; piedi rossi, unghie
color di carne. É comine nelle nostre montagne,
più abbonilanle sulle coste niarillime.
I*emixotto s, m, Perniciollo e Pernìcone:
Pernice giovane,
I*emixóu (Vin); Vin di mezzo colore V. Vin.
I*ei*q[uixizión s f Perquisizione: Ricerca
minuta, diligente, fatta ordinariamente da giu-
dici nell'altrui domicilio od altrove, per trovarvi
qualche persona o cosa.
I*errùcca s. f. Perni fi e più comnnem, e
t(scanam. Parrucca : Zuzera u Chioma fìnta,
**n In m. b. dicesi talvolta per Parrucchiere o Bar-
biere: Cera perrùccu, aggi paziensa . . . Barbier
mio. abbi pazienza.
H Figurai, usasi pure per Solenne e grave ripren-
sione V. L ivnfa de lesta nel Dizion,
I*er'i*ùccliè s. m Parrucchiere: Propriam.
Colili che la parrucche, ma usasi anche per Bar-
biere, perchè Colui che rade e accomoda la barba,
tonda pure e acconcia i capelli. Parrucchiere è
più generico; Barbiere è da uomo. Parrucchiere
è da uomo e da donna. In Firenze buona parte
di Barbieri e P.irrncchieri si trasformarono in
Frisnri (dal frane. Friseur)
S Bfìttega (la perrùcché; Barberia e Barbierìa.
r*errùcclxetta s. f, Parrucchelta e Par-
rucchino. i)im di Parrucca.
Perrùecòn. s. m Parruccone: Gran parrucca.
n Parruccone, dicesi in «enso fìgur. per Uomo grave
e d'alta dignità, B.irbassoro.
I»ersa s. f. l'ersa. Persia, Maggiorana, Majorana,
Sjnsnco, T. boi. Onganum mnjoruna. Pianta
che ha gli steli numerosi, diritti, deboli, le fo-
glie p croie, ovate, iniesterrime, i fiori bianchi a
spighe rotonde, compatte, pub scenli. Si e liijva
ne' g aldini per l'odore soave che tramanda, e
si adopera per condimento. Fiorisce dal giugno
al luglio, ed è indigena del Portogallo.
PEH
PER
589
I*ei'soiaiiin s. m. rrrs'anino, Tulipano spI-
valiro. T l»"l Tui'pa sy Visir 1.1. Fiorp di non
comune bellezza dellu raniigiia de' Tulipani; fio-
risce noi mese di marzo e dunrile, e serve a
mairnifico urnamenlo all'epoca del S. Sepolcro
nelle chiese di nio «altolico; a Verona io dicono
Tuli pan de persia.
I*ei*ssciste V. n. Persistere, Insistere: Dnrace,
Continuare e >slai.temente e quùsi oslinalamente
in un proposito, iii nn desiderio, ecc.
I*erscistensa s. f. Persistenza, Insistenza,
Perseveran/.a: Il continuare a star (ìss> in una
idea, in un ponsiero, e non volersene rimuovere
I*ei*secutA s. m. Persemtore : Che perseguita.
P*ei'6seeuaEÌoii s. f P-rsecnzione e Perse-
guigioue, ma p:>chis«imn nsaia, Persegnitamento,
Persepnitazione , Pciséi^uilo: Il perseguitare; e
dicesi de' travagli e angherie con che sì tribola
chicrh';ssia.
I*ersegliin add. Persichino: Del colore del
fior di peoico.
I*èreieg"Q s. m Persica e or comanem. Pesca:
Siria di grosso fruito assai sugoso e gustoso,
ed ha un nòcciolo, in cui è • busa una màndorla
per lo più amara. \ e ne sono di molte specie,
cioè le Rrali, qupl'e della .Mad(lalen<i , russe e
bianehe, dì S Martino, Lucchesi, Francesi, ecc.
L'albero dicesi Pesco- e Persico (Amygdulus
per Si cu).
— bàscin; .Maddalena bianca: Sorta di Pesca spic-
cagnola (spnrtilvsso) duna grossezza mez .ana e
di figura irregolare, inravala alla base, ovata
verso la cima, dove finisce in ana m^mm lletta
appuntata. La bnccia è sodile e da una parie
marcata d'pn rosso freschissimo sopra un fondo
di bianco ingiallilo che le dà ^el rilievo e ri-
ceve delia morbidezza dalla lanugine finissima,
che la fa comparire come velintala La polpa è
bianca, gentile, sugosa e odorosissima; ha un poco
d'acid'ito, come tutte le pesche a po'pa bianca,
ma questo è grazioso e non seve che a rile-
varne il sapore. Se si cerca d'aprirla si scioglie
in un sugo Hbl)oiidante e si disfà tra le mani.
Il suo nccciolo è bislungo, pia. lo, fragilissimo,
e quasi sempre spaccato.
■— muscalcUo ; Pesca colugnn, volgarm. Pesca mo-
scadeila : Altra surta di Pesca d'una grossezza
ordiiiariam. mezzana, che ha la buccia coperta
d un bei giallo chiaro, sfumata dalla parte del
sole d'un rosso leggoro che si carica un poco
nella maturità; la sua po'pa. parimente di cuior
giallo, è compatta e carnosa, ma fine e sapori-
tissima, e mollo aderente al nòcciolo.
— spurlilosso; Pesca spiccagnola o spiccatoja o
pariiioja, dicesi comunem. Quella cLe si apre
facilmente in dae colla mano.
— tuccalosso; Pes<'a duraene: Pesca, la coi polpa
non si spicca dj:llosso.
S Osso (le pìrsi-gu ; N ' (dolo ed anche 0>so, il quale
contiene la màndorla o sia il seme del persico.
Perseg-'Jitu, v. a. Perseguitare e Perseguire:
Cercar di nuocere altrui con fatti o con parole;
Tribolare, M «leslare.
" Persegli ilare, per Far ricerca d'nn malfattore per
caliurario e sotlo|<orio alla giustizia.
I*e**jséllo s. ni. Spina. T. ùoitoj. Specie di
corto e glosso scalpello, senza taglio, col quale
a colpi di mazzo fmaggiqj si cacciano a vanii
i cerebj di ferro della bolle, barile o altro, af-
finchè stringano fortemente.
lE*er*severa v. n. Perseverare, Perdurare:
Continuare. Proseguire costantem. in ch'^cchessia.
Persiann-a, s. f. Persiana da tirare V. Giòxim
nel 3° significato.
I*er80 p. pass. Perduto, Perso, Smarrito.
— pe perso... dicesi di Chi vedendo la malapa-
rata prende Qualche risoluzione disperata.
^ Dòse pe perso; Navigare o Camminare per per-
duto, si dice di Chi essendo in estremo pericolo
0 ridotto alla disperazione si rimette interamente
alla fortuna.
S Èse matto perso d'ùnn-a personn-a; Essere
perso 0 perduto d'alcuna persona, vale Esserne
fieramente innamorato.
§ Tutti i lascìfp són'persci ; Ogni lasciata è persa
0 pei d'Ita, Tulle le lasciate son perdute: Modo
usiiatissimo di significare che non bisogna rifia-
tare doni o lasciar passare l'occasione che ci si
offre d'avvantaggiarsi.
Per-sonaliti» s f. Personalità: Persecuzione
personale o Detto mordace, ingiurioso od amaro
diretto contro una persona in particolare. Voce
dell'uso.
I*er*sònii-a s. f. Persona: Nome generico che
comprende tanlo l'uomo quanto la donna.
n Pers(»na, per Corpo umano, ed anche per Cor-
poratura.
n — Presso i Gramm. dicesi Colui che parla o
Quegli al quale o del quale si paria.
— privata; Persona privata, dicesi di Qualunque
persona a differenza di chi ba le prime dignità
dnno Stato.
§ E persònn-'i da Santiscima Trinitee; Le per-
sone della S:intissima Trinità, diconsi dai Teol.
Il Padre, if F gliuolo e lo Spirito Santo, cbe sono
tre persone in un solo Dio.
% Fa da so persònn-a; Far il bello, Star sulla
vita, Andar mio, sudo, duro e sim.
% in persònn-a; In persona. Posto avv. vale Per-
sonalmenlp, Di presenza.
Personifica v a. Personificare: Attribuire
ad una cosa la figura, i sentimenti, il favellare
d'una p rsoiia.
Persuade v. a. Persuadere, Convincere: In-
durre alimi con parole a credere o a fare chec-
chessia, Trarre nella propria opinione quella di
altrui.
J Persùadise: Persuadersi, Convincersi, Credere.
Persuasiva s f. Persuasiva: La facoltà,
La fiTza d'I persuadere.
Persuasivo add. Persuasivo : Atto a per-
suadere.
Per teg'a s. f. Pertica : Bastone lungo cbe serve
a varj usi.
n Pertica, in Agric. Il bastone che serve per aV
bacchiar i frulli che hanno mallo o guscio, come
noci, màndorle, nocciole, castagne, ecc., che
dicesi più propriam. Bacchio o Batacchio.
» — ed Archetto. T. tormuj. Lunga maz/.a ela-
stica al laccala al solajo della bottega del torni-
tore e che fa molla , cioè a dire che si rialza
per sé quando si lira per quella parte che non
è iitlacrata; (ìalla qnal pende una corda, la qual
avvolta al cilindro del tornio fa ch'esso giri,
quando vien mossa la calcola per di sotto.
)) — per Sorta di misura di terreno.
590
PES
ì>Éè
Il — Diccsi talora in ischerzo ad Uomo molto alto
e non grosso; allrim. Spilungone, Fuseràgnolo.
I*erteg'òn V. Pc.rlega nell'ullimo signif.
I*ertr>ccà. v. imp. Spettare , Appartenere.
I*er*tùxelli s. m. pi. Bischi, Bucolini : Quei
molti foTi che sono ne' due margini verticali del
busto 0 fascclla a uso di allacciar'a coll'aghetto
(strinca). I bucolini si fauno col punteruolo, cioè
con un ferro appuntato, poi se ne cuciono i lembi
con punti a ucchiello, eccetto che alla ccilura
vi si supplisse colle magliette o campanelline
(anelletti a macchina).
I*ertùza, v. a. Pertugiare, anlicàm. Perlusare,
Bucare, Bucherare, Forare: Far pertugi, buchi,
fori con checchessia.
— • co-a verinn-a; Succhiellare, Succhiellinare.
— da ùnn-a parte all'atra ; Traforare, Straforare.
I*ertÙ5Betto V. Perlùzin.
I*ertùsBÌn. s. m. Pertugeito, Bucolino, Buchino,
Buchetlino, Bucherello, Bucherallolo, Forellino,
Forametlo: Piccolo buco o foro.
I*ertùzo s. m. Pertugio, antic. Pertuso, Buco,
Foro : Apertura che ha del rotondo e non mollo
larga,
n Buco, per Luogo nascosto. Ripostiglio, Nascon-
diglio, Bugigattolo, Latibolo.
— che lascia e càmoe; Intignatura.
— da bótte; Cocchiume: La buca della botte.
— da ciave o da ciuvéua; Buco della chiave, della
serratura, dell'uscio: Buco per cui entra la chiave
nella toppa.
— da mette e lettere a posta; Buca della posta:
Buca in cui s' introducon le lettere che si met-
tono in posla.
— dell'agòggia; Cruna V. Foamme.
— di oèye ; Tromba o Meato uditorio.
— dò gatto; Gatlajiiola e Gatlajola : Buca che si fa
da basso nell' imposta d'alcuni usci acciocché il
gatto abbia sempre libero il passaggio per an-
dare a caccia de' topi
— dò portello da botte ; Fecciaja : Buco nel fondo
del mezzule, dove si mette la cannella alla botte,
e per la quale si può trar la feccia.
— dò sciùscetlo ; Spiraglio: Quel buco che è nel
palco inferiore del suHìeito, per cui entra l'aria
esterna, sollevando raiiimella (gatto), la quale
da varj artieri è della Chiusino.
% Pertùxi dò naso ; Buchi , Cavernetle.
t) — di pònti da massachin ; Covili: Quelle bu-
che che si vedon negli edifìzj non ancora into-
nacati , nelle q^ali slavano ficcati i travicelli
reggenti il tavola'o de' ponti. ^
S A mmià da un pertùzo ; Guardare per un fesso.
S Fé un pertùzo in te l'oeijiia V. jEgùa.
% Mette a man contro 5 pertùzo V. Alan.
S Tappa un pertùzo; Turare una buca, figurai,
vale Pagare un debilo.
S Vìxitd liuti i pertùxi; Cercare ogni buco, cioè
dapporlulto, minulam*'nte.
I*esà, V. a. Pesare: Cercare il peso dei corpi
mediante la stadera o bilancia.
« Pesare, metaf. Considerare minutamente.
n — Usalo in signif. neut. vale Esercitar la forza
del proprio peso, Premere col proprio peso,
Gravitare.
M — Figurai. Esser grave, molesto, fastidioso,
increscevole , ecc. : Se savesci quanto ò me
peisa... Se voi sapeste quant'egli mi pesa...
— e paratie; Pesar le parole V. Parolla.
— i atini : Esser grave d'anni, d'(là, Esser vecchio.
§ Savcì quanto peisa ùnn-a persnnn-a ; Saper
quanto pesa uno o quanto corra il cavallo d'uno,
vale Conoscere a fondo quanto si estenda la soa
abilità, quanto vaglia, che anche dicesi Cono-
scerlo intus et in cute.
I*esa s. f. Pesata. Voce dell'uso: L'atto del pe-
sare, ed usasi col v. Dare: Dceghe ùnn-a pesa;
Dategli una pesata.
DPesaixe s. f. Accapp'atura : Fune che ha in
cima un cappio scnrsojo, e si appicca alla sta-
dera legando ciò che si vuol ppsare.
Spesante add. Pesante, e nell'uso tose. Peso:
Che pesa. Grave.
" Pesante, metaf. detto di Persona, vale Uggioso,
Nojoso, Molesto o sim.
I*esca V. a. Pescare: Tendere insidie a' pesci
0 con reti o con ami o con altro per pigliarli.
t) Pescare, per similit. si dice di tutto ciò che si
cava dalle acque.
I) — É anche Term. marin., ed è Quella linea di
immersione più o meno alla che segna la nave
nell'acqua, misurata verticalmente dalla fnccia
inferiore della chiglia in su Così dicesi che La
tal nave pesca tanti piedi o tanti metri per in-
dicare che di tanti è immersa nell'acqua.
— ò rùxentd tn tò posso; Ripescar la secchia nel
pozzo.
S Amld a pesca d'in casa; Andare a bastonare
i pesci, vale Andare in galera.
I*escettixi s. m. Pesciolino, Pesciatello, Pc-
sciarello. Dira, di Pesce: Piccolo pesce.
IPeselièa s. f. Peschiera: Ricetto di acqua per
tenervi dentro de' pesci ; allrim. Pescina.
I*esciajéix s. m. Pesciaiuolo, Pescivéndolo:
Colui che vende pesci.
I*e8cièa s. f. Tagliapesce, Mestola da pesce:
Specie dì coltello, per !o più d'argento, a lama
corta, larghissima, alquanto concava, a uso di
tagliare il grosso pi'sco.
PesciiULamexite avv. Pessimamente: Più
chp malameiile.
IPescimo add. Pessimo, Cattivissimo: Addielt.
superi, di Malvagio, e dicesi delle cose e delle
* persone.
11 Pessimo, aggiunto di vita, vale Disgraziatissima,
Infplicissima.
I*e8Cio s. m. Pesce, anlìc. Pescio. Nome gene-
rico di Tulli gli animali verlebniti a sangue rosso
e freddo che nascono e vivono nell'acqua, vi
respirau') per mezzo di branchie e si muovono
col mezzo delle pinne,
t) Pesce. T. siump. li lasciare che il compositore
fa d'una qualche parola.
— a buriddu; Pesce in tocchello V. Buridda.
— a scubeccio; Pesce carpionato V. A scubeccio.
— angeo; Pesce angelo V. Angeo.
— can; Pesce cane V. Con.
— d'cegua dòge; Pesce d'acqua dolce: Quello che
vive in acqua non salsa.
— de ma; Pesce di mare: Quello che vive nel mare.
— disseccóu ; Pesce secco : Pesce seccato come lo
sloccofisso; 0 salalo e seccalo come il baccalà;
0 salalo e seccato al fumo, come l'aringa.
— dò brasso; Pesce, chiamano così 11 muscolo bl-
cip le del braccio.
— fresco; Pesce fresco: Pesce pescalo di poco.
PES
PES
m
— impeató o imperato: Imperatore o Pesce im-
peralore V. Imperai ò.
— in èuio; Pesce sottolio: Pesce di mare, colto,
salalo e riposto in barili, infusovi olio.
— porco; Pesce porco V. Porco.
— ratio; Pesce bandiera, in Napoli Pesce banniera,
a Roma Pesce sorcio, a Venezia Volpe di mare
V. Ratto.
— razó; Pesce rasojo V. Razó.
— rè; Pesce re V. Rè.
— sampé ; Pesce san Piero V. Satnpé.
— saóu; Pesce salalo: Acciuga o Sardella conser-
vala nel sale, che serve di cibo e di condimento.
— spd; Pesce spada V. Spà.
— vacca; Pesce vacca V. Vacca.
S Ae dò pescio; Alette, Alleile, Pinne.
% Che pesci piggevinio? Che pesci pigliamo noi?
dicesi per dire Che si pensa di fare? Che fac-
ciamo? e sim.
S Chi dorme no piggia pesci V. Dormi.
S Èse san cornine un pescio; Esser sano come
un pesce, vale Essere sanissimo, Godere nna
perfetta sanità.
S Éuio de pescio; Olio di pesce V. Buio.
S LcBle de pescio; Latte di pesce V. Lcete.
S Lascia córri ò pescio ; Lasciar correre V. Corri.
S Le ago pin de pesci ; L'Jogo pesci oso o pescoso
0 piscoso: Luogo che abbonda di pesci.
S Nò saveì che pesci piggid; Non sapere che
pesci pigliarsi, dicesi Quando ci si trova imbro-
gliali e sopruffaili per modo che non sappiamo
a quel partilo appigliarsi'.
S iVo;i èse né carne né pescio, Nd saveì se ùnn-a
cosa a l'è carne o pescio V. Carne.
S ^'ùd camme un pesdo; Nuotar come un pesce,
cioè benissimo.
S Oège di pesci ; Branchie, Gargie V. Oigia.
S 0 pescio grosso ó mangia ò piccinS . Mangiò.
% Voeì mostra a nùà a-i pesci; Voler insegnar
notar a' pesci, vale Preieiidore d'istruire alcuno
di cosa di cui sìa già esperto.
I*esciòix s. m. l escioue. Acer, di Pesce: Pesce
grande.
Pescionéa. s. f. Pesciaiuola : Vaso lungo ,
strelio e profondo, da lessarvi un pesce. Questo
talora è collocalo in sulla navicella, che è Una
lamina traforata (he compie la pesciaiuola, in
cui s' introduce, e cavasi poi, mediante due ma-
gliette 0 pnse onde levarne il pesce lessato senza
che si rompa.
Pesci ùsso s. m. Pesciaccio. Peag. di Pesce.
Pesco u s. m. Pescatore: Che pesca. Che eser-
cita l'arte di pescare.
— dell' àncoa; Pescatore. T. mar. Grosso gancio
in ferro con redancia o impiombalo cavo pro-
porzionato, e serve per incocciar làncora nelle
palle per attraversarie.
S Martin pescòu V. questa voce alla sua sede alfab.
Pesetta, s. m. l'esetio. Dim. di Pi so: Piccolo
peso, e dicesi comunem. di quelli che si met-
tono nelle bilance di poca portala.
Peson s. m. Incubo: Quell'oppressione o sof-
foca/ione che talvolta si prova durante il sonno,
in maniera che ci sembra d'avere un gran peso
sullo stomaco, ma che cessa come prima l'uomo
si sveglia. I conladini tose, lo dicono Pesarolo.
— de testa; Accapacciamento , Pesa; Gravezza al
capo.
S Fd pesòn ; Aggravarsi , Gravitare : Rendersi
grave col proprio peso.
Pesòn add Pesante: che pesa, Grave.
Pesóu. s. ni. Pesatore pubblico: Colui che ha
dal pubblico l'incarico di pesare.
Pessa s. r Pezza: Un poco di pannicello.
Il Pezza : Ciascuno di quei pezzi di tela, su' quali
si distende unguento, o che si mettono per poi
fare la fasciatura da chi cura piaghe o ferite,
n — La tela intera di qualunque materia tessuta:
Unn-a pessa de ttja, de panno, ecc.; Una pezza
di tela, di panno e sim.
w — e meglio Toppa : Pezzo di panno lino, lano
0 altro che si cuce in sulla rottura d'un vesti-
mento 0 checchessia d'allro di simile stoffa.
— de formafigio; Forma di cacio o assolutam. Cacio.
— de Levante; Pezzetta o Pezzetta di Levante:
Pezzo di panno, per lo più bambagino, che sof-
fregato tinge in rosso, e serve per liscio, e viene
di Levante.
§ Mette de pesse; Rappezzare, Rattoppare V. Pessd.
S Metti ghe a pessa e l'in;,uento V. Inguento,
S Unn-a pessa imbastia a Ce meza cùxtu; Barba
bagnala è mezza rasa. Dettato prov. che signi-
fica Chi comincia ha mezzo fatto.
Pessa V. a. Ralloppare, Rappezzare: Mettere
delle toppe e pezze a panno o altro che sia rotto.
n Rattoppare, figurai, per Rimediare, Riparare.
— ùnn-a maottia ; Rabberciare o Restaurare una
malattia, vale Rimeltere un ammalalo in suffi-
ciente sanità, ma non guarirlo totalmente.
Pessa s. f Pedata: Colpo dato col piede.
Pessamme s. m. Pezzame: Quantità di pezzi.
Rollarne.
Pessetta s. f. Pezzetta: Piccola pezza.
I) Pezzetta, per Ciascun di quei pezzetti di tela,
sui quali si distende unguento o che si mettono
sopra le fila per far la fasciatura a piaghe o ferite.
II — per Una sorta di Blonda antica genovese del
valore di sei soidi, corrispondenti a cent. 2^ ital.
— da nettezzd o razó da barba ; Barbino V.
Straccelta.
— pe vesyhéugge ò fi; Struscia o Striscialojo V.
Striggtdjéua.
Pessettiii s. m. Pezzettino. Dim. di Pezzetto.
* Pessetto s. m. Pezzetto. Dimin. di Pezzo:
Piccolo pezzo,
n Pezzetto, parlandosi di tempo o di luogo, vale
Un qualche spazio di tempo o di luogo.
— de lardo; Lardello: Pezzuolo di lardo che serve
a lardare o lardellare (msteccà).
— d'òu; Pezzetto d'oro: Sorta di antica piccola
moneta d'oro spagn. del valore di lire sei e soldi
12 g^nov., corrispondenti a lire a e 20 cent. ital.
Pessig-a V. a. Appinzare, p.nzare. Pungere,
Punzecchiare: Il ferire che fanno certi insetti,
come api, vespe, tafani e sim. col pungiglione.
— dò formaggio; Piccare, Pizzicare, Aver il forte,
dicesi del Pungere e mordere che fa il cacio
piccante nel mangiarlo.
— dò vin; Frizzare, Piccare, dicesi pure del Pu-
gnere e mordere che fa il vino piccante nel berlo.
Pessig-o s. m. Mordioamenlo, Mordicazione:
L'f ffetio che alcune materie, per una certa pro-
prietà vellicante, producono al palato.
n 3Iorso; Quel picco che ha il vino, che nel berlo
par che dolcemente morda la lingua.
S Formaggio ce pessigo; Cacio forte V. Formagsio.
692
PES
PÈ8
I*essiii s. m. Piedino, Pedtipcio : Piccolo piede.
— da gamhè'a di stivai; Peduccio V. Gainbea nel
2° significato.
— de bce, de travetto, de pnrco^ ecc.; Peduccio:
Tuila quella parie dal ginocchio in giù del mon-
tone, porco, agnello e caprello, la qnal non si
dice Peduccio se non ispiccala dall'animale.
— de vitella; Zampa.
^ Fa ò pessin; Far il pii'dino, dicesi nell'uso del
Mostrare d'avere i piedi piccoli, calzandoli con
iscarpe assai stretle.
Pesso s. m. Pezzo, Tocco (coll'o larga): Farle
di cosa solida, come un pezzo di legna, di pane,
di cacio e simili; parlandosi di pane, dicesi
meglio Tozzo.
n Pezzo, dicesi di Composizione musicale isolata,
come: Un bello ptssu da niuxica. Fesso con-
certóu, ecc.; Un bel pezzo di musica, Pezzo
concertalo e sim.
H Pezzi, al plur. diconsi Le diverse parli che com-
pongono una maectuna.
» Colonnato: Sorla di Moneta spagnuola del valore
di ital. lire cinque e ceni. 2).
— d'artiglieria; Pezzo d'artiglieria, Pez'o di bronzo
ed anche Pezzo assolutamente dicesi L'artiglieria
- medesima.
— da scìùsciantu; Pezzo da sessanta, si dice, lolla
la metaf. dairarliglieria, ad Una persona, e donna
massimamente, che sia ratiiccia e bella
« Pezzo da sessanta, dicesi anche nell'uso a Persona
scaltra, accoria, maliziosa.
— d'aze. ne muscursòn, ecc.; Pezzo d'asino, di ri-
baldo e sim., si direno altrui per modo di villania.
— de dominò; Tessera V. Dominò nel 2° sijjnif.
— de formaggio; Taglio di cacio V. Formaggio.
— de legna; Pezzo di lejina I T<sc. dicono Pezzo
di legna da catasta Quello che ha la lunghezza
della legna da catasta (pilla de. Icgnej.
— de mezo di fóndi da bólle; Pezzo di mezzo,
Mezzana, iMezzanoj se son due, Pezzi di mezzo;
se tre, Mezzana o Mezzano il Pezzn di mezzo,
Conliamezzane o Contramezzani i Due pezzi che
sono tra la mezzana e le lunette.
— grosso; Pezzo grosso, dicesi familiarm. per Uomo
di grande autorità, di gran sapienza, ecc.
— pe pesso m. avv. Lapo per capo.
g A pessi m. avv. A pezzi, A brani V. A lochi.
% Bello pesso d'omino, de donna; Bel pez/.o o
Bella lacca d'uomo o di donna, si dice d'Uomo
alto e bello e ben formalo, di donna alla e fresca
e di bella persona; e quando la bellezza non è
così gentile si dice Bel pc/zo di Marcantonia.
S Cazze a pessi; Cascar a brani V. Cazze.
S Èse tutto tn l'ùn posso ; Esser d'un pezzo, cioè
intero, e dicesi duna statua o altro di pietra,
di legno o sim. che non è fallo di più pezzi.
n Essere d'un pezzo, dello di perscna, vale Che
non si piega. Che è come inlirizziio.
S Taggid a pessi; Tagliare o Fare a pezzi: Ta-
gliare in parli, e talora Uccidere
Pesso s. m. Pezzo : Quantità di luogo e di
tempo , come : Un pesso , Un Ijòn pesso , Un
fesso {a. Un pesso primma, Pe un hello pesso;
Un pezzo. Un bimn pezzo. Un gran pezzo. Un
pezzo fa, Un p-zzo prima, che anche dicesi A
pezza, Buona pe?za. Gran pezza, Pezza fa e sim.
Pesso add. Nessuno: Na ghe n'ho pesso; Non
se l'ho nessuno.
Pessòn s. m. Toppnne, diconsi Più p"zzi di
panno lino soprapposti l'uno all'allro cucili in-
sieme ed impuntili a guisa d: cnltroncino. Codesto
loppone meiiesi sotto ai bambini per fdir rilegno
alle orine, a preservazione del letto.
fPessofcto s. m. Pezzotlo. Voce nostra che
non ha corrispondenza ita'iana: Quel velo bianco
e leggero, che portano in capo le donne litfuri e
scende loro sulle spalle e davanti fin verso il
ginocehio.
Pésta s. f. Peste. Pestilenza, antic. Pestilenzia
e Pisiolenza : Influenza di male contagioso o
epidemico.
1) Talora usasi per riempitivo, ma accompatrnata
sempre col!' interroga'.: Per chi pèsla n' han
piygióu? Per chi mai ci hanno presi? Cose pésta
6 ! h'dvciva Ila fa ? che diavolo ci avea a far egli?
S De pésta m. avv. Malissimamente, Pessimamenle:
Parla ùnn-a len(,ua de pésta ; PdtlSir una lin-
gua malissimnmenle.
§ Dì ruba (la pésta; Svillaneggiare, Dir villanie;
e talora Garrire a uno, Rampognarlo, Sgridarlo.
S Fd a pésta: Far il diavolo o il diavo accio o il
diavolo a qnatiro, vale Imperversare. Tempestare.
§ Sovi't da pésta: Aver un eaitivissimo gusto, e
dicesi di cose che si riferiscono ni pa'alo.
Il - de pésta in l'ùn scito; Putirvi fieramente.
Pesta, v. a. restare: Ammaccare una cosa per-
cuotendola per ridurla in pulvere o per rafliiiarla.
II Pestare, figur. Battere o Dare altrui delle sconce
busse.
— di pé in te Vanda; Ca'pestare, Scalpitare: Pe-
stare 0 calcare co' piedi in andando.
— di pé m twra: Biltere i pi' di, vale Dare in
grandissima escandescenza, Dar segno di ecces-
siva collera.
— e castagne ; Battere le castagne : Mondar dalla
scor/a e dalla peliija (lùggwj le castagne secche
battendole sopra un ceppo dentro un sacco sliello
anzi che no.
— l'wguit in lo morta; Pestar l'acqua nel morlajo
V. J^gua.
— l'ùya; Pigiar l'uva V. in Sciocca (verbo).
§ Non aveì ni de pesti e ni da pesià V. Aveì.
Pestìi, s. f. Peslaia : L'alio del pestare.
. Pesteg-addal capperi! càppi/.zi! Céppita!
Caglia! Miiu'h Olii ! Kscìàm. di maraviglia.
^Pestellà/ di pé; Scalpitare, Caipi slare:
Pestar' o Caleare co pedi in ;<iidando.
Pestelletto . . . . Scria d Orecchino fatto a
mo" di piecolo pestello.
Pes^tellin s. m. Pestellino V. Coalin.
Pestello s. m. Pestello: Sirum. col quale si
pesia CI eech"ssia nel morlajo o in aliro simile
vaso; ed è di ferro, di veiro o di legno; allrim.
Pesiaiijo.
Pestissà/ V. a. Spiaccicare V. Bernissd.
f Pésto Voce nostra che non ha precisa
coriisp- ndenza ital., ed è Una sp'cic di saisa o
condimento che si fa alla minesira, e si com-
pone di basilico o maf!giorana o prezzemolo, di
aglio e cacio, pestati insieme nel mjrlajo e seiolti
con olio e con acqua in cui fu coita la mine-
stra che si vunl condire. In Tose, non si usa.
— rì'oive: Pasta, Pastone V Pusión.
Pestóu s. m. (.raticcio: Stnim. d'asse foralo
che SI adalla sulla bocca del lino e sopra cui
si pigia l'uva.
PET
PET
593
Pestùmmiil V. Pestùmmo.
I*estùiiiriio s. m. Bliccino, Mìcolino, Mìcci-
chino, Pocolino, vale Alquanto, Un poco: Dceme
un péslùmmo de pan; Datemi un micolioo di
pane.
« Dello di tempo, vale Un momento, Un brevis-
simo spazio di tempo : Aspètceme un pestùmmo;
Attendetemi un momento,
n Talora dicesi per vezzo a Giovine leggiadra e
di belle maniere, e dicesi Pupa, Tota, Citta: A
l'è un bello pestùmmo; È una bella pupa.
S Pestùmmi; Tritumi, Frantumi: Frammenti delle
castagne e d'altre cose.
I*etacca s. f. Patacca e Palacco: Moneta vile
antica, il cui nome usasi per esprimere Cosa di
poco 0 niun valore.
S A'ó capi ùnn-a petacca d'ùnn-a cosa; Non ne
sapere o Non ne intender boccieata, dicesi Quando
d'alcuna cosa non se ne sa niente; il che diciamo
anche Non ne saper straccio.
% Nò vaeì ùnn-a petacca; Non valere una pa-
tacca, un lupino, uno straccio, cica, nulla, un
fico secco, un frullo, ecc. : Valer poco o niente.
I*etacch.iim-» s. f. Fardata, Zaffata V.
Battùa nel 5" signif.
I*e taccia s. f. Guardaporto. T. mar. Basti-
mento che si tiene in un porto vicino al luogo
dello sbarco, nel quale si tengono alcune guardie
per vegliare alla tranquillità e sicurezza del porto,
segnatamente in tempo di notte; dicesi anche
Palasela, e nell'uso Pelacela.
I*etecce s. f. plur. Petecchie : Marchielte rosse
0 nere che accompagnano alcune malattie, e per
lo pili le febbri maligne,
P*éten.a v. a. Pettinare: Ravviare, Riordinare
i capelli avviluppali e ripulire il capo col pettine,
n Pellinare, s'intende altresì L'acconciar la capel-
latura riducendola in trecce, ricci, staffe e sim.
secondo l'uso e la moda che corre.
— a lann-a; Carminare la lana, vale Pettinarla,
Cardarla.
— ó Un, a càneva; Pettinare il lino, la canepa o
sim. si dice del Separare col pettine la loro parte
più grossa dalla fine.
— ùnn-a persónn-a; Pettinare uno, figurai, vale
Fargli lina buona risciacquala; e talora GralBarlo,
Conciarlo male.
S A l'è roba da pètend co-i sasci; É cosa da
prendere o da mettere a sassale.
I*éteixà s. m. Pettinàgnolo, Petlinajuolo : Quegli
che fabbrica i pettini.
Pètenà s. f. Hettinala: L'atto del pettinare; e
dicesi sì de' capelli come del lino, delia canepa
e simili.
Pétenadò s. m. Accappatoio : Manto di panno
lino che è ìncnspalo da capo e cuopre tutta o
parte della persona; serve per lo più ad uso dì
sopravveste, e specìalm. per non insudiciarsi i
panni nel pettinarsi.
Pétenatùa s. f. Pettinatura: In genere L'atto
e L'effelto dei pellinare, e dicesi dei capelli, del
lino, della lana e sim.
n Pettinatura, parlando solo di capelli, si dice più
propriam. L'acconciatura del capo, cioè L'assetto
de' capelli e degli ornamenti che vi si sogliono
nnire.
Pétene s. m. Pettine: Sottil lamina a più punte
a uso di pettinare capelli, tenerli in sesto o an-
Cabaooià, Dixionario Oenovue-Italimno.
che ornarne il capo. Ce n'è di corno, di tar-
taruga, d'avorio, di bossolo e dì varj metalli.
DicoDsi Denti Le punte del pettine; Dentatura,
La fila de' denti ; Mascelle, Le parli più grosse
e più larghe alle due estremità della dentatura;
Costola, La parte del pettine, la quale non è
segata in denti.
— da donna; Pettine da donna: Quello che por-
tano in capo le donne, sì per ritener le trecce
e sì per ornamento. Ha denti lunghi e radi, co-
stola larghissima, or liscia e pienn, or traforata,
frastagliala o smerlata Codesto pettine è curvato
in arco, corrispondenle al garbo della lesta.
— da Un, da càneva; Pettine da lino, da canape:
Slrum. di legno, lungo circa due palmi, nella
cui lunghezza sono piantati moltissimi spanzoni
dì ferro appuntati, acutissimi, cim la punta volta
air insù, e sopra il quale i lannjaoli e canapa]
passano le manate del lino o canape pigiando e
tirando a sé, peV nettarle e lasciarle bene.
— da tescioei; Pettine da tessitori: Arnese formato
dì qualche centinaio di slecchine, per lo più di
buccia di canna, sottili e vicinissime, fra cia-
scuna delle quali passa uno dei fili dell'ordito
Cordtoj. L'ufficio dì questo pattine è di tenere
divisi ì fili dell'ordito e di serrar contro il tes-
suto ciasonn successivo filo del ripieno (bùttóu).
— r(eo; Pettine rado, Penine strigatojo: Quello che
ha ì denti radi e grossetli e serve per istrigare
0 ravviare i capelli.
— spesso; Petiine fitto, Pettinella, e con voce forse
troppo plebea anche Leiidinella: Quello che ha
i denti fìlli da ambo ì lati della costola, larga
e piana, e qnattro mascelle. Serve a tórre dal
capo la fórfora o altro che si fosse annidalo
fra' capelli.
— spesso e rceo ; Pettine fitto-rado: Pettine che ha
i denti, filli da una parte della costola e radi
dall'altra.
§ Fàghe andd a cascia e i pèteni V. Cascia.
% Tutti i gruppi arrèstan attacchm a-o pitene
V. Gruppo.
Pétenin s. m. Peltinino : Pìccolissimo pettine,
alquanto fitto, pochissimo curvo. Ne portano in
capo le donne uno, due o p,ù, per tenersi in
sesto vane minute parti dell'acconcialnra.
*Pèteiiinn-a s. f. Penine lungo: Pettine più
lungo che largo, mezzo fitto e mezzo rado, con
costola tonda.
ti Pettine a fusellino o Pettine da parrucchiere:
Petiine di forma eguale al Pettine lungo, ma
una delle sue estremità, quella che corrisponde
alia parte filta, si prolunga a punta, la quale il
parrucchiere va cacciando dentro i capelli pre-
ceiientemenle arruffati, dove occorra rialzarli e
pareiigiare la rassetialiira.
11 Saracco a cósiola. T. legnaj. Sorta di sega a
lama larga e assai sottile, e col lato opposto alla
dentatura rafforzato con una costola, cioè una
lista di ferro o d'ottone fermatavi con viti o altro,
locchc rende inflessibile la lama sottilissima, e la
impedisce così di brandire e d'incarvarsì nello
adoperarla.
Peti V. n. Crepitare, Scoppiettare, dicesi propriam.
di Quello strepito o scoppiellìo prodotto da car-
boni accesi 0 da legne ardenti , ed anche dai
sali esposti sul fuoco.
— dò lùmme; Friggere, dicesi Quando il lame, o
•8
594
1>ET
PEV
per poco olio che sia nella Incerna, o per essere
ii Iiicii-iiolo bagnalo con acqua, romoreggia,
mandando q'-a e là piccole favillui/.e: O lùmme
ó pi'tisce; Il lume frigge.
Petizión s. f. Petizione, Supplica: Memoriale
0 Sciiltura, con cui si supplicano i superiori di
qualche grazia.
I?éto s. m. Pollo: La parte dinanzi dell'animale
dalla fontanella della gola a quella dello stomaco.
n Fello, parlandosi di donna, vale anche 11 seno,
Le poppe,
n — per Animo, Coraggio; 0 l'è un ommo chi
ha dò peto; È un uomo di petto, cioè corag-
gioso, fermo, ardito, animoso.
I) — Talora pigliasi per L' interno,^cioè par Anima
0 Pensiero.
11 — Pettorale, Peltiera. T. vaiig. Striscia di cuojo
0 d'altro che si tiene davanti al petto del ca-
vallo, appiccata alla sella da una banda e affib-
biata dailaltra, acciocché in andando all'erta la
tenga chessa non cali all' indietro.
— a peto; Fello a petto, A fronti* a fronte.
— in ti osselle; Falda. 7'. macell. Taglio di carne
nell'estremità anteriore della costa.
S A peto, Aveì un figgtéu a peto V. A peto alia
sua sede alfabetica.
S Bàitise 5 peto; BatlcTsi il petto: Picchiarselo
in segno di compunzione.
S £se uttaccòu de peto; Esser tisico. Esser infetto
di tisichezza, Patir di lisicume.
% Mcttise ùnn-a man u-o peto ; Porsi o Mettersi
la mano al petto, figurai, vale Giudicare d'una
cosa come se si dovesse giudicar di se stesso.
S Mónta a peto„Piggiàsela a peto, Piggidsela
a peto per un, Scaa a peto V. A peto.
S Peti da inurs.cinn-a, dd gipponctto, ecc.; Pelli,
così chiamano i sarti Quelle due parli laterali
d'un abito, d'un corpetto, d'una camiciuola o
sim., che si soprappongono e si allacciano e si
abbottonano dalle due parli. Rannosi ancora dei
corpetti, caraiciuole o sim. ad un petto solo e
ad una sola abbottonatura.
Il — de Scarpe; Mezze piantelle. T. calzol. Quella
suola della scar-pa che, cominciando dalla punta
del piede sino alla metà di esso, si rimette nuova .
in ricambio della già vecchia e logora.
S Sta a peto con un ; Stare ja petto o appello a uno,
va'e Stargli a fronte, in confronto, a compelenaa,
in gara, a lu per tu, Essergli ugnale di forze.
I*ètòiiin-a s. f. Pellorina e Petlurina : Pezzo
triangolare di drappo impuntito e fortemente or-
lato, il quale colla punta in giù si pongono le
donne sul petto sotto al busto, allorché questo
s'allaccia per davanti e lascia un intervallo che
resta appunto occupato e coperto dalla pettorina.
1» Pollina: Quel pezzo aggiunlo al grembiale dei
cuochi, de'ralzolaj ed altri, che copre il petto.
I^etronella s. f. Maitolina, Lodoiicchio, Co-
livelio, Tottavilla. T. ornit. Alauda arborea.
Uccello del genere delle Lodole, che ha il becco
subeguale alla metà della testa, superiormente
scuro-corneo, inferiormente di color piiì chiaro;
penne del pileo, rotondate nella cima e mollo
lunghe così che formano un ciuffo; groppone e
cuopnlrici della coda, cenerino-lionate; le parli ,
inferiori , bianco-ceciate ; coda poco pili larga
delle ali; piedi grigio-carnicini. Abita ne' luoghi
sparsi d'alberi e vestiti di macchioni; quasi sem-
pre sta sulla terra come le altre Lodole, ma qual-
che volta vedesi ancora posato sui rami. Annida
ne' nostri monti; sedentario in molli luoghi.
**I*otta V. n. Batter la capala. Tirar le cuoja,
Dar beccare a' polii del prete, modi bassi che
vagliono Morire.
jPetteg'olezzo s. m. Pettegolezzo. Voce
dell'uso e comune a tutta l' Italia : Discorsi fatti
da pili persone insieme e propriam. delle azioni
ed interessi altrui con impostura di male o di
- bone; e per lo più s'intende di Cicalamenti fatti
da donnicciuole o da viziosi novellieri.
I*ettelèa, s. f. Pettegola: Femmina vile e ciar-
liera che s'occupa a ridire i falli e le parole
altrui , Seminatrice di discordie e di scandali.
F*ettévi s. m. Piscialletto, Pisciacchera , dicesi
per dispregio, a" Fanciullo che faccia l'arroganteilo:
Mia; che brutto pctlcu ! Ve' che insolente pi-
sciiicchera ! ,
Inettezza, v. n. Spotezzare, Scoreggiare, Sbora-
bardaro, Trullare : Trar pela. Spesseggiare le pela ;
e parlandosi di buoi, pornare, Corneggiare.
Pettezzou s. m Petardo, Spetezzatore, Co-
reggione: Che lira peli e coregge.
Il Talvolta usasi per Uorrto scimunito e goffo V.
Babazzòn.
I*étto s. m. Pelo e al piar. I peti e Le pela:
Quel rumore che fa il vento ch'esce dalle parli
di sotto; allrim. Coreggia, Trullo.
Il Pelo, per La minima cosa, onde: Conta tutti i
petti che se Via; Ridir lutti i poti che fa uno,
Ridir le brache o le brachine (Tommaseo, Giunte
in Mutande): Essere un-rinvesciardo, un riporta
novelle.
II Scoppio, dimin. Scoppietto: Strepilo improvviso
che fan le legna che ardono, prodotto da esplo-
sione d'aria o di vapore, onde sono talora lan-
ciali con impeto de' frantumi di jegno o di bragia.
§ Nò se péu tià un petto smsa ch'ò vadde sù-
bito a cónta; Non si può trarre un pelo ch'ei
noi ricolga, dicesi di Chi ascolla attentamente le
alimi parole per riferirle subitaniente.
S Petti de mòncga; Galletti. 7'. cuochi. Frittura
in pozzi falli d'altrettante cucchiaiate di pasta
fra soda e tenera, composta di farina, uova e
zucchero, la qual friggendo ricresce, si fa rilevala
e tondeggiante, ed é graia al guslo.
S Pi(jgià ó péiio; Pigliar il grillo, il grugno, il
broncio, Imbronciare V. Impettàse.
% Tià l'ultimo petto o Tià 5 petto glorióso;
Andar a babboriveggoli, Tirar le ciioja o le calze,
Batter la capala. Andare a far terra da cavolini,
Fare i traili, Andar a Buda o a Volterra, Dar
le barbe al sole, Far fagotto o gheppio, figurai,
vagliono Tirar l'ultimo fiato. Morire.
I*ett<'>ii (Aj V. A pettón alla sua sede aifab.
r*eùro s. m. Nobiltà , ma detto per ironia.
S Sld m scio pcùro; Affettar nobiltà di natali.
I*eùxo s. m. Bìlico, Pernio: Pezzo di ferro, di
bronzo o altro che si ferma di sotto o sopra gli
angoli delle imposte delle porte, massime di quelle
che sono molto }.'ravi, per muoverle agevolmente
senza far molla forza nei loro cardini o stipili,
g Peùvi da campann-a; Bilichi della campana.
S Porta a peùxi ; Uscio a bilico V. Porta.
F»evé s. m. Cipolla : Il ventriglio de' polli.
I*eviéa, s. f. Pepajuola : Vasetto dove si tiene
il pepe.
PIA
PIA
S95
Pevion s. m. Peperone. T. botan. Capsicutn
annuum. Pianta che produce una bacca appun-
tala, coriacea, d'un bel rosso o anche giallo nella
Dialur'là ; di color verde lucido' quando è im-
malura; di sapore piccante quasi come pepe. I
peperoni mangiansi verdi e cridi, intinti in olio,
ma per Io più si conservano in aceto, e chia-
mansi Peperoni acconciati o conci,
n Peperone, dicesi nell'uso e per ischerzo di Naso
grosso e d'un color rosso acceso.
Pevionetti s. m. plur. Peperoncini: Peperoni
non ancor finiti di crescere. Si sogliono metter
sotto l'aceto.
I*éx;iii dell' oég"ia ; Lobo e Lobulo V.
Oègia.
I*eaEo; Peggio, Peggiore e Piggiore: Nome com-
parai, e vale Più cattivo.
— per mi, per ti, per le, ecc.; Peggio per me,
per te, per lai e sim,, modi che dinotano 11
peggio sarà per me,. per le, ecc.
% AnAà de ma in pezo; Andar di male in peggio
V. Andà. \
S A-0 pezo andà V. questa locnz. alla sua sede alf.
S A-o pezo di pezi; AI peggio de' peggi, vale Al
peggio che possa succedere. .
S À pezo; Alla peggio, Al peggio: Nel peggior
modo possibile.
Pezo ; Peggio : Usato come avv. vale Più male.
— che mai ; Peggio che mai, vale Per assai peggio
di ciò che èssi del'o innanzi e di ciò che è pre-
sentemente; che anche dicesi Peggio che peggio.
— che pezo; Peggio che peggio, vale Più che più.
Pezoà, V. n. Peggiorare e Piggiorare: Andar
di cattivo stato in peggiore, Andar in declina-
zione , Cader in male più grave ; e parlandosi
di maiali, vale Aggravarsi nell'infermità.
Pezoa.i]ieuto s. m. Peggioramento: II peg-
giorare.
Pia s. f. biondina: Castagna verde sbucciata e
lessata in acqua con sale e finocchio.
Pia. v. n. Pigolare, alla lai. Pipilare, antic. Piare:
II mandar fuori della voce che fanno i pulcini
e gli aliri piccoli uccelli che s'imboccano per
lor medesimi.
PiafTà v. n. Fare la ciambella. T. cavali. Il
muoversi del cavallo regolalamenie nello stesso
luogo senz'andare innanzi, né tornare indietro.
Dal frane. Pìuffcr.
Piag'a s. f. Piaga V. daga.
Pianèlla s. f. Pianella V. la voce Paniuffoa.
Pianeta s. f. Pianeta V. Cianwa.
Pialletta s. f. Pianella. T. pettiyn. Strum. di
ferro addentellato, con cui s' appnnlanoi i denti
del penine, si pareggiano gli spa^j tra dente e
e deiiie e si ripulisce r intero pilline.
PiaiiofV>i:*te s. m. Pianoforte: Sirum. a tasti
assai liuto.
Pianta s. f. Pianta V. Cianfa.
« Pianta. T. archit. Disegno che si fa sopra carte
0 altro d'una città, d'un giardino e sim., rap-
presmlante la posizione e le proporzioni relative
alle sue diffcrenii parti.
— dd pé; Pianta del pif de: Tutta la parte inferiore
del piede; allrim. Piota.
% De pianta; Di pianta. Posto avv. vale Di. primo
getto
S Fu ùnn-a cosa de pianta; Far checchessia dì
pianta, vale Cominciarlo dal suo primo principio.
? Sótto a pianta di ;)e; Sotto le piante.
Piantòn s. m. Piantone. T. mil. Soldato che
si ponf senz'archi buso, fìsso in un luogo o per
guardar che niuiio ci vada o per altro motivo.
n Base. T. magn. Così chiamano i fabbri-ferraj Quei
pilastrini di ferro, lisci o lavorati, posti nelle scale
in capo ad ogni pezzo di ringhiera, i quali servono
a collegare e rendere stabile la ringhiera stessa.
$ De piantòn; A pinolo e nell'uso anche Di pian*
tone V. questa locuz. alla sua sede alfabetica.
Piassa s. f. Piazza, Luogo, Posto, Sito; e ta-
lora anche Carica, Impiego.
n Piazza, in term. militare Q'iel loogo dove nelle
città risiede il comando dciIa piazza, da cai di-
pendono cioè tatti i soldati che giorno per giorno
sono fuori delle caserme. Dopo la nuova orga-
nizzazione miliiare la Piazza venne abolita e le
sue altribazioni furono affidate ai Distretti milit.
— d'arme; Piazza d'armi V. Classa.
Piassà V. a. Collocare: Porre in nn luogo o
a suo luogo; Situare, Accomodare, Pestare.
Piastra s. f. Piasira: Moneta d'argento che,
secondo gli Slati a cui appartiene, ha più o meno
valore.
Piastrelle (Zùgà a-ej; Gaocare alle pia-
sirelli', alle murielle, alle lastrucce V. Zùyd.
Plastron s. m. Petto. T. ili scherma. Guan-
cialino di pelle imbottito di ci ino, con coi il
Maestro di scherma suol coprirsi il petto per
ricevervi senza nocumento i colpì di fioretto,
che sì fa dare dagli scolari cui dà le/.ione.
Piatto s. m. Piallo: Vaso per lo p.ù di maio-
lica 0 porcellana, p;ù o men largo, più o men
concavo, sopra cui si portano in tavola le vivande.
Il Piatto, per La vivanda slessa conlenuia nel piallo;
e usato nel plur. diconsi Le pietanze stesse in
relazione alla loro vaiieià e al lor numero: Un
disnà con vieitestra, buygto e trei piatti; Un
desinare composto di minestra, lesso e Ire pialli.
— da frùfa; Frultiefa V. Frùièa.
g Piatti da banda; Piatti o Piatti turchi: Doe
dischi d'ottone o'bronzo, d'un palmo circa di
diametro, con un incavo fondo nel mezzo e dae
prese centrali e girevoli, die, picchiati Tono
contro l'altro alternamente all'insù e all'ingià,
mandano un sui>no stridulo e forte tintinnìo; si
usano nelle bande, musicali e si battono alla slessa
battuta della gran cassa; allrim. tatube, Cem-
maneile.
n — freuli; Freddi: Cibi preparali a bella posta
per essere mangiati freddi; il che si suoi fare
subito dopo la minestra.
S Éuve a-o piatto; Uova nel piatto 'V. Emo.
Piaxei s. m. Piacere: Giocondità d'animo nata
da occasione di ben presente; Diletto, Gusto,
Contento, Gioja, Allegrezza, Consolazione, Sod-
dii-fazìoi.e. Compiacenza.
n Piacere, per Volontà, Noglia, Arbitrio: Fd a ad
piaxeì ; Fare il soo piacere, vale Operare a soa
voglia.
w — per Servigio, Favore : G'hò sempre (ceto di
piaxeì; Gli ffci continuamente dei piaceri.
— sci, ma crensa nò; Piacere e non credenza,
vale the è più utile il vendere a poco prezzo
e a dinari contanti che a molto e a ^^edenza.
§ A piaxeì; A piacere, Secondo il piacere.
S Avei piuxei; Aver piacere, Goder l'animo, ed
anche semplicem. Godere.
506
PIO
PTC
S Dà piaxiii; Dar piacere, Arrecar piacere.
% Èse un piaxeì; lissere un piacere j dicesi di
Cosa perfeila nel suo genon', e die rechi altrui
gran diletto : 0 leze tanto lien che l'd un piaxeì
a sentilo; Ei legge cosi bene che è un piacére
a udirlo.
$ Famme 5 piaxeì! Oh fammi il piacere! Suol
dirsi altrui a modo di contraddizione e per rim-
beccare alcune parole di millanteria; e talora
anche stizzosamente : Famme 5 piaxeì, vattene;
Fammi il piacere, vattene.
S Fa piaxeì; Far piacere, si dice del Vendere
una cosa a buon mercato.
S Mi n'ho piaxeì; L'ho caro, Ne godo, Ci ho
piacere.
% Pe piaxeì; Di grazia, In cortesia, Se vi piace:
Modo di pregare altrui di qualche cosa.
I*iaxeì V. n. Piacere: Esser grato. Aggradire,
Soddisfare, Dilettare, Attalentare, Garbare, Gar-
beggiare.
— a un de fa ùnn-a cosa; Aver piacere di far
checchessia, vale Compiacersene.
§ A Dio piuxendo; Dio piacente. Piacendo a Dio,
Se così piace a Dio.
§ Fd camme pà e piaxe; Far il SUO piacere, vale
Operare a sua voglia.
Il — edmme piaxe a-i atri; Fare il 'piacere al-
trui, vale Recarsi all'altrui voglia, Ubbidire.
S No l'è bello quello chi è bello , ma l'è bello
quello chi piaxe V. Bello add.
S 0 bello 6 piaxe a tutti V. Bello s. m.
' S Se ve piaxe; Se vi piace: Formola di civiltà
con cui s' invita altrui a far checchessia, e vale
Di grazia. Per cortesia.
Pilb'bre (Erboo a); Albero a piple. T. mar.
Si dà questo nome agli Alberi che sono di un
solo pezzo, 0 che sono innestati l'uno sopra
Pailro a* formano un albero continuato senza in-
terruzione di gabbia.
Picca, (Andà de); Andar di picca. Andar a gara,
Gareggiare: Contendere con altri per eguagliarlo
0 superarlo in checchessia.
■ % Piggiàse de picca; Fare a picca: Fare a gara
a chi meglio e più presto fa una cosa, e dicesi
quando nella gara ci é un poco di stizza o dJ
mal talento.
'I*icca V. a. Picchiare: Propriam. dicesi del Bat-
tere agli usci per farsi aprire; altrim. Battere,
Bussare; e gpneralm. diersi d'ogni altra cosa
che si percuota e renda suono.
n Picchiare, si dice anche per Percuotere altrui.
Dar delle busse.
n Bussare, nel Giuoco delle carte, vale Batter la
carta sulla tavola per invitare il compagnoa
dar giij la carta majigiore.
fl Parlandosi del vino, dicesi Piccare, Frizzare V.
Pessigà.
— all'orbetto; alenare o Zombare a mosca cieca,
vale Dare senza discrezione.
— 5 sé in t'ùn scita; Battere il sole in un luogo,
vale Percuotervi co' suoi raggi.
$ Picrdse n. p. Piccarsi : Offendersi , Slimarsi
ingiuriato.
« — d'ùun-a cosa; Piccarsi d'alcuna cosa, vale
Pretendere di saper bene in essa riuscire, Per-
suadersi 0 Darsi a credere d'essere eccellente
in quella: 0 se picca de mùxica; Egli si picca
di musica.
P^iccag-g-e s. f. plur. Tagliatelle, Tagliatelli,
Tagliatini: Paste tagliate in piccole strisce, che
comunem.si usano per minestra e si fanno in casa.
I*iccag-g-etta s. f. Sciugamano, Asciuga-
mano, Sciugfetojo, Asciugatoio: Panno lino, pili
p nien lungo, a uso di asciugarsi le mani e il
viso quando uno si è lavato. - Quelli che pen-
dono da un legno cilindrico e girevole nelle sa-
cristie e presso i refettori delle comunità, diconsi
Bandinelle.
I^iccag-g-ia, s. f. Nastro, Fettuccia: Tessuto
di filo, di cotone o di filaticcio (fiosella), poco
largo e di lunghezza indeterminata V. Caviggèa,
Frexetto.
ti Caviglione, Strega V. Caviggèa nel 2" signif.
§ Molldse pe piccagge; Rompere o Strappar la
cavezza V. Molla.
I*iccag'g-iii s. m. Nastrino: Nastro assai stretto.
I*iccamento s. m. Muro di pietra concia
0 scarpellata.
Piccante add. Piccante: Che picca (pugne),
Raz/.enle, Frizzante, Mordicante; e dicesi par-
ticolarm. del vino, ed anche di salse e d'altre cose.
S Parolle piccanti; Parole piccanti, mordaci, pun-
genti, aspre. '
Piccasse s. f. pi. C^ppi. T. tornii. Quei zocco-
letti, in cui son fermale le punte che reggono il
lavoro nel tornire.
Piccassin s. m. Scarpellino, Tagliapietre,
Piccapietre, Laslraiuolo: Artefice che lavora in-
torno alle pietre, alle lastre.
Piccatùa. s. f. Picca, Puntiglio.
Picclie s. m. Picco. T. mar. Un mezzo pen-
none tenuto all'albero da una gola, trozza e
drizze, disposto nel piano longitudinale della
nave, e sul quale viene infiorita una randa.
Picchè s m. Coltroncino d'Inghilterra o Ba-
sino trapunto: Specie di bambagino simile al
fruslagno, ma piiì fine e pili forte che è tessuto
a fòggia di trapunto.
Picclxetta s. f. Martellina e nell'uso Piccuzzo:
Sorta dì martello ad uso de' muratori , che da
una parte ha la bocca piana, e dall'altra, cioè
al luogo della penna, una coda allungata, quadra
0 rotonda, leggermente incurvata, che finisce
in punta.
Picchetta s. f. Colpo di martellina.
Picchetta V. a. Smerlare: Quel frastagliare
che si fa sui lembi d'un nastro, d'un drappo o
simili, a guisa di smerlo (raviéu).
' — ùnn-a «itia^m .... Togliere colla martellina lo
intonaco vecchio ad un muro per rinzaffarlo a
nuovo.
Picchetto s. m. Picchetto: Sorta di giuoco
tra due persone con 32 carie solamente.
H Picchetto, presso i Milii. dicesi Uno staccamento
di soldati che serve di rinforzo, occorrendo, a
quelli che sono postati di guardia.
1) Martello da tasso. T. calderaj. Sorta di martello
grosso dalla testa, e piano al luogo della penna,
che serve a battere il rame.
Picchezzo V. Piccatùa.
Piccin s. m. Piccolo, Parvolo, Bambino, Citlo.
g Da-o grande a-o piccin; Dal grande al piccolo,
cioè Dal mollo al poco.
S Fin da piccin; Fin dall'infanzia.
S fn piccin m. avv. In piccolo, cioè In piccola
quantità o forma.
Pie
PIG
597
S Ne-o mce, Ne-o so piccin; Nel mio o Nel suo
piccolo, cioè Secondo la mia o sua condizione,
che non è ricca e grand': Ne-o mce piccin vivo
camme un rè; Nel mio piccolo vivo come un re.
I*iocin add. Piccino, Piccolo, Picciolo: Di poca
quantità, conlr. a Grande,
n Piccolo, per Di bassa statura.
« — per Di poca età.
n — per Angusto, Stretto: Un scito troppo piccin;
Un silo troppo piccolo.
II Gretto, Meschino, Spilorcio, e dicesi di persona
e di cosa: Ése piccin; Essere spilorcio. Aveì
l'animo piccin; Aver l'animo gretto o meschino.
Regallo piccin; Regalo misero o meschino.
S 0 l'è piccin, ma o l'è da rèo; É piccino, ma
c'è tutto, si dice comunem. di Persona piccola
di corpo, ma di gran cuore, o di mente sottile
0 mali^iosa o scaltra e sim.
I*icoiiietto add. Picciolino, Piccolino, Pic-
cioletlo. Piccoletto. Dim. di Piccolo.
Picoinn-a. s. f. Bambina, Ragazzina, Citta.
H Usalo come add., Piccina, Piccola, Picciola V.
Piccin add.
I*iocion s. m. Pippione e Piccione :- Colombo
giovane di nido.
Piccionetto ?. m. Pippioncino, Piccioncino,
Piccioncello: Piccolo pippione o piccione.
Piccirillo V. Piccin s. m.
Piccon s. m. Piccone: Slrum. di ferro con
punte quadre a guisa di subbia, e munito d'un
mànico come h zappa, il quale serve a rom-
pere e smuovere sassi, terreno molto indurito, ec.
Picconsin s. m. Picchio miiiore o piccolo.
T. ornih Picus minor. Uccello del genere dei
Picchj, che ha le penne della fronte biancastre,
quelle del vertice rosse in cima, poi bianche,
alla base nerastre; una fascia nera scende sul
mezzo della cervice; un'altra fascia simile, dalla
parte inferiore dell'orecchio cala sui fianchi; la
parie superiore del dosso e il sopraccoda, di
color nero puro; dorso, scapolari e sottocda,
bianchi, con fascie e macchie nere trasverse;
parli inferiori, bianco-sudice; piedi cenerino-neri.
Annida ne' fori degli alberi vecchj: piuttosto raro.
— de mùagia;- Picchio murHJolo. T. ornit. Ticho-
droma muraria o phoemcoptera. Uccello dello
stesso genere del precedente, che ha il becco
nero, iride nera, pileo di color cenerino; ad-
dome, fianchi e sopraccoda, color cenerino-cupo;
gola e gozzo, di color nero puro; le ali nere e
rosse; i piedi neri. Si ciba parlicolarm. di ragni,
che va a cercare sopra i muri e sopra i massi,
e qualche volta sulle scorze degli alberi. Annida
raro negli scoglj delle più elevate nostre mon-
tagne; di passaggio in novembre e in aprile.
Piccónso s. m. Picchio, a Fir. Picchio rosso,
a Siena Picchio mezzano. T. ornit. Picus major.
Uccello così detto dal picchiare ch'e'fa col becco
negli alberi per farne uscir fuori le formiche. Ha
il becco celeslognolo-nerastro, l'iride rossastra;
fronte bianco-rugginosa; penne dell'occipite nere
alla base, rosso-vivacissime in cima; p.ir e supe-
riore e laterale di^l collo.dorso e sopraccoda, di color
nero leggerissimamente cangiante in paonazzo ;
regione anale e sottocoda, di color rosso focato;
remiganti nere, macchiate di bianco sopra i loro
margini; piedi nero-cenerini. Nidifica ne' tronchi
degli alberi scavandovi il oido a colpì di becco.
— neigro; Picchio nero (Picus martiusj,
— verde V. sotto Pigòn vacca.
Piccossa s. f. Scure: Slrum. ad oso di spaccar
legna; altrim. Piccozza V. Piccosso.
Piccossiu. s. m. Piccozzino : Piccola scure,
di cui si servono i falegnami, i tornitori ed altri
per isbozzare i piccoli pezzi di legname, che
tengono con una mano mentre coll'altra li fog-
giano adoperando esso arnese; altrim. Seurella,
Scnricella.
— de putita e taggio ; Ascia d'armi, Piccozza di
punta e di taglio: Specie d'accetta, di cui s'ar-
mano i marinaj nel caso d'abbordaggio.
Piccossa^ s. f. Colpo di scure V. Piccosso.
Piccosso s. m. Scare: Ferro tagliente, di
forma quasi triangolare; taglio or retto or curvo;
lungo manico da maneggiarsi, anzi vibrarsi con
ambe le mani, a uso di atterrar alberi, accon-
ciarne e riquadrarne i toppi, spaccar cioppi,
cepperelli, ecc.; dicesi anche Scura.
Pietà© s. f. Pietà: Nobile disposizione d'animo
apparecchialo di ricevere amore, misericordia e
altre caritative passioni.
n Pietà, per Compassione V. Compasción.
n — per Cosa o Fatto compassionevole o simile :
0 i'é tanto secco ch'ó fa pietce a vèddilo; È
così magro che fa pietà a vederlo.
n — per Devozione, Religione.
n — Da' Pittori e Scultori dicesi a Pittura e Scol-
tura rappresentante il Corpo di Cristo Signor
Nostro in grembo alla sua santa Madre o sedente
sopra il sepolcro.
S Fd_ pietce; Far pietà. Muovere a compassione.
S Mdnfe de pietce; 3Tnnte di pietà V. Monte.
S Nò gh'é pietce chi tegne; Non esservi quartiere.
Pietrifica v. a. Pietrificare e Petrificare: Far
divenir pietra. Indurire V. Pietrificazión.
Pietrificazión s. f. Pietrificazione e Pe-
triflcazione: Effetto naturale o artificiale, per cui
alcune sostanze vegetali o animali si cambiano
in isialo lapìdeo, conservando tuttora la sua
prima forma. *
Pig-g-ia V. a. Pigliare, Prendere: Ridurre in
sua potestà o con violenza o senza.
Il Pigliare, per Acchiappare, Cogliere, Arrestare.
•« — per Eleggere : Nò so che parl'io piggid ;
Non so qua! partito pigliare.
Il Prendere, per Caparrare, Fermare.
n — per Occupare tanto spazio : Quello palasso
5 piggia meza ciassa; Quel palazzo prende
mezza la piazza.
•I — per Ammogliarsi o Maritarsi : Vostra riessa
chi a l'ha piggióu ? Vostra nipote chi ha preso ?
Il — In term. milit. vale Impadronirsi d'una cosa:
Piggid ùnn-a cittce, ùnn-a fortessa, ecc.; Pren-
dere una città, una fortezza e sim.
Il — In signif. neut. dello dì legne, vale Accen-
dersi, Prender fuoco.
Il — NelI'Agric. lo slesso che Radicare, Allignare,
Attecchire: Appigliarsi alla terra colle radici.
n — Parlandosi di malattia, vale Venire, Inco-
gliere, Sopravvenire, ed usasi col dal.: L'ha
piggióu a freve; Gli prese la febbre.
Il — Parlandosi d'armi da fuoco, dicesi Fare e
Non fare, ed è quando volendole sparare si ac-
cendono 0 no.
— o bagna; Esser bagnalo.
— a balla a-o bòtto i Pigliar la palla al balzo.
598
PIG
PIG
— o benefizia Dicesi in senso ironico di Colui,
a cui sia slata falla una bravala o tagliala.
— a braccetto; Prendere a braccio V. A braccetto.
— a bughcB ; Mettere a biicciate V. Bugd.
— a càsci ùnn-a persónn-a V. Caso.
— a ganascièiia ; Figliar l'ingoffo V. Ganasciéua.
— a-i tòt; Far le fischiate V. Lòu. *
— a lann-a; Ammnflìre, Ammuffare, Pigliare la
muffa, e dicesi dell'olio.
— a maligna ùnn-a persónn-a V. Maligna.
•• — a-o caga; Consumar uno, Malignarlo V. Cogiti.
— a-o consumino, Piggid a-o consùmmo ùnn-a
persónn-a V. A-o consùmmo.
— a-o tammo; P.gliar a mazzacchera o a! boc-
cone V. Lammo.
— a-o laniión; Mettere o Prendere al zimbello, in
ludibrio, in biffe V. Landón.
— o nów; Pigliar a nolo, Noleggiare V. N5u.
— a par olla; Pigliar la parola V. Parolla.
— a pixSn; Pigliar a pigione, Pigliare a lìlto o in
affilio V. Pixón.
** — a scerà d'òze ; Pigliare il p-ileggio, Truccar via,
vale Partirsi, Andarsene. Modo basso.
— a sascice; Prendere o Mettere a sassate.
— o scaa; Rotolare, R'izzolare la scala, Andar ro-
tolone giù per la scala: Precipitare dalla cima
in fondo della scala.
— a scarso; Pigliare a o in collimo V. A scarso.
— a sciammo; Levar la fiamma, Levar fiamma,
— a sporta e i (ceri ; Pigliar l'ambio o l'ambulo,
vale Partirsi, Andarsene.
— baciccia; Esser conciato pel dì delle feste.
— barca; Imbarcarsi, Stizzirsi, Imbizzirsi, Incolle-
rirsi, Andar in collera, in bizza, ecc.
— campo; Pigliar campo, vale Pigliar forza, In-
vigorire, Estendersi; e talora Pigliar rigoglio,
baldanza e sim.
— cappotto; Pigliar cappotto, nel Giuoco delle carie
vale Perdere la parlila senza far verun punto.
— co-e b6nn-e o da-e bónn-e ùnn-a persònn-a
V. B5n s. m.
— co-e cattive; Pigliar colle cattive, cioè con modi
severi e minacciosi.
— copia; Pigliar copia, Copiare, Trascrivere.
— de bòtte; Toccar delle busse: Essere battuto ;
picchiato, percosso.
— dell'aia; Piuliare o Prender aria, Asolare, Pi-
gliar àsolo V. Àia.
— de spónda; Prendere di calcio, al Giuoco del
bigliardo vale Colpire la pilla dell avversario
facendo prima toccare alla propria una mattonella.
— e cose in puxe o in santa pnxe; P gliare in
in pace li- cose: Sopportare senza rammarico.
Soffrire senza risentirsi.
— e dìs'anse, ecc.; Pigliar le distanze, gli angoli,
i numeri e sim.: Termini proprj significanti II
notar le distanze, gli angoli, ecc.
— e mosche per l'aia V. Àia,
— e paratie d'in bócca a ùnn-a pers5nn-a V.
Parolla.
— e parti d'ùnn-a persónn-a; Pigliarla per uno;
Essere a suo favore, Proteggerlo, Ajutarlo.
— féuyo; Pigliar fuoco V. Fcugo.
— gusto; Pigliar diletto, Dilettarsi, Compiacersi.
— t bugni; Tare i bagni : B;tgiiarsi per dei giorni
alla tila.
— in brasso; Prendere nelle braccia, Levar sulle
l)rwcia, Recarsi in braccio.
— in castagna; Cogliere in flagranti, Trovare in
fallo.
— in grinta o in gritta; Prendere in uggia, in
avversione, a sdegno.
— in parolla; Prender in parola V. Parolla.
— inpin; Córre in pieno o in piena V. Pin s. m.
— in ta góa; Pigliar l'ingoffo o l'imbeccata o il
boccone, vale Lasciarsi corrompere con donativi.
— l'abbrivo; Pigliar l'abbrivo V. Abbrivo.
— l'asbrìo; Prendere la rincorsa V. Asbrto.
— l'axóu; Acetire, Inacetire, Inacetare, Infortire,
Inforzare V. Axóu.
— l'éuggio dò cu pe ùnn-a daga V. daga.
— l'orso; Pigliar il grillo, il broncio, lo gnocco,
Imbronciare, Corrucciarsi, Ridursi a mal umore.
— morto 0 móggé; Pigliar marito o moglie, vale
Maritarsi, Ammogliarsi.
— 8 boccón V. sopra Piggid in ta góa.
— d brignón; Pigliar lo gnocco, Impennarsi, Inal-
berarsi, Corrucciarsi.
_ 5 brùxàu ; Pigliar il bruciato V. Brùxóu s. m.
— 5 buhù; Bombare. Voce fanciull. che vale Bere.
— 5 desciù a ùnn-a persónn-a V. Desciù.
— 6 legno; Pigliar il secco, e dicesi del vino.
— 5 liscio; Pigliar l'ambio o l'ambulo: Andarsene.
— 6 móndo cóm.m'ó ven V. Móndo.
— 5 paggiéu; Andar via. Battersela, Svignare, Pi-
gliare il puleggio. Truccar via.
— 5 pellissòn; Pigliare il rancidume. Divenir vieto,
e dicesi della farina quando ha acquistato cat-
tivo odore e sapore per essere macinala da
molto tempo.
— 5 petto; Pigliar il grillo, il grugno, il broncio,
Imbronciare V. Impetlàse.
— 5 pòrpo; Infradiciarsi V. Pòrpo.
— ó portante; Pigliar l'ambio, melaf. vale Partirsi.
— 5 punto; Pigliar la punta o il fuoco, si dice
dell' Incominciare a inacetire il vino.
— 5 punto avanti; Metter le mani innanzi per non
cadere, si dice di Chi accusa alimi d'un manca-
mento, del quale egli non è men reo dell'accusalo.
5 ràncio; Inrancidire: Divenir rancido.
— 5 r<vérso; Adontarsi, Imbronciarsi, Pigliare il
il broncio, il grillo: Intendere sinistramente e
rimanerne offeso.
Il — Dar la volta, parlandosi del vino, dicesi
Quando e' divien cercone.
— 5 scotizzo; Pigliare il rifritto V. Scotizzo.
— 5 scunno, a freve, ecc.; Pigliar il sonno, la feb-
bre e sim., vale Cominciar la febbre, il sonno, ec.
— 5 tempo; Pigliare il tempo, vaie Valersi della
opportunità.
— 6 tempo cómm'ó ven; Adattarsi a' tempi, vale
Pigliar le cose come vengono.
— 0 vattene V. sopra Piggid a scora d'Òze.
— pé; Pigliar piede V. Pé.
— pe-o so verso; Pigliare il panno pel verso o
Pigliare il mondo o alcuna cosa pel suo verso,
• vagliono Pigliare il vero modo di far checchessia.
— porto; Pigliar porto, vale Entrare nel porto:
— risolùzion; Pigliar partito, vale Risolvere, De-
liberare.
— scióu; Pigliar fiato. Respirare: e figurai. Ripo-
sarsi. Cessare alquanto dalle fatiche, Riaversi,
Rinfrancarsi.
— tcpra; Prendere o Pigliar terra, in Marin. Ac-
costare il naviglio alla riva, Smontare, Scen-
dere a terra.
PIG
PI»
599
— tempo; Pigliar tempo, Temporeggiare: Indugiare
per maggior comodo.
— un bagno; Far an bagno.
— ùnn' abitùdine; Contrarre un'abiladinc.
— ùnn-a eiucca: Fare o Prendere una sbornia,
neiruso vaie L'bbriacarsi.
— ùnn-u cùattd; Battere una culata : Cascare dando
del sedere in terra.
— ùnn-a determinaziòn; Pigliar parlilo, Delibe-
rare, Risolvere.
— ùnn-a gamba; Fare o Prendersi una sgambala.
Voce dell'uso, e vale Fare una lunga corsa da
un luogo all'altro
— ùnn-a ;ja/<o /-Cimbottolare, Cimbellare, Dare un
cirabottolo per terra.
— un puntapé; Inciampare V. Puntapé.
— un qui prò quo; Pigliar un equivoco.
S Aveì piggióu l'éuio V. Éuio.
J Bezéugna piggiàne de cade e de freide V. Cado
addiet.
S Che pesci piggemmo ? V. P escio.
% De chi ré se a pigge; Bazza a chi tocca.
% Dixe a figgia de Tórriggia, chi véu tutto ninte
piggia; chi tutto vuole niente ha.
S Fa piggid ò co a carne; Rosolar la carne V. Cd.
S Lasciàse piggid 5 hercttin V. BerctUn.
S Piggidla cómm'a ven; Pigliar il mondo com'è'
viene, vale Non darsi maninconia d'alcuna cosa.
M — in te schenn-e o in te spalle; Pigliarla o
Averla nel fagotto. Modo basso che significa
Andare una cosa contraria a' nostri desiderj; e
comunem. Perder una lite.
S Pig()iàse n. p. Pigliarsi , Sposarsi : Unirsi in
matrimonio.
n — anscieice; Mettersi affanno, vale Darsi cara,
briga, pensiero.
n — da di con un; Pigliarla o Pigliarsela con
alcuno, vale Adirarsi, Attaccar briga con esso.
n — de natte lighce; Darsi la gabella degl'im-
pacci: Pigliarsi impacci senza propjsito.
n — de-parolle; Venire a parole, vale Venir a
rissa, a contesa di parole.
n — fastidio d'ùnn-a cosa V. Piggidse penn-a.
«I — 5 ìud dò Rosso cartd V. Curtd.
n — penn-a d'ùnn-a cosa; Pigliarsi pena. Darsi
pena o pensiero di checchessia, vale Darsene
fastidio.
n — spazio; Pigliarsi diporto, Pigliarsi diverti-
mento, vale Diportarsi, Spassarsi.
S Piggiàsela a-o chèu V. Chéu.
n — a peto, Piggiàsela a p€to per un V. Pélo.
n — con còmodo; Pigliarsela consolala V. Còmodo.
n — con un V. sopra Piggidse da di con un.
n — per un; Pigliarla per uno, \-a\e Esser a suo
favore, Proteggerlo, Ajuiarlo, Difenderlo.
S Un 0 tia sciù a ciajpa e l'atro 5 piggia l'an-
<)hilla V. Anghilla.
'PigSÌeLJ]a.òsclx& s. m. Pigliamosche, Boc-
calepre. T. ornit. Muscicapa grisola. Uccello
del genere de' Pigliamosche, che ha il becco
scuro-nero ; pileo bruno-cenerino , leggermente
strialo di biancastro; cervice, dorso, sopraccoda
e scapolari, cenerino-rossicci; gola, addome e
sottocoda, bianchi; ali e coda, bruno-cenorine;
piedi neri. Fa il nido nella biforcatura de' grossi
rami, all'altezza di quattro o cinque braccia. Di
passaggio annuale, arriva in aprile e maggio,
emigra in agosto.
Pig-g-iòa. s. m. Ricevitore del Lotto.
S Banchi da piggióu; Br>l[cghìm. diconsi in Toscana
Q.ii^i luoghi destinati dal Governo u giocare al
Lotlo, che si chiaman più propriam. Ricevitorìe
0 Prenditorìe.
I*ig'li.èug"g'io s. m. Pidocchio: Insetto che
nasce addosso agli animali, e spe-'ialin. in capo
a' fanci'ilii e alle persone sùdice; per giuoco di-
cesi anche Pellegrino,
w Pidocchio, per simil. dicesi anche di Certi insetti
simili ai pidocchi, che infestano l'erbe e i fiori.
— infainóu; Pidocchio rinnto, Pidocchio rifatto,
Villano rifatto o rivestilo, dicesi per dispregio a
Chi di vilissima condiiione è salilo, per favore
della fortuiia, in ricchezze e dignità.
§ 0 sparlieiva a léndena pe piggidghe 5 pi-
ghéuggio V. Léndena.
g Sta a portopighéuggio V. A portopighèuggio.
pig-na s. f. Pina e Pigna: Il frullo del pino.
N Figurai, dicesi d'Uomo avaro V. Pignaverde.
da fd e corde; Pigna: Cono tronco di legno,
per lo pù d'olmo, di varie grossezze, il quale
ha tre o quattro canali lungo la sua superGcie,
posti a eguale distanza, in ciascuno de' quali si
alloga e scorre un legnuolo o un cavo o un cor-
done di gomena, insomma una delle tre o quattro
parti che compongono una maggior fune. A mi-
sura che gira la manovella per torcere, la pigna
sì avanza e i cordoni si commettono.
da lùmèa; Coppa V. Lùmèa.
da réua de carosse ; Mozzo : Quel pezzo di
legno nel mezzo delle ruote dove son fitte le
razze ffùzej.
_ de cancB; Pigna, flir'^si comunem. nfll' oso a
Quella lastra di piombo o d'altro, che, convessa
e tutia foracchiata , si mette a capo de' canali
dell'acqua, onde impedire che questi non vengano
turali da altre materie.
do maxinin da caffè; Pigna ed anche Noce:
Pezzo massiccio di ferro, di figura tra l'ovale
e la conica, la cui superficie è solcala da sca-
nalature spirali a spìgoli inclinali e quasi taglienti.
La pigna per mezzo d'una piccola manovella è
falla girare su di sé, e i frapposti granelli dei
caffè, stretti tra le spire della pigna e le intac-
cature della campana, e spinti all' ingiù in spazio
successivamente più angusto, vengono infranti ,
stritolati e ridotti in polvere, la quale cade in
sottoposta cassetta (cantiSta).
— dò pcegun ; Nodo V. Pwguu.
— dò stagnón; Mela, Cipolla, Fungo: Specie di
palla stiacciala e foracchiala che spande minu-
tamente l'acqua con che s'inaffia.
§ Pigne dò ghindao ; Girelle: Due pezzi di legno
falli al tornio, della grossezza e della forma di
una mela un po' schiacciata, con intaccature o
canali, entro cui sono incastrali- i capi delle stec-
che (cannette), tenutivi come imperniati da un
filo di ferro che gli attraversa e rigira intorno
aJle due girelle, la superiore e l'inferiore.
I*ig'iia'vei*d.e s. m. Pittima, Pillacchera,
^pizzeca, .Mignatta, Mignella, Barbino, ecc., di-
cesi figurai. d'Uomo sordido, avaro, troppo at-
taccalo al danaro.
Pialletta, da lùméa; Pomo, Palla V.
Lùmèa.
Pig-néu. s. m. Pignòlo e Pinocchio: Frutto o
seme della pina,
600
PIL
PIN
— sci accheti ; Pinocchi prèmici o stiacciamane ,
diconsi Qielli, il cui guscio si può stiacciare
colie sole dita.
S Savei de pignéu; Avere un sapore squisito,
eccellente.
I*iS'ii.ón. s. m. Rocchetto. T. di varj artefici.
Specie di rotellina cilindrica, i cui denti imboc-
cano in quelli d'una ruota maggiore.
— da réna de curasse; Mozzo V. Pigna.
— de lancette d6 reléuio\ Calza. T. oriol. Roc-
chetto d'acciajo con fusto longiludinalm. vuoto,
in cui entra a forza il fusto dell' interna ruota
di centro, e ambedue i fusti, calzati l'nn nell'al-
Iro, atlravfrsan la mosira (quadrante). Il fusto
esterno porta la lancetta dei minuti.
— do pcegtia; Nodo V. Pagua.
DPig-og-g-iaja s. f. Pidocchipria, metaf. vale
Tapinila, Grettezza, Estrema avarizia, Maniera
sucida, avara, gretta.
I*ig-og'S'iM. s. m. Pittima, Pillacchera, Spiz-
zeca, Alignatta, Petecchia, ecc., dicesi d'Uomo
che usa somma strettezza nello spendere.
I*ig'og"g"ióso add. Pidocchioso : Che ha dei
pidocchi; e figurai. Tapino, Gretto, Avaro, Spi-
lorcio, Tirchio, Taccagno.
I*ig'óii -vacca; Picchio gallinaccio, a Siena
Picchio galletto. T. ornit. Picus viridis. Uccello
del genere de' Picchj, che, adulto, ha il jjecco
celeslognolo, l'iride bianca; penne del pileo nella
cima, di color rosso vivacissimo, nel rimanente
cenerine; cervice, schiena, scapolari e cuopri-
Irici delle ali. color verde-giallo; groppone e
sopraccoda , giallo-acceso, un poco tendente al
verdastro; parti inferiori, bianco-grigio-verdastre;
timoniere, grigio-verdastre, con macchie ondulate
nerastre; piedi grigio-cenerini. Abita in lutti i
boschi tanto di monte che di piano, e quasi di
continuo ne turba la quiete, o con i suoi urli
forti ka ka, ka ka ka, che ripete volando, o con
il rumor risonante del becco, che va battendo
negli alberi. Qualche volta si vede posato a terra
cercando formiche o altri insetti.
I*ilastirà, s. m. Stipile e Stipilo: Chiamansi 1
due membri della porta che posano in sulla so-
glia e reggono l'architrave.
Pilastro s. m. Pilastro : Specie di colonna
quadrata sulla quale si reggono gli archi degli
edifìzj.
S Fuga 0 Quantitce di pitastri; Pilastrata : Quan-
tità di pilastri. Serie di pilastri.
l^i latto s. ra. Pilato: Nome proprio notissimo,
che ha dato luogo alla frase: Manila da Erode
a Pilutto; Mandar da Erode a Pilato V. MundU.
I*illa s. f. Catasta, dicesi in generale d'Ogni
massa o mucchio; Jlonle, Massa.
" Pila, T. cart. Ogni gran recipiente, in cui, entro
l'acqua, son triturati i cenci e ridotti in pasta
liquida da farne carta.
— da cingi; Pila a cenci o Prima pila. T. cart.
Quella che serve al solo uso di pestare i cenci.
Suol essere di pietra col fondo di ferro o di
bronzo, contro cui i cenci sono pestati da tre o
più mazzi, l'uno accanto all'altro.
— da refióu; Pila a sfiorato. T. cart. Q-iella, nella
quale il ripesto della seconda pila viemmeglio si
stempera, s'assottiglia e s' incorpora, bene squas-
sato da mazzi non ferrati.
— da repisto; Pila a ripesto o Seconda pila. T.
cart. Quella, nella quale si pone il pesto cavato
dalla prima pila.
— de legne; Catasta, e in alcuni luoghi della Tose.
Legnajo: Massa di legne, di quercioli rifessi o
d'altro legname d'altezza e lunghezza determi-
nata secondo i luoghi.
— dd franzóu di oive; Pila: Specie di vaso, in
cui si pongon le ulive per infrangerle, volendo
cavarne l'olio.
^ Fa a pilla; Far la pilata V. Fa.
Pillo fFdJ V. Fa.
I*illoa s. f. Pillola, anfic. Pillora: Piccola pal-
lottolina medicinale .composta d'uno o più in-
gredienti.
11 Pillola, si dice comunem. per Cosa che altrui
sia ostica e grave da sopportarsi: A l'è ùnn-a
pìlloa cattiva a colla; É una pillola cattiva a
inghiottire.
.§ Intlud a pìlloa; Indorare o Indolcir la pillola:
Tìender meno dolorosa una notizia, una data cosa,
Pilloetta s. f. Pilloletla, Pìllolina. Dimin. di
Pillola.
Pillòn s. m. Pila: Pilastro de' ponti, sul quale
posano i fianchi degli archi.
Pilottiu s. m. Pilotino: Nome che sì dava
altre volte ai Giovani, i quali s'imbarcavano nelle
navi da guerra perchè s' istruissero nel pilotaggio
e divenissero atti all'uffizio di Capitano dei ba-
stimenti mercantili.
I*ilotto s. m. Pilota e Piloto: Quegli che guida
la nave, Uomo instrutto e pratico nell'arte del
pilotaggio.
»i Piloto locale o Locatiere o Piloto di porto: Colui
che fa professione di conoscere le difficoltà ap-
parenti 0 celale dell'entrata d'un porto, d'una
rada o d'un canale per guidarvi le navi che ap-
prodano e che non avessero sufficiente cognizione
di quelle località.
Pimpinella s. f. Pimpinella, Salvastrella. T.
botan. Poterium sanguisorba. Erba di più spe-
zie, che nasce in luoghi selvatici, e mangiasi in
insalata.
Pin s. m. Pino. T. bot. Pinus sylvestris. Pianta
che ha il tronco diritto, che si eleva molto e
diviene assai grosso; i rami numerosi, forti, per
la massima parte frondosi, le foglie dure, molto
strette, lunghe circa tre dita, nn poco scanalate,
contenute a due a due in una guaina corta e
cilindrica, i coni ovaio-bislunghi, della lunghezza
delle foglie, rotondati alla base, per lo più ac-
coppiati. É indigena ne' paesi freddi dell'Europa.
Pin s. m. Pieno, Ripieno: Tutta quella materia
che serve per riempiere qualunque cosa vuota.
Il Ripieno, dicesi da' Cuochi Una mescolanza di
diverse carni o solamente d'erbe, uova ed altri
ingredienti, minutamente tritati e conditi che si
caccia in corpo de' volatili o d' altro carname
da cuocersi.
— de casa; Masserizia: Denominazione collettiva
di Tutti quegli arnesi che occorrono in una casa
abitabile, come letti, seggiole, tavole, cassettoni,
ecc.; dicesi anche Suppellettile. Con varj aggiunti
Masserizia assume più speciali significazioni,
come: Masserizia di cucina, di cantina, di
bottega', d'agricoltura, ecc.- Arredo e per Io
più Arredi talora lo stesso che Masserizia, Sup-
pellettile. ,
— dell' éuggio; Globo dell'occhio V. Eu^$io,
PIN
PIR
601
— d6 reléuio; Castello dell'orinolo V. Castello.
— d'ùnn' amandoli , d'un osso, ecc.; Ànima: Il
some de' frulli che è rinchiuso dentro al nòcciolo,
dal quale escon le piante.
I^in. add. Pieno, contr. di Vóto, si dice del Con-
tinente occupalo dal contenuto in maniera che
non v'enlri più cos;i alcuna.
n Pieno, usasi anche figurai. : Pin de ganciaje, de
malizie, eco ; Pieno di tranelli, di malizie, ecc.
n — per Sazio, Salollo.
n — Gremito, Stivato, dicesj di chiese, di teatri,
d'alberghi, ecc.
w Parlando di colore, si dice di Seta, Lana o sim.
che abbia incorporata molta tintura; che anche
diciamo Carico.
— cómme l'éuvo ; Pieno zeppo, Pieno pinzo, Sti-
valo, Pienissimo.
— de caize ; Fuligginoso, Filigginoso.
— de debili; Carico di debili.
— de fùmme; Picn di fumo V. Fùmme.
— de làscimestd V. La.icintestd nel Dizion.
— de pighèuggi; Impidocchilo: Riempiuto di pi-
docchi ; e talora semplicem. Pidocchioso, Che ha
pidocclij.
— de pùa ; Tulio polveroso. Tulio bianco di polvere.
— de rèsche; Liscoso: Pieno di lische, Cbe ha
molle lische.
— de sé stesso; Levafore di se slesso, Vanaglorioso,
Superbiante, Enfialo.
— finn' all' or lo; Abboccato, Rabboccalo: Pieno fino
alla bocca, e dicesi di sacco, vaso o sim.
— stivòu; Pieno zfppo, vale Pienissimo, Pieno in
modo da non entrarvi più altro.
% Avet a pansa pinn-a; Aver pieno lo Stefano,
Aver gonfiato l'ulre : Modi bassi e del gergo che
vagliono Aver mangialo e beulo abbondantemente,
lautamente.
% Aveine a testa 0 e stacche pinn-e ; Esserne
pieno, Averne colmo o trabocco il sacco o lo
slajo, figurai, vale Aver tollerato quanto si potea.
% Ese pin ó paize d'ùnn-a cosa ; Esser pieno il
paesp d'alcuna novella o sim. vale Sapersi per tutto.
S Piggid in pm; Córre in pieno o in piena, cioè
diriiiamenle, nel bel mezzo.
Pineea, s. f. Pineta, Pinete e Pigneto : Selva
di pini.
I*iiioo s. m. Pinco. T. mar. Sorla di Bastimento
mercantile a vele latine. Il suo scafo ha un'ampia
carena e a fondo piallo. D'ordinario ha tre al-
beri con antenne, e se ne fa uso nel Mediterraneo.
I*iiietti V. Lin sarvcego nella voce Liu.
PinfUo s. m. Piffero e Pifaro: Slrom. da fiato,
simile all'otlavino, di suono acuto, aperto nella
estremila, e che si snona per traverso, soffiando
in un'apertura vicina all'uno de' suoi capi. Usa-
vasi per l'addietro nella milizia di fanteria, ora
smesso dappertutto.
Pinse s. f. Mollette. T. stamp. Arneselto d'ac-
ciajo, a gambe elastiche, appuntate in cima, di
cui si serve il compositore per cavare e riporre
nelle pagine i caratteri, che egli spinge ai loro
luogo col calcagno di esse mollette terminato
in punta, chiamala Ago.
Pinsette s. f. pi. Pinzette. Voce di varj artef.
Nome generico duno Slrum. di ferro o d'acciajo
che si allarga e si stringe a piacimento, per col-
locare alcuna cosa io un luogo dove non si po-
irebbe colle dita, Ve cbj le chiama Mollette.
Pinta, s. f. Pinta. l)al frane. Finte. Misura pei
liquidi, che contiene due libbre francesi, cioè
32 once.
Pio s. m. Pio : Voce che mandan fuori i pulcini,
ed anche II canto di certi uccelli.
S Un pio de esilio; Un momento, Un brevissimo
spazio di tempo V. Bàgio,
Pionnia, s. f. Peonia: iGenere di pianta della
famiglia delle Ranuncolacee dedicato a Peone,
medico greco, il quale guarì Plutone con una
delle sue specie. Questo genere contiene circa
dodici specie di fogliame elegante e di bellissimi
fiori, la maggior parte ornamento de' giardini.
La nostra Peonia (Pceonia officinalis) dopo la
sna coltivazione in Europa diede origine a mol-
tissime varietà; la più comune è quella, le cui
foglie sono ailerne, peziolale, frastagliale, a fo-
glietle ovali, bilernate alla base e ternate alla
estremità. I fiori, che schiudonsi in maggio, sono
grandi e divengono facilmente doppj, di bel color
porporino, di odore spiacevole.
Pi-pi s. m. Corra curra, al plur. Curre cnrre,
Billi billi, Bilie bilie: Voce colla quale si chiama
a sé una o più galline.
S Fd 6 pi-pi; Far la pera, Far la susina, Pisciar
nel cortile, Soffiare, Rifilare: Modi bassi e del
gergo che vagliono Far la spia.
Pipinéa s. f. Fungaja, Fonda. Dal frane. Pe-
pinière. Usasi figurai, da noi per Abbondanza,
Copia grandissima di checchessia.
Pipirita, (Menta): Menta peperila \. Menta.
Pippa s. f. Pipa: Arnese di varie forme e ma-
terie, col q'iale si fuma il tabacco. Le pipe co-
muni si fanno con una terra argillosa a grana
fina ed un poco silicea, ado;)erata spesso nella
fabbrica delle stuviglie e della Terra da pipe.
Le pipe più stimale sono di magnesite , detta
Spuma di mare fScciùmma de ma).
n Pipa, dicesi anche giocosamente per Naso lungo e
grosso : Ammice un pò che pippa ha 5 Scià N.!
Guardate un po' che pipa ha il sig. N. !
S Campann-a da pippa; Camminelto V. Cam-
pann-a.
S Cannetta da pippa; Cannello e Cannella V,
Cannetta.
S Caregd a pippa; Empier la pipa.
Pippa s. f. Pipa. 7. bottoj e dell'uso. Sorta
di Carratello o botticella bislunga, che suol con-
tenere dieci 0 dodici mezzarole.
Pippà v. n. Pipare: Trarre col mezzo della
pipa per bocca il fumo del tabacco o d'altra cosa
combustibile.
Pippà s. f. Pipa ; Quella quantità di labacco che
contiene una pipa o con cui si pipa una volta:
Me a dee ùnn-a pippà de tabacco f Me la fa-
vorite una pipa di tabacco? 3fe n'ho fùmmóu
due pippce; Me ne fumai due pipe.
Pippetta s. f. Pipina: Piccola pipa.
Pippi s. m. Uccello, Uccellino, Uccelletto: Voce
che dicesi da' piccoli fancinlli e ancor balbuzienti
e da coloro che con essi favellano.
S Fd 5 pippi; Far la piscia: Modo usalo dalle
donne coi bambini ancor balbuzienti invece di
Piscia V. Piscin.
Pirléuja s. f Tòria: Movimento comunicato
al fuso colle dita o colle palme per farlo girare
sa di sé.
Piroletta s. f. Ciurlo, Giravolta. T. di baltg,
602
PIS
PIT
Giro intero che si fa di Inllo il corpo, sosle-
nondosi sulla punta d'un piede solo. Dal frane.
Pirouette.
I*irolli s. m. pi. Pironi: Quei ferri che si con-
ficcano ne' pianoforti, clavicembali, arpe e sim.
per avvoltarvi alterno le corde.
I*ir5M. s. m. Pirrone. T. sfamp. Piccolo dado
* d'acciajo, sopra cui gira la vite del torchio.
I*isoaro V. Gardello.
Pisa<g'^ia< s. f. Pisolo, Pisolino: Sonno leg-
gerissimo.
Pisa<g-g-ià> V. n. Dormicchiare, Dormigliare,
Sonnacchiare, Sonnecchiare, Sonniferare, ed a
Pisloja e altrove Pisolare: Dormir leggerissimam.
I*iscià, 'v. n. Pisciare, Orinare V. Oind (verbo).
« Pisciare, talvolta usasi anche atliv. : Ho piscióu
sangue pe trei giorni; Pisciai sangue tre di.
S Chi véli sta san, pisele spesso camme 5 can
V. Can.
S / figgiéu dévan parla quando e gallinn-e pì-
scian \. Figgiéu.
S A^ò dà manco tanto tempo da piscia; Non dar
tanto tempo da raccorre il fiato.
S 0 péu piscia in letto e di ch'ó l'ha sùàu V. Letto.
% Piscia cicBO e incàghite dò mègo V. Ciceo avv.
S Piscidse in te braghe da-o rie: Scompisciarsi,
Sganasciarsi, Smascellarsi, Scoppiar dalle risa:
Ridere eccessivamente.
S Roba chi fa piscia; Urinativo, Diuretico: Che
provoca e promuove le urine.
Piscia<ca>ii s. m. Bucherella, Spongino. Spu-
gnola, Spugnolo, Trippolto, Morella, Morilla, T.
hot. Morchella escuenta. Fungo mangereccio,
di color giallo-ocrato; ha la forma alquanto elit-
tica, lo stipile corto, disuso, fistoloso; il cappello
coperto di alveoli profondi e regolari. In Lom-
bardia chiamasi Spengi gnéulao Pissacan.
Piscia^ta, s. f. Pisciata: L'atto del pisciare, Il
pisciare.
Pisciatoio s. m. Piseiatojo: Luogo lungo le
vie della cuià e contro i muri da pisciarvi. Suol
essere Una specie di nicchia ad angolo ottuso
0 semitonda, per lo più di marmo o di pietra,
e l'orina per un foro inferiore passa sotto il
pavimento.
Piscetta (Vin); Pisciancio ePisciancia: Vino^
debole, buono pili a far pisciare che altrimenti.^
Piscide s. f. Pisside: Quel vaso, nel quale si
conserva il SS. Sacramento dell'altare.
Piscin. s. f. r^iscio e Piscia: Fa 5 piscin; Far
la pìscia, Pisciare, dicesi a' bambini dell'età d'un
anno circa.
Pìscióuu-a s. f. Piscialletto: Bambina par-
torita di fresco: Cose a l'ha f(pto? Unn-a pi-
sciònn-a; Che cosa ha fatto? Una piscialletto,
n Piscialletto, Pisciacchera, dicesi anche per di-
spregio a Fanciulla, quasi vogliasi dire che pi-
scia ancora a letto.
Pissa s. f. Punta: L'estremità d'una cosa tanto
acuta che no.
Pissafròn s, m. Briccone, Furfante, Furfan-
tacelo V. Mascarson.
Pissalùtto fFigoJ V. Figo.
Pissetto s. m. Pizzo, Merletto, Merlo, Mer-
luzzo (ma poco usato), Dentello: Certa fornitura
di refe o di seta per ornamento d'abili.
8 Ballon da fd pissetti ; Tómbolo V. Ballon.
§ 0 pane 0 ghe fa pissetti; La camicia non gli
tocca il culo 0 le anche, Non cape in se slesso,
Gong)la dalla gioja.
Pisso s. m. Cocca: Le cantonate ed angoli dei
panni, fazzoletti e simili.
S In sci pissi V. questa locuz. alla sua sede alf.
Pista s. f. Sbornia: Fdsene ùnn-a pista; Pi-
gliare la sbornia, Prendere la bertuccia, la monna,
la scimmia, vagliono Avvinazzarsi, Ubbriacarsi.
Pisto s. m. Pesto, T. cart. Quella molle pasta,
in che si risolvono i cenci pestati con acqua per
pili ore nella priisa pila; chiamasi anche Pasta
greggia.
PistoleisB© s. ra. Pislnlese: Sorta d'arma
bianca anti<'a. Oagidì chiamasi con tal nome
Q'iel legno fatto a foggia di brando che portano
a fianco in carnevale le maschere d'Arlecchino.
Pistolla s. f. Pistola: La piìi corta delle armi
da fuoco.
-—. d'arsnn; Pistola da fonda: Quelle che si portano
da chi viaggia a cavallo'
— proilita; Terzelta : Pistola di corta misura.
Pistolletta s. f. Pistolettata: Colpo di pistola.
Pistón, s. m. Boccione: Grande boccia o Bot-
tiglia <li vetro, in cui mettesi vino.
— da pómpa; Stantuffo: Cilindro di legno, di me-
tallo, ecc. che rìfmpie esattamente una porzione
trasversale del corpo d'una tromba (pómpa),
entro il quale sale e disct^nde mediarne un'asta,
e con questo movimento esso attrae e re.'ipinge
il liquido; in marin. diresi anche Pistone.
Pistorin s. m. Bistorì: Strum. chirurgico di
più sp"cie, il quale serve a fare incisioni.
Pitocca V. a Pitoccare, Mendicare: Fare il
pitoceo; ed alquanto meno. Fingersi povero,
Pigolare.
Pitoccala s. f. Pitoccheria, Pidocchieria. Spi-
loreeria, Tycragneria: Azione da pitocco, da spi-
lorcio, da taccagno.
Pitocco s. m. Pitocco, M'indico; ma usasi per
lo più in senso di Personi a\.i''i. spilorcia, tac-
cagna, e dicesi Mignella, Spizzeca, Pillacchera, ecc.
Pitta V. a. Beccare: Pigliar il cibo col becco,
il che è proprio degli uccelli e dei polli,
ti Metafor. usasi per Mangiare: Che n'ea da pittai
Ce n'era da mangiare?
ti E parimente per melaf. Guadagnare: G'hò pittdu
genio franchi; Gli guadagnai cento franchi.
— l'ùga; Piluccare, dicesi dello Spiccare a poco a
poco i granelli dell'uva dal grappolo per man-
giarseli.
Pitt'aerni V. Piccónsin da mùagia.
Pittaformig-ue s. m. Torcicollo, a Fir.
Girasole, a Siena Collotorlo. T. orn. Yunx tor-
quUla. Specie d'uccello che ha il becco cenerino-
corneo; l'iride castasno-gialliccia; penne delle
parti superiori, cenerine, macchiettale delicala-
mente di nero, in diversi luoghi variegate di
bianco, di giallastro e di scuro ; la gola, il gozzo,
i lati del collo, il petto e il sottocoda, di color
ceciato, dipinto vagamente da linee trasverse
arcuate, nere; addome e fianchi, binnco-giallastri
con macchie nere a dardo; coda, del medesimo
color della schiena, ma con fascie a zi.' zag nere
e biancastre; piedi cenerini. Annida ne' fori degli
alberi; è comunissimo. Emigra in settembre,
ritorna in maggio.
Pittaiu.5soiu s. m. Beccamoschino, a Pisa
Timi. T. ornil. Salicaria ciiticola. Uccelletto
PIT
PLE
603
del genere dplle Si'vìe e famiglia de' Forapaglie,
che ha il becco bruno-nero di sopra, giallastro
di sotto; penne d-M piieo nn poco pili lunghe
delle altre; quelle della schiena, le cuopritrici
delle ali e del sopraccoda son nere nel mezzo,
col raargne giallo-lionato; cervice, giallo-lionata
scuriccia; gola, gozzo e parte media dell'addome, |
bianco-candida ; petto, giallo-lionato chiaro; grop-
pone, lionato; piedi giallo-carnicini chiari. Abita
in tutti i luoghi palustri, coperti di giuochi e di
erbe alte, fra le quali usa nascondersi; il suo
fischio si può facilmente imitare colla sillaba
czin, facendo appena sentire la prima lettera e
e l'ultima n nel pronunziarla.
"I>ittamix V. Pittima.
Pittaiisa, s. f. Pietanza: Ogni vivanda ser-
vita a mt'Dsa, tranne la minestra.
Pitta,nsetta> s. f. Pieianzina Dim. di Pietanza.
I*ittette s. f. pi. Spruzzoli, Spruzzetli, Briz-
zolature: Macchiette piccolissime come di spruzzi.
I*ittettòu add. Picchiato, Picchiettato, Pic-
chiolato, Brizzolato, Biliottato, Indaniijato, vale
Asperso di macchie a guisa di gocciole. Mac-
chiato naluralm. di macchie piccole e tonde.
Pittima, s. m. Mignella, Mignatta, Spìzzeca,
Pittima, Pillacchera, dicesi d'Uomo avaro, sor-
dido, spilorcio, taccagno.
Pittin s. m. Pochino. Dim. di Poco ; altr. Miccino,
n Pochino, usato come avv. : Taxei un pittin;
Tacete un pochino,
n Talvolta usasi a signiflcare grandezza e qnasi
eccesso della cosa nominata, e dicesi Po' po': Con
quello pittin de naso ecc.; Con quei po' po' di
naso ecc.
S A pittin a pittin V. questa loc. alla sua sede alfab
% Oyni pittin; Ogni po' po', Ogni momento, Spes-
sissimo.
Pittinin s m. Pocolino, Poch»tlino, Micolino,
Miccichino. Dim. di Pocliinr», di Miccino.
Pitto s. m. Pacchio, Paffa: Cibo in genere, Ciò
che si mangia. Voci basse.
**S In m. b. e del gergo vale Pidocchio: Oh quanti
pitti! Oh quanti pidorchj! Oh quanti pellegrini!
Pittò s. m. Pittore, Dpiniore, anlic. Pintore:
Colui che esercita larte della pittura.
— a fresco; Frescante.
— da teatro; Pittore scenografo 0 da scene.
— de figùa: Figurista.
— d'ornato; Ornatista.
— de paisaggi; Paf'sista
— de prospettiva ; Prospettivista e, secondo il Che-
rubini, Prosppltista.
S Grammo pittò; Pillor da chiocciole o da sga-
belli, Pittor da voti, Pitior da taverna da boccali,
da fantocci, dicesi in disprezzo d'un Cattivo pittore.
Pìttòa, s. f. Pittrice, femm. di Pittore; altrim.
Dipiniora, Dìpintoressa, Dipinlrice.
Pittón s. m. Nasetto. T. oriol. Pezzo d'ottone
ficcato a forza nella cartella inferiore del Ca-
stello deironoolo fplalinn-a de sótto dd pin dò
reléuio). I:i esso è un forellino trasversale, entro
cui è fermato il capo esterno delio spirale.
Pittòuiso de montag-na. s. m. Pic-
chiotto 0 Picchio muratore, a Siena Murajnolo,
nel PiSano Dottore. T. ornil. Sitla furopwa. Uc-
cel 0 del genere delle Sitte, che ha il becco su-
periorm. nerastro, inferiorm. celeslognolo ; iride,
di color castagno; parti superiori, celestogiiolo-
cenerìne; gola e gote, biancastre; ali cenerino-
celes'ognole cupe; piedi cenerino-giallastri; un-
ghie nere. Abita i boschi di alberi alti; nidifica
nelle buche naturali degli alberi e ne' nidi ab-
bandonali dai Picchj, e quando l'apertura ne è
troppo grande, la ristringe con mota o sterco
di cavallo. É sedentario.
Pittùa, s. f. Pittura, Pintura, Dipintura: L'arte
del dipingere, e La cosa dipinta, che in questo
caso dicesi anche ripinto.
Pittuóu add Butterato, Pieno di butteri, di-
cesi del Volto dell'uomo, nel quale siano rima-
ste le margini del vajnolo.
Pittura, v. a. Pitturare V. Dipinze.
Pittùssà v. a. Buscare, Buscacchiare : Pro-
cacciarsi od Ottener checchessia con industria.
Pivetto'V. Gardettu.
Pixón s. f. Pigione: Prezzo, che altri paga al
padrone, per aver l'uso d'una casa o d"una parte
di essa o d'altro sito fabbricato ; allr. Fitto.
S Monta a pixòn ; Rincarar la pigione o il fitto:
L'accrescere che fa il padrone il prezzo della casa
appigionata,
g Pigyid a pixòn; Prendere b Tórre a pigione,
vale Acquistar l'uso di cosa che li venga appi-
gionala.
Pixònante s. m. Pigionale, Pigionante, In-
quilino: Colui che piglia, che tiene casa a pi-
gione, Che sta a pigione.
Placa V. a. Placare, Ca'mare, Quietare.
S Pliicdse n. p Plaearsi, Calmarsi, Appaciarsi.
Placca s. f. Piastra: Ferro o Metallo ridotto
asotiigliezza,eservea varj usi. Dal frane. Plaque.
n Spillone, Spilletlone, Spillo da petto: Spillo che
ha una piastra o una borchia, e serve alle signore
per appuntarsi sul davanti del petto lo scialle.
S Placche; Piaslre: Quelle che si mettono alle
maniglie de' canterani (comò) o simili. Se sono
colme diconsi Borchie, e nel dial. Rosette.
Pla.ncia s. f. Slampa: Carta, sulla quale sono
impresse immagini od altre figure incise sopra
lastre di rame od intagliate sul legno o sulla
pietra. Dal frane. Planchc.
Platinn-a s. f. Platina. T. mar. Pezzo di
tavola 0 lastra di piombo quadrata che, in oc-
casione di qualche falla nella carena d'un l>asti-
menlo, s'inchioda sovr'essa falla, mettendo tra
la falla e il bordo sloppa, cotone o altro, acciò
con pili probabilità si possa stagnare, ossia fer-
mar l'acqua che s'introdurrebbe.
S Platinn-e; Platine. T. calzetl. Lame di ferro
sottilmente ballato, che sono tagliate seguendo
una forma regolare; esse hanno una lesta, un
becco, una gola, un venire e una coda. Ilavvene
di due specie: Platine a onde e Platine a piombo.
« — dò reléuio; Cartelle. T. oriol. Quei due di-
schi d'ottone, Ira i quali è fermalo il Castello
dell'orinolo (Pin d3 reléuio), e che sono tenuti
in sesto da tre o quattro colonnini.
Plauxibile add. Plausibile e Applausibile:
Che ha l'apparenza di pregevole, di buono, Che
par degno di plauso.
Plebaja s. f. Plebaglia, Plebaccia, Gentaglia,
Bordaglia': La feccia della plebe
Plenipotenziàio s. m. Plenipotenziario:
Quegli che ha piena facoltà di trattare ed ulti-
mare qualche affare, e per lo piìi la ha da qualche
Sovrano io cose di grande importanza.
604
POE
POL
I^lùralits© s. f. Pluralità, Maggioranza : Il nu-
mero maggiore.
I>ò s. m. Poco e per sino. Po', il contr, di Molto,
ed usasi col 2" caso dopo di sé: Un pò de pan,
de iiin, ecc.; Un poco di pane, di vino, di sale, ecc.
n Poco, usasi anche in forza d'avv.; ed unito col-
l'accompagnanorae Uno, vale Alquanto: Vorrieivo
un pò parlavo de... Vorrei un po' parlarvi di...
M — Unito ad alcuni verbi, mostra una certa
prontezza o volontà deliberata di fare l'azione
significala: Véuggio un pò vedde se.... Voglio
un po' vedere se....
« — É anche modo esortativo : Pensee iin pò a-i
caxi vostri; Pensate un po' ai casi vostri.
% Pe un pò; Per un po'. Posto avv. vale Per
qualche tempo.
I*òa s. f. Pdnnello: Ciascuno di q'uei pezzettini
di panno lino o sim. che nel trapuntare le ma-
terasse si mettono ad ogni spago del trapunto,
perch'esso non logori il guscio della materassa.
I*oà> v. a. Potare: Tagliare alle viti e agli alberi
i rami inutili e dannosi.
**M Bubbolare, in gergo vale Portar via con inganno
checchessia.
**S Podsela; Svignarsela, Scantonarsela, Truccar
via. Modo basso.
I*o»e s. m. Padre: Nome che piglia l'uomo al-
lorché abbia generalo uno o più figliuoli.
M Padre, dicesi melaf. a Chi ha operato e opera
per la prosperità e gloria d'un popolo o d'una
classe di persone.
PoEtssa. s. f. Sarmento e Sermento: Ramo secco
della vite.
I*oco de "bòn. s. m. Mal bigatto, Mal Tar-
tufo, Mascalzone, Malemme: Uomo bigio, mal-
vagio, tristo.
Podlx'a.g'S^ s. f. Goffa : Specie d'infiammazione
che cade altrui nelle ginnture, propriam. de' piedi
0 delle mani, e ne impedisce il moto. Se nelle
njani dicesi Chiragra, se ne' piedi Podagra, e se
nelle ginocchia Goniagra,ed impropriam.Gonagra.
I*oéa s. f. Potatoio: Specie di coltello ad uso
di poture le vili od altre piante,; altrim. Falci-
nello e Falcino.
I*oei V. n. Potere : Aver possanza, forza, facollà,
valore di far checchessia,
— èse ; Poter essere, vale Esser possibile.
—- 6 so, 5 vento in qualche léugo ; Potere il sole,
il vento e sim. in alcun luogo, vale Arrivarvi,
Battervi: Chi 6 vento 5 no ghe péli; Qua il
vento non ci può.
S Nò ne poeì ciii; Non ne poter piìi, vale Aver
perduto tutte le forze. Esser rifinito; e talora
Struggersi di fare, dire, ecc.
S Nò poetla con un ; Non si potere o Non ne potere
con alcuno, vale Non poter competere con esso lui.
S Nò poeì sta in pé; Non poter la vita o le po-
lizze, vale Non si reggere in piedi, Essere spos-
sato, debolissimo.
% Nò se péu canta e porta a crdxe V. Canta,
S Se péu? Si può? Elissi comuniss. per Se péu
intra? Si può entrare? Si puoi passare? Coi
quali modi chiediamo permissione d'entrare in
alcun luogo.
JE*oéla s. f. Padella: Vaso di rame stagnato o
anche di ferro, largo, poco cupo, con lungo
manico di ferro, a oso di farvi la frittata o di
lrij(!gervi altre vivande.
t» Padella: Vaso di terra cotta o di rame, di forma
alquanto ampia e stiacciata, che si sottopone ai
maiali, perchè in letto facciano i loro agi.
— da rosile; Padella da bruciate: È di ferro ed
ha il fondo tutto foracchiato a uso di arrostire
le castagne.
S Cazze dà poeta in te braxe V. Braxa.
Poélà s. f. Padellata: Tutta quella quantità di
roba che in una volta si cuoce nella padella.
I*oélin. s. m. Padelletta e Padellino. Din», di
Padella.
I*òeta s. f. Primavera o Fior di primavera. T.
boi. Primula veris. Pianta bassa e vivace che
si coltiva ne' nostri giardini ppr la varietà e bel-
lezza de' suoi fiori, che somigliano molto alle
margheritine de' prati, se non che sono più pic-
coli. Chiamasi con tal nome perchè è il primo fiore
che suole spintare nella stagione di primavera.
Poetezzà v. n. Poetare, Poeteggiare, Poetez-
zare, Poetizzare, antic. Poeticare: Comporre
poemi e poesie.
I*oex:xa s. f. Poesia : L'arte del poeta ; ed an-
che Componimento poetico.
I*og"g'iòio s. m. Terrazzino: Piano che di-
nanzi ad una finestra senza parapetto aggetta'
ossia sporge in fuori dalla dirittura del muro,
sostenuto da mensole o altrimenti, ed è recinto
da balaustri o da una ringhiera.
iPSieg-no s. m. Patrigno: Marito della madre
di colui a chi sia morto il padre.
I*oiii s. m. Padrino, Palrino, Sàntolo: Quegli
che tiene altrui a battesimo o a cresima, e di-
cesi in rispptto al battezzato o cresimato.
I*oiscetti s. m. pi. Gragnuola, Grandine. T.
pastaj. Pasta bianca e assai lina ad "so di mi-
nestra, così detta per essere in chicchi simili a
quei della grandine.
S Èse tùlio póiseetti; Essere mormieroso, sman-
ceroso, smorfioso, cioè Cascante di vezzi e di
lezj, Essere svenevole, P. lu di smorfie, di
smancerie.
I*6iscio s. m. Pisello ePesello, ma poco usato:
Legume notissimo, ed é di due sorte, bianco
e verde.
$ Campo de puisci; Pisellajo e Pisellaja: Luogo
in cui coltivansi e s^ermogliano i piselli.
I*òi8tce s. m. Podestà: Nome d'Antico Magi-
strato civile che esercitava a tempo la suprema
autorità giudiziaria e politica in molle città d'Italia.
Il Podeslà: Pubblico uflìziale che esercitava in un
piccol distretto l'ultimo grado di giurisdizione
civile e criminale, carica corrispondenle ai no-
stri Giudici di mandamento ed ai Juges de paix
dei Francesi.
I*òleiia s. f. Polena e Pulena. T. mar. Chia-
masi con questo nome La figura, il lione, ecc.
l'ornamento che termina la parte -anteriore della
nave, ed anche la totalità degli ornati e legnami
che sostentano la figura.
Polenta s. f. Polenta, e comunem. in Tose.
Polenda: Intriso di farina di formentone o me-
liga, colto in acqua, e dimenalo fortemente col
mestone (cauncllo) finché sia ridotto a consi-
stenza della pasta.
— molla; Polenta tenera.
— soda; Polenta soda o dura.
— co-i motti; Polenta co' bozzoli o bozzolosa.
Polenta, s, m, Gran mangiator di polenta.
POM
PON
601
I>olitipax' s. m. Politipo. T. stamp. Fregio
composto d'un ppz^o, rappresenlaiite figure di-
verse, come fiori, pqesi, tombe, ruine, animali,
emblemi di scienza o d'arie, o consimili.
Pólla, s. f. Pollastra : Gallina giovine.
n Corda: Sorta di Giuoco di biliardo, che si fa da
molli giuocatori insieme, i quali tutti portaDO
un numero progressivo e tirano la loro palla un
dopo laltro, e continuano così fintantoché avendo
lutti perduti i punti convenuti da prima, l'ultimo
rimane vincitore di tutta la posta. Si fa anche
questo giuoco da più insieme e con due sole palle.
8 Fa ùnn-a pdlta; Fare una corda (uso fior.) cioè
Fare una partita al giuoco così detto dpila Corda.
S Lcpte de pólla; Latte di gallina V. Lcete.
I*òllas. ra. Pollajn: Luogo dove si tengono i poIH.
I*òllaja s. f. Pollame: Quantità di polli.
I*ollajéu. s. m. Pollajuolo, Pollajolo, anlicam.
Pollinaro: Mercante di polli.
S Bùttega da pòltajéu; Polleria: Luogo dove sì
tengono e si vendono i polli.
<5 / pòllin véuon fólle 5 pòllojéu V. Polliti:
Pollanca s. f. Pollastra ingrassata. - Cappo-
nessa e Pollanca, Gallina, cui fu tolta la rosa
0 l'ovaja. - Pollanca in lingua ital. vale pare
Taf-china giovine (Bibbinotta).
Pòllastretto s. m. Pollaslrino, Pollastrello.
Dim. di Pollastro.
Pollastro s. m. Pollastro: Pollo giovine.
**Pòllezza v. n. Covare il Ietto o Covarsi in
letto, dicesi di Quel poltrire buona pezza nel
letto senza piiì dormire, dopo aver ben dormito
tutta la notte.
"Pòllezzo (Sta a-oj V. Pollezzd.
PSllin s. m. Pulcino, si dice a Quello che nasce
dalla gallina in fino che va dietro alla chioccia.
— veslto ; Pulcino pennuto.
S Ése imbroggtóu aù che «n pòllin in tu stòppa;
Essere un pulcin nella stoppa o Impacciato come
un pulcin nella stoppa, vale Non saper risolversi,
né cavar le mani da ciò che uno ha da fare.
S / pòllin véuan fòlle ò pòllojéu; I granchj vo-
glion mordere le balene, dieesi Quando uno de-
bole vuol misurarsi e offendere un potentissimo.
Pòllinn-a s. f. Pollaslrina. Dim. di Pollastra
V. Pólla nel 1" signif.
Póllo (Pè de); Pie di pollo V. Pé.
Polmòn s. m. Polmone: Quell'ampio viscere
spongioso, e diviso in due parti, che riempie
quasi la cavità del petto, ed è l'organo princi-
pale della respirazione.
Polverizza v. a. Polverizzare, Spolveriz-
zare : Ridurre in polvere. Far polvere di chec-
chessia.
Póma s. f. Pomata, Manteca: Unguento fallo
di grasso di porco o strutto profumato con es-
senze, di ctH si fa uso specialm. dalle donne per
tener morbidi e profumati i capelli. Ve n' ha di
pili qualità.
Pómele (Canj; Can volpino opomeranoV. Can.
Pòmellà s. m. Bottonaio: Colui che fa e vende
i bottoni.
Pòmelléa s. f. Abbottonatura e Boltonatura:
La serie de bottoni messi in opera per abbot-
tonare ed ornare un vestilo.
Pómelletto s. m. Bottoncino, BotloDcello:
Piccolo Lettone.
Pómellin Y. Pòmelletto.
Pomello s. m. Bottone: Piccolo disco di me-
tallo, d'avorio o d'altro, piano o convesso, talora
anche in forma di globetto, che si applica ai
vestimenti per abbottonarsi.
% Animella dò pomello; Anima, Fondello V.
Animella.
% Gambetta dò pomello; Picciuolo.
Pòmmin. s. m. Naccherino, Cecino, dìcesi per
vezzo a Fanciullo vezzoso.
Pònxino s. m. Pomo, dicesi ad Ogni corpo ro-
tondo a guisa di palla o di mela, come il pomo
della mazza (bastón), della spada e sim.
— da cricca; Pallino: Quello che serve di presa
per tirar su la staniiheila del saliscendo.
— d'Adammo; Pomo d'Adamo : Quella protuberanza
che si osserva nella parte dinanzi della gola,
particolarmente gli uomini Y. Gruppo da gda
nella voce Gàa.
— da porla; Palla, Pallino: Pomo metallico con-
ficcato nell'imposta delle porte, che serve per
tirarle a he e chiuderle.
— de cànlie ; Pallino: Quell'arnese o rotondo o
anche di figura rotonda e schiacciata, per lo più
dottone, che, conlìcc^to ne' cassellini (cànlie),
fa le veci della maniglia.
-:- de scioi; l^.ottone: La boccia d'alcuni fiori, come
di rose e simili; altrim. Boccia.
— dò bastón; Pomo: Orn.imento che sì mette in
cima alla mazza a modo d' impugnatura o an-
che di palla, e fassi di metallo, d'avorio, dì legno
col tornio. xMolte mazze invece del pomo haano
la gruccia (mànego fato a scròssua).
— dò còvercio de tcera; Presa.
— dóreléuw; Gambo: Cilindretto saldato alla cassa
e munito in cima di maglia, a -cui s'attacca la
catenella o il cordoncino. Negli orologi a ripe-
tizione il gambo è capace di depressione per
fare scattare la soneria; negli orologi che non
hanno coperchio (savónet(e) ha un' anima, la cai
depressione rimove il dente che trattiene la molla,
affinché questa spinga ed apra il coperchio.
Pómpa s. m. Tromba, e nell'uso anche Pompa;
Sorta di macchina con varie parti ad essa at-
tenenti che fa salir l'acqua sopra il suo livello
naturale, e serve a molti usi, e particolarm. per
isppgnere gì' incendj. Dal frane. Pompe.
% Fa piggid a pómpa; Caricar la tromba.
% Maneggia da pómpa; Menalojo.
Pómpa v. a. Trombare, e nell'uso anche Pom-
pare: Adoperar la tromba per eslrarre o alzare
l'acqua o altro liquore.
Pompe s. m. Guardia de! fuoco : Corpo sotto
divisa militare, istituito dal Governo o dal Ma-
nie pio, destinalo a spegnere gì' incendj. Nell'uso
dicesi anche Pompiere.
Pompon s. m Nappa : Ornamento di lana co-
lorata, di forma tonda o bislunga, che si sovrap-
pone all'orlo superiore del quasco (sciaccò) del
soldato dalla parte davanti, il quale, secondo il
colore e numero, serve a indicare il reggimento
di cui fa parte.
Póucìn s. m. Matta: Carta determinata la quale
a certi giuochi di carte, come quello di Bazzica,
si fa contare quanto un vuole insino in dieci.
Per lo piCi é II selle de' quadri ovv. I due fanti,
cioè quello di quadri e quello di cuori.
Pondera y. a. Ponderare : Pesare, Riflettere,
Considerare, Esaminare diligentemente.
606
PON
POB
I*oiiedléuja, s. f. Ponilora. T. cari. Grossa
asie quadrangolare, piana di sotto, alquanto con-
vessa di sopra, con due maniglie ai due capi,
per comodità di trasporto, .'■u di essa il Ponitore
va successivamente dispoiien<lo i fogli alternali
con altri tlanti feltri, che sono pannelli di lana,
di grandezza uguale, anzi un po' maggiore di
quella dei foglj.
I*onedLó s. m. Ponitore. T. cari. Quel lavo-
rante che mette succi ssivamenle i fogli sulla Po-
nitora, lasciata alquanto sgocciolare la forma sul
burattino.
Ponsò s. m. Ponsò: Specie di color rosso vi-
vissimo, Colore come di fuoro.
I*òiite s. m. Ponte: Cosiru-.ione falla con pietre,
ferro o legname, per lo più arcala, che si ap-
poggia sopra l'una e lalira sponda, d'un fiume, di
un fossato, ecc. per poterli valicare.
I) Ponte, dicesi anche ad un Tavolato posticcio,
sopra i quali stanno i muratori a murare, i pit-
tori a dipingere , gli stuccatori a lavorare di
stucco in alto, ecc. - Bertesca è Un palco fallo
speditamente con due o tre tavole posate su due
trespoli 0 capre (cuvuUtlti), per salirvi il mu-
ratore quando l'altezza del lavoro comincia a
superare la sua statura.
" — In Marin. si dice a Ciascun piano d'una nave.
Il ponte superiore o scoperto chiamasi Coperta,
cnticam. Tolda.
**!' In voce bassa e del gergo vale Moneta, Danaro:
0 Ve oinmo chi ha do ponte; È uomo danaroso.
— da càfalti; Zattera e Zatla: Una piattaforma di
tavole q:;adrilunga galleggiante, che serve nel-
r interno dei porli a sostenere operaj o mai inaj
che lavorano p r diverse opera^ioui ui raddobbo
al di fuori delle navi.
— de barche; Ponte di barche: Ponte composto
su battelli o su pontooi ricoperti di tavole.
— levacló; Ponte levatojo: Ponte composto di bol-
zoni, contrappeso, traverse, colonne e tavole fer-
rate, da potersi alzare ed abbassare a piacimento
onde dare od impedire il passaggio della porla.
— volante; Grillo, dicesi da' muratori Un ponte
pendente dall'alto dun cdiflzio, dove non si pos-
sono far buchi per istabilirvi i ponti.
n — - Pone volante o attaccatojo, in Marin. dicesi
Un ponte d'assi congegnale, che si fttacca ai
flanchi della nave che si vuol calafatare.
I*ón.tetto s. m. l'onticello, Ponlicino. Dim.
di Ponte.
I*óntezztt V. a. Impalcare: Jletlere o Fare
il palco. Formare i ponti dei muratori.
**n In voce bassa e del gergo vale Aver danari,
Esser ricco: O l'è ommo chi pòntezza; È uomo
ricco, danaroso.
I*ònte5«zóvi s, m. Impalcatore, e nell'uso Fon-
ia jo; Colui che fa i ponti da muratore.
I*ojitifl.ca V. IV Pontificare : Fare le sacre
funzioni secondo i riti e colle cerimonie ed ap-
• paralo che si convengono al Papa ed ai vescovi,
volute dal pontificale.
I*òiiton s. m. Pontone. T. mar. Grosso edi-
fizio galleggiante di forma parallelopipeda con
solida coperta. Esso serve ne' porli e negli ar-
senali per trasportare gravi pesi e por eseguire
od ajutare varie manovre di forza in servizio
delle navi.
Il Curaporli, Cavafango. T. mar. Una gran barca
piatta 0 un pontone, sulla tolda o coperta del
quale è la costruzi-tne di legnami necessaria per
sostenere e muovere due grandi ciicchiaje ni ferro,
armale di lungo manico di legno, che servono
a sgomberare le iiiaierie dal fondo del mare,
quali, vuoiate in un battello, vengono trasportate
altrove.
§ Zùgd a-opóntòn; Fare alle cozzate: Specie di
giuoco puerile che si fa in due ragazzi a questa
maniera: Uno di questi congiunge insieme le
mani e incrocicchiando le dita ne forma un
pugno; quindi allungando orizzontalmente le brac-
cia, il comp.ij-'uo gli va dietro le spalle e si ap-
pende al pugno di costui, il quale va cozzando
0 urtando i compagni che gli si parano davanti.
I*opolà, Y. a. Popolare: Metter popolo in luogo
che l'abili o Andare il popolo ad abitarvi.
I*opolasso s. m. Popolaccio e Popolazzo:
Peggior. di Popolo; Plebe, Volgo.
I*opolazioii s. f. Popolazione: La totalità
delle persone che abitano una città, un paese,
un luogo. Gli abitanti.
I^orcà s. m. Porca jo e Porcaro: Guardiano di
porci.
l'oi'cacciòn s. m. Forcone, Porcaceio, Por-
conaccio, dicesi ad Uomo sucido o che fa cose
schifose; Sudxione, Lezzone.
I*or«aJa s. f. Porcheria: Cosa da porco, Spor-
cizia.
" Porcheria, per Azione da uomo disonesto.
•I — I er Parola oscena.
Il — per Qualunque cosa brulla o mal fatta nel
suo genere.
« — Dicesi anche di Roba non più in flore, e che
ha perduto la forma, il colore, ecc.
§ Di (le porco jo; Dire delle porcherie: Dire delle
parole sozze ed oscene.
I*or§ellan.ii.-a s. f. Porcellana : Terra com-
posta, della quale si fanno stoviglie di mollo pregio.
Il Pozzolana: Sorta di cemento, in cui alla rena
si sostituisce una sosianza minerale vulcanica,
chiamala essa pure Pozzolana, dal nome di Poz-
zuoli, città presso Napoli, do\e trovasi in gran
copia.
§ Erba porcellann-a ; Porcellana. T. boi. Iberis
scmpirflorens. Pianta che ha gli steli e i rami
a cespuglio, le foglie sparse, spatolate, lisce, in-
tegerrime, ottuse, carnose, i fiori bianchi, por-
cellanei, a corimbo terminante. Fiorisce nel di-
cembre al marzo; praticasi assai nell'insalata
fresca, e fassene conserva in acelo.
I*or9elletta ; A/.zurro dilavalo: Specie dì
colore turchino, che è tra l'acqua e l'aria.
I*orclxettiM. s. m. Porcellino. Dim. di Por-
cheito.
I*orclietto s. m. Porchelto, Porcello.
— d'India; Porcellino d'India. T, zool. Mus por-
cellus. Animaielto nolo venutoci dal Brasi e, più
piccolo de' conigli e che prolifica com'essi.
I*or*cos. m. Porco: Animale domestico notissimo
e comunissimo fra noi; allrim. Ciacco. - Verro
dicesi II porco non casirato; Mnjale II porco ca-
stralo da ingrassare per ammazzarlo e mangiarlo.
Il Porco, si dice figurai, a Persona di porchi co-
slumi e che dica d''ile parole sozze ed oscene.
— co-u gramignu ; Pireo grandinato o che ha la
grandine V- Gramcyua nel 2" signif.
— tarvcego; Porco saivalico. Cignale.
POR
POR
607
— spin ; Porco spino , Porco spinoso , Riccio V.
Rissèu (bestiii).
S Anumà con l'èugijio dd porco V. Atnmid.
^ Fd a Villa dò bealo parco; Fare la vila del
bo.'ìlo porco, suol dirsi di Chi pensa solo a ca-
varsi lulte le veglie e dà bando ad ogni pen-
siero, mangiando e bevendo allegramente.
S Pescio porco; Pesce porco, Spinarolo. T. idiol.
Cmlrinu Salviuui. Sorla di pesce cosi dello
per qnalciie sim Illudine della sua bocca con
quella del porco; è triangolare, corlo, nero dai
due iaii, colla pancia bianca. Esso cava la lerra
di sodo l'acqua per cercare do\'egli viva, così
come fan!:o i porci lerreslri. Dal suo fegalo si
cava un olio che si adopera come balsamo da ferite.
i*orco add. Porco, sporco. Sudicio, Sozzo, Ler-
cio, Schifo, Guiilo: Aggiunto di chi è sucido sìa
negli abiti die nella persona.
ti Porco, talora dicesi altrui per ingiuria: M'é ve-
gnùo davand quello porco zembo ecc.; Hi si
presentò quel porco gobbo ecc.
I*òro s. m. Porro. T. bot. AlUumporrum. Pianta
die ha il buibo membranoso, bislungo, lo scapo
diritto, coiisisienie, vuoto, le foglie piane, i fiori
alquanto bianchi, a omLella grande, rotonda in
cima dello scapo, gli stami a tre ponte. Ha il
sapore della cipolla, ma meno forte ^ ed usasi
lauto per alimento quanto per medicina.
— sarvcego; Porro selvatico, Porrandello. É mollo
più acuto del domestico, e si mette qualche volta
dai contadini e dai lavoratori nell'insalata in cam-
bio d'aglio fresco.
I*órpa s. f. Polpa: Carne senz'osso e senza grasso.
li Poipa, per similil. dicesi a Quella mangiabile delle
fruite, che è solto la buccia; altrim. Carne.
— da gamba; Polpaccio: La parie deretana e piò
carnosa della tamba.
— de càxa, (e Utmurindi, ecc.; Polpa di cassia,
di tamarindi, ecc.
S Porpe d'oiva; Bucce d'oliva: Le bucce o pelli delle
ulive spremute. Talora i contadini le mettono
nelle stiacciate (fugasse).
I*òrpette s. f. pi. Polpeile: Vivanda di carne
battuta con uova, cacio, ecc., e ridotta in pezzi
tondegb'ianli che cuocionsi per lo pili in umido.
I*Srpettoii s. m. Polpettone: Specie di Torla
composta per lo più di fagiuoli, o melanzane o
patate o cipolle, latte rappreso (presciuséua), o\\o
e pan grailugia'o addosso invece di crosta.
'*I*orpea!;zà, v. a. Stazionare: Toccare lasci-
vamente.
I*órpo s m. Polpo e Polipo: Genere di Mollu-
schi di mare, con- molle branchie o granfie, come
dicono i pescatori, colle quali s'Httaccano tena-
cemente agli scogli e a qualunque altra cosa.
<? Pigyià ò pòrpo; Infradiciarsi V. Ptggìà.
I*òi*rin s. m. Porro: Quella piccola escrescenza
dura, ritonda e priva di dolore, che nasce per lo
più nelle mani.
— 0 Ziugo da ci ave ; Pallino V. Ciuve.^
S Euggi pórrin; Cechi di pernice V. Éuggio.
Porsemmo s. m. Prezzemolo. T. bot. Apiiim
ptirosiliuuvi. Erba odorosa che adoprasi per
condimento, cioè per dar sapore, ed ha le foglie
simili a quelle del cerfoglio; dicesi anche Pe-
irosèniolo, Fetrosello, ptlrosillo, Pelrosellino.
— de Macedonia; Prezzemolo di Macedonia. T. boi.
Petrotdinum macedonicum. Specie di prezze-
molo assai simile al nostro volgare, a differenza
che le sue foglie sono più ampie, il seme mollo
più minuto, più bislungo, fatto in punta, e più
acre aromatico. Cresce ab ondanlemente in Ma-
cedonia, ed ama un terren sassoso e sabbionoso.
I*orta, s. f. Porta: L'apertura per donde si entra
e si esce nelle città o terre murate, nelle chiese,
ne' palazzi ed in altri edifìzj. Quelle minori di
casa 0 di camera diconsi Uscio.
n Porta, Uscio, Imposta, pel Legname commesso
in piano e che girevole sui cardini chiude la
apertura di porta o d uscio V. Arva.
— a conlruppeizo ; l'scio a contrappcso: Uscio che
si chiude da sé per efiftUo d'un peso legalo ad
ona funicella.
— a peùxi ; Uscio a bilico: Uscio sostenuto infe-
riorm. su d'un pernio a bilico (peùxoj girevole
sopra un rallino o dado metallico fermalo a piano
del pavimento, e avente nella parte superiore
una spranga di ferro che gira in un anello o in
una nocella, cosi detta dalla forma globosa.
— arca; Porta arcata: Quella che in allo ha Tarco
invece dell'architrave.
— co-a mappa a cullo d'oca; Uscio a sdrucciolo.
— co-o veddrata; Uscio a vetri.
— co raslello; Porla cancellala.
— de casa ; Porla di casa , Uscio di casa.
— de stradda; Porta di via, Uscio da via: Quella
che riesce sulla via.
— finta; l'scio fìnto: Uscio apparente o dipinto. -
Uscio in muro, Uscio, la cui imposta è pareg-
giata al muro, e d'ordinario è tinta o dipinta
come la parete.
— inierna; Uscio: Porta che nell'interno della casa
dà adito da una stanza ad un'altra.
— meisira; Porta maesira , cioè La principale se
ve n ha più d'una.
— quaddra; Porta quadra: Quella che in allo ha
l'architrave.
— seijretta; Porti o Uscio secreto o falso.
S Appunlelid a porta; Barrare, Stangare, Pun-
tellar l'uscio.
S Architrave 0 Coverta da porta V. Coverta.
S Battente da porla V. Baltenle nel 1° e 3° signif.
S Erco da porta; Arco.
55 Fronlòn da porta; Frontone V. Frontòn.
S A'ó se scerà mai ùnn-a porta che uà s' arve
unn-a porta e un barcòn V. Arvì (verbo).
% Imbàgià a porta; Socchiuder l'uscio V. Imbàgià.
S Piggìàaporta; Baciare il chiavistello, Andarsene.
S Pilustroe da porta; Stipili V. Pilaslrd.
§ Serra a porla in la faccia; Dar del mostaccio
neirimp(Sta, Serrar la porla o l'uscio in faccia.
Il — féua da porta; Serrar l'uscio sulle calcagna:
Serrar alcuno fuori delia porla, Mandarlo via.
S Tidse a porla appréuvo; Tiiar a sé la porta,
l'uscio 0 sim.: Ch uderla per di fuori.
I*oi*tà s. m. Portone : La porta per lo più d'una
villa, d'un giardino, ma assai grande, per dove
s'introduce in un viale, in un giardino, ecc.,
prima di arrivare al palazzo o casa di esso. -
Porla rustica. Quella donde passano bestie da
soma e carri, che non si possono o non si vo-
gliono far passare per la porta civile.
— pè procescioin ; Arco: Quei legni messi a foggia
d'arco, che si parano con damaschi, seta o altro
in segno di festa quando le processioni vanno
per la cillà.
608
t»OR
POR
Porta s. f. Servito, Messa, Mpsso, Blandala:
Mula di vivande, cioè La qnanlilà di vivande
che si pone in nna volta sopra la mensa V. Missa.
Il Portata, per L'estensione, La capacità dell'intel-
letto: 0 non é a so porla; Non è della sua
portata, cioè Non corrispondente alla sua capa-
cità, ai sno ingegno.
— da bànsa; Portata della stadera V. Bànsa.
— d'un bastimento; Portata : La capacità della nave
va'ntata in tonnellate di mille chilogrammi ognuna.
— d'un cannòn; Portata d'un cannone o sim., vale
Il peso della palla che un cannone o sim. può
tirare.
§ Èse à porta de... Essor in grado di...
DPortà V. a. Portare: Trasierire una cosa da
luogo a luogo, reggendola, tenendola e soste-
nendola; dicesi anche Reciire, tosi nel proprio
come nel figur., sebbene vi sia qualche differenza.
Il Portare, per Addurre, Allegare: 0 Galileo 5
porta l'autoritce d'Archimede; Il Galileo porla
l'autorità d'Archimede.
„ — per Condurre: Questa stradda a porta a
fìòmma; Questa strada porla a Roma.
Il — per Esigere, RichieJere, Addirsi, Convenire,
Esser di natura o proprietà: Secondo che porta
a slagión: Secondo che porta (richiede) la stagione.
H — per Indurre, Muovere, Incitare: Se me porta
a voentce... Se mi porta la volontà...
n — per Tenere, Avere: Mia: còmm'ò porta i
éuggi bassi ! Vedete com'è' porta gli occhi bassi !
Il — per Cagionare: 0 sèunno 5 porta a pigrizia;
Il sonno porta la pigrizia.
— a meza mónta; Mettere al mezzo punto, dicesi
del Portare il cane dell'acciarino (fuxin) in po-
sizione di riposo, cioè in posizione dalla quale
non può essere mosso toccando il grilletto.
— a sarvamento un parto; Condurre a bene un
parto,
— o stracòlla ; Portare a armacollo V. A stracòlla.
— ben a so parte; Portar bene la sua parte, si
dice de' Commedianti che sanno rappresentare a
dovere i personaggi della commedia.
— ben a vòxe; Portar bene la voce, vale Mode-
rarla con arte nel cantare.
— ben i anni; Portar bene gli anni, vale Esser
prosperoso in età avanzata.
— de peizo; Portar di peso, vale Portare alcuna
cosa sostenendola in maniera che non tocchi terra.
— di arme; Portar arme, vale Esser armato o per
difesa propria o per offesa altrui.
— dò danno; Recar danno, Danneggiare, Nuocere,
Pregiudicare.
— drita ùnn-a cosa ; Portar pari, vale Trasferire
una cosa in maniera che non penda.
** — e scarpe; Chiamarsi, Nominarsi. Modo basso:
Còmm'ò porta e scarpe ? Come si chiama ?
— in bócca camme i chen; Rifilare. Voce del po-
polo tose: Riportare una cosa con diinno di chi
l'ha detta o fatta, Fare la spia.
— in brasso; Portare in braccio, Portar in collo.
— in careghettu d'òu V. Careyhetta.
— in cavallin; Portare a cavalluccio, vale Portare
altrui sulle spalle con una gamba in qua e una
di là dal collo.
— I» par ma de man V. Man.
— in scè spalle; Portar in collo, vale Portar sulte
spalle, addosso.
— in spalletta; Portar uno a pentole o a pentoline,
vale Portar uno con farlosi sedere sul collo e
fargli passare le gambe davanti al petto.
— in tóa; Portare o Dare in tavola: Porre i pialli
delle vivande sopra la tavola apparecchiata. -
Imbandir le vivande è Metterle in assetto per
portarle in tavola; e per lo piti dicesi d'appa-
recchio fatto con una certa lautezza; Imbandir
la tavola o la mensa è Apparecchiarla e for-
nirla di vivande.
— legne a-o' bosco; Portar alberi alla selva o i
frasconi a Vallombrosa, Portar acqua al mare,
Portar il cavolo a Legnaja, vagliono Portar una
cosa dove rie sia abbondan/.a maggiore.
— odio, affeziòn, ecc.; Portiir odio, affezione e sim.,
vagliono Odiare, Aver aff'^zione, ecc.
— 6 lutto; Portar bruno: Essere vestilo a bruno.
Essere in gramaglia.
— ùnn-a persònn-a ; Portar uno, figurai, vale Pro-
teggerlo, Favorirlo, Ajutarlo.
— ùnn-a scarpa in patella ; Portar una scarpa a
ciabatta, Andar con un piede in ciabatta.
— via; Portar via, vale Levare alcuna cosa dal
luogo dov'era con violenza e prestezza; e talora
Involare, Rapire; e talora anche Levar dal mondo:
0 cholera ò n'ha porlòu via di belli; 11 cho-
lera ne portò via molli.
— via a roba de casa; Sgombrare, Sgomberare,
Far lo sgombero: Portar via masserizie da luogo
a luogo per mutar domicilio.
S Portàse n. p. Portarsi, Rpcarsi.
Il — ben 0 md; Portarsi bene o male, vale Pro-
cedere bene o malamente, Fnr bene o male le
cose sue, Farsi o Non farsi onore, ecc.
S A lezze a porta... La legge contiene, prescrive,
ordina, ingiunge, vieta e sim.
S Ddjjhene tante fin ch'ó ne posse porta ; Basto-
nar uno a mazza e stanga , Darne quante ne
porta un cieco.
S In casa néuva, chi nò ghe ne porta nò ghe
n'attréuva V. Casa.
<| Nò porta brutto in Icngua V. Lengua.
Pòrtaja. s. f. Porteria; Specie di ricetto che
si pratica alle porte d'alcuni conventi.
I^orta'bacclxetta s f. Cannelli. T. armaj.
Due boccinoli o corlj tubi di metallo, i quali sal-
dati lungo la canna dell'arehibuso danno passaggio
e fanno sostegno alla bacchetta posta nel canale.
Portalba^i s. m. Lavamane e meglio Lava-
mani, Portabacile, Roggicaiinella: Arnese di le-
gno 0 di ferro, composto di aste verticali ritte
su tre piedi, terminate in allo da un cerchio da
posarvi la catinella per lavarsi le mani.
I*ortal>is*g"©tti s. m. Portabiglietli: Arnese
di pelle 0 d altro, in. forma d un piccolo libric-
cino, da mettervi i biglietti ossia la carta mo-
netata. É un neologismo sostituito alla voce Por-
tamoneta V. Portumonwa.
PortalbSttig-g-e s. m. Portabottiglie: Pa-
niera 0 simile strum. a più scompartimenti, per
uso speciale di portare le bottiglie.
II Porlabottiglie, dicesi anche Una specie di piallino
con sponde rilevate, su cui si tengono a mensa
le bottiglie per non macchiar di vino la tovaglia.
I*oi*ta§er*ÌM. s. m. Stoppiniera: Arnese da
adattarvi gli stoppini affine di farsi lume allo
oscuro. Ve n'ha di varie sorte, come La stop-
piniera a vasetto. La stoppiniera a cassetta, La
stoppiniera in asta.
POR
POR
609
I
rortacòa s. m. Codione e Codrione : Pro-
minenza, in cui sono impiantale le penne che
forman la coda de' volatili.
I*ortad.ósci s. m. Confelliera, e nell'aso an-
- che Portadolci : Arnese fatto di varie fogge da
portar dolci e confelli.
I?orta-éuios.m. Oliera, Portampolle: Arnese
di metallo o di cristallo o di legno o d'altro,
da tenervi come incastrate due ampolle di cri-
stallo, una per l'olio, l'altra per l'aceto, da porsi
sulla mensa, per condir l'insalata o altro.
I-*or*ta-éii.ve s. m. Uovarolo: Vasetto di por-
cellana, di cristallo o altra materia, su cui len-
gonsi le uova colle col guscio nel mangiarle,
acciò non iscoilino le mani.
I^ortafìeng'g'ios. m. Portafogli e Portafoglio:
Arnese per lo piiì di pelle, in forma di libro,
legatovi dentro un quadernoccio di carta da ap-
puntarvi checchessia, e diviso pur nella parte di
dentro in due o più tasche da mettervi scrit-
ture, lettere o sim., per poterle portare senza
smarrirle e guastarle; e si chiude infilando una
lìngua che sporge da una delle due parli, in una
staffa che è nell'altra parte.
rortag-otti s. m. Portabicchieri, Vassoino
da bicchieri : Piattino alquanto minore di quello
delle bottiglie (V. Portabòttigge nel 2? signif.)
ed al medesimo oso.
[Portalapis s. m. Matitatoio: Slrum. piccolo
fatto a guisa di penna da scrivere, nel quale si
mette la matita per oso del disegnare o per
iscrivere per mezzo d'una punta di lapis piombino;
dicesi anche Toccalapis.
Tortale ttere s. m. Portalellere V. Cantal-
letto ila posta.
l'ortaltì mme s. m. Tondo, Soltolame, Po-
sjlume: Pezzo circolare o quadrangolare, di pelle,
di panno, d'incerala o anche di metallo, sul
quale si posa il lume da conversazione o altra
simile lucerna a olio, alDnchè non ne resti per
avventura insudiciata la tavola. - Giardiniera ,
Sorta di largo sottolume, per lo più ricamato, e
guernilo di foglie e fiori artefalli di lana varia-
mente colorata o di cinigia.
Portamantello s. m. Porlamantello: Spe
eie di valigia o sacca tonda da rinvolgervi il
mantello o altri arnesi viaggiando a cavallo, le-
gandola dietro alla sella; altrim. Portacappe.
I*oi*tamiccia s. f. Accenditoio, Buttafuoco:
Mazza di legno con miccia accesa per dar fuoco
al cannone, tenendosi a conveniente distanza.
rortamonsea s. m. Portamonela. Voce
dell'uso: Piccola bor.^a di pelle con fermaglio
ad uso di tenervi il danaro che uno porla ad-
dosso nelle tasche. Essendo oggidì sostituita alla
moneta la carta ossia i biglietti, invece del Por-
tamonela usasi il Porlabiglielli V. Portahiggetli
X*ortaa3Lor*scio s. m. Porlamorso: Pezzuol
di cuoio che regge il morso del cavallo, ed è in
due parti, una attaccata alla sguancia e l'altra
olla If'stiera.
rortante s. m. Ambio, Ambiatura, Portante;
Andatura di cavallo a passi corti e veloci mossi
in contrattempo.
S Piggià ò portante; Pigliar l'ambio e il portante,
mdaf. vale Andarsene.
Portantinii-a V. Bùscioa nel 1» signif.
Portapseg-xia o I*ox*tapar©eg'ua;
Casaoou, Dizionario G«novet9-Jtaliano.
Posaombrelli : Arnese di metallo, per Io più di
ferraccio Cghisaj, composto d'un ritto imperniato
in on fondo o piattello assai largo, con sòpravi
un cerchio o altro appoggiatoio, nel quale si po-
sano capovolti gli ombrelli bagnali, perchè non
isgocciolino sui pavimenti delle stanze.
iPor.tapenne s. m. Pennaiuolo : Slrum. a
guisa di bossolo, da tenervi le penne da scrivere.
P» or tapis tolle s. m. Fonda: Arnese fallo
per custodia delle pistole.
I*ortasig'àri s. m. Portasigari: Custodia o
Astuccio ove si ripone un certo numero di si-
gari da portare in lasca.
Portastang'b.e s. m. Portastanghe. T. sel-
laj. Cigna di cucio assai larga che appoggia sul
tasto 0 sellino, per tener ferme sopra la groppa
del cavallo le stanghe del barroccio, calessino
0 altro simil legno.
I*ortastecclxi s. m. Porlastecchi: Arneselto,
in cui si pongono gli sleccadenti.
PortastaflPe s. m. Stallile: Striscia di cuoio,
alla quale sta appiccata la staffa.
I*ortavóxe s. m. Portavoce o Tromba ma-
nna. T. mar. Grande imbuto metallico fallo a
modo di tromba, del quale si fa uso per parlare
da lontano o in mezzo al rumore del vento e
del mare.
I*orté s. m. Portiere, Portinaio, Portioaro e
Porliniero; quest'ultima voce è disusala: 11 cu-
stode 0 guardiano della porla.
I*ortéa s. f. Portiera e Portinaia : Colei che
ha in guardia la porta di casa, ovv. La moglie
del portinaio.
I) Portiera, per Quella tenda, di materia più grave,
che ponesi alle porle negli appartamenti, per pa-
rar l'aria, la vista o anche per ornamento.
— da carossa ; Sportello.
— de ciusse; Portatrice: Colei che alla maUioa
dallar piazza del mercato porta a pago in capo
gli ortaggi e le frutta alle botteghe dell'erbaiole
e frutlarole.
F^òrtcg-o s. m. Portico: Luogo coperto e so-
stenuto da colonne o da pilastri nel lato aperto,
che circonda o fiancheggia cortili, piazze o vie.
w Vestibolo: Specie di portico che è avanti la mag-
gior porta d'un edilizio, o immedialamente dopo
di esso, e che mette alla corte, alla scala o altre
parti della casa.
I*ortelletto s. m. Sportellello e Sportellino:
Piccolo oscetto in alcune porle grandi ; ed anche
Quella piccola imposta che serve per chiuderlo
ed aprirlo.
— da gaggia ; Sportello od Usciolino della gabbia.
— da porla de casa ; Spia : Piccola apertura, qua-
dra 0 tond.'i, ne :'uscio di casa, attraversata da
spranghette di ferro, per veder la persona che
picchia 0 suona, e darle libero accesso in casa.
La spia talora è nel muro.
— di càsoiu; Toppa, Toppino, Brachetta: Pezzo
quadro sul davanti de' calzoni, il quale si apre
abbassandolo e si chiude rialzandolo, ed abbot-
tonasi alle serre. Or comunem. i calzoni non
si fanno a '. jppino, ma a sparato CcoU'avertùa
davanti).
— . dd fornello; Sportellello e più comanem. Spor-
tellino.
S Portelletli da carossa; Sporlellelli, Sportellini:
Quelle aperture della carrozza che si sogliono
610
POR
POS
chiudere con cristalli per difendersi dall' aria e
dalla polvere.
I>ortello s. ni. Sportello: L'entrala delle bot-
teghe tra l'iin muricciuolo e l'altro, ed anche
Quell'imposta che talvolta vi si mette,
n Sportello, dicesi pure d'Altre imposte, come quella
d'un armadio, d'una carrozza, d'un pance di bot-
tega e sim.
— da bótte; Mezzule : Larga apertura fatta in uno
dei fondi della bolle per poterla meglio ripu-
lire. Essa chiudasi con un pezzo d'asse adattalo,
fhiamato Sportello, mediante una chiave (sian-
ghettaj che si caccia a forza nella staffa fma-
neggia do portelloj.
— do soà li'ùmi-a bùttega, ecc.; Caloralta, Bòtola
e or comiuiem. Bòdola: Buca per lo più quadra,
che in alcune botteghe o in povere case è nel
palco 0 soflìlto a uso di dare con scala, per lo
più a pinoli, una comunicazione diretta tra due
stanze, l'una sopra l'altra, e chiudesi con ribalta.
% Portelli; Portelli, in Marin. diconsi Le aperture
di forma quadra che si fanno nei fianchi delle
navi, per ognuna delle quali esce la volala o bocca
d'un cannone. - Mantdletti de' portelli diconsi
Quei battenti o imposte che chiudono e otturano
esattamente i portelli delle navi.
— d'un quaddro; Portelli: Quelle imposte d'assi
sottili che servono a coprire e difendere la pit-
tura d'una tavola, d'un quadro.
I*orto s. m. Porto: Luogo nel lido del mare,
ben riparato da' venti fortunali, dove le navi ap-
prodano, vi trovano ricovero, vi fanno le loro
operazioni commerciali, vi si raddobbano, vi si
approvvigionano e vi soggiornano quando non
hanno occasione di navigare.
« Porto, metaf. Lungo sicuro da rifugiarsi, Rifu-
gio, Asilo, Ricovero,
tt — per Portatura, Condotta, La spesa per pagare
il porto d'una cosa.
— d'arme; Porto d'armi : Licenza di portar armi.
— /'ranco; Porto franco, dicesi nel commercio Quello
ove i mercatanti di tulle le nazioni possono ca-
ricare 0 scaricare i loro vascelli senza pagar da-
zio 0 gabella.
S Ése a hòn porto; Essere a buon porto V. Èse.
Pox*tog-Iieize s. f Portoghese. T. mar. spe-
cie d'inghinaiura, colla quale si legano le due
estremità superiori d'una biga o quella d'un ago,
con un albero.
I*ortOii s. m. Portone. Acer, di Porta: Porla
assai grande donde passa anche una carrozza, e
diconsi generalm. Quelle dei gran palazzi, de'pub-
blici edifizj, ecc.
I*oirtòu. s. m. Portatore: Che porta: 0 l'ea un
bullo pori óu da Cristi; Egli era nn valente por-
tatore di Cristi.
I*ortóa p. pass. Portalo V. Porta (verbo).
« Portato, Inclinato, Propenso, Acclino, Dedito, Af-
fezionato e sim.
Portùg-à s. m. Arancia di Portogallo, e abusiv.
Arancia, Melarancia.
I*orze v. a. Porgere: Approssimare checchessia
tanto a uno che possa arrivsrlo.
n Adoperato rn sf-nso neui., e dello d'usci, di fine-
stre 0 .simili, vale Esser vòlto o Aver esito, e
dicasi Riuscire, Rispondere: Questo barcdn S
porze in stradda; Questa finestra riesce o ri-
sponde sulla strada.
— o man; Limosinare, Mendicare, Andar pezzendo,
accanando, cercando limosina.
% Chi ha bezéugno dò fcugo porze 5 dìo V. D'io.
Porzion s. f. Porzione: Parte d'un tutto di-
viso e considerato come tale.
» Porzione, per Ciò che tocca compartendosi al-
cuna cosa; allrim. Parte, Stregua, Rata.
« — Parlando di cibi, vale La quantità di vivande
che si suol? servire a ciascuna persona.
$ Fd e porzioin; Far le parli: Dividere per di-
stribuire 0 Distribuire le porzioni divise.
<; InrataporziòaN (\w%\.ii locuz. alla sua s«de alf.
P*Ò8a s. f. Posa, Pausa, Fermata, Sosta; Riposo.
I*òsà, V. a. Posare: Por giù il peso o la cosa
che l'uom porta.
1) Posare, in signif. neut. dicesi di Cose che si ap-
poggiano ed hanno lor fondamento e sostegno
sopra altre,
n — Lo dicono gli Scultori e Pittori delle figure
che fanno Quando hanno queir atllludìne, in cui
naluralmenle si reggerebbero.
§ Pòsàse n. p. Posarsi, Riposarsi, Fermarsi, Quie-
tarsi ; e talora. Assidersi, Star seduto.
I*òsaciàri V. Posapiano.
Posamolle s. ra. Posamolle: Arnese da po-
sarvi le mo.le del camminetlo.
I*òsapé s. m. Soppedaneo : Piccolo tavolato
di legno, su cui si posano i piedi.
Posapiano s. m. Posapiano: Sogno che così
espresso trovasi sovente sopra casse, cassette o
sim., che si mandano per vetiura o sui naviglj,
siccome, indizio che contengono cose fragili, ac-
ciocché vengano posate piano e con riguardo.
" Posapiano, dicesi per ischerzo di Chi è tardo
e lento ne' suoi movimenti e nelle sue opera-
zioni; altrim. Sant'Agio.
Posata s. f. Posata: I tre slrum., forchetta,
cucchiaio e coltello, che si pongono alla mensa
davanti a ciascuno per uso di prendere e par-
lire le vivande.
S Slùccio de posate; Astuccio o Sluccio da posale.
Spesso metlonsi in astucci diversi i cucchiai,
le forchette, i coltelli; in tal caso dicesi Cucchia-
jera l'astuccio de' cucchiai; Forchettiera quello
delle forchelle; Coltelliera l'astuccio dei coltelli.
Poscilbile add. Possibile, ante. Possevole:
Quel che può essere, Quel che può farsi.
S Fd 5 puscibile; Far il possibile: Fare di lutto.
Fare ogni sforzo.
S Poscibile! Possibile! É egli vcrol Può egli darsi
0 farsi! Esclamaz. di maraviglia.
Poscilbilitee s. f. Possibilità e Possibillà:
Astr. di Possibile: Il potere, Possa, Possanza,
Ciò che si può fare da alcuno.
M Possibilità, per Facoltà, Averi, Beni di Fortuna.
Poscidente s. m. Possidente: Colni che ha
poderi e possessioni.
"Poscitése s. m. Damo, Cicisbeo, Vago: O
ré ó mcB poscilese; É il mio damo.
Pòse (Sùnnàle); Sonar a morto, vale Sonare
in maniera funebre, Sonare per avvisare al po-
polo il mortorio.
Poso 0 Pòsóvi add. Raffermo : Pan poso
0 posóu ; Pane raffermo, cioè colto da più d'un
giorno. Dicesi anche di altri commestibili quando
non sono più freschi, Vieto.
Poso s. m. Polso : 3Ioto delle arterie che si sente
mediante il tallo, e talvolta L'arteria medesima.
POS
POS
«11
n Polso, per Quel luogo, dove la mano si conginnge
al braccio, cui comuripm. toccano i medici per
comprendere il moto dell'arteria; altrim. Carpo.
H Tempia, per Quella parte posta fra l'occhio e
l'orecchio; e ciò perchè ivi senlesi la pulsazione
de l'arteria.
S Pósi; Pollici. T. cahelt. Pezzi di ferro, su cui
applicandosi la mano delPartigiano, si abbassano
e sollevano le platine.
— debole ; Polso debole : Quello che debolmente
balte contro le dita.
— duo; Polso duro: Quello nel- quale l'arteria re-
siste, e comanica un orto insolito al polpastrello
delle dita.
— eguale; Polso eguale: Quello, le cai pulsazioni
si somiglano perfettamente in ogni loro intervallo.
— frequente; Polso frequente: Quello, le cui pul-
sazioni sono frequenti.
— intermittente ; Polso intermittente: Quello che
per due, tre od anche piiì battute si ferma, poi
ricomincia a battere.
— irregolare; Polso irregolare od ineguale: Quello,
le cui pulsa2:ioni ritornano ad intervalli ii eguali
0 non unilurmi sotto qualsiasi aspetto.
— lento; Polso lento: Quello, le cui battute sono
al disotto di n. 56 o 5i per ogni minuto primo.
— naturale V. sotto Poso regolare.
— profondo; Polso profondo: Quello che non si
sente che con pena calcando fortemente il dito.
— regolare; Polso naturale o normale: Quello che
è eguale, regolare, non frequente né tardo, mo-
derato nella forza e nella celerità, elastico senza
durezza, e le cui battute sono dalle 58 alle 62
ogni minuto primo.
— teizo ; Polso teso : Quello, nel quale l'arteria pare
nna corda tesa.
S Avei dò poso; Aver buon polso, flgurat. vale
Esser ricco, facoltoso.
S Batte 5 poso; Battere il polso, dicesi di Quel
moto all' infuori che fanno le arterie scorrendovi
dentro il sangue.
S Battila de poso ; Polseggiamento : Battuta o
Battimento del polso.
S Omino chi ha do poso; Uomo di polso, dicesi
generalmente di Chi è ricco e facoltoso.
S Tocca ó péso; Toccare, Tastare, Cercare il polso.
I*ospoiiii-e V. a. Posporre: Mettere dopo,
conlr. di Anteporre,
ti Posporre, in term. tipogr. è Un errore nel. com-
porre, che consiste nel mettere dopo ciò che
dovea andare innanzi.
I*ospoxiziòn s. f. Posposizione: Il posporre.
" Posposizione, in term. tipogr. L'atto del posporre
e Le parole posposte.
I*c>ssa s. f. Poiza: Luogo concavo e piccolo,
pieno d'acqua ferma,
n Bottino, Pozzo nero : Fossa coperta, nella quale
si scarican le fecce umane per ridurle a cessino.
Chiusino dicesi II coperchio di pietra con cui
serrasi il bottino.
— do liamme; Palude o Buca del letame: Piccola
fossa, nella quale si raduna il sugo proveniente
dal letame. Con questo sugo, che anche dicesi
Liquor del letame, s' inaflQa di tempo in tempo
il letamaio per maturarlo.
I*ossecle v. a. Possedere: Aver in sua potestà
0 potere, Tenere il possesso d'alcuna cosa, Es-
sere signore, padrone.
Possesso s. ra. Possessore, Posseditore: Che
pus-iede
Posso s. w. Pozzo: Buca tonda, per Io più
murala, scavala in terra a conveniente profon-
dila, perchè VI sccitiiriseano e vi si conservino
acque sotterranee da attingere per bere e per
altri usi domestici.
n Pozzo, per similit. si dice anche d'altre cose:
Posso de dinas, de féugo, ecc.; Pozzo di danaro,
di fuoco e sim.
" — Nel giuoco dell'Oca è Quel sito, dove chi
arriva, paga, e vi sta a tanto che un altro lo cavi.
— artesian; Pozzo artesiano: Pozzo d'acqua viva, ,
ma saliente, cioè ascendente alla superficie dei
suolo, ora più ora meno.
§ A seggia a va tante volte a-o pdsso che a fin
a gh' arresta o a se rdmpe V. Seggia.
S Bócca d5 posso; Bocca del pozzo: L'apertura
superiore del pozzo.
S Èse cómme 5 pòssa de San Patrizio; Essere
come il pozzo di S. Patrizio, vale Non conten-
tarsi mai. Non empiersi mai ; che anche dicesi
Essere -come il calderone d'AHopascio.
§ Fd velde a limn-a tn tò posso V. Lùnn-a.
S Pdpèlo dò posso ; Parapetto del pozzo : Qìiella
parte del pozzo che snprasla al suolo. - Sponda
0 Orlo del puzzo dicesi La parte superiore dei
parapelto, sovra cui si appoggia la secchia.
% Taggia dò posso; Carrucola.
S Tramezann-a dò posso; Vela: Muro verticale
che per alcune braccia divide in due il vano
del pozzo, quando questo è comune tra due case
contigue.
Posta, s. f. Posta: Luogo dove si danno e si
portano le lettere.
n Posta : Luogo dove , in correndo la posta , si
mutano i cavalli.
n — Il luogo destinato nelle stalle a ciascun cavallo.
n ^- In term. di caccia, Quel luogo o parte della
selva, dove si suol metter il cacciatore atundendo
che passino le fiere cacciHle, che vuol pigliare.
" — Quella somma di danaro , che i giuocalori
concordano che corra vollii per volta nel giuoco.
ti — Nelle Cartiere diconsi Tanti foglj e feltri,
alternalamente ammontati sulla ponitora (pone-
dévjaj quanti ne debbono andare in una volta
sotto la soppressa.
S Andd a posta; Andare alla posta. T. de'cacciat.
V. Andà.
S Camalletto da posta V. questa voce nel Diz.
S Dà a bulla de posta V. Balla.
S De questa posta; Di questa posta. Si dice per
dinotare La grossezza o la grandezza d'alcuna
cosa, ma s' intende che questa frase venga ac-
compagnata da un gesto.
S Meistro de posta; Maestro di posta, Postiere,
Poslemastro: Quello che tiene i cavalli della posta.
% Pertùzo da pos'a de lettere; Buca della posta.
S Viaggia in posta ; Andare o Viaggiare in pesta
0 per le poste, Posteggiare: Viaggiare mutando
i cavalli ad ogni posta.
Posta, V. a. Postare : Propriam. Collocare le
schiere, i soldati, le sentinelle ne' loro posti; e
talora semplicem. per situare, Collocare, ecc.
S Postdse n. p. Postarsi, Collocarsi, Mettersi id
un luogo.
»» — Appostarsi : Mettersi in un qualche luogo
appunto per osservare od ispiare checchessia.
612
POT
POV
Postema s. m. Postema, Apostema : Tumore
cagionalo da materia umorale e marciosa raccolta
in qualche parte del corpo animale; altrim. Ascesso.
I*osterit0© s. f. Posterità, Discendenza: 1
posteri, I discendenti.
I*ostig'g'ióii s. m. Postiglione: Colui che
guida i cavalli della posta, cavalcandone uno.
I*ostig'g'iónM.-a (ÀJ; Alla maniera, A
modo dei postiglioni.
S Stivce a postigyiònn-a; Stivali duri, Stivali da
postiglioni V. Stiva.
Postilla s. f. Postilla: Qnelle parole brevi e
succinte che si pongono in margine ai libri in
dichiarazione del tosto.
S Fd de postille; Postillare: Far postille al mar-
gine di qualche libro o scrittura.
Postlsso add. Posticcio: Aggiunto di Cosa che
non è naturalmente in suo luogo, ma postavi
dall'arte o dall'accidente.
S A postisso V. questa locuz. alla sua sede alfab.
Posto s. m. Posto, Luogo, ed anche Piazza,
Sito: Spazio che si occupa o Termine conle-
nente i corpi.
« Posto, per Piazza, Uffizio, Impiego, Carica: Aveì
un bello posto; Avere un bel posto o un posto
luminoso e lucroso.
M — Nella Milizia, Luogo occupato da un corpo
di soldati, e II luogo altresì assegnato a ciascun
soldato.
— avunsòu; Posto o Guardia avanzata. T. milit.
Luogo occupato da una guardia sull'estremità più
vicina al nemico.
— davanti 0 derré da carossa; Posto anteriore o
posteriore nella carrozza.
% Aveì 0 primmo posto; Tenere il primojluogo :
Precedere altrui.
S Cede ò posto; Cedere il luogo: Dare altrui la
precedenza.
S £se a so posto; Essere nella sua piscina, figur.
vale Essere in quello stato che più sì avviene.
§ Fd dò posto ; Far posto, Far luogo.
S Levd da posto; Spostare, Slogare.
§ Mette a posto; Allogare: Collocare la cosa dove
richiede l'ordine e il luogo ad essa destinato,
Mettere in assetto.
« — a posto un brasso, ùnn-a gamba, ecc.; Ri-
porre un braccio, una gamba, un osso, ecc. V.
Mette.
S Mettise a-o posto d'un atro; Mettersi in luogo,
in vece o nelle veci d'un altro.
S Occùpd un posto ; Tenere il luogo : Occupare
alcun posto.
S Perde 6 posto 0 l'impiego; Rimaner fuori di
impiego.
Potassa s.lf. Potassa. T. chim. Sostanza sa-
lina composta, che oltiensi calcinando diverse
specie di legno e liscivando quindi le ceneri.
Potensa s. f. Potenza, Possanza, Potere.
» Potenza, per Stato, Nazione.
— dò reléuio; Potenza. T. oriuol. Pezzo fermato
con viti sulla faccia interna della cartella infe-
riore. L:i potenza riceve uno de' pe.-nj della bi-
lancia fhilancinj, laltro pernio gira nel brac-
ci nolo (cocco).
^ Braccetto da potensa d6 reléujo; Andòne. Pia-
strella d'ottone scorrevole in una incanalatura
della potenza. Nell'andòne gira quel pernio della
serpentina che è dalla parte più corta detrasse.
% De filo e de potensa m. avv. Per maledetta forza.
Pòtrón add. Poltrone : Che poltroneggia , A
cui piace il poltrire; Poltro, Pigro, Neghittoso,
Infingardo, Fuggifatica,
S Èse un pòtrón finto; Aver l'osso del poltrone:
Esser di natura pigro, infingardo.
% Fd 5 patron; Poltroneggiare, Poltrire: Vivere
poltronescamente, in ozio vizioso.
Pòtronaja s. f. Poltroneria, antic. Poltronìa:
Lentezza o Tedio nell'ojìerare: Infigardaggine,
Infingardia, Inlìngardezza, Pigrizia, Neghillaggine,
Anneghittimcnto.
§ Ddse à pòironuja; Darsi alla mandra, cioè alla
vita poltronesca ed oziosa.
Pòtronasso add. Pollronaccio. Peggior. di
Poltrone; Poltroncione, Infingardaccio, Sciope-
rone, Fantonaccio, Pezzaccio di poltrone.
Pòtronn-a, s. f. Poltrona : Gran seggiolone
a bracciuoli, imbonito, sul quale uno si può ada-
giare per riposarsi, e, se occorre, anche dormire.
Pòttoli s. m. pi. Cernecchi, Cerfugli : Ciocche
di capelli separate dal resto della capellatura,
pendenti dalle tempie alle orecchie.
Pòttig-g-io s. m. Poltiglia: Qualunque imbratto
od intriso di materie ridotte ad uno stato quasi
liquido; Fanghiglia.
Pòttin (Avello a-i éiiggij V. tuggio.
Pòttini (Èaggi); Occhi cispi o cisposi V.J^h5,i7jo.
Póvee 0 Pó-vie s. f. Polvere o Polve; la
2* voce è per lo più poetica : Terra arida o
Altra sostanza qualunque ridotta in particelle
finissime, da poter essere mosse, sollevate o tras-
portale dal vento V. Pàa.
»t Polvere, per Quella composizione di salnitro,
zolfo e carbone, colla quale si carican le armi
da fuoco; e dividesi in Polvere da cuccia o da
schioppo, che è di granello assai fine; in Pol-
vere da cannone, di granello mezzano, e in
Polvere da mina, di granello assai grosso.
— da nettezza i denti; Dentifricio: Polvere da
fregare i denti per ripulirli.
— de Cipri; Polvere di Cipri o Cipria: Specie di
polvere, compnsla per lo più d'amido, talvolta
odorosa, di cui si fa uso per impolverare i capelli.
— de marmo; Polvere di marmo: Si adopera per
segale i marmi e per altri usi.
% Non èse quello chi ha inventóu a pòvee; Non
esser l'inveiilor della polvere, vale Non essere
il primo de' sapienti, cioè Avere una capacità
assai limitata.
S Qwllo chi fa a pòvee da spara; Polverisla:
Colui che fabbrica la polvere delle armi da fuoco.
Pó-viéa s. f. Polveriera: Edilìzio nel quale si
fabbrica o si conserva la polvere per le armi
da fuoco.
Povien s. m. Scudetto e Scudellino : Slrum.
di ferro o d'ottone fallo a guisa di piccola coppa
ed incastralo nella cartella delle armi da fuoco
portatili , posto sotto il focone della canna per
ricevere il polverino deli'innescatura. - Focone,
che anche in dialetto dicesi Pòvicn, Quel pic-
colo buco nell'estremo d'ogn'arma o bocca da
fuoco, che dalla superficie esteriore della canna
va sino all'anima, e nel quale s'introduce la
polvere o lo stoppino per dar fuoco alla carica
chiusa nella camera.
S Mette a pòvee in scio pdvien; Innescare, Cibare.
Pò-veo add. (usasi anche in forza di sost.)
PR^
PRE
613
Povero, Mendico, Pezzente, Accattapane, Accat-
tone, Accattatozzi,
n Povero, per Chi ha mancamento o scarsità delle
cose che gli bisognano, contr. di Ricco; Biso-
gnoso, Necessitoso, Indigente,
n — iMeschino, Gretto, Angnslo, Jlisero.
— diao; Poveraccio, Poverino, Povero diavolo, Po-
vera creatura, dicesi di Persona volendola com-
patire.
5 De ricco diventa pdveo ; Di buona badìa esser
a cattiva cappella, dicesi di Chi essendo ricco
vieno in povero stato.
S Diventò pòveo; Impoverire (neut. ass): Divenir
povero, Venir a povertà, Cader in bassa fortuna.
S Oh pòveo mi ! Povero me ! Oh me tapino !
Ahi lasso! Ohimè!
S Quando 5 pòveo 5 fa limòxina a-o ricco d
diào 0 se ne rie; Chi fa limosina al ricco, fa
la pappa al diavolo.
Ir*overts© s. f. Povertà: Scarsità o Mancanza
delle cose che bisognano ; Bisogno, Inopia, Bli-
seria. Indigenza.
roxitivamente avv. Positivamente, In-
dubitatamente, Senza fallo, Certamente, Per certo,
Sicuramente.
Ir»oxiti-vo add. Positivo, Reale, Effettivo.
» Positivo, Fuor d'ogni dubbio. Indubitato, incon-
trastabile. Certo, Sicuro.
i^oxitùa s. f. Positura, Giacitura, Atteggia-
mento: Modo con cui la persona oMa cosa è
posata 0 atteggiata.
I»oxizión s. f. Posizione, Positura V. Poxitùa.
» Posizione, Situazione: Positura di luogo,
n — Nella Milizia, Situazione d'un campo, d'una
linea, d'una battaglia, d'una fortezza, ecc.
n Situa/Jone: Condizione morale, Grado, Stato di
una persona.
S Èse in cattiva poxizidn; Essere in dura o pe-
nosa contingenza. Biodo figur.
X^rsa s. m. Prete, ma usasi per lo più da noi a
modo di titolo messo innanzi al nome proprio:
Prce Gioanin, Prcc Antògno, ecc.; Prete Gio-
vanni, Prete Antonio, ecc.
l*i'eelévi s. m. Pratajuolo, Prelajuoio, Pratolino.
T. bot. Agaricus campestris. Fungo eccellente,
che nasce ora solo, ora a torme, ora cespitoso,
ma sempre in forma d'uovo. Sbucciato che sia,
ha il gambo cilindrico, bulboso, ottuso alla base,
liscio, cosparso alla cima di fiocchetti bianchi.
È bianco come la sua carne che, esposta all'aria,
si tinge in ocraceo-carnicino. Il cappello dap-
prima è globoso ; crescendo consersva lungamente
i margini ripiegati, indi si fa convesso, e final-
mente piano; la sua superficie è asciutta, seri-
cea, screpolala, sporgente al margine, dov'è sot-
tile come una membrana; le lamine sono spesse
e di colore tra il carnicino e il porporino; in-
vecchiando divengono nere. Ve n'hanno 7 varietà.
l*reeve s. m. Prete: Quegli che ha ricevuto
l'ordine e il carattere del presbiterato; e comu-
nemente intendesi per Sacerdote secolare a di-
stinzione di regolare,
ti Prete, nell'uso dicesi Quell'arnese di legno in-
telaialo, a cui s'appicca uno scaldino con brace,
e si mette nel letto per iscaldarlo; altrim. Tra-
biccolo da letto.
S Dee da beive a-o prceve che 5 cego 5 l'ha sob
V. Cego.
S O prcBve in campa gniad pi ggia ec. V. Compagnia.
% Pescio pro've; Pesce prete, Ragana. T. iltiol.
IJ^runoscopus scaber. ppscetlino di mare con
lesta tonda quasi come il ghiozzo CghiggionJ,
ma pili grosso.
S Sbaglia finn-a 5 prceve aU'artd; Egli erra il
prete all'altare V. Artd.
S Son ciù i sbìri che i preevi ; Son più i birri
che i preti, dicesi comunem. Quando venendo a
morte un lale che in vita era reputato ricco, si
viene a conoscere aver lui lasciali tanli debiti che
il suo patrimonio basti a mala fatica per pagarli.
I*ra©vin s. m. Pretino, Dim. vezz. di Prete;
e per lo più si dice di Prete giovane.
I*raeùsso s. m. Pretazzuolo. Peggior. dì Prete;
e si dice quasi per mostrare la bassezza o poca
perizia d'alcuno che sia prete.
JPratica s. f. Pratica: Uso o facil.tà in fare
checfliessia, acquistata col mollo operare.
« Pratica, Negozio, Trattato, Maneggio.
n — Tirocinio, Noviziato, Scuola da cui s'apprende
un' arte.
li — La persona, colla quale abitualmente si pra-
tica 0 si conversa.
n — Amor disonesto ed anche La persona che è
così amata.
% Da pratica; Dar pratica. T. mar. Permettere
a coloro che giungono da paesi sospetti di peste
0 d'altra malattia contagiosa d'aver commercio
libero cogli abitanti del porlo o della città a cui
arrivano, dopo aver fatta la quarantena prescritta
dalle autorità sanitaria del luogo.
% Fd a pratica; "Far la pratica, vale Acquistare
pratica. Esercitarsi per acquistar la pratica.
it Far la pratica o le pratiche, si dice anche dei
Giovani dottori o di medicina o di legge che
stanno per un dato tempo a esercitarsi nella loro
scienza sotto maesiri o pi'rsone già abilitate, per
poi avere anch'essi facoltà di esercitar pubbli-
camente la loro professione.
^ Fd e pratiche nerrssàie pe ottegni ùnn-a cosa;
Far le pratiche : Maneggiarsi o Raccomandarsi
per ottener checchessia.
$ Stette in pratica; Porre o flettere in pratica.
Praticare, Mettere in effi-tto.
S Teuni viva ùnn-a pratica; Trattener una pra-
tica: Tener vivo il trattato,
S Va citi a pratica che a sciensa; Val più la
pratica che la grammatica, cioè L'esperienza è
più utile del sapere.
I*ratiea v. a. Praticare: Frequentare, Conver-
sare, Aver commercio.
t) Usato in signif. neut. vale Usare , Costumare,
Esser consueto a fare.
— in t'ùn scito; Praticare in un luogo, vale An-
darvi spesso, Frequentarlo.
S Praticàse n. p. Praticarsi, Esser in uso. Usarsi,
Costumarsi.
n — Frequentarsi, Aver commercio, Conversare
insieme.
Praticante s. m. Praticante : Quegli che fa
pratica in una scienza sotto maestri o persone
già abilitate.
I^retoSg-g-i V. a. Bislessare : Lessare alquanto,
che anrh di'-esi Dare un bollore.
•{•I*rel>óg'g'xe s. f. pi. Castagne lesse: Castagne
secche e bianche, cioè mondate dalla scorza e
peluja (lùggioj, colle nell'acqua.
614
PRE
PRE
•J-I>i-eTb5g'g"ión. . . . Mazzo d'ortaggi, composto
di biele, di cavoli cappucci primaticci (gngge),
prezzemolo ed altri camangiari, che usasi comu-
nemente da noi cuocere col riso per minestra,
ft Figurai, vale Guazzabuglio, Piastriccio, Potli-
mccio V. Gazzabùggio.
I*i*ecacciii s. m. Procaccino o Buon procac-
cino: Colui che s'ingegna per ogni modo di
guadagnare.
I*reca,uzi5n s. f. Precauzione: Stadio della
mente, pel quale divisiamo i mezzi per evitare
a!can male o di procacciare alcun bene; altrim.
Cautela.
I*reoed.e v. a. Precedere : Andar avanti, Antì-
andare, Antecedere.
I*reoettà v. a. Precettare: Mandar il precetto
per adempiere a qualche pubblico carico, ed an-
che per pajjare o per comparire in giudizio o sim.
I*x*e§ipita, V. n. Precipitare: Cadere rovino-
samente, come Precipitare (fa una rupe e sim.
n Precipitare, presso i Chimici dicesi L'andare a
fondo le materie già dissolute in alcuni liquori,
quand'allri vi se ne mescolano di contraria natura.
— ila corda da loggia; Scarrucolare, dicesi del
libero e precipitoso scorrere della corda sulla
girella della carrucola.
« Scarrucolare, parlando dell'orologio, dicesi del-
l'Impetuoso e subilo girar delle ruote, quando
vien tolto l'asse della bilancfa o alcuni pezzi
dello scappamento, che frenavan la forza mo-
trice prodotta da molla e da contrappeso.
— tìnn-a cosa; Precipitar alcuna cosa: Accelerar
ad eseguirla, Farla frettolosamente e male.
S Precipitàse ù p. Precipitarsi : Andar incontro
a chpcchf'ssia temerariam. e senza considerazione.
I^re^ipitazión. s. f. Precipitazione, Preci-
pilamenlo: Il precipitare.
n Precipitazione : Soverchia fretta e imprudenza
nell'operare.
I*r05ipizio s. m. Precipizio : Luogo dirupato,
dal quale si può agevolmente precipitare; Balza,
Dirupo, Scoscio.
S Andd 0 Mandò in precipizio; Andare o Man-
dare in precipizio, diciamo dell'Andare o Man-
dare in perdizione, in rovina; e si dice di roba,
d'onore, di persone e sim.
S A precipizio; A precipizio. Posto av v. vale Con
modo precipitoso, Precipitatamente, Precipitosa-
mente, A fracasso.
I*recisa, v. a. Determinar con precisione, Pre-
figgere, Statuire.
— d giorno; Indicare il giorno preciso.
I*jpeoisiòn s. f. Precisione, Esattezza, Accu-
ratezza.
I*reolsfìa. V. Preci si ón.
I*reou.r'só s. m. Precursore: Titolo d'onore
che per antonomasia si dà a S. Giovanni Bat-
tista, per aver preceduto il Redentore.
I*i:*e<ièlla s. f. Predella: Quello scaglione di
legno a pie degli altari , sopra il quale sta il
sacerdote quando celebra la messa.
— dò cammin; Pedana V. Bardella.
Pre.dcstina v. a. Prrdrsl,niire: Statuire, De-
liberare, Destinare avanti; e diersi partieolarm.
della Scella fatta ab eterno da Dio di alcune per-
sone per operar cose grandi.
«Predestinare, si dice anche del Prevedere che
fa Iddio la salute degli uomini.
Predestinaziòn s. f. Predestinazione,
Predestino: Decreto eterno di Dio, per cui al-
cuno è predestinalo alla gloria del cielo.
Predi V. a. Predire: Dire avanti. Annunziare
quello che ha da essere; Profetare, Vaticinare.
Predica s. f. Predica : Annunzio fatto al po-
polo della parola di Dio.
" Predica, per Riprensione o Avvertimento.
S Fd ùnn-a predica a un; Far una predica o un
scilòma ad alcuno: Parlargli lungamente o per
avvertirlo d'alcun errore o per persuaderlo a
dover fare o non fare alcuna cosa.
Predica v. a. Predicare: Annunziare o Di-
chiarare pubblicamente il Vangelo al popolo e
riprenderlo ne' vizj.
»i Predicare, per Pubblicare semplicemente, Divul-
gare, Far noto.
1» — per Discorrer ad alla voce e quasi declamando.
Il Garrire, Sgridare, Riprendere: 0 n5 fa atro
che predica tùlio ò giorno; E' non fa altro che
garrire tutto 'I di.
— « bragce ; Predicare a braccia V. A bracge.
— a-o deserto; Predicare a' porri o tra' porri,
Predicare nel deserto, vale Gettare il tempo con
favellare a chi non vuole intendere.
Predicato s. m. Predicatore: Colui che pre-
dica; e propriam. Quegli che predica o annunzia
le verità crisiiane ; e per estens. Apostolo, Ban-
ditor del Vangelo, Oralor sacro. Nunzio di Dio.
ti Predicatore, nel num. del più Titolo de' Frati
di S Domenico.
Predilezión. s. f. Predilezione : Amore par-
ticolare che si porta a persona o cosa piii che
ad un' altra.
Predizion s. f. Predizione, Predicimento,
Vaticinio, Profezia.
Prédoa s. f. Prédola. T. cart. Asse alquanto
inclinala, sulla quale il levatore (levadò) pone
gli uni sopra gli altri i fogli soppressati della
carta, toltine i feltri, e quei foglj poi sono por-
tati nello spanditojo fspandiój.
Il Prédola, chiamasi pure nelle Cartiere Un tavolo
rustico, su cui salgono le lavoranti per tendere
sulle corde i foglj ad asciugare o per raccoglierli
asciutti.
Predomina v. a. Predominare: Aver pre-
dominio, Prevalere, Signoreggiare.
Prefazión s. f. Prefazione: Quel discorso che
si pone innanzi a un'opera per dich arare lo
scopo dello scrittore o l'importanza dell'opera
stessa; altrim. Proemio, Preambolo, Prologo.
Preferì v. a. Preferire: Fare scelta d'una per-
sona 0 d'una cosa piuttosto che d'un'allra; Pre-
porre, Anteporre.
Prefettùa s. f. Prefettura: Uffizio e Dignità
di prefetto. .
•I Prefeliura: Tribunale di prima cognizione com-
posto di diversi membri o giudici, cui presiede
un Prefetto stabile per amministrare la giustizia
in primo grado in ogni ciilà capoluogo di pro-
vincia; ed anche 11 luogo o palazzo ove riseg-
gono i giudici per render ragione.
Prefizze v. n. Profìggere, Determinare, Sta-
tuire, Fermare, Stabilire.
§ Prefìzzisc de fa 0 nò fd ùnn-a cosa ; Prefig-
gersi di fare o non fare checchessia, vale 3Iet-
lersi nell'animo. Porsi in capo di fare o non
fare quella tal cosa.
PRE
PR^
616
I*reg'à» V. a. Pregare e alla lat. Precare: Do-
mandare umilmente ad aicano quello che si de-
sidera da lui; Supplicare, Porger preghiera,
Chiedere di o In grazia.
n Pregare, Orare, Far proghiera, Far orazione.
Raccomandarsi a Dio.
» — per Imprecare, Desiderare il male contro
chicchessia o contro se stesso.
S Fase prega; Farsi tirar per le calze, Farsi
correr dietro: Lasciarsi pregare alcun poco.
S No se fa troppo prega; Non si fare stracciare
i panni o la cappa: Non si far pregare troppo.
Non si far molto dire.
S Voei èse pregóu; Aspettare il baldacchino, di-
dicesi di Chi aspetta molti preghi ed invili in-
nanzi che' si muova.
I*reg'liéa s. f. Preghiera, Prego, Priego, poel.
Prece, anlic. Pregarla, Pregheria, Preghiero,
Priega : Richiesta che si fa altrui di checchessia
per grazia o per favore; se molto calda, dicesi
Scongiuro.
» Preghiera, Prece, Orazione: L'atto di religione
di chi sì rivolge a Dio ne' suoi bisogni si spi-
rituali che temporali ; ed anche Quel tributo che
offeriamo a Dio d'adorazione e di lode.
I*ireg-ià.se n. p. Pregiarsi, Vantarsi, Farsi
gloria.
^ I*r*eg-iùdicà v. a. Pregiudicare : Arrecar
K- pregiudizio. Danneggiare, Dannificare, Nuocere,
^ Recar danno.
P^reg-iùdizio s. m. Pregiudizio, Discapilo,
Danno, Nocumpnto.
n Pregiudizio: Opinione precedente da inconside-
rati 0 falsi giiidizj.
S Pin de pregiùdizii; Tutto opinionacce: Pieno
d'opinioni superstiziose.
S Porla pregiudizio V. Pregiudica.
Preiza. s. f. Presa: L'atto di prendere e La
cosa che si prende.
« Presa , parlandosi di medicine , Quella quantità
di esse che si piglia in una volta.
« — In term. di Cartiera, L'unione di tre o quat-
tro coppie V. Chéuppia.
— deWcegua; Presa dell'acqua. T. idratd. Il luogo
d'onde si deriva l'acqua d'un fiume o torrente,
mediante un incile in un canale. - Incile o Emis-
sario, nomi che si danno generalm. alle aper-
ture natarali o artitìziali, d'onde i laghi o i canali
mandan fuori le loro acque. Gli emissarj artitì-
ziali prendono pure il nome di Scaricatojo, Tra-
bocco, Rifiuto, trattandosi d'acque superflue.
— de tabacco; Presa di tabacco: Quella quantità di
tabacco in polvere che si prende in una volta
da una scatola fra i polpas:relli dell'indice e del
r pollice per tirarlo su per il naso.
S Botta reiza «5 fa preiza V. Botta.
S Fa preiza; Far presa, vàie Altaccarsj, Appi-
gliarsi, Assodarsi ; e si dice propriam. della cal-
f Cina, del gesso, dello stucco, della colla e d'altre
materie che si adoperano liquide, poi nell'ascin-
garsi 0 seccarsi sì consolidano, e questo cotale
assodamento è pur dotto Presa.
« — ùnn-a bònn-a preiza a caccia, pesca, ecc.;
Far buona presa, dicesi di Tuita quella quantità
dì preda che si piglia cacciando, uccellando o
pescando.
8 Gasso da preiza V. Gesso.
I*rela>tùa> s. f. Prelatura : Dignità de' prelati.
I^releva v. a. Prelevare. Voce dell'oso: Torre
avanti alcune parti di somma, di contanti o chec-
chessia d'altro; altrim. Detrarre.
Premedita v. a. Premedifare: Meditare una
cosa prima di eseguirla, Pensarvi avanti.
Premeditai ión s. f. Premeditazione: Il
prem»'ditare, e dicesi per lo più di delitti.
Premette v. a. Premettere: Mettere innanzi,
Anteporre, Dire, Osservare avanti ogni altra cosa.
Premia v. a. Premiare, Guiderdonare, Rimu-
nerare, Rimeritare, Dar premio : Ricompensare
altrui delie sue opere buone.
Premme v. n. Premere, Importare, Calere,
Essere o Star a cuore.
Il Premere, per Esser urgente, necessario: N5
premine che vu/fannw tanto; Non preme che
VI affanniate siffattamente.
Premùa s. f. Premura: Gran desiderio, sol-
lecitudine di chi è ansioso di fare o d' ottener
checchessia; e più intensamente Ansia, Ansietà.
« Premura, Prescia, Pressa, Fretta V. Sprescia.
S Chi ha premùa vadde adaxo ; Chi ha fretta
indugi ovv. Se hai fretta siedi. Prov. che signi-
fica Chi vuole riuscir bene nelle cose bisogna
che operi pacatamente e con maturo giudizio.
Préndìse n. p. Rappigliarsi, Rapprendersi,
Coagularsi: Addensarsi, Farsi sodo, e dicesi ge-
neralmente di cosa liquida che s' inspessisca e
non sia più fluida. Parlando del latte, dicesi più
propriam. Cagliare, Quagliare, Quagliarsi, Acca-
gliare, Accagliarsi, cioè Rappigliarsi per l'azione
del caglio Cprezùj; parlandosi del sego, del brodo
gra.sso, del burro o altri liquori grassi , dicesi
Asse vare e meglio Rassegare; parlandosi del
sangue. Aggrumarsi.
S Fa prende ò Iwte; Far cagliare o quagliare il
latte. Accagliare il latte.
Preoccùpòu. add. Preoccupato : Che ha
l'animo occupalo da profondi ed importanti pen-
sieri; Astrailo, Cogitabondo, Impensierito.
Prepara V. Appuegià.
«1 Preparare, presso i Medici si dice del Rendere
alcune sostanze medicamentose in tale stato ,
forma, ecc. che siano atte all'uso degl'infermi;
presso i Chir., del Collocare gl'infermi nella po-
situra più opportuna all'eseguimento d'un'opera-
zione chirurgica; presso gli Anatomisti, del Met-
tere allo scoperto, separare, ecc. una parte qua-
lunque del cadavere per servire alla descrizione
della medesima.
S Preparàse n. p. Prepararsi, Apparecchiarsi, Ap-
prontarsi, ecc.
Preparazion s. f. Preparazione, Prepara-
mouto: Il preparare.
— da messa; Preparazione della messa: Preci
preparatorie ossia Preci che si recitano dal Sa-
cerdote prima di celebrare la messa.
Prepose V. Preposto.
Preposto s. m. Gabelliere, Stradiere: Colai
che a' luughi del dazio ferma le robe, per le
quali dee pagarsi la gabella.
Prepotensa s. f. Prepotenza, Soverchieria:
Abuso di potere.
S De prepotensa; Di riffa. Posto avv. vale Per
forza, Violentemente.
Prepoxizion s. f. Preposizione: Partic. in-
decl. chi>, premessa ad altre parti del discorso,
ne determina il caso e il significalo.
m^
PRE
PRE
I»réscide s. m. Preside: Colui che ha in-
combenza di presiedere; carica simile a qaella
di Presidente, ma dassi un tal titolo per lo più
nelle Università, Scuole, Istituti e sira.
I*x*esoi<ieiisa s. f. Presidenza: li presiedere
ad una adunanza, L'atto o l'ufficio del presiedere.
I*resci<ieiite s. m. Presidente: Chi presiede
0 è capo d'un'adunanza, e dicesi per lo più dei
Magistrati.
I*resoied.e v. n. Presiedere e Presedére, So-
prantenilere, Soprastare; od altrim. Aver mag-
gioranza, autorità, governo e presidenza in un
consiglio, in un'adunanza o sim.
!l*re scinde v. n. Prescindere: Lasciar da
parte, Tralasciare, Ommettere.
fl*resciiiséu.a... Latte rappreso e inacidito
che, separalo dal siero (schéuggia), si mette dai
Genovesi ne' ripieffi, nelle torte e in molte altre
vivande. Non ha termine proprio italiano, per-
chè generalmente in Italia non si usa, ma si
adopera in sua vece la ricotta.
I*resciòn. s. f. Pressione: Il premere, Passura,
Compressione,
n Pressura, per Oppressura, Oppressione.
I*rescx*i"ve v. a. Prescrivere: Limitare e Rin-
chiudere in un cerio termine.
Il Prescrivere, per Ordinare, Decretare, Stabilire,
Statuire.
I*rescrizioii s. f. Prescrizione. T. leg. Ra-
gione acquistata per trascorso di tempo.
Preseiisa s. f. Presenza: L'esser presente,
Cospeito.
n Presenza, per Aspello, Apparenza, Mostra, 'Vista.
— de spirito ; Prontezza di spirilo. Acutezza d'in-
gegno ; Imperturbabilità, Sangue freddo, Intre-
pidezza.
% De presensa m. avv. Di presènza. In persona.
S Omino de bella presensa; Uomo di bella pre-
senza, cioè di bell'aspetto.
I*reseiità v. a. Presentare, Dare, Porgere.
n Presentare, per Condurre alla presenza.
Il — per Accostare: Quando 5 fùmma, presen-
tceghe a candeja; Quand'esso fuma, presentategli
la candela.
— t arme; Presentar le armi: Nella Milizia, Onore
che rende il soldato portando il fucile innanzi
. a sé.
S Presenfdse n. p. Presentarsi : Condursi alla pre-
senza. Comparire dinanzi a uno.
n — l'òccaxión; Presentarsi l'occasione, vale Ve-
nir loccasione.
I*reseiiti v. n. Presentire: Aver alcuna no-
tizia 0 sentore d'una cosa avanti ch'ella segua.
iPresenzia v. a. Stare o Essere presente.
Presepio s. m. Presepio, Capannuccia: Quello
che si fa nelle case o nelle chiese per la so-
lennità del Natale, a imitazione della capanna
dove nacque Gesù Cristo.
I*i*eser"va v. a. Preservare, Guardare, Ser-
vare, Conservare, Difendere: Sottrarre da un
male imminente o futuro.
IPrespapie s. m. Calcaleltere, Calcafoglj, Cai-
chino, e in alcuni luoghi della Toscana Fattorino:
Formella di marmo o metallo, per lo più con
impugnatura, che si posa sopra le lettere o carte
che siano su una tavola, perchè non ìsvolazzino
e si smarriscano.
Pjressa s. f. Soppressa : Strum. da soppressare
composto di due assi, tra le quali si pone una
cosa che si vuol soppressare, caricandole di pesi
0 stringendole con vite.
Il Soppressa ed anche Pressa. T. stamp. Strettoio,
con cui si soppressano i foglj stampati, framez-
zati da altrettanti cartoni ben lisci, acciocché
vengano ben tesi e di migliore apparenza.
S Mette in pressa; Mettere in soppressa, Sop-
pressare.
Presta v. a. Prestare, Imprestare, Dare in
prestilo 0 in presto o in prestanza: Dare altrui
una cosa con animo e patto ch'e' le la renda.
Il Prestare, per Concedere: Se 5 Segnò 5 ine pre-
sta salute ecc.; Se il Signore mi presta sa-
lute ecc.
— cautidn; Dar malleveria, sicurtà.
— fede; Prestar fede. Aggiustar fede. Credere, Aver
credenza.
~r- ùbbidiensa; Prestare o Rendere ubbidienza, Ob-
bedire.
S Prcstdse n. p. Prestarsi , figurai, vale Accon-
sentire, Accondiscendere, Assecondare, Esser
indulgente.
Il Prestarsi, parlandosi di materie, vale Arrendersi,
Cedere in leccandole o premendole.
3 Donne, scciùppette e libbri, no se ne presta a
nisciùn V. Donna.
Prestanòmme s. m. Prestanome: Chi pro-
metie o contratta invece d'un altro che voglia
rimaner celato.
Presùmine v. n. Presumere, Presummere e
Presumere: Pretendere oltre il convenevole, Pro-
mettersi di se stesso, del suo merito, delle sue
forze più di quello che ragion voglia.
S Presùmmise n. p. Presumersi, Congetturarsi,
Supporsi, Presupporsi.
Presùmi s. ra. Presunzione, Presonzione,
Prosontuosità, anlic. Presumenza: Pretensione
temeraria. Baldanza, Arroganza, Tracotanza.
S Piggid ó presùmi addosso a ùnn-a persònn-a;
Pigliar baldanza o campo o animo addosso a
uno, vale Pigliar ardimento da checchessia a
soverchiarlo.
Presùnzion 'V. Presùmi.
Il Presunzione, per Giudizio fondato sopra
renza o sopra indizj, Presupposizione,
ghietlura.
Presuppònn-e V. Suppònn-e.
PresuppoxÌ5BÌón. V. SuppoxiziSn.
Preteisa s. f. Pretesa, Pretensione V.
tensciòn.
Pretende v. n. Pretendere: Credere o Tenere
d'aver ragione su checchessia e chiederlo; Vo-
lere aver ragione di fare o di conseguire alcuna
cosa; Aver pretensione. Slimare d'aver diritto a
un posto, a una dignità, ecc.; e talora sem-
plicem per Aspirare a una cosa.
Il Pretendere, per Asserire, Sostenere affermativa-
mente: Mi pretendo che se digghe a questa
manèa; Io pretendo che si dica a questo modo.
— d'èse bella, virtuosa; Pretendere di bella, di
virtuosa.
S Pretendise n. p. Credersi, Reputarsi: Se pre-
tende c/i'ò segge le; Si pretende che sia egli.
Pretensción s. f. Pretensione, Pretendenia,
Pretesa : Diritto o Ragione che altri ha o credo
d'avere sopra alcuna cosa, o d'operare o d'aste-
nersi d'operare alcuna cosa.
appa-
Con-
Pre-
Pf«
PRE
617
Preterì v. n. Preterire: Mancar d'effello: I
giùdizii de Dio nò prelériscian mai; I giadizj
di Dio non preteriscono mai.
« Preterire, usato attiv. val« Lasciare, Tralasciare
V. Tralascia.
Preterito s. m. Preterito, presso i Gramm.
Il tempo passato.
« Preterito, in m. b. La parte deretana del corpo
omnnn, Il di dietro, li deretano, il culo.
I*retós. m. Pretore: Titolo di Magistrato presso
ì Romani che rendeva ragione; oggi tra noi ri-
messo su in luogo di Giudice.
Pretùa s. f. Pretura, Pretoria: UflBzio e Giu-
risdizione del Pretore.
I*reiiva s. f. Prova e Pruova, antic. Provenza :
Esperimento, Cimento; dicesi anche Provazione
e Provagione, ma sono voci pochissimo usate.
w Prova, per Ragione confermativa. Testimonianza,
e Colui che testimonia.
« — In Aritm. e Algeb. L'operazione, per cui si
verifica se un calcolo sìa ben fatto.
« — Nella milizia, L'esperimento delle rispettive
forze e qualità delle bocche da fuoco, delle armi,
della polvere, ecc.
« — Da' Mnsici e Commedianti dicesi L'esecu-
zione d'un concerto, d'una commedia prima di
esporsi al pubblico.
• Bozza. T. slawp. Quel primo foglio che si
stampa per prova, e che serve al correttore ed
al proto per le correzioni da farsi; dicasi anche
nel plur. Stampine e Slamponi.
S A préuva de bomba ; A botta di bomba V. que-
sta locnz. alla sua sede alfab.
S A préuva se conosce i onimi ; Alla prova si
scortica l'asino, vale Al cimento si conosce
l'uomo, e dicesi ordinariam. Quando uno si mil-
lanta, per significare che i fatti proveranno se
i suoi millanti sono veri.
S Dà à préuva: Dare a prova o alla prova, vale
Dare checchessia altrui perchè ne faccia espe-
rimento.
n — préuva; Dar prova, vaie Provare: O g'ha
dwto préuva da so abililce; Gli diede [prova
della sua abilità.
% Fd a préuva d'ùnn-a cosa; Far la prova o la
pruova d una cosa, vale Farne esperimento.
S Mette a préuva, Piggid à préuva V. À préuva
alla sua sede alfab.
S Resciste a préuva; Reggere alla prova, dicesi
d'Ogni cosa che si conservi la medesima, senza
alterazione nel far prova delle su*> buone qualità.
n — Figurat. Reggersi o Star forte o Tenersi al
martello o a martello. Star forte al'a jruova
(tolta la metaf. da' metalli], cioè Sotloporsi ad
ogni pili rigoroso esame.
Préuxa, s. f. Porca, Ajuoia. Voce del contado
V. Fascia nel 2" signif.
I*revalex v. n. Prevalere: Valere maggiorm.
che, Avanzare, Superare, Esser superiore.
S Prevàlise lì. p. Prevalersi, Approfittarsi, Trar
vantaggio, Cavar utile.
Prevarica v. n. Prevaricare: Uscir de' pre-
cetti e de' comandamenti; e per lo piìi Operare
contro i doveri del proprio ministero.
Pre"varica25Ìoii s. f. Prevaricazione, Pre-
varicamento: Trasgressione o mancanza de' pub-
blici impiegati che abusano del loro ufficio per
colludere colle parti o per trarne profitto:
Prevedile v. a. Prevedere, Antivedere: Ve-
der avanti.
Preveg-ni v. a. Prevenire, Anticipare, Anti-
venire: Venir avanti.
Il Prevenire, figurat. Far una cosa avanti che altri
prima avesse in pensiero di fare; che anche si
dice Rubare o Furare le mosse. Romper l'uovo
in bocca. Vincerla della mano.
Preveuziòn. s. f. Prevenzione: Giudizio
prestabilito. Opinione favorevole o sfavorevole
formala prima d'esser in grado di farne giudizio.
Prevosto s. m. Prevosto, Preposto, Proposto:
Titolo di digni'à ecclesiastica che antic. davasi
al Capo d'un Capitolo di canonici, il qua! però
j avea cura d anime ossia parrocchia; oggidì questo
ì titolo è rimasto a quei Parroci delle chiese dove
I prima esistevano tali Capitoli, a differenza dei
semplice Parroco.
" Prevosto, nella .Milizia Sala di disciplina. Prigione.
Prexo s. m. Prezzo, Valore, Valuta, Valsente,
Costo: Ciò che vale o costa una cosa.
— corrente; Prezzo corrente: Quello che hanno
comimem. le derrate in ima piazza.
— d'uffczión; Prezzo d'affezione V. Afjfezión.
— fìsso; Prezzo fermo. Prezzo fatto.
— onesto; Prezzo onesto, equo, cioè giusto, con-
venevole.
S A bón prexo V. A bón patto.
S A prexo, A prexo fisso V. A prexo alla sua
sede alfab.
S Chmd de prexo; Rinviliare: Scemare il prezzo,
Venire a miglior mercato.
n — ó prexo; Diminuire, Calare il prezzo.
§ Fissa 0 Stabili ó prexo a ùnn-a mercanzia ;
Rompere il prezzo a una mercanzia: Fermare,
Stabilire quello che essa dee vendersi.
S Uòntà de prexo; Salir di prezzo, Rincarare,
Rincarire, Incarare.
S Jid in tò prexo; Stiracchiare il prezzo: Disputar
con sottigliezza, per crescerlo o diminuirlo.
Prexòn s. f. Prigione: Luogo pubblico dove
si tengono serrali i rei o coloro che sono cre-
duti tali; altrim. Carcere, e scherzev. Domo pe-
tri. Catorbia, e nel gergo Bujosa.
S Ése in prexòn; Essere in carcere, e scherzev.
Essere in domo petri, Vedere il sole a scacchi.
% Marci in prexòn; Marcire in prigione, vale
Starvi grandissimo tempo.
S Mette in prexòn; Carcerare, Incarcerare, Cat-
turare, Imprigionare, Mettere in prigione, e
scherzev. Aggraligliare, Ineatorbiare , Mettere in
catorbia, in chiusa, in gabbia, in gattabuja.
S Né pe torto o pe ruxòn nò te fd mette in
prexòn; Né a torto né a ragione non ti lasdar
mettere in prigione. Modo prov. usato per di-
notare che Non dee uno fidarsi troppo della sua
innocenAa ov'ella possa essere messa in dubbio.
Prexonè s. m. Pr gione, Prigioniere, Prigio-
niero, Carcerato: Quegli ch'è in carcere.
n Prigione e Prigioniero: Quegli che vinto in guerra
è in potere del nemico.
Prezù s. m Caglio: Materia acida che si ri-
cava dalle piante e dagli animali, e con cui si
fa cagliare il latte. Il caglio degli animali quando
è preparato e salato, si chiama Presame, Pre-
sura, ed anche Caglio e Gaglio.
PresBÙtto s. m. Presciutto e Prosciutto: Co-
scia di majale insalala e prosciugata o secca.
618
PRI
PRI
]Pi»xai s. f. Pietra, e per idiotismo Priela: Con-
crezione di materia terrestre, per la quale si
producono in varie maniere corpi di diversa du-
rezza, i q;;aii*si possono spezzare, ma non li-
rare a martello a guisa di metalli; altr. Sasso.
M Pietra : Denominazione presso i Giojell. delle
pietre dure e delle pietre preziose; altr. Gemma.
— consacra; Reconditorio. T. eccles. Piccolo chiu-
sino di marmo o di pietra , situato nel mezzo
della mensa dell'altare, ben fermato con istucco
0 gesso, sotto del quale stanno riposte le reli-
quie de' santi.
— cotellinn-a; Sasso coltellino. T. murat. Sorta
di sasso elle serve per fabbricare, più tenero
dell'albanese (ffia d'aegoj. Fla una scorza al-
quanto gialliccia e il di dentro ancora ppnde in
giallo. Nel cuocersi si spezza in falde sottilissime
e taglienti, che pajono coltelli, d'onde ha avuto
il nome di Sasso coltellino. Non è buono a far
calcina, né lavori di scarpello.
— d'aego; Sasso albano o albanese: Sorta di pietra
dura, colla grana alquanto grossa, vergata d'al-
cune righe azzurricce e venata di marmo. Serve
per murare solamente.
— da balte 5 lùmme; Pietra focaja: Quella pietra,
da cui battendosi col fucile (assaen) esce il
fuoco. Nello stile grave e poet. dicesi anche Selce.
— da cdsi«n-a; Pietra calcinaja o colombina o
calcarea o calcarla o da calce: Pietra atta ad
essere convertita, coll'azione del fuoco, in calce.
— do cuxocì; Lardile, Steatite, e comunem. Pietra
da sarti.
— da dà 0 fi a-e messine, ecc.; Cote V. Coèta.
— dada ó fi a-i faeri de varii artisti; Frassinella:
Specie di pietra arenaria, tenera, tagliata a foggia
di ceselletlo, di cui gli orefici, argentieri o sim.
adoprano per affilare i loro ferri ; e serve an-
che per assottigliare lo smalto.
•r- da lustra; Pietra da dorare: Pietra di paragone
0 di calcedonia o focaja, incassala in un manico,
di cui servonsi i doratori per pulire i loro lavori.
— da razoi; Pietra a olio: Specie di pietra are-
naria, di color giallìccio, piana e liscia, non
molto dura, a grana finissima, sulla quale, sparse
poche gocce d'olio, si passa e ripassa la lama
del rasojo, del temperino o altri simili ferri, per
dare ad essi il filo e raddolcirne il taglio.
— dòparagón; Pietra di o del paragone V. Paragòn.
— dò scandalo; Pietra dello scandalo: Espressione
figur. tolta dal Vangelo, e vale Cagion di scandalo.
— dùa; Pietra dura. T. giojell Denominazione di
Pietre molto diverse nel colore, nella trasparenza,
nella composizione, ma tutte dure e capaci di
bel pulimento, quali sarebbero làgata, la corniola,
il diaspro, il lapislàzulì.
— incisa; Pietra in rilievo. T. giojell. Pietra, in
coi è intagliata una figura che risalta dal fondo.
— infernale; Pietra infernale, e dottrinalm. Nitrato
d'argento: Nome col quale s'indicano Alcuni ci-
lindri di nitrato d'argento fuso, che pongonsi in
una specie di matitatoio, perchè riescano ma-
neggevoli senza danno del chirurgo, il quale se
ne serve per praticare alcune cauterizzazioni su-
perficiali.
— liscia; Pietra liscia. T. giojell. Pietra legala in
castone ^V. Custón) o incassata altrove, piana
0 rotondala, ma non isfaccellata, né lavorata di
incavo 0 di rilievo.
— picca; Pietra scarpellata o concia o lavorata.
— prìmixa; Pietra pómice o assolutam. Pómice:
Pietra leggerissima, spugnosa, piena tutta di pori
rotondi o ovali, ruvida al tatto, facile a rom- ■
persi, eppure atta a sfregiare il vetro più duro
ed anche l'accìajo, d'una tessitura fibrosa, d'or-
dinario bianco-grigia o periata, e talvolta anche
rossa. Serve per pulire e lisciare diversi lavori
sì in ferro che in legno; viene gettata fuori dai
Vulcani.
S A sant'Andrìa l'inverno ò scciappa a pria....
Prov. assai comune fra noi denotante che sul
finir di novembre l'inverno comincia già a far
le sue prove.
§ Aveì un chéu de pria; Avere un cuore di sasso
0 di macigno, figurai, vale Avere un cuor duro,
insensibile.
g Èse a pria dò scandalo; Esser la pietra dello
scandalo, figurai, dicesi di Chi è cagione che
una cosa ben avviala si guasti e vada a finir male.
3 Fd sciarti sangue da ùnn-a pria; Trarre 0
Cavare dalla rapa sangue, Trarre o Cavar san-
gue da un sasso , figurai, dicesi del Far cosa
impossibile o Voler da uno quello che non ha o
che faccia quel che non può.
S Ma da pria; Mal di pietra, o semplic. Pietra:
Quella rena petrificata che si genera ne' reni, e
specialm. nella vescica, ed rnche in altra parte
degli ammali; altrim. Calcoli, e dottrinalm. Litìasi.
% Mette a primrna pria; Far l'imposizione della
prima pietra, dicesi del Porre la prima pietra
nel gitlare i fondamenti d'una fabbrica.
§ Roba da fd danze e prie; Cosa da far piangere
le pietre, dicesi di Cosa compassionevolissima.
Primixà v. a. Pomiciare, Appomiciare: Li-
sciare, Pulire colla pómice.
I*rim.izie s. f. pi. Primizie, Premizie, Novel-
lizie, diccsi de' fiori e de' fruiti che vengono
prima del tempo, Fiori e frulli primaticci.
I*rimiiiia.; Prima e poet. Pria; Avv. che di-
nota tempo antecedente. Primieramente, In prima.
Da prima, In principio, Per lo paissato.
n Prima, usasi anche in forza di prepos.. Avanti,
Innanzi: Primma da vegnùa de Cristo; Prima
della venuta di Cristo.
— de tutto; Avanti ogni cosa, Prima di lutto, In
primo lungo.
I*rim»aajéiia add. Piimajaola, parlando di
pecore e sim., diconsi Quelle die si congiungono
nella primavera.
I*riiiima.veja s. f. Primavera: Una delle
quattro st;igioni, nella quale rinverdisce la terra
e si rinnova l'anno.
Primmo add. e s. m. Primo: Principio di num.
ordin. al quale segue Secondo, Terzo, ecc.
.) Primo, per Principale, Più importante, Più no-
bile, ecc.
„ _ per Maggiore, Che è più di età.
S A primma, A prim'aspetto, A primma vista
V. queste locuz. alla lor sede alfab.
S A primma a se perdónn-a, a secónda a te
bastónn-a V. Bastona.
g Beati i urtimi se i primmi han discrezidn
V. Discrezidn.
§ Chi é primnio a-o mòin màxina V. Moin.
S Chi guàgna 6 primmo, perde l'ultimo; Chi
vince da prima, perde da sezzo.
S De primma seja; Nelle prime ore della notte.
PEI
PRO
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$ De primmo slamo; Di primo lancio, Sabito j
A prima gionta.
$ Èseòprimmu; Essere il primo, figaral. vale Ri-
portar la palma, Porlar la corona, cioè la pre-
cedenza 0 il primo vaalo fra trilli i concorreoti.
S 0 primmo do meize; Il capomese, cbe i Latini
dicono Calenlae.
Piriiniiiogreiiito s. m. Primogenito: Primo
generalo, Pnmo figliuolo.
I*riniinos"eiiitùa, s. f. Primogenilora :
Sialo e Condizione del Primogenito; ed anche
per Riigione di succedere negli Stali o negli ef-
fflli che porla seco l'esser primogenito.
I^rin^ipà, s. m. Principale: Titolo che i gar-
zoni delle botteghe o fattorini de'negozj usano
dare al loro padrone.
« Cliente: Colui, per cui l'avvocalo o procuratore
agita le cause o altro negozio.
I*rixi9ipa add. Principale: Il maggiore, Il
pnmo, li più importante: 0 cappa piincipà 6
l'è de ecc ; Il capo principale è di ecc.
Principalmente avv. Principalmente ,
Particolarmente, Specialmente, Segnalatamente.
Principato s. m. Principato: Titolo del
dominio e grado del Principe.
Principe s. m. Principe e poet. Prence: Ti-
tolo di Chi ha Stalo o signoria grande.
«» Principe, per Titolo che si dà ai figli e con-
giunti de' monarchi.
— de. sangue; Principe di o dei sangue, così chia-
mansi I discendenti di famiglia reale per via di
maschj.
— di Apostoli ; Principe degli Apostoli, S. Pietro.
S Àia da principe; Aria principesca.
§ Vive da principe: Vivere da principe, cioè
splendidamente con tulli gli agi e comodi cbe
sogliono vedersi in casa de' principi.
Principessa s. f. Priurjppssa, anfc. Prenza:
Consorte, figlia o congiunta di Principe.
Principia v. a. Principiare, Cominciare, In-
cominciare, Dar principio, cominciamenlo V.
Cumensà.
Principiante p. pres. Principiante: Che
principia; ma per lo più usasi come snst. di
Chi è nuovo o non per anche bene istruito o
pratico nell'arte, mestiere o nell'esercizio che
prende a fare; altrim. Novizio, Tirone.
% Roba da pringipianti; Imparaticcio, cioè Opera
informe, eseguita da un principiante.
Principin s. m. Principino: Principe bam-
bino o giovanetto.
Principio s. m. Principio: Cominciamento
d'alcuna cosa.
" Principio, per Ciò da cui una cosa ha l'essere;
Cagione, Origine.
S Aveì di boin principii ; Aver de' buoni prin-
cipi, Aver buone massime (e s'intende di quelle
che riguardano i cosinmi).
% Da-o principio o fin; Dall'A alla Z, Dall'alfa
all'omega, Dall'uovo alje frutta. Dal palio alle
mosse: Dal principio alia fine.
S Ao /rotò né principio né fin; Non trovare o
Non rinvenire né capo né coda, né principio
né fine di checchessia; e figurai. Non trovar
modo, né via, né verso di riuscire in checchessia.
S Tutti i prtncipii son cattivi ; Il peggio passo
è quel della soglia. Dettato prov. che significa
Nelle imprese la cosa più ardua è il cominciare.
Principotto s. m. Principollo: Principe di
piccolo Stalo.
Prinn-a s. f. Brina V. Brinn-a.
Prió s. m. Priore : Il Capo duna prioria, d'una
religione claustrale e sim.
Prióa s. f. Priora e Prioressa: Donna che pre-
siede ad una confraternita, ad una compagnia
e sim.
— d'un relto de figge; Direttrice, antic. Mammana:
Donna posta al governo delle zitelle ed altri con-
servatorj di donzelle.
Prionnà s. f. Sassata: Colpo di sasso.
Priva V. a. Privare: Far rimaner senza, To-
gliere ad uno ciò ch'egli ha; Spogliare, Dispogliare,
Orbare, Spropriare.
S Privàse d'ùnn-a cosa; Privarsi d'una cosa, vale
Darla via o per dono o per vendita; e talora
Astenersi dal farla.
Privativa s. f. Privativa: Privilegio esclu-
sivo, Diritto e Facoltà di godere dun dato be-
nefizio qualunque che esclude ogn'altro dal go-
dimento dello stesso diritto.
Privazion s. f. Privazione, Privamento, ed
anche Privagione, ma poco usalo: Mancanza di
una cosa in soggetto che comunem. è allo ad
averla, ed anche L'esserne privato.
S Fa de privazioin; Privarsi volontariamente di
cose delle quali si potrebbe godere, Astenersene.
Privileg-ia v. a. Privilegiare, antic. Brivile-
giare: Accordare ad altri un privilegio, Far par-
ticolar grazia o esenzione a luogo o a persona.
Privileg-ióu. add. Privilegiato, antic. Bri-
vilegiato: Persona o Luogo che gode privilegio,
particolar grazia o esenzione; Immune.
Pro s. m. Pro: Buona digestione dopo il pasto.
Pi'oanà V. a Propagginare V. Approand.
Proann-a s. f. Propaggine e Propagine. T.
ugric. Ramo «Iella vite piegalo e coricato sot-
terra, acciocch'egli per se stesso divenga pianta.
Probafeilitae s. f. Probabilità: Verisimi-
glianza, Apparenza di venia.
Profeitae s. f. Probità: Bontà di costume per
principi ossia per coscienza e persuasione del
buono come quello che è onesto naturalmente;
Lealtà.
Prol>òsci<ie s. f. Proboscide: Quell'enorme
allungamento d-^l muso dell'elefante che gli serve
a molti usi ; altrim. Tromba.
Procaccia V. Procùd.
Procaccin V. Precaccin.
Procede v. n. Procedere: Continuare, Segui-
tare avanti, Proseguire,
n Procedere, per Derivare, Nascere, Venire: Ed
Spirito Santo da chi 6 procede ? E lo Spirilo
Santo da chi procede?
" — p r Usar termini e costumi convenevoli o
sconvenevoli, Trattare, Portarsi bene o male.
— contro ùnn-a persónn-a; Procedere contro al-
cuno, vale Proseguire il giudizio intentalo con-
tro di Ini.
Procede s. m. Procedimento: Il procedere,
ed usasi pel Modo di governarsi bene o male,
usando maniere convenevoli o sconvenevoli: al-
Irim' Trailo, Maniera.
Proeedùa s. f. Procedura. T. leg. Il tempo
e il modo, col quale si conduce un processo.
Procesoion s. f. Processione, antic. Pro-
cissione: L'andare che fanno per Io pia gli
PRO
PRO
Ecclesiastici attorno, in ordinanza, cantando
salmi e altre orazioni in lode di Dio.
I*rocessà v. a. Processare: Procedere giu-
dizialmente contro un inquisito, cioè contro chi
siasi messo in istato d'accusa.
JPjcooessòix add. Processalo: Chi ha subito
uu procosso criminale.
Proclama v. a. Proclamare: Propriam. Pub-
blicare ad alta voce, Promulgare, Divulgare,
n Acclamare; Proclamare con acclamazioni.
I*i*ooiia s. f. Procura e Proccura: Slrum. di
scrittura fatto per pubblica persona, col quale si
dà altrui auioriià di operare in nome e in vece
di se medesimo.
3E*rocùa v. n. Procurare e Proccurare: Cercare,
Procacciare, Mettere studio, Adoprarsi, Ingegnarsi
d'avere, Trovar maniera di conseguire, ecc.
« Procurare, per Aver cura, Dar opera. Badare:
Procùw de sia savii, de slùUà, ecc.; Procurate
di star cheti, di dar opera allo studio e sim.
S Procùàse n. p. Procurarsi: Ingegnarsi d'avere.
I*rocù.óu. s. m. Procuratore, Causidico: Quegli
che ti'atta, agita o in qualsivoglia modo difende
cause giudiziali.
I^rocu-xin. s. m. Pr«cuginp o Cugino in se-
condo grado; Figliuolo del cugino.
I*rocuaciiin.-a s. f. Procugina o Cugina in
secondo grado: Figliuola del cugino.
I*rod.ùe v. a. Produrre e Producere: Far na-
scere. Cagionare.
1) Produrre, per Addurre, Allegare, Mettere in
campo. Metter fuori. Presentare.
S Prodùise n. p. Prodursi: Far manifesta la pro-
pria abilità con qualche produzione.
I*rod.u.to s. m. Prodotto, Frutto, Rendita,
Raccolta,
w Prodotto, in term. arilm. Quel numero che ri-
sulta d.i due 0 più numeri moltiplicali insieme.
I*rod.ùaBÌ<5ii s. f. Produzione: Il produrrre,
e dicesi per lo piti del Parto della mente.
E*i*of*aria v. a. Profanare: Violare, Contami-
nare, e propriam. dicesi dell' Applicare le cose
sacre e dedicate al culto di Dio in servigi tem-
porali e secolareschi.
« Profanare, per Far cattivo uso d'una cosa rara,
preziosa, meritevole di riguardo, Trattarla con
poco rispetto.
Px>oftLua2sìòii s. f. Profanazione, Profana-
mento: Violazione, Contaminazione delle cose
sacre, Riducimento dal sacro al profano.
)Protì3ri V. a. Proferire e Profiferire V. Pro-
nunzia.
I*i*ofte8CÌon s. f. Professione, Mestiere, Arte:
Esercizio, cui uno imprende a fare.
M Professione, per Solenne promessa d'osservanza,
che fanno i regolari dopo il termine del Novi-
ziato; ed altrim. Voti solenni, con cui una per-
sona si lega, si consacra, si sposa a Dio.
— de fede; Professione di fede: Confessione pub-
blica della propria credenza in materia di re-
ligione.
% Fd profesciSn; Far professione, Professare, cioè
Legarsi con voti solenni in religione approvata.
I*rof*essà v. a. Professare: Palesemente mo-
strare 0 Confessare d'avere un'opinione, un sen-
limenlo, un costume o simili: Mi professo a
religiSn cristiann-a; Io professo la religione
cristiana.
ti Professare, per Far voli solenni in religione ap-
provata. Obbligarsi con voti.
— ùnn'arte, un meste; Professare un'arte, un me-
stiere, vale Esercitarsi in quello.
Professò s. f. Professore ; Colui che conosce
a fondo un'arte o una scienza e può in quella
sentenziare.
H Professore, per Colui che insegna pubblicamente
alcun'arte o scienza; Cattedrante, Cattedratico.
Professòa s. f. Professora : Il gen. femm. di
Professore.
Profetizza v. a. Profetare, Profetizzare,
Profeteggiare: Predire, Antivedere, Annunziare
il futuro, Vaticinare.
Profi s. m. Profilo e ProflQlo: Nella pittura Ve-
duta por parte (banda).
1) Profilo, in term. d'archit. Il disegno della gros-
, sezza e projetto dell'edifìzio sopra la sua pianta,
che è Una delle tre parti fatte dall'artefice per
prima dimostrazione dell'opera, le quali sono
Pianta, Profilo e Faccia.
I) — per La linea della faccia che scende per una
giusta metà dalla sommila della fronte per mozzo
il naso, per mezzo la bocca, per mezzo il mento,
ecc., onde: Ritrarre in profilo vale Ritrarre da
una sola parte dol viso, a diffor. di Ritrarre in
faccia, che vale Ritrarre tutto il viso.
Profióu. s. m. Profilatoio e ProlTilatojo. T.
argenl., otlonaj ed altri. Strum. usato por ce-
sellare, e ve ne sono di più sorte, cioè diritti,
torti, a ugnella, ossia cavali da una parie e torli
dall'altra.
Profitta V. n. Profittare, Approfittare V. Ap-
profilld.
ti Profittare, usato attiv. e col 3» caso, vale Recar
profitto, Esser utile: Quell'opera a g'ha pro-
filtóu poco; Queir opora gli profittò poco.
S Prufittdse n. p. Profittare, Approfittarsi, Valersi,
Giovarsi, ecc. V. ApprofiUà.
Profónda V. Sprofonda.
Profònditse s. f. Profondità: Una delle Ire
dimensioni del corpo solido, Altezza da sommo
ad imo.
Il Profondità, dicesi figurai. dell'Estensione della
scienza d'alcuna persona.
Profùmma v. a. Profumare: Dare odor di
profumo.
S Profùmmdse n. p. Profuma: si: Spargersi con
profumi le vesti o la pelle.
Profumine s. m. Profumiere e Profumiero:
Colui che fa e vende profumi, acque, pomate,
unguenti odorosi ed ogni sorta di cosmetici ;
antic. Unguentario. Dicesi Profumeria L'officina
dol Profumiere; Profumiera e Profumino, 11
vaso de' profumi.
Profùmmo s. m. Profumo: Tutto quello che
per delizia o medicina si abbrucia o si fa bol-
lire per aver odore dal suo fumo, il quale an-
cora si dice Profumo; e generalm. Qualunque
cosa, 0 semplice o composta, alta in qualunque
modo a render buon odore; antic. Profumico.
Profiaxiòn. s. f. Profusione: Eccessiva libe-
ralità, Prodigalità.
Prog-ettà V. a. Progettare. Voce dell'uso: Far
progotto. Proporre, Esibire; ed anche Intavolare,
Porre sul tappeto.
Prog-redi v. n. Progredire: Andar avanti,
Far progresso, avanzamento, Avanzarsi.
PRO
PRO
621
Proil»! V. n. Proibire, Vietare, Difendere, Ini-
bire: Comandare, Ordinare e Impedire che non
si faccia.
I^roibizión s. f. Proibizione, Divieto, Divie-
lazione, Vielaracnto: li proibire, Il vietare.
Prolissi tee s. f. Prolissità: Soverchia Inn-
ghfzza nei favellare.
I*r'oluiig'à v. a. Prolungare e Prolongare,
Allungare, Differire, Prorogare: Mandare in lungo,
Protrarre, Far durare.
IProlving-aziòn s. f. Prolungazione, Pro-
rogazione, Proroga, Dilazione, Rèmora.
I*rolùxion s. f. Prolusione: Composizione o
altro elle serve come il preludio ad un'opera.
F*x*oraé prep. Rimpetlo, A rimpetto, Dirimpetto,
Di rinipetio. Vdce dei contado.
I*roméa s. f. Primiera: Sorta di giuoco di
carte che si fa in più persone; altrim. Frussi e
Fnisso, Flussi e Flusso.
« Primiera, dieonsi anche Le carte di quattro semi:
Ho (ceto promèa; Ilo fatto primiera.
Promette v. a. Promettere: Obbligare altrui
la sua fede di fare alcuna cosa, Dar parola. Im-
pegnarsi di parola.
Il Promettere, per Accertare, Affermare: Te pro-
metto ch'u l'è cosci; Ti prometto che la è così.
— ben; Prometter bene, parlando di persona, vale
Esser di bella aspettazione, Far bene sperare di
sé; parlando di terre, vale Aver bella apparenza,
Prometter copiosa ricolta.
— ùnn-a zòvena; Prometter una fanciulla, vale
Promettere di darla in isposa.
S A chi 5 e dà, a chi 5 e promette; A chi ne
dà e a chi ne promette (detto di busse), si vuol
dinotare Una persona a cui pizzican facilmente
le mani e di carattere impetuoso e collerico.
IProménve v. a. Promuovere e Promovere:
Conferir grado o dignità maggiore ad alcuno.
»i Promuovere, per Dar moto, cominciamento a
checchessia.
« — per Ajulare, Proteggere, Favorire : Proméuve
I stndii, e sciense , ecc.; Promuover gli studj,
le scienze e sim.
Promiscui tee s. f. Promiscuità: Stalo dì
ciò chrt è promiscuo, Mescolanza confusa, ecc.
Promissa. s. f. Promessa, Promessione e Pro-
missione: Lo assicurare a bocca o per iscritto
di fare o dire una cosa; ed anche per Quello
che si è promesso.
S Nò mantegni apromissa; Romper la promessa.
Non osservarla.
Promotò s. m. Promotore: Colui che pro-
muove, che dà moto, eccitamento ad un'impresa
0 a checchessia d'altro.
Promozión s. f. Promozione, Premovimento;
II promuovere, Elevazione, Innalzamento, Avan-
zamento di grado a chi è già in carica.
Promùlg-a v. a. Promulgare: Pubblicar una
legge colle necessarie formalità; e per eslens.
Divolgare qualunque altra cosa.
Pronessa s. f. Pronipote e Pronepote: Fi-
gliuola del nipote.
Pronevo s. m. Pronipote e Pronepote: Fi-
glinolo del nipote.
Pronomme s. m. Pronome, presso i Gram-
mat. Una delle parli del discorso, così chiamata
perchè si adopera invece del nome, come Io,
Tu, Egli, ecc.
Pronostica v. a. Pronosticare, antic. Pro-
gnosticare: Far pronostici, Prevedere, Annun-
ziare il futuro.
Pronunzia v. a. Pronunziare e Pronunciare,
Proferire e Profferire, e presso gli antichi Prof-
férere e Profferare: Mandar fuori le parole.
i> Pronunziare, per Dichiarare, Pubblicare: Han
pronunzióu a sentensa ; Hanno pronunziato lì
sentenza.
Propag-a v. a. Propagare, Allargare, Dilatare,
Stendere, Distendere; Moltiplicare, Ampliare.
1) Propagare, figurai. Divulgare, Pubblicare, Far
nolo; Diffondere.
§ Propagàse n. p. Propagarsi, dicono i Filosofi della
luce che si diffonde, si dilata, e così il suono.
Propag-azión s. f. Propagazione: Moltipli-
cazione ppr via di generazione.
I) Propagazione, Dilatamento, Distensione, Allar-
gamento,
n — Presso i Filosofi La diffusione della luce e
del suono.
— da Fede; Propagazione della Fede, dicesi per
dire I progressi e la dilatazione della Fede nei
paesi degl'infedeli.
Propala v. a. Propalare: Far nolo, palese,
Mamftslare, Divulgare.
Propende v. n. Propendere, Inclinare, In-
chinare, Aver propensione, inclinazione, dispo-
sizione naturale per una cosa piuttosto che per
un'altra.
Propensción s. f. Propensione: Inclina-
zione, Tendenza dell'anima verso alcuna cosa.
Proponn-e v. a. Proporre e alla lat. Propo-
nere: Jlettf^re in campo il soggetto, del quale
si vuol discorrere e ragionare o in alcun' altra
maniera servirsi.
S L'ommo 6 propònn-e e Dio 5 dispónn-e V. Dio.
S Prop6nnìse;¥aT proposilo. Prefìggersi, Stabilire,
Porsi in cuore, Fermare: Proporre in se stesso
con deliberazione di eseguire.
Proporzión s. f. Proporzione: Convenienza
e relazione delle cose tra loro; Analogia, Com-
parenza. Proporzionalità.
I) Proporzione, presso i Matem. sì chiama Quella
scambievole relazione o ragione che hanno in-
sieme due grandezze omogenee terminate, per
quanto s'appartiene alla loro quantità, o conlinoa
0 disgiunta.
S A propoizión m. avv. A proporzione, A misura
che, Di mano in mano.
Proporziona v. a. Proporzionare: Ridurre
una cosa in forma che abbia debita corrispon-
denza con un'altra; Paragonare, Comparare, Rag-
guagliare.
Proporzionòu add. Proporzionato: Fatto
con proporzione, Che ha proporzione, conve-
nienza con altro; Adattalo.
Proposito s. m. Proposito, Proposto, Pro-
ponimento, De'iberazione: Ho cangión de pro-
poxtlo; Cangiai proposito,
n Proposito, per Soggetto, Tema, Argomento: Tor-
nando a-o nostro propoxito; Tornando al no-
stro proposito.
S A propvxiio ! A proposito ! Oh appunto I Ora
che mi risovviene V. A propoxito.
S A tuia féua de propoxito; Uscir di proposilo,
di tema, di tuono, del seminato.
S Cazze 0 Fe^n» o fropo»j7o ; Arrivare, Cadere,
622
PUÒ
Venire a proposito una cosa, vale Venire in ac-
concio, in taglio, acconciamente, opportuna-
mente, ecc.
S Féua de propoxito 0 Mal a proposito; Fuor
di proposito, Mai a proposito, A sproposito, A
contrattempo, Fuor di luogo, Non a dovere.
S Parla 0 Risponde a propoxito V. A propoxito.
S Sta in propoxito; Star nei proposito: Non uscir
de' termini proposti.
Propoxiziòn s. f. Proposizione: Quello che
si propone di trattare o da approvarsi} Assunto,
Argomento, Proposta. >
1) Proposizione, per Deliberazione, Proposito, Pro-
ponimento: Tutte e mce propoxizioin san an-
doete in fùmme; Tutte le mie proposizioni si
dileguarono.
„ — per Detto comunem. approvalo. Massima: A
l'è ùnn-a propoxisión condanna; É una pro-
posizione condannata.
I*i*oprietso s. f. Proprietà e Propietà: Qua-
lità, Particolarità propria di checchessia: Que-
st'erba a l'ha a proprietw de fa guari; Que-
st'erba ha la proprietà di guarire.
H Proprietà: Il possedere o avere in proprio, Il
diritto, per cui una cosa appartiene ad altrui.
H Pulitezza, Nettezza, Acconcezza, Decenza.
I*x*orog-a V. a. Prorogare: Allungare il tempo.
I*roprietaio s. m. Proprielario e Propie-
tano: Colui che tiene in proprietà. Dicesi an-
cora per Possessore, Che possiede.
I*x*osciiiiits© s. f. Prossimità, Vicinità, Pro-
pinquità, antic. Prossimanza.
I*rosciiMLO s. m. Prossimo, dicesi di Ciascun
uomo relativamente all'altro.
I*rosciino add. Prossimo, Prossimano, Vici-
nissimo, Accosto.
S Parente proscimo ; Prossimo, Prossimano, Con-
giunto di sangue. Parente.
I*roseg"ui V. n. Proseguire, Proseguitare, Se-
guitare avanti, Continuare.
I*rosopopea, s. f. Prosopopea: Gravità so-
verchiamente affettata; ed anche Orgoglio, Boria,
Albagia.
S Aveì da gran prosopopea; Aver gran proso-
popea, dicesi di Chi mostra un aspetto grave
e simile.
S Parla con prosopopea; Prosare: Favellar molto
adagio e con presunzione.
I*x*osperà v. a. Prosperare, Felicitare: Man-
dar di bene in meglio : Che 5 Segnò ò ve pro-
spere; Dio vi prosperi,
n Prosperare, in signif. neut. Andar di bene in
meglio, Avanzarsi in felicità: 0 prospera de
giórno in giórno; Egli prospera di dì in di.
r*rosperits© s. f. Prosperità: Stato o Av-
venimento felice, Felicità.
I*i*ostitixì v. a. Prostituire: Esporre a mal uso.
S Prostituise n. p. Prostituirsi, Abbassarsi, Av-
vilirsi; e detto di donna, anche Pubblicarsi.
X*]:*oi8titùzioii s. f. Prostituzione: Il pro-
stituire; Avvilimento, Abbassamento, Imbratta-
mento.
I*rotestà, v. n. Protestare: Denunziare o Fare
intendere a uno che faccia o non faccia chec-
chessia; e per Io più in forma giuridica.
— de nùllilce; Protestare giuridicamente di nullità,
d'incompetenza, vale Dichiarare che si ha per
nulla la presa deliberazioae.
PRO
— e speize, i danni e i interessi; Protestare per
via giuridica le spese, danni e interessi, cioè
Dichiarare che la parte avversaria sia tenuta ai
danni, spf^se e interessi.
— ùnn-a cambiale; Protestare una cambiale: Far
un protesto giurìdico, per cui si dichiara a colui
al quale si è fatto tratta di una cambiale, che,
per difetto d'accettazione o di pagamento al
termine prefìsso, egli e il suo corrispondente sa-
ranno tenuti a lutti i danni, ai quali il porta-
tore della lettera potrà soggiacere.
% Protestàse n. p. Protestarsi. Dichiararsi, Con-
fessare di essere tale ecc., di voler fare, ecc.
I*rotettó s. m. Protettore, Proteggilore : Colui
che protegge, Difensore.
§ Aveì qualche santo protetto ; Aver qualche santo
0 qnalche santo in paradiso, dicesi metaf. del-
l'Avere una qualche persona autorevole che spal-
leggi 0 protegga.
I*i*otettóa s. f. Protettrice, Proleggitrice: Co-
lei che protegge.
I*roteze v. a. Protpggere: Avere o Tenere
in protezione; Caldeggiare, Tutelare, Difendere,
Dar favore.
Protezion s. f. Protezione: Il tener cura di
aieuno assistendogli nelle sue occorrenze; Appog-
gio, Assistenza, Cura, Custodia, Difesa.
S Piggià sotto a so protezión; Pigliar a proteg-
gere, ad assistere alcuno. Prenderlo sotto la sua
protezione, sotto il suo patrocinio, sotto la sua
tutela.
I*róvi s. m. Prato: Propriam. Quel campo, il
quale, non lavorato, serve per produrre erba da
pascolare bestiami e da dar fieno.
I*ro'v"à. V. a. Provare e Priiovare: Far prova
0 saggio, Sperimentare, Cimentare, Saggiare,
n Provare, per ìMoslrare con ragioni e autorità,
Recyr in fede del suo dello ragioni, testimonianze,
ecc. , Mettere in aperta luce la verità per via
di ragioni,
t) — Dicesi anche delle robe che altri melle in-
dosso a checchessia , per vedere se gli stanno
bene, e corregger difetti se ce ne ha.
— un bastimento s'ó l'è stagno ; Abbeverare una
nave: Gettarvi sopra tant' acqua allorché ella è
fabbricata di tutto punto, per provare se sia ri-
stoppata a dovere.
S Chi nò préuva no creddé ; Non apprende il
male altrui chi non lo prova.
S 0 prova 5 l'è ninte ; Il tentar non nuoce.
S Provdse n. p. Provarsi: Mettersi alla prova; e
talora Esercitarsi.
u — afa ùnn-a cosa; Provarsi dì fare. Studiarsi,
Dar opera di fare.
Il — un vesti; Provarsi un abito: Metterselo ad-
dosso per vedere se sta bene.
g Préuvite. ! Préuvite un pò ! Provati ! Provati
un po' ! Specie di minaccia che si fa altrui quando
e' si vanta di voler fare una data cosa, e noi
vogliam significargli che, facendola, lo faremo
pentire.
I*rovedl<ie v. a. Provvedere e Prj^vedere: Pro-
cacciare, Dare, Somministrare altrui quello che
è di bisogno; Fornire, Rifornire.
Il Provvedere: Prender provvedimento. Porre ri-
medio, riparo a male che si teme possa accadere.
— a ùnn-a persónn-a; Collocare, Stabilire, Dar
provvedimento a una persona, Darle un impiego.
I
PRU
PVU
6^3
— (le viveri ùnn-a fortessa; Vettovagliare nna
fortezza.
S Proveddise n. p. Provvedersi, Fornirsi.
S Scià se provedde ; Provvedasi o Proveggasi,
dice il servitore al padrone, allorché se ne li-
ceni^ia spontaneo.
I*ro"ve<iitó s. m. Provveditore e Proveditore:
Che provvede o procaccia le cose necessarie.
ProVeg-ni v. n. Provenire, Deriv:;re, Procedere.
I*ro"venda s. f. Profenda e Prebenda, ma poco
usato: Quella quantità di biada che si dà in nna
volta a' cavalli. Più comunem. in Genova per
Provenda s' intende Un cibo di crusca e di
carrube.
I*rovian.<ia s. f. Provianda: Provvigione,
3lunizione da bocca, Vettovaglia, \iveri per
l'esprcito. Dicesi talora per Gli uflìziali ed ini-
piegi>li della provianda; ed anche I carri, le
vetture e sim. attenenti alla provianda.
I*rovin s. m. Pesaliquori e vclg. Prova. T. di-
stili. Piccolo strum. di vetro, dì cui i dislilla-
lori da rosoìj si servono per conoscere il numero
de' gradi che ha lo spirito di vino.
Provincia s. f Provincia: Estensione dì paese
che fa parie d'uno Stato e comprende città, terre,
ecc. sotto uno stesso Prefetto u Governatore, ecc.
« Provincia, dicesi in genere d'Ogni luogo dello
Stato, per contrapposto alla Capitale.
Provincia s. m. Provinciale, si dice da' frali
a Quello che tra loro è il capo di tutte le case
religiose del suo Ordine, che sono nella provìncia.
I*ro"vixioii s. f. Provvisione e Provisione,
Provvii:ione, e Provigione, antic. Providigione:
Quantità di cose necessarie, utili o indispensabili
per la sussistenza e mantenimento d'una casa,
d'una ciità, d'un paese.
« Provvisione, per Assegnamento o Stipendio, ma
propriam: s'iniende di Quella che danno ai pub-
blici uffiziali ì principi e le repubbliche,
n — Nel Commercio vale Emolumento che si paga
ad un negoziante per danaro sborsato o per opera
prestala a favore d'un altro.
I*i*0"vÌ3t:ion.a V. Approwìxiond.
I*rovoca s. f. Provocazione. T. scolasi, e
dell' uso. Gara fra due scolari , l' uno de' quali
provoca Tallro a dar saggio del proprio sapere,
a fine di conseguire, il miglior di essi, alcuna
distinzione scolastica, e per lo più il posto di
colui che fu provocato ed è perdente.
I*i*ovoca v. a. Piovocare: Muovere, Concitare,
Incitare a .checchessia,
n Provocare, Invitare, Sfidare; e in terra, scolasi.
Far a gara, Gareggiare V. Provoca.
« — Cagionare: Provoca a tossa, 6 sud, ecc.;
Provocare la tosse, il sudore, ecc.
I*rovocató s. m. Provocatore: Chi provoca
V. Provoca.
I*rua s. f Prora, Proda, Prua: La parte dinanzi
del naviglio, colla quale si fende l'acqua, opposta
alla Poppa.
I*ruezza v. n. Prueggiare, Prodeggiare. T.
mar. Maneggiare, Governare la prua ; ed anche
Schf^rmirsi con la prora dal vento contrario.
I*ruezzo s. m. Frueggio. T. mar. Il maneggio
e sehermo della prua per ischivare qualche pericolo.
I*r*ùg'ixéix s. m. Frugnuolo, Prugnolo, Calca-
Irepola, Mugnaino. T. boi. Agaricus prunulus.
Specie di fungo che nasce ora solo, ora a ce-
spugli di due a quattro. Ha il gambo ora diritto,
ora curvo, ma sempre cilindrico, nudo, fibroso,
compatto, rigido, bianco-niveo; il cappello, ora
tortuoso, ora fesso, ora eccentrico, in giovenlù
emisferico, coll'aiidar del tempo depresso al cen-
tro e ripiegato ai margini, di superficie liscia,
asciutta, cenerognolo-slavata ; la sua carne biau-
chissima, tenera e fragile. Ha odore di farina
fresca e sapore assai grato.
I*ù ; Pure: Pari, riempitiva che aggiunge una certa
forza per maggiore evidenza, come il lai. Qui-
dem : E pù a cosa a l'è andceta cosci ; Pure
la cosa andò cosi.
« Pure, talvolta usasi per Nondimeno, Non per-
tanto: Ma pù osltnóu de so fa... Ma pure ca-
parbio per carattere...
ti — Congiunto colla pari. Se, vale Posto che : Sepk
d non é vegnùo matto ; Se pure non è impazzito.
P*ùa s. f. Polverìo: Quella quantità di polvere che
si leva in aria, agitala dal vento o da altra cosa.
Dicesi anche Polvere, ma allora intendesi Quella
che è posata sopra un oggetto. - Polverone,
Gran quantità di polvere sollevata dal vento o
da gran gente che cammini o da cavalli o da
carri in moto.
— de castagna; Ventolacchio: Tritume quasi ridotto
in polvere delle scorze prosciugale o riarse delle
castagne, e da cui si ripuliscono prima di ridurle
in farina.
S Batte a pùa ; Dar le pacche. Modo fior, che
vale Vincere, Sopravanzare, Esser superiore.
S Dà da pùa tn ti éuggt ; Battere (i Gettare la
polvere negli oechi V. Éugyio.
S Leva a pùa; Spolverare: Levar via la polvere.
Ripulire.
S Scrolla a pùa a ùnn-a pérs5nn-a; Scuotere la
polvere ad alcuno, meiaf. vale Bastonarlo o Stra-
pazzarlo con falli e con parole.
% Strassòn da leva a pùa; Canavaccio, Canovaccio,
Spolveraccio V. Strassòn.
I*ùl>l>lica V. a. l'ubblicare e Pnblicare: Pob-
blicameule manifestare. Far sapere a latti. Ren-
der pubblico e notorio. Divolgare.
« Pubblicare, per Render pubblico colla slampa;
che anche dicesi Pubblicar colle slampe. Dare alle
siarape, Far di pubblica ragione. Dare o Met-
tere alla luce o in luce.
Pvibblicaziòn s. f. Pubblicazione e Puhlì-
cai^ione, Pubblicamento : Il pubblicare, Palesa-
mento.
Pù1>1>licitee s. f. Pubblicità: Qualità di ciò
che é pubblico.
S Fd ùnn-a pùbblicitce d'ùnn-u cosa ; Trombettar
checchessia, vale Divolgare e Spargere alcuna
cosa ridicendola per tutto; altr. Farne una piazzala.
Pùddno add. Nauseato, Stomacalo, Slacco,
Ristucco.
I*vieta V. Poeta.
Pùeta s. f. Polvere: Tulio ciò che si sparge
sulla scrittura fresca per rasciugarla più presto,
come rena finissima, limatura di ferro, smalto
sottilmente pesto, minuta segatura di legno o altra
simile cosa; dicesi anche Polverino.
I*ùetéa s. f. Polverino: Vasetto a coperchio
sforacchiato o a ciotola, dove si tiene la polvere
per mettere sulla scriuura fresca.
Puéza s. f. Puleggia. T. mar. Disco di legno
0 di metallo, scanalato nella sua circonferenza
624
PUI
PUN
per adallarvi una fané, il quale gira intorno ad
un pernio od asse d'un bozzello o d'una pasloca.
FiilTo s. m. Chiodo, dicesi comunem, per De-
bito che si lascia a una bottega o sim. ; nell'uso
tose, dicesi anche Griccia.
S Fa di puffi; Far de' chiodi, Ficcar chiodi, vale
Far debili.
Pùg*^^ s. f. Pagnella. T. cappell. Arnese di
cenci impuntiti, con cui i Cappellai prendono
per non iscottarsi il ferro da spianare.
Pù^na.tta< s. f. Pentola e Pentolo, Pignatta e
Pignatlo: Vaso cupo di terra colla, di rame o
anche di ghisa, nel quale, posto al fuoco pieno
d'acqua, si cuocono le vivande.
S Domenega da pùgnatta V. Domenega.
3 E bellesse in ta pùgnatta no se ghe méttan
V. Bellessa.
S 0 diao ò fa e pùgnatle, ma coverei ò n5 ne
fa V. Diao.
I*ùg'iiatta s. f. Pentolata: Quanto può capire
una pentola; ed anche Colpo di pentola.
Pùg-na^ttin s. m. Pentolino, Pignatlino, Pi-
gnallello. Dim. di Pentolo, di Pignalto.
I*ùs-n.a.ttiiiii-a s. f. .Pentolina, Penlolella.
Uim. di Pentola,
f S Pùgnattinn-e... Specie di scodelline emisferiche
con due prese o manichelti, nelle quali le donne
del contado mettono a rappigliare il latte, e cosi
piene le portano in città per venderle. Ni'n si
usa in Toscana.
Pùg-natton s, ra. Penlolona e Pentolone.
Acer, di Pentola.
I*-ftg'netto s. m. Pugnello, Pugnerdlo, Pu-
gnetto, Pugnuolo: Quella quantità di materia
che può contenere la mano.
% Fd 5 pùgnelto; Far pepe, vale Accozzare in-
sieme tutti e cinque i polpastrelli, cioè la som-
mità delle dita, il che, quando di verno è gran
freddo, molti per lo ghiado non possono fare.
I*ug-iio s. m. Pugno, e nel plur. Pugni e Pu-
gna : La mano serrata,
n Pugno, per La percossa data colla mano serrata.
n — per Quella quantità di materia, che può con-
tenere la mano serrata.
M — per Mano, in signif. di Carattere o Scrittura:
O l'ha scrita de so pugno; L'ha scritta di suo
pugno.
— dceto sotto man; Cazzotto: Pugno forte dato
sotto mano.
S Asbrià 0 Molla un pugno V. Asbrià, Molla.
% Dà di pugni; Dar de' pugni o delle pugna,
Menar pugni o pugna: Percuoter con pugni.
S Dàse di pugni ; Darsi de' pugni, Far a cazzotti,
dicesi di Due o più persone che tra di loro si
diano de' pugni.
S Fd pugni V. sopra Dàse di pugni.
$ Fd a cosci, e pugni; Far a calci o Far a calci
e cazzotti V. Caso.
S L'è camme dà di pugni in ce V. Ce.
S Zùgd a pugni; Giocare o Fare alle pugna o
a pugni, vale Combattere a pugni.
l?uia. s. f. Paura: Perturbazione d'animo cagio-
nata da immaginazione di futuro male j Timore,
Tema (femm.). Temenza^ Pavento. ■
S Aveì pu'ia; Aver paura. Paventare, Temere, ed
in ischerzo Mangiar bietole, Aver i coniglj in corpo.
S Mette pitta; Fare o Metter paura, vale Impaurire,
n _ puia 0 un pò de puia a ùnn-a persónn-a;
Far paura o un po' di paura a uno, vale Bra-
varlo, Minacciarlo garrendolo.
§ Mot da puia; Morir di paura, vale Aver ec-
cessiva paura.
S Morto dà puia; Morto dalla paura: Somma-
mente travaglialo dalla paura.
S Non avei pula; Non aver paura, vale E^^ser co-
raggioso, impavido, intrepido; e talora Non te-
mere il confronto: Mi non ho puta de le; Io
di lui non ho paura.
§ 0 travaggio 5 nò me mette puta; li lavoro
non mi dà nnja, non mi dà fiiSiidio.
§ Passa 0 Sccnld a puia; Pisciar la paora; Ri-
pigliar animo da paura prima avuta.
S Spella da puta; Aver la tremarella, Tremar i
pippioni. Far il cui lappe lappc: Aver una sgan-
gheralissima paura.
§ Trovdse puta; Farsi paura, Prender timore.
Spaventarsi, Sbigottirsi.
I*uie»-iio V. Pòiegno.
I*uj6u. s. m. Pajuolo: Vaso cilindrico di metallo
con orlo tondo internamente rafforzato con una
anima di ferro, mànico arcalo e girevole. É
strnm. da cucina e serve per bollirvi checchessia.
— dell'évjà; Caldaja.
Puin V. Pòin.
I*uiscetti V. Pòiscetti.
I*xxiseio V. Pòiscio.
F*iiléo s. m. Puledro, si dice al cavallo, all'asino
e al mulo dalla nascita al domarsi, sebbene è
più proprio del cavallo; allrim. Pollracchio.
I*ùlì v. a. Pulire e Polire V. Nettezza.
I) Pulire, comunem. usasi per Lustrare, Levigare,
Far liscio: Dar il lustro a' marmi ed a' metalli,
n — Presso i Legnaj. e sim. vale Ripulir il le-
gname, Lisciarlo semplicem. con pialla o sm.
anche senza lustrarlo.
I*ulicaxi V. Butican. *
, Pulito add. Pulito e Polito, Netto, conlr. di
Sporco.
it Pulito, per Creanzato, Civile, Compilo, Gentile,
Obbligante, Cortese, Grazioso.
§ Fd pulito; Far pulito, vale Far bene, a dovere.
§ Tegnise pulito ; Tenersi pulito, vale Serbar pu-
litezza nella persona o nciili abiti.
Pixlitùa s. f. Pulitura, Pulimento: L'atto del
pulire e L'effetto che ne risulta.
I*u.iicin. V. Pòncin.
I*vincio s. m. Punch e Punce: Bevanda spiri-
tosa, che suol farsi con acqua calda, sugo di li-
mone, zucchero e rum.
I*ùni V. a. Punire, Castigare V. Castiga.
I*ùniziòii s. f. Punizione, anlic. Puuigione,
Punimento, Castigo V. Castigo.
I*u.usòii s. m. Punzone: Ferro temperalo ovv.
Acciajo per uso d'imprimere le impronte delle
monete, de' caratteri e simili,
n Cesello: Slrum. d'acciajo da cesellare o intagliare
i metalli, fatto come uno scai pelletto, ma senza
taglio,
«t Spillo: Ferro lungo un palmo e acuto a guisa di
punteruolo, col quale si riapre il foro turato con
cera o simile nel fondo delle botti per assag-
giarne il vino, il che dicesi Spillare (Spinùellà).
Il PuTiteruolo: Ferro appuntato e sottile, più grosso
della lesinia, per uso di forar cnrta, panno o sim.
" Spina, chiamano i Fabbri -ferrai Un conio di ferro,
col quale bucano i ferri infocali.
PUN
PUN
m
b
Punsonà, v. a. Cesellare: Lavorare con ce-
sello Ogure d'argento, d'oro o d'altro metallo
ridotto in piastra.
Punsona^tùa. s. f. Cesellatura, Cesellamenlo:
Lavoro, Opera di cesello.
Punsonetto s. m. Cesellino, Ceselletlo. Dira,
di Cesello.
it Punzonelto, Pnnzcncino. Dim. di Punzone V.
Punsòn nel 1° signif.
— da mede in testa; Punzonelto o Spillone, si
chiamano così Certi strum. d'argento, fatti a foggia
di piccoli stili, 0 in altra forma, de' quali le
contadine sogliono adornarsi i capelli.
Punsonóu s. ni. Cesellatore: Colui che la-
vora di cesello.
Punta, s. f. Punta: L'estremità acuta di qualunque
cosa, latinam. Cuspide.
" Punta, diccsi altresì L'estremità d'alcune cose,
quantunque non acute, come La punta del naso,
del piede e simili.
— da bacchetta ciò scciéuppo; Punta: L'estremila
assottigliata della bacchetta dell' archibuso, che
talora termina in mastio di vile a cui s'annesta
0 s'invita il cavastracci.
— da penna; Punta delia penna V. Penna.
— dell'aa; Sòmmolo: Punta dell'ala.
— de peto; Spicchio di pello. T. macell. Il mezzo
del pillo degli animali che si macellano, stac-
calo per lo lungo dalle costole.
— ile tcera o de ma; Punta di terra o di more,
si dice Quella che avanza e sporge in fuori pili
del rìmaiienle a guisa di punta.
S A punta de diamante V. Diamante.
$ Aveì ùnn-a cosa in scià cimma o in scià
punta da leti gnu V. Lengua.
S Chi finisce in punta; Acuminato.
S Cólpo de punta V. De punta nel Dizion.
S Dà de punta; Dare, Ferir di punta.
55 De punta e taggio; Di punta e taglio, vale Colla
punta e col taglio dHlarmc.
% Fa a punta; Far la pui la, Appuntare, Aguzzare.
S fn punta de pé ; In punta di piedi V. Pé.
S Picossin de punta e taggio V. Piccossin.
S Punta! Punta! Puntale le armi! T. miltt. Co-
mando, con ci:i si ordina al soldato di abbassare
il fucile e dirizzare la bocca a quel punto, nel
quale deve colpire.
% Punte de Pariggi; Punte di Parigi, si dà gene-
ralm. nell'uso questo nome a Certe bullette cilin-
driche di fìl di ferro, d'ogni grossezza e lunghezza,
che diconsi pili particolarmente Bullette spille.
S Senso punta; Spuntato, Senza punta.
S Taggià a punta a penna V. Penna.
Punta s. m. Puntale: Fornimento appuntato
che si mette all'estremila d'alcune cose, come
foderi di spade, di sciabole", di hajonette e sim.
— dò boston; Calza, Calzuolo, Gorbia: Pezzo di
ferro o d'ollone rotondo, nel cui vano si mette
il pie della mazza o bastone, come in una calza.
Dicesi anche Puntale, sebbene iropropriam., poi-
ché questo è una punta di ferro che si suol
aggiungere al calzuolo, a cui fa finimento per
maggior forza e saldezza.
— dò fwgua; Puntale: Finimento metallico ap-
puntato, con cui termina l'eslremità dell'asta che
regge l'ombrello.
Punta s. f. Puntata: Colpo di punta o di puntale.
Puntse s. f. pi. Piédiche. T. segat. Quello strum.
Casaocia, Dizionario Genovesa- Italiano.
fatto a similitudine di seste, del quale si servono
i segatori a tener sollevali i legni e acconci per
poterli segare,
't Puntali. T. mar. Colonnette di ferro o di legno
^che sostengono i bagij alla loro metà tra i varj
ponti d'una nave.
Puntajéu s. m. Spillo, Spillello: Solili filo
di rame o d'altro metallo, coito e acuto di ona
estremità a guisa d'ago, e dailuilra con un poco
di capo rotondo, del quale le donne si servono
per fermarsi i veli in testa o per altri osi sim.
S Cuscinetto da puntajéu; Torsello.
S Testa dò puntajéu; Caperozzolo.
Puntapé s. m. Inciampo: La peicossa che in
camminando si dà colla punta de' piedi in qual-
che sasso 0 simile.
S Piggià un puntapé; Inciampare, Inciampicare:
Percuotere il piede in alcuna cosa nel camminare.
Puntella V. Appuntella.
Puntello s. m. Puntello, e più comunem. al
p!ur. Puntelli: Armatura di travi per pania,
con cui si puntella e si sostiene «n muro che
minaccia sfasciamento, si voglia o non si voglit
por mano a risarcirlo.
Puntette s. f. plur. Puntine. T. pattaj. Una
qualità dì pastume da minestra in forma di pie-
cole punte.
Puntezzà v. a. Puntare, Punteggiare: Porre
i punti e le virgole nella scrittura.
PunteKzatùa.s. f. Funialura, Punteggiatura,
Punteggiamenlo: Il punteggiar le scritture.
Puntin s. m. Puntino. Dim. di Punto.
— da scciùppctta; Puntino. T. archib. Quel segno
che si mette in cima della canna dell'archiboso,
nel quale s'affissa l'occhio per aggiustare il colpo
al bersaglio. Anticam. invece di questo usavasi
porre la mira vicino alla culatta.
Puntinn-e dò psog'ua; Puntali delle
stecche V. Pcegua.
Punto s. m. Punto: Quel brevissimo spazio che
occupa il cucito che si fa in una tirata d'ago.
— a bastetla; Punto a filza: Punto così dello per-
chè si fan più punti in una volta; maniera di
cucire nelle cose di poco pregio, e nel fare le
crespe alle camìcie e simili.
— a biònda ; Punto a blonda o a pizzo V. BlBnda.
— a brega folla; Punto a strega: Punto obèliquo
traversato da un altro punto, così che di poi
lutti insieme pigliano la forma d'un piccolo can-
cello 0 croce, e si fa por lo più in stoffa di lana.
— a cudcnetta; Punto a catenella: Punto che forma
un certo ornamento o ricamo a guisa di catena.
— a cartolin; Punto passalo: Punlo di ricamo che
rileva da ambe le parti.
— a croscè; Punto ad ago torlo o all'uncinetto; e
si usa per fare oggetti d'ornamento.
— a felpa 0 a vellùo ; Punto a felpa: Punto che
si fa per eseguire ricami in lana.
— a gassctta; Punlo a occhiello o a accbiello o
Punlo allaccialo : Punlo con cui sì forman le
àsole degli ucchielli.
— a giórno; Punlo a giorno. Si tirano e levano
alcune fila alla tela ove si fa e resta trasparente.
— d greca; Punlo a occhiolino a doe ritti V. sotto
' Punto a quaddretti.
— a oexin; Punto a orlo. Si fa voltando la punta
dell'ago in direzione opposta al Soppunto Y. ap-
presso Punto a pesta.
40
626
PUN
PUN
a pessa; Soppunto: Cacitnra che si fa negli orli,
in cui l'ago si pianta nel panno fuori d<'ll'orlo,
ma presso al medesimo, e si cava nel margine
rimboccalo dello stesso. Nel far questo punto si
volta la punta dell'ago verso chi cuce. *
— a quaddrettt; Punto a occhiolini a un ritto: Punto
che si fa per la marca dei nomi in sulle cami-
cie, ed ha dal ritto quattro angoletli a cornice,
dall'altra parte è incrociato. Se ha dae ritti, in
dialetto dicesi Punto a greca.
— a rcepunto; Punto incrunalo: Specie d'impun-
tura quando si ripassa il Glo per la stessa cruna
0 buco.
— a raviéu; Punto a smerlo, simile al Punto a
occhiello (Punto a gassettaj , passando invece
il filo sotto l'ago.
— a rióso 0 inverso; Rovescino. T. calzett. Ma-
glia rovescia nelle calze che abbraccia due giri.
Dall'unione dei rovescini risulla la costura (ri-
ghettaj.
— a tarsitùa; Punto a rimendo: Punto che si fa
per fortificare i panni già logori.
— a sórveman; Punto a sopraggitto: Forte cuci-
tura, nella quale il filo a ogni tirata d'ago ac-
cavalcia i due lembi de' panni che non ispiccino
(nò se sftanj, come i vivagni dei teli delle ca-
micie, delle lenzuola, ecc.
— a strapunti; Punto a stiioja: Punto che s'inca-
valca e intesse, e quando è fallo non si vede il filo.
— a svenn-a; Punto a libca o a spina: Punto così
chiamalo, perchè i punti, incrociandosi verso la
fine aliernatamente a destra e a sinistra, formano
una linea serpeggiante simile alla spina o lisca
(rèsca de mezoj de' pesci.
— . cheito; Maglia scappata. 7. calzett. Maglia che
allenta per rottura di filo.
— de nomme; Puntiscritto V. sotto Punto incróxóu.
— imbàstto; Punto molle o lento: Nome che danno
i Sarti ad Una maniera di punti che formano
una cucitura preparatoria per tenere uniti i pezzi
di panno o altro, che poi si hanno a congiun-
gere con ferma cucitura.
— in costa; Puuto torto, così detto dalla sua forma.
Si pianta l'ago un po' più aito di dove è uscito
il filo e piiì a sinistra di chi cuce.
— incróxóu; Punto a croce o in croce o incrociato:
Punto che serve a fare il puniiscritto ossia le
lettere iniziali d'un nome sui panni per dinotare
il loro padrone.
— indietro ; Punto indietro o addietro : Cucitura
che si fa piantando l'ago nella giusta metà del
punto precedente, e cavandolo altrettanto di là
dal luogo onde fu precedentemente cavato.
— in fianco V. sopra Punto tn costa.
«— ingleize; Punto a due ritti : Quello che somi-
glia a una croce da rovescio e ritto.
— morto; Punto cieco: Punto simile al Punto in-
dietro se non che l'ago si ripianta pochissimo
indietro, anche d'un solo filo del panno.
Vi sono inoltre allri Punti, come il Punto
Salomone, che è a nodi; il Punto siidicio, che
ha dal ritto il pun'o a croce e di sotto nodi,
fermature, ecc.; il Punto pulito, che dal rovescio
non ha nodi e confusioni, ma una certa rego-
larità; il iPun^o a rosellina, che è quando si
cuce in giro al centro come una stelluzza; il
Punto a filucchio, a trapunto, di Francia, a
passatino, unghero, ad arme, ecc.
1
S Dd di punti; Cucire: A l'è in casa ch'a dà
di punti; Ella è in casa a cucire.
S Tià scili i punti; Riprendere o Ripigliar le
maglie, presso le Calzettaie vale Riconcalenare
le maglie scappate fermandone l'ultima con un
punto dato coll'ago.
Punto s. m. Punto: Il confine della linea ma-
tematica.
Il Punto, pel Segno materiale che si fa colla penna
0 con altro islrum. in carta o in qualsivoglia
superficie per indicare il punto matematico.
« - Parlandosi di tempo, vale Istante, Attimo,
Momento di tempo.
^ M — per Condizione o Stato delle cose: A che
punto l'è 0 vostro Dizionàio f A che punto si
trova il vostro Dizionario ?
Il — per Segno di posa nelle scritture al fin del
periodo, che anche dicesi Punto fermo.
Il — per Capitolo o Parte di discorso, di medi-
tazione, ecc.
Il — Nel giuoco, Unità numerale, e si usa nei
giuochi che vanno per via di numero, e si prende
anche pel Numero slesso: Quanti punti 5 l'a-
veiva? Quanti punti aveva egli ?
— da lùnn-a, de stelle, ecc.; Punto della luna,
delle stelle e sim., vale Un determinalo aspetto
e positura della luna, delle stelle o sim.
— d'esclamaziòn; Punto ammirativo, dicesi Quel
segno 0 punto (!) che si pone dopo qualche in-
terjez. ammirativa.
— de stimma; Punto di stima o Punto stimalo.
T. mar. Operazione, colla quale si determina la
posizione del bastimento, la latitudine e la lon-
gitudine del luogo, in cui si trova il bastimento.
Quest'operazione debb' essere effettuata dal cal-
colo, ma assai spesso si fa coll'ajuto di mezzi
grafici, e fra gli allri servendosi del Quartiere
di riduzione.
— d'interrogazión; Punto interrogativo (?): Segno
che si pone in fondo d'un periodo che conchiude
interrogando.
— d'ònó; Punto, Sentimento, Puntiglio d'onore.
— pe punto; Punto per punto, Di punto in punto,
Capo per capo, A parte a parte, Minutamente.
S Accusa i punti; Accusare i punii. T. di giuoco
V. Accitsd.
S Dd di punti in tò zéugo; Dar de' punti V. Dd.
S De punto in giunco; Di punto in bianco V.
questa locuz. alla sua sede alfab.
§ De tutto punto ; Di tutto punto. Posto avv. vale
Compiutamente, Senza che nulla manchi; e par-
landosi di Vestire, vale Vestire in gran gala.
S Èse a punto; Essere a o in punto, di cesi degli
archibusi o d'altri ordigni che son condotti sullo
scattare.
S In bòn punto e in bònn'óa; In buon punto, A
buon punto, vale In buona congiuntura, A tempo
opportuno.
S In cattivo punto; In cattivo punto, vale In
cattiva congiuntura,
g In punto de morte V. questa locuz. alla sua
sede alfabetica.
S JUarcd o Segna i punti; Segnar i punti, nel
giuoco vale Notare i punti, le cacce e sim.
S Mette a-o punto; Mettere al punto o al curro
V. Mette.
g Ommo de punto; Uomo dì punto, vale Uomo
d'onore.
Ptjp
PUR
GTf
S Pe nn punto Martin 5 l'ha perso l'aze V. Aze.
% Piggià 5 punto, Piggid 5 punto avanti V. Piggid.
$ Punti; Punti, Registri. T. slamp. Due piccole
linguette di ferro, che da una delle loro estre-
mità si fermano con viti ai due lati del timpano,
e propriam. verso il mezzo. Esse servono a re-
gistrare le facce stampate già da una banda, in
maoiera che esaminando un foglio ì'tampato, non
si possa scoprire una pagina sopravanzare quella
che è dietro, sia per la lunghezza delie righe
che f er l'altezza delle pagine.
» — cardinali; Punti cardinali, si dicono I quattro
punti principali del Zodiaco; i Punti intermedi
diconsi Collaterali.
S Servi in punto e virgola; Servir dall' amico,
Servire appuntino; e detto ironicam. Conciare
pe! dì delle feste.
S Vegni a-o punto; Recarsi al punto. Determinarsi.
Puntùa, s. f. Puntura, Pontura, Pugnitura: Fe-
rita che fa la punta.
■ Punta, Mal di pnntn, e in term. med. Pleurite:
Infiammazione della plegra, nella quale spesso si
manifesta un dolore pungente a lato dei petto.
Punze V. a. Pungere e Pugnere: Leggermente
forare con qualche strum. acuto e appuntato.
Parlandosi di vespe, scorpioni, pecchie e simili,
dicesi anche Pinzare, Appinzare V. Assagòggid.
n Pungere e Pugnere, metaf. Offendere altrui mor-
dendo con parole; Sboltoneggiare.
S Punzise n. p. Pungersi, Pugnersi.
Punzig-g^ià. V. a. Punzecchiare, Punzellare,
frequentai, di Pungere: Leggermente pungere.
Pixiizig-g-ià, s. f. Puntura V. Puntila nel 1»
signif. Dello di vespe, pecchie, zanzare o sim.,
dicesi anche Pinzo V. Sagòg^id (nome).
n Puntura, metaf. Travaglio, Afflizione, Tribolazione.
I^unzig-g-iòn. s. m. Pungiglione, Ago, Spina,
Aculeo: Quella piccolissima spina che hanno nella
coda le vespe, gli scorpioni, le pecchie, i cala-
broni, le zanzare e simili animaluzzi, colla quale
pungono.
n Pungolo, Stimolo: Bastoncello che ha infitta dal-
l'nn de' capi una punta, e del quale si servono
per lo più i bifolchi per pungere i buoi e farli
camminare; altrim. Pungetto e Pugneito.
S Piinziggioin; Cali. T. bot. Salsosa kali. Erba
che volentieri cresce nelle nostre spiagge, ed
bavvene in abbondanza in quelle di Cornigliano,
Sestri ed altrove. Il suo nome viene dalla pa-
rola araba Cali che altro non significa che Sale;
e infatti lulia l'erba ha un gusto salso come il
Crilmo e il Finocchio marino; delle sue ceneri
si fa la soda e la roechelta. Dal 3Iattioli è
della Trago.
» — Pruno: Nome generico di Tutti i frutici
spinosi, di cui si forman le siepi, come rogo,
prun boccio, prun bianco, marruca e sim.
Punzila-nza, (Zùgd a); Fare o Giocare a
guancialin d'oro V. Zùgd.
I*ùo add. Puro, Pretto, Mero, Schietto: Che non
ha in sé miscuglio di cosa che Io renda meno
sincero e perfetto.
« Puro, metaf. ]Von macchialo di vizj o colpa
contro Tonestà; Illibato, incorrotto, Incontami-
nato, Casto, Innocente, ecc.
I*ùpillo s. m. Pupillo: Colui che rimane, dopo
la morte del padre, minore di 21 anno, sotto
la latela altrui.
Il Pentolino, si dice ne' giuochi di carte che si
fanno in più persone Q'iei danari che si mettono
da parte partita per partita in ciascuna giuocala,
e Cu' quali poi a lìn di siagione si suol fare per
lo^ più un pranzo fra tulli i giuocalori. '
I*uppon. s. m. Fantoccino, Fantoccio: Voce
puerile, colla quale si chiama Una figurina Te-
stila da uomo; e dicesi solo da' piccoli fanciallì
e ancor balbuzienti e da coloro che con essi
favellano. Essa viene dal lat. Pupus e Pupulus,
che significa Bambino, Bambinello.
Puppònn-a. s. f. Bàmbola, Pupatta, Pupazzi.
D.il lat. Pupa V. Bàgatta.
Pùi*é s. m. Macco: Poltiglia fatta di patate, di
legumi e d'altre simili cose, lessate, pestate e
passale al passaiojo o colino per disfarle e le-
varne le bucce ; ridoite cosi in pasta tenera, più
0 meno liquida, si fanno cuocere in brodo o in
acqua per minestra, o assodare in piatto a modo
di tortino per pietanza. In Tose, dicesi Patate
passale, Fagiuoti passali, Ceci passati, ecc., ma
anche colà si va iulroducebdo la voce straniera
Purè 0 Purea.
Pùi*g-a. s. f. Purga, Purgante (in forza di sost.):
Medicamento purgativo, cioè che promuove le
evacuazioni intestinali.
S Purghe; Lochi: Purgazioni onde si sgravano le
donne dopo essersi sgravate del parto e delia
seconda.
Pùi*g>à> V. a. Purgare: Dar medicamenti pargatirL
I) Purgare, per Tòr via l'immondezza e la trat-
tura, il cattivo, li superfluo; Nettare, Pulire,
Purificare,
n — Metaf. Toglier la colpa, la macchia del peccalo.
n Parlandosi di piaghe e simili, Suppurare, Venire
a suppurazione; ed alquanto più Stillare.
S Pùri,àse n. p. Purgarsi : Pigliar medicamenti
purgativi.
Pùrg-atéuio s. m. Purgatorio : Luogo doTe
le anime patiscono pena temporale per purgarsi
de' loro peccali, e andar poscia all'eterna gloria
del Paradiso. Gli antichi dissero anche Purgaioro.
Pù.x'g'a.tta, V. a. Purgare leggermente: Dare,
Somiiiiiiistrar altrui leggeri medicamenti purgativi.
PÙJTg-lietta. s. f. Purghetta: Piccola poifa
e leggiera.
Pùrgro s. m. Fogna, Chiavica, Smaltitoio: Con-
dotto sotterraneo per raccoglier e menar fuori
dell' abitato le acque piovane e le immondizie.
Purifica, V. a. Puriticare: Far puro, mondo,
nello, Purgare da ogni macchia e da ogni vizio.
S Pùrificdse n. p. Purificarsi: Divenir puro.
Purificato s. m. Purificalojo: Pannicello lino,
col quale il Sacerdote nella e pulisce il calice
e la patena.
Pùritìcaziòn. s. f. Purificazione, PariGca-
mento: L'hUo di purificare.
Purinn-a, (Da a); Accecare una falla. T. vMor.
Stagnare l'acqua mediante letame o altro in na-
vigazione.
Puriscinella, s. m. Pulcinella: Personaggio
ridicolo, introdotto da' Napoletani nella comme-
dia, come da' Bergamaschi s'introdusse l'Arlec-
chino, da' Veneziani il Pantalone, da' Piemontesi
il Gìandoja, da' Milanesi il Meneghino, ecc.
Pùritse s. f. Purità: Incontaminazione, Inno-
cenza del cuore. Candore.
Pùxrpito s. m. Pulpito, Pergamo, antic. Ptrbio:
628
QUA
QUA
Luogo elevHlo fatto di legname o di pietra per
oso di predicaro.
— de legno; Puipilino: Pulpito portatile.
Pustola, s. f. Pustola e Piislula : Ciascuna di
quelle enfiature o bollicine che vengono alla pelle
e si rien)piono di pus ossia marcia.
I*uta. s. f. Folta: Polenta tenera.
I*ùtad.l avv. Puta, Pula caso, Puta il caso, cioè
Per esempio, A modo d'esempio, Vale a dire,
Come sarebbe e simili.
Putamolla s. m. Sanlagio, dicesi per dispre-
cio a P'Tsona agiata e tarda nell'oprrare.
I*ùtvefase n. p. Putrefarsi: Corrompersi per
putredine, Imputridire, Infracidarsi, Venir a cor-
ruiione-.
I*u.tref*aziòii s. f. Putrefazione ^ anticam.
Putrescenza, Corruzione.
I*uvie V. Pòvee.
I*u.viéa V. Póviea.
I*vivien V. Póvien.
Q
Quaccio add. Quatto : Chinato e basso per
celarsi e nascondersi all'altrui vista.
ti Cheto, Chiotto, Zitto, Tacito, Muto: Che non fa
rumore o che non parla.
S Andd quaccio; Andar picciolino V. Amia.
n — via quaccio, quaccio; Andarsene cheto cheto,
cheton chetone, alla sorda, a chetichelli, cioè
zitto zitto, chetissimamente, e talora nascosamente,
di soppiatto.
S Std quaccio ; Star cheto o chiotto o zitto, Te-
nere la voce. Non far motto.
Quaddra v. n. Quadrare : Comunem. usasi per
Soddisfare, Piacere, Garbare, Accomodarsi, An-
dare a genio.
n Quadrare, per Adaltansi, Convenire: Quest'exem-
pio 5 quudilra a-o nostro prvpoxito ; Questo
esempio quadra al nostro proposito.
Quaddrettiu s. m. Quadretiino. Dimin. di
Quadretto: Piccola pittura in quadro.
Quaddretto s. m. Quadretto. Dim. di qua-
dro : Piccolo quadro.
ti Quadrello, Quadruccio: Sorla di maltone di forma
quadrata per ammattonare il piano delle stanze.
- Ambrogetta, e per lo più al plur. Ambrogette,
diconsi Certi quadrelli di marmo di varj colori
per uso di pavimenti, ed anche Quadrelli di
terra cotta invetriata.
M Quadretti, al plur., per Quei 6-4 scompartimenti,
detti anche Scacchi o Case , che formano la
scacchiera.
S Veride d sa a quaddretti ; Vedere il sole a
scacchi, vale lìssere in prigione.
Quaddx*o s. m. Quadro: Pittura in tela o in
legname, accomodata in telaj'i di forma quadrala
ed anche ovale od altra; se è dipinta sul legno
dicesi anche Tavola.
ti Quadro, per Slampa stirata sa vetro e incorniciata.
Il — Figura quadrata d'angoli uguali.
H — Figurai. Ritratto, Pittura, Descrizione natu-
rale ed al vivo fatta a voce o per iscritto di
una persona o cosa.
— de póppa; Quadro di poppa. T. mar. Parte della
poppa compresa tra l'arcacela ed il coronamento.
Questa parte, che suole essere ancora alquanto
ornala, era in altri tempi un capolavoro di scul-
tura e (ii pittura. Quivi campoggiano le armi
della nazione o del sovrano con trofei ed em-
blemi navali.
$ Quello chi vende quaddri; Quadrano.
Quaddro add. Quadro: Di figura quadra.
% Carta quaddra; Carla quddra, chiamano i gio-
catori Ciascuna di quelle che hanno disposti i
semi in quadro, come il quattro, il cinque, ecc.,
a differenza di quelle che gli hanno disposti in
lungo, come il due e il tre, che si chiamano Stili.
S Chcu quaddro; Cuor insensibile, duro, che non
sr'nte.
% Ommo de festa quaddra; Uomo di buona testa,
cioè Uomo di consiglio e prudenza, assennato.
S Vóxe quaddra; Voce quadrala, cioè maschile,
forte, piena, robusta.
QuiaderJio s. m. Quaderno: Propriam. Al-
quanti fogli di carta uniti insieme per iscrivervi
dentro conti, memorie, spoglj, minute o simili
cose V. Scurtafuscio,
» Quinterno V. Quinterno.
Quadrante s. m. Mostra, ed abusiv. anche
Quadrante. T. oriuol. Disco di sottil lamina di
rame, coperta ordinariam. di smallo bianco, su
cui sono segnate le ore e i minuti.
Quadratili s. m. Quadratino. T. stamp. Quel
pezzetto quadrato, il cui piano superiore è la
metà del quadrato tondo, sicché due quadratini
approssimati formano un quadralo perfetto V.
Qualrato nel 2' signif. e Quadratila nel 3.»
Quadrato s. m. Quadrato: Figura piana di
quadro lati eguali. J
Il Quadrato od anche Quadralo tondo. T. stamp. I
Pezzo di metallo della stessa qualità de' carat-
teri di forma quadra, pili basso delle lettere. -
Quadrati da due, da tre, da quattro diconsi
Quelli de' quali un lato è eguale a quello d'un
quadrato tondo, e il lato contiguo è lungo due, j
tre, quattro volte tanto. 1
Il — Nella 3Iilizia, Battaglione o Colonna di sol-
dati in ordine quadrangolare, facendo fronte da
tutti i quattro lati all'inimico.
Quadratùa s. f. Quadratura, Quadramente:
li quadrare, cioè Ridurre in forma quadra o in
quadralo.
Il Quadratura: Una delle facciate d'un corpo so-
lido quadrangolare, o Uno de' lati di una figura
piana di quattro lati.
Il — In term. di stamp., Tutti i quadrati e i qua-
dralini che si mettono in continuazione delle
righe non piene e di altri luoghi della pagina,
che nella stampa hanno a rimaner bianchi.
Il -~ Presso gli Oriuol. diconsi Tatti i pezzi
QUA
QUA
629
deli'oriuolo a ripelizionc che sono contennli tra
la cartella e la mostra (quadrante).
Quadi:*ello s. m. Ago da vele. T. mar. Sorta
d'ago con punta triangolare , di cui si servono
i marinaj per cncire le vele.
Qua.cli*ìg-liòii add. Scaccalo, s'caccnf^ggiato,
A scacchi, dicesi di Stoffa o sim.; a Firenze
Yolgarm. A dama, A quadrelli.
Qua.di*ùplioa> v. a. Quadruplicare: Molti-
plicare per quattro.
Qu.ce; Quale: Pron. relat. a persona e a cosa
d'ambo i generi, che non si trova quasi mai
senz'articolo,
n Quale, pron. domandativo o dubitativo, ed al-
lora usasi senz^rt.: Quce l'è ò tncgio di dui ?
Qiial'è dei due il migliore?
Quaea. (Veja); Vela quadra. T. mar. Vela di
figura quadrangolare V. Veja.
Queeixitna/ V. Quarexima.
**Qu£eIa V. Querela.
**Qusexi avv. Quasi V. Squwxi.
Quàg-etto V. Coagelto.
Quàg-ia s. f. Quaglia. T. ornit. Pordrix co-
turnix. Uccello del genere delle Pernici. La
specie più comune ha il corpo gialliccio-grigio
e macchiato a strisce; ì sopraccigij bianchi, e
le penne della coda con macchie ed un orlo di
color ferrigno. É uccello di passaggio; muta le
penne due volte all'anno, cioè alla fine dell'in-
verno e dell'estate, e in quattro mesi se ne ri-
veste compiutamente. Traltiensi nelle campagne,
ne' prati, di rado ne' boschi, né mai sugli al-
beri. Vive appena quattr'anni. Abbonda nelle
pianare del Piemonte; emigra in settembre, ri-
. torna in maggio.
Quàg-ià in letto V. Sta a coli l'éuvo in
Iella nella voce Coà.
Qualifica, v. a. Qualificare, Caratterizzare,
Specificare, Distinguere.
») Qualificare, Dar qualità, cioè Dare o Attribuire
un titolo, una qualità a una persona.
Qtialificazion s. f. Qualificazione: Il qua-
lificare, L'attribuire ad alcuno una q^ialilà.
Qualità^ s. f. Qualità: Grado determinante la
maggiore o minor perfezione delle cose nel ge-
nere loro,
n Qualità, per Natura, Carattere, Condizione,
n — Specie, Sorta, Guisa, Maniera.
S Pers5nn-a de qualilce; Uomo di qualità, cioè
di gran condizione.
Quàutén . . . Cbiamavansi così antic. Coloro che
imprestano a pagamento i sacchi da mettervi grano,
riso, ecc.
Quàntenaio s. m. Guardia sanitaria o Guar-
dia della quarantena.
"Quantenn-a V. Quarantenn-a.
Quantitse s. f. Quantità: Misura di numero
0 d'estensione.
Il Quantità, prendesi sovente per Abbondanza, Buon
dato, Assai, 3Iolto, Moltitudine.
S In quanlilce m. avv. In quantità, A dovizia, In
buon dato. Abbondantemente; A bizzeffe, A sbacco,
In gran copia, A ribocco.
Quaranta s. m. Quaranta : Numero di quattro
decine.
Quarantenn-a s. f. Quarantena, Quaran-
tina e Quarentina: Serie di quaranta cose,
n Quarantena: Tempo di prova e di rincbiadimeoto
che si fa passare alle persone, alle mercanzie
ed ai bastimenti, i quali provengono da luoghi
sospetti di pe.'te, per prevenire la comunica-
zione di tal contagio. Questo tempo a rigore è
di quaranta giorni, ma secondi- il più o il meno
di sospetto, e secondo gli avvisi dai luoghi, dai
quali proviene il bastimento, e constatando della
perfetta salute di tulio l'iquipaggio, è abbrevialo
sovente più della metà, e ciò in conseguenza delle
relazioni dei medici, e secondo la decisione del-
l'Uffizio di Sanità.
Quai'anteximo arld. Quarantesimo: Nome
niimer. ordin. che comprende Quattro decine.
Quax'antóe s. f. pi. Quarantorc e Quaran-
t'ore. T. eccles. Una delle solenni esposizioni
del ^s. Sacramento, che gira di chiesa in chiesa
nel corso dell'anno.
Quarelie add. Qualche, Alcuno, Qualcuno.
— volta; Q laiche fiala o volta. Alcuna volta, Tal-
volta, Talora.
Quareliedùn pron. Qaalcheduno, Qialcnno;
Alcuno tra molli.
Quax-còsa s. f. Qualche cosa, Alcuna cosa,
Un non so che. '
Quarexima s. f. Quaresima e Quadragesima:
Digiuno di quarantasei giorni, il quale ha luogo
tra' cattolici, cioè dal primo giorno dopo il car-
novale alla Pasqua.
n Quaresima, figurai. Langa privazione od asti-
nenza di checchessia.
f % Èse ciit lungo che a quarexima; Essere più
lungo 0 maggiore che il sabato santo o che la
quaresima, dicesi d'Uno che sia assai tardo nelle
cose sue, cioè ne' suoi movimenti, nelle sue ri-
soluzioni 0 nelle sue operazioni.
Quaresimale s. m. Quaresimale : Corso
di predictie per tutto il tempo della quaresima.
§ 0 l'è ò so quareximale: È il suo quaresimale,
usasi dire per significare Che un artista qualunque
in una data parte dell'arte sua, come per es. un
cantante in un di) pezzo di musica, riesce
maestrevolmente più che in qualunque altro.
Quarta s. f. Quarta e Q'iarto: Sorta di misura
che equivale ad un ottavo della mina.
— de vento; Quarta 0 Rombo di vento. T. mar.
La quarta parte d'un vento o la trentaduesima
parte della rosa dei venti, ossia quindici gradi
e quindici secondi.
Quartale s. m. Quartale. T. teatr. Una delle
quattro rate, nelle quali vengon pagate ai cantanti,
ai ballerini ed altri di teatro le proprie scritte.
Quartann-a s. f. Quartana o Febbre quar-
tana: Febbre la più comune fra le intermittenti,
il cui accesso ritorna ogni terzo giorno; ed è
così detta perchè si contano i due giorni mor-
bosi, i quali coi due intcmfltenti fanno quattro.
É nna febbre assai tenace e persiste lungo tempo.
Quarte s. m. Quartiere: Parte di città, di
paese o simile.
Il Sleccone. T. conlad., giardin. e altri. Legno
piano, alto circa tre braccia e largo nn quarto
di palmo circa, per uso di fare sleccati, stec-
conati, palancali e chiudende.
— de riduzión; Quartiere di riduzione. T. mar.
Figura geometrica tracciala sopra un foglio ret-
tangolare di cartone bianco, la qual serve a ri-
solvere, graficamente, tatti i problemi della ri-
dazione delle rotte d'un bastimento.
690
QUA
QUE
— di boccaporti; Qnartieri delle hoccaporle. T. mar.
Coperchi di tavoloni, coi quali chiudonsi le boc-
ca porte.
S Fd quarte; Far quartiere. T. mar. Allargare,
Tener allargalo, Aumentare l' angolo che fanno
le sartie di dritta con quelle di sinistra od altri
cavi che agiscono ad angolo fra loro.
Qaa<rtè s. m. Quartiere: Luogo occupato dai
soldati, così alla campagna come nelle città e
terre per accamparvi ed alloggiarvi.
— de sta: o d'inverno; Quartiere da sfate o Quar-
tiere d'inverno : Stanze o Luoghi, ne' quali i sol-
dati passano la stagione d'estate o svernano.
— generale; Qiiarlier generale: Il luogo ove di-
mora il Capitano generale ed ogni Generale che
comanda un corpo d'esercito in tempo di guerra.
$ Atidd a quarlé; Andar a quartiere, dicesi II
ritirarsi della soldatesca ne' luoghi assegnati por
loro quartiere.
S Ciantà i quarlé; Piantar i quartieri: Porre i
quartieri in luogo slabile e per un certo spazio
di tempo, onde farvi dimora,
S Consegna a o in quar/é; Consegnare a quar-
tiere, vale Proibire ai soldati d'uscirne, pronti
agli ordini; e talvolta Relegarli in quartiere per
punizione.
S Dà quarte; Dar quartiere: Propriam. Salvar la
vita ai vinti; e talora semplic. Non proseguire
d'incalzar checchessia.
Qiia<x*téiiieistx*o s. m. Quartiermastro. T.
marin. Uffiziale marino di manovra in secondo
ai capo, al secondo capo e al controquartier-
mastro nelle loro funzioni. Egli è incaricato d'or-
dinario a chiamar gli uomini d'equipaggio per
fare il quarto (guardia), per prendere e scio-
gliere i terzaruoli delle vele, per invigilare alla
esattezza della nave, sul servizio delle trombe,
e sulla condotta 'e servizio dei marinari.
Qua.rtetto s. m. Quarto: La quarta parte
delle bestie minute da macello, come agnelli,
capretti e sim., separata dalle altre.
w Quartetto, nella Musica è Un pezzo musicale a
quattro voci o a quattro strumenti.
Qua.x*tiii s. m. Qnarlicello. Dimin. di Quarto,
in signìf. di Quarta parte.
w Stsjo: Vaso di legno, col quale misurasi il grano
e le biade; esso capisce la metà d'una mina.
— de vin; Quartino di vino, vale La quarta parte
d'un boccale V. Avioa.
Qu.a;X*ti]iii-a< s. f. Quartina o Quadernario :
Strofa 0 Stanza di quattro versi.
fQuartiòn s. m. Quarterone. Voce nostra e
dell'uso. Sorla di misura da olio, fatta di latta,
equivalente alla 32» parte del quarto del barile.
Qua.x*to s. m. Quarto : La quarta parte di chec-
chessia.
w Quarto, detto assol. nell'uso, vale Un quarto d'ora.
M — La quarta parte delle bestie da macello. Le
bestie da macello soglionsi dividere in quattro
parli, cioè nei due quarti di dietro, e nei due
quarti davanti.
« — per l'na certa misura da olio, che è La 4*
parte d'un barile, equivalente a 28 qnarteroni.
« — per Una certa misura da vino, che è la quarta
parie d'un boccale V. Quurtin nell'ultimo signif.
— de cappòn; Quarto di cappone. I quarti di cap-
pone e di polli sono quattro, due davanti, cioè
Tale, e doe di dietro, cioè le cosce.
n
— de lùnn-a; Quarto di luna, dicesì Ognuna delle
quallro parli o fasi, in che si divide una luna*
zione, onde: Luna nuova. Primo quarto. Lana M
piena, Ultimo quarto. _ ■
§ Ése in scé vinti trce óe e treì quarti V. Èse.
§ In quarto; In quarto, dicono gli Stampai, e Li-
braj a Quella forma di libri, i cui foglj sono
piegali in quattro parti.
% Pesa i qtiarti; Pesar gli anni, Essere in là cogli
anni, vale Esser già vecchio. Aver molli anni.
Quarto; Quarto: Add. num. ordin. di Quallro.
Quaterno s. m. Qualerno e Quaderna: Estra-
zione di quattro numeri al lotto, pari a quelli
stali giocali da qualche persona.
tt Qualerno e Quaderna, nel gitloco della Tómbola
(Ambo) diconsi Quattro numeri disposti orizzon-
talm. e sopra una cartella l'uno accanto dell'altro.
§ Èse a quaterna, Mette a quaterna ùnn-a per-
sónn-a V. A quaterna alla sua sede alfab.
Qixattorze; Quattordici: Nome numer. in-
declinab. che comprende Quallro e dieci.
S Ammassa sette e stréuppia quattorze \. questa
locuz. alla sua sede alfab.
Quattr'oug-g"! s. m. Quattr'occhi, nell'uso
comune si chiama così Chi porta gli occhiali.
S A quattr'éuggi V. questa locuz. alla sua sede
alfabetica.
Quattrin s, m. Quattrino : Piccolissima ed
infima moneta di rame, che ora più non si usa.
Quattro; Quattro: Nome numer. contenente
in sé due volle il numero Due.
Il Quallro, dinota anche Un picciol numero di chec-
chessia : Fd quattro passi ; Far quattro passi.
— pugni in regola; Un rifrustello di pugna, cioè
Un buon numero di pugna.
— témpoe; Quallro tempora V. Témpoe.
— volte tanto; Quadruplo, Quallro volte maggiore,
g A l'è camme dui via dui fa quattro; Egli è
come due e due fanno quattro, cioè Ella è cosa
chiara, manifesta, patente, fuor di dubbio, ecc.
S Andd a quattro gambe; Andar in quattro, cioè
carponi, colle mani per terra.
$ A quattr'éuggi V. questa locuz. alla sua sede
alfabetica,
g Fa 5 diuo a quattro V. Diao.
g Fd quattro paralle ; Far quattro parole: Far un
breve discorso, Ragionar un poco,
g In quattro e quattr'éutlo ; In quattro e qual-
tr'otto, si dice d'Una cosa fatta in brevissimo
spazio di tempo,
g Nò sta a di quattro se li non hce in 15 sacco;
Non dir quattro se tu non hai nel sacco. Modo
prov. che vale che Tu non dèi far capitale di
alcuna cosa infinchè non l'hai in tua balìa.
Quattrocento; Quattrocento : Nome num.
che vale Quattro centinaja.
Quattromia; Quattromila: Nome numer.
che vale Quattro migliaja.
Querela s. f. Querela: Notificazione dei mi-
sfalli d'alcuno alla Corte ed istanza contro il
medesimo,
g Dà querela; Porre o Dar querela, Querelare;
Accusare in giudizio.
Querela v. a. Querelare V. sopra Dà querela.
"Quèrno V. Quinterno.
Questiou s. f. Questione e Quistione, Con-
troversia, Disputa, Lile, Dissenzione, Contrasto,
Riotta.
RAD
RAD
631
n Questione e Qaistione, per Dnbbio o Proposta
intorno alla qaale si dee dispotare.
— de paratie; Questione di parole, dicesi di Con-
troversia 0 d'altro che solo consiste nella for-
malità delle parole e non nella sostanza dplla cosa.
S In guestiòn; In questione: Maniera di dire che
serve come d'addiett. e vale Che è in dispula,
Di cui si disputa.
Questiona, v. n. Questionare, Quistionare,
Quisiioneggiare: Contrastare, Altercare, Conten-
dere, Dispulare.
Questo s. m. Questore: Titolo che oggidì si dà
al Capo della Pubblica Sicurezza d'una Provincia.
Questua, s. f. Questura : L'uffizio e La residenza
del Questore.
Quétà. V. n. Quetare, Quietare, Riposare : Ces-
sare dalla fatica e dall'operare, Prender riposo,
quiete; e talora anche per Dormire.
Quesito s. m. Quesito : Domanda che si pro-
pone di sciogliere; altrim. Quistione.
Quinta, s. f. Quinta. 7. mus. Una delle con-
sonanze musicali; altrim. con voce greca Diapente.
N Quinta. T. scolati. Quinta classe, cioè Quella
in cui nelle basse scuole s'insegna i primi ru-
dimenti d^lla grammatica.
"il Pressa, Prescia, Fretta, Premura. Voce del con-
tado V. Sprescia.
Quinta, V. n. Correr rischio, Andar a rischio
0 pericolo, Pericolare e sim.
Quinte s. f. pi. Scene. T. teatr. Le tele conr
Gite sopra telaj di legno e dipinte per rappre-
sentare il luogo finto da' Comici.
Quinta.lo s. m. Quintale : Peso di cento chi-
logrammi.
Quinterno s. m. Quinterno: Unione di cin-
que fogij di carta, l'uno immpsso nell'altro.
Quintinn-a, s. f Cinquina: Quantità nume-
rata che comprende il numero di Cinque,
n Cinquina: I cinque numeri che si giuocano o
che escono dal lotlo tutti in una volta,
n Nel giuoco delia Tómbola (Ambo) dicesi Fare
cinquina, allorché in uua cartella si vincono
tutti i cinque numeri, in ordine l'un dopo l'altro.
R
Ral>l>in s. m. Rabbino e Rabino: Dottore della
legge ebraica e giudice in materie dì religione
e talvolta anche in materie civili; predica, ri-
prende e scomunica ì disubbidienti.
n Rabino, nell'uso vale Uomo stizzoso, rabbioso,
collerico, che di nulla monta in ira : Mìa che
rabbini Ve' che rabino!
I^acoa; Nulla, Niente: Nò gh'é rocca da dt;
Non c'è che ridire.
Ra.ccapessà, v. a. Raccapezzare : Mettere
insieme cosa per cosa e con diligenza; e talora
anche Assestare, Acconciare.
S Raccapestdse n. p. Raccapezzarsi : Trovare il
bàndolo d'una data cosa V. Orizzontàse.
Ra,cclxetta s. f. Racchetta e Lacchetta, ma
meno usata: Strum. a cerchio coli' interno tessuto
a rete con corde di minugia e manico, col quale
si giuoca al volano (ciùmmin) ed anche alla palla.
!Ra.coonia,ndà. V. Arrecomandà nei suoi
varj significati.
I^a,ccoma.n<la.ziònV.i4n-ecoman(^aztSn.
Racclxéug'g'e V. Arrecchéugge.
Ràocola. s. f. Chiappoleria, Bagalella, Zacchera,
Minuzia, Inezia: Cosa frivola e di poco pregio.
n Detto di persona, vale Importuno, Increscioso e
sim., e dicesi Seccatore, Seccaggine, Seccafistole,
- Mignatta, Zecca, Mosca culaja.
n Detto pure di persona, vale anche Di poca salute.
Malescio, Cagionevole, Infermiccio, Afato, Bacato;
e sostantivam. Segrenna.
Racconta. V. Conta nel S» significato,
I^a,d.<la. s. f. Rada. T. mar. Spazio di mare al
coperto fra le terre e i contorni delle coste, dove
le navi possono gettar l'ancora e restar in si-
curezza.
S jèse in radda; Essere in rada, vale Essere an-
corato alia rada.
Ha,dd.5g-g^ià, v. a. Raddoppiare, Addoppiare,
Duplicare : Crescere al doppio. Crescere una cosa
altrettanto ch'ella non è; e talora per Crescere e
Moltiplicare indeterminatamente: Emmo raddSg-
gióu ò capitale; Abbiamo raddoppiato il capitale.
Raddrissàse n. p. Rimpannucciarsi, Rin-
cavallarsi, Rinferrarsi, figurat. vale Rimettersi
in arnese, in buono slato. Migliorar le condizioni.
Radia, v. a. Radiar^, Cassare, Cancellare.
Radicetta. s. f Radicchiella, Radicella : Ra-
dicchio seminato più Otto, le cai foglie si tagliano
ancor piccole, e si mangiano in insalata condite
con olio, aceto e sale.
— sarvcega; Radicchiella o Radicella salvatica; nel
fior, dicesì anche Radicchio a cesti.
Ra.diocia. s. f. Radicchio, Radice: La radica
del radicchio o cicoria che, lessata e condita
con olio, aceto e sale, mangiasi in insalata.
S Anima de radicce; Anima: Parte legnosa cen-
trale nella radica della cicoria.
» Altra volta per ischerzo dicevasi alla Coda, ossia
a Quella parte di capelli che si portava in pas-
salo dagli uomini, raccolti di dietro e ristretti
insieme per mezzo d'un nastro: Scià se tagge
a radiccia; Si levi la coda V. Cóa nel 2« sign,
Ra.dicciÒn s. m. Cicoria, Cicorea, Radicchio.
T. boi. Cichorium inthybus. Pianta notissima,
che si mangia cotta o cruda in insalata. Si di-
stingue la domestica e la salvatica (Cichorium.
sylvestrej; quella si coltiva negli orti, questa è
comune lungo i fossi e ne' contorni de' campi.
Fiorisce nell'estate, e la sua radice torrefatta,
pesta e polverizzata, fu vantala come succedaneo
al raffè.
Ra,dùnà. v. a. Radunare, Raunarc, Raganare,
Adunare: Congrefare, Unire, Raccogliere, Met-
tere insieme.
«32
RAE
RAG
S Badùndie n. p. Radanarsi, Raiinarsi, Rigu.iarsi:
Congregarsi, Dar capo in un luogo, Adunarsi.
Ttee s. f. R-^te: Strum. di fune o di filo tessuto
a maglia per pigliar fiere , jjesci e uccelli ; ne
sono di diverse maniere, e secondo quelle diver-
sificano il nome.
« Rete, per similit. Qualunque intrecciatura sì di
fune, come anchj di Mio di ferro , di rame e
slm., per lo più usata per riparo di checchessia.
I) — per Sorla di cuffia o meglio di berrettina tes-
suta a larghe maglie. È mollo in uso fra le con-
tadine della Liguria orientale olire Chiavari.
» — Figarat. vaie Inganno, Insidia, Agguato: 0
l'è cheifo in ta ree; Egli die nella rete o nella
ragna, cioè Rimase collo, preso, ingannalo.
S Bùltà 0 Caccia a rw in ma; Calare la rete,
vale Metter la rete in mare, per dar principio
alia pesca.
S Fato a ìcb; Retalo, Reticolato: Intrecciato a
goisa di rete.
Raeg'io s. m. Rete, e in tcrm. anatom. Omento:
Quel pannicolo o membrana, qua e là coperta di
grasso, che è situala nella parte anteriore del-
l'addome e posta immedialam. sopra le budella.
lesena, s. f. Rana: Genere d'animali anfibii aventi
sotto di sé molte specie. Questi animali hanno
il corpo nudo e quattro piedi, i posteriori dei
quali sono più lunghi.
H Raganella, chiamano i fanciulli Ino strum. fatto
di canna con una girella a denti , che girando
sopra un pezzo mobile rende un suono simile
ad una rana.
it Saltamartino V. Sàtamurlin nel 1" signif.
Raenetta< s. f. Ranella, Ranocchia, Ranocchio:
Dim. di Rana.
Uraeuettìuii-a/ s. f, Ranocchiella, Ranoc-
chietto: Dimin. di Ranocchia, di Rinocchio.
Reeo s. m. Chiarella : Spezie di ragnatura dei
tessuti , prodotta da alcune fila del ripieno o
mancanti o più sottili o non bene colpeggiate
nel tessere.
!t^eeo add. Rado, conlr. di Fitto, di Denso e di
Spesso, e dicesi di Q lei composti, le parti dei
quali non sono in maniera congiunte che si toc-
chino 0 si stringano insieme per ogni verso; e
si dice anchfi delle Cose poche di numero, o
che son poste in qualche distanza Tuna dall'a'-
tra, come Case rade, Alberi radi e simili; e di
Quelle ancora che si fanno o accadono raramente.
S De rcBo V. questa locuz. alla sua side alfab.
% Rase volle; lo stesso che De rwo V. questa loc.
iFtaepuuto s. m. Impuntura: Sorla particolare
di cucito, che si fa rimettendo l'ago indietro nel
buco ove finisce il punto preeedente,
iRaetin s. m. Scriccio o Scricciolo, a Fir. Ri
di macchia o Recacco, a Siena Foramacchie e
Forasiepe. T. ornit. Motacilla troglody'cs. Pic-
colissimo uccelletto del genere delle Silvie, che
ha il becco diritto, di color bruno-carnicino;
tutte le parti superiori di color castagno più o
meno ross;islro, ondulate di nero; la gola, il
gozzo, il petto e l'addome, color bianco sudicio;
i piedi carnieini. È comunissimo, in inverno
abita la pianura e le sponde, del mare, ma nel-
l'estate si ritira ne' cupi boschi de' monti, dove
svìluj^pa una voce sonora e piacevole; tiene sem-
pre alta la coda; il suo nido è artificiosissimo,
e forse uno de' più belh.
^
H Filondente: Sorta di tela rada e gròssa, atta ai
ricami.
IRrsetiné s. ra. pi. Guide de' pellegrini. Voce
nostra cho non ha corrispondenza italiana. Chia-
mansi così da noi Coloro chi neJle Casacce (V.
Casassa) dirigono una schiera di piccoli ragazzi
vestiti a foggia de' pellegrini, la quale tien dietro
immediatamente alio Stendardo (Confaòn), can-
tanilo lodi in onore del Santo protettore della
Casaccia. - Ramarri diconsi in Tose. Coloro
che hanno cura chi le p."ocessioni vadano con
ordine.
TÌ>u.fPebtSkjSSi s. m. pi. Frattaglie : Quantità
grande di cose piccole e futili ; e comunem. Avan-
zagli, Avanzaticci, Rimasugli.
1) Franagli e Frattaglie: Ripuliture di macelleria.
Il Miscea, Baziicalure, Bazzecole, Ciarpe: Masse-
rizie vili, di poco prezzo o vecchie V. Ravatto.
RàfTeg-a s. f. Ràffica, Réfolo, Folata: Soffio
di vento impetuoso che vien"e ad un tratto, ma
cessa poco dopo.
Haffl-tia. v. a. Raffinare e Affinare, Parificare,
Purgare,; e dicesi dell'oro, dell'argento, dello
zucchero, del salnitro e di varie altre coSe,
S Ra/Jlnàse n. p. Raffinarsi, Affinarsi : Farsi più
fine, Diventar più perfetto, iVrfezionarsi in qual-
che studio 0 cognizione.
I) — Ingentilirsi : D 'porre la rozzezza, Acquistar
gentilezza, maniere civili, Nobilitarsi.
RafFreid-à, V. Refreidd.
Raffreiclo V. Rtfreidó.
R-affreidòu. V. Rcfrcidóu.
Piag'assata s. f. Ragazzata : A/Jone o Cosa
da radazzo, da fanciullo, o degna di ragazzo o
di fanciullo; Fanciullaggine, *Fanciulleria, Pueri-
lità, Frascheria.
Rag-g-ia s. f. Rabbia: Eccesso di furore, d'ira
e appetito di vendetta; Stizza, Veleno, Rovello.
it Rabbia, Idrofobia: 31alaltia crudelissima e con-
tagiosa che in breve tempo, tra gli spasimi e
convulsioni, porta l'uomo che n' è affetto alla
tomba. Si comunica pel morso d'un gatto, d'un
lupo, ma più sovente d' un cane arrabbiato. Il
principale suo sintomo è un' insuperabile avver-
sione all'acqua, all'aria, alla luce, ecc.
S Creppd dà raggia; Avvampare, fiorire o Scop-
piare di rabbia, Stritolarsi o Mangiarsi il cuor
dalla saetta.
Ragna s. f. Ragnuola : Ragna piccola e por-
tatile V. Ròculo.
Riagnà v. n. Ragghiare e Ragliare: Il mindar
fuori che fa l'asino la voce.
I) Gnaulare, Gnagulare, Miagolare: li mandar fuori
che fa il gatto la sua voce.
Rag-neea s. f. R.-gnaja : Luogo acconcio e de-
stinato per uccellarvi colla ragna o per tendervi
la ragna frócoloj.
liag-no s. m. Raglio e Ragghio: La voce che
manda fuori l'asino.
)) Miàgolo, .Miagolata, Gnaulata: Il mandar fuori
che fa il gallo la sua voce.
§ Ragno d'aze nò va in gè V. Aze.
Ragnèlla s. m. Bambino piagnoloso o pian-
goloso, cioè Che piange sovente.
Ttsbgò s. m. Stracotto: Carne in umido, tutta
d'un pezzo e cotta più lungamente.
Rag-g-uag-lià v. a. Ragguagliare: Far con-
sapevole alcuno d'alcuna cosa, Riferirgli a bocca
RAM
RAN
633
k
0 per iscritto Mio quello eh? si sia fatto o dello
in alcuna faccenda che si maneggi.
**Raixo s m. Spizzica, Pillacchera, Taccagno,
Migiiolia, ecc.: Uomo sordido, avaro.
Ralleg-ràse V. ScinUdse.
R>a>nia.ddaii s. m. Frasiuooo, Fracasso, Ri-
niore, Baccano, Trambusto Diavoleto.
Ha.nia.ssa V. Arramassd.
Ratninn-a V. Hannìiinn-a.
ISramnia s. f. Rama. Li rama non dee con-
fondersi col ramo. Il ramo è braccio dell'albero
che vien dal pedale; la rama è picciol fusto che
sorge sul ram > stesso. Fionscon le rame e non
i rami; le frutte nascono e malnrano sulle rame e
non sui rami; i rami danni nuirimento alle rame,
w Frasca: Qualunqu'^ ramiceilo fronzuto, p?r Io più
d'alberi boscherecci, che talora usasi per cacciar
le mosche, specalm. in camp.igna.
» -- per Quel ramo fronzuto che serve d'insegna
ai lavernaj.
n Mìndjrla, Fiore V. Muntuann-a.
% Ramine; Frasconi: Vettoni di qierciuoli, d'on-
tani, di castagni, che si tagliano per abbruciare,
e per lo più usandone prima a sostegno de' pi-
selli, de' fagiuoli e simili.
S Anià 0 Sàtd de ramma in sambùgo ; Saltar
di palo in frasca, Pdssar d'Arno in Bac bilione,
Andare o Saltar di trasto in sentina , vagliono
Non islar in proposito, Uscir di tema, Andare
d'una cosa in altra senz'ordine e proposilo.
S 0 vln bòn 5 non ha bezcugno de ramma; Il
bnon vino non ha bisogno di frasca. Dell. prov.
che signitìca II buono non ha di mestieri d" ino-
lili adoriiam'^nii.
Hammà d.'seg"ua; Scossa, dim. Scossnlta,
Scossetiina: Subila ed impetuosa pioggia di breve
durala, ma gagliarda, e che non piglia gran paese;
dicesi anche Sfuriala, ma è Scossa più impetuosa
e più breve.
Ramtiisea s. f. Frasconaia, Uccella-e, Uccel-
laia, Uccellalojo Y. Boschetto.
!Raainietta s. f. Ramicella, Ramella, Fra-
schetta. Dim. di Rama, di Frasca V. Ramma.
Ramminii-a s. f. Rimino: vaso di rame,
e talora anche di latta, panciuto, bocca alqiftnto
minore del fondo, e da chiudersi con coperchio
entrante, manico arcalo, ora girevole, ora fermo,
beccuccio nella direzione del manico. Serve a
scaldar acqua e trasportarla.
Raninio s. m. Ramo : Parte dell'albero che
deriva dal pedale e si dilata a guisa di braccio,
e propr. Braccio dell'albero che vien dal pedale.
" Ramo, per Una delle parli in cui si divide l'al-
veo dun fiume, purché non perda il suo nome;
locchè accadendo in forza della molliplicità delle
diramazioni, diconsi Rivi o Rivoli.
n — per Schiatta, Discendenza. *
— secco; Frusco, Fruscolo: Quei fuscelli secchi che
sono su per gli alberi.
Rammo s m. Rnme, e presso gli antichi anche
Rumo: MetHllodultil!Ssimo,d'n!i color giallo-rosso,
ed il più sonoro di lulli i metalli; ci viene dalla
Svezia, dnlln Russia e dall' Inghilterra. Si sp"-
disce d'ordinario in bande, iti filo, in lastre, in
pani, in ruoioli e in verghe. La scoria che il
rame lascia nel fondersi, dicesi Difrige. La sca-
glia che ne scappa via allorché il calderajò lo
rinfocola per lavorarlo, si denomina Ramina.
V Rame, talvolta usasi per Moneta, onde: Saveì
de ramnio; Sapore o Puzziire di rame, dicesi
per ischerzo di Cosa ch3 costa o costa assai.
n Rami (al p'.ur.) ^'intende II complesso dei vasi
ed altri utensili di cucina fatti di lai raelallo,
alla slessa maniera che si dice Argenti, Stagni.
« Incisione, intaglio, dicesi delle Figure intagliale
sopra lastre di rame.
S Inciso da rammi ; Calcografo : I.ilagUatore in *
rame.
S Scùd i rammi; Arrenare o Pulire i rami.
X^animetto s. m. Rametto, Ramicello, Rami-
sceilo. Ramoscello. Dim di Rimo.
RammoiLa s. f. Libt>ia: Frasca d'u'ivo potalo.
n Rama benedetta: Quella ra;i)a d'ulivo che si fa
benedire da' fedeli la Domenica delle Palme.
Rampa s. f. Rampa. T. di fortif. Una dolce
salila di terra falla nella scarpa de' terrapieni
per salire sopra i medesimi.
« Talvolta p^r s milit. vale s:>mp'icem. Qualunque
salila leggiera, e dicesi Pendìo, Erta, Ascesa.
R.anipeg'liiii s. m. Abbriccagnolo, Rampi-
chino, a Siena Scorzajola. T. ornit. Cerlhla fa-
miliaris. Uccelletto del genere degli Abbricca-
gnoli, che ha il becco superiormei le sciiro-ncro,
inferiorm. tendente al carnicino; l'iride color di
nocciòla ; pileo, cervice, dorso, scapolari e cuo-
prilrici delle ali, di color scoro-nero con mac-
chie bislunghe bianche; le parli inferiori, bian-
castre; la gola candida; i piedi grigio-carnicini.
Annida nelle foreste de' nostri monti ne'fori che
va a scolpirsi ne' vecchi alberi; in inverno di-
scende dalie montagne, e passa la stagione rigida
ne' dislrelli temperati vicino al mare.
Rampeg'liiii (Ganèufano) ; Violina o Garo-
foletto: Sorla di garofano assai piccolo, che ha
cinque foglie so'tanlo, e che tiensi per lo più
ne' vasi alle finestre. Dicesi così perchè la sua
pianta getta i tralci assai lunghi, i quali si ar-
rampicano a guisa della Passiflora. •
iRanipin s. m. pi. Ramponi. Graflì, Raffi e più
comunem. Uncini : Sirum. di ferro a più bran-
che variamente ancinale, col quale, legato a una
fune, poter ricercare, afferrare e cavar fuori del
pozzo la secchia che vi sia rimasta.
n Fignr. usasi per Appicco, Cavillo, Preteslo.
Ramponso s. m. Raperonzolo, Raponzo,
Raponzolo. T. botan. Campanula rapunculus.
■ Pianta che ha la radice fusiforme, carnosa, bianca,
gli steli angolosi, semplici, le foglie radicali, lan-
ceolate, ovali, seghetlale, le foglie cauline, appun-
tale, sessili, pelose, ondose, i fiori celesti, in
pannocchia rada terminante. Fiorisce neirestat*,
ed è comune ne' prati asciutti e ne' monti erbosi.
Quest'erba si mangia in insalala, ed è forse cosi
detta per aver la sua barba di figura alquanto
simile alla rapa.
Kancio s. m. Rancio. T. mar. Lello, di cui
si servono i marinaj, ed è Un quadrilungo for-
malo di quattro sode liste di legno e guernito
di tela, ovv. tessuto nel mezzo con funicelle per
ripnrvi un maicra^o. Diffrisce dalla Branda, la
qnale altro non è che Un p'zzo di tela forte, lungo
sei piedi e largo quattro, che si sospende p'^r le
sue estremità con corde attaccale a'bag j del ponte,
" Rancio, pel Pasto de' soldati e marinaj.
§ Fd rancio o gamella; Far camerata. T. mar.
Mangiar insieme.
634
RAO
RAP
Ràncio s. m. Rancidezza, Rancidità: Specie di
corruzione putrida che compete alle cose oleose e
grasse quando per vecchiezza si guastano; e di-
cesi per lo pia di carne salata, sugna, noci,
màndorle e simili.
S Aveì 5 ràncio; Esser rancido o rancio, Saper
di rancido.
S Piggid 5 ràncio; Inrancidire.
Ràncio add.' Rancio, Rancido, Rancico: Che
ha rancidezza; altrim. Vieto, Stantìo.
Randa s. f. Randa. T. mar. Vela aurica o di
taglio in forma di quadrilatero irregolare; essa
viene infiorita ad un picco per l'antennale e ad
on'asta verticale addossata all'albero di mezzana
pei gratile prodiero. La sua scotta si borda in
cima del home.
n Rande, chiamansi pure Due vele simili guarnite
agli altri due alberi maggiori, e si dicono Randa
di prora o di trinchetto, e Randa di maestra.
S A randa V. questa locuz. alla sua sede alfab.
!Ra>iigrl>-6tto add. Zoppetto, Zoppettino. Dim.
di Zoppo.
Ra>ug-ii-ezzà, V. n. Rancare, Ranchettare,
Zoppicare, Zoppeggiare, Andar zoppicone o an-
cajone, Andar rancando o ranchettando, dicesi
dello Storto andare degli zoppi o sciancati, ag-
gravandosi più sull'una che sull'altra anca.
Ra-ng^o add. Ranco, Zoppo, Sciancato: Impe-
dito nelle gambe o nelle anche, o Che ha una
gamba più corta dell'altra, per cai non può cam-
minare diritto 0 sciolto.
S Andà rango o ranghezzando V. Ranghezzà.
% Chi va c'ùn rango, a-o cavo dell'anno 5 di-
venta rango e soppo V. Andd.
Rang^o s. m. Grado, Condizione, Stato, Carat-
tere; trovasi osato anche Rango, ma è un pretto
francesismo,
w Ordine, Fila, Riga. T. mil. Disposizione de' sol-
dati l'un dietro all'altro per la medesima dirittura.
^ De primmo rango; Di primo ordine. Di prima
portata. Di prima riga.
S PersSnn-a d'alto rango; Persona d'alto parag-
gio, di carattere distinto, di grado sublime, ecc.
Ran^òg-ua v. a. Rampognare: Mordere con
parole.
« Rampognare, Rimbrottare, Rinfacciar borbottando:
O me rangògna quello pò de pan; E' mi rim-
brotta quel po' di pane.
N Talora in significato neut. usasi per Rorbottare,
Brontolare V. Mugugna.
tt Lamentarsi, Querelarsi.
— dS can; Rugliare V. Mugugna.
$ 0 fa cSmme 5 gatto ch'S mangia e 5 rangd-
gna V. Gatto.
Rang-^STUO s. m. Brontolìo, Borbottio, Fiottìo,
Lamento.
Rang-5g>ii5n. s. m. Rrontolone, Borbottone,
Fiottone V, MugugnBn.
Rànteg-a s. f. Ranto e comunem. Ràntolo:
Ansamento frequente e molesto con risonante
stridore del petto.
RantegìSao add. Rantoloso: Che ha ràntolo.
S Vegio rantegSso; Vecchio rantoloso, Vecchio
squarquoio, vale Molto vecchio e cascatojo.
Raoxia s. f. Rancore, Dissensione, Discordia:
Disunione d'animo.
% Mette de raoxìe; Seminar liti, discordie, disa-
oioBi d'animo, Metter biette.
Raozo add. Accigliato, Di mal amore.
% Èse raozo; Aver i bachi, i cacchioni, le pa-
tnrne, e a Fir. le lubégine, Aver la luna a ro-
vescio, vale Esser tristo, Di mal umore.
Rapi V. a. Rapire: Tórre con violenza,
n Rapire, Incantare : Tórre alcuno dei sensi per
eccesso di piacere.
Rapidi tse s. f. Rapidità, Celerità, Velocità,
Prestezza.
Rapido add. Ripido: Malagevole a salire ed
a discendere.
Rapinn-a s. f. Rapina, antic. Rapinamento:
Il raoire. Il tórre altrui checchessia con violenza.
§ Bestia de rupinn-a; Animale di o da rapina o
di ratto, si dice Quello che rapisce gli altri per
cibarsene. Parlandosi de' volatili, dicesi più co-
munem. Uccello ramàce (perchè tali nccelli vanno
di ramo in ramo), benché si dica anche Rapace
0 di preda.
Rappa s. f. Grinza: Brutta piega del panno o
d'ogni altra cosa raggrinzata.
Il Grinza, per Increspamento della pelle, specialm.
nella faccia; Ruga, Crespa.
§ A nò fa manco ùnn-a rappa; Non fa una grinza,
dicesi generalm. d'una cosa che sia per l'appnnto
tale quale è stata designata o quale debb'essere.
% Fd rappe; Prendere il grinzo: Farsi grinzoso.
Rappa 0 .^^g-ua^itta de rappa;
Acquavite di grappo. Voce dell'uso.
Rappattuma v. a. Rappattumare, Appa-
ciare. Pacificare, Riconciliare: Far far pace,
Mettene in pace. Mettere d'accordo, Far tornar
amico.
% Rappattùmdse n. p. Rappattumarsi, Rappaciarsi,
ecc.: Tornare amico.
Rappe ttin V. Ruppetfo.
!Rappetto s. m. Grs^ppoletto, Grappolino, Gra-
spellino, Grappoluccio, R»cimoletto, Racimoìuzzo.
D min. di Grappolo, di Racimolo.
Rappo s. m. Grappo e comunem. Grappolo,
Racimolo e alla lat. Racemo: Ramicello del tral-
cio, sul quale stanno appitxati gli acini dell'uva.
Dicesi anche Raspo, ma meno propriam., inten-
dendosi per lo più quello spogliato degli acini
V. Rappùsso nel 1» signif.
Rà.ppoa s. f. Mignola, Mignolo, e comunem.
al pi. Mignoli: Le boccidlino che gli ulivi man-
dano fuori in sul fiorire conivi tanti grappoletti.
Rappresenta v. a. Rappresentare : Mo-
strare, Significare, Esporre.
Il Rappresentare, Dimostrare, Descrivere, Figurare,
Formar la figura d'alcuna cosa,
n — Imitare negli spettacoli le persone o le azioni
di qualche favola o storia.
— ànn-a commedia; Rappresentare una commedia,
vale Recitarla.
■*- ùnn-a persdnn-a; Rappresentare uno: Tenere
le veci .0 il luogo di lui : 0 rappresenta a per-
sdnn-a dd Rè; Egli rappresenta la persona del Re.
Rappi*esentazi<Sn s. f. Rappresenta-
zione, Rappresentagione, Rapprcsentamento, Rap-
presentanza: Il rappresentare.
Il Rappresentazione: Quell'azione, per cui si rap-
presenta un'opera, una commedia o sim. in teatro.
Rappuaggia s. f. Raspollo: Raci moiette
d'uva scampalo dalle mani del vendemmiatore.
Rappiiag-gia v. a. Raspollare: Andar cer-
cando i raspolli V. Rappuaggia.
RAS
RAS
6d6
Ra.ppùsso s. m. Graspo e Raspo: Il grap-
polo dal quale è spicciolata, piluccala o levala
via l'uva,
n Vinaccia: Tulli quei graspi con fiocini e vinac-
cioli, che rimangono nei tino dopo la svinatura,
e che servono per far l'aceto e l'acquavite della
di grappo, o anche per Tar bagni o fomenti cor-
roboranti.
Ra.i*a. s. f. Arara. T. ornit. Psitucns macao.
Uccello del Brasile, del genere del Pappagallo,
e di colore quasi lutto rosso. Le ali sono di
color cileslro, altre gialle ed altre rosse; le guance
nude e raggrinzate; la coda lunga e cuneala.
Viene grande come un fagiano. Le sue penne
sono d'un gran pregio presso gl'Indiani, i quali
se ne servono per ornare le loro berrette e ci-
mieri , e per compnire bellissimi arazzi.
!Ra,x*itee s. f. Rnrilà : Cosa rara, singolare.
IRasccetta. s. f. Radimadia: Piccolo strnm.
di ferro, col quale si rade o raschia la pasta
che rimane attaccata alla madia.
— Raschietta. T. mar. Slrum. di ferro con manico
di legno, col quale si raschiano le bordature del
bastimento quando si voglion nettarle per catra-
marle di nuovo.
Ra^sccia. s. f. Chiappola, Chiappoleria, Baz-
zecola, Bagatella: Cosa di poco o niun conio.
M Detto di persona, vale Seccatore, Seccafistole,
Importuno, Mignatta, Zecca, Mosca culaja.
$ 0 u6 va ùnn-a rasccia: E' non vale un frullo,
nn lupino, un'acca, un fico, cica, niente, ecc.
Rasccià; v. a. Raschiare e Raslìare: Levare
la superficie di checchessia con ferro o altra
cosa tagliente.
Ra>socia,sca.x*pe s. m. Ferro da piede:
Lastra dì ferro confida verticalmente sopra nna
pietra o altrove a uso di tòrsi il fango dai cal-
zari prima d'entrare in casa o salire le scale.
Dicesi pure Stu/fa dalla forma, e con terra, ge-
nerico Nettati'jo.
!Ra>scoia,tùa> s. f. Raschiatura e Rastiatara :
Il raschiare e La materia che si leva in raschiando;
ed anchp II luoao dov'è slata lolla la cosa raschiala.
**JFfcasociéu.ja V. Rascciatùa.
Rasccin s. m. Grattino, Raschietto V. Gratloàr.
n Raschiatoio, Rasiialojo: Ogni slrum. che serve a
raschiare, abbcnché fallo di forme diverse.
X^asetto V. Razetto.
I^aso \. Razo.
Rasò V. Razó.
Rasoà V. Razod.
R>asóia V. Razdia.
Rason V. Razòn.
Raspa s. f. Raspa, delta anche Scuffina : Specie
di lima, falla aspra e ronchiala da piccole nu-
merose scagliette acute e rilevate, le quali rodono
il legno quando lo strumento vi è passato sopra
a modo d'una pialla. Dicesi Raspa ingordina
Quella che, per avere i denti nn po' più grossi,
rode piiì profondamente il legno a ogni tratta.
H Raspa: Altra specie di lima, di cui si servono
gli Scultori per levare i colpi dello scalppllo alle
statue di legno o marmo; e se ne fanno di più
corte e di più grandezze, a coltello, mezze tonde,
a figgia dun dito della mano, ecc.
Raspa v. a. Raspare: Propriam. Adoperare la
raspa, Polire colla raspa.
« Baspare: Qael frizzare che provasi nella lingua
per effetto del vino, che perciò dicesl raspante^
n — Portar via, Rubare, che anche dicesi Raspollare.
« Razzolare, per Certare con curiosità. Frugare in
diversi luoghi: 0 va a raspa dappertutto; E'
va razzolando in ogni luogo.
— de gallinn-e, ecc.; Razzolare: Il raspare de' polli
0 d'altri uccelli che hanno per oso di scavare
co' pie la terra.
— dò cavallo; Raspare, Razzare, Zappare: Qoel
percuotere che i cavalli fanno la terra coi pie
dinanzi quasi zappandola.
— in ta góa; Raspar nella gola, ed a Fir. e Pisi.
Fare rancico o raschio : Quell' irritamento che
fanno alla goli le vivande colle con olio o con-
dite con burro vieto, per cui l'uomo è forzato
ogni tanto a far come de' ringhj.
Raspante CVin co); Vino raspante, vale
Vino frizzante, piccante.
Raspa/tua. s f. Raspatura e Rasura : La cosa
raspata o rasa: Raspatùa de corno; Rasura o
Raspatura di corno.
X^aspiu s. m. Raspino. T. archib. Strum. di
ferro rotondo e alquanto piegato nell'estremità,
del quale si servono anche gli argentieri, i ce-
sellatori, ecc., e ve n'ha di più sorte.
Raspùssà V. a. Buscacchiare : Ottener chec-
chessia con industria; e talora anche Rapinare,
Rapnare, Raspollare, Rastrellare, Portar via,
Rubare.
Rasseg-nàse n. p. Rassegnarsi: Pigliare al-
cun male con rassegnazione, Uniformarsi, Ac-
conciarsi a checchessia,
n Rassegnarsi, Sottoscriversi, Dichiararsi obbligato,
servitore, ecc.: Mndo con cai ordinariam. si suole
terminare una lettera.
Rasseg-naziòn. s. f. "Rassegnazione : II
rassegnarsi, Conformazione alla volontà di Dio.
Rastellà. v. a. Ra.strellare: Adoperare il ra-
strello V. Rastrello nel 2' signif.
— dell'àncoa ; Arare. T. mar. Azione dell'ancora,
allorché scorre sul fondo del mare senza farri
presa, quasi vomere che ara un terreno.
— di pé pe tosra; Scalpicciare, Camminare stri-
scioni, cioè Stropicciando e fregando il terreno
nel oamminare.
]Rastellà, s. f. Rastrellata : Quella quantità di
paglia 0 fieno che si piglia in nna volta col rastrello.
Rastelléa s. f. Rastrelliera: Strum. dì legno
fallo a guisa di scala a pinoli, che si conficca
nel muro per traverso sopra la mangiatoia per
gettarvi sopra lo strame che si dà alle bestie,
n Rastrelliera e Rastrello : Uno zoccolo a basso con
tacche per ricevervi i calci dei fucili ed una rin-
ghiera parallela al zoccolo con incavi per appog-
giarvi le canne dei fucili slessi presso alla bocca.
— Parlandosi di denti, vale L'ordine e disposizione
di essi in ciascuna delle mascelle.
« Talvolta usasi per Ogni ordinata moltitudine di
cose 0 di persone; se è di cose, dicesi Filza o
Rf>sla; se di persone, più comunem. Schiera.
Rastello s. ro. Rastrello, Cancello: Imposta
di porta fatta per lo più di ferro o di regoli di
legno commessi con qualche distanza l'uno dal-
l'altro.
Il Rastrello e Raslro: Strum. dentato, sì di ferro,^
sì di legno, col quale si sceverano i sassi dalla
terra e la paglia dalle biade e sim.
— da schenn-a V. Fi da schenn-a nella Toee Fi.
636
RAT
RAV
— dò relcvjo; Rastrello: Arco circolare d'ottone,
minore del semicerchio, dentalo nella parte con-
vessa dove imbocca col ruolino fréua dò reiji-
slroj; nel mezzo della parte concava è un den-
tino a forcella, fra le cui punte ha lo spirale
uno scorrevole punto d'appoggio quando è più
0 meno accorciato per diminuire più o meno
l'ampiezza e la durala delle oscillazioni.
Ha<ta.fia. s. f. Ritafìà. Voce dell'uso: Specie
di vino 0 meglio rosolio che si fa con le ciliege
ed anche con albicocche ed altre fruite.
Ra.tifi.oa V. a. Ratificare : Confermare, Appro-
vare quello che altri abbia per noi promesso.
Ura/tifica^zion s. f. Raliircazione, Ratitìca-"
mento: Confermazione, Approvazione di ciò che
altri abbia fatto.
!Rra.tiKLii-a; s. f. Panno accotonato, e nell'uso
anche Ratina, voce però da alcuni rimproverata,
perchè pretto francesismo: Panno non cimato,
a pelo lunghetto e ricciuto.
^ Fd a ratinn-a; Accotonare V. Ratina.
!Ra<tiuà< v. a. Accotonare, e nell'Uso anche Ra-
tinare, ma voce da schivarsi, perchè pretto fran-
cesismo: Arricciare con una particolare maniera
di garzare il pelo al panno lano, che non si cima
V. Ratinn-a.
Ratta jéu. s. m. Trappola: Ordigno da pren-
dere i topi. Sonne di più maniere; quella più
comunem. usala chiamasi Trappola a cateratta.
I) Trappola, figurai, vale Insidia, Trama: 0 l'è
rcstóH in to rattajéu; Ei die nella trappola.
S Attende 5 rattojcu; Tender la trappola.
S Pertùzo dò ratlujèu; Cateratta : L'apertura della
trappola, che si copre e si serra con nn'assicina
incanalala, della, anche Cateratta.
Katta,leg'ua< s. f. Terracrépolo. T. botan.
Sanchus picroidcs o Apargia crocea. Sorta di
pianta che nasce in luoghi erbosi ed incolti. Le
sue foglie somigliano molto a quelle dell' Indl-
vioncino, e si mangia in insalala.
Ita^ttsLtvLxsk, s. f. Carabazzata: Vivanda d'un
mescuglio di varie cose; e più comunem. Avan-
zuglj, Avanzaticci, Rimasuglj.
Rattèlla. s. f. Allerco, Altercazione: Contesa
di parole tra due o più persone.
Rattellà, V. n. Altercare: Contendere con pa-
role più 0 men risentite.
Rattelloso add. Litigioso, Garoso, Riottoso:
Che cerca le liti, le brighe. Un pizzica questioni.
ftrEtttiu s. m. Topolino, Topicello. Dim. di Topo.
Il Talora dicesi per vezzo a Fanciullino, e vale
Cecino, Naccherino : Che bello ratttn ! Che bel
naccherino !
Ha<tto s. m. Topo ed anche Rado, ma raram.
osato in poesia per la rima. T. zool. Mus rattus.
Animale che per lo più vive sotterra in tane o
fessure, alcuno nell'acqua, e gira massimamente
di notte; è timido, corre velocemente, si arram-
pica ed alcuno nuota. Il suo nutrimento consiste
in semi, frulli e radici di piante: mangia però
anche diverse sostanze animali. Danneggia le
biade e i mobili delle case, si moltiplica pre-
stamente, od alcune specie emigrano da un luogo
all'altro. Noi però sotto il semplice nome di Topo
intendiamo II topo casalingo.
— d'wgua; Topo acquajuolo (Mus amphibius ) : .
Topo che abita nelle bucherallole de' fossi.
— de campagna', Topo lerragnuolo (Mus arvaUsJ.
— de còntggio; Topo di fogna (Mus decumanusj:
È così dello perchè fa la sua dimora nelle fogne.
— de tciti; Topo lellajuolo (Mm tecforumj: Specie
di topo che per l'ordinario nidifica ne' comignoli
delle case.
— giunco; Topo salvòtico: Varietà del ilus mu-
sciUtis, tuita bianca e spesso Cogli occhi rossigni.
— pennùgo V. Rallopennùgo.
S Cóajle ratto; Coda di topo V. Cóa.
g pi io de rutti; Topaja, Sorciaja.
% Pertùzo di ratti; Topinara.
S Pescio ratto; Pesce topi, Pesce sorcio, Pesce
bandiera, a Venezia Volpe di mare. T. itliol.
Allopias vulpes. Pesce così detto per la sua so-
miglianza col topo terrestre, e specialm. nella
bocca e ne' denti. Egli è corto e schiacciato, la
sua pelle è durissima, e del color della rena.
Ha sulla schiena due piccoli spuntoni , uno più
lungo dell'altro, che s'alza e si abbassa come
una molletta.
§ Pin de ratti; Atlopato: Pieno di topi.
§ Quando 5 gatto ò passaggia i ratti stan ascósi;
Quando la galla è in paese, i topi si celano V.
Gatto.
S Scagagge de ratti; Cach^'relli.
]ESra.ttoxi s. m. Sorcione, Topaccio, ed anche
Topone. Acer, di Topo: Topo grosso.
Rattopennùg-o s. m. Pipistrello, Vipi-
strello, Vispistrello, Nottola, Noltolo: Animaletto
volatile notturno, di mezzana specie tra l'uccello
e il topo; detto da' poeti L'uccello di Jlinerva.
Rattùsso s. m, Topaccio. Peggior. di Topo.
Rra^a. s. f, Rapa: Radice bulbosa d'una pianta
notissima, della di Linneo Drassica rapa, buona
a mangiarsi.
— casca; Rapa tigliosa, legnosa, asciulla.
Rava-oòu s. m. Cavol rapa. T. boi. Drassica
oleracea gonyylodcs. Sorta di cavolo, il cui fusto
è presso alia radice grosso e tondo come una rapa.
Ravanetto s. ra. Ravanello, T. botan. Ra-
phanus sativus. Pianta che ha la radice carnosa,
bianca, bislunga e rotonda, che si mangia d'ordi-
nario al pinzimonio, come i ramolacci CarmoasseJ.
Ravang-à v. a. Razzolare, Rifrustare, Rovi-
giiarc. Rovistare: Cercar con curiosità, Svolgere
ogni cosa per vedere ciò che vi è.
Riavattà v. a. Rovisii e: Andar perla casa
trascinando e movendo le niuss- rizie da luogo a
luogo, quando si cerca di checchessia; che anche
dicesi "rrambustare, Rifruslare.
Ravatto s. m. Ciarpa, Miscea, Bazzicatura,
Bazzecola : Masseriziuola ed Arnese vecchio di
poco prezzo.
Raviéu. s. m. plur. Raviuoii, Ravioli : La più
squisita fra tutte le minestre del mondo, inven-
tata da un cuoco genovese, ed ormai per l'ec-
cellente suo gusto generalizzata. Essa è composta
di borragini bislessate , tritate e impastale con
uova, latte rappreso (prescinséua o sàso), carne
di vitella, salsiccia, animelle (fieti) ed altri in-
gredienti, le quali chiuse in sottilissima sfoglia
di farina di grano, quindi tagliato in piccoli pez-
zetti quadri, si cuocono in molt'acqua, e final-
mente si condiscono con eccellente cacio lodi-
giano e miglior intinto d'arrosto di vitella.
Raviéu s. m. Smerlo: Sorta di lavoro don-
nesco che si fa per ornamento ad alcune vesti
muliebri, come gonnelle, fazzoletti e simili.
ttkt
UAZ
637
X^a.viola.ta. s. f. Raviolala. Voce dell' uso.
Qiiiintiià (Il ravioli ed Kccel'eiiie mangiala di essi.
!Ra.^issuxL s. m. Raviz/.one, Rapaccione, Ra-
paccio: Pianta che si coliiva annaalmenle pei
suoi semi, da' quali si cava un olio grasso, che
si sostituisce all'olio d'oliva ed agii altri olii
grassi, buono a varj usi. £ una varieià della
Brassica napus.
Ra.wed.dise n. p. Ravvedersi : Riconoscere
i suoi errori e averne pentimento; Emendarsi,
Correggersi, Pentirsi.
Ravviva, V. a. Ravvivare, Avvivare, figurai.
Dar vigore, Rinvigorire.
Rasa s. f. Fiore : Polverina bianca che è sopra
certe frutte prima ch'elle sian brancicate. I con-
tadini tose, la chiamano Rugiada, e i Botao. Cera.
• Muffa V. Muffa.
— de fiijhc secche ; Gruma : Polvere bianca che si
forma intorno ai fichi secchi.
S JEgua de raxa; Acqua di ragia V. JEgua.
■*Raxosele s. f. pi. Ragionacce, Ragioni di
pan caldo. Ragioni magre o del venerdì, cioè
Ragioni frivole, deboli, inconcludenti.
Raxòn s. f. Ragione: Quella potenza dell'anima,
per cui ella discerne, giudica e argomenta.
H Ragione, per Pruova, Argomento, Cagione, Mo-
tivo, Il perchè.
« — per Parola sempiicem.: Basta dighe quallro
raxóìn in cròxe; Basta dirgli quadro secche
ragioni.
Il — per Diritto, Dovere, Il giusto, Il convenevole.
I» — per Pretensione, Azione. Giurisdizione, Diritto.
— chi capacita; Ragione appagante o soddisfacente.
— de Sialo; Ragione di Stato, Politica, cioè Diritto
de' Principi o di chi governa conforme alla pub-
blica utilità.
— dò c/ù furie; Diritto del più forte, dicesi im-
propriam. Quel sopruso di diritto dipendente
dalja facoltà tìsica, di far qiit'llo che colla forza
può eseguirsi, non avuto riguardo a' diritti altrui.
S Addùe a raxdn; Dare la ragione: Addurre il
motivo d'una cosa.
S A raxòndc tanto per cento ; A ragione di tanto
per cento, vale A tanto per cento.
S Aveì raxón: Aver ragione o la ragione, vale
Aver il giusto o la verità dalla sua.
« — de ruxoin da venie; Aver ragioni da ven-
dere, vale Aver ragioni sovrabbondanti.
S Con raxón; A ragione, A gran ragione. Giu-
stamente, A giuslo diritto. Meritamente.
S Dà raxón; Dar ragione, vale Approvare, Con-
fessare che altri abbia ragione.
n — léugo a raxòn; Dar luogo alla ragione: Ca-
pacitarsi 0 piuttosto Ravvedersi.
S De raxón; Di ragione, Secondo che porla la
ragione.
S Di a so raxón a-i shìri ; Dire o Contare le
sue ragioni a" birri Modo prov. che vale Giu-
stificarsi 0 Faxellare con chi non può o non vuole
ajutare o intendere, Bnliar le parole al vento.
S Domandò raxòn; Chieder o Richieder ragione,
vale Domandare alirui conto o intera notizia di
checchessia.
S Fase raxón: Farsi ragione. Pretendere d'aver
ragione quendo per Io più si ha torlo.
$ Féua de raxón; Senza ragione. Ingiustamente,
Foor d'equità.
S h raxón de... In ragione di . . . vale Per rispetto.
§ Mette in raxòn; flettere. Ridurre alia ragione,
vale Riduri'e al dovere. Scaponire.
S A'e pe torti) ò pe raxòn nò te fd inette in
prcxòn V. Prexón.
S i\ò gh'é raxòn chi tegne; Non c'è pancia che
tenga. Non c'è giustificazione che basti, Non c'è
ragione in contrario.
S Nò voeì senti de i-axòn; Entrare nel gigante
(frase caduta in disusò), dicesi d Uno che quanto
più si cerca di sgannarlo, tanto più vi si ostina;
Incocciarsi, Ostinarsi.
Raxonà v. n. Ragionare: Favellare insieme.
1» Ragionare, per Filosofare, Giudicare, Argomen-
tare, Dimostrare con sodi ragionamenti.
— da bestie ; Dire spropositi da cavallo. Ragionar
come uno stivale."
R>axòiiam.en.to s. m. Ragionamento: Il
ragionare a lungo ordinatamente sopra alcuna
materia ; Favellameiito, Discorso.
Raxonevole add. Ragionevole: Che ha in
sé ragione.
ICaxóiLÒn p. pass. Ragionalo V. Raxónd.
Il Ragionevole, per Discreto, Giusto : 0 l'è un prexo
raxónàu; Egli è un prezzo ragionevole.
Rassetto s. ni. Raselto o Mezzo raso. Voce
dell'uso: Raso assai semplice e meno fitto del
comune.
Razion s. f. Razione: Quella porzione di vi-
veri che si distribuisce a ciascun soldato ó ma-
rinaio per la sua sussistenza.
!Razo s. m. Raso: Una sorla di drappo di seta
sì liscio eh' e' lustri.
Razò s. ni. Rasojo: Lama taglientissima adat-
tata ad un manico mobile, colla quale si rade
la barba.
1» Usasi anche per Coltello da tasca, dello anche
Coltello da serrare e nell'uso Coltello serrama-
nico: Quello, la cui lama è girevolmente imper-
niata sul manico, e su di esso è ripiegala quando
il coltello è serrato.
!Razoa s. f. Coltellata: Colpo di coltello.
Razoiia s. f. Rasiera, dicesi Un piccol bastone
rotondo, di lunghezza d'un braccio, per uso di
levar via dallo stajo il colmo che sopravanza
alla misura.
Razòn s. m. Rasone. Voce de'l'uso: Sorla di
raso assai fitto.
R.azza s. f. Razza, Schiatta, Stirpe, Prosapia,
Genera/.ione. Razza, parlando di persone, dicesì
soltanto in senso dispregiativo,
ti Razza : La mandria delle femmine e de' maschj
di cavalli e d"altri animali che si tiene per averne
la figliatura.
— de can; Bagagiione, Mascalzone, Bolla acquajola,
dicesi per improperio ad uomo.
— incróxd; Razza mista.
S Che razza de gente ! Che razza de versoi !
Che razza di gente 1 Che razza di versi ! Suol
dirsi per mostrare la pessima qualità della genie,
de' versi, ecc.
§ Èse de bónn-a o de cattiva razza; Esser di
buona o di cattiva razza. Esser buono o cattivo
di nidio. Esser buono o tristo fin dal guscio,
n — tutti d'ùnn-a maxima razza; Esser della
medesima pannina, d'un pelame, d'una bnccia.
Esser come i poponi di Chioggia, tutti d'una
buccia, Essere della stessa cornatura, vagliono
Esser talli d'una falla.
6^
REO
% Fda razza; Far la ra/za, vale Generare, Figliare.
"RsLXXBL s. f. Razza: Nome generico d'un Ordine
di pesci di mare, dì cui si distinguono varie
specie, cioè :
m- bramante; Bramante o Razza pietrosa. T. Ittiol.
Laeviroja bramante. Arriva fino al peso di
venti rubbi;
— cappùgcinn-a ; Razza cappuccina. T. ittiol. Lae-
viroja macrorhyncus. Havvene un'altra specie
chiamata da noi con tal nome, e in ital. Morò-
raora o Razza moròmora. T. ittiol. Laevìraja
oxyrhyncus, molto simile alia Razza cappuccina,
ma alquanto men bianca;
— ròtcinn-a; Razza d'arena, Arzilla Tossina e a
Roma Arzilla comune o di rena. T. ittiol. Da-
zyhatis asterias;
— tféuggicBnn-a ; Baràcola CRaja miraletus); ed
Un'altra specie, chiamata da noi con egual nome, e
in ital. Razza quattr'occhi (Ruja quadrimaculataj;
— storgicóa; Pastinaca (Raja faisnvelaj;
— veaxa 0 spinósa; Razza spinosa o di scoglio
(Dasyhatis clavalaj.
Ra,zzéa> s. f. Cova e Covo: Nido, Gabbia o
Stanzino, dovQ si mettono o stanno gli uccelletti,
e principalm. i canerini, a covar le uova.
Rea. s. m. Reale : Sorla dì moneta spagnuola ,
che corrisponde all'incìrca ad un quarto di franco.
Rea. (Carta o PappéJ; Carla reale V. Pappe.
S Pei rea; Pera reale V. Pei.
Realizza v. a. Realizzare: Propriam. Render
reale ed eflettivo ciò che non era in sulle prime
che in progetto.
— 5 fato so; Arrtcarsi in contanti, Ridursi in da-
nari, cioè Ridurre il suo avere in danaro.
S Rcalizzàse n. p. Avverarsi, Effettuarsi.
Rea>loxi. (Pappe); Realone V. Pappe.
Realteo s. f. Realtà : Qualità di ciò che è reale,
Sostanza.
S In realtce; In realtà. Posto avverb. vale In ef-
fetto, Realmente, coiitr. di Apparentemente.
Re1>atte v. a. Ribattere : Battere di nuovo :
L' han battùo e rebattùo; Lo hanno battuto e
ribattuto.
— a balla ; Rimbeccare la palla, vale Ripercuoterla
dopo che le ha dato l'avversario.
— e raxoin; Ribatter le ragioni o Ribattere asso-
lulam., vale Confutarle, Rimbeccarle, Rintuzzarle.
— I àe; Ribatter le ore: Il risuonar della campana
che batte !e ore.
— un dodo; Ribadire un chiodo, vale Ritorcere
la punta e ribatterla verso il suo capo nella ma-
teria confìtta, acciocché non possa allentare, ma
stringa piti forte.
S A farsa de balte e rebatte, ghe l'ho fceta ac-
eapi; A furia di dire e ridire, gliel'ho fatta in-
tendere.
Rea,g-i V. n. Reagire. Voce dell'uso: Si dice del
corpo che agisce su quello che ha provalo l'azione.
ReaziSn s. f. Reazione. Voce dell'uso : Resi-
stenza d'un corpo colpito o percosso all'azione
del corpo che lo colpisce o percuote.
S In Viin Stato bezéugna lemme a reazidn di
partii; Conviene in uno Stato temere le vendette
delle fazioni.
Rel>attùa s. f. Rimessa, Rimando, dicesi della
palla 0 pallone, ed è L'azione del rimandarla o
ripercuoterla dopo che le ha dato l'avversario.
n Ribaltata: AI giuoco della palla o palloie La
parte contraria a quella da cai si batte o manda
la palla o il pallone.
" Ribaditura: La parte del chiodo ribadito.
Relbeecliiio add. Arriccialo, Rivolto in sa,
e dicesi comunem. di Naso.
Rel>ecùcco s. m. Terzavo, Terzavolo, Tri-
tavolo, Trisavolo, Arcavolo : Il padre del bisavolo.
Relbollà V. a. Trascinare, Strascinare, Stra-
scicare: Trarsi dietro alcuna cosa senza solle-
varla da terra.
Il Trascinare e Strascinare: Condurre per forza.
— I pé pe toera; Scalpicciare, Camminar striscioni
V. in Raslellà (verbo).
— un vesti; Sciupinarlo, Strapazzarlo.
% Rebellàse n. p. Strascinarsi : Andare strasciconi e
a stento.
Rel>elléa< s. f. Yetturaccia: Carrozza mal in
arnese, che per maggior disprezzo dicesi anche
Treggia.
Rel>elló]i s. m. Brindellone, Brendolone, Strac-
cione, dicesi d'Uomo mal vestito e lacero.
Relblg-o s. m. Ghirigoro, Girigògolo: Intrec-
ciatura di linee fatte a capriccio colla penna,
w Svolazzo. T. calligr. Carattere arlifiziato che si
forma eoo gran tratti di penna maestrevolmente
condotti.
H Frónzoli (al pl"r.): Gale ed altri varj ornamenti
soliti portarsi dalle donne.
Rrebócco (Aj; A ribocco V. A balucco.
Rebólla. s. f. Cappello e Capocchia, dicesi Là
parte superiore del chiodo schiacciata quasi a
guisa di cappello.
**n In modo basso dicesi anche per Marchio, Bollo,
Impronta del sigillo: Unn-a patente con tanto
de reliólla; Una patente con tanto di bollo.
Rebottéur s. m. Bagordatore, Crapulone: Chi
è dedito a' bagordi, alle crapule, alle gozzoviglie.
!Relb5tto s. m. Rimbalzo: Il risaltare di qual-
sivoglia cosa che, nel muoversi trovando intoppo,
rimbalzi e faccia moto diverso dalla prima di-
rezione,
n Rimbalzo, nel giuoco della palla o pallone dicesi
Il balzo duplicalo o secondo balzo che fa la palla
percuotendo in terra.
RrelbùfTo s. m. Rebnffo. T. mar. Prender una
cima od un ormeggio di rebuffo, vuol dire Le-
garne da prima un'estremità al punto in cui si
desidera e poi portarne l'altra a bordo. Questa
operazione si eseguisce mediante una lancia, nella
quale s'imbarca tutto il cavo od ormeggio. - In
generale Invertir l'ordine con cui suolsi eseguire
abitualmente un'operazione.
Re1>ujéu s. m. Farinajuolo V. Fainolto.
Rebùtfco s.. m. Sferra. T. manisc. Ferro rotto
0 vecchio, che si leva dal piede del cavallo.
R^ecala un ertooo ; Abbassare un albero.
T. mar. È il contrario di Ghindare V. Ghinda.
Rrecàmea s. f. Retrocamera. Camera segreta.
Luogo di ritiro dì là della oamera.
R>ecaiiiiiia v. a. Ricamare: Fare in su' panni,
drappi e simili materie varj lavori coli' ago' a
disegno.
Recammadò s. m. Ricamatore: Quegli che
rirama.
Recammadlóa s. f. Ricamatrice, Ricama-
tora: Colei che ricama.
Recaiunno s. f. Ricamo, Ricamatura : L'opera
ricamata.
REC
REC
639
S Canevasso da recammo; Filondente V. Raitin
n«»l 2» signif.
S Tea (la recammo; Telajo da ricamo.
Reca.ng'ià. v. a. Ricambiare, Contraccambiare,
Compensare: Corrispondere altrui ne' medesimi
modi, npiie medesime forme,
IRecangrio s. m. Ricambio. T. eomm. Cambio
sopra cambio.
■ Ricambio, Contraccambio, Compenso.
S Corde de recangio; Funi di ricambio, dicesi di
Quelle che si tengono di riserva per cambiarle
e porle a un bisogno in luogo delle altre.
(; De recangio V. questa locnz. alla sua s^de alfab.
Recaniìsso s. m. Regolizia, Legorizia, Liqui-
rizia. T. boi. Glycyrrhiza echinata o glabra.
Pianta, la cui radice zuccherina e dolcificante
serve in medicina a varj usi; ed è comune nel-
l'Italia e nella Spagna.
Reca.nto s. m. Canio, Cantuccio: Ogni angolo
che vada indentro, e dicesi particolarm. di quelli
delle case.
Xleca-pità v. a. Recapitare, Ricapitare, Dar
ricapilo : Indirizzare al suo luogo, Consegnare o
Far pervenire alcuna cosa in mano di chi la
debbe avere.
Recapitola, v. a. Recapitolare, Ricapitolare
e Rirapiinlnre: Ridire in succinto. Riepilogare.
Recapìtolaziòn s. f. Ricapitolaziune e
Rerapitolazione: Sommaria ripetizione di ciò che
si è detto 0 scritto.
Reca sa v. a. Ricalzare e Rincalzare. T. agi'ic.
Metter attorno a una cosa o terra o altro per fortifi-
carla 0 difenderla, acciocché si sostenga più salda.
Recatto s. m. Sesto, Ordine, Assetto.
S Dà i so recatti a ùnn-a pers6nn-a; Conciar
uno pel di delle feste; ed anche Dargli la stretta,
Ucciderlo.
H — recatto à casa; Far la casa, vale Rimetterla
in assetto, in buon ordine, cioè Spazzare, Rifare
i letti, ecc.
» — recatto a ùnn-a cosa; Dar sesto, Assestare,
Assettare, Mettere o Porre in assetto checchessia,
vale Rimetterlo in bnon ordine; e talora Rac-
conciare, Raccomodare, Rialiare checchessia.
» — recatto a tutto; Far piazza pulita. Fare lo
spiano, dicesi ironicam. per Consumar tulio, Man-
giar tutto e sim.
S Dàse recatto; Mettersi in ordine, Allestirsi, Di-
sporsi, Apprestarsi, Mettersi in punto; e talora
Curarsi da qualche malattia.
S Mette in recatto ùnn-a persònn-a; Acconciar
uno, Allogarlo, Collocarlo in qualche impiego.
S Ommo de recatto ; Uomo aggiustalo V. Ommo.
S Trova recatto a fa ùnn-a cosa; Trovar modo,
verso, ripiego a far una cosa, vale Trovar la
maniera di condurre a fine alcuna cosa.
Recazze v. n. Ricadere, Ricascare: Cader
di nuovo.
— in peccóu; Ricadere nel peccalo: Tornar di
nuovo a p'-ccare.
Recheita s. f. Ricaduta, Ricascata, Recidiva,
Ricadìa : Il ricadere in una malattia dopo esserne
miglioralo.
S ^'^ pczo a recheila che a maottia V. Maottta.
RecHéutto s. m. Ricolla: Fior di latte ca-
valo dal siero per mezzo del fuoco.
— di éuggi; Cispa, Caccole: Quell'umore che cola
dagli occhi e si risecca intorno alle palpebre.
S Éuggi pin de rechéutto; Occhi cisposi o cispi,
Occhi caccolosi, cioè pieni di cispa, di caccole.
S Quello chi vende rcchéutti; Ricollajo.
Reclxéuxe v. a. Ricuocere: Cuocer di nuovo.
Il Ricuocere, presso gli Anelici dicesi del Rimellere
al fuoco alcun'opera di metallo o d'altro, afiìncbè
divenga più malleabile e duttile e acquisii per-
fezione per via del fuoco.
Reoiammà, v. a. Richiamare: Chiamar di
nuovo.
— in vitta; Richiamare alla vita: Far tornar in vita.
§ Reciammàse a viemòia; Richiamare alla me-
moria, Rammemoriarsi, Rappresentarsi alla me-
moria.
Recia^mmo s. m. Richiamo : Uccello adope-
ralo nella caccia per chiamare o allettare col
canto altri uccelli della sua specie. Diconsi Uc-
celli cantojuoli o cantatoli o allettajuoli Gli
uccelli che si tengono in gabbia per cantare o
per richiami. Dotto di Tordo, dicesi Schiamazzo
0 Zirlo; se di Starna, Canterella.
0 Richiamo, per Qualunque ailetlamenlo, al quale
si gelian per natura gii uccelli; ed usasi anche
figurai, per Ogni sorla d'allettamento o invito
lusinghiero.
Recillàse n. p. Gongolare, Collepollarsi, Ral-
legrarsi, Giubilare: Commuoversi per una certa
interna allegrezza.
Reciocco s. m. Sentore, Indizio: Avviso di
qualche cosa accaduta o che sia per accadere,
avuto quasi dì nascosto e non ben certo.
Recita s. f. Recita: L'alto di recitare in teatro,
Rappresentazione.
Recita, V. a. Recitare: Dire a mente ciò cbe
si è imparato,
n Recitare : Lo esporre cbe fanno f Comici la parie
loro sulle scene.
X^e^itati-vo s. m. Recitativo: Composizione
musicale di stile andante non obbligalo a ritmo,
che si usa nelle poesie narrative, ad imitazione
del recitare nelle commedie.
IReciùmmà v. n. Mutare e Madare, si dice
propriam. degli uccelli quando rinnovan le penne.
Reelùso s. ro. Recluso: Condannalo alla re-
cluàinne. Che subisce la pena della reclusione.
Recluta, s. f. Recluta: Soldato novellamente
arrolaio, ed anche Cerna. Notisi che Cerna pro-
priam. è II giovine descritto soltanto ne' ruoli
della Milizia; ma una volta vestilo di divisa,
armato ed incorporalo, piglia il nome di Recluta;
terminala poi la sua istruzione nel maneggio
delle armi, assume quello di Soldato.
Recluta. V. a. Reclutare: 3Iellere o Arrotare
nuovi soldati in luogo dei mancanti.
Reelùsiòn s. f. Reclusione: Pena infamante
che si dà ai delinquenti, rinchiudendoli per nn
tempo determinalo in una casa di forza.
Recoag'S'ìo V. Requaggio.
Recòmpensà. V. Ricompensa.
R>ecopià V. a. Ricopiare: Trascrivere di nuovo;
ed anche Copiare semplicemente.
Recrea^zión s. f. Recreazione e Ricreazione:
Riposo che si prende dopo gli affanni o le fa-
tiche durale.
Recùlà. V. n. Rinc]}|are, antic. Reculare: Ar-
retrarsi, Farsi 0 Tirarsi indietro senza voltarsi;
allrim. Dietreggiare, Indietreggiare, Dar addietro.
Reoavea. V. Arrecuved.
640
RED
REF
RiCcùveo s. m. Conforto, Sollievo, Ristoro,
Refrigerio.
Hedaiicia s. f. Radancia e Rpdancia. T.mar.
Specie di rivf stiinenlo anulare di metallo , col
quale si gnernisce internamente un occhio di
cavo, ordinariam. quegli degli stroppi dei bozzelli,
le brancarelle e quello dell'estremità dei penzoli.
I£eda<ssa. s. f. Radazza. T. mar. Fascio di
tìli di vecchie corde, legali assieme ad una delle
estremità, col quale si asciugano i ponti dopo
averli lavati. - Radazza a manico, Specie di
radazza legata ad un manico di legno.
ICedassa v. a. Radazzare. T. mar. Asciugare
0 Nettare il bastimento colla radazza.
!E£e<l£tttó s. m. Compilatore, e nell'uso anche
Redattore: Colui che compila un giornale rac-
cogliendo la materia di qua e di là.
rtedazión s. f. Compilazione, e nell'uso an-
che Re('azioDe: Il compilare e Le cose compilale
in un giornale.
Réddeno add. Intirizzalo: Che ha in sé ri-
gidezza, Che non può piegarsi; Rigido, Duro,
Inflessi bile; e nonché delle persone, dicesi anche
delle robe rigide con colla ed altro.
Il Intirizzato, Intirizzito V. Instecchìo nel 2° signif.
I) — Incamalato, Incamalilo, Impalalo, per Troppo
intero sulla persona.
— da-ofreìdo; Assideralo, Agghiadato, Aggrezzato,
Aggrezzito, Intirizzito: Preso da eccessivo freddo:
Són rcddeno da-o freido ; Sono intirizzilo dal
freddo.
R.ed.d.ito s. m. Rendita, Entrata, Provento:
Frullo che si trae dai terreni, da' capitali posti
a IralTìco o da altri averi; nell'uso anche Reddito,
voce però da schivarsi.
liéd-ena s. f. Rédina e Rèdine, al plur. Ré-
dine e Rèdini: Quelle strisce di cuojo o sim.,
più 0 mene lunghe, che sono attaccale al morso
del eavallo, colle quali si regge e si guida.
Redentò s. m. Redentore: the redime (ri-
scaliiì, libera). Oggidì per antonomasia dicesi a
Gesù Cristo Nostro Signore.
Redeiiisióix s. f. Itedenzione, Liberazione,
R scatto; e dicesi propriam. di Quella, per cui
Nostro Signor Gesù Cristo ha ricomperato gli
uomini col suo sangue.
Redig-g-e v. a. Compilare, Distendere, e nel-
l'uso Redigere: Raccogliere, Mettere insieme,
Ridurre in ordine checchessia, distendendolo in
iscritto; e dicesi degli Scriltori.
Iifcediairiae v. a. Redimere: Riccmperiare, Ri-
scaiiare, Liberare.
R^edingrotto s. m. Pastrano: Specie di fer-
rajuolo con maniche da imbracciarsi, pistagna
(coUello) e uno o più bàveri (labarrinj; dalla
voce inglese Rcding-eoat.
Redóg-g-ia s. f. Rimboccatura: L'atto del
rimboccare e La cosa slessa rimboccala; e pro-
priam. si dice di Quella parte del lenzuolo che
si rovescia sopra la coperta nell'ammannire il letto
prima d'andare a dormire. - Parlando di sacca,
calze e simili, dicesi anche, e forse preferibil-
mente, Rimbocchetlo.
11 Rinciilzntura: L'alto di rincalzare e La cosa slessa
rincalzata V. Redoggid nel 2» significato.
Redóggia, v. a. 'Rimboccare: Arrovesciare
l'estremità ovv. la bocca d'alcuna cosa, come di
sacchi, di maniche, dì lenzuola o allra cosa sin.
n Rincalzare: Ficcare i lembi delle lenzuola e co-
perte sotto la materassa, acciochè chi è dentro
non caschi rivoltandosi.
S Redògoidso e màneghe da camixa; Rimboccar
le maniche, e comunem. Sbracciarsi : Nudarsi le
braccia rimboccando le maniche della camicia o
altro pel caldo o per essere più spedilo al lavoro.
Quindi Sbracciato vale Che ha le maniche rim-
boccate fino al gómito e nudata quella parie del
braccio.
Redosso s. m. Ridosso : Luogo da potervi
stare al coperto dal vento.
S A redosso V. questa voce alla sua sede alfab.
Redùe V. Ridùe.
Ref^ v. a. Rifare: Tornar di nuovo a fare la
stessa cosa.
Il Rifare, per Rimettere nello stato di prima.
Il Dar in cambio o in contraccambio, Contraccam-
biare: 0 m'ha refcelo in tanti libbri ; Mi diede
in cambio tanti libri.
— e strapunte; Ribatter le materasse,
— ùnn-a casa; Rifare una casa o sim., vale Rie-
dificarla, Rifabbricarla
S Rcfdse n. p. Rifarsi: Ristorarsi d'alcun danno
sofferto.
Il — Rifarsi, parlando di giuoco, vale Rivincere
il perduto. Ricattarsi, Riscattarsi, Rivalersi.
R.e:ft3eta s. f. Rifacimento, Compenso, Risarci-
mento, Indennizzazione, Contraccambio; e d'or-
dinario Quella giunta o Quel soprappiù che si
aggiunge ad una cosa che si cambia con un'altra,
per pareggiare il cambio, il baratto, la permuta.
Uef^scia v. a. Rifasciare: Fasciar di nuovo,
dopo d'avere sfasciato.
Reftesso s. m. Schiancìo e Stiancìo: Che par-
tecipa del lungo e del largo, siccome fa la dia-
gonale del quadro; altrim. detto Sehianciana.
S De refesso 0 Pe refesso; Di schiancìo o Per
ischiancìo, A sghembo, A sghimbescio, A schisa,
In tralice, Di traverso, A traverso, Per traverso.
Itefettòio s. m. Refettorio: Luogo, dove i re-
ligiosi claustrali si riducono insieme a mangiare.
Reffeziòn. s. f. Refezione, Rifezione, Ristoro;
e per lo più Piccolo o leggero pasto.
Xtefià v. a. Ralli.are: Tagliar l'ettremilà d'al-
cune cose per pareggiarla, come us:ìsì da' librai,
dai sarti, da' calzolai ed altri artefici colle forbici
0 col raffilalojo i loro lavori
Refiaggia s. f. Raffilatura: Quello che si
leva nel raffilare, come di panno, tela, carta e
simili. Parlando delle Raffilature delle scarpe,
dicesi anche Coiattoli e Cejazzoli.
Refiu s. m. Coglirtta: Laia sopraffine e per lo più
quella del dosso dell'animale; la migliore è quella
di Tunisi.
Refòcilla v. n. Refocilare e Rifocillare, Re-
frigerare: Ristorare specialm. col cibo.
§ Rcfocillàsc ; n. p. Refocillarsi, Rifocillarsi, Re-
frigerarsi, Reflziarsi, Ristorarsi.
R.efónde v. a. Rifondere; Di nuovo fondere.
RpefV>ndoa v. a. Rimpeilare. T. mur. Rin-
novare interamente o parzialmente un muro senza
demolirlo tutto ad un trailo, ma ripigliandone
la costruzione a pezzi dal basso in allo.
ICefjrattaio s. m. Refrallario: Voce dell'uso
adoperata frequentemente nella moderna milizia:
Quel coscritto che si sottrae illegalmente all'ob-
bligo del servizio mililare; allrim. Contumace.
REO
REO
641
Ref!ra,ziòii s. f. Refrazione. T. fìs. Cambia-
mento di direzione a cui soggiace la luce, al-
lorché cade obliquamente da un centro in un
altro di diversa densità, e che si allontana o si
avvicina dalia perpendicolare secondo che l'ul-
timo centro è pili o meno denso del primo.
ReCreidà, v. a. Raffreddare, Freddare, Affred-
dare: Far divenir freddo.
3 Nò lascia refreidd ùnn-a cosa; Non lasciar
freddare alcuna cosa, vale Fare con celerilà
quella tal cosa.
$ Refreidàse n. p. Raffreddarsi, Affreddarsi, Fred-
darsi: Divenir freddo.
» — Raffreddarsi, Affreddarsi, melaf. vale Rattie-
pidirsi nel fervore, cioè Scemare il fervore nel-
l'operazione e nell'affetto.
n — Raffreddarsi, per Infreddare, Pigliare un'in-
freddatura, un'imbeccata, un brezzolone o il
mal del castrone V. Costippàse.
Refreid-ó s. m. Imbeccata, Infreddatura, Raf-
freddore, Infreddazione. Imbeccata è più familiare;
Infreddatura di lutti gli stili: Imbeccala si ac-
coppia col verbo Pigliare e simili nell'uso co-
mune ; né si direbbe assolulam. Stagione da
imbeccate, come dicesi da infreddature; Infred-
dazione, più raro, per L'atto d'infreddare,
piuttosto che il male slesso; il Raffreddore par
più forte 0 più durevole : l' Infreddatura può
essere breve e leggiera : dal Raffreddore si
passa all'attacco di petto; da questo al mal dì
petto, alia tisi.
Refìreidóu. p. pass. Raffreddato, Affreddalo
V. Refreidd nel 1" signif.
n Raffreddato, Infreddalo, Costipato: Che ha preso
un'imbeccata, un'infreddatura.
Refrescùmme s. m. Lezzo: Certo spia-
cente odore che mandano i piatti e le tazze e
i bicchieri o mal lavati o non bene sciaguattati
in acqua chiara, specialmente quando in essi sia
stalo 0 abbiano toccato pesce, cacio, uova o latte:
Questo gotto 5 sa de refrescùmme ; Questo
bicchiere sa di lezzo.
Refuà V. a. Rifiutare, Ricusare: Non volere.
Non accettare, Rigettare.
« Fagliare, presso i Giuocalori di carte II ricusare
0 rifiutare di rispondere del seme giuocalo, tut-
toché se n'abbia in mano mostrando di non
averne, o non averne realmente.
— Vercdttos; Rifiutar l'eredità, vale Ricusarla,
Ripudiarla.
Refù^g^iàse V. RIfùgidse.
Ifiefullo s. m. Scóvolo. T. arligl. Un'asta
lunga con un cilindro di legno in cima guernito
latto all'intorno ed in punta di setole di cinghiale
a foggia di brusca onde formare una grossezza
proporzionata al calibro del cannone. Serve ai
cannonieri per nettare l'interno ossia l'anima del
cannone dopo ogpi tiro e per rinfrescarlo. Da
molli scrittori è chiamalo Lanata.
Refùo s. m. Rifiuto, R fiulamenlo, Rifintazione,
Ricusa, Negativa, Repulsa, Rigoitamento.
n Rifiuto, presso i Giuocalori da carte è II non ri-
spondere al seme giocalo tullochè se n'abbia in
mano; altrim. Faglio.
Refuso s. ni. Refuso. T. stamp. Lettera che
si é scambiata nel comporre o che si è posta
nella cassetta dun'altra lettera nello scomporre.
Reg'a/g-g-xo add. Rubizzo: Che è in buono
Casaoou, Dizionario Genovtso'Italiano.
slato di salute; Fresco, Florido, Prosperoso, e
per lo più si dice de' vecchi.
Reg-a,!!», v. a. Regalare, Donare: Far regali;
dicesi anche Presentare, ma soltanto quando si
, regalano cose mobili.
Reg-a.lletto s. m. Regaluccio. Dim. di Re-
gaio : Piccolo regalo.
Reg'a.llia. V. Regailo.
R.eg-allo s. m. Regalo, Dono, Donativo, Presente.
% Roba da regallo; Cosa di regalo, cioè squisita,
eccellente.
XSeg'àsà. V. a. Rinferrare. T. de' magnani.
Rinnovar la punta ai ferri per uso de' muratori
0 di villa; ed anche Rassettare alcun ferro che
sia rotto 0 consumato.
Reg-àsà.se n. p. Sbracciarsi. Voce del con-
tado \. Redòggidse e màneghe da camixa nella
voce Redòggià.
I^eg-atta, s. f. Regata : Spettacolo festevole sol
mare o nei fiumi, e consiste in una corsa a gara
di barche per arrivare al termine prefisso e gua-
dagnar de' premj.
S Andò de regatta; Gareggiare, Andar a gara,
Compelere, Andar di competenza. Jlodo figur.
Rreg-atta V. sopra Andd de rega'ta.
Re^^a-ttonn-a. s. f. Trecca, Treccola, Ri-
vendajnoìa, Rivendugliola: Che rivende frutta,
erbe e simili; da noi però dicesi Colei che ri-
vende unicamente fruita.
Re^iàse n. p. Ingegnarsi, Industriarsi, Ado-
perarsi, Aguzzarsi, Arrabattarsi: Adoperar ogni
suo mezzo, industria ed opera onde mantenersi
e campare.
— t <^tn(e ; Rigirarsi i danari, o assolotam. Rigirarsi,
dicesi comunem. di Chi si studia d'utilizzare per
ogni onesto modo un picciol corpo di danari per
guadagnar la vita.
§ Regidsela; Rigirarsela, si dice per Passare la
vita e mantenersi assai onestamente.
iReg-ìnette s. f. plnr. Naslrini. T. paslaj.
Paste per minestra, strette, bislunghe, in forma
di nastro. I Tose, dicono Bigherine i naslrini che
da un lato hanno il crespo, come i maccberoDÌ
(lasagne da fidcd) de' paslaj genovesi.
f^eg-inii-ai s. f. Regina, Reina: Moglie del re
0 Signora di regno.
n Regina, per similil. dicesi di Cose che sorpas-
sano le allre in eccellenza: \4 réuza a l'è a
reginn-a de scioi; La rosa è la regina de' fiori.
Il — per Una delle figure o pezzi del giuoco degli
scacchi, ed è il primo dopo il re; dicesi anche
Donna.
S jEgun (la reginn-a ; Acqua della regina V. ^gua.
Reg-iio s. fn. Raggiro, Industria, Maneggio, Arte,
IngCiino, Traffico, Studio, Cura.
Il Raggiro, per Pratica segreta^ Negoziato coperto
a fine di checchessia.
— de parolle; Raggiro, Rigiro, Involgimento di
parole.
S Ommo de regio ; Uomo industrioso, ingegnoso,
diligente, destro, solerle. ^
Registra, v. a. Registrare: Scrivere, Porre
al registro.
R^eg'isti'azióii s. f. Registrazione, Registra-
tura : L'alio di registrare, specialm. ne' pubblici
registri, un alio, una scrittura qualunque per ac-
certarne la data o l'integrila del contenuto.
Registro s. m. Registro: Libro dove sono
41
«4è
REG
ÈEL
scritti e registrali gli alti pubblici ; ed anche II
libro dove si scrivono i negozj di ciascun giorno
per serbarne memoria.
» Registro , presso gli Oriolaj dicesi Quella parte
dell'oriuolo che serve ad accelerarne o rilardarne
il molo.
M — Presso gli Stamp. La perfetta coincidenza delle
pagine nelle due parti del foglio, cioè Bianca e
Volta.
« — Nel num. del piti chiamansi negli strnm. mu-
sicali Gli ordini delle corde o delle canne che
corrispondono tutti alla medesima tastatura, per
suonar tulli insieme, e suonano anche separata-
mente, levando loro o rendendo il suono per
mezzo di piccoli ordigni, o di legno o di ferro,
i quali similm. si dicono Registri.
S Mostriti dò registro V. questa locuz. alla sua
sede alfab.
I^eg-ittà, V. a. Rigitlare, Recere V. Vomita.
Iteg'iià; v. n. Regnare: Governare uno Stato
con titolo di re.
H Regnare, figurai. Dominare, Imperare, Tener il
dominio, Signoreggiare, Prevalere, Predominare.
Reg-noceo s. m. Bitorzo, Bitorzolo, Bernoc-
colo : Quel rialto che scappa talora sopra la na-
turai superfìcie delle cose.
. Keg-noecoli s. m. pi. Fronzoli: Gale e Modi
caricali ed eccessivi nel vestire delle donne.
!Reg-ola> s. f. Regola, Norma, Guida, Modo,
Modello: Dimostrazione della via d'operare,
n Regola, per Misura.
« — per Gli statuti che i religiosi d'un Ordine
son tenuti d'osservare.
— dò trai; Regola del tre o Regola aurea, nel-
l'Aritm. dicesi Quella che serve per trovare il
quarto numero proporzionale.
S Féua de regola ; Fuor di regola, Fuor di modo,
di misura.
S In regola; Di santa ragione, Copiosamente, In
abbondanza: 0 ghe i ha date in regota; Lo
picchiò, lo battè, lo percosse di santa ragione.
S Per bònn-a regola; A cautela.
S Servi in regola; Servir dall'amico, e dicesi iro-
nicamente.
J Sta in regola; Stare a regola, vale Osservare
la regola, e specialm. nel vitto.
Reg"ola V. a. Regolare: Dar regola, Prescriver
modo, misura, ecc. d'operare; Ordinare, Mode-
rare, Guidare, Dirizzare.
S Regoldse n. p. Regolarsi, Condursi, Governarsi,
Guidarsi, Dirigersi.
Reg-olaritce s. f. Regolarità : Qualità di ciò
che è regolare.
« Regolarità, per Ordine, Aggiustatezza, Esaltezza,
Puntualità nell'osservare le regole.
Reg'ola.i-izza. v. a. Render regolare: Dare
della reg(^larità. Aggiustare.
Regrola^tò s. m. Regolatore: Chi regola.
— ild reléuiu; Regolatore: Ingegno per frenare, re-
golare e render il moto disgiunto in parti. Negli
orologi da lascail Regolatore è la Bilancia, la quale
reagisce per elasticità; negli orologi a pendolo è
il Pendolo sto.sso, il quale reagisce per gravila.
Reg-olóu p. pass. Regolato V. Reuold.
«I Regolato, in forza d'addiell. vale Che procede
con regola.
— in tò spende; Uomo assegnato, cioè Che spende
con regola e misura.
S Póse regolóu V. Poso.
Iteg-órdàse V. Arreg'rdàse.
ISreigua, s. f. Barbatella: Ramicello di vite, il
quale si conficca nella terra curvandolo e pie-
gandolo dalla pianta madre, per reciderlo e tra-
pianlaVlo, barbicalo che sia.
-Reixe s. f. Radice e Radica: La parte, per mezzo
della quale gli alberi e le altre piante si appi-
gliano alla terra e ne traggono il lor principal
nutrimento; diccsi anche Barba, ma essa è de-
stinata ad indicare tulle le fibre mobili e pen-
denti delle piante, la lanugine dell'erbe e de' fiori.
La rosa, l'ellera, ecc. hanno le barbe; il rovero,
il corro, il frassino, l'olmo, ecc. hanno le radici.
n Badice, dicesi anche per similit. della Parte in-
feriore di più cose, come La radice de' denti,
delle unghie, de' capelli e sim.
Il — Figurai, per Origine, Principio, Cagione: À
reixe dò ma; La radice, l'origine del male.
— de Sant'Apollonia; Pilatro: Radice che viene
di Levante, di qualità caldissima, che si usa te-
nere in bocca per mitigare il dolor dei denti;
dicesi anche Radice di Sant'Apollonia.
— meistra; Fittone: Radice maestra della pianta,
cioè Quella parte del fusto discendente che pe-
netra nella terra, per lo più fusiforme.
% Comensd a caccia e reixe; Far le barbe. Bar-
bicare; e inforzandosi la pianta, Far radice. Ra-
dicare.
S Taggid e reixe; Dare alla radice, figurai, vale
Levare ogni occasione di proseguire alcun negozio.
Reix:etta> s. f. Radicella, Radicelta, Barbicella,
B-irbicciuola, Barbicina: Piccola radice o barba.
I&eizeg'O s. m. Risico, Rischio, Pericolo, Re-
pentaglio: Cimento di buono o cattivo esito in
checchessia.
S A reizego m. avv. A repentaglio, A rischio, A
pericolo.
% Andd a reizego; Andare a rischio, Correr ri-
schio 0 pericolo: Mancar poco che non accada
un male.
Reizeg-óso add. Risicoso, Arrisicoso, Peri-
coloso: Pieno di rischio o pericolo o Che porta
risico.
n Arrischievole, Risicato, Arrisicato, Avventato ; e
dicesi di Persona che volentieri o senza consi-
derazione s'arrisica, Audace.
Heiza/ s. f. Resa: Soilomissione volontaria al
nemico d'una città assediata o dun esercito vinto
sotto stabilite condizioni; altrim. Arrendimento,
Dedizione.
R>éla> s. f. Matassa: Quel viluppo o gruppo di
veriiìicelli, nastrini o capellini, avvolti a guisa
di matassa; altrim. GuelTa.
— de pescio; Rocchio: Fetta di pesce.
— do fùzo; Fusajolo e Fusajuolo: Quel piccolo
striim. di terra cotta, d'alabastro o d'altro, ro-
tondo, bucato nel mezzo, il quale si mette nel
fuso, acciocché aggravato giri più unitamente e
meglio.
Helascià Y. Rilascia.
Xte lascio s. m. Rilascio: Il rilasciare, Il ri-
mettere in libertà, e per lo più s'mlende dalla
prigione.
— de .sangue ; Emorragia : ProRuvio di sangue da
qualsiasi parte del corpo.
Relatà, V. Ri feri nel i" significato.
Relatò s. m. Relatore: Chi riferisce, ed è
I
1
ItìBL
BEH
943
ancora ^orla d'officio presso i Consiglj o Tribunali,
e dicesi di Colui che riferisce in iscrillo i fatti
e le ragioni della causa che si traila.
Rela<aEÌ5n s. f. Relazione, Rapporto, Riporto,
Raegnaglio.
Releg-à. V. a. Relegare e Rilegare: Confinare,
iMandare in esilio in luogo particolare.
Heleg'aziòn s. f. Relegazione: Esilio in
luogo particolare^ altrim. Confine.
Relento s. m. Sito^ Pozzo dì rinchiuso: Quel
puzzo che acquista una stanza o altro luogo per
essere stato lungo tempo chiuso.
n Detto di farina, biade, legumi e sim. che, per
essere stati parimente lungo tempo rinchiusi,
acquistano un cattivo odore, dicesi Tanfo.
I^életts^ s. f. Malassina V. Rèla nel 1° signif.
iReléuia. s. m. Oriolajn, Orologiere: Maestro
d'orinoli, Che fa o raccomoda gli orinoli.
Reléuietto s. m. Orioletto. Dim. d'Orìuolo:
Piccolo orinolo.
Reléuio s. m. Orinolo e Oriolo, Orologio:
Strum. che mostra e misura le ore, e ve ne
sono di diverse specie.
— a cegna; Orologio ad acqua, e con voce greca
Clessidra: Strum. per misurare il tempo colla
caduta di certa quantità d'acqua che cola a tra-
verso d'un piccolo buco che v'è.
— o molla; Orologio a molla: Quello, la cai forza
motrice è prodotta da una molla.
— a peizo; Orologio a peso o a contrappeso: Quello,
la cui forza motrice è prodotta da no peso pen-
dente da una corda o catenella.
— a pèndolo V. Pèndola.
— a pòvee; Orinolo a polvere o Polverino: Mac-
chinetta composta di due eguali ampolline di
vetro, coniche, coperte in cima, abboccale l'una
sull'altra, cioè soprapposte bocca a bocca; una
delle ampolline, la superiore, contenente una de-
terminala quantità di minuta polvere arida o di
sabbia finissima, la quale, per un forellino d'un
interposto disco metallico, cade, poco per volta
e senza interruzione, nell'ampollina inferiore, in
un determinato tempo, come di mezz'oia, d'un'ora,
ecc. Rivoltando ossia capovolgendo la macchi-
netta, ricomincia la caduta della polvere ed il
misuramento dell'anzidetta durata.
— a repetizión Y. Repetiziòn nel 2" signif.
— a so; Orologio solare o 3Ieridiana, è Un piano,
sul quale sono tirate parecchie linee rappresen-
tanti le ore diurne del tempo vero, le quali linee,
splendendo il sole, vengono successivamente in-
dicale dall'ombra d'una bacchetta di ferro, chia-
mata Stilo e con voce greca Gnomone.
— da campanin; Orologio di o da torre.
— da stacca; Orologio da tasca.
— co resveggin; Orologio a sveglia o a destatojo:
Quello in cui, a ora precedentemente stabilita,
scoppia un tintinnìo prolungato allo a destare;
dicesi anche Sveglia e Svegliarino.
^ Aveì 5 rcléuio in ta testa; Aver l'orinolo negli
orecchi: Indovinar le ore.
% Dà a corda a-o reléuio; Caricar l'orologio V.
Corda.
S Mónta 0 Smonta un reléuio; Montare o Smon-
tare un orologio, vale Metterne insieme o Scom-
meiterne le parli.
Relig>ioii s. f. Religione: Il complesso dei
dogmi e de' precetti insegnati da Dio agli aomini
0 per rivelazione, o, come i Deisti opinano, per
mezzo della ragione.
)i Religione, piiì particolarm. Qnel sistema speciale
di fede e di cullo, che è stabilito in questo o
in quel pai'se, in questa o in quella setta, ecc.;
e io questo senso dicesi La religione cristiana,
riformata, maomettana, ecc.
» — Talvolta si prende assoluL per Credenza, Fede.
1) — per Ordine o Regola di religiosi, ed anche
Il monastero de' medesimi.
Relìncà, s. f. Urto, Urlata, Urtamento, Urta-
tura. Voce del contado.
fteling-a. s. f. Ralinga e Rilinga. T. mar. Sono
Corde cucite tutto intorno all'orlo delle vele, per
fortificarle ed impedire che non si lacerino; ed
ancora perckè possano resistere allo sforzo delle
manovre che sono allacciate alle stesse vele.
I^eling'à' V. a. Ralingare. T. mar. Cucire le
ralinghe ad una vela V. sopra Relinga.
R>eliquà.io s. m. Reliquiario o Reliqaiere:
Vaso 0 altra custodia, dove si tengono e con-
servano le reliquie.
!Reiiia,ccià, un. perno; Ribattere no
perno. T. calaf. Rintuzzare a colpi di martello
l'estremità sporgente d'un perno conficcato da
banda a banda, sicché la parie ribattuta diventi
quasi una capocchia.
IRemaJàse n. p. Rimaritarsi, Riammogliarsi:
Maritarsi o Ammogliarsi di nuovo, cioè Ritòr
mitrilo. Ripigliar donna.
!Rem£insinn-£i s. f. Ramanzina, Rammanzina,
Rammanzo, Rabbuffo, Ripassata, Gridala, e nel-
l'oso del popolo tose. Diatriba : Riprensione che
si fa altrui con parole minaccevole
Ttemet^insk, v. a. Rimacinare: Macinare di
nuovo.
Remàxino s. m. Semoletto: Semola OYe
lullor sia rimasta assai farina ; così detta da noi,
perchè si macina la seconda volta.
IRema^zùg-g-io s. m. Rimasuglio, Avanza-
ticelo: La pìccola o peggior parte di qnel che
avanza.
Remedià. v. a. Rimediare : Por rimedio o ri-
paro a qualunque male, a qualsivoglia inconve-
niente e disordine; Provvedere, Riparare.
Hemeciio s. m. Rim dio e Remedio: Tutto
ciò che è alto a riparare un male; Provvedi-
mento, Riparo,
n Rimedio, per Bledìcina, Medicamento, Farmaco.
S Gh'é remedio a tutto féua che a morte; Tutto
ha il suo rimedio fuorché il collo dinoccolato,
•A tutto si può rimediare finché l'uomo è in vita.
§ Non èssi glie ciò, remedio; Non esservi pili caso,
né via, né verso: Essere irremediabile.
ICemeg'à. V. Rùmegà.
liemenà. v. a. Brancicare, Stazzonare, Mal-
menare, Mantrugiare V. Slagnùscd.
n Rimasticare: Ripetere piìi volle annodando la
cosa stessa,
g Remcnàse n. p. Dimenarsi, Rimenarsì, Muoversi,
Agitarsi.
§ Chi va in letto sensa cenn-a, tutta a néutte
se remenn-a V. Cenn-a.
Remenài s. f. Branco, Frotta, Turma, Truppa:
Moltitudine di persone.
Remenóu p. pass. Brancicato, Slazzonato,
Mantrugiato, ecc.
n Detto e ridetto: Ripetuto più volte a sazietà.
644
REM
REM
^ E cose remente spùssan; Le cose ripetute nau-
seano. Dettalo prov. di ciiiaro signitìcato.
JESemescello s. m. Gomitolo: Filo avvolto
su di sé a mo' di i:alla.
S Cavo (io remcsccllo; Capo del gomitolo; L'estre-
mità del filo con che termina il gomitolo.
S Fondello dò remenccllo V. Fondello.
% Trova 5 caoo dò remesoello V. Cavo.
Xt^emescià. v. a. Mestare, Rimestare, Trame-
stare, Rimescolare, Tramenare: Agitare con me-
stola 0 con mano, e si dice di cose liquide o
che tendano al liquido.
n Usalo in signif. neut. vale Sentir muovere in
qualche luogo.
— e bele; Rimescolare il sangue V. Bela.
— e carie; Scozzare o Mescolar le carte, dicesi
delle Carte da giocare quando si rimescolano,
levandole dall'ordine loro.
— 5 féugo; Sbraciare: Allargar la bragia affinchè
meglio s'accenda, o l'accesa mandi più calore.
— 6 taccón; Smuovere il saccone: Agitarne e sol-
levarne colle mani le foglie rimaste pigiale e cal-
cale dal peso della persona, affinchè il saccone
ritorni ad esser soffi"ce.
S Sentise tùlio remescià; Sentirsi tutto rimesco-
lare, vale Prender rimescolamento, Impaurirsi, e
dicesi volendo esprimere Quell'agitazione o tur-
bamento, che produce nel sangue un'improvvisa
cagione di spavento.
S Sia a remescià pe-a casa; Gingillare o Gingil-
lare per casa, vale Andar aggirandosi per la casa,
occupati in più coserelle, tanto per far l'ora.
IRemesciii s. m. Frugolo, Frugolino, si dice
per lo più a'fanciullini che non istanno mai fermi.
iReiuescio s. m. Rimescolamento: L'alto di
mescolare insieme due o più cose.
w Rimescolamento e Rimescolala, figurai, per Quel
terrore che ci viene da sùbita paura o dolore.
n — per Confusione, Disordine, e per lo più Quello
che nasce da repentina rivoluzione in uno Slato
0 città; Ammutinamento, Sollevazione, Tumulto.
Remèsto V. liegoggìo. Voce del contado.
Remette v. a. Rimettere: Pro.priam. Mettere
di nuovo, Riporre le cose dov'cran prima o dove
siano state qualche volta.
Il Rimettere, per Isminuire, Perdere, Aver danno
0 perdila: 0 g'ha remisso d'ònò e de slacca;
Vi rimise d'onore e di borsa.
«» — per Dar in mano. Consegnare.
H — per Commettere, Far arbitro uno, d'una cosa:
L'han remissa in te mce moen; La rimisero in
me 0 nelle mie mani.
Il — Parlandosi di Giudizj, vale Destinare a un
tribunale: L'han remissa a Prefetlùa; La ri-
misero alla Prefettura.
Il — É anche term. mercant. e si dice del Man-
dare i denari per via di lellere di cambio.
Il Piegare', Convertire, Vincere: Nò l'han posciùo
remelle; Noi poterono piegare.
— m t'ùiin-a impreiza; Rimettere in un'impresa,
vale Scapitarci un tanto del suo anzi che gua-
dagnarci.
S Remeliise n. p. Rimettersi, Riferirsi, Rapportarsi;
ed ancTie Lasciare altrui il giudizio d'una cosa.
Il — Rimettersi, per Acquistare le forze e la sa-
nità dopo una malattia.
Il Rendersi, Arrendersi, Convertirsi, Piegarsi: Z)o;>po
tanto 0 s'è remisso; Finalmente si piegò.
Réme:xa; s. f. Rómice, Bómbice, Lapazio. T.
hot. Ritmex crispus. Pianta assai noia che cresce
ne' luoghi umidi, e specialm. ne' prati, danno-
sissima alle piante vicine e difficile ad estirparsi
per le profonde ed eslese sue radici che ripul-
lulano conlinuamenle. Le sue foglie sono simili
a quelle dell' acetosa, ma più lunghe. Fiorisce
neir eslate.
Reuiisciou s. f. Remissione e Rimessione,
Condono, Perdono: Scancellamento d'errore, di
colpa, d'offesa.
% No gh'é de remisción; Non c'è via, né verso,
Non c'è pània che tenga, Non c'è caso, Non è
possibile.
S Sensa remisción; Senza pietà, Senza compas-
sione, Irremissibilmente..
Remissa. s. f. Rimessa: Stanzone al terreno,
dove si ripongono le carrozze.
II Rimessa, talora è term. mercant. e dicesi di Qua-
lunque cosa altrui mandala o spedila, come da-
nari, ecc.
Remmà v. n. Remare, Remigare, Vogare:
Spigner il baltello per l'acqua co' remi.
R^emiuà; s. f. Remala, Vogala: Spinta data al
battello co' remr.
•I Remata, per Percossa data col remo.
Remino s. m. Remo: Slrum. di legno, col
quale i remalori, scalzando l'acqua di sotto al na-
viglio, fanno si ch'esso vada innanzi e faccia
viaggio.
S Mànego d5 remmo V. Giòn.
S Palpa e remme; Palpare i remi V. Palpa.
R^emmoà, s. m. Remajo: Colui che fa i remi.
!Remmòu. s. m. Remalore, Vogatore: Colui
che rema o voga.
Rremoiu s. m. Remolino. T. mar. Vento ver-
licoso come un turbine o ciclone, ma si suole
specificare con questo nome Quelli della Costa
d'Africa occidentale; altrim. Turbine, Ciclone,
Scione, Scionata.
Il Mulinello; Il mulinare o II rigiro de' venti, delle
acque e sim., agilalissimo e circolare.
RremòiKlà. un erlboo; Rimondare, Di-
brucare, Dibruscare un albero, vale Tagliargli i
rami inutili, seccaginosi e dannosi.
— dd freido; Patir freddo V. Freido.
Rremònta^ v. a. Rimontare. T. di varj artisti.
Guernire di nuovo o Rimettere in sesto alcuni
ordigni,
n Ricontare, Risalire: Andar più su. Ripigliare le
cose da lontano, Risalire all'origine, alla sorgente.
— w« pà de stiva;; Rimpedulare un pajo di stivali,
vale Farvi il piede con nuovo lomajo e nuova
solctlalura.
f Remoxita/tùa< .... Il rimettere a nuovo
checchessia.
Remórca v. a. Rimorchiare. T. mar. Trarre
0 Trascinare un bastimento mediante un altro
0 con imbarcazioni attaccate alla sua prora con
cavi, che chiamansi Rimorchj; altrim. Rimur-
chiare, Rimburchiare.
Remórco s. m. Rimorchio, Rimorchio e Rim-
burchio : Il rimorchiare ; ed anche Quel battello
che si trae dietro altra barca maggiore, a cui
è altaccala con fune, la quel fune chiamasi an-
ch'essa Rimorchio.
S Avcì a remòrco; Avere a rimorchio, vuol dire
Star rimorchiando qualche galleggiante, Avere
BEN
REP
645
attaccato da poppa ana nave, una lancia od altro
e trarlo con sé.
Retxior*de v. d. Rimordere, dicosi della co-
scienza, e vale Provar pentimento e dolore dei
fatti commessi.
Reraùa. v. a. Rimnovere, Diseoslare, Scansare:
Allontanare alquanto: Remùce un pò quella pria;
Scansate un po' quella pietra,
n Trapianlare, Traspiantare, trasporre: Cavar la
pianta da un luogo e piantarla in nn altro.
"Remùscoio s. m. Ciamroengola, Berghineila,
Baldracca, ecc. Voce della plebe, e diccsi per
dispregio di Donna vile e di cattiva fama.
Ren s. m. pi. Rene, Reni: Parti laterali della
colonna spinale fra le due vertebre dorsali e le
due prime lombali. Si usano tanto nel masch.
quanto nel femm. dicendosi 1 reni e Le reni;
ma nel signif. mascb. intendesi Ciascuno dei due
organi secretorj delle orine, che sono glandolo
silnate nella regione de' lombi, allrim. Arnione
CRógnònJ.
S Md de reti; Mal de' lombi, Lombaggine, e in
term. mcd. Nefritide: Inflammazione di reni.
I€eua<sce v. n. «Rinascere: Nascer di nuovo,
Rivivere, Tornar in vita, Risorgere.
Renasciùo p. pass. Rinato V. Renasce.
S Ale pà d'ese renasciùo; Mi pare d'esser rinato,
si dice Quando ci sentiamo sollevati da qualche
noja 0 dolore.
**Reiicio V. Réddeno nei due primi signif.
Rende v. a. Rendere: Dar nelle mani altrui
quel che gli si è tolto o si è avuto da lui io
prestito 0 in consegna; Restituire.
11 Rendere, Fruttare, e dicesi di poderi, di case,
di censi, d'usure, d'impieghi e sim.
« — Parlando di fortezze, città e sim., vale Con-
segnarle, Darne il dominio, il possesso,
n — per Ispiegare, Tradurre : Rendeilo in tanto
italian; Rendetelo in tanta lingua italiana.
« — per Far diventare: 0 Icete d rende molli;
Il latte rende molli.
— a pariglia V. sotto Rende pan pe fùgassa.
— ben per tnà; Render ben per male o di male
bene: Giovare a chi nuoce
— cónto; Render conto V. Cónto.
— 1 drappi; Riportare i panni.
— l'anima a Dio; Render l'anima o lo spirito,
vale Trapassare, Uscir di vita, Morire.
— l'ònó, a rspùtazidn; Render l'onore, la riputa-
zione : Dare le soddisfazioni opportune per ri-
sarcire l'allrni offesa riputazione.
— 5 salùo; Rendere il saluto: Corrispondere coi
salato.
— pan pe fùgassa; Rendere pane per focaccia,
Render frasche per foglie, ecc. V. Fùgassa.
S A bón rende; A buon rendere, si dice comun.
Quando altri o ci fa un beneficio o ci accomoda
di qualche cosa, e vuol significare non solo il
grato animo nostro, ma anche la volontà di ren-
dere il contraccambio.
S Réndise n. p. Rendersi, Arrendersi: Darsi in
mano al nemico, Confessarsi per vinto.
« Rendersi, Arrendersi, per similit. Cedere, Pie-
garsi: 0 nò se voeiva rende a nisciùn cónto;
E' non si voleva rendere a nessun patto.
« — a discrezión V. Discrezión.
Réndia, V. Reddito.
Reneg'à' v. a. Rinnegare, Rinegare, Rinie-
gare: Levarsi dall'obbedienza e divozione. Ri-
bellarsi da uno per aderire a un altro; e per
lo più si dice dì religione e di setta,
n Imprecare, Maledire, Bestemmiare.
— a fede; Apostatare: Rinnegar la fede. Partirsi
dalla sua reli&:ione.
Reneg'a.ddo s. m. Rinnegato : Quegli che
ha rinunziato alia sua religione per abbracciarne
un' altra.
Renova v. a. Rinnovare e Rinovare, fìinno-
vellare e Rinoveliare: Tornare a far di nuovo,
— un abito, ecc.; Rinnovare un abito, un cappello
e sim., vale Metterselo la prima volta, essendo
fatto di nuovo. In alcuni luoghi della Tose, di-
cesi anche Incignare un abito.
S Renovàse n. p. Rinnovarsi, Rinovarsi, Rinno-
vellarsi.
Reno'va.seiòu s. f. Rinnovazione e Rinova-
zione, Rinnovamento : Il rinnovare.
''Renùà, V. sopra Renava.
Renuncolo s. m. Ranuncolo e Ranuncolo.
T. hot. Ranunculus asiaticus. Pianta che ha la
radice tuberosa, affastellata, alquanto nera; lo
stelo ramoso, inferiormente rotondo, peloso ; le
foglie inferiori semplici <« lobate, iniasliate, acute,
pelose al di sotto; i fiori rossi, bianchi, gialli,
ecc., inodori, col calice non ricurvo. È origi-
naria dell'Asia; fiorisce al principio di primavera.
Renunzià. v. a. Rinunziare, Renunziare, Ri-
nunciare, Reiiunciare, Risegnare : Cedere o Ri-
fiutare spontaneamente la propria ragione o do-
minio sopra checchessia.
Rèo fAj, Èse da rèo, Fa rèo V. queste ioCOZ.
alla lor sede alfabetica.
!Reo1>à<r*l>a.o s. m. Rabàrbaro e Reobàrbaro.
T. hot. Bheum palmatum. Radica medicinale
purgativa, di sostanza fungosa e di color gial-
liccio, la quale, secca, è a noi portata dalla China,
dalla Persia e dalla Moscovia, dove nasce sulle
rive del Wolga. Negli antichi si trova anche
Rabàrbero, Ribàrbem. Riobàrbero e Reubàrbaro.
Repa.i*à, v. a. Riparare, Difendere: G'hò re-
paróu e botte, l'cegua, ecc.; Gli riparai le basse,
l'acqua, ecc.
S Repardse o fìepdse n. p. Ripararsi, Difendersi,
n — e mósche da-o naso V. Mosca.
Repa.x*pà. v. a. Riconfortare, Rinvigorire,
Sollevare, Ristorare, Rifocillare.
S Reparpdse n. p. Riconfortarsi, Riaversi, Rinfran-
carsi, Sollevarsi, ecc.
Repa^scimento CFd oj; Rinverzare, Sver-
zare. T. murat. Turare con isverze, ossia
schegge, e con un po' di calcina i vani che ri-
mangono nel muro.
Repcissà. V. n. Ripassare: Passar da un laogo
la seconda volta od anche più volte.
Il Ripassare, Rivedere, Rileggere, Esaminare di
nuovo, e talora Ricorreggere.
— j cónti; Rivedere i conti: Riscontrarli per ve-
dere se sono in regola.
— t dincB ; Riscontrar la moneta : Ricontarla per
veder se (orna.
— ùnn-a pittùu; Ripassar nna pittara, vale Ritoc-
carla, Correggerla.
— un razó; Affilare o Raffilare an rasojo: Rac-
conciargli il filo.
— un travaggio; Ripassare an lavoro, vale Ril-
toccarlo, Rivederlo, Dargli l'altima maoo.
646
REP
REP
— un vesti: Racconciare, Rassettare un vestito.
Repassa, s. f. Rip;jssata, usasi figurai, col v.
Dare, e vale II rileggere, Il rivedere scritti o
altro; e genericam. Nuovo esame d'una cosa;
Rivista, Ritocco.
S Dà ùnn-a ripassa co (cero; H^re una stiratina.
Repa.sso s. m. Soffritto, e nell'uso anche Ri-
passo. T. de' cuochi. Apparecchio che si fa con
cipolla tagliata a fette, aglio, prezzemolo, ecc.,
soffritti in casseruola con grascia e burro od olio,
per cuocervi poscia carne o pesce.
Repeusà v. n. Ripensare: Di nuovo e dili-
gentemente pensare, Riconsiderare.
— ùnn-a cosa; Ripensare una cosa o ad una cosa:
Riandarla colla mente, Pensarvi sopra. Rimu-
ginarla.
Repentio (Mangia do); Mangiare il pan
pentito V. Mangia.
Repertòio s. m. Repertorio: Indice o Tavola
di'i libri 0 delle scritture, per mezzo di cui si
possono ritrovare le cose in esse contenute.
Repessà, v. a. Rappezzare, Ripezzare, Rattop-
pare, Rabberciare: Racconciare una cosa rotta,
mettendovi il pezzo che vi manca. Voci che si
usano per sinonimi, ma che hanno una distin-
zione fra loro. Il Rappezzare o Rattoppare di-
cesi solamente de' panni; parlandosi delle scarpe,
dicesi propriam. Rattoppare ; il Rabberciare poi
significa Aggiungere pezzi a cose rotte ; e presso
gli Artefici Racconciare una cosa malandata af-
fatto, come si può e non del tutto, che anche
si può dire Raffazzonare, Rinfronzire.
Repessa>tùa> s. f. Rappezzatura, Ripezzatura,
Rappezzamento: Il rappezzare e La cosa rap~
pezzata.
Repessi s. m. pi. Rappezzi. T. stamp. Quella
quantità di carattere che si ordina al compimesto
d'una partita di carattere già ricevuto; od an-
che Quel carattere che, per sovrabbondanza non
potendo più contenersi ne' cassettini , si mette a
parte fasciato in cartocci, per servirsene al bisogno.
Repessiu s. m. Rigattiere: Rivenditore di
vestimenti e di masserizie usate. - Ferravecchio,
Colui che compera e rivende sferre e altre cose
vecchie V. Slraccé.
Repeti tò s. m. Ripetitore ed anche Repeti-
tore: Che ripete; e comunem. dicesi di Colui
che ripete privatamente le lezioni agli scolari.
RepetiziÒn s. f. Ripetizione e Repetizione,
Ripetimento: Il ripetere.
n Ripetizione, per Quella scuola che si fa priva-
tamente ripetendo le lezioni agli scolari.
» — Orologio a ripetizione od anche Orologio a
squilla: Quell'orologio da tasca, in cui l'ora indi-
cata dalla lancetta è a volontà altrui fatta sentir
all'orecchio con altrettanti tocchi di squilla, cioè di
campana, nell'orologio stesso collocata. Questo
orologio giova a saper l'ora quando si è al bujo
od anche a chi è privo della vista.
Repicoo s. m. Ripicco e Ripicchio : Riperco-
timento di colpo contro colpo.
n Rimpallo, nel giuoco del Bigliardo così chiamano
Una certa combinazione, per cui la biglia d'un
giuocalore, dopo aver dato in quella dell'avver-
sario, venga, nel girare, ad incontrarsi nuovam.
con essa, e per l'urto a deviare dond'era diretta.
S De repicco m. avv. Di ripicco, Di rimando; e
nel giuoco del Bigliardo, Di rimpallo.
S Schiva repicco; Sfuggir lo scontro, l'intoppo,
vale Scansar l'importunità, l'occasione importuna.
Repig'S'i^ V. a. Ripigliare, Riprendere: Pi-
gliare 0 Prender di nuovo; Ricuperare, Riac-
quistare.
Il Ripigliare, Rimettere, per Tornare a fare nna
cosa tralasciata: Ho repiggióu 5 zazzùn; Ho
rimesso il digiuno.
— 5 fi dò discorso; Ripigliare il filo del discorso.
Rannodare il discorso, Tornare a bomba o alla
callaja.
g Repiggiàse n. p. Riaversi, Rimettersi, Rinfran-
carsi, Rivalersi, Risanarsi: Rimettersi in forze.
Tornar in buono stato di salute.
)» — Ripigliarsi, dicesi di Chi, parlando o dicendo
a memoria, perde il filo, e ripete parole già
dette, per veder di riappiccarlo.
Il — Riprendersi, Recedere, Ritrattarsi, Disdirsi.
Repig'g'ia.ta. s. f. Rimessa, nel giuoco del
Treseiie vale II ritornare a giuocare un seme
qualunque.
Repiu add. Pinzo, Pieno pinzo, Arcipieno, Pie-
nissimo, Ristucco; e dices^ per lo più dell'aver
mangialo assai.
Repiuessa< s. (. Ripienezza, Replezione:
Riempimento soverchio; e s'intende comunem.
per La soverchia abbondanza d'umori, di sangue,
di cibi, di bevande.
Repisto s. m. Ripesto. T. cart. Il pesto della
seconda pila V. Pisto.
Replica, s. f. Replica, Replicazione, Replica-
menlo: li replicare.
H Replica, per Risposta.
n — per La ripetizione d' un' opera drammatica
piaciuta al pubblico.
Replica; v. a. Replicare: Tornar di nuovo a
fare o a dire la medesima cosa; Reiterare.
Il Replicare, si dice talora in significalo di Con-
traddire 0 semplicemente Rispondere.
Repli«a,tùai s. f. Duplicato, Duplicatura. T.
stamp. Ciò che il compositore inavvertentem.
raddoppia , contr. di Lascialo (Lasciatùaj.
R.eposté s. m. Credenziere: Colui che ha cura
della credenza; e generalmente Colui che fab-
brica dolci e gelati, che nell'uso dicesi anche
Ripostiere.
Reprimine v. a. Reprimere, Raffrenare,
Infrenare: Tener a segno, a freno; ed anche
semplicem. Temperare, Rattemperare, Moderare.
IiKepù.lbl>lioa, s. f. Repubblica e Repubblica :
Qualsivoglia Stato civile, nel quale il potere sa-
premo è ripartito fra molti.
Il Repubblica, si dice pure della Nazione che si
' regge in tal modo.
— aristocratica; Repubblica aristocratica: Quella ■
dove governano i soli nobili. ■
— democratica; Repubblica democratica: Qaella, ■
in cui governano molti, tratti a sorte o eletti
dalle diverse condizioni del popolo.
— letteraria; Repubblica lelleraria, si dice in modo
collettivo L'intiero corpo degli studiosi e letterati.
Repùd-ia v. a. Repudiare e Ripudiare: Il ri-
gettare da sé cosa che s'appartenga, e più co-
munem. dicesi della moglie sciogliendo il ma-
trimonio.
Repùgruà, v. n. Ripugnare e Repugnare:
Ostare, Contraddire, Opporsi.
i> Fare stomaco, Muovere a sdegno V. Ributta.
RES
RES
647
Repuntà. V. Sarci.
!Repùta>zióii. s. f. Repatazione e Ripatazione,
amie. Riputanza: Slima; Onore, Credilo, Buon
nome.
S Va ciù ùnn'ònsa de rcyùtazìòti che un rùbbo
d'òu V. Onsa.
X^eqaa.g-g'io s. m. Re di qnagfle. Fior. Re
quaglione. T. ornil. Crex pratensis o GulUnuta
crex. Uccello forse così dello, perchè supera tulle
le altre quaglie in grandezza, e perchè piiì della
quaglia è delicato a mangiare.
iRequixito s. m. Requisito : Term. che si
osa per esprimere La condizione necessaria e
lolle le circostanze richieste ad ottenere od es-
sere checchessia.
Requixiziòn s. f. Tolta: Nella Milizia, Gra-
vezza per lo più di viveri, di cavalli e d'ar-
nesi, che gli eserciti impongono colla forza agli
abitanti d'un paese.
n Dicesi anche per Leva, cioè Chiamala di soldati
all'armi per servizio dello Slato V. Coscriziòn.
Resa,cca. s. f Risacca. T. mar. Movimento
delle onde ripercosse dalla spiaggia, dagli scoglj,
dalle rive del mare o da altro ostacolo, contro
■ al quale sono spinte dal vento o da un molo
acquisito.
Iftesa.^g'ià. s. f. Giacchiata, Retata: Una presa
di pesci falla col giacchio V. Resaggio.
n Giacchiala e Retala, raetaf. dicesi d'altre cose,
e propr. dell'Arrestare più persone a un trailo:
N'han {ceto ùnn-a resaggià ; Ne fecero una
giacchiata, una retala.
— de pugni, de bacchce , ecc.; Un rifrusto, Un
carpicelo di pugna, di bastonate e simili, vale
Una gran quantità di pugna, di bastonate, ecc.
Resa.g-g'io s. m. Giacchio : Rete tonda , la
quale, geliala nell'acqua dal pescatore, si apre,
e avvicinandosi al fondo si riserra, e caopre e
rinchiude i pesci; allrim. Ritrécine.
Resa,x*9Ì V. Indennizza.
!Resa.tà, v. n. Riscuotersi, Rimescolarsi: Tre-
mare, Commuoversi per sùbita ed improvvisa
paura,
n Risaltare, Spiccare, Fare spicco o mostra : Com-
parir bene tra le altre cose ; e parlandosi di
colori, Campeggiare, e dicesi quando sono spar-
titi in guisa che spicchino con vaghezza uno
dall'altro.
Resàto s. m. Scossa, Rimescolamento, Balzo-
iala e Baisoiata: Agitazione, Palpitazione violenta
per sùbita paura o notizia lieta o funesta che
giunge improvvisa. - Sussulto, Vibrazione o
Scossa improvvisa de' tendini per contrazione
convulsiva.
S Addescidse in resalo; Svegliarsi, Destarsi in
sussulto: Destarsi improvvisamente, in sorpresa,
si che si trovi sgomentalo, rimescolalo e tolto
spa tirato.
S Fd piggid un resàio a ònn-a persdnn-a ; Dare
ona balzolala a uno: Fargli cosa per cui il cuore
gli b<)lzi, gli si rimescoli dalla paura.
^Bèsca> s. f. Lisca : Nome generico di Quell§
piccole spine che si trovano ne' pesci, come tanti
ossicini, acoli e flessibili. - Resta, Spina ed an-
che Lisca chiamasi Quella che, partendo dal capo
del pesce, va insino alla coda, e che noi nei
dialetto diciamo Rèsca de mezo.
n Lisca, per Quella materia legnosa che cade dal
lino 0 dalla canapa, quando si maciolla, si pet-
tina e si scòtola; altrim. Scotolatura.
— d5 gran ; Resta o Arista : Quel soltilissimo filo
simile alla sétola appiccalo alla prima^ spoglia
del granello, ed è proprio del grano e di al-
cune biade.
S Colla ùnn-a rèsca; Inghiottire una lisca.
S Levd e rèsche; Diliscare: Tòr le lische.
S Pin (le rèìL-he; Liscoso : Che ha di molle lische.
Resc:ìd.à, v. a. R scaldare: Rendere a cosa
rciffreddata il calore che prima aveva.
)i Riscaldare, in signif. neut. Cagionare riscalda-
mento: 0 peivie 0 rescdda; Il pepe riscalda.
S Rescàddse n. p. Riscaldarsi, dicesi dell'Aumen-
tarsi che fa il calore del sangue per la fatica
che altri dura o per altre cagioni.
Il Riscaldarsi, parlandosi delle granaglie, vale Pa-
tire; e parlandosi di farina, formaggio, frutta e
sim., Guastarsi, Alterarsi, Corrompersi, Ribollire.
Resca.da.iii.en.to s. m. Riscaldamento: Ri-
bollimento di sangue o Effeito del soverchio molo
che induce sudore.
n Riscaldamento, dicesi pure a Quelle bollicine
minute o rosse che vengono nella pelle per
troppo calore.
IRescàdòu. p. pass. Riscaldato V. Rescàdd.
Il Ribollito, dicesi alla Vivanda che, per essere
Slata riscaldala, si è guasta, onde: Suveì de re-
scàdóu; Saper di ribollito: Mandare quell'odore
che fanno le cose guaste per essere state fatte
ribollire.
<( I coi rescdda fan dot a pansa V. Còu,
l^esc£i>ttà. V. Riscatta.
Riesclxéu.ssa> s. f. Incanalatura : Piccolo in-
cavo formato nella grossezza don pezzo di legno,
dì pietra o di metallo per cacciarvi o commet-
tervi un allro pezzo.
"!Rescli.éusso add. Fatto. Voce del volgo,
e dicesi d'Uomo o di Donna che ha passalo
l'adolescenza e non è ancor pervennlo alla vec-
chiezza. Parlandosi di donna già avanzata in età,
dicesi per isrherzo Carne di giovedì.
Pfcescciaei V. Ascciueì ne' suoi varj signif.
Rescidensa. s. f. Residenza, ed all'ant. Re-
sidenzia: Il risiedere e II luogo dove si risiede.
Resciduo s. m. Residuo, Resto, Rimanente,
Avanzo: Quel che resta.
Rescioàse n. p. Sciorinarsi, Scialarsi : Aprirsi,
Allargarsi , Sfibbiarsi i panni pel gran caldo o
l'Cr altra cagione.
n Metaf. vale Asolarsi, Andare a pigliar nn po'
d'asolo, a ricrearsi, a respirare nn po' d'aria.
» E talora anche Sfogarsi, Dirla fuor fuori. Man-
dar fuori quello che s'ha nel petto.
Resciòu s. m. Asolo, Ristoro, Conforto, Sol-
lievo, Scianto: Spasso o Riposo dopo l'ufiBzio e
il lavoro.
n Sfiato : Quell'apertura falla accanto al getto onde
l'aria possa sfiatare.
Resciste v. n. Resistere: Star forte contro
alla forza e violenza di checchessia, senza lasciarsi
superare, né abbattere; Far fronte, Far lesta,
Non ceder punto.
Il Resistere, flgiir. per R°ffgere, Soffrire: Ho resci-
stiu tanto che basta; Resistelli tanto che non più.
S Co chi resciste; Colore che regge, dicesi di
Quello che non si perde, ma sì mantiene alle,
ingìarie del tempo.
648
RES
BES
!Resoistensa> s. f. Resistenza ed all'anlic.
Resislenzia: Il resistere; Contrasto, Riluttanza,
Pertinacia,
n Resistenza, per Difesa e Opposizione contro chi
assale.
Rescosòu s. m. Soffoggiata : Fardello o cosa
simile che si abbia sotto il braccio, coperta dal
mantello e quasi nascostamente si porli via.
n Nei nam. del più, Ciambelline alla niscosta, Io
dice la gente del volgo fiorent. per significare
Cose fatte di sotterfugio e celatamenle.
S Fa ùnn-a cosa de o in rescosón; Far chec-
chessia diavolo, di nascosto, di soppiatto V.
Ar escòso.
!Rescx*i-ve v. a. Rescrivere e Riscrivere: Scri-
vere un' altra volta.
Reseoóudà. v. n. Tornare, Ritornare, Ri-
toccare: Avvenire di nuovo ciò che fu innanzi.
Resoluto add. Risoluto: Aggiunto di Persona,
vale Deliberato di fare, ecc., Pronto ad impren-
dere, Che ha stabilito, fermato seco stesso di
voler fare, dire, ecc. non ostante gì' intoppi, le
difficoltà, le contraddizioni.
Resolùziou s. f. Risoluzione: Determina-
zione, Deliberazione a fare.
Respià. v. n. Respirare: L'attrarre che fanno
gli animali l'aria esterna introducendola ne' pol-
moni , e fuori di essi con moto contrario riman-
dandola.
M Respirare, per Vivere: Finn'aoa respìo; Finora
respiro,
n — Rifiatare, Pigliar lena, riposo e ristoro, Ces-
sare alquanto dalle fatiche: Lasciceme un pò
resptd; Lasciatemi un po' respirare , Datemi
un po' di tempo a rifiatare.
Respio s. m. Respiro, Alito, Fiato: L'azione
d'attrarre l'aria ne' polmoni e di rimandarla.
n Respiro, Pausa, Riposo: Piggià rcsp'to; Pren-
der respiro.
M — Dilazione di pagamento; Soprattieni.
S Dà 0 Vende a respìo ; Dare a respiro V. A respto.
S Mancamento de respto; Ambascia.
S Passa 5 respto; Sfiatare, Svaporare: Mandare
fuori il fiato.
S Sentise manca ò respto ; Ambasciare: Respirare
con difficoltà, con affonno.
Respiuzo v. a. Respingere, Respignere, Ri-
spigncre; Spingere addietro, Ributtare, Ricacciare.
Respousòio s. m. Responsorio : Parole or-
dinariam. tratte dalla Sacra Scrittura, che si di-
cono 0 si cantano nell'uffizio della Chiesa dopo
le lezioni e dopo i capitoli, e che si ripetono
0 intere o in parte.
Ressia<ssà> v. a. Ristacciare : Stacciare di
nuovo, Far la seconda stacciatura della farina.
Rèsta, s. f. Resta : Certa quantità d'aglj o ci-
polle 0 sim. intrecciati insieme per il gambo j
altrim. Rezza.
I) Resta, Filza, e da taluni anche Corona, dicesi
de' fichi, funghi, castagne, nocciuole ed altro
infilzati con refe o spago.
— de pan V. Pan.
S A rèste; A picce V. questa locuz. nei Dizion.
S PiQgià ùnn-a boccia cianta o de rèsta; Truccar
in pieno o di colta una pallottola o boccia V.
Cianlà.
Resta v. n. Restare, Rimanere, Avanzare.
» Restare, Rimanere, per Fermarsi a stare: Scià
reste a disnd con mi; Resti o Rimanga a pranzo
con me.
— a denti secchi V. Dente.
— a pan domandóu V. Pan.
— bòxardo; Toccar una smentita.
— chéulto ; Rimaner colto, mutolo, senza parole;
Allibbire, Cagliare, Baire, Sbaire.
— c'ùnn-a magna de mósche V. Mósca,
— c'ùn panno de naso V. Naso.
— d'accordio; Restar d'accordo, Restar in appun-
tamento: Accordarsi, Concertarsi. Ove si tratti
d'accordo segreto, dicesi Indettarsi.
— de d'dto 0 de sótto; Rimaner al di sopra o al
di sotto, vale figurai. Ottener vittoria o Ripor-
tare perdita.
-■■ de stucco; Rimaner di sasso. Impietrire: Restar
stordito, sbalordito, sopraffatto da eccessivo stu-
pore 0 maraviglia.
— in camixa V. Camixa.
■— in credito; Restar ad avere, Rimaner creditore.
— indeciso; Rimaner in pendente, cioè indeciso,
Essere in dubbio.
-- inderré; Restar indietro, figurai, vale Non pro-
gredire. Non avanzare, Non acquistare.
— in sce l'àstrego V. Astrego.
— in sciò colpo; Rimaner morto sul fatto, Morir
di subito.
— in ta góa V. Góa.
— in tó rattajéu, in tó sacco /Rimaner alla stiaccia
0 schiaccia. Dar nella trappola, figurai, vale Es-
sere colto nelle insidio.
— mincionóu; Restar l'uccello, Restare al falli-
mento, Restar brutto, figurai, vale Restar burlalo
0 defraudato nelle sue speranze.
— sensa sangue addosso; Rimaner senza sangue,
Non rimaner sangue addosso, vagliono Avere
grande spavento.
§ Morto mi, m' imbùzaro de chi ghe resta V.
Morto.
g Restdghe; Rimanerci, vale Rimaner morto in on
fatto qualunque; e talora Rimaner schernito, bur-
lalo 0 colto in qualche chiapparello.
Restituì V. a. Restituire, Rendere V. Rende
nel 1° significalo.
Restitùzióu s. f. Restituzione, Rendimento:
Il restituire.
Rrèsto s. m. Resto, Restante, Rimanente, Avanzo,
Residuo.
t) Resto, per Quel che avanza del denaro sopra
una spesa fatta.
S A chi s'accatta questo rèsto; Al mi' resto, so-
gliono dire i Venditori di certe derrate per in-
vitare la gente a comperare quel tanto che loro
rimane da vendere di essa derrata.
g Daghe a-o rèsto; Far del resto V. Dà.
g Dà 0 rèsto d5 carlin V. Carlin.
tt — ó 50 rèsto a ùnn-a persónn-a; Dar ad al-
cuno il suo resi», vale Fargli quel che merita,
Dargli il suo conto appuntino , e dicesi per lo
più ironicamente.
S Do rèsto; Del resto. Nel resto. Del restante,
. Del 0 Nel rimanente. Posto avv. vale Per ciò
che spetta alle altre cose. Quanto a quello che
resta a dire.
X^estirinze v. a. Restrìngere , Restrignere ,
Ridurre a meno. Abbreviare, Compendiare, ecc.
g fìestrinxise a fa ùnn-a cosa; Ristringersi a far
nna cosa, vale Non voler estendersi a far che quella.
RET
REtr
U^
n — in ^5 spende; Ristrignersi nello spendere,
Moderarsi nelle spese, Cominciare a spender poco.
Restugrg'io s. m. Ristoppio. Voce del con-
tado: Quella parte della paglia bailuta,che, es-
sendo tratto il frutto, resta in siill'aja, nella quale
riman sempre qualche granello; dicesi anche
Paiiliuolo e Viglinolo.
Resùz*i*ezioii s. f. Resurrezione e Risur-
rezione: li risorgere.
S Giorno da fìesùrreziSn; Dì della Resurrezione,
vale La Pasqua maggiore, ossia II giorno in cai
è risorto il Nostro Redentore.
!R>esùscità, V. a. Risuscitare , Resuscitare ,
anlic. Resncilare: Render la vita o in vita, Ri-
chiamar alla vita, Far rivivere.
« Risuscitare, figurai. Far risorgere, Rimettere in
essere. Far ritornare nel primo stato.
n — In signif. neut. Risorgere, Ritornare in vita.
Sorger da morte a vita.
« — Figurai, dicesi di Chi caduto in miseria, in
peccato 0 in {svilimento, si solleva e ritorna
nello stalo di prima.
I^esveg'g'ià V. Addescid.
Res'vegrS'ii^. s. m. Sveglia: La squilla degli
orinoli die suona a tempo determinato per {sve-
gliare; dicesi anche Deslatojo. Gli oriuoli che
hanno questa sqnilla diconsi Orinoli sonanti o
a sveglia, ed anche Sveglie o Svegliarini.
fUetacco Canna d'archibuso spagnuola,
così forse chiamata perchè composta di varj pezzi
uniti insieme.
Ttetass^^ V. a. Ritagliare: Tagliare a pic-
coli pezzetti, Trinciare.
n Ritagliare, metaf. Tagliar via, Levare, Sbattere,
Diminuire, Scemare sul prezzo.
Retsig'g-io s. m. Ritaglio: Piccolo pezzo che
si leva dalla pezza, da nn taglio, o avanzalo nel
tagliar abiti o altro.
S Retaggi de pappe; Trucioli: Quelle liste di
carta a modo di nastri che si recidono col ferro
(fwro da refidj del torcoletto (caslellettoj nel
raffilare ì libri.
« — de pelle; Limbelli, Limbellucci: Ritaglj di
pelle falli da' conciatori, guantaj, ecc., e che
ordinariam. si adoperano per far colla.
Retenze v. a. Ritingere, Rilignere: Tingere
di nuovo cosa che per lungo uso o per altra
cagione abbia perduto il suo colore, dandole lo
stesso 0 un altro colore.
Retià V. a. Ritirare , Ricettare , Raccogliere :
Dar ricetto, ricovero.
w Ritirare, Ritrarre, per Tirar in dentro: A lù-
massa a l'ha retióu e come; La lumaca ri-
tirò le corna.
n — per Tirare indietro, Scostare, Allontanare.
n — per Ritogliere checchessia da un luogo dove
era stato esposto, o di mano a coloro cui era
slato consegnato.
Il — Parlandosi di danari, vale Riscuoterli, che
anche dicesi Arritirare.
« — .Melaf. vale Fw desistere, Rimuovere, Fare
mutar voglia, pensiero, ecc.
— a neive; Spalar la neve (da pala).
— a so parolla; Disimpegnarsi della parola.
— e truppe; Ritirar l'esercito: Farlo tornare in-
dietro dal luogo dov'è.
— t dince da-o zéugo ; Dar beccare alla putta :
Riporre, in gìnocando, parte di qne' denari che
son destinati a stare in giuoco, o per non ri-
perderli, 0 per fingere d'aver vinto meno.
S Retiàse n. p. Ritirarsi, Ritrarsi : Tirarsi indietro,
Scostarsi, Allontanarsi; e talora Andarsene,
n — per Tornare indietro, Retrocedere: L'arma^
visto ó nemigo^ a s'è rvtid; L'armata, visto il
nemico, si ritirò,
n — per Mutar di pensiero, Pentirsi, Rimnoversi
da un -proposito. Desistere da quello che l'uomo
ha cominciato o promesso.
•1 — Parlandosi di panno, pelle, tela, ecc., vale
Ristringersi, Raccontarsi, Rientrare in sé.
I) Parlandosi di nervi, vale Raccorciarsi, Ritrarsi,
Rattrappire.
Retio s. m. Ritiro: Luogo solitario e appartato.
M Ritiro, per Luogo dove si mettono le fanciulle
che non vogliono far la volontà de' loro genitori.
S Dd ó retto a un iìnpiegóii V. Dd.
Ketióix p. pass. Ritirato, da Ritirare V. Retid.
S Ommo retióu; Uomo ritiralo, vale Uomo che
conversa o usa poco cogli altri.
S Sid retióu; Star ritirato. Star in sul noce, di-
cesi di Coloro, che, temendo di essere presi per
debiti 0 per altra paura, non ardiscono di uscire,
di capitare in piazza.
S Vitta retid; Vita ritirata, vale Vita solitaria,
appartata.
Pie tocca V. Ritoccd.
Hetràbio s. m. Ritravio. T. cari. Arnese
composto d'un pezzo d'assicella, nel cui mezzo
è perpendicolarmente piantato un lungo manico.
Col rilravio si va agitando e rimestando nelle
secchie il pesto nell'atto di farlo passare nel lino.
!Reti*il>ui V. a. Retribuire e Ritribuire: Ren-
dere la mercede, il contraccambio; Ricoinpen-
sare, Rimeritare, Contraccambiare benefizj.
Retiribùzion s. f. Retribuzione e Ritribu-
zione, Retribuimento, Mercede, Ricompensa,
Compensazione, Contraccambio, Guiderdone.
Retrocede v. n. Retrocedere: Tornare in-
dietro. Indietreggiare, Ritirarsi.
-Retrocessiòn s. f. Retrocessione, Retro-
cedimenio: Il retrocedere; ed anche Resliluzione
(s'intende di ciò ch'era slato ceduto).
I^ettificà V. a. Rettificare: Riordinare, Ag-
giustare, Correggere, Emendare.
Rettificazioii s. f. Rettificazione, Rettifi-
camento: Il rettificare; Emendazione, Correzione.
Retto s. m. Rettore: Colui che regge, Direttore.
« Rettore, per Ecclesastico beneficiato che regge
una Rettorìa; quasi lo slesso che Parroco.
Rettola; s. f. Rettorìa: Governo, Ufficio del
Rettore.
n Rettoria, dicesi anche per Chiesa parrocchiale o
beneficiale.
Réua s. f. Ruota : Slrum. ritondo di più sorte,
il quale volgendosi in giro serve a moltissimi
usi in tutte le arti meccaniche. Sonvi Ruote a
denti 0 dentate, Ruote a sega. Ruote a stella,
idrauliche, a cassetta, a pale, ecc.
Nel congegno degli orologi si distinguono le
seguenti , delle quali non accenno che il nome,
tralasciandone la descrizione : Primma réua ,
Prima ruota o Ruota della piramide; Réua dp
mezo, Ruota di centro o seconda; Terza rewa.
Ruota terza; Réua corSnn-a, Ruota corona o
Ruota quarta; Réua de lancette di óe, Ruota
cannona o Ruota delle ore; Réua de rimando^
«50
REU
REU
Ruota di scambio ; Réua dS cricchetto, Ruolino
delia caricatura; Réua cl5 registro, Ruota del
registro.
» Ruota. T. mar: Chiamansi così Due pezzi di
costruzione che formano una parte del castello
sia di poppa che di prora. Quel di poppa, detto
Ruota di poppa o Dritto di poppa, è Un pezzo
rettilineo che si pianta sull'estremità poppiera
della chiglia, ed al quale va incardinato il timone;
Quel di prora, detto Ruota di prora, è Un pezzo
alquanto curvo che piantasi sull'estremiià pro-
diera della chiglia, della quale è come una con-
tinuazione che volge all' insiì e forma la prua
della nave.
n Girandola. T. pirotecn. Ruota di fuochi artifi-
ziali che, appiccandovi il fuoco, gira.
— da fortùnn-u; Ruota della fortuna, metaf. per
Ciò che si attribuisce alla fortuna.
— da taggia; Girella della carrucola V. Taggia.
— de carosse, cari, ecc.; Ruota, e comunem. al
plur. Ruote. Le ruote davanti della carrozza,
molto più piccole che quelle di dietro, (fioonsi
Rotini.
— dò cùrletto; Ruota del filatojo V. Cùrletto.
— dò letto; Ruote semplici (al plur".): Quattro pic-
cole girelle di legno duro ovv. d'ottone, incas-
sale per coltello e imperniate da ciascun lato
de' quattro piedi della lettiera (scaffo dS letto);
esse non hanno se non un moto rettilineo e
girano sulle guide o canali (cannce). - Ruote
matte o Ruote pazze diconsi Quelle imperniate
egualmente in ciascuno de' piedi del letto, d'un
seggiolone, d'un tavolino, ecc., ma che possono
volgersi egualmente in ogni verso.
— dò spóu; Ruota del frullino V. Spóu.
— dò timón; Riota del timone. T. mar. Tornio
orizzontale, al cui asse si avvolge il freno del
limone, che vien mosso coli' applicazione della
forza delle mani alle caviglie piantate intorno
alla circonferenza della ruota del tornio slesso.
% A so lengua a l'è ùnn-a réua de moin; Egli
ha più paiole che m leggìo, Favella sine fine
dicentes, Gracchia, Cinguetta, Tatlamella.
% Con trce rène 5 caro ò nò péu andd ; II carro
non va con cinque ruote. Prov. assai chiaro.
S Pignon da réua de carosse; Mozzo V. Pignòn.
Reùdo add. Intirizzalo. Voce del contado V.
Réddeno nel 1° e 3° significato.
Reuma, s. m. Reuma. T. nied. e nosol. Genere
di malattia che si distingue per dolori vaganti
da una parte all'altra, dipendente per lo più da
raffreddamento.
Reùnia^tisnio s. m. Reumatismo. T. med.
e nosol. Sorla di malattia che consiste in un
dolore continuo nelle articolazioni e ne' muscoli.
Reno s. m. Cerchio, Circolo, Giro.
t) Cerchio e con v. gr. Enciclio: Quello che fa
l'acqua gettandovi on sasso.
— de persònn-c ; Cerchio, Circolo, Capannello: Adu-
nanza di più persone discorrenti insieme.
Retktà. V. n. Ruttare, Eruttare, Trar rulli, Ar-
corcggiare: Mandar fuori per la bocca il vento
che è nello sloaxaiCO. - Rat teggiare. Il rullare
frequentemente.
Iteùto s. m. Rutto : Vento che dallo stomaco
si manda fuori per la bocca con isconcio suono.
l^iévLxa, s. f. Rosa. T. boi. Rosa centifolia. Fiore
odoroso conosciulissimo , ordìnariam. di colore
vermiglio poco carico, che nasce sopra un ar-
busto armalo di spine, detto Rosajo. Havvene
di più specie e di più colori, come bianche,
rosse, gialle, ecc., di Francia, d'ogni mese, sal-
vai iche, ecc.
— bansiana .... T. boi. Rosa bancksiana. Specie
di rosa rampicante, i cui piccoli fiori sono dis-
posli lungo i rami a piccoli mazzetti; i colori
più comuni sono o bianco o giallo. Havvi altra spe-
cie congenere a fiori rossi della Rosa multi flora.
— da teppa 0 muscósa; Rosa borraccina. T. boi.
Rosa muscósa. Varietà della flosci centifolia,
così chiamala perchè ricoperta di quel musco,
che i Tose, dicono volgarm. Borraccina.
— d'India; Altea rossa, Malva rosea, Malva rosoni,
Malvone, ecc. V. Altea nel "2" significato.
— dò Bengalla; Rosa sempre florida: La Rosa
bengalensis di Persoon.
— gianca; Rosa bianca, detta da' Sistematici Rosa
alba.
— incarnatta; Rosa imbalconata o incarnata: Rosa
bianca tinta di rosso o rosa di color rosso pal-
lido. Fu detta Rosa imbalconala, perchè quando
giunsero tali sorte di rose ne' nostri paesi, eran
tenute in tanto pregio che chi ne aveva mette -
vale su' bafconi qual cosa rara.
— móscajatta; Rosa dammaschina o damascena :
La Rosa moschata de' Botanici.
— sarvcega; Rosa canina o Rosa salvalica, Rosa
di macchia, Roselline di macchia. Roselline di
pruno. T, hot. Rosa agrestis. Pianta che ha gli
steli lisci, con pungiglioni ricurvi, lunghi, spesso
opposti; le foglie ovate, d'un verde lucido, lisce;
i fiori bianchi, poco odorosi, scempj. Fiorisce
in primavera , e rinviensi nelle campagne in
luoghi incoiti. È comunissima.
— té; Rosa Ihe. T. boi. Rosa indica. Specie di
rosa particolare introdotta da non molti anni in
Europa.
S JSgua de réuza; Acqua rosa o rosata: Acqua
tratta per distillazione dalle rose.
S Co de réuza ; Roseo, Rosaceo, Rosalo : Di color
della rosa.
3 Ése rósso e fresco camme ùnn-a réuza; Es-
sere latte e sangue, Esser fresco come rosa,
dicesi di Persona avvistala e di bel colore.
g Mei réuza; Mela rosa: Una varietà della mela.
S Nò gh'é réuza sensa spinn-c ; Non v'è rosa
senza spine ovv. Ogni rosa ha le sue spine. Prov.
che vaie Non potersi aver il bene senza pena
e senza mistura di male.
S Pommo de réuza; Bottone: La rosa non an-
cora aperta.
§ Sciapo de réuza; Sciroppo rosato, cioè fatto
con infusione di rose.
g Se saan réuze scioiàn; S'ella è rosa fiorirà,
s'ella è spina pugnerà, ovv. S'ella è rosa deve
fiorire avanti giugno. Prov. che vale Dall'esito
si conoscerà la cosa.
Réuza, s. f. Rosa. T. milit. e dell'uso. Quel
numero più o meno grande di nomi di persone
presentate ad un tal grado militare, e tra' quali
quegli cui spella sceglie.
— di venti; Rosa de' venti. T. mar. È un Carton-
cino circolare che si adatta e si ferma sopra
l'ago della bussola, nel quale sono segnate alla
circonferenza le iniziali de' nomi de' venti.
— d'óu; Rosa d'oro: Quel fior d'oro in forma di
REV
REZ
651
rosa che il Papa benedice la qoarta domenica
di quaresima per mandare ai principi.
Revedde v. a. Rivedere, Ripassare, Rileg-
gere, Esaminar di nuovo.
B Rivedere, figar. per Recere, Vomitare V. Vomita.
— i cónti; Rivedere i conli, le ragioni o le par-
tile V. Repassd.
— un scrilo, un Ubbro, ecc. ; Rivedere una scrit-
tura, un libro, ecc., vale Considerarlo pe"* la cor-
rezione, ed anche Esaminarlo per veder se pecca
contro la religione, il governo o i buoni costumi.
Iteveg-ui V. Rinvegni.
!Re'veise (^Aj; A rivederci. Modo di saluto
che si fa partendo da una persona.
X^e-v-endaJ^éua, s. f. Trecca, Treccola V.
Begattònn-a.
I^evende v. a. Rivendere : Di nuovo vendere.
Reventa v. n. Stentare, Faticare, Affacchi-
narsi : Durar fatica , Consumarsi per soverchio
lavoro. Dallo spagn. Revenlar.
I^e>^ei*d.ixe s. f. Luppolo. T. bot. Humulus
lupulus. Pianta rampicante che nasce nelle siepi,
lungo le strade e sugli orli de' ruscelli ; fiorisce
dal giugno all'agosto. Il suo frutto serve alla
composizione d>>lla birra; e nella sua radice si
sperimentano tutte le viriti che si attribuiscono
alla Salsapariglia che ci vi6n portata dalle Indie
occidentali.
Reversà v. a. Rovesciare: Comunem. usasi
da noi per Distendere in terra, in letto e sim.
S Reversàse V. Arreversàse.
Reverso s. m. Rovescio, Saja rovescia: Specie
di pannolano che ha il pelo lungo da rovescio.
— dò timón; Rovescio del timone V. Ttmon.
% Batte 5 reverso; Contrariare, Opporsi, Contrad-
dire, Avversare V. Batte.
S Piggid S reverso; Adontarsi V. Piggià.
I^eversòn s. m. Rovescione V. Siòldn.
Rrevèrteg-a s. f. Collarino: Striscia di tela
azzurra che si porta al collare de' preti.
Revertegràse n. p. Sbracciarsi, Rimboc-
carsi le mnmche della camicia o del sovrapposto
vestito. Voce del contado.
Revezzéu s. m. Crusca, Semola: Le parti
della buccia del grano macinato sceverate da
quasi tutta la farina. In molti paesi della Liguria
dicesi Revezzéu il cruschello ( bùgatléua V.
questa voce al '2° significato).
Re'vezzou (AnJà in); Andar in dileguo V.
Amia.
Revià v. n. Rinvitare. T. del giuoco di carte.
Far un secondo invilo, ossia Invitare a giocare
una posta maggiore di quella proposta dagli
altri ginocatori.
Revinoita s. f. Rivincita: lu terra, di giuoco
è La seconda parlila che il giuocatore accorda
al suo avversario, onde riscattarsi da quolla per-
duta; allrim. Ricatto e Riscatto,
n Ricatto e Riscatto, per Pariglia, Vende-la, cioè
Il contraccambio deiroff"sa ricevuta.
S Dà a revincita a un; Dar la rivincila a ano,
si dice comunem. per Seguitare a giuocarj avendo
egli pprdiilo, affinchè possa aver agio li rivin-
cere; e figurai. Ricattarsi, Render la pariglia.
Vendicarsi d'un' ingiuria patita.
$ Domanda a revincita; Chiamara il ricallo o
la rivincila: Il cercare di rivincere al giuoco,
facendo una seconda parlila.
S Voeì a revincita; Voler la rivincita: Volere
chi ha perduto giuocare un' altra volta per ri-
cattarsi.
Itevio s. m. Rinvilo. T. del giuoco di carte.
Secondo invito ossia Accrescimento di posta su
quella a cui invitarono gli altri ginocatori.
Revira v. n. Rivirare. T. mar. Virar di bordo
una seconda volta e rimettersi sul bordo, sul
qiale si era avanti di virare la prima volta.
Revisò s. m. Revisore, Censore: Colui che
è destinalo a rivedere ed esaminare ciò che dee
stamparsi o rappresentarsi e che ne dà licenza
quando lo meriti.
— di cónti; Ragioniere: Chi ha l'nflSzio di rive-
dere i conli.
Revista s. f. Rivista, Rassegna, dicesi nella
Milizia L'esame che si fa de' soldati, per vedere
se nulla manca alla loro montura ed al loro
armamento, ed anche se tutti si trovino nel
luogo assegnato.
S Passa a revista ; Passare a rassegna, nella Mi-
lizia vale Portarsi al luogo della rassegna , ed
essere rassegnato dall' ispettore.
Re vi ve V. n. Rivivere : Tornare a vivere ,
Risorgere.
S Fàrevivc ùnn-a cosa; Far rivivere alcuna cosa,
vale Farla tornare sul suo primo stato. Ravvi-
varla, Rivocarla a vita.
Revixión s. f. Revisione, Rivedimcnto, Di-
samina.
— d'ÙH libbra, d'ùnn-a stampa, ecc.; Revisione di
un libro, d'una stampa, d'una scrittura e sim.,
dicesi L'esame che se ne fa dalle Autorità prima
di permetterne la stampa, la vendita, ecc; ed
anche L'uffizio in cui si rivedono le scritture, le
slampe, ecc. prima di stamparle o rappresentarle.
Revolùzión. V. Rivolìiziòn.
Rexinn-a s. f. Ragia e alla lai. Resina: Umor
viscoso ch'esce del pino, dell'abeto, dell'arcipresso
e di simili alberi resinosi.
Resinóso add. Ragioso e alla lat. Resinoso :
Che produce ragia e che ne contiene.
Reze v. a. Reggere V. Arreze ne' suoi varj signif.
11 Reggere, per Governare, Regolare, Guidare.
n — In sisnif. neutro per Sofferire, Comportare:
Mi nò ghc posso reze; Io non posso reggervi.
Il — per Durare semplicemente: Questo governo
d nò péu reze; Questo governo non può reggere.
— u-o martello; Reggere al martello, si dice dei
metalli che col batterli si distendono senza
romperli.
— a préuva; Reggere alla prova, ecc. V. Resciste.
— à veja; Reggere alla vela. T. mar. Si dice di
Un bastimento, che può sostenere, senza sbandare
soverchiam., molla forza di vele spiegale; il che
dipende dalla costruzione, dallo stivag^^io e dalla
proporzione nell' altezza e ampiezza delle vele.
S Co chi reze; Color che regge V. Resciste.
S Rézise n. p. Reggersi, Sostenersi; talora vale
Mantenersi, Nutrirsi, è talora Trattarsi nobil-
mente. Star sulle sue.
Il Reggersi , usasi anche per Durar resistendo a
checchessia, da cui sia malagevole ripararsi.
I) — Per gli altri significali V. Arrézise in Arreze.
Rezegrà V. Arrezegà.
I^ezeg'oso V. Reizegòso.
Rezidoi s. m. pi. Arreggidon. T. tnar. Rarili
vuoti che si legano fortemente alla gomena di
652
RIB
RIO
tratto in trailo per sostenerla galleggiante sicché
non tocchi il fondo; e se questo è di roccia o
di corallo, non vi sia logorata o tagliata.
Heziòu s. f. Pane di munizione; La pagnotta
che serve ad alimentare il soldato per uno o
due giorni.
Rezìpéto s. m. Reggipetto V. Sórvecollo.
R>ezitiéle s. m. Reggiiirelle. T. sella]. Ma-
glie di cuojo, entro cui passano le tirelle delle
vellure, e servono a sorreggerle V. Tiele.
Iibezxinze v. a. Ricongiungere : Di nuovo con-
giangere.
Ria. s. m. Fossatello, Rigagno, Rigàgnolo, antic.
Riale: Piccolo rivo d'acqua.
Hia^mmette v. a. Riammettere: Ammetter
di nuovo.
Riaioquistà/ v. a. Riacquistare, Racquislare:
Recuperare la cosa che prima si possedeva, sia
essa stata perduta o tolta.
niàn. s. m. Rio, Rivo, Ruscello: Piccola cor-
rente d'acqua.
Rianetto s. m. Rivoletto, Rnscelletlo, Ruscel-
lino, Riiscelleltino. Dimin. di Rivo, di Ruscello.
Ril>a.lta> s. f. Riballa: Piano della scrivania,
sul quale si scrive, e che è mobile su maslielli
per poterlo abbassare, rialzar e chiudere a chiave.
« Riballa, per Quell'asse infisso co' gangheri per lo
più al parapetto d'una finestra, e che si alza e
si tiene orizzontale con uno o due contrafforti.
« — per Quell'asse girevole su pernielli che si
adatta lungo la batteria dei lumi d'un teatro, e
che si alza quando sulla scena dee comparire
notte, essendo appunto ordinata a impedire che
la luce si getti in sul palco.
« — Parlandosi di Coperta di libro, è Un pezzo,
per lo più triangolare, della pelle o della carta-
pecora che si fa sopravanzare da una delle due
parti anteriori, per ripiegarla sull'altra, e vi si
tiene a segno mediante uno o due giri di un
annesso nastrino, afiìnchè il libro, massimamente
se è da portarsi in tasca, non sj apra da sé, e
ne rimangano guasti i foglj.
Ri1>a<ltà. V. n. Ribaltare e Ribaltarsi: Andare
sossopra. Rovesciarsi; e dicesi specialmente dei
carri, carrozze, ecc.
Rilbassà v. a. Ribassare, Rinviliare: Scemare
il prezzo.
Il Ribassare, Rinviliare, detto di merci, ed usato
in signif. neut. , vale Scemare di prezzo, cioè
Vendersi a minor prezzo di quello onde sono
state vendute per addietro.
Rilbasso s. m. Ribasso, Rin villo: Scemamenlo
di prezzo: 0 gran 5 l'è in ribasso; Il grano
è in ribasso, in rinvilio.
Ii>il>a,ttezzà< v. a. Ribattezzare: Di nuovo
battezzare.
Ribellasse n. p. Ribellarsi : Partirsi dall'obbe-
dienza, Rivolgersi contro, Sollevarsi, Tumultuare.
Ri1:>elliò]i s. f. Ribellione, Ribellazione, Ri-
bellamento. Rivolta, Ammutinamento, Sedizione,
Sollevazione.
Ril>es s. m. Ribes: Fruito acido-dolce notis-
simo, fallo a grappolelli come l'uva, prodotto
da una pianta dello stesso nome, chiamala dai
Botanici Ribes robrum. Ilavvi anche il Ribes
bianco o perlaio (Ribes album), simile al Ribes
rosso 0 comune, ma meno saporito; ed il Ribes
nero (Ribes nigrumj, ma poco conosciuto.
Ri1>otta^ s. f. Gozzoviglia, Gozzoviglio, e nel-
l'uso anche Ribolla: Lieto convito di più amici
insieme.
$ Fa ribolla; Far ribolla, dicesi nell'oso dell'An-
dare più amici a far lieto e grasso convito con
allri spassi da giovani.
!Ril>otta v. n. Goz/-ovigliare: Far gozzoviglia,
Star in gozzoviglia V. Ribolla.
Ributta v. n. Ributtare, Repugnare, Ristuc-
care, Nauseare : Fare stomaco o schifo.
Rica; va. v. a. Ricavare, Cavare, Trarre, Ri-
trarre; e comunem. dicesi delle cose, dalle quali
è prodotto qualche utile.
M Ricavare, figurai. Rilevare, Dedurre, Desumere.
" — per Ricopiare disegnando o dipingendo.
Iticavo s. m. Prodotto: L'utile che si ritrae
da qualche cosa.
Ricco add. e sosl. Ricco: Che ha ricchezze;
Dovizioso, Benestante, Agiato di beni di fortuna,
di rendila, ecc.
II Ricco, figurai, per Abbondante, Copioso di chec-
chessia.
Il — Parlandosi d'abito o vestito, vale Di mollo
pregio e valuta.
— c5mme 5 ma ; Ricco sfondato o sfondolato.
§ / ricchi e i sanli s5n fwti ; I ricchi e i santi
sono falli. Dettalo prov. che usasi dire per di-
notare Essere al giorno d' oggi cosa difficili» il
diventare ricco.
S Nò se ven ricchi in l'ùn momenlo ; Il fiume
non rigonfia d'acqua chiara, dicesi proverb. di
Coloro che presto arricchiscono , perchè si so-
spetta che le sùbite ricchezze non vengano per
via rolla.
Rriccón. s. m. Riccone, Ricco sfondalo o sfon-
dolato. Acer, di Ricco.
Riceg-à V. a. Ripiegare: Piegar di nuovo.
Ri^eive v. a. Ricevere: Pigliare e accettare,
0 per amore o per forza, quello che è dato o
presentalo.
II Ricevere, per Accogliere, Ricettare, Dar ricetto.
II — Dello di Compagnie, Ordini^ ecc., vale Am-
mettere in alcuno di essi.
II — per Dar udienza, Ammettere a sé: Anchéu
5 nò ri^cive nisciùn; Oggi non riceve nessuno.
— ben nnn-a persònn-a; Accoglier bene, Far buona
accoglienza, Far lieto vis^: Ricevere con dimo-
strazioni d'affclto, Usar cortesia.
— freido; Accoglier freddamente, Far freddo ac-
coglimpnlo.
RÌ9ex>oa s. f. Ricerca, Ricercala, Ricercamento,
Cerca: Il ricercare; Indagine, Inquisizione, Per-
quisizione, ecc.
Ri^eroatessa s. f. Ricercatezza, Aflfetta-
zione V. A/fellazión.
Ri^eroóa add. Ricercalo, Affettalo, Studialo,
dicesi di Chi usa troppo squisitezza nel vestire
e nel parlare.
I^i^etta s. f. Ricella: Esposizione grafica delle
sostanze che debbono entrare in un medicamento;
della dose in cui va somministrala caduna di
esse: della forma, che convien dare al composto;
del modo, col quale va adoperato.
Il Ricelta, si dice anche II pezzo di carta, su cui
sta scritta l'ordinazione del medico.
Ri^ettàse ùnn-a cosa,; Riaccettarsi
una cosa: Di nuovo accettarla, Riprenderla in-
dietro.
Rie
RID
653
RÌ9e^ìinen.to s. m. Ricevimento: L'atto
di ricevere.
" Ricevimento, per Maniera di ricevere; Accogli-
mento, Accoglienza.
R-igevitò s. m. Ricevitore: Chi ha carico di
ricevere.
— de gabelle; Recevitorc della gabella: Titolo di
impiego pubblico di Colui che è preposto a da-
ziare le merci che passano e riscuoterne il dazio
per conto della finanza.
— dS lotto; Ricevitore e Prenditore del lotto: Colui
che dà le polizze del lotto e ne riscuote l'im-
porto V. Piggiòu.
— generale; Ricevitore generale, altrim. Tesoriere
generale: Quello, nella cui cassa tutti i ricevi-
tori provinciali versano i denari riscossi dagli
esattori.
Ri^e'vùa, s. f. Ricevuta: Confessione che si
fa per via di scrittura d'aver ricevuto una cosa;
Q'iìtanza.
Hidiiédise n. p. Richiedersi, Cercarsi, Do-
mandarsi : A'ò se richiede che inti-a bònn-a
voentce; Non si richiede che una buona volontà.
M Richiedersi, per Esser bisogno, Occorrere, Vo-
lerci: Quante cose se richiedan pe..f Quante
cose si richieggono per ... ?
Ilricin. s. m. Rìcino. T. bot. Ricinus communis.
Pianta originaria delle Indie «orientali , dal cui
seme si ricava un olio antelmintico e purgativo,
di grand'uso in medicina; altrim. Palma Christi.
Ricla>iiia. V. n. lìeclamare, I{ichiamarsi: Que-
relarsi di torto ricevuto,
it Talvolta usasi per Ripetere, Domandare, Esi-
gere: Riclammo ò (celo mce ; Ripeto il fallo mio.
Rìcoa s. f. Ruca, lUichetta. T. bot. Br astica
ruca. Pianta erbacea, di sapore acuto, che si
coltiva negli orti e si mangia per insalata. Fio-
risce da! maggio al giugno.
IRìcog'iiiziòii s. f. Ricognizione, Riconosci-
mento: li riconoscere, Verificazione.
Ricomensa. v. a. Ricominciare. Rincomin-
ciare, Riprincipiare: Cominciare o Principiar di
nuovo, Ripigliare a fare ciò che si era già fatto,
Ripigliare il lavoro, ecc.
Ricompa^x*! v. n. Ricomparire, Riapparire:
Di nuovo comparire o apparire.
Ricompensa, v. a. Ricompensare: Dare o
Rendere la ricompensa o la mercede meritala;
Rimunerare, Rimeritare, Guiderdonare, Premiare,
Retribuire.
Ricoiicilia.se n. p. Riconciliarsi, Raccon-
ciliafsi: Tornare amico. Rappacificarsi, Rappat-
tumarsi,
n Riconciliarsi, per Ricevere il sagramenlo della
confessione, ma propriam. si dice della confes-
sione de' peccati leggieri.
R^iconciliaziòns. f. Riconciliazione, Ri-
conciliamento: Amicizia rifatta. Parificazione.
Riconosce v. a. Riconoscere e Reconoscere,
anticam. Rrcognoscere: Revocare alla memoria
l'idea, l'immagine d'una cosa o persona già co-
nosciuta; Ravvisare, Rnffignrare.
n Riconoscere, per Vedere, Osservare, Conoscere,
Riscontrare: Vegnt a riconósce a vostra roba;
Venite a riconoscere la roba vostra.
« — In Marin. vale Prender conoscenza d'un'isola,
d'una terra o d'una nave, avvicinandovisi più o
meno per riconoscere la loro entità.
— che ùnn-a cosa a veti da un ; Conoscere o Ri-
conoscere una cosa da uno, vale Confessare di
averla o che venga da lui o mediante Ini.
— un errò, un peccóu. ecc.; Riconoscere an fallo,
un peccato e sim., vale Confessarlo.
— ùnn-a persònn-a d'un servixo faelo; Ricono-
scere alcuno, vale Moslrarsegli grato della fatica
e dell'opera sua con qualche premio; Contrac-
cambiarlo, Ricompensarlo, Rimunerarlo, Guider-
donarlo.
— un paise, ùnn-a forlessa, ecc.; Riconoscere un
paese, una fortezza, una batteria e sim., nel-
l'Arte milit. vale Andare a vedere in che stato
e termini si trovino.
— un pe sùpejò, ecc.; Riconoscere alcuno per su-
periore, per signore e simili, vale Accettarlo,
Sottoporglisi.
— un principe, un Stato, ecc.; Riconoscere un
principe, uno Stato, ecc., in politica vale Di-
chiarare che si reputa essere dirittamente tale
quale esso s'intitola, e consentire di trattarci
per via diplomatica.
Ricopia. V. Recopià.
Ricorri v. n. Ricorrere : Andare a chiedere
ajuto, prolezione, appoggio, sostegno, consiglio
ad alcuno. Indirizzarsi ad alcuno per ottenere
alcuna cosa,
n Ricorrere, si dice anche dell'Aver ricorso alle
cose che ci possono giovare o porger qualche
lume 0 ajuto nel bisogno,
n — per Richiamarsi presso i Tribunali, perchè
ci sia falla giustizia.
Rrioovera v. a. Ricoverare e per sinc. Rico-
vrare, Ricettare, Raccettare: Dar ricetto, ricovero.
S Ricoveràse n. p. Ricoverarsi, Ricovrarsi, Rifu-
giarsi, Ripararsi.
Ricrea v. a. Ricreare, Refrigerare, Confortare:
Dar sollievo, refrigerio, conforto; e talora Dar
divertimento, Sollazzare, Trattenere piacevolra.
% Ricreàse n. p. Ricrearsi: Prender ristoro dalle
fatiche. Riconfortarsi, Prender lena. Sollevarsi,
n Ricrearsi, Sollazzarsi, Spassarsi, Passar noja, Far
diporto, D portarsi.
Ricreazión V. Rccreaziòn.
Rioùa 0 Pfcecùa s. f. Ricurone. T. petlign.
Spezie di lima a piramide, con doppia denta-
tura per limare il pettine daHa parte del fino.
Usano questa anche i Torniaj in legno, ed bav-
vene pure delle tonde.
Ricupera v. a. Ricuperare e Recuperare:
Ritornare in possesso della cosa perduta, tolta
0 alienala; Racquistare.
I^icùsà v. a. Ricusare e Recusare, Rifiutare
V. Refùd.
I^idà V. a. Dar indietro, Restituire, Ritornare
V. Restituì.
Ridonda v. n. Ridondare, Risultare, Derivare,
Procedere, Venir per conseguenza.
— in pregiìidizio , in ònà, in vantaggio d'un;
Ridondare in pregiudizio, in onore, in vantaggio
duno, vale Tornare in pregiudizio, onore, van-
taggio ecc. di lui.
Xlidùe V. a. Ridurre e Riducere : Ricondurre,
Far ritornare: Ho fceto tanto che l'ho ridùto
a casa; Tanto operai che lo ridussi a casa,
n Ridurre, per Mutare, Tramutare, Trasformare,
Convertire: Ridùe un regno in repuW/ica; Ri-
darre un regno in repubblica.
654
{tifi
RIF
I» — Costringere, Obbligare, Sforzare: L'han ri-
dùto a-o Silenzio; L'hanno ridotto al silenzio.
n — per Diminuire, Sminuire, Minorare, cioè Ri-
durre il grande in piccolo, il mollo in poco:
A compagnia de cent'ommi l'han l'idùta a
cinquanta; Hanno ridotto la compagnia di cento
uomini a cinquanta.
11 Muovere, Piegare, Indurre, Disporre: Ammice
de poeilo ridùe; Procurate di muoverlo.
— a dispeazión; Ridurre alla disperazione: Render
disperato.
— in cattivo stato ùnn-a cosa; Far mal governo
d'una cosa: Ridurla in pessimo stato.
— in scc ràstrego; Porre uno al sole, Ridarlo al
verde, in sul lastrico, in sull'ammattonato, va-
gliono Ridurlo in estrema necessità. Rovinarlo,
Mandarlo in precipizio.
— un cavallo; Domare un cavallo.
— un pesso de mùxica pe vioiin, pe chitàra, ecc.;
Ridurre un pezzo di musica per violino, per
chitarra e sim., vale Adattarlo a tali strumenti.
S Ridùise n. p. Ridursi, Limitarsi, Ristringersi.
Il Ridursi, per Arrivare, Sommare, Giungere: In
tutti se ridùeivan a cento; Fra tutti si ridu-
cevano a cento.
— o n«i»/e; Risolversi, Riuscire, Ridursi a niente.
litìdùto s. m. Ridotto e Ridutto : Luogo dove
più persone si riducono (adunano) per conver-
sare, giuocare e simili; anticam. Casa o Luogo
pubblico ad uso di giuocare a giuochi di rischio;
aitrim. Bisca.
Ridùasiòu s. f. Riduzione, Riducimento : Il
ridurre.
S Quarte de ridùziòn V. Quarte.
Riie V. n. Ridere : Far risa, Mostrare gioja, al-
legrezza.
II Ridere, per Rallegrarsi : N5 bezèugna rie dò ma
di atri; Non bisogna ridere del male altrui.
11 — Metaf. per Far bella e allegra vista. Render
aspetto ameno: Rieiva 5 ce, rieiva a tara e
l'universo ; Rideano il ciel, la terra e l'universo.
11 — per Arridere, Favorire : Fintanto che a for-
tùnn-a a ghe rie; Fintanto che la sorte gli ride.
11 — Parlando di vesti, vale Incominciare a rom-
persi 0 Essere sdruscite e rotte : Questo cappotto
5 comenca a rie; Questo cappotto comincia a
ridere.
— appréuvo a un; Irridere, Deridere, Beffare,
Schernire.
— ben chi rie l'ùrtimo; Ride bene chi ride l'ultimo.
: — camme i scemmi; Ridere agli àgnoli, vale Ri-
dere e non sapere di che.
— camme un matto; Far le grasse risa: Ridere
smoderatamente.
-— de ninfe; Far quattrinaie di riso, vale Ridere
per poco 0 per nulla.
— forte; Ridere squacqueratamente: Ridere con
grande strepito , sconciamente e colla bocca
spalancata.
— in faccia a ùnn-a persònn-a ; Ridere ad alcuno
0 in bocca ad alcnno, dicesi del Mostrarsegli
amico per ingannarlo.
-~ in scià faccia; RidT sul viso 0 in faccia altrui.
— sòtt'éuggio; Rider sotto le basette o sotto I baffi
0 sotto vento o sott'occhi V. Èuggio.
% Chi me véu ben me fa danze e chi me véu
md me fa rie V. Ben (sost.).
S Chi rie de venardì, danze in domenega \. danze.
S Chi rie dò md di atri, 5 so se gh'approsdma
V. Approscimdse.
S Fd rie; Far ridere: Dar cagione di riso.
% Fd 0 Di M«M-a cosa pe rie; Fare o Dire chec-
chessia per giuoco, per baja, per burla.
S Méttise a rie; Mettersi a ridere o semplicem.
Ridere.
S Piggidsela in rie; Pigliar in giuoco, in burla
0 a gabbo checchessia, Far dosso dì buffone.
S Ròba da fa rie i pòllin; Cosa da far ridere le
telline o i ranocchi o i piedi del letto. Cosa da
far ridere il pianto, dicesi di Cosa o Detto in-
sulso, degno di scherno, mal appropriato e sim.
11 — da rie; Cose da recarsele in baja, da non
farne il minimo caso.
S Vegnì da rie; Mettersi a ridere.
S Riise n. p. Ridersi, Burlarsi, Farsi beffe: Chi
se rie de mi, mi me rio de lo; Chi si ride
di me, io mi rido di loro.
Il — d' tinn-.i cosa ; Metter in non cale, Non far
conto di checchessia, Non temer grattaticelo.
S Riisene; Ridersela, dicesi comunem. da chi è
sicuro del fatto suo e non teme minaccia o al-
tro; ed anche Quando, accennatasi qualche cosa
come grave, noi vogliam significare che non ci
dà pensiero nessuno: Me ne rio; Me la rido.
Rie 3. m, Riso, al pi. Risa, ma trovasi anche
Risi: Molo di compiacenza, d'allegria, di gio-
vialità che si fa colla bocca.
— chi non arriva manco in ta góa; Riso che non
passa dal gozzo in giù, cioè Riso di complimenlo,
a cui non acconsente il cuore.
— sardonico; Riso sardonico: Riso sforzato, amaro,
dispettoso.
S Mette a pansa pe tcera da-o rie, Piscidse in
ti càsoin da-o rie, Scciùppd da-o rie, Sga-
nascidse da-o rie; Scompisciarsi, Sbellicarsi,
Smascellarsi, Scoppiare, Crepare, Disfarsi delle
0 dalle risa, vagliono Ridere smoderalamente,
sgangheratamente, a croscio, all'abbandonata, a
risa scarrucolale.
S Scappd 5 rie ; Entrar nelle risa, Meltersi a ridere.
S Scciùppòn de rie; Scoppio o Scroscio di risa.
Riedifica, v. a. Rieditìcare e Reditìcare, Ri-
fabbricare, Ricostruire.
!Riepilos-à. V. a. Riepilogare: Ripigliare, o
Ricapitolare con brevità le cose dette; Epilogare,
Far epilogo.
Riesci V. Riùsci.
JECiferì v. à. Riferire e Referire, Riportare, Rap-
portare : Ridire quello che si è udito o visto.
S Andd a riferì in t'ùn léugo; Far capo o Mei- ,
lere capo in un luogo, vale Riuscirvi, Rispon-
dervi, Sboccarvi, e dicesi di vie, di fiumi e
sim. Dello di persone, vale Andarvi.
S Riferise n. p. Riferirsi, Aver relazione, Attenere.
11 Riferirsi, Rapportarsi: Rimettersi a ciò che altri
è per dire o per fare.
I^iffe e Ptaflfe CTraj ; Dì ruffa in raffa.
Posto avv. col V. Guadagnare, vale Guadagnare
ìnKiustamenle, con male arti.
Riflesción s. f. R flessione, Reflessione: Quel-
l'operazione della mente che riflette, che consi-
dera, che medita attentamente sopra qualche cosa.
11 Riflessione, dicesi altresì de' Pensieri, delle Con-
siderazioni che procedono da tale operazione della
mente: Riftescwin morali, dotte, giusti scime ,
ecc.; Riflessioni morali, dotte, giustissime, ecc.
BIG
me
655
— da lùxe; Riflesso, Reflessione, Riflessione, River-
bero, Riverberazione: Ritatlinienlo della Ince
V. Riflette nel 2* significato.
Ii>ìflette V. n. R.fleiiere e Reflellcre: Recare
Patienzione da óna in un'altra idea o concetto,
Considerare diligentemente, Ponderare.
« Riflptlere e Rpflettere, Riverberare e Reverbe-
rare: Rimandare o Ritornar indietro, e diccsi
de' raggi, quando, ribattuti da un corpo pulito
e terso, ritornano o sono rimandati indietro.
Rif)>i*iiiLa, v. a. Riformare: Dar nuova o mi-
glior forma; Riordinare, Rifare, Ricomporre.
• Riformare, per Emendare, Correggere, Ristabi-
lire checchossia nell'ordine dovalo.
n — Nella Milizia, Dare nuova e miglior forma
ad un esercito, ad nn reggimento, ad an corpo
di soldati , licenziandone una parte.
— un sordatto; Riformare un soldato, vale Con-
gedarlo, Mandarlo a casa per essere inabile
al servizio per difetti corporali o per altra
casione.
I&ifV>z*ma.tó s. ni. Riformatore: Chi dà nnova
forma ad una cosa o ne corregge i difetti. Par-
landosi di qualche Stabilimento o sim.. Chi lo
riordina o ne emenda gli abusi.
— di stìidii ; Riformatore degli sludj : Pubblico
nflìziale destinato al regolamento degli studj.
I%ifV>x*iiióu. p. pass. Riformato, Riordinato.
H Riformalo, nella Milizia dicesi Queir ofllziale o
soldato che per malattia o altro è stato conge-
dato dal servizio.
n — Nel num. del più chiamansi Uo ordine di
frali franciscani.
Rifùg-iàse n. p. Rifugiarsi , Ricoverarsi ,
Ripararsi.
Hig-a. s. f. Linea: Tratto semplice che ha lun-
ghezza senza larghezza.
n Linea, Riga, Verso: Quel tanto di scritto che
compie una linea del foglio.
n — 0 Rigo: Linea retta tirata con matita o altro
sulla caria.
« Riga: Fila di più cose ana accanto all'altra:
Riga de moin, de risséu, ecc.; Riga di mattoni,
di ciottoli , ecc.
— ciàlta da arrigà d pappe ; Riga, Regolo : Quello
stram, di legno o di metallo, di soperGcie piana,
riquadrala e sottile, che serve di guida al lapis
0 matita, al tiralinee o alla penna per tirar li-
nee rette sulla caria o altrove.
— che fa rccftua corrindo; Stroscia o Troscia.
— che fa un bastimento in te l'cegua; Scia V. Scia.
— da massachen; Regolo: Lista di legno lunga,
riquadrata, diritta e di sufficiente grossezza, per-
chè si mantenga inflessibile; con essa il mura-
tore regola ogni suo lavoro rettilineo.
« Regolo, è anche Term. usato da varj Artefici
per esprimere Qualunque lista di legno, la quale
si mette a coniatio delle costure per ispianarle.
— 0 Sparlitùa di cavelli V. Cavello.
S Righe; Righe (al plur): Quelle strisele o liste
che si scorgono sul'a pelle di diversi animali o
sulle pietre, e che formansi ai panni e drapppi
nel fabbricarli.
« — da carta de mùxica; Righi: Qnel complesso
di cinque linee parallele, sulle quali o ne' cui
vani, detti Spazj, si segnano le note musicali.
« — da man; Righe o Linee: Quei lineamenti
a goisa di taglio che son formati nella piegatura
della mano, la principale delle quali in Chiro-
manzia è delta Linea della vita.
n — dò ghìndao dò bùgatlo; Regoli: Sei liste di
legno longitudinali al burattello sostenute, da sei
raggi, sulle quali è imbullettato il velo, che a
guisa di staccio abburatta la farina.
n — rio sód; Regolini V. Sód (nome).
S Andò féua de riga; Andar fnori di linea 0 di
riga, figor. vale Non operar come si conviene;
e talora Uscir del seminalo, Uscir di proposilo.
$ A nò sta né in riga né in spazio ; Qoesta non
islà né in riga né in spazio, dicesi di Cosa spro-
positata, che non solo vera non sia, ma nem-
meo verisimile.
S Sparti a riga a-i cavelli; Far la dirizzatura,
la seriniinitura: Spartire in due parti i capelli.
S Sta in riga; Andar pel Alo della sinopia, Tener
la linea diritta, figurai, vale Operar direttamente
e con esattezza.
§ Tid ùnn-a riga addosso a un serito; Dipen-
narlo. Cancellarlo.
Rig-enerà, v. a. Rigenerare : Di nuovo ge-
nerare; e dicesi così nel fisico come nel morale.
Rig-etta, V. a. Rigettare, Ributtare, Rifiutare,
Escludere.
Rig-betta. s. f. Righetta, Lineetta: Piccola
riga 0 linea.
— da arrigd ó pappe; Regoletlo ed a Firenie
Quadrello: Quello slrum. di legno o dì metallo,
di quattro fasce quadrangolari, che serve di guida
al lapis 0 matita, al tiralinee o alla penna per
tirar linee sulla carta o altrove.
— de casette; Costura; Riga che scorre lungo la
parte di dietro della calza fatta co' ferri , ed è
formata dal complesso de' rovesciai (Punti in-
versci 0 a riòsoj.
R>ig>]xettà, s. f. Rigata : Colpo dato colla riga,
n Rigata: Colpo che i maestri solevano, ed alcuni
sogliono ancora, dar sulle nocche agli scolari
che fallano.
Rig>]iiii s. m. Rigatino : Tessuto di cotone
vergato ossìa a liste di colore diverso; altrim.
Vergatino,
ti Righino. T. stamp. Riga di composizione non
intera, con cui finisce un capitolo, un perìodo,
ecc., nel mezzo o nel fine d'ana pagina ; dìcesi
anche Riga rotta.
S Zàgd a-o righin; Fare o Giocare al fessurino
V. A-o righin alla sua sede alfab.
iRìg-liina.S'g'ia. s. f. Fila: Numero di per-
sone 0 cose che l'una dietro l'altra sì seguitino
per la medesima dirittura^ come Fila di soldati.
Fila d'alberi, ere; altrim. Filatessa, Filatéria.
Parlandosi d'alberi e d'altre cose inanimate di-
cesi più propriamente Filare.
Rig-ò s. m. Rigore, Rigorosità, Rigidezza, Se-
verità, Asprezza, Austerità.
S De tutto rigò ; A tutto rigore. Posto aw. vale
Secondo le strette leggi del rigore.
8 A rigò m. aw. A rigore, A stretto rigore. Se-
condo ragione.
Rrig-orosita© s. f. Rigorosità V. Rigò.
Rig-ua.i'dà, V. Risguardd.
!Rig-ua,z*d.o s. m. Riguardo, Considerazione,
Rispello,
n Riguardo, per Avvertenza, Attenzione.
— a mi; In quanto a me, Per quel che concerne,
che riguarda me.
666
ftiL
miL
— a quell'affare; In quanto a quell'affare o Sul-
l'oggetto di quell'affare, Per quel che riguarda
0 concerne quell'affare.
S Aveise riguardo; Aversi riguardo, suol dirsi a
chi è leggermente indisposto, e vale Aver cura
delia propria sanità.
§ Persònn-a de riguardo; Persona di riguardo,
ragguardevole, distinta, importante, d'alto merito.
S Pe tutti i boin riguardi; A buon riguardo, A
ogni buon riguardo. Posto avv. vale A buona
cautela, Per buon rispetto, A buon essere.
S Sensa riijuardo m. avv. Senza riguardo, Senza
rispetto 0 considerazione, Senza riserbo.
!Rig-ua.x*do s. m. Conlranello : Cerchietto che
va giusto al dito in cui s'infila contro un anello
propriamente detto, per impedire ch'esca dal dito,
specialmente se è larghetto. *^
Rila/SOià, V. a. Rilasciare : Mandar libero, Li-
berare, Rimettere in libertà, Scarcerare.
H Rilasciare, per Dare, Concedere: G'han rilascióu
ò passaporto; Gli rilasciarono il passaporto.
RilEtscio V. lielascio.
Rileva V. a. Rilevare, Dedurre, Desumere,
Inferire.
1) Rilevare, per Notare, Rimarcare, Osservare, Av-
vertire : G'hò rilcvóu quattr'erroi ; Vi rilevai
quattr'errori.
» — In signif. neut. Importare, Montare, Giovare:
Nò rileva ninte che ve 5 dig§he; Nulla rileva
ch'io vel dica.
•1 — per Sporgere o Sportare in fuori le cose dal
piano ove sono adisse: 0 rileva trae die; Esso
rileva tre dita.
Il — per Risaltare, Spiccare.
Il — 0 Aver rilievo, presso i Pittori vale Rin-
nalzare, Tondeggiare, e si dice di Pittura che
a forza di ben aggiustali lumi ed ombre sembra
esser rilevata dal piano.
Il — In term. marin. vale Traguardare un oggetto
co' traguardi d'una bussola e marcare il rombo,
pel quale rimane l'oggetto stesso.
— o sentinella; Cambiar la sentinella.
— un; Sostituire, Surrogare: Metter uno in luogo
d'un altro; e talora Sottentrare, Succedere ad
un altro.
— un bastimento, unn-a squadra, ecc.; Rilevare
un bastimento, una squadra, ecc , vale Vederlo
in certa distanza, Riconoscerlo.
— un negozio; Sottenlrare ad alcuno in un nego-
zio, in una bottega o sim. Nell'uso dicesi anche
Rilevare un negozio, ecc., ma non .è voce ital.
Rilevatalo s. m. Rilevatario. Voce dell'uso,
quantunque non italiana : Chi sottentra per altri
a rilevare un negozio, un fondaco, una merce,
ecc.) e per approssimazione, Sostitutore, Sur-
rogatore.
Rilievo s. m. Rilievo e Rilevo: La parte che
rileva o sporta in fuori, e generalm. per Tutto
quello che s' alza dal suo piano.
Il Rilievo, per Ogni lavoro di rilievo, come sono le
opere di scoltura, di getto, i lavori di cesello, eec.
Il — Figurai, per Osservazione, Annotazione, Nota,
Considerazione.
Il — Nel num. del più in term, di Marin. diconsi
Gli oggetti rilevati (V. Rileva nel 7» signif.) e
la direzione nella quale restavano al momento,
in cui venivano rilevati.
$ Basso rilievo V. Bassorilievo alla sua sede alfab.
S Dà dò rilevo; Dar rilievo, figurai, vale Aggiun-
gere forza, vigore, risalto, lustro, importanza, ecc.
S Mezo rilievo; Mezzo rilievo: Quella sorta di
scoitura, che non contiene alcuna figura intera-
mente tonda, ma in qnalcTie parte solamente,
rimanendo il restante appiccato al piano, sul
quale essa è intagliata , ed è un certo che di
mezzo tra il basso rilievo e le figure tonde, che
si dicono Di tutto rilievo.
§ Piatto de rilievo; Rilevo: Quel piatto che si
sostituisce ad un altro nella mensa.
S Roba de rilievo; Cosa di rilievo o di momento,
figurai, vale Cosa d' importanza, di riguardo, di
considerazione.
Rituan<là v. a. Rimandare : Far ritornare,
Inviar di nuovo.
Il Rimandare, Rinviare, Mandar indietro, Restituire.
H — Parlandosi de' raggi, vale Ribattere, Riflet-
tere, Riverberare V. Ri/lette nel T significato.
Il — Parlandosi di tempo, vale Differire, Riman-
dare ad altro tempo V. Aggiorna.
TtimsLX'ost V. n. Rimarcare, Notare, Osservare,
Considerare, Por mente e sim.
Rituai*g-iiià> V. a. Rimarginare, Rimmargi-
nare, Rammarginare, Aramarginare: Ricongiun-
gere insieme le parti disgiunte per ferite o laglj
ne' corpi degli animali; altrim. Cicatrizzare.
S Rimar ginàse n. p. Rimarginarsi, Cicatrizzarsi:
Far la cicatrice.
Riiiit>aiiil>i V. n. Rimbambire: Tornar quasi
bambino, Perdere il senno e il giudizio virile
per la troppa vecchiezza; Imbarbogire, Rimbar-
bogìre, Rinfantocciare, Rinfanciullire.
Riiii1>ox*sà V. a. Rimborsare : Pagare o Re-
stituire il danaro a chi l'ha speso per noi od
a chi ce lo ha imprestalo.
§ RimbSrsàse n. p. Rimborsarsi : Riprendere i
danari spesi per altri.
liti media V. Remedid.
Rimedio V. Remedio.
Rrimette V. Remette.
Riméuve v. a. Rimuovere e Rimovere: Di-
storre, Dissuadere uno da un suo proponimento.
•I — per Allontanare, Licenziare, Destituire.
Rimixa V. Rémexa.
Rpimma s. f. Rima : Consonanza o Armonia
procedente dalla medesima desinenza o termina-
zione di parola nel fine di due o più versi.
Il Rima, nel num. del più osasi anche per Versi
0 Componimenti in versi: ^n'mme rio Petrarca,
dd Chiabrera, ecc.; Le rime del Petrarca, del
Chiabrera, ecc.
S Risponde pe rimme; Rispondere per le rime,
metaf. vale Rispondere con maggiore acerbità e
vivezza a chi acerbamente ha scritto o dello
contro di te.
Rimmà v. n. Rimare: Terminare i versi con
parole, le cui ultime sillabe siano simili e ren-
dano il medesimo suono.
Rimmàio s. m. Rimario: Vocabolario ove
son poste in ischiera le voci aventi simil de-
sinenza, nel qual riesce facile il ritrovamento
delle rime.
Rimoderna v. a. Rimodernare, Ammoder-
nare: Ridurre all'uso moderno; Riformare, Raf-
fazzonare, Rifare.
Rimorde V. Remorde.
Rimorsolo s. m. Rimorso, Rimordimenlo,
RIN
RIO
«57
Sinderesi: Grido della coscienza rea, Conoscenza
vergognosa del fa'lo, Conflillo interno della ra-
gione contro il vizio.
Riiripa,tx>ià v. n. Impatriare, Rimpatriare e
Rìpatriare: Tornare stabilmente 'Sila patria dopo
longhi viaggi o langbe assenze.
I^impiaissà, v. a. Surrogare, Sostituire: Met-
tere una persona o noa cosa in luogo d'un'altra
che sia mancante; dicesi anche Rimpiazzare, ma
è voce dell'oso ed ignobile, necessaria però io
molli particolari della Milizia.
!Rifiipia.sso s. m. Surrogante: Nella Milizia
dicesi Coiai che entra in luogo d'un altro co-
scritto; nell'uso dieesi anche Rimpiazzo.
Himprovera v. a. Rimproverare : Ripren-
dere 0 Redarguire uno de'proprj vizj, Anamo-
nirlo biasimandolo,
n Rimproverare, usasi talora per Ricordare o Rin-
Tacciare altrui i benefizj fattigli o per tacciarlo
d'ingratitudine o per propria lode.
Rina^sce V. Renasce.
Ri]3.ca.i*cà< un fe&TO ; Ingrossare un
ferro. T. de'rnagn. Battere un ferro rovente per
condensarlo e renderlo più grosso in quella parte
che richiede il lavoro.
Rincresce v. n. Rincrescere, Increscere:
Sentir rammarico, Provar dispiacere: Me rin-
cresce che ve seggeì fcelo md; Mi rincresce che
vi abbiate fatto male,
n Rincrescere ed Increscere, per Venire a noja,
a tedio, a fastidio: Che rincresce a fadiga;
Gli rincresce la fatica.
!Riiici*esciiiiento s. m. Rincrescimento,
Incresci mento, Rammarico, Dispiacere, Disgusto.
Riucrescioso add. Pigro, Tardo,. Lento,
Infingardo: A cui rincresce la fatica.
HìnfeLcciù, V. a. Rinfacciare, Raffacciare, Rin-
cefiTare: Buttar in occhio o in faccia alcuna cosa;
Rimproverare, Rimprocciare.
Riii:l^ccià, s. f. Rinfacciamento, Raffaccia-
mento, Rimprovero, Rimproccio: Il rinfacciare.
Riiif)>i*sà. V. a. Rinforzare, Rafforzare, Affor-
zare: Aggiungere o Crescere forze, Far più forte.
II Rinforzare, nella Milizia vale Aggiungere o Ac-
crescere truppe ad una parte dell'esercito tra-
vagliata più delle altre dall'inimico.
S Rinforsàse n. p. Rinforzarsi, Rafforzarsi, Affor-
zarsi: Farsi più forte,
n — un brasso , ùnn-a man, ecc.; Dinoccarsi ,
Dinoccolarsi un braccio, una mano V. Indegndse.
'Riixfox'seLjn.Gnto s. m. Contrammuro. T.
murat. Picciol muro che si fa contro un altro
muro per fortificarlo, alTinchè il vicino non soffra
alcun danno né incomodo per la costruzione che
gli si fa accanto.
Rìnf\>i*so s. m. Rinforzo , Rinforzamento :
Accrescimento di forze; Ajulo, Sussidio,
n Rinforzo, nella Milizia Quel drappello o schiera
di soldati che si manda ad ingrossare altre mal
suflìcienti al bisogno.
Rin:foi:>sóu p. pass. Rinforzalo V. Rinforsd.
S Brasso, Man ritifursd; Braccio dinoccato, Blano
dinoccala o dinoccolata.
S Vin rinforsón; Vino sforzato: Vino fatto in
vaso fortemenle chiuso, sicché ne siano rattenali
i prodotti aeriformi della fermentazione.
-Rinfirescà v. a. Rinfrescare: Fare fresco
qdelle che é caldo.
CASAoau, JHzionario Oenovete-Ilaliano.
it Rinfrescare, per Ristorare, Ricreare, Refrigerare,
n — per Rinnovare: Rinfresca l'amicizia ; Ria'
frescare Tamicizia.
— a memoia; Rinfrescar la memoria: Richiamare
alla memoria, alla mente, Rammemorare.
S Rinfrescdse n. p. Rinfrescarsi : Prender qualche
refrigerativo,
') Rinfrescarsi , parlandosi di viaggiatori, vaie Fer-
marsi ad an luogo per qualche ora tanto che i
cavalli e i viaggiatori si ristorino col cibo e
col riposo,
n — per Bere semplicemente : Vegnìve a rinr-
frescd; Venite a rinfrescarvi.
S 0 venlo 5 se rinfresca; Il vento affresca o rio-
fresca, dicesì in term. marin. Qjando comincia
a soflìare con alquanto maggior forza.
Rinf ji^esco s. m. Rinfresco: Apparecchiamento
0 di bevande congelale o di confetti o d'altri
commestibili, che si fa in occasione di qualche
fesla 0 allegria fuor dell'ore de' pasti ordinarj.
Il Rinfresco, in Marin. Nuova provvisione di vi-
veri 0 necessarj o di piacere.
FSiitkfCxxsL (ÀJ V. questa locuz. alla sua sede alf.
P£in.g-liéa s. f. Ringhiera: Parapetto traforato,
fatto per lo più con bacchette di ferro comprese
tra due sbarre parallele, delle quali l'inferiore
dicesi Base (Slazza de sdito), la superiore Ci-
masa (Slazza de d'alo).
!Rixig-ira.zìà v. a. Ringraziare, Render grazie:
Riconoscere con umili parole i benefizi ricevuti,
mostrandosene grato.
Rinomòix add. Rinomato, Noto per fama, Fa-
moso, liecantalo, Celebre.
Ptinovà, V. Renuvà.
R-inovazión. V. Renovazion.
TSiinunasià V. Renunzid.
Riin.veg'iii v. n. Rinvenire, si dice dell'Am-
mollarsi le cose secche e di 1 rigonfiare le passe,
messe che siano in acqua od anche ai calore
del fuoco.
Il Rinvenire, per Ricuperar gli spirili. Ritornare
in sé, Riaversi dopo uno svenimento o simili;
altrira. Risensare.
— Rinvenirsi, Disingannarsi, Ricredersi.
Rinverdii v. n. Riverdire, Rinverdire: Ri-
tornar verde.
I6invig"orx v. a. Rinvigorire: Dar vigore.
Rinforzare, Allenare, Animare.
Il Rinvigorire, in signif. neut. Riprender vigore,
Ringagliardire.
Rinzóveni v. n. Ringiovanire, Ringiovenire:
Ritornar giovane
Rionda s. f. Tonda. Voce fiorent.: Specie di
divertimento puerile, che si fa prendendosi molti
fanciulli per mano e danzar intorno cantando.
X^iòndin s. m. Tondello, Ritondetto. Dimin.
di Tondo, di Rilondo; Cerchietto.
1' Portapialti, Cercine V. Cerceltò.
R.iónd.o s. m. Tondo, Circolo, Cerchio, Cir-
conferenza.
Rfióndo add. Tondo, Rilondo, Rotondo: Di
figura circolare o sferica.
S A riandò; A tondo. Posio avv. vale Circolar-
mente, In giro. In circonferenza.
**5 Èse riandò; Essere in bernecche o in pernec-
che. 31. b. e vale Esser ubbriaco.
S / dince san riòndi e s'arrigòan V. Dina.
$ Pan riandò; Pan tondo, cioè di forma rotonda.
4»
668
mp
tilS
S Spvd n'ondo; Sputar tondo, vale Star in sul
grande, Ostentare gravila, Parlar grave e sen-
tenziosamente,
% Tià fl-o rióndo; l'ondeggiare, Rotondeggiare:
Inclinare al rotondo, Avere tanto o quanto di
rotondità.
K>ioi*diu£i> V. a. Riordinare: Rimettere in as-
setto 0 in ordine cosa scomposta, Rassettare.
Kiorg-anizzà, v. a. Riorganare, Riorganiz-
zare, Riordinare.
Riotta' s. f. Panziera V. Giurda nel 3" signif.
Riporrà V. a. Riparare, Riparare: Porre riparo,
Rimediare a un male acciò non accada di peggio,
it Riparare, Restaurare: Rifare a una cosa le parli
guaste.
— l'onó, a repùtazion; Far riparazione d'onore:
Dar la debita soddisfazione per un" ir\|^iuria o
torlo fatto altrui.
— ó tempo perso; Riparar la perdita del tempo.
§ Ripurdsc a. p. Ripararsi, Ricoverarsi.
Itriparaziòn s. f. Riparazione, Riparo, Re-
staurazione, Rifacimento.
Hiparti V. n. Ripar:ire: Andarsene di nuovo.
« Ripartire , usato allivam. Distribuire le parti ,
Dividere, Dar la porzione.
Riparto s. m. Ripartizione, Riparligione, Ri-
partimfnto. Scompartimento.
[Ripassa V. Repassà (verbo).
R>ipassà V. Repassà (nome).
Ripete V. a. Ripetere e Repeiere: Tornare a
dire 0 a fare, Replicare,
n Ripetere, presso i Curiali Domandare in giudizio
ciò che si crede da altri ingiustamente occupato.
Riipetitó V. Repetitó.
Rìpetiziòn V. Repetizión.
Riporta V. a. Riportare e Rapportare: Di
nuovo portare o Ritornare le cose a suo luogo,
ti Riportare e Rapportare, per Riferire, Ridire con
leggerezza o per malizia le male cose che si
sono udite da altrui,
t) — per Acquistare: 0 l'ha riport^u ò premio ;
Ha riportalo il premio.
« — Presso gli Archif. e Scult. Aggiungere una
cosa ad un'altra. Aggiungere alcun pezzo di
pietra o legno che manchi a quello donde si
cava la figura o altro.
n — Presso i Pittori Tirar la rete per copiare
una pittura o disegno piccolo in grande,
n — Presso le Ricamatr. Quel trasferire un ricamo
da tela ov'era già in un'altra; Rapportare.
Riporto s. m. Riporto: Specie di ricamo di
oro e d'argento che si può riportare a qualsi-
voglia veste 0 altro.
Il Riporlo, in Aritm. Il numero che si porta da
una colonna all'altra nell'addizione e ne' sommati;
altrim. Rapporto.
Riposa V. n. Riposare: Prender riposo, Dormire.
— tu sciùnn-a persónn-a; Riposare sopra uno,
figurai. Lasciargli la cura, il pensiero d'alcuna
cosa. Riporre ogni sua fiducia in esso.
«•S Lascia riposa i cavalli; Riposare i cavalli.
S Riposóse n. p. Riposarsi: Pigliare o Darsi ri-
poso, Rinfrancarsi dalla stanchezza. Cessar dalla
fatica, dall'operare, l'rendere un po' di sollievo.
Ripòso s. m. Riposo, Riposamento, Riposala,
Posa, Fermala: Tregua dalle fatiche, Cessazione
dal lavoro; Requie, Quiete, Giòlito, Rilassamento,
Respiro, Sollievo.
§ Dà un pò de riposo; Dar riposo: Concedere
intervallo al lavoro per ripigliar vigore.
g Giórno de ripòso; Giorno di riposo, opposto di
Giorno di lavoro.
§ Mette in ripòso; Dar il riposo, Giubilare: Di-
spensare uno dai doveri d'una carica, conser-
vandogli le mercedi, se non tulle, in parie.
Riprende v. a. Riprendere: Ammonir bia-
simando, Sgridare, Garrire.
Riprenscion s. f. Riprensione, Riprendi-
mento. Ripresa, Sgridala, Correzione, ecc.
Riprodùe v. a. Riprodurre : Produrre di
nuovo.
S Riprodùise n. p. Riprodursi, Rigenerarsi.
Riprodùziòn s. f. Riproduzione: L'alto
con cui una cosa è di nuovo prodotta o cresce
una seconda volta.
[Riprova v. a. Riprovare: Non approvare,
■ Disapprovare.
I) Riprovare, per Rigettare, Condannare.
Riprovaziòn s. f. Riprovazione, Disap-
provazione.
[Ripudia V. Repudia.
Rripù^na V. Repugnd.
Rripùtazìou V. Rtpàtazión.
R,isà s. m. Venditore di riso.
Ris£ea s. f. Risaja : Luogo dove si semina il riso.
R^isata s. f. Risata: 11 ridere smoderatamente,
e particolarmente per beffe; Sghignazzamento,
Sgh'gnazzata, Ghignata.
R>isàta V. Res4d nel 2" significalo.
Riscatta v. a. Riscattare: Ricomperare o Ri-
cuperare per convenzione cosa stala tolta, per-
duta 0 venduta; e si dice più comuuem. degli
schiavi e dei prigionieri di guerra.
Riscia s. f. Rissa: Privata conlesa tra due o
più persone che vengono a vie di fatto; altrim.
Zuffa, Mischia, Sciarra, Riolta,
Riscontra v. a. Riscontrare: Accertarsi per
via di riscontro se una tal cosa è veramente
quale si crede o quale ci è dala a credere; Con-
frontare, Riconoscere.
— un auto ; Riscontrare un autore : Cercare il luogo
e le parole, che di esso si citano, per vedere
se eitansi bene.
— «in scrivo, ecc.; Riscontrare una scrittura o sim.,
vale Legger la copia a confronto dell'originale
per vedere s' ella è ben copiala ; che anche di-
cesi Collazionare V. Collaziond. _
R.iseiitise n. p. Risentirsi: Offendersi, Sen- ■
tirsi punto d'un qualche detto altrui, Non sop- ■
portarlo. Farne richiamo o risentimento.
Riserva s. f. Riserva: Nome che nella Mi-
lizia si dà a Quei corpi militari che si lengon
in serbo per rinforzare gli altri ed accorrere
dove maggiore è il bisogno.
Riservàse n. p. Riservarsi e Riserbarsi:
Differire a dire o a fare : Me riservo a fave i
moR ringraziamenti ; Mi riserbo a farvi i miei
ringraziamenti.
Riserv^u add. Riservalo, Cauto, Circospello,
g Cuxo 0 Peccóu riservati ; Caso o Peccalo riser-
vato, dicesi Quando il superiore ne riserva a sé
l'assoluzione.
I^i setta s. f. Mezzo riso. Riso infranto, Rot-
tame V. Riso.
I^isg-uarda v. n. Riguardare, Risguardare,
Ragguardare, Spellare, Appartenere, Concernere.
RIS
MS
85»
Risg>ua>i*die d'un lil>l>ro; Guardie,
T. Itgat. da libri. Que'due fogli di caria, bianchi
0 colorili, che nel rilegare i libri si niellono,
per eleganza e proprietà, nno davanti al fronti-
spizio e i'allro alia fine del libro.
Risipolai s. f. Risìpola: Infiammazione acuta,
superficiale, cutanea, accompagnala da cocente
calore, e laivolla da piccole vescichelle piene di
sierosità giallastra, le quali si risolvono per Io
più in isquamc farinacee, che poi svaniscono,
senza lasciare traccia verona sulla pelle.
Risma, s. f. Risma. T. cari. Unione di qua-
derni di carta in numero vario ne'varj paesi.
Presso noi sono otlantacinque per le carte da
scrivere, e cento per quelle da stampa.
I^iso s. m. Riso. T. bot. Oriza saliva. Pianta
che si coltiva ne' luoghi umidi e paludosi dei
paesi caldi, il cui frullo, dello pur Riso, for-
mato a chicchi come il grano, se non che è bianco
lattato, si mangia in minestra e in altre guise.
— carolinn-a; Puglia e volgarm. Carolina: Sorla
di riso più rossiccio del comune.
— giappóneise; Riso del Giappone: Sorta di riso
più rilondalo nel mezzo, daddove sporge nna pic-
cola punta bianca. Esso venne a noi portato dal
Giappone, e da più anni si coltiva in Europa
con esito felice.
— vesito; Riso loppato o lopposo o vestito, cioè
Che è coperto del suo guscio, dalla loppa.
S Cerne 5 riso; Mondare il riso.
$ Dà 5 riso co-a natta V. Dà.
$ Pilla 5 riso; Brillare il riso : Spogliare, con mac-
china da ciò, detta Brillatojn, il riso dfl suo guscio.
S Veste do riso; Loppa, Lolla, Pala: Guscio del
riso e delle altre biade.
Risoluto V. Resolùto.
Hisolùzióu V. Resolùzion.
Risolve V. n. Risolvere, Deliberare, Deter-
minare, Statuire.
S Risòlvise n. p. Risolversi: Prender risoluzione.
IRisoii s. m. Riso fiore : Il rìso più grosso e
migliore, sguscialo che sia.
Risotto SL x]i.ila.n.eize ; Riso alla mi-
lanese, e nell'uso Risolto. T. de'cuochi. Riso per
minestra, che si cucina nella seguente maniera:
Soffrillo che tu abbia nel burro alquanto midollo
di manzo e una cipo'lina trita, vi metti il riso;
un po' abbronzato che sia, tu lo inondi di buon
brodo, indi lo regali di cervellata e di cacio
lodigiano grattato; lo lasci cuocere e imbeversi
tutto il brodo; dopo di che lo ingialli con una
preserella di znfferano, ed avrai il Risolto.
R>ispa.x*i]iià V. a. Risparmiare, Sparagnare,
Far masserizia: Astenersi dalie soverchie spese;
Avanzare. Accumulare.
Rispetta. V. a. Rispettare: Portar rispetto,
Aver in venerazione. Trattar con liveranza, Usare
0 Aver riguardo a uno o verso uno.
S Bezéugna rispetta pe èse rispellóu ; Chi vuole
rispetto usi rispello.
S Rispeildse n. p. Rispellarsi : Rispellar se stesso,
Osservar il decoro, la decenza.
Rispetto s. m. Rispetto, antic. Respitlo, Ri-
guardo, Considerazione, Riverenza.
— umano; Rispetto umano: Timore che altri ha
del giudizio o dei discorsi del pubblico, se fa
0 Don fa checchessia, e che per esso va conlro
al proprio dovere o al proprio desiderio.
S Ancoa de rispello \. Ancoa da speransa.
§ Con rispetto parlando; Con buon rispetto, Con
rispello parlando, Con permissione, Sia dello con
licenza, Con buona grazia di chi m'ascolta. Modi
tulli che si usano dire per chiedere scusa o li-
cenza avanti di nominare cosa schifa o sozza.
S De rispetto; Di rispetto: Chiamansi con questo
aggiunto in Marin. Tutti gli oggetti che s'im-
b.ircano a bordo d'una nave per supplire a quelli
che possono venir guastali, rotti o perduti.
S / m(B rispetti; Il mio rispetto. Riodo elittico
di salutare, come se si dicesse: Io le ris^egoo
il mio rispetto o l'omaggio del mio rispetto.
S Omino sensa rispetto; Irriverente: Persona che
non usa rispetto ad alcuno.
S Pe rispetto ile... Per rispetto di ... , cioè Per
cagione. Per amore. Per riguardo di...
S Perde 6 rispello a un ; Perdere il rispetto ad
uno, vale Offenderlo con alti e con parole.
j5 Porta rispetto; Portar rispetto, Rispettare.
Risplende V. Lùxì.
Risponde v. a. Rispondere e raram. Respon-
dere: Dare risposta a voce o in iscritto.
0 Rispondere, per simiiil. vale Fare la stessa cosa
che altri abbia fatta, e di cui sia convenuto e
che sia a dovere: A cince a g'ha risposto con
vintùn Ito; La città gli rispose con ventan tiro.
n -- per Opporsi, Tener fronte: Nò son abile
a poeighe rispónde; Io non sono abile a ri-
spondergli.
" — per Riuscire, e dicesi di vie, porte, finestre,
ecc. che s'ano dirette od aperte verso un luogo.
» — Nei giuochi di data vale Giuocare le carie
del medesimo seme che altri ha giuocato ; e ta-
lora Giuocare scmplicem. la carta dopo che altri
abbia giuocato la sua.
— a tòn; Rispondere a tuono, cioè a proposito
delle domande fatte e aggiustatamente ; e in senso
conlr. Non rispondere a tuono, vale Uscir dalla
materia o dal proposilo.
— pe-e rimine; Rispondere per le rime V. Rimma.
— per un; Rispondere per alcuno, vale Farsi mal-
levadore per lui, Mallevarlo.
— un bello no; Rispondere un no spiattellato. Dar
cartacce.
^ Chi ind intende pezo risponde V. Intende.
Risponsa1>ilit£e s. f. Risponsabilità e Re-
spotisabililà. Voci dell'uso: Mallevadoria, Obbli-
gazione, Obbligo, Gravezza, Condizione onerosa.
Rissa, s. f. Riccio : La scorza spinosa delle ca-
stagno. Nel Pistoiese lo dicon Cardo.
S Leva e castagne d' in fa rissa V. Derissd.
Risse s. f. pi. Rizze. T. mar. Forti legature
che si fanno per assicurare gli oggetti mobili
conlro gli effetti del rollio e del beccheggio,
specialm. le lancie che sono al centro d'una nave.
Rissetto s. m. Ricciolina o Lattuga crespa.
T. boi. Lactuca crispa. Una varietà della Lac'
luca saliva (Lei(ùga), che mangiasi in insalata,
dotta cosi dalla crespezza delle sue foglie. Questa
non fa il cesio serralo.
Rissetto s. m. Stoppino bianco. T. ceraj. Quel
sottilissimo stoppino di cera bianca onde i Ce-
raiuoli soglion fregiare le candele che si bene-
dicono il dì della Candellaja.
Ricetto s. m. Ricciolino. Dimin. di Riccio:
Piccola ciocca di capelli arricciata artificiosam.
% A rissetti V. A Riggetti alla sua sede alfal».
660
RIT
RIV
I^isséii s. m. Ciotto e Ciottolo : Piccolo sasso
roton'iato dalle acque che Io rotolano,
§ A strega de l'isséu; Ciottolare, Acciottolare.
5 i44<re,9o (/e rméw; Ciottolato, Acciottolato: Ter-
reno iastricalo con ciottoli.
R>isséu s, m. Riccio, Spinoso. T. znol. Herina-
ceus europceus. Animaletto della figura d' un
porco, che invece di setole ha il dorso ricoperto
dì spine fitte e diritte. É comuniss. ne' boschi
e nelle siepi; passa l'inverno nella sua tana e
n'esce alla primavera. Cibasi di vermi e d' in-
setti ; e taluni lo tengono nelle cucine per far
dare la caccia alle blatte fbagóinj.
Riisséua< s. f. Rezzuola: Sorta di rete da pi-
gliar pesci.
Risso s. m. Riccio e nell'uso tose. Rìcciolo:
Ciocca di capelli inanellati; se è pendente dalle
tempia agli orecchi, dicesi Cernecchio.
g Rissi a pioggia; Cascate: Ricci a spire lunghe
pendenti dalle tempia,
n — do banchce ; Rrùcioli , Trùcioli ed anche
Piallature: Quelle sottili falde che trae la pialla
iu ripulire il legname.
Rrissoà/ s. f. Ciottolata : Colpo di ciottolo, Sassata.
§ Mette 0 Piggià a rissow ; Ciottolare : Tirare
altrui de' ciottoli, Dare delle ciottolate.
Ifcissóso V. Arrissòso.
JEtìstsiìyìlì V. a. Ristabilire: Di nuovo stabilire,
cioè Rimetter una cosa nello stato in cui era prima.
§ Ristabiiise n. p. Risanare: Rimettersi in sanità,
Ripigliar le forze, Guarire.
!ECrista<iii.p£t V. a. Ristampare : Di nuovo stam-
pare ed anche Pubblicar nuovamente colle stampe
alcun' opera, alcun libre; altrim. Rimprimere.
X^ìstorà v. a. Ristaurare, Restaurare, Risto-
rare: Rifare a una cosa le parti guaste e quelle che
mancano o per vecchiezza o per altro accidente.
f» Ristorare, per Riconfortare, Refocillare, Refri-
gerare, Sollevare e simili.
S Ristoràse n. p. Ristorarsi, Riconfortarsi, ecc.
Histrenz© V. Restrinze.
I^isùlta. v. n. Risultare, Resultare, Provenire,
Derivare, Venir per conseguenza.
Rita,i*dà< v. n. Rilardare,* Tardare, Indugiare:
Metter tempo in mezzo, Jletter indugio,
n Ritardare, usato attivam. Trarre in lungo, Pro-
crastinare : M'han ritardóu ò pagamento; Mi
ritardarono il pagamento.
Riteg-nì V. n. Ritenere: Tenere a mente, a
memoria.
Il Ritenere, per Vedere, Stimare, Avere o Tener
per fermo, per certo. Portar opinione.
" — per Trattenere V. Traltegni.
Riteg-niio add. Ritenuto, Rattenulo, Guar-
dingo, Riguardoso, Cauto, Circospetto: Chi pro-
cede con riguardo e avvedutezza.
Riteniscióii s. f. Ritenzione, Retenzione,
Ritenuta, Ritenimento: Quel tanto che si ritiene
sul pagamento per diversi motivi.
— d'oènn-a V. Oenn-a.
iRiteuti-va. s. f. Retentiva, Ratleniliva, Rite-
nitiva, Ritegno : Facoltà di ritenere a memoria.
Ritix*a,ta. s. f. Ritirala: Il ritirarsi, e dicesi
propriam. d'un esercito quando si ritira da un
posto, da una buttai^lia, da un assedio, ecc.
« Ritirata, per Suono di tamburo o di tromba, che
richiama all'entrar della notte ai quartieri i sol-
dati che ne son fuori per diporto.
S Ratte a ritirata; Batter la ritirata, Sonar la
ritraila o a ritraila: Dare il segno col tamburo
0 altro ai soldati che debbon ritirarsi.
t) Batter la ritirala, figur. Allontanarsi da un luogo
dove non si creda più conveniente lo stare.
Riitòcca V. a. Ritoccnre, presso gli Artisti vale
Aggiungere ad un'opera qualche cosa, Lavorarvi
sopra di nuovo. Emendarla, Ricorreggerla, Darvi
l'ultima mano, Ripulirla.
— a penna; Ritoccar la penna V. Penna.
R.Ì tocco s. m. Ritocco, Ritoccamento, Ritoc-
catura: Il ritoccare o correggere alcnn'opera.
Ritóx*nà< V. n. Ritornare, Tornare V. 'lornd.
" Ritornare, in signif. alt. vale Restituire, Rimettere.
Ritx-a^e V, a. Ritrarre, comunom. per Riportare
in tela o Scolpire in marmo e sini. l'efligie di
qualcheduno, Dipingere o Scolpire alcuna cosa,
rappresentandola ai naturale.
R>itx*8etiii s. m. Ritrattino: Piccolo ritratto.
R.ìti>£eto s. m. Ritratto: Figura umana dipinta
0 scolpita somigliante alcuna particolar persona.
M Ritratto, figurai, per Somiglianza di due cose o
persone: 0 l'è tutto ò ritroeto de so pow; Egli
è tutto il ritratto di suo padre,
n — Figurai, per Descrizione, Racconto storico di
qualche fatto.
!Ritx*9eto s. m. Sinighella. T. setaj. Specie di
seta d'infima qualità, che si trae dai bacacci.
Xliti*a.ttà, V. a. Ritrattare : Fare il ritratto ad
alcuno.
S Ritrattdse n. p. Ritrattarsi, Disdirsi: Dir contro
a quello che si è detto avanti e Protestare di
aver detto male.
lEtì.trreLtteL^KXìjrì. s. f. Ritrattazione: Il disdire,
0 privatamente o pubblicamente, ciò che innanzi
si è detto 0 creduto, confessando il proprio errore.
^Ritrovato s. m. Trovala e Trovato, Ritro-
vata e Ritrovato, Ritrovamento, Invenzione,
Scoperta.
Il Metaf. Scasa, Pretesto: Ragion falsa e mendicala.
Riùni v. a. Riunire: Unire di nuovo.
Il Riunire, parlandosi di persone, vale Riconciliare,
Metter d'accordo.
% Riunise n. p. Riunirsi: Unirsi di nuovo; e ta-
lora Adunarsi, Radunarsi, Assembrarsi."
R-iùnioii s. f. Riunione: Propriam. Il riunire.
Il Riunione, comunem. per Adunanza, Radunanza,
Congregazione, Assembramento di persone per
abboccarsi insieme o trattar alcun affare.
Riuscì V. n. Riuscire e Riescire: Sortire, Aver
buon effetto. Aver buon esito. Venir all' inten-
dimento, Conseguir l'intento, Ottener cosa ambita.
Il Riuscire e Riescire, Venir fatto : Spero de riuscì
a savei lo ; Spero che mi verrà fatto di saperlo.
— ben 0 md; Riuscir bene o male: Far buona o
cattiva riuscita. Aver prospero o contrario esito,
§ Nò riusci a ninle; Non approdar a nulla.
I^iùscia; s. f. Riuscita, Successo, Esito, Evento,
Termine, Fine.
§ Fd bónn-a o cattiva riùscta; Far buona o mala
riuscita : Manifestarsi colla prova buono o mal-
vagio.
Riva dLó ma; Lito, Lido, Spiaggia, Piaggia:
Terra contigua al mare.
S A riva V. questa locuz. alla sua sede alfab.
Rrivalitae s. f. Rivalità, Gara, Emulazione.
Rivea s. f. Riviera : Paese o Regione contigua
alla riva del mare.
ROB
ROC
661
Ri'vea.soo add. Delia Riviera: Aggiunto di
persona che abita la riviera; e tra noi Che non
è della nostra città.
Ri^edde V. Revedde.
Ri "vela. V. a. Rivelare e Revelare : Manifestare,
Far sapere cosa ignota o segreta.
Ri^ela^zión s. f. Rivelazione o Revelazione,
Rivelamento: Manifestazione di cosa occulta.
n Rivelazione, per Inspirazione soprannaturale, con
cui Dio ha manifestato ai santi, ai profeti, alla
sua chiesa la sua volontà, i divini misteri, ecc.
Rivendica v. a. Rivendicare, nell'uso vale
Ripetere la cosa usurpata.
n Rivendicdse n. p. Rivendicarsi: Render la pa-
riglia dell'ingiuria. Ricattarsi.
Ri-v-ertoera v. n. Riverberare o Reverberare,
Rinverberare : Ripercuotere indietro i raggi del
sole 0 di luce.
Ri'F'ertoero s. ra. Riverbero e Reverbero,
Riverberazione e Reverberazione: Ripercussione
de' raggi ; altrim. L'alto d'un corpo che respinge
e riflette un altro da cui è percosso, e dicesi
specialm. de' raggi solari.
« Riverbero, per Un pezzo di latta o d'altro me-
tallo piegato in modo da riflettere la luce.
!Ri"verx v. a. Riverire e Reverire: Far rive-
renza e onore; e talora per semplicem. Salutare.
Rievoca V. a. Rivocare e Revocare: Ritrattar
ordini, Annullar leggi, ecc.
Ri-volta V. Rivolùziòn.
n Rivolta 0 Mostra. T. sart. Quella piccola parte
di veste, di panno o tela che si piega o si rivolta.
Rivolta V. Vortà.
S RivoUàse n. p. Rivoltarsi, Ribellarsi, Sollevarsi,
Abbottinarsi.
n — a un; Rivoltarsi ad alcuno: Rispondere con
parole o con fatti a chi t'abbia provocato.
X^ivolùzion s. f. Rivoluzione, Ribellione,
Rivolta : Sollevazione di popolo o Qualunque
mutazione nello stato politico d'una monar-
chia 0 d'una repubblica.
!Rivòlzise n. p. Farsi ad uno: Rivolgersi,
Ricorrere ad esso.
R>ì:s:iiiia V. Risma.
Ròan f Cavallo J; Cavallo rovano o roano V.
Cavallo.
Róasso s. m. Rotone. Accresc. di Ruota : Chia-
mano così i Pastaj La maggior ruota del tornio
che serve ad impastare la semola per farne le
paste.
Riòba s. f. Roba: Voce gener. che comprende beni
mobili e immobili, merci, grasce, viveri e sim.
— calliva; Roba da mal tempo o a mal tempo.
— chi se frusta; Roba consuntibile.
— da ninte; Cose di poca levata.
— da principianti ; Imparaticci.
— dò comùn, ròba de nisciùn V. Comùn s. m.
— fa roba; La roba va alla roba, Ogn' acqua va
al mare.
— gr anima; Robaccia.
— in te l'axóu; Acetini: Sorta di composta di
pia cose conservate in aceto, come peperoncini,
piccolissimi cedrinoli, capperi o sim. Mangiansi
specialm. col lesso per condimento e per aguz-
zare l'appetito.
— mangiativa; Roba mangereccia o commestibile.
% A l' é ròba da rie; EU' è da ridere, Le son
cose da ridere.
$ A pd ròba arròbd; Sembra roba di rubello,
si suol dire Quando altri malmena la tua roba.
% A ròba a non é de chi a fa, ma de chi se
a godi V. Godi.
% Aveì da ròba in sciò stéumago; Aver crudezza
0 gravezza di stomaco.
S Chi n'arròba, n'ha de ròba V. Arròbd.
^ Chi ròba ha, mercante aspèta; A roba fatta
non manca compratore.
S Chi s- veste da ròba di atri, presto se spéuggia;
Chi de' panni altrui sì vesie, presto si spoglia.
S Di ròba da dodi, ròba da féugo, da pésta V. Di.
R>ò1>a s. f. Roba: 11 vestito donnesco, che com-
prende vita, maniche e sotlana, ed anche sola-
mente la soltana; altrim. Veste, Vesta, Vestito.
— accolla; Vestilo accollalo.
— a sciallo; Vestilo a Ascili: Vestito che da ambe
le spalle scende ad unirsi ad angolo acuto sul petto.
— d vergininn-a ; Vestilo a mezzo scollo o alla
vergine : Vestito tagliato come vedesi nelle Ma-
donne di Raffaello.
— averto davanti; Vestito aperto davanti.
— averto de dietro; Vestito aperto di dietro.
— da càrnea; Veste da camera: Vestito largo, a
crespe fermale allo scollato, e lasciato scendere
sciolto. Ha però un cinturino per serrarlo alla
vita, e si suol portare in casa dalle signore nel-
l'estate immediatamente sopra la fascetta (busto).
— desmissa; Vestilo dismesso.
— fceta a bùstin; Vestito a bustino: Vestito, la coi
vita è fatta a busto, e nella parte inferiore ter-
mina in punta non unita alla sotlana.
— fceta a cappotto; Vestilo a vestina. É aperto
davanti nella vita e nella soltana.
S Tiàse scìù a ròba; Accincignar la veste, vale
Succignerla o Avvoltolarla, quando è lunga per
tenerla aita da terra.
Ròbetta s. f. Robetta, Robina. Dim. di Roba,
in sìgnif. di Veste, che per lo più non arriva
che a mezzo la coscia.
!Ròl>©ttin V. R(i')etlinn-a.
!Rol>ettixi]i-a s. f. Robetlina, Robicciuola,
Gonnelluccia, Gonnellina. Dim. di Robetta.
Robin s. m. Gonnellino, Vestitino: Quell'eslerior
vestimento bianco o di colore, di varia stofifa, e
che si pone sopra il camiciolino a' bambini,
senza distinzione di sesso.
Rò1>ou s. m. Robone e Robbone: Veste si-
gnorile usala già da cavalieri, dottori, magistrati
e simili.
Ròcca V. Rucca.
R-occa V. Ruccà.
R>òcolxetto s. ra. Rocchetto e Roccetto: Ve-
ste clericale di tela bianca, ed è Una cotta più
lunga delle ordinarie, colle maniche che arrivano
sino ai polsi, indossata da' prelati e canonici
nelle funzioni ecclesiastiche.
— da carossa; Frullino: Specie di mulinello at-
taccato agli sportelli delle carrozze che gira per
comodo del passamano del cristallo.
— da incanna; Rocchetto e Rocchella: Piccolo ci-
lindro di legno foralo, con rotelle fisse alle due
estremità ad uso d'incannare seta o altro.
Ròccliettiii s. m. pi. Roccheltìni, chiamansi
cosi nell'uso I canonici di S. Giovanni Laterano,
perchè usano portare il rocchetto.
Rocco s. m. Rocco: Una di quelle figure, colle
quali si giacca agli scacchi, detto cosi perchè è
«62
ROG
ROL
fatto a guisa di ròcca, e sta in sulla frontiera
dello scacchiere, quasi a difesa degli altri pezzi.
§ Tià 5 rocco; Frecciare, Dar la freccia, figurai.
Tentare una richiesta di danaro o d'altro.
Hiòccolo s. m. Ragna: Rete, colla quale sì
prendono gli uccelli. La ragna ha tre panni,
quello di mez/.o grande e molto fìtto, quelli di
fuori, minori e radi. Quand'è legata alle pertiche
per uccellare e ben tirata, i panni di fuori stan
molto distesi, e quel di mezzo molto lento; e
qaella lentezza si raccoglie su tra i due panni
di fuori ; e quando l'uccello volando vi percuote,
trapassa ambedue i panni radi, e nel mezzano
s'avvolge e in quello quasi in un sacco pende.
Diconsi Armature i due panni che son di fuori;
Maestruzze, le due funicelle 'che son da capo
e servono per distender la ragna; Maestra, la
fune principale che la regge; Filetti^ qaeWe funi-
celle che si legan da basso per tenerla tirata;
e quel legare dicesi Allettare. Quella parte del
panno dove riman preso l'uccello si dice Sacco;
il tirar su il detto panno per farne i sacchi
nelle maglie dell'armatura si dice Appannare;
e Spannare il mandarlo giù. Dicesi Ragnaja
il luogo acconcio e destinalo per uccellarvi colla
ragna.
Ròco add. Roco e Rauco: Aggiunto che si dà
a Chi ha la voce non chiara, ma fioca. Che ha
raucedine; dicesi anche Fioco, ma indica piut-
tosto debilità di voce, mentre Rauco esprime
voce aspra e disgustosa. Una voce grossa, ar-
rantolata ed aspra dicesi roca; una voce piut-
tosto esile, sorda ed .abbattuta, la diremo fioca.
g Vegnìròco; Allocare e Affiochire; Divenir fioco,
Perder la voce per raucedine.
Rode V. a. Rodere: Tagliare e Stritolare coi
denti checchessia.
w Rodere, per similil. Consumare a poco a poco,
Distruggere, Disfare, Limare.
S Ròdise n. p. Rodersi, Consumarsi di rabbia.
Rodimento s*. m. Rodimento: Il rodere.
— de chéu; Rodimento di cuore V. Chéu.
R(Seta< s. f. Rotella: Piccola ruota.
— da corda dò reléuio; Ruolino della forza. T.
oriol. Piccolo disco d' accia jo dentato a sega,
con un buco quadrilo nel centro, in cui entra
l'eslremità dell'albero del tamburo.
— da fa i punti finti a-e scarpe, ecc.; Girellini.
Quei ferri con rotelle dentate, che improntano
i segni del punto finto sulle scarpe o sim.
— da fd i raviéu; Sprone: Piccola ruota d'ottone,
dentellata nella sua circonferenza, girevole fra
le due branche d'un manichelto, colla quale si
recidono i lembi dei ravioli, dei tortelletti e
d'altre paste, sì che rimangano frastagliati.
— dS sperdn; Spronella: La stella dello sperone.
R<Sete s. f. pi. Campanelline. T. pastaj. Paste
da minestra in forma d'un cerchietto, simile alle
campanelle che portano le donne agli orecchi.
Rùeti s. m. pi. Quarti. T. carrozz. Quei pezzi
di legno ad arco di circolo onde formata la
circonferenza d'una ruota di carro o carrozza;
detti così forse pen he in antico erano quattro,
ma ora, benché ritengano il nome di Quirti,
d'ordinario son più, e ad ogni quarto sogliono
corrispondere due razze (fùzej.
Ro£rà. V. a. Rogare. T. leg. Il distendere e sot-
toscrivere che fanno i Notaj i contratti o testa-
menti, come persone pubbliche per l'autorità
conceduta loro.
Rog'a^zioiii s. f. pi. Rogazioni : Processioni
che si fanno tre dì anteriori ali Ascensione per
impetrare da Dio buona ricolta.
Róg-g-io d'seg'ua s. m. Sgorgo d'acqua.
Róg-iia, s. f. Rogna: ^lale cutaneo, contagioso,
assai noto , che consiste in moltissime piccole
bollicine, che cagionano un prurito e un piz-
zicore incomodissimo,
n Metaf, vale Ruggine, Odio, Sdegno, 3Ial animo
V. Razze nel 2° significato.
3 Chi ha a rógna se a gratte ; Chi ha la rogna
se la gratti, ovv. A chi duole il dente se lo
cavi, dicesi Quando si è fallo checchessia senza
aver prima pensato alle conseguenze, e quando
la cosa tocca più altri che noi.
§ / dince- són camme a rógna, che chi l'ha se
a gratta; I denari sono di chi gli ha.
Ròg-nón s. m. Arnione, Argnone, Rognone:
Parte carnosa dell'animale, situata nella regione
dei lombi, e destinata a purgar le vene dalla
sierosità,
t) Midollo, figurai. La parte migliore di checches-
sia : Aoa semmo in tó rógnón; Ora siamo al
midollo, cioè nel più bello, nel buono della cosa,
S Avel i rògnoin grosci; Esser ricco sordo o sfon-
dato, dicesi di Persona doviziosa, opulenta, ecc.
S Si'rvi in tó róytión; Servir nel coscetlo, dicesi
per Servire nel miglior modo possibile; ma da
noi dicesi per lo più in senso ironico.
Rpòg'iionà. s. f. Sugnaccio: Quella parte di
grasso che è intorno ai rognoni.
Róg-nóso add. Rognoso : Infetto di rogna ,
Fieno di rosna.
Inolia, s. f. Mallo: Corteccia verde che copre il
guscio delle noci.
Inolia. V. n. Rollare e Rullare. T. mar. Il muo-
versi della nave oscillando lateralmente a- destra
e a sinistra quando naviga in un mare agitalo
e che le onde la prendono di traverso e di fiasco.
Il Rullare e Rotolare. T. stamp. Passare il rullo
inzuppato d' inchiostro sopra la composizione in
torchio per fare l'impressione.
Il Figurai, usasi anche da noi per Arrabattarsi,
Sforzarsi, Ingegnarsi d'avere, d'operare, ecc.
Sgobbare.
]E&olla.tò s. m. Rullatore. T. stamp. Lavorante
che spalma d'inchiostro la composizione in tor-
chio co' rulli V. Rollo nel 3" signif.
R-òlletto s. m. Rullelto. T. cappell. RastoDC
sottile ai due capi, ingrossato nel mezzo quasi
a modo di fuso, che adoprano i Cappella] per
comprimere le falde nella follatura, rivolgendo-
velo sopra e dimenandolo, come si farebbe dei
foglj di pasta col matterello o spianatoio (cannello).
Il Rullelto. T. stamp. Cilindro di legno grosso
circa un palmo, lungo alquanto più, ricoperto di
panno lano, e il cui asse, prolungalo al di fuori
dalle due bande, serve come di manubrio gire-
vole per far rotolare il rullelto sulle pagine onde
levarne le bozze.
Rolli 0 RroHln s. m. Rullìo e Rollìo. T.
mar. Moto oscillatorio d'una nave da un fianco
all'altro, ossia nel senso trasversale.
Rollo s. m. Ruolo: Catalogo di nomi d'uomini
propriam. destinati per uso della Milizia e della
Marineria, coi loro gradi e occupazioni di
ROM
ROM
663
dovere; e si dice d'Ogni altro catalogo somi-
gliante; Registro, Catalogo, Lista, Elenco, Indice.
M Ruolo, è anche lerm. leg. e vale Stato o Lisia
delle cause che gi debbono discutere nanti i Tri-
bunali, onde: Passa o Mette ùnn-a causa a
rollo; Passare o Mettere una causa a ruolo, vale
Metterla in lista; e presso i Tribunali di Com-
mercio Assegnarla per quel giorno.
" Rnllo e Hnololo. T. slamp. Cilindro di legno
con sua maniglia e ricoperto all'intorno d'una
mistura densa, cedevole, che rassodata diviene
elastica, ed è fatta di colla e di miele. Coi rulli,
rotolati prima sulla tavoletta, poi sulle pagine,
si spalmano esse d' inchiostro.
— de scritùa; Ruolo. T. forense. Due facce scritte
di un foglio.
S A rollo a rollo V. A rollo alla sua sed^ alfab.
Rolò s. m. Ruotolo e Rotolo: Volume di chec-
chessia che si avvolga insieme ugualmente da
due capi.
— do sofà; Rulli: Specie di guanciali di forma
cilindrica, che si mettono, uno per parie, alla
base di ciascuna testata del sofà.
Roloè s. m. Subbiello. T. tessit. Specie di subbio
nella parte anteriore e inferiore del telajo. Col
subbiello si va mano a mano avvolgendo il tes-
suto; dicesi anche da taluni Cartella e Ruotulatore.
Roiiia.li s. m. Romano: Quel contrappeso che
è infilato nell'ago della stadera, e che serve a
indicare ove arriva la cosa che vuoisi pesare.
Ròiiia;iiìa>ta. s. f. Popone, 3Iellone V. Mejdn.
I^óma/Xiin. s. m. Rosmarino , Romarino , e
comunem. Ramerino. T. hot. Rosmarimis offi-
cinaiis. Arbusto generalm. noto pel suo odore
aromatico, delle cui cime si fa frequente uso
nelle cucine steccandone gli arrosti di manzo,
i quarti di castrato o simili.
Róiiil>o s. m. Rombo. T. itliol. Rhombus
maximus. Pesce di mare assaissimo ricercato
per la squisitezza del suo sapore e per la sua
carne tosta. Ha il dorso coperto di prominenze
a guisa di capocchia di chiodo, per cui vien
detto anche Rombo chiodato. É ghiottissimo;
cibasi di pesci giovani. Abita nel Mediterraneo,
nel mar Nero, nel Baltico; copiosissimo sulle
coste della Svezia, dell'Inghilterra e della Francia.
— bastardo ; Rombo bastardo (Pleuronectes podasj.
— bastardo o d'aenn-a; Rombo passero (Bothus
rhomboides).
— de fóndo,; Rombo liscio o comune (Rhombus
barbatus). Tutte specie di prima qualità.
Ròmlbo s. m. Rombo. T. mar. La trentadue-
sima parte della rosa dei venti, ossia la quarta
parte d'un vento della bussola, cioè un angolo
di li gradi e 15 minuti.
tt Rombo, dicesi egualm. in terra, marin. Un pezzo
d'asse per rimetlere qualche parte di majere
dannitìcata.
H — In Geom. dicesi Una figura rettilinea , qua-
drilatera e equilatera, ma non rettangola.
Rompi V. a. Rompere, Spezzare: Ridurre in
pezzi una cosa intera ; Frangere, Infrangere.
I) Fallire, Far fallimento: Il cessare che il mer-
cante fa de' suoi pagamenti per accidenti so-
praggiunligli o per perdite ch'egli abbia fatto.
— o faccia; Mandare o Tirar giù la buffa o la
visiera, fìgurat. vale Non aver vergogna, né faccia.
— o faccia a un; Rompere il mostaccio, ii muso,
il ceffo ad alcuno, vale Rompergli il viso per-
cuotendolo.
— a grassa; Rompere il diaccio V. Giassa.
— a mariela; Guastar la porrata o la matassa,
Romper l'uovo in bocca V. Mariela.
— o testa; Rompere, Spezzare o Tórre la testa o
il capo, fìgurat. vale Infastidire, Nojare, Impor-
tunare e simili.
— e come a un; Rompere o Fiaccar le corna ad
alcnnn, vale Dargli sul capo. Rompergli il capo.
— e scàtoe, e tavernetle; Romper le tasche, le
tavernelle, i corbelli, fìgurat. e nell'uso vale Dar
briga, noja, Infastidire, Nojare, Importunare, ecc.
— i éuve; Schiacciare o Scocciare le uova: Rom-
pere il gnscio alle uova che si voglion adope-
rare per cibo.
— l'amicizia; Romper il fuscellino, figur. vale Rom-
per l'anrcizia con uno, Cessare d'essergli amico.
— 0 cavagna in te vendegne V. Cavagna.
— 6 collo a ùnn-a mercanzia , 5 collo a ùnn-a
zóvena V. Collo.
— 6 disnày a cenn-a; Rompere il pranzo o la
cena, vale Guastarlo mangiando poco avanti dì
pranzare, di cenare.
— ó putto, e lezzi, ecc.; Rompere il patto, le leggi,
gli statuti, gli ordini, ecc., vale Trasgredirli,
Non osservarli.
— 5 proponimento ; Rompere il proponimento, vale
Mutar pensiero
— ó séunno; Rompere il sonno, vale Far destare,
Far cessare il sonno, Guastare il sonno.
— ò silenzio; Rompere il silenzio: Cominciare a
parlare.
— 5 zazzùn; Rompere il digiuno: Violar il digiuno
prescritto dalla Chiesa.
— ùnn'armd, ecc.; Rompere un'armata, un esercito,
vale Vincerli, Fugarli.
— ùnn'opera; Scompletar un'opera, detto di libri,
vale Render un'opera incompleta.
S Rompila con un; Romperla con alcuno, vale
Lasciarne l'amicizin.
S Ròmpìse n. p. Rompersi, Spezzarsi, Andare in
pezzi.
" — a testa; Rompersi il capo, oltre il proprio
signif., figurai, vale Infastidirsi, Inquietarsi; e
talora anche Usar soverchia applicazione, che in
tal senso dicesi pure Stillarsi o Beccarsi il cervello.
') — 6 collo 0 l'osso d5 collo ; Rompersi o Fiac-
carsi il collo V. Collo.
Il — ùnn-a venn-a in peto; Rompersi una vena
dello stomaco, Rompersi il sangue, Vomitare
sangue.
S A lengua a n'ha d'osso, ma a rompe l'osso;
La lingua non ha osso, ma rompe il dosso,
f S C/tJ nò rompe scrósce . . . Prov. nostro che non
ha precisa corrispondenza ital. ed usasi figurai,
per dinotare Che per un verso o per l'altro lutti
andiamo soggetti a qualche peripezia.
S In casa dò barba chi rompe paga; Chi rompe
paga. Prov. di chiaro significato.
S Nò me sta a rompi 'a divozión; Non mi rom-
per la divozione, m. b. e vale Non mi frastornare.
S Nò me rompi quello che ti nò m' hce fato ;
Non mi rompere quello che non m'hai f»llo,
dicpsi nell'uso per Non frastornarmi, Non mi
romper le tasche, i corbelli, la divozione, ecc.
S Zùgà fi rórwpf; Giuocare a scoccetta Y. Zù^d.
!RdzKipilba>lle V. Ròmpitesta.
664
RON
ROS
Uòmpìcollo s. m. Rompicollo, si dice di
Persona cattiva, alta a far altrui capitar male.
S A rSmpicollo V. questa locuz. alla sua sede alf.
ItSmpifteste V. Ròmpitesta.
XCòiupiix&eiito de testa; ; Rompicapo,
Rompimento di capo : Fastidio, Noja, Travaglio,
Cura, Fatica che ti riesca grave e molesta.
ICómpìscàtoe V. Ròmpitesta.
Rompi testa, s. m. Rompicapo, Rompimento,
Rompistivali, Frangicapo, Frangicupola, Frangi-
sedere, si dice di Persona fastidiosa, importuna,
che viene a frastornarci dall'opera, a cui s'attende.
Ròuoa s. f. Gancio. Voce fior. Quell'asta lunga
di legno, armata in cima d'un gancio di ferro
0 di due rebbj uncinati, della quale si servono
i bottegai per appendere varj ogggetti alle loro
botteghe.
Xitónoà s. f. Ganciata: Colpo dato col gancio
V. Ronca.
Ronda; s. f. Ronda. T. miiit. Giro che si fa
in tempo di notte dagli nfSziali, sotl'uffiziali e
soldati, espressamente comandati, tutt' intorno al
recinto d'una piazza, ed a lutti i corpi di guardia
di essa, per visitar le sentinelle, le ascolte e
veder se vegliano e se fanno l'uffizio loro,
n Ronda, per Gli uifiziali, sotl'uflìziali e soldati
che fanno la ronda.
S Fd a ròrida; Far la ronda. Andare in ronda,
Rondare.
Ròuda>na V. Ròndaninn-a (pesce).
Ròndauiu s. m. Rondinino. T. ittiol. Bruma
Ray. Pesce nob'le, gentilissimo a mangiare, tondo
di sopra e spianalo di corpo, con testa piccola,
coda larga ed una sola lisca nel mezzo. Abita
nel Mediterraneo.
RSnda^uinu-a; s. f. Rondino e Rondinella.
T. ornil. Hirundo rustica. Piccolo uccello che
ha il becco nero, l'iride scuro-nera; fronte e
gola, color caslagno-acceso ; tutte le parli supe-
riori e il petto di color nero-violetto j la coda
forcuta con macchie bianche; i piedi nero-ca-
stagni. É uccello migratore che viene a noi in
primavera a passar la stagione calda; anzi ai
21 di marzo, festa di S. Renedetto, è già arri-
vato, e ne corre perciò un antichissimo proverbio
tose. Per San Benedetto la rondine è sul tetto,
che corrisponde al nostro genovese Ròndaninn-a
tetto a teito a porta l' éuio a San Bcncito.
É socievole, non timoroso dell'uomo e afTezio-
natissimo al luogo che lo vide nascere. Annida
nelle capanne e piccoli villaggi dentro terra, e
comunem. sotto le grondaie, qualche volta fin
dentro le case. Parte in settembre.
•» Rondine, Rondine di mare. Muggine alalo o vo-
lante. T. itliol. Exocaetns exsiliens. Pesce di
mare di color simile allo Sgombro (Laxertoj
meno le linee trasversali del dorso. Ha due pinne
pettorali abbastanza eslese per indicarle col nome
d'a/e; con esse egli vola fuori del mare quando
è perseguitalo da grossi pesci che cercano di-
vorarlo. La sua carne è grassa e delicata. Vive
nel Mediterraneo, dove si nutrisce di piccoli
vermi e di sostanze vegetali.
lindezza v. n. Aliare: Aggirarsi più volte
più del solito intorno a qualche cosa. É tratto
dagli uccelli di rapina che quando vedono la preda
preparata, le fanno la ruota sqpra per cogliere
il tempo comodo di calarsi e ciuiTarla.
!Ròiidò s. m. Rondò. Francesismo da Rondeau.
Quella composizione musicale, che si ripete ri-
tornando più volte sopra se slessa; ed è ordi-
nariamente l'aria principale d'un' opera della
prima donna.
Rondon s. m. Rondone di padule, Rondone
grosso, Rondone bianco. T. orn. Cipsclus melha.
Uccello che ha il becco nero; l'iride, color di
nocciuola cupo; tutte le parli superiori, i lati
del collo, il pedo, i fianchi, il sottocoda e le
penne che coprono i tarsi, di color grigio-bruno;
gola e addome, bianchi; zampe scuro-nere. La
femmina è di color più chiaro. Fa il nido nello
spacco de' massi. Fra noi di passaggio acciden-
tale raro con venti forti di mare nelle giornale
di primavera, non mai in altra stagione.
Rònfa, V. Runfd.
Itonfo V. Runfo.
ffiousa. fAndd de); Andar di furia V. Ande.
Honseg'g'io s. m. Cangillo, a Napoli Scan-
gillo, in Sicilia Boccone: Sorta di chiocciolino
di mare, alquanto più grosso del Cornetto, il
quale si mangia colto in varie maniere.
Il Segrenna, metaf. dicesi di Persona magra, spa-
ruta e di non buon colore V. Grimia.
Ròusóu s. m. Spintone, Urlone : Spinta grande,
Urto grande.
X^osà s. f. Rugiada, antic. Rosata: Umore che
cade la notte e sull'alba dal cielo ne' tempi se-
reni nella stagione temperala e nella calda; altrim.
Melata. - Guazza vale Rugiada copiosa.
§ / fossoeì nò s' ìmpan de rósa; I pozzi non si
empion di rugiada, dicesi proverb. parlando di
persona che, essendo prosperosa e grassa, appa-
rentemente intìnge di mangiar pochissimo o quasi
nulla, ma nascostamente mangia e bee a pre-
ferenza di chicchessia.
Rosaio s. m. Rosario: Serie ordinala d'avem-
marie e paternostri in numero di quindici decine
se intero, e di sole cinque se la sola terza parte,
tramezzala ogni decina da un paternostro, che
si recitano ad onore delia Ss. Vergine. Così chia-
masi pure L' islrumento che si tiene in mano
per coniarli, dello più comunem. Corona, Coron-
cina V. Cònetta. „
§ Destegà ò rosàio; Sfilar la corona, si dice co- jl
munera. per Palesare lutto ciò che si sa di qual- "
che persona, e ciò con fine di nuocerle; od an-
che per Dire apertamente a chicchessia tutto il
nostro pensiero, di punto in punto e senza timore.
R>òs1bi£fe s. m. Rosbiff. T. de'cuochi. Parola
pretta inglese che si scrive Rost beef, e signi-
fica Bue arrostito sulla gratella, e talvolta roso-
lalo sotto testo.
Rróscetto s. m. Rossetto o Rossino, e coraun.
al plur. Rosselli o Rossini. T. ittiol. Gubius
ap/iya. Pesci minutissimi, i quali pescati non
sembrano altro che carnume o gelatina, tendente
al rosso , ma lessati sono ben conformali , e
mollo dilicali a mangiare,
t) Rossorelli: Due macchie di color rosso acceso
che spargonsi per le guance.
Roscig-néu. s. m. Usignuolo, Rosignuolo,
Rusignuolo, Lusignuolo e Luscignuolo, e presso
i poeti anche Filomela e Filomena. T. ornil.
Lusciola luscinia. Uccello del genere delle Silvie
e famiglia de' Beccafichi, che ha il becco bruno-
nero; le parti superiori, di color marrone-chiaro;
BOS
KOS
666
la coda dello slesso colore, ma più tendente al
fulvo; gola e parte media dell'addome, bianche;
parti laterali del collo, gozzo, petto e fianchi,
cenerino-scuricci; piedi scuro-carnicini. Annida
nelle vicinanze de' canneti e ne' fossi ove sono
delle sorgenti d'acqua; emigra in settembre, ri-
torna sulla fine di aprile e di maggio.
— da canne; Beccafico di padule. T. orn. Salica-
ria arundinaceu. Uccelletto dello stesso genere
che il primo, ma della famiglia de'JIacroranfì.
Ha le parti superiori grigio-olivastre-rugginose;
le inferiori, di color bianco tendente leggermente
al lionato; penne cigliari, de' fianchi e sottocod;i,
color bianco-lionato ; piedi cenerino-giallastri.
Vive nel più folto delle canne, de' salci e dei
macchioni prossimi all'acqua. Alla fine di set-
tembre sparisce per ritornare in primavera.
— lombardo; Cannajuola, Cannareccione. T. ornit.
Salìcaria turdina. Uccello dello stesso genere
e famiglia che il Beccafico di padule (V. sopra
Roscignéii da canne], che ha il becco grosso,
scuro-nero in cima, giallastro alla base della
mascella inferiore; le parti superiori grigio-oli-
vastre-rugginose; il groppone, di colore un poco
più vivace; le parti inferiori e fascia sopracci-
gliare , color bianco-ceciato sudicio ; i piedi
cenerino-olivastri. Di passaggio in aprile nelle
giornate più piovose; piuttosto raro, rarissimo
in autunno.
!Rosciii s. m. Matta V. Pòncin.
S Zùgdsela co ròscin; Stare o Essere a cavallo
del fosso, vale Esser pronto a più partiti.
Ròseiun-a; s. f. Doppia, Doblone. Voce del
volgo che applicavasi a Qualunque moneta d'oro
che avea il valore di lire cento circa, come La
doppia di Genova, di Spagna e sim. ; e ciò per
similit. dal color giallo o rosso che avea la mo-
neta di questo metallo,
ti Generalm. dicesi anche per Danari, Moneta, Pe-
cunia: 0 l'è un ommo chi ha de rdscinn-e;
Egli è persona che ha danari, cioè ricca, doviziosa.
R-osettai s. f. Rosetta. T. giojeU. Anello od
anche Orecchino cosi detto per essere di dia-
manti incastonati in tondo a foggia di rosa.
P&osipilla; V. Risìpola.
Roso (Fa); Far luogo, Far piazza: Trarsi da
banda. Ceder di luogo.
Rosolio s. m. Rosolio, antic. Rosoli: Sorta
di liquore composto d'acquavite, zucchero e
droghe od essenze, dalla diversità delle quali
prende sapore e nome, come Rosolio di menta.
Rosolio di cannella, ecc. É così detto perchè l'olio
di rosa fu sulle prime adoperalo più che altra
essenza nella formazione di questo liquore.
Rosòn s. m. Rosone: Specie di guarnizione di
metallo, così delta perchè è fatta a rose.
Il Rosoni e Fioroni (al plur): Alcuni ornamenti
d'Archit. fatti a fogcia di fiori ; hanno luogo
per lo più nelle soffitte e sotto i gocciolatoj
delle cornici.
R.ospo V. Raggio.
!Róssa.zze s. f. pi. Rosellìa e più comunem.
Rosolia: Una delle malattie cutanee che si ap-
prende ordinariam. ai bambini, per la quale si
cuopre la pelle di piccole macchie rosse, simili
alle morsicature delle pulci, ma più larghe, che
poscia si elevano, e finalmente disseccate si stac-
cano in forma di sottilissime scaglie.
Xlossetto s. m. Belletto, Liscio, e nell'uso
tose, anche Rossetto : Materia rossa, con la quale
alcune donne sogliono tingersi le guance per
apparire di bella carnagione.
S Dòse 5 rossetto; Imbellettarsi, Lisciarsi, Darsi
il belletto, e nell'uso to.sc. Darsi il rossetto.
Rossetto s. m. Fitolacca, e volgarm. Uva
turca. Uva salvatica, Uva di Spagna. T. botan. -
Solatrum racemostim. Pianta a noi trasportala
dalla Virginia, che spontaneamente cresce nei
giardini, intorno alle case di campagna ed altrove,
soffrendo facilmente il freddo dell'inverno. Ha il
calice cinquepartito, il numero degli stami va-
riabile e la bacca di otto o dieci loculi mono-
spermi. Chiamasi così a cagione dei grappoli
dei loro frutti d'un bel purpureo colore che
ricorda quello della lacca.
Rosso s. m. Rosso: Color rosso; od allrim.
Nome dato a parecchie sostanze e composizioni,
perchè hanno tale colore.
— d'éuvo; Rosso d'uovo o semplicem. Rosso, Tuorlo
e Torlo: Quella parte globosa giallo-rossiccia del-
l'uovo, che ha il suo seggio in mezzo all'albume;
essa è situata verso l'estremità più ottusa dell'uovo.
— ingleize ; Rosso d' Inghilterra o Rosso inglese
(Perossido di ferro): Serve a pulire i metalli.
R>osso add. Rosso: Aggiunto di colore simile
a quello del sangue o della porpora.
Il Rosso, aggiunto di pelo, Che è di colore tra il
giallo e il rosso.
— incarnatto; Vermiglio: Rosso acceso del color
del chermisi.
— scarlatto; Rosso scarlaltino.
— scùo; Rosso cupo.
g Chi tìa a-o rosso; Rosseggiante, Rossigno, Ros-
siccio, Rossastro.
S De pei rósso, manco bdnn-a a vitella V. Pei.
g L'è megio vegnì ròsei che neigri ; É meglio
arrossire che impallidire, É meglio diventar rosso
che livido V. Megio.
% Tcera róssa ; Terra rossa, Ocrea rossa V. Ttera.
5 Tempo rósso, ò che ciéuve ò che buffo V. Ruff'd.
g Vegni rósso cómme a braxa; Diventar rosso
peggio d'un tacchino : Divenir acceso o infocalo
in viso.
Rosso s. m. Rossore, figurai. Onta o Vergogna
0 Indizio d'essa, spargendosi sul volto una certa
rossezza.
S Fa rósso; Dar rossore, Recar vergogna.
Ròssua. s. f. Rozza: Cavallo vecchio e pieno
di magagne; allrim. Brenna, e per ischerzo Scuc-
comedra e Scuccumedra.
11 Segrenna, figurai, dicesi di Persona malsana,
sparuta, ecc.; allrim. Conca fessa.
Ròstì Y. a. Arrostire: Cuocere senz'ajulo d'ac-
qua, come in iscbidione, in tegame, sulla gra>
Iella e simili.
Il Arrostire, per similit. dicesi dell'Effetto del sole
che riarde.
Il Far agresto o l'agresto, si dice dell'Avanzare per
sé nello spendere per altrui ; Approvecciarsi, Far
vendemmia anticipata.
Rostxa> s. f. Bruciata: Castagna cotta arrosto,
e per lo più in padella bucherata ; trovasi anche
Caldarrosta.
Riòstiio p. pass. Arrostito^ da Arrostire V. Róstt,
— da-ó so; Abbronzalo, e dicesi della pelle del-
l'uomo.
666
ROV
RUB
S Pan rósilo; Pane arrostilo, si dice alle Felle di
pane rasciulle ed alquanto abbronzate al fuoco.
Rosto s. m. Arrosto: Vivanda di carne arrostita.
S A rosto V. qiiesla locuz. alla sua sede alfab.
S Sciò de rosto; Volpone, Putta scodata, Gallone,
si dice figurai, e per disprezzo di Uomo scaltro,
malizioso.
S Tanto fàmme e poco rosto; Molto fumo e poco
arrosto, si dice di Chi fa gran mostra e ha po-
che facoltà.
!Rotà V. a. Rotare e Arrotare : Uccidere col
supplizio della ruota. Supplizio antico.
!Rotin.n-a. s. f. Uso, Pratica, Andamento: Ca-
pacità acquistata per abituazione o lunga pratica,
anziché col soccorso dello studio e delle regole,
od altrim. Modo pratico e consueto di procedere
in checchessia; il Trantran dcs affaires dei
Francesi.
Rotola, s. f. Rotella : Quel piccolo osso rotondo,
che è soprapposto all'articolazione del ginocchio.
Ròtolo s. m. Ruololo e Ròtolo V. Rolò.
n Ròtolo: Sorta di peso che presso i Genovesi,
prima del peso decimale, equivaleva ad once 18;
e in Napoli, Sicilia e Malta ad once 33 e un terzo.
% Ande a ròtolo; Andare a ròlolb o rotolone.
T. del giuoco delle bocce V. A ròtolo.
Tt^tt&.wxxmi s. m. pi. Rottami : Quantità di
rimasugli o cose rotte.
Rótti s. m. pi. Rolli, parlandosi d'una somma
di danaro, si dicono Quelle parli d'una moneta
che non arrivano a fare un intero.
11 Rotti, presso gli Arilm. si dicono Quelle parti
0 aliquote o aliquanle che avanzano nel partire
un numero per un altro, o più speditam. Quel
numero che esprime parie dell'unità.
!Ròtto add. Rotto, Spezzato, Infranto V. R5mpi,
" Rotto, Spossato, Affievolito.
Il — Allentato, Crepato, Sbonzolalo, Ernioso V.
Asseutìo.
Rottùa. s. f. Rottura: Qualità e Stato di ciò
che è rotto.
n Rottura, Rotto: Apertura, Fessura o Parte dove
è rotto.
« — Figurai, per Nimistà, Inimicizia, Discordia,
Dissensione.
« Fallimento V. Bancaròtta.
Ròuxia. V. Raox'ia.
Ròuzo V. Raozo.
Rò-vee s, f. Rovere, Rovere, Quercia. T. hot.
Quercus robur. Albero ghiandifero, uno dei mi-
gliori ornamenti dei nostri boschi, per ^altezza,
il maestoso e la bellezza del denso fogliame. Se
ne adopera il legno per le costruzioni navali e
per le civili, non che pe' lavori de' legnaiuoli,
dei carradori e sim., ed è poi eccellente per
ardere. La corteccia pestala e polverizzata som-
ministra la miglior concia per la preparazione
delle pelli. I frutti di tale pianta, ossia le ghiande,
sono un eccellente ingrasso pei porci ed altri
animali,
g Èuio de rovee; Rastonale, Legnate V. Éuio. .
§ Suvòn de ròvee; Méstolo, detto metaf. e per
ischerzo V. Dattòezo.
Rovina, V. a. Rovinare e Ruinare: Guastare,
Mettere a soqquadro. Atterrare, Distruggere,
Dare il guasto, Sterminare.
« Rovinare, figurai. Impoverire, Mandar in ma-
lora, in rovina, in precipizio.
Il — In senso iieut. Cadore precipitosamente d'alto
in basso.
% Ròvinàse n. p. Rovinarsi e Ruinarsi: Andare in
rovina, in precipizio.
I) — a salute; Rovinarsi la sanità: Ridursi in
cattivo sialo di salute.
Ròviau-a. s. f. Rovina e Ruina: Il rovinare
e La cosa rovina a: E ròvinn-e de Tròia, de
Cartagine, d'un palasso , ecc. ; Le rovine di
Troja, di Cartagine, d'un palazzo e sim.
1) Rovina, mei. p»r Danno, Nocumento, Pregiudizio.
g Andò, in róvinn-a; Andare o Cadere in rovina,
Rovinarsi, figur. Andar in malora, in precipizio.
g Caccia in ròvinn-a V. Rovina nel 2^ signif,
Rovinóu add. Rovinato, Ruinato, Rollo, Fra-
cassalo, Conquassato, Diroccalo, Subbissalo, Sfa-
scialo, Smantellato, ecc.
t) Rovinalo, Perduto, Ridotto in tativo stato.
n — Povero, Spiantato.
Roziia. s f. Sciamilo: Specie di drappo di color
rosso, dello così dalla sua similitudine con la
superficie esterna del fiore sciamilo.
[Rozi^g'ià; v. a. Rosicchiare , Rosecchìare ,
Rosicare : Rodere leggermente e a poco a poco,
ed é proprio de' topi.
1) Rodere, Tarlare, Brucare, proprio de' tarli e dei
bruchi.
1) Talvolta dicesi metaf. degli impiegati, allorché
abusano delia podestà d'ufficio V. Ganascia.
I^ozig-g-io s. m. Torso e Tórsolo; Ciò che
rimane delle pere, mele e simili frutte, dopo
averne levalo intorno la polpa.
Rua> s. f. Ruta. T. boi. Ruta graveolens. Pianta
che ha gli steli ramosi, lisci, alquanto grigi, a
cespugli; le foglie picciolate, arcicomposle; le
foglioline un poco carnose, lisce, bisluiighe, ovale,
incavate alla base; i fiori d'un giallo chiaro, pe-
duncolati. Ha un odore acutissimo e un sapore
amaro e spiacevole; è medicinale. Coltivasi per
tutto ne' giardini, e nasce spontanea ne' luoghi
secchi ed esposti al sole.
Ru1>ax*izio s. m. Ruberia, Ladroneccio, Furto.
Rùlbitttoi). (A); Rotolone e Rotoloni; A fiac-
cacollo, A scavezzacollo, ecc. V. questa locuz.
alla sua sede alfabetica.
Rùl>l>a< s. f. Bariletto, Barletto, e nell'uso an-
che Riibba: Specie di piccolo barile, composto
di doghe, ad uso di mettervi vioi di prima
qualità od altri liquori.
R>ùt>1>o s. m. Rubbo: Peso di 25 libbre ge-
novesi, ed é La sesta parte d'un cantaro.
Rùl>lbia< s. f. Robbia. T. boi. Rubia tinctorum.
Pianta perenne, la cui radice si adopera per tin-
ger i lini, i cotoni e le lane d'un bel rosso e
durevole, che coll'alcali si eslrae più vivace, e
coH'acido fassi più cupo, per la qual proprietà
si coltiva in molti paesi dell'Europa.
X^ù'bin. s. m. Rubino: Gemma di color rosso,
più 0 meno carico, detta anche Carbonchio V.
Carbòncio.
Dicpsi Rubino di rócca, una specie di Gra-
nato assai duro e di color rosso mollo scuro e
turchiniccio. Ad altre pietre si dà pure, ma im-
propriamente, questo nome; e dicesi Rubino del
Brasile il Topazio rosso, Rubino di Boemia il
Granalo piropo. Rubino di Siberia la Torma-
lina rossa 0 Siberite.
Rùlbiuetto s, m. Cannella V. BrSnzin.
RUM
RUZ
667
Ru.ooa> s. f. Rocca (coll'O chiuso o stretto ):
Sirum. di canna o simile, sdì quale le donne
pongono lana, lino o altra materia da filarsi^
altrìm. Connocchia.
S Aveì ciù poco Un in scià rdvca; Essere alle
ventitré, Piatire co' cimiteri, ecc. V. Aveì.
§ Leynelti ila rucca; Grétole: Ciascuno di qnei
pezzetti di canna o altro che servono a tener
aperte le costole delle rocche da filare.
S Cappelletto da rucca; Pergamena e Pergamina
V. Cappelletto.
Ruccà. s. f. Roccala, Connocchia, Pennecchio:
Quella quantità di lino, lana, ecc. che si mette
in una volta sulla rocca per filare.
Il Roccata, per Colpo dato colla rocca.
Rucoli.éa< s. f. Roche;!. T. hot. Rocheu fal-
cata. Pianta aita circa tre piedi, il cui tiglio
cilindrico si divide in alcuni rami con foglie
opposte in croce , riunite alla lor base , piti
chiuse nella sommità. Fiorisce nella primavera
ed ha i fiori brillanti e scarlatti. Uavvene di
più specie.
RùdLdeg-o add. Ruvido, si dice di Cosa che
non abbia la saperficie liscia e pulita; Rozzo,
Scabro, Ronchioso, Ispido.
I^ùg-a^ s. f. Ruga, Grinza, dicesi particolarm.
quella della pelle, specialm. della faccia.
S Rughe de ròbe, de camixe, ecc.; Crespe.
''fCug'^ia. V. Ròziggià.
— « dtnii; Dirngg nare i denti V. Dente.
S Ruggidla; Rodere i chiavistelli. Rodere il freno,
Ingojar la stizza. Rodersi, Schiacciare, Rugumare.
Kug'ni V. Grugni.
nulle s. f. pi. Daddoli , Smancerie, Scede,
Smiaci, Cazzuole V. Nonne.
!Ruiii. s. m. Rum e Rhum. Voce inglese. Specie
d'acquavite rafiìnata infiammabile, tratta colla
distillazione dalle canne di zucchero e da altre
sostanze.
Rù.meg'à v. n. Ruminare, Rngumare, Digru-
mare: Far ritornare alla bocca il cibo mandato
nello stomaco non masticalo per masticarlo; ed
è proprio degli animali bisulchi o di pie fesso
0 ruminanti. I fior, dicono Rumare.
Rumenta, s. f. Spa/.zatura: Ciò che si toglie
via in spaizando; altrim. Pattume, Scoviglia.
S Canto da rumenta; Ruca della spazzatura.
I^ùmentà s. ni. Spazzatnrajo, e nell'uso tose*.
Pattumajo: Colui che raccoglie le spazzature e
pattume per le case.
Rùmeiiteea, s. f. Cassetta della spazzatura:
Recipiente quadrangolare di legno o di latta, a
tre sole sponde basse, verticali; a quella di mezzo
è fermalo verticalmente un lungo manico di le-
gno. Colla granata vi si fa entrare la spazzatura
di una o pili stanze, per trasportarla altrove. A
Lucca dicesi Pattumiera, nella Romagna Porla-
immondezze, a Bologna Puscarola.
Rùmescello V. Remescello.
Rùmexa, V. Rémexa.
'RuTXì.m.Si, v. n. Grifolare, Grufolare, Grufare:
Propriam. li razzolare che fanno i porci col grifo.
Il Brancicare, Slazzonare V. Magnùscà.
« Raizolare, Frugare, Frugacchiare, Rovistare, Ro-
vistolare; Basta ch'ó rùmme dappertutto ; Ba-
sta ch'e' razzoli ovunque.
"w Presso la plebe, Sgobbare, Sfacchinare, Stentare.
Rumò s. m. Rumore e Remore: Suono indi-
stinto, incomposlo e disordinalo; Strepilo, Fra-
casso, Clamore, Seniore.
— d'cegua ; Scroscio e Croscio : li rumore che fa
la pioggia quando cade rovinosam''nle.
Runfà V. n. Russare: Rumoreggiare che si fa
nell'alilare dormendo. In più luoghi della Toscana
dicesi anche Ronfare e Ronfiare,
— d5 gatto; Far le fusa. Tornire, dicesi del gatto
quando se ne sta in quiete e nel respirare fa
un certo rumore simile al ràntolo o a fusa che
ruzzolino per terra; od anche Quando gli si
liscia il capo e il corpo per fargli carezze.
S 0 runfa ch'ó pà un porco o cSmme un porco;
Russa che pare un ghiro o un orso.
I^unft» s. m. Russo: Il russare.
f Ruo .... Concio macero e mescolato con terra.
Voce del contado.
Rù^ca. s. f. Polvere di concia: Corteccia di
rovere o di cerro macinala, con la quale si con-
ciano i cnoj.
n Cruscone: La parte più grossa della crusca,
n Lisca, Scotolatura V. Rèsca nel 2* significalo.
"•I In m. b. e del gergo Fame.
**S Aveì ùnn-a riìsca dò diao; Cascar di o dalla
fame, Morir dì fame. 3Iodo basso.
**S Levàse a ròsea; Sfamarsi.
Ruspo s. m. Rusco, Ruscbia, Brusco, Pugni-
topo, ecc. V. Erba cocca.
n Usato come add. vale Magro, Secco, e dlcesi per
ischerzo di gallina, di pollo o sim.
Rùsteg-o add. Ruvido, ecc. V. Rùddego.
Il Ruvido, metaf. si dice delle persone, e vale
Scortese, Disobbligante, Rozzo, Salvalico; e ta-
lora Burbero, Rigido, Aspro, Austero, ecc.
S A rùstega; Alla rustica o In rustico V. questa
locuz. alla sua sede alfab.
ICù:xeiità s. m. Secchio: Vaso cupo di rame,
col quale SI attinge l'acqua; esso ha un manico
ricurvo, per lo più di ferro, volubile in due
orecchie, poste all'orlo del vaso slesso; altrim.
Allignilojo.
S 0 rùxentà 5 tócca 5 fóndo; Il secchio rade il
fondo del pozzo, Siamo al fondo del sacco V. Fóndo.
Rù:x:entà, V. Arrùxentd.
Rùzase s. f. Ruggine, Ferruggine:' Quella ma-
ter.a di color giuggiolino che si genera sul ferro
e che lo consuma.
» Ruggine, metaf. Odio, Sdegno, Rancore, Screzio,
Malanimo, Dissapore: Fra 16 gh'é da rùzze;
Fra loro v'ha della ruggine.
« Gora: Segno di sudiciume su per il collo o sa
per la persona: O l'ha a rùzze in tó collo;
Ha le gore nel collo.
S Co da rùzze; Color roggio: Color somigliante
alla ruggine.
% Fd 0 Piggià a rùzze; Arrugginire, Irrngginire,
Inrugginire: Divenir rugginoso, Prender rugirine.
% Leva a rùzze; Dirugginare, Dirugginire, Srug-
ginire: Nettare il ferro dalla ruggine.
"h — o rùzze a-i denti; Tòr dai denti la ruggine,
in m. !.. vale Sfamarsi, Cavarsi la fame.
Rikzzeiieiito add. Rugginoso, Rugginente:
Che ha ruggine.
$ Denti rùzzenenti; Denti rugginosi : Denti coperti
di materia putrida simile alla ruggine.
S Mei rùzzenento; Mela ruggine o roggia V. Mei.
Ruzzo e l>uzzo$ Buono e cattivo: Modo
di dire che si adopera coi verbi Dare e Pigliare.
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SAB
SAC
s
ISàr s. f. Sale, detto così assolutam., e parlando
di condimenti, inlendesi Quel corpo bianchiccio,
solubile e molto sapido, che separasi artificial-
mente 0 per evaporazione dall'acqua del mare,
e chiamasi Sai marino o Sai dì cucina; ovv.
scavasi fossile in alcune miniere, e dicesi Sai
gemma o Salgemma, e serve ai medesimi usi,
cioè di condire gli alimenti o di conservarli
molto tempo senza che si guastino.
— d' Inghtltceru ; Sai d'Inghilterra, Sai catartico,
Sai d'Epsom, Solfato di magnesia: Spezie di sale
che s'adopera in medicina come purgante blando.
S Amào de sa V. Savoto nel 2° signif.
S Cascetia da sa V. Cascetta.
S Chi va ben de sa; Giusto di sale.
S Fd un viaggio a sa; Zappar in o nella rena,
Seminar in sabbia, vale Operar indarno a una
cosa senza frutto, Perdere il tempo e la fatica.
S Mette a sa; Salare, Insalare: Asperger chec-
chessia di sale per dargli sapore.
n — in sa; Salare, Insalare: Asperger checchessia
di sale per conservarlo.
**S Mot scusa sd e scns'éuio V. Moi.
S Pesld a sd; Tritare il sale.
!Sà V. Sald.
{Sa>l>a<lij^g-ia< s. f. Sabadiglia e Sabatiglia. T.
bot. Verutium sabadilla. Pianta che ha il ra-
cemo 0 spiga semplice; i fiori di sei pelali ovali,
lutti votati per una parte, gambettati, quasi pen-
denti; è indigena della Cina; il seme di essa
promuove forti e reiterati starnuti,
« Zappariglia: Sorta di tabacco in polvere, me-
scolatavi dentro radice di sabadiglia, che eccita
frequenti starnuti, perciò detto anche Starnutiglia.
Sa"bajoii s. m. Zabajone e Zabaglione: Com-
posto di rossi d'uovo, di vino di 31alaga, di Ma-
dera 0 sim., zucchero e qualche aroma, che si
fa in un vaso da cioccolata, sbattendo continua-
mente col frullino, e quando è convenientemente
spessito e spumeggiante si versa in bicchieri o
tazze per sorbirlo a quel modo, o se ne fa ri-
pieno di torte, pasticci, ecc.
Sa>l>'lba.tiu]i-a< s. f. Sabatina. Voce d'uso.
Disputa che si fa nelle scuole al sabato sulle
lezioni della settimana scadente.
ISa'b'bia s. f. Sabbia : Rena mescolata con terra,
n Sabbia, dicesi anche Quella rena finissima che
si sparge sullo scritto ancor fresco, perchè vol-
tando la faccia o piegando il foglio non si fac-
ciano scorbj; altrim. Polvere e Polverino S.Pùeta.
Sal>l>i5ii. s. m. Sabbione : Sabbia più grossa.
Sal>t>o s. m. Sabato: Nome del settimo dì della
settimana. In taluni trovasi anche scritto Sabbato.
— santo; Sabato santo, diciamo per eccellenza a
Quello avanti la domenica di Risurrezione.
% NS gh'ó sabbo sensa so, camme figgia sensa
amò V. Amò.
S 0 Segnò 3 n5 paga a-o sabbo ecc. V. Paga.
Salbinn-a s. f. Sabina e Savina. T. botan.
Juniperus sabina. Pianta medicinale simile al
ginepro, che ha lo stelo diritto, mollo ramoso,
elevantesi da tre a sei braccia; le foglie picco-
lissime, ovate e appuntale a guisa di quelle del
cipresso, di odore penetrante, e le bacche d'un
turchino alquanto nero. É indigena dell'Italia.
Saooanò s. m. Borsa : Sorla di lasca elegante,
che si serra a guaina (gòenn-a) o con ferma-
glio metallico, a foggia di due ganasce masliet-
tale, ed è pendente da nastri , da cordelline o
da catenelle, colle quali portasi in mano o ap-
pesa al braccio dalle signore, cui tien luogo di j
lasca da riporvi il fazzoletto, il libriccino di divo- I
zione, la borsetta pe' danari e simili cose.
Saocixetta s. f. Sacchetta. Voce d'uso. Chia-
masi così Una piccola borsa di tela, fustagno o
simile, fermala in capo ad un' asta lunga di le-
gno, con cui nelle chiese si vanno a raccorrò
le limosine.
Sacchetto s. m. Sacchetto: Piccolo sacco,
altrim. Sàccolo, Saccarello.
% Cónti a sacchetto ; Conti alla grossa, al digrosso,
a occhio e croce V. A sacchetto.
Sacca s. f. Pieno un sacco, Quanto può con-
tenere un sacco.
Saccaja ... Un numero di sacchi messi den-
tro altro sacco.
Sacclxezzà v. a. Saccheggiare, Dar il sacco,
Porre a sacco. Far il sacco, Mettere a bollino,
Abbotlinare: Fare spoglio violento di tutto ciò
che si trova in un paese, in una città, in una
casa ; e dicesi di eserciti che depredano in paesi
nemici,
tt Sacchellare : Percuotere alcuno con sacchetti
pieni di rena.
Sacchezzo s. m. Sacco, Saccheggio, Sac-
clieggiamenlo, Saccomanno: Depredazione intera
d'una città, d'una lenii, falla per lo più da
gente armata.
Sacco s. m. Sacco e al plur. Sacchi e Sacca:
Recipiente di tela cucita ai due lati e ad una
delle testale, che serve per mettervi dentro cose
da trasportarsi da luogo a luogo. Le sue parti
sono Bocca, Fondo e Pellicini (Oege).
Il Sacco, per Specie di panno rozzo, cui anlicam.
portavasi per abito di penitenza.
"il Per similil. e in m. b. vale Pancia, Peccia, Ca-
gno, Stefano, Trippa, Valigia: Basta impi S
sacco; Purcìiè si empia Io Stefano.
— da né'tte o da viaggio; Sacca da notte. Sacca
da viaggio: Tasca, in cui chi viaggia ripone
qualche biancheria o altro, specialmente per uso
da notte, e per averla prontamente alla mano.
*— da vili; Ubbriacone V. Imbriagón.
— d'osse; Ossa e pelle. Ossacela senza polpa, Tristo
fascio d' ossa , dicesi per ischerzo di Persona
soverchiamente magra.
% Andd co-a testa in tó sacco V. Andd.
S A non e faenn-a d5 so sacco V. Faem-a.
SAÉ
BkS
M^
S Ése a-e strette dd succo ; Essere al fondo del
sacco, figurai. Essere al fine, Essere al verde
di danari. Trovarsi in difficili circostanze/
§ Leva d'in tò sacco; Disaccare: Levar dal sacco.
S mette in td sacco V. Biette.
S Nò sta a di quattro se ti nò l'hce in tò sacco
V. Quattro.
S Oège do sacco; Pellicini V. Oigia.
S 0 sacco ò va de serva; II sacco trabocca, figtir.
vale Non ve ne cape più, Non si può avere
più pazienza.
S Restò in tò sacco ; Restar nella schiaccia o
stiaccia, Rimaner alle reti, figurat. Esser cólto o
Entrar nelle insidie, Esser trappolato, avvilup-
pato, imbrogliato, ecc.
S Sacco véuo nò péu sta in pé; Sacco vólo non
può stare in piedi. Modo prov. che significa Chi
non mangia non può slare in piedi , ncn può
lavorare.
S Tornò co-e pive in tò sacco; Tornare o Ve-
nire colle trombe nel sacco, vale Tornare da
alcuna impresa senza profitto o Andarsene senza
ch'ella sia riuscita.
S Vende o Accattò un gatto in t'ùn sacco V.
Gatto.
S Véuò 6 sacco V. Véuà ò gòscio nella v. Còscio.
Sa-ccon s. m. Saccone, Pagliericcio: Specie di
sacco di tela lungo e largo quanto il lelto, il
quale, ripieno di paglia o di foglie secche di
formentone, posa sugli asserelli della lettiera
(scaffo dò letto) sotto la materassa.
— elastico; Saccone elastico: Quello, in cui alle fo-
glie son sostituite varie molle, fatte con grosso
fil di ferro o di rame, ravvolte spiralmente in
forma di doppio cono, le basi all' infuori.
% Remesciò ò saccòn V. Remescià.
Sa,ccouetto s. m. Sacconcino, Sacconcello.
Dim. di Saccone.
{Sacramenta, v. a. Sacramentare e Sagra-
mentare: Amministrare i Sacramenti, e dicesi
specialmente dei malati.
Sacrifica, v. a. Sacrificare e Sagrificare: Of-
ferire in sacrifizio, Immolare,
n Sacrificare, figurat. per Reprimere, Togliere,
Rimuovere, Abbandonare e sim.
— a vitta pe quarchedùn; Sacrificar la sua vita
per qnalcheduno, vaie Esporla a cimento per di
lui servizio.
— 5 fceto sé; Sacrificare il fallo suo: Consumare
il proprio.
— 5 tempo in quarche cosa; Sacrificare il tempo
in qualche cosa, vale Impiegarlo, Consumarlo
lutto attorno ad essa.
— ùnn-a figgia; Affogar una fanciulla, dicesi del
Maritarla male.
S Sacri ficàse pe-i atri; Sacrificar se medesimi
in vantaggio altrni.
Ss© s. f. Sete : Appetito o Desiderio di bere.
« Sete, per simiiil. fu esteso anche alle cose ina-
nimate, le quali talora hanno bisogno d'umido:
Questi vasi han sce; Questi vasi hanno sete.
S Dee da beive a-o prceve che 6 cègo ò l'ha soe
V. Cego.
S Levò 0 Levdse a soe ; Trarre o Trarsi la sete,
vale Dissetare o Dissetarsi.
S Moi dà scb; Morir di sete. Affogar di sete e
sim., vale Aver intensissimo desiderio e gran-
dissimo bisogno di bere.
Ssea s. f. Seta : Specie di filo prezioso prodotto
da alcuni vermi, voigarm. chiamati Bachi da seta
0 Filugelli,
n Seta , pel Drappo medesimo fallo di seta : A
l'èa veslia de swa; Era vestita di seta.
— da cùxi ; Seta da cucire : Seta filala e torta ad
uso di cucire.
— da siassi ; Buratto, Velo.
— sarvwga; Vincitossico, Bozzoli, Erba seta sel-
vatica, Asclepiade. T. bolan. Ascetepias vinceto-
xicum. Piccolo arbusto, nelle cui bacche con-
liensi una materia che somiglia alla seta.
S Sae da caeghce; Sétole: Il pelo che ha in sol
filo della schiena il porco, di cui nel cucire le
scarpe o stivali servonsi i Calzolai P^r far pas-
sare lo spago ne' punti delle medesime,
n — dell'archetto dò violi», ecc.; Sétole.
Scera. s. f. Sega : Nome generico d'uno slrum.
d'acciajo dentato da dividere i legnami.
— a man; Sega a mano: La sega ordinaria ma-
neggiabile da un uomo solo, talora con una sola
mano, più frequentemente con ambedue.
— da reléujce; Sega ad archetto: Specie di sega
armata ad archetto che usano gli oriaolaj.
— da serra e prie; Sega da pietre: Slrum. sim.
alla sega da legno, ma senza denti, fatto di la-
miera di ferro* grossa e sottile, lunga e corta,
a proporzione delle pietre che debbono segarsi.
— da serroeì; Sega intelajata: Sorta di sega atta
a recidere per lo lungo travi per farne assi,
piane, panconi e sim., ed è menata da due uo-
mini, uno in basso ed uno in alto sulla piedica.
— da taggià i erboi ; Segone : Lunga e grossa
lama dentata, munita alle due eslremità di un
occhio, entro i quali si piantano due diritti a
corti manichetli verticali. Il segone è senza le-
lajo; è menato orizzonlalmente da due uomini
e serve a segare trasversalmente un fusto d'al-
bero per farne un toppo (ceppo) o per dividere
il toppo in fiocchi.
— da vòze o da òze ; Sega da volgere. T. legnaj.
Sega stretta, la quale, con facilità segando, si
volta in giro o altrimenti.
^ Fa a stradda a swra ; Allicciare la sega : Far
la strada ai denti della sega colla chiave, delUi
Licciajnola.
S Fcero da fò a stradda a scera; Licciajaola
V. Fcero.
**S Pigq^à a scera d'òze ; Segarsela , Battersela ,
Córsela: Andarsene via. Modo basso.
Seei*a s. f. Serra : Luogo chiuso con vetri, ove
nell'inverno si custodiscono piante di specie di-
licata, che non potrebbero resistere ai rigori
della temperatura in piena aria.
Ssex*a (Pescio) ; Pesce sega. T. illiol. Squalus
pristis. Pesce del genere degli Squali, che ha il
muso prolungato d'un osso durissimo a forma
di sega, con ambedue i lati pieni d'un numero
considerabile di denti. É di color bigio, presso-
ché negro; quello dei due lati è più chiaro, e
la parte inferiore bianchiccia; la lesla e la parte
anteriore del corpo sono stiacciate. Pugna colla
balena, con cui incontrandosi attacca un ostinalo
combattimento, immergendole nei dosso la den-
tellata sua spada. Vive nell'Oceano sellenlrionale
delle coste d'Africa.
Ssero s. m. Cerro. T. botan. Quercua cerris.
Albero simile alla qaercia , col quale si faaoo
670
SAG
SAI»
molli lavori, specialm. cerchj da lino e ollimo
carbone.
Sebèta, s. f. Saetta: Violenta scarica d'elettricità,
la quale si fa dalle nuvole alla terra e dalla terra
alle nuvole; allrim. Folgore, Fulmine.
3 Che te vegne ùnn-a saèla; Che ti venga o che
ti piglj una saetta. Modo d'imprecazione.
S Andò, 0 Corri cótnme ùnn-a saèla V. Anrìd.
S 0 l'è ùnn-a saèla; È una saetla, dicesi nell'uso
d'Cn ragazzo troppo vivace e fiero o troppo tristo.
S Unn-a saèla; Una saetta, usasi comunem. per
Nulla: No te crecldo ùnn-a saèla; Non li credo
una saetta.
Saexiiiiio s. m. Senno, Cervello, Assennatezza,
Giudizio, Saviezza, Inlelletlo e sim. Voce del
contado.
S Èse hi swximo; Essere in buon senno, Essere
in cervello: Saper bene ciò che si fa.
S Fd perde ò swximo ; Trarre del senno, Cavare
0 Tórre di cervello, Far impazzare.
§ Perde 5 saximo; Perdere il senno, il cervello,
vale Confondersi, Divenire colla mente mollo
sopraffatto per qualsiasi cagiotie.
Seexiun-a^ s. f. Saracinesca: Sorta di toppa;
allrim. Toppa saracinesca.
Sa<£ri*a,u s. m. Zafferano o Zaffarano, Croco o
Gruogo domestico. T. boi. Crocus salivus. Pianta
che ha la radice membranosa, compressa, che ha
origine da un altro bulbo che perisce nel darle
alimento; le foglie radicali, strette, lineari, con un
nervo bianco longitudinale, guainanti alla base;
i fiori radicali, ordinariamente violetti-carnicini.
« Zafferano, diconsi anche 1 fileni di color rosso
che si trovano nel croco. Hanno un odor mollo
penetrante; polverizzali, servono alla medicina
nelle coliche uterine e nelle affezioni isteriche,
non che per dar gusto ai formaggi, alle vivande,
ecc. Il migliore è quello che ci vien portato
dalla Spagna.
Sa<£Px*a.u.óii s. m. Gruogo salvatico, Zafferano
salvatico o saracinesco. T. botan. Carthamus
tinclorius. Pianta perenne bulbosa, che si vede
in autunno ne' prati , i cui fiori sono detti Zuf-
fronc, e si adoperano per le tinture.
Sà.g'a.o s. m. Sàrago e Sargo. T. illiol. Sparus
sargus Pesce di mare del genere degli Spari,
il cui colore, generalmente argentalo, è fallo
risaltare da un gran numero di strisce longitu-
dinali dorate o gialle o di color d'arancio, non
che da una linea laterale composta di piccoli
tratti neri. La sua carne è tenera e delicata.
Vive nel Mediterraneo e s'incontra eziandio nel-
l'Oceano, nel mar Rosso e nel Nilo.
Sag'ii.a> s. f. Giunco da sluoje, Giunco de' fossi.
Giunco di padule, Nocéo. T. botan. Scirpus la-
cnslris. Pianta che riuviensi negli stagni e nelle
umide fosse. I suoi cauli, che si elevano sino a
metri cinque, sono nudi, midoliosi e grossi;
secchi, vengono adoperali da'Bottaj per meglio
commettere le doghe delle bolli, frametlendone
varie fila in ciascuna delle doghe medesime.
Sei^^oa^ s. f. Sàgola. T. mar. Funicella che serve
ad alzare la bandiera e le fiamme; ed in ge-
nerale Fune sottile di cavo bianco.
— dò tò; Sàgola della barchetta. T. mar. Funicella
misurata e segnala con nodi rappresentanti le
diverse disianze, attaccata alla barchetta per mi-
surare il cammino della nave V. Là.
— dò scandaggio ; Sàgola dello scandaglio. T, mar.
Funicella, a cui è attaccato il piombino che serve
a scandagliare e misurare la profondità del mare.
Sag'Og'g'ia V. Assagòggià.
Sag"óg-g-io V. Punziggiòn nel i" signif.
Sàg-oma. s. f. Sàgoma, Mòdano: Pezzo di le-
gno 0 di metallo che rappresenta il profilo di
un lavoro, e per lo più di cornice o d'allro
ornalo d'architettura.
Il Mòdano : Misura o Modello, col quale si regolano
gli artefici in fare i loro lavori , ed è diverso
secondo le diverse professioni.
Sag-órrà s. m. Sagorrà. Voce dell'uso. Sorla
di panno rozzo con pelo assai lungo.
Sagrì s. m. Sagrì : Pelle di pesce che, conciata
e raffinata, serve per formar buste (stùccij, co-
perte di libri e sim.
Sagrinà v. a. Accorare, Affliggere, Tormen-
tare, Affannare, Travagliare, Angustiare, Cruciare.
g Sagrindse n. p. Accorarsi, Affliggersi, Affannarsi,
Tormentarsi, Darsi affanno, travaglio, tormento.
Sag-tiegg-ia s. f. Angue. T. di si. nat. An-
guis frugtlis. Serpente che ha lutto il corpo
sopra e sotto coperto di squame, il colore per
lo più bruno e gli occhi assai piccoli.
Sajou s. m. Sa Jone. T. sctaj. Drappo di seta
molto fitto e spigalo.
Sala s. f. Sala: Stanza principale, la maggiore
della casa e la più comune.
— da ballo; Sala da ballo: Sala grande e decorata
dove si danno feste da ballo.
— da ballo; Sala ballo: Q iella sala, in casa del
Maestro da ballo, dove s'insegna a ballare.
— d'arme; Sala d'armi o dell'armi o Armeria:
Edifizio, nel quale si lengon riposte le armi por-
tatili e da tiro d'ogni maniera. D'ordinario questa
sala fa parte dell'Arsenale.
— d'arme; Sala d'arme, dicesi anche nell'uso Quella
sala dove s' insegna l'arto della scherma.
— de conversazión ; Sala da veglia o da conver-
sazione.
— de discipiinn-a ; Sala di disciplina: La prigionia
disciplinare de' sull'nfflciali.
— de ricevimento ; Sala d'udienza, di ricevimento.
— manxé; Sala da pranzo, Stanza da pranzo o da
mangiare.
Sala V. a. Salare, Insalare : Porre in un alimento
alquanto sale per condirlo, o porvene mollo per
conservarlo.
Salacca s. f. Salacca. T. iltiol. Clupea aiosa
0 Clupea communis. Pesce di mare, del genere
delle Clupee, che abita non solo nell'Oceano atlan-
tico settentrionale, ma bensì nel Mediterraneo e
nel mar Caspio. Ha la testa piccola, come pure
piccioli i denti, di cui è fornito l'orlo della ma-
scella superiore; è schiacciato ne' fianchi; ha un
colore argenteo intorno al corpo e alla coda; il
il dorso giallo-verdastro. Nutresi di vermi, d'in-
setti e di pesciolini. In parecchi luoghi dell'Eu-
ropa, e specialm. in Oanda e nella Svezia, se
ne sala un gran numero, e se ne fa un estesis-
simo commercio.
1) Salacca, metaf. e per ischerzo dicesi anche La
sciabola.
it Spalmale (al piar.): Sferzale, che barbaramente
si davano una volta sulle mani ai fanciulli.
Salaja v. a. Salariare, Stipendiare: Dar salario
0 stipendio.
SAL
SAM
671
Sa.lajo s. m. Salario: Mercede paltuita che si
ah a chi serve. Quello che si dà alle bàlie per
allatlare il faociullo, dicosì Baliàtico.
" Cerchiaja. T. pese. Specie di rete fermata sopra
un'asta lunga che teriniiia a modo di circolo o
di semicircolo.
Sa.lajòii. add. Salarialo: Che ha salario o prov-
visione, Provvisionato, Stipendiato.
SalamiULe s. m. Salame: Carne di porco ta-
gliuzzata, accoDcia con sale e pepe e insaccala
in budello legato ai due capi con spago. Se ne
fa pure di carne d'ora, che s'insacca nella
pelle della coscia dell'oca stessa; ma questa vi-
vanda è per lo pili degli Ebrei, essendo loro
vietato il mangiar carne porcina. - Salamajo,
Quegli che fa salami,
n Salame, dicesi per ìscherno di Chiunque manca
di sveltezza ed è zotico; Méstola, Mestolone.
Gocciolone, Mellone, Barbacheppo, Marzocco, ec.
Salammelècclie ; Salamaleche, Salame-
lacche : Voce scherzev. formata dall' ebraico e
arabo Salem lecha (La pace sia con te), e che
si usa per Cerimonioso saluto, Riverenza pro-
fonda e simili.
^ Fd di salammelècche ; Far de' salamaleche o dei
salamelecche, vale Far complimenti, salutazioni,
alti di riverenza, ecc.
Salda, v. a. Saldare V. AssarJd.
— I cónti; Saldar i conti o le ragioni: Vedere il
debito e credito, Pareggiarlo; ed anche Far saldo,
Spegnere i conti.
Saldatùa s. f. Saldatura V. Assardatùa.
Salin s. m. Saliera : Vasetto tondo od ovale da
tenervi sale trito ad uso della mensa. - Saliere
(p!ur.) diconsi poi Due vasetti simili al prece-
dpnte, uno de'qnnli conlien il sale e l'altro il pepe.
Salin add. Salino : Appartenente al sale o che
ha del sale.
Salinn-a s. f. Salina: Luogo dove si cava e
si raffina il sale.
Sali'va s. f. Saliva, Scialiva e Sciliva: Liquido
somministrato dalle glandnle salivari, che umetta
del contìnuo la bocca e fluisce specialmente in
copia durante la masticazione.
5 CoUd a saliva V. Colla.
Sali^azión s. f. Salivazione, Scialivazionc:
L'azione del salivare.
Salnitro s. m. Salnitro o Nitrato di potassa :
Specie di sale sulfureo e infiammabile, prima
base della polvere da schioppo.
Salón s. m. Salone. Acer, di Sala: Sala grande.
Salotto s. m. Salotto. Dim. di Sala : Piccola
sala, e dicesi di Quella stanza della casa, per
10 piiì addobbala meglio delle altre, nella quale
si dà udienza o si fa conversazione.
Salsaparig-lia^s. f. Salsapariglia. T. hot.
Smilax sul su par Illa. Pianta americana, delle cui
radici si fa mollo uso in medicina, siccome po-
tente sudorifero.
— nòstra; Smilace V. Gréuitai.
Sai uà V. Salùtd.
Salùxné s. m. Salumajo: Negoziante di salumi.
Salùixiiii.i s. m. pi. Salumi e anche Salsumi,
ma è voce poco usata : Tulli i camangiari che
si conservano col sale, come il lardo, le acciu-
ghe, il baccalà, le sardelle ecc.
Salùo s. m. Saluto^ Saiutamenlo, Salutazione:
11 salutare; Riverenza, Inchino.
n Saluto, dicesi anche a Quello che gli Schermitori
fanno coll'armi prima di cominciare l'assalto.
— de ma; Saiuto di mare, dicesi delle Cannonate
che si sparano da una nave per salutarne un'al-
tra, 0 una cillà o Un santuario, ecc.
— secco; Saluto secco, cioè Saluto fallo con piglio
burbero e austero.
$ Leva 0 salùo; Tener favella a uno: Cessar di
salutarlo.
S Rende 6 salùo; Rendere il saluto, Risalutare.
Saluta V. a. Salutare, Riverire.
•I Salutare, in Marin. Far gli onori prescritti dai
regolamenti ad una nave, ad una fortezza, ad
una città, ad un personaggio, ecc., i quali onori
consistono in un delerminato numero di tiri di
cannone ad intervalli di tempo eguali. Si suole
pure salutare talvolta ammainando la bandiera
od una o piiì ve e, e ordinariamente i velacci.
Salute s. f. Salute, Sanità: Coslilnzione di corpo
senza dolore e senza impedimento d'operazione.
" Salute, per Salvazione, Felicità eterna.
S A salute do... A so salute; Alla salute di...
Alla sua salute. Modi di dire Quando bevendo
intendiamo di bere ad onore d'alcuno, auguran-
dogli felicità, Far un brindisi ad alcuno.
$ Aveì da salute da vende; Essere verde come
un aglio: Essere in istato di perfettissima salute.
I» — ùnn-a salute de fccro; Aver una sanità er-
culea, cioè Essere robustissimo.
S Creppd dà salute; Star bene, benone, benissimo;
e dicesi scherzevolmente.
§ Fd ben a salute; Ksser salutifero o salutare o
salutevole o salubre.
§ Quando gh'é a salute, gh'é tùlio; Chi è sano
è ricco, Chi ha sanità è ricco e non lo sa: La
maggior ricchezza che sia è la sanità.
Salva V. Sarvd.
Salvag-ente V. Sarvagente.
Salvamento V. Sarvamento.
Salvato V. Sarvató.
Salvaziòn N'. Sarvazión.
Salve s. f. Salva. T. mìl. ecc. Lo sparo che si
fa ad un tempo di molti archibnsi o pezzi d'ar-
tiglierìa in segno di saluto o di gìoja.
Salvocond-ùto V. Sarvocondùto.
f Samar^tta . . . Nome che da noi si dà per
dispregio a Signora pov. ra, che vesta abiti pro-
prj delia sua condizione, ma indicanti miseria.
Saixi.1>ajóu V. Sabojón.
**Saiiil>ùeco s. f. Sepoltura. Voce della plebe.
Sambùg-o s. m. Sambuco e Zambuco. T. boi.
Sambucus nigra. Pianta, il cui fusto e rami sono
pieghevoli e midoliosi; le foglie opposte, pen-
nate, dispari, senza stipale, con cinque o sette
fogiioline ovaio-lanceolate, appuntate, seghettate,
sessili; i Gori bianchi, in ombelle a corimbo; le
bacche alquanto rosse, quindi nere. Fiorisce oel
maggio, ed è comune ne' luoghi paludosi e om-
brosi. I s'ioi fiori e le foglie sono medicinali.
Sampa s. f. Zampa: Piede comunem. d'animale
quaiirupede; e dicesi ancora d'altri animali.
§ lUette a so sampa in t' ùnn-a cosa; Mpllere
lo zampino in checchessia , vale Intromettersi
con arte in cose che non ci spetterebbero.
Sampa s. f. Zampata : Colpo di zampa.
Sampé (Pescioj; Pesce san Piero. T. iltiol.
Zeus {aber. Pesce di mare di prima qualità, la
cui testa è mollo grossa, la bocca larga, il corpo
61^
skn
SAN
piano, con lische lunghe e grosse sopra la schiena,
e si distingue speciaimenle per due segni neri
come due occhi , i quali il vulgo de' pescatori
crede che derivino dall'impressione delle dita
di San Pietro nel prenderlo.
Sa.iiix>6tta> s. f. Zampetta, Zampino. Dim. di
Zampa.
Sa/mpin. V. Sampetta.
— de Modena; Zampone: La zampa del majale
disossata e riempita con battuto di carne dello
stesso majale, salata e mescolata con droghe.
— de vitella; Zampa, Zampetto: La parte dal gi-
nocchio in giù della vitella macellata.
— de porco, de boe, ecc.; Peduccio: Tutta quella
parie dal ginocchio in giù del porco, dell'agnello,
del montone e capretto, la qual non si dice
Peduccio, se non è spiccata dall'animale.
San add. Sano: Che ha sanità, .Senza malattia,
Prosperoso, Robusto; conlr. di Ammalato.
»i Sano, per Salutifero, Salubre, Che conferisce alla
sanità: Àia sann-a, Gibbo san, ecc.; Aria sana,
Cibo sano e sim.
♦> — Figurat. per Senza magagna, Senza difetto:
A vigna a ré sann-a; La vigna è sana.
Il — per Senza rottura od apertura : E mùage
sin sann-e ; I muri sono sani,
w — per Retto, Giusto : Giudizio san, Dottrinn-a
sann-a; Giudìzio sano, Dottrina sana.
— de mente; Sano di mente, vale Savio, Giudizioso.
— e sarvo; Sano e salvo, cioè Senza danno o pericolo.
S Chi va cian va san V. Cian avv.
S Chi véu sta san, piscie spesso camme 5 can
y. Con.
S Èse san camme un pescio ; Esser sano come
una lasca, Esser sano più che pesce o più sano
che pesce, si dice di Chi gode sanità perfetta.
San ; San : Voce accorciata da Santo, che si usa
quando precede un nome che comincia da con-
sonante: Sun Luigi, San Miche; San Luigi,
San Michele V. Santo.
San !Bin (L'anno de) V. Bin.
Sanoósto W.Erba canaenn-a nella voce Erba.
Sanci*a,u s. m. Cavoli salati. T. de'cuochi.
Voce proveniente dal tedesco Sauer Kraut, cioè
da Kraut che significa Cavolo e da ^uer, Salare.
Sànda/li s. m. pi. Sandali: Pianelle molto ric-
che, fatte di seta, di tessuti d'oro o d'altre stoffe
preziose, già in uso presso le donne greche e
romane, ed oggidì portale dai vescovi ed altri
prelati quando veston gli abiti pontificali.
Sand.i*acca s. f. Sandracca e Sandaracca:
Resina che si trova nel commercio, in piccoli
pezzi trasparenti ; ha l' odore ed il sapore
della resina dei pini, né sembra differire dalla
terebentina se non per esser solida. Fluisce dalla
Thuya articulata. Le arti se ne valgono per
molle belle vernici. Ridotta in polvere, serve
agli ammanuensi per fregare la carta ove sia
sibta raschiata, affinchè la nuova scrittura non
venga imbevuta da essa e non si spanda.
Sandùcco da pómpa; Stantuffo della
tromba V. Stantuffo.
Sàndule s. f. Sàndali: Calzari consistenti in
puro suolo di cuojo allacciati al piede con nna
0 più strisce di pelle, e usati per lo più dai
frati mendicanti.
n Sàndali, per Quella specie di pianelle che usansi
ne' bagni ed hanno il suolo dì legno..
SaufV>x*nia. s. f. Scacciapensieri : Piccolo
strum. di ferro fallo a guisa darpa, che si suona
applicandolo fra le labbra e percuotendo la lin-
gueila 0 grilletto (piccola molla che lo traversa
interiormente nella sua lunghezza), che molleg-
giando rende suono; allrim. Ribeba o Ribeca.
§ Conta de sanfornie ; Dare o Dire canzoni',
figurai. Dar parole invece di falli; e talvolta Nar-
rar fole, fanfaluche, fandonie V. Balla.
Sang-alletto s. m. Sangallelto. Voce d' oso.
Sorta di nastro o fettuccia assai stretta , e di
colore rosso, colla quale si legano per eleganza
pacchetti , pieghi , biancherie ed altre cose.
Sang-ue s. m. Sangue: Quell'umor vermiglio
che scorre nelle vene e nelle arterie degli animali.
Il Sangue, per L'emissione o cavata di sangue:
Doppo 5 sangue ghe véu i fùmenti ; Dopo il
sangue ci vogliono i fomenti.
Il — Figur. per Stirpe, Progcnde, Origine, Schiatta:
0 l'è de sangue nobile ; É di sangue nobile.
Il — per Lo avere, Le sostanze e sim. : Doppo che
n'han sùssóii tutto 5 sangue ecc. ; Dopo averci
succhialo lutto il sangue, cioè Dopo che ci tol-
sero tutte le nostre sostanze.
— bléu; Sangue nobilissimo V. sotto Avei 5 san-
gue bléu.
— cattivo; Sanguaccio: Sangue di pessima qualità.
— de drago ; Sangue di drago o di dragone : Sago
gommoso congelato, ma facile a stritolarsi, di
color rosso, che si trae per via d'incisione da
un albero delle Indie chiamato Draco.
— de porco; Dolcia e Dolce: Il sangue del porco
raccolto insieme, del quale si fanno i sangui-
nacci (berodi).
% Andò, sangue; Aver il flusso di sangue. Aver
la dissenteria.
S A sangue cado, A sangue freido V. queste
locuz. alla lor sede alfab.
S Ascàddse 5 sangue; Montare, Salire o Venire
il moscherino, Venir la mosca al naso, figurai.
vale Adirarsi.
S Assottiggià 6 sangue; Assottigliare il sangue,
vale Renderlo più scorrevole, e si dice di ma-
terie medicinali,
g Avei 0 sangue bléu; Venir dalla o Esser della
costola d'Adamo, dicèsi scherzevolm. per Essere
d'antichissima nobiltà.
% Bàttise all'ultimo sangue; Duellare, Far duello,
Combattere a corpo a corpo all'ultimo sangue,
cioè a morte.
S Bòggi 0 sangue; Bollire il sangue X. Bòggi.
$ Cào camme sangue; Caro come sangue, dicesi
di Cosa che costa carissimo prezzo, che vale
un occhio.
§ Cavata de sangue V. Cavata.
S Cd de sangue; Sanguineo, Sanguigno.
§ Fé, marci o sangue; Far roder l'anima.
S Fd sangue; Far sangue, vale Celiar sangue: 0
fa sangue da-o naso; E' fa sangue per le narici.
S Fd sciorti sangue da ùnn-a pria V. Pria.
g Glassa 5 sangue in te venn-e o Fd giussd
ò sangue addosso V. Giassd.
S Leva sangue; Cavare, Tirare o Trar sangue:
Bucar la vena per trarne il sangue aflSne di me-
dicare; Salassare.
S Nò resta de sangue addosso; Rimaner senza
sangue, Non rimaner sangue addosso; e figurai.
vale Aver grande spavento, Sgomentarsi, Atterrirsi.
J
SAN
SAN
«71
S Nò se sta a ascàdd 5 sangue; Pigliarsela con-
solata, Pigliarla a un qaattrìn la calata : Proceder
lentamente, Esser tardo nelle sue faccende.
S 0 r ha in tò sangue; Lo ha nelle ossa, É così
fatto da natura, e scherzev. É di tal cornatura.
S 0 sangue 5 nò diventa mai cegua V. Mgua.
8 0 sangue 5 tìa; Il sangue tira, dicesi del Ri-
svegliarsi alcuna inclinazione o altro sentimento
da naturai simpatia, somiglianza e congiunzione
di sangue.
S Paghieivo patto ùnn-a Ita de sangue ; Pagherei
un occhio, l'avere, l'ottenere, ecc.
S Piggid 0 Acciappd a sangue freido; Cogliere
ad animo riposato.
S Principe de sangue o de sangue reale; Prin-
cipe di sangue o di sangue reale.
S Sangue de bacco ! Corpo di bacco ! Corpo del
mondo o del diavolo ! Sangue del turco ! Per-
dinci! Esclam. di sdegno.
% Sbócco de sangue; Sbocco o Sgorgo di sangue,
od anche Trabocco di sangue.
S Sciorti, 0 sangue da-o naso ; Rompersi il sangue
dal naso, Uscir il sangue dal naso.
S Sud sangue; Sudar sangue, figurai. Fare ogni
sforzo possibile, Soffrire, Penar molto.
S Vomild sangue; Rompersi il sangue o lo sto-
maco ad uno: Uscirgli il sangue. Vomitarlo.
2Sa.iig>u.etta< s. f. Mignatta, Sanguisuga e per
contraz. Sansuga. T. st. nat. Hirudo medicinalis.
Verme nericcio bislungo, che nasce nelle paludi,
e si usa in medicina per attaccarlo a varie parli
del corpo umano, da cui succhia il sangue, non
istaccandosi se non quando è pieno zeppo d'esso,
ti Mignatta, dicesi per simil. ad Uomo nojoso e
che non ci si può levare d'attorno.
Sa;ng>uin. V. Fumo de pin nella voce Fumo.
Sa,iiit£e s. f. Salute, Sanità V. Salttte.
n Sanità o Magistrato della Sanità : Magistrato che
ha l'incombenza di vegliare alla salute del pub-
blico, prevenendo e riparando con saggi e pronti
provvedimenti lutto quanto potesse recarle no-
cumento.
Sa-usa, s. f. Sansa: Ulive infrante, trattone l'olio.
Sa<nta,1bà;Z>lboa< s. f. Santabarbara. T. mar.
Stanza o Compartimento interno, il pili poppiero,
del corridore d'una fregata o d'un vascello. Ora
chiamasi Santabarbara II deposito o magazzino
delle polveri.
Sa<iit'A.g>ostiii s. m. Silvio. T. stamp. V,
Silvio.
Sautamaja. (Erba); Erba santa maria, Erba
amara, Erba santa, Erba costa, ecc. V. Erba.
S Oxelto santamaja; Uccel Santamaria : Un uccel-
letto di penne verdi, che sta per lo più nell'acque.
Sant'Emo fFéugo de) V. Féugo.
Santetto add. Santarello e Santerello. Dim.
di Santo, in signif. di Persona pia, mollo reli-
giosa e divota.
Santifica v, a. Santificare: Ascrivere nel nu-
mero de' santi, Canonizzare : Alto solenne che
fa il Pontefice, dichiarando un defunto degno di
essere annoveralo tra i santi.
— e fette; Santificare, Guardar le feste: Onorare i
giorni festivi col frequentar la chiesa, con opere
di pietà e coll'aslenersi dal lavorare.
SantificazióxL s. f. Santificazione, Santifi-
camento: Il santificare, Il canonizzare. L'anno-
verare tra i santi.
Casaoou, Dizionario Oenoveto-IMiano.
Sa.ntisoiiao add. Santissimo, superi, di Santo.
% 0 Santiscimo; Il Santissimo, osato come sost.
vale II Santissimo Sacramento.
Santitae s. f. Santità e alla lai. Santimonia :
Astrailo di Santo , Qualità di ciò che è santo.
S So Santitw; Sua Santità: Titolo che si dà al
Sommo Pontefice.
Santo s. m. Santo: Quegli il quale è eletto da
Dio nel numero de' Beati, e dalla Chiesa cano-
nizzato per tale.
I) Santo, per Pittura o Statua rappresentante l'ef-
figie d'un Santo.
ti — Nell'uso dicesi ad Alcune persone, che me-
nano una vita mollo esemplare: 0 l'è un santo;
Egli è un santo.
I) Nome. T. mil. Mollo d'una o due parole che
si dà a' soldati d'una stessa parte per riconoscersi,
alle guardie onde riconoscano chi si avvicina loro,
alle pattuglie, alle ronde; dicesi anche Motto.
S A despèto di santi; A dispetto di mare e di vento.
$ Aveì quarche santo chi ne proteze ; Aver qual-
che santo 0 buon santo in paradiso o dalla saa,
vale Aver chi ci protegga.
^ Fd 5 santo a ùnn-a cosa o persònn-a V. Fd.
§ Nò se péli andd in paradiso a despèto di
santi V. A despèto.
% 0 giorno di Santi; La Ognissanti: La fesla di
tutti i Santi.
§ Quarche santo ò n'aggiùttid; Qualche santo
ci ajuterà o sim., lo stesso che II tempo ci darà
consiglio.
g Santi in gexa e diai in casa V. Casa.
§ Secondo ò santo se ghe fa l\offerta; A tale
santo tale offerta o tal candela o tal festa, A tali
labbra, tal lattuga. Modo prov. che dicesi per
far intendere che Secondo la qualità de' soggetti
si accomodan le cose che a lor convengono.
% Treppa co-i fanti e lascia std i santi; Scherza
co' fanti e lascia stare i santi. Maniera proverb.
colla quale si avverte a non porre in derisione
le cose sacre.
Santo add. Santo: Aggiunto di chi è santificato.
Il Santo, dieesi di Tutte quelle cose che riguardano
a Dio, e che da lui derivano: A Santa Maddre
Gexa; La Santa Madre Chiesa.
Il — per Pio, Religioso, Divoto : 0 l'èa un san-
t'ommo; Egli era un sant'uomo.
% Éuio santo; Olio santo o da infermi V. Éuio.
S Legno santo; Legno santo V. Legno.
S In santa paxe; In pace o In santa pace. Posto
avverb. vale Senza rammarico o risentimento.
§ Tutto 5 santo giórno V. Giórno.
Santajéu s. m. Croce. T. funaj. Legno con
traversa in cima a modo di croce piantato in
terra alla distanza d'un braccio circa dalla ruota,
sul quale sono le raggine (cùrie), e a un gancio
girevole, che è a ciascuna di esse, appiccano il
principio del loro ti lo altrettanti filatori.
Santoninn-a> s. f. Santonico, Santolina, Se-
mensanto, Semencontro. T. bot. Artemisia san-
tonica 0 Artemisia judaica. Pianta che cresce
nelle montagne dell'Europa. I suoi fiori, giallo-
verdastri, hanno un odore fortemente aromatico
che somiglia a quello dell'anici, ed un sapore
acre ed amaro, e contengono olio volatile, resina,
estrattivo e santonine.
II Santonina. T. farm. È un Glocoside che cristal-
lizza in prismi esagoni, allungati e brillanti, che
fi94
SAlt
SAR
ingialliscono all'aria. É insipida, inodora, volatile,
appena solubile nell'acqua fredda, solubile nella
essenza di trementina. Si adopera in medicina
come vermifugo mollo efficace.
Sa<iitox*iii s. m. Sanioreggia e volgarm. Cu-
nella. T. boi. Saturpja hortensis. Pianta annuale,
che ha lo stelo ramoso, alto appena un palmo;
le foglie lanceolate, piccole; i fiori piccoli, al-
quanto rossi 0 bianchi e ascellari, due assieme
sullo stesso peduncolo. Fiorisce per tutta l'estate,
ed è indigena in molti luoghi dell'Italia, nella
Germania, ecc. Quest'erba, odorifera e appetitosa,
agevola la digestione, ed è perciò molto usata
negl'intingoli.
Santuàio s. m. Santuario: Chiesa assai fre-
quentala dai fedeli, e dove comunem. si con-
servano le reliquie di maggior pregio o vene-
razione; diccsi anche Sanluaria, ma è poco usalo.
Sa^uzióu s. f. Sanzione : Firma autorevole, per
cui un alto diventa legale ed autentico; Con-
fermazione, Ratificazione.
Sa.iizióua. v. a. Ratificare : Confermar quello
che altri ha promesso per alcuno.
"Saolo add.. Satollo: Sazio di cibo.
"Saola V, a. Satollare: Saziare col cibo.
Sapéixr s. m. Zappatore. T, milit. Chiamansi
con tal nome Qud soldati scelli che precedono
ogni battaglione di fanteria, armati d'ascia, affine
di spianare la via, abbattendo alberi, ecc.
Saponaria s. f. Saponaria. T. boi. Saponaria
o/jtanalis. Pianta vivace, erbacea, con fiori por-
porini a mazzi, la cui radice, posta nell'acqua,
la rende spumosa al pari d'una soluzione di sa-
pone. Quest'erba si usa per lavare le robe di
color geloso, perchè non ismonli.
Sappa s. f. Zappa: Strum. di ferro notissimo,
con manico lungo di legno, per uso di lavorar
la terra non sassosa.
— da càsinn-a; B!arra : Quello strum. che adope-
rano i manovali a far la calcina.
S Dàse da sappa in sci pé V. Dà.
8 Fa sappa; Far cicca V. Fd.
Sappà s. f. Zappala: Colpo di zappa.
Sappa v. a. Zappare: Lavorar la terra colla
zappa
$ Chi nò sappa no lappa V. Lappa.
Sappelli s. m. plur. Inciampi, Intoppi : Pietre
0 Ciottoli che impediscono il camminare. Voce
del contado.
Sappetta s. f. Zappetta, Zappella. Dim. di
Zappa: Zappa piccola.
Sappettà v. a. Zappettare : Muover la terra
colla zappetta , Leggermente zappare.
«I Scalpitare: Pestare o Calcar co' piedi in andando.
Sappettinu-a s. f. Zappctlina. Dimin. di
Zappetta.
Sappiu (Fd 5J; Far greppo V. Fd.
SappoxL s. m. Zappone, Reccaslrino : Sorta di
xappa stretta e grossa, la quale serve per isca-
vare e lavorare la terra compatta e soda , ed
trt^ke per cavar sassi.
Sappòu. s. m. Zappatore, Zappadore, Zappa-
terra: Colui che lavora la terra colla zappa.
H Allo volte metaf. dicesi per ischerno ad Uomo,
e vale Zotico, Tanghero, Villano.
Saputello add. Saptiiello, Saccentino, Saccen-
luzzo, Sciolo, Doltorello, Dottorino.
Sarag'lietta s. f. Casacca : Vestimento che
cuopre il busto come il Giubbone, se non che
ha di più i quarti o le falde, ma assai corte.
Sarapicco s. m. Chiurlo piccolo, a Pisa Ciur-
lotto piccolo, nel Vecchiano Lupelta. T. ornit.
Numenius phaepus. Uccello di ripa, che ha li
becco nerastro, con la base della mascella infe-
riore grigio-carnicina ; il pileo nerastro con due
lunghe fasce nerastre longitudinali; penne della
schiena, scapolari, medie e grandi cuopritrici
dell'ali, cenerino-nerastre; groppone candido;
gola candida; lati del collo, gozzo e petto, di
color ceciato -sudicio con macchie bislunghe ce-
nerino-nerastre, sfumate sul margine; piedi car-
nicino-neraslri; unghie nere. Di passaggio an-
nuale, comunem. in aprile e maggio. É molto
sospettoso.
Sarcrau. V. Sancrau.
Sai*deu.£ea s. f. Sardellala : Schiacciata di
farina con suvvi pezzelli di pomi d'oro, d'ac-
ciughe salate, ulive in salamoja senz'osso, cap-
peri, sale ed olio. Cuocesi in forno.
Sa]:*d.exiii-a s. f. Sardella e Sardina. T. iti.
Clupea sardina. Pesce di mare del genere delle
CInpee, che ha la testa appuntata, sufficientem.
grossa, sovente dorala, la fronte nericcia, gli
occhi grossi, le scaglie tenere, larghe e facili a
staccarsi; le pinne piccole e grigie, i fianchi
argentini, il corpo azzurriccio. Si rinviene nel-
l'Oceano atlantico boreale, nel Baltico, nel Me-
diterraneo, e parlicolarm. nelle vicinanze della
Sardegna, da cui trae il nome. Si mangia fresca
0 salala o fumata. La sardella quando è piccola
a Genova si chiama Cianchetto, un po' più grande
Pdzctlu, adulta Sardenn-a.
Sarg-eute s. m. Sergente. T. mil. Grado e
nome di sotfuffiziale ne' reggimenti d'infanteria
e di cavalleria. 11 sergente è inferiore al sotto-
tenente e superiore al caporale.
n Sergente, così chiamava?! anticam. da noi Colui
che oggidì è dello Guardia di pubblica sicurezza.
— maggio ; Sergente maggiore , oggidì Furiere
maggiore.
Sarg-ente s. m. Sergente. T. legnaj. Specie
di morsetto, ed è Un' asta assai lunga quadran-
golare con un breve bracciuolo all'un de' capi,
al cui altro capo è il movevole ascialone, fra il
quale e il bracciuolo, mediante una vite che gira
in questo, si stringono lunghi legnami incollali.
Sarg-entinn-a s. f. Sergentina: Propriam.
Una sorla d'arme in asta, a guisa di labarda,
della quale andavano anticam. armali gli ufflziali
della fanteria e quindi i sergenti. Da noi chia-
mavasi con tal nome, nel tempo ch'erano per-
messe le Casacce, Quell'asta avente in cima il
titolo di ciascuna Compagnia, e che portavasi
dalle guide di essa Compagnia.
Sai*iiiaxa add. Amaro di sale, dicesi di Vi-
vanda entro cui sia stalo messo troppo sale.
Sarmoia s. m. Salamoja: Acqua insalata per
uso di conservarvi entro pesci, ulive e simili;
dicesi anche Mùria.
Sar*pa s. f. Salpa. T. ittiol. Sparus salpa o Bex
salpa. Pesce di mare del genere degli Spari,
che ha il dorso nericcio, i fianchi ed il ventre
argentini, le pinne grigie ed orlale di bruniccio.
La sua carne è poco pregiata essendo molle e
difficile a digerirsi, ed inoltre mandando sovente
un odore spiacevole. S'incontra frequentemente
SAR
SAS
67S^
sopra i bassi fondi, ov' è attrailo dalle piante
marine, di cui ama nutrirsi, e verisimilmente
dai molluschi, che infonder in lui devono l'odore
fetido che esala.
Sa>x*pà. V. n. Salpare e Sarpare. T. mar. Levar
l'ancora dal mare e tirarla nella nave.
« Salpare, figurai. Slellersi alia vela per partire;
e rispetto ai bastimenti pescarecci significa Tirar
Su le reti che si sono calate in mare.
Sax*sa> s. f. Salsa: Specie di condimento semi-
iiquido, preparato per lo più separatamente e che
si versa caldo sopra una vivanda colta per mi-
gliorarne 0 per variarne il gusto. - Salsa, Sa-
vore e Savoretto, Specie di salsa sàpida, appe-
titosa, che si serve fredda nella salsiera o in un
piattino, affinchè ciascuno se ne prenda ad ar-
bitrio nel proprio tondo per intingervi i bocconi
del lesso, dell'arrosto o d'altro. Alle varie salse
si danno varj nomi derivanti dal colore, dalle
materie onde sono composle o anche dal ca-
priccio dei cuochi.
— agredóce ; Salsa agrodolco : Quella, in cui l'agro
dì limone o l'aceto e lo zucchero sono insieme
contemperali.
— brusca; Salsa forte o piccante: Quella, in cui
son capperi, peperoni, senapa o allre cose che
pizzicano o mordicnno più o meno la lingna.
— de Icete; Salsa al latte.
— de pescio saóu; Acciugata (da acciuga).
— de tornate; Salsa di pomi d'oro o di pomodori.
— gianca; Salsa bianca: Quella che è falla con
farina e con tuorli d'uova.
— verde; Quella, in cui entrano erbe battute ed
altri ingredienti secondo i gnsli.
% Fd a sarsa a-o diao V. Diao.
S Vasetto da sarsa V. Sai'sè'a.
$ Va citi a sarsa che S pescio; Essere più la
salsa che la lampreda. Essere più la giunta che
la derrata, si dice proverb. e vale Essere più
l'accessorio che il principale.
Sarsaparig-lia V. Salsapariglia.
Sai*sèa s. f. Salsiera: Vasello di majolica o
anche di cristallo o d'altro, per lo più di forma
bislunga o a navicella, con maniglia ricurva e
ferma, a uso di tenervi di quelle salse che si
servono separate, come savore, senapa, agliata,
accingala e sira.
Sai*si V. a. Rimendare: Ricucire in maniera le
rotture che non si scorga quel mancamento.
Safsitùa s. f. Rimendatura, Rimendo: Il ri-
mendare e La parie rimendata.
Sarso s. m. Salso. Voce dell'uso: Malattia che
si attribuisce ad alterazione o discrasìa umorale,
e che si manifesta alla pelle sotto varie forme
erpetiche.
Sai*tià V. a. Sarliare. T. mar. Far correre un
cavo nelle pulegge, per le quali passa in senso
inverso all'azione che deve esercitare, aiutandolo
cioè a svolgersi e vincere 1' attrito opposto da
esse e dalla sua rigidità.
Sartie s. f. pi. Sarchie, Sartie e Sarte. T. mar.
Grosse funi che trattengono a dritta e a sinistra
gli alberi d'una nave, e che si oppongono in
parte agli effetti del rullìo su di essi, essendo in-
cappellate fortemente alle tesiate dei medesimi ed
avendo i loro punti fermi ai due bordi della nave.
Sarvà v. a. Salvare: Trar di pericolo, Scam-
pare, Liberare, Dar salute.
it Salvare per Serbare, Riserbare, Lasciare come
per riserva.
I) — In term. di Marin. vale Ricuperare , cioè
Ritirare dall'acqua un uomo in pericolo d'affo-
gare, 0 merci od altri oggetti in balìa delle onde,
od anche una nave naufragata.
— a pausa pe-e fighe V. Figo.
— carne e coi V. Carne.
$ Fd a sarvd; Far a salvare. Far a salvo. T.di
giuoco e vale Pattuire con un altro di non esi-
gere scambievolmente il danaro della vincita.
$ Sarvàse n. p. Salvarsi : Campare da un pericolo.
" Salvarsi, dicesi comunem. per Iscampare dalle
pene infernali, Andare in luogo di salvamento.
Ascendere all'eterna gloria.
S Chi se péu sarvd se sarve; Chi si può salvare
si salvi. Chi ha spago aggomitoli.
Sarvaeg-o s. m. Salvatico : Luogo pieno di
alberi da far ombra; opposto a Domestico.
Sarvaeg-o add. Salvatico, Selvatico, Selvaggio,
Silvestre: Di selva, Non domestico.
I) Salvatico, aggiunto di luogo, via o simile, vale
Aspro, Non frequentato,
n — Aggiunto d'uomo, ecc., vale Scortese, Rozzo,
Inumano, contr. di Affabile e di Gentile.
tt — Aggiunto a fiera, bestia o simile, vale Che
vive in selva o alla foresta; ed anche opposto
a Domestico.
» — Aggiunto di pianta o frutto, vale Che viene
naturalmente, senza che altri la coltivi.
Sarvag-ente s. m. Salvagente, T. mar.
Corpo galleggiante di sùghero (natta) o di la-
miera metallica, di forme molto svariate, che si
getta in mare perchè vi s'agguanti qualcuno cbe,
caduto in acqua, pericola d'affogare se non trova
un punto d'appoggio che l'ajuti.
Sarvamento CAmId o Arrivd a); Andare
0 Arrivare a salvamento, cioè senza danno, sano
e salvo.
Sarvató s. m. Salvatore: Che salva.
" Salvatore, posto antonomasticamente , s' intende
propriam. Nostro Signor Gesù Cristo.
Sarvaziòn s. f. Salvazione, Salvagione, Sal-
vamento, Salvezza, intendesi comunem. per La
salute dell'anima.
Sàrvia s. f. Salvia. T. boi. Salvia ofjicinalis.
Pianta aromatica assai nota , che usasi in me-
dicina e anche per la cucina.
Sarvietta s. f. Salvietta V. Tovaggiéu.
Sarvo s. m. Salvo: Luogo di sicurezza, onde:
Mette in sarvo ; Mettere o Porre in salvo, cioè
in sicuro.
Sarvo add. Salvo : Che è fuor di pericolo, Sicuro.
§ A man sarva; A man salva, A salvamano. Posto
avv. vale Sicuramente, Senza pericolo.
§ San e sarvo; Sano e salvo, Incolume.
S Sarvo ò veo; Salvo il vero, dicesi nel raccon-
tare checchessia, ^quando si può dubitare che il
fatto possa star altramente, e vale II vero stia
sempre in piedi o abbia sempre il suo luogo.
Sarvooondùto s. m. Salvocondotto: Si-
curtà che danno i Principi o le Repubbliche,
perchè altri ne' loro Slati non sia molestato o
nella persona o nella roba.
Sascettin s. m. Sassellino, Sassatello, Sasso-
linelio, Sassicello. Dim. di Sassetto.
Sascetto s. m. Sassetto, Sassuolo, Sasseilo,
Sassolino. Dim. di Sasso.
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SAT
SAT
Sascià. s. f. Sassata: Colpo di sasso.
S IMeite 0 Piggid a sascice; Meltere o Prendere
a sassale o a ciolloiale, Ciollolare, Acciottolare.
Sascio s. m. Sasso: Propriam. Pietra di tale
grandezza da poterla scagliar con manoj ed an-
che nome generico d'Ogni sorta di pietra di qua-
lunque grandezza.
§ il i'é roba da pètend co-i sasci V. Pè'tend.
S Éuio de sascio; Olio petroleo V. Éuio.
S Tid 5 sascio e ascónde 5 brasso V. Brasso.
**Sasetto s. m. Moccichino, dicesi per ischerzo
della Pezzuola da soffiarsi il naso V. Mandillo
nel 1° signif.
% Fa 0 sàsetto d'ùnn-a cosa V. Fd.
Sàsìssa^ s. f. Salsìccia e Salciccia V. Lùganega.
^ Ligà i chen co-e sdsisse in t'ùn téugo; Legar
le vigne colle salciccie in alcun luogo, si dice
del Vivervisi con gran dovizia e in ampia fortuna.
§ Fd tanla sàsissa d'ùnn-a pers5nn-a; Fa cìc-
cioli d'alcuno, vale Tagliarlo a pezzi.
Sà^sissotto s. m. Salsicciotto e Salcicciolto
V. Lùganeghin.
Sàsio s. m. Ricoltone: Latte cotto e rappreso,
quindi rimestato e spremuto colle mani perchè
n' esca il siero ; fassi a forma di pani e Vendesi
per lo più dalle contadine.
Sassafjraseio s. m. Sassafras, Sassafrasso
e Sassofrasso. T. boi. Laurus sassafras. Specie
di lauro che cresce nell'America settentrionale,
il cui legno è usato come sudorifero. Esso è
leggero, poco compatto, grigiastro, rossigno, gial-
liccio, segnato di vene concentriche, di pochis-
simo sapore alquanto acre, di odore aromatico,
tendente a quello del finocchio e degli anici.
Viene a noi in pezzi grossi, e si preferisce
quello della Florida e delle provincie meridio-
nali dell'Unione, perchè l'aroma ne è più ma-
nifesto; in medicina si antepone quello della
radice o prossimo alla radice. Quest'albero dagli
Indiani è chiamalo Pavame.
Sàssoa s. f. Méstola : Strumento a foggia di
grosso cucchiaio , con cui si prendono farina ,
biade e altre cose minute che non si tengono
insieme. 1 marinaj la dicon Sàssola, Golazzuola,
Gotazza o Gotazza a mano, e se ne servono
per agotlar l'acqua che è entrata nelle barche.
I barcaiuoli in Tose, usano spasso invece della
Gotazza il guscio, o, a dir meglio, il dosso di
una tartaruga, e addomandan questa specie di
méstola Tartaruga od. Osso di tartaruga.
S L'è megio esc padrón d'ùnn-a sàssoa che ca-
pitannio d'ùnn-a nave V. Megio.
Sassoà s. f. Mestolata: Colpo di méstola.
Il Mestolata, per Quanta materia si può prendere
colla méstola.
Sàia V. n. Saltare: Levarsi con tutta la vita da
terra ricadendo nel luogo slesso, o gettandosi
di nello da una parte all'altra senza toccare lo
spazio di mezzo; Biilzare.
I) Saltare, per Trapassare, Vagare: E salando da
ùnn-a cosa all'atra; E d'una cosa in altra
saltando.
« ~ per Trapassar da un lato all'altro con prestezza,
it — per similit. Lasciar di mezzo, Ommettere
alcuna cosa leggendo o scrivendo, ecc.: 0 l'ha
sàtóu quattro righe; Ha saltato quattro righe.
" — per Ballare. Se si danza con regolata misura,
propriam. dicesi Salleggiare; se invece si balla
senz'ordine o regola, dicesi Ballonzare, Ballon-
zolare, Salterellare.
•1 Figurai. Pigliar fuoco, Adirarsi.
— a caua//o; Saltare, Salire a cavallo: Montarvi
sopra.
— a-i éuggi; Avventarsi o Lanciarsi agli occhi.
— a bùstica, a futta; Saltar la mosca, il moscherino,
il grillo, Enirar in collera. Montar in bizza, ecc.
— all'aia; Saltar in aria, dicesi di Tutte quelle
cose che per polvere accesa si smagliano e si
disperdono in molle parti.
■— a-o collo ; Saltare al collo, vale Abbracciare al-
cuno di slancio.
— de palo in frasca V. Frasca.
— dall'allegrìa; Scambiettare o Fare uno scam-
bietto per allegrezza.
— féua; Uscir fuori, figurai. Introdurre nel di-
scorso cose inaspettale e diverse da quello.
— in bestia; Bar ne' lumi o nelle scartate. Andar
0 Entrare in bùgnola, vale Andar in gran col-
lera, in ismanie.
— i scrìpixi; Saltar in capo i grilli V. Scrìpixi.
— 5 sghiribisso; Venir la bizzarria, il ticchio, il
capriccio.
— 0 fosso... Perder l'impiego, la carica, ecc.
— sciù; Interloquire, Prorompere: Uscir fuori con
impeto. Non potersi più contenere.
— zù da-o letto; Gittarsi dal letto, Balzare dal letto.
§ Fdghe sàtd tutto; Dare fondo a checchessia.
§ Fd sàtd ùnn-a persónn-a; Sbalzar uno, melaf.
vale Levarlo d'un posto o d'una carica.
Sàta1bùscag-g-ia (Aj; A salincerbio e volg.
A salta il cervio V. questa locuz. alla sua sede alf.
Sataiii.ax*tixL s. m. Saltamartino : Pezzo di
legno in forma di ranocchio od anche Guscio
di noce, che ha di sotto un fuscello rigirato in-
torno a una minugia addoppiala o sim. Si porta
forzatamente il capo libero del fuscello all'estre-
mità posteriore del ranocchio o del guscio di
noce, dov'è posta un poco di cera che ve lo
tiene appiccato per qualche momento, dopo di
che il fuscello si stacca, e scattando fa saltare
il ranocchio o il guscio,
n Missirizzi e Misirizzi (sing.): Trastallo di fan-
ciulli fallo d'un boccinolo di saggina, allo ire
centrimelri o così, con un piccolo piombo na-
scosto nella parte inferiore, e con una piccola
penna fitta nell'altra, sicché in qualunque modo
si getti resta sempre diritto dalla parte che gravita,
n Saltamindosso: Voce falla in ischerzo per signi-
\ ficare Un vestimento misero e scarso per ogni
verso, che quasi sparisca di^dosso alla persona
per non potersi facilmente accomodare.
Sàtéio s. m. Salterio: Piccolo libretto, su cui
i fanciulli imparano a leggere, il quale contiene
alcuni salmi.
Satetto s. m. Saltello, Salterello, Sallerino,
Balzello: Piccolo salto.
§ Andd a sàtetti V. Andd.
Satii*izzà V. a. Satirizzare , Satireggiare :
Mordere, Pungere con satire; e talora Sbottoneg-
giare, cioè Motteggiar alcuno con parole pungenti.
Sàto s. m. Salto: li saltare; Lancio, Sbalzo.
11 Salto, melaf. per Velocità, e talora per Movi-
mento celere: In quattro sàti ghc vaddo; Ci
vado in quattro salti,
ti — Nella Musica, vale Passaggio da un tuono
all'altro per gradi disgiunti.
SAV
SAV
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— dò móntón V. Mòntòn.
— mortale; Salto mortale, si dice da' Saltatori Quel
loro voltar la persona sottosopra saltando senza
toccar terra colle mani o con altro.
% Fa un salo; Far nn salto, vale Saltare; e flgurat.
Trapassare con innalzamento da una carica
all' altra.
Saturno add. Saturno, aggiunto d'Uomo, vale
Taciturno, Malinconico, Cupo.
Sa.ux*a> s. f. Savorra e Zavorra. Si dà qaesto
nome alle 3faterie pesanti, quali sono le pietre,
i ciottoli, la gbiaja, la sabbia, il piombo, il ferro,
ecc. che si mettono pel fondo della stiva d'una
nave per farla immergere nell'acqua e abbassare
il suo centro di gravità, onde acquisti la stabi-
lità necessaria, facendo equilibrio con lo sforzo
del vento nelle vele. Serve principalmente di
contrappeso alle antenne ed agli alberi, i quali
essendo elevati fuor della nave, le farebbero far
cappotto al menomo rotamento.
Sa.ixx*à< v. a. Savorrare e Zavorrare : Imbarcar
la zavorra, Collocar la zavorra al suo posto.
Sa.'va.ttai s. f. Ciabatta V. Sciarbèlla.
^ Dà a savatta; Dar la ciabatta. T. milit. Pa-
nire un soldato col farlo distendere boccone sur
ana panca e percuoterlo quindi sulle natiche nude
da' soldati con colpi di ciabatta. Il numero dei
colpi è accresciuto o diminuito secondo la gra-
vezza 0 leggerezza del delitto; dicesi anche Dar
il soatto 0 il sovalto.
Sa'vattiii s. m. Ciabattino, Ciabattaio, Ciabat-
tiere, e per dispregio Ciaba: Quegli che raccon-
cia, ricuce e rattaccona le ciabatte e le scarpe rotte,
n Ciabattino, dicesi metafor. di Colui che in qua-
lunque arte è poco perito e abborraccia; Cia-
battone, Acciarpatore V. Scciappin.
Sauro (Cavallo); Cavallo sauro V. Cavallo.
Saiveì V. a. e neul. Sapere, antic. Savere: Aver
certa cognizione d'alcuna cosa per via di ragione
0 d'esperienza o d'altrui relazione.
♦I Sapere, per Aver sapore ed anche Aver odore:
A sa de patatta, A saveiva de mòsco; Sa di
patata, Sapeva di muschio,
fl — Provarsi, Veder modo. Tentare, Informarsi:
Sacciwme di s'ò gh'é slceto; Sappiatemi dire se
vi è stato.
M — Metaf. per Avere un cerio che di checches-
sia : 0 sa troppo d'antigo; E' sa troppo d'antico.
« — per Accorgersi : Se so che ti vaddi in quello
scilo... S'io so che tu vada in quel luogo...
— a mente, a memòia; Saper a mente, vale Aver
impressa alcuna cosa nella memoria in maniera
che si possa ridire.
— a so drita; Saper il suo conto o il fatto soo,
Sapersela, vale Essere accorto.
— a fóndo ùnn-a cosa; Saper una cosa a fondo,
vale Saperla bene, Averne perfetta nozione.
— de rammo; Costar danari. Costar caro; detto
per ischerzo.
— dóve 6 diao ò l'ha a eòa V. Cóa.
— d'ùnn-a persdnn-a; Saper d'uno, cioè Sapere
che sia di lui : Ti scs ninte dò tale ? Sai nulla
de! tale?
— fd ; Saper fare : Usar modi industriosi per arri-
vare a' suoi fini.
— ùnn-a cosa da bòn cand; Saper alcuna cosa
di buon luogo: Averne certa e chiara notizia.
— ùnn-^ cosa Zeneixi e foesté; Essere scritta aDa
cosa in su' borali di Monlelupo, Saperla infino
i pesciolini, vale Esser notissima a tutti.
— vive ; Saper vivere, vale Saper vivere in società
senza nuocere a se stesso o agli altri; Avere
prudenza.
% A no sa né de mi né de ti; Non sa né di me
né di te, dicesi nell'uso d'Una cosa che abbia
poco sapore, d'uno scritto senza gusto e senza
forza, d'una persona fredda e senza vivacità.
§ AvLÌ da saveì o Dovei saveì; Dover sapere:
Ti ha; da saveì che... Tu dèi sapere che...
S Chi de vinti non ha, de trenta nò sa, maiciù
5 n'ha avùo e maiciù ò n'avià V. Avei.
% Chi nò sa fd, nò sa comanda V. Fd.
% E donne ne san ùnn-a ciù che o diao V. Diao.
$ Fa saveì ; Far sapere o assapere : Far consape-
vole. Far conoscere. Render avvisato, informato.
§ Ghe sa de relento, de serròu; Vi puzza di
rinchiuso, dicesi di quel tanfo o odor cattivo
che suole sentirsi nelle stanze, state lungamente
chiuse, e specialmente nella camera dove si è
dormito.
% Ne so meno che primjna o Ne so tanta cSmme
primma; Tanto io me ne so quanto io me
ne sapeva, Tanto me lo so come prima. Ne so
meno che mai.
3 Nò saveì atro che sbraggià, ecc.; Non saper
altro che gridare, ecc. vale Non far mai altro che
gridare o sim.
3 Nò saveì cónta trae bari in sciùn aze; Non
saper accozzare tre palle in un bacino , dicesi
di Chi per sua dappocaggine né anche le cose
facilissime sappia fare.
S Nò saveì cose fd o cose di; Non saper che si
fare o che si dire, vale Esser irresoluto.
S A^ó saveì cose fòghe ; Non saper che farci : Non
ci trovar rimedio.
S Nò saveì ninte d'ùnn-a cosa; Non ne sapere
punto, Non ne saper cica: Non saper nalla di
un tal fatto.
% Nò saveì fd un 0 c'ùn canndn de canna V.
Canna.
8 Nò saveì quante die s' ha in te móen V. Man.
S Nò saveì quello che un 6 se fagce; Non saper
quello che uom si peschi, vale Non saper quello
ch'e' si faccia.
§ Nò saveine né 5 perchè né 5 per cdmme ; Non
sapere né perchè, né per come, o né che né
come, vale Essere affatto all'oscoro del motivo
di qualche occorso accidente.
§ Nò saveise dà ùnn-a volta a-o collo V. Colto.
S Saveila lunga; Aver l'arco lungo. Avere sco-
pato più d'un cero, Sapersela, vale Essere astuto,
accorto.
S Saveine poca; Saperne poca, vale Non essere
valente in checchessia.
S Saveise dà a-e mósche o Saveise repd e mSsche
da-o naso; Sapersi levare i moscherini dal naso,
vale Non si lasciar fare ingiuria.
§ So quello c/te diggo; So quel che dico qnando
dico torta.
Sa/^eì s. m. Sapere: Certa cognizione; Scienza,
Dottrina, Senno.
% Va ciù ùnn'ónsa de sorte che cento lìe de
saveì; Val piiì un'oncia di fortuna che una
libbra di sapere V. Onsa.
Sa-vinn-a. s. f. Sabina V. Sabinn-a.
&arvò s. m. Sapore e anticam. Savore: Quella
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sensazione che prodacono stilla lingaa le cose
che si gustano, e comunem. Quella virtù che è
nelle cose di produrre tale sensazione.
— piccante; Sapore arguto, piccante.
S Aveì bón o cattivo savó; Saper buono o cat-
tivo: Aver buono o cattivo sapore.
Savoì s. m. p!ur. Erbucce ed Erbucci: Quelle
piccole erbe odorifere e saporite, che si adope-
rano per condimento, cioè per dar sapore ad
altri cibi, come il prezzemolo, il basilico, la persa,
la borrana, l'acetosella, il cerfoglio, la menta, la
nepitella, la salvia, il régamo, il timo, la santo-
reggia e pili altre.
Savoia, (Dà a); Dar un cappellaccio, una ram-
manzina, un rabbuffo, una strigliata, ecc. V. Dà.
S Piggià a Savoia; Ricevere un rabbuffo, un
cappellaccio, una sbrigliata, una scopatura, ecc.
Savoxo add. Saporito: Che ha sapore. Che è
di buon sapore; Gustoso, Saporoso.
S Usasi anche comunem. da noi per Amaro di sale,
Troppo salato : Questa menestra a l' é un po'
Savoia; Questa minestra è un po' troppo salala.
Sa'von s. m. Sapone: Sostanza artifiziale com-
posta d'olio, calcina e soda, che si adopera per
lavare e purgare i panni da bucato, e per am-
mollir la barba prima di raderla.
— de róvee; Colpi di mestolo V. Battoezo.
§ Chi lava a testa all'aze perde a lesc'ia e 5
savón V. Aze.
% Fabbrica de savón; Saponeria.
S Fabbricante de savón; Saponajo: Fabbricante
e Venditore di sapone.
Sa'vonadda s. f. Saponata: Quella schiuma
che fa l'acqua, in cui sia stato sciolto sapone se
venga agitato.
Saponetta s. f. Saponello e Saponetta, si
prende comunem. per Sapone piti gentile e odo-
roso, ridotto per lo più in forma di palla.
fu Savonetta. Voce dell'uso. Sorla d'orinolo a mo-
stra, e per lo più d'argento, il cui castello è
ricoperto dall' incassalura sopra e sotto.
Sàs:o s. m. Salice, Salce e Salcio: Albero di più
specie che presto cresce e vien più vigoroso nei
luoghi umidi e paludosi, il più comune è II
salcio da legare o Vinco comune (Salix vimi-
nalisj: Specie di salcio, che si pianta lungo le
fosse vicino all'acqua, e si coltiva a capitozza,
tagliando i virgulti che produce, i quali si fen-
dono, e servono per legare viti, i cerchj delle
botti ed altro, e per fumé ceste, graticci e sim.
S Troppe de saxo; Salciòli: Vermene di salcio,
con cui si legano le vili a' pali, le innestature, ecc.
Sas:ozi.ò\x V. Slagionóii.
Sazia V. a. Saziare: Soddisfare interamente, e
si dice per lo più dell'appetito e de' sensi ; altrim.
Satollare.
S Sazidse n. p. Saziarsi: Prendersi piena soddis-
fazione di checchessia; Satollarsi.
Sazietee s. f. Sazietà: Intero soddisfacimento,
e si usa propr. parlando dell'appetito o dei sensi.
Sazio add. Sazio: Che ha contentato l'appetito;
Satollo.
S1>8ex*o s. m. Cerfuglio, Cerfuglione : Ciocca di
capelli lunghi e disordinati. Voce del contado.
Sl>ag-lia V. n. Sbagliare: Prendere sbaglio.
Dare in fallo, Sfallire, Errare.
n Sbagliare, usato attivam. per Scambiare: Ho
sbaglióu de ilradda; Sbagliai nel cammino.
S Sbaglia finn-a B prceve all' artà V. Aria.
% Sbagliala; Non la córre. Non riuscir bene.
Sballa V. n. Sballare, Aver lo spallo. T. del
giuoco di bazzica, e dicesi Quando uno piglia
tante carie , che col contare passino il numero
di 31 punto. Allora e' perde lutti i punti già
fatti nella partita o altro che siasi convenuto.
Slballòu p. pass. Sballato e Spallato, al giuoco
di bazzica si dice Colui che ha avuto lo spallo
V. sopra Sballa.
Slbaloz*di V. a. Sbalordire, Stordire: Far per-
dere il sentimenlo. Privar de' sensi e del moto
per colpo 0 percossa.
» Sbalordire, Stordire, per Far rimanere attonito,
stupefatto per la maraviglia,
n — In signif. neut. Perdere il sentimento, Ri-
maner attonito, Sbigotlirsi, Atterrirsi.
St>a]ioa V. Dcsbancà.
. Sbandane n. p. Sbandarsi, Sparpagliarsi, ecc.
Sbandello u V. Desbaniellòu.
Sbarassa V. Desbarassà.
Sbarba v. a. Far la barba, Rader la barba :
Levar la barba col rasojo.
Sbàrbao s. m. Barbio e Barbo, dim. Barbino:
Specie di pesce spinoso appartenente al genere
Ciprino, così dello perchè ha quattro fili o cirri
intorno alla bocca in guisa di barbetta; ha inoltre
la mascella superiore più lunga dell'inferiore.
La sua carne è mollo saporita. Vive nelle acque
dolci delle parti medie dell' Europa.
Sbarca V. Desbarcd.
Sbax-dellòu add. Sbardellalo: Voce bassa,
e vale Disorbitante, Grandissimo, Immenso.
Sbatte V. a. Sbattere: Spessamente battere,
Scuotere, Agitare; Dibattere.
Il Sbattere, in senso neut. vale Esser agitato. Es-
sere mosso, e dicesi del mare, delle vele d'un
bastimento, delle imposte degli usci , delle fine-
stre e simili.
Il — per Dar di capo o del capo, Capitare, Ar-
rivare, Esser gettato.
Il Sbattersi, detto di persona, vale Agitarsi, Com-
muoversi veementemente per passioni d'animo
0 per dolor di corpo: Lascicelo sbatte quanto
6 véu; Lasciale ch'e' si sballa a suo talento.
— a ciccolata; Frullar la cioccolata: Agitarla col
frullino (móincllo) per istemperarla.
— a forma; Sbattere la forma. T. stamp. Quel
picchiare che si fa sulle pagine in torchio con
mazzuolo di legno, interpostavi la sbatliloja (sbat-
tidój, affine di conguagliarne le lettere, sicché
le une non rimangano più alte delle altre, e ne
venga con ciò bene l'impressione.
— a pùu; Scamatare: Battere con camàto o scamato
ftrappetta) panni od allro per trarne la polvere.
— da bócca; Batter la bocca o le labbra; e per
lo più in segno di dispiacere o di corruccio.
Il — Biasciare: Dimenar la bocca come chi ri-
mastica, Far sentire nel mangiare un certo ac-
qiiacchiato suono colla bocca. Chi mangia in
questo modo dicesi Biascione.
— i de; Battere o Dibatter l'ali V. Aa.
— i éuve; Sbattere o Dibatter le nova : Quel ri-
mescolare le chiare e i tuorli delle uova, dibat-
tendoli con forchetta entro un piatto, legame o
altro simile vaso.
— ó dente; Sbattere o Sbattere il dente, Ugnere il
dente, e iu gergo Smorfire , vagliono Mangiare.
SBI
SBR
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— ùnn-a persònn-a pe tcera; Sbatacchiare: Bat-
tere allrai violentemente in terra o contro il
muro; e più propriam. Stramazzare, cioè Cil-
iare alcuno importuosamente a terra.
§ Sbattise da gallinn-a; Starnazzare: Il gitlarsi
addosso la terra razzolando colle zampe, dibat-
tendosi le ali che fanno le galline.
fSt>a.tti<lò s. m. Batiitoja e Sbatlitoja. T. statnp.
Pezzo di legno quadro e spianalo, che si fa scor-
rere successivamente sulle varie parli della pa-
gina, picchiandovi sopra leggermente col maz-
zuolo onde pareggiarne le lettere, cioè abbassar
quelle che si trovassero rialzate; e ciò perchè
venga bene l' impressione.
Sl>a>ttòu s. m. Slestatojo: Strnm. con cui si mesta.
tSlba.ttùg'g-ià. V. n. Sbattere, dicesi in terni,
marin. delio Scuotimento della tela delle vele
che è percossa dal vento lungo la sua superficie,
e che perciò non è né a collo né in portare.
Sl>£t^a.tùa; s. f. Sbavatura: Quella peluria che
circonda esternamente i bozzoli de' vermi da
seta ; ed anche La peluria della lana mal filata.
S'bai'vezza. v. n. Doppieggiare. T. statnp.
Imprimpre raddoppiate le parole o le linee, il
qnal difetto dicesi Doppieggiatura V. appresso
Sbavezzatùa.
Sl>a.'vezza.tua/ s. f. Doppieggiatura. T.stamp.
Doppia e difettosa impressione delle stesse pa-
role 0 righe, le une accanto alle altre, per effetto
d'un secondo botto mal replicato dai torcoliere.
Sl>élà V. Desbèlà.
Sbercio add. Storto: Aggiunto di dente, vale
Mal composto, Non diritto. - Sopraddenti dl-
consi Que' denti che son nati fuor dell'ordine
degli altri.
S1bei*etta.ta> s. f. Sberrettata: L'atto di ca-
varsi la berretta di capo per riverenza a chic-
chessia.
Sl>ia,scio (De 0 In) V. De'sbiascio alla sua
spde alfabetica.
SbiflFà v. a. Cassare, Annullare, Render nullo.
Sbiffera V. Spifferd.
Sbìg'g'is^ s. f. Rullo e Rulla: Ciascuno di quei
legni che si mettono ritti in terra per farli ca-
dere con una pallottola o con un rocchetto che
s[ getta contro di essi; da taluni diconsi Birillli.
S Èse in te sbigge; Essere nelle secche a gola,
metaf. vale Esser rovinato, Essere al verde,
Trovarsi in grave impiccio.
S Zùgd a-e sbigge ; Fare a' rulli.
Sbì^nàsela V. Svignasela.
Sbirag-g-ia s. f. Birraglia, Birreria, Berro-
vaglia: Tutto il corpo degli sbirri; e nell'uso
talora Satellizio, e scherzev. L'onorata famiglia.
Sbiro s. m. Birro, Sbirro, Zaffo, Famiglio, Ber-
roviere e Birroviere, antic. Sgariglio e Sgheri-
glio, e in gergo Ciaffero, Bracco: Sergente della
Corte che arrestava la gente di mal affare per
ordine della Giustizia,
n Sbirro, dicesi da' pescatori e marina] Un pezzo
di canapo impiombato nelle due estremità, che
serve ad imbarcare qualunque cosa per traspor-
tarsi altrove o levarla in alto.
« Rondóne o Rondine maggiore V. Barbóuto.
— de carte; Fante: La minor figura di ciascun
seme (merce) rappresentata in forma di servitore.
% Cónta camme 5 sbìro a goffo V. Cónta.
% IH a tò raxón a-i sbìri V. Rax5n.
S Èse per l'aia camme l'anima di sbìri; Esser
come uccello sulla frasca: Non aver terraferma
0 tetto, Viver ramingo. Non aver piede fermo.
S Pà ch'ò l'agge i s'/iri a-o pane; Par che abbia
i birri dietro, si dice di Chi va velocissimam.
S Són ciò i shiri che i prcevi V. Prceve.
Sbocca v. n. Sboccare: Far capo o fletter foce i
fiumi od altre acque sim. in mare o in altro fiume,
n Sboccare, in Jlarin. vale Ujcir da un canale, o
da un mare ristretto o dalla bocca d'un porto;
e nella Milizia L'uscir fuori da una piazza, da
una trincea, o Entrare sul campo di battaglia
con impeto militare: / Franceixi son sbScchas
da tutte e parti ; I Francesi sboccarono da
tntte le parti.
Sbócco de sang-ue; Trabocco di san-
gue V. Sangue.
Sbòccola s. f. Boccaglia. T. pettin. Là parte
del corno dell'animale opposta alla punta, cioè
quella che è attaccata alla testa.
Sboccóu. V. Desbóccóu.
$ Cavallo sboccóu; Cavallo sboccato V. Cavallo.
Sborsa V. a. Sborsare: Cavar dalla bqrsa, e
comunem. Pagar di contanti.
Sbórso (Cavallo); Cavallo bolso V. Cavallo.
Sbóssà V. a. Sbozzare. T. degli artisti. Dare
una prima forma a ciò che si vuole mettere
in opera.
Sbósso s. m. Sbozzo, Bozzo, Bozza, Abbozzo
V. Abbasso.
Sbotta V. n. Sbottare: Dir contro altrui parole
di risentimento o di sdegno.
Sbrag-g'ià v. n. Gridare: Mandar fuori la
voce con suono alto, forte, strepitoso,
n Gridare, Sgridare, Garrire, Riprendere, Rab-
buffare.
— aggiùtto; Gridar accorruomo, vale Domandare
ajuto con grida.
Sbrag-g'io s. m. Grido, Gridata: Suono stre-
pitoso propriam. con voce umana, mandata fuori
per varie cagioni come per paura, ecc. V. Crio.
n Gridata Canata, Rabbuffo, Riprensione.
Sbrag-g-ión s. m. Gridatore: Che grida.
Sbrana v. a. Sbranare: Rompere in brani.
Far a brani, Lacerare, Dilaniare.
S Sbrandse n. p. Sbranarsi, Dilaniarsi: Straziarsi
quasi come fanno i cani e le bestie feroci.
Sbratta v. a. Sfrattare: Mandar via.
n Sfrattare e Sbrattare, usato in senso neuU An-
dare via da un luogo.
Sbratto s. m. Sfratto: Lo sfrattare.
$ Dà 6 sbratto a tinn-a pers5nn-a; Dar io sfratto
a uno, vale Farlo sfrattare, Mandarlo via.
Sbràzzoa s. f. Civetta, Coccoveggia V. Civetta.
Sbrig-à V. a. Sbrigare : Dar fine con prestezza
a checchessia; Spedire, Terminare, Spacciare,
Strigar presto una faccenda, un negozio, ecc.
S Sbrigdse n. p. Sbrigarsi, Affrettarsi, Sollecitare,
Spedirsi, Avacciarsi : Uscir presto d'una cosa,
Affrettar l'operazione.
SbrifiTà s. f. Sbruffata, Sbraffo: Spruzzo colla
bocca di vino o altro liquore.
Sbrinso (Formaggio); Cacio sbrinzo V. for-
maggio.
Sbrixo add. Sbricio: Meschino, Co' panni laceri.
Sbróg-g^io s. m. Moccio: Escremento ch'esce
dal naso. I Pistojesi e gli Aretini dicono coma-
nemente Moccico.
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S Perde 6 soleggio; Moccicare, Smoccicare: La-
sciarsi cadere i mocci dal naso.
JSljróg-g-ióso add. Moccioso e Moccicoso:
Imbrattalo di mocci.
S1>irùzsEÌ V. n. Muggire e Mugghiare: I! man-
dar fuori della voce che fa il bestiame bovino.
Slbrùzzo s. m. Mugghio, Jluggito: Suono della
voce del bestiame bovino. Voce del contado.
SlbufiPà. V. n. Sbuffare: Mandar fuori l'alito con
impelo e a scosse, per lo più a cagion d'ira,
n Sbuffare, dicesi anche II soffiare impetuoso e a
scosse del cavaMo.
Soà. s. m. Scalo. T. mar. Piano inclinato co-
strutto in muratura o con tavoloni inlelajati, sul
quale si costruiscono le navi e dal quale si fanno
scendere in mare per mezzo dell'invasatura che
vi scorre sopra portando la nave.
% Èse in sciò scd; Essere in curro, figur. Essere
in islalo di essere promosso.
Sca.a< s. f. Scala: Tutto ciò che è fallo acconcio
al salire ed allo scendere per distinti gradi af-
fine di posarvi alternamente l' un piede dopo
l'altro. - Scalone è Scala molto grande e nobile;
Scalena è Scala molto lunga; Scaletta dimin.
di Scala,
n Scala, per similit. Ordine dì checchessia che vada
gradatamente crescendo o scemando,
n — Metaf. per Tutto ciò che da una cosa con-
duce ad an' altra.
— a càgollo V. sotto Scaa fccta a lùmassa.
— a peto; Scala erta o ripida: Scala che ha poca
pianta in proporzione dell'altezza.
— da azzunze; Scala da annestare: Scala a piuoli
acconcia ad esser fermala in capo ad un'altra sim.
— da lampe; Scalèo: Scala doppia con gli staggi
masliellati in cima per potersi le due scale aprire
regolarmente e reggersi su di sé senz'altro ap-
poggio. Talora ad una di queste scale si sosti-
tuisce un legno che serve all'altra d'appoggio.
— da man; Scala a piuoli o portatile: Scala di
legno formala di due correnti o staggi, ne' quali
di distanza in distanza son confìccati bastoni,
0 incastrati e inchiodali regoli che forman gli
scalini, e in ambi i casi si dicono Piuoli.
— da parmi ; Scala da palmi. T. scult. Lista d'
legno divisa in palmi, e questi in once, di cui
si servono gli Scultori per mettere in grande i
loro piccoli modelli , misurandone la disianza
delie parli.
— de legno; Scaia da mugnajo : Quella che ha
larghi fianchi, nei quali sono incalellale le assi
che formai! gli scalini larghi e piani. Una scala
consimile serve per le Biblioteche, e suol dirsi
semplicemente Scala.
— ddggia; Scala doppia: Scala che, conducendo ad
an medesimo piano, si divide in due braccia
conformi di grandezza e d'architettura.
— drita; Scala diritta o dislesa: Scala che non è
divisa in branche nella slessa direzione; e talora
per Scala erta o ripida V. sopra Scaa a peto.
— fwfa a lùmassa; Scala a chiocciola : Scala che
rigirando sopra se slessa si volge attorno ad
una colonna o sim., che dicesi Ànima. Talora
questa scala è isolala all'intorno, e gli scalini
sono sorretti unicamente dall'anima; talora è a
chiocciola e a collo, cioè Scaia, i cui scalini sono
incastrati nel muro da una parte, e sono in ag-
getto dall'altra, e perciò non ha l'anima.
— in cdlissa ; Scala da scorrere : Scala, i cui pinoli
imperniali negli staggi posson nascondersi nella
grossezza di quésti, accostando obbliquamenle gli
staggi. ^
— sansa lùxe o sensa barcòin; Scala cieca: Quella
che non ha finestre da prender lume.
§ Arrùbattàse zù da scaa; Ruzzolar la scala.
Ruzzolar giìi delia scala : Cader rovinosamente
da essa, come addiviene a chi gli smuccia il
piede, specialm. scendendo una scala slabile.
§ Bezéugna anddghe co-e scae de scea ; Bisogna
indurvelo colla pazienza e colla dolcezza.
S Derrùd zù da scaa; Cascar giù della scala.
S Èse l'ultimo scacn da scaa; Essere l'ultimo
scaglione della scala , dicesi per disprezzo di
Persona che poco conti ovv. sia l'ultima di lutti
in una famiglia, in un impiego e sim.
^ Fd a so scaa; Far la sua scala, vale Far il
suo corso, la sua carriera, Percorrere un dopo
l'altro i gradi d'un impiego o sim.
S In cimma da scaa; In capo alla scala.
§ In fondo da scaa; Appiè della scala.
S 0 móndo 5 l'è fallo a scaa, chi mónta e chi
caa V. Móndo.
% Piggid a scaa V. sopra Arrubattdse zù da scaa.
**Scalb"bio s. m. Vino. Voce del gergo V. Vin.
ScaTbeeeio (Piscio a); Pesce carpionato o
marinalo V. A scabeccio.
% Èse a scabeccio, Mette a scabecctoV . A scabeccio.
Scalbeccio s. m. Scolaruccio, Scolaretto, Sco-
larino, dicesi per ischerzo e talora per disprezzo
agli alunni delle scuole inferiori.
Scacclièa s. f. Scacchiere o Scacchiero: Ta-
vola quadra divisa in Qi quadrelli, mezzi d'un
colore e mezzi d'un altro, chiamali Scacchi, sopra
la quale si giuoca agli scacchi ed anche a dama.
Scaccia v. a. Scacciare, Discacciare, Cacciare:
Mandar via.
— a-o zéugo dell'oca; Trucciare e Truccare, nel
giuoco deirOca dicesi dell'Esser levalo uno da
una casa per esservi sopraggiunto un altro.
% Un diao scaccia l'atro V. Diao.
f Scacciano! s. m. pi. Scaccianoi. Voce del-
l'uso, che per ischerzo dicesi di Fanciulli, vo-
lendosi dinotare ch'essi crescendo in età suben-
trano a noi nel mondo quasi scacciandone.
Scacco s. m. Scacco: Uno di quei quadretti
che si vedono dipinti o falli d'intarsio, l'uno
accanto all'altro, nelle insegne e nelle divise e
negli scacchieri con differenti colori.
« — Nel num. del più prendonsi comunem. per
Il giuoco che si fa sullo scacchiere e per Le pie-
cole figure di esso giuoco, fatte per lo più di
legno, rappresentanti più cose diverse, divise in
due parli, sedici per parte, l'una d'nn colore e
l'altra d'un altro. ■
S Dd scaccomatto; Dare scacco o scaccomatto
V. Dà.
S Travaggio fceto a scacchi; Lavoro a scacchi o
scaccato o scaccheggiato, cioè fatto a forma di
scacchi, di quadrelli.
S Zùgà a scacchi; Giocare a scacchi.
Scàdaletto s. m. Scaldaletto: Vaso di rame
a forma di padella, con coperchio traforato, den-
tro il quale si mette brace accesa, e con essa
si scalda il letto.
Il Talvolta per similit. e detto scherzevolm. dicesi
l'Orinolo da tasca.
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SCA
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Soà;d.a>^iva>nd.e s. m. Scaldavivande: Vaso
di latta 0 di ferro, per lo più traforato, dentro
al quale si mette fuoco per tener calde le vi-
vande ne' piattelli che vi si chiudono; e fèssene
di più fogge..
SocLdexià.se V. Descadenàse in Descadend.
Soàdin s. m. Scaldino, Caldanino, Veggio, La-
veggio V. Cavagnin nel 2" significato.
Scaen s. m. Scalino, Scaglioae, Gradino, Grado:
Ciascuno di quei piccoli piani, fatti di pietra o
di legno o d'altra materia solida, che si pongono
immediatamente l'uno sopra l'altro, e sui quali
si mettono aiternalamente i piedi nel salire e
nello scendere le scale. Notisi però che fra que-
ste voci passano le seguenti differenze: Scalino,
quello d'una scala qualunque, ma per lo più di
scala povera; Gradino dicesi quello delle scale
maestose, come d'un tempio, d'una reggia, ecc.;
Scaglione è scalino di pietra o di marmo più
grosso degli ordinarj; Grado e comunem. Gra-
dino, quello ove posano i candelieri ecc. sugli
, altari V. Gradin nel 1° signif.
— da carossa; Staffa, Staffone, e con term. gener.
Montatoio : Quella parte della carrozza che serve
per montarvi so.
l Allessa dB scaen; Alzata dello scalino, cioè La
sua altezza e la distanza verticale da uno sca-
lino all'altro.
g Gian dò scaen; Pedata o Pianta.
S Èse l'ultimo scaen da scaa V. Scaa.
Scaèta. s. f. Scaletta, Scalina: Piccola scala.
Sca<ff)a s. f. Scassa. T. mar. L'incastro dove
va a piantarsi il ' dado od il maschio che sta
sotto al piede d'an albero di bastimento, od II
suo piede stesso quando è tagliato senza maschio.
— dell'argano; Minchia o Scassa dell'argano. T.
mar. Pezzo di legno stabilito sopra due baglj
del ponte per ricevere il piede del grande o del
piccolo argano.
Sca.fl)ax*otti s. m. Scarponcelli.' T. calzol.
Scarpe alquanto più grosse dell'ordinario con
tomajo e suolo più alto, simili in tutto a quelle
che noi diciamo Drocchin, colla differenza che
questi non hanno orecchj (oeginn-e), e perciò
non s'allacciano sul davanti con stringhe o cor-
delline.
lSca.flfex*la;to s. m. Scafferlalo: Sorta di ta-
bacco trinciato da fumare, di bassa qualità, og-
gidì caduto in disuso.
Sca,£retta> s. f. Scaffetta, Ripostiglio. T. mar.
Piccolo compartimento di tavole fatto contro il
bordo della nave o contro le paratìe nelle camere,
che serve 'a contenere diversi minuti effetti.
Sca.fl'o d.' un lba.stiiuento ; Scafo :
Guscio 0 Corpo della nave, e propriam. La
nave stessa o qualsiasi imbarcazione, ma consi-
derata all'infuori della sua alberatura, delle sue
vele e d'altri attrezzi.
— da carossa; Cassa, Cnna: Quella parte d'una
carrozza o sim., dentro cui siede c'hi si fa por-
tare, ed è retta da' cignoni o dalle molle. La
sua parte superiore dicesi Cielo o Fondo di so-
pra (\. Cùbba); l'inferiore , Fondo di sotto o
Pianta, e l'inferiore di dietro Culatta.
— dò letto; Lettiera: Intelajatura del letto di legno
0 di ferro, entro la quale son collocati per tra-
verso gii assereni (tòe do letto) o le spranghe
di ferro che sostengono il pagliericcio, ecc. Se
la lettiera è di legno, e colle sponde intorno
rialzale, dicpsì anche Cassa o Cassa del letto.
— dò fcpgua... Tutte le parti che compongono l'os-
satura d'un ombrello, eccettuatane la spoglia
fvesle) V. Pcegua.
Scag-atoòg-g-ia s. f. Battisoffia, BaltisòflSola,
Cosòffiola: Paura e gran rimescolamento, ma
breve , che cagiona battimento di cuore e fre-
quente alitare e soffiare.
Scag'ag'g'e s. f. pi. Cacature: L'escremento
delle mosche, delle pulci e d'altri inselli che
lasciano ove si posano. - Cacchioni propriam.
diconsi le uova, che generano le mosche o nella
carne o nel pesce, e che diventano poi vermic-
cinoli.
— de rutto; Cacherelli.
Scag-ag-g-ià. v. a. Scacazzare: Empier di ca-
cature; e dicesi particolarm. delle mosche e delle
pulci.
Scagg-ia s. f. Scaglia, e comunem. al plur.
Scaglie: Quelle piastrette dure, per lo più lisce
e trasparenti, le quali a modo d'embrici copron
la pelle della più parte de' pesci e dei rettili;
altrim. Squame.
I) Scaglia, per Quel piccolo pezzuolo che si leva
da' marmi o da altre pietre in lavorando collo
scarpello.
I, — Ciò che cade da alcuni metalli affocati,
quando son percossi col martello; se son di
rame, diconsi da' caldera] Ramine.
Il Sverza o Scheggia : Piccolo frammento di pietra
0 di mattone a uso di rinverzare o sverzare
(Fa 6 repascimentoj V. Repascimento.
« Parpajola V. Parpaggiéua.
% Aveì de scagge; Aver danari. Esser ricco:
Ommo chi ha de scagge; Uomo ricco, danaroso.
S Leva a scaggia a-i pesci; Scagliare: Levar le
scaglie 0 squame ai pesci.
Scagg-ia s. f. Macìa: Massa o Monte di sassi.
Voce del contado.
Scag-g-iàse n. p. Sverzarsi , Scheggiarsi :
Uscire 0 Spiccarsi sverze o schegge.
n Sfaldarsi : Dividersi in falde.
Scaggiéua s. f. Scaglinola. T. bot. Phalaris
canariensis. Pianta della famiglia delle Grami-
nacee, che fa la spiga, in cui si racchiude il seme
detto parimente Scaglinola, del quale si nutriscon
le passere di Canaria ossia canerini, e una gran
parte d'uccelli di becco duro.
it Scaglinola e Scaglinolo: Sorta di pietra tenera
simile al talco, detta altrim. Specchio d'asino,
della quale si fa il gesso da doratori, chiamato
Gesso- scaglinola.
I) Metaf. e in m. b. dicesi da noi per Moneta,
Danari: A salute a gh'é, manca ascaggiéua;
La salute c'è, mancano i danari.
% Tutti i òxelli nò conòscian a scaggiéua; Tutti
gli nccelli non conoscono il grano V. Oxello.
Scagliette s. m. Stipettaio: Colui che fa stipi
(segretèr), stipetli e altri simili lavori. - Eba-
nista, Chi fa lavori d'ebano o anche d'altro le-
gno prezioso per mobili di pregio, come stipi, ecc.
Scagnetto s. m. Studiolo. Dim. di Studio
V. Scagno nel i" signif.
11 Scannello: Una cassetta quadra, da capo più alla
che da pie, coperta il più di panno verde, per
uso di scrivervi più comodamente, e con una
ribalta da alzarsi per ripòrvi entro le scritture.
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Lo scannello tiensi sul piano stesso della scri-
vanìa 0 sopra altra tavola a oso di scrivere.
N Siipello: Piccolo armadio colla fronte e parti di
fuora ornate per conservar cose minute di pregio
e d'importanza V. Scapparalo.
— dò violini Ponticello: Quel legnetto posto nel
mezzo della parte superiore del violino, che
serve a tenerne sollevate le corde.
Sca/g'iio s. m. Studio: Il luogo o la stanza
dove gli avvocati, i procuratori e i notaj stanno
. a ricevere i clienti, a studiar le loro cause,
scrivere i loro atti, ecc.
n Banco: Il luogo dove stanno i mercanti a coniar
danari e scrivere i loro conti, e dove i ban-
chieri custodiscono i denari ed esercitano la loro
professione.
w Scrittoio, ne' magazzini, ne' fondachi e sim. di-
cesi Uno spazio ricinto da un assito più o meno
atto a uso di scrittoio.
Scadili V. Scaen.
Scaglila; s. f. Scalinata: Ordine di più scalini
avanti a una chiesa o altro edilìzio. - Gradinata
fa già lo stesso che Scalinata; ora usasi in si-
gnificato più nobile, e inlendesi più comunem.
Quella che nelle chiese è tra la balaustrata e
l'altare elevalo.
— dSppia; Scalèa e più comunem. al plur. Scalèe:
Doppia scalinata o Due scalinate che mettono
amendiie in uno stesso luogo.
Soa.iiietto s. m. Piccolo scalino.
— dd messa; Leggio: Arnese di legno che si tiene
sull'altare per posarvi il messale quando il sa-
cerdote celebra il sacrifizio della messa.
S Seainetli; Scale: Le ineguaglianze che riman-
gono sul capo di chi si taglia i capelli da un
barbiere che sa poco adoperare le forbici.
Scalandròn s. m. Scalandrone. T. mar.
Parte d'uno scalo prolungato in mare per faci-
litare il varo dei bastimenti. Alcuni scali hanno
lo scalandrone fisso, e questo chiamasi più pro-
priam. Antiscalo ; ed a quelli che non l'hanno si
coslruisce al momento del bisogno e poi si ritira.
« Ponte volante: Sorla di pancone che serve di ponte
per andare a bordo dei bastimenti vicini a terra.
Soa.la.ta. (Dà aj; Scalare, Dar la scalala. T.
milit. Salir colle scale per sorpresa o di viva
forza sulle mura nemiche, sul parapetto di un ■
forte, ecc.
Sca.letta. s. f. Scalèo : Scala di legno con po-
chi scalini che si regge sulla propria base,
n Scala, nella Musica è La gradazione dei tuoni
per salire dal grave all'acuto o per discendere
dall'acuto al grave.
— dS spiddo; Fattorino: Arnese di ferro ritto su
Ire piedi, con parecchi rampini a scaletta, per
sostegno della punta dello spiedo.
Soa.nilbelletto s. m. Sgabelletto, Sgabellino.
Dim. di Sgabello V. ScambèUo.
— da pòsdghe i pé; Predellino: Piccolo arnese da
posarvi il piede.
— 0 Treipé; Deschetto: Arnese da sedere che con-
siste in un piano circolare su tre piedi.
S Fa un scambellelto a ùnn-a persònn-a; Dar
il gambetto a uno, figurai, vale Interrompere
con modo non aspettabile gli altrui avanzamenti.
Sca.iii1>èllo s. m. Sgabello e Scabello, ma
meno usato: Arnese di legno di varia altezza,
senza spalliera a uso di sedervisi una persona.
Scaiiièlla< s. f. Scalamìla. T. macell. Quel
taglio di carne di bue o di manzo che seguita
immediatamente alle costole.
Sca.iiioiiea s. f. Scamonea: Nome d'un succo
concreto gomnio-resinoso, eminentemente pur-
gante, che si esirae dalla radice della pianta che
porta lo slesso nome, detta da' Botan. Convol-
vatus scamrnonia. indigena della Siria e d'allre
Provincie del Levante.
Sca.mottà. v. a. Fare sparire, Giocar di mano:
Togliere, Cangiare, Fare sparire una cosa con
destrezza di mano senza che altri se n'accorga,
it Per similit. vale Trafugar di soppiatto, con de-
strezza e con inganno alcuna cosa, e dicesi Bub-
bolare, Trafurare, Espilare, Mandar in maschera.
Scamottéur s. m. Bagalelliere, Giocolatore:
Che giuoca di mano; e talora Espilalore, Tra-
furello.
Sca,iu.pà. V. n. Campare, Vivere V. Vive.
S Chi scampa s'alleva; Chi muore giace e chi
vive si dà pace. Prov. di chiaro significalo.
Scaiu.pa.iia.ta. s. f. Scampanala : L'atto dello
scampanare. - Scampanìo, Lo scampanare lungo
ed uggioso.
Soamuròu add. Sbocconcellato: Aggiunto di
piatto, scodella, bicchiere e sim., vale Sverniciato
intorno all'orlo, Mancante d'alcuni pezzettini.
Scandag'S'i^ v. a. Scandagliare: Propriam.
Misurare la profondità del mare mediante lo
scandaglio,
n Scandagliare, metaf. Tastare, Investigare, Esa-
minar per la minuta. Fare lo scandaglio.
— 5 terren; Tentare il guado, figurai. Tentare
l'animo d'alcuno, Cercar di scoprire il pensiero,
r intenzione di lui.
Scaudag-g-io s. m. Scandaglio : Piombino
attaccato ad una lunga sàgola marcala in metri od
in passi , col quale si misura la profondità del
mare. Oltre a questo vi sono Scandagli di varie
forme per misurare le profondità massime, e por-
tano i nomi dei loro inventori, come quello di
Leon Ballista degli Alberti, riprodotto dall'atìe-
ricano Brooke.
11 Scandagli al plur., diconsi anche Le profondità
osservale nel mare, notate nelle carie marine e
d'ordinario espresse per braccia o passi.
Il Piombino: Sirum. di ferro, tondo, grosso anzi
che no, terminato inferiormente in punta ottusa
e superiormente a occhio. Raccomandato a una
fune, si cala ne' doccioni del cesso, perchè col
suo peso cacci giù le immondezze che vi si
fermarono.
_ da trómba; Scandaglio di tromba. T. mar. E
Una verga di ferro pialla, che ne' suoi lati è se-
gnata a pollici, la cui estremità superiore si può
attaccare a una corda, mediante la quale essa
si cala per un buco, che corrisponde al pozzo
della tromba, aperto nel ponte, sino al fondo
della sentina, onde conoscere il numero di pol-
lici d'acqua che vi è, tanto per sapere che la
nave non faccia acqua, quanto per sapere qual
effetto facciano le trombe a confronto delle falle
0 vie d'acqua.
— dd gran; Scandaglio, si dice a Una porzione di
grano o d" altra roba stata caricata a rifuso, la
quale si trasmette da chi carica al ricevitore di
esso carico, ben custodita in un involto o cassa
ben sigillala e bollata, per fare il riscontro
SCA
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coli' intiero carico, che ha ragguaglio della qua-
lità e quantità di esso.
Scem.€LsLlizx,SL v. a. Scandalizzare, Scanda-
lezzare, Scandolezzare, Scandaleggiare; qa^st'ul-
tima voce poco usata: Dare scandalo, Guastare
l'innocenza, i buoni costumi altrui con isconci
parlari, con perversi consigli, mali esempi, ecc.
§ Scandalizzàse n p. Scandalizzarsi, Scandalez-
zarsi, Scandolezzarsi : Pigliare scandalo.
Sca>XLd.a.lo s. m. Scandalo, Scandolo, Scanda-
iezzo: Qualunque mal esempio che dia altrui
occasione di cadimento in errore o io peccato.
S Dà scandalo; Dare scandalo o scandolo, Scan-
dalizzare.
S Èse a pria dò scandalo V. Pria.
Soa.n<la.lóso add. Scandaloso, antic. Scanda-
Jizioso: Che commette o dà scandalo od è ca-
gione di scandalo.
Soandèlla^ s. f. Scandella, Orzòla e Orznola.
T. bot. Hordeum distichon. Pianta che ha la
spiga stretta, appianata, a due ordini, con lunghe
reste, i fiori maschi per un lato, diresiati, i semi
angolati, embricati, con l'epidermide sottile.
Sca^ndi v. a. Scandire e Scéndere, dicesi dei
versi latini, e vale 3Iisurarli, Coniarne e fii-
sconlrarne i piedi.
Soàndole s. f. pi. Schegge : Pezzetti di legno
spiccati por lo lungo dal legno che si spacca,
si rompe, si fiacca: 0 l'è andceto in tante
scàndole; Andò in tante schegge.
Sca>uellà. v. a. Scanalare: Incavar legno o
pietra o simil cosa per ridurla a guisa di pìc-
ciol canale.
Sca.nella;tùa. s. f. Scanalatura : V atto e
Leffetto dello scanalare; allrim. Scanncllamento,
Scannellatura.
"Scànfio s. m. Tempo, Agio, Comodo, Comodità.
Sca/iig-ià V. Cangia.
Scauig-g-ia. s. m. Fuseràgnolo: Soprannome
di disprezzo, e vale Lungo e magro come un fuso.
■ Bozzacchio e Bozzacchione: Quella susina che
sull'allegare è guasta dagl'insetti per avervi de-
poste le loro uova, che però intisichisce, e, in-
grossando fuor del consueto, divien vana ed
insipida.
Scanna, v. a. Scannare, Sgozzare: Tagliar la
canna della gola.
Soannal»ecco s. m. Scornabecco, Calca-
treppo, Calcalreppolo, Ruggioolo. T bot. Spar-
tium scoparium. Frutice sempre verde che nasce
ne' boschi e per gli scopeti , con rami solcali
e sottili. Serve per far granate da spazzare e
per fastelli da fuoco. I carbonai Fadoprano per
coprire e chiudere la carbonigia ne" sacchi , che
perciò è anche detto Ginestra de' carbonai.
Scannaeso (Cotello) V. Catello.
Scannapappé s. m. Cavalocchio, Mozzo-
recchi, Azzeccagarbugli: Nome che per disprezzo
si dà a Procuratorello disonesto, di mala fede,
imbroglione.
Scannapescio s. m. Traliccio: Sorla di
bordato assai forte, lessalo di color turchino e
giallo, confusi insieme, che serve a far pantaloni
da marinai, guanciali ed altro.
Scannón p. pass. Scannalo, Sgozzalo.
S Voxe scannò; Canna fessa, Voce di canna fessa.
Scansa; v. a. Scansare , Causare , Schivare.
Scanso ^i^ m. avv. A scanso, A scansameoto,
A evitazione, A risparmio, A fine di scansare
0 sfuggire.
Scantina v. n. Forviare , Traviare , Fare
scappata: Errar leggermente.
'*Scaola V. ScaroUa.
Scapestravi add. Scapestrato e Scaprestalo,
Dissoluto, Sfrenalo, Licenzioso.
Scapita V. n. Scapitare: Rimetterci del suo.
Scappa V. n. Scappare, Fuggire: Andar via
con velocità , con astuzia o con violenza ; e si
dice propriam. di cosa o persona che sia rilenpla.
n Fuggire, per Rifuggire, Ripararsi, Ridursi a luogo
sicuro: 0 tempo 5 minaccia, scappo a casa;
Il tempo minaccia, faggo a casa,
n — per Evitare, Scansare un pericolo qualunque,
n — per Mancare o Venir meno: Uicb che nd
ve scappe ó tempo; Guardate che non vi fugga
il tempo,
n Schizzare, Spicciare, per Lo scappar il liquore
dal vaso o simile che lo contiene.
— o paziensa, a fatta, ecc.; Scappar la pazienza,
la rabbia e sim.. Uscir di flemma, Entrar in
collera, Montar in bizza, ecc.
— camme S diao ; Scamoiare, Fuggir via come
nn lampo.
— da-i càsoin V. Càsoin.
— dà memoia; Uscir di mente. Dimenticarsi, Scor-
darsi, e scherz. Cader di cinioia il calendario.
— de bócca ùnn-a cosa V. Bócca.
— d'in man; Scorrere, Fuggir di mano.
— 5 rie; Scappar da ridere: Mettersi a ridere.
— ùnn-a cosa a ùnn-a persònn-a; Scappar al-
cuna cosa ad alcuno, vale Lasciarsi andare a
farla, quasi non volendo e dopo essersene asle-
niilo: Gh'é scappóu ùnn-a carezza; Gli scappò
una coreggia.
S Chi due Icvre caccia, ùnn-a a {uzze e l'atra
a scappa V. Levre.
% In scappa m. avv. Alla sfuggita V. In scappa
alla sua sede alfab.
Scappadinn-a s. f. Scappatella, Scappa-
tina, Scorserella, Giterella, suol usarsi comunem.
per Andar in un luogo, ma per tratteoervisi poco
e tornarsene.
•) Scappatella, figurai, per Trascorso, Errore, Fallo
leggiero, per lo più di gioventù.
Scappamento s. m. Scappamento. T. oriuol.
Meccanismo od ordigno che mette in comuni-
cazione il regolatore coll'ullima mota. Ce n'ha
di più maniere, come Scappamento a retrocedi-
menio, a riposi, ad asta, a serpentina, a palelle,
ad àncora, a cavicchio, a cilindro, a vibrazioni
libere, a forza costante, a coma, ecc.
Scappax*ato s. m. Stipo: Sorla di piccolo
armadio elegante, di ebano o di mògano o d'altro
legno nobile, a uso di riporvi scritture impor-
tanti 0 minute cose preziose.
Scappax*òn s. m. Scampolo, dimin Scam-
poleito, Scampolino: Pezzo di panno, di duco
tre braccia al più, che rimane l'Ultimo della
pezza, Avanzo di pezza.
Scappatoia s. f. Grétola, Scappatoia, e nel-
luso tose. Scappavia: Parlilo ingegnoso per uscir
d'impiccio.
Scappascin da gòa g-ianca; Mo-
nachella 0 .Massaiola bianca. T. ornil. Saxicola
uurita. Uccello del genere delle Silvie e fami-
glia delle Maciòle o Sassicole, che ha il becco
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nero, le penne scapolari e delle ali, di color nero
morato, ma con margine lionato; timoniere bian-
che verso la base, nere in cima; groppone, so-
praccoda e sottocoda, bianchi ; schiena, petto e
addome, lionati; piedi neri. Annida fra r>oi nei
monti aridi vicino al mare; emigra in settem-
bre, ritorca in maggio.
— da góa neigra; Monachella gola nera. T. ornit.
Saxicola stapazina. Uccello del genere e fami-
glia del precedente. Ha il becco egualmente nero;
.pileo, cervice, dorso, di color ceciato chiaro;
fronte, gozzo, petto, addome, bianchi; soprac-
coda e sottocoda, di color bianco; Iati della testa,
gola ed ali, nere; timoniere bianche e nere;
piedi neri. Annida come la specie precedente.
Sca>ppella.ta< s. f. Scappellata. Voce d'uso:
Saluto, Levala di cappello.
Sca^ppiu s. m. Scappino, Pedule: Piede della
calza tutto d'un pezzo con essa. - Soletta, Piede
della calza fatto separatamente, e cucito poi alle
staffe e ai quaderletli; consta del Calcagno ove
principia; della Staffa, che è la parte piana tra
il calcagno e il cappelletto, e del Cappelletto,
che è la parte che fascia le dita del piede e
termina in punta. - Calcetto, Calzamento di
lana o di lino o sim. a foggia di scarpa. Si
mette addosso al piede o alla soletta a maggior
riparo del freddo o dell'umido.
S Andd in scappiti de casetta V. Andd.
^ Fa 5 scuppin a-e casette V. Scappìnà.
S Formaggio co scappiti V. Formaggio.
Soa^ppiuà. V. a. Rimpedulare: Rifare il pedule;
altrim. Riscappinare.
Sca;ppo add. Scàpolo, T. mar. Libefo, Sciolto,
Non impacciato. Fuori di pericolo d'urtare o di
impegnarsi in ostacoli.
Sca^ppólla; s. f. Corbelleria , Minchioneria ,
Sproposito: Error grande. Voce nostra antica.
ISoa,ppùssà> V. n. Scappucciare, dicesi propr.
de' cavalli i quali, per essere deboli nelle gambe
davanti, spesso s'inciampano; Incappare, In-
ciampare.
Soa.ppùsiso s. m. Scappuccio: Lo scappucciare.
Sca.i*a.lba.scio s. m. Solano ortense o vol-
gare, Erba morella. Erba puzza. T. boi. Sola-
rium hortense. Pianta assai nota, di sapore er-
baceo e di odore ributtante, che, fregala fra le
dita, sa alquanto di muschio ; il frutto è grosso
come una coccola di ginepro, rotondo, verde
sol principio, ma che maturando diventa moscio,
nero e ripieno di sugo. Nasce facilmente lungo
le strade e le siepi, ne' giardini, intorno alle
muraglie degli edifizj. Fiorisce alla fine dell'estate,
ed è pianta annua.
Soa<z*a>lboccià; v. n. Scarabocchiare, Schic-
cherare: Imbrattar foglj nell'imparare a scrivere
0 a disegnare. - Scombiccherare, Scrivere male
e non pulitamente.
n Talvolta usasi per Componicchiare, cioè Com-
porre poco e a slento.
Searaboccin s. m. Uomo greco, Levantino.
Scara.'boccio s. m. Scarabocchio: Segno di
imperfetto scrivere o disegnare, lascialo sulla
caria da un principiante; altrim. Schiccheratura.
Soax*al>occioii s. m. Scarabocchialore, Sca-
rabocchino, Schiccherafogli, Imbratlafoglj , Im-
piaslrafoglj: Che imbratta molta carta per cose
da nulla.
Scarag'Iiéix s. m. Marlinaccio : Sorta di
chiocciola di maggior grandezza delle ordinarie.
Scaramuccia v. n. Badaluccare : Far delle
piccole battaglie.
Scai*lbassa s. m. Cestone: Specie di cesta
per someggiare, fatta di vincigli di castagno o
albero inlessuli, che si adatta e ferma sul basto
colle funi.
Il Poipetlone. Voce dell'uso V. Scciattamàio.
S Vegio scardassa; Vecchio squarquoio : Uomo vec-
chio, ma si usa per lo piìi in cattivo sentimento.
Scarl>oncio V. Carbóncio nel 2° e 3" signi f.
Scarlbònciio add. Imporrato e Imporrito:
Aggiunto di panni lini o d'altre cose, vale Guasto
per l'umido che vi sia rimasa dentro facendo
la muffa.
M Detto di grano, dicesi Grano volpato o filiggi-
noso V. Carbóncio nel 3" signif.
Scarcag"iià V. Descarcagnà.
ScardLùssà v. a. Butterare: Nel giuoco della
tròttola fziàrdoaj dicesi da' ragazzi 11 percuotere
ch'essi fanno col pernetlo della lor Iròtlola quella
del compagno, lasciandovi sopra impressi molti
butteri o segni falli dal pernetlo medesimo.
fScai*d.ùsso fZùgà a-oj; Fare a butlerarsi la
tròttola V. sopra Scardùssà.
Scàreg^a V. Descàrega.
©careg-à V. Descaregd.
Scareg-albari (Aj V. questa locuz. alla sua
sede alfab.
Scareg-ad-ò s. m. Scaricatoio: Luogo dove
si scarica,
n Scaricatoio: Apertura, per la quale si dà sfogo
0 scarico all'acque.
Scairegameuto s. m. Scaricamento, Sca-
ricazione, Scarico: Lo scaricare.
Scax*lassà> v. a. Scardassare: Raffinar la lana
cogli scardassi; altrim. Cardare, Cardeggiare,
Carminare.
1) Scardassare, figurai. Dir male, Fieramente spar-
lare d'uno che non sia presente ; Cardare, dar-
deggiare,
n Talvolta vale Zombare, Battere, Percuotere, Dar
delle busse, ecc.
Scax*lassiii s. m. Scardassino, Scardassiere:
Colui che esercita l'arte dello scardassare ; alirim.
Ciompo, Cardatore,
Scax*Ìasso s. m. Scardasso: Slrum, nolo con
denti di fil di ferro uncinali, col quale si raffina
la lana; altrim. Cardo.
Scairlattiuu-a s. f. Scarlattina. T. med.
Flemmasia della cute, caratterizzata da larghe
macchie di colore scarlatto, d'ordinario accom-
pagnala dall'angina, spesso dalla gastritide. Se-
condo molli autori è contagiosa.
Scarlatto s. m. Scarlatto, Scarlatlino: Pan-
nolano rosso di nobilissima tintura,
t) Scarlatto, in forza d'aggiunto del panno slesso e
d'ogni altra cosa di vivissimo color rosso.
Scarma s. f. Sete ardentissima. Voce del coni.
Scarméa s. f. Scalmiera. T. mar. Intaglio
semicircoinre sulle falchette delle lance per po-
sarvi e tenervi fissi i remi per vogare.
Scanno s. m. Scalrno o Scarmo. T. mar. Ca-
vigliella di legno o di metallo piantata sull'orlo
laterale d'una lancia e corrispondente ad ogni
banco, a cui s'attacca on remo mediante uno
stroppo.
SCA
SCA
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Soa,x*motto s. m. Schermotto e Scalmo. T.
mar. Pezzo di costruzione che fa parie delle
coste d'una nave in prolungamento legli staminali.
Scaimà. v. a. Scarnare: Levar la carnej Scar-
nificare V. Descarnà.
Scarnùccio V. Carnùccio.
Soa<r*olla. s. f. Scariola, Scheruola e Sclarola.
T. boi. Scariola vulgaris. Nome dell'Indivia mi-
nore, che comunera. mangiasi colla o cruda in
insalala. Si coltiva negli orli, fiorisce in giugno,
e quando il seme è maturo la radice muore.
Sca,x*pa^ s. f. Scarpa: Calzamenlo del piede,
fallo per Io più di pelle concia, alla parte di
sopra del quale dicesi Tomajo, e a quella che
sta di sotto alla pianta Suolo.
— accolla; Scarpa accollala: Quella che sale mollo
sul dorso del piede.
— accomoda; Scarpa acconciala.
— adatta a-o pé; Scarpa che si affa al piede.
— aggruppa; Scarpa allaccialu.
— co-a natta; Scarpa sugherala: Quella, in cui, a
maggior preservazione dall'umidità, si aggiunge
una lamina di sùghero (natta) che serve d'anima.
— ch'n scappa d'in pé; Scarpa sformala: Scarpa
che si è allargala di troppo e non calza più bene.
— ch'a va ben; Scarpa che calza o che calza bene.
— comoda; Scarpa agiata.
— co scròscio; Scarpa che sgrigiola, Scarpa collo
sgrigiolo.
— da ballo; Calcetto o Scarpetlina da ballo.
— descarcagnd; Scarpa abbassala: Scarpa col quar-
tiere abbassato di dentro.
— descolld; Scarpa scollala: Scarpa che ^noo sale
mollo sul collo del piede.
— in patella; Scarpa a ciabatta. Scarpa a pianta
0 a cianla, a ciantella, a pianella, a zoppellello,
e in m. b. Scarpa a cacajola: Modi promiscua-
mente adoperali per dire Una scarpa non inte-
ramente calzata, cioè non tirala sui quartieri
contro il calcagno.
— pessà; Scarpa rattoppata.
S Scarpe a due fórme; Scarpe a due forme, Scarpe
col fiosso (incava), cioè falle una sulla forma
dritta, l'altra sulla forma sinistra, le quali non
si cangiano di piede.
n — o ùnn-a forma ; Scarpe a una forma : Scarpe
senza fiosso che si posson mutar di piede.
n — de cimòssa; Scarpe di cimossa: Scarpe in-
trecciate di cimossa, cioè del vivagno del panno,
cucitavi sopra una soletta.
n — gioB a-o bòtto; Scarpe a suolo rovescialo:
Scarpette di sommacco, di capretto, di seta,
ecc., che, cucite a suolo, tomajo e quartieri ro-
vesciali, perchè non si veggan le impunture,
poi si raddrizzano come un guanto, spingendole
per la pimla verso il calcagno.
« — sòw; Scarpe risolale: Scarpe, alle quali si
cangiò liitia o in parie la suola.
S Andò, e' ùnn-a scarpa sci e l'atra nò, Andà
co-e scarpe in patella V. Andà.
S Altrovd 0 Trova scarpa da so pé V. Pé.
S Cangia a scarpa a-i stivce ; Riscappinar gli
stivali : Cangiar la scarpa agli stivali.
S Cómm'ò porta e scarpe ? Di chi porla le scarpe ?
Dicesi comunem. Quando si vuol domandare chi
è una persona, della quale si ode raccontare cose
poco lodevoli, per non dire apertamente Chi
è egli?
S / savattin pèrdan e scarpe d'in pé o han e
scarpe sguarrw; I ciabattini fan come l'asino che
porta il vino e bee l'acqua: D'ordinario gli ar-
tefici sono mal provveduti per se stessi di quegli
oggetti, de' quali sono manifattori per gli altri.
S iVvi co-e scarpe in pé S. Pé.
S Mi ò stimma cómme a séua de mce scarpe ;
Io l'ho per le due coppe. Lo stimo come il teTZO
piede , Mi cale di lui quanto d un fico secco.
S Perde e scarpe d'in pé ; Essere uno. scalzo 0
uno scalzacane o un tritone: Essere affatto po-
vero, Esser cencioso.
Scarpa s. f. Scarpa: Quel pendìo che si dà
ad un muro o ad un terrapieno, per il quale
viene a sporgere in fuori più al piede che alla
cima.
% A scarpa V. questa locuz. alla sua sede alfab.
Scarpa e comunem. Scarpe da mù;
Ferri: Quei guarnimenli di ferro che si met-
tono ai piedi delle bestie da soma.
Scarpa dell'àncoa; Scarpa dell'ancora.
T. mar. Un pezzo di legno duro faglialo a conio
con un buco nell'estremità più acuta, onde pas-
sarvi una corda, per mezzo della quale resta
sospesa fuor del bordo verso prua. Il suo uso è
di ricevere il becco dell'ancora onde non dan-
neggi il bordo collo sfregamento quando è al suo
posto, pei moti che può ricevere, o quando si
dà fondo.
— de réue da carossa, ecc. ; Scarpa : Quel ferro
incurvato che si adatta sotto le. mole d'una car-
rozza 0 sìm., perchè non girino precipitosamente
nella discesa.
Scarpa ?. m. Scarpeltiere, Scarpinello, Cal-
zolaio V. Caegà.
Scarpa s. f. Scarpala. Voce dell'uso: Colpo
di scarpa.
Scarpassa s. f. Scarpaccia. Pegg. di Scarpa.
Scarpentà v. a. Graffiare, Sgraffiare: Strac-
ciar la pelle coll'unghie.
S Scarpenlàse n. p. Scarmigliarsi , Rabbuffarsi:
Azzuffarsi graffiandosi e disordinandosi abili e
capelli.
Scarpette s. f. pi. Scarpa della Madonna,
Scarpa di Venere. T. boi. Cypripedium calceolus.
Pianta che ordinariamente si trova in quasi tutte
le montagne marittime dell'Europa. Ha le foglie
ovato-lanceolale, appuntate, inguainanti alla loro
base; lo scapo, di centim. 50, foglioso, alquanto
in zig-zag; da maggio a giugno è coperto di
fiori, a divisioni lunghissime, spianati, di color
porporino bruno, che hanno l'odore di fior d'aran-
cio; il labello d'un bel giallo.
Scarpettinn-e s. f. pi. Scarpine, Scarpi-
cine, Scarpeltine: Piccole scarpe da bambini.
Scarpin s. m. Scarpino: Scarpa a tomajo basso
e sonile, ad un suolo solo senza guardione e
assai scollata.
Scarpon s. m. Scarpone: Scarpa formata di
maggior consistenza per resistere all'acqua.
Scarsella .... T. mar. Fasciare con tela e
legare assieme due ormeggi incrociati per im-
pedire di logorarsi.
Scarseaszà v. n. Scarseggiare: Avere scar-
sità d'alcuna cosa. Patirne difello.
I) Scarseggiare: Andare a rilento nello spendere,
Misurar la spesa, Usar parcità, Parcheggiare,
n — In term. marin. dicesi che II vento scarseggia,
6d6
SCA
SCA
allorché diviene contrario o più contrario alla
direzione che aveva da prima.
Scarsitse s. f. Scarsità, Scarsezza: Un cerio
che di mancanza, Pochezza, opposto ad Abbon-
danza.
Sca<r*so add. Scarso: Alquanto manchevole:
Scarso de monoea; Scarso di moneta.
Il Scarso, aggiunto di persona, vale Avaro, Tac-
cagno, Tenace, Renitente allo spendere e al donare.
I) — Aggiunt. di misura, dicesi Quella che è mi-
'nore del giusto.
n - Aggiunto di colpo, dicesi Quello che non è
dato in pieno.
„ — Aggiunto di vento, in terra, mar. vale Vento
che spira contrario e precisamente a meno di
sei quarte dalla direzione che si vuol seguire.
% Andà scarso in t'ùnn-a cosa; Scarseggiare,
Usar parsimonia e spilorceria in checchessia V.
Scarsezza nei 2" signif.
S Z>d 0 Piggìd un travuggio a scarso, Travag-
già a scarso V. A scarso alla sua sede aifib.
S Piggià scarso ; Cogliere scarso, si dice Quando
colpo 0 sim. ferisce obbliquamente o colla parte
più debole dell'arme.
Scarta v. a. Scartare: Gettare, in giocando, a
monte le carte che altri non vuole o che si
hanno di più.
I) Scartare, per Ricusare, Rifiutare, Rigettare.
») Porre da parte, Porre in un canto.
S Scartdse «. p. Scostarsi, Appartarsi, Allontanarsi.
Scartalbella v. a. Scartabellare, Squader-
nare: Volgere e rivolgere minutamente le carte
de' libri o delle scritture.
Scartafasoio s. m. Scartafaccio: Quaderno
che tiensi suilo scrittoio a uso di farvi alla sfug-
gita bozze di conti, e notarvi appunti, ricordi, ecc.;
altrim. Quadernaccio , Stracciafoglio, Scartabello.
Scarto s. m. Scarto. T. del giuoco. Lo scar-
tare che si fa delle carte e Le carte che gio-
cando si scartano.
» Scario, per simil. si dice di Cosa rigettata dopo
sceltone il meglio, che goneralm. dicesi in plur.
Gli scarti; altrim. Scellume, Sceglitura, Marame,
Rifiuto.
Scartoccio s. m. Cartoccio e volgarm. an-
che Scartoccio: Recipiente, più o meno elegante,,
fatto di carta ravvolta in forma di cono, di cilin-
dro, ecc., a uso di porvi dentro confetti , ani-
cini e sim.
n Lanternoni (al plur.): Quei lumi che nascosi in
foglj dipinti si mettono alle finestre o in altre
parli esteriori degli edifizj, in occasione di pub-
blica esultazione religiosa o civile. Quando poi
essi sono separali dal lume, diconsi Fanali di
carta.
§ Mette un pollastro in td scartoccio; Affagia-
nare, vale Arrostire un cappone , un fagiano o
sim. in carta unta.
S Témpea a scartoccio; Tempera coperta o a
scartoccio, T. delle arti. Maniera particolare di
dar la tempera all'acciajo o al ferro che si vuol
temperare con diligenza.
S Travaggio a scartoccio; Lavoro a cartoccio. T.
archib., magn. ed altri. Sorla di lavoro di ferro
ripiegato in giro.
Scassa v. a. Cassare, Cancellare: Annullare
una scrittura o un disegno colla penna, pen-
nello od altrimenti.
" Cassare, per similil. vale Annullare, Toglier vi-
gore ed autorità.
— ùnn-a persònn-a , un sor (latto , ecc. ; Cassare
0 Radiare uno, un soldato e sim., vale Levarlo
dal ruolo.
Scassatùa s. f. Cassatura, Cancellatura: Il
segno che apparisce sulla cosa cancellata.
Scassón. V. Scassatùa.
Scatarà v. n. Scatarrare: Spurgare il catarro,
Far forza per mandar fuori il catarro dal petto;
altrim. Sornaccbiare.
Scatarata s. f. Scatarrata : Spurgo di catarro.
Scatai'o s. m. Farda, Sornacchio, Farfallone:
Spurgo catarroso che si eslrae fuori dal pello.
Scatig-g-ioin. s. m. pi. Bordoni: Le penne
degli uccelli quando cominciano a spuntur fuori.
Scàtoa s. f. Scatola: Cassetta con coperchio,
falla di sottilissime assicelle o di cartone , in
varie fogge, per riporvi dentro oggetti diversi.
— da con^^^Mc; Scatola da confetti.
— da tabacco; Tabacchiera, Scatola da tabacco, ed
anche assolnlam. Sca'ola: Scatoletta tascabile, di
metallo, di tartaruga, d'avorio, di cartapesta, di
legno, nella quale si mette il tabacco in polvere
da tirar su pel naso. Ve ne sono delle tonde,
cioè quelle che son composte di due pezzi che si
separano interamente l'uno dall'altro nell'aprirle,
e di quelle a bauletto, le quali hanno il coper-
chio unito al fondo con una mastiettatura.
— de spezie; Bòssolo delle spezie, Pepajuola.
— dt bricchetti; Scatola de' fiammiferi, Fosfc/riera.
S A lettere de scalva V. questa locuz. alla sua
sede alfab.
S Rompi e scàtoe V. Rompi.
Scatoa s. f. Scalolajo e Scatolicre, ma meno
usato: Colui che fa e vende scatole.
Scatoa s. f. Scatola piena: Tania roba quanta
ne può capire una scatola.
Il Colpo di scatola: 0 g' ha dcelo ùnn-a scatoa in
scià testa; Gli diede un colpo di scatola sul capo.
Scatoassa s. f. Scatolone e Scatoloua: Sca-
tola grande.
Scatoèta s. f. Scatoletta: Piccola scatola.
Scatoin. s. m. Scaloliuo: Piccola scatola.
Scafciion s. m. Scatolone V. Scatoassa.
Scaturì V. n. Scaturire: Il primo scappare o
uscir dell'acque dalla terra o da' massi.
Scava V. a. Scavare: Cavar sotto. Affondare,
Far buca.
Il Scavare, figurai. Cavar di bocca una cosa o Farla
dire altrui ; altrim. Scalzar uno, Cavargli i calcetti.
— i fondamenti; Sterrare, Fare lo sterro: Cavar
la fossa per gettarvi le fondamenta.
Scavalca V. a. Scavalcare e Scavallare: Pro-
priam. Fare scendere o Gettare da cavallo; e
figurai. Far cadere uno di grazia o di grado,
soitentrando in suo luogo.
— un punto de casetta ; Scavalcare una maglia :
Prender con un de' ferri fugogge da casetta)
la seconda maglia dell'altro, farla passare sopra
la prima, e lavorarla facendo così una specie di
stretto.
Scavamorti V. Desottceramorti.
Scavasso s. m. Ciarpa, Miscéa: Masserizia
vile, di poco prezzo o vecchia; ed usasi co-
munem. nel num. del più.
Scavenn-a s. f. Sverza: Minima particella
di legno spiccata dal sao fusto o da altra
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^
materia divisa da altra maggior porzione; e dicesi
parlicnlarm. di Quelle schegge sellili ed acute,
che facilmente si cacciano nella spessezza della
pelle e vi producono dolor gagliardo e forte
irritazione; altrim. Scheggia.
Scavissa V. a. Scheggiare : Rompere iu
ischegge in tritoli, in piccoli pezzi; allrim. Sca-
vezzare , Infrangere, Spezzare.
Soavisso s. m. Serpentello, Farfantello, Dia-
voletto, Fistolo, Nabisso, Facimale, Cavezza:
Fanciullo discoio, scorretto, sfrenalo, insolente, ec.
n Scavizzo. T. archib. Sorta d'archi buso che per
mezzo d'una molla si piega in fondo della canna.
Scavo s. m. Scavamento, Scavatura, Scavazione,
Sterro, Sterramento: L'azione delio scavare o
sterrare e Lo stato della cosa scavala. - Sterro
chiamasi anche La cosa scavata e ammonticchiala
presso l'orlo dflla fossa.
Scazze V. n. Scadere, Occorrere, Accadere, ecc.
n Scadere, in term. mere, dicesi del Tempo pre-
fisso, in che si ha da fare un pagamento, o di
certe cosp che si hanno a fare in un dato termine,
n Ricorrere ed anche Cadere, dicesi delle Feste o
Solennità ecclesiastiche, le quali sogliono cele-
brarsi nel corso dell'anno: Anchéu scazze a so
festa; Oggi ricorre o cade la sua festa.
Il Calzare, Quadrare, Tornar bene: Questa a ghe
scazze ben; Questa ci calza, ci torna bene.
Sccettamente avv. Schiettamente, Con
ischieltezza.
Sccettessa s. f. Schiettezza, Ggurat. Siuce-
rità, Candidezza, Furila.
Sccetto add. Schietto, Puro, Non mischiato.
n Schietto, per Sincero, Leale, Senza velo o mistero.
S A dita sccetla e netta; A dirla schietta, A dirla
chiara e tonda.
S Andà sccetto; Andare schietto, vale Procedere
con sincerità.
% Ommo sccetto; Uomo schietto, vale Uomo sincero.
S Parla sccetto; Parlare schietto, vale Parlare con
{schiettezza, alia libera, Dire la cosa come sta.
S Vtn sccetto; Vino schietto, vale Vino non me-
scolato con acqua.
Scciafifezzà v. a. Schiaffeggiare e Schiaffare:
Dare schiaffi.
ScciafFo s. m. Schiaffo e Stiaffo (idiotismo fior.):
Co'po dato nel viso con mano aperta.
» Schiaffo, nel linguaggio famil. per Insulto, Ingiu-
ria, Affronto V. Mascd.
Scciamiiro s. m. Cimurro V. Ciamùro.
Sccianca s. f. Piantone : Pollone spicealo dal
ceppo della pianta per trapiantare, e per lo più
si dice degli ulivi.
Scciancà v. a. Stracciare: Propriam. Squar-
ciare i panni, carta e simili; altrim. Slampanare,
Lacerare.
"— d'in man ; Strappare, Schiantare : Tórre di mano
con violenza.
— 6 chéu ; Squarciare le viscere, il cuore, figaral.
Lacerar l'anima per compassione.
% Scciancàse n. p. Stracciarsi, Lacerarsi.
"n — I cuvelli; Strapparsi i capelli, figurai, vale
Rodersi di veleno, di rabbia e sim.
Sccianclxetto d.'ùg-a; Racimolello V.
Sccianco.
Sccianco s. m. Racimolo: Ciascuna di quelle
ciocchelte di chicchi d'ava onde si compone il
grappolo.
Scciappa s. f. Schiappa e Stiappa (idiot. fior.):
La metà o parte d'una cosa schiappata o spac-
cala per lo lungo, come di legna, di sloccofisso,
d'acciuga, ecc.
— de lardo; Mezzina di lardo V. Lardo.
% Scciappe; Natiche, Chiappe, Mele: Q^iella parte
carnosa e deretana del corpo ira la cintura e
l'appiccatura delle cosce, e su di cui si siede.
Scciappà v. a. Spaccare, Fendere, Sfendere:
Divider per lo lungo. Si dice anche Schiappare,
ma per lo piiì per Fare schegge.
1) Detto del vino o d'altri liquori, quando uno si
mescola con un altro, dicesi Tagliare.
— a testa, e come a ùnn-a pers5nn-a; Romper
il capo 0 la testa ad uno, vale Spaccarglielo con
percosse.
S Scciappóse lì. p. Spaccarsi, Fendersi, Aprirsi.
Scciappacasse V. sotto Scciappin.
Scoiappévia s. f. Spaccatura, Fenditura, Fes-
sura , Fesso , Schiappaiura : Lo stalo della cosa
spaccata o fessa o schiappata.
S Scciappéue de móen, di labri, ecc.; Sétole, e
in varj luoghi della Tose. Scoppiature V. Arsùa
nel 5* significalo.
Scciappin s. m. Ciabattino, Ciabattone, Ci-
batione: Colui che in qualunque arte è poco
perito e abborraccia V. Ciappùsso.
ScciappÒTx s. m. Spaccalegna e Spaccalegne:
Operajo che a prezzo spacca legne da ardere
con accetta ecc. da far catasta ecc. - Taglia-
legna 0 Taglialegne, Quegli che taglia la legna
nei boschi.
Scciappòu s. m. Spaccherello. T. panier.
Piccolo cono tronco di ferro, quasi a modo di
nn frullino, con tre o quattro sole scanalature
verso l'estremità più stretta. Serve a spaccare
i vimini, in capo ai quali siane stato avviato il
taglio col coltello.
Scciatta v, n. Schiattare: Crepare per non
potersi contenere.
Scciattamàio s. m. Polpettone: Specie di
vivanda composta di fagiuoli in erba o di me-
lanzane 0 di patate o di cipolle, prima bislessate
e tritate, mescola e con latte rappreso (prrscin-
séuaj, olio, cacio grattato, quindi dislese in
. legghia 0 tegame e spolverizzale al disopra con
pane grattalo ; si cuoce in forno o tra due fuochi.
Scciattapansa (Aj V. questa locnz. alla
sua sedp alfabetica.
Sciattellà v. a. Spiaitellare: Dire la cosa
sp'atieliat.imente com'ella sta. Modo basso.
Scciattelloù add. Screpolato, Crepolato:
Fesso minutamente in più luoghi.
Sccia-vinn-a s. f. Schiavina: Specie di panno
assai grosso tessuto di crine di cammello, entro
a cui coraunem. ci vengono spedite le balle di
cotone; dello forse così perchè tal panno anti-
camente serviva a farne vesti agli schiavi, e
adoperavanlo anche i pellegrini e i romiti per
penitenza.
Scciavitù s. m. Schiavitù e Sliavilù (idiot.
fior.), anticam. Schiaviiudine, poelic. Servaggio:
Stato e condizione di schiavo.
II Schiavitiì, Obbligo, Legame, Servitù.
Sedavo s. ra. Schiavo e Sliavo: Quegli che,
perduta la libertà, è in intera podestà altrui,
n Schiavo, figurai. Dipendente dal volere d'uno,
Ligio ad esso.
scc
SCE
S £se sedavo; Essere schiavo, cioè in schiavitù.
§ Fa sedavo ; Fare schiavo : Ridurre in ischiaviiù.
Sccia^zzo add. Fitto: Aggiunto di drappo tes-
suto, vale Sposso, Deoìo, Compatto: Fellùo
scduzzo ; Velluto fitto.
Scciéuppo s. m. Schioppo, Stioppo, Archi-
buso, Archibugio, Arcobugio, ed oggi comunem.
Focile, presa la parte pel tutto V. Archebùxo.
— a cavalletto; Archibuso da forcella.
— o fulminante; Fucile a percussione o a ful-
minante: Quello, il cui acciarino, invece dello
scodellino e martellina, ha un luminello o cam-
minetto, sul quale posto il cappellotto capovolto*
e percosso dal cane fatto a forma corrispondente
ed incavato in cima, fa esplodere il cappellotto.
— a pria; Fucile a pietra o a pietra focaja.
^ A un tto de scdéuppo; Ad un tiro di fucile.
^ Caregd o scdéuppo; Caricar il fucile.
S Desmóntd 5 scdéuppo; Smontare il fucile.
$ Mette puiu co scdéuppo véuo; Bravare a cre-
denza, Far degli scoppietti colle fave fresche,
S Monta, 5 scdéuppo; Armare o Montare lo
schioppo, ed anche Armare il cane, cioè Tirar
su il cane dell'acciarino sino all'ultimo grado
di tensione a tutto punto o sullo scatto.
§ Sta co scdéuppo all'éuggio; Stare a canna ba-
data: Star vigilante, Por mente, attenzione e sim.
Sccioi v. n. Schiudere, Sgusciare, Nascere, Venir
alla luce, dicesi del Nascere degli animali ovipari.
— sangue; Filar sangue: Uscire o Versare il sangue
non a gocciole, ma distesamente e sottilmente.
Scciùmiua. s. f. Schiuma, e corrottam. Stiuma:
Quell'aggregato d'infinite bollicene ripiene d'aria
che si producono nelle cose liquide o per bol-
lore 0 per agitazione veemente. Dicesi anche
Spuma, ma questa è piti gentile. La spuma della
cioccolata e del vin generoso non si direbbe
schiuma; quindi vino spumoso e non schiu-
moso. Nella lingua parlata dicesi Slumia e
Stummia Quell'escremento che nel bollire manda
alla superficie una pentola con carne dentro o sim.
— de [cero, ecc.; Scoria, Rosticci: Materia che si
separa dal ferro o altri metalli nelle fornaci
quando si fondono.
— de lede; Panna montata V. Lwte.
— de md; Spuma di mare: Sorta di terra bian-
chissima da far pipe.
— di birbanti; Schiuma de' sciagurati, de' ribaldi,
de' bricconi.
S Fó'a scciùmma; Schiumare, Spumare, Spu-
meggiare: Fare o Generare schiuma o spuma.
Scoiuiuiua/ v. a. Schiumare, Dischiumare, e
presso i Fior. Slummiare: Tór via la schiuma.
Il Schiumare, in neut. ass. Fare o Generare schiuma.
I) Disfiorare, Sfiorare (alliv.): Trascegliere il meglio
di checchessia , e scherzevolm. Smoccolar la
pignatta. Trarre o Cavar gli occhi alia pentola.
— ó broddo; Digrassare il brodo V. Broddo.
— 5 Icete; Spannare il latte V. Lede.
Scciùmmaea. V. Sciùmmcea.
ScciuLniiiia,sso s. m. Bava: Umor viscoso
che esce per se medesimo come schiuma dalla
bocca degli animali; altrim. Sbavatura.
S Vegni 6 sccmmasso a fjócca; Venir la schiuma
alla bocca, figurat. vale Adirarsi.
Scoiùppa. V. n. Scoppiare, Crepare: Aprirsi
violentemente e con strepilo un vaso o altro o
per troppa pienezza o per soverchio calore, ecc.
Il Scoppiare, parlandosi d'archibusi e sim., dicesi
del Rompersi la canna nell'atto dello scaricarsi.
Il Schiattare, vale Aver gran desiderio di chec-
chessia, Non potersi pili contenere: Se nò ghe
ò diggo, scdéuppo; Se non gliel dico, io schiatto.
ti — per Essere soverchiamente pieno di cibo:
Ho mangióu tanto che scdéuppo; Ho mangiato
tanto che scoppio.
Il — per Morire, Crepare, ma dicesi per dispregio
0 per ischerzo.
Il — Usato attiv. vale Far crepare stringendo: Se
ò strinzieì tanto, o scciéuppiet; Se lo stringe-
rete troppo, lo scoppierete.
— da-o danze, da-o rie ; Scoppiare o Crepar dal
pianto, dalle risa o sim., vale Piangere e Ridere
smoderatamente.
— 6 chéu a ùnn-a persónna ; Crepare, Scoppiare,
Spezzarsi il cuore, vagliono Patir sommo dispìa-
cere e dolore.
— dà grascezza; Non capir nella mostra: Essere
cosi grasso che paja volersi crepar la pelle.
— de saltile; Abbondare di sanità: Esser vegeto,
robusto, Goder perfetta salute.
— un cavallo; Crepare un cavallo; Affaticarlo
troppo. Farlo morire.
§ Gh é scciiippóu l'éuvo in tò féugo V. Euvo.
$ 0 l'è grasso ch'ò scdéappa; È grasso ch'egli
schiappa, dicesi Quando si vuol dinotare alcon
essere grassissimo.
Scciùppa^sci s. m. pi. Schiattoni. Voce lomb.
Sorta di garofani doppj.
Sccìùppetta. ?. f. Fucile da caccia: Sorla
d' archibuso per andare a caccia.
— a due canne; Fucile a due canne. Gli schioppi
a due canne hanno doppio fucile (fuxin); le canne
sono saldate insieme ai due margini del nastrino,
che è una lista di ferro frapposta alle due canne.
Scciùppettà, s. f. Archibugiata, e nell'uso
Scbioppetlala: Colpo di fucile.
g Fd scciùppettw ; Fare alle schioppettate, si dice
di pili persone che combattono fra loro con gli
schioppi; e anche del Combattere in guerra ar-
mato di schioppo.
•Scoiùppetto s. m. Saltarello: Un pezzo di
carta avvolta e legala strettissimamente, dentro
la quale sia rinchiusa polvere d'archibuso, così
dello perchè, pigliando fuoco e scoppiando, saltella.
Il Diavoletti (al plur.) chiamano le donne Quelle
ciocche dei loro capelli o quei ricci ch'esse la notte
avvoltano in certe carluccine perchè conservino la
piega; dicesi anche nell'oso Papigliotli, ma è un
pretto gallicismo.
Scciùppòn de danze; Scoppio di pianto.
— de rie; Scroscio o Croscio di risa.
Scèg-lie V. Cerne.
Scemmaja, s. f. Scempiaggine, Scempiatag-
gine, Goffiiggine, Gofferia, Scioccheria, Scioc-
chezza, Balordaggine, Scimunitaggine, Melensag-
gine, Baccplleri^ Mocciconeria, ecc.:. Allo o pa-
rola da goffo, da scimunito, da melenso.
Sceiiimstta; V. Scemmaja.
Scemmella,!!. s. m. Scioccone, Babbione,
Bomberò, Bacchinone, Bietolone, Melenso, Arsa-
falto, Barbandrocco, ecc.
Scemino add. Scemo, Grullo, Sciocco, Balordo,
Scimunito, Scempio, Melenso, Scìpido, Dolce di
sale, ecc., vale Di poco senno.
Il Detto di brodo o vivanda, Insipido, Scìpido,
SCH
SCH
Scipito: Senza savore. Differisce da Sciocco
(Fatto), giacché può una vivanda non essere
sciocca, quando sia giusta di sale, sì bene sci-
pita quando o per mancanza di condimento o
per qualità della roba stessa non abbia quel sa-
pore che la rende grata al palato.
% Fa ò scemino; Fare il nanni, il fagnone, il bue,
il gallone: Far vista di non capire, di non ve-
dere, di non conoscere.
S Rie còmme i scemmi , Ridere agii àgnoli V. Rie.
Scena, s. f. Scena, oltre il proprio signifìc. di
Cosa appartenenle al teatro, nel num. del più
noi intendiamo Smorfie, Frascherie, Daddoli,
Scede, Smancerie.
S Fd de scene; Fare scene o scenale V. Fa.
Scenàio s. m. Scenario, e comunem. al plur.
Scenarj, diconsi Le scene stesse dipinte e rap-
presentanti cose relative alla commedia o sim.
che si recita; aUrim. Scena.
Scentà, v. n Dileguarsi, Allontanarsi, Spuiez-
zare, Spuleggiare : Fuggire con gran prestezza
e quasi sparire.
— 5 late; Causarsi il latte V. Lcete.
fScento... Parola che indica estrema velocità
nel camminare, e che da noi non usasi se non
col V. Andare in questo modo: 0 va camme
5 scento ; Egli va come una freccia, come una
saetta, come il fulmine, cioè velocissimamente.
Scerba v. a. Arroncare. Voce del cont. Svel-
lere le radici dell'erbe cattive che sono nelle
biade ancora in erba.
Scei*p£k s. f. Cassetta : Quella parte della car-
rozza dove siede il cocchiere per guidare i ca-
valli; dicesi nell'oso tose, anche Serpe, benché
da taluni sia criticato come gallicismo.
Scevròn. s. m. Scaglione. T. mil. Due liste
di passamano unite insieme da un capo, poste
sul braccio deliro del soldato, colla punta rivolta
verso la spalla. Gli scaglioni indicavano gli anni
del servizio nella milizia. Dal frane. Chevron.
Schena. s. m. Schienale: L'unione delle ver-
tebre che compongono la schiena delle bestie
da macello.
Schena s. f. Colpo di schiena.
Sdienn-a. s. f. Schiena e Stiena, Dosso, Dorso,
Tergo: La parie deretana dell'uomo dalle spalle
alla cintura. Nei quadrupedi si dice Schiena La
parte dalie spalle alla groppa; nei pesci e sim.
La parte di sopra tra il capo e la coda.
n Schiena , Dosso, per similit. La parie posteriore
di checchessia; ed anche La parte piìi elevata
delle montagne.
I) — Da' Cuojaj e Pellicciai dicesi Quella parte o
cuojo dell'animale che cuopre la schiena, e pro-
priamente il mezzo di essa.
S A schenn-a d'aze, A schenn-a nùa V. queste
locuz. alla lor sede alfabetica.
S Avello 0 Piggidlo in te schenn-e V. Piggià.
S Cappello de schenn-a; Cappello di schiera. T.
cappell. Cappello più fine degli altri, perché fallo
di schiena di lepre, che ne è la parte migliore.
S Dòggià ò fi da schenn-a ; Lavorare, Faticare, ec.
$ Fi da schenn-a; Fil deila schiena o delle reni
V. Fi.
% Se, schenn-a, ti nò laoi, pansa, patisci V. Laod.
S Trdvaggio de schenn-a; Lavoro di schiena, y^le
Lavoro fatto a forza di sola applicazione sen7.a
che r ingegno o la fantasia vi entri, o per poco.
CàBAGOU, Dizionario Genovese-Italiano.
Scli.enn-a,d.i*ita. s. m. Foggifatìca, Sctnsft-
falicbe, Scbifnnoja: Uomo pigro, poltrone, che
non ha voglia di lavorare.
Sclxermise n. p. Schermirsi, anllc Scrimirsi,
D fendersi.
Sclxersà, v. a. Scherzare, Burlare \. Rùrlà.
Sclxéua. s. f. Scuola: Luogo dove s'insegna o
s impara arte o scienza,
n Scuola, per Adunanza di scolari.
n — Figurai, per Ammaestramento, fnsegnamento,
Massime: 0 l'ha avùo ùnn-a cattiva schéua;
Egli ebbe una cattiva scuola,
n — Iq Pittura chiamasi La particolar maniera di
dipingere de' pittori d'un dato paese , dicendosi
Scuola romana, veneziana, fiamminga, ecc.
— normale; Scuola elementare, e nell'uso Scuola
normale, cioè Scuola, in cui s'insegnano soltaoto
i primi elementi o rudimenti d'on'arte, d'una
scienza.
— tecnica; Scuola tecnica : Q'iella destinata alla spe-
ciale istruzione di chi intende dedicarsi alle arti.
$ Andd a schéua; Andare alla scuola, vale An-
dare dove si lien scuola ad effetto di apprendere.
S Fa schéua ; Fare scuola : Dar lezione, Insegnare.
S Fnlldse a s-^héua V. Fulld.
Seliéug-g^ia> s. f. Siero e Siere: Parte ac-
quosa del latte , quella che rimane liquida quando
il latte si apprende dopo che è munto, ed è ca-
rica di cacio disciolto e d'un acido sovrabbon-
dante. - Siero del latte, Il siero che scola dal
latte quagliato. - Scotta dicesi 11 siero che avanza
alla ricotta (rechéutto).
Scliéug-g-io s. m. Scoglio : Masso in ripa aJ
mare o dentro nel mare ; e per Qualunque masso
eminente in qualsivoglia luogo.
% A barca a Ve in ti schèuggi ; La barca è negli
scoglj, dicesi figurai, per dire La faccenda i
perduta o rovinata.
S Fd dince in sciàn schéuggio V. Dina.
% Fin de schèuggi; Scoglioso.
Scliéussa. s. f. Pascolo, Pastura. Voce del eont.
Prato 0 Luogo erboso, dove le bestie si pascono.
Sclxéu«si s. m. pi. Cocci, Greppi V. Ciappi.
Sclxèuve V. a. Riscuotere: Ricevere il paga-
gamenlo d'una somma data.
1) Pascolare, Pasturare. Voce del coni.: Porta a
schéuvc e pegoe; Menar le agnelle in pastora
0 a pasturare.
Scliiera v. a. Schierare: Mettere in ischiera,
in ordinanza.
% Schitràse n. p. Schierarsi : Mellersì in ischiera.
Scliiff'ì V. n. Schippire, Scapolare: Scappare con
astuzia, con ingegno e con destrezza.
« Usato atti vara, vale Callerire, Scalficcare, Scal-
fire : Slaccare a poco a poco qualche parte di
cbecchrssia.
N Ritagliare: A'Iargare qualche parte d'un vestito,
cnnlr. di Strellire.
Scliifiitùa. s. f. Scollo: Quel taglio o aper-
tura nel vestito delle donne, che lascia scoperto
il collo 0 parte del petto.
n Scollo, per Ampia apertura superiore nelle ca-
micie da donna.
Sclxillente add. Limpido, Chiaro, Sereno:
Aggiunto di CielO; vaie Senza nube veruna.
n Squillante, detto di voce, vale Acuta, Chiara,
Risonante.
Sdiillidonla. V. Celidonia.
m
SCH
SCI
ScIiSncà. s. f. Stincata e Slincalara : Percossa
nfllo slinco.
Sohincamiiro s. m. Muso, Broncio: Se-
gno (li cruccio.
3 Fa I schincamùri ; Far muso, Tener broncio:
Mostrarsi cruccioso o sdegnoso con alcuno.
tSdiinoa^pé V. Puntapé.
Scbinco s. m. Slinco, Osso delia gamba. Fu-
cile maggiore, Fùsolo: Osso collocato tra il fe-
more e il tarso nella parie anteriore ed interna,
^e che, ajutalo dalla fibula fcaviggiaj, forma il
sostegno principale della gamba.
Seliinfio s. m. Schifo, Schiflità, Nausea , Sto-
macaggine.
S Mette sihinfio ; Fare stomaco. Stomacare, Muo-
vere a schifo, a nausea, Nauseare.
SolLÌnfióso add Schifiltoso: Difficile a con-
ipniarsi, specialmente in cose di gusto o di sapori.
Sclxissia. V. a. Calcare, Premere, Pigiare.
**« In modo basso e parlando di danari, vale Dare,
Lasciar correre: Quanto 6 v'ha schissóu ? Quanto
vi diede?
•— a carcassa o i cerei a ùnn-a persdnn-a ; Pic-
chiar uno. Zombarlo, Tambussarlo, Percuoterlo,
Dargli un bel carpicelo di busse,
— a penna; Pigiar la penna: Premer la penna in
scrivendo,
— deU'éuggio; Strisciar l'occhio, ecc. V. Éuggio.
$ L' cegua a schissa ; L' acqua stroscia , si dice
quando piove gagliardamente.
S O sd 0 schissa; Il sole arde o cuoce, cioè manda
un eccessivo calore.
S Schissdle a un V. sopra Schissd a carcassa,
i cerei, ecc.
S Schissdsele ; Battersi, Picchiarsi, Percuotersi vi-
cendevolmente.
Schissa. s. f. Zaffata: Colpo o Spruzzo im-
provviso che danno talora i liquori uscendo in
furia e rn gran copia dai loro vasi; e si dice
anche degli odori.
1) Zaffala, dicesi pure Quel getto o spruzzo di vino
che salta addosso e intorno a chi tura la botte
0 sim. quando n'esce forte il vino.
Schissetta v. a. Schizzettare: Far uscir con
forza l'acqua collo schizzetto per farla entrare
dovecchessia.
Sclxissetta s. f. Schizzettala: L'atto e L'ef-
felto dello schizzettare.
Sclxissetto s. m. Schizzetto: Piccolo schiz-
zatojo, Strum. per io p ù di slagno o d'ottone,
col quale si attrae o schizza aria o liquore per
diverse operazioni; e specialmente per gonfiare
i palloni da giuoco.
Scliisso s. m. Schizzo. T. pitt. Specie di dise-
gno senz'ombra e non terminalo.
« Schizzo, per similit. Piccolo saggio o mostra di
checchessia.
!Scli.itta s. f. Balzo, Salto V. Schitto nel se-
condo significalo.
— de bratta; Zacchera, Pillacchera, ed usasi or-
dinariam. al plur. : Schizzi di fango che altri si
getta in andando su per gli abiti. Zacchere e Pil-
lacchere %\ usan come sinonimi, ma la pillacchera
è più minuta e piiì rada. Chi mette i piedi nella
mota ne è inzaccherato, ma non impillaccherato.
— de gallinn-c; Schizzo,. Schizzata: Que' cache-
rozzoli che le galline schizzano qua e là; in tcrm.
gener. Pollina.
§ Leva e schilte da bratta; Spillaccherare.
Scili tta v. n. Scattare : Lo scappare che fanno
le cose lese da quelle che le ritengono, come
archi, molle e sim.
Il Balzare, Saltare: 0 schittava dall' alle gr essa;
E' saltava per la gioja.
Il Schizzare, ditesi di liquori quando scaluriscono
per piccoli zampilli con impelo, o quando per-
cossi scappan fuori con violenza: Gh'é schittóu
tutto 5 vin in ta faccia; Gli schizzò tutto il
'vino nel volto.
Scili ttacan s. m. Scoppietto: Balocco da
fanciulli, ed è Un pezzo di legno di figura ci-
linririca, lungo quasi un palmo e forato per lo
lungo a guisa de' rocchelli, nel cui vólo inlro-
doUe due pallotloline di carta bagnata o di stoppa,
una dopo l'allra, ed incalzale con una bacchetta,
vanno scoppiettando, trovandosi la prima sfor-
zata a sprigionarsi per effetto dell'aria compressa
dalla seconda. Se ne fanno anche di bucciuoli di
sambuco votati d'anima ossia del midollo.
Scliittetto s. m. Balzello, Salluzzo, Salterello :
Piccolo balzo o salto.
Schitto s. m. Scallo: Lo scallare V. Schitld
nel 1° signif.
" Balzo, Salto: Il balzare. Il saltare.
§ A schitti V. questa locuz. alla sua sede alfab.
Sclii-và V. a. Schivare, Schifare, Scansare,
Sfuggire, Evitare.
S Schivala da ùnn-a mùagia rótta V. Mùagia.
ScIii'F'asappe V. Schenn-adrita.
Sci; Sì: Avv. iifferm. contr. di No.
Il Sì ! Esclam. di marav. e vale E come ! É egli vero !
g Che sci che te pesto ! Che sì ch'io ti picchio !
Dicesi in tuono minaccioso. .
% Di de sci; Dir di sì V. Di.
$ Èse tra 6 sci e 5 nò; Stare tra '1 sì e '1 no,
Essere o Stare fra due acque, Ondeggiare.
§ Fd segno de sci co-a testa; Chinar la lesta,
Accennar di sì col capo,
S Me pà de set; Mi pare. Mi sembra che sì.
S No di né de sci, né de nò; Non dir di sì, né
dir di no: Non affermare e non negare, Non as-
sentire, né dissentire.
S 0 «ci d nò; 0 sì o no, 0 dentro o fuori, 0
guasto 0 fatto.
Ij Un anno sci e l'atro nò; Un anno sì e l'altro
no, Di due anni l'uno, Di terzo in lerz'anno.
Ogni tre anni; e lo stesso dicasi di mese, di
settimana, di giorno.
§ Va tanto 5 so sci quanto ò mce nò; Tanto
vale il mio no, quanto il suo sì, lo diciamo
allorché per difetto di prove irrefragabili la cosa
non sia chiarita né dall'affermativa altrui, né
dalla negativa nostra.
ScÌL (In); Su i. Sui, Su gli, Sugli: Prep. arlic.
che vale Sopra i. Sopra gli.
Scia s. f. Scia o Rèmora. T. m. Traccia la-
I sciata dalla nave nel fendere il mare nel suo
moto progressivo.
Scià; Vossignoria, Vostra Signoria: Titolo che
si dà altrui per rispetto, ed usasi sempre da noi
nel caso retto in ambedue i generi. Dicesi an-
che Ella, e nello slil. famil. Lei, per non ripe-
terlo tante volte in un discorso.
Scià add. Signora: Voce che si fa precedere ai
nome di donna di civil condizione o parlaodo
di essa o rivolgendole il discorso : A scid Réuza,
SCI
SCI
691
A scià Manin; La signora Rosa, La signora
Maddalena.
Sciìà. V. n. Sciare, Fare scia. T. mar. Vogare
a riiroso e ali' indietro, tirando il manico del
remo verso la poppa e spingendo l'acqua con
la pala verso il davanti del bastimento.
**ii In m. b. vale Andarsene, Dar la volta, Partirsi,
Scantonare: Appenn-a 6 m'ha visto ò l'ha scìóu;
E?li appena mi vide se n'andò.
Scià, (fnj; Sa la, Sulla: Prepos. artic. che vale
Sopra la.
Soial>l>ra, s. f. Sciabola e Scia bla : 'Arma
bianca da taglio, assai longa, appuntata, p:ù o
meno curva; la convessità dalla parte del taglio,
la concaviià dalla parte della costola.
Scia."bl>rà s. f. Sciabolata. Voce d'uso : Colpo
di sciabola.
g Dà de sciabbrce; Dar sciabolale, Dare o Menar
colpi di sciabola.
Sciabljra v. n. Sfoggiare, Scialare a abili:
Vestire sontuosamente: Mice còmm'a sciabbra!
Guardate com'ella sfoggia, com'ella sciala a abili!
Sciabecco s. m. Sciabecco, Stambecco e Zam-
becco: Specie di bastimento del Jledilerraneo ,
somigliantissimo al Pinco, ma di costruzione più
fine, e perciò alto a marciare con molto pm
velocità. Esso va a vele e a remi; ha tre al-
beri con antenne; non ha sperone né bompresso,
ma sul davanti della ruota di prua è una freccia
delta Dittalo, che serve alla manovra,
w Storto, Sbilenco, Bilenco, dicesi per disprezzo a
chi ha le gambe torte V. Gambestorle.
Sciàbeg-a s. f. Sciàbica : Sorla di relè da
pescare,
ti Talora si chiama da noi con tal nome Lo scia-
becco V. sopra Sciabecco.
Sciaccà v. a. Schiacciare e Stiacciare : Rom-
pere 0 Infrangere, ed è proprio piìi che d altro
delle cose che hanno guscio, come noci, noc-
ciuole, nòccioli, màndorle e sim.
— dell' éuggio; Strizzar l'occhio V. Euggio.
— l'ùga; Pigiar l'uva: Calcare o Premere l'ova
per farne il vino.
— 5 pan; Spianare il pane: Ridurre la massa della
pasta in pani.
S Sciaccdfjhe; Andar ancajone: Aggravarsi nello
andare più sull'una che saH'altr'anca.
S Sciaccdse e die con ùnn-a persònn-a; Con-
traddire, Contrariare, Nimicarsi V. Scontra.
» — e die pe-i atri; Pigliarsi gl'impacci del
Rosso, Darsi agi' impacci del Rosso : Pigliarsi
briga e cura di ciò che non ci spella.
S A mùagia a l'ha sciaccóu; Il muro cedette,
cioè si è sformalo.
Sciaccadda fDà a); Picchiare, Zombare,
Tambiissare. Percuotere V. liulinn-a.
Sciaccadente s. m. v*^ergozzone e Sorgoz-
zone: Colpo che si dà nella gola a man chiusa
all' insù.
iSciaccaela (Fàj Dicesi da' fanciulli
Quando ei giocand» alle caselle (càllaij, un ra-
gazzo senza che altri se n' accorga prende un
sasso 0 mattono o sim., e lasciatolo cadere sulle
castelline, schiaccia con esso tulli i nòccioli
del giuoco.
Sciaccaelo add. Mattaccino, Maltacciuolo ,
Matlerullo, Matterugio, Matterùgiolo: Uomo sce-
mo, Di poco senno, Quasi mallo.
g Atnàndoa sciaccaela; Màndorla prémice o sliac-
ciamane , e nell' uso Màndorla spaccarella V.
A mànrioa.
Sciaccanòxe s. m. Sliaccianoci : Piccolo
coniipsno che serve a stiacciar le noci.
Sciacclxetrà s. m. Mosto, Vino vergine:
Quello che non ha bollilo nel Iìdo, ma appena
l'uva è pigiata si trae.
Sciacco s. m. Vessicaria, Alchechengi, Pallon-
cini, Ciliegine, Corrucci, Vilucchio forasliero. T.
boi. Phisalis alkehengi. Pianta perenne che ka
la radice bianca, fibrosa e strisciante per terra,
da cui getta molli fusti all'altezza d'un piede e
mezzo circa, sottili, rotondi, rossicci, e che si
dividono in molli piccoli rami. Le foglie sono
simili a quelle del Solano ortense (Scarabascio),
ma più lunghe, più ferme, ruvidelle e meno
nereggianti; i fiori ascellari, solitari, alquanto
bianchi; la bacca rossa come il calice, da cui
è ricoperta. Fiorisce nell'estate, ed è cornane
nelle vigne, nelle siepi e nei canneti in luoghi
ombrosi; coltivasi anche negli orti, ove si pro-
paga facilmente.
Sciaccò s. m. Quasco. T. tnilit. Nome par-
ticolare d'una coperta del capo del soldato, falla
comunemente di feltro, col piallo dela testa di
cuojo, una volta lotta propria degli usseri d'Un-
gheria , poscia venula in uso nei varj eserciti
d'Europa, così per le fanterie come per alcune
cavallerie leggiere. La sua forma talora si va
restringendo come un cono verso l'estremila su-
periore, e talora per lo contrario si allarga alla
cima come un cono rovescio, sporgendo in fuori
dalia parte davanti ed all'estremità inferiore di
essa un frontale di cuojo (visiera). Oggidì venne
adottata pel nostro esercito la forma cilindrica
con due tese parimente di cuojo, alquanto con-
vesse, runa posta nella parte anteriore e l'altra
nella posteriore del quasco.
Sciaccóu s. m. Crantliio a secco rQnel san-
gue che viene in pelle, allorché si stringe un
dito 0 altra parte tra due cose, come tra legno
e legno, sasso e sasso e simili,
n Vessica, e in term. chirurg. Suggellazione : Quel
gonfiamento di pelle che viene nella pianta dei
piedi per aver troppo camminato.
Sciag-ag-nòu. add. Malescio, Bacalo, Baca-
ticcio, Infermiccio, Malaticcio, drcesi di Chi è
leggermente indisposto o che é soggetto ogni
poco ad aver male.
Scialacqua v. a. Scialacquare , Spendere
profusamente. Dissipare le sue facoltà; Prodiga-
lizzare, Sprecare, Sciupare.
Scialacquato s. m. Scialacquatore, Sciu-
pone, Sciupatore, Dissipatore, Scialonc, Spreca-
lore, Prodigo.
Sciallal scialla! Allegri! Evviva! Viva
vivai Esciam. d'allegrezza.
Scialiate n. p. Rallegrarsi, Gioire, Gongolare,
Giubilare: Provar gusto. Sentir piacere, Com-
muoversi per una certa interna allegrezza.
1 Dissipare, Consumare, Scialacquare, Macinare:
0 s' ha sciallóu tutto ; Egli dissipò ogni cosa.
Sciallinn-a s. f. Sciailina. Voce d'uso: Scialle
-che invece di essere quadrato è di figura bislunga
V. Sciullo.
Sciallo 8. m. Scialle e Sciallo, dim. Sciallelto,
Sciallino: Drappo quadro, più o meno fine, di
6&2
SCI
SCI
grandezza varia, che le donne portano sulle
spalle, generalm. addoppialo in forma di trian-
golo, e copre loro quasi la persona. Voce frane.,
ma opttimai d'uso comune.
Scia:lotta. s. f. Scalogno. T. botan. Allium
ascoliinicttm. Specie d'agrume poco dissimile
dalla cipolla, la cui radice o bulbo ha l'odore
ed il sapore dell'aglio.
^Sciamine s. m. Luminello. T. archib. Quel
piccolo cannellino, d'acciajo che serve negli
schioppi a percussione a porvi il fulminante, e
pel quale appunto sì comunica alla polvere, che
è dentro il focone, la scintilla di esso fulminante,
stiacciato dai cane.
Scia<iiii)ia< s. f. Fiamma: La parte più lumi-
nosa e più sottile del fuoco, quella che esce
dalle cose che ardono.
§ Andà in sciamme; Fiammare, Fiammeggiare:
Convertirsi, in fiamma, Ardere.
S Comensà a fa sciuìnma; Levar fiamma: Co-
minciare a far fiamma.
Scia;mnia.dda. s. f. Fiammata: Fiamma di
poca durata, Fiamma che fanno cose lievi bru-
ciate, come paalia, stipa, carta, ecc.
lScia.nima.dda> V. Falampi.
Sciamiuetta s. f. Fiammetta, Fiammella,
Piccola fiamma.
Soiamiuettiiiii-a s. f. Fiammolina, Fiam-
micella : Piccolissima fiamma.
tSciaituno s, m. Sciame o Sciamo : Quella
quantità e moltitudine di pecchie che abitano e
vivono insieme,
n Sciame e Sciamo, per similit. dicesi anche di
Moltitudine di genie adunala insieme: Gh' èa
tin sciammo de figgiéu; C'era uno sciame di
ragazzi.
— d'òxelli; Stormo d'uccelli: Molli uccelli adunati
insieme.
— d'òxelli che arrivati o che pàssan; Folata:
Quantità d'uccelli che vengono in un tratto e
passano tosto.
Soianipradda s. f Stravizzo: Convito fatto
fra colleghi per islare allegramente e con qual-
che mags:iore lautezza e libertà del solito; allrim.
Gozzoviglia, e nell'uso anche Ribotta.
S Fa de sciampradde ; Straviziare, Gozzovigliare,
e nell'uso anche Ribottare: Fare stravizzi, goz-
zoviglie, ribolle.
"Soiancà s. f. Fiancata, Sfiancata: Colpo dato
altrui nel fianco. Voce della plebe.
" Corpacciata , Scorpacciata : Mangiata eccedente
■di checchessia: JU'ho [ceto ùnn-a scianca de
lasagne; Feci una scorpacciata di lasagne. Voce
della plebe.
"Scianco s. m. Fianco V. Fianco.
Sciancòu. add. Sciancato : Che ha rolla o
guasta l'anca.
Sciautig-liòìn s. m. pi. Pizzi: Quella parte
di bari a cho scende dalle tempia giù lungo le
gote. Nella Tose, volgarm. si chiamano Fedine.
Sciàpatòu (Andà); Andar a sciacquabarili,
e dicesi di Quegli zoppi che vanno a gambe
larghe , e pare che vogliano con un piede an-
dare in un luogo, coll'altro in un altro ; e fanno
così lo slesso moto colla persona che fa uno
che sciacqui un barile.
tSoiaradda s. f. Sciarada: Piccola composi-
zioncelia a gaisa d'enigma, che per farla si sce-
glie una parola da potersi dividere in altre dne
0 più che abbiano un significato; e fatta una
perifrasi pf elica di ciascuna di esse parole, e
(li quella che è la principale, si propone ad
indovinare.
"Sciar-appo s. m. Vino. Voce del gergo V. Vin.
Sciarlbèlla s. f. Ciabatta: Scarpa vecchia e
logora, cui fu tolto il quartiere.
" Figurai, vale Donna di mnla vita, Baldracca,
Mandracchia, Donna di partilo o da conio, Fem-
mina da guadagno.
Sciàr-lbellà. v. n. Girellare, Bighellonare,
Andar giostroni, a zonzo, Zonzare, ecc., vale
Andare attorno oziosamente e scioperatamente
V. Giandònà.
Sciarboa s. f. Vitalba. T. hot. Clematis vi-
talba. Pianta che ha i fusti angolati, sarmentosi,
ramosi, le foglie composte di cinque foglioline,
cuoriformi , appuntale , più o meno denteile; i
fiori bianchi, setosi, persistenti. É comune fra
le siepi.
Sciardiio add. Crepolato, Crepacciato, Fesso,
dicpsi del legno che neJ disseccare ha geliate
delle screpolature o fessure; delle botti che ge-
mono il liquido dalle commessure delle doghe;
dei battelli slati lungamente all'asciutto e al sole
e d'allre simili cose.
Sciarpa s. f. Sciarpa e Ciarpa: Fascia di seta
tessuta 0 d'altro che si cinge alla vita o ad ar-
macollo dagli uffiziali militari e da altri funzio-
nar] civili, come sindaci, ispettori di sicurezza
pubblica, ecc.
1) Sciarpa e Ciarpa, dicesi anche Quella striscia
di panno serico, di velo o d'altra reba leggera,
talora anche di maglia, che le signore portano so-
pra le spalle raccolta su di sé e come a'Iucigno-
lata, e le cui estremità discendono sul davanti.
» Golettone: Grossa e lunga striscia di maglia di
lana a più colori, che portasi l'inverno avvolta
al collo invece di croatta.
Sciarrà. e gamlbe; Aprir le gambe.
Sciarx-óix (Andàj; Andar largo, Andare a
gambe allargate o a gambe aperte, vale Cam-
minar colle gambe larghe.
% Andà co-e gambe sciarrce, lo slesso che Andà
sciarróu.
§ Aveì e gambe sciarrce; Aver le gambe larghe
0 aporie.
Sciata v. a. Rovistare, Rovisliare, Trambustare,
Scombinare, Scombuiare, Scombussolare, Sosso-
prare. Metter sossopra : Metter le cose fuor di
luogo, Disordinarle.
it Inquietare, Turbare, Agitare: Porre alcuno in
pensiero, affanno, pena, sollecitutiine.
M Scombuiare, detto de' polli e degli insetti, vale
Intimidirli.
§ Sciotdse n. p. Turbarsi, Alterarsi, Rimescolarsi,
Commuoversi, Agitarsi.
Sciata.g'allinii-e V. Sciàtdn.
Sciàtica s. f. Sciatica: Infiammazione di qual-
che parie dol nervo o dolla membrana che copre
il nervo ischiatico e produce- asprissimo dolore.
Sciato s. m. Chiasso, Chiassala, Busso, Schia-
mazzo, Frastuono, Rnm bazze. Strepilo, Rumore.
% Fd dò scialo; Far chiasso, ecc. V. Fd.
S iVó gh'é da fa sciati; Non ci è sfoggi. Non
ci è sciali.
Soiàtòn s. m. Sparpaglione, si dice a Chi nei
SCI
SCI
693
moti e nelle parole è assai sregolato; tratta la
metafora dalla farfalla che si raggira senz'ordine,
la qnale si chiama Parpaglione.
Sciàtòu. p. pass. Rovistato, Trambustato, ecc.
V. Sciata ne' suoi varj significali.
S Aveì a lesta sciala; Essere fuor di cervello,
vale Essere colla mente molto sopraffatta per
qualsiasi cagione.
S Cdvelli sciàtce; Capegli arruffati, scarmigliati.
Scibljeii; Sebbene, Se bene, lo stesso che
Benché, Quantunque, Ancorché, e serve all' in-
dicativo e al soggiuntivo.
tSoil>illa> s. f. Sibilla: Nome delle dieci ce-
lebri donne, alle quali gli antichi attribuivano
conoscenza del futuro e virtii di predirlo.
Soica<xia.ta; s. f. Astuzia, Furberia, Ghermi-
nella, Tranello, Tranelleria, Giunteria, Baratteria,
Frode, Inganno, ecc. Dal frane. Chicane.
Soica.r*io s. m. Sicario: Chi per commissione
altrui uccide uomini ingiustamente, e per lo piìt
a tradimento.
ISoioclié; Sicché, Laonde, Per la qual cosa.
« Sicché? usalo interrogativam. vale Dunque? Eb-
bene? E così?
Scioòmme ; Siccome, Essendoché.
Scici! tera (Èse a-oj V. A-o seicutera nel
Dizionario.
Scéunia, s. f. Fèdera V. Foddretla.
Scifòeto add. Cotale, Sì fatto, Simile: Di qaesto
modo, Di tale o tal qualità.
Scig'illà. V. a. Sigillare e Suggellare: Impron-
tare con suggello, e prendesi generalm. per chiu-
dere lettere o pacchi di carte, con ceralacca o
con ostie.
« Srgillare e Suggellare, per Turar bene, Comba-
ciare; ed usasi tanto attivam. che in signif. neut.
— er melicamente; Sigillare ermeticamente, dicesi
nell'uso del Chiudere una cosa qualunque, senza
lasciare alciu fesso, e che l'aria né anco possa
penetrare.
Scig-illo s. m. Sigillo e Suggello: Pezzo piano
di m'alano o di pietra dura, con manico, in cui
è incisa arme gentilizia o altra impronta, ovv.
una 0 pili lettere iniziali, talora separate, pili
comunem. addossate in forma di cifera, per farne
l'impronta, che pur si chiama Sigillo, sia essa
falla in ostia o in ceralacca.
— 0 Bóllo a secco; Sigillo o Bollo a secco: Quello
che s' impronta sulla carta senza alcnn letto di
di cera o d'altro.
— da confescidn; Sigillo di confessione: La se-
gretezza, alla qnale è tenuto il confessore.
S Scigilli dò reléuio; Berlocchi V. Baltaggi.
S Mette i scigilli; Suggellare o Porre i suggelli
0 bolli per pubblica autorità, affine d'impedire
che gli oggetti contenuti ne' locali posti sotto
sigillo vengano trafugati.
Sci^nifioà, V. a. Significare, Esprimere, Di-
nolare.
n Significare, per Far intendere, Mandar a dire,
Avvisare.
n — Detto di voci e locuzioni , Esprimere il va-
lore e la forza ch'esse hanno da sé.
n — In term. for. vale Notificare nn alto ginri-
dico alla parte contraria.
Soig>]iifi.ca,iite p. pres. Significante, Dino-
tante, Esprimente.
n Signihcante, per Importante, Rilevante.
Scig'iiifi.ca./o s. m. Significato, Significanza,
Significazione I Ciò che una cosa significa; ed
anche Concetto racchiuso nelle parole o cose
significanti.
Sig-iiifica.zìòii s. f. Significazione: Ciò ebe
una cosa significa.
Il Significazione, in legge Notificazione d'un atto
giuridico alla parte contraria.
Scig-nòa, s. f. e add. Signora, anticam. Signo-
ressa: Padrona,
n Signora, per Titolo di riverenza, civiltà e con-
venienza che si dà a donna di civil condizione,
n Dicesi anche per Donna di mondo: A s'è missa
a fa a scignóa; Si è buttata a far la signora.
^ Fd da scignóa; Far la ruota V. Fa.
S Questo figgio d'ùnn-a scignóa; Questo bric-
cone. Questo sciagurato.
§ Pescio scignóa; Pesce signora. T. itliot. Ophy-
dium barbatum. Pesce di mare di nessun pre-
gio, che è una specie d'anguilla, ma di corpo
compresso, di color cenerino-rossiccio, e talora
sparso da gran numero di macchiette.
Scig'iioetta. s. f. Signorina, ma dicesi ordi-
nariam. per compassione o dispregio, di Signora
povera e già avanzata in età.
Seìg'nox* s. m. Signore: Titolo di maggioranza
e di riverenza,
n Signore, per Uomo generoso, liberale, magnifico,
ricco, ecc.
S Tratta da sci gnor; Trattare, Agire da signore,
cioè nobilmente, signorilmente, in modo si-
gnorile.
Soig'iiox'a.sso s. m. Signoraccio e Signo-
razzo: Signor grande, Signor d'alto affare; e
dicpsi altresì per Riccone, cioè Uomo molto fa-
coltoso.
Soig-noria. s. f. Signoria: Titolo che si dà
scrivendo o parlando a persona di condizione
civile 0 d'alto affare,
n Signoria, per Qualità o Stato di signore; e tal-
volta per Contegno. Burbanza.
S Scignoria! A rivederla. La riverisco. Poslo
assolutam. è Una specie di saluto, che si fa a
persona di rispetto partendosi da essa.
Scig-norile add. Signorile, Signoresco: Di
0 Da signore, Che ha del signore o del grande.
Scig-norilmente avv. Signorilmente, Si-
gnorevolmente, In modo signorile. Nobilmente,
Splendidamente, ecc.
Scig'iiorin, Scig-nofinn-a.; Signo-
rino e Signorina, dicesi a Giovinetti (ragazzo e
ragazza) per vezzo o per ironia.
Soignorón V. Scignorasso.
n ì ignone: La parte deretana de' capelli delle donne,
g Rompi ó sciguoròn; Rompere il capo, le tasche,
le tavernelle, i corbelli, figurai, e nell'uso vale
Infastidire, Nojare, Importunare e sim.
Soig-oa. s. f. Sampngna e Zampogna : Stram,
rusticano musicale da fiato, ed è propr. Quella
specie di pifferi che i contadini soglion far nella
primavera con la scorza de' polloni di pioppo o
di castagno.
Scig-oà V. n. Sufolare, Zufolare, antie. Safilare:
Mandar fuori suono acuto simile al canto degli
accelli, che si fa colla bocca, con varie posture
di labbra e di lingaa.
n Fischiare, dicesi del vento, qaando spirando fa
rofflore; allrim. Frollare.
694
sei
SOI
n Frollare, dicesi di sasso o dualità cosa che fa
sibilo rompendo l'aria con vilocità.
— i oege; Fischiare o Cornar gli orecchi V. Oegia
§ L'è hello scigoà quando i béu nò véuan beive
V. Béu.
% N6 se péli canta e scigoà V. Nò se pru canta
e porta a crcxe nella voce Canta (verbo).
S Perde 5 scigoà; Perder l'urlo: Non esser più
buono a nulla V. Perde.
S Ti péu scigoà; Tu puoi zufolare, cioè Tu puoi
dire quel che tu vuoi ch'io non ne vo'far niente.
Sci^óeletto s. m Zufolino, Zufoletlo. Dim.
di Zufolo : Piccolo zufolo.
Sci 3*001111 V. Scigóeletto.
Sclg-oelo s. m. Zìifolo: Strura. ruslicale da
fiato fatto a guisa di flauto.
Soig'So s. m. Zùfolo e Sùfolo, antic. Sùfllo:
Il zufolare.
— di oege; Bucinamento, Cornamento, Fischiamento,
Sufolamenlo degli orecchi,
Soi^U-ón. s. m. Ciuffolotto. T. ornit. Pyrrhula
vulgaris. Uccello del genere delle Pirrule, che
ha iLbecco nero; pileo, gola e gote, di color
nero-violetto; cervice, schiena, scapolari, e pic-
cole e medie cuopritricì dell'ale, color cenerino-
piombato ; sopraccoda e coda, di color nero-
violetto; piedi scuro-neri, unghie nere. Le fem-
mine variano. Annida nelle nostre foreste d'ontani
e di faggi de' monti più alti vicino alle sorgenti;
discende all'inverno vicino alle sponde 'del mare.
La specie è rara.
Soileuzio s. m. Silenzio, antic. Silenzo, Ta-
citurnità: Lo star cheto, Il non parlare, Io slato
di persona che tace. Giova però osservare che
tra Silenzio e Taciturnità passa la seguente
distinzione : Il Silenzio è degli uomini e delle
cose; la Taciturnità degli uomini soltanto, per-
chè si può tacere e non far silenzio, cioè far
rumore altrimenti.
» Silenzio, per CesFazione d'ogni snono, rumore
0 strepito.
« — Dicesi talvolta assolutam. per Tacete, Zitto,
Cheti, Zitto là, Cheli là.
§ Fd scilenzio; Far silenzio, vale Tacere o Co-
mandare che altri taccia.
% Fa fa scilenzio ; Porre o Imporre silenzio : Far
si che altri non parli.
% Passa sótto scilenzio ùnn-a cosa; Passar sotto
silenzio alcuna cosa, cioè Non dir quello che si
potrebbe o si vorrebbe, Non far menzione.
S Rompi 5 scilenzio; Rompere il silenzio: Co-
minciare a parlare.
S Sta in scilenzio; Star in silenzio, vale Non
parlare, Osservare il silenzio.
lSoilla^1ba< s. f. Sillaba: Aggregato di più let-
tere, dove s' include di necessità la" vocale e che
si può pronunciare con una sola emissione di
fiato; ed anche Una sola vocale senza compa-
gnia di consonante.
Scilla,l>à; V. a. Sillabare, Sillabicare: Pronun-
ciare senza compitare e giuslamenle dislaccando
le sillabe, di cui son composle le parole.
Scilla,1>à.io s. m. Abbici, Abbecedario e vol-
garra. anche Sillabario V. Abbecedàio.
Solile s. f. plur. Scilacche, nell'uso tose, propr.
dicesi di Picchiale con frusta, coreggia o sim.;
da noi intendesi per Busse, Picchiate, Battiture
in genere.
g Dà 0 Piggià e sciite; Dare o Prendere busse,
baltii'jre, ecc., vale Battere o Esser battuto.
Scilliii s. m. Scellino: Moneta inglese d'argento
che vale una lira e 20 xentes. di moneta ilal.
Scillog-ismo s. m. Sillogismo e Silogismo:
Argomeulazione, da cui, in virtù di cose ante-
poste e specilicate ordinatamente, ne segue una
conseguenza.
Scilvestro s. m. Salamandra: Sorta di rettile
somigiiantissimo alla lucerla fgrigoaJ,se non che
ha il corpo bruno, picchiettalo di nero e ceru-
leo, e la coda schiacciata. Vive presso le paludi.
Scilvio s. m. Silvio. T. stamp. Sorla di' ca-
rattere da stamperia minore del Testo. Ha la
forza di 14- punti.
Scimlbolo s. m. Simbolo: Significanza di cose
morali, mediante l'immagine e proprietà di cose
naturali; Figura o Immagine c^ie serve a signi-
ficare qualche cosa per mezzo della pittura,
scultura o del discorso medesimo.
— rfi'aj^os^o/j; Simbolo degli apostoli: Regole della
nostra santa fede, delle volgarm. Il credo.
Sciiiietx*JLa< s. f. Simmetria e Simelria: Ordine
e proporzione d'eguaglianza o di somiglianza,
che le parli d'un corpo hanno fra loro o col
loro tutto.
Scimìa; s. f. Scimmia, Scimia, Simia, Bertuccia:
Animale noto, di più specie, il quale imita fa-
cilmente ciò che vede fare dalle persone.
$ Fa a scimia; Far la scimmia, Scimmiottare,
Scimieggiare: Far come la scimmia, cioè Imi-
tare quello che fanno gli altri materialmente.
S Sturo de scimia; Bertuccione, dicesi d'Uomo
brullo e contraffatto.
Scimile s. m. Simile: Cosa o Persona della
medesima qualità d'un'alira.
$ Ogni scimile amma ó so scimile; Ogni simile
ama o appetisce il suo simile.
Scimìle add. Simile: Che ha somiglianza o
similitudine; Simiglievole, Simigliante, Conforme,
Eguale, Pari, Pariforme.
Sci milit Udine s. f. Similitudine: Somi-
glianza, Conformità di fattezze, di qualità, di
natura, ecc.
Il Similitudine, per Immagine, Figura. .
« — Da noi dicesi nell'uso Quella rappresenta-
zione drammatica che si fa della Passione di
N. S. G. C.
g A scimilitùdim m. avv. A similitudine, A so-
miglianza. Come.
Scituilòu s. m. Similoro: Lega di zinco e
di rame che piglia apparenza d'oro.
Scimióu. s. m. Scimmione, Bertuccione: Scim-
mia grande,
g Ma dò scimmiòn; Marasmo V. Ma.
Scimiottà v. a. Scimmiottare, Far la scim-
mia: Imitare, Contraffare come fanno le scimmie.
Scimixa. s. f. Cimice: Insetto di color ros-
sìgno fosco e di pessimo odore, che nasce e
annida specialmente ne' letti; ce n'è anche delle
verdi e fanno in certe erbe e negli alberi. -
Cimici a jo, Arnese ad uso che vi si raccolgano
le cimici per poi sterminarle, e Lello o Luogo
od altro pieno di cimici.
"Scxmixo s. m. Soldato. Voce bassa e del gergo.
Scimòuia. s. f. Simonìa : Traffico di cose sacre
e spirituali, così denominato da Simone il Maga^
che fu il primo ad esercitarlo.
SCI
SCI
695
Soi]iipa>tia. s. f. Simpatia, contr. d'Antipatia:
Impulso naturale che ci porta ad amare e veder di
buon occhio alcuna persona, Mutua inclinazione
di genio, di voleri, d'affetto.
n Capriccio, Grillo, Ghiribizzo: O l'ha de scim-
patìe pe-a (està; Egli ha de' grilli pel capo.
S Aveì scimpalia per un V, Scimpatizzd.
(Scifiipa>tico add. Simpatico: Che desta sim-
patia e inclinazione. Appartenente alla cagione
e agli effetti della simpatia.
Soimpatizzà, v. n. Simpatizzare: Provar
sìmpiiiia, Sentir inclinazione per nna persona
0 cosa.
Soimulà. Y. a. e n. Simulare : Mostrare il
contrario di quello che si ha nell'animo; Fin-
gere, Far finta.
Soimula^ziòn. s. f. Simulazione, Simula-
menlo: Arte usata con astuzia dall'uomo in
mostrare n^gli atti e nelle parole lutto il con-
trario di ciò che ha nel pensiero o di bene o
di male; Finzione, Doppiezza.
Scin ; Sino, Insino, Fino, Infino V. Fin (prep.).
Soiiia.g'Og'a. s. f. Sinagoga: Scuola o Altro
luogo ove gli Ebrei convengono per fare gli of-
ficj della lor religione.
Soincope s. f. Sincope e Sincopa: Sùbita di-
minuzione delle azioni vitali, prodotta dalla in-
termissione del movimento del cuore; Sfinimento
e Smarrimento di spiriti; Svenimento.
I Sincope. T. gramm. Figura che consiste nello
scemamento di lettera o di sillaba in mezzo
della parola, come per es. Sgombro, Scevro,
Raunare, per Sgombero, Scevero, Radunare.
II — Presso i Musici, Figura, per cui il valore
d'una nota si divide per metà tra la nota pre-
cedente e la susseguente.
Soiiida,ca;to s. m. Sindacato: Carica e Uffizio
di Sindaco ; altrim. Sindicberìa.
Soincla,co V. Scindico.
^oindicà. v. a. Sindicare e Sindacare: Scrn-
tinare, cioè Ricercare, Esaminare minutamente
le cose altroi per farne la critica; Censurare,
Biasimare.
Soindicatò s. m. Censore, Critico: Chi cen-
sura 0 critica.
Scindioo s. m. Sindaco: Fonzionario pub-
blico che in ogni comune è capo dell' autorità
polilico-amministr^^tiva.
n Sindaco, per Colui che è deputato a riveder le
ragioni di un mercante fallito, per renderne conto
ai creditori, che dicesi Sindaco del fallimento.
» — per Colui che è eletto ad aver cura degli
affari d'un monastero o convento.
SoinedJtrio s. m. Sinedrio: Presso gli Ebrei
era Un consiglio di 70 o 72 seniori che costi-
tuiva il principal tribunale.
» Sinedrio, nell'uso comune vale a significare
Crocchio, Concistoro, cioè Adunanza di persone
messesi insieme per discorrere. Dieesi pur anco
Conciliabolo, Combriccola, ossia Raunamento di
alcuni in segreto per motivi illeciti.
Scinfbnia. s. f. Sinfonia: Armonia e Concerto
di pili strumenti musicali,
n Sinfonia, per Quel pezzo di mnsica che serve
come di preludio alle opere di mnsica, sonato
da tutti ì sonatori dell'orchestra.
Soin^ola.re add. Singolare e Sioguiare:
Raro, Unico, Eccellente.
n Singolare, presso i Gramm. dicesi di Quel nu-
mero che infjporla una persona o cosa sola, a
distinzione del Plurale, che importa due o più
cose 0 persone.
Scins-ola.x*izz£ise n. p. Sine;olarizzarsi,
Singniarizzarsi , Singolareggiarsi: Farsi o Ren-
dersi singo'are, Uscir della comune.
Scing'ola.irxtieiite avv. Singolarmente e
Singuiarmcnie, Particolarmente, Specialmente,
Prccii' :anit>nte.
Scing'ùlto s. m. Singulto, Singhiozzo: Ge-
milo, Pianto con affanno.
Scinistro s. m. Sinistro: Disgrazia, Acci-
dente infausto: Nò gh'é successo nisciùn sci-
nistro; Non gli successe alcun sinistro.
Scinistro add. Sinistro, Manco, Mancino,
contr. di Destro.
S .4 scinistra m. avv. A sinistra, A mancina, A
mano manca o slanca, cioè Dalla banda sinistra.
» A 0 In sinistro, Sinistramente. Posto avv. col
V. Andare o sim., vale A male, .Malamente, Di
mala maniera: Tutte e cose ghe vati à scinistra;
Tulle le cose gli vanno a sinistro.
S Dà scinistra V. sopra À scinistra nel 1° signif.
% Man scinistra; 31an sinistra, Mano manca o
slanca, 3Iano mancina: La mano opposta alia
destra.
Scinodo s. m. Sinodo: Congresso degli' Ec-
clesiastici d'una diocesi, sotto la presidenza del
Diocesano, per trattare gli affari che la concer-
nono, per l'estirpazione degli abusi e supersti-
zioni, por l'introduzione delle sue pratiche, ecc.
Soinouìnio s m. Sinonimo: Parola che ha con
nn'al ra parola qualche convenienza di significalo.
Sciiitomo s. m. Sintoma e Sintomo: Segno,
Apparenza od Unione d'apparenze in una ma-
lallja, dalle quali ne viene indicala la natura e
la qualità, e da cui può giudicarsi dell'esto.
n Sintomo e Sintoma, per Accidente o Circostanza
che accompagni qualsivoglia altra cosa; Indizio.
Sciò; Sciò: Voce monosillaba che si usa per
ìscacciare i polli.
Sciò (Inj; Sul, Sullo, Su lo: Prepos. art. che
vale Sopra il.
Sciò add. e s. m. Signore: Titolo di rispetto
e di maggioranza, e si usa per lo più mettersi
avanti, al nome proprio: 0 sciò Carlo, 0 sciò
Pippo; Il signor Carlo, Il signor Giuseppe,
n Frequentemente dalle donne del volgo usasi per
Marito: Quando vegnià 6 mce sciò ecc.; Quando
verrà mio marito ecc.
§ Fd da sciò; Filar del signore: Tener modo da
signore, senza esserlo.
Sciò s. f. Fiore: Produzione di vegetali, per lo
più colorala e generalmente odorosa e che porta
gli organi della riproduzione, Una parte delle
piante, nella quale è il sesso delle medesime, e
vi si feconda e forma il frutto.
Il Fiore, per Quella parte delle frutte, come di
pere, mele, ecc., dalla q'iale cade il fiore quando
ella è allegata; che dicesi anche Bellico e Co-
rona del frullo.
Il — Figurai, per La parte più nobile, più squi-
sita e più scelta dì checcht'S>ia.
n — per Uno dei quattro semi delle carte da
giuocare; ma si usa sempre al plurale.
— da morto; Fior da morto o di morto, Puzzola,
Fiore indiano, Garofano indiano. T. bot. Tag$tts
696
SC5I
ereda. Pianta annuale del Messico, che Ita il
fusto diritto ed elevalo; le fo,%lie pennate, d'un
verde cupo, segnale da punti quasi trasparenti.
Da luglio a ottobre è adorna di fiori grandi a
capolino, di color giallo, pagliato o giallo d'oro,
secondo le varietà. Anche la Tagetes patula e
la Tageles fumila son conosciute col nome im-
proprio di Fior da morto. -
— de getrdn; Fior d'arancio, Fior citrino.
— de faenn-a; Fior di farina o Farina di primo
velo V. Faenn-a.
— de gran; Fior di grano. T. boi. Chrysanthe-
mum scgeium. Erba che trovasi ne' campi fra
il grano. Ha le foglie biancastre e delicate; nel-
l'inverno, quando è tenera, si mangia dalla gente
di campagna; quando è in fiore, si svelle per
pulire i grani e dessi ai bestiami.
— de Uete; Fiore o Capo di latte, Crema e co-
munem. Panna: La parte più gentile del latte.
— de mazzo V. Livio.
— de rosi»; Volpone, Putta scodata, ecc. V. Rosto.
— de solfo; Fior di zolfo o Zolfo sublimalo.
— di cappùccin; Grande cappuccina, Crescione del
Perii 0 del Messico. T. bot. Tiopceolum mnjtis.
Pianta che ha il fusto succulento, rampicante;
le foglie peliate, orbicolari, a S lobi ottusi. In
tutta l'estate mostra i suoi fiori ascellari, d'un
giallo-arancio, irregolari, barbuti all'interno. I
suoi bottoni e fiori non ancora sbacciati, come
pare i semi raccoKi verdi, possono supplire i
capperi da conservarsi in aceto. Se ne coltivano
molte varietà.
— dS meigranà; Balaastra, Balausto e Balaustro:
Fior del melograno.
— finta; Fiore finto o artefatto.
% Bottdn da scià; Boccia, Bottone e dotlr. Calice.
$. Dilettante de scioi ; Fiorista : Dilettante e Col-
tivatore di fiori.
S Èse in sciò; Essere in fiore, parlando di pianta,
si dice Quando è tutta coperta di fiori al tempo
della fioritura.
% Féugge da sciò; Labbra del fiore o Pelali.
S Fighe scioi; Fioroni, Fichi fiori V. Ftgo.
S Gamba da scià; Gambo, Pedicciuoio, Pedun-
colo; e se è mollo lungo, Stelo.
S Gitemi de scioi; Infiorare, Infiorire : Ornar di fiori.
$ Perde a sciò; Sfiorire: Perdere il fiore.
S Quello 0 Quella chi vende scioi Y. Scioé, ScioSa.
S Umì'U scià a n5 fa mazzo; Un fior non fa
primavera o non fa ghirlanda. Una rondine non
fa primavera, Un demonio non fa inferno. Una
(Canestra non fa vendemmia. Modi prov. che
valgono Un esempio solo non istabilisce la regola.
Soioà. V. a. Sciorinare: Spiegare all'aria, e si
dice per lo più de' panni, pelli e sim., quando
si cavano faori neMempi asciutti e si distendono
per farli pigliar aria, e, scamatandoli, per ca-
varne la polvere e liberarli dalle tignuole,
« Sfiatare, in signif. neut. Perdere il (iato, Passar
l'aria pi>r qualche spiraglio, e dieesi di Quelle
cose che o p^r non essere ben commesse fra di
loro 0 per qualche altra cagione perdono il fiato;
che anche dicesi Respirare.
« Soffreddarsi: Divenir alquanto freddo: A mene-
atra a sciòa; La minestra si soffredda.
n Talvolta dicesi da noi scherzevolm. per Dar del
lei, del Vossignoria: Scià nS me sciòe; Non
mi dia del lei, del vossignoria.
— a càsinn-a; Spegner la calce, vale Gettarvi sopra
alquanto d'acqua nel truogolo per farla lievitare.
— 6 f tingo; Sbraciare: Allargare o Ritirar la bragia
troppo ammontata sotto le legne, perchè ardano
meglio pigliando aria.
S Scioàse n. p. Sciorinarsi V. Resciodse nel 1° sign.
f Sciocca, .... Vivanda particolare della plebe
genovese, falla di farina di ceci stemperala nel-
l'acqua con un po' di lievito, che poi versata in
una teglia e regalata superiormente di molt'olio
e di cipolla sottilmente affettala, si fa cuocere
in forno a guisa della farinata.
Sciocco add. Sòffice: Morbido, Trattabile, che
compresso cede soavemente; e dicesi propriam.
di materasse, guanciali, cuscini e simili.
S Neive sciocca; Neve sèlla, dicesi quand' ella
fiocca 0 avanti dell'agghiacciare.
S Pan sciocco; Pan sollo o sòffice: Pane leggero,
morbido.
Sciòco s. m. Scilocco , Scirocco e Sirocco :
Vento che spira tra levante e l'oslro, chiamalo
pure Sud-est.
Scioé e Sciòea; Fiora jo e Fioraja: Colui
0 Colei che vende i fiori.
Scioetta, s. f. Fioretto e Fiorello, ma meno
usalo. Dimin. di Fiore.
Scioettiuu-a s. f. Fiorellino. Dimin. di
Fiorello.
Scioetto s. m. Signorelto. Dim. di Signore,
ma dicesi per ischerzo.
Scioettòu add. Fiorato, Affiorato: Lavorato
a fiori, e dicesi di drappo e sim.
Scioi V. n. Fiorare, Fiorire, Far fiori, Produr fiori.
I) Fiorire, per similit. Buttar fuori una fioritura: in
sciò rammo bagnóu d'axóu ghe scioisce 5 ver-
derammo; Sul rame bagnato d'aceto fiorisce il
verderame.
ti Imporrare e Imporrire, parlando di panni di seta,
lino, ecc. dicesi quando scolorano per l'umido
che vi sia rimaso denlro.
S Se saan réuze, scioiàn V. Réuza.
Scioin s. m. Sciorino, Sciorinamento. T. mar. M
Lo sciorinare che si fa delle merci in quaran- ^
lena o nel lazzaretto esponendole all'aria affinchè
non imporrino.
% Fd 5 scioin; Sciorinare.
Scioiio p. pass. Fiorilo, ec. V. Fiorì ne'suoi sign.
11 Fiorito, per Incanutito, Coi capegli imbiancali.
Sciollaja s. f. Sciocchezza, Scioccheria, Scioc-
caggine, Bessaggine, Besseria, Balordaggine, Scem- M
piaggine : Atto o parola da sciocco. Cosa sciocca. ^
S Fd de scioUaje ; Scioccheggiare , Fare delle
sciocchezze : Far cose da sciocchi.
Sciollata V. Sciollaja.
Sciollo add. Sciocco, Besso, Scempiato, Stor-
dito, Scimunito, ecc.
Sciònco s. m. Granchio. T. legnoj. Quel ferro
piegato, forcuto, dentato, il gambo del quale è
conficcato nel pancone da piallare il legname,
e serve per appuntellare il legno, perchè e' non
iscorra mentre si vuole lisciarlo o assottigliarlo
colla pialla.
Il Fionco. '/, mar. Corda che passa per le pulegge
della taglia di maestra e del taglione, sulla quale
fanno forza i marìnaj per issare i pennoni e le
antenne; altrim. Drizza.
— da ciùnassa; Bietta: Quel legno che tien saldo
il ferro nella buca della pialla.
SCI
SCI
evi
Soiòpo' s. m. Sciloppo, Sciroppo e Siroppo:
Zacliero sciolto nell'acqua e ridotto per via di
bollore a Qua colale dpnsilà , unitivi poi sughi
di frutte e d'altre sostanze; altrim. Giulebbe e
Giulebbo.
Soiòppixo add. Debole, Fievole, Fiacco, Di
poca f'ir/.a. Voce del contado.
Sciòi*l>etté s. m. Sorbeltiere: Colui che vende
sorbetti od altre vivande da rinfrescare; Acqua-
cedratajo.
Soióx*ì>etto s. m. Gramolata e Gragnolata,
ma meno usato, ed a Firenze e in varj luoghi
della Toscana Granita: Acqua concia con zuc-
chero, sugo di limone, cedrato o simile, e con-
gelala in modo che venga granellosa e più sciolta
del sorbetto (mantecato) V. Mantecato.
Soiòrbi v. a. Sorbire : Prendere i liquidi a
sorsi a sorsi, stringendo le labbra e succiando.
M Assorbire, dicesi per simil. dell'arco baleno, della
saetia, dell'acqua, della terra.
n — L'attrarre che fa un corpo, introducendo fluidi
esterni ne' pori o vuoti qualunque della propria
sostanza; Imbevere, Succhiare, Succiare, Suggere.
— éuve; Bere uova, vale Sorbirle.
% Èse cSrnme a sciórbi un éuvo fresco V. Èuvo.
S Fd sciórbi ùnn-a cosa a ùnn-a pers5nn-a;
Dar a bere una cosa a uno, vale Fargliela cre-
dere, benché strana e non vera, giovandosi della
sua balordaggine.
S Sciòrbise n, p. Sorbirsi: Prendersi in un sorso;
e per similit. Assorbire V. sopra Scimrbi nei
primi due significati.
" — un affronto ; Inghiottirsi , Succhiarsi un' in-
giuria 0 sim., vale Sofferirla con pazienza, Pas-
sarsela senza farne risentimento.
n — ùnn-a cosa; Bersi una cosa, Ingozzarla, vale
Crederla quand'olia è detta, ancorché non sia vera.
»i — ùnn-a cosa co-i éttggi; Mangiarsi checchessia
cogli occhi, vale Guardarlo fisso e con affetto
sensuale e disordinato.
ti — ùnn-a persònn-a; Sfangiarsi uno, vale So-
praffiirlo con parole o bravate.
lSoiòr1>oa, s. f. Sorba: Fruito del Sorbo do-
mestico (Sorbus domestica), piriforme, di color
rosso, quindi oscuro, di sapore acido, che si
pone a maturare o appiccato in mazzi per aria
0 posto sulla paglia.
Soiòrti v. n. Uscire, Escire: Andare fuori,
Venir fuori, coìitr. d'Entrare, Trovasi anche
usalo Sortire, ma è frances. da non imitarsi.
ti Uscire, detto de' liquidi, vale Scaturire, Sgorgare:
Ghc sciòrtiva 5 sangue da-o naso; Gli usciva
il sangue dal naso.
" — per Riuscire, Divenire, Venir ad essere: Ghe
sdn sciortii di bòin allievi; Vi uscirono dei
buoni allievi.
ti Sortire, nella Milizia vale Uscir con impeto dei
ripari o delle piazze assediale, per assaltare il
nemico; altrim. Far soriita.
" — per Esser eletto a sorte: Chi tciortià Scin-
daco? Chi sortirà Sindaco?
— a messa; Uscir la messa, dicesi dell'Andare che
fa il prete all'aliare per dir la messa.
— a mezo V. sotto Sciarti féua.
— a pé sciùti da ùnn-a cosa V. Pé.
— ben 0 con ònó da ùnn-a cosa; Uscire o Riu-
scir bene o a onore d'alcuna cosa: Terminarla
0 Effettuarla bene, felicemente, senza impedi-
menti , pericoli 0 disturbi ; che anche si dice
Cavarne buort viso.
— da di pasticci; Uscir del pecoreccio. Uscir del
fango, e in m. b. Trarre il culo del fango: Uscir
degl'intrighi, Sbrigarsene.
— do pansa ; Uscir del ventre : Nascere.
— da un; Uscir da uno, cioè dalla casa dov'altri
fu con alcuno.
— da ùnn-a cosa; Uscir d'alcuna cosa, Cavar le
mani di checchessia, Cavarsela, vale Spedirsene,
Sbrigarsene.
— d'in ti fratti; Uscir de' frati: Sfratarsi.
— féua; Uscir fuori o fuora o fuore: Presentarsi
Venire innanzi, Farsi vedere; e figurat. Intro-
durre nel discorso cose inaspettate e diverse da
quello.
— in féua ; Uscir in fuori , dicesi di cosa che sporga
in fuori; in Archilett. Aggettare.
— un libbro, ùnn-a stampa, ecc.; Uscire o Uscir
fuori un libro, una stampa e sim., dicesi subito
che sono stampati o si pubblicano.
S Fa sciarti sangue da ùnn-ii pria V. Pria.
S N5 sciarti de bócca; Non uscir di bocca, Te-
ner segreto.
Soiói*txa. s. f. Uscita ed Escila: L'escire, conlr.
d'Entrala.
II Uscita, per Apertura da uscire: In td giardin
ghe sdn trce sciortte ; Nel giardino vi sono Ire
uscite.
Il — per Ispesa, conlr. d'Entrata (Rendita).
n Sortila : L'uscir fuori che fanno i soldati da' loro
ripari per assalire i nemici.
Il — Apertura munita di cancello o rastrello che
si fa ne' baluardi o in altre parli della fortifi-
cazione d'una piazza per poter ad un bisogno
sortire.
« Trovata, Trovato, Discorso nuovo, inaspellalo,
curioso.
— da-o Stato di prodùti naturali o artifitiali;
Esportazione o Asportazione: Il portar fuori di
uno Stalo i suoi prodotti naturali o quelli dell'arte.
Scióu s. m. Fiato: Aria respirata ch'esce dalla
bocca degli animali; altrim. Alito.
n Fiato, per Voce, Parola, Favella : Ilo tòsto perso
6 scióu pe fdghela intende; Non ho quasi più
di fiato per fargliela capire.
« — per Forza, Vigore, Lena: Finché avi5 dò
scióu, ecc.; Finché avrò fiato ecc.
S Caccia via ó scióu; Predicar a' porri, Appiccar
brevi, Dire o Contare le sue ragioni a' birri,
Perdere il fiato e il tempo: Buttare o Gittare le
parole al vento. Sfiatarsi senza prò,
S Finché gh'é do scióu gh'é da speransa; Fin-
ché c'è fiato c'è speranza, dicesi per significare
che Un maialo, anche gravissimo, può campare
da morte.
S In sciò scióu; Sull'aria. Posto avv. coi verbi
Comperare, Negoziare, Imprestare, vale Com-
prare, ecc. senza danari, ma a credito.
S In t'ùn scióu; In un succio. In un sorso, A un
fiato. Tutto in un fiato. Posto avv. col v. Bere,
vale Bere tutto in un tratto, senza prender ri-
poso, senza interruzione.
§ Lascia piggià scióu ; Dar fiato , Dar tempo a
rifiatare: Dar respiro, riposo.
S Levd d scióu; Jlozzare il fiato, Tórre il respiro,
dicesi dell'Impedire che fa il vento impetuoso
il respiro ; ed anche di salita o sim. troppo ripida.
698
SCI
SCI
S Manca S scióu; Andare o Mancare il fiato, Tra-
felare, Languire, Venir meno, Svenire.
S Perde a breiga e 5 scióu V. Dreiga.
% Perde 5 scióu ; Sfiatare V. Scioà nel 2» signif.
g Pigyià scióti; Pigliar fiato, Pigliar lena o re-
spiro, Respirare, figurat. vale Cessare alquanto
dalle fatiche, Riposarsi, Riaversi.
S Sensa piggid scóu; Senza batter polso. Subi-
tamente, In un attimo; e talora Continuamente,
Senza interruzione.
S Spiissd 5 scióu; Esser fiatoso, Aver la bocca
fiatosa 0 puzzolente; e più iatensam. Aver un
fiato da avello.
Il Figurat. vale Costar salato, Costar carissimo.
S Tegni o scióu; Ritener l'alito, Non respirare.
S Un scióu de vin, d'cegua, ecc. ; Uo sorso di
vino, d'acqua e sim., dicesi Quella quantità di
liquore ehe si beve in un tratto senza raceorre
ij fiato.
Soióu add. Sfilato, Slombato, Dilombato, Dire-
nato. Sciancato V. Derenóu.
Soipà^io s. m. Sipario: Tenda che si alza e
si cala innanzi alla bocca del palcoscenico, o
per iscoprir la scena quando si alza, o per na-
sconderla quando si cala.
lScir*ìng-a. s. f. Siringa, Sciringa e corrottam.
Scilinga: Strum. chirurgico che serve per inie-
zioni 0 per estrarre l'orina dalla vescica, ecc.
« Siringa o Sciringa: Arnese per lo più di stagno,
da cui per compressione si caccia fuori il burro,
figurato in piccol cilindro variamente scanalato
da servire in tavola. Quest'arnese è simile alla
canna da serviziale, se non che al cannello è
sostituito un disco traforato in figura di stella
0 altra consimile.
Scii*iiig-à. V. a. Siringare: Far injezioni, In-
trodurre altrui la siringa nella vescica, ecc.
Soiscia. s. f. Testa, Capo. Voce turca e da noi
adoperata per ischerzo: G'han taggióu a sci-
scìa; Gli tagliarono il capo.
S Alle volte per figura di sinedoche usasi invece
di Capegli : E scappava 5 Turco via, arran-
candose a scisela; Ed il Turco fuggiva, strap-
pandosi i capegli.
(Soissùa. s. f. Scissura : Voce lat. usata metaf.
in significalo di Discordia, Disunione, Dissen-
sione d'animi.
Soistema. s. m. Sistema: Aggregato di pro-
posizioni, vere o false, sulle quali si fonda una
dottrina.
M Scistema : Metodo che si tiene nel trattare ma-
terie di scienze, d'erudizione e sim.; come an-
che nel maneggio, nell'ordine e nell'esercizio di
nn'arte, mestiere o sim.
— de villa; Tenore, Regola di vita.
S Ridile a scistema; Sistematizzare: Ridurre a
sistema.
Soistemà v. a. Sistemare: Ordinare, Riordi-
nare, Porre in ordine. Regolare, Dar metodo,
sesto, Assestare, Disporre, Stabilire.
Scistema/tico add. Sistematico: Che appar-
tiene ad un sistema o Che segue un sistema.
Soistemazióu s. f. Sistemazioue , Ordina-
mento, Disposi/Jone, Assestamento.
Soito s. II). Sito, Luogo, Posto.
n Silo, per Posizione di luogo,
n — per Abitazione,
tt — per Ispazio.
S Bello scilo; Sito piacevole, delizioso, ameno.
Sci tua V. a. Situare: Porre in silo, Collocare.
Scituaziòu s. f. Situazione, Situagione, Sito,
Posizione: Positura di luogo.
Scituòu p. pass. Situato, Posto, Collocato.
Sciù avv. Su, che gli antichi scrissero anche Sue,
Suso e Soso, contr. di Giù.
S De sciù; Di SU, Di sopra, contr. di Giù.
§ In sciù; In su, antic. In sue, In suso, Id soso:
In alto. Verso la parte superiore.
3 Mette sciù, Mette sciù casa, Mette sciù di pé
a ùnn-a cosa, Mette sdii lùtlo, naso, ó chéu
a ùnn-a cosa, pansa, Mette sciù ùnn-a per-
s5nn-a V. Mette.
S Nò peeì andò, ciù in sciù; Non poter andar più
oltre, vale Non poter crescere più in gloria, in
onori e simili.
§ Sta sciù; Star su, vale Star ritto; ed anche
Levarsi, Alzarsi in piedi.
' n — sciù co-a mùza N. Mùza.
I) — sciù de d'àtò; Star di sopra o nella parie
superiore.
S Tegnìse sciù; Star sostenuto o in sul mille.
S Ttd sciù; Tirar su. Alzare.
1) Tirar su, figurat. vale Nutrire, Allevare; ed an-
che Promuovere alcuno a qualche grado o Am-
maestrarlo in qualche arte o scienza.
I) — in sciò semenàio; Estrarre i numeri del lotto.
§ Veijni seiù; Venir su, vale Crescere, Allignare;
e figurai. Sorgere, Rilevarsi, Innalzarsi a onore
e riputazione.
Sciupa V. a. Asciugare, Rasciugare, Sciugare,
Prosciugare, Prosciultare, Rasciuttare: Rendere
asciutto. Levar l'umido alle cose molli.
1) Usato in signif. neul. Rasciugarsi, Rasciullarsi,
Prosciugarsi : Divenir secco, asciutto. Disseccare.
— 6 chéu, e scàtoe, l'anima a ùnn-a persónn-a;
Infracidar uno, vale Venirgli a fastidio, Seccarlo,
Importunarlo.
— fin»' amoa , un fiasco , ùnn-a bòtte de vin ;
Asciugare un boccale, un fiasco, una bolle di
vino, vale fiere il vino che contiene.
S Fd sciùgd a-o so, Mette a sciùgd a-o sé;
Soleggiare, Assolinare : Porre checchessia al sole
perchè si asciughi.
S Fòntann-a chi n5 sciùga mai; Fontana pe-
renne, che non secca mai
$ O e sciùghieiva a Nettùnno ; E' seccherebbe una
pescaj.i, dicesi di Chi non rifinisce mai di cicalare.
% Scingale a ùnn-a persdnn-a V. sopra Sciùgd
5 chéu, ecc.
S Sciùgdse n. p. Asciugarsi ^ Rasciugarsi,
n — e làgrime; Rasciugar le lagrime, e poelic.
Terger le luci.
I) — i polmóin; Sfiatarsi, Seccarsi la gola.
Sciù^a1>éle s. m. Seccafistole, Seccaggine,
Seccatore: Persona importuna, molesta, ecc.
Sciùg-aclxéu V. Sciùgabèle.
Sciù^amau V. Piccaggctta.
Soiùg-ante s. m. Sciugalojo, dimin. Sciuga-
lojuolo: Luogo dove si tende checchessia per-
chè asciughi.
Soiùg'ante V. Sciùgabèle.
Soiug-ata s. f. Seccala, Seccaggine, Seccatura,
Uggia, Noja, Fastidio, Importunità.
Soiùg-l^^^ s. f. Asciullore, Seccore, Secchezza,
Seccareccia: Stato dell'atmosfera che asciuga, spi-
rando la tramontana o altro vento asciutto.
SCI
SCO
699
Soiùg'Ii.in. V. Sciùgabele.
Soiùnviue s. m Fiume: Grande adunanza di
acqua dolce, che continaameote corre, e che
dalla sergente va a sboccare nel mare, in un
fìnme od in nn lago.
Sciùminaea. s. f. Fiomana e Fiamara: Corso
largo d'acque.
Soiunza. s. f. Sugna e Songia: Grasso di porco
che serve per ungere corami, ruote e simili;
usalo anehe nelle farmacie.
fSoiùscetto s. m. Manticetto, e men coma-
nememe Soffietto: Slnim. col quale, spingendosi
l'aria, si genera vento per far bene accendere
carbone o per far mandar fiamma a legna non
bene accese o sim. È composto di due palchi
Cloe 0 fóndi J nella grossezza de'qnali è imbul-
lettala una pelle. Il palco superiore ftòa de cim-
maj dicesi Coperchio, e Fondo l' inferiore. Am-
bedae hanno da una parte un 3Ianicbetto per
dimenarlo, e dall'altra hanno annesso il Mozzo
0 Porlacanna (testuj, in cai è impiantata la Canna
(cannonetto). Nel mezzo del fondo o palco in-
feriore lo Spiraglio (fertùzo) , per cui l'aria
esterna entra nel manticello sollevando un'Ani-
mella (valvola 0 gallo), la quale dagli artieri è
detta Chiusino. Dicesi Manticello doppio quello
che, diviso in due parti da un terzo palco, soffia
senza interruzione.
— da carcssa; 3làntice' Tettuccio o Coperta del
calesse, di pelle o di cnojo, sorretta da archicelli,
che s'alza o s'abbassa a piacimento per via di
certi ordigni, ecc.
— de canna; Soffione: Canna traforata da soffiar
nel fuoco.
— di càsoin; Chiave: Gherone o Pezzo triango-
lare tiella medesima slofTa de' calzoni che si enee
in mezzo alle serre di dietro per allargarle.
Sciuscià. Y. n. Soffiare: Spingere l'arJa vio-
lentemente col iìato, stringendo e aguzzando le
labbra.
•• Soffiare, più comnnem. dicesi dello Spinger l'aria
sul fuoco col manticetto (sciùscetto).
" — In modo basso, Fare la spia, che anche di-
cesi scherzosam. Giocare a soffino.
" — Talora dicesi per ischerzo di persona che sia
entrala nell'età di sessanl'anni : Quanli anni
avià 5 late ? Creddo ch'ò sciùsce; Quanti anni
avrà il tale ? Credo ch'e' soffi.
" — Usato attivam. Spinger checchessia colla forza
del fiato: O m'ha sciùscióu lùlla afaenn-a in la
faccia; E' m'ha soffialo tutta la farina nel volto.
— in ti oège; Zufolare o Soffiar negli orecchi ad
alcuno : Dargli alcuna notizia o avvertimento
segretamente; e talora Andarlo continuamente
istigando.
S Siiùsciàse ò naso; Soffiarsi il naso, vale Trarne
fuori i mocci mettendosi il fazzoletto al naso.
Sciuscià s. f. ioffiala: L'alto del soffiare.
Sciùscia.iita< ; Sessanta: Nome numer. che
coni iene Sei decine.
S Pesso da sciùscianta ; Pezzo da sessanta V.
Fesso.
Sciùscia-ntenn-a. s. f. Sessantina: Quan-
tità 0 Serie di sessanta cose.
Sciùscin s.-m. Soffino: Giuoco da ragazzi che
consiste nel fare rivoltar faccia a una piccola
moneta con un soffio.
iSoiùsoio s. m. So/fio: Il soffiare.
% la t'ùn sciùscio; In un soffio. Posto avv. vale
Subitamente, In un attimo.
Sciusciòn s. m. Soffione, in m. b. vale Spia.
Sciato add. Ascinlto, Rascinito, contr di Molle.
Il Asciutto, aggiunto ad uomo o altro animale, vale
Magro, Macilente, Scarno,
n — Aggiunto pure ad uomo, vale Senza danari.
Il — Aggiuntoapane, vale Solo e senza companatico.
Il — Aggiunto ad occhi, vale Senza lagrime.
" — Aggiunto a tempo, vale Senza pioggia.
Il — Aggiunto a vento, vale Vento che porla
asciuttore (sciùghèa).
**g Lerfe sciate; Bocca chiosa V. Lerfo.
Scivernà v. n. Svernare : Tenere checchessia
in alcun luogo o Slarvi nel tempo dell'inverno.
E presso i nostri contadini II dare a nutrire e
mantenere vacche, pecore, capre e sim. durante
r inverno.
S Comunem. da noi usasi per Mantenere, Nutrire.
S Scivernàse a. p. Mantenersi, Nutrirsi, Procurarsi
da vivere.
Sciverto s. m. Siverlo. T. di coslrvz. Giro
0 Curvatura che si dà artificialmente ad un pezzo
di costruzione per fargli prendere la forma ir-
regolare voluta dai cartaboni.
Scixerlboa, s. f. Cicerbita, Grespignolo, Gri-
spignolo. T. boi. Sonchus oleraceus. Pianta che
ha "la radice fibrosa, lo stelo ramoso, angolato,
vnolo, tenero, le foglie amplessicuali , liralo-
sbrandellate, coronate da cigli o piccole spine;
i fiori gialli co' calici lisci. Jlangiasi in insalata
e piace mollo ai coniglj. Fiorisce nell'estate ed
è comune nei prati e nei campi.
Scixerboetta s. f. Sgualdrinella. Dim. di
Sgudlilrina.
Scóà V. n. Scolare, si dice dell'Andare in giù
0 Cader a basso a poco a poco i liquori o altre
malarie liquide o il residuo loro,
n Scolare, usato attivam. vale Fare scolare, Tenere
nna cosa in modo che scoli: AmmicB de scód
ben e bótti gge; Procurate di scolare bene le
bottiglie,
n Bagnare da capo a piedi: M'han tutto scnóu;
M'hanno bagnalo da capo a piedi.
Il Scopare: Percuotere con iscope: Sorla di ca-
stigo infame che anlicam. davasi a' malfattori ;.
quasi il medesimo di Frustare.
— de voti neigri ùnn-a persónn-a; Imbiancar ano,
Dargli tulli i voli contrarj ne' partiti.
Scóag-ia s. f. Abbeverato , Abbeveraticelo :
Quel rimanente del liquore lascialo nel vaso da
chi ha beulo prima.
Il Per similit. Avanzo, Avanzuglio, Avanzaticelo.
S Èse a-i ùltime scóage; Essere alla callaja, cioè
al fine, al termine.
ScSag-isen s. m. Scotitoio: Vaso di latta o
di rame bucheralo, nel qual si mette l'insalata
sciaguattata e grondante, per farne colar l'acqua
scotendo.
Scoag-ióu CÉuvoJ ; Uovo col panno V. Éuvo.
Scòasso s. m. Spazzaforno, Spazzatojo: Arnese
per ispazzar il forno.
Scocca da cai*ossa; Cassa, Cuna:
Quella parte della carro/za che posa sulle stan-
ghe, dentro cui siede chi si fa portare, ed è
retta da' cignoni e dalle molle.
Soòig'g'io s. m. Guattero, Lavascodelle : Gar-
zone del cocco. Colui che lava i piatti in cucina.
700
SCO
SCO
fSoolèi/O s. m. Scolare, Scolaro e Scolajo: (^negli
che va a scuola, che va ad imparare o scienza
od allra disciplina.
Scollsitùa. s. f. Scollo V. Schiffltùa.
Scollòu. add. Scollalo: Aggiunto di veste che
lasci il collo scoperto, conlr. di Accollalo. -
Scollaccialo, aggiunto di persona, specialra. di
donna che abbia il collo non coperto da fazzo-
letto 0 sim., e le vesti poco accollale; dicesi
anche Sgolato.
Scolori V. n. Scolorare, Scolorire, Discolorare,
Discolorire: Perdere il colore.
Scolpi V. a Scolpire: Fabbricare immagini o
Figure in materia solida per via d'intaglio.
« Scolpire, metaf. dicesi di Cosa che faccia grande
impressione al cuore, alla memoria e sim.
Scoiiil>à,ttise n. p. Dibattersi, Quistionare:
Disputare in prò e in contro.
Scomìnig'a. s. f. Scomunica, Scomunicazione,
Scomunicaj?ione, e con voce greca Anatema: Pena
imposta dalla Chiesa per correzione, che priva
della partecipazione de' sacramenti e del com-
mercio de' fedeli.
Scominigrà. v. a. Scomunicare, Anatema-
tizzare: Imporre scomunica o anatema.
Soomiixiette v. a. Scommettere: Giocare per
mantenimento di sua opinione, pattuito quel che
si debba vincere o perdere.
Scotnmissa s. f. Scommessa: Patto che si
debba vincere o perdere sotto alcuna determi-
nata condizione.
S Fd scommissa; Fare scommessa, vale Scom-
mettere.
Scomoda. V. Descomodd.
Scompa.g'inà v. a. Scompaginare : Turbare
la simmetria. Confonder l'ordine,
n Scompaginare. 7'. stamp. Disfare la pagina fatta
per aggiungervi o togliervi materia o per altro
motivo.
Scompa/i*i v. n. Scomparire: Perder di pregio
0 di bellezza alcuna cosa posta a confronto o a
paragone con un'altra più pregevole.
S Fa scompari ùnn-a personn-a; Smaccare al-
cuno: Fargli far trista o brutta figura; e talora
Vincerlo al paragone, Sgararlo.
Sootnpa.i*ti v. a. Scompartire, Compartire,
Dividere, Distribuire.
S Scompartise n. p. Scompartirsi , Compartirsi ,
Dividersi.
Scoixipa>x*tiiiiento s. m. Scompartimento:
Lo scompartire; e dicesi anche delle Divisioni o
Separazioni di terreno che s'usano fare.
$ Scompartimenti de sganste, armai, ecc.; Pal-
chetti: Ciascuna asse che si pone a traverso
negli armadj, scafTali e simili.
Sconipa>8sà, v. a. Trapassare , Trasalire :
Varcare un oggetto d'un salto, Saltarlo da una
parte all'altra,
n Figurai. Superare, Sorpassare, Esser da più,
Passar sopra, Sopravanzare.
Scòmpi V. a. Scompletare, detto d'un' opera,
vale Perderne un volume o più, o non esserti
restituito dopo averlo prestalo.
Scotnpio add. Scompleto, dicesi di Quel libro
a cui manca quache pagina, o di Quell'opera, a
cai manca qualche volume.
Soòmpisoià; v. a. Scompisciare: Pisciare
addosso o Bagnar di piscio checchessia.
§ Scómpiscidse da-o ne; Scompisciarsi dalle risa
0 per le risa, vale Ridere smoderatamente.
Scómpóun-e v. a. Scomporre: Guastare il
composto.
ti Scomporre, presso gli Stampatori vale II disfare
una forma separandone le lettere, disponendole
di nuovo nelle casse, ciascuna nel suo proprio
nicchio.
Soòucab^à, V. a. Sconcacare: Bruttar di merda.
Sconcerta v. a. Sconcertare, figurai, vale
Disordinare,
n Far perdere la bùssola, la tramontana, la scherma
0 la scrima, Turbare, Confondere, Levar di sesto.
S Sconcertàse n. p. Sconcertarsi, figur. Smarrire
0 Perdere la bussola, la tramontana, la scherma
0 la scrima, dicesi di chiunque si confonda o
non sappia qtiel ch'e' si faccia.
Scoudillò (A) V. A scondilló.
Scòuosciùo add. Sconosciuto: Non cono-
sciuto. Incognito.
Sc5uqua;scià< v. a. Sconquassare, Scassi-
nare: Rompere, Guastare.
% Sconquascidse n. p. Sconquassarsi, Conquassarsi,
Scassinarsi.
Scòuqua.scio s. m. Sconquasso, Conquasso,
Conquussamento, Conquassazione: Il conquassare.
Rovina, Sbattimento.
Sconta. V. a. Scontare: Diminuire il debito
compensandolo con cose od opere di corrispon-
dente valore.
— d so peccóu; Scontare il suo peccalo, figurai.
Pagarne il fio , Aver la pena meritata de' saoi
falli.
— ùnn-a cambiale ; Scontare una cambiale o sim.,
vale Pagarne la valuta al possessore prima della
scadenza, facendosi far la gira in favore, e pi-
gliando un tanto per cento a titolo di mercede
per l'anticipato pagamento.
Scontenta v. a. Scontentare : Rendere
scontento.
Sconto s. m. Sconto: Diminuzione di debito
che fa il creditore al debitore per l'anticipalo pa-
gamento 0 per altra cagione,
n Sconto, nel Commercio Ribasso d'un tanto per
cento sul prezzo di mercanzie comperate a cre-
dito, ad ogni rata che sia pagala prima de' ter-
mini pattuiti.
Scontòr^ise n. p. Contorcersi, Scontorcersi,
parlando di cose animale , vale Travolgere le
proprie membra o per dolore che si senta , o
per vedere o avere a fare cosa che dispiaccia.
Scontra, v. a. Scontrare, Riscontrare, incon-
trare V. Incontra nel 1° signif.
n Urtare, Dar di cozzo in checchessia: Ho scon-
tr&u in t'ùnn-a caréga; Urlai in una sedia.
„ — Figurai, vale Contraddire, Venir in contro-
versia con qualcheduno: Meschin chi ghe scon-
tra! G'iai per chi uria con lui!
Scòntrin s. m. Contrammarca : Quel secondo
biglietto d'entrala che il portinaio del teatro,
d'una festa da ballo e sim. distribuisce a chi
esce per rientrare poco dopo.
Scóntro s. m. Scontro: Combattimento di due
persone o di due schiere che s'incontrino.
« Scontro, Disgrazia, Disavventura.
— dò rcléuio ; Guardacoste. T. oriuol. Pezzo del-
l'orinolo da lasca che serve a far sentire il fine
della catena fcordaj quando è finita di caricare.
I
SCO
SCO
701
S Srdnlri o Zéugki de ciavéua; Ingegni ( della
toppa): Lastretiine disposte in modo dentro la
loppa, che cnlrano n;lle corrispondenti tacche
delia «biave, le quali pnr si dicono Ingegni.
Sconzùà, V. a. Scongiurare: Ricercare alcuno
slrelianiente di checchessia, per amor di qualche
cosa ch'egli abhia cara, Instanlpmentp pregare,
n Scongiurare, per Invocare il nome di Dio contro
il demonio, Esorcizzrve; e talora Violentare i
demonj a uscir d'addosso a chi ne è invaso.
Soonzùo s. m. Scongiuro: Prego caldissimo
e inslantissimo.
Scòo add. Molle, Bagnato.
— da torce; Fradicio: Eccedentemente molle.
Scópsissón s. m. Scapezzone^ Capessata,
Snsurno: Colpo dato sulla testa colla mano aperta.
Scòpella V. a. Scalpellare, e Scarpcilare: La-
vorar le pietre colio scarpello,
ti Scalpellare, per Guastare o Tòr via collo scar-
pello sculture e simili.
Scòpella s. f. Scarpellata: Colpo di scarpello.
Scòpelletto s. m. Scarpolletto e Scalpelleito,
Scarpellino e Scalpellino: Piccolo scarpello.
Scòpellin s. m. Scarpellino: Quegli che la-
vora le pietre collo scalpello ; altrim. Tagliapietre.
Scòpello s. m. Scarpello: Strum. di ferro ta-
gliente in cima conficcai* in un manico di legno,
col quale si lavorano legni, pietre e metalli; e
ce n'ha di pm sorte e nomi n«lle varie arti.
Soópellotto s. m. Scappellotto : Colpo dato
nella parte deretana del capo colla mano aperta.
S Dà di scópellotti o Piggià a scdpellotti ;
Scappellottare: Dare degli scappellotti.
Scòpola< V. Scópellotto.
Scorag-g"! V. Descoraggi.
Scói*atta V. n. Scorrazzare: Correre qua e là
iuterroltamente, e talora per giuoco.
S Comunem. usasi per Andare a zonzo, ecc. V.
Giandond.
Scorbuto s. m. Scorbuto: Malattia comnnis-
sima nella gente di mare., ma non rara eziaodio
sulla terra. I suoi caratteri sono turgescenza delle
gengive, macchie sulla pelle, emorragia dalle
membrane muccose.
Scordale n. p. Scordarsi, Dimenticarsi.
Scòriserve s. ra. Fanlajo : Amator delle
fantesche.
Scoirlussoa s. f. Sgualdrinella, dicesi per
dispregio a Fanciulla troppo sfacciata, e che vada
qua e là scorrazzando quasi a rincorrere le lucciole.
Scornùo add. Scornalo, Sbeffato, Svergognalo:
Battito e scornilo; Confuso e scornato.
tScòi*peua s. f. Scorpena, Suòrfìna, Scròfano.
T. ittici. Scorpaena porcus. Pesce di mare che
ha il corpo grosso, gli occhi grandi e vicinis-
simi, l'iride dorata e rossa, l'apertura della
bocca larghissima; ciascuna mascella irta, al pari
del palalo, di parecchi ordini di denti piccoli
ed acuti; la lingua corta e liscia; l'opercolo
branchiale monito di pungiglioni e di barbette,
e la parte anteriore della pinna dorsale soste-
nuta da dodici aguglioni forlissimi ed incurvati
indietro, con cui fa crudeli ferite, che producono
un acutissimo dolore. Il colore della parte su-
periore è bruno con alcune macchiette nere; un
bianco misto col rossiccio è sparso solla sua
parte inferiore; le pinne son rosse o di color
giallo, languido e macchialo di brano.
ti Figurat. dicesi per disprezzo di Uomo avaro e
taccagno, Pillacchera, Pittima, Mignolla , Bar-
bino, ecc.
Scorpión s. m. Taràntola; Serpentello simile
alla lucertola fgrìgoaj , di color bianchiccio,
chiazzato quasi come di lentiggine. Trovasi per
lo più nelle stanze terrene ed umide delle case.
n Scorpione, per Uno dei dodici segni del zodiaco.
Soorrezión s. f. Scorrezione: Errore di
scrittura.
Scorri V. a. Rincorrere, Inseguire: Correr dietro
ad uno che fugge.
Scorrussàse n. p. Corrucciarsi, Crucciarsi,
Scorrubbiarsi, Imbronciare, Ingrognare, Ingro-
gnare: Pigliar il broncio, il grugno. Entrar in
corruccio.
Scorsa s. f. Scorza, Corteccia, Boccia : Nomi
che generalmente si usano come sinonimi, ma che,
precisamente parlando, hanno la seguente distin-
zione : Scorza e Corteccia dicesi propriamente
Qiella materia legr>osa e dura che serve q'iasi
di pelle agli alberi; Buccia è La pelle sottile
che copre la polpa d'alcune fruite, come mele,
pere, fichi, ecc. ; come pur quella de' rami sot-
tili de' virgulti e sim. La scorza è più grossa
e più scabra; la corteccia lo è meno, e meno
ancora della corteccia la buccia.
— da castagna; Scorza o Buccia della castagna.
— dell' éuvo; Guscio dell'uovo.
— dò mei grand; Malicòrio: Scorza della melagrana,
che si adopera in Medicina come astringente.
S Leva a scorsa; Scorzare, Scortecciare, Sboc-
ciare: Levar la scorza,- la corteccia, la buccia.
S Unn-a cosa fccta pe farsa a nò va ùnn-a scorsa;
Cosa falla per forza non vale ona scorza, ovv.
Per forza non è buon altro che l'aceto (Tomm.
Giunte) V. Forsa.
Scòrsa s. f. Scorsa : Lo scorrere ; e da noi
non usasi per lo più che in questo significato:
Dà ùnn-a scórsa a un libbra, a un scrilo, ecc.;
Dare una scorsa a un libro, a una scrittura e
sim., vale Leggerlo, Rivederlo con prestezza.
Scòrsajéu s. m. Scorciatoia, Tragetto: Pic-
colo Sentiero che traversa per abbreviare il
cammino.
Scorsonsea s. f. Scorzonera. T. hot. Scor^
zonera htspanica. Pianta che ha il caule di circa
un metro, scanalalo, liscio, carnoso ; le foglie am-
plessicauli, intere, ondate, addentellate; i fiori
gialli. Fiorisce nell'estate e mangiasi in insalata.
Scorta V. a. Scortare : Fare la scorta, Accom-
paguare checchessia per maggior sicurezza.
Scorteg-à V. Spella.
Scorteize add. Scorlese, Inurbano, Incivile:
Di tratti rozzi ed inurbani.
Scorte:xxa s. f. Scortesia, Inurbanità, Inciviltà,
Mala creanza: Atti o parole da scorlese.
Scòsà s. f. Grembiale e pù comunem. Grem-
biule: Pezzo di panno lino, lane, serico o altro,
che tengono cinto sul dinanzi le donne e pende
loro insino al ginocchio o più giù; da.i.'li Aretini
detto Pannacela, dai Perugini Pancetta, e dai
Romani Zinnale. Il grembiale o grembiule è usato
anche da varj artieri per non lordarsi gli abiti,
ma è di materia più grossa e durevole, e talora
anche di pelle. Il pezzo che talora si aggiunge
al grembiale e che cuopre il petto, dicesi Pettino
e Pettina.
10
SCO
SOR
— da cdffa; Ballicoffa. T. mar. V. BafticSffa.
— da carossin; Grembialino da calesse: Ribalta
che si alza e si abbassa per coprir le gambe
di chi è in calesse.
Scòsà s. f. Grembialata, Grembiala: Tanta roba
quanta può capire nel grembiale. - Grembiala,
Quanta roba può capire nel grembo, in seno
V. Scòso.
Scòsa^eu s. m. Grembiulelto , Grembiulino,
Grembialino: Piccolo grembiule.
Soòso s. m. Grembo : Quella parte del corpo
umano dal bellico infino alla metà delle cosce,
in quanto la persona sia seduta o accoccollata :
Un bambino dorme in grembo alla mamma. E
siccome nella suddetta positura il grembo è fatto
più capace e più comodo dalle vesti femminee
che fanno sacca, così Grembo si suole più co-
munem. riferire a donna.
Scossa, s. f. Scossa, Scothnento, Scrollo: Mo-
vimento violento e rapido che si dà o si riceve.
— de terremoto; Scossa di terremoto: Quel su-
bito tremito gagliardo, che ir terremoto comu-
nica alle fabbriche, alle persone, ecc.
— elettrica; Scossa elettrica: Scossa più o meno
violenta data dall'elettricità ad un essere dotato
di sensibilità.
Sootizzo s. m. Fritto e Rifritto : Quel mal
odore e sapore che pigliano le vivande cotte in
vasi unti e mal puliti, e che vien dato ad esse
dal rifrigger che per il caldo fa quell'untume,
onde: Aveì d scotizzo; Saper di fritto o di
rifritto.
1) Per similit. dicesi di Donna sudicia, Sciattona,
Siidicìona, e talora di cattiva condotta.
1) Metaf. dicesi di Persona di poca età che voglia
affettar senno superiore agli anni, Prosontuosello,
Arroganiuccio, Saccentino.
Scotta, s. f. Scotta, e comunem. al piar. Scotte.
T. mar. Cavi legati alle bugne o agli inferiori di
ogni vela, per tirarla e tenerla obbligata all' ingiù.
Scotta, V, a. Scottare: Offendere con fuoco o
con materia caldissima la cute.
n Scottare, per Essere eccessivamente caldo.
— 0 Inyianchi a carne; Fermar la carne V. Carne.
S Scottàse n. p. Scottarsi, Bruciarsi.
I) — di figgiéu; Incuocersi, dicesi del Rosseg-
giare ai bambini la pelle fra le cosce per effetto
di leggera infiammazione cagionata dalle loro
orine. -• Ricidersi, Il rompersi la pelle incotta
specialmente ne' bambini grassocci.
Scotta,ute s. m. Dozzinante. Voce dell' uso
tose: Colui che sta a dozzina in casa altrui ri-
cevendone il vitto e pagando un tanto al mese.
Scottatua, s. f. Scottatura: Lo scottarsi e La
parte scollata.
« intertrigine. T. chir. Scorticatura della pelle,
cagionala dal camminare o dal fregarsi l'un
membro coll'altro; e detto di bambini, Quella
specie di lieve eritema che suol succedere sulle
loro cosce e nel perineo, per causa della lunga
dimora dell'orina a conlatto di quelle parti, op-
pure a motivo di sua soverchia acrezza, del
troppo strofinamento de' pannilani e sira.
Scotto s. m. Scotto: Pagamento che si fa del
pranzo, cena o sim. negli alberghi o sim.
% Ése 0 Tegni a scollo V. A scollo.
Scotto s. m. Sajetta: Sorta di leggiera saja
che io commercio dicesi pure Scolto.
Scottònn-a, s. f. Manzotta, Giovenca: Gio-
vine vacca che non ha ancora portato.
Scoverta, s. f. Scoperta e Seoverta: Trova-
mento di cosa a tutti ignola, come La scoperta
dell'America, La scoperta dell'Indie, ecc.
Scoverto fA-oJ V. questa locuz. alla sua sede
alfabetica.
Seòxi v. a. Svergognare, Sonar le tabelle dietro
ad alcuno: Dirne male. Beffarlo.
S Fase scoxi; Farsi scorgere: Dar altrui cagione
di beffare, Far trista comparsa o trista prova.
Scra,ccà, v. n. Sornacchiare, e nell'uso Sca-
racchiare: Sputar sornacchj con quel suono eh' è
proprio di tal azione.
Scraccaeli s. m. pi. Sonaglj V. Straccaeli.
Scràecao s. m. Sornacchio, antic. Sarnacchiq,
e nell'uso Scaracchio: Catarro grosso che tos-
sendo si trae dal petto; dicesi anche Farda e
Farfallone.
Scràpoe s. f. pi. Cispa, Càccole: Quell'umore
che cola dagli occhi e si risecca intorno alle pal-
pebre.
Sera, va, v. a. Sfrondare : Levar via le fronde.
Voce del contado.
Scritoaccin s. m. Copistuzzo, Menante: Voce
di dispregio che si dà a Chi dà opera a copiare
per altri. *
Scrilbassa v. a. Scrivacchiare: Scrivere molto
e malamente e talora inutilm. - Scrivucchiare,
Scrivere cose di poca importanza e più per
passatempo che per altro.
Scricchi v. n. Crescere: Spingersi innanzi
colla persona,
g N5 poeì scricchi; Venir su a stento, Crescere
a stento, Essere scriato, dicesi de' bambini che
sono di poca carne e deboli ; se parlasi^ di piante,
dicesi Stremenzire.
Sorig-na, v. a. Sghignare, Schernire, Burlare,
Farsi beffe.
Scrig-uo s. m. Scrigno: Forziere per conservar
danari, ori, gemme, ecc.
''Scripilita, s. f, Farinata. Voce deF gergo V.
Faina.
Scripiliti (Èuggi) V. Èuggio.
Scripixi s. m. pi. Grilli, Bizzarrie: Ghiribizzi
stravaganti.
§ Aveì 0 Sàia i scripixi V. Aveì, Sàtd.
Scrii to s. m. Scritto: Scrittura qualunque.
S Rivedde un scrtto, ecc.; Rivedere uno scritto,
un libro, ecc.. Considerarlo per la correzione.
ScrJito p. pass. Scritto V. Scrive.
— a man; Scritto a penna, Manoscritto.
§ Meile in seri lo ; Recar in iscrittura, Stendere
in carta.
Scritto s. m. Scrittore: Autore d'opere scritte.
Scrittura, v. a. Scritturare: Presso gl'Impre-
sarj da teatro dicesi del Fare un contratto con
un cantante, un ballerino, ecc., obbligandosi que-
sti ad esercitare sua arte per un determinato
tempo e l'Impresario di dargli in pagamento la M
tale 0 tal' altra somma. ■
Scritturale s.m. Scritturale, Scrivano, Com-
putista: Colui che esercita Tarte di tener conti
e ragioi.i, e far computi.
Scriitùa, s. f. Scrittura, Carattere.
" Scrittura, per La cosa scritta.
„ _ 0 Scritta : Contratto fra più persone, o pri-
vato 0 pubblico, per man di notajo.
SCR
SCR
70S
« ~ Nel linguaggio leairale 1' contralto che si fa
Ira l'impresario e il cantante o ballerino V.
Scrittura.
n — per II libro d'una ragione mercantile; e par-
ticolarm. si dice per Ciò che si scrive ne' libri
e qnaderni de' conti, onde: Tegni a scrtlùa;
Tener la scrittura, vale Scrivere, Registrare
conti, ecc.
S L'è aze de tiatùa chi nò sa leze ne-a so scrt-
lùa; Asin di natura chi non sa leggfre nella
sua scrittura, dicesi di Chi trova difiBcoltà per-
sino nel leggere i proprj scritti.
S N^on é'se inderré de scrtlùa ; Esser saputo, Es-
sere savio, accorto, istruito.
S Sacra Scrtlùa; Sacra Scrittura o Scrittura
assolutamente intendesi La Sacra Bibbia, o 11
liliro stesso, incui si contiene la Sacra Scrittura.
Scrivan s. m. Noiaro e Xotajo, aniìc. No-
tarlo: Quegli che pubblicamente e anteniicamente
distende in forma pubblica e autentica istrumenti
riguardanti altrui negozj.
n Scrivano o Secondo, chiamasi in Marin. Il se-
condo capitano d'una nave di commercio, perchè
è incaricato della contabilità del'a nave, allorché
non ci è a bordo persona speciale a quest'uopo.
Sorivanla s. f. Scrivania: Tavola o Tavo-
lino fatto in diverse maniere ad uso di scrivere.
» Scrivania, per Certa cassetta quadra, da capo
più alta che da pie, per uso di scrivervi como-
damente, e per riporvi entro le scritture ed altre
cose minute e gelose.
Scrive V. a. e n. Scrivere: Significare in carta
le parole con lettere dell'aifabcto, detto parimente
Vergare, ma più propriam. Vergare la carta.
n Scrivere, per Comporre, Far componimenti.
n — per Ascrivere , Registrare : O l'è scrtlo a
Compagnia de Cinque Piaghe; È scritto alla
Compagnia delle Cinque Piaghe.
H — per Notare.
— abbrevióu; Scrivere per abbreviatura od in cifera.
— o penna corrente; Scrivere alla corrente, cioè
a penna corrente, con prestezza e senza gran
considerazione.
— ma; Scombiccherare, Scrivacchiare.
— scorretto ; Caccgrafizzare : Commettere errori
nello scrivere.
— : sdito detlatùa V. Detlafùa.
g Chi nò sa scrive; Agrafo: Nome che si dà a
Coloro che non sanno scrivere.
Scrocca v. a. Scroccare: Procacciarsi chec-
chessia a spese altrui , non senza qualche arti-
fizio 0 indiscrezione, e dicesi per lo più del
mangiare.
Scroccala s. f. Scrocco: Lo scroccare.
Scròccià V. a Sgrillettare: Far scoccare lo
scatto del grilletto d'un' arma da fuoco.
Scròccin s. m. Grilletto V. Passoin.
Scroccon s. m. Scroccone , Scroccatore ,
Scncco, e per ischerzo Scrocchino: Che scrocca
volentieri.
ScròfV>le V. Come.
Scrolla V. a. Crollare, .'•"crollare : Muovere di-
menando in qua e in là: e non che nel signif.
attivo, usasi anche in neutro : L'è scrollóu tulle
e case; Crollarono tutte te case.
— 0 Loccid a eòa; Scodinzolare: Dimenar la coda,
e dicesi de' cani.
— a pùa a ùnn-a personn-a V. Pùa.
— a lesta; Crollar il capo, Scuoter la lesta: Mo-
vimento che fassi talora in segno di negativa,
di confutazione e di disapprovazione.
— de spalle; Scuotere o Alzar le spalle, e nell'oso
Far una spallucciata: Alzar le spaile con isdegno
e stiz/.a, per significare che non ci cale di cosa
0 dettaci o fattaci contro; o che alcuno ci ha
seccalo e non si vuol più saper altro de' fatti suoi;
ovv. per mostrarsi renitente a un comando, ecc.
— e botte, e bacchw. ecc. ; Scuoter le busse, le ba-
stonale e sim , vale Non curarle. Non farne caso.
— e stracce; Stracciare ì cenci. T. cari. Quello
squarciarsi, anzi tagliarsi che si fa nelle Cartiere,
per leviir gli orli e ogni grossume dai cenci, e
nel medesimo tempo separarne le diverse qualità.
— 0 Loccid ò cu; Sculettare, Culeggiare V. Cu.
5 Scrollale a ùmi-a persónn-a; Zombare, Tam-
bussare. Picchiare, Percuotere uno.
S Scrolldse n. p. Scrollarsi, Crollarsi, Dimenarsi.
») — in le l'amia; Gingellarsi.
n — i pellissòin; Spollinarsi V. Pellissdn .
Scrolla s. f. Crollala, CroIIamento, Crollo: Il
crollare.
S Dà t'tnn-a scrolla de spalle; Dar una stretta di
spalle V. Scrolla de spalle nel v. Scrolla.
Scrollalo s. m. Lupinella, Cedràngola, Tri-
foglia, Fieno sacro. Fieno santo, Onobricchio.
T. bolan. Hedisarum onobrychis. Pianta che fa
i fiori rossi. I giumenti e tulli i bestiami la
cercano con avidità. Se ne fanno praterie arti-
ficiali ne' terreni magri, calcarci.
Scrollili fZàgd a-oj V. A-o scròllin.
Scrollo s. m. Crollo, Crollata, Crollamenlo,
Scrollo, Scossa, Scotimento: Il crollare,
ti Crollo, figurai, per Tracollo, Disgrazia, Danno:
Se ò piggià de questi scrolli, ecc.; S'egli pren-
derà di siffatti crolli ecc.
S Dà l'ultimo scrollo; Dar l'altimo crollo, vale
• Morire.
Scrollóu V. Sa-ollo.
Scrosci v. n. Scrosciare, si dice del Formar
quel suono che esce dal pan fresco o da altra
cosa frangibile nel masticarla; e Quello che fa
la terra o simil cosa in vivanda non ben lavata,
che in questo senso dicesi anche Sgrigliolare. -
Scricchiare, Scricchiolare e Sgncchiulare dicesi
di qualsivoglia cosa dura e consistente, la quale
renda suono acuto nell'essere sforzata e nello
schiantarsi. Surigiolare e Sgrigliotare dicesi del
rumore che fanno le scarpe nuove in andando,
ed anche la seggiola sotto chi siede, ecc. Stan-
gheggiare, in terra, marin. dicesi II rumore che
fanno i bastimenti prodotto dal rullìo.
S Fa scrosci e die; Fare scricchiolar le dita.
S Scrosciijhe; Scapitarvi; od anche semplicemente
Pagare.
Scroscio s. m. Crosciala, da Crosciare; Scric-
chio, da Scricchiare; Scricchiolata, da Scricchio-
lare; Sgrigiolo, da Sgrigio'are; Sgrigliolo, da
Sgriglio'are; Stahgheggio, da Siangheggiare V.
sopra Scrosci nelle sue varie differenze.
Scròssua s. f. Gruccia e comunem. in Tose.
Griccia, Stampella: Bastone di lunghezza tale che
giunge alla spalla deiruomo, in capo al quale è
infitto 0 commesso un pezzo di legno di lun-
ghezza di un palmo, incavalo a guisa di luna
nuova per inforcarvi le ascelle da chi non si
può reggere solle gambe.
704
scu
scu
S Andd co-e scròssue; Andar a grucce o a gruccia:
Essere storpiato, Andar appoggiandosi alla gruc-
cia, Aver bisogno delie grucce per camminare.
S Pescio scròssua; Pesce martello, Pesce balista,
nel romano Ciamlietta. T. itliol. Squalus zigaena.
Pesce di mare del genere degli Squali, che ha
la testa assaissimo larga, la quale si stende da
ciascun lato in guisa che raffigura un martello,
di cui il corpo, per essere alquanto stretto, sa-
rebbe il manico. Ha gli occhi grossi prominenti,
le mascelle guernile di tre o quattro ordini di
denti larghi, aguzzi, risegatì nel!' inlati; la lin-
gua larga, grossa e simile non poco alla lingua
umana; le pinne bigie, negre alla lor base, ed
alquanto con forma di mezza luna nel loro mar-
gine posteriore. É ardito, voracissimo e pieno
d'ardore. Vive in tutti i mari.
Sor*óstà> V. a. Scrostare: Levar la crosta.
S Scróstàse ùnn-a mùagia; Scrostarsi, Seanicare
e Scanicarsi, dicesi de' muri, allorché da essi si
spiccano e cadono a terra gì' intonachi.
Soròvi V. a. Scoprire e Scovrire, contr, dì
Coprire.
M Scoprire, per Vedere o Far vedere quello che
non si vedeva prima,
n — per Trovare. viaggiando regioni ignote.
M — In Marm. Guardare da lungi all'orizzonte per
iscorgere navi o terre lontane od oggetti gal-
leggianti,
n — per Venire a sapere un trattato che passi
segreto o altro: Han scoverto ùnn-a congiura;
Hanno scoperto una congiura.
" — per Manifestare, Palesare.
— e magagne ecc. rf'ùnn-o jaersónn-a; Scoprir gli
altari : Palesare le altrui magagne e male opere.
S Scrovise n. p. Scoprirsi: Dare a conoscere i
proprj pensieri o i proprj disegni.
**n — ò cu; Mostrare il culo V. Cu.
Scrupolo s. m. Scrupolo e Scnipulo: Dubbio
che perturba la mente; ed è più proprio delle
cose attenenti alla coscienza che d'alrro.
n Scrupolo, in term. farmac. Misura di ppso equi-
valente a 20 grani, cioè una gramma e 7 cenligr.
S Fase scrupolo; Farsi scrupolo: Pensare che una
cosa sia malfatta, Farsi un dovere di evitarla,
Farsi coscienza.
S PiH de scrupoli; Tutto scrupoli.
Scrutina, v. a. Scrutinare e Scruttinare: Fare
scrutinio, esame, ricercamento; Indagare, Inve-
stigare diligentemente.
Soùà V. a. Pulire: Render col mezzo di strofi-
nacci 0 altro la superfìcie de' corpi così nitida
che, acquistando una certa lucentezza, divengano
grati alla vista. Dello delle stoviglie, più propr.
Rigovernare.
fScuag>ia. V. Scdagia.
Soua;g-Ì8eil V. Scóuggiccn.
Scua,g-ióu V. Scdagióu.
Scua.HSO V. Scòusso.
fSculb1>a;iuà. s. m. pl<ir. Scopamari. T. mar.
Vele addizionali o di caccia che si alzano lale-
ralm. al trinchetto d'ambedue le parti.
Scucuzzù s. m. Gragnuola: Sorta di pasta
per minestra, composta di pezzetti, quasi tondi
a mo' di grandine. - Curcussii e Scnrcussii di-
cesi in Toscana La farina un po' più grossa dei
semolino V. Semuòn.
Soùddo s. m. Scudo : Arme difensiva, di forma
ovata 0 quadrata oblunga, che tenevano infilata
nel braccio manco i guerrieri antichi,
n Scudo, nell'Araldica Quell'aovalo o tondo dello
scudo dove son dipinte le insegne delle famiglie,
così detto perchè negli scudi dei guerrieri erano
pur dipinte tali insegne,
ti — Metaf. vale Difesa, Riparo: Ghe son servìo 1
de scùddo; Gli servii di scudo. 1
Scùdélla; s. f. Scodella, Scodella di Francia:
Vasetto cupo di terra tinta in nero o in rosso,
pochissimo usato in Toscana.
Scuderia, s. f. Scuderia: Stalla magnìflcamente
architettata, ove tengonsi numerosi cavalli, e
propriam. Stalla ne' palazzi de' principi; e non
solo dicesi delle stalle ove stanno cavalli pro-
prio, ma di tutte le altre stanze contigue ove
si tengono carrozze, fornimenti, ecc.
ScufiTa s. f. Madrevite : Parte della soppressa o
slreltojo, ed è Un grosso pezzo di legno fermato
in allo orizzontalmante fra i cosciali fchéuscej
della soppressa, con un foro nel mezzo scavalo
internamente a chiocciola per ricevere la vite.
Usasi nelle Cartiere, nelle Stamperie, ne' Frantoj
delle ulive, ecc.
Scu£3.a s. f. CuflSa e Scuffia, accresc. Coffiona,
Scuffi'ona, peggior. Cuffiaccia e Scuffiacela, dim.
Cnffielta, Scutlìetta e Cuffina: Quella copertura
del capo femminile, fatta di roba leggiera, va-
riamente ornala di gale o di cannoncini o dì
trine o d'altro, la quale per lo più si lega con
due nastri.
— da néutte; Cuffia da notte, e più comunem.
Berrella o Berrettino da notte V. Bando.
% Fé scuffia; Far cappello. T. mar. V. Fa cap-
pello nella voce Cappello.
•I Rovesciarsi, e dicesi dell'ombrello quando viene
rovesciato dal vento.
% Fa ùnn-a scuffia da chilàra, do violin, ecc.;
Far una cuffia della chitarra, del violino e sim.,
vaie Batterlo sulla lesta e schiacciarlo in guisa
che v'entri la lesta come in una cuffia.
% Va ciù ùnn-a bercila che cento scuffie V. Beretta.
Scu£B.etta s. f. Cuffiet'ta, Scuffietla, Cuffina.
Dimin. di Cuffia.
— da figgiéu; Berrettino: Copertura ordinaria per
capo dei bambini ; allacciasi lento alla gola con
naslrini.
Scufliun-a s. f. Scuffina. T. pettinagn. Specie
di lima, che in nna sola delle facce, l'inferiore,
ha un solo ordine di solchi orizzontali paralleli,
scavati nel ferro sì che ne risaltano canti vivi
e taglienti, co'qua'i i peltinagnoli, quasi a modo
di pialla, assottigliano e lisciano le lastre di
corno per farne i pettini. É in lutto simile alla
Pianella, se non che questa è ritta, quando invece
la scuffina ripiega all' indietro nel manico che le
serve di presa.
Scùéuja s. f. Colatura, Sgocciolatura: Lo sgoc-
ciolare.
% Mille in scùéuja; Mettere a sgocciolare, e per
lo più dicesì de' piatti rigovernati.
Scùg-g-ià V. n. Sdrucciolare, Smucciare,-e nel-
l'uso Scivolare: Scorrere senza ritegno, e dicesi
propriam. del piede di chi cammina, allorquando,
posando sopra cosa lubrica, non può sostenere
l'equilibrio della persona, e traballa o cade; e
dicesi anche di cavalli, muli, ecc., e generalm.
d'ogni altra cosa che a quella similitadine scorra.
m
scu
SEC
Til^
« Metaf. vale Morire: 0 gh'é seùggióu le asci;
Mori egli pore.
— d'in man; Scorrere, Fuggir di mano; e sedi
pesci, Sguizzare.
S Lascia scùggid da monaca; Far correre danari,
e dicesi per lo più colio scopo di riuscire in
qualche intento.
Scùg-g-ià (In) m. avv. Sdrucciolone, Sdruccio-
lando, la maniera sdrucciolevole; e talvolta
semplicemente A o In pendio.
Scùg-g-éa, s. f. Scogliera: Quantità, Maccbio
di scoglj nudi.
Scug-g-iaela/ s. f. Sdrucciolo, nell'uso Scivo-
lala: L'atto dello sdrucciolare o scivolare,
n Sdrucciolo: Sentiero che va alla china, dove
camminando si può facilmente sdrucciolare.
Soùi s. m. plur. Imposte della finestra: Imposte
che si mettono dalla parie di dentro delia fine-
stra per impedire che la luce penetri nella stanza.
Scùltó s. m. Scultore : Quegli che scolpisce o
esercita l'arte della scultura.
Scùltùa, s. f. Scultura e Scoitnra: L'arte delio
scolpire, ed anche La cosa scolpita.
Scùo s. m. Scudo: Sorta di moneta per lo pili
d'argento, che secondo i diversi Stali ha piti o
meno valore. Presso di noi vale Lire cinque,
pari a Franchi cinque, moneta di Francia.
Scùo s. m. Scuro, Oscuro, Scurità, Bujo: Pri-
vazione di luce, Tenebre.
— cornine in bócca a-o lo; Bujo come in gola.
S A-o scùo, Ese a-o scùo d'ùnn-a cosa, Fa e
cose a-o scùo, Tegni a-o scùo. Vive a-o scùo,
V. A-o scùo.
% Fase scùo; Farsi bujo, Abbujarsi, Rabbnjarsi,
Rabbruzzarsi : Oscurarsi il cielo; e talora An-
nottare, Farsi notte.
Scùo add. Scuro, Oscuro, Bujo, Tenebroso: Privo
di luce.
n Scuro, Oscuro, Bujo, aggiunto di colore, vale
• Vicino a! nero.
n — Figurai, per DilBcile, 3Ialagevole ad inten-
dersi, conlr. di Chiaro.
Scuoto fUàcordìJ; Il giorno delle Ceneri: Il
primo giorno di quaresima. Chiamasi così da noi
figurai, questo giorno, perchè in esso si puliscono
fscùanj le stoviglie dal grasso di carnevale.
Scurrià, s. f. Scuriada e Scuriala, ed or co-
munem. Frusta: Sferza, colla quale si frustano
per lo piò i cavalli.
g Ciocca a scurrià V. Ciocca.
Scur*i*ia.ttai s. f. Falce fienale o fienaja: Quella
falce con manico lungo di legno, colla qiale i
contadini, stando ritti in piedi, segano il fieno.
Scur*x*ia.tta. s. f. Frustata: Colpo di frusta.
n Falciata: Colpo dato colla falce fienaja.
Scusa, s. f. Scusa, Sensazione, anlic. Scusanza
e Scusala: Ragione che si allega per iscusarsi
0 per iscusare alcuno.
I) Scusa, Discolpa di fallo leggiero, Giustificazione.
n — per Pretesto , Afferratojo , Sotterfugio per
ischi vare di fare o dire checchessia.
S Cò-a scusa de ... Sotto scusa di . . .
S Domanda scusa; Chiedere scusa, vale Doman-
dare perdono. Chiedere alimi che ti voglia scu-
sare di quiilcbe mancaiiza commessa contro di lui.
^ Fd e so scuse ; Far le sue scuse, vale Scusarsi.
S Trova sempre qualche scusa; Chi il suo cane
ha da ammazzare, qualche scasa ha da trovare:
GASAoau, Dizionario Oenoveso-Jtaliano.
Prov. che vale che A colui che cerca discolparsi
non mancano mai scuse e pretesti per giustificarsi.
Scusa, v. a. Scusare, Escusare, Scagionare: Pro-
curar di scolpare con addurre ragioni favorevoli.
Il Scusare, parlandosi di debito o di danaro, vaie
Pagarlo, Soddisfarlo.
S Scià scuse ! Scusi ! dicesi Quando altri ha com-
messo involontariamente un atto di noja o di
scortesia verso alcuno, egli ne domanda perdono;
e si dice anche Quando per necessità siamo co-
stretti a sconciare altrui o a passargli dinanzi, ecc.
S Scùsdse n. p. Scusarsi, Escusarsi : Cercare di
scolparsi , di giustificarsi.
Sdrajàse V. Arreversdse.
Scassa. V. Siassd.
Scassetto V. Siassetlo.
Scasso V. Siasso.
Scaté s. m. Setajuolo: Mercante di seta, Faci-
tore e Venditore di lavori di seta.
Sel>l>ro s. m. Bigoncia: Vaso di legno senza
coperchio, composto di doghe; si usa principal-
mente per someggiar Tuva premutavi al tempo
della vendemmia Y. Causo.
Secca, s. f. Zecca : Luogo dove si battono le
monete.
Il Zecca. T. entom. Acarus ricinu*. Specie d'ani-
maluzm fatto a mo' di cimice, che ha otto piedi,
due occhi laterali, il serbatojo piccolo. Si attacca
ai cani, alle volpi e ad altri animali ed ingrossa
succiando ad essi il sangue.
« Secca. T. mar. Scoglio o Banco di sabbia a fior
d*acqua o poco immerso.
Secca V. a. Seccare, Disseccare : Render secco,
Privar dell'umore.
n Seccare, per Importunare, Infastidire, Annojare,
Stufare, Frusciare; quest'ultima voce poco usata.
« — Usato in signif. neut. Divenir secco, arido.
— da-o {reido; Intirizzare, Intirizzire.
% Mette ùnn-a cosa a seccò a-o so; Assolinare,
Soleggiare: Porre checchessia al sole affinchè
si asciughi.
S Seccàse n. p. Seccarsi, Annojarsi, Infastidirsi.
Seccaèso s. m. Seccatojn, e in molti luoghi
della Tose. .Melato: Stanza costrutta di pietre o
di mattoni, in vicinanza del castagneto, nella
quale si fanno seccare col fuoco le castagne.
Seccante add. Seccalojo, Nojoso, Importuno:
Che secca, Che annoja, Che dà seccaggine.
Seccante add. Disseccante: In Medicina è
aggiunto di Qualunque rimedio atto a disseccare,
ad asciugare le parti impiagate; presso i Colo-
risti, di Qualunque materia che si mette nei
colori perchè presto si asciughino. •
Seccata s. f. Seccala, Seccaggine, Seccatura,
Noja, Fastidio, Tedio, Molestia, Importunità,
n Seccaggine, Seccatura, Seccafistole, per Persona
che secchi e importuni.
Seccato s. m. Seccatore, Seccaggine: Che
secca, Che importuna.
Seccatùa, V. Seccata.
Secclxéa, V. SciùyhSa.
Seccliiii s. m. Zecchino: Moneta d'oro antica
che coniavasi in molli paesi, fra i quali in
Ungheria, in Veneiia, in Firenze, del valore di
circa lire dodici italiane,
g Ou de secchin; Oro di ducato V. Ou.
Secclxinctta, s. f. Toppa: Giuoco di carte
rovinosissimo, che fassi a questo modo: Uno fa
706
SEC
SEG
banco e dà una caria scoperla a ciascuno del
giuocalori, sulla quale essi puntano, ed una ne
tiene per sé; quindi sfoglia il mazzo delle carte,
e se vien prima la sua deve pagare tutte le somme
puntate dai giuocalori; se invece vien prima la
carta degli allri, egli vince e rilira i danari
puntati £u quella.
Secco s. m. Secco : Stato o Qualità di ciò che
è secco: L'è secco dappertutto ; È secco dap-
pertutto.
«1 Secco, in term. marin. chiamasi II fondo d'un
mare poco profondo, p. es. : Da prua yh'é secco;
Da prora c'è secco o si vede secco, vale a dire
che ci è poco fondo.
§ A secco, Maxinà a secco, Mùd a secco, Mùagia
a secco, Resta a secco, Terno o Quaterna a
secco V. A secco alla sua sede alfabetica.
Secco add. Secco: Privo d'umore.
11 Secco, per simil. Mancato, Cessalo: Ho a v.enn-a
secca; Ilo la vena secca.
w — per Magro, Scarno, Asciutto, Segaligno.
n — Figurai, per Riciso, Tronco.
« — Parlandosi di pittura, scultura e composi-
zione, vale Stentalo, Senza morbidezza, o in cui
non apparisca soverchia e minuta diligenza.
— camme un agùo ; Secco allampanalo, Secco ar-
rabbialo, Secco spento, Secco come un uscio,
dicesi di Chi è mollo secco.
— da-o freiilo; Intirizzato, Intirizzito.
S Alezo secco ; Verde mezzo : Mezzo secco. Quasi
appassito.
% Resta secco; Restar secco, vale Morire.
^ Tossa secca; Tosse secca: Quella che non è
accompagnala da spurgo.
S Vegni secco; Assecchire, vale Diventar secco
nel corpo.
Secco avv. Secco, Seccamente; e figurai. Au-
steramente, Ruvidamente: Parla o Risponde
secco; Parlare o Rispondere secco.
Seccia s. m. Secolare: Quegli che vive al se-
colo, e non milita sotto religion claustrale,
tt Secolare, dicesi anche di Chi non è fatto abile
a maneggiar le cose sacre; conlr. di Sacerdote.
SecolairizsEà V. a. Secolarizzare: Sciorrc
dai voli monastici un religioso o una monaca.
S Secolarizzàse n. p. Secolarizzarsi : Farsi seco-
lare, Ridursi a secolare.
Secola.i*ìzza.zio]i s. f. Secolarizzazione:
La cerimonia e L'effetto del secolarizzare.
Secónda v- a. Secondare, Assecondare: An-
dar dietro sì nel pensare, sì nel parlare, come
nel molo.
« Secondare, metaf. Andar alla seconda, Compia-
cere, Condiscendere, Operare a genio, a modo,
a senno alimi; ed alquanto più, Placentare al-
cuno, Tener bordone ad alcuno.
Secondili s. m. Carceriere, e nell'uso tose,
anche Secondino : Guardia deputala alle carceri.
SecSndo V. Segando.
Secrestan s. m. Sagrestano: Chi «; proposto
alle cure della sagrestia.
Secrestia s. f. Sagrestia, e latin. Sacristia:
Luogo, nel quale si ripongono e guardano le
cose sacre e gli arredi della chiesa.
SecresBiSn s. f. Secrezione , cosi chiamasi
dai medici La separazione d'un nuovo umore
dal sangue, la quale si fa per opera o delle glan-
dnle 0 delle estremità de' vasi sanguigni.
Seda V. a. Sedare, Quietare, Calmare.
Sedentàio add. Sedentario: Aggiunto di vita,
cioè Chi siede mollo e poco si adopera negli
esercizi del corpo.
Sedia s. f. Sterzo, e nell'uso anche Sedia: Sorta
di calessino aperto, a due ruote e capace di due
persone, e però guidalo da chi siede dentro.
Sedile s. m. Sedile: Sedia rozza e senz'arti-
ficio; ma comunem. si dice di Qualunque ar-
nese, sia di marmo, sia di pietra o di ferro, che
si mette nelle pubbliche passeggiale per sedervi
più persone.
Sedue v. a. Sedurre: Distorre altrui con in-
ganno dal bene e trascinarlo al male; Sviare,
Sovvertire, Subbillare, Subornare, Corrompere.
Sédula s. f. Spazzola di stamperia. T. stamp.
Quella spazzola che serve a lavar la forma nella
lisciva prima di metterla sotto impressione, e
dopo che è terminato il lavoro. Questa è assai
grande e di forma quadrala, ed è di pelo di porco.
Sedula v. a. Spazzolare. T. stamp. Lavar la
forma nella lisciva prima di metterla sotto im-
pressione, e dopo che è terminato il lavoro V.
sopra Seduta.
Seduta s. f. Tornata, e nell'uso comune anche
Sedula: Adunanza di Magistrati, d'Accademie,
di Compagnie e sim. , solita a farsi in certi
delermmali giorni.
§ Teyni seduta; Tener udienza o tribunale, ed
anche semplicemente Sedere.
Sedùttò s. ni. Seduttore: Che sedace.
Sedùzión s. f. Seduzione, Seducimento: Indu-
cimenlo al mal fare con ingannevole allettamento.
Segra V. a. Segare, Falciare: Segar l'erba colia
falce fienaja.
**§ Segasela; Battersela, Svignarsela, Scappucchiar-
sela. Battere il taccone, la calcosa. Modi bassi
che vagliono Andarsene , Partirsi in fretta ,
Fuggir via.
Se^g-ello s. m. Secchiello: Piccolo secchip.
— dà ulleitd 5 Icete; Secchio: Quel vaso, entro
il quale si raccoglie il latte nel mugnere.
Seg"g"ia s. f. Secchia: Vaso cupo di rame, ma
per lo più di legno a doghe, entro il quale si
tiene acqua o altro liquore.
it Secchia, nelle Cartiere è Una specie di truogolo
destinalo a ricevere ben condi/Jonato il Pesto
CPistoj uscente da sé o cavalo col tozzo dalle pile.
« Secchiata: Quanto contiene una secchia: Unn-a
seggia d'wgua; Una secchiata d'acqua.
— da allcità ò Icete V. Seggello nel 2° signif.
S 4, seggia a va tanto a-o posso ch'a ghe lascia
5 màiiego; Tanto al pozzo va la secchia clie
ella vi lascia il manico o l'orecchia, ovv. Tanto
torna la galla al lardo ch'ella vi lascia la zampa.
Prov. denotante che Nel tornare a mettersi tante
volte in pericolo, alla fine vi si rimane.
5 Manegge da seggia; Orecchi, Orecchie.
S Vegni su l'wgua a segge; Piovere a secchj o
a secchioni, a bigonci, a catinelle, Piovere a
dirollo 0 a ciel dirotto o a ciel rovescio, Pio-
vere a flagello, Venir giù l'acqua a cateratte
aperte, vagliono Piovere strabocchevolmente.
Seg-g-iòn s. m. Bigoncia V. Sebbro.
Seg-na v. a. Segnare, Contrassegnare, Notare:
Far qualche segno per riconoscere, per ritrovare
0 simili.
— a dio; Mostrare a dito V. Dio.
SEG
SEG
707
Segrna,là, V. a. Segnalare: Render segnalato,
chiaro, famoso.
S Segnaldse n. p. Segnalarsi: Rendersi illustre,
glorioso, Acquistarsi fama, gloria; e talora Si n-
golarizzflrsi, Distinguersi.
Seg-iia.le s. m. Segnale: Segno o Contrassegno
arbitrario" che avverte da lontano.
n Segnale, per Augurio: Questo 6 l'è un hSn «e-
gnale; Questo è un buon segnale.
n — In Mariu. Oggetto molto visibile, come mo-
lino, terra, gavitello, campanile e sim., che solo
0 in congiunzione con altri serve di rilevamento
per guidare la nave ne' passi difficili dei canali,
lungo le coste o nell' entrata de' porti.
V — Nel num. del più, e parim. in Jlarin. di-
consi Le bandiere di varj colori, le quali , me-
diante prestabilite combinazioni, servono di te-
legrafo tra le navi o tra queste e la terra.
— d'aggiùtto; Segnale d'ajuto, dicesi pure in Marin.
Il segno fatto d'una nave che trovasi in urgente
bisogno di soccorso, al quale uopo sogiionsi ti-
rare dei colpi di cannone o de' fuochi d'artifizio,
tenendo la bandiera nazionale in derno, o aliando
ed ammainando successivamente e rapidamente
più volte una bandiera qualunque od altro drappo
ben visibile.
SGSneLca.:x^o s. m. Segnacaso. T. gramm.
Parola monosillaba indeclinabile ritrovala per
supplire al difetto di alcuni casi.
Seg-no s. m. Segno : Ciò che serve naturalmente
a far conoscere o a dar indizio di checchessia.
w Segno, per Cenno o Gesto per farsi intendere
senza parlare.
» — per Bersaglio, Scopo.
" — per Augurio, Annunzio, Indizio, Pronostico,
Presagio di cosa futura.
»i — per Slacchia, Lividore, Cicatrice o altra si-
mile sorta di vestigi.
— chi se ììitllc in li libbri; Segnale, Segnàcolo:
Qualunque pezzo di carta o simile che sì pone
ne' libri tra foglio e foglio per annotazione, me-
moria 0 ricordo. - Segnalelli diconsi Quei curii
Ificcelti di nastro o d'altro che han le due estre-
mità attaccate con pasta al lembo di due opposte
pagine dello stpsso foglio. Si appiccano special-
mente ai foglj de' messali ov'è il canone. - Bruco
0 Porlanastri dicesi L'attaccagnolo de' segnali
che si pongono ne' messali, breviarj, ecc.
— de San Giambal lista; Neo: Piccola macchia
nericcia che nasce naturalmente sopra la pelle
del corpo umano.
S Segni che se méllan a-i bastardi; Crepunde:
Segnali che si mettono nelle fasce ai bambi.ii
esposti onde poterli riconoscer quando che sia.
« — dò zodiaco ; Segni del zodiaco o celesti ,
diconsi Le costellazioni che in esso o vicino ad
esso si trovano, ed anche Le dodici parli, nelle
quali SI divide l' eclittica.
S A segno, A segno che, Aveì a lesta a segno
Y. A signo alla sua sede alfabeiica.
S Dà in tò segno V. Dà.
% Dà segno; Dar segno,. Dimostrare, Dinotare,
Dar a divedere.
S Èse a segno V. Èse.
$ Fa segno ; Far segno o gesto per farsi intender
senza parlare.
I) — segno co-i éuggi ; Ammiccare, Far occhio o
d'occhio. Accennar cogli occhi.
n — segnp de sci o de n5; Accennar di sì o di no.
1) — sta a segno ; Fare stare o Tenere a segno,
vagliono Costringere a ubbidire, Tener a dovere.
S Fase 5 segno da cròxe Y. Cròxe.
§ Tid da segno; Tirar da segno, Stare a segno
0 in tuono, vale Slare dentro i termini del do-
vere e del convenevole, Regolarsi bene, Pro-
ceder bene. Non ismagare.
Seg-nó s. m. Signore: Detto assolutam. e per
eccellenza , s' intende d' Iddio, e più particolar-
mente di Gesù Cristo.
§ Andce che 5 Segnò 5 ve ne ìnande; Andate col
nome di Dio : ^laniera cortese, con cui si con-
geda un povero, cui non si possa far limosina.
Seg"òti<ia s. f Seconda : Membrane, nelle quali
sta rinchiuso il feto nell'utero e che escono di
corpo alla partoriente dopo l'uscita del feto, quasi
un secondo parto, che anche si dicono Secondine.
Seg'ón.d.o s. m. Secondo. T. mar. Nome dato
a b(.rdo delle navi di commercio all'ufficiale che
segue immediatamente al grado di capitano V.
Scrivan nel 2° signif.
Seg-óncio add. Secondo: Ciò che viene im-
mediatamente dopo il Primo.
S In segando léugo ; In secondo loogo. Posto avY.
vale Secondariamente.
% Minuto segdndo; Minuto secondo, ed anche
semplicem. Secondo: La 60°* parte d'un mi-
nuto primo.
Seg-óiido; Secondo. Prepos. ed avverbio.
n Secondo, si adopera spesso a modo di relicenza,
e vale Secondo le circostanze, Secondo l'amore.
— n lùnn-a a ghe fende; Secondo la gli fmlla.
— mi; A parer mio, A mio giudizio. Secondo la
mia opinione.
— 5 solilo; Al solilo, Secondo il solilo. All'osato:
Nella maniera solita o consueta.
Seg-óu s. m. Falciatore: Chi sega colla falce.
Segretaio s. m. Segretario, Segretaro, Se-
cretarlo: Colui che si adopera negli affari se-
greti, e scrive lettere pel suo signore.
• n Segretario, per Colui che mette in carta le de-
liberazioni di qualche adunanza o accademia.
M Cancelliere V. Camelie.
Segretessa. s. f. Segretezza: Il tener segreto.
Seggetta s. f. Berretta: Quella copertura del
capo che sogliono portare i preti ed alcuni Or-
dini religiosi e i dottori di Collegio, per lo più
in qualche loro funzione. Essa è formata di quat-
tro facce che formano quatlr'angoli, tre de' quali
hanno per ciascuno un'aia saliente, ed il quarto
ne è privo; quella dei dottori le ha tutte e
quattro. Passi di cartone coperto di seta o si-
mile stoffa tinta a nero; quella che portano i
cardinali è coperta di seta di color rosso.
Segretto s. m. Segreto e Secreto: Cosa oc-
culta 0 tenuta occulta; Arcano.
" Segreto, per La parte inlima del cuor nostro,
L'intrinseco dell'animo: / mce segrelti nd i sa
nisciùn; Nessuno sa i miei segreti.
Il — per Ricetta o Modo saputo da pochi di far
checchessia,
n — Nelle Arti fabbrili dicesi d'Ogni ingegno o
congegno, il quale divieti a chi noi sa l'uso dei
serrami e sim.
S In segretto; In segreto, Di segreto e sim. Poslo
avY. vale lo stesso che Segretamente : 0 me l'ha
dito in segretto; Me lo disse in segreto.
70i8
SEG
SEL
S Tegni 5 segrelto ; Tener il segreto: Non mà-
nifesfar !e cose occiilie e confidate.
Segretto s. m. Segreta e Segrete (al plur.):
Carcere ove non si concede a' rei di vedere o
parlare con chicchessia: L'han misso in se-
gretto; Lo chiusero in segreta.
Seg-retto add. Segreto e Secreto: Nascosto,
Recondito, contr. di Palese.
— camme 5 tran; Spgrelo come il tuono o come
un dado, dicesi nell'nso di Chi si (ascia facil-
mente scoprire un segreto, detto così perchè il
tuono quando scoppia fa un gran frogore, e il
dado scuopre sempre qualche numero.
S Ommo segretlo; Uomo segreto, cioè che con-
serva gelosamente il segreto.
Seg-ùessa. s. f. Sicurezza, Sicurtà, Secnrilà:
Lontananza d'ogni pericolo.
« Sicurezza, per Riparo: Pe megio segùcssa g'han
fwto un mùagiòn; Per migliore sicurezza vi
fecero un muraglione.
11 — per Franchezza.
Se^ui V. a. Seguire, Seguitare V. Seguita.
Il Seguire , usalo in senso neut. Accadere, Succe-
dere, Avvenire: Cose n'é seguìo dò tale? Che
ne avvenne del tale?
n _ per Venire in conseguenza.
Sejaruita. v. a. Seguitare, Seguire: Andare o
Venir dietro, e diersi tanto del corpo quanto
dell'animo e di altre cose.
II Seguitare, Seguire, Proseguire, Continuare.
Il — per Ripigliare il ragionamento.
Ség'uito s. m. Séguito, Continuazione, Prose-
guimento.
•I Séguito, Accompagnamento, Comitiva, Cortèo,
Corteggio, Codazzo: Accompagnatura di molle
persone. - Cortèo propriam. è Codazzo di per-
sone che accompagnan la sposa quando va a
marito, o un bambino portalo a battezzare. Cor-
teggio e Codazzo, Séguito di persone che vanno
dietro a gran personaggi per cerimonia o per
dimostrazione d'onore o d'ossequio o di stima.
Seg-ùo add. Sicuro: Fuor di pericolo, di so-
spetto, Certo di sua salvezza, Fuor d'ogni timore.
Il Sicuro, prr Certo, Chiaro, Vero, Immancabile.
w — per Colui che può assicurarii di suo sapere
0 di suo potere.
S Andd a-o seguo o in sciò seguo; Andar sicuro,
al sicuro 0 sul sicuro o alla sicura, vale Andar
con sicurezza, senza paura; e fìggrat. Mettersi
a far qualche cosa con sicurezza ch'ella riesca
facilmente.
S Do seguo m. avv. Di sicuro, Sicuramente.
S Ése a-o seguo o in seguo; Star al sicuro o
nel sicuro o sul sicuro, vale Non correr rischio.
n — seguo; Star sicuro, vale Non correr rischio.
Esser fuor di pericolo; e talora Slare o Tener
sicuro 0 per sicuro o per certo, Aver certa
opinione, Non dubitare.
§ Fase pc segua ùnn-a cosa; Aver una cosa nel
carniere, dicesi Quando uno crede d'averla si-
curamente.
S Mette in seguo ; Porre o Mettere in sicuro o
al sicuro, cioè Porre checchessia in istato di si-
curezza, togliendo l'occasione di poterlo perdere.
Il — in seguo ùnn-a figgia; Mettere in serbo
una fanciulla, cioè in un ritiro, in educazione.
S IVe tdn seguo ciù che de mot; Ne son più
certo che della morte, cioè Ne son certissimo.
S Sfa seguo; Star sicuro, vale Esser certo, Non
dubitare.
Seg-ùo avv. Sicuro, Sicuramente, Certamente,
Di certo. Senza fallo. Per fermo. Senza dubbio.
Seg-ùrtso s. f. Sicurtà, Malleveria, Malleva-
doria, Fidejussione, Cauzione, Pieggeria, Prege-
ria: L'addossarsi che fa alcuno l'altrui obbliga-
zione ond'è che è chiamato per rispondere in
suo nome.
Il Sicurtà, Malleveria, Mallevadore, Fidejas.«ore :
Colui che promette per altrui obbligando sé e il
suo avere.
% Fa segùrtce 0 Sld pe segùrtce; Far sicurtà. Star
in sicurtà. Entrar in sicurtà, yagliono Assicurare,
Essere o Entrare per mallevadore.
Se^a s. f. Sera: L'estrema parte del giorno e
la prima della notte.
Il Sera, per Notte: Questa sija ferma-ve a dormi
con mi ; Questa sera fermatevi a dormire con me.
$ Dà a bònn-a seja ; Dar la buona sera : Salutare
altrui nel tempo della sera.
S De primma seja; Di prima sera, cioè Sulla
sera appena cominciata.
S De seja; DI sera: In tempo di sera.
S Fase seja; Fare o Farsi sera: Imbrunire, Venir
la sera.
S In scio fd da seja; Sull' abbassar del giorno,
Sull'imbrunir del giorno.
SeóS'Uxi-a^ s. f. Serata: Lo spazio della sera
in cui si veglia.
Sei^euti^ta. s. m. Secentista: Scrittore del
secolo decimosettimo, in cui lo stile fu guastato
dalle strane e frequenti metafore che s'intro-
dussero; ed anche Colui che usa un tale stile.
Seicento; Seicento e Secento: Nome nume-
rale che contiene Sei centinaia.
Seig-a s. f. Segala, Ségale e Ségola: 9J)ecie di
biada piiì minuta, più lunga e di color più
fosco del grano.
Seig-lie s. f. pi. Sétole: Nome che si dà a
Certe piccole scoppiature o fessure, che si pro-
ducono spezialmente ne' capezzoli delle poppe
delle donne lattanti e cagionano una dolorosa
lacerazione.
Seimia; Seimila: Nome numerale che com-
prende Sei migliaja.
Seittro V. Ceitlro.
Seixao V. Ceixao.
Selcia V. a.* Selciare, Inselciare, Inseliciare:
Lastricare con lastre di selce V. Astregd.
Selcia tua s. f. Selciato e Seliciato: Pavi-
mento 0 Strada lastricata di selci V. Astrego^.
Celidonia V. Celidonia.
Selissón V. Erba cardaenn-a nella voce £'r6o.
Sella s. f. Sella : Arnese che si pone sopra alla
schiena del cavallo per poterlo acconciamente
cavalcare.
— all'inglcize ; Sella inglese: Sella, il cui arcione
rileva pochissimo.
— da donna; Sella da donna.
S Cavallo sensa sella; Cavallo disellato.
% Quando nò se péa batte 5 cavallo se batte a
sella ovv. Se batte a sella pe nò poeì batte
B cavallo V. Cavallo.
Sella, s. m. Sella jo: Colui che fa le selle e le
altre parli de' finimenti da cavalli, non che tutte
le barde necessarie per adoperare i cavalli da
sella e da tiro.
SEM
SEN
709
Sella. V. a. Sellare V. Insella.
Sélla<o s. m. Sèdano, e dotlrinalm. Appio o
Apio. T. boi. Apium graveolens. Pianta cUe
si coltiva negli orli per oso delle cucine, e la
cai radice ingrossata e inabiancata mangiasi cruda
e colla in diverse maniere. Fn Roma e in Lom-
bardia volgarm. chiamasi Sellerò.
Sellili s. m. Sellino. Dimin. di Sella, e pro-
priam. dicesi Quello del cavallo per trainare.
Semena. v. a. Seminare : Spargere il seme sopra
terreno a ciò preparato o sopra allra materia
alla a prodarre.
•1 Seminare, Disseminare, Spargere, e fig. Divolgare.
— agdgge pe arrechéugge pàfceri .V. Agóggia.
— o zizzania; Seminar la zizzania, figurai. Se-
minar la discordia, Metter male fra le persone.
S Chi nd semenn-a non arrechéugge ; Chi non
semina non rteogiie. Prov. chiaro.
% Morso seiùto e Arvì bagnóu, beato quello chi
ha semenàu V. Arvi (nome).
Semellaio s. m. Seminario V. Seminàio.
§ Zéugo dò semenàio; Giuoco del lotto: Quel
giuoco, nel quale i primi 90 numeri dell'abbaco
sono riposti alla rinfusa dentro un'urna, d'onde
poscia se ne traggono a sorte cinque. Colui è
vincitore, la cui polizza contiene in parte o in
tolto, secondo certe regole, i numeri sortiti.
Semenòu s. m. Seminato : Luogo dov'è sparsa
la semente ossia II terreno sementalo.
S Atidd féua dò semenòu V. Andà.
Semensa s. f. Semenza, Semente, Sementa,
Seme: Sostanza nella quale è virtù di riprodurre
cosa simile al suo subbielto.
« Seme, Principio, Origine, Cagione.
n — Stirpe, Razza, Discendenza.
— de càneva; Canapuccia.
— de Un; Linseme, Seme di lino.
S Andà in semensa; Tallire V. Andà.
Sexnensetta s. f. Semenzina, Seme santo:
Semi d'un'erba della da bolan. Artemisia ju-
daiea, i quali coperti di zucchero, e fattone
minala confettura,* si danno ai bambini o fan-
ciallini tormentati da' vermi.
Sementili s. m. Sementino. T. boi. Agaricus
sementinus. Sorta di fungo che nasce a grappi
in alcuni poggi e ciocche d'alberi nel tempo
della semente, donde gli è venato il nome. É
grato al gusto e all'odorato; rarissime volle è
portalo sul mercato di Genova.
Seminàio s. m. Seminario: Luogo dove si
educano i giovanetti iniziati allo stalo ecclesiastico.
Seminarista s. m. Seminarista. Colai che
è in educazione nel seminario.
Semme; Una volta: Ghe son stoeto semme;
Vi sono stalo una volta. Voce del contado, dal
lai. Semel.
Sempiterno s. m. Solfino, Erba zolfina,
Amaranto giallo. Elicriso, Gnafalio, Perpetaino.
T. boi. Gnaphalium orientale. Pianta della fa-
miglia delle Composte, che produce molti fusti
vestili di foglie colonose, terminanti con maz-
zetti di fiori composti, le coi squamme sono di
un giallo di zolfo, lucide, e mantengono un tal
colore anche disseccale.
— sarvcego; Solfino salvalico, Stecade citrina V.
Stcccadéu.
Semplioitae s. f. Semplicità, Sempiicezza:
QaaJilà e Slato di ciò cbe è semplice.
I) Semplicità, Schiettezza, Sincerità, Ingenaità,
conlr. di Malizia,
n — Inesperienza, contr. d'Accortezza,
n — Naturalezza, contr. d'Affetlazione.
Semprevivo s. m. Semprevivo, S"mpreviva,
Barba di Giove, Erba da letti, Orchiells, Guarda
case. Semprevivo de' muri, Sopravvivolo mag-
giore. T. boi. Sempervivum tectorum. Pianta
che nasce sopra i vecchj muri, sui letti, sulle
colline .-assose, in luoghi esposti al sole. I suoi
fiori sono di color roseo e porporino, un po' vel-
lutati; le sue figlie, succose, spesse, carnose,
bislunghe, puniate e sempre verdi, esalano un
odore appena sensibile e rinchiudono una quan-
tità grande di sugo acquoso, opaco, acidulo, il '
quale contiene molta sostanza calcica, di sapore
acre, astringente, e come salso.
Havvene un'altra varietà, chiamala Sedum
acre, e volgarm. Semprevivo minore o Vermi-
cellaria, che ha gli stessi caratteri del Sempre-
vivo maggiore.
Semnón s. m. Curcnssù, dicesi nella Toscana
La farina più grossa del semolino (sémoa).
Sen s. m. Seno: Quella parte del corpo amano
che è tra la fontanella della gola e il bellico.
— d'Abrammo; Seno d'Abramo. t\ di st. sacra.
Luogo di riposo dov'erano le anime degli eletti
prima della venuta di N. S. G. C.
§ Mette in sen; Mettere in seno, vale Metter chec-
chessia nella parte del vestimento che copre il seno.
Sen s. m. Sereno, Serenila: Chiarezza del cielo
e dell'aria, pura e senza nuvoli; contr. d'Oscu-
rità e di Torbidezzi.
S Doppo ò nùvio ven 5 sèn V. Nùvio.
S Fase sèn; Serenarsi, Rasserenarsi : Farsi, Divenir
sereno (proprio del cielo).
Sèn add. Sereno, Chiaro: Che ha serenità.
$ 0 tempo ò se fa sèn; Il tempo affina, dicesi
in Marin. per dire si rischiara, si rasserena.
Sènapa s. f. Senapa e Senape: Semi d'una
pianta dello slesso noni'', detta dai bolan. Sinapis
uigra. Sono d'acutissimo sapore, e servono a far
mostarda, senapismi, ecc.
Senapiximo s. m. Senapismo: Sorta d'im-
piastro irritante folto di senapa, lievilb ed acelo.
Senato s. m. Se'nato : Il secondo dei tre grandi
poteri dello Stalo, che nnìtamente alla Camera
dei Deputati costituisce il Parlamento nazionale
(salva la Reale sanzione giusta il disposto dello
Statuto, largito nel 18i8 dal Re Carlo Alberto
a' suoi popoli), al quale è affidato il potere le-
gislativo. Onde il primo potere consiste nella
persona del Re, il secondo nel Senato ed il terzo
nella Camera de' Deputati.
Senato s. m. Senatore: Membro del Senato.
Sencioadd. Scempio, Semplice; contr. di Doppio.
Seneento s. ni. Topino, Balestruccio, Darda-
nello. Rondine di riva. T. ornit. Hirundo ripa-
ria. Uccello del genere delle Rondini, che ha il
becco nero, l'iride scuro-nera, tutte le parti su-
periori e il petto, color grigio-cenerino; gola,
gozzo e addome, bianchi ; fianchi bianchi, mac-
chiati longitudinalmente di cenerino; ali e coda,
bruno-grigie; coda forcuta; piedi nudi, nero-
rossastri. Arriva in aprile; annida lungo i fiumi
n^lle fessure degli alti dirupi cbe vi si trovano.
Ingrossa mollo, e non è cattivo a mangiarsi.
Seneent5n s. m. Rondine montano. T. ornit.
710
SEN
SEN
Hirundo rupestris. Uccello dello slesso genere
del precrdenle. Ha il becco bruno-nfiro, l'iride
giallo-rossiccia; tulle le parli superiori di color
bigio nnìforme; gola, gozzo e petto, bianchi,
leggermente ceciati; i fianchi bruno-grigi; sot-
tocoda bruno-nera; coda troncala con macchie
bianche; piedi grigio-nerastri. Annida ne' dirupi
lungo i fiumi come il precedente; comune lungo
la Trebbia verso Bobbio. Arriva ai primi di
marzo, emigra in settembre.
fSeniia< s. f. Sena. T. boi. Sena orientalis, ovv.
Cassia orientalis. Nome officinale delle foglie
d'alcune piante del genere della Cassia, che cre-
scono nell'Egitto e ne' paesi circonvicini. L'odore
e il sapore di queste foglie è nauseoso e de' più
ributtanti. La decozione di esse è molto usata
in medicina siccome purgativo.
Sénn-a. s. f. Gruccione, a Pisa Tordo marino
0 Gorgoglione, a Siena Grottajone e Barbiglione.
T. orn. àferops apiasler. Uccello del genere delle
Meropi,che ha il becco nero, l'iride rossa; penne
della fronte bianche e verdi; quelle poste sulla
base del becco, interamente bianche; vertice, oc-
cipite e parte superiore della schiena, color ca-
stagno vivaee, quelle del groppone, di color
verde-mare ; la coda troncala. Di passaggio
annuale in aprile e maggio. Viaggia in branchi
e sempre molto alto nell'aria, mandando conti-
nuamente una voce rauca, che si può esprimere
col gra gra gru, pronunziato con suono gulln-
ralc. Abita i luoghi ove il terreno è arenoso;
cibasi d'insetti; scava il yido nell'arena; si prende
facilmente a volo coi fucile o tendendo de' lacci
all'apertura del suo nido.
Senéuio s. m. Sinopia e Senopia: Specie di
terra di color rosso che serve a varj usi.
Sensa.; Senza, antic. Sanza: Prepos. separai,
che indica mancanza d'alcuna cosa.
— atro ; Senz'altro, Senza dubbio. Certamente, As-
solutamente.
— complimenti; Senza cerimonie, Senza compli-
menti, Alla buona.
— dùbbio; Senza dubbio, Certamente, Sicuramente.
— grazia; Senza garbo, Svenevole, Sgraziato, Dis-
adatto.
Sentsà, s. m. Sensale: Quegli che s'inlromelie
nelle contrattazioni di compre e vendite per'
agevolarne la conclusione.
— da cavalli; Cozzone.
— da matrimonii V. Matrimonio.
Sensaja. s. f. Senseria: La mercede dovuta al
sensale per l'opera sua.
fSensa-zion s. f. Sensazione : Impressione che
l'anima riceve per mezzo de' sensi.
8 Fd sensaziòn; Far sensazione, Ferire, Toccare,
Commuovere.
Sensoibile add. Sensibile: Atto a compren-
dersi col mezzo dei sensi.
M Sensibile, per Facile a ricevere sensazione; al-
trim. Sensitivo, antic. Sensivo.
w — Aggiufito a dolore, dispiacere e simili, vale
Che commuove assai. Che riesce molto disgu-
stoso e grave.
S Chéu senscibile; Cuor sensibile, cioè compas-
sionevole.
Seii80il>ilitae s. f. Sensibilità : Qualità per
coi gli animali e le piante sono atti a ricevere
le impressioni dei sensi.
H Sensibilità: Senso d'umanità, Compassione, Te-
nerezza di cuore.
Senscil>iliriente avv. Sensibilmente, Sen-
sibilemente, Sens;vamenle, Con senso. In modo
chfi cade sotto i sensi.
Sensiti-va. (Erba) V. Erba.
SensuELlì tee s. f. Sensualità : Stimolo del senso.
Sente s. ni. Senliere'e Sentiero, Viottola: Pic-
cola via praticabile, fatta ne' campi.
Seuteusa. s. f. Sentenza e Sentenzia : Deci-
sione di lite pronunziata dal giudice.
H Sentenza, per Condanna.
I) — Motto breve e arguto approvato comunemente
per vero.
— interloculota; Sentenza interlocutoria, dicesi di
Un giudizio che non è definitivo, cioè che non
decide la q leslione, ma ordina, soltanto qualche
cosa per l'istruzione od il rischiarimento della
controversia.
— sommaria; Giudizio pettorale: Specie di giudizio
che si dà da' Magistrali sommariamente e anche
senz'obblighi di motivo.
g L'è mogio un aggiustamento magro che ùnn-a
sentensa grassa V. Aggiustamento.
S Motiva ùnn-a sentensa; Allegare o Dare i mo-
livi d'una sentenza V. Motiva.
S Spùd sentense; Sputar sentenze: Profferir sen-
tenze 0 detti sentenziosi per lo più con affettazione
e dove non occorre, Affeitar gravità di doitrina.
Sentenzia, v. a. Sentenziare: Dar sentenza,
Giudicare.
M Sentenziare; Condannare per sentenza.
Senti V. a. e neut. Sentire: Ricevere le impres-
sioni che si produ'^ono nel corpo dagli oggetti
esterni sensibili o nell'animo dalle interne pas-
sioni: Sunto a bile chi me rode; Sento la bile
che mi rode.
" Sentire, per Udire, Ricevere l'impressione del
suono coll'orecchio: Stw a sentì cose 5 dixe;
Stale a sentire che cosa egli dice.
« — per Odorare, Attrarre l'odore: Senti che
bdn oda; Senti come olezza soave.
'I — per Gustare, cioè Apprendere o Discernere
per mezzo del gusto la qualità de' sapori: Scià
sente un pò che savó cattivo ! Senta un po' qual
pessimo sapore !
« — per Tastare, cioè Riconoscere col tatto : Senti ■
che moen freide ? Sentite che mani fredde ?
« — per Aver sapore: Quello vin osante un pò
de muffa; Quel vino sente un pocolino di muffa.
it — per Sapere, Aver notizia: Ho senlio di che
ecc. ; Ilo sentito dire che ecc.
— ben 0 ma ùnn-a cosa; Sentir bene o male al-
cuna cosa, vale Averne piacere o dispiacere.
— d'ùnn-a cosa; Sentirsi d'alcuna cosa, vale Aver
occasione di ricordarsene per danno o dispiacere
ricevutone: 0 ne sentià pe un pesto; Egli se ^
ne sentirà per nn pezzo. ■
g Fa senti; Far sentire: Far intendere. Avvisare. ■
S Nò voci senti parla d'ùnn-a cosa; Non voler
sentir niente d'una cosa. Non ne voler sonata,
Non ne voler sapere, né sentirne parlare.
S Sld a senti d'arescSso; Origliare: Lo stare di
nascoso ad ascoltare quello che alcuni insieme
favellino di segreto.
S Sentise n. p. Sentirsi, parlando della sanità cor-
porale, vale Passarsela, e corrisponde al lai.
Valere: Cdmme ti te senti? Come li senti?
SEQ
SER
711
B Sentirsi, per Essere disposto, Stimar bene: Se
li te senti d'andàghe ecc.; Se la ti senti d'an-
darvi ecc.
n — pe'- Udirsi : 0 parla tanto ciannin ch'6 n5
se sente; E' parìa così sottovoce che non si sente.
S Sentise ben o md ; Sentirsi bene o male, vale
Esser san© o infermo,
n — 0 jVò sentise de fd ùnn-a cosa; Sentirsi o
Non sentirsi di fare una cosa, vaie Averne o
Non averne volontà ; ed anche Sentirsi o no ca-
pace, acconcio, disposto ad essa.
« — in t'ùnn-a casa, ecc.; Sentirsi in una casa, in
un luogo e sim., vale Senlirvisi rumore: A l'è
ùnn-a casa dóve se ghe sente; Eli'è una casa
dove ci si sente.
«I — remescid 5 sangue, e bète; Sentirsi rime-
scolare il sangue o sempiicem. Sentirsi rimesco-
lare: Prender rimescolamento, agitazione e sim.
« — tutto r5//o ; S-ntirsi pesto, affranto, fiacco,
sbattuto, dicesi dì Chi ha faticato molto, o di
Chi è stanco d'un lungo viaggio e sim.
n — un dò in gualche léugo ; Sentirsi un dolore
e sim. in qualche parte o membro del corpo, vale
Aver qualche parte o membro del corpo alte-
rata da infermità. Sentir dolore: Cose ti te senti
a-o brasso ? Che ti senti al braccio ?
S Cose che nò se san mai sentie; Cose inadite
0 inaudite.
S Fase senti; Farsi sentire, vale Dir con forza
le sne ragioni.
Sentinn-a. s. f. Sentina : La parte più profonda
della nave, nella quale scolano tutte it acque
che penetrano , coperta da un tavolato mobile
che chiamasi Tagliuolo o Costrato.
w Sentina, metaf. dicesi d'Ogni ricettacolo sì di
brutt ire materiali, come di scelleratezze.
Sento s. m. i^entore: Indizio, Avviso di qualche
cosa, avuto quasi di nascoso e non ben certo.
Separa. V. a. Separare, Disseparare, Disgiun-
gere, Distaccare, Sceverare, Dividere.
S Separàse n. p. Separarsi, Dividersi.
tSeparazion s. f. Separazione, Separamento,
n Separazione, per La risoluzione che fanno due
coniugati di vivere separatamente l'uno dall'altro
0 per accordo o per alto legale.
Seportùa s. f. Sepoltura, Sepoltura, Sepolcro,
S^'pulcro: Luogo ove si seppelliscono i morti;
Tomba, Fossa, Tumulo, Avello.
S Anchéu in figùa, dòman in seportùa; Oggi
vivo, domani morto V. Figùa.
Seppelli V. a. Seppellire, Sotterrare, Interrare
V. Assotterrd.
Seppia, s. f. Seppia. T. ittiol. Sepia officinalis.
Specie di pesce, il maschio della quale si chiama
. Calamaio da un certo umor nero a guisa d'in-
chiostro che in sé racchiude. Ha le branche quasi
simili a quelle del polpo, ed un certo osso bianco
che vien adoperato dagli orefici per gettare le
minuterie de' loro lavori.
Seq.uadcl]:*£i, v. a. Stringere, Serrare, Com-
primere, Coartare.
SequaddiTO s. m. Chiave, Serraglio. T. mu-
rat. Ultima pietra nel mezzo dun arco o d'una
vòlta, più acota nella parte interiore che nella
superiore, affine di chiudere cosi e tener ferme
lotte le altre pietre.
Seq,ii£eo s. m. Seqaaro. T. marin. Mezzo con
cai si siringe o si comprime, Ponto in coi si
tiene saldo un cavo, Estremità d'ao cavo che
si tiene stretta.
% Mette a-o sequceo ùnn-a persdnn-a; Metter
uno alle strette, Stringerlo fra l'uscivi e il muro.
Serrargli il basto addosso, vagliono Violentare
alcuno a risolversi senza dargli tempo a pensare
0 replicare.
Sequestra, v. a. Sequestrare. T. leg. Porre
il sequestro sui beni mobili o immobili; allrim.
Staggire, Fare staggina,
n Sequestrare, gsasi anche per Obbligare una per-
sona a non uscire d'alcun luogo: L' oegua a
m'ha sequestrali in casa; L'acqua mi seque-
strò in casa.
Sequestro s. m. Sequestro, Staggina: Ordine
della Giustizia per fermare effetti del debitore
ad istanza del creditore.
Serafiu s. m. Serafino (voce ebrea che signi-
fica Ardente): Nome degli spìriti celesti della
prima gerarchia, così detti dall'ardente amore
di Dio onde sono accesi.
Sera^ta s. f. Serata : Nel linguaggio teatr. dicesi
La rappresentazione d'un'opera data nella sera
a benefizio d'un attore o d'un cantante; altrim.
Beneficiata e Benefiziata.
Seren. V. Sèn.
Serenata s. f. Serenala: Qoe' concerti che
si danno la notte al sereno presso alcuna casa
0 in occasione di matrimonio o per alcun par-
ticolare festeggiamento.
Sereniscimo add. Serenissimo: Tìtolo che
sì dà a' principi» che non sono di sangue reale,
e che si dava anticamente alle Repubbliche di
Genova e di Venezia.
Serenitae s. f. Serenità : Qoiete, Tranquillila,
Giovialità dì volto.
ti Serenità, per Astratto di Serenissimo: So Se-
renitce; Sua Serenità.
Serenn-a. V. Sènn-a.
Serietse s. f. Serietà : Contegno grave, e Lo
star senza rìdere.
Serio s. m. Serio, Serietà V. Serietce.
S Jn sciò serio m. avv. In sul serio o Sul serio,
Sul sodo, Da senno. Seriamente, Con serietà,
g Piggid ùnn-a cosa in scio serio; Prendere una
cosa sul serio, vale Offendersene, Aversene per
offeso.
Serio add. Serio : Che osa ne' suoi modi gravità;
e Che sta senza ridere,
n Serio, dìcesi anche di Discorso e d'altre cose,
e vale Grave, Considerato, Importante e sim.
Seirpètn s. ra. Serpentone; Strum. musicale
d'ottone ritorto, di voce assai bassa, così dello
dalla sua forma come dì mezzo serpente.
Serpentinn-a. s. f. Serpentina o Ruota ser-
pentina. T. orimi. Quella ruota che serve a di-
videre il tempo.
S Erba serpentinn-a V. Erba.
Serpezzà. v. n. Serpeggiare e poelic. Serpere:
Andar torto a guisa dì serpe.
Serra v. a. Serrare, Chiodere: Opporre sd
apertura qualunque Io strum. suo proprio per
chiuderla acciò non entri od esca cosa alcuna,
però colle differenze seguenti : Serrare è Porre
un ostacolo maggiore al passaggio d'una cosa
per mezzo di toppa o chiave, catenaccio e sim.;
Chiudere propriam. significa Coprire un'aperlora
0 altra cosa patente con un corpo che la renda
712
SER
SER
inaccessa al piede, alla mano e anche alla sem-
plice vista. Si chiude un uscio, un'imposta, una
finestra coi vetri e con le imposte; un armadio
con gli sportelli; una cassa, un baule, una sca-
tola col coperchio ecc.; si chiude un campo con
siepi; né quello è Serrare; si chiude una porta
colla semplice imposta, ma si serra con la chiave
(Tommaseo, Sinon.).
V Serrare, per Stringere, Comprimere.
« — per Terminare, Finire, Conchiudere.
n — In neut. assol. Pareggiare il dente, e dicesì
de' cavalli ed anche delle hovihe quando avendo
messo fuori tutti i denti, ed essendo giunti alla
loro naturale grossezza, non si conosce più l'età loro.
» Nel giuoco della dama, vaie Aver fatto il pieno,
e si dice Quando tutte le tavolette sono impo-
state in modo che l'avversario non può allogarvi
le sue; e così dicesi d'altri giuochi, come del
filetto ClelaJ, domino, ecc.
« Chiudere, per Circondare un, luogo di mura, di
siepi, ecc.: Han serróii tutta a villa de seze;
Hanno chiuso tutta la villa di pruni.
w — In signific. neut. per Combaciare, Sigillare,
Turar bene: Mice che quella scàloa a scere ben;
Procurate che quella scatola chiuda bene.
— a porta in ta faccia V. Porta.
— a stalla quando i béu són scappce V. Béu.
— a vittu; Serrare alla vita, dicesi delie vesti
strette che combaciano alla persona.
— co-o ciave; Serrare o Serrare a chiave. Chiavare.
— de féua; Serrar fuora, Fiiorchiudere V. Féita.
— drento; Chiudere, Rinchiudere, ed anche Serrar
dentro.
— e veje; Serrar le vele, vale Piegarle, Accoglierle
sul pennone e legarle dopo averle primieramente
imbrogliate.
— féua da porta V. Porta.
— » éuggi, Serra i éuggi a ùnn-a persónn-a V.
Éuggio.
— S barcon in ta faccia V. Barcdn.
— 5 crocco; Cessare, Finire V. Crocco.
— un in t'ùn léugo; Chiudere alcuno in un luogo:
Porlo in luogo donde non si può uscire.
— un libbro; Chiudere (e non Serrare) un libro.
— ùnn-a lettera; Serrar una lettera, vale Sigil-
larla; e anche Terminarla, Finirla.
— ànn-a persònn-a fra quattro mùage; Chiuder
uno fra quattro mura, vale Imprigionarlo.
— ùnn-a procesciòn, un convoglio, ecc.; Chiudere
una processione, una schiera, un convoglio o
sim., vale Andar dietro a tutti.
S Chi ben scerà, ben arve ; Chi ben serra, ben
apre o ben trova V. Arvi (verbo).
% Un continuo arvi e scera V. Arvt (verbo).
% Serrdse n. p. Chiudersi, Serrarsi dentro.
n Parlandosi di piaghe o sim., Rimarginarsi, Ram-
marginarsi, Saldarsi, Cicatrizzarsi.
S Serrdse in casa; Chiudersi in casa: Non uscirne.
M — in t'ùn mónesté, ecc.; Chiudersi in un chio-
stro, in un monastero e sim., vale Farsi reli-
gioso, claustrale.
» — un d'io tramezo a ùnn-a /)oWa; Pigliare o
Farsi un granchio a secco, si dice dello Strin-
gersi un dito tra due cose, per la quale strin-
gitura il sangue ne viene in pelle.
Serra v, a. Segare: Recidere con sega.
fSerra^lbosse s. m. Serrabozze. T. mar. Un
grosso cavo che serve a tener fermo al bordo
del castello di prua la marra d'un'àncora, messa
al suo posto nel tempo della navigazione .
Serrag-g-ia, s. f. Chiusino. T. fornnj. Quella
piastra di metallo, e per lo più di ferro, con
che i fornaj chiudono la bocca del forno.
Serrag-g-io s. m. Serraglio : Castello con
giardini, sempre chiuso e custodito, ove i prin-
cipi orientali tengono chiuse le loro femmine;
altrim. Harem.
it Serraglio, per Luogo dove sì chiudono le fiere
ed altri animali venuti da paesi stranieri per
esporli soventi alla pubblica curiosità.
Senrapennoin s. m. Serrapennoni o Im-
broglj di bolina. T. mar. Nella vela di maestra
sono Q'iallro corde, due a ciascun lato della
vela; servono a raccogliere le vele ai loro pennoni.
Serratùa V. Ciuvéua.
Sorretta s. f. Seghetta: Piccola sega.
Serrotte s. f. pi. Serrette. T. mar. Tavole
del fasciame o bordalo che riveste inlernamenle
il fondo ed il fianco della carena , inchiodale
sulla faccia interna delle coste.
Serrèua s. f. Segatura : Quella parte del legno
che, ridotta quasi in polvere, casca in terra in
segando,
it Segatura, per La divisione o fessura che fa la,
sega.
Serréua s. f. Merlone e volg. Serriola. T.
ittiol. Lischia glnycos. Posce di mare, di prima
qnalilà, molto somigliante alla Leccia, se non
che è più compresso nel corpo. Il suo colore è
snifdosso turchino, e bianco nelle parti inferiori.
Serròu s. m. Segatore: Colui che sega il le-
gname; altrim. Segarino.
Serróu p. pass. Serrato, Chiuso V. Serra.
I) Serrato, Unito, Fitto; contr. di Rado.
§ Aveì 0 chéu serróu; Avere il cuore oppresso.
§ Èse un chéu serróu; Essere un golpone, un
lumacone, un soppiattone,
g Trotto serróu; Trotto chiuso o serrato V. Trotto.
Sersa s. f. Gelso, Moro. T. hot. Morus alba.
Albero nolo, la cui foglia si dà in cibo a quei
bachi che fanno la seta.
Servezia V. Lavativo.
Serva s. f. Serva, Fante, Fantesca: Donna che
sta a servigi altrui.
I) Laccetto. T. filatr. Cappio o simile che, fermato
alla spalla della filatrice, serve a meglio soste-
nere la rocca, la cui estremità inferiore è rat-
tenuta nell'allacciatura della vita.
Serva o Servaèlo V. Funzo neigro
nella voce Funzo.
Servi V. a. Servire: Impiegar l'opera sua nei
servigi altrui; ed usasi col 5° e col 4' caso,
n Servire, usato col S» caso, vale Imprestare ad
uno 0 Provvedere uno, e dicesi di danari e
sim.: De quanto posso servive ? Di quanto
posso servirvi ?
t) — per Dipendere dalla potestà d'un altro: Mi
nd servo nisciùn; lo non servo nessuno.
Il — Detto assolutam.. Slare con altrui e prestargli
il suo servizio per mercede: De scignòa ch'a
l'ea , gh'é toccóu d'andd a sorvi; Di signora
ch'ella era, le toccò a andare a servire. M
— a ùnn-u cosa; Servire a una cosa, cioè Usarla, ■
Adoperarla a questo, Aver facoltà a questo: O
féugo 5 serve a ascàdd; Il fuoco serve a scaldare.
— da amigo; Servir da amico o dall'amico; ed
ed ■
J
SEB
SEU
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ironicam. Servir di coppa e di coltello, Servir
proprio bene : 0 t'ha proprio servìo da amigo i
E' li ha proprio servilo di coppa e di coliello !
E' l'ha proprio servilo bene !
— da canJé V. Candé.
— da comoditi; Servir per Incerniere od anche
Servir per ripieno, si dice di Persona che non
è adoperala se non a riempire il vaolo che ri-
manga accìdenlalmenle.
— iw tutto e per tittto ùnn-a persdnn-a; Servir
aicoDO di coppa e di coliello, vale Fare a uno
ogni sorla di servizio o Servirlo di lulto panlo.
— de badda; Servire graluilamenle, cioè senza sti-
pendio 0 salario.
— in tòa; Servir la tavola, dicesi de' famigliari
che servono i padroni a mensa.
— «n marotto; Aver cura d'un ammalato: Servirlo
ed Assisterlo attentamente.
— ùnn-a persònn-a de barba e de perrùcca V.
Burba.
— in tò rògndn; Servir nel coscelto V. Rdgnòn.
S Chi serve ó comùn, nò serve nisciùn V. Co-
mùn (s. m ).
S Cose serve? A che prò? Che rileva? Che fa?
Che importa?
§ In che cosa posso servila ? In che cosa poss'io
servirla, ubbidirla?
S Nò se péu servi a dui padroin ; A due signori
non si può servire. Prov. nsitatissimo per dire
che Non si può seguir insieme la virtù ed il vizio.
% Servise D. p. Servirsi, Valersi, Giovarsi, Usare,
Adoperarsi, Far uso.
« -^ da un; Servirsi da uno, nell'oso tose, vale
Essere avventore di quello: 0 se serve da mi;
Egli si serve da me,
n — d'ùnn-a cosa ; Servirsi di checchessia : Ap-
profittarsene : Me s5n Servio dell' ocaxidn; Mi
son servito dell'occasione.
Servili tse s. f. Servilità: Atto servile.
Servito s. m. Servitore, Servidore, Servo,
Famigliare, Famiglio, Fante, ed in islile più
elevato Donzello: Quegli che serve, Che sta a
posta d'altri, ecc.
ti Servitore, per Persona dipendente.
n — Ligio, Affezionalo, Dedito.
— de Classa; Cicerone \. Cicerdn.
— dell' ùspid; Servigiale, Spedalingo; dicesi anche
bassamente Pappino, dal portar le zuppe agli
ammalali.
S Accurdd o Accordàse pe servilo; Acconciare o
Acconciarsi per servitore, vale 5Jetler o Andare
a stare per servitore con altri.
Servixetto s. m. Servigelto, Servigiuizo,
Servigiuolo: Piccolo servizio.
Servixo s. m. Servigio e Servizio: Il prestare
l'opera sua ad un padrone in cambio di pattuita
mercede; aitrim. Servitù.
»» Servizio e Servigio, per Favore, Piacere, Bene-
fizio: O m'ha reizo un gran servixo; Hi ha
fallo nn gran servigio.
n — Il servire nella Milizia.
n — Nome collettivo de' Servitori che servono
attualmente una persona.
Il — Tutto il vasellame di tavola: Tutto 5 ser-
vixo ò l'èa d'argento; Tutto il servizio era
d'argento.
S Donna chi fa servixi; Donna di servizj V. Donna.
S Diiata dd servixo militare; Durata della ferma.
S Rende di servixi a patria; Servire alia patria
0 Ben meritare della patria.
Servixoso add. Servigiato, Servigiale, Ser-
vizievole: Che volentieri fa servizio, Pronto a
far servizio.
Sessia. s. f. Siccità, contr. d'I'midità: Aridità
della stagione quando per molto tempo non piove,
e del terreno quando patisse difetto d'umidità;
aitrim. Seccore, Secchezza, antic. Secchila.
Sessión s. f. Sessione, Congresso: Unione di
più persone per consultare, deliberare e gindi-
care checchessia; e si dice anche dello Spazio
di tempo impiegato dai Forensi a dar consulto
a' litiganti e sim.
Sesta, s. f. Mòdano, Modulo, Forma: Misura
0 Modello, còl quale si regolano gli artefici in
fare i lavori loro, ed è differente secondo le
diverse professioni.
Il Sesta. T. scolasi. La sesta classe d'una scada:
0 Pippo 5 l'è in sesta ; Il Giuseppe è in sesta.
Sestiiin-a s. f. Sestina: Stanza di sei versi
d'undici sillabe per ognuno, i quali per lo più
rimano il primo coi terzo, il secondo col quarto
e gli altri due assieme.
Settantenu-a. s. f. Settantina: Serie di
settanta cose.
Settanteximo; Settantesimo! Nome no-
mer. ordin.: L'uno o l'ultimo di settanta.
Settecento s. ni. Settecento: Nome numer.
che contiene Sette cenlinaja.
Settemanu-a s. f. Settimana: Spazio di
sette giorni, cominciando dalla domenica sino
al sabato.
— santa; Settimana santa: L'ultima settimana della
quadragesima.
S Ammid in ta settemann-a passa V. Ammià.
S Ése de settemann-a; Essere di settimana, cioè
Cader il suo turno in quella settimana (ricorri-
mento dell'alternativa nell'esercizio di qualche
oRìzio).
Set te migrili add. Settembrino: Di settembre,
Appartenente a settembre.
Setteniiia; Settemila: Nome numer. che com-
prende Sette misliaja.
Settén; Settimo, Setlimano: Nome numer. ord.
che segue dopo il Sesto.
Settentrion s. m. Settentrione : La piaga
del mondo sottoposta al polo artico, od aitrim.
Quella parte del Inondo che è opposta al mez-
zodì; Tramontana, Norl e Norie.
Setto da earégra; Sedere o Piano della
seggiola: Q'iella parte della sedia so coi si siede.
Se il Piano è mipagliato i Fior, lo dicono pure
Impagliatura; e benché Impagliatura venga da
paglia, sotto il cui nome comprendon la sala,
tuttavia dicon pure Impagliatura di velrice, di
canna, ecc., secondo che è di vetrice, di canna
d'India, ecc. Spesso 11 sedere è Un lelarino CteàJ
impagliato e mobile che entra neil' intelajatora
della seggiola.
— dd léugo còmodo; Sedile dei còmodo: Quella
grossa tavola fermala al muro con apertura
tonda nel mezzo, sulla quale ono s'adagia per
andar del corpo. Il sedile comunem. è dì marmo
bianco o di lavagna, e talora anche di legno;
se è di legno dicesi Asse del còmodo.
Settòn (Inj V. in setlSn alla sua sede alfab.
Séu s. f. Sorella : Nome correlativo di femmina
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Ira i nati dallo stesso padre e dalla stessa madre;
e dieesi anche di Quella nata solamente dal me-
desimo padre o solamente dalla medesima madre.
Difesi anche suora, Sirocchia e Soròre, ma la
prima è voce poet.; la scenda antica, né og-
gidì si userebbe se non in istile giotroso: l'ul-
tima poi è prettamente latina.
n Sorella è più particolarm. Suora, per Monaca;
e si usa anche come aggiunto a nome di monaca^
troncando sovente Pultima lettera: Séti Ciaia,
Séu Violante; Suor Chiara, Suor Violante.
M — per Compagna, Amica intrinseca : Séu, così
ti dixi? Che dici, sorella?
n Nel parlar famigliare si usa anche per Consi-
mile: A mw chitàra a pà a séu da vostra;
La mia chitarra è consimile alla vostra
— ile Idsie; Sorella collattanea, Sorella di latte,
ossia allattata dalla medesima bàlia.
— de zéuggia grassa; Berlingaccino V. Grasso (add.).
Séu s. m. Suolo: Ordine di cose poste dislesa-
mente l'una sull'altra.
— pe séu; A suolo a snolo. Posto avverb. vale
Distesamente, Per ordine, L'uno sull'altro.
Séuai s. f. Suola: Quel cuojo grosso e sodo,
che ordinariam. si adopera per far la pianta
alle scarpe. - Suolo e al plur. Suola (femm.)
dicesi propriam. La parte della scarpa che posa
in terra. I Dizionari confondono erroneamente
l'una voce coll'altra.
S Canyià a sé uà a-e scarpe V. Sod (verbo).
S Non èse b5n né pe séua né pe tomcea V. N5n
èse bòn a ninle nella voce Bòn.
S 0 vorrieiva assomeggiàseghc a séua de scarpe;
E' vorrebbe esser degno di portargli le suola ,
dicesi per dinotate la grande inferiorità cheuno
abbia rimpelto ad un altro.
tSéuooa.i s. m. pi. Zoccoli: Calzari simili alle
pianelle, ma colla pianta di legno intaccata nel
mezzo della parte che posa in terra. "
" Scroj: Sorta di zoccoli a tomajo, quartieri e
pianta di legno, ossia Scarponi di legno che
usansi da' marina], da' montanari, conciatori di
pelle ed altri, cui occorre di stare luugamente
sall'umido od esposti al freddo. I Napol. dicono
Scrocchi e i Frane. Sahols.
tSéuoca^o s. m. Zoccolo e Zocco. T. archit.
La parte inferiore e più larga del piedestallo.
» Zoccolo e Zocco, dicesi^aliresì Quella grossa
tavola quadrata, per lo più di pietra, sopra la
quale, come sopra un piedestallo, posano colonne,
statue, vasi, urne, ecc.; altrim. Plinto, Dado.
n Ceppo, Ciocco V. Ceppo da brùxd in Ceppo.
Séu-uno s. m. Sonno, dimin. Sonnetto, Sonna-
reilo, Sonnerello, Sonnellino: Riposo dalle ope-
razioni esterne per assopimento del sensorio co-
mune, dato dalla natura per ristorar le forze
degli animali.
M Sonnolenza: Quella gravezza d'orchi e di testa
che assale chi ha bisogno di dormire, ossia
Grande voglia di dormire.
S Cazze du-o srunno; Cascar dal sonno o Morir
di sonno, vale Aver voglia grandissima di dormire.
S Dormi de séunno duo, Dormi lutto d'un séunno
V. Dormi.
8 Fa un séunno; Schiacciare an sonno, Far un
sonno. Dormir un sonno.
S Fd vegni séunno; Conciliare il sonno, Indur
sonno, Assonnare.
S In tò CIÒ bdn dò séunno; Nel più bel dormire.
S fn 15 primmo séunno; In sul primo sonno,
cioè Nel principio del dormire.
S Mette séunno V. sopra Fd vegni séunno.
g Piggid 5 séunno; Pigliare o Prendere il sonno,
vale Essere assalito o vinto dal sonno: M'ha
piggiòu 6 séunno ; I\Ii pigliò il sonno.
§ Hótitpi 5 séunno; Rompere il sonno: Guastare
il sonno, Far cessare il sonno.
Séunno s. m. Sogno, Insogno '(voce inusitata):
Idee che, durante il sonno, vengono all'animo,
il più delle volte in modo strano collegate. Im-
magini del giorno ritenute dalla mente e ripro-
dotte confusamente nel s(»nno.
I) Sogno, Iflsogno, per Chimera e Vana immagi-
nazione.
g Brutto séunno; Sognacelo: Sogno triste, terribile,
funesto, Brullo sogno.
S Camme un séunno; Ceme per sogno, cioè di
passaggio.
g Da mente a-i séunni ; Andar dietro a' sogni.
§ Fd di séunni; Sognarsi, Insognarsi: Far sogni
V. Assùnnàse.
S Paci un séunno; Sembrare nn sogno: Parer
incredibile, Non se ne poter persuadere.
Séussia. s. f. Soccio, Sòccida e Sòccila. Voce
del ront. Accomàndita di bestiame che si dà
altrai perchè il custodisca e governi a mezzo
guadagno e a mezza perdita o sotto altre con-
dizioni che si stimi di pattuire, ed usasi co-
mnnem. coi v. Dare e Pigliare, onde: Dd o
Piggid in séussìa; Dare o Pigliare a soccio.
Séuttro V. Ceittro.
Séuxoa; s. f.* Suocera: La madre della moglie
0 del marito.
— chéutta; Unguento di cerasa o di cerussa': Un-
guento che si fa con biacca ed olio, ed usasi
in medicina come disseccativo.
— e néua, tempesta e gragnéua V. Gragnéua.
S Parlo a ti, séuxoa , che ti m'intendi, néua
V. Néua.
Séuxoo s. m. Suo^cero: Il padre della moglie
0 del marito.
Severità© s. f. Severità, Rigore, Rigidezza;
e alquanto più Asprezza.
Sevo s. m. Sevo e Sego: Grasso d'alcuni ani-
mali che serve per far caiiii; le.
g Dddó sevo; Piaggiare, Adulare, Lisciare, Lisciar
la coda, Ugner gli stivali. Grattar gli orecchi,
Dar roselline, e nell'uso tose. Dar del burro,
vagliono Lodare soverchiamente per secondo fine.
Sevolla, V. Cióula.
Séxa. s. f. Ciriegia, Ciliegia ed anche Cerasa,
ma poco usato: Frullo del ciliegio (Prunus ce-
rasus) assai noto. Ve n'ha di varie specie e dì
diversi soprannomi, di cui io noterò le princi-
gali e più conosciute fra noi.
— amacna o amarena; Amarina, a Firenze Vi'
sciolina, nelln Lombardia Amarasca, nel Piemonte"
Agriolta: Ciliegia piccola, sferica, coperta d'una
bnccia sottilissima che si stacca facilmente dalla
polpa e che è sempre tinta d'un rosso vivo, ma
opaco, che per altro non mai tende al nero.
La polpa, rossa come la buccia, è molle, piena
di sugo, fortemente subacido, che la rende in-
grata nella mezza maiurità, ma che si modifica
in seguito, e che riesce graziosa e d'un gusto
aromatico. Essa non può gareggiare colle Visciole,
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né colle razze intermedie, ma è superiore a
qualunque ciliegia per le conserve e i gelati,
e ancora pili per gli siroppi , nei quali spiega
un giiSlo tnllo proprio e un cerio aroma che
lo rende gralissimo. Matura in agosto. É co-
mune in tiiiia l'Italia, in nessun luogo però
come fra noi.
camógginn-a ; Ciliegia marchiana: Sorta dì ci-
liegia mollo gentile e saporita, che pende da nn
piccinolo lungo e flessibile, e nasce per lo più
riunita a piccoli gruppi sulla lesta dei rami-
celli ; la sua figura è irregolare , più alla che
larga, e come cordata, mediante una satura poco
sensibile che la taglia dalla base alla cima; la
buccia è fina, liscia, brillante, giallognola prima
della maturità, e poi colorila d'un rosso vivis-
simo, che lascia appena travedere da un lalo il
giallo del fondo; la sua polpa, genoralmenle gial-
lognola, è rolla spesso alla buccia da molle vene
di rosso, che si sviluppano principalmente nel
lato più ballulo dal sole; essa è soda, d'un
gusto assai squisito e moltissimo ricercata nelle
mense. Varia in cento modificazioni diverse che
ne formano molle razze secondarie, le quali^i-
versificano tutte in grossezza, in grado di colo-
rito, in epoca di maturità, in delicatezza ed in
sugo; quindi ne vengono i nomi di Graffione
rosso, di Popencino, di Cocomerina, di Sel-
valicu, ecc.
de Spagna; Ciliegia susina: Frutto che ha la
forma d'una ciliegia, ma ha la grossezza d'una
piccola albicocca. Esso è dì figura tonda e mar-
cato da un lalo con nn rudimento di snlùra ap-
pena visibile; ha il peduncolo corto come quello
delle susine (brignoin); la sua buccia è glabra
e trasparente, ed il rosso, di coi si copre, è più
carico che nelle Duracine e meno nero che nelle
Viscide; la polpa è rosso-giallognola, non molto
acquosa, ed è composta d'un tessuto di filamenti
fibrosi, che le è particolare; il suo gusto ha
poco rilievo e sente più della snsina che della
ciliegia, motivo per cui mcita pochissimo, fa-
cendosi soltanto figurare sopra le mense pel suo
colore vìvo e rilevato.
giunca; Ciliegia moscadella; Ciliegia che ha il
frutto di mezzana grossezza; la sua buccia è
liscia e d'un giallo bianchiccio, che nel colmo
della maturità diventa più carico e prende come
ana tinta di livido; la polpa, costantemente gialla,
è soda e gentile; nella media maturità essa con-
serva un poco d'asprezza, senza però avere l'acì-
dulo delle altre ciliegie, e la perde affatto al-
lorché si perfeziona sull'albero, acquistando allora
un dolce così vìvo che alcuni lo trovano smaccato.
Matura nel mese dì luglio. É pregevole per la
sua dolcezza e per la sua singolarità. Comunis-
sima nel Pistoiese e nel Pescialino, é rara nel
resto della Toscana, e in Genova non sì conosce
che da pochi anni, e sì pretende che vi sia
Slata introdotta dal march. Gerolamo Durazzo.
gruffiònn-a ; Ciliegia graffione V. sopra Sèxa
catiiógginn-a.
iscioa; Visciola e Visciolone: Ciliegia di polpa
tenera, carnosa, delicata, colorita, e d'un sugo
come sanguigno, senz'acido, ma con un amaro-
gnolo grato che, misto al dolce che la caratterizza,
forma nn composto che la rende squisita. Essa
è (onda, compressa all'inserzione del piccinolo,
rilevata alla cima, più larga che alla, ed eguaglia
nella grossezza quelle più scelle delle Duracine.
La sna buccia, a principio rossa come nelle Ama-
resche, si carica nella maturila, e prende un
nero purpureo, che spicca singolarmente nel lu-
cido della sua superticie. Non c'è varietà che
la egnaglj conservala nello spirilo, ed è la sola
chfe riesca in islato di fruito secco, specialmente
se è passata nel stroppo. Matura in giugno; nei
paesi però montuosi è più tardiva, ma ivi è più
feconda che nei climi marini.
Havvene un'altra varietà, che ha la buccia di
color rosso un po' più carico delle Amarasche,
e meno nero delle Visciolone; la sua polpa è
anch'essa d'una sostanza gentile, e quantunque
il suo sugo sia un po' acidulo, pare ha un sa-
pore assai grazioso e tutto proprio. Il Visciolone
tra noi si distingue col nome d'Asci'oa veaxa, e
la Visciola con quella d'Iscioa semplicemente.
— neigra; Ciliegia nera: Sorta di ciliegia grossa,
appartenente alle duracine, di figura non ton-
deggiante, formata d'una buccia liscia e diafana,
che nella maturità sì tinge d'un rosso assai nero,
e che cuopre una polpa carnosa, d'un colore
sanguigno-;,ero e pien di sugo. Matura in luglio
e dura sino a tutto il mese d'agosto. L'albero
è proprio delle montagne, e non si vede guari
ne' luoghi domestici e nelle pianure.
— pisciojèua 0 piscicela; Ciliegia acquajuola o ac-
quaiola: Ciliegia piccola, d'un colore di rosa
sfumato, che si carica in proporzione che aumenta
la maturità ; ha la polpa scarsa, acquosa, di poco
gusto, ed é perciò di poco pregio. Essa è la
prima a maturare, e dagli Agronomi è conside-
•raia come il tipo delle ciliegie a polpa molle.
Trovasi in tatti i paesi d'Europa. In Italia riceve
i nomi di Primaticcia, di Custrina, di Mol-
letta, di Tenerina selvatica, ecc.
Sé:xà, s. m. Ciriegeto e Ciregeto : Il luogo àoxe
son molti ciriegi.
Séxe s. f. pi. Incotti, Vacche: Quei lividori che
vengono talora alle donne nelle cosce quando
tengono il fuoco sotto la gonnella per iscaldarsi
in tempo di verno.
Seixendé s. m. Luminello, in Tose. Sogherino:
Pezzpllo di snghero (natta) taglialo a foggia
d'un'anima di bottone (unimetta) con carta so-
vra,)posla da una parte, e un bucolino nel mezzo,
entro cui s'infila un pezzetto di moccoletto, per
mettersi a galla nell'olio delle lampade. Dal lat.
Cicindela, che significa Lucciola.
Séxetta. s. f. Ciriegia secca; Cirìegia in guazzo;
Ciriegia candita.
Sexi V. a. Staggire, Fare staggina, Sequestrare
V. Sequestrò.
Sexiia. s. f. Staggina, Sequestro V. Sequestro.
Séze s. f. pi. Pruni: Nome gener. dì Tutti i
frnticì, de' quali si vagliono i contadini per for-
mar le siepi.
Sezion s. f. Sezione, Divisione; ed osasi co-
munera. a dinotare Una delle varie parti, nelle
qiali è diviso un dicastero, un ufficio e sim.
it Sezione, Specie di divisione e suddivisione d'un
libro, d'un'opera, d'un trattato, ecc.
— de cadavere; Sezione di cadavere, presso gli
Anatom. dicesì L'apertura d'un cadavere affine
d'investigare la vera cagione della morte con
l'esame de' varj visceri.
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Sezze ; Sedici : Nome namer. composto di Sei
e dieci.
**n Taivoila in modo basso dicesi per Ano, Culo:
Ghe brùxa 6 sezze; Gli brucia l'ano.
Sezzeii s. m. Sedicesimo^ Sedécimo: La de-
cima sesia parte d'un intiero.
JSfìicciadlcio add. Sfacciato, Sfrontato, Im-
pudente, Malardito, Temerario, Petulante, Arro-
gante, ecc. : Senza faccia e vergogna , Non cu-
rante di vergogna.
Sfk.ccia.ta.g'g'ìue s. f. Sfacciataggine, Sfac-
ciatezza, Sfrontataggine, Sfrontatezza, Impudenza,
Arroganza, Tracotanza, Temerità, ecc.
Sf^cciòu V. Sfacciaddo.
Sf*a.i*so s. m. Sfarzo, Pompa, Gala, Magnificenza.
Sfascia, V. Desfascià.
Sfterrad.ò (Vento); Vento sferratojo: Vento
violentissimo, Vento che porta via.
tSi^ug-g'ia s. f. Sfoglia: Falda sottilissima di
checchessia,
n Sfaldatura, in term. di Magona Quella piccolis-
sima sfoglia che getta il ferro o sim. quando
non è stato ben fabbricato.
— dell'anello; Foglia: Faldellina metallica e lucen-
tissima, che si mette nel fondo del castone per
far meglio brillare la pietra sovrapposta. La fo-
glia del diamante è d'argento; alle altre si suol
dare la tinta simile al colore della pietra. Dicesi
Specchietto Un pezzetto di vetro cristallino tinto
da una banda che si mette nel fondo d'una gioja,
la quale per soverchia sottigliezza non possa reg-
gere alla tinta.
— do spSgio; Foglia: Quello stagno unito con ar-
gento vivo che si pone dietro agli sppccbj di
vetro perchè rappresentinogli oggetti che si af-
faccian loro.
SfòuigS^ia, v. a. Sfogliare, Disfogliare, Sfron-
dare: Levar le foglie, le frondi.
— tirt libbra; Sfogliare un libro, vale Guardarlo,
Cercarlo a foglio a foglio.
Sf^èug-g-iatella s. f. Sfogliatina: Pasiiccino
di pasta sfoglia V. Pasta da sfnuggi nella voce
Sféuggio. - Sfogliata, Specie di torta fatta di
sfoglie di pasta.
lSf4Bug>g>io V. Sféuggiatella.
S Pasta da sféuggi; Pasta sfoglia o a sfoglia : Pasta
delicatissima fatta con farina, burro, uova e zuc-
chero da manipolarsi a falde sottilissime, sovrap-
poste l'una all'altra, e da cuocersi in forno.
Sféug-o s. m. Sfogo, Sfogamento, Uscita, Esito,
n Sfogo, metaf. vale Alleggerimento delie passioni
dell'animo coH'appagarle o manifestarle.
n — Dicesi nell'uso a Quelle pustulette e scorti-
cature che van serpeggiando per la pelle delle
persone. I Chirurgi con term. gener. lo chia-
mano Erpete, e poi secondo la qualità della ma-
lattia lo dividono in Empetiggine, Migliare, ecc.
S Dà sféugo V. Sfoga.
Sfia,x*soàse n. p. Sfilacciare, Sfllaccicare, Sfi-
. lacciarsi ; L'uscire che fanno le fila dal taglio o
straccio de' panni. «
tSflatase n. p. Sfiatarsi: Perdere il fiato per
soverchio parlare o gridare.
Sfidda s. f. Sfida, Disfida, Sfidamento, antic.
Disfidanza : Chiamata dell'avversario a battaglia,
a una prova, ecc.
Sfld.d.a V. a. SGdare, Disfidare: Invitare o Chia-
mare l'avversario a battaglia o altra contesa.
S S/ìddo mi; Sfido io: Modo usilatissimo che si
usa sposso a dire per dimostrare l'impossibilità
d'una cosa: Sfiddo mi a leze dóve non é scrito;
Sfido io a leggere dove non è scritto.
§ S/ìkìàse n. p. Sfidarsi, Disfidarsi: Chiamarsi a
duello, a battaglia. Provocarsi.
Sfiuxo add. Fiacco, Spossato, Snervato, Stracco.
Sft>ddira v. a. Sfoderare, Sguainare: Cavar
dal fodero, dalla guaina.
Sfo^st V. a. Sfogare, detto d'una passione o d'un
affetto, vale Darle corso con l'opera o con atti
esterni : Lasciceghe sfoga a bile; Lasciale ch'egli
sfoghi la bile.
Il Sfogare, in signif. neut. parlandosi di piaghe
e sim. vale Purgarsi.
% Sfogàse n. p. Sfogarsi, Dirla fuor fuori, Mandar
fuori quello che sha nel pptto.
SdRag-g-ia V. Sciabbrà (verbo), Squassa.
—. e carte; Sfogliar le carte: Distendersele in mano
scostandole l'una dall'altra o II Tirarle su ad
una ad una per vedere di che seme sono.
Sft>g"Oilòu V. Desfngonóu.
Sftur-tunn-a s. f. Sfortuna, Disdetta, Mala sorte.
Sjfortunóu. V. Desfortùnòu.
Sfbirsà V. a. Sforzare, Forzare: Obbligar per
forza. Costringere.
— a porta; Forzar l'uscio: Aprirlo rompendo chec-
chessia che il ritenga serralo.
— ùnn-a ciavéua; Forzar una serratura, un chia-
vistello e sim.: Aprir di sua forza, rompendo,
falsando gl'ingegni.
S Sfjrsàse n. p. Sforzarsi, Ingegnarsi, Affaticarsi.
n — a fa i so bezéugni ; Ponzare V. Spremmise
nella voce Spremmc
Sfbx-so s. m. Sforzo: Ogni maggior forza e pos-
sibilità.
S Con tutti i sforsci; A tutt'nomo, A tutta pos-
sanza, A tutto potere, Quanto può uomo.
S Fd l'ultimo sforso; Far l'ultimo sforzo o l'e-
stremo di sua possa. Dar il suo maggiore,
g Fd tutti i so sforsci; Far le sue lolle, Far
una cosa co' piedi e colle mani, coll'arco o col
midollo dell'osso: Far ogni sforzo possibile per
mandar checchessia ad effetto.
% Fa un sforso de natùa.... Uscir del mànico o
del consueto o del suo nalurale.
Sfratta v. n. Sfrattare, Slieilare: Andar via
con prestezza.
Sfratta se V. Desfr attése.
Sfratto s. m. Sfratto, Espulsione, Cacciata.
S Dà ò sfratto a ttnn-a persónn-a; Dar altrui
lo sfratto 0 lo sbalzo, Dar il cencio, l'erba cassia,
il puleggio ad uno, vale Licenziarlo, Mandarlo
via. Cacciarlo.
Sfrenóu add. Sfrenato, Impetuoso, Precipitoso,
Scapestrato; e talora per Licenzioso, Dissoluto.
SfVexos. m. Sfregio, Villania, Infamia, Disonore.
Sfrezza s. f. Accecatoio: Specie di saetta da
trapano, che ha la sua estremità tronca a linea |
retta e tagliente, alla ad incavare un foro onde
possa ricevere la capocchia d'un chiodo, d'una
vite 0 altro, sicché spiani e non risalti.
Sfrczza v. a. Accecare: Incavar buchi coll'ac-
cccatojo 0 in siffatto modo che possano ricevere
le teste delle vili, affinchè non risaltino in fuori.
Sfrezzatùa s. f. Accecatura: Piccola inca-
vatura a somiglianza di cono fatta in un pezzo
di metallo con saetta da tre o quattro facce.
SOfl
SGtJ
ni
Sfìróntatessa V. Sfacciataggine.
Sfróntóu V. Sfacciaddo.
Sfróuxa V. Fraoxd.
Sjfrouxa,d.6 V. Fraoxadó.
Sfr^uxo V. Fraoxo.
Sfùl>bià, V. a. Sfibbiare, conlr. d'Affibbiare.
Sfùmnià. V. a. Sfumare: Nella pillura Digra-
dar i colori confoDdendo delicatamente il chiaro
collo scuro.
SS'a.l>ella. V. Desgabellà.
Sg'ag-g'inòu V. Desgagginóu.
Sg-^'"^®**'^ ^- " Sgambare: Menar le gambe,
Camminar di fretta; ma comunem. Correre di
qua e di là con incomodo e fatica, e dicesi per
lo più di persona affaccendala e che mostra qual-
che premura in eseguire alcune sue incombenze.
Sg-ampi s. m. pi. Tràmpoli e Tràmpali: Due
bastoni lunghi , nel mozzo dei quali è confitto
on legnetto, sul quale chi gii adopera posa il
piede, legandosi la parte di sopra alla coscia,
e servono per passare acqua e fanghi senza im-
mollarsi 0 infangarsi.
S Andò in sci sgampi ; Trampolare e Trampalare.
Sganasciàse da-o ne ; Sganasciar
dalle risa o per le risa, Rdere a sganascio, Sma-
scellarsi , Sbellicarsi delle o dalle risa e sim. ,
vagliono Ridere smoderatamente e sì forte che
la ganascia si sforzi.
Sganziia s. f. Scansìa, Scancìa, Scaffale, antic.
Ciscranno: Strum. per lo più di legno fatto a
palchetti per uso di tenervi libri, scrillure, o
simile altro.
Sg-arbà V. Garba nel 2» signif.
Sg-ar bella v. a. Scalfire, Sealfiggere: Levar
a;quanto di pelle penetrando leggermente nel vivo.
S Sijarbelldse n. p. Scalfirsi, Scalfiggersi.
Sg-arbellatùa V. Sgarbelléua.
Sgarbelléua s. f. Scalfittura, Scalfitto: La
lesione che fa lo scalfire. - Leccatura, Leggieira
ferita in pelle.
Sg"àr*l>ie V. Gàrbie.
Sg-ai*i*àla; Sgarrarla: Prendere errore»© sba-
glio. Sbagliarla, Fallirla.
Sgairza s. f. Velo da stacci: Quella tela di seta
che, legala fra due cerchj detti Cassini, serve a
separar la farina dalla crusca. - Tela di crine
■ 0 di crino dicesi Quella tela rada, fatta di crine
di cavallo, che si adopera negli stacci radi da
passar brodo, farina di formentone, polpa di
pomidoro, conserve e simili.
Sg-aiTzà v. a. Garzare e Cardare. T. ianaj.
Dare al panno varj traili di cardo per trarne
fuori il pelo.
^garzo s. m. Garzo, Cardo da garzare o da
cardare, Cardo da lanaiuoli: Quella specie di
cardo che ha una pannocchia o lesta spinosa,
di cui i lanajnoli si servono per cavar fuori il
pelo a' panni,
Sg^arzòtt s. m. Garzatore, Cardatore, Carda juolo:
Colui che carda o garia V. Sgarzà.
Sgravaizzi s. m. pi. Chiappole, Chiappoierie,
Carabattole, Bazzicature: Masserizie vili, di poco
prezzo e vecchie.
Sg-liéuà V. n. Volare: Andare, Alzarsi o Le-
varsi per l'aria a volo; e propriam. Il trascor-
rere per l'aria che fanno gli uccelli o altri aoi-
luali alati, agitando le ali.
«* Volare, per Passare con gran velocità: 0 tempo
ò sghéua; lì tempo vola, cioè trascorre velo-
cemente.
n — Figurai, dicesi per Camminare in fretta :0
nò corriva, ò sghéuava; Ei non correva, volava.
Sg'lxéuo s. m. Volo: Il volare; Volala, Volalo.
Sg-liindà v. n. Smucciare, Sdrucciolare, Scor-
rere, Sfuggire.
Il Schippire: Scappare con astuzia, con ingegno e
destrezza.
Il Sappucciare, Fare scappata. Forviare V. Scantina.
— 1 éuggi; Correr gli occhi, vale Vedere alla fag-
giliva, quasi accitientalmente e senza volere.
— ó colpo; Causare, Riparare il colpo che lira il
nemico.
Sgliixribisso s. m. Ghiribizzo, Sohiribizzo,
Capriccio, Gricciolo, Bizzarria : Pensier fantastico,
stravagante.
Sgiassà a levre V. Desgiassd.
Sg-onientàse n. p. Sgomentarsi, ShigoUirsL
Sgórbia s. f. Sgorbia e Gorbia: Scalpello col
ferro a taglio fallo a doccia ; serve a fare sgusci
e canali.
— da caeghcB; Stampa: Quello strnm., con cui si
fanno i buchi ai becchetti (oeginn-e) delle scarpe
per infilarvi i legaccioli per allacciarle.
Sgorbia s. f. Colpo di sgorbia.
Sgorbìettas. f. Sgorbiolina: Piccola sgorbia.
Sgrana V. Desgrunà.
" Sgranocchiare: Mangiar con ingordigia cose che
masticandole sgretolino.
Sg-ranfigna V. Granfignà (verbo e nome).
SgraT^àse n. p. Sgravarsi, Alleggerirsi, Al-
leviarsi,
n Sgravarsi, parlandosi di donna, Partorire.
Sgréu3co s. m. Scornacchiata, Beffa, Derisione,
Dileggio. Sghigno.
S Fd i sgréuxi a ùnn-a persdnn-a; Scornare,
Scornacchiare, Sghignare uno, Sbeffarlo, Svergo-
gnarlo, Fargli le fischiate.
"Sgréixzzo V. Sgrezzo.
n Detto di persona, vale Ruvido, Rozzo, Scortese,
Villano. Voce della plebe.
Sg-rezzo add. Grezzo e Greggio : Che non ha
la superficie pulita e liscia. Che non ha avuto
la sua perfezione; e dicesi di legno, pietra, muro,
ecc.; allnm. Ruvido, Scabro, Ronchioso.
Il Grezzo e Greggio, aggiunto de' metalli e delle
pietre preziose , significa ch'e' son tali quali si
son ritrovati nella miniera, e vale Non pulito,
Rozzo.
Il — Aggiunto di lana, vale Lana soda e sudicia.
•I — Aggiunto di panno, dicesi Quello, a cui non
è stala fatta la solita conciatura, come di tin-
gere, cimare, mondare, ecc.
Sgrog-riotto s. m. Sgrugno, Sgrugnala, Sgrn-
gnone: Colpo dato nel viso colla mano serrata.
Sg'rùzzo s. m. Ciarpame, Miscéa, Conceria,
Stracci, Sferre: Qualunque ammasso di cose
vili e di niun valore.
Sguajòu. V. Sviijóu.
Sguarà v. a. Stracciare, Lacerare; te dicesi
propriam. di panni, di foglj e sim.
Sguardà s. f. Sguardala: L'atto di guardare,
e vale alcun che più d'Occhiala, che una soia
occhiala non basta a dare una sguardata.
Sguàro s. ra. Straccio: La buca o rottura che
resta nella cosa stracciata ; che anche dicesi
Stracciatura.
118
SIA
SIA
Sg^uaròu s. m. Svarione, Scerpellone, Stra-
falcione, Farfallone: Dello spropositalo.
S^astss^ V. n. Diguazzare, Sciaguattare, Scia-
bordare: Battere con forza un panno o simile
in un truogolo o altro per levargli il ranno, il
sapone o il soverchio colore che avesse contratto
V. Arrùxentà nel 1" signif.
it Scialare, in signif. neut. Darsi bel tempo sfog-
giando ad abiti, a pranzi e facendo spese d'ogni
sorla; Profondere, Prodigaleggiare, Sguazzare.
Sgr^^sso s. m. Sfoggio: Usanza sontuosa di
yestimenti e di suppellettili, Splendidezza fuor
del consueto in ogni genere; altrimenti Scialo,
. Sfarzo, Pompa, Magnificenza.
S A sguasso , Dipinze a sguassu V. A sguasso
alla sua sede aifab.
S Nò gk'é da fd sguassi; Non c'è sciali, Non
c'è sfoggi: Espressione famigliare che si usa lal-
volta ironicam. per dire Non v'è gran cosa. Non
v'è gran fallo.
Sg^ua-ssòn s. m. Acquazzone: Rovescio o
Veemenza d'acqua piovente.
tSg-ua.ssòso add. Sfarzoso, Splendido, Ma-
gnifico.
Sg^ulblbà. V. n. Sfacchinare, Stentare: Lavorare
affaticandosi.
S Fa syubbd ùnn-a persSnn-a; Far frullar uno,
vale Violentemente spingerlo a operare, Farlo
faticare.
Sg:na.udiriun-a. s. f. Sgualdrina: Vile donna
di mondo.
Sgruatinn-e (Vujéuej ; Varicella , Vajuolo
spurio V. Vtijéue.
Sguàttero V. Lavapiatti.
Sg-uerséu. V. Guerséu.
Sg^uerso add. Imbarcato, dicesi di Asse o
Legno non mollo grosso, che agevolmente e
senza spezzarsi si piega e volge dopo che è
' stalo messo in opera.
Sg^ùsoia< s. f. Guscio : Scorza o Corteccia, ed
è proprio come di noci, di nocciuole, di màn-
dorle, di pinocchi, di pistacchi, ecc.
n Guscio, dicesi anche Quello, in cui si rinchiudono
le testuggini, le conchiglie, le lumache, ecc.
" — In Àrchit. Incavatura longitudinale in forma
dì canale, e il cui prodilo o sezione è un quarto
di circolo,
ti Sguscio. T. ceselL, legnaj. e altri. Specie di ferro
incavalo, con cui si fanno gl'incavi a varj lavori,
i quali incavi diconsi parimente Sgusci.
Sg^ùsoià; v. a. Sgusciare: Cavar del guscio,
Dìsgusciare.
SJia. s. f. Zigolo e Zivolo. T. ornit. Emberiza.
Genere d' uccelli così chiamati per la lor voce
d'appello, che è un fischio acuto e troncalo, una
specie di zirlo. Essi vivono ne' boschi tanto di
piano che di mimlagna, ne' giardini, sul margine
delle foreste. Alcuni ve ne sono che solo la sera
per andare all'albergo ne' macchioni abbando-
nano i prati e le secce; altri poi stanno sempre
fra 1^ canne de' paduli e sulle siepi ed arbo-
scelli che li cingono. Nell'inverno stanno in bran-
chi, e tulli emigrano piiì o meno verso il mez-
zogiorno. Nidificano sulla terra fra i cespuglj o
l'erbe. Le loro uova sono semiglobose e dipinte
da segni contorti ed angolosi. Ve n'ha di più specie.
— da canne; Migliarino di padulc. T. ornit. Em-
beriza schoeniculus. Di passaggio assai nume-
roso durante l'inverno sino ad aprile. Abita l'in-
terno de' p'-'duli fra le cannelle o sul margine di
essi, nelle siepi o macchioni; nell'inverno trovasi
spesso anche lontano dall'acqua, pascolando nei
campi e fra' cespuglj inseme con i fringuelli, le
passere matlugie, ecc. Fa il nido fra le canne
vicino a terra , o fra le radici degli arbusti
che nascono vicino alle acque o spesso anche
fra le erbe.
— da canne foeslèa o Sta da neive; Ortolano di
montagna, Zigolo della neve. T. ornit. Emberiza
nivalis. Uccello che nasce nelle regioni più lon-
tane del Settentrione, cioè nelle montagne sassose
dello Spilzberg, sulle Alpi della Lapponia, della
Groelandia, ecc. Quesla specie è rarissima nel-
l'Italia, e particolarm. tra noi, dove appena,
secondo il Prof. Calvi, ne furono presi due in-
dividui spintivi da qualche colpo di vento e
mezzo irrigiditi dal freldo. Cibasi di semi e
vermiccialtoli, che trova sul terreno o fra lo sterco,
ove, come le Lodole, quasi cdnlinuamente sta
razzolando. Fa il nido fra i massi sui monti.
— da tórdi.... T. ornit. Emberiza Lesbia. Specie
d'uccelletto rarissimo e assai somigliante al Mi-
gliarino di padiile (Sìa de canne J, col quale
confuso capila fra noi nell'inverno. Cova anch'egli
nelle canne de' paduli.
— montagntnn-a; Zivolo comune, a Fir. Zigolo o
Zivolo nero, a Siena Nizola nera. T. ornit. Em-
beriza cirlus. Specie assai comunissima tra noi.
Abita sul margine de' boschi o nelle spiazzate
e radure di questi. Nell'inverno va riunito in
branchelti; emigra in agosto e ritorna in maggio;
molli restano e svernano nei distretti p.ù tem-
perati vicino al mare. Fa il nido vicino a terra,
dentro i cespuglj de' boschi. Questo nido è assai
elegante; eslernamenle è di foglie d' cilena, di
quercia, ecc.; il secondo strato è fallo con de-
licata borraccina; l'interno di pagliuzie e sottili
radichetle. Le uova sono di color bianco-perlaio,
con molli fregi torli in mille modi, di color
rosso bruno o quasi nero. É uccello alquanto
sospettoso.
— nostra ; Zigolo o Zivolo mnciatto a Fir. e Pisa,
Nizola pralajola a Siena. T. ornit. Emberiza eia.
Annida ne' nostri monti , emigra come il pre-
cedente. È uccello poco selvaggio; ama vivere
ne' giardini e vicino alle case. Pone il nido nei
cespuglj e siepi e ne' campi di miglio.
— paygiwa; Zivolo giallo a Fir. e Pisa, Nizola
gialla a Siena. T. ornit. Emberiza citrinella.
Pone il nido ne' macchioni e ne' cespug'j, for-
mandolo con musco o fieno eslernamenle, di
radici filamentose e lana neirinterno. Emigra in
novembre, ritorna in marzo; spesso sverna nelle
vallale più temperale.
f Sia a. ùnn-a, pei'sóiin-a .... Voce
totalmente nostra e che non ha corrispondenza
italiana; ed è Quando si chiama una persona
non già per nome, ma con un cerio sibilo o
fischio simile al pss, fallo coll'appoggiare la lingua
ai denti incisivi della mascella inferiore e tenendo
le labbra semi-bperte. I Fiorentini dicono Far
un cenno colla bocca.
Siaèn. s. m. Raperino o Verzellino. T. ornit.
Frtngìlla serinus. Uccello del genere de' Frin-
guelli, famiglia de' Becchi-rossi. Ha il becca
corto, grosso, color di corno; il dorso olivastro
SIN
SMà
7Ì9
con macchie longitudinali nericce; i fianchi stri-
sciali (Il nerastro; il vertice giallo-olivastro con
macchie nericce ; le timoniere scuro-nere ; la
coda forcuta ; i piedi sruro-carnicini. Fa un pic-
ciol nido intesjuio esternamente con sottili stecchi,
internamente è foderato di lana, e lo pone sopra
alberi bassi. Di passaggio tra noi in ottobre e
in aprile.
Sia,ssà, V. a. Stacciare: Separar collo staccio il
fino dal grosso di checchessia, ma si dice pro-
priam. della farina.
•1 Ventilare, figurat. vale Ponderare, Esaminare at-
tentamente.
S Torna a siassd; Rislacciare.
Siassà. s. f. Slacciala: Quella quantità di farina
0 aliro che si mette in una volta nello staccio.
Sia.ssé s. m. Stacciajo: Colui che fa e vende
gli stacci.
6ia.ssetto s. ro. Slacciuolo, Slaccello, Stac-
cino. Dim. di Staccio: Piccolo staccio. - Staccino
propriam. dicesi Qnel piccolo stacciò ad uso di
colar brodo o passarvi altra materia lauto o quanto
densa: Passa a-o siassetto; Passare allo slaccino.
Sia,sso s m. Slaccio, e presso alcuni anche Se-
laccio: Specie di vaslio fine con cui, per mezzo
d'un panno simile alla slamigna, e fallo di crine
di cavallo, e legalo framezzo a due cerchj, si
separa la farina dalla crusca o il sncco o la so-
stanza più fina d'altre cose.
— de crin; Slaccio di crine o di crino. I conta-
dini nel Fiorentino e in altri luoghi di Toscana
dicono corrollam. Slaccio di crino.
— de scea; Slaccio di seta.
— rao; Slaccio rado. •
— spesso; Slaccio fitto.
$ Tfja dò siiisso; Velo dello staccio, se è di seta:
Tela di crine o Crine o Crino dello slaccio, se
è di crine di cavallo V. Sgarza.
Sibilla, s. f. Bersaglio. T. mil. Figura di sol-
dato dipinta supra una tavola di legno o nel
muro, contro la quale, posta ad una distanza de-
terminala, drizzando la mira i moschettieri ti-
rano per esercitarsi ad aggiustare i colpi. Dal
frane. Cible.
Sìsaro s. m. Sigaro: Foglia di tabacco rav-
volta SD di sé in modo quasi fusiforme. Il sigaro
suol esser lungo poco più e grosso poco meno
d'un dito ; acceso ad un"eslremilà, tiensi in bocca
dall'altra a uso di fumare. Qiesl'eslremità talora
s'infila in un bocchino, e questo solo si tiene
in bocc^.
% Cu de sigaro V. Cu.
Siila, (yòj; Non fiatare. Non far zitto V. Cillà.
Sinceràse n. p. Sincerarsi: Chiarirsi di chec-
chessia.
Sinceritse s. f. Sincerità, Schiettezza, opposto
di Falsità, di Finzione.
n Sincerità, detto di cose inanimate, Qualità di
ciò che è schifilo, purgato, puro.
Sing-ao s. m. Zingaro, Zìniihero, Zingano, Usso:
Persona che va girando il mondo per giuntare
altrui solto il prelesto di predire buona ventura.
S Mangia merda de sìngao V. Mangia.
Sinsa s. f. Brcndulo, Sbrèndolo, Strambello,
Straccio: Brano cascante di vestito rollo.
S Perde e sinse; Brendolare, Seminar bréndoli,
Scanicar stracci, vale Esser lacero negli abili,
Cader altrui di dosso gli abili a sbrèndoli.
Sinsaa s. f. Zanzara e Zanzara: Insello mo-
lestissimo nella notte a chi dorme; specialmente
nella stagione estiva, sia col ^o ronzìo sìa suc-
chiando il sangue e lasciando il segno ovonqae
punge col suo acutissimo pungiglione.
Sinssea s. f. Zanzariere e Zen/ariere: Specie
di cortinaggio di velo o d'altro tessuto rado che
si abbatte prima d'entrare in letto, per difendersi
la notte dalle zanzare.
Si-si s. m. Spioncello, a Pisa Possacelo, Fos-
sajone, a Fir. Prispola delia neve. T. ornil. An-
thus aqualicus. Uccello del genere degli Authua
(Spioncelle) che ha il becco scaro-neraslro; le
parli superiori di color cenerino-olivastro ; il
petto con macchie bislunghe cinereo-olivastre;
le penne dell'ali bruno nericce, marginate di
bruno-biancastro; i piedi bruno-neri; l'unshia
del dito posteriore più lunga del dito slesso. Non
va n.ai in branchi; vive sopra i prati umidi,
ove cresce il nasturzio, presso i fossi, fra i giun-
chi de' padoli, ove cerca gì' insetti acquatici, di
coi quasi unicamente si nutre. Fabbrica il nido
negli spaccili e nelle buche de' massi. Di pas-
saggio abbondante in primavera e autunno.
— da proci; Pispola e Prispola. T. ornil. Anthus
pratensis. Uccello dello slesso genere che il pre-
cedente. Ha il becco bruno al di sopra e all'e-
stremità, grigio-carnicino inferiormente alla base;
le parti superiori di color olivastro chiaro, mac-
chiale di nerastro; il petto con macchie nero-oli-
vastre; l'unahia del dito posteriore più lunga del
dito slesso, e quasi diritta; i piedi grigio-car-
nicini. Annida ne' nostri monti; emigra in agosto
e ritorna in maggio,
f Si-si .... Voce nostra che non ba precisa cor-
risponden/.a italiana, e dicesi di Persona magra,
asciutta, senza carne, seriola.
Sitto add. Zitto, accompagnato col v. Stare, vale
Tacere, Non parlare. Star clielo: Voci sta sitti
sci 0 n5? Volete star zitti o no?
n Zitto! Detto assoluiam. è voce con cui s'impone
silenzio: Siilo lì! Zitto lì! vale Tacete.
Sivello s. m. Acciarino: Pezzo di ferro o d'ac-
ciajo, che s'infila nella sala delle ruote de' carri,
carrozze o affusti di cannone, perchè non escano
da essa.
Slansàse n. p. Slanciarsi, Lanciarsi, Allan-
ciarsl. Avventarsi, Gettarsi: Scagliarsi con im-
peto e violenza addosso a checchessia.
Slanso s. m. Lancio, Slancio, Impelo, Abbrivo:
Muto accompagnalo con violenza e furore.
§ De slanso, De primmo slanso V. queste locuz.
alla lor sede alfab.
Slavóixadd. Dilavalo: Aggiunto di colore, Vale
Smorto.
Sleppa s. f. Schiaffo, Guanciata, Colata, Ceffata.
Slitta s. f. Slitta: Traino senza ruote, tirato
sol ghiaccio da cavalli per far veloce cammino
e per dar sollazzo agli spettatori.
Slitta V. u. Fare alla slìtia, e nell'uso Patti-
nare: Correre, Sdrucciolare sul ghiaccio coi pat-
tini alle scarpe.
Smalta v. a. Smallare: Coprir di smalto qual-
che lavoro d'orificeria.
Smaltatùa s. f. Smaltatura, Smaltamento:
Lo smallare.
Smalti v. a. Smaltire : Parlandosi di mercanzie
0 siffl., vale Esitarle, Spacciarle, Smerciarle.
TèO
SME!
SO
Smaltimento s. m. Smaltimento, Smercio,
Spaccio, Esilo, Vendita.
Sma.lto s. m. Smallo: Materia vitrea di più
colori che si metto per ornamento sotto varie
forme e figure sui lavori d'oro e d'argento.
» Smalto, dicesi anche ad Uo composto per gli
edifizj di calcina con diverse materie, e serve
per far pavimenti, e talora per vòlte e coperture.
« — per La superficie esteriore de' denti, che è
d'una sostanza assai più fitta e bianci delle altre
ossa, e che li difende dalla carie.
Sma^ng-ià v. a. Pizzicare : Quel mordicare che
fd una cosa qualunque che induca a grattare.
Il Smangiare. T. siamp. Lo sporgere chn fa sulla
forma qualche parte della mal tagliala fraschetta,
si che su questa, anzi che sul foglio di slampa,
vengano a imprimersi alcune lettere o parole.
— e moen; Pizzicar le mani, fìgur. vale Aver pru-
rito di battere o Stare per battere una persona.
— e achenn-e, a pelle; Pizzicar le reni , fìg. vale
Aver voglia di farsi bastonare, percuotere, ecc.
% Gratta ddve smangia ; Grattar dove pizzica
V. Gratta.
Sma,iig^ia.xóu s. f. Pizzicore, Prudore, Pru-
rito, Prurigine: Quel mordicamento che si ec-
cita talvolta alla cute, per cui si è indotti a grattarsi.
Il Prurito, Desiderio o \ ogiia grande di checchessia:
Gh'ó vegnùo a smangiuxòn de piggià mòggé;
Gli venne il prurito d'ammogliarsi.
Smaug^ìóu add. Smangiato (dal supposto v.
Smangiare, non registrato in questo signif. nei
Dizionari), vale Corroso, Consumato.
Smacco s. m. Smacco, Svergogna, Scorno.
Smaliseià. v. a. Ammaliziare: Metter la malizia
dove non è; Accivettare, Scaltrire, Scozzonare.
Smaliziòu p. pass. Maliziato, Ammaliziato,
Malizioso, Accivettato, Scaltrito, Scozzonalo.
Smania v. n. Smaniare: Dar nelle smanie,
nelle fune. Uscir dell'intelletto, Pazzeggiare.
Smantella V. Desmantelld.
Smax*g-iasso s. m. Smargiasso, Millantatore:
Che dice o si vanta di fare o sapere cose stra-
ordinarie.
Smaxrrxo add. Smarrito, Sbigottito, Allibbito,
Sbaito; e talora per Pallido, Sbiancalo V. Fato.
Sma(3cli.e]:*a v. a. Smascherare: Cavar la
maschera.
» Smascherare, figurai. Far palesi le furfanterie di
un ipocrita, ecc.
S Smaschirdse n. p. Smascherarsi : Cavarsi la ma-
schera; e figurai. Scoprire il suo sentimento già
tenulo nascoso, Non finger più V. Levàse a ma-
schera nella voce Maschera.
Smaxiio add. Corroso : Guasto, Consumato dal
tempo.
S Presso i nostri contadini vale Smarrito, Sbigot-
tito, Allibbito, ecc. V. sopra Smarrio.
Smentxa s. f. Mentita: Accusa o Rimprovero
d'aver mentilo.
S Dd ùnn-a sment'ia a un; Dar una mentila ad
alcuno. Accusarlo di menzogna.
S Riceive ùnn-a smeniìa; Toccar una mentila:
Esser accasato di menzogna.
Smerig'lio s. m. Smeriglio: Sostanza mine-
rale, le cui particelle conservano, anche ridotte
in polvere, un'estrema durezza. Tale polvere
serve a pulire le pietre dure, a brunire I acciajo
e particolarm. a levigare i corpi duri.
Sméag-g>ia s. f. Acquitrino: Quel gemitio lento
d'acqua di polla, che penetra allraver^o il terreno
e Io mantiene umido senza formare corrente.
Il Acquitrino, pel Luogo dov'è l'acquitrino.
Smétive v. a. Smuovere: Muovere alcun poco
0 3fuovere con fatica e difficoltà.
1! Smuovere, figurai. Svolgere, Rimuovere alcuno
dalla sua opinione, Distorlo dal suo proponimento.
Smezza v. a. Dimezzare, Scommezzare: Di-
videre per il mezzo, Partire per egua! parte.
Il Dello del vino o d'altri liquori, dicesi Tagliare
V. Sciappd nel 2» signif.
Sminzo add. Smilzo: Poco men che vuoto;
conlr. di Ripieno.
Il Jlingheriino, Sotlilino, Debole, Scriato.
Smiuù.zza v. a. Sminuzzare, Minuzzare, Smi-
nuzzolare, Amminulare, Sbrizzare, Sbriciolare:
Piopriam. Far in minuzzoli, in bricioli. Ridurre
in piccolissime parti, in minutissimi pezzetti.
Il Sminuzzare, Sminuzzolare, figurai. Dettagliare,
Smidollare, cioè Descrivere, Riferire, Spiegar
checchessia chiaramente e circostanziatamente;
ed altresì Esaminar minutamente una cosa, Con-
siderarla attentamente per dichiarare , spianare
e sciogliere ogni difficoltà relativa.
Smonta v. a. Smontare V. Desmòntd.
Smorfia s. f. Smorfia, Smanceria: Atto o Atti
leziosi; Lezj, Invenie, Daddoli, Moine, Smagi.
% Fd e smorfie a ùnn-a cosa chi nò piaxe ; Far
boccaccia: Mostrar segno di dispiacenza.
Il — mille smorfie in lo mangid; Smorfire: Scom-
porre le forme della faccia col mangiare.
S Pin de smorfie; Smorfioso, Lezioso, Smanceroso,
Mftrmeroso, Cacheroso,, Daddolino, Daddolone.
Smorto add. Smorto: Color di morto, Pallido,
Squallido, e, come disse il Petrarca, Di pietà
dipinto.
Il Smorto, parlando di colore, Rianchiccio, Dila-
vato, Sbiadito: Che ha perduto molto della sua
prima vivacità.
Snervase v. a. Snervarsi e Snerbarsi: De-
bilitarsi, Indebolirsi, Infiacchirsi.
So; Suo, al plur. Suoi, e poelic. Suo' e Sui; nel
femm. Sua, al plur. Sue : Aggeli, possess. relativo
alla terza pers. del sing., e che da noi si usa
indeclinabile in ambedue i generi e numeri: So
fra;, So séu, I so fra:, E so séu ; Suo fratello,
Sua sorella, I suoi fratelli, Le sue sorelle.
Il Quando il nome a cui si riferisce è di num. plur.
si adopera comnnem. Loro, benché trovisi anche
usato Suo quando però si riferisce a cose ch'esse
stesse fanno l'azione: Tutti i òxelli àmman 5 so
nto; Tutti gii uccelli amano il loro o il suo nido.
So; Suo: Detto assolulam. e preceduto dall'arlic,
è sost. neut. e vale II suo avere. La sua roba
• e sim. : 0 spendeiva dò so; Egli spendeva del suo.
Il Nel num. del più vale I suoi parenti o amici
0 in altra maniera attenenti. Se «3 è« pe-i so,
a qtu'sl'óa 5 saeiva lesto ; Se non era pe'suoi,
egli a quest'ora sarebbe fritto.
S Aveì dò so; Aver del fatto suo, vale Aver po-
deri 0 tenute.
S Dd dd so; Dar il suo o del suo: Dar le cose
proprie, appartenenti a chi le dà.
S Dò so ognun péu fané quello ch'i véu; Ostina
può far della sua pasta gnocchi. Dettalo prov.
denotante che Ad ognuno è permesso di far del
suo quel che gli piace.
so
SOD
7»
g Èse dà so ; Esser dal sao o dalla saa, cioè in
suo favore.
% Fané de so; Farne delle sue o Farne qoalcheduna
delle sue, significa Operare con poca avvedutezza
e senza prudenza, soltinlendendosi scioccherie,
imprudenze, scappatelle e sim., cioè Far delle sue
solite scioccherie, ecc.
S Fase so ùnn-a cosa; Far suo checchessia, vale
Appropriarselo.
S Sia in scià so; Star in sulle sue: Star sostenuto,
Non comunicar facilmente con altri.
S Tutti véuan di a so; Tutti voglion dire la sua,
cioè il suo parere, la sua opinione.
So s. m. Sole : Pianeta maggiore che rischiara il
mondo e misura il tempo col suo giro e col suo
lume; e poel. L'astro del dì, Feboj e scherzosam.
Gran lucernario.
— chi scotta; Sole ardente, cocente.
— in lion; Sollione e Solleone V. Liòn.
— schillente; Sole chiaro, limpido, puro.
— smorto; Sole annacqualo, abbacinato o appannato,
e nell'uso tose. Solicello: Sole languido e mezzo
coperto da nuvoli.
S Andà sotto ò so; Andar sotto o sotterra il sole:
Il colcarsi. Il tramontar del sole.
$ A-o leva dò so ; Al levare, Al sorgere, Allo
spuntar del sole, Allo scoccar dell'aurora.
S Aveì de tcere a~o so V. Aveì.
S Batte 0 Piccò, ò so in qualche scito V. Batte,
S Cannccciale pe ammid 5 so; Elioscopio.
% Ctceo c5mme 5 so; Chiaro come il sole.
S Colpo de so; Solata: Colpo di sole.
$ Consuma camme a giassa a-o so V. Consuma.
% Da un so all'atro; Da un sole all'altro, cioè
Dalla sera alia mattina.
S Fase onó do so de leggio ; Farsi onore del sol
di luglio: Offerire o Donare quello a che altri
potrebbe essere forzato.
S Mette a-o so; Soleggiare, Assolinare V. Mette.
% 0 so ò lùxe dappertutto; Il sole si leva per
tutto, dicesi proverbialm. da Chi vuol mostrare
che non fa caso il mutar paese.
S Per tutto l'òu ch'ascàda 5 so; Per quanto è
di più pregiato al mondo.
S Reléuio a so V. Reléuio.
S Quando ciéuve e lùxe 5 sa tutte e strie fan
l'amò V. Amò.
g Sta a-o so; Slare al sole: Esser in luogo illa-
minato .0 battuto dal sole per sentirne il calore.
S Sta in letto fin che ò so ò no dagghe in scià
pansa; Dormire a giorno grande o fino a che
sia diaccio (cioè gran dì, uso fior.), Levarsi all'alba
dei tafani: Alzarsi tardissimo per mera pollronia,
S Tegnì ùnn-a cosa a-o so; Tener una cosa al
sole: Collocar checchessia in parte dove batte
il sole.
S Vedde 5 so a quaddretti V. Quaddretto.
S y^ggià a lùnn-a e dormì a-o so, nò s^ ac-
quista ni roba e ni ònò V. Lùnn-a.
S Vortà 5 so co-e stanghe; Girare il sole colle
leve. Aver il mondo solle spalle o sim., dicesi
di Chi mostra esser soverchiamente affaccendalo.
So s. m. Tracuro, Codaspro, Sugherello. T. itliol.
Caranx Irachurus. Pesce di mare del genere
de'Caranci; il suo colore generale è argenteo;
un azzurro verdiccio regna sulla parte sua su-
periore; l'iride bella d'un bianco rossiccio; una
macchia nera è posta sopra ciaschednn opercolo;
Casaoou, Dizionario Genovese-Italiano.
le pinne bianche ; la pinna caudale è a guisa di
luna falcata. Abbondantissimo in primavera.
Soà, s. m. Solajo : Quel piano orizzontale di le-
gnami che separa due stanze. Tana sopra l'altra,
e che alla stanza inferiore serve di palco (soffila),
alla superiore di pavimento.
Soà v. a. Risolare: Rimettere nuove suola alle
scarpe.
Soiré s. m. Veglia e più nobilm. Festino: Raa-
nata di gente per vegliare in ballando, cantando,
ecc. per trattenimento della prima parte della
notte. Dal frane. Soirée.
Soavità© s. f. Soavità, antic. Soavezza : Qua-
lità di ciò che è soave; Dolcezza.
Solbriets© s. f. Sobrietà: Parcità e Modera-
, zione propriam. nel mangiare e nel bere , e si
dice anche della Parcità d'altre cose appetibili.
Solbrillo s. m. Sussulto: Quel leggiero tre-
molìo che fanno i solaj deboli passeggiandovi
sopra le persone.
Soccòre v. a. Soccorrere : Porgere ajalo,
sussidio.
§ Soccorrìse n. p. Soccorrersi, Ajutarsi : Porgersi
ajuto, soccorso.
Societse s. f. Società, Compagnia, Conversa-
zione: Adunanza di più persone per conversare
insieme o per altro passatempo. ,
» Società: Il genere umano incivilito.
« — Nel Commercio, Accordo fra più persone che
per un certo tempo convengono d'aver parte ne'
guadagni e nelle perdite de' negozj in cornane.
Soda. s. f. Soda : Specie di cenere d'una pianta
delta volgarm. Priscolo, la qual cenere è pregna
di sale alcali, e ridotta in polvere impalpabile
e mescolata con arena bianca, parimente sotti-
lissima, serve a fare il vetro. Di questa servesi
anche per fare il sapone.
Soddisfa. V. a. Soddisfare, Sodisfare e Satis-
fare: Appagare, Contentare.
" Soddisfare, per Pagare il debito.
Il — per Dare soddisfazione V. Soddisfazidn.
S Soddisfàse n. p. Scapricciarsi, Scapriccirsi, Sbiz-
zarrirsi; ed anche Sbramarsi, Cavarsi la voglia,
Saziarsi.
Soddisfazión s. f. Soddisfazione, Sodisfa-
zione, Satisfazione , Soddisfacimento, Satisfaci-
mento: Appagamento, Contento, Consolazione.
Il Soddisfazione, per Pagamento di debito.
Il — Riparazione d'ingiuria, d'offesa o di danno.
S Dà soddisfazidn; Dare soddisfazione: Adope-
rare ogni sorla di convenienza o di debito che
uno abbia con un altro.
S Piggiàse ùnn-a soddisfazidn; Prendersi ona
soddisfazione : Cavarsi un capriccio, una voglia,
Smattanarsi.
S Voci soddisfazidn; Volere o Pretendere sod-
disfazione.
Sòdo s. m. Soldo : 3Ioneta che in Genova e nella
Toscana valeva tre quattrini o dodici danari, ed
era la ventesima parte d'una lira; nella moneta
comune d'Ilalia vale Cinque centesimi, ed è pare
la ventesima parte della lira italiana.
Il soldo, e comunem. al plur. Soldi, per Moneta
generalmente: 0 l'è ommo chi ha di sòdi; È
uomo che ha de' soldi, de' quattrini, cioè É ricco,
danaroso.
$ A fé canta un orbo ghe véu un sodo, a fdlo
taxet ghe ne véu Irei V. Canta.
722
SOP
SOI
S A nò va un sodo; Non vale un quattrino, un'acca,
una buccia di porro, un fico, un frullo, un lu-
pino, cioè vale pochissimo o niente.
§ Aveì Irci sudi in sciùn dina V. Dina.
g Non aveì un sodo da cavdse un étiggio ; Non
aver un becco d'un quattrino, cine Non aver nem-
meno un quattrino.
S Paga Ita, sòdo e dina V. Dina.
Sodo add. Sodo, Solido, Duro: Che non cede
al tatto, Che non è arrendevole.
it Sodo e Solido, contr. di Liquido e di Fluido.
« — Melaf. e detto di persona, vale Stabile, Fermo,
Costante; e talora Composto, Grave, Posato, Serio.
S Batte sodo; Star in sul sodo, ecc. V. Batte.
% Pòsa in sciò sodo; Posar sul sodo, contr. di
Posar in falso, cioè sopra cosa che non sia
retta sotto.
tSòetta. s. f. Soletta: Coojo sottile che sì so-
vrappone internamente al suolo della scarpa,
quando questa non ha anima , e poi si copre
col soppanno.
« Calcetto V. Scappin.
Sofà s. m. Sofà : Specie di panca a spalliera e
bracciuoli , per lo piìi imbottila, su cui possono
star sedute tre o piiì persone, e uno può anche
adagiarvisi disleso. Talora i bracciuoli sono rap-
presentali da due testate ftestej piene e imbot-
tite, e per maggior agio si aggiungono guanciali
rizzali contro le testale, e anche due rulli, uno
per parte V. Rotò nel 2° signif.
SoflPita. s: f. Soffitto: Nell'uso piìi comune è
term. gener. di Tutto ciò che forma il cielo di
una stanza ossia la parte superiore, sia essa un
semplice soldjo o un palco o una vòlta.
— de canne; Soffitta a stuoja e anche semplicemente
Sluoja: Palco ricoperto con stuoje di canne ri-
fesse, schiacciale, grossamente intessute insieme
e rivestite d'un intonaco o corteccia di calcina
pura 0 mista con gesso, poi lisciata, tinta o an-
che dipinta. Questo solTilto ora è piano, ora è
centinaio fa padiggiònj e curvo a guisa di vòlta.
— de teja; Soffitto a tela, dicesi Quello in cui alla
stuoja di canne è sostituita una tela imbullettata
ben tesa, sicché non faccia sacca, poi se le
danno più mani di gesso a colia, quindi si tinge
e si dipinge.
Sofiittà, v. a. Soffittare: Fare soffitto.
Soffoca V. a. Soffocare, Soffocare, Soffogare:
Impedire il respiro; ed anche Uccidere impe-
dendo il respiro,
n Soffocare, metaf. Opprimere, Non lasciar sorgere,
Non lasciar pigliar campo.
— de complimenti , de parolle, d'attenzioin; Af-
fogar di complimenti, di parole, d'attenzioni e
sim., vale Opprimere con soverchj complimenti,
con soverchie parole, cure, attenzioni, ecc.
% Sentise soffoca; Affogare: Sentirsi mancare il
respiro.
Soffocaziòn s. f. Soffocazione, Suffocazione,
Soffocamento, Suffocamento, Soffogamento: Il
soffocare.
— de peto; Oppressione di petto.
Sòffraiiiiii s. m. Zolfino, e in qualche parte
della Toscana Zolferino e Zolfanello : Stoppino
coperto di zolfo per uso di accendere il lame
ed il fuoco.
S Assetta de sd/franin; Matassina di zolfino,
S(>ffx*a<]linai s. m. Escajuolo Y. Lescajéu.
Soffri V. a. Soffrire, Sofferire, antic. Sofferarc,
Sofférere: Comportare, Patire, Tollerare.
1) Sofferire, per Permettere, Comportare ciò che si
potrebbe impedire : Nò soffriò maiciii che se
fagce ecc.; Non mai soffrirò che si faccia ecc.
Il — per Reggere a un disagio. Sostenerlo.
— e penn-e d'ùnn-n cosa; Patir le pene di chec-
chessia, vale Sofferire il danno che ne proviene,
Pagarne il fio.
— 0 Patì per ma; Mareggiare V. Md.
— pe (orsa ùnn-a cosa; Bere o Inghiottire il ca-
lice, figurai, dicesi del Dover soffrire qualche
cosa d'amaro o di fastidioso.
§ iVó poeì soffri ùnn-a persònn-a; Non poter
patir uno , vale Averlo in uggia , Non poterlo
vedere.
§ Spesse volte ne sofre i boin pe-i cattivi; Uno
fa il peccato e l'altro la penitenza.
Soffriito s. m. Soffritto : La cosa che si è fatta
soffriggere; e dicesi pili particolarmente di Roba
battuta e soffritta, posta a condimento di vivanda
da cuocersi insieme.
I) Soffritto p. pass. V. Soffrizze.
Soffx*izze V. a. Soffriggere : Leggermente
friggere.
Sofistica V. n. Sofisticare, Sofismare: Far so-
fismi, Sotilizzare, Cavillare.
Sog-g-etti d.' ùnn-a commedia;
Scenario. T. teatr. Foglio, in cui sono descritti
i recitanti, le scene o i luoghi, pe' quali volta
per volta devono uscire in palco i Comici, ed
altre simili cose concernenti le commedie; ed
è per lo più applicalo al muro dietro alle scene,
affinchè ciascuno recitante lo possa da per sé
vedere; dicesi anche Mandafuora.
Sog-g-etto s. m. Soggetto, Suggello, Subbielto:
Ciò intorno a cui si lavora o si ragiona; Ar-
gomento 0 Concetto di composizione.
S Cattivo soggetto; Cattivo soggetto, Suggetlaccio,
Farinello : Persona di mal affare. Uomo capace
d'ogni più trista operazione.
Sòggettoso add. Peritoso, Timido: Che non
ha ardire, Che si vergogna, e per Io più dicesi
in buona parte.
Sòggezión s. f. Soggezione e Suggezione:
Lo star soggetto. L'esser sotto l'altrui podestà;
Dipendenza, Servitù.
H Rossore, Vergogna, Peritanza, Peritezza, e nel-
l'uso anche Soggezione: Paurosa riverenza. Un
misto di temenza, vergogna e rispello.
§ Avei sóggezion; Peritarsi: Esser timido, Non
aver ardire di far checchessia.
S Non aveì sòggeziòn de fa, de di, ecc.; Aver
viso di fare, di dire, ecc.
S Non avei s5ggezi5n de nisciùn; Non temere
graltaticcio, Non istar secondo ad alcuno, Non
islar dietro a persone.
S legni in sòggeziòn; Tener in misura, a regola,
ne' termini, Tener a segno.
Soggioga V. a. Soggiogare (quasi Mettere
sotto il giogo): Far soggetto. Mettere sotto la
sua podestà; Soltomeitcre, Debellare, Espugnare,
Vincere.
Soggiorna v. n. Soggiornare: Dimorare,
Inlorlpnersi in un luogo V. Sta.
Soiggia (ÀJ; A solatìo, A mezzodì: Dalla
banda volta a mezzogiorno, coiilr. di A bacio.
Soiggiase.V. Assoiggidse.
SOL
SOP
728
Soig'S'ia'ta. s. f. Soleggiata: Langa dimora
al soie.
S<>la.cclxe .... Propriam. Quel concavo che
si ha sotto le ginocchia; ma in modo scherzev.
diconsi Le gambe.
S Mena e salacche; Menar le seste, vale Cam-
minare velocemente.
Solenni scimo; Solennissimo : Àdd. saperi,
di Solenne, ed usasi per Grandissimo in qaesto
0 simili significati : Eì dito ùnn-a solenniscima
stdppa ; Avete detto ana solennissima min-
chioneria.
Solenni tee s. f. Solennità: Giorno di gran
festa solito di celebrarsi dalla Chiesa ogni anno.
n Solennità, per Apparato grande, Pompa e Gran
cerimonia.
" — UflBcio da farsi in qnalche ricorrenza.
Solennizza v. a. Solennizzare, Solenneg-
giare : Celebrare con solennità, con gran pompa,
Festeggiare.
Solf^zzà v. n. Solfeggiare: Cantar la solfa o
zolfa, Fare il solfeggio V. Solfezzo.
Sòlfèzzo s. m. Solfeggio. T. music. Specie
d'aria senza parole, cioè alle quali suppliscono
i nomi delle note musicali, come do, re, mi,
fa, ecc., di cui si servono i Maestri di mnsica
per far apprendere ai giovani il canto. Al Sol-
feggio soltentra il Vocalizzo e a qaesto le parole.
Solfo V. Sórfo.
Soliditse s. f. Solidità : Proprietà o Stato dei
corpi solidi; Impenetrabilità.
Il Solidità, Saldezza, Stabilità, Fermezza.
Sòlin s. m. Collo e Colletto ed anche Solino
(da collo) : Estremità saperiore della camicia da
uomo, che cigne il collo della persona; Colletto
dìcesi più propriam. se è posticcio.
— de màneghe; Polsini ed anche Solini (al piar.):
Quelle liste di tela che fanno finimento a cia-
scuna manica della camicia e si abbottonano
ai polsi.
Solita,i*io s. m. Solitario. T. giojell. Diamante
assai grosso incastonato e legato solo senza il
corredo d'altre gemme, ma che comparisca e
brilli solo in an anello, spillone e simili. Dal
frane. Solitaire.
Sollecita, v. a. Sollecitare e Sollicitare: Sti-
molare, Affrettare, Spingere.
« Sollecitare e Sollicitare, in senso neut. Operar
con prestezza. Affrettarsi.
Sollecita^tò s. m. Sollecitatore: Colai che
sollecita, che stimola o induce a bene o a male.
» Sollecitatore, dicesi anche a Persona che solle-
cita la spedizione di faccende o cause altrui.
Solleva V. a. Sollevare: Levar su, Innalzare.
" Sollevare, per Alleggerire, Alleviare, Dar allog-
giamento, ristoro alle fatiche darate; Ricreare,
Confortare.
»» — Turbare, Commuovere : 0 l'ha sollevóu tutta
a casa; Ha sollevato tolta la casa.
» — per Indurre a tumallo, a ribellione.
S Talvolta in signif. neut. vale Gridare, Urlare,
Strepitare: 0 s'è misso a solleva; E' si mise
a gridare, a strepitare.
S Sentise solleva; Provar sollievo.
S Sollevàse n. p. Sollevarsi: Pigliar sollievo, ri-
storo, conforto,
n Sollevarsi, Ribellarsi, Ammutinarsi.
Solleva.ziòn s. f. Sollevazione, Tamalto,
Sedizione: Ramore e Fracasso di popolo solle-
vato e commosso.
Sollevo s. m. Sollievo: Alleviamento del do-
lore, dell'affanno, ecc.; Conforto, Refrigerio,
Ricreamenlo.
« Nabisso, Fistolo, Facimale, dicesi di Fanciallo
che mai si ferma e sempre procaccia di fare
qualche male: 0 l'è un sollevo; É un nabisso,
un fìstolo.
Solùziòn s. f. x^Solozione, Scioglimento: Lo
sciogliere,
n Soluzione, in term. cbim. e farmac. dicesi del-
l'Incorporazione 0 Scioglimento di checchessia
in an liquore.
1) — Presso de' Matemat. vale Preparativo o Re-
gola per arrivare allo scioglimento d'un problema;
altriro. Resolazione.
Solvil>ilitse s. f. Solvibiliià: Facoltà di poter
pagare; altrim. Solvenza.
Soma. s. f. Mezzaraola V. Mezajéua.
;; Pe cammin s'accònsa some V. Cammin.
Someg-g-iansa s. f. Somiglianza, Simi-
giianza, Assomiglianza, Rassomiglianza: Qualità
che dichiara cosa simile ad un'altra.
Sòmeg'g-ianteadd Somigliante, Simigliante,
Assomigliante, Rassomigliante: Che rassomiglia,
Che ha relazione di somiglianza con un'altra cosa.
Somma v. a. Sommare, Sapputare: Ridarre
pili numeri ad un solo mediante l'addizione.
n Sommare, in signif. neat. vale Far la somma:
Fra ommi e figgiéu sómmavan a cinquecento;
Fra uomini e ragazzi sommavano da cinquecento.
Sòmmacco s. m. Sommàco e Sommacco.
T. bot. Bhus coriaria. Pianta che ha il tronco
legnoso, irregolarmente ramoso, con la corteccia
pelosa, dun verde bruno, che, ridotta in polvere,
si adopera per conciar le pelli.
Sòmministi'à v. a. Somministrare, Dare,
Porgere, Fornire.
Sòmmiscion V. Sóltomisciòn.
Sommitee s. f. Sommità: Estremità dell'al-
tezza; Cima, Vetta,
n Sommità, figurai, per Sublimità, Eccellenza.
Sòn s. m. Suono e poetic. Sono: Sensazione che
si fa nell'udito dal moto tremolo dell'aria, ca-
gionato da percossa, strumento, voce o altra si-
mile cagione.
S Andò, a toa a-o sòn dò campanin ; Andare
a soon di campanello, vale Andare a tavola ap-
parecchiata, Aver la mensa o il vitto a spese al-
trui, senza briga di pensare al proprio nutrimento.
S A sòn de V. questa locuz. alla sua sede alf.
g Chi balla sensa sòn, l'è matto oppù minción
V. Balla.
Sonda, s. f. Scandaglio V. Scandaggio.
n Fuso V. A gaggia da preposto iella v. A gaggia.
Sonda v. a. Scandagliare V. Scandaggid.
«I Tentare V. Specilla.
Sopercia v. a. Soperchiare e Superchiare:
Fare soperchierie ; e talora Sopraffare, Vantag-
giare, Opprimere: 0 m'ha sovercióu de parolle;
.Mi soperchiò con parole.
Sòpercìaja s. f. Soperchieria e Superchieria :
Ingiuria fatta altmi con prepotenza; Angheria,
Sopruso.
Soppeg'à/ V. n. Zoppicare V. Ranghezzà.
Il Zoppicare, figarat. dicesi del Pendere in qualche
vizio 0 difetto.
m
SOR
SOR
S Savet de che pé sòppega ùnn-a persónn-a ;
Conoscere da qual piede uno zoppichi, figurai.
vale Conoscere le sue inciina/.ioni e difelti.
Soppo add. Zoppo: Impedilo nelle gambe e nei
piedi 0 Che ha una gamba più corta dell'altra,
per cui non può camminare diritto o sciolto.
Sopporta, V. a. Sopportare, Comportare, Tol-
lerare, Soffrire, Reggere.
Sopprescion s. f. Soppressione e Suppres-
sione: il sopprimere V. Sopprimme.
Soppressa s. f. Soppressa V. Pressa.
Soppressa, v. a. Soppressare : Mettere in
soppressa V. Soppressa.
SopprimLine v. a. Sopprimere e Sopprimere:
Annullare, Abolire, Cancellare: Far cessare di
comparire, d'aver effetto, d'esistere.
Sopraffa, v. a. Sopraffare, Soverchiare, Van-
taggiare.
Soprafian add. Sopraffino e Sopraffine : Più
che fino, Finissimo.
Soprano s. m. Soprano: La voce più alta
della musica; ed anche La persona che canta con
voce di soprano.
Sopra^ansa v. a. Sopravanzare, Superare,
Vincere,
n Sopravanzare, in sigiiific. neut. vale Avanzare,
Sporgere, Sporgere in fuori.
Il — per Soprabbondare, Soprabbaslare, Abbondare
soverchiamente, Essere più che bastante.
Sopravvento V. Sòrvevento.
Sopravvive v. n. Sopravvivere, Sorvivere:
Vivere più lungamente di un altro o d'altri ovv.
Vivere dopo una ferita riportata o dopo una
qualche marcala epoca.
SSracco s. m. Saracco. T. legnaj. Sorla di
sega a larghissima lama, senza lelajo di legno,
ma fermata a una piccola impugnatura che le
serve di manico.
— a eòa de ratto ; Gattuccio : Piccolo saracco, a
lama pochissimo larga e terminante in punta.
Sorcà v. a. Solcare: Far solchi nella terra.
SSrolietto s. m. Ajuolo : Rete da pigliare
uccelli che si adatta sull'ajuoia fwuj.
SSrco s. m. Solco: Fossetta che lascia dietro
a sé l'aratro lavorando la terra che divide una
porca dall'altra.
— da réna; Rotaja : Il segno che fa in terra la
ruota de' carri e sim.
S Fd di sàrchi; Solcare, Assolcare, Insolcare: Far
solchi nella terra.
Sòrdlattaja s. f. Soldatesca, Soidateria: Mi-
lizia, Adunanza di soldati. - Soldataglia, Mol-
titudine di soldati vili e inesperti.
Sòrdattin s. m. Soldatino, Soldatello, Sol-
datazzo. Dim. di Soldato: Semphce soldato ed
anche Soldato giovane piccolo.
Sórdatto s. m. Soldato (dal soldo che riceve):
Quegli che arruolato, pagato e mantenuto di vitto
e di montura, serve in armi il suo Slato ed il
suo Principe. Nell'uso intendesi II semplice sol-
dato a differenza degli ufficiali.
— d5 Pappa; Soldato da chiocciole V. Pappa.
S A ùzo sdrdaltn; Alla soldala. Posto avv. vale
Alla foggia de' soldati.
S Fase sòidatto V. Ingaggiàse.
S^rd.attònn-a V. Sórduttùsso nel 2" signif.
Sórdattùsso s. m. Soldatuccio, Soldatuzzo.
Avvìi, di Soldato: Soldato vile e da poco.
Il Baldracca, Ciccanlona, Cantoniera, Sgualdrina.
Sorditse s. f. Sordità, Sordezza, Sordaggine:
Perdita o Diminuzione notabile dell'udito.
Sordo add. Sordo: Privo dell'udito.
Il Sordo, dicesi anche a Cose inanimate quando non
risuonano nel percuoterle.
I! — Detto di strum. musicale , vale Non chiaro,
Non sonoro.
^- mùtto ; Sordo muto : Chi per essere sordo da
natività è altresì muto.
S £se sordo; Esser sordo, ed in ischerzo Aver le
campane grosse o ingrossate, Aver male campane.
'^ Fd d só7-do; Fare il sordo o il sordacchione ,
Far la formica o il formicon di sorbo, Suonare
la sordina: Far la vista di non udire per non
fare ciò che è detto.
S Limma sórda; Lima sorda V. Limma.
§ Mezo sórdo; Sordastro: Alquanto sordo, Qaasi
sordo.
S Nò parla con sórdi; Non dire a sordo, figur.
Dire alcuna cosa ad alcuno che facilmente l'in-
tenda e prontamente l'eseguisca.
§ Ti e sórdo? Sei sórdi? Sei sordo? Siete sordi?
Non la vuoi o Non la volete intendere?
§ Vegni sórdo; Assordire, Insordire: Divenir sordo.
Sòrdónn-a (Aj V. questa locuzione alla sua
sede alfabetica.
SórjRo s, m. Solfo e Zolfo: Materia fossile, com-
bustibile, di color giallo, privo d'odore quando
non sia fregato, che fa levar fiamma azzurra ad
ogni porzione di fuoco a cui s'appressi. Havvene
ancora dell'artificiale.
Sorpassa, v. a. Sorpassare, Sopravanzare,
Eccedere; e figur. Esser superiore, Esser da più.
Sorpreiza s. f. Sorpresa: Il sorprendere,
Arrivo improvviso; allrim. Sopravvenienza, So-
pravvegnenza.
" Sorpresa, nell'uso vale anche Stupore, Maraviglia.
S Fd ùnn-a sorpreiza; Far una sorpresa: Fare
una visita inaspettata e gradita.
Sorprende v. a. Sorprendere: Cogliere al-
J' improvviso, sul fatto.
Il Sorprendere, per Recar maraviglia, Cagionar am-
mirazione, stupore.
Sòrva 0 Sòrve; Sopra e Sovra: Prepos.
che dinota sito di luogo superiore, conlr. di Sotto;
e si riunisce col 4», col 3° e col 2" caso.
Il Sopra, per Appresso, Vicino: Éan za sórve Tù-
nixi; Erano già sopra Tunisi.
Il — per Circa, Intorno: Sórva questi capitoli
gh'é ancón da di bell'e ben; Sopra questi ca-
pitoli evvi ancora da dir mollo.
§ Andd de sórva, Andd de sórva quando lògge
V. Andd.
% Ese sòrva penscièo V. PensciSo.
Sorvecàreg^o s. m. Sopraccarico. T. mar.
Agente del proprietario del carico d'ona nave
di commercio , imbarcato per amministrarlo e
fare le operazioni di commercio che si rendono
necessarie per compiere una buona speculazione
conimerciale.
Sórve^é s. m. Sopraccielo : La parte superiore
del cortinaggio da letto e daltri arnesi simili.
§ Cortiìiagiiio a sòrvecé V. Cortinaggio.
Sòrveciù. s. m. Soprappiù, anlic. Sorpiù : Il
soverchio, Il sopravanzo.
S De sòrveciù m. avv. Di o Per soprappiù, Di
giunta, Di vantaggio. Inoltre, Oltracciò.
SOS
SOS
72$
Sorveg-grìa- v. a. Invigilare, Vegliare, Tener
l'occhio: Far la guardia ad alcuna cosa.
— ùnn-a perso.m-a; Invigilare sopra quaicheduno,
Aver l'occhio addosso ad alcuno: Spiare i suoi
andamenti, Star attento a ciò che ano si faccia.
Sòi"%^og'g'ia<iisa, s. f. Vigilanza, Ispezione,
Guardia: Lo invigilare.
n Sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza: Pena,
per lo pili accessoria, in virtù della quale il
condannalo è obbligato di presentarsi all'Auto-
rità che gli viene indicala e rendere conio di sé
nei modi stabiliti dalla legge di P. S.
Sòx"veiixa>ii s. m. Sopraggitto: Forte cucitura,
nella quale il filo, a ogni tirata d'ago, accavalcia
i due lembi delle due cose che si cuciono, i
quali siano di natura a non ispicciare, cioè a non
sfilacciarsi, come sarebbero per es. i due vivagni
dei teli delle camicie, delle lenzuola e simili; a
Siena dicesi Sopraramano.
Sorvenomme s. m. Soprannome: Terzo
nome che si pone a chicchessia per qualche sin-
golarità notabile in lui, così in bene come in male.
Sòrvescrito s. m. Soprascritto e meglio
Soprascritta; dicesi nelle lettere Quello scritto
che si pone sopra alle medesime, conlenente il
nome di quello a cai s'indirizzano.
Sòrvevento s. m. Sopravvento: Vantaggio
del vento che si gode rispetto a chi sta sotto-
vento, onde: Èse s5rvevento,Aveì o sòrvevento ;
Essere o Slare soppravvenlo, Avere il soprav-
vento, vagliono Essere da quella parte ove spira
il vento.
•1 Figurai, vale Gherminella, Tranello, Soprammano,
Cavalletta, Coperchiella: Inganno, Frode con-
certala.
SCx-vin add. Supino: Che sta o giace colla
pancia all' insù, conlr. di Boccone o Bocconi
(boccùo); ed usasi coi v. Dormire, Stare, Giacere.
Sóspeizo p. pass. Sospeso, Suspeso, Sospenso,
Sollevato V. Sospende.
» Sospeso : Che non si risolve, Dubbio, Ambiguo,
Incerto, Sopra sé.
n — Incorso nella sospensione o censura ecclesiastica.
« — Figurai Dimesso dall'impiego, dalla carica,
da un uffizio, ecc. per modo di provvisione,
per a tempo.
S Tegnt sóspeizo; Tener sospeso, cioè sollevato
da terra ; e melafor. Tener in sulla corda. Tener
in ponte, ossia Fare stare in dubbio, nell' in-
certezza, ecc.
Sospende v. a. Sospendere e Sospendere:
Sostener la cosa in modo che non tocchi terra ;
Sollevare.
» Sospendere, per Soprassedere, Tralasciare, Non
proseguir per qualche tempo.
M — Proibire per castigo ad un sacerdote di ce-
lebrar la messa.
— dall'impiego; Sospendere dall'impiego: Dimet-
tere alcuno dall'impiego od ufficio per qualche
mancanza, in via provvigionale, finché sia chia-
rita la verità, cioè la sussistenza o insussistenza
dell' imputazione.
— e remine ; Affornellare, T. mar. Fermare i remi
colla pala in aria, acciocché non possano toccar
l'acqua in tempo che il battello va a vela o sta
fermo.
Sóspensoiòu s. f. Sospensione, Suspensione,
Sospendimelo: II sospendere.
n Sospensione, per Interruzione ossia Cessazione
temporanea dal continuare in checchessia.
" — In legge canon. Censura ecclesiastica, cioè
Privazione temporaria del diritto di esercitare
le fnnziooi d'ana carica o di percepire le ren-
dite d'un benefizio.
— d'armi; Sospensione d'armi: Nella .Milizia, Con-
venzione per lo più verbale tra due eserciti o
corpi nemici di non offendersi reciprocamente
per UQ tempo, d'ordinario assai breve; altrim.
Tregua e Triegua.
Sòspensòio s.m. Sospensorio: Arnese com-
posto d'una striscia di tela, con una specie di
sacchellino sul davanti, il qual arnese cingesi
sopra le anche, e nel sacchetto si pone lo scroto
in occasione di procidenza viziosa; ed è usato
anche per cautela nel cavalcare.
Sospetta/ V. n. Sospettare, Sospicare, Suspi-
care, anlic. Sospecciare, Sospicciare, Sospeccio-
nare : Aver sospetto. Prender sospetto. Insospet-
tire, Pigliar pelo.
« Sospettare, per Credere, Aver opinione.
" — per Diffidare, Dubitare della fede d'alcuno o
del buon esito d'una cosa.
S Dà da sospettò; Dare o Render sospetto, Indur
sospetto. Insospettire, Far sospettare; e talora
Far paura.
Sòspià. v. n. Sospirare e Suspirare: Trarre,
Mandar fuori sospiri : 0 nò fa atro che sóspid;
E' non fa altro che sospirare.
I) Sospirare, in signif. alt. Agognane, Anelare, De-
siderare ardentemente.
S Chi prìmma nò pensa inderré sdspia; Chi
tosto giudica, tosto si pente (Monosisi, Dettati).
S Dà da sòspid; Far sospirare.
% Fé sòspid ùnn-a cosa; Far sospirare una cosa,
vale Indugiare a darla.
ScspÌLO s. m. Sospiro: Respirazione mandala
fuori dal profondo del petto per dolore o desiderio.
Il Sospiro, nella Musica Pausa d'an quarto di bat-
tuta equivalente al va'ore d'una semiminima. Di-
cesi anche della Virgoletta che indica tal pausa.
n — Nel num. del più, Doglianze, Lamenti, Lai, La-
gni, Gemiti: Sei sempre li con di sdspii; Siete
sempre lì con de' sospiri.
S Bùttd 0 Cacciò di sòspii; Dare o Trarre sospiri,
vale Sospirare.
Sosséu. d.e lin; Lucignolo, a Siena té-
golo: Ciocca di lino o di canapa ripiegata e
rattorta su dì sé. In Toscana ogni lucignolo forma
una giusta roccata.
Sòsta, s. f; Albagia, Boria, Boriosità, Superbia,
Orgoglio, Alterigia, Soffioneria: Gonfiezza d'a-
nimo, Pomposa eslimazion di se stesso.
% Pin de sòsta; Albagioso, Borioso, Orgoglioso,
Superbo.
Sòsta, s. f. Susta: Corda, con che si legano
le some.
Sòsta s. f. Magazzinaggio e nel!' uso comune
Sosta : Quel tanto che si paga per aver riposto
le mercanzie nel magazzino.
Sòstansa s. f. Sostanza, Sustanza, Sostanzia
e Suslanzia : Quel che si sostenta per se mede-
simo e dà fondamento a lutti quegli accidenti
che non si possono per loro medesimi sostenere.
Il Sostanza, per Essenza, Quiddità o sim.
n — per Ciò che v'ha di più importante in una
cosa, in un discorso, ecc.
T86
SOT
SOT
ti — per Somma, Contenuto, Ristretto.
n — AI num. del più, Facoltà, Averi, Rendile.
S In sostansa; In sostanza. Posto avv. vale In
conclusione. In somma, Alla fin delle fini, Alle
corte, In poche parole.
n In sostanza. In realtà in effetto.
Sostanzióso add. Sostanzioso, Sustanzioso,
Sostanzievole, Sustanzievole : Che ha sostanza,
Che dà 0 porta sostanza.
M Sostanzioso, per Nutritivo, Che dà nutrimento.
Sostegni V, a. Sostenere, Reggere V. Arreze.
w Sostenere, per Difendere, Proteggere, Ajutare.
« — per Durare, Reggere resistendo: Han sò-
stegnùo l'attacco dui giorni; Sostennero due
giorni l'attacco.
1» — Usato in senso neut. vale Difender qaislio-
nando: Mi sostegno che se degge di ecc.; Io
sostengo che si debba dire ecc.
— a càrega; Sostener la carica. T. milit. Reggere
l'impeto degli avversar].
— ùnn-a càrega; Sostener una carica, nel Civile
vaie Coprir un impiego,
— ùnn-a mercanzia; Sostenere una merce o sìm.,
vale Tener alto il prezzo della medesima. Non
menomarne il prezzo, benché abbondino i com-
pratori.
— ùnn-a persònn-a ; Sostenere alcuno, Nutrirlo,
Sostentarlo, Mantenerlo.
S Sòstegnise n. p. Sostenersi: Reggere, Resistere
a checchessia, da cui sia malagevole ripararsi.
•1 Sostenersi, Star in contegno. Star sulle sue.
n Parlando del prezzo delle merci , vale Reggere,
Mantenersi, Non diminuire.
Sósteg-uimeuto s. m. Sostenimrnlo, So-
stentamento, Mantenimento: Il sostenere. Il so-
stentare, Il mantenere.
Sósteg'nùo p. pass. Sostenuto V. Sostegni.
n Sostenuto, dicesi figurat. di Persona che stia in
sul grave, e non si porga affabile con altrui;
allrim. Contegnoso, Grave, Altero.
S Sta sóstegnùo con un; Star grosso con alcuno
0 Andar grosso a uno, vale Aver con lui prin-
cipio di sospetto, di sdegno, Essere in mala
soddisfazione di lai.
Sostenta, v. a. Sostentare, Alimentare, Man-
tenere cogli alimenti.
S Sdstentdse n. p. Sostentarsi, Alimentarsi, ecc.
Sostituì V. a. Sostituire e Sustituire: Metter
uno in suo luogo o in luogo altrui; e dicesi non
solo di persone, ma anche di cose.
Sostituto s. m. Sostituto e Sustituto, Sosti-
tuito e Sustituito: Che tiene le veci d'un altro
0 l'ajuta nelle sue funzioni.
Sòstitùziòn s. f. Sostituzione e Sustituzione:
Il sostituire una persona ad un'altra.
M Sostituzione, in legge II sostituire altro erede
all'instituto.
Sòtta; Squacchera e Squacquera: Sterco liquido,
e spezialm. Quel pezzo di sterco piatto e di figura
sferoidale a differenza dello stronzolo, che è
sodo, rotondo e di figura bislunga.
Sóttàn s. m. Soltano, e comuncm. ol plur. Sot-
lani. T. calzol. Quei pezzi di cuojo che i cal-
zolai mettono sotto i tacchi delle scarpe per
renderli più aUi.
Sóttanu-a s. f. Sottana, e volgarm. Zimarra:
Veste lunga dal collo fino a' piedi ohe per lo più
usano di portare i chierici, sacerdoti e sim.
Sotterra V. Assotterrà.
Sottesórva V. Sòttosòrva.
Sóttesto s. m. Cércine: Un ravvolto di panno
a foggia di cerchio usato da chi porta pesi in
capo, per salvarlo dall'offesa del peso.
— da pùgnatla; Cércine: Ravvolto di fune di resta
che adoprasi a posarvi sopra la pentola quando
si leva dal fuoco.
Sótti s. m. Sottile: La parte sottile d'una cosa
qualunque.
Sótti add. Sottile: Che è di poco corpo, Che
ha poco corpo; conlr. di Grosso.
" Sottile, aggiunto a persona, vale Magro, Dilicato.
)i — Aggiunto a vino, vale Di poco corpo.
II — Metaf. vale Acuto, Ingegnoso, Fino: Un ar-
gomento cosci salii; Un argomento così sottile.
§ A penna a béutta o a dà sditi; La penna rende
sottile, dicesi Quando scrivendo fa le linee troppo
sottili.
S Bùttd sótti; Filare, dicesi della botte quando
essendo quasi vuota getta soltilmonte.
Sottiéto add. Soltiletto, SoUilino: Alquanto
sottile.
Sottilizza V. a. Sottilizzare, Sofisticare, Ca-
villare; e talora Ghiribizzare, Fantasticare.
Sottintende v. a. Sottintendere, Sottonten-
dere: Intender cosa non espressa o accennata
alcun poca,
g Sòttintendise n. p. Sottintendersi, Sotlontendersi.
Sótto; Sotto: Preposizione che dinota inferiorità
di sito, e talora di condizione, di grado; ed è
correlat. di Sopra.
I) Sotto, Presso, Vicino: / Franseixi San sotto
Rdmma; I Francesi erano sotto Roma.
1) — Usato come avv., vale Nella parte inferiore.
— penn-a; Sotto pena. Alla pena, cioè Costituita
la pena.
— pretesto; Sotto pretesto. Sotto colore. Sotto il velo.
— voxe V. Sóltovóxe.
g Andà de sótto o pe de sótto; Andar di sotto:
Evacuare il ventre.
'I — sótto; Andar sotto, dicesi del Tramontare
degli astri.
Il — sótto a balla o a-o ballon; Andare, Correre
alla palla o al pallone: Il muoversi del giuoca-
tore per dare alla palla o al pallone.
S Andàghe de sotto; Andare al di sotto, vale Ri-
levar danno. Scapitare; e talora Ess»r soccom-
bente, perdente.
S Aveì sótto de sé ùnn-a persdnn-a; Aver uno
sotto di sé, vale Essergli superiore in qualche
carica, ufficio e sim.
t) — un sótto i unge; Aver nell'unghie alcuno,
vale Averlo in suo potere.
S Caccidse sótto ; GMars'ì giù: Distendersi in Ietto.
I) — sótto a un; Entrare o Cacciarsi sotto ad uno:
Accostarsi ad uno in modo da poterlo colpire
con sicurezza.
S Dà do dìo sótto V. Dà.
§ De sdito in scìù; Di sotto in su. Pi sottinsù,
Di sottonsù, cioè Dalla parte inferiore alla su-
periore.
S Ése de sStto; Esser al di sotto, cioè in iscapilo,
in perdita.
11 — sempre de sótto; Andar sotto, nel giuoco
vale Seguitar a perdere.
« — sdito a-c feste; Esser sotto allo feste, cioè
presso 0 vicina alle feste.
SOT
SOV
727
n — sótto a fa unn-a cosa; Esser in azione o
nell'alto pratico d'una cosa,
n — sótto a-i cinquant' anni ; Rasentare i cìn-
qaant'annì: Esser vicino o prossimo a compiere
i cinquantanni .
n — sótto un; Esser sotto alcano: Essergli sab-
aUerno.
% Èsxghe quarcosa sótto; Gatta ci cova, Trama
c'è, Ogni oste ha il suo gatto: Essere in qual-
che cosa occulta frode o malizia.
S Fàsela sótto; Farsela sotto o nelle brache o
ne' calzoni, Empiersi i calzoni : Sgravare il ventre
nelle proprie vesti.
S Leva de sotto ùnn-a cosa a un V. Leva.
S Mette de sótto, Mette de sótto ùnn-a persónn-a,
Mette de sótto un de móncea, Mette sóttósórva
V. Mette,
n sótto ùnn-a persónn-a; Metter ano io prigione,
Incarcerarlo.
S Mettise deU'cegua sótto V. yEgua.
n — ùnn-a còsa sótto i pè V. Mette,
% Travaggid sótl'cegua V. Mgua.
Sòttol>a.i*l>a. ciò frò; Barbagianni dei
fiocco. T. mar. .Manovra dormiente che serve a te-
ner fermo il buttafuori del bompresso (pennaccin).
Sòttol>it>liotecà.ìo s. m. Sottobibliote-
cario: Colui che fa le veci del Bibliotecario.
Sòttocanzellé s. m. Sottocancelliere: Che
opera in vece o in ajuto del Cancelliere.
Sòttoolxéug-o s. m. Sottocuoco; Ajato de!
Cuoco.
Sòttocliéiisoia. s. m. Sottocoscia'. T. bra-
chieraj. Benda che serve a mantenere a suo
luogo il cinto da erniosi o il sospensorio.
Sóttocóa s. m. Posolino, Codone. T. sellaj.
Quella staffa di caojo dove s'infila la coda del
cavallo.
Sòttocommissàio s. m. Sottocommissa-
rio: Colui che fa le veci del Commissario.
Sottocoppa, s. f. Sottocoppa : Tazza o Vaso
liscio e spanto, per lo piiì con piede, sopra cui
si posano le coppe e i bicchieri.
Sòttog-óa s. m. Soggólo e Soltogòlo. T. sellaj.
Una delle parli della briglia, ed è Quel cuojo
che si attacca mediante lo scudicciuolo alla te-
stiera e passa per l'estremità del frontale sotto
la gola del cavallo, e si affibbia insieme dalla
banda sinistra.
Sottolinea, v. a. Interlineare e nell'oso an-
che Sottolineare: Mettere una linea sotto alle
parole scritte che si vogliono far rilevare.
Sòttolùmme s. m. Sottolume, Posainme:
Un pezzo circolare o quadrangolare di pelle,
di panno, d'incerata o anche di metallo, sul quale
si posa il lume da conversazione o altra simile
lucerna a olio, affinchè non ne resti per avven-
tura insudiciata la tavola. - Giardiniera dicesi
Quel sottolume largo, per lo più ricamato e guer-
niio d'intorno di foglie e fiori artefatti di lana
variamente colorata o di ciniglia.
Sòttoman; Sottomano. Posto avv. vale Quasi
di nascoso.
Sottomette v. a. Sottomettere, Sommettere,
Sottoporre: Metter sotto. Far soggetto. Assog-
gettare; Ridurre, Vincere.
S Sóttomettise n. p. Sottomettersi, Assoggettarsi,
Farsi soggetto.
n — a-o giudizio d'un; Sottomettersi al giudizio
d'alcuno, Rapportarsi ad altrui: Rimettersi, Ri-
ferirsi a ciò che altri è per dire o per giudicare,
n — a un; Sottomettersi, Sottoporsi ad alcuno:
Porsi in arbitrio o volontà altrui.
Sottomisción. s. f. Sommessione, Sottomis-
sione, Umiliazione, Ubbidienza,
n Sommessione, per Alti o Parole rispettose che
un inferiore fa a un superiore.
— d'ùnn-a cittce; Resa: Sollomissione d'una città
ad allru Principe; Arrendiraento, Dedizione.
Sóttopansa s. m. Sottopancia. T. sellaj.
Cigna forte, per lo piiì di cuojo, onde s'incin-
gbiano sotto al ventre i cavalli per assicurar
loro sul dorso la sella o il finimento.
Sòttopé s. m. Bertesca. T. murai. Palco fatto
speditamente con due o tre tavole poste su dne
tréspoli 0 capre (cavalietti), per salirvi il mu-
ratore quando l'altezza del lavoro comincia a su-
perare la sua statura, né ancora è tale da rendere
necessario un Ponte propriam. detto.
M Calciuolo, Sottocalcio. T. archib. Piastra d'ot-
tone 0 di ferro che si mette sotto il calcio del-
l'archibnso.
'» Staffe (al plur.) V. Tianti.
Sòttopònn-e V. Sottomette.
Sòttoprió s. m. Soppriore e Sottopriore: Frate
che viene subito dopo il Priore.
Sottoscx*i"ve V. a. Soscrivere e Sottoscrivere:
Scrivere di propria mano il proprio nome sotto
a qualunque scrittura, per autenticarne il contenuto,
g Sóttoscrivise ; Soscriversi, Sottoscriversi, dicesi
talora per Riportarsi, Rimettersi, cioè Starsene
al parere altrui; ed anche per Acconsentire.
Sòttosorizion s. f. Soscrizione, Sottoscri-
zione, Sottoscritta : Firma sottoposta a lettera o
scrittura qualunque per autenticarne il contenuto.
Sòttoscaa s. m. Sottoscala: Quello spazio
vuoto che resta sotto le scale.
Sòttoseg'iretàio s. m. Sottosegretario: Co-
lui che fa le veci del Segretario.
Sòttosorva avv. Sottosopra, Sossopra e Soz-
zopra, A rovescio, Capopiede o Capopiè, Al con-
trario.
t) Sottosopra o Sossopra, per Consideralo tutto in-
sieme, A far bene i conti, A nn dipresso. Sa
per giiì.
S Cacciò 0 Mette sóttósórva V. Mette.
Sottostà v. n. Sottostare: Star sotto, Esser
soggetto.
Sottotenente s. m. Sottotenente: Uffiziale
subalterno, che vien dopo il Tenente.
Sottovento s. m. Sottovento. T. mar. La
parte della nave opposta a quella ove so£Sa il
vento.
S Èse sottovento ; Esser sottovento: Avere il vento
in disfavore o a svantaggio.
SSttovóxe; Sottovoce e Sotto voce, antic.
Sotloboce e Sotto boce. Posto avv. coi v. Par-
lare 0 Dire, vale Parlar piano, con voce bassa
e da non esser ndita da Inngi.
Sottra v. a. Sottrarre. T. aritm. Cavare o De-
trarre una so mma minore da una somma maggiore.
Sòttiraziòn s. f. Sottrazione. T. aritm. Ope-
razione per mezzo deila quale si cava an numero
minore da un maggiore.
Sòvercia V. Sópercid.
Sò-veirciaja V. Sóperciaja.
SoT'rana s. f. Sovrano : Moneta d'oro austriaca,
728
SPA
SPA
che distinguesi in vecchia del valore di L. 5i. 81,
ed in nuova del valore di L. 33. 02.
Sovranitse s. f. Sovranità : Superiorità, Mag-
gioranza, Diritto di sovrano.
So'vx'a.stà V. n. Sovrastare e Soprastare: Star
sopra. Essere superiore; ed anche Essere a ca-
valiere.
feiovratùtto avv. Sopratutto e Soprattutto,
Innanzi ad ogni altra cosa, Anzitutto, Prima-
mente, Principalmente, Segnatamente, ecc.
Sovveg^ni v. a. Sovvenire, Soccorrere, Ajutare.
S Sovvegnìse n. p. Sovvenirsi, Ricordarsi, Ram-
mentarsi, Rimembrarsi, Ridursi a mente, Ritornar
a memoria.
Sovvenziòn s. f. Sovvenzione, Sovvenimento,
Sussidio: Danaro od altro ajuto somministrato in
caso di necessità o per alcuna impresa o per al-
tra cagione.
Spà s. f. Spada: Arme bianca da punta, fatta
d'una stretta lama d'acciajo, lunga circa due
braccia, assottigliata ai due lati ed immaoicata.
Portasi dentro un fodero o ad armacollo o le-
gata a cintola, pendente dal sinistro lato. La
spada vien chiamata in ischerzo Cinquadea, Dra-
ghinassa, Striscia ed anche Scilacca; e poetic.
Arando, Acciaro.
M Spada : Uno dei i semi delle carte da giuocare.
S A spd trcetu V. questa locuz. alla sua sede alf.
S Bònn-a spd; Buona spada, dicesi di Chi ben la
maneggia ed è ben pratico della scherma.
S Colpo de spd; Spadata, Spadacciata: Colpo di
spada.
S Fi da spd; Filo della spada, vale II taglio,
g Jmpùgnatùa da spd; Pugno della spada.
S Léugo da poeiseghe tid de spd; Luogo da gio-
carvi di spadone, cioè Luogo spogliato di mas-
serizie.
S Meltise a spd; Cignersi la spada.
S Ommo de spd; Uomo di spada: Colui che ci-
gne spada, che sta sull'armi, cioè Che esercita la
professione dell'armi, diverso dall'Uomo di toga.
S Passò a fi de spd V. Fi.
$ Tid de spd; Tirare o Giuocar di spada: Giuocar
di scherma.
M Figurai, vale Jlendicare, Limosinare, Andar in
accatto, in questua.
S Tid féua a spd; Tirar fuori la spada: Impugnar
la spada cavandola dalla guaina. Sguainarla.
iSpà (Erba); Aloe americana V. Erba.
Spà. (PcscioJ; Pesce spada. T. iltiol. Xiphias
gladius. Sorta di pesce di mare, così detto per
aver egli in sul muso un osso durissimo, lungo
ed acuto, simile ad una spada a due taglj, con
cui gli antichi credevano che potesse sfondare
le navi. É pesce di prima qualità e giunge nella
massima grandezza a 20 e più rubbi.
Spacca v. a. Spaccare, Fendere, Aprire.
S Spaccdse n. p. Spaccarsi: Aprirsi con violenza.
Spaccamoutag-ne s. m. Spaccone, Spac-
camonti, Spaccamontagne, Divoramonti, Taglia-
monti, Fiandrone, Squarcione, Squartanugoii, Co-
spettonaccio, Gradasso, Smargiasso, Trasone.
Spaccata s. f. Spacconata, Sbraciala, Spagno-
lata, Spampanata , Grandezzata , e nell'uso tose.
Specchiata: Atti o parole di millanteria per far
credere altrui di essere grande e molto ricco, e
dicesi specialmente della mostra di conviti, di
carrozze, di grandi spese, ecc.
" Scosciata. T. di ballo. Quell'allargamento di cosce
che fanno i ballerini in danzando, in guisa ch'esse
si sloghino.
Spaccato s. m. Spaccato. T. archit. II disegno
interiore d'una fabbrica rappresentato sopra la carta.
Spacoatùa s. f. Spaccatura, Spaccamento,
Fenditura, Fessura, Crepatura.
Spacchettón s. m. Spaccone, Sbracione,
Faloppone, Millantatore, e nella plebe fìorent. Pot-
tajone V. Falampi.
Spaccia V. a. Spacciare, dicesi delle Cose che
sono da vendersi, e vale Esitarle, Smerciarle.
" Spacciare, per Sbrigare, Spedire.
" — per Divulgare.
" — per Distruggere uccidendo.
— de grandesse ; Spacciar grandezze , Vantarle ,
Grandigiare.
— un léugo; Spacciare un luogo o sim., vale Vo-
larlo, Sbarazzarlo, Lasciarlo libero.
§ Spaccidse n. p. Spacciarsi , figurai, vale Farsi
credere o slimare per quello che non si è: 0 se
spacciava pe cdnte; E' si spacciava per conte.
Spaccióu. p. pass. Spacciato V. Spaccid.
Il Spacciato, per Spedilo, Sfidalo dai medici.
Il — Che non ha rimedio al fatto suo, Che è af-
fare disperato.
Il — Vuoto, Vacuo, Sgombro, Sbarazzalo.
Spacciaft>sso s. m. Spizzacampagna o Spaz-
zacanipagne: Specie di archibuso corto e di bocca
largo, che si carica con piìi palle; altrim. Trombone.
Spaccio s. m. Spaccio: Lo spacciare, L'esitare
una merce.
II Bulletta: Poliazetta per contrassegno di licenza
di passare o di portar merci , improntala col
suggello pubblico.
§ Fa 5 spaccio in Vùn léugo; Far Io spaccio in
un luogo, vale Spacciarlo, Sbarazzarlo, Vuotarlo.
Spacconata V. Spaccata nel 1" signif.
Spadassin s. m. Spadaccino: Colui che ar-
meggia spesso od è vago di far d'armi, ed in
mal senso di duf^llare.
Spadiu s. m. Spadino, Spadina, Spadella, Spa-
duceia. Dim. di Spada: Spada piccola e corta.
Spad-ón fPcìJ; Pera spadona V. Pei.
Spaego s. m. Aspàrago, Sparagio, anlic. Spà-
rago, e ordinariam. al plur. Spàragi, Aspàragi.
T. boi. Asparagus o/jlcinalis. Frutice noto, buono
a mangiare, che nella primavera spunta dalla terra,
e getta un fusto grosso come un dito, rotondo,
sodo e diritto, senza foglie, verde in cima e bianco
dal mezzo in giù.
— sarvwgo; Sparaghella. T. boi. Asparagus acuti-
folius. Pianta perenne e sempre verde, le cui fo-
glie in forma d'ago sono pungenti. Il suo caule
fruticoso si arrampica sugli alberi e frutici. I te-
neri polloni si mangiano da alcuni come gli spà-
ragi, e perciò tal pianta è anche detta Sparagio
salvatico.
Spag-atùa s. f. Piega. T. capell. Quella linea
curva, formala dall'unione della fascia del cap-
pello colla tosa, ripiegale a squadra.
Spag'g'e s. f. plur. Flamaccia e Ramazza. T. con-
tati. Granata fatta di rami d'albero fronzuti, con cui
si spazzano boschi, aje, si raduna il grano e sim.
Spag-hetti s. m. plur. Vermicelli. T. pastaj.
Certe fila di paste fatte a somiglianza di lunghi
vermi, che mangiansi cotti nel brodo per mi-
nestra. Ce n'ha di più qualità.
1
gPA
SPA
W
— (la fratti pertùzce; Vermicelli forali o col buco
0 da oste.
— sensa pertùzo; Vermicelli senza buco.
— da rèla larga; Vermicpili mezzani. Sono più
piccoli dei precedenti.
— da pane granii; Spilloni: Vermicelli piccoli.
Non sono forati.
— da pane sotti; Sopraccapellini.
Spag-lietto (Erba); Correggiuola V. Erba.
— deU'assa; Laccello della matassa : Pozzo di spago
annodato alla matassa perchè non si scompigli,
e pel quale s'appende.
f S Tid 6 spaghetto Die si quando uno gmo-
cando alle carte le va succhiellando qua e là,
incerto quale debba gettar sul tavolo.
**Spag-liezzà, \.Aveì dò spago nella v. Spago.
Spa.g'uollettaL s. f. ■'Spagnoletta, Torcetto.
T. magnani. Specie di paletto alto quanto la
finestra, le cui estremità curvate orizzontalmente
Imboccano ne' pernj contìccati dentro al lelajo.
A un'altezza conveniente ba una maniglia che
serve a torcerlo e girarlo por serrare od aprire
i vetri.
») Spagnolette. Voce dell'uso: Sorta di pannolano,
simile al bajeltone (bajetta), ma più sottile, di
color per lo più bianco, che usasi a soppannare
le vesti. I Frane, dicono Espagnoletle.
Spag-nollo add. Corrivo, Generoso, Liberale;
ma dicesi sempre ironicam. di Persona avara ,
spilorcia, che ha il granchio alla scarsella : Mia
che spagnollo ! Ve' il generoso!
Spag-o s. m. Spago: Funicella sottile o di due
0 tre fili attortigliati.
" Spago: Filo a più capi, torlo e impeciato, con
cui i calzolai cuciono le scarpe.
% Spaghi da ligd i lihtjri; Correggiuole : Qt^?1ì
spaghi lesi verticalmente al lelajo del Legatore
da libri, che si adoperano per legare più forte-
mente i libri.
**S Avei dò spago; Aver la batlisoffiola, la cosof-
fiola, la caeàcciolji, vale Aver gran paura o timore.
Spalanca v. a. Spalancare: Aprir largamente;
e dicesi di porle, finestre o sim.
Spalla s. f. Spalla , Omero : Parte del busto
dall'appiccatura del braccio al collo,
n Spalle (al plur.): La parte di dietro d'una schiera,
d'un esercito o sim.
— rfe San Secondo; Spaila di San Secondo: Una
sorta di prosciutto fallo con la spalla del majale.
— d'ùnn-a caréga V. Spallea.
— d'ùnn-a montagna; Spalla, Omero: Quella parie
d'un monte che è vicino alla sua sommità.
S A-e spalle, Alle spalle. Posto avverb. vale Di
dietro; e talora Alle spese, A carico: Vive a-e
spalle d'un e dell'atro; Campar alle spalle di
questo 0 di quello.
S Avcì a-e spalle ùnn-a persònn-a; Avere o Tener
uno sulle spalle o addosso e sulle braccia, dicesi
figurai. dell'Averlo a sue spese.
ti — bònn-c spalle; Aver buone spalle V. Aveì.
I) — e spalle bònn-e; Avere spalle torose o Es-
sere di buone spalle, vale Esser robusto.
•1 — sciùsciant'anni in scè spalle; Avere ses-
sanl'anni sul gallone, cioè Coniar l'età di ses-
sant'anni compiuti.
S Cocciole ùnn-a cosa derré a-e spalle V. Caccia.
S Chi parla derré a-e mce spalle, parla co moe
cu V. Parla.
^ Diverlise a-e spalle d' «n V. Diverti.
$ Èse co-e spa'le a mùagia; Essere alle strette
0 a stretta o fra l'uscio e il muro, vale Essere -
costretto per forza.
g Fa spalla; Fare spalla V. Spallezzd.
$ Impara a-e spalle di airi; Imparare alle altroi
spese : Farsi saggio coll'esperienza d'altri.
S Largo de spalle; Spalluto, Schienuto: Di larghe
spalle 0 Che ha larga la schiena.
S Levàse da-e spalle ùnn-a persònn-a o co»o>
Levarsi o Togliersi di dosso una persona o cosa,
vale Levarsela dattorno. Il Berni nelle sue Lett.
dice Levarsi la teriaca d' in sullo stomaco.
S 3fette co-d spalle a mùagia V. Mette.
S Mettise e gambe in spalla V. Gamba.
$ Paèta de spalle; Paletta, Scapala V. Paèta.
g Parla derré a-e spalle; Dare il cardo o il mat-
tone. Cardare, Cardeggiare, vagliono Sparlare,
Dir male d'una persona.
g Scrolla 0 Strenze de spalle V. Scrolla.
g Vive a-e spalle d'ùnn-a personn-a; Vivere o
Campare alle spalle d'uno o alle spalle del Cro-
cifisso, vale Vivere a conto altrui, Campare a
nfo, senza propria spesa.
g Vortà e spalle; Volgere o Voltare le spalle :
figurai. Cedere, Fuggire, Darsi alla fuga.
g Vin con da spalla o chi ha da spalla: Vino
di schiena, Vin generoso: Vino forte, gagliardo
e potente.
Spallassi da camixa; Spalle Spallette:
Liste dello stesso panno, a margini paralleli, le
quali sulla spalla vanno dal collo all'attaccatura
delle maniche. Talora le spalle della camicia verso
il collo sono divise per lungo in due parti, le
quali prendono in mezzo un quaderletlino.
— dò bùsfo; Spallacci. Voce dell'uso: Due liste
di tela addoppiate, destinate a passare su cia-
scuna spalla, e i due capi son cuciti alle corri-
spondenti parti, anteriore e posteriore, lasciando
così una apertura per passarvi le braccia.
Spallea s. f. Spalliera: Disposizione di piante
fruttifere o di verzura, fatta con arte contro i
muri degli orti e de' giardini , mediante grati-
colati 0 legni incrociati che servono di sostegno
alle piante.
~ da caréga; Spalliera della seggiola: Quella parie
della seggiola, a cui si appoggiano le spalle. La
spalliera talora è aperta (véuaj,e talora piena; e
questa non ha apertura, ma è tutta di legno o
imbottita.
— de scioì; Ciocca. Voce fior.: Mazzo di fiori, veri
0 finti, fatti a spalliera, di cui si adornano gli
altari. - Pina o Ciocca a pina diconsi I mazzi
che hanno formazione di pina.
— dò letto; Spalliera del letto.
— dò sofà; Spalliera del sofà.
g Fd spallèa; Fare spalliera, dicesi de' soldati che
al passar di qualche gran personaggio, si schierano
e gli fanno ala; allrim. Far ala.
Spalletta s. f. Spalletta, Spalluccia. Dimin.
di Spalla.
Il Spallina e più comnnem. Spallino: Nella Milizia
Ornamento della spalla fatto a scaglia d'argento
0 d'ottone, o tessuto a filo d'oro o d'argento, ed
anche in cotone, secondo i gradi, guarnito d'una
frangia, il quale, appiccalo sotto il bàvero del-
l'abito, copre colle frange cadenti l'attaccatura
della spalla.
730
SPA
SPA
— da camixa; Spalla V. Spallassi.
S Porta in spalletta V. Porta (verbo).
Spa.llezzà; v. a. Spalleggiare: Fare allrai
spalla, Proteggerlo, Ajutarlo.
Spa>lliiiu.-a< V. Spalletta nel 2" significato.
— da caréga ; Cartella : Qiiell' assicella alqoanto
larga, talora curva o centinaia, la quale da sé
sola, meglio poi con qualche inferiore traversa,
fornoia la spalliera della seggiola.
(Spa.11011 s, m. Spalla V. Spalla nel 1° signif.,
ma ordinariam. da noi non sì usa che nel num.
singolare.
Spa<lloiià. s. f. Spallala. Voce dell'uso : Colpo
dato 0 ricevuto in una spalla. •
S»pa<iiipa>g-g-ià; v. a. Sparpagliare, Sparnic-
ciare, Sparnazzare: Spargere qua e là confusa-
mente e senz'ordine.
— da scciùppetta; Fare la rosa, dicono i cacciatori
Quando la munizione fuggendo dalla canna, per
la soverchia lontananza, si allarga e si sparpaglia.
— da ziàrdoa; Barberare, dicono i fanciulli a Quel
girare ineguale della trottola (ziàrdoa) quando
va a salti e non unita per cagione dell'essere
mal contrappcsala.
— i cavulli; Rabbuffare, Scapigliare, Scarmigliare:
Cavetti sparnpaggice ; Capelli rabbuffati, scarmi-
gliali, scapigliati.
Spa>iiipaiia<ta; s. f. Spampanata , Favata ,
Sparata, Millanteria V. Spaccata nel 1" signif.
Spa;iiipa<iiou s. m. Millantatore, Arcifànfano
V. Falampi.
Spande v. n. Spandere, Versare V. Fa danno
nella voce Danno.
— pìoleziòn; Spacciar protezione: Darsi aria di
favoreggiatore, di protettore.
S 0 troppo 5 spande; Ogni troppo si versa o II
troppo stroppia. Dettato prov. con cui si avverte
ch'e' si dee slare dentro a' termini convenevoli.
S Spende e spande ; Spendere e spandere : Spen-
dere senza misura V. Spende.
SpaiUdeute s. m. Scaricatoio: Tubo o Canale
posto in un truogolo o cassa, superiormente agli
allri onde procurar l'esito al soperchio dell'acqua.
n Gorna o Colalojo: Pietra scavata che esce dal
corpo slesso d'un muro, per ricevere e dare lo
scolo all'acque piovane, sicché scorrano lontano
dalle muraglie.
M Colatoio, figurai, si dice altresì delle occasioni
che altri ha di spendere il suo e fondere le sue
facoltà, onde : Aveì di spandenti; Aver dei co-
latoi, vale Avere una qualche occasione ove uno
dissipi il suo. Dìcesi anche Aver de' bachi che
, rodono.
M Spandenti, al plur, femm., nelle Cartiere chia-
mansi Quelle donne che attendono a distendere
coir aspetto (aspiltoj le copie de' fogli nello
spandilojo (spandió).
Spa<iidiò s. m. Spanditoio, ed anche Stenditoio.
T. cartiera. Stanzone sfogalo e arioso, nel quale
la carta soppressala si stende su corde di canapa.
Spa.nteg'ài v. a. Spargere, Sparnìcciare, Spar-
pagliare, Diiseminare, Dispergere: Spargere in
qua e in là, ossia in diverse parti.
n Spargere, Divulgare: Han spantegàu che mi ecc.;
Hanno sparso che io ecc.
S Spantegdse n. p. Spargersi, Sparpagliarsi, Di-
spergersi, Disperdersi, Sbandarsi.
6pa<x*à< Y. a. Sparare: Proprìam. Far la sezione
d'un cadavere, Aprirlo per conoscere dalle in-
teriora le cause e i guasti della malattia,
t) Sparare, parlandosi d'armi da fuoco, vale Sca-
ricarle.
— con balla; Sparare a palla, dicesi delle artiglierie
che si sparano con polvere e con palla.
— de balle; Sballare, Panzanare, Carolare, Ficcar
carote, Dar panzane o baggiane, ecc. V. Conta
de balle nella voce Balla.
— in gianco; Sparare a vuoto, cioè Scaricare l'arma
da fuoco carica di sola polvere.
§ 0 l'ha spara; E' l'ha sparata, E' la detta.
Sparadrappo s. m. Sparadrappo: Nome
dato dai Farmacisti a Certe liste di tela, di pelle,
di taffetà o di carta, che si spalmano in una
delle loro superficie con lieve strato di cerotto.
Sparag-éa s. f. Sparagiaia: Luogo piantalo di
sparagi,
Sparag-na v. a. Sparagnare, Risparmiare,
Sparmiarc, ma meno usalo. Avanzare: Usar ri-
sparmio, sparagno, Astenersi in tutto da alcuna
cesa 0 dall'uso di essa.
Il Sparagnare, Risparmiare, Far masserizia, usalo
in senso neut. vale Astenersi dalle soverchie spese.
Sparag'no s, m. Sparagno, Risparmio: Lo
sparagnare.
Spàrag-i V. Spaègo.
Sparata s. f. Sparala, Sparo: Scarica d'una
0 più armi da fuoco.
Sparavé s. m. Sparviere. T. murai. Asse
quadrala con manico centrale per di sotto, su
cui pone il muratore alcune mestolate di calcina
0 di gesso, e la tiene in mano nei minuti laVori
di rinzaffo o d'intonaco.
Spari V. n. Sparire, Disparire, Scomparire: Tòrsi ,
dinanzi agli occhi, Uscir di vista altrui in un
tratto j ed anche Furarsi da un luogo. Partirsi
inosservalo. Dileguarsi, Involarsi.
Sparla v. n. Sparlare: Dir male d'una persona.
Detrarre all'onor suo, Offenderne la fama.
Sparlo s. m. Sparletto e Sparlotto. T. ittiol.
Sargus annularis o Sparus sparoides. Pesce
dì mare, del genere degli Spari, mollo liscoso,
di color bianco, righettalo di color nero verso
la coda. Mangiasi ordinariam. frìtto.
Sparuta v. a. Spalmare: Ugnere o Coprir di
bitume la carena d'un baslini;ntn.
Spariuaoeto s. m. Spermaceti : Sostanza
oleosa, concreta, bianca, brillante e cristallina,
untuosa al tatto, formala a squame, che si ricava
dalla testa del maschio della balena, e si adopera
per far candele ed altro. Dicesi anche Bianco di
balena V. Gianco de balenn-a in Balcnn-a.
Sparmatùa s. f. Spalmatura: L'alto e L'ef-
fetto dello spalmare.
Sparo s. m. Sparo: Lo sparare o scaricare armi
da fuoco.
Sparpag'g'ià V. Spampaggid.
Sparti v. a. Spartire, Partire, Dividere, Sepa-
rare: Far più parti d'una cosa dividendola.
Il Spartire, Scompartire, per Dividere ch3cchessia,
dandone la sua parte a ciascuno.
— dui che se dan; Spartire, e nel volgo ficrent.
Scompartire: Entrar di mezzo fra due che ris-
sano affine di farli cessare.
— i cavetti; Scriminare, Dirizzare i capelli.
— in mezo; Scommezzare, Ammezzare, Dimezzare:
Partir per mezzo, Dividere in egual parte.
SFA
SFA
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S Spariise n. p. Dividersi, Separarsi; e talora Far
divorzio (Separarsi i coniugali).
« Scompartirsi, per Dividersi checchessia fra più
persone.
« Spaccarsi, Fendersi, Dividersi, Aprirsi,
t» — in dui tòcchi ; Bipartirsi.
Spartilosso add. Spiccatoja: Aggianto di
pesca (pèrsego), dicesi di Quelle che si aprono
in due, compreso il nòcciolo, con piccola forza
senza coltello; altrim. Spiccàccioia, Spiccàgnola.
Spartio s. m. Spartilo. T. music. Collezione
di lolle le parli d'un componimento musicale,
poste l'una sotto Taltra, battuta per battuta, sopra
righe speciali, di modo che con un'occhiata il
tutto possa vedersi; dicesi anche Partitura.
Spa.i*titùa> d.i oavelli V. Cavello.
Spairtiziòn s. f. Spartizione, Spartigione,
Partizione, Sparlimenlo, Partimento: Lo spartire,
n Spartizione, Scompartimento, Divisione, Distribu-
zione: Lo scompartire. La cosa scompartita.
Sparto s. m. Sparto: Sorla d'erba che nasce
in gran copia nella marina di Cartagena in Ispa-
gna, donde col nome di Giunco marino viene
portala ne' nostri paesi. Resiste all'umido e se
oe fanno delle funi per varj usi, gabbie o buste
da olio, stuoje, stojni (zerbinj, ecc.
Spairv© V. Sparavé.
Spar"vé s. m. Sparviere, Sparvieri e Sparviero.
T. ornit. Falcus sparvier. Uccello di rapina che
ha il becco incurvalo ed uncinalo, che propriam.
dicesi Rostro; le narici sono patenti, sebbene
nelle Strigi siano coperte di penne; ha i piedi
corti e grossi; ciascuno ha quattro dita, tre
delle quali sono dirette davanti, ed il quarto di
dietro ; al disotto sono tuberose ed all'estremità
munite di artiglj. Alcuni hanno i piedi muniti di
penne ed altri nudi. Si pasce d'animali già morti,
divorando anche le ossa, che non digerisce, ma
rigetta in palle rotonde. La femmina suol essere
più bella del maschio.
Spairze V. Spantegd.
Spascionàse Y. Despascionàse.
Spaso add. Sparso, Spaso, Spanto: Aggiunto a
vaso, vale Che ha la bocca ampia e rovesciata
in forma quasi piana.
Spassa V. a. Spazzare: Nettare i pavimenti o
simili colla granata. Dicesi anche Scopare, ma
precisamente vale Spazzare colla scopa fspas-
sota de brugo) V. Spassata.
— 1 vesti; Spazzolare, Setolare, Scopetlare: Nettare
ì panni colla spazzola o setola o scopetta.
Spassa s. f. Menata, dim. Menatella e Mena-
tina: L'atto dello spazzare, u Guardatele dalla
scopa (le opere del ragnalelo), perchè con una
sola menata ve le spazza via tutte ». (Caro).
» Spazzolata, Setolinata : .Nettatura di panni fatta
colla spazzola o setolino.
Spassacammin s. m. Spazzacammino :
Quegli che fa il mestiere di nettare dalla filig-
gine (caizej le gole dei cammini.
Spassafummajén. V. Spassacnmmin.
Spassag-g-e s. f. piur. Spazzatura. Voce d'uso:
Quell'avanzaliccio di grano, biade o sim. che
rimane per terra e si spazza per dare a' polli o
farne alir'nso.
Spassatùa s. f. Spazzatura V. Rumenta.
Spassin s. m. Spazzino, Spazzaturajo : Colui
che spazza le immoDdizie della città.
Spassoiia s. f. Granala e Scopa: Generalmente
3Iazzo di scopa, di saggina o sim. con legame
di rogo 0 altro e con manico infilatovi dalla
parte di sopra per uso di spazzare. Più preci-
samente parlando, dicesi Granata quella che noi
chiamiamo Spassata de panna , e si adopera
comunem. a spazzare il pavimento delle stanze.
Essa è fatta di quella saggina che dicesi Saggina
spàrgola o da granate (Holcus sacchuratus) per
distmguerla dall'altra specie di saggina che in-
vece della spazzola fa la pannocchia (Holcus
sorghumj. La granata si compone di distinti
mazzetti detti manelle, le quali in numero di
tre 0 quattro sono legate le une attacco le altre
in forma di ventaglio aperto; i sagginali o gambi,
lasciali d'una sufficiente lunghezza, e legati tutti
insieme in tondo fortemente con vinchi, di di-
stanza in distanza, ne formano il manico; talora
i sagginali sono recisi più corti, e allora vi si
pianta un bastone che serve di manico. Scopa
0 Granata di scapa fSpassota de brugo) è quella
formala di scopa (Erica scoparla V. Brugo), ed
impiegasi ne' più vili esercizi, come a spazzare
la stalla, la corte, le vie, ecc.
S A spassata néuva a spassa ben a casa o a
spassa ben irei giorni; Granata nuova spazza
ben tre giorni, ovv. Faltor nuovo, tre dì buono.
3Iodi prov. che osansi parlando di servitori nuovi,
che ne' primi giorni si mostrano tutto zelo e
poi divengono svogliati o scioperoni.
§ Dà de ììian a spctssoìa; Pigliar la granala, me*
taf. vale Mandar via tutta la servitù.
S Èse de casa camme a spassata Y. Casa.
S Paga ed mànego da spassata; Dar bastoni in-
vece di danari.
S Quello chi fa o vende spassate; Granata jo.
Spassòìà s. f. Granatala: Colpo o Percossa
dati colla granata.
S Dà de spassotce; Scopare alcuno: Percoolerlo
colla scopa o granata.
Spassòietta s. f. Sétola: Arnese da ripulire
dalla polvere i panni specialmente lani, i cap-
pelli di feltro, ecc., falla di molti pennelli di
setole 0 anche di crine, fermale in allretianti
bucolini con spago o fìl d'ottone contro una delle
facce dun'assicella di legno; se poi è fatta di
fili di saggina, allora dicesi più propriam. Sco-
petta e Spazzola.
— da cavelli; Setola da capelli.
— da denti, da unge; Spazzolino o Setolino da
denti, da ugne: Piccola setola formata in diversi
modi, che serve per polire i denti e le ngne.
— de canna; Spazzola di padule: Specie di gra-
natino fatto co' pennacchi della Canna di padule
(Arando phragmites), che usiamo per ispolve-
rare j quadri, i mobili, levare i ragnateli, ecc.
— de ciùmma da leva a pita ; Pennacchio V.
Ciùmmasso.
Spassóiin s. m. Granatino (non è dimin. di
Granata), ma sì Una semplice manella di sag-
gina 0 d'altro a corto manico, e serve a spaz-
zare favole, farina, cenere e sim.
— da spassacammin ; Granatuzza.
Spàtola s. f. Spàtola: Piccolo strum. di me-
tallo a similitudine di sottile scalpello, che ado-
perano gli speziali per ismuovere ed estrarre
dai vasi le diverse materie molli che vi si ser-
• bano e per distendere gli unguenti.
732
SPE
SPE
— da pittot; Mestichino: Piccolo stram, di tutto
acciajo, fatto a foggia di coltello, per ogni parte
flessibile, del quale si servono i pittori per por-
tare i colori sopra la tavolozza e quelli mesco-
lare a lor bisogno.
— fe-i glassi forti; Paletta, Paletlina : Piccolo
strura. d'argento che si usa per trinciare e pren-
dere il gelato 0 Pezzo duro.
— pe-i pesci; Tagliapesce V. Pescièa.
tSpattarase V. Impattaràse.
Spa-Ventà v. a. Spaventare: Metter paura,
spavento, Sbigottire, Atterrire.
S Spaventdse n. p. Spaventarsi : Pigliar spavento,
terrore.
Spaventag-g-io s. m. Spaventacchio: Fan-
toccione di cenci o Straccio che si mette nei
campi appeso a un palo per ispavenlare le pas-
sere od altri uccelli affinchè non danneggino le
piante e i frutti e non guastino i seminati; di-
cesi anche spauracchio, Cacciapassere, Sparavicco.
« Spaventacchio, Spauracchio, lìgurat. si prende per
Apparenza che porti pavento, che induca altrui
falso timore.
Spascima v. n. Spasimare, comunem. usasi da
noi per Essere fieramente innamorato: 0 spà-
xima pe-a tale; Egli spasima per la tale,
n Paventare, Esser preso da grande paura: De
cose spaximw; Di che paventate?
Spaximaute add. Spasimato, e sostuntivam.
Cascamorto, dìcesi a Colui che fa l'innamoralo,
che apparisce spasimante per amore.
Spàxiiiiio s. m. Paura, Timore, Ribrezzo, Bat-
ticuore: Tremore che viene per qualche acci-
dente inaspettalo che ci cagioni timore o per lo
spavento che si abbia di qualche cosa imprevista.
Spaziàse n. p. Spassarsi: Pigliarsi spasso.
Diportarsi, Trastullarsi, Sollazzarsi, Divertirsi,
Ricrearsi.
-Spaziezzà v. a. Spazieggiare. T. stamp.
Porre gli spazj necessarj per separare le parole
l'una dall'altra nel comporre, e talvolta anche
tra lettera e lettera.
Spaziezzatùa s. f. Spazieggiatura. T. di
stamp. L'alio dello spazieggiare, e anche La cosa
spazieggiata.
{Spazio s. m. Spazio: Quel luogo o Quel tempo
che è di mezzo fra due termini,
n Spazio e ordinar, al plur. Spazj. T. stamp. Que-
gli intervalli che, nella composizione delle righe
si pongono tra parola e parola, e talora anche,
ma più raramente, tra' lettera e lettera.
n Spasso, Passatempo, Diporto, Divertimento, Sol-
lazzo, Sollievo.
S Andò a spazio; Andare a spasso V. Andd.
$ Èse a spazio; Essere a spasso, dicesi generalm.
di Chi, facendo il servitore o l^arlefìce, si trova
atlualmente senza padrone o senz' ufficio.
S Manda a spazio; Mandare a spasso: Mandar
via un servitore o simile, Dargli lo sfratto, il
cencio. Licenziarlo.
% Piggiàse spazio; Pigliarsi diporto V. Piggid.
Spaziositee s. f. Spaziosità: Ampiezza di
luogo.
Speoialitae s. f. Specialità, Spezialità, Spe-
zialtà : Proprietà determinante una cosa nella
sua specie.
Specie s. f. Specie , Spezie , Sorta , Qualità ,
Fatta, Foggia, Maniera.
**" Colpo apopletico, Sincope: Gh'é oegnùo ùnn-a
specie; Gli venne un colpo apopletico V. Aggi-
dente nel 1" significato.
S Fa specie; Fare specie, cioè maraviglia, Recar
stupore. Parere strano.
§ No me fa specie; Non mi fa specie, Non mi fa
maraviglia. Non mi fa caso.
§ Questa a scangia specie ; Questo è un altro
par di maniche, Questa è un'altra minestra,
un'altra faccenda, un'altra mercanzia, e vagliono
La cosa è diversa, In questi termini la cosa
mula aspetto.
Specifica v. a. Specificare, Particolareggiare,
Parlicolarizzare, Determinare, Individuare: Di-
chiarare in particolare.
SpecificaziSn s. f. Specificazione, Specifl-
camenlo , Particolareggiamento , Particolarizza-
zione: Distinzione fatta con ogni particolarità.
Specilla V. a. Tentare. T. chir. Tastare o
Riconoscere colla tenta o specillo V. Specillo.
Specillo s. m. Specillo, Tenta: Così chiamasi
Ogni strum. di chirurgia che s' introduce in una
ferita, piaga, fistola od opertura fin nel profondo
delle parti, per riconoscerne lo slato. Se ne fanno
d'acciajo, d'argento, d'oro, di platino, di cuojo,
di gomma elastica, ecc.
Specola s. f. Spècola e Specula, od aflrim.
Osservatorio astronomico : Luogo eminente o
Parte alla di un edificio che signoreggia vasto
paese , e dove co' telescopi si contemplano gli
astri; dicesi anche da taluni Vedetta.
Specula V. n. Specolare e Speculare : Nell'uso
comune vale Far bottega su checchessia; altrim.
Bargagnare, ma è voce antiq.
Il Specolare, in term. di Commercio vale Calco-
lare attentamente intorno ad un negozio.
Speculato s. m. Specolatore e Speculatore:
Che specola. Noi usiamo questa voce nel signif.
d'Industrioso, Ingegnoso, Procacciante, Che si
assottiglia l'ingegno per procacciarsi vantaggi,
Che non perde occasione, né mezzi di guadagno,
it Dicesi anche per Massajo, Stillino, Rabbatlino,
cioè Persona che tien conto d'ogni minuzia, che
vivrebbe o farebbe roba sull'acqua.
Speculazion s. f. Specolazione e Specula-
zione : Industria relativa ai proprj negozj; e nel-
l'uso Affare, Impresa merca.;!.io.
Spedi v. a. Spedire, Spacciare, Sbrigare, Stri-
gare: 0 m'ha spedto sùbito; Egli mi ha subito
spedito.
ti Spedire, per Inviare, Mandare : Spedi ùnn-a let-
tera; Spedire una lettera.
1) — Nell'uso per Sdoganare, Trarre di dogana le
merci pagandone il diritto.
— carré, navi, ecc.; Spedir corrieri, navi o slm.:
Inviarli con prestezza e per negozj particolari.
— un all'atro mondo; Mandar uno a cena cogli
angioli, Spedirlo per l'altro mondo, vagliono
Ammazzarlo, Metterlo a morte.
Spedilo p. pass. Spedito V. Spedi ne' suoi varj
significati.
« Spedito (add.), Lesto, Pronto, Sollecito.
.1 — Parlandosi di luogo, vale II più breve per
camminarvi, onde portarsi da una parte all'altra.
n _- Usato come avv., vale Speditamente: Fd,
Parla, Mangia spedìo; Fare, Parlare, Man-
giare spedito.
— da-i meghi; Spedito, Sfidalo dai medici, dicesi
SPÉ
S̻B
m
d'Un malato qdando il medico ha tolto ai parenti
ed agli amici ogni speranza di salvarlo.
Spedi tessa< s. f. Speditezza: Prontezza nel-
l'operare.
Spedizión s. f. Spedizione, Spaccio: Lo spedire,
n Spedizione, per Impresa militare : Parola di largo
significato perchè viei:e applicala ad Ogni im-
presa di guerra fatta da un corpo d'esercito in
paese lontano e ad Ogni fazione d'ana mano di
soldati separata dal grosso dol corpo.
Spedizione s. m Spedizioniere. Voce del-
l'uso. Nel commercio. Colui che per professione
accudisce alla materiale spedizione e ricevimento
di robe e mercanzie per conto altrui.
Speg'assà v. a. Scarabocchiare, Schiccherare:
Imbrattar foglj nell'imparare a scrivere o a di-
segnare. - Scombiccherare, Scrivere male.
•I Scorbiare e Sgorbiare: Lasciar cadere l'inchio-
stro sulla carta per macchiarla, o sia a caso,
ossia apposta.
Spe^a;ssiii s. m. V.ernicialore: Colui che dà
la vernice alle impose Jegli usci, delle flnestre,
alle carrozze, ai pavimenti, ecc.
M Fregialore: Colui che fa fregi o pitture che cir-
condano per lo più le estremità delle muraglie,
n Pittor da candele, da voti, da boccali, da taverna,
da chiocciole, da mazzocchi, Impiastratore, dicesi
in disprezzo di Cattivo pittore.
Speg'asso s. m. Scarabocchio: Segno che ri-
mane nello scarabocchiare; ed anche Scrittura mal
fatta, Schiccheratura, Schiccheramento, Sgorbio,
n Pittura fatta colla granala, dìcesi di Pittura rozza
e mal condotta.
Spég-etto s. m. Specchietto, Speretta : Piccolo
specchio 0 spera V. Spègio nel 1° signif.
Speg'g'etti s. m. pi. Occhiali V. Occiati.
— a-o pane.... Lividori o Escoriazioni, Spellaraenti
che altri si fa alle natiche se cavalca o non è
pratico del cavalcare. I Fior, dicono Brnciaculo.
Spég-ià i éti-ve; Sperar le uova V. Éùvo.
Spégiàse n. p. Sppcchiarsi: Guardarsi nello
specchio 0 in altri corpi riflettenti le immagini.
Il Specchiarsi, fìgurat. dicesi anche delle cose ina-
nimate: Un palasso chi se spègia ne-a Pon-
ceivia; Un palazzo che si specchia nella Polcevera.
n — per Mirare fissamente : Ve sei ancòn spè-
gióu? Vi siete ancora specchiato?
— in t'ùnn-a persónn-a ; Specchiarsi in alcuno,
vale Riguardarne le opere per prenderne esempio.
Spégio s. m. Specchio, poetic. Speglio, e in
Tose, comunem. Spera: Lastra di cristallo coperta
in una delle due superfìcie di foglia metallica,
per cui la lastra si rende atta a rifletter le im-
magini dei corpi.
n Specchio, per Qualunque altra cosa lucida ove
si riguardi come in ispecchio.
it — Figurat. per Esemplare.
— a cavalletto; Specchio a bilico: Quello che è
sospeso a due pernj in due punti opposti verso
la metà della sua altezza; può prendere e con-
servare ogn' inclinazione che riesca altrui più
comoda allo specchiarsi.
— ridndo o da barba; Speretta.
S Attuccdie a-i spègi ; Attaccarsi agli specchj,
figurat. vale Fondarsi in ragioni non buone, Ca-
villare V. Attacca.
S Lùxi cdmme un spègio; Esser nitido e terso
come uno specchio, cioè oitidissimo.
S Quello chi fa o vende spiègi; Specchiaio.
Speiza. s. f. Spesa, Costo : Il danaro che s'im-
piega in qualunque sia cosa.
S Approva e speize; Passar le spese: Approvarle.
§ Caxónd de speize; Dare spesa: Accagionare
dispendio.
S E male speize; Le male spese, diconsi Quelle
che l'uomo non fa per bisogno di manti nimenlo,
ma per levarsi quei capricci o voglie che posson
venirgli.
S Ése condannóu a-e speise; Esser condannato
alle spese, si dice di Chi per aver litigato in-
giustamente è condannato dal giudice a rifare o
a risarcire tutte le spese all'avversario.
it — in scè speize; Star sulle spese, vale Man-
tenersi con ispesa, e propriam. Viver fuori della
propria casa con dispendio. •
§ Èssighe o Non èssighe a speiza a fa ùnn-a
cosa; Francare o Non francare la spesa a far
una cosa, vagliono Tornare o Non tornar conto
a farla.
$ Fa a speiza;VaT la spesa, dicesi antonomastica-
mente per Andare a comprare la roba da man-
giarsi a pranzo: Andd a fa a speiza; Andare
0 Ire a far la spesa.
ti — e speize a ùnn-a persónn-a; Far le spese
ad uno vale Mantenerlo, Dargli gli alimenti ne-
cessari 0 Provvederlo del bisognevole.
S Fase e speize; Farsi le spese: Mantenersi del
suo 0 da sé.
§ Impara a-e so speize; Imparare alle proprie o
alle sue spese: Esperimentare con proprio danno.
•I — a-e speize di atri; Imparare alle altrui
spese: Farsi saggio sull'esperienza altrui.
§ Levdse d'in scè speize; Morire.
$ Nò dà mente a speiza; Non guardare a spesa.
% Secondo l'intrd se fa e speize V. fntrd (nome).
S Speize d'uffìzio; Diritti: Ciò che si paga di
tass-i agli uffizi civili per atti fatti nelle cause.
Spella. V. a. Scorticare: Lo strappar la pelle
ad uomini ed animali; altrim. Scoiare, Spellare,
Dipcllare.
I) Scorticare, per simil. Sbucciare, Levar la buccia.
— o bócca; Scorticare il palato, dicesi di cibo o
bevanda inghiottita troppo calda.
— (là paia; Aver la tremarella, ecc. V. Puta.
— ùnn-a persónn-a; Scorticar uno, Pelarlo, figurai,
vale Usufruttuare o Trarre dalle persone il più
che si può e senza riguardo.
§ A ciù cattiva a spella a l'è a eòa V. Cóa.
§ Spellàse e moen, e gambe, ecc.; Scorticarsi,
Spellarsi, Sbucciarsi le mani, le gambe, ecc.:
Tòrsi via un po' di pelle dalle mani, dalle gambe, ecc.
Spelléuja s. f. Scorticatura e più comunem.
Sbucciatura: Piaga leggiera, ove sia stata levata
la pelle.
Spellinsig-à v. a. Pizzicottare: Dare altrai
de' pizzicotti V. Spellinsigón.
Spellinsig-à s. f.*Pizzico: Quella quantità
della cosa che si piglia con t-itte e cinque le
punte delle dita congiunte insieme, come si fa
del sale, del pepe o simile. In term. med. Pugillo.
§ Alle volte usasi per Un pochino, Un miccino,
Un micolino, cioè Una pochissima quantità di
checchessia.
Spellinsigón s. m. Pizzicotto, Pulcesecca,
Pizzico, ma meno usato: Lo stringere in aa
tratto la carne altrai con due dita.
734
St>B
SPE
Spellissonase V. Despellissonàse.
SiJelùccà/ V. Despelùccd.
Speiida^eso add. Spendereccio: Alto a spen-
dersi. - Spendibile, Che si può spendere.
M Spendereccio, aggiunto a persona, vale Che si
diletta di spendere o Che spende assai.
"SpeiKiag-g-iSn s. m. 3Iaciiione. Voce co-
mone in Tose, e dicesi di Persona che spende
senza considerazione e lira a rifinire il suo.
Spende v. a. Spendere : Dar danari o altre
cose per prezzo e mercè di oggetti venali o per
qualunque altra cagione.
II Spendere, per Consumare, Impiegare, e dicesi
per lo più del tempo o di cosa che a quello si
riferisca.
— a parolla; Dar parola, Promettere, Impegnar
la fede.
— à parolla d'ùnn-a persònn-a ; Spacciar la parola
d'alcuno, vale Trattare a nome altrui con sicu-
rezza di gradimento e di accettazione.
— ben a so pessetta; Spender la sua lira per venti
soldi: Spender vantaggiosamente.
— e spande ; Spendere e spandere , Sbraciare ,
Scialacquare, Profondere il danaro, Gettar il suo,
Spendere senza ritegno.
— i éuggi: Spender gli occhi, figurai, vale Spen-
dere moltissimo.
S Bòn da spende; Spendibile.
% Chi spende 5 ciù spende o meno ; Chi più spende,
meno o manco spende. Prov. chiaro.
S Fd spende l'anima e 5 figaeto V. 'Figaelo.
S 0 guàgnd 5 l'insegna a spende \. Guàgnd.
S Spendise n. p. Spendersi.
S Spendiseli ben V. sopra Spende ben a so pessetla.
Speuditó s. m. spenditore: Che spende.
n Spenditore, per Colui che ha l'incombenza di far
le provvisioni e che provvede ai bisogni della
casa 0 sìm.
Spendùssà v, a. Spendicchiare, Spendac-
chiare: Spendere a poco a poco.
Spennaig-g-ià. v. a. Spennacchiare: Propriam.
Levare e guastare le penne.
n Spennacchiare, figurai, por Scapigliare, Tartassare,
Malmenare, Battere e sim.
S Spennaggidse n. p. Spennacchiarsi, Scarmigliarsi,
Scapigliarsi, Rabbaruffarsi, Abbirrucciarsi, Abba-
tuffolarsi: Azzuffarsi quasi grafiìandosi, guastan-
dosi gli abili e disordinandosi i capegli.
Spenna.g'g'io s. m. Sciattone e nel femm.
Sciattona: Colui o Colei che è male in assetto,
che ha i capegli arruffali, che è sconcio, sudicio,
scomposto negli abili e nella persona.
Spciisciei*a;to&3isa, s. f. Spensieratezza,
Spensierataggine, Trascuratezza, Trascuraggine,
Sconsideratezza, Sbadataggine.
Spensoieróu. add. Spensierato, Sbadato, Dis-
attento, Trascurato, Inconsiderato, Negligente.
fSpénsex* s. m. Spenzcr. Voce inglese e del-
l'uso: Veste 0 Abito scorto da donna che non
arriva a' fianchi.
n Camieiuola da notte V. Contùsso da néutte.
Spera, v. a. Sperare, Avere speranza : Attender
buona ventura con ragionevole fondamento.
t) Sperare, per Aspettare, Attendere, Promettersi:
Do voi spero tutto; Da VOI spero ogni cosa.
S Chi vive sperando méne cantando o cagando
V. Cagd.
% Fa sperà; Far appicco o attacco o speranza.
Sperde v. n. Stignere: Perder la tinta o il co-
lore: 0 l'è un co chi sperde; É un colore che stlgne.
Sperimenta, v. a. Sperimentare, Esperimen-
tare: Far esperienza. Far prova. Provare, Cimentare.
Speron s. m. Sprone e Sperone: Strum. pun-
gente fisso nel tacco degli stivali, con cui si punge
il cavallo perchè acceleri il passo.
— dò gallo; Sprone: Quell'unghione che hanno i
galli dietro ciascuna gamba.
§ Quello chi fa speróin; Spronajo.
§ Stelletta o Ròetta dò speron; Spronella.
Sperona s. f. Speronata, Spronata, Fiancata:
Colpo che si dà collo sperone ne' fianchi del
cavallo.
Spcrleng'Txa V. Perlengud.
Sperso add. Sbiadito: Aggiunto di colore, Che
ha perduto molto della i^ua prima vivacità.
Spemnsìio add. Asciutto: Aggiunto ad uomo
od altro animale, vale Magro, Macilente, Estenuato.
it Dello d'alberi o piante, dicesi Indozzalo, Intristito.
Sperzùàse n. p. Spergiurare. Voce d'uso del
popolo fior., e vale Asserire con replicati giuramenti.
Sperzùo s. m. Giuramento, Imprecazione: Il
pregato male contro se medesimo per dar forza
a quanto uno asserisce.
Spesa V. a. Spesare : Dare o Fare altrui le spese
necessarie.
Spessa fMónwaJ; Moneta spezzala V. Móncea.
Spesseg-a v. n. Spesseggiare, Frequentare:
Tornare spesso alle medesime operazioni o ai
medesimi luoghi.
Spessixe V. Spesso.
Spesso add. Fitto: Aggiunto di panno, tela o
altro tessuto, conlr. di Rado V. Scciazzu.
n Spesso, Denso, dicesi d'Un liquido o d'un fluido,
le cui parti sieno molto coerenti.
„ — Fitto, Follo, dicesi di Moltitudine d'oggetti
poco da sé distanti, ne' quali non penetra facil-
■* mente la vista o agevolmente non vi possono
passare altri corpi framezzo.
t) — per Frequente, aggiunto di Cose che accadon
molte volte.
§ Spesse volte avv. Spesso, Spesse volte, Sovente,
Frequentemente.
Spesso avv. Spesso V. sopra Spesse vofte.
Spesso s. m. Grossezza: L'altezza d'un corpo
in relazione alla larghezza del medesimo : 0
spesso d'ùnn-a tòa; La grossezza d'un'asse.
Speti V. Peti,
Spetta v. n. Spettare, Appartenere, Riguardare,
0 Ragguardare.
Spettato s. m. Spettatore: Chi assiste a spet-
tacolo, e generalm. a veder checchessia.
Spéua s. f. Spola e Spuola: Slrum. di legno
a guisa di navicella, mediante cui il filo del
ripieno (bùttóu) si fa passare fra quelli dell'or-
dito nell'operazione del tessere.
Spéug-g-io s. m. Spoglio, Compendio, Estratto,
Transumo, Ristretto, Sommario.
Il Spoglio: Raccolta di notizie dal leggere gli autori
0 la Lista de' vocaboli tratti da essi per regi-
strarsi ne' vocabolarj.
» Spoglj (al plor.): Vestimenta smesse date dal
padrone a persona d' servizio; o anche Gli og-
getti di vestiario, biancheria, ecc. d'un defunto,
che si dividono tra i servi o in forza di testa-
mento 0 per convenzione anteriormente stabilita
0 per libera concessione degli eredi.
SPI
SPI
73à
Spezia; s. m. Speziale: Quegli che compone e
vende i medicamcnli ordinali dal medico; allrim.^
Farmacista.
— da dósci ; Confeltiere: Colui che fa e vende i
confelli.
S Cónti da speziò; Conti da speziale, vale Conti
esagerali , allerali ne' prezzi.
Spezìaja. s. f. Spezieria: Bottega dello spe-
ziale 0 altro luogo dove si tengono cose per uso
di medicina; altrim. Farmacia.
Spezie s. f. Spezie, Spezierie : Miscuglio d'aro-
mati in polvere per condimento de' cibi; dicesi
anche Specie, ma pochissimo usato.
Spia. s. f. Spia, SoflGone, Delatore: Colui che
prezzolalo rapporta alla giustizia gli altrui mis-
fatti; e generalm. Chiunque riferisce.
% Fd a spia ; SoflSare, Fare la spia, la pera, la
marachella, ecc. V. Fd.
Spia< da nottoen; Prispolone a Fir. e
Pisa, Tordino a Siena e nel Bient. T. ornit.
Anthus arboretis. Uccello del genere degli An-
thuSf che ha il becco bruno-nerastro superior-
mente, grigio-carnicino inferiormente; le penne
del pileo, cervice, schiena, scapolari e soprac-
coda, di colore olivastro chiaro, con la parte
media bruno-nera; quelle del groppone dello
stesso colore ; la gola, il gozzo, i lati del collo
e del petto, d'un bel colore ceciato vivace; ad-
dome e fianchi bianchi, leggermente tendenti al
ceciato; il petto con macchie nere; le penne del
sottocoda giallo-ceciate; i piedi giallo-carnicini.
Annida fra noi sotto i cespuglj quasi a terra
ne' castagneti; cibasi d'inselli; è grassissimo in
settembre, verso la fine del quale emigra, e
ritorna in apriie ^ maggio.
Spianta v. a. Spiantare, metaf. vale Mandare
iu precipizio, in rovina, Rovinare, Impoverire.
% Spiantàse n. p. Spiantarsi: Andar in rovina,
Venir neir ultima povertà.
Spiautòu add. Spiantato : Ridotto in miseria.
Arso 0 Bruciato di danaro, Che ha consumato
il suo avere.
Spicca V. n. Spiccare: Fare spicco, bella mo-
stra 0 comparsa, Risaltare, Brillare, Comparir
bene fra le altre cose.
n Campeggiare, dicesi de' colori quando sono di-
stribuiti in guisa che spicchino con vaghezza e
risaltino l'uno dall'altro.
— un ordine, un mandato; Emanare un ordine.
Rilasciare un mandalo.
S Fa spiccd e paroUe; Spiccar le parole: Pro-
nunziarle distintamente, Pronunziarle articolata-
mente.
Spiccia, v, a. Spicciare, Spacciare, Sbrigare,
Spedire V. Destrigd.
% Spicciàse n. p. Spicciarsi, Sbrigarsi, Spedirsi, ecc.
Spiccio add. Sbrigato, Spedito, Libero, Sciolto.
S JUòncea spiccia; .^lonela spicciola, Moneta spezzata.
Spiddo s. m. Spiede, Spiedo, Schidione, Sti-
dione e anche Schidone: Strnm. lungo e sottile,
nel quale s'infilzano i carnaggi per cuocerli ar-
rosto. Lo spiedo si può volgere a mano; ma per
lo pia dal girarrosto fmartin) è fatto girare
orizzontalmente ?u di sé, sorretto all'un de' capi
dal girarrosto, all'altro dal fattorino (scaletta)
V. questa voce.
I) Schidionata, Stidionata: Quella quantità di vi-
vanda che si arrostisce ia una sola volta collo
stidione: Un spièdo de pollastri; Una stidionata
di pollastri.
S Itifìd in (S spiddo; Infilzare nello schidione o
nello spiedo. Schidionare.
Spieg'a V. a. Spiegare, figurai. Metter in chiaro,
in piano, Dichiarare per maggior intelligenza,
3Ianifeslarc dichiarando, Dar ad intendere. Dar
la definizione di checchessia.
I! Spiegare, per Tradurre d'una lingua forestiera
nella nostra: 0 ne spiegava Cicerón; Egli ci
spiegava Cicerone.
— e veje ; Spiegar le vele, vale Aprirle, Commet-
terle al vento per navigare.
S Spiegdse n. p. Spiegarsi, Farsi capire: Nò sd
se me spieghe; Non so se mi spieghi, cioè se
mi faccia capire.
" Nell'uso dicesi anche per Mostrare tutta ia sua
abilità, Porre in opera ogni studio , ogni cara
per attirarsi la pubblica approva/.ione.
Spieg-azión s. f. Spiegazione, Spiegatura,
Spiegamento, Dichiarazione, Interpretazione, Di-
lucidazione, Illustrazione.
I) Spiegazione, per Traduzione, cioè II voltare d'ana
lingua straniera nella nostra.
Spiffera v. a. Spippolare: Dire alcuna cosa
chiaramente e con franchezza; altrim. Spiattellare,
Squaccherare e Squacquerare, ma son voci basse.
Spig'a s. f. Spica e Spiga: Quella piccola pan-
nocchia dove stanno racchiuse come in tante
celletle le granella del grano, dell'orzo, della se-
gala e simili b'ade. A quolla del frumento dicesi
anche Spina, forse a cagione delle reste,
n Bastoncino: Tessitura propria di panni e di na-
stri falla a rilievo a guisa di vergole e bastoncini.
Spigro s. m. Spigo e Lavanda ; la seconda voce
è propria dei medici. T. boi. Lavandula spica.
Pianta che ha lo stelo corto, i rami numerosi,
diritti, semplici, le foglie opposte, sessili, lineari-
lanceolale, alquanto grigie; i fiori violetti o ce-
rulei, a spiga nnda, terminante. Fiorisce nella
siate; si coltiva nei giardini, e cresce sponta-
neamente ne' colli, in luoghi rozzi, sassosi ed
aprichi dell'Italia, della Spagna. Linguadoca, Pro-
venza, della Svizzera e del Piemonte. Essa si
mette ne'pannilini, ai quali comunica il suo odore
aromatico e molto aggradevole. Posta in fusione
e distillata, se ne fa anche un olio, chiamalo Olio
di lavanda, il quale serve a molti usi salutari.
— d'aggio ; Spicchio : Una delle particelle dell'aglio
che compongono il bulbo.
— da tòa, ecc.; Spìgolo : Canto vivo de' corpi solidi.
— de granon; Cornocchio: Nome che dassi a quel
ricettacolo cilindrico, sopra il quale sono disposti
i grani del gran turco; altrim. Torso.
Spig-oa V. a. Spigolare: Raccoglier le spiche
ne' campi mietuti.
— a stóppa; Awolgolare, Avvolgere, Attorcere la
sloppa. T. marin.
S Mandò a spigod; Dagl'ambio o l'ambulo o il
cencio, vale Mandar via. Licenziare.
Sp'g'^é'S'i^ ^ • Despigòggid.
Spig-òn s. m. Spigone. T mar. Un'asta che
si aggiunge in cima degli alberi per ornamento.
Spi^óu. add. Spinato o Incrociato : Termine
di manifattura che si applica a' tessuti fabbricati
a quattro calcole, dimodoché i fili sono molto
più fitti che non nelle stofife che si fanno a due
calcole sole.
•^^6
SPI
SPI
Spillatico s. m. Spillatico: Assegnamento che
il marito fa alla moglie per le tue minute spese.
Voce dell'uso.
Spillo s. m. Spillo. Voce dell'uso: Quel giojello
che usano portare gli uomini per ornamento di-
nanzi il petto infilzalo nella camicia. - Spillone
e Spillettoìifi è Uno spillo lunghetto, con capoc-
chia grossa, e talora in luoj^o di essa, una ro-
setta di diamanti, un largo mosaico, un cammeo
0 altro simile prezioso ornamento.
Spiloirsiu s. m. Piovanello nano. T. ornit.
Tringa Temninckii. VcceWo marittimo del genere
delle Tringhe, che ha il becco nero, diritto, sub-
cilindrico, eguale al tarso ed alla testa; tutte le
parti superiori d'un color nero-scuro, più cupo
sullo stelo; gola, gozzo, addome, fianchi e cuo-
pritrici laterali .della coda, candidi ; le ali bian-
castre; i piedi scuri. Di passaggio tra noi piut-
tosto raro, e non annualmente periodico, sulla
fine di maggio.
— pignòello; Gambecchio. T. orn. Tringa minuta.
Uccello dello stesso genere che il precedente.
Ha il becco nero; le penne di tutte le parti su-
periori cenerine, con del nerastro sullo stelo;
fascia sopraccigliare, gola, gozzo, addome, fianchi,
penne del sottocoda, laterali del sopraccoda, can-
didi; lati del petto cenerino-lionati ; piedi neri.
Di passaggio annuale, comune in maggio.
}Spilox*so s. m. Tringa e Tòtano: Nomi tec-
nici d'un genere d'uccelli, di cui parie abita le
rive del mare e parte i luoghi fangosi. Essi ci-
bansi per lo più di piccoli vermi e di larve; cam-
minano assai velocemente, e volano gli uni a
grandi altezze e gli altri a poca altezza dall'ac-
qua in linea retta. La loro carne è poco buona
a mangiarsi, giacché puzza fortemente di salva-
tico. La loro livrea varia ed è diversissima nel
tempo degli amori da quella che vestono nel-
l'inverno. Ve n'ha di v&rie specie, che sono le
seguenti :
— ceneen; Piovanello cenerino (Calibris arenaria).
Di passaggio tra noi accidentale in primavera.
— da gamba lunga; Verderello o Fontana fTo-
tanus glotlis). Di passaggio accidentale in mag-
gio. É raro.
— da sckéuggio ; Piro piro piccolo, Piovanello
(Totanus hypolcucosj. Di passaggio in marzo,
aprile e maggio, e talvolta anche in settembre.
— di multi; Gambetta (Tringa pugnaxj. Arriva
in marzo, aprile e maggio.
— dò cò-cò; Pettegola o Gambetta di gambe rosse
(Totanus calibris). Di passaggio annuale in
maggio e giugno.
— d5 cu giunco; Culbianco o Piro piro culbianco
(Totanus ochropus). Di passaggio annuale in
aprile e maggio.
— dd tri-tri; Piovanello pancia nera, Ciurleltino
(Tringa cinclus). Di passaggio sulla fine di mag-
gio; qualche volta, ma raramente, in settembre.
— favé-grixo; Albastrella, Piro piro gambelunghe
0 Regino di mare (Totanus stagnatilis). Di
passaggio in maggio.
— femmina cùgianco ; Piro piro boschereccio, Pio-
vanello de' boschi (Totanus glareola). Di pas-
saggio accidentale in maggio e giugno; in qual-
che anno abbondante, in qualche altro raro o nullo.
— grixón; Piovanello pancia rossa (Tringa subar-
quala). Di passaggio in maggio e giugno in bande
numerose e in tutte le livree, con f venti pio-
, vosi di libeccio.
— mòu; Chiò-chiò o Gambetta scherzosa (Totanus
ftiscus). Arriva in maggio; di passaggio quasi
annuale, raro in settembre.
— piccin; Gambecchio, Frullino V. Spilorsin pi-
gnóetto.
— rósso; Piovanello maggiore e Malbecchio (Tringa
canutus). Di passaggio sulla fine di maggio e
primi di giugno. È raro.
— scùo; Piovanello violetto (Tringa marittima).
Di passaggio in aprile e maggio. É raro.
Spilorso add. Spilorcio: Aggiunto di persona,
vaie Avarissimo V. Avarón.
Spina jéu s. m. rrugnòlo, Frugnuolo, Calca-
Irepola, Mugnaiiio, Cromato, Grumato di Valiom-
broso, Fungo spinoso. T. botan. Agaricus prxi-
■ nulus. Fungo assai comune in Toscana. Ha pelle
bianchiccia, grato sapore, odor grave come di
farina fresca, ma colto lo perde.
Spiua^ssi s. m. pi. Spinaci. T. boi. Spinacia
olcracea. Pianta che si coltiva negli orli, le cui
foglie comunem. si mangiano in tulta l'Europa
cotte in padella 'senz'acqua e condite con olio,
butirro, sale, aceto, uve appassite di Levante,
pinocchi, aglio ed altri aromi a cagione della
loro insipidezza. Se ne fanno anche torte.
Spinello s. m. Spinello. T. tannar. Carne del
tonno che è in mezzo alla schiena.
Spinetta s. f. Spinella : Specie d'antico strnm.
musicale a foggia di gravicembalo o arpa a giacere.
Sping-a-rdlo s. m. Spingarda: Pezzo d'arti-
glieria piccolo e corto, duna libbra di palla. È
andato in disuso,
n Spingarda, chiamasi adesso con lai nome Un
grosso archibuso da porta, da tre o quattr'once
di palla, che si adopera nella difesa delle fortezze,
collocalo sopra una forchetla mobile.
Sping-lietta. s. f. Spillo. '/. mil. Piccolo
strum. d'ottone o di ferro, di cui già si servi-
vano i soldati per isturare il focone de' fucili ,
acciocché l'innescaUira comunicasse colia polvere
che v'era dentro. Oggidì, essendo cangiato il si-
stema d'armamento, venne abolilo. - Sfotidatojo
e Sfoconatolo dicesi un eguale strum. che serve
a simil uso nelle artiglierie.
Spinn-a s. f. Spina: stecco acuto e pungente
de" pruni o d'altre piante.
n Spina, metaf. dicesi per Cosa che reca dolore:
Ho ùnn-a spinn-a a-ò chéu; Ho una spina al cuore.
„ _ Presso i fabbro-ferraj dicesi Uno strum. che
serve ad allargare i buchi stati fatti nel ferro.
„ — In Jiarin. chiamasi così Una specie di chiodo
che invece di capocchia ha un anello. Ve ne
sono però d'altre forme.
— da bótte; Cannella: Legno tondo, grosso quanto
stringe una mano, lungo circa un palmo, forato
internamente per lo lungo, che si adatta al fondo
della botte per attignere il vino, e tarasi coi
zipolo (spimelo).
— do gàngao; Ago: Quel risalto che ha l'arpione,
nel quale entra l'anello della bandella (mappa).
— dorsale; Spina dorsale: Il filo delle reni.
— ventosa; Spina ven;osa. T. chir. Quella malattia
del tessuto dell'osso, nella quale esso si dilata
e gonfia più o meno nella sua lunghezza, come
se vi fosse sofliato dentro.
S N5 gh'é réuza sensa spinn-e V. Réuza.
i
SPI
SPO
737
S Perde da-o tappo e dà spinn-a.. .. Aver danno
da tulle le parti.
Spinoelà. v. a. Spillare: Trarre per lo spillo
il vili della botte.
Spinoelo s. id. Spillo: Foreilino che si fa in
qualsiasi luogo d'uno de' fondi d'una botte, per
cavarne v;no onde assaggiarlo,
n Zipolo: Quel piccolo legnetlo, col quale silura
la cannella della botte Cspinn-aJ o d'altro.
« Spinoso. T. iltiol. Spinax niger V. Agdggióu.
Spinòu s. m. Cardo , a Firenze Pisciacane.
Sotto questo nome intendesi Una pianta spinosa
di diverse maniere che spontaneamente nasce nei
luoghi secchi e sterili, ne' campi, ne' prati e presso
alia città lungo le mura. Chiamasi Scolimocardo
CScolymus hispanicusj, quella che fa i fiori gialli,
e che comunem. trovasi pei terrapieni, lungo le
mura del Zerbino, ecc. Essa ha gli steli ramosi,
le foglie dentate, spinose, scorrenti; la costa media
ai disotto irta;, i fiori quasi aggregati, sessili,
ascellari, con brattee dentate, spinose. Somiglian-
tissima a questa in tutti i aralleri ve n'ha un'altra
specie appellata Cardo santo (Cardus benedictaj.
Dicesi poi Cardo stellato (Cardus stellatusj,
quella che fa i fiori porporini, e talora bianchi,
e che trovasi sovente ne" campi, in luoghi aridi
e ne' boschi V. Béussai.
Spinace v. a. Spingere, Spignere, Eccitare, In-
stijiare, Slimolare, Spronare: Muovere a fare.
Spiòn s. m. Spione, Spiaccia. Acer, di Spia.
" Spigone: Sorta di rete da pescare le acciughe.
Spiòuà. v. a. Spiare, Esplorare: Andar inve-
stigando gli andamenti, i segreti altrui.
Spionezzet V. Spiana.
Spippo 0 Spippoo add. Mingherlino,
Soitiiino: Di complessione sottile, magra.
Spira v. n. Spirare: Mandar fuori l'ultimo spi-
rito, Morire,
n Spirare, parlandosi di tempo o di cose che vi
abbiano relazione, vale Scadere, Terminare, Fi-
nire, cioè Scadere il tempo prefisso al pagamento
od altro che fosse da farsi.
Spirag-lios. m. Spirale. T. oritio/. Quella molla
che regola il tempo degli orinoli da tasca.
Spirito s. m. Spirito e poelic Spirto : Sostanza
incorporea,
ti Spirito, per Facoltà di concepire. Vivacità d'im-
maginazione,
n — per Animo, Coraggio, Ardire, Franchezza.
» — per Sentimento d'un autore, d'una legge, ecc.
« — per La parte più sottile e ignea di tulli gli
enti , e così si chiamano Quei liquori più ignei
che si traggono dalle cose per distillazione o in
altra guisa.
— de conlraddisión V. Contraddiziòn.
— de vin; Spirito di vino, Spirilo ardente, Acquar-
zenle; altrim. Alcool o Alcoole.
— folletto; Spirito folletto V. Folletto.
— santo; Spirilo santo: La terza persona della
Ss. Trinità.
n Per iscbcrzo dicesi II pollastro o il piccione da
cuocere o cotto.
S Spiriti vitali; Spiriti vitali: Le parti più fine
e più agitate del sangue.
S Aveì dò spirito; Aver coraggio, ardire, Essere
animoso, coraggioso.
Spiri tositae s. f. Arguzia, Frizzo, Motto:
Detto 0 Fatto spiritoso, e talvolta piccante.
Càsàcoia, JHzionario Oenovete-Italiano.
Spiritoso add. Spiritoso: Aggiunto a persona.
Che ha vivacità di spirito, Che ha pronti molti
arguti e tratti piacevoli.
Il Spiritoso, detto di qualunque liquido, vale Che
ha molto spirito.
Spiscioelà, V. n. Zampillare, e nell'uso se-
nese Pispinare : Uscir per zampilli o Mandar fuori
a piccoli spilli 0 zampilli il liquore ; ailrim.
Schizzare. Spicciare, Spruzzare.
Spiseioeletto s. m. Zampilletto, Pispinelio.
Dimìn. di Zampillo, di Pispino V. Spiscioelo.
Spiscioelo s. m. Zampillo e nell'uso senese
Pispino: Quel soltil filo d'acqua o d'altro liquore
che schizza fnori da uà piccolo canaletto; altrim.
Schizzo, Spruzzo.
Splendido add. Largo, Liberale, Generoso:
Che usa generosità, liberalità, Che è largo dì mano.
Il Talora si usa per Spendereccio, cioè Che si di-
letta dì spendere.
Splendo s. m. Splendore: Sovrabbondanza di
Ince scintillante ristretta insieme; Lucentezza,
Rilucentezza, Fulgore, Chiarore.
Spoletto s. m. Spoletta : Cannello di legno
pieno d'una lenta mistura dì polverino, salnitro
e zolfo, fermalo nell'occhio della bomba o gra-
nata per accenderla e procurarne lo scoppio a
tempo.
Il Spoletto. T. de' tessit. Il fuscello della spofa, in
cui s' infila il cannello del ripieno.
Spolmona.se n. p. Spolmonarsi: Perdere o
Sputare o Seccarsi i polmoni a gridare. Sfiatarsi.
Spolpa V, Spòrpod.
Spolvera v. a. Spolverizzare. T. piti. Rica-
vare un disegno collo spolvero.
Spolverinn-a s. f. Spolverina: Sopravveste
da viaggio per riparo dalla polvere. Oggi chia-
masi volgarm. Blusa V. Blusa.
Spolverizza v. a. Spolverizzare e Spol-
verezzare : Aspergere con polvere checchessìa.
Spólvero s. m. Spolvero. T. piti. Foglio bu-
cherato con ispilletto, nel quale è il disegno che
si vuole spolverizzando ricavare, facendo per
que' buchi passar la polvere dello spolverizzo.
Sponda s. f. Sponda: L'estremità di qualun-
que oggetto relativamente alla soa lunghezza e
larghezza.
— dò letto; Sponda del Ietto: L'estremo margine
laterale di esso da ambe le partì.
S Spónde do bigliardo; Mattonelle: Le quattro sponde
che ornano la tavola su cui si ginoca al biliardo.
Le sponde maggiori diconsi Mattonelle dì fianco,
le minori, 3Iattonclle di battuta. - Battuta dicesi
La parte interna delle mattonelle imbottita di crino
e contro alla quale urtano le palle in giuocando.
Il — dò letto ; Sponde del letto : Nella intelajatura
del letto di legno diconsi Le due partì laterali
che formano la slessa.
% Fa ùnn-a biglia de spónda; Far mattonella, al
giuoco del biliardo dicesì Quando si trucca la
bilia dell'avversario senza tirarvi contro di brocco,
ma facendo prima batter la palla nella spranga
del biliardo; dicesi anche Prendere dì calcio.
Spandòla s. f. Sponderola e Spondernola.
T. legnaj. Specie di pialla, il cui ferro ha la
stessa larghezza del piano del corpo. Serve a pial-
lare contro una sponda o altro risalto, dove non
giungerebbe il ferro della pialla ordinaria, perchè
men largo che non è il ceppo.
47
738
SPO
SPR
— a canto; Sponderola a canlo, dicesi Quella, il
cui ferro ha il taglio obbliquo. Serve a piallare
il legno in tralice, cioè obbliquamenle alia fibra,
e impedisce che questa non isebianti.
Spouta<iieit8e s. f. Spontaneità: Il consenso
della volontà ossia La ragione formale dell'azione
spontanea,
it Facilità, Franchezza, Prontezza nell'operare.
Spopola; V. a. Spopolare, Di popolare, Dispo-
polare, Disertare, Disolare : Vuotar di popolo le
città, i paesi, le provincie; e talora Distruggere
la popolazione con guerra o con pestilenza o sim.
S Spopolàse n. p. Spopolarsi, Dipopolaisi, ecc.:
Diminuirsi la popolazione. Restar senz'abitanti.
Sporca, V. Brutta.
Sporcaceión. V. Porcacciòn.
Sporco s. m. Sporco. T. statnp. L'effetto op-
posto dello Smangiare (V. Smangia nel 2° signif.).
Ciò accade quando la fraschetta, troppo tagliata,
lascia scoperta qualche parte del foglio di slampa,
fra quelle che hanno a rimaner bianche.
Sporco add. Sporco, Sucido, Sudicio, Lordo, Ler-
cio^ Schifo, Sozzo : Aggiunto di persona e di cosa.
« Sporco, Sudicio, dicesi frequentem. in senso fìg.
di Persona di laide azioni e di sconcio parlare.
S Giancaja sporca; Panni sucidi, Biancheria sudi-
cia: Quella che è da porsi in bucalo.
S ParoUe sporche ; Parole sporche, sucide, laide,
cioè disoneste, turpi, indecenti, lascive.
Sporiiiòiià.se V. Spolmonasi.
Spórpoa, V. a. Spolpare, Dispolpare: Levare
la polpa,
n Spolpare, per similit. Privare, Spogliare: 0 m'ha
spórpuóu de tutto; VA spolpò d'ogni cosa.
S Spórpoàse n. p. Spolparsi, usasi figurat. per
Privarsi, Spogliarsi.
Sporta, s. f. Sporta : Arnese tessuto di giunchi,
paglia 0 sim., con due manichi per uso di tras-
portare robe per lo più commestibili.
— da éuio; Gabbia o Gabbia da olio, e in qualche
dialetto della Toscana Busca e Buscola: Quella
gabbia fatta di corde d'erba detta Stramba, in-
trecciata a maglie a guisa di rete, di forma ro-
tonda, con una bjca nel mezzo, di sopra e di
sotto, nella quale si mettono le ulive infrante
per istringerle.
S Piggid a sporta e i fceri V. Fwro.
Sportig-g-iéua, s. f. Sparo e Sparalo, così
chiamansi Quei tagli o aperture che sono nella
camicia dell'uomo; havvi Lo sparato del petto,
Gli sparati delle maniche e Gli sparati di fondo.
— di càsoin; Sparato davanti, dicesi ne' calzoni,
lunghi 0 corti, e che non hanno loppa fportel-
lettoj, Quell'ampia. apertura anteriore, della quale
i lembi si abbottonano l'uno sull'altro. - Sparato
de' ginocchi o Sparato di fianco, Quell'apertura
laterale presso ciascun ginocchio de" calzoni corti
0 brache, la quale si abbottona, per quindi af-
fibbiarla 0 stringerla con laccetti.
Sporto s. m. Sporto: Denominazione generale
di Tatto ciò che sporta in fuori della dirittura
d'un muro o d'altra cosa.
M In Archit. dicesi Aggetto o Spaldo Quello spor-
gimento che fa un membro d'architettura, cioè
Lo sportar in fuori della dirittura o sodo del
muro, come fauno gli architravi, le cornici, ecc.
Spòrtala, s. f. Sportula , Propina : Onorario
che si dà ai giudice per la data sentenza.
Sporze V. n. Sporgere e Sporlare : Uscir chec
chessia dal piano o dal perpendicolo ov'è affisso.
Il In Archit. (iicesi Aggettare o Far aggetto Lo
sporgere in fuori, L'uscir della dirittura e piombo
d'un muro.
'I Detto di stanza, finestra o sim., dicesi Rispon-
dere, Riuscire in un luogo : A moe stansa a
sporze in stradda; La mia stanza riesce sopra
la strada.
Sporzimento s. m. Sporgimenlo, Sporto
V^. Sporto.
Sposa, s. f. Sposa: Fanciulla che sta per ma-
ritarsi 0 è maritata di fresco.
S Anello da sposa; Fede: Anello nuziale o ma-
trimoniale, nel quale, in cambio di gemma, si rap-
presenta talora un par di mani congiunte insieme.
S Contento cómme ùnn-a sposa; Più coDlento di
una sposa, vale Contentissimo, Gioiosissimo.
S Corredo da sposa V. Corredo.
g Roba da sposa; Veste nuziale.
Sposa, v. a. Sposare : Pigliar per moglie o per
marito; Ammogliarsi, Maritarsi.
— ùnn'opinion, un scistema; Sposare un'opinione,
un sistema: Star ostinato nel proprio parere.
'Sposaeg-o s. m. Sposalizio. Voce del con-
tado V. Sposalizio.
Sposaenu-a s. f. Sposina, dicesi per vezzo
a Sposa novella.
Sposag'g'o V. Cinque nell'ultimo significato.
Sposalizio s. m. Sposalizio : La solennità
dello sposarsi, La celebrazione delle nozze.
Sposóiz s. m. Sposo : Quegli che sta per am-
mogliarsi 0 è ammogliato di fresco.
S Letto da sposaci; Talamo.
S Paci un sposóu; Esser lindo, attillalo, ben as-
setto. Essere in gran gala.
S Rcgulli dò sposóu; Doni sponsali, e anlicam.
Dònora: Quegli arnesi che si danno alla sposa
prima d'andare alla casa del marito.
Sposta, V. a. Spostare: Levar di poslo.
Spòu s. m. Frullino : Strum. fatto d'un asse di
legno, lungo on palmo e mezzo circa, alle due teste
del quale son conficcati due ferri elevantisi ad
angolo retto, i quali servono per sostenere un'asta
parimente di ferro, che si mette per traverso ad
essi, e nel cui mezzo è fermata una ruota di
legno; da un lato di quest'asta s'infila un roc-
chetto per incannare il filo, e dall'altro si fa
girare dandovi su colla mano.
Spra>ng>a, s. f. Spranga: Legno o Ferro che
si conficca a traverso per tenere insieme e unite
le commessure; e presso i legnaiuoli Tutti quei
pezzi di legname che vanno a traverso d'una
porta 0 uscio, e si uniscono ai battitoi.
S Spranghe dd letto ; Sponde del letto. Voce bassa
e del contado V. Spónda.
Sprang-à v. a. Sprangare: Metter le spranghe.
— de balle; Sballare, Panzanare, ecc. V. Spara.
— di càsci; Sprangar calci, parlandosi di cavalli o
sim., lo stesso che Tirar calci.
S Sprangale grosse; Lanciar campanili o cantoni
in aria: Spacciar cose e frottole non verisimili
0 impossibili.
Spraugón. V. Contaballe.
Spreg-iùdLioóvi add. Spregiudicato: Di li-
beri sentimenti, Che non è soggetto a pregiudizi.
Spremine v. a. Premere, Spremere e Sprie-
mere : Stringere una cosa tanto che n'esca il sugo.
;c- *
SPR
SPU
7S9
l'omido 0 altra materia contenota in essa. Par-
landosi di limoni, dicesi piiì propr. Strizzare.
— a faceta a ùnn-a pcrsónn-a; Premer la faccia
ad alcuno, vale Stringergliela forte colla mano
in atto di sdegno.
— l'ùga; Pigiar iuva V. Setacea.
S Fase spremine a fa ùnn-a cosa; Farsi pregare
a far checchessia, dicesi di Persona restìa, pigra
0 avara, che mal volentieri accondiscenda ad ana
preghiera, ad un invito o anche a fare il suo
dovere.
S Spremmise ; Ponzare e Pontare : Far forza per
mandar fuori gli escrementi del corpo, il parlo
0 simile.
Spiremmiliiiioiii s. m. Strizzalimoni, Ma-
tricina, e da aldini anche Pera: Specie di strettoio,
con cui si spremono i limoni.
Spreiiiiii.itùa< s. f. Spremitura: Lo spremere
0 La maieria spremuta.
Sprescia, s. f. Prescia, Pressa, Fretta, Pre-
mura. Voci che si adoperano l'una per l'altra,
ma che hanno le seguenti distinzioni fra loro:
La Fretta è Un vivo desiderio di avacciare, di
spedire o di far checchessia; Prescia o Pressa
è L'alto della fretta in chi sollecita i suoi mo-
vimenti, cosi si p;ò Aver fretta e andare adagio;
Premura è ana delle cagioni o degl'indizj della
fretta.
S De sprescia o In sprescia; In fretta, A fretta.
All'in prescia. Posti avv. vagliono Con gran pre-
stezza, Frettolosamente.
Spiresción (Dej; in fretta e in furia. Modo
avv. e vale Presto presto, Con somma fretta.
Spi:*essà. V. a. Sprezzare, Spregiare, Dispre-
giare, Disprezzare: Avere o Tener a vile.
§ Chi spressa o schcrsa cómpra V. Cómpra.
Sprexad.d.o add. Sprezzante, Beffardo, Sce-
^ dardo : Che sprezza. Che fa beffe, Che schernisce
V. Dcsprexaddo.
Sprofónd-à v. n. Profondare, Sprofondare,
Sprecipitare: Cader nel profondo.
S Sprofòndàse; Sprofondarsi, detto della terra,
vale Aprirsi come una voragine.
Spi*of5]id.òu p. pass. Profondalo, Sprofon-
dalo V. Sprofonda.
n Sprofondato, detto di strada o sim. vale Subbis-
sato, Rovinato, Guasto.
Spròn s. m. Sprone e Sperone, figurai, vale
incitamento. Slimolo.
Sprona, v. a. Spronare: Propriara. Pungere collo
sperone le bestie da cavalcare perchè camminino,
n Spronare, figurai. Sollecitare, Stimolare, Incitare,
Spignere a far qualche cosa.
Sproporziòn s. f. Sproporzione, Dispropor-
zione: Mancanza di proporzione.
Sproporzionò u. add. Sproporzionato, Di-
sproporzionalo : Che non ha proporzione o Che
è faori di proporzione.
Sproposito s. in. Sproposito : Cosa fuori di
proposilo, di regola o di ragione; Svarione, Scer-
pellone, Marrone, Farfallone, Scompiscione, Stra-
falcione: Detto spropositato o sciocco, ed anche
Errore solenne non solo nel parlare, ma anche
neir operare.
» Sproposito , per Semplice errore in un' arie o
scienza: 0 dtxe ciù spropoxili che paroUe;
E' dice più spropositi che parole.
— da cavalli; Spropo6i(accio, Spropcsilone, Spro-
posito dell' ottanta o da pigliar colle molle V.
Cavallo.
S Domanda un spropoxito d'ùnn-a cosa; Chie-
derne uno sproposito, (ìs:urat. Domandar di chec-
chessia un prezzo eccessivo.
S Èsighe un spropoxito de roba; Esserci DQ.
flagello, un subbisso, un fiotto, un nugolo, aa
fracasso, un'infinità o gran quantità di cose.
Spropoxitóu add. Spropositato, Enorme,
Smisurato; Eccessivamente grande, Straordina-
riamente grosso.
Spropria v. a. Spropriare e Spropiare: Pri-
vare, Spodestare delle cose proprie.
S Spropriàse n. p. Spropriarsi e Spropiarsi: Ab-
bandonar la proprietà, Rinunziare ad nna cosa
propria.
Spruin s. m. Spruzzolo, Sprozzaglia: Pioggia
minutissima.
Spruinà v. a. Spruzzare, Sprozzolare, Sbriz-
zare. Sprizzare: Leggermente bagnare, o si faccia
colla bocca socchiusa mandando fuori con forza
il liquore che vi si ha dentro, ovv. colle dita
bagnale, o con ispazzole e granatini e sim.
.1 Spruzzolare, usato in senso neul. vale Pioviggi-
nare, Cader !a pioggia in minutissime gocce;
diccsi anche Lamicare, ma è poco usato.
Sprùssa V. Spruind nel 1° significato.
Il Spruzzolo, Spruzzaglia V. Spruin.
Spùa v. n. Sputare: Mandar fuori saliva o altra
cosa per becca.
Il Parlando di tessuti variamente colorili, oe' qaali
0 per essere stali lavati- o per altra cagione i
colori si dilatano e si confondono insieme, dì-
cesi Strizzare.
H Detto di carta, la quale per non essere slata
incollata succhia l'inchioslro da scrivere, dicesi
Succhiare: Pappe chi spiia; Carla che succhia.
— dince; Slazzerare o Snocciolare i quattrini, vale
Mellerli fuora, Sborsarli: Ammioe o aù de fdlo
spùd; Badale soprattutto ch'egli slazzeri i quallrini.
— in ta faccia a ùnn-a persónn-a; Sputacchiare
uno: Sputare nel viso altrui per dispregio.
— in ta faccia discorrindo; Spruzzare, Spruzzare
a vento, Spruzzolare, Sbruffare, dicesi Quando
uno parlando spula nel viso altrui.
— riandò; Spular tondo: Star in sul grave. Osten-
tar gravila. Parlar sentenziosamente.
— sentense; Spulare o Scatarrare o Sbolgetlar sen-
tenze; Profferir sentenze con affettazione e so-
vente fuor di proposito.
S Chi ha a bócca amaa no péu spùd dòge V.
Amào (add.).
§ Chi spùa contro ò vento se spùa addosso; Chi
sputa contro il venlo si sputa in faccia, e io
m. b. Cbi piscia contro il vento si bagna la ca-
micia. Prov. denolantc che Chi fa una cosa al-
l'opposto di quel che' dovrebbe, per lo più gliene
incoglie male o danno.
I Spùase in te moen ; Sputarsi nelle mani o nelle
dita, figurai, vale Accignersi, Apparecchiarsi con
calore alla fatica.
Spùasentense s. m. Sputasentenze: Colai
0 Colei che parla sentenziosamente e con affet-
tata gravità; altrim. Sputasenno, Cacasenno.
Spùea s. f. Sputacchiera: Sorla di vaso da spu-
tarvi dentro, e l'adoperano specialmente i maiali.
II Sputacchiera o Cassetta da sputare: Quella cas-
sell!i di legno o di latta verniciala, con enlrovi
740
SPU
SQU
delia segatura di legno, che si tiene in terra
nelle stanze pulite ad uso di sputarvi dentro per
non isporcarc il pavimento.
Spùeto s. m. Spuletto. Dim. di Sputo.
S Fa i spùeti-; Sputacchiare: Sputare sovente, ma
. poco alla volta.
Spùeto s. m. Scudetto: Piccolo cerotto stoma-
chico fatto a foggia di cuore.
Spuioso add. Pauroso: Che ha paura, Che di
leggieri teme; altrim. Timido, Timoroso, Pavido.
Spùmiuà, V. a. Sfumare. T. pitt. V. Sfùmmà.
Spùnuuìn s. m. Sfumino. T., pia. Pezzuole
di pelle 0 di carta ravvolta a cono, che si ado-
pera per islendere l'acquerello o la matita sulla
carta.
Spuucià; v, a. Spignere e Pignere: Far forza
di rimuovere ta sé o di cacciar oltre checches-
sia; altrim. Urtare.
Il Spignere, metaf. Sollecitare, Stimolare, Spronare,
Incalzare, ecc.
Spuncióu s. m. Spintone , Urtone : Spinta
grande, Urto grande.
Spunta V. a. Spuntare : Propriam. Levar la
punta 0 Guastar la punta.
Il Spuntare, in signif. neut. vale Cominciare a na-
scere, Uscir fuori,
n — per Apparire. Comparire, Farsi vedere.
— a barba, e come, i denti; Spuntar la barba,
le corna, i denti: Cominciar a metterli. Man-
darli fuora.
— ó so; Spuntare il sole, vale Cominciare a sor-
gere, ad apparire.
— ùnn-a cosa; Spuntare alcuna cosa, figurai. Su-
perarla, Ottenerla rimovendo le difficoltà.
S Spuntala con un; Spuntarla, Sbarbarla con uno:
Ottener ragione o quello che si desidera.
Spuuzia. s. f. Spegna e comunem. Spugna.
T. botan. Spongia offlcinalis. Pianta zoofila che
trovasi attaccata agli scoglj del mare, ed è for-
mata d'una serie di piccoli tubi capillari, che
possono ricever l'acqua ne^loro interstizi e gon-
fiarsi notabilmente. Questa pianta convenevolm.
preparata serve a molli usi domeslici, non che
delle arti ed alla medicina, per la sua proprietà
d' imbeversi gran copia d'acqua e di cederla alla
minima pressione.
% O l'è ùnn-a spunzia; È una spugna, si dice
per similit. di Uno che bee molto.
Spiiuzia/ s. m. Colpo dato colla spugna.
Spixuzieta. s. f. Spugnelta. Dim. di Spugna:
Piccola spugna.
Spuuzìéua. s. f. Spugnola, Spiìgnolo, Spu-
gnino, Spongino, Trippetto, Bucherella, Morella,
Morilla. T. boi. Morchella esculenta. Fungo che
ba lungo e spugnoso cappello a cono acutissimo,
di color giallo-ocrato : il gambo corto, denso,
fistoloso e bianchiccio. É mangereccio e tenuto
da molli in gran pregio.
Spùo s. m. Sputo, pegg. Sputacchio : La materia
liquida che si sputa. Gli sputi si dicon da' me-
dici eruginosi, quando sono di color giallo-ver-
' diccio; gommosi, quando rassomigliano ad una
soluzione spessa di gomma; schiumosi, quando
sono coperli di schiuma; rubiginosi o rug-
ginosi, quando sono di color giallo-rossigno;
striali, quando contengono strisce di sangue;
sanguigni, quando son colorati in rosso dal
sangue, ecc.
$ Attaccóu co spùo V. Attaccóu.
§ Mangia pan e spùo V. Mangia.
Sptìrg-à v. n. Spurgare: Far forza colle fauci
di Irar fuori il catarro dal petto,
S Spùrgàse n. p. Spurgarsi: Gettar fuori il catarro.
Spu.ssa> s. f. Puzza, Puzzo, Fetore, Sito, Lezzo,
Tanfo. Queste .voci, abbenchè si usino talvolta
per sinonimi, pure differiscono Ira loro nella pre-
cisa loro applicazione. Puzza e Puzzo dicesi
di Qualunque odore non buono; esso può essere
pili 0 men grave: La puzza d'una piaga. Il puzzo
di brucialo, d'olio fritto. Fetore è alquanto più
del Puzzo, e dicesi di cosa fracida e corrotta:
Il felor d'un cadavere. Sito propriam. è Quel
puzzo che viene per lo più da cosa giacente in
un luogo, da stanza stata lungo tempo chiusa
e sim. Lezzo è Mal odore che procede da sudi-
ciume di corpo animale, onde: Saper di lezzo
dicesi delle persone e delle bestie che mandano
fetore. Tanfo è Puzzo che viene a un trailo e
percuote il senso, sia di mucido o d'altro.
Spùssà V. n. Puzzare, Putire: Avere o Spi-
rar mal odore. Lezzare o Allezzare, Puzzare
di lezzo ; Sitare, Aver sito, Puzzar di silo ; Fé-
tere. Render fetore, latinismo da usarsi solo in
certi tempi e modi e con gran senno V. Spéssa.
— camme ùnn-a carogna; Puzzare come un avello.
Ammorbare, Appestare: Render pessimo odore.
— de bestin; Lezzare, Allezzare, Saper di lezzo.
Dicesi anche famigliarm., e non già per irrive-
renza, Puzzar di frate o di prete, per Quel certo
fetore d'untume, che tramandano alcuni fra essi,
probabilmente derivante dalla trascurata mon-
dezza de' loro vestimenti sottani.
— i pé; Puzzare i piedi, ed anche Sonar co' calcetti.
— 6 scióu V. Scióu.
§ E cose remence spùssan V. Remenóu.
Spùssò s. m. Lezzone e Lezzona: Uomo o
Donna sudici e sciatti.
§ Fd da spùssó; Far il bellimbusto, il profumino,
il cacazibetto, lo sninfio, dieesi comunem. di
Coloro che, noi potendo, vanno soverchiamente
attillati.
Spùssolento add. Puzzolente, Putente, Puz-
zoso, Lezzoso, Fetente, Fetido: Che pule, Che
puzza. Che rende fetore.
Sq[uacciii s. m. Inchino: Fd 5 squaccin;
Far l'inchino, dicesi per Io più delle donne
quando s'abbassano con certa grazia per rive-
rire altrui.
Sq.«.ad.d.ra. s. f. Squadra: Strum. formato di
due regoli commessi ad angoli retti, col quale
si squadra, cioè si formano o si riconoscono gli
angoli retti. Serve a' maestri nelle costruzioni.
— fàsa; Squadra zoppa, Calandrino, Pifferello: Squa-
dra mobile, fatta di due stecche o regolelli di
legno incastrati insieme all'un de' capi girevol-
raenle, a modo di compasso, le cui braccia pos-
sono aprirsi ad ogni sorta d'angolo.
% Andd féua de squaddra; Uscir di squadra, fi-
gurai, vale Uscir de' termini, dell'ordine.
§ Èse féua de squaddra; Esser fuor di squadra,
cioè non aggiustato o regolato colla squadra.
Il — in squaddra; Fssere a squadra o in isquadra,
vale Essere in situazione perpendicolare.
Squaddra, s. f. Squadra. T. milit. General-
mente Una quantità indeterminala di soldati, e
per Io più comandata da un caposquadra; Banda,
SRA
STA
741
Schiera. Oggidì s'intende Una parte della com-
pagnia comandata da un caporale.
i) Squadra, per Qualunque moitii-jdine determinata
di persone o d'operaj o lavoranti, i quali ser-
vono sotto gli ordini d'un capo.
M — In terra, di Marin. dicesi d'Un numero di
vascelli da guerra diretti da un comandante.
Sq.ua,d.di*à< v. a. Squadrare e Quadrare: Ren-
der quadro o ad angoli retti checchessia.
n Squadrare, per Aggiustar colla sq ladra.
n Quadrare V. Quaddrd.
— da capp'a pé ; Squadrare dal capo alle piante
0 da capo a piedi V. Cappo.
Sc][iia.d<li*a.tùa< s. f. Squadratura : Lo squa-
drare e Lo stato della cosa squadrata.
Sq[iia<<l<li*òii s. m. Squadrone. T. milit. Quan-
tità determinata di soldati a cavallo; ed è Una
delle parti d'un reggimento di cavalleria, com-
posta comunem. dì due compagnie da cinquanta
a cento uomini caduna.
ti Squadrone: Spada di lama assai larga e lunga,
diritta od alquanto ricurva, col taglio da una
parte sola, la quale si porta al fianco sinistro
appesa ad un centurino dagli ufficiali, da tutta
la cavalleria leggera e da' carabinieri a cavallo.
Sq^ua<ddr*oiià, v. a. Squadronare: Ordinare
gli squadroni, Porli in ordinanza V. Squaddrón
nel 1° signif.
S Squaddronàse n. p. Squadronarsi : Schierarsi gli
squadroni. Porsi in ordinanza.
Squa^ddrona, s. f. Colpo dì squadrone V.
Squaddrón nel 2" signif.
Sq.ii8ea. s. f. Pancone: Legno segato per lo
lungo dall'albero, di grossezza di sopra a tre
dita, del quale, rifendendolo, si fanno assi piò
sottili, delti Panconcelli e Correnti V. Toé.
Squaeo (Pelle de); Sagrì e Zigrino V. Pelle.
n Detto figurai, di persona, vale Soggettino, Ca-
vezza, Mala lana V. Pelle d'éuio, Pelle gramma
nelle voci Éuio, Pelle.
S(j[ìX8exi a vv. Quasi : Poco più che. Presso che,
Mezzo mezzo.
— che; Quasi, Come se.
— squcexi; Quasi quasi, lo stesso che Quasi, ma
ha alquanto più di forza.
(Squaejici s. m. pi. Invenie, Smorfie, Lezj, Sman-
carìe, Smiaci, Squasillì V. Nonne.
Sq.ua.x*sà, v. a Squarciare, Stracciare, Lacerare.
Squairso s. m. Squarcio: Tag'io grande; Aper-
tura, Fessura, Sfenditura.
" Squarcio, per Pezzo di qualche opera letterària;
Frammento, Brano d'autore.
n Spalletta: Quella parte del muro tagliata a sghim-
bescio accanto agli stipiti e architrave delle porte,
finestre e sim.
Sq.uaz*sò]i s. m. Squarcione, Bravaccio, Ta-
gliacantoni, Spaccone, Spaccamontagne, ecc. V.
Spaccamontagne.
Sq.via,r*tà v. a. Squartare, antic. Squatrare: Di-
vìdere in quarti: Vorrieivo ese squartóu s'6 no
me a paga; Vorrei essere squartato s'è' non me
la paga.
S Vatt'a fa squarta; Va sulle forche, Va in ma-
lora. Va al diavolo. Va al boja. Modi d'impre-
cazione.
Squascio s. m. Crollo, Tracollo, Scossa, Danno.
Sq[ua<tta;X*àse V. Impattardse.
Sjraxònà; v. n. Sragionare: Ragionare storta-
mente contro ogni buono principio di logica;
Anfanare, Scioccheggiare, Parlare a vànvera, Non
saper quel che uno si dice.
Sreg-olòu. add. Sregolato, contr. di Regolalo,
0 dicesi per lo più nel mangiare e nel bere.
Sta. e Sto add. Questo e Questa; da alcuni
trovasi anche usato, ma raramente e per aferesi,
Sta e Sin: A sta manca, a sto moddo nò se
péu vive; A questa maniera non si può vivere.
Sta. s. m. Stajo: Vaso col quale si misura grano,
biade e sim.; ed usasi anche per La misura piena.
Sta. V. n. Stare. Verbo frequentissimo per la va-
rietà de' significati che esprìme, e per la molti-
plìcità delle maniere, nelle quali si adopera.
» Stare, per Essere: Se a cosa a sta cdmme ti
dixi; Se la cosa sta come tu dici.
n — per Consìstere : Chi ghe sta tutto ; Io ciò
sta, cioè consiste, il tutto.
« — per Abitare, Dimorare: Scià me sa di dove
5 sta de casa ? Mi sa ella dire dove sta di casa ?
M — per Fermarsi, Intrattenersi; 0 Ce stoeto treì
meìxi a Tòrriggia; Egli stette tre mesi a Tor-
rìglìa. E in questo signif. usasi anche in neut.
pass.: 0 se ne sta tutto l'anno in villa; Egli
se ne sta tutto l'anno in campagna.
n — per Indugiare, Tardare: 0 l'è stoeto qtuit-
tr'óe a vegnì; Egli stette quattr'ore a venire.
n — per Capire dentro: In tò beùlo a nò ghe
sta; Nel baule non ci sta.
« — per Passarsela bene o male, e riferiscesi alla
costituzione e sanità del corpo, alla quiete e
tranquillità dell'animo e alla comodità e condi-
zione della vita : Còmme ti stw ? Staggo ben;
Come stai? Io sto bene.
n — per Vivere: 0 sta tutto o giórno c'ùn pò
de pan: Egli sta tutto il dì con un po' di pane.
Il — per Durare, Conservarsi, Mantenersi, Conti-
nuare: Gh'é stoeto ò segno ancòn pe dui meìxi;
Vi stette il segno ancor due mesi.
n — per Regolarsi, Diinrtarsi, Aver contegno:
Ve ò dio mi còmme se deve sta in schéua;
Dirovvel io come si deve stare in iscaola.
n — per Andare: Sòn stoeto à caccia; Sono slato
a caccia.
n — Riferito a tempo, vale Passare: 0 sta tutto
ò giórno a leze; Egli sta lutto il dì a leggere.
n — In terra, geora. vale Aver eguale proporzione:
A B sta a D E còmme G P sta a N T ; A
B stanno a D E come G P stanno a N T.
n — Accorapagnato cogli aggeli., ha la forza del
V. Essere: Véuggio eh' ò stagghe attento; Vo'
ph'egli stia attento.
t) — Accompagnalo cogl'infiniti de' verbi, mediante
la panie. A 0 Ad, dà grazia, ma non aggiunge
0 muta la significazione, ond'è tanto a dire:
Ve staggo a senti; Io sto ad ascoltarvi, quanto
Ve sento; Vi ascolto.
n — Accompagnato co' gerundj, esprime l'azione
significata dal verbo, da cui si trae il gerundio:
0 stava mangiando ; Egli stava mangiando, cioè
Mangiava.
I» — Finalmente retto da altri verbi, come pure
accompagnato da altre particelle o da diversi
nomi, forma moltissime locuzioni, anche non com-
prese nelle suddette dichiarazioni generiche, della
più parte delle qnali ho creduto bene di far
menzione col solito ordine alfabetico a comodo
de' lettori.
^42
STA
STA
— a aggueitd; Far capolino: Guardare di soppiatto,
Affacciarsi destramente di soppiatto per veder
altrui e tanto poco che difTicilmeDle' si possa
esser veduto.
— a burla; Reggere alia celia V. Burla.
— a cadello; Star a segno, in cervèllo, a martello,
a dovere V. A cadello.
— a casa, Sta a casa dò diao V. Casa.
— a cavallo; Star a cavallo, vale Cavalcare.
— a ciacciurà V. Ciacciard.
— a ciati terren; Stare a terreno, vale Abitare
nelle stanze terrene.
— a ciòmd da-o féugo, a dòma in letto V. Ciòmd.
— a demodse, a hàsigdse, a locciàse, a ninndse;
Stare a bada, a dóndolo, Dondolarsi, Tentennarla,
Lettarla, vagliono Trattenersi, Cftnsumar il tempo
senza far nulla.
— a denti scinti ; Stare a denti secchi, cioè senza
mangiare.
— d dieta; Far dieta o Stare a dieta V. Dieta.
— d discrezidn d'ùnn-a pers5nn-a V. Discrezidn.
— a disnd , a gena, a fd colazìon, a dormì;
Slare a desinare, a cena, a colazione, a dormire,
vagliono Desinare, Cenare, ecc. '
— d drita V. sotto Std a man drita.
— a-e trosse d'un; Stare alla vita d'alcuno: In-
calzarlo, Pressarlo.
— a dovei ; Star a dovere. Star a segno V. Dovei.
— a fronte V. sotto Sta a peto.
— a galla; Star a galla. Galleggiare, vale Soste-
nersi sull'acqua; e (ìgurat. Esser superiore.
— a-i diti; Star alle grida: Creder quello che co-
munem. si dice, senza ricercar di vantaggio.
— a-i ordini; Stare agli ordini, all'ubbidienza e
sim., vale Ubbidire.
— a-i patti; Stare a patti, Tener il patto, va-
gliono Mantener la data parola.
— a livello; Stare o Essere in bilancia o in equi-
librio, parlando di stadera, dicesi quando il ro-
mano, e parlandosi di bilancia, quando i pesi
fé peizej contrappcsano appuntino la roba che
si pesa.
— all'cegua; Star all'acqua: Esser bagnato dalla
pioggia.
— all'aia; Star all'aria, vale Essere a cielo sco-
perto 0 in luogo aperto.
— allegro; Stare in zurlo: Trattenersi in allegria.
Divertirsi ; e talora Vivere con fiducia, con si-
carezza, e dicesi Star di buon animo. Star di
buon cuore.
— all'erta; Stare all'erta V. All'erta.
— all'ombra; Stare all'ombra, -cioè Essere in luogo
ombroso.
— all'ordine V. sopra Sld a-i ordini.
— all'ozio; Star all'ozio, vale Vivere oziosamente,
Non far nulla.
— all'umido; Star all'umido : Essere in luogo umido.
— a man drita; Stare a manritta, cioè a parte
destra, dal lato destro.
— a man scinistra; Stare a sinistra, a mancina:
Slare dalia banda sinistra, dal lato manco.
— a-o barcón ; Stare alla finestra V. Barcòn.
— a-o fóndo; Slare al fondo. Non galleggiare.
— • a-o scùo; Stare al bujo o all'oscuro, vale Esser
in luogo oscuro, senza luce.
— a-o sé; Stare al sole V. So.
— o pasto; Mangiar a pasto: Mangiar solamente nel
tempo della colazione, del desinare e della cena.
— a peto con tira ; Slar a petto o a fronte V. Péto.
— appréuvo a ùnn-a persònn-a V. Appréuvo.
— a scinistra V. sopra Std a man scinistra.
— a senti d'arescòso; Origliare V. Sentì.
— assetlóu; Slare o Essere seduto, Sedere.
— d stecca; Slare a stecchetto, Slare a once, vale
Vivere con islreltezza.
— d/o;Slar alto, vale Essere in parte sollevata o alta.
— attacco; Slar muro a muro: Essor contiguo di
abitazione, Star alialo, a fianco d'abitazione di-
visa con un'altra con muraglia comune.
— attento; Star allento, Star in occhi, Slar a oc-
chio teso 0 a occhi aperli, Star desto, Slar al-
l'erta, vagliono Badare, Usar attenzione, Avver-
tenza, Por mente. Avvertire, Invigilare.
— a ùnn-a persònn-a de fd o nò fd ùnn-a cosa;
Stare ad alcuno o in alcuno o per alcuno di
fare o non fare alcuna cosa, vale Essere in suo po-
tere, in suo arbitrio, in sua facòWa: Stava a mi de
fdlo mette in prexòn; Slava a me a farlo met-
tere in carcere.
— a oedde ; Stare a vedere : Vedere , Osservare ,
Mirare: S/ce a vedde , ma taxeì; Stale a ve-
dere, ma zitti.
)) Star a vedere, talora è maniera dubitativa che
si usa per richiamare l'attenzione, e in certa
maniera corrisponde a quel che i Latini dicono
Intende, Portasse: Sta a vedde ch'ò nò ven;
Sta a veder ch'egli non viene.
— a vento; Slar sul tirato, Star sull'intesa, sulle
volte, Star a riguardo, vagliono Andar cauto nel
parlare e nell'operare per non incorrere in pre-
giudizio 0 non essere ingnnnato.
— ben; Star bene: Essere in buona sanila.
t) Star bene, per Essere agiato, in buono stato.
Aver agiatezze, sostanze, ricchezze, poderi.
11 — Parlandosi di vestito o simili, vale Essere
aggrazialo. Tornar bene indosso.
11 — per Convenire: Nò sta ben a ùnn-a figgia
ò di de ste cose; Non istà bene a una ragazza
il dir tali cose.
— ben d cèa; Adattarsi, Tornar bene al volto.
— ben attento; Slare a canna badata, vale Stare
con tutta l'applicazione possibile.
— ben con un; Star bene con uno, vale Essere
in sua grazia.
— boccùo; Star boccone o bocconi V. Boccùo.
— cado; Star caldo, vale Tenersi la persona calda:
Ammicc de std cado; Procurate di star caldo.
— gerto; Star certo, vale Non dubitare. Non temere,
Fidarsi, Esser sicuro.
— co-a bócca averta; Slare colla bocca aperta:
Ascoltare con grande attenzione.
— co-e mòen zunte ; Stare a man giunte, vale
Stare in alto supplichevole.
— co-i éuggi averti o spalanchw V. Éuggio.
— co-i oSge afflce; Star coll'oreccbio teso o cogli
orecchi levati o tesi, Tender l'orecchio: Star in-
tentissimo per sentire.
— còmme ùnn-a perla ; Stare come una perla, vale
Stare benissimo.
— con l'éuggio a pennello; Star con l'occhio alla
penna, vale Slare avvertito.
— con tutti i so còmodi ; Slare a panciolle: Stare
con ogni comodità.
— con ùnn-a persònn-a; Slare con uno: Convivere
insieme, Far vita con esso.
n Talora vale Servire altrui colla persona merce-
STA
STA
743
nariamente: 0 l'è andato a sta co conte N.;
Egli andò a stare col conte N.
— cuccio ; Star chiotto V. sotto Sta quaccio.
— d'accordio; Stare d'accordo, Concordare.
— da-i pé; Slare da piede, Essere dalia parte
inferiore.
— dà lontan; Star di longi, Stare alla lontana,
vale Trattenersi in luogo alquanto lontano.
— da pào ; Star da pari, Andar del pari.
— dappresso; SiiT presso, Star vicino, Esser vicino.
— dattorno a ùnn-a cosa; Star attorno a chec-
chessia, vale Non lo lasciare, Usarvi diligenza,
e attenzione, Lavorarvi intorno; e talora Starvi
dietro, cioè flettervi pensiero e attenzione ad
effetto di ottenerlo.
— davanti; Star davanti o dinanzi.
— davanti per un; Stare per uno o Stare malle-
vadore per uno: Obbligarsi per altra!, Far mal-
levadoria per esso.
— de campann-a a ùnn-a pers5nn-a Y. Cam-
pann-a.
— de casa, Sta <te casa e de bùttega V. Casa.
— de d'àto; Star sopra, vale Abitare nella parte
superiore; e figurai. Soprastare, Stare a van-
taggio, Essere superiore, e in tal caso dicesi
Slare al di sopra.
— de féua; Star di fuora o di fuori, vale Trat-
tenersi fuori di casa o d'altro luogo.
— de màveggia; Star per incanlo: Star benissimo;
e dicesi anche dì Checchessia che torni bene ag-
giustalo, come del vestito che torna bene in-
dosso e simili.
— de piantòn; Stare a pinolo, vaie Aspettare pia
che altri non vorrebbe, eh' e' non converrebbe.
— derré; Star dietro o di dietro, vale Essere dalla
parte posteriore.
— de segùrlcB o per segùrtce a ùnn-a pers5nn-a
V, sonra Sta davanti per un.
— de sórva V. sopra Sta de d'àto.
— de sotto ; Stare di sotto, Star sotto, vale Essere
nella parte inferiore.
•• Stare al disotto, figurai, vale Essere superato,
Essere a svantaggio.
— desteizo ; Stare disteso : Non essere né raggrup-
pato, né piegato.
— d'incanto V. sopra Sta de màveggia.
— dirimpetto; Stare a o di rincontro: Stare a
dirimpetto.
— di ito; Star diritto, Star ritto. Star su, Star sulla
vita, vagliono Stare colla persona diritta e col
capo elevato.
n Talora si usa per Reggersi in piedi, sulle gambe,
sulla persona: 5ón chi che n5 posso sta drito;
Son qua che non posso reggermi in piedi o
sulle gambe.
— duo; Star duro, fermo, saldo, costante: Persi-
stere nella sua opinione e risoluzione, né da
quella rimuoversi.
« Talora usasi per lo Stare grosso con alcuno V.
sotto Sta sostegnùo.
— erto V. sopra Sta àto.
— fantin; Star celibe: Non ammogliarsi,
— fermo; Star fermo. Non si muovere; e figurai.
Esser costante nel suo proposito. Persistere nella
sna opinione, che anche dicesi Star forte.
— fresco; Star fresco: Modo particolare esprimente
in maniera bassa lo stesso che Star bene, usato
per ironia: 0 me sta fresco; E' mi sta fresco.
— fra ò marco e Vanchizze V. AncMzze.
— in apprenscidn; Star in apprensione, vale Du-
bitare temendo, Temere, Sospettare.
— in argoTììftìto; Star nel proposito: Non uscire
de' termini proposti.
— in casa, Sta in casa d'ànn-a pers5nn-a V. Casa.
— inderré; Star indietro: Non s'avanzare verso la
parte inferiore.
— in disparte; Star disparte o in disparte : Trat-
tenersi in loogo alquanto separato.
— in equilibrio; Star in perno: Non piegare piò
da una banda che dall'altra. Rivolgersi sempre
in equilibrio.
— in faccia V. sopra Sta dirimpetto.
— in fóndo lo stesso che Sta a fSndo.
— in guardia; Star in guardia. Star in occhi,
Guardarsi. É anche term. della scherma, e vale
Essere in positura atta a guardarsi dall'avversario.
— in man o in te moen d' ùnn-a pers5nn-a de
fa 0 de no fa ùnn-a cosa V. Uan.
— <|j oègidn; Star in orecchio V. Oègidn.
— in orazión; Star in orazione. Orare.
— in pé; Stare in piedi , Non sedere, Non giacere,
Esser ritto.
I) Usasi anche per Reggersi in piedi, salla vita,
sulle gambe, Star ritto.
— in penn-a; Stare con pena, con pensiero, Star
in pensiero d'alcuna cosa: Averne apprensione.
— in pericolo; Essere o Slare sai tavolello: Es-
sere in pericolo.
— in punta de pé; Star in punta di piedi : Reg-
gersi sulla punta de' piedi, sollevandone da terra
il rimanente.
— in sce l' anima , in sciò chéu ; Stare a cuore
0 sul cuore, vale Aver passione, pensiero, pre-
mura di fare, di dire, ecc.
— in set bordi; Star sui bordi. T. mar. Bordeg-
giare volteggiando.
— in SCIO parolla d'ùnn-a persdnn-a ; Star sopra
0 sotto la parola da'cano: Assicurarsi per la
promessa altrui.
— in scio cavallo d'Orlando; Stare o Essere a
cavallo del fosso, vale Esser pronto a più parliti.
— in sentinella o de sentinella; Stare a guara-
guato 0 a sgaaraguato: Fare la sentinella.
— in ta pelle V. sotto No poeì sta in ta pelle.
— in termini; Star ne' termini: Non uscir del con-
venevole. Trattenersi dentro a termini dovuti.
— in trappa; Reggersi: In senso economico vale
Far resistenza. Sostener la forza e l'impeto. Non
s'arrendere; nel senso fisico vale Star diritto,
Star forte. Non piegare; nel senso morale, Star
ne' termini, ed anche Esser costante nel suo
proposito.
— in veggia; Stare a veglia: Passare il tempo
vegliando, giocando, ecc.
levóu tutta a néutte; Star alzato tutta la notte,
Vegliare.
— lì impalóu; Star alla musa, cioè oziosamente,
a guisa di stupido.
— Idntan; Star in capo al mondo: Abitare in parie
lontana.
— md; Star male, contr. di Star bene in tulli i
suoi significati.
— md in t'ùn scito; Slarvi a disagio.
— mègio ; Star meglio, vale Essere in miglior grado
0 condizione; e parlando di persona ammalata,
vale Esser guarito.
744
STA
— megio ùnn-a cosa a ùnn-a pers5nn-a; Star
meglio alcuna cosa ad alcuno, vale Convenirgli
maggiormente.
— pe-a buccolica; Star per le spese: Servire sen-
z'altra mercede che del vitto.
— per l'aia; Slare in aria o per l'aria.
— pezo ; Star peggio , vale Esser in peggior grado
0 di peggior condizione; e detto d'ammalato,
Aggravarsi nella malattia.
— quaccio ; Star chiotto, lo stesso che Star cheto.
M. basso.
— gueto; Star cheto: Non replicare, Acquietarsi,
Tacere ; e talora anche Star buono V. sotto
Std savio.
— retióu; Star ritirato, Star in sul noce V. Retióu.
— savio; Star buono, vale Esser docile, tranquillo;
e dicesi de' fanciulli quando e' non piangono o
s* adirano.
— sciò; Star su, vale Star ritto; ed anche Levarsi,
Alzarsi in piedi.
— tciù co-a mùza V. Mùza. ^
— sciù de d'àto; Star di sopra o nella parie superiore.
— scomodo; Star a disagio, Disagiarsi.
— seguo; Star sicuro, Star certo, Non dubitare,
Non temere.
— sensa fd ninfe; Star ajato. Imbottar nebbia:
Starsene senz'applicazione a cosa veruna.
— sitto; Star zitto, Tacere.
— solo; Star solo : Essere o Vivere senza compagnia.
— sdrvin; Star supino V. Sdrvin.
— sostegnùo; Star in gote, in contegno, in sul grave.
— sostegnùo con un V. Sostegnùo.
— sótto ; Star sotto e dicesi di Colui, cui si bendan
gli occhi nel giuoco di mosca cieca, di capan-
niscondere o rimpiattino e in altri.
— zazzùn; Star digiuno: Digiunare.
S Stdghe; Starci, suol dirsi per significare che
nna tal cosa la faremmo volentieri nostra: A
ùnn-a bella raviolata ghe staeivo finn-a mi;
A un bel piatto di ravioli ci starei ancor io.
S Stdsene; Starsene; Credere, Aver fidanza. Fidare,
Riposare sulla parolia altrui : Stceve de quanto ve
diggo; State a ciò che vi dico.
tt Starsene, per Stare al giudicalo. Rimettersi al
giudizio fatto: 0 scemmo 5 se né stelo; li bab-
beo se ne stette. E voi ve ne stce ? E voi ve
ne state?
M — per Accontentarsi d'una cosa: Pe staseja
bezéugna stdsene cosci; Per questa sera bi-
sogna starsene così.
M — d d'ita d'un; Starsene a detta o al détto
d'uno, vale Rimettersi al parere o credere al
dir di Ini.
n — a gratta e zenSgge; Starsi a grattar la pancia,
vale Essere in ozio vile.
M — co-e moen in ti càsoin, in scià pòlisa, ecc. ;
Starsi colle mani in mano o colle mani a cin-
tola: Starsi ozioso, senza far nulla.
n — da lo; Starsene da sé o M per sé : Nou
vivere in camerata, in compagnia o servizio di
alcuno.
n — d' ùnn-a pers5nn-a; Starsene a uno, Stare
alla fidanza d'alcuno. Fidarsene: Me ne staggo
de voi; 3Ie ne sto di voi.
M — in ti so panni, in te so stra^ce V. Panno.
^ A tid sta né in riga né in spazio V. Riga.
S Chi sta ben nò se scòmode V. Ben (avv.).
$ Co-i cattivi soggetti bezéugna stdghe ben; ifsa
STA
col buono e sta bene col cattivo (perchè ti può
nuocere). Modo prov. assai chiaro.
S Fd std a cadello; Far tener l'olio, Far filare.
Tenere al filatoio, Fare slare a segno, a dovere, ecc.
Il — std ùnn-a persònn-a; Fare stare alcuno,
vale Costringerlo a quel ch'e' non vorrebbe : A
l'è a móncca chi me fa std; Sono i danari che
mi fanno slare; e talora Superare in forze, So-
prastare, Vincere: Le ò me fa std; Egli mi fa
slare.
§ Folto sta; Fallo sia V. Fwto (s. ffl.).
§ fn ta eòa ghe sta 5 venin V. Cóa.
S In tò ciù ghe sta o meno ; Nel p ù sta il meno.
S Lascemmo std; Lasciamo slare, spesso in pa-
rentesi vale Non parliamo, Per non dire, Non
mettendo in conto e sim.
S Lascid std; Lasciare slare: Desistere, Cessare
di fare ; Pe aoa lascio sta cosci ; Per ora lascio
slare così.
' tt Lasciare slaro, per Non inquietare una persona.
Cessare di nojarla; Fa 5 piaxeì, làscime std;
Fa il piacere, lasciami star*.
•) Lasciare stare, per Non toccare, Non ricercare,
Non muovere: Lascicela std lì; Lasciatela star lì.
$ Nò poeì std in ta pelle V. Pelle.
§ N6 poeì std in pé V. Pé.
% No std attento ; Aver gli occhi a' nugoli , Non
badare.
§ 0 tutto 5 sta che... Punto sta che . . . Il tutto
sta che . . .
S Scià stagghe ben o Scià amm'ie de std ben;
Bene stia oProCuri di star bene. Maniere di salutare.
§ Voci sld a galla cnmme l'éuio V. Buio.
I) — std de d'àto a tutti; Voler sopraslare o Voler
slare al di sopra, a vantaggio, a cavaliere.
Sta,1>ili V. a. Stabilire, Statuire, Deliberare, Or-
dinare, Risolvere, Pigliar partito, Assegnare,
Prescrivere.
S Stabilise; Stabilirsi: Fissar la sua dimora in
un paese.
Sta>l>ilit8e s. f. Stabilità, Fermezza, Sodezza,
Saldezza, Immobilità, Durevolezza, Permanenza.
g Sensa slabilitw; Incostante, Volubile, Leggiero.
Sta^oca. s. f. Tasca : Sacchetta attaccala ai cal-
zoni 0 ad altre vesti per tenervi dentro e aver
seco le cose che occorrono tra giorno. Diceài
anche Saccoccia e Scarsella ; ma Saccoccia è poco
usata in Toscana, e ripresa dal Salvini come voce
forestiera; Scarsella,^ oltre ad essere sinonimo
di Tasca, vale pure Borsa di cuojo cucita a nna
imboccatura di ferro o d'altro metallo per por-
tarvi dentro danari.
M Tasca, per Quella lasca a bisaccia che portan le
donne legala in cintura sotto ti vestilo.
— da carossa; Tascone: Specie di tasca da riporvi
checchessia. Ciascuno sportello suol averne una
al di dentro sotto il cristallo.
— dd bigliardo ;Bi\ìa e Biglia: Ciascuna delle buche
del bigliardo e son sei: quattro d'angolo e due
di mezzo,
— in peto; Tasca in petto: Quella che ha l'aper-
tura nei pelli del vestito o esteriormente o in-
teriormente.
S Avei a peixe a stacca o a-i dince V. Aveì.
S Aveine e slacche pinn-e; Averne colmo o tra-
bocco il sacco 0 Io stajo. Esserne pieno, figurai.
Aver tollerato quanto si polca.
S Fd pausa e stacca... Dicesì di Chi invitato a
I
STA
STA
746
desinare in casa al trai, oltre all'aver laatameDte
mangialo, porla via con sé nell'ani! arsene qaal-
cbe manicaretto o simile.
§ Fase ùnn-a cosa in ta slacca; Aver nna cosa
nel carniere, flgurat. Tenersela per sicura.
S Frùgdse in (a stacca; Frugarsi in saccoccia,
figurat. e neirnso vale Cavarne i danari.
S L'è megio un ilo de stacca che un dò de chéu;
È meglio un dolor di tasca che ili cuore V. Chéu.
S Mettighe 0 Remettighe de so stacca; Rimetterci
del suo, Rimetterci di capitale.
Sta.ccà. s. f. Tascata: Quanta roba cape in ana
tasca.
Sta.cclietta< s. f. Bulletta: Nome di varie
sorte di chiodi piccoli e corti, e particolarm. di
quelli che hanno gran cappello.
S Batte stacchette; Batter la marina, ecc. V. Batte.
Sta.cclxettiiin-a> s. f. Bullettina: Piccola
bulletta.
Sta^ocliiii s. m. Taschino. Dimin. di Tasca, e
dicesi sppcialm. di Quel de' calzoni o del corpetto
fgipponeltoj acT uso di tenervi l' orologio.
Stee s. f. Slate, Esiate: Una delle quattro sta-
gioni dell'anno, la più calda.
S A stce di Santi ; La stale di S. Martino : Quei
giorni di bel tempo o di caldo temperalo che
sogliono aversi o poco avanti o poco dopo di
S. Martino.
$ Fa ùnn-a cattiva stce; Passar un cattivo tempo,
figurat. vale Aver perturbazione d'animo. Patir
danno, travaglio, molestia e sim.
Staffìa s. f. Staffa: Strum. per lo pili di ferro,
pendente dalla sella, nella qnale si mette il piede
sagliendo a cavallo, e cavalcando vi si tien dentro.
S Fd (orsa in scià staffa; Tener la staffa: F-^r
forza alla staffa, acciò che non giri la sella quando
alcuno sale a cavallo.
% Mette i pé in ta staffa ; Instaffarsì : Mettersi
in istaffa.
S Perde e staffe; Perdere la staffa o le staffe.
Staffare, Slaffeggiare: Lasciarsi uscire nn piede
0 ambedue i piedi dalla staffa nel cavalcare; e
figurat. Perder la bussola, la scherma o la scrima,
Uscir di sé.
S Tegnise in staffa; Tenersi in istaffa : Star forte
a cavallo; e figurat. Reggersi ne' pericoli.
Sta,fifé s. m. Siaffiere e Slaffiero: Propriam. Uomo
che camminava appiedi accanlo alla staffa del suo
signore; allrim. Palafreniere. Oggidì si prende
per Famigliare, Servitore, ma di principi.
Staffetta; s. m. Staffetta: Uomo che corre a
cavallo speditamente a portare alcuna lettera o
avviso.
Sta,ffx s. m. Staffile, Sferza, Ferza e Fersa, ed
in ischerzo Castigamatti: Strum. fatto di più strisce
di cuojo 0 funicelle o minugie per dare delle
percosse.
» Staffile: Striscia di cuojo, alla quale sta appic-
cata la staffa.
Sta.ffi.la. v. a. Staflilare, Sferzare: Percuotere
collo staffile o sferza.
M Sferzare, figurai, per Rimproverare, Rampognare,
Riprendere con parole pungenti, Pugnere, Offen-
dere altrui mordendo co' delti.
Sta,fiaià. s. f. Stafilata, Sferzata: Percossa di
staffile, di sferza.
•I Sferzata, melaf. per Satira, Bottone, Zaffala: Motto
pungente.
g Dà de staffilcB V. sopra Staffila (verbo) in am-
bedue i significati.
Sta,g-g^io s. m. Porcile: Stalla ove si tengono
i porci.
% Paeighe un staggio; Esserci come in nna stalla,
cioè Esser luogo sporco, tutto imbratti, tutto su-
diciume.
Stag'ión s. f. Stagione: Nome comune a Cia-
scuna delle quattro parti dell'anno, cioè Primavera,
Stale, Autunno e Inverno,
tt Stagione, si trasferisce anche a Quel tempo ge-
neralmente, in cui le cose sono nella loro per-
fezione: Aoa e pèrseghe s5n de stagiòn; Ora
le pesche sono di siagione.
n — per Tempo semplicemente: Quando saemo
ne-a stagiòn de fighe; Quando saremo nella sta-
gione de' fichi.
S De novello tutto é bello, de stagidn tutto l'è
bòn V. Bello (add.).
S Féua de stagiòn ; Fuor di stagione , vale Non
opportunamente : 0 l'è un fritto féua de stagiòn;
È un frntlo fuor di stagione, cioè É cosa non
opportuna.
Stag'ionòiL V. Assaxonóu.
Sta.g'ilà. V. A stagna.
Stag-ua.cassa.irolle s. m. Concia laveggi,
così chiamansi Quegli stagna] ambulanti che per
le vie piantano bottega sulle ginocchia per rac-
conciare, stagnare, e saldare vasi per Io più di
rame; allrim. Conciacaldaje.
Stag>]ieea. s. f. Slagnata: Specie di vaso di
stagno 0 di latta di varia forma, a uso special-
mente di tenervi certa quantità d'olio per Taso
giornaliero della cucina.
Sta;g-]ia>tùa> s. f. Stagnatora: L'atto e L'ef-
fetto dello stagnare.
Sta.g'iiiii s. m. Stagnajo, Stagnarino, Stagna-
ruolo: Colui che acconcia o vende stagni o la-
vori di stagno o di latta commessi con istagno.
Sta^g-nos. m. Stagno: Metallo d'un color bianco
argenteo, più duro e più tenace del piombo, ed
il più leggiero de' metalli duttili.
« Stagni (al plur.): Vasi e Piatteria di stagno.
Sta.g'iio s. m. Stagno: Ricettacolo d'acqua che
si ferma o muore in alcun luogo.
Sta.g-no add. Slagno, dicesi di botte o altro
vaso a doghe rhe non versa; e parlandosi di nave,
vale Asciutta e che non vi penetra l'acqaa.
n Detto di persona, vale Sodo, Stabile, Aggiustato,
Di ricapito.
" Detto di colpo, vale Forte, Sodo, Gagliardo.
Sta.g-nóii s. m. Brocca di rame, Mezzina di
rame : Vaso di rame slagnalo con beccacelo da
portar acqua.
Il Annaffialojo, Innaffiatojo: Quel vaso fatto per lo
più di latta, di cui usano i giardinieri per in-
naffiare le piante, che ha da ano de' fianchi an
collo lungo e grosso, alla cui estremila si adatta
ana palla ossia una bocchetta traforala, perchè
l'acqua ne esca e cada a modo di minuta pioggia.
Usasi anche per bagnare i pavimenti delle stanze
e delle vie.
Stalla s. f. Stalla: Stanza a pian terreno ove
si lengon le bestie. Talora la Stalla prende il
nome dalle bestie che v'hanno stanza, per es.
Bovile, la stalla da buoi e da vacche; Peco-
rile od Ovile, la stalla ove si raccolgon le pe-
core; Porcile, la stanza ove si tengono i porci
746
STA
STA
(V. staggio); Conigliera, la stanza ove sì ten-
gono i conigli, ecc.
§ Serra a stalla quando i bcu san scappce V. Béu.
Sta^lla.s'g'io s. m. Stallaggio: Quel che si
paga all'osteria per l'alloggio delle bestie.
Sta-Ué s. m. Stalliere : Colui che ha cura della
stalla e governa i cavalli. - Stallone, Il garzone
della stalla.
Stallila, s. f. Stallìa. T. mar. Permanenza d'una
nave di commercio in un porlo; ed anche II
tempo convenuto per lo scarico delle mercanzie.
I giorni che si passano oltre il convenuto diconsi
Soprastallìa.
tSta<lIxo add. Stantìo: Aggiunto di Ciò che per
troppo tempo ha perduto sua perfezione.
Sta<llo s. m. Posto: Parte determinata della be-
stia macellata. - Taglio, Porzione di carne ta-
gliala in una parte qualunque della bestia macellata.
S Stalli di canonici; Stalli: Spartimenti nel coro
de' Capitoli per cadun canonico.
Stallòu s. m. Stallone: Bestia da cavalcare,
destinata per montare e far razza.
Sta^llùssa. s. f. St^llaccia. Peggior di Stalla:
Stalla grande e mal costrutta e rovinata.
Sta/iuaiisea s. f. Staminale e Staminara. T.
mar. I pezzi, per cui partendo dal bracciuolo che
si unisce col madiere della costa, si compie il
contorno della medesima. Sono pezzi di legno,
pili 0 meno curvi, che formano una parte della
costa 0 membro della nave,
n Figurat. e in m. b. dicesi per Braccia: 0 l'ha
e slamancee bónn-e; Ha le braccia robuste.
Sta>ma<ttin. avv. Stamane, Stamani, Stamat-
tina: Questa mane, Questa mattina.
fSta.meg'iia. s. f. Impannata: Telajo o Chiu-
sura di legno sportellalo che si mette all'apertura
delle finestre per chiuderle con pannolino o carta
invece di vetri o di cristalli. In tempi non molto
lontani, anche nelle città, erano più le impannate
che i vetri; questi, e anche piccolissimi, si ve-
dean solamente nelle case signorili; i cristalli
vennero più tardi e quasi quasi ai tempi nostri.
Le impannate forse son così dette da ciò che,
invece di vetri, si usò già panno lino, tela in-
cerata 0 carta oliata.
(Sta-iuiue s. m. Stame: La più lunga lana, se-
parata dall'altra coli'azione dei pettini, la quale
è più acconcia a certi particolari lavori come di
saje, flanelle, scolini, calze, guanti e simili altri.
Staiupa s. f. Stampa : Arte , con la quale
componendo le opere d'ingegno in caratteri di
stagno 0 piombo, e stendendovi sopra una specie
d'inchiostro, s'imprimono poi sulla carta, e se
ne fa i libri.
« Stampa, per La cosa stampata, e dicesi ordina-
riamente quella de' libri: Bella stampa. Slampa
corretta; Bella stampa. Stampa corretta.
II — per La cosa che imprime.
« — e comunem. al pinr. Stampe, per L'oflBcina
stessa dun determinato Stampatore, quando ha
acquistato celebrità: A tale opera a l'è stceta
dceta a lùxe co-e stampe dò Bodoni ; La tale
opera fa pubblicata colle stampe del Bodoni.
» — Nel numero del più, Le impressioni di figure,
incise in rame o in acciajo, per lo più destinale
a esser poste sotto vetro e incorniciale.
I» — per L'impronta delle monete,
n — per Qualità, Natura: £«e de bdnn-a o de
cattiva stampa; Esser di buona o di cattiva
stnmpa, cioè di buona o di cattiva qualità.
— da corzetti; Stampa V. Corzetto.
% Dà a-e stampe V. Stampa nel 2° signif.
S Ommo de stampa antiga; Uomo dell'antica
stampa, cioè integerrimo, onesto e sim.
Stampa, v. a. Stampare, Imprimere: Il far ri-
manere sulla carta, mediante la compressione del
torchio, la figura dei caratteri strettamente riuniti
in forme spalmate d'inchiostro.
•I Stampare, per Dare alle stampe. Pubblicar colle
stampe alcun'opera: 0 tale 5 l'ha stampali diverse
opere; Il tale ha stampato parecchie opere, cioè É
autore di parecchie opere pubblicate colla stampa.
tt — per Acconciare pelli, drapperie e sim., mar-
candovi 0 imprimendovi sopra qualche figura.
— d'arescoso; Stampare alla macchia, cioè di na-
scosto, di frodo.
— in soea; Stampare in drappo: Imprimere in tes-
suto di seta.
Sta,iiipaja> s. f. Stamperia, Tipografia: Luogo
dove si dà opera allo stampare.
Stampatella. s. f. Stampalella e Stampatello:
Carattere che imita la stampa.
Sta/iupette s. f. plur. Stampini. T. cartolaj.
Quelle lastre d'ottone, di varie grandezze, su
ciascuna delle quali è traforata una lettera del-
l'alfabeto, cominciando dall' A alla Z, ovv. un
numero, dall'I sino allo zero, colle quali, appli-
cate sopra un foglio di carta o sim. e passatovi
sopra un pennelletlo intinto nell'inchiostro, si
scrivono cartelloni, avvisi ed altro.
Stampila, s. f. Stampita: Stravagante e nojosa
lunghezza di ragionamento fatto intorno a chec-
chessia.
Sta/mpin s. m. Stampino: Pezzo di carta grossa
0 di lastra di metallo, con trafori e intagli falli
a disegno, che per adoperarli si applicano sopra
una data superficie, vi si passa sopra con un
pennello, acciocché sopra di essa rimanga o l'or-
nato 0 la figura che era intagliata in esso stampino.
« Biglietto, Bullettino, Polizza: I stampin dò lotto;
1 biglietti 0 Le polizze del lotto.
Stampòu s. m. Stampatore, Impressore, Ti-
pografo : Colui che tiene oflìcina di stampar libri
e altro. La prima denominiizi'ne è più comune;
la seconda è piuttosto dello ,stil grave; la terza
d'uso moderno.
— in rammo; Stampatore di rami, Calcografo.
Stanca v. a Stancare, Straccare: Tórre le forze,
Indebolire, Spossare.
« Straccare, mclaf. Stuccare, Ristuccare, Annoiare.
S Stancàse n. p. Stancarsi, Straccarsi: Indebolirsi
le forze; e metaf. Annoiarsi, Infastidirsi.
Sta;iico s. m. Tabaccaio V. Tabaccante.
Sta/Xioo add. Stanco, Stracco, Lasso, Fiacco,
Spossato: Indebolito di forze.
— cómme ùnn-a bestia; Stracco morto, Stracco
finito: Eccessivamente stanco, Stanchissimo.
Sta>iiéiitte avv. Stanotte: Questa notte. La
notte immediatamente passata o Quella da venire.
Sta.ug-a. s. f. Stanga: Pezzo di travicello che
serve a diversi «si, fra gli altri di sbarrare le
porte delle case o botteghe quando si chiudono
per la notte,
n Stanghe (al plur.): Le due parti essenziali del
carro, d'una carrozza o sim., le quali si sten-
dono da ano scannello all'altro.
STA
STA
74t
— da fideae; Stanga: Lunga e robnsla asta di legno,
più grossa da un capo che dall'altro, con un
angolo tagliente alla cima, per la quale è attac-
cata all'angolo della gramola; colla stanga si batte
e si concia la pasla per renderla soda. Oggidì
invece della Stanga si usa gramolare la pasla sot-
toponendola a una pesante mola di marmo che
si fa girare, per mezzo d'acqua o di cavalli, sur
un piano circolare cinto di sponda.
% Che stanga ! Che merlo ! Dicesi nel giocar a
goffo 0 a primiera di Chi sempre si ritira dalla
posta, né aspetta a ginocar se non ha un punto
assai grosso, con cui sia sicuro di vincere.
S Vortd 5 so co-e stanghe V. So.
Stetn^et s. f. Stangala: Colpo di stanga.
Sta.iig-à< V. a. Stangare: Puntellare e Afforzar
colla stanga.
Sta.iig-lietta, s. f. Stanghetta: Piccola stanga.
— da ciave da incadenà e case; Paletto: Quella
piccola àsia di ferro che si conficca nell'occhio
a ciascun de' capi della chiave o catena che
tiene saldi due muri.
— da ctavéua ; Stanghetta : Ferretto lungo che è nella
toppa di alcune serrature, e serve per chioderie.
— da gioxia; Gancio: Bastoncino di ferro mastiet-
lato a cerchio dall' un de' capi nel telajo della
gelosia, che si fa entrare coll'allro ne' buchi dello
sportellino per tenerlo rialzalo.
— da porta; Contrafforte: Quella spranga di ferro
che a guisa di braccio partendo obbliquamcnte
dal muro dov'è girevolmente fermata a un chiodo
di ferro coll'allro capo, che termina in gancio,
viene ad entrare liberamente in allr'occhio con-
fitto nell'imposta, e serve a tenerla più fortemente
serrata.
— da riballa; Contrafforti V. Ribalta nel 2° signif.
— dò fuxin; Scatlo: Piastrella di ferro, imperniata
con vite, la cui estremità anteriore molto assot-
tigliala imbocca nelle tacche della noce Cdenti
da noxettaj, e l'estremità posteriore si piega
in gambetto.
— d5 portello da bòtte; Chiave V. Portello.
— dò tordo da stampoeì ; .AFazza : Spranga o Lieva
di ferro impiantata perpendicolarmente nella vite,
tra le spire e il pirrone. Col tirare a sé la mazza,
il torcoliere fa ab! assar la vite e l'annesso piano,
onde fare la pressione necessaria per istampare.
S Ctavéua a cricca e stanghetta; Toppa o Ser-
ratura a colpo e mandata V. CiavéUa.
Sta^ng-ón s. m. Stangone: Stanga grande.
n Bastracone, Fanlonaccio: Uomo grosso e forzuto,
ma poltrone e disutile.
Stansa. s. f. Stanza, antic. Stanzia : Nome ge-
nerico di Tutti quei luoghi dentro una casa, per
lo più quadrangolari e compresi fra le quattro
pareli, il pavimento e soffitto.
n Stanza, per Strofa, ossia Quella parte della can-
zone, che in sé racchiude l'ordine de' versi e
dell'armonia che si é prefissa il poeta.
— a cian terren; Stanza a terreno, Stanza da basso.
— atnmobiglid; Stanza a camera, e comunemente
Stanza o Camera mobiliata.
— da (ruta; Frultajo: La stanza ove si conservano
i frutti.
— da stùdio; Stanza da studio, ed anche sempli-
cemente Studio.
— dcll'éuio; Orciaja, Coppaja: Stanza o Stanzino
ove si teogoD gli orci dell'olio.
— dò bagno ; Stanza del bagno : Stanza ove si tien
la tinozza per bagnarsi.
— dò c'irbòn V. Carbonèa nel 2" signif.
— separa da-i atre; Stanza appartata.
S Dà recatlo a stansa; Far la camera: Amman-
uirla, Acconciarla ed ordinare il letto,
g Fuga de stanse; Fuga di stanze, Riscontro di
stanze: Ordine di stanze in fila colle porte in
dirittura.
Sta,iisiéta> s. f. Stanzetta, Stanzietta, Slanzooia,
Stanzerella, Stanzino: Piccola stanza.
Stausin s.m. Stanzino, Stanzibolo: Pìccola stanza.
— da toeletta; Camerino della teletta o della toa-
letla, Abbigliatojo: Camera ov' altri s'abbiglia,
s'adorna o s'acconcia il capo.
Stansiolin. s. m. Stanziolino, Stanziuaccio.
Dìm. di Stanzino.
Stetnsióuii-ai s. f. Stanzone: Stanza grande.
Stantuffo s. m. Stantuffo: Quella parte della
tromba del pozzo che ne riempie la cavità e si
fa muovere avanti e indietro alternatamente, pel
qnal moto d'andirivieni attrae e sospinge l'acqua.
— da 'cannetta; Mazza: Lo stantuffo della canna
da serviziale. Da una parie termina nel manico,
dall'altra nel rocchetto consistente in due dischi
paralleli, fra i quali s'avvolge strettamente della
stoppa 0 del lino V. Cannetta nel 2o signif.
Stapassinn-a. s. f. Monachella a gola nera.
T. ornit. Saxicola stapazina. Uccello del ge-
nere delle Silvie e famiglia delle Sassicole, che
ha il becco nero; pileo, cervice, dorso, di color
ceciato chiaro; fronte, gozzo, petto, addome,
fianchi, sopraccoda e sottocoda, di color bianco;
lati delia testa, gola, scapolari delle ali, nerej
timoniere bianche e nere; piedi neri. Annida
fra noi ne' monti aridi vicino al mare ; non si
trova ne' più interni. Emigra in settembre e ri-
torna in maggio.
a góa gianca; 3Ionachella o Massajola bianca.
T. ornit. Saxicola aurita. Uccello del genere
e famiglia del precedente; ha il becco egnalm.
nero; penne scapolari e delle ali, di color nero
morato , ma con margine lionato ; ^timoniere
bianche verso la base, nere in cima; groppone,
sopraccoda e sottocoda, bianchi; schiena, petto
e addome, lionati; piedi neri. Annida come la
specie precedente; in qualche anno più numeroso,
in qualche anno più scarso del primo.
Stasela avv. Stasera: Questa sera.
Sta<to s. m. Slato: Paese ov' altri ha signoria,
n Stalo, per Grado, Condizione, Essere.
I» — per Professione di vita.
« — per L'avere, Il patrimonio,
n — Specchio, Quadro, Tavola, Elenco. Voce d'uso
negli uffizj.
— attivo 0 pascivo; Stalo attivo o passivo, cioè
di credito o di debito.
— maggio; Stato maggiore: Nella Milizia, Tuli*
l'uffizialità d'un esercito, dal maggiore in su.
Nella Marina, Tolti gli ufficiali di vascello, com-
presi gii aspiranti di marina.
— naturale; Stato naturale: L'essere naturale di
checchessia prima dì alterarsi per qualsivoglia
accidente.
g Dà stato a ùnn-a figgia; Allogare, Maritare
una ragazza.
§ Ése in bón stato; Essere in boono sialo, cioè
in booQ essere, in buona condizione.
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STE
STE
Il — in stato de di, de fa, ecc.; Essere in grado
di fare, di dire, ecc.
Il — un affare de Stato ; Essere un affare di
Stato, cioè grandissimo, importantissimo.
S Fase 0 Formàse un stato; Formarsi una sorte,
Venir in ricco stato.
S Ommo de Stato; Statista: Personaggio di go-
verno addetto al regolamento degli affari delio
Stato.
$ Torna in bòn stato; Ripicchiarsi, Rifarsi: Ri-
tornar in buono stato di fortuna.
Sta>tùa< s. f. Statura: Altezza o Taglio del corpo
spettante ad ogni individuo, e si unisce sempre
cogli aggett. Alta, Bassa, Bella.
Il Statura, dicesi anche per Grandezza assolulam.
Sta>tù.to s. m. Statuto, Costituzione : In politica
e diritto delle genti è II complesso delle leggi
fondamentali d'uno Slato, quelle cioè che deter-
minano la maniera, nella quale Taulorità pubblica
dev'essere esercitata; e più specialmente quelle
che stabiliscono la forma, sotto la quale la na-
zione opera in qualità di corpo politico, come
e da ohi il popolo sia governalo, quali sieno i
diritti e i doveri del governati e dei governanti.
S Èse pin de statuti; Esser pieno di storie. Frase
dell'oso toscano.
Sta^zióu s. f. Stazione: Fermala, Stanza.
" Stazione, in Jlarin. Luogo di soggiorno abituale
di navi da guerra comandate all'estero per as-
sistere le navi di commercio ed i sudditi e per
farvi rispettar la bandiera e i consoli. - Chiamasi
pure Stazione L'insieme delle navi da guerra slesse.
Il — Nell'uso QuelPedifizio ov'è l'ufficio delle fer-
rovie e dove si fermano i convogli a caricare
0 scaricare le merci e i passaggieri.
« — Presso gli Ecclesiastici vale Visita a qualche
chiesa per acquistar le indulgenze stabilite dai
Pontefici.
" — Le fermate della Via Crucis.
Sta/Ziouà/io add. Stazionario: In Marin. chia-
masi Stazionaria una nave di posto fìsso in un
porto 0 in determinato circondario marittimo
nello Stalo o all'estero.
Sta<z2^ s. f. Stazae Staggia. T. de'misur. Strum.
che serve a trovare la lenula d'un fusto o simile.
n Staza e Staggia, in Marin. dicesi La misura
della capacità che ha un bastimento.
— da porta; Stanga: Quella bandella di ferro che si
mette perpendicolarmente all'infuori delle imposte
delle botteghe, lungo i pertugi delle serrature per
maggior riparo e difesa di esse botteghe.
S Stazze da ringhèa V. Ringhèa.
SÉa>zz£t V. a. Slazare e Staggiare, parlandosi
di botte, fusto o sim,, vale Trovarne la capa-
cità, Misurare quant'essa può contenere.
— un bastimento; Stazare o Staggiare un basti-
mento, vale Misurarne la portala.
Sta<zza<tò s. m. Slazatore e Staggialore: Colui
che staza o staggia.
Sta/Zza^tùa, s. f. Stazalura e Staggiatura :
L'alto e il modo di «lazare.
— d'un bastimento; Staggiatura d'un bastimento:
La capacità di esso. Il carico legale ch'esso può
portare, e in base del quale paga i'ancoralico
ed altre imposte proporzionali.
Stecca/ s. f. Slecca : Pezzo di legno propriam.
piano.
N Slecca: Stretto e sottile pezzo di legno, d'osso
0 d'avorio, assolligliato ne'due margini, che serve
a p:e;^ar carta , a tagliar la piegatura dei foglj
0 delle pagine dei libri nuovi, a ragguagliar le
pagine delle lettere, ecc.
" — Quello strum. di legno, di cui si servono gli
slagnai per tenere unite le latte che vogliono
saldare insieme.
— da cricca; Biella: Zeppa o Scheggia di legno
che si mette nella staffa della nottola (cricca de
legno) o del saliscendo , perchè non si possa
aprir l'uscio dal lato di fuori né con la chiave,
né tirando lo spago o cordoncino che, raccoman-
dalo alla spranga, attraversa un buco fatto al di
sopra dell'imposta, e sporge dalla parte di fuori.
— da gambèa di stivce; Bietta V. Gambèa nel
2° significato.
— da modella ; Stecco, e comunem. al pinr. Slec-
chi. T. scult. Alcuni pezzetti di legno di bos-
• solo, noce, osso, avorio o altro simile, lavorali
a foggia di fusi con le cocche simili alle lime,
però alquanto torte, e alcuni simili agli scarpelli,
de^ quali gli scultori si servono per lavorare fi-
gure di terra o cera, e quelle parti principal-
mente dove non possono comodamente arrivar
colle dita.
— da zùgd a-o bigliardo; Stecca; Quell'asta di
legno, ben liscia, d'uno o più pezzi commessi
insieme, lunga due braccia o poco più, larga
in fondo quanto possa abbrancar comodamente
la mano d'un uomo, e che va assottigliandosi
fino alla larghezza di un centesimo o così alla
punta, sulla quale è incollato un girello di caojo
e serve per giocare al biliardo. La parie più grossa
dicesi Calcio, e l'estremità del calcio Culatta.
Dicesi Stecca lunga o Steccone Una slecca che
ha doppia lunghezza dell'ordinaria, e Stecca mezzo
lunga (in dial. 0 mezzan), Quella che ha una
media lunghezza tra lo Sleccone e la Stecca or-
dinaria.
— do beùlo; Stecche (al pInr.): Allargata e rasset-
tata la roba nel baule, si sovrappongono le stec-
che, e con essa si tien stretta, affibbiando le
cigne (correzze), che hanno un de' capi imbul-
lettato nella parte interna e inferiore del fondo,
e dalla parte opposta un riscontro con fibbia.
— dò ghìndao; Bischero: Quel 1 vinetto, su cui si
avvolgono i due capi dello spago che, altraver-
-sata la girella di sopra (pigna de sòrvaj, passa
nei buchi della girella da basso (pigna de sótto);
e così si allarga e si strigne l'arcolajo volgendo
il bischero in un verso o in un altro.
S Ciantà o Mette ùnn-a stecca; iMellere una bietta
0 una zeppa, vale 3Iellere male fra gli amici
per disunirli, Seminar zizzania e cagionar dissen-
sioni con calunnie, rapporti e simili,
g Sta à stecca ; Stare a stecchetto, Slare a once,
Far a miccino: Vivere miseramente. Usar gran
parsimonia,
g Tegni a stecca ; Tenere a stecchetto, vale Te-
nere altrui al poco, magramente con iscarsilà di
vitto, di danaro o d'altro.
Stecca s. f. Steccala : Colpo dato con la slecca.
Steccadéu. V. Steccadò.
Steoead.0 s. m. Solfino salvatico, Slecade ci-
trina. T. boi. Lavandula stoechas. Pianta che
ha lo stelo diritto, solido con molli rami fron-
dosi; le foglie opposte, lineari, strette, alquanto
bianche, intere; i fiori d'an violetto cupo, a spiga
STE
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fina, corta, terminala da nn cinffo colorito. Fio-
risce dal maggio all'agosto, ed è comune nemonli.
Il forno di qnesi'erba abbruciata riesce molto gra-
dito ai bachi da seta.
Steccato s. m. Steccato, Palizzata: Riparo di
legnami fallo con pali aguzzi conficcati in terra
per difesa di cillà, d'nna fortezza o di eserciti.
« Steccato, per Una chiusura qualunque di legnami;
altrim. Stecconato, Palancato.
Stecco s. m. Stecco: Qualunque fuscello aguzzo
0 appuntalo, e comonem. dicesi Quello con che
si cava il cibo rimaso fra' denli V. Frùgadenti.
n Stecco e comunem. al plnr. Slecchi: Quei pezzet-
tini di canna appuntata, di cui si servono i cal-
zolai invece di bollette (stacchetle) nel formare
, i tacchi delle scarpe.
n Sbarra. T. de' becco j. Pezzo di legno che si mette
per traverso a' casirati morti e sparati per ac-
comodar la rete (ó rwgioj.
« Stecco. Voce dell'oso e nostra. Sorta di pietanza
nostra, assai gustosa e dilicala, che si conopone
di fegati di pollo, di magro di vitella, di ani-
melle, di granelli, di cervello, di schienali Cfièdj
di vitella, di funghi, di carciofi, il tutto prima
rosolato in casserola, poscia trinciato a piccoli
pezzetti; si fascia quindi questo ripieno con carne
pestata in mortajo assieme ad una mollica di
pane^ gli si dà colla mano la forma d'un uovo;
si fa passare nella chiara d'uovo e poscia nel
pan grattato; gii s infila nella sua lunghezza uno
stecco di legno che spunterà io fuori un quarto
circa, e si frigge in padella ad olio bollente.
Non si usa in Toscana.
Stecoón s. m. Fuscello: Pezzuole di sotlil ra-
micello, di paglia o simili.
n Figurai, e in m. b. dicesi per Stiletto, Coltello
0 allr'arma aguzza da offendere: 0 l'ha tióu
féua 5 sleccòn; E' tirò fuori il coltello.
Stecconetto s. m. ruscellino, Fuscelletto,
Fuscelluzzo. Dimin. di Fuscello.
Stella, s. f. Stella: Corpo celeste luminoso; al-
trimenti Astro.
11 Stella, flgurat. per Destino, Fato, Nàscilo, Oro-
scopo: Meschin chi nasce sotto cattiva stella!
Guai a chi nasce sotto maligna o cattiva stella!
11 — per Quella macchia bianca, più o meno larga
e lunga, che si vede nel mezzo della fronte di
molti cavalli.
M — Pezzo delle ripetizioni, così detto dalla soa
figura, e serve a dividere un'ora dall'altra.
— cadente; Stella cadente: Specie di meteora not-
lorna ignea, per cui pare che una stella dislac-
chisi da OD luogo e vada in on altro e che tosto
sparisce,
— de ma; Stella di mare: Animaletto marino, così
detto dalla sua figura, che è a foggia delle stelle
dipinte; dicesi anche Fiorillo.
— diann-a; Stella diana: Quella che apparisce in-
nanzi il sole.
— erranti (al plur. ); Stelle erranti: Quelle che
cambiano luogo rispettivamente tra loro.
— fisse (al plur.); Stelle fisse: Quelle che tengono
continuamente la stessa distanza P una rispetto
all'altra.
S Andò a-e stelle; Andar alle stelle, figurai, vale
Sollevarsi molto ; e trattandosi di canto, Cantare
in tono altissimo.
S Erba stella; Erba stella, Corno di cerTO V. Erba.
$ Porià a-e stelle; Mettere in cielo, Esaltare o
Celebrare Jillrui sino a cielo: Lodarlo somma-
mente, all'eccesso.
§ Recammd a stelle; Stelleggiare.
S Vedde e stelle; Veder le stelle o le lucciole,
Veder le stelle dì mezzodì, dicesi Quando per
percossa ricevuta si sente gran dolore, e si ve-
dono quei bagliori simili a lucciole o minutis-
sime stelle.
Stelletta s. f. Stelletta, Stellina, Stelluzza:
Piccola stella.
Il Slelletla, presso gli stampai, chiamasi anche L'a-
sterisco ossia Quella piccola nota che comanem.
fassi con una slelletla.
n Stella : Specie di slampa, con coi i calzolai chio-
dono i buchi lasciali dalle bullette od suolo delle
scarpe.
Il Stelline (al plur.): Specie di paste, bianche o
zafferanate, per minestra, dette così dalla forma
di piccole stelle ch'esse hanno.
Il Regolelti (al plur.), dicono gli stampatori ad Al-
cuni regoli sottili di differenti dimensioni collo-
cati nel lelajo tra le facce di slampa e gli estremi
di esso, per tenerle separate e ben assettate e
strette; altrim. Stecche.
Stellóix add. Stellalo: Pieno di stelle.
§ Anexi slellóu; Anice stellalo V. Anexi. •
Stenta V. n. Stentare: Durar fatica, Faticare
as-^aissimo.
— a fd ùnn-a cosa; Stentare a far una cosa, vale
Farla con difficoltà o Averci difficoltà.
— a parla ; Biasciare o Biascicar le parole, dicesi
del Profferirle tardamente e con istento.
Stentajéu. da s£ei*a; Staggio: Quel re-
golo di mezzo della sega a mano, ai due capi
del quale sono intelaiati a gruccia, cioè in forma
di T, i due manichelli, che da ooa parte sosten-
gono la lama e dall'altra la fune.
Stentarello s. m. Stenterello : Maschera
comica che parla il dialetto fiorentino.
Stentòu p. pass. Stentato V. Stenta.
$ Stentato (add.); Fallo con istento e con sover-
chia fatica, massimamente parlandosi d'opera di
mano o d'ingegno: Travaggio stentòu, Versoi
stentce; Lavoro stentato, Versi stentati.
Stenze v. a. Soffocare. Voce cont. V. Soffoca.
Sterilita© s. f. Sterilità, Sterilezza : Qualità di
ciò che è sterile; opposto a Fecondità e Fertilità.
Sterling'ag's-io s. m. Sterlingaggio, Slri-
liflgaggio. T. mar. Cavo passato da nna sartia
all'altra per arridarle provvisoriamente in navi-
gazione con cattivo tempo, non essendo troppo tese.
Sterlinu-a (Lìaj; Lira sterlina. Ghinea V.
c/linea.
Sterna s. f. Starna. T. ornit. Perdrix cinerea.
Uccello del genere delie Pernici, che ha il becco
di color di corno; dietro gli occhi un piccolo
spazio nudo e di color rosso acceso; la fronte,
la fascia sopraccigliare, i lati della testa e gola,
color lionato; le penne della schiena e del petto
cenerine, con strisce traverse sottili ed ondulale,
nere; penne del groppone e sopraccoda, simili
a quelle della schiena, ma con una fascia scura,
assai larga verso la cima; parte inferiore del-
l'addome, bianca; penne dei fianchi cenerino-bian-
castre; timoniere, le quattro medie grigie, mac-
chiate di scoro, le altre quattro d'un bel colore
di nocciòla intenso; piedi grigio-cenerini Le starne
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STI
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abitano ne' monti e ne' piani, quasi seippre in
truppe che si riuniscono sollecitamente ogniqual-
volta per una od un' altra causa siansi disperse.
Nidificano ne' campi di grano e ne' prati ; sono
migratorie o no secondo le circostanze ; partono
in ottobre e ritornano in marzo.
Stersa, s. f. Sterzo. T. carrozz. L'ordigno sul
quale o pel quale la carrozza si gira sul davanti
per islerzo.
Stéu.a> s. f. Sluoja e Sloja: Tessuto di giunchi
0 di sala o di canne palustri o di canne terre-
stri, ecc., e serve a più usi. La sluoja da stanze,
che scusa il tappeto, suol essere intessuta di Sparto
(Stipa tenacissima) o di Biodo, altrim. Giunco
fiorito (Bulomus umbellatus). La stuoja da fi-
nestre, che scusa le gelosie, suol essere di steli
di Biodo uniti e stretti insieme con doppio spago;
si alza tirando due funicelle che la fanno rav-
volgere su di sé dal basso in allo. Le stuoje
da so/fitti si fanno con canne rifesse, schiacciate
e intessule insieme,
H Figurat. talora usasi per Niente, Zero, Straccio,
Frullo, Paracucchino: 0 no capisce ùnn-a stéua;
E' non capisce straccio. O nò va ùnn-a stéua;
Non vale un frullo, un paracucchino, un fico secco.
Stéuma^g'à. s. f. Stomacata. Voce dell'uso:
Colpo dato collo stonlaco.
" Corpacciata, Scorpacciata V. Pansà.
Stéu.m.a>gro s. m. Stomaco: Viscere membra-
noso a figura di sacco nella parie superiore e
anteriore del basso ventre, destinalo a ricevere
i cibi triturali e dar loro la prima e pili ne-
cessaria preparazione per diventare materia di
alimenti.
M Stomaco, per Petto, Seno.
I) Figurat. per Coraggio, Ardire; e bene spesso per
Impudenza, Baldanza, Sfacciataggine.
S Accomoda 5 stèumago; Acconciar lo stomaco:
Rimetter lo stomaco in buono stato, Ravvivar
le forze dello stomaco.
S Arrecuved 5 stèumago \. Arrecuved. ,
S Avei di àcidi in sciò stèumago; Aver mani-
camento di stomaco. Aver acidità di stomaco.
M — un stèumago de [cero V. F(ero.
S Bocca dò stèumago V. Bócca.
% B6n pe-o stèumago ; Stomachico : Che giova allo
stomaco, Che conforta lo stomaco.
S Brùxó de stèumago; Bruciore o Ardore o In-
cèndilo di stomaco, e dottrinalm. Pirosi: Rib(/1-
limenlo dello stomaco cagionato da indigestione.
S Caregàse ò stèumago; Aggravarsi lo stomaco.
§ Dà un pugno in tò stèumago; Dare uno slo-
macone. Maniera dell'uso fior.
% Dot de stèumago; Sdegnamento o Travaglio di
stomaco: Dolori di stomaco con voglia di vomitare.
% Inversàse 5 stèumago ; Stomacare , Nausearsi :
Il commuoversi e perturbarsi dello stomaco.
S Nen avet stèumago a ùnn-a cosa; Fare schifo
una cosa. Nauseare.
S Sentise ò stèumago aggravóu; Aver Io stoma-
cacelo. Frase tose, e dell'uso, vale Aver qualche
cosa indigesta sullo stomaco.
5 Sia in sciò stèumago ; Star a cuore o sol cuore,
figurai. Aver pensiero di fare, di dire, ecc.
fiStig'S'io sdd. Secco, Magro, Segaligno : Di com-
plessione adusta.
Stia. V. a. Stirare: Tirar distendendo.
H Stirare, per Distendere, Spianare o Lisciar con
ferro caldo la biancheria o semplicemente umida
0 anche insaldata.
$ Sfiàse n. p. Protendersi e Proslendersi: Disten-
der le membra ; il che fa chi, destandosi o stato
a seder con disagio, si rizza, e aprendo le braccia
e scontorcendosi s'allunga; e dicesi non solo
degli uomini, ma e di galli e d'altri animali.
Il gallo nel protendersi inarca di molto la schiena
e frattanto suole sbadigliare.
Stiadòa. s. f. Stiralora: Colei che per mestiere
stira camice o altra biancheria da dosso.
Stià,^iia; V. a. Stiracchiare: Cavillare, Sofisti-
care, Fare interpretazioni sofistiche.
S Fase stiàgnd a fd ùnn-a cosa ; Tirare alla staffa,
figurat. Farsi pregar mollo, Acconsentire malvo-
lentieri alle altrui domande.
§ A''ó féfe stiàgnd: Non farsi stracciare i panai:
Non si far pregar troppo.
Stiàg-natùa, s. f. stiracchiatura, Stiraccbia-
tezza, Stiracchiamento: Sofisticheria nell' inter-
pretare, Cavillazione.
Stiatùa s. f. Stiratura: Lo stirare la biancheria
e La cosa stirala.
Stiletta v. a. Stilettare, Pugnalare: Ferire con
isti letto 0 pugnale.
Stiletta s. r. Sliletlata, Pugnalala: Colpo o
Ferita con isliletlo o pugnale.
Stillale ò cervello V. Lambìccdse 5
cervello.
Stillicidio s. m. Stillicidio: Lo stillare del-
l'acqua da tetto male coperto o simile.
Stilo s. m. Stilo e piiì comunem. Stiletto: Specie
d'arma di lama stretta, corta e acuta da offen-
dere; altrim. Pugnale.
Stima V. a. Slimare: Aver in pregio, in istima,
in considerazione, Apprezzare, Far conto.
Il Stimare, per Valutare, Prezzare, Dar giudizio del
valore di checchessia.
it — Usato in signif. iieut. Credere, Reputare, Esser
d'opinione: Ho stimóu megio d'anddghe mi in
persónn-a; Stimai meglio di recarmivi io per-
sonalmente. J
§ Nò stima un figo secco; ^'on